Lombardia, laboratorio
del neofascismo

fascisti milanoLa Lombardia è tornata ad essere da tempo laboratorio privilegiato del neofascismo. Da Varese a Pavia, da Monza a Cantù e a Como è un fiorire di iniziative e di propaganda.

Milano e i Comuni della Città metropolitana sono stati da tempo scelti dalle organizzazioni neofasciste e neonaziste come luoghi di incontro, di convegni e manifestazioni anche a livello europeo. Il fenomeno sta sempre più assumendo dimensioni che destano profonda preoccupazione in tutti noi.

Il blitz del 29 giugno 2017 a Palazzo Marino da parte di militanti di CasaPound, resisi protagonisti di saluti romani, violenze ed aggressioni, mentre era in corso la seduta del Consiglio Comunale democraticamente eletto dai cittadini, ha costituito un fatto di una gravità senza precedenti. L’assalto a Palazzo Marino e la contestazione al Sindaco Sala hanno rappresentato un salto di qualità nella sfida alle istituzioni nella città Medaglia d’oro della Resistenza.

Un blitz che aveva registrato un suo preambolo il 9 aprile 2017, quando alcuni militanti di CasaPound avevano inscenato una protesta contro l’accoglienza dei migranti durante una seduta del Consiglio Comunale di Monza. Una prova di forza che ha avuto il suo fondamento in quanto accaduto il 29 aprile 2017 al Cimitero maggiore di Milano, quando un migliaio di neofascisti sono andati a commemorare al campo X i caduti della Repubblica di Salò.

Da allora è stato un crescendo di iniziative, manifestazioni, provocazioni neonaziste e neofasciste.

Nella notte tra il 24 e il 25 settembre 2017, al Parco Nord di Milano, è stato devastato da neofascisti il Monumento al Deportato, realizzato su progetto dell’architetto Lodovico Barbiano di Belgiojoso, deportato a Mauthausen e dal figlio Alberico.

Nella giornata del 29 aprile, in cui ricorre l’anniversario della sanguinosa uccisione del giovane Sergio Ramelli, vittima di una aggressione squadristica del Cub di medicina di Avanguardia Operaia, e di Enrico Pedenovi, consigliere provinciale dell’Msi, assassinato dal gruppo terrorista Prima Linea, omicidi efferati, da sempre condannati dall’Anpi e dalle forze democratiche, i neofascisti inscenano a Milano manifestazioni di aperta apologia del fascismo. Il 29 aprile di quest’anno, un gruppo di circa 200 appartenenti a CasaPound, Forza Nuova e Lealtà e Azione hanno compiuto un’ignobile parata in piazzale Loreto per ricordare Mussolini e il nefasto e tragico ventennio fascista. La provocazione neofascista conclusasi con saluti romani è avvenuta proprio nel luogo dove sorge il Monumento dedicato ai Quindici Martiri, partigiani e antifascisti, prelevati dal carcere di San Vittore per ordine del capitano della Gestapo Theodor Saevecke e fucilati all’alba del 10 agosto 1944 da un plotone della Muti.

Il giorno prima, il 28 aprile 2018, due donne che, per tutelare il decoro della loro abitazione, avevano provveduto a staccare un manifesto abusivo incollato sul loro edificio, per la sfilata a ricordo di Ramelli e Pedenovi, sono state aggredite da neofascisti. Le due signore hanno dovuto ricorrere alle cure mediche e hanno sporto denuncia alla Questura di Milano. Ricordiamo, infine, la decisione del Comune di Cologno Monzese di organizzare, nei giorni immediatamente precedenti la ricorrenza del 73° anniversario della Liberazione, un campo militare tedesco che avrebbe offeso la memoria dei cittadini di Cologno Monzese che lottarono per la libertà e che furono vittime della deportazione nei lager nazisti. L’intervento dell’Anpi, che si è rivolta al Prefetto di Milano, la dottoressa Lucia Lamorgese, ha evitato questo ulteriore oltraggio.

