NESSUN OSTACOLO

bergoglio disabiliSul fine vita arriva un segnale importante dal Pontefice che apre ancora di più a una legge erroneamente considerata intralciata dalla Chiesa romana. “Gli interventi sul corpo umano diventano sempre più efficaci, ma non sempre sono risolutivi: possono sostenere funzioni biologiche divenute insufficienti, o addirittura sostituirle, ma questo non equivale a promuovere la salute. Occorre quindi un supplemento di saggezza, perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona”. È quanto afferma Papa Francesco nel messaggio inviato questa mattina al Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, monsignor Vincenzo Paglia, e a tutti i partecipanti al meeting della World Medical Association sulle questioni del cosiddetto “fine-vita”, organizzato presso l’Aula Vecchia del Sinodo in Vaticano. Parole importanti dal Pontefice che rimettono in primo piano la ‘dignità del malato’. “D’altra parte – ricorda Papa Francesco – oggi è anche possibile protrarre la vita in condizioni che in passato non si potevano neanche immaginare”. Per questo la richiesta di un “supplemento di saggezza” e la rinuncia ai mezzi terapeutici quando non c’è proporzionalità.
Il nostro Paese è ancora uno dei pochi dove manca una legge che garantisca il diritto di ciascuno a vedere rispettate le proprie volontà sull’interruzione delle cure, diritti violati per quanto riguarda il malato terminale.
Per il segretario del Psi, Riccardo Nencini, si tratta di parole rivoluzionarie: “Poco fa ho sentito parlare l’uomo Francesco. Non il papa. Parlo delle cure da somministrare quando la vita non ti sorride più da un bel pezzo, quando desideri altro, quando la morte è ogni giorno. Il linguaggio è scarno, diretto. Rivoluzionario”.
Aprendo alla possibilità di interrompere le cure, Papa Francesco lancia un messaggio ‘misericordioso’ verso i malati terminali e sdogana definitivamente l’idea che l’unico intralcio all’approvazione del biotestamento del disegno di legge sul consenso informato e sulle dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat) sia dovuto all’ostruzionismo degli ambienti cattolici.
“Non possiamo che essere d’accordo con le profonde riflessioni del Papa sul tema del fine vita: questa apertura non può che contribuire a far sì che la legge sul testamento biologico, già approvata dalla Camera, passi anche al Senato entro la fine della legislatura”. Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo PSI alla Camera e coordinatrice dell’Intergruppo per il fine vita. “Ci auguriamo che coloro che hanno ostacolato e stanno ostacolando in ogni modo l’approvazione della legge, accolgano le parole di Papa Francesco e lascino che anche l’Italia si doti di questo strumento di civiltà. A questo punto non ci sono più alibi”.
Nonostante i numerosi appelli, dai senatori, ai medici, fino ai sindaci, il testo è finito nel pantano delle contrattazioni pre elettorali delle coalizioni, anche se gli italiani sono ormai pronti per questa legge (oltre 122 mila cittadini firmatari). Lo ricorda bene la Portavoce del Psi, Maria Cristina Pisani: “Le parole di Papa Francesco sono straordinarie. Sul fronte dei diritti è riuscito a sdoganare, all’interno della Chiesa, battaglie che noi socialisti conduciamo da sempre, come quella sulla difesa della libertà di scelta e la dignità dell’essere umano”. La portavoce de socialisti ha poi puntualizzato: “Resta solo da liberare il Parlamento e chi fa la politica dei finti moralismi e dal bigottismo che impera in tutto il Paese così come in alcuni gruppi parlamentari” ha aggiunto Pisani che ricorda come “oggi il disegno di legge è ancora fermo al Senato. Siamo al termine della legislatura, i tempi sono stretti. Ci appelliamo a tutte le forze parlamentari affinché l’Italia, ultima in Europa, riconosca il diritto di ogni persona a decidere con dignità e autonomia sul proprio corpo, sulla propria vita e sul proprio fine vita. Una legge servirebbe proprio a questo. C’è ancora tempo e modo di approvarla”, ha concluso la portavoce socialista.
Tuttavia resta fermo il no di alcuni rappresentanti politici dell’ala conservatrice che non vede nessuna ‘apertura’ del Papa. “Prima di leggere nelle sue parole l’assenso all’autodeterminazione – afferma Maurizio Lupi, AP – come ho letto in alcune sintesi stampa, ci andrei cauto, e inviterei a leggerle fino in fondo, quando parla di dialogo con i medici, di prossimità responsabile, di amore e vicinanza, di cure palliative e dell’imperativo categorico di non abbandonare mai il malato. Sono parole che mi confermano nel mio no all’attuale legge sul Biotestamento, proprio perché in essa vedo una deriva eutanasica. Come dice il Papa, serve un supplemento di saggezza, più pacatezza nel discutere di questi temi, più riflessione e soluzioni normative il più possibile condivise”. Di tutt’altro avviso Fabrizio Cicchitto per il quale invece il Papa ha detto sul fine vita cose di grande buon senso che dovrebbero far riflettere anche alcuni cattolici”.
Sicuramente Papa Francesco non si è schierato per l’eutanasia, ma contro l’accanimento terapeutico, ed è già un passo importante. Marco Cappato infatti ricorda che in Italia “manca una legge persino sulla questione di minimo rispetto dei diritti del malato, garantiti anche dalla Costituzione, ma sistematicamente violati, che ora è stata posta anche dal Papa”.
“L’unica persona che può decidere quale sia il momento in cui le cure vanno abbandonate è il malato stesso – ovviamente sentito il medico e beneficiando del massimo di assistenza possibile – ed ha diritto a farlo nelle forme che garantiscano di ridurre al minimo la sofferenza”. Poi conclude: “Ecco perché è necessario legalizzare sia il testamento biologico, che l’interruzione delle terapie che l’eutanasia in senso stretto. L’approvazione della legge sul Biotestamento ferma al Senato sarebbe comunque un primo indispensabile passo avanti dopo 32 anni di inerzia parlamentare”.

