Concerto di Patty Pravo a Manziana, la ragazza del Piper e il suo ‘Oltre’

La ragazza del Piper di strada ne ha fatta, ma non si ferma. Tra programmi tv, concerti live ed a teatro, è inarrestabile e trova anche il tempo per iniziare a lavorare a un nuovo album. In una tappa del suo tour “La cambio io la vita che 2018” approda anche nel Comune di Manziana, in provincia di Roma. L’amministrazione l’ha voluta accogliere ed omaggiare con una conferenza stampa per i giornalisti locali a lei dedicata. La cantante di origini veneziane ha carinamente dato la sua disponibilità con simpatia. C’era anche L’Avanti on line.

patty pravoSubito si inizia a palare di giovani, che molto stanno a cuore all’artista. Quando l’agente Alberigo Crocetta la scoprì durante una serata al Piper Club, subito venne soprannominata “La ragazza del Piper”. Ma quando, soprattutto dopo il suo primo singolo del 1966 “Ragazzo triste” (versione italiana di But you’re mine di Sonny & Cher), esplose il ‘suo’ successo, Nicoletta Strambelli dovette trovare un vero nome d’arte. Infatti il cognome d’arte Pravo deriva da un riferimento a un verso dell’Inferno all’interno della “Divina Commedia” di Dante Alighieri (“guai a voi anime prave”, cioè malvagie). E queste anime malvagie sono quelle di tutte le persone tormentate e che hanno un disagio interiore (non tanto di tutti coloro che portano sulla cattiva strada i giovani); quelle di tutti i giovani che si fanno del male, si rovinano la vita con l’alcool e la droga ad esempio, ubriacandosi e poi commettendo atti osceni come abusi e violenze sessuali, che li segneranno per sempre (nell’animo, non solo sulla fedina penale sporca). Ed è così che ha insistito sull’importanza della scuola di istruire, anche con corsi specifici che spieghino il grave rischio che corrono e che fanno correre agli altri: facendosi male credendo di far bene, invece fanno molto male, sbagliano perché è come se stessero buttando via la loro vita. E non va bene. “La scuola ha un ruolo importantissimo. È il punto esatto d’arrivo di tutto ciò” -ha commentato la cantante-. Quando gli viene chiesto, infatti, cosa fosse la trasgressione per lei, subito ha risposto: “che cos’è oggi la trasgressione? Non c’è più, non esiste. Ci sono solo il casino e il pessimo gusto. Sto parlando soprattutto dei giovani”, che appunto non hanno sempre piena consapevolezza del valore della vita e la vivono in maniera sbagliata, negli eccessi, nelle trasgressioni appunto, contravvenendo al buon senso e alle regole apparentemente solo per divertirsi, per fare qualcosa di diverso, quando invece appunto rischiano la vita e non stanno altro che giocando con la loro pelle, che non potranno più avere indietro una volta che l’hanno buttata via per sempre. Non ritornerà la giovinezza che non si sono goduti o che hanno vissuto nel modo sbagliato. E detto da un’artista che trasgressiva lo è stata sin dagli esordi non è poco. Infatti ricordiamo che la Rai censurò una frase del brano “Ragazzo triste”, modificandola: sostituì “scoprire insieme il mondo che ci apparterrà” con “scoprire il mondo che ci ospiterà”. Dunque non ebbe mai paura di esporsi, di dire la sua, di fare a modo suo, perché per lei l’importante era essere vera e autentica.
E se il tour si intitola “La cambio io la vita che”, se Patty Pravo è sempre la stessa, quello in cui è cambiata -volendo trovare un’evoluzione- è solo una maturazione ulteriore: professionale, artistica, ma soprattutto umana. Infatti sembra molto sensibile al fatto di voler lasciare un esempio positivo e di lanciare un messaggio sociale importante e significativo proprio alle nuove generazioni; con cui pare voler instaurare un dialogo forte. Mette questa passione in tutto ciò che fa. Dalla musica, al teatro, alla tv. Anche nella recente esperienza di “Ora o mai più” (il programma musicale condotto da Amadeus) come coach e insegnante di Massimo Di Cataldo. Quando le chiediamo di commentare quella parentesi professionale, subito dice: “è stata un’esperienza simpatica, con i miei colleghi ci siamo molto divertiti insieme. Con Massimo Di Cataldo c’è stato un buon rapporto: è una persona deliziosa; ho cercato di insegnargli qualcosa che gli potesse essere utile anche in seguito per la sua carriera. Spero di esserci riuscita, ora sta a lui farsi valere; ma è una persona magnifica e credo riuscirà a trovare la sua strada”. Lei, intanto, sia riuscita nel suo intento di ‘maestra’; ma il suo segreto è fare tutto sempre divertendosi. E per lei è ciò che conta anche durante una serata live. Sul concerto serale del 25 agosto a Manziana ha infatti commentato: “la piazza ha un sapore diverso (diverso al teatro o altri luoghi); è come se lì fossimo tutti uguali. Mi sembra ogni volta di stare a casa. Mi piace far divertire la gente e il pubblico”. E, tra vecchi e nuovi successi, il risultato è garantito. Il repertorio non manca, ma subito scattano domande sulla scaletta serale del concerto e su eventuali progetti futuri. Della prima dice che la scelta delle canzoni da eseguire e con le quali esibirsi è dettata da una semplice regola: “porto i nuovi brani, ma non posso privare il mio pubblico dei pezzi più famosi e gettonati, che ama e che sono i più apprezzati”. Quando le domandiamo, a tale proposito, se vi sia una canzone del cuore tra le sue a cui si senta più legata, la sua risposta è semplice: tutte; ma la preferenza per una canzone piuttosto che un’altra dipende anche da come risponde il pubblico: “se c’è, ad esempio, qualche mio pezzo difficilissimo che invece viene molto apprezzato -quasi di più degli altri- beh, allora questo evidentemente mi fa molto piacere”.
Così, immediatamente, scatta la curiosità per un suo eventuale album futuro, già in lavorazione per altro. Non vuole dare troppe anticipazioni, ma una cosa la dice: “il nuovo disco non uscirà prima di aprile prossimo, probabilmente per il mio compleanno (il 9 aprile, la cantante veneziana è del 1948); ho voluto quasi farmi un regalo, ma -con tutti i miei impegni- davvero non ce la faccio prima. Credetemi! Ho talmente tane cose da fare, che non riesco per la fine dell’anno. Volevamo uscire prima dell’inverno addirittura, ma non è proprio possibile con gli appuntamenti in agenda che ho”.
Tra questi non manca il teatro (dove ama molto esibirsi), sua grande passione sin da giovane, così come la danza e il pianoforte, che -sin da ragazza- studiò presso il Conservatorio Benedetto Marcello. E il teatro, rispetto al concerto live in piazza, le dà una possibilità diversa in più: quella di suonare e di partire accompagnata da una grande orchestra. Infatti è ben noto che, già da quando aveva quattro anni, seguì persino un corso di direzione d’orchestra.
Una grandissima artista molto accurata e sofisticata, in grado di andare persino oltre la musica. Un talento che le permette di toccare corde molto più profonde, quelle dell’animo umano. Non a caso è per questo che l’Amministrazione comunale di Manziana ha voluta omaggiarla e ringraziarla con un quadro della sua partecipazione qui nel paese e della sua disponibilità alla conferenza stampa. Il titolo dato al dipinto è proprio “Oltre”, per un’artista che fa della musica una forma d’arte. Anche la sua personalità estrosa e passionale ben si addicono a quelle dell’estro artistico e il colore che dà a tutto ciò che fa è quello dei toni caldi e accessi del quadro: semplice, spontanea, diretta, chiara, concisa e simpatica, un fare che sembra voler quasi accarezzare ogni cosa che affronta, con la calma e il sorriso di chi dell’educazione, delle buone maniere, dell’umiltà e dell’umanità ha fatto le sue coordinate. Con cortesia, ma anche con il rigore e la precisione di chi è molto oculata, attenta ed esigente (soprattutto da se stessa). “Meglio uscire più tardi, ma fare le cose fatte per bene, che anticipare e fare un casino e un caos”, aveva detto senza remore né mezze misure dell’uscita del suo nuovo album. Nel salutare a fine conferenza, ha liberato tutti dando appuntamento alla sera (“andiamo a divertirci!”, ha esclamato) e ha salutato con un cenno del viso e della mano, che ha agitato appena, senza esimersi prima dal fare foto con piacere. Un lungo appaluso, quasi una standing ovation, per lei, per un’artista moderna che rimane sempre la stessa e che ha lo spirito di una donna libera: più che preoccuparsi delle critiche, pensa ad essere se stessa (sempre, fino in fondo) e ad occuparsi del mondo intorno a lei e dei suoi problemi.
“In arte Party Pravo”. E dal concerto a Manziana, per scoprire meglio chi è Patty Pravo, passiamo alla trasmissione musicale a lei dedicata: “In arte-PattyPravo” (con Pino Strabioli, per la regia di Graziano Paiella). E se si parla della cantante Patty Pravo, quello che andiamo a conoscere è la vera Nicoletta Strambelli. In un viaggio che ripercorre la sua carriera da Londra, passando per Roma, fino ad arrivare alla sua Venezia. Vi sono le testimonianze di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, di Renzo Arbore, di Nina Zilli, di Luca Barbareschi, di Emis Killa e di Barbara Alberti. Molti gli aggettivi che le sono stati attribuiti per connotarla: travolgente, unica, simpatica, carina, elegante e raffinata, sincera, fine e coinvolgente; ma in realtà la sua è un’energia esplosiva che si scatena sul palco. Di sé lei dice: “sono una persona normalissima e tranquillissima, solo quando salgo sul palco mi scateno”. Ha incontrato i Rolling Stones, Lucio Dalla e Battisti, il cardinale Angelo Roncalli (ovvero papa Giovanni XXIII) e il poeta statunitense Ezra Pound; e poi Luciano Pavarotti, suo caro amico di sempre che le manca molto e che ricorda con piacere (“ho una sua foto a casa” -afferma con un sorriso), ‘gigante buono’ “pieno di energia positiva e di stimoli che dava”. In questo 2018 si è esibita all’Auditorium della Conciliazione a Roma e al teatro “La fenice” di Venezia.
