Confindustria. Crescita inadeguata per uscire dalla crisi

lavoro_giovani_operai_Da un report del Centro Studi della Confindustria è emerso un quadro insoddisfacente per uscire dalla crisi attuale.
L’Italia rimane il fanalino di coda dell’Eurozona. Sfrutta bene il traino esterno, ma resta fanalino di coda con una crescita inadeguata ad uscire dalla crisi. Lo afferma la Confindustria nella sua “Congiuntura flash”. Anche nel primo trimestre 2017, il Pil italiano ha una attesa di aumento a ritmo lento, dopo il +0,2% nel quarto trimestre 2016 e un +0,3% nel terzo. Il ritmo, frenato dall’incertezza politica, rimane inferiore a quello dell’Eurozona (vicino al 2%). Industria ed export – prosegue la nota di Confindustria – trainano il Pil, ma la domanda interna risente dell’instabilità politica, quando ogni sforzo andrebbe dedicato al rilancio dell’economia e al sostegno dei posti di lavoro; il credito rimane erogato con il contagocce. I sentieri divaricanti dei tassi Fed e Bce (che non intende cambiare rotta) spingono il dollaro. Mentre i tassi sui titoli sovrani iniziano a riflettere tensioni economiche e non.
Gli indicatori congiunturali, comunque, si legge sempre nel Report, hanno un’intonazione un po’ più positiva in avvio d’anno. Il Pmi composito in gennaio è stabile (52,8, da 52,9 in dicembre) e nel terziario si segnala un lieve consolidamento (52,4, da 52,3). Rallenta invece il manifatturiero (53,0 da 53,2), per via della domanda interna come confermato, tra l’altro, dalla minore fiducia dei consumatori. Dopo il sorprendente incremento di dicembre con un +1,4%, la produzione industriale segna oltre l’1% a gennaio.
Sulla crescita pesa anche il credit crunch. Il credito alle imprese è scarso e questo resta un nodo per la crescita. I prestiti bancari hanno registrato +0.2% mensile a dicembre dopo il calo dello 0,2% di novembre anche se negli ultimi 4 mesi il ritmo di caduta si è attenuato. Segnali di perdita di slancio anche per gli investimenti in macchinari e mezzi di trasporto tra fine 2016 e inizio 2017, dopo il +1,7% nel 3° 2016. Deboli anche gli investimenti in costruzione, in linea con la dinamica della produzione, anche se, annota ancora il Csc di Confindustria, a gennaio è risalita la fiducia degli imprenditori edili di 3,5 punti e le prospettive sono migliorate.
Gli istituti bancari, nell’erogare il credito, sono frenati anche dall’applicazione dei criteri di Basilea per valutare la solvibilità del rischio.
Per quanto riguarda l’Eurozona, infine, il Csc rileva come i tassi sovrani siano in aumento e gli spread europei si siano ampliati con il rischio che il trend prosegua sulla scia dell’incertezza dell’Eurozona.
Con la fine degli incentivi alle assunzioni, il naturale riallungamento degli orari smorzerà la creazione di posti di lavoro. Questa stima del Centro studi di Confindustria, prevede per il 2017 come l’intensità del loro recupero perderà slancio dopo +1,2% nel 2016 e +0,8% nel 2015 e sarà inferiore a quella del Pil, contrariamente a quanto avvenuto nel biennio precedente. In Italia, d’altra parte, prosegue la nota, le ore lavorate pro-capite sono ancora molto basse rispetto ai valori pre-crisi: nel 3° trimestre 2016 -1 ora e mezza a settimana rispetto a fine 2007, da un minimo di circa -2 ore a inizio 2015.
Nel 4° trimestre 2016 l’occupazione è rimasta pressoché ferma (-5mila addetti), come nel trimestre estivo (-10mila). I recenti lievi cali non intaccano gli ampi guadagni registrati nella prima metà dell’anno: in dicembre +242mila da fine 2015, a un totale di 22milioni e 783mila persone occupate, tornate così sui livelli della primavera 2009. Il tasso di disoccupazione nel 4° trimestre 2016 si è attestato all’11,9%, dopo essere rimasto ancorato all’11,6% dall’estate 2015. Il report della Confindustria conclude: “con la forza lavoro in espansione da inizio 2016, l’aumento riflette, appunto, lo stallo dell’occupazione”.
Dunque, le prospettive non sono allegre: l’unico dato che sarà in crescita, malauguratamente, è il disagio sociale degli italiani.

