Kadyrov: voglio purificare il sangue ceceno dai gay

gay-rights-activist-russia“Presenterò una mozione per sollecitare il Governo italiano a chiedere ai nostri colleghi che fanno parte dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa di assumere iniziative per porre fine alle terribili violazioni dei diritti umani che vengono commesse in Cecenia”.
Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo PSI alla Camera e presidente del Comitato diritti umani, che oggi ha audito Igor Kochetkov, rappresentante del Russian LGBT.
“Il leader ceceno Kadyrov – ha continuato Pia Locatelli – sta conducendo una campagna contro gli omosessuali che lui definisce come una campagna di ‘purificazione del sangue ceceno’. È indispensabile un intervento della comunità internazionale e in questo senso iniziative analoghe sono state sollecitate in Germania e in Francia. Anche negli anni ’30 nessuno dava peso alle notizie su quanto stava accadendo nella Germania nazista e per conoscere la verità abbiamo dovuto attendere la fine della guerra. Mi auguro – ha concluso Locatelli – che non si ripeta la stessa esperienza”.
ceceno

Al centro Igor Kochetkov. Alla sua destra Pia Locatelli

All’audizione del Comitato ha partecipato anche Yuri Guaiana, l’attivista italiano arrestato a Mosca lo scorso maggio mentre tentava di consegnare per conto di AllOut centinaia di migliaia di firme per l’avvio di un’inchiesta sulle violazioni dei diritti umani nei confronti dei gay.

Il discusso leader ceceno Ramzan Kadyrov punta il dito contro gli attivisti per la difesa dei diritti umani. Secondo Kadyrov “questi sono ignobili attivisti per i diritti umani, che sono corrotti e che ingannano sempre le autorità Usa e ottengono qualche centesimo”, ha dichiarato il luogotenente di Putin in Cecenia in un’intervista al canale americano Hbo. Nell’intervista il leader ceceno ha bollato come “frottole” i reportage in cui Novaia Gazeta accusa la polizia cecena di arrestare, torturare e in alcuni casi persino uccidere le persone sospettate di essere omosessuali. Kadyrov – più volte accusato di violazioni dei diritti umani – ha definito “demoni”, “corrotti” e “disumani” coloro che hanno denunciato le presunte persecuzioni degli omosessuali.

“Siano maledetti loro perché parlano male di noi. Tanto dovranno rispondere comunque davanti all’Onnipotente”, ha dichiarato. E poi ancora: “Non ci sono gay in Cecenia, e se ci sono, portateli via in Canada, per grazia di Allah, lontano da noi, per depurare il sangue del popolo ceceno”.

 

Locatelli: Contrastare il terrorismo, rispettare i diritti 

Palazzo-MontecitorioVia libera della Camera alle misure per prevenire fenomeni di radicalizzazione e di diffusione dell’estremismo violento di matrice jihadista, oltre che per favorire la deradicalizzazione e il recupero in termini di integrazione sociale, culturale e lavorativa dei soggetti coinvolti, cittadini italiani o stranieri residenti in Italia.

“Questa proposta di legge – ha detto Pia Locatelli intervenendo per dichiarazione di voto – prevede misure e programmi per prevenire fenomeni di adesione alla radicalizzazione ma vuole anche agire sul recupero in termini di integrazione sociale, culturale, lavorativa, di soggetti disponibili a interrompere un percorso di annichilimento”. “Il tutto – ha aggiunto – nel rispetto dei diritti, a cominciare dalla professione di fede, e delle libertà individuali e garantendo la sicurezza dei cittadini. Coniugare diritti e doveri in questo campo non è cosa facile, per questo serve il supporto di soggetti diversi a cominciare dalle famiglie, dalle scuole e dal web”.

Contro hanno votato Forza Italia, Lega e M5S, che hanno considerato inefficace il provvedimento. “Se non si interviene sulle moschee non serve a niente, siamo solo davanti ad una legge bandiera”, ha spiegato Francesco Paolo Sisto. Ma il Pd, con Andrea Manciulli, ha difeso il provvedimento che, ha spiegato, “consente di dare alle forze dell’ordine ed ai servizi di sicurezza la possibilità su un fenomeno rispetto al quale siamo disarmati”.  Ecco, in breve, il contenuto del provvedimento che ora passa al Senato.

