Diritto d’autore, via libera del Parlamento europeo

diritto d'autoreIl Parlamento europeo ha dato il via libera alla proposta di direttiva sui diritti d’autore nel mercato unico digitale. La proposta sul Copyright è stata adottata con 438 voti a favore, 226 contrari e 39 astensioni. Negli ultimi mesi la direttiva – che a luglio era già stata votata e bocciata dall’aula – aveva ricevuto numerose critiche ed era stata al centro di un intenso dibattito tra esperti di diritto, attivisti, piattaforme online e grandi gruppi editoriali e dell’intrattenimento. Con il respingimento di luglio la maggioranza dei parlamentari aveva chiesto di poter ridiscutere gli articoli più controversi e ridurre quelli che, secondo gli oppositori della direttiva, erano i rischi per la libera circolazione delle informazioni online. Il Parlamento ne ha quindi approvata una nuova versione, modificata.

La direttiva sul copyright è stata pensata allo scopo di aggiornare le regole sul diritto d’autore nell’Unione Europea ferme al 2001, quando le cose su Internet funzionavano diversamente. Ha il pregio di armonizzare le leggi sul copyright nei singoli stati, dando basi comuni più chiare sulle quali ogni stato può poi elaborare i propri regolamenti. In linea generale sono tutti d’accordo sulla necessità di aggiornare le regole, ma ci sono idee molto differenti su come farlo, soprattutto in relazione ad alcuni articoli della direttiva ritenuti troppo vaghi e che potrebbero lasciare spazio a interpretazioni più o meno creative da parte degli stati membri, rendendo difficile il processo di armonizzazione.

Il confronto si è concentrato soprattutto su due articoli, l’11 e il 13, che secondo i detrattori avranno conseguenze pericolose per la libera diffusione delle informazioni online. Il lavoro delle ultime settimane è stato orientato verso la discussione di centinaia di emendamenti, che avrebbero dovuto cambiare alcuni assunti della direttiva, ma che nei fatti non hanno portato a grandi stravolgimenti del testo.

Articolo 11. La nuova direttiva sul copyright vuole provare a bilanciare diversamente il rapporto tra le piattaforme online – Google, Facebook e gli altri – e gli editori, che da tempo lamentano di subire uno sfruttamento dei loro contenuti da parte delle prime nei loro servizi e senza un adeguato compenso. Il tema è annoso e controverso: da un lato gli editori accusano i social network e i motori di ricerca di usare i loro contenuti (per esempio con le anteprime degli articoli su Google o nel Newsfeed di Facebook), senza offrire in cambio nessuna forma di compenso; dall’altra parte ci sono le piattaforme che dicono di fare già ampiamente gli interessi degli editori, considerato che il loro traffico arriva in buona parte dalle anteprime pubblicate sui social network o nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca. Ci sono buone ragioni da entrambe le parti, ma – per come è stato pensato e modificato – l’articolo 11 continua a favorire più gli editori che le piattaforme (e per questo potrebbe portare a un disimpegno delle piattaforme che finirebbe per danneggiare soprattutto i piccoli gruppi editoriali).

La direttiva dice che ogni stato membro deve assicurarsi che gli editori ricevano compensi “consoni ed equi” per l’uso dei loro materiali da parte dei “fornitori di servizi nella società dell’informazione”, cioè le aziende di Internet. Gli emendamenti hanno chiarito meglio che il principio riguarda le grandi piattaforme e che esclude gli utilizzi privati dei link e il loro impiego non commerciale, per esempio nei progetti di conoscenza condivisa (“wiki”) come Wikipedia.

Nelle ultime settimane l’articolo 11 è stato il più discusso da osservatori e parte dell’opinione pubblica, soprattutto nei paesi dove i gruppi editoriali sono più in difficoltà e vedono nei compensi dalle piattaforme una parziale soluzione ai loro problemi economici. In Italia la campagna di lobby da parte degli editori è stata molto forte, con articoli spesso sbilanciati a favore della direttiva e appelli sulle pagine dei giornali ai parlamentari europei italiani per fare approvare la direttiva.
Leggi anche: Chi ha votato a favore e contro la direttiva sul copyright

Articolo 13 L’altro articolo molto discusso della direttiva europea sul copyright è il 13, quello che continua a suscitare le maggiori preoccupazioni per la libera circolazione dei contenuti. Prevede che le piattaforme online esercitino una sorta di controllo, molto stretto, su tutto ciò che viene caricato dai loro utenti, in modo da escludere la pubblicazione di contenuti protetti dal diritto d’autore e sul quale gli utenti non detengono diritti. L’idea è che ogni fornitore di servizi online si doti di un sistema simile a “Content ID”, la tecnologia utilizzata da anni da YouTube proprio per evitare che siano caricati video che violano il copyright sul suo sito. Il sistema dovrebbe bloccare il caricamento evitando la diffusione di un video, un file musicale o altri contenuti, evitando la violazione.

