Infanzia di serie B, dopo la tragedia di Rebibbia

bambini carcere“Adesso i miei figli sono liberi, gli ho dato la libertà”, ha detto al suo avvocato dopo il gesto la donna di 33 anni, detenuta a Rebibbia che lo scorso 18 settembre ha gettato i due figli dalla tromba delle scale. La piccola di sei mesi è morta sul colpo, mentre il bambino di un anno e mezzo è morto ieri sera in ospedale. Il gesto ha riportato alla memoria il problema della situazione nelle carceri in Italia, ma soprattutto ha portato alla luce le problematiche a molti sconosciuti, di bambini che passano scontano le pene con le loro madri.
Nel XIII rapporto di Antigone al 30 giugno 2016 sono ancora 41 i bambini conviventi in istituto con la madre, 38 le madri detenute con figli in carcere e 8 quelle incinte. Inoltre, stando al dettaglio delle presenze al 31 dicembre 2016, su un totale di 33 madri detenute, presenti in Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Sardegna e Veneto, 23 (più di due terzi) sono cittadine straniere, mentre le cittadine italiane sono 106.
Il Governo che sta facendo battaglie per la tutela della famiglia e dei figli pare aver dimenticato questi bambini, ma non è il solo. Esiste la legge per le “Misure alternative alla detenzione a tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori”, che è stata pubblicata, simbolicamente, l’8 marzo 2001. Il testo prevede, per le madri con figli di età inferiore ai dieci anni, l’applicazione di due tipi di provvedimenti: detenzione speciale domiciliare ed assistenza esterna dei figli minori. Purtroppo i primi mesi di applicazione della nuova legge non hanno portato a risultati significativi. Sono infatti pochissime le detenute che ne hanno potuto usufruire. Ciò è dovuto soprattutto al fatto che la legge in questione riguarda soltanto le donne che scontano una condanna definitiva, quindi appena la metà sul totale delle recluse.
Nel 2011 poi è stata approvata la legge 21 aprile 2011 n. 62 sulle detenute madri, un provvedimento che sarebbe dovuto servire a interrompere la barbarie dei bambini reclusi in un strutture carcerarie, inadeguate a una crescita sana. A qualche anno dall’entrata in vigore della suddetta legge, gli esperti del settore sostengono che il testo normativo presenta dei limiti, e che sinora non è stato capace di risolvere la questione.
Tornando al caso di Rebibbia, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha deciso per la ‘linea dura’ dopo quanto accaduto e ha sospeso la direttrice e la vicedirettrice della sezione femminile del carcere e inoltre il vicecomandante del reparto di Polizia Penitenziaria.
“Non so di quale errore siano responsabili. So però che non meritavano, alla luce della loro preziosa carriera, tale sospensione dall’incarico”, ha commentato Patrizio Gonnella, presidente Associazione Antigone che ha spiegato: “Di certo, da oggi le detenute del carcere romano non staranno meglio di prima. Una volta che il capro espiatorio è servito dovremo affrontare un altro tema, ossia cosa vogliamo che accada quando una madre di un bimbo piccolo finisce in carcere. Sono molti i Paesi dove i bambini sono destinati all’istituzionalizzazione”.

Olimpiadi 2026, un flop tira l’altro

giorgetti

Dopo il fallimento della candidatura di Roma per manifesta incapacità e per il rifiuto dell’amministrazione di prendersi in carico l’organizzazione dei giochi Olimpici del 2024, ne arriva un altro firmato 5 Stelle e governo. Infatti l’addio alle Olimpiadi invernali del 2026 sembra definitivo. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ha messo fine al progetto che avrebbe dovuto portare i Giochi invernali in tre città del nord Italia: Milano, Cortina e Torino. “Il governo – ha detto – non ritiene che una candidatura fatta così possa avere ulteriore corso. Questa proposta non ha il sostegno del governo e come tale è morta qui”, ha detto, ribadendo con forza il concetto: “Io ritengo che una cosa così importante come la candidatura olimpica deve prevedere uno spirito di condivisione che non ho rintracciato tra le tre città”.

