Riforma pensioni. Al via la “Fase 2” della trattativa

sindacati-poletti-535x300Governo e sindacati tornano a incontrarsi oggi per parlare di riforma delle pensioni. L’esecutivo ha di fatto risposto ai solleciti arrivati dalle organizzazioni sindacali all’inizio dell’anno, decidendo quindi di dare seguito al tavolo aperto alla fine del 2016 sulla previdenza.
Un tavolo che aveva indicato proprio la necessità di tornare a discutere di altri temi, raccolti sotto la cornice della cosiddetta “fase due”. Tuttavia pare che i sindacati vogliano parlare anche degli interventi approvati con la Legge di stabilità a fine 2016.
Infatti, nonostante il passare delle settimane, ancora non sono stati emanati i decreti attuativi relativi all’Ape, che, secondo anche quanto ha dichiarato recentemente Giuliano Poletti, dovrà partire il 1° maggio. Difficile che si possano apportare dei cambiamenti alle platee interessate, soprattutto all’Ape social, come vorrebbe in particolare la Cgil. Tuttavia si potrebbe avere una tempistica più precisa proprio in merito ai decreti necessari a far partire l’Anticipo pensionistico. Può darsi che in questo senso il Governo aggiorni i sindacati sulle trattativa aperte con banche e assicurazioni per stipulare le necessarie convenzioni per dar vita ai prestiti bancari che stanno dietro all’Ape.

La Fase 2 della riforma pensioni 2017 dovrà portare, entro il prossimo anno, a nuove regole relative a calcolo e requisiti per la pensione. Per i sindacati la seconda fase della riforma, oltre alle novità sulla pensione anticipata, dovrà concentrarsi sulla defiscalizzazione e il rafforzamento della previdenza integrativa, nuove regole di riforma del sistema contributivo e l’adeguatezza delle pensioni dei giovani lavoratori con redditi bassi e discontinui.
L’APE, consentirà dal 1° maggio 2017 ai lavoratori dipendenti e ai lavoratori autonomi (tranne i liberi professionisti iscritti nelle rispettive casse professionali) di chiedere un prestito pensionistico erogato dall’Inps, fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia. L’APE partirà in via sperimentale e durerà 2 anni, fino al 31 dicembre 2018.
Tra i rischi dell’Ape quello di essere legate a un prestito bancario, e che con il passare dei mesi l’Anticipo pensionistico potrebbe diventare più oneroso, dato che i tassi di interesse, complice l’inflazione in aumento, potrebbero crescere. Quindi la decurtazione che si subirebbe sull’assegno pensionistico diventerebbe più importante. Anche se sono al via accordi quadro con Abi e Ania, e dalla convenzione Inps–Mef sul Fondo di garanzia da 70 milioni sugli eventuali mancati rimborsi degli “apisti” diventati pensionati. Mentre per quanto riguarda quota 41 e precoci, la legge di Stabilità, ha stabilito che i precoci possono uscire con 41 anni di contribuzione versata, se 12 mesi di questi contributi sono stati versati prime del compimento del diciannovesimo anno di età e solo se rientrano nella categoria di lavori considerati usuranti e gravosi. Tra i tanti punti da chiarire ci sono però anche il nuovo cumulo dei periodi assicurativi e le mansioni usuranti.

Eppure tra gli interessi su questa discussione l’attesa maggiore è per la nuova pensione contributiva di garanzia pensata per i giovani con carriere discontinue che, con il metodo di calcolo contributivo, verrebbero notevolmente penalizzati. Una serie di ipotesi di intervento per la previdenza dei giovani, i quali entrando tardi nel mondo del lavoro e avendo carriere discontinue, rischiano in futuro di trovarsi con assegni molto bassi. Inoltre, si potrebbe già parlare anche di un nuovo sistema di rivalutazione delle pensioni, che potrebbe già scattare l’anno prossimo.

Anche il presidente Inps, Tito Boeri, è tornato ad affrontare il tema delicato delle pensioni dei giovani lavoratori. Alla vigilia del confronto governo-sindacati sulle pensioni in un’intervista concessa a Presadiretta, Boeri spiega che gli incentivi non devono essere generalizzati ma “è importante concentrare gli sgravi contributivi soprattutto al di sotto dei 35 anni di età o comunque sulle fasce che devono entrare in quel momento nel mercato del lavoro”. E sulla disoccupazione giovanile ha aggiunto che “bisogna aiutare i giovani a entrare maggiormente nel mercato del lavoro”. Ma questo non è l’unico problema del sistema paese: “Abbiamo un problema di debito che graverà sulle generazioni future e quando si pensa davvero ai giovani bisogna pensare a questo problema”, ha spiegato il numero uno dell’Inps. I giovani hanno questo fardello che pesa sulle loro spalle e che “si è creato perché in passato sono stati concessi trattamenti pensionistici troppo vantaggiosi ad alcune persone per finalità prettamente elettorali – ha sottolineato Boeri -. Mi riferisco non soltanto all’annosa questione dei vitalizi dei politici che andrebbe affrontata una volta per tutte, ma anche a tanti altri privilegi che sono stati concessi”.
Il Movimento cinque stelle però proprio sui vitalizi è tornato ad attaccare il Governo. Secondo i pentastellati, infatti, occorre andare a votare al più presto, che non avverrà comunque prima di settembre, quando scatterà la soglia necessaria ai parlamentari di prima nomina per aver diritto al vitalizio.

Pensioni, per la deflazione a febbraio l’assegno
si alleggerisce

Pensioni

TRATTENUTA SULL’ASSEGNO A FEBBRAIO

Da febbraio tutti i titolari di un assegno previdenziale fino a 1.450 euro lordi, dovranno restituire una quota della rivalutazione del 2015. La differenza negativa verificatasi per effetto dell’adeguamento dell’inflazione riconosciuto ai pensionati è stato nel 2015 dello 0,3%, mentre a consuntivo è risultato che i prezzi sono aumentati solo dello 0,2%. Quindi i pensionati si trovano a dover restituire lo scarto del’0,1%.

L’entità della cifra da restituire è limitata. Intorno ai 15 euro una tantum per gli assegni lordi intorno ai 1.500 euro. Mentre per le pensioni al minimo la perdita è di euro 6,50 all’anno e di 13 euro per un trattamento pensionistico da 1.000 euro.

Con un accordo informale tra governo e Inps, la restituzione dovrebbe avvenire in quattro rate, la prima presumibilmente a marzo. I sindacati dei pensionati hanno chiesto e continuano a chiedere un correttivo in corsa, ma nessuno sta facendo barricate.

Lo Spi Cgil nelle settimane scorse aveva chiesto al ministro Giuliano Poletti un intervento, magari con un emendamento al Milleproroghe. Il prelievo è limitato, ma – protestano i pensionati Cgil – rischia di «incidere sulle pensioni basse». Non tutti sono d’accordo. Il meccanismo di recupero dell’inflazione ha regole precise ed è normale che in caso di un caro vita inferiore alle attese non ci siano rimborsi. E che questi vengano restituiti se sono stati corrisposti erroneamente. C’è dell’altro a penalizzare chi ha un assegno, ha spiegato Romano Bellissima, segretario della Uil pensionati. «In 30 anni abbiamo perso il 30% del potere di acquisto delle pensioni». Tra le cause, anche il paniere Istat sulla base del quale si calcola l’inflazione. «Non è adeguato a misurare lo stile di vita dei pensionati e quindi non registra in modo corretto le variazioni di prezzi dei prodotti» consumati dagli anziani. La soluzione passa da un paniere ad hoc per i pensionati, da affiancare a quello di riferimento della rilevazione dei prezzi al consumo. Idea che ogni tanto si riaffaccia. «C’è la disponibilità da parte del governo di valutare la fattibilità. Non è un’anomalia, in molti paesi europei esiste già», ha aggiunto il sindacalista. Il potere di acquisto delle pensioni è un problema sentitissimo in Italia. Una recente indagine di Allianz Global Assistance ha rilevato che il 26% degli ex lavoratori pensa di trasferirsi all’estero. Tra tante notizie negative per i pensionati, il 2017 ha riservato ai pensionati anche qualche buona nuova. Il Milleproroghe ha previsto che da febbraio le pensioni saranno pagate il primo giorno «bancabile» del mese. Altra buona notizia, da quest’anno scompare il contributo di solidarietà previsto per le pensioni oltre i 90mila euro (dal 6 al 18%). La legge di Stabilità non ha prorogato il prelievo introdotto dal governo Monti.

Inps

IL CASELLARIO DELL’ASSISTENZA

Il 25 marzo 2015 è entrato in vigore il decreto interministeriale n. 206/2014 che contiene le modalità attuative del Casellario dell’assistenza: una Banca dati per la raccolta delle informazioni e dei dati relativi alle prestazioni sociali corrisposte da tutti gli enti centrali dello Stato, gli enti locali, gli organismi gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie.

In altre parole, il Casellario dell’Assistenza è un nuovo servizio dedicato prevalentemente agli enti locali e altri enti pubblici, erogatori di prestazioni sociali, per alimentare e consultare l’archivio amministrativo, gestito dall’Inps, mediante la raccolta, conservazione e gestione dei dati relativi ai beneficiari di prestazioni sociali.

Con l’acquisizione di informazioni complete sarà infatti possibile programmare gli interventi sociali in maniera più rispondente ai bisogni concreti dei cittadini, valutare la spesa sociale a livello locale e nazionale, ottenendo al contempo risparmi e una migliore gestione della spesa pubblica, nonché effettuare monitoraggi e controlli sulla legittimità delle prestazioni erogate.

Gli Enti interessati e coinvolti nell’operazione sono difatti espressamente tenuti a trasmettere telematicamente all’Inps i dati e le informazioni contenute nei propri archivi e banche dati, per la realizzazione di una base conoscitiva volta a perfezionare la migliore amministrazione della rete dell’assistenza sociale, dei servizi e delle risorse.

La prima sezione del Casellario, la Banca dati delle prestazioni sociali agevolate (Psa), condizionate all’Isee, già disciplinata dal decreto ministeriale 8 marzo 2013, integralmente recepito dal sopra citato decreto interministeriale 206/2014, è stata avviata con il decreto direttoriale n. 8 del 10 aprile 2015. Mentre ottenuto il parere favorevole del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, dell’Agenzia delle entrate e del Garante per la protezione dei dati personali, l’Inps ha formalmente adottato il decreto direttoriale n. 103 del 15 settembre 2016, che ha dato operativamente avvio alle altre due Banche dati che compongono il Casellario:

la Banca dati delle prestazioni sociali (Ps) e la Banca dati delle valutazioni multidimensionali (Vm). Quest’ultima Banca dati è articolata a sua volta in tre sezioni corrispondenti a tre distinte aree di utenza:

infanzia, adolescenza e famiglia (Sinba); disabilità e non autosufficienza (Sina); povertà, esclusione sociale e altre forme di disagio (Sip). Tale modulo sarà oggetto di apposita sperimentazione.

Voucher

ECCO LE MODIFICHE ALLO STUDIO DEL GOVERNO

Riduzione dei tempi di incasso del rimborso per i datori di lavoro da 1 anno a 6-3 mesi; riduzione del tetto per i lavoratori da 7mila a 5mila euro all’anno e dei settori di applicazione o, in alternativa, un intervento che escluda i lavoratori contrattualizzati dalla possibilità di usufruire dei buoni per il lavoro accessorio. Obiettivo, stroncare l’abuso di alcune imprese che destinano i voucher al pagamento degli straordinari dei dipendenti. Sono queste, a quanto ha appreso e reso noto l’Adnkronos, le modifiche alle norme sui buoni per il lavoro accessorio a cui lavorano i tecnici del governo, indipendentemente dalla decisione assunta dalla Corte costituzionale sul referendum sul Jobs Act. Una delle correzioni a cui lavorano i tecnici del governo è la riduzione del tempo di incasso del rimborso del voucher da parte del datore di lavoro da un anno, come previsto dalle norme attuali, possibilmente a 6 o 3 mesi, aggredendo così gli abusi delle aziende che una volta dopo essere state oggetto di un’ispezione riprendono il ‘nero’ e alla conclusione dell’annualità chiedono il rimborso del voucher. La seconda modifica allo studio punta a ridurre da 7mila a 5mila euro o meno il tetto di reddito annuo. Una modifica pressoché irrilevante in termini tecnici visto che dati alla mano il reddito medio pro capite annuo dei voucher finora staccati è pari a 250 euro, ma che mira ad chiudere polemiche strumentali sul tema. Polemiche che hanno accompagnato tutta la breve vita dell’operazione voucher: un intervento che interessa 40mila lavoratori. Terza modifica sul tavolo, ma di difficile realizzazione, è la limitazione dei settori in cui si possono usare i voucher. Ma, qualora non si riuscisse a limitare i settori che ricorrono ai buoni di lavoro, si potrebbe introdurre, più realisticamente, un correttivo ‘trasversale’, cioè che interessi tutti i settori, vietando l’uso dei voucher per i lavoratori contrattualizzati. Un abuso questo che consisteva nel pagare con i buoni lavoro gli straordinari dei dipendenti stabili. Intanto si attendono i risultati della tracciabilità, intorno a febbraio. Dopodiché si predisporrà l’intervento normativo. Dati questi che saranno degli indicatori per definire le correzioni in quanto daranno un quadro chiaro e un identikit delle imprese che usano i voucher, in termini di ripetitività e settori.

