Allarme pensioni, l’Inps vuole indietro i soldi

Pensioni

L’ALLARME: INPS RIVUOLE INDIETRO I SOLDI

“Apprendiamo con preoccupazione, dai nostri soci, della ricezione di missive Inps, contenenti la richiesta di rimborso di somme, anche ingenti, che l’istituto di previdenza ritiene di aver erogato indebitamente ai pensionati. Fermo restando il diritto dell’Inps di rettificare, nei termini prestabiliti dalla legge, gli importi degli assegni in caso di errore, chiediamo chiarimenti sull’intervento in atto, a partire dalle motivazioni del riconteggio e dalle dimensioni della platea interessata”. La denuncia arriva dalla Fipac, la federazione dei Pensionati aderente a Confesercenti, che ha inviato per questo una lettera al Presidente dell’Inps, Tito Boeri.

“La Fipac – continua la nota – vuole conoscere se si tratta di pochi casi isolati o se piuttosto è in corso di una verifica in grande scala, che non può che creare disagio e preoccupazione. Sollecitiamo l’apertura di un tavolo con le organizzazioni di rappresentanza dei pensionati – si legge nella nota inviata a Boeri – per gestire un intervento che crea apprensione e mina le condizioni materiali di vita delle persone, anche al fine di evitare lunghe e dispendiose battaglie legali”.

“La pretesa di restituire somme erogate per errore dall’Inps è indebita, vista la sentenza della Corte Costituzionale che proprio quest’anno ha sancito l’illegittimità di richieste di rimborso in caso di assenza di dolo da parte del pensionato. Sentenza che – concludono i pensionati – auspicavamo avesse finalmente posto fine all’invio di missive del genere: aprire una lettera e scoprire di avere un debito di 5 cifre con lo Stato è uno choc per chiunque, in particolare per i più anziani, e rischia di creare un’ondata di sfiducia nei confronti del sistema previdenziale, minandone ulteriormente il rapporto con i cittadini”.

Dati Inail

AUMENTANO I MORTI SUL LAVORO

In linea con l’andamento rilevato tra gennaio e luglio, anche nei primi otto mesi di quest’anno si conferma l’incremento dell’1,3% delle denunce d’infortunio pervenute all’Inail. Nel periodo gennaio-agosto, infatti, sono state 421.969, 5.229 in più rispetto allo stesso periodo del 2016, per effetto di un aumento infortunistico dell’1,3% registrato per i lavoratori (quasi 3.400 casi in più) e dell’1,2% per le lavoratrici (oltre 1.800 in più).

All’incremento hanno contribuito soltanto la gestione Industria e servizi (+2,0%) e quella conto Stato dipendenti (+3,3%), mentre le gestioni agricoltura e conto Stato studenti delle scuole pubbliche statali hanno fatto segnare un calo pari, rispettivamente, al 4,8% e all’1,9%. A livello territoriale le denunce d’infortunio sono aumentate al Nord (oltre seimila casi in più) e, in misura più contenuta, al Centro (+197), mentre sono diminuite al Sud (-800) e nelle Isole (-207). Gli aumenti più sensibili, sempre in valore assoluto, si sono registrati in Lombardia (+2.743 denunce) ed Emilia Romagna (+1.942), mentre le riduzioni maggiori sono quelle rilevate in Sicilia (-651) e Puglia (-639).

Nel solo mese di agosto sono state rilevate 36.369 denunce, 1.528 in più rispetto all’agosto 2016 (+4,4%) e oltre cinquemila in più rispetto all’agosto 2015 (+16,7%). Il numero dei giorni lavorativi è stato identico sia per i mesi di agosto 2016-2017 (22) sia per l’intero periodo gennaio-agosto (168).

Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Inail nei primi otto mesi di quest’anno sono state 682, 31 in più rispetto ai 651 decessi dell’analogo periodo del 2016 (+4,8%) e 70 in meno rispetto ai 752 eventi mortali registrati tra gennaio e agosto del 2015 (-9,3%). Le fotografie scattate il 31 agosto del 2016 e del 2017 evidenziano, per il totale dei due primi quadrimestri, un aumento di 48 casi (da 526 a 574) nella gestione industria e servizi (+9,1%), una diminuzione di quattro casi (da 92 a 88) in agricoltura (-4,3%) e un calo di 13 casi (da 33 a 20) nel conto Stato (-39,4%).

Nei confronti ‘di periodo’, le variazioni percentuali delle denunce di infortunio mortale presentate all’Inail finora hanno fatto registrare, rispetto al 2016, un segno positivo, su cui hanno pesato in modo decisivo i dati della gestione industria e servizi. Se agricoltura e conto Stato hanno avuto nei vari periodi del 2017 andamenti sempre decrescenti rispetto all’anno precedente, infatti, la gestione Industria e servizi presenta, nei vari periodi presi in considerazione, aumenti compresi tra il +10% e +20%, con un picco nel mese di gennaio (quasi il 75% di casi mortali in più rispetto allo stesso mese del 2016: 89 decessi contro 51).

Dal confronto ‘di mese’ emerge, viceversa, un calo delle denunce: i 51 decessi del solo mese di agosto 2017 sono due in meno rispetto ai 53 dell’agosto 2016 e, estendendo il campo di osservazione, 10 in meno rispetto ai 61 casi con esito mortale dell’agosto 2015.

L’incremento rilevato nel confronto tra i primi otto mesi del 2016 e del 2017 è legato principalmente alla componente maschile, i cui casi mortali sono aumentati di 28 unità, da 587 a 615 (+4,8%), mentre quella femminile ha fatto registrare un aumento di tre casi, da 64 a 67 decessi (+4,7%). Dall’analisi territoriale emerge un aumento di 31 casi delle denunce di infortuni con esito mortale nel Nord-Ovest (Liguria +13 decessi, Lombardia +10, Piemonte +8), di 10 casi nelle Isole (Sicilia +13, Sardegna -3) e di quattro al Sud (Abruzzo +16, Calabria +2, Campania -8, Basilicata -5 e Molise -1). In diminuzione, invece, le denunce nel Nord-Est (-12 casi), dove spiccano in particolare i dati del Veneto (-18) e del Friuli Venezia Giulia (+7), e quelle del Centro, per il quale si registra un calo di due decessi, sintesi di una riduzione di quattro casi sia in Toscana che in Umbria e di un aumento di sei casi nel Lazio.

Le denunce di malattia professionale pervenute all’Inail nei primi otto mesi del 2017 e protocollate sono state 39.318, 1.153 in meno rispetto allo stesso periodo del 2016 (-2,8%). Dopo anni di continua crescita, il 2017 sembra dunque contraddistinguersi per il trend in diminuzione, comunque contenuto, delle tecnopatie denunciate, già rilevato anche nei mesi scorsi.

Le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, con quelle del sistema nervoso e dell’orecchio, continuano a rappresentare le malattie più denunciate (78,8% del complesso dei casi).

Tasse

MULTE LIGHT SE PAGHI ENTRO IL 16 OTTOBRE

In caso di omessi o insufficienti versamenti e altre irregolarità fiscali, forse non tutti sanno che è possibile mettersi in regola grazie al ‘ravvedimento’, beneficiando della riduzione delle sanzioni. Si parla di ‘ravvedimento sprint’ quando i versamenti vengono effettuati con un ritardo non superiore a 15 giorni. In tali casi la sanzione del 15% è ulteriormente ridotta a 1/15 per ogni giorno di ritardo (1%). Pertanto, in sede di ravvedimento, la sanzione da versare sarà pari allo 0,1% per ciascun giorno di ritardo (1/10 dell’1%). Quindi per chi avesse saltato l’appuntamento del 2 ottobre, c’è ancora la possibilità di pagare una sanzione minima.

Il ravvedimento è consentito a tutti i contribuenti. Prima delle modifiche introdotte dalla legge di Stabilità per il 2015, per poterne usufruire occorreva rispettare determinati limiti di tempo. Inoltre, era necessario che: la violazione non fosse già stata constatata e notificata a chi l’avesse commessa; non fossero iniziati accessi, ispezioni e verifiche; non fossero iniziate altre attività di accertamento (notifica di inviti a comparire, richiesta di esibizione di documenti, invio di questionari) formalmente comunicate all’autore.

