Turchia, Locatelli: Erdogan rispetti i diritti umani

erdogan roma

Quasi un’ora di colloquio in Vaticano con Papa Francesco per il presidente turco, Recep Tayyp Erdogan, nel primo appuntamento della visita in Italia segnata da tensioni al sit-in di protesta dei curdi, dove sono stati fermati due manifestanti dei centri sociali. Erdogan, accompagnato da moglie, figlia e cinque ministri, è rimasto per oltre 50 minuti da solo con il Pontefice. Erdogan, primo capo di Stato turco a recarsi in Vaticano da 59 anni, ha ricevuto in dono da Francesco un medaglione con un angelo della pace che “strangola il demone della guerra, simbolo di un mondo basato sulla pace e sulla giustizia”, e il messaggio per la pace di quest’anno. Il presidente turco ha ricambiato con una panoramica di Istanbul in ceramica e quattro libri riguardanti sul massimo poeta mistico persiano. Nel colloquio si è parlato dello status di Gerusalemme, della questione dei migranti, delle persecuzioni dei cristiani e della “necessità di promuovere la pace e la stabilità” nella regione mediorientale “attraverso il dialogo e il negoziato, nel rispetto dei diritti umani e della legalita’ internazionale”. Probabile si sia fatto cenno anche all’offensiva di Ankara contro la provincia curda di Afrin, in Siria. Al termine, Erdogan ha visto il segretario di Stato della Santa Sede, Pietro Parolin, e con il seguito ha visitato la Basilica di San Pietro. La visita di Stato è proseguita nel pomeriggio con i colloqui al Quirinale, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Successivamente è atteso a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, poi la cena in hotel con un gruppo di imprenditore italiani dei gruppi che più investono in Turchia. Malgrado le imponenti misure di sicurezza con 3.500 uomini in campo, nell’unica manifestazione di protesta autorizzata si sono registrati scontri.

“Noi riteniamo che la Turchia possa aspirare a un futuro migliore – ha scritto Pia Locatelli, presidente del gruppo socialista a Montecitorio e presidente del comitato Diritti umani della Camera, in una lettera inviata al presidente Erdogan in occasione della sua visita a Roma – solo se saprà avanzare con decisione anche sul terreno della democrazia e delle libertà e per questa ragione vogliamo chiederle il più forte e deciso impegno al rispetto dei diritti umani e a garantire processi equi alle migliaia di persone che sono state arrestate dopo il tentato golpe del 2016. Riteniamo – ha aggiunto – che sia nel nostro reciproco interesse costruire un rapporto solido e duraturo, ma che ma che questo non può contenere margini di ambiguità sul rispetto dei diritti umani non solo perché tradiremmo la nostra storia, ma anche perché sarebbe un atto di miopia politica che getterebbe un’ipoteca colossale che prima o poi, inevitabilmente, giungerebbe all’incasso”.

Il sit-in promosso da Rete Kurdistan Italia nei giardini di Castel Sant’Angelo è degenerato quando un gruppo di attivisti dei centri sociali ha tentato di forzare il cordone di agenti antisommossa per muovere in corteo verso il Vaticano. La Polizia ha respinto i manifestanti e ci sono stati anche due fermi. Tra gli striscioni esposti “Boia Erdogan! Giù le mani dal Kurdistan” e “Stato turco assassino”. Un altro presidio si è tenuto a Venezia davanti alla Basilica di San Marco con qualche decina di attivisti dei Centri sociali del Nord-est e dell’associazione Ya Basta. Mentre Erdogan lasciava il Vaticano, l’Olanda ha annunciato il ritiro del suo ambasciatore in Turchia dopo che i recenti “colloqui non hanno offerto una prospettiva di normalizzazione delle relazioni bilaterali”. All’ambasciatore olandese ad Ankara viene negato l’accesso in Turchia dal marzo scorso.

Iran. Locatelli: “Serve più rispetto dei diritti umani”

Ahmadreza-DjalaliTenere alta l’attenzione sul caso del ricercatore iraniano Ahmadreza Djalali, la cui condanna a morte per spionaggio è stata sospesa ed è ora al riesame della sezione 33 della Corte suprema. Ma anche sul tema del rispetto dei diritti umani nella Repubblica islamica, a partire da quello di un giusto processo anche per le migliaia di giovani manifestanti arrestati durante le ultime proteste di piazza. E’ l’invito rivolto alle istituzioni italiane ed europee in una conferenza stampa oggi a Roma, su iniziativa della sen. Elena Cattaneo e con la collaborazione della Fidu Federazione italiana diritti umani. Alla storia di Djalali, che si teme abbia un tumore, “si sovrappone la storia collettiva – ha detto la sen. Cattaneo – di tanti giovani rinchiusi in carcere” e minacciati in alcuni casi anche di condanna a morte. E fra i quali – circa 7.000 gli arrestati secondo le fonti di Antonio Stango, presidente Fidu – almeno tre sono morti in prigione in circostanze non chiare, anche se le autorità iraniane hanno parlato di suicidio. “Siamo di fronte ad una violazione costante del diritto ad un equo processo ed al disprezzo di quello alla vita”, ha detto sul caso Djalali, in collegamento telefonico, Luca Ragazzoni, suo collega negli anni in cui il ricercatore – prima di trasferirsi in Svezia e poi andare nel 2016 in Iran per un viaggio di lavoro, durante il quale è stato arrestato – collaborava in Italia con l’Università del Piemonte Orientale. Nell’incontro – svoltosi in Senato e in cui è stato ricordato il caso del ricercatore Giulio Regeni, torturato e ucciso in Egitto – è stato rilanciato l’appello al ministro degli Esteri Angelino Alfano ed all’Alto Rappresentante Ue Federica Mogherini a continuare a spendersi per il caso di Djalali, ma anche per proteggere i detenuti dal rischio di torture e le liberta’ fondamentali di studenti e accademici che si rechino in Iran.