I contrari hanno fatto notare che, per sviluppare “Content ID”, YouTube ha speso svariati milioni di dollari, e che nonostante sia il miglior sistema in circolazione, non sempre funziona al meglio e talvolta porta alla censura immotivata di alcuni contenuti. Che le piattaforme e i fornitori di servizi si dotino di un sistema analogo sembra improbabile, sia per i costi sia per le difficoltà tecniche che deriverebbero. Altri temono che questa soluzione possa limitare la libertà di espressione degli utenti, per esempio nel caso in cui siano caricate parodie, citazioni, rielaborazioni, meme e prodotti artistici basati su opere tutelate dal diritto d’autore.

I promotori delle modifiche ricordano invece che le soluzioni proposte, e via via corrette e integrate nella direttiva, danno la possibilità di avere licenze più adeguate da applicare online, tutelando meglio i diritti degli autori. Anche per questo motivo l’articolo 13 ha trovato nelle etichette discografiche, nelle associazioni degli autori e nelle major del cinema i principali sostenitori.

Nelle ultime ore a Strasburgo prima del voto c’erano sono stati incontri e trattative, ma l’esito della votazione è rimasto sostanzialmente imprevedibile fino all’ultimo. Gli stessi gruppi parlamentari erano divisi al loro interno, come era già emerso con la votazione di inizio luglio, finita con un parere contrario. All’epoca c’erano state divisioni interne agli stessi partiti: per esempio nel Partito Democratico italiano, dove un terzo aveva votato contro e due terzi a favore; il Movimento 5 Stelle e la Lega avevano votato contro. Le divisioni più marcate erano state registrate nell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici e nel Partito Popolare Europeo, tra i promotori delle modifiche.

Tra i parlamentari europei c’era la consapevolezza che quella di oggi era l’ultima occasione utile per votare sul copyright prima delle elezioni europee della prossima primavera. Questa consapevolezza si è riflessa nelle posizioni di favorevoli e contrari: i primi spingevano per un’approvazione, in modo da non mandare all’aria anni di lavoro per una direttiva che comprende numerose altre riforme, i secondi confidavano in un nuovo voto contrario per affossarla definitivamente e tornare a parlarne alla prossima legislatura, quando le elezioni avrebbero consegnato un Parlamento Europeo diverso e probabilmente con nuovi equilibri politici.

La direttiva del copyright sarà ora analizzata nei negoziati tra istituzioni europee e stati membri. C’è ancora una possibilità che non sia adottata, nel caso in cui uno o più stati si mettano di traverso. I negoziati potrebbero durare più di un anno.

Il M5S parla, la Commissione europea risponde

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Dopo la presa di posizione della delegazione del M5S al Parlamento europeo, la nomina di Mario Nava a presidente della Consob è tornata d’attualità. In una nota si sostiene: “La Commissione europea conferma i dubbi che il Movimento 5 Stelle ha espresso sulla irregolarità che Mario Nava sia stato nominato Presidente della Consob venendo distaccato dalla Commissione Europea. Nella risposta del Commissario Oettinger all’interrogazione presentata dagli europarlamentari Marco Valli, Fabio Massimo Castaldo e Piernicola Pedicini, emerge che Nava avrebbe potuto essere posto in aspettativa dal suo precedente incarico di alto funzionario europeo, come previsto dalla Statuto Ue e dalla legge italiana”.

Nel mirino dei Parlamentari M5S il fatto che Nava, quando gli venne conferito l’incarico di guidare l’Autorità che vigila sui mercati italiani chiese un comando (distacco) di 3 anni da Bruxelles e non l’aspettativa.

Dal testo della risposta di Oettinger all’interrrogazione dei parlamentari italiani, tuttavia, non sembrano emergere dubbi sulla decisione di porre Nava in distacco, cioè in collocamento fuori ruolo: una fattispecie peraltro prevista dalla legge istitutiva della Consob proprio per i dipendenti della pubblica amministrazione.

Nella sua risposta a nome della Commissione Europea, il commissario Oettinger ha innanzitutto premesso: “Lo statuto prevede disposizioni amministrative che consentono a un funzionario titolare di occupare temporaneamente un impiego fuori della sua istituzione: si tratta del comando nell’interesse del servizio e dell’aspettativa per motivi personali”.

Poi, il Commissario ha spiegato le ragioni che hanno spinto la Commissione ad accettare il distacco di Nava: “In base a tali disposizioni amministrative il funzionario in questione rimane soggetto agli stessi doveri e diritti dei funzionari in attività di servizio presso la Commissione, tra cui l’obbligo di adempiere ai doveri sanciti dal titolo II dello statuto in relazione agli interessi dell’Unione europea. Tenuto conto dell’importanza di potenziare la collaborazione tra la Commissione e gli Stati membri e di rafforzare lo scambio delle migliori pratiche, la Commissione ha deciso di comandare il funzionario in questione presso la CONSOB nell’interesse del servizio”.