Tali preclusioni, per i tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate, non esistono più e il ravvedimento è inibito solo dalla notifica degli atti di liquidazione e di accertamento (comprese le comunicazioni da controllo automatizzato e formale delle dichiarazioni). In ogni caso, il pagamento e la regolarizzazione non precludono l’inizio o la prosecuzione di accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di controllo e accertamento.

Gli step per il ravvedimento sono diversi. Il decreto legislativo n. 158/2015 ha modificato la normativa sulle sanzioni per ritardati o omessi versamenti, prevedendo ad esempio – come si legge sul sito del ministero delle Entrate – la riduzione alla metà della sanzione ordinaria per i versamenti effettuati con un ritardo non superiore a 90 giorni dalla scadenza. In tali casi, quindi, la sanzione passa dal 30% al 15%. Pertanto, se la regolarizzazione avviene, per esempio, entro 30 giorni dall’originaria data di scadenza del pagamento del tributo, la sanzione ridotta da versare in sede di ravvedimento sarà pari all’1,5% dell’imposta dovuta (1/10 della sanzione ordinaria ridotta alla metà).

E ancora. La sanzione è ridotta a 1/8 del minimo se la regolarizzazione avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione, oppure, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro un anno dall’omissione o dall’errore; a 1/7 del minimo, se la regolarizzazione avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione oppure, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro due anni dall’omissione o dall’errore; a 1/6 del minimo, se la regolarizzazione avviene oltre il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione, oppure, quando non è prevista dichiarazione periodica, oltre due anni dall’omissione o dall’errore; a 1/5 del minimo se la regolarizzazione avviene dopo la constatazione della violazione (ai sensi dell’articolo 24 della legge 7 gennaio 1929, n. 4), salvo nei casi di mancata emissione di ricevute fiscali, scontrini fiscali o documenti di trasporto o di omessa installazione degli apparecchi per l’emissione dello scontrino fiscale).

Come fare – Per i versamenti occorre utilizzare: il modello F24, per le imposte sui redditi, le relative imposte sostitutive, l’Iva, l’Irap e l’imposta sugli intrattenimenti; il modello F23, per l’imposta di registro e gli altri tributi indiretti; l’F24 Elide per tributi, sanzioni e interessi, connessi alla registrazione dei contratti di locazione e affitto di beni immobili. Gli interessi devono essere indicati nel modello F24 utilizzando gli appositi codici tributo. Quelli sulle ritenute vanno invece versati dai sostituti d’imposta sommandoli al tributo. Anche per le sanzioni sono stati previsti appositi codici da riportare sul modello di versamento (elenco completo dei codici).

Carlo Pareto

Contributi figurativi
e pagamento delle pensioni Inps all’estero

Contributi figurativi
ACCREDITO MATERNITA’ AL DI FUORI DEI RAPPORTI DI LAVORO

In favore dei soggetti iscritti al Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (FPLD) e alle forme di previdenza sostitutive ed esclusive dell’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti, i periodi corrispondenti al congedo di maternità verificatisi al di fuori del rapporto di lavoro, sono considerati utili ai fini pensionistici, a condizione che il soggetto possa poter vantare, all’atto della domanda, almeno cinque anni di contribuzione versata in costanza di rapporto di lavoro.
L’accredito spetta alle madri per il lasso di tempo esattamente conforme al congedo di maternità verificatosi fuori dal rapporto di lavoro.
L’articolo 2, comma 504, legge 24 dicembre 2007, n. 244 stabilisce che la facoltà di accredito e di riscatto dei periodi di maternità prevista dagli articoli 25 e 35, decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 spetta a coloro che alla data del 27 aprile 2001, data di entrata in vigore del decreto legislativo, risultino iscritti in servizio.
Per l’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) l’iscritto in servizio è il soggetto di condizione attiva che alla data di entrata in vigore del d.lgs. 151/2001 non sia titolare di trattamento pensionistico.
Conseguentemente, la facoltà di accredito è preclusa a tutti coloro che alla predetta data del 27 aprile 2001 risultino pensionati, salvo si tratti di soggetti intestatari di assegno di invalidità o di pensione di invalidità stante la particolarità dello status di titolare di trattamento di invalidità.
L’accredito è subordinato al possesso di cinque anni di contribuzione effettiva al momento della richiesta di ammissione al beneficio assicurativo.
Al raggiungimento del requisito contributivo concorrono tutte le tipologie di contribuzione derivanti da attività lavorativa subordinata. La prefigurata condizione assicurativa non può però essere perfezionata totalizzando la contribuzione accreditata in corrispondenza di periodi di lavoro subordinato con periodi di contribuzione corrisposta nelle gestioni Art/Com e Cd/Cm, per attività autonoma (circolare 26 marzo 2003, n. 61).
Con riferimento alle istanze presentate a decorrere dal 1° maggio 2010, il citato requisito dei cinque anni può essere maturato anche con il cumulo di periodi assicurativi fatti valere in altro stato comunitario, fermo restando il rispetto del minimale di 52 settimane di contribuzione richiesto dalla regolamentazione comunitaria per l’accesso alla totalizzazione.
Sempre dal 1° maggio 2010, il requisito dei cinque anni può essere perfezionato anche con il cumulo di periodi assicurativi fatti valere in Svizzera e nei Paesi See ovvero Islanda, Liechtenstein e Norvegia (circolare 25 febbraio 2011, n. 41).
L’accredito figurativo può avvenire solo in corrispondenza di periodi che non risultino già coperti da altra tipologia di contribuzione nelle varie gestioni pensionistiche, nelle quali gli interessati siano intestatari di conto assicurativo (circolare 26 marzo 2003, n. 61).

Come fare domanda
Per presentare la domanda deve essere compilato l’apposito modulo disponibile online. L’istanza deve essere presentata dall’interessato o dai suoi superstiti alla struttura decentrata Inps territorialmente competente. Importante: alla richiesta va allegata la dichiarazione sostitutiva di certificazione (autocertificazione) della data di nascita del bambino e dei dati anagrafici della madre.

Pagamento delle pensioni Inps all’estero
ACCERTAMENTO DELL’ESISTENZA IN VITA PER L’ANNO 2017

Con il Messaggio n. 3378 del 30 agosto scorso l’Inps ha comunicato il via della Campagna 2017 di accertamento dell’esistenza in vita per i titolari di pensione residenti all’estero.
La campagna è iniziata con notevole ritardo rispetto agli anni precedenti e sarà effettuata con una diversa modalità e tempistica.
La prima novità riguarda i tempi: l’operazione è divisa in due fasi a seconda del paese di residenza del pensionato. La verifica è gestita dalla City Bank, pertanto fa fede la residenza presente negli archivi della City Bank.
Le informative dell’Inps sono state inviate ai pensionati a partire dal mese di settembre e le risposte dovranno pervenire entro il 5 gennaio 2018. Gli interessati che non faranno pervenire l’attestazione entro il termine indicato nel modulo riceveranno il pagamento del rateo di febbraio 2018 in contanti presso le agenzie “Western Union” del Paese di residenza, che dovranno riscuotere entro il 19 febbraio 2018.
La verifica dell’esistenza in vita del pensionato all’estero, viene come detto effettuata al momento dall’Istituto di credito Citibank, che esegue i pagamenti all’estero per conto dell’Inps. Questo accertamento si configura anche come un utile ed efficace strumento di prevenzione e contrasto al fenomeno dell’indebita percezione delle prestazioni.
Per eseguire la verifica, la Banca ha diviso la platea dei pensionati coinvolti nell’operazione in due blocchi distinti per aree geografiche di residenza, programmando due differenti fasi di verifica.
La 1 ª fase si svolgerà da settembre 2017 a febbraio 2018. La 2ª fase si svolgerà da febbraio a luglio 2018.
Per la prima fase, viene recapitata ai pensionati una lettera esplicativa redatta in italiano ed in una delle cinque lingue più diffuse a seconda del paese di destinazione e il modulo standard di attestazione – personalizzato per ciascun pensionato -, che, una volta compilato e validato, deve essere fatto pervenire entro il 5 gennaio 2018 alla casella postale PO Box 4873, Worthing BN99 3BG, United Kingdom.
Citibank utilizza i dati di residenza registrati negli archivi della banca stessa per individuare i soggetti sottoposti a verifica. Qualora intervenga, nel corso delle due fasi diverse, una variazione di domicilio, per evitare la reiterazione dell’invio delle richieste di attestazione dell’esistenza in vita, Citibank escluderà i soggetti che hanno già subito la verifica nella fase precedente.
Quale criterio di esclusione dell’accertamento, non verrà inviata la richiesta di produrre prova di esistenza in vita a specifici gruppi:
titolari con importo mensile inferiore a 10 euro che comportano un basso rischio di erogazione di importi indebiti;
titolari di pensioni oggetto di scambi mensili di informazioni tra Inps e le Istituzioni previdenziali tedesche e svizzere;
beneficiari che hanno riscosso personalmente la pensione agli sportelli della Western Union o che per propria iniziativa hanno fornito a Citibank valida attestazione di esistenza in vita con data recente.
Un nuovo servizio on line consentirà comunque di verificare se un pensionato è coinvolto nella verifica e deve produrre la prova di esistenza in vita Particolari modalità sono state inoltre previste per consentire l’adempimento anche nel caso in cui il pensionato risieda in istituto di riposo o sia affetto da patologie o incapace o recluso in istituto di detenzione. Citibank ha messo a disposizione dei Patronati operanti all’estero la facoltà di trasmettere telematicamente i moduli di attestazione di esistenza in vita con nuove funzionalità. L’operatore abilitato potrà generare il modulo standard e il modulo alternativo, il modulo cambio indirizzo e cambio coordinate bancarie. Il Servizio Clienti Citibank può essere contattato tramite pagina web: www.inps.citi.com, tramite mail inps.pensionati@citi.com, tramite telefoni indicati nella lettera esplicativa o tramite Servizio Automatico Interattivo.

