PROGETTO PER IL FUTURO

tappeto rosso“Questo non è un governo balenare. In questi giorni sono stai approvati due provvedimenti importanti: quello sulla concorrenza e il decreto per il mezzogiorno. Ma ce ne sono altri da aggiungere alla lista. Alla ripresa dei lavori è la volta dello ius soli. E politicamente solo in maniera parziale è un governo in continuità con il precedente. Perché ha una maggioranza parlamentare molto più travaglia e incerta. Infatti i voti di fiducia al Senato si stabilizzano sui 145-148 voti rispetto ai 170 di del governo Renzi. Però per gli atti prodotti e per quelli in cantiere non può essere ritenuto un governo balneare. È un governo di transizione perché comunque resta il terzo governo della legislatura e ed il governo che ci porterà alle elezioni”.

Lo afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini in una intervista in cui fa il punto della situazione del lavoro fin qui svolto del governo Gentiloni e traccia il percorso del partito fino alle prossime elezioni politiche.

Hai citato lo Ius soli. Ma le resistenze sono ancora tante…
È l’impegno che il capo del governo ha preso. La legislatura si concluderà con lo ius soli, con una nuova la legge elettorale quale che sia, e con la legge di stabilità. L’altro provvedimento importante, che arriva da una iniziativa nostra, è il piano città, che arriverà tra settembre e ottobre e riguarda interventi per il risanamento della periferia e traccia una idea per il futuro della città italiana. Una sorta di portolano che consegniamo agli amministratori locali. Ricordo però che lo ius soli va corredato di due fattori: il primo è, per chi vive in Italia, il giuramento sulla Costituzione. Deve essere rispettato il diritto alla parità di genere che la Carta prevede e non sempre, per chi proviene da culture diverse, questo diritto vine considerato. Secondo: i profughi che vivono in Italia devono svolgere lavori socialmente utili alla comunità che li ospita.

Cosa pensi delle parole di Salvini su Napolitano…
Le parole di Salvini, che sono anche le parole dei Grillini, rappresentano un modo di fare politica. Sono gli stessi termini usati da fascisti tra il 1920 e il 1922. Prima di andare al potere. Addirittura le stesse parole che sono un miscuglio di offese di minacce. È la rappresentazione politica dell’Italia della rabbia e del rancore. Se vince questa visione, questi precipitano l’Italia all’età della pietra.

E come si risponde a chi cavalca la rabbia?
Bisogna riscoprire gli strumenti tradizionali e dare più fiato all’innovazione. Quando parlo di tradizione, parlo di una riscoperta dei partiti. Mettiamola così: la società italiana ha perso il ceto medio. E la politica italiana ha perso i partiti. Né al ceto medio né ai partiti sono stati sostituiti altri soggetti. E si è aperta una voragine. Sta andando in crisi anche la soluzione, che nei momenti di emergenza spesso viene ambita, della la ricerca di un leader. Di un uomo solo al comando. Ma nessuno, solo al comando, è in grado di risolvere i problemi delle società complesse, se non ha una società di mezzo che lo sostenga in questa azione. A Orvieto, tra un mese, parleremo di questo, rivolgendoci agli eletti nelle amministrazioni locali e nelle regioni. Ed è da lì che bisogna ripartire perché sui territori trovi ancora esperienze che si sono confrontate con i problemi dei cittadini. Quando si governa il territorio, il cittadino lo si incontra tutti i giorni e noi non possiamo privarci di queste esperienze.

Ci hanno detto che i partiti non servono più…
Si sente la mancanza di luoghi di formazione. In Italia non sono maturate nel tempo organismi alternativi ai partiti che svolgessero questa attività. Per cui la rottamazione delle esperienze e il trionfo del nuovismo ha prodotto disastri.

In Italia manca una destra di governo, capace di respingere i populismi da bar alla Salvini tanto è vero che il leader legista si candida a guidarla quella destra…
L’unica destra di governo è stata quella di Berlusconi. Quella di Salvini e quella di Grillo è una sorta di milizia armata. Certo non abbiamo mai conosciuto in Italia una destra conservatrice di tipo anglosassone. È stata sempre la Democrazia cristiana, con le sue correnti, a rappresentare quel pezzo della destra. Non a caso quando la Dc muore, Berlusconi occupa soprattutto quello spazio.

Il Ministro Martina, dice che la legge elettorale non risolve problemi della sinistra e “al voto bisogna andare con una lista con Calenda e Pisapia”. Ma è di oggi la notizia di un riavvicinamento tra Pisapia e Speranza. Che ne pensi?
La sinistra non può essere una somma di sigle. Deve essere un progetto per il futuro che convinca il mondo dei giovani a sceglierla e oggi sono lontani da questa sinistra. Quindi serve un progetto costituito da chi ha le stesse affinità e solleva la testa per guardare lo stesso avvenire. E questi sono i partiti che partecipano al socialismo europeo, sono le culture radicali che hanno fatto grandi battaglie sui diritti individuali. È un sinistra di governo che Pisapia potrebbe rappresentare. Non guardo le agenzie quotidiane. Sta di fatto che Pisapia ha fatto un’ottima mossa del cavallo, togliendosi da torno chi lo voleva vincolare con un abbracciare mortale. Quello sventolio di bandiere di Mdp a Piazza Santi Apostoli a Roma qualche settimana fa, è diventato nell’immaginario collettivo, l’immagine di Pisapia. E lui ha fatto bene a scrollarsela di dosso. Vedo che c’è un pugno di compagni che pensano di entrare nel partito di Bersani e D’Alema. Lo dico a chiare lettere: io li non vado. Va preservata l’autonomia delle nostra comunità e bisogna che il Psi faccia da cerniera tra il Pd e la sinistra di governo che Pisapia, la Bonino ad altri assieme a noi potrebbero costruire.

Hai citato la legge elettorale tra le cose a cui mettere mano. Perché dal tipo di legge dipendono tante cose.
È la ragione per la quale Martina ha torto. È vero che la legge elettorale non sostituisce le decisioni politiche, ma si può avere una legge elettorale che favorisce un disegno politico oppure che lo ostacola. Prima viene il progetto e poi viene la legge elettorale. E siccome a Renzi piace vincere, ma anche a me piace vincere, avere di fronte Berlusconi che prova a riunire il vecchio Popolo delle libertà, il Movimento 5 Stelle che nonostante la Raggi tiene dei sondaggi, non posso pensare che il leader del partito democratico voglia arrivare terzo nelle prossime elezioni. Ma c’è un’altra ragione per cui questo mondo stia assieme.

Quale?
Ci sono due grandi fattori che non sono governabili nel breve tempo e che hanno bisogno di una società responsabile. Il nodo migranti non lo sciogli in un triennio e c’è bisogno di comuni, regioni, di una società di mezzo, del modo del volontariato, del mondo delle associazioni che condivida la stessa missione che è fatta di cose legate alla politica estera, come la revisione dei trattati di Dublino o gli accogli con la Libia. L’indispensabile contrasto alla Francia, perché non possiamo più tollerare che la Francia prenda il petrolio libico, chiuda i porti e un mondo di disperati attragga soltanto nei porti italiani.

A proposito di Francia che dire delle vicende come quella di Fintantieri e Vivendi
Sono la conferma che c’è bisogno di meno stato nel governo di alcuni pezzi della società. Ma c’è bisogno di più stato nel governo delle grandi scelte strategiche. Macron che non è liberista designato, è l’ultimo modello del neogollismo francese, si muove in politica estera e nelle relazioni industriali da protettore del suo stato. Quindi c’è bisogno di più stato pure per noi. Anche per un’ultima ragione: noi avevamo un wealfeare che tamponava situazioni di crisi provvisorie. Ora bisogna cominciare a pensare a un welfare che abbia delle misure stabili . Quindi tutto quello che defiscalizzazione per chi assume, formazione permanente, premialità per gli studenti meritevoli, reddito di cittadinanza per chi è nella situazione del bisogno, sono misure che può assumere soltanto uno stato autorevole.

