Il Rosatellum: mix tra proporzionale e maggioritario

legge elettorale schede

Mix proporzionale (64%) e collegi uninominali (36%). Possibilità di coalizione, unica e a livello nazionale. Soglia di sbarramento al 3% per le liste singole e del 10% per le coalizioni. Massimo 4 nomi nei listini del proporzionale. Pluricandidature: 1 collegio uninominale e massimo 3 nel proporzionale. Non c’è possibilità di voto disgiunto. Questi in sintesi i principi del Rosatellum bis depositato oggi da Pd in commissione affari costituzionali.

L’appoggio dei socialisti
Un testo che avrà l’appoggio dei socialisti. “Incontro positivo tra Psi e Pd sulla nuova legge elettorale” commenta il segretario del Psi, Riccardo Nencini. “Si profila un sistema semimaggioritario che favorisce le coalizioni. Proprio quello che avevamo indicato noi”. Soddisfatta anche Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera, che ha incontrato Ettore Rosato, per discutere della nuova ipotesi di legge Elettorale. Il Psi ha dimostrato “attenzione al nuovo testo – ha commentato – perché il sistema elettorale discusso faciliterà la costituzione di coalizioni”. Pia Locatelli si è detta “particolarmente soddisfatta” da un altro elemento della legge in discussione. Un elemento su cui Pia Locatelli e i socialisti si sono spesi con forza. Quello delle quote di genere. In ogni coalizione infatti nessuno dei due generi può superare la quota del 60% nei collegi uninominali a livello nazionale. La stessa quota è prevista per i partiti per ciò che riguarda i nomi dei listini proporzionali.

Nella relazione tecnica che accompagna il testo si legge che “la proposta base delinea un sistema elettorale misto, in cui l’assegnazione di 231 seggi alla Camera e 102 seggi al Senato è effettuata in collegi uninominali con formula maggioritaria, in cui vince il candidato più votato, mentre l’assegnazione dei restanti seggi avviene con metodo proporzionale, nell’ambito di collegi plurinominali”. Sulle coalizioni si spiega: “I partiti possono presentarsi da soli o in coalizione. La coalizione è unica a livello nazionale. I partiti in coalizione presentano candidati unitari nei collegi uninominali”.

Sui listini del proporzionale si spiega che “in ogni collegio plurinominale, ciascuna lista è composta da un elenco di candidati, presentati secondo un determinato ordine numerico. Il numero dei candidati non può essere inferiore a due né superiore a quattro”. Quanto alla pluricandidature si specifica che “il candidato in un collegio uninominale può essere candidato altresì nei collegi plurinominali, fermo restando il limite di tre”. Per quanto riguarda l’espressione del voto la scheda è unica. Le soglie di sbarramento sono del 3 per cento per le liste singole e del 10 per cento per le coalizioni.

Camera e Senato
Il Rosatellum bis è stato deposistao sia alla Camera che al Senato “Il Pd, come è noto, non è autosufficiente – si osserva dal Pd – quindi per andare avanti prima alla Camera e poi al Senato serve un accordo vero con altri gruppi parlamentari. Le critiche di M5S e Mdp arrivate in queste ore sono ingenerose. Non si può attaccare il Consultellum e poi impedire qualsiasi modifica”.

Le reazioni dei partiti
Un sì importate arriva da Forza Italia: “Per quello che ne sappiano è un tentativo serio a cui Forza Italia dà un primo via libera. Aspettiamo di leggere ovviamente i contenuti e vedere il calendario ma noi pensiamo che questa nuova proposta possa essere presa in seria considerazione” dice il presidente dei deputati di Forza Italia Renato Brunetta. Anche il leader della minoranza Pd Andrea Orlando appoggia il testo auspicando però che venga aumentata la quota maggioritaria. “Una proposta buona” aggiunge il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio. Anche i centristi di Ap con il capogruppo Maurizio Lupi affermano di condividere l’impostazione del testo. Bocciatura completa invece dal M5S che parla di inciucio ai loro danni.

Tempi brevi
Ettore Rosato, presidente dei deputati Pd conversando con i cronisti in Transatlantico si è detto “ottimista” riguardo l’iter del testo di riforma elettorale depositato oggi in Commissione Affari Costituzionali alla Camera e trasmesso al Senato. Lo sforzo da fare è prendere consapevolezza che è l’ultima occasione, che è un testo equilibrato e ci vuole responsabilità”, sottolinea. Rosato aggiunge inoltre che c’è la possibilità di approvare la riforma in tempi brevi: “L’hanno depositata anche al senato. Nelle prime due settimane di ottobre ci sono i tempi per approvarla alla Camera. Ma se c’è accordo politico i tempi saranno rapidi anche di là”. “Sembra ci sia una consapevolezza diversa nei partiti rispetto all’ultima volta”, ha aggiunto Rosato.”L’impianto con collegi piccoli e uninominali, che poggia su un principio maggioritario, e su collegi plurinominali, che poggia su un principio proporzionale” incontrano per Rosato le richieste di tutte le forze politiche.