IL CENTRO NAZIONALE SULLA RADICALIZZAZIONE (CRAD): è istituito presso il Dipartimento delle libertà civili e dell’immigrazione del ministero dell’Interno: Avrà un ruolo di cabina di regia per gli interventi con un piano strategico nazionale, approvato dal Consiglio dei Ministri.

I CENTRI DI COORDINAMENTO REGIONALI SULLA RADICALIZZAZIONE (CCR): istituiti presso le Prefetture dei capoluoghi di regione. Devono presentare al CRAD una relazione sull’attuazione del Piano con cadenza annuale. Al prefetto del capoluogo di regione compete anche l’adozione di tutte le iniziative volte a coordinare le attività previste nell’ambito del piano di prevenzione con le esigenze di tutela della sicurezza della Repubblica.

IL COMITATO PARLAMENTARE: Nascerà anche un Comitato parlamentare per il monitoraggio dei fenomeni di radicalizzazione e dell’estremismo violento di matrice
jihadista. Composto da cinque deputati e cinque senatori, svolge un’attività di monitoraggio dei fenomeni dei fenomeni della radicalizzazione e dell’estremismo violento di matrice jihadista sul territorio nazionale, con particolare attenzione alle
problematiche relative a donne e minori.

LA FORMAZIONE E LA COMUNICAZIONE: previste attività dirette alle forze di polizia, alla magistratura, alla scuola ed all’università. A scuola ed Università, poi, è destinato un
l’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri. Son poi previste attività di comunicazione e informazione tramite i media tradizionali.

LE CARCERI: arriva un Piano nazionale per la rieducazione e la deradicalizzazione di detenuti e di internati: dovrà essere adottato sentito il Garante dei detenuti.

Liu Xiaobo, Locatelli: “Forte attenzione ai diritti umani”

Liu Xiaobo Dopo la morte del premio Nobel per la pace e dissidente cinese Liu Xiaobo, deceduto ieri
per un cancro al fegato, e le critiche rivolte a Pechino per non aver consentito le cure all’estero, gli Stati Uniti e l’Unione europea fanno pressioni sul presidente cinese Xi Jinping perché lasci libera di lasciare il Paese la vedova di Liu, la poetessa Liu Xia, che è agli arresti domiciliari dal 2010.

Il premio Nobel conferito a Liu Xiaobo non è mai stato digerito dai cinesi. La Cina ha protestato formalmente con diversi paesi per “i commenti irresponsabili” di leader stranieri sulla morte del premio Nobel Liu Xiaobo. “Ogni paese deve essere consapevole di quello che dice e chi lo dice, abbiamo presentato solenni rimostranze contro questi paesi, che sono più d’uno”, ha detto Geng Shuang, portavoce del ministero degli Esteri cinese. Le proteste sono state presentate, fra gli altri, a Germania e Stati Uniti, oltre che all’Onu.

Condannato nel 2009 a 11 anni di carcere per “istigazione alla sovversione dello Stato”, il dissidente cinese Liu Xiaobo ha ottenuto il premio Nobel per la pace mentre era in carcere. Il 26 giugno è stata annunciata la sua scarcerazione per poterlo sottoporre a cure mediche per un tumore al fegato in fase terminale. Liu si è spento ieri in un ospedale del nord della Cina, dopo che era stata respinta la sua richiesta di farsi curare all’estero. Liu sperava di poter portare con sé in un altro paese la moglie Liu Xia, agli arresti domiciliari dal 2010. Diversi paesi hanno chiesto ieri che la donna sia liberata e ottenga il permesso di viaggiare all’estero.

Profonda tristezza per la morte di Liu Xiaobo è stata espressa da Pia Locatelli, capogruppo socialista alla Camera. “Quando si parla – ha detto intervenendo alla veglia in memoria del premio Nobel che si è svolta di fronte alla Rappresentanza cinese alle Nazioni Unite – di paesi come la Cina ci concentriamo solo sugli aspetti economici e commerciali, dimenticando le violazioni dei diritti umani e civili. Forse avremmo dovuto fare di più per ottenere la sua liberazione. Sono qui – ha aggiunto – per ricordare, ma anche per mantenere alta l’attenzione sul rispetto dei diritti umani che vengono ancora violati in molte parti del mondo” .

