Israele, detenuti palestinesi
in sciopero della fame

israele-prigionieri-palestinesi“Chiediamo di intervenire presso il Governo israeliano affinché venga incontro alle richieste dei detenuti palestinesi, in sciopero della fame dal 23 aprile per protestare sulla situazione delle carceri israeliane”. Lo hanno chiesto in una lettera inviata all’ambasciatore israeliano a Roma Ofer Sachs, Pia Locatelli, presidente del Comitato Diritti umani della Camera. E Luigi Manconi, presidente della Commissione Diritti umani del Senato.

“Le richieste avanzate da circa il 30% dei detenuti palestinesi riguardano la regolarità, la durata e l’aumento dei permessi di visita dei famigliari. Ci è stato riferito – aggiungono i due parlamentari nella lettera – che in seguito a quest’azione di protesta non violenta sono state messe in atto una seria di azioni punitive che comprendono un inasprimento delle condizioni di isolamento, il divieto di incontrare i propri avvocati e perfino il sequestro del sale”.

Immediata la replica dell’ambasciatore Sachs che nella sua risposta nega categoricamente qualsiasi violazione dei diritti umani nei confronti dei detenuti palestinesi e respinge tutte le accuse. Eppure è proprio un israeliano a dargli torto: lo scrittore Abraham Yehoshua in un’intervista a “ il Fatto quotidiano” afferma che i detenuti palestinesi hanno ragione a scioperare perché sono discriminati e chiedono di poter godere degli stessi diritti di tutti gli altri carcerati, che sono peraltro i diritti sanciti da tutte le Convenzioni per i diritti umani. Israele, se vuole ancora definirsi una democrazia, glieli deve dare. È loro diritto”

Lo scrittore israeliano Abraham Yehoshua nell’intervista al “Fatto Quotidiano” ha parlato anche di Trump e attaccato le posizioni del presidente Usa. Trump, dice, fa ironia sui militanti dell’Isis chiamandoli “losers” (perdenti, sfigati) ma “vende armi” a chi da sempre li foraggia e sostiene, ovvero l’Arabia Saudita. “L’accordo raggiunto tra Usa e Arabia Saudita non ha nulla a che vedere con il tentativo di sradicare i terroristi islamici e la lotta al jihad. E nemmeno è finalizzato a migliorare i rapporti tra il mondo arabo sunnita e noi ebrei israeliani – dice Yehoshua – Si tratta esclusivamente di un accordo commerciale basato sulla vendita di armi, che ancora, purtroppo, è il motore dell’economia. Invece di incoraggiare e apprezzare la scelta fatta dagli iraniani votando il moderato Rouhani, Trump non si è fatto scrupolo a vendere armi a una nazione che ha sostenuto e foraggiato proprio al Qaeda e l’Isis”.

Quanto al conflitto israelo-palestinese, lo scrittore è anche più duro: “Voglio essere chiaro: il signor Trump non ha il profilo morale, l’intelligenza, la cultura, la sensibilità per risolvere alcunché, tantomeno una questione tremendamente complessa come quella israelo-palestinese. Questo signore conosce solo il linguaggio volgare e arrogante dei soldi e della peggior tv. Come ha fatto, appunto, parlando di Manchester. “Trump – prosegue – non è interessato alla pace tra israeliani e palestinesi, come non è interessato il suo amico di famiglia Netanyahu. Entrambi vogliono mantenere lo status quo, quello che dicono e fanno in pubblico è solo una farsa. La verità è che entrambi non vogliono la nascita di uno Stato palestinese mentre vogliono continuare la politica rovinosa dell’appoggio alle colonie nei Territori palestinesi occupati”. Peccato, aggiunge, che anche da parte palestinese non sia venuta una chiara presa di posizione. “Il presidente dell’Anp è stato (Abu Mazen) troppo passivo, troppo cauto. La situazione richiede una posizione più decisa”.

ABBASSO IL QUORUM

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I socialisti hanno presentato i propri emendamenti al testo all’esame della commissione Affari Costituzionali del Senato. “Abbassare il quorum dal 5 al 3%, sia alla Camera che al Senato, inserire la parità di genere nelle candidature dei collegi maggioritari e nelle capolisture nella parte riguardante il proporzionale”. Afferma Pia Localtelli illustrando il contenuto di alcuni di essi. “Sulla parità di genere – ha aggiunto – non possiamo accettare passi indietro. In questa legislatura siamo riusciti ad avere un Parlamento con il 30% di donne, mi auguro che nella prossima questa percentuale salirà almeno al 40%”. Un quorum troppo alto rischia infatti di privare milioni di elettori del diritto ad essere rappresentati in parlamento. Soprattutto in uno scenario politico fluido come quello italiano. Un Paese in cui le anomalie sono spesso una caratteristica. E l’anomalia è che mentre si parla di rappresentanza e di partecipazione si alzano spesso barriere che invece la limitano.

E mentre continua il clima di scontro che fa sembrare ancora lunga la strada per trovare una legge elettorale condivisa, da una parte Renzi spinge per fare in fretta ma dall’altra il capogruppo del Pd in commissione Affari costituzionali Emanuele Fiano chiede uno slittamento del voto sugli emendamenti da lunedì 29 maggio a mercoledì 31. “Una cosa incredibile – commenta il capogruppo dei deputati di Sinistra Italiana Montecitorio Giulio Marcon – prima si fa di tutto per mandare in Aula la legge il prima possibile, poi però concretamente ne rallenta l’iter in commissione”. “Il rinvio – continua Marcon – serve al Pd per fare la sua direzione il 30 prossimo e decidere se mettersi d’accordo o no con Berlusconi”. Intanto in agenda sono previsti una serie di incontri. Lunedì, alla vigilia della direzione del Pd, i vertici Dem incontreranno gli altri partiti per discutere di legge elettorale. Incontro a cui il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato ha invitato il Movimento 5 stelle.

