Nencini: “Per un soggetto dentro la sinistra riformista”

apre bologna

C’erano oltre trecento dirigenti e militanti socialisti al convegno del Psi del centro-nord che si è svolto a Bologna all’Hotel Savoia sabato scorso. La relazione introduttiva è stata opera del coordinatore della segreteria Gian Franco Schietroma che ha analizzato brevemente i risultati elettorali e ha proposto alcune necessarie modifiche alla nostra vita interna e alla nostra politica. E’ stata poi la volta del responsabile dell’organizzazione Enzo Maraio che ha dato appuntamento a un successivo Consiglio nazionale per talune modifiche statutarie e ha letto un documento che dovrà passare al vaglio del successivo convegno di Napoli dove verranno coinvolti i socialisti del centro-sud e aperto alle eventuali modifiche. Poi si è aperto un dibattito al quale hanno partecipato numerosi compagni, tra i quali il direttore dell’Avanti! Mauro Del Bue che ha insistito sulle proposte già lanciate attraverso il quotidiano socialista (una convention aperta a tutti i socialisti italiani, l’ipotesi della doppia tessera, una federazione tra socialisti, verdi e radicali pannelliani, un nuovo partito riformista della sinistra italiana come approdo finale).

Il compagno Buemi ha dichiarato che il vertice del partito deve assumersi appieno tutte le responsabilità del pessimo risultato elettorale, Luigi Covatta ha parlato dell’esperienza di Mondoperaio e della suggestione del nuovo partito riformista, Rita Cinti Luciani ha messo in evidenza i temi concreti di un possibile rilancio del centro-sinistra, Luca Pellegri ha presentato un documento organizzativo che prevede una struttura che parte dalla base con un semplice coordinamento nazionale, Federico Parea ha sottolineato la necessità di un cambiamento generazionale, come anche Maria Pisani che ha contestato le futili promesse dei Cinque stelle, Pasquotti ha puntato il dito sui temi più vicini alla vita delle persone dei quali anche il nostro partito ha perso conoscenza, anche Broi, segretario del Psi di Milano, ha presentato un documento critico nei confronti del gruppo dirigente, mentre Lorenzo Cinquepalmi ha esortato a comprendere la sconfitta senza precedenti della sinistra italiana. Particolarmente suggestivo e applaudito l’intervento di Ugo Intini che ha esortato i socialisti a battersi contro le tendenze antidemocratiche che stanno prevalendo. Intini ha ricordato che sul tema della difesa della democrazia non ci devono essere barriere tra destra e sinistra.

“Che il vento soffiasse a favore di Lega e M5S  lo avevamo capito, quello che non abbiamo capito  era la potenza di quel vento”, ha ricordato Riccardo Nencini concludendo i lavori. Nel corso dell’assemblea dei socialisti si è tracciato il cammino politico per il futuro: commentando l’ipotesi di una possibile alleanza di governo con i 5S, Nencini ha ribadito di escludere l’opzione di “un governo a trazione grillina, perché i 5Stelle hanno un tasso di anti parlamentarismo esagerato e perché hanno valori diversi dai nostri”. Il segretario del Psi sottolinea che “bisogna stare all’opposizione per lavorare alla nascita di un soggetto dentro la sinistra riformista”. Un progetto, analizza Nencini, che potrà vedere la luce solo se c’è una vera ” disponibilità a cedere parte della propria sovranità lavorando ad un disegno nuovo e comune”. Secondo Nencini “va cambiato il canone di lettura dei bisogni perché la nostra comunità si salva solo se c’è condivisione di una visione comune e se ognuno deve fa sua parte”.
Tornando al risultato elettorale del 4 marzo Nencini ha sottolineato che “i temi della sicurezza e dei migranti sono stati centrali nel definire l’agenda della campagna e noi lo avevamo capito da anni. Si tratta di problemi reali e non dovremmo fare finta di credere che il voto grillino e leghista sia semplicemente populista. Il risultato delle urne ci dice che noi della sinistra non abbiamo letto bene una serie di condizioni che nella società erano già maturate”.

Di fronte a questo scenario, e alla realtà di un PD che ” ha esaurito la sua funzione”, Nencini ha detto che la comunità socialista “sarà in grado di conservare autonomia solo e parte un disegno politico che coinvolga tutta la sinistra riformista italiana:  una concentrazione repubblicana che si prepari alle elezioni europee 2019 in cui la sinistra riformista possa confluire” ha concluso Riccardo Nencini.

Nel corso dei lavori sono intervenuti:

Enrico Buemi, Gian Franco  Schietroma,  Enzo Maraio, Maria Cristina Pisani,  Luca Pellegri, Lorenzo Cinquepalmi, Federico Parea, Rita Cinti Luciani, Pia Locatelli, Marco Andreini, Riccardo Mortandello, Mauro Del Bue, Luigi Covatta, Mauro Broi, Oreste Pastorelli, Giorgio Azzalini, Dario Mantovani (sindaco Pd i Molinella), Enrico Pedrelli, Tomas Carini, Ugo Intini, Marco Parlato, Francesco Bragagni, Ranieri, Ottavio Pasquotti, Alessandro Pietracci

RIPARTIRE DA BOLOGNA

apre bologna

C’erano oltre trecento dirigenti e militanti socialisti al convegno del Psi del centro-nord che si è svolto a Bologna all’Hotel Savoia sabato scorso. La relazione introduttiva è stata opera del coordinatore della segreteria Gian Franco Schietroma che ha analizzato brevemente i risultati elettorali e ha proposto alcune necessarie modifiche alla nostra vita interna e alla nostra politica. E’ stata poi la volta del responsabile dell’organizzazione Enzo Maraio che ha dato appuntamento a un successivo Consiglio nazionale per talune modifiche statutarie e ha letto un documento che dovrà passare al vaglio del successivo convegno di Napoli dove verranno coinvolti i socialisti del centro-sud e aperto alle eventuali modifiche. Poi si è aperto un dibattito al quale hanno partecipato numerosi compagni, tra i quali il direttore dell’Avanti! Mauro Del Bue che ha insistito sulle proposte già lanciate attraverso il quotidiano socialista (una convention aperta a tutti i socialisti italiani, l’ipotesi della doppia tessera, una federazione tra socialisti, verdi e radicali pannelliani, un nuovo partito riformista della sinistra italiana come approdo finale).

