“L’altra metà del cinema” III edizione Arena Forlanini dedicata a donne

arena forlanini“L’altra metà del cinema” racconta, in sette week end e quattordici film dedicati alle donne, la parità di genere e i temi del femminile attraverso film di grandi autori, anche internazionali, ospitati alla Festa del Cinema di Roma e in altri importanti festival di tutto il mondo. Da sabato prossimo, 14 luglio, al 26 agosto, al via la terza edizione dell’Arena Forlanini (Piazza Carlo Forlanini 1, Roma): lo annunciano Laura Delli Colli, alla guida della Fondazione Cinema per Roma, e il Direttore Generale, Francesca Via. La manifestazione rientra nel programma di CityFest, si svolge in collaborazione con Alice nella città ed è realizzata grazie alla Regione Lazio con l’obiettivo di sfruttare l’area dell’ex ospedale per il miglioramento della qualità della vita nel quartiere.

Le proiezioni, a ingresso gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili, saranno accompagnate da incontri aperti al pubblico con autori e attori. I quattordici titoli in programma vanno dalle opere del cineasta spagnolo Pedro Almodóvar (Julieta) e del francese Martin Provost (Quello che so di lei) a quelle degli italiani Paolo Virzì (La pazza gioia), Edoardo De Angelis (Indivisibili), Sergio Castellitto (Fortunata) e Matteo Rovere (Veloce come il vento). Ci sarà spazio per la commedia e per il dramma in tutte le sue declinazioni (da La notte che mia madre ammazzò mio padre di Inés París a Sicilian Ghost Story di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia), per i temi dell’adolescenza e del rapporto genitori-figli (Piuma di Roan Johnson, Il cratere di Silvia Luzi e Luca Bellino) per giungere fino ai riadattamenti teatrali (Lady Macbeth di William Oldroyd). Infine, non mancherà un focus su alcune indimenticabili figure femminili, rese straordinarie da grandi interpretazioni attoriali (Jackie di Pablo Larraín, Florence di Stephen Frears, Gloria di Sebastian Lelio).

Per ricordare il regista Carlo Vanzina, prima di ogni proiezione verranno proposte alcune sequenze tratte dai film del regista romano.

Si ringrazia: 01 Distribution, BIM, Exit media, Fandango, La Sarraz, Lucky Red, Medusa, Rai Cinema, Teodora Film, Universal Pictures, Warner Bros.


L’ALTRA METÀ DEL CINEMA

“L’altra metà del cinema” si aprirà sabato 14 luglio alle ore 21 con Fortunata di Sergio Castellitto. Il film sarà introdotto da Edoardo Pesce, uno dei protagonisti. La pellicola, con la sceneggiatura di Margaret Mazzantini, è stata presentata al Festival di Cannes 2017 nella sezione “Un Certain Regard” ed è valsa a Jasmine Trinca il David di Donatello e il Nastro d’Argento per la Migliore attrice protagonista. Così il regista, sceneggiatore e attore romano racconta il suo film: “Fortunata è un aggettivo qualificativo femminile singolare. Ma è anche il nome di una donna. E soprattutto un destino. E non è detto che quel destino uno se lo meriti. Ci sono uomini in questa storia che non sono d’accordo sulla felicità di Fortunata”.

Domenica 15, il pubblico potrà assistere a La notte che mia madre ammazzò mio padre di Inés París: la regista e sceneggiatrice madrilena, affiancata da un cast di stelle, realizza una black comedy campione di incassi, con un esilarante intreccio che mescola le atmosfere di Agatha Christie con il più brillante humor spagnolo.

Il programma della manifestazione proseguirà il weekend successivo (sabato 21 luglio ore 21) con Gloria di Sebastian Lelio, film che esplora in profondità sentimenti e passioni di una donna divorziata prendendo spunto da storie realmente accadute nella città di Santiago. La stessa capitale cilena, insieme alla musica (compresa “Gloria” di Umberto Tozzi), può essere considerata come un ulteriore personaggio del film. La protagonista Paulina Garcia si è aggiudicata l’Orso d’Argento per la migliore attrice al Festival di Berlino.