Una parte non secondaria in tale decisione, peraltro, è legata anche alle assicurazioni di indipendenza fornite dal precedente Governo italiano a Bruxelles. Oettinger le ha menzionate nella sua risposta: “Nel richiedere il distacco nell’interesse del servizio del funzionario della Commissione in questione, le autorità italiane hanno confermato che tale disposizione amministrativa non avrebbe inciso sulla sua indipendenza in veste di presidente della CONSOB e che si sarebbe mantenuta la conformità al requisito secondo cui il presidente esercita il suo mandato in regime di esclusività e a tempo pieno”.

Anche in questa circostanza, il M5S ha manifestato la scarsa conoscenza delle normative, italiana ed europea, che regolano la pubblica amministrazione.

Salvatore Rondello

EUROPA UNITA

DRAGHI NON MOLLA PRESA, DECISO CONTRO RISCHI DEFLAZIONEBorse europee positive nel pomeriggio, dopo il quadro rassicurante tracciato dal numero uno della Banca centrale europea, Mario Draghi, al Parlamento europeo e dopo la buona intonazione di Wall Street, ancora in festa per i dati sul mercato del lavoro di luglio (sono state create 213.000 nuove buste paga, livello superiore alle attese). Il banchiere ha dichiarato che sebbene a fine anno termineranno gli acquisti di asset da parte dell’istituto centrale, questo non significherà la fine dell’espansione monetaria. Draghi è quindi tornato a sottolineare che i fondamentali dell’economia del Vecchio Continente sono solidi, nonostante la crescita degli ultimi mesi sia risultata più moderata e nonostante il protezionismo in atto stia diventando sempre più una minaccia. Il presidente dell’Eurotower ha quindi invocato un’Europa unita, complice il fatto che l’unione monetaria è ancora incompleta e vulnerabile.

“In questi tempi di aumentate incertezze globali, è più importante che mai che l’Europa resti unita” ha avvertito ancora il presidente della Bce sottolineando i pericoli che corre l’Europa a causa dei dazi e del ritorno delle politiche protezionistiche. La ricetta di Draghi è un’Europa più unita: “Per sostenere la fiducia e continuare l’espansione economica, abbiamo bisogno di ulteriore convergenza e integrazione tra gli Stati membri dell’area dell’euro”, ha sottolineato.

I rischi al ribasso per le prospettive di crescita “riguardano principalmente la minaccia di un maggiore protezionismo: un’Unione europea forte e unita può aiutare a cogliere i benefici dell’apertura economica proteggendo al tempo stesso i suoi cittadini contro una globalizzazione incontrollata”, ha insistito il presidente della Bce. “L’Ue – ha aggiunto – può dare supporto al multilateralismo e al commercio globale, capisaldi della crescente prosperità economica negli ultimi sette decenni. Ma per avere successo al di fuori, l’Ue richiede istituzioni solide e una sana governance economica all’interno”.

Draghi ha anche affrontato il tema dell’eurozona, al centro del dibattito tra i Paesi europei e di una riforma in salita. “La condivisione dei rischi aiuta in grande misura la riduzione dei rischi”, ha detto Draghi riferendosi al sistema bancario e alle scelte pendenti per completare l’unione bancaria (la questione centrale è il sistema unico di garanzia dei depositi).

Infine nel corso della conferenza stampa il presidente della Bce si concede un passaggio sull’Italia: “Dobbiamo vedere i fatti prima di esprimere un giudizio, i test saranno i fatti, finora ci sono state le parole e le parole sono cambiate”.

Il Parlamento Ue l’istituzione europea più affidabile

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Secondo un sondaggio diffuso oggi dalla Commissione europea, il Parlamento europeo consolida la sua posizione come istituzione europea più affidabile. I risultati pubblicati oggi dalla Commissione europea, estratti dal sondaggio Eurobarometro della primavera 2018 sul livello di conoscenza del pubblico delle istituzioni dell’Ue, rivelano che il 50% degli intervistati ha dichiarato di fidarsi del Parlamento europeo. Si tratta di un aumento sostanziale di 5 punti rispetto all’autunno 2017, mentre il livello di sfiducia è diminuito del 3% rispetto allo stesso periodo.

Durante la legislatura, la fiducia nel Parlamento europeo, sempre secondo i risultati dell’Eurobarometro, è passata dal 34% di maggio 2014 al livello record attuale del 50%.

Il sondaggio indica inoltre che il 93% degli intervistati conosce il Parlamento europeo: è molto più di quello che si registra per le altre istituzioni e rappresenta un piccolo aumento rispetto all’ultimo Eurobarometro.

L’Unione europea, nel suo insieme, rimane anche più affidabile (42%) rispetto agli organi nazionali di governo (34%).

“Questo Parlamento – ha commentato il Presidente Antonio Tajani – sta lavorando per ridurre la distanza tra istituzioni europee e cittadini e sta facendo bene il suo lavoro. Ce lo dicono i cittadini stessi attraverso i risultati dell’Eurobarometro. Negli ultimi sei mesi la fiducia nel Parlamento europeo è passata dal 45% al 50%. Il Parlamento è in assoluto l’istituzione Ue più apprezzata.” “Voglio ringraziare i 751 parlamentari che compongono l’assemblea. Abbiamo dimostrato di saper essere protagonisti mettendo il Parlamento al centro del dibattito per cambiare l’Europa e renderla più efficace.”

