UN ANNO DI PROVE

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Il nostro Psi, nell’annata politica che va da un agosto all’altro, vanta un notevole lavoro politico che ha sanato ferite, raggiunto risultati importanti, provato, non sempre con successo, ad allacciare intese politiche, contribuito a raggiungere obiettivi legislativi di rilievo.

E’ stato l’anno di Amatrice e del terremoto che ha sconvolto una parte del centro Italia. I socialisti hanno lanciato subito due progetti: uno sulla messa in sicurezza del territorio e uno per la salvaguardia degli edifici. E’ passato solo un anno e sembra un secolo. Ma è stato anche l’anno di Trump e del terrorismo islamico che non demorde e che continua a colpire, da Nizza a Londra, dalla Germania al Belgio. Con Nencini lanciamo l’idea di salvaguardare la nostra cultura liberale e proponiamo iniziative contro l’infibulazione e la sharia. Restiamo, in fondo, figli dei principi dell’illuminismo, loro di quelli dell’oscurantismo. Grazie all’impegno del nostro vice ministro si vara la legge sull’omicidio stradale. E’ stato l’anno di Macron che ha sconfitto la destra e la sinistra francesi, l’anno della Brexit. E’ stato il primo anno senza Marco Pannella, mentre ci hanno salutato per sempre i nostri indimenticabili Lelio Lagorio, Franco Piro, Giuseppe Tamburrano e Giovanni Pieraccini. Dal Portogallo rimbalza la notizia della scomparsa di Mario Soares e più recentemente ci lascia Enzo Bettiza, campione di liberalsocialismo. E’ l’anno segnato da un referendum perso dal governo Renzi (i socialisti si sono schierati per il sì, ma hanno contestato l’Italicum), cui sono seguite le dimissioni di quest’ultimo da presidente del Consiglio, ma non dalla politica, tanto che il giovin Matteo ha poi stravinto le primarie del Pd restando così alla sua guida. Il suo successore al governo Paolo Gentiloni lo surclasserà nettamente nei sondaggi sul gradimento degli italiani (risale a sorpresa anche Berlusconi).

Se n’è andato davvero, pareva impossibile, Fidel Castro, ci lascia anche il premio Nobel Dario Fo e alle elezioni amministrative parziali trionfa, a sorpresa, il centro-destra anche nelle regioni rosse. I socialisti si confermano in buona salute nei comuni, dove restano l’unico partito del centro-sinistra presente, oltre il Pd. Esplode lo scandalo immigrati e Ong. Un magistrato di Catania esprime preoccupazioni non infondate. Inizia lo scaricabarile dell’Europa ma la Bonino sostiene che i trattati che abbiamo firmato (in cambio di flessibilità sui conti) scaricano gli oneri su di noi. Il Psi si ritrova a congresso a Roma anche per risolvere un questione di legittimità degli organi dopo un ricorso. Ne esce la preferenza per un nuovo rapporto con radicali e laici. Emma, presente, rimpiange la Rosa nel pugno. Intanto l’Avanti, dopo la rubrica di denuncia sulle banche (al Senato i socialisti presentano due proposte di legge sull’argomento) può contare sulle preziose collaborazioni del giornalista Aldo Forbice e dell’economista Nicola Scalzini, già consulente di Craxi alla presidenza del Consiglio e sottosegretario del governo Dini. Grazie a Pia Locatelli la legge sul fine vita è approvata dalla Camera, dopo quella sulle unioni civili, cui i socialisti danno un contributo essenziale.

Con Giovanni Negri dò vita all’associazione Marianna che unisce radicali, laici e socialisti, mentre i radicali transnazionali si trovano a congresso a Rebibbia. E’ l’anno di una legge elettorale che non si fa (i socialisti avanzano una proposta di legge sullo schema del Mattarellum), di Pisapia che, come l’araba fenice, che ci sia ciascun lo dice ma dove sia nessun lo sa, ma é certo l’anno della scissione del Pd abbandonato da D’Alema, Bersani, Speranza e Rossi, che fondano Mdp. L’aggettivo socialista viene bandito. Il Pd é in crisi, anche Orlando fonda un suo movimento (un’altra scissione?). Dobbiamo intervenire per difendere Ignazio Silone dalle accuse di uno storico e anche per dire la verità sul nuovo film Sky 1993. Celebriamo il settantesimo anniversario della scissione di Palazzo Barberini (Saragat aveva ragione) e portiamo a casa dalla Camera lo ius soli, vecchio principio socialista. I grillini fanno ridere e piangere tutta Europa per come amministrano Roma. La Raggi dice no alle Olimpiadi e non si contano ormai gli assessori dimissionari, mentre il suo uomo di fiducia finisce in carcere. Finalmente la coalizione internazionale espugna Mosul. L’Isis si ritira.

L’economia italiana é in timida ripresa. Siamo al più 1,3. Ma la disoccupazione é ancora alta. E’ anche l’anno dei papà. Quello della Boschi, incastrato dalle banche, quello di Renzi accusato di incontri con l’imprenditore Romeo. Ci pensa Richetti a risanare l’Italia. La sua proposta di legge tesa ad applicare il contributivo ai vitalizi degli ex parlamentari viene approvata dalla Camera. Ma i grillini non si accontentano. Vogliono il riconoscimento della primogenitura e al Senato scoppia il finimondo perché la procedura d’urgenza viene rifiutata. Dopo aver citato la battaglia di Auschwitz di Napoleone, Di Battista attribuisce il Nobel a Hollande, mentre Di Maio aveva accenato al Venezuela di Pinochet. Il futuro dell’Italia in mano agli ignoranti? Arriva agosto, mentre Emma Bonino e Carlo Calenda partecipano alla formazione del nuovo movimento Forza Europa. Una novità interessante e dagli sviluppi potenzialmente rilevanti. Fa molto caldo. Salvini ne prende troppo e chiede di processare Napolitano per l’intervento in Libia. Siamo oltre misura, oltre il record, oltre dove una volta voleva finire il vecchio Occhetto. Esaurita l’ondata dei trentenni si passa direttamente agli ottuagenari? De Rita osserva che siamo nella fase del rancore e del rimpianto. Aspettiamo settembre per verificare se dopo la morte della rottamazione e di Lucifero ci sarà spazio anche per noi, non più trentenni, non ancora rottamati ma non ancora ottantenni. Restiamo a metà del guado…

