Previdenza. Congedo di maternità anche per le disoccupate

Previdenza

CONGEDO DI MATERNITÀ  ANCHE PER LE DISOCCUPATE

Se si decide di dare le dimissioni una volta scoperto di essere incinta non si perde il diritto al congedo di maternità, che è l’indennità sostitutiva riconosciuta dall’Inps nei 5 mesi in cui la lavoratrice è obbligata ad assentarsi dal lavoro.

Il congedo di maternità, infatti, spetta anche alle lavoratrici che risultano essere disoccupate o sospese, purché soddisfino determinati requisiti.

Nel dettaglio, per percepire l’indennità sostitutiva Inps per 5 mesi (nei 2 precedenti al parto e nei 3 successivi) è necessario che dalla sospensione del lavoro e l’inizio del congedo non siano trascorsi più di 60 giorni. Qualora siano trascorsi più di 60 giorni, l’indennità di maternità sarà corrisposta solo nel caso in cui la donna risulti essere allo stesso tempo titolare della Naspi (indennità di disoccupazione), che viene sospesa per tutti i 5 mesi. Ricordiamo infatti che per le dimissioni motivate da maternità (quindi quelle presentate dal 1° giorno in cui si viene a conoscenza del proprio stato al compimento del 1° anno di età del figlio) viene riconosciuta la giusta causa e, quindi, si mantiene il diritto alla Naspi.

Se, invece, il congedo ha inizio dopo questa data e non è stata riconosciuta la Naspi, allora l’indennità di maternità spetta solo se questo periodo è inferiore ai 180 giorni e negli ultimi 2 anni ci siano almeno 26 contributi settimanali versati. A tutte queste lavoratrici, quindi, nei 5 mesi coperti dal congedo di maternità, l’Inps riconosce un’indennità sostitutiva pari all’80% della retribuzione precedentemente percepita.

Inpdap-prestiti.it

IL PORTALE FINANZIARIO SUI PRESTITI INPDAP

Inpdap-prestiti.it è il punto di riferimento per tutti i dipendenti e i pensionati del settore pubblico e statale che desiderano richiedere un prestito approfittando di tassi agevolati.

Un primo aiuto per scegliere il finanziamento migliore tra quelli disponibili adeguando la richiesta a quelle che sono le proprie necessità. E tutto avviene in maniera semplice ed immediata grazie ad un menù intuitivo e ricco di alternative costantemente aggiornate.

Inpdap-prestiti.it è un sito che si prefigge di fornire un valido supporto a tutti i dipendenti e pensionati pubblici e statali con iscrizione alla Gestione ex Inpdap.

Non è collegato ne all’ex Inpdap né all’Inps che ne ha assorbito le funzioni con il Decreto Salva Italia. I prestiti Inpdap, di cui il sito fornisce un’utile panoramica, sono finanziamenti a condizione agevolata richiesti direttamente all’Inps o, in alternativa, a società finanziarie o banche convenzionate con l’istituto.

Attualmente si parla di grandi nomi come Pitagora, IBL Banca, Sigla Credit e Findomestic. Il portale si prefigge di seguire gli utenti non solo per la scelta del prestito migliore ma anche in altri importanti ambiti:

– innanzitutto nello stabilire quello che è l’importo massimo richiedibile in base alle proprie caratteristiche creditizie. Come procedere? Si parte sempre dal calcolo del piano di ammortamento, ovvero del rimborso rateale, effettuato in base all’importo dello stipendio (o pensione);

– è possibile simulare il prestito per visualizzarne le possibili rate (minima e massima) semplicemente utilizzando come parametri di ricerca l’ammontare dello stipendio e la propria data di nascita;

– con la stessa semplicità, gli utenti possono effettuare l’operazione inversa partendo dall’importo desiderato e ottenendo una lista dei prestiti consigliati e della relativa durata.

Fidarsi dei servizi forniti da Inpdap-prestiti.it non è difficile. Basta dare un’occhiata a quelli che sono i servizi che offre a tutti coloro che decideranno di consultarne le pagine. Un menù semplice ed intuitivo, ideale anche per chi non è molto abituato a navigare sul web. Il tutto per un totale di 4 diverse sezioni che ben descrivono tutti i servizi di cui è possibile avvalersi, con la massima professionalità e con un unico grande consiglio iniziale, quello di fare sempre i preventivi prima di ogni finanziamento. È completamente gratis e può fare davvero la differenza tra una scelta e l’altra. Le sezioni principali del sito sono 4:

– Prestiti

– Piccolo prestito Inpdap

– Cessione del quinto Inpdap

– Dipendenti pubblici

Prestiti. Ciò che contraddistingue questa sezione di Inpdap-prestiti.it è la concretezza. Tutti i servizi offerti spiegati uno per uno, con una dovizia di particolari difficile da trovare altrove. Ben 7 le sotto-categorie che, alla fine, corrispondono a tutti i prodotti disponibili sul portale. Ecco una breve panoramica di alcuni di essi.

Prestiti per dipendenti pubblici e statali, contraddistinti da condizioni vantaggiose e basati sulla

cessione del quinto online. Si tratta di prestiti ottenibili anche se vi sono altri prestiti in corso e di cui la busta paga è l’unica garanzia.

Prestiti Inpdap Pluriennali, basati sulla cessione del quinto e che possono essere diretti o garantiti. Nel primo caso sono concessi per esigenze di famiglia o personali e vengono rimborsati fino a 10 anni. Il lavoratore deve essere iscritto alla Gestione Unitaria, avere 4 anni di servizio e un contratto a tempo indeterminato. Anche il Tfr viene usato a garanzia. Nel secondo caso, il prestito viene concesso garantendo l’importo in caso di morte, perdita del lavoro o riduzione dello stipendio. Per ottenerlo occorre un certificato di buona salute.

Prestiti a dipendenti statali, con cessione del quinto, e rimborso fino a 120 mesi. Caratteristica importante il tasso fisso per tutta la durata.

Insieme a questi, su Inpdap-prestiti.it sono presenti anche altre tipologie di prestito riservati a tutti i

dipendenti e pensionati pubblici e statali. Si parla, ad esempio, in maniera approfondita dei pensionati Inpdap, dei dipendenti comunali, dei dipendenti para pubblici. Tutte categorie che possono accedere ai tassi agevolati e che possono consultare gratuitamente le pagine del sito per arrivare a scegliere il finanziamento migliore nella maniera più consapevole possibile.

Piccolo prestito Inpdap. Merita una sezione a sé su Inpdap-prestiti.it il piccolo prestito Inpdap. Questo è richiedibile con una procedura guidata direttamente all’interno del portale. Si tratta di piccole somme di denaro richiedibili per affrontare piccoli imprevisti. Il piano di rimborso è compreso tra 1 e 4 anni e prevede l’erogazione di un importo minimo pari ad una mensilità di stipendio e massimo pari a 8 mensilità Attenzione però! Il lavoratore che desiderasse inoltrare richiesta non deve avere altre trattenute in busta paga.

Cessione del quinto Inpdap. La cessione del quinto è un finanziamento che inpdap-prestiti.it propone come prestito previa cessione, per l’appunto, del 20% del netto del proprio stipendio. È rimborsabile fino a 120 mesi e garantisce un tasso fisso per tutta la sua durata.

