Gentiloni: Italia protagonista nell’Unione europea

“L’Italia deve svolgere un ruolo di protagonista nella discussione sugli orizzonti dell’Unione europea, in particolare sulla discussione economica. Ci sono dati macroeconomici incoraggianti, con tassi di disoccupazione tendenti al ribasso, tassi di inflazione positivi, ma serve proseguire con le politiche di stimolo da parte dell’Unione Europea”. Così il premier Paolo Gentiloni nell’informativa alla Camera in vista del Consiglio straordinario Ue di sabato. La risoluzione firmata dai capigruppo di maggioranza sulle comunicazioni fatte in Aula è stata approvata con 308 sì e 98 no. Il premier poi ha affrontato la questione Brexit, la fuoriuscita dall’Unione della Gran Bretagna che ha provocato un ‘piccolo terremoto’. “Abbiamo il dovere e diritto di pretendere per i nostri concittadini diritti e tutele amministrative certe, immediatamente applicabili e non discriminatorie”, ha spiegato. Con la Brexit “l’Italia non è tra i Paesi più colpiti, più a rischio”, ha fatto notare il presidente del Consiglio, “ci sono altri paesi dell’Ue che hanno un livello di interazione e interscambio con il Regno Unito molto più rilevante del nostro ma siamo comunque interessati al fatto che la storia del quadro di relazioni tra l’Ue e Gb finisca nel migliore dei modi”.

Inoltre il premier ha puntualizzato: “Una cosa è certa: il quadro dei nuovi accordi non può essere caratterizzato dal mercato unico ‘a’ la carte’ che verrebbe concesso al Regno Unito. Il mercato unico è una straordinaria risorsa per i Paesi dell’Ue ma non si può immaginare che qualcuno  prenda ciò che gli interessa, cioè la parte economica e finanziaria, e chiuda su ciò che non gli interessa’. In primo piano anche la questione dei migranti. “Noi non accettiamo l’idea di un’Europa a due rigidità, molto rigida sulle dinamiche di applicazioni dei patti fiscali e molto flessibile quando si devono applicare le decisioni sulla ricollocazione dei rifugiati e dei richiedenti asilo – spiega Gentiloni – Questo per noi non è accettabile e tutto quello che è stato fatto in questi due anni sulle politiche migratorie dell’Unione Europea è stato fatto a trazione italiana. Ci sono dei passi avanti ma la lentezza di questi passi avanti va superata”.  Il premier riconosce – nel corso del suo intervento –  che “oggi servono politiche di sostegno alla ripresa a livello Ue. Serve proseguire su politiche di stimolo, che prenda il verso giusto sulla discussione sui criteri di aggiustamento strutturale. Si tiene conto dei criteri della realtà dei livelli di crescita oppure si fa una discussione basata solo su alcuni numeri? Non è una richiesta dell’Italia, ma riguarda la maggioranza dei Paesi dal punto di vista del Pil europeo. Servono posizioni più avanzate”.

Per i socialisti, che hanno votato a favore della risoluzione della maggioranza, è intervenuta nel dibattito e successivamente nella dichiarazione di voto, il presidente del gruppo Pia Locatelli. “Il giorno in cui il Consiglio europeo ha ricevuto dalla Prima Ministra britannica la notifica dell’intenzione di uscita del Regno Unito dall’Unione europea – detto Pia Locatelli – noi europeisti lo abbiamo sentito come un lutto. Qualcuno ha parlato di 8 settembre britannico, altri di ponte levatoio sulla Manica; noi lo abbiamo sentito come mutilazione sia dell’Unione come entità sia del progetto europeo”.

COMMISSARIATA

alitaliaArriva il secondo commissariamento. Dopo il secco ‘NO’ dei lavoratori al piano per il rilancio della compagnia, il consiglio di amministrazione ha certificato con “rammarico” l’impossibilità di andare avanti con la ricapitalizzazione e ha deciso di avviare l’iter per l’amministrazione straordinaria speciale. Aprendo la strada a una nuova gestione commissariale, dopo quella del 2008, che nelle intenzioni del governo dovrà portare nel più breve tempo possibile e con meno risorse pubbliche possibile alla sua vendita o, nella peggiore delle ipotesi, alla liquidazione.

Solo dopo l’assemblea dei soci, tra due giorni o al massimo in seconda convocazione il 2 maggio, tutti gli attori saranno di nuovo chiamati attorno al tavolo al Mise per fare un punto sull’esito del referendum, che è stato “profondamente deludente”, per James Hogan, presidente e amministratore delegato di Etihad e vicepresidente di Alitalia, che ha precisato il “supporto” del secondo azionista della compagnia alla decisione di avviare la procedura commissariale.

Altre strade non ce ne sono, ha ribadito di nuovo il governo per voce dei ministri del Lavoro, Giuliano Poletti, e dello Sviluppo economico Carlo Calenda. La nazionalizzazione, invocata dai sindacati di base “è esclusa” ha detto chiaramente Poletti. Concetto ribadito dal presidente del Consiglio Gentiloni: “Non posso nascondere la preoccupazione per quello che sta accadendo in Alitalia, anche lì bisognerebbe essere in grado di stare sul mercato e competere. Da parte mia c’è stata delusione per il fatto che l’opportunità di un accordo azienda sindacato non sia stata colta”. Gentiloni ha ribadito quindi la sua posizione al riguardo. “Bisogna dire la verità, l’ho detta prima e la dico adesso: non ci sono le condizioni per una nazionalizzazione”. Calenda ha spiegato che a non volerla non è solo l’esecutivo ma anche gli italiani, che già in questi anni hanno contribuito con oltre 7 miliardi a tenere in piedi la ex compagnia di bandiera. Poletti ha poi spiegato che “Alitalia è una azienda privata e i soci dovranno decidere cosa fare, hanno una convocazione dell’assemblea già definita, da quello che si capisce chiederanno l’amministrazione straordinaria: a quel punto sulla base della legge ci saranno le procedure dell’amministrazione straordinaria. Saranno nominati uno o tre commissari, e poi si valuterà che cosa è ragionevolmente possibile fare in quella situazione”.