Mauro Del Bue

Confronto Francia-Italia sul caso Fincantieri-Stx

Bruno-Le-MaireIl ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, è atteso oggi a Roma per incontrare le autorità italiane e cercare di allentare il braccio di ferro tra Italia e Francia con un accordo sul dossier Fincantieri-Stx France che possa soddisfare entrambe le parti. La sua ultima proposta è quella di dare a Fincantieri la completa gestione dei cantieri francesi con la possibilità di nominare un presidente del consiglio di amministrazione con voce preponderante, ma il controllo deve essere paritario. Dopo aver esercitato l’arma del ricatto della nazionalizzazione, il ministro francese assume un atteggiamento ‘magnanime’ verso l’Italia. Sembrerebbe come la storiella del ragazzino che prima mena e dopo cerca di fare pace per raggiungere le condizioni a lui più favorevoli.
In una recentissima intervista a Il Corriere della Sera, il francese Le Maire ha illustrato la proposta che prevede per i cantieri Saint-Nazaire che la Fincantieri sia azionista al 50% e che il presidente nominato dalla società italiana abbia voce preponderante in caso di uguaglianza. Nonostante la nazionalizzazione temporanea (il governo francese, la settimana scorsa ha esercitato il diritto di prelazione salendo al 100% dei cantieri di Saint Nazaire), la Francia vuole un socio privato e Fincantieri è il candidato migliore. Con un atteggiamento più costruttivo Le Maire si è detto fiducioso che un accordo venga raggiunto nelle prossime settimane. In realtà l’attuale esecutivo francese ha scoperto un proprio fianco di debolezza che cerca di coprire facendo fare le spese all’Italia. Quel 16,66% posseduto da Fincantieri, eccedente l’ipotetico 50% paritetico tra partner italiani e francesi dovrebbe essere così distribuito: il 14,66% andrebbe alla Francese Naval Group ed il restante 2% ai lavoratori di Stx. Secondo Le Maire, sarebbe questo il modo per lasciare a Fincantieri la designazione del presidente del consiglio di amministrazione e consentire la guida italiana dei cantieri navali francesi.
Il ministro francese ha anche detto: “La nostra scelta è Fincantieri. Siamo due nazioni sorelle. Vogliamo lavorare mano nella mano con l’Italia, sia in campo industriale che sull’unione politica e monetaria. È una scelta politica importante. Abbiamo lavorato a una proposta che permetta di uscire al meglio dalla situazione attuale: costruire una grande alleanza industriale europea franco-italiana in campo navale. È importante tuttavia che i nostri partner italiani comprendano le nostre preoccupazioni. Nessuna della nostre decisioni è rivolta contro l’Italia, sono motivate da preoccupazioni legittime su due punti. Il primo è l’occupazione. Oggi il settore delle crociere va benissimo, ma una crisi può arrivare domani. E quali garanzie abbiamo che Fincantieri non sposterà le sue attività su altri siti produttivi? Migliaia di lavoratori a Saint Nazaire sono preoccupati. La seconda preoccupazione riguarda le tecnologie di punta. Oggi non abbiamo sufficienti garanzie sul rischio di trasferimento di queste tecnologie verso la Cina, che segnerebbe la fine dei cantieri di Saint Nazaire. Vogliamo semplicemente maggiori garanzie su questi due punti”.
La Francia chiede legittime garanzie all’Italia ed alla Fincantieri ma non è convincente perché finora non si è mai preoccupata di chiedere le stesse garanzie ai coreani che potrebbero già avere acquisito le tecnologie di punta per la cantieristica della Corea del Sud. Quanto al desiderio della grande alleanza italo-francese in campo navale è già un dato di fatto con la quota di Fincantieri acquistata dai coreani.
Ci potrebbero essere dunque altre motivazioni recondite oltre a quelli degli interessi nazionali della Francia. I francesi sanno bene che la loro cantieristica navale è in perdita contrariamente a quanto avviene per quella italiana. Dalla Francia, l’Italia si sarebbe aspettato un ringraziamento per l’intervento della Fincantieri che sostituendosi ai coreani è intervenuta per salvare la cantieristica francese e potenziare quella europea. È una questione di principio e di rispetto degli accordi già sottoscritti in una logica di lungimirante strategia economica che salva anche i posti di lavoro della cantieristica di Saint Nazaire.
Ricapitolando, i francesi propendono per uno schema paritario nel capitale di Stx France, mentre l’Italia non è disposta a cedere ed oggi ribadirà che Fincantieri vuole il controllo della maggioranza ed il controllo del sito.
Dunque restano immutate le posizioni francesi ed italiane.
Naturalmente il Governo italiano non intende indietreggiare. Lo ha confermato ieri sera il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che in una intervista al Tg5 si è impegnato a difendere gli interessi nazionali con tranquillità ma anche con forza. Gentiloni ha sottolineato come i paesi europei debbano cooperare tra loro. Con spirito di osservazione ha detto: “Vediamo se arrivano altre proposte”.
Ieri sera c’è stato un meeting tra il premier Gentiloni ed i ministri dell’Economia Pier Carlo Padoan e dello Sviluppo Carlo Calenda per discutere proprio della vicenda dei cantieri navali di Saint-Nazaire.
Il ministro Carlo Calenda ha ripetuto nei giorni scorsi che sarebbe inaccettabile tenere Fincantieri sotto la soglia del 51 per cento. Sarebbe una incomprensibile concessione per chi ha seguito questa vicenda.
Sul dossier Fincantieri è anche intervenuto il ministro Giuliano Poletti affermando: “Noi siamo per tutelare la correttezza dei rapporti”. Le dichiarazioni di Poletti sono state fatte durante la trasmissione ‘Ma cos’è questa estate’ di Radio24, a poche ore dall’incontro italo-francese a Roma. Per il ministro del lavoro: “Ci sono atti che testimoniano degli accordi che erano stati realizzati fra l’impresa e la nuova società e  pensiamo che quello che vada fatto sia sostanzialmente rispettare gli accordi. Bisogna trovare le forme, le modalità, ma dobbiamo tutelare le nostre imprese nel momento in cui fanno interventi nel mondo, anche perché il mercato aperto alla possibilità di avere investimenti internazionali, ad esempio in Italia, io credo che sia un fatto positivo. Un dato che non viene mai citato, mentre io lo considero molto importante, è che nel 2016 in Italia gli investimenti internazionali in Italia sono aumentati di oltre il 50%. Se vogliamo che l’economia italiana cresca, che le imprese crescano, abbiamo bisogno di investitori, quindi anche di investitori internazionali, però c’è un dato di rispetto reciproco. Questo deve valere per noi, deve valere per tutti gli altri Paesi, deve valere anche per la Francia. Quindi credo che debba essere sviluppato un confronto molto franco sul quale il nostro governo ha intenzione di far valere il rispetto dei patti, cosa assolutamente normale”.
L’incontro è importante non soltanto per i destini dell’accordo Finantieri-Stx, ma anche perché potrebbe mettere in discussione il ‘modus operandi’ delle relazioni tra i Paesi dell’Unione Europea.
Intanto il titolo Fincantieri prende il largo a Piazza Affari. Fin dai primi scambi, la quotazione della cantieristica navale italiana si è messa in evidenza segnando un progresso di oltre l’1,5% per poi accelerare ulteriormente e salire di oltre 2 punti percentuali. In Borsa, il mercato azionario sembra fiducioso che la questione possa risolversi positivamente per la Fincantieri.
Alle 17,30, presso il Ministero dell’Economia inizierà il braccio di ferro Italia-Francia. Al termine conosceremo l’esito sperando in una saggia decisione di entrambe le parti. Domani alle 15,30 il ministro Calenda riferirà alle Camere sul confronto di stasera. Dopo l’intervento del Ministro, è previsto in Aula un dibattito con interventi di cinque minuti per ogni gruppo.

