La foresta pietrificata
delle pensioni

Pensioni-InpsPensioni? Gli aspiranti pensionati si aggirano invano in una “foresta pietrificata”: tutto è bloccato, tutto è rinviato. Sono andate deluse soprattutto le attese dei giovani (ansiosi di trovare un lavoro lasciato libero dagli anziani) e delle donne (interessate a lasciare in anticipo fabbriche e uffici). Sono fermi i decreti attuativi dei pensionamenti anticipati previsti dalla legge di Bilancio 2017, la cosiddetta “Fase uno” della riforma delle pensioni decisa dal governo guidato da Matteo Renzi.

Sono ancora confinate in un cantiere tutto da inventare, invece, le misure della cosiddetta “Fase due” della riforma delle pensioni, quella indicata dall’esecutivo di Paolo Gentiloni, il presidente del Consiglio che lo scorso dicembre ha preso il posto di Renzi a Palazzo Chigi.

L’incontro tra il governo e Cgil-Cisl-Uil è stato un colpo a vuoto. Giuliano Poletti non ha avuto nulla da dire a Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. L’unica certezza è la data del nuovo match: il 4 maggio “in sede tecnica”. Dalla riunione del 6 aprile è arrivata una decisa “frenata” alla possibilità di modificare o di ammorbidire la legge Fornero, il provvedimento stabilito 5 anni fa dal governo Monti sotto l’emergenza di tagliare la spesa pubblica per ridurre il deficit dello Stato. La ministra del Lavoro Elsa Fornero nel 2012 alzò improvvisamente e consistentemente gli anni di contributi e dell’età anagrafica necessari per lasciare il lavoro.

Si potrà cambiare la legge Fornero? Poletti sembra molto scettico. Il ministro del Lavoro, dopo l’incontro con i sindacati del 6 aprile, è stato molto prudente: «Abbiamo l’esigenza di valutare come affrontare questo tema». Ha molto circoscritto il senso del confronto: «È stata una riunione utile per definire il perimetro della discussione». Niente altro.

Nessuna novità nemmeno sui decreti attuativi delle misure approvate con la legge di Bilancio, ancora all’esame del Consiglio di Stato.  Nessuna novità sull’anticipo della pensione (Ape sociale e volontaria) e sulla cosiddetta “quota 41” per i lavoratori precoci (riguarda quelli disoccupati, inabili o che assistono familiari non più autonomi). Nessuna novità sulla possibilità di prorogare Opzione donna, le misure che permettono al gentil sesso di lasciare prima il lavoro al prezzo di una penalizzazione economica.

Nessuna novità sull’esigenza, di carattere generale, di rivedere la legge Fornero. Negli ultimi anni e anche nei mesi scorsi si sono susseguite le dichiarazioni di principio sulla necessità di modificare la rigida normativa varata nel 2012, ma i diversi esecutivi alla fine hanno sempre ripiegato inseguendo l’emergenza. Così si sono succedute ben 8 “tutele” per gli esodati. In sintesi: per circa 100 mila persone, rimaste senza lavoro e senza pensione, sono state applicate le regole previdenziali precedenti alla riforma voluta dal governo presieduto dal tecnico Mario Monti.

Un modifica generale della legge Fornero, però, non c’è stata. È tutto rinviato, bloccato, pietrificato. Le pensioni ricordano un po’ Medusa: questo orribile mostro della mitologia greca aveva il potere di pietrificare per la paura chiunque osasse guardarla.

Rodolfo Ruocco
(sfogliaroma.it)

Pensioni, part time agevolato stessa sorte
del Tfr in busta: un flop

Pensioni

FLOP DEL PART TIME AGEVOLATO

La norma sul part time agevolato verso la pensione si preannuncia un flop, così come accaduto per quella sul Tfr in busta paga: dal 2 giugno 2016, data di entrata in vigore del decreto che dava la possibilità ai lavoratori che avrebbero maturato il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia entro il 31 dicembre 2018 di andare in part time verso la pensione, le domande accolte dall’Inps sono state appena 200. La norma infatti prevedeva l’accordo tra lavoratore e impresa ma vantaggi soprattutto per il dipendente.

Poletti, si cambia “Le cose vanno sperimentate e quando, come in questo caso, non danno buoni risultati bisogna prenderne atto. Si utilizzeranno strumenti diversi”. Lo ha recentemente affermato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, rispondendo a Prato ai giornalisti che gli avevano chiesto un commento sui dati relativi al part time agevolato.

Dubbi dall’Inps. Anche il presidente dell’Inps, Tito Boeri commentando i primi dati a luglio sull’utilizzo dello strumento (100 richieste nel primo mese) aveva messo in guardia sugli “interventi estemporanei e parziali” con “costi amministrativi superiori alle somme erogate”. La misura, sulla quale è stata attivata una campagna di comunicazione istituzionale per far conoscere a lavoratori e imprese i vantaggi dello strumento, è stata finora fallimentare in tutte le regioni con 33 domande accolte in Lombardia, 21 nel Lazio, solo una in Molise, Basilicata e Valle d’Aosta e 5 rispettivamente in Liguria e nelle Marche. La misura che prevede la possibilità per le persone che maturano 67 anni e sette mesi di età entro il 2018 con almeno 20 anni di contributi, previo accordo con il datore di lavoro, di ridurre l’orario in una misura compresa tra il 40% e il 60% non può essere usato nel settore pubblico né naturalmente per il lavoro autonomo. Impresa e lavoratore firmano un contratto di riduzione dell’orario con una durata pari al periodo tra la firma dell’accordo e il raggiungimento del requisito della pensione. Di fatto l’opzione è preclusa alle donne dato che chi può usare lo strumento deve essere nato prima del maggio 1952 e le donne nate prima di questa data sono in grandissima maggioranza uscite dal lavoro entro il 2016.

Con il part time agevolato si riceve ogni mese in busta paga, in aggiunta alla retribuzione per il part-time, una somma esentasse corrispondente ai contributi previdenziali a carico del datore di lavoro sulla retribuzione per l’orario non lavorato. Per il periodo di riduzione della prestazione lavorativa, lo Stato riconosce al lavoratore la contribuzione figurativa corrispondente alla prestazione non effettuata, in modo che alla maturazione dell’età pensionabile il lavoratore percepirà l’intero importo della pensione. Il contratto di part time agevolato è vantaggioso per i lavoratori vicini alla pensione ma meno conveniente per le aziende che pagano una quota in più rispetto alle ore lavorate. Secondo i calcoli effettuati dai Consulenti del lavoro su classi di retribuzioni annue lorde che vanno dai 25.000 ai 43.000 euro un lavoratore che firma un contratto di part time agevolato al 40% delle ore (16 a settimana a fronte delle 40 dell’orario intero) ha in busta paga il 72% della retribuzione mentre l’impresa ha una riduzione del costo del lavoro del 49% (a fronte di una riduzione dell’orario del 60%). La contribuzione figurativa, commisurata alla retribuzione corrispondente alla prestazione lavorativa non effettuata, è stata riconosciuta nel limite massimo di 60 milioni di euro per il 2016, 120 milioni per il 2017 e 60 milioni per il 2018, cifre a questo punto, almeno per l’anno scorso,

Consulenti lavoro

PIU’ DONNE AL VERTICE SOCIETA’ CONTROLLO PUBBLICO

Invertire la tendenza che finora ha visto quasi esclusivamente i professionisti di sesso maschile ricoprire incarichi al vertice di società gestite da amministrazioni pubbliche. Con questo obiettivo il Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, tramite la sua commissione per le Pari opportunità, ha recentemente siglato un protocollo d’intesa con il dipartimento delle Pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri volto a favorire l’incontro tra domanda e offerta di professioniste iscritte agli albi nelle posizioni di vertice di società controllate dallo Stato e da enti pubblici, in rispetto degli obblighi di ‘equilibrio di genere’ previsti e delle politiche in materia di pari opportunità tra uomo e donna. L’accordo, presentato assieme agli altri ordini professionali che hanno aderito all’iniziativa (Avvocati, Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, Ingegneri), prevede per le professioniste la possibilità di inserire il proprio curriculum vitae all’interno della ‘Banca dati delle professioniste per le pubbliche amministrazioni’ denominata Pro-RetePA, realizzata dal dipartimento e disponibile all’indirizzo prorete-pa.pariopportunita.gov.it. La Banca dati ha la funzione di agevolare la ricerca delle professionalità necessarie a ricoprire ruoli determinanti nelle società di indirizzo pubblico, promuovere la partecipazione delle donne ai processioni decisionali economici ed individuare nuovi modelli di governance basati sulla parità di genere e sul merito. Grazie a questa iniziativa le consulenti del lavoro potranno mettere le competenze e le conoscenze specialistiche acquisite a disposizione della pubblica amministrazione che, a sua volta, potrà contare su un insieme di professionalità a cui attingere per le nomine. A precisarlo è stata direttamente la presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, Marina Calderone: “Il Consiglio nazionale, attraverso la propria commissione Pari opportunità, svilupperà progetti ed azioni volti a rafforzare l’accesso e la rappresentanza del comparto professionale femminile negli organi istituzionali ed associativi”. “In particolare -ha ricordato Calderone – assieme alle professioni appartenenti al Comitato unitario delle professioni che hanno aderito all’iniziativa, realizzeremo corsi formativi per i professionisti che vorranno ricoprire un ruolo nei cda di aziende e società pubbliche o partecipate amministrate dalla Pubblica amministrazione e sensibilizzeremo i nostri consigli provinciali a diffondere l’accordo”.

