L’Ungheria contro i migranti esce dal patto Onu

Viktor Orban-pena morte

L’atteggiamento dell’Ungheria e del suo premier verso i migranti e l’Europa sono noti. Uno scontro che non nasce oggi ma che aumenta costantemente di intensità e che ultimamente ha trovato anche una sponda nel governo italiano e nella posizione oltranzista del Ministro degli interni Salvini. L’Ungheria ha oggi vivamente criticato la decisione dell’Unione europea di deferire alla Corte di giustizia europea Budapest per il mancato rispetto delle regole comunitarie sul diritto d’asilo. Un altro tassello in uno scontro sempre più acceso.

Nella prima reazione pubblica del governo conservatore di Viktor Orban, il ministro Gergely Gulyas infatti ha giudicato “inaccettabile” la scelta della Commissione europea che costituisce un attacco contro l’Ungheria. “Continuiamo a constatare che coloro che proteggono l’Europa sono perseguitati mentre ci si congratula con coloro che invitano i migranti a venire”.

E sempre in tema di immigrazione l’Ungheria non ha aspetto molto a reagire a modo suo e ha abbandonato il Patto sull’immigrazione delle Nazioni unite. Lo ha annunciato il ministro degli esteri Peter Szijjarto in una conferenza stampa. “La nostra posizione è incompatibile con il pensiero dell’Onu sulla questione. L’Onu pensa che la migrazione sia una cosa da incoraggiare in vari modi, ed è un diritto fondamentale, mentre secondo l’Ungheria è una minaccia per il mondo e per l’Europa in speciale”, ha detto. Il ministro ha confermato che l’Ungheria si ritirerà dalle trattative sul patto per l’immigrazione e voterà contro, se l’assemblea dell’Onu lo mette in votazione. “E una cosa innaturale di aiutare il ricambio delle popolazioni fra continenti, l’Onu dovrebbe invece favorire la cessazione delle migrazioni, e non concentrarsi solo sui diritti dei migranti”, ha detto ancora.

Luigi Grassi

Ungheria, riforma Costituzione contro migranti

Viktor Orban-pena morteIl governo ungherese di Viktor Orban inserirà nella Costituzione il divieto di accoglienza dei migranti economici illegali.
Ad annunciarlo, lo stesso presidente magiaro così da evitare di dover sottostare alle quote Ue sui migranti, come verranno ridistribuite dal prossimo e imminente Consiglio Europeo. La mossa dell’esecutivo rientra in un più ampio dossier di leggi anti immigrazione, definite “Stop Soros“. Il pacchetto di misure ha incassato oggi il via libera della commissione parlamentare. Fra i provvedimenti in via di approvazione, la limitazione del diritto di manifestazione e il divieto di dimora in luoghi pubblici dei senzatetto. Prevista inoltre la registrazione obbligatoria di alcune ong che “sostengono l’immigrazione illegale”. Già l’anno scorso il governo Orban ha introdotto una misura che impone la registrazione delle ong che ricevono denaro dall’estero, suscitando allarme nell’Unione europea e negli Stati Uniti. La costituzione ungherese conterrà nel futuro l’obbligo “di difendere la cultura cristiana”, senza precisare cosa significhi.
Per questo il presidente della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa, Gianni Buquicchio, ha chiesto al parlamento ungherese di non adottare la cosiddetta legge “Stop Soros” prima della prevista pubblicazione di un parere della Commissione stessa, atteso per venerdì, o almeno a tener conto delle raccomandazioni della Commissione, infatti il Parlamento ungherese è stato convocato domani per la votazione.
Il presidente della Commissione di Venezia ha incontrato proprio ieri il ministro degli esteri ungherese Peter Szijjarto a Strasburgo presso il Consiglio d’Europa per discutere le nuove disposizioni legislative “Stop Soros”.
Nel frattempo la cancelliera tedesca ha convocato Orban a Berlino dopo aver ascoltato il presidente del Consiglio italiano Conte. Non è ancora chiaro quando ci sarà l’incontro tra Orban e Merkel, ma probabilmente avverrà prima del vertice del 28 e 29 giugno a Bruxelles.