IS. Locatelli: “Servono strategie a livello mondiale”

is 1Rafforzamento del multilateralismo per raggiungere la pace, riaffermazione dei valori e delle politiche socialiste per affrontare il cambiamento, difesa e la protezione della democrazia in quei Paesi dove è negata o minacciata. Questi i temi al centro del Consiglio dell’Internazionale Socialista che si è svolto a New York. Il meeting, a cui hanno partecipato i membri di tutti i continenti, si è aperto lunedì pomeriggio presso la sede delle Nazioni Unite con il discorso del Segretario Generale dell’ONU, António Guterres che ha sottolineato l’importanza delle soluzioni multilaterali ai problemi globali.

is 2“Se tra i valori guida del socialismo riformista c’è quello della giustizia sociale, la traduzione di questo concetto in termini moderni dovrebbe portarci a individuare nella lotta all’evasione all’elusione fiscale, uno strumento principe per tentare di ridurre le disuguaglianze”. Ha detto Pia Locatelli, vicepresidente dell’Internazionale socialista, intervenendo ai lavori. “Paradossalmente – ha aggiunto – noi socialisti e socialdemocratici dobbiamo invocare e mettere in pratica il rispetto per le regole del capitalismo moderno per combattere i monopoli, le posizioni dominanti, i cartelli. A questo proposito dobbiamo rivalutare l’internazionalismo: l’unica strategia fruttuosa in questi settori deve essere a livello mondiale”.

Al Consiglio dell’Internazionale Socialista, seguirà oggi la riunione dell’Internazionale socialista donne di cui Pia Locatelli è presidente onoraria.

Turchia. Locatelli:
“Una marcia per i diritti”

turchia marcia1“È stato uno di quegli eventi che fanno la storia. Era importante esserci per dimostrare solidarietà e vicinanza ai cittadini e alle cittadine turche nella loro lotta per la giustizia”. Pia Locatelli, capogruppo del PSI e presidente del comitato Diritti umani della Camera, è appena tornata da Istanbul dove ha partecipato all’ultima tappa della marcia di 450 chilometri che domenica è arrivata nel distretto Malpete dove si trova la prigione nella quale è detenuto uno dei deputati del CHP Partito Repubblicano del Popolo, Enis Berberoglu, condannato a metà giugno a 25 anni di prigione per aver diffuso un video sui servizi.
La marcia, partita il 15 giugno da Ankara per iniziativa del leader del CHP, Kemal Kilicdaroglu, ha visto la partecipazione centinaia di migliaia di persone che con il passare dei giorni si sono unite alla manifestazione. “Che nessuno pensi che questa sarà l’ultima marcia: il 9 luglio segna il giorno della rinascita”, ha detto Kilicdaroglu a conclusione della manifestazione davanti al carcere di Malpete. “Abbiamo marciato – ha aggiunto – per la giustizia, per i diritti degli oppressi, per i deputati e per i giornalisti in carcere, per i professori universitari licenziati, abbiamo marciato per denunciare che il potere giudiziario e sotto il monopolio dell’esecutivo, abbiamo marciato perché ci opponiamo al regime di un solo uomo. Romperemo i muri della paura”.

Pia Locatelli

Pia Locatelli

I giornali italiani, che hanno dedicato pochissimo spazio alla marcia, parlano di manifestazione contro Erdogan. Secondo te il presidente turco ne esce indebolito?
Gli inviati dei media italiani a Istanbul erano pochissimi e quindi tanti hanno commentato l’evento da lontano. È chiaro che dalle redazioni era impossibile capire il coinvolgimento della manifestazione: bisognava esserci. Non era affatto una marcia “contro” ma una marcia “per”, così come non era la marcia di un partito dell’opposizione ma una marcia di tutti e aperta a tutti, anche a chi non ne condivideva lo spirito. Erdogan, dopo i risultati del referendum, vinto grazie ai brogli, sta perdendo progressivamente il consenso popolare che lo ha sostenuto negli ultimi anni, questa manifestazione è stato un forte segnale da parte di una fetta della popolazione che non vuole rinunciare alla giustizia, ai diritti e alla democrazia. Io sono convinta, e credo di aver ragione, che si sia trattato di un importante passo verso il cambiamento.