Un testo che per il relatore Emanuele Fiano “va incontro alle critiche che erano state sollevate nei mesi scorsi alle precedenti proposte. Rafforza il potere di scelta dei cittadini attraverso i collegi uninominali e quelli plurinominali per la parte proporzionale; l’unica scheda incentiva la conoscibilità dei candidati. In più rafforza il rapporto degli eletti con il territorio ed incentiva le coalizioni”.

ECCO IL ROSATELLUM

Elezioni voto scheda urna manoMix proporzionale (64%) e collegi uninominali (36%). Possibilità di coalizione, unica e a livello nazionale. Soglia di sbarramento al 3% per le liste singole e del 10% per le coalizioni. Massimo 4 nomi nei listini del proporzionale. Pluricandidature: 1 collegio uninominale e massimo 3 nel proporzionale. Non c’è possibilità di voto disgiunto. Questi in sintesi i principi del Rosatellum bis depositato oggi da Pd in commissione affari costituzionali.

L’appoggio dei socialisti
Un testo che avrà l’appoggio dei socialisti. “Incontro positivo tra Psi e Pd sulla nuova legge elettorale” commenta il segretario del Psi, Riccardo Nencini. “Si profila un sistema semimaggioritario che favorisce le coalizioni. Proprio quello che avevamo indicato noi”. Soddisfatta anche Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera, che ha incontrato Ettore Rosato, per discutere della nuova ipotesi di legge Elettorale. Il Psi ha dimostrato “attenzione al nuovo testo – ha commentato – perché il sistema elettorale discusso faciliterà la costituzione di coalizioni”. Pia Locatelli si è detta “particolarmente soddisfatta” da un altro elemento della legge in discussione. Un elemento su cui Pia Locatelli e i socialisti si sono spesi con forza. Quello delle quote di genere. In ogni coalizione infatti nessuno dei due generi può superare la quota del 60% nei collegi uninominali a livello nazionale. La stessa quota è prevista per i partiti per ciò che riguarda i nomi dei listini proporzionali.

Nella relazione tecnica che accompagna il testo si legge che “la proposta base delinea un sistema elettorale misto, in cui l’assegnazione di 231 seggi alla Camera e 102 seggi al Senato è effettuata in collegi uninominali con formula maggioritaria, in cui vince il candidato più votato, mentre l’assegnazione dei restanti seggi avviene con metodo proporzionale, nell’ambito di collegi plurinominali”. Sulle coalizioni si spiega: “I partiti possono presentarsi da soli o in coalizione. La coalizione è unica a livello nazionale. I partiti in coalizione presentano candidati unitari nei collegi uninominali”.

Sui listini del proporzionale si spiega che “in ogni collegio plurinominale, ciascuna lista è composta da un elenco di candidati, presentati secondo un determinato ordine numerico. Il numero dei candidati non può essere inferiore a due né superiore a quattro”. Quanto alla pluricandidature si specifica che “il candidato in un collegio uninominale può essere candidato altresì nei collegi plurinominali, fermo restando il limite di tre”. Per quanto riguarda l’espressione del voto la scheda è unica. Le soglie di sbarramento sono del 3 per cento per le liste singole e del 10 per cento per le coalizioni.

Camera e Senato
Il Rosatellum bis è stato deposistao sia alla Camera che al Senato “Il Pd, come è noto, non è autosufficiente – si osserva dal Pd – quindi per andare avanti prima alla Camera e poi al Senato serve un accordo vero con altri gruppi parlamentari. Le critiche di M5S e Mdp arrivate in queste ore sono ingenerose. Non si può attaccare il Consultellum e poi impedire qualsiasi modifica”.

Le reazioni dei partiti
Un sì importate arriva da Forza Italia: “Per quello che ne sappiano è un tentativo serio a cui Forza Italia dà un primo via libera. Aspettiamo di leggere ovviamente i contenuti e vedere il calendario ma noi pensiamo che questa nuova proposta possa essere presa in seria considerazione” dice il presidente dei deputati di Forza Italia Renato Brunetta. Anche il leader della minoranza Pd Andrea Orlando appoggia il testo auspicando però che venga aumentata la quota maggioritaria. “Una proposta buona” aggiunge il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio. Anche i centristi di Ap con il capogruppo Maurizio Lupi affermano di condividere l’impostazione del testo. Bocciatura completa invece dal M5S che parla di inciucio ai loro danni.

