Europee. Delegazione Psi a Congresso Lisbona

pes lisbona“Congresso PSE a Lisbona. Finalmente l’occasione per affrontare con proposte nuove un tempo nuovo: un socialismo umanitario più radicale per contrastare la finanziarizzazione dei mercati, un investimento netto sugli Stati Uniti d’Europa, alla maniera dei pionieri fino a Craxi, la revisione dei Trattati di Maastricht per incentivare occupazione e giustizia sociale, la costruzione di una coalizione riformista Europea per battere Internazionale nera e populismi”.
Lo ha scritto in un Post su Facebook il segretario de Psi, Riccardo Nencini, partecipando al Congresso del Partito del Socialismo Europeo, in corso a Lisbona, che terminerà l’8 dicembre. Nencini guida una delegazione del PSI, composta, tra gli altri, da Pia Locatelli, presidente onoraria IS donne, il tesoriere del Partito, Oreste Pastorelli, Maria Cristina Pisani, portavoce del Psi.

Verso il Congresso: Manifesto per l’Unità dei Socialisti

folla 1

“Il 4 marzo si è chiuso il ciclo della seconda Repubblica: con la fine di un bipolarismo anomalo e l’affermarsi di uno schema tripolare viene meno la ragione fondativa del Pd mentre i soggetti politici minori rischiano di essere privati anche del diritto di cittadinanza”. Così inizia il ‘Manifesto per l’Unita’ dei Socialisti’ pensato, preparato e scritto in vista del congresso di primavera. Con i sottoscrittori, ciascuno di loro impegnato a tenere viva una storia che ha reso l’Italia più civile e più libera. Un manifesto firmato da Riccardo Nencini, Segretario PSI, Gennaro Acquaviva, Presidente Fondazione Socialismo, Luigi Covatta, Direttore Mondoperaio, Mauro Del Bue, Direttore Avanti!, Ugo Intini, Pia Locatelli, Vice presidente Internazionale Socialista, Claudio Martelli, Gianvito Mastroleo, Presidente Fondazione Di Vagno, Enrico Pedrelli, Segretario Federazione Giovanile Socialista, Carlo Vizzini – Presidente del Consiglio Nazionale Psi.

“I socialisti – si legge ancora nel manifesto – ritengono sia giunto il momento di far pesare il loro patrimonio politico-culturale troppo a lungo negletto dalle altre componenti dell’area di centrosinistra per proporre ai cittadini una visione del futuro del nostro paese che sappia coniugare i valori del socialismo democratico e le emergenze storiche in cui ci troviamo.

Del resto il movimento socialista nacque per umanizzare gli effetti collaterali della prima rivoluzione industriale, e la missione resta la stessa anche di fronte alla quarta.

Questo significa innanzitutto regolare il capitalismo, motore della crescita ma anche meccanismo guidato esclusivamente dalla logica del profitto ed incurante delle conseguenze sociali dei suoi temporanei successi. E se non fu facile regolare il capitalismo manchesteriano, ancora più difficile è regolare la finanza globale che guida questa fase dello sviluppo.

Per affrontare questo tema è auspicabile che innanzitutto il PSE apra un’approfondita riflessione a partire dal prossimo congresso di Lisbona che porti a interventi sempre più incisivi per superare la finanziarizzazione dell’economia, modificare il Trattato di Maastricht per riformare l’Unione Europea, ridurre le diseguaglianze. Quello europeo, infatti, è l’unico contesto possibile per operare efficacemente in questa direzione.

La crisi italiana, tuttavia, non dipende solo da cause esogene. Nasce anche dalla rottura dei primi anni ’90 del secolo scorso e dall’improvvisazione con cui ad essa si è pensato di rimediare. C’è perciò da augurarsi che al tramonto della seconda Repubblica non si reagisca come si reagì alla fine traumatica della prima, quando si pensò che bastasse la riforma del sistema elettorale per ottenere un nuovo e più efficiente sistema politico, lasciando nel cassetto le proposte di riforma istituzionale che pure erano state da diverse parti formulate. E’ quindi auspicabile che venga presto ripreso il confronto sui nodi istituzionali più rilevanti.

Nei mesi scorsi i socialisti hanno riproposto il tema dell’alleanza fra meriti e bisogni, e non a fini celebrativi. E’ sempre più evidente, infatti, che quello è l’orizzonte in cui collocare la battaglia per l’equità e l’inclusione nei termini nuovi che le trasformazioni sociali ed economiche impongono. Così come è evidente, peraltro, che una battaglia che postula una maggiore responsabilizzazione della società civile rispetto all’impegno dello Stato non possa ignorare il ruolo dei corpi intermedi e ne richieda invece il sostegno.

L’impronta riformista cui non sono stati estranei i governi della passata legislatura – con il torto di non averla implementata a sufficienza, prima ancora che nella gestione operativa, nella motivazione politica e culturale – va resa ancora più incisiva anche per impedire conati controriformistici che già si sono manifestati in seno alle forze di governo.

È al socialismo umanitario che bisogna guardare per gettare le basi di una sinistra credibile e competitiva. Non da soli, ma con la disponibilità a costruire una rete di forze democratiche e di movimenti civici per fronteggiare partiti che lavorano per cancellare la società aperta figlia della costituzione e sostituirla con una società fondata sul nazionalismo etnico.

Su questa piattaforma proponiamo a tutti i socialisti un impegno comune fino dal congresso convocato per il mese di marzo 2019 e la disponibilità a un confronto aperto”.