I tempi – Dovrebbero arrivare dopo febbraio le correzioni del governo ai voucher. A quanto ha riferito l’Adnkronos, l’esecutivo aspetta di vedere i risultati della tracciabilità, attesi appunto il mese prossimo, e poi predisporrà il testo definitivo. Ancora da decidere quale sarà il veicolo di intervento, se dl o altro. I dati sulla tracciabilità sono infatti cruciali per definire le correzioni in quanto daranno un quadro chiaro e un identikit delle imprese che usano i voucher, in termini di frequenza e settori.

Poletti, revisione necessaria – “In relazione alle prime evidenze registrate dal monitoraggio sui voucher il governo considera necessaria la revisione di questo strumento per riportarlo all’origine di una copertura dei lavori occasionali per portarli fuori dal lavoro nero”. Sono le parole con cui il ministro del lavoro, Giuliano Poletti ha annunciato al Senato il prossimo provvedimento del governo sui buoni per il lavoro accessorio.

Fisco

AGENZIA ENTRATE CAMBIA GIOCO

”Guardie e ladri è un gioco che non funziona più”. La deterrenza è l’ultimo strumento, dopo aver messo in campo ”tutti gli strumenti a disposizione per costruire un rapporto di fiducia” con i contribuenti. Il direttore dell’Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi , ha recentemente scritto un editoriale pubblicato nella rivista interna dell’amministrazione ‘Pagine on line’, per spiegare ai dipendenti che bisogna spostare l’attenzione sulla ”persona” intesa come ”soggetto, meritevole di ascolto, anziché mero oggetto delle nostre lavorazioni”. ”Solo grazie al vostro contributo si potrà rendere effettivo e concreto il cambiamento che sicuramente tutti auspichiamo”, dice Orlandi. Compliance sarà la ”parola d’ordine”, ”il cuore” e ”le fondamenta” di una ”rinnovata strategia” che, ha spiegato Orlandi, prevede un ”percorso di ridefinizione dei rapporti con i contribuenti, ancora più improntati ai principi di trasparenza e rispetto reciproco”. L’Agenzia ”è geneticamente programmata per affrontare i cambiamenti”, dalle modifiche organizzative ai cambiamenti culturali. Oggi, ha evidenziato Orlandi, occorre fare ”un ulteriore salto di qualità sia nella strategia sia nella nostra impostazione culturale”. ”Dobbiamo interiorizzare il concetto che il nostro compito non è inseguire le mere violazioni formali per sanzionarle severamente”. Secondo il direttore bisogna ”abbandonare ogni atteggiamento autoritativo: le persone che abbiamo di fronte sono generalmente in buona fede”. Il contrasto va indirizzato solo verso quei soggetti ”con volontà di sottrarsi ai propri doveri nei confronti della collettività, dobbiamo impiegare le nostre energie migliori verso i fenomeni significativi di evasione”. Diversamente, contro gli evasori ”consapevoli e incalliti utilizzeremo giustamente, e in modo vigoroso, gli strume nti a nostra disposizione”. ”Allora sì che il nostro intervento sarà un’azione virtuosa e legittima nell’interesse della comunità”. Solo così, ha sottolineato ulteriormente Orlandi, ”potremo ribaltare un’ingiusta percezione negativa del nostro lavoro, che invece da sempre si fonda su principi di integrità morale, correttezza e imparzialità”.

Consulenti del lavoro

CROTONE PROVINCIA CON PIU’ ALTO TASSO DI DISOCCUPAZIONE

Vibo Valentia è la provincia italiana con il tasso di occupazione più basso (appena il 35,8% nella fascia tra i 15 e i 64 anni) mentre Bolzano si conferma quella con il tasso più alto (71,4%); Prato la provincia con la percentuale più alta di residenti immigrati (20%) mentre Crotone registra il più alto tasso di disoccupazione in generale (32,2%, quasi il triplo della media italiana) e Cosenza il più alto per la disoccupazione giovanile femminile (84,4%). Sono alcuni dei dati contenuti nel ‘primo rapporto sulle dinamiche del mercato del lavoro nelle province e nelle grandi città italiane’ dell’osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro. Se si guarda alle grandi città il comune che ha il tasso di occupazione più alto è Bologna con il 70,9% mentre Napoli ha la maglia nera con solo il 36,2% delle persone tra i 15 e i 64 anni che ha un lavoro. L’Osservatorio ha elaborato un indice sintetico di efficienza del mercato del lavoro (affiancando al tasso di occupazione anche il tasso di non neet, il rapporto tra i tassi di occupazione di uomini e donne, la quota di occupati con alte qualificazioni e la quota dei contratti standard) che vede al top della classifica la provincia di Milano, seguita da Bologna, Trieste e Monza-Brianza (Bolzano è quinta). In fondo alla classifica c’è Agrigento (solo il 27,9% degli occupati ha alte qualificazioni e la metà degli impieghi totali non è standard), preceduta da Barletta-Andria-Trani e Crotone. L’Osservatorio fa anche un focus sul lavoro immigrato nelle grandi città sottolineando come il tasso d’occupazione degli stranieri (66,6%) sia mediamente (nei 13 grandi comuni considerati) superiore di 9 punti percentuali rispetto a quello degli italiani (57,4%). Il divario è particolarmente rilevante a Napoli con un tasso di occupazione degli stranieri (58,3%) di quasi 24 punti superiore a quello degli italiani nel comune (34,8%), a Bari (72,1% contro 46,7% degli italiani), a Palermo (64,6% contro il 39,9% degli italiani) e a Catania (68,1% contro 39,4%). A Milano dove i tassi di occupazione si equivalgono quasi (69,4% tra gli italiani, 72,9% gli immigrati) i lavoratori stranieri sfiorano un quarto del totale (24,6%) mentre a Verona superano il 20%. Il livello d’istruzione degli occupati italiani, nel confronto europeo, è molto basso: quasi un terzo ha conseguito al massimo la licenza media (31,8%; 17,8% nella media EU-28), ma con quote drammatiche nel Mezzogiorno e in particolare nella provincia Nuoro dove più della metà dei lavoratori non ha completato la scuola dell’obbligo (55,1%). Solo il 21% degli occupati è laureato (33,4% nella media europea): la quota più elevata si registra nella provincia Roma (29,9%), anche per la presenza numerosa di dipendenti pubblici, seguita da Milano (28,7%), quella più bassa nelle province di Sondrio (11,6%) e di Medio Campidano (12,5%). Il tasso di disoccupazione giovanile in Italia (40,3%), rileva ancora l’osservatorio statistico dei consulenti del lavoro, è pari al doppio di quello della media europea (20,3%, 7,2% in Germania), ma presenta differenze drammatiche tra le province: se in quella di Medio Campidano due terzi dei 15-24enni attivi non hanno trovato un’occupazione (74,7%), in quella di Bolzano si trova in questa condizione solo l’11,9% dei giovani, con una differenza tra i due tassi di 63 punti percentuali. Il risultato eccezionale della provincia di Bolzano è dovuto principalmente alla larga diffusione dell’apprendistato duale per la qualifica e il diploma professionale che consente ai giovanissimi appena usciti dalle medie di studiare e imparare contemporaneamente un mestiere attraverso un lavoro retribuito.

Istat

CALO INATTIVI SALE TASSO DISOCCUPAZIONE

Il tasso di disoccupazione a novembre torna a salire nonostante la crescita dell’occupazione. Il valore, spiega l’Istat, si attesta all’11,9% in aumento di 0,2 punti su base mensile e di 0,5 punti rispetto a novembre 2015, al livello più alto dopo giugno 2015. I disoccupati salgono a quota 3.089.000, in aumento di 57.000 su ottobre e di 165.000 su novembre 2015. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni a novembre calano di 93.000 unità su ottobre e di 469.000 su novembre 2015. Il tasso di inattività è ai minimi storici (34,8%).

La disoccupazione giovanile risale al 39,4% – A novembre il tasso di disoccupazione giovanile sale al 39,4%, in aumento di 1,8 punti percentuali rispetto al mese precedente, e tocca così il livello più alto a partire da ottobre 2015. Lo rileva l’Istat nell’analisi della fascia di età tra 15 e 24 anni. Il tasso di occupazione giovanile diminuisce di 0,1 punti percentuali, mentre quello di inattività – che include anche le persone impegnate negli studi – cala di 0,6 punti.

Novembre, +19.000 occupati su mese, +201.000 anno – A novembre gli occupati in Italia sono aumentati di 19.000 unità rispetto a ottobre (+0,1%) e di 201.000 unità su novembre 2015 (+0,9%). Lo rileva l’Istat spiegando che l’aumento riguarda le donne e le persone ultracinquantenni. Aumentano, in questo mese, gli indipendenti e i dipendenti permanenti, calano i lavoratori a termine. Il tasso di occupazione è pari al 57,3%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a ottobre. La crescita su base annua si concentra esclusivamente tra gli over 50 (+453.000).

Carlo Pareto

LE COLPE DEI PADRI

bandieraLe colpe dei padri ricadono sui figli, in Italia anche i debiti. A rilevarlo il Presidente dell’Inps, Tito Boeri, che ha puntato il dito su alcuni vantaggi per i pensionati e sulla legge di Bilancio 2017, il tutto a discapito delle generazioni future.
Per Boeri con questa manovra cresce “la spesa pensionistica aumentando la generosità di trattamenti su categorie che hanno già fruito di trattamenti più vantaggiosi di chi ne fruirà in futuro”. Il presidente dell’INPS ha puntato l’indice sull’estensione della quattordicesima, dando un giudizio sostanzialmente positivo sull’Ape sociale. “L’intervento sulla quattordicesima può venire a premiare delle persone che si trovano in famiglie dove ci sono altre persone che hanno pensioni elevate o patrimoni ingenti”. Mentre in Italia “c’è un problema molto serio di povertà. Se guardiamo i dati sui consumi è raddoppiata negli anni della crisi nella fascia al di sotto dei 65 anni, e su questo continuiamo a non intervenire in modo sistematico”.
Non risparmia le sue critiche quindi il numero uno dell’Inps che in particolare esprime preoccupazione per le generazioni future sulle quali graverà il peso e gli oneri di alcune scelte fatte oggi. In particolare il problema si concentra per Boeri su quello che viene definito debito implicito, che “è l’insieme delle impegni presi dallo Stato nei confronti degli attuali contribuenti, pensionati e contribuenti futuri. E se si dice che il debito implicito è qualcosa che non ha valore si sta implicitamente dicendo che in futuro si taglieranno le pensioni”. E sulle pensioni ha spiegato: “Nell’ambito del sistema pensionistico permangono forti iniquità, differenze di trattamento macroscopiche anche alla stessa generazione, e su questo fin qui non si è intervenuti” ha aggiunto. Per questo per Boeri bisogna sempre guardare al debito implicito, su cui ha spiegato, “ho visto tanto scetticismo”. E conclude: “Se avessimo avuto calcoli del debito implicito negli anno ’60, ’70 e ’80 le ‘baby pensioni’ non sarebbero state introdotte perché ci si sarebbe resi conto degli oneri pesantissimi che introducevano”.

Fitch: lettera commissione Ue evidenzia pressioni su bilancio
Nel frattempo l’agenzia di rating Ficht rileva l’attuale e alto debito italiano. La lettera della Commissione europea che chiede ulteriori misure di riduzione del deficit da parte del governo italiano evidenzia le pressioni competitive che i Paesi devono fronteggiare nella riduzione dell’elevato stock di debito, dice Fitch Ratings. “Un debito così elevato, ben sopra la mediana del range per la valutazione ‘BBB’ pari a circa il 40% (del Pil), lascia l’Italia esposta a possibili shock negativi e limita gli spazi per politiche fiscali anti-cicliche”, dice la nota Ficth.