Dipendenti pubblici. Utili servizi su Inpdap-prestiti.it per i dipendenti pubblici che possono richiedere piccoli prestiti a breve termine o pluriennali se iscritti alla Gestione Unitaria rimborsando con cessione del quinto fino a 120 mesi.

Consulenti lavoro

STRUMENTI IN DL DIGNITA’ NON ADDATTI CONTRO PRECARIETA’

“I consulenti del lavoro, pur considerando molto positivi alcuni interventi del decreto Dignità, come quello sugli effetti delle delocalizzazioni, e condividendo che il contrasto alla precarietà sia un obiettivo da perseguire con la massima determinazione, osservano che gli strumenti utilizzati dal decreto non sembrano i più adatti allo scopo”. E’ quanto si legge nel documento di osservazioni e proposte sul decreto Dignità che il Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro ha presentato oggi in audizione alla Camera dei deputati. I consulenti chiedono di “riportare la durata massima del contratto a termine alla misura di trentasei mesi: ciò garantisce maggiori certezze in funzione della continuità della prestazione lavorativa”. “L’intenzione di reintrodurre le causali per legittimare la stipula del contratto a termine – dicono – può essere confermata imponendo tale requisito per i rapporti di lavoro di durata superiore a ventiquattro mesi”.

“Sempre al fine di impedire -sostengono- momenti di incertezza interpretativa, la formulazione delle causali deve essere riconsiderata affinché possano garantire gli obiettivi prefissi con il decreto senza introdurre motivi di ulteriore difficoltà applicativa e interpretativa, causa di contenzioso”. “In particolare, la causale di natura sostitutiva di lavoratori assenti dovrebbe essere articolata in modo tale da essere connessa a qualsiasi tipo di assenza sia volontaria che involontaria e senza che vi sia una correlazione specifica con una singola motivazione, potendo così essere utilizzata per sostituire la complessiva assenza di un lavoratore a prescindere dalle specifiche motivazioni”, chiariscono.

Riguardo ai termini di impugnazione del contratto a tempo determinato, per i consulenti, “non vi sono ragioni apparenti per giustificare il prolungamento del termine per verificare l’effettività della sussistenza delle ragioni giustificatrici l’apposizione del termine al contratto”. “Individuare un periodo più lungo, ha come effetto certo l’aumento della latenza del contenzioso e l’allontanamento del momento della sua definizione. Non si ravvisano altrimenti giovamenti nell’ampliamento previsto dal decreto legge”, aggiungono.

Sulle modifiche apportate all’indennizzo nelle ipotesi di licenziamento, sottolineano, “si ritiene opportuno valutare l’impatto della riforma in rapporto alla sua ratio, al suo impatto e, infine, alle sue criticità”. “La ratio della novella legislativa – precisano – risulta non particolarmente comprensibile. Si tratta di un aumento delle indennità da riconoscere in caso di licenziamento invalido. Non appaiono immediatamente evidenti i vantaggi occupazionali che si avrebbero o la limitazione della precarietà che ne dovrebbe conseguire. Si tratta di un intervento relativo a un momento patologico e non ordinario della gestione del rapporto di lavoro”. In generale, ribadiscono, “è l’intervento che desta perplessità”. “Infatti, si nota, da un lato, una scarsa efficacia intrinseca – proseguono – nella dichiarata lotta alla precarietà e, dall’altro lato, una conseguenza negativa sugli istituti collegati”.

“Uno su tutti: il meccanismo premiale dell’offerta conciliativa, introdotto – ricordano – dal Jobs act, che, attualmente, prevede un sistema snello e rapido, grazie al quale le parti, in relazione alla legittimità del licenziamento, possono operare le proprie valutazioni di opportunità e decidere in via preventiva di comporre la potenziale lite”.

L’aumento del minimo della indennità in caso di condanna diminuisce l’appetibilità dell’offerta. Conseguentemente, depotenzia l’efficacia dell’istituto deflattivo, aumentando l’accesso al contenzioso, conseguenza evidentemente sfavorevole alle dinamiche del mondo del lavoro, che da sempre persegue celerità e certezza, attraverso la predisposizione di soluzioni alternative al contenzioso, per assicurare l’effettività della tutela sostanziale dei diritti in gioco”, concludono i consulenti del lavoro.

Carlo Pareto

Inps. Cassa integrazione in calo

Inps

CASSA INTEGRAZIONE I DATI DI GIUGNO

Nel mese di giugno, rileva l’Inps (l’Istituto nazionale di previdenza sociale), il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato pari a 19,5 milioni, in diminuzione del 27,6% rispetto allo stesso mese del 2017 (27,0 milioni). L’Inps, nell’occasione, precisa che in data 2 giugno è stata effettuata la rilettura degli archivi, pertanto i dati pubblicati prima di tale data potrebbero aver subìto variazioni.

In particolare, comunica l’Inps, le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate a giugno 2018 sono state 9,8 milioni. Un anno prima, nel mese di giugno 2017, erano state 10,2 milioni: di conseguenza, la variazione tendenziale è pari a -3,5%. La variazione tendenziale è stata pari a -3,4% nel settore Industria e -3,7% nel settore Edilizia. La variazione congiunturale mostra nel mese di giugno 2018 in confronto al mese precedente un decremento pari al 9,4%.

Quanto al numero di ore di cassa integrazione straordinaria autorizzate a giugno 2018 è stato pari a 9,6 milioni, di cui 5,1 milioni per solidarietà, registrando una flessione pari al 29,4% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, che faceva rilevare 13,6 milioni di ore autorizzate. Nel mese di giugno 2018 in confronto al mese precedente si registra una variazione congiunturale pari al -25,0%.

Infine gli interventi in deroga sono stati pari a 0,1 milioni di ore autorizzate a giugno 2018 facendo evidenziare un decremento del 96,4% se raffrontati con giugno 2017, mese nel quale erano state autorizzate 3,2 milioni di ore. La variazione congiunturale fa affiorare nel mese di giugno 2018 rispetto al mese precedente un decremento pari al 47,5%.

A maggio 2018, rileva inoltre l’Inps, sono state presentate 100.075 richieste di NASpI e 1.150 di DisColl. Nello stesso mese sono state inoltrate 1.049 domande di ASpI, mini ASpI, disoccupazione e mobilità, per un totale di 102.274 istanze, il +4,0% in confronto al mese di maggio 2017 (98.353 domande).

 

Danno salute

RESPONSABILITA’ DATORE ESCLUSA DA CONDOTTA DIPENDENTE

La responsabilità del datore di lavoro è esclusa nel caso in cui il danno alla salute, subito dal dipendente, sia provocato da una condotta del tutto atipica ed eccezionale rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive impartite. A dirlo, in una nota giurisprudenziale, la Fondazione Studi dei consulenti del lavoro commentando l’ordinanza numero 16026 del 18 giugno scorso della Corte di Cassazione.

Nella nota, i consulenti ricordano che “in caso di infortunio sul lavoro la responsabilità del datore di lavoro è esclusa ove si tratti di dolo del lavoratore o di rischio elettivo di quest’ultimo ovvero di un rischio generato da un’attività che non abbia rapporto con lo svolgimento della prestazione lavorativa o che esorbiti in modo irrazionale dai limiti di essa”. “Tuttavia, il datore di lavoro è tenuto a prevenire anche le condizioni di rischio insite nella possibile negligenza, imprudenza o imperizia degli stessi lavoratori destinatari della tutela”, precisano.

