Nobel a Nadia Murad. Locatelli: “Orgogliosa di lei”

nadia-murad“Sono felicissima per Nadia Murad e orgogliosa di aver conosciuto persone che hanno messo la loro vita e il loro impegno al servizio della difesa dei diritti delle donne”, così Pia Locatelli Presidente Onoraria dell’Internazionale Socialista Donne, commenta il premio Nobel per la Pace assegnato alla giovane attivista yazida.
Pia Locatelli, nel 2016, quando era Presidente del Comitato Diritti umani della Camera dei deputati, ha proposto ai membri del Comitato diritti umani di presentare una mozione in cui si chiedeva al Governo italiano di farsi promotore delle richieste della giovane irachena, fuggita dopo tre mesi di prigionia e di stupri nelle mani dei miliziani dell’Isis, ovvero per supportare i sopravvissuti al genocidio e alle persecuzioni esercitate dall’Isis contro questa minoranza etnico-religiosa.
Oggi il premio Nobel per la Pace 2018 è stato assegnato a Nadia Murad insieme a Denis Mukwege “per i loro sforzi per mettere fine alle violenze sessuali nei conflitti armati e nelle guerre”.
Nell’ottobre 2016 la venticinquenne vinse il Premio Sakharov per la libertà di pensiero, il più importante riconoscimento per i diritti umani in Europa assegnato dal Parlamento europeo.
“Non è la prima volta che conosco donne coraggiose – spiega la socialista Pia Locatelli – anche Shirin Ebadi, premio Nobel nel 2003, è tra le donne che sono orgogliosa di aver sostenuto e fatto conoscere”

Il Labour è forte perché unisce la Gran Bretagna

Nel Regno Unito, al contrario del resto dell’Europa, la sinistra regge con il Labour Party. La vice presidente dell’Internazionale socialista, Pia Locatelli, ha partecipato alla conferenza annuale del partito di Jeremy Corbyn, a Liverpool, durante la quale è stata approvata una mozione che prevede esplicitamente la possibilità di invocare un secondo voto popolare sull’esito dei negoziati con Bruxelles. Questo però è l’unico punto che divide la base dal suo leader: Jeremy Corbyn, ha frenato sull’ipotesi di un secondo referendum sulla Brexit automatico in caso di bocciatura in parlamento dei risultati negoziali del governo Tory di Theresa May, nonostante la mozione messa ai voti al riguardo dal congresso del suo partito a Liverpool.


locatelli isSono andata alla Conferenza annuale del Partito Laburista con la voglia di capire la posizione di quel partito sulla Brexit. Ufficialmente nel referendum di due anni fa i laburisti britannici avevano sostenuto“REMAIN” (restiamo) contro “LEAVE” (usciamo); nei fatti la loro campagna era stata fiacca e il partito non si era stracciato le vesti quando, con uno scarto minimo, il voto popolare aveva optato per lasciare l’Unione europea.
Devo confessare che, anche dopo aver seguito con attenzione la sessione dedicata alla Brexit, e dopo aver letto ancor più attentamente la mozione sullo stesso tema, non sono certa di essermi chiarita le idee.
Tutto il Labour è unito sul voto contrario al deal, cioè l’accordo sostenuto da Theresa May, ma lo scenario successivo, in caso di bocciatura, è invece pieno di incognite.
Se il deal otterrà la maggioranza nel Parlamento di Westminster, il 19 marzo 2019 la Gran Bretagna lascerà l’Unione. È invece difficile prevedere cosa succederà se la proposta di Theresa May verrà bocciata anche perché l’incertezza non riguarda solo il campo governativo.
A Liverpool i laburisti sostenitori di REMAIN, organizzati in Momentum, premono perché il partito colga l’occasione per rovesciare l’esito del referendum e per questo chiedono un nuovo voto popolare. La leadership laburista, alquanto restia a prevedere un nuovo referendum, chi per una questione di principio – non si rimette in discussione un voto popolare-, chi per timore di una sconfitta, risponde chiamando il Paese a nuove elezioni per mandare a casa il governo Tory.
Ci sono volute cinque ore di negoziati per arrivare a questa soluzione che accontenta le due parti, l’una favorevole e l’altra contraria ad un nuovo referendum, soluzione espressa in una mozione votata da tutta la Conference.
La mozione sostiene che il voto popolare si è espresso a favore della Brexit, ma il voto del giugno 2016 non intendeva ridurre i diritti, favorire il disordine in economia e mettere a rischio posti di lavoro, come invece fa la proposta di Teresa May che minaccia anche la libertà di movimento e la pace in Irlanda del Nord.
Il Labour, attraverso il suo ministro ombra per la Brexit, Keir Starmar, ha elaborato sei test cui sottoporre l’accordo finale e i Parlamentari laburisti voteranno contro l’accordo se non li supererà positivamente.
La chiamata al voto per il Parlamento lascia comunque spazi di ambiguità: due figure importanti del Labour hanno espresso posizioni opposte sulla possibilità di un futuro nuovo referendum: Keir Smarmer, ministro ombra per la Brexit, include tra le opzioni possibili un nuovo referendum mentre per John McDonnell, braccio destro di Jeremy Corby, il voto popolare dovrebbe riguardare esclusivamente il contenuto del deal.
Non ha contribuito a far chiarezza il discorso conclusivo di Jeremy Corbyn, applauditissimo, qui di seguito sintetizzato:
il Labour rispetta la decisione del popolo britannico (nel referendum) ma nessuno è tenuto a rispettare la condotta del governo dopo il referendum. Abbiamo tutti sperato che dopo il voto venissero avviati negoziati efficaci e responsabili che proteggessero i diritti e i posti di lavoro; così non è stato perché i negoziati si sono svolti tra le diverse fazioni dei Tories.
Ora l’alternativa che ci viene offerta è tra un cattivo accordo e un non-accordo; invece noi abbiamo il compito di dare sostegno ad un deal che vada incontro ai bisogni del Paese, un deal che sia compatibile con il nostro impegno a ri-costruire e trasformare la Gran Bretagna.
Il Labour si opporrà al piano preparato da Theresa May così come si opporrà all’uscita dalla Unione europea senza un accordo, sarebbe un disastro nazionale. Se questo succederà, chiederemo di andare al voto, mantenendo aperte tutte le opzioni possibili per il futuro del Paese.
Se vi sarà un accordo che preveda l’unione doganale e confini “leggeri” con l’Irlanda, protegga i posti di lavoro e i diritti di chi lavora, rispetti gli standard ambientali e dei consumatori, allora noi voteremo quel deal.
Il Labour si propone come alternativa all’attuale governo, contro le politiche di austerità, di divisione sociale, di conflitti internazionali. Là dove i Tories hanno diviso, noi uniremo e saremo uniti e pronti a vincere come nel 1945, nel 1964, nel 1997…
Il Labour è pronto a ricostruire e trasformare la Gran Bretagna perché è nostro compito farlo, tutti insieme e… we can.