Per concludere parliamo dell’appuntamento di orvieto.
A Orvieto ci sarà il Pd. Ci saranno i Radicali. Abbiamo invitato Pisapia. La foto di gruppo è chiara. E accanto a loro una miriade di amministratori locali che hanno il polso quotidiano dell’Italia.

Daniele Unfer

UN ANNO DI PROVE

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Il nostro Psi, nell’annata politica che va da un agosto all’altro, vanta un notevole lavoro politico che ha sanato ferite, raggiunto risultati importanti, provato, non sempre con successo, ad allacciare intese politiche, contribuito a raggiungere obiettivi legislativi di rilievo.

E’ stato l’anno di Amatrice e del terremoto che ha sconvolto una parte del centro Italia. I socialisti hanno lanciato subito due progetti: uno sulla messa in sicurezza del territorio e uno per la salvaguardia degli edifici. E’ passato solo un anno e sembra un secolo. Ma è stato anche l’anno di Trump e del terrorismo islamico che non demorde e che continua a colpire, da Nizza a Londra, dalla Germania al Belgio. Con Nencini lanciamo l’idea di salvaguardare la nostra cultura liberale e proponiamo iniziative contro l’infibulazione e la sharia. Restiamo, in fondo, figli dei principi dell’illuminismo, loro di quelli dell’oscurantismo. Grazie all’impegno del nostro vice ministro si vara la legge sull’omicidio stradale. E’ stato l’anno di Macron che ha sconfitto la destra e la sinistra francesi, l’anno della Brexit. E’ stato il primo anno senza Marco Pannella, mentre ci hanno salutato per sempre i nostri indimenticabili Lelio Lagorio, Franco Piro, Giuseppe Tamburrano e Giovanni Pieraccini. Dal Portogallo rimbalza la notizia della scomparsa di Mario Soares e più recentemente ci lascia Enzo Bettiza, campione di liberalsocialismo. E’ l’anno segnato da un referendum perso dal governo Renzi (i socialisti si sono schierati per il sì, ma hanno contestato l’Italicum), cui sono seguite le dimissioni di quest’ultimo da presidente del Consiglio, ma non dalla politica, tanto che il giovin Matteo ha poi stravinto le primarie del Pd restando così alla sua guida. Il suo successore al governo Paolo Gentiloni lo surclasserà nettamente nei sondaggi sul gradimento degli italiani (risale a sorpresa anche Berlusconi).

Se n’è andato davvero, pareva impossibile, Fidel Castro, ci lascia anche il premio Nobel Dario Fo e alle elezioni amministrative parziali trionfa, a sorpresa, il centro-destra anche nelle regioni rosse. I socialisti si confermano in buona salute nei comuni, dove restano l’unico partito del centro-sinistra presente, oltre il Pd. Esplode lo scandalo immigrati e Ong. Un magistrato di Catania esprime preoccupazioni non infondate. Inizia lo scaricabarile dell’Europa ma la Bonino sostiene che i trattati che abbiamo firmato (in cambio di flessibilità sui conti) scaricano gli oneri su di noi. Il Psi si ritrova a congresso a Roma anche per risolvere un questione di legittimità degli organi dopo un ricorso. Ne esce la preferenza per un nuovo rapporto con radicali e laici. Emma, presente, rimpiange la Rosa nel pugno. Intanto l’Avanti, dopo la rubrica di denuncia sulle banche (al Senato i socialisti presentano due proposte di legge sull’argomento) può contare sulle preziose collaborazioni del giornalista Aldo Forbice e dell’economista Nicola Scalzini, già consulente di Craxi alla presidenza del Consiglio e sottosegretario del governo Dini. Grazie a Pia Locatelli la legge sul fine vita è approvata dalla Camera, dopo quella sulle unioni civili, cui i socialisti danno un contributo essenziale.

Con Giovanni Negri dò vita all’associazione Marianna che unisce radicali, laici e socialisti, mentre i radicali transnazionali si trovano a congresso a Rebibbia. E’ l’anno di una legge elettorale che non si fa (i socialisti avanzano una proposta di legge sullo schema del Mattarellum), di Pisapia che, come l’araba fenice, che ci sia ciascun lo dice ma dove sia nessun lo sa, ma é certo l’anno della scissione del Pd abbandonato da D’Alema, Bersani, Speranza e Rossi, che fondano Mdp. L’aggettivo socialista viene bandito. Il Pd é in crisi, anche Orlando fonda un suo movimento (un’altra scissione?). Dobbiamo intervenire per difendere Ignazio Silone dalle accuse di uno storico e anche per dire la verità sul nuovo film Sky 1993. Celebriamo il settantesimo anniversario della scissione di Palazzo Barberini (Saragat aveva ragione) e portiamo a casa dalla Camera lo ius soli, vecchio principio socialista. I grillini fanno ridere e piangere tutta Europa per come amministrano Roma. La Raggi dice no alle Olimpiadi e non si contano ormai gli assessori dimissionari, mentre il suo uomo di fiducia finisce in carcere. Finalmente la coalizione internazionale espugna Mosul. L’Isis si ritira.

L’economia italiana é in timida ripresa. Siamo al più 1,3. Ma la disoccupazione é ancora alta. E’ anche l’anno dei papà. Quello della Boschi, incastrato dalle banche, quello di Renzi accusato di incontri con l’imprenditore Romeo. Ci pensa Richetti a risanare l’Italia. La sua proposta di legge tesa ad applicare il contributivo ai vitalizi degli ex parlamentari viene approvata dalla Camera. Ma i grillini non si accontentano. Vogliono il riconoscimento della primogenitura e al Senato scoppia il finimondo perché la procedura d’urgenza viene rifiutata. Dopo aver citato la battaglia di Auschwitz di Napoleone, Di Battista attribuisce il Nobel a Hollande, mentre Di Maio aveva accenato al Venezuela di Pinochet. Il futuro dell’Italia in mano agli ignoranti? Arriva agosto, mentre Emma Bonino e Carlo Calenda partecipano alla formazione del nuovo movimento Forza Europa. Una novità interessante e dagli sviluppi potenzialmente rilevanti. Fa molto caldo. Salvini ne prende troppo e chiede di processare Napolitano per l’intervento in Libia. Siamo oltre misura, oltre il record, oltre dove una volta voleva finire il vecchio Occhetto. Esaurita l’ondata dei trentenni si passa direttamente agli ottuagenari? De Rita osserva che siamo nella fase del rancore e del rimpianto. Aspettiamo settembre per verificare se dopo la morte della rottamazione e di Lucifero ci sarà spazio anche per noi, non più trentenni, non ancora rottamati ma non ancora ottantenni. Restiamo a metà del guado…

Mauro Del Bue

Dl concorrenza è legge tra le polemiche

concorrenza“Impegno mantenuto per Governo e maggioranza”. Lo scrive su twitter il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni subito dopo l’approvazione del ddl concorrenza, tramutato definitivamente in legge. Il Senato ha infatti votato la fiducia con 146 sì e 113 voti contrari. Il provvedimento aveva iniziato il suo iter parlamentare nel 2015 ed era giunto in quarta lettura al Senato. I numeri a sostegno del governo non sono dei più forti. Anzi. Ma sono sufficienti; mettono però qualche ansia in più in vista di un autunno, dopo la pausa estiva, con diversi provvedimenti spigolosi. Primo fra tutti la legge di bilancio.
“Un importante segnale di serietà” commenta il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda: “E’ stata approvata oggi per la prima volta in Italia la Legge annuale per il mercato e la concorrenza. La legge – aggiunge – introduce significative novità in tema di assicurazioni, professioni, energia, comunicazioni, ambiente, trasporti, turismo, poste, banche e farmacie con l’obiettivo di stimolare la crescita e la produttività e consentire ai consumatori di avere accesso a beni e servizi a minor costo. Il Mise è fin d’ora al lavoro per definire nei tempi più brevi possibili tutti i decreti attuativi necessari per la piena efficacia della legge. Nel futuro – conclude – occorrerà comunque ragionare sull’opportunità di procedere con un approccio settoriale eventualmente mediante decreti legge elaborati tenendo conto delle indicazioni dell’Antitrust”.