Il compagno Buemi ha dichiarato che il vertice del partito deve assumersi appieno tutte le responsabilità del pessimo risultato elettorale, Luigi Covatta ha parlato dell’esperienza di Mondoperaio e della suggestione del nuovo partito riformista, Rita Cinti Luciani ha messo in evidenza i temi concreti di un possibile rilancio del centro-sinistra, Luca Pellegri ha presentato un documento organizzativo che prevede una struttura che parte dalla base con un semplice coordinamento nazionale, Federico Parea ha sottolineato la necessità di un cambiamento generazionale, come anche Maria Pisani che ha contestato le futili promesse dei Cinque stelle, Pasquotti ha puntato il dito sui temi più vicini alla vita delle persone dei quali anche il nostro partito ha perso conoscenza, anche Broi, segretario del Psi di Milano, ha presentato un documento critico nei confronti del gruppo dirigente, mentre Lorenzo Cinquepalmi ha esortato a comprendere la sconfitta senza precedenti della sinistra italiana. Particolarmente suggestivo e applaudito l’intervento di Ugo Intini che ha esortato i socialisti a battersi contro le tendenze antidemocratiche che stanno prevalendo. Intini ha ricordato che sul tema della difesa della democrazia non ci devono essere barriere tra destra e sinistra.

“Che il vento soffiasse a favore di Lega e M5S  lo avevamo capito, quello che non abbiamo capito  era la potenza di quel vento”, ha ricordato Riccardo Nencini concludendo i lavori. Nel corso dell’assemblea dei socialisti si è tracciato il cammino politico per il futuro: commentando l’ipotesi di una possibile alleanza di governo con i 5S, Nencini ha ribadito di escludere l’opzione di “un governo a trazione grillina, perché i 5Stelle hanno un tasso di anti parlamentarismo esagerato e perché hanno valori diversi dai nostri”. Il segretario del Psi sottolinea che “bisogna stare all’opposizione per lavorare alla nascita di un soggetto dentro la sinistra riformista”. Un progetto, analizza Nencini, che potrà vedere la luce solo se c’è una vera ” disponibilità a cedere parte della propria sovranità lavorando ad un disegno nuovo e comune”. Secondo Nencini “va cambiato il canone di lettura dei bisogni perché la nostra comunità si salva solo se c’è condivisione di una visione comune e se ognuno deve fa sua parte”.
Tornando al risultato elettorale del 4 marzo Nencini ha sottolineato che “i temi della sicurezza e dei migranti sono stati centrali nel definire l’agenda della campagna e noi lo avevamo capito da anni. Si tratta di problemi reali e non dovremmo fare finta di credere che il voto grillino e leghista sia semplicemente populista. Il risultato delle urne ci dice che noi della sinistra non abbiamo letto bene una serie di condizioni che nella società erano già maturate”.

Di fronte a questo scenario, e alla realtà di un PD che ” ha esaurito la sua funzione”, Nencini ha detto che la comunità socialista “sarà in grado di conservare autonomia solo e parte un disegno politico che coinvolga tutta la sinistra riformista italiana:  una concentrazione repubblicana che si prepari alle elezioni europee 2019 in cui la sinistra riformista possa confluire” ha concluso Riccardo Nencini.

Nel corso dei lavori sono intervenuti:

Enrico Buemi, Gian Franco  Schietroma,  Enzo Maraio, Maria Cristina Pisani,  Luca Pellegri, Lorenzo Cinquepalmi, Federico Parea, Rita Cinti Luciani, Pia Locatelli, Marco Andreini, Riccardo Mortandello, Mauro Del Bue, Luigi Covatta, Mauro Broi, Oreste Pastorelli, Giorgio Azzalini, Dario Mantovani (sindaco Pd i Molinella), Enrico Pedrelli, Tomas Carini, Ugo Intini, Marco Parlato, Francesco Bragagni, Ranieri, Ottavio Pasquotti, Alessandro Pietracci

Turchia, Locatelli: Erdogan rispetti i diritti umani

erdogan roma

Quasi un’ora di colloquio in Vaticano con Papa Francesco per il presidente turco, Recep Tayyp Erdogan, nel primo appuntamento della visita in Italia segnata da tensioni al sit-in di protesta dei curdi, dove sono stati fermati due manifestanti dei centri sociali. Erdogan, accompagnato da moglie, figlia e cinque ministri, è rimasto per oltre 50 minuti da solo con il Pontefice. Erdogan, primo capo di Stato turco a recarsi in Vaticano da 59 anni, ha ricevuto in dono da Francesco un medaglione con un angelo della pace che “strangola il demone della guerra, simbolo di un mondo basato sulla pace e sulla giustizia”, e il messaggio per la pace di quest’anno. Il presidente turco ha ricambiato con una panoramica di Istanbul in ceramica e quattro libri riguardanti sul massimo poeta mistico persiano. Nel colloquio si è parlato dello status di Gerusalemme, della questione dei migranti, delle persecuzioni dei cristiani e della “necessità di promuovere la pace e la stabilità” nella regione mediorientale “attraverso il dialogo e il negoziato, nel rispetto dei diritti umani e della legalita’ internazionale”. Probabile si sia fatto cenno anche all’offensiva di Ankara contro la provincia curda di Afrin, in Siria. Al termine, Erdogan ha visto il segretario di Stato della Santa Sede, Pietro Parolin, e con il seguito ha visitato la Basilica di San Pietro. La visita di Stato è proseguita nel pomeriggio con i colloqui al Quirinale, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Successivamente è atteso a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, poi la cena in hotel con un gruppo di imprenditore italiani dei gruppi che più investono in Turchia. Malgrado le imponenti misure di sicurezza con 3.500 uomini in campo, nell’unica manifestazione di protesta autorizzata si sono registrati scontri.