Standing ovation per il leader ma, alla richiesta se sarà possibile un nuovo referendum, nessuno mi ha risposto con certezza, in un senso o nell’altro.
Speriamo che alle prossime elezioni vinca il labour!

Locatelli. Salvini è un imprenditore della paura

locatelli 1Pia Locatelli. Sul palco in questo momento siamo in 4 e parliamo tre lingue diverse e ci capiamo. Questo mi fa sentire europea. Salvini non ha ragione. È la contraddizione in persona, attacca pesantemente l’Europa e contemporaneamente afferma che ognuno comanda a casa propria.  Dobbiamo tenere insieme diritti e sicurezza, ma allo stesso tempo non dobbiamo dimenticare che nel nostro paese le persone hanno delle paure e noi abbiamo il dovere di spiegare e di fare capire che quelle paure non sono fondate. Invece Salvini è un imprenditore della paura. Giocano con le paure in maniera disonesta.

Parliamo spesso dell’accordo di Dublino. Schengen ha compiuto 30 anni. Era una logica che funzionava bene finché gli arrivi erano distribuiti in Europa. Ora non funziona più. Ma i migranti arrivano alla frontiera europea e per questo se ne deve fare carico l’Europa che però fino ad oggi è stata sorda. Nel Consiglio europeo le decisioni si prendono sempre all’unanimità e questo principio deve cambiare per arrivare a un sistema delle cooperazioni rafforzate. Il Parlamento europeo ne ha fatto una buona: la distribuzione automatica in proporzione ad abitanti e Pil, ma il gruppo Visegrad ha bloccato tutto. Ma noi dobbiamo continuare su questa strada. Come socialisti diciamo di tornare alle origini. Alla legge Martelli che prevedeva dei flussi legali, dei canali legali. La balla dei migranti economici e umanitari va superata. Ci sono situazioni di fuga dalla fame che non vengono considerate. Invece dobbiamo aprire canali legali misurati e controllati e allo stesso tempo gestire tutti insieme le frontiere europee. E vorrei tanto si tornasse a mare nostrum. Senza navi nel mare i morti si sono moltiplicati. E questo non lo possiamo accettare. Se Salvini avesse visti i morti chiusi nei sacchi a Lampedusa forse sarebbe meno salviniano.

Il 26 maggio del prossimo si voterà per le Europee. Saranno passati 40 anni dal primo volto per il Pe. Davvero dobbiamo impegnaci a può livelli di partecipazione per sconfiggere il partito del sofà.