Economia

NUOVO PANIERE ISTAT

Ogni anno, l’Istat rivede l’elenco dei prodotti che compongono il paniere di riferimento della rilevazione dei prezzi al consumo finalizzata a misurare l’inflazione. L’aggiornamento tiene conto delle novità emerse nelle abitudini di spesa delle famiglie e in alcuni casi arricchisce la gamma dei prodotti che rappresentano consumi consolidati. Nel paniere utilizzato nel 2017 per il calcolo degli indici NIC (per l’intera collettività nazionale) e FOI (per le famiglie di operai e impiegati) figurano 1.481 prodotti elementari, raggruppati in 920 prodotti, a loro volta raccolti in 405 aggregati. Per il calcolo dell’indice IPCA (armonizzato a livello europeo) viene invece impiegato un paniere di 1.498 prodotti elementari, raggruppati in 923 prodotti e 409 aggregati. Nel 2017 entrano nel paniere 12 nuovi beni e servizi: i Preparati di carne da cuocere, i Preparati vegetariani e/o vegani, i Centrifugati di frutta e/o verdura al bar, la Birra artigianale, gli Smartwatch, i Dispositivi da polso per attività sportive, le Soundbar (barre amplificatrici di suoni), l’Action camera, le Cartucce a getto d’inchiostro, le Asciugatrici, le Centrifughe e i Servizi assicurativi connessi all’abitazione. Escono dal paniere le Videocamere tradizionali (sostituite dall’Action camera). Nel complesso, le quotazioni di prezzo rilevate ogni mese per la stima dell’inflazione sono circa 706.500, di cui più di 493.000 raccolte sul territorio dagli Uffici comunali di statistica e, oltre 137.500 centralmente dall’Istat. Le restanti 76.000 quotazioni provengono dalla base dati dei prezzi dei carburanti del Ministero dello Sviluppo economico. Sono 80 i comuni che contribuiscono alla stima dell’inflazione per il paniere completo; la copertura territoriale dell’indagine è pari all’83,7% in termini di popolazione provinciale. Altri 16 comuni partecipano alla stima dell’inflazione solo per un sottoinsieme di prodotti (tariffe locali e alcuni servizi); il loro peso sul paniere NIC è del 6,0%, mentre la copertura territoriale dell’indagine è del 92,4%. Da quest’anno è invece completa la copertura territoriale per il monitoraggio dei prezzi dei carburanti (benzina, gasolio, GPL e metano). Sono circa 41.700 le unità di rilevazione (punti vendita, imprese e istituzioni) presenti nei comuni, mentre ammontano a quasi 8.000 le abitazioni presso le quali sono rilevati i canoni d’affitto. Così, l’inflazione dello 0,5% misurata a dicembre 2016 con il vecchio paniere, a gennaio del 2017, con l’introduzione del nuovo paniere, è passata a 0,9% diventando la più alta dal 2013. Ma quale sarebbe stata l’inflazione a dicembre scorso se fosse stata misurata anch’essa, per assurdo, con l’applicazione del nuovo paniere ? Una legittima curiosità per gli italiani ed anche per gli studiosi di economia che amano i confronti statistici possibilmente su basi tendenzialmente omogenei.

Fisco

EQUITALIA: RECORD INCASSI 2016

Incasso record per Equitalia che nel 2016 ha riscosso 8,7 miliardi di debiti dei cittadini con il fisco, segnando un +6,17% rispetto al 2015, cioè oltre mezzo miliardo in più. A trainare il saldo positivo resta il Centro-Nord (dalla Toscana alla Valle d’Aosta) che fa segnare oltre 4,8 miliardi, mentre nelle regioni del Centro-Sud (Umbria e Lazio comprese) la riscossione sfiora i 3,9 miliardi. Al top la Lombardia, in cui Equitalia ha incassato oltre 1,8 miliardi, (+0,2%) seguita da Lazio, 1,28 miliardi (+8,8%) e Campania (875 milioni, +5,6%). I risultati record di Equitalia “confermano che le riforme messe in atto dal governo in questi tre anni, l’impegno alla lotta all’evasione e al recupero delle risorse con nuovi strumenti, così come i nostri progetti per costruire un nuovo rapporto coi cittadini grazie anche all’impegno e alla professionalità dei dipendenti vanno nella giusta direzione “. A dirlo è stato di recente l’ad di Equitalia, Ernesto Maria Ruffini, commentando i dati del 2016. Secondo i dati diffusi dall’ente di riscossione lo scorso anno a beneficiare del risultato record della riscossione è stata innanzitutto l’Agenzia delle Entrate, per la quale sono stati riscossi 4,66 miliardi di euro, 414,6 milioni di euro in più rispetto al 2015 (+ 9,75%). Molto positivo, evidenzia Equitalia, anche il saldo per conto dell’Inps, che nel 2016 sfiora i 2,5 miliardi (+5,5%), 124 milioni di euro in più rispetto al 2015. In leggera flessione, invece, il dato relativo ai Comuni, per i quali sono stati riscossi nel 2016 530 milioni di euro, 20 in meno rispetto al 2015.

Carlo Pareto

Pensioni. Più della metà sono sotto i 750 euro

anziani-poveriSe in Italia i giovani piangono, gli anziani di certo non ridono. All’inizio del 2017 risultano in essere 18.029.590 pensioni, con “una forte concentrazione nelle classi basse”. Lo rileva l’Inps nell’ultimo osservatorio sulle pensioni, che non include però le gestioni dipendenti pubblici ed ex Enpals, spiegando che il 63,1% delle pensioni ha un importo inferiore a 750 euro. Questa percentuale per le donne raggiunge il 76,5%. Si tratta, viene precisato, solo di una misura indicativa della “povertà”, per il fatto che molti pensionati sono titolari di più prestazioni pensionistiche o comunque di altri redditi. Inoltre negli ultimi cinque anni il numero delle pensioni è diminuito nel complesso del 2,7%, secondo quanto rileva l’Inps nell’Osservatorio sulle pensioni vigenti, aggiornato a gennaio 2017 (che non include i trattamenti pubblici ed ex Enpals). In particolare, a partire dal 2013 si assiste “ad una inversione di tendenza”: mentre da gennaio 2004 a gennaio 2012 il numero delle pensioni è aumentato mediamente dello 0,7% annuo per un complessivo 6,1%, negli ultimi cinque anni è iniziato a decrescere mediamente dello 0,6% annuo, con un calo complessivo del 2,7%.
Del totale di prestazioni versate, più di 14 milioni sono di natura previdenziale: hanno avuto origine dal versamento di contributi previdenziali (vecchiaia, invalidità e superstiti), durante l’attività lavorativa del pensionato. Le rimanenti sono costituite dalle prestazioni erogate dalla gestione degli invalidi civili (comprensive delle indennità di accompagno) e da quella delle pensioni e assegni sociali, sono di natura assistenziale, cioè prestazioni erogate per sostenere una situazione di invalidità congiunta o meno a situazione di reddito basso. L’importo complessivo annuo risulta pari a 197,4 miliardi di euro di cui 176,8 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali.

Tanto che Tito Boeri, il presidente dell’Inps, ha invitato ad “affrontare in Italia il problema dei vitalizi e dei trattamenti che hanno creato delle differenze di trattamento molto forti tra consiglieri regionali e i parlamentari e il resto degli italiani. Questo credo che sarebbe un modo molto incisivo per ridurre il sostegno alla piattaforma dei populisti”, ha spiegato a RaiNews24. Nel suo intervento a tutto tondo ha sostenuto poi la necessità di un “reddito minimo garantito”, che vada “ai più poveri”, ai più bisognosi, piuttosto che un “reddito di cittadinanza”, che viene dato “in modo indiscriminato a tutti i cittadini ed è troppo costoso”. Da ultimo, un passaggio sugli “immigrati che hanno tutte le caratteristiche di un comodo capro espiatorio: visibili, circondati spesso da pregiudizi, con forti difficoltà di integrazione culturale e sociale”.

Consulenti del lavoro, rottamazione cartelle Equitalia rischia di fallire

Pensioni anticipate

APE, DECRETI IN RITARDO MA VIA A MAGGIO

Una franchigia fino a 12 mesi per garantire – ai lavoratori impegnati in attività gravose e con 36 anni di contributi – di accertare che hanno svolto un lavoro particolarmente gravoso anche negli ultimi sei anni, requisito indispensabile per accedere all’Ape. Insieme a un via libera all’utilizzo del cumulo gratuito dei contributi corrisposti in gestioni diverse anche per il calcolo dei requisiti di accesso all’Ape social o volontaria, nonché per il ritiro anticipato dei precoci, con esclusione però per gli iscritti alle casse privatizzate. E ancora: una interpretazione estensiva dei 12 mesi di versamenti effettuati prima del 19esimo anno di età per essere riconosciuto, appunto, lavoratore precoce, riconoscimento che non si perderebbe in casi di lunghe malattie, maternità o intervalli di cassa integrazione. È ruotato perlopiù attorno a questi aspetti interpretativi il tavolo tecnico sulla previdenza che si è svolto di recente al ministero del Lavoro e al quale hanno partecipato diversi economisti della policy unit di palazzo Chigi guidata da Marco Leonardi. Parte delle richieste avanzate dai sindacalisti dovrebbero trovare posto nei decreti attuativi in lavorazione dopo l’ultimo vaglio del Mef. Da poco sono scaduti i 60 giorni prefigurati per il varo dei Dpcm, ma i tecnici impegnati in questo cantiere attuativo non si sono mostrati preoccupati: l’obiettivo del debutto dell’Ape il 1° maggio resta confermato. La certificazione della mansione di lavoro pesante sarà a carico dell’azienda e sarà poi verificata sulle banche dati di Inps, Inail e ministero del Lavoro con una procedura che dovrebbe essere la più semplificata possibile, così come sarà disegnato con la massima semplicità possibile il modulo digitale di compilazione della domanda di Ape volontaria. Su quest’ultimo strumento, tuttavia, non si sono fatti approfondimenti, in attesa della chiusura degli accordi con Abi e Ania sul costo dell’anticipo (nelle vecchie slides del governo Renzi sull’Ape volontaria e aziendale s’ipotizzava un Tan al 2,5% e un premio assicurativo sul 29% del capitale anticipato da restituire con il rateo ventennale). Il prossimo incontro sui decreti previdenziali è in programma il 13 marzo, mentre il 9 si parlerà di mercato del lavoro e voucher. In questi giorni proseguiranno anche i confronti tecnici al ministero dell’Economia cui parteciperanno anche esponenti dell’Inps, istituto fulcro dell’intera operazione Ape. Il governo intanto ha anche preso in esame il documento unitario dei sindacati che sollecitano una definizione precisa della platea di lavoratori precoci e dei beneficiari dell’Ape social, insieme alla considerazione delle specificità di alcuni settori caratterizzati da alti livelli di discontinuità del lavoro, come l’edilizia, che rendono difficilissimo il possesso dei requisiti previsti per l’anticipo pensionistico. «Su alcune richieste abbiamo avuto risposte positive – ha spiegato Roberto Ghiselli (Cgil) – come sulla franchigia di 12 mesi per l’Ape o sulla richiesta che nell’individuazione della platea dei lavoratori beneficiari dell’uscita anticipata il riferimento sia alla mansione del lavoratore e non al comparto dell’azienda. Restano comunque aperte alcune questioni, in particolare per edili e marittimi, su cui continueremo il pressing. Nella “fase 2” si affronterà invece il tema delle aspettative di vita dove potrebbero essere ricompresi tanti lavori oggi esclusi dall’uscita anticipata. Il metodo del confronto è comunque positivo». Maurizio Petriccioli (Cisl) ha infatti parlato di «passaggio interlocutorio», rimarcando le «risposte positive per rendere esigibili alcune opportunità previste dall’intesa, come per il cumulo gratuito o per l’accesso all’Ape volontaria o agevolata», ma «rimangono alcuni ostacoli che rischiano di limitare la platea degli aventi diritto ai benefici previdenziali». Anche per Domenico Proietti (Uil) l’incontro è stato «proficuo», è «importante che i decreti diano a tutte le platee individuate la possibilità di accedere all’Ape sociale, al pensionamento precoce ed alla positiva ricongiunzione dei contributi corrisposti, senza vincoli interpretativi e restrittivi. Continueremo a lavorare per rendere esigibili queste opportunità per tutti gli interessati”.

