Biotestamento, al via la discussione generale

biotestamentoAl via nell’Aula della Camera la discussione generale sul complesso degli emendamenti al ddl sul testamento biologico (dat). Molti gli iscritti a parlare sono quasi trenta. E’ prevedibile, dunque, che nella seduta di oggi nessun emendamento venga votato e che tutto slitti ad aprile, quando i tempi di esame del provvedimento saranno contingentati.

Locatelli: il Paese chiede la legge
“Il nostro Paese ha bisogno di questa legge, e ci vengono segnali chiari da una opinione pubblica sempre più informata e sempre più impaziente. Non possiamo aspettare oltre, sarebbe un altro schiaffo nei confronti dei cittadini, quelli che ancora ripongono un po’ di fiducia in noi”. Lo ha detto Pia Locatelli, coordinatrice dell’Intergruppo per il fine vita e capogruppo Psi alla Camera, intervenendo nella discussione . “Chi si oppone a questo testo sembra essere cieco e sordo di fronte alle richieste dell’80% dei cittadini che, secondo gli ultimi sondaggi, e delle cittadine chiede il diritto di scegliere sul fine vita. La società civile, le sentenze della magistratura, i medici e le strutture ospedaliere, sono molto più avanti, e in molti casi mettono già in atto quanto ci accingiamo a legiferare. Mi auguro che i due principali partiti PD e 5 Stelle su questo testo restino uniti, per tutto il suo iter, senza fare ulteriori concessioni e senza tirarsi indietro, a dimostrazione che sui temi etici maggioranza e opposizione possono lavorare insieme per il bene del Paese”.

Le norme del ddl sul biotestamento “ci vanno bene. Tenteremo di migliorarle. Non potremo accettare deragliamenti dagli assi fondamentali di questa legge” ha detto nell’Aula della Camera Pierluigi Bersani (Mdp) Bersani spiega: “Ci saranno sempre dei casi che una legge non può risolvere. In quei casi in ultima analisi la sola soluzione: assistito dalla scienza, decide l’amore”.

Cicchitto, voterò si’ in dissenso dal gruppo
Fabrizio Cicchitto, di Alternativa Popolare, voterà in dissenso dal proprio gruppo. Cicchitto Interverrà in aula sul complesso degli emendamenti e rileva – si legge in una nota – che sul tema delle disposizioni anticipate di trattamento non esiste disciplina di partito per cui, in dissenso con il suo gruppo, egli è “favorevole alla legge nella sua stesura attuale, tranne possibili emendamenti migliorativi. Il testo unificato della legge è ispirato a buonsenso, umanità, e alla parziale facoltà di potere intervenire anticipatamente sulla conclusione della propria esistenza qualora non si sia più in condizione di intendere e volere. Per questo le dat devono essere vincolanti per il medico il cui ruolo non è affatto umiliato. La legge è ispirata a fondamentali principi di libertà espressi anche dall’articolo 32 della Costituzione”.

Violenza donne. Locatelli: “Serve prevenzione”

Domestic Violence

I dati dell’Istat sono stati presentati al convegno scientifico “La violenza sulle donne: i dati e gli strumenti per la valutazione della violenza di genere” portano alla luce dati catastrofici per quanto riguarda la violenza di genere. In Italia sono oltre 8,3 milioni le donne vittime di violenza psicologica, afferma l’Istat, secondo cui 4,5 milioni di connazionali hanno subito, nell’arco della propria vita, atti sessuali degradanti e umilianti, rapporti non desiderati e subiti come violenza, abusi o molestie fisiche sessuali gravi come stupri (653mila) e tentati stupri (746mila). Il 20,2% delle donne tra i 16 e i 70 anni (4,3 milioni) è stata invece vittima di violenza fisica, minacce, schiaffi, pugni, calci.
Lo scenario evidenziato dai numeri è impietoso: le donne non solo vittime soltanto di violenza fisica, ma anche di svalutazione e sottomissione. Se il 31,5% delle italiane ha subito nella propria vita una forma di violenza fisica o sessuale (il 13,6% da parte del partner o dell’ex), l'”asimmetria di potere” può sfociare anche in gravi forme di limitazione, controllo fisico, psicologico ed economico.
“I dati diffusi dall’Istat sulla violenza sulle donne, accompagnati dai recenti fatti di cronaca, destano gravissima preoccupazione. Il fenomeno è molto più diffuso di quanto si creda, soprattutto per quanto riguarda le violenze minori e le violenze psicologiche che riguardano ben il 40,4% delle donne”. Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera e presidente del Comitato Diritti umani. “Non servono nuove leggi, né, come propone qualcuno, un inasprimento delle pene. L’aspetto punitivo non risolve il problema: la nostra priorità non è che gli assassini vadano in galera, ma che non vi siano più femminicidi e violenze sulle donne. Da qui la necessità di stanziare risorse per sviluppare politiche di prevenzione, che nonostante la gravità del fenomeno stanno portando dei risultati, per sostenere servizi e centri antiviolenza e per svolgere un’azione educativa che parta dalle scuole e che non trascuri nessun aspetto a cominciare dal linguaggio che non deve essere sessista”.

Terremoto, Pastorelli: “Dl non basta. Ora altre misure”

Terremoto AmatricePrima dell’estate arriveranno altri fondi europei per ricostruzione delle zone colpite dal sisma dello scorso anno. E questa è una buona notizia, annunciata dal commissario Ue agli Aiuti umanitari. Anche se la quantità dei fondi non è ancora saputa. Invece sul fronte interno, finito l’esame degli emendamenti e degli ordini del giorno, è stato approvato alla Camera il decreto terremoto con 201
voti a favore, 16 contrari e 56 astenuti, e ora passa al Senato.  Gli emendamenti socialisti per la creazione di zone economiche speciali non è stata approvata. Sono stati infatti respinti gli emendamenti che andavano in questo senso.