Il giorno dopo, sempre alle ore 21, sarà la volta di Piuma di Roan Johnson, presentato in concorso alla 73esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. La pellicola affronta il tema della gravidanza nella società contemporanea: protagonisti del film una coppia di diciottenni, in un viaggio inatteso verso la maturità e le responsabilità, proposto attraverso uno sguardo leggero e ironico ma mai superficiale.

“L’altra metà del cinema” tornerà sabato 28 luglio alle ore 21 con Il cratere di Silvia Luzi e Luca Bellino, introdotti da Fabia Bettini e Gianluca Giannelli di Alice nella città, al loro primo lungometraggio dopo il successo dei documentari La minaccia e Dell’arte della guerra. Il film, presentato alla Settimana Internazionale della Critica, descrive l’ossessione di un padre verso le qualità canore della figlia, la ricerca del successo e della felicità a partire da un contesto di emarginazione, il desiderio viscerale di una rivincita personale e sociale da sempre agognata.

Il sogno di diventare una cantante torna in Florence di Stephen Frears (domenica 29 ore 21): tratto da una storia vera, il film è una commedia agrodolce che tratta temi come l’amore, la musica (la colonna sonora è firmata da Alexandre Desplat) e la realizzazione, a ogni costo, delle proprie aspirazioni. Il film è interpretato magistralmente da tutto il cast, Meryl Streep in primis, che è venuta a presentarlo alla Festa del Cinema di Roma nel 2016.

La programmazione della settimana successiva si aprirà, sabato 4 agosto alle ore 21, con Julieta di Pedro Almodóvar, il regista più popolare e amato del cinema spagnolo, Oscar® per il Miglior film straniero con Tutto su mia madre e per la Miglior sceneggiatura originale di Parla con lei. Con Julieta – che si ispira a tre racconti di Alice Munro, Premio Nobel per la letteratura – il cineasta torna a esplorare i temi a lui più cari, quelli legati all’universo femminile.

Domenica 5 agosto alle ore 21 sarà proiettato Sicilian Ghost Story di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia, favola oscura e romantica che porta sul grande schermo una storia d’amore impossibile tra due adolescenti. Nel 2017, il film ha aperto la Semaine de la Critique di Cannes.

Sabato 11 agosto (ore 21), “L’altra metà del cinema” proporrà Quello che so di lei di Martin Provost. Il film, un vero inno alla vita, ha al suo centro una storia di trasformazione: le due donne protagoniste della pellicola infatti colmano insieme il vuoto delle loro esistenze imparando a lasciarsi il passato alle spalle.

Il giorno dopo sarà la volta di Veloce come il vento di Matteo Rovere: il pluripremiato film, venduto nel mondo in più quaranta Paesi, vede protagonista una giovane pilota che, non ancora maggiorenne, gareggia nel campionato italiano GT. La trama sviluppa contemporaneamente numerosi temi forti, dalla disgregazione della famiglia agli affetti perduti, dalle subculture all’emarginazione, dal talento dissipato al desiderio del riscatto.

Il primo film in programma nel successivo fine settimana sarà Indivisibili di Edoardo De Angelis (sabato 18 agosto ore 21). Presentato alle Giornate degli Autori, il film ha vinto sei David di Donatello e cinque Nastri d’argento. Protagoniste della pellicola, due gemelle identiche con sogni e aspirazioni molto diversi, indivisibili in una società che porta a spettacolarizzare anche la loro diversità. Domenica 19 alle ore 21, il programma ospiterà Jackie di Pablo Larraín: il regista e sceneggiatore cileno dirige un film di grande impatto in cui emerge con forza la straordinaria prova attoriale di Natalie Portman, magistrale nel rendere la glaciale determinazione e la sofferta bellezza della protagonista nel momento più duro della sua vita.