Tempi brevi
Ettore Rosato, presidente dei deputati Pd conversando con i cronisti in Transatlantico si è detto “ottimista” riguardo l’iter del testo di riforma elettorale depositato oggi in Commissione Affari Costituzionali alla Camera e trasmesso al Senato. Lo sforzo da fare è prendere consapevolezza che è l’ultima occasione, che è un testo equilibrato e ci vuole responsabilità”, sottolinea. Rosato aggiunge inoltre che c’è la possibilità di approvare la riforma in tempi brevi: “L’hanno depositata anche al senato. Nelle prime due settimane di ottobre ci sono i tempi per approvarla alla Camera. Ma se c’è accordo politico i tempi saranno rapidi anche di là”. “Sembra ci sia una consapevolezza diversa nei partiti rispetto all’ultima volta”, ha aggiunto Rosato.”L’impianto con collegi piccoli e uninominali, che poggia su un principio maggioritario, e su collegi plurinominali, che poggia su un principio proporzionale” incontrano per Rosato le richieste di tutte le forze politiche.

Un testo che per il relatore Emanuele Fiano “va incontro alle critiche che erano state sollevate nei mesi scorsi alle precedenti proposte. Rafforza il potere di scelta dei cittadini attraverso i collegi uninominali e quelli plurinominali per la parte proporzionale; l’unica scheda incentiva la conoscibilità dei candidati. In più rafforza il rapporto degli eletti con il territorio ed incentiva le coalizioni”.

Legge elettorale, nuove prove d’intesa

Italicum, al via l'esame in commissione alla Camera

Sembrano partire con il piede giusto le trattative per il Rosatellum bis. Le trattative in corso che girano attorno a una possibile maggioranza formata dall’area di governo più Lega e Forza Italia. Insomma la trattativa sul nuovo testo della legge elettorale che il Pd presenterà domani in commissione Affari costituzionali comincia ad assumere dei contorni più definiti. Il relatore Emanuele Fiano sta incontrando le varie forze politiche e ha ottenuto alcuni sì importanti. Tanto che Fiano si sbilancia e parla di testo che “potrà avere un consenso significativo”. Il nuovo testo base che sarà, spiega Fiano, “una mediazione” tra il Tedeschellum e il primo Rosatellum. “Ho consultato tutti – tira le somme Fiano – C’è la radicale contrarietà di M5s e Mdp ma per il resto il quadro è positivo sulla possibilità di dare una legge Elettorale al paese”.

I “sì” incassati da Fiano iniziano da quelli dei centristi della maggioranza. Ap, però, subordinerebbe il via libera alla richiesta di una soglia di sbarramento più bassa. I contatti con la Lega sono stati tenuti dal capogruppo Ettore Rosato e anche in questo caso, è arrivato il sostegno del Carroccio al nuovo testo base dem. “La Lega – afferma in una nota il vicesegretario Giancarlo Giorgetti – ha già votato la prima volta il Rosatellum e lo rivoterà ancora. È giusto che il Pd si prenda le proprie responsabilità. È un importante passo in avanti per restituire ai cittadini la possibilità di scegliere i rappresentanti di governo. La Lega è pronta”. I deputati del gruppo Psi alla Camera, Pia Locatelli e Oreste Pastorelli hanno incontrato Fiano martedì in serata. E in base agli orientamenti illustrati dal relatore, i socialisti hanno espresso un giudizio favorevole. Ma il sì più pesante è quello arrivato dal vertice ad Arcore. C’è infatti la disponibilità di Forza Italia a un confronto. Forza Italia dunque apre, anche se prima intende vedere il testo. Solo dopo ci sarà un pronunciamento ma, c’è la volontà di far partire il dialogo sul Rosatellum bis. Il M5S invece si è tirato fuori e ha disertato gli incontri con il Pd per discutere della bozza in campo. “Non partecipiamo ad una farsa con chi ha in mano l’ennesima legge elettorale incostituzionale”.