“In particolare, sull’immigrazione che, come conferma l’Eurobarometro, è in cima alle preoccupazioni dei nostri cittadini, abbiamo contribuito a dare riposte europee. Già a novembre abbiamo adottato un testo di riforma del sistema dell’asilo, compreso il regolamento di Dublino, che concilia fermezza e solidarietà. Abbiamo anche proposto una strategia di breve, medio e lungo termine per fermare le partenze dall’Africa. Il Consiglio non può più rimandare la riforma dell’asilo e deve prendere coscienza che sul governo dell’immigrazione è in gioco il futuro stesso della nostra Unione.”

Dublino. L’Italia si allinea ai paesi Visegrad

ungheria immigrazione

L’Italia, membro fondatore dell’Unione europea, si allinea sulla posizioni dei Paesi Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria)  mettendosi di traverso a qualsiasi ipotesi di riforma del trattato di Dublino sul diritto d’asilo. Al vertice dei ministri dell’Interno a Lussemburgo sono arrivati, oltre al no di Roma, quelli di Madrid, Austria, Romania, Ungheria, Slovenia e Slovacchia. Non si sono espressi Estonia, Polonia e Gran Bretagna. Gli altri 18, pur non soddisfatti, lasciano la porta aperta al negoziato. Tra questi Grecia, Malta, e Cipro, spaccando così il fronte mediterraneo.

Insomma da un lato del tavolo ci saranno la Germania, la Francia e i governi del Nord Europa. Dall’altro l’Italia e i Paesi del Sud a fianco del quartetto di Visegrad. Un’inedita alleanza mossa da un obiettivo comune: fare a pezzi la proposta di riforma di Dublino preparata dalla presidenza di turno bulgara, documento in discussione al Consiglio Affari Interni di Lussemburgo. Matteo Salvini non ci sarà, ma da Roma è partito l’ordine di tenere la linea dura: va respinto senza se e senza ma. In assenza di un accordo tra i 28, la palla passerà nelle mani di Donald Tusk, che chiederà ai leader di trovare una via d’uscita al Consiglio europeo di fine mese. Quello dell’esordio del premier Giuseppe Conte.  Uno spostamento netto dell’Italia che si allinea da una posizione di accoglienza che la ha sempre contraddistinta verso le posizioni della destra dei paesi dell’Est europeo. l Principio di Dublino dovrebbe regolare l’accoglienza di rifugiati nell’Unione europea. Da anni vi si chiede una riforma sostanziale, soprattutto da quando la gestione dei fenomeni migratori è diventata una priorità che non può essere gestita sempre come una urgenza. Ma deve essere invece governata. Per farlo serve un approccio diverso che passa appunto per la riforma del Trattato di Dublino. Ma l’intesa è in alto mare. L’obiettivo di trovare un accordo tra i Ventotto durante il vertice europeo di fine giugno non sembra raggiungibile, tanto più che in Lussemburgo si sono moltiplicate le critiche di numerosi ministri degli Interni e sono mancati i punti condivisi. Insomma la questione dell’immigrazione continua a dividere l’Unione.

Il pacchetto sul tavolo rivede solo parzialmente il cosiddetto Principio di Dublino che prevede la responsabilità del paese di prima accoglienza nella gestione dei profughi. Tra le altre cose, la proposta di riforma stabilisce che, nei casi di flussi particolarmente elevati, vi possa essere un ricollocamento dei rifugiati in tutta l’Unione europea. Il pacchetto riprende a grandi linee l’iniziativa del 2015 che ha creato un meccanismo provvisorio di ricollocamento, criticato da alcuni stati membri.

A sostegno della riforma il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani per il quale la proposta in discussione “è l’unica che mette insieme fermezza e solidarietà. È su questa base che gli Stati membri e il Consiglio devono lavorare”. “Per fermare l’immigrazione clandestina – ha aggiunto – serve un piano Marshall per l’Africa e un accordo con la Libia e i Paesi di transito come quello fatto con la Turchia”.

La situazione è ben spiegata dalle parole del ministro alla migrazione svedese Helene Fritzon al suo arrivo al consiglio europeo Affari interni, a Lussemburgo. “L’Europa – ha detto – ha bisogno di un’intesa sulla riforma di Dublino, ma con le elezioni delle destre in Europa c’è un problema per raggiungere un compromesso oggi. C’è un clima politico più duro. Non si tratta solo dell’Italia, ma anche la Slovenia”, ad esempio. Insomma un clima frutto della crescita della destra in tutta Europa.

