FMI rivede le stime di crescita tra rialzi e ribassi

FMIIl Fondo Monetario Internazionale, ha comunicato un aggiornamento sulle previsioni di crescita dell’economia mondiale. Nell’ultimo World Economic Outlook presentato oggi a Kuala Lumpur, il FMI ci rassicura sull’andamento dell’economia mondiale con una crescita del PIL al 3,5% per il corrente anno ed al 3,6% per il 2018. Sono piuttosto interessanti le stime di crescita riviste dettagliatamente, dove rispetto allo scorso anno si segnalano rialzi e ribassi. Per la Cina è stata rivista al rialzo di un decimo di punto percentuale la stima di crescita per il 2017 con un 6,7%, contro il 6,6% delle ultime stime di aprile scorso. Per il 2018, invece, la crescita del gigante asiatico è fissata al 6,4%, in lieve rallentamento rispetto alla stima di quest’anno, ma in rialzo dello 0,2% rispetto alla previsione di aprile scorso. Le aspettative di alti investimenti pubblici potrebbero presentare il rischio di ulteriori larghi incrementi nel debito. Un primo via libera all’innalzamento delle stime di crescita della Cina era arrivato a giugno scorso durante il viaggio in Cina del numero due del FMI, David Lipton, che aveva promosso “la transizione verso un percorso di crescita più sostenibile” da parte di Pechino e le riforme avviate “in ampi settori” dell’economia prevedendo una crescita al 6,7% in linea con le aspettative del governo cinese per arrivare ad una crescita intorno al 6,5% per il 2018.

Nei primi sei mesi del 2017, la Cina è cresciuta del 6,9%, al di sopra della stima del FMI. La Cina, spiega il Fondo Monetario Internazionale deve focalizzarsi sui rischi del settore finanziario per evitare un improvviso rallentamento dell’economia, che, secondo l’istituto di Washington, potrebbe avere ricadute anche su altri Paesi.

Le economie emergenti vengono riviste in crescita con il 4,6% nel 2017 ed il 4,8% nel 2018. Il quadro economico dell’eurozona dovrebbe migliorare nei prossimi anni grazie al miglioramento delle performance di Spagna ed Italia oltre a Francia e Germania. La stima raggiungerebbe +1,9% per il 2017 con in incremento dello 0,2% sulle precedenti previsioni, mentre per il 2018 si prevede +1,7% con un miglioramento di +0,1% dalla precedente stima.

Le stime di crescita in rialzo coinvolgono anche l’Italia passando a un +1,3% del Pil per il 2017 e ad un +1,0% per quello del 2018. I due dati crescono rispettivamente di 0,5 punti percentuali per l’ anno in corso e di 0,2 punti percentuali per il prossimo. Per l’Italia le stime dell’FMI sono inferiori a quelle fatte recentemente dalla Banca d’Italia che vedrebbe una crescita pari all’1,5% per il 2017. Le buone notizie sull’Italia, sono state commentate dal Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni: “Un Paese che migliora le previsioni può avere una legge di bilancio e un abbassamento del debito più significativi e importanti. Siamo dentro una fase positiva dell’ Eurozona, ma dobbiamo registrare una cosa interessante: pari ad altri Paesi stiamo parlando di uno scalino che si sale, nel caso italiano di qualche scalino in più”.

La composizione della crescita però è cambiata con riferimento a previsioni meno ottimistiche su USA e Regno Unito. IL FMI rivede al ribasso le stime di crescita dell’economia americana prevedendo una crescita del 2,1% nel 2017 contro la precedente stima del 2,3%, e del 2,1% per il 2018 dal precedente 2,5% . La riduzione delle previsioni sull’economia britannica nel 2017 (a +1,7% dal precedente +2%, mentre +1,5% è la proiezione confermata per l’anno prossimo), per Maurice Obstfeld, capo economista del Fondo monetario internazionale, è connessa “alla tiepida performance recente”.

Per quanto ovvio, sull’economia statunitense pesano le scelte di politica economica di Donald Trump, mentre per il Regno Unito pesa l’effetto Brexit.

Invariate le stime di crescita della Russia all’1,4% sia per il corrente anno che per il prossimo. La ricetta del Fmi per far proseguire la crescita economica mondiale è quella di andare avanti con le riforme, ed evitare politiche che possano alimentare il protezionismo. Nel presentare l’aggiornamento dei dati, il FMI ha affermato: “Nel lungo termine il non aumentare il potenziale di crescita e il non rendere la crescita più inclusiva potrebbero alimentare il protezionismo e ostacolare le riforme. Il rischio è quello di una produttività globale più bassa e di danni per le famiglie a basso reddito”.

Dunque, restano sempre aperte le problematiche della povertà nel mondo che potrebbe essere combattuta con una più equa distribuzione della ricchezza.

Salvatore Rondello

Competere presenta l’indagine dell’IPRI su ricerca e innovazione

Pietro PaganiniI paesi che più tutelano la proprietà sono anche quelli che crescono più stabilmente, sono più competitivi e producono maggiore innovazione. Questo il risultato dell’edizione 2017 dell’International Property Rights Index (IPRI), presentata oggi da Competere.

Promossa dalla Property Rights Alliance, che raccoglie attorno a sé organizzazioni e think tanks operanti in tutto il mondo a favore della libera iniziativa e di politiche indirizzate a favore dell’innovazione, l’indagine misura il grado di tutela della proprietà fisica e intellettuale in 127 paesi, per un totale complessivo del 98% del PIL mondiale e del 94% della popolazione della terra. Come tale è, dunque, uno strumento fondamentale per rapportare il grado di tutela della proprietà con la capacità di ciascuna regione di produrre innovazione ed essere competitiva sul mercato globale.

