Biotestamento. Finalmente un passo avanti

biotestamentoIl ddl sul Biotestamento è stato approvato dalla commissione Affari sociali della Camera. Un passo avanti importante sul fronte dei diritti. Si tratta di “un importante risultato, anche se avrei preferito che fossero state definite modalità più accessibili”. È il commento di Pia Locatelli capogruppo del Psi alla Camera e componete della Commissione Affari Sociali. In particolare Pia Locatelli si riferisce alla “redazione delle disposizioni da parte del soggetto, rispetto alla redazione davanti ad un notaio o un medico del Servizio sanitario nazionale come previsto”. E spiega la motivazione: “Quanti andranno o potranno infatti andare davanti ad un notaio? Credo sia stato sbagliato eliminare la possibilità prevista nella versione iniziale del ddl di redigere le proprie disposizioni anche semplicemente davanti a due testimoni”. Ad ogni modo, prosegue, “si tratta di una mediazione e credo sia di fondamentale importanza il fatto che sia stato comunque affermato il principio che quando si è capaci di intendere e volere si possa esprimere la propria volontà per quando non si dovesse più essere capaci di intendere. Questo è il cuore della legge”. Complessivamente, dunque, “il ddl è un grande passo avanti”. Quanto al punto dibattuto circa la possibilità di interrompere la nutrizione e idratazione artificiali, conclude Locatelli, “il mondo scientifico è concorde nell’affermare che tali atti costituiscono dei trattamenti terapeutici”, e come tali “sono rinunciabili”.

Plaudono all’approvazione del ddl in commissione anche Marco Cappato e Filomena Gallo, a nome dell’Associazione Luca Coscioni per la ricerca scientifica affermando però allo stesso tempo che sono “necessarie modifiche in Aula”. Come Associazione Coscioni, proseguono, “chiediamo ora che la scadenza del 27 febbraio per il voto in Aula sia rispettata senza cedere a un terzo rinvio”.

Dall’alto campo i deputati cattolici, contrari al biotestamento, cercando di allungare i tempi. “Sulla legge che riguarda il testamento biologico rivedremo in aula lo stesso atteggiamento aggressivo che abbiamo dovuto subire per le unioni civili o ci sarà spazio per un dibattito approfondito?

BANCHE CON FIDUCIA

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Approvato il decreto banche. Con 340 sì e 126 voti contrari  la Camera  approva la fiducia. Il voto finale e definitivo sul testo si terrà domattina. Sul sistema bancario italiano è intervenuto l’Ocse nel Rapporto economico con cui ha oggi invitato l’Italia a definire con urgenza “azioni rapide” per ridurre le sofferenze. Gli istituti bancari italiani presentano “sotto molti aspetti numerose vulnerabilità rispetto a quelli di altri Paesi”, a partire dall'”ingente” stock di crediti deteriorati. L’organizzazione suggerisce quindi che le autorità di vigilanza definiscano “obiettivi quantitativi graduali, mirati a ciascuna banca, credibili e con scadenze precise” da rispettare grazie ad un sistema di incentivi o contromisure.

Nel corso dei lavori parlamentari per i socialisti è intervenuta in dichiarazione di voto, Pia Locatelli, capogruppo alla Camera. “In questa sede – ha detto – è quasi superfluo ricordare che la crisi finanziaria del 2008, iniziata negli Usa, estesa dalla finanza all’economia, ha rapidamente travolto anche l’Europa. Noi oggi ne stiamo ancora pagando le conseguenze e ciononostante non riflettiamo abbastanza sull’errore madornale commesso nel 1999 dall’amministrazione Clinton, di eliminare la barriera tra banche d’affari e banche commerciali contenute nella legge Glass-Steagall voluta da Roosvelt 66 anni prima dopo Grande crisi del ‘29. Ricordo questo per sottolineare quanto sia importante oggi legiferare con attenzione su un settore che è globale, interdipendente, vitale per l’intero sistema e che ancora una volta meriterebbe discussioni ben più approfondite di quella che abbiamo avuto. Non sono pochi 20 miliardi. Sono circa 120 euro a testa, e non può ripetersi ancora che quando si tratta di profitti questi siano, per le banche, sempre privati mentre invece se si tratta di perdite è la collettività a farsene carico. È giusto intervenire per evitare danni al sistema e ridurli per gli incolpevoli risparmiatori tratti in inganno da operatori finanziari con pochi o nessuno scrupolo, ma più giusto ancora sarebbe anche approfittare di queste urgenze per introdurre regole a salvaguardia della trasparenza e della moralità del settore. Noi socialisti – ha concluso la parlamentare socialista – voteremo la fiducia, ma il mio appello a questo Governo, come a quello precedente, è di limitare questa procedura che comprime il ruolo del Parlamento e nello stesso tempo priva il Governo di un proficuo rapporto nella elaborazione di scelte che riguarderanno tutto il Paese”.