Carlo Pareto

PROPOSTA PENSIONI

PENSIONI

67 anni sono troppi, “si avvii un tavolo di studio per individuare un nuovo criterio che rispetti le diversità e le peculiarità di tutti i lavori”. Partendo da queste posizioni Cgil, Cisl e Uil hanno inviato al Governo una proposta unitaria per intervenire sulla previdenza per “superare le attuali rigidità e favorire il turn over generazionale per rendere più equo l’attuale sistema previdenziale”.

Prima di tutto, i tre sindacati sollecitano il blocco dell’adeguamento all’aspettativa di vita, previsto per il prossimo 2019, e puntano ad un tavolo di studio per individuare i nuovi criteri. Le altre proposte riguardano le donne (in particolare il riconoscimento di un anticipo per l’accesso alla vecchiaia per tutte le lavoratrici fino a tre anni), e il riconoscimento di un “bonus contributivo per sostenere il futuro reddito previdenziale delle future generazioni.

Nella nota delle associazioni si legge che “per sostenere le future pensioni dei giovani, i sindacati propongono l’utilizzo di uno strumento che, valorizzando la storia contributiva dei lavoratori, ne sostenga il futuro reddito previdenziale e, contemporaneamente, che si superino gli attuali criteri previsti nel sistema contributivo, una vera e propria penalizzazione per i lavoratori con redditi più bassi”.

Capitolo a parte per le donne: “È necessario porre fine alle disparità di genere che ancora le penalizzano nel nostro Paese. Un intervento sul solo meccanismo dell’Ape sociale è riduttivo, occorre una misura più ampia con il riconoscimento di un anno di anticipo per ogni figlio, fino a un massimo di tre, e il riconoscimento di un bonus contributivo per i lavori di cura, al fine di migliorare le pensioni delle donne”. Per quanto riguarda la previdenza complementare, i sindacati definiscono “fondamentale” il rilancio delle adesioni “estendendo la fiscalità incentivante, prevista per i lavoratori privati, anche a quelli del settore pubblico”. Per i sindacati, “occorre operare, finalmente, una separazione contabile della spesa previdenziale da quella assistenziale al fine di dimostrare che la spesa per pensioni, in Italia, è sotto la media europea”. “Bisogna, poi, varare subito una riforma della governance dell’Inps e dell’Inail per realizzare un sistema efficiente, trasparente e partecipato” si legge nel documento unitario. Cgil, Cisl e Uil chiedono, infine, il ripristino della piena indicizzazione delle pensioni introducendo un nuovo paniere e recuperando quanto perso in questi anni.

L’Italia però, nonostante la riforma delle pensioni con l’aumento dell’età di vecchiaia, resta il Paese con il numero medio di anni di lavoro attesi più basso in Europa: secondo una tabella Eurostat pubblicata oggi in Italia nel 2016 le persone attive dai 15 anni in poi lavoreranno in media 31,2 anni, oltre dieci anni in meno della media svedese pari a 41,3 anni. Colpa del ritardo con il quale si entra nel mercato del lavoro e dei periodi di mancata occupazione che penalizzano soprattutto le donne (26,3 anni la vita lavorativa media attesa delle donne nel nostro Paese).

La media degli anni di lavoro attesi è cresciuta negli ultimi 16 anni in tutta Europa (oltre tre anni nell’Ue a 19, meno di tre nell’Ue a 28) mentre l’Italia si allinea all’Ue a 28 (meno di tre anni). La vita lavorativa media attesa nel 2016 in Europa è di 35,6 anni, 0,2 anni più lunga del 2015 e 2,3 anni superiore rispetto al 2000. Tra uomini e donne la differenza media è di 4,9 anni (38 gli uomini, 33,1 le donne). Malta e l’Italia sono i Paesi nei quali il divario tra donne e uomini è più alto. Nel nostro Paese la vita lavorativa attesa per gli uomini è di oltre 35 anni.

Quello delle pensioni è un nodo cruciale. Che vi venga messo mano a breve e che vengano inserite misure sulle pensioni nella prossima non è facile. Lo dice il ministro per le Infrastrutture Graziano Delrio per il quale “i numeri che arrivano dall’Inps sono piuttosto severi e dicono che lo spazio per manovra sulle pensioni è molto molto ridotto”. Sindacati e governo sono su posizioni distanti, ma “il confronto in corso” con il governo sulla cosiddetta ‘fase due’ sulla previdenza, “pur avendo fatto registrare alcuni, parziali, elementi di avanzamento, al momento sta evidenziando significative distanze, anche su elementi particolarmente rilevanti. Distanze che il proseguimento del negoziato ci auguriamo possa far superare”. Si legge ancora del documento unitario di Cgil, Cisl e Uil. “L’obiettivo delle organizzazioni sindacali nella ‘fase due’ è quello di determinare risultati concreti sui punti fissati nel verbale di sintesi”, sottoscritto il 28 settembre 2016, “che vadano nella direzione indicata dalla piattaforma sindacale, che rimane il riferimento del sindacato per una riforma organica del sistema previdenziale nel nostro Paese”.

Altro elemento del documento riguarda l’Ape sociale e i lavori gravosi. Per accedere all’Ape sociale in caso di lavori gravosi secondo i sindacati bisognerebbe ridurre il requisito contributivo da 36 a 30 anni. I sindacati inoltre chiedono anche l’ampliamento delle categorie di lavoratori che svolgono attività gravose e la riduzione del requisito contributivo per l’accesso all’Ape sociale di un anno per ogni figlio fino a un massimo di tre anni per le lavoratrici madri.

Pensioni: Gentiloni firma l’Ape volontaria

gentiloni ape volotaria

Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha firmato questa mattina il Dpcm sull’Ape volontaria. Lo rende noto un comunicato della presidenza del Consiglio, pubblicato su Twitter con foto della firma. Inizialmente l’Ape volontaria doveva debuttare nel mese di maggio ma il decreto attuativo ha subito molti slittamenti. L’ultimo dovuto allo stop del Consiglio di Stato che a luglio ha caldeggiato alcune limature al testo.

L’Ape volontaria (anticipo finanziario a garanzia pensionistica) si potrà avere a far data dal primo maggio scorso. È una delle novità previste dal Dpcm firmato dal presidente del Consiglio. Chi quindi aveva maturato i requisiti già quattro mesi fa, potrà presentare la domanda chiedendo le mensilità dei mesi pregressi, naturalmente con una rata commisurata. Da ambienti di palazzo Chigi riferiscono che entro un mese dall’entrata in vigore del Dpcm (dopo quindi la registrazione alla Corte dei Conti e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale) dovranno essere stipulate le convenzioni con banche e assicurazioni.