Salvatore Rondello

Gentiloni, in Libia azione supporto contro scafisti

gentiloni manovrinaL’Italia collaborerà con la Guardia Costiera libica nel contrasto del traffico degli esseri umani non con “un enorme invio di grandi flotte e squadriglie aeree” ma con una attività di supporto che consentirà alle autorità di quel Paese “di rafforzare la loro capacita’ di controllo delle frontiere e del territorio nazionale” e che “può dare un contributo molto rilevante nel regolare i flussi migratori che raggiungono il nostro Paese”.
Paolo Gentiloni, al termine del Consiglio dei ministri che ha dato il via libera alla missione sulle coste del nord Africa, ribadisce che il nostro governo ha “approvato né più né meno quel che ci è stato richiesto dal governo di accordo nazionale”, misure che costituiscono, afferma ancora, “un passo in avanti nel contributo italiano alle capacità delle autorità libiche di condurre la loro iniziativa contro gli scafisti”. La stabilizzazione della Libia è “una priorità” e il governo, sottolinea il presidente del Consiglio durante una dichiarazione alla stampa, sa bene che il percorso che si dovrà affrontare “non è certo un’autostrada in discesa ma accidentato”
Anche per questo Gentiloni spera in un consenso largo del Parlamento (le commissioni Esteri e Difesa del Senato e della Camera potrebbero pronunciarsi già martedì prossimo, dice) e che la politica consideri la decisione dell’esecutivo “per queste caratteristiche: un’azione a supporto delle autorità libiche che può avere conseguenze importanti per il contesto italiano e per ridurre il traffico orrendo di esseri umani che arriva sulle nostre coste”. Nei prossimi mesi, conclude Gentiloni, “si dovrà proseguire e accelerare nel lavoro di rafforzamento dell’azione delle organizzazioni internazionali e in particolare dell’Unhcr e Oim che già si occupano dei centri di accoglienza dei migranti in Libia”.

Schulz cerca il rilancio: più investimenti e aiutare l’Italia

schulzDa grande speranza dei socialdemocratici, a sconfitto, Martin Schulz tenta di rilanciare la propria campagna elettorale. L’obiettivo? Presentarsi come una vera alternativa alla stabilità rappresentata da Angela Merkel. Al centro della sua nuova strategia, presentata nelle ultime settimane, immigrazione, solidarietà europea e investimenti.

Man mano che si avvicina il 24 settembre, il giorno delle elezioni federali tedesche, la vittoria di Angela Merkel sembra essere sempre più scontata. Eppure, ancora a marzo, la “grande speranza” socialdemocratica, Martin Schulz, da poco ottenuta la nomina a candidato cancelliere, era riuscito a portare il proprio partito a quota 33,1%  nei sondaggi, superando di quasi un punto l’Unione CDU/CSU dell’attuale Cancelliere. Ora, però, a meno di due mesi dalle elezioni, Schulz è dato al 22%, diciotto punti in meno del 40% attribuito ad Angela Merkel.

Il tracollo nei sondaggi ha spinto la SPD e Schulz a cambiare strategia presentando un nuovo programma che vada ad attaccare Angela Merkel sul suo punto di forza: quella stabilità che, all’interno della campagna socialdemocratica, diventa il “mantenimento dello status quo” ed un freno al progresso della Germania e dell’Europa.

Quest’obiettivo, sostiene la dirigenza socialdemocratica, può essere raggiunto soltanto toccando i temi dell’immigrazione, del futuro dell’Europa e gli investimenti statali.

Immigrazione e cooperazione. Il via alla nuova fase è iniziato con un intervista domenicale al popolare quotidiano Bild am Sonntag. Qui, Martin Schulz ha apertamente criticato la contestata “apertura” ai rifugiati avviata dal Governo Merkel nell’estate del 2015, una decisione avallata, ai tempi, dalla stessa SPD.

Schulz non contesta la necessità dell’apertura, considerata dalla SPD centrale per garantire l’accesso al centro-nord Europa ai rifugiati bloccati in Italia, Spagna ed Ungheria, quanto il come il governo tedesco ha applicato la stessa: senza un previo accordo con gli stessi partner europei. Questo, argomenta il leader socialdemocratico avrebbe provocato un effetto domino, estremizzando la posizione di chiusura dei governi dell’Europa Orientali da una parte ed aggravando, dall’altra, l’emergenza in Italia, in Grecia ed in Spagna.

La visita in Italia. La soluzione migliore, dicono i vertici socialdemocratici, sarebbe un nuovo accordo di mutua solidarietà fra i partner europei. Rimangono ancora ignote le modalità, ma, alludono i vertici del partito, una bozza potrebbe essere presentata durante o dopo il viaggio di Schulz in Italia, previsto per l’ultima settimana di Luglio, in cui il possibile accordo verrà discusso col Presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni.

“Non è possibile”, dice Schulz, lasciare il peso dell’accoglienza sulle spalle dell’Italia, della Spagna e della Grecia. Allo stesso tempo, non è possibile che alcuni paesi europei, argomenta sempre il candidato socialdemocratico, non è possible che alcuni paesi, ovvero Austria, Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca, si rifiutino di accettare la propria quota di rifugiati.

Per evitare questa palese violazione del principio di solidarietà interno alla UE, Schulz ha sottolineato come il suo eventuale governo voglia proporre l’introduzione di sanzioni economiche, come la sospensione dei finanziamenti europei, a quei paesi UE che si rifiutassero di accettare la propria quota di rifugiati.