Consulenti del lavoro

ROTTAMAZIONE CARTELLE EQUITALIA RISCHIA DI FALLIRE

La rottamazione delle cartelle rischia di fallire. E’ l’allarme che arriva dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, che ha inviato una lettera a Inps ed Equitalia. “Per un mancato raccordo fra la normativa fiscale e quella previdenziale, infatti, le aziende che hanno debiti previdenziali anche di modesta entità -si legge in una nota dei professionisti- potrebbero decidere di non aderire alla sanatoria. Questo perché l’adesione alla rottamazione ad oggi blocca il rilascio alle imprese del Documento unico di regolarità contributiva (Durc) da parte dell’Inps e dell’Inail e di conseguenza rende impossibile partecipare agli appalti pubblici per la fornitura di beni e servizi”. “Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, tramite il suo vicepresidente Vincenzo Silvestri, ha inviato -si legge ancora nella nota- una lettera all’amministratore delegato di Equitalia, Ernesto Maria Ruffini, e al direttore generale dell’Inps, Gabriella Di Michele, chiedendo di anticipare l’effetto della sanatoria. Infatti, le imprese che non hanno in essere una rateizzazione con Equitalia e richiedono la rottamazione, in attesa di ricevere il via libera per il nuovo piano di rateazione, si vedranno decadere il rinnovo del Durc”. “Questo intreccio -sottolinea il vicepresidente Silvestri nella lettera- provocherà la paradossale situazione, per coloro che accederanno alla rottamazione dei ruoli, di risultare non in linea con i pagamenti presso il concessionario”. Così, continua la nota dei professionisti, “chi avrà urgenza di chiudere contratti con la pubblica amministrazione troverà la rateazione più conveniente in termini di tempo, nonostante questa soluzione si presenti come la più onerosa”. “L’Inps e l’Inail, in realtà, potrebbero aggiornare le loro procedure informatiche – spiega – per far equivalere l’accettazione dell’istanza di rottamazione da parte di Equitalia come un primo pagamento. In questo modo, si risparmierebbero almeno due mesi, poiché la risposta di Equitalia all’istanza deve arrivare entro maggio”. “Un’altra interessante questione ancora aperta -continua Silvestri- è la definizione degli ‘interessi’ che devono essere corrisposti, in caso di debito contributivo con Inps e Inail, assieme al capitale al fine di legittimare la rottamazione. Le sanzioni previdenziali, si ricorda, hanno natura di risarcimento civilistico, con distinzione a seconda se si tratti di omissione o evasione. Da qui l’auspicio di definire la questione in tempi rapidi per consentire all’agente della riscossione di avere tutti gli elementi utili per calcolare il quantum realmente dovuto”.

Scommesse on line

ITALIA PRIMA IN EUROPA

Oggi l’Italia occupa il primo posto nel mercato europeo dei giochi on line, avendo raccolto nel 2012 circa 15 miliardi e mezzo, seguita dalla Francia che non raggiunge neppure i 9 miliardi e mezzo. Il nostro paese occupa il 22% del mercato mondiale. E il mercato legale on line nel 2012 era al primo posto nell’e-commerce. E’ quanto emerge da un articolo di Annunziata de Felice e Isabella Martucci pubblicato sulla Rivista Economica del Mezzogiorno, Trimestrale Svimez diretto da Riccardo Padovani. Nel periodo più acuto della recessione, l’incidenza della raccolta del gioco d’azzardo sul pil ha toccato i picchi di oltre il 5% nel 2012 e del 4,4% nel 2013. Nel Mezzogiorno l’incidenza nel 2013 è stata del 5,4%, di oltre un punto maggiore rispetto a quella del Centro-Nord (4,1%). “Si tratta di un mercato del tutto anomalo, che non ha risentito affatto delle difficoltà congiunturali che hanno interessato l’Italia: infatti, mentre durante la crisi si assisteva a una contrazione della domanda interna di beni e servizi e i consumi delle famiglie calavano del 3%, i giocatori hanno sestuplicato l’ammontare della spese per il gioco d’azzardo”, si legge nell’articolo. Ciò vale, ovviamente, rileva, “solo per il gioco legale, perché è impossibile stimare quello illegale”. Nel 2012 il giro d’affari del gioco d’azzardo ha toccato gli 84 miliardi, comprendendo tutti i diversi giochi gestiti dai Monopoli e dai 4 Casinò esistenti nel nostro paese (Campione d’Italia, Saint Vincent, Sanremo e Venezia): lotto, superenalotto, lotterie nazionali e Gratta e Vinci, scommesse sportive a base ippica, Bingo, apparecchi elettronici come i videopoker. In tempi più recenti, rileva la rivista Svimez, è aumentata esponenzialmente la passione per il gioco on line, che nel 2012 ha raggiunto il 16% dell’intera raccolta, e, ancor più, gli apparecchi di intrattenimento, che sfiorano il 56% della raccolta. “Un tipo di gioco che attrae di più giovani e donne: si tratta di un settore che sfugge a ogni controllo e dove più facilmente si annida la criminalità organizzata, la quale ottiene profitti ben più elevati di quelli scaturenti dal gioco legale”, si sottolinea. La spesa destinata al gioco è maggiore in Lombardia ma seguono Lazio e Campania. In Lombardia, dove il pil pro capite si attesta attorno ai 33 mila euro o li supera, nel 2013 sono stati raccolti 13 miliardi e 905 milioni, pari al 19,9% del totale nazionale destinato ai giochi. Seguono il Lazio (pil pro capite circa 28 mila euro) e Campania (dove il pil pro capite è di circa 16 mila euro), rispettivamente con l’11,1% (7 mld e 785 mln) e l’8,9% (6 mld e 226 mln). Tra le regioni che spendono in giochi d’azzardo una quota elevata del pil, oltre le prime tre, figurano l’Emilia Romagna col 4,6%, il Veneto col 4,5%, il Piemonte col 4,3%, la Sicilia col 5,9%, la Toscana col 3,9%, la Puglia col 5,9%. Se la preferenza per le tipologie di gioco varia da regione a regione, in tutte la raccolta più elevata proviene da slot machine, videolotteries, new slot, video lottery terminals. Il Lotto è preferito in Lombardia, seguita da Campania, Sicilia e Lazio, il Bingo piace molto soprattutto a campani e siciliani, mentre nei giochi a base sportiva di gran lunga la prima è la Campania.

Carlo Pareto 

Riforma pensioni. Al via la “Fase 2” della trattativa

sindacati-poletti-535x300Governo e sindacati tornano a incontrarsi oggi per parlare di riforma delle pensioni. L’esecutivo ha di fatto risposto ai solleciti arrivati dalle organizzazioni sindacali all’inizio dell’anno, decidendo quindi di dare seguito al tavolo aperto alla fine del 2016 sulla previdenza.
Un tavolo che aveva indicato proprio la necessità di tornare a discutere di altri temi, raccolti sotto la cornice della cosiddetta “fase due”. Tuttavia pare che i sindacati vogliano parlare anche degli interventi approvati con la Legge di stabilità a fine 2016.
Infatti, nonostante il passare delle settimane, ancora non sono stati emanati i decreti attuativi relativi all’Ape, che, secondo anche quanto ha dichiarato recentemente Giuliano Poletti, dovrà partire il 1° maggio. Difficile che si possano apportare dei cambiamenti alle platee interessate, soprattutto all’Ape social, come vorrebbe in particolare la Cgil. Tuttavia si potrebbe avere una tempistica più precisa proprio in merito ai decreti necessari a far partire l’Anticipo pensionistico. Può darsi che in questo senso il Governo aggiorni i sindacati sulle trattativa aperte con banche e assicurazioni per stipulare le necessarie convenzioni per dar vita ai prestiti bancari che stanno dietro all’Ape.

La Fase 2 della riforma pensioni 2017 dovrà portare, entro il prossimo anno, a nuove regole relative a calcolo e requisiti per la pensione. Per i sindacati la seconda fase della riforma, oltre alle novità sulla pensione anticipata, dovrà concentrarsi sulla defiscalizzazione e il rafforzamento della previdenza integrativa, nuove regole di riforma del sistema contributivo e l’adeguatezza delle pensioni dei giovani lavoratori con redditi bassi e discontinui.
L’APE, consentirà dal 1° maggio 2017 ai lavoratori dipendenti e ai lavoratori autonomi (tranne i liberi professionisti iscritti nelle rispettive casse professionali) di chiedere un prestito pensionistico erogato dall’Inps, fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia. L’APE partirà in via sperimentale e durerà 2 anni, fino al 31 dicembre 2018.
Tra i rischi dell’Ape quello di essere legate a un prestito bancario, e che con il passare dei mesi l’Anticipo pensionistico potrebbe diventare più oneroso, dato che i tassi di interesse, complice l’inflazione in aumento, potrebbero crescere. Quindi la decurtazione che si subirebbe sull’assegno pensionistico diventerebbe più importante. Anche se sono al via accordi quadro con Abi e Ania, e dalla convenzione Inps–Mef sul Fondo di garanzia da 70 milioni sugli eventuali mancati rimborsi degli “apisti” diventati pensionati. Mentre per quanto riguarda quota 41 e precoci, la legge di Stabilità, ha stabilito che i precoci possono uscire con 41 anni di contribuzione versata, se 12 mesi di questi contributi sono stati versati prime del compimento del diciannovesimo anno di età e solo se rientrano nella categoria di lavori considerati usuranti e gravosi. Tra i tanti punti da chiarire ci sono però anche il nuovo cumulo dei periodi assicurativi e le mansioni usuranti.

Eppure tra gli interessi su questa discussione l’attesa maggiore è per la nuova pensione contributiva di garanzia pensata per i giovani con carriere discontinue che, con il metodo di calcolo contributivo, verrebbero notevolmente penalizzati. Una serie di ipotesi di intervento per la previdenza dei giovani, i quali entrando tardi nel mondo del lavoro e avendo carriere discontinue, rischiano in futuro di trovarsi con assegni molto bassi. Inoltre, si potrebbe già parlare anche di un nuovo sistema di rivalutazione delle pensioni, che potrebbe già scattare l’anno prossimo.