Riccardo Nencini – Segretario PSI; Gennaro Acquaviva – Presidente Fondazione Socialismo; Luigi Covatta – Direttore Mondoperaio; Mauro Del Bue – Direttore Avanti!; Ugo Intini; Pia Locatelli – Vice presidente Internazionale Socialista; Claudio Martelli; Gianvito Mastroleo – Presidente Fondazione Di Vagno; Enrico Pedrelli – Segretario Federazione Giovanile Socialista; Carlo Vizzini – Presidente del Consiglio Nazionale Psi

UNITA’ DEI SOCIALISTI

folla

“Il 4 marzo si è chiuso il ciclo della seconda Repubblica: con la fine di un bipolarismo anomalo e l’affermarsi di uno schema tripolare viene meno la ragione fondativa del Pd mentre i soggetti politici minori rischiano di essere privati anche del diritto di cittadinanza”. Così iniza il ‘Manifesto per l’Unita’ dei Socialisti’ pensato, preparato e scritto in vista del congresso di primavera. Con i sottoscrittori, ciascuno di loro impegnato a tenere viva una storia che ha reso l’Italia più civile e più libera. Un manifesto firmato da Riccardo Nencini, Segretario PSI, Gennaro Acquaviva, Presidente Fondazione Socialismo, Luigi Covatta, Direttore Mondoperaio, Mauro Del Bue, Direttore Avanti!, Ugo Intini, Pia Locatelli, Vice presidente Internazionale Socialista, Claudio Martelli, Gianvito Mastroleo, Presidente Fondazione Di Vagno, Enrico Pedrelli, Segretario Federazione Giovanile Socialista, Carlo Vizzini – Presidente del Consiglio Nazionale Psi.

“I socialisti – si legge ancora nel manifesto – ritengono sia giunto il momento di far pesare il loro patrimonio politico-culturale troppo a lungo negletto dalle altre componenti dell’area di centrosinistra per proporre ai cittadini una visione del futuro del nostro paese che sappia coniugare i valori del socialismo democratico e le emergenze storiche in cui ci troviamo.

Del resto il movimento socialista nacque per umanizzare gli effetti collaterali della prima rivoluzione industriale, e la missione resta la stessa anche di fronte alla quarta.

Questo significa innanzitutto regolare il capitalismo, motore della crescita ma anche meccanismo guidato esclusivamente dalla logica del profitto ed incurante delle conseguenze sociali dei suoi temporanei successi. E se non fu facile regolare il capitalismo manchesteriano, ancora più difficile è regolare la finanza globale che guida questa fase dello sviluppo.

Per affrontare questo tema è auspicabile che innanzitutto il PSE apra un’approfondita riflessione a partire dal prossimo congresso di Lisbona che porti a interventi sempre più incisivi per superare la finanziarizzazione dell’economia, modificare il Trattato di Maastricht per riformare l’Unione Europea, ridurre le diseguaglianze. Quello europeo, infatti, è l’unico contesto possibile per operare efficacemente in questa direzione.

La crisi italiana, tuttavia, non dipende solo da cause esogene. Nasce anche dalla rottura dei primi anni ’90 del secolo scorso e dall’improvvisazione con cui ad essa si è pensato di rimediare. C’è perciò da augurarsi che al tramonto della seconda Repubblica non si reagisca come si reagì alla fine traumatica della prima, quando si pensò che bastasse la riforma del sistema elettorale per ottenere un nuovo e più efficiente sistema politico, lasciando nel cassetto le proposte di riforma istituzionale che pure erano state da diverse parti formulate. E’ quindi auspicabile che venga presto ripreso il confronto sui nodi istituzionali più rilevanti.

Nei mesi scorsi i socialisti hanno riproposto il tema dell’alleanza fra meriti e bisogni, e non a fini celebrativi. E’ sempre più evidente, infatti, che quello è l’orizzonte in cui collocare la battaglia per l’equità e l’inclusione nei termini nuovi che le trasformazioni sociali ed economiche impongono. Così come è evidente, peraltro, che una battaglia che postula una maggiore responsabilizzazione della società civile rispetto all’impegno dello Stato non possa ignorare il ruolo dei corpi intermedi e ne richieda invece il sostegno.

L’impronta riformista cui non sono stati estranei i governi della passata legislatura – con il torto di non averla implementata a sufficienza, prima ancora che nella gestione operativa, nella motivazione politica e culturale – va resa ancora più incisiva anche per impedire conati controriformistici che già si sono manifestati in seno alle forze di governo.

È al socialismo umanitario che bisogna guardare per gettare le basi di una sinistra credibile e competitiva. Non da soli, ma con la disponibilità a costruire una rete di forze democratiche e di movimenti civici per fronteggiare partiti che lavorano per cancellare la società aperta figlia della costituzione e sostituirla con una società fondata sul nazionalismo etnico.

Su questa piattaforma proponiamo a tutti i socialisti un impegno comune fino dal congresso convocato per il mese di marzo 2019 e la disponibilità a un confronto aperto”.

Riccardo Nencini – Segretario PSI; Gennaro Acquaviva – Presidente Fondazione Socialismo; Luigi Covatta – Direttore Mondoperaio; Mauro Del Bue – Direttore Avanti!; Ugo Intini; Pia Locatelli – Vice presidente Internazionale Socialista; Claudio Martelli; Gianvito Mastroleo – Presidente Fondazione Di Vagno; Enrico Pedrelli – Segretario Federazione Giovanile Socialista; Carlo Vizzini – Presidente del Consiglio Nazionale Psi

Locatelli: “Il disegno di legge Pillon va cancellato”

pillon1“Noi donne di ‘Se non ora quando’, diciamo di no al disegno di legge Pillon perché priva di qualunque laicità di principio e di fatto il diritto di famiglia e il diritto alla famiglia”. Lo afferma in un video pubblicato su Facebook, Pia Locatelli responsabile esteri del Psi. “Diciamo no – continua Pia Locatelli – perché va contro gli interessi dei minori, riduce figli e figlie a pacchi destinati a viaggiare da un posto all’altro aggiungendo al trauma della separazione dei genitori quello della privazione delle consuetudini. Diciamo no perché vergognosamente ignora la realtà dietro a molte separazioni e la pesantissima situazione italiana delle violenze domestiche nei confronti di donne di bambine e di bambini. Il disegno di legge Pillon – conclude – non va approvato, va cancellato”.

