Piazza Grande. Il Pd cerca una strada senza Renzi

gentiloni-zingarettiUna domenica dal palco dell’ex dogana di san Lorenzo. Il Pd riparte da sinistra e lo fa puntando su un quartiere storicamente tale. Sul palco di ‘Piazza Grande’, la kermesse dei Dem, è salito non solo Nicola Zingaretti, ma anche l’ex Presidente del consiglio, Paolo Gentiloni. Salutato da una ovazione scandisce: “Questo governo, in pochi mesi, ha mandato in fumo la fatica di anni degli italiani. Ci sono persone che cominciano a pensare che quelle strabilianti promesse rischiano di non essere mantenute”.
Tuttavia anche se Gentiloni è lì per supportare il Governatore del Lazio, rivolge un messaggio distensivo alla controparte renziana abbracciando l’idea “di una strada nuova per il Pd”, così come era stata enunciata da Zingaretti, “purché non si tratti di una strada fatta di abiure”.
Proprio Zingaretti attacca il Governo soprattutto sul caso di Riace: “Quello di Salvini è un atto immondo. Sugli immigrati stanno giocando una partita sporca, esaltando le paure. L’immigrazione è una sfida reale, ma c’è un modello alternativo all’odio”. Ma non dimentica di respingere le accuse, soprattutto di molti personaggi vicini all’ex segretario dem, di volersi alleare con il Movimento. “Sospetti che mi hanno ferito”, spiega: “Io non voglio allearmi con il Movimento 5 Stelle, lo avrei già fatto in Regione se lo avessi voluto. Invece li ho sconfitti”. Almeno su questo l’incidente è risolto visto che lo stesso Renzi, oggi in una intervista, ha salutato positivamente il fatto che Zingaretti abbia fatto chiarezza ieri con argomenti che puntavano sull’inadeguatezza dei grillini al governo. “Hanno cominciato a tradire le promesse elettorali e stanno lasciando alle nuove generazioni un Paese più ingiusto e più povero. Quello che manca è qualcuno che cominci a costruire un progetto e li mandi presto a casa”.
A Piazza Grande arriva per ascoltare anche un altro candidato alla segreteria, Matteo Richetti che afferma: “Le primarie sono un momento di confronto su tesi differenti ma anche un momento di ascolto, siamo competitor ma anche colleghi di partito. Domani l’impegno sarà comune”. All’arrivo dell’ex portavoce di Renzi non manca il messaggio da Firenze, dall’ex segretario. “Il problema di questo paese non è il Pd ma un governo che rischia di far andare a sbattere l’Italia”, ha detto Renzi. E ha chiesto: “Basta guerre interne”.
Tuttavia Renzi non sembra intenzionato a cedere il passo e lo ha dimostrato ampiamente nei suoi interventi da neosegretario dimesso che collidevano con quelli del segretario reggente, Maurizio Martina. “Noi la prossima settimana alla Leopolda, con Padoan, presenteremo una contro proposta di legge di bilancio”, dice l’ex presidente del Consiglio e annuncia: “Quella di quest’anno rischia di essere l’edizione più partecipata di sempre”. Matteo Renzi sta lavorando da tempo alla nuova edizione della Leopolda, in programma dal 19 al 21 ottobre prossimi a Firenze, dove presenterà anche, con Padoan, una ‘contromanovra’. Il tema quest’anno è ‘Ritorno al futuro’ e, come ha chiarito lo stesso senatore dem, “si parla dell’Italia” e “non di correnti dentro il Pd né di candidati al Congresso”. Del quale però l’appuntamento è a Salsomaggiore a inizio novembre, quando si ritroveranno i renziani per parlare del Pd e del Congresso.

IL RICHIAMO ALLA POLITICA

La prima sera della Festa dell’Avanti 2018 si è conclusa con il dialogo tra l’ex Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni e il segretario del Partito Socialista, Riccardo Nencini, con la moderazione di Antonella Baccaro (caporedattore centrale del Corriere della Sera).

20180914_211320Riccardo Nencini. Sul ponte di Genova ci sono due inchieste aperte. Aspettiamo. Ma quello che sta emergendo è che c’è stata una mancata manutenzione e ora bisogna capire se è derivata da una carenza strutturale o da una valutazione errata ingegneristica. Ci sono anche altri aspetti preoccupanti ovvero dichiarazioni avventuristiche da parte del ministro competente e tutta la polemica su chi deve ricostruire. Con quello che sta emergendo si rischia di aggiungere danno a una tragedia. Una serie di dichiarazione avventuristiche. Poi manca un piano per Genova. Ossia che cosa fare per l’economia di Genova perché va ricostruito il collegamento con il porto. Tutta la polemica fino ad oggi si è fatta su chi deve costruire. Le norme europee obbligano ad andare a gare. Si parla di 200-300 milioni. Poi ci sarebbe da riaprire la partita della Gronda su cui governo non ha detto e non dice nulla.

Serve un’alleanza per il centrosinistra. L’occasione la abbiamo: le elezioni europee. Una normativa nuova prevede di definire la candidatura del presidente della Commissione europea. Questa è una ottima occasione non solo per il Pd e il Psi, ma anche per la sinistra riformista intera che può confrontarsi insieme sulla scelta del candidato. Un’occasione per presentare un fronte. Voglio sottolineare un paradosso: Salvini sale nei sondaggi fino a punte mai viste, e lo fa sbandierando un con forza l’arma dell’antipolitica. Poi si inventa l’internazionale nera. Che ha invece un taglio politico vero e proprio e ben definito. Noi come sinistra dobbiamo invece riproporre il tema del primato della politica.