Anche il presidente Inps, Tito Boeri, è tornato ad affrontare il tema delicato delle pensioni dei giovani lavoratori. Alla vigilia del confronto governo-sindacati sulle pensioni in un’intervista concessa a Presadiretta, Boeri spiega che gli incentivi non devono essere generalizzati ma “è importante concentrare gli sgravi contributivi soprattutto al di sotto dei 35 anni di età o comunque sulle fasce che devono entrare in quel momento nel mercato del lavoro”. E sulla disoccupazione giovanile ha aggiunto che “bisogna aiutare i giovani a entrare maggiormente nel mercato del lavoro”. Ma questo non è l’unico problema del sistema paese: “Abbiamo un problema di debito che graverà sulle generazioni future e quando si pensa davvero ai giovani bisogna pensare a questo problema”, ha spiegato il numero uno dell’Inps. I giovani hanno questo fardello che pesa sulle loro spalle e che “si è creato perché in passato sono stati concessi trattamenti pensionistici troppo vantaggiosi ad alcune persone per finalità prettamente elettorali – ha sottolineato Boeri -. Mi riferisco non soltanto all’annosa questione dei vitalizi dei politici che andrebbe affrontata una volta per tutte, ma anche a tanti altri privilegi che sono stati concessi”.
Il Movimento cinque stelle però proprio sui vitalizi è tornato ad attaccare il Governo. Secondo i pentastellati, infatti, occorre andare a votare al più presto, che non avverrà comunque prima di settembre, quando scatterà la soglia necessaria ai parlamentari di prima nomina per aver diritto al vitalizio.

Pensioni, per la deflazione a febbraio l’assegno
si alleggerisce

Pensioni

TRATTENUTA SULL’ASSEGNO A FEBBRAIO

Da febbraio tutti i titolari di un assegno previdenziale fino a 1.450 euro lordi, dovranno restituire una quota della rivalutazione del 2015. La differenza negativa verificatasi per effetto dell’adeguamento dell’inflazione riconosciuto ai pensionati è stato nel 2015 dello 0,3%, mentre a consuntivo è risultato che i prezzi sono aumentati solo dello 0,2%. Quindi i pensionati si trovano a dover restituire lo scarto del’0,1%.

L’entità della cifra da restituire è limitata. Intorno ai 15 euro una tantum per gli assegni lordi intorno ai 1.500 euro. Mentre per le pensioni al minimo la perdita è di euro 6,50 all’anno e di 13 euro per un trattamento pensionistico da 1.000 euro.

Con un accordo informale tra governo e Inps, la restituzione dovrebbe avvenire in quattro rate, la prima presumibilmente a marzo. I sindacati dei pensionati hanno chiesto e continuano a chiedere un correttivo in corsa, ma nessuno sta facendo barricate.

Lo Spi Cgil nelle settimane scorse aveva chiesto al ministro Giuliano Poletti un intervento, magari con un emendamento al Milleproroghe. Il prelievo è limitato, ma – protestano i pensionati Cgil – rischia di «incidere sulle pensioni basse». Non tutti sono d’accordo. Il meccanismo di recupero dell’inflazione ha regole precise ed è normale che in caso di un caro vita inferiore alle attese non ci siano rimborsi. E che questi vengano restituiti se sono stati corrisposti erroneamente. C’è dell’altro a penalizzare chi ha un assegno, ha spiegato Romano Bellissima, segretario della Uil pensionati. «In 30 anni abbiamo perso il 30% del potere di acquisto delle pensioni». Tra le cause, anche il paniere Istat sulla base del quale si calcola l’inflazione. «Non è adeguato a misurare lo stile di vita dei pensionati e quindi non registra in modo corretto le variazioni di prezzi dei prodotti» consumati dagli anziani. La soluzione passa da un paniere ad hoc per i pensionati, da affiancare a quello di riferimento della rilevazione dei prezzi al consumo. Idea che ogni tanto si riaffaccia. «C’è la disponibilità da parte del governo di valutare la fattibilità. Non è un’anomalia, in molti paesi europei esiste già», ha aggiunto il sindacalista. Il potere di acquisto delle pensioni è un problema sentitissimo in Italia. Una recente indagine di Allianz Global Assistance ha rilevato che il 26% degli ex lavoratori pensa di trasferirsi all’estero. Tra tante notizie negative per i pensionati, il 2017 ha riservato ai pensionati anche qualche buona nuova. Il Milleproroghe ha previsto che da febbraio le pensioni saranno pagate il primo giorno «bancabile» del mese. Altra buona notizia, da quest’anno scompare il contributo di solidarietà previsto per le pensioni oltre i 90mila euro (dal 6 al 18%). La legge di Stabilità non ha prorogato il prelievo introdotto dal governo Monti.

Inps

IL CASELLARIO DELL’ASSISTENZA

Il 25 marzo 2015 è entrato in vigore il decreto interministeriale n. 206/2014 che contiene le modalità attuative del Casellario dell’assistenza: una Banca dati per la raccolta delle informazioni e dei dati relativi alle prestazioni sociali corrisposte da tutti gli enti centrali dello Stato, gli enti locali, gli organismi gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie.

In altre parole, il Casellario dell’Assistenza è un nuovo servizio dedicato prevalentemente agli enti locali e altri enti pubblici, erogatori di prestazioni sociali, per alimentare e consultare l’archivio amministrativo, gestito dall’Inps, mediante la raccolta, conservazione e gestione dei dati relativi ai beneficiari di prestazioni sociali.

Con l’acquisizione di informazioni complete sarà infatti possibile programmare gli interventi sociali in maniera più rispondente ai bisogni concreti dei cittadini, valutare la spesa sociale a livello locale e nazionale, ottenendo al contempo risparmi e una migliore gestione della spesa pubblica, nonché effettuare monitoraggi e controlli sulla legittimità delle prestazioni erogate.

Gli Enti interessati e coinvolti nell’operazione sono difatti espressamente tenuti a trasmettere telematicamente all’Inps i dati e le informazioni contenute nei propri archivi e banche dati, per la realizzazione di una base conoscitiva volta a perfezionare la migliore amministrazione della rete dell’assistenza sociale, dei servizi e delle risorse.

La prima sezione del Casellario, la Banca dati delle prestazioni sociali agevolate (Psa), condizionate all’Isee, già disciplinata dal decreto ministeriale 8 marzo 2013, integralmente recepito dal sopra citato decreto interministeriale 206/2014, è stata avviata con il decreto direttoriale n. 8 del 10 aprile 2015. Mentre ottenuto il parere favorevole del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, dell’Agenzia delle entrate e del Garante per la protezione dei dati personali, l’Inps ha formalmente adottato il decreto direttoriale n. 103 del 15 settembre 2016, che ha dato operativamente avvio alle altre due Banche dati che compongono il Casellario:

la Banca dati delle prestazioni sociali (Ps) e la Banca dati delle valutazioni multidimensionali (Vm). Quest’ultima Banca dati è articolata a sua volta in tre sezioni corrispondenti a tre distinte aree di utenza:

infanzia, adolescenza e famiglia (Sinba); disabilità e non autosufficienza (Sina); povertà, esclusione sociale e altre forme di disagio (Sip). Tale modulo sarà oggetto di apposita sperimentazione.

Voucher

ECCO LE MODIFICHE ALLO STUDIO DEL GOVERNO

Riduzione dei tempi di incasso del rimborso per i datori di lavoro da 1 anno a 6-3 mesi; riduzione del tetto per i lavoratori da 7mila a 5mila euro all’anno e dei settori di applicazione o, in alternativa, un intervento che escluda i lavoratori contrattualizzati dalla possibilità di usufruire dei buoni per il lavoro accessorio. Obiettivo, stroncare l’abuso di alcune imprese che destinano i voucher al pagamento degli straordinari dei dipendenti. Sono queste, a quanto ha appreso e reso noto l’Adnkronos, le modifiche alle norme sui buoni per il lavoro accessorio a cui lavorano i tecnici del governo, indipendentemente dalla decisione assunta dalla Corte costituzionale sul referendum sul Jobs Act. Una delle correzioni a cui lavorano i tecnici del governo è la riduzione del tempo di incasso del rimborso del voucher da parte del datore di lavoro da un anno, come previsto dalle norme attuali, possibilmente a 6 o 3 mesi, aggredendo così gli abusi delle aziende che una volta dopo essere state oggetto di un’ispezione riprendono il ‘nero’ e alla conclusione dell’annualità chiedono il rimborso del voucher. La seconda modifica allo studio punta a ridurre da 7mila a 5mila euro o meno il tetto di reddito annuo. Una modifica pressoché irrilevante in termini tecnici visto che dati alla mano il reddito medio pro capite annuo dei voucher finora staccati è pari a 250 euro, ma che mira ad chiudere polemiche strumentali sul tema. Polemiche che hanno accompagnato tutta la breve vita dell’operazione voucher: un intervento che interessa 40mila lavoratori. Terza modifica sul tavolo, ma di difficile realizzazione, è la limitazione dei settori in cui si possono usare i voucher. Ma, qualora non si riuscisse a limitare i settori che ricorrono ai buoni di lavoro, si potrebbe introdurre, più realisticamente, un correttivo ‘trasversale’, cioè che interessi tutti i settori, vietando l’uso dei voucher per i lavoratori contrattualizzati. Un abuso questo che consisteva nel pagare con i buoni lavoro gli straordinari dei dipendenti stabili. Intanto si attendono i risultati della tracciabilità, intorno a febbraio. Dopodiché si predisporrà l’intervento normativo. Dati questi che saranno degli indicatori per definire le correzioni in quanto daranno un quadro chiaro e un identikit delle imprese che usano i voucher, in termini di ripetitività e settori.

I tempi – Dovrebbero arrivare dopo febbraio le correzioni del governo ai voucher. A quanto ha riferito l’Adnkronos, l’esecutivo aspetta di vedere i risultati della tracciabilità, attesi appunto il mese prossimo, e poi predisporrà il testo definitivo. Ancora da decidere quale sarà il veicolo di intervento, se dl o altro. I dati sulla tracciabilità sono infatti cruciali per definire le correzioni in quanto daranno un quadro chiaro e un identikit delle imprese che usano i voucher, in termini di frequenza e settori.

Poletti, revisione necessaria – “In relazione alle prime evidenze registrate dal monitoraggio sui voucher il governo considera necessaria la revisione di questo strumento per riportarlo all’origine di una copertura dei lavori occasionali per portarli fuori dal lavoro nero”. Sono le parole con cui il ministro del lavoro, Giuliano Poletti ha annunciato al Senato il prossimo provvedimento del governo sui buoni per il lavoro accessorio.

