Bonelli: “Lavorare per costruire un nuovo Ulivo”

Angelo Bonelli

Angelo Bonelli

“Le elezioni europee rappresentano indubbiamente un momento importante per il futuro dell’Europa”. Così Angelo Bonelli coordinatore dei verdi italiani commenta il primo turno delle elezioni francesi. “Gli antieuro di tutta Europa vedono in Marine Le Pen un loro punto di forza e per questa ragione è importante sostenere Macron. Ma l’Europa non può pensare di rimanere così com’è senza vere la capacità da parte dei suoi stati membri di cambiare portando più democrazia e archiviando le politiche di austerità”.

Parliamo di alleanze. Lei è stato al Congresso dei socialisti. Si potrebbe ipotizzare una intesa federativa tra i verdi e i socialisti di Nencini?
Con i socialisti abbiamo ottimi rapporti e una visione comune sulle battaglie per i diritti civili. Il vero problema politico oggi è molto più ampio di un’intesa federativa ma costruire per il paese un’alleanza di governo che sappia affrontare le emergenze del lavoro, dell’ambiente, dei diritti e che si ponga l’obiettivo di rendere più forte e vicina ai cittadini l’Europa. Dobbiamo lavorare per costruire un nuovo Ulivo e la proposta di Pisapia va in questa direzione ma per essere credibili e recuperare il consenso di milioni di italiani bisogna dare una discontinuità programmatica con alcune scelte fatte dal governo Renzi
sulla scuola, sul lavoro e sull’ambiente e contestualmente anche una discontinuità nella premiership.

Secondo lei il governo Gentiloni ha chance per arrivare alla fine della legislatura o deve temere il fuoco amico soprattutto dopo le primarie del Pd?
La durata del governo Gentiloni dipende dall’azionista di maggioranza ovvero dal Pd. Dopo le primarie vedremo cosa farà Renzi considerato che con molta probabilità sarà aletto segretario.Ma come accaduto per il partito socialista in Francia vincere le primarie, con un’alta partecipazione, non ha portato alla vittoria delle elezioni anzi ha portato ad una sconfitta storia del Psf.

La legge elettorale langue. I partiti sembrano prendere tempo. Si riuscirà a trovare un accordo per rendere omogenei i sistemi di Camera e Senato?
C’è la tentazione dei partiti maggiori che siedono in Parlamento come il PD, il M5S e FI di lasciare la legge elettorale così come è. Questo  sarebbe l’anticamera delle larghe intese ovvero non fare decidere gli italiani chi dovrà governare e con quali programmi. Ecco perché come Verdi proponiamo una legge elettorale che preveda la coalizione con relativo un premio di maggioranza abolendo i capilista e introducendo i collegi uninominali.

Quali sono le priorità dei Verdi per salvaguardare l’ambiente?
L’Italia ha bisogno di un piano energetico che si ponga l’obiettivo di arrivare a 100% rinnovabili entro il 2050, un piano sul trasporto pubblico locale per aumentare l’offerta di trasporto nelle città e dare così una risposta strutturale all’emergenza sanitaria e ambientale rappresentata dallo smog su cui l’Europa ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia. La conversione ecologica di zone altamente inquinate attraverso la loro bonifica come quelle del triangolo della morte di Priolo-Melilli -Siracusa, Taranto , Trieste o la Terra dei Fuochi. Altra priorità è la tutela della biodiversità e dei parchi italiani e lo stop al consumo del suolo. Il rilancio dell’economia e del lavoro passa attraverso l’innovazione tecnologica per aprire nuove frontiere nella produzione a partire dai settori manifatturieri.

LA LEZIONE FRANCESE

elezioni francesi“Le elezioni francesi ci consegnano una lezione. Che vale anche per il nostro paese. Quella di una sinistra senza popolo. Di una sinistra presente quasi esclusivamente tra pensionati, statali e mondo della scuola. E in ritirata dal mondo del lavoro e dal mondo delle professioni”. Lo afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini.

E come si è arrivati a questa situazione?
Per diverse responsabilità. La maggiore è quella di chi non ha saputo interpretare un cambiamento straordinario e che ha pensato di governare con un canone tradizionale. È questa la ragione per quale da due anni chiediamo un Congresso straordinario del Pse che sia una sorta di Bad Godesberg della contemporaneità. Nel ‘59 la Spd si allontanò dal marxismo, oggi bisogna allontanarsi dalla terza via e riscoprire il socialismo delle origini, con un’unica variazione.

Quale?
Quella di mettere la barra sulla difesa dei più deboli e allo stesso tempo porsi il problema di come creare nuova ricchezza. Il socialismo delle origini pensava di conferire diritti civili e sociali che il proletariato del tempo non aveva. Oggi il tema è doppio: come creare nuova ricchezza nel tempo della rivoluzione tecnologica e come redistribuirla sapendo che il mondo del lavoro può già contare su ammortizzatori sociali robusti mentre gli esclusi rimangono tali. Quindi il tema centrale non è più solo la difesa della società dei due terzi, è come dare dignità a quel terzo di italiani e di europei che senza lavoro non hanno diritto di cittadinanza.

