Governo e Pd. Gentiloni naviga a vista

gentiloni-uscitaPaolo Gentiloni parla poco, anzi pochissimo. La riservatezza è un tratto peculiare del suo carattere, ma c’è anche un’esigenza politica. Il presidente del Consiglio, da quando a dicembre ha sostituito Matteo Renzi a Palazzo Chigi, guida un governo di transizione che deve evitare sempre nuovi scogli pericolosi. È una navigazione sempre più difficile, a vista.
L’ultimo scoglio, solo in ordine di tempo, è la scissione del Pd. Roberto Speranza, Enrico Rossi, Pier Luigi Bersani, Vasco Errani, Guglielmo Epifani, Massimo D’Alema, hanno lasciato il partito dopo un lungo travaglio, aprendo la strada alla nascita dei gruppi parlamentari della “nuova formazione politica” di sinistra.
Il colpo è duro. Il Pd perderà una ventina di deputati e quasi quindici senatori, così calerà la maggioranza sulla quale può contare Gentiloni in Parlamento. Cresce il rischio di naufragio del governo. I fuoriusciti al Senato (nel quale l’esecutivo conta su una maggioranza risicata) sembrano orientati a votare anche la fiducia al governo, cosa che non farebbero alla Camera (nella quale il ministero ha un ampio margine). Tuttavia per Gentiloni aumentano i motivi per non dormire sonni tranquilli.
Il presidente del Consiglio a dicembre, nella conferenza stampa di fine anno, ha confermato l’intenzione di muoversi con cautela: «Il governo c’è finché c’è la fiducia della sua maggioranza». Ora però la maggioranza si è ridotta, è mutata sia dal punto di vista numerico sia dal punto di vista dell’identità e delle scelte politiche. Speranza e Bersani hanno già anticipato che chiederanno al governo delle “correzioni di rotta” per affrontare “il disagio sociale” e per tutelare giovani, lavoratori, pensionati e Sud colpiti dalla crisi economica.
È voluminoso il fascicolo dei problemi aperti per il presidente del Consiglio. Sul fronte politico la Lega Nord e il M5S, dall’opposizione, chiedono immediate elezioni politiche anticipate mentre il Pd sta preparando un suo turbolento congresso (Michele Emiliano ed Andrea Orlando sfideranno Renzi per la segreteria). Sul fronte economico ci sono da affrontare tanti temi delicati: l’anemica crescita, la debolezza finanziaria delle banche per i crediti deteriorati, le pressanti richieste della commissione europea di una manovra economica correttiva per ridurre il deficit pubblico. Infine c’è la questione esplosiva ed eterna della riforma elettorale, dopo la bocciatura di parte dell’Italicum ad opera della Corte costituzionale.
L’economia rischia di essere il tema più insidioso. La Ue ha chiesto una manovra aggiuntiva di 3,4 miliardi di euro, lo 0,2% del reddito nazionale, altrimenti scatteranno pericolose sanzioni per l’Italia. Si è parlato di taglio delle spese, di recupero dell’evasione fiscale, dell’aumento delle imposte indirette sulla benzina e sulle sigarette. L’estenuante trattativa tra Roma e Bruxelles per raggiungere un’intesa ancora è in corso. Gentiloni si è limitato a dire: «Faremo la correzione di conti senza manovrine depressive».
Il governo, dopo il colpo della scissione del Pd, cerca di tenere la rotta. Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al “decreto correttivo” al codice degli appalti per assicurare trasparenza e rapidità delle procedure e ha approvato cinque decreti attuativi della riforma Madia della pubblica amministrazione. Gentiloni ha difeso l’esecutivo respingendo le critiche: «Al di là delle discussioni sulla velocità delle riforme, il governo prosegue nel suo cammino. Lo ha fatto con decisioni molto rilevanti, dalla tutela del risparmio alla sicurezza urbana fino all’immigrazione».
Il presidente del Consiglio deve fare i conti soprattutto con Renzi, suo amico, suo sponsor per Palazzo Chigi. L’ex presidente del Consiglio in corsa per riconquistare la segreteria del Pd non vuole sentire parlare di nuove tasse, anche perché a giugno si voterà per rinnovare i sindaci di alcune importanti città: «I 3,4 miliardi si recuperano non aumentando le accise, ma con un disegno che permetta all’Italia nei prossimi mesi di continuare a sostenere la crescita».
Non solo. Renzi preferirebbe aprire le urne per le politiche il prima possibile, senza aspettare la fine della legislatura tra un anno. Al ‘Corriere della Sera’ l’ha messa così: «Il punto è se votare a giugno o a febbraio del 2018…Si vuole andare avanti? Siamo pronti, se si riterrà che serva».
Rischia di prodursi una incredibilmente anomala politica: Renzi assieme a M5S e Lega Nord per le elezioni anticipate; scissionisti del Pd, Sinistra Italiana, Forza Italia, centristi della maggioranza favorevoli alle urne nel 2018. Instabilità politica e crisi economica possono costituire due scogli invalicabili per l’ex sindaco di Firenze.

