Gentiloni. Dal Psi auguri di pronta guarigione

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“Un abbraccio al Presidente Paolo Gentiloni. E un sincero augurio di pronta guarigione. Ti aspettiamo, c’è tanto da fare!”. Così Riccardo Nencini, segretario del PSI, rivolge i suoi auguri di pronta guarigione al premier, Paolo Gentiloni, che ha subìto un intervento all’ospedale Gemelli dopo un lieve malore. Il presidente del Consiglio era al rientro dalla trasferta a Parigi e al Policlinico Gemelli è emersa la necessità di un piccolo intervento di angioplastica ad un vaso periferico perfettamente riuscito. Gentiloni sta bene ed è vigile e il decorso post operatorio del premier prosegue senza problemi.

Gentiloni, sbarcato dal volo che da Parigi aveva fatto rientro a Roma, aveva normalmente fatto rientro a Palazzo Chigi dove, avvertendo un leggero malessere, aveva deciso di farsi controllare in ospedale. Il presidente del Consiglio, sempre lucido ed in piedi, si è recato in auto al Gemelli avvertendo il suo staff che non si sentiva bene. Non è previsto al momento nessun bollettino medico sulle sue condizioni. Il premier è stato ricoverato nella Unità di terapia intensiva cardiologica (Utic) del Policlinico Gemelli guidata dal professor Antonio Rebuzzi.

Ucciso il killer di Berlino a Sesto San Giovanni

anisamriperpcardLa Polizia italiana ha ucciso l’uomo ricercato per la strage di Berlino, appena arrivato dal treno in Francia a Milano. L’uomo morto nel conflitto a fuoco con la Polizia durante un normale controllo stradale in piazza I Maggio a Sesto S.Giovanni, è Anis Amri, l’attentatore di Berlino. Quando l’hanno fermato ha urlato “Allah Akbar” poi ha sparato contro gli agenti: ne ha colpito uno alla spalla. Loro hanno risposto: lui è morto sul colpo.
L’hanno identificato dalle impronte digitali e dalla misura del volto. Si tratta di lui “senza ombra di dubbio”, lo dice il ministro dell’Interno Marco Minniti. Si attendono ulteriori indagini: “La cosa può portare anche a sviluppi futuri” aggiunge, infatti, il ministro.
Dagli accertamenti dalla Digos, coordinati dal capo dell’antiterrorismo milanese Alberto Nobili, Anis Amri, il killer di Berlino, è arrivato in Italia dalla Francia, in particolare da Chambery, in Savoia, da dove ha raggiunto Torino. Dal capoluogo piemontese ha preso poi un treno per Milano dove è arrivato attorno all’una di notte. Infine dalla Stazione Centrale si è spostato a Sesto san Giovanni dove attorno alle 4 ha incrociato i due agenti della volante che poi, durante una sparatoria, lo hanno ucciso. Il riconoscimento del cadavere è avvenuto grazie ai dati della misura del volto e al successivo rilievo delle impronte digitali. In tasca aveva alcuni biglietti delle ferrovie francesi, che hanno consentito di ricostruire il tragitto che aveva compiuto.

Un rigaziamento alle forze dell’ordine è arrivato dal presidnete del Consiglio Paolo Gentiloni che ha anche parlato di “attenzione massima e di minacce non sottovalutate”. “Per l’operazione di stanotte – ha aggiunto – voglio ringraziare polizia, Carabinieri, finanza, forze armate, intelligence, cioè gli uomini e le donne dei nostri apparati di sicurezza impegnati in queste ore e di cui l’Italia e’ davvero fiera. Una gratitudine speciale va al giovane agente in prova rimasto ferito e al suo collega, agenti che hanno mostrato coraggio e capacità professionali notevoli”.

Terrorismo. Verso un Natale blindato

Terrorismo, misure di sicurezza rafforzate a RomaNatale blindato nelle città italiane, con le barriere di cemento sulle strade e le squadre speciali antiterrorismo in stato di allerta. E’ l’effetto Berlino. Mercatini, cerimonie, concerti, musei, attrazioni turistiche, strade dello shopping, luoghi che attraggono folle potrebbero essere nel mirino. Da Roma a Venezia, da Milano a Pisa, prefetti e questori stanno quindi attuando le misure decise ieri al Viminale durante la riunione del Comitato di analisi strategica antiterrorismo convocata dal ministro dell’Interno, Marco Minniti. E lo stesso Minniti, insieme al capo della Polizia,
Franco Gabrielli, ha preso parte oggi alla riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza a Roma, luogo con il maggior numero di obiettivi sensibili da vigilare. Il Governo ha deciso di prorogare le misure straordinarie messe in campo per il Giubileo. La comunicazione è stata data dal premier Paolo Gentiloni che ha incontrato a Palazzo Chigi i capigruppo di maggioranza ed opposizione in una riunione anti-terrorismo.