“Noi riteniamo che la Turchia possa aspirare a un futuro migliore – ha scritto Pia Locatelli, presidente del gruppo socialista a Montecitorio e presidente del comitato Diritti umani della Camera, in una lettera inviata al presidente Erdogan in occasione della sua visita a Roma – solo se saprà avanzare con decisione anche sul terreno della democrazia e delle libertà e per questa ragione vogliamo chiederle il più forte e deciso impegno al rispetto dei diritti umani e a garantire processi equi alle migliaia di persone che sono state arrestate dopo il tentato golpe del 2016. Riteniamo – ha aggiunto – che sia nel nostro reciproco interesse costruire un rapporto solido e duraturo, ma che ma che questo non può contenere margini di ambiguità sul rispetto dei diritti umani non solo perché tradiremmo la nostra storia, ma anche perché sarebbe un atto di miopia politica che getterebbe un’ipoteca colossale che prima o poi, inevitabilmente, giungerebbe all’incasso”.

Il sit-in promosso da Rete Kurdistan Italia nei giardini di Castel Sant’Angelo è degenerato quando un gruppo di attivisti dei centri sociali ha tentato di forzare il cordone di agenti antisommossa per muovere in corteo verso il Vaticano. La Polizia ha respinto i manifestanti e ci sono stati anche due fermi. Tra gli striscioni esposti “Boia Erdogan! Giù le mani dal Kurdistan” e “Stato turco assassino”. Un altro presidio si è tenuto a Venezia davanti alla Basilica di San Marco con qualche decina di attivisti dei Centri sociali del Nord-est e dell’associazione Ya Basta. Mentre Erdogan lasciava il Vaticano, l’Olanda ha annunciato il ritiro del suo ambasciatore in Turchia dopo che i recenti “colloqui non hanno offerto una prospettiva di normalizzazione delle relazioni bilaterali”. All’ambasciatore olandese ad Ankara viene negato l’accesso in Turchia dal marzo scorso.

Iran. Locatelli: “Serve più rispetto dei diritti umani”

Ahmadreza-DjalaliTenere alta l’attenzione sul caso del ricercatore iraniano Ahmadreza Djalali, la cui condanna a morte per spionaggio è stata sospesa ed è ora al riesame della sezione 33 della Corte suprema. Ma anche sul tema del rispetto dei diritti umani nella Repubblica islamica, a partire da quello di un giusto processo anche per le migliaia di giovani manifestanti arrestati durante le ultime proteste di piazza. E’ l’invito rivolto alle istituzioni italiane ed europee in una conferenza stampa oggi a Roma, su iniziativa della sen. Elena Cattaneo e con la collaborazione della Fidu Federazione italiana diritti umani. Alla storia di Djalali, che si teme abbia un tumore, “si sovrappone la storia collettiva – ha detto la sen. Cattaneo – di tanti giovani rinchiusi in carcere” e minacciati in alcuni casi anche di condanna a morte. E fra i quali – circa 7.000 gli arrestati secondo le fonti di Antonio Stango, presidente Fidu – almeno tre sono morti in prigione in circostanze non chiare, anche se le autorità iraniane hanno parlato di suicidio. “Siamo di fronte ad una violazione costante del diritto ad un equo processo ed al disprezzo di quello alla vita”, ha detto sul caso Djalali, in collegamento telefonico, Luca Ragazzoni, suo collega negli anni in cui il ricercatore – prima di trasferirsi in Svezia e poi andare nel 2016 in Iran per un viaggio di lavoro, durante il quale è stato arrestato – collaborava in Italia con l’Università del Piemonte Orientale. Nell’incontro – svoltosi in Senato e in cui è stato ricordato il caso del ricercatore Giulio Regeni, torturato e ucciso in Egitto – è stato rilanciato l’appello al ministro degli Esteri Angelino Alfano ed all’Alto Rappresentante Ue Federica Mogherini a continuare a spendersi per il caso di Djalali, ma anche per proteggere i detenuti dal rischio di torture e le liberta’ fondamentali di studenti e accademici che si rechino in Iran.

Paese con cui “l’Italia ha una lunga tradizione di rapporti – ha ricordato Pia Locatelli, presidente del Comitato per i diritti umani della Camera e presidente del gruppo del Psi alla Camera – ma dobbiamo lavorare anche perché si arrivi a ridurre e infine abolire la pena di morte”. “Nel 2016 in Iran ci sono state 530 esecuzioni, il numero più basso degli ultimi 10 anni; la sospensione dell’esecuzione del professor Ahmadreza Djalali può essere considerata un indice di prudenza delle autorità iraniane in questa direzione”. “L’Italia – continua Locatelli – ha una lunga tradizione di rapporti economici, ma anche di ricerca con l’Iran: essi sono importanti di per sé, ma anche come ‘fili da tirare’ per sollecitare un maggior rispetto dei diritti umani. Dobbiamo evitare di scambiare i nostri rapporti economici con una maggior ‘timidezza’ nella denuncia della violazione dei diritti”. “Lancio un appello – ha concluso Pia Locatelli – per una regione vicina all’Iran: 91 persone sono state arrestate in Turchia per essersi opposte a quanto è avvenuto con i curdi nel Nord della Siria, non lasciamo passare sotto silenzio quanto avviene, perché la repressione della libertà di manifestare la propria opinione è una violazione dei diritti”.

Elisabetta Zamparutti, del Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa e di Nessuno Tocchi Caio ha concluso di lavori affermando che “con Teheran si sono siglati negli ultimi tempi tanti accordi, ma la questione dei diritti umani viene sempre lasciata in fondo alla lista” dei punti in agenda.

Missioni internazionali. Locatelli: “Prosegue l’impegno”

parlamento_camera

Sì dell’Aula della Camera alla prosecuzione per il 2018 delle missioni internazionali, tra cui quella nel Niger. L’Assemblea di Montecitorio ha approvato la risoluzione di maggioranza in tal senso, che ha incassato anche il voto a favore di Forza Italia. La Lega si è astenuta. Contro le premesse di parti della risoluzione, relative a singole missioni, hanno votato i deputati di M5S e di Leu.