“La Suprema Corte -spiegano- ha stabilito che il datore di lavoro è tenuto a prevenire anche le condizioni di rischio insite nella possibile negligenza, imprudenza o imperizia degli stessi lavoratori quali destinatari della tutela, dimostrando, secondo l’assetto giuridico posto dall’articolo 2087 del Codice Civile, di aver messo in atto ogni mezzo preventivo idoneo a scongiurare che, alla base di eventi infortunistici, possano esservi comportamenti colposi dei lavoratori. Ne deriva che non possono essere ricomprese nel concetto di rischio elettivo la semplice negligenza, imprudenza o imperizia, in presenza delle quali rimane, comunque, la responsabilità del datore di lavoro”.

 

Pensionati e dipendenti pubblici i più finanziabili

PRESTITI PERSONALI: IN CRESCITA L’IMPORTO MEDIO

Dati in leggera crescita quelli relativi al settore dei prestiti personali. Secondo quanto diffuso dal portale Prestitisbp, infatti, l’importo medio dei prestiti personali erogati nella prima metà del 2018 si attesta intorno agli 11.500 euro contro gli 11.380 euro del secondo semestre 2017.

Il piano di ammortamento preferito dagli italiani è quello 6 anni, mentre quello che ha fatto registrare il tasso di crescita maggiore è quello che va dagli 8 ai 10 anni. Tra i motivi principali per cui gli italiani richiedono un finanziamento spiccano la ristrutturazione della casa e l’acquisto dell’auto. Una dimostrazione che le famiglie siano disposte ad indebitarsi per il medio e lungo periodo ma solo per spese “importanti” e necessarie come quelle, appunto, relative all’ammodernamento della propria casa.

In forte aumento le richieste da parte dei liberi professionisti e, più in generale, dai lavoratori autonomi. Tuttavia le figure professionali che riescono ad ottenere l’accesso al credito con maggiore facilità sono i dipendenti pubblici, i pensionati e i dipendenti delle grandi aziende private perché, come vedremo più avanti, sono i profili che banche e finanziarie tendono a finanziare con maggiore semplicità in quanto ritenuto più solidi da un punto di vista reddituale.

Prestiti Inps ed ex Inpdap

Non a caso tra i finanziamenti con il miglior tasso di interesse troviamo proprio i prestiti per i pensionati inps e i prestiti ex inpdap, ossia quelli che vengono erogati ai dipendenti del comparto pubblico. In fortissimo calo, invece, i prestiti erogati ai “senza busta paga”, colpa anche dell’attuale evoluzione dei tassi di interesse che vede i margini delle banche estremamente ridotti.

Secondo Marco Gaudio, responsabile editoriale di Prestitisbp, “gli attuali tassi di interesse fanno si che le banche non trovino appetibile correre un rischio erogando un prestito personale a chi non è in grado di fornire delle solidissime garanzie reddituali. Proprio per questo motivo è sempre più difficile, per chi non ha una busta paga a tempo indeterminato, riuscire ad accedere al credito”.

Nel complesso il settore dei finanziamenti sta vivendo un periodo di crescita nonostante i consumi degli italiani siano ancora contratti.

Stop ai prestiti senza busta paga e senza garanzie

Si registra una forte battuta d’arresto delle erogazioni di tutti quei finanziamenti erogati a chi non dispone di solide garanzie reddituali. Come detto, infatti, banche e finanziarie non hanno alcun interesse a correre  rischi vista la bassa marginalità dovuta ai tassi di interesse particolarmente bassi.

Pertanto si registra un vero e proprio blocco delle erogazioni di finanziamenti a tutti quei soggetti considerati “finanziariamente a rischio”, ossia che non dispongono di una busta paga a tempo indeterminato, di una pensione di anzianità o di un reddito da lavoro dipendente sufficiente a garantire il pagamento della rata mensile.

Le spese più finanziate con i prestiti

Continuando ad analizzare i dati scopriamo che una buona parte dei finanziamenti erogati alle famiglie italiane vengono utilizzati per l’acquisto di beni e servizi di lunga durata, come l’auto o la ristrutturazione di un immobile.

Molto significativi anche i dati relativi all’erogazione di prestiti personali per finanziare le vacanze. Si calcola che siano quasi 30 mila gli italiani che potranno andare in vacanza proprio grazie all’erogazione di un finanziamento (un aumento del 16% su base annua) per un valore complessivo di oltre 120 milioni di euro.

Molto interessante notare come sia in aumento il numero di under 30 che facciano richiesta di questi

prodotti, segno che, specialmente tra i più giovani, la vacanza viene considerata come un bene di primissima necessità, al punto tale da dover ricorrere ad un prestito personale pur di non dovervi

rinunciare. Se poi consideriamo che, proprio per questa voce di spesa, mediamente, vengono richiesti piccoli prestiti da 4 mila euro con un piano di rimborso che dura circa 3 annualità, diventa ancor più chiaro come siano cambiate le esigenze nel corso degli anni e siano in molti ad essere pronti ad indebitarsi per più anni pur di potersi godere qualche giorno di relax.

 

Carlo Pareto

QUALCOSA SI MUOVE

bancaitalia

Qualcosa si muove. Bankitalia conferma che i segnali di una crescita solida ci sono. Nel Bollettino trimestrale di Via Nazionale si legge infatti che “l’espansione dell’attività economica mondiale resta solida e diffusa; permane, tuttavia, la generale debolezza di fondo dell’inflazione. Le prospettive di crescita a breve termine sono favorevoli”.

Migliora occupazione, salari ancora bassi
“L’occupazione ha continuato ad aumentare sia nel terzo trimestre sia, secondo le indicazioni congiunturali più recenti, negli ultimi mesi dello scorso anno; sono cresciute anche le ore lavorate per occupato”. Queste si mantengono tuttavia ancora al di sotto dei livelli pre-crisi. Secondo la Rilevazione sulle forze di lavoro il tasso di disoccupazione si è collocato all’11% in novembre. La dinamica salariale resta moderata anche se, sulla base dei contratti di lavoro rinnovati nella seconda metà dello scorso anno, mostra alcuni segnali di ripresa.

Pil +1,5% nel 2017 e +1,4% nel 2018
Nel 2017 il Pil italiano dovrebbe essere cresciuto dell’1,5%. L’incremento dovrebbe invece attestarsi all’1,4% quest’anno e all’1,2% nel 2019 e nel 2020. Secondo Banca d’Italia l’attività economica “sarebbe trainata principalmente dalla domanda interna; il contributo di quella estera netta, lievemente negativo nell’anno in corso, tornerebbe positivo nel biennio 2019-2020”. Nel 2020 il Pil sarebbe inferiore di circa l’1,5% rispetto al livello del 2007, con un recupero di circa nove decimi della caduta subita tra il 2008 e il 2013.