Manovra: emendamento Psi per stabilizzare ricercatori

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Il Psi ha presentato un un emendamento alla Legge di Bilancio, depositato a prima firma del capogruppo socialista al Senato, Enrico Buemi. L’emendamento è volto a garantire un piano di superamento del precariato negli Enti Pubblici di Ricerca (EPR) vigilati dal Miur e prevede la possibilità di trasformare rapporti lavorativi a tempo determinato istituiti su fondi ordinari in contratti a tempo indeterminato, senza oneri aggiuntivi per la spesa pubblica. Non essendo stata consentita per anni un’adeguata pianificazione a medio-lungo termine delle attività di ricerca, il precariato rappresenta una barriera alla capacità di imporsi nel panorama della ricerca internazionale e allo sviluppo di un’economia basata sulla conoscenza. Stabilizzare il personale precario consentirebbe di invertire questa tendenza e di rilanciare il ruolo degli EPR.

IMG_1574L’emendamento è stato illustrato in una conferenza stampa a cui hanno partecipato, oltre a Buemi, Pia Locatelli, Capogruppo del Psi alla Camera dei deputati; Oreste Pastorelli, deputato e Tesoriere del Psi. È intervenuti anche una delegazione del gruppo PU-CNR composta da Marco Girolami, Danilo Durante, Principia Dardano, Giovanna Occhilupo.

L’emendamento alla legge di stabilità per stabilizzare i precari degli enti pubblici di ricerca presentato dai socialisti spinge per “ricollocare risorse essenziali alla creazione di condizioni sostenibili e dignitose di lavoro per le migliaia di lavoratori precari della ricerca”. “L’obiettivo – ha spiegato Buemi in conferenza stampa – è aprire un percorso per utilizzare risorse già esistenti nel settore. Vogliamo risolvere la problematica dei ricercatori precari, con un’estensione anche ai tecnologi”.

Sì, perché la platea di chi chiede una stabilizzazione potrebbe essere “anche più ampia. Alcuni, ad esempio, svolgono non un lavoro di ricerca, ma di supporto. Penso ai tecnici informatici ad esempio, o ai ricercatori inquadrati come amministrativi”. L’emendamento presentato costituisce un fondo per l’attuazione nel triennio 2018-2020 del piano di superamento del precariato. “Le risorse sono già previste- ha concluso Buemi- se poi ci fosse modo di aggiungerne altre…ma ci credo poco”.

L’emendamento, se approvato, sarebbe a costo zero perché utilizzerebbe la quota premiale del Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca. Verrebbero utilizzati 46,6 milioni per il 2018, 93,2 milioni per il 2019 e 140 milioni per il 2020. “Il Governo e la relatrice – ha assicurato il senatore socialista Buemi – sono stati attivati”. L’emendamento è stato firmato anche da Di Giorgi (Pd), Bocchino (Sel) e Orellana. La vicepresidente della Camera, Marina Sereni, ha assicurato l’appoggio dell’intero gruppo Pd.

“I ricercatori precari sono circa 8200 – ha detto ancora Buemi – e per stabilizzarli tutti servirebbero 400 milioni. Questi 40 milioni aprirebbero la strada. L’emendamento va approvato, perché se l’Italia non investe in questo settore il nostro futuro sarà più difficile del presente”. Pia Locatelli, presidente del gruppo Psi alla Camera, ha sottolineato che l’Italia spende per la ricerca solo l’1,5% del pil, ma “l’obiettivo rimane il 3% del pil tra pubblico e privato. I socialisti hanno sempre sostenuto gli stanziamenti per la ricerca”.

Per Oreste Pastorelli i ricercatori arricchiscono l’Italia e sono lavoratori che vanno difesi. “Ci siamo incontrati con una rappresentanza dei ricercatori precari nei giorni scorsi – ha spiegato Pastorelli –  e abbiamo tracciato un percorso da intraprendere. Loro non vogliono né favori né privilegi, vogliono solo lavorare con dignità e hanno tutto il diritto di farlo. Chi ha lavorato vent’anni, contribuendo in maniera concreta alla ricerca italiana, va difeso dalla politica. Il Paese ha bisogno di queste professionalità”. Marco Girolami e Giovanna Occhilupo, rappresentanti dei ricercatori precari al Cnr, hanno ringraziato il Psi e Nencini per l’impegno profuso, auspicando che l’emendamento possa essere accolto dall’intero Parlamento.

L’emendamento, promosso dal segretario del PSI Nencini,  costituisce un fondo per l’attuazione nel triennio 2018-2020 del piano di superamento del precariato, introdotto dall’articolo 20, commi 1 e 2, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n.75, negli enti pubblici di ricerca (EPR) vigilati dal MIUR. Il D. Lgs. 75/2017 prevede la possibilità di trasformare rapporti lavorativi a tempo determinato istituiti su fondi ordinari in contratti a tempo indeterminato, dunque senza oneri aggiuntivi per la spesa pubblica.

La situazione di stallo in cui versano molti EPR è alla base del precariato cronico che limita la capacità del Paese di poter rilanciare l’economia. Il precariato, non consentendo un’adeguata e strategica pianificazione a medio-lungo termine delle attività, rappresenta una barriera alla capacità di imporsi nel panorama sempre più competitivo della ricerca internazionale. Inoltre rappresenta una barriera allo sviluppo di un’economia basata sulla conoscenza, determinando un’emorragia degli investimenti italiani in ricerca verso altri Paesi Europei. Stabilizzare il personale precario consentirebbe di invertire questa tendenza, e di rilanciare il ruolo degli EPR  come volano di sviluppo economico e sociale.