Paese con cui “l’Italia ha una lunga tradizione di rapporti – ha ricordato Pia Locatelli, presidente del Comitato per i diritti umani della Camera e presidente del gruppo del Psi alla Camera – ma dobbiamo lavorare anche perché si arrivi a ridurre e infine abolire la pena di morte”. “Nel 2016 in Iran ci sono state 530 esecuzioni, il numero più basso degli ultimi 10 anni; la sospensione dell’esecuzione del professor Ahmadreza Djalali può essere considerata un indice di prudenza delle autorità iraniane in questa direzione”. “L’Italia – continua Locatelli – ha una lunga tradizione di rapporti economici, ma anche di ricerca con l’Iran: essi sono importanti di per sé, ma anche come ‘fili da tirare’ per sollecitare un maggior rispetto dei diritti umani. Dobbiamo evitare di scambiare i nostri rapporti economici con una maggior ‘timidezza’ nella denuncia della violazione dei diritti”. “Lancio un appello – ha concluso Pia Locatelli – per una regione vicina all’Iran: 91 persone sono state arrestate in Turchia per essersi opposte a quanto è avvenuto con i curdi nel Nord della Siria, non lasciamo passare sotto silenzio quanto avviene, perché la repressione della libertà di manifestare la propria opinione è una violazione dei diritti”.

Elisabetta Zamparutti, del Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa e di Nessuno Tocchi Caio ha concluso di lavori affermando che “con Teheran si sono siglati negli ultimi tempi tanti accordi, ma la questione dei diritti umani viene sempre lasciata in fondo alla lista” dei punti in agenda.

Missioni internazionali. Locatelli: “Prosegue l’impegno”

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Sì dell’Aula della Camera alla prosecuzione per il 2018 delle missioni internazionali, tra cui quella nel Niger. L’Assemblea di Montecitorio ha approvato la risoluzione di maggioranza in tal senso, che ha incassato anche il voto a favore di Forza Italia. La Lega si è astenuta. Contro le premesse di parti della risoluzione, relative a singole missioni, hanno votato i deputati di M5S e di Leu.

Si votava per la missione in Niger e per la proroga di altre 44. Modificata solo la premessa della risoluzione che, su proposta del Psi, ha chiesto al Governo di riportare, in vista della prossima relazione annuale, scheda per scheda, il dato sulla presenza delle donne. Tra le  missioni votate quella bilaterale di assistenza e supporto in Libia; la missione Nato di supporto in Tunisia; United Nations Mission for the Referendum in Western Sahara; European Union Training Mission nella Repubblica Centrafricana; potenziamento del dispositivo Nato per la sorveglianza dello spazio aereo europeo.

Oltre alle nuove missioni, vengono prorogate quelle già in corso per il 2017: in tutto il piano per il 2018 prevede il dispiegamento all’estero di 5816 unità di personale militare, per una previsione di spesa totale di 684 milioni di euro.

Per il Psi è intervenuta in dichiarazione di voto Pia Locatelli, presidente del gruppo alla Camera: “La premessa che è opportuno fare – ha detto – è che queste missioni vanno inquadrate negli sforzi che l’Italia va facendo, e non da ieri, per contrastare il traffico di uomini e donne, i traffici criminali di ogni genere e il terrorismo internazionale. Che se ne debba occupare il Parlamento è fuori discussione come è indiscutibile che questa assemblea sia in carica nel pieno dei suoi poteri, come recita l’art.61 della Carta. D’altra parte il voto che ci accingiamo a esprimere, non riguarda soltanto il Niger e la Libia, ma anche il prosieguo delle 44 missioni internazionali. Nessuno può immaginare che all’improvviso vi sia un totale capovolgimento delle linee fin qui seguite a salvaguardia dell’interesse nazionale né tantomeno del quadro di alleanze che l’Italia dal dopoguerra a oggi ha mantenuto. Per quanto riguarda il nuovo impegno in Niger e la parziale modifica di quello in Libia, essi rientrano nell’opera di contrasto al traffico di esseri umani e al terrorismo internazionale e pur accettando in via di principio l’idea che possano essere stati commessi errori nell’opera di contrasto, è indiscutibile che è solo grazie a essa che oggi vi sia una maggiore e più efficace presenza degli organismi internazionali sul posto.
Il voto favorevole che ci accingiamo a dare poggia infine sulla consapevolezza che l’Italia abbia sempre mantenuto fede alle decisioni assunte in sede Onu, di coniugare la sicurezza con il rispetto dei diritti umani e l’impegno militare con quello civile e inoltre il rispetto della Risoluzione 1325 sul coinvolgimento e la partecipazione delle donne al processo di pace e sicurezza.

Sono particolarmente soddisfatta – ha concluso Pia Locatelli – per l’accoglimento nella premessa della risoluzione della proposta del Psi di riportare, in vista della prossima relazione annuale, scheda per scheda, il dato sulla presenza delle donne”.

IL PRESSING

Quirinale“Lo ius soli, che modifica la legge di cittadinanza, si può ancora approvare e mi auguro che il Presidente Mattarella, di cui conosciamo la sensibilità, voglia accogliere l’appello lanciato dalle figlie e dai figli di immigrati cresciuti in Italia ma senza passaporto italiano, e rimandare di pochi giorni lo scioglimento delle Camere per consentire al Senato di votare il provvedimento”. Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo PSI alla Camera e presidente del Comitato Diritti umani. “Sarebbe un bellissimo epilogo per questa legislatura che si è contraddistinta per l’approvazione di leggi a favore dei diritti e una risposta a tutte quelle ragazze e ragazzi che chiedono di essere riconosciuti come italiani”. Il pressing sul capo dello stato per rimandare di qualche giorno lo scioglimento delle camere per permettere l’approvazione dello ius soli in questa legislatura, si fa più sostenuto. Un pressing che giunge da più parti. Chi chiede due settimane, chi propone di riunire la capigruppo, chi di far decidere gli italiani, chi ancora di dire basta una volta per tutte.