L’economia si consolida
“L’espansione dell’economia italiana si consolida” e nel quarto trimestre dell’anno il Pil italiano crescerà, a livello congiunturale, dello 0,4%. Nel Bollettino economico si conferma “la tendenza favorevole, ma ancora inferiore alla media europea, degli ultimi trimestri”. Inoltre i sondaggi segnalano un ritorno della fiducia delle imprese ai livelli precedenti la recessione; indicano inoltre condizioni favorevoli per l’accumulazione di capitale. Queste valutazioni sono confermate dall’accelerazione della spesa per investimenti osservata nella seconda parte dell’anno. Bankitalia sottolinea tuttavia che “questa stima presenta rischi rivolti lievemente al ribasso a causa dell’andamento incerto dell’attività manifatturiera. In autunno il prodotto sarebbe stato sospinto sia dall’accelerazione dell’attività nei servizi, sia dalla crescita nell’industria in senso stretto, sebbene a ritmi inferiori rispetto all’estate; il valore aggiunto sarebbe cresciuto anche nel comparto delle costruzioni”. Le esportazioni sono cresciute nel terzo trimestre del 2017; anche i giudizi delle imprese sull’andamento degli ordini dall’estero sono favorevoli. L’avanzo di conto corrente si mantiene su livelli elevati, pari al 2,8% del Pil nei quattro trimestri terminanti in settembre; l’avanzo contribuisce al miglioramento della posizione debitoria netta del Paese, scesa al 7,8% del prodotto.

Sofferenze bancarie in calo
Prosegue il miglioramento della qualità del credito in Italia, favorito dal consolidamento della ripresa economica. Banca d’Italia sottolinea anche come gli istituti di credito stiano recuperando redditività e solidità patrimoniale. “Nel trimestre estivo”, si legge nel documento, il flusso dei nuovi crediti deteriorati sul totale dei finanziamenti, al netto dei fattori stagionali e in ragione d’anno, è sceso all’1,7 per cento”, dal 2 per cento del trimestre precedente. Il calo, spiega via Nazionale, ha riflesso la riduzione di cinque decimi di punto per i prestiti alle imprese (al 2,6 per cento) e di due decimi per quelli alle famiglie (1,2 per cento). Nello stesso periodo, per i gruppi bancari significativi è ulteriormente diminuita l’incidenza dei crediti deteriorati sul totale dei finanziamenti.

In aumento i prestiti a privati
“È proseguita nei mesi più recenti – sottolinea Bankitalia – l’espansione dei prestiti al settore privato. La domanda di credito bancario da parte delle imprese, sostenuta dalla ripresa degli investimenti, è ancora frenata dall’ampia disponibilità di risorse interne e dal maggior ricorso a emissioni di obbligazioni societarie”. “Nei tre mesi terminanti in novembre il credito erogato al settore privato non finanziario ha accelerato all’1,8 per cento (da 1,1 per cento nei tre mesi in agosto, correggendo per i fattori stagionali e in ragione d’anno)”. L’espansione dei prestiti alle famiglie si è mantenuta vivace e in linea con quella dei mesi precedenti (2,8 per cento), sia nella componente dei mutui per l’acquisto di abitazioni sia in quella dei prestiti finalizzati al consumo.

Inflazione ancora debole, a dicembre all’1%
Nonostante un recupero dei prezzi all’origine, l’inflazione al consumo in Italia “rimane debole”, all’1% in dicembre; quella di fondo si colloca su valori molto bassi, allo 0,5. Secondo le indagini le attese di inflazione delle imprese sono contenute, pur se superiori ai minimi toccati alla fine del 2016. L’inflazione scenderebbe temporaneamente quest’anno e tornerebbe poi a salire in modo graduale. La proiezione di una flessione nel 2018 (all’1,1% in media d’anno) è riconducibile soprattutto all’esaurirsi dell’effetto del rincaro dei beni energetici e alimentari avvenuto all’inizio del 2017.

Rapporto debito pil cala lievemente
Nel 2017 il rapporto debito/Pil dovrebbe diminuire “lievemente. Considerando i dati preliminari di dicembre – spiega Bankitalia – si può stimare che nel 2017 il rapporto tra il debito e il Pil sia lievemente diminuito, beneficiando della riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro (0,8% del Pil, contro lo 0,7 previsto dal Governo in settembre). Alla fine di novembre il debito delle amministrazioni pubbliche ammontava a 2.275 miliardi, 56,6 in più nel confronto con il 2016.

Nel IV trimestre cresce produzione industriale
Cresce nel IV trimestre la produzione industriale. In novembre, si legge nel documento di Via Nazionale, “la produzione industriale è rimasta stabile in termini congiunturali. Secondo nostre stime nel complesso del quarto trimestre l’attività sarebbe cresciuta poco meno di mezzo punto percentuale sul periodo precedente (da 1,4% nei mesi estivi), anche grazie al recupero significativo stimato per il mese di dicembre. Nel quarto trimestre del 2017 l’attività manifatturiera ha continuato a espandersi, pur in misura inferiore rispetto al forte incremento segnato in estate. La fiducia delle imprese si è mantenuta su livelli elevati in tutti i principali comparti di attività; secondo le indagini di Bankitalia “le valutazioni delle aziende sulle prospettive della domanda migliorano ulteriormente nell’industria e nei servizi; le condizioni per investire si confermano ampiamente favorevoli”.

Crisi, le famiglie vedono
la luce in fondo al tunnel

soldi in neroSecondo il Rapporto sull stabilità finanziaria, reso noto dalla Banca d’Italia, vi sono alcuni segnali favorevoli per l’economia italiana. Due, in particolare, sono i dati che maggiormente incoraggiano: la riduzione dei fallimenti aziendali e il calo dei debiti per le famiglie italiane che pare possono contare su una liquidità maggiore. Un altro dato rilevante è la ripresa dei prestiti erogati nei confronti dei privati. Certo, parliamo ancora di piccolo passi e di una ripresa molto graduale.

Il Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, ha sottolineato che: “il risparmio deve essere difeso, ma bisogna capire che un risparmio che diventa un investimento finanziario non può essere difeso fino in fondo. Per questo motivo è essenziale rafforzare comunque la fiducia del risparmiatore. La banca deve guardare alla famiglia. Avremo sempre crisi finanziarie e fallimenti di banche, perché fa parte del capitalismo. La vera sfida è come rendere la crisi finanziaria meno costosa”.

Tornando ai fallimenti, il dato del rapporto di Bankitalia afferma che, nel corso del 2015, per la prima volta dopo otto anni, questi risultano in calo su base annua, anche se si rimane su livelli molto alti se si prendono in considerazione i fallimenti registrati nel 2008. Il tasso di deterioramento dei prestiti è un altro dei dati che lasciano ben sperare. La sua diminuzione va oltre i quattro punti percentuali, precisamente al 4,9%, rispecchiando un miglioramento diffuso in tutti i settori, anche se il tasso di ingresso in sofferenza è rimasto elevato.

Il dato che più interessa è quello relativo alle condizioni finanziarie delle famiglie che, nel corso dell’ultimo anno, risultano rafforzate. La crisi ha morso il risparmio. Sono andate diffondendosi forme di scambio come il social lending EspertoPrestiti. Si legge nel rapporto che “gli indicatori sul clima di fiducia, pur risentendo della recente volatilità dei mercati finanziari, si attestano su livelli elevati. Le famiglie indebitate beneficiano dei bassi tassi di interesse. principalmente per effetto dell’aumento del prezzo delle attività. Prosegue la diversificazione dei portafogli, guidata dalla ricerca di combinazioni più efficienti di rischi e rendimenti”. Nei primi nove mesi del 2015, la ricchezza finanziaria delle famiglie è aumentata dell’1,8%. Parliamo di oltre 70 miliardi di euro. Il reddito reale disponibile è stato infatti pari allo 0,8%, e si legge nel rapporto.