SPIRITO EUROPEO

ungheria-muri-e-porteLa Commissione europea ha deciso di lanciare le procedure di infrazione per Polonia, Ungheria e Rep. Ceca per i mancati ricollocamenti dei profughi da Italia e Grecia. Ad annunciare i provvedimenti è il commissario Ue Dimitris Avramopoulos, nel presentare la relazione di giugno sullo stato di attuazione delle ‘relocation’. “Dispiace constatare che nonostante i ripetuti appelli, Ungheria, Rep. Ceca e Polonia” non abbiano ancora agito. “Spero che” questi tre Paesi “possano riconsiderare la loro posizione e iniziare a “contribuire in un modo giusto”, afferma Avramopoulos, spiegando che la Commissione Ue in quel caso potrebbe anche riconsiderare la propria decisione. “Speriamo che lo spirito europeo prevalga”, auspica. “Questi tre Paesi non hanno fatto niente per oltre un anno”, avverte Avramopoulos. In particolare “l’Ungheria, non ha mai fatto niente – aggiunge -. La Polonia si è offerta di accogliere nel 2015 e poi non ha fatto altro. La Repubblica Ceca non ha più ricollocato dall’agosto 2016”.

Il commissario ha ricordato i numerosi appelli rivolti ai Paesi affinché ricollocassero. “Ora è tempo di passare all’azione”, avverte Avramopoulos “anche se non sono l’uomo più contento”. Domani sarà pubblicato il pacchetto mensile delle infrazioni. Una decisione che Budapest definisce un “puro ricatto e un atto antieuropeo” da parte della Commissione europea. Lo ha detto in Parlamento il ministro degli esteri ungherese Peter Szijjarto dopo l’annuncio di Bruxelles.

Intanto dall’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) di Ginevra, arriva il bilancio aggiornato sulle su migranti e rifugiati. Dall’inizio dell’anno sonno in totale 73.189 quelli giunti via mare in Europa e 1.808 sono morti mentre tentavano di attraversare il Mediterraneo. Circa l’85 % del totale degli arrivi in Europa via mare dall’inizio dell’anno è stato registrato in Italia. I dati globali sono inferiori a quelli registrati nello stesso periodo del 2016, quando gli arrivi furono 211.433 e i morti di 2.899.

L’Oim precisa che circa l’85 % del totale degli arrivi in Europa via mare dall’inizio dell’anno è stato registrato in Italia con un totale dei 61.903 migranti e rifugiati giunti nel Paese dal primo gennaio all’11 giugno scorso. Anche la stragrande maggioranza dei decessi è segnalato sulla rotta del Mediterraneo centrale tra l’Africa del Nord e l’Italia, con 1.717 morti dall’inizio del 2017.

Secondo le informazioni raccolte dall’ufficio dell’Oim a Roma, i dati per nazionalità degli arrivi in Italia fino al 31 maggio rivelano che i Nigeriani (9.286 uomini, donne e bambini) sono i più numerosi. Gli altri principali paesi di origine sono Bangladesh (7.106) Guinea (5.960), Costa d’Avorio (5.657), Gambia (4.011), Senegal (3.935), Marocco (3.327), Mali (3.150), Eritrea (2.344) e Sudan (2.327).