Fisco

AGENZIA ENTRATE CAMBIA GIOCO

”Guardie e ladri è un gioco che non funziona più”. La deterrenza è l’ultimo strumento, dopo aver messo in campo ”tutti gli strumenti a disposizione per costruire un rapporto di fiducia” con i contribuenti. Il direttore dell’Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi , ha recentemente scritto un editoriale pubblicato nella rivista interna dell’amministrazione ‘Pagine on line’, per spiegare ai dipendenti che bisogna spostare l’attenzione sulla ”persona” intesa come ”soggetto, meritevole di ascolto, anziché mero oggetto delle nostre lavorazioni”. ”Solo grazie al vostro contributo si potrà rendere effettivo e concreto il cambiamento che sicuramente tutti auspichiamo”, dice Orlandi. Compliance sarà la ”parola d’ordine”, ”il cuore” e ”le fondamenta” di una ”rinnovata strategia” che, ha spiegato Orlandi, prevede un ”percorso di ridefinizione dei rapporti con i contribuenti, ancora più improntati ai principi di trasparenza e rispetto reciproco”. L’Agenzia ”è geneticamente programmata per affrontare i cambiamenti”, dalle modifiche organizzative ai cambiamenti culturali. Oggi, ha evidenziato Orlandi, occorre fare ”un ulteriore salto di qualità sia nella strategia sia nella nostra impostazione culturale”. ”Dobbiamo interiorizzare il concetto che il nostro compito non è inseguire le mere violazioni formali per sanzionarle severamente”. Secondo il direttore bisogna ”abbandonare ogni atteggiamento autoritativo: le persone che abbiamo di fronte sono generalmente in buona fede”. Il contrasto va indirizzato solo verso quei soggetti ”con volontà di sottrarsi ai propri doveri nei confronti della collettività, dobbiamo impiegare le nostre energie migliori verso i fenomeni significativi di evasione”. Diversamente, contro gli evasori ”consapevoli e incalliti utilizzeremo giustamente, e in modo vigoroso, gli strume nti a nostra disposizione”. ”Allora sì che il nostro intervento sarà un’azione virtuosa e legittima nell’interesse della comunità”. Solo così, ha sottolineato ulteriormente Orlandi, ”potremo ribaltare un’ingiusta percezione negativa del nostro lavoro, che invece da sempre si fonda su principi di integrità morale, correttezza e imparzialità”.

Consulenti del lavoro

CROTONE PROVINCIA CON PIU’ ALTO TASSO DI DISOCCUPAZIONE

Vibo Valentia è la provincia italiana con il tasso di occupazione più basso (appena il 35,8% nella fascia tra i 15 e i 64 anni) mentre Bolzano si conferma quella con il tasso più alto (71,4%); Prato la provincia con la percentuale più alta di residenti immigrati (20%) mentre Crotone registra il più alto tasso di disoccupazione in generale (32,2%, quasi il triplo della media italiana) e Cosenza il più alto per la disoccupazione giovanile femminile (84,4%). Sono alcuni dei dati contenuti nel ‘primo rapporto sulle dinamiche del mercato del lavoro nelle province e nelle grandi città italiane’ dell’osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro. Se si guarda alle grandi città il comune che ha il tasso di occupazione più alto è Bologna con il 70,9% mentre Napoli ha la maglia nera con solo il 36,2% delle persone tra i 15 e i 64 anni che ha un lavoro. L’Osservatorio ha elaborato un indice sintetico di efficienza del mercato del lavoro (affiancando al tasso di occupazione anche il tasso di non neet, il rapporto tra i tassi di occupazione di uomini e donne, la quota di occupati con alte qualificazioni e la quota dei contratti standard) che vede al top della classifica la provincia di Milano, seguita da Bologna, Trieste e Monza-Brianza (Bolzano è quinta). In fondo alla classifica c’è Agrigento (solo il 27,9% degli occupati ha alte qualificazioni e la metà degli impieghi totali non è standard), preceduta da Barletta-Andria-Trani e Crotone. L’Osservatorio fa anche un focus sul lavoro immigrato nelle grandi città sottolineando come il tasso d’occupazione degli stranieri (66,6%) sia mediamente (nei 13 grandi comuni considerati) superiore di 9 punti percentuali rispetto a quello degli italiani (57,4%). Il divario è particolarmente rilevante a Napoli con un tasso di occupazione degli stranieri (58,3%) di quasi 24 punti superiore a quello degli italiani nel comune (34,8%), a Bari (72,1% contro 46,7% degli italiani), a Palermo (64,6% contro il 39,9% degli italiani) e a Catania (68,1% contro 39,4%). A Milano dove i tassi di occupazione si equivalgono quasi (69,4% tra gli italiani, 72,9% gli immigrati) i lavoratori stranieri sfiorano un quarto del totale (24,6%) mentre a Verona superano il 20%. Il livello d’istruzione degli occupati italiani, nel confronto europeo, è molto basso: quasi un terzo ha conseguito al massimo la licenza media (31,8%; 17,8% nella media EU-28), ma con quote drammatiche nel Mezzogiorno e in particolare nella provincia Nuoro dove più della metà dei lavoratori non ha completato la scuola dell’obbligo (55,1%). Solo il 21% degli occupati è laureato (33,4% nella media europea): la quota più elevata si registra nella provincia Roma (29,9%), anche per la presenza numerosa di dipendenti pubblici, seguita da Milano (28,7%), quella più bassa nelle province di Sondrio (11,6%) e di Medio Campidano (12,5%). Il tasso di disoccupazione giovanile in Italia (40,3%), rileva ancora l’osservatorio statistico dei consulenti del lavoro, è pari al doppio di quello della media europea (20,3%, 7,2% in Germania), ma presenta differenze drammatiche tra le province: se in quella di Medio Campidano due terzi dei 15-24enni attivi non hanno trovato un’occupazione (74,7%), in quella di Bolzano si trova in questa condizione solo l’11,9% dei giovani, con una differenza tra i due tassi di 63 punti percentuali. Il risultato eccezionale della provincia di Bolzano è dovuto principalmente alla larga diffusione dell’apprendistato duale per la qualifica e il diploma professionale che consente ai giovanissimi appena usciti dalle medie di studiare e imparare contemporaneamente un mestiere attraverso un lavoro retribuito.

Istat

CALO INATTIVI SALE TASSO DISOCCUPAZIONE

Il tasso di disoccupazione a novembre torna a salire nonostante la crescita dell’occupazione. Il valore, spiega l’Istat, si attesta all’11,9% in aumento di 0,2 punti su base mensile e di 0,5 punti rispetto a novembre 2015, al livello più alto dopo giugno 2015. I disoccupati salgono a quota 3.089.000, in aumento di 57.000 su ottobre e di 165.000 su novembre 2015. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni a novembre calano di 93.000 unità su ottobre e di 469.000 su novembre 2015. Il tasso di inattività è ai minimi storici (34,8%).

La disoccupazione giovanile risale al 39,4% – A novembre il tasso di disoccupazione giovanile sale al 39,4%, in aumento di 1,8 punti percentuali rispetto al mese precedente, e tocca così il livello più alto a partire da ottobre 2015. Lo rileva l’Istat nell’analisi della fascia di età tra 15 e 24 anni. Il tasso di occupazione giovanile diminuisce di 0,1 punti percentuali, mentre quello di inattività – che include anche le persone impegnate negli studi – cala di 0,6 punti.

Novembre, +19.000 occupati su mese, +201.000 anno – A novembre gli occupati in Italia sono aumentati di 19.000 unità rispetto a ottobre (+0,1%) e di 201.000 unità su novembre 2015 (+0,9%). Lo rileva l’Istat spiegando che l’aumento riguarda le donne e le persone ultracinquantenni. Aumentano, in questo mese, gli indipendenti e i dipendenti permanenti, calano i lavoratori a termine. Il tasso di occupazione è pari al 57,3%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a ottobre. La crescita su base annua si concentra esclusivamente tra gli over 50 (+453.000).

Carlo Pareto

LE COLPE DEI PADRI

bandieraLe colpe dei padri ricadono sui figli, in Italia anche i debiti. A rilevarlo il Presidente dell’Inps, Tito Boeri, che ha puntato il dito su alcuni vantaggi per i pensionati e sulla legge di Bilancio 2017, il tutto a discapito delle generazioni future.
Per Boeri con questa manovra cresce “la spesa pensionistica aumentando la generosità di trattamenti su categorie che hanno già fruito di trattamenti più vantaggiosi di chi ne fruirà in futuro”. Il presidente dell’INPS ha puntato l’indice sull’estensione della quattordicesima, dando un giudizio sostanzialmente positivo sull’Ape sociale. “L’intervento sulla quattordicesima può venire a premiare delle persone che si trovano in famiglie dove ci sono altre persone che hanno pensioni elevate o patrimoni ingenti”. Mentre in Italia “c’è un problema molto serio di povertà. Se guardiamo i dati sui consumi è raddoppiata negli anni della crisi nella fascia al di sotto dei 65 anni, e su questo continuiamo a non intervenire in modo sistematico”.
Non risparmia le sue critiche quindi il numero uno dell’Inps che in particolare esprime preoccupazione per le generazioni future sulle quali graverà il peso e gli oneri di alcune scelte fatte oggi. In particolare il problema si concentra per Boeri su quello che viene definito debito implicito, che “è l’insieme delle impegni presi dallo Stato nei confronti degli attuali contribuenti, pensionati e contribuenti futuri. E se si dice che il debito implicito è qualcosa che non ha valore si sta implicitamente dicendo che in futuro si taglieranno le pensioni”. E sulle pensioni ha spiegato: “Nell’ambito del sistema pensionistico permangono forti iniquità, differenze di trattamento macroscopiche anche alla stessa generazione, e su questo fin qui non si è intervenuti” ha aggiunto. Per questo per Boeri bisogna sempre guardare al debito implicito, su cui ha spiegato, “ho visto tanto scetticismo”. E conclude: “Se avessimo avuto calcoli del debito implicito negli anno ’60, ’70 e ’80 le ‘baby pensioni’ non sarebbero state introdotte perché ci si sarebbe resi conto degli oneri pesantissimi che introducevano”.

Fitch: lettera commissione Ue evidenzia pressioni su bilancio
Nel frattempo l’agenzia di rating Ficht rileva l’attuale e alto debito italiano. La lettera della Commissione europea che chiede ulteriori misure di riduzione del deficit da parte del governo italiano evidenzia le pressioni competitive che i Paesi devono fronteggiare nella riduzione dell’elevato stock di debito, dice Fitch Ratings. “Un debito così elevato, ben sopra la mediana del range per la valutazione ‘BBB’ pari a circa il 40% (del Pil), lascia l’Italia esposta a possibili shock negativi e limita gli spazi per politiche fiscali anti-cicliche”, dice la nota Ficth.