Pisapia in una intervista invita a unire il centrosinistra per evitare una sconfitta che definisce generazionale. Renzi invece esclude ogni tipo di alleanza con chi si è allontanato. Due visioni opposte. Anzi Renzi sembra voler riproporre il partito della Nazione. Che ne pensi?
Non credo che il partito della Nazione sia il futuro. Credo che una coalizione tra Partito democratico, sinistra di governo e cattolici democratici sia necessaria. Dare una missione all’Italia. Per mettere le gambe a questa coalizione serve una legge elettorale che assegni il premio di maggioranza alla coalizione. E serve un programma che abbia alcuni ingredienti centrali.

Tra cui…
Gli italiani e gli europei hanno una gran paura della globalizzazione perché ingenera insicurezza. Bisogna abbandonare alcune cliché della sinistra radical-chic e fare un bel bagno di realismo.

Puoi fare degli esempi concreti?
Primo: rafforzare lo spirito di comunità. Quindi bisogna prevedere l’elezione diretta dei vertici delle città metropolitane in modo da implementare la partecipazione e allargare la platea di votanti ai sedicenni nelle elezioni comunali. Ci crea così può senso civico e più senso di appartenenza. Secondo: per stare nella globalizzazione serve un’altra Europa. Prevedere la revisione dei Trattati di Maastricht per favorire investimenti e Eurobond, lanciare l’elezione diretta dei vertici dell’U.E., superare il Trattato di Dublino per organizzare diversamente accoglienza e rimpatrio, dotarsi di un unico ministro del Tesoro e di politiche fiscali condivise. Terzo, norme più serve contro il microcrimine. Quarto: siccome le ondate migratorie continueranno bisogna obbligare l’extracomunitario che viene a vivere in Italia al rispetto e al godimento dei valori occidentali a partire dall’eguaglianza uomo donna; niente tribunale della sharia, niente matrimonio coatto. Altro esempio: gli alloggi di edilizia residenziale pubblica, vanno dati a chi ha almeno 10 anni di residenza in Italia. Queste sono alcune misure indispensabili per riconciliarsi con i mondo degli esclusi.

Temi di cui si è parlato anche al Congresso del partito…
Infatti stiamo lavorando a due grandi iniziative pubbliche. Celebrare una rilettura dei meriti e bisogni e la faremo a Milano a l’altra, che faremo a Bari, per celebrare i 125 anni della storia del socialismo italiano. Ma senza fare un ricordo da museo ma per rilanciare alcune tematiche nella direzione di punti di cui si parlava prima.

Legge elettorale. Mattarella ha esortato il Parlamento a fare in fretta. Si tratta dell’ultimo avviso per evitare il caos. Senza una riforma della legge elettorale un governo nascerà solo con un accordo Pd-Forza Italia. Che ne pensi?
La sinistra italiana non può fare una campagna elettorale dicendo agli elettori che dopo il voto si alleerà con Berlusconi. Le campagne elettorali si fanno per vincere e il modo per vincerle è creare una coalizione da presentare agli italiani con patto di legislatura. L’appello di Mattarella va in questo senso. Bisogna inoltre mantenere una procedura. La legge elettorale si fa con tutte le forze disponibili in Parlamento. Però l’iniziativa può nascere dalle forze che sostengono il centrosinistra. Una volta che forze hanno trovato un equilibrio il tavolo si allarga a tutte le altre forze che sono in Parlamento.

Il Mattarellum è ancora una possibilità?
Per raggiungere questo obiettivo il Mattarellum è assolutamente auspicabile. Avrebbe tra l’altro il merito di restituire ai cittadini il diritto di scegliere i loro rappresentati in Parlamento.

Daniele Unfer

Gentiloni: Italia protagonista nell’Unione europea

“L’Italia deve svolgere un ruolo di protagonista nella discussione sugli orizzonti dell’Unione europea, in particolare sulla discussione economica. Ci sono dati macroeconomici incoraggianti, con tassi di disoccupazione tendenti al ribasso, tassi di inflazione positivi, ma serve proseguire con le politiche di stimolo da parte dell’Unione Europea”. Così il premier Paolo Gentiloni nell’informativa alla Camera in vista del Consiglio straordinario Ue di sabato. La risoluzione firmata dai capigruppo di maggioranza sulle comunicazioni fatte in Aula è stata approvata con 308 sì e 98 no. Il premier poi ha affrontato la questione Brexit, la fuoriuscita dall’Unione della Gran Bretagna che ha provocato un ‘piccolo terremoto’. “Abbiamo il dovere e diritto di pretendere per i nostri concittadini diritti e tutele amministrative certe, immediatamente applicabili e non discriminatorie”, ha spiegato. Con la Brexit “l’Italia non è tra i Paesi più colpiti, più a rischio”, ha fatto notare il presidente del Consiglio, “ci sono altri paesi dell’Ue che hanno un livello di interazione e interscambio con il Regno Unito molto più rilevante del nostro ma siamo comunque interessati al fatto che la storia del quadro di relazioni tra l’Ue e Gb finisca nel migliore dei modi”.