Il 1° luglio si è verificata un’ulteriore gravissima provocazione nel quartiere di Niguarda: la distruzione della targa dedicata a Gina Galeotti Bianchi, la partigiana Lia, alla quale è intestato il giardino di via Hermada. Gina Galeotti Bianchi è stata la prima caduta dell’insurrezione a Milano contro i nazifascisti. Niguarda fu il primo quartiere ad insorgere, il 24 aprile 1945 e la partigiana Lia mentre era uscita insieme con la staffetta e amica Stellina Vecchio per portare ai partigiani l’ordine di insurrezione, venne colpita e uccisa da una raffica di mitra sparata da un camion carico di soldati tedeschi in fuga. Gina Galeotti Bianchi era incinta e aveva appena riferito a Stellina Vecchio di essere contenta perché “il nostro bambino nascerà in un paese libero”.

In questo quadro si inserisce il provocatorio evento organizzato il 6 e 7 luglio da Lealtà e Azione nella città di Abbiategrasso. La “festa del sole” ad Abbiategrasso è stata promossa dall’organizzazione neonazista e antisemita Lealtà e Azione che si ispira al generale nazista delle Waffen SS Leon Degrelle e a Corneliu Codreanu, fondatore della Guardia di ferro rumena, movimento ultranazionalista e antisemita, protagonista di spaventosi pogrom antiebraici negli anni 30 e 40.

Nonostante il tentativo di Lealtà e Azione di presentarsi sotto una veste dialogante e insospettabile, traspare la vera natura degli organizzatori. Sul manifesto di indizione vi compare l’immagine di un lupo, uno degli emblemi di Lealtà e Azione, con una rosa rossa in bocca, a ricordare lo stemma della X Mas, dove la rosa era posta tra i denti di un teschio al fine di esaltare la bella morte. Infine, immancabile, il concerto nazi rock, con band che inneggiano ai “martiri” della Repubblica di Salò, al suprematismo bianco e ai pogrom degli ebrei. Tra i gruppi che si sono esibiti i “Bullets”, autori dell’inno di Lealtà e Azione, in cui si esalta l’antisemita Corneliu Codreanu (“i valori che cerchiamo/noi li troviamo in Corneliu Zelea Codreanu”).

All’iniziativa, svoltasi in uno spazio pubblico, colpevolmente concesso a Lealtà e Azione dall’amministrazione comunale, hanno partecipato due assessori della Giunta regionale lombarda, esponenti di primo piano di Forza Italia, di Fratelli d’Italia e numerosi parlamentari della Lega.

Ciò che ci ha lasciato profondamente sbalorditi, tra le altre cose, è l’atteggiamento dell’assessore leghista alla cultura della Regione Lombardia che è intervenuto l’11 maggio scorso ad un importante convegno sull’ottantesimo anniversario della emanazione delle famigerate leggi antisemite, alla presenza di Liliana Segre, del Rabbino Capo di Milano Alfonso Arbib, del giornalista Ferruccio de Bortoli, dell’Arcivescovo di Milano, e che con grande disinvoltura e indifferenza ha voluto partecipare alla festa realizzata da una associazione neonazista e antisemita.

L’aspetto più grave e inquietante della manifestazione di Abbiategrasso è rappresentato, appunto, dallo stretto rapporto stabilitosi tra Lealtà e Azione e Lega di Salvini.

Stiamo assistendo in Lombardia, al preoccupante progetto di stabilire tutte le interlocuzioni possibili dell’estrema destra, soprattutto, con la Lega guidata da Salvini. D’altra parte non è una novità quella costituita dal collegamento di realtà neofasciste con la Lega. Lealtà e Azione ha scelto di appoggiare candidati della Lega o candidare propri militanti nel partito di Salvini, alle elezioni del 4 marzo scorso. E ora, i neofascisti lombardi vanno all’incasso “politico”.

Lo scenario che si profila per la nostra regione e a livello nazionale, dove la Lega ha un ruolo determinante nel governo, è preoccupante e inquietante. A livello nazionale i primi passi del governo salviniano fanno felici i neofascisti per i porti chiusi, il fronte anti-Ong, la proposta del censimento dei Rom. Si rivela così la vera natura del fascismo, profondamente razzista sin dalle origini. È sotto gli occhi di tutti che la questione immigrazione diventa terreno di coltura per i germi del fascismo. Ci sono persone a cui si mette in testa che le ideologie nazifasciste e razziste sconfitte dalla Resistenza italiana ed europea siano ancora oggi la risposta alle problematiche attuali, scaricando su chi fugge dalle guerre e dalla fame la responsabilità della crisi della società contemporanea. La discriminazione razziale e l’odio per lo straniero così come la purezza etnica sono risposte tragicamente già date nel secolo appena trascorso.