Alla vigilia di decisioni importanti, la conferenza stampa di fine anno di Paolo Gentiloni potrebbe però essere l’ultimo atto prima dello scioglimento delle Camere. Nonostante il 23 dicembre scorso, al Senato, la mancanza del numero legale in Aula, a causa delle assenze di M5s, FI e Lega ma anche di 29 senatori dem, oggi, è oggi Gianni Cuperlo – esponente della minoranza Pd – a rivolgersi al Capo dello Stato perché vi sia un prolungamento della legislatura e si possa dare un’altra chance allo Ius soli. “Non può e non deve finire così – sostiene Cuperlo – con una conclusione che mortifica le ragioni del diritto e della democrazia. Quegli scranni vuoti al Senato nell’ultimo giorno utile, la fuga dei senatori 5 Stelle, quel brindisi leghista, il dispiacere profondo per quelle assenze di parlamentari del Pd, sono una immagine da cancellare”.  Si appella al presidente della Repubblica anche il senatore Pd, Luigi Manconi, che ha fatto pure uno sciopero della fame a sostegno dello Ius soli: “Ma chi l’ha detto – si chiede – che si debba votare il 4 marzo? E chi ha stabilito che le Camere si sciolgano tra 24 o, al più, 48 ore? Lo sostengono tutti ed è l’ipotesi più probabile, ma a tutt’oggi, mercoledì 27 dicembre, il solo ed esclusivo titolare del potere di sciogliere le Camere, ovvero il presidente Sergio Mattarella, non si è ancora pronunciato”. E allora “è a lui che mi rivolgo, con il massimo rispetto e con la massima considerazione per il suo altissimo ruolo” ma anche, precisa, “con la fiducia che si deve a un galantuomo del quale è nota la rettitudine intellettuale e la sensibilità sociale”.

Manconi prosegue: “So che il Capo dello Stato ha letto il messaggio inviatogli da ‘Movimento italiani senza cittadinanza’, una splendida pagina di letteratura civile” e sottolinea che “il senso di quella lettera corrisponde esattamente al mio sentimento e al mio pensiero: il tempo c’è. Basta volerlo. Sarebbe un modo intelligente per recuperare l’onore di un Senato che ha voluto un epilogo assai poco dignitoso della vicenda dello Ius soli e culturae”.

Ma le opposizioni non sono disponibili. M5S tace da giorni mentre la Lega con Roberto Calderoli invita a non tirare per la giacchetta il presidente della Repubblica. Forza Italia chiede invece di andare al più presto alle urne.

L’ULTIMA FIDUCIA

Palazzo ChigiIl governo pone la questione di fiducia alla Camera sulla legge di bilancio. Il testo approda in Aula dopo che la commissione Bilancio della Camera ha corretto alcune norme contenute in manovra per risolvere i problemi di copertura evidenziati dalla Ragioneria. È stato quindi necessario un ulteriore passaggio in Commissione prima di riportare in Aula il testo. In particolare si è intervenuti con la copertura del raddoppio del fondo per le vittime bancarie, viene eliminato il capitolo sulla riscossione dall’equo compenso, si interviene sulla disciplina dell’Imu porti, si sopprime la norma relativa al regime tributario delle società cooperative, si interviene sulla stabile organizzazione dei gruppi ai fini Iva, sul fondo per le esigenze indifferibili e sul fondo per il capitale umano e immateriale. Viene inoltre eliminato il fondo finalizzato all’indennizzo degli eredi delle vittime di femminicidio e crimini domestici perché contenuto in analogo provvedimento approvato al Senato.

La votazione sulla fiducia che il governo ha posto sulla Manovra si terrà in serata dopo le dichiarazioni di voto. Per i socialisti è intervenuta Pia Locatelli, presidente del gruppo del Psi. Dopo la votazione in seduta notturna verranno esaminati gli ordini del giorno e gli articoli del bilancio. Infine venerdì il voto finale sul provvedimento dopodiché, salvo imprevisti, cosa improbabile alla Camera, il testo passerà al Senato per il voto finale.

Il voto dei dei socialisti sarà a favore della fiducia. Ma resta il disagio per l’abuso del ricorso a questo strumento. “E se questa volta – ha affermato nella dichiarazione di voto Pia Locatelli – la richiesta di fiducia è giustificata dall’urgenza evidentissima del provvedimento, troppe volte siamo stati chiamati a votarla su provvedimenti che avrebbero meritato un ampio dibattito parlamentare. Temiamo che questo modo di procedere finisca per scolorire il profilo dei partiti e il ruolo stesso del Parlamento, accrescendo la distanza che separa la politica dai cittadini. Di tutto ciò non incolpiamo, se non di risulta, il Governo in carica che ha dato prova di essere stato sorprendentemente efficace, nella sua breve durata, un anno, come testimonia l’apprezzamento diffuso nel Paese e anche taluni riconoscimenti giunti dalle opposizioni”.

“Due minuti – ha detto ancora la parlamentare socialista – non consentono bilanci di fine legislatura ma vorrei ricordare, con soddisfazione, l’avvenuta approvazione della legge sul testamento biologico, che ha fatto fare a questo Paese un passo avanti sul piano delle libertà e dei diritti civili, ancora più significativo perché compiuto in una stagione in cui il progressivo imbarbarimento della politica, anche a livello europeo, lungo derive nazionaliste, xenofobe e neofasciste, non sembra più un pericolo così lontano”. “Il Governo Gentiloni – ha concluso – merita l’apprezzamento dei socialisti anche per i passi compiuti in tema di controllo e gestione dei flussi migratori, grazie anche a una intelligente condotta dei rapporti con i Paesi interessati dal fenomeno. Allo stesso modo ricordiamo, senza elencarli, che ha varato altri provvedimenti forse di minore rilevanza mediatica, ma non meno importanti”.