In questa edizione della ricerca le performance dei paesi sono state valutate in correlazione con il livello di imprenditoria globale, l’accesso alla rete internet, lo sviluppo umano, il numero di ricercatori universitari e le prestazioni ambientali.

“Nel 2017 l’Italia si colloca al 49° posto, guadagnando una posizione rispetto al 2016 ma perdendone 9 rispetto al 2014. Siamo ancora lontani, dunque, dai paesi che innovano e competono al meglio come Svizzera, Svezia, Finlandia, Norvegia e Lussemburgo”, afferma Pietro Paganini, Presidente di Competere. “Il Patent Box, il sistema fiscale opzionale per i redditi derivanti dall’utilizzo dei diritti di proprietà intellettuale, non ha dunque portato grandi miglioramenti nel quadro normativo italiano. In sintesi possiamo dire che è stato adottato un approccio incoerente che ha finito solamente per moltiplicare gli oneri di coloro che avrebbero voluto beneficiare del sistema”.

Nell’International Property Rights Index sono presenti anche alcuni casi studio elaborati da esperti del settore che illustrano le differenze presenti fra le tematiche relative alla proprietà intellettuale e le modalità con le quali è possibile raggiungere un buon livello di progresso e innovazione.

Istat: a sorpresa cresce il PIL nel mezzogiorno

istat pil mezzogiornoL’ISTAT ha diffuso oggi un comunicato sulla stima preliminare del Pil e sull’occupazione a livello territoriale. Le battute d’arresto riguardano il Centro ed il Nord Ovest, mentre il Sud ed il Nord Est trainano la crescita. Nel comunicato Istat si legge: “Le stime preliminari indicano che nel 2016 il Prodotto interno lordo, a valori concatenati, ha registrato un aumento in linea con quello nazionale nel Mezzogiorno (+0,9%), lievemente inferiore nel Centro (+0,7%) e nel Nord-ovest (+0,8%) e superiore alla media nazionale nel Nord-est (+1,2%).

Nel Nord-est i risultati migliori riguardano l’agricoltura (+4,5%) e il settore che comprende commercio, pubblici esercizi, trasporti e telecomunicazioni (+2,3%). È in crescita anche il valore aggiunto dell’industria (+0,9%), dei servizi finanziari, immobiliari e professionali (+0,7%) e degli altri servizi (+0,3%). Risulta in calo solamente il valore aggiunto delle costruzioni (-1,5%).

Anche nel Nord-ovest le migliori performance si registrano per l’agricoltura (+1,9%) e per il settore che raggruppa commercio, pubblici esercizi, trasporti e telecomunicazioni (+1,9%) ma sono in crescita anche industria (+1,1%) e costruzioni (+1,0%). Registrano un calo i servizi finanziari, immobiliari e professionali (-0,4%) e gli altri servizi (-0,6%).

Al Centro, dove la crescita è più modesta, il valore aggiunto presenta variazioni positive solo per i servizi finanziari, immobiliari e professionali (+1,3%) e l’industria (+0,8%). I restanti settori registrano diminuzioni: -1,9% in agricoltura, -0,3% nelle costruzioni e -0,1% nel settore che comprende commercio, pubblici esercizi, trasporti, telecomunicazioni e negli altri servizi.

Nel Mezzogiorno, il Pil ha registrato nel 2016 un significativo recupero crescendo in linea con la media nazionale. L’aumento del valore aggiunto è più marcato nell’industria (+3,4%) e nel settore che raggruppa commercio, pubblici esercizi, trasporti e telecomunicazioni (+1,4%). Segnano un incremento modesto i servizi finanziari, immobiliari e professionali (+0,3%) e gli altri servizi (+0,2%). Si registrano cali per l’agricoltura (-4,5%) e, in misura molto limitata, per le costruzioni (-0,1%).

L’occupazione (misurata in termini di numero di occupati) è cresciuta, nel 2016, dell’1,3%. L’aumento maggiore si osserva nelle regioni del Nord-est (+1,8%), seguite da quelle del Mezzogiorno (+1,6%) e del Nord-ovest (+1,0%). Nelle regioni del Centro la crescita è inferiore alla media e risulta pari allo 0,6%.

Per quel che riguarda gli andamenti settoriali dell’occupazione, nel Mezzogiorno la crescita riguarda, in particolare l’industria, il settore che comprende commercio, pubblici esercizi, trasporti e telecomunicazioni e gli altri servizi (rispettivamente +2,6%, +2,1% e +2,0%). Nel Nord-est gli aumenti più marcati si registrano per i servizi finanziari, immobiliari e professionali (+5,0%) e per l’agricoltura (+4,4%). Il Nord-ovest è caratterizzato da incrementi maggiori nel commercio, pubblici esercizi, trasporti e telecomunicazioni (+3,0%) e nei servizi finanziari, immobiliari e professionali (+1,0%). Anche nel Centro, i risultati migliori riguardano i servizi finanziari, immobiliari e professionali (+3,0%) e l’agricoltura (+2,3%)”.

Le novità principali si riscontrano nei segnali di una maggiore industrializzazione del Mezzogiorno e di un incremento della produzione agricola nel Nord maggiormente evidenziata nel Nord Est. Conseguenti sono le variazioni sui dati occupazionali.