Se fino a martedì, quando si riunirà la direzione Dem, non sarà emersa una maggioranza alternativa, probabilmente il segretario proporrà di andare avanti con il Rosatellum. Ma non è esclusa la virata verso il sistema tedesco, che raccoglie sempre più consensi. Non solo Fi e Mdp ma anche M5s sembra preferire il tedesco al Rosatellum. A dire no al sistema tedesco è Andrea Orlando avversario di Renzi nella corsa alla primarie. Il motivo del no è semplice: “Il sistema tedesco ci condannerebbe alle larghe intese che possono essere una necessità ma non devono diventare una scelta”. “Io penso – aggiunge – che occorra fare delle coalizioni, che occorra tornare ad un sistema di coalizioni dove ci si mette insieme perché si condivide un programma e non per fare una maggioranza, così si fa un governo e ci si dividono i ministri”. “Io sono per un premio di maggioranza – ha spiegato Orlando -, il testo base presentato alla Camera da Rosato è una traccia dalla quale si può partire”.

All’attacco, come al solito, i 5 Stelle che con Di Maio affermano che si sta “facendo di tutto per escludere il M5s dalle prossime elezioni con una legge elettorale che consenta a chi perderà di continuare a detenere il potere, e questo non è giusto”. “Siamo disponibili – continua Di Maio – a fare una seria legge elettorale con gli altri partiti”. E ancora: “Non possono escluderci dalla formazione di una legge elettorale e dalla possibilità di vincere le prossime elezioni e governare”. Una disponibilità che per il memento è solo a parole visto che ogni proposta, ma anche ogni invito a sedersi a un tavolo, è stata respinta dai Cinquestelle.

“Per la nuova legge elettorale – commenta Maurizio Martina, vicesegretario del Partito Democratico al videoforum di Repubblica – noi lavoriamo per raggiungere un’intesa il più larga possibile. Siamo consapevoli che lo spazio di lavoro è molto stretto e delicato e che non sarà facile trovare un punto di equilibrio capace di tenere dentro tutti. Il nostro orizzonte, a prescindere da quale sarà il modello di legge, è un nuovo centrosinistra, perché contano i programmi e le idee sulle scelte fondamentali per il Paese”. Ma è anche vero che senza i numeri i programmi e le idee non possono essere realizzate. Una legge elettorale che non garantisce un vincitore è un rischio troppo alto per il nostro paese. E sui tempi Martina spiega: “Per ora, entro la pausa estiva mettiamo la parola fine alla riforma della legge elettorale. Qualsiasi ragionamento si faccia dopo”. “Questo governo può comunque arrivare a fine legislatura, come sta dimostrando con scelte importanti”, sottolinea il ministro dell’Agricoltura.

Le grandi intese preoccupano anche il Dem Gianni Cuperlo per il quale un’altra “stagione di larghe intese potrebbe condannare il Pd all’implosione. Ma soprattutto non avrebbe la forza di aggredire le riforme che servono per portare l’Italia fuori dalla crisi peggiore della sua storia recente”. Secondo Cuperlo un accordo Pd-Forza Italia sul sistema elettorale tedesco, puntando al proporzionale, “sarebbe uno strappo profondo” che potrebbe “rompere il partito perché si segherebbe una delle sue radici e può offrire ai Cinque Stelle, e non solo, l’argomento principe di una campagna elettorale costruita attorno al grande inganno di un governo di larghe intese nella prossima legislatura”.

 

PERCORSO CONDIVISO

camera-deputati-montecitorio-olycom“I socialisti condividono l’impianto del testo base sulla legge elettorale, presentato dal relatore Fiano, che rende praticabile la strada di una coalizione riformista. E’ un testo che ricalca in buona parte la nostra proposta per un sistema elettorale maggioritario, indispensabile per consentire ad elettori ed elettrici di scegliere chi li rappresenterà in Parlamento. Ci convince anche la parte riguardante il proporzionale con liste con pochi nomi che consentono un rapporto più stretto con il territorio”. La ha affermato Pia Locatelli capogruppo Psi alla Camera commentato la proposta di legge elettorale depositata in commissione affari Costituzionali al Senato. Si tratta di un Mattarellum rivisto, con la metà dei deputati eletti in collegi uninominali e l’altra metà con metodo proporzionale. E Renzi chiede di sbrigarsi ad approvarlo. Il testo è stato depositato dal nuovo relatore, il Dem Emanuele Fiano, nominato dal presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera, Andrea Mazziotti, dopo lo stop al suo testo base proprio da parte del Pd. La nuova proposta favorisce le coalizioni: il capogruppo Dem Ettore Rosato ne ha ipotizzata una che ricalca l’attuale maggioranza di Governo, da Ap a Mdp, suscitando la contrarietà di Giuliano Pisapia. Il dibattito attraversa un po’ tutti i partiti, ad esclusione di M5s, sicuro di correre da solo e contrario ai collegi uninominali maggioritari.