Rodolfo Ruocco

Il Pil cresce oltre le stime e incoraggia il Governo

The strong wind did almost pull the Italian flag on the turret of the Quirinale Palace in Rome, Italy, 30 January 2015. The flag still remained attached to a loin. ANSA/ETTORE FERRARI

ANSA/ETTORE FERRARI

Nonostante la turbolenza europea sui conti italiani, arriva per il Bel Paese una buona notizia: il Pil del 2016 migliore del previsto.
Nel quarto trimestre del 2016 il prodotto interno lordo, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1,1% nei confronti dello stesso periodo del 2015. Lo comunica l’Istat sottolineando che il periodo ha avuto tre giornate lavorative in meno del trimestre precedente e due in meno rispetto al quarto trimestre del 2015. Questo spiega perché la variazione annua del Pil stimata sui dati trimestrali grezzi sia pari a +0,9% (nel 2016 vi sono state due giornate lavorative in meno rispetto al 2015). Nel Documento programmatico di bilancio di ottobre scorso, il governo ha stimato per il 2016 un rialzo del Pil (in termini grezzi) dello 0,8% dopo lo 0,7% del 2015. Il dato di oggi è quindi leggermente superiore alle stime italiane
e in linea invece con quelle Ue. “Il testo delle previsioni riconosce gli effetti positivi delle riforme e delle politiche di bilancio più espansive realizzate grazie alla flessibilità”. Così ha commentato il presidente della commissione per i problemi economici del Parlamento europeo, Roberto Gualtieri.
La variazione congiunturale è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nei settori dell’industria e dei servizi e di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura. Dal lato della domanda, sottolinea l’Istat, vi è un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto negativo della componente estera netta.
Il dato diffuso oggi sul 2016 è “molto provvisorio”, spiegano all’Istituto di statistica. I risultati dei conti nazionali annuali per il 2016 saranno diffusi il prossimo primo marzo, mentre quelli trimestrali coerenti con i nuovi dati annuali
verranno comunicati il 3 marzo.
La notizia è stata ben accolta da Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio
Paolo Gentiloni ha scritto su Twitter: “Dati Istat su Pil incoraggianti.
Governo determinato a proseguire riforme per favorire la crescita”

Il Pd partito del Congresso permanente

pd tessereIl Partito democratico è ormai un partito che vive un eterno congresso permanente.
“Chi vuole giocarsi la carta della leadership io dico porte aperte”. Matteo Renzi, nel corso della direzione nazionale di oggi, annunciando le sue dimissioni, ha di fatto aperto la stagione congressuale del Pd.
“Non possiamo più prendere in giro la nostra gente – ha detto in un altro passaggio – potete prendere in giro me ma non la nostra gente. Nel pieno rispetto dello statuto, con le stesse regole dell’ultima volta” si faccia il congresso. “Così che non si discuta da domani sulle regole. Ma torni la politica”.
“Io non sarò mai il custode dei caminetti, preferisco il mare aperto della sfida che la palude. Facciamo il congresso e chi perde il giorno dopo dia una mano, non scappi con il pallone, non lasci da solo chi vince le primarie, non faccia quanto avvenuto a Roma”.
“Si chiude un ciclo alla guida del Pd – dice Matteo Renzi – Ho preso un Pd che aveva il 25 per cento e nell’unica consultazione politica lo abbiamo portato al 40,8”. Renzi continua così a mettere sul banco il suo successo del 40%.
Al banco della presidenza siede, al fianco del segretario Matteo Renzi, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, al quale Renzi ha ribadito la propria stima (“massima stima e amicizia di tutto il Pd. Nel rapporto decennale che ci lega non è la lealtà che manca”). In platea si vede tra gli altri il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. A chi lo accusa di non aver discusso a sufficienza la disfatta referendaria risponde: “L’analisi del voto l’abbiamo fatta: io ho pagato il pegno, mi sono dimesso. Se l’errore principale della campagna elettorale è stata la personalizzazione, ho cercato di evitare la personalizzazione almeno nel post referendum”. E poi aggiunge: “Da due mesi la politica italiana è bloccata. Improvvisamente è scomparso il futuro da ogni narrazione. L’Italia si è rannicchiata nella quotidianità”.
E Matteo Orfini nel suo intervento alla Direzione del Pd ha voluto sottolineare proprio il problema di un Congresso che non finisce mai: “Noi abbiamo già esperito un tentativo di fare il congresso, ma abbiamo detto che serviva una fase di decantazione per arrivare con più tranquillità ad una scadenza già fissata”. “Abbiamo fatto questa scelta insieme in Assemblea. Non ha funzionato”, sottolinea Orfini che punta il dito contro Bersani: “Quello che ha chiesto Bersani abbiamo provato a farlo, ma la conflittualità interna è aumentata. Il problema è che il congresso non finisce mai”. Per Orfini “il Congresso serve, perché c’è una enormità di problemi che ci impongono di riflettere sulle risposte che vogliamo dare. E dobbiamo dire che diamine di partito ci serve, dobbiamo decidere come metterci mano e cosa farne”.
Dalla minoranza intanto è partita la prima candidatura. “Quella di candidarmi alla segreteria è una cosa che sento di fare, necessaria”. Annuncia Michele Emiliano nel suo intervento in direzione Pd. “Non so come si fa a fare un congresso senza sapere quale sarà la legge elettorale. Un congresso ad aprile senza conoscere la legge elettorale che roba è? Andare al congresso senza conoscere quante federazioni sono commissariate e quanti circoli non sono in grado di rilasciare le tessere non vedo come si possa fare, è difficilissimo, è una di quelle cose che fa aumentare il rischio scissione”. Chiede ancora il Governatore della Puglia.
La minoranza del Pd inoltre presenterà un documento in Direzione in cui si chiede che il congresso parta alla scadenza naturale di giugno, si sostenga il governo Gentiloni arrivando alla fine della legislatura e si lavori per una nuova legge elettorale.