E poi la passione per la musica black: “”se si spiegasse nei conservatori da dove viene, forse la si capirebbe di più” -ritiene-; quasi si commuove quando canta “Motherless child” durante l’esibizione a “La Fenice”: “un pezzo che amo e che vorrei tutti amassero” (diceva in quell’occasione al pubblico). Per lei “la musica è rivoluzione”, del resto. E poi il rapporto un po’ speciale con Vasco Rossi: “con lui abbiamo deciso che è la mia parte maschile e io la sua femminile, per come è riuscito ad imitarmi alla perfezione”. Per lei “la nostalgia e la malinconia non esistono. Non ho paura!”. E forse è per questo che ha saputo sempre risollevarsi anche dopo i periodi difficili (come quando è stata due giorni nel carcere di Rebibbia per possesso e uso di droga): “rinascere dipende dalla forza che hai”. Lei seppe sempre rifiutare ogni imposizione se non la condivideva. Eppure di lei titolavano: “Chi è Patty Pravo? Io gli uomini li fumo come sigarette”. Invece, al di là dell’immagine di lei che volessero dare di cinica irriverente, nasconde un romanticismo e una sensibilità straordinarie. Cinque matrimoni finiti con il divorzio alle spalle: con Gordon Faggetter (nel 1968), con Franco Baldieri (nel 1972), con Paul Jeffery (nel 1976), con Paul Martinez (nel 1978) e con John Edward Johnson (nel 1982). Nel 1974 ha anche sposato in Scozia Riccardo Fogli con un rito non valido in Italia. “Eppure li amo ancora tutti sai!”, scherza, “perché abbiamo mantenuto ottimi rapporti”. Del resto la sua prerogativa è: “è fondamentale sorridere”, almeno mezzora al giorno; e infatti ama Totò. Amava andare in giro scalza per Roma, ma si mette più a nudo di tutto quando parla della nonna e della mamma: “mia nonna è straordinaria; sono cresciuta con lei e ne parlo al presente perché per me esiste sempre”; della madre dice di essere stata contenta di aver ritrovato e scoperto il rapporto con lei, anche se in tarda età, poiché probabilmente non avrebbero saputo (confidarsi e confessarsi) tante cose l’una dell’altra se ciò fosse avvenuto prima, se si fossero davvero parlate e conosciute in un momento diverso e anteriore non si sarebbero svelate e rivelate i loro segreti in maniera così sincera e profonda.
“La Divina” è solo una delle accezioni a lei rivolte. Per concludere elenchiamo quelle che le sono state date dagli altri artisti intervenuti a “In arte Patty Pravo”. Nina Zilli: “è la Lady Gaga 2.0. L’essere così camaleontica è il suo segreto”. “La sua capacità è saper dialogare con tutte le generazioni” (Emis KIlla). “La sua prerogativa è l’anarchia più totale, sempre avanti e sempre anticonformista” (Luca Barbareschi). “Scrivi per lei e ancora non ci credi di averlo fatto anche quando canta le tue canzoni. È il futuro della musica” (Giuliano Sangiorgi). Sicuramente ha lanciato delle mode; ha fatto e suscitato quello scalpore con cui abbiamo visto presentarsi renato Zero agli esordi. Assimilata a Joan Baez, ricorda l’esuberanza dei cambiamenti avuti da Madonna in carriera; pop come Madonna, è rock come Pink; ha la stessa intensità della voce e lo stesso modo sensuale di fare nella gestualità di Mina; la stessa passionalità di Anna Oxa a tratti. La sua grinta carismatica ha lanciato un modello, per cui lei è tutte quelle altre artiste insieme, tanto è poliedrica, e loro sono tutte lei -quasi suoi cloni e copie-, che l’hanno imitata o da lei hanno tratto ispirazione, contaminandosi a vicenda. Sono soprattutto le sue pettinature, i suoi vestiti, il personaggio che si è costruito anche per le esibizioni a Sanremo, a farne un’Artista che ha espresso la donna in assoluto e non in termini relativi. Per chiudere la trasmissione ci si è posti una domanda: “abbiamo detto la verità?”; e la risposta è arrivata dal ritornello della canzone successiva trasmessa: “io amo la libertà e nessuno me la toglierà mai”. Questa sembra essere davvero Patty Pravo, che ha in sé due anime: quella di Nicoletta Strambelli e quella dell’artista cantante.

