BERSANI RIPARTE DALLA LEGALITA’ PER UN “GOVERNO DI CAMBIAMENTO”

Bersani-pd

Dopo aver ribadito la totale non disponibilità a formare un governissimo con il Pdl, Pier Luigi Bersani ha presentato a Roma uno degli otto punti del suo programma: quello relativo alla giustizia. Necessario è stato inoltre ribadire che Beppe Grillo deve esprimere cosa intende fare. Con il Parlamento uscente «non c’erano le condizioni parlamentari per fare quello che stiamo proponendo, oggi sì, e dipende anche da Grillo» ha spiegato Bersani. «Ci vorrà una compagine di governo che abbia dentro novità e competenze. Ci vuole un’esperienza collegata alla percezione di una profonda novità» ha poi sottolineato il leader democratico. Continua a leggere

Post voto, Napolitano e il suo piano: incarico “esplorativo” a Bersani e poi governo tecnico

NapolitanoAlcuna anticipazione nella convocazione delle Camere. A confermarlo è una nota del Quirinale che vede un’intensa attività del capo dello Stato, Giorgio Napolitano che deve risolvere l’impasse politico-istituzionale in cui si trova il Paese dopo l’incertezza emersa dalle urne delle ultime elezioni politiche. Oltre a valutare l’ipotesi di affidare l’incarico esplorativo al leader del Pd, Pier Luigi Bersani, il presidente della Repubblica, il cui mandato scadrà a maggio, sta valutando altre opzioni qualora il numero dei democratici non dovesse riuscire ad ottenere la fiducia in Parlamento, in particolare al Senato, dove non ha una maggioranza assoluta. Secondo indiscrezioni, il presidente della Repubblica sembra avere intenzione di affidare un “mandato esplorativo” a una figura istituzionale. Tra queste avanza il nome del ministro dimissionario dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, figura verosimilmente gradita al Movimento 5 Stelle che ha preso in considerazione la possibilità di un altro governo tecnico, senza però la presenza dei partiti. L’ipotesi di un Monti-bis sembra allontanarsi sempre più a causa di motivi costituzionali, e il capo dello Stato non intende insistere su questa eventualità. Continua a leggere

Pd: si tratta a oltranza sulle liste, da sciogliere i nodi di Sicilia e Sardegna

Come da copione, le ultime ore prima della “chiusura” delle liste sono frenetiche e le riunioni al Pd sono praticamente continue. Già due sere fa ci sono stati diversi incontri informali al partito, presente lo stesso segretario Pier Luigi Bersani, con i rappresentanti delle varie regioni. Il puzzle da comporre è complesso, dai “territori” arriva la richiesta di non anteporre i nomi “garantiti” a quelli che hanno fatto le primarie, ma il regolamento prevede che i capilista siano nominati dal comitato elettorale e poi ci sono i nomi “garantiti”, quel 10% di candidati (che sarà circa il 30% degli eletti) che entreranno in lista in posti sicuri senza essere passati per le primarie. Il comitato elettorale avrebbe dovuto riunirsi ieri sera alle 19.30, ma dopo contatti informali in giornata si è deciso di aggiornare l’incontro alle 10 di questa mattina. Continua a leggere

Primarie Pd e Sel, oltre un milione al voto. Ecco come si sono espressi gli elettori

Le aspettative non sono state tradite. Dopo i 400mila elettori che, nella prima delle due giornate delle primarie “parlamentari” di Pd e Sel, si erano recati alle urne per scegliere i propri candidati alle prossime legislative, arriva, a seggi chiusi, la notizia che i votanti totali hanno superato il milione. Nella mattinata di ieri, il segretario Pier Luigi Bersani aveva annunciato: «Sarebbe un risultato ottimo. Dai dati che stanno arrivando vedo cose francamente impressionanti: di questo passo arriveremo sicuramente a un milione di partecipanti e questo la dice lunga sulla volontà di militanti ed elettori di partecipare». Poi, di fronte ai risultati, dopo la fine delle operazioni di voto, il Segretario democratico ha detto con entusiasmo: «Oltre un milione ai seggi. Questa esperienza del Pd senza precedenti deve far riflettere sugli enormi spazi che ci sono per una riforma della politica». I seggi erano rimasti aperti anche ieri, fino alle 21, in Puglia, Sicilia, Toscana, Basilicata, Emilia-Romagna, Veneto, Trentino, Friuli, Marche e Lazio, oltre che in Sardegna. Continua a leggere

Lombardia, primarie del centrosinistra. Si rafforza la candidatura di Ambrosoli

L’appuntamento è stato fissato per sabato 15 dicembre, in Lombardia. In quell’occasione i cittadini sceglieranno il loro candidato del centrosinistra che correrà per aggiudicarsi la guida di Palazzo Pirelli, sede della Regione lombarda. Sono quattro i nomi che si sfideranno nella prima edizione delle primarie del “Patto civico per la Lombardia”, versione rivista e corretta su richiesta del candidato Umberto Ambrosoli. Oltre ad Ambrosoli stesso, espressione della società civile e sostenitore dell’apertura al centro, gli altri concorrenti sono: Roberto Biscardini, storica figura del socialismo lombardo, oggi consigliere comunale a Milano, eletto con il Pd; Andrea Di Stefano, giornalista e autore tv, da sempre impegnato a sinistra; Alessandra Kustermann, ginecologa, fondatrice e direttrice del centro antiviolenza della clinica Mangiagalli, vicina al Pd e appoggiata anche lei da una fetta della società civile. Continua a leggere