Il weekend conclusivo della rassegna si aprirà sabato 25 agosto con Lady Macbeth di William Oldroyd. Al suo esordio cinematografico, il regista teatrale inglese firma un dramma in costume vittoriano, adattando liberamente il romanzo breve di Nikolaj Leskov “Lady Macbeth nel distretto di Mcensk”, e mescolando con sapienza William Shakespeare e Henry James, Michael Haneke e Alfred Hitchcock. L’ultimo appuntamento sarà con La pazza gioia, uno dei film più amati di Paolo Virzì, presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes. La storia è quella di due donne simili e distanti allo stesso tempo, fragili e complesse, legate da una medesima condizione e da un intenso desiderio di ribellione, protagoniste di una fuga, ironica e toccante, lungo le strade della Toscana.

IL PROGRAMMA DAL 14 LUGLIO AL 26 AGOSTO

Ingresso gratuito fino a esaurimento posti disponibili.

Sabato 14 luglio, ore 21

FORTUNATA

di Sergio Castellitto, Italia 2017, 103’ [Universal Pictures]

Cast: Jasmine Trinca, Alessandro Borghi, Edoardo Pesce, Stefano Accorsi.

Fortunata è una giovane madre con un matrimonio fallito alle spalle e una bambina di otto anni. Ha una vita affannata, fa la parrucchiera a domicilio mentre sogna di aprire un negozio di parrucchiera tutto suo.

Domenica 15 luglio, ore 21

LA NOTTE CHE MIA MADRE AMMAZZÒ MIO PADRE

di Inés París, Spagna 2016, 94’ [Exit Media]

Cast: Belén Rueda, Eduard Fernández.

Isabel si propone di organizzare la cena di lavoro che suo marito Angel e la sua ex moglie Susana hanno in agenda con un famoso attore argentino: lo vogliono convincere a essere il protagonista del loro prossimo film.

Sabato 21 luglio, ore 21

GLORIA

di Sebastian Lelio, Cile 2013, 105’ [Lucky Red]

Cast: Paulina García, Sergio Hernández

Divorziata da anni con due figli ormai adulti, Gloria cerca un nuovo equilibrio in feste, eventi serali e discoteche nelle quali poter incontrare qualcuno della propria età, un nuovo fidanzato. Quando però sembra averlo trovato questi si rivela inaffidabile e misterioso.

Domenica 22 luglio, ore 21

PIUMA

di Roan Johnson, Italia, 98’ [Lucky Red]

Cast: Luigi Fedele, Blu Yoshimi, Michela Cescon.

Ferro e Cate sono due diciottenni che condividono un’attesa che è però un problema: lei è incinta. C’è anche l’esame di maturità che incombe e un viaggio in Spagna e Marocco da fare con gli amici. Di fatto non sembrano esserci le condizioni minime per portare avanti la gravidanza.


Sabato 28 luglio, ore 21

IL CRATERE

di Silvia Luzi, Luca Bellino, Italia, 2017, 93’ [La Serraz]

Cast: Rosario Caroccia, Sharon Caroccia.

Il cratere è terra di vinti, spazio indistinto, rumore costante. Rosario è un ambulante, un gitano delle feste di piazza che regala peluches a chi pesca un numero vincente. La guerra che ha dichiarato al futuro e alla sua sorte ha il corpo acerbo e l’indolenza dei tredici anni. Sharon è bella e sa cantare, e in questo focolaio di espedienti e vita infame lei è l’arma per provare a sopravvivere. Ma il successo si fa ossessione, il talento condanna.

Domenica 29 luglio, ore 21

FLORENCE

di Stephen Frears, Usa/Gb 2016, 110’ [Lucky Red]

Cast: Meryl Streep, Hugh Grant, Simon Helberg.