SCHEDA

STOP IVA, WEB TAX E NUOVO CALENDARIO FISCO: La Manovra è partita dedicando ben 15,7 miliardi su 20 allo stop degli aumenti Iva che sarebbero scattati nel 2018. Ma le misure fiscali sono tantissime. Due i capitoli di maggior rilievo: la web tax, scritta al senato e modificata alla camera, fissa un prelievo del 3% a partire dal gennaio 2019 e non tocca l’e-commerce. Viene riscritto anche il calendario del fisco e delle dichiarazioni. Slitta di un anno l’addio agli studi di settore, il termine per la dichiarazione precompilata passa al 23 luglio e quello per la Dichiarazione dei Redditi – il vecchio Unico – al 31 ottobre, insieme con Irap e 770. È poi stata rinnovata – ma non estesa ai negozi – la cedolare secca sugli affitti agevolati al 10%.

GIOVANI E LAVORO: Il lavoro è uno dei fili che lega molti provvedimenti. La norma di maggior rilievo riguarda la decontribuzione al 50% per ogni nuovo aggiunto a tempo indeterminato per tre anni. Per il solo 2018 si arriva fino a 34 anni compiuti. Il ‘bonus’ sale al 100% per le assunzioni al Sud, dove lo sconto è dello stesso livello anche per tutti i disoccupati da oltre 6 mesi. Non è invece passata la “stretta” sui rinnovi dei contratti a termine e nemmeno sugli indennizzi minimi previsti dal Jobs Act. Per i giovani c’è la proroga del bonus 18/enni e il rinnovo del bonus Stradivari: è il contributo per l’acquisto di strumenti per chi studia nei conservatori o nei licei musicali.

PENSIONI: Gran parte dei temi affrontati con i sindacati per rendere più flessibile l’uscita pensionistica è stato introdotto in Manovra. Si allarga la platea di chi può accedere all’anticipo pensionistico – Ape social – a carico dello Stato. Sono 15 le categorie che vengono esentate dall’aumento dell’età pensionabile a 67 anni dal 2019. è previsto uno ‘sconto’ sull’età per andare in pensione per le mamme lavoratrici: un anno per figlio con un tetto di 2 anni. Arriva un fondo per prorogare ulteriori risparmi.

PA, CONTRATTO E LAVORO: Dopo otto anni di blocco viene rifinanziato il contratto del pubblico impiego. Aumento dei 85 euro e una tantum di oltre 500 euro, anche se le trattative sono ancora in corso. Ma si prevedono anche tante assunzioni per i settori pubblici: dalle 18 mila della scuola alla stabilizzazione degli Lsu di Palermo, dai fondi per oltre 7.000 assunti in polizia e nei vigili del fuoco alla stabilizzazione dei precari della ricerca dell’Irccs, fino alle risorse per i ricercatori che compensano il blocco degli scatti. Arrivano anche 50 magistrati ausiliari in Cassazione.

FAMIGLIE, DA FIGLI A GIARDINI, DA CALDAIE A BUS: Molte le norme che impattano sulle famiglie. Oltre alle misure per i giovani, c’è il rinnovo dell’ecobonus – con modifiche sulle caldaie meno efficienti che escono dallo sconto – del sismabonus e delle norme per le ristrutturazioni. Vengono introdotti una detrazione per i lavori nei condomini e il bonus giardini: detrazioni al 36% per la cura del verde privato di terrazzi e giardini, anche condominiali. Occhio poi ai figli e alle spese per il trasporto: il bonus bebè rimane anche nel 2018 ma soprattutto sale dal 2.840 a 4.000 euro la soglia per mantenerli a carico fiscale. Inoltre ritorna la detrazione al 19% per abbonamenti di autobus-treni. Lo sconto vale anche per i datori di lavori che lo pagano ai dipendenti. Le misure per le famiglie guardano anche la povertà, la sanità e i crac bancari. Sulla povertà arrivano risorse per finanziare il Reddito di inclusione (Rei) – 300 mln nel 2018 ma poi si sale – con un assegno più alto per gli over55 disoccupati. Per il rimborsi alle vittime delle crisi bancarie arrivano invece fondi, raddoppiati da 50 a 100 milioni nel passaggio alla Camera. Arriva invece un fondo per ridurre i superticket sanitari e una importante norma per l’assistenza familiare: 60 milioni finalizzati a sostenere chi si prende cura dei familiari non autosufficienti (i ‘caregiver’)

IMPRESE 4.0 E SUPERSCONTO INNOVAZIONE: Vale molto – una decina di miliardi nel prossimo decennio – anche il pacchetto sulle imprese. Per impresa 4.0 sono previsti sconti per investimenti in innovazione, ricerca e formazione. Ma c’è anche un credito d’imposta per la formazione “digitale” del personale dipendente. L’incentivo agli investimenti – il superammortamento – rimane ma scende dal 140 al 130%, l’iperammortamento (per il Sud) rimane al 250%. La norma, poi, è stata estesa con un emendamento alle spese per l’innovazione tecnologica. Una tax credit del 30% arriva anche per progetti creativi nel mondo della cultura: dalla creazione di app a progetti per realtà virtuale. Guarda alle attività produttive anche il rinvio al 2020 della direttiva Bolkestein sulle concessioni delle aree pubbliche, che riguarda sia i commercianti ambulanti che il settore termale

SPORT: la Manovra contiene anche un pacchetto sport da 40 milioni. Oltre alla norma tam tam, per tesserare gli atleti stranieri non in regola con il permesso di soggiorno con il nome mutuato dalla squadra di basket di Castelvolturno, ci sono fondi per favorire il vivaio di giovani calciatori. Si ridisegnano poi i diritti Tv delle società di serie A. L’ultima novità è l’utilizzo dei voucher per gli stewart negli stadi.

Insieme: il nuovo simbolo di Psi, Verdi e Area Civica

lista insieme psi verdi“Insieme”: è questo il nome con cui scendono in campo, a fianco del Pd, Psi, Verdi e Area Civica, i prodiani. Sul simbolo, oltre alla scritta “Italia Europa”, compaiono, su uno sfondo bianco, i simboli dei Verdi, del Psi e il bollo arancione di Aera Civica e figura, al centro, un ramoscello d’Ulivo. In alto le parole ‘Italia Europa’. Gli elettori troveranno sulla scheda per le politiche questo simbolo, alleato con il Pd. Giovedì 14 dicembre a Roma la presentazione ufficiale. Presenti Riccardo Nencini, segretario del Psi, Angelo Bonelli e Luana Zanella (Verdi), Giulio Santagata (prodiano). In sala la ‘benedizione’ del Pd è stata portata dal vicesegretario Maurizio Martina e da Piero Fassino. Presente anche Ernesto Auci del gruppo Misto. Per il Psi presenti anche Pia Locatelli, Enrico Buemi, Oreste Pastorelli, Mariacristina Pisani, Gian Franco Schietroma, Silvano Rometti.