Paolo Gentiloni. È importante impostare un’opposizione gagliarda in Parlamento. Va bene la bagarre in Parlamento e la mobilitazione di piazza. Ma il primo problema è capire chi si ha di fronte e non dobbiamo sottovalutare il fatto che questo Governo può fare molti danni al Paese con un gruppo di incompetenti messi lì. Non voglio fare allarmismo, ma questo Governo a tre mesi e mezzo ha al suo attivo solo un decreto insignificante e poi un decreto mille proroghe emanato ad agosto il che significa che se ne approveranno due uno ad agosto e l’altro a dicembre. Questo Governo non ha fatto ancora nulla. Ma nel non fare nulla sono state dichiarate delle cose e fatti dei gesti dimostrativi. L’Italia in 3 mesi e mezzo è stata isolata e questo è molto pericoloso”. Parlando della tragedia del ponte di Genova, Gentiloni ha aggiunto: “Io avrei fatto tre cose: occuparsi delle famiglie colpite, lavorare per capire cosa non ha funzionato e avrei riunito tutto il Paese, il Parlamento, perché di fronte al dramma in qualsiasi Paese democratico chi sta al Governo promuove un’unità nazionale. Noi invece ci siamo trovati di fronte a chi ha incolpato il Pd pur sapendo di mentire. Questa non è stata una reazione da Paese maturo perché se c’è un dramma tu chiami all’unità e non all’odio. Ma poi cosa è stato detto sul futuro di Genova? C’e’ un progetto oltre a quello generoso di Renzo Piano? Qui si semina odio e non si parla del futuro di Genova”.

“Guai – afferma ancora Gentiloni – a pensare che si tratta di un gruppo di sbruffoni che sarà travolto dall’inesperienza. Sono pericolosi e dobbiamo prenderli sul serio. Non fanno nulla, ma le loro dichiarazioni e i gesti dimostrativi hanno isolato l’Italia, provocando una crisi di fiducia verso il Paese, che con i precedenti governi aveva risalito la china. Oggi il livello di popolarità di questo governo non è superiore a quello di altri governi dopo pochi mesi dalle elezioni: il governo Renzi e Monti per esempio. Ma non mi faccio incantare dai sondaggi.

Ora guardiamo a due date. Il 6 novembre ci saranno le elezioni negli Stati Uniti, se Trump perde le Camere vi sarà uno stop alla sua spinta, ma può avvenire anche l’opposto. Sulle elezioni europee bisogna ragionare in modo più ampio possibile. Per il Pd sarebbe un grave errore non fare il congresso. Non dobbiamo avere nessuna paura del congresso e dobbiamo farlo il prima possibile. Il Pd ha bisogno di leader nuovi. Guardiamo la Spd: con un leader nuovo ha fatto un balzo in avanti nei sondaggi. Abbiamo bisogno di una alleanza e di una coalizione e spero di farlo insieme con voi.

Nencini chiudendo i lavori il giorno successivo ha osservato come “l‘analisi che prevale in questo dibattito è che tutto è cambiato. Prima della guerra mondiale vi era il Partito liberale, nel 1919 sparì. Lo schema novecentesco oggi non c’è più. Questo non vuole dire che il sistema dei  partiti sia destinando a terminare. Ma comunque che non è più quello di prima. Anche il ciclo della Merkel è finito e il fenomeno immigrazione sta cambiando il modo di sentire mettendo al centro del dibattito temi collegati come protezione e sicurezza sociale su cui si specula in modo inappropriato. Noi abbiamo lanciato l’ipotesi di una alleanza repubblicana. Bisogna riscoprire il primario della politica. Invece la sinistra ha rinunciato a difenderlo. Se cresce il tema del fronte repubblicano, ma se allo stesso tempo il Partito Democratico non scioglie il tema del congresso, allora si crea un problema. Lo stesso se il congresso si svolgerà dopo le elezioni europee. E noi nel frattempo che facciamo? Aspettiamo i tempi del Pd? Io sono per fare una cosa diversa con chi ci sta, ma bisogna iniziare a lavorarci da  subito. Le feste di partito servono per fare proposte. Ma poi servono le gambe per cercare di capire se questa è una barca che può tenere il mare.

Riunire a ottobre tutti coloro che alle prossime elezioni europee intendono costruire un’Europa federale. La scelta del candidato alla presidenza della Commissione Europea può essere il primo banco di prova: non una decisione presa solo da Pd e PSI in quanto membri del PSE ma un nome individuato da tutta la sinistra riformista; non una scelta fatta dai vertici ma un processo che coinvolga i cittadini con vere e proprie primarie da tenere prima del congresso del PSE a Lisbona nel prossimo dicembre”. Lanciamo subito questa proposta.

La diretta su RadioRadicale

Nencini: “Riproporre il tema del primato della politica”

nencini gentiloniRiccardo Nencini. Sul ponte di Genova ci sono due inchieste aperte. Aspettiamo. Ma quello che sta emergendo è che c’è stata una mancata manutenzione e ora bisogna capire se è derivata da una carenza strutturale o da una valutazione errata ingegneristica. Ci sono anche altri aspetti preoccupanti ovvero dichiarazioni avventuristiche da parte del ministro competente e tutta la polemica su chi deve ricostruire. Con quello che sta emergendo si rischia di aggiungere danno a una tragedia. Una serie di dichiarazione avventuristiche. Poi manca un piano per Genova. Ossia che cosa fare per l’economia di Genova perché va ricostruito il collegamento con il porto. Tutta la polemica fino ad oggi si è fatta su chi deve costruire. Le norme europee obbligano ad andare a gare. Si parla di 200-300 milioni. Poi ci sarebbe da riaprire la partita della Gronda su cui governo non ha detto e non dice nulla.