LE REGOLE DEI MAGIARI

orban-1024x572-1432061022L’ironia della sorte vuole che a fare all’Italia un richiamo sulle regole da rispettare in zona UE sia l’Ungheria. Il presidente Orban si è fatto promotore in questi ultimi anni di violazione delle regole europee e umanitarie sull’accoglienza dei profughi e sulle ‘quote’ dei migranti, arrivando alla costruzione di un muro nel cuore dell’Europa e addirittura accusando Bruxelles di ingerenza sulla questione. Ora prosegue a distanza lo scontro tra Ungheria e Italia sui migranti, con il premier Viktor Orban che ai microfoni della radio Mr continua a ribadire che Roma viola le regole stabilite dall’Europa: “La politica interna italiana è un terreno difficile. L’Italia ha difficoltà di bilancio con un deficit che aumenta, mentre stanno arrivando in massa i migranti, con spese ingenti. Renzi ha tutte le ragioni di essere nervoso”.  Tuttavia, ha continuato Orban rispondendo ad una domanda sulla minaccia di Renzi di porre il veto al bilancio Ue se Paesi come l’Ungheria non faranno di più per accogliere i migranti, “la comprensione e la compassione non cambiano il fatto che sarebbe dovere dell’Italia rispettare il trattato di Schengen, però non lo fa, anche se il compito, sebbene sia difficile, non è impossibile”.

Ma a Orban risponde direttamente Matteo Renzi, che lo smentisce: “Il presidente Orban ha una visione dell’Italia non puntuale. In altri termini non è vero che il deficit aumenta, non è vero che l’Italia è in difficoltà o che c’è nervosismo”. E, parlando a Radio Radicale, avverte Budapest ancora una volta: “O l’Europa prende atto dei provvedimenti che l’Ue stessa ha firmato e quindi anche l’Ungheria inizia a farsi carico dei migranti o sai che c’è? Il presidente del Consiglio italiano comunica ufficialmente che metterà il veto su qualsiasi bilancio che non contempli uguali oneri e onori”. Perché l’Italia, continua, “non è più il salvadanaio al quale si viene a chiedere soldi senza prevedere uguali diritti e doveri. Abbiamo colto nel segno, noto una certa preoccupazione negli amici dei Paesi dell’est, ma il tempo in cui l’Italia faceva il salvadanaio è finito. Vale per Orban e per tutti gli altri colleghi Ue“.

Ma la scintilla è stata innescata già ieri quando all’agenzia Mti il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, commentando le parole del premier sul fatto che l’Italia potrebbe porre il veto sul bilancio Ue ha affermato: “Le risorse europee spettano ai paesi membri dell’Europa centrale”. È l’Italia che “non adempie ai propri obblighi, se rispettasse meglio norme e regole comuni la pressione dell’immigrazione sull’Ue sarebbe molto minore”. I paesi centroeuropei, prosegue Szijjarto, “con la loro adesione all’Unione europea, hanno aperto i propri mercati interni alle imprese dell’Europa occidentale, fra cui anche quelle italiane, che hanno realizzato così profitti notevoli”. Il ministro degli Esteri, scrive ancora l’agenzia, ha sottolineato che “Renzi sta attaccando i paesi dell’Europa centrale i quali rispettano le regole comuni mentre l’Italia non adempie i propri obblighi derivanti dall’appartenenza alla zona Schengen. Se l’Italia rispettasse meglio norme e regole comuni, la pressione dell’immigrazione sull’Unione europea sarebbe molto minore”. Le parole commentate dal ministro ungherese, sono quelle pronunciate da Renzi a Porta a Porta, quando il premier aveva annunciato che “se Ungheria o Slovacchia ci fanno la morale sui migranti e non ci danno una mano”, l’Italia potrebbe “mettere il veto” sul bilancio comunitario.

Paolo Gentiloni ha subito risposto con un tweet al suo omologo: “Con muri e referendum l’Ungheria ha sempre rivendicato di violare le regole europee sulle migrazioni. Ora almeno eviti di dare lezioni all’Italia”.
Il richiamo di Budapest al rispetto delle regole oltre che spudorato e ingrato: l’Italia è tra i maggiori paesi donatori della Ue, grazie ai quali vengono versati ingenti somme di danaro al bilancio di Bruxelles, che ne destina una parte ai ‘fondi di coesione’. Somme che finiscono poi ai membri orientali dell’Unione.