Gli esperti spiegano inoltre che è lasciata libertà di scegliere subito se far durare il prestito fino al momento in cui è previsto attualmente il pensionamento o se comprendere anche l’eventuale aumento dell’età pensionabile che potrebbe scattare nel 2019 in base all’adeguamento delle speranze di vita; nella seconda ipotesi, la rata sarà di conseguenza più alta. L’importo minimo richiedibile sarà di 150 euro mensile mentre l’importo massimo è legato alla durata dell’Ape: se l’anticipo è superiore a 3 anni (fino a 3 anni e 7 mesi), si potrà chiedere fino al 75% della pensione; se è compreso tra 24 e 36 mesi l’80%, tra 12 e 24 mesi l’85% e se meno di 12 mesi si arriva al 90%. La pensione al netto della rata non potrà essere inferiore a 770 euro. Il Dpcm prevede poi che se il richiedente ha altri debiti in corso con le banche, l’esposizione comprensiva della rata dell’Ape non possa superare il 30% dell’assegno previdenziale.

Nel testo sono anche stati inseriti dei suggerimenti richiesti dal Consiglio di Stato per tutelare maggiormente i pensionandi rispetto alle richieste delle banche. Per conoscere il reale costo dell’Ape occorrerà attendere le convenzioni con Abi e Anie: è stato ipotizzato un tasso per il prestito del 2,8% ma i costi reali risulteranno inferiori considerando l’abbattimento fiscale del 50% tanto degli interessi quanto dei premi.

“Grazie all’Ape volontaria – scrive su Facebook, Maria Elena Boschi, sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio – molti italiani potranno andare in pensione prima. Ne potranno usufruire i lavoratori dipendenti pubblici e privati, i lavoratori autonomi e iscritti alla gestione Separata dell’INPS”.

In una nota Domenico Proietti, segretario confederale Uil afferma che “dopo il varo dall’Ape sociale e della pensione anticipata per i lavoratori precoci che hanno reintrodotto un principio di flessibilità nel nostro sistema previdenziale, fortemente voluto dal sindacato, oggi è stato firmato il decreto che renderà operative l’Ape Volontaria e la Rita, completando il pacchetto previdenza previsto nell’ultima legge di bilancio. Sono strumenti costosi per i lavoratori, ma sono solo su base esclusivamente volontaria e li sceglieranno i lavoratori che lo riterranno opportuno”. Il sindacato, continua, è impegnato “nella fase 2 di confronto con il Governo ad affrontare gli altri temi sui quali è urgente intervenire per migliorare il nostro sistema previdenziale. In particolare il congelamento dello scatto dell’adeguamento all’aspettativa di vita, le pensioni dei giovani, l’eliminazione delle disparità di genere che penalizzano le donne e il rilancio della previdenza complementare”.

Per il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli, Cgil, “l’Ape volontaria non è un anticipo di pensione, contrariamente a quanto affermato dalla ministra Boschi, ed è tutt’altro che operativa”. Ghiselli specifica infatti che si tratta di “un prestito bancario oneroso per i lavoratori, che dovrà essere restituito per intero con tanto di costi per interessi e garanzie assicurative. E’ bene inoltre ricordare – aggiunge il dirigente sindacale – che l’Ape volontaria è tutt’altro che operativa, mancando ancora la registrazione della Corte dei Conti, la pubblicazione, la circolare Inps e, soprattutto, le convenzioni con il sistema bancario e assicurativo, con tutte le insidie che ciò può nascondere”.

Inps. Spesa pensionistica in aumento. 26 MLD in più nei prossimi 4 anni

Eessi

SCAMBIO ELETTRONICO DI INFORMAZIONI SULLA SICUREZZA SOCIALE

Eessi (Electronic exchange of social security information) è un sistema informatico che aiuterà gli enti previdenziali dei vari paesi dell’Ue a scambiarsi informazioni con maggiore rapidità e sicurezza, come previsto dalla normativa dell’Ue sul coordinamento dei regimi di sicurezza sociale Attualmente la maggior parte degli scambi avviene ancora su carta: questi saranno gradualmente digitalizzati nei prossimi anni con l’adozione progressiva del sistema Eessi da parte degli Stati membri.

Come funziona il sistema Eessi?

Tutte le comunicazioni tra amministrazioni nazionali su fascicoli riguardanti la sicurezza sociale in ambito transfrontaliero avranno luogo attraverso il sistema Eessi: gli enti previdenziali si scambieranno documenti elettronici strutturati seguendo procedure concordate. Tali documenti saranno inoltrati attraverso il sistema Eessi al destinatario dell’altro Stato membro.

Il personale degli enti previdenziali sarà in grado di trovare il destinatario corretto nell’elenco degli enti nazionali.

Quando il sistema Eessi diventerà operativo in tutti gli Stati membri?

Il sistema centrale è stato messo a disposizione dalla Commissione nel luglio 2017. A partire da tale data gli Stati membri hanno due anni per recepirlo a livello nazionale e per collegare i loro enti previdenziali al sistema di scambi elettronici transfrontalieri.

Quali saranno i vantaggi del sistema Eessi?

Scambi più veloci ed efficienti tra gli enti previdenziali:

il sistema Eessi renderà più celeri gli scambi tra le amministrazioni nazionali, consentendo loro di esaminare più rapidamente i singoli casi e velocizzando la gestione e il pagamento delle sovvenzioni.

Maggiore accuratezza nello scambio di dati tra le amministrazioni nazionali:

gli enti previdenziali di tutta l’Ue utilizzeranno dei documenti elettronici standardizzati tradotti in tutte le lingue per agevolare la comunicazione multilingue.

Il sistema Eessi prevede delle garanzie per l’esattezza e completezza dei dati scambiati, in modo da aiutare gli enti previdenziali a combattere frodi ed errori.

Il sistema ottimizzerà la gestione dei casi, introducendo procedure elettroniche standard che tutte le amministrazioni saranno tenute a seguire; ciò agevolerà ulteriormente la corretta applicazione della normativa per il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale.

Gestione sicura dei dati personali:

il sistema Eessi introdurrà l’uso di un’infrastruttura comune sicura per lo scambio transfrontaliero di dati tra gli enti previdenziali.

Il sistema permetterà lo scambio di messaggi tra amministrazioni nazionali, ma non prevede la creazione di una banca dati per archiviare messaggi e dati personali a livello centrale. Il contenuto dei messaggi sarà disponibile soltanto per gli enti interessati e gli Stati membri avranno la responsabilità di garantire un elevato livello di protezione dei dati, in linea con la normativa europea.

Eessi adotterà gli standard più elevati in fatto di sicurezza informatica.

Inps

ASSEGNO SOCIALE: ULTIME NOVITA’

La complessità della materia, l’evoluzione giurisprudenziale e le richieste di chiarimenti da parte delle Sedi territoriali dell’Inps hanno reso necessarie alcune precisazioni dell’Istituto in materia di requisiti per il riconoscimento del diritto all’assegno sociale.

Le disposizioni di legge ordinaria stabiliscono, quale requisito per la concessione dell’assegno, la cittadinanza italiana. Sono equiparati ai cittadini italiani i cittadini della Repubblica di San Marino, i cittadini comunitari e gli stranieri o apolidi titolari dello status di rifugiato politico o di protezione sussidiaria e rispettivi coniugi ricongiunti, extracomunitari titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo e cittadini svizzeri e dello Spazio economico Europeo.

L’assegno sociale è corrisposto agli aventi diritto a condizione che abbiano soggiornato legalmente, in via continuativa, per almeno dieci anni nel territorio nazionale.

Il diritto si perfeziona con la dimora effettiva, stabile ed abituale in Italia: la residenza deve sussistere al momento della domanda ai fini della concessione della provvidenza economica e deve permanere successivamente ai fini del mantenimento della prestazione.

Nel messaggio 3239 recentemente diramato dall’Ente di previdenza vengono forniti chiarimenti di dettaglio relativi ai requisiti necessari, in particolare sono descritte le situazioni equiparate alla cittadinanza, i motivi di sospensione, di recupero delle somme e i motivi di revoca.

Un paragrafo è dedicato alla documentazione estera presentata da cittadini extracomunitari, utile a comprovare l’esistenza dei requisiti.