“Il modo in cui Angela Merkel vuole condurre la propria politica europea rimane scandaloso”

Martin Schulz, su Merkel ed Europa

Basta fare i “professorini”. Martin Schulz è tornato alla carica di Angela Merkel lunedì, grazie ad una seconda intervista rilasciata, stavolta, al quotidiano francese Le Monde. Riprendendo il concetto di solidarietà e cooperazione, Schulz, ha dichiarato come non sia più ammissibile che la Germania e, per converso, tutto il blocco nordico (soprattutto Olanda e Finlandia) “dettino condizioni” in materia di politica-economica agli altri paesi europei.

La Francia, continua il candidato socialdemocratico, sarebbe l’esempio più recente di quanto questo tipo di approccio possa essere deleterio. Per Schulz, il Presidente francese Emmanuel Macron dovrebbe essere lasciato libero di lavorare al processo di riforma dello stato secondo modalità e tempistiche che egli ritenga più opportune e non quelle stringate indicate da Bruxelless o, peggio ancora, da Berlino.

Chiedere alla Francia, continua Schulz, di tagliare il rapporto deficit/PIL ed allo stesso tempo di riformare il mercato del lavoro, “non può che non funzionare” e, anzi, rischia di alimentare tensioni politiche e sociali, quali le proteste attualmente in atto in Francia sia a livello istituzionale – i tagli di fondi alla Forze Armate – che sociale.

La Germania, conclude Schulz, dovrebbe assumere un atteggiamento più lungimirante, soprattutto alla luce di quanto successo negli anni 90, quando a Gerhard Schröder è stato concesso di “ignorare le norme sul rapporto deficit/PIL” allo scopo di finanziare le riforme senza pesare troppo sull’apparato produttivo del paese.

“La Germania è un grande paese, ma [in Europa] potrebbe fare molto di più”

Martin Schulz, sul ruolo della Germania nella UE

Il rilancio degli investimenti. Ultimo punto del complesso programma di rilancio della candidatura di Martin Schulz, sarebbe il rilancio degli investimenti nel paese. L’obiettivo sarebbe, come scritto nel piano in dieci punti della SPD presentato a metà luglio, l’inserimento nella costituzione dell’obbligo di investire una parte del proprio surplus commerciale annuale. Questo permetterebbe il rilancio degli investimenti infrastrutturali nel paese (soprattutto scuole ed austrostrade), un settore fermo da prima della crisi finanziaria.

I nuovi fondi verrebbero poi usati per la tanto attesa digitalizzazione dell’amministrazione pubblica, punto perseguito anche dalla CDU di Angela Merkel, e per l’istituzione di un “Chancekonto”: un credito (dai 5.000 Euro iniziali fino ad un massimo di 20.000) garantito dalla stato con cui finanziare l’avviamento al lavoro o alla libera professione.

Il piano riguarda anche l’Europa, dove Schulz, sulla falsariga di Macron, vede nella costituzione di un “Ministro dell’Economia e delle Finanze” europeo, il principio su cui procedere verso una maggiore integrazione dei paesi dell’Eurozona.

In questo scenario, la Germania, continua il candidato cancelliere, potrebbe decidere di aumentare la propria contribuzione al budget comunitario, reinvestendo così parte del proprio surplus commerciale estero a livello europeo. Questo è certamente il punto più complesso e rischioso dal punto di vista elettorale per Martin Schulz, data la tradizionale refrattarietà dell’elettorato tedesco a usare i propri soldi in Europa.

Dopo il tracollo primaverile, in questa seconda, ed ultima, fase della campagna elettorale tedesca, Martin Schulz sembra aver riscoperto la propria vena europeista.

Qualora questo servirà a far cambiare idea all’elettorato tedesco, lo si vedrà alla riapertura della campagna elettorale in agosto. Quello che rimane è il messaggio di fondo, che Angela Merkel, e qualunque alleato di governo essa possa avere a Settembre, dovrebbero memorizzare: la Germania non può continuare a prosperare senza l’Europa.

Simone Bonzano

Macron ci anticipa ancora e annuncia hotspot libici

macron 2Dopo l’accordo che ha fatto storcere il naso all’Italia, Parigi prende ancora iniziativa sulla Libia. Il presidente Emmanuel Macron a margine di una visita al centro d’accoglienza per rifugiati di Orléans, ha annunciato: “Quest’estate la Francia creerà degli hotspot in Libia” per esaminare la candidature dei richiedenti asilo. L’idea è di istituire centri per richiedenti asilo “in modo da evitare che la gente si prenda dei rischi folli, quando non tutti hanno le caratteristiche per ottenere l’asilo”. I centri, ha aggiunto il presidente, saranno allestiti “in tempi brevissimi. La gente, andiamo noi a prenderla”. E ha proseguito annunciando: “Voglio inviare missioni dell’Ofpra (l’ufficio francese di protezione dei rifugiati e degli apolidi) negli hotspot italiani e sono pronto a inviarli in Libia”, evocando anche la possibilità di creare centri in Niger.
La decisione francese è stata subito commentata da Palazzo Chigi. “Sinceramente noi stiamo alla nostra agenda che ci impegna sul piano dell’accoglienza a cui non rinunciamo, che ci vede impegnati a discutere con le Ong una serie di regole e che ci vedrà nei prossimi giorni impegnati con un passo ulteriore di assistenza alle autorità libiche per il controllo del loro territorio”, ha affermato Paolo Gentiloni. Mentre dalla Farnesina arriva subito il commento stizzito di Angelino Alfano: “Non si può anche da parte della Francia andare avanti con battute improvvisate. I campi là vanno gestiti dalle organizzazioni internazionali come l’Unhcr. Non è una materia che si può affrontare con battute improvvisate”.
Ma l’iniziativa francese va oltre, tentando di superare anche l’Europa. “La Francia si muoverà con o senza l’Europa”, ha dichiarato Macron spiegando il suo piano: “Entro la fine dell’anno non voglio più vedere nessuno per le strade, o nei boschi. La prima battaglia: alloggiare tutti in modo degno”. “Vedo dappertutto degli alloggi di fortuna: non voglio più donne e bambini per le strade”, ha ribadito il presidente auspicando “sin dal primo minuto” l’avvio dell’iter amministrativo per ciascun migrante.
Ma la Commissione Ue preferisce per il momento non commentare le dichiarazioni di Macron sulla possibilità di creare centri per esaminare le richieste d’asilo dei migranti in Libia, poiché sono “troppo recenti” e preferisce prima approfondire meglio i “contorni della proposta”. Lo ha riferito Natasha Bertaud, portavoce per migrazione e affari interni. Mentre Antonio Tajani,  presidente del Parlamento europeo, ha commentato la scelta unilaterale di Parigi: “La sfida contro l’immigrazione illegale si risolve con scelte europee. L’Europa deve parlare con una voce sola, muoversi insieme. Iniziative unilaterali possono essere anche iniziative di buona volontà ma non sono utili alla soluzione del problema”.
Nel frattempo però l’iniziativa di Macron sull’accordo del cessate il fuoco va già a rotoli. Neanche 48 ore dopo la stretta di mano con il premier libico, il generale Haftar ha accusato al-Sarraj di non “avere alcuna autorità a Tripoli” e di essere un “fanfarone”, poiché “non controlla la città, se non a parole. Tripoli è la capitale di tutti i libici, e non appartiene a nessuno. Sarraj a Tripoli non ha alcuna autorità. È un ingegnere. Farebbe meglio a dire cose concrete e attinenti ai fatti e a lasciar perdere le fanfaronate”.