Serve una alleanza per il centrosinistra. L’occasione la abbiamo: le elezioni europee. Una normativa nuova prevede di definire la candidatura del presidente della  commissione europea. Questa è una ottima occasione non solo per il Pd e il Psi ma anche per la sinistra riformista intera che può confrontarsi insieme sulla scelta del candidato. Una occasione per presentare un fronte. Voglio sottolineare un paradosso: Salvini sale nei sondaggi fino a punte mai viste, e lo fa sbandierando un con forza l’arma dell’antipolitica. Poi si inventa l’internazionale nera. Che ha invece un taglio politico vero e proprio e ben definito. Noi come sinistra dobbiamo invece riproporre il tema del primato della politica.

Paolo Gentiloni. È  importante impostare un’opposizione gagliarda in Parlamento. Va bene la bagarre in Parlamento e la mobilitazione di piazza. Ma il primo problema è capire chi si ha di fronte e non dobbiamo sottovalutare il fatto che questo Governo può fare molti danni al Paese con un gruppo di incompetenti messi lì. Non voglio fare allarmismo, ma questo Governo a tre mesi e mezzo ha al suo attivo solo un decreto insignificante e poi un decreto mille proroghe emanato ad agosto il che significa che se ne approveranno due uno ad agosto e l’altro a dicembre. Questo Governo non ha fatto ancora nulla. Ma nel non fare nulla sono state dichiarate delle cose e fatti dei gesti dimostrativi. L’Italia in 3 mesi e mezzo è stata isolata e questo è molto pericoloso”. Parlando della tragedia del ponte di Genova, Gentiloni ha aggiunto: “Io avrei fatto tre cose: occuparsi delle famiglie colpite, lavorare per capire cosa non ha funzionato e avrei riunito tutto il Paese, il Parlamento, perché di fronte al dramma in qualsiasi Paese democratico chi sta al Governo promuove un’unità nazionale. Noi invece ci siamo trovati di fronte a chi ha incolpato il Pd pur sapendo di mentire. Questa non è stata una reazione da Paese maturo perché se c’è un dramma tu chiami all’unità e non all’odio. Ma poi cosa è stato detto sul futuro di Genova? C’e’ un progetto oltre a quello generoso di Renzo Piano? Qui si semina odio e non si parla del futuro di Genova”.

“Guai – afferma ancora Gentiloni – a pensare che si tratta di un gruppo di sbruffoni che sarà travolto dall’inesperienza. Sono pericolosi e dobbiamo prenderli sul serio. Non fanno nulla ma le loro dichiarazioni e i gesti dimostrativi hanno isolato l’Italia, provocando una crisi di fiducia verso il Paese, che con i precedenti governi aveva risalito la china. Oggi il livello di popolarità di questo governo non è superiore a quello di altri governi dopo pochi mesi dalle elezioni: il governo Renzi e Monti per esempio. Ma non mi faccio incantare dai sondaggi.

Ora guardiamo a due date. Il 6 novembre ci saranno le elezioni negli Stati Uniti, se Trump perde le Camere vi sarà uno stop alla sua  spinta, ma può avvenire anche l’opposto. Sulle elezioni europee bisogna ragionare in modo più ampio possibile. Per il Pd sarebbe un grave errore non fare il congresso. Non dobbiamo avere nessuna paura del congresso e dobbiamo farlo il prima possibile.  Il Pd ha bisogno di leader nuovi. Guardiamo la Spd: con un leader nuovo ha fatto un balzo in avanti nei sondaggi.

Abbiamo bisogno di una alleanza e di una coalizione e spero di farlo insieme con voi.

Al via la festa dell’Avanti! a Caserta

festa avanti logoAl via oggi venerdì 14 settembre, la Festa dell’Avanti!, l’appuntamento annuale del Psi dal titolo ‘Il Futuro Possibile’ che si terrà a Caserta, presso Parco Maria Carolina (viale Giulio Douhet 2014), nei giorni 14, 15 e 16 settembre. La festa si aprirà domani, venerdì 14 settembre con l’inaugurazione alle ore 16.30. Alle ore 17.30 Mauro Del Bue e Ugo Intini presenteranno il nuovo Avanti!  Ospiti della festa, tra gli altri, alle ore 18.30 il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, alle ore 19.30 Marco Minniti.

Alle 20.30 si terrà l’intervista a Paolo Gentiloni e Riccardo Nencini. “Tre giorni per discutere dei tre cardini attorno a cui riorganizzare un’azione per il futuro possibile della sinistra, in Italia come in Europa: libertà, inclusione e lavoro”- ha detto il Segretario Nencini, che sulla sua pagina Facebook ha aggiunto: “parleremo di migranti, con i sindaci locali impegnati nella lotta alla criminalità, fino alle proposte politiche che affronteremo con radicali, socialisti, cattolici. Temo che l’asse Salvini- Di Maio non si esaurisca presto, una ragione in più per mettere in campo un’opposizione che sia alternativa credibile, un pugno di forze pronte a confrontarsi alle prossime Europee”

È possibile seguire la diretta degli eventi su Radio Radicale.

La Lega teme il collasso da spread, il M5S no

spreadLo spread può diventare una malattia pericolosa, pericolosissima. Nel novembre 2011 morì il governo di Silvio Berlusconi per collasso da spread. Il differenziale tra i buoni del tesoro decennali italiani e quelli tedeschi esplose fino a 574 punti, portando quasi al crac i conti pubblici nazionali: Berlusconi fu disarcionato da presidente del Consiglio e al suo posto subentrò l’economista Mario Monti alla guida di un governo tecnico.

Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, braccio destro del segretario leghista Matteo Salvini, teme che la storia possa ripetersi, ha paura di un nuovo attacco dello spread con la vendita sui mercati finanziari internazionali di una valanga di titoli del debito pubblico italiano. Il collasso da spread potrebbe arrivare tra fine agosto e i primi di settembre.

Già qualcosa si è visto: lo spread, da quando l’esecutivo di Paolo Gentiloni ha ceduto il passo al governo Conte-Salvini-Di Maio, è aumentato da 120 a 280 punti: circa 5 miliardi di euro in più l’anno da pagare in interessi sui titoli del debito pubblico. Giorgetti a ‘Libero’ ha confidato: «L’attacco me lo aspetto, i mercati sono popolati da affamati fondi speculativi, che scelgono le prede e agiscono». Soprattutto in estate i rischi sono alti «quando ci sono pochi movimenti nelle Borse, un periodo propedeutico a iniziative aggressive nei confronti degli Stati, come è accaduto in Turchia».

Giorgetti teme un attacco politico delle élite internazionali al governo Lega-M5S, il primo esecutivo populista nella storia dell’Europa occidentale: «Il governo populista non è tollerato. La vecchia classe dirigente italiana ed europea vuol fare abortire questo governo per non alimentare precedenti populisti», ma l’orizzonte dell’esecutivo «non sarà di breve termine. L’accordo con il M5S è saldo».

Il 31 agosto e il 7 settembre saranno due date cruciali perché prima Fitch e poi Moody’s si pronunceranno sull’affidabilità del sistema finanziario del Belpaese. A fine mese ci sarà la revisione del rating da parte di Fitch, i primi di settembre sarà la volta di Moody’s. Si teme un declassamento della solvibilità dell’enorme debito pubblico nazionale e, in quel caso, sarebbe un disastro, la bancarotta. Forse per questo motivo sia Giorgetti sia il ministro per le Politiche Europee Paolo Savona sono andati a trovare Mario Draghi. Probabilmente proprio essi, due euroscettici critici sull’euro, sono andati a chiedere aiuto al presidente della Banca Centrale Europea, il primo convinto sostenitore dell’”irreversibilità” della moneta unica del vecchio continente.

Luigi Di Maio, pilastro del governo Conte assieme a Salvini, invece non ha paura del collasso da spread. Il capo del M5S, vice presidente del Consiglio, ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, in una intervista al ‘Corriere della Sera’ si è mostrato fiducioso: «Non credo che avremo un attacco speculativo…Io non vedo il rischio che questo governo sia attaccato, è una speranza delle opposizioni». Ma si tiene pronto a reagire: «Se qualcuno vuole usare i mercati contro il governo, sappia che non siamo ricattabili».

Reddito di cittadinanza, flat tax e modifica della legge Fornero sulle pensioni sono le tre principali promesse sulle quali Di Maio e Salvini hanno vinto le elezioni politiche del 4 marzo, ma sono provvedimenti molto costosi, considerati rischiosi da Bruxelles per l’impatto sui malandati conti pubblici italiani. Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo ha usato toni suadenti verso la commissione europea: «I provvedimenti fondamentali del contratto li faremo col massimo rispetto degli equilibri di bilancio». Comunque nel voto europeo di maggio «l’establishment sarà spazzato via da elezioni storiche». Bastone e carota. La partita è aperta tra il governo populista grilloleghista e l’Unione Europea.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

Il nuovo statalismo del governo gialloverde

italia nazionalizzazionePopulismo e dirigismo. Il populismo del governo gialloverde va ormai di pari passo con il suo dirigismo.

Dal cosiddetto “decreto dignità” sui contratti di lavoro a termine, al tira e molla sulla Tav, dalla decapitazione del vertice delle Ferrovie dello Stato, all’avvio della procedura per annullare la gara con cui Arcelor-Mittal si è aggiudicata l’Ilva con una proposta industriale da quattro miliardi.

Attualmente il colosso siderurgico perde 30 milioni di euro al mese. Il problema è che più si allungano i tempi del passaggio ad un azionista privato e più soldi pubblici vengono bruciati nell’altoforno di Taranto. Ma il ministro-vicepremier Di Maio non sembra troppo preoccupato.

Il problema è che tutte le scelte del nuovo esecutivo sembrano confermare un forte dirigismo in materia economica. Con la prevalenza degli slogan sui conti. Con la vittoria delle ragioni politiche, ideologiche ed elettorali su quelle dell’economia di mercato e delle sue regole. Compresi accordi internazionali in vigore, trattati e contratti firmati.

Per ora siamo agli annunci, ma la prima prova dei fatti sta per arrivare. E sarà quella dell’Alitalia, con la scadenza (a ottobre) del commissariamento e con una decisione – a quel punto non più rinviabile – sulla vendita della società aerea.

Per l’ex compagnia di bandiera, attualmente in amministrazione straordinaria, c’è un’offerta d’acquisto di Lufthansa. I tedeschi sono pronti a trasformare Alitalia in un vettore regionale. Il piano prevede una ristrutturazione e un taglio di personale.

All’inizio di quest’anno, all’accordo mancava soltanto la firma, ma a marzo ci sarebbero state le elezioni politiche e così Paolo Gentiloni, all’epoca presidente del Consiglio, decise di passare la patata bollente al suo successore prorogando di sei mesi il commissariamento dell’Alitalia e rinviando al 31 dicembre 2018 la restituzione dei 900 milioni prestati.

Il 4 marzo, con la vittoria di Lega e Cinquestelle lo scenario risultava completamente cambiato. Salvini e Di Maio avevano già manifestato abbastanza chiaramente l’ostilità alla vendita del vettore italiano a un “concorrente straniero”. E il candidato premier Cinquestelle aveva ventilato l’ipotesi di un ritorno dello Stato padrone con un “socio industriale” che poi doveva essere la Cassa depositi e prestiti.