All’attacco invece Roberto Speranza: “Un congresso non deve servire ad evitare una scissione, ma a ricucire quella che c’è già stata con la nostra gente”.
“Se il congresso è il tentativo di una sterzata vera, di un confronto vero, allora va benissimo. Il gioco delle figurine è un rischio. In queste figurine mi ci metto anche io. Alcune delle cose dette da Andrea Orlando e in particolare la proposta di costruire un perimetro culturale prima del momento di conta più specifico, mi pare che vadano nella direzione giusta. Abbiamo il tempo per mettere il treno sui binari ed evitare che deragli”. Lo ha detto Roberto Speranza, intervenendo in direzione.
Mentre Andrea Orlando alla direzione Pd propone una terza via, rispetto a quella del congresso subito e a quella delle assise dopo l’estate. Il Pd deve evitare un congresso che sia la “sagra dell’antipolitica”, meglio aprire una “conferenza programmatica”, ovviamente fermando la “delegittimazione quotidiana” del segretario. “Quello che temo è la seconda fase, quella delle primarie: senza una restrizione del range, senza correzione, senza una condivisione di una piattaforma, senza un’autodisciplina dei candidati, finiranno per essere una sagra dell’antipolitica, il tutto consumato dentro la campagna elettorale delle elezioni amministrative”.
Tra le varie correnti anche quella solitamente ‘attendista’ ‘Sinistra è cambiamento’ di Maurizio Martina che stavolta però si è schierata per un nuovo congresso: “Inviterei a vivere l’ipotesi congressuale come un salto di maturità, che ci dà la possibilità di sciogliere i nodi che abbiamo davanti. Si sta ponendo da mesi una questione di leadership, ci sta”, dice il ministro dell’Agricoltura che ha aggiunto: “Io ho fiducia nel nostro popolo. ‘Tutte le volte che lo abbiamo chiamato a condividere responsabilità, il nostro popolo ci ha stupito. Non ci sarà nessuna regola che ci proteggerà dai tentativi di far saltare quel minimo comun denominatore che fa vivere tanto una conferenza programmatica quanto una primaria”.
Ancora nessun commento dal trono della ‘vecchia scuola’ del Pd: Massimo D’Alema.

GESTIRE L’IMMIGRAZIONE

migranti_2Il governo rende “più rapidi i processi di concessione del diritto d’asilo ai rifugiati, più trasparenti i meccanismi di accoglienza facilitando con diverse misure i meccanismi necessari per i rimpatri”. Lo dice il premier Paolo Gentiloni dopo l’approvazione del decreto in consiglio dei ministri il cui “obiettivo strategico non è chiudere le nostre porte ma trasformare sempre più i flussi migratori da fenomeno irregolare a fenomeno regolare, in cui non  si mette a rischio la vita ma si arriva in modo sicuro nei nostro paesi e in misura controllata”. E poi un monito alla rivolto all’Europa: “Ci teniamo molto stretti i nostri  valori umanitari e dell’accoglienza e rivendichiamo il lavoro fatto in questi anni perché credo che l’Italia abbia fatto un  buon curriculum nonostante le difficoltà ed i numeri da  fronteggiare. Abbiamo negli ultimi anni in un certo senso indicato la strada all’Ue, ora bisogna rendere effettivo il  principio di condivisione dell’onere dell’accoglienza”.

Sulla sicurezza delle città oggi “abbiamo preso decisioni di un certo rilievo”. Ha aggiunto il premier dopo il consiglio dei ministri, spiegando che  il provvedimento sulla sicurezza è in intesa con l’Anci. “La messa in comune degli assetti  nella capacità difensiva può essere una delle risposte in avanti per l’ Ue sulle difficoltà che attraversa”.