Biotestamento e Ius soli. Psi: “Approvarli subito”

parlamento“Dopo le dimissioni della relatrice Di Biasi, mi auguro che la legge sul testamento biologico venga discussa al più presto in Senato e approvata entro la fine della legislatura”.
Lo ha detto Pia Locatelli coordinatrice dell’Intergruppo per il testamento biologico.

“Oggi il capogruppo del Pd alla Camera, Rosato – ha aggiunto – ha indicato il provvedimento sul fine vita tra le leggi da varare prima dello scioglimento delle Camere:
i numeri in Senato, grazie al sostegno di parte delle opposizioni, ci sono, è solo questione di volontà politica. Non possiamo continuare a rinviare vanificare il lavoro fatto in questi anni: i cittadini non ce lo perdonerebbero”.
Due leggi necessarie per un Paese civile, sul Testamento biologico e sullo Ius soli, eppure entrambe sono finite nei cassetti. Oggi però dopo le dichiarazioni del Presidente del Senato, Pietro Grasso e del segretario del Pd, Matteo Renzi, torna nel vivo la discussione sulle due ‘mancate’ leggi. Maria Cristina Pisani, Portavoce del Partito Socialista, dopo anni di battaglie per una legge sul ‘fine vita’ ribadisce “la necessità di approvare il testamento biologico e lo ius soli prima della fine della legislatura”. “Sono provvedimenti – spiega Pisani – che da anni come Psi chiediamo con forza. È quello che vogliono milioni di cittadini, battaglie di civiltà che oggi dobbiamo finalmente vincere”. Già con il caso della morte di Dj Fabo in Svizzera la Portavoce del Psi aveva affermato: “La scelta di Fabo non è il trionfo della morte sulla vita, ma il rispetto della vita umana come bene indisponibile. Libertà di essere, libertà di scegliere, lo ripetiamo con il Segretario del PSI, Riccardo Nencini, da anni. Nessuno sembra voler capire”, puntando poi il dito contro il Parlamento: “È già vergognoso che la legge sul testamento biologico abbia subito l’ennesimo rinvio. La scelta di Fabo serva almeno per scuotere un Parlamento miope”. Tuttavia il clamore dei giorni scorsi per il processo a Cappato non sembra aver scosso molto Palazzo Madama, fino ad oggi quando in Direzione Pd i due temi sono tornati in primo piano. Approvare il testamento biologico e lo ius soli prima della fine della legislatura? “Ci stiamo lavorando da mesi per finirli in questa legislatura, sono due provvedimenti su cui c’è grande impegno e faremo tutto il possibile per approvarli anche al Senato”, ha detto Ettore Rosato arrivando al Nazareno.
Da parte dei Radicali l’invito a proseguire e a concludere l’iter per queste due leggi è ancora aperto. “Abbiamo chiesto a Renzi di fare l’impossibile per approvare ius soli e testamento biologico, che tra l’altro il Pd ha già votato in prima lettura”, afferma Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani, al termine dell’incontro al Nazareno con Matteo Renzi, cui hanno partecipato Emma Bonino e Benedetto Della Vedova. “Sull’immigrazione abbiamo ribadito le nostre posizioni: abbiamo raccolto novantamila firme per una legge popolare che superi le parti peggiore della Bossi-Fini, per noi è una battaglia fondamentale”, aggiunge.
Affrontare questo tema durante la Direzione dei Dem è stato ravvisato da molti come una tattica in vista delle prossime elezioni, ma Matteo Renzi ha obiettato: “Dobbiamo togliere dal campo” del dibattito sulle coalizioni “il tema dei diritti. Non è che facciamo lo ius soli per fare l’accordo con Mdp. Lo facciamo perché un diritto è un diritto, senza scambiarlo in un accordo di coalizione. Cercheremo di farlo, senza creare alcuna difficoltà alla chiusura ordinata della legislatura, rispettando ciò che il governo e la coalizione vorranno fare, non pensiamo siano temi su cui fare l’accordo”.

La medicina di genere entra nel sistema sanitario nazionale

“Sono particolarmente soddisfatta per l’inserimento nella legge sulla  sperimentazione clinica dei medicinali e sul il riordino delle professioni sanitarie dell’articolo dedicato all’applicazione e alla diffusione della medicina di genere nel sistema sanitario nazionale”. Lo ha detto Pia Locatelli, intervenendo alla Camera per dichiarazione di voto.

“Questo articolo  – ha aggiunto –  concretizza una richiesta che avevamo avanzato a inizio legislatura e cioè l’applicazione del gender mainstreaming, il mainstreaming di genere, alle politiche. Perché i numeri di uomini e donne nel governo sono importanti ma lo sono altrettanto le politiche. Non si tratta di ideologia o di mode, ma di considerare gli effetti concreti di scelte precise in campo medico, nella ricerca, la prevenzione e le cure. Questo è un caso di applicazione del gender mainstreaming alle politiche per la salute ma si applica, o si dovrebbe applicare, a tutte le politiche”.