Confindustria: da 2014 +651.000 occupati, stallo da metà 2016
Il futuro del Paese dipende passa ancora una volta dai giovani, i quali in Italia si ritrovano sempre nelle classifiche sulla disoccupazione. Anche se dagli ultimi dati da inizio 2014 a metà 2016 l’occupazione è cresciuta, con un incremento che varia tra +2,3% e +2,9% a seconda dell’indicatore usato per misurarla. Le informazioni disponibili per la seconda parte del 2016 indicano che la risalita dell’occupazione ha subito un arresto, anche quella dipendente nell’ultimo quarto dell’anno. La crescita delle persone occupate (+651 mila) è stata trainata dalla componente dipendente.
Lo rileva il Centro studi di Confindustria (CsC), secondo cui l’84% dell’aumento dell’occupazione dipendente registrato nel corso del 2015 (+288 mila unità) è avvenuto con contratti a tempo indeterminato; degli aggiuntivi 210 mila posti di lavoro dipendente guadagnati nei primi 9 mesi del 2016, quasi i due terzi sono a tempo indeterminato.
L’aumento dell’occupazione è quasi interamente avvenuto nei servizi privati, mentre la massiccia perdita nell’industria in senso stretto non è stata recuperata (ancora 715 mila occupati in meno nel terzo trimestre 2016 rispetto a fine 2007).
Si è verificata un’espansione delle opportunità lavorative anche per i giovani: il tasso di occupazione dei 25-29enni è aumentato di 3,8 punti percentuali da fine 2013 a metà 2016, quello dei 15-24enni di 1,7 punti.

Ue, un cittadino su quattro a rischio povertà
Oggi nell’Ue un cittadino su quattro è a rischio di povertà o esclusione sociale, e la povertà lavorativa – il livello salariale estremamente basso – riguarda all’incirca il 10% della popolazione occupata. Anche la povertà dei bambini, prossima al 27%, è motivo di “particolare preoccupazione”.
È quanto viene rilevato dalla Commissione europea alla conferenza dal titolo ‘il pilastro europeo dei diritti sociali’, dedicata alla promozione delle politiche sociali.
Il commissario europeo per l’Occupazione e gli affari sociali, Marianne Thyssen, promette un cambio di marcia. “C’è la necessità di cambiare attraverso un pilastro sociale europeo che risponda a quattro sfide: migliori opportunità di vita per i giovani, buon equilibrio tra vita e lavoro, sfruttare le qualità professionali di tutti, e non lasciare nessuno indietro”. La Commissione europea farà la sua parte, assicura Thyssen. Spetterà però anche agli Stati membri promuovere quelle politiche che si rendono e che si renderanno necessarie. “Politica economica è politica sociale e viceversa, e le due cose non possono essere considerate come a sè stanti”.

Draghi: Europa è l’unico modo per risolvere i problemi di ciascun Paese
Per Draghi la soluzione è aldilà dei confini nazionali, in nome di una maggiore cooperazione. “La collaborazione internazionale è l’unico modo di governare problemi che gli stati nazionali non riescono ormai da molto tempo a risolvere da soli”. Lo ha detto il presidente della Bce Mario Draghi concludendo il suo intervento a Santena, dove ha ricevuto il premio Cavour “per avere mantenuto l’indipendenza della Banca Centrale Europea”. Tutto il discorso di Draghi è stato incentrato sul parallelismo tra l’azione dello statista risorgimentale e le sfide odierne, per l’Europa e per l’Italia, in tempi di spinte nazionalistiche e protezionistiche. “Specialmente quando la situazione è di diffusa instabilità, sia a livello nazionale, sia sul piano internazionale, è necessaria una conduzione che mantenga saldamente il potere di iniziativa politica”. Con la consegna del premio ha affermato: “Sono commosso per questo premio, che terrò, ma devolverò il controvalore ai terremotati”, rivolgendo il pensiero alle popolazioni terremotate dell’Italia centrale. Il premio ammonta a 2.800 euro.

Al via buoni nido, premi per i nuovi nati
e pagamento pensioni

Al via le misure dal 1° gennaio

PREMIO ALLA NASCITA E BUONO NIDO

Dall’inizio del nuovo anno hanno preso il via tutte le misure previste dal cosiddetto ‘pacchetto famiglia’ stanziato dall’ultima legge di bilancio. Per la sezione destinata alla famiglia è previsto “uno stanziamento di 600 milioni di euro per il 2017 e di 700 milioni a partire dal 2018”, come ha ricordato in una nota il ministro agli Affari Regionali Enrico Costa. Tante le misure che sono entrate in vigore a partire dal primo gennaio, scrive “Studio Cataldi”, dal premio alla nascita ‘Mamma Domani’, al ‘Buono Nido’, passando per il ‘Buono Bebè’ e il ‘Voucher Babysitter’. Il premio alla nascita ‘Mamma Domani’, ossia l’assegno di 800 euro sarà destinato soprattutto “alle prime spese che, perciò, potrà essere richiesto già a partire dal settimo mese di gravidanza”. Sarà l’Inps a occuparsi di comunicare le modalità operative e di erogare la prestazione. Sempre dall’inizio dell’anno è scattato pure, il ‘Buono Nido’, “un contributo per il pagamento delle rette dei nidi pubblici e privati – ricorda Costa – fino a un massimo di 1.000 euro annui che, anche in questo caso, sarà corrisposto dall’Inps”. “Entro poche settimane – ha proseguito il ministro – verrà emanato il provvedimento attuativo”. Anche tale misura, riguarderà tutte le famiglie senza limiti di reddito ed è riferita “all’intera durata massima di tre anni di frequenza del nido”. Potranno beneficiarne i nati dal primo gennaio 2016 e l’aiuto sarà destinato “anche alle famiglie con bambini di meno di tre anni che, a causa di gravi patologie croniche, sono impossibilitati a frequentare un nido”. Le nuove misure si affiancheranno al ‘Bonus Bebè’ già esistente, ossia l’assegno mensile di 80 euro versato per un triennio alle famiglie aventi Isee inferiore ai 25mila euro (raddoppiato, se l’Isee è al di sotto della soglia di 7mila), ma a differenza di tale bonus, gli interventi che hanno appena preso il via “non prevedono limitazioni di reddito e sono state introdotte in maniera strutturale e definitiva: il welfare italiano guadagna così due nuove prestazioni che esisteranno, da quest’anno in poi, per tutti”. Con la manovra, sono state aumentate anche le risorse per il ‘Voucher Babysitter’, alternativo al congedo parentale. Nello specifico, raddoppiate quelle per le lavoratrici dipendenti (da 20 a 40 milioni di euro) e portate da 2 a 10 milioni quelle per le lavoratrici autonome. Inoltre, rispetto agli anni precedenti, ha seguitato Costa, “il rinnovo e l’incremento delle risorse è stato stabilito per un biennio, anziché per un solo anno”. Un’ultima misura che diventerà operativa però entro la fine di marzo è infine il ‘Fondo Credito Nuovi Nati’. Si tratta di uno strumento, ha spiegato il ministro “destinato a fornire garanzie sui piccoli prestiti alle famiglie che avranno o adotteranno un figlio a partire dal 2017”. Un primo passo “importante e molto consistente anche dal punto di vista finanziario in un percorso pluriennale di sostegno alle famiglie – perché ha concluso – la necessità di sostenere i genitori non si esaurisce nei primi anni di vita dei figli, pur molto gravosi dal punto di vista economico e sul piano della conciliazione con il lavoro, ma riguarda tutto il percorso di crescita dei ragazzi”.

 Inps

PAGAMENTO PENSIONI ANNO 2017

Con l’arrivo del nuovo anno è cambiato il calendario dei pagamenti delle prestazioni pensionistiche in carico all’Inps. In pratica – per la data di erogazione del trattamento di quiescenza – si è passati dal precedente riferimento al giorno festivo a quello bancabile.

Pertanto, nel 2017 tutte le prestazioni pensionistiche saranno pagate il 1° giorno bancabile del mese, con la sola eccezione della rata di gennaio, il cui pagamento è stato stabilito al 2° giorno bancabile del mese.

Il Decreto Milleproroghe, recentemente firmato dal Presidente Mattarella lo scorso 31 dicembre, ha infatti modificato l’articolo 6 del decreto legge 65/2015, convertito con legge 109/2015, che ha unificato le date di corresponsione delle prestazioni Inps, Inpdap ed Enpals.

In base a tale modifica, peraltro fortemente richiesta dall’Istituto di previdenza, viene ripristinato per il corrente anno il pagamento al primo giorno bancabile del mese, con l’unica eccezione per la rata di gennaio.

Di seguito si riportano – per i lettori interessati – le date di erogazione delle prestazioni pensionistiche per l’anno 2107 per Poste, per le quali anche il sabato è considerato bancabile, e per le banche, così come risultano dal calendario 2017  recentemente pubblicato dall’ Associazione bancaria italiana (Abi).

Mese                     Giorni Pagamenti

                              Poste          Banche

Gennaio                    3                 3

Febbraio                   1                 1

Marzo                       1                 1

Aprile                       1                 3

Maggio                     2                 2

Giugno                     1                 1

Luglio                      1                 3

Agosto                     1                 1

Settembre                1                 1

Ottobre                    2                 2

Novembre               2                 2

Dicembre                1                 1

 

Il giuslavorista

RIVOLUZIONARIA SENTENZA SU LICENZIAMENTO PER PROFITTO

“È una sentenza rivoluzionaria quella della Cassazione che introduce per la prima volta la possibilità di licenziare per profitto”. Lo ha detto a Labitalia Luca Failla, avvocato e giuslavorista, co-fondatore di LabLaw, il primo studio italiano per professionisti e diffusione capillare sul territorio, specializzato in diritto del lavoro e relazioni sindacali. “La Corte di Cassazione – ha spiegato il professionista – con una recente sentenza ha sancito per la prima volta nel nostro ordinamento la possibilità di poter licenziare un lavoratore per giustificato motivo oggettivo anche per ragioni legate al profitto e alla migliore redditività dell’azienda. Fino ad oggi le possibilità di licenziamento (per giustificato motivo) erano vincolate allo stato di crisi di un’azienda e questa situazione rendeva accettabile il licenziamento anche per evitare conseguenze più drastiche”. “Solo una situazione straordinaria – ha fatto notare l’esperto – come la crisi aziendale o la perdita del fatturato, permetteva la giustificazione del licenziamento. Oggi, dopo la sentenza della Cassazione del 7 dicembre 2016 scorso tra le ragioni per licenziare c’è anche la redditività dell’azienda e quindi in definitiva il profitto. Fatto storico per l’ordinamento italiano”. “Tra le motivazioni della storica sentenza – ha sottolineato Failla – l’applicazione dell’articolo 41 della Costituzione che letto come quel principio per cui l’imprenditore è libero, pur nel rispetto della legge, di assumere quelle decisioni atte a rendere più funzionale ed efficiente la propria azienda, senza che il giudice possa entrare nel merito della decisione”. “In altre parole – ha continuato il legale – con questa sentenza i giudici della Cassazione hanno affermato per la prima volta in modo netto e inequivocabile che un licenziamento non sarà giustificato solo per ragioni di crisi aziendale o calo di fatturato o, nei casi più gravi, in cui è in gioco la sopravvivenza stessa dell’azienda, ma anche (questa la novità storica) per una migliore e più efficiente organizzazione produttiva dell’azienda e per la ricerca di una maggiore produttività e redditività, quindi per generare maggior profitto”. “La sentenza della Corte di Cassazione – ha ulteriormente rimarcato il giuslavorista – si riferisce ad una sentenza della Corte d’Appello di Firenze del 29 maggio 2015 che, ribaltando il giudizio di primo grado, ha ritenuto illegittimo il licenziamento intimato ad un dipendente della R.S. spa per giustificato motivo oggettivo”. “Tale sentenza, infatti, non aveva condiviso – ha precisato – l’assunto del primo giudice che aveva considerato invece legittimo il licenziamento in quanto ‘effettivamente motivato dall’esigenza tecnica di rendere più snella la cd catena di comando e quindi la gestione aziendale’. La Corte di Appello di Firenze ha sostenuto che in mancanza di prova da parte del datore di lavoro l’esigenza del licenziamento ‘risulta motivata soltanto dalla riduzione dei costi, e quindi dal mero incremento del profitto”. “La Corte di Cassazione – ha osservato Failla – è intervenuta confermando la valenza della prima sentenza di legittimità del licenziamento, indicando l’articolo 41 della Costituzione letto come ‘quel principio per cui l’imprenditore è libero, pur nel rispetto della legge, di assumere quelle decisioni atte a rendere più funzionale ed efficiente la propria azienda, senza che il giudice possa entrare nel merito della decisione'”. In proposito si argomenta che “‘concedere all’imprenditore la possibilità di sopprimere una specifica funzione aziendale solo in caso di crisi economica finanziaria e di necessità di riduzione dei costi rappresenti un limite gravemente vincolante l’autonomia di gestione dell’impresa, garantito costituzionalmente’ e peraltro neppure imposto dall’articolo 3 della legge 604/1966 come, invece, interpretato per decenni dai nostri tribunali”. “Con il secondo motivo – ha chiarito l’avvocato – si denuncia ancora violazione e falsa applicazione degli articoli 3 e 5 della legge 15 luglio 1966 numero 604, in relazione all’articolo 41 Costituzione. Al riguardo si sostiene che, anche ove la soppressione della funzione fosse stata dettata da una mera scelta di più economica gestione dell’impresa, tale decisione aziendale sarebbe comunque legittima, in quanto attinente alla libertà economica dell’imprenditore”. “Si contesta – ha ricordato il giuslavorista – richiamando talune pronunce di legittimità, che ai fini della giustificazione del motivo oggettivo di licenziamento, debba sussistere esclusivamente ‘il requisito economico dato dall’esistenza di sfavorevoli situazioni o necessità di sostenere notevoli spese straordinarie'”.

