Sturmtruppen, marcia da 50 anni l’esercito più strampalato dei fumetti

STURMTRUPPEN 03“Disegnava ‘i fumetti’, è finito in manicomio” titolava il quotidiano torinese “La Stampa” intorno agli anni Cinquanta, nel periodo della campagna d’odio e di censura contro il fumetto avviata nel dopoguerra da chiesa, borghesia e partiti, compresi quelli di sinistra, con poche eccezioni. Ne abbiamo già scritto, qui ricordiamo solo che Palmiro Togliatti definiva il fumetto “una delle forme più corruttrici dell’americanismo”. (da “Il comune senso del pudore” di Gabriele Ferrero, presentazione de “I compagni della foresta”, albo n. 4 de Il Grande Blek a colori, edizioni Gazzetta dello Sport).

I tempi cambiano (più o meno, dato che i comics continuano a essere invisi a importanti personalità della cultura internazionale come l’attuale ministro italiano dell’istruzione), e proprio la Stampa, con Bao Publishing, ha recentemente bandito un concorso per una nuova striscia a fumetti.

STURMTRUPPEN 02 Un fatto raro ma non una novità assoluta. Cinquant’anni fa, infatti, il 23 novembre 1968, Paese Sera pubblica “Sturmtruppen”, opera vincitrice del concorso per una striscia a fumetti inedita, bandito dal quotidiano romano in occasione del IV Salone di Lucca.

L’autore dei testi e dei disegni è un giovane esordiente: Bonvi, alias Franco Fortunato Gilberto Augusto Bonvicini (Modena 31 marzo 1941 – Bologna 10 dicembre 1995), che in pochi anni diventerà la rockstar del fumetto internazionale.

STURMTRUPPEN 05Si racconta che Bonvi abbia avuto l’idea delle Sturmtruppen nella notte tra il 2 e il 3 ottobre 1968, al tavolo di un’osteria di Modena e che la prima striscia sia stata disegnata su di una tovaglia. Qualche settimana dopo presenta i suoi soldatini a Lucca e vince il concorso di Paese Sera come migliore autore italiano esordiente.

Sturmtruppen è la prima strip giornaliera italiana in bianco e nero realizzata con tecniche tipiche degli Stati Uniti. Pur con una produzione parallela di tavole e albi a colori, in 25 anni Bonvi ne ha realizzato circa 6mila strisce, anche se con una interruzione.

Nel 1973, infatti, voleva interromperne la produzione con la striscia 1370. Sarà Umberto Eco a convincerlo a non mandare in congedo permanente il suo esercito, che ritornerà al fronte con rinnovato slancio e nuovi personaggi.

“Siamo uomini o caporali?” si chiedeva Totò nell’omonimo film del 1955, regia di Camillo Mastrocinque. E Bonvi, forte anche della sua esperienza di sottotenente di fanteria nella scuola di truppe corazzate di Caserta, con le Sturmtruppen ha dato la sua personale risposta.

La sua vena satirica politica e sociale colpisce a fondo, e il suo strampalato esercito tedesken, con i soldaten che buttano il cuore oltre l’ostacolo, che fanno la guardia al bidone di benzina, con la guerra eterna contro un nemico di cui non si conosce né il nome né il volto, diventa il centro del mondo.

Con le Sturmtruppen Bonvi ha dato vita a una originale commedia umana dove, usando l’esercito tedesco, ha messo alla berlina “le divise”, la stupidità umana in tutti i luoghi e in tutte le latitudini.

Dopo il felice esordio su “Paese Sera”, la presenza su “L’Ora” di Palermo e sulla rivista romana “Off-Side”, l’Editoriale Corno inizia a pubblicare le Sturmtruppen sulla rivista “Eureka”, per poi ristamparle nei pocket.

Seguiranno giornali, riviste e libri, in Italia e all’estero, in venti nazioni e in undici lingue. Col tempo arrivano cinema, teatro e i cartoni animati, in onda su “Supergulp!”, programma di Rai 2, nell’aprile 1981. Più tutto il merchandising e il licensing possibile.

STURMTRUPPEN 01Grazie alle Sturmtruppen, che conquistano venti nazioni, Germania inclusa, vendendo milioni di copie, Bonvi conquista un grande successo internazionale. Tra i suoi tanti record, Sturmtruppen è il primo fumetto straniero pubblicato nella vecchia Unione Sovietica.

Nel 1972 le Sturmtruppen sbarcano in teatro a Roma, con la regia di Nino de Tollis, con grande scandalo perché per la prima volta su un palcoscenico italiano alcuni attori recitano completamente nudi, così come erano stati disegnati da Bonvi.

Ricordiamo anche i due film sulle Sturmtruppen, usciti nel 1976 e nel 1982, diretti da Salvatore Samperi, con i migliori attori comici dell’epoca, e con Bonvi che nel primo interpreta il ruolo del prigioniero da fucilare.

Questa non è la sua prima apparizione su grande schermo, perché nel 1967 è tra gli interpreti del film di Lucio Fulci “Come rubammo la bomba atomica”, con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.