Mentre il titolare dello Sviluppo economico ha ribadito che non si possono più dare soldi pubblici per puntellare “una azienda in perdita”, ha chiarito Calenda, spiegando però che il governo è pronto a negoziare con Bruxelles un “prestito ponte”, sempre per un periodo limitato, che consenta alla gestione commissariale di presentare un nuovo piano in attesa appunto di vendere la compagnia intera o con lo ‘spezzatino’ dei diversi asset. La via del prestito ponte da parte dello Stato in attesa di trovare un compratore per Alitalia, è la strada indicata dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda che nel corso di un’intervista radiofonica ha parlato di 3-400 milioni per assicurare i sei mesi di gestione commissariale e garantire la continuità dell’operatività. Il ministro ha riferito che il governo sta discutendo con Bruxelles, “perché tutto questo va approvato dall’Europa, in particolare il prestito ponte – ha detto su Radio 24 – Abbiamo riunioni oggi stesso. E riteniamo che per un periodo limitato sia compatibile con la normativa europea”. Per quanto riguarda il fonte dell’occupazione Calenda ha aggiunto che la gestione commissariale di Alitalia “non andrà a impattare sugli esuberi: la situazione è sotto controllo per i prossimi mesi”. “Dobbiamo vedere come si chiuderà la vicenda. Abbiamo una struttura di ammortizzatori sociali molto forte; in particolare il volo ha una situazione abbastanza privilegiata che deriva da uno dei tanti salvataggi Alitalia. Bisognerà lavorare su una soluzione industriale – ha concluso – utilizzando la struttura degli ammortizzatori sociali”.

A Bruxelles per ora non è ancora arrivata nessuna richiesta o notifica di interventi pubblici per aiutare un’altra volta Alitalia a uscire dalle sabbie. In base alle regole Ue, però, per il governo italiano resta aperta la via degli aiuti di stato, anche se a strette condizioni. Su quale sarà la scelta di Roma, però, Bruxelles non si esprime né si sbilancia, essendo la palla completamente nel campo italiano. Al momento “la Commissione Ue non ha ricevuto nessuna notifica di misure di sostegno a favore di Alitalia” e “non possiamo speculare” su queste, ha affermato un portavoce dell’esecutivo comunitario. Del resto le possibilità consentite dalle norme Ue sugli aiuti di stato, e in particolare dalle Linee guida su salvataggi e ristrutturazioni, parlano chiaro. La prima opzione è quella di un intervento pubblico ma a condizioni di mercato: in questo caso non si tratta di aiuti ed esula dalla condizionalità. Fu questo il caso nel 2013 dell’intervento di Poste italiane nella ricapitalizzazione di Alitalia: allora l’investimento venne giudicato dall’Ue in linea con il principio dell’investitore in un’economia di mercato, che agisce nei termini di un investitore privato normale senza accordare vantaggi.

La seconda opzione è quella di un sostegno per il salvataggio e la ristrutturazione di una società in difficoltà finanziarie. Trattandosi di un intervento distorsivo della concorrenza,questo può essere approvato da parte della Commissione solo sotto strette condizioni stabilite dalle regole sugli aiuti di stato. Queste proibiscono che una stessa compagnia possa beneficiarne più volte nell’arco di 10 anni. Alitalia, però, si e’ vista riconoscere dalla Corte di giustizia europea la discontinuità tra vecchia e nuova società nei suoi vari passaggi, quindi l’attuale non è considerata la stessa che fu aiutata nel 2008. E’ quindi teoricamente possibile per la compagnia aerea beneficiare di nuovo di aiuti di stato. Se si tratta di sostegno per una ristrutturazione, per ricevere l’ok di Bruxelles serve anche un piano credibile che assicuri la sostenibilità finanziaria dell’azienda a lungo termine, con un contributo sufficiente da parte dell’impresa in modo da ridurre al minimo il costo per i contribuenti e misure compensative per minimizzare gli effetti distorsivi sulla concorrenza. In ogni caso qualunque operazione che comporti un intervento pubblico, incluso prestito ponte o liquidazione, deve essere notificata a Bruxelles e sottoposta a condizionalità.

Gentiloni da Trump per un sostegno sulla Libia

Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Paolo Gentiloni durante la trasmissione di Rai Tre 'In Mezz'ora', Roma 09 Novembre 2014. ANSA/ FABIO FRUSTACI

ANSA/ FABIO FRUSTACI

Il Mediterraneo prima di tutto, ma nello scacchiere geopolitico, visti anche gli sviluppi recenti di Mosca nel territorio libico, occorre la garanzia del gigante Usa. Lo sa bene l’ex ministro degli Esteri e attuale Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che si appresta a incontrare il presidente americano, Donald Trump.
Gentiloni parla al think tank Center for strategic & international studies (Csis) di Washington, un intervento dal titolo “La sicurezza nel Mediterraneo come caposaldo della stabilità globale”. Il Presidente del Consiglio italiano ha sottolineato più volte che “la Libia rimane al top delle nostre priorità e il nostro Paese è impegnato nelle sfide delle crisi recenti, che dalla nostra visione corrispondono a una serie di priorità. Gestire in maniera efficace i flussi migratori, stabilizzare le aree di Medio Oriente e Africa, sradicare Daesh” ma “per affrontare questi temi, è fondamentale riaffermare il legame transatlantico”, ha insistito il premier italiano. Al centro dei rapporti transatlantici Gentiloni pone il Mediterraneo, proprio lì dove si scaricano le tensioni dei teatri di crisi, dall’Iraq all’Afghanistan, dalla Siria alla Libia.
A un mese dal G7 di Taormina, in un momento di grande tensione internazionale, Paolo Gentiloni varca per la prima volta la soglia della Casa Bianca nell’era Trump. Il presidente del Consiglio è a Washington e domani sarà a Ottawa, dal primo ministro canadese Justin Trudeau. Al Presidente Trump Gentiloni ricorderà il nostro impegno militare nelle aree di crisi ma anche la capacità di dialogo, dalla Russia ai Paesi arabi e del Nord Africa.
Per stabilizzare il Mediterraneo è “assolutamente cruciale” che si rafforzi l’asse tra Italia e Usa anche oltre la crisi siriana. “È il momento di collaborare per sostenere il governo di Tripoli”, ad esempio, “anche per gestire i flussi migratori”, ha aggiunto il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni alla vigilia del suo incontro Usa col presidente Trump. “La Libia resta tra le nostre massime priorità”, e io “non credo che sia un’idea praticabile quella della divisione della Libia: porterebbe a maggiore instabilità”, mentre “mantenere una leadership congiunta di Italia e Usa” nel Mediterraneo “è non solo una occasione ma anche un obbligo politico, un dovere”. Sulla Libia infatti “esiste la preoccupazione che altre potenze la usino per dividerla, per motivi di confronto e supremazia, ma il Paese deve restare unito”. Il riferimento è all’Egitto o alla Russia, che per Gentiloni farebbero bene a lavorare per l’unità del Paese e per il successo degli sforzi italiani di stabilizzazione del governo di Serraj.
Per tentare di avere un supporto americano Gentiloni afferma anche che il raid missilistico deciso il 7 aprile scorso dal presidente americano Trump contro una base aerea siriana in risposta all’attacco chimico attribuito al presidente siriano Bashar Al-Assad, è stata la “cosa giusta da fare”. Tuttavia Gentiloni precisa che in quel territorio non serve una soluzione militare, ma una strategia politica.