 Carlo Pareto

Inps. Interventi a favore delle popolazioni colpite dal terremoto

Inps

IL PAGAMENTO DELLE PENSIONI A GENNAIO 2017

Nel mese di gennaio 2017, i pagamenti dei trattamenti pensionistici, degli assegni, pensioni e indennità di accompagnamento corrisposte agli invalidi civili, nonché delle rendite vitalizie dell’Inail saranno effettuati il secondo giorno bancabile.

Il pagamento al secondo giorno bancabile è stato stabilito dall’articolo 6 del decreto legge 21 maggio 2015, n. 65. Pertanto, la rata di gennaio 2017 sarà erogata da Poste e banche il 3 gennaio 2017.

Gestione artigiani e commercianti

CONTRIBUTI INPS: 4 EMISSIONE 2016

Di seguito alla Circolare 15 del 29 gennaio 2016 in merito della contribuzione dovuta dagli iscritti alla gestione Artigiani ed Esercenti attività commerciali nel corso dell’anno 2016, l’Inps ha recentemente comunicato che è stata ultimata l’elaborazione dell’imposizione contributiva per tutti i soggetti che non avevano già regolarizzato la loro situazione. Sono stati inoltre predisposti i modelli “F24” necessari per potere effettuare il versamento della contribuzione.

Con il Messaggio n. 5206 del 23 dicembre 2016 l’istituto ricorda ai contribuenti interessati che a partire dall’anno 2013, non ha più provveduto all’invio delle comunicazioni contenenti i dati e gli importi utili per il pagamento della contribuzione dovuta e che le comunicazioni di cui si tratta sono comunque disponibili, all’interno dei Servizi del Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti. L’accesso ai Servizi avviene, come di consueto, tramite Pin del soggetto titolare di posizione contributiva, ovvero di un suo intermediario in possesso di delega in corso di validità.

Precisazioni Inps

INTERVENTI A FAVORE DELLE POPOLAZIONI COLPITE DAL TERREMOTO

Con la Circolare n. 204 del 25 novembre 2016 l’Istituto ha provveduto a dettare le istruzioni operative, inerenti all’ambito di applicazione del decreto legge 17 ottobre 2016 n. 189 che ha disposto interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici che il giorno 24 agosto 2016 hanno interessato i territori delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria.

Il messaggio n. 5162 del 21 dicembre 2016 provvede a fornire le opportune precisazioni per assicurare nei Comuni interessati, la corretta e uniforme applicazione della sospensione prevista nella citata Circolare, dei termini relativi agli adempimenti e ai versamenti contributivi, previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria.

Lavoro

VOLANO I VOUCHER

I voucher crescono del 32,5% e i nuovi contratti a tempo indeterminato calano dell’89%: sono questi i dati di maggior rilievo registrati nei primi 10 mesi del 2016 dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps. Volano dunque, anche se meno di quel +67% registrato nel 2015 sul 2014, i “buoni lavoro” che tra gennaio e ottobre di quest’anno toccano quota 121,5 milioni, mentre arretrano pesantemente, di pari passo con il decalage della decontribuzione prevista per i contratti a tutele crescenti, i contratti a tempo indeterminato che, al netto delle cessazioni, ammontano a 61.640 contro i 588.039 registrati nello stesso periodo del 2015 e ai 101.255 del 2014. In calo invece del 4,6% complessivamente le cessazioni mentre salgono del 2,4% i licenziamenti per quel che riguarda i contratti a tempo indeterminato. In particolare a crescere sono sia quelli per giustificato motivo oggettivo che quelli per giusta causa: i primi passano dai 380.292 dei primi 10 mesi del 2015 ai 399.613 del 2016 mentre i secondi passano da 47.728 dello scorso anno ai 60.817 di quest’anno. Sotto il profilo della consistenza complessiva dei rapporti di lavoro, invece, i primi dieci mesi del 2016, nel settore privato, registrano un saldo, tra assunzioni e cessazioni, pari +497.000 contratti , inferiore a quello del corrispondente periodo del 2015 (+636.000) ma superiore a quello dei primi dieci mesi del 2014 (+313.000). Un dato questo che proiettato sui dodici mesi porta ad un saldo su anno, compresi i rapporti stagionali, di +486.000. “Il risultato positivo è largamente imputabile al trend di crescita netta registrato dai contratti a tempo indeterminato, il cui saldo annualizzato a ottobre 2016 è pari a +406.000. Tale saldo riflette gli effetti di trascinamento dovuti all’intensa dinamica di crescita registrata negli ultimi mesi del 2015”, spiega l’Inps. Al lordo delle cessazioni le assunzioni, nel periodo gennaio-ottobre 2016, sono state pari a 4.833.000, con una riduzione di 347.000 unità rispetto al corrispondente periodo del 2015 (-6,7%). Il rallentamento delle assunzioni ha riguardato principalmente i contratti a tempo indeterminato: –492.000, pari a –32,0% rispetto ai primi dieci mesi del 2015 ma anche le trasformazioni a tempo indeterminato contrattesi del 34,1%. Salgono invece i contratti a tempo determinato che nei primi dieci mesi 2016 registrano 3.106.000 assunzioni, in aumento sia sul 2015 (+4,9%), sia sul 2014 (+7,6%). Su anche i contratti in apprendistato che conferma il proprio trend di crescita. In particolare, rispetto all’analogo periodo del 2015, le assunzioni in apprendistato aumentano di 38.000 unità (+24,5%).I contratti stagionali registrano invece una riduzione del 7%. Per quel che riguarda i contratti stipulati con decontribuzione biennale sono state 323mila le nuove assunzioni a tempo indeterminato e 117000 le trasformazioni di rapporti a termine per un totale di 440.000 rapporti di lavoro agevolati., circa il 33,9% del totale delle assunzioni o trasformazioni a tempo indeterminato. Un dimezzamento, questo, rispetto a quanto totalizzato l’anno precedente quando l’incidenza delle assunzioni e trasformazioni agevolate , ma con abbattimento totale dei contributi a carico del datore di lavoro per un triennio, era stata pari al 60,8% del totale dei contratti. Quanto alla composizione dei nuovi rapporti di lavoro in base alla retribuzione mensile, si registra, per le assunzioni a tempo indeterminato intervenute nei primi dieci mesi del 2016, una riduzione della quota di retribuzioni inferiori a 1.750 euro rispetto a quanto osservato per il corrispondente periodo 2015.

Calderone

CI ASPETTA UN 2017 IMPORTANTE

Politiche attive, welfare aziendale, sicurezza lavoro: sono solo alcuni dei campi sui quali i Consulenti del lavoro dovranno puntare in questo 2017 oramai alle porte. A dirlo a ‘Italia Oggi’ è la presidente nazionale, Marina Calderone, che nel suo bilancio di fine anno ripercorre il ricco e importante percorso di crescita dei 27 mila Consulenti del lavoro in questi ultimi anni. “La nostra è una professione che non si ferma mai -spiega Calderone-. Ci aspetta un 2017 importante e con grandi cambiamenti in materia di lavoro che interesseranno molto da vicino i Consulenti del lavoro. Ai giovani che vogliono intraprendere questo cammino professionale consiglio di non accontentarsi, di mantenere viva la curiosità e di non smettere mai di investire nella propria formazione. Formarsi continuamente è lo strumento migliore per valorizzare ambiti e competenze acquisite e per essere pronti ad accogliere le sfide del futuro in una prospettiva multidisciplinare”. “Se prima i Consulenti del lavoro erano considerati al servizio della piccola e media impresa italiana, oggi abbiamo dei provvedimenti legislativi rilevanti che ci assegnano una funzione di responsabilità nell’ assistenza ai lavoratori, mettendo in evidenza ed enfatizzano ancor di più la funzione di terzietà e sussidiarietà che l’Ordine professionale e, nello specifico, i Consulenti del lavoro hanno all’ interno della nostra società”, aggiunge la presidente del Cno Consulenti del lavoro”. “Dalla legge 12/79 -ricorda Calderone- i Consulenti del lavoro hanno deciso di scrivere una storia diversa: occuparsi di lavoro a 360°. Attualmente la nostra professione rappresenta un’ eccellenza. Le nostre funzioni sono aumentate. Siamo diventati centrali per la deflazione del contenzioso, abbiamo esteso le nostre competenze alla mediazione civile e commerciale, verifichiamo la genuinità delle collaborazioni e dei contratti, siamo tra i soggetti abilitati a trasmettere le dimissioni dei lavoratori”. “Inoltre, -conclude Calderone- abbiamo ampi margini di crescita in materia di sicurezza sul lavoro e, grazie alla Fondazione Lavoro, saremo determinanti nel campo delle politiche attive. Ora la nostra missione è difendere le competenze acquisite e valorizzare al meglio, investendo in formazione, gli ambiti non ancora sfruttati pienamente”.

Carlo Pareto

Ape. Niente tredicesima nel periodo di pensionamento anticipato

Ape volontaria

NIENTE 13° DURANTE IL PERIODO DI PENSIONAMENTO ANTICIPATO

L’Ape volontaria sarà erogata per 12 mesi l’anno e non su 13 come avviene per la pensione. Lo hanno recentemente confermato fonti di Governo spiegando anche che nel Dpcm che sarà pubblicato a gennaio dopo l’approvazione della legge di Bilancio sarà messo un tetto per quanto riguarda la richiesta di Ape del 95% della pensione certificata mensile nel caso di richiesta di anticipo di un anno, del 90% in caso di anticipo di due anni e dell’85% in caso di anticipo di tre anni.

Spunta tetto Isee per bonus mamma e nido- Spunta un tetto Isee per il bonus mamma e per quello nido, previsti dalla manovra. Due emendamenti presentati dal Pd e approvati dalla commissione Affari sociali della Camera stabiliscono che i nuclei familiari che possono usufruire delle agevolazioni siano solo quelli con un Isee non superiore a 13mila euro annui per il bonus mamma e non superiore a 25mila euro per il bonus nido. Come prevede il regolamento però ora la proposta sarà ulteriormente valutata dalla commissione Bilancio della Camera. Tra le altre novità contenute negli emendamenti l’ipotesi di portare da 210 a 600 euro le detrazioni per le attività sportive dei figli e il congedo per la paternità che passerebbe da 2 a 3 giorni.

Lavoro

GARANZIA GIOVANI: MAXI BONUS SUI CONTRIBUTI

All’orizzonte il nuovo bonus «Neet» e un possibile rifinanziamento del programma da parte dell’Unione europea, con sconti contributivi robusti alle imprese che assumeranno nel 2017 i giovani iscritti e un aumento del budget – attualmente 1,5 miliardi da spendere entro fine 2018 – se verrà accolta la proposta della Commissione di rafforzare di 2 miliardi il “tesoretto” complessivo da dividere tra tutti gli Stati coinvolti in Garanzia giovani. Ma come è andata finora la Youth Guarantee italiana, a due anni e mezzo dal debutto ufficiale del 1° maggio 2014?