Non ci sono allarmi specifici su progetti di attentati in Italia, come ha segnalato il direttore dell’Aise, Alberto Manenti, in audizione al Copasir. Ma c’è il rischio di azioni emulative. Che, seguendo l’esempio, di Berlino, Nizza e Parigi, colpiscano ‘soft target’ e civili in gran numero per avere il maggiore impatto mediatico. I controlli di intelligence e forze dell’ordine, ha spiegato il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi, “sono puntuali e costanti ed aumentano continuamente l’impegno ed i luoghi da ‘attenzionare’. La minaccia può arrivare dai foreign fighters (circa 120 quelli che hanno avuto a che fare con l’Italia), ma il pericolo maggiore è il terrorismo ‘molecolare'”, quello rappresentato da lupi solitari e piccole cellule che si attivano senza preavviso.

E mentre si intensifica il monitoraggio della rete e degli ambienti a rischio, lo sforzo in tutte le città è quello di mettere in pratica le indicazioni partite ieri dal Viminale: misure di difesa passive nei luoghi più frequentati contro il rischio dei camion-killer, divieto di svolgimento degli eventi se non e’ possibile garantire misure di sicurezza efficaci. A Roma saranno potenziati i controlli sull’ingresso di tir in città e rimodulati i servizi del Giubileo, con il presidio do una serie di obiettivi, soprattutto i centri commerciali e i mercati dove ci sarà una maggiore presenza di persone. Ancora, ha spiegato la sindaca Virginia Raggi nessuna certezza sul Concertone di Capodanno: progetti sono al vaglio dell’amministrazione.

A Milano sono stati individuati dieci punti di presidio nelle aree più frequentate (asse San Babila – Piazza Duomo – Castello Sforzesco, piazza Gae Aulenti, Darsena), dove saranno disposti, già nella notte, barriere antisfondamento new jersey in cemento armato, dal peso
di circa 40 quintali l’una. L’accesso dei tir in città verrà monitorato con le telecamere. Anche a Genova pronte barriere e dissuasori in grado di fermare mezzi pesanti a difesa dei luoghi ad alta concentrazione di turisti. A Firenze l’indicazione è quella di monitorare attentamente i mezzi pesanti e di rafforzare la vigilanza agli obiettivi sensibili e nelle aree di maggior afflusso di persone. A Pisa le piazze e le vie di accesso alla piazza dei Miracoli saranno rese più sicure con l’installazione di pilastri, mobili o fissi. A Trento, intensificati i controlli e le misure preventive nei mercatini natalizi con interventi di ‘sicurezza passiva’ utilizzando transenne e barriere mobili. A Bolzano da domani al 6 gennaio vietata ai bus Piazza Walther, sede del mercatino di Natale del capoluogo altoatesino.

Poco visibili, ma pronti ad intervenire in caso di emergenza, sono presenti nelle città principali anche gli specialisti delle Unità operative di primo intervento (Uopi) della polizia di Stato e delle Aliquote di primo intervento (Api) e delle Squadre operative di soccorso (Sos) dei Carabinieri. Si tratta di team che si muovono a bordo di mezzi completamente blindati, formati dopo una dura preparazione ed equipaggiati con giubbotti antiproiettile a prova di kalashnikov, bodycam, sistema a puntamento laser, arma lunga Hk.

Gentiloni-Raggi, vuoti
a perdere

1195833 : (Vincenzo Tersigni / EIDON), 2016-06-22 Roma - Virginia Raggi. Primo giorno da sindaco con la fascia tricolore - Virginia Raggi, Maria Elena Boschi