IMPEGNO PER LA DIGNITA’

Gentiloni-Padoan-inclusioneE’ stato firmato a Palazzo Chigi il Memorandum d’intesa sul reddito di inclusione, con il premier, Paolo Gentiloni, il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti e l’Alleanza contro la povertà. Gentiloni lo ha definito “un primo risultato che va rivendicato però con forza” sottolineando che si tratta di “un impegno per la dignita’” di 2 milioni di persone e che i decreti legislativi di attuazione saranno approvati entro la fine di aprile. Soddisfazione è stata espressa dal ministro Poletti: “Si suggella un lavoro lungo e importante con il contributo e la collaborazione eccezionale di tutti, nessuno ha posto il proprio ruolo e funzione davanti a quello che stava affrontando”.
“La crisi più grave dal dopoguerra ci ha lasciato un incremento dei numeri della povertà: 1,5 mln di famiglie povere. Questo deve essere un assillo costante” ha detto Paolo Gentiloni, alla firma del memorandum. Questo è “un primo risultato che va rivendicato però con forza. Il Parlamento ha approvato la legge delega, i decreti legislativi saranno approvati entro la fine del mese”.
“E’ la prima volta che l’Italia si dota di uno strumento universale, che vale su tutto il territorio nazionale”, ha aggiunto Gentiloni sottolineando la necessità di “passi ulteriori nei prossimi anni” per “allargare la platea dei destinatari della misura attraverso l’estensione del fondo nazionale per la povertà”. Si dovrà poi lavorare, ha affermato, per “aumentare i benefici di cui i destinatari sono titolari”. Per fronteggiare la crisi “abbiamo bisogno di avere numeri migliori e su questo l’impegno del governo non sarà facile” ma “è massimo”. “Abbiamo alle spalle quattro mesi di decisioni importanti dalle banche all’immigrazione, dalla sicurezza all’attuazione delle riforme sulla scuola, sulla Pa e sul rilancio degli investimenti – ha ricordato – Sappiamo che non c’è da stare rilassati: i numeri della crescita, che sono assolutamente graduali e andrebbero rafforzati e incoraggiati, non sono sufficienti per migliorare la realtà della nostra condizione sociale. Abbiamo bisogno di accompagnare i numeri con politiche sociali, politiche attive per il lavoro, politiche di inclusione che trasformino i numeri in un effettivo miglioramento delle condizioni del Paese. Gli italiani – ha sottolineato Gentiloni – possono contare su un impegno da parte nostra massimo, si potrebbe dire con una banalità terrificante che il governo governa. E’ una banalità, ma mi auguro che contribuisca alla sensazione di stabilità e sicurezza di cui i nostri concittadini hanno veramente bisogno”.

I punti d’intesa raggiunti nel memorandum contro le povertà riguardano i criteri per determinare l’accesso dei beneficiari, i criteri per stabilire l’importo del beneficio e i meccanismi per evitare che si crei un disincentivo economico alla ricerca di occupazione. Ma anche l’attivazione di una linea di finanziamento strutturale per i servizi alla persona, il finanziamento dei servizi e l’individuazione di una struttura nazionale permanente che affianchi le amministrazioni territoriali competenti. Infine la definizione di un piano operativo per la realizzazione delle attività di monitoraggio continuo della misura e la definizione di forme di gestione associata della stessa. Insomma il memorandum costituisce un momento di condivisione del percorso intrapreso dal governo nella lotta alla povertà con l’introduzione di una misura strutturale.

Nell’intesa raggiunta tra è previsto che il reddito Isee non sia l’unico criterio per l’accesso al Reddito Inclusione sociale (Reis). È previsto anche che si tenga conto anche del reddito disponibile, così da permettere l’accesso alla misura anche a chi è proprietario della casa in cui abita, ma versa in stato di povertà. Per accedere al Reis bisogna non avere un reddito ISEE superiore ai 6 mila euro, superiore a quella usata oggi per il Sia stabilita a 3 mila euro.

Alitalia: raggiunto un pre-accordo. Referendum cruciale

ALITALIAE’ stato raggiunto nella notte, in extremis, un pre-accordo tra Alitalia e sindacati per salvare la compagnia aerea. Il verbale di confronto siglato dalle parti diventerà un vero e proprio accordo solo dopo il via libera dei lavoratori. Cruciale dunque diventa l’esito del referendum che si terrà dopo Pasqua (da martedì o mercoledì e terminerà domenica), mentre il prossimo incontro con governo, azienda e sindacati è fissato per il 26 aprile. E’ bene ricordare infatti che non sempre le consultazioni sottoposte ai lavoratori hanno dato esiti positivi, basta pensare al caso del sito di Almaviva di Roma.

Da più parti ci si appella al senso di responsabilità. “Non è stato facile arrivare a un punto di incontro che mi auguro che sia confermato dai lavoratori”, sottolinea il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. “L’impegno del governo in questi mesi è stato incessante – aggiunge – e non ha risparmiato gli sforzi per ottenere un piano industriale che mi auguro sia condiviso al referendum”. Anche il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, giudica il pre-accordo positivamente ma sottolinea: “Se questa manovra fallisse, l’amministrazione straordinaria butterebbe sullo Stato italiano tutti costi della gestione Alitalia e/o della liquidazione, e sarebbero costi altissimi: solo l’amministrazione straordinaria costerebbe oltre un miliardo di euro. L’obiettivo prioritario del governo – conclude – è mettere meno soldi possibili”.

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, sottolinea la necessità di trovare nuovi soci e risorse: su Alitalia “c’è preoccupazione perché l’azienda è oggettivamente in uno stato di grandissima difficoltà. Siamo consapevoli che ci sarà bisogno di altre persone che hanno fiducia nel futuro di Alitalia e che mettano altre risorse, ma intanto bisognava salvare Alitalia, grazie a uno sforzo un po’ di tutti e a un’ulteriore sensibilità strappata all’azienda. Comunque siamo soddisfatti del lavoro fatto”.

Intanto stamattina si è tenuto un Cda della compagnia proprio per “raccontare cosa è successo ieri”, come spiega il presidente ‘in pectore’, Luigi Gubitosi. “Il consiglio di amministrazione è soddisfatto, così si sblocca la situazione”, afferma il manager, “evidentemente abbiamo fatto un grosso passo avanti. Non abbiamo ottenuto tutto ciò che volevamo ma, comunque, ci fa piacere soprattutto perché sono stati rispettati i tempi previsti. Come dicono anche i sindacati riteniamo che sia stato fatto tutto il possibile”. L’amministratore delegato dell’Alitalia, Cramer Ball ha commentato: “Sono soddisfatto per il rispetto della deadline”.