“Con il terzo decreto legge il Governo compie un piccolo passo nella giusta direzione, mettendo in campo un pacchetto di misure volto a semplificare le procedure per la ricostruzione, a ridurre o, in certi casi, a sospendere la pressione fiscale sulle popolazioni interessate, nonché ad adeguare le discipline adottate nei mesi dell’emergenza alle esigenze emerse nel corso della loro applicazione”. Ha detto il deputato socialista Oreste Pastorelli autore degli emendamenti. Pastorelli non nasconde la propria delusione per la mancata occasione di dare ossigeno a un territorio sofferente. “Sarebbe stato decisivo in questo momento – ha infatti aggiunto nella sua dichiarazione di voto – dare un segnale forte anche alle imprese e agli artigiani che operano all’interno del cratere”. “Rispetto a questi soggetti – ha proseguito parlamentare socialista – continuo a ritenere che la risposta migliore debba essere l’istituzione di una Zona Economica Speciale, all’interno della quale il fisco venga sensibilmente ridotto e rimodulato. Avevamo presentato degli emendamenti in questo senso, che prevedevano l’esenzione totale dalle imposte per imprese e famiglie. Il Governo, però, li ha respinti tutti. Nell’esprimere il nostro apprezzamento al decreto, ci preme quindi sottolineare come il decreto debba essere solo la prima tappa di un lungo percorso che dovrà portare a misure più strutturali e risolutive di quelle messe in campo sino ad oggi”.

Un esito che lascia del rammarico. Anche altri emendamenti come ad esempio quello per l’esenzione del pagamento SIAE per tutte le manifestazioni locali organizzate nei territori del cratere e l’istituzione di un piano di rafforzamento del trasporto pubblico locale al fine di favorire la ripresa economica ed il rilancio delle attività, sono stati respinti. “Davvero un’occasione sprecata – ha commentato ancora Pastrorelli – alla quale auspico venga posto rimedio nei prossimi provvedimenti annunciati dall’Esecutivo”.

L’intervento di Pia Locatelli, presidente del gruppo Psi, al Congresso straordinario di Roma

Care compagne, cari compagni
non è passato un anno dallo scorso congresso di Salerno e oggi ci troviamo di nuovo qui anche per le azioni di quanti preferiscono fare opposizione nelle pagine dei social network e nelle aule dei tribunali.
Una brutta pagina che ha rischiato di infangare ancora una volta la nostra storia e che fa un torto a quanti nel partito a livello nazionale e a livello locale hanno continuato a lavorare tra mille difficoltà.
Lo scorso anno ho aperto il mio intervento al congresso ribadendo che questa è la mia casa, la mia famiglia e ricordando che nelle famiglie si litiga, si discute, si esprimono opinioni diverse, ma c’è poi un legame più forte e profondo che ti fa restare. E mi sono rivolta in maniera critica a quei compagni assenti che avevano preferito l’Aventino al confronto.
Ancora una volta hanno preferito l’assenza e temo ormai che la rottura sia insanabile.
Qualcuno ha parlato di una sorta di congresso “riparatore” che come tale potrebbe sembrare destinato solo a ribadire quanto deciso lo scorso aprile a Salerno.
Qualcuno ha lamentato che c’è solo una mozione in discussione, ma io chiedo a tutti coloro che hanno sollevato questa critica, cosa e chi ha impedito loro di raccogliere le firme e presentare una mozione alternativa. Perché solo commenti su Facebook? Per fortuna noi siamo ancora un partito dove le decisioni non vengono prese a colpi di clik e di “mi piace”.

Detto questo vorrei cercare di dare un contributo per far sì che questo Congresso non sia un atto dovuto, ma fornisca risposte su quello che sarà il nostro futuro.

Lo scenario rispetto a un anno fa è profondamente cambiato: ci siamo lasciati con il leader del Pd e Presidente del Consiglio che pensava di vincere il referendum costituzionale e uscirne rafforzato, e ci ritroviamo invece con il maggior partito di maggioranza in grande difficolta.
E’ chiaro che non bastano slogan e tweet.
E’ chiaro che non ce la si cava scaricando le colpe su gufi e frenatori.
Serve lavoro di squadra, serietà, competenze, ascolto e dialogo anche con chi la pensa diversamente; anche un po’ di meritocrazia, anche di umiltà.

Dicevo che lo scenario è cambiato: la scissione del PD, la nascita di un nuovo partito a sinistra che ha raccolto anche pezzi di Sel, l’iniziativa di Pisapia, le primarie e il Congresso del Partito democratico rappresentano nuovi scenari con i quali dobbiamo per forza confrontarci. Tutte variabili di cui dovremo, dobbiamo per forza tener conto.

Le cose si stanno muovendo anche nei partiti di centro: penso al nuovo partito in fieri di Alfano e Cicchitto, le cui posizioni, mi riferisco a Cicchitto, soprattutto in tema di diritti civili e di politica estera, sono sempre più spesso vicine alle nostre.
E penso ai radicali, che sono il nostro vicino più naturale con il quale costruire alleanze. Con i Radicali abbiamo lavorato tantissimo in questa legislatura e ci hanno aiutato a portare avanti battaglie che hanno fatto dell’Italia un Paese più civile. Cito tre temi per tutti nei quali il nostro contributo è stato importante, anche determinante: divorzio breve, legge sulle unioni civili e legge sul testamento biologico.