(Vincenzo Tersigni / EIDON) Virginia Raggi e Maria Elena Boschi

Il governo Gentiloni potrebbe durare appena 4-5 mesi o forse meno. Il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio non ha usato perifrasi: “Penso che la primavera sia la scadenza in cui andremo alle elezioni, ma decide il presidente della Repubblica”. Matteo Renzi, predecessore di Paolo Gentiloni alla presidenza del Consiglio e segretario del Pd, vorrebbe andare a votare in tempi rapidi: tra aprile e giugno del 2017.
Il perché lo ha spiegato bene il ministro del Lavoro Giuliano Poletti: “Mi sembra che l’atteggiamento prevalente sia quello di andare a votare presto, quindi prima del referendum sul Jobs act”. La considerazione, successivamente in parte rettificata, fa emergere la nuova paura di Renzi: perdere il referendum sulla riforma del mercato del lavoro dopo la sconfitta già subita nella consultazione del 4 dicembre sulla revisione della Costituzione.
Il segretario del Pd ha pronta la contromossa. La Consulta dovrebbe decidere l’11 gennaio la data del referendum chiesto dalla Cgil per abolire il Jobs act e Renzi punta sulle elezioni politiche anticipate per far slittare al 2018 il pericoloso appuntamento referendario. Teme il disastro totale e cerca di evitarlo: con il referendum sulla riforma costituzionale è stato sfrattato dalla presidenza del Consiglio, con quello sul Jobs act rischia di perdere anche la segreteria dei democratici. La riforma del mercato del lavoro non piace a molti italiani e una nuova batosta referendaria decreterebbe la sua morte politica.
Gentiloni, amico e già stretto collaboratore di Renzi, è prudente. Il presidente del Consiglio, chiedendo il voto di fiducia alla Camera il 13 dicembre, ha definito il suo governo “di responsabilità” con una vita legata a “fin quando avrà la fiducia del Parlamento”. Già, fino a quando “avrà la fiducia del Parlamento”.
Il conto alla rovescia è già cominciato. Per aprire in tempi rapidi le urne si sta formando un folto schieramento anche se eterogeneo: il Pd renziano, il M5S di Beppe Grillo, la Lega Nord di Matteo Salvini, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Forza Italia di Silvio Berlusconi, i vari centristi di maggioranza e di opposizione, le sinistre di Nichi Vendola e Stefano Fassina, le minoranza del Pd sarebbero invece per arrivare alla fine della legislatura all’inizio del 2018.
In una situazione molto difficile, molto più precaria di quella di Gentiloni è Virginia Raggi. La sindaca grillina di Roma, eletta appena sei mesi fa a furor di popolo a guidare il Campidoglio, sta naufragando nel caos amministrativo, politico e giudiziario. Tangenti, arresti per corruzione, dimissioni a catena nella giunta e nelle aziende municipalizzate di servizi pubblici chiave come Atac (trasporto urbano) e Ama (rifiuti), si sono abbattuti sulla testa della prima cittadina della metropoli. Ha perso i più stretti collaboratori, è stata messa sotto accusa da gran parte del M5S della capitale e dallo stesso Grillo.
La Raggi è sotto assedio e il peggio potrebbe presto arrivare sotto forma di una pericolosa tegola giudiziaria. Fino a poco tempo fa assicurava: “Non mollo”. Adesso è cauta: “Se mi arriverà un avviso di garanzia? Valuterò”, Le accuse cinquestelle contro di lei e l’arrivo in giunta di uomini stimati da Davide Casaleggio e da Grillo? Gioca in difesa: “Non sono commissariata e mi sento ancora dentro il M5S”.
Sia Paolo Gentiloni sia Virginia Raggi sono appesi a un filo, sono come due vuoti a perdere. Il primo e la seconda sono due specchi di due diverse crisi: quella del Pd e quella del M5S. Il presidente del Consiglio è il volto della crisi del Pd renziano, la maggiore forza del Parlamento e del governo, il baricentro del sistema politico italiano. La sindaca di Roma è l’emblema della crisi del M5S, la maggiore forza dell’opposizione, la testa d’ariete della protesta anti sistema.