Matteo Renzi, ha chiesto di rispettare il termine di approdo in aula il 29 maggio. “Per favore, non perdete altro tempo”, ha detto un po’ provocatoriamente, visto che il congresso del Pd aveva frenato la discussione sulla legge elettorale.  Molto critico Bersani: “Questa proposta non c’entra un bel nulla con il Mattarellum. Qui c’è una scheda sola, non due. Qui si allude – ha sottolineato l’ex leader del Pd – non certo alla coalizione ma piuttosto a confuse accozzaglie a fini elettorali fra forze che il giorno dopo riprendono la loro strada (guardare la scheda per credere). Qui peraltro non si garantisce la governabilità, si lede la rappresentanza e si abbonda nei nominati. Insomma, siamo di nuovo all’eccezionalismo italico, siamo all’ennesima e pasticciata invenzione dell’ultima ora”.

Cautela da parte del presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio. “Abbiamo dichiarato la nostra disponibilità a discutere e migliorare l’impianto proposto dal Pd, tuttavia vorremmo raccomandare la necessaria cautela per evitare la quinta legge elettorale finita male in ventiquattro anni”. Forza Italia con Renato Brunetta chiede di condividere il percorso perché “occorre che la legge elettorale sia di tutti, non di un partito di maggioranza relativa, ma che sia la legge elettorale di tutti o della più ampia condivisione. Per questo noi rivolgiamo un appello al Pd, perché torni a ragionare assieme a tutti gli altri gruppi in Parlamento, in Commissione Affari costituzionali, senza forzature, senza imposizioni né di calendario, né di contenuti. La legge elettorale deve essere di tutti, con la più ampia condivisione, e chiediamo al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di vigilare su questo”.

LA SCHEDA 

303 deputati eletti in collegi uninominali maggioritari, altrettanti eletti con metodo proporzionale in circa 80-100 circoscrizioni con in liste bloccate di due-quattro nomi. Questa l’architettura della proposta del Pd sulla legge elettorale: è il Rosatellum, dal nome del capogruppo Ettore Rosato. La proposta Pd è molto diversa dal sistema tedesco, cui inizialmente era stata accostata. Appartiene a quei sistemi che hanno una netta separazione tra parte maggioritaria e parte proporzionale.

Il mix di proporzionale e maggioritario del Rosatellum riguarda 606 seggi della Camera su 630. Restano immutati, e quindi fuori dal meccanismo, i 12 seggi esteri (solo proporzionale) e i 12 seggi di Trentino Alto Adige e la Valle d’Aosta (solo collegi uninominali). Nella parte proporzionale Il Rosatellum prevede i listini bloccati, senza voto di preferenza. La Corte Costituzionale bocciando il Porcellum nel 2004 aveva affermato che le liste bloccate sono ammissibili solo se sono corte, perché in tal caso permettono la conoscibilità dei candidati. Di qui la scelta della proposta Pd di limitare a due-quattro i nomi. Il numero esiguo dei candidati in lista ha come conseguenza che circoscrizioni del Rosatellum sono più piccole e più numerose delle 23 del Mattarellum: saranno tra le 80 e le 100 con una popolazione di circa 600.000 abitanti.

Nella proposta del Pd si prevede una delega al governo a disegnarle. L’altro aspetto che accentua la separazione tra maggioritario e proporzionale, è l’assenza dello scorporo, che invece era presente nel Mattarellum: questo meccanismo toglieva (scorporava) ai partiti che vincevano nei collegi una parte dei voti proporzionali, così da favorire i partiti più piccoli, che raramente riescono a vincere in un collegio. Nel Rosatellum il proporzionale è puro: nessuna compensazione verso chi non è abbastanza grande da vincere in un collegio uninominale. Anche nella soglia di sbarramento non ci sono occhi di riguardo per i piccoli: il Rosatellum la prevede al 5% su base nazionale, mentre nel Mattarellum era al 4% e nell’Italicum al 3%.

La scheda che riceverà l’elettore sarà unica, in questo uguale alla scheda tedesca: sulla sinistra si dovrà barrare il nome dei candidato del collegio uninominale e sulla destra apporre una croce sul simbolo del partito per la parte proporzionale. (Ansa)

Omofobia. Violazione inaccettabile dei diritti umani

omofobia“L’Omofobia e la transfobia violano la dignità umana, ledono il principio di eguaglianza e comprimono la libertà e gli affetti delle persone”. Sono le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata mondiale contro l’Omofobia. “A nessuno – continua – può sfuggire che qualunque forma di persecuzione in base all’orientamento sessuale costituisca, sempre e ovunque abbia luogo, una violazione inaccettabile dei diritti umani universali”. Parole a cui la presidente della Camera, Laura Boldrini, aggiunge: “L’intolleranza e la discriminazione legate all’orientamento sessuale sono ancora troppo diffuse. A scuola come al lavoro, nello sport e nei luoghi di socializzazione, al nord come al sud, in qualsiasi ambiente e classe sociale. Ma in una società che si definisce democratica costituiscono una violazione inaccettabile della libertà personale”. L’Italia è ancora in attesa di una legge. La risposta più urgente che si chiede al Parlamento è appunto una legge sull’omofobia, per fornire uno strumento in più per contrastare penalmente la violenza e l’intolleranza. Il provvedimento, già votato in prima lettura alla Camera, è ora all’esame del Senato. “E’ importante – sottolinea il presidente della Camera – che si riesca ad approvarlo definitivamente entro questa legislatura”.