Adesso l’idea del “vettore nazionale” si va concretizzando con le ultime dichiarazioni del ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. Ma il problema dell’Alitalia, pubblica o privata che sia, è strutturale. Troppo piccola per poter competere con le grandi compagnie aeree internazionali, troppo grande per poter fare concorrenza alle low cost.

Così come è adesso la compagnia non può stare in piedi e continuerà a perdere. Cosa abbondantemente dimostrata dai fallimenti del Tesoro, dei “patrioti” berlusconiani guidati da Colaninno, e infine dell’araba Ethiad. E non è nemmeno vero che adesso con la gestione dei commissari la situazione si è ribaltata e i 900 milioni di prestito ponte concessi dal governo Gentiloni sono ancora in cassa.

La troika guidata da Gubitosi ha fatto pulizia dei costi, ma secondo l’analisi di un esperto del trasporto aereo come Andrea Giuricin: «Nel momento in cui si faranno i conti finali» con il pagamento di tutti i fornitori e con il continuo aumento del costo del carburante, «gran parte del prestito sarà stato utilizzato».

Ma quanto vale Alitalia nel mercato internazionale da e per l’Italia? Non molto: «Gli ultimi dati relativi al 2017, mostrano che è già la quarta compagnia per traffico internazionale con l’8,5 per cento, dietro a Ryanair, EasyJet e al gruppo Lufthansa».

Il professor Riccardo Gallo, grande esperto di risanamenti industriali, ha rivelato in una recente intervista a First online di aver invano spiegato la situazione ai parlamentari Cinquestelle.

Ecco il suo racconto: «A inizio marzo 2017, fui invitato con grande cortesia dai parlamentari pentastellati delle Commissioni Trasporti di Camera e Senato per spiegare le condizioni gestionali, economiche e finanziarie della compagnia commissariata. Lo feci proiettando 18 slide. Fui vincolato alla riservatezza sui loro orientamenti. Ho rispettato l’impegno fino all’esternazione del ministro Toninelli, che mi ha liberato. Spiegai quel giorno che nel 2015 (ultimo bilancio disponibile) su 2.942 milioni di fatturato netto, i costi variabili (cioè i consumi di carburante e altro) erano pari a 2.815 milioni (96 per cento dei ricavi), e i costi fissi (lavoro e ammortamenti) erano pari a 710 milioni. Il risultato dell’attività operativa era negativa per 584 milioni…Significava che per essere competitiva, l’Alitalia avrebbe dovuto trasformarsi in una low cost, senza struttura aziendale e senza costi fissi o trasformarsi in un player mondiale…Queste cose le aveva illustrate più o meno uguali Roland Berger e KPMG all’Alitalia non ancora commissariata con una consulenza professionale. I parlamentari 5S ascoltarono, capirono, ma non accettarono, dissero che l’Alitalia andava nazionalizzata un’altra volta. Osservai che questo avrebbe contribuito ad aumentare la spesa pubblica di parte corrente. Fu vano, mi risposero piccati che poteva aumentare anche il debito pubblico, poco importava…».

Felice Saulino
SfogliaRoma

Francia-Italia. Si cerca accordo sugli hot spot

CANADA-G7-SUMMIT

Forse è necessario avvisare Di Maio prima che torni a pretendere le scusa francesi, ma tra Francia e Italia sta tornado il sereno. Dopo lo scontro diplomatico innescato dal caso Aquiarius che ha rischiato di far saltare l’incontro, il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, ha ricevuto con una calorosa stretta di mano il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel cortile d’onore dell’Eliseo. Le parole ignobile del portavoce del governo francese e la piccata risposta italiana sono al momento derubricate. Il lavoro delle diplomazie ha riportato il sereno. Più per necessità che per convinzione. Al termine del pranzo di lavoro, che vedrà al centro del confronto le recenti tensioni sul tema migranti e la possibile riforma del regolamento di Dublino sull’accoglienza dei richiedenti asilo, è prevista una conferenza stampa congiunta.

Una delle proposte che Conte farà a Macron sarà quella di istituire hotspot nei Paesi africani d’origine per chiudere la rotta verso il Mediterraneo tutelando, al tempo stesso, le vite dei migranti. I centri di prima accoglienza dovrebbero sorgere non solo in Libia ma anche negli Stati sahariani, come il Niger. La proposta, spiegano le stesse fonti, è per un’attuazione nel breve periodo in vista di una riforma del regolamento di Dublino, fortemente voluta dal governo italiano.

Tra le proproste, che non sono nuove, l’istituzione di hotspot nei Paesi africani d’origine – non solo la Libia ma anche quelli sahariani, come il Niger – per chiudere la rotta verso il Mediterraneo tutelando, al tempo stesso, le vite dei migranti. La proposta di Conte, è pensata per un’attuazione nel breve periodo in vista di una riforma che l’Italia vuole radicale, del regolamento di Dublino.