Il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha aggiunto che il decreto sulla sicurezza urbana approvato oggi segna “una grande alleanza”, un “grande patto strategico” tra lo Stato e i poteri locali. “Il modello di sicurezza in Italia funziona, non esiste un’emergenza in tal senso – ha premesso Minniti – ma all’interno di questo modello è importante tutelare ancora meglio il territorio, da Bolzano ad Agrigento. La sicurezza urbana è un grande bene pubblico, e la vivibilità, il decoro, il contrasto alle varie forme di abusivismo e di illegalità, allo spaccio di droga, ai reati predatori in genere, sono espressioni di questo bene”. E sui rimpatri Minniti ha aggiunto: “Garantire l’effettività dei rimpatri forzati rilancerà inevitabilmente anche i rimpatri volontari assistiti, per i quali il mio ministero ha deciso di raddoppiare i fondi”.

NEGOZIATO FRIENDLY

Image ©Licensed to i-Images Picture Agency. 08/02/2017. London, United Kingdom. Theresa May meets Paolo Gentiloni for talks in Number 10 Downing Street. Picture by Pete Maclaine / i-Images LaPresse Only italy Theresa May incontra Paolo Gentiloni

Downing Street. Picture by Pete Maclaine / i-Images LaPresse Only italy
Theresa May incontra Paolo Gentiloni

L’Italia si prepara alla Presidenza del G7 e parte cercando proprio la collaborazione del Paese che per primo ha voltato le spalle all’Europa e che ha fatto vacillare l’idea stessa dell’Unione europea: la Gran Bretagna. Ieri infatti la maggioranza dei deputati della Camera dei Comuni del parlamento britannico ha approvato in terza e ultima lettura il disegno di legge che permetterà al governo di invocare l’articolo 50 del Trattato di Lisbona per l’uscita dall’Unione Europea: il prossimo 20 febbraio voterà la Camera dei Lord. Il disegno di legge è passato senza alcuna modifica: tutti gli emendamenti presentati sono stati respinti e alla fine i voti favorevoli sono stati 494, mentre i contrari 122.
Il Presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni è infatti in visita a Londra dall’omologa Theresa May e ha voluto auspicare che tra Italia e Gran Bretagna continui la tradizione di collaborazione.
Durante la conferenza stampa Gentiloni ha trattato sia il tema del prossimo G7 a presidenza italiana che si terrà a maggio Taormina sia la questione della Brexit sulla quale ieri la Camera dei Comuni si è espressa definitivamente a favore: “Abbiamo discusso del percorso necessario dopo la decisione degli elettori del Regno unito di abbandonare l’Ue, che rispettiamo, e sappiamo che non sarà negoziato semplice, ma che dobbiamo affrontarlo in modo amichevole e costruttivo. Non abbiamo interesse ad avere un negoziato distruttivo tra Unione europea e Regno Unito” ha precisato il premier Gentiloni da Londra, con l’obiettivo di coltivare l’unità dei 27 paesi e arrivare ad un accordo. Il presidente del Consiglio italiano ha poi voluto rassicurare gli italiani che vivono nel Regno Unito: “I loro diritti saranno rispettati e saranno trattati bene. Il Regno Unito non abbandona l’Europa”.
Gentiloni e May hanno poi ribadito l’importanza di una collaborazione economica tra i due Paesi soprattutto – ha ribadito Gentiloni – per la “fase che sta attraversando l’Italia di crescita e ripresa, anche se ancora lenta rispetto a quello che avremmo voluto”. “È fondamentale quello che il primo ministro May ha detto, cioè che il Regno Unito ha deciso di lasciare l’Unione europea, ma questo non significa lasciare l’Europa”, ha aggiunto Gentiloni. Per quanto attiene ai mercati, “è presto per vederne gli effetti della Brexit, ma l’Unione europea non è un microbo, dobbiamo guardare alle nostre potenzialità, può svolgere un ruolo crescente”.
Sempre per quanto riguarda il versante economico invece il ministro delle finanze italiano, Pier Carlo Padoan, ha tenuto a far sapere che nel G7 si discuterà di come tassare le nuove forme di impresa nate con l’economia digitale.
“Vedremo quali sono le forme possibili e concrete di cooperazione internazionale”, ha spiegato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, illustrando i risultati dell’amministrazione fiscale nel 2016.
Bari ospiterà dall’11 al 13 maggio i ministri finanziari dei sette paesi più ricchi al mondo. Italia, Francia e altri Paesi criticano da tempo Google, Yahoo! e gli altri giganti del web perché fanno profitti in tutto il mondo ma hanno sede fiscale in Paesi come l’Irlanda, dove il prelievo sul reddito d’impresa è tra i più bassi d’Europa. Padoan ha criticato l’abitudine delle multinazionali di eludere gli obblighi fiscali sfruttando “le asimmetrie fra ordinamenti” e ha rivendicato il ruolo svolto dall’Italia “per mettere fine al segreto bancario”.
Nel 2013 il governo di Enrico Letta introdusse una Web tax basata sull’obbligo di aprire una partita Iva per vendere beni e servizi in Italia. Appena arrivato a Palazzo Chigi, Matteo Renzi decise di abrogare la legge temendo censure della Commissione europea, che vieta restrizioni alla libera circolazione di imprese e capitali. L’Unione europea, infatti, consente alle multinazionali di pagare le tasse solo nei Paesi in cui sono presenti con una “stabile organizzazione di impresa”, cioè uffici e stabilimenti.
Tornando a Londra, Gentiloni sul G7 rispondendo ad una domanda di un giornalista ha detto che “non c’è alcun invito al presidente Putin a partecipare al vertice di Taormina” e che un possibile invito è una prospettiva al momento “irrealistica”. Sui rapporti con la Russia il Presidente del Consiglio ha detto che comunque è necessario “fare ogni sforzo possibile sul terreno del dialogo” con Mosca.
La motivazione sembra ancora una volta legata all’ingerenza russa nella guerra ucraina. Putin quindi non riceverà l’invito al vertice del G7 di Taormina previsto per il 26 e 27 maggio (e la cui organizzazione spetta al nostro paese che dal primo gennaio 2017 ha assunto la presidente del gruppo delle sette economie più avanzate). Mosca era stata invitata tra il 1998 e il 2014, poi esclusa in seguito alle sanzioni comminate dopo l’annessione della Crimea che ha scatenato la crisi ucraina.
La notizia ha stupito anche perché in passato l’Italia era stata tra i pochi Paesi dell’Unione a tentare di trovare una mediazione con la Russia e a porre dei dubbi sul proseguimento delle sanzioni.
Ma la questione sembra allargarsi alla Libia, dove Putin appoggia il generale Haftar. La Libia è di cruciale importanza per l’Italia e la stabilizzazione del Paese è “fondamentale per l’Italia e l’Europa intera per i flussi migratori e la lotta al terrorismo” ha anche affermato il Presidente del Consiglio italiano. E, rispondendo a una domanda sulle prospettive protezionistiche mondiali, ha detto che “non ci rassegniamo a un contesto internazionale di chiusura, lavoriamo per l’apertura, convinti che funzionerà certamente con il Regno Unito ma anche in modo più ampio a livello internazionale”. Parlando di Ue, Gentiloni ha aggiunto che “per quel che riguarda l’Italia, la decisione degli elettori britannici non ci ha ha riempito di gioia, ma la rispettiamo e ci spinge nel rilanciare l’Unione europea, anche comprendendo al suo interno la necessità di livelli diversi di integrazione”.
Gentiloni ha annunciato, inoltre, il varo di “nuove misure e norme sull’immigrazione” durante il Consiglio dei ministri in agenda per domani.
L’Italia viene chiamata anche dall’Onu a svolgere il suo ruolo in Libia. Oggi l’inviato speciale dell’Onu Martin Kobler ha fatto sapere che secondo lui l’Italia farebbe bene a far seguire la riapertura dell’ambasciata a Tripoli da quella di un consolato nella regione orientale della Libia, per aiutare il coinvolgimento del generale Haftar nella stabilizzazione del Paese, e quindi contribuire a frenare tanto il fenomeno delle migrazioni, quanto il terrorismo.

