Libia, il nulla di fatto della Conferenza di Palermo

Palermo-Libia

Si è conclusa oggi la Conferenza sulla Libia a Palermo con la stretta di mano tra l’uomo forte della Cirenaica, il generale Haftar, e il capo del governo di unità nazionale Al Sarraj davanti al premier italiano Conte. Una perfetta immagine scenica che non sancisce la soluzione dei problemi sul tavolo della Conferenza. Haftar, ha disertato la plenaria, ed è subito ripartito dall’Italia. Secondo fonti diplomatiche, durante l’incontro, il generale avrebbe assicurato che Sarraj potrà restare al suo posto fino alle elezioni. Haftar avrebbe detto ad al Sarraj: “Non si cambia cavallo mentre si attraversa il fiume”.

Le stesse fonti ritengono ci sia una buona possibilità che la Conferenza Nazionale della Libia, primo passo nella road map Onu per le elezioni, si possa svolgere a gennaio. Conte esulta: “L’Italia riunisce i protagonisti del dialogo. Riteniamo fondamentale cogliere questa occasione per sostenere il cessate il fuoco a Tripoli e facilitare le discussioni per l’attuazione dei nuovi assetti di sicurezza che abbiano come obiettivo il superamento del sistema basato sui gruppi armati. In questa sede la Comunità internazionale potrà anche esprimere un sostegno concreto alla creazione e al dispiegamento di forze di sicurezza regolari. Dobbiamo fare in modo che gli esiti di questa Conferenza e lo spirito di Palermo, mi piace chiamarlo così, non si esauriscano oggi e qui, bensì si traducano in un impegno concreto a portare avanti l’agenda con costanza e determinazione. L’Italia continuerà ad assicurare il suo massimo impegno e mi auguro che tutti i partecipanti possano fare altrettanto”.

Conte, in merito alle richieste di assistenza tecnica, anche sul piano del training, ha detto che ‘il governo farà la sua parte’. Tra i presenti alla Conferenza anche il premier russo, Dimitri Medvedev, il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, il presidente tunisino, Beji Caid Essebsi, il premier algerino, Ahmed Ouyahia, il rappresentante speciale dell’Onu in Libia, Ghassan Salame’ e il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, il ministro degli Esteri europeo, Federica Mogherini, il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi.

Le fonti di governo hanno comunicato la partecipazione al summit di 38 delegazioni. Al tavolo sulla Libia hanno partecipato, inoltre, le delegazioni di Lega Araba, Fmi e Banca Mondiale. Sono stati 450 i giornalisti accreditati.

Gli Stati Uniti hanno fatto sapere di apprezzare il ruolo della missione dell’Onu nel consolidare il cessate il fuoco in Libia e sostengono la Conferenza nazionale libica per elezioni pacifiche e credibili. Questo è stato il messaggio che il capo della delegazione americana per la conferenza di Palermo sulla Libia , l’ambasciatore David Satterfield, ha portato al Rappresentante speciale dell’Onu Ghassam Salamè nell’incontro che hanno avuto in Sicilia. Satterfield, arrivato ieri a Palermo, ha avuto un colloquio con Salamè assieme al Rappresentante aggiunto per gli Affari politici in Libia, Stephanie Williams.

Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi è arrivato a Villa Igiea a Palermo per partecipare alla Conferenza sulla Libia. Il capo di Stato egiziano è tra i principali sponsor del generale libico Khalifa Haftar, anche lui presente a Palermo.

L’Italia sperava che l’uomo forte della Cirenaica potesse sedersi al tavolo con gli altri protagonisti della scena politica libica per discutere della stabilizzazione del Paese nordafricano.

Invece, in una nota pubblicata su facebook, si legge: “Il comando smentisce le notizie circolate sui media locali e internazionali riguardo la partecipazione del maresciallo Khalifa Haftar ai lavori della Conferenza per la Libia che si tiene a Palermo. Il maresciallo è arrivato in Italia lunedì sera per avere una serie di incontri che partiranno martedì con i capi di Stato e i leader della regione per discutere gli ultimi sviluppi regionali e globali”. Il post è accompagnato da due foto del colloquio bilaterale di Haftar con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Sui lavori del summit è aleggiata questa presenza-assenza. E così il secondo giorno della Conferenza è iniziato con il controvertice voluto da Haftar, con l’aggiunta imposta dall’Italia della presenza di Al-Serraj per la sceneggiata della stretta di mano. Comunque, il generale Haftar non ha partecipato ai lavori ufficiali della plenaria.

Il vicepresidente turco Fuat Oktay, abbandonando Villa Igea, a lavori non ancora conclusi, ha detto: “Il meeting informale di stamattina è stato presentato come un incontro tra i protagonisti del Mediterraneo. Ma questa è un’immagine fuorviante che noi condanniamo. Per questo lasciamo questo incontro profondamente delusi. Qualcuno all’ultimo minuto ha abusato dell’ospitalità italiana. Sfortunatamente la comunità internazionale non è stata capace di restare unita”. Il riferimento del vicepresidente turco è stato rivolto, senza mai citarlo, alla presenza del generale Haftar.

In una bozza di dichiarazione finale, diffusa dall’agenzia russa Ria Novosti, si legge: “I partecipanti della conferenza di Palermo per la Libia chiedono la creazione al più presto di nuovi meccanismi in grado di garantire la sicurezza a Tripoli. I partecipanti lanciano un appello a tutte le parti affinchè venga perseguita la piena e tempestiva creazione di nuovi meccanismi in grado di garantire la sicurezza a Tripoli, basata su un nuovo dispiegamento dell’esercito regolare e delle forze di polizia, con l’obiettivo di sostituire le formazioni armate”.

Tuttavia, gli esperti hanno notato che la Conferenza è stata promossa, un po’ in solitario, dal governo italiano. In realtà, dopo le conclusioni, sembrerebbe confermato il timore, paventato sin dall’annuncio, che l’iniziativa potesse risolversi in un’altra passerella riservata agli addetti ai lavori. Infatti, salvo improbabili sorprese, nessuno fra i capi di Stato invitati, specie quelli di maggior peso europeo e internazionale, è stato presente al tavolo di Villa Igiea.

Anche la presenza del generale Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, con solidi addentellati internazionali, senza il quale diventa velleitario ogni discorso di soluzione della difficile situazione libica non ha rappresentato una partecipazione ufficiale.