Capisco che in questa situazione di totale incertezza e nell’incognita di quale sarà la legge elettorale con la quale andremo a votare, ormai credo il prossimo anno, sia difficile, se non impossibile prendere delle decisioni e delle direzioni.
E comprendo che su queste decisioni peserà inevitabilmente anche la ricerca di una strada per portare una presenza socialista in Parlamento.

Ma proprio perché la situazione è fluida sono convinta che non dobbiamo appiattirci su un’unica posizione e assecondarla in maniera acritica, ma guardare anche a cosa sta accadendo intorno, tenendo fermi i nostri principi, ma senza chiudere le porte ad altre possibili alleanze.

Purtroppo, la prospettiva che più mi piacerebbe – e sono sicura di non sbagliare se penso che piacerebbe anche a voi – quella di presentarci alle elezioni col nostro simbolo, assai difficilmente ci consentirebbe di tornare in Parlamento. Proporla vorrebbe dire dunque – realisticamente – prevedere di tornare a essere una forza extraparlamentare come fummo tra il 2008 e il 2013.

Abbiamo sostenuto con lealtà il Governo Renzi anche quando non condividevamo pienamente le sue scelte.
Lo abbiamo detto nei nostri interventi in Aula, perché un conto è essere alleati, un conto è essere sudditi. Non è il nostro caso.

Oggi sosteniamo convintamente il governo Gentiloni che sicuramente con un diverso stile, sta facendo un buon lavoro. Ma sono dell’opinione che questa lealtà non debba mai trasformarsi in un’alleanza scontata con il PD, qualunque sia il suo leader e qualunque cosa faccia.

Penso che su alcuni temi possiamo, e dobbiamo, marcare la differenza.
Ad esempio penso che dobbiamo cercare di spostare più a sinistra l’asse della maggioranza. La nostra richiesta in sede di fiducia al governo Gentiloni è stata in primis il contrasto alla povertà assoluta – sono un milione e 600 mila le famiglie in povertà assoluta – e alla povertà educativa, che colpisce un milione di minori, per i quali va spezzata la trasmissione intergenerazionale della povertà, perché, se sei povero da piccolo, è alto il rischio che tu lo sia da adulto.
E distinguerci, facendo sentire la nostra voce laica e riformista e dicendo anche dei ‘no’, quando non siamo d’accordo.

Vorrei che fosse ben chiara la distanza che a volte ci separa quando il Pd sembra rincorrere sul loro terreno i populisti, com’ è avvenuto ad es quando si è cercato di scaricare le nostre difficoltà a far quadrare i conti su fantomatici euroburocrati di Bruxelles. Non va bene l’austerità per principio, e so bene che ci sono quelli che dell’austerità hanno fatto e fanno una sorta di feticcio, ma non possiamo dimenticare che il nostro debito pubblico è pesante e non può dissolversi con un atto di fede nè tantomeno con un tweet.
Macron in Francia, rischia di vincere le elezioni presidenziali anche perché ostenta in faccia alla destra lepenista un europeismo convinto, non di facciata. Dobbiamo dire agli italiani che per il nostro Paese fuori dall’euro e dalla Ue c’è solo un baratro economico, politico e sociale. Poi discutiamo di quale Europa parliamo:
Le ricerche ci dicono che la maggioranza dei cittadini europei è eurocritica, non euroscettica.
E a proposito di critiche all’Europa di oggi: la gestione dei flussi migratori, che non può che essere europea perché la dimensione normale è quella!! Ne ho parlato in mille occasioni: un solo dato: tutta l’Europa invecchia e noi abbiamo bisogno di nuova linfa vitale che solo l’immigrazione ci può dare. Ci piaccia o non ci piaccia.

Non mi è mai piaciuta la sensazione di lisciare il pelo a giustizialisti e forcaioli, sostenendo in Parlamento leggi marcate da una certa vena di ‘populismo penale’, pensando così di conquistare qualche simpatia in un elettorato che storicamente, culturalmente, – e direi sentimentalmente – non ci è mai stato vicino e mai lo sarà.
Non serve a nulla lasciar intendere che è soprattutto l’Europa che ci tarpa le ali.
Non serve a nulla inseguire Grillo, Salvini, Meloni sul loro terreno.
Non serve a nulla cavalcare temi come l’abolizione dei vitalizi, – peraltro già avvenuta ben tre anni fa – oppure l’annosa questione degli stipendi dei parlamentari. Se si tratta di provvedimenti giusti, si portino in Aula e si votino, altrimenti meglio combattere il populismo a viso aperto

Non sono questi i voti della sinistra, non sono i nostri voti.
E soprattutto non sono i voti che voglio.
E lo dico anche ai nostri compagni perché ho letto molti commenti su questo tono. Compagni, non siamo noi quelli che lisciano il pelo al giustizialismo!!!

A proposito di parlarci guardandoci negli occhi, voglio raccontarvi una cosa che mi ha colpito e addolorato che mi è accaduta pochi giorni fa. Nel corso di una conferenza stampa ho incontrato un compagno che mi ha preso da parte e mi ha detto “Il partito non fa nulla sul testamento biologico”.
Ecco, mi sono cascate le braccia.
Il testamento biologico è il primo provvedimento che ho presentato in questa legislatura.
Ho dato vita e coordinato l’intergruppo per il testamento biologico con l’obiettivo di farlo calendarizzare .
Ho lavorato prima con Beppino Englaro per il testo di legge e recentemente con Mario Riccio e con l’Associazione Coscioni per presentare degli emendamenti al testo uscito dalla Commissione Affari sociali che ricalca in buona parte la nostra proposta.
Ho organizzato e partecipato a convegni sul tema in diverse città d’ Italia.
E un compagno, uno dei nostri, mi dice che non abbiamo fatto nulla!