E proprio dall’Antitrust arrivano che commenti positivi. Ma anche qualche rilievo su un testo che contiene luci e ombre. L’Antitrust infatti in una nota esprime “soddisfazione” per l’approvazione del ddl concorrenza, “soprattutto per il valore simbolico che assume l’adozione di questa legge”. Però continua, “non possono sottacersi i passi indietro della versione approvata rispetto al testo originario, tuttavia la direzione è quella giusta: la concorrenza è un cardine per lo sviluppo del Paese, per abbassare i prezzi, ridurre le diseguaglianze, stimolare l’innovazione e aumentare il benessere dei consumatori”.

Il segretario del Psi e viceministro ai trasporti Riccardo Nencini, al termine degli incontri che si sono tenuti questa mattina con i rappresentanti delle sigle sindacali di Taxi e Ncc per proseguire la discussione sulla riforma del settore, ha parlato di “clima positivo ed è stata avviata la consultazione sul decreto legislativo di cui al ddl ‘Concorrenza’ approvato proprio oggi in Senato. L’obiettivo resta la riforma del sistema da concludersi entro questa legislatura”.

A non votare il decreto un esponente di peso del Pd, Massimo Mucchetti, presidente della commissione Industria. Per il senatore del Pd, che si è espresso in dissenso rispetto al proprio gruppo, “questa volta è stata richiesta la fiducia per evitare non l’ostruzionismo, ma emendamenti scomodi come quelli su assicurazione ed energia, respinti in commissione grazie alle assenze”. L’esponente del Pd ha sottolineato che “alcune norme hanno fatto della legge sulla concorrenza un provvedimento per favorire o salvaguardare alcune grandi aziende come Enel, Generali, Unipol, Allianz, Big Pharma”.

Molto duro il commento del presidente dell’Adusbef Elio Lannutti per il quale “il governo spaccia per concorrenza norme di favore, scritte sotto diretta dettatura delle lobby, lesive dei diritti dei consumatori, gettati nelle grinfie dei predatori di un far west denominato mercato”. Con questa norma, continua in una nota, “si profila stangata di circa 150 euro l’anno a famiglia”. Dalle Poste e comunicazioni, ai carburanti, alle infrastrutture delle reti delle telecomunicazioni, passando per il caro assicurazioni, secondo Lannutti, “gli ex monopolisti delle bollette avranno mano libera di imporre alle famiglie piani tariffari senza alcuna limitazione con l’abrogazione del mercato tutelato”.

SCHEDA

Dopo oltre due anni all’esame del Parlamento, la legge sulla concorrenza è legge. Approvato dal Governo ad aprile 2015, tra stop e rinvii, il ddl ha avuto un percorso tortuoso, chiuso oggi dal voto di fiducia del Senato in quarta lettura. Queste, in sintesi, alcune delle principali misure:

– RC AUTO, TORNA ‘TACITO RINNOVO’: E’ uno dei temi ritoccati nell’ultimo passaggio parlamentare. Un emendamento approvato in Commissione attività produttive reintroduce il meccanismo del tacito rinnovo delle polizze in scadenza del ramo danni.

– SCONTI OBBLIGATORI: Previsti sconti per i clienti che installano la scatola nera, accettano di sottoporre il veicolo a ispezione o di collocare un dispositivo che impedisce alla persona di accendere il motore se ha bevuto troppo. Tariffe più basse anche per gli automobilisti ‘virtuosi’ che risiedono nelle aree a più alta sinistrosità e con prezzi medi maggiori. I criteri per applicare la scontistica saranno indicati dall’Ivass a cui spetta anche la verifica. Nel caso di mancato sconto sono previste sanzioni amministrative per le assicurazioni da 5.000 euro a 40.000 euro.

– ENERGIA, SLITTA FINE MERCATO TUTELATO: Slitta dal 1 gennaio al 1 luglio 2019 la fine del mercato di maggior tutela per l’energia elettrica e il gas. Arriva, inoltre, la possibilità di rateizzare le maxi-bollette causate da ritardi o disguidi dovuti al fornitore del servizio.

– ELIMINATA ASTA FORNITURE ELETTRICHE: Viene eliminata la possibilità di mettere all’asta la fornitura di energia elettrica per quegli utenti che non avranno optato per un operatore alla scadenza del regime di mercato tutelato.

– TELEMARKETING: Sono state abolite le norme che obbligavano gli operatori dei call center a dichiarare l’identità del soggetto per il quale avviene la chiamata, specificare la natura commerciale e proseguire la chiamata solo in presenza di assenso del destinatario.

– ODONTOIATRI: Ogni società deve avere un direttore sanitario iscritto all’albo degli odontoiatri e possono operare solo i soggetti in possesso di titoli abilitanti. La norma è stata introdotta durante l’ultimo esame in commissione Attività produttive alla Camera.

– UBER: Entro un anno dall’entrata in vigore del ddl il governo è delegato ad adottare un decreto legislativo per la revisione della disciplina in materia di autoservizi pubblici non di linea, come Uber e Ncc.

– POSTE, STOP ESCLUSIVA SU NOTIFICHE MULTE: A partire dal 10 settembre 2017, Poste italiane non avrà più l’esclusiva sulle notifiche di atti giudiziari e multe.

– BANCHE, TETTI SUI COSTI PER CHIAMATE ASSISTENZA: Gli istituti bancari e le società di carte di credito assicurano che l’accesso ai propri servizi di assistenza ai clienti, anche attraverso chiamata da telefono mobile, avvenga a costi telefonici non superiori rispetto alla tariffa ordinaria urbana.

– CAMBIO OPERATORE TV O TELEFONO: I clienti dovranno essere informati in partenza di quali spese dovranno affrontare in caso di cambio operatore per il telefono o l’abbonamento tv. Cambiare operatore e annullare un contratto (con il recesso) sono operazioni che il consumatore potrà fare anche per via telematica. Il contratto non potrà essere superiore ai 24 mesi. Semplificate le procedure di migrazione tra operatori di telefonia mobile.

– PAGAMENTI DIGITALIZZATI: I pagamenti per l’ingresso ai musei o a eventi culturali potranno essere effettuati anche tramite telefonino.

– AVVOCATI: L’esercizio della professione forense in forma societaria è consentito a società di persone, a società di capitali o a società cooperative iscritte in un’apposita sezione speciale dell’albo tenuto dall’ordine territoriale nella cui circoscrizione ha sede la stessa società.

– NOTAI: Il numero dei notai sale a uno ogni 5mila abitanti (oggi sono uno ogni 7mila abitanti). Il registro delle successioni sarà tenuto dal Consiglio nazionale del notariato. Per la costituzione delle srl semplificate continuerà a essere necessario l’intervento del notaio.

– FARMACIE: Le società di capitali potranno essere titolari di farmacie ma dovranno rispettare un tetto del 20% su base regionale. I titolari potranno prestare servizio in orari o periodi aggiuntivi rispetto a quelli obbligatori previa comunicazione all’autorità sanitaria competente e alla clientela.