Intanto al Senato è stato depositato in commissione Finanze il testo base per l’istituzione di una commissione di inchiesta sulle Banche. Frutto della sintesi di tredici testi, ha particolare riguardo alla tutela dei risparmiatori, ed è stato illustrato dal presidente e relatore del provvedimento, Mario Mauro Marino. Il termine per gli emendamenti in commissione è fissato per mercoledì alle 20 e in Aula l’approdo dovrebbe essere già la prossima settimana. Cuore del ddl l’articolo 3 sulle competenze dell’organismo d’inchiesta. Ci sarà un anno di tempo per verificare “la gestione” delle banche in crisi o finite sotto l’ombrello pubblico, compresi i “criteri di remunerazione dei manager” e “la correttezza del collocamento” di titoli al retail, ma anche “l’efficiacia dell’attività di vigilanza”. Secondo la bozza del testo la bicamerale dovrà essere composta da 20 deputati e 20 senatori, e dovrà “concludere i lavori entro un anno dalla sua costituzione”. Dopo i primi 6 mesi il presidente della bicamerale (eletto come gli altri membri dell’ufficio di presidenza a scrutinio segreto) dovrà presentare una relazione al Parlamento sull’andamento dei lavori.

Ecco le principali misure:

SALTA LISTA NOMI DEBITORI, SOLO PROFILI RISCHIO: Salta la lista dei nomi dei debitori insolventi delle banche salvate dallo Stato. E’ stata invece trovata una soluzione di compromesso che prevede una relazione quadrimestrale al Parlamento in cui vengono indicati dal Mef i profili di rischio ma non i nominativi dei debitori. Saranno indicati i profili di rischio di chi ha crediti in sofferenza pari o superiori all’1% del patrimonio della banca.

– STOP RIMBORSI PER CHI HA ACQUISTATO OBBLIGAZIONI DAL 2016: Nessun meccanismo di compensazione per chi ha acquistato obbligazioni subordinate di una banca soggetta a ricapitalizzazione precauzionale dopo il primo gennaio 2016, data di entrata in vigore del bail in. Si introduce, in chiave anti-speculativa, un limite massimo al corrispettivo per l’acquisto delle azioni rivenienti dal burden sharing: i rimborsi per i risparmiatori retail delle banche soggette a salvataggio pubblico non supereranno quindi il prezzo di acquisto delle obbligazioni subordinate.

– GARANZIA DELLO STATO: Non sarà necessario presentare un piano di ristrutturazione per ottenere la garanzia statale sulla liquidità se le passività saranno rimborsate entro due mesi e nei casi in cui la concessione della garanzia debba essere approvata in via individuale dalla Commissione europea, è possibile, in deroga a quanto previsto, garantire passività con scadenza a due mesi.

– RIMBORSI 4 BANCHE ANCHE A CONIUGI E PARENTI STRETTI: Si amplia la platea dei risparmiatori delle quattro banche poste in risoluzione (Banca Etruria, Carife, Banche Marche e Carichieti) che potranno chiedere il rimborso forfettario. Potranno accedere all’indennizzo anche i coniugi o conviventi more uxorio e i parenti degli obbligazionisti fino al secondo grado di parentela. E’ stata poi decisa l’esclusione del valore d’acquisto delle obbligazioni azzerate dal tetto dei 100mila euro di patrimonio mobiliare di proprietà dell’investitore, che è una delle condizioni per accedere all’indennizzo, ed è stata disposta la gratuità di tutte le spese di istruttoria.

– PROROGA AL 31 MAGGIO PER RICHIESTA RIMBORSI: Prorogata al 31 maggio la possibilità per i risparmiatori delle quattro banche in risoluzione di chiedere il rimborso forfettario.