Intanto si susseguono in tutta Italia le manifestazioni contro il ddl del senatore leghista. Il PSI di Ravenna aderisce alla manifestazione del 10 novembre contro il DdL del sen. leghista Pillon sulla riforma del diritto di famiglia che ha l’obiettivo di rivoluzionare drasticamente l’affido dei figli in caso di separazione o divorzio. Una riforma contro le donne e contro la tutela dalla violenza in famiglia. L’Organizzazione delle Nazioni Unite si è espressa con toni di viva preoccupazione circa l’ipotesi che in Italia venga approvato un simile dispositivo che “viola la convenzione di Istambul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e quella sui Diritti del Fanciullo”, approvata dall’Onu nel 1989 e legge in Italia dal 1991.
Sono davvero tempi cupi se chi ci governa in nome del cambiamento vuole cancellare le conquiste del passato!

Nobel a Nadia Murad. Locatelli: “Orgogliosa di lei”

nadia-murad“Sono felicissima per Nadia Murad e orgogliosa di aver conosciuto persone che hanno messo la loro vita e il loro impegno al servizio della difesa dei diritti delle donne”, così Pia Locatelli Presidente Onoraria dell’Internazionale Socialista Donne, commenta il premio Nobel per la Pace assegnato alla giovane attivista yazida.
Pia Locatelli, nel 2016, quando era Presidente del Comitato Diritti umani della Camera dei deputati, ha proposto ai membri del Comitato diritti umani di presentare una mozione in cui si chiedeva al Governo italiano di farsi promotore delle richieste della giovane irachena, fuggita dopo tre mesi di prigionia e di stupri nelle mani dei miliziani dell’Isis, ovvero per supportare i sopravvissuti al genocidio e alle persecuzioni esercitate dall’Isis contro questa minoranza etnico-religiosa.
Oggi il premio Nobel per la Pace 2018 è stato assegnato a Nadia Murad insieme a Denis Mukwege “per i loro sforzi per mettere fine alle violenze sessuali nei conflitti armati e nelle guerre”.
Nell’ottobre 2016 la venticinquenne vinse il Premio Sakharov per la libertà di pensiero, il più importante riconoscimento per i diritti umani in Europa assegnato dal Parlamento europeo.
“Non è la prima volta che conosco donne coraggiose – spiega la socialista Pia Locatelli – anche Shirin Ebadi, premio Nobel nel 2003, è tra le donne che sono orgogliosa di aver sostenuto e fatto conoscere”

Il Labour è forte perché unisce la Gran Bretagna

Nel Regno Unito, al contrario del resto dell’Europa, la sinistra regge con il Labour Party. La vice presidente dell’Internazionale socialista, Pia Locatelli, ha partecipato alla conferenza annuale del partito di Jeremy Corbyn, a Liverpool, durante la quale è stata approvata una mozione che prevede esplicitamente la possibilità di invocare un secondo voto popolare sull’esito dei negoziati con Bruxelles. Questo però è l’unico punto che divide la base dal suo leader: Jeremy Corbyn, ha frenato sull’ipotesi di un secondo referendum sulla Brexit automatico in caso di bocciatura in parlamento dei risultati negoziali del governo Tory di Theresa May, nonostante la mozione messa ai voti al riguardo dal congresso del suo partito a Liverpool.