Il tentativo del Rosatellum è apprezzato anche da Andrea Orlando, ministro della giustizia e leader della minoranza dem. Parla di un “passo avanti frutto anche della nostra iniziativa di sollecitazione a riprendere in mano la legge elettorale: viene affrontato il tema della coalizione, superata la dinamica perversa delle preferenze abbinate ai grandi collegi e la doppia modalità di elezione tra Camera e Senato”. “Auspichiamo un’accentuazione – sostiene il leader della minoranza dem parlando con i giornalisti in Transatlantico – del carattere maggioritario che non sia di ornamento ma risponda più compiutamente al tema della governabilità”

Resta il no anche da parte di Mdp confermato in un lungo faccia a faccia, in cortile alla Camera, tra Fiano e Alfredo D’Attore. Un no che sembra senza appello. “Vedremo domani le carte – afferma Pier Luigi Bersani – ma per quel che si capisce fin qui la proposta sarebbe: un terzo di collegi con alleanze a geometria variabile, cioè un orgasmo per il trasformismo. Poi due terzi di liste bloccate, cioè parlamentari nominati, i giornali un mese prima potranno pubblicare i due terzi dei parlamentari”.

Il Rosatellum sarà presentato giovedì anche al Senato con la prima firma del senatore Andrea Marcucci. L’iniziativa, che avverrà nel giorno della presentazione del testo in commissione alla Camera, servirà a testare – spiegano fonti Dem – l’orientamento dei gruppi a Palazzo Madama, in attesa che la legge venga votata a Montecitorio.

Possibilista il presidente del gruppo misto alla Camera Pino Pisicchio. “L’Italia è l’unico paese democratico a cambiare legge elettorale ad ogni pie’ sospinto: in 24 anni ne abbiamo cambiate quattro. La nuova attesa legge sarebbe la quinta! È giunta l’ora di mettere la parola fine a questa telenovela della legge elettorale: il Pd, che ha l’onere della proposta, la faccia. I gruppi la valutino, assumendosi la responsabilità piena del voto e poi procediamo”

Robot al posto dei lavoratori? Allora più tasse

robotLo sviluppo dell’intelligenza artificiale sta portando all’inevitabile contrazione del mercato del lavoro. In tanti lo pensano e parecchie sono ormai le aziende che al lavoratore preferiscono il robot. Sono moltissime, infatti, le figure professionali – specie nel comparto agricolo, industriale e manifatturiero – che nei prossimi anni saranno sostituite da macchine intelligenti che svolgeranno gli stessi compiti a costi nettamente inferiori.

E’ chiaro che nessun pregiudizio va avanzato nei confronti del progresso scientifico e tecnologico che molti vantaggi ha portato nelle nostre vite. Tuttavia è indispensabile prevenire e ridurre le problematiche che i cambiamenti tecnologici sono in grado di produrre sul mercato del lavoro e sui livelli occupazionali.

Come far fronte dunque a questo fenomeno? Sicuramente creando nuove figure professionali connesse e non in conflitto con la presenza in azienda di robot. La leva fiscale, poi, potrebbe rappresentare una soluzione. In che modo? Aumentando le imposte per le aziende che utilizzando robot al posto dei lavoratori. È quanto prevede una proposta di legge presentata dal Psi alla Camera, a prima firma del deputato Oreste Pastorelli.

Nello specifico il provvedimento – sottoscritto anche dalle parlamentari Pia Locatelli e Michela Marzano – punta ad intervenire sull’imposta sul reddito della società (IRES) aumentando di un punto percentuale l’aliquota qualora l’attività produttiva sia realizzata e gestita direttamente da macchine intelligenti.

L’aumento non scatterebbe nel caso in cui l’azienda investisse lo 0,5 per cento dei propri ricavi in progetti di riqualificazione professionali dei propri lavoratori dipendenti, cioè in strumenti di welfare aziendali.

“Le finalità che vogliamo perseguire con questa pdl – spiega Oreste Pastorelli – è disincentivare il brutale rimpiazzo di forza lavoro umana con forza lavoro robotica. Allo stesso tempo – spiega il deputato socialista – l’intenzione è quella di incentivare le aziende allo sviluppo della propria forza lavoro umana e, al contempo, di dotare i lavoratori di conoscenze e abilità tali da garantire loro un posto in un mercato del lavoro sempre più particolare e complesso”.

Coni: Camera, ok pdl su limite tre mandati

coniVia libera dell’Aula della Camera alla proposta di legge che limita a tre i mandati degli organi del Comitato olimpico nazionale italiano, delle federazioni sportive nazionali, delle cariche nel Comitato italiano paralimpico (Cip), nelle federazioni sportive paralimpiche, nelle discipline sportive paralimpiche e negli enti di promozione sportiva paralimpica.