Vinile, la rivista bimestrale di Musica presenta i dischi del ’68

vinile13_ipad-1__793x1024_È in edicola il nuovo numero di “Vinile”, la rivista bimestrale che racconta la musica in modo nuovo, con un approccio storico, approfondito, ricco, in 132 pagine a colori, patinate.

È intanto attiva la pagina facebook ufficiale della rivista, all’indirizzo Vinilemag, ricca di news e anticipazioni.

Sul nuovo numero si parla del 1968, che, a distanza di 50 anni, è ancora vivo nella memoria e nelle discussioni. Se ne parla ad esempio con una ipotetica colonna sonora tutta italiana, costruita riascoltando 20 album pubblicati in quell’anno. Da Fabrizio De André a Marisa Sannia, dai Gufi all’Equipe 84 e poi i dischi di Sergio Endrigo, Duilio Del Prete e Caterina Bueno ma anche quelli di complessi ormai dimenticati come i Barrittas e i Ribelli.

Sempre riguardo al 1968, sul bimestrale, arrivato al 13° numero, si può trovare una gustosa retrospettiva di come venivano rappresentate dalla stampa giovane le “ragazze dei capelloni”, le icone femminili che hanno contribuito allo sdoganamento di nuovi costumi. Patty Pravo, Caterina Caselli e le altre ragazze beat, tutte insieme, colorate.

Intorno al 1968 cominciava anche la carriera di uno dei più amati e rigorosi complessi inglesi del periodo storico del prog mondiale, i Van Der Graaf Generator. Nelle pagine di “Vinile” l’intera discografia italiana completamente illustrata. E riccamente illustrata è anche la discografia dei vinili di Elio e Le Storie Tese. Con aneddoti e note dettagliate, tutti i dischi del più dissacrante complesso italiano.

Ed ancora: due generazioni di cantastorie a confronto, Alessio Lega e Mirkoeilcane, protagonisti di altrettante interviste.

E poi Lucio Battisti. E’ difficile immaginare quanti suoi dischi siano stati pubblicati fuori dai confini nazionali. Solo dall’album “La batteria, il contrabbasso, eccetera” del 1976, sono stati estratti una trentina di 45 giri per i mercati europei e sudamericani. Copertine inedite, anche pacchiane a volte, tutte insieme in un album coloratissimo.

Completa questo numero della rivista la discografia italiana di Leonard Cohen, con l’elenco di tutte le cover realizzate nella nostra lingua, l’anteprima dell’attesa autobiografia di Miranda Martino e l’analisi di un rivoluzionario giradischi, presente anche in copertina. E poi, come sempre, una ricca sezione di recensioni di dischi nuovi, in buona parte dedicati alla musica italiana emergente.

“Vinile” è storie di musica, collezioni, emozioni.

“Vinile” vuole raccontare gli artisti e le loro opere, i contesti in cui sono nate. Raccontare i retroscena, i segreti, le storie inedite, i dischi noti e meno noti.

“Vinile” si rivolge, certo, ad appassionati e collezionisti, ma gli argomenti che tratta e il modo in cui lo fa riguardano tutti quelli che amano la musica, aldilà del supporto fisico o “liquido” che possono usare per ascoltarla.

“Vinile” è un prezioso riferimento per i collezionisti, grazie allo spazio che dedica alla ricostruzione delle discografie, alle quotazioni, alle rarità.

“Vinile” è realizzata da autori competenti e appassionati, fra i quali molte storiche e importanti firme della critica musicale italiana.

La rivista è pubblicata dal Gruppo editoriale Sprea S.p.A. di Milano.