Inoltre il premier ha puntualizzato: “Una cosa è certa: il quadro dei nuovi accordi non può essere caratterizzato dal mercato unico ‘a’ la carte’ che verrebbe concesso al Regno Unito. Il mercato unico è una straordinaria risorsa per i Paesi dell’Ue ma non si può immaginare che qualcuno  prenda ciò che gli interessa, cioè la parte economica e finanziaria, e chiuda su ciò che non gli interessa’. In primo piano anche la questione dei migranti. “Noi non accettiamo l’idea di un’Europa a due rigidità, molto rigida sulle dinamiche di applicazioni dei patti fiscali e molto flessibile quando si devono applicare le decisioni sulla ricollocazione dei rifugiati e dei richiedenti asilo – spiega Gentiloni – Questo per noi non è accettabile e tutto quello che è stato fatto in questi due anni sulle politiche migratorie dell’Unione Europea è stato fatto a trazione italiana. Ci sono dei passi avanti ma la lentezza di questi passi avanti va superata”.  Il premier riconosce – nel corso del suo intervento –  che “oggi servono politiche di sostegno alla ripresa a livello Ue. Serve proseguire su politiche di stimolo, che prenda il verso giusto sulla discussione sui criteri di aggiustamento strutturale. Si tiene conto dei criteri della realtà dei livelli di crescita oppure si fa una discussione basata solo su alcuni numeri? Non è una richiesta dell’Italia, ma riguarda la maggioranza dei Paesi dal punto di vista del Pil europeo. Servono posizioni più avanzate”.

Per i socialisti, che hanno votato a favore della risoluzione della maggioranza, è intervenuta nel dibattito e successivamente nella dichiarazione di voto, il presidente del gruppo Pia Locatelli. “Il giorno in cui il Consiglio europeo ha ricevuto dalla Prima Ministra britannica la notifica dell’intenzione di uscita del Regno Unito dall’Unione europea – detto Pia Locatelli – noi europeisti lo abbiamo sentito come un lutto. Qualcuno ha parlato di 8 settembre britannico, altri di ponte levatoio sulla Manica; noi lo abbiamo sentito come mutilazione sia dell’Unione come entità sia del progetto europeo”.

Bobo Craxi e la foto senza senso

foto craxi“Vedo le foto di Bobo Craxi e di Emiliano, assieme, in bella luce, e ho un sussulto. Che c’entra la storia del socialismo italiano col Presidente della Puglia? Non era lui che voleva l’alleanza coi grillini? Non era lui il prototipo del Masaniello che i socialisti hanno sempre combattuto? Non era lui quello che usava un linguaggio decisamente fuori dalle righe, il contrario dell’approccio riformista che è la nostra religione? E ancora: ma le primarie non sono del PD?”

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Il tweet di Michele Emiliano

Lo scrive il segretario del Psi Riccardo Nencini commentando la decisione di Bobo Craxi di sostenere Michele Emiliano alle primarie del Pd. Craxi ha infatti preso parte a un incontro a sostegno della candidatura del presidente della Regione Puglia. Un sostengo che il presidente della Regione Puglia ha confermato in tweet in cui afferma di aver incontrato “il gruppo dei socialisti che sosterranno la nostra mozione il 30 aprile.

“Domande – continua Riccardo Nencini – che non avranno una risposta. E dire che quei compagni – nella foto vedo anche Labellarte – ci hanno portato in tribunale, hanno disertato due congressi e mezzo, poiché anche a Venezia 2013 c’erano e non c’erano, Bobo Craxi ha partecipato al Consiglio Nazionale che convocava il congresso di Roma dopo una lunga chiacchierata con Del Bue e con chi scrive, ha preso posizione – partecipo, ha dichiarato – e poi è scomparso, quei compagni ci hanno messo ogni giorno sotto accusa, hanno deriso il nostro lavoro, ci hanno offeso, hanno dato una rappresentazione del partito come se il ’92 non fosse mai esistito, parlavano di socialismo e invece, sotto sotto, trattavano col Presidente della Puglia e prima ancora con Baffino. La morale: restare nel partito per rompere le scatole, rovinare la comunità, mai collaborare. Bene. Il gioco ora è scoperto. Vanno nel PD ascari di Emiliano. Noi restiamo qua, in piedi e in buona compagnia. E – conclude Riccardo Nencini – saremo proprio a Bari, in giugno, a celebrare il 125 del partito socialista”.

Le cento sinistre rischiano l’irrilevanza politica

Renzi_dalema_bersaniLe sinistre si fanno forza e scommettono su se stesse. L’impresa è trovare uno spazio politico alla sinistra del Pd, il partito egemone del centro-sinistra italiano. Ci hanno provato e ci stanno provando in molti. Sergio Cofferati, Pippo Civati e Stefano Fassina hanno abbandonato il Pd di Matteo Renzi nel 2015. All’inizio del 2017 se ne sono andati Roberto Speranza, Enrico Rossi, Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema.

Si sono susseguite scissioni e abbandoni basati su due accuse centrali rivolte all’ex presidente del Consiglio ed ex segretario del Pd: la gestione personalistica dell’”uomo solo al comando” con la creazione del Pdr (Partito di Renzi) e “la deriva di destra”. Il progetto è di costruire una sinistra di governo, ma dalle scelte radicali. Bersani ha parlato di una sinistra larga, dialogante. ulivista e di “combattimento”.