Marilena Selva

C’È PIÙ LAVORO

lavoratoriAncora dati positivi dal fronte lavoro: nei primi nove mesi dell’anno si sono registrati 371.347 contratti a tempo indeterminato in più rispetto allo stesso periodo del 2014. Lo rende noto l’Inps nell”Osservatorio sul precariato’ sottolineando che tra gennaio e settembre “la variazione netta dei contratti a tempo indeterminato è risultata fortemente positiva (+469.393) e nettamente superiore a quella registrata per il corrispondente periodo dell’anno precedente (+98.046)”. L’Inps rende anche noto che sono oltre 900.000 gli assunti a tempo indeterminato con gli sgravi contributivi previsti dalla legge di stabilità.

L’Inps spiega inoltre che si tratta di 703.890 nuove assunzioni e di 202.154 trasformazioni di contratti a termine: in totale, 906.044. Nei primi nove mesi, spiega l’Inps, è aumentato, rispetto al corrispondente periodo del 2014, il numero delle assunzioni con contratti a tempo indeterminato nel settore privato (+340.323: da 990.641 a 1.330.964). Crescono anche le assunzioni con contratti a termine (+19.119) mentre si riducono le assunzioni in apprendistato (-32.991). La variazione netta – vale a dire il saldo tra le assunzioni e le cessazioni – per i primi nove mesi del 2015 sfiora le 600mila posizioni; ciò che è rilevante è il confronto con l’analogo valore per l’anno precedente, pari a 310.595 unità: il miglioramento è dunque prossimo alle 300mila unità. Le nuove assunzioni a tempo indeterminato nel settore privato stipulate in Italia sono state 1.330.964, il 34,4% in più rispetto all’analogo periodo del 2014. Le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti di lavoro a termine, comprese le “trasformazioni” degli apprendisti, sono state 371.152 (l’incremento rispetto al 2014 è del 18,1%). Le cessazioni di rapporti a tempo indeterminato sono di poco aumentate (+25.889). Tali andamenti spiegano anche il cambiamento nell’incidenza delle assunzioni con rapporti stabili sul totale dei rapporti di lavoro attivati/variati, passata dal 32,0% dei primi nove mesi del 2014 al 38,1% dello stesso periodo del 2015.

Positivi anche i dati sulla produzione industriale che torna a crescere a settembre: l’indice destagionalizzato è aumentato dello 0,2% rispetto ad agosto (mese in cui si era registrato un calo congiunturale dello 0,5%) e dell’1,7% in termini tendenziali. Nella media del trimestre luglio-settembre 2015 la produzione è cresciuta dello 0,4% nei confronti del secondo trimestre, a fronte di una variazione nulla registrata nel trimestre giugno-agosto rispetto al precedente. Nella media dei primi nove mesi dell’anno la produzione è aumentata dello 0,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Continua a correre la produzione di autoveicoli: a settembre, rispetto allo stesso mese del 2014, il dato corretto per gli effetti di calendario ha segnato un +53,1% (dato grezzo +51,9%). Tra gennaio-settembre 2015 su base tendenziale la produzione di autoveicoli ha registrato un +45,6% (dato grezzo +46,9%).

Restano in calo invece i prestiti al settore privato a settembre. Secondo Bankitalia hanno registrato una contrazione su base annua dello 0,5 per cento, come nel mese precedente. I prestiti alle famiglie sono cresciuti dello 0,4 per cento sui dodici mesi (0,3 per cento ad agosto); quelli alle società non finanziarie sono diminuiti, sempre su base annua, dello 0,9 per cento (-0,8 per cento ad agosto). Inoltre aumentano i tassi d’interesse sui finanziamenti erogati nel mese alle famiglie per l’acquisto di abitazioni: sono stati pari al 2,92 per cento (3,04 nel mese precedente). Quelli sulle nuove erogazioni di credito al consumo sono stati quasi fermi all’8,23 per cento (8,24 nel mese precedente). I tassi d’interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie di importo fino a 1 milione di euro sono risultati pari al 2,82 per cento (2,99 per cento nel mese precedente); quelli sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia all’1,26 per cento (1,35 per cento ad agosto). I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,56 per cento, come nel mese precedente. Infine sale la raccolta bancari a fronte di un rallentamento delle sofferenze. A settembre il tasso di crescita sui dodici mesi dei depositi del settore privato è stato pari al 3,4 per cento (2,8 per cento ad agosto). La raccolta obbligazionaria, incluse le obbligazioni detenute dal sistema bancario, è diminuita del 17,9 per cento su base annua (-17,6 per cento nel mese precedente). Il tasso di crescita sui dodici mesi delle sofferenze – senza correzione per le cartolarizzazioni ma tenendo conto delle discontinuità statistiche – è risultato pari al 13,5 per cento (14,2 per cento ad agosto).

In aumento, anche se lieve, le partite Iva; nel mese di settembre sono state aperte 41.763 con un aumento dello 0,2% rispetto al corrispondente mese dello scorso anno. Riguardo alla ripartizione territoriale, il 42,4% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 23% al Centro e il 34,4% al Sud e Isole. Il confronto con lo stesso periodo dell`anno precedente evidenzia apprezzabili incrementi in provincia di Trento (+14,4%), Sardegna (+8,6%) e Toscana (+7,1%), mentre le flessioni più consistenti si osservano in Molise (-9,7%), Marche (-7,9%) e Campania (-5,7%).

Redazione Avanti!

Le banche che “giocano”
con la giustizia  

Amnistia finanziariaIn considerazione del fatto che aumenta a dismisura il numero dei protestati, dei segnalati alla “centrale rischi” e dei falliti, è necessario che il governo si faccia promotore di un’amnistia finanziaria. L’obiettivo è quello di favorire concretamente l’accesso al credito, oggi di fatto impedito e vincolato ai criteri discrezionali delle Banche, le quali, senza alcun vincolo e in modo del tutto arbitrario, operano legittimamente sulla base della rigorosa normativa europea: Basilea docet.

L’amnistia si configura come un vero e proprio “perdono” a beneficio di chi ha sbagliato. Essa conferisce sostanza al diritto a rifarsi una vita, ovvero alla necessità di rimuovere  dalla memoria collettiva un errore commesso nel passato che non incide più nella vita commerciale. Una volta infatti che gli effetti dell’illecito commesso non sono più capaci di nuocere all’economia, perché non riabilitare il protestato? L’amnistia è un “dono”, una possibilità di riscatto che verrebbe offerta al segnalato o protestato che abbia già ripreso a svolgere la propria attività imprenditoriale, senza però poter beneficiare della possibilità di un affidamento, in quanto le informazioni sul suo conto sono condizionanti più per i terzi che per le stesse banche.

Il colpo di spugna costituirà una vera e propria rinascita; l’amnistia consentirà a chi ne abbia beneficiato di ritornare a produrre reddito per la costituzione di una futura linea di credito. In questo modo, si renderebbe nuovamente possibile per l’ex debitore l’accesso a prestiti e fondi bancari, necessari per ritornare ad essere sul mercato, rivitalizzando così tanto l’attività commerciale e imprenditoriale del beneficiario, quanto complessivamente quella del settore in cui opera (si pensi ad esempio alle eventuali aziende con cui collabora e  non in ultimo, agli stessi dipendenti). In tal senso, ad essere favoriti sarebbero i mercati produttivi e finanziari, compresi, ovviamente, gli istituti di credito, i quali proprio dall’incremento degli investimenti e della circolazione monetaria trarrebbero indiscutibili vantaggi in termini finanziari.

