Pozzuoli. Rinasce
il Rione Terra

rione terraIl Rione Terra, la storica cittadella puteolana, sarà fruibile per l’autunno del 2016. Almeno questa è l’intenzione dell’amministrazione comunale della città flegrea. Il sindaco di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia,  aprendo il convegno  “Dalla rinascita della Cattedrale alla valorizzazione del Rione Terra. Un percorso di confronto tra complessità gestionali e opportunità di rifunzionalizzazione”,  ha dichiarato: “siamo determinati a riconsegnare quest’antica rocca alla città di Pozzuoli che per noi rappresenta un volano imprescindibile di sviluppo”.

Durante l’incontro, tenutosi martedì 8 settembre scorso nella Basilica della Cattedrale di San Procolo, si è discusso  della gestione del ricco patrimonio archeologico e ricettivo in parte già pronto e in parte disponibile tra circa un anno, in attesa del recupero definitivo della rocca. Oltre alla Cattedrale, riaperta al culto del maggio del 2014, e alle sedi del Comune, della Curia vescovile, del museo civico e di quello diocesano, è immediatamente disponibile il percorso archeologico, che da fine settembre agli inizi di gennaio aprirà in via sperimentale tutti i sabati e le domeniche (visitabile gratuitamente) grazie al finanziamento di un progetto presentato in Regione da Comune di Pozzuoli e Soprintendenza dei Beni Archeologici di Napoli e Provincia. A tutto ciò, tra un anno, si aggiungeranno le prime strutture ricettive per complessivi 160 posti letto.

“Il Rione Terra sarà turismo e vita in superficie quando faremo decollare anche l’archeologia – ha tenuto a precisare il Soprintendente archeologico della Campania, Adele Campanelli – La rocca torni da essere motore economico, ma con l’uso sensato della risorsa antica, facendo tesoro di ciò che è emerso dagli scavi”. La disponibilità della Soprintendenza sarà fondamentale, assieme a quella della Regione Campania e del Ministero dei Beni Culturali. In attesa che si arrivi alla gara internazionale per individuare chi possa gestire l’area e le strutture turistico-ricettive, tutelando il patrimonio archeologico, occorrerà, secondo gli esperti intervenuti al convegno, realizzare studi di fattibilità economico-finanziari, individuare le forme di tutela giuridiche più consoni al progetto, giungere ad un centro decisionale che sia di supporto al gestore. Il discorso è avviato e continuerà il mese prossimo, l’8 e il 9 ottobre, al Lubec di Lucca, l’incontro internazionale dedicato allo sviluppo e alla conoscenza della filiera beni culturali – tecnologie e turismo.

Rosario Scavetta

Pozzuoli. Amianto
negli stabilimenti ex Sofer

amiantoContinua a mietere vittime l’amianto, il “nemico” invisibile che non ha lasciato indenne lo stabilimento Sofer di Pozzuoli, fabbrica di materiale rotabile (all’interno di esso si costruivano locomotive, ETR 500, TAF e carrozze per metropolitane) chiusa nel settembre del 2003. Oggi l’attenzione dei politici sull’area flegrea di Napoli (dove ancora sono collocati parte degli stabilimenti dell’azienda) è concentrata in particolar modo sulla sua riqualificazione, ma si è dimenticato, o quasi, lo “spettro” che rappresenta lo stabilimento  Sofer  per gli operai che sono deceduti e quelli che si sono ammalati di patologie legate all’amianto. La storia della Sofer parte da molto lontano. L’esposizione dei lavoratori ad inalazioni di polveri d’amianto viene riconosciuta dalla sede Inail di Napoli il 5 dicembre 1994.

Quasi nelle stesso periodo la direzione centrale dell’Inps accertò che già dall’ottobre del 1967, gli operai dello stabilimento di Pozzuoli si trovavano a contatto con il micidiale materiale. Le malattie tipiche che comporta l’esposizione all’amianto sono asbestosi, carcinoma polmonare e mesotelioma, patologie che hanno ammazzato almeno 50 lavoratori dell’azienda tra il 1973 e il 1998, quasi tutti addetti alla coibentazione prima e alla scoibentazione di carrozze, locomotori ed elettrotreni costruiti per le “vecchie” Ferrovie dello Stato.  L’amianto è nocivo per la salute dell’uomo per la sua capacità di rilasciare fibre potenzialmente inalabili. L’esposizione a tali fibre è responsabile di patologie gravi ed irreversibili, prevalentemente dell’apparato respiratorio. I più pericolosi sono i materiali friabili i quali si possono ridurre in polveri con la semplice azione manuale e a causa della scarsa coesione interna possono liberare fibre spontaneamente se sottoposti a vibrazioni, correnti d’aria, infiltrazioni d’acqua, o se danneggiati nel corso di interventi di manutenzione. L’amianto compatto invece per sua natura non tende a liberare fibre, il pericolo sussiste solo se segato, abraso o deteriorato. L’esposizione alle fibre di amianto è associata a malattie dell’apparato respiratorio e delle membrane sierose, principalmente la pleura. Esse si manifestano dopo molti anni dall’esposizione: da 10 – 15, ma anche 20 – 40 in alcuni casi.