Non c’è stata neanche la presenza della signora Angela Merkel che era data per certa. La sua presenza, oltre a dare tono, avrebbe conferito una certa credibilità politica all’iniziativa visto che la cancelliera rappresenta un Paese assai importante, l’unico fra le potenze Nato che rifiutò di partecipare all’aggressione contro la Libia di Gheddafi e/o contro gli interessi italiani in Libia e nel Mediterraneo.

Insomma, mentre tutti gli altri (Francia, Gb, Italia, USA, Russia, Cina, ecc) intrigano perché interessati alla spartizione del ‘bottino’ di guerra, la Germania ha mantenuto un profilo politico più sobrio, distaccato e pertanto potrebbe costituire, dal versante europeo, un riferimento politico e diplomatico più attendibile.

Nonostante le dichiarazioni di parte (Cicero pro domo sua) del governo italiano, di fatto, c’è stato un nuovo fallimento della bizzarra politica estera di questo governo che, nel caso della Libia, ha dovuto perfino registrare la fuga del suo ambasciatore da Tripoli senza riuscire ad inviarne uno nuovo, possibilmente più gradito alle forze e alle istituzioni locali.

I vari rappresentanti governativi, consapevoli del possibile flop, hanno messo le mani avanti, tutti protesi a ridimensionare il ruolo e gli esiti della Conferenza.

D’altra parte, il disagio è comprensibile: quali impegni potevano essere assunti al tavolo del confronto quando gli attori convenuti, di fatto, hanno solo preso nota per riferire?

Insomma, dopo un lungo lavorio in giro per il mondo (e anche una considerevole spesa) l’esito della Conferenza si è trasformato in una ‘tavolata’ ossia a una sontuosa “cena di lavoro tra i partecipanti, una sorta di “welcome dinner” per preparare il terreno al vertice vero e proprio che forse si farà in sede Onu”.

Dal tavolo dei colloqui alla tavolata il passo è stato davvero breve! Pranzi e passerelle vanno bene se servono a qualcosa. Altrimenti meglio evitarli poiché possono risultare indigesti e rischiano di bruciare quel tanto di credibilità residua di un governo che non sappiamo se riuscirà a giungere alla prossima Pasqua di resurrezione.

La realtà della Libia, del mite popolo libico resta drammatica, in preda al caos politico, al terrorismo, alle divisioni tribali, alle violenze di ogni tipo.

Assistiamo alla conseguenza di una guerra improvvida quanto asimmetrica che è stata vinta facilmente sul terreno militare, ma che si rischia di perdere sul terreno diplomatico e politico. La Libia è solo l’espressione più vicina all’Italia di problematiche umane e politiche estese all’intero continente africano.

Salvatore Rondello

Libia, tutto pronto per il vertice di Palermo

villa igieaMentre il Governo è impegnato a trovare gli accordi sui dl sicurezza e prescrizione, Palazzo Chigi si prepara per il vertice sulla Libia, il più importante per la Farnesina e per Roma. Alle 18 ci sarò vertice a Palazzo Chigi sulla Libia, in vista della conferenza in programma il 12 e il 13 novembre a Palermo. Si tratta di una riunione ‘allargata’, dove, oltre al premier Giuseppe Conte, ci saranno anche gli addetti ai lavori della Farnesina.
Il 12 e il 13 novembre si terrà nel capoluogo siciliano la conferenza internazionale che mira alla stabilizzazione del Paese nordafricano.
L’Italia prova ancora una volta a cercare di trovare un equilibrio e ha invitato anche l’uomo forte della Cirenaica e comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna). Tuttavia nelle ultime ore la stampa locale fa sapere che “Haftar non sarà a Palermo”, ma l’ufficio stampa dell’Esercito libico non conferma. Nelle ultime ore sono comunque insistenti le voci secondo le quali il generale Khalifa Haftar potrebbe non partecipare alla Conferenza di Palermo per la Libia in programma il 12 e 13 novembre. Lo riferiscono non meglio precisate fonti diplomatiche al sito web informativo “The Libyan Address Journal”, considerato vicino al generale Haftar e ostile al governo di Tripoli. “L’assenza del maresciallo di campo Haftar come comandante generale dell’Esercito nazionale libico segna il fallimento della conferenza di Palermo prima ancora che sia iniziata. L’assenza di una delle forze più dominanti in Libia è un fallimento del governo italiano in Libia”, aggiungono le fonti. La notizia è stata pubblicata tuttavia solo sulla versione in inglese del portale libico e, al momento, non ve n’è traccia in lingua araba sui media libici.