Salvatore Rondello

Pil, il fondo monetario vede positivo

Pil Il Fondo monetario internazionale rivede al rialzo le stime di crescita per l’Italia: il Pil quest’anno salirà dell’1,3% (contro il +0,8% delle ultime stime) e rallenterà attorno all’1% nel 2018-20. L’alto livello di debito inoltre “lascia l’Italia esposta a shock”. Questo in sintesi il quadro disegnato dal Fmi sull’Italia. Però si sottolinea il miglioramento delle prospettive economiche. Ad aprile l’istituto di Washington prevedeva un aumento del Pil italiano dello 0,8% sia per il 2017 che per il 2018. Il governo nel Documento di Economia e finanza ad aprile ha stimato una crescita all’1,1% per il 2017 e all’1% per il 2018. Per l’Fmi, la ripresa in Italia proseguirà ma “i rischi al ribasso sono significativi” e legati, tra l’altro, “alle fragilita’ finanziarie, alle incertezze politiche, a una possibile battuta d’arresto del processo di riforma” e “alla normalizzazione” del corso della politica monetaria.

Dal Fondo si suggerisce di “accelerare il risanamento dei bilanci delle banche italiane e ridurre in modo “realistico” e “tempestivo” il problema dei non perfoming loans (Npl), i crediti deteriorati. Il Fondo chiede strategie “ambiziose e credibili” di riduzione degli Npl che affossano gli istituti italiani. In particolare, sottolinea l’Fmi, alle banche con “una debole capacità interna dovrebbe essere richiesto di intraprendere le azioni necessarie” come ingaggiare società specializzate.

L’istituto di Washington rileva inoltre come i progressi nell’accelerare le procedure d’insolvenza delle imprese “siano stati limitati” e ritiene necessario continuare a compiere “passi ambiziosi” sul fronte della ristrutturazione aziendale. Il fondo chiede inoltre che si dia vita a riforme riforme strutturali “ambiziose e onnicomprensive” che “aiuteranno a incoraggiare una crescita più forte”. Il Fondo chiede di portare avanti il programma già avviato con il Jobs act, la riforma della pubblica amministrazione, della giustizia civile e dell’istruzione e di puntare soprattutto sulla liberalizzazione dei mercati dei prodotti e dei servizi, sull’aumento della produttività e su un’ulteriore modernizzazione del settore pubblico.

Per quanto riguarda il debito pubblico, il Fondo Monetario sottolinea che “l’alto livello di debito pubblico lascia l’Italia esposta a shock, con uno spazio ridotto per rispondere, e al rischio di una dura e pro-ciclica correzione”. Inoltre suggerisce la strada delle riduzione del cuneo fiscale e di un salario minimo, “possibilmente differenziato tra le regioni”. Inoltre secondo il Fondo, bisogna garantire un’efficace contrattazione di secondo livello che rafforzi il legame tra salari e produttività. L’Fmi prende in esame anche le pensioni: “Nonostante gli sforzi degli ultimi anni, ulteriori passi sono necessari per ridurre la spesa corrente”, sebbene con un sostegno orientato ai più deboli. In particolare, il Fondo chiede di “migliorare l’efficienza della spesa sanitaria” e “ridurre gli alti livelli di spesa pensionistica nel medio termine”. Secondo l’Fmi, esistono “eccessi” nel sistema pensionistico italiano che “devono essere razionalizzati” legati soprattutto ai “benefit generosi” delle vecchie generazioni. L’istituto di Washington ritiene che i parametri pensionistici “potrebbero anche essere rivisti e corretti, se necessario”. Allo stesso tempo, bisognerebbe razionalizzare i programmi di protezione sociale ed estendere le misure contro la povertà”