Nelle prossime elezioni comunali di giugno si avrà la verifica del consenso popolare. In molte città italiane la sfida per i sindaci dirà se esiste o no uno spazio alla sinistra del Pd. Finora le competizioni elettorali degli ultimi due anni nelle amministrative, regionali e comunali sono state deludenti per i tanti partiti e partitini di sinistra.

L’incubo è l’irrilevanza, la marginalità. I sondaggi elettorali non incoraggiano certo all’ottimismo. L’ultima rilevazione dell’Ixè su cosa farebbero gli italiani se si votasse adesso per le politiche, non sono confortanti. Il Movimento democratici e progressisti (Mdp) fondato da Bersani, Speranza, Rossi e D’Alema raccoglierebbe solo il 4,3% dei voti. Sinistra italiana (ex Sel ed ex Pd come Fassina), guidata da Nicola Fratonianni, prenderebbe appena il 2,6%. Le altre formazioni di sinistra il 2,2%. Poco, molto poco rispetto ai tre grandi antagonisti: il M5S incasserebbe il 28,7%, il Pd 26,6% e oltre il 30% un eventuale centrodestra ricompattato (Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia).

Sembra profilarsi la profezia di Bersani, quando a metà dello scorso dicembre invitava tutti ad evitare una scissione del Pd perché avrebbe rotto le ossa sia all’anima centrista sia a quella di sinistra del partito: «Ne sono sicuro. Perché la cosa di là, di origine democristiana, finisce come Kadima, cui pensò Rutelli. Quella di qua finisce per essere una sinistra minoritaria».

La scissione della “Ditta”, come Bersani chiamava con affetto il Pd, invece c’è stata. La disfatta di Renzi al referendum del 4 dicembre 2016 sulla riforma costituzionale del governo, ha aperto le porte alla rottura del Pd, il partito nato nel 2007 dalla fusione tra i centristi ex Dc e la sinistra post comunista.

Ora il tentativo è di voltare pagina, di costruire un centro-sinistra di governo competitivo con il Pd. La bussola sono i diritti e l’uguaglianza sociale. I campi d’azione sono soprattutto tre: lavoro, ambiente, immigrazione. E qui arrivano i problemi. I partiti e i partitini di sinistra sono tanti, divisi da ricette diverse. Alcuni sono dialoganti e altri alternativi al Pd (questo ora è impegnato nel congresso e Renzi dovrebbe riconquistare la segreteria).

Giuliano Pisapia, pur tra gli uomini più dialoganti con il Pd, chiede «una forte discontinuità nel metodo e nel merito» delle scelte politiche passate. Il fondatore di Campo progressista, ad esempio, punta il dito contro la sintonia di Renzi con l’amministratore della Fiat-Chrysler Marchionne e lo scontro con la Fiom di Landini: se il Pd «si definisce di sinistra deve avere come riferimento iniziale il lavoratore, e non il datore di lavoro, altrimenti non è sinistra». Ancora più netto è Speranza: il Mdp “vuole unire”. La critica è sempre a Renzi: «Vogliamo ricostruire un nuovo centrosinistra nel Paese, libero da smanie autoreferenziali».

Poi ci sono tutti gli altri partiti, partitini e micro partiti: Psi (Riccardo Nencini), Possibile (Pippo Civati), Rifondazione comunista (Paolo Ferrero), Partito comunista (Marco Rizzo). Inoltre ci sono i lavori in corso per il varo di altre formazioni politiche. È il caso di DemA, Democrazia e autonomia, fondata dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris (sta preparandosi per le elezioni regionali in Campania, per ora esclude di partecipare alle politiche).

I toni, in genere, sono durissimi, di contrapposizione al Pd. Fassina sollecita a prendere con passione un’altra strada rispetto a quella dell’ex sindaco di Firenze: «Lui il cuore ce l’ha messo ma batteva a destra». Il problema è “la sua subalternità” alle politiche della destra, liberiste in economia e plebiscitarie nelle istituzioni.

Sono pesanti anche le critiche di Civati. Il segretario di Possibile, alleato di una parte dei dissidenti cinquestelle, accusa: «Renzi ha riutilizzato le ricette della destra». Propone di varare «una Costituente delle idee prima del diluvio». Cita in modo poetico l’ex presidente americano Barack Obama: «Bisogna allacciarsi le scarpe e partire».

Certo è difficile camminare insieme per tante sinistre così differenti e con ai piedi “scarpe” tanto diverse. Il rischio è una disastrosa frammentazione e l’irrilevanza. Per ora non si intravede nemmeno la convergenza su un programma sul quale contrapporsi o, invece, dialogare con Renzi, che ribadisce la bontà della linea di una sinistra moderna, non conservatrice, capace di affrontare l’innovazione e i nuovi problemi della società.