Rodolfo Ruocco

Sala torna a fare il Sindaco dopo l’autosospensione

sala-beppeÈ proprio il Primo cittadino di Milano Giuseppe Sala ad annunciare la fine della sua “autosospensione” e soprattutto a definire “irrituale” la sua scelta di autosospendersi da sindaco alla notizia di essere indagato. Ma in un lungo post su Facebook in cui ha annunciato il suo ritorno a fare il sindaco ha spiegato le proprie ragioni. “Ho deciso di autosospendermi – ha detto – poiché su un punto non si può transigere: un professionista, un uomo d’azienda e, tanto più, un amministratore pubblico hanno nell’integrità morale l’elemento insostituibile della propria credibilità”.
La decisione di tornare in ‘sella’ al Municipio milanese è stata apprezzata anche dal Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che ha telefonato in mattinata il Sindaco Sala per complimentarsi per la scelta “nell’interesse dei milanesi e di Milano”.
Prima ha ricordato di aver appreso dell’avviso di garanzia da notizie di stampa, e ha sottolineato che si tratta di un’inchiesta per cui i pm avevano chiesto l’archiviazione. “A fronte di questa situazione, avrei potuto limitarmi a una risposta ‘normale’, e forse anche un po’ scontata, di ‘fiducia nell’operato della magistratura’ – ha proseguito -. Ma io non credo che le cose si debbano sempre risolvere così. Ho fiducia nella magistratura, certo. Ma non posso negare il mio stupore nell’aver appreso la notizia dalla stampa. Mi direte, non è certo la prima volta. Vero, ciò nondimeno dobbiamo tutti insieme fare uno sforzo per non considerare la cosa ‘normale’. Non lo è se riguarda un cittadino e non lo è se riguarda il Sindaco di Milano, con le responsabilità che porta verso la collettività”.
Il sindaco ha spiegato di non aver “alcun motivo di polemizzare con la magistratura, di cui rispetto il lavoro, tanto essenziale nel funzionamento di un sistema democratico. Ne’ ho motivo di lamentarmi per le inchieste che riguardano Expo 2015: lo sforzo di trasparenza che è stato compiuto ha aiutato la credibilità internazionale dell’evento”. Ma ha rivendicato “di aver agito sempre nell’unico interesse di portare Expo 2015 al successo, con tutte le opere pronte il giorno dell’inaugurazione. Come so perfettamente di non aver mai goduto di nulla che non fosse il mio regolare stipendio e di non aver mai utilizzato i miei poteri per favorire qualcuno”.
Dopo l’autosospensione, il sindaco aveva incaricato il suo legale Salvatore Scuto di capire i contorni delle accuse a lui mosse: quella nota, per falso materiale e ideologico, non provocherebbe comunque la decadenza del sindaco in base alla legge Severino, se anche si arrivasse a una condanna. Per questo motivo lunedì mattina il legale ha incontrato i magistrati della procura generale, facendo poi formale richiesta (regolata dall’articolo 335 del codice di procedura penale) di sapere se Sala risulti indagato in altre inchieste e per quali reati. Non un dettaglio, per la decisione del sindaco: perché, per riprendere le funzioni – in questi giorni prese in carico dalla vicesindaca Anna Scavuzzo – vuole essere certo che, al momento, non ci siano altri possibili terremoti giudiziari alle porte. Rassicurazione che Sala sembra aver avuto, scrivendo: “Le verifiche svolte dai miei legali in queste intense giornate hanno chiarito sufficientemente il merito dell’indagine e l’inesistenza di altri capi di imputazione”.

IL DEBUTTO

paolo_gentiloni1-1353x900“È la prima volta che ho l’onore di rappresentare l’Italia nel Consiglio europeo. Oggi la principale questione che affronteremo tra tante sarà l’immigrazione: sapete che da questo punto di vista l’Italia è molto esigente, perché non siamo ancora soddisfatti della discussione sul regolamento di Dublino che fissa le regole dell’accoglienza dei rifugiati”. Lo ha detto il neo presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, parlando con i cronisti all’uscita dal pre-vertice del Pse oggi a Bruxelles, poco prima dell’inizio del Consiglio europeo.
“Abbiamo lanciato un programma per fronteggiare insieme i fenomeni migratori dall’Africa”, ha ricordato Gentiloni, “l’abbiamo lanciato a gennaio e ci aspettiamo risultati concreti”, ha detto aggiungendo che al vertice Ue di oggi, comunque, “sarà fatto un passo avanti che a mio avviso è importante, perché insieme a Francia e Germania con il Niger firmeremo un primo accordo che vale un centinaio di milioni e che cerca di mettere più forza nella gestione dei flussi migratori dal Niger verso la Libia”.
“Consideriamo che il Niger è l’anticamera dei flussi verso la Libia”, ha spiegato il primo ministro italiano, “e quindi nel contesto di un politica che deve fare molti passi avanti, adesso con Hollande e Merkel e insieme al presidente nigerino Mahamadou Issoufou ne facciamo uno piccolo ma significativo”.
Temevano che la bocciatura del referendum avrebbe precipitato il Paese verso una rapida deriva populista. Perciò dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker arriva subito una sponda al nuovo esecutivo: “Sentiamo che ci sono problemi molto gravosi nel Mediterraneo e non possiamo disconoscere la situazione in Italia. Ribadisco: non possiamo lasciar sola l’Italia nell’ambito della crisi migratoria”, dice parlando alla plenaria del Parlamento europeo. E assicura: “I fondi che l’Italia mette a disposizione per mitigare la crisi migratoria non possono rientrare nel campo d’applicazione del patto di Stabilità. Quanto l’Italia fa per migranti, e l’Italia fa molto, non deve portare a conseguenze negative in termini di bilanci per il Paese”.
L’immigrazione non è il solo punto focale su cui si discuterà in Europa, in agenda oggi e domani ci saranno anche Ucraina, Siria e, quindi, inevitabilmente la questione della Russia. Tema sul quale l’Italia potrebbe essere di nuovo protagonista. Roma, infatti, è sempre stata orientata a una normalizzazione dei rapporti con Mosca. E se i rapporti Usa-Russia, con la nomina a segretario di Stato di Rex Tillerson, amministratore delegato di ExxonMobil e amico di Vladimir Putin, vanno verso il disgelo, potrebbe essere proprio il nostro Paese – che nel 2017 ospiterà il G7 – la sponda di Washington in Europa in questa direzione. Strada però a Bruxelles tutta in salita, non solo per le riserve dei Paesi centro-orientali, ma anche visti gli sviluppi ad Aleppo, ancora una volta teatro delle stragi compiute dal regime di Assad con il supporto russo.
Ma già da martedì, nella lettera di congratulazioni a Gentiloni, cogliendo subito l’importanza del tema sisma per la tenuta del nuovo Governo, aveva assicurato: “La Commissione europea continuerà ad essere al fianco dell’Italia per sostenere il percorso di riforme e assicurare una rapida e completa ricostruzione delle aree colpite dal terremoto nei mesi scorsi”. Insomma niente ostacoli per Roma, non servono manovre aggiuntive: “È corretto dire che quello che è richiesto all’Italia è tutto incluso nell’opinione” della Commissione Ue di novembre “e non abbiamo altre parole da aggiungere”, chiarisce una portavoce della Commissione Ue rispondendo ai giornalisti che chiedono precisazioni sul punto. Sembra insomma un momento d’oro per l’Italia a Bruxelles. Anche il Parlamento europeo, infatti, sarà dal 2017 con ogni probabilità a guida italiana, essendo i due principali candidati gli italiani Antonio Tajani per il Ppe e Gianni Pittella per il Pse. Non a caso, Gentiloni domani parteciperà alla riunione dei leader del Pse che precede sempre il Consiglio europeo. Riunione alla quale la presenza italiana non è sempre garantita.
Il presidente del Pes Sergei Stanishev dopo aver incontrato il Presidente del Consiglio italiano ha detto: “Siamo molto felici di accogliere Paolo Gentiloni, il primo ministro del nuovo governo italiano guidato dal Partido Democratico. Non vediamo l’ora di lavorare con i nostri colleghi italiani sulla nostra agenda nel contesto del prossimo 60 ° anniversario del Trattato di Roma”.
Gianni Pittella, leader del gruppo Socialista & Democratici di deputati, è stato acclamato dai leader del PES come candidato per la presidenza del Parlamento europeo. I leader hanno convenuto che la presidenza Pittella sarebbe una pietra miliare per l’agenda sociale PES nelle istituzioni dell’UE.
“I socialisti non staranno a guardare mentre l’ossessione della destra con austerità e tagli mette in pericolo il futuro dei cittadini europei. Solo gli investimenti in grado di fornire posti di lavoro di buona qualità potranno far tornare in Europa una crescita forte e sostenibile”, dice Stanishev.
“Abbiamo concordato oggi che siamo pronti a combattere nei nostri paesi, al Parlamento europeo e al Consiglio europeo – a partire da oggi -. Per l’investimento sociale di cui i nostri cittadini hanno bisogno”.