Il provvedimento, approvato a Montecitorio con 281 sì, 62 no (M5S) e 63 astenuti (Si, Mdp e Fdi), torna al Senato. A favore, illustrato in Aula da Pia Locatelli, presidente del gruppo, il voto dei socialisti. Noi socialisti voteremo a favore di questo provvedimento che limita il numero di mandati per tutti gli organi elettivi delle federazioni sportive e del CONI così come limita il rinnovo delle cariche nel Comitato italiano paralimpico, nelle federazioni , nelle discipline e negli enti di promozione sportive paralimpici. Voglio ringraziare le colleghe e la relatrice che hanno voluto segnare il provvedimento con la prospettiva di genere. È quello che vorremmo fosse presente in tutte le leggi varate da questa Camera ed è la dimostrazione concreta di come l’aumento delle presenze femminili in questa legislatura porta dei risultati positivi”.

“Come ha ricordato la collega Coccia, il mondo dello sport è da sempre, e lo è tuttora, un mondo di uomini dove le donne vengono sempre sottorappresentate, spesso poco considerate, a volte persino derise. I vertici delle dirigenze sportive – ha detto ancora Locatelli – sono quasi di esclusivo appannaggio maschile, basti pensare alle 45 presidenze di federazione: 45 uomini su 45 presidenze. Negli organi decisionali nelle istituzioni sportive prese nel loro insieme, la presenza delle donne è inferiore al 20%, agli ultimi posti in Europa. Con questo provvedimento – ha concluso – si compie un primo importante passo prevedendo la promozione delle pari opportunità tra donne e uomini nell’accesso agli organi di direttivi e impone chiaramente che tutti gli statuti si adeguino una volta che questo provvedimento sarà legge”.

Soddisfatto il ministro dello Sport Luca Lotti che parla di un’altra promessa mantenuta. “Nelle mie dichiarazioni programmatiche di inizio mandato, tra gli altri obiettivi, c’era il riassetto della disciplina dei mandati degli organi di vertice delle federazioni e delle istituzioni sportive”.  Di parere del tutto opposto il M5S: “La priorità del governo è solamente quella di salvare Malagò, così pochi mesi dopo l’avvio del quadriennio olimpico dalla Camera arriva il via libera a una legge che permetterà all’attuale presidente del Coni di candidarsi un’altra volta”.

Psi e Fgs. Un convegno sulla politica di genere

Pia Locatelli e Alessia Bausone

Pia Locatelli e Alessia Bausone

“Se non è donna non è democrazia – Uno sguardo di genere sulla politica”. E’ il nome del convegno organizzato a Tropea il 21 ottobre alle 18 da Domenico Tomaselli e patrocinato dal Comune di Tropea, dal Partito Socialista Italiano (PSI), dalla Federazione dei Giovani Socialisti (FGS) e dall’associazione italiana giovani avvocati.

Un momento di riflessione e confronto sui diritti, sul ruolo e sull’impegno delle donne nella politica, nelle istituzioni e nella società. Tutti temi su cui i riflettori devono necessariamente rimanere accesi in vista del raggiungimento dell’obiettivo di una democrazia paritaria e, di conseguenza, veramente rappresentativa.

Tra gli ospiti che interverranno ci sarà l’onorevole Pia Locatelli, Presidentessa dell’Internazionale Socialista donne e Presidentessa del Comitato per i diritti umani della Camera dei Deputati, da sempre impegnata nella politica internazionale e interessata ai movimenti femminili nel mondo, è stata osservatrice internazionale in Cile per lo svolgimento del plebiscito su Pinochet e per le successive prime elezioni democratiche, in Sudafrica per le prime elezioni del dopo apartheid, in cui è stato eletto Presidente Nelson Mandela e per le elezioni democratiche del Parlamento serbo. Dopo la guerra dei Balcani, è entrata nell’ufficio di presidenza della Gender task force del primo tavolo della democratizzazione e dei diritti umani per il patto di stabilità per i Balcani. Una presenza di prim’ordine, quindi, che impreziosisce il già illustre parterre.

Durante il convegno si confronteranno le presidentesse di due associazioni molto presenti nel territorio calabrese: Caterina Giuliano per l’associazione italiana dei giovani avvocati, sezione di Vibo Valentia e Rosanna Veraldi per l’associazione donne giuriste Italia, sezione di Catanzaro.

Interverranno, inoltre, Federica Roccisano, assessora regionale al welfare e Giulia Russo, nella duplice veste di avvocata e Sindaca della vicina Ricadi.

Sarà presente, altresì, la giurista Alessia Bausone, già promotrice dell’evento “Omofobi del mio stivale” e da sempre impegnata in battaglie giuridiche e sociali a favore della parità di genere e dei diritti civili.