 

Sostegno record all’UE, nonostante la Brexit

Europa

L’ultimo sondaggio Eurobarometro del Parlamento europeo, pubblicato a un anno dalle elezioni del maggio 2019, conferma il crescente sostegno dei cittadini all’Unione europea. A un anno dalle prossime elezioni europee, il sondaggio Eurobarometro, commissionato dal Parlamento europeo e condotto nell’aprile 2018 da Kantar Public su 27.601 cittadini dei 28 Stati membri, rivela che il 60% di loro ritiene che l’appartenenza del proprio Paese all’UE rappresenti una “cosa positiva”. Inoltre, più di due terzi degli intervistati è convinto che il proprio Paese abbia tratto beneficio dall’appartenenza all’UE. Questo è il punteggio più alto mai registrato dal 1983.

Le percentuali in Italia sono più basse, anche se in aumento rispetto a sei mesi fa. Il 39% degli italiani intervistati ha risposto che l’appartenenza dell’Italia all’UE è una cosa positiva, 3 punti in più rispetto allo scorso novembre, mentre il 44% – 5 punti in più – sostiene che l’Italia abbia tratto beneficio dall’appartenenza all’UE.

Elezioni e nomina del futuro presidente della Commissione
A livello UE, quasi un terzo degli intervistati è già a conoscenza della data delle prossime elezioni europee. In generale, la procedura per la nomina dei candidati alla Presidenza della Commissione europea da parte dei partiti politici europei, è percepita come uno sviluppo positivo per la democrazia in Europa. Quasi la metà degli intervistati, infatti, ha dichiarato che questa procedura li incoraggerebbe a partecipare al voto. Quasi tre quarti dei cittadini desiderano che questa scelta dei candidati alla Presidenza della Commissione sia accompagnata da un vero dibattito sulle tematiche europee e sul futuro dell’UE.

Il 53% degli italiani intervistati ha risposto che la scelta del presidente della Commissione da parte del Parlamento li renderebbe più propensi ad andare a votare, mentre il 68% sostiene che tale processo dovrebbe essere accompagnato da un dibattito sulle questioni europee e sul futuro dell’UE. Sempre in Italia, alla domanda relativa alla data delle prossime elezioni, il 28% ha risposto “maggio” mentre l’11% ha risposto “2019”. In conclusione, quattro italiani su dieci sono in qualche modo a conoscenza della data delle prossime elezioni europee.

I poteri del Parlamento europeo
Il 42% degli italiani desidererebbe attribuire al Parlamento europeo un ruolo più importante, mentre il 28% gradirebbe vederne i poteri diminuiti, a fronte di un 18% che preferisce la situazione attuale. Il 34% dichiara di avere un’immagine positiva dell’Istituzione, mentre il 22% ne percepisce una negativa.

Le preoccupazioni degli europei e degli italiani
Interrogati su quali temi dovrebbero essere discussi durante le campagne elettorali in tutta l’UE, quasi la metà degli europei (49%) cita la lotta contro il terrorismo come tema prioritario, seguito da disoccupazione giovanile (48%), immigrazione (45%) nonché economia e crescita (42%).

Per gli italiani, i temi più importanti da affrontare in campagna elettorale sono l’immigrazione (66%), la lotta alla disoccupazione giovanile (60%), l’economia e la crescita (57%) e la lotta al terrorismo (54%).

Movimenti e partiti antieuropei
Il 56% degli intervistati ritiene che sia necessario un vero cambiamento e che tale cambiamento possa essere condotto dai movimenti e dai partiti anti-establishment ma, allo stesso tempo, sette europei su dieci credono che il fatto di essere contro qualcosa non porti benefici (a pensarla così è anche il 67% degli italiani).

Il governo giallo-verde e le preoccupazioni della Ue

Juncker firenzeIn prossimità del varo del nuovo governo giallo-verde, si sollevano le preoccupazioni dall’UE per la propaganda antieuropeista portata avanti dalla Lega e dai penta stellati.

Il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, aprendo il suo intervento a ‘The State of Union’ a Firenze, ha detto: “L’Italia è parte integrante dell’Unione europea. Uscire dall’Europa non ha alcun senso e uscire dalla moneta unica, l’euro, sarebbe una scelta anacronistica ed autolesionistica. Non siamo perfetti ma cambiare significa migliorare, andare avanti e non tornare indietro, e la prima cosa da fare è avere un’Europa sempre più politica. La prima riforma da fare è quella della primazia della politica che significa primazia dei cittadini”. Con riferimento alla politica dei dazi di Trump ha aggiunto: “Comprendo che per il presidente degli Stati Uniti è importante ricordare il principio ‘America first’ ma questo non significa ‘America alone’”. Con riferimento alla situazione politica italiana ha sottolineato:  “In Europa tutti guardano con grande attenzione a quello che succede in Italia. L’Italia è un Paese fondamentale in Europa ma che ha i problemi di un altissimo debito pubblico e di un’altissima disoccupazione giovanile. E dopo la Brexit servirà un ruolo più importante per Italia e Spagna. E’ questa sarà la sfida per il nuovo governo”.