Chi erano le persone che partecipavano alla marcia e quale era il clima?
C’era veramente gente di tutti i tipi, dai militanti del Partito Repubblicano del Popolo, alle persone comuni che si sono aggregate alla marcia spontaneamente. Tanti giovani, ma anche anziani, donne con bambini. Non c’era nessuna tensione o paura, ma un clima gioioso, come a una grande festa. Kilicdaroglu si era raccomandato di essere accoglienti, di non rispondere alle provocazioni e nonostante l’imponente dispiegamento delle forze di polizia non c’è stato nessun incidente.

In molti erano convinti che Erdogan avrebbe bloccato la marcia, procedendo ad arresti di esponenti delle opposizioni, così come ha fatto dopo il fallito colpo di Stato dello scorso anno. Questo però non è avvenuto.
Erdogan non è uno stupido, ha preferito tollerare la manifestazione contando sul fatto che tutti i media nazionali che sostengono il governo (gli altri sono stati messi a tacere) l’avrebbero ignorata. Non poteva invece rischiare un’azione di forza che avrebbe scatenato l’indignazione della comunità sia nazionale sia internazionale.

A questo proposito qual è stata la partecipazione da parte dei partiti socialisti europei alla manifestazione?
Non era una manifestazione rivolta ai partiti, ma una manifestazione della gente. Io stessa ho partecipato da cittadina europea alla marcia, certo l’ho fatto anche come socialista e come presidente del comitato Diritti umani, ma lo spirito era proprio quello di non avere sigle di partito. Non è vero, invece, che non c’è stata attenzione internazionale. Penso all’adesione di Luis Ayala, Segretario Generale dell’Internazionale Socialista, alle manifestazioni di solidarietà che si sono svolte a Parigi, a Lione e a New York, all’appello che ha mandato il PSE a tutti i partiti aderenti per partecipare alla manifestazione.

La marcia si è conclusa proprio all’indomani dell’approvazione da parte del Parlamento europeo di una risoluzione e che chiede la sospensione dei negoziati per l’adesione della Turchia alla Ue. È la strada giusta per fare pressioni su Erdogan?
No, io credo sia un grandissimo errore. Già quando ero stata in Turchia nel novembre scorso con una missione del PSE ci avevano chiesto con forza di non sospendere i negoziati. Questa posizione isola la Turchia e lascia mani libere a Erdogan peggiorando la situazione dello Stato di diritto dei diritti umani. La nostra posizione di netta condanna nei confronti del governo, non deve comunque mettere fine al dialogo e i negoziati. Dobbiamo o essere allo stesso tempo fermi e dialoganti, non smettere di denunciare le violazioni dello Stato di diritto, ma la nostra reazione deve scongiurare ogni ulteriore peggioramento.

Che sensazioni hai per il futuro della Turchia dopo il successo di questa manifestazione?
Sento che si è imboccata una strada nuova. Il tentativo di mettere l’opposizione a tacere non è riuscito, sento che c’è la possibilità e la speranza di cambiare le cose.

Turchia. Locatelli partecipa alla marcia per i diritti

pia-locatelli-schermata“La mia partecipazione alla marcia è un segnale di solidarietà. È importante che l’Italia e l’Europa facciano sentire la loro vicinanza ai cittadini e alle cittadine turche e sostengano la loro richiesta di giustizia”, così Pia Locatelli, Capogruppo Psi alla Camera, annuncia la sua partecipazione sabato e domenica alle tappe finali della marcia per la giustizia e lo Stato di diritto che sta portando centinaia di migliaia di persone da Ankara a Istanbul fino alla prigione di Malpete dove è detenuto uno dei deputati del Chp, Enis Berberoglu, condannato a metà giugno a 25 anni di prigione per spionaggio.
La “Marcia per la giustizia” iniziata il 15 giugno scorso dal partito di opposizione laica CHP, prima forza d’opposizione al presidente turco Recep Tayyip Erdogan, all’indomani dell’arresto del suo deputato Enis Berberoglu. Guidati dal leader Kemal Kilicdaroglu, al 23° giorno di cammino, i manifestanti sono entrati nella provincia di Istanbul dopo aver percorso circa 400 dei 430 km previsti dal percorso. Il corteo, formato da migliaia di persone, arriverà domenica nel quartiere di Maltepe, alla periferia della metropoli sul Bosforo dove si trova la prigione in cui è detenuto Berberoglu.
“Noi socialisti seguiamo con attenzione e apprensione quanto sta succedendo in Turchia. Facciamo parte della famiglia dell’Internazionale Socialista e del PSE. Della stessa famiglia fanno parte il Partito Repubblicano del Popolo HDP, i cui due co-leaders Selahattin Demirtas e Figen Yuksekdag, sono in prigione da mesi essendo stata sospesa l’immunità per i parlamentari sottoposti a indagine”. Aveva spiegato pochi giorni fa la deputata socialista Locatelli e Presidente del Comitato Diritti umani della Camera, accogliendo la deputata turca (CHP) Safak Pavey.
Nel frattempo continua il pugno duro di Erdogan, proprio ieri la polizia turca ha arrestato 12 attivisti di primo piano, tra cui la direttrice di Amnesty International nel Paese, Idil Eser, e 2 stranieri. Il tutto è avvenuto durante un workshop che riuniva i rappresentanti di alcune delle principali organizzazioni per la tutela dei diritti umani. Le accuse nei confronti degli arrestati restano ignote e non hanno ancora potuto incontrare i loro legali.