L’intervento integrale

Legge elettorale, il Rosatellum passa alla Camera

tabellone legge elettoraleLa Camera dei deputati, con voto segreto, approva il Rosatellum. I 375 i sì, 215 i contrari. Ha retto quindi l’accordo tra la maggioranza, Forza Italia e Lega. Ora il testo dovrà essere approvato anche dal Senato ove la maggioranza è meno solida. E con la posizione contraria di Mdp il sentiero si fa ancora più stretto. “Il Rosatellum non è perfetto, –  afferma Oreste Pastorelli, deputato del Psi, nel corso delle dichiarazioni di voto finale sulla riforma della legge elettorale – tuttavia è in grado di consegnare ai cittadini una normativa elettorale accettabile e rappresentativa. La nuova proposta, infatti, incoraggia le coalizioni, proprio quello che avevamo indicato noi socialisti già da qualche tempo”. “E’ davvero arrivato il momento – prosegue – che le forze responsabili del Parlamento consegnino al Paese una nuova legge elettorale: a pochi mesi dalla fine della legislatura, infatti, non si può fallire un obiettivo così importante per la democrazia. Il presidente della Repubblica ha più volte richiamato le Camere: dopo il tentativo di giugno, adesso è giunta l’ultima occasione, quella che non può essere mancata. Sarebbe la vittoria dell’irrazionalità a scapito della responsabilità, del populismo a svantaggio della politica”.

Pia Locatelli sottolinea “il passo avanti che è stato fatto sulla parità di genere rispetto alle leggi precedenti”.  “Il testo accoglie le richieste che da anni avanziamo di un maggior equilibrio della rappresentanza di genere nelle istituzioni  prevedendo che nessuno dei due sessi possa essere rappresentato in misura superiore al 60% sia nei collegi uninominali sia in quelli plurinominali. Questa regola vale anche per i e le capilista”. “Certo  – aggiunge – noi avremmo voluto una rappresentanza alla pari, quindi 50 e 50, soprattutto  avremmo  voluto che il conteggio della ripartizione delle candidature tra donne e uomini alla Camera fosse a livello circoscrizionale, così come è per il Senato, e non nazionale. In questo modo, infatti, c’è il rischio, anzi la certezza, che alcuni partiti concentreranno le candidature femminili nelle regioni dove sono deboli e quelle maschili nei territorii in cui sono più forti, con la conseguenza di non eleggere nessuna donna”.

Ora gli occhi sono sul Senato. Dove si conta su un iter sprint in commissione Affari costituzionali: appena tre giorni di lavoro già la prossima settimana, in modo da approdare
in Aula subito dopo il 20 ottobre. Se il cammino dovesse procedere senza imprevisti,
l’Aula del Senato potrebbe essere in grado di approvare la nuova legge elettorale anche prima delle elezioni siciliane, che si terranno il primo weekend di novembre. Un obiettivo al quale puntano le forze politiche che vogliono mettere al riparo il Rosatellum da eventuali ripercussioni dovute all’esito del voto regionale. Si tratta ovviamente di un timing che non contempla nuove  modifiche alla legge elettorale. E che secondo molti, fa già intravedere una nuova fiducia al Senato.

Durissimi i commenti di Mdp. Ormai definitivamente fuori dalla maggioranza. D’Alema definisce la legge “antidemocratica e incostituzionale” mentre Bersani parla di una legge come il “cubo di Rubik” e i 5 Stelle si sono ritrovati in sit in davanti al palazzo della Camera dei deputati. Roberto Speranza parla di “pagina nera della storia del nostro Parlamento”. Con la fiducia sul Rosatellum 2.0, aggiunge,  “evapora la discontinuità tra il Governo Gentiloni con quello Renzi, ed evapora così anche il nostro vincolo di fiducia”.

Forza Italia vota a sostegno della legge mantenendo l’impegno preso. “E’ l’unica mediazione possibile” afferma la portavoce azzurra Mara Carfagna. Nella dichirazione di voto finale il capogruppo Renato Brunetta vede nel voto di  oggi “una possibilità di riscatto” per la legislatura. Brunetta sottolinea che “occorre una legge fatta in Parlamento non contro qualcuno ma condivisa dalla maggior parte delle forze politiche. Non esiste una legge che faccia perdere se hai i voti né che ti fa vincere se non li hai”.  Favorevole anche il  voto di Ap. Il Rosatellum 2.0 “non è la legge migliore ma è una buona legge” afferma in Aula Maurizio Lupi annunciando in Aula il sì dei 22 deputati del gruppo. “Abbiamo lavorato insieme a una buona legge elettorale che mette insieme diversi valori. Il collegio uninominale è positivo sul piano del rapporto tra eletto e elettore; il secondo elemento che chiedevamo era la corretta rappresentanza della volontà degli elettori attraverso il proporzionale”

Sulla seconda fiducia i voti a favore sono stati 308 e 81 i contrari. Otto gli astenuti. Le prime due fiducia erano state votate ieri. Per tutto il giorno Pd e Forza Italia hanno fatto i conti in vista del voto finale sul Rosatellum bis. Sono stati calcolati i voti che sarebbero potuti mancare al Pd e stimati dai dem tra i 15 e i 20. I renziani infatti temono imboscate da parte dei nemici del segretario. Tanto che il ministro della Giustizia Orlando ha voluto allontanare da sé i sospetti auspicando “un passo nella direzione dell’approvazione della legge”.

Dentro Forza Italia i riflettori erano puntati sui deputati eletti al sud, dove il malumore permane in quanto convinti di essere i più penalizzati dalla nuova legge elettorale. Fonti azzurre riferivano che le ‘defezioni’ sarebbero state intorno alla decina, ma i più ottimisti parlavano di di 5-6 deputati. Dalla Lega invece nessun dubbio: tutti presenti al voto. Chi ha fatto i conti, pallottoliere alla mano, ha valutato in meno di 100 i franchi tiratori.