Si tratta di un altro duro colpo per Malagò e per i presidenti delle singole regioni, che vedevano nel progetto Italia 2026 un traguardo da raggiungere, con difficoltà ma possibile. Non a caso sono già sul piede di guerra. Infatti i presidenti di Veneto e Lombardia sono a favore dei giochi: “Impensabile buttare tutto alle ortiche, ribadiamo che Regione Veneto e Regione Lombardia hanno come unico traguardo quello di portare in Italia i giochi invernali ” Fontana e Zaia, presidenti delle rispettive regioni, sono desiderosi di proseguire, anche da soli. A conferma di ciò è già pronto un piano B, che il CONI potrebbe presentare domani candidando solo Milano e Cortina, escludendo Torino.

“La candidatura va salvata, per cui siamo disponibili a portare avanti questa sfida insieme – hanno detto – Se Torino si chiama fuori, e ci dispiace, a questo punto restano due realtà, che si chiama Veneto e Lombardia, per cui andremo avanti con le Olimpiadi del Lombardo-Veneto”.

Ma le parole di Giorgetti sembrano senza appello. Manca del tutto quello spirito unitario voluto dal sottosegretario. E una candidatura delle singole regioni senza l’appoggio del governo nasce senza gambe nonostante le intenzioni di Zaia e di Fontana di andare avanti da soli.

Non è sorpreso il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino perché “dal momento che Milano e la Lombardia non hanno accettato la clausola per il Governo imprescindibile che non vi fossero città capofila, il sottosegretario Giorgetti non ha potuto fare altro che prendere atto del fallimento della candidatura a tre. A me non risulta che il CIO possa accettare candidature che non abbiano l’esplicito sostengo del Governo. In ogni caso, se dovesse andare avanti una candidatura Veneto-Lombardia con il sostegno del Governo sarebbe l’evidente dimostrazione che eravamo di fronte a una manovra per tagliare fuori il Piemonte, manovra che la componente pentastellata non ha saputo in alcun modo fermare, neanche per difendere gli interessi di una città la cui sindaca è una esponente di primo piano del Movimento. Si rischia così di escludere l’unica città che poteva presentare impianti ancora adeguati e le condizioni per realizzare davvero un’Olimpiade sostenibile e di alto livello”.

La consigliera regionale veneta del Partito Democratico Alessandra Moretti aggiunge due considerazioni: “La prima è la totale inadeguatezza di un Governo, incapace di non litigare su ogni cosa, compreso il futuro del Paese, come in questo caso. La seconda è che nei miopi calcoli dell’esecutivo ci sia la volontà di riappropriarsi del tesoretto da 600 milioni messo a disposizione per i Giochi. In fondo meglio prendere quello che c’è oggi, per alimentare la scarsa possibilità di vedere realizzate le impossibili promesse contenute nell’accordo di governo, invece che pensare a chi verrà dopo di noi”.