Province. Risoluzione Psi per rivederne ruoli e funzioni

provinceromaCon i l decreto legge del 24 aprile scorso, convertito in legge lo scorso 21 giugno, il Governo ha inteso realizzare in favore degli enti territoriali, una migliore perequazione delle risorse pubbliche a disposizionne, anche attraverso nuovi investimenti. Tra gli enti territoriali sono comprese le Provincie il cui ruolo, dopo la bocciatura del referendum dello scorso 4 dicembre, è tornato a pieno titolo a far parte della gestione territoriale del Paese. Infatti il decreto legge in questione, occupandosi della gestione finanziaria delle province, ha riaffermato l’esigenza di rivedere il ruolo e le funzioni fondamentali di quest’ultime.

A questo proposto i socialisti hanno presentato una risoluzione, approvata dalla Camera, con Oreste Pastorelli e Pia Locatelli come primi firmatari, in cui si impegna il governo su più punti. Primo sulla “necessità di proseguire nello forzo intrapreso al fine di garantire e, se necessario, incrementare le risorse necessarie ad assicurare l’effettivo esercizio delle funzioni fondamentali da parte delle province e delle città metropolitane, anche promuovendo le opportune modifiche alla legislazione vigente”. Inoltre nella risoluzione si in invita il Governo a “adottare ogni iniziativa di competenza utile a favorire il ripristino dell’autonomia organizzativa degli enti, anche attraverso la deroga temporanea delle disposizioni di cui all’articlo 1, comma 420, lettere c), d) e) della legge .190 del 2014”.

Infine i parlamentari socialisti invitano l’esecutivo a adottare “ogni utile iniziativa, anche di natura normativa, volta al ripristino delle piena autonomia finanziaria delle province e delle città metropolitane, onde garantire la piena copertura finanziaria delle rispettive funzioni fondamentali e una programmazione della spesa rispettosa dei canoni si cui all’art 151 del Testo unico sugli enti locali”.

LEGGE AL RIBASSO

stop-torture1Due righe che pesavano sull’Italia come un macigno, mettendola al pari di molti altri paesi che però non appartengono al novero delle democrazie avanzate. Se i prossimi giorni vedranno finalmente l’inserimento nel codice italiano del reato di tortura, potranno sparire due righe dal rapporto annuale di Amnesty International, dove erano inserite da molto tempo. Eccole: “Il parlamento italiano ancora non ha introdotto il reato di tortura nel codice penale, come invece richiesto dalla Convenzione contro la Tortura delle Nazioni Unite, ratificata dall’Italia nel 1989”. L’Italia, insomma, arriva all’appuntamento con quasi 30 anni di ritardo.