A questo punto tocca ancora una volta all’Europa, Bruxelles non ha mai intrapreso alcuna azione ufficiale di censura riguardo alla condotta del governo di Orban e, perfino il gruppo dei partiti popolari europei ha mai agito contro la formazione politica che guida il paese ungherese, mantenendola al suo interno. Ora invece è tempo di agire, o l’Europa continuerà ad essere additata sempre e solo come la ‘megera’ che punisce Atene, la sola insieme all’Italia ad essersi fatta carico dell’arrivo dei profughi. La stessa Europa che dimentica di far rispettare le regole a Stati con involuzione autoritaria come quello ungherese, finendo con l’essere più che ‘megera’, un fantasma, qualcosa che non esiste.

Tant’è che il Primo Ministro ungherese ha anche annunciato che il suo Paese presenterà un reclamo alla Commissione Europea e resisterà all’obbligo di quote di accoglienza profughi, se Bruxelles non porrà questo problema all’ordine del giorno.

In precedenza, in Ungheria si è svolto il referendum sulla politica di distribuzione dei rifugiati nei Paesi dell’Unione Europea. Il referendum non è stato riconosciuto come valido, perché l’affluenza è stata del 40%, mentre per la sua approvazione era necessario il voto del 50% degli elettori. E il Premier magiaro ha anche proposto di eliminare la quota obbligatoria, ma il Capo della Commissione europea, Jean-Claude Juncker ha respinto questa iniziativa.

Immigrati. Vienna chiude i confini con l’Italia
Ultimatum della Merkel: hot spot o niente quote

>>>ANSA/IL PARLAMENTO UNGHERESE APPROVA IL MURO ANTI-IMMIGRATIMentre l’Austria chiude i confini con l’Italia (il presidente della repubblica Sergio Mattarella sarà domani in visita ufficiale a Vienna), Angela Merkel dà un ultimatum all’Italia – hotspot subito o niente quote – il Governo ungherese sta progettando di estendere la barriera “anti-migranti” anche al confine con la Romania, in aggiunta a quella già esistente alla frontiera serba, e intende avviare i lavori preparatori. Ad annunciarlo ufficialmente, questa mattina, il ministro Peter Szijjarto mentre è entrata in vigore la legge che spedisce in carcere gli immigrati (174 profughi arrestati fino a oggi pomeriggio).Il Governo austriaco ha poi comunicato alla Commissione Ue che dalla mezzanotte di oggi saranno effettuati controlli sugli ingressi ai confini con Italia, Slovenia e Slovacchia. Ieri il governo austriaco aveva annunciato l’avvio di controlli temporanei solo sul confine con l’Ungheria, avvertendo però che avrebbe potuto avviarli anche nei confronti di altri Stati confinanti.


L’avevano annunciato tutti, da Viktor Orbàn a Peter Szijjarto, ed ora è diventata una triste realtà. Da oggi entrano in vigore le nuove leggi anti-migrazioni, che prevedono, tra l’altro, l’arresto di chi entrerà illegalmente nel Paese e con condanne fino a tre anni di reclusione. Inoltre, il muro ai confini con la Serbia è stato ultimato. La polizia ungherese sorveglia tutti i tratti dei confini con la Serbia per un totale di 175 chilometri, che è anche la lunghezza del muro anti migranti. Nonostante il vertice straordinario di Bruxelles di ieri, che si è chiuso senza un accordo sulle quote, l’Ungheria ha fatto una scelta ben precisa: respingere l’esodo umano e scavalcare il Trattato di Schengen. Dalla mezzanotte di oggi sono già stati arrestati 9.380 migranti entrati dalla Serbia, e chissà quanti ne verranno ancora ammanettati.

La nuova legge, oltre prevedere la reclusione per chi entra in modo irregolare, punisce chiunque tenti di danneggiare la barriera di filo spinato alta 4 metri. Il primo ministro Orbàn ha messo in allerta trenta giudici per processare per “direttissima” tutti i trasgressori. La riforma del codice penale ungherese, compiuta a fine agosto, prevedeva in questi casi, il carcere solamente per i trafficanti di esseri umani. Il giro di vite è stato deciso da quando, a inizio settembre, una marea umana di migranti attraversa il Paese magiaro per giungere in Germania.