Bando per riutilizzare beni confiscati alle mafie

diaComuni piemontesi assegnatari di beni immobili confiscati alla criminalità organizzata hanno tempo fino alle ore 12 del 28 settembre 2018 per aderire al bando emanato dalla Regione Piemonte per favorirne il riutilizzo a scopi sociali.
Gli enti interessati sono 43, così suddivisi su base provinciale: 23 Torino, 1 Alessandria, 4 Asti, 1 Biella, 4 Cuneo, 4 Novara, 3 Vco e 3 Vercelli.
Gli immobili confiscati sono invece 167 (nel dettaglio: 123 nella Città Metropolitana, di cui 31 solo a Torino; 9 Asti, Vco e Vercelli, 7 Cuneo, 6 Novara, 3 Alessandria ed 1 Biella). (*)
L’obiettivo della nuova edizione del bando, come già in passato, è di aiutare le comunità locali a riappropriarsi, con il sostegno ai progetti dei Comuni, dei beni sottratti alla criminalità, per restituirli alla collettività attraverso un loro uso a fini sociali.
I progetti dei Comuni, in particolare lo scorso anno, sono stati indirizzati al sostegno delle fasce sociali più deboli. L’utilizzo dei beni confiscati, anche attraverso il finanziamento della Regione, ha permesso di affrontare con più risorse l’emergenza abitativa, di disporre di luoghi dove ospitare iniziative contro la violenza verso le donne, di rafforzare le attività educative e socio-assistenziali, di favorire l’accoglienza dei rifugiati.
«L’auspico è che il nuovo bando possa favorire l’avvio o la prosecuzione di esperienza analoghe a quelle del 2017 – commenta il presidente della Regione, Sergio Chiamparino -. Continuiamo dunque a mettere in pratica una precisa volontà: destinare abitazioni acquistate con denaro derivante da attività criminose ad iniziative in grado soprattutto di aiutare concretamente le fasce più deboli della popolazione».
L’assessore alle Politiche sociali, Augusto Ferrari, sostiene che «riutilizzare beni confiscati alle mafie mettendoli a disposizione dell’intera comunità per finalità educative e sociali rappresenta la miglior risposta da parte della Regione Piemonte alla criminalità», mentre l’assessore alle Pari opportunità ed Immigrazione, Monica Cerutti, rileva che «questo bando è di estrema rilevanza per la nostra comunità. Permette di destinare beni immobili confiscati alla mafia per fini sociali. Alcuni diventeranno case rifugio per vittima di violenza, altri saranno destinati all’accoglienza dei profughi. Già oggi alcune proprietà sono in fase di riqualificazione, come Cascina Graziella a Moncalvo (At), bene sottratto alla criminalità che verrà utilizzato per ospitare donne con problemi di dipendenza. Usare questi immobili a beneficio dei più fragili aumenta la portata simbolica dell’azione dello Stato e delle istituzioni e gioca un ruolo tutt’altro che secondario a favore della lotta contro le mafie».
Le risorse stanziate ammontano complessivamente a 150.000 euro, con una quota di cofinanziamento a carico del Comune del 50%. Non sono previsti limiti minimi, ma il tetto massimo assegnabile è di 50.000 euro per ciascun intervento. Le domande saranno esaminate da un apposito comitato tecnico di valutazione.
Sono ammesse le domande dei Comuni che hanno in corso le procedure di assegnazione del bene, purché le stesse si esauriscano entro 90 giorni dalla presentazione della domanda.
Il bando attua la legge n.14/2007 “Interventi in favore della prevenzione della criminalità e istituzione della Giornata regionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie”.

Piemonte, dieci borse di studio in più per specializzandi in Medicina

obiettori_medici-abortisti-ginecologiDieci borse di studio supplementari per gli specializzandi in medicina delle università piemontesi. Lo prevede la delibera presentata dall’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta e approvata nei giorni scorsi dalla Giunta regionale. In questo modo la Regione Piemonte mette a disposizione uno stanziamento di 1 milione e 254mila euro, che va a integrare le risorse del Ministero dell’Istruzione, per finanziare l’attivazione dei posti aggiuntivi e coprire integralmente i costi per tutta la durata del ciclo formativo.

“Abbiamo mantenuto l’impegno che avevamo preso nei mesi scorsi: per la prima volta la Regione stanzia risorse per finanziare borse di studio per gli specializzandi in medicina – sottolinea l’assessore Saitta –. Abbiamo cercato di concentrarci sulle situazioni che presentano le maggiori carenze, ma è evidente come il fabbisogno del Piemonte sia decisamente più elevato. Occorre che il Miur incrementi il proprio stanziamento”.

“Senza un adeguamento dell’offerta formativa ai reali bisogni – continua l’assessore Saitta – si rischia nei prossimi anni di creare un’emergenza all’interno del sistema sanitario. Alla nostra sanità servono più medici: per questo motivo, anche in qualità di coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, continuerò a sollevare il tema e a chiedere al Miur un aumento delle risorse impiegate”.

Le 10 borse di studio supplementari saranno così destinate alle scuole di specializzazione:

– Anestesia, Rianimazione e Terapia Intensiva e del dolore – 1 posto aggiuntivo all’Università degli Studi di Torino;

– Malattie dell’Apparato digerente – 1 posto aggiuntivo all’Università degli Studi di Torino;

– Medicina d’emergenza-urgenza – 3 posti aggiuntivi, 2 all’Università degli Studi di Torino e 1 all’Università degli Studi del Piemonte Orientale;

– Medicina Interna – 2 posti aggiuntivi, 1 all’Università degli Studi di Torino e 1 all’Università degli Studi del Piemonte Orientale;

– Pediatria – 3 posti aggiuntivi, 2 all’Università degli Studi di Torino e 1 all’Università degli Studi del Piemonte Orientale.