Regeni: Alfano, azioni coordinate con GB

Alfano AbdelmajidIl governo italiano ha avviato “azioni coordinate” con il Regno Unito per l’accertamento della verità sull’uccisione di Giulio Regeni, il ricercatore italiano trovato morto al Cairo nel febbraio 2016. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, nel corso di un question time alla Camera dei deputati. Il capo della Farnesina ha spiegato che è in corso un dialogo tra l’ambasciatore italiano Giampaolo Cantini e l’omologo britannico di stanza al Cairo, ed è operativa una linea diretta con il ministro degli Esteri inglese, Boris Johnson, con cui Alfano condivide “l’auspicio di iniziative diplomatiche”. Cantini, inoltre, ha contattato la prorettrice di Cambridge, l’università per la quale Regeni conduceva una ricerca, per avviare “uno scambio di informazioni”. L’Italia, ha poi aggiunto Alfano, avrà “tenacia e non rassegnazione” per accertare “niente che sia meno della verità” nel caso dell’uccisione del ricercatore italiano.

Intervenendo alla Camera dei Deputati il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha anche invocato la rapida risoluzione del caso dell’arresto, avvenuto lo scorso 10 settembre, di Ibrahim Metwaly, uno degli avvocati che avevano scritto il rapporto sulle sparizioni forzate di dissidenti in Egitto e presumibilmente a conoscenza di alcune informazioni riguardanti il caso Regeni, essendo parte della squadra di consulenti legali che assiste la famiglia del ricercatore italiano trovato morto al Cairo nel febbraio 2016. Alfano ha spiegato di aver parlato ieri al telefono con il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shukri, auspicando che “il caso sia presto risolto” e ha annunciato che lo risentirà “nelle prossime ore”. Alfano ha ribadito che “anche in collaborazione con altri Paesi europei, l’Italia vuole tener alta l’attenzione sul rispetto dei diritti umani in Egitto”.

Sul caso Regeni Pia Locatelli, presidente alla Camera del gruppo del Psi, ha rivolto al ministro degli Esteri Alfano un interrogazione. “L’avvocato egiziano Metwally, attivista del Movimento famiglie degli scomparsi in Egitto, consulente della famiglia Regeni – si legge nella interrogazione – dopo alcuni giorni in cui non si avevano sue notizie, si trova, dal 13 settembre, in stato di fermo, negli uffici di una procura vicino al Cairo. Di certo, non è una bella accoglienza per il nostro ambasciatore che si è appena insediato al Cairo. Contro l’avvocato Metwally, la cui detenzione è stata prorogata al 5 ottobre, cioè a domani, sono state mosse accuse gravi, gravissime, che se confermate potrebbero costargli anni di carcere. L’avvocato Metwally è stato fermato in aeroporto, mentre si recava a Ginevra per partecipare ad una sessione del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate in Egitto. Vista la fase delicata delle relazioni tra l’Egitto e il nostro Paese, chiediamo cosa intenda fare il Governo di fronte a questo nuovo gesto, che può avere il sapore di una provocazione, e agli episodi a dir poco inquietanti verificatesi nel nostro Paese nei confronti di altri attivisti egiziani dei diritti umani”.

L’intervento di Pia Locatelli sul Def

Ci sono due punti nella relazione dell’audizione del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sulla nota di aggiornamento al Def, che abbiamo apprezzato.

Il primo è l’attenzione nei confronti dell’occupazione che, anche se lentamente e, purtroppo, soprattutto per i contratti a tempo determinato, continua a crescere. Quello dell’occupazione deve essere, a parere dei socialisti, un obiettivo strategico irrinunciabile in qualunque programma di governo. In particolare chiediamo che venga sostenuta l’occupazione femminile, tutt’ora un punto dolente per lo sviluppo del nostro Paese.

Sono proprio le donne ad agosto a trainare la crescita dell’occupazione con un+0,5% su mese. Il tasso di occupazione maschile è rimasto stabile al 67,5%, ma quello femminile, che è cresciuto di 2 decimi di punto si attesta al 48,9%, il più alto dall’avvio delle serie storiche, cioè dal 1977. Ma cosa significa questo dato? Che una donna su due in età da lavoro non è nel mercato del lavoro. Dietro di noi solo la Grecia, e ben lontani dal 61.6 della media dei 28, per non parlare di Svezia, Germania, Norvegia, oltre il 70%.
Sappiamo bene che alla base di queste percentuali sta il difficile rapporto famiglia-lavoro: 30.000 donne hanno dato le dimissioni in occasione della maternità. L’obiettivo strategico della UE per 33 posti negli asili nido per ogni 100 bambini tra 0 e 3 anni resta lontano.

Il secondo aspetto che ci sta a cuore è quello relativo al fardello del debito pubblico nel momento in cui si chiede al parlamento di autorizzare uno sforamento del deficit di bilancio così come era stato previsto in primavera. Considerando che al netto della spesa per la sterilizzazione delle clausole di aumento dell’Iva, la quantità di risorse è molto limitata, la richiesta di sforamento del deficit di bilancio è giustificata dalla presenza di misure per la crescita, gli investimenti pubblici e privati e per i e le giovani.
Le misure avranno un impatto sulla crescita valutato in 3 decimali in più di Pil e questo migliorerà certamente il rapporto tra debito e Pil.

Dopo sette anni, il debito ha cominciato a diminuire e questo trend, iniziato nel 2015, dovrebbe continuare nei prossimi anni, ma non basta. L’Italia deve dimostrare di voler perseguire con forza l’abbassamento del debito, così come lei ha ribadito, senza pregiudicare la ripresa, soprattutto nel momento in cui cesserà il vantaggio sui tassi che ci deriva dalla politica espansiva della BCE.