Per la Bausone: “La scelta di Tropea ha un alto valore simbolico. E’ la città di una delle prime sindache italiane, Lydia Toraldo Serra, che fu anche la prima donna a laurearsi in giurisprudenza, discutendo una tesi sulla concessione del voto alle donne. Oggi ci troviamo dinanzi a battaglie non dissimili, come quella da me affrontata durante le amministrative calabresi per far conoscere lo strumento della doppia preferenza di genere. Lydia è un esempio per noi donne e giuriste che facciamo anche politica”.

convegno fgs

Domenico Tomaselli

Aggiunge Tomaselli che: “Tropea era, inoltre, casa di tanti socialisti che hanno ben rappresentato la “fedelissima” in politica, con un nome su tutti quello del mai dimenticato Prof. Felice D’Agostino”.

Lega intollerante anche sui parcheggi. Psi: vergogna

parcheggiorosaPasso indietro della Lega a Pontida: i parcheggi riservati alle mamme, purché non lesbiche né extracomunitarie, tornano a essere per tutte. “Domani il primo atto sarà la modifica del regolamento. I parcheggi rosa sono destinati a tutte le mamme e le donne che aspettano un bambino. Senza alcuna distinzione”. Parola del sindaco Luigi Carozzi e del segretario provinciale della Lega a Bergamo Daniele Belotti che dopo il clamoroso autogol hanno tardivamente fatto marcia indietro. Ma ornai il danno è fatto in quanto nel nuovo regolamento comunale era scritto nero su bianco, nell’articolo 4, che riguarda per la gestione dei parcheggi, che “possono richiedere il rilascio gratuito di idoneo permesso risultante da tessera esclusivamente le donne appartenenti ad un nucleo familiare naturale e cittadine italiane o di un paese membro dell’Unione Europea”. Chiara la motivazione da parte dell’assessore al Territorio, Ambiente ed Ecologia Emil Mazzoleni che ha redatto e firmato il nuovo regolamento. “Extracomunitarie e lesbiche sono libere di parcheggiare in qualsiasi altro spazio, noi non vogliamo togliere nessun diritto a loro. Vogliamo però tutelare le donne di Pontida e chi sceglie la via della famiglia naturale”.

Sono previste deroghe per tutelare le ragazze madri e, solo in alcuni casi, per permettere il parcheggio anche a donne non residenti nel comune di Pontida. A patto però che siano italiane (o al massimo europee) e sposate (o conviventi) con un uomo. “La decisione presa a Pontida di vietare i parcheggi rosa alle extracomunitarie e alle donne lesbiche – afferma Pia Locatelli capogruppo Psi alla Camera – merita solo un commento: vergogna. La norma viola palesemente la Costituzione e contiene misure discriminatorie sancite dalla legge Mancino, ma soprattutto è un provvedimento odioso indegno di un Paese civile. Simili divieti erano in vigore nel Sud Africa dell’apartheid o negli Stati Uniti degli anni ’60, la Lega a Pontida sta facendo di peggio”.

“Ma fino a dove vogliono spingersi alcuni nella ricerca esasperata di provocazioni intolleranti e razziste che ricordano le peggiori pagine della storia?” si chiede il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina. “Sembra che la storia non abbia insegnato nulla a certe persone e noi non possiamo sottovalutare tutto questo. Stanno emergendo estremismi che non possono essere banalizzati. Si ritiri subito questo provvedimento vergognoso”.

Regeni. Locatelli, brutta accoglienza per l’ambasciatore

Giulio Regeni

Giulio Regeni

“La notizia della detenzione in un carcere di massima sicurezza del consulente legale della famiglia di Giulio Regeni al Cairo, avvocato Ibhrahim Metwaly, non è un bel modo da parte delle autorità egiziane di accogliere il nostro ambasciatore Giampaolo Cantini alla vigilia del suo insediamento. Sono certa che il nostro ambasciatore darà un contributo importante per fare chiarezza su quanto è accaduto a Giulio Regeni”.
Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera e presidente del Comitato Diritti umani della Camera commentando la notizia che il consulente legale della famiglia di Giulio Regeni al Cairo, arrestato tre giorni fa, è detenuto nel carcere di massima sicurezza di Tora, nella zona sud del Cairo, dove era stato detenuto anche l’ex presidente egiziano Mubarak. Le autorità egiziane – che lo hanno interrogato ieri – lo hanno posto in custodia cautelare con l’accusa di aver diffuso notizie false. Metwaly era stato fermato in aeroporto al Cairo prima di imbarcarsi per Ginevra, dove avrebbe dovuto partecipare ad una riunione dell’Onu sulle sparizioni forzate.