Pensioni

26 MLD IN PIU’ DI SPESA NEI PROSSIMI 4 ANNI

Spesa pensionistica in aumento

Si è discusso molto nei giorni scorsi dell’ipotesi di evitare l’aumento dell’età pensionabile che dovrebbe scattare dal 2019. E la Ragioneria generale dello Stato, insieme a Tito Boeri, sono tra le voci che hanno messo in guardia sui rischi di un tale provvedimento, per i costi che implicherebbe. Unimpresa, analizzando i dati contenuti nel Documento di economia e finanza messo a punto dal Governo lo scorso aprile, segnala che nei prossimi quattro anni la spesa per gli assegni pensionistici crescerà di 26 miliardi euro, mentre l’aumento della spesa per le prestazioni sociali sarà di 8 miliardi e quello per la sanità di 6 miliardi. Nello specifico, segnala il Centro studi di Unimpresa, il totale degli assegni pensionistici passerà dai 261 miliardi del 2016 ai 287 miliardi del 2020

(+10%); le prestazioni sociali passeranno da 76 miliardi a 84 miliardi (+11%); le spese sanitarie cresceranno da 112 miliardi a 118 miliardi (+5,36%).

“Come confermato in questi giorni dalla Ragioneria generale dello Stato, restano dei preoccupanti squilibri e l’aumento della spesa pensionistica dimostra che le riforme degli scorsi anni non hanno risolto i problemi delle nostre finanze pubbliche”, è il commento del vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci, a questi dati. Il rischio

più concreto però deriva dal fatto che la spesa per pensioni e prestazioni sociali, resterà sostanzialmente stabile rispetto al Pil. Invece, la spesa sanitaria in rapporto al Pil scenderà del 6,73%, dunque sembra che lo Stato investirà più nelle pensioni e meno nelle cure mediche.

Via ai limiti per la pensione anticipata

Secondo quanto scrive Repubblica, uno degli interventi sulle pensioni che potrebbe entrare nella Legge di bilancio riguarda “l’abolizione o la riduzione delle barriere poste dalla riforma Fornero per l’accesso alla pensione contributiva anticipata (al momento può essere perfezionata a 63 anni e 7 mesi): è indispensabile che l’assegno maturato sia paria a 2,8 volte l’assegno sociale (di 448 euro)”. Inoltre, potrebbe essere tolto il limite che impone di accedere alla pensione di vecchiaia con il contributivo puro se si ha diritto a un assegno almeno pari a una volta e mezza l’assegno sociale. Ipotesi che trova d’accordo Cesare Damiano, secondo cui l’eliminazione di queste due soglie rappresenterebbe “una grande vittoria, soprattutto per i giovani”. Vedremo se l’esecutivo confermerà queste indiscrezioni. Lo si potrà capire quando ricomincerà il confronto con i sindacati sulla previdenza.

Giacobbe: cambiano la legge Fornero

Negli ultimi giorni sembra che si stia riaccendendo una sorta di “scontro generazionale” sulle pensioni. Anna Giacobbe, dal suo profilo Facebook, ci tiene però a dire che “non sarà un meccanismo che automaticamente e inesorabilmente allontana l’età della pensione (per ‘aumento aspettativa di vita’), o che a ciascuno ‘ridà quello che ci ha versato’ (il ‘contributivo puro’), a fare giustizia tra le generazioni, a dare il giusto a ciascuno”. Per la deputata del Partito democratico è giunto il momento di cambiare la Legge Fornero, perché “nel 2011 eravamo sull’’orlo del baratro’, così si disse, e per questo si intervenne sulla previdenza con grande durezza. Oggi le cose vanno meglio, l’economia è in ripresa (io credo davvero che sia così). E allora ‘la Fornero’ non è vangelo (con rispetto parlando)”. “Cambiare si può, cambiare si deve”, è la conclusione di Giacobbe.

Carlo Pareto

Pensioni: per i giovani assegno minimo di 600 euro

Ministero del Lavoro - Il ministro Poletti incontra i sindacatiIl governo punta ad ampliare la platea di coloro che con il sistema contributivo, in cui ricadono completamente le generazioni più giovani, potranno andare in pensione con 63 anni e 7 mesi garantendo loro un assegno minimo di 600-620 euro. È la proposta presentata dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, al tavolo con i sindacati che si è svolto oggi al ministero sulla cosiddetta fase due della previdenza. L’ipotesi è di abbassare il coefficiente per il calcolo contributivo da 1,5 volte l’assegno sociale a 1,2 volte.

Allo stesso tempo i sindacati hanno chiesto di ridurre anche il coefficiente di 2,8 volte previsto attualmente e, secondo quanto riferito dal segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli, su questo “c’è stata un’apertura del governo”: si tratterebbe di abbassarlo a circa 2 volte. Per la pensione anticipata contributiva, ossia per chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995, per ottenere il trattamento nel 2017 bastano 63 anni e 7 mesi di età, assieme al possesso di 20 anni di contributi, e di un assegno che deve essere superiore 2,8 volte l’assegno sociale.

Un incontro che, ha sottolineato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, si è svolto in “un clima positivo. E’ stato un lavoro utile e c’è l’impegno a proseguire il confronto”. “Sono state affrontate – ha detto – le problematiche legate ai giovani e in particolare alle carriere discontinue e al tema della previdenza complementare. È stata sviluppata una proposta e la discussione continuerà nei prossimi giorni”. I prossimi tavoli infatti sono in calendario il 7 e il 13 settembre e in quelle date si discuterà delle pensioni in essere, delle misure per le donne, dei tagliandi ai provvedimenti già varati.

Ma secondo Poletti il tema delle pensioni dei giovani con carriere discontinue “non è urgente”. “Il tema è all’ordine del giorno, è in discussione e continueremo a discuterlo ma il problema non si configura domani mattina”. Per quanto riguarda il problema dell’aspettativa di vita sollevato dai sindacati, Poletti ha detto che il tema sull’adeguamento dell’età pensionabile “potrà essere discusso solo dopo che l’Istat avrà fornito i dati”. Una posizione che ha suscitato la risposta della leader della Cgil, Susanna Camusso. “Vorremmo sottolineare – ha detto – la molta ampia reticenza del governo, usando un eufemismo, a dire che il tema dell’aspettativa di vita sia all’ordine del giorno”. “Siamo insoddisfatti delle risposte date”, ha aggiunto Camusso. “Abbiamo ribadito – ha proseguito – che per noi è un punto di giudizio fondamentale. Diciamo no al doppio automatismo per l’aspettativa di vita presente nel nostro sistema pensionistico”.

Parzialmente soddisfatto si è detto il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo. Sul tema delle pensioni dei giovani con carriere discontinue, ha spiegato Barbagallo, “registriamo lo sforzo da parte del ministero di introdurre la possibilità di un nuovo meccanismo che porti il coefficiente da 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale a 1,2 volte. Spero si lavori anche sul coefficiente di 2,8 volte” l’importo dell’assegno sociale. “Bisogna arrivare necessariamente entro settembre ad avere un quadro chiaro di tutte quelle che possono essere le necessità economiche”. Barbagallo ha poi aggiunto che “resta da affrontare l’atavico problema della separazione tra previdenza e assistenza e quello dell’adeguamento automatico dell’età pensionabile all’aspettativa di vita che il Governo sembra dare per scontato e che, invece, secondo noi, deve essere bloccato”. “Io sono ottimista, però – ha aggiunto – perché ho fiducia nel Parlamento dove, su questo punto, c’è una larga maggioranza: peraltro, non vorrei che di aspettativa di vita ne soffrisse proprio il Governo. Entro la fine del mese di settembre e, comunque, prima della presentazione della legge di bilancio bisogna arrivare a un risultato”.

Pensioni. La quattordicesima scappa all’estero

Boeri-InpsIl Presidente dell’Inps, Tito Boeri, durante un’audizione al Comitato permanente sugli italiani nel mondo, presso la Commissione Esteri alla Camera, ha detto: “Nel 2017 la spesa per la quattordicesima a persone che non risiedono in Italia è più che raddoppiata passando da 15 a 36 milioni di euro con un’impennata del 131% delle prestazioni. Ciò si deve agli interventi sulla quattordicesima che hanno aumentato la platea dei beneficiari. La legge di Bilancio per il 2017 ha elevato il limite di reddito previsto per tale prestazione, incrementando la platea dei destinatari, e ne ha aumentato l’importo”. Sono stati circa 46.000 i beneficiari di questo provvedimento.