Istat, più occupati. Confindustria esorta la politica

occupazione giovanile 2Finalmente dall’Istat arriva una buona notizia che alimenta alcune speranze. Non siamo ancora al massimo ma sicuramente si tratta di un fatto importante. Sono aumentati gli occupati e sono diminuiti gli inattivi. Il comunicato odierno dell’Istat sui dati dell’occupazione recita: “Nel primo trimestre del 2017 l’economia italiana ha registrato una crescita del Pil pari allo 0,4% in termini congiunturali ed all’1,2% su base annua. Nel complesso, l’economia dei paesi dell’area Euro è cresciuta dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e dell’1,7% nel confronto con lo stesso trimestre del 2016. I segnali di accelerazione della dinamica dell’attività economica, particolarmente significativi in molti settori dei servizi, sono associati a un assorbimento di lavoro da parte del sistema produttivo che continua a espandersi: le ore complessivamente lavorate crescono dello 0,3% sul trimestre precedente e dello 0,8% su base annua.
Dal lato dell’offerta di lavoro, nel primo trimestre del 2017 l’occupazione mostra una crescita congiunturale (+52 mila, 0,2%), dovuta all’ulteriore aumento dei dipendenti (+78 mila, +0,4%) – soprattutto a termine (+51 mila, 2,1%) – mentre tornano a calare gli indipendenti (-26 mila, -0,5%). Il tasso di occupazione cresce di 0,2 punti rispetto al trimestre precedente. I dati mensili più recenti (aprile 2017) mostrano, al netto della stagionalità, un consistente aumento degli occupati (+0,4% rispetto a marzo, corrispondente a +94 mila unità), che riguarda sia i dipendenti sia gli indipendenti.
La dinamica tra il primo trimestre del 2017 e lo stesso periodo dell’anno precedente indica una crescita di 326 mila occupati (+1,5%) che riguarda soltanto i dipendenti, in più di due terzi dei casi a termine, a fronte della diminuzione degli indipendenti. L’incremento, in termini assoluti, è più consistente per gli occupati a tempo pieno, e il tempo parziale aumenta esclusivamente nella componente volontaria. La crescita dell’occupazione interessa entrambi i generi e tutte le ripartizioni, coinvolgendo anche i 15-34enni oltre alle persone con 50 anni e più.
Il tasso di disoccupazione diminuisce di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, con una riduzione congiunturale di 49 mila disoccupati, mentre l’indicatore rimane stabile in confronto a un anno prima. Queste tendenze sono rafforzate dai risultati relativi ad aprile, che evidenziano una consistente flessione delle persone in cerca di occupazione.
Prosegue a ritmo sostenuto la diminuzione degli inattivi di 15-64 anni (-473 mila in un anno) e del corrispondente tasso di inattività. Nel confronto tendenziale, la diminuzione dell’inattività è diffusa per genere, territorio e classe di età, e coinvolge sia quanti vogliono lavorare (-291 mila le forze di lavoro potenziali) sia la componente più distante dal mercato del lavoro (-183 mila chi non cerca e non è disponibile).
Le variazioni degli stock sottintendono significativi cambiamenti nella condizione delle persone nel mercato del lavoro, misurati dai dati di flusso a distanza di dodici mesi. Nel complesso aumentano le permanenze nell’occupazione (+0,4 punti) ma diminuiscono le transizioni da dipendente a termine a dipendente a tempo indeterminato (dal 24,2% al 19,6%). Inoltre, aumentano le transizioni dall’inattività verso la disoccupazione (+0,9 punti) e, in misura più contenuta, verso l’occupazione (+0,4 punti).
Dal lato delle imprese, si confermano i segnali di crescita congiunturale della domanda di lavoro, con un aumento delle posizioni lavorative dipendenti pari allo 0,6% sul trimestre precedente, sintesi della crescita sia dell’industria sia dei servizi. Le ore lavorate per dipendente tuttavia si riducono (-0,6%), anche se continua a diminuire il ricorso alla Cassa integrazione. Il tasso dei posti vacanti rimane invariato su base congiunturale mentre cresce di 0,2 punti percentuali su base annua. In termini congiunturali si registra un aumento dello 0,5% delle retribuzioni e dello 0,6% del costo del lavoro su cui ha influito la crescita accentuata degli oneri sociali (+1,2%), dovuta al graduale indebolimento degli effetti del vantaggio contributivo associato alle nuove assunzioni a tempo indeterminato degli ultimi due anni”.
In concomitanza, è iniziato oggi all’Excelsior Palace Hotel di Rapallo un convegno dei giovani della Confindustria. I giovani industriali non si accontentano dei dai Istat e ambiscono a risultati migliori. Il loro neo Presidente Alessio Rossi ha detto: “La politica è in crisi e lo sono anche i cittadini, perché il primo problema dell’Italia è che ha paura. Paura di tutto. Paura di una crescita che non è solida, come vorremmo. Di un lavoro che non è per tutti, come vorremmo. Di un futuro che per le generazioni dopo di noi non sembra florido, come vorremmo”. Rossi ha aggiunto: “la paura si cura non dotando ogni cittadino di un’arma, ma di una occasione di lavoro”.
Il neo presidente dei giovani della Confindustria usa un linguaggio in altri tempi inusuale, ma che oggi sembrerebbe strappato al tradizionale linguaggio del sindacato dei lavoratori.

Salvatore Rondello

Migliora il Pil. Primo trimestre + 0,4%

PilOggi l’Istat ha comunicato i dati sul PIL relativi al rimo trimestre del 2017. Con piacevole sorpresa si nota un piccolo miglioramento superiore alle aspettative, ma sempre inferiore a quanto avviene nella media europea e mondiale. Il comunicato Istat recita: “Nel primo trimestre del 2017 il prodotto interno lordo (PIL), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dell’1,2% nei confronti del primo trimestre del 2016. La stima preliminare diffusa il 16 maggio 2017 scorso aveva rilevato un aumento congiunturale dello 0,2% e un aumento tendenziale dello 0,8%.

Il primo trimestre del 2017 ha avuto due giornate lavorative in più sia rispetto al trimestre precedente, sia rispetto al primo trimestre del 2016. La variazione acquisita per il 2017 è pari a 0,9%. Rispetto al trimestre precedente, i principali aggregati della domanda nazionale hanno registrato una crescita dello 0,5% dei consumi finali nazionali e un calo dello 0,8% gli investimenti fissi lordi. Le importazioni sono aumentate dell’1,6% e le esportazioni dello 0,7%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito per 0,3 punti percentuali alla crescita del PIL (0,3 i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private (ISP), 0,1 la spesa della Pubblica Amministrazione (PA) e -0,1 gli investimenti fissi lordi). Anche la variazione delle scorte ha contribuito positivamente alla variazione del PIL (0,4 punti percentuali), mentre l’apporto della domanda estera netta è stato negativo per 0,2 punti percentuali. Si registrano andamenti congiunturali positivi per il valore aggiunto di agricoltura (+4,2%) e servizi (+0,6%), mentre quello dell’industria risulta negativo (-0,3%)”.

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, alla luce di un aggiustamento strutturale del deficit pari allo 0,3% nel 2018 ed alla stabilizzazione del rapporto debito/Pil, ha inviato una lettera alla Commissione Europea per argomentare, dopo le raccomandazioni inviate le scorse settimane, che “la portata dell’aggiustamento è ritenuto adeguato allo stato delle finanze pubbliche del nostro paese, anche alla luce dello sforzo di riforma che prosegue ininterrotto da alcuni anni”.