Il tutto nel giorno in cui ‘ambasciatore Giampaolo Cantini è giunto al Cairo. Domani Cantini si insedierà in veste di nuovo ambasciatore italiano in Egitto dopo il ritiro nella primavera del 2016 di Maurizio Massari in seguito all’omicidio di Giulio Regeni. Il diplomatico non ha rilasciato alcuna dichiarazione al suo arrivo. Di balletto inaccettabile parla l’ex presidente del Consiglio Enrico Letta per il quel “è incredibile che la vicenda di Giulio Regeni sia ancora insoluta. Da parte delle autorità egiziane c’è un balletto inaccettabile e finora hanno dimostrato solo di volerci prendere in giro. Sulla morte di Regeni non può prevalere la realpolitik. È una vicenda sulla quale dovrebbe essere il Paese intero a dover reagire con fermezza, per dimostrare alle autorità egiziane che l’Italia è un grande Paese e non può farsi prendere in giro”.

In una nota il presidente di Amnesty International Antonio Marchesi afferma “ogni 14 del mese, a iniziare dal 14 ottobre, quando saranno trascorsi i primi 30 giorni dal ritorno dell’ambasciatore, chiederemo a governo di far sapere quali ‘passi avanti’ quella decisione avrà favorito”. “Non sono in discussione la professionalità, l’esperienza e la competenza dell’ambasciatore Cantini. Siamo piuttosto preoccupati che la decisione di normalizzare i rapporti diplomatici sia stata presa unicamente per motivi diversi dalla ricerca della verità sulla sparizione, la tortura e l’uccisione di Giulio Regeni.

Fascismo. Locatelli: “Alzare il livello di allarme”

mussolini dux

L’Aula di Montecitorio ha approvato l’articolo 1 della proposta di legge a prima firma Emanuele Fiano (Pd) che mira ad inserire nel codice penale il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista. Il testo, così come uscito dalla commissione, è stato modificato durante l’esame in Aula, con l’approvazione di alcuni emendamenti.

Dopo l’approvazione del testo della proposta di legge a prima firma Fiano sul reato di propaganda del regime fascista – composto di un solo articolo – l’Aula della Camera passerà alle dichiarazioni di voto per poi procedere alla votazione finale. Con l’approvazione di alcuni emendamenti, il testo della proposta di legge è stato così modificato: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque propaganda i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero dei relativi metodi sovversivi del sistema democratico, anche attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne fa comunque propaganda richiamandone pubblicamente la simbologia o la gestualità, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. La pena è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici”.

Durante le dichiarazioni, per i socialisti, è intervenuta Pia Locatelli, presidente del gruppo. “Confesso – ha detto – di aver provato una certa esitazione di fronte alla proposta del collega Fiano di introdurre nel codice penale l’articolo 293-bis, concernente il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista. Non certo per una sorta i timidezza nell’opporci all’ideologia fascista in tutte le sue manifestazioni. Noi socialisti non dobbiamo certo dare prova di antifascismo: due nomi per tutti: Giacomo Matteotti e Sandro Pertini”.

“Noi socialisti – ha continuato – ci siamo interrogati se fosse necessario introdurre un nuovo reato a fronte delle due leggi che già intervengono sul tema: la legge Scelba del ’52 e la legge Mancino del ’93. Qualcuno ha detto che questo provvedimento colpisce le opinioni: non è così, la condotta punibile è l’atto di propaganda dei partiti fascista e nazionalsocialista tedesco e delle relative ideologie e non le opinioni, le idee, la ricerca storica, neppure i comportamenti folcloristici, spesso di cattivo gusto”.

“Ma, al di là di questo provvedimento, noi socialisti riteniamo sia necessario alzare il livello di allarme e le barriere di una difesa preventiva contro la diffusione di un morbo che, pure nei suoi aspetti più folcloristici, rischia di essere in grado di inquinare le coscienze dei giovani, preparando quel terreno di coltura favorevole alla crescita del razzismo, della xenofobia, della violenza”.

“Manifestiamo questa preoccupazione – ha concluso Pia Locatelli – invitando a riflettere su alcuni fatti all’apparenza circoscritti e che invece hanno avuto conseguenze. Penso al manifesto politico di Anders Behring Breivik, lo stragista di Utoya, che circola in tutta Europa; penso alle minacce ricevute dal giornalista Paolo Berizzi, per le sue ricerche su un gruppo nazionalsocialista della provincia di Varese; penso al continuo alzare il tiro di Forza nuova, alla riproposizione del manifesto d’epoca contro gli stupri ad opera di africani, come a dire: ‘I migranti sono stupratori’, al lancio di una sorta di marcia di Roma per il 28 ottobre alla quale i ‘camerati’ di ogni parte d’Italia sono invitati a marciare contro la legge sullo ius soli, o all’annunciata campagna demografica per aumentare le nascite di italiani da donne italiane. Ecco questi fatti ci hanno tolto tutti i dubbi: voteremo a favore del provvedimento”.