LIBIA CHIAMA ITALIA

serraj gentiloniNonostante i malumori dell’opinione pubblica italiana per l’intervento francese, nessun risentimento da parte del Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che al termine dell’incontro con il premier libico Fayez al-Sarraj a Palazzo Chigi, ha affermato: “Voglio rivolgere un ringraziamento alla Francia e a Macron, che ha lavorato con impegno personale all’incontro che credo vada nella giusta direzione. Se si fanno passi in avanti in Libia il primo Paese a essere felice è l’Italia”.
Ieri infatti a Parigi è stato raggiunto l’accordo per il cessate il fuoco ed elezioni in primavera dai due rivali libici: Fayez al-Sarraj, capo del governo di unità nazionale riconosciuto dalla comunità internazionale e Khalifa Haftar, autoproclamato comandante dell’esercito nazionale libico che controlla l’est del Paese. Il tutto è avvenuto sotto l’egida del presidente francese Emmanuel Macron che ha elogiato il “coraggio storico” dei suoi ospiti. “È un processo essenziale per tutta l’Europa”, ha affermato Macron. “Perché se questo processo fallisce, attraverso i rischi terroristici, attraverso i rischi migratori che un tale fallimento provocherebbe le conseguenze per i nostri Paesi saranno dirette”.
“L’incontro di oggi è di particolare importanza perché avviene all’indomani di quello di Parigi che l’Italia sia augura produca risultati importanti nelle prossime settimane e nei prossimi mesi”, ha detto Gentiloni in una conferenza stampa a Palazzo Chigi con il premier libico Fayez al-Sarraj. “Non sarà un percorso semplice ma siamo fiduciosi che lavorando tutti insieme si possano ottener risultati. Voglio ringraziare la Francia e Macron che a questo incontro ha lavorato con impegno personale”. “Se si fanno passi avanti in Libia il primo tra i paesi europei a esserne felice è l’Italia”. “Lavoriamo contro i trafficanti assieme alle autorità libiche, centrali, locali”, ha detto il premier italiano. “Un paio d’ore fa ne ho parlato con la Merkel che mi ha confermato l’impegno della Germania a sostenere le iniziative italiane per il contrasto al traffico di essere umani e alla cooperazione italo-libica”, ha aggiunto. “Sarraj mi ha indirizzato alcuni giorni fa una lettera nella quale si chiede al governo italiano un sostegno tecnico con unità navali al contrasto del traffico di esseri umani. La richiesta è all’esame del nostro ministero della Difesa”. La Libia ha infatti chiesto nei giorni scorsi all’Italia aiuto “tecnico” contro i trafficanti di esseri umani, con l’invio di navi nelle acque interne del paese nordafricano. Con una lettera inviata alcuni giorni fa, il premier libico ha chiesto “sostegno tecnico attraverso unità navali nel comune impegno per il contrasto al traffico di esseri umani”, ha detto Gentiloni, specificando che si tratterebbe di un intervento “in acque libiche con unità navali inviate dall’Italia”. Per contrastare il traffico di esseri umani occorre controllare non solo le coste della Libia, ma anche la frontiera Sud “per far sì che gli sfollati tornino nel loro Paese”. Lo ha detto il premier libico Fayez al-Sarraj al termine dell’incontro con il premier Paolo Gentiloni a Palazzo Chigi. “Per quanto riguarda gli sforzi che facciamo per contrastare l’immigrazione clandestina – ha detto – troveremo difficoltà ma vogliamo far sì che questi sforzi camminino di pari passo a quelli politici. Ringrazio l’Italia per gli sforzi fatto insieme alla nostra Guardia Costiera, vogliamo che la nostra Guardia costiera riesca a bloccare l’immigrazione e dobbiamo avere la tecnologia per il controllo delle coste. Occorrono anche sforzi per il controllo delle frontiere Sud della Libia per fare in modo che gli sfollati tornino nel loro Paese”, ha concluso.
Gentiloni incassa poi anche il sostegno della cancelliera tedesca Angela Merkel. Contro i trafficanti “lavoriamo insieme alle autorità libiche – dice – Ne ho parlato due ore fa con la cancelliera Merkel che mi ha confermato l’impegno della Germania a sostenere le iniziative italiane per contrastare il traffico di esseri umani”.
“La richiesta è attualmente all’esame del nostro ministero della Difesa”, ha detto ancora il capo del governo, assicurando che “le decisioni che prenderemo verranno valutate d’intesa col Parlamento”.
“Nella conferenza stampa congiunta con al Serraj, il presidente Gentiloni ha finalmente dato l’annuncio che attendevamo da tempo – dichiarano congiuntamente il presidente dei senatori di Forza Italia Paolo Romani e il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri – è arrivata la richiesta dal governo libico di intervenire nelle acque territoriali con unità navali italiane a supporto tecnico al comune impegno nel contrasto al traffico di esseri umani”. E aggiungono: “Chiediamo dunque che Gentiloni venga a riferire quanto prima degli sviluppi degli ultimi giorni nella crisi libica e soprattutto venga a proporre la risposta operativa che il suo esecutivo intende fornire alla richiesta libica”.