locatelli isSono andata alla Conferenza annuale del Partito Laburista con la voglia di capire la posizione di quel partito sulla Brexit. Ufficialmente nel referendum di due anni fa i laburisti britannici avevano sostenuto“REMAIN” (restiamo) contro “LEAVE” (usciamo); nei fatti la loro campagna era stata fiacca e il partito non si era stracciato le vesti quando, con uno scarto minimo, il voto popolare aveva optato per lasciare l’Unione europea.
Devo confessare che, anche dopo aver seguito con attenzione la sessione dedicata alla Brexit, e dopo aver letto ancor più attentamente la mozione sullo stesso tema, non sono certa di essermi chiarita le idee.
Tutto il Labour è unito sul voto contrario al deal, cioè l’accordo sostenuto da Theresa May, ma lo scenario successivo, in caso di bocciatura, è invece pieno di incognite.
Se il deal otterrà la maggioranza nel Parlamento di Westminster, il 19 marzo 2019 la Gran Bretagna lascerà l’Unione. È invece difficile prevedere cosa succederà se la proposta di Theresa May verrà bocciata anche perché l’incertezza non riguarda solo il campo governativo.
A Liverpool i laburisti sostenitori di REMAIN, organizzati in Momentum, premono perché il partito colga l’occasione per rovesciare l’esito del referendum e per questo chiedono un nuovo voto popolare. La leadership laburista, alquanto restia a prevedere un nuovo referendum, chi per una questione di principio – non si rimette in discussione un voto popolare-, chi per timore di una sconfitta, risponde chiamando il Paese a nuove elezioni per mandare a casa il governo Tory.
Ci sono volute cinque ore di negoziati per arrivare a questa soluzione che accontenta le due parti, l’una favorevole e l’altra contraria ad un nuovo referendum, soluzione espressa in una mozione votata da tutta la Conference.
La mozione sostiene che il voto popolare si è espresso a favore della Brexit, ma il voto del giugno 2016 non intendeva ridurre i diritti, favorire il disordine in economia e mettere a rischio posti di lavoro, come invece fa la proposta di Teresa May che minaccia anche la libertà di movimento e la pace in Irlanda del Nord.
Il Labour, attraverso il suo ministro ombra per la Brexit, Keir Starmar, ha elaborato sei test cui sottoporre l’accordo finale e i Parlamentari laburisti voteranno contro l’accordo se non li supererà positivamente.
La chiamata al voto per il Parlamento lascia comunque spazi di ambiguità: due figure importanti del Labour hanno espresso posizioni opposte sulla possibilità di un futuro nuovo referendum: Keir Smarmer, ministro ombra per la Brexit, include tra le opzioni possibili un nuovo referendum mentre per John McDonnell, braccio destro di Jeremy Corby, il voto popolare dovrebbe riguardare esclusivamente il contenuto del deal.
Non ha contribuito a far chiarezza il discorso conclusivo di Jeremy Corbyn, applauditissimo, qui di seguito sintetizzato:
il Labour rispetta la decisione del popolo britannico (nel referendum) ma nessuno è tenuto a rispettare la condotta del governo dopo il referendum. Abbiamo tutti sperato che dopo il voto venissero avviati negoziati efficaci e responsabili che proteggessero i diritti e i posti di lavoro; così non è stato perché i negoziati si sono svolti tra le diverse fazioni dei Tories.
Ora l’alternativa che ci viene offerta è tra un cattivo accordo e un non-accordo; invece noi abbiamo il compito di dare sostegno ad un deal che vada incontro ai bisogni del Paese, un deal che sia compatibile con il nostro impegno a ri-costruire e trasformare la Gran Bretagna.
Il Labour si opporrà al piano preparato da Theresa May così come si opporrà all’uscita dalla Unione europea senza un accordo, sarebbe un disastro nazionale. Se questo succederà, chiederemo di andare al voto, mantenendo aperte tutte le opzioni possibili per il futuro del Paese.
Se vi sarà un accordo che preveda l’unione doganale e confini “leggeri” con l’Irlanda, protegga i posti di lavoro e i diritti di chi lavora, rispetti gli standard ambientali e dei consumatori, allora noi voteremo quel deal.
Il Labour si propone come alternativa all’attuale governo, contro le politiche di austerità, di divisione sociale, di conflitti internazionali. Là dove i Tories hanno diviso, noi uniremo e saremo uniti e pronti a vincere come nel 1945, nel 1964, nel 1997…
Il Labour è pronto a ricostruire e trasformare la Gran Bretagna perché è nostro compito farlo, tutti insieme e… we can.

Standing ovation per il leader ma, alla richiesta se sarà possibile un nuovo referendum, nessuno mi ha risposto con certezza, in un senso o nell’altro.
Speriamo che alle prossime elezioni vinca il labour!

Locatelli. Salvini è un imprenditore della paura

locatelli 1Pia Locatelli. Sul palco in questo momento siamo in 4 e parliamo tre lingue diverse e ci capiamo. Questo mi fa sentire europea. Salvini non ha ragione. È la contraddizione in persona, attacca pesantemente l’Europa e contemporaneamente afferma che ognuno comanda a casa propria.  Dobbiamo tenere insieme diritti e sicurezza, ma allo stesso tempo non dobbiamo dimenticare che nel nostro paese le persone hanno delle paure e noi abbiamo il dovere di spiegare e di fare capire che quelle paure non sono fondate. Invece Salvini è un imprenditore della paura. Giocano con le paure in maniera disonesta.

Parliamo spesso dell’accordo di Dublino. Schengen ha compiuto 30 anni. Era una logica che funzionava bene finché gli arrivi erano distribuiti in Europa. Ora non funziona più. Ma i migranti arrivano alla frontiera europea e per questo se ne deve fare carico l’Europa che però fino ad oggi è stata sorda. Nel Consiglio europeo le decisioni si prendono sempre all’unanimità e questo principio deve cambiare per arrivare a un sistema delle cooperazioni rafforzate. Il Parlamento europeo ne ha fatto una buona: la distribuzione automatica in proporzione ad abitanti e Pil, ma il gruppo Visegrad ha bloccato tutto. Ma noi dobbiamo continuare su questa strada. Come socialisti diciamo di tornare alle origini. Alla legge Martelli che prevedeva dei flussi legali, dei canali legali. La balla dei migranti economici e umanitari va superata. Ci sono situazioni di fuga dalla fame che non vengono considerate. Invece dobbiamo aprire canali legali misurati e controllati e allo stesso tempo gestire tutti insieme le frontiere europee. E vorrei tanto si tornasse a mare nostrum. Senza navi nel mare i morti si sono moltiplicati. E questo non lo possiamo accettare. Se Salvini avesse visti i morti chiusi nei sacchi a Lampedusa forse sarebbe meno salviniano.

Il 26 maggio del prossimo si voterà per le Europee. Saranno passati 40 anni dal primo volto per il Pe. Davvero dobbiamo impegnaci a può livelli di partecipazione per sconfiggere il partito del sofà.