CACCIA ALL’UOMO

Mississipi BurningAncora aggressioni a sfondo razziale, il Far West Italia denunciato dal presidente Mattarella sembra tristemente tradursi in realtà. In queste ore la morte di un marocchino quarantenne pestato a sangue ad Aprilia, in provincia di Latina, dopo essere stato inseguito da tre cittadini del posto che lo avevano scambiato per un ladro.
Non è chiaro se fossero ronde o passeggiate da parte dei cittadini. Il tutto è stato rivelato dalle telecamere di sorveglianza.
Il nordafricano viene inseguito mentre è in macchina con un’altra persona poi sbanda e finisce contro un muretto. Il conducente fugge, lui esce, barcolla, è già ferito, ma viene aggredito da due dei suoi inseguitori che lo colpiscono con calci e pugni. Hady Zaitouni, 43 anni, di nazionalità marocchina, domiciliato ad Aprilia e noto alle forze dell’ordine per qualche furtarello, è stato trovato dai carabinieri privo di vita, nel pomeriggio l’autopsia dovrà chiarire le cause della morte.
“Avanti così, con le citazioni di Mussolini il giorno dell’anniversario della nascita, con i fucili dai balconi, con le ronde armate che ti accoppano. Dal presidente del consiglio nemmeno una parola. Che si aspetta a dare una risposta forte, unitaria, delle opposizioni?”, scrive il segretario del Partito Socialista, Riccardo Nencini, su Facebook, riferendosi alle affermazioni del Vicepremier Salvini e ai continui episodi di razzismo nel nostro Paese.
Un altro grave episodio nelle stesse ore, Daisy Osakue, 22enne discobola e pesista italiana, è stata aggredita a colpi di uova da un gruppo di ragazzi nella notte, sotto casa a Moncalieri (Torino). L’hanno colpita in piena faccia, lesionandole la cornea sinistra, ma per fortuna si tratta di un’abrasione. Ma adesso gli Europei di Berlino, che partono fra una settimana, sono a rischio per la discobola, che ha fatto il definitivo salto di qualità andando ad allenarsi in Usa.
“Credo che non cercassero me, ma più in generale una ragazza di colore. In quella zona ci sono molte prostitute di origine africana, probabilmente volevano colpire una di loro per fare una bravata”, ha affermato la 22enne che dopo l’accaduto, è stata accompagnata all’ospedale Oftalmico di Torino, dove hanno riscontrato il danno.
“Non hanno detto nulla, – ricorda l’azzurra, – è stato un atto di codardia pura. Hanno solamente lanciato l’uovo. Non mi piace usare la carta del razzismo ma questa volta lo è”. “Non credo sapessero che fossi Daisy, che tifo Juve, che mi piace il blu e sono in nazionale, semplicemente hanno visto una ragazza di colore in quel punto lì e hanno voluto fare questo ‘gesto di coraggio'”, ha precisato.
L’aggressione all’Azzurra Daisy, è solo uno dei tanti episodi in questi ultimi giorni e che interessano l’intera penisola. Dopo Vicenza, dove un operaio di colore è stato colpito alla schiena da un proiettile mentre lavorava su un ponteggio, a Partinico (Palermo), un 19enne senegalese, che ha chiesto asilo politico ed è ospite da due anni di una comunità, è stato aggredito e picchiato da un branco di giovani mentre stava servendo ai tavoli del locale dove lavorava al grido di “Tornatene al Paese tuo, sporco negro!”.
Gli episodi di ‘caccia all’uomo nero’ sono molti, negli ultimi quaranta giorni, almeno otto, quelli denunciati. Tuttavia si continua a minimizzare su questi gravi episodi. “Non credo ci sia un allarme razzismo”, afferma il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, sottolineando che “si sta usando questo argomento perché chi è di sinistra e non lo è più lo usa per accusare Matteo Salvini di essere di estrema destra”.
Il Capo politico dei cinquestelle fa eco al ministro dell’Interno Matteo Salvini per il quale non c’è nessuna “emergenza razzismo“. “Sciocchezze” ribadisce. E per dimostrarlo ricorda che “solo negli ultimi tre giorni, nel silenzio generale, la polizia ha arrestato 95 immigrati, mentre altri 414 sono stati denunciati”. Cosa c’entra con l’aggressione a Daisy Osakue? “Di certo l’immigrazione di massa permessa dalla sinistra negli ultimi anni non ha aiutato, per questo sto lavorando per fermare scafisti e clandestini“.
Nelle stesse ore però arriva il monito del capo dello Stato. Oggi in occasione della Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, rinnova il suo appello contro la barbarie verso gli immigrati.
È in corsa una “tragedia”, quella dell’immigrazione, di fronte alla quale non si può “guardare altrove“. Chi arriva, i nuovi schiavi, sono “disperati” e diventano “sfruttati”, ammonisce il Capo dello Stato. “Ogni giorno migliaia di persone pongono a rischio la propria vita e quella dei propri cari per mare e per terra”, scrive. E ricorda che “scappano da guerre, povertà, instabilità dello sviluppo precario”.

“La spirale della vita”, in memoria delle vittime di mafia

fontana della vita

PALERMO – Una grande installazione a forma di spirale, in memoria di tutte le vittime di mafia. È l’ultimo lavoro dell’artista veneziano Gianfranco Meggiato. Un’opera inserita nel programma di I-design tra i collaterali di Manifesta 12 e in Palermo Capitale Italiana della Cultura e a cura di Daniela Brignone. Dal 19 luglio, giorno in cui ricorre il 26esimo anniversario della strage di via D’Amelio in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, l’installazione sarà visibile e visitabile in piazza Bologni a pochi passi da Palazzo Belmonte Riso – sede del Polo Museale Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo – e dal No Mafia Memorial, la nuova istituzione culturale nata a Palermo per custodire la memoria dell’antimafia ed essere al contempo un luogo di incontro ed elaborazione sui diritti umani.

“La Spirale della vita”, l’opera creata utilizzando come materia prima 2000 sacchi militari, ha un diametro di 10 metri e rappresenta la prima installazione temporanea di grandi dimensioni realizzata a Palermo in memoria delle vittime di Cosa Nostra. Tra i patrocinatori dell’evento oltre al Comune e al Museo Riso ci sono il No Mafia Memorial presieduto da Umberto Santino, il Centro Paolo Borsellino presieduto da Rita Borsellino, il Marca (Museo delle Arti di Catanzaro) e la Fondazione Rocco Guglielmo.
Su progetto di Dario Scarpati, esperto di accessibilità museale, l’opera è concepita per consentire l’ingresso alle persone con disabilità motoria e agli ipovedenti in autonomia, grazie alla presenza di guide in braille, coniugando così gli aspetti legati all’arte e all’accessibilità. L’installazione sarà accompagnata da un catalogo pubblicato da Editoriale Giorgio Mondadori, con interventi istituzionali e saggi della curatrice Daniela Brignone e del critico Luca Nannipieri.

“Solo il libero pensiero, l’acquisizione di consapevolezza e non le armi – sottolinea l’artista Gianfranco Meggiato – possono salvare l’uomo da se stesso. L’uomo non ha bisogno di sovrastrutture ma, direttamente, con l’umiltà dell’apprendista, dovrà percorrere il proprio individuale labirinto per arrivare alla conoscenza”. Un progetto dal valore fortemente simbolico che parte dalla forma della spirale come rappresentazione del flusso vitale: quel percorso tortuoso che ognuno intraprende alla nascita, a volte tormentato da prove e fatiche, che conduce alla contemplazione e alla consapevolezza della verità e della giustizia. Valori rappresentati dall’imponente scultura – alta 4 metri – posta come punto di arrivo al centro dell’opera. Un’esperienza immersiva e multisensoriale che risulterà ancora più intensa per il visitatore che sarà investito dall’odore sprigionato dai sacchi di juta”.

“L’opera di Meggiato simboleggia la rinascita di un pensiero e di una coscienza che risveglia valori sopiti – dice la curatrice Daniela Brignone – Partendo dalla storia egli riscrive idealmente il futuro di un territorio, ridando un senso alla lotta per la libertà individuale. Attraverso l’espressione artistica, Meggiato traccia un percorso iniziatico, sospeso spazialmente e temporalmente, per ridestare gli animi dall’indifferenza al fine di intravedere la luce. La Spirale della vita coniuga così il valore dell’arte e della cultura a quelli dell’umanità”.