– POSSIBILE TETTO COMPENSI MANAGER SE ENTRA STATO: Il Tesoro nel momento in cui procederà alla ricapitalizzazione precauzionale di una banca potrà chiedere non solo la rimozione dei manager ma anche fissare un tetto agli stipendi di Cda e alta dirigenza.

Slitta PDL su Testamento biologico. Appello dei Medici

testamento_biologico_1L’Italia rinvia ancora la discussione di una legge sul Testamento biologico. È stato infatti rimandato di una settimana l’arrivo in aula del progetto di legge sul testamento biologico e, giovedì sera, in commissione Affari sociali alla Camera, seduta notturna dalle 16 a mezzanotte per chiudere l’esame del provvedimento. È quanto stabilito dall’ufficio di presidenza della XII commissione di Montecitorio.
“Speriamo che il rinvio in Aula della discussione sulla legge sul testamento biologico sia l’ultimo”. Ha detto Pia Locatelli, Capogruppo del Psi alla Camera. “Non vorremmo che fossimo di fronte a un tentativo di prolungare il più possibile i tempi della discussione nella speranza di evitare l’approvazione di un provvedimento, voluto da oltre il 70 % del Paese, che si limita a rendere accessibili a tutti pratiche che già esistono e vengono applicate, come dimostra il recente caso di Montebelluna”. Lo ha detto Pia Locatelli presidente del Comitato Diritti umani della Camera e coordinatrice dell’Intergruppo per il testamento biologico. “Non si tratta di eutanasia, ma semplicemente di permettere che il paziente possa decidere sempre e comunque a quali cure sottoporsi e di far sì che la sua volontà venga rispettata anche quando non sarà più in grado di esprimerla”, conclude la deputata socialista. Il disegno di legge in discussione in Italia punta alla sospensione delle cure e come ha più volte spiegato la Locatelli non ha nulla a che fare con l’eutanasia, che prevede invece un’azione per provocare intenzionalmente, nel suo interesse, la morte dell’individuo.
“Giovedì, comunque andranno le votazioni, si chiuderà il provvedimento – ha fatto sapere il presidente della commissione Mario Marazziti – Nel caso in cui non si riuscirà a votare tutti gli emendamenti la parte rimanente del testo arriverà in aula nella sua formulazione originaria. La settimana successiva le altre commissioni esprimeranno i pareri dovuti e alla fine daremo mandato alla relatrice di riferire in aula. Scriverò alla presidente Boldrini per chiedere il rinvio in aula il 27 febbraio”.
Nel frattempo a mobilitarsi sono i medici con un appello per avere al più presto una legge per il testamento biologico. Per dare ai malati terminali “l’ultima parola”. “Perché è a loro che spetta decidere”. Il testo è stato presentato oggi alla Camera dei deputati nell’ambito di una conferenza organizzata dall’Associazione Luca Coscioni.
“Quella sul fine vita è una battaglia che conduco da 25 anni”, spiega Carlo Alberto Defanti, Primario emerito Ospedale Niguarda, membro della Consulta di Bioetica e medico di Eluana Englaro. “Una delle prime iniziative della Consulta di bioetica, risale al ’92, quando fu preparata una carta di autoderminazione dei malati. Abbiamo steso diversi documenti come la Biocard del ’95 o il primo disegno di legge del ’96, ma non abbiamo ancora ottenuto una legge in materia”, dice Defanti.
“L’Italia è in ritardo – afferma Defanti – già nel ’76 fu emanata la prima legge in California, si chiamava Natural Death Act. Il caso di Eluana Englaro ha bloccato perché con la sua storia si è scatenata ‘una guerra di religione’ fra persone a favore e persone contrarie”.

Pisapia. Locatelli: “I socialisti pronti al dialogo”

Pisapia-unioni civili“Scendo in campo di nuovo. Ieri a Milano, oggi in Italia”. “Mi metto al servizio di un impegno politico collettivo. Il protagonista non sono io. Sono loro: le associazioni che lavorano sul territorio, le amministrazioni locali, il  volontariato laico e cattolico”. Così in una intervista a ‘Il  Corriere della Sera’, Giuliano Pisapia. “Campo progressista. Un progetto del tutto nuovo, che nasce con una grandissima ambizione: offrire altro, rivoluzionare la politica, cambiarla nel profondo. Vogliamo unire storie e percorsi diversi e costruire una casa comune, per riunire chi vuole fare qualcosa per la società e non trova il  modo”. E circa l’ipotesi che qualcuno dirà che fa la stampella di  Renzi e del Pd, Pisapia spiega: “Non ho mai fatto la stampella di nessuno, e a Renzi ho sempre detto quello che pensavo”.