Confindustria: da 2014 +651.000 occupati, stallo da metà 2016
Il futuro del Paese dipende passa ancora una volta dai giovani, i quali in Italia si ritrovano sempre nelle classifiche sulla disoccupazione. Anche se dagli ultimi dati da inizio 2014 a metà 2016 l’occupazione è cresciuta, con un incremento che varia tra +2,3% e +2,9% a seconda dell’indicatore usato per misurarla. Le informazioni disponibili per la seconda parte del 2016 indicano che la risalita dell’occupazione ha subito un arresto, anche quella dipendente nell’ultimo quarto dell’anno. La crescita delle persone occupate (+651 mila) è stata trainata dalla componente dipendente.
Lo rileva il Centro studi di Confindustria (CsC), secondo cui l’84% dell’aumento dell’occupazione dipendente registrato nel corso del 2015 (+288 mila unità) è avvenuto con contratti a tempo indeterminato; degli aggiuntivi 210 mila posti di lavoro dipendente guadagnati nei primi 9 mesi del 2016, quasi i due terzi sono a tempo indeterminato.
L’aumento dell’occupazione è quasi interamente avvenuto nei servizi privati, mentre la massiccia perdita nell’industria in senso stretto non è stata recuperata (ancora 715 mila occupati in meno nel terzo trimestre 2016 rispetto a fine 2007).
Si è verificata un’espansione delle opportunità lavorative anche per i giovani: il tasso di occupazione dei 25-29enni è aumentato di 3,8 punti percentuali da fine 2013 a metà 2016, quello dei 15-24enni di 1,7 punti.

Ue, un cittadino su quattro a rischio povertà
Oggi nell’Ue un cittadino su quattro è a rischio di povertà o esclusione sociale, e la povertà lavorativa – il livello salariale estremamente basso – riguarda all’incirca il 10% della popolazione occupata. Anche la povertà dei bambini, prossima al 27%, è motivo di “particolare preoccupazione”.
È quanto viene rilevato dalla Commissione europea alla conferenza dal titolo ‘il pilastro europeo dei diritti sociali’, dedicata alla promozione delle politiche sociali.
Il commissario europeo per l’Occupazione e gli affari sociali, Marianne Thyssen, promette un cambio di marcia. “C’è la necessità di cambiare attraverso un pilastro sociale europeo che risponda a quattro sfide: migliori opportunità di vita per i giovani, buon equilibrio tra vita e lavoro, sfruttare le qualità professionali di tutti, e non lasciare nessuno indietro”. La Commissione europea farà la sua parte, assicura Thyssen. Spetterà però anche agli Stati membri promuovere quelle politiche che si rendono e che si renderanno necessarie. “Politica economica è politica sociale e viceversa, e le due cose non possono essere considerate come a sè stanti”.

Draghi: Europa è l’unico modo per risolvere i problemi di ciascun Paese
Per Draghi la soluzione è aldilà dei confini nazionali, in nome di una maggiore cooperazione. “La collaborazione internazionale è l’unico modo di governare problemi che gli stati nazionali non riescono ormai da molto tempo a risolvere da soli”. Lo ha detto il presidente della Bce Mario Draghi concludendo il suo intervento a Santena, dove ha ricevuto il premio Cavour “per avere mantenuto l’indipendenza della Banca Centrale Europea”. Tutto il discorso di Draghi è stato incentrato sul parallelismo tra l’azione dello statista risorgimentale e le sfide odierne, per l’Europa e per l’Italia, in tempi di spinte nazionalistiche e protezionistiche. “Specialmente quando la situazione è di diffusa instabilità, sia a livello nazionale, sia sul piano internazionale, è necessaria una conduzione che mantenga saldamente il potere di iniziativa politica”. Con la consegna del premio ha affermato: “Sono commosso per questo premio, che terrò, ma devolverò il controvalore ai terremotati”, rivolgendo il pensiero alle popolazioni terremotate dell’Italia centrale. Il premio ammonta a 2.800 euro.

Al via buoni nido, premi per i nuovi nati
e pagamento pensioni

Al via le misure dal 1° gennaio

PREMIO ALLA NASCITA E BUONO NIDO

Dall’inizio del nuovo anno hanno preso il via tutte le misure previste dal cosiddetto ‘pacchetto famiglia’ stanziato dall’ultima legge di bilancio. Per la sezione destinata alla famiglia è previsto “uno stanziamento di 600 milioni di euro per il 2017 e di 700 milioni a partire dal 2018”, come ha ricordato in una nota il ministro agli Affari Regionali Enrico Costa. Tante le misure che sono entrate in vigore a partire dal primo gennaio, scrive “Studio Cataldi”, dal premio alla nascita ‘Mamma Domani’, al ‘Buono Nido’, passando per il ‘Buono Bebè’ e il ‘Voucher Babysitter’. Il premio alla nascita ‘Mamma Domani’, ossia l’assegno di 800 euro sarà destinato soprattutto “alle prime spese che, perciò, potrà essere richiesto già a partire dal settimo mese di gravidanza”. Sarà l’Inps a occuparsi di comunicare le modalità operative e di erogare la prestazione. Sempre dall’inizio dell’anno è scattato pure, il ‘Buono Nido’, “un contributo per il pagamento delle rette dei nidi pubblici e privati – ricorda Costa – fino a un massimo di 1.000 euro annui che, anche in questo caso, sarà corrisposto dall’Inps”. “Entro poche settimane – ha proseguito il ministro – verrà emanato il provvedimento attuativo”. Anche tale misura, riguarderà tutte le famiglie senza limiti di reddito ed è riferita “all’intera durata massima di tre anni di frequenza del nido”. Potranno beneficiarne i nati dal primo gennaio 2016 e l’aiuto sarà destinato “anche alle famiglie con bambini di meno di tre anni che, a causa di gravi patologie croniche, sono impossibilitati a frequentare un nido”. Le nuove misure si affiancheranno al ‘Bonus Bebè’ già esistente, ossia l’assegno mensile di 80 euro versato per un triennio alle famiglie aventi Isee inferiore ai 25mila euro (raddoppiato, se l’Isee è al di sotto della soglia di 7mila), ma a differenza di tale bonus, gli interventi che hanno appena preso il via “non prevedono limitazioni di reddito e sono state introdotte in maniera strutturale e definitiva: il welfare italiano guadagna così due nuove prestazioni che esisteranno, da quest’anno in poi, per tutti”. Con la manovra, sono state aumentate anche le risorse per il ‘Voucher Babysitter’, alternativo al congedo parentale. Nello specifico, raddoppiate quelle per le lavoratrici dipendenti (da 20 a 40 milioni di euro) e portate da 2 a 10 milioni quelle per le lavoratrici autonome. Inoltre, rispetto agli anni precedenti, ha seguitato Costa, “il rinnovo e l’incremento delle risorse è stato stabilito per un biennio, anziché per un solo anno”. Un’ultima misura che diventerà operativa però entro la fine di marzo è infine il ‘Fondo Credito Nuovi Nati’. Si tratta di uno strumento, ha spiegato il ministro “destinato a fornire garanzie sui piccoli prestiti alle famiglie che avranno o adotteranno un figlio a partire dal 2017”. Un primo passo “importante e molto consistente anche dal punto di vista finanziario in un percorso pluriennale di sostegno alle famiglie – perché ha concluso – la necessità di sostenere i genitori non si esaurisce nei primi anni di vita dei figli, pur molto gravosi dal punto di vista economico e sul piano della conciliazione con il lavoro, ma riguarda tutto il percorso di crescita dei ragazzi”.

 Inps

PAGAMENTO PENSIONI ANNO 2017

Con l’arrivo del nuovo anno è cambiato il calendario dei pagamenti delle prestazioni pensionistiche in carico all’Inps. In pratica – per la data di erogazione del trattamento di quiescenza – si è passati dal precedente riferimento al giorno festivo a quello bancabile.

Pertanto, nel 2017 tutte le prestazioni pensionistiche saranno pagate il 1° giorno bancabile del mese, con la sola eccezione della rata di gennaio, il cui pagamento è stato stabilito al 2° giorno bancabile del mese.

Il Decreto Milleproroghe, recentemente firmato dal Presidente Mattarella lo scorso 31 dicembre, ha infatti modificato l’articolo 6 del decreto legge 65/2015, convertito con legge 109/2015, che ha unificato le date di corresponsione delle prestazioni Inps, Inpdap ed Enpals.

In base a tale modifica, peraltro fortemente richiesta dall’Istituto di previdenza, viene ripristinato per il corrente anno il pagamento al primo giorno bancabile del mese, con l’unica eccezione per la rata di gennaio.

Di seguito si riportano – per i lettori interessati – le date di erogazione delle prestazioni pensionistiche per l’anno 2107 per Poste, per le quali anche il sabato è considerato bancabile, e per le banche, così come risultano dal calendario 2017  recentemente pubblicato dall’ Associazione bancaria italiana (Abi).

Mese                     Giorni Pagamenti

                              Poste          Banche

Gennaio                    3                 3

Febbraio                   1                 1

Marzo                       1                 1

Aprile                       1                 3

Maggio                     2                 2

Giugno                     1                 1

Luglio                      1                 3

Agosto                     1                 1

Settembre                1                 1

Ottobre                    2                 2

Novembre               2                 2

Dicembre                1                 1

 