“Oggi – scrive sul proprio profilo Facebook Pia Locatelli, presidente del gruppo Psi alla Camera – è la Giornata internazionale contro l’omofobia, istituita in ricordo del 17 maggio del 1990 giorno in cui l’Organizzazione mondiale della Sanità tolse l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali. Una giornata purtroppo necessaria perché ancora oggi accade che una persona sia giudicata, criticata, irrisa, discriminata, a volte anche malmenata o uccisa per il proprio orientamento sessuale. Nel settembre del 2013 alla Camera abbiamo approvato una legge contro l’omofobia. Una legge che non ci entusiasma, ma che è un passo avanti. Un testo che da quasi quattro anni giace in Senato in attesa di essere discusso. Una legge che abbiamo aspettato per 20 anni e che alle discriminazioni già previste dalla «legge Mancino» aggiunge quelle motivate da omofobia e transfobia e, coerentemente, estende l’aggravante alle nuove discriminazioni. Una legge che finalmente accoglie le raccomandazioni del Parlamento europeo e mette l’Italia al passo con le legislazioni antidiscriminatorie già vigenti da anni, in misura più o meno ampia, in molti Paesi, a guida sia conservatrice sia progressista. Una legge che appartiene a tutta la collettività, volta a contrastare i crimini di odio basati sull’orientamento sessuale e identità di genere e a favore della libertà delle persone omosessuali e trans di vivere senza essere offesi. Su tanti provvedimenti – conclude – il governo ha imposto accelerazioni, ma non su questo”.

Maria Cristina Pisani, portavoce del Psi e portavoce del Forum nazionale dei giovani, scesa in piazza a Potenza, per manifestare con Arcigay nella giornata mondiale della lotta all’omofobia, cita alcuni numeri: “Soltanto nell’ultimo anno sono state 196 le storie di omofobia e transfobia registrate: un dato allarmante, raddoppiato rispetto allo scorso anno. Non può sfuggirci che qualunque persecuzione in base all’orientamento sessuale costituisce sempre una violazione inaccettabile dei diritti umani universali”. “Purtroppo – sottolinea Pisani – sono tanti anche i casi di omofobia e bullismo tra gli adolescenti. C’è bisogno di insegnare concretamente il valore del rispetto. La lotta all’omofobia e alla transfobia è prima di tutto una battaglia culturale. Non è possibile tollerare ancora episodi di discriminazione omofoba, lo sdegno e le parole non bastano più”.

Per Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani “il modo più efficace di contrastare l’omofobia e transfobia, così come l’odio xenofobo e ogni altra forma di discriminazione, è ampliare il più possibile il riconoscimento di diritti e l’affermazione delle libertà civili e individuali. Ecco perché i legislatori hanno un ruolo fondamentale in questa battaglia”. “Troppo spesso, in particolare in Italia, le istituzioni sono in ritardo rispetto a una società che vive come normalità le scelte individuali che riguardano la sfera affettiva, come gli altri ambiti della vita della persona. Per disinnescare la cultura omofobica, prevenire gli atti di discriminazione e violenza – osserva l’esponente radicale – è quindi necessario colmare questo ritardo, allineando il diritto al “sentire” del Paese. Il riconoscimento delle Unioni civili in Italia ha segnato un primo fondamentale passo, ma, come proponiamo da tempo noi Radicali, è necessaria una riforma egualitaria del diritto di famiglia. L’affermazione delle libertà sessuali è un indicatore significativo dello stato di salute delle nostre democrazie liberali, come diceva Adele Faccio, infatti: ‘non esiste libertà che non passi dalla libertà sessuale'”, conclude Magi.

Stop al cyberbullismo. Locatelli: “Un primo passo”

EVIDENZA-CyberbullismoVia libera all’unanimità della Camera al disegno di legge sul cyberbullismo. Un provvedimento “dedicato” dalla presidente della Camera Laura Boldrini a Carolina Picchio, la quattordicenne che si tolse la vita dopo un episodio di bullismo in rete. “Un primo passo necessario e doveroso” ha detto la presidente di Montecitorio rivolgendosi al padre della giovane presente in tribuna. Il testo è frutto “di un lavoro lungo e complesso, che ha visto collaborare positivamente Governo e Parlamento, per raggiungere un risultato equilibrato e – ci auguriamo – efficace nel contrastare questo fenomeno, che colpisce sempre più spesso le vite di giovani e giovanissimi, siano essi le vittime o gli autori di questi atti.

Mi sembra il modo migliore per il nostro Paese di celebrare la Giornata internazionale contro l’omofobia, che ricade proprio oggi”, ha spiegato la ministra per i Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro, dopo il sì della Camera. “L’educazione a un uso consapevole della Rete contribuirà a far crescere cittadini più coscienti delle potenzialità dei nuovi media e, soprattutto, dei rischi connessi alla diffusione di contenuti falsi, ingiuriosi o lesivi della privacy o della dignità altrui. Da una parte, quindi, vogliamo proteggere i minori da vere e proprie crudeltà, più o meno consapevoli, che possono subire da parte dei propri coetanei; dall’altra, poniamo un tassello nella costruzione di una società che valorizzi l’uso delle nuove tecnologie come strumento di confronto e condivisione, anziché di odio”, ha concluso la Finocchiaro.

Una legge che Pia Locatelli, presidente del gruppo del Psi alla Camera nella sua dichiarazione di voto definisce un primo passo. “Il gruppo socialista – conferma – voterà a favore di questo provvedimento, anche se non possiamo non notare, come hanno già fatto il relatore Beni e la collega Campana nel corso della discussione generale, che si tratta di un’occasione mancata, di un provvedimento monco. Questo provvedimento, comunque, se pur mutilato contiene molti aspetti positivi puntando non solo alla “punizione” ma soprattutto alla prevenzione e all’informazione”.