Questi sono solo alcuni dei benefici che l’amnistia finanziaria arrecherebbe, limitatamente al campo economico. Nondimeno, l’amnistia può essere concepita anche come uno strumento avanzato di giustizia sociale. Si pensi, ad esempio, a quanti ancora oggi in Italia, a quasi otto anni dall’esplosione della crisi, vanno ad incrementare le statistiche sui suicidi: una drammatica e disperata risposta all’incedere incalzante della spirale di indebitamento. All’origine di questa tendenza che non accenna a diminuire vi sono proprio quelle clausole vessatorie degli usurai, tanto quelli che operano illegalmente quanto coloro che operano nell’ipocrisia delle regole creditizie del sistema bancario. Il risultato è l’inasprirsi delle condizioni di immiserimento, non solo materiale, ma “morale” e umano: è il caso ad esempio di tutte le vittime “costrette” al gioco d’azzardo. Il gioco d’azzardo è l’ultima disperata frontiera prima dell’inferno per coloro che, illudendosi di “giocarsi” qualche chance, traggono consolazione rifugiandosi nel gioco, ignari del fatto che, più che d’un rifugio, si tratta di un abisso, in cui non si può che “perdere” e sprofondare.

Angelo Santoro e Enrico Buemi

 

Atene-UE, ‘tira e molla’ su riforme e prestiti

Tsipras-JunckerRiunione interlocutoria dei ministri delle finanze UE sul caso greco. Sul tavolo il piano in sette punti presentato dal ministro delle finanze Yanis Varoufakis che, sembra, stia incontrano critiche severe e sarebbe dunque insufficiente a convincere l’Eurogruppo a dare il via libera agli aiuti per sette miliardi di euro che servono ad Atene per far fronte agli impegni interni e internazionali.

Il premier Alexis Tsipras, giovedì sarà all’Ocse e il giorno successivo incontrerà il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker. Un cammino a tappe forzate per arrivare a incassare almeno una parte della tranche di finanziamenti che si aspetta dai partner internazionali anche perché la Grecia deve rimborsare al Fondo monetario internazionale (FMI) circa 1,5 miliardi entro marzo e nelle banche elleniche la liquidità basta appena alle operazioni di sportello.

Ieri, secondo quanto scrive Bloomberg, il piano che Atene ha inviato è stato di fatto bocciato. Secondo il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, l’agenda preparata sarebbe ‘lontana dall’essere completa’ e per essere attuata richiederà ‘tempi lunghi’. Dijsselbloem, ha ribadito l’intenzione di sostenere “la Grecia se prosegue sul cammino delle riforme, ma il confronto sulle riforme deve ripartire al più presto possibile, stiamo perdendo troppo tempo, l’estensione degli aiuti è solo per 4 mesi e abbiamo già perso due settimane”.

“La nostra politica – ha sottolineato da parte sua il cancelliere tedesco Angela Merkel – è che la Grecia resti nell’Eurozona. Per molti anni abbiamo lavorato per questo ma naturalmente ci sono due facce della stessa medaglia: una è la solidarietà e l’altra è la determinazione a spingere sulle riforme; se la via è questa c’è ancora molta strada da fare”. Insomma da una parte la ‘carota’ degli aiuti, dall’altra il ‘bastone’ del default, una ‘tira e molla’ faticoso per il governo Tsipras che teme la pressione delle componenti più radicali, orientate a chiamare nuovamente i greci alle urne, anche su un referendum pro o contro l’euro se l’esecutivo dovesse accettare un piano di ‘riforme’ troppo simile a quelle indicate dalla Troika al precedente governo di centrodestra di Samaras.

Ancora Dijsselbloem in un’intervista al quotidiano olandese De Volkskrant, ha sottolineato che “la Grecia ha urgente bisogno di soldi perché le casse del Paese sono quasi vuote, ma c’è ancora bisogno di qualche passo ulteriore prima che i soldi possano essere versati. Abbiamo chiesto venti riforme, ne sono arrivate solo sei”. Dijsselbloem ha escluso che gli aiuti dai partner europei possano essere pagati “questo mese”, perché “i greci devono dimostrare di aver compiuto questi passi”.

Il problema è che Tsipras e Vaoufakis non hanno un piano ‘B’ alternativo all’accordo con BCE, FMI e Commissione europea e dunque la trattativa è destinata a proseguire anche perché i governi europei non hanno nessuna intenzione di ‘mollare’ la Grecia al suo destino ben consapevoli che i danni sarebbero ingenti per tutti e non solo per i greci.

Alvaro Steamer

Economia, da prestiti
e mutui, segnali di risveglio

Mutui-prestiti-economia-ripresaLe incertezze occupazionali ed economiche continuano a frenare non solo la ripresa dei consumi, ma anche la domanda dei prestiti, dai quali vanno però tenuti separati rigorosamente i mutui che sembrano aver ritrovato una propria freschezza ed ampio seguito. Non si tratta di mere previsioni o attese, ma della valutazione dei dati elaborati dal barometro della Crif (la centrale rischi che permette di tenere il polso della situazione creditizia per la fetta maggioritaria di richieste di finanziamenti in Italia).

Secondo la valutazione dei dati raccolti sulle richieste di mutui e prestiti emergono quindi due comportamenti opposti. Dal lato dei prestiti c’è stato ancora un calo delle richieste (ridottosi rispetto al passato) accompagnato da una riduzione degli importi richiesti (così da contribuire comunque a una nuova decrescita del volume complessivamente erogato).

Invece per i mutui la tendenza si è invertita, con uno scatto che si è innescato nel 2014 e che non sembra ancora aver esaurito la sua corsa. Secondo il barometro Crif, infatti, nel solo mese di dicembre c’è stato un aumento di quasi il 40% delle richieste di mutuo da parte dei privati.

Dato evidente che ha consolidato comunque un risultato che, dopo il primo trimestre sembrava preannunciare l’avvio di un ciclo positivo, toccando finalmente terreno positivo, dopo un lungo periodo di dati costantemente negativi. In particolare, il 2014 ha chiuso in positivo sia rispetto al 2012 (con una salita di oltre 10 punti percentuali) e sia rispetto al 2013 (con un aumento di oltre il 15%).

Anche se parlare di ripresa consolidata è ancora prematuro, soprattutto a causa delle difficoltà legate all’evoluzione della situazione politica ed economica, quindi occupazionale italiane, il dato preannuncia il desiderio di voler guardare oltre alla cortina di fumo della crisi da parte dei clienti, e della volontà di voler ritoccare le strategie eccessivamente rigoriste nelle politiche di concessione del credito, da parte delle stesse banche.

Inps, i nuovi tassi
dei prestiti ai pensionati

Con il messaggio n. 7415 del 2 ottobre 2014 l’Inps ha reso noti i nuovi tassi soglia Taeg applicati ai prestiti da richiedere con cessione del quinto della pensione. La variazione è determinata dai tassi effettivi globali medi (Tegm) praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari in vigore dal 1° ottobre al 31 dicembre 2014, indicati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento del Tesoro.