Poi c’è il macigno del M5S. Il movimento di Beppe Grillo, definito di centro da Bersani, rifiuta ogni vecchia catalogazione, nega di essere di destra o di sinistra. Ma con una politica di opposizione totale e anti sistema ha dato rappresentanza alla protesta di larghe fette di imprenditori, di ceto medio e di lavoratori colpiti dalla crisi economica. Con la proposta del reddito di cittadinanza pesca voti a sinistra, con lo stop all’immigrazione e all’euro raccoglie consensi a destra.

È complicato per le sinistre trovare spazio tra Renzi e Grillo. È ancora più difficile se restano divise, se non si uniscono, se non trovano un programma comune e un leader condiviso. La prima prova del fuoco ci sarà a giugno, nelle elezioni comunali.

Rodolfo Ruocco
(Fogliaroma.it)

Biotestamento. Locatelli: “Ce lo chiede il Paese”

biotestamento“Con l’approvazione della legge sul testamento biologico un passo fondamentale è stato fatto per l’applicazione dell’articolo 32 della Costituzione secondo il quale nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario. Un diritto costituzionale che finalmente, con questo provvedimento, diventa dovere per il sistema sanitario nazionale”. Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera e coordinatrice dell’Intergruppo parlamentare per il fine vita, intervenendo per dichiarazione di voto sulle Disposizioni anticipate di trattamento. Il decreto è stato approvato dalla Camera con 326 sì e 37 no;  ora passa al Senato.

“Abbiamo lavorato per quasi un anno – ha continuato Pia Locatelli – per ottenere la calendarizzazione del provvedimento e un altro in Commissione per avere un testo condiviso. Il risultato è il frutto dell’impegno di forze politiche diverse, di un lavoro trasversale, come a volte avviene sui temi etici e apprezziamo che il governo abbia lasciato al Parlamento la piena responsabilità della legge. Siamo però solo a metà percorso. Ci aspetta un passaggio al Senato che sarà forse ancora più arduo. Speriamo di non arrivare alla fine della legislatura a mani vuote. Il Paese non ce lo perdonerebbe”.

Per Beppe Englaro con il biotestamento vengono tolte le trappole per le future Eluane. “Oggi – ha detto – l’Eluana di turno può evitare di farsi intrappolare, finita la prima fase dell’emergenza, in cure che non servono a niente”. “La questione, ridotta all’osso”, ha detto in un’intervista a Repubblica il papà della giovane vittima di un incidente deceduta nel 2009 dopo l’interruzione dell’alimentazione artificiale al termine di un lungo braccio di ferro giudiziario, “è che Eluana aveva delle idee chiare e solide sulla vita, che ben conoscevamo”. “Ecco, è lei che ha portato al massimo livello la sua richiesta di diritti fondamentali e il suo è diventato il caso costituzionale più importante di questi tempi”, ha aggiunto.

Nel corso dei lavori l’aula della Camera ha respinto, con 268 voti contrari e 84 favorevoli, l’emendamento del Movimento 5 stelle che puntava ad inserire nella proposta di legge sul testamento biologico un articolo aggiuntivo per regolamentare la pratica dell’eutanasia. L’emendamento prevedeva – tra le altre cose – che “Il paziente, maggiore di età e capace di intendere e di volere, affetto da una patologia caratterizzata da inarrestabile evoluzione con prognosi infausta e irreversibile, senza alcuna prospettiva di sopravvivenza o le cui sofferenze fisiche o psichiche sono costanti e insopportabili, ha diritto di richiedere il trattamento eutanasico”.

“Il testo sul ‘fine vita’ – ha affermato Susanna Cenni, deputata del Pd – è una buona sintesi che punta a ottimizzare la relazione tra il medico e il paziente. L’obiettivo è quello di dare libertà ad ognuno nel rispetto di quel principio di ‘appropriatezza della cura’, maggiori garanzie al personale sanitario cercando, al contempo, di garantire quel diritto alla vita, all’autodeterminazione e alla salute che sono principi al centro della nostra Costituzione. Abbiamo trovato un giusto equilibrio in nome dell’idea laica dello Stato: la legge che compone un quadro capace di fermarsi sulla soglia delle scelte personali che riguardano il proprio corpo, la propria vita, la propria etica individuale. E’ una legge di libertà e di buon senso, che non introduce, come qualcuno strumentalmente continua a dire, sbagliando, l’eutanasia o la morte per sete e per fame”.

Le dichiarazioni anticipate di trattamento
La Camera ha approvato il biotestamento dopo un vuoto legislativo troppo lungo. Un vuoto che andava colmato. Nella giornata di oggi la Camera ha dato il via libera all’articolo 3 della proposta di legge. Quello che regola le Dat, ovvero le Dichiarazioni anticipate di trattamento. Parzialmente modificato durante l’esame, l’articolo disponeche ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di una propria futura incapacità di autodeterminarsi può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento, esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari. Con la medesima forma scritta le Dat sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento.

Pianificazione condivisa delle cure
Con l’approvazione dell’articolo 4 si stabilisce la “pianificazione condivisa delle cure”. Nel merito, si prevede che nella relazione tra medico e paziente rispetto all’evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico, alla quale il medico è tenuto ad attenersi qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità. La pianificazione delle cure può essere aggiornata al progressivo evolversi della malattia su richiesta del paziente o su suggerimento del medico.