DOPPIA FIDUCIA

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Dopo aver incassato la fiducia alla Camera, Gentiloni fa il bis al Senato con 169 voti favorevoli, 99 voti contrari e 0 astenuti. Ala e Lega non hanno partecipato al voto mentre il M5S ha votato contro. Il governo di Matteo Renzi, il 25 febbraio del 2014, ottenne la prima fiducia del Senato con lo stesso numero di voti favorevoli.

“Per il tempo necessario in questa delicata transizione servirò con umiltà gli interessi del Paese – ha detto il presidente del Consiglio in Aula per la fiducia.  “Una fiducia un po’ particolare”, come ha detto lo Gentiloni, avendo “condiviso pienamente la riforma costituzionale approvata ripetutamente in questa Aula” e che avrebbe eliminato il bicameralismo paritario, se fosse stata ratificata dalla consultazione popolare. Quindi ribadisce alcuni punti programmatici già espressi martedì a Montecitorio – “lavoro, lavoro, lavoro” e poi “Sud per cui servono risposte credibili” – e, in generale, indica due obiettivi: “dare stabilità al Paese” e completare “le riforme avviate”.

La prova del Senato è quella più difficile, con i mal di pancia di Ala insoddisfatta dalla lista dei ministri che la ha lasciata a bocca asciutta contrariamente alle sue aspettative. Ala non parteciperà al voto, spera evidentemente che le loro rimostranza possano dare frutto più avanti. Ci sono in ballo la vicepresidenza dell’Aula del Senato e la presidenza di commissione affari costituzionali lasciate libere rispettivamente dai neo ministri Fedeli e Finocchiaro.  Il senatore di Ala-Sc Riccardo Mazzoni ha parlato del principio “della dignità politica che non ci ha voluto riconoscere sulla base di una conventio ad excludendum che non comprendiamo”.