ROMANTICI A MILANO

milano san babilaMilano risponde con un’imponente e pacifica manifestazione di dissenso al progetto politico anti-immigrazione di Salvini e Orban riuniti in Prefettura. Una manifestazione chiamata “Europa senza muri”, a cui hanno partecipato migliaia di persone – tremila secondo la Questura, quindicimila secondo gli organizzatori – ieri pomeriggio, in piazza San Babila a Milano.
Al corteo hanno aderito anche partiti politici, come il Pd con Emanuele Fiano, il Psi con la socialista Pia Locatelli, LeU con la Boldrini, Possibile e il suo fondatore Pippo Civati, ma anche Anpi, sindacati, centri sociali, collettivi studenteschi, oltre ai Sentinelli di Milano, che sono fra gli organizzatori. In piazza anche i ragazzi della ‘St Ambroeus Fc’, la prima squadra composta da rifugiati iscritta alla Figc.
Nel frattempo dalle stanze della Prefettura arrivano le dichiarazioni di profondo idillio tra il Capo del Viminale e il premier ungherese che arriva a dire: “Salvini è il mio eroe”. Lo ha detto uscendo dal ristorante in cui ha pranzato a Milano prima dell’incontro ufficiale in prefettura. “È un mio compagno di destino – ha aggiunto – sono molto curioso di conoscere la sua personalità. Sono un grande estimatore e ho alcune esperienze che forse potrei condividere con lui. Ho questa sensazione”, ha concluso Orbàn.
“La migrazione può essere fermata e Salvini lo ha dimostrato”. Lo ha detto il premier ungherese Viktor Orban dopo l’incontro con Matteo Salvini a Milano. “Con il ministro – ha aggiunto Orban – abbiamo parlato del futuro dell’Europa, dove oggi il problema più grave è proprio quello dei migranti. La nostra politica è quella di portare aiuto dove ci sono i guai e non portare i guai da noi. E con Salvini abbiamo trovato un punto d’incontro in merito”.
“Siamo vicini a una svolta storica per il futuro dell’Europa: oggi comincia un percorso di incontri, ce ne saranno tanti altri”, ha detto il Ministro dell’Interno.
La vera sintonia tra i due leader di destra è ancora una volta sui migranti e in netta contrapposizione alle politiche europee di integrazione, dagli elogi a Salvini Orban arriva alle accuse verso Macron di essere “alla guida delle forze politiche che sostengono l’immigrazione”. Il prossimo scontro tra le due anime dell’Europa è in programma al consiglio europeo che si terrà il 20 settembre a Salisburgo.
“Hanno ragione, sono il loro oppositore principale”, il presidente francese, Emmanuel Macron, dalla Danimarca risponde così al premier ungherese Viktor Orban e al ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini. “Restiamo fedeli ai nostri valori – aggiunge Macron – come il diritto d’asilo, con una vera politica europea nei confronti dei Paesi d’origine e interna”.
“È chiaro che oggi c’è davvero una forte contrapposizione tra nazionalisti e progressisti. Non concederò nulla ai nazionalisti e a coloro che sostengono discorsi di odio. Hanno ragione a vedermi come il loro principale avversario”, ha detto il capo dell’Eliseo.
Non tarda ad arrivare la risposta di Matteo Salvini. “Il principale avversario di Macron, sondaggi alla mano, – ha dichiarato il ministro dell’Interno – è il popolo francese. Anziché dare lezioni agli altri governi spalanchi le proprie frontiere, a partire da quella di Ventimiglia. E la smetta di destabilizzare la Libia per interessi economici”.
Ma mentre si solidifica l’alleanza tra Salvini e il Presidente ungherese, l’altro vertice italiano presieduto da Giuseppe Conte si rivela un fiasco. Il premier italiano ha ricevuto ieri a Palazzo Chigi il primo ministro della Repubblica Ceca Andrej Babis, che ha condiviso la necessità di aiutare l’Italia nella gestione dei migranti, ma ha anche ribadito il suo “no” all’accoglienza. Babis ha dunque confermato in pieno la linea che i Paesi del gruppo di Visegrad (oltre alla Repubblica Ceca ne fanno parte Polonia, Ungheria e Slovacchia) portano avanti ormai da tempo, senza alcun cenno di ripensamento.

Via dal presente. Una “concentrazione repubblicana”

futuro

Il Psi, nel giorno dell’assemblea del Pd, riunisce, grazie a ‘Mondoperaio’, vari pezzi dell’opposizione al Governo M5s-Lega per chiedere “una reazione a una stagione simile a quella vissuta dall’Italia nel 1919-1922”. Riccardo Nencini sintetizza: “Abbiamo un ministro dell’Interno e leader di partito che, a fronte di una richiesta della Cassazione, si rivolge al Capo dello Stato per mettere sotto schiaffo la magistratura. Lo fa da ministro dell’Interno, da cui dipendono le forze di Pubblica sicurezza. È l’incipit di un atto eversivo”. Per fronteggiare l’eversione Nencini propone: “O cogliamo questi segni come un attacco alla democrazia repubblicana oppure non vedo da dove la sinistra debba ripartire. Serve il primo mattone per una concentrazione repubblicana”. Nencini, interviene dopo l’introduzione di Gian Franco Schietroma e Luigi Covatta direttore di Mondoperaio, che ha organizzato il convegno.

“Bisogna trasformare subito l’opposizione in alternativa credibile – continua Nencini – e cogliere la scadenza delle prossime elezioni europee per presentarsi agli italiani con un disegno comune, una ‘concentrazione repubblicana’ di taglio europeista per evitare che il parlamento europeo abbia una maggioranza populista e provochi la crisi definitiva dell’U.E. Sia alla Camera che al Senato si formi una federazione tra i gruppi dell’opposizione per affrontare in modo corale almeno i grandi temi”. Per Nencini bisogna “veicolare attraverso i governi regionali e le amministrazioni locali di centro sinistra un nuovo e concreto messaggio riformista agli italiani: impiegare i migranti in lavori socialmente utili per la comunità che li ospita; impegnare le risorse di bilancio proprie e i fondi europei per creare almeno 400.000 posti di lavoro nella difesa del territorio e nella valorizzazione dei beni artistici e paesaggistici (investimento di circa 8 miliardi E.)”.

Nencini nel suo intervento sottolinea la necessità di un “appello a mondo e alla cultura socialista con buon esito. Oggi – afferma – sono presenti esponenti di una sinistra che va anche oltre.  Un mondo che si trova all’opposizione del governo Salvini e Di Maio. Via dal presente è un concetto che in un momento in cui si tendono a risolvere i problemi oggi per il domani, vuole inserire l’idea del guardare lontano perché oggi più che mai serve un quadro strategico, basta vedere la questione immigrazione”.