Parole accolte con interesse dai socialisti. “L’iniziativa di Pisapia volta a riunire la sinistra –ha detto Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera – è una proposta senza dubbio interessante e da prendere in considerazione. I socialisti sono disponibili al dialogo e da sempre favorevoli alla creazione di un’area progressista che riunisca la parte riformista e laica del Paese”. “L’Italia – ha proseguito Locatelli – ha bisogno di ritrovare la strada di uno sviluppo sano ed equilibrato, per creare nuove opportunità di lavoro, ridurre le diseguaglianze e rinvigorire il progetto europeo. C’è bisogno di ridare voce a un vasto elettorato di sinistra smarrito e confuso sostenendo un programma riformista in parte già avviato in questa legislatura. Per le sue capacità, la sua storia, l’ex Sindaco di Milano ha le carte in regola per sostenere un progetto politico che va in questa direzione, un progetto – ha concluso l’esponente socialista – che proprio a Milano ha col riformismo socialista una lunga e solida tradizione”.

Una intervista che ha suscito interessi ampi nel centro sinistra. Sono diversi infatti i commenti alla decisione dell’ex sindaco di Milano di “scendere in campo”. Il ‘Campo progressista’ lanciato da Giuliano Pisapia, “dal punto di vista del messaggio politico, è certamente interessante, dal punto di vista dell’impatto che può avere bisogna valutare: quando capiremo se è un partito o meno, sarà più facile tirare le conclusioni”, ha detto il primo cittadino del capoluogo lombardo, Giuseppe Sala.

Il senatore Pd Luigi Manconi va dritto al sodo:”Da cittadino, da militante politico e da parlamentare, intendo aderire al progetto da lui  promosso che prende il nome di Campo Progressista. Penso che sia una proposta utile a tutto il centro sinistra, al fine di rilanciare l’iniziativa civica, la mobilitazione delle persone in carne e ossa, il rinnovamento delle idee e delle modalità dell’azione politica”.

Iniziativa utile e positiva viene definita da Antonio Bassolino: “Guarda giustamente in avanti, a sinistra, e si muove  nel solco della migliore e originaria impostazione dell’Ulivo e  del Partito Democratico”.

L’iniziativa di Giuliano Pisapia piace anche a Lorenzo Dellai e Paolo Ciani, rispettivamente Presidente e Coordinatore Nazionale di  Democrazia Solidale. “Merita senz’altro attenzione. Essa cerca di cogliere una domanda di partecipazione politica alla quale i partiti di oggi in larga parte non riescono a corrispondere” affermano in una nota.

Stesso positivo commento da parte del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti: “L’idea di tornare a unire una parte della sinistra che sui propri contenuti fa una scelta di governo e collaborazione è una sfida importante che aiuterà, quale che sia la legge elettorale, il rafforzamento del campo di forze del centrosinistra. E’ una sfida a cui guardare con rispetto ed  attenzione”.

La Camera ricorda Lelio Lagorio, ‘Granduca’ socialista

lelio lagorioIn un momento in cui l’Europa vede affacciarsi il rischio di una frammentazione, la Camera ha deciso di ricordare uno dei socialisti che meglio ha saputo rappresentare non solo l’Italia, ma anche l’Europa.

Lelio Lagorio infatti fu il primo socialista italiano eletto Vice-Presidente dell’Unione dei partiti socialisti della Comunità Europea .