Ecco allora io vorrei dire a voi, ai dirigenti, agli iscritti, che forse dovremmo ricominciare a informarci almeno su noi stessi.
Abbiamo un giornale, l’Avanti! che grazie a Mauro Del Bue e a due, ripeto due, soli redattori: Daniele Unfer e Teresa Olivieri, – che voglio ringraziare per il loro lavoro e la loro dedizione portati avanti con professionalità nonostante le difficoltà economiche – quotidianamente informa sul lavoro che facciamo in Parlamento.
Abbiamo un sito del Partito che riprende i nostri interventi e le nostre dichiarazioni. E dobbiamo dire grazie a Emanuele Pecheux e a Giada Fazzalari….
Grazie, davvero grazie!
Abbiamo i nostri siti personali e le nostre pagine Facebook che sono quotidianamente aggiornate.
Personalmente mando una newsletter tutte le settimane dove faccio il resoconto della mia attività. Ogni settimana!
Strumenti per informarsi e per sapere ce ne sono e vi invito a consultarli non per un riconoscimento personale, ma perché sono la testimonianza concreta che il partito, anche se piccolo, c’è, è vivo, e porta a casa dei risultati.
Siamo solo due, Oreste Pastorelli ed io, ma vi assicuro che alla Camera, forse perché riusciamo a intervenire su tutto o quasi, anche più volte nello stesso giorno, siamo stimati e tenuti in considerazione.

Siamo piccoli, non siamo inutili.

Non starò a ripetervi quanto abbiamo fatto nel corso della legislatura, cosa che feci nell’intervento a Salerno. Vi darò solo qualche breve flash di aggiornamento su questi ultimi mesi.
Come presidente del Comitato Diritti umani ho continuato a portare avanti iniziative di ascolto e di denuncia. Cito anche qui i tre casi più significativi: la Turchia, dove mi sono recata con una delegazione del PES per protestare contro gli arresti indiscriminati che hanno fatto seguito al fallito golpe; compresi 11 nostri compagni parlamentari del partito HDP dell’Internazionale Socialista.
L’Egitto sollevando il tema della opportunità di un rinvio del nostro ambasciatore al Cairo per vedere se questo cambio di rotta possa contribuire ad avere finalmente la verità sul caso Regeni.
E infine il riconoscimento del genocidio yazida per il quale abbiamo presentato una mozione accolta dal governo, e di cui i rappresentanti di questa comunità di un milione di persone erano informatissimi quando li abbiamo incontrati lo scorso mese in una missione di amicizia nel Kurdistan iracheno, a Lalish, loro centro spirituale, oltre che sede istituzionale. Proprio l’altro ieri ho chiesto al nostro ambasciatore alle Nazioni Unite di attivarsi in sede di Consiglio di Sicurezza di cui facciamo parte in questo 2017.
Sul fronte della politica estera in questi mesi abbiamo approvato definitivamente la legge sulle missioni internazionali che dà risalto al ruolo delle donne nella soluzione dei conflitti e nella costruzione della pace. Un ruolo reso sempre più indispensabile dai cambiamenti messi in atto nelle attuali guerre dove a essere maggiormente colpita e coinvolta è soprattutto la popolazione civile, donne e bambini. Per questo ho lavorato per far approvare nella legge di bilancio il finanziamento il piano d’azione previsto dalla risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza Onu su donne, pace e sicurezza (un milione per il 2017 e 500mila euro per il 2018 e il 2019).
Sui diritti civili ho parlato prima, mentre sull’impegno nei confronti delle popolazioni colpite dal terremoto e sulle iniziative ambientali, altri temi che ci hanno visto in prima linea, lascio che sia a parlarvene Oreste Pastorelli.

Per chiudere vorrei fare alcuni brevissimi cenni alla politica internazionale e alle prossime sfide del socialismo in Europa e nel mondo.
Queste sfide sono le stesse che ci attendono qui in Italia.
Al congresso dell’Internazionale Socialista che si è tenuto all’inizio del mese a Cartagena, dove sono stata eletta vicepresidente, non c’è stato solo il tema della pace e di come mantenerla una volta conquistata, ma anche dell’equità e della solidarietà.
L’ultimo decennio di una globalizzazione a cui sono stati tolti i freni, ha prodotto un gigantesco impoverimento delle classi medie in America e in Europa con un trasferimento di ricchezza in parte verso la Cina – vi è chiaro perché il primo ministro cinese Xi Jingping segretario del partito comunista cinese e presidente della Repubblica cinese, comunista, ha tessuto le lodi della globalizzazione? -in parte verso la cima della piramide sociale. È esploso il fenomeno dell’elusione fiscale, della ricerca dei paradisi fiscali dove nascondere incredibili ricchezze.
In Italia, ma nel resto del mondo industrializzato non ci sono molte differenze se non in meglio, nel 2016 l’1% deteneva il 25% dell’intera ricchezza nazionale.
E i miliardari sono aumentati di numero, 34.
E parliamo di quelli che dichiarano al fisco!
Nello stesso tempo sono raddoppiati gli italiani in povertà assoluta: 4 milioni e mezzo. Erano meno della metà nel 2005.
Una povertà che ha colpito di più le famiglie operaie, quelle con più figli e figlie, e i giovani e le giovani. Sì, proprio loro.
E allora perché ci stupiamo se si allontanano dalla politica e scelgono la protesta?
E questo elemento ci porta all’altro nodo chiave dei nostri giorni, la disoccupazione.
Non basta aumentare i posti di lavoro – di un’inezia peraltro come ci dicono gli ultimi dati Istat – questi posti devono essere retribuiti dignitosamente, meglio se per lavori a tempo indeterminato.
Solo così si dà fiducia vera e si riapre il mercato interno.
Per riequilibrare questa Italia servono risorse da investire in programmi di sviluppo e assistenza.
Anticipo la vostra domanda: dove prendere queste risorse?
No, non nella flessibilità, parola elegante che nasconde una indicibile verità, ovvero fare altri debiti sulle spalle delle generazioni future.
Dobbiamo concretizzare il concetto di equità e far rispettare l’art.53 della nostra Costituzione: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.
Dunque facciamo una battaglia seria contro l’evasione. Non mandiamo brutti segnali come l’innalzamento all’uso del contante che autorizzano a pensare che lo Stato è pronto a chiudere un occhio o anche tutti e due.
Ecco, vi ho sintetizzato la mia filosofia di quello che dovrebbe essere un programma di sinistra, dei socialisti e delle socialiste.
Libertà, sviluppo e soprattutto giustizia sociale e giustizia fiscale.
Da qui ripartirei. E da una nuova Europa, dagli Stati Uniti d’Europa, ancora tutti da costruire dopo sessant’anni dalla firma dei trattati di Roma. Ripartiamo da qui.
Con vision verso il futuro e realismo delle radici (Intini).