Oggi infatti la Camera ha approvato in via definitiva il ddl che introduce il reato di tortura. Un testo che però non soddisfa i socialisti che si sono astenuti nel voto finale. Una decisione annunciata in Aula da Pia Locatelli, capogruppo Psi alla Camera e presidente del Comitato Diritti umani nel corso della dichiarazione di voto. “Non si fa una legge per dimostrare che si è fatta. Non si fa una brutta legge che, tra l’altro, rischia di non essere applicabile. Le nostre critiche al testo – ha spiegato la deputata socialista – sono le stesse di quelle avanzate dalle principali associazioni che si occupano di Diritti umani e dallo stesso presidente della Commissione Diritti umani del Senato, Luigi Manconi. Non siamo certo contro le forze dell’ordine e voglio chiarire subito che non intendiamo affatto ostacolarne il lavoro, ma non possiamo accettare che sia considerabile tortura solo quella che viene reiterata e non una singola condotta. Così come non possiamo accettare i brevi tempi di prescrizione o la quasi impossibilità di riconoscimento per le torture psicologiche”.

Il testo negli ultimi quattro anni è stato un continuo stop and go. Nel maggio scorso ha avuto l’ok dal Senato tra mille polemiche, tanto che lo stesso Manconi non l’ha votata in quanto ha definito come “stravolto” il testo iniziale. L’approvazione del testo serve comunque a sanare un voto che non poteva rimanere in un paese che si definisce civile. Anche Valter Verini del Pd afferma che il testo poteva essere più incisivo se non fosse stato modificato quello già approvato alla Camera ben due anni fa. “Ma davvero – ha aggiunto – si pensa che un altro passaggio parlamentare sarebbe stato possibile? Ovviamente no. Se avessimo cambiato di nuovo il testo questa legge non sarebbe mai nata”. Poi aggiunge: “E’ una legge che colpisce i comportamenti violenti degli appartenenti alle forze dell’ordine, cioè coloro che commettono abusi e che disonorano i corpi di sicurezza ai quali noi tutti dobbiamo essere grati. Non dobbiamo mai dimenticare il compianto Capo della Polizia Antonio Manganelli il quale, dopo le violenze alla scuola Diaz di Genova, disse : ‘ora è il momento di chiedere scusa’. Lo disse per difendere l’onore della Polizia. Questa legge colpisce solo chi non onora la propria divisa e al contempo rende giustizia alle vittime degli abusi”.

La pratica della tortura è ancora viva in numerose parti del mondo. A sfogliare il rapporto annuale di Amnesty International si resta colpiti dal numero di paesi che non sono immuni dalla vergogna di questa pratica. In Turchia per esempio sono aumentate le segnalazioni di torture e altri maltrattamenti durante i periodi di custodia, nelle zone del sud-est a maggioranza curda, ma ancor di più a Istanbul e ad Ankara. Secondo il rapporto 2016-17 di Amnesty International, la situazione nelle grandi città è peggiorata dopo il tentato golpe del 15 luglio. In Iran la tortura e altri maltrattamenti allo scopo di ottenere ‘confessioni’ sono rimasti una prassi comune. I detenuti sotto l’autorità del ministero dell’Intelligence e dei Guardiani della rivoluzione sono stati regolarmente sottoposti a prolungati periodi di isolamento, pratica equiparabile alla tortura. Denunce di torture sortiscono effetti contrari, quali, in alcuni casi, subire ulteriori torture e pesanti sentenze. Secondo il rapporto di Amnesty International anche in Israele torture o maltrattamenti sono inflitti nell’impunità a detenuti palestinesi (minori compresi) da agenti dell’esercito, della polizia e dell’agenzia israeliana per la sicurezza (Isa), in particolare nelle fasi dell’arresto e dell’interrogatorio. In Palestina sia la polizia che le altre forze di sicurezza della Cisgiordania, la polizia di Hamas e altre forze di sicurezza di Gaza hanno abitualmente e impunemente torturato o maltrattato detenuti, compresi minori. La commissione indipendente palestinese ha fatto sapere di aver ricevuto, tra gennaio e novembre 2016, 398 denunce tra tortura e altri maltrattamenti, 163 da detenuti in Cisgiordania e 235 da detenuti a Gaza, ma non sono mai state condotte indagini indipendenti. In Russia torture e altri maltrattamenti sono diffusi e sistematici durante la detenzione iniziale e nelle colonie penali. Di recente hanno fatto il giro del mondo le notizie, denunciate dal quotidiano Novaya Gazeta, di uccisioni, arresti e torture di gay rinchiusi in prigioni segrete in Cecenia. Musa Mutaev, kirghiso, autore del libro ‘Il sole verde (Neftasia editore) ha subito svariate torture e vessazioni fisiche e psicologiche prima di riuscire a fuggire nel 2004 in Norvegia e diventare scrittore. In Egitto agenti della sicurezza hanno torturato e maltrattato detenuti durante la fasi dell’arresto. Funzionari incaricati degli interrogatori hanno torturato e maltrattato molte vittime di sparizione forzata, allo scopo di ottenere ‘confessioni’ da utilizzare contro di loro in tribunale. I metodi utilizzati comprendevano duri pestaggi, scosse elettriche o costrizione a rimanere in posizioni di stress.