Entrando nel dettaglio del pre-accordo gli esuberi previsti per il personale a tempo indeterminato scendono da 1.338 a 980, attraverso il superamento “dei progetti di esternalizzazione delle aree manutentive e di altre esternalizzazioni”, il ricorso alla Cigs entro il maggio 2017 per due anni, l’attivazione di programma di politiche attive del lavoro (riqualificazione e formazione del personale) e misure di incentivazione all’esodo, oltre ai miglioramenti di produttività ed efficienza” che saranno definiti in ambito aziendale entro maggio. La riduzione della retribuzione del personale navigante, originariamente da un minimo del 24% a un massimo del 30%, nel verbale è prevista all’8%. I tagli chiesti al personale navigante scendono da 369 milioni nell’arco di 5 anni a 258. E sempre per il personale navigante, il verbale prevede “scatti di anzianità triennali con il primo scatto nel 2020, un tetto di incremento retributivo in caso di promozione pari al 25%, l’applicazione ai neoassunti dei livelli retributivi “cityliner (il vettore del breve raggio) indipendentemente dall’aeromobile d’impiego”. In relazione alla produttivita’ del personale navigante è prevista la riduzione di un assistente di volo negli equipaggi a lungo raggio e una riduzione dei riposi dai 120 annuali a 108 con minimo di 7 al mese. Inoltre si annunciano esodi incentivati per piloti e assistenti di volo. Per il personale navigante ci sarà poi il superamento e riproporzionamento delle fasce di indennità di volo oraria per il personale part-time. I sindacati ora guardano all’esito del referendum.

Quella per Alitalia è stata “una trattativa molto complessa”, sottolinea la leader della Cisl, Annamaria Furlan. “L’intesa raggiunta chiama gli azionisti a investire nuovamente e a dare un contributo forte al costo del lavoro”, aggiunge, “ora con la consultazione referendaria la parola passa ai lavoratori: credo nel loro senso di responsabilità e di partecipazione”. Il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, sottolinea: “La preoccupazione che abbiamo e che vogliamo trasmettere ai lavoratori è che bisogna provare a salvare un’azienda che cosi è sull’orlo della chiusura. Questo è lo sforzo che abbiamo fatto, sapendo bene che ancora una volta si chiedono sacrifici ai lavoratori e questi sacrifici devono essere ricompensati da scelte vere sul piano industriale e di rilancio perché il mantenimento dello status quo non serve”. “Mi auguro che il buon senso prevalga fra tutti”, afferma il segretario confederale della Uil, Carmelo Barbagallo, “speriamo che i lavoratori si rendano conto dello sforzo che è stato fatto e delle risorse che sono state investite e che i loro sacrifici non devono essere ancora una volta vanificati”.

Berlusconi lascia il Milan ma non molla la politica

milanSilvio Berlusconi alla fine lascia il Milan. È finita un’era per il pallone. L’americano James Pallotta ha comprato alcuni anni fa la Roma, i cinesi dopo l’Inter di Moratti, acquistano il Milan del Cavaliere. La società di calcio rosso-nera va a una cordata cinese guidata dall’uomo di affari Yonghongh Li. La Fininvest, la finanziaria della famiglia Berlusconi, incassa 740 milioni di euro (compresi 220 milioni di debiti).

Cambia il panorama calcistico italiano. Silvio Berlusconi, dopo 31 anni, cede la proprietà del Milan, uno dei più prestigiosi club calcistici italiani, europei e mondiali. I motivi sono finanziari: «Lascio e lo faccio con dolore e commozione, ma ho la consapevolezza che il calcio moderno, per competere ai massimi livelli europei e mondiali, necessita di investimenti e risorse che una singola famiglia non è più in grado di sostenere».

Cambia un mondo. Dopo 31 anni Berlusconi lascia il Milan, la squadra che consacrò la sua ascesa tra i grandi imprenditori italiani. Allora tutti i maggiori nomi dell’industria e della finanza del Bel paese possedevano un club: il calcio, il più popolare sport nazionale, produceva e produce consenso e funge da traino alle varie attività produttive.

Poi è arrivata la Grande crisi internazionale che ha colpito con particolare virulenza l’Italia e la “tigre” cinese, la nuova potenza economica mondiale, si è mossa aprendo generosamente il portafogli. Ha cominciato a fare incetta prima di calciatori e allenatori europei (in particolare italiani) e poi dei più blasonati club.

Berlusconi, dopo un anno di dure trattative sull’orlo della rottura, ha deciso di vendere anche perché ha spuntato un ottimo prezzo ed ha bisogno di liquidità. La francese Vivendi ha fatto incetta di azioni Mediaset puntando al 30% dell’azienda televisiva, la perla del gruppo Fininvest. Ma se Berlusconi alla fine ha lasciato il Milan, tuttavia non vuole mollare né il suo impero imprenditoriale nè la politica. Anzi, il fondatore della Fininvest, del Pdl e di Forza Italia sta riflettendo su come rilanciare sia sul fronte imprenditoriale sia su quello politico.

A 80 anni di età è ancora pimpante e si prepara alle elezioni politiche previste all’inizio del 2018, ma possibili anche prima. Si contrappone a Matteo Renzi e si pone come l’unico uomo capace di battere il populismo in ascesa di Beppe Grillo. Vuole allearsi al leghista Matteo Salvini, ma gli nega la leadership del centrodestra. Ha già abbozzato un programma elettorale. Il presupposto è che «non si può uscire dall’euro perché ci costerebbe caro». Vuole rassicurare il ceto medio impaurito e combattere la povertà. Rilancia vecchi cavalli di battaglia e ne inventa di nuovi. L’obiettivo è tagliare le tasse e rilanciare l’economia: 1) punta a una doppia circolazione monetaria, l’euro assieme a “una nuova lira”; 2) pensioni minime a mille euro per tutti, “pensione alle nostre mamme”; 3) “nessuna tassa sulla prima casa, sulla prima auto, sulle successioni”; 4) aliquota fiscale sui redditi tra il 22% e il 24%, la flat tax.

Anche se non riuscirà a vincere le elezioni, punta ad avere una forza parlamentare consistente nelle future Camere. C’è chi non esclude un governo di grande coalizione con il Pd se dalle urne dovesse uscire una situazione di ingovernabilità. Intanto loda “lo stile” di Paolo Gentiloni, successore di Renzi alla presidenza del Consiglio, e pratica la strategia di “una opposizione responsabile” che ha aiutato il governo in momenti difficili.