Scrive sul catalogo il critico d’arte Luca Nannipieri: “L’arte moltiplica la vita, anche quando affronta la materia più brutale dell’Italia democratica: i morti ammazzati per mafia. L’opera forse più civile di Gianfranco Meggiato dimostra che l’arte non è lontana dalle tragedie della storia. Le centinaia di vittime della mafia, trascritte una ad una sui sacchi militari, custodiscono questa spirale che culmina nella grande scultura di Meggiato, per testimoniare che l’arte è memoria della vita: è innalzamento della vita sulle macerie della morte. Se l’arte fosse soltanto estetica, sarebbe perdutamente ornamento, decorazione, cioè cosa superflua. In verità Meggiato dimostra, con quest’installazione, che l’arte è anche interrogazione viva sulle problematiche più brucianti e drammatiche del presente”.

“Il Polo Museale d’Arte Moderna e Contemporanea – dice la Direttrice del Polo Museale, Valeria Patrizia Li Vigni – ha aderito con entusiasmo all’ iniziativa di Daniela Brignone, inserita tra gli eventi collaterali di Manifesta 12, perché ben si allinea con gli obiettivi del Riso.  Il concetto di arte pubblica, condivisa e sociale, il lavorare in rete e fare sistema sono i principi perseguiti dal Riso e presenti nel progetto che vede la realizzazione dell’opera di Gianfranco Meggiato, artista di fama internazionale, a piazza Bologni.  Spazio esterno condiviso dal Riso, dal No Mafia Memorial e da I-design che dà luogo a un’opera concepita come percorso labirintico accessibile a tutti, simbolo del cammino impervio della vita. Si tratta del secondo evento del Riso inserito nei programmi di Manifesta 12 per la sezione Educational, dopo la mostra  “Breaking Myth” realizzata con lo SCAD University di Atlanta al Museo d’Aumale di Terrasini, altra sede del Polo Museale”.

GIANFRANCO MEGGIATO
Gianfranco Meggiato nasce il 26 agosto 1963 a Venezia. Nella sua opera guarda ai grandi maestri del 900: Brancusi per la sua ricerca dell’essenzialità, Moore per il rapporto interno-esterno delle sue maternità e Calder per l’apertura allo spazio delle sue opere. Lo spazio entra nelle opere di Meggiato e il vuoto diviene importante quanto il pieno. L’artista modella le sue sculture ispirandosi al tessuto biomorfo e al labirinto, che simboleggia il tortuoso percorso dell’uomo teso a trovare se stesso e a svelare la propria preziosa sfera interiore. Meggiato inventa così il concetto di “introscultura“ in cui lo sguardo dell’osservatore viene attirato verso l’interiorità dell’opera, non limitandosi alle superfici esterne. “A livello formale lo spazio e la luce non delimitano l’opera, scivolandole addosso come fosse un tuttotondo, ma penetrano al suo interno avvolgendone i reticoli e i grovigli arrivando ad illuminare la sfera centrale quale ideale punto di arrivo”.

A partire dal 1998 Meggiato partecipa ad esposizioni in Italia e all’estero, tra cui in USA, Canada, Gran Bretagna, Danimarca, Germania, Belgio, Olanda, Francia, Austria, Svizzera, Spagna, Portogallo, Principato di Monaco, Ucraina, Russia, India, Cina, Emirati Arabi, Kuwait, Corea del Sud, Singapore, Taipei, Australia. Nel 2007 le sue sculture monumentali sono presenti all’OPEN10 di Venezia – Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni. Tra il 2007 e il 2009 gli vengono dedicate diverse mostre personali: dal Museo degli Strumenti Musicali di Roma, al Palazzo del Senato a Milano e al Museo Correr (Biblioteca Marciana) a Venezia.
Nel 2009 partecipa alla mostra di sculture monumentali “Plaza” di Milano, (ventesimo anniversario del crollo del Muro di Berlino) mentre nel 2010 installa una sfera monumentale sul Breath Building GEOX a Milano ed è invitato ad una mostra personale all’ UBS BANK di Lugano.

Nel 2011 e 2013 è alla Biennale di Venezia nei padiglioni nazionali. Nel 2012 in occasione di Art Bre a Cap Martin la sua Sfera Enigma viene presentata al Principe Alberto di Monaco e successivamente esposta sul porto di Montecarlo. Nel 2014 il Lu.C.C.A. Center of Contemporary Art ospita una personale dell’artista e lo invita a partecipare alla collettiva ”Inquieto Novecento”: Vedova, Vasarely, Christo, Cattelan, Hirst e la genesi del terzo millennio. Nel dicembre 2016 espone una scultura monumentale: Sfera Sirio diam. 2 metri nel parco Bayfront di Miami.

A febbraio 2017, nel complesso monumentale della Misericordia a Venezia, viene inaugurata una grande mostra antologica con più di 50 opere. Sempre nello stesso anno, a giugno, il museo MARCA di Catanzaro inaugura una grande mostra dedicata al suo lavoro in quattro location della città: Museo Marca, Scolacium, Musmi (Museo Militare) e Marca Open con ”Il Giardino delle Muse Silenti” una installazione di grandi dimensioni con otto opere monumentali all’interno di un labirinto. Ad Ottobre 2017 a Gianfranco Meggiato viene conferito il prestigioso premio ICOMOS-UNESCO ”per aver magistralmente coniugato l’antico e il contemporaneo in installazioni scultoree di grande potere evocativo e valenza estetica” Sempre nello stesso mese, in occasione di Pistoia capitale della cultura, Meggiato viene invitato ad esporre in piazza duomo con una sua installazione: Il Mio Pensiero Libero-Le Muse Silenti.

MASBEDO a Manifesta 12, l’installazione all’Archivio di Stato di Palermo

masbedoDopo lo straordinario successo di pubblico nei giorni di inaugurazione e le critiche entusiastiche della stampa internazionale, per il prossimo fine settimana – sabato 30 giugno e domenica 1 luglio, dalle ore 10 alle ore 20 – l’installazione site-specific Protocollo no. 90/6 (2018) creata dal duo MASBEDO per Manifesta 12 sarà nuovamente fruibile all’interno dell’Archivio di Stato di Palermo (sede Gancia) per i visitatori in possesso del biglietto della biennale.