“Dopo di noi”, un segnale importante

Disabili

Su proposta dell’Assessore alle Politiche Sociali Augusto Ferrari è stata approvata dalla Giunta regionale del Piemonte, la delibera relativa all’approvazione del Programma Attuativo e ai criteri di riparto delle risorse ministeriali agli Enti gestori delle funzioni socio-assistenziali sulla legge del “Dopo di noi”.

“Il programma attuativo del Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare – si legge in una nota – prevede uno stanziamento di 2.757.600 euro a favore degli enti gestori delle funzioni socio-assistenziali. Esso contiene inoltre la descrizione degli interventi ed il riparto delle risorse ministeriali assegnate, tenendo conto degli obiettivi di autonomia e di inclusione sociale della persona coinvolta. La definizione e l’articolazione del budget dei progetti sono finalizzate alla realizzazione di programmi di accrescimento della consapevolezza, di abilitazione e di sviluppo delle competenze per la gestione della vita quotidiana e per il raggiungimento del maggior livello di autonomia possibile”.

“Tali programmi – continua il comunicato della regione Piemonte – intendono infatti raggiungere obiettivi quali: favorire il protagonismo e l’autodeterminazione delle persone con disabilità o di chi le rappresenta per la realizzazione del proprio progetto di vita adulta; agevolare la costruzione di percorsi partecipati con le famiglie e le associazioni che le rappresentano, attraverso l’accoglienza in housing sociale o in co-housing; sostenere percorsi di accompagnamento dei genitori al ‘durante noi per il dopo di noi’; promuovere un lavoro di comunità per favorire l’inclusione sociale, grazie a programmi di accrescimento della consapevolezza e per l’abilitazione e lo sviluppo delle competenze per favorirne l’autonomia”.

E’ importante ricordare infatti che la legge del “Dopo di noi” disciplina le misure di assistenza, cura e protezione delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, a causa della mancanza di entrambi i genitori, oppure a seguito dell’impossibilità degli stessi di fornire loro l’adeguato sostegno, nonché in vista del venir meno dell’aiuto familiare, attraverso la progressiva presa in carico della persona interessata già durante l’esistenza in vita dei genitori.

“Con questa nuova assegnazione – afferma l’Assessore Ferrari – diamo continuità agli obiettivi fissati dal Governo nel sostenere le famiglie verso percorsi di accompagnamento, volti ad aiutare loro ed i propri figli in situazioni di fragilità. È un segnale importante per i territori che possono iniziare concretamente a pianificare gli interventi nelle loro comunità”.

Borse di studio per specializzandi in Medicina

Foto Matteo Corner - LaPressecronacaMilano 4 09 2012 Esame di ammissione alla facoltà di medicina all'università statale di Milano Nella Foto un momento del Test

Foto Matteo Corner – LaPressecronacaMilano 4 09 2012 Esame di ammissione alla facoltà di medicina all’università statale di Milano Nella Foto un momento del Test

Per la prima volta la Regione Piemonte finanzierà le borse di studio degli specializzandi in medicina integrando con una quota supplementare le risorse del Ministero dell’Istruzione. Lo ha comunicato questa mattina l’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta nel corso della seduta della Giunta regionale. Alle 380 borse di studio destinate dal ministero al Piemonte con il bando pubblicato nei giorni scorsi se ne aggiungeranno 10 in più, il cui costo sarà coperto integralmente dalla Regione per tutta la durata del contratto.

“Il fabbisogno del Piemonte è decisamente più elevato di quanto è stato effettivamente concesso – spiega l’assessore Saitta -, quindi abbiamo cercato una strada per far fronte almeno alle esigenze più rilevanti. Si tratta però di una modalità eccezionale, perché sarebbe logico che il Miur aumentasse i finanziamenti in base ai reali bisogni”.