Rodolfo Ruocco
(sfogliaroma)

UN PASSO INDIETRO

migrantiSì definitivo dell’Aula della Camera al decreto legge Minniti in materia di immigrazione. I voti a favore sono stati 240, 176 i contrari, 12 gli astenuti. Sul testo ieri il governo aveva incassato la fiducia a Montecitorio. I socialisti non hanno partecipato alla votazione. I motivi li ha spigati nell’Aula di Montecitorio Pia Locatelli, presidente del gruppo del Psi. “Il Gruppo socialista ha votato la fiducia solo per lealtà nei confronti del Governo e della maggioranza, ma per la nostra storia e i nostri principi non possiamo votare a favore di un provvedimento che giudichiamo in parte ingiusto e in parte inefficace. Per questo motivo non parteciperemo a questa votazione e usciremo dall’Aula”. Queste le parole con cui Pia Locatelli, nel suo intervento,  ha annunciato l’uscita dall’Aula.

“Questo provvedimento – ha aggiunto – se da un lato contiene punti apprezzabili, come l’inserimento dei migranti nei lavori socialmente utili e l’aumento del personale destinato al potenziamento delle commissioni territoriali, dall’altro rischia di contraddire i principi di garantismo e di difesa dei diritti umani che noi socialisti abbiamo sempre sostenuto con forza. In particolare, attraverso la procedura unica per le espulsioni, l’abolizione del secondo grado di giudizio per il riconoscimento del diritto d’asilo, l’abolizione del contraddittorio, limitato da una procedura semplificata, il rito camerale, priva del dibattimento, di fatto si configura per i migranti una giustizia minore, una procedura specifica che solleva non pochi dubbi di costituzionalità”.

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloini ha parlato di una approvazione che inserisce norme più e strumenti più efficaci: “Tempi più rapidi per diritto asilo. Strumenti più efficaci per accoglienza e integrazione”.

Nello stesso giorno arrivano i dati Frontex sull’immigrazione. Nel rapporto dell’organizzazione si afferma che l’Italia sia rimasta sotto pressione migratoria anche nel mese di marzo. Sulla rotta del Mediterraneo centrale sono passate 10.800 persone, “oltre in quinto in più” rispetto al mese precedente, portando il totale dei primi tre mesi a circa 24.250, “quasi il 30% in più delle stesso periodo del 2016”. Sulla rotta verso la Grecia del Mediterraneo orientale sono passate 1.690 persone, “pari al 6% rispetto all’anno scorso prima dell’accordo Ue-Turchia”. Frontex in una nota indica che la provenienza della maggior parte dei migranti intercettati lungo la rotta del Mediterraneo Centrale verso l’Italia è stata da Bangladesh, Nigeria e Guinea, ma “dall’inizio di marzo, ha cominciato a crescere il numero di migranti provenienti dal Corno d’Africa (specialmente eritrei e somali), probabilmente in gran parte a causa del miglioramento delle condizioni meteorologiche lungo la via di terra verso la Libia”. Lungo la rotta balcanica, preferita da afghani, siriani e pachistani sono state infine registrate “meno di 380 intercettazioni” ovvero “quasi il 70% in meno rispetto al mese precedente ed appena il 7% della cifra di marzo 2016”.

Anche i dati del Viminale appena aggiornati indicano un amento dei migranti sbarcati in Italia: sfiorano quota 27mila nel 2017, il 35% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, che alla fine fece registrare il record degli arrivi (181mila). Ma nonostante il flusso continuo di sbarchi, cala il numero di migranti ospitati nel sistema di accoglienza: sono 175.480 contro i 176.554 del 31 dicembre dello scorso anno. Le principali presenze di registrano nelle strutture temporanee (137.957), mentre nel Sistema di accoglienza per richiedenti asilo sono ospitate 23.867 persone. La Lombardia è in testa tra le regioni con 23.700 stranieri in accoglienza, seguita dalla Campania (15.122) e dal Lazio (14.854).

COSA PREVEDE
Composto da 23 articoli, la cui finalità principale, come hanno precisato il ministro dell’Interno e della Giustizia, è rendere più rapido l’esame delle domande di asilo, istituendo delle sezioni di tribunale specializzate in materia di immigrazione e asilo. Molto discussa e contestata dall’opposizione è stata un’altra norma-cardine del decreto: l’abolizione del secondo grado di giudizio nel caso la richiesta di protezione internazionale sia stata respinta dal tribunale competente.

Contro i paragrafi F e G dell’articolo 6, si sono schierati infatti diversi giuristi (oltre che le associazioni di volontariato che assistono i migranti) dichiarando che la norma collide sia con gli articoli 24 e 111 della Costituzione (Giusto processo con i tre gradi di giudizio e diritto alla difesa), sia con l’articolo 6 della Convenzione europea sui diritti umani (diritto al contraddittorio).

Per la determinazione dell’accoglimento della domanda di asilo, le nuove disposizioni prevedono inoltre un rito camerale senza udienza, nel corso della quale il giudice si limiterà a prendere visione della videoregistrazione del colloquio del richiedente asilo davanti alla commissione territoriale.

La legge attribuisce al Csm il compito di predisporre un piano straordinario di applicazioni di magistrati per coprire le esigenze delle nuove sezioni specializzate. In ciascun tribunale distrettuale potranno essere applicati al massimo 20 magistrati per 18 mesi, rinnovabili di ulteriori 6 mesi. Inoltre il ministero dell’Interno sarà autorizzato a assumere fino a 250 impiegati a tempo indeterminato per il biennio 2017-2018, da destinare agli uffici delle Commissioni territoriali o nazionali. Il ministero della Giustizia potrà a bandire concorsi per l’assunzione di 60 funzionari da assegnare al Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità.

Sarà incrementato di 20 unità il personale per l’Africa delle sedi diplomatiche e consolari, per le accresciute esigenze connesse al potenziamento della rete nel continente africano, derivanti anche dall’emergenza migratoria. E’ previsto inoltre un aumento di spesa per l’invio in Africa di personale dei Carabinieri per la sicurezza delle ambasciate.

Siria. Gentiloni: “Una risposta motivata a un crimine”

mogherini-gentiloni“L’azione ordinata stanotte da Trump è una risposta motivata a un crimine di guerra”. Così il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni in conferenza stampa a Palazzo ha commentato l’attacco Usa di questa notte alla Siria. “L’azione di questa notte – ha aggiunto – come noto si è sviluppata nella base aerea da cui erano partiti gli attacchi con uso di armi chimiche nei giorni scorsi. Contro un crimine di guerra il cui responsabile è il regime di Assad”. “Credo – ha aggiunto Gentiloni – che le immagini di sofferenza che abbiamo dovuto vedere nei giorni scorsi in seguito all’uso delle armi chimiche non possiamo pensare di rivederle”. “Chi fa uso di armi chimiche non può contare su attenuanti e mistificazioni”, ha detto ancora il premier Gentiloni. Ma la strada da seguire è quella del negoziato: “L’Italia – dice Gentiloni – è sempre stata convinta che una soluzione duratura per la Siria vada cercata nel negoziato. Era e resta la nostra posizione. Il negoziato deve comprendere tanto le forze di opposizione quanto il regime, sotto l’egida delle nazioni unite con ruolo decisivo e costruttivo della Russia”. “C’è l’impegno comune perché l’Europa contribuisca alla ripresa dei negoziati in Siria”. E per questo “sono convinto che l’azione di questa notte non ostacoli ma acceleri la chance per il negoziato politico”, aggiunge il premier per il quale “gli Stati Uniti hanno definito la loro azione come puntuale e limitata e non come una tappa di una escalation militare”. E sul ruolo dell’Europa Gentiloni afferma che “con il presidente francese Hollande e la cancelliera Merkel abbiamo preso il comune impegno perché l’Europa contribuisca alla ripresa dei negoziati in Siria”.