Gentiloni è intervenuto nella replica della discussione sulla fiducia. “Non siamo innamorati della continuità – ha detto ancora il presidente – abbiamo anzi rivolto una proposta all’insieme delle forze parlamentari per individuare una convergenza più larga. C’è stata una indisponibilità: non un amore della continuità ma la presa d’atto di questa situazione ha spinto le forze che hanno sostenuto questa maggioranza a dar vita a questo governo, per responsabilità”. Non è un governo di inizio legislatura ma innanzitutto deve completare la eccezionale opera di riforma, innovazione, modernizzazione di questi ultimi anni”.  Il premier ha anche sottolineato con forza la necessità di una riforma della legge elettorale “a prescindere da quanto durerà la legislatura”. Nella conclusione del suo intervento citando Carlo Azeglio Ciampi, Gentiloni ha ribadito la sua intenzione “per quanto durerà questa delicata transizione” di “servire con umiltà il Paese”.

E proprio sulla durata del Governo è il ministro Poletti a porre subito un limite. L’occasione viene dalla notizia secondo la quale la Corte costituzionale esaminerà nella camera di consiglio dell’11 gennaio 2017 l’ammissibilità delle richieste relative a tre referendum abrogativi tutte concernenti disposizioni in materia di lavoro, comprese misure presenti nel Jobs Act. “Se si vota prima del referendum –  ha commentato Poletti – il problema non si pone. Ed è questo, con un governo che fa la legge elettorale e poi lascia il campo, lo scenario più probabile. Sulla data dell’esame della Consulta è tutto come previsto”.

Per i Socialisti è Leggi l’intervenuto del Senatore Enrico Buemi: “Quanto è accaduto in queste settimane – ha detto – dimostra che si può uscire rapidamente da una crisi di governo e che si può rapidamente approvare nelle due Camere leggi importanti come la legge di bilancio, senza eliminare la doppia approvazione di Camera e Senato”. “Per quanto riguarda la prospettiva di questa legislatura – ha aggiunto – resto fedele all’imperativo di conseguire il più possibile la razionalizzazione e modernizzazione del meccanismo decisionale all’interno dell’assetto costituzionale esistente, fermo restando l’auspicio che la revisione costituzionale sia affidata, se si ritiene utile procedere a cambiamenti, a una futura legislatura secondo il metodo condiviso e proporzionale dell’Assemblea costituente”. “Da ora fino a fine legislatura le garantiamo l’appoggio sui provvedimenti che riguardano i problemi del Paese, i terremotati, la crisi economica e bancaria, il lavoro e la creazione di nuove opportunità per le nuove e vecchie generazioni, la legge elettorale, che oggi è sulla bocca di tutti, ma che in passato veniva tralasciata mentre noi abbiamo presentato in epoca non sospetta una proposta che recuperasse l’esperienza degli anni Novanta e Duemila con il Mattarellum, con il quale – ha concluso Buemi – si erano sperimentate maggioranze di vario tipo e su cui si possono apportare modifiche”.

Spettro Piazze contro Parlamento

gentiloni-uscitaNon sarà facile archiviare in modo indolore Matteo Renzi. Paolo Gentiloni, amico e successore dell’ex presidente del Consiglio, ha tanti fronti aperti, molti problemi da affrontare. Ma il neo presidente del Consiglio, già stretto collaboratore del giovane “rottamatore” di Firenze “rottamato” dalla sconfitta al referendum costituzionale del 4 dicembre, dovrà fare i conti soprattutto con la protesta sociale, causata dalla crisi economica e dall’immigrazione di massa.
Dovrà fare i conti soprattutto con Beppe Grillo, massimo interprete del profondo malessere sociale, provocato dalla Grande crisi finanziaria internazionale scoppiata nel 2008. Il fondatore del M5S è un personaggio straordinario, è per metà comico e metà politico. Da uno spettacolo tenuto al Teatro Politeama di Genova ha dato la linea per combattere Gentiloni: le Piazze contro il Parlamento. Alla folla di spettatori del Politeama ha annunciato: «Tutti i nostri 140 parlamentari usciranno da questo Parlamento finto e antidemocratico e usciremo nelle piazze» per abbattere il governo.
Dal suo potente blog su internet ha precisato la strategia: entro il 24 gennaio verrà organizzata una grande manifestazione dei cinquestelle, «noi compariremo in una piazza d’Italia e terremo lì una seduta parlamentare: sarà un flash mob per la democrazia, dove a parlare e ad essere ascoltati saranno i cittadini». Il Parlamento è snobbato come pure le consultazioni sulla crisi di governo svolte da Gentiloni, perché “riti tristi, triti e ritriti”. L’obiettivo è difendere “la sovranità popolare” stabilita dall’articolo 1 della Costituzione perché Gentiloni, il Pd, il sistema politico, «Il palazzo non vuole prendere atto del no di 20 milioni di italiani» nel referendum contro la riforma costituzionale di Renzi.
È partita la sfida sul rispetto dei principi e delle norme della Costituzione. Gentiloni, chiedendo il voto di fiducia della Camera al governo, ha replicato: è un esecutivo “di responsabilità” che durerà “fin quando avrà la fiducia del Parlamento”. Ha parlato in un’aula in parte vuota, senza i deputati del M5S, della Lega Nord e dei verdiniani di Ala: «La politica è confronto, non odio e post verità. Chi rappresenta i cittadini non deve diffondere paure». Ha contestato le opposizioni assenti e, in particolare, i pentastellati: «Abbiamo i super paladini della centralità del Parlamento che nel momento più importante della vita parlamentare non ci sono». Ha rilanciato la necessità del confronto e di abbassare i toni: «Bisogna farla finita con l’apparentemente inarrestabile escalation di violenza verbale. Il Parlamento non è un social network. Contribuiamo a rasserenare il clima nelle famiglie del nostro Paese».
Gentiloni vuole porre al centro del suo governo l’impegno per il lavoro e rivedere l’Italicum, la riforma elettorale ormai affondata. Tuttavia, dopo il referendum, adesso si annuncia una seconda battaglia campale per chi rispetta la Costituzione. Ognuno prepara la sua lotta.
Le piazze e i comizi sono il sale della democrazia come il Parlamento liberamente eletto dai cittadini. Si tratta di due strumenti essenziali della democrazia come altri, tipo la libertà di stampa. Ma Piazza e Parlamento non vanno messi in contrapposizione, per delegittimare uno dei due. Quando ciò è avvenuto, alcune volte, si sono imposte spaventose dittature.