La seconda giornata della conferenza europea ‘The State of the Union’, oggi in Palazzo Vecchio a Firenze, è iniziata con i saluti delle istituzioni locali. Protagonisti dell’evento con i loro interventi sono stati, oltre al presidente del Parlamento Europeo  Antonio Tajani, il presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker ed il governatore della Bce  Mario Draghi.  Nel pomeriggio è intervenuto l’Alto rappresentante Ue  Federica Mogherini. La chiusura dei lavori è spettata al premier  Paolo Gentiloni.

Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, nel suo intervento di saluto ha affermato: “Le città hanno ruolo di accrescere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, sono energia per la vita, per il futuro, per l’Europa. Firenze interpreta il proprio ruolo di attore, non di spettatore dell’integrazione europea”.

Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, si è soffermato, con il suo intervento, sulla futura politica di coesione criticandone l’impostazione che “rischia di far prevalere ancora una volta l’idea di un’Europa dell’austerità che poi dà spazio all’Europa dei demagoghi. Abbiamo invece bisogno di un’Europa della crescita e della democrazia”.

Il Presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, ha detto: “Populisti e nazionalisti hanno avuto materia per alimentare loro sentimenti e aumentare distacco dagli altri a causa della crisi migratoria. Così la solidarietà si sfilaccia e si perde poco a poco, così i Paesi del Nord Europa hanno riscoperto un’espressione che detesto: il club del Mediterraneo, si deve usare solo per il turismo, per indicare il Sud Europa che affronta il flusso profughi. Invece Europa e solidarietà vanno insieme. La solidarietà fa parte del patto fondatore dell’Europa”.

Durante la prima giornata, a Fiesole, il Presidente Sergio Mattarella, nel suo discorso di apertura dell’evento organizzato dall’Istituto Universitario Europeo per fare il punto sulle sfide e prospettive del prossimo futuro dell’UE, ha detto: “Più sicuri che nel dopoguerra, più liberi che nel dopoguerra, più benestanti che nel dopoguerra, rischiamo di apparire oggi privi di determinazione rispetto alle sfide che dobbiamo affrontare. E qualcuno, di fronte a un cammino che è divenuto gravoso, cede alla tentazione di cercare in formule ottocentesche la soluzione ai problemi degli anni 2000.  Sottraendoci all’egemonia di particolarismi senza futuro e di una narrativa sovranista pronta a proporre soluzioni tanto seducenti quanto inattuabili, certa comunque di poterne addossare l’impraticabilità all’Unione.  Nel turbamento del mondo quanto apparirebbe necessario il ruolo di equilibrio svolto da un concerto di 27 Paesi, tanto si mostra ampio il divario tra l’essere e il dover essere di un’ampia comunità che trova la sua dimensione in uno spazio già condiviso. Mai, dunque, come oggi appare urgente unire.

La operosa solidarietà degli esordi, sembra essersi trasformata in una stagnante indifferenza, in una sfiducia diffusasi, pervasivamente, a tutti i livelli, portando opinioni pubbliche, Governi, Istituzioni comuni, a diffidare, in misura crescente, l’uno dell’altro. Non possiamo ignorare questo stato di fatto, né sottacere quanto sia diffusa, fra i cittadini europei, la convinzione che il progetto comune abbia perso la sua capacità di poter realmente venire incontro alle aspettative crescenti di larghi strati della popolazione; e che non riesca più ad assicurare adeguatamente protezione, sicurezza, lavoro, crescita per i singoli e le comunità. Con una contraddizione singolare, che vede gonfiarsi, simultaneamente, le attese dei cittadini e lo scetticismo circa la capacità dell’Europa di corrispondervi”.

Dunque, non sono mancati i richiami ad un maggiore senso di responsabilità per il futuro dell’UE.

Salvatore Rondello

Pisani: “Solidarietà a Pittella. Esempio di umiltà”

pittella“Voglio esprimere tutta la mia solidarietà all’Onorevole Gianni Pittella, per le minacce di morte che gli sono state rivolte attraverso Facebook”. Lo ha dichiarato Maria Cristina Pisani, portavoce nazionale del Psi. “Gianni non si è mai sottratto al confronto democratico – continua Pisani – e il confronto  è l’essenza della nostra democrazia. Per questo esprimo la vicinanza mia del Partito Socialista Italiano a Gianni Pittella. Non penso sia necessario spendere molte parole per Gianni, per il suo impegno, la sua passione e la sua enorme generosità per il Sud e per la Regione Basilicata. A Gianni – conclude la Portavoce del Psi – rivolgo anche il mio ringraziamento per il grande esempio di umiltà e di coraggio, per il grande messaggio che ci ha offerto di politica come servizio che privilegia le ragioni del cuore, di amore per la propria terra. Andiamo avanti, insieme, il prossimo 4 Marzo, faremo valere con serietà e coraggio le nostre ragioni.”

Gianni Pittella, presidente del gruppo Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, candidato in Basilicata al collegio uninominale per il Senato e nel collegio plurinominale Campania, è stato oggi bersaglio di un increscioso frutto della violenta campagna elettorale ormai svuotata di idee e riempita di scontri. “Nella mia lunga esperienza politica – ha detto Pittella – ho affrontato tante campagne elettorali, senza mai tirarmi indietro di fronte alle critiche o al confronto, anche aspro, di idee diverse dalle mie. Non era mai successo, però, di ricevere vere e proprie minacce di morte. Oggi è accaduto”.