Ecco le principali novità del provvedimento:

IDENTIKIT DEL CYBERBULLO – Entra per la prima volta nell’ordinamento una puntuale definizione legislativa di cyberbullismo. Bullismo telematico è ogni forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, manipolazione, acquisizione o trattamento illecito di dati personali realizzata per via telematica in danno di minori. Nonché la diffusione di contenuti online (anche relativi a un familiare) al preciso scopo di isolare il minore mediante un serio abuso, un attacco dannoso o la messa in ridicolo.

OSCURAMENTO DEL WEB – Il minore sopra i 14 anni vittima di cyberbullismo (o anche il genitore) può chiedere al gestore del sito internet o del social media o al titolare del trattamento di oscurare, rimuovere o bloccare i contenuti diffusi in rete. Se non si provvede entro 48 ore, l’interessato può rivolgersi al Garante della privacy che interviene direttamente entro le successive 48 ore. Dalla definizione di gestore, che è il fornitore di contenuti su internet, sono comunque esclusi gli access provider, i cache provider e i motori di ricerca.

DOCENTE ANTI-BULLI IN OGNI SCUOLA – In ogni istituto tra i professori sarà individuato un referente per le iniziative contro il cyberbullismo. Al preside spetterà informare subito le famiglie dei minori coinvolti in atti di bullismo informatico e attivare adeguate azioni educative. L’obbligo di informazione è circoscritto ai casi che non costituiscono reato. Più in generale, il Miur ha il compito di predisporre linee di orientamento di prevenzione e contrasto puntando, tra l’altro, sulla formazione del personale scolastico, la promozione di un ruolo attivo degli studenti e la previsione di misure di sostegno e rieducazione dei minori coinvolti, mentre ai singoli istituti è demandata l’educazione alla legalità e all’uso consapevole di internet. Alle iniziative in ambito scolastico collaboreranno anche polizia postale e associazioni territoriali.

AMMONIMENTO DA PARTE QUESTORE – In caso di ingiuria, diffamazione, minaccia o trattamento illecito di dati personali via web, fino a quando non vi sia una querela o denuncia il cyberbullo, sulla falsariga di quanto già è previsto per lo stalking, potrà essere formalmente ammonito dal questore che lo inviterà a non ripetere gli atti vessatori. Insieme al minore sarà convocato anche un genitore. Gli effetti dell’ammonimento cessano al compimento della maggiore età.

PIANO D’AZIONE E MONITORAGGIO – Presso la presidenza del consiglio verrà istituito un tavolo tecnico con il compito di redigere un piano di azione integrato per contrastare e prevenire il cyberbullismo e realizzare una banca dati per il monitoraggio del fenomeno.

TUTTO DA RIFARE

italicumleggeLa maggioranza si spacca sull’Italicum bis. Il testo base sulla legge elettorale, presentato giovedì scorso dal relatore, Andrea Mazziotti, non piace al Partito democratico che lo boccia senza appello. Il segretario Renzi commenta: “Noi abbiamo oggi in discussione alla Camera la legge elettorale, spero che il Pd possa convincere gli altri partiti ad andare verso il ‘mattarellum’, se non al 75% almeno al 50%, come da proposta avanzata dal Pd. Speriamo ci siano i numeri”. Neanche al Psi piace il testo avanzato della Commissione Affari Costituzionali: “I Socialisti – afferma Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera – non possono sostenere il testo base per la riforma delle legge elettorale così come è stato presentato in Commissione Affari Costituzionali dal relatore Mazziotti. A suo tempo – ha aggiunto – avevamo espresso le nostre critiche di fondo all’Italicum e più recentemente avevamo presentato delle nostre proposte. Oggi confermiamo dunque la distanza dal testo di riforma perché riteniamo che non garantisca sufficientemente il diritto di rappresentanza e il rapporto tra eletti ed elettori”.

Il testo invece piace ad Alternativa popolare, che in commissione Affari costituzionali voterà a favore. L’Italicum bis a questo punto ha pochissime chance di sopravvivere: assieme al Pd, infatti, voteranno contro anche la Lega, i verdiniani, i fittiani e le minoranze linguistiche. Un insieme di gruppi che, in commissione, detengono la maggioranza. A favore, invece, si esprimeranno sicuramente Forza Italia, Alternativa popolare, M5S.

Sinistra italiana e Mdp sono contrarie ai capilista bloccati, contenuti nel testo base, vedono però con favore la soglia di sbarramento al 3%, ma hanno duramente criticato la linea del Pd, definita “arrogante”. Se, come tutto lascia prevedere, il testo base sarà cestinato, la partita sulla legge elettorale si riapre, con il rischio che i tempi si allunghino. L’approdo in Aula, infatti, è fissato per lunedì 29 maggio, ma calendario alla mano difficilmente l’appuntamento sarà rispettato, anche se il capogruppo del Pd, Ettore Rosato, non vede problemi in tal senso. Del resto, fanno osservare dal Pd, basta presentare un nuovo testo base nel giro di pochi giorni, magari già domani o al massimo giovedì. E il nuovo testo base a cui mirano i dem è la loro proposta, ovvero un Mattarellum corretto: metà proporzionale e metà maggioritario.

Percorso niente affatto scontato per Ap, secondo cui se viene bocciato il testo base si ricomincia da zero, “con un nuovo giro di orizzonte per vedere quali disegni hanno convergenza Parlamento”. Intanto Alfano conferma che Ap questa sera voterà sì al testo presentato dal relatore”. “Il testo base – ha aggiunto Maurizio Lupi, capogruppo di Ap al Senato – ha un premio di governabilità, noi riteniamo che questo premio vada dato alla coalizione mentre per il Pd alla lista e la differenza è notevole. Ma, se si bloccherà tutto si ritorna da capo e ci dovrà essere un nuovo relatore ed un nuovo testo proposto che cerchi un punto di contatto con gli altri”.