ROMANTICI A MILANO

milano san babilaMilano risponde con un’imponente e pacifica manifestazione di dissenso al progetto politico anti-immigrazione di Salvini e Orban riuniti in Prefettura. Una manifestazione chiamata “Europa senza muri”, a cui hanno partecipato migliaia di persone – tremila secondo la Questura, quindicimila secondo gli organizzatori – ieri pomeriggio, in piazza San Babila a Milano.
Al corteo hanno aderito anche partiti politici, come il Pd con Emanuele Fiano, il Psi con la socialista Pia Locatelli, LeU con la Boldrini, Possibile e il suo fondatore Pippo Civati, ma anche Anpi, sindacati, centri sociali, collettivi studenteschi, oltre ai Sentinelli di Milano, che sono fra gli organizzatori. In piazza anche i ragazzi della ‘St Ambroeus Fc’, la prima squadra composta da rifugiati iscritta alla Figc.
Nel frattempo dalle stanze della Prefettura arrivano le dichiarazioni di profondo idillio tra il Capo del Viminale e il premier ungherese che arriva a dire: “Salvini è il mio eroe”. Lo ha detto uscendo dal ristorante in cui ha pranzato a Milano prima dell’incontro ufficiale in prefettura. “È un mio compagno di destino – ha aggiunto – sono molto curioso di conoscere la sua personalità. Sono un grande estimatore e ho alcune esperienze che forse potrei condividere con lui. Ho questa sensazione”, ha concluso Orbàn.
“La migrazione può essere fermata e Salvini lo ha dimostrato”. Lo ha detto il premier ungherese Viktor Orban dopo l’incontro con Matteo Salvini a Milano. “Con il ministro – ha aggiunto Orban – abbiamo parlato del futuro dell’Europa, dove oggi il problema più grave è proprio quello dei migranti. La nostra politica è quella di portare aiuto dove ci sono i guai e non portare i guai da noi. E con Salvini abbiamo trovato un punto d’incontro in merito”.
“Siamo vicini a una svolta storica per il futuro dell’Europa: oggi comincia un percorso di incontri, ce ne saranno tanti altri”, ha detto il Ministro dell’Interno.
La vera sintonia tra i due leader di destra è ancora una volta sui migranti e in netta contrapposizione alle politiche europee di integrazione, dagli elogi a Salvini Orban arriva alle accuse verso Macron di essere “alla guida delle forze politiche che sostengono l’immigrazione”. Il prossimo scontro tra le due anime dell’Europa è in programma al consiglio europeo che si terrà il 20 settembre a Salisburgo.
“Hanno ragione, sono il loro oppositore principale”, il presidente francese, Emmanuel Macron, dalla Danimarca risponde così al premier ungherese Viktor Orban e al ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini. “Restiamo fedeli ai nostri valori – aggiunge Macron – come il diritto d’asilo, con una vera politica europea nei confronti dei Paesi d’origine e interna”.
“È chiaro che oggi c’è davvero una forte contrapposizione tra nazionalisti e progressisti. Non concederò nulla ai nazionalisti e a coloro che sostengono discorsi di odio. Hanno ragione a vedermi come il loro principale avversario”, ha detto il capo dell’Eliseo.
Non tarda ad arrivare la risposta di Matteo Salvini. “Il principale avversario di Macron, sondaggi alla mano, – ha dichiarato il ministro dell’Interno – è il popolo francese. Anziché dare lezioni agli altri governi spalanchi le proprie frontiere, a partire da quella di Ventimiglia. E la smetta di destabilizzare la Libia per interessi economici”.
Ma mentre si solidifica l’alleanza tra Salvini e il Presidente ungherese, l’altro vertice italiano presieduto da Giuseppe Conte si rivela un fiasco. Il premier italiano ha ricevuto ieri a Palazzo Chigi il primo ministro della Repubblica Ceca Andrej Babis, che ha condiviso la necessità di aiutare l’Italia nella gestione dei migranti, ma ha anche ribadito il suo “no” all’accoglienza. Babis ha dunque confermato in pieno la linea che i Paesi del gruppo di Visegrad (oltre alla Repubblica Ceca ne fanno parte Polonia, Ungheria e Slovacchia) portano avanti ormai da tempo, senza alcun cenno di ripensamento.

Via dal presente. Una “concentrazione repubblicana”

futuro

Il Psi, nel giorno dell’assemblea del Pd, riunisce, grazie a ‘Mondoperaio’, vari pezzi dell’opposizione al Governo M5s-Lega per chiedere “una reazione a una stagione simile a quella vissuta dall’Italia nel 1919-1922”. Riccardo Nencini sintetizza: “Abbiamo un ministro dell’Interno e leader di partito che, a fronte di una richiesta della Cassazione, si rivolge al Capo dello Stato per mettere sotto schiaffo la magistratura. Lo fa da ministro dell’Interno, da cui dipendono le forze di Pubblica sicurezza. È l’incipit di un atto eversivo”. Per fronteggiare l’eversione Nencini propone: “O cogliamo questi segni come un attacco alla democrazia repubblicana oppure non vedo da dove la sinistra debba ripartire. Serve il primo mattone per una concentrazione repubblicana”. Nencini, interviene dopo l’introduzione di Gian Franco Schietroma e Luigi Covatta direttore di Mondoperaio, che ha organizzato il convegno.

“Bisogna trasformare subito l’opposizione in alternativa credibile – continua Nencini – e cogliere la scadenza delle prossime elezioni europee per presentarsi agli italiani con un disegno comune, una ‘concentrazione repubblicana’ di taglio europeista per evitare che il parlamento europeo abbia una maggioranza populista e provochi la crisi definitiva dell’U.E. Sia alla Camera che al Senato si formi una federazione tra i gruppi dell’opposizione per affrontare in modo corale almeno i grandi temi”. Per Nencini bisogna “veicolare attraverso i governi regionali e le amministrazioni locali di centro sinistra un nuovo e concreto messaggio riformista agli italiani: impiegare i migranti in lavori socialmente utili per la comunità che li ospita; impegnare le risorse di bilancio proprie e i fondi europei per creare almeno 400.000 posti di lavoro nella difesa del territorio e nella valorizzazione dei beni artistici e paesaggistici (investimento di circa 8 miliardi E.)”.