Si votava per la missione in Niger e per la proroga di altre 44. Modificata solo la premessa della risoluzione che, su proposta del Psi, ha chiesto al Governo di riportare, in vista della prossima relazione annuale, scheda per scheda, il dato sulla presenza delle donne. Tra le  missioni votate quella bilaterale di assistenza e supporto in Libia; la missione Nato di supporto in Tunisia; United Nations Mission for the Referendum in Western Sahara; European Union Training Mission nella Repubblica Centrafricana; potenziamento del dispositivo Nato per la sorveglianza dello spazio aereo europeo.

Oltre alle nuove missioni, vengono prorogate quelle già in corso per il 2017: in tutto il piano per il 2018 prevede il dispiegamento all’estero di 5816 unità di personale militare, per una previsione di spesa totale di 684 milioni di euro.

Per il Psi è intervenuta in dichiarazione di voto Pia Locatelli, presidente del gruppo alla Camera: “La premessa che è opportuno fare – ha detto – è che queste missioni vanno inquadrate negli sforzi che l’Italia va facendo, e non da ieri, per contrastare il traffico di uomini e donne, i traffici criminali di ogni genere e il terrorismo internazionale. Che se ne debba occupare il Parlamento è fuori discussione come è indiscutibile che questa assemblea sia in carica nel pieno dei suoi poteri, come recita l’art.61 della Carta. D’altra parte il voto che ci accingiamo a esprimere, non riguarda soltanto il Niger e la Libia, ma anche il prosieguo delle 44 missioni internazionali. Nessuno può immaginare che all’improvviso vi sia un totale capovolgimento delle linee fin qui seguite a salvaguardia dell’interesse nazionale né tantomeno del quadro di alleanze che l’Italia dal dopoguerra a oggi ha mantenuto. Per quanto riguarda il nuovo impegno in Niger e la parziale modifica di quello in Libia, essi rientrano nell’opera di contrasto al traffico di esseri umani e al terrorismo internazionale e pur accettando in via di principio l’idea che possano essere stati commessi errori nell’opera di contrasto, è indiscutibile che è solo grazie a essa che oggi vi sia una maggiore e più efficace presenza degli organismi internazionali sul posto.
Il voto favorevole che ci accingiamo a dare poggia infine sulla consapevolezza che l’Italia abbia sempre mantenuto fede alle decisioni assunte in sede Onu, di coniugare la sicurezza con il rispetto dei diritti umani e l’impegno militare con quello civile e inoltre il rispetto della Risoluzione 1325 sul coinvolgimento e la partecipazione delle donne al processo di pace e sicurezza.

Sono particolarmente soddisfatta – ha concluso Pia Locatelli – per l’accoglimento nella premessa della risoluzione della proposta del Psi di riportare, in vista della prossima relazione annuale, scheda per scheda, il dato sulla presenza delle donne”.

IL PRESSING

Quirinale“Lo ius soli, che modifica la legge di cittadinanza, si può ancora approvare e mi auguro che il Presidente Mattarella, di cui conosciamo la sensibilità, voglia accogliere l’appello lanciato dalle figlie e dai figli di immigrati cresciuti in Italia ma senza passaporto italiano, e rimandare di pochi giorni lo scioglimento delle Camere per consentire al Senato di votare il provvedimento”. Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo PSI alla Camera e presidente del Comitato Diritti umani. “Sarebbe un bellissimo epilogo per questa legislatura che si è contraddistinta per l’approvazione di leggi a favore dei diritti e una risposta a tutte quelle ragazze e ragazzi che chiedono di essere riconosciuti come italiani”. Il pressing sul capo dello stato per rimandare di qualche giorno lo scioglimento delle camere per permettere l’approvazione dello ius soli in questa legislatura, si fa più sostenuto. Un pressing che giunge da più parti. Chi chiede due settimane, chi propone di riunire la capigruppo, chi di far decidere gli italiani, chi ancora di dire basta una volta per tutte.

Alla vigilia di decisioni importanti, la conferenza stampa di fine anno di Paolo Gentiloni potrebbe però essere l’ultimo atto prima dello scioglimento delle Camere. Nonostante il 23 dicembre scorso, al Senato, la mancanza del numero legale in Aula, a causa delle assenze di M5s, FI e Lega ma anche di 29 senatori dem, oggi, è oggi Gianni Cuperlo – esponente della minoranza Pd – a rivolgersi al Capo dello Stato perché vi sia un prolungamento della legislatura e si possa dare un’altra chance allo Ius soli. “Non può e non deve finire così – sostiene Cuperlo – con una conclusione che mortifica le ragioni del diritto e della democrazia. Quegli scranni vuoti al Senato nell’ultimo giorno utile, la fuga dei senatori 5 Stelle, quel brindisi leghista, il dispiacere profondo per quelle assenze di parlamentari del Pd, sono una immagine da cancellare”.  Si appella al presidente della Repubblica anche il senatore Pd, Luigi Manconi, che ha fatto pure uno sciopero della fame a sostegno dello Ius soli: “Ma chi l’ha detto – si chiede – che si debba votare il 4 marzo? E chi ha stabilito che le Camere si sciolgano tra 24 o, al più, 48 ore? Lo sostengono tutti ed è l’ipotesi più probabile, ma a tutt’oggi, mercoledì 27 dicembre, il solo ed esclusivo titolare del potere di sciogliere le Camere, ovvero il presidente Sergio Mattarella, non si è ancora pronunciato”. E allora “è a lui che mi rivolgo, con il massimo rispetto e con la massima considerazione per il suo altissimo ruolo” ma anche, precisa, “con la fiducia che si deve a un galantuomo del quale è nota la rettitudine intellettuale e la sensibilità sociale”.