Da regolamento l’indicazione del relatore spetta al presidente della commissione, e al momento Mazziotti – ma non c’è alcuna dichiarazione ufficiale – non sembrerebbe orientato a fare un passo indietro. Il Pd, al contrario, vorrebbe un relatore dem. Si fanno i nomi di Emanuele Fiano o Matteo Richetti, ma c’è anche chi sostiene che potrebbe arrivare dalla minoranza dem. Il Pd, intanto, sta già lavorando alla ricerca di intese sulla sua proposta: sono in corso contatti con FI, ma soprattutto nell’area di centrosinistra. Il modello targato dem, è il ragionamento, potrebbe far gola a Pisapia e anche alle altre forze di sinistra, perché favorisce le aggregazioni: “Certamente siamo interessati ad aprire un confronto utile con chi nel centrosinistra vuole lavorare con noi. Spero che la proposta venga valutata bene da tutti, perché garantisce un giusto equilibrio”, afferma Maurizio Martina. Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro Dario Franceschini che ricorda è sulla legge elettorale è “un principio elementare cercare un’intesa la più larga possibile”. “Per definizione va fatta cercando un’intesa fra maggioranza ed opposizione. E una regola che riguarda tutti” ha aggiunto.

Guaiana. Locatelli: “Inaccettabile violazione”

yuryYuri Guaiana, l’attivista italiano fermato a Mosca, è stato rilasciato e ha fatto rientro in Italia ieri sera. Yuri è parso in buone condizioni. Ha detto di aver “avuto paura” ma di essere stato “trattato con rispetto”. Ad attenderlo c’erano i genitori, alcuni amici dell’associazione per i diritti umani che o supporta, e Marco Cappato. Yuri è giunto all’aeroporto di Malpensa con un volo Alitalia da Mosca.

“Felice per il rilascio dell’attivista radicale dell’Associazione Certi Diritti Yuri Guaiana – afferma Pia Locatelli in un post su Facebook – fermato a Mosca dove si era recato per consegnare, per conto dell’Ong AllOut, le firme di cittadini di tutto il mondo che chiedono giustizia e verità sulle persecuzioni dei gay in Cecenia. Dobbiamo ringraziare la Farnesina per l’ottimo e tempestivo lavoro svolto, ma il problema delle continue e ripetute violazioni dei diritti umani nei confronti degli omosessuali in Cecenia rimane ed è inaccettabile. Continueremo a batterci e a tenere alta l’attenzione”.

Yuri Guaiana, esponente dell’associazione radicale Certi Diritti, membro del partito liberale europeo ALDE, era stato fermato dalla polizia russa a Mosca l’11 maggio mentre si stava recando in tribunale con altri attivisti per i diritti civili: l’obiettivo era la consegna di 2 milioni di firme per una petizione di denuncia e tutela contro le persecuzioni delle persone omosessuali in Cecenia.

Legge elettorale. La proposta dei socialisti e dei radicali

conferenza stampa 2Una conferenza stampa alla Camera per presentare la proposta di legge elettorale di socialisti e radicali nei giorni in cui le forze politiche di maggioranza e di opposizione stanno cercando un accordo condiviso. Presenti Riccardo Nencini segretario del Psi, Riccardo Magi segretario dei Radicali Italiani, Pia Locatelli presidente del gruppo Psi alla Camera, il senatore socialista Enrico Buemi e il responsabile riforme del Psi Vincenzo Iacovissi.

conferenza stampa 2Il Psi e i Radicali propendono per un sistema basato su un meccanismo elettorale di tipo maggioritario a turno unico, da applicare in collegi uninominali pari al 90% dei seggi della Camera e del Senato. Il sistema prevede poi un premio di governabilità pari al 10% dei seggi da attribuire alla coalizione che abbia conquistato il maggior numero di seggi nei collegi uninominali. Oltre ai candidati vincenti nei singoli collegi uninominali sarebbero eletti anche i migliori perdenti compresi nella lista o coalizione che abbia ottenuto il premio di governabilità. A tal fine vengono presi in considerazione i candidati di collegio con le percentuali più alte.

“Ieri – spiega Nencini – abbiamo incontrato il presidente della Commissione Affari Costituzionali Mazziotti e non abbiamo cambiato opinione sulla legge elettorale. Andiamo al voto per darci governi che devono avere le caratteristiche della stabilità e per garantire la governabilità. In un sistema tripolare – aggiunge Nencini – l’ideale è avere un sistema maggioritario che estenda il premio alla coalizione e non alla lista”. “Si dice che una proposta simile non avrebbe i numeri. Non è vero. Questa proposta alla Camera avrebbe una maggioranza solida perché i numeri ci sono, mentre al Senato non ci sarebbe una maggioranza alternativa che si potrebbe opporrebbe. Ad oggi questa è la proposta che avrebbe la meglio”. E’ la ragione – chiude Nencini – per la quale radicali e socialisti la presentano formalmente e lo fanno assieme presentandosi insieme agli incontri che ci saranno nelle sedi istituzionali”.