L’Anpi provinciale di Milano e l’Anpi nazionale hanno aderito all’appello e al presidio unitario svoltosi, con successo, ad Abbiategrasso. Oltre all’Anpi hanno aderito: la senatrice Liliana Segre, Aned, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Comunità Ebraica di Milano, Associazione Italia Israele di Milano, Forum dei Musulmani Laici, Fiap, Anppia, Aicvas, Anpc, Cgil-Cisl-Uil, Acli, Libera, Comunità di Sant’Egidio, Pd, Liberi e Uguali, Partito socialista, Rifondazione comunista, Potere al popolo.

La senatrice Liliana Segre ha rivolto una interrogazione urgente al ministro dell’Interno Salvini con la quale ha chiesto la “revoca delle autorizzazioni, così da scongiurare la realizzazione di una iniziativa di patente carattere anticostituzionale, che offende i valori di fondo della nostra Repubblica e di ogni forma di convivenza civile.” All’appello si è aggiunta una lettera di 22 sindaci, di centrosinistra, ma anche di centrodestra, del territorio sud Milano, con la richiesta di cancellare il raduno neofascista.

Il presidio antifascista ad Abbiategrasso contro la festa di Lealtà e Azione ha visto la partecipazione di oltre 400 persone, alla presenza di Carla Nespolo, presidente nazionale dell’Anpi, che è intervenuta nel corso della manifestazione.

Da registrare anche la presenza della consigliera regionale lombarda del Movimento 5stelle, Monica Forte, e di numerosi attivisti pentastellati.

L’aspetto forse più interessante e significativo dell’intera vicenda è proprio costituito dall’ampio e unitario fronte antifascista mobilitatosi contro la provocatoria iniziativa di Lealtà e Azione.

Non è più tollerabile che a 73 anni dalla Liberazione dal nazifascismo si ripetano iniziative e vengano concessi spazi pubblici a organizzazioni neofasciste come Lealtà e Azione, CasaPound e Forza Nuova.

Le leggi ci sono (la Scelba e la Mancino), ma vanno applicate. Compito dello Stato è di adoperarsi per contenere e respingere ogni tentativo, oggi purtroppo ricorrente, di esaltazione del fascismo, per far conoscere cosa è stato il fascismo durante il ventennio e negli anni della strategia della tensione. Ci dimostri questo Stato di essere finalmente quello Stato antifascista delineato dalla Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza, sciogliendo gruppi dichiaratamente nazifascisti e infliggendo a chi fa apologia di fascismo e diffonde intolleranza e razzismo esemplari condanne.

La mobilitazione unitaria contro le provocazioni neofasciste e neonaziste è fondamentale, ma non basta. Se tutto questo avviene vuol dire che qualche cosa di profondamente grave si è verificato nel nostro tessuto sociale. Il ventre molle del Paese contaminato dal razzismo e dal fascismo non è mai del tutto scomparso. Solo che nel secondo dopoguerra ci si vergognava di tirarlo fuori. Il lutto e la disperazione provocati dal nazifascismo creavano una sorta di pudore intorno a certe tendenze. Il tempo ha cancellato la memoria delle tragedie. Ed ecco ora riaffacciarsi violentemente queste pulsioni razziste e xenofobe. Ma tutto ciò ha una spiegazione ben precisa. Se il fascismo in Italia è stato sconfitto militarmente il 25 aprile 1945, non lo è stato culturalmente, idealmente e storicamente. Riteniamo, infatti, che accanto all’impegno per rinnovare profondamente lo Stato sia essenziale vincere e combattere l’indifferenza che troppe volte si registra di fronte allo svilupparsi e al rifiorire di movimenti neofascisti e razzisti. Nostro compito è quello di continuare a sviluppare una intensa controffensiva di carattere ideale, culturale e storico soprattutto nei confronti dei giovani, per ricordare le tragedie provocate dal nazifascismo nel corso del Novecento e per combattere la sempre più preoccupante deriva xenofoba, razzista e antisemita che sta investendo l’Europa e il nostro Paese.

Roberto Cenati
Presidente del Comitato provinciale Anpi di Milano
(Patriaindipendente.it)

REBUS GOVERNO

elezioni-politiche-2018

Il Movimento 5 stelle canta vittoria e la Lega si proclama guida della coalizione del centrodestra, mentre il Partito democratico fa i conti con una sconfitta che a notte fonda, a poche ore dall’inizio dello spoglio, il vice segretario Maurizio Martina ha dipinto come “molto evidente e molto netta” parlando di “un dato al di sotto delle aspettative”. Spetterà al segretario Matteo Renzi, che ancora non ha parlato, “fare le valutazioni più compiute sull’esito del voto”.