Nencini nel suo intervento sottolinea la necessità di un “appello a mondo e alla cultura socialista con buon esito. Oggi – afferma – sono presenti esponenti di una sinistra che va anche oltre.  Un mondo che si trova all’opposizione del governo Salvini e Di Maio. Via dal presente è un concetto che in un momento in cui si tendono a risolvere i problemi oggi per il domani, vuole inserire l’idea del guardare lontano perché oggi più che mai serve un quadro strategico, basta vedere la questione immigrazione”.

Al convegno di ‘Mondoperaio’ sono presenti tra gli altri Federico Fornaro (Leu), Sergio Pizzolante e Fabrizio Cicchitto (Civica Popolare), Marco Cappato (Associazione Luca Coscioni), Vittorino Ferla (Libertà Eguale). Pizzolante snocciola i dati: “In Italia abbiamo i populisti al 60%. Se aggiungiamo FdI e parte di FI arriviamo al 70%. Dieci anni fa il 74% degli italiani si sentiva di appartenere al ceto medio, oggi questa percentuale è ridotta al 31%. La dinamica centrodestra contro centrosinistra è morta. Oggi siamo ai populisti contro i riformisti”. Simile l’analisi di Fornaro (Leu): “Il 4 marzo è stato un terremoto, non una sconfitta. Nel 2008 Pd e FI avevano 25,7 milioni di voti, oggi hanno 10 milioni di voti. I populisti sono passati dal 18 al 58%. La maggioranza silenziosa non esiste più. Oggi c’è una maggioranza rancorosa e i populisti creano appositamente nemici esterni come i migranti e la Ue”.

“Il frontismo – sottolinea Cappato – porta alla sconfitta. Il tema centrale sia l’internazionalismo dei diritti umani. È possibile che per Trump sia indifferente interloquire con il Canada di Trudeau oppure con i peggiori dittatori?”.

Ugo Intini (leggi l’intervento integrale) vuole “un Comitato di Liberazione per la Democrazia che possa resistere alla melma giallo-verde. È tempo di agire e servono leader nuovi”. Per Intini “il Governo M5s-Lega litiga con la Ue sui migranti, perché vuole in realtà uscire dall’euro. Vogliono anche svuotare la democrazia e la proposta di Grillo di sorteggiare i senatori va in questo senso”. Cicchitto ritiene che “oggi l’Europa abbia due avversari: Trump e Putin. Ci sono analogie con l’Europa degli anni trenta. Il risultato delle elezioni italiane è stato preparato con la vittoria di Trump. Se le contraddizioni tra M5s e Lega non esploderanno nei prossimi 6 mesi, il Governo potrebbe anche durare 5 anni”. In questo caso Pizzolante avverte: “Attenzione, perché quando i populismi prendono piede, ai populismi subentrano altri populismi”. Mauro Del Bue rimarca che “mai in Italia la sinistra aveva preso poco più del 20%. Il Pd ha finora risposto in burocratese: è necessario invece che l’opposizione al Governo giallo-verde si svegli”. Oreste Pastorelli, tesoriere del Psi, pensa che “la sinistra abbia perso il rapporto con la gente”. E Vito Gamberale ritiene che i mali siano nati alla fine degli anni novanta: “La debolezza con cui siamo entrati nell’euro e il tasso di cambio sulla lira hanno indebolito il ceto medio. In questo scenario M5s ha inseguito la povertà, la Lega ha inseguito la paura”. Maria Cristina Pisani, Portavoce del Forum Nazionale Giovani, non si arrende: “La sinistra è sottorappresentata in Italia e in Europa. La prima cosa da fare è far sì che non ci siano più milioni di poveri”. Per il direttore di ‘Mondoperaio’, Luigi Covatta, (leggi l’intervento integrale) è necessario creare una cultura politica riformista “che sappia uscire dal ‘presentismo’ e sia capace di proporre una strategia di lunga durata”.

Iacovissi, responsabile per le riforme del Psi, sottolinea il “cambio drammatico che ha portato a  questo risultato. Sia il ceto medio che le fasce più basse hanno voltato le spalle al centro sinistra.  Imputo a questo anche la ricorsa del cento sinistra verso temi populisti rinunciando a orientamenti riformisti”. “Si è parlato e si parla della diseguaglianza generazionale. Ora per la prima volta vi sono degli strumenti. Vi è la Naspi, oppure il Rei, entrambi fatti dal centrosinistra. Sono risposte alla richiesta di protezione però gli elettori le cercano nei 5 Stelle e nella Lega. Oppure i dati sugli sbarchi che sono dimezzati eppure la sensazione è un’altra”.

Pia Locatelli apre il suo intervento chiedendosi quale sia il modo per “segnare un cambiamento e dare una idea di unità per chi non è sovranista e populista. E soprattutto se sia ancora possibile”. E con questa visione secondo Pia Locatelli è necessario pensare già da ora alle elezioni europee, con una lista larga da contrapporre ai populismi con “noi solidamente ancorati nella famiglia della socialdemocratica”. “La crisi della socialdemocrazia e crisi europea sono legate. E noi abbiamo fatto una difesa dell’Europa quasi acritica”. “Salvini dice che vengono prima gli italiani. Gli stati europei e il processo di democratizzazione si sono stabilizzati in un sistema di cooperazione, quindi l’idea di Salvini delle priorità  è una contraddizione”.