Poi Boeri ha aggiunto: “Le pensioni pagate all’estero dall’Inps, nel complesso, su 160 Paesi, nel 2016 sono state oltre 373.000, per un valore di poco superiore ad un miliardo di euro. Tuttavia, più di un terzo delle pensioni pagate a giugno 2017 hanno periodi di contribuzione in Italia inferiori a tre anni, il 70% è inferiore a sei anni e l’83% è inferiore ai dieci anni, quindi durate contributive molto basse. Queste prestazioni vanno a ridurre gli oneri di spesa sociale di altri Paesi, è quindi come se il nostro operasse un trasferimento verso altri Paesi senza avere un ritorno in consumi. Le somme sono erogate dall’Italia invece che dal Paese dove si pagano le tasse”. Per Boeri, in conclusione: “E’ un’anomalia, visto che non c’è un quadro di reciprocità”.

Il maggior numero dei beneficiari della quattordicesima è presente in Europa con il 39,6%, in America meridionale con il 36,1% ed in America settentrionale con il 12,6%. In proposito il Presidente dell’Inps ha ricordato: “ Si tratta in grandissima parte di Paesi in cui esistono redditi minimi garantiti il cui accesso è basato sul livello di reddito degli individui con benefici il cui ammontare è stabilito in modo tale da portare questo reddito al di sopra di soglie di povertà prestabilite. Questo significa che il nostro Paese con le quattordicesime erogate a residenti di questi paesi sta di fatto riducendo gli oneri di spesa assistenziale di altri Paesi”.

Boeri però non ha detto che gli oneri per l’assistenza sanitaria gravano sul Paese in cui si è residenti. La necessità di dare lavoro agli immigrati, se da un lato genera entrate contributive, non c’è poi nessuna certezza che le prestazioni vengano pagate in Italia. Non si può negare a nessuno la volontà di ritornare nei Paesi di origine e non si può nemmeno imporre ai residenti di non trasferire la residenza all’estero. Il fenomeno, in passato, ha funzionato favorevolmente per l’Italia, quando gli italiani emigrati all’estero, dopo il rimpatrio, ricevevano in Italia la pensione pagata dagli Stati esteri dove avevano svolto l’attività lavorativa. Oggi, tenuto conto che in Italia risiedono oltre cinque milioni di cittadini stranieri, si prospetta un ampliamento dei pagamenti all’estero delle prestazioni pensionistiche.

Invece, resta incompleta la lotta all’evasione ed all’elusione sia fiscale che contributiva.

Salvatore Rondello

Poletti, novità sui pensionamenti e i giovani precari

Pensioni-PolettiDopo che sono stati superati i limiti previsti per accedere all’APE social ed al pensionamento anticipato per i lavoratori precoci si profilano delle novità sui pensionamenti e sulle indennità per i giovani precari. L’INPS ha comunicato i dati definitivi delle istanze presentate entro la scadenza del 15 luglio. Complessivamente sono state presentate 66.409 domande (39.777 per l’APE e 26.632 per i lavoratori precoci) superando il tetto previsto per 60.000 richiedenti. Nello specifico, la maggior parte delle richieste sono state presentate dagli uomini con 28.109 domande per APE social e 22.900 per i lavoratori precoci. Le richieste delle donne complessivamente sono state pari al 23,2% cioè 15.400 su 66.409. Per l’APE sociale le donne sono ammontate a 11.668, mentre per i lavoratori precoci sono state soltanto 3.732.

Per i giovani precari, il PD si sta preparando ad avanzare una proposta, ancora in fase di studio ed approfondimento, sulla pensione di garanzia per i giovani, con un reddito minimo, e per rivedere il meccanismo di adeguamento automatico dell’età pensionabile con soluzioni diverse tra chi si trova soltanto nel sistema contributivo e chi si trova in altre situazioni. Si terrebbe conto anche delle diverse aspettative di vita tenuto conto che non tutti i lavori sono uguali. Lo ha dichiarato il responsabile per il lavoro del PD, Tommaso Nannicini al seminario ‘Non è una pensione per giovani’. L’ipotesi avanzata consisterebbe in una pensione minima per i giovani con lavori discontinui di € 650,00 che può aumentare di trenta euro al mese per ogni anno in più fino ad un massimo di mille euro. Al seminario hanno partecipato i Segretari di Cgil, Cisl ed Uil ed il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

Il Ministro del Lavoro nel suo intervento ha detto: “ Stiamo valutando possibili interventi sul cuneo contributivo, per abbassarlo e il problema è farlo stabilmente nel tempo, rendendo la misura definitiva”.

Giuliano Poletti ha anche criticato la riforma Fornero, spiegando:  “Considero sbagliate le politiche di austerità che hanno innalzato seccamente, di 5 anni, l’età del pensionamento, ciò ha creato un ‘muro’ all’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Doveva essere fatta in maniera diversa, serviva gradualità. Quindi, bisogna intervenire in maniera tale che convenga assumere un giovane. E l’operazione non deve avere una validità di uno o due anni, ma dovrebbe essere resa permanente”. Continuando, Poletti aggiunge: “Insomma, il lavoro stabile deve costare meno di quello a tempo in via definitiva, capovolgendo la situazione che c’era prima dei nostri interventi”.

Su quante siano le risorse a disposizione nella prossima legge di Bilancio per il taglio del cuneo, il ministro non si è pronunciato.

Rispondendo alle sollecitazioni sui Neet, dopo i dati diffusi ieri, il Ministro invita a non parlare di ‘sdraiati’, ma di persone che stanno attivamente cercando lavoro. In proposito, Poletti ha detto: “Ma in Italia, rispetto agli altri Paesi Ue, ci vuole più tempo. Ed è questo il problema. La soluzione va anche cercata attraverso politiche di accompagnamento e provando a fare incontrare domanda ed offerta di lavoro”.

Salvatore Rondello

Pensioni, è arrivato il giorno della quattordicesima

Inps

PUBBLICATI I DATI DELL’OSSERVATORIO SUL PRECARIATO

La consistenza dei rapporti di lavoro

Nei primi quattro mesi del 2017, nel settore privato, si registra un saldo, tra assunzioni e cessazioni, pari a +559.000, superiore a quello del corrispondente periodo sia del 2016 (+390.000) che del 2015 (499.000).

Su base annua, il saldo consente di misurare la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro. Il saldo annualizzato (vale a dire la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi) alla fine del 1° quadrimestre del 2017 risulta positivo e pari a +490.000. Tale risultato cumula la crescita tendenziale dei contratti a tempo indeterminato (+29.000), dei contratti di apprendistato (+47.000) e, soprattutto, dei contratti a tempo determinato (+415.000, inclusi i contratti stagionali e i contratti di somministrazione). Queste tendenze sono in linea con le dinamiche osservate nei mesi precedenti e attestano il proseguimento della fase di ripresa occupazionale.

La dinamica dei flussi

Complessivamente le assunzioni , sempre riferite ai soli datori di lavoro privati, nei mesi di gennaio – aprile 2017 sono risultate 2.129.000, in aumento del 17,5% rispetto a gennaio – aprile 2016. Il maggior contributo è dato dalle assunzioni a tempo determinato (+30,6%) mentre sono diminuite quelle a tempo indeterminato (-4,5%).

In particolare sono cresciute le assunzioni a tempo determinato nei comparti del commercio, turismo e ristorazione (+47,5%) e delle attività immobiliari (+43,6%). Negli stessi settori si osserva inoltre una crescita anche delle assunzioni in apprendistato (+46,9% nelle attività immobiliari e +35,8% nel commercio, turismo e ristorazione). Significativa pure la crescita dei contratti di somministrazione (+16,7%).

Il forte aumento delle assunzioni a tempo determinato in contratti di lavoro intermittente o a somministrazione di manodopera intervenuto dalla seconda metà di marzo può essere messo in relazione alla chiusura della possibilità di acquistare voucher per remunerare i prestatori di lavoro occasionale. Questo ha portato ad una ulteriore riduzione dell’incidenza dei contratti a tempo indeterminato sul totale delle assunzioni (26,6%) rispetto ai picchi raggiunti nel 2015 quando era in vigore l’esonero contributivo triennale per i contratti a tempo indeterminato.