Bersani: «Non mi ricandido a segretario del Pd. Le Primarie? Non per fare bilance e bilancini»

«Credo che al prossimo congresso debba girare la ruota». A dirlo è Pier Luigi Bersani che, a margine della vista al nuovo campus universitario di Torino, risponde a chi gli chiede se intenda candidarsi al prossimo congresso del Pd. È un Bersani che non ha dubbi circa la necessità del rinnovamento delle classi dirigenti che, però, nulla ha a che vedere con il “rottamismo” renziano. E le primarie sono il banco della capacità di Bersani di rilanciare la partecipazione. Il leader emiliano, infatti, ribadisce che farà il segretario del Pd «fino al prossimo congresso in ogni caso», ma che poi non si ricandiderà. Il segretario del Pd afferma che «le primarie le ho fatte per la ditta e servono per scegliere il candidato premier, non per fare bilance o bilancini». Intanto Nichi Vendola, candidato alle primarie della coalizione Pd-Psi-Sel, si esprime in merito alle alleanze chiedendo al leader democratico di scegliere tra lui e Casini. Continua a leggere

Il ticket Grillo-Di Pietro? Nencini (Psi):«Una boutade che può durare massimo 24 ore»

Crescono i malumori nel partito di Antonio di Pietro e aumentano i dubbi all’interno del movimento cinque stelle di Peppe Grillo. In questo crescendo di malcontento, avanza anche la possibilità di un “ticket” tra i due leader, in seguito a due eventi recenti: il primo è l’intervista al “Fatto quotidiano” in cui il numero uno dell’Idv dà per morto il suo partito. Il secondo accadimento si riferisce alla dedica di Beppe Grillo a Di Pietro, in cui il comico genovese esalta le sue qualità di «uomo onesto» immaginandolo ideale al Quirinale. Mentre a Palazzo Chigi, vedrebbe bene, guarda caso.. se stesso. Dopo queste esternazioni di Grillo, ovviamente contenute nel suo blog, il leader del Partito democratico, Pier Luigi Bersani ha prontamente bocciato l’idea, spiegando di non ritenerla «utile al Paese». Parere contrario anche quello del segretario nazionale del Psi, Riccardo Nencini che all’Avanti! in modo lapidario ha avvisato: «Non succederà mai che l’Italia si affidi alla coppia più antiliberale dei tempi moderni».
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Regionali, Nicola Zingaretti si candida

«Oggi c’è una priorità assoluta, un’emergenza democratica che sarebbe un crimine sottovalutare: fare piazza pulita del malaffare alla Regione Lazio e del degrado morale della destra che ha vinto». Con queste parole Nicola Zingaretti, attuale presidente della Provincia di Roma, ha lanciato la sua candidatura alla Regione Lazio. Zingaretti ha parlato di un «degrado che sta portando a una emergenza democratica» e si è reso disponibile alle primarie, ma ha chiesto che si torni alle urne il prima possibile. Il leader del Pd Pier Luigi Bersani ha apprezzato il gesto di Zingaretti.

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MONTI BIS: IL PREMIER SI DICE PRONTO A UN SECONDO MANDATO. BERSANI: “SERVE UN GOVERNO POLITICO”

L’ipotesi di un Monti-bis ha preso la forma di un “tormentone”, accendendo da settimane il dibattito politico, lasciando molti a porsi interrogativi sul suo futuro. Ma ieri, per la prima volta, il premier ha dichiarato in modo chiaro di essere disponibile a un secondo mandato. Da New York, dove partecipa all’Assemblea generale dell’Onu, Monti ha reso noto che non si candiderà alle prossime elezioni, «non ce n’è bisogno perché sono senatore a vita», ma si potrebbe prestare a servire nuovamente il Paese qualora fosse necessario. «Un proseguimento della premiership? Se ci dovessero essere circostanze speciali, che mi auguro non ci siano, e mi verrà chiesto dalle forze politiche in campo, prenderò la proposta in considerazione» ha dichiarato il presidente tecnico. Monti ha prontamente aggiunto di non prevedere che «una seconda occasione sarà necessaria». Oltre a questo “se”, di certo c’è solo la non intenzione a sottoporsi al voto popolare. Monti preferisce adottare la strategia dell’attesa. Aspettare il voto della prossima primavera perché «prima di tutto, dopo le elezioni i partiti dovrebbero essere capaci di presentare come primo ministro uno dei loro membri, non me».

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Patto democratici-progressisti, Bersani (Pd): «Appoggio a Monti ma pronti ad ogni evenienza»

«Ribadiamo il nostro appoggio a Monti e  auspichiamo una conclusione naturale della legislatura, ma siamo pronti ad ogni evenienza»: così parla il segretario del PD Pier Luigi Bersani presso il Tempio di Adriano, a Roma, presentando la “Carta d’intenti per il patto dei democratici e dei progressisti”. Bersani guarda alla prossima legislatura affermando che «chi stringe un patto di governo» con il Pd deve «assumere, di fronte al Paese, degli impegni espliciti e vincolanti» basati, innanzitutto, su una «visione politica e un’impostazione culturale che possa dare risposte alla crisi». Continua a leggere