CONGRESSO STRAORDINARIO

apre

Quello che inizia al Marriott di Roma è un congresso straordinario del Psi, reso necessario per mettere in sicurezza il partito dopo la sospensiva (non la sentenza, che purtroppo è destinata a tardare) del tribunale a seguito del ricorso di alcuni socialisti. Ma può diventare uno straordinario congresso se verrà riempito di idee, di proposte, di confronti utili e costruttivi. Le idee che mi auguro saranno al centro della due giorni di Roma dovranno rispondere innanzitutto alla esigenza di difendere una storia oggi cancellata e non mi riferisco solo a quella degli anni ottanta, cancellazione di una violenza inusitata e alla quale si sono colpevolmente adoperati quasi tutti i soggetti della seconda repubblica mai nata. Siamo un partito storico e identitario, l’unico, per quanto piccolo, rimasto in piedi. E a noi soprattutto spetta il compito di rinverdire e diffondere la storia del socialismo italiano. Non si può infatti essere socialisti europei, vedasi il Pd, democratici in Italia e dotati di una tradizione comunista e democristiana.

L’esigenza politica parte di qui. La fine del Pd uno potrebbe consentire la nascita del Pd due coi radicali, non solo la Bonino, i Verdi, i laici. Un Pd che superi il suo carattere post comunista, in parte attenuato dalla scissione di Dp, e post democristiano e acquisisca anche caratteri liberalsocialisti non è per ora all’orizzonte. Altro non vedo che un’intesa sempre più stretta nell’area socialista, aperta a tutti i socialisti sia ben chiaro, radicale e ambientalista che si proponga con un programma innovativo ed eventualmente si apra anche al cosiddetto campo progressista di Pisapia, che però pare oggi una sorta di araba fenice: che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa. Poi i contenuti, che già le tesi espongono con chiarezza. Parlo dell’Assemblea costituente che è pero più lontana e non più vicina dopo la bocciatura della riforma costituzionale, la cogestione sul modello tedesco, un piano massiccio di opere pubbliche in particolare rivolto alla messa in sicurezza del nostro territorio, sulla quale si sta impegnando l’on. Pastorelli, e che transitoriamente ci porti anche fuori dai parametri europei rientrandovi anche grazie a un Pil al 2 per cento e a una disoccupazione in media con l’Europa.

Poi i diritti civili, in particolare la legge sul fine vita sulla quale in prima fila si trova oggi la nostra Pia Locatelli, vice presidente dell’Internazionale socialista, ma anche la proposta di amnistia finanziaria relativa ad alcune categorie oggi segnalate dalla Centrale rischi delle Banche, proposta quest’ultima già depositata dal sen. Buemi, su sollecitazione della associazione Interessi comuni e non da ultima la legge per la separazione delle carriere dei magistrati e lo sdoppiamento del Csm, sulla base di una vecchia proposta della Rosa nel pugno rilanciata in questi giorni dalla Marianna di Giovanni Negri. L’associazione musulmani laici, in prima fila nel combattere l’integralismo e non solo la violenza, sarà con noi, dopo la sua separazione dal Pd e questo non può che inorgoglirsi. La sua presidente e la sua vice si sono iscritte al Psi. Su tutto questo ci confronteremo coi nostri ospiti, dalla Bonino a Turco, da Negri a Cicchitto, da Bonelli a tutti gli altri. Il congresso sarà straordinario se sarà una fucina d’idee e di proposte e una grande e stimolante occasione di confronto. Dipende, soprattutto, da noi.

Biotestamento. Non sia una tela di Penelope senza fine

aula vuota 2In un’aula semivuota, il biotestamento è approdato in Parlamento. Ovvero la proposta di legge sul consenso informato e le dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari. Si tratta di un provvedimento che ha subito diversi stop and go in commissione, non solo per l’ostruzionismo messo in atto da alcune forze politiche, prima fra tutte la Lega che ha già preannunciato battaglia in Aula, ma anche a causa delle divisioni interne alla stessa maggioranza di governo.