Manconi prosegue: “So che il Capo dello Stato ha letto il messaggio inviatogli da ‘Movimento italiani senza cittadinanza’, una splendida pagina di letteratura civile” e sottolinea che “il senso di quella lettera corrisponde esattamente al mio sentimento e al mio pensiero: il tempo c’è. Basta volerlo. Sarebbe un modo intelligente per recuperare l’onore di un Senato che ha voluto un epilogo assai poco dignitoso della vicenda dello Ius soli e culturae”.

Ma le opposizioni non sono disponibili. M5S tace da giorni mentre la Lega con Roberto Calderoli invita a non tirare per la giacchetta il presidente della Repubblica. Forza Italia chiede invece di andare al più presto alle urne.

L’ULTIMA FIDUCIA

Palazzo ChigiIl governo pone la questione di fiducia alla Camera sulla legge di bilancio. Il testo approda in Aula dopo che la commissione Bilancio della Camera ha corretto alcune norme contenute in manovra per risolvere i problemi di copertura evidenziati dalla Ragioneria. È stato quindi necessario un ulteriore passaggio in Commissione prima di riportare in Aula il testo. In particolare si è intervenuti con la copertura del raddoppio del fondo per le vittime bancarie, viene eliminato il capitolo sulla riscossione dall’equo compenso, si interviene sulla disciplina dell’Imu porti, si sopprime la norma relativa al regime tributario delle società cooperative, si interviene sulla stabile organizzazione dei gruppi ai fini Iva, sul fondo per le esigenze indifferibili e sul fondo per il capitale umano e immateriale. Viene inoltre eliminato il fondo finalizzato all’indennizzo degli eredi delle vittime di femminicidio e crimini domestici perché contenuto in analogo provvedimento approvato al Senato.

La votazione sulla fiducia che il governo ha posto sulla Manovra si terrà in serata dopo le dichiarazioni di voto. Per i socialisti è intervenuta Pia Locatelli, presidente del gruppo del Psi. Dopo la votazione in seduta notturna verranno esaminati gli ordini del giorno e gli articoli del bilancio. Infine venerdì il voto finale sul provvedimento dopodiché, salvo imprevisti, cosa improbabile alla Camera, il testo passerà al Senato per il voto finale.

Il voto dei dei socialisti sarà a favore della fiducia. Ma resta il disagio per l’abuso del ricorso a questo strumento. “E se questa volta – ha affermato nella dichiarazione di voto Pia Locatelli – la richiesta di fiducia è giustificata dall’urgenza evidentissima del provvedimento, troppe volte siamo stati chiamati a votarla su provvedimenti che avrebbero meritato un ampio dibattito parlamentare. Temiamo che questo modo di procedere finisca per scolorire il profilo dei partiti e il ruolo stesso del Parlamento, accrescendo la distanza che separa la politica dai cittadini. Di tutto ciò non incolpiamo, se non di risulta, il Governo in carica che ha dato prova di essere stato sorprendentemente efficace, nella sua breve durata, un anno, come testimonia l’apprezzamento diffuso nel Paese e anche taluni riconoscimenti giunti dalle opposizioni”.

“Due minuti – ha detto ancora la parlamentare socialista – non consentono bilanci di fine legislatura ma vorrei ricordare, con soddisfazione, l’avvenuta approvazione della legge sul testamento biologico, che ha fatto fare a questo Paese un passo avanti sul piano delle libertà e dei diritti civili, ancora più significativo perché compiuto in una stagione in cui il progressivo imbarbarimento della politica, anche a livello europeo, lungo derive nazionaliste, xenofobe e neofasciste, non sembra più un pericolo così lontano”. “Il Governo Gentiloni – ha concluso – merita l’apprezzamento dei socialisti anche per i passi compiuti in tema di controllo e gestione dei flussi migratori, grazie anche a una intelligente condotta dei rapporti con i Paesi interessati dal fenomeno. Allo stesso modo ricordiamo, senza elencarli, che ha varato altri provvedimenti forse di minore rilevanza mediatica, ma non meno importanti”.

SCHEDA

STOP IVA, WEB TAX E NUOVO CALENDARIO FISCO: La Manovra è partita dedicando ben 15,7 miliardi su 20 allo stop degli aumenti Iva che sarebbero scattati nel 2018. Ma le misure fiscali sono tantissime. Due i capitoli di maggior rilievo: la web tax, scritta al senato e modificata alla camera, fissa un prelievo del 3% a partire dal gennaio 2019 e non tocca l’e-commerce. Viene riscritto anche il calendario del fisco e delle dichiarazioni. Slitta di un anno l’addio agli studi di settore, il termine per la dichiarazione precompilata passa al 23 luglio e quello per la Dichiarazione dei Redditi – il vecchio Unico – al 31 ottobre, insieme con Irap e 770. È poi stata rinnovata – ma non estesa ai negozi – la cedolare secca sugli affitti agevolati al 10%.

GIOVANI E LAVORO: Il lavoro è uno dei fili che lega molti provvedimenti. La norma di maggior rilievo riguarda la decontribuzione al 50% per ogni nuovo aggiunto a tempo indeterminato per tre anni. Per il solo 2018 si arriva fino a 34 anni compiuti. Il ‘bonus’ sale al 100% per le assunzioni al Sud, dove lo sconto è dello stesso livello anche per tutti i disoccupati da oltre 6 mesi. Non è invece passata la “stretta” sui rinnovi dei contratti a termine e nemmeno sugli indennizzi minimi previsti dal Jobs Act. Per i giovani c’è la proroga del bonus 18/enni e il rinnovo del bonus Stradivari: è il contributo per l’acquisto di strumenti per chi studia nei conservatori o nei licei musicali.

PENSIONI: Gran parte dei temi affrontati con i sindacati per rendere più flessibile l’uscita pensionistica è stato introdotto in Manovra. Si allarga la platea di chi può accedere all’anticipo pensionistico – Ape social – a carico dello Stato. Sono 15 le categorie che vengono esentate dall’aumento dell’età pensionabile a 67 anni dal 2019. è previsto uno ‘sconto’ sull’età per andare in pensione per le mamme lavoratrici: un anno per figlio con un tetto di 2 anni. Arriva un fondo per prorogare ulteriori risparmi.