Il voto favorevole dei socialisti è legato a questi impegni che ci auguriamo vengano mantenuti anche dal prossimo governo.

Psi: Serve inchiesta sugli effetti di Mani Pulite

“Un consenso che si fonda sulla paura delle manette”: parte da qui la proposta socialista per l’istituzione urgente di una commissione di inchiesta parlamentare attorno agli effetti dell’inchiesta giudiziaria “Mani Pulite” sulle elezioni politiche del 1994 e sul sistema politico italiano degli anni successivi. L’iniziativa è nata in seguito alle dichiarazioni dall’ex magistrato Antonio Di Pietro, rilasciate ad alcuni organi di informazione. “Ho fatto una politica sulla paura” – ha detto Di Pietro, già leader del movimento politico Italia dei Valori. “La paura delle manette, l’idea che “sono tutti criminali”, la paura che chi non la pensa come me sia un delinquente. Poi alla fine, oggi come oggi, avviandomi verso la terza età, mi sono accorto che bisogna rispettare anche le idee degli altri”. E ancora: “Ho fatto l’inchiesta Mani Pulite, e con l’inchiesta Mani Pulite si è distrutto tutto ciò che era la cosiddetta Prima Repubblica: il male, e ce n’era tanto con la corruzione, ma anche le idee, perché sono nati i cosiddetti partiti personali”.

conf stampa

La proposta di legge è stata presentata dal Psi in entrambi i rami del Parlamento e porta la prima firma del deputato Oreste Pastorelli alla Camera e del senatore Enrico Buemi a Palazzo Madama. “Vogliamo fare chiarezza sul comportamento di un magistrato – afferma Nencini nella conferenza di presentazione della proposta – che dichiara vent’anni dopo: “Abbiamo raggiunto il consenso grazie alla paura delle manette’. Siccome questo non è uno stato inquisitorio, ma uno stato di diritto, vogliamo capire cosa si nasconde dietro a ciò che dichiara un ex magistrato”. Il segretario del Psi precisa che “non si tratta di legare la commissione d’inchiesta a questo o quel partito. Non chiediamo di indagare su tangentopoli, di cui non ci interessa nulla, chiediamo che la commissione lavori per capire cosa c’è dietro” alle parole di Di Pietro: “È stato applicato il diritto o la paura delle manette? Vogliamo chiarezza su questo punto”.

“Di Pietro – dice ancora Nencini – ha parlato di ‘politica della paura e delle manette:  parole da stato inquisitorio, non da stato di diritto, termini lontani da una giustizia giusta. Con una commissione d’inchiesta vogliamo sapere se i metodi utilizzati siano stati generalmente quelli ricordati da Di Pietro e se i diritti della difesa siano stati lesi o garantiti. Di Pietro renda ancora più esplicita la sua dichiarazione di cui riconosciamo il coraggio: con politica della paura e delle manette a chi si riferisce? Al clima generale del tempo o dietro la frase ci sono nomi e persone precise che sono state arrestate ed escluse dalla politica? Serve un secondo atto di coraggio, Di Pietro riempia di contenuti queste parole”.

Per Nencini ormai esiste la “giusta distanza storica per cercare la verità oggettiva. Vogliamo ripristinare la verità storica e crediamo che la strada maestra per far luce sia quella parlamentare”. Si tratterebbe di una commissione d’inchiesta bicamerale, composta da 20 deputati e 20 senatori, con un rappresentante per ciascun gruppo presente in Parlamento. La durata della commissione è prevista di sei mesi.

“Vogliamo – aggiunge Enrico Buemi- che sia ristabilita una verità storica a prescindere dalle sentenze. Quello insomma di verificare lo stato di diritto in un Paese democratico é un dovere. Occorre capire se si è agito in nome della legge o se si sono usati altri percorsi”. “Non é nostro obiettivo quello di  individuare responsabilità personali, non è questo il punto. L’obiettivo è la ricerca delle verità. Una verità storica prescindendo dalle sentenze che ormai sono passate in giudicato”. La commissione dovrà occuparsi anche di un altro punto. “Quello della pressione mediatica che è scesa in campo con tutto il peso di cui disponevano i mass media”. Pia Locatelli, vicepresidente dell’Internazionale socialista e capogruppo Psi alla Camera, ricorda Moroni “che perse la vita oppure i danni arrecati a Del Turco e Mastella. Di Pietro fa un revisionismo di comodo. È lapalissiano che voglia candidarsi. D’Alema ha riabilitato Bettino Craxi con parole degnissime, ma in ritardo di qualche lustro”. Per Oreste Pastorelli “il tema interesserà l’intera politica. Non deve essere un argomento dei socialisti, ma della politica in generale. E dopo le parole di uno degli attori principali di quel periodo ci siamo sentiti in dovere di chiedere l’istituzione di una commissione per far emergere la verità”.

SCOGLIO SUPERATO

senato

L’aula del Senato ha approvato con 181 voti, quindi con un’ampia maggioranza, lo scostamento sui conti pubblici previsto dal Def. Per questa votazione, secondo l’articolo 81 della Cotituzione, serviva la maggioranza assoluta dei componenti dell’assemblea, che è pari a 161 voti. I sì sono stati 181, i no 107. Ancora l’Aula di Palazzo Madama ha dato il via libera alla risoluzione di maggioranza alla nota di aggiornamento al Def. I sì sono stati 164, 108 i voti contrari e un solo astenuto. Tra i voti a favore, in questo secondo caso, anche quello del senatore del M5s Nicola Morra, in contraddizione con quello del suo gruppo. “Errore materiale” si è poi giustificato il senatore pentastellato. Mdp non ha partecipato al voto.