Lo scenario al momento non vede nessuna maggiorana con un paese bloccato nella impossibilità di fare un governo. Questo il quadro che si palesa dopo le elezioni politiche e a cui il presidente Mattarella dovrà mettere mano nelle prossime settimane. Il centrosinistra è ancora sotto choc. I sondaggi non erano favorevoli ma una disfatta di queste proporzioni non la immaginava nessuno. Le forze cosiddette anti-sistema sono maggioranza nel Paese. Una maggioranza che però non sembra in grado di produrre un governo. Il segretario del Pd Matteo Renzi è il grande sconfitto. L’onda che ha messo fine al suo governo all’indomani del referendum del 4 dicembre non ha finito la sua corsa e ora la minoranza interna del Pd chiede un suo passo indietro.

A trionfare sono Cinque Stelle e la Lega. Il timore è quello di un sodalizio che saldi i due in una saldatura anti-sistema che darebbe una maggioranza parlamentare ai populismi. Ma Salvini la ha escluso. Anche per un calcolo di convenienza ora che è diventano il primo azionista del centro destra. Nel pomeriggio di lunedì i leader della Lega e Forza Italia si sono incontrati e hanno rivendicato per la coalizione di centro destra il mandato per governare.

Intanto continuano al Nazareno le riunioni e i confronti tra i big del partito e Matteo Renzi sul da farsi dopo la sconfitta alle elezioni politiche. “Le decisioni da prendere sono delicate e non c’è unanimità di visione”, riferiscono fonti del Nazareno. Sul tavolo ci sono le dimissioni del segretario, un gesto considerato ormai doveroso dalla minoranza interna, e la personalità da indicare per traghettare il partito verso un nuovo congresso. Nonostante questo, stando a quanto si apprende da fonti vicine al ministro Orlando, nessun contatto ci sarebbe stato, al momento, tra il Guardasigilli e il segretario dem. All’ultimo piano della sede nazionale del Pd sono presenti, oltre a Renzi, Ettore Rosato, Lorenzo Guerini, Matteo Orfini, Maurizio Martina.

Proprio Martina, vicesegretario del partito, si è presentato in nottata in sala stampa assieme al presidente del partito, Matteo Orfini, ed ha definito il risultato delle elezioni “una sconfitta netta”. Altri indicano nello stesso Orfini il possibile reggente. Di questa sconfitta Renzi ha preso atto e chiarirà in conferenza stampa – prevista inizialmente per le 17 e ora a rischio slittamento – quale siano le sue intenzioni. L’ipotesi più accreditata e’ che il segretario possa mettere a disposizione il suo incarico, affidando alla direzione il compito di decidere se accettare le dimissioni e, quindi, rimandare all’assemblea del partito il compito di eleggere un eventuale traghettatore. I nomi che circolano vanno dal vice di Renzi, il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, al ministro Graziano Delrio. ma c’è anche chi, nella minoranza, chiede un cambio di rotta più netto che coinvolga l’intero gruppo dirigente.

La tornata elettorale vedeva anche il voto per le regionali in Lombardia e Lazio. In Lombardia è in vantaggio Attilio Fontana del centrodestra. Mentre nel Lazio Nicola Zingaretti (31,8%), secondo i dati definitivi di Swg per La7, strappa per un soffio la presidenza del Lazio a Stefano Parisi del centro destra (30,9%.

VIOLENZA MILITANTE

accoltellato risse sangue polizia-2L’Italia aveva quasi dimenticato la violenza in strada dei militanti politici, quella degli anni della contestazione studentesca che portava a feriti e a scontri tra ‘rossi’ e ‘neri’, ma che purtroppo si sta ripresentando in queste ultime ore. “Quello che è accaduto a Palermo all’attivista di Forza Nuova – affermano in una nota Angelo Bonelli, Giulio Santagata e Riccardo Nencini, promotori della Lista Insieme – è un atto che possiamo definire fascista, così come lo è l’accoltellamento dell’attivista di Potere al Popolo a Perugia. Un episodio di stampo squadrista oltre che fascista è stato anche il tentativo di irruzione da parte di trenta attivisti di Forza Nuova nello studio di La7 durante la trasmissione di Giovanni Floris. Si tratta di tre atti violenti che vanno condannati con la massima fermezza”. “Stiamo assistendo – continuano gli esponenti della Lista Insieme – ad una escalation di violenza di natura politica che ci riporta con la memoria ad anni difficili per la democrazia del nostro Paese. Non possiamo in nessun modo permettere che vengano utilizzati questi mezzi per innescare il terrore nelle cittadine e nei cittadini italiani nel chiaro tentativo di condizionare la libertà di espressione”.