Ieri i Paesi dell’Est Europa (Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Romania) hanno spaccato l’Unione non concordandosi sui 120mila profughi da ricollocare. Anche la Polonia, con la premier Ewa Kopacz, ha dichiarato l’inutilità della ripartizione in quote. C’è una larga maggioranza di Stati, certo, ma non vi è l’unanimità. Un nuove vertice è stato indetto per l’8 ottobre. Fino a quella data possono, però, aggravarsi sia il flusso migratorio sia i sentimenti nazionalisti e xenofobi di molti partiti e movimenti europei, sfociando in episodi denigratori e di violenza. Tuttavia un barlume di speranza si è acceso. Infatti, i 28 Stati hanno dato il nullaosta per l’avvia della “fase 2” della missione navale EuNavFor Med che prevede l’uso della forza contro gli scafisti nel Mediterraneo.

La Francia intanto, attraverso le parole del ministro Bernard Cazeneuve, ha minacciato di percorrere la stessa strada dell’Ungheria qualora l’Italia non riuscisse a controllare i propri confini. La maggioranza qualificata per approvare il “piano immigrati europeo” ci sono. Ovviamente sarebbe preferibile l’unanimità per questioni di responsabilità oggettiva e di prestigio internazionale. Federica Mogherini, l’Alto Rappresentante Ue, è fiduciosa per un accordo collettivo e condivisibile da tutti i 28 Paesi membri.

Manuele Franzoso

Immigrati. Sostegno Ue al “muro” ungherese

Immigrati-muroL’Europa continua ad alzare le “barriere” contro gli immigrati. Dimitris Avramopoulos, commissario europeo per i migranti, durante una conferenza stampa col ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, ha espresso sostegno al piano del governo di costruire una barriera anti-migranti al confine con la Serbia.
“L’Europa sosterrà sempre gli Stati membri in prima linea e l’Ungheria lo è”, ha detto Avramopoulos. “L’Ungheria è sotto pressione. Finora parlavamo di Italia e Grecia. Ora aggiungiamo l’Ungheria”.

L’appoggio, che ha provocato l’ira della Serbia, ha lasciato tutti di stucco dopo l’annuncio dell’Ungheria della costruzione di un muro lungo 175 chilometri e alto 4 metri al confine con la Serbia per evitare l’introduzione di migranti. Si calcola che solo quest’anno sono stati oltre 67.000 i migranti illegali giunti in Ungheria, dei quali la maggior parte passati per il confine con la Serbia. Avramopoulos ha detto che gli stati membri hanno la responsabilità di gestire i propri confini: “Cerchiamo di adottare un’agenda europea comune, una politica comune sull’immigrazione. Ma questo non significa che siamo autorizzati a impedire agli stati membri di adottare la propria politica, se parliamo di gestione delle frontiere”. Il commissario, a sostegno ungherese, ha anche ricordato che sono state già costruite barriere al confine tra Grecia e Turchia e tra Bulgaria e Turchia.

Avramopoulos inoltre ha promesso all’Ungheria aiuti per quasi 8 milioni di euro, e soprattutto il contributo dell’Ue per realizzare “hot spot” dove poter esaminare rapidamente le domande dei richiedenti asilo, grazie anche a funzionari europei, e per rimpatriare i migranti che non hanno diritto alla protezione. Proprio oggi si sono verificati, nel più grande campo per immigrati dell’Ungheria a Debrecen, disordini e scontri con la polizia, innescati da un centinaio di immigrati. Il campo ospita al momento 1.600 persone anche se teoricamente dovrebbe contenerne al massimo 800.

Da est a nord, l’Europa è la stessa… almeno per quanto riguarda la questione immigrati. La Danimarca ha infatti deciso di chiudere le frontiere, introducendo controlli alla frontiera con la Germania per fermare i clandestini. Il neoministro degli Esteri, Kristian Jensen, nell’informare della decisione il suo omologo tedesco, Frank-Walter Steinmeier, ha comunque assicurato che “I controlli saranno in linea con gli accordi di Schengen”.