La riduzione da 0,8 a 0,3 punti di deficit della manovra 2018, così come richiesto all’Ue dalla lettera di Padoan, equivarrebbe ad uno ”sconto” di circa 9 miliardi sulle misure da adottare con la prossima legge di Bilancio. Unendo a questo l’effetto di trascinamento della ”manovrina”, sarebbero quindi sufficienti – secondo alcune valutazioni – 6 miliardi di interventi per evitare l’aumento dell’Iva, cioè per sterilizzare la clausole di salvaguardia ora previste per i conti 2018.

Il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan ha avuto un incontro bilaterale con il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis a margine del Brussels Economic Forum, in cui si è parlato di Mps e della manovra 2018. Dombrovskis ha fatto sapere : “Lieto di incontrare Pier Carlo Padoan a margine del Brussels Economic Forum. Abbiamo accolto con favore l’accordo di principio su Mps e discusso la preparazione del bilancio 2018”.

Nella missiva indirizzata al vicepresidente Valdis Dombrovskis e al commissario agli Affari economici e monetari Pierre Moscovici, Padoan spiega che un aggiustamento limitato allo 0,3% consentirebbe al governo italiano di proseguire nella politica economica che tra 2014 e 2017 ha assicurato una costante riduzione del rapporto deficit/pil (0,3% di pil per anno) e la stabilizzazione del rapporto debito/pil, e al tempo stesso sostenendo l’economia passata dallo 0,1% del 2014 allo 0,9% del 2016 e attesa all’1,1% nel 2017.

In merito, Padoan ha scritto: “Fin dal 2014 il governo italiano è stato impegnato negli sforzi per tenere il rapporto debito-pil sotto controllo. Questo rapporto si è stabilizzato de facto grazie a sforzi fiscali di lungo periodo che virtualmente non hanno uguali nella zona euro fin dall’inizio della crisi economica e finanziaria soprattutto rispetto all’entità del surplus primario conseguito. Il governo italiano intende proseguire lungo questo percorso, con un equilibrio adeguato tra il rafforzamento della ripresa in corso e della sostenibilità fiscale. Si tratta di un sentiero stretto viste le attuali condizioni macroeconomiche ma un consolidamento fiscale più stringente comprometterebbe la ripresa e metterebbe a rischio la coesione sociale. Con questa strategia in mente, vi informo che il governo intende procedere ad un aggiustamento del saldo strutturale pari allo 0,3 del Pil nel 2018. Si tratta di uno sforzo sostanziale che consentirà di ridurre ulteriormente il deficit e di garantire un calo del rapporto debito-pil. La ripresa in corso potrà beneficiare di tale equilibrio della posizione fiscale e di una strategia strutturale in gran parte in linea con il pacchetto pubblicato dalla Commissione nei giorni scorsi”.

Un atto dovuto quello del ministro Padoan che da tempo cerca di convincere l’UE per l’adozione di misure meno restrittive per l’Italia.

Salvatore Rondello

Bankitalia, dare centralità al lavoro

Visco-BankitaliaTradizionalmente, una particolare attenzione è riservata alla relazione annuale della Banca d’Italia che si svolge il 31 maggio di ogni anno. Nelle considerazioni finali, il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, dopo aver ricordato la figura di Carlo Azeglio Ciampi scomparso il 16 settembre del 2016, nel corso del suo intervento, l’ultimo prima della scadenza del suo mandato ad ottobre prossimo, ha affermato: “Il debito pubblico e i crediti deteriorati rendono vulnerabili l’Italia. La centralità è il lavoro. Perché è qui che si vede l’eredità più dolorosa della crisi”.

Ha proseguito incalzando: “Gli squilibri vanno corretti tempestivamente, altrimenti prima o poi si pagano. Sul terreno delle riforme, su quello della finanza pubblica, per le banche servono altri passi in avanti. L’adeguamento strutturale dell’economia richiede di continuare a rimuovere i vincoli all’attività d’impresa, incoraggiare la concorrenza, stimolare l’innovazione mentre sul fronte della spesa pubblica deve tornare a crescere la spesa per investimenti pubblici in calo dal 2010”.

Davanti ad un pubblico molto qualificato, tra le importanti personalità presenti, ad ascoltare Visco in prima fila si trova Mario Draghi, che viene salutato pubblicamente dal Governatore quando nella relazione affronta il tema delle misure straordinarie decise dalla Bce nel 2014: “Do’ il benvenuto al presidente Bce. Le misure straordinarie decise da Francoforte nel 2014 hanno contrastato con successo i rischi di una spirale deflazionistica”.

Accanto a Draghi sono seduti l’ex premier Mario Monti e la presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi. Seduti in prima fila anche Antonio Fazio, Lamberto Dini e Fabrizio Saccomanni. Nelle sue considerazioni finali, Ignazio Visco ha toccato altri punti molto importanti della attuale situazione economica e sociale: “Il debito pubblico e i crediti cosiddetti deteriorati riducono i margini di manovra dello stato e degli intermediari finanziari; entrambi rendono vulnerabili l’economia italiana alle turbolenze sui mercati e possono amplificare gli effetti delle fluttuazioni cicliche. L’elevato debito pubblico è un fattore di vulnerabilità grave, condiziona la vita economica del paese.

La questione del lavoro è centrale ed è soprattutto su questo mercato che vediamo l’eredità più dolorosa della crisi. I pur significativi benefici in termini di occupazione si sono rivelati effimeri perché non sono stati accompagnati dal necessario cambiamento strutturale di molte parti del nostro sistema produttivo.