“Per questo motivo – concludono Nencini, Bonelli e Santagata – auspichiamo che il voto del 4 marzo vada verso quelle forze politiche in grado di arginare questi estremismi pericolosi e che elettrici ed elettori non si facciano intimorire da chi basa la propria campagna elettorale su messaggi di odio e di intolleranza. Invitiamo i partiti ad adottare un codice di comportamento, perché i diritti e le libertà si impongano sull’estremismo e la violenza. Noi il 24 saremo in piazza per dire no alla violenza e al fascismo”.

Già qualche giorno fa Riccardo Nencini, segretario del Psi, ha sostenuto che di fronte alla crescita di movimenti come Forza Nuova e Casapound è ora di mettere mano alla legge contro il fascismo. Nencini aveva così commentato la violenza a Bologna. “La valutazione che è stata fatta sul concedere la piazza a Forza Nuova immagino sia stata assolutamente ponderata – afferma il leader socialista – dovremmo però inquadrare la questione da un altro punto di vista. Siccome c’è un rigurgito di motivi neo-fascisti, come Forza Nuova e Casapound, la domanda che dobbiamo porci è se le norme esistenti, oltre a tutelare il diritto di ciascuno a manifestare le proprie idee, non debbano essere rinnovate per quel che riguarda una nuova specifica su ciò che significa fascismo e neo-fascismo oggi”. Secondo Nencini, dunque, “forse conviene affrontare la questione a monte e il tempo purtroppo è maturo, perché il rigurgito non è localizzabile in una regione. È assolutamente trasversale e lo vedo emergere in diversi curricula di candidati grillini e leghisti, soprattutto al sud. E quindi il tema si pone”.
In queste ultime ore s è scatenata la violenza fisica. Il primo episodio è di ieri sera, a Palermo, Massimo Ursino, il leader di Forza Nuova è stato fermato in strada mentre usciva dal lavoro e picchiato a sangue da sei sconosciuti.
Questa notte invece un trentasettenne militante di Potere al Popolo è stato aggredito coi bastoni e accoltellato alle gambe e alla schiena, mentre affiggeva manifesti elettorali alla periferia di Perugia, nella zona di Ponte Felcino. Con il militante anche il cugino colpito alla testa.

Viola Carofalo, capo partito di Potere al Popolo, commenta l’accoltellamento di Ponte Felcino come probabile conseguenza dei fatti di Palermo, infatti le aggressioni al dirigente di Forza Nuova ieri sera a Palermo, compiuta da elementi della sinistra antagonista, potrebbe aver scatenato una “reazione” contraria proprio da parte di eventuali gruppi neofascisti. “Il clima è pesante. In questo ha colto il punto il sindaco di Palermo: l’antifascismo va difeso”, spiega ancora la leader di PaP.
Walter Verini, Capogruppo del Pd in Commissione Giustizia della Camera e candidato in Umbria parla di “fatto di straordinario allarme e gravità”.
Ma gli episodi di violenza non si fermano, Roma è tristemente protagonista di un episodio lugubre. Una scritta “morte alle guardie” con due svastiche ai lati è stata trovata sulla base di cemento della lapide commemorativa del rapimento di Aldo Moro in via Mario Fani a Roma, dove persero la vita i suoi agenti di scorta.
Mentre Forza Nuova dopo essere stata sdoganata in Tv e da giornalisti illustri, si presenta proprio lì dove era stato ospite il leader di Casapound, Simone Di Stefano, negli studi di La7. Blitz di un gruppo di attivisti di Forza Nuova ieri intorno a mezzanotte negli studi tv di via Tiburtina, alcuni militanti sono riusciti a entrare, chiedendo di partecipare alla puntata del programma di Giovanni Floris, mentre era in onda un contributo registrato e quindi a telecamere spente. Le forze dell’ordine hanno identificato i componenti del gruppo, ma l’episodio si è chiuso in modo non violento. “Verso la mezzanotte – spiega Floris – si è presentato un gruppo di persone. Saranno state una ventina. Si sono qualificati come Forza Nuova e di Forza Nuova avevano le insegne. Volevano interagire col programma. Questo non era possibile, sia tecnicamente (in quel momento andava in onda un contributo registrato) sia per ragioni di opportunità. Non mandiamo in onda chi non è da noi invitato, tantomeno se si presenta in quel modo. Fermo restando che la modalità con cui si sono posti non è accettabile, il confronto si è svolto in un clima non violento. Dopo aver esposto le loro ragioni si sono fatti accompagnare all’uscita”.