Che si dovesse rispondere a un attacco chimico è la posizione espressa dal presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker in una dichiarazione letta dalla portavoce Mina Andreeva. La scorsa notte “gli Usa hanno lanciato attacchi aerei contro un aeroporto in Siria in risposta all’orribile attacco chimico di Idlib. Gli Usa hanno informato l’Ue che gli attacchi erano limitati e mirati a prevenire ulteriori atrocità con armi chimiche”. La portavoce ha aggiunto che “Juncker è stato inequivocabile nella sua condanna dell’uso delle armi chimiche e sul fatto che il ripetuto uso delle stesse doveva avere una risposta”. Mina Andreeva ha aggiunto che il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, “capisce gli sforzi per prevenire ulteriori attacchi” ed ha osservato che “c’è una chiara differenza tra attacchi aerei su obiettivi militari e l’uso di armi chimiche contro i civili”.

A chi ha chiesto quale fosse la posizione della Ue nei confronti del futuro di Bashar al Assad, la portavoce dell’alto rappresentante Federica Mogherini, Maja Kocijancic, ha risposto: “Non ci sono dubbi sulle conclusioni che sono state adottate dal Consiglio esteri lunedì scorso, in cui cui si dichiarava che gli europei ricordavano che non ci poteva essere una pace durevole in Siria sotto l’attuale regime”. E sul futuro dei negoziati di Ginevra alla luce dell’attacco americano della notte scorsa, Kocijancic ha indicato che Mogherini “stamattina è stata in contatto con Steffan de Mistura”, l’inviato speciale dell’Onu per la Siria ed ha ricordato che la responsabile per la politica estera “in settimana ha ospitato una Conferenza sulla Siria a Bruxelles” e la Ue “continuamente sostenuto il processo mediato dalle Nazioni Unite e continueremo a farlo”.

A chiedere un impegno da parte dell’Europa è Martin Schulz, candidato alla cancelleria dell’SPD. Serve una “forte offensiva diplomatica in Siria. L’Europa deve assumersi la sua responsabilità politicamente non militarmente”, ha aggiunto. “Questo è il momento dei colloqui, non delle bombe”. Per l’ex presidente del Parlamento europeo, il fatto che il consiglio di sicurezza dell’Onu “non sia nella situazione di poter formulare una chiara risposta all’attacco col gas in Siria è più che inquietante”. Il governo tedesco definisce l’attacco degli Usa come “mirato e limitato” e Berlino chiede che “ora con tutte le forze ci si impegni per un processo politico” per risolvere il conflitto in Siria. ha detto il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert. Il veto sulle armi chimiche è “centrale nell’ambito della tutela dei diritti umani”, ha continuato il portavoce del ministero degli Esteri, rispondendo a chi chiedeva se l’azione di Washington sia conforme al diritto internazionale. Dalla prospettiva del governo tedesco si è di fronte “ad un’eclatante rottura del diritto internazionale da un lato”, con la violazione siriana, e dall’altro lato “a un mirato limitato attacco” da parte degli Usa. Per questo motivo, di fronte alla circostanza che il consiglio di Sicurezza dell’Onu non ha potuto esprimere una risoluzione, “l’attacco americano è comprensibile”. L’Onu ha però indetto per le ore 17.30 italiane al Palazzo di Vetro una riunione di emergenza.

Condanna ad Assad anche da parte della Nato per la quale “il regime siriano porta la piena responsabilità per questo sviluppo”. Lo dichiara il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg che ha sottolineato che l’Alleanza “considera l’uso di armi chimiche come una minaccia alla pace e sicurezza internazionali”. “Qualsiasi uso di armi chimiche è inaccettabile ed i responsabili devono essere condotti a risponderne” ha detto ancora il Segretario generale ribadendo che “la Nato sostiene tutti gli sforzi internazionali diretti a raggiungere la pace ed una soluzione politica in Siria”.

MISSILI SULLA SIRIA

siria usa

Spaventa l’escalation che potrebbe innescarsi dopo l’attacco Usa in Siria. Una nave da guerra russa è entrata nel Mediterraneo e si starebbe dirigendo verso i due cacciatorpedinieri americani che hanno lanciato l’attacco in Siria della scorsa notte. Lo riporta Fox News. “Attaccando una base aerea siriana, gli Stati Uniti sono arrivati “ad un passo dallo scontro con la Russia”: lo scrive su Facebook il premier russo, Dmitri Medvedev.

Il raid Usa

“Nessun bambino dovrebbe patire un simile orrore”. Con queste parole, il presidente Usa, Donald Trump, ha dato il ‘via libera’ al raid americano contro la base aerea di Shayrat, nella provincia di Homs, quella da dove, secondo l’intelligence Usa, erano partiti i raid con le armi chimiche che avevano ucciso decine di civili nella provincia di Idlib. È stato il primo attacco americano da quando è cominciata la guerra civile in Siria: 59 missili Cruise lanciati da due navi americane nel Mediterraneo.

Furente il Cremlino che parla di “aggressione contro uno Stato sovrano, in violazione del diritto internazionale e con un pretesto inventato”, aggressione che – aggiunge Mosca – porterà “danni considerevoli” alle relazioni tra Russia e Stati Uniti. Come prima mossa concreta, Mosca ha sospeso la cooperazione con gli Usa per evitare incidenti nei cieli siriani. La Russia ha anche chiesto l’immediata riunione del Consiglio di sicurezza Onu.

I 59 missili Tomahawk lanciati dai cacciatorpedinieri Uss Porter e Uss Ross hanno semidistrutto la base aerea. “Occorrera’ tempo per valutare i danni”, ha precisato il governatore di Homs. Ma sono morti 6 militari siriani, tra i quali un generale di Brigata aerea. La base è stata distrutta. In una nota, il Pentagono ha definito la risposta americana “proporzionata” rispetto all’odiosa azione di Assad contro la sua gente. Il raid americano è scattato alle 20:40 ora statunitense, quando in Siria erano le 04:40, le 03:40 in Italia. Una portavoce del Pentagono americano ha aggiunto che l’attacco è un evento “one-off”: dunque si tratta di un’azione isolata e non è prevista al momento un’escalation militare americana in Siria.