Non possiamo correre il rischio di intaccare la fiducia nelle banche e nel risparmio da esse custodito a causa degli interventi delle autorità con le norme Ue che hanno segnato una brusca cesura. Nell’applicazione delle nuove regole occorre evitare di compromettere la stabilità finanziaria e nel rispetto dei principi alla base del nuovo ordinamento europeo gli interventi devono preservare il valore dell’attività bancaria. Manca una efficace azione di coordinamento fra i diversi soggetti nazionali e sovranazionali sulla gestione delle crisi bancarie. In Italia, negli scorsi anni, si sono superate fasi di tensione anche gravi senza danni per i risparmiatori e per il sistema creditizio nel suo complesso.

La Banca d’Italia negli ultimi anni è stata criticata anche in maniera aspra, siamo stati accusati di non aver capito cosa accadeva o di essere intervenuti troppo tardi. Non sta a me giudicare, posso solo dire che l’impegno del direttorio è stato massimo.

E’ un’illusione pensare che la soluzione dei problemi economici nazionali possa essere più facile fuori dall’Unione economica e monetaria. L’uscita dall’euro, di cui spesso si parla senza cognizione di causa, non servirebbe a curare i mali strutturali della nostra economia; di certo non potrebbe contenere la spesa per interessi, meno che mai abbattere magicamente il debito accumulato. Al contrario, essa determinerebbe rischi gravi di instabilità.

Le conseguenze della doppia recessione sono state più gravi di quelle della crisi degli anni Trenta. Agli attuali ritmi di crescita il Pil tornerebbe sui livelli del 2007 nella prima metà del prossimo decennio. In Italia l’espansione dell’economia, ancorché debole, si protrae da oltre due anni, tuttavia restiamo indietro rispetto ai nostri partner in Europa. L’aumento del Pil nell’area euro dovrebbe essere prossimo, quest’anno, al 2%, circa il doppio del nostro paese. L’esigenza di superare la crisi, sollecita ancora, uno sforzo eccezionale. Non minore è l’impegno necessario per ritrovare un sentiero di crescita stabile ed elevata, per risolvere la questione del lavoro, così difficile da creare, mantenere, trasformare, questione centrale dei nostri giorni non solo sul piano dell’economia.

Gli squilibri vanno corretti tempestivamente, altrimenti prima o poi si pagano. Sul terreno delle riforme, su quello della finanza pubblica, per le banche servono altri passi in avanti, non retromarce. L’adeguamento strutturale dell’economia richiede di continuare a rimuovere i vincoli all’attività d’impresa, incoraggiare la concorrenza, stimolare l’innovazione. Deve tornare a crescere la spesa per investimenti pubblici in calo dal 2010.

Non c’è stata piena consapevolezza anche al livello politico dei rischi derivanti dalle norme sul bail in e della vendita, che era del tutto legittima secondo le norme, delle obbligazioni subordinate delle quattro banche finite in risoluzione.

Affinché si realizzi una piena convergenza dell’inflazione verso l’obiettivo della banca centrale serve ancora un grado elevato di accomodamento monetario. La revisione dell’orientamento della politica monetaria, da attuarsi con la necessaria gradualità, dovrà costituire la conferma che crescita della domanda e stabilità dei prezzi possono sostenersi autonomamente nel medio periodo”.

Riferendosi agli amministratori delle banche italiane, Ignazio Visco ha chiarito: “Posso solo assicurare che l’impegno del personale della Banca d’Italia e del Direttorio è stato sempre massimo. Le crisi bancarie, purtroppo, non sono una peculiarità dei nostri tempi. E, come dimostra la storia, non è sempre possibile prevenirle. Negli anni 70 abbiamo avuto Italcasse, Sindona, il Banco Ambrosiano. Poi a ridosso del processo di privatizzazione, negli anni 90, il Banco di Napoli, il Banco di Sicilia, Sicilcassa. Oggi più che mai è importante partire dalla valutazione delle persone che guidano una banca. Quando si consolidano posizioni di dominio assoluto, aumenta il rischio che si sfrutti la propria intoccabilità per abusi e favoritismi”.

Alle belle parole del Governatore bisognerebbe auspicarsi che possano seguire i fatti. Altrimenti ascolteremmo soltanto “prediche inutili” come scrisse con rammarico Luigi Einaudi. Le crisi nella storia bancaria italiana ricordate dal Governatore Visco, nessun italiano vorrebbe che si ripetessero. Le qualità etiche delle persone designate a guidare una banca dovrebbero essere una condizione necessaria ed indispensabile preventiva all’assunzione degli incarichi dirigenziali. Purtroppo, molti amministratori delle banche italiane si trovano in chiara posizione di conflitto di interesse. Se per le piccole realtà bancarie la vigilanza compete tuttora alla Banca d’Italia, per le banche di grandi dimensioni l’esercizio della vigilanza compete direttamente alla BCE.