Dopo Nencini il segretario dei radicali Magi aggiunge che “questa è una proposta che non possiamo non sostenere”. “Una proposta che ha il pregio di riportare il dibattito nei veri termini della questione: la contrapposizione tra proporzionalisti e tra chi sostiene il maggioritario”. Magi sottolinea che “a differenza di quello che si legge sui giornali, non è vero che questa legge ha meno chance di altre. Populismo e demagogia si sconfiggono mettendo delle facce, delle storie, in relazione con gli elettori. La legge elettorale – aggiunge Magi – non è un abito che si cambia a seconda delle stagioni. E chi lo fa di solito va sbattere. Le leggi elettorali sono invece dei veri sistemi di riforma istituzionale e politico”. Magi sottolinea che “l’elemento del collegio uninominale può rispondere in questo momento di crisi istituzionale alla ricostruzione del rapporto tra elettorato ed eletti e anche al rinnovo della classe dirigente su basi qualitative”. Magi infine accenna ad alcuni fattori procedurali ma non secondari: “È arrivato il momento di una semplificazione delle procedure. Per esempio la possibilità di sottoscrivere le liste in via digitale. Altra questione il numero di firme che servono per l’accesso. Nell’ultima versione dell’Italicum eravamo arrivati a 170mila firme a livello nazionale. E’ evidente che per forze politiche nuove e che non hanno rappresentanza questo costituisca uno scoglio insuperabile”. Anche per Vincenzo Iavovissi “il sistema maggioritario è l’unico in grado di avvicinare gli elettori alla politica. E la nostra proposta va in questo senso. Per non parlare dei costi elettorale che comportano i sistemi proporzionali. Altro fatto importante è quello della possibilità di realizzare una democrazia competitiva in cui in ogni collegio vi è una sfida tra le proposte politiche che vengono incarnate dai candidati”.

Il senatore Buemi parte dalla positività dell’esperienza del Mattarellum. “Ha esaltato in quella fase storica – afferma – il rapporto tra il territorio e la rappresentanza”. Mentre “le correzioni e le modifiche successive hanno creato il disastro di questo tempo”. Per il senatore socialista bisogna invece “ritornare sui nostri passi con l’atteggiamento del riformista positivo. Al Senato la discussione è aperta e supera gli schieramenti ufficiali. Quello che apparentemente non è possibile nella sostanza – conclude – diventa possibile e spesso le certezze che si hanno dall’esterno in Aula vengono vanificate”.

Pia Locatelli aggiunge un elemento al dibattito: “Nel rapporto di rappresentanza tra eletto ed elettore vi è anche un altro aspetto; quello della restituzione che ogni singolo parlamentare può dare nel proprio collegio. È una elemento di relazione molto importante nella attività parlamentare, concepita troppo spesso come un rapporto unidirezionale. Mentre come socialisti siamo stati impegnati a ricevere mandato e a restituire al nostro elettorato il risultato della nostra azione”.

LA PROPOSTA

cameraUna conferenza stampa alla Camera per presentare la proposta di legge elettorale di socialisti e radicali nei giorni in cui le forze politiche di maggioranza e di opposizione stanno cercando un accordo condiviso. Presenti Riccardo Nencini segretario del Psi, Riccardo Magi segretario dei Radicali Italiani , Pia Locatelli presidente del gruppo Psi alla Camera, il senatore socialista Enrico Buemi e il responsabile riforme del Psi Vincenzo Iacovissi.

conferenza stampa 2Il Psi e i Radicali propendono per un sistema basato su un meccanismo elettorale di tipo maggioritario a turno unico, da applicare in collegi uninominali pari al 90% dei seggi della Camera e del Senato. Il sistema prevede poi un premio di governabilità pari al 10% dei seggi da attribuire alla coalizione che abbia conquistato il maggior numero di seggi nei collegi uninominali. Oltre ai candidati vincenti nei singoli collegi uninominali sarebbero eletti anche i migliori perdenti compresi nella lista o coalizione che abbia ottenuto il premio di governabilità. A tal fine vengono presi in considerazione i candidati di collegio con le percentuali più alte.

“Ieri – spiega Nencini – abbiamo incontrato il presidente della Commissione Affari Costituzionali Mazziotti e non abbiamo cambiato opinione sulla legge elettorale. Andiamo al voto per darci governi che devono avere le caratteristiche della stabilità e per garantire la governabilità. In un sistema tripolare – aggiunge Nencini – l’ideale è avere un sistema maggioritario che estenda il premio alla coalizione e non alla lista”. “Si dice che una proposta simile non avrebbe i numeri. Non è vero. Questa proposta alla Camera avrebbe una maggioranza solida perché i numeri ci sono, mentre al Senato non ci sarebbe una maggioranza alternativa che si potrebbe opporrebbe. Ad oggi questa è la proposta che avrebbe la meglio”. E’ la ragione – chiude Nencini – per la quale radicali e socialisti la presentano formalmente e lo fanno assieme presentandosi insieme agli incontri che ci saranno nelle sedi istituzionali”.

Dopo Nencini il segretario dei radicali Magi aggiunge che “questa è una proposta che non possiamo non sostenere”. “Una proposta che ha il pregio di riportare il dibattito nei veri termini della questione: la contrapposizione tra proporzionalisti e tra chi sostiene il maggioritario”. Magi sottolinea che “a differenza di quello che si legge sui giornali, non è vero che questa legge ha meno chance di altre. Populismo e demagogia si sconfiggono mettendo delle facce, delle storie, in relazione con gli elettori. La legge elettorale – aggiunge Magi – non è un abito che si cambia a seconda delle stagioni. E chi lo fa di solito va sbattere. Le leggi elettorali sono invece dei veri sistemi di riforma istituzionale e politico”. Magi sottolinea che “l’elemento del collegio uninominale può rispondere in questo momento di crisi istituzionale alla ricostruzione del rapporto tra elettorato ed eletti e anche al rinnovo della classe dirigente su basi qualitative”. Magi infine accenna ad alcuni fattori procedurali ma non secondari: “È arrivato il momento di una semplificazione delle procedure. Per esempio la possibilità di sottoscrivere le liste in via digitale. Altra questione il numero di firme che servono per l’accesso. Nell’ultima versione dell’Italicum eravamo arrivati a 170mila firme a livello nazionale. E’ evidente che per forze politiche nuove e che non hanno rappresentanza questo costituisca uno scoglio insuperabile”. Anche per Vincenzo Iavovissi “il sistema maggioritario è l’unico in grado di avvicinare gli elettori alla politica. E la nostra proposta va in questo senso. Per non parlare dei costi elettorale che comportano i sistemi proporzionali. Altro fatto importante è quello della possibilità di realizzare una democrazia competitiva in cui in ogni collegio vi è una sfida tra le proposte politiche che vengono incarnate dai candidati”.