Dopo la vicenda della chiusura dei porti italiani all’Aquarius, Conte arriva forte del mandato del governo giallo-verde per chiedere – questo è l’obiettivo – una maggiore “collaborazione e solidarietà a livello europeo” perché la parola d’ordine è ancora la stessa: l’Europa non può lasciare sola il nostro paese. In quest’ottica, tornerà a insistere sulla richiesta di modifica dei regolamenti di Dublino. Ma il faccia a faccia tra i due potrebbe non essere facile considerando le ‘asprezze’ dei giorni che hanno preceduto il vertice e che hanno rischiato di farlo saltare fino all’ultimo. Le parole durissime arrivate dall’Eliseo – “Italia cinica” e comportamento “vomitevole” per la decisione di chiudere i porti alla nave Aquarius con 629 migranti a bordo – riecheggiano ancora e potrebbero incidere nella relazione tra i due. Macron, in realtà va ricordato, fu il primo dei partner europei a chiamare il 26 maggio scorso Conte al suo primo incarico (al quale poi rinunciò a causa dello stop del Quirinale sul nome di Paolo Savona al ministero dell’economia); poi Conte e Macron si sono visti al G7 in Canada. E ieri, quando il presidente del Consiglio ha definito il “caso chiuso” dopo l’incidente diplomatico e la telefonata di disgelo del presidente francese, ha detto sicuro: “Con Macron parliamo di tutto, come abbiamo fatto già al G7 del Canada”. Sul tavolo, oltre al nodo della gestione dei flussi migratori e al regolamento di Dublino, ci saranno anche gli altri punti del prossimo Consiglio europeo di Bruxelles fissato per il 28 e 29 giugno. In primis, la riforma della governance dell’Eurozona.

Sul tema immigrazione è interventuo anche l’ex premier Paolo Gentiloni parlando alla presentazione del volume del Cespi “La questione orientale. I Balcani tra integrazione e sicurezza”. “Si possono fare molte cose – ha detto – per governare meglio i flussi migratori; si possono fare meglio i rimpatri; però è importante il dialogo con l’Unione Europea e con la Germania. Noi ci siamo trovati meglio e abbiamo ottenuto risultati grazie a Bruxells e al ‘diavolo’ Merkel che non grazie ad altri governi europei oggi osannati”.

NODO SAVONA

savona-mattarellatagliatoResta il nodo del ministero dell’Economia. Da una parte le insistenze di Lega e 5 Stelle decisi a non mollare sul nome di Paolo Savona e dall’altra le resistenze del Quirinale. Il premier incaricato, Giuseppe Conte, è salito nel pomeriggio al Colle per provare a mediare con il presidente della Repubblica. Il nome dell’economista non convince del tutto Sergio Mattarella, soprattutto per le sue posizioni critiche sull’euro. L’incontro dunque non è per scogliere la riserva o per la presentazione della lista dei Ministri bensì si tratta ancora di un incontro informale, interlocutorio, durante il quale Conte riferirà al capo dello Stato gli sviluppi delle trattative per la formazione della lista dei ministri.

La giornata di oggi per Conte è stata, ancora una volta, complessa. Prima l’incontro – durato oltre 90 minuti – in via Nazionale, a Roma, con il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, “in cui si è discusso dello stato dell’economia italiana”. Poi il vertice con Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Dopo l’incontro con i due leader, Conte non aveva escluso di poter tornare già oggi a riferire al presidente Mattarella: “Al Colle oggi? Vedremo…”. “Procede tutto per il meglio – ha assicurato Di Maio -. L’incontro è andato bene. Sulla squadra di governo la parola spetta al presidente Conte e al presidente della Repubblica”. Alla domanda se sia disposto a rinunciare al superministero del Lavoro, Di Maio ha risposto: “Non mi pare si stia discutendo di nomi, si sta discutendo dell’assetto di governo per realizzare il programma elettorale. Quando giurerà la squadra? Questo dovete chiederlo al presidente”. Al termine della riunione Conte è andato via in taxi seguito dalla scorta, così come era arrivato. “Abbiamo doverosamente parlato dello stato dell’economia italiana – ha detto Conte ai cronisti – c’è stato un aggiornamento”. Il premier incaricato ha poi ricordato che la prossima settimana ci sarà la relazione finale di Banca d’Italia.

Ma il nodo evidentemente non è solo quella Savona. A complicare il quadro arrivano le pressioni di Bruxelles accompagnate dai primi segnali di impazienza della commissione. A pensare che soli pochi giorni fa era arrivato qualche segnale di incoraggiamento. La preoccupazione di Bruxelles è evidentemente in crescita sia per lo stallo che non si sblocca sia per le dichiarazioni di programma che vogliono mettere insieme politiche tali da mandare all’aria i conti dello Stato. Tanto che lo spread in pochi giorni è tornata superare quota 200.

“Risalire una china per cinque lunghi anni come l’Italia ha fatto – ha detto il presidente del Consiglio uscente Paolo Gentiloni – non è semplice: purtroppo ad andare fuori strada non servono cinque anni ma pochi mesi, a volte poche settimane”. “Bisogna curare le ferite ancora aperte – ha aggiunto – ma farlo cercando di andare avanti, mantenere qualità, responsabilità e impegni nell’azione di governo. Credo sia molto importante e sia l’unico messaggio che è giusto mandare al governo che nei prossimi giorni sostituirà quello che io ho presieduto”. Ma la preoccupazione è anche dell’Europa: “L’Italia non si comporti da irresponsabile – ha detto Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione a margine dell’Ecofin –.  Sul governo italiano prima di tutto dobbiamo vedere le proposte politiche concrete, il programma di stabilità che il governo deve presentare. Ma il nostro messaggio dalla Commissione è molto chiaro: è importante che l’Italia continui a rispettare politiche macroeconomiche e di bilancio responsabili”.

Il Governo ancora non c’è ma l’Ue già si preoccupa

commissione ue

L’allarme lo ha lanciato la Confcommercio, secondo la quale i dati statistici congiunturali continuano a mostrare segnali contradditori che inducono a valutare con prudenza le prospettive a breve dell’economia italiana. La valutazione di Confcommercio stima, per il mese di maggio, una variazione congiunturale nulla del pil mensile e una variazione tendenziale dell’1% (1,1% ad aprile), confermando un ulteriore rallentamento rispetto al primo trimestre.