Salvatore Rondello

Istat: Pil italiano in crescita… ma lontano dall’Europa

Ue_bandiera_Bruxelles_FgDal comunicato stampa odierno sull’andamento del Pil nello scorso mese di aprile, l’Istat a rivisto al rialzo le stime fatte nei primi mesi dell’anno. Tuttavia, l’ottimismo dell’Istat ha un valore molto relativo. Occorre tenere conto che la crescita dell’Italia raggiunge un livello quasi dimezzato rispetto alla crescita della media UE. A fine anno potrebbe finire od essere ridotta la spinta data dalla politica monetaria espansiva praticata dalla BCE. Dunque il Governo dovrebbe darsi da fare e porsi l’obiettivo minimo di raggiungere la crescita della media della UE.
Il comunicato Istat recita: “Nel 2017 si prevede un aumento del prodotto interno lordo (Pil) pari all’1,0% in termini reali. Il tasso di crescita è lievemente superiore a quello registrato nel 2016 (+0,9%).
La domanda interna al netto delle scorte contribuirebbe positivamente alla crescita del Pil per 1,1 punti percentuali, mentre l’apporto della domanda estera netta sarebbe marginalmente negativo (-0,1 punti percentuali) e risulta nulla la variazione delle scorte.
La spesa delle famiglie e delle ISP in termini reali è stimata in aumento dell’1,0%, in rallentamento rispetto al 2016. La crescita dei consumi continuerebbe ad essere alimentata dai miglioramenti del mercato del lavoro, solo parzialmente limitati dal rialzo atteso dei prezzi al consumo.
L’attività di investimento è attesa consolidarsi sui ritmi di crescita registrati nel 2016, beneficiando anche degli effetti positivi sul mercato del credito derivanti dal proseguimento della politica monetaria espansiva della Banca Centrale Europea (+3,00%).
Il miglioramento dei livelli occupazionali dovrebbe proseguire nel 2017 (+0,7% in termini di unità di lavoro) ma in decelerazione rispetto agli anni precedenti. La riduzione della disoccupazione osservata negli ultimi anni proseguirebbe anche nel 2017, con un tasso previsto pari all’11,5%.
Una ripresa più accentuata del processo di accumulazione del capitale, legata al miglioramento delle aspettative delle imprese, costituirebbe un ulteriore stimolo per l’attività economica. I rischi al ribasso sono costituiti da una più moderata evoluzione del commercio internazionale e dall’eventuale riaccendersi di tensioni sui mercati finanziari. Le previsioni incorporano le misure descritte nel Documento di economia e finanza diffuso ad aprile 2017”.

Salvatore Rondello

CRESCITA RALLENTATA

Crescita-lavoro-RenziContinua la crescita dell’economia italiana ma con un ritmo più lento. In Italia i segnali di dinamicità provenienti dal lato dell’offerta e dal commercio estero stentano a rafforzarsi. L’occupazione è in una fase di stabilizzazione mentre i prezzi registrano un nuovo aumento. L’indicatore anticipatore rimane positivo ma evidenzia una decelerazione. Sarebbe questo il quadro fotografico fatto dall’Istat con la nota mensile sull’andamento dell’economia italiana.

Ad aprile, l’indice del clima di fiducia dei consumatori rimane stabile con una diminuzione del clima economico e di quello futuro. L’indice composito del clima di fiducia delle imprese ha mostrato miglioramenti significativi e diffusi. L’indicatore anticipatore continua a registrare variazioni positive anche se di intensità più contenuta rispetto al mese precedente.

Sempre ad aprile le attese sull’evoluzione dell’occupazione per i successivi tre mesi risultano moderate con un lieve peggioramento nei servizi, una stabilità nella manifattura e un miglioramento nel commercio e nelle costruzioni.

Le attese di inflazione degli operatori evidenziano orientamenti leggermente differenti tra loro, confermando tuttavia prospettive di crescita ancora moderata. In aprile la quota dei consumatori che si aspettano per i prossimi dodici mesi prezzi al consumo in aumento si è leggermente ridotta rispetto a marzo.

A febbraio, ricorda l’Istat, il settore manifatturiero ha registrato variazioni positive dell’indice di produzione e di fatturato dopo la caduta segnata a gennaio. Nella media del trimestre dicembre-febbraio la produzione industriale è aumentata dello 0,7% rispetto al trimestre precedente, trainata dall’andamento positivo dell’energia e dei beni intermedi (+2,7% e +1,3% rispettivamente). Il fatturato dell’industria, misurato a prezzi correnti, nel trimestre dicembre-febbraio è aumentato (+2,6%) con una intensità simile sui mercati nazionali ed esteri (+2,5% e +2,9%). Tutti i raggruppamenti hanno registrato variazioni positive ad eccezione dei beni di consumo (-0,2%). Nello stesso periodo si rileva una forte crescita per la componente estera degli ordinativi (+6,1%) e un aumento più contenuto di quella interna (+3,5%). Prosegue il miglioramento degli scambi con l’estero. Nel trimestre dicembre-febbraio sono aumentate sia le esportazioni (+3,7%) sia le importazioni (+5,6%) sostenute dalla vivacità dell’interscambio con i paesi extra-Ue (+4,9% le esportazioni).

Le esportazioni nel mese di febbraio sono diminuite dopo quattro mesi di continua espansione. A marzo è proseguita la crescita dei flussi commerciali con i paesi extra Ue, con un incremento più marcato per le esportazioni (+6,5%) rispetto alle importazioni (+0,5%). I beni strumentali hanno mostrato un aumento significativo (+15,1%), caratterizzato dalla vendita di mezzi di navigazione marittima.
Il settore delle costruzioni mostra ancora difficoltà nell’avvio della fase di ripresa. A febbraio la produzione nelle costruzioni ha segnato un aumento del 4,6% rispetto al mese precedente in recupero dopo la flessione di gennaio (-4,0%). Nella media del trimestre dicembre-febbraio la produzione è migliorata rispetto ai tre mesi precedenti (+1,0%).

Secondo i dati della rilevazione sulle forze di lavoro la crescita dell’occupazione, nel primo trimestre del 2017, è proseguita anche se in misura moderata (+0,2%, 35 mila occupati in più rispetto al quarto trimestre 2016). In particolare, prosegue la crescita degli occupati dipendenti a tempo indeterminato (+0,3%, 40 mila unità in più) e i dipendenti a termine (+1,3%, +33 mila). Gli occupati indipendenti hanno, invece, subito una diminuzione (-0,7%, 38 mila unità in meno). A marzo, il tasso di disoccupazione si è attestato all’11,7%, valore distante da quello dell’area dell’euro (9,5%). Nella media del primo trimestre, l’indicatore segnala una lieve diminuzione (un decimo di punto rispetto al quarto trimestre).