Sud, senza interventi Mezzogiorno spacciato

Sud“Dal Sud e dalla sua modernizzazione può oggi venire una spinta fondamentale per la crescita della nostra economia”. Lo afferma il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che ha ricordato la scelta di istituire un ministero per il Mezzogiorno, affidato a Claudio De Vincenti. Nello stesso giorno alla Camera la votazione sul Dl Mezzogiorno. “Oltre alle previsioni per il completamento delle procedure di cessione del gruppo ILVA e di quelle di bonifica di Bagnoli – ha detto Oreste Pastorelli, deputato del Psi e componente della commissione Ambiente della Camera, nel corso delle dichiarazioni di voto – riteniamo fondamentali le parti del Dl Mezzogiorno relative alle procedure di infrazioni europee per la realizzazione di nuovi sistemi di collettamento, fognatura e depurazione delle acque reflue, anche alla luce del rapporto sull’attuazione delle politiche ambientali pubblicato dalla Commissione Europea”.

“In tema di energie rinnovabili – prosegue il parlamentare socialista – è corretta poi la proroga degli incentivi in favore degli esercenti di impianti per la produzione di elettricità alimentati da biomasse. Misura quest’ultima che prosegue sulla strada della ecosostenibilità che da anni noi socialisti percorriamo. Essenziali saranno, inoltre, gli investimenti per la diffusione della logistica digitale nel Sud Italia, ancora alle prese con un divario tecnologico impressionante con le regioni del Centro-Nord e non degno di un Paese come il nostro. Risulta quindi evidente – conclude – la necessità e l’urgenza delle disposizioni contenute in questo provvedimento, senza le quali il Mezzogiorno rischierebbe di non agganciare la timida ripresa economica in atto, o peggio, di fare ulteriori passi indietro nel difficile percorso di allineamento con il resto del Paese”.