I documenti già depositati
L’articolo 5 è una norma transitoria e dispone che quanto previsto dalla legge sul biotestamento si applica anche alle dichiarazioni di volontà già presentate e depositate. Recita l’articolo: “Ai documenti atti ad esprimere le volontà del disponente in merito ai trattamenti sanitari, depositati presso il comune di residenza o davanti a un notaio prima della data di entrata in vigore della presente legge, si applicano le disposizioni della medesima legge”.

Biotestamento. Locatelli: “Ce lo chiede il Paese”

“Con l’approvazione della legge sul testamento biologico un passo fondamentale è stato fatto per l’applicazione dell’articolo 32 della Costituzione secondo il quale nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario. Un diritto costituzionale che finalmente, con questo provvedimento, diventa dovere per il sistema sanitario nazionale”. Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera e coordinatrice dell’Intergruppo parlamentare per il fine vita, intervenendo per dichiarazione di voto sulle Disposizioni anticipate di trattamento. Il decreto è stato approvato dalla Camera con 326 sì e 37 no;  ora passa al Senato.

“Abbiamo lavorato per quasi un anno – ha continuato Pia Locatelli – per ottenere la calendarizzazione del provvedimento e un altro in Commissione per avere un testo condiviso. Il risultato è il frutto dell’impegno di forze politiche diverse, di un lavoro trasversale, come a volte avviene sui temi etici e apprezziamo che il governo abbia lasciato al Parlamento la piena responsabilità della legge. Siamo però solo a metà percorso. Ci aspetta un passaggio al Senato che sarà forse ancora più arduo. Speriamo di non arrivare alla fine della legislatura a mani vuote. Il Paese non ce lo perdonerebbe”.

Per Beppe Englaro con il biotestamento vengono tolte le trappole per le future Eluane. “Oggi – ha detto – l’Eluana di turno può evitare di farsi intrappolare, finita la prima fase dell’emergenza, in cure che non servono a niente”. “La questione, ridotta all’osso”, ha detto in un’intervista a Repubblica il papà della giovane vittima di un incidente deceduta nel 2009 dopo l’interruzione dell’alimentazione artificiale al termine di un lungo braccio di ferro giudiziario, “è che Eluana aveva delle idee chiare e solide sulla vita, che ben conoscevamo”. “Ecco, è lei che ha portato al massimo livello la sua richiesta di diritti fondamentali e il suo è diventato il caso costituzionale più importante di questi tempi”, ha aggiunto.

Nel corso dei lavori l’aula della Camera ha respinto, con 268 voti contrari e 84 favorevoli, l’emendamento del Movimento 5 stelle che puntava ad inserire nella proposta di legge sul testamento biologico un articolo aggiuntivo per regolamentare la pratica dell’eutanasia. L’emendamento prevedeva – tra le altre cose – che “Il paziente, maggiore di età e capace di intendere e di volere, affetto da una patologia caratterizzata da inarrestabile evoluzione con prognosi infausta e irreversibile, senza alcuna prospettiva di sopravvivenza o le cui sofferenze fisiche o psichiche sono costanti e insopportabili, ha diritto di richiedere il trattamento eutanasico”.

Le dichiarazioni anticipate di trattamento
La Camera ha approvato il biotestamento dopo un vuoto legislativo troppo lungo. Un vuoto che andava colmato. Nella giornata di oggi la Camera ha dato il via libera all’articolo 3 della proposta di legge. Quello che regola le Dat, ovvero le Dichiarazioni anticipate di trattamento. Parzialmente modificato durante l’esame, l’articolo disponeche ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di una propria futura incapacità di autodeterminarsi può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento, esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari. Con la medesima forma scritta le Dat sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento.

Pianificazione condivisa delle cure
Con l’approvazione dell’articolo 4 si stabilisce la “pianificazione condivisa delle cure”. Nel merito, si prevede che nella relazione tra medico e paziente rispetto all’evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico, alla quale il medico è tenuto ad attenersi qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità. La pianificazione delle cure può essere aggiornata al progressivo evolversi della malattia su richiesta del paziente o su suggerimento del medico.

I documenti già depositati
L’articolo 5 è una norma transitoria e dispone che quanto previsto dalla legge sul biotestamento si applica anche alle dichiarazioni di volontà già presentate e depositate. Recita l’articolo: “Ai documenti atti ad esprimere le volontà del disponente in merito ai trattamenti sanitari, depositati presso il comune di residenza o davanti a un notaio prima della data di entrata in vigore della presente legge, si applicano le disposizioni della medesima legge”.

Nicola Olanda
Fermiamo la rapina del nostro Patrimonio nazionale

Carissimo Segretario del PSI,
Continua a non fermarsi la rapina del nostro Patrimonio nazionale, e gli ultimi annunci di privatizzazione provengono ancora da un Governo di centro sinistra, che in questa Legislatura ha offuscato pesantemente i connotati con cui si dovrebbe riconoscere ed esprimere una forza di Sinistra.