L’ereditiera newyorkese Florence Foster Jenkins sogna di diventare una cantante lirica, nonostante le limitatissime doti canore. Il suo sogno diventerà realtà grazie all’attore teatrale St. Clair Bayfield, suo marito e manager, che riuscirà ad organizzare un concerto per lei alla Carnegie Hall, nel 1944.

Sabato 4 agosto, ore 21

JULIETA

di Pedro Almodóvar, Spagna 2016, 96’ [Warner Bros]

Cast: Emma Suarèz, Adriana Ugarte, Daniel Grao, Imma Cuesta.

Il film racconta il rapporto conflittuale tra una madre, Julieta, e sua figlia, Antía, vissuto fra sensi di colpa e sofferenze. Julieta non è mai riuscita ad essere la madre di cui Antía avrebbe avuto bisogno, nessuna delle due è riuscita a superare il dolore per la perdita di Xoan, padre di Antía e marito di Julieta. A volte però il dolore, anziché avvicinare le persone, le allontana: così, quando compie diciotto anni, Antía abbandona la madre senza alcuna spiegazione. Julieta la ricerca in ogni modo possibile e scopre quanto poco conosca la figlia.

Domenica 5 agosto, ore 21

SICILIAN GHOST STORY

di Antonio Piazza, Fabio Grassadonia, Italia/Francia 2017, 120’ [Bim Distribuzione]

Cast: Julia Jedikowska, Gaetano Fernandez, Croinne Musallari, Andrea Falzone, Federico Finocchiaro.

Luna è una ragazzina siciliana che frequenta un compagno di classe, Giuseppe, contro il volere della madre perché il padre di lui è coinvolto con la malavita. Giuseppe un giorno scompare misteriosamente, al termine di un pomeriggio passato insieme a Luna. Lei non si dà pace e decide di cercarlo da sola.

Sabato 11 agosto, ore 21

QUELLO CHE SO DI LEI

di Martin Provost, Francia 2017, 116’ [BIM]

Cast: Catherine Frot, Catherine Deneuve.

Claire è un’ostetrica che nel corso della sua vita professionale ha fatto nascere innumerevoli bambini amando la propria professione. Proprio in un momento difficile per il suo lavoro ricompare dal passato una donna che l’aveva fatta soffrire quando era giovane. Si tratta di Béatrice, colei per cui suo padre aveva lasciato la famiglia.

Domenica 12 agosto, ore 21

VELOCE COME IL VENTO

di Matteo Rovere, Italia 2016, 119’ [Fandango]

Cast: Stefano Accorsi, Matilda De Angelis, Paolo Graziosi

Giulia è una pilota che a soli diciassette anni partecipa al prestigioso campionato italiano GT. Durante una delle prime gare del campionato, il padre ha un infarto e muore. Al funerale si presenta Loris, fratello maggiore Giulia, ora tossicodipendente ma un tempo pilota di talento, che pretende di tornare nella sua vecchia casa.

Sabato 18 agosto, ore 21

INDIVISIBILI

di Edoardo De Angelis, Italia 2016, 100’ [Medusa]

Cast: Marianna Fontana, Angela Fontana, Antonia Truppo.

Viola e Dasy sono due gemelle siamesi che cantano ai matrimoni e alle feste e, grazie alle loro esibizioni, danno da vivere a tutta la famiglia. Le cose vanno bene fino a quando non scoprono di potersi dividere.

Domenica 19 agosto, ore 21

JACKIE

di Pablo Larraín, Usa/Cile 2016, 100’ [Lucky Red]

Cast: Natalie Portman, Peter Sarsgaard, Greta Gerwig.

Sono passati cinque giorni dalla morte di John Kennedy e la stampa bussa alla porta di Jackie per chiedere il resoconto. Una relazione particolareggiata dei fatti di Dallas. Jackie ristabilirà la verità e stabilirà la sua storia attraverso le domande di Theodore H. White, giornalista politico di “Life”.