Le 10 borse di studio supplementari saranno così concentrate sui settori con maggiori carenze: tre in Pediatria, tre in Medicina di Emergenza e urgenza, due in Medicina interna, una in Anestesia, una in Malattie dell’apparato digerente.

“Il problema della mancata corrispondenza tra l’offerta formativa e le esigenze della sanità pubblica comunque resta – aggiunge l’assessore Saitta –. Nelle ultime settimane ho sollevato questo tema in qualità di coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni: servono più medici, senza un’offerta adeguata si mettono a rischio alcuni servizi. L’idea che abbiamo sottoposto al ministero è che gli specializzandi possano essere considerati dipendenti regionali a tempo determinato e quindi possano lavorare all’interno della sanità con un regolare contratto”.

Torino, via il 99% delle slot entro il 1° dicembre

Slot machine-Nencini-PsiI consiglieri della Regione Piemonte hanno ricevuto nelle ultime ore la perizia – redatta da un tecnico incaricato dai gestori slot dell’associazione Astro – che dimostra l’imminente espulsione dal territorio di oltre il 99 per cento degli apparecchi autorizzati. Lo apprende Agipronews da fonti politiche locali.

Il documento è stato realizzato per verificare gli effetti della norma in una grande città (Torino) e in un piccolo centro come Chieri.

A partire dal 1° dicembre gran parte delle slot in esercizio sul territorio dovrà staccare la spina, per effetto della legge regionale, secondo la quale tutti coloro che gestiscono apparecchi di gioco negli esercizi pubblici o aperti al pubblico devono adeguarsi alla normativa vigente entro diciotto mesi dall’entrata in vigore della legge, firmata il 2 maggio 2016.

A seconda della popolazione dei comuni (minore o maggiore di cinquemila abitanti) le distanze dai luoghi sensibili – come chiese, scuole o ospedali, ma anche bancomat – sono fissate a 300 o 500 metri. “Per ora non è previsto alcun rinvio” ha dichiarato nei giorni scorsi Sergio Chiamparino, presidente delle Regione, secondo quanto riportato dalla stampa locale, ma il dibattito con le categorie produttive è aperto. Astro – in attesa del decreto del ministero dell’Economia che recepirà l’accordo Stato-regioni sulla distribuzione dell’offerta di gioco – ha chiesto alle istituzioni regionali di “congelare” gli effetti della legge, sospendendo intanto l’espulsione del gioco lecito dal territorio.

Piemonte modello per la cura dei tumori

Radiology technician looking at mammographyMigliora l’accesso alle cure e aumentano le possibilità di sopravvivenza dei malati oncologici. Così il Piemonte si conferma come riferimento fra le regioni italiane per la cura dei tumori: lo ha riconosciuto nei giorni scorsi Periplo, l’associazione che riunisce i più importanti oncologi italiani, rilevando come il Piemonte sia ai primi posti per tasso di sopravvivenza dei pazienti a cinque anni, con il 53% fra gli uomini e il 63% fra le donne.

Soddisfatto l’assessore regionale alla Sanità, che intende complimentarsi con il direttore della Rete oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta Oscar Bertetto, premiato durante la XII Giornata nazionale del malato oncologico dalla Favo, la Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia. La Rete, che la Regione in questi anni si è impegnata a rafforzare con la creazione dei centri di riferimento, è stata individuata come modello nazionale per l’accoglienza e la presa in carico dei malati, circa 10mila ogni anno.

Sono, in particolare, i progressi fatti registrare nell’ultimo biennio a costituire un importante elemento di novità. Grazie alla decisione dell’Assessorato regionale alla Sanità di inserire l’appropriatezza dei percorsi di cura fra i nuovi obiettivi dei direttori generali delle aziende sanitarie, contestualmente all’istituzione dei centri di riferimento per le singole patologie tumorali, nell’ultimo anno è aumentata del 30% la quota dei pazienti che si rivolgono in modo corretto ai Centri accoglienza e servizi (Cas) della rete oncologica. Un dato che si aggiunge a un altro fattore positivo: dal 2011 ad oggi la sopravvivenza dei malati oncologici a cinque anni in Piemonte è salita del 6%. In pratica, ci si cura meglio e si vive di più.