Al convegno di ‘Mondoperaio’ sono presenti tra gli altri Federico Fornaro (Leu), Sergio Pizzolante e Fabrizio Cicchitto (Civica Popolare), Marco Cappato (Associazione Luca Coscioni), Vittorino Ferla (Libertà Eguale). Pizzolante snocciola i dati: “In Italia abbiamo i populisti al 60%. Se aggiungiamo FdI e parte di FI arriviamo al 70%. Dieci anni fa il 74% degli italiani si sentiva di appartenere al ceto medio, oggi questa percentuale è ridotta al 31%. La dinamica centrodestra contro centrosinistra è morta. Oggi siamo ai populisti contro i riformisti”. Simile l’analisi di Fornaro (Leu): “Il 4 marzo è stato un terremoto, non una sconfitta. Nel 2008 Pd e FI avevano 25,7 milioni di voti, oggi hanno 10 milioni di voti. I populisti sono passati dal 18 al 58%. La maggioranza silenziosa non esiste più. Oggi c’è una maggioranza rancorosa e i populisti creano appositamente nemici esterni come i migranti e la Ue”.

“Il frontismo – sottolinea Cappato – porta alla sconfitta. Il tema centrale sia l’internazionalismo dei diritti umani. È possibile che per Trump sia indifferente interloquire con il Canada di Trudeau oppure con i peggiori dittatori?”.

Ugo Intini (leggi l’intervento integrale) vuole “un Comitato di Liberazione per la Democrazia che possa resistere alla melma giallo-verde. È tempo di agire e servono leader nuovi”. Per Intini “il Governo M5s-Lega litiga con la Ue sui migranti, perché vuole in realtà uscire dall’euro. Vogliono anche svuotare la democrazia e la proposta di Grillo di sorteggiare i senatori va in questo senso”. Cicchitto ritiene che “oggi l’Europa abbia due avversari: Trump e Putin. Ci sono analogie con l’Europa degli anni trenta. Il risultato delle elezioni italiane è stato preparato con la vittoria di Trump. Se le contraddizioni tra M5s e Lega non esploderanno nei prossimi 6 mesi, il Governo potrebbe anche durare 5 anni”. In questo caso Pizzolante avverte: “Attenzione, perché quando i populismi prendono piede, ai populismi subentrano altri populismi”. Mauro Del Bue rimarca che “mai in Italia la sinistra aveva preso poco più del 20%. Il Pd ha finora risposto in burocratese: è necessario invece che l’opposizione al Governo giallo-verde si svegli”. Oreste Pastorelli, tesoriere del Psi, pensa che “la sinistra abbia perso il rapporto con la gente”. E Vito Gamberale ritiene che i mali siano nati alla fine degli anni novanta: “La debolezza con cui siamo entrati nell’euro e il tasso di cambio sulla lira hanno indebolito il ceto medio. In questo scenario M5s ha inseguito la povertà, la Lega ha inseguito la paura”. Maria Cristina Pisani, Portavoce del Forum Nazionale Giovani, non si arrende: “La sinistra è sottorappresentata in Italia e in Europa. La prima cosa da fare è far sì che non ci siano più milioni di poveri”. Per il direttore di ‘Mondoperaio’, Luigi Covatta, (leggi l’intervento integrale) è necessario creare una cultura politica riformista “che sappia uscire dal ‘presentismo’ e sia capace di proporre una strategia di lunga durata”.

Iacovissi, responsabile per le riforme del Psi, sottolinea il “cambio drammatico che ha portato a  questo risultato. Sia il ceto medio che le fasce più basse hanno voltato le spalle al centro sinistra.  Imputo a questo anche la ricorsa del cento sinistra verso temi populisti rinunciando a orientamenti riformisti”. “Si è parlato e si parla della diseguaglianza generazionale. Ora per la prima volta vi sono degli strumenti. Vi è la Naspi, oppure il Rei, entrambi fatti dal centrosinistra. Sono risposte alla richiesta di protezione però gli elettori le cercano nei 5 Stelle e nella Lega. Oppure i dati sugli sbarchi che sono dimezzati eppure la sensazione è un’altra”.

Pia Locatelli apre il suo intervento chiedendosi quale sia il modo per “segnare un cambiamento e dare una idea di unità per chi non è sovranista e populista. E soprattutto se sia ancora possibile”. E con questa visione secondo Pia Locatelli è necessario pensare già da ora alle elezioni europee, con una lista larga da contrapporre ai populismi con “noi solidamente ancorati nella famiglia della socialdemocratica”. “La crisi della socialdemocrazia e crisi europea sono legate. E noi abbiamo fatto una difesa dell’Europa quasi acritica”. “Salvini dice che vengono prima gli italiani. Gli stati europei e il processo di democratizzazione si sono stabilizzati in un sistema di cooperazione, quindi l’idea di Salvini delle priorità  è una contraddizione”.