Anche senza il voto dei 16 senatori di Articolo 1-Mdp, il Governo avrebbe comunque ottenuto i 161 voti necessari per raggiungere il quorum necessario per l’approvazione della relazione del Governo che illustra l’aggiornamento del piano di rientro verso l’obiettivo di medio periodo (Mto) nella Nota di aggiornamento al Def. Lo fa notare in un tweet Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera e deputato Pd: “I voti al Senato sul Def dimostrano in modo definitivo – afferma – l’irrilevanza non solo politica ma anche numerica di Mdp”. Mentre Paolo Gentiloni segnala che quello del Senato che “approva il quadro economico-finanziario della prossima legge di Bilancio” è “un voto all’insegna di responsabilità e stabilità”.

Da Assisi Gentiloni, sprona i partiti e il Parlamento a non “non dilapidare i risultati raggiunti” dal Paese negli ultimi mesi, in particolare per la ripresa dell’occupazione. “In questi anni – dice – abbiamo recuperato buona parte dei posti che avevamo perso negli anni terribili della crisi, ma è chiaro che c’è ancora molto da fare e che questo impegno deve continuare”. In entrambe le votazioni, quella sullo scostamento e quella sulla nota di aggiornamento, 12 senatori di Ala hanno votato insieme alla maggioranza a favore di entrambe i documenti. Per l’occasione è tornato a Palazzo Madama, dopo molto tempo, anche Denis Verdini. Anche il senatore M5s Nicola Morra ha votato sì ma, a sua stessa detta, “per errore materiale”.

Sono due i punti nella relazione dell’audizione del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan apprezzati dai socialisti. Lo sottolinea nel suo intervento il Presidente del gruppo socialista alla Camera Pia Locatelli. “Il primo è l’attenzione nei confronti dell’occupazione che, anche se lentamente e, purtroppo, soprattutto per i contratti a tempo determinato, continua a crescere”. “Quello dell’occupazione deve essere, a parere dei socialisti, un obiettivo strategico irrinunciabile in qualunque programma di governo. In particolare chiediamo che venga sostenuta l’occupazione femminile”. Il secondo punto indicato da Pia Locatelli è quello “relativo al fardello del debito pubblico nel momento in cui si chiede al Parlamento di autorizzare uno sforamento del deficit di bilancio così come era stato previsto in primavera.  Dopo sette anni, il debito ha cominciato a diminuire e questo trend, iniziato nel 2015, dovrebbe continuare nei prossimi anni, ma non basta”. “Il voto favorevole dei socialisti – conclude – è legato a questi impegni che ci auguriamo vengano mantenuti anche dal prossimo governo”

Intanto Giuliano Pisapia torna a sostenere la linea del dialogo e va inoltre all’attacco: “D’Alema sa perfettamente che io sono a disposizione di un progetto unitario e invece lui continua a fare dichiarazioni che dividono. Lui era favorevole che oggi non si votasse lo scostamento di bilancio che avrebbe portato all’aumento dell’Iva. Io e altri abbiamo voluto fare un percorso diverso. Io sono dell’idea che chi non ha obiettivi personali potrebbe fare un passo di fianco, bisogna esser in grado di unire. E vale per lui come per me”.

Presa di distanza accolta con favore dal segretario del PSI, Riccardo Nencini. “Gli indicatori economici – ha detto Nencini – tornano a sorridere e l’obiettivo di una parte della sinistra è distruggere tutto, anche il buon senso, come se l’Italia fosse un’isola di un altro pianeta e non parte di un continente battuto dal vento del nazionalismo e del populismo. La sinistra perfetta. Ma non esiste in natura. Ha fatto bene Pisapia a prendere le distanze da una condotta irresponsabile”.

Intanto dalla maggioranza arrivano segnali su uno dei ‘paletti’ di Mdp sulla manovra. “Rivedere gradualmente il meccanismo del cosiddetto super ticket al fine di contenere i costi per gli assistiti che si rivolgono al sistema pubblico”. E’ uno degli impegni che la maggioranza chiede al governo nella risoluzione sulla nota di aggiornamento al Def. Nel triennio 2018-2020 la risoluzione chiede “un complesso di interventi in materia sanitaria” compreso un incremento delle risorse in conto capitale per gli investimenti in sanità. “Noi non modifichiamo il nostro atteggiamento. Se fosse bastato l’impegno nella risoluzione – dice il senatore Mdp Federico Fornaro – avremmo partecipato allora alle riunioni per la sua stesura”. “Abbiamo dato – prosegue – un segnale politico. Vedremo se gli impegni saranno concretizzati negli atti della legge di bilancio”.

A parlare di un grave errore politico è il ministro Martina che si augura un ripensamento da parte di Mdp “ma purtroppo credo che la linea sia stata decisa già da tempo dall’ala più estrema e fa i conti con il nodo irrisolto del loro rapporto con il Partiro democratico. E questo nonostante le aperture di merito sulla legge di bilancio e su temi sociali che interessano anche noi”.

Codice antimafia è legge. Locatelli: Sì dei socialisti ma…

antimafia

Il nuovo Codice antimafia è legge. Con 259 voti a favore la Camera ha approvato la riforma che punta a velocizzare le misure di prevenzione patrimoniale; rende più trasparente la scelta degli amministratori giudiziari; ridisegna l’Agenzia per i beni sequestrati; include corrotti, stalker e terroristi tra i possibili destinatari dei provvedimenti. Punto contestato, quest’ultimo, su cui però è passato anche un ordine del giorno che impegna il governo a rivedere l’equiparazione mafioso-corrotto. Soddisfatta, dopo il via libera alla riforma, la presidente della commissione antimafia, Rosy Bindi: “È un regalo al Paese”. Per il ministro della Giustizia, Andrea Orlando è una “svolta”, ci saranno “più strumenti contro la mafia e più trasparenza”. Forza Italia, con Renato Brunetta, grida invece all'”abominio” perché “si porta tutto sul piano penale”.