Sanremo 2016:
vincono Gli Stadio,
Conti condurrà nel 2017

Finale-Sanremo-2016-Vincono-Gli-Stadio-770x527Si è conclusa nella Giornata Mondiale della Radio la 66esima edizione del Festival di Sanremo, che molto materiale musicale ha offerto proprio alle radio. Carlo Conti ha già confermato la sua conduzione anche per l’anno prossimo, per la terza volta consecutiva.
Ritorna in auge la classicità di big del calibro degli Stadio, che trionfano con la loro “Un giorno mi dirai” e che incassano anche il Premio sala stampa Lucio Dalla. O Patty Pravo, che conquista il Premio della critica Mia Martini per “Cieli immensi”. I veterani della musica si sono visti anche tra gli ospiti, oltre ad esempio ad Enrico Ruggeri tra i big in gara: dopo Laura Pausini ed Eros Ramazzotti, con la loro esperienza trentennale, sono arrivati i Pooh a festeggiare i 50 anni di carriera con la reunion con Riccardo Fogli e, nella serata conclusiva, Renato Zero, che ha ricordato che “La musica è un impegno sociale, non una velleità”.
Mai così tanti colossi evergreen della musica erano stati accomunati dalla kermesse canora per eccellenza. Tuttavia, pur nel rispetto della tradizione, l’andamento è stato quello al rinnovamento: con l’inserimento di un “valletto” (Gabriel Garko), di pezzi rap di Clementino e Rocco Hunt, di un ruolo più preponderante dato alla comicità con Virginia Raffaele, vera mattatrice, che ha offerto la parte più consistente di intrattenimento; divertendosi a sperimentare, rivisitando i suoi personaggi, per sua stessa ammissione. Anche il Festival, però, è sembrato essere sempre diverso da se stesso ogni serata. Soprattutto il suo fulcro è sembrato essere, per riprendere le parole di Zero, l’impegno sociale. Anche nella finale, infatti, per la prima volta come effettuato per il cinema da Rai Tre (che porta sullo schermo cortometraggi estratti da racconti di carcerati), si cerca di stringere una collaborazione con i penitenziari. Gabriel Garko ha letto, infatti, una poesia scritta da un detenuto, Giuseppe Catalano, che verrà messa in musica da uno degli artisti in gara. Sebbene Conti abbia voluto sottolineare che “I bambini non devono stare nelle carceri con le loro madri”, è sembrato richiamare l’impegno per le unioni civili, ricordato anche da Renato Zero, che ha presentato in anteprima il singolo “I miei anni raccontano”, estratto dal nuovo album “Alt”, che uscirà l’8 aprile prossimo. Alt è un invito a “fermarci a riflettere anche nella vita privata, all’interno della famiglia”.
Conferma di questo Sanremo social, ma che sociale, è il secondo posto ottenuto da Francesca Michielin e la sua “Nessun grado di separazione”. Sarà lei a recarsi all’Eurovision Song Contest il 14 maggio prossimo a Stoccolma a rappresentare l’Italia (c’è stato un collegamento da New York con il trio de Il Volo infatti), dopo la rinuncia degli Stadio. I trionfatori, con grande classe e signorilità, hanno delegato alla più giovane cantante l’impegno solenne, dopo aver incassato anche il Premio per la miglior musica Giancarlo Bigazzi per la loro “Un giorno mi dirai”: mentre il Premio Sergio Bardotti per il miglior testo è andato ad “Amen” di Francesco Gabbani. Certo il brano degli Stadio era molto profondo e diverso da tutte le altre canzoni presentate, ma forse più introspettivo e intimo, più da sentire e vivere nel privato e meno adatto all’Eurovision. Al contrario, quello della Michielin, vera rivelazione di Sanremo, è più in una linea di “apertura all’altro”, di superamento di ogni barriera, maggiormente conforme al messaggio di universalità e unione che si possa voler infondere e trasmettere con il Song Contest a Stoccolma. Chiara la frase del ritornello “Nessun grado di separazione. Nessun tipo di esitazione. Non c’è più nessuna divisione tra di noi. Siamo una sola direzione in questo universo che si muove”, di tensione verso l’altro appunto. Universalità ricercata anche accogliendo molti ospiti del mondo dello sport, della danza (come Roberto Bolle) e del cinema (per presentare in anteprima tutte le nuove fiction). Questo sicuramente ha avuto una ricaduta negativa anche sul budget speso per questo Festival, di cui gli ingaggi sembrano davvero troppo alti a volte, così come i cambi di abito della simpatica Madalina Ghenea. Ma lasciamo cadere la polemica, la parte più riuscita di questo Festival, tra l’altro, con la sua capacità di ironizzare, sdrammatizzare e riconciliare. A proposito di reunion, l’altra creatasi è quella di Conti con coloro che ha definito “i miei fratelli”: gli altri comici toscani Giorgio Panariello e Leonardo Pieraccioni. Riconciliazione anche perché è stato un Festival per tutti, per la famiglia, perché tutti cantano Sanremo: infatti è piaciuto non solo a giovani ed adulti, ma anche ai più piccoli con le canzoni di Cristina D’Avena per i bambini, salita anche lei sul palco dell’Ariston.  Altra novità in cui la 66esima edizione del Festival è riuscita, è stata quella di far tornare sul podio un duetto: terzi classificati si sono posizionati Giovanni Caccamo e Deborah Iurato con la loro “Via da qui”. Come fu per Lola Ponce e Giò Di Tonno, quando lo vinsero nel 2008 con “Colpo di fulmine”.
Intanto, mentre si ragiona su Sanremo 2017, ci si concentra già sul prossimo programma musicale più in voga: The Voice of Italy, che andrà in onda dal 24 febbraio prossimo, condotto dai nuovi giudici: Raffaella Carrà, Max Pezzali, Emis Killa e Dolcenera. Proprio a quest’ultima, in gara con “Ora o mai più (le cose cambiano)”, gli altri tre hanno inviato un video messaggio di in bocca al lupo.

Barbara Conti

Festival di Sanremo,
III serata tra cover e la rivoluzione dei rapper

rocco-hunt-clementino1Doveva essere la serata più tranquilla, invece paradossalmente ha avuto più passaggi “delicati” delle precedenti. La terza puntata del Festival di Sanremo, dedicata alle cover, infatti, è iniziata subito con l’”intoppo” tecnologico delle votazioni per la gara dei giovani. Tra le Nuove Proposte, in apertura si sono scontrati Miele, con “Mentre ti parlo” e Francesco Gabbani con “Amen”; sembrava avesse superato il turno la prima, ma durante la trasmissione è stato comunicato che c’era stato un errore nelle votazioni e passava il secondo.