La vicepresidente della Camera, Marina Sereni, ha commemorato Lelio Lagorio nel trigesimo della scomparsa dell’esponente socialista. Erano presenti in tribuna una delegazione del PSI Toscana, i familiari e Riccardo Nencini. Dopo un minuto di silenzio osservato dall’Aula è intervenuta Pia Locatelli. Successivamente sono intervenuti i rappresentanti dei Gruppi parlamentari, Guglielmo Epifani per il PD, Simone Baldelli per Forza Italia, Fabrizzio Cicchitto per NCD e Gianni Melilla per SI-SEL, che hanno ricordato la figura dell’ex ministro socialista.
“Nella vita del socialista Lelio Lagorio la politica ha contato sempre molto e non c’è dubbio che abbia vissuto la sua militanza nelle fila del Partito Socialista Italiano con grande passione, partecipazione e con una profonda e originale elaborazione dei contenuti”. Così esordisce la capogruppo del Psi, Pia Locatelli nel ricordare la grande figura di Lagorio.
“Come primo socialista a guidare il ministero della Difesa lasciò un’impronta decisa che gli valse un unanime riconoscimento, sia nella gestione del dicastero lanciando l’iniziativa delle ‘caserme aperte’ per celebrare la Festa della Repubblica riavvicinando la cittadinanza agli uomini in divisa, sia dando un contributo essenziale alla svolta che portò alla fine della Guerra Fredda”. Dice la deputata socialista che spiega: “Mi riferisco alla vicenda della dislocazione degli euromissili, in Italia, in Gran Bretagna e nella Germania ovest, una decisione che consentiva alla Nato di rispondere efficacemente alla pressione che Mosca stava esercitando con lo schieramento dei missili SS20 ai confini europei”. “Una scelta – precisa Locatelli – che contribuì a riportare i sovietici al tavolo delle trattative fino alla firma del Trattato INF tra Reagan e Gorbaciov nel 1987 a Washington. Una decisione che in Italia, come nel caso della scala mobile, fu aspramente contrastata dal Pci, ma che consentì al nostro Paese, di assumere un più alto e netto profilo internazionale”.
“La storia del Psi è gloriosa e non può essere infangata da nessuno. Rappresenta uno dei momenti più alti della cultura politica e istituzionale della Repubblica italiana”. L’elogio al Psi in aula alla Camera proviene da Gianni Melilla, deputato di Sinistra Italiana, commemorando Lelio Lagorio, ex ministro della Difesa e capogruppo socialista, scomparso il 7 gennaio scorso. Presente in tribuna a Montecitorio la famiglia del ‘Granduca’ socialista toscano.
Anche Fabrizio Cicchitto (Ncd) ricorda che “Craxi e Lagorio furono decisivi per l’installazione dei Pershing e dei Cruise, evitando così la ‘finlandizzazione’ dell’Europa”. Guglielmo Epifani (Pd) rimarca che Lagorio “aderì al Psi nel 1955, dopo essere stato assistente di Calamandrei. Vicino alle posizioni autonomiste di Nenni e Craxi, fu ministro della Difesa durante le vicende degli euromissili e di Ustica”. Lagorio inoltre come ministro inviò l’esercito in Irpinia per soccorrere le popolazioni terremotate. “Ripristinò anche la parata del 2 giugno – prosegue Simone Baldelli (Fi) – e fu un socialista di Governo che appare un gigante rispetto a chi oggi insegue l’antipolitica”.

Mutilazioni, educazione per contrastare questa barbarie

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“Le mutilazioni genitali femminili non solo sono una terribile violazione dei diritti umani delle donne e delle bambine, ma anche questione centrale per la promozione dell’uguaglianza di genere e dello sviluppo sostenibile nella sua dimensione ampia di sviluppo sociale ed economico, oltre che ambientale”. Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo Psi alla Camera e presidente del comitato Diritti umani in occasione della Giornata Mondiale contro le mutilazioni genitali. “L’Italia è stata tra i primi Paesi  a sostenere l’adozione della risoluzione ONU per la messa al bando delle mutilazioni dei genitali femminili e si è particolarmente impegnata nel lavoro di prevenzione con la legge del 2006. Continuiamo a farlo senza abbassare la guardia, ma al contrario intensificando il nostro impegno”.

“Il fenomeno – ha concluso – riguarda tutti: anche l’Europa e l’Italia, a causa del recente incremento dei flussi migratori, e per contrastarlo serve una formazione adeguata.  Uno strumento è la piattaforma web europea UEFGM, presentata oggi da Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo) per professionisti e professioniste di diversi settori che lavorano con donne che convivono o sono a rischio di questa orrenda pratica”.