Salvatore Rondello

L’ATTESA

La Commissione europea domani darà tempo all’Italia fino alla fine di aprile per prendere i provvedimenti legislativi per la correzione dello 0,2% del Pil. Ma se non sarà rispettato questo termine, il Collegio dei commissari è pronto ad aprire la procedura di infrazione per deficit eccessivo nella prima riunione di maggio. Pare che nel dibattito interno alla Commissione si sia tenuto conto delle “valutazioni politiche” sull’opportunità o meno di insistere affinché l’Italia dia subito seguito alle promesse fatte dal ministro Padoan il 2 febbraio in risposta alla richiesta di correzione dello 0,2% del Pil inviata dal vicepresidente Dombrovskis e dal Commissario Moscovici il 17 gennaio.

Nel collegio dei Commissari sarebbero infatti emerse valutazioni anche di segno opposto a quello desiderato dall’Italia, sul fatto che dare ulteriore tempo, quando la violazione è considerata “conclamata”, potrebbe essere controproducente in altri paesi. In ogni caso a Bruxelles si fa notare che l’Italia ha preso precisi impegni per aprile e quindi finora prevarrebbe la linea di dare fiducia e attendere i provvedimenti che dovranno essere adottati da Roma. Nel mentre dalla Germania arriva una puntura di spillo all’Italia. Con il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, anch’egli a Bruxelles per i lavori dell’Ecofin dice che il suo paese non intende ammonire pubblicamente l’Italia per il suo deficit.

Il primo a sentirsi tirato in causa è il ministro dell’Economia Padoan che al termine dell’Ecofin osserva: “Il rapporto sul debito di domani non rischia di essere un passo ulteriore verso la procedura d’infrazione”. Non è un nuovo passo verso la procedura perché, spiega, “come è già stato detto pubblicamente l’Italia si è impegnata a fare la correzione di cui abbiamo parlato anche ieri, confermo che si farà e quindi questa è una cosa che toglierà ogni dubbio sulla coerenza dell’Italia con le regole”. Quindi l’aggiustamento si farà.

Su debito Padoan ha poi assicurato che non ci sono dubbi sulla sua sostenibilità. “Questi dubbi sui mercati non li vedo, sui mercati ci sono dei prezzi, quello dello spread si è alzato da circa un mese anche a seguito dell’effetto Trump che ha numerose implicazioni”, ma poi “si è stabilizzato, non sta andando su quindi questo mi dice che sui mercati che funzionano non ci sono dubbi in tal senso”, ha concluso il ministro.

Dopo le voci di un passo indietro, poi smentite, che lo hanno riguardato oggi il presidente della Commissione Europa Jean Claude Juncker è tornato su un vecchio argomento mai passato del tutto di moda. Quello dell’Europa a due velocità. “Non è il momento di lanciare in Europa un dibattito istituzionale, alla gente non interessa”. Juncker si dice invece “a favore di un ricorso più frequente a cooperazioni rafforzate, chiamatela Europa a più velocità, che già abbiamo”. “Non possiamo più accettare – ha  proseguito Juncker – che ad esempio sulla crisi migratoria certi Stati non partecipino agli impegni cui hanno preso parte a definire. Non voglio più che certi Stati membri blocchino quelli che vogliono andare più lontano, frenandone le ambizioni. Il fossato enorme che c’è tra la Ue e la gente – ha comunque sottolineato – è lo stesso che c’è a livello di sistemi nazionali”. Juncker ha quindi rivendicato la linea seguita dalla sua Commissione di “concentrarsi sull’essenziale”.