Miele, per cercare di rimediare all’inconveniente, potrà comunque esibirsi stasera. L’altro a contendere il titolo di vincitore delle Nuove Proposte è Mahmood con “Dimentica”, che batte con il 67% voti Michael Leonardi con la sua “Rinascerai”. A parte l’obiettivo di raggiungere (peraltro centrato) quota 50% di share, dopo il precedente 49,91% , la terza serata verteva tutta sulle cover presentate dai big in gara, suddivisi in 5 gruppi da 4. Prima, però, non poteva mancare l’arrivo delle imitazioni di Virginia Raffaele. L’altra costante, comune a tutte le puntate, è stato l’impegno civile ed umano: nella Giornata Internazionale del Malato è stato ricordato quanto sia bello guardare Sanremo in ospedale insieme ai malati e quanto, per questi ultimi, la terapia essenziale sia il sorriso, il divertimento e il gioco (soprattutto per i più piccoli). Anche l’arrivo dell’atleta Nicole Orlando ha ricordato l’importanza di sdrammatizzare: come fatto precedentemente da Ezio Bosso (malato di Sla), Nicole ha sorriso del fatto di avere un cromosoma in più per la sindrome di Down; tuttavia ha citato i suoi numerosi impegni sportivi (ma ha fatto anche un musical) e la prossima partecipazione a “Ballando con le stelle”.

Con un saluto particolare a chi vinse lo scorso anno, cioè a Nek e la sua versione di “Se telefonando” è partita la gara delle cover.
I vincitori delle 5 categorie sono stati: Noemi con “Dedicato” di Loredana Bertè; Valerio Scanu con “Io vivrò (senza te)”; Gli Stadio con il tributo a Lucio Dalla, cantante ricordato tramite la re-interpretazione di “La sera dei miracoli”.
La vera “rivoluzione”, però, è data dal trionfo del rap, forte riscontro per Clementino e Rocco Hunt, che vincono nelle loro categorie nella serata delle cover. Il primo regala un’ottima interpretazione del brano di De André “Don Raffaé”; il secondo movimenta molto la serata, carismatico e adrenalinico, con una valida esecuzione di “Tu vuo’ fa’ l’americano” di Renato Carosone. Persino Patty Pravo ha scelto un rapper per rivisitare il suo brano “Tutt’al più” del 1970.

A vincere, però, sono stati Gli Stadio. Evidentemente ha portato loro fortuna la presenza di un’altra band storica, i Pooh (hanno cantato anche “Uomini soli”): il gruppo che festeggia i 50 anni di carriera e oltre 3mila concerti tenuti in tutto il mondo.
Il brano degli Stadio in gara è poco sanremese e non sembra esserci molto spazio per competere con la dominazione e il monopolio dei rapper e dei giovani usciti dai talent.
Noemi molto grintosa, ha eseguito splendidamente il brano della Bertè. Così come davvero notevole il modo in cui Arisa ha cantato il testo di Rita Pavone “Cuore”, molto sentito. Francesca Michelin è invece la vera rivelazione di Sanremo: si è emozionata interpretando la profonda canzone di Lucio Battisti, “Il mio canto libero”. Valida anche “La donna cannone” di Lorenzo Fragola: il 20enne sceglie il brano di Francesco de Gregori del 1983 per cover. La sua “Infinite volte” sembra ben quotata e potersela ben giocare con “Guardando il cielo” di Arisa.

Viceversa la separazione sembra aver penalizzato Alessio Bernabei e i Dear Jack, forse poiché entrambi hanno perso un po’ di proseliti dividendo i fan e spezzandoli in due gruppi di sostenitori. Il primo sceglie Cocciante e la sua “A mano a mano”, di certo non facile, ma non riesce ad imporsi; forse perché l’ha rivisitata in modo soggettivo, nel suo stile, più che riprendere il timbro e il genere graffiante di Cocciante. Non è abbastanza neppure per i Dear Jack, nonostante si giochino la carta di farsi accompagnare dall’orchestra di Sanremo in “Un bacio a mezzanotte”.
Nulla da fare per gli Zero assoluto (con “Goldrake”); Neffa (con “O’ sarracino”) e i Bluvertigo (con “La lontananza”), nonostante abbiano fatto davvero molto sul palco perché sentivano particolarmente i testi: Morgan ha spiegato che ha scelto quel testo poiché l’ha trovato facendo i compiti con la figlia.

Non impressionano Giovanni Caccamo e Deborah Iurato con “Amore senza fine” di Pino Daniele, nonostante il momento toccante di ricordo del cantante scomparso; Dolcenera con il brano di Nada del 1973 “Amore disperato”; Elio e le storie tese, scatenati in “Quinto ripensamento”; Irene Fornaciari con “Se perdo anche te”; Enrico Ruggeri, che canta in napoletano “A canzuncella” (1977), degli Alunni del Sole. Non va bene nemmeno Annalisa Scarrone, nonostante scelga un’interpretazione un po’ graffiante e provocatoria di “America” di Gianna Nannini, facendo partire un accenno di ola e standing ovation.
Stasera sapremo chi è il vincitore delle Nuove Proposte.