“Per questo – ha continuato – sono stato costretto a denunciare presso le autorità competenti quanto scritto da un odiatore che, sulla mia pagina Facebook, ha commentato un post augurandomi la morte per mano criminale. Nella mia vita sono sempre stato aperto al confronto democratico. Qui non si tratta, però, di scontro politico, ma di violenza, il veleno della democrazia. A questo mi ribello. Continuerò quindi la mia battaglia di idee, fatta di ascolto e dialogo, contro ogni sopraffazione, contro ogni violenza”.

Agricoltura: ok Parlamento europeo a riforma Pac

Parlamento EuropeoIl parlamento europeo ha approvato con 503 voti a favore, 87 contrari e 13 astensioni la riforma della politica agricola comune concordata con i governi dei 28 paesi Ue. Secondo l’assemblea riunita in sessione plenaria a Strasburgo, la nuova Pac “rafforza il potere contrattuale degli agricoltori e introduce strumenti più adatti a fronteggiare possibili crisi”. Le nuove norme, hanno valutato gli eurodeputati a maggioranza, “consentiranno a tutte le organizzazioni di agricoltori riconosciute di pianificare la produzione e negoziare contratti di fornitura per conto dei loro membri, senza violare le regole di concorrenza dell’UE. Finora, i negoziati collettivi sono stati consentiti solo in pochi settori come il latte, l’olio d’ oliva, le carni bovine o i cereali”. Inoltre,gli agricoltori avranno strumenti più efficaci per proteggersi dalla volatilità del mercato e da rischi quali le cattive condizioni meteorologiche, i parassiti delle piante o le malattie animali.

Le misure volte a stabilizzare il reddito degli agricoltori saranno inoltre adattate meglio alle loro esigenze, ad esempio attraverso un aumento degli indennizzi per l’assicurazione delle colture, degli animali e delle piante, e fondi comuni di proprietà degli agricoltori. La Commissione europea potrà reagire più rapidamente alle crisi, con misure eccezionali di sostegno per gli agricoltori.

È poi previsto che i paesi abbiano una maggiore flessibilità per definire un “agricoltore in attività”, vale a dire la persona che può ricevere sovvenzioni agricole dall’UE. Aumenteranno significativamente gli “incentivi” per i giovani agricoltori, dal 25 al 50% per i primi 25-90 ettari, per attrarre un numero maggiori di giovani in un settore che invecchia. Come ha spiegato il capodelegazione nel negoziato per la riforma, l’italiano Paolo De Castro, “il pacchetto approvato costituisce un risultato importante per i nostri agricoltori: da un lato vengono risolti problemi strutturali dell’impostazione del 2013, dall’altro vengono offerte nuove opportunità agli agricoltori, soprattutto per affrontare le turbolenze del mercato”. Ora il consiglio dell’UE deve ancora approvare un aggiornamento delle norme agricole dell’UE prima della sua entrata in vigore il 1 gennaio 2018.

“L’adozione del pacchetto ‘Omnibus’ è un’ottima notizia” ha commentato il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina: “C’è molto dell’iniziativa italiana in questa riforma, grazie al lavoro dei nostri eurodeputati a partire da Paolo De Castro e dall’azione del nostro Ministero. Abbiamo ottenuto avanzamenti importanti che correggono una politica agricola comune troppo burocratica. Dal 1 gennaio 2018 ci saranno infatti più semplificazioni e progressi importanti per l’agricoltura italiana. C’è più spazio per il sostegno ai giovani agricoltori, un taglio concreto di vincoli burocratici e un’attenzione maggiore alla questione cruciale della gestione del rischio, che vede un miglioramento degli strumenti a disposizione. Per la prossima programmazione servirà ancora più spinta per tenere insieme agricoltura, alimentazione e ambiente”.

Positivo il commento anche di Coldiretti che ha parlato di “risultato importante per le imprese agricole e per il Paese, frutto di un decisivo gioco di squadra”. Per il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo con il voto positivo del Parlamento europeo “è stato scongiurato il rischio di un rinvio che avrebbe fatto perdere agli agricoltori italiani l’opportunità di applicare le nuove regole

Queste le principali novità

– Si prevede una maggiore flessibilità per identificare la figura dell’agricoltore attivo, nell’applicazione degli aiuti accoppiati e per i piccoli agricoltori.

– Maggiore semplificazione nelle regole del greening e possibilità di aumentare il pagamento di base per i giovani agricoltori.

– Sullo sviluppo rurale, le novità più importanti riguardano la gestione del rischio; in particolare, la soglia minima di danno per far scattare l’erogazione dei risarcimenti dovrebbe essere abbassata dal 30 al 20%. Altre semplificazioni riguardano lo strumento di stabilizzazione del reddito attraverso i fondi di mutualizzazione. Di grande importanza inoltre, tra l’altro fortemente volute dalla delegazione italiana, sono le novità introdotte alla misura consulenza aziendale che, pur se inserita negli attuali Programmi di sviluppo rurale, risulta praticamente inapplicata a causa di limiti oggettivi previsti nella regolamentazione di base.