Ad aprile 2018 l’indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) ha registrato un calo dello 0,1% rispetto a marzo ed un aumento dello 0,4% nei confronti dello stesso mese del 2017, in linea con un quadro congiunturale non particolarmente dinamico.

Il dato dell’ultimo mese è sintesi di un’evoluzione positiva della domanda relativa ai servizi (+1,8%) e di una flessione dello 0,2% della spesa per i beni.
In linea con quanto già emerso negli ultimi mesi, l’incremento più significativo ha riguardato la domanda per gli alberghi, i pasti e le consumazioni fuori casa (+2,7%).

Un altro campanello d’allarme lo ha comunicato Bankitalia nel fascicolo “Finanza pubblica, fabbisogno e debito”. A marzo il debito delle Amministrazioni pubbliche è aumentato di 15,9 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 2.302,3 miliardi. L’incremento è dovuto al fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (20,1 miliardi), in parte compensato dalla diminuzione delle disponibilità liquide del Tesoro (3,5 miliardi, a 44,8; erano 54,6 miliardi a marzo 2017). Il record precedente era a luglio scorso a quota 2.300.

L’Istituto di via Nazionale ha spiegato: “Il risultato è dovuto anche all’effetto complessivo degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio (0,8 miliardi)”. Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, il debito delle Amministrazioni centrali è aumentato di 16,0 miliardi e quello delle Amministrazioni locali è diminuito di 0,1 miliardi. Il debito degli Enti di previdenza è rimasto pressoché invariato.

Il Fondo Monetario Internazionale, oggi, come aveva già fatto nei rapporti diffusi ad aprile in occasione dei suoi lavori primaverili, nel documento intitolato ‘Regional Economic Outlook’, dedicato all’Europa, ha spiegato: “In Irlanda, Italia e Spagna la riduzione dei Npl (non performing loan, ndr) e la recente ripresa delle vendite di Npl è incoraggiante. Tuttavia, per una notevole parte del sistema bancario, il ROE resta con insistenza sotto il costo del capitale proprio”.

L’Istituto di Washington ha spiegato: “La ripresa economica potrebbe non essere sufficiente per soddisfare le aspettative degli investitori o per risolvere le sfide strutturali con cui le banche meno redditizie devono fare i conti; un consolidamento ulteriore e una ristrutturazione saranno necessari”.

Nel suo documento, il Fondo Monetario Internazionale ha sostenuto: “In Italia la produttività del lavoro è cresciuta cumulativamente solo dell’1% dal 2002. Molti Paesi stanno vivendo un’attività economica positiva e tassi di disoccupazione inferiori alla media storica, fatta eccezione di Francia, Italia e Spagna”.

Ad aprile il Fondo aveva stimato per il nostro Paese un tasso di disoccupazione per quest’anno al 10,9% e nel 2019 al 10,6%, sopra la media nell’Eurozona prevista rispettivamente all’8,4% e all’8,1%. I dati sono i peggiori nell’Eurozona dopo quelli di Grecia (19,8% nel 2018 e 18% nel 2019) e Spagna (nell’ordine, 15,5% e 14,8%).

A rendere più complessa la realtà, si aggiunge la situazione politica attuale.

Mentre riprende il tavolo tra  Movimento Cinque Stelle e Lega  per la trattativa di governo, da Bruxelles arriva il monito su debito pubblico e immigrazione. A lanciare un altro all’allarme sui conti pubblici è il vice presidente della Commissione Ue  Valdis Dombrovskis che, rispondendo ad un ‘politico’ sulle sfide che attendono il nuovo governo italiano, ha affermato: “E’ estremamente chiaro che l’approccio deve essere quello di ridurre il debito”.

Poi, Dombrovskis ha spiegato: “Come Commissione non siamo coinvolti nelle discussioni politiche dei partiti relative alla formazione del governo. Tocca all’Italia decidere, il presidente Mattarella sta guidando il processo. Le consultazioni stanno andando avanti. Non posso anticipare le raccomandazioni per uno specifico paese ma ovviamente se si guarda alle precedenti raccomandazioni e alle sfide che l’Italia sta affrontando, ci si deve concentrare su questioni fiscali, riduzione del debito pubblico. L’Italia ha il secondo debito pubblico dopo la Grecia”.

Secondo Dombrovskis: “L’approccio della Commissione, che verrà esplicitato nelle raccomandazioni in arrivo più avanti nel corso del mese, è lo stesso del presidente Mattarella che durante il processo di formazione dell’esecutivo ha evidenziato la necessità di mantenere gli impegni europei. Il governo italiano uscente, guidato da Paolo Gentiloni, è stato molto attivo e ha offerto sostegno all’agenda europea. Non ci aspetteremmo cambi repentini”.

Sul fronte migranti, invece, è intervenuto il commissario europeo alla migrazione, Dimitris Avramopoulos, auspicando che il nuovo governo non cambi linea sulla politica migratoria. Dichiarazioni che non sono passate inosservate. Il segretario della Lega, Matteo Salvini, ha commentato: “Dall’Europa ennesima inaccettabile interferenza di non eletti. Noi abbiamo accolto e mantenuto anche troppo, ora è il momento della legalità, della sicurezza e dei respingimenti”.

Fiducia per l’Italia arriva, invece, dal vicepresidente della Commissione UE, Jyrki Katainen cha ha detto: “Ho tutte le ragioni per credere che l’Italia continuerà a rispettare i suoi impegni. Aspettiamo di lavorare con un Governo stabile, qualunque esso sia”.