I numeri del ministero del Lavoro parlano di 806mila giovani presi in carico su un milione di registrazioni (per l’esattezza 1.035.827, al netto delle cancellazioni): otto su dieci, cioè, dopo essersi registrati sul portale del programma si sono presentati al centro per l’impiego per siglare il cosiddetto patto di servizio, attraverso il quale si punta a offrire ai giovani un’offerta «qualitativamente valida di lavoro, proseguimento degli studi, apprendistato o tirocinio», così come previsto dalla strategia di Bruxelles.

In Italia poco più della metà dei presi in carico, 421mila ragazzi, ha ricevuto la proposta di almeno una misura – nel ventaglio rientrano accoglienza, orientamento, formazione, accompagnamento al lavoro, apprendistato, tirocinio, servizio civile, sostegno all’autoimprenditorialità, mobilità professionale, bonus occupazionale e formazione a distanza -, mentre tutti gli altri sono in attesa di essere contattati.

Restringendo l’obiettivo sul tipo di “interventi”, in base alle risposte fornite al Sole 24 Ore direttamente dalle Regioni, emerge che a farla da padrone sono i tirocini: finora ne sono stati attivati più di 200mila, coinvolgendo circa la metà dei ragazzi a cui è stata proposta almeno una misura, con Sicilia (42mila), Lazio (32mila), Lombardia (31mila) e Campania (26mila) in testa al numero di stage siglati.

E i contratti di lavoro veri e propri quanto “pesano”? Una misura certificata dall’Inps riguarda il bonus assunzione e il “super bonus” per la trasformazione dei tirocini, due incentivi che nel 2017 lasceranno il passo al nuovo bonus giovani che con una dote di 200 milioni offrirà lo sgravio totale o al 50% dei contributi in base al contratto d’ingresso (si veda a pagina 7).

La prima agevolazione (bonus assunzione) è una somma riconosciuta ai datori di lavoro (tra 1.500 e 6mila euro) che assumono ragazzi iscritti al programma a tempo determinato, in apprendistato o a tempo indeterminato. Al 9 novembre risultavano autorizzate dall’Inps 56.205 domande, di cui circa la metà per contratti a tempo indeterminato e nel 37% dei casi per apprendistato professionalizzante di oltre 12 mesi. A questo bonus le Regioni hanno destinato complessivamente 186,6 milioni, con la Lombardia in vetta per numero di adesioni (15.918 domande confermate), seguita dalla Sicilia con 6.417 richieste.

Sempre al 9 novembre, poi, risultavano 9.560 le imprese beneficiarie del “super bonus” introdotto dal 1° marzo 2016 per le assunzioni a tempo indeterminato, anche a scopo di somministrazione, o con apprendistato di oltre 12 mesi, di giovani che abbiano svolto, o stiano svolgendo, un tirocinio nell’ambito della Youth Guarantee, avviato entro il 31 gennaio 2016. Il bonus prevede un incentivo proporzionato alla difficoltà del giovane di essere ricollocato (da 3mila a 12mila euro), con una dote complessiva di 90 milioni. A guidare la classifica regionale la coppia di testa si inverte: prima la Sicilia (2.272 domande confermate), seconda la Lombardia (1.282 richieste). Sommando, quindi, bonus e super bonus si registra un totale di quasi 66mila contratti.

Dalle risposte raccolte dalle Regioni viene fuori che tra i giovani iscritti a Garanzia giovani, circa 92mila risultano assunti a tempo determinato, 45mila a tempo indeterminato e 49mila in apprendistato. Numeri che comprendono anche una quota di ragazzi che dopo aver aderito al programma hanno trovato un posto di lavoro prima di aver ricevuto una misura.

Fisco

IL SOLLECITO DI EQUITALIA ARRIVA CON UN SMS

Dalle lettere di compliance delle Entrate all’Sms di Equitalia. È il Fisco 2.0 che cambia approccio e modalità di interazione con il contribuente che non si dichiara o che non paga il dovuto.

Ultimo tassello del mosaico lanciato in questi mesi dall’amministrazione finanziaria è il servizio “Sms-Se mi scordo” con cui l’agente pubblico della riscossione (destinato a essere accorpato all’agenzia delle Entrate dal 1° luglio 2017) messaggia direttamente con il cittadino e l’impresa per preannunciargli l’invio di una cartella, per ricordargli che manca soltanto una rata per decadere dal piano di dilazione del debito, ma anche per segnalargli che il pagamento delle rate non risulta regolare. Un nuovo alert, insomma, anche questo voluto dall’amministratore delegato Ernesto Maria Ruffini, e che va nella stessa direzione degli altri strumenti già resi operativi da Equitalia nel 2015, come il portale responsive e l’appEquiclick. «La riscossione ed Equitalia devono essere poste sullo stesso fuso orario del Paese ed è quello che stiamo facendo», ha sottolineato Ruffini. “Se Mi Scordo” «è un servizio e questo deve essere il principio centrale del nostro lavoro. Fornire un servizio per poter essere al fianco dei cittadini e non contro».

Le comunicazioni previste dal servizio di alert “Se Mi Scordo” al momento sono di tre tipologie. Attenzione, si tratta sempre di messaggi «puramente informativi – ricordano da Equitalia – che «non sostituiscono in alcun modo la notifica di un atto, non hanno alcun valore né rappresentano vincoli giuridici nel rapporto tra gli utenti ed Equitalia e possono essere revocati in qualsiasi momento». Con la prima tipologia di sms, Equitalia comunica al cittadino di aver preso in carico un debito da riscuotere da uno dei 6.700 enti di cui è concessionario della riscossione: agenzia delle Entrate, Inps, Inail, Comuni (3.500), Province (86), Regioni (18), ordini professionali (363), aziende di trasporti (30) o un altro ente creditore. In questo caso il messaggio o la email con mittente «Equi Info» sarà di questo tenore: «Equitalia le comunica che è stata incaricata di riscuotere una somma a suo carico. Info: www.gruppoequitalia.it (area riservata) o presso i nostri sportelli».

La seconda tipologia di messaggio può riguardare i piani di rateizzazione concessi al contribuente. L’sms avvisa se non risulta pagata almeno la metà del numero massimo delle rate previste per la decadenza: «Equitalia la informa che le scadenze del piano di rateizzazione n._____ non risultano rispettate. Info: www.gruppoequitalia.it o presso i nostri sportelli». Anche in questo caso si può verificare la propria posizione nell’area riservata.

La seconda tipologia di messaggio può riguardare i piani di rateizzazione concessi al contribuente. L’sms avvisa se non risulta pagata almeno la metà del numero massimo delle rate previste per la decadenza: «Equitalia la informa che le scadenze del piano di rateizzazione n. _____ non risultano rispettate. Info: www.gruppoequitalia.it o presso i nostri sportelli». Anche in questo caso si può verificare la propria posizione nell’area riservata.

Con il terzo tipo di Sms l’agente della riscossione comunica che manca solo una rata prima di decadere dal piano concordato con Equitalia. In questo caso l’informazione reciterà «Equitalia le ricorda che il mancato pagamento di un’altra rata farà decadere il piano di rateizzazione n. _____ ».

Il nuovo servizio può essere attivato rivolgendosi a uno dei 202 sportelli della società pubblica di riscossione o interrogando il portale www.gruppoequitalia.it. Allo sportello va compilato un modulo in cui, oltre ai dati personali e al codice fiscale, occorre indicare il numero di cellulare o la mail. Per l’attivazione dal sito è invece necessario accedere all’area riservata con le credenziali (Spid, agenzia delle Entrate, Inps e carta nazionale dei servizi) e, successivamente, registrarsi.

Carlo Pareto

Incontro Inps e sindacati: coordinare e informare sulle novità pensionistiche

Incontro Inps e sindacati

PER COORDINARE INFORMAZIONE SU NOVITA’ PENSIONI

Si è recentemente svolto un incontro fra Tito Boeri, presidente Inps, Susanna Camusso, segretario generale Cgil, Annamaria Furlan, segretario generale Cisl, e Carmelo Barbagallo, segretario generale Uil, con l’obiettivo di coordinare le attività volte a informare i lavoratori sulle novità in tema pensionistico introdotte con la legge di bilancio. I tre segretari confederali e il presidente dell’Inps hanno convenuto circa la necessità di offrire al maggior numero di lavoratori possibile le informazioni di base che permettano di fare scelte consapevoli in tema di anticipo pensionistico o proseguimento dell’attività lavorativa. Si sono impegnati a lavorare assieme all’Inps nel prepararsi a meglio gestire la crescente domanda di informazioni e delucidazioni su norme che verranno varate. In particolare, per rispondere alle richieste di assistenza agli utenti si è deciso di istituire un tavolo tecnico per la stesura di un kit informativo da distribuire alle sedi territoriali dell’Istituto, dei sindacati e dei patronati. Questo materiale servirà a rispondere alle domande più frequenti poste dai lavoratori. Si è anche deciso di predisporre un piano di formazione che coinvolga non solo il personale dell’Inps, ma anche i patronati. Nell’incontro è stata più volte sottolineata la necessità di partire il prima possibile con questa campagna di informazione tenuto conto anche della presenza di tetti di spesa nell’accesso alle diverse forme di uscita anticipata. Per tale ragione si rende necessaria una capillare informazione per far cogliere a tutti i potenziali interessati le nuove opportunità di accesso alla pensione.

Per una piccola impresa su cinque

TREDICESIME A RISCHIO

Pagare le tredicesime resta un problema per molte piccole imprese italiane. E, anche quest’anno, una su cinque potrebbe essere costretta a non pagare o a rimandare il saldo. E’ quanto emerge da un’indagine dell’Adnkronos, condotta su un campione di oltre mille imprese distribuite in tutte le regioni italiane. Il dato, comunque, è più basso rispetto alla stessa rilevazione dell’anno scorso, evidenziando un trend in progressivo miglioramento: è pari al 21% la quota di imprenditori interpellati (erano il 24% l’anno scorso e il 27% nel 2014) che dichiara di non essere in grado di onorare il pagamento.Sale invece la quota di chi, tra le imprese in difficoltà, segnala che già l’anno scorso è stato costretto a non rispettare con puntualità l’appuntamento con la tredicesima: sono il 51% (erano il 35% nel 2015), a dimostrazione che c’è una fascia di imprese che, nonostante i timidi segnali di ripresa generale, non riesce a invertire la rotta.A pesare sulle imprese che dichiarano di non riuscire a pagare le tredicesime, restano soprattutto le tasse e le difficoltà di accesso al credito. Tra le ragioni indicate per ‘giustificare’ il mancato pagamento della tredicesima, infatti, prevale l’eccessiva concentrazione degli adempimenti fiscali in dicembre, indicata dal 73% delle imprese che sono costrette a non pagare (erano il 70% nel 2015); resta stabile rispetto allo scorso anno la quota di imprese, il 27%, che denuncia la mancata concessione da parte delle banche del prestito necessario a coprire l’esigenza di maggiore liquidità.

Piccinini (Inca Cgil)

TROPPE POCHE DENUNCE INFORTUNI NEI TRASPORTI

“Abbiamo realizzato questi questionari tra i lavoratori del settore ed emerge che tanti di loro, troppi, manifestano dei sintomi e dei disturbi che sono chiaramente collegati al lavoro che svolgono. Disturbi alla schiena e altro chiaramente collegati all’impiego che svolgono. E poi ci sono dei dati che dimostrano come bassa è la tutela di questi lavoratori perché sono poche le denunce presentate sia per quanto riguarda gli infortuni che le malattie professionali”. Così, intervistata recentemente da Labitalia, si è espressa la presidente dell’Inca Cgil, Morena Piccinini, che ha commentato i risultati dell’indagine ‘La Sicurezza non è una ruota di scorta’, realizzata dal Patronato con la Filt Cgil. “C’è infatti questo ‘delta’ – ha spiegato Piccinini – tra il disturbo manifestato, i sintomi che vengono presentati e che sono riconducibili al lavoro, e il poco riconoscimento ad oggi del fatto che questi disturbi derivano dall’attività lavorativa”. “Noi come patronato, con la categoria, intendiamo – ha continuato Piccinini- lavorare molto con i delegati delle azienda del settore e con i singoli lavoratori affinché si passi dalla singola analisi personale alla denuncia della malattia professionale, senza aver paura di correre dei rischi sul posto di lavoro per averlo fatto”. “Contemporaneamente, chiediamo all’Inail – ha precisato ancora la presidente dell’Inca Cgil – che sia un po’ più sensibile su questo tema perché se sono pochi i riconoscimenti di malattia professionale è anche perché c’è grande ristrettezza”. “Dall’altra parte – ha aggiunto – chiediamo al legislatore di portare avanti in modo rapido quanto contenuto nel disegno di legge di bilancio in cui si riconosce questo lavoro come in sé gravoso, soggetto a maggiore usura rispetto ad altre attività”. “E quindi la possibilità di collegare, da un lato, un maggiore riconoscimento della malattia professionale, dall’altro lato il riconoscimento che questi sono lavori in sé pesanti – ha concluso Piccinini – che meritano un pensionamento agevolato anticipato rispetto ai tempi della vecchiaia”.