“È un ricordo che non è nostalgia ma impegno”, spiega il prodiano Giulio Santagata presentando una lista che, rimarca, “non vuole essere testimonianza ma contribuire alla linea programmatica del centrosinistra”. Santagata pone l’accento sulla parole insieme perché ci sono questioni che “Italia e Europa non possono affrontare con una visione localistica”. È il momento di darsi una scossa, non basta l’indignazione suscitata dalla informazione televisiva o dalle notizie lette su internet. “Per questo – continua Santagata – ho tolto dal chiodo le mie scarpe. Per rimettermi in cammino tra la gente. Bisogna darci una mossa. Non si può stare a guardare e rilanciare l’idea che un paese ricco di risorse come il nostro può e deve fare un salto in avanti”.

Il ramoscello al centro del simbolo rappresenta il legame con la stagione dell’Ulivo. “Non la nostalgia – aggiunge Santagata – ma l’impegno. Quando abbiamo vinto quelle campagne elettorali – sottolinea riferendosi al 1996 e successivamente al 2006 quando Prodi andò a Palazzo Chigi esattamente a 10 anni di distanza una dall’altra – è perché il nostro impegno è stato premiato. È grazie all’impegno che abbiamo vinto”. “Oggi il centrosinistra va migliorato. Pd e alleati hanno governato con luci e ombre. Bene le luci, ma bisogna illuminare le ombre contribuendo a definire le linee programmatiche dei prossimi anni”.

Il bollo arancione di Area Civica richiama, cromaticamente, il movimento che faceva capo al “grande assente” della lista a sinistra del Pd, Giuliano Pisapia. “Dieci anni fa – aggiunge – avremmo assistito ad una grande corsa verso il centro, ora si rischia di assistere ad una corsa verso le estreme. C’è una disgregazione delle aree centrali del Paese che non segue una direttrice chiara”, spiega l’esponente prodiano secondo il quale la parola chiave del contributo di Insieme è “sostenibilità: ambientale, ma anche sociale, in un Paese diviso, dove le diseguaglianze sono diventate intollerabili”. Presenti, alla conferenza stampa, anche il vice segretario Pd Maurizio Martina e Piero Fassino, il tessitore della coalizione di centrosinistra scelto da Matteo Renzi.

Il segretario del Psi Riccardo Nencini mette in rilievo la necessità di partire dalla sostanza. Dalle idee. “Chiediamo subito un tavolo del centrosinistra – afferma Nencini – per discutere un progetto da portare a tutti gli italiani. A gennaio ci saranno le primarie delle idee, porteremo le nostre proposte in tutte le piazze d’Italia”. “Noi siamo una sorta di Pordenone Calcio vogliamo creare passione e ripetere una stagione di vittorie”, spiega Nencini con riferimento alla “favola” della squadra friuliana fermata solo ai rigori dall’Inter in Coppa Italia.

“Abbiamo ultimato un lavoro che durava da mesi. Siamo soddisfatti del lavoro fatto. È un simbolo inclusivo. Inclusivo significa che porta con se i figli di una storia politica importante. Però un simbolo aperto, ove mondi e culture che volessero riconoscersi in questa storia, possano trovare porte aperte e finestre spalancate”.

Mentre Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, ricorda come la formazione ambientalista sia “tra i fondatori dell’Ulivo” e sottolinea, senza citare Giuliano Pisapia: “La scelta che altri hanno fatto di non contribuire al centrosinistra non la condividiamo per due ordini di motivi. La presenza forte di ecologisti in Parlamento può contribuire a far cambiare una rotta che fino ad oggi non ci ha convinto. Serve un centrosinistra diverso, nuovo con politiche ambientali innovative”.

“Le emergenze ambientali che sono una crisi economia e sociale profonda chiedono l’urgenza di processi di governo se vogliamo veramente salvare non solo il nostro paese, ma complessivamente il pianeta. Le politiche sul clima, le politiche energetiche, l’innovazione per esempio nell’industria automobilistica per superare quelle resistente verso l’auto pulita, sono nostri obiettivi molto importanti”. “Non può essere indifferente – conclude Bonelli – il futuro di questo Paese. Un futuro consegnato nelle mani di Berlusconi, Salvini, Meloni è un incubo, sia dal punto di vista delle poliche ambientali, sia da quello delle politiche sociali che di quello delle politiche internazionale”.

L’apprezzamento del Pd arriva dalle parole di Piero Fassino: “La formazione del rassemblement di ispirazione ulivista ‘Insieme’ rappresenta un contributo importante per una nuova stagione di centrosinistra, fondata su una coalizione ampia, plurale e inclusiva”. “Si ritrovano in ‘Insieme’ culture e esperienze – l’ambientalismo, il riformismo socialista, il femminismo, il pensiero progressista, il civismo – che hanno condotto e conducono ogni giorno un comune impegno nel governo dell’Italia e nella guida di tante Regioni e Città. Un patrimonio prezioso di esperienze e idee su cui il centrosinistra può contare per dotarsi di un programma credibile per un’Italia moderna e giusta”.