Rispondendo a una domanda sui piani per i conti pubblici del possibile nuovo Governo Lega-5 stelle, Katainen ha anche detto: “Le regole del Patto di stabilità si applicano a tutti gli stati membri e non ho segnali che la Commissione concederà eccezioni a chiunque. Non è solo una cosa che sta a noi, alla fine le decisioni sul Patto le prende il Consiglio e non vedo segnali che in Paesi vogliano cambiare le regole o fare eccezioni per qualcuno”.

Sono questi i problemi politici ed economici più immediati che il nuovo Governo dovrà affrontare.

Salvatore Rondello

Il governo giallo-verde e le preoccupazioni della Ue

Juncker firenzeIn prossimità del varo del nuovo governo giallo-verde, si sollevano le preoccupazioni dall’UE per la propaganda antieuropeista portata avanti dalla Lega e dai penta stellati.

Il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, aprendo il suo intervento a ‘The State of Union’ a Firenze, ha detto: “L’Italia è parte integrante dell’Unione europea. Uscire dall’Europa non ha alcun senso e uscire dalla moneta unica, l’euro, sarebbe una scelta anacronistica ed autolesionistica. Non siamo perfetti ma cambiare significa migliorare, andare avanti e non tornare indietro, e la prima cosa da fare è avere un’Europa sempre più politica. La prima riforma da fare è quella della primazia della politica che significa primazia dei cittadini”. Con riferimento alla politica dei dazi di Trump ha aggiunto: “Comprendo che per il presidente degli Stati Uniti è importante ricordare il principio ‘America first’ ma questo non significa ‘America alone’”. Con riferimento alla situazione politica italiana ha sottolineato:  “In Europa tutti guardano con grande attenzione a quello che succede in Italia. L’Italia è un Paese fondamentale in Europa ma che ha i problemi di un altissimo debito pubblico e di un’altissima disoccupazione giovanile. E dopo la Brexit servirà un ruolo più importante per Italia e Spagna. E’ questa sarà la sfida per il nuovo governo”.

La seconda giornata della conferenza europea ‘The State of the Union’, oggi in Palazzo Vecchio a Firenze, è iniziata con i saluti delle istituzioni locali. Protagonisti dell’evento con i loro interventi sono stati, oltre al presidente del Parlamento Europeo  Antonio Tajani, il presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker ed il governatore della Bce  Mario Draghi.  Nel pomeriggio è intervenuto l’Alto rappresentante Ue  Federica Mogherini. La chiusura dei lavori è spettata al premier  Paolo Gentiloni.

Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, nel suo intervento di saluto ha affermato: “Le città hanno ruolo di accrescere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, sono energia per la vita, per il futuro, per l’Europa. Firenze interpreta il proprio ruolo di attore, non di spettatore dell’integrazione europea”.

Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, si è soffermato, con il suo intervento, sulla futura politica di coesione criticandone l’impostazione che “rischia di far prevalere ancora una volta l’idea di un’Europa dell’austerità che poi dà spazio all’Europa dei demagoghi. Abbiamo invece bisogno di un’Europa della crescita e della democrazia”.

Il Presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, ha detto: “Populisti e nazionalisti hanno avuto materia per alimentare loro sentimenti e aumentare distacco dagli altri a causa della crisi migratoria. Così la solidarietà si sfilaccia e si perde poco a poco, così i Paesi del Nord Europa hanno riscoperto un’espressione che detesto: il club del Mediterraneo, si deve usare solo per il turismo, per indicare il Sud Europa che affronta il flusso profughi. Invece Europa e solidarietà vanno insieme. La solidarietà fa parte del patto fondatore dell’Europa”.

Durante la prima giornata, a Fiesole, il Presidente Sergio Mattarella, nel suo discorso di apertura dell’evento organizzato dall’Istituto Universitario Europeo per fare il punto sulle sfide e prospettive del prossimo futuro dell’UE, ha detto: “Più sicuri che nel dopoguerra, più liberi che nel dopoguerra, più benestanti che nel dopoguerra, rischiamo di apparire oggi privi di determinazione rispetto alle sfide che dobbiamo affrontare. E qualcuno, di fronte a un cammino che è divenuto gravoso, cede alla tentazione di cercare in formule ottocentesche la soluzione ai problemi degli anni 2000.  Sottraendoci all’egemonia di particolarismi senza futuro e di una narrativa sovranista pronta a proporre soluzioni tanto seducenti quanto inattuabili, certa comunque di poterne addossare l’impraticabilità all’Unione.  Nel turbamento del mondo quanto apparirebbe necessario il ruolo di equilibrio svolto da un concerto di 27 Paesi, tanto si mostra ampio il divario tra l’essere e il dover essere di un’ampia comunità che trova la sua dimensione in uno spazio già condiviso. Mai, dunque, come oggi appare urgente unire.

La operosa solidarietà degli esordi, sembra essersi trasformata in una stagnante indifferenza, in una sfiducia diffusasi, pervasivamente, a tutti i livelli, portando opinioni pubbliche, Governi, Istituzioni comuni, a diffidare, in misura crescente, l’uno dell’altro. Non possiamo ignorare questo stato di fatto, né sottacere quanto sia diffusa, fra i cittadini europei, la convinzione che il progetto comune abbia perso la sua capacità di poter realmente venire incontro alle aspettative crescenti di larghi strati della popolazione; e che non riesca più ad assicurare adeguatamente protezione, sicurezza, lavoro, crescita per i singoli e le comunità. Con una contraddizione singolare, che vede gonfiarsi, simultaneamente, le attese dei cittadini e lo scetticismo circa la capacità dell’Europa di corrispondervi”.

Dunque, non sono mancati i richiami ad un maggiore senso di responsabilità per il futuro dell’UE.

Salvatore Rondello