Sabato 25 agosto, ore 21

LADY MACBETH

di William Oldroyd, UK 2016, 88’ [Teodora]

Cast: Florence Pugh, Cosmo Jarvis, Paul Hilton.

La giovane Katherine vive reclusa in campagna, inchiodata da un matrimonio di convenienza, evitata dal marito, disinteressato a lei, e tormentata dal suocero che vuole un erede. La noia estrema e la solitudine spingono Katherine, durante una lunga assenza del marito, ad avventurarsi tra i lavoratori al loro servizio e ad avviare una relazione appassionata con uno stalliere.

Domenica 26 agosto, ore 21

LA PAZZA GIOIA

di Paolo Virzì, Italia/Francia 2016, 116’ [01 Distribution]

Cast: Valeria Bruni Tedeschi, Micaela Ramazzotti, Valentina Carnelutti

Donatella e Beatrice sono ospiti di una comunità per donne affette da disturbi mentali in Toscana. Impegnate in alcuni lavori di riabilitazione, le due colgono al volo l’occasione di scappare via e cominciare un viaggio avventuroso che cambierà le loro vite.

“La pazza gioia di Virzì”. Una amicizia sincera
in una storia struggente

pazza gioia

Ề stata Rai Tre a mandare in onda l’eccellente film per la regia di Paolo Virzì del 2016: “La pazza gioia”. Una storia struggente e intensa che vede la straordinaria interpretazione delle protagoniste: Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi. Il racconto di un’amicizia sincera, di una complicità naturale e rara che si viene a creare inaspettatamente. Il disturbo mentale trattato e visto con occhi diversi. La ricerca della felicità di due donne e la loro fuga verso la serenità e la liberazione da ogni pregiudizio; la rincorsa verso ciò che conta davvero: l’amore, l’affetto, l’amicizia appunto. Sono questi ultimi sentimenti autentici che spingono a compiere il gesto estremo di una sana follia, della lucida pazzia di chi è disposto a tutto pur di ottenere quella gioia che gli spetta, quel diritto quasi che gli viene negato.

Da qui il titolo: quella gioia ritrovata che rende pazzi di felicità appunto, per cui si compie qualsiasi follia; persone libere che diventano matte di gioia finalmente e non perché siano malate. Ritenute socialmente pericolose, forse perché semplicemente incomprese, sarà la loro solidarietà reciproca a riabilitarle. Ề l’incontro di due anime fragili, la cui sensibilità è stata offesa dalla violenza, dalla crudeltà di un mondo superficiale che giudica senza conoscere, o provare a capire veramente e basato solo sull’apparenza, sulla convenienza, sull’arrivismo dell’interesse personale. Con brutalità il pressapochismo sentimentale ed emotivo di gente distratta si è accanito su di loro privandole persino di un semplice gesto d’affetto e di riconoscenza. Vittime soprattutto di un maschilismo abbietto, sarà la vicinanza fra di loro e del personale di Villa Biondi (nei dintorni di Pistoia, una comunità per donne affette da disturbi mentali dove si ritrovano entrambe e si incontrano) a ripagarle. Remunerate almeno psicologicamente, riusciranno a trovare la loro strada e il coraggio per “ricominciare” e ripartire da zero quasi, ma con un obiettivo ben preciso: essere pazze di gioia, godendosi finalmente la vita nonostante non abbiano avuto molto e riappropriandosi di tutto ciò che di buono sono riuscite a costruire. La loro alchimia nasce probabilmente dal riconoscersi simili, un’empatia che le fa comprendere perfettamente facendo capire ad ognuna ciò di cui ha bisogno veramente l’altra. Molto è racchiuso nella frase commovente che Donatella (il personaggio di Micaela Ramazzotti) dice a Beatrice (quello di Valeria Bruni Tedeschi): “meno male che ci sei tu” (ad aiutarmi, a sorreggermi, a soccorrermi, a sostenermi).