Protocollo no. 90/6 è una video installazione site-specific nata come narrazione parallela del progetto Videomobile, concepita dagli artisti per la suggestiva Sala delle Capriate come tributo alle vicissitudini del regista Vittorio De Seta: un pupo siciliano – una marionetta di legno animata da Mimmo Cuticchio e costruita a mano appositamente per questa videoinstallazione dalla sua famiglia – si muove in un palco video, collocato al centro della magnifica sala, in alto, come un’icona, dietro a un sipario sospeso fatto di cavi e luci led. Più volte, nel corso della sua carriera professionale, De Seta subì il controllo delle Autorità. La sua arte, così vicina al mondo dei lavoratori più umili, pescatori, contadini e minatori, era sospettata di nascondere una strisciante appartenenza alle società sovversive “comuniste”. Durante il periodo di sopralluoghi all’Archivio di Stato di Palermo, grazie all’esperienza unica del personale responsabile, gli artisti hanno scoperto l’esistenza di un faldone molto particolare: datato 1956, contiene numerose pratiche e denunce imputate ad artisti, registi, scrittori e giornalisti. Il documento fu redatto dai Carabinieri di Petralia Sottana, un piccolo paese nel Parco delle Madonie. Questa carta è divenuta per i MASBEDO il simbolo della loro videoinstallazione, e per questo hanno deciso di esporla al centro della Sala delle Capriate, luogo di assoluto mistero e silenzio deputato alla conservazione di una memoria non organizzabile, un archivio accatastato secondo le non regole del tempo e del caso. Migliaia e migliaia di documenti non catalogati che il tempo ha trasformato in materia stratificata, fossili di carta, polvere e inchiostro.

La video installazione Protocollo no. 90/6 (2018) accompagna l’altro lavoro dei Masbedo per Manifesta 12, l’installazione Videomobile (2018) visitabile a Palazzo Costantino fino al 4 novembre. Protocollo no. 90/6 e Videomobile sono opere commissionate da Manifesta 12 per Il Giardino Planetario. Coltivare la Coesistenza, e prodotte da Beatrice Bulgari per In Between Art Film.

MASBEDO è un duo artistico composto da Nicolò Massazza (1973) e Iacopo Bedogni (1970).

Vivono a Milano e lavorano insieme dal 1999, con un focus particolare sulla video arte e le installazioni. La loro pratica si esprime attraverso il linguaggio del video e in forme differenti, con performance, pièce teatrali, installazioni, fotografia e recentemente cinema. Il loro linguaggio è tra i più innovativi nel campo dell’arte contemporanea, grazie alla loro capacità unica di riunire diverse forme d’arte e una molteplicità di forme espressive in un’unica voce.

La loro ricerca artistica si è spesso concentrata sul tema dell’incomunicabilità, mettendo in evidenza – attraverso lavori dal taglio molto intimo o, al contrario, dal forte sentimento antropologico, sociale e politico – i paradossi insiti nella nostra società globalizzata e iper-connessa. Il pubblico è sempre al centro del loro interesse, coinvolto e ingaggiato con immagini, installazioni immersive o video performance, con un approccio di perfetta sintesi tra teatro, performance, architettura e video.

VIOLENZA MILITANTE

accoltellato risse sangue polizia-2L’Italia aveva quasi dimenticato la violenza in strada dei militanti politici, quella degli anni della contestazione studentesca che portava a feriti e a scontri tra ‘rossi’ e ‘neri’, ma che purtroppo si sta ripresentando in queste ultime ore. “Quello che è accaduto a Palermo all’attivista di Forza Nuova – affermano in una nota Angelo Bonelli, Giulio Santagata e Riccardo Nencini, promotori della Lista Insieme – è un atto che possiamo definire fascista, così come lo è l’accoltellamento dell’attivista di Potere al Popolo a Perugia. Un episodio di stampo squadrista oltre che fascista è stato anche il tentativo di irruzione da parte di trenta attivisti di Forza Nuova nello studio di La7 durante la trasmissione di Giovanni Floris. Si tratta di tre atti violenti che vanno condannati con la massima fermezza”. “Stiamo assistendo – continuano gli esponenti della Lista Insieme – ad una escalation di violenza di natura politica che ci riporta con la memoria ad anni difficili per la democrazia del nostro Paese. Non possiamo in nessun modo permettere che vengano utilizzati questi mezzi per innescare il terrore nelle cittadine e nei cittadini italiani nel chiaro tentativo di condizionare la libertà di espressione”.

“Per questo motivo – concludono Nencini, Bonelli e Santagata – auspichiamo che il voto del 4 marzo vada verso quelle forze politiche in grado di arginare questi estremismi pericolosi e che elettrici ed elettori non si facciano intimorire da chi basa la propria campagna elettorale su messaggi di odio e di intolleranza. Invitiamo i partiti ad adottare un codice di comportamento, perché i diritti e le libertà si impongano sull’estremismo e la violenza. Noi il 24 saremo in piazza per dire no alla violenza e al fascismo”.

Già qualche giorno fa Riccardo Nencini, segretario del Psi, ha sostenuto che di fronte alla crescita di movimenti come Forza Nuova e Casapound è ora di mettere mano alla legge contro il fascismo. Nencini aveva così commentato la violenza a Bologna. “La valutazione che è stata fatta sul concedere la piazza a Forza Nuova immagino sia stata assolutamente ponderata – afferma il leader socialista – dovremmo però inquadrare la questione da un altro punto di vista. Siccome c’è un rigurgito di motivi neo-fascisti, come Forza Nuova e Casapound, la domanda che dobbiamo porci è se le norme esistenti, oltre a tutelare il diritto di ciascuno a manifestare le proprie idee, non debbano essere rinnovate per quel che riguarda una nuova specifica su ciò che significa fascismo e neo-fascismo oggi”. Secondo Nencini, dunque, “forse conviene affrontare la questione a monte e il tempo purtroppo è maturo, perché il rigurgito non è localizzabile in una regione. È assolutamente trasversale e lo vedo emergere in diversi curricula di candidati grillini e leghisti, soprattutto al sud. E quindi il tema si pone”.
In queste ultime ore s è scatenata la violenza fisica. Il primo episodio è di ieri sera, a Palermo, Massimo Ursino, il leader di Forza Nuova è stato fermato in strada mentre usciva dal lavoro e picchiato a sangue da sei sconosciuti.
Questa notte invece un trentasettenne militante di Potere al Popolo è stato aggredito coi bastoni e accoltellato alle gambe e alla schiena, mentre affiggeva manifesti elettorali alla periferia di Perugia, nella zona di Ponte Felcino. Con il militante anche il cugino colpito alla testa.