Le trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato (ivi incluse le prosecuzioni a tempo indeterminato degli apprendisti) sono risultate 122.000, con una riduzione rispetto allo stesso periodo del 2016 (-2,4%).

Le cessazioni nel complesso sono state 1.570.000, in aumento rispetto all’anno precedente (+10,5%): a crescere sono soprattutto le cessazioni di rapporti a termine (+17,8%) mentre quelle di rapporti a tempo indeterminato sono leggermente in diminuzione (-1%).

Con riferimento ai rapporti di lavoro a tempo indeterminato, il numero complessivo dei licenziamenti risulta pari a 189.000, sostanzialmente stabile rispetto al dato di gennaio – aprile 2016 (-0,6%); così come stabili risultano le dimissioni (+0,4%).

Il tasso di licenziamento (calcolato sull’occupazione a tempo indeterminato, compresi gli apprendisti) è risultato per il primo quadrimestre 2017 pari a 1,8%, sostanzialmente in linea con quello degli anni precedenti (1,8% nel 2016; 1,7% nel 2015).

Le retribuzioni iniziali dei nuovi rapporti di lavoro

Quanto alla composizione dei nuovi rapporti di lavoro in base alla retribuzione mensile, si registra, per le assunzioni a tempo indeterminato intervenute a gennaio – aprile 2017, una riduzione della quota di retribuzioni inferiori a 1.500 euro (33,6% contro 35,5% di gennaio – aprile 2016).

I dati completi sono consultabili sulla home page del sito istituzionale dell’Inps (www.inps.it) nella sezione Dati e analisi/Osservatori Statistici, report dal titolo “Osservatorio sul precariato”, dove ogni mese vengono pubblicati gli aggiornamenti tabellari dei nuovi rapporti di lavoro e delle retribuzioni medie.

Informazioni

L’INPS CONTRO LE PAGINE FAKE DI FACEBOOK

Nel corso del 2017 l’Istituto ha monitorato e mappato tutte le pagine Facebook che nel titolo fanno riferimento, diretto o indiretto, ad Inps. Dalla mappatura sono emerse circa 50 pagine che utilizzano la parola Inps o il logo dell’Istituto in maniera impropria. La maggior parte contiene informazioni fake o «bufale» che non hanno alcun carattere di ufficialità e contengono notizie fuorvianti.

Queste pagine si sono auto-generate e non possono essere chiuse perché è impossibile risalire a un fondatore/amministratore.

L’Istituto, attraverso la Direzione centrale Relazioni esterne, ha segnalato alla stessa Facebook ed alla Polizia Postale i profili e i post contenenti ingiurie e minacce nei confronti dell’Istituto e dei suoi dipendenti. Nello stesso tempo il presidente Boeri ha inviato una lettera alla direzione di Facebook in Irlanda chiedendo la verifica e l’eventuale chiusura delle pagine stesse.

L’Istituto ribadisce ancora una volta che i soli canali social ufficiali dell’Inps sono il canale Twitter

@INPS_it, il canale You Tube INPS e i cinque profili Facebook elencati di seguito:

INPS per la Famiglia

INPS – Credito e Welfare dipendenti pubblici

INPS Portale in progress

INPS Giovani

INPS per i Lavoratori Migranti.

Per essere sicuri di essere sulle pagine istituzionali è possibile accedere dalla home page del sito www.inps.it , cliccando sul simbolo(+) presente in alto a destra.

Pensioni

IL GIORNO DELLA QUATTORDICESIMA

E’ arrivata la 14esima per 3,5 milioni di pensionati. E’ stata accreditata il primo del mese alle Poste e il 3 luglio presso le banche. Spetta a tutti quelli che sono in pensione da lavoro privato, pubblico e autonomo che abbiano compiuto 64 anni di età e il cui reddito personale annuo non superi i 13.000 euro. Per ottenerla non è necessario fare alcuna domanda, ma viene erogata automaticamente dall’Inps . E’ quanto ha opportunamente ricordato al riguardo lo Spi-Cgil in una apposita nota.

Chi ha una pensione fino a 750 euro lordi al mese, si legge nella comunicazione, avrà una somma maggiorata del 30%. La riceverà per la prima volta invece chi ha una pensione fino a 1.000 euro lordi al mese. La misura è stata definita nell’intesa tra governo e sindacati dello scorso 28 settembre ed è contenuta nell’ultima legge di bilancio. L’importo medio della 14esima è di 500 euro e varia a seconda degli anni di contribuzione. Tre le fasce individuate: per le pensioni da lavoro dipendente pubblico e privato la prima è stata fissata fino 15 anni di contribuzione; la seconda da 15 a 25 e la terza oltre i 25 anni. Per le pensioni da lavoro autonomo invece la prima è stata fissata fino a 18 anni di contribuzione; la seconda da 18 a 28 e la terza oltre i 28 anni. Lo Spi-Cgil ha attivato il sito www.pensionati.it, dove è possibile avere tutte le informazioni sulla 14esima e calcolare l’importo esatto che si riceverà.

“La 14esima per i pensionati è il frutto di un confronto positivo tra governo e sindacati che ha prodotto l’intesa dello scorso 28 settembre. Quando ci si ascolta e si cercano soluzioni condivise si fanno delle buone cose. Quando non lo si fa invece si rischia generalmente di produrre dei danni”, ha dichiarato il segretario generale dello Spi-Cgil Ivan Pedretti. “E’ fondamentale riprendere il filo di questo dialogo e riconvocare quanto prima il tavolo di confronto sulla fase due delle pensioni che negli ultimi mesi si è arenata”, ha aggiunto Pedretti.

“Circa 3 milioni e mezzo di pensionati”, a partire dall’inizio del mese, ha affermato da parte sua il segretario generale della Uil Pensionati Romano Bellissima, “stanno ricevendo la 14esima”. “Di questi circa un milione e mezzo la percepiscono per la prima volta e gli altri incassano un importo incrementato.”, ha proseguito rammentando come questo sia “il frutto della prima fase del confronto con il Governo che ha portato all’intesa dello scorso settembre”. “È la dimostrazione – ha affermato ancora Bellissima – che quando i governi accettano il confronto con il sindacato e si cercano soluzioni condivise, si hanno risultati positivi per i cittadini e per la società. Ora chiediamo coraggio all’esecutivo per dare continuità agli impegni presi e per attuarli nella seconda fase del confronto che finalmente riprenderà la prossima settimana”.