Sulla Privatizzazione degli ultimi Asset delle vecchie Partecipazioni Statali non bisogna mollare nemmeno di un millimetro. Con le Partecipazioni Statali, nella prima Repubblica abbiamo realizzato il Miracolo economico italiano. Sia in Italia che all’estero hanno utilizzato “Mani Pulite” per fare degli “Affari Sporchi” con le Partecipazioni Statali, depredando i nostri gioielli a prezzi irrisori e addirittura rilevandoli “a debito” come la Telecom (ex SIP).

Strutture strategiche come le Telecomunicazioni, le Autostrade, Settori dell’Agroalimentare, dell’Energia, del Made in Italy, delle Banche, del Settore Manifatturiero e Metalmeccanico sono finiti in mani straniere.

Nella Prima Repubblica, la Ricerca scientifica era affidata e resa possibile principalmente solo grazie agli investimenti che le venivano assegnati dalle Partecipazioni Statali, ed ora conseguentemente l’Italia, oltre ad essere stata colonizzata nei settori nevralgici dell’economia, è stata relegata al ruolo di cenerentola in campo scientifico.

Un Presidente dell’ENI, come Enrico Mattei è stato assassinato ed un altro Presidente dell’ENI, come Cagliari, è stato costretto al suicidio. Non faccio l’elenco dei tanti Managers, delle Maestranze e delle molteplici Esperienze di valore che abbiamo perso come conseguenza dello scempio operato sulle Partecipazioni Statali. Un Modello virtuoso che dall’estero ci è stato invidiato, dopo essere stato delapidato ora lo si vorrebbe condurre all’estinzione con la privatizzazione degli ultimi gioielli sopravissuti.

Carissimo Segretario del PSI

È ora che prendi una ferma posizione ufficiale in Parlamento e sui Media per la difesa di quanto ancora ci è rimasto delle Partecipazioni Statali della Prima Repubblica. Fai un appello e un invito a tutte le Forze politiche che desiderano unirsi al PSI in questa difesa del nostro Patrimonio nazionale.

Desidero sottolineare ancora, che con quelle Partecipazioni Statali l’Italia è risorta dalla Seconda Guerra Mondiale arrivando a conquistare col Governo Craxi il quinto posto a livello mondiale per valore del PIL.

Nella Seconda Repubblica, invece, oltre a più che raddoppiare il Debito pubblico sono state create 7000 “Partecipate pubbliche” che oltre ad essere fonte di spreco delle Risorse Pubbliche sono anche un coacervo di intrighi di bassa politica, di clientelismo e di scandalose inefficienze.

Avrei piacere che tu ricordassi al PD e all’ex Presidente del Consiglio, che, dopo la solita propaganda degli annunci, hanno evaso l’impegno che si erano presi di ridurre le Partecipate da 7000 a 1000 e che devono ancora spiegare agli italiani per quale motivo hanno licenziato i due Responsabili della Spending Review il cui compito era quello di avviare la lotta agli “Sprechi” compresi quelli prodotti da queste 7000 Partecipate Pubbliche, che sono Partecipazioni completamente differenti dalle strategiche Partecipazioni Statali della Prima Repubblica.

Il Debito Pubblico occorre ridurlo non svendendo quello che ci è rimasto delle vecchie Partecipazioni Statali, bensì mettendo le mani ad una seria lotta all’evasione fiscale, all’economia sommersa della malavita organizzata, alla corruzione e a tutte le fonti di spreco che si annidano nell’Amministrazione Pubblica.

Questo dovrebbe essere oggi il compito primario del PSI e della Sinistra di Governo per recuperare Risorse economiche in quei Settori citati per utilizzarli in investimenti pubblici produttivi e di sostegno alle imprese italiane e negli interventi a sostegno delle grandi Aree delle Diseguaglianze e del Disagio sociale.

Quest’azione convinta e senza alcuna titubanza del PSI verso chi l’avversa, sarebbe anche la risposta migliore a chi continua ad associare la parola “socialista” a “ladro” e contribuirebbe con questa nostra forte iniziativa pubblica ad avviare il riscatto del PSI.

Vogliamo lasciare solo al Movimento 5 Stelle l’impegno del Risanamento economico e morale della nostra amata Italia.?? Non lamentiamoci poi a posteriori per avere rinunciato ai nostri doveri affidando di fatto solo a Loro la difesa del nostro Patrimonio nazionale. Il largo consenso ottenuto dai 5 Stelle è principalmente dovuto alle responsabilità delle Forze politiche tradizionali che hanno consentito che tutte le negatività della seconda Repubblica si verificassero.

Carissimo Segretario del PSI. Abbiamo il coraggio per affrontare questa battaglia, o continua a pesare su di Noi il condizionamento e il timore che disturbare il manovratore possa costarci la perdita di cinque seggi in Parlamento e una poltrona di Vice Ministro??

Gradirei una tua risposta e una promessa d’impegno in prima persona a questa mia sollecitazione per la difesa del nostro Patrimonio nazionale, che non è solo industriale.

Nell’attesa, gradisci l’espressione del mio sentimento fraterno e di italiano europeo.

Nicola Olanda

Privatizzazioni, Nencini, giù le mani dalle Ferrovie

treno-2Nella audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, il ministro delle Finanze Padoan, intervenendo in via preliminare all’esame del Def, ha parlato di privatizzazioni e anche di ferrovie. “Credo – ha detto – che si debba parlare tranquillamente di privatizzazioni. Sul tema ribadisco la mia posizione: sono uno strumento importante non solo di finanza pubblica ma di politica industriale. Poi ci sono situazioni diverse”.