Barbara Conti

Festival di Sanremo format(o) famiglia:
la regina è Nicole Kidman

kidmanSeconda puntata della 66esima edizione del Festival di Sanremo speculare alla prima.
Altri dieci big in gara hanno presentato il loro brano, in più c’è stata la gara dei giovani: nello scontro tra Chiara Dello Iacovo (con “Introverso”) e Cécile (con “N.e.g.r.a.”), vince la prima col 64% delle preferenze contro il 36% per la seconda, ma bella la stretta di mano prima di sapere il risultato tra le due; nell’altro scontro diretto, Ermal Meta (con “Odio le favole”), come prevedibile, si impone su Irama (con “Cosa resterà”): favorito anche per l’esperienza che gli viene dalle collaborazioni con Marco Mengoni, Emma e Patty Pravo. Proprio quest’ultima era una dei big in gara, accolta con una standing ovation per i suoi 50 anni di carriera: la sua “Cieli immensi” è stata una canzone raffinata, che ha eseguito con classe e sobrietà, in gran stile. “Questa è la sua grandezza”, ha commentato Conti.

Continua, poi, lo show di Virginia Raffaele, nei panni dell’étoile Carla Fracci. Per il resto tanti ospiti, su cui domina incontrastata da regina della serata Nicole Kidman. “Quando arriva lei il mondo si ferma”, l’ha accolta così il presentatore toscano. Ed effettivamente ha incollato a sé gli occhi di tutti, anche dello stesso Gabriel Garko, più disinvolto nella presentazione. L’attore si è lanciato persino in un’intervista divertente stile “Le Iene” con Nino Frassica.

L’attrice australiana, oltre a dare prova di un fascino e di una bellezza che si uniscono a un talento straordinario, ha parlato molto di sé. La sua città preferita è Firenze, la canzone “Heroes” di David Bowie.

Quando le è stato chiesto chi siano i veri “eroi”, la sua risposta è stata molto semplice: “Tanti scienziati come mio padre e tutte le persone che spesso lavorano dietro le quinte”.
Attaccata alla terra, ha raccontato del suo impegno a favore delle donne: ha condotto persino una campagna contro la violenza sulle donne.

“Si deve dare voce a chi non ne ha. Affinché – ha spiegato la Kidman – le donne non si sentono mai sole, possano avere accesso all’istruzione e non siano discriminate”. L’attrice ha persino intonato una strofa di “Senza una donna” di Zucchero, in italiano; conquistando definitivamente il pubblico nostrano.
La cosa più importante che ha detto di desiderare è l’amore: “È la cosa più bella che si possa dare e ricevere”. Così la conversazione è scivolata sul suo matrimonio, che dura da 10 anni. Perché la famiglia è in assoluto il bene più prezioso che si possa possedere.
E di famiglia si è parlato anche con l’altro ospite molto atteso: Eros Ramazzotti, che vinse il Festival trent’anni fa. Il noto cantante è stato introdotto da Madalina Ghenea, la modella deve molto a lui, perché era nel video musicale della sua canzone “Il tempo tra di noi”. Ramazzotti ha regalato un medley dei suoi più grandi successi: “Una terra promessa”, “Una storia importante”, “Adesso tu”, “Più bella cosa non c’è”.
“La famiglia è fondamentale”, ha evidenziato il cantante. “Si deve dare – ha proseguito- l’educazione giusta ai figli”. “Bisogna dare – ha replicato Conti – ‘Ali e Radici’, come il tuo disco”. Prima di eseguire il nuovo singolo estratto dall’ultimo album “Perfetto”, ha ricordato il suo tour che partirà a breve da Barcellona e Bilbao.
Un segno del cambiamento dei tempi c’è, innanzitutto la presenza di due rapper come Clementino, per la prima volta all’Ariston con “Quando sono lontano”; e poi di Rocco Hunt, che appare anche ben quotato. E poi il dilagare dei talenti di “Amici”: si sta cercando di lanciare il duo Caccamo- Iurato.

Dopo i Dear Jack della prima serata, arriva da solista Alessio Bernabei, con la sua “Noi siamo infinito”, che fa eco al brano “Infinito” di Raf. Il giovane è risultato, a sorpresa, a rischio eliminazione a fine serata. E ancora Annalisa Scarrone, coautrice del testo del brano che ha portato: “Il diluvio universale”.
Per continuare con Valerio Scanu, con una canzone scritta per lui da Fabrizio Moro “Finalmente piove”. Un’altra giovane proveniente dal mondo dei talent è anche Francesca Michelin, che si distacca per un attimo da Fedez e cerca la sua “identità”. Interessante la sua “Nessun grado di separazione”, che ha eseguito con una voce più modulata, ma ben controllata.
Non convincono Elio e le storie tese, per la terza volta a Sanremo, con “Vincere l’odio”, ma non rischiano comunque l’eliminazione.
Mentre potrebbero uscire dalla gara: Neffa (con “Sogni e nostalgia”, anche lui proveniente dal mondo del rap inizialmente); Zero Assoluto (con “Di me e di te”), dispiace per il loro ritorno non troppo ben accolto; e Dolcenera, che apre la seconda serata con “Ora o mai più (le cose cambiano)”.