Bonvi nasce a Modena nel 1941, ma la madre lo registra anche all’anagrafe di Parma per via delle tessere annonarie. Inizia gli studi a Modena, dove nel 1956 conoscerà Francesco Guccini, e li abbandona a Bologna, città che resterà la sua base italiana, perché gestirà il successo internazionale da Parigi.

Dopo il congedo, a metà degli anni Sessanta, sarà proprio Guccini a presentarlo a Guido De Maria, che lo assume tra i collaboratori della Vimder Film, che realizza cartoni animati pubblicitari soprattutto per Carosello, fra cui il famoso “Salomone pirata pacioccone” per gli sciroppi Fabbri, del 1966.

STURMTRUPPEN 06Anche se il grande successo di Bonvi è legato alle Sturmtruppen, ci sono alcuni lavori che vogliamo ricordare, a partire dagli inizi.

Bonvi esordisce nei comics nel 1965 con Cattivik, pubblicato da un giornale studentesco di Modena. Cattivik apparirà anche su “Tiramolla”, dal numero 14 del 19 luglio 1970.

“Teens”, realizzata con gli amici Eddy, Enzo e Claudio, è del 1967. Pensata per un giornale studentesco, la striscia, che racconta gli adolescenti prima del ’68, è stata pubblicata da “La Gazzetta di Parma” e dal settimanale “Giovani”.

Nel 1972, l’investigatore privato Nick Carter, creato con Guido De Maria, è uno dei protagonisti di “Gulp! Fumetti in Tv” in onda su Rai 2. Indimenticabile la battuta: “E l’ultimo chiuda la porta!”.

Sempre nel ’72 appaiono le prime “Storie dallo spazio profondo”, testi di Francesco Guccini, che anticipano atmosfere che poi ritroveremo in “Star Wars”.

Nel 1973 esce “Cronache del dopobomba”, storie di fantascienza distopica che raccontano dei sopravvissuti all’olocausto nucleare. Nel 1981 il duo Bonvi/Guccini ritorna con “Incubi di provincia”, serie alla quale collabora anche Magnus, un altro suo grande amico. Bonvi muore sabato 9 dicembre 1995 intorno alle 22, dopo essere stato investito da una Citroen Pallas in una strada della periferia di Bologna.

L’incidente è accaduto mentre Bonvi si recava negli studi di Videomusic per partecipare alla trasmissione “Roxy Bar” di Red Ronnie. Voleva vendere alcuni suoi disegni per aiutare Magnus, colpito da un tumore al pancreas. Pochi mesi dopo la morte, Guccini dedicherà a Bonvi “Lettera”, canzone d’apertura dell’album “D’amore di morte e di altre sciocchezze”. I fan non lo hanno dimenticato, e neanche la sua città natale. Nell’estate 2011, a Modena viene inaugurato il “Bonvi Parken”, dedicato ai suoi personaggi, Sturmtruppen in prima fila.