Rodolfo Ruocco

GOVERNO. SÌ DELLA CAMERA

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Il Gentiloni incassa la fiducia della Camera con 368 sì. Domani la prova del Senato. Gentiloni ha presentato a Montecitorio il suo governo e il programma. Molti i ministri che vengono dal governo precedente. Il programma pure rimane in gran parte quello del governo guidato da Matteo Renzi in cui Gentiloni occupava la  casella di Ministro degli Esteri. Insomma un governo nella continuità. “Un governo di responsabilità che durerà fin quando avrà la fiducia del Parlamento”,  ha detto il neo presidente del Consiglio in un discorso lungo appena 18 minuti, in cui ha rivendicato come un punto di forza quello che altri considerano un limite. Ossia la continuità con il governo Renzi e il “grande lavoro fatto”. Su due temi proverà a fare di più: il sostegno alla classe media disagiata e il Sud.

Un Governo che vede il sostegno anche dei socialisti che in Aula hanno annunciato il voto a favore con Pia Locatelli, presidente del gruppo del Psi “La rapidità con la quale il suo Governo – ha detto nel corso del dibattito – si è insediato evidenzia, se ce ne fosse bisogno, le urgenze che abbiamo di fronte nazionali ed internazionali e che giustamente hanno prevalso su tutto”. I socialisti, come ha aggiunto Pia Locatelli nella dichiarazione di voto, hanno assicurato il sostegno al governo.

Bobo Craxi (Psi): “Senza una legge elettorale equilibrata non si può andare al
voto”

Per Bobo Craxi “finché non c’è una legge elettorale, equilibrata e legittima, non è possibile
andare al voto”. “Le emergenze di carattere economico e lo scenario internazionale, globale ed europeo –  ha aggiunto Craxi – impongono all’Italia una motivata responsabilità e
stabilità, non una ennesima, lunga ed estenuante campagna elettorale. Di questo ne sono consapevoli tutte le forze politiche e le personalità più avvertite, che hanno a cuore la stabilità e l’autorevolezza del nostro Paese. A cominciare dal Capo dello Stato, che si è mosso con grande equilibrio”.

In Aula, mentre Gentiloni illustrava il suo programma, sono rimasti vuoti gli scranni del M5s, della Lega e di Ala.  E il premier a loro si rivolge sul finale: “La politica è confronto, non odio o post verità. Chi rappresenta i cittadini non deve diffondere paure”. Curioso che Ala, i verdianini per intenderci, che sono stati tra i sostenitori della necessità di proseguire la legislatura, ora neanche entrano in Aula, evidentemente delusi dalla lista dei ministri che non ha premiato le loro aspettative.

Nel discorso di replica alla Camera dopo il dibattito sulla fiducia il nuovo premier ha rivendicato quanto fatto dal Parlamento. “Tutti sappiamo – ha detto parlando della legge elettorale – che occorre intervenire sulle regole per portare il Paese al voto, quindi abbiamo chiesto un concorso generale a questo compito ma non c’è stata questa disponibilità delle altre forze e le forze della maggioranza si sono assunte la responsabilità. Si sono assunte un rischio? Certamente si sono prese un rischio politico ma nel rispetto dei doveri costituzionali previsti dal nostro ordinamento” e con “coerenza”.