A destra e a manca. Potere al Popolo e la Quarta gamba

sinistra-destra_fondo-magazineLe elezioni si fanno vicine e nel BelPaese non poteva mancare la nascita di nuove fazioni e il solito schema: a sinistra continua la divisione, mentre a destra si creano micro alleanze.
A destra nasce ‘Noi con l’Italia’ la cosiddetta Quarta gamba a supporto del Centro-destra berlusconiano, di cui fanno parte anche i fuoriusciti dalla microscissione degli Alfaniani di Ap: Raffaele Fitto, Flavio Tosi, Enrico Costa, Maurizio Lupi, Enrico Zanetti e Saverio Romano. «Porte aperte a tutti», è la frase ricorrente, con l’obiettivo dichiarato è «dare rappresentanza» ai moderati di centro e sfondare il 3% imposto dal Rosatellum. “Siamo all’interno della coalizione di centrodestra e siamo pronti a dare il nostro contributo con la schiena dritta”, garantisce Lupi, che aggiunge: “Oggi inizia un percorso nuovo, no a una federazione, noi offriamo una proposta politica nuova” e proprio questo giovedì sarà inaugurata la nuova sede di ‘Noi con l’Italia’. In realtà però più che uno schieramento nuovo, di cui fanno parte molti ex di Forza Italia, la nuova aggregazione è stata fortemente voluta da Silvio Berlusconi e Niccolò Ghedini, per controbilanciare il fronte sovranista Lega-Fdi e scongiurare il pericolo di una ‘salvinizzazione’ della coalizione. Ma non c’è destra senza cattolici, quindi al fianco dell’ex Cavaliere, non poteva mancare anche l’area dei nuovi cattolici sotto la bandiera di ‘Rivoluzione Cristiana’, il cui leader è Gianfranco Rotondi. Far rinascere l’area cattolica del centro destra è l’intento fondante del nuovo partito dichiarato dallo stesso Rotondi, un’area che a sorpresa presenta molte donne. “Porteremo in politica volti nuovi, soprattutto donne. Proprio come accadde nel ’48 quando furono le donne dei comitati civici a salvarci dal comunismo, così ora saranno loro a salvarci dalla nuova barbarie dell’antipolitica alimentata dal partito dei giudici” annuncia Rotondi. Un primo obiettivo l’ha raggiunto: venti Segretarie Regionali, cento Segretarie provinciali e cento Segretarie cittadine, tra queste donne in pole position spicca la 42enne Marzia Bilotta.
A sinistra invece risorge la ‘vecchia sinistra’, quella che si richiama al popolo, agli ultimi. La lista ‘Potere al popolo’ per le elezioni politiche del 2018, è stata presentata di recente e ha raccolto consenso e migliaia di adesioni in pochissimi giorni. Nata dal basso, in seguito all’appello lanciato dal centro sociale napoletano Ex Opg Je So Pazzo, la chiamata ha presto raccolto l’adesione di migliaia di cittadini e a sorpresa in un solo mese si sono autoconvocate più di sessanta assemblee territoriali in tutta Italia. In primo piano soprattutto l’uguaglianza e la rivendicazione di quei diritti sempre di più messi da parte e violati. Non a caso l’adesione consta soprattutto di giovani precari, lavoratori aticipi, disoccupati, cassaintegrate, ed esodati. Questa nuova sinistra, come “Per una Sinistra rivoluzionaria” di Ferrando, si colloca a sinistra del nuovo Partito di Grasso. Il progetto, come sottolineato anche dai promotori, è alternativo anche alla «sinistra di palazzo» di Liberi e uguali.