CENTROSINISTRA APERTO

lista insieme psi verdi

“Insieme”: è questo il nome con cui scendono in campo, a fianco del Pd, Psi, Verdi e Area Civica, i prodiani. Sul simbolo, oltre alla scritta “Italia Europa”, compaiono, su uno sfondo bianco, i simboli dei Verdi, del Psi e il bollo arancione di Aera Civica e figura, al centro, un ramoscello d’Ulivo. In alto le parole ‘Italia Europa’. Gli elettori troveranno sulla scheda per le politiche questo simbolo, alleato con il Pd. Oggi a Roma la presentazione ufficiale. Presenti Riccardo Nencini, segretario del Psi, Angelo Bonelli e Luana Zanella (Verdi), Giulio Santagata (prodiano). In sala la ‘benedizione’ del Pd è stata portata dal vicesegretario Maurizio Martina e da Piero Fassino. Presente anche Ernesto Auci del gruppo Misto. Per il Psi presenti anche Pia Locatelli, Enrico Buemi, Oreste Pastorelli, Mariacristina Pisani, Gian Franco Schietroma, Silvano Rometti.

“E’ un ricordo che non è nostalgia ma impegno”, spiega il prodiano Giulio Santagata presentando una lista che, rimarca, “non vuole essere testimonianza ma contribuire alla linea programmatica del centrosinistra”. Santagata pone l’accento sulla parole insieme perché ci sono questioni che “Italia e Europa non possono affrontare con una visione localistica”. È il momento di darsi una scossa, non basta l’indignazione suscitata dalla informazione televisiva o dalle notizie lette su internet. “Per questo – continua Santagata – ho tolto dal chiodo le mie scarpe. Per rimettermi in cammino tra la gente. Bisogna darci una mossa. Non si può stare a guardare e rilanciare l’idea che un paese ricco di risorse come il nostro può e deve fare un salto in avanti”.

Il ramoscello al centro del simbolo rappresenta il legame con la stagione dell’Ulivo. “Non la nostalgia – aggiunge Santagata – ma l’impegno. Quando abbiamo vinto quelle campagne elettorali – sottolinea riferendosi al 1996 e successivamente al 2006 quando Prodi andò a Palazzo Chigi esattamente a 10 anni di distanza una dall’altra – è perché il nostro impegno è stato premiato. È grazie all’impegno che abbiamo vinto”. “Oggi il centrosinistra va migliorato. Pd e alleati hanno governato con luci e ombre. Bene le luci, ma bisogna illuminare le ombre contribuendo a definire le linee programmatiche dei prossimi anni”.

Il bollo arancione di Area Civica richiama, cromaticamente, il movimento che faceva capo al “grande assente” della lista a sinistra del Pd, Giuliano Pisapia. “Dieci anni fa – aggiunge – avremmo assistito ad una grande corsa verso il centro, ora si rischia di assistere ad una corsa verso le estreme. C’è una disgregazione delle aree centrali del Paese che non segue una direttrice chiara”, spiega l’esponente prodiano secondo il quale la parola chiave del contributo di Insieme è “sostenibilità: ambientale, ma anche sociale, in un Paese diviso, dove le diseguaglianze sono diventate intollerabili”. Presenti, alla conferenza stampa, anche il vice segretario Pd Maurizio Martina e Piero Fassino, il tessitore della coalizione di centrosinistra scelto da Matteo Renzi.

Il segretario del Psi Riccardo Nencini mette in rilievo la necessità di partire dalla sostanza. Dalle idee. “Chiediamo subito un tavolo del centrosinistra – afferma Nencini – per discutere un progetto da portare a tutti gli italiani. A gennaio ci saranno le primarie delle idee, porteremo le nostre proposte in tutte le piazze d’Italia”. “Noi siamo una sorta di Pordenone Calcio vogliamo creare passione e ripetere una stagione di vittorie”, spiega Nencini con riferimento alla “favola” della squadra friuliana fermata solo ai rigori dall’Inter in Coppa Italia.

“Abbiamo ultimato un lavoro che durava da mesi. Siamo soddisfatti del lavoro fatto. È un simbolo inclusivo. Inclusivo significa che porta con se i figli di una storia politica importante. Però un simbolo aperto, ove mondi e culture che volessero riconoscersi in questa storia, possano trovare porte aperte e finestre spalancate”.

Mentre Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, ricorda come la formazione ambientalista sia “tra i fondatori dell’Ulivo” e sottolinea, senza citare Giuliano Pisapia: “La scelta che altri hanno fatto di non contribuire al centrosinistra non la condividiamo per due ordini di motivi. La presenza forte di ecologisti in Parlamento può contribuire a far cambiare una rotta che fino ad oggi non ci ha convinto. Serve un centrosinistra diverso, nuovo con politiche ambientali innovative”.

“Le emergenze ambientali che sono una crisi economia e sociale profonda chiedono l’urgenza di processi di governo se vogliamo veramente salvare non solo il nostro paese, ma complessivamente il pianeta. Le politiche sul clima, le politiche energetiche, l’innovazione per esempio nell’industria automobilistica per superare quelle resistente verso l’auto pulita, sono nostri obiettivi molto importanti”. “Non può essere indifferente – conclude Bonelli – il futuro di questo Paese. Un futuro consegnato nelle mani di Berlusconi, Salvini, Meloni è un incubo, sia dal punto di vista delle poliche ambientali, sia da quello delle politiche sociali che di quello delle politiche internazionale”.

L’apprezzamento del Pd arriva dalle parole di Piero Fassino: “La formazione del rassemblement di ispirazione ulivista ‘Insieme’ rappresenta un contributo importante per una nuova stagione di centrosinistra, fondata su una coalizione ampia, plurale e inclusiva”. “Si ritrovano in ‘Insieme’ culture e esperienze – l’ambientalismo, il riformismo socialista, il femminismo, il pensiero progressista, il civismo – che hanno condotto e conducono ogni giorno un comune impegno nel governo dell’Italia e nella guida di tante Regioni e Città. Un patrimonio prezioso di esperienze e idee su cui il centrosinistra può contare per dotarsi di un programma credibile per un’Italia moderna e giusta”.

Dichiarazione di voto di Pia Locatelli

Il consiglio europeo dei prossimi giorni ha un’agenda impegnativa e la risoluzione di maggioranza, che abbiamo sottoscritto, non poteva non essere altrettanto ricca.