Ề sicuramente l’interpretazione profonda ed intensa, molto sentita e partecipata, delle due attrici -a tratti struggente e commovente- il vero fiore all’occhiello del film, dando il valore aggiunto che ne fa la differenza. Non è un caso che abbiano ottenuto molti riconoscimenti. David di Donatello 2017 a Valeria Bruni Tedeschi quale Miglior attrice protagonista (oltre a Miglior Film e Miglior regista a Paolo Virzì -tra l’altro-); l’anno prima già i Nastri d’argento 2016 avevano convalidato la critica positiva, incoronando Virzì “regista del miglior film”, eleggendo entrambe (sia Valeria Bruni Tedeschi che Micaela Ramazzotti) miglior attrici protagoniste; oltre a premiare Paolo Virzì e Francesca Archibugi per la Miglior sceneggiatura (riconoscimento confermato anche ai Globo d’Oro 2017) e Carlo Virzì per la Miglior colonna sonora. Infine ai Ciak d’Oro 2017 vediamo la conferma per Miglior film e quella per Miglior attrice protagonista a Micaela Ramazzotti. Ma i premi per le due attrici non sono finiti qui. Infatti la Ramazzotti ottiene quello Wella per l’immagine e la Bruni Tedeschi quello Shiseido. Sempre nel 2016. Senza considerate che verranno elette anche quali Migliore attrice dell’anno nel 2016: all’Ischia Film Festival Valeria Bruni Tedeschi, e dalla Federazione Italiana Film d’Essai (che premia “La pazza gioia” quale Miglior Film d’Essai tra l’altro) la Ramazzotti.

Se già una menzione alla colonna sonora è stata giustamente fatta, occorre aggiungere una precisazione: è la canzone “Senza fine” di Gino Paoli a delineare l’isolamento e il distacco dalla realtà di Donatella che adora quella canzone e con cui si sottrae e distrae dal senso di oppressione e sofferenza che la circonda, estraniandosene. Quasi ad evidenziare il romanticismo di quest’anima delicata che desidera qualcosa di duraturo e vero.

Il film, infatti, non è meno realistico e drammatico -a tratti persino doloroso e tragico- di altri dello stesso regista quali “Il capitale umano”, cui tra l’altro “La pazza gioia” è molto legato per diverse ragioni. Innanzitutto per il tono e poi per come è nato. Presentato in anteprima nella sezione Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes 2016, distribuito in 400 copie, dal 10 maggio al 5 giugno 2016 ne è stata persino ricavata una mostra alla Casa del Cinema di Roma con le foto di scena. Tutto, però, è cominciato da un’intuizione acuta e fortunata di Paolo Virzì mentre stava girando una scena de “Il capitale umano”; vide la moglie Micaela Ramazzotti, incinta della loro secondogenita (venuta a trovarlo per il suo compleanno) camminare insicura nel fango e nella neve per mano di Valeria Bruni Tedeschi “con un misto di paura e di fiducia”: quello che volle descrivere nel rapporto tra Donatella e Beatrice, che imparano a fidarsi l’una dell’altra e a sorreggersi a vicenda, ne “La pazza gioia” appunto. Per quanto riguarda, poi, il personaggio di Valeria Bruni Tedeschi di Beatrice Morandini Valdirana, la sua camminata leggiadra e spensierata, con una risata che dà un senso di pura rilassatezza e libertà (reiterata con entusiasmo dall’attrice più volte nel film “La pazza gioia”) deriva sempre da una scena finale non prevista de “Il capitale umano”, tagliata durante il montaggio e raffigurante Carla Bernaschi che fugge dalla sua casa correndo a piedi nudi nel parco della villa.