Milano candidata per l’Agenzia europea per il farmaco

ema gentiloniLa candidatura di Milano per ospitare la sede dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema) è stata presentata oggi ufficialmente dal presidente del Consiglio dei ministri Paolo Gentiloni, intervenuto questa mattina a Palazzo Pirelli, sede del consiglio regionale lombardo. L’agenzia Ue per i medicinali è responsabile della valutazione scientifica per autorizzare l’ingresso in commercio di nuovi farmaci: una funzione rilevante sia sul piano politico che economico. A seguito dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, l’Ema lascerà la sua attuale sede a Londra e l’Ue dovrà decidere a quale città assegnare il nuovo quartier generale dell’Agenzia. In lizza ci sono una ventina di città, tra le quali Amsterdam, Bruxelles, Barcellona, Copenaghen, Dublino, Lille, Madrid e Stoccolma. “Milano e la Lombardia sono motori dell’industria farmaceutica italiana, competitiva anche a livello europeo: possiamo vincere la sfida per avere la sede dell’Ema”, ha dichiarato il premier Gentiloni, affiancato dal presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni, dal sindaco di Milano Giuseppe Sala e dal professor Enzo Moavero Milanesi in qualità di consigliere del premier per la promozione della dislocazione a Milano dell’Ema.

Ricordando che l’Italia ha un’industria farmaceutica di primo livello in Europa, con 30 miliardi di euro di produzione di cui oltre il 70 per cento destinato all’export, Gentiloni ha enfatizzato che la Lombardia e Milano rappresentano un territorio “fortemente competitivo, capace di attrarre eccellenze, in termini di imprese e ricerca, oltre che attraverso l’organizzazione di grandi eventi come Expo Milano 2015”. Tra i punti di forza della candidatura milanese Gentiloni ha citato anche gli efficienti collegamenti di trasporto a livello locale, nazionale e internazionale di cui gode Milano, oltre alle strutture recettive e alla qualità della vita nel capoluogo milanese, pronta a “fare sinergia” con la città di Parma, sede dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare.

Grande determinazione è emersa dalle parole del presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni che, nel suo intervento, ha affermato di volere “a tutti i costi la sede dell’Ema a Milano”, aggiungendo di essere pronto a valutare che “Palazzo Pirelli vada definitivamente all’Ema”. Secondo Maroni il grattacielo Pirelli, un edificio storico pubblico messo a disposizione dalla Regione Lombardia per il trasferimento dell’Agenzia Ue a Milano, permetterà all’Ema di non interrompere la sua operatività e si offre come sede prestigiosa. Maroni ha inoltre evidenziato che “in Lombardia sono presenti 13 università, che hanno 54 facoltà scientifiche, mille centri di ricerca e 9 cluster tecnologici”, un contesto dunque molto favorevole ad accogliere l’Agenzia europea per i medicinali.

Tra i punti di forza di Milano il sindaco Sala ha enfatizzato l’importanza di “Human Technopole” e del centro delle Scienze della Vita, precisando che “Milano ha tutte le carte in regola per vincere”. Il capoluogo lombardo è una città di caratura internazionale che sta vivendo una fase espansiva sotto molteplici punti di vista, ha detto ancora Sala, menzionando, fra l’altro, la presenza a Milano di 14 scuole internazionali, un sistema ospedaliero eccezionale e una rete di strutture alberghiere di primo livello. “Milano è anche al centro dell’Europa” e “conta su “2.500 voli verso città europee”, ha aggiunto Sala, citando anche collegamenti di trasporto efficienti che includono linee di Alta velocità”.

Tra i motivi per assegnare a Milano la sede dell’Ema, il professor Enzo Moavero Milanesi ha evidenziato l’ottimo lavoro che svolge l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), gli uffici di Palazzo Pirelli subito disponibili e la futura collaborazione tra l’Ema e l’agenzia per la sicurezza alimentare che ha sede a Parma. L’ex ministro dei governi Letta e Monti, che oggi ha il ruolo di ambasciatore-commissario per portare l’Ema nel capoluogo lombardo, ha delineato, fra le altre cose, l’iter del dossier presentato oggi: l’Europa ha fissato per il 31 luglio la presentazione delle candidature per la nuova sede dell’Ema, mentre a settembre la Commissione europea pubblicherà le valutazioni che saranno alla base della discussione del Consiglio Affari generali di ottobre in Lussemburgo. I risultati dovrebbero essere noti a novembre.

Presente questa mattina a Palazzo Pirelli anche il presidente di Assolombarda Carlo Bonomi, secondo il quale “Ema rappresenta una straordinaria opportunità non solo per Milano ma per l’intero paese, ed è per questo che deve tornare a essere una priorità nell’agenda del governo nei rapporti con Bruxelles”. “In queste settimane, molti paesi europei hanno esercitato pressioni su Francia e Germania per vedersi riconosciuta l’assegnazione. È necessario che l’Italia torni ora a giocare un ruolo primario degno della sua importanza. Non dimentichiamoci, infatti, che siamo la seconda manifattura europea”, ha aggiunto Bonomi, che nel pomeriggio ha accompagnato il premier Gentiloni in visita in tre aziende che rappresentano tre eccellenze della Brianza: la Vrv, azienda di Ornago che si occupa di progettazione e costruzione di apparecchi per l’industria petrolchimica e energetica, la Giorgetti, storica azienda di Meda attiva nell’arredo dal 1898 e la Caimi Brevetti di Nova milanese, una delle principali realtà produttive europee nel settore dell’arredamento.

La Lombardia si posiziona al secondo posto nell’Unione europea, dopo la Germania, per la produzione farmaceutica, con un trend in continua crescita e un export collegato che supera il 70 per cento della produzione. In Italia sono presenti quasi tutte le multinazionali della farmaceutica, con siti dedicati alla ricerca e alla produzione, e un tessuto di medie e piccole imprese concentrate prevalentemente nelle fasi di ricerca preclinica, in massima parte concentrato in Lombardia, che rappresenta oltre il 50 per cento dell’intero settore Life Sciences in Italia.