Maria Teresa Olivieri

Migranti. Da Calais all’Ungheria nessuno li vuole

Immigrati-CalaisDopo l’annuncio della costruzione di un muro lungo 175 chilometri e alto 4 metri al confine con la Serbia, l’Ungheria di Viktor Mihály Orbán fa retromarcia sulla decisione di respingere gli accordi di Dublino III sui richiedenti asilo. Intanto a Calais, in Francia, continuano ad arrivare immagini dei disperati tentativi dei migranti di attraversare il confine per arrivare in Gran Bretagna. Il ministro degli esteri magiaro, Peter Szijjarto, ha discusso con il collega austriaco Sebastian Kurz informandolo che “l’Ungheria non ha sospeso nessuna norma dell’Unione Europea”.

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Un nuovo muro di Berlino in Ungheria. La Storia si ripete

Il 13 agosto 1961 l’Urss fece costruire il muro che divise per 28 anni Berlino Est da Berlino Ovest. Un muro che crollò il 9 novembre 1989 segnando un punto di svolta nella Storia e nella competizione tra Usa e Unione Sovietica. L’abbattimento del muro alla fine degli anni ’80 contraddistinse la fine della Guerra Fredda.

L’idea di dividere, ostacolare, impedire, bloccare, è tornata di moda da qualche giorno in Ungheria. Lo stato magiaro, governato dal conservatore Viktor Orbàn, e leader di Fidesz, ha fatto sapere all’Unione Europea e al mondo intero che per frenare i flussi migratori nei Balcani si erigerà una barriera alta 4 metri al confine meridionale con la Serbia. Perciò si chiuderà completamente la frontiera con la repubblica ex-jugoslava, da dove passano numerosi migranti provenienti dalla Siria, Palestina, Libano e altri Paesi asiatici. Per quale motivo? Principalmente per sfuggire dall’incubo chiamato Isis.

Le reazioni non si sono fatte attendere, soprattutto dal vicino di Belgrado. Infatti il primo ministro serbo, Alexsandar Vučić, si dice “sorpreso e scioccato” dalla soluzione decisa da Orbàn dal suo ministro degli Esteri, Peter Szijjarto. Il braccio destro di Orbàn ha dichiarato: “L’immigrazione è uno dei problemi più seri che l’Unione Europea si trova ad affrontare. L’Ue sta cercando soluzioni, ma l’Ungheria non può permettersi di aspettare oltre”. Il ministro ha specificato che il muro si snoderà lungo il confine serbo per circa 175 chilometri e che “è possibile chiudere con una rete alta quattro metri”.

Sempre Szijjarto ha affermato che i lavori dovranno essere terminati entro mercoledì prossimo. Lo scopo è limitare l’immigrazione clandestina giacché quest’anno sono già entrate illegalmente nel Paese 57mila persone e l’anno scorso 43mila, tra cui numerosi afghani, siriani e pakistani. E più a sud, la Bulgaria ha già fatto qualcosa di analogo, costruendo una barriera lungo il confine con la Turchia lungo l’argine del fiume Evros. Con quali soldi hanno finanziato la costruzione? Con i fondi europei. Che ironia.

Il prossimo 1° luglio Viktor Orbàn discuterà dell’emergenza immigrazione in un incontro con il primo ministro serbo, Vucic. L’Ungheria fa parte dell’area Schengen, l’accordo che regola la libera circolazione delle persone, mentre la Serbia non essendo ancora membro dell’Ue non ne fa parte. Intanto la Commissione Europea ammonisce l’Ungheria, evidenziando che ci sono alternative per salvaguardare i propri varchi nel rispetto dei diritti umani e del principio di non respingimento.