Maria Cristina Pisani, portavoce del PSI, ha aggiunto che “delle mutilazioni genitali femminili si parla ancora troppo poco. Eppure sono circa 140 milioni le donne nel mondo che hanno subito questo tipo di violenza e l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che ogni anno sono a rischio circa 3 milioni di bambine”.  “Il modo migliore per dare un senso a questa giornata e’ quello di favorire un grande cambiamento sociale e culturale per contrastare, attraverso un grande sforzo educativo, questo abuso irreversibile dell’integrità di donne e bambine. Nonostante in molti paesi siano state approvate leggi che proibiscono le mutilazioni genitali, ci sono luoghi in cui questa pratica che viola i diritti fondamentali degli esseri umani, viene ancora praticata. Dobbiamo dunque tenere i riflettori accesi su un problema che deve essere superato”- ha proseguito Pisani. “Partendo dalla sensibilizzazione e l’educazione al contrasto di questa barbarie”.

Complessivamente sono almeno 200 milioni le ragazze e le donne che in 30 paesi hanno sofferto di una qualche forma di mutilazione genitale. Sono i dati diffusi dall’Unicef e l’Unfpa in occasione della Giornata Internazionale per la Tolleranza Zero sulle Mutilazioni Genitali Femminili 2017 che ricorre oggi. Dei 200 milioni, 44 hanno meno di 14 anni. La più alta incidenza di questi casi si registra in Gambia (56%) e in Mauritania (54%). Metà delle donne e delle ragazze mutilate vive in tre paesi: Egitto, Etiopia e Indonesia. In gran parte dei paesi la maggioranza delle bambine sono state mutilate prima di compiere cinque anni. Con la globalizzazione, anche le ragazze che vivono in comunità di emigrati sparse per il mondo sono a rischio.

Unicef ed Unfpa hanno avviato nel 2008 un programma contro la mutilazione genitale femminile supportando 17 Paesi, ed hanno ottenuto numerosi successi. Ma le due organizzazioni dell’Onu sollecitano i governi ad un’accelerazione delle politiche contro questa pratica disumana. L’obiettivo dell’Onu è quello di bandire totalmente le mutilazioni entro il 2030. Esse infatti sono considerate in qualunque forma, una palese violazione dei diritti della donna. Sono discriminatorie e violano il diritto delle bambine alla salute, alle pari opportunità, a essere tutelate da violenze, abusi, torture o trattamenti inumani, come prevedono tutti i principali strumenti del diritto internazionale.

Giustizia. Locatelli, compiuti passi avanti. Ma non basta

Buemi-giustizia-riformaSi sono svolte mercoledì 18 gennaio a Palazzo Madama, le tradizionali comunicazioni del Ministro della giustizia per fare il punto sullo stato della giustizia in Italia. Il ministro Andrea Orlando, parlando ai senatori, ha comunicato un miglioramento della situazione in Italia, con l’avvicinamento alla media europea.

Il guardasigilli ha detto che “i dati mostrano un progresso del sistema giudiziario italiano con numeri sensibilmente avvicinatisi alla media europea. Un’inversione di tendenza evidenziata anche nei rapporti internazionali, dove l’Italia è valutata assai positivamente per l’ampia disponibilità di sistemi di risoluzione alternativa delle controversie, su cui in questi anni abbiamo spinto molto, grazie ad una significativa politica di incentivi”.

Parlando di internet, Orlando ha sottolineato che si tratta di uno “straordinario veicolo di conoscenze e informazione, ma che proprio per questo deve crescere nei profili di responsabilità da parte dei singoli soggetti che su di essa operano”.

Il ministro ha evidenziato le sfide del futuro, dove si governa in un contesto dove i confini nazionali sono sempre meno importanti: “Si governa sempre più su scala internazionale, tramite accordi fondati sulla condivisione dei poteri, cresce la criminalità transfrontaliera e informatica, e la risposta non può più essere solo nazionale il rischio è che rimaniamo a fare la guardia a un bidone ormai vuoto”. In tal senso Orlando ricorda “il progetto di istituzione di una Procura europea con un livello alto di efficienza che potesse avere in prospettiva competenza anche in materia di terrorismo e criminalità organizzata”.

“Nessuno può negare – ha affermato in Aula il capogruppo socialista Pia Locatelli – che in questa legislatura siano stati compiuti molti importanti passi avanti in tema di giustizia, gliene diamo atto. Ricordo la depenalizzazione di quarantuno reati, fatto positivo per noi socialisti, ma che presenta qualche criticità: tra i quarantuno non c’è il reato di immigrazione clandestina, un reato sbagliato e controproducente, perché ingolfa i tribunali e rende più difficili le espulsioni. La seconda criticità riguarda la depenalizzazione relativa all’interruzione di gravidanza in strutture non autorizzate. Va benissimo la depenalizzazione, ma non va bene l’inasprimento delle multe, che, se prima erano di 51 euro, ora vanno da 5.000 a 10.000 euro. Chiediamo a lei, come abbiamo già fatto con la Ministra Lorenzin, di cancellare o quanto meno attenuare l’inasprimento”.