– HOTEL, STOP AL ‘PARITY RATE’: Gli alberghi saranno liberi di fare alla clientela offerte migliori rispetto a quelle dei siti Internet di prenotazione online come Booking.

– BONIFICHE DISTRIBUTORI BENZINA: Approvato in Aula alla Camera un emendamento che ritocca la norma già modificata al Senato che riguarda le attività di dismissione degli impianti di distribuzione dei carburanti che cessano definitivamente l’attività di vendita. Si conferma che in caso di riutilizzo dell’area i titolari di impianti di distribuzione dei carburanti procedono alla rimozione delle strutture interrate ma, nel caso di accertata contaminazione, si precisa che si procede alla bonifica in ogni caso. (Fonte AGI)

Il renzismo e la prospettiva di una nuova “Terza Forza”

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Sul merito della questione “vitalizi” il nostro direttore e le altre voci ospitate dall’Avanti! hanno allegato tutte le considerazioni possibili per dimostrare che la legge Richetti è un vulnus al Parlamento e dunque alla Costituzione e alla democrazia. La prosa di Mauro si segnala per il pathos che la caratterizza: quasi una trasfigurazione lirica della bella politica. Non aggiungerò una sola parola per argomentare il mio “lucro cessante” (così si chiama nelle pandette) derivato dal mancato o ridottissimo esercizio della attività professionale da quando ho dedicato me stesso al lavoro politico. Ribadisco soltanto un’ovvietà: quando ho varcato per la prima volta la soglia di Palazzo Madama conoscevo il “trattamento di quiescenza” che mi sarebbe spettato. Ne sapevo abbastanza per conoscere l’intangibilità dei diritti acquisiti. Sulla “bella politica” che ha dato un senso alla nostra milizia non farò chiose alla nobile palinodia di Mauro del Bue. Dico soltanto che, malgrado gli errori che ho sicuramente compiuto, sono orgoglioso della mia modesta “storia” personale.

E sono anche lieto che ci sia qualcuno, per la verità ex militanti del PCI come Sposetti e Macaluso, che biasimano come aberrante la cosiddetta “abolizione dei vitalizi”, di cui si gloria in televisione il “sassolino” Matteo Richetti, ancorché si tratti di un progettato “taglio”. Confido che durante l’esame della legge al Senato non rimarrà silente il Presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano.

Ciò premesso, allineo alcune riflessioni politiche. Richetti è il portavoce del PD; i deputati del PD hanno sostenuto e votato la demagogica legge del veltro di Sassuolo. Dunque la normativa approvata dalla Camera rispecchia la volontà del segretario del PD, Matteo Renzi. Dunque noi socialisti, che abbiamo reso esplicito la nostra disapprovazione, dobbiamo affrontare il “caso Renzi” oggi.

Entro in argomento con una confessione personale. Quando il boy scout di Rignano ha corso nelle primarie come candidato alla Presidenza del Consiglio sono andato a votarlo insieme ad alcuni amici e compagni del mio paese. E’ andata a finire che i socialisti “hanno vinto il seggio”, come dicevano, sconcertati, i postcomunisti inossidabili del posto. Ho votato sì al referendum sulla riforma del Senato, sia pure turandomi il naso. Ho pensato e detto che noi della vecchia guardia socialista, novelli Ulissidi, non potevamo che sostenere “Matteo-Telemaco”. E adesso, mentre Telemaco ruba il mestiere a Grillo e Casaleggio? Dico subito che esagera chi è convinto che “Renzi sia finito”. E tuttavia è difficile negare qualche fondamento alle severe argomentazioni che Enrico Cisnetto ha allineato nel numero del 29 luglio della News Letter di Terza Repubblica: “La rottamazione è stata una parola d’ordine fortunata, ha incarnato esigenze effettive, ma ha finito col lisciare il pelo al populismo”. Vero: lo conferma la demagogica impresa richettiana sui vitalizi. Ma la diagnosi di Cisnetto è ancor più severa sul bilancio della “gioventù bruciata” dei quarantenni rottamatori: “Non ha dimostrato una reale autosufficienza, non solo perché priva della necessaria esperienza e di adeguata preparazione…ma perché inconsapevole di questa mancanza e comunque indisponibile a cercarla laddove presente”.

Non possiamo, nel nostro piccolo, fingere che questo giudizio negativo non sia sempre più diffuso. Tocca anche a noi aprire sul punto la discussione nel centro-sinistra, al riparo da ogni tendenza nichilista, ma con il proposito di suscitare anche all’interno del PD e nei centri di cultura politica una esegesi critica ed autocritica ed una nuova elaborazione progettuale.

La mia esperienza personale richiama alla mente gli anni dell’egemonia democristiana che precedettero la svolta dei primi governi di centro-sinistra con la partecipazione dei socialisti. Allora fu determinate la “Terza forza” composta dal PRI e dal neonato Partito Radicale. L’eclissi del renzismo conferma che anche oggi può essere virtuosa, nell’interesse del Paese, l’opera critica e propositiva di una nuova “Terza Forza”, di cui ho già patrocinato la nascita nel mio intervento dei giorni scorsi su questo giornale.

Leggo che Emma Bonino e Carlo Calenda, Ministro dello Sviluppo Economico, danno vita a “Forza Europa”. Pare a me che nel Paese siano presenti altre energie politiche e culturali che dovrebbero entrare in campo. Non voglio sopravvalutare le nostre forze. E tuttavia, come ho già rimarcato, penso che l’Associazione Socialismo, Mondoperaio e l’Avanti, insieme all’intera comunità del PSI, possono operare attivamente per far uscire l’Italia dal cul di sacco rigonfio di renziani ed anti-renziani in perpetua lotta.

Fabio Fabbri

Post scriptum.
Apprendo dal fondo “domenicale” di Eugenio Scalfari che è frequente il suo dialogo diretto con Matteo Renzi. I consigli del fondatore di Repubblica, che è dotato di saggezza e di preclara intelligenza politica, sono sicuramente utili e benvenuti. Non basta però, caro Eugenio, l’invocato ausilio di Romano Prodi, di Enrico Letta e di Walter Veltroni. Osservo ancora che resta da chiarire il ruolo dell’ex Sindaco di Milano Pisapia. Vedo invece vivida la nuova stella di Marco Minniti. Saranno comunque essenziali per attivare il nuovo corso idee chiare, gente nuova e adesione ai problemi concreti: proprio come heri dicebamus.

FIDUCIA AL SUD

cameraVia libera dell’Aula della Camera alla fiducia chiesta dal governo sul decreto legge sud con 318 sì. Il testo ora sarà all’esame dell’Assemblea per l’ok definitivo. I voti contrari sono stati 153. Un decreto che contiene misure di “profondo impatto sociale” come le Zes, su cui il Psi si è speso con determinazione. Oreste Pastorelli, deputato del Psi, nel corso delle dichiarazioni di voto alla Camera le ha definite essenziali e ha insistito sulla necessità di istituirle anche nei comuni colpiti dal sisma. “Il decreto sul Mezzogiorno – ha detto – contiene misure di profondo impatto sociale, tra loro diverse, ma che perseguono un unico obiettivo di carattere generale: creare le condizioni per la ripresa economica del Meridione”.

“Essenziali – ha proseguito il parlamentare socialista – le disposizioni per l’istituzione di Zone Economiche Speciali, così da agevolare sul piano fiscale gli imprenditori che investono in quei territori. Allo stesso tempo, però, dispiace che il Governo non abbia voluto istituire le stesse ZES nelle province colpite dai recenti terremoti. Lo abbiamo chiesto con forza, attraverso diverse iniziative parlamentari. Dispiace che l’Esecutivo non ci abbia voluto ascoltare, soprattutto per quei territori che ancora non riescono a ripartire”.