PA, CONTRATTO E LAVORO: Dopo otto anni di blocco viene rifinanziato il contratto del pubblico impiego. Aumento dei 85 euro e una tantum di oltre 500 euro, anche se le trattative sono ancora in corso. Ma si prevedono anche tante assunzioni per i settori pubblici: dalle 18 mila della scuola alla stabilizzazione degli Lsu di Palermo, dai fondi per oltre 7.000 assunti in polizia e nei vigili del fuoco alla stabilizzazione dei precari della ricerca dell’Irccs, fino alle risorse per i ricercatori che compensano il blocco degli scatti. Arrivano anche 50 magistrati ausiliari in Cassazione.

FAMIGLIE, DA FIGLI A GIARDINI, DA CALDAIE A BUS: Molte le norme che impattano sulle famiglie. Oltre alle misure per i giovani, c’è il rinnovo dell’ecobonus – con modifiche sulle caldaie meno efficienti che escono dallo sconto – del sismabonus e delle norme per le ristrutturazioni. Vengono introdotti una detrazione per i lavori nei condomini e il bonus giardini: detrazioni al 36% per la cura del verde privato di terrazzi e giardini, anche condominiali. Occhio poi ai figli e alle spese per il trasporto: il bonus bebè rimane anche nel 2018 ma soprattutto sale dal 2.840 a 4.000 euro la soglia per mantenerli a carico fiscale. Inoltre ritorna la detrazione al 19% per abbonamenti di autobus-treni. Lo sconto vale anche per i datori di lavori che lo pagano ai dipendenti. Le misure per le famiglie guardano anche la povertà, la sanità e i crac bancari. Sulla povertà arrivano risorse per finanziare il Reddito di inclusione (Rei) – 300 mln nel 2018 ma poi si sale – con un assegno più alto per gli over55 disoccupati. Per il rimborsi alle vittime delle crisi bancarie arrivano invece fondi, raddoppiati da 50 a 100 milioni nel passaggio alla Camera. Arriva invece un fondo per ridurre i superticket sanitari e una importante norma per l’assistenza familiare: 60 milioni finalizzati a sostenere chi si prende cura dei familiari non autosufficienti (i ‘caregiver’)

IMPRESE 4.0 E SUPERSCONTO INNOVAZIONE: Vale molto – una decina di miliardi nel prossimo decennio – anche il pacchetto sulle imprese. Per impresa 4.0 sono previsti sconti per investimenti in innovazione, ricerca e formazione. Ma c’è anche un credito d’imposta per la formazione “digitale” del personale dipendente. L’incentivo agli investimenti – il superammortamento – rimane ma scende dal 140 al 130%, l’iperammortamento (per il Sud) rimane al 250%. La norma, poi, è stata estesa con un emendamento alle spese per l’innovazione tecnologica. Una tax credit del 30% arriva anche per progetti creativi nel mondo della cultura: dalla creazione di app a progetti per realtà virtuale. Guarda alle attività produttive anche il rinvio al 2020 della direttiva Bolkestein sulle concessioni delle aree pubbliche, che riguarda sia i commercianti ambulanti che il settore termale

SPORT: la Manovra contiene anche un pacchetto sport da 40 milioni. Oltre alla norma tam tam, per tesserare gli atleti stranieri non in regola con il permesso di soggiorno con il nome mutuato dalla squadra di basket di Castelvolturno, ci sono fondi per favorire il vivaio di giovani calciatori. Si ridisegnano poi i diritti Tv delle società di serie A. L’ultima novità è l’utilizzo dei voucher per gli stewart negli stadi.

Insieme: il nuovo simbolo di Psi, Verdi e Area Civica

lista insieme psi verdi“Insieme”: è questo il nome con cui scendono in campo, a fianco del Pd, Psi, Verdi e Area Civica, i prodiani. Sul simbolo, oltre alla scritta “Italia Europa”, compaiono, su uno sfondo bianco, i simboli dei Verdi, del Psi e il bollo arancione di Aera Civica e figura, al centro, un ramoscello d’Ulivo. In alto le parole ‘Italia Europa’. Gli elettori troveranno sulla scheda per le politiche questo simbolo, alleato con il Pd. Giovedì 14 dicembre a Roma la presentazione ufficiale. Presenti Riccardo Nencini, segretario del Psi, Angelo Bonelli e Luana Zanella (Verdi), Giulio Santagata (prodiano). In sala la ‘benedizione’ del Pd è stata portata dal vicesegretario Maurizio Martina e da Piero Fassino. Presente anche Ernesto Auci del gruppo Misto. Per il Psi presenti anche Pia Locatelli, Enrico Buemi, Oreste Pastorelli, Mariacristina Pisani, Gian Franco Schietroma, Silvano Rometti.

“È un ricordo che non è nostalgia ma impegno”, spiega il prodiano Giulio Santagata presentando una lista che, rimarca, “non vuole essere testimonianza ma contribuire alla linea programmatica del centrosinistra”. Santagata pone l’accento sulla parole insieme perché ci sono questioni che “Italia e Europa non possono affrontare con una visione localistica”. È il momento di darsi una scossa, non basta l’indignazione suscitata dalla informazione televisiva o dalle notizie lette su internet. “Per questo – continua Santagata – ho tolto dal chiodo le mie scarpe. Per rimettermi in cammino tra la gente. Bisogna darci una mossa. Non si può stare a guardare e rilanciare l’idea che un paese ricco di risorse come il nostro può e deve fare un salto in avanti”.

Il ramoscello al centro del simbolo rappresenta il legame con la stagione dell’Ulivo. “Non la nostalgia – aggiunge Santagata – ma l’impegno. Quando abbiamo vinto quelle campagne elettorali – sottolinea riferendosi al 1996 e successivamente al 2006 quando Prodi andò a Palazzo Chigi esattamente a 10 anni di distanza una dall’altra – è perché il nostro impegno è stato premiato. È grazie all’impegno che abbiamo vinto”. “Oggi il centrosinistra va migliorato. Pd e alleati hanno governato con luci e ombre. Bene le luci, ma bisogna illuminare le ombre contribuendo a definire le linee programmatiche dei prossimi anni”.