Al riguardo è appena il caso di precisare che il legislatore ha esteso anche ai pensionati la possibilità di contrarre prestiti personali estinguibili con una trattenuta diretta sulla rata della pensione. Per offrire la massima tutela ai pensionati, l’Istituto di previdenza ha definito tutte le modalità e le condizioni necessarie per concedere tali prestiti.

Che cos’è

È un prestito che il pensionato può ottenere da un istituto di credito e rimborsare attraverso un addebito automatico che l’Ente assicuratore effettua sul suo trattamento pensionistico. Il prelievo non può superare un quinto dell’importo mensile dell’assegno di quiescenza.

Come funziona

Il pensionato deve richiedere il prestito alla Banca o alla Società finanziaria. L’Inps provvede poi a versare la quota stabilita trattenendola direttamente dalla pensione. La durata del contratto di prestito non può superare i dieci anni ed è obbligatoria la copertura assicurativa per il rischio di premorienza del titolare della prestazione.

Esclusioni

La cessione del quinto può essere chiesta su tutti i trattamenti pensionistici, ad eccezione di: pensioni e assegni sociali; invalidità civili; assegni mensili per l’assistenza ai pensionati per inabilità; assegni di sostegno al reddito(VOcred, VOcoop, VOeso); assegni al nucleo familiare; pensioni con contitolarità per la quota parte non di pertinenza del soggetto richiedente la cessione; prestazioni di esodo ex art. 4, commi da 1 a 7 – ter, della Legge n. 92/2012.

Cosa deve fare il pensionato

Per ottenere un prestito con cessione del quinto, il pensionato deve prima richiedere  la comunicazione di cedibilità della pensione: un documento in cui viene indicato l’importo massimo della rata del prestito. La quota cedibile deve essere richiesta personalmente dal pensionato presso qualsiasi Sede Inps e va consegnata alla Banca o alla Società finanziaria con la quale stipulare il contratto di finanziamento. Nel caso in cui il pensionato, per la stipula del contratto, si rivolga ad  un Ente finanziario convenzionato con l’Inps, la comunicazione di cedibilità verrà elaborata direttamente dalla Banca/Finanziaria attraverso un collegamento telematico con l’Istituto stesso, e i tassi di interesse applicati al contratto di prestito saranno più vantaggiosi.

Come si calcola la rata

Poiché il pensionato può cedere fino a un quinto della propria pensione, la rata dipende dall’importo della rendita stessa. L’importo cedibile è calcolato al netto delle trattenute fiscali e previdenziali, e in modo da non intaccare la quota della pensione minima stabilita annualmente dalla legge. Per questo motivo i trattamenti pensionistici integrati al minimo non possono essere oggetto di cessione. Nell’ipotesi si sia titolari di più pensioni cedibili, il calcolo si effettua sull’importo totale delle prestazioni di quiescenza percepite.

La tutela del pensionato

Prima di poter versare l’importo della rata trattenuta dalla pensione alla Banca o alla Società finanziaria, l’Inps verifica la presenza di alcune condizioni a tutela del pensionato: la Banca o la Finanziaria devono avere tutti i requisiti richiesti dalla legge per questo tipo di operazione; il tasso applicato al prestito deve essere inferiore al “tasso soglia” anti-usura per gli Enti finanziari accreditati o al tasso convenzionale stabilito per la propria fascia di età per il prestito erogato da Ente finanziario convenzionato; la rata contrattualmente prevista non deve superare un quinto dell’importo della pensione; nel contratto devono essere indicate tutte le spese (istruttoria, estinzione anticipata, premio assicurativo per premorienza, commissioni, interessi).

La convenzione Inps con le banche

Per contenere il livello dei tassi di interesse e tutelare i pensionati, l’Istituto ha predisposto una Convenzione, sottoscritta da numerose Banche e Società finanziarie, che garantisce tassi più favorevoli rispetto a quelli di mercato. L’elenco delle imprese bancarie e degli Istituti convenzionati è disponibile sul portale www.inps.it, seguendo il seguente percorso sotto indicato: Servizi Online>Elenco di tutti i servizi>Cessione quinto>Gestione Enti Convenzionati.

Secondo il bilancio sociale 2013 (2)

L’INPS E LA CRISI

Salvaguardie – Dopo le prime due ‘salvaguardie’, che hanno coinvolto 65.000 esodati la prima e 55.000 la seconda, l’ultima salvaguardia del 2013 è stata inserita nella legge numero 288 del 2012 e ha interessato 10.130 esodati. E’ quanto si legge nel Bilancio sociale 2013 dell’Inps, presentato oggi a Roma. Nel 2013 sono state inviate certificazioni per la decorrenza della pensione a 79.989 soggetti e sono state liquidate 26.941 pensioni. L’articolo 24 della legge numero 214 del 2011 ha previsto, nei limiti delle risorse stanziate e del contingente numerico stabilito dalla norma stessa, l’applicazione della normativa vigente al 31 dicembre 2011 in materia di requisiti di accesso e di regime delle decorrenze dei trattamenti pensionistici, a favore dei lavoratori cosiddetti salvaguardati, ovvero collocati in mobilità, a carico di fondi di solidarietà, autorizzati alla prosecuzione volontaria e altre tipologie. La tutela di tali lavoratori è stata attuata dall’Inps predisponendo sin dal 2012 sia un piano operativo per la verifica del diritto a pensione, nonché tutte le attività necessarie per l’inoltro delle comunicazioni ai lavoratori interessati.

Incentivi giovani – Nell’ambito delle politiche nazionali volte a contrastare il trend negativo di crescita della disoccupazione giovanile, l’Inps ha gestito domande di ammissione a incentivi e riconosciuto la loro fruizione per le assunzioni di varie tipologie di giovani lavoratori. E’ quanto si legge nel Bilancio sociale 2013 dell’Inps, presentato oggi a Roma. In particolare, l’Istituto ha attuato la normativa di settore volta ad agevolare l’assunzione di giovani genitori, di giovani privi di impiego da almeno sei mesi ovvero privi di diploma di scuola media superiore o professionale (legge numero 99 del 2013), nonché la riduzione contributiva per l’apprendistato (Testo unico sull’Apprendistato), il cui contratto è finalizzato a promuovere l’occupazione dei giovani. Per quanto riguarda i giovani genitori, l’Inps ha accolto 1.708 istanze per la fruizione di tali incentivi, per un importo complessivo impegnato pari a circa 8,5 milioni di euro. Quanto ai giovani privi di impiego da almeno sei mesi ovvero privi di diploma di scuola media superiore o professionale sono state accolte, a partire dal mese di agosto 2013, 13.695 domande per un importo totale di circa 123 milioni di euro. Relativamente all’apprendistato, dalle comunicazioni telematiche, risultano assunti nel 2013 circa 244.000 apprendisti.