Terremoto. Buemi: “Ora norme per i lavoratori”

Terremoto NorditaliaIl premier Paolo Gentiloni si è recato oggi nelle zone colpite dal terremoto. “Una parte del nostro paese è stata ripetutamente colpita in modo molto grave. Non si è trattato solo di un episodio ma purtroppo di una sequenza. Questo non deve incrinare la coesione delle nostre comunità e la fiducia nel futuro. Però bisogna lavorare e lavorare in fretta perché solo se le Istituzioni saranno veramente unite e rapide questo potrà consentire di restituire fiducia ai nostri territori”. Ha detto il premier nel corso della sua visita.

Nello stesso giorno i rettori delle Università di Camerino e Macerata, Flavio Corradini e Francesco Adornato, hanno sposato l’iniziativa per l’istituzione di una zona franca nei comuni delle aree del cratere sismico presentata dai socialisti una decina di giorni fa.

“Sfugge però ai magnifici rettori – spiegano i parlamentari Enrico Buemi, Serenella Fucksia e Remigio Ceroni – che da mesi ci stiamo occupando del terremoto portando avanti tutte le necessità del territorio marchigiano e che sin da subito abbiamo chiesto per i nostri conterranei case e non casette provvisorie. Ricordiamo ai magnifici rettori che lo Stato ha promesso la sospensione delle tasse che, terminata l’emergenza, si dovranno comunque pagare. Che questa popolazione martoriata dovrà pagare tasse e imposte ‘vecchie’ a cui si aggiungeranno quelle ‘nuove’ e che per le piccole aziende questo rappresenterà un ulteriore terremoto”.

Fucksia, Ceroni e Buemi spiegano quindi che “l’istituzione di una zona franca è fondamentale per consentire ai lavoratori autonomi e alle piccole e micro imprese, localizzati nei comuni del cratere, di beneficiare di agevolazioni fiscali per far ripartire la vita, l’economia, la normalità. La proposta di questo disegno di legge da noi sottoscritta, che indica in un triennio il periodo congruo di esenzione dalle imposte durante il quale si spera che l’opera di ricostruzione possa ripristinare quanto perduto, ci appare una misura efficiente ed efficace, oltre che doverosa, per dare un supporto adeguato a chi ha subito gravi perdite e si troverà ad operare nel prossimo futuro in una situazione di estrema difficoltà. In questo modo – concludono – i piccoli centri colpiti dal sisma potranno rinascere perché non è sufficiente ricostruire le case se contemporaneamente non si propongono norme specificatamente dedicate a garantire il lavoro e i lavoratori. A questo, a testa bassa e senza tanti proclami, stiamo lavorando”.

Summit di Taormina: riportare la Russia nel G8

PutinE’ partita un’iniziativa italiana per il reintegro nel G8 della Federazione Russa. E’ un’iniziativa giusta, opportuna e che tiene conto anche degli interessi del nostro Paese.

I presidenti del Consiglio Italiano del Movimento Europeo (CIME), dell’istituto di ricerche sociali EURISPES e dell’Istituto Italiano per l’Asia e il Mediterraneo (ISIAMED) hanno scritto una lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri, Paolo Gentiloni, sollecitando il nostro governo a farsi promotore di azioni affinché  il presidente Vladimir Putin possa essere al summit di Taormina, al fine di costruire “ponti” e la necessaria, vera e positiva collaborazione di pace per una efficace cooperazione tra i popoli.

Come è noto, dal primo gennaio  l’Italia ha la presidenza del G7, di cui sono membri anche gli Stati Uniti, il Canada, il Giappone, la Germania, la Francia e la Gran Bretagna. Gli altri Paesi dell’Ue sono rappresentati dalla Commissione europea, che, si ricordi, non può ospitare i vertici ne presiederli.

Quindi a maggio a Taormina si terrà il prossimo summit dei capi di stato e di governo con la presenza di nuovi leader mondiali, come il Presidente americano Donald Trump, il prossimo Presidente francese e il Primo ministro inglese Theresa May.

E’ noto che, dal 1998 fino al 2014, al G8 ha partecipato anche la Federazione Russa. A seguito della crisi in Ucraina, del referendum in Crimea e delle conseguenti sanzioni, è stata impedita tale partecipazione.

Pertanto a Taormina, purtroppo, potrebbe non esserci, ancora una volta, il Presidente della Federazione Russa. In merito riteniamo che il meeting potrebbe essere l’occasione per l’Italia per spingere verso la riapertura di un dialogo costruttivo con Mosca. La Russia, non sfugge a nessuno, è un partner importante. Lo è ancor di più per l’Unione europea, se davvero si vuole agire per affrontare le tante questioni globali. La soluzione di problemi quali quello della sicurezza e delle migrazioni e ovviamente quelli relativi ai costruendi nuovi assetti pacifici e multipolari, non può prescindere dal coinvolgimento della Russia.