Filt Cgil: fenomeno sottostimato“Da tempo sosteniamo che il fenomeno delle malattie professionali è notevolmente sottostimato anche in ambito trasportistico. Molte malattie professionali sono il risultato di una costante usura da lavoro, determinata soprattutto dalla fatica e dallo stress”. Così Alessandro Rocchi, segretario generale della Filt Cgil, ha commentato di recente i dati emersi dall’indagine ‘La sicurezza non è una ruota di scorta’, realizzata dal sindacato di categoria insieme al Patronato Inca, e centrata su infortuni e malattie professionali nel settore dei trasporti. In particolare, per Rocchi, “anche incrociando diverse fonti di dati, incerto è il numero degli occupati nella logistica delle merci e incerto è il numero degli incidenti sul lavoro che effettivamente accadono nelle attività di movimentazione delle merci e, conseguentemente, i relativi dati”. Per il leader della Filt Cgil, “i dati ci dicono che il fenomeno delle denunce di malattie professionali nei trasporti è in crescita ed è destinato a crescere ulteriormente, a fronte di un preoccupante e decrescente riconoscimento delle stesse da parte dell’Istituto assicuratore: la combinazione dei fattori come innovazione tecnologica, ritmi di lavoro, stress, ridistribuzione dei carichi non può che determinare nel prossimo futuro un andamento in questa direzione”. “Emblematico è in questo senso – ha puntualizzato ulteriormente Rocchi – l’esempio dei disturbi muscolo-scheletrici, determinati nell’autotrasporto da postura, vibrazioni, stress, fatica”. Alla presentazione dell’indagine, per l’Inail, ha preso parte Ester Rotoli, responsabile direzione centrale prevenzione dell’Istituto, che ha sottolineato come serva “un rilancio del Piano nazionale delle malattie professionali: c’è necessità di una ripresa, per individuare degli elementi di conoscenza e fornire strumenti operativi”. E anche sulla formazione, ha avvertito, è necessario “non limitarsi solo a un attestato ma fornire un vero addestramento”. E in conclusione per Fabio Pontrandolfi, sezione ‘Lavoro e welfare’ di Confindustria’, è indispensabile “agire nella piena legalità, è quello che facciamo con il sindacato, e per farlo è necessario fare formazione di qualità, che non si fermi solo alla quantità ma raggiunga qualcosa di sostanziale”.

Confcommercio

INDICE DISAGIO SOCIALE SETTEMBRE SALE A 18,9%

A settembre il Misery Index di Confcommercio, l’indice di disagio sociale, sale a 18,9 punti, due decimi di punto in più rispetto ad agosto. In linea con quanto accaduto nei mesi precedenti, osserva Confcommercio in una nota, il peggioramento rilevato nell’ultimo mese è imputabile principalmente alla componente relativa ai prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto. Nel complesso del terzo trimestre l’indicatore registra, infatti, un aumento di quattro decimi di punto a cui ha contribuito in misura quasi esclusiva la componente relativa ai prezzi. Il permanere da mesi di questa tendenza all’ampliamento dell’area del disagio sociale continua a riflettersi sul clima di fiducia delle famiglie, che da gennaio segnala un progressivo deterioramento. Per il miglioramento di questa situazione è necessario che il processo di recupero dei livelli occupazionali assuma toni più favorevoli rispetto a quanto rilevato periodi più recenti, con una dinamica in grado di favorire un riassorbimento della disoccupazione, ufficiale e non, che non ha mostrato variazioni nell’ultimo trimestre. Quanto al tasso di disoccupazione, Confcommerio rileva che a settembre si è attestato all’11,7%, in aumento di due decimi di punto rispetto ad agosto e di tre decimi rispetto a settembre del 2015. Il numero di disoccupati è aumentato di 60mila unità su base mensile e di 98mila nel confronto annuo, sottintendendo una maggiore partecipazione al mercato del lavoro una parte degli scoraggiati. Il numero di occupati è aumentato di 45mila unità rispetto al mese precedente e di 265mila nei confronti dello stesso mese del 2015. A settembre le ore di Cig autorizzate hanno registrato un’ulteriore sensibile riduzione su base annua (-33,6%). La tendenza ha coinvolto tutte le tipologie. Sulla base di questa stima si è calcolato che le ore di Cig utilizzate – destagionalizzate e ricondotte a Ula – siano diminuite di poche unità su base mensile e di 57mila su base annua. Analoga tendenza ha interessato gli scoraggiati con una diminuzione di 78mila unità su base annua. Il combinarsi di queste dinamiche ha comportato un aumento di un decimo di punto del tasso di disoccupazione esteso. Nello stesso mese i prezzi dei beni e dei servizi ad alta frequenza d’acquisto sono aumentati dello 0,2%, per effetto della ripresa degli energetici.

Carlo Pareto

Pensioni. La rata per l’Ape volontaria potrà variare tra il 2% e il 5,5%

Pensioni

APE: 5,5% DELLA RATA PER OGNI DI ANTICIPO

La rata per l’Ape volontaria potrà variare tra il 2% e il 5,5% per ogni anno di anticipo a seconda della percentuale dell’assegno chiesta. E’ quanto si legge nelle tabelle della presentazione degli interventi sulla previdenza in legge di bilancio pubblicata sul sito del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini. Se si chiederà l’85% della pensione netta maturata al momento dell’uscita con l’Ape volontaria la rata media sulla pensione al momento del pensionamento sarà in media del 4,7% per ogni anno di anticipo.

Il documento elaborato da Nannicini contiene molte tavole e anche esempi pratici degli effetti delle norme su singoli casi, portando ad esempio il caso ipotetico di Marco con una pensione lorda di 1.000 euro e quello di Martina con un assegno lordo di 1.615 euro. Nel primo caso la pensione netta sarebbe 865 euro e chiedendo un anticipo dell’85% l”’assegno” che si riceverebbe mensilmente sarebbe di 736 euro per 3 anni e quando scatterà la pensione vera e propria prenderà 725 euro con un ”costo” per vent’anni del 4,6% per ogni anno d’anticipo. Nel secondo caso invece Martina, a fronte di una pensione certificata di 1.286 euro e un anticipo richiesto dell’85% a 1.093 euro, prenderebbe dopo tre anni 1.078 euro con un ”costo” del 4,7% per anno d’anticipo. I conti, ovviamente, considerano anche le agevolazioni fiscali previste. Le tabelle ricordano anche le regole in arrivo.

Boeri

RENDERE OBBLIGATORIA PATERNITA’ DI 15 GIORNI

Rendere obbligatori 15 giorni di congedo di paternità nel primo mese dalla nascita di un figlio Lo ha detto il presidente dell’Inps Tito Boeri che partecipando al convegno ‘Elle Active!’, organizzato dall’omonima rivista all’Unicredit Pavillon di Milano, si è detto anche favorevole introdurre sanzioni per far rispettare il congedo per i papà. Secondo Boeri la proposta può “spezzare il circolo vizioso che si è creato su un equilibrio sbagliato, che vede l’uomo con maggior potere contrattuale nello stabilire chi deve lavorare e chi deve stare con i figli”.

A parere del presidente dell’Inps, la proposta fatta nel corso del convegno di Elle è “fondamentale per un Paese come il nostro, in cui si penalizza in modo pesante la carriera delle madri”. Per rendere il provvedimento efficace, però occorre introdurre una “scelta obbligatoria con tanto di sanzione” per chi non lo rispetta.

L’Economista ha poi citato dati Inps, secondo i quali “il tasso di occupazione delle donne scende dal 65 al 50% per chi ha un figlio e al 30% per chi ha più figli”. A suo dire “in altri Paesi questa differenza è minima ed in Danimarca avviene addirittura il contrario”. Infine, le donne con figli subiscono una “penalizzazione del 15%” a livello salariale. Quanto ai congedi di paternità, “nei primi 6 mesi del 2016, con il passaggio da 1 a 2 giorni di congedo obbligatorio, abbiamo avuti tanti quanti se ne sono fatti nell’intero 2015”.

Secondo Boeri, poi, “i datori di lavoro considerano le donne con figli come un costo e culturalmente si crede che le madri che lavorano siano cattive madri, ma non è così, risultato solo 4 padri su 100 prendono congedi facoltativi”. Quanto al ruolo dei padri, Boeri ha citato “studi fatti in Paesi con la paternità obbligatoria” da cui emerge che “la presenza dei padri ha contribuito allo sviluppo cognitivo dei figli”, perché “anche i padri hanno un ruolo importante nella genitorialità”.

Equitalia

ARRIVA MODULO PER ROTTAMARE CARTELLE

Parte l’operazione ‘rottamazione cartelle esattoriali’. Equitalia ha messo a punto il modulo per aderire alla ”definizione agevolata” e da lunedì scorso 7 novembre è prelevabile sul sito web. il nuovo modello sarà comunque disponibile in tutti gli sportelli del Gruppo. I contribuenti avranno tempo fino al 23 gennaio 2017 per aderire alla definizione agevolata. Il documento – fa sapere Equitalia – dovrà essere consegnato presso gli sportelli Equitalia oppure inviato, insieme alla copia di un documento di identità, all’indirizzo di posta elettronica (email o pec) riportato sul modulo e anche sul portale della società. Sul modulo di adesione, che ha il codice ‘DA1’ i contribuenti, dopo essersi identificati, devono indicare le cartelle Equitalia (e i relativi ‘carichi’) per le quali chiedono la definizione agevolata, definendo la modalità di pagamento. Sarà possibile fare i versamenti in unica soluzione o dilazionarli in un massimo di quattro rate, l’ultima delle quali va saldata entro il 15 marzo 2018. Nel modulo c’è poi la parte relativa agli eventuali giudizi pendenti, ai quali occorre rinunciare. Equitalia invierà entro il 24 aprile del 2017, come previsto dal decreto, una comunicazione ai contribuenti che hanno aderito alla definizione agevolata in cui sarà indicata la somma dovuta insieme ai relativi bollettini con le date di scadenza dei pagamenti.

Manovra

PIU’ TEMPO PER LE CARTELLE PER LA ROTTAMAZIONE

La rottamazione delle cartelle prevista dal decreto fiscale collegato alla manovra potrebbe essere estesa anche al 2016, con l’allungamento dei tempi per il pagamento delle rate anche dopo marzo 2018, entro cioè il 31 ottobre dello stesso anno. Gli incassi previsti dall’ operazione saranno così spalmati per il 70% nel 2017 e per il 30% nel 2018.

E’ questo, a quanto si apprende, il contenuto di un emendamento del relatore in Commissioni Bilancio e Finanze della Camera al dl fiscale collegato alla manovra. Sette gli emendamenti presentati dal governo: si va da una proposta sulle cartelle, che prevede la definizione agevolata anche per le somme la cui riscossone non è affidata ad Equitalia, a un emendamento per completare la liquidazione di Expo. Di questi 4 sono stati dichiarati inammissibili per estraneità. Tra le proposte che non superano il vaglio di ammissibilità le misure relative a Expo, le norme che finanziano Rydercup, a quelle che danno contributi alla città di Lecce e a quelle per l’Ilva.

Istat su 80 euro– Circa i due terzi delle risorse destinate alla famiglia e infanzia sono rappresentante dal cosiddetto bonus Irpef 80 euro”. Lo rileva l’Istat in audizione al Senato tornando a sottolineare che, in base a stime di microsimulazione sugli effetti della misura, “solo un terzo della spesa totale per il bonus è destinato a beneficiari che vivono in famiglie collocate nei due quinti più poveri della distribuzione del reddito, mentre metà della spesa viene erogata a dipendenti che vivono in famiglie con redditi medi e medio-alti”.