Parto dal Vertice di Goteborg, che finalmente si è concentrato su come stimolare la crescita inclusiva, come creare posti di lavoro equo e come sviluppare pari opportunità tra donne e uomini. Sembra, quindi, come ha detto l’ambasciatore svedese in Italia, che stiamo riprendendo la strada “per un’Europa più inclusiva che mette al primo posto occupazione e crescita eque”.

Brexit: si è conclusa una fase dei negoziati e , come era prevedibile, non è esito vantaggioso per i britannici: alcune decine di miliardi da pagare, più del doppio della loro offerta iniziale, per anni pieni diritti ai cittadini europei residenti in UK, nessuna frontiera tra Irlanda del Nord e Irlanda. Ora si apre la seconda fase delle trattative. Io mi auguro che tra un anno il parlamento non ratificherà l’accordo e si ritorni ad un nuovo referendum. Qualcuno ci sta lavorando e noi facciamo il tifo per questo gruppo di lavoro.

Ultime due brevissime note: abbiamo apprezzato la posizione dell’Alta Rappresentante Mogherini su Gerusalemme: nessun Paese della Ue seguirà l’esempio degli USA. Una posizione netta che conferma quanto sosteniamo da tempo: la soluzione del conflitto può avvenire solo con la nascita di sue Stati con Gerusalemme capitale di entrambi. In questa legislatura abbiamo presentato una mozione, votata dalla Camera, per il riconoscimento dello Stato palestinese, mi auguro che il Governo faccia il possibile perché si concretizzi.

Infine un’altra buona notizia: nel Consiglio che ha tenuto a Lisbona l’1-2 dicembre il PSE ha approvato a larghissima maggioranza la proposta di liste europee transnazionali per le prossime elezioni del Parlamento europeo. Un passo avanti per più Europa.

Voteremo la risoluzione della maggioranza che abbiamo sottoscritto.

PIÙ EUROPA

Giovani europei

È soprattutto merito del trattato fatto dall’Italia con la Libia che, finalmente, sono venute alla luce le problematiche relative alle gravi violazioni di diritti umani sui migranti in Libia. Lo dice il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che, al Senato per le sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo, respinge le critiche rivolte da alcune parti all’Italia sul trattato firmato col governo di Tripoli per il pattugliamento delle coste. E spiega che anzi “è grazie al nostro accordo che oggi le organizzazioni internazionali hanno potuto svelare certe situazioni, e organizzare i rimpatri volontari assistiti”. Più in generale, secondo il premier sulle politiche migratorie “il punto di partenza è che l’Italia non da oggi si presenta con le carte in regola e a testa alta, per via dei risultati che abbiamo ottenuto in questo periodo. Se ci fosse una epidemia di onestà intellettuale lo riconoscerebbero tutti i Paesi: gli arrivi si sono ridotti su base annua del 33% e negli ultimi 5 mesi del 63%, che significa una riduzione di 80mila unità. Non grazie alla bacchetta magica ma a uno straordinario lavoro del governo”.

Il premier non ha parlato solo di immigrazione. Molti i temi toccati nel suo intervento. Il prossimo Consiglio europeo dovrà anche ratificare la conclusione della prima parte dei negoziato con la Gran Bretagna: “A un anno dal referendum sulla Brexit, dobbiamo dire che i problemi rilevanti sono stati più che altro per il Regno Unito – spiega Gentiloni – Era l’apice di una fase di crisi, è stato il suono del risveglio per l’Unione Europea. Non mi pare che dopo il referendum siano proliferate le voglie di scissione, tutt’altro. I negoziati hanno raggiunto progressi soddisfacenti”. Che sono poi questi: “Sulla questione irlandese si è arrivati a una scelta che non prevede l’esistenza di confini tra Belfast e il resto del Regno Uniti, si è risolta con soddisfazione la questione delle somme dovute dalla Gran Bretagna per il bilancio dell’Unione Europea. In terzo luogo si è risolta la questione dello status dei cittadini comunitari che risiedono nel Regno Unito riconoscendone i diritti acquisiti”. Ma la partita non è finita qui. “Bisogna tuttavia essere consapevoli che la seconda parte dei negoziati sarà più complicata. Noi dobbiamo porci in maniera amichevoli verso questa trattative, sapendo che un ‘no deal’ sarebbe una opzione del tutto negativa sia per l’Europa che per la Gran Bretagna”.

Gentiloni ha parlato anche di ambizioni. Quelle legittime di ogni Paese e in particolare italiane ma soprattutto europee che non devono essere deluse. “L’Italia – ha detto – ha tutto l’interesse ad evitare un 2018 in cui le prospettive, le ambizioni degli ultimi mesi finiscano per essere delusi. Per questo è importante che si vada a queste discussioni con propositi e idee piuttosto risoluti”. Un 2018 cruciale, il momento, lo ha definito, dei passi concreti. “La posta in gioco è particolarmente alta” ha detto, perché, dopo gli ultimi due anni che hanno visto prima il “doppio shock” della Brexit e delle elezioni americane e dopo il 2017 che è stato l’anno “della risposta e ripresa della speranza”, ora “siamo alla vigilia di un anno che può rivelarsi decisivo: alla fine si vedrà se dal risveglio europeista” si “passerà alla fase dei passi concreti oppure se saremo condannati a un anno di surplace a causa della durata della formazione del governo tedesco o della mancanza di determinazione e coraggio da parte dei governi”.

Un punto essenziale la cui discussione si trascina da anni è quello della doppia velocità. “La cooperazione rafforzata sulla difesa – ha affermato il premier – è un primo passo incoraggiante e riguarda un certo numero di Paesi, non tutti i 27”, ponendosi come “prima, significativa traduzione in pratica del principio che, nella famiglia dei 27, è possibile, anzi a volte necessario, che ci siano livelli di integrazione diversa”. E sulla crescita si è detto ottimista: “Siamo ancora sotto la media europea di crescita nel 2017. Ma il rapporto dell’Ocse parla di velocità, di ritmo di questa crescita. Ed è una condizione incoraggiante, se lavoriamo bene”.