Il giuslavorista

RIVOLUZIONARIA SENTENZA SU LICENZIAMENTO PER PROFITTO

“È una sentenza rivoluzionaria quella della Cassazione che introduce per la prima volta la possibilità di licenziare per profitto”. Lo ha detto a Labitalia Luca Failla, avvocato e giuslavorista, co-fondatore di LabLaw, il primo studio italiano per professionisti e diffusione capillare sul territorio, specializzato in diritto del lavoro e relazioni sindacali. “La Corte di Cassazione – ha spiegato il professionista – con una recente sentenza ha sancito per la prima volta nel nostro ordinamento la possibilità di poter licenziare un lavoratore per giustificato motivo oggettivo anche per ragioni legate al profitto e alla migliore redditività dell’azienda. Fino ad oggi le possibilità di licenziamento (per giustificato motivo) erano vincolate allo stato di crisi di un’azienda e questa situazione rendeva accettabile il licenziamento anche per evitare conseguenze più drastiche”. “Solo una situazione straordinaria – ha fatto notare l’esperto – come la crisi aziendale o la perdita del fatturato, permetteva la giustificazione del licenziamento. Oggi, dopo la sentenza della Cassazione del 7 dicembre 2016 scorso tra le ragioni per licenziare c’è anche la redditività dell’azienda e quindi in definitiva il profitto. Fatto storico per l’ordinamento italiano”. “Tra le motivazioni della storica sentenza – ha sottolineato Failla – l’applicazione dell’articolo 41 della Costituzione che letto come quel principio per cui l’imprenditore è libero, pur nel rispetto della legge, di assumere quelle decisioni atte a rendere più funzionale ed efficiente la propria azienda, senza che il giudice possa entrare nel merito della decisione”. “In altre parole – ha continuato il legale – con questa sentenza i giudici della Cassazione hanno affermato per la prima volta in modo netto e inequivocabile che un licenziamento non sarà giustificato solo per ragioni di crisi aziendale o calo di fatturato o, nei casi più gravi, in cui è in gioco la sopravvivenza stessa dell’azienda, ma anche (questa la novità storica) per una migliore e più efficiente organizzazione produttiva dell’azienda e per la ricerca di una maggiore produttività e redditività, quindi per generare maggior profitto”. “La sentenza della Corte di Cassazione – ha ulteriormente rimarcato il giuslavorista – si riferisce ad una sentenza della Corte d’Appello di Firenze del 29 maggio 2015 che, ribaltando il giudizio di primo grado, ha ritenuto illegittimo il licenziamento intimato ad un dipendente della R.S. spa per giustificato motivo oggettivo”. “Tale sentenza, infatti, non aveva condiviso – ha precisato – l’assunto del primo giudice che aveva considerato invece legittimo il licenziamento in quanto ‘effettivamente motivato dall’esigenza tecnica di rendere più snella la cd catena di comando e quindi la gestione aziendale’. La Corte di Appello di Firenze ha sostenuto che in mancanza di prova da parte del datore di lavoro l’esigenza del licenziamento ‘risulta motivata soltanto dalla riduzione dei costi, e quindi dal mero incremento del profitto”. “La Corte di Cassazione – ha osservato Failla – è intervenuta confermando la valenza della prima sentenza di legittimità del licenziamento, indicando l’articolo 41 della Costituzione letto come ‘quel principio per cui l’imprenditore è libero, pur nel rispetto della legge, di assumere quelle decisioni atte a rendere più funzionale ed efficiente la propria azienda, senza che il giudice possa entrare nel merito della decisione'”. In proposito si argomenta che “‘concedere all’imprenditore la possibilità di sopprimere una specifica funzione aziendale solo in caso di crisi economica finanziaria e di necessità di riduzione dei costi rappresenti un limite gravemente vincolante l’autonomia di gestione dell’impresa, garantito costituzionalmente’ e peraltro neppure imposto dall’articolo 3 della legge 604/1966 come, invece, interpretato per decenni dai nostri tribunali”. “Con il secondo motivo – ha chiarito l’avvocato – si denuncia ancora violazione e falsa applicazione degli articoli 3 e 5 della legge 15 luglio 1966 numero 604, in relazione all’articolo 41 Costituzione. Al riguardo si sostiene che, anche ove la soppressione della funzione fosse stata dettata da una mera scelta di più economica gestione dell’impresa, tale decisione aziendale sarebbe comunque legittima, in quanto attinente alla libertà economica dell’imprenditore”. “Si contesta – ha ricordato il giuslavorista – richiamando talune pronunce di legittimità, che ai fini della giustificazione del motivo oggettivo di licenziamento, debba sussistere esclusivamente ‘il requisito economico dato dall’esistenza di sfavorevoli situazioni o necessità di sostenere notevoli spese straordinarie'”.

 Carlo Pareto

Inps. Interventi a favore delle popolazioni colpite dal terremoto

Inps

IL PAGAMENTO DELLE PENSIONI A GENNAIO 2017

Nel mese di gennaio 2017, i pagamenti dei trattamenti pensionistici, degli assegni, pensioni e indennità di accompagnamento corrisposte agli invalidi civili, nonché delle rendite vitalizie dell’Inail saranno effettuati il secondo giorno bancabile.

Il pagamento al secondo giorno bancabile è stato stabilito dall’articolo 6 del decreto legge 21 maggio 2015, n. 65. Pertanto, la rata di gennaio 2017 sarà erogata da Poste e banche il 3 gennaio 2017.

Gestione artigiani e commercianti

CONTRIBUTI INPS: 4 EMISSIONE 2016

Di seguito alla Circolare 15 del 29 gennaio 2016 in merito della contribuzione dovuta dagli iscritti alla gestione Artigiani ed Esercenti attività commerciali nel corso dell’anno 2016, l’Inps ha recentemente comunicato che è stata ultimata l’elaborazione dell’imposizione contributiva per tutti i soggetti che non avevano già regolarizzato la loro situazione. Sono stati inoltre predisposti i modelli “F24” necessari per potere effettuare il versamento della contribuzione.

Con il Messaggio n. 5206 del 23 dicembre 2016 l’istituto ricorda ai contribuenti interessati che a partire dall’anno 2013, non ha più provveduto all’invio delle comunicazioni contenenti i dati e gli importi utili per il pagamento della contribuzione dovuta e che le comunicazioni di cui si tratta sono comunque disponibili, all’interno dei Servizi del Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti. L’accesso ai Servizi avviene, come di consueto, tramite Pin del soggetto titolare di posizione contributiva, ovvero di un suo intermediario in possesso di delega in corso di validità.

Precisazioni Inps

INTERVENTI A FAVORE DELLE POPOLAZIONI COLPITE DAL TERREMOTO

Con la Circolare n. 204 del 25 novembre 2016 l’Istituto ha provveduto a dettare le istruzioni operative, inerenti all’ambito di applicazione del decreto legge 17 ottobre 2016 n. 189 che ha disposto interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici che il giorno 24 agosto 2016 hanno interessato i territori delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria.

Il messaggio n. 5162 del 21 dicembre 2016 provvede a fornire le opportune precisazioni per assicurare nei Comuni interessati, la corretta e uniforme applicazione della sospensione prevista nella citata Circolare, dei termini relativi agli adempimenti e ai versamenti contributivi, previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria.

Lavoro

VOLANO I VOUCHER

I voucher crescono del 32,5% e i nuovi contratti a tempo indeterminato calano dell’89%: sono questi i dati di maggior rilievo registrati nei primi 10 mesi del 2016 dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps. Volano dunque, anche se meno di quel +67% registrato nel 2015 sul 2014, i “buoni lavoro” che tra gennaio e ottobre di quest’anno toccano quota 121,5 milioni, mentre arretrano pesantemente, di pari passo con il decalage della decontribuzione prevista per i contratti a tutele crescenti, i contratti a tempo indeterminato che, al netto delle cessazioni, ammontano a 61.640 contro i 588.039 registrati nello stesso periodo del 2015 e ai 101.255 del 2014. In calo invece del 4,6% complessivamente le cessazioni mentre salgono del 2,4% i licenziamenti per quel che riguarda i contratti a tempo indeterminato. In particolare a crescere sono sia quelli per giustificato motivo oggettivo che quelli per giusta causa: i primi passano dai 380.292 dei primi 10 mesi del 2015 ai 399.613 del 2016 mentre i secondi passano da 47.728 dello scorso anno ai 60.817 di quest’anno. Sotto il profilo della consistenza complessiva dei rapporti di lavoro, invece, i primi dieci mesi del 2016, nel settore privato, registrano un saldo, tra assunzioni e cessazioni, pari +497.000 contratti , inferiore a quello del corrispondente periodo del 2015 (+636.000) ma superiore a quello dei primi dieci mesi del 2014 (+313.000). Un dato questo che proiettato sui dodici mesi porta ad un saldo su anno, compresi i rapporti stagionali, di +486.000. “Il risultato positivo è largamente imputabile al trend di crescita netta registrato dai contratti a tempo indeterminato, il cui saldo annualizzato a ottobre 2016 è pari a +406.000. Tale saldo riflette gli effetti di trascinamento dovuti all’intensa dinamica di crescita registrata negli ultimi mesi del 2015”, spiega l’Inps. Al lordo delle cessazioni le assunzioni, nel periodo gennaio-ottobre 2016, sono state pari a 4.833.000, con una riduzione di 347.000 unità rispetto al corrispondente periodo del 2015 (-6,7%). Il rallentamento delle assunzioni ha riguardato principalmente i contratti a tempo indeterminato: –492.000, pari a –32,0% rispetto ai primi dieci mesi del 2015 ma anche le trasformazioni a tempo indeterminato contrattesi del 34,1%. Salgono invece i contratti a tempo determinato che nei primi dieci mesi 2016 registrano 3.106.000 assunzioni, in aumento sia sul 2015 (+4,9%), sia sul 2014 (+7,6%). Su anche i contratti in apprendistato che conferma il proprio trend di crescita. In particolare, rispetto all’analogo periodo del 2015, le assunzioni in apprendistato aumentano di 38.000 unità (+24,5%).I contratti stagionali registrano invece una riduzione del 7%. Per quel che riguarda i contratti stipulati con decontribuzione biennale sono state 323mila le nuove assunzioni a tempo indeterminato e 117000 le trasformazioni di rapporti a termine per un totale di 440.000 rapporti di lavoro agevolati., circa il 33,9% del totale delle assunzioni o trasformazioni a tempo indeterminato. Un dimezzamento, questo, rispetto a quanto totalizzato l’anno precedente quando l’incidenza delle assunzioni e trasformazioni agevolate , ma con abbattimento totale dei contributi a carico del datore di lavoro per un triennio, era stata pari al 60,8% del totale dei contratti. Quanto alla composizione dei nuovi rapporti di lavoro in base alla retribuzione mensile, si registra, per le assunzioni a tempo indeterminato intervenute nei primi dieci mesi del 2016, una riduzione della quota di retribuzioni inferiori a 1.750 euro rispetto a quanto osservato per il corrispondente periodo 2015.

Calderone

CI ASPETTA UN 2017 IMPORTANTE

Politiche attive, welfare aziendale, sicurezza lavoro: sono solo alcuni dei campi sui quali i Consulenti del lavoro dovranno puntare in questo 2017 oramai alle porte. A dirlo a ‘Italia Oggi’ è la presidente nazionale, Marina Calderone, che nel suo bilancio di fine anno ripercorre il ricco e importante percorso di crescita dei 27 mila Consulenti del lavoro in questi ultimi anni. “La nostra è una professione che non si ferma mai -spiega Calderone-. Ci aspetta un 2017 importante e con grandi cambiamenti in materia di lavoro che interesseranno molto da vicino i Consulenti del lavoro. Ai giovani che vogliono intraprendere questo cammino professionale consiglio di non accontentarsi, di mantenere viva la curiosità e di non smettere mai di investire nella propria formazione. Formarsi continuamente è lo strumento migliore per valorizzare ambiti e competenze acquisite e per essere pronti ad accogliere le sfide del futuro in una prospettiva multidisciplinare”. “Se prima i Consulenti del lavoro erano considerati al servizio della piccola e media impresa italiana, oggi abbiamo dei provvedimenti legislativi rilevanti che ci assegnano una funzione di responsabilità nell’ assistenza ai lavoratori, mettendo in evidenza ed enfatizzano ancor di più la funzione di terzietà e sussidiarietà che l’Ordine professionale e, nello specifico, i Consulenti del lavoro hanno all’ interno della nostra società”, aggiunge la presidente del Cno Consulenti del lavoro”. “Dalla legge 12/79 -ricorda Calderone- i Consulenti del lavoro hanno deciso di scrivere una storia diversa: occuparsi di lavoro a 360°. Attualmente la nostra professione rappresenta un’ eccellenza. Le nostre funzioni sono aumentate. Siamo diventati centrali per la deflazione del contenzioso, abbiamo esteso le nostre competenze alla mediazione civile e commerciale, verifichiamo la genuinità delle collaborazioni e dei contratti, siamo tra i soggetti abilitati a trasmettere le dimissioni dei lavoratori”. “Inoltre, -conclude Calderone- abbiamo ampi margini di crescita in materia di sicurezza sul lavoro e, grazie alla Fondazione Lavoro, saremo determinanti nel campo delle politiche attive. Ora la nostra missione è difendere le competenze acquisite e valorizzare al meglio, investendo in formazione, gli ambiti non ancora sfruttati pienamente”.