Nel maggio del 1995, il dipartimento dell’Ambiente e Salute della Cigl Campania, decise di costituire un gruppo di lavoro sul tema dell’amianto. L’iniziativa si rese necessaria per rendere efficaci ed operativi sia il decreto legislativo 277/91 (per la protezione dei lavoratori contro il rischio dell’amianto) sia la Legge 257/92 (norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto) che tardavano ad essere applicati da parte della Regione Campania. Nella stessa sede venne deciso di coinvolgere l’Associazione Auser, Onlus riconosciuta come Ente Nazionale avente finalità assistenziali, costituita nel 1989 dalla Cigl e dal Sindacato dei pensionati. L’Auser, a sua volta, costituisce una specifica sezione territoriale: l’Auser Flegrea. Quest’ultima, ancora oggi, fornisce assistenza agli ex operai e alle famiglie che hanno subito vittime per l’amianto. Secondo i dati forniti dall’Associazione, dei 167 ex lavoratori rimasti, 69 sono in mobilità, 91 in cassa integrazione, 4 pensioni ed altri 3 deceduti negli ultimi anni. Ma il problema amianto, ovviamente, non coinvolge solo gli ex dipendenti della Sofer.

L’elenco delle piccole, medie e grandi aziende esposte al rischio amianto in Campania è infinito.  E non solo. Tutta la penisola italiana è afflitta dal problema. Dal nord al sud il nemico da combattere è invisibile, letale. Si perché l’amianto era un materiale fino a pochi anni fa molto comune e anche molto diffuso, non solo nelle fabbriche, ma anche nelle case, sulle navi, sui treni, in taluni casi, usato anche come coadiuvante nella filtrazione dei vini. In pratica l’amianto era parte di noi, della nostra vita, della nostra quotidianità. Ma della sua pericolosità ce ne siamo accorti, legislativamente parlando, solo negli anni ’90, mentre il boom dei morti si verificherà, visti i tempi lunghi di incubazione, entro il 2020. E i dati inquietanti, purtroppo, non finiscono qui: gli ultimi rapporti sulle ecomafie diffusi da Legambiente parlano di 27 mila siti contaminati dall’amianto ancora presenti sul territorio nazionale.

Rosario Scavetta

Sono di Pozzuoli e me ne vergogno

Pullman-funerali-PozzuoliSono nato a Pozzuoli e come tanti me ne sono andato. Da anni ho scelto un’altra città, da anni ci ritorno con la curiosità di un turista e la nostalgia di un vecchio. Da un paio di giorni a Pozzuoli ci sono tornato con la mente. Il premier dalle larghe intese Letta, il politico tutto d’un pezzo Caldoro, il sindaco immortale Figliolia, una madre piange aggrappata alla piccola bara come ad una scialuppa, un pensionato pensa che non rivedrà più i propri cari se non nella foto che stringe tra le mani sudate, il caldo non smette di torchiare queste anime sospese tra il mare a due passi e la cronaca più nera della notte appena trascorsa. L’Italia piange il dramma di Pozzuoli. Continua a leggere

Irpinia, pullman precipita da 30 metri: 39 morti accertati e 9 feriti gravi

Incidente pullman-scarpataQuarantotto persone a bordo, solo nove sopravvissuti, tutti in gravi condizioni, tra cui cinque bambini. Tra le vittime anche l’autista del pullman, un “Granturismo” della società “Mondotravel”. Il rientro a Pozzuoli da tre giorni di pellegrinaggio si è trasformato in tragedia per un grave incidente avvenuto tra Monteforte Irpino e Baiano, sul viadotto Acqualonga, ieri sera poco dopo le 21. A provocare il disastro forse lo scoppio di uno pneumatico del mezzo. La Procura di Avellino ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Continua a leggere