Infine i migranti. Pia Locatelli ricorda i numeri veri. “Gli sbarchi sono in netta discesa. Il 41% dei migranti è europeo. Uno su 5 africano. Perché la paura allora dell’invasione dell’Africa? È un tema che va discusso insieme a quello della cooperazione. Invece da sempre è stato diviso tra immigrazione legale e illegale. E ora si confonde tra legali e richiedenti asilo. Servono canali come quello delle quote altrimenti non si risolve il problema. Infine il congresso del Partito socialista europeo. Bisogna lavorarci da ora e per le elezioni europee dovremmo dire la nostra per individuare il candidato presidente della Commissione Ue”.

Ha chiuso il lavoro Carlo Vizzini che sottolinea la “buona volontà di elaborare e consapevolezza della difficoltà. Ci sono cose da mettere insieme per fare un progetto”. Vizzini mette in guardia per “l’atteggiamento di Salvini” che definisce “al limite della pericolosità”. “Sono state fatte saltare per aria le forze politiche che avevano valori diversi e che avevano portato l’Italia a quinto posto nel modo”. “Ora stanno smontando la democrazia”. “La democrazia ha un costo e chi vuole eliminare questi costi vuole smontare la democrazia: i parlamentari del futuro saranno solo ricchi oppure truffaldini”. Vizzini ricorda come i partiti erano “la cinghia di trasmissione tra gente e istituzioni. Dobbiamo occupare il nostro ruolo per riprendere questo compito per avere la forza di recuperare la democrazia parlamentare”. Parlamento composto da Camera e Senato. “Quel Senato dove oggi siede Matteo Renzi che lo voleva abolire”. Vizzini sottolinea la necessità di riprendere il cammino “con le nostre idee e pretendendo la pari dignità”. Infine le elezioni europee: “Proporzionale e sbarramento. Una angheria. Nessuno di noi può vivere in un altro partito, possiamo vivere insieme ad altri. Il compito dei socialisti è di avere coraggio e inserire questo coraggio in un programma dell’opposizione”.

Daniele Unfer

VIA DAL PRESENTE

via dal presenteIl Psi, nel giorno dell’assemblea del Pd, riunisce, grazie a ‘Mondoperaio’, vari pezzi dell’opposizione al Governo M5s-Lega per chiedere “una reazione a una stagione simile a quella vissuta dall’Italia nel 1919-1922”. Riccardo Nencini sintetizza: “Abbiamo un ministro dell’Interno e leader di partito che, a fronte di una richiesta della Cassazione, si rivolge al Capo dello Stato per mettere sotto schiaffo la magistratura. Lo fa da ministro dell’Interno, da cui dipendono le forze di Pubblica sicurezza. È l’incipit di un atto eversivo”. Per fronteggiare l’eversione Nencini propone: “O cogliamo questi segni come un attacco alla democrazia repubblicana oppure non vedo da dove la sinistra debba ripartire. Serve il primo mattone per una concentrazione repubblicana”. Nencini, interviene dopo l’introduzione di Gian Franco Schietroma e Luigi Covatta direttore di Mondoperaio, che ha organizzato il convegno.

“Bisogna trasformare subito l’opposizione in alternativa credibile – continua Nencini – e cogliere la scadenza delle prossime elezioni europee per presentarsi agli italiani con un disegno comune, una ‘concentrazione repubblicana’ di taglio europeista per evitare che il parlamento europeo abbia una maggioranza populista e provochi la crisi definitiva dell’U.E. Sia alla Camera che al Senato si formi una federazione tra i gruppi dell’opposizione per affrontare in modo corale almeno i grandi temi”. Per Nencini bisogna “veicolare attraverso i governi regionali e le amministrazioni locali di centro sinistra un nuovo e concreto messaggio riformista agli italiani: impiegare i migranti in lavori socialmente utili per la comunità che li ospita; impegnare le risorse di bilancio proprie e i fondi europei per creare almeno 400.000 posti di lavoro nella difesa del territorio e nella valorizzazione dei beni artistici e paesaggistici (investimento di circa 8 miliardi E.)”.

Nencini nel suo intervento sottolinea la necessità di un “appello a mondo e alla cultura socialista con buon esito. Oggi – afferma – sono presenti esponenti di una sinistra che va anche oltre.  Un mondo che si trova all’opposizione del governo Salvini e Di Maio. Via dal presente è un concetto che in un momento in cui si tendono a risolvere i problemi oggi per il domani, vuole inserire l’idea del guardare lontano perché oggi più che mai serve un quadro strategico, basta vedere la questione immigrazione”.

Al convegno di ‘Mondoperaio’ sono presenti tra gli altri Federico Fornaro (Leu), Sergio Pizzolante e Fabrizio Cicchitto (Civica Popolare), Marco Cappato (Associazione Luca Coscioni), Vittorino Ferla (Libertà Eguale). Pizzolante snocciola i dati: “In Italia abbiamo i populisti al 60%. Se aggiungiamo FdI e parte di FI arriviamo al 70%. Dieci anni fa il 74% degli italiani si sentiva di appartenere al ceto medio, oggi questa percentuale è ridotta al 31%. La dinamica centrodestra contro centrosinistra è morta. Oggi siamo ai populisti contro i riformisti”. Simile l’analisi di Fornaro (Leu): “Il 4 marzo è stato un terremoto, non una sconfitta. Nel 2008 Pd e FI avevano 25,7 milioni di voti, oggi hanno 10 milioni di voti. I populisti sono passati dal 18 al 58%. La maggioranza silenziosa non esiste più. Oggi c’è una maggioranza rancorosa e i populisti creano appositamente nemici esterni come i migranti e la Ue”.