Inoltre in Ungheria è presente e attivo uno dei partiti più xenofobi in Europa: Jobbik. Una forza politica nemica della solidarietà, del rispetto, della diversità e del multiculturalismo. Il suo leader, Gabor Vona, ha approvato senza ombra di dubbi la costruzione del Muro. È facile ammonire l’Italia per il suo alto debito pubblico, sull’economia stagnante e il rapporto deficit-Pil, nonché sulle riforme. È più difficile per l’Unione Europea riconoscere l’enorme sforzo del nostro Paese per salvare i “disperati del mare”. Almeno noi, popolo italiano, pieno di contraddizioni, non abbiamo mai costruito muri.

Manuele Franzoso

Immigrati. Ridiscutiamo il trattato di Dublino

Migranti VentimigliaMentre i migranti di Ventimiglia si preparano al quinto giorno di protesta, si continua a cercare una soluzione per i nuovi sbarchi. Nonostante l’ultimo annuncio del Governo francese, la polizia ha intensificato i controlli alla stazione di Menton-Garlaven e alla barriera autostradale di La Turbie. Alla stazione di Garlaven vengono fermati tutti i treni provenienti dall’Italia ed eseguiti i controlli dei documenti. Il ministero dell’interno francese poi, nonostante il clima di tensione sulla questione, ha annunciato la creazione di 10 mila alloggi per rispondere alla crisi immigrati, tra questi cinquemila sono per coloro che hanno ottenuto l’asilo in Francia, quattromila per chi ancora l’ha solo chiesto e 1.500 per migranti irregolari senza una sistemazione.

In Italia invece la polemica è ancora politica, oggi Papa Francesco durante l’Udienza del mercoledì ha detto: “Vi invito tutti a chiedere perdono per le persone e le istituzioni che chiudono la porta a questa gente che cerca vita, una famiglia, che cerca di essere custodita”. “Sabato prossimo – ha ricordato Bergoglio – ricorre la Giornata mondiale del rifugiato, promossa dalle Nazioni Unite. Preghiamo per tanti fratelli e sorelle che cercano rifugio lontano dalla loro terra, che cercano una casa dove poter vivere senza timore, perché siano sempre rispettati nella loro dignità”.

“Incoraggio – ha concluso il Pontefice – l’opera di quanti portano loro un aiuto e auspico che la comunità internazionale agisca in maniera concorde ed efficace per prevenire le cause delle migrazioni forzate”. Immediata la reazione del leader di Lega Nord, Matteo Salvini, che su Radio Padania ha risposto all’invito di Bergoglio: “Noi non abbiamo bisogno di essere perdonati”, e ironizza: “Quanti rifugiati ci sono in Vaticano? Sono curioso di vedere se il Papa a Torino incontrerà qualche sfrattato torinese”.

Sulla stessa onda la risposta di Maurizio Bianconi, deputato di centrodestra, che riguardo al Papa sostiene che “la pseudo solidarietà è una cosa che non tollero. Dimentica però di dire quale gente e soprattutto non tiene conto del fatto che l’Italia in questo momento forse non è in grado di accogliere”. E aggiunge: “Lui ci pensa bene ad accogliere: sono venuti in 300.000 e gli ha dato 30 posti per dormire. Se ha così voglia di accogliere deve aprire tutti i conventi, tutti i seminari, tutte le chiese sconsacrate, tutti gli alberghi del Vaticano, li metta lì e li accolga”.

Nel frattempo, anche in Transatlantico si è discusso di come affrontare il problema. L’Aula della Camera ha approvato a larghissima maggioranza (con 387 voti a favore e 24 contrari) la Risoluzione a firma Ravetto (FI), maturata e condivisa all’interno del Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen. La Risoluzione – su cui tra l’altro il governo aveva espresso parere favorevole – impegna il governo “a valorizzare a pieno, per quanto di sua competenza, in sede europea e nazionale, con particolare riguardo alla riunione del Consiglio europeo del 25 e 26 giugno 2015, quanto previsto dall’articolo 17 del Regolamento (UE) n. 604/2013, cosiddetto Regolamento Dublino III, promuovendo un sistema di asilo europeo che consenta un’equa ripartizione degli oneri tra gli Stati membri di primo ingresso e gli altri”. L’articolo in questione “prevede due clausole molti importanti, in deroga ai criteri generali di determinazione dello Stato competente per l’esame della domanda di asilo: la clausola di sovranità e la clausola umanitaria”.