Si ricordi che il 2016 si è purtroppo chiuso con il massacro terroristico di cittadini inermi nel mercatino di Natale a Berlino e il 2017 è cominciato con l’orrendo attentato di Istanbul. Sono eventi che pongono al centro della politica europea ed internazionale la questione della sicurezza e della pacificazione e risoluzione dei troppi conflitti regionali  che, come dice il Papa, nel loro insieme, anche se a pezzi, costituiscono la terza guerra mondiale.

Le grandi istituzioni internazionali, a cominciare dall’ONU e dall’Unione europea, sono chiamate ad assumere delle  responsabilità dirette. Ma anche i vertici G20, G7 e G8 sono importanti organismi di coordinamento per affrontare le cause delle tante tensioni legate soprattutto alle maggiori sfide economiche e geopolitiche e dare indicazioni sulle soluzioni più adeguate e condivise.

Perciò riteniamo positivo che il primo ministro Gentiloni abbia già sottolineato la necessità per tutti di abbandonare la logica della guerra fredda, senza rinunciare ai principi, Lo sono anche le recenti dichiarazioni del Ministro degli Esteri, Angelino Alfano, che sembra sollecitare il rientro della Russia nel G8.

Ciò potrebbe aiutare anche la stessa Unione europea a recuperare un ruolo più incisivo nel contesto internazionale. Il vertice di Taormina, città di grande storia proiettata nel Mediterraneo, potrebbe, quindi, essere davvero l’occasione per aprire nuove prospettive di cooperazione e crescita comune.

L’esclusione della Russia sarebbe non solo inopportuna e ingiustificata, ma darebbe l’impressione di una decisione negativa esclusiva dell’Europa, tenuto conto delle più recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti.

Mancando la Russia, oltre alla Cina e all’India che non vi hanno mai fatto parte, il G7 rischia di essere visto nel mondo come un club di amici dell’Occidente. Un club di Paesi che, rispetto al loro Pil, sicuramente occupano le prime posizioni mondiali, ma hanno economie in prolungata stagnazione.

Si rammenti che le perduranti sanzioni incrociate con la Russia penalizzano esclusivamente le economie europee. In proporzione, è l’Italia a rimetterci di più. Se ciò è vero, come è vero, il nostro Paese non può non cogliere l’opportunità di Taormina per assumere un ruolo più incisivo ed avere un maggiore spazio nella scena internazionale, a partire dal Mediterraneo e dalla stessa Europa.

Mario Lettieri * e Paolo Raimondi**
*già sottosegretario all’Economia  **economista

Accordo per fermare rotta Italia-Libia, ora tocca all’UE

mogherini-gentiloniA Malta l’Italia punta a un appoggio europeo per fermare i migranti in arrivo dal Mediterraneo. “Mi aspetto un fortissimo sostegno” all’accordo Libia-Italia sui migranti, ha detto prima dell’inizio del vertice l’Alta Rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza Federica Mogherini, riferendosi all’intesa firmata ieri a Roma tra il premier Paolo Gentiloni e il premier libico Fayez al-Serraj. L’accordo, ha detto Mogherini, “si inquadra perfettamente nelle politiche europee costruite in questi mesi con la Libia: sia sul salvataggio di vite in mare che sul lavoro nei centri all’interno della Libia”.
“Sono convinto che ieri si sia aperta una pagina nuova nella vicenda dei flussi migratori – ha detto dal canto suo Gentiloni – possiamo dire all’Unione che la nostra parte l’abbiamo fatta e ora ci aspettiamo che da parte dell’Europa ci sia un sostegno”. Ha poi aggiunto il presidente del Consiglio: “Perché è una fase che
noi in parte possiamo affrontare da soli, con risorse italiane, con la collaborazione delle nostre istituzioni con le autorità libiche, ma servono anche risorse europee e impegni europei”.
Infatti ieri a Roma Gentiloni ha portato a casa un risultato storico firmando con il premier libico Sarraj il Memorandum d’intesa per fermare l’immigrazione illegale, il traffico di esseri umani e il contrabbando tra le sponde sud e nord del Mediterraneo. Otto articoli per mettere nero su bianco l’impegno di Tripoli a controllare le sue coste e quello italiano ad aiutare il partner nel monitoraggio delle frontiere sud, quelle da cui entrano i migranti africani che sognano di raggiungere l’Europa.
Tale intesa rappresenta un ulteriore tassello dello storico coinvolgimento in Libia dell’Italia, unico Paese occidentale ad aver riaperto finora la propria sede diplomatica a Tripoli, ha ricordato Gentiloni, sottolineando tuttavia che si tratta soltanto di “un pezzo del progetto che dobbiamo sviluppare”. Adesso “serve un impegno economico dell’Unione Europea”, ha avvertito Paolo Gentiloni, che sarà a Malta per il vertice europeo informale dedicato proprio alla crisi migratoria. Per fare “l’ambasciatore di questo memorandum” e promuovere “ulteriori passi in avanti”. L’accordo fra Gentiloni e Sarraj arriva in un momento particolare: oggi il presidente del Consiglio italiano sarà a Malta per un summit dell’Unione Europea incentrato sull’immigrazione, e ci si aspetta che l’accordo con la Libia entrerà nel dibattito.
L’accordo Roma-Tripoli ha ricevuto il plauso dell’Ue. Adesso l’obiettivo di “fermare i flussi di migranti irregolari è a portata di mano”, ha sottolineato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, aggiungendo di aver concordato con Francois Hollande e Angela Merkel “di sostenere l’Italia in questa nuova cooperazione”.
Quasi un anno fa l’Ue si accordava con la Turchia per chiudere la rotta balcanica, e tale intesa ha abbattuto i flussi migratori del 98%. “Ora è tempo di chiudere la rotta dalla Libia all’Italia” e “posso assicurare che possiamo riuscirci”, ha affermato Tusk dopo aver “parlato a lungo con Gentiloni” ed aver incontrato al Serraj a Bruxelles, prima della tappa romana. Adesso i riflettori si spostano su La Valletta, dove i 28 dovranno trovare l’accordo politico sul da farsi, sapendo che le nuove regole per l’asilo europeo e le ricollocazioni dei rifugiati potranno sbloccarsi solo dopo che si sarà ripreso il controllo della frontiera esterna, pur mantenendo il difficile equilibrio con il principio del rispetto dello stato di diritto.
I passi operativi della Ue saranno poi discussi nel Consiglio Esteri di lunedì.