A favore il voto dei socialisti che però sottolineano come sia pericoloso equiparare mafia a corruzione. “Siamo consapevoli – ha affermato Pia Locatelli, presidente del gruppo Psi alla Camera – della gravità del fenomeno corruttivo nella pubblica amministrazione e anche del fatto che sovente i reati di mafia si accompagnano proprio con la corruzione di funzionari dello Stato e di amministratori pubblici e che questo fenomeno, alla luce delle incessanti notizie di scandali e ruberie, sia cruciale nella pubblica percezione della debolezza e inaffidabilità delle nostre Istituzioni. Ciò nondimeno – continua la parlamentare socialista – avvertiamo il rischio di un ricorso a misure legislative di carattere repressivo dai confini sempre più ampi che potrebbe rivelarsi eccessivo e addirittura controproducente rendendo sempre più rischiosa l’attività amministrativa e inducendo così proprio gli individui meno avvezzi a rischiare sul piano personale, penso ai Sindaci di tanti piccoli comuni, a rifuggire dalla attività politica sul territorio”.

“Il testo – ha aggiunto Locatelli – con le modifiche al codice antimafia che estende anche agli indiziati di reati contro la pubblica amministrazione le norme che prevedono il sequestro e la confisca del patrimonio, equiparando i reati di mafia a quelli di corruzione, meritava a nostro avviso una migliore definizione. Con questo testo infatti si finisce per estendere l’applicazione di misure speciali, diciamolo pure – sostanzialmente di polizia – anche al di là dei confini dei reati strettamente connessi all’attività mafiosa e terroristica”.

Sono quasi 20 mila i beni confiscati alle mafie, tramite sequestro preventivo, a cui si aggiungono 2.876 aziende. Altri 20 mila i beni confiscati (tra terreni, aziende e immobili) con procedimenti di natura penale. Immenso il valore: quasi 30 miliardi, ma oltre il 90% oggi fallisce. Queste in dettaglio le misure previste dalla nuova norma.

MISURE PER CORROTTI – Si allarga la cerchia dei possibili destinatari di misure di prevenzione: oltre a chi e’ indiziato per aver aiutato latitanti di associazioni a delinquere, la riforma inserisce anche chi commette reati contro la pubblica amministrazione, come peculato, corruzione (ma solo nel caso di reato associativo) – anche in atti giudiziari – e concussione.

SEQUESTRO-CONFISCA PIÙ EFFICACI – L’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali e’ resa “più veloce e tempestiva” prevedendo una “trattazione prioritaria”. Nei tribunali dei capoluogo sede di corte d’Appello si istituiranno sezioni o collegi specializzati per trattare in via esclusiva i procedimenti. Si estendono i casi di confisca allargata, quando viene accertato che il patrimonio dell’autore del reato è sproporzionato rispetto al reddito e il condannato non è in grado giustificare la provenienza dei beni. Quando non viene applicata la confisca si può avere l’amministrazione giudiziaria e il controllo giudiziario. Confisca allargata obbligatoria per alcuni ecoreati e per l’autoriciclaggio e si applica anche in caso di amnistia, prescrizione o morte di chi l’ha subita.

CONTROLLO GIUDIZIARIO AZIENDE SE RISCHIO INFILTRAZIONE – Introdotto l’istituto del controllo giudiziario delle aziende in caso di pericolo concreto di infiltrazioni mafiose. Il controllo è previsto per un periodo che va da uno a 3 anni e può anche essere chiesto volontariamente dalle imprese.

STOP INCARICHI A PARENTI – “Maggiore trasparenza nella scelta degli amministratori giudiziari, con garanzia di competenze idonee” e di “rotazione negli incarichi”. Viene modificato il procedimento di nomina e revoca dell’amministratore giudiziario di beni confiscati: l’incarico non potrà essere dato a parenti né a “conviventi e commensali abituali” del magistrato che lo conferisce. E’ la cosiddetta “norma Saguto”, dal nome dell’ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo sospesa e indagata per corruzione. Il governo è delegato a disciplinare un regime di incompatibilità da estendere ai curatori fallimentari: stop a chi ha parentela, affinità, convivenza o assidua frequentazione con uno qualunque dei magistrati dell’ufficio giudiziario che conferisce l’incarico.

SOSTEGNO AZIENDE SEQUESTRATE – Per favorire la ripresa delle aziende sequestrate nasce un fondo da 10 milioni di euro l’anno e misure per aiutare la prosecuzione delle attività e la salvaguardia dei posti di lavoro. Gli imprenditori del settore matureranno, dopo un anno di collaborazione, un diritto di prelazione in caso di vendita o affitto dell’azienda e la possibilità di un supporto tecnico gratuito. Novità sulla segnalazione di banche colluse con la malavita.

AGENZIA RIDISEGNATA – Viene riorganizza l’Agenzia nazionale per i beni confiscati dotandola di un organico di 200 persone e che rimane sotto la vigilanza del ministero dell’Interno. La sede centrale sarà a Roma e avrà un direttore – non per forza un prefetto – che si occuperà dell’amministrazione dei beni dopo la confisca di secondo grado. Ridefiniti i compiti, potenziata l’attività di acquisizione dati e il ruolo in fase di sequestro con l’obiettivo di consentire un’assegnazione provvisoria di beni e aziende, che l’Agenzia può anche destinare beni e aziende direttamente a enti territoriali e associazioni.