Grecia. L’Eurogruppo chiede altri sacrifici

grecia-pago-deuda-fmi--644x362Più che una tragedia è un dramma senza fine quello che sta consumando Atene. La povertà dilaga e luglio è sempre più vicino, quando Atene dovrà rimborsare oltre sei miliardi di debiti e potrebbe trovarsi a corto di liquidità.
la crisi non demorde e 2,8 miliardi di euro hanno lasciato i conti bancari nei primi due mesi del 2017, segno di una nuova ondata di preoccupazione. Le banche sono in sofferenza, denunciano un picco di prestiti non rimborsati.
Oggi i ministri europei dell’Economia riuniti a Bruxelles cercano l’accordo per finanziare un’altra tranche di aiuti, dopo gli 85 miliardi stanziati ad agosto del 2015. Per partecipare all’esborso, il Fondo monetario internazionale chiede più sacrifici al governo greco. Nuovi tagli alle pensioni e più tasse. Perché il Pil nell’ultimo trimestre è andato peggio delle previsioni, da +0,9% è sceso a +0,3%. E il programma di rientro del debito non sta andando bene. All’inizio del mese sono è stato richiesto di adottare misure per assicurare il raggiungimento di ambiziosi obiettivi di finanza pubblica. La richiesta è giunta dai creditori in modo da ottenere che il Fondo monetario internazionale possa tornare a partecipare al piano di salvataggio finanziario. Tra le richieste, un nuovo taglio alle pensioni, e un ampliamento della base imponibile; in tutto un piano di risanamento pari al 2% del prodotto interno lordo.
Ma il premier Alexis Tsipras ha dichiarato che non è disposto a chiedere ulteriori sacrifici al suo Paese. Da qui, le ragioni delle trattative in corso. Eppure la Grecia ha ricevuto il più grande prestito internazionale della Storia: in tutto 110 miliardi di euro, anche da Paesi dell’Unione più poveri. Ma tutto questo non è servito, la crisi continua a perdurare. Nel frattempo l’Eurogruppo sta tentando di porre rimedio a una situazione che non solo rischia di far naufragare un Paese già in ginocchio, ma porterebbe alla ribalta i partiti euroscettici su tutto il resto del Continente, già alle prese con il rafforzamento dei partiti dell’ultradestra.
Il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha dichiarato che la Grecia, i suoi creditori europei e il Fondo Monetario Internazionale hanno fatto progressi nella ultime settimane, nella prospettiva di un via libera da parte dei Paesi dell’eurozona al ritorno a Atene della missione di vigilanza del salvataggio greco. “Abbiamo avuto molte conversazioni nelle ultime settimane e vedo dei progressi. Oggi vedremo se questo progresso è sufficiente per il ritorno” delle istituzioni ad Atene, ha spiegato Dijsselbloem entrando alla riunione dei ministri dell’Economia e delle Finanze che si tiene oggi a Bruxelles. Anche Pierre Moscovici, commissario europeo per gli Affari economici, ha espresso la proprio fiducia rispetto al fatto che la riunione abbia “successo”, sottolineando che la Grecia ha compiuto “molti progressi” in materia di crescita economica e soddisfacimento dei propri obiettivi in termini finanziari. Sia Moscovici che Dijsselbloem hanno rimarcato come le istituzioni contino sul fatto che il programma di salvataggio prosegua con la partecipazione del Fmi. La Commissione europea prevede una lieve ripresa dell’occupazione pari a un 2,2% nel 2017. Inoltre, l’ultima estate, per il turismo è andata oltre le comuni aspettative.
Ma visto che la Grecia non può, al momento, tirare ancora la cinghia, e minaccia nuove elezioni, quello di oggi è solo un pre-accordo. Mercoledì a Berlino la questione sarà discusse da Angela Merkel e dalla leader del FMI, Christine Lagarde.
Infatti nel corso della giornata anche il ministro delle Finanze della Germania, Wolfgang Schauble, ha fatto sapere che per oggi non si attende un accordo finale sulla Grecia. A riportarlo il quotidiano greco “Kathimerini”, che cita il portavoce di Schauble. “Non ci aspettiamo un accordo finale dall’Eurogruppo di oggi, ma una valutazione dei progressi”, avrebbe detto il portavoce Juerg Weissgerber. “Speriamo – ha aggiunto – che le istituzioni possano tornare in modo relativamente rapido ad Atene”.

Il Pil cresce oltre le stime e incoraggia il Governo

The strong wind did almost pull the Italian flag on the turret of the Quirinale Palace in Rome, Italy, 30 January 2015. The flag still remained attached to a loin. ANSA/ETTORE FERRARI