“La pazza gioia”: l’evasione di due donne che ora sanno di non essere più sole, ma di avere qualcuno su cui poter contare che le è vicino. Due caratteri diversi che si incontrano e completano, complementari ed antipodici allo stesso tempo.
Beatrice così esuberante, intraprendente, egocentrica, effervescente, solare, frizzante, nasconde l’amarezza della delusione per essere stata rifiutata da un uomo volgare e violento quale Renato (alias Bobo Rondelli): lei nobile aristocratica ricca, decaduta. Apparentemente più forte, maschera tutto dietro un sorriso.
Donatella: fragile, depressa, ha avuto un figlio (Elia di un anno) dal suo ex datore di lavoro (Maurizio) del locale dove faceva la ballerina sul cubo, che non l’ha riconosciuto e l’ha abbandonata. Più aggressiva e violenta, è molto introversa e meno capace di reagire.

Barbara Conti

Il sogno continua:
“Il capitale umano”
candidato agli Oscar

Il_capitale_umanoCominciò così, lo scorso anno, l’avventura de “La Grande Bellezza” che si concluse con l’assegnazione del premio Oscar come miglior film straniero: la commissione selezionatrice istituita dall’Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive (Anica), su invito dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences ha designato “Il capitale umano” di Paolo Virzì a rappresentare il cinema italiano alla selezione della statuetta per il miglior film in lingua non inglese. Le nomination per la cinquina si sapranno il prossimo 15 gennaio.

LA COMMISSIONE: SCELTA DIFFICILE – “Quest’anno è stato particolarmente difficile scegliere un solo film per rappresentare il nostro paese agli Oscar” hanno dichiarato i componenti della Commissione, “perché abbiamo amato e ci sentivamo rappresentati da molti dei film iscritti. La commissione ha individuato una terna di film eccezionali composta da “Anime nere”, “Le meraviglie” e “Il capitale umano”, che ha poi prevalso sugli altri”.

Il Capitale UmanoLA PELLICOLA DI VIR– In questo film Virzì lascia la commedia per volgere lo sguardo – senza fare sconti – verso l’Italia d’oggi, scegliendo di suddividere la pellicola in diversi capitoli, ciascuno dedicato ai singoli protagonisti della storia, caratterizzata da un complesso intreccio. Uscito la scorso gennaio, in questi mesi il film ha raccolto numerosi e importanti riconoscimenti: 7 David di Donatello, 7 Nastri d’Argento, il Golden Globe e il premio del TriBeCa Film Festival 2014 alla migliore attrice (Valeria Bruni Tedeschi).

Silvia Sequi

Virzì mostra il capitale umano di una finanza spregiudicata

Il capitale umano-VirzìL’Italia ai tempi della crisi economica nell’ultimo film di Paolo Virzì, “Il capitale umano”. Un mondo di molto capitale e di poca umanità, per una società degradata, violenta, cinica, spietata, corrotta e corruttrice in cui spesso, soprattutto nel mondo imprenditoriale, l’altro non è che un mezzo di auto-realizzazione, che diventa rovina reciproca, in cui si finisce per scannarsi per il dio denaro, che poi varrà poco nei confronti di quello che si perde. Gli affetti restano indietro rispetto agli affari economici. La società moderna del consumismo, della globalizzazione in cui a vincere sono gli ideali spietati dei ricchi, nel loro annichilimento delle loro fastose dimore, al di fuori delle vicissitudini che accadono all’esterno, nel mondo vero in cui c’è chi tenta di guadagnare uno stipendio onesto minimo e conduce una classica routine fatta di casa e lavoro e non ha tempo per sperperare soldi in feste mega-galattiche, di auto-incensamento celato dietro la finta beneficenza, in cui nessuno, in fondo, si conosce o a cui ha il vero piacere di partecipare: è solo una vetrina per ottenere vantaggi, favori, farsi notare ed avere quella visibilità per rimanere ai vertici del potere, anch’esso meramente economico e non di giustizia sociale.