Decreto Vaccini. Gentiloni, tutelata salute dei bambini

gentiloni-lorenzin-1030x615Via libera dal Senato che ha approvato il decreto legge sui vaccini, che ora va alla Camera per l’approvazione definitiva entro il 6 agosto. Lo annuncia su Twitter il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni: “#Vaccini Senato approva decreto a larga maggioranza. Un passo avanti per la tutela della salute degli italiani. Ora passa alla Camera”.
Il provvedimento rende obbligatori per i minori fino a 16 anni di età dieci vaccini: antipoliomielitica; antidifterica; antitetanica; antiepatite B; antipertosse; antiHaemophilus influenzae tipo b; antimorbillo; antirosolia; antiparotite; anti-varicella. Il decreto sull’obbligatorietà delle vaccinazioni per l’iscrizione a scuola “esce dal Senato cambiato, ma non esce depotenziato”, afferma soddisfatta il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, dopo il via libera di palazzo Madama al provvedimento, che ora torna alla Camera. Infatti, ha sottolineato, “resta l’obbligatorietà delle vaccinazioni, restano le sanzioni e si aggiunge un richiamo attivo nei confronti dei genitori. Quindi, l’obiettivo è assolutamente centrato”.
Il Ministro ha quindi precisato il “il nostro obiettivo non era fare e dare sanzioni, ma arrivare ad informare correttamente le famiglie e arrivare a far crescere nel Paese la consapevolezza dell’importanza vaccinale”. È vero, ha proseguito, che “le vaccinazioni obbligatorie passano da dodici a dieci, ma le due riguardanti la meningite diventano comunque fortemente raccomandate e prevedono una chiamata attiva nei confronti dei genitori”. “Bisogna – ha concluso – far prevalere la scienza contro la disinformazione”.
Sulle proteste che ci sono state in questi giorni dai Free Vax è intervenuta la senatrice De Biasi, la stessa che si sta battendo per il biotestamento: “Siamo noi a dire ai ‘no vax’: giù le mani dai bambini. Tutti i bambini di tutte le famiglie, non solo di quelle che protestano. E vigileremo sull’informazione, sulla formazione, sui controlli e sull’attuazione, con le linee guida che saranno fatte dai Ministeri competenti. Se brucia la casa del mio vicino, dice un proverbio africano, la cosa mi interessa. Questo è il principio della salute nel mondo globale, quello del destino comune dell’umanità”. Ha detto Emilia Grazia De Biasi, Presidente della Commissione Sanità del Senato, oggi nella dichiarazione di voto sul decreto vaccini. Ha sottolineato la Senatrice Pd: “Il decreto-legge è molto cambiato e migliorato ed è normale che sia così, perché questo è il ruolo del Parlamento, non dimentichiamolo. Noi non ratifichiamo, noi lavoriamo e modifichiamo, se del caso; è il nostro ruolo costituzionale”.
Il Decreto modificato prevede che da 18 anni, ovvero dal 1999, non è previsto alcun obbligo di vaccinazione per potersi iscrivere a scuola, dopo che per oltre 30 anni la certificazione era stata necessaria. Con il decreto approvato oggi al Senato, e che passa ora all’esame della Camera, torna invece l’obbligatorietà per 10 vaccinazioni: una misura decisa per fare fronte all’allarmante calo delle coperture vaccinali registratosi negli ultimi anni in Italia. Per molte malattie, infatti, il nostro Paese si colloca sotto la soglia del 95% fissata dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) come livello minimo di immunizzazione della popolazione per poter garantire la sicurezza. L’obbligo di vaccinarsi per poter essere iscritti a scuola decadde nel 1999, dopo che dal 1967 era stato invece indispensabile per l’iscrizione. Di conseguenza, fino ad oggi è stato possibile frequentare la scuola anche senza essere vaccinati. Con il decreto approvato, l’obbligatorietà viene reintrodotta per la fascia 0-6 anni, ma è previsto anche un percorso di obbligo fino ai 16 anni con diverse misure. L’Emilia Romagna è stata la prima Regione ad aver varato una legge sull’obbligatorietà delle vaccinazioni per poter frequentare gli asili nido. Successivamente, anche il comune di Trieste, la Regione Friuli Venezia Giulia e la Toscana hanno varato un provvedimento che rende obbligatoria la vaccinazione dei bambini per l’iscrizione agli asili comunali e convenzionati. La decisione di tornare ora all’obbligatorietà a livello nazionale si basa proprio sul dato allarmante relativo al calo delle vaccinazioni. Anche nel 2016, infatti, è continuato il trend negativo delle coperture vaccinali registrato negli ultimi anni, come confermano gli ultimi dati del ministero della Salute.

CONFRONTO APERTO

bandiera rossaErano già nell’aria. Chieste da più parti. Le pressioni insomma non erano mancate. E puntuali sono arrivate. Il ministro agli affari regionali Costa le ha infatti comunicate al presidente del consiglio Paolo Gentiloni. “Ho manifestato nei giorni scorsi – scrive Costa – la convinzione che sia il momento di lavorare ad un programma politico di ampio respiro che riunisca quelle forze liberali che per decenni hanno incarnato aspirazioni, ideali, valori, interessi di milioni di italiani che hanno sempre respinto soluzioni estremistiche e demagogiche”. Leggi Forza Italia. Costa aveva infatti apprezzato le parole con cui Berlusconi nei giorni scorsi si era riproposto come leader del centrodestra e ne aveva sposato il progetto. “Non posso far finta di non vedere – scrive ancora Costa – la schiera di coloro che scorgono un conflitto tra il mio ruolo ed il mio pensiero. E siccome non voglio creare problemi al Governo rinuncio al ruolo e mi tengo il pensiero”. Al primo ministro Gentiloni non è rimasto che ringraziare Costa per il contributo dato all’esecutivo e assumere l’interim degli Affari regionali.

A ritenere che le dimissioni siano tardive è il leader di Ap Afano. “Credevo lo facesse già un paio di giorni fa” afferma. “Lo diciamo da tempo: noi vogliamo costruire un’area autonoma, una forza indipendente da destra e da sinistra”. Noi, aggiunge, “abbiamo idee, forza e coraggio per fare qualcosa di grande. Comprendiamo che chi non ce la fa, faccia scelte diverse, ma noi andiamo avanti per la nostra strada senza metterci in fila da nessuna parte” conclude Alfano che guardando al futuro ha definito finita la stagione della sua alleanza con il Pd.

Intanto nelle dinamiche del centrosinistra la situazione resta molto fluida. Giuliano Pisapia continua a tessere la tela per lanciare la costruzione di un’area di centrosinistra. Anche se solo qualce giorno fa ha annunciato che non sarà candidato ma che farà solo il manovratore. Una tela che oggi soprattutto con la minoranza Pd. Ma c’è chi tra i democratici interpreta le manovre dell’ex sindaco di Milano come un tentativo di ‘Opa’ nei confronti del partito di Renzi. “Ma noi – spiega Rosato – valutiamo positivamente gli incontri di Pisapia con nostri esponenti”. Per il momento Cuperlo e Orlando non si muovono dal partito del Nazareno. Il tentativo è quello di influenzare la strategia dem e, sulla legge elettorale, di portare a settembre il segretario sulle posizioni di un premio alla coalizione, ma – spiega un esponente della minoranza – se i congressi provinciali di ottobre dovessero risultare come la caccia al non renziano si prenderanno le decisioni conseguenti.