In costante calo

VIAGGI DI LAVORO ADDIO

Viaggi di lavoro ridotti all’osso: nell’ultimo anno biglietti e prenotazioni per motivi aziendali, d’affari o di rappresentanza sono scesi del 15,1%: passando da 8,112 milioni del 2014 a 6,894 milioni del 2015. Si conferma così un calo già in atto, almeno negli ultimi tre anni. Non una novità quindi, ma le proporzioni della sforbiciata fanno riflettere, almeno come riportate nelle tabelle appena aggiornate dall’Istat: scendono le uscite per congressi, conferenze e convegni (-43,9%), per corsi di aggiornamento (-61,5%) e anche per fiere ed esposizioni (-62,5%).? Non è però solo un fatto di viaggi, di pari passo infatti scendono i lavoratori che si muovono per ragioni legate al loro impiego. Sempre dai dati dell’Istat emerge come, negli ultimi tre mesi del 2015, si siano mosse per tali motivi 840mila ‘teste’, in calo del 15% su base annua (erano 989mila nello stesso periodo del 2014).

Carlo Pareto

Contributi, immigrati producono fatturato quanto il Gruppo Fiat

Previdenza
MIGRANTI E VERSAMENTI CONTRIBUTIVI

Il contributo economico dell’immigrazione si traduce in quasi 11 miliardi di contributi previdenziali pagati ogni anno, in 7 miliardi di Irpef versata, in oltre 550 mila imprese straniere che producono ogni anno 96 miliardi di valore aggiunto. Questi i principali risultati presentati dalla Fondazione Leone Moressa, con la sesta edizione del Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione, pubblicato con il contributo della Cgia di Mestre e con il patrocinio di Oim e Maeci e che è stato recentemente presentato al Viminale. L’edizione 2016, ‘L’impatto fiscale dell’immigrazione’, si focalizza sul contributo della componente straniera alle casse pubbliche. Gli stranieri che lavorano in Italia producono 127 miliardi di ricchezza, paragonabile al fatturato del gruppo Fiat, o al valore aggiunto prodotto dall’industria automobilistica tedesca. Di contro, la spesa destinata agli immigrati è pari al 2% della spesa pubblica italiana (15 miliardi: molto meno, ad esempio, dei 270 miliardi per le pensioni). Per mantenere i benefici attuali anche nel lungo periodo, sarà necessario aumentare la produttività degli stranieri, non relegandoli a basse professioni. In Italia l’immigrazione è sempre più importante. Dal punto di vista demografico, nel 2015, gli italiani in età lavorativa rappresentano il 63,2%, mentre tra gli stranieri la quota raggiunge il 78,1%. Il tasso di occupazione degli stranieri è nettamente maggiore a quello degli italiani, ma nella maggior parte dei casi (66%) si tratta di lavori a bassa qualifica, che trovano solo in parte giustificazione dal basso titolo di studio della popolazione straniera. Questa situazione si traduce in differenziali di stipendio e reddito molto alti tra la popolazione straniera e quella italiana, e quindi anche in tasse più basse versate. Solo di Irpef la differenza pro-capite tra italiani e stranieri è di 2 mila euro. Tuttavia, la migrazione continua a portare benefici al Sistema Italia. Uno dei primi benefici dell’immigrazione sono i contributi pensionistici versati dagli stranieri occupati. Nel 2014 i contributi previdenziali hanno raggiunto quota 10,9 miliardi. Ripartendo il volume complessivo per i redditi da pensioni medi, si può calcolare che i contributi dei lavoratori stranieri equivalgono a 640 mila pensioni italiane. A questo vanno aggiunto il gettito Irpef complessivo pagato dai contribuenti stranieri (l’8,7% del totale contribuenti) pari a 6,8 miliardi. Significativo anche lo sviluppo dell’imprenditoria straniera: nel 2015 si contano 656 mila imprenditori immigrati e 550 mila imprese a conduzione straniera (il 9,1% del totale). Negli ultimi anni (2011-2015), mentre le imprese condotte da italiani sono diminuite (-2,6%), quelle condotte da immigrati hanno registrato un incremento significativo +21,3%. Queste aziende contribuiscono, con 96 miliardi di euro, alla creazione del 6,7% del valore aggiunto nazionale. Osservando la spesa pubblica rivolta all’immigrazione, i settori più rilevanti sono welfare e sicurezza. L’analisi a costi standard evidenzia come il costo degli stranieri sia inferiore al 2% della spesa pubblica.

Pensioni
IN ARRIVO NEL 2017 LA NUOVA 14ESIMA

Per le pensioni fino a 1.000 euro arriva la quattordicesima, che sarà tra 330 euro e 500 euro. Lo ha recentemente affermato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, parlando al Tg2. Per i pensionati che ricevono un assegno fino a 750 euro, invece, la quattordicesima aumenterà di 100-150 euro.
L’Ape costerà tra il 4,5% e il 5% dell’assegno, ha detto Nannicini, per ogni anno di anticipo. Nessun prelievo, invece, per chi potrà beneficiare dell’Anticipo pensionistico sociale perché, ha ribadito il sottosegretario, ”il reddito ponte sarà interamente a carico dello Stato”. Con l’introduzione dell’anticipo pensionistico, ha spiegato Nannicini, viene data ”un’opportunità in più; ognuno valuterà in base alle proprie esigenze. E’ chiaro – ha tenuto a sottolineare – che la percentuale è un numero che raggiungiamo grazie agli aiuti fiscali dello Stato”. Quanto alle pensioni di reversibilità, il sottosegretario ha assicurato che ”non rischiano niente”. La decisione di intervenire sulle pensioni, ha precisato Nannicini, è legata a ”esigenze di equità sociale. Dopo anni di tagli alle pensioni era arrivato il momento di dare un segnale e un sostegno ai redditi bassi da pensione. Dopo anni di interventi per alzare l’età pensionabile, e garantire la sostenibilità finanziaria del sistema, era arrivato il momento di dare un segnale a chi è in condizioni di difficoltà”, conclude.
Voucher – Nel periodo gennaio-agosto 2016 sono stati venduti 96,6 milioni di voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro, con un incremento, rispetto ai primi otto mesi del 2015, pari al 35,9%. Lo ha reso noto l’Inps in un comunicato. Nei primi otto mesi del 2015, la crescita dell’utilizzo dei voucher, rispetto al 2014, era stata pari al 71,3%.

Inps
ISCRITTI GESTIONE SEPARATA IN CALO

Calano del 6,2% gli iscritti 2015 alla Gestione separata Inps confermando così un trend in corso negli ultimi anni: a versare almeno un contributo nel corso dell’anno, infatti, circa 1.428.283 rispetto ai 1.523.490 dell’anno precedente. La fotografia è dell’Inps nel rapporto che aggiorna i dati dell’Osservatorio dei lavoratori parasubordinati. Il calo si registra in particolare fra i collaboratori, in diminuzione del 7,9%, soprattutto nella fascia under 29 che registra una perdita secca del 16,9% degli iscritti. Giovani in aumento dello 0,5% invece tra i professionisti che complessivamente totalizzano un + 0,1%. Un risultato, questo, ottenuto in particolare per merito delle donne, aumentate del 2,1% mentre gli uomini sono diminuiti dell’1,2%. Anche la media annua del numero dei contribuenti fa registrare un calo del 7,2% (834.218 nel 2105, contro 898.696 nel 2014). E’ la Lombardia la regione che conta il maggior numero di collaboratori, 244.596, e che detiene anche il primato per il reddito medio dei collaboratori, 26.304 euro all’anno. Segue il Lazio con 142.831 che si piazza però al dodicesimo posto con 15.090 euro di reddito medio annuo pro capite. Il calo dei collaboratori si manifesta, secondo i dati Inps, in tutte le aree geografiche, maggiore al Centro (-9,6%), minore al Sud (-6,6%), mentre l’aumento dei professionisti si registra solo al Nord (+1,1%). Centro e mezzogiorno segnano infatti una diminuzione rispettivamente di -0,7% e -1,7%. Da un’analisi più dettagliata sui collaboratori il rapporto Inps registra anche come il maggior numero di loro, 503.250, sia impegnato come amministratore, sindaco di società o occupazioni similari. Secondi sono i collaboratori a progetto, che ammontano a 379.229. La categoria più numerosa è anche quella che ha il reddito medio annuo più alto, pari a 32.114 euro, mentre quello dei collaboratori a progetto è di 10.252 euro. È da segnalare che fra i redditi medi annui più alti figurano quelli dei medici in formazione specialistica (con 16.773 euro sono al terzo posto), peraltro unico caso in cui il reddito medio annuo delle donne è più alto di quello degli uomini (16.912 euro contro 16.545).

Confapi
ATTIVO IL NUOVO SITO ONLINE
Confapi, la Confederazione che rappresenta e tutela 83mila piccole e medie imprese italiane con più di 800mila addetti, ha recentemente presentato il suo nuovo sito istituzionale. Si tratta di un altro tassello importante del vigoroso processo di riorganizzazione e rinnovamento portato avanti negli ultimi tempi per supportare al meglio le pmi, che sempre di più costituiscono la linfa vitale dell’economia del nostro Paese. Il nuovo sito (www.confapi.org) è stato completamente rinnovato nell’aspetto grafico, nei contenuti e nelle sue potenzialità informative ed è caratterizzato da un layout immediato e allo stesso tempo moderno e d’impatto. L’home page è stata studiata per fornire una più efficace e immediata comunicazione dei contenuti sui servizi offerti, sia attraverso il classico menu ‘a tendina’, che si apre passando il mouse sulle voci della barra di navigazione in alto, sia attraverso link veloci presenti in front page che riportano alle pagine interne. Le news occupano sempre la parte centrale della pagina, mentre le notizie sulla Confederazione sono collocate nella barra di navigazione in alto. Particolare importanza è stata data ai territori, che potranno ricalcare il layout nazionale nei loro siti locali. Nell’area riservata, inoltre, gli associati hanno la possibilità di reperire le indagini e ricerche realizzate dalla Confederazione, nonché la versione integrale dei documenti , delle proposte che Confapi elabora sia per i vari tavoli tematici istituzionali ai quali partecipa sia per Ministeri ed Enti con i quali costantemente lavora. Il sito, in html e css, rispetta gli standard W3C per l’accessibilità ed è fruibile da qualsiasi piattaforma di navigazione e risponde ai criteri di autoresponsivedevice per una migliore fruizione a seconda dello strumento che si utilizza per accedere al sito. “Stiamo rinnovando ed adeguando tutti i nostri canali di comunicazione – ha spiegato il presidente Maurizio Casasco – non per una semplice questione di forma, ma soprattutto per affermare Confapi, come unico soggetto credibile che sa individuare e promuovere i bisogni delle Pmi italiane e che ne tutela, con azioni e iniziative efficaci, gli interessi. Stiamo cercando quindi di rendere omogenee e coerenti, individuando logiche e linguaggi uniformi, tutte le nostre attività e iniziative”. Oltre al sito, Confapi ha lanciato nei giorni scorsi una nuova newsletter quindicinale ‘ConfapiNews’ che fornisce informazioni su tutte le attività e tratta a 360 gradi i temi legati alle pmi.

Assolavoro
LE IMPRESE CHE CRESCONO SCELGONO LA SOMMINISTRAZIONE

“Le imprese italiane che esportano e crescono, per fatturato e numero di occupati, scelgono la somministrazione di lavoro”. E’ quanto emerge dalle elaborazioni effettuate dal Datalab di Assolavoro, l’Associazione nazionale delle Agenzie per il Lavoro, sulla base dei dati di un’indagine della Banca d’Italia. La ricerca, condotta nei primi mesi del 2016 e riferita all’anno 2015, ha coinvolto circa 2.000 imprese appartenenti al macro comparto dell’industria (escluso il settore delle costruzioni) e a quasi 850 imprese dei servizi non finanziari. Secondo lo studio, le imprese che esportano di più, quelle con una quota di fatturato scaturente da export superiore a un terzo e ai due terzi, fanno registrare un maggior ricorso alla somministrazione, che pesa rispettivamente per il 4,6% e il 4,0% sul totale delle ore lavorate. Inoltre, la crescita della somministrazione è associata all’aumento del fatturato complessivo delle imprese prese a campione, che secondo la rilevazione della Banca d’Italia è stato pari nel 2015 a un +4%. Inoltre, lo studio dimostra che è l’industria manifatturiera, a preferire la somministrazione. Nel manifatturiero, infatti, l’incidenza della somministrazione sul lavoro totale è più che doppia (con un valore pari al 4,2%) rispetto alle altre imprese industriali. La massima concentrazione di lavoratori in somministrazione si registra nei settori della Chimica e Farmaceutica e della Gomma-Plastica, dove la quota di lavoro in somministrazione è pari al 5,8% rispetto al totale delle ore lavorate. Interessante anche quanto emerge, per esempio, dalla divisione metalmeccanica che registra, nel campione analizzato, contemporaneamente un uso intenso del lavoro tramite agenzia e una crescita complessiva dell’occupazione in generale.