ANSA/ETTORE FERRARI

Nonostante la turbolenza europea sui conti italiani, arriva per il Bel Paese una buona notizia: il Pil del 2016 migliore del previsto.
Nel quarto trimestre del 2016 il prodotto interno lordo, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1,1% nei confronti dello stesso periodo del 2015. Lo comunica l’Istat sottolineando che il periodo ha avuto tre giornate lavorative in meno del trimestre precedente e due in meno rispetto al quarto trimestre del 2015. Questo spiega perché la variazione annua del Pil stimata sui dati trimestrali grezzi sia pari a +0,9% (nel 2016 vi sono state due giornate lavorative in meno rispetto al 2015). Nel Documento programmatico di bilancio di ottobre scorso, il governo ha stimato per il 2016 un rialzo del Pil (in termini grezzi) dello 0,8% dopo lo 0,7% del 2015. Il dato di oggi è quindi leggermente superiore alle stime italiane
e in linea invece con quelle Ue. “Il testo delle previsioni riconosce gli effetti positivi delle riforme e delle politiche di bilancio più espansive realizzate grazie alla flessibilità”. Così ha commentato il presidente della commissione per i problemi economici del Parlamento europeo, Roberto Gualtieri.
La variazione congiunturale è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nei settori dell’industria e dei servizi e di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura. Dal lato della domanda, sottolinea l’Istat, vi è un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto negativo della componente estera netta.
Il dato diffuso oggi sul 2016 è “molto provvisorio”, spiegano all’Istituto di statistica. I risultati dei conti nazionali annuali per il 2016 saranno diffusi il prossimo primo marzo, mentre quelli trimestrali coerenti con i nuovi dati annuali
verranno comunicati il 3 marzo.
La notizia è stata ben accolta da Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio
Paolo Gentiloni ha scritto su Twitter: “Dati Istat su Pil incoraggianti.
Governo determinato a proseguire riforme per favorire la crescita”