Nel dettaglio, i Cas sono le strutture presenti in ogni presidio ospedaliero, con il compito di accogliere e prendere in carico il malato. Con la delibera approvata dalla Giunta regionale nel novembre 2015, i Cas indirizzano i pazienti solo presso i centri di riferimento, pur rimanendo garantita la libertà di scelta. In questo modo il malato viene accompagnato nel percorso di cura verso la struttura ospedaliera appropriata per la sua patologia, garantendo così una risposta terapeutica corretta ed efficace.

Piemonte, parte il piano per le case della salute

regione piemonteSono 66 i progetti delle Case della Salute che la Giunta regionale avvierà e finanzierà nel corso del 2017. Il provvedimento che stanzia la prima tranche di 4 milioni di euro da destinare alla partenza delle attività sarà approvato nei prossimi giorni, ma questa mattina l’assessore regionale alla Sanità ha illustrato l’intero piano nel corso della riunione di Giunta.

Le Case della Salute sono veri e propri centri attrezzati aperti 12 o 24 ore al giorno, in cui vengono ospitati ambulatori, medici di famiglia, specialisti e infermieri, punti prelievi e servizi assistenziali. L’istituzione di questa nuova rete sul territorio ha come obiettivo il miglioramento dell’appropriatezza delle prestazioni fornite, in particolare alla luce del progressivo invecchiamento della popolazione e dell’aumento delle malattie croniche, e di conseguenza la riduzione degli accessi ospedalieri impropri, che contribuiscono a generare il sovraffollamento dei pronto soccorso.

L’investimento complessivo per quanto riguarda il 2017 è di 13,3 milioni di euro, 8 milioni messi a disposizione dalla Regione, il resto a carico delle Asl. Lo stanziamento sarà utilizzato principalmente per nuove assunzioni di infermieri e altro personale sanitario, per gli incentivi a medici di famiglia e pediatri, per l’informatizzazione di tutti i servizi offerti e per l’acquisto delle attrezzature. Le Asl hanno 45 giorni di tempo dall’approvazione del documento per presentare un crono-programma operativo per il funzionamento delle strutture nel triennio 2017-2019.

Il piano, elaborato al termine di una approfondita consultazione con organizzazioni sindacali, operatori e rappresentanti delle categorie, prevede anche un costante monitoraggio dei risultati ottenuti, con una particolare attenzione alla riduzione del tasso di ospedalizzazione per complicanze delle patologie croniche, alla diminuzione dell’accesso in pronto soccorso di codici bianchi e verdi, al miglioramento dell’appropriatezza clinica e organizzativa dei ricoveri, alla riduzione delle prestazioni ambulatoriali ripetute e al contenimento del consumo di farmaci per i malati cronici.

I 66 progetti finanziati includono 32 nuove realizzazioni e 34 potenziamenti di realtà esistenti. Tre le tipologie previste per le Case della Salute: strutturali, in cui tutti i servizi sono concentrati in un’unica sede, funzionali, in cui è previsto il coordinamento fra più medicine di gruppo e poliambulatori, oppure strutturali funzionali, in cui prevale un modello misto.

Ecco come saranno dislocate le Case della Salute:

Asl Città di Torino – Quattro “hub” tutti da attivare a cui faranno riferimento altri centri definiti antenne o “spoke”: Oftalmico/Valdese (con il poliambulatorio di corso Corsica collegato), il presidio Valletta di via Farinelli (antenne via Monginevro e via Gorizia), Amedeo di Savoia (antenne via Pacchiotti, via Del Ridotto e corso Toscana), lungo Dora Savona (con via Montanaro, l’Rsa di via Andorno e via Paisiello).

Asl To3 – Si tratta di 11 strutture: saranno potenziate o riconvertite Borgaretto di Beinasco, Torre Pellice, Cumiana, Vigone, Pomaretto, Pianezza, Giaveno, Susa, Avigliana, attivate ex novo Rivoli e Venaria.

Asl To4 – Sono in tutto 6: potenziate Brandizzo e Castellamonte/Rivarolo, da attivare Leinì, Settimo, Lanzo e Caluso.