Infine i migranti. Pia Locatelli ricorda i numeri veri. “Gli sbarchi sono in netta discesa. Il 41% dei migranti è europeo. Uno su 5 africano. Perché la paura allora dell’invasione dell’Africa? È un tema che va discusso insieme a quello della cooperazione. Invece da sempre è stato diviso tra immigrazione legale e illegale. E ora si confonde tra legali e richiedenti asilo. Servono canali come quello delle quote altrimenti non si risolve il problema. Infine il congresso del Partito socialista europeo. Bisogna lavorarci da ora e per le elezioni europee dovremmo dire la nostra per individuare il candidato presidente della Commissione Ue”.

Ha chiuso il lavoro Carlo Vizzini che sottolinea la “buona volontà di elaborare e consapevolezza della difficoltà. Ci sono cose da mettere insieme per fare un progetto”. Vizzini mette in guardia per “l’atteggiamento di Salvini” che definisce “al limite della pericolosità”. “Sono state fatte saltare per aria le forze politiche che avevano valori diversi e che avevano portato l’Italia a quinto posto nel modo”. “Ora stanno smontando la democrazia”. “La democrazia ha un costo e chi vuole eliminare questi costi vuole smontare la democrazia: i parlamentari del futuro saranno solo ricchi oppure truffaldini”. Vizzini ricorda come i partiti erano “la cinghia di trasmissione tra gente e istituzioni. Dobbiamo occupare il nostro ruolo per riprendere questo compito per avere la forza di recuperare la democrazia parlamentare”. Parlamento composto da Camera e Senato. “Quel Senato dove oggi siede Matteo Renzi che lo voleva abolire”. Vizzini sottolinea la necessità di riprendere il cammino “con le nostre idee e pretendendo la pari dignità”. Infine le elezioni europee: “Proporzionale e sbarramento. Una angheria. Nessuno di noi può vivere in un altro partito, possiamo vivere insieme ad altri. Il compito dei socialisti è di avere coraggio e inserire questo coraggio in un programma dell’opposizione”.

Daniele Unfer

VIA DAL PRESENTE

via dal presenteIl Psi, nel giorno dell’assemblea del Pd, riunisce, grazie a ‘Mondoperaio’, vari pezzi dell’opposizione al Governo M5s-Lega per chiedere “una reazione a una stagione simile a quella vissuta dall’Italia nel 1919-1922”. Riccardo Nencini sintetizza: “Abbiamo un ministro dell’Interno e leader di partito che, a fronte di una richiesta della Cassazione, si rivolge al Capo dello Stato per mettere sotto schiaffo la magistratura. Lo fa da ministro dell’Interno, da cui dipendono le forze di Pubblica sicurezza. È l’incipit di un atto eversivo”. Per fronteggiare l’eversione Nencini propone: “O cogliamo questi segni come un attacco alla democrazia repubblicana oppure non vedo da dove la sinistra debba ripartire. Serve il primo mattone per una concentrazione repubblicana”. Nencini, interviene dopo l’introduzione di Gian Franco Schietroma e Luigi Covatta direttore di Mondoperaio, che ha organizzato il convegno.

“Bisogna trasformare subito l’opposizione in alternativa credibile – continua Nencini – e cogliere la scadenza delle prossime elezioni europee per presentarsi agli italiani con un disegno comune, una ‘concentrazione repubblicana’ di taglio europeista per evitare che il parlamento europeo abbia una maggioranza populista e provochi la crisi definitiva dell’U.E. Sia alla Camera che al Senato si formi una federazione tra i gruppi dell’opposizione per affrontare in modo corale almeno i grandi temi”. Per Nencini bisogna “veicolare attraverso i governi regionali e le amministrazioni locali di centro sinistra un nuovo e concreto messaggio riformista agli italiani: impiegare i migranti in lavori socialmente utili per la comunità che li ospita; impegnare le risorse di bilancio proprie e i fondi europei per creare almeno 400.000 posti di lavoro nella difesa del territorio e nella valorizzazione dei beni artistici e paesaggistici (investimento di circa 8 miliardi E.)”.

Nencini nel suo intervento sottolinea la necessità di un “appello a mondo e alla cultura socialista con buon esito. Oggi – afferma – sono presenti esponenti di una sinistra che va anche oltre.  Un mondo che si trova all’opposizione del governo Salvini e Di Maio. Via dal presente è un concetto che in un momento in cui si tendono a risolvere i problemi oggi per il domani, vuole inserire l’idea del guardare lontano perché oggi più che mai serve un quadro strategico, basta vedere la questione immigrazione”.

Al convegno di ‘Mondoperaio’ sono presenti tra gli altri Federico Fornaro (Leu), Sergio Pizzolante e Fabrizio Cicchitto (Civica Popolare), Marco Cappato (Associazione Luca Coscioni), Vittorino Ferla (Libertà Eguale). Pizzolante snocciola i dati: “In Italia abbiamo i populisti al 60%. Se aggiungiamo FdI e parte di FI arriviamo al 70%. Dieci anni fa il 74% degli italiani si sentiva di appartenere al ceto medio, oggi questa percentuale è ridotta al 31%. La dinamica centrodestra contro centrosinistra è morta. Oggi siamo ai populisti contro i riformisti”. Simile l’analisi di Fornaro (Leu): “Il 4 marzo è stato un terremoto, non una sconfitta. Nel 2008 Pd e FI avevano 25,7 milioni di voti, oggi hanno 10 milioni di voti. I populisti sono passati dal 18 al 58%. La maggioranza silenziosa non esiste più. Oggi c’è una maggioranza rancorosa e i populisti creano appositamente nemici esterni come i migranti e la Ue”.