“Il frontismo – sottolinea Cappato – porta alla sconfitta. Il tema centrale sia l’internazionalismo dei diritti umani. È possibile che per Trump sia indifferente interloquire con il Canada di Trudeau oppure con i peggiori dittatori?”.

Ugo Intini (leggi l’intervento integrale) vuole “un Comitato di Liberazione per la Democrazia che possa resistere alla melma giallo-verde. È tempo di agire e servono leader nuovi”. Per Intini “il Governo M5s-Lega litiga con la Ue sui migranti, perché vuole in realtà uscire dall’euro. Vogliono anche svuotare la democrazia e la proposta di Grillo di sorteggiare i senatori va in questo senso”. Cicchitto ritiene che “oggi l’Europa abbia due avversari: Trump e Putin. Ci sono analogie con l’Europa degli anni trenta. Il risultato delle elezioni italiane è stato preparato con la vittoria di Trump. Se le contraddizioni tra M5s e Lega non esploderanno nei prossimi 6 mesi, il Governo potrebbe anche durare 5 anni”. In questo caso Pizzolante avverte: “Attenzione, perché quando i populismi prendono piede, ai populismi subentrano altri populismi”. Mauro Del Bue rimarca che “mai in Italia la sinistra aveva preso poco più del 20%. Il Pd ha finora risposto in burocratese: è necessario invece che l’opposizione al Governo giallo-verde si svegli”. Oreste Pastorelli, tesoriere del Psi, pensa che “la sinistra abbia perso il rapporto con la gente”. E Vito Gamberale ritiene che i mali siano nati alla fine degli anni novanta: “La debolezza con cui siamo entrati nell’euro e il tasso di cambio sulla lira hanno indebolito il ceto medio. In questo scenario M5s ha inseguito la povertà, la Lega ha inseguito la paura”. Maria Cristina Pisani, Portavoce del Forum Nazionale Giovani, non si arrende: “La sinistra è sottorappresentata in Italia e in Europa. La prima cosa da fare è far sì che non ci siano più milioni di poveri”. Per il direttore di ‘Mondoperaio’, Luigi Covatta, (leggi l’intervento integrale) è necessario creare una cultura politica riformista “che sappia uscire dal ‘presentismo’ e sia capace di proporre una strategia di lunga durata”.

Iacovissi, responsabile per le riforme del Psi, sottolinea il “cambio drammatico che ha portato a  questo risultato. Sia il ceto medio che le fasce più basse hanno voltato le spalle al centro sinistra.  Imputo a questo anche la ricorsa del cento sinistra verso temi populisti rinunciando a orientamenti riformisti”. “Si è parlato e si parla della diseguaglianza generazionale. Ora per la prima volta vi sono degli strumenti. Vi è la Naspi, oppure il Rei, entrambi fatti dal centrosinistra. Sono risposte alla richiesta di protezione però gli elettori le cercano nei 5 Stelle e nella Lega. Oppure i dati sugli sbarchi che sono dimezzati eppure la sensazione è un’altra”.

Pia Locatelli apre il suo intervento chiedendosi quale sia il modo per “segnare un cambiamento e dare una idea di unità per chi non è sovranista e populista. E soprattutto se sia ancora possibile”. E con questa visione secondo Pia Locatelli è necessario pensare già da ora alle elezioni europee, con una lista larga da contrapporre ai populismi con “noi solidamente ancorati nella famiglia della socialdemocratica”. “La crisi della socialdemocrazia e crisi europea sono legate. E noi abbiamo fatto una difesa dell’Europa quasi acritica”. “Salvini dice che vengono prima gli italiani. Gli stati europei e il processo di democratizzazione si sono stabilizzati in un sistema di cooperazione, quindi l’idea di Salvini delle priorità  è una contraddizione”.

Infine i migranti. Pia Locatelli ricorda i numeri veri. “Gli sbarchi sono in netta discesa. Il 41% dei migranti è europeo. Uno su 5 africano. Perché la paura allora dell’invasione dell’Africa? È un tema che va discusso insieme a quello della cooperazione. Invece da sempre è stato diviso tra immigrazione legale e illegale. E ora si confonde tra legali e richiedenti asilo. Servono canali come quello delle quote altrimenti non si risolve il problema. Infine il congresso del Partito socialista europeo. Bisogna lavorarci da ora e per le elezioni europee dovremmo dire la nostra per individuare il candidato presidente della Commissione Ue”.

Ha chiuso il lavoro Carlo Vizzini che sottolinea la “buona volontà di elaborare e consapevolezza della difficoltà. Ci sono cose da mettere insieme per fare un progetto”. Vizzini mette in guardia per “l’atteggiamento di Salvini” che definisce “al limite della pericolosità”. “Sono state fatte saltare per aria le forze politiche che avevano valori diversi e che avevano portato l’Italia a quinto posto nel modo”. “Ora stanno smontando la democrazia”. “La democrazia ha un costo e chi vuole eliminare questi costi vuole smontare la democrazia: i parlamentari del futuro saranno solo ricchi oppure truffaldini”. Vizzini ricorda come i partiti erano “la cinghia di trasmissione tra gente e istituzioni. Dobbiamo occupare il nostro ruolo per riprendere questo compito per avere la forza di recuperare la democrazia parlamentare”. Parlamento composto da Camera e Senato. “Quel Senato dove oggi siede Matteo Renzi che lo voleva abolire”. Vizzini sottolinea la necessità di riprendere il cammino “con le nostre idee e pretendendo la pari dignità”. Infine le elezioni europee: “Proporzionale e sbarramento. Una angheria. Nessuno di noi può vivere in un altro partito, possiamo vivere insieme ad altri. Il compito dei socialisti è di avere coraggio e inserire questo coraggio in un programma dell’opposizione”.