Asl To5 – Sono previste 7 Case della Salute: Carmagnola, Carignano, Chieri, Moncalieri e Nichelino (tutte da attivare) più il potenziamento di Pino Torinese e La Loggia.

Asl Vc – Cinque strutture, una da attivare a Cigliano e quattro da potenziare a Santhià, Gattinara, Varallo e Coggiola.

Asl Bi – Sono 4, tutte da attivare. Le prime due verranno collocate a Cossato/Trivero e Biella, le altre due (una delle quali pediatrica) saranno fra Biella e Cossato.

Asl No – In totale sono 7. Si parte dal potenziamento di Arona, a cui sono collegate le sedi di Ghemme e Oleggio, da attivare due strutture a Novara, una a Borgomanero e una a Trecate.

Asl Vco – Quattro Case della Salute: da potenziare Omegna e Cannobio, da attivare Verbania e Crevoladossola.

Asl Cn1 – Sono 4 fra cui una nuova (Boves/Busca) e tre da potenziare a Demonte, Saluzzo e Fossano.

Asl Cn2 – Due strutture, entrambe già esistenti e da potenziare, a Bra e Montà d’Alba.

Asl At – Sono in totale 6: Nizza Monferrato, Villafranca, Canelli, San Damiano d’Asti (tutte da potenziare), Montiglio e Villanova d’Asti (da attivare).

Asl Al – Sei strutture anche qui: da potenziare il progetto Picasso a Ovada, poi Valenza e Castellazzo Bormida, da attivare Arquata Scrivia, Castelnuovo Scrivia e Moncalvo.

Piemonte rafforza studio su effetti da amianto

radiologiaAvviare un progetto di respiro nazionale e europeo, che funga da modello per lo studio del mesotelioma, attraverso investimenti sulla ricerca pre-clinica che permettano di conoscere le cause della malattia e individuare nuovi farmaci e nuove terapie. Con questo obiettivo si è riunito oggi pomeriggio presso l’assessorato regionale alla Sanità il Comitato strategico amianto. Presenti all’incontro l’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta, l’assessore regionale all’Ambiente Alberto Valmaggia, il direttore dell’azienda ospedaliera di Alessandria Giovanna Baraldi, il direttore dell’Asl di Alessandria Gilberto Gentili, il responsabile del Centro sanitario amianto del Piemonte Massimo D’Angelo, il sindaco di Casale Titti Palazzetti in qualità di presidente, i rappresentanti delle associazioni delle vittime dell’amianto, dell’Arpa e dei sindacati.

Il progetto voluto dall’Associazione familiari vittime amianto, che può contare su un finanziamento di 3,8 milioni di euro e sarà gestito dall’azienda ospedaliera di Alessandria come capofila, vedrà il coinvolgimento dell’Università degli Studi di Torino e in particolare del dipartimento di Oncologia di cui fanno parte gli istituti di ricerca del San Luigi di Orbassano, di Candiolo e delle Molinette. L’Università di Torino affiancherà le istituzioni già coinvolte, l’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, l’Istituto scientifico romagnolo per la studio e la cura dei tumori, il dipartimento di Medicina traslazionale e il dipartimento di Scienze della salute dell’Università del Piemonte orientale. All’interno di questa revisione del piano, la Regione individuerà un garante scientifico della ricerca, con il compito di assicurare la funzionalità e la coerenza di tutte le attività.

“Stiamo mettendo in campo le migliori competenze a disposizione, per far sì che l’attività sia di livello altissimo e sia in grado di fungere da modello sul piano nazionale e non soltanto in ambito locale – ha spiegato l’assessore Saitta -. Gli enti coinvolti saranno considerati “alla pari”, e ognuno contribuirà con le proprie conoscenze e capacità. Come Regione ci attrezziamo per garantire la realizzazione di questi obiettivi”.
“L’attività sarà di ampio respiro ma continuerà ad avere come riferimento l’azienda ospedaliera e i presidi di Casale e Alessandria attraverso l’Ufim, che sarà rafforzata per garantirne l’operatività nel tempo – ha sottolineato il direttore Baraldi -. In questo contesto rivestirà particolare importanza l’individuazione del responsabile scientifico, come figura di garanzia, unitarietà e fattibilità”.