Il bollo arancione di Area Civica richiama, cromaticamente, il movimento che faceva capo al “grande assente” della lista a sinistra del Pd, Giuliano Pisapia. “Dieci anni fa – aggiunge – avremmo assistito ad una grande corsa verso il centro, ora si rischia di assistere ad una corsa verso le estreme. C’è una disgregazione delle aree centrali del Paese che non segue una direttrice chiara”, spiega l’esponente prodiano secondo il quale la parola chiave del contributo di Insieme è “sostenibilità: ambientale, ma anche sociale, in un Paese diviso, dove le diseguaglianze sono diventate intollerabili”. Presenti, alla conferenza stampa, anche il vice segretario Pd Maurizio Martina e Piero Fassino, il tessitore della coalizione di centrosinistra scelto da Matteo Renzi.

Il segretario del Psi Riccardo Nencini mette in rilievo la necessità di partire dalla sostanza. Dalle idee. “Chiediamo subito un tavolo del centrosinistra – afferma Nencini – per discutere un progetto da portare a tutti gli italiani. A gennaio ci saranno le primarie delle idee, porteremo le nostre proposte in tutte le piazze d’Italia”. “Noi siamo una sorta di Pordenone Calcio vogliamo creare passione e ripetere una stagione di vittorie”, spiega Nencini con riferimento alla “favola” della squadra friuliana fermata solo ai rigori dall’Inter in Coppa Italia.

“Abbiamo ultimato un lavoro che durava da mesi. Siamo soddisfatti del lavoro fatto. È un simbolo inclusivo. Inclusivo significa che porta con se i figli di una storia politica importante. Però un simbolo aperto, ove mondi e culture che volessero riconoscersi in questa storia, possano trovare porte aperte e finestre spalancate”.

Mentre Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, ricorda come la formazione ambientalista sia “tra i fondatori dell’Ulivo” e sottolinea, senza citare Giuliano Pisapia: “La scelta che altri hanno fatto di non contribuire al centrosinistra non la condividiamo per due ordini di motivi. La presenza forte di ecologisti in Parlamento può contribuire a far cambiare una rotta che fino ad oggi non ci ha convinto. Serve un centrosinistra diverso, nuovo con politiche ambientali innovative”.

“Le emergenze ambientali che sono una crisi economia e sociale profonda chiedono l’urgenza di processi di governo se vogliamo veramente salvare non solo il nostro paese, ma complessivamente il pianeta. Le politiche sul clima, le politiche energetiche, l’innovazione per esempio nell’industria automobilistica per superare quelle resistente verso l’auto pulita, sono nostri obiettivi molto importanti”. “Non può essere indifferente – conclude Bonelli – il futuro di questo Paese. Un futuro consegnato nelle mani di Berlusconi, Salvini, Meloni è un incubo, sia dal punto di vista delle poliche ambientali, sia da quello delle politiche sociali che di quello delle politiche internazionale”.

L’apprezzamento del Pd arriva dalle parole di Piero Fassino: “La formazione del rassemblement di ispirazione ulivista ‘Insieme’ rappresenta un contributo importante per una nuova stagione di centrosinistra, fondata su una coalizione ampia, plurale e inclusiva”. “Si ritrovano in ‘Insieme’ culture e esperienze – l’ambientalismo, il riformismo socialista, il femminismo, il pensiero progressista, il civismo – che hanno condotto e conducono ogni giorno un comune impegno nel governo dell’Italia e nella guida di tante Regioni e Città. Un patrimonio prezioso di esperienze e idee su cui il centrosinistra può contare per dotarsi di un programma credibile per un’Italia moderna e giusta”.

CENTROSINISTRA APERTO

lista insieme psi verdi

“Insieme”: è questo il nome con cui scendono in campo, a fianco del Pd, Psi, Verdi e Area Civica, i prodiani. Sul simbolo, oltre alla scritta “Italia Europa”, compaiono, su uno sfondo bianco, i simboli dei Verdi, del Psi e il bollo arancione di Aera Civica e figura, al centro, un ramoscello d’Ulivo. In alto le parole ‘Italia Europa’. Gli elettori troveranno sulla scheda per le politiche questo simbolo, alleato con il Pd. Oggi a Roma la presentazione ufficiale. Presenti Riccardo Nencini, segretario del Psi, Angelo Bonelli e Luana Zanella (Verdi), Giulio Santagata (prodiano). In sala la ‘benedizione’ del Pd è stata portata dal vicesegretario Maurizio Martina e da Piero Fassino. Presente anche Ernesto Auci del gruppo Misto. Per il Psi presenti anche Pia Locatelli, Enrico Buemi, Oreste Pastorelli, Mariacristina Pisani, Gian Franco Schietroma, Silvano Rometti.

“E’ un ricordo che non è nostalgia ma impegno”, spiega il prodiano Giulio Santagata presentando una lista che, rimarca, “non vuole essere testimonianza ma contribuire alla linea programmatica del centrosinistra”. Santagata pone l’accento sulla parole insieme perché ci sono questioni che “Italia e Europa non possono affrontare con una visione localistica”. È il momento di darsi una scossa, non basta l’indignazione suscitata dalla informazione televisiva o dalle notizie lette su internet. “Per questo – continua Santagata – ho tolto dal chiodo le mie scarpe. Per rimettermi in cammino tra la gente. Bisogna darci una mossa. Non si può stare a guardare e rilanciare l’idea che un paese ricco di risorse come il nostro può e deve fare un salto in avanti”.

Il ramoscello al centro del simbolo rappresenta il legame con la stagione dell’Ulivo. “Non la nostalgia – aggiunge Santagata – ma l’impegno. Quando abbiamo vinto quelle campagne elettorali – sottolinea riferendosi al 1996 e successivamente al 2006 quando Prodi andò a Palazzo Chigi esattamente a 10 anni di distanza una dall’altra – è perché il nostro impegno è stato premiato. È grazie all’impegno che abbiamo vinto”. “Oggi il centrosinistra va migliorato. Pd e alleati hanno governato con luci e ombre. Bene le luci, ma bisogna illuminare le ombre contribuendo a definire le linee programmatiche dei prossimi anni”.