RIFARE I COMPITI

Pierre-MoscoviciL’Italia ha delle potenzialità, ma non si applica. In sostanza l’Europa mette sulla pagella la sufficienza del nostro Paese nel fare i compiti a casa, ma nessuna bocciatura ne ultimatum, è stato solo tutto rimandato ad aprile, quando l’Italia dovrà aggiustare i conti pubblici. C’è ancora un po’ di tempo per definire la manovra aggiuntiva strutturale di finanza pubblica per “almeno” 0,2% del pil (3,4 miliardi di euro). Non molto, però. Certo è la data del 22 febbraio, quando la Commissione europea ha previsto – almeno sulla base della tabella di marcia valida oggi – di pubblicare il rapporto di analisi e valutazione dell’attuazione della regola di riduzione del debito da parte dell’Italia, potrebbe non essere conclusiva. Infatti, la procedura Ue sulla valutazione del debito
pubblico prevede vari passaggi: non necessariamente la Commissione deve arrivare alle conclusioni sul ‘che fare’, cioè decidere se aprire o non aprire una procedura di infrazione Ue, il giorno stesso in cui pubblica l’analisi tecnica sul debito italiano. Ciò darebbe un po’ di respiro al governo per definire con precisione le misure aggiuntive. Non si sa quali potrebbero essere i tempi: il commissario
Moscovici ha parlato di una pubblicazione “nelle prossime settimane”, facendo intendere che anche l’analisi tecnica potrebbe essere magari slittare. Bruxelles conferma la richiesta di manovra aggiuntiva, ma anche di voler favorire una decisione rapida del governo. La Commissione allarga alla possibilità di una correzione a breve e rimarca il positivo impegno dell’Italia sulla correzione dei conti. Nel “capitolo Italia”, infatti, la Commissione Ue “prende nota positivamente dell’impegno preso dal governo per adottare misure di bilancio aggiuntive per un valore complessivo dello 0,2% del Pil entro aprile 2017”. Le misure aggiuntive, precisa Bruxelles, saranno però “prese in conto non appena saranno disponibili sufficienti dettagli” per valutarne l’impatto.
La Commissione Ue rivede al rialzo la crescita dell’Italia del 2016, da +0,7% a +0,9%. Restano stabili, invece, le previsioni per il 2017, con un Pil invariato a +0,9%, mentre per il 2018 la stima di crescita sale dall’1 all’1,1%. Così le previsioni economiche d’inverno Ue, che evidenziano una “crescita stabile ma modesta” trainata da “tassi d’interesse reali bassi e una domanda esterna più forte” ma dove “debolezze strutturali ostacolano una ripresa più forte”.
L’Italia sarà l’unico paese della zona euro e dell’Unione Europea a registrare un incremento del Pil di meno dell’1% nel corso di quest’anno, secondo le quali la crescita media dell’Eurozona è dell’1,6% e quella dell’Ue dell’1,8%. In testa alla classifica della zona euro c’è il Lussemburgo, con una crescita del 4%, seguito da Malta (3,7%) e dall’Irlanda (3,4%). Tra i 28 membri dell’Unione Europea è la Romania a registrare l’aumento del Pil più consistente con il 4,4%. La Grecia, che fino allo scorso anno aveva consentito all’Italia di evitare la maglia nera del Pil in Europa, nel 2017 dovrebbe crescere del 2,7%. La situazione non dovrebbe cambiare il prossimo anno, con il Pil dell’Italia fermo a un aumento del 1,1%, secondo le stime della Commissione.
È “assolutamente sbagliato parlare di ultimatum” da parte della Commissione Ue all’Italia, dichiara il commissario Ue agli affari Economici, Pierre Moscovici. Facendo un punto sul nostro Paese, dando “il benvenuto” agli “impegni” presi dal governo dopo la lettera del 17 gennaio, Moscovici sottolinea che “stiamo discutendo in modo costruttivo e positivo” col ministro Padoan e “mentre incoraggiamo a prendere le misure al più presto”, “non c’è alcun ultimatum”.
La disoccupazione in Italia “resta alta” mentre “rallenta” l’occupazione rispetto ai due anni precedenti a causa “della fine dagli incentivi fiscali per le nuove assunzioni”. La Commissione rivede al rialzo la disoccupazione per il 2016 (da 11,5 a 11,7%), così come per il 2017 (da 11,4% a 11,6%. Nel 2018 è prevista all’11,4% contro l’11,3 precedente. Comunque “le riforme passate – per Bruxelles – sosterranno l’occupazione nel 2017-2018”.
“L’incertezza politica e il lento aggiustamento del settore bancario pongono rischi al ribasso alle prospettive di crescita dell’Italia”. La Commissione Ue aggiunge però che “un forte impulso potrebbe ancora avvenire dalla domanda esterna”. Per Bruxelles il surplus delle partite correnti calerà dal 2,7% del pil del 2016 all’1,8% nel 2018. Gli investimenti dovrebbero invece crescere del 2,4% beneficiando delle misure della legge di bilancio 2017.
“Se devo dare un titolo direi che la crescita economica continua anche se è messa alla prova dalle incertezze”, dice poi Moscovici, presentando le Previsioni economiche d’inverno della Commissione europea. “L’economia europea si è dimostrata capace di resistere ai numerosi choc che ha subito l’anno scorso. La crescita sta tenendo e la disoccupazione e i disavanzi stanno calando, ma, con un’incertezza a livelli così elevati, è più importante che mai utilizzare tutti gli strumenti offerti dalle politiche di sostegno alla crescita”.
Un voto anticipato potrebbe mettere a rischio gli impegni presi dal governo in merito alla richiesta di correzione dei conti pubblici. Su questo punto, la Commissione scrive che ha “preso nota positivamente” degli “impegni presi pubblicamente dal governo” relativi a un aggiustamento strutturale dello 0,2% del Pil. Misure che “saranno prese in considerazione non appena ci saranno sufficienti dettagli”.
Specifica poi la commissione: “Il grado di incertezza particolarmente elevato che avvolge queste previsioni d’inverno è dovuto alle intenzioni ancora poco chiare della nuova amministrazione statunitense in alcuni settori strategici fondamentali, come pure alle numerose elezioni che si terranno in Europa quest’anno e ai prossimi negoziati con il Regno Unito a norma dell’articolo 50”, afferma la Commissione.
A ribattere all’Europa, la Corte dei Conti che rileva la gravità della situazione a cui ha dovuto trovare rimedio il nostro Paese. I ripetuti terremoti dall’agosto scorso sono sì “eventi eccezionali” ma producono “effetti continuativi” e “di questo aspetto non può non tenersi conto, anche in sede europea” nella valutazione dei conti. Lo ribadisce il presidente della Corte dei Conti Arturo Martucci di Scarfizzi inaugurando l’anno giudiziario. Quindi “la prevenzione non appare del tutto slegata dalla ricostruzione” perché si tratta di “programmare una protezione contro effetti drammatici di eventi sismici che presentano carattere di potenziale continuità”.
E mentre l’Italia è alle prese con lotte intestine anche nel partito al Governo, in Francia Marine Le Pen spaventa l’Europa. L’uscita di Parigi dall’euro “sarebbe una tragedia per l’Eurozona e una catastrofe per la Francia, sarebbe la fine del progetto europeo costruito sulla riconciliazione franco-tedesca”. È quanto afferma il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici. “Non divido i candidati in buoni e cattivi”, prosegue Moscovici parlando delle presidenziali francesi, ma Marine Le Pen “fa una battaglia contro l’Europa, una differenza abissale con gli altri”.