“Con la conversione definitiva oggi del secondo decreto-legge dedicato appositamente allo sviluppo delle regioni meridionali – ha detto Anna Finocchiaro, ministro per i Rapporti con il Parlamento – il Governo conferma e mantiene un impegno preso personalmente dallo stesso Presidente del Consiglio sin dal suo insediamento”. Va ricordato che il Mezzogiorno nel 2016 ha fatto segnare tassi di crescita superiori a quelli delle regioni settentrionali. Resta però un divario “troppo ampio” e sono tutt’ora troppo deboli gli effetti sulla condizione sociale della popolazione. “Per questo – ha proseguito Anna Finocchiaro – accanto all’azione ad ampio raggio che il Governo sta realizzando per accelerare la crescita economica del Paese e sostenere chi è più in difficoltà, il provvedimento approvato oggi dalla Camera comprende ulteriori misure di sostegno all’imprenditorialità nelle aree del Sud Italia, a partire dall’istituzione delle Zone economiche speciali”.

Soddisfatto anche il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio per il quale “il decreto sul Mezzogiorno assume una doppia valenza: concreta, perché sposta risorse non marginali verso le aree più penalizzate del paese, investendo nella imprenditoria giovanile, creando zone economiche speciali e semplificando un quadro normativo a favore delle imprese. La seconda valenza riguarda il significato politico dell’impegno di 3,4 miliardi per il Sud: è il riconoscimento della specificità del contesto meridionale, troppo spesso rimossa e dimenticata”.

“L’approvazione del decreto Mezzogiorno è un traguardo importantissimo, seppure da molti sottovalutato e svalutato”. È il commento della portavoce del Psi, Maria Cristina Pisani, all’approvazione del Dl Sud. ” Tra le agevolazioni, il provvedimento introduce anche la misura ‘Resto al Sud’, rivolta ai giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni per incentivarli a costituire nuove imprese”- ha proseguito Pisani. “È fondamentale ridare speranza ai giovani mediante misure che supportino concretamente e che diventino motivo di incoraggiamento per la realizzazione delle idee e dei progetti- ha concluso – per lo sfruttamento delle potenzialità inespresse a supporto dell’economia del Paese”

Certo si poteva fare di più. Ma ogni investimento ha bisogno di risorse. Da Forza Italia si parla di un provvedimento che “non presenta alcuna proposta di sistema e nel quale è entrato tutto e il contrario di tutto, mentre i Cinque Stelle parlano di incentivi a pioggia che non sono sufficienti a “alleviare i problemi cronici del Mezzogiorno” e per sostenerlo vanno perfino a scomodare Luigi Einaudi.

Divisi i sindacati. La Cgil parla di “interventi molto parziali, rispetto alla complessità dei problemi economici e sociali del Mezzogiorno”. Per Gianna Fracassi, segretaria confederale della Cgil, “le misure di sostegno all’autoimprenditorialità contenute nel decreto, ancorché utili, non possono costituire una risposta esaustiva al dramma della disoccupazione dei giovani meridionali. Servirebbero, lo ripetiamo da tempo, investimenti pubblici volti anche alla creazione di lavoro, cioè un Piano straordinario per l’occupazione”. Ma la questione è sempre quella delle risorse con cui è necessario fare i conti.

Apprezzamento arriva invece da Confindustria Il provvedimento, si legge in una nota, “completa il quadro di interventi a sostegno della natalità imprenditoriale e del rilancio degli investimenti al Sud avviato nei mesi scorsi e si è arricchito, durante l’iter parlamentare, di ulteriori misure a sostegno della competitività, alcune, peraltro, di portata generale”.

SCHEDA

– ‘RESTO AL SUD’: misura rivolta ai giovani imprenditori, tra i 18 e i 35 anni residenti nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Il finanziamento consiste per il 35 per cento in erogazioni a fondo perduto e per il 65 per cento in un prestito a tasso zero da rimborsare, complessivamente, in otto anni di cui i primi due di preammortamento. La misura è finanziata con 1,250 miliardi di euro per il 2014-2020.

– IPERAMMORTAMENTO: più tempo per realizzare gli investimenti che possono beneficiare dell’iper-ammortamento. Prorogato di due mesi, dal 31 luglio fino al 30 settembre 2018,il termine entro il quale vanno effettuati gli investimenti in nuovi beni strumentali ad alto contenuto tecnologico che accedono ai benefici fiscali. Nulla cambia per il superammortamento al 140% per i beni strumentali tradizionali.

– ZES: istituite le Zone economiche speciali con lo scopo di creare condizioni favorevoli che consentano lo sviluppo delle imprese già operanti e l’insediamento di nuove. Le imprese che effettuano investimenti all’interno delle Zes possono utilizzare il credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi nel Mezzogiorno nel limite massimo, per ciascun progetto di investimento, di 50 milioni di euro. L’agevolazione e’ estesa fino al 31 dicembre 2020.

– SALVA-FLIXBUS: viene cancellata la norma che prevedeva lo stop dell’operatività in Italia degli autobus verdi-arancioni sul territorio nazionale. Si prevede inoltre l’istituzione di un tavolo di lavoro per individuare i principi e i criteri per il riordino dei servizi automobilistici interregionali di competenza statale.

– ILVA: la destinazione delle somme confiscate, a seguito del trasferimento dei complessi aziendali del Gruppo, al risanamento ambientale, deve avvenire attraverso la sottoscrizione di obbligazioni emesse da Ilva Spa in amministrazione straordinaria.

– MISURE PER ZONE TERREMOTATE: lo stato d’emergenza per le popolazioni terremotate è prorogato al 28 febbraio 2018 e alle amministrazioni impegnate nella ricostruzione sarà assegnata la somma di 100 milioni di euro a valere sulle risorse provenienti dal Fondo di solidarietà dell’Unione Europea per la rimozione delle macerie. Lo stesso provvedimento esonera dalla tassa di successione i soggetti proprietari di immobili demoliti o dichiarati inagibili a seguito degli eventi sismici che hanno interessato le regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria a partire dal 24 agosto 2016.

– GIOVANI AGRICOLTORI: estende la misura “Resto al Sud” ai giovani agricoltori del Mezzogiorno con uno stanziamento di 50 milioni di euro.

– XYLELLA: viene istituito un fondo con una dotazione di 200mila euro per la ricerca finalizzata al contrasto di alcuni insetti altamente dannosi per l’agricoltura.

– BANCA DELLE TERRE ABBANDONATE: la norma consente ai comuni delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia di dare in concessione o in affitto ai soggetti in età compresa tra i 18 e i 40 anni terreni e aree in stato di abbandono. Priorità viene assegnata ai progetti di riuso di immobili dismessi che escludano ulteriore consumo di suolo non edificato.

– INTEGRAZIONE SALARIALE: estesi gli interventi di integrazione salariale straordinaria, fino al limite di 12 mesi, alle imprese operanti in un’area di crisi industriale complessa riconosciuta, in deroga ai limiti di durata generali stabiliti per questo tipo di intervento.

– PATTI PER LO SVILUPPO: una misura per semplificare e accelerare le procedure adottate per la realizzazione degli interventi previsti nell’ambito dei Patti per lo sviluppo: previsto un più agevole rimborso delle spese effettivamente sostenute, a valere sulle risorse Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020.

– PERSONALE TPL: nei bandi di gara sul trasporto pubblico locale è previsto il trasferimento senza soluzione di continuità di tutto il personale dipendente non dirigenziale dal gestore uscente al subentrante. Viene applicato in ogni caso al personale il contratto collettivo nazionale di settore e il contratto di secondo livello o territoriale applicato dal gestore uscente.