Invece, l’economia degli Usa va meglio del previsto. Ad aprile la disoccupazione è scesa al 4,4% risultando ai minimi dal maggio del 2007. Gli analisti si attendevano un aumento di 188.000 posti di lavoro. Il dipartimento del lavoro statunitense ha dichiarato 211.000 nuovi posti di lavoro creati ad aprile 2017.

Salvatore Rondello

Def. Istat, un Paese con giovani in perenne disagio

istat defSono già iniziate le audizioni in Parlamento sul Def prima di passare al dibattito parlamentare e successivamente al voto per l’approvazione.
Particolare importanza assume l’audizione dell’Istat sullo stato di salute dell’economia italiana. Davanti alla Commissione Bilancio del Parlamento, Roberto Mannucci, direttore del dipartimento per la produzione statistica dell’Istat ha dichiarato: “Nonostante il miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie, nel 2016 non si è osservata una riduzione dell’indicatore di grave deprivazione materiale, corrispondente alla quota di persone in famiglie che sperimentano sintomi di disagio. Secondo i dati provvisori del 2016, tale quota si attesta all’11,9%, 7,2 milioni di italiani, sostanzialmente stabile rispetto al 2015. Serve uno scatto dell’economia per centrare gli obiettivi di crescita del Pil previsti dal Governo per il 2017 (+1,1%). Le oscillazioni del commercio estero e della produzione industriale osservati nei mesi di gennaio e febbraio potrebbero rappresentare dei fattori di rischio per la crescita del primo trimestre 2017”.
Tra il 2015 e il 2016 l’indice di grave deprivazione peggiora per le persone anziane (65 anni e più), passando dall’8,4% all’11,6%, pur rimanendo al di sotto del dato riferito all’insieme della popolazione, e per chi vive in famiglie con persona di in cerca di occupazione (da 32,1% a 35,8%). In lieve diminuzione, invece, la quota della popolazione con meno di 18 anni, pari al 12,3% (pari a 1 milione e 250 mila minori). Questi dati, osserva Monducci, “confermano dunque l’urgenza degli interventi previsti dal governo per il contrasto alla povertà”.
Poi ha evidenziato: “Il segnale che arriva è quello di una situazione del mercato del lavoro ancora sfavorevole per la fascia di età 25-34 anni. Per gli under35 senza lavoro trovare un posto risulta, infatti, sempre più difficile. Nel primo trimestre abbiamo una forte turbolenza sul piano produttivo che implica un’accelerazione. Quindi, potremmo avere un problema nel primo trimestre ma lo scenario in corso d’anno è positivo e rende plausibile una progressiva accelerazione per raggiungere il target di crescita dell’1,1% del Prodotto interno lordo. Ricapitolando, risulta necessaria una promessa di tassi di crescita rilevanti, significativi, in corso d’anno. Infatti, si segnala che una crescita nel primo trimestre in linea o inferiore a quella osservata negli ultimi tre mesi del 2016, ovvero dello 0,2%, richiederebbe, ai fini del raggiungimento degli obiettivi indicati dal governo per il 2017, una accelerazione dei ritmi di espansione nei trimestri successivi. I dati longitudinali della rilevazione sulle forze di lavoro consentono di effettuare un’analisi delle transizioni verso l’occupazione degli individui disoccupati a un anno di distanza. L’esercizio è stato realizzato per i 25-34enni confrontando i tassi di permanenza e transizioni osservati tra il quarto trimestre 2015 e il quarto trimestre 2016 con quelli degli analoghi periodi dei due anni precedenti. Il 21,2% dei 25-34enni disoccupati nel quarto trimestre del 2015 è occupato un anno dopo, il 43,8% risulta ancora disoccupato e il 35% inattivo. La quota di giovani che ha trovato lavoro nel periodo è più bassa sia rispetto a quella registrata nello stesso periodo dell’anno precedente (27,9%) sia di due anni prima (24,4%)”.
L’Italia è tra i Paesi europei con il tasso di occupazione degli under 35 più basso in Europa. Quanto alla fascia di età successiva, dei 25-34enni: solo il 60,3% lavora, situazione che costituisce una criticità per il presente e il futuro di queste generazioni, che rischiano di non avere una storia contributiva adeguata. Monducci, continuando ha detto: “Il loro scarso impiego, inoltre, indica una grave situazione di sottoutilizzo di un segmento di popolazione ad elevato impatto potenziale sullo sviluppo economico del Paese”.
Il direttore dell’Istat, proseguendo ad esaminare i vari aspetti di finanza pubblica, a cominciare dagli investimenti, che nel 2016 sono scesi del 4,5%, registrando il settimo calo annuo consecutivo, ha spiegato: “In discesa anche la spesa per interessi (-2,6%). Per effetto del rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato nella fase finale del 2016, la spesa per interessi registra nel quarto trimestre una variazione tendenziale nulla che interrompe la tendenza alla riduzione iniziata nel primo trimestre 2013. Gli investimenti misurati a prezzi correnti hanno registrato nel decennio 2007-2016 una flessione del 18,1%; a partire dal 2015, c’è stato un recupero della spesa per investimenti lordi, con un’accelerazione nel 2016”.

Salvatore Rondello