Viola Carofalo, capo partito di Potere al Popolo, commenta l’accoltellamento di Ponte Felcino come probabile conseguenza dei fatti di Palermo, infatti le aggressioni al dirigente di Forza Nuova ieri sera a Palermo, compiuta da elementi della sinistra antagonista, potrebbe aver scatenato una “reazione” contraria proprio da parte di eventuali gruppi neofascisti. “Il clima è pesante. In questo ha colto il punto il sindaco di Palermo: l’antifascismo va difeso”, spiega ancora la leader di PaP.
Walter Verini, Capogruppo del Pd in Commissione Giustizia della Camera e candidato in Umbria parla di “fatto di straordinario allarme e gravità”.
Ma gli episodi di violenza non si fermano, Roma è tristemente protagonista di un episodio lugubre. Una scritta “morte alle guardie” con due svastiche ai lati è stata trovata sulla base di cemento della lapide commemorativa del rapimento di Aldo Moro in via Mario Fani a Roma, dove persero la vita i suoi agenti di scorta.
Mentre Forza Nuova dopo essere stata sdoganata in Tv e da giornalisti illustri, si presenta proprio lì dove era stato ospite il leader di Casapound, Simone Di Stefano, negli studi di La7. Blitz di un gruppo di attivisti di Forza Nuova ieri intorno a mezzanotte negli studi tv di via Tiburtina, alcuni militanti sono riusciti a entrare, chiedendo di partecipare alla puntata del programma di Giovanni Floris, mentre era in onda un contributo registrato e quindi a telecamere spente. Le forze dell’ordine hanno identificato i componenti del gruppo, ma l’episodio si è chiuso in modo non violento. “Verso la mezzanotte – spiega Floris – si è presentato un gruppo di persone. Saranno state una ventina. Si sono qualificati come Forza Nuova e di Forza Nuova avevano le insegne. Volevano interagire col programma. Questo non era possibile, sia tecnicamente (in quel momento andava in onda un contributo registrato) sia per ragioni di opportunità. Non mandiamo in onda chi non è da noi invitato, tantomeno se si presenta in quel modo. Fermo restando che la modalità con cui si sono posti non è accettabile, il confronto si è svolto in un clima non violento. Dopo aver esposto le loro ragioni si sono fatti accompagnare all’uscita”.

Vandalizzata la statua di Falcone davanti alla scuola

palermo-falcone“Sono costernata da un episodio di vandalismo che per la seconda volta colpisce un baluardo di legalità in un quartiere estremamente sensibile della nostra città”, Lo afferma la sorella di Giovanni Falcone, Maria, commentando il raid vandalico e il danneggiamento della statua avvenuto per la seconda volta nella scuola dello Zen intitolata al magistrato ucciso da Cosa Nostra. Alla statua, davanti alla Scuola di Palermo intitolata ai due magistrati Falcone e Borsellino, è stata staccata la testa e un pezzo del busto usati poi come ariete contro il muro dell’istituto scolastico. Non è la prima volta che la statua, che raffigura il magistrato ucciso nella strage di Capaci assieme alla moglie e agli agenti della scorta, viene danneggiata. Dirigenti e insegnanti dell’istituto da anni sono impegnati a diffondere la cultura della legalità tra i ragazzi del quartiere, tra i più degradati della città. Sono passati venticinque anni dall’uccisione di Falcone (23 maggio 1992) e il gesto arriva a poco più di una settimana da un altro anniversario (il 19 luglio 1992), quello della strage di via D’Amelio, dove furono assassinati dalla mafia Paolo Borsellino e cinque agenti di scorta.
“Se è un’avvertimento mafioso – afferma il presidente del Senato, Piero Grasso – sarebbe una prova di debolezza, non di forza; se invece si trattasse del gesto di una banda di vandali sarebbe l’ulteriore conferma che dobbiamo ripartire dalla scuola, grazie all’impegno dei docenti che ogni giorno educano i cittadini di domani, e da un maggior controllo del territorio, per prevenire questo tipo di comportamenti. Abbiamo una certezza, non illudetevi: ogni volta che proverete a infangare la memoria di uomini come Falcone noi la proteggeremo”.
Mentre il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, appresa la notizia ha subito twittato: “Oltraggiare la memoria di Falcone è una misera esibizione di vigliaccheria”.

Dal Totti Day alla salvezza del Crotone: la serie A chiude con il botto

Emozioni infinite all’Olimpico per l’addio del capitano giallorosso: toccante l’abbraccio con i figli e la lunga lettera ai tifosi. I ragazzi di Spalletti faticano più del previsto contro il Genoa (3-2) conquistando al 90’ il secondo posto. Grandissima impresa dei calabresi, che compiono una rimonta insperata restando nella massima serie: retrocede in B l’Empoli.

crotone4ROMA – Il calcio sa ancora regalare emozioni. Quello che si è vissuto all’Olimpico di Roma per l’ultima di Francesco Totti con la maglia giallorossa è qualcosa che ha toccato tutti gli sportivi, ma anche chi di calcio non ne sa nulla. Parola prima al campo: la Roma doveva difendere il punto di vantaggio sul Napoli per assicurarsi il secondo posto dietro la Juventus e l’accesso diretto in Champions League. Missione compiuta grazie al 3-2 contro un Genoa già salvo, anche se nemmeno il più pessimista dei tifosi avrebbe immaginato tanta fatica: decisivo il gol dell’ex Perotti al 90’ e Napoli, che ha vinto 4-2 in casa della Sampdoria, costretto ai preliminari. Spalletti intanto aveva mandato in campo a inizio ripresa Francesco Totti, al posto di uno spento Salah. Ma il numero 10 è stato l’assoluto protagonista nel dopo gara: quasi nessuno, tantomeno lui, è riuscito infatti a trattenere le lacrime durante il giro di campo di ringraziamento, l’abbraccio con la moglie Ilary Blasi e i figli, il lancio di un pallone autografato ai tifosi della curva e soprattutto la lunga lettera letta con il microfono in mezzo al campo.