E sul referendum ha aggiunto: “Ho sentito dire che non avremmo riconosciuto la sconfitta referendaria. Se sono qui è perché abbiamo riconosciuto le ragioni della sconfitta. Il presidente del Consiglio si è dimesso e abbiamo invitato tutte le forze parlamentari a concorrere alla formazione di un nuovo governo che era necessaria e alla quale ci richiamava il presidente della Repubblica”.

E non si è lasciato sfuggire l’occasione per qualche frecciata ai 5 Stelle. “Se c’è stata una cosa davvero bella di questi mesi di campagna referendaria, che a me non sono piaciuti moltissimo, è stata una discussione pubblica sulla Costituzione. Ora non si può fare che la discussione svanisca nel nulla e la costituzione venga dimenticata. Abbiamo i super paladini della centralità del Parlamento che nel momento più importante della vita parlamentare non ci sono”.

E a proposito di Parlamento Gentiloni ha sottolineato come sia necessario rasserenare il clima: “Bisogna farla finita con l’apparentemente inarrestabile escalation di violenza verbale nel nostro dibattito politico. Il Parlamento non è un social network”. E poi le priorità scritte nell’agenda dell’esecutivo: Lavoro e migranti.  “La priorità delle priorità sarà lavoro, lavoro e lavoro. Nel momento in cui l’economia mostra alcuni segni di ripresa, certo tutti sappiamo che sono segni iniziali ma vanno incoraggiati. I segnali di ripresa del mercato dei consumi mettono il lavoro al centro”.

“Nel consiglio europeo di questa settimana – ha aggiunto – sarà centrale il tema migratorio. Deve essere molto chiaro che la posizione italiana non manca di rispetto a qualcuno. Non siamo guastafeste ma non possiamo neanche farci carico dei flussi migratori per conto dell’Ue”. “Interpreterò il sentimento comune al Parlamento quando discuteremo la riforma delle regole di Dublino che riguardano l’accoglienza e ci confronteremo con posizioni non accettabili”.

Intervento del Presidente del gruppo del Psi Pia Locatelli sulle comunicazioni programmatiche del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni

Intervento del Presidente del gruppo del Psi Pia Locatelli nel corso del dibattito sulle comunicazioni programmatiche del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni per il nuovo Governo  

Signor Presidente del Consiglio, la rapidità con la quale il suo Governo si è insediato evidenzia, se ce ne fosse bisogno, le urgenze che abbiamo di fronte nazionali ed internazionali e che giustamente hanno prevalso su tutto. Sui temi nazionali vogliamo, anzi, dobbiamo dare senso e gambe a quella che agli occhi esterni è apparsa una contraddizione istituzionale, cioè dimissioni del Governo e, in parallelo, atto di consenso parlamentare. Ma era urgente e indifferibile approvare la legge di bilancio, che ora ha bisogno degli strumenti di attuazione per tradurre in azione la filosofia che ha ispirato per buona parte la manovra economica. Merito e bisogno, binomio caro ai socialisti, e futuro.

Noi socialisti poniamo alla sua attenzione un solo significativo tema della legge di bilancio: il contrasto alla povertà assoluta – sono un milione e 600 mila le famiglie in povertà assoluta – e alla povertà educativa, che colpisce un milione di minori, per i quali va spezzata la trasmissione intergenerazionale della povertà, perché, se sei povero da piccolo, è alto il rischio che tu lo sia da adulto.
Le scadenze internazionali sono numerose e molto impegnative, anche qui ne indichiamo una sola: il Consiglio europeo. Ci toglie una forte preoccupazione la sua partecipazione al Consiglio europeo di giovedì e venerdì, non potevamo certo farci sostituire ad un Consiglio che vede all’ordine del giorno migrazioni e sicurezza. Si discuterà di
 migration compact nella versione minimalista rispetto alla nostra proposta originale, che certamente non ci soddisfa. Si discuterà dell’attuazione della dichiarazione UE-Turchia, Paese al quale la UE ha appaltato il contenimento dei migranti, chiudendo gli occhi di fronte a tante violazioni dei diritti umani e pure dello Stato di diritto. Pensiamo ai nostri colleghi parlamentari incarcerati. Soprattutto, si discuterà della riforma del sistema europeo comune di asilo. Si definisce «comune», ma sappiamo bene che comune non è, e per questo Dublino, anche nella sua ultima versione, va riformato, e tocca soprattutto a noi, che ben lo conosciamo, indicarne la disfunzionalità, la necessità di riformarlo e la direzione della riforma. È un compito difficile quello che spetta a lei e al suo Governo, e per questo le auguriamo buon lavoro, a lei e al suo Governo.