Istat, sale il fatturato dell’industria

Italia-crescita-industriaA novembre per l’industria si rileva – rispetto al mese precedente – un aumento significativo sia del fatturato (+2,4%), sia degli ordinativi (+1,5%). Lo comunica l’Istat evidenziando come l’incremento del fatturato è maggiore sul mercato interno (+3,1%) rispetto a quanto rilevato sul mercato estero (+0,9%). Gli ordinativi, invece, aggiunge l’istituto, registrano incrementi maggiori sul mercato estero (+2,4%) rispetto all’interno (+1,0%). Su base annua corretto per gli effetti di calendario il fatturato totale cresce del 3,9%, con un incremento del 4,8% sul mercato interno e del 2,2% su quello estero. Rispetto a novembre 2015, l’indice grezzo degli ordinativi si mantiene invece sostanzialmente stabile (+0,1%). L’incremento più rilevante si registra nella fabbricazione di apparecchiature elettriche (+11,6%), mentre la flessione maggiore si osserva nell’elettronica (-54,7%).

Nella media degli ultimi tre mesi, spiega l’Istat, l’indice complessivo del fatturato aumenta dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti (-0,1% per il fatturato interno e +0,7% per quello estero); quello degli ordinativi diminuisce del 2,3%.

Cina: Pil +6,7%. La crescita annuale più bassa dal 1990

yuan-cinesiNel 2016 la Cina ha conseguito la crescita annuale più bassa dal 1990. L’economia della Cina, pur essendo in fase di rallentamento, continua ad avere incrementi del PIL superiori a quelli registrati in Europa e negli Stati Uniti.

Nel quarto trimestre del 2016 il Pil della Cina segna +6,8% su base annua, mentre la variazione in termini congiunturali per lo stesso periodo segna +1,7%. La crescita per l’intero 2016 si attesta a +6,7%, in diminuzione rispetto al 2015 che ha segnato +6,9%. Comunque si mantiene all’interno del target quinquennale definito dal governo tra il 6,5% ed il 7% annuo.

Dai dati dell’Ufficio Nazionale di Statistica, per il 2016 continua la diminuzione dei consumi (in calo al 9,6% dal 10,6% del 2015 anche se solo nel mese di dicembre si è registrata una accelerazione a +10,9%).

L’economia, secondo l’Ufficio di statistica cinese, si è attestata su “assetti moderati ancora stabili e solidi”, gettando basi positive per l’avvio del piano quinquennale fino al 2020. Si confermerebbe un trend in fase di consolidamento e con ulteriori margini di crescita.

Gli investimenti fissi, tra cui la spesa per le infrastrutture, sono saliti dell’8,1% , mentre la componente immobiliare ha visto un balzo del 6,9% rispetto all’1% del 2015.

Spinte dal PIL, le Borse cinesi chiudono in positivo. L’indice Composite di Shanghai sale a 3.123,14 punti (+0,70%). L’indice di Shenzhen raggiunge quota 1.885,78 punti (intorno ai massimi intraday) guadagnando +1,52%.

Lo yuan nel cambio contro il dollaro usa, nell’ultimo anno, ha oscillato tra il minimo a 6,839 ed il massimo a 6,961 con un valore di media a 6,9. Al fixing di venerdì scorso, la Banca Centrale ha fissato la parità a 6,8693 (valore di media centrale). Il trend tra le due monete nell’ultimo anno è stato piuttosto stabile con oscillazioni dal valore di media attorno all’1%.

Nel corso del 2017, dopo l’avvicendamento politico negli Usa, sarà particolarmente importante monitorare con attenzione non solo l’economia cinese ma anche le economie dei Paesi in via di sviluppo, della Russia, dell’Eurozona e degli altri Paesi sviluppati.