“ORA DIVENTO GRANDE” – Visibilmente emozionato (occhi lucidi e corpo in continuo movimento come se si stesse giocando una partita) Totti ha dedicato parole al miele ai suoi tifosi che lo hanno sempre sostenuto (non a caso ci sono stati dei fischi per il tecnico Spalletti e il presidente Pallotta). “Sono orgoglioso di avervi dato 28 anni di amore ma il tempo ha deciso, maledetto tempo… – le parole del capitano -. Oggi questo tempo mi ha bussato sulle spalle e mi ha detto ‘domani sarai grande’, levati gli scarpini perché da oggi sei un uomo. Avete presente quando siete bambini, state sognando qualcosa di bello e vostra madre vi sveglia per andare a scuola? Mentre voi volete continuare a dormire e provate a riprendere il filo di quella storia e non ci si riesce mai? Stavolta non era un sogno, ma la realtà. Ora ho un po’ paura, ho bisogno di voi. Sono orgoglioso e felice di avervi dato 28 anni di amore, vi amo!”. Applausi e lacrime scroscianti.fratotti

CROTONE SALVO, EMPOLI IN B – Dopo che la Roma aveva difeso il secondo posto, mancava solo un verdetto: la terza squadra a retrocedere insieme a Pescara e Palermo. E qui parliamo di un’autentica impresa del Crotone che ha compiuto un miracolo sportivo sorpassando, proprio all’ultima giornata, l’Empoli grazie al successo casalingo 3-1 sulla Lazio e alla conseguente sconfitta dei toscani per 2-1 a Palermo. Nessuno, ma davvero nessuno, a inizio campionato, immaginava che i calabresi potessero salvarsi. Praticamente nulle erano oltretutto le speranze alla fine del girone d’andata quando il Crotone era fanalino di coda con 9 punti in classifica. Ma il merito va alla proprietà Vrenna che ha deciso di non cambiare allenatore, allo stesso Nicola che non ha mai smesso di crederci e alla forza del gruppo che, nonostante un tasso tecnico non altissimo, si è compattato rendendo, giornata dopo giornata, quello che era un pazzo sogno un autentico capolavoro.

I VERDETTI – Questi dunque i verdetti finali della Serie A 2016/2017: Juventus campione d’Italia, Roma in Champions League, Napoli ai preliminari di Champions League, Atalanta e Lazio in Europa League, Milan ai preliminari di Europa League, Empoli, Palermo e Pescara in Serie B. La classifica finale: Juventus 91; Roma 87; Napoli 86; Atalanta 72; Lazio 70; Milan 63; Inter 62; Fiorentina 60; Torino 53; Sampdoria 48; Cagliari 47; Sassuolo 46; Udinese 45; Chievo 43; Bologna 41; Genoa 36; Crotone 34; Empoli 32; Palermo 26; Pescara 18.

Francesco Carci

Top & Flop. Mertens e Reina super, la Roma resta Immobile

Settimana da dimenticare per i giallorossi: dopo il ko in Coppa Italia contro la Lazio, i ragazzi di Spalletti perdono 1-2 all’Olimpico contro un ottimo Napoli, trascinato dalla doppietta dell’attaccante belga e dalle parate del portiere spagnolo. Ne approfitta solo in parte la Juventus, che torna a pareggiare (1-1 a Udine) in Serie A dopo oltre un anno e ora è a +8 sulla Roma. Bene Inter e Milan, Atalanta bloccata in casa dalla Fiorentina. Vediamo i top & flop di questa giornata.

immobile (1)TOP – 3. ANDREA BELOTTI – Il centravanti del Torino si trova di fronte la sua ex squadra, il Palermo, ma non si lascia emozionare. Anzi. I granata vincono 3-1 in rimonta e il “Gallo” (così chiamato per la sua esultanza) segna una tripletta spettacolare andando così in fuga nella classifica dei cannonieri (22 reti contro i 19 di Higuain e Dzeko). Recentemente il presidente Cairo gli ha rinnovato il contratto fissando la clausola di rescissione a 100 milioni, ma se l’attaccante della Nazionale continua così c’è il rischio che qualche club estero sia disposto a spendere quella cifra. E quasi quasi farebbe un affare.

  1. PEPE REINA – Da dividere con Dries Mertens. Sono loro infatti i protagonisti della vittoria del Napoli per 2-1 all’Olimpico contro la Roma. I due gol degli azzurri portano la firma del folletto belga, tornato protagonista dopo un paio di prestazione opache, arrivato a 18 reti in campionato. Dopo la prima rete Mertens si rende protagonista di un’esultanza bizzarra (cagnolino che fa la pipì vicino alla bandierina del corner) che non è piaciuta ai tifosi avversari, oltre che ai moralisti. E pensare che, fino a questa giornata, i giallorossi avevano vinto tutte le partite casalinghe: se la striscia si è interrotta ha grandi meriti anche Reina. Il portiere spagnolo è una saracinesca, da applausi l’incredibile parata nei minuti di recupero con un riflesso con cui manda un tiro deviato di Perotti sulla traversa. Un pizzico di fortuna, ovvio, ma una prodezza strepitosa. E ora, con il Napoli a -2 dalla Roma, è grande lotta per il secondo posto
    1. CIRO IMMOBILE – Settimana da incorniciare per l’attaccante della Lazio. Nella semifinale di andata di Coppa Italia firma il 2-0 contro la Roma nel sentitissimo derby capitolino. Un successo che permette ai biancocelesti di vedere la finale, anche se i giochi sono ancora aperti. Non contento, Immobile trascina i suoi anche in campionato nella vittoria esterna, sempre per 2-0, sul campo di un Bologna sempre più in crisi (quarto ko casalingo di fila, non succedeva dal ’91). L’ex attaccante del Torino sigla una doppietta, ben servito prima da Lulic e poi da Milinkovic-Savic, arrivando a 16 gol in campionato. In estate è arrivato per appena 9 milioni: un vero affare.

    Dries Mertens

    Dries Mertens

 

FLOP – 3. GONZALO HIGUAIN – Irriconoscibile nel pareggio 1-1 della Juventus a Udine. Non tocca un pallone, sicuramente i compagni di squadra non lo aiutano, ma è stranamente assente in tutte le azioni di attacco. Per fortuna ci pensa Bonucci per i bianconeri a rispondere al bel gol di Zapata. La Vecchia Signora torna così a pareggiare in Serie A dopo 38 partite e dopo oltre un anno (l’ultimo nel febbraio 2016 con lo 0-0 sul campo del Bologna) allungando a +8 sulla Roma e +10 sul Napoli.

  1. FEDERICO FAZIO – Prestazione opaca nel derby di Coppa Italia contro la Lazio, inguardabile in quella di campionato contro il Napoli. C’è infatti la sua firma negativa in entrambi i gol di Mertens, tant’è che Spalletti lo sostituisce nel secondo tempo. La sua resta comunque una stagione straordinaria, però questi errori pesano in partite così importanti.
    1. JOSIP POSAVEC – Il portiere del Palermo trascorre un pomeriggio da incubo a Torino. Con la sua squadra in vantaggio 1-0, commette due uscite disastrose su gioco da fermo: un invito a nozze per Belotti che lo trafigge di testa senza pietà. Come detto, i granata vincono 3-1 grazie soprattutto al loro centravanti scatenato, ma che difficilmente avrebbe siglato una tripletta se avesse trovato di fronte un portiere più preparato. Non è infatti la prima volta che il 20enne estremo difensore croato compie papere simili (alternate spesso a ottime parate): la sempre più probabile retrocessione dei siciliani ha tra i principali responsabili il povero Posavec.