Carlo Pareto

Pensioni. Quasi sei milioni a meno di mille euro al mese

anziani_povertaQualche giorno fa le parole di Papa Francesco sulle pensioni d’oro (“Sono un’offesa” ha detto il Pontefice ai delegati Cisl).
Oggi dal Rapporto annuale dell’Inps presentato in Parlamento, i numeri contenuti certificano una disparità nei trattamenti previdenziali da molti definita inaccettabile e testimoniano che l’offesa vera è per coloro che percepiscono una pensione da “fame” (magari potessero avere tutti una pensione “d’oro”).
Su 15,5 milioni di pensionati italiani, quasi 6 milioni (5,8 di cui 3,8 milioni di donne) percepiscono una pensione inferiore ai mille euro al mese. L’assegno è ancora più misero per 1,68 milioni di italiani (il 10,8%) che mettono in tasca meno di 500 euro al mese. Secondo il rapporto dell’Istituto di previdenza sociale. Il Presidente dell’Inps, Tito Boeri, provocatoriamente ha detto: “Chiediamo di cambiarne il nome in Istituto di Protezione sociale”.
Il 21,8% dei pensionati non supera i 1.500 euro. Più fortunati i 2,78 milioni che arrivano fino a 2.000 euro mensili così come gli oltre 1,6 milioni di italiani con un assegno fino a 2.500 euro.
Sono dunque 5,8 milioni i pensionati italiani  che nel 2016 potevano contare su un reddito da pensione inferiore a 1.000 euro al mese, il 37,5% del totale, in calo dal 38% del 2015. Per le donne la percentuale di chi riceve meno di 1000 euro al mese sul totale delle pensionate è del 46,8% (3,8 milioni di persone) mentre per gli uomini è del 27,1%.
Il presidente Inps, Tito Boeri nella sua Relazione al Rapporto annuale dell’Istituto. a proposito della discussione sul possibile stop nel 2019 all’adeguamento dell’età di uscita, ha detto: “Il blocco dell’adeguamento all’aspettativa di vita per la pensione di vecchiaia non è una misura a favore dei giovani. I costi si scaricherebbero sui nostri figli e sui figli dei nostri figli”.
Sempre secondo il Rapporto annuale Inps le fasce previdenziali più “ricche” sono rappresentate dal 5,4% (quasi 850mila persone) che percepisce fino a 3.000 euro e dal 6,8% (pari a poco più di un milione di pensionati) che incassa un assegno di oltre 3.000 euro mensili.
Il Presidente dell’Inps nel corso della presentazione del Rapporto ha anche affermato: “Il futuro, inoltre, non è roseo per la generazione nata negli anni ’80. La pensione, per molti trentenni di oggi, è sempre più un miraggio. Preoccupa soprattutto l’intreccio fra precarietà e copertura previdenziale, come abbiamo avuto modo di documentare e di segnalare a tutti gli interessati con strumenti come ‘la mia pensione’ e l’invio delle ‘buste arancioni’, frequenti episodi di non-occupazione all’inizio della carriera lavorativa hanno effetti molto rilevanti sulle pensioni future di chi è nato dopo il 1980 ed è perciò interamente assoggettato al regime contributivo. Questo rischio potrebbe essere in parte coperto fiscalizzando una componente dei contributi previdenziali all’inizio della carriera lavorativa per chi viene assunto con un contratto a tempo indeterminato. È una misura che, al contrario di molte di quelle proposte nella cosiddetta fase due del confronto governo-sindacati sulla previdenza, opererebbe un trasferimento dai lavoratori più anziani e dai pensionati verso i giovani e assicurerebbe sin d’ora uno zoccolo minimo di pensione a chi inizia a lavorare. Al contrario, bloccare l’adeguamento dell’età pensionabile agli andamenti demografici non è affatto una misura a favore dei giovani. Scarica sui nostri figli e sui figli dei nostri figli i costi di questo mancato adeguamento”.
Per Boeri sarebbe meglio una misura per la fiscalizzazione di una parte dei contributi all’inizio della carriera lavorativa per chi viene assunto con un contratto stabile.
Secondo il Codacons, ha spiegato il presidente Carlo Rienzi: “Dal Rapporto annuale Inps emergono disparità inaccettabili sul fronte delle pensioni. Ancora una volta in tema di pensioni l’Italia si conferma il Paese delle disuguaglianze. Non è civile un Paese in cui 1,68 milioni di pensionati fanno letteralmente la fame, ricevendo un assegno mensile inferiore ai 500 euro, mentre più di un milione di pensionati percepisce più di 3.000 euro al mese. Da anni la politica e i governi che si sono susseguiti hanno inserito il tema delle pensioni tra quelli da affrontare con urgenza, ma i dati dell’Inps dimostrano che nulla è stato fatto per migliore le condizioni di vita dei pensionati, e chi era povero continua a ricevere assegni miseri, inadatti a condurre una vita dignitosa”.
Oggi governo e sindacati tornano a discutere di riforma delle pensioni. Ma prima di entrare nel merito della cosiddetta fase due, Cgil, Cisl e Uil vorrebbero che l’esecutivo garantisse che non ci sarà un aumento dell’età pensionabile a partire dal 2019, spiegando che dopo le indiscrezioni emerse nei giorni scorsi, circa la possibilità di modificare i requisiti pensionistici in base all’aspettativa di vita, le organizzazioni sindacali vogliono riuscire a ottenere un “congelamento” degli attuali requisiti, quanto meno per altri due anni. Difficile poi che si possa entrare nel merito della fase due prima del 13 luglio, data in cui si terrà l’assemblea unitaria tra i sindacati. Più facile quindi che oggi si parli di requisiti pensionistici e di Ape, visto che ancora quella volontaria non è utilizzabile, nonostante fosse stato dato che lo sarebbe stata dal 1° maggio.
Roberto Ghiselli ha spiegato all’Agi che l’obiettivo principale è cercare di “dare risposte ai giovani che hanno carriere fragili e discontinue. Risposte che non possono arrivare tramite la previdenza complementare, perché chi non riesce a costruire il primo pilastro non può neanche costruire il secondo. Del resto non è semplice immaginare che chi ha carriere discontinue possa permettersi di avere una pensione integrativa”. Il Segretario confederale della Cgil ha quindi spiegato che la proposta dei sindacati è quella di utilizzare meccanismi di tipo solidaristico basato sulla previdenza pubblica. In tal senso ha continuato: “Si tratta di premiare la presenza e l’attività nel mondo del lavoro, non di dare a tutti una pensione minima garantita. A chi è disoccupato e segue un periodo di formazione, chi ha il part-time, chi fa lavori di cura, chi ha contributi bassi come collaboratori, lavoratori pagati con i voucher, colf che lavorano poche ore: a tutti costoro va valorizzato un periodo contributivo ulteriore, a spese della fiscalità generale”. Poi il sindacalista ha ricordato che: “Il meccanismo che proponiamo costa meno della pensione minima per tutti e degli interventi assistenziali di soccorso alla povertà”. Un altro tema caldo che i sindacati vorranno affrontare è quello del meccanismo che lega i requisiti pensionistici all’aspettativa di vita. “Chiederemo che sia modificata la legge”, ha detto a questo proposito Ghiselli.
Anche la Uil ha deciso di avviare una campagna sui cosiddetti “diritti inespressi” dei pensionati, così da aiutare alcuni di loro, specialmente quelli con assegni più bassi, a ottenere delle integrazioni all’assegno cui magari non sanno nemmeno di avere diritto. Del resto non essendo automatiche devono essere richieste specificatamente all’Inps, ma si è già avuto modo di verificare che spesso chi è in quiescenza non sa di averne diritto. Con questo tipo di verifiche, che vengono effettuate dai patronati, spesso si riescono a ottenere cifre importanti, considerando che non mancano situazioni in cui si ottengono gli arretrati e così i pensionati si ritrovano con delle somme importanti. Per quanto riguarda la Uil, il patronato di riferimento è Ital e ottenere una verifica sulla propria situazione pensionistica non è particolarmente difficile. L’importante è riuscire a verificare il cosiddetto modello Red.
L’Ape social, importante novità della riforma delle pensioni diventata finalmente realtà, è al centro di un grande interesse per via delle migliaia di domande arrivate nei primi giorni in cui è stato possibile presentarle attraverso la piattaforma telematica dell’Inps. La Cisl e il suo patronato Inas hanno quindi pensato di tenere un seminario d’approfondimento per informare e orientare i lavoratori presso il Dipartimento di Scienze politiche e giuridiche dell’Università di Messina. Con l’occasione la direttrice del Patronato Inas Cisl di Messina, Silvia Brunetto, ha avuto modo di chiarire: “l’Ape sociale non è una pensione, ma una indennità pagata dallo Stato che serve a raggiungere la pensione di vecchiaia”.  Il giornale “Messina Oggi”, riporta anche le dichiarazioni di Sebastiano Cappuccio, Segretario regionale della Cisl Sicilia, che ha spiegato : “Negli ultimi anni è stato fatto uno scempio del sistema pensionistico e lo sforzo del sindacato è stato quello di mettere delle pezze. Ape sociale e l’intervento sui lavoratori precoci sono forme sperimentali che avranno necessità di essere approfonditi dal punto di vista tecnico e politico”.
In questo senso Mimmo Milazzo, Segretario generale della Cisl Sicilia, pure lui presente al seminario, ha evidenziato: “L’Ape sociale, l’Ape aziendale e l’Ape volontaria sono un passaggio per il cambiamento del sistema pensionistico. Siamo, infatti, entrati nel sistema contributivo puro che cambia molto per la pensione, soprattutto per i giovani”. Il sindacalista ha ricordato alcuni temi importanti che dovranno essere affrontati nella cosiddetta fase due del confronto tra governo e parti sociali, come la previdenza complementare, la governance dell’Inps e la separazione tra assistenza e previdenza.

Salvatore Rondello