Pisapia ai cuperliani e agli orlandiani ha riferito che si sta lavorando ad un progetto alternativo a quello del segretario del Nazareno. Un campo largo che si contrapponga al centrodestra. Lo stesso ragionamento illustrato anche agli ex Pd. Ma Pisapia ha messo dei ‘paletti’ chiari, viene riferito. C’è dialettica sul tema del governo: per l’avvocato milanese occorre tentare fino all’ultimo di dialogare con l’esecutivo, non bisogna procedere a strappi o ad accelerazioni. Anche sulla legge di bilancio. Non ci possiamo prendere la responsabilità di far cadere il governo, la riflessione.

Una iniziativa, quella di Pisapia, a cui guarda con attenzione anche il Psi. Lo afferma in una nota Gian Franco Schietroma, coordinatore politico del Psi, rispondendo a una dichiarazione di Bobo Craxi che affermava, in una dichiarazione, che il 27 luglio “inizierà un percorso di dialogo e di convergenza con i Democratici e socialisti, al fine di promuovere un terreno d’intesa più largo”, riferendosi al “nuovo soggetto politico che sta nascendo nel centrosinistra”.

“A Bobo Craxi – continua Schietroma – che ormai agisce autonomamente al di fuori del partito, dico che il Psi guarda con attenzione, da molti mesi, al generoso sforzo di Giuliano Pisapia di unire il centrosinistra”. “Il Psi, con proprie delegazioni – prosegue nella nota Schietroma – è stato presente ad entrambe le manifestazioni organizzate da Pisapia a Roma, l’11 marzo al Teatro Brancaccio ed il 1° luglio a Piazza Santi Apostoli. Il Psi continuerà a confrontarsi con Giuliano Pisapia, nella convinzione che egli sta lavorando seriamente per unire, pur nelle evidenti difficoltà che gli vengono a partire proprio dal suo stesso campo. A Craxi, che ormai si muove come un tutt’uno con MDP, voglio però ricordare che le tradizioni socialista ed ex comunista sono profondamente differenti” ha concluso Schietroma.

MAGGIORANZA TRASVERSALE

ius soli“Al Senato c’è una maggioranza trasversale tra i presidenti dei gruppi parlamentari per calendarizzare ora per settembre la discussione dello ius soli”. Lo ha affermato il segretario del Psi, Riccardo Nencini aggiungendo che “i socialisti suggeriscono di collegarla a tre misure da assumere contestualmente con apposite risoluzioni: chiunque risiede in Italia giuri sulla Costituzione; i profughi svolgano lavori socialmente utili per la comunità che li ospita; si dia un segnale certo della volontà di separare i profughi dai migranti economici”. Una proposta, quella socialista, che arriva nel mezzo di un dibattito aspro sull’immigrazione e dopo che il governo, per paura di qualche incidente parlamentare, ha deciso di allentare la tensione sull’argomento. Tema che rimane però all’ordine del giorno per la sua importanza. A parlarne oggi Laura Boldrini, presidente della Camera durante la cerimonia del Ventaglio. Appuntamento fisso a Montecitorio con i giornalisti della stampa parlamentare. “La cittadinanza – afferma Boldrini – è lo strumento principe dell’integrazione. Se non c’è, non c’è integrazione. L’integrazione è uno strumento di sicurezza, senza alimentiamo rabbia, risentimento, senso di frustrazione. Mi auguro che il provvedimento” sullo Ius soli “sia approvato entro la fine della legislatura. Perché è giusto, e rimandarlo sarebbe un torto”.

Per la presidente della Camera rimangono “imprescindibili” le politiche di integrazione, senza le quali si “arriva al conflitto sociale”. Lo Stato, ha sottolineato, “deve indicare un percorso a tappe. Noi chiediamo ai migranti che imparino l’italiano, che imparino i principi della Costituzione, giusto, ma stiamo proponendoglielo questo percorso di diritti e di doveri? Esiste questo percorso? Non può essere un atto spontaneo, non c’è bacchetta magica per l’integrazione”.

Pessimista Arturo Scotto, parlamentare di Mdp, per il quale “Paolo Gentiloni ha deciso di costruire insieme al Pd una scelta sbagliata, perché sacrificare i diritti rispetto all’opportunità politica è sempre un errore”. “Se Renzi, Salvini e Grillo – aggiunge Scotto – hanno deciso di affossare una scelta di civiltà lo devono dire agli italiani, perché a ottobre questa legge non tornerà perché ci saranno altre incombenze e quindi lo Ius soli finirà in un binario morto”. Poi Scotto apre a una discussione immediata: “Noi siamo convinti che lo Ius doli – dice – si possa votare in qualsiasi momento. Se c’è un ingorgo al senato tra il Dl Mezzogiorno, il Dl vaccini e altre questioni che sono occorse nelle ultime settimane, il senato può lavorare anche a Ferragosto, per votare una legge del genere”.

Sulla stessa posizione il segretario Nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni che ai microfoni del Tg3 afferma: “Il rinvio a settembre dello Ius Soli è inaccettabile. Si affossa una legge giusta attesa da migliaia di bambini che sono nati in Italia, che vivono nel nostro Paese accanto ai nostri figli, che studiano nelle nostre scuole”. Ma poi apre: “È per questo che dico a Gentiloni e al suo governo che noi in questi anni siamo stati sempre opposizione, non abbiamo mai appoggiato questo governo votando la fiducia. Siamo pronti al Senato una fiducia ‘di scopo’, per uno scopo giusto e nobile: riuscire ad approvare una legge di civiltà”. Una proposta che secondo la senatrice Pd Monica Cirinnà, va valutata. “È un’ottima offerta che dobbiamo prontamente valutare e, a mio umile parere, accogliere. Fui io stessa, nelle ore più drammatiche prima del voto di fiducia sulle unioni civili, a chiedere a quella parte politica un voto di scopo ed è positivo che oggi ci sia un cambio di rotta. Sui diritti umani e civili il superamento di tutte le barriere è una scelta giusta e che va anche ricercata”.

Dal partito democratico anche il capogruppo alla Camera Ettore Rosato afferma che “quando si parla di diritti non si può fare tutto con i sondaggi davanti, per calcolo elettorale non avremmo dovuto fare nemmeno le unioni civili”. E continua con una stoccata al ministro degli esteri e leader di Ap: “Oggi Alfano sente profumo di elezioni: mamma destra richiama e anche le battaglie sui diritti che dovrebbero sposare con la comunità cattolica cui dicono di essere vicini le hanno dimenticate per seguire le sirene di Salvini, che sono più appaganti nell’immediato”.