Ammortizzatori sociali per 4,5 mln lavoratori – Oltre quattro milioni e mezzo di lavoratori hanno percepito almeno un ammortizzatore sociale nel corso dell’anno. Nel 2013 l’ammontare della spesa per ammortizzatori sociali è stata di 23,5 miliardi di euro, dei quali 14,5 di prestazioni e 9 di contributi figurativi, con un aumento rispetto al 2012 di 938 milioni di euro (+4,1%). La spesa è ripartita in 6,7 miliardi per la cassa integrazione (cig), 13,6 miliardi per l’indennità di disoccupazione e 3,3 miliardi per l’indennità di mobilità. Rispetto al 2012 si registra un aumento di spesa per la cassa integrazione del 9,6%, un incremento della spesa dell’Indennità di mobilità del 17,2%, mentre si assiste a un decremento dell’1% della spesa per l’indennità di disoccupazione. L’ampiezza dell’utilizzo degli ammortizzatori nel 2013 emerge anche dai dati sui beneficiari: la cig ha coinvolto in tutto oltre un milione e mezzo di lavoratori, la mobilità ne ha interessati oltre 300.000 e la disoccupazione nel suo complesso oltre tre milioni e mezzo.

Maternità – Nel 2013 la spesa totale dei trattamenti economici di maternità (comprendenti la maternità obbligatoria, il congedo parentale facoltativo e il permesso retribuito per l’allattamento) è pari a 2,8 miliardi di euro, in linea con quella del 2012. E’ quanto si legge nel Bilancio sociale 2013 dell’Inps, presentato oggi a Roma. I beneficiari dei trattamenti di congedo obbligatorio di maternità sono diminuiti nel complesso del 6,3% passando dai 399.989 del 2012 ai 374.681 del 2013. La riduzione più consistente si è verificata per le commercianti (-27,4%), mentre per le iscritte alla cassa CD-CM (coltivatori diretti, coloni, mezzadri) il decremento è risultato pari al 24,6% e per quelle iscritte alla cassa artigiani del 23,9%. I beneficiari dei trattamenti di maternità obbligatoria tra i lavoratori dipendenti sono stati 345.180 con una riduzione del 4,5% rispetto al 2012. Le lavoratrici autonome che hanno usufruito della maternità obbligatoria sono risultate nel complesso 20.135, con una riduzione rispetto al 2012 del 26,2%. Fra di loro la maggioranza è iscritta alla gestione commercianti ed ha fra i 30 e 39 anni. Le lavoratrici parasubordinate che hanno beneficiato della maternità obbligatoria risultano pari a 9.366 con un decremento del 15,4%. La spesa totale degli assegni al nucleo familiare per i lavoratori dipendenti, per disoccupati e pensionati e anche gli assegni di congedo matrimoniale ammonta a 5.481 milioni di euro. I contributi incassati sono stati pari a 6.435 milioni di euro.

Apprendisti e operai – Apprendisti e operai in calo per effetto della crisi. E’ quanto emerge dal Bilancio sociale 2013 dell’Inps, presentato oggi a Roma, da cui si rileva che una situazione di difficoltà del mercato del lavoro è evidenziata dal calo degli apprendisti (-4%) e degli operai (-3,5%). A risentire meno della crisi economica gli impiegati (-1,3%) e i dirigenti (-2,1%). Gli unici che rispetto al 2012 presentano un aumento sono i quadri (+0,5%). Per quanto attiene all’analisi di genere, gli uomini rappresentano il 58,4% dei dipendenti, con un decremento dello 0,2% rispetto al 2012, mentre per le donne, che rappresentano il restante 41,6%, si rileva un incremento dello 0,2%. In generale, nel 2013 i lavoratori dipendenti privati (esclusi i domestici e gli operai agricoli) sono risultati in media pari a 11.983.264, con una riduzione di 312.937 unità rispetto al 2012 (-2,5%). In considerazione della qualifica, si evidenzia che gli operai rappresentano il 52,1% del totale dei dipendenti, gli impiegati il 39,3%, gli apprendisti il 3,7%, i quadri il 3,6% e i dirigenti l’1%.

Servizi online – L’Inps, consolidando il processo già avviato negli anni precedenti, ha erogato nel 2013 la quasi totalità dei servizi e delle prestazioni in via telematica. Sono a disposizione del cittadino più di 36.410 pagine web, con un incremento di circa 12.000 pagine rispetto al 2012. E’ quanto si legge nel Bilancio sociale 2013 dell’Inps, presentato oggi a Roma. I servizi erogati su dispositivo mobile (smartphone, tablet, cellulare) hanno fatto registrare un aumento di accessi da parte dell’utenza pari al 147,9% rispetto al 2012. L’emissione dei pin di accesso alle procedure web dell’Istituto è passata dai circa 10 milioni nel 2012 a circa 14,4 milioni del 2013, con un incremento del 44%. Dal mese di giugno 2013 è attivo, inoltre, un unico contact center telefonico Inps, che fornisce informazioni anche agli iscritti delle gestioni dei lavoratori dello spettacolo (ex Enpals) e dei dipendenti pubblici (ex Inpdap). E’ proseguito nel 2013 l’utilizzo in via esclusiva del contact center multicanale Inps Inail, raggiungibile con il numero verde 803.164, che ha registrato circa 23 milioni di contatti nell’anno (+9,5%).

Personale – La consistenza del personale Inps, in diminuzione nel corso degli ultimi anni per le necessità di contenimento della spesa pubblica e dei conseguenti vincoli alle assunzioni, è pari, alla data del 31 dicembre 2013, a 31.966 unità, con un decremento del 2,5% rispetto al 2012. E’ quanto si legge nel Bilancio sociale 2013 dell’Inps, presentato oggi a Roma. Nel complesso, le donne rappresentano il 58% e gli uomini il 42% dei dipendenti. La presenza femminile, che negli ultimi anni risulta in crescita, si concentra in particolare nell’area C. Risulta comunque bassa la percentuale di donne ai livelli della dirigenza apicale. L’età media delle dipendenti si attesta a 51 anni, quella dei dipendenti a 53.

Carlo Pareto

La ricetta della Cgil: creare lavoro per dare un futuro all’Italia

Camusso-CGILLa Cgil ha presentato a Roma il proprio piano del lavoro, un programma articolato che punta ad aprire una stagione di crescita e sviluppo per l’Italia, ripartendo dal lavoro. L’obiettivo primario è dunque quello di creare nuovi posti di lavoro con un piano in due fasi, da realizzare in un periodo di tempo che va da tre a cinque anni. Nella prima fase, finalizzata ad uscire dall’emergenza, occorre puntare su attività di bonifica e messa in sicurezza del territorio nonché sulla valorizzazione dei beni culturali e la tutela dei beni artistici del nostro Paese. Nella seconda fase, che si sviluppa su di un medio periodo, bisogna affrontare riforme indispensabili ad accrescere l’attrattività dell’Italia, ma anche a ridurre la diseguaglianza ed aumentare l’inclusione sociale. Tra le riforme proposte quella di innalzare l’obbligo scolastico a 18 anni, ma soprattutto quella di un rilancio dell’intervento pubblico nell’economia, ritenuto dalla Cgil non solo necessario, ma essenziale per contrastare il declino e la deindustrializzazione. In pratica nuovi investimenti pubblici da realizzare lungo varie direttrici, dalla politica industriale, passando per le infrastrutture materiali ed immateriali, fino ad arrivare al welfare nazionale e locale. La Cgil propone di destinare risorse per 5 miliardi di euro a progetti e programmi prioritari, per 15 miliardi alla creazione diretta di posti di lavoro, per 10 miliardi al sostegno dell’occupazione e per 15 miliardi di euro alla restituzione fiscale. Continua a leggere