– POVERTÀ MINORILE: consente di attivare interventi rivolti a reti di scuole, in convenzione con enti locali, soggetti del terzo settore, strutture territoriali del Coni, delle Federazioni sportive nazionali per avviare nelle aree di esclusione sociale, interventi educativi biennali in favore dei minori, finalizzati al contrasto del rischio di fallimento formativo precoce, della povertà educativa, nonché per la prevenzione delle situazioni di fragilità nei confronti della capacità attrattiva della criminalità. Assegnato un contributo di 500 mila euro per gli anni 2017 -2018 agli istituti per sordomuti di Roma, Milano e Palermo.

– EDILIZIA GIUDIZIARIA: vengono stanziati 90 milioni di euro fino al 2025 per la progettazione, ristrutturazione, messa in sicurezza, ampliamento di strutture giudiziarie nelle regioni Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.

– PROVINCE: ancora soldi alle province e alle città metropolitane. Un emendamento del governo stanzia 100 milioni per lo svolgimento delle loro funzioni fondamentali. La ripartizione prevede 72 milioni alle province e 28 milioni alle città metropolitane.

Il trionfo del giustizialismo e le ragioni di Craxi

craxi monetineIl 30 aprile 1993 è una data indimenticabile per i feticisti di Mani Pulite. È il giorno in cui Craxi venne linciato con un terribile lancio di monete all’uscita dell’hotel Raphael, dopo che la Camera aveva respinto quattro delle sei richieste di autorizzazione a procedere nei suoi confronti.

A ventiquattro anni di distanza, sopite le emozioni del tempo, è doveroso provare a comprendere perché Craxi venne aggredito in tal modo.

La violenza ai danni del leader del Psi è spiegabile seguendo due linee interpretative interrelate: le logiche del finanziamento ai partiti e la demonizzazione sistematica di Craxi, con il conseguente trionfo del moralismo-giustizialista postcomunista.

Il finanziamento illecito ai partiti è il centro della questione, ed è anche il motivo per cui Craxi verrà processato, ma soprattutto demonizzato dal circuito mediatico-giudiziario a trazione pidiessina. È ormai noto che tutti i partiti della Prima Repubblica si finanziassero, almeno in parte, in modo illegale. Le ragioni di questa realtà sono molto complesse e riguardano, da un lato gli scenari e le conseguenze della guerra fredda e dall’altro i crescenti costi della politica.

La presenza del Partito comunista più forte d’Europa fiancheggiato anche finanziariamente dall’Urss fu un elemento particolarmente gravoso per la democrazia italiana. Il contrasto al Pci e alla sua macchina burocratico-propagandistica, in altre parole, costava moltissimo ai partiti democratici.

Inoltre, a partire dagli anni Ottanta, con la modernizzazione delle campagne elettorali e con la diffusione di massa del mezzo televisivo – e quindi degli spot elettorali – i costi della politica iniziavano ad aumentare vorticosamente.

In effetti, l’aumento dei costi della politica si era reso evidente ben prima dello scoppio dell’inchiesta di Mani Pulite. Infatti nell’autunno del 1989 era stata approvata da tutto l’arco costituzionale un’amnistia riguardante la violazione della legge sul finanziamento ai partiti.
Il provvedimento è emblematico ed evidenzia anzitempo l’attendibilità delle denunce fatte da Craxi ad indagini iniziate. Ma soprattutto implica che i processi di Mani Pulite riguardino solo il triennio 1989-1992. La presunta opera di moralizzazione della vita pubblica, dunque, è solo parziale e non tiene conto di tutti fatti ante 1989.

Anche la demonizzazione di Craxi, iniziata ben prima del triennio 1992-1994, per varie ragioni tra cui il suo viscerale anticomunismo e la sua forte personalità, ebbe il suo punto apicale proprio con le indagini di Mani Pulite. Ed ebbe una notevole accelerazione con il discorso del 3 luglio 1992 in cui Craxi rivelò al Paese la natura del finanziamento illecito a tutti partiti, incluso il Pci che si finanziava tramite i contributi sovietici. Le sue affermazioni – riprese anche nel discorso difensivo prima della votazione per l’autorizzazione a procedere 29 aprile 1993 – di una verità sconcertante per il tempo gli costarono care. Rivelando ciò che tutti i principali leader sapevano, il segretario del Psi venne identificato come il campione della partitocrazia. A questo concorse massicciamente il Pds, che tramite il gruppo l’Espresso e tramite alcune emittenti televisive, cercò di identificare Craxi come l’incarnazione del malcostume politico e della corruzione, portando a compimento la demonizzazione iniziata alla fine degli anni Settanta

E così, a causa delle denunce sul finanziamento illegale ai partiti manipolate ad arte dal circuito mediatico-giudiziario guidato dai post comunisti e da una magistratura particolarmente attiva e connivente, Craxi divenne il capro espiatorio della drammatica crisi in cui era precipitata l’Italia nei primi anni Novanta. Il leader del Psi, insomma, venne identificato come il Cinghialone ovvero il principale ostacolo da abbattere per il rinnovamento morale (miseramente fallito..) dell’Italia.

Il Pds riuscì ad eliminare giudiziariamente – e non politicamente, si badi – il proprio nemico di sempre, colui che aveva relegato l’ex Pci all’opposizione dal 1979.

Tramite questo apparente successo la diversità comunista del tardo Berlinguer divenne il nuovo faro ideologico del Pds, che da pochi anni aveva abbandonato, sconfitto dalla Storia, il dogma marxista-leninista.

Le monetine lanciate a Craxi, dunque, si trasformarono da deprecabile gesto squadristico, in compiuta affermazione del paradigma giustizialista che ormai guidava gran parte del Paese.

Martino Loiacono

Psi Livorno a Congresso.
L’impegno per la città

Stamani si è tenuto il 4^ congresso provinciale del PSI di Livorno.
Dopo la relazione del segretario uscente Aldo Repeti, che ha spaziato dai temi di carattere nazionale fino alle questioni della città e della provincia, sono intervenuti il vicesegretario regionale Francesco Giorgi ed il componente della direzione nazionale Marco Andreini. Il dibattito che ha visto numerosi interventi, si è centrato sul punto proposto dal segretario uscente Repeti circa l’esigenza di stimolare il PD e realtà civiche verso la costruzione di una seria alternativa riformista di governo, politica e programmatica, alla deriva populista che rischia di travolgere la provincia di Livorno dopo la vittoria dei 5 stelle in città.

Avversione netta e totale a coalizioni o alleanze che abbiano come collante l’avversione al PD ed al suo segretario Renzi. Ampia disponibilità di confronto sul terreno di una ampia condivisione di una prospettiva di sviluppo per il Paese e per la provincia livornese.
livorno
Il PSI sarà impegnato sin dalle prossime settimane nella definizione e nel confronto su alcuni temi caldi come la questione dell’ospedale di Livorno, di quello di Piombino e Cecina, sulla tematica della Darsena Europa nell’ottica dello sviluppo portuale a fronte dell’autorità unica Piombino Livorno ed infine sulla tematica dello smaltimento dei rifiuti sfuggendo alle facili e demagogiche posizioni di chi propone soluzioni ideologiche sganciate dalla realtà e finalizzate al tirare la volata al movimento 5 stelle.