Associazioni per i diritti umani hanno documentato decine di casi di decessi in custodia dovuti a tortura, maltrattamenti e mancanza di accesso a cure adeguate. Vittima di tali violenze, il giovane ricercatore italiano Giulio Regeni, il cadavere del quale, mutilato e mezzo nudo e con segni di tortura, e’ stato trovato in strada il 3 febbraio dell’anno scorso dopo essere stato rapito il 25 gennaio, giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir.

Ius soli, slitta esame. Minniti: “Impegno Ue scarso”

minniti 4Era tutto pronto per oggi, ma alla fine l’iter sullo ius soli in Aula al Senato slitta alla prossima settimana. Non vi era in effetti momento peggiore per discuterne dopo l’attrito con l’Europa sulla redistribuzione e i continui sbarchi che rischiano solo di aizzare ancora di più le polemiche. La discussione generale sul provvedimento sul cosiddetto “ius soli”, cioè il diritto a diventare cittadini per coloro che nascano in Italia, anche se da genitori stranieri, non riuscirà ad arrivare in aula oggi pomeriggio come previsto. A rallentare l’iter, il percorso ad ostacoli del codice Antimafia che – sempre nelle previsioni – doveva essere approvato già entro la mattinata e invece così non è stato per problemi di una norma ‘sbagliata’ relativa alle coperture finanziarie. Questo intoppo ha fatto slittare il prosieguo dell’esame del codice Antimafia alle 16.30 e non è neppure scontato che questo provvedimento venga approvato entro oggi. A seguire, tra l’altro, c’è l’esame del ddl che prevede il trasferimento del comune di Sappada dal Veneto al Friuli Venezia Giulia. Quindi, solo al terzo punto ci sarebbe lo Ius soli. Ma oggi, alle 18.30, il ministro dell’Interno Marco Minniti terrà l’informativa urgente sulla gestione degli sbarchi di migranti nei porti italiani. Per questo, lo Ius soli è destinato ad arrivare all’attenzione dell’Assemblea soltanto la prossima settimana.

Proprio sull’impegno italiano e la disattenzione europea nella questione migranti ha posto l’accento il Viminale. Il ministro dell’Interno Marco Minniti ha sottolineato, intervenendo alla Camera, la “sproporzione evidente tra quello che si è investito nella rotta balcanica e quello che si sta investendo oggi per il Mediterraneo centrale. Una sproporzione a mio avviso ingiustificata”.

L’impegno della Ue per la gestione del fenomeno migratorio “è insufficiente punto di vista finanziario” e “c’è bisogno di un impegno diretto dei singoli Stati membri”. “Il 94% delle persone salvate vengono dalla Libia, ma non c’è un libico, lì va affrontato il problema”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Marco Minniti, in un’informativa alla Camera. “È importante, molto importante, che l’Ue, Francia e Germania abbiano deciso di rafforzare con noi il loro impegno in Libia”, ha aggiunto e ha puntato ancora il dito contro l’Ue: “L’Italia ha dato magnifica prova di accoglienza” dei profughi in fuga dalle coste africane, perché questo “è nel nostro Dna”. Ma, ha aggiunto, “non si può separare la salvezza in mare dalla terra di accoglienza: senza la terra che accoglie la salvezza è solo temporanea”. Per il ministro infatti “è impossibile pensare che la salvezza sia opera di molti paesi, e l’accoglienza sia affidata ad un solo”, come l’Italia. Da Minniti è arrivato quindi un appello perché i Paesi partner riscoprano “l’etica della responsabilità: l’Europa che non comprende questo è un’Europa che rischia di perdere un pezzo importante di se stessa”.