– Per quanto riguarda le OCM, il rafforzamento del ruolo delle organizzazioni dei produttori per tutti i settori, analogamente a quanto già previsto nel pacchetto latte.

Ricordo di Mario Didò
a 10 anni dalla scomparsa

mario didò“Immigrazioni, diritto d’asilo, protezione dei rifugiati, integrazione degli immigrati sono tutti problemi destinati a divenire sempre più drammatici. Non solo per motivi economici e sociali, ma anche per il dilagare di conflitti locali per motivi politici, etnici, religiosi”. Mario Didò, segretario nazionale della Cgil negli anni sessanta ed europarlamentare socialista dal 1979 al 1994, scrisse queste righe nel settembre del 1998, diciannove anni fa, sull’”Avanti! della domenica”. E due mesi dopo ad un convegno aggiunse: “Nessun Paese da solo è in grado di affrontare e risolvere in modo adeguato questi problemi. Dovrebbe essere l’Unione Europea a dotarsi di una politica comune in questo campo”.

A dieci anni dalla sua scomparsa, la Cgil nazionale e la famiglia hanno ricordato Mario Didò, sindacalista ed europarlamentare, socialista ed europeista, attraverso due iniziative: un convegno e la pubblicazione, edita da Lithos, del volume ‘Il viaggio di Mario Didò verso la costruzione di un’Europa sociale. Una strada sindacale e politica, dalla banlieue di Parigi al Parlamento europeo’.
Mario Didò nasce nella periferia di Parigi il 16 novembre 1926, essendo il padre, figlio di una famiglia contadina, emigrato giovanissimo prima in Germania e poi in Francia. La famiglia rimpatria in Italia nel 1941, dopo l’invasione tedesca della Francia e la costituzione del regime di Vichy. Nel 1942, a soli 15 anni, Mario viene assunto come operaio metalmeccanico (titolo che orgogliosamente manterrà sempre, anche nei curricula parlamentari), in un’azienda collegata alla Siai-Marchetti.

didòNel 1959 è nominato segretario generale della Camera del lavoro di Varese e provincia, incarico che lascerà tre anni più tardi per trasferirsi, da vicesegretario nazionale della Cgil, a Roma. Eletto segretario nazionale della confederazione al congresso di Livorno nel 1969, lascerà la Cgil dieci anni più tardi, per candidarsi (era il giugno 1979) alle elezioni per il Parlamento europeo.
Nella biografia di Mario Didò l’elezione all’Europarlamento (con111.555 preferenze) costituisce di fatto l’approdo naturale di un percorso intellettuale, politico e sindacale sempre attento alle trasformazioni del mondo del lavoro e alla dimensione sovranazionale dei processi politici, economici e sociali.
“Didò è senza alcun dubbio da annoverare tra le figure che diedero forma alla Cgil – dice di lui Susanna Camusso -. Sebbene, nei primi anni del dopoguerra non in un ruolo di primo piano, seppe dare, una volta entrato a far parte degli organismi dirigenti nazionali, un’impronta indelebile, in particolare alla politica estera della confederazione, alla costruzione di un sindacalismo europeo e di un’Europa politica e sociale”.

“Mario Didò apparteneva a una specie preziosa, che purtroppo è ormai quasi interamente estinta – è l’opinione di Giuliano Amato -. Era la specie di coloro che si venivano preparando e poi specializzando nella cura degli interessi collettivi attraverso una sequenza di esperienze, che cominciavano negli anni giovanili sulluogo di lavoro, poi proseguivano nel sindacato o nel partito, quindi nelle cariche elettive, prima a livello locale, poi in sede nazionale e, quando arrivò l’Europa, anche europea”.
“Appassionato combattente per la causa dell’Europa unita e del socialismo europeo”, lo ha definito nel 2007 in occasione della sua scomparsa – restituendo alla sua immagine quattro parole di sintesi perfetta – Giorgio Napolitano, che aveva conosciuto Didò da vicino nell’Assemblea di Strasburgo.

Per Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera, “Mario Didò fu la bussola nel partito per noi più giovani di lui e che con passione ci occupavamo di temi europei. Mario concluse il suo mandato di parlamentare europeo nel 1994, io gli succedetti dieci anni dopo e potei verificare quanto continuasse ad essere riconosciuto a distanza di anni come figura qualificata del socialismo italiano in Europa”.

“Il convegno a lui dedicato – spiega la figlia Monica – non rappresenta una semplice occasione commemorativa e nasce con l’obiettivo di verificare se le istituzioni europee possano proporre una politica sociale valida o se altrimenti risulti indispensabile rivedere tali strutture, le stesse nelle quali mio padre ha militato, migliorandone l’efficienza, la cooperazione e le politiche”.

(Fonte AGI)