Sono passati quasi otto anni dalla morte di Eluana Englaro e una settimana da quella di Dj Fabo. E’ tempo di arrivare a una conclusione. Ma in Italia sono temi questi di cui non è facile discutere. In un’Aula vergognosamente deserta, dopo 4 ore di discussione generale, il presidente di turno, Roberto Giachetti, ha dichiarato che sono state depositate 2 questioni pregiudiziali, presentate dal Ap e dalla Lega Nord, e 4 richieste di sospensiva: 2 depositate dalla Lega, una da Fdi e una da democrazia solidale-centro democratico.

“Attenzione a non trasformare il testo della legge sulle disposizioni anticipate di trattamento, così come uscito dalla Commissione, in una sorta di tela di Penelope che non vede mai la fine”. Ha affermato Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera. “Tutto è perfettibile – ha proseguito Locatelli coordinatrice dell’intergruppo per il ‘fine vita’ – anche il testo del disegno di legge sul testamento biologico che oggi approda in Aula, ma bisogna anche essere consapevoli del rischio che voto dopo voto, nel rimpallo tra Camera e Senato, la legge con la fine della legislatura resti appesa nel nulla e questa non è sicuramente la volontà degli italiani”.

Le resistente dei centristi sui temi che riguardano i diritti civili sono sempre più forti. Soprattutto quando gli equilibri politici non sono troppo solidi e quindi la capacità contrattuale diventa più forte. “È vergognoso – ha affermato la portavoce del Psi Maria Cristina Pisani – vedere la Camera completamente vuota per la discussione sul ddl biotestamento: solo 20 deputati presenti per il dibattito sul decreto. Ed è ancora più imbarazzante leggere in queste ore dichiarazioni o prese di posizioni sulle agenzie stampa. Sono solo chiacchiere da bar. Chi ha l’onore di rappresentare i cittadini in Parlamento ha l’obbligo morale prima che politico di riportare quelle posizioni in Aula. Soprattutto quando in discussione sono i diritti dei singoli cittadini.”

Per il capogruppo Pd alla camera Ettore Rosato quello sul testamento biologico “è un dibattito che non si è mai riusciti a portare in Parlamento, stavolta ci siamo riusciti, e sono convinto che alla Camera ce la faremo”. Ma poi c’è il Senato dove tutto è ancora più complicato.

Edoardo Gianelli

TUTTI INCLUSI

povertà1“Approvata la legge sulla povertà. Un passo avanti per venire incontro alle famiglie in difficoltà. Impegno sociale priorità del Governo”. Lo scrive su twitter il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, commentando l’approvazione definitiva, da parte del Senato, del disegno di legge delega per il contrasto della povertà che introduce il reddito di inclusione. I sì sono stati 138, 71 i no, gli astenuti 21. Contrari i 5 Stelle che con il loro voto contrario confermano il rifiuto pregiudiziale di offrire un contributo costruttivo ai lavori parlamentari. Anche sui provvedimenti che riguardano le fasce più disagiate della società.

L’articolo unico del ddl, che è collegato alla manovra finanziaria, delega il governo ad adottare entro sei mesi più decreti legislativi per introdurre una misura di contrasto della povertà assoluta, denominata reddito di inclusione. Per riordinare le prestazioni di natura assistenziale e per rafforzare e coordinare gli interventi dei servizi sociali garantendo in tutto il territorio nazionale i livelli essenziali delle prestazioni.

Entusiasta il Ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti,  per  il quale con questo passaggio “si compie un passo storico: per la prima volta il nostro Paese si dota di uno strumento nazionale e strutturale di contrasto alla povertà. Il Reddito di inclusione (REI) ci consente di introdurre progressivamente una misura universale fondata sull’esistenza di una condizione di bisogno economico e non più sull’appartenenza a particolari categorie (anziani, disoccupati, disabili, genitori soli, ecc.)”. “Il REI – prosegue il ministro – rappresenta il pilastro fondamentale del Piano nazionale per la lotta alla povertà e colma un vuoto annoso nel sistema italiano di protezione degli individui a basso reddito, che ci vedeva come l’unico Paese, insieme alla Grecia, privo di una misura strutturale di contrasto alla povertà”.

La proposta, sottolinea il segretario del Psi Riccardo Nencini, “ricorda da vicino la proposta fatta in Campania dai socialisti guidati da Fausto Corace. Una bella giornata”.

Per Pia Locatelli, presidente del gruppo Psi alla Camera, questo è un provvedimento con il quale si fa un “passo nella direzione giusta: lo facciamo certo in maniera insufficiente e selettiva, lo facciamo in ritardo, ultimi, insieme alla Grecia, a prevedere questa misura, ma per la prima volta ci andiamo a dotare di uno strumento di contrasto alla povertà assoluta, non più in forma sperimentale o provvisoria. Chi legifera – ha aggiunto – deve fare i conti con le risorse a disposizione e questa è una proposta realistica e attuabile da subito: una base di partenza che in futuro potrà essere, ci auguriamo, incrementata”.

“Per la prima volta in Italia – aggiunge il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro – esiste una misura universale di contrasto alla povertà. Non è solo un dovere nei confronti dei nostri connazionali più in difficoltà, ma anche la conferma della priorità data dal Governo ai temi sociali”. “La legge delega contiene già in sé la previsione di un’estensione della misura, sia in termini di risorse economiche che del numero dei beneficiari. Si tratta quindi di un primo, per quanto fondamentale passo, al quale dare concretezza approvando rapidamente i decreti legislativi”, conclude Finocchiaro.