“Il frontismo – sottolinea Cappato – porta alla sconfitta. Il tema centrale sia l’internazionalismo dei diritti umani. È possibile che per Trump sia indifferente interloquire con il Canada di Trudeau oppure con i peggiori dittatori?”.

Ugo Intini (leggi l’intervento integrale) vuole “un Comitato di Liberazione per la Democrazia che possa resistere alla melma giallo-verde. È tempo di agire e servono leader nuovi”. Per Intini “il Governo M5s-Lega litiga con la Ue sui migranti, perché vuole in realtà uscire dall’euro. Vogliono anche svuotare la democrazia e la proposta di Grillo di sorteggiare i senatori va in questo senso”. Cicchitto ritiene che “oggi l’Europa abbia due avversari: Trump e Putin. Ci sono analogie con l’Europa degli anni trenta. Il risultato delle elezioni italiane è stato preparato con la vittoria di Trump. Se le contraddizioni tra M5s e Lega non esploderanno nei prossimi 6 mesi, il Governo potrebbe anche durare 5 anni”. In questo caso Pizzolante avverte: “Attenzione, perché quando i populismi prendono piede, ai populismi subentrano altri populismi”. Mauro Del Bue rimarca che “mai in Italia la sinistra aveva preso poco più del 20%. Il Pd ha finora risposto in burocratese: è necessario invece che l’opposizione al Governo giallo-verde si svegli”. Oreste Pastorelli, tesoriere del Psi, pensa che “la sinistra abbia perso il rapporto con la gente”. E Vito Gamberale ritiene che i mali siano nati alla fine degli anni novanta: “La debolezza con cui siamo entrati nell’euro e il tasso di cambio sulla lira hanno indebolito il ceto medio. In questo scenario M5s ha inseguito la povertà, la Lega ha inseguito la paura”. Maria Cristina Pisani, Portavoce del Forum Nazionale Giovani, non si arrende: “La sinistra è sottorappresentata in Italia e in Europa. La prima cosa da fare è far sì che non ci siano più milioni di poveri”. Per il direttore di ‘Mondoperaio’, Luigi Covatta, (leggi l’intervento integrale) è necessario creare una cultura politica riformista “che sappia uscire dal ‘presentismo’ e sia capace di proporre una strategia di lunga durata”.

Iacovissi, responsabile per le riforme del Psi, sottolinea il “cambio drammatico che ha portato a  questo risultato. Sia il ceto medio che le fasce più basse hanno voltato le spalle al centro sinistra.  Imputo a questo anche la ricorsa del cento sinistra verso temi populisti rinunciando a orientamenti riformisti”. “Si è parlato e si parla della diseguaglianza generazionale. Ora per la prima volta vi sono degli strumenti. Vi è la Naspi, oppure il Rei, entrambi fatti dal centrosinistra. Sono risposte alla richiesta di protezione però gli elettori le cercano nei 5 Stelle e nella Lega. Oppure i dati sugli sbarchi che sono dimezzati eppure la sensazione è un’altra”.

Pia Locatelli apre il suo intervento chiedendosi quale sia il modo per “segnare un cambiamento e dare una idea di unità per chi non è sovranista e populista. E soprattutto se sia ancora possibile”. E con questa visione secondo Pia Locatelli è necessario pensare già da ora alle elezioni europee, con una lista larga da contrapporre ai populismi con “noi solidamente ancorati nella famiglia della socialdemocratica”. “La crisi della socialdemocrazia e crisi europea sono legate. E noi abbiamo fatto una difesa dell’Europa quasi acritica”. “Salvini dice che vengono prima gli italiani. Gli stati europei e il processo di democratizzazione si sono stabilizzati in un sistema di cooperazione, quindi l’idea di Salvini delle priorità  è una contraddizione”.

Infine i migranti. Pia Locatelli ricorda i numeri veri. “Gli sbarchi sono in netta discesa. Il 41% dei migranti è europeo. Uno su 5 africano. Perché la paura allora dell’invasione dell’Africa? È un tema che va discusso insieme a quello della cooperazione. Invece da sempre è stato diviso tra immigrazione legale e illegale. E ora si confonde tra legali e richiedenti asilo. Servono canali come quello delle quote altrimenti non si risolve il problema. Infine il congresso del Partito socialista europeo. Bisogna lavorarci da ora e per le elezioni europee dovremmo dire la nostra per individuare il candidato presidente della Commissione Ue”.

Ha chiuso il lavoro Carlo Vizzini che sottolinea la “buona volontà di elaborare e consapevolezza della difficoltà. Ci sono cose da mettere insieme per fare un progetto”. Vizzini mette in guardia per “l’atteggiamento di Salvini” che definisce “al limite della pericolosità”. “Sono state fatte saltare per aria le forze politiche che avevano valori diversi e che avevano portato l’Italia a quinto posto nel modo”. “Ora stanno smontando la democrazia”. “La democrazia ha un costo e chi vuole eliminare questi costi vuole smontare la democrazia: i parlamentari del futuro saranno solo ricchi oppure truffaldini”. Vizzini ricorda come i partiti erano “la cinghia di trasmissione tra gente e istituzioni. Dobbiamo occupare il nostro ruolo per riprendere questo compito per avere la forza di recuperare la democrazia parlamentare”. Parlamento composto da Camera e Senato. “Quel Senato dove oggi siede Matteo Renzi che lo voleva abolire”. Vizzini sottolinea la necessità di riprendere il cammino “con le nostre idee e pretendendo la pari dignità”. Infine le elezioni europee: “Proporzionale e sbarramento. Una angheria. Nessuno di noi può vivere in un altro partito, possiamo vivere insieme ad altri. Il compito dei socialisti è di avere coraggio e inserire questo coraggio in un programma dell’opposizione”.

Daniele Unfer