Ovvero uno Stato membro, a prescindere dal regolamento di Dublino, può sempre decidere di assumere la responsabilità di esaminare una richiesta di asilo presentata in frontiera o sul territorio, anche se, in base ai criteri ordinari, la competenza dovrebbe essere attribuita ad altro Stato membro. La clausola umanitaria stabilisce che qualsiasi Stato membro, pur non essendo competente per l’esame della domanda secondo i criteri ordinari, può diventarlo in considerazione di esigenze familiari o umanitarie del richiedente asilo.Subito dopo la votazione è arrivato il rimbrotto di Khalid Chaouki (Pd) “è bene che l’Italia sappia che i deputati della Lega Nord, compatti, votano contro la richiesta al Governo di ottenere in sede europea una più equa ripartizione delle quote di profughi da accogliere”. “È ormai chiaro – ha precisato il deputato – che il partito di Matteo Salvini non è interessato a risolvere i problemi, altrimenti gli verrebbero meno gli argomenti per predicare la paura; ormai la retorica leghista vive solo dell’emergenza e nell’emergenza, per questo contrasta ogni azione volta a gestire il delicato tema dell’immigrazione”.

“Al di là delle dichiarazioni e delle speculazioni di alcune forze politiche impegnate ad aizzare il malcontento della popolazione per raccogliere voti e consensi, alla prova dei fatti gli italiani hanno fatto prevalere sentimenti di solidarietà e disponibilità all’accoglienza nei confronti dei migranti, uomini e donne. Lo hanno fatto a Lampedusa nella prima accoglienza dei profughi, nelle stazioni di Roma e Milano, al confine di Ventimiglia, Bolzano e in Friuli. Dal sud al nord del Paese nessuno si è tirato indietro e nessuno ha avuto atteggiamenti di chiusura e di intolleranza”. Lo ha detto Pia Locatelli intervenendo alla Camera sulla relazione del Comitato Schengen e sulla mozione largamente condivisa volta ad impegnare il Governo a valorizzare appieno, per quanto di sua competenza, quanto previsto dall’articolo 17 del regolamento di Dublino III, promuovendo un sistema di asilo europeo che consenta un’equa ripartizione degli oneri fra Stati membri di primo ingresso e gli altri.
“Noi socialisti – ha concluso – pensiamo che su questo si giochi la tenuta ed il futuro dell’Europa, la stessa che, trent’anni fa, ebbe il coraggio, con il Trattato di Schengen, di abbattere le frontiere interne; l’Europa, che oggi rischia di naufragare assieme ai balconi dei disperati e alle speranze di milioni di convinti europeisti”.

Ma mentre in Italia si discute su come affrontare il problema, in Europa ognuno agisce per proprio conto. Dopo un bilaterale a Expo 2015 con il presidente del Consiglio Matteo Renzi, il premier inglese David Cameron ha affermato che metterà in campo risorse e aiuti per il problema degli sbarchi, ma non il Regno Unito non parteciperà alla divisione delle quote. Ancora peggio sul versante orientale: l’Ungheria ha infatti annunciato la costruzione di una recinzione alta 4 metri lungo l’intero il confine con la Serbia per arginare il flusso di immigrati clandestini. Il ministro degli Esteri, Peter Szijjarto, ha detto, durante una conferenza stampa, che “l’immigrazione è uno dei problemi più gravi per l’Unione europea di oggi”. “I paesi dell’Ue cercano una soluzione … ma l’Ungheria non può permettersi di aspettare più a lungo.

Si tratta di un muro di confine lungo 175 km (110 miglia) e alto quattro metri.

Liberato Ricciardi