Il reddito di inclusione è previsto per 400mila famiglie che avranno circa 500 euro al mese. Il via libera definitivo di Palazzo Madama al ddl introduce il reddito di inclusione: una norma che, di fatto, farà partire il Piano nazionale contro la povertà, che quest’anno conterà su una dote di 1,6 miliardi che diventeranno strutturali e pari a 1,8 miliardi dal 2018. Si tratta della prima misura nazionale destinata ad assicurare un sostegno economico al 24,5% dei nuclei familiari che risultano al di sotto della soglia di povertà. Tra gli obiettivi, il riordino delle misure per l’assistenza agli indigenti e l’introduzione del reddito di inclusione (Rei), finalizzato a sostenere le famiglie in povertà assoluta.

Il reddito di inclusione prenderà il posto del Sia, il sostegno per l’inclusione attiva sotto forma di carta prepagata, operativo da settembre 2016, che finora ha raggiunto circa 65 mila famiglie per un totale di 250 mila persone. A breve sarà emanato un decreto del ministero del Lavoro che amplierà la platea di beneficiari raggiungendo oltre 400 mila nuclei familiari, per un totale di 1 milione e 770 mila persone, e eleverà da 400 a 480 euro il tetto massimo.

Il Rei è uno strumento che verrà caratterizzato come livello essenziale di prestazione e che sarà dunque unico a livello nazionale e soggetto a un monitoraggio stretto da parte di una “cabina di regia” nazionale. La misura è articolata in un beneficio economico e in una componente di servizi alla persona, assicurati dalla rete dei servizi e degli interventi sociali. Per la componente economica, è previsto un limite di durata, con possibilità di rinnovo, subordinato alla verifica del persistere dei requisiti, ai fini del completamento o della ridefinizione del percorso previsto dal progetto personalizzato.

Sarà il decreto attuativo a stabilire la soglia del sostegno e se sarà erogato sotto forma di carta prepagata o in altre modalità.  A fine 2017 il Rei dovrebbe arrivare a una prima platea di 400mila  famiglie e avere un valore simile al Sia: fino a un massimo di 480  euro al mese.

Uno strumento certamente innovativo, ma per la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, “bisogna fare ancora molto di più per alleviare la condizione drammatica di tante famiglie italiane che vivono in condizioni di povertà assoluta e promuovere il reinserimento nella società e nel mondo del lavoro di coloro che ne sono oggi esclusi”.

Edoardo Gianelli

Yazidi, il genocidio dimenticato

yazidiGli yazidi, minoranza religiosa che vive prevalentemente nel nord dell’Iraq al confine con la Siria, sono stati vittime di uno dei peggiori crimini perpetrati da Daesh. Tutto è iniziato con la conquista di Sinjar il 3 agosto 2014. Un genocidio denunciato anche dall’Onu. Rischiano la vita 400mila persone che vivono tra Siria e Iraq e che praticano un culto religioso né cristiano né islamico e vero i quali i soprusi dell’Isis sono costanti. .
Gli Yazidi sono una comunità millenaria. Migliaia di loro che non sono riusciti a fuggire all’avanzata dello Stato Islamico in Iraq nell’estate del 2014 sono stati catturati. Molti di quelli che sono fuggiti hanno scelto un esilio definitivo in Europa o negli Stati Uniti, ma la maggior parte ha cercato rifugio nel Kurdistan iracheno, accolti in numerosi campi profughi.

Pia Locatelli, presidente del gruppo dei Socialisti alla Camera, è intervenuta sulla questione nel corso del Question Time con il Ministro Alfano, chiedendo l’impegno del governo per il riconoscimento del genocidio. “Il 27 settembre scorso questa Camera – ha detto Pia Locatelli – ha approvato due mozioni che impegnavano il Governo a promuovere, nelle competenti sedi internazionali, ogni iniziativa per il riconoscimento del genocidio yazida e per assicurare i responsabili di questi crimini alla giurisdizione della Corte penale internazionale. Gli yazidi, come sappiamo perché ne abbiamo parlato in quest’Aula, sono un’etnia antichissima, linguisticamente di ceppo curdo, la cui identità è definita dalla professione di una fede preislamica. Nell’agosto 2014, quando Daesh prese il sopravvento nella regione al confine tra Siria ed Iraq, la popolazione yazida, che vive per lo più nella regione e nella provincia di Sinjar, ha subito persecuzioni, violenze e massacri: migliaia di uomini e donne massacrati, migliaia di donne e ragazzi yazidi ridotti in schiavitù. Chiaramente – ha concluso – non potevamo rimanere inerti e inattivi e, di fronte a questa tragedia, abbiamo chiesto al Governo di impegnarsi per il riconoscimento del genocidio e per assicurare i responsabili di questi odiosi crimini alla Corte penale internazionale. Sono passati 160 giorni; chiediamo di sapere che cosa il Governo abbia fatto nel frattempo”.

8 marzo, Locatelli: “Ancora discriminazioni sul lavoro”