Regeni, Locatelli: richiamare ambasciatore al Cairo

Giulio-RegeniA un anno di distanza dalla morte di Giuliano Regeni ancora non esiste una verità. “Sul piano della ricerca della verità sul caso di Giulio Regeni – ha detto il ministro degli Esteri Angelino Alfano al question time alla Camera – permettetemi di dire quello che Paolo Gentiloni disse da ministro degli Esteri: ci fermeremo soltanto quando la troveremo, quella vera e non quella di comodo”.  “Continueremo a seguire la strada della fermezza e della cooperazione – ha aggiunto – lo sforzo continuerà con la stessa determinazione che c’è stata sin qui. Fino adesso la collaborazione con la procura italiana e quella del Cairo ha prodotto dei risultati proficui”.

Forse sarebbe il caso di richiamare il nostro ambasciatore. È quanto ha chiesto  Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera e presidente del Comitato Diritti umani della Camera nel corso del question time con il Ministro.  “A un anno dalla tragica morte di Giulio Regeni – ha detto – forse sarebbe il caso che il governo riconsiderasse la scelta di richiamare il nostro ambasciatore al Cairo”.  “Un anno fa – ha aggiunto – il richiamo dell’ambasciatore era un passo necessario che anche noi abbiamo sollecitato. Oggi vorrei fosse chiaro, soprattutto alla famiglia, alla madre di Giulio Regeni, che il nostro suggerimento di rinviare l’ambasciatore al Cairo non è per mancanza di solidarietà nei loro confronti o per compiacere il Governo egiziano ma, al contrario, perché ora, ad un anno dalla tragedia, questo può essere un pungolo per tentare di arrivare finalmente alla verità”.

Gioco d’azzardo, terreno d’infiltrazioni mafiose

Un popolo di malati di azzardo. Viene chiamata ludopatia; ormai lo stesso ministero della Salute riconosce che non è solo un fenomeno sociale, ma una vera e propria malattia che rende incapaci di resistere all’impulso di giocare d’azzardo. Chi ne è affetto inizia col trascurare lo studio o il lavoro e, avendo sempre bisogno di soldi, può arrivare a commettere furti o frodi per procurarseli, a indebitarsi anche pesantemente con familiari, parenti, amici, banche fino a rivolgersi agli strozzini e cadere vittima della criminalità organizzata. D’altro canto si tratta di un business tra i più fiorenti in Italia con cifre da capogiro e in continua crescita.

Ludopatia-PsiMartedì nell’Aula della Camera si è svolto l’esame della relazione sulle infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco lecito e illecito, approvata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere.

“Il tema del gioco d’azzardo e le conseguenze della ludopatia – ha affermato il capogruppo socialista alla Camera Pia Locatelli nel suo intervento – sono particolarmente a cuore ai socialisti che in questa legislatura hanno presentato una proposta di legge al Senato a prima firma del segretario Riccardo Nencini, e una ordine del giorno nel dicembre 2013 a mia firma approvato dalla Camera. In entrambe le iniziative si evidenziava la pericolosità della legalizzazione e diffusione del gioco d’azzardo, attraverso l’aumento delle sale giochi, delle videolottery, della continua e incessante pubblicità che invita a giocare e a scommettere. Basti pensare che la spesa, nel 2012, degli italiani è stata di circa 85 miliardi di euro, pari a una media di 1700 euro l’anno a persona, a fronte di un gettito erariale pari a soli 8 miliardi di euro. Se si pensa che nel 2000 la spesa era poco più di 14 miliardi, il fatturato risulta quintuplicato. Dati che non tengono conto della rilevante quota del sommerso, che in alcune regioni sfiora il 50 per cento. Ringraziamo quindi la Commissione Antimafia per il lavoro svolto e per la relazione presentata dalla presidente Bindi i cui contenuti, purtroppo, erano facilmente prevedibili. Che il gioco d’azzardo, legale e non, sia terreno di facili infiltrazioni da parte delle associazioni mafiose, per la facilità di enormi guadagni, per l’impossibilità di effettuare continui controlli, per l’opportunità di riciclare denaro sporco, per la scarsità delle pene, è cosa che tutti sanno. La soluzione più ovvia sarebbe quella di una repentina marcia indietro, ma sappiamo che ciò non è possibile. Possiamo però “limitare i danni” attraverso un inasprimento delle pene, e lo chiediamo noi socialisti da sempre garantisti e contrari a incrementare l’aspetto “punitivo”, la maggiore trasparenza delle catene societarie che gestiscono in concessione il gioco e che deve essere estesa a tutta la filiera e l’opportunità di prevedere l’obbligo di identificazione attraverso la tessera del giocatore. Voteremo a favore della risoluzione Bindi che condividiamo pienamente”.