 

Francesco Carci

IL MURO DEL RIMPIANTO

ceuta muroCeuta e Melilla rappresentano dalla fine degli anni 90 un ostacolo che impedisce agli immigrati l’arrivo e l’accesso in Europa. Stanotte però circa 800 migranti hanno assaltato e sfondato con bastoni e cesoie la barriera alta sei metri che separa l’enclave spagnola dal territorio marocchino. Circa 500 sono riusciti a superare la barriera di filo spinato e a entrare in territorio europeo scontrandosi con la polizia spagnola. Quello di Ceuta e Melilla però non è solo un muro, ma una vera e propria ‘grande muraglia europea’, costituita da una doppia recinzione alta sei metri, lunga otto chilometri ed estesa dalla terraferma fino alle acque marine, dotata di camminamenti interni per i soldati della Guardia Civil ed i loro mezzi, continuamente sorvegliata su entrambi i fronti da milizie spagnole e marocchine, corredata da torri d’avvistamento, filo spinato e lame di metallo, telecamere a circuito chiuso e rilevatori di vario tipo per un monitoraggio diurno e notturno della frontiera.ceuta

Non è la prima volta però che la recinzione viene assaltata. Già all’inizio di quest’anno c’era stato un altro tentativo massiccio di sfondamento con circa 1.100 profughi che avevano assaltato il muro. Giorno dopo giorno uomini, donne e bambini provenienti dai più svariati Paesi africani ed asiatici danneggiati da guerre, povertà e persecuzioni attraversano interi Stati per poi provare a varcare la soglia sbarrata di Ceuta o Melilla, in alternativa al viaggio per mare verso le coste spagnole, italiane, maltesi, greche o cipriote.
Stavolta però la polizia spagnola non ha potuto fermare il gran numero di persone che premevano sulle entrate. Decine e decine di migranti si sono arrampicati sulla recinzione di filo spinato di sei metri e hanno festeggiato per le strade nelle prime ore del giorno, gridando “libertà” e sono stati accolti nei campi della Croce Rossa locale. Circa trenta migranti e almeno dieci agenti spagnoli, secondo la Ap, sono stati leggermente feriti e hanno dovuto essere medicati in ospedale.
ceuta cartinaMa le politiche europee intanto sono tutte concentrate sul tentativo di fermare gli sbarchi e gli arrivi. Con l’appoggio politico della Commissione Ue, l’Italia è vicina a un accordo con Tunisi per la gestione dei rifugiati. La Tunisia ha accettato di ricevere migranti di qualunque nazionalità partiti dalla Libia e intercettati in acque extraterritoriali dalle squadre italiane e europee di salvataggio e avrebbero diritto a ripartire per l’Europa i rifugiati se viene accettata la domanda d’asilo. In contropartita l’unico governo democratico del Maghreb ottiene dall’Italia e dall’Unione Europea sostegno su alcuni fronti che lo interessano.
Intanto nel Mediterraneo si continua a essere uccisi dalle politiche di non accoglienza europee. Nel 2016 sono morte 5 mila e 96 persone; nel 2017, nel solo mese di gennaio, i morti o dispersi sono già 256, di cui 222 sulla rotta del Mediterraneo centrale. A certificare i numeri è l’Unhcr, Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Nave La nave di salvataggio Aquarius ha salvato 8.755 vite e accolto a bordo più di 13 mila persone, in 64 operazioni di soccorso in mare. L’83% dei profughi salvati sono uomini; il 17% donne; i minori,invece, sono stati il 24% e di questi nell’84% dei casi erano non accompagnati.
“Le migrazioni non sono un pericolo, sono una sfida per crescere”. Lo ha affermato papa Francesco durante la visita all’Università di Roma Tre. “Ogni Stato deve vedere che possibilità ha di accogliere, ma tutti devono farlo”, ha sottolineato. “L’Europa è stata fatta di invasioni e migrazioni. Da soli, come fosse una preghiera – ha chiesto il Pontefice – pensiamo al Mare nostrum che è diventato un cimitero”.
Sulla stessa falsariga lo scrittore francese Pennac. “I migranti sono il capo capro espiatorio dell’Europa. Sos Mediterranee è l’onore dell’Europa e della Francia, in un momento di totale regressione morale”. Lo ha detto lo scrittore Daniel Pennac, a Palermo, intervenendo alla conferenza stampa bordo della nave di salvataggio Aquarius, per illustrare il bilancio di un anno di attività nelle operazioni soccorso nel Mediterraneo che ha consentito di salvare 8.755 vite umane.pennac
La Sicilia come sempre è in prima linea nell’accoglienza. Trapani tramite la Prefettura e l’Asp, ha iniziato un nuovo progetto in favore dei migranti che coinvolte tutte le altre Prefetture siciliane e le Aziende sanitarie, fatta eccezione per Palermo. Si chiama Silver ed è il progetto europeo per il reintegro dei migranti vittime di traumi psicologici legati al viaggio o al contesto di partenza. Prevede, in particolare, la realizzazione di interventi presso le strutture di accoglienza con i servizi psicosocio-sanitari pubblici, anche attraverso unità mobili di supporto con la presenza di equipe multidisciplinari.
Nel frattempo la Procura di Catania ha aperto un’inchiesta conoscitiva sugli interventi in mare per soccorrere migranti da parte di Ong nel Canale di Sicilia. Lo scrive Repubblica citando il procuratore Carmelo Zuccaro che al quotidiano spiega: “vogliamo capire chi c’è dietro tutte queste organizzazioni umanitarie che sono proliferate in questi ultimi anni, da dove vengono tutti questi soldi che hanno a disposizione e soprattutto che gioco fanno”. Per questo, aggiunge, “insieme a Frontex e alla Marina militare stiamo cercando di monitorare queste Ogn che hanno dimostrato di avere una grande disponibilità finanziaria”. “È ovvio – sottolinea Zuccaro – che non mettiamo in discussione organizzazioni umanitarie di chiara fama”. Secondo un rapporto di Frontex all’Ue ai migranti “verrebbero date chiare istruzioni prima della partenza sulla direzione da seguire per raggiungere le imbarcazioni Ong”, le cui navi spesso si spingerebbero vicino la costa libica come dei ‘taxi’, ipotizzando presunti “contatti con scafisti”.