Daniele Unfer

Il 7 luglio a Roma convention del Psi: ‘Via dal presente’

Via dal presenteSi svolgerà a Roma il prossimo 7 luglio, dalle ore 10.30 alle ore 14.30, presso l’hotel Building, in via Montebello 126, la convention, promossa dalla storica rivista Mondoperaio, dall’Associazione Socialismo e dal Partito Socialista Italiano, dal titolo ‘Via dal presente

L’iniziativa segue gli incontri di questi mesi – come la proposta al centrosinistra di unirsi in un Fronte Repubblicano lanciata lo scorso maggio dal Segretario del Psi Riccardo Nencini – che  hanno cercato di tracciare un percorso per costruire una prima risposta ai populismi. L’iniziativa è aperta a riformisti e democratici di diversi orientamenti e differenti tradizioni e prende spunto dai materiali pubblicati sulla rivista Mondoperaio. La storica rivista fondata da Pietro Nenni ospita, infatti, nel mese di giugno, contributi finalizzati alla rigenerazione del sistema politico italiano dopo il voto del 4 marzo. L’incontro del 7 luglio promuove un confronto fra gli estensori dei testi pubblicati ed altri testimoni significativi della nostra vita politica e culturale.

Dopo le comunicazioni del segretario del PSI, Riccardo Nencini, della portavoce, Maria Pisani e del promotore di ‘Sinistra Anno Zero’, Giuseppe Provenzano, seguiranno gli interventi di Luigi Covatta, Fabrizio Cicchitto, Mauro Del Bue, Marco Bentivogli, Claudio Martelli, Pia Locatelli, Vittorino Ferla, Gianni Pittella, Andrea Marcucci, Marco Cappato,  Raffaele Morese, Oreste Pastorelli, Ferdinando Adornato, Vito Gamberale, Gennaro Acquaviva, Sergio Pizzolante e altri.

Turchia. Locatelli: “Risultato Hdp dà sollievo”

locatelli turchiaNessuna sorpresa sul fronte orientale, Erdogan vince di nuovo con il 52 % di voti sullo sfidante Muharrem Ince, sconfitto, che ha ottenuto comunque un ottimo risultato personale, raggiungendo il 30 per cento dei voti. Un successo doppio per il Sultano, ottenuto sia alle presidenziali, sia alle parlamentari.
Nonostante la Turchia sia ormai sempre più un Paese in mano agli islamici e ai conservatori radicali, nell’Assemblea di Ankara riesce a mantenere l’ingresso la formazione filo curda di Selahattin Demirtas, leader in carcere, portandovi una settantina di deputati. l’Hdp ha superato la fatidica soglia di sbarramento del 10% che gli permette di entrare in Parlamento. Un importante risultato per il partito di Demirtas messo a dura prova dal dopo golpe e che dal 4 novembre 2016 ha visto dodici dei suoi parlamentari arrestati e posti in custodia cautelare con l’accusa (senza prove) di terrorismo.
“Mi trovo rinchiuso tra quattro mura, ma so che qui fuori ci sono migliaia di Demirtas. Demirtas siete voi, credete in voi stessi, date valore alle vostre azioni e al vostro voto. Non dimenticate che con il voto le cose possono cambiare. Prepariamoci a giorni migliori, prepariamoci a vincere”, aveva detto il leader curdo dal carcere pochi giorni fa.
“Nella delusione profonda del risultato generale, il risultato dell’Hdp è l’unico che dà sollievo”, ha detto Pia Locatelli, già presidente del Comitato permanente sui diritti umani della Camera che nel novembre del 2016 insieme agli eurodeputati socialisti del Pse si recà a far visita al leader curdo, ma le autorità di Ankara vietarono la visita nella prigione di Edirne, nel nord del Paese.
“È davvero difficile capire come Erdogan abbia potuto vincere ancora, in Turchia l’economia vive una profonda crisi con il 13% di inflazione e il 13% disoccupazione, senza dimenticare la pesante svalutazione della lira turca rispetto al dollaro. Questo risultato è veramente difficile da capire e qualcosa me non quadra come il risultato del referendum dello scorso anno”, ha continuato la socialista Locatelli che ha spiegato: “Questo Paese è spaccato a metà e resta forte la preoccupazione che ora tutto il potere sarà nelle mani di Erdogan”.
“Infine continuo a pensare che aver spinto la Turchia ad allontanarsi dalla Ue sia stato un grave errore”, ha concluso Pia Locatelli.