Testamento biologico. Locatelli: “Non è eutanasia”

testamento biologicoA oltre dieci anni dopo la morte di Welby l’Italia non ha ancora una legge sul testamento biologico. Oggi è scaduto il termine per presentare gli emendamenti alla commissione Affari Sociali del Senato per la legge sul testamento biologico, la prima delle due leggi richieste da 100mila firmatari, con iniziativa popolare. L’altra è l’eutanasia. Gli emendamenti sono arrivati ‘a pioggia’, oltre 1.000 presentati in commissione Affari sociali della Camera al testo unificato sul testamento biologico. È quanto riferiscono gli uffici della commissione.
La proposta di legge, il cui testo racchiude le 16 diverse proposte presentate dai vari gruppi, secondo calendario stilato dalla conferenza dei capigruppo approderà in Aula il prossimo 30 gennaio. “Con il voto alla Camera il 31 gennaio diventa possibile l’approvazione in questa legislatura”. Lo ha affermato in una dichiarazione Marco Cappato, promotore della campagna Eutanasia legale e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni per la ricerca scientifica e le libertà civili.
Il capogruppo di Ncd, Maurizio Lupi, ha sollevato alcune perplessità, suggerendo ancora un po’ di tempo per la conclusione dell’esame del testo e del conseguente
approdo in Aula. Con una posizione più netta, viene ancora riferito, la Lega ha espresso tutta la sua contrarietà, annunciando oggi una “pioggia di emendamenti” in commissione, con l’obiettivo di rallentare l’iter del provvedimento.
La proposta di legge “Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari” è ora all’esame della commissione Affari sociali della Camera.
“Si tratta di un testo improponibile che non vedrà mai la luce”. Afferma il deputato della Lega dei popoli-Noi con Salvini, Alessandro Pagano. “La sacralità della vita deve essere un principio inviolabile, dall’inizio alla fine, e in tal senso la Lega è oggi avanguardia politica di queste battaglie”, dice il leghista.
“Non si tratta di eutanasia, ma semplicemente di dare la possibilità di scegliere anticipatamente a quali cure sottoporsi o meno, quando non si sarà più in grado di esprimere la propria volontà”. Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo PSI alla Camera e coordinatrice dell’Intergruppo sul fine vita. “Il testo uscito dal comitato ristretto della commissione Affari sociali è molto equilibrato e ci auguriamo che possa essere largamente condiviso. L’obiettivo è quello di arrivare a una buona legge prima della fine della legislatura e di mettere fine al vuoto legislativo che ad oggi viene spesso colmato dalle sentenze della magistratura”.
L’iter delle proposte di legge sul Testamento biologico è stato lungo e non privo di ostacoli. Alcune delle 16 diverse proposte presentate in commissione Affari sociali della Camera risalgono a oltre 3 anni fa, nel 2013.
“Dopo oltre 3 anni dal deposito della proposta di legge di iniziativa popolare dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà scientifica – ha affermato Marco Cappato – il Parlamento compie dunque un altro passo importante verso l’obiettivo per cui si batte ALC, il riconoscimento ufficiale del diritto di scegliere come e
quando terminare la propria vita e interrompere la propria sofferenza. Un diritto degli italiani – richiesto dal 77% secondo una recente indagine Swg – che non deve essere riconosciuto esclusivamente a chi è cosciente o a chi è attaccato a una macchina, escludendo molti altri malati terminali, ma che deve essere universalmente riconosciuto grazie alla legalizzazione del Testamento biologico”.