Economia
CONSUMI DI PANE AL MINIMO STORICO

I consumi di pane degli italiani si sono praticamente dimezzati negli ultimi 10 anni ed hanno raggiunto il minimo storico con appena 85 grammi a testa al giorno per persona. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti diffusa in occasione della recente Giornata mondiale del pane che si celebra il 16 ottobre, in concomitanza con la Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Il calo – sottolinea la Coldiretti – ha avuto una accelerazione negli ultimi anni con il consumo di pane che nel 2010 era di 120 grammi a testa al giorno, nel 2000 di 180 grammi, nel 1990 a 197 grammi e nel 1980 intorno ai 230 grammi che sono valori comunque molto lontani da quelli dell’Unità d’Italia nel 1861 in cui – ricorda la Coldiretti – si mangiavano ben 1,1 chili di pane a persona al giorno. Il pane ha perso addirittura il privilegio della quotidianità con quasi la metà degli italiani (46%) che mangia il pane avanzato dal giorno prima, con una crescente, positiva tendenza a contenere gli sprechi, ma si registra anche un ritorno al passato con oltre 16 milioni di italiani che, almeno qualche volta, preparano il pane in casa, secondo il rapporto Coldiretti/Censis.

Carlo Pareto

Pensioni. Le misure che interessano l’Inps
nella prossima manovra

LE NOVITA’ PREVIDENZIALI PER IL 2017

Pensioni: su minime, tetto Ape social a 1500 euro

Arriva, come promesso e come da accordo con i sindacati, un nutrito pacchetto pensioni che potrà contare nel triennio su 7 miliardi (che oscillano tra 1,5 e 2 per il primo anno). Tra le novità dell’ultima ora la soglia di reddito per accedere gratuitamente all’Ape social, che sale da 1350 a 1500 euro. Chi dovesse avere una pensione superiore a tale cifra (ad esempio un’Ape agevolata da 2.000 euro lordi mensili), come ha spiegato il presidente della commissione Lavoro Cesare Damiano, pagherà la penalizzazione solo sulla quota che supera la soglia, e quindi circa l’1% di penalizzazione per ogni anno di anticipo. Per l’Ape aziendale gli oneri saranno a carico delle imprese. L’anticipo volontario invece costerà tra il 4,6 e il 4,7%. Potranno accedere i lavoratori che hanno almeno 63 anni e sono a 3 anni e 7 mesi dalla pensione, e con un minimo di 20 anni di contributi (che salgono a 30 e 36 per l’Ape social, in caso di disoccupati o persone ancora attive). Nel pacchetto anche l’ampliamento a 3,3 milioni di pensionati della quattordicesima, l’equiparazione della no tax area per tutti a 8.125 euro, il cumulo gratuito dei contributi versati a enti diversi.

Lavoro: 700 milioni per sgravi ‘selettivi’, da under 29 a sud

Dopo lunga riflessione restano anche per il 2017, in attesa del taglio strutturale del costo del lavoro, gli sgravi per incentivare il lavoro stabile. Si tratta di sconti ‘selettivi’ però, che cercano di affrontare i punti che restano più critici nel mondo del lavoro: giovani, ‘adulti’ rimasti senza occupazione ma non ancora in età pensionabile, e Mezzogiorno. Per il pacchetto sgravi ci saranno il prossimo anno 700 milioni (in larga parte fondi europei). Ci saranno due misure ‘nazionali’, una legata alle assunzioni dal percorso Garanzia Giovani (con un doppio binario, anche per i contratti a termine superiori a 6 mesi) e l’altro per chi assume giovani già entrati in azienda in stage grazie ai progetti di alternanza scuola-lavoro. Per questi ci sarà decontribuzione piena per 3 anni in caso di contratto a tempo indeterminato o di apprendistato (fino a un massimo di 8.060 euro, che si dimezza nel caso di tempo determinato con Garanzia Giovani). Per il Mezzogiorno (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Abruzzo, Molise e Sardegna) ci sarà invece decontribuzione piena per l’assunzione di under 24 e per i giovani tra i 24 e i 29 anni senza lavoro da almeno 6 mesi, ma anche uno sgravio aggiuntivo al 50% già previsto dalla legge Fornero per chi assume gli over 50 (quindi sulla parte rimanente, con tetto però a 4.030 euro). Con la manovra non arriveranno solo misure di sostegno alle assunzioni ma anche un rafforzamento degli incentivi alla produttività, con la cedolare secca al 10% che si applicherà fino a 4 mila euro di premio e 80 mila euro di reddito. Per questo intervento saranno appostati 1,3 miliardi tra 2017 e 2020.

Lavoro irregolare

ACCERTATI 16 MILIARDI DI EVASIONE IN 10 ANNI

Tra il 2006 ed il 2015 ministero del Lavoro, Inail e Inps attraverso le loro ispezioni hanno accertato contributi e premi evasi per un ammontare complessivo di quasi 16 miliardi di euro (15,7) e pari a oltre 1,5 miliardi di euro in media ogni anno. E’ quanto risulta da uno studio sul lavoro “non regolare”, “irregolare” e “in nero” elaborata, attraverso i dati dell’ attività ispettiva, dal Servizio Politiche del Lavoro della Uil. Il tasso di irregolarità delle aziende è stato del 65,5% mentre sono stati 250 mila di media all’anno i lavoratori trovati irregolari; secondo gli accertamenti degli ispettori erano completamente in nero oltre il 43% degli irregolari. Nel 2015 le attività ispettive hanno accertato 1,28 miliardi di contributi e premi evasi per lavoro irregolare. Il 67% delle aziende visitate è risultata irregolare. Nel primo semestre 2016 sono risultate irregolari il 61,2 delle imprese controllate.

Lavoro

PROSEGUE CALO ASSUNZIONI A TEMPO INDETERMINATO

Le assunzioni di datori di lavoro privati, nel periodo gennaio-agosto 2016 sono risultate 3.782.000, con una riduzione di 351.000 unità rispetto al corrispondente periodo del 2015 (-8,5%). Nel complesso delle assunzioni sono comprese anche le assunzioni stagionali (447.000). E’ quanto informa l’osservatorio sul precariato dell’Inps secondo cui il rallentamento delle assunzioni ha riguardato principalmente i contratti a tempo indeterminato: -395.000, pari a -32,9% rispetto ai primi otto mesi del 2015. “Come già segnalato nell’ambito dei precedenti aggiornamenti dell’Osservatorio, il calo va considerato in relazione al forte incremento delle assunzioni a tempo indeterminato registrato nel 2015, anno in cui dette assunzioni potevano beneficiare dell’abbattimento integrale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per un periodo di tre anni”. Analoghe considerazioni possono essere sviluppate per la contrazione del flusso di trasformazioni a tempo indeterminato (-35,4%). Nei primi otto mesi del 2016, secondo l’Inps, sono stati stipulati 330.262 contratti a tempo indeterminato con gli sgravi contributivi previsti dalla legge di stabilità (il 40% dei contributi). Si tratta del 32,8% dei contratti rispetto al totale delle assunzioni e trasformazioni a tempo indeterminato.

Parisi, dati Inps confermano mercato non ripartito – Stefano Parisi, il coordinatore di Energie per l’Italia, considera i dati Inps sui contratti a tempo indeterminato, che hanno segnato un -32,9% negli ultimi otto mesi una conferma “che il mercato del lavoro è tutt’altro che ripartito”. La crescita che si è registrata lo scorso anno è stata “drogata dalla decontribuzione a termine”. In pratica “ogni nuovo occupato – ha spiegato – è costato al Paese 60.000 euro all’anno. “Ma generare occupazione senza crescita – ha avvertito l’esponente di centrodestra – significa ridurre la produttività del nostro sistema economico”. Conclusione: “il Jobs act si dimostra una riforma modestissima, a fronte dei tanti annunci trionfalistici”. “Io – ha sottolineato l’ex segretario generale di Confindustria – sono ottimista sul futuro dell’Italia, ma bisogna cambiare politica economica, fare politiche che liberino dal peso della burocrazia, flessibilità. Ci vogliono riforme, non mezze riforme annunciate, ma riforme vere”. E le riforme, ha ammonito, “sono tali non quando sono approvate” ma quando se ne vede l’effetto. “Nei primi otto mesi del 2016 – ha aggiunto – abbiamo avuto 350 mila nuovi contratti in meno dello scorso anno, a dimostrazione che la stretta sui contratti del governo e il tentativo di spingere le imprese verso il contratto a tempo indeterminato è stato un boomerang. I licenziamenti aumentano e non si vede l’ombra di moderne politiche attive. Per far ripartire l’occupazione bisogna generare crescita economica e abbassare strutturalmente il costo del lavoro, che invece è ancora troppo elevato, come testimonia il massiccio ricorso ai voucher. Occorre dire con coraggio che il mondo del lavoro sta cambiando e che contratti, logiche e meccanismi del Novecento oggi non possono più funzionare”. Invece “come spesso accade questo governo interviene con provvedimenti costosi e di breve termine, utili forse a fini elettorali, non certo al Paese”, discorso che secondo Parisi si può applicare anche alla riforma costituzionale “un provvedimento caricato da Renzi di grandi aspettative, ma che invece aumenterebbe la confusione istituzionale del Paese”.

Novità

RIMBORSI AUTOMATICI IN BOLLETTA ELETTRICA

Sarà garantito in modo automatico il rimborso in bolletta degli importi che verranno recuperati con l’attività di indagine dell’Autorità dell’energia sulla vicenda delle condotte anomale tenute dagli operatori nei mercati all’ingrosso dell’elettricità, in particolare nel mercato del dispacciamento. Lo ha deciso l’ente regolatore, aggiungendo che ciò avverrà qualunque sarà l’esito delle decisioni della giustizia amministrativa. I rimborsi “verranno riconosciuti immediatamente ai consumatori nella prima bolletta utile”.  Per ‘prima bolletta utile’ l’Autorità intende quella che verrà emessa ai consumatori al termine delle indagini, che sono ancora in corso e di cui sono state per ora comunicate le risultanze dell’istruttoria: si presume quindi che i primi rimborsi potrebbero arrivare nella prima parte del 2017 seguendo un flusso che si dipanerà nel tempo. Si tratta dell’ultima puntata di una vicenda partita a luglio scorso, quando il Tar della Lombardia aveva sospeso l’aggiornamento delle bollette per il trimestre luglio-settembre a causa di condotte anomale sul mercato del dispacciamento. Gli aumenti decisi erano stati così “congelati” e si era tornati ai prezzi stabiliti per il trimestre precedente. Il 16 settembre scorso, invece, l’ordinanza collegiale del Tar aveva ripristinato gli aumenti, invitando però l’Autorità ad adottare, entro 40 giorni un provvedimento che predeterminasse da subito le modalità per la liquidazione e corresponsione automatica ai clienti dei rimborsi spettanti se nel giudizio di merito, rimandato al prossimo febbraio, i rincari dovessero essere nuovamente bocciati. Con la delibera di oggi, quindi, l’Autorità annuncia che il rimborso sarà garantito in modo automatico, qualche che sia la conclusione giudiziaria della vicenda. In particolare, si spiega nella nota, “gli importi che verranno recuperati saranno compresi nel calcolo dei saldi tra proventi conseguiti e oneri sostenuti per l’approvvigionamento delle risorse nel mercato per il servizio di dispacciamento (cioè dei costi sostenuti dal Gestore della rete – Terna – per il mantenimento in equilibrio e in sicurezza del sistema elettrico), “scontando” il valore del corrispettivo uplift (a copertura dei suddetti costi sostenuti da Terna) da applicare nel primo trimestre utile. Ciò ne permette l’immediato e automatico riconoscimento a tutti gli utenti del dispacciamento e, attraverso di loro, a tutti i clienti finali sia del mercato tutelato sia del mercato libero, senza alcuna discriminazione”.

Carlo Pareto