Sul piano regionale è stata avanzata una netta critica nei confronti del Presidente Rossi a fronte dell’incoerente ed ambiguo doppio ruolo di presidente di una giunta monocolore PD e di leader di una formazione che fa dell’avversione al PD il proprio tratto identitario.
Il congresso si è chiuso con l’approvazione della relazione politica e conseguente rielezione all’unanimità di Aldo Repeti come segretario provinciale.
Su sua proposta e sempre all’unanimità è stato eletto anche il direttivo provinciale così composto: Alberto Rossi, Marco Bertini, Fausto Bonsignori, Sonia Baronti, Piero Conti, Paolo Bientinesi, Jonnhy Calderini, Stefano Ferrini, Marco Bonicoli, Claudio Potenti, Nedo Di Batte, Anna Maria Bellini, Giuliana Grifoni, Carla Lucarelli, Gilfredo Batistini, Angelo Pedani, Lorenzo Ristori, Mauro Terreni, Giampaolo Barabaschi, Stefano Fiori, Bruno Pistolesi, Graziano Luppichini, Vito Tota, Luciano Guidotti, Flavio Lombardi, tutti gli amministratori in quota PSI della provincia di Livorno.

La commissione di garanzia è composta da Leonardo Casorio, Wladimiro Lorenzini e Gianfranco Balestri.

Emidio e Ubaldo Lopardi una vita per il socialismo e i lavoratori

Tra i socialisti che nello scorcio dell’800 vissero le difficoltà di un Partito socialista impegnato da una parte a radicarsi nell’humus politico italiano, dall’altro a resistere alla marea reazionaria pilotata dai Crispi, dai Rudinì, dai Pelloux,  troviamo Emidio Lopardi. Nato a L’Aquila il 28  novembre del 1877, in una famiglia abbiente, Emidio compì gli studi primari e secondari rivelando una forte intelligenza, confermata nei successivi anni quando a Napoli frequentò i corsi universitari di Legge fino al conseguimento della laurea. Nel 1895, l’anno del congresso di Reggio Emilia tenuto dopo i provvedimenti repressivi che avevano  portato tra l’altro allo  scioglimento dei Fasci dei lavoratori e del Partito socialista, nato appena tre anni prima, decise di aderire ai gruppi che da qualche  tempo  si sforzavano di suscitare  volontà di impegno tra i lavoratrici. Apprezzato per le qualità di propagandista e di organizzatore rivelate, nel successivo anno era già tra i delegati al Congresso nazionale di Firenze, che  si proponeva di rilanciare l’azione del partito, pur nelle difficili condizioni del momento.

Rientrato nella città natale, si impegnò nella organizzazione dei contadini e  degli operai della sua terra e fu tra i promotori della ricostituzione del Circolo socialista dell’Aquila e in primo piano nella fondazione di circoli, leghe e gruppi, attraverso cui prendeva corpo un movimento discretamente articolato. Già nei suoi primi atti rivelò una forte convinzione, secondo cui le chiusure municipalistiche costituivano un pericolo mortale per un partito ancora fragile ed esposto ai tentativi di assorbimento delle formazioni personali, allora molto diffuse nel Meridione. Egli proponeva  la costituzione di un centro sovracomunale, capace di coordinare  le articolazioni del partito pur nel rispetto delle particolarità dei singoli luoghi. Impegnò a questo fine molte energie nella costruzione di una Federazione provinciale che fu di esempio ad altre.

Cercò anche di dare un indirizzo unico alle varie organizzazioni sulla base di alcuni punti fermi, tra i quali l’internazionalismo, che lega ai lavoratori nel mondo, il classismo e l’intransigenza, che distinguono e formano nei confronti delle altre forze politiche,  la moralità assoluta, che deve caratterizzare i socialisti a livello di quadri dirigenti e di base. Nel 1897, già abbastanza noto  e apprezzato nel partito e tra i lavoratori, entrò a far parte del Consiglio nazionale del PSI. Contemporaneamente lavorò per la nascita de “l’Avvenire”, un settimanale più tardi divenuto organo della Federazione, che amministrò con bravura  e su cui scriveva occupandosi del problemi locali e nazionali. Dal 1901, per 20 anni, fu consigliere comunale, nel  1907 venne eletto consigliere provinciale e nel 1912 deputato provinciale.

Presiedette inoltre il Consorzio delle cooperative nell’aquilano, rivelando notevoli capacità e lavorando per far sì che quegli strumenti concorressero fortemente  allo sviluppo economico delle realtà in cui nascevano. Dal 1919 al 1924 fu deputato per il collegio de L’Aquila, e  alla Camera svolse con serietà il mandato ricevuto dai lavoratori, mentre nel collegio difendeva in ogni modo le organizzazioni del proletariato, contro le quali si esercitava, insaziata, la furia distruggitrice delle “squadracce” in camicia nera. L’uccisione di Matteotti lo collocò naturalmente tra gli “aventiniani”, sicchè nel 1926 i fascisti lo dichiararono decaduto assieme ai compagni del PSI e del PSU, ai Popolari, ecc. Conobbe allora un doloroso periodo di persecuzioni, detenzione nelle carceri e privazioni, ma mon si piegò: come negli anni di Crispi e dei successori, seppe tener viva e salda la fede nel socialismo e nella libertà. Con la caduta del fascismo, nel luglio del ’43, fu nuovamente  al lavoro: i partiti del CLN  in riconoscimento dei suoi meriti e delle sue capacità lo vollero alla direzione della Prefettura de L’Aquila. In un momento particolarmente difficile per la  complessità  e la mole dei problemi da affrontare,  mentre  diveniva  sempre più vivace la dialettica tra i partiti e il sindacato, tenne quell’importante incarico con saggezza ed equilibrio, guadagnando  nuovi  motivi di ammirazione e stima. Nel giugno del ’46 i lavoratori lo elessero deputato all’ Assemblea Costituente, mentre nel ’48 fu senatore di diritto. Morì  a  L’Aquila il 1 ottobre del 1960.

Ne proseguì l’opera  in favore del socialismo il figlio Ubaldo, che, nato il 25 novembre del 1913 a L’Aquila, aveva percorso lo stesso cammino del padre, superando senza difficoltà i vari gradi di studi,  fino al conseguimento della laurea in Legge. Ubaldo aveva due passioni: quella per lo sport e quella per la politica. La prima venne riconosciuta e premiata con l’elezione, nel 1948, a presidente dell’Associazione sportiva aquilana, carica che tenne per un quadriennio e che gli venne  riconfermata dal 1964 al 1969. L’altra si tradusse  nella partecipazione  alla vita del Partito socialista fin dalla Liberazione, e  gli valse la conoscenza piena dei problemi e delle esigenze della terra aquilana. Profondamente convinto della  specificità inconfondibile del socialismo e del partito, suo concreto e più diretto rapprentante, sostenne posizioni autonomistiche nei confronti del PCI, pur  riconoscendo la comunanza di impegno delle forze di progresso “per il riscatto del lavoro”. Nel  gennaio del ’47 fu  tra  i promotori del PSLI, diversamente dal padre che non aveva abbandonato la vecchia casa, e nel ’48 e poi nel ’53 venne eletto  deputato. Però nel ’59, avendo il PSI abbandonato la posizione, visibilmente paralizzante, dell’unitarismo col PCI, ricollocandosi nella grande famiglia del socialismo democratico e autonomo, che prevaleva dovunque in Europa e nel mondo, assieme a Zagari, Matteo Matteotti, e altri, politici e sindacalisti, rientrò nella casa madre.

Nel ’68 fu per qualche mese senatore per subentro a Giuseppe Borrelli, appena defunto. Nel ’75 compì una nuova esperienza: venne infatti eletto sindaco dell’Aquila con una amministrazione di sinistra, e per la risoluzione dei problemi della città lavorò con la passione che lo distingueva e che lo assomigliava fortemente al padre. La morte lo colse a 67 anni, il 24  luglio  del 1980.

Giuseppe Miccichè

Enzo Bettiza
l’anticonformista

enzo bettizaNon è piacevole iniziare un ricordo di un grande che ci ha lasciato con una polemica. Eppure è necessaria poiché il combinato disposto “ignoranza-antisocialismo” che caratterizza Repubblica non ha mancato dall’appalesarsi anche nel “coccodrillo” che disegna il profilo di Enzo Bettiza, il grande giornalista scomparso oggi a 90 anni. Ebbene nelle note biografiche del giornale on line non si fa menzione del fatto che fu europarlamentare del Psi, amico e ascoltato consigliere di Bettino Craxi.