Come se gli ospiti servissero solamente a fare numero, a incrementare l’entità del proprio esibizionismo, per soddisfare l’ego individuale, incuranti dei problemi, delle sofferenze di chi ci è accanto. Una massa di persone estranee, sconosciute, di cui non si sa né il nome, né null’altro che quali conoscenze abbia, quanti soldi possegga da investire in affari nel nome solamente del profitto, della rendita finanziaria e non della realizzazione umana. Una società di un compromesso squallido, in cui vige il secondo fine, in cui si agisce per l’interesse personale a scapito di tutto e tutti, anche della propria famiglia. Dietro quella che sembra l’alta casta aristocratica, nobile, forbita, educata, delle buone maniere, si cela un perbenismo ipocrita, arrivista, sterile, che nessun progresso porta alla società. Prendere o lasciare. Non ci sono mezze misure: o si accetta o se ne resta fuori. È la dura legge del mercato, in cui le azioni scendono e salgono e dove l’investimento è sempre un rischio più che un’opportunità. Il rischio appunto di perdersi e di perdere tutto. Quello che accade a uno dei tanti protagonisti: Dino, interpretato da Fabrizio Bentivoglio.

Dopo il successo di “Tutti i santi giorni”, Virzì lascia la commedia per offrire uno sguardo, senza sconti sull’Italia di oggi, scegliendo una formula insolita, come scrivesse un libro di un film: la suddivisione in capitoli incentrati sui singoli protagonisti di questa storia dall’intreccio incredibile che, altrimenti, sarebbe difficoltoso seguire, data la complessità strutturale e del messaggio. Si parte da Dino Ossola, un immobiliarista ambizioso  incosciente, che investe tutto per unirsi al “potente” Giovanni Bernaschi – che ha il volto di Fabrizio Gifuni – per nulla interessato a lui e pronto ad abbandonarlo sull’orlo del fallimento. Senza scrupoli, quest’ultimo vivrà una vita sentimentalmente sterile, senza accorgersi delle sofferenza del figlio Massimiliano, giovane sbandato e alcolizzato; e della moglie che, insoddisfatta, lo tradirà, ma che, remissiva, tornerà al focolare domestico in nome del senso del dovere più che di convinzione.

Si tratta di Carla, interpretata da Valeria Bruni Tedeschi, donna senza autostima, che ritrova vitalità solo con la possibilità di attuare un progetto per salvare il teatro Politeama. In un’epoca in cui “il teatro è morto”, in cui “non c’è un solo teatro aperto in tutta la Provincia”, il “Politeama” “viene giù”, crolla, cade a pezzi come la vita dei protagonisti di questo film; vacilla la loro attitudine ad improntarsi attori principali quando sono soltanto comparse in un mondo che non è il loro. La disillusione di fronte all’evidenza del fallimento legato al trionfo della speculazione che distrugge ogni forma di comprensione e sentimento.

Come esiste il risarcimento, il capitale umano, per l’uccisione di un ciclista, un omicidio colposo, o comunque una tragedia che fa da sfondo alla storia di queste due famiglie, così Dino chiederà il suo risarcimento economico, con gli interessi, per il “tradimento” di Giovanni Bernaschi. Con un bonifico da cifre a quattro zeri aperto in Svizzera. Ricorrendo al ricatto: la contaminazione di cui è vittima col mondo tanto ambito. Avrà i soldi, forse, ma forse perderà ciò che conta: la famiglia. Il film inizia da dove tutto finisce: la conclusione di una festa tenuta dai Bernaschi, quasi a cercare di capire la causa della distruzione di quella situazione gioiosa e far vedere il modo in cui si è arrivati al degrado della società civile, dei valori, in cui conta più il denaro della famiglia. Allora ci si chiede (e forse da tale interrogativo è partito Virzì): quanto vale il capitale umano? È il giusto risarcimento del danno (morale) subito? Potrà servire alla ricostruzione di ciò che si è perduto? Ma i ricchi sembrano incuranti, rinchiusi nella loro torre d’avorio in cui tutto è immutabile, quasi che per loro nulla sia accaduto o cambiato. Cambia tutto per non cambiare nulla.

Barbara Conti