donne-e-lavoro-in-fabbrica-814321L’8 marzo non è solo una data celebrativa, ma ci porta a riflettere su quanta strada ci sia ancora da fare per l’Italia sulla discriminazione femminile.
Per quanto riguarda la crisi, a pagare sono soprattutto le donne che subiscono maggiormente i fenomeni di precarietà e instabilità occupazionale e lavorativa. Nell’edizione 2016 del Global Gender Gap Report, la classifica sulla parità di genere redatta annualmente dal World Economic Forum (Wef), l’Italia è cinquantesima su 140 paesi analizzati. Se però il nostro Paese si colloca abbastanza bene negli indicatori legati alla salute e all’istruzione, e anche nella partecipazione alla vita politica segna importanti passi avanti, il tasto dolente è proprio quello dell’economia al femminile: limitandoci a quest’area scivoliamo al 117mo posto su 140, alle spalle di Bosnia ed Erzegovina, Cuba, Nepal e Costa d’Avorio. La situazione è addirittura peggiorata rispetto a dieci anni fa, quando ci collocavamo all’87mo posto. Secondo il World Economic Forum, sono gli stipendi il punto davvero critico nel nostro cammino per la parità tra uomo e donna. I dati raccolti dall’Istat lo confermano. In Italia la retribuzione media delle donne è di 13 euro all’ora, mentre quella degli uomini è di 14,8 euro, con un differenziale del -12,2 per cento. In Europa I’ltalia è ancora maglia nera per il gap tra gli stipendi a parità di mansioni tra uomini e donne. Una manager italiana guadagna il 33,5% in memo rispetto al suo collega uomo, nonostante poi il titolo di studio: una donna laureata in media percepisce 16,1 euro l’ora, contro i 23,2 di un uomo laureato.
“In Italia abbiamo fatto molti passi avanti verso la parità di genere, ma resta ancora una forte discriminazione soprattutto nel mondo del lavoro, soprattutto aziendale. Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo Psi alla Camera e presidente onoraria dell’Internazionale Socialista Donne. “Le donne vengono retribuite meno degli uomini, raramente raggiungono posizioni di vertice, sono costrette a conciliare i tempi di lavoro produttivo con quelli di cura della famiglia senza grande attenzione da parte delle aziende per facilitare la conciliazione. Non solo, le donne pagano più degli uomini per acquistare gli stessi prodotti. Non c’è solo lo scandalo degli assorbenti considerati beni di lusso e quindi tassati con un Iva al 22%, ma anche quello di prodotti di uso quotidiano, dagli shampoo ai rasoi usa getta, che se indirizzati alla donne hanno prezzi più elevati. In questo 8 marzo che vede la mobilitazione delle donne di tutto il mondo contro la violenza e non solo, vorrei che le aziende mettessero da parte i fiumi di retorica e cominciassero a fare qualcosa di concreto”.

Eutanasia, dal Psi una proposta per la depenalizzazione

cappato gran fico“La legge sul testamento biologico in discussione alla Camera non ha nulla a che vedere con l’eutanasia, ma la partecipazione suscitata dalla recente vicenda di Fabo ci dicono che l’opinione pubblica e i cittadini vogliono risposte anche su questo tema. Per questo abbiamo deciso di presentare una proposta di legge che preveda la depenalizzazione per l’eutanasia e per l’aiuto al suicidio”, lo ha annunciato Pia Locatelli intervenendo ai lavori dell’intergruppo per il fine vita di cui è coordinatrice.
È tutto pronto per lunedì prossimo, 13 marzo, quando alla Camera dei Deputati inizierà la discussione sulla proposta di legge che riguarda il “fine vita”, ovvero il testamento biologico. Per questo oggi si è riunito, su iniziativa dell’Associazione Luca Coscioni, l’Intergruppo parlamentare che ha elaborato la Pdl sul testamento biologico.
La proposta di legge sulla legalizzazione del testamento biologico e dell’eutanasia giace alla Camera, nonostante il clamore suscitato dai media dopo il caso di Dj Fabo.
Presenti Marco Cappato, Tesoriere Associazione Luca Coscioni; Mina Welby, Co Presidente Associazione Luca Coscioni; Filomena Gallo; Pia Locatelli; Maria Amato; Gabriella Giammanco; Stella Bianchi; Silvia Giordano; Gea Schirò; Matteo Mantero; Alessandro Zan; Marco Perduca.
Nonostante le numerose iniziative e la mobilitazione dell’opinione pubblica, la legge si e trovata più volte di fronte a un muro, per questo Marco Cappato ha invitato a “evitare che la paura del compromesso, porti a rimandare la discussione”. Inoltre la colpa non può essere nemmeno più addebitata come una volta alla Chiesa o alla destra del Paese, così come ha fatto notare Gabriella Giammanco, Forza Italia: “Ora che persino la Chiesa ha aperto le sue porte a Dj Fabo, dimostrando sensibilità nei confronti della sua drammatica vicenda, il Parlamento deve uscire da anni di immobilismo e dare il via libera al provvedimento sul testamento biologico” e aggiunge: “Non possiamo più permetterci di rimanere indifferenti davanti a quei cittadini che, al termine della loro malattia o affetti da patologie incurabili e profondamente debilitanti, vogliono affermare la propria libertà di scegliere di porre fine alla loro sofferenza. Ritengo che sia doveroso tutelare la dignità del malato e il suo diritto all’autodeterminazione e, in ogni caso, di fronte al provvedimento in questione, che investe profondamente la coscienza di ognuno di noi, rivendico la libertà di coscienza che dovrebbe essere riconosciuta a ciascun parlamentare dal gruppo politico di appartenenza” conclude Giammanco.
Come ha fatto notare poi anche Alessandro Zan, e anche altri deputati, questa proposta non sarà la migliore, ma “è un passo avanti, si tratta come nelle unioni civili di una mediazione”.
In quei casi per anni è stata la magistratura a decidere al posto della politica, ma ci sono diversi ostacoli evidenziati in primis da Cappato e messi in rilievo anche da Pia Locatelli: “Potrebbero crearsi equivoci per quanto riguarda la confusione tra testamento biologico ed eutanasia che sono due cose diverse e c’è il rischio che qualcuno lo strumentalizzi”. Non ultimo il rischio che la legge non arrivi al traguardo a causa del ping pong tra Camera e Senato, di ulteriori emendamenti e della legislatura agli sgoccioli.