A richiamo del tributo di ieri a David Bowie (rinnovato con Nicole Kidman), nella giornata successiva c’è il ricordo in memoria delle vittime delle foibe. Tra i tanti altri ospiti saliti sul palco (anche la cantante Ellie Goulding, che ha venduto più di 20 milioni di dischi con “Love me like you do”, presentando anche il nuovo singolo; e lo chef Antonino Cannavacciuolo, che ha ricordato che occorre “accarezzare il cibo come si fa con Sanremo e con il lavoro”), Conti non ha mancato di rendere onore nuovamente alle forze dell’ordine, con un collegamento straordinario con il capitano dell’esercito Letizia Valentino, in Antartide per una ricerca scientifica sui cambiamenti climatici.

Tuttavia un momento particolarmente emozionante, tanto che un’orchestrante si è persino commossa caldamente, è stato offerto dal Maestro Ezio Bosso: “La musica è magia, non a caso i maestri hanno anche loro la bacchetta”.
“Tutti mi dicono che sono un pazzo, ma io ci rido sopra”, ha continuato.
“Grazie alla musica ho scoperto l’importanza del perdersi e del verbo perdere: i pregiudizi, il dolore, le paure. Il perdersi ci fa ritrovare e conoscere sul serio”, ha concluso, conquistando tutti: standing ovation molto sentita per lui.

Barbara Conti

L’eterea Patty Pravo
torna a incantare
il pubblico della Capitale

Concerto Patty PravoA nemmeno cinque mesi dall’ultima esibizione romana, torna nella Capitale Patty Pravo con il suo tour “sulLA LUNA”. La celebre cantante veneziana incanterà il pubblico romano alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica lunedì prossimo, sette luglio, accompagnata dalla sua band. Nel 2012 l’ex ragazza del Piper annunciò il ritiro dalle scene “per amore” della musica e dei fan: ansia, panico e insonnia l’avevano infatti paralizzata, gettandola nello sconforto e nel buio. La forza di volontà e il calore del suo pubblico l’hanno poi indirizzata verso la luce, e verso numerosi palcoscenici in tutta Italia.

LE CANZONI E LE COLLABORAZIONI – Durante il concerto romano Pravo interpreterà alcune delle sue più intense canzoni che hanno attraversato più di quarant’anni di musica italiana come “Se perdo te”, “La bambola”, “Pensiero stupendo” (firmata da Ivano Fossati) e “Pazza idea”. La lunga carriera dell’artista ha visto la collaborazione di numerosi artisti: all’inizio fu Paolo Conte con “Tripoli ’69”, venne poi il momento della canzone “Il paradiso”, scrittale da Mogol e Lucio Battisti. “Il mercato dei fiori” è stata invece scritta e musicata da Francesco De Gregori, mentre Antonello Venditti compose per lei “Le tue mani su di me”. Vasco Rossi e Gaetano Curreri sono stati gli autori di “Dimmi che non vuoi morire”, e della più recente “La luna”. Pravo inoltre omaggerà Lou Reed, scomparso lo scorso ottobre, cantando “I giardini di Kensington”, cover del 1973 dell’indimenticabile brano “Walk on the wild side”.

I GIOVANI AUTORI IN PRIMA LINEA – Ancora oggi, alcuni giovani autori sono in prima linea per crearsi uno spazio, e collaborare con la cantante. Basti pensare a Giuliano Sangiorgi (leader del complesso pop rock salentino “Negramaro”, ndr) che ha scritto “Unisono” – intensa e struggente ballata che sembra cucita addosso all’anima passionale di Pravo – ed Ermal Meta, ex cantante della band pugliese “La fame di Camilla” con cui ha cantato “Non mi interessa”, successo della scorsa estate.

Silvia Sequi

In attesa del ritorno live in teatro di Patty Pravo

Patty PravoDopo il successo milanese dello scorso dicembre, approda nella Capitale “sulLA LUNA” tour di Patty Pravo che ha già registrato il tutto esaurito. La celebre cantante veneziana incanterà il pubblico romano alll’Auditorium Parco della Musica il prossimo 10 febbraio, accompagnata dalla sua band, composta da Roberto Procaccini (pianoforte, tastiere, programmazioni), Nicola Costa (chitarra elettrica e acustica), Gabriele Bolognesi (chitarra acustica, fiati, percussioni), Donald Renda (batteria), Edoardo Massimi (chitarre) e Adriano Lo Giudice (basso). Il prossimo concerto è previsto per il 25 febbraio presso “Le Roi” di Torino, mentre procede la lavorazione al suo prossimo album, la cui uscita è prevista per quest’anno. Continua a leggere