Il bollo arancione di Area Civica richiama, cromaticamente, il movimento che faceva capo al “grande assente” della lista a sinistra del Pd, Giuliano Pisapia. “Dieci anni fa – aggiunge – avremmo assistito ad una grande corsa verso il centro, ora si rischia di assistere ad una corsa verso le estreme. C’è una disgregazione delle aree centrali del Paese che non segue una direttrice chiara”, spiega l’esponente prodiano secondo il quale la parola chiave del contributo di Insieme è “sostenibilità: ambientale, ma anche sociale, in un Paese diviso, dove le diseguaglianze sono diventate intollerabili”. Presenti, alla conferenza stampa, anche il vice segretario Pd Maurizio Martina e Piero Fassino, il tessitore della coalizione di centrosinistra scelto da Matteo Renzi.

Il segretario del Psi Riccardo Nencini mette in rilievo la necessità di partire dalla sostanza. Dalle idee. “Chiediamo subito un tavolo del centrosinistra – afferma Nencini – per discutere un progetto da portare a tutti gli italiani. A gennaio ci saranno le primarie delle idee, porteremo le nostre proposte in tutte le piazze d’Italia”. “Noi siamo una sorta di Pordenone Calcio vogliamo creare passione e ripetere una stagione di vittorie”, spiega Nencini con riferimento alla “favola” della squadra friuliana fermata solo ai rigori dall’Inter in Coppa Italia.

“Abbiamo ultimato un lavoro che durava da mesi. Siamo soddisfatti del lavoro fatto. È un simbolo inclusivo. Inclusivo significa che porta con se i figli di una storia politica importante. Però un simbolo aperto, ove mondi e culture che volessero riconoscersi in questa storia, possano trovare porte aperte e finestre spalancate”.

Mentre Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, ricorda come la formazione ambientalista sia “tra i fondatori dell’Ulivo” e sottolinea, senza citare Giuliano Pisapia: “La scelta che altri hanno fatto di non contribuire al centrosinistra non la condividiamo per due ordini di motivi. La presenza forte di ecologisti in Parlamento può contribuire a far cambiare una rotta che fino ad oggi non ci ha convinto. Serve un centrosinistra diverso, nuovo con politiche ambientali innovative”.

“Le emergenze ambientali che sono una crisi economia e sociale profonda chiedono l’urgenza di processi di governo se vogliamo veramente salvare non solo il nostro paese, ma complessivamente il pianeta. Le politiche sul clima, le politiche energetiche, l’innovazione per esempio nell’industria automobilistica per superare quelle resistente verso l’auto pulita, sono nostri obiettivi molto importanti”. “Non può essere indifferente – conclude Bonelli – il futuro di questo Paese. Un futuro consegnato nelle mani di Berlusconi, Salvini, Meloni è un incubo, sia dal punto di vista delle poliche ambientali, sia da quello delle politiche sociali che di quello delle politiche internazionale”.

L’apprezzamento del Pd arriva dalle parole di Piero Fassino: “La formazione del rassemblement di ispirazione ulivista ‘Insieme’ rappresenta un contributo importante per una nuova stagione di centrosinistra, fondata su una coalizione ampia, plurale e inclusiva”. “Si ritrovano in ‘Insieme’ culture e esperienze – l’ambientalismo, il riformismo socialista, il femminismo, il pensiero progressista, il civismo – che hanno condotto e conducono ogni giorno un comune impegno nel governo dell’Italia e nella guida di tante Regioni e Città. Un patrimonio prezioso di esperienze e idee su cui il centrosinistra può contare per dotarsi di un programma credibile per un’Italia moderna e giusta”.

Dichiarazione di voto di Pia Locatelli

Il consiglio europeo dei prossimi giorni ha un’agenda impegnativa e la risoluzione di maggioranza, che abbiamo sottoscritto, non poteva non essere altrettanto ricca.

Parto dal Vertice di Goteborg, che finalmente si è concentrato su come stimolare la crescita inclusiva, come creare posti di lavoro equo e come sviluppare pari opportunità tra donne e uomini. Sembra, quindi, come ha detto l’ambasciatore svedese in Italia, che stiamo riprendendo la strada “per un’Europa più inclusiva che mette al primo posto occupazione e crescita eque”.

Brexit: si è conclusa una fase dei negoziati e , come era prevedibile, non è esito vantaggioso per i britannici: alcune decine di miliardi da pagare, più del doppio della loro offerta iniziale, per anni pieni diritti ai cittadini europei residenti in UK, nessuna frontiera tra Irlanda del Nord e Irlanda. Ora si apre la seconda fase delle trattative. Io mi auguro che tra un anno il parlamento non ratificherà l’accordo e si ritorni ad un nuovo referendum. Qualcuno ci sta lavorando e noi facciamo il tifo per questo gruppo di lavoro.

Ultime due brevissime note: abbiamo apprezzato la posizione dell’Alta Rappresentante Mogherini su Gerusalemme: nessun Paese della Ue seguirà l’esempio degli USA. Una posizione netta che conferma quanto sosteniamo da tempo: la soluzione del conflitto può avvenire solo con la nascita di sue Stati con Gerusalemme capitale di entrambi. In questa legislatura abbiamo presentato una mozione, votata dalla Camera, per il riconoscimento dello Stato palestinese, mi auguro che il Governo faccia il possibile perché si concretizzi.

Infine un’altra buona notizia: nel Consiglio che ha tenuto a Lisbona l’1-2 dicembre il PSE ha approvato a larghissima maggioranza la proposta di liste europee transnazionali per le prossime elezioni del Parlamento europeo. Un passo avanti per più Europa.

Voteremo la risoluzione della maggioranza che abbiamo sottoscritto.