Salvatore Rondello

PENNA ROSSA EUROPEA

padoanLa Commissione europea marca e corregge ancora una volta i conti italiani. Come previsto la lettera della Commissione europea con la richiesta di aggiustamento
dei conti pubblici italiani è stata ricevuta dal ministero dell’Economia.
Ad annunciarlo è stata la portavoce della Commissione Margaritis Schinas al termine del collegio dei commissari a Strasburgo: “Posso confermare che la lettera è stata inviata”, ha detto il portavoce, spiegando che la missiva “fa parte del dialogo in corso a tutti i livelli”, ed “è in quel senso che va letta”.
“Da novembre dello scorso anno la Commissione europea ritiene che il bilancio dell’Italia per il 2017 possa farci deviare dal percorso pluriennale di riduzione del rapporto debito/pil e ci ha trasmesso una richiesta di intervento per assicurare la conformità del nostro bilancio”. Lo riferiscono fonti del Mef a commento della lettera arrivata da Bruxelles negli uffici del Tesoro.
“Lo scostamento che, secondo la Commissione, andrebbe corretto è stimato in due decimi di punto di Pil. Siamo in contatto con la Commissione e nei prossimi giorni faremo le valutazioni del caso. Se, come e quando intervenire verrà deciso dal Governo nei prossimi giorni”.
La Commissione europea avverte l’Italia che “misure di bilancio aggiuntive pari a uno sforzo strutturale di almeno lo 0,2% del Pil potrebbero essere necessarie per ridurre il divario per il pieno rispetto nel 2017” degli impegni di riduzione del debito previsti dal Patto di stabilità e crescita. In questo modo, secondo quanto si legge nella lettere che la commissione ha inviato oggi al governo italiano, si può “evitare l’apertura di una procedura per deficit eccessivo per il mancato rispetto con la regola del debito basata sui dati del 2015”. Si tratterebbe dunque di una manovra di circa 3,4 miliardi.
A tentare di rassicurare l’Italia ci ha pensato il Ministro delle finanze Padoan: “Ciò che ci distingue da molti interlocutori è la ricetta per perseguire l’obiettivo: mentre altri pensano che l’austerità sia il modo migliore se non addirittura l’unico per ridurre il debito, noi siamo convinti che l’enfasi debba essere messa sulla crescita e l’occupazione”. Pier Carlo Padoan illustra la ricetta italiana per la crescita in una lettera sulla Stampa. Padoan parla di una “crescita sostenibile” e quindi “non drogata dal disavanzo (che infatti diminuisce regolarmente dal 2014), affiancata da riforme strutturali capaci di aumentare stabilmente il potenziale produttivo. Soltanto con una crescita più sostenuta nella dimensione e capace di includere più cittadini, più equilibrata nel rapporto tra componenti della società, si potrà finalmente avviare un recupero pieno del potenziale del nostro Paese”, sottolinea il ministro. Il responsabile dell’Economia concentra la sua riflessione sulla diseguaglianza, “particolarmente elevata” in Italia, e che “limita la mobilità sociale, danneggia la crescita ed è inaccettabile dal punto di vista etico”. In questo senso, aggiunge, “il recente rapporto del World Economic Forum sul legame tra inclusione sociale e crescita conferma le nostre convinzioni: una crescita perseguita senza attenzione all’inclusione è effimera oltre che ingiusta. Aggiungo che può essere tra le cause dell’instabilità politica”. “Per questi motivi abbiamo posto l’inclusione sociale in cima all’agenda del G7 delle Finanze che si terrà in maggio a Bari. Per questi motivi il prossimo Documento di Economia e Finanza conterrà per la prima volta una valutazione dell’impatto delle politiche pubbliche sull’inclusione sociale, grazie all’iniziativa del Parlamento italiano”.
Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, non ha escluso il ricorso a nuove misure di contenimento delle spese e ha messo la struttura tecnica al lavoro. Dalla Ragioneria sono partite le indicazioni di tagli lineari per qualche centinaio di milioni alle spese dei ministeri, ma nell’agenda potrebbero entrare la revisione dei fondi infrastrutturali che pesano 2,9 miliardi e anche tutti i bonus e gli sconti fiscali che sono giudicati sacrificabili. Sullo sfondo, si agita il rischio di una procedura di infrazione.
Il ministro poi cita fra gli altri il mercato del lavoro che “non riesce ad includere giovani e donne”, “corporazioni sedimentate anche nell’ambito di servizi a scarso valore aggiunto” che “impediscono l’accesso a nuovi soggetti più creativi ed efficienti”, sistemi di welfare e di tassazione “inefficaci nel migliorare la distribuzione del reddito”, “l’evasione fiscale”. Ma negli ultimi anni, aggiunge, “il Governo ha iniziato ad affrontare questi problemi con una politica di bilancio decisamente meno restrittiva, anzi moderatamente espansiva, che ci ha portato fuori dalla recessione ed ha aumentato l’occupazione”.