Regeni, la Realpolitik e i dubbi su Cambridge

Giulio-RegeniIl ministro degli Esteri ha parlato alle commissioni riunite di Camera e Senato tornando sul caso del giovane ricercatore ucciso in Egitto, Giulio Regeni. “L’Egitto – ha detto alle commissioni riunite Angelino Alfano – è un partner ineludibile dell’Italia, così come l’Italia è imprescindibile per l’Egitto”.
“Nonostante questo, il giorno del ritrovamento del cadavere di Giulio Regeni i rapporti bilaterali hanno subito un duro colpo, l’omicidio Regeni è una grave ferita per le nostre coscienze, per tutti noi e per un intero paese”, ha aggiunto.
Tuttavia Alfano non torna indietro sulla decisione di riprendere i ‘normali’ rapporti con l’Egitto, già dallo scorso 14 agosto la Farnesina aveva annunciato il ritorno dell’ambasciatore al Cairo, richiamato nell’aprile del 2016 a causa della mancata collaborazione sul caso di Giulio Regeni. “Durante tutti questi mesi” è stato mantenuto “costante il livello di interlocuzione con i genitori di Giulio”, ha detto il ministro che ha sottolineato un punto: “È impossibile per i nostri Paesi non avere un’interlocuzione politico-diplomatica di alto livello”. “Il nostro obiettivo – ha aggiunto Alfano – è giungere alla verità sulle circostanze che hanno portato alla morte di Giulio Regeni. Una verità vera e non di comodo”. “Gli ultimi sviluppi segnano ulteriori passo avanti nella collaborazione” tra Italia ed Egitto. “Il governo italiano ha sostenuto con passo politico-diplomatico il lavoro investigativo della procura di Roma. Continueremo a sostenere la Procura di Roma nella ricerca della verità”.
“Inviando al Cairo un diplomatico di comprovato livello come l’ambasciatore Giampaolo Cantini, il governo intende rafforzare l’impegno politico e morale per la ricerca della verità sulla scomparsa di Giulio” Regeni. “Cantini ha ricevuto istruzioni precise – ha aggiunto – dovrà seguire in via prioritaria le indagini sul caso”.
La decisione del Ministro degli Esteri è stata accolta con favore dalla presidente del Comitato Diritti umani della Camera, Pia Locatelli che ha affermato: “I diritti umani non si difendono ritirando senza scadenza l’ambasciatore. Seguendo questa scuola di pensiero, probabilmente verrebbero chiuse le ambasciate in quasi tutto il mondo fatta eccezione per l’Europa e pochi altri Paesi”. Ha detto la deputata Psi, a margine dell’Audizione del Ministro Alfano in Commissione Esteri. “Il rinvio del nostro ambasciatore può, al contrario servire proprio a stimolare gli organismi competenti per ricercare la verità e a impedire che tutto finisca pian piano nel dimenticatoio. Purtroppo su questa vicenda è stata fatta una polemica tanto sterile, quanto strumentale che può danneggiare non solo il Governo e la maggioranza, ma anche il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo”.
Ma se sui rapporti tra Egitto e Italia, Roma sembra aver trovato una soluzione, restano invece ancora forti dubbi sull’operato inglese nella faccenda. Sull’intricato caso che ha portato alla tortura e alla morte del giovane ricercatore resta tutt’ora l’opacità che riguarda il mandato che l’Università di Cambridge affidò a Regeni. Il presidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda, durante l’intervento alle commissioni Esteri di Camera e Senato ha infatti chiesto al riguardo: “Giulio Regeni era un cittadino italiano. Ma quando è stato assassinato era in Egitto per incarico dell’università inglese di Cambridge per conto della quale svolgeva un lavoro che gli era stato commissionato per obiettivi che, sino a prova contraria, dobbiamo ritenere di esclusivo interesse scientifico. Questo è un punto delicatissimo che va chiarito in profondità e con la massima sollecitudine”, ha spiegato Zanda. “Non c’è ancora la necessaria chiarezza sulla strategia e sul costume didattico dell’Università di Cambridge nel commissionare ai suoi studenti ricerche con profili politici così delicati”, ha poi sottolineato il senatore dem. “Non sappiamo quale fosse sino in fondo il mandato di ricerca di Giulio Regeni che però era tale da mettere a rischio la sua stessa incolumità”.