Per i socialisti è intervenuta in Aula la presidente del gruppo del Psi Pia Locatelli. La Commissione europea ha varato cinque progetti “per il completamento della Unione economica e monetaria” tra cui in prima battuta, l’inserimento del fiscal compact nei Trattati, poi nel diritto europeo. La delegazione dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo ha considerato dannosa questa iniziativa. Sul tema il Presidente del Consiglio, ha affermato qualche giorno fa che l’Unione Monetaria “deve mirare a più crescita e convergenza”, cauto nella forma, ma pronunciando sostanzialmente un No alle politiche di austerità e quindi, a parere dei socialisti, anche all’iniziativa della Commissione. Mentre è giusta la strada imboccata sulla Difesa Comune Europea, l’inserimento del fiscal compact nei Trattati rafforzerebbe i poteri già eccessivi, della Commissione, poteri regolatorio-amministrativo-burocratici che le danno il controllo dell’agenda di Bruxelles. Per i socialisti “il nostro debito pubblico condiziona, anche in prospettiva, la nostra capacità di incidere sull’agenda politica di Bruxelles, ma non si può continuare a realizzare il progetto europeo a compartimenti stagni, implementando sempre solo quello economico-finanziario e non quello politico”. Infine una questione di rappresentanza democratica. Le linee di sviluppo economico non possono essere determinate da istituzioni che non hanno una legittimazione democratica attraverso il voto. Questo allarga il fossato fra i cittadini e istituzioni e non ci difende dalle pulsioni nazionalistiche e populiste.

Ricordo di Mario Didò
a 10 anni dalla scomparsa

mario didò“Immigrazioni, diritto d’asilo, protezione dei rifugiati, integrazione degli immigrati sono tutti problemi destinati a divenire sempre più drammatici. Non solo per motivi economici e sociali, ma anche per il dilagare di conflitti locali per motivi politici, etnici, religiosi”. Mario Didò, segretario nazionale della Cgil negli anni sessanta ed europarlamentare socialista dal 1979 al 1994, scrisse queste righe nel settembre del 1998, diciannove anni fa, sull’”Avanti! della domenica”. E due mesi dopo ad un convegno aggiunse: “Nessun Paese da solo è in grado di affrontare e risolvere in modo adeguato questi problemi. Dovrebbe essere l’Unione Europea a dotarsi di una politica comune in questo campo”.

A dieci anni dalla sua scomparsa, la Cgil nazionale e la famiglia hanno ricordato Mario Didò, sindacalista ed europarlamentare, socialista ed europeista, attraverso due iniziative: un convegno e la pubblicazione, edita da Lithos, del volume ‘Il viaggio di Mario Didò verso la costruzione di un’Europa sociale. Una strada sindacale e politica, dalla banlieue di Parigi al Parlamento europeo’.
Mario Didò nasce nella periferia di Parigi il 16 novembre 1926, essendo il padre, figlio di una famiglia contadina, emigrato giovanissimo prima in Germania e poi in Francia. La famiglia rimpatria in Italia nel 1941, dopo l’invasione tedesca della Francia e la costituzione del regime di Vichy. Nel 1942, a soli 15 anni, Mario viene assunto come operaio metalmeccanico (titolo che orgogliosamente manterrà sempre, anche nei curricula parlamentari), in un’azienda collegata alla Siai-Marchetti.

didòNel 1959 è nominato segretario generale della Camera del lavoro di Varese e provincia, incarico che lascerà tre anni più tardi per trasferirsi, da vicesegretario nazionale della Cgil, a Roma. Eletto segretario nazionale della confederazione al congresso di Livorno nel 1969, lascerà la Cgil dieci anni più tardi, per candidarsi (era il giugno 1979) alle elezioni per il Parlamento europeo.
Nella biografia di Mario Didò l’elezione all’Europarlamento (con111.555 preferenze) costituisce di fatto l’approdo naturale di un percorso intellettuale, politico e sindacale sempre attento alle trasformazioni del mondo del lavoro e alla dimensione sovranazionale dei processi politici, economici e sociali.
“Didò è senza alcun dubbio da annoverare tra le figure che diedero forma alla Cgil – dice di lui Susanna Camusso -. Sebbene, nei primi anni del dopoguerra non in un ruolo di primo piano, seppe dare, una volta entrato a far parte degli organismi dirigenti nazionali, un’impronta indelebile, in particolare alla politica estera della confederazione, alla costruzione di un sindacalismo europeo e di un’Europa politica e sociale”.

“Mario Didò apparteneva a una specie preziosa, che purtroppo è ormai quasi interamente estinta – è l’opinione di Giuliano Amato -. Era la specie di coloro che si venivano preparando e poi specializzando nella cura degli interessi collettivi attraverso una sequenza di esperienze, che cominciavano negli anni giovanili sulluogo di lavoro, poi proseguivano nel sindacato o nel partito, quindi nelle cariche elettive, prima a livello locale, poi in sede nazionale e, quando arrivò l’Europa, anche europea”.
“Appassionato combattente per la causa dell’Europa unita e del socialismo europeo”, lo ha definito nel 2007 in occasione della sua scomparsa – restituendo alla sua immagine quattro parole di sintesi perfetta – Giorgio Napolitano, che aveva conosciuto Didò da vicino nell’Assemblea di Strasburgo.

Per Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera, “Mario Didò fu la bussola nel partito per noi più giovani di lui e che con passione ci occupavamo di temi europei. Mario concluse il suo mandato di parlamentare europeo nel 1994, io gli succedetti dieci anni dopo e potei verificare quanto continuasse ad essere riconosciuto a distanza di anni come figura qualificata del socialismo italiano in Europa”.

“Il convegno a lui dedicato – spiega la figlia Monica – non rappresenta una semplice occasione commemorativa e nasce con l’obiettivo di verificare se le istituzioni europee possano proporre una politica sociale valida o se altrimenti risulti indispensabile rivedere tali strutture, le stesse nelle quali mio padre ha militato, migliorandone l’efficienza, la cooperazione e le politiche”.

(Fonte AGI)