Il presidente americano, Donald Trump, sceglie dunque il pugno di ferro contro il regime di Bashar al Assad, che ritiene responsabile dell’attacco chimico a Khan Sheikhoun. “Anche bellissimi neonati sono stati crudelmente assassinati in questo barbaro attacco: Assad ha stroncato la vita di uomini, donne e bambini innocenti e per molti è stata una morte lenta e brutale”, ha detto Trump, parlando in diretta tv, dalla Florida, dove riceveva il presidente cinese Xi Jinping, da lui stesso informato del blitz missilistico. L’attacco è arrivato dopo un lungo vertice tra alti funzionari della Casa Bianca, il ministro della Difesa Jim Mattis, il segretario di Stato Rex Tillerson e il consigliere per la sicurezza nazionale H.R. McMaster. Una mossa a pochi giorni dal viaggio di Tillerson in Russia; e secondo alcuni analisti, la decisione di velocizzare l’intervento servirà agli Stati Uniti anche per dare un maggior peso politico all’incontro con il ministro degli Esteri russo, Serghey Lavrov.

La Russia è il maggior alleato del presidente siriano e oltre ad aiutare militarmente l’esercito governativo, ha bloccato la quasi totalità delle iniziative diplomatiche al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Ha già parlato anche la Cina che condanna “l’uso delle armi chimiche da parte di qualsiasi Paese”. Con Trump anche la Germania: “Il raid (americano) è comprensibile”. Da Londra arriva il “pieno appoggio” del governo britannico per una “azione appropriata”. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu condivide “il messaggio forte e chiaro” lanciato dagli Usa, e auspica che sia recepito anche da Teheran e Pyongyang. Dal composito fronte anti-Damasco esulta la Turchia, che parla di attacco “positivo” contro la “barbarie” di Assad. Plaudono a Trump anche L’Arabia Saudita e il premier australiano, Malcolm Turnbull.

L’attacco americano contro la Siria mostra come il presidente Donald Trump sia pronto “ad azioni decisive per rispondere ad atti odiosi”, ha spiegato Rex Tillerson, parlando con i cronisti in Florida. Il consigliere per la sicurezza nazionale, il generale McMasters, ha spiegato che a Trump sono state presentate tre opzioni per rispondere alla strage con il gas in Siria. Lui ha detto di concentrarsi su due di queste e poi ieri ha preso la decisione finale ordinando il raid. All’ira di Mosca, si è unita la condanna dell’Iran, il principale alleato regionale di Damasco: Teheran “condanna energicamente” i bombardamenti statunitensi in Siria e ritiene che “rafforzino i gruppi terroristici”, ha detto il portavoce del ministero degli esteri, Bahran Ghasemi, aggiungendo che gli attacchi americani “un’azione unilaterale pericolosa, distruttiva e che viola i principi del diritto internazionale”.

L’Unione europea era stata informata della probabilità di un’imminente svolta degli Stati Uniti sulla Siria. Dopo l’attacco della notte scorsa, l’alto rappresentante Federica Mogherini ha seguito durante la notte gli eventi assieme ai servizi diplomatici di Bruxelles. L’Ue, si apprende, sta coordinando gli Stati membri e il capo della diplomazia ha già ricevuto, fra le altre, la telefonata del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. E’ inoltre in contatto con gli Stati Uniti e con le Nazioni Unite.

Con questa salva di missili Tomahawk, il presidente americano accontenta in patria il partito dei falchi, che da sempre preme perché la Casa Bianca intervenga contro Damasco. “Diversamente dalla precedente amministrazione, il presidente ha affrontato un momento cruciale in Siria ed ha agito. Per questa ragione merita il sostegno del popolo americano” hanno detto in comunicato ufficiale congiunto i senatori repubblicani John McCain e Lindsey Graham, tra i primi a fare pressioni su Trump. I repubblicani infatti non hanno mai perdonato a Barack Obama di non esser intervenuto nel 2013, nonostante fosse stato provato l’uso di armi chimiche dal governo di Assad che sanciva il superamento “della linea rossa”. Il presidente americano fu accusato di aver indebolito la leadership degli Stati Uniti.

Ma anche esponenti democratici al Congresso hanno espresso il loro appoggio all’attacco ordinato da Trump. “Assicurarsi che Assad sappia che quando commette tali riprovevoli atrocità pagherà un prezzo è corretto”, ha detto Chuk Schumer, leader della minoranza democratica al Senato. E il suo omologo alla Camera dei rappresentanti, Pelosi, ha avvertito che “la crisi in Siria non sarà risolta da una notte di attacchi aerei”, però ha osservato che l’attacco ordinato dal presidente è “una risposta proporzionata all’uso delle armi chimiche da parte del regime”.

Approvati gli ultimi decreti della buona scuola

Scuola-InsegnantiIl consiglio dei ministri ha approvato gli ultimi decreti attuativi delle riforma dell’istruzione. Si tratta delle nuove regole per la maturità (dal 2019) e quelle per diventare insegnanti. Con gli otto decreti attuativi approvati la riforma può dirsi conclusa, almeno dal punto di vista normativo. Un passo avanti che il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni rappresenta “una notevole iniezione di qualità nella nostra scuola”. “Con questo atto e con il lavoro fatto in questi mesi dalla ministra Fedeli insieme alla presidenza e ad altre strutture del governo, si completa e si vara definitivamente la riforma della scuola”.

A sottolineare che “con l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri dei decreti legislativi che completano la riforma della Buona Scuola, le conoscenze storico-critiche delle arti e la creatività tornano al centro della formazione degli studenti italiani di ogni ordine e grado” è il ministro di Beni culturali e Turismo, Dario Franceschini, per il quale “l’esperienza diretta e lo studio del patrimonio e delle produzioni culturali e il sostegno alla creatività sono i pilastri di uno dei provvedimenti approvati oggi in attuazione della legge 107 del 2015, che coinvolgono Mibact e Miur, insieme ai propri istituti e realtà scolastiche, nell’elaborazione di un sistema coordinato per la promozione e il potenziamento della cultura umanistica, della conoscenza e della pratica delle arti nella Scuola. Il ‘Piano delle Arti’, che riguarderà la creatività italiana nel suo complesso – conclude il ministro Franceschini – sarà lo strumento attraverso il quale la conoscenza della storia dell’arte e del patrimonio culturale entrerà a far parte del curriculum di ogni studente”.

Di parere diverso la Cgil per la quale l’approvazione dei decreti legislativi previsti dalla legge 107 “avviene dopo un percorso di confronto insufficiente, che ha impedito l’introduzione di numerose proposte migliorative avanzate dalle organizzazioni sindacali e dal mondo della scuola”.