Nel pezzo, non firmato, si parla unicamente del mandato di senatore per il Pli.

Non c’è di che stupirsi di tanta becera superficialità: non è la prima volta e non sarà certo l’ultima che, fintantoché sarà in vita l’ultranovantenne fondatore, a Repubblica si usa la cartavetro sui segmenti di storia italiana in cui c’entra il Psi. Le motivazioni sono fin troppo note ed è perfettamente inutile tornarci sopra.

A maggior ragione è giusto, sul nostro Avanti!, ricordare quella che fu, nell’avventurosa vita di Bettiza, esule dalmata profondo conoscitore e avversario del totalitarismo comunista, la più felice intuizione politica tale da provocare il divorzio con Indro Montanelli, con Bettiza cofondatore de Il Giornale.

Una suggestione che coltivò mediante un serrato e fecondo confronto con i socialisti, in particolare con Ugo Intini: l’incontro in Italia di due culture, quella socialista democratica e quella liberale finalizzato alla costruzione di un’area politica della sinistra riformista in tutto e per tutto distinta e alternativa al Pci.

Quella del Lib-Lab resta una prospettiva che pur stentando a crescere e affermarsi conserva in sé le potenzialità che possono costituire se non nel medio, probabilmente nel lungo periodo, un obiettivo e un approdo per quanti seguitano a immaginare e a sperare che si materializzi finalmente una sinistra depurata dalle troppe scorie e tossine di cui l’egemone cultura comunista nella sinistra italiana ha lasciato profonde tracce dure da sradicare.

Ovviamente Bettiza non è stato solo questo: splendido corrispondente da Vienna e Mosca, raffinato notista di politica estera, inimitabile narratore di fatti e personaggi, spietato analista dei tanti, troppi miti di paglia del novecento, ha rappresentato un modo efficace e coraggioso di praticare una disciplina che spesso riserva amarezze e disillusioni ma che costituisce la cifra della sua grandezza: l’anticonformismo, quello vero e sostanziale, da lui elevato, per forza e per amore, a regola di vita professionale.

Enzo Bettiza ci mancherà anche per questo.

Emanuele Pecheux

IL DERBY

Fincantieri (1)Per il negoziato sul controllo dei cantieri STX, a Saint-Nazaire, da parte della Fincantieri, sono ore cruciali. Lo scontro tra Italia e Francia è stato aperto ieri con le dichiarazioni di Macron di cambiare le carte in tavola dopo l’accordo fatto da Hollande nello scorso mese di aprile. Da un lato Parigi non vuole che l’Italia abbia la maggioranza e, se non otterrà il controllo paritario, minaccia la nazionalizzazione. Oggi, Christophe Castaner, portavoce del Governo ha detto: “La nazionalizzazione non è il nostro obiettivo”. Mancano solo 72 ore alla scadenza del termine che permette alla Francia di utilizzare il diritto di prelazione. L’Italia continua l’attacco ricordando l’accordo siglato con l’ex presidente Hollande. Accordo di cui era consapevole anche Macron quando era Ministro per l’Economia.

Perché ai francesi andava bene che il controllo di STX fosse nelle mani dei coreani e si oppone che vengano sostituiti dagli italiani? Pochi giorni fa il Tribunale di Seul aveva fatto sapere che il prezzo sarebbe stato compreso fra gli 80 ed i 90 milioni di euro. Se la Francia deciderà di nazionalizzare STX France dovrà spiegare all’Europa come mai rinuncia a quella cifra da parte di un privato per metterla di tasca propria. Improvvisamente, contagiato da un francesissimo patriottismo economico, Macron potrebbe agire per una levata di scudi sindacale. L’azione sarebbe perfettamente inutile poiché è in vista, per il prossimo autunno, la riforma del codice del lavoro per il quale si prevedono durissime proteste. Potrebbe restare in piedi la motivazione di una commistione di altri interessi nazionali. All’improvviso, dunque, dopo aver lasciato ai coreani il controllo di un settore in cui possono esserci interessi strategici, militari ed industriali importanti, la Francia decide di riprendersi un ruolo a cui aveva già rinunciato. Grazie agli italiani, attraverso la Fincantieri, questo ruolo è tornato all’Europa.

“Quel che la vicenda Fincantieri-Stx rilancia – afferma Federico Parea, responsabile economia del Psi – non è tanto il tema di un derby Italia-Francia o della riscoperta delle virtù delle nazionalizzazioni, quanto che la protezione degli interessi dell’industria nazionale deve essere priorità dell’azione del Governo”. “Il Governo – continua Parea – dia segni importanti, che dicano che lo sviluppo e la tutela dell’industria, che è l’ossatura dell’economia del nostro Paese, non è un tema di serie B”. “Peraltro – conclude Parea – questo caso si consuma proprio a poche ore dalla pubblicazione di un focus R&S Mediobanca sulla condizione delle dieci maggiori aziende manifatturiere di ciascun paese UE. Lo studio descrive un significativo gap, in relazione ai maggiori indicatori (vedi giro d’affari, dimensioni, redditività), tra le dieci maggiori aziende italiane e quelle di Paesi consimili al nostro, come Francia, Inghilterra e, ovviamente Germania”

Il leader della CISL, Annamaria Furlan, sintetizzando ha dichiarato: “Purtroppo la triste verità è che quando sono in gioco interessi strategici, militari ed industriali importanti, la Francia si distingue per una linea a dir poco nazionalistica”.

Ma se da un lato, il portavoce del Governo francese fa delle dichiarazioni soporifere, dal quotidiano “Le Monde” vengono fuori ben altre intenzioni del Governo francese rendendo nota la decisione presa a Parigi riportando quanto segue: “Il presidente francese Macron piuttosto che consegnare le chiavi di STX al gruppo italiano Fincantieri, ha scelto di nazionalizzarla”. Vengono così smentite le parole pronunciate da Christophe Castaner che escludono la nazionalizzazione dei cantieri navali di cui detiene il 33% delle quote. Le nazionalizzazioni sono contro i principi dell’Unione Europea che favoriscono il libero mercato.

Sempre secondo quanto ha riportato il quotidiano “Le Monde” “L’operazione dovrà essere ufficializzata entro oggi dal ministro dell’economia Le Maire e messa in opera entro domani sera”.

Quale è la verità? Le dichiarazioni del portavoce del Governo francese potrebbero essere finalizzate a depotenziare l’attacco del Governo italiano che difende un diritto acquisito. Il giornale “Le Monde” ha una seria tradizione giornalistica da difendere e quindi ha soltanto interesse a diffondere notizie attendibili.

A sciogliere il dubbio ha provveduto il ministro francese Bruno Le Maire con il seguente annuncio dell’ultima ora in conferenza stampa a Bercy: “Eserciteremo il diritto di prelazione su STX. La decisione di esercitare il diritto di prelazione su STX ha un solo obiettivo: difendere gli interessi della Francia nella cantieristica. La nazionalizzazione sarà temporanea. Andrò a Roma martedì prossimo per discutere con i ministri Padoan e Calenda”.

Ma se la nazionalizzazione è solo temporanea, significa che dopo verrà privatizzata. Allora, in che modo verrebbero difesi gli interessi della Francia nella cantieristica? Pertanto, diventa chiaro che la manovra è effettuata soltanto in chiave anti italiana.

Dunque, non bisogna abbassare la guardia. Resta incomprensibile il silenzio dell’Unione Europea su questo grave atteggiamento della Francia nei confronti dell’Italia.

Salvatore Rondello