Spagna. Socialisti al Governo. Psi: “Sfida difficilissima”

Pedro-Sanchez-PSOE-incompatible-PP_EDIIMA20140913_0167_5

Senza passare dalle urne, arriva la sorpresa migliore per i socialisti spagnoli. Da questa mattina tornano alla guida del governo del Regno di Spagna con l’aiuto degli indipendentisti catalani e baschi.
Si chiude così nel peggiore dei modi la carriera di Mariano Rajoy uno dei premier più longevi d’Europa. Uscito quasi intonso dallo scontro violento con la Catalogna, non è riuscito a superare il caso legato alle tangenti e alla corruzione istuzionale che da anni il PP gestiva a livello nazionale.
Con 180 voti a favore, 169 contrari e un astenuto oggi Pedro Sanchez diventa il settimo Presidente del Governo, terzo socialista dopo Felipe Gonzalez e José Luis Rodriguez Zapatero, il primo eletto dopo aver sfiduciato il premier in carica nell’aula del Congreso del los Diputados.
Tra poche ore sarà ricevuto dal Re Felipe per giurare e presentare la propria squadra di ministri e ministre.

“Voglio fare gli auguri di buon lavoro –  è il commento di Pia Locatelli, responsabile esteri del Psi – compagno e amico di tante battaglie. Lo aspettano sfide difficilissime, ma sono sicura che sarà all’altezza del compito a cui è chiamato nel delicato momento che attraversa la Spagna”. “Pedro sta affrontando  una sfida difficilissima con un governo di minoranza sostenuto da forze diverse che hanno, pur nel dissenso delle posizioni politiche, apprezzato la sua coerenza e la sua passione”, ha detto Locatelli.

“Come capo del governo monocolore che il leader socialista si appresta a guidare sono sicura che Pedro farà di tutto per restituire ai cittadini spagnoli la necessaria fiducia nelle istituzioni tradita dai popolari. E’ un leader a cui i socialisti italiani manifestano tutta la loro stima e il loro  sostegno”, ha concluso Locatelli.

40 anni dalla 194. Locatelli: “C’è ancora da lottare”

194Quarant’anni e non sentirli. La legge 194 che ha decriminalizzato e disciplinato le modalità di accesso all’aborto è ancora sotto attacco. Dopo l’approvazione il 22 maggio 1978 la 194, già nel maggio del 1981 viene sottoposta a voto referendario dal quale esce, per fortuna, indenne.
Il Psi, insieme agli altri partiti laici, soprattutto i Radicali, condusse una vera e propria battaglia per poter riconoscere il diritto per le donne all’interruzione volontaria di gravidanza. Già nel 1971, il 7 giugno, viene presentato il primo progetto di legge dai senatori socialisti Arialdo Banfi, Piero Guido Caleffi e Giorgio Fenoaltea. Ad ottobre viene presentato alla camera, sempre a firma socialista, un altro progetto. Ma le due proposte non vennero nemmeno discusse. In particolare si vide negli anni a venire un braccio di ferro tra la Dc e il Pci, quest’ultimi spaventati dal rinvigorimento dei socialisti e dei Radicali dopo il referendum sul divorzio.
In quegli stessi anni due donne socialiste si distinsero per le continue battaglie per le donne e l’interruzione volontaria di gravidanza, Margherita Boniver, che fece da raccordo e dialogò continuamente con i movimenti femministi e Maria Magnani Noya, avvocato penalista ricordata soprattutto per il suo impegno per il nuovo diritto di famiglia.
“Il principio dell’autodeterminazione della donna è irrinunciabile”, ha affermato Pia Locatelli, Presidente Onoraria dell’Internazionale Socialista Donne e sulla legge 194 dice: “Va difesa, ma implementata. Ad oggi non è stata fatta alcuna prevenzione in tal senso”, e aggiunge: “Il principio di obiezione va difeso, ma sta creando un circolo vizioso di problemi, l’aumento della percentuale di obiettori fa sì che gli unici medici a non esserlo finiscano con il praticare solo aborti, portando molti di loro a dichiararsi obiettori”. Poi spiega che “il solo che ha tentato di far fronte a queste criticità è stato Zingaretti con bandi appositi per garantire questo diritto alle donne”.
Pia Locatelli ha anche fatto sapere che oggi parteciperà alla manifestazione a Bergamo per difendere la 194 (Via XX settembre – spazio Regione).

Aborto. Pisani (Portavoce Psi), si applichi la l.194, garantire negli ospedali medici non obiettori con un albo pubblico

“Oggi – ha aggiunto la portavoce del Psi, Maria Cristina Pisani – ricorrono esattamente 40 anni della 194 eppure il rischio di una mancata applicazione della legge stessa, dovuta soprattutto all’altissimo numero di medici e paramedici obiettori di coscienza che in alcune regioni raggiunge quasi il 100%, è altissimo. Per questo – ha detto ancora – dobbiamo continuare a chiedere una applicazione completa e appropriata della 194, per sensibilizzare l’opinione pubblica su alcuni temi quali la contraccezione gratuita e l’aborto farmacologico, per garantire nei nostri ospedali pubblici la presenza di almeno un 50% di non obiettori creando un albo pubblico, per l’elaborazione di una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza, derogando al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di interruzione volontaria di gravidanza sono scoperti”.

La portavoce del Psi ha ricordato che “proprio nei giorni passati sui muri di Roma e di altre città sono apparsi manifesti che attribuiscono i femminicidi alla libera scelta della donna di interrompere una gravidanza. Come Psi contrasteremo con ogni azione campagne discriminatorie e lesive dell’immagine della donna e dei suoi diritti, tra cui quello di scegliere liberamente sul proprio corpo” – ha concluso Pisani.

Roma, 22 maggio 2018