Critica anche la Gilda che parla di 1 passo avanti e 2 indietro. “Rispetto alle stesure originarie di alcune deleghe della legge 107 i decreti attuativi che questa mattina hanno ottenuto il via libera del Cdm risultano più confusi e in talune parti peggiorati”. E’ un giudizio in chiaroscuro quello espresso da Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda sul pacchetto Scuola. “Ovviamente ci riserviamo un’analisi più approfondita dopo l’esame dettagliato dei testi dei decreti – precisa Di Meglio – ma da quanto si evince finora restiamo perplessi riguardo alcune scelte adottate dal Governo. Anche sul fronte delle risorse stanziate, è evidente che sono del tutto insufficienti per realizzare gli interventi promessi nei decreti. Per quanto riguarda il nuovo sistema di reclutamento – afferma il coordinatore nazionale – riteniamo grave che l’abilitazione all’insegnamento sia stata sostituita da una semplice specializzazione: si tratta di una modifica per legge dello status giuridico dei docenti che vengono così dequalificati a laureati specializzati, in contrasto con l’attuale modello di riconoscimento delle abilitazioni adottato negli altri Paesi dell’Unione Europea”.

Mentre per l’Anci il giudizio è diverso. Anzi opposto: “Non possiamo che dirci soddisfatti, perché oggi giunge a termine un percorso caratterizzato da grande impegno e partecipazione da parte dell’Anci. In questo senso, dobbiamo di certo fare un plauso anche all’atteggiamento del governo, che ha recepito molte delle istanze avanzate dai Comuni e ha consentito che fosse ascoltato l’interesse dei cittadini. I provvedimenti varati oggi erano molto attesi, perché andranno a incidere su compiti e funzioni di diretta competenza degli enti locali”, afferma la presidente della commissione istruzione dell’Anci Cristina Giachi.

I punti principali della riforma

DA 2019 NUOVA MATURITÀ – Si viene ammessi con tutti sei, fatta salva la possibilità per il Consiglio di classe di ammettere, con adeguata motivazione, chi ha un voto inferiore a sei in una disciplina. Chi ha l’insufficienza in condotta non viene ammesso. I candidati dovranno affrontare due prove scritte e un colloquio orale. Lo svolgimento delle attività di alternanza Scuola-Lavoro diventa requisito di ammissione, insieme allo svolgimento della Prova nazionale Invalsi. Quanto al primo ciclo restano i voti, ma saranno affiancati da una specifica certificazione delle competenze. Alla primaria la non ammissione è prevista solo in casi eccezionali e con decisione unanime dei docenti della classe.

NUOVE REGOLE PER DIVENTARE PROF – Tutti i laureati potranno partecipare ai concorsi, a patto che abbiano conseguito 24 crediti universitari. I concorsi avranno cadenza biennale, il primo sarà nel 2018. Chi lo passa entra in un percorso triennale di formazione, inserimento e tirocinio, con una retribuzione crescente che parte fin dal periodo della formazione. Alla fine del triennio, se la valutazione è positiva, vengono immessi in ruolo. E’ prevista una fase transitoria durante la quale saranno esaurite innanzitutto le Graduatorie a esaurimento e quelle dell’ultimo concorso del 2016. Previste procedure concorsuali specifiche per chi sta già insegnando come supplente da tempo.

PER ALUNNI DISABILI PROF MEGLIO FORMATI – Viene rivista la formazione iniziale dei docenti di sostegno dell’infanzia e della primaria, attraverso l’istituzione di un Corso di specializzazione ad hoc. Specifica formazione anche per il personale Ata. Le commissioni mediche per l’accertamento della disabilità si arricchiscono di nuove professionalità. Per la prima volta i supplenti potranno avere contratti pluriennali.

RESTYLING ISTRUZIONE PROFESSIONALE – I percorsi durano 5 anni: biennio più triennio. Gli indirizzi, a partire dall’anno scolastico 2018-2019, passano da 6 a 11. Ogni Scuola potrà declinare questi indirizzi in base alle peculiarità del territorio. Rafforzati i laboratori. Il sistema sarà in vigore dall’anno scolastico 2018-2019. Vengono stanziati oltre 48 milioni a regime per incrementare il personale necessario all’attuazione delle novità previste. Sarà stabilizzato lo stanziamento di 25 milioni all’anno per l’apprendistato formativo.

PERCORSO 0-6 ANNI – Progressivamente si amplieranno e qualificheranno i servizi educativi per l’infanzia e della Scuola dell’infanzia su tutto il territorio nazionale. Per finanziare il nuovo Sistema viene creato un Fondo specifico (239 milioni all’anno a regime) per l’attribuzione di risorse agli Enti locali. Prevista la qualifica universitaria come titolo di accesso per il personale, anche per i servizi da 0 a 3 anni, e per la prima volta sarà istituita una soglia massima per la contribuzione da parte delle famiglie.

TRIPLICATE RISORSE PER DIRITTO ALLO STUDIO – Potenziamento della carta dello studente IoStudio. Sono previsti specifici finanziamenti per sostenere il welfare studentesco: 30 milioni vengono destinati per il 2017 alla copertura di borse di studio grazie alle quali gli studenti delle Superiori potranno avere supporto per l’acquisto di materiale didattico, per trasporti, per accedere a beni di natura culturale. Altri 10 milioni (all’anno, fino al 2019-2020) vengono stanziati per l’acquisto di sussidi didattici nelle scuole che accolgono alunni con disabilità. Ancora altri 10 milioni vengono investiti, dal 2019, per l’acquisto da parte delle scuole di libri di testo e di altri contenuti didattici, anche digitali. E’ previsto l’esonero totale dal pagamento delle tasse scolastiche, in base all’Isee, per gli studenti delle quarte e delle quinte Superiori (dal 2018-2019).

PROMOZIONE DEL MADE IN ITALY – arriva il Piano delle Arti, un programma di interventi con validità triennale che il Miur metterà in campo di concerto con il Mibact e che conterrà una serie di misure per agevolare lo sviluppo dei temi della creatività nelle scuole. Il Piano viene finanziato con 2 milioni all’anno a partire dal 2017 e per la prima volta il 5% dei posti di potenziamento dell’offerta formativa sarà dedicato allo sviluppo dei temi della creatività. L’alternanza Scuola-Lavoro potrà essere svolta presso soggetti pubblici e privati che si occupano della conservazione e produzione artistica.

SCUOLE ITALIANE ALL’ESTERO – Organico del potenziamento anche all’estero: 50 ulteriori insegnanti (si passa da 624 a 674). Queste figure professionali verranno selezionate per la prima volta dal Miur sulla base di requisiti predisposti insieme al Ministero degli Affari Esteri. I tempi di permanenza fuori dall’Italia passano dai 9 anni attuali a due periodi di 6 anni scolastici che dovranno pero’ essere intervallati da un periodo di 6 anni nelle scuole italiane del Paese.