Carlo Pareto

Ape. Niente tredicesima nel periodo di pensionamento anticipato

Ape volontaria

NIENTE 13° DURANTE IL PERIODO DI PENSIONAMENTO ANTICIPATO

L’Ape volontaria sarà erogata per 12 mesi l’anno e non su 13 come avviene per la pensione. Lo hanno recentemente confermato fonti di Governo spiegando anche che nel Dpcm che sarà pubblicato a gennaio dopo l’approvazione della legge di Bilancio sarà messo un tetto per quanto riguarda la richiesta di Ape del 95% della pensione certificata mensile nel caso di richiesta di anticipo di un anno, del 90% in caso di anticipo di due anni e dell’85% in caso di anticipo di tre anni.

Spunta tetto Isee per bonus mamma e nido- Spunta un tetto Isee per il bonus mamma e per quello nido, previsti dalla manovra. Due emendamenti presentati dal Pd e approvati dalla commissione Affari sociali della Camera stabiliscono che i nuclei familiari che possono usufruire delle agevolazioni siano solo quelli con un Isee non superiore a 13mila euro annui per il bonus mamma e non superiore a 25mila euro per il bonus nido. Come prevede il regolamento però ora la proposta sarà ulteriormente valutata dalla commissione Bilancio della Camera. Tra le altre novità contenute negli emendamenti l’ipotesi di portare da 210 a 600 euro le detrazioni per le attività sportive dei figli e il congedo per la paternità che passerebbe da 2 a 3 giorni.

Lavoro

GARANZIA GIOVANI: MAXI BONUS SUI CONTRIBUTI

All’orizzonte il nuovo bonus «Neet» e un possibile rifinanziamento del programma da parte dell’Unione europea, con sconti contributivi robusti alle imprese che assumeranno nel 2017 i giovani iscritti e un aumento del budget – attualmente 1,5 miliardi da spendere entro fine 2018 – se verrà accolta la proposta della Commissione di rafforzare di 2 miliardi il “tesoretto” complessivo da dividere tra tutti gli Stati coinvolti in Garanzia giovani. Ma come è andata finora la Youth Guarantee italiana, a due anni e mezzo dal debutto ufficiale del 1° maggio 2014?

I numeri del ministero del Lavoro parlano di 806mila giovani presi in carico su un milione di registrazioni (per l’esattezza 1.035.827, al netto delle cancellazioni): otto su dieci, cioè, dopo essersi registrati sul portale del programma si sono presentati al centro per l’impiego per siglare il cosiddetto patto di servizio, attraverso il quale si punta a offrire ai giovani un’offerta «qualitativamente valida di lavoro, proseguimento degli studi, apprendistato o tirocinio», così come previsto dalla strategia di Bruxelles.

In Italia poco più della metà dei presi in carico, 421mila ragazzi, ha ricevuto la proposta di almeno una misura – nel ventaglio rientrano accoglienza, orientamento, formazione, accompagnamento al lavoro, apprendistato, tirocinio, servizio civile, sostegno all’autoimprenditorialità, mobilità professionale, bonus occupazionale e formazione a distanza -, mentre tutti gli altri sono in attesa di essere contattati.

Restringendo l’obiettivo sul tipo di “interventi”, in base alle risposte fornite al Sole 24 Ore direttamente dalle Regioni, emerge che a farla da padrone sono i tirocini: finora ne sono stati attivati più di 200mila, coinvolgendo circa la metà dei ragazzi a cui è stata proposta almeno una misura, con Sicilia (42mila), Lazio (32mila), Lombardia (31mila) e Campania (26mila) in testa al numero di stage siglati.

E i contratti di lavoro veri e propri quanto “pesano”? Una misura certificata dall’Inps riguarda il bonus assunzione e il “super bonus” per la trasformazione dei tirocini, due incentivi che nel 2017 lasceranno il passo al nuovo bonus giovani che con una dote di 200 milioni offrirà lo sgravio totale o al 50% dei contributi in base al contratto d’ingresso (si veda a pagina 7).

La prima agevolazione (bonus assunzione) è una somma riconosciuta ai datori di lavoro (tra 1.500 e 6mila euro) che assumono ragazzi iscritti al programma a tempo determinato, in apprendistato o a tempo indeterminato. Al 9 novembre risultavano autorizzate dall’Inps 56.205 domande, di cui circa la metà per contratti a tempo indeterminato e nel 37% dei casi per apprendistato professionalizzante di oltre 12 mesi. A questo bonus le Regioni hanno destinato complessivamente 186,6 milioni, con la Lombardia in vetta per numero di adesioni (15.918 domande confermate), seguita dalla Sicilia con 6.417 richieste.

Sempre al 9 novembre, poi, risultavano 9.560 le imprese beneficiarie del “super bonus” introdotto dal 1° marzo 2016 per le assunzioni a tempo indeterminato, anche a scopo di somministrazione, o con apprendistato di oltre 12 mesi, di giovani che abbiano svolto, o stiano svolgendo, un tirocinio nell’ambito della Youth Guarantee, avviato entro il 31 gennaio 2016. Il bonus prevede un incentivo proporzionato alla difficoltà del giovane di essere ricollocato (da 3mila a 12mila euro), con una dote complessiva di 90 milioni. A guidare la classifica regionale la coppia di testa si inverte: prima la Sicilia (2.272 domande confermate), seconda la Lombardia (1.282 richieste). Sommando, quindi, bonus e super bonus si registra un totale di quasi 66mila contratti.

Dalle risposte raccolte dalle Regioni viene fuori che tra i giovani iscritti a Garanzia giovani, circa 92mila risultano assunti a tempo determinato, 45mila a tempo indeterminato e 49mila in apprendistato. Numeri che comprendono anche una quota di ragazzi che dopo aver aderito al programma hanno trovato un posto di lavoro prima di aver ricevuto una misura.

Fisco

IL SOLLECITO DI EQUITALIA ARRIVA CON UN SMS

Dalle lettere di compliance delle Entrate all’Sms di Equitalia. È il Fisco 2.0 che cambia approccio e modalità di interazione con il contribuente che non si dichiara o che non paga il dovuto.

Ultimo tassello del mosaico lanciato in questi mesi dall’amministrazione finanziaria è il servizio “Sms-Se mi scordo” con cui l’agente pubblico della riscossione (destinato a essere accorpato all’agenzia delle Entrate dal 1° luglio 2017) messaggia direttamente con il cittadino e l’impresa per preannunciargli l’invio di una cartella, per ricordargli che manca soltanto una rata per decadere dal piano di dilazione del debito, ma anche per segnalargli che il pagamento delle rate non risulta regolare. Un nuovo alert, insomma, anche questo voluto dall’amministratore delegato Ernesto Maria Ruffini, e che va nella stessa direzione degli altri strumenti già resi operativi da Equitalia nel 2015, come il portale responsive e l’appEquiclick. «La riscossione ed Equitalia devono essere poste sullo stesso fuso orario del Paese ed è quello che stiamo facendo», ha sottolineato Ruffini. “Se Mi Scordo” «è un servizio e questo deve essere il principio centrale del nostro lavoro. Fornire un servizio per poter essere al fianco dei cittadini e non contro».

Le comunicazioni previste dal servizio di alert “Se Mi Scordo” al momento sono di tre tipologie. Attenzione, si tratta sempre di messaggi «puramente informativi – ricordano da Equitalia – che «non sostituiscono in alcun modo la notifica di un atto, non hanno alcun valore né rappresentano vincoli giuridici nel rapporto tra gli utenti ed Equitalia e possono essere revocati in qualsiasi momento». Con la prima tipologia di sms, Equitalia comunica al cittadino di aver preso in carico un debito da riscuotere da uno dei 6.700 enti di cui è concessionario della riscossione: agenzia delle Entrate, Inps, Inail, Comuni (3.500), Province (86), Regioni (18), ordini professionali (363), aziende di trasporti (30) o un altro ente creditore. In questo caso il messaggio o la email con mittente «Equi Info» sarà di questo tenore: «Equitalia le comunica che è stata incaricata di riscuotere una somma a suo carico. Info: www.gruppoequitalia.it (area riservata) o presso i nostri sportelli».

La seconda tipologia di messaggio può riguardare i piani di rateizzazione concessi al contribuente. L’sms avvisa se non risulta pagata almeno la metà del numero massimo delle rate previste per la decadenza: «Equitalia la informa che le scadenze del piano di rateizzazione n._____ non risultano rispettate. Info: www.gruppoequitalia.it o presso i nostri sportelli». Anche in questo caso si può verificare la propria posizione nell’area riservata.

La seconda tipologia di messaggio può riguardare i piani di rateizzazione concessi al contribuente. L’sms avvisa se non risulta pagata almeno la metà del numero massimo delle rate previste per la decadenza: «Equitalia la informa che le scadenze del piano di rateizzazione n. _____ non risultano rispettate. Info: www.gruppoequitalia.it o presso i nostri sportelli». Anche in questo caso si può verificare la propria posizione nell’area riservata.

Con il terzo tipo di Sms l’agente della riscossione comunica che manca solo una rata prima di decadere dal piano concordato con Equitalia. In questo caso l’informazione reciterà «Equitalia le ricorda che il mancato pagamento di un’altra rata farà decadere il piano di rateizzazione n. _____ ».

Il nuovo servizio può essere attivato rivolgendosi a uno dei 202 sportelli della società pubblica di riscossione o interrogando il portale www.gruppoequitalia.it. Allo sportello va compilato un modulo in cui, oltre ai dati personali e al codice fiscale, occorre indicare il numero di cellulare o la mail. Per l’attivazione dal sito è invece necessario accedere all’area riservata con le credenziali (Spid, agenzia delle Entrate, Inps e carta nazionale dei servizi) e, successivamente, registrarsi.

Carlo Pareto