Sulle comunicazioni di Minniti è intervenuta la capogruppo socialista alla Camera Pia Locatelli: “Ho sentito molte critiche dentro e fuori quest’Aula alle misure messe a punto con la Commissione europea che verranno discusse nel prossimo vertice di Tallin. E’ stato detto che la UE ci volge le spalle, che abbiamo sbagliato e che sbagliamo a salvare vite umane e a raccogliere per mare i disperati che scappano a situazioni drammatiche, che le nostre politiche di accoglienza e il lavoro delle ONG hanno incentivato gli sbarchi, che il piano Ue ‘è una ridicola presa in giro’. E’ singolare che questo avvenga proprio quando qualcosa comincia a muoversi; quando si inizia a porre le basi per europeizzare i flussi migratori”.

Stalking, Locatelli: stop a qualsiasi depenalizzazione

stalking

Pia Locatelli, capogruppo Psi alla Camera, è intervenuta durante il question time con il Ministro Orlando sull’ipotesi di depenalizzazione del reato di stalking nel nuovo disegno di legge di riforma del processo penale. “Si è parlato molto – ha sottolineato Pia Locatelli – della riforma del codice penale appena approvata a causa delle possibili conseguenze che avrebbe sul reato di stalking. Alcuni dirigenti dei maggiori sindacati italiani e alcuni avvocati hanno criticato una parte della riforma, che, secondo loro, porta ad un indebolimento del reato; altri non sono d’accordo con questa interpretazione. Il sottosegretario del Ministero della giustizia è intervenuto sul tema, sostenendo che la depenalizzazione dello stalking è una notizia falsa, ma le critiche sono continuate. Anche lei, signor Ministro (Andrea Orlando ndr.) ha dichiarato che le preoccupazioni risultano non fondate, ma temiamo che la questione sia più complicata di quanto non appaia. Chiediamo quindi, signor Ministro, quali siano le iniziative urgenti che lei intende assumere per fugare qualsiasi possibilità di equivoco interpretativo nel merito”.

Nella sua risposta il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando ha detto di essere disposto a introdurre “modifiche normative” per evitare una “applicazione incongrua”. “Nel comprendere, tuttavia, l’allarme legittimamente manifestato e al fine di evitare il potenziale consolidarsi di prassi applicative che conducono ad una monetizzazione del reato, siamo aperti a modifiche normative che potranno essere orientate alla previsione di un ampliamento dei casi di procedibilità d’ufficio per il reato di atti persecutori o a definire chiaramente le ipotesi di minore gravità. Gli atti nei quali queste modifiche possono essere introdotte sono molteplici, perché ci sono diversi provvedimenti di contenuto connesso all’attività giudiziaria pendenti al Senato e anche in Commissione, qui, alla Camera”.

“Signor Ministro – ha detto Pila Locatelli nella sua replica – apprezzo la sua apertura alle modifiche normative. Mi permetto di farle una raccomandazione: vede, questo allarme è stato, come posso dire, lanciato da persone che da una vita si occupano di questi temi, e, addirittura, è stato quantificato il problema. Si pensa che in almeno il 50 o 60 per cento dei casi questa sanzione riparatoria sarà applicabile. Non sto a raccontare tutto, perché lo sa benissimo che la irrevocabilità della querela è per i casi gravi di reato di stalking, ma noi abbiamo un problema sempre, ma in particolare in questo momento. Il rischio è che si lanci questo messaggio pericoloso: il reato di stalking non è poi così grave, tant’è che lo abbiamo indebolito con questa riforma del codice penale. Il problema è: cosa legge una donna? Che, se la querela è ritirata, lo stalker se la caverà con poco, e il problema è che, dopo qualche giorno, dopo qualche mese, forse dopo qualche anno, riprenderà la sua attività, riprenderà i suoi atti persecutori. Questo è l’allarme che noi abbiamo lanciato, e quindi, mentre apprezziamo questa sua apertura alle riforme, e sono sicurissima che le giuriste si metteranno a disposizione per aiutare a cambiare questo testo, noi insistiamo sulla prevenzione. Ci permettiamo di darle un suggerimento per la prevenzione di atti persecutori, per la non recidiva: l’uso di braccialetti elettronici e di GPS. Con un’ulteriore raccomandazione: forse è il caso di rinegoziare”.