Dall’Europa tirata di orecchie all’Italia sul debito

commissione-europeaLa Commissione Ue invierà oggi una lettera all’Italia in cui chiede al Governo di assumere impegni precisi sulla correzione dei conti entro il primo febbraio, data della pubblicazione delle nuove previsioni economiche. Secondo quanto anticipato da Repubblica il ‘gap’ da colmare per rispettare gli accordi sulla riduzione del deficit strutturale è pari allo 0,2% del pil, quindi già uno ‘sconto’ rispetto alla differenza di 0,3% evidenziata a novembre nell’opinione sulla legge di stabilità.

Ma il Mef rivela che da Bruxelles non è arrivato nessun avviso in tal senso. “Sono in corso in questi giorni contatti con la Commissione – affermano fonti del Ministero dell’Economia e delle Finanze – per valutare i passi opportuni per evitare l’apertura di una procedura di infrazione e al tempo stesso scongiurare il rischio che interventi restrittivi sul bilancio compromettano la crescita riavviata nell’economia nazionale a partire dal 2014 ma ancora debole”. Le stesse fonti del Mef fanno rilevare come “peraltro non è ancora pervenuta alcuna lettera” da Bruxelles.

Il 5 dicembre scorso, ricordano al Tesoro, si è tenuta una riunione dell’Eurogruppo nella quale i ministri delle finanze della Zona euro hanno invitato l’Italia fare passi utili ad assicurare che il bilancio 2017 risulti conforme alle regole del Patto di stabilità e crescita. “Tali passi – fanno rilevare dal Mef – sarebbero cruciali per evitare l’apertura di una procedura di infrazione a causa dell’elevato livello di debito pubblico”. Dal canto suo, “il Governo italiano ha già ricordato che il percorso di riduzione del rapporto debito pubblico/PIL, stabilizzatosi rispetto alla tendenza degli ultimi 8 anni, non registra ancora un’adeguata propensione alla contrazione a causa di due fattori fuori dal controllo del Governo: l’andamento dei prezzi negativo che incide sull’andamento nominale del prodotto interno lordo (proprio oggi l’Istat ha confermato che in media nell’anno 2016 i prezzi al consumo hanno registrato una variazione negativa (-0,1%) come non accadeva dal 1959; le condizioni avverse dei mercati finanziari che non hanno reso possibile la cessione di beni del patrimonio dello Stato a condizioni adeguate (pur in presenza di una dinamica insoddisfacente del debito pubblico, infatti, è intenzione del Governo evitare di svendere asset nazionali)”.

Pil eurozona. Nuovo anno stessi risultati

Pil Nel quarto trimestre del 2016 si prevede un aumento del PIL nell’area dell’Eurozona nella misura dello 0,4%. Anche per il primo semestre del 2017 le attese sono della stessa entità. Le stime di Ifo, Insee ed Istat sono state diffuse congiuntamente da Eurozone Economic Outlook.

Il principale motore della ripresa sarà la domanda interna sostenuta dalle famiglie che hanno visto aumentare il potere d’acquisto dei salari. La Brexit ed il Referendum italiano sulla costituzione, non hanno finora influito sull’andamento dell’economia anche se le incertezze restano elevate anche per l’approssimarsi delle elezioni in Francia ed in Germania.

Nell’ipotesi che il prezzo del petrolio Brent rimanga stabile a 56 dollari per barile e che il tasso di cambio euro/dollaro continui ad oscillare intorno a 1,05 dollari per euro, si prevede per lo stesso periodo l’accelerazione dell’inflazione a +0,7% per il quarto trimestre del 2016 ed a +1,5% per i primi due trimestri del 2017. A spingere sull’inflazione contribuirebbero i prezzi dell’energia in aumento rispetto al primo trimestre del 2016. Il tasso di inflazione tenderebbe a stabilizzarsi attorno all’1% su base annua per continuare a crescere gradualmente nel 2018. Fino a quel periodo permarrebbe la politica monetaria “accomodante” della BCE. Nell’ipotesi in cui si verifichi una crescita maggiore dell’inflazione, la BCE potrebbe rivedere la manovra sui tassi di interesse.

L’economia globale nel terzo trimestre del 2016 è migliorata rispetto ai trimestri precedenti. Negli Stati Uniti continua la fase di crescita in misura doppia rispetto all’Eurozona. L’economia giapponese e quella dei paesi emergenti stanno avendo una evoluzione migliore rispetto alle attese. Nei prossimi mesi ci si attende il proseguimento della fase di crescita dell’economia globale con conseguenze positive sul commercio estero e sulle esportazioni.

Salvatore Rondello