Un mondo a parte. Gustaw Herling, un testimone scomodo del gulag

gustaw_herling_bigDomani 20 marzo Marta Herling presenta al Polo del ’900 di Torino il romanzo autobiografico “Un mondo a parte” del padre Gustaw, scrittore polacco (Kielce, 20 maggio 1919 – Napoli, 4 luglio 2000). La nuova edizione, pubblicata nella collana dei classici Mondadori con l’introduzione di Francesco M. Cataluccio, è un testo prezioso considerato uno dei capolavori della letteratura di testimonianza del XX secolo. Il libro presenta una storia accidentata, perché – pubblicato a Londra nel 1951 – aveva precorso i tempi in quanto raccontava le peripezie trascorse tra il marzo 1940 e il gennaio 1942 nel gulag sovietico di Ercevo, anticipando così le denunce del regime stalinista e degli orrori di un sistema su cui era meglio tacere.
Il gulag di Ercevo, ubicato nel comprensorio di Kargopol sul Mar Baltico, era un campo di lavoro adibito alla raccolta del legno per costruzioni, che veniva poi smistato con linee ferroviarie e utilizzato dai più fortunati danarosi. La vita dei prigionieri era disumana: 40 gradi sotto zero con lavori massacranti, resi ancora più duri dalla scarsa alimentazione (300 grammi di pane più un mestolo di minestra) e insopportabili per la presenza di delinquenti comuni. Nel campo vi erano infatti diversi livelli di prigionieri: i “bytovik”, ossia i criminali comuni con condanne lievi, i criminali più pericolosi denominati “urka” e i “belorucki” prigionieri politici. Di questa struttura concentrazionaria Herling descrive una situazione tremenda e realistica, non dissimile da quella lasciata da Dante Corneli (Tivoli, 6 maggio 1900 – ivi, 10 settembre 1990), che pone l’accento sul vasto ed eterogeneo universo politico costituito da anarchici, socialisti e comunisti dissidenti e quanti avessero formulato una lieve critica al regime staliniano. Nel gulag sovietico vigeva un sistema di controllo efficiente da parte di funzionari, che arrestavano i prigionieri per motivi futili e spesso per accuse false: sabotaggio della produzione, spionaggio, cospirazione contro la patria, tradimento e controrivoluzione. Su questo apparato burocratico vigilava la terribile polizia segreta NKVD (poi diventata KGB), che ricorreva ai metodi più crudeli per estorcere confessioni e costringere i prigionieri al lavoro forzato.
Pubblicato per la prima volta nel 1958 da Laterza, il libro fu stampato dall’editore barese per il legame parentale che legava Herling a Benedetto Croce: sposò in seconde nozze la figlia del filosofo abruzzese – napoletano. Un incontro fortunato, quello con Croce, ma più determinante quello con la figlia che lo aiuterà nelle sue fatiche intellettuali e nella stesura dei suoi libri: sino agli ultimi giorni scriverà il Diario scritto di notte (Milano 1992), un’opera in più volumi, di cui è apparso solo il primo che raccoglie gli scritti che vanno dal 1970 al 1987.
Il libro Un mondo a parte fu invece ignorato completamente nella cultura di sinistra e, ad eccezione di Ignazio Silone e di Leo Valiani, passò inosservato. Entrambi compresero il valore del libro per l’accento che Herling pose sull’universo concentrazionario, descritto con stile asciutto e limpido, senza lasciarsi trascinare dalle emozioni e dai sentimenti personali. Rancore, odio, fame, dolore non investono la sfera personale e non influenzano la scrittura di Herling, che manifesta un distacco dai patimenti subiti, dimostrando una profonda conoscenza della letteratura russa, senza identificare mai il regime sovietico con la letteratura, la musica, la poesia e i costumi di un popolo. “I libri di polemica politica – scrisse Silone – hanno una vita effimera; essi durano quanto le circostanze della polemica; ma se un libro tocca il fondo della sofferenza umana, se esso la vede con occhi di pietà e la ritrae con i mezzi dell’arte, anche se la sua origine fu occasionale, essa certamente sopravvive ed entra a far parte del patrimonio spirituale che l’umanità si tramanda di generazione in generazione”.
Tuttavia la successiva edizione (Rizzoli, Milano 1965) non modificò la situazione: Gianni Toti recensì criticamente il libro su “Paese Sera”, chiedendo alle autorità italiane di espellerlo dall’Italia. Lo scrittore polacco non godeva larga simpatia negli ambienti culturali di Napoli, dove viveva dal 1955 dopo essere stato liberato dal gulag e avere trascorsi alcuni anni a Montecassino. Come studioso della letteratura polacca sin dagli Trenta, Herling manifestò fin da giovane un originale talento letterario, che espresse proprio nel romanzo “Un mondo a parte”, pubblicato in lingua inglese nel 1951. Come testimone del gulag sovietico, egli venne apprezzato da Bertrand A. Russell che scrisse un’introduzione elogiativa per quella “rara forza descrittiva, semplice e vivida” e per la sincerità della sua narrazione personale: il tentativo di fuga dalla Polonia, l’arresto da parte della polizia sovietica e la condanna a cinque anni nel campo di concentramento sovietico. Dal suo soggiorno a Napoli fino all’edizione francese del 1985 a quella nuova del 1994 per l’editore Feltrinelli, il romanzo di Herling subì l’ostracismo della stampa comunista, che cominciò a declinare grazie all’intervento favorevole di Albert Camus e al parere favorevole di Ignazio Silone e Nicola Chiaramonte.
Come collaboratore del periodico “Il Mondo”, Herling pubblicò negli anni 1954-1958 articoli sulla letteratura russa (Gorki, Dudinzev, Pasternak). Ma scrisse anche sulla rivista “Tempo Presente”, dove pubblicò negli anni 1956-1968 una serie di articoli sull’Unione Sovietica e sull’Europa orientale, incentrati su una critica devastante della dittatura comunista e sulla difesa di un socialismo democratico. Furono anni di grande impegno culturale, come emerge dalla collaborazione a questi periodici e dalla pubblicazione dei racconti “Pale d’altare (Silva, Genova 1967). La posizione politica di Herling, che egli stesso presentava come una sorta di “anticomunismo socialista”, non fu gradita agli epigoni della cultura marxista, che lo tacciarono di essere un rappresentante della cultura di destra. Un atteggiamento che cominciò a cambiare dopo il 1989, in parallelo alla diffusione e al successo delle sue opere in Polonia. In tutte le sue opere, come già in Un mondo a parte, lo scrittore polacco – poi diventato napoletano – esprime uno stile narrativo, che riesce a conciliare il vissuto quotidiano con un pensiero profondo dell’esistenza umana, da cui si possono cogliere spunti di grande apertura sociale.

La politica ‘svelata’:
Il water di Dossetti

DossettiNel momento di avviare questa rubrica di memorie, che ha l’ambizione di far rivivere personaggi dimenticati e di dare un rappresentazione reale di un passato che oggi appare mitico o deplorevole, mi sembra opportuno ricordare le singolari circostanze che mi spianarono la via per una onorevole carriera di giornalista politico. Non sarà inutile il raffronto che ognuno potrà fare tra la vita politica di un tempo e i giorni magri che oggi viviamo. Continua a leggere