Il senatore Buemi parte dalla positività dell’esperienza del Mattarellum. “Ha esaltato in quella fase storica – afferma – il rapporto tra il territorio e la rappresentanza”. Mentre “le correzioni e le modifiche successive hanno creato il disastro di questo tempo”. Per il senatore socialista bisogna invece “ritornare sui nostri passi con l’atteggiamento del riformista positivo. Al Senato la discussione è aperta e supera gli schieramenti ufficiali. Quello che apparentemente non è possibile nella sostanza – conclude – diventa possibile e spesso le certezze che si hanno dall’esterno in Aula vengono vanificate”.

Pia Locatelli aggiunge un elemento al dibattito: “Nel rapporto di rappresentanza tra eletto ed elettore vi è anche un altro aspetto; quello della restituzione che ogni singolo parlamentare può dare nel proprio collegio. È una elemento di relazione molto importante nella attività parlamentare, concepita troppo spesso come un rapporto unidirezionale. Mentre come socialisti siamo stati impegnati a ricevere mandato e a restituire al nostro elettorato il risultato della nostra azione”.

Daniele Unfer

Ok a ddl per preservare ricordo di Matteotti e Mazzini

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Personaggi cruciali per la storia italiana, ma finiti quasi nel dimenticatoio, tanto che c’è voluta una legge per ridare loro il posto di onore che meritano. Oggi l’aula della Camera dopo la discussione ha approvato il ddl per preservare la memoria di Giacomo Matteotti e di Giuseppe Mazzini. La Camera ha dato l’ok con 288 favorevoli e nessun contrario al ddl.
Il disegno di legge prevede la tutela degli archivi e della ricerca storica relativa al deputato socialista ucciso dai fascisti nel 1924, e di conseguenza l’istituzione, alla presidenza del Consiglio dei ministri, di un fondo di 300mila euro per finanziare progetti sullo studio e la diffusione del pensiero di Matteotti. Nel progetto rientrano l’erogazione di borse di studio, la digitalizzazione e la catalogazione di libri, archivi e pubblicazioni inedite sullo studio del pensiero politico del deputato socialista, nonché il sostegno a iniziative didattiche e formative da realizzarsi in collaborazione con il Miur e gli istituti scolastici. I fondi saranno utilizzati anche per il restauro della “Casa museo Giacomo Matteotti”, di proprietà dell’Accademia dei Concordi di Rovigo, aperta nel 2012.
Come socialista sono molto soddisfatta di questa proposta di legge, che in Senato è stata presentata come secondo firmatario dal segretario del PSI Riccardo Nencini. Sono intervenuta due volte in quest’aula per commemorare Giacomo Matteotti, martire socialista che nel suo ultimo intervento in quest’Aula ebbe il coraggio, lui solo, di contestare le elezioni che avevano visto vittorioso il Partito fascista. Era il 30 maggio 1924; dieci giorni dopo, il 10 giugno di novant’anni fa, fu rapito ed ucciso. In quelle occasioni sottolineai che Il brutale assassinio fascista fece di Matteotti un eroe, lo rese famoso e immortale, ma paradossalmente fece passare in secondo piano le sue idee e le sue battaglie politiche. I suoi scritti, i suoi discorsi in Parlamento, per lui il luogo centrale di tutta l’azione politica, e il suo pensiero restano tutt’oggi sconosciuti ai più.
“Oggi questa proposta di legge è volta a colmare questa lacuna: grazie a questo provvedimento la sua casa a Fratta Polesine diventa monumento nazionale e il Fondo stanziato presso la Presidenza del Consiglio servirà a finanziare i progetti come l’erogazione di borse di studio, la digitalizzazione, il riordino, l’inventariazione di materiale bibliografico e archivistico di rilevante valore culturale, pubblicazioni inedite, iniziative didattiche formative da svolgersi in collaborazione con il MIUR e coinvolgendo direttamente gli istituti scolastici dell’intero territorio nazionale”. ha affermato durante la dichiarazione di voto la Capogruppo dei socialisti alla Camera, Pia Locatelli.
“E sono lieta che la proposta di legge sia partita dal Pd, il partito figlio di quel PCI che non ha mai amato Matteotti, mal digerendo pienamente il fatto che il primo eroe dell’antifascismo fu un socialista che non si faceva sovietizzare, un pellegrino del nulla, come lo definì Gramsci”, ha aggiunto la deputata socialista.
“Un’iniziativa che ha dunque il valore di un risarcimento storico, ma rappresenta soprattutto per le giovani generazioni uno stimolo alla conoscenza della bella politica, troppo spesso minata e infangata dal populismo e dai movimenti antipartitici, e alla difesa della democrazia. Oggi più che mai necessaria”, conclude Pia Locatelli.