NON SOLO REGOLE

La lettera inviata all’Ue è sulla linea secondo cui “l’Italia rispetta le regole ma senza decisioni che possano avere effetto negativo, depressivo sull’economia. E’ il momento, penso che tutti se ne rendano conto in Europa, di accompagnare la crescita e prendere quindi nel rispetto delle regole europee le misure nei modi e nei tempi che consentano di accompagnare la crescita e avere effetti contrari”. È quanto ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni in conferenza stampa a Palazzo Chigi parlando in conferenza stampa a palazzo Chigi dei rapporti con la Ue.

“Non siamo nella procedura d’infrazione e abbiamo deciso da sempre di rispettare le regole e non entrare in quella procedura nella quale sono un grandissime numero di Paesi europei. L’Italia non fa parte di questo gruppo per tante ragioni legate anche al peso del nostro debito pubblico che ci costringe a una politica di contenimento strutturale”. “Non descriverei le cosiddette procedure di deficit eccessivo come commissariamenti. E lo dico non per sottovalutarne le implicazioni”, aggiunge Gentiloni.

Anche il ministro Padoan ha parlato della lettera inviata a Bruxelles. L’aggiustamento dei conti pubblici che il governo si appresta a varare entro aprile, ha detto, “presumibilmente anche prima”, su indicazione della Commissione Ue è pari allo 0,2% del Pil. Ha sottolineato il ministro dell’Economia al question time al Senato. Definendo l’ipotesi di procedura di infrazione “allarmante”, il ministro ha definito l’aggiustamento “indispensabile”. Non si tratterà, ha ribadito, di una manovra estemporanea “ma di misure bilanciate anche di sostegno”.

Gentiloni ha parlato anche del terremoto. “Abbiamo risorse nella legge di bilancio, ne stiamo mettendo in campo ulteriori con questo decreto. Abbiamo già anticipato nella lettera inviata ieri a Bruxelles della necessità di ulteriori risorse, almeno un miliardo che nel prossimo periodo sarà necessario”. Il cdm ha approvato infatti il decreto sul terremoto. “Intanto però – continua gentiloni – non è che possiamo aspettare chissà quali superiori determinazioni. Decidiamo e ci prendiamo le nostre responsabilità”. “Credo – ha aggiunto – che l’Italia non dimenticherà questo colpo, che è stato inferto ad una parte così rilevante del nostro territorio. L’Italia deve reagire con decisione, con un’obiettivo che è quello di mettere in campo tutte le norme e le iniziative necessarie per accelerare i percorsi di ricostruzione ed emergenza”.

Gentiloni ha parlato anche della durata del Governo. “Se volete vi ripeto la formula che ho gia’ usato una quindicina di volte negli ultimi tre mesi: la durata del Governo per definizione non la decide il Capo del Governo ma spetta al Parlamento, al Presidente della Repubblica e alla dialettica tra le forze politiche alla quale guardo con il massimo rispetto”. E si Calenda afferma: “La sua posizione è personale, certo non impegna il governo e il suo presidente”. Calenda aveva detto che “andare alle elezioni a giugno o peggio ad aprile rappresenta a mio avviso un serio rischio per la tenuta del Paese”. Aggiungendo che “la posizione del governo sulla questione elettorale è chiara: a decidere saranno il Parlamento e il presidente della Repubblica”.