Sulle ferrovie Padoan ha aggiunto che “l’integrazione tra il gruppo Ferrovie dello Stato e l’Anas, avviata con il decreto legge di martedì scorso, ha la finalità di migliorare la capacità di programmazione delle opere infrastrutturali di competenza delle centrali pubbliche. Ma è necessario migliorare anche le attività delle amministrazioni regionali e locali, che il Governo intende coadiuvare con organismi capaci di erogare attività di supporto tecnico e valutativo”. “La spesa complessiva per investimenti e contributi agli investimenti – ha aggiunto il ministro – si è ridotta nelle amministrazioni locali (-1.281 milioni) mentre è aumentata nelle amministrazioni centrali (+2.163 milioni). Tale andamento è il risultato anche di specifici fattori contingenti. In particolare, sul calo della spesa delle amministrazioni locali nel 2016 hanno influito sia la chiusura del ciclo della programmazione comunitaria 2007-2013, sia la complessità ed una prima fase di incertezza del passaggio alle nuove regole di contabilità introdotte nel medesimo anno”.

“Padoan – ha commentato Riccardo Nencini, segretario del Psi e vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti – sostiene che si debba parlare di privatizzazioni. Bene, ma non vedo perché si debba mettere la rete ferroviaria nel mirino. Privatizzare il ferro regionale significherebbe di fatto consentire la penalizzazione di un servizio utile a studenti e mondo del lavoro. Lì si fanno pochi profitti e temo che il privato tratterebbe quel servizio come un servizio di seconda categoria. Aggiungo che infrastrutture primarie indispensabili allo sviluppo di una nazione dovrebbero essere gestite dalla mano pubblica”.

Settimana decisiva per il testamento biologico

biotestamentoLa prossima settimana sarà decisiva per il testamento biologico. La proposta di legge sulle disposizioni anticipate di trattamento, che tornerà all’esame dell’Aula di Montecitorio dopo le festività pasquali, e precisamente da mercoledì 19 aprile con priorità rispetto agli altri provvedimenti, si avvia verso il rush finale, seguita dalle accese polemiche che sin dall’inizio la hanno accompagnata.

“Mi auguro che finalmente la prossima settimana riusciremo a approvare la legge sul testamento biologico: siamo già in netto ritardo con il resto dell’Europa, ma soprattutto con quanto sta avvenendo nel Paese”. Questo l’auspicio di Pia Locatelli, presidente del gruppo socialista alla Camera. “Molti malati terminali sono costretti ad andare in Svizzera per trovare una morte dignitosa, quasi l’80% dei cittadini chiede di poter scegliere come e se curarsi anche nel fine vita, l’opinione pubblica è pronta ad affrontare anche il discorso sull’eutanasia e in Parlamento ci sono ancora forze politiche sorde a questi appelli. Così come sempre avviene sui temi etici, il Paese è molto più avanti di certa politica che rifiuta di veder sancito per legge quanto già accade nella maggior parte delle strutture ospedaliere. Con i Dat – conclude la parlamentare socialista – non ci inventiamo nulla di nuovo: stabiliamo semplicemente che quella libertà di cura sancita dalla Costituzione sia valida anche quando non si sarà più in grado di esprimere le proprie volontà”.

E proprio mentre il Parlamento si appresta a votare la legge, la notizia del nuovo caso di ‘dolce morte’ in Svizzera dell’italiano Davide, malato di sclerosi, riacuisce lo scontro politico caratterizzato anche dalle divisioni interne alla maggioranza. Davide, il cinquantatrenne toscano, accompagnato da Mina Welby, era andato in una clinica svizzera per ottenere l’ eutanasia, è morto. Mina Welby ha detto di volersi autodenunciare domani ai carabinieri per aver accompagnato Davide nella clinica di Basilea dove ha avuto accesso al suicidio assistito. “Davide – ha detto Mina Welby – chiedeva di poter scegliere la sua morte, opportuna, perché non ce la faceva più dopo tanti anni di sofferenze”.

Il tema della ‘dolce morte’ ha più volte infiammato il dibattito in Aula nei giorni scorsi. A far discutere, in particolare, la possibilità riconosciuta al paziente di rifiutare anche la nutrizione e l’idratazione artificiale. Durante le votazioni, infatti, l’Assemblea ha approvato a larga maggioranza un emendamento del Pd con cui si stabilisce che la nutrizione e l’idratazione artificiale sono veri e propri trattamenti sanitari. Ne consegue che possono essere sempre rifiutati o interrotti dal paziente.

Tra le novità più importanti introdotte durante l’iter in Aula, accanto alle disposizioni sulla nutrizione e idratazione artificiale, sono da segnalare le riformulazioni relative ai principi fondanti alla base della legge stessa: le nuove norme sul testamento biologico tutelano non più solo il diritto alla vita e alla salute, ma anche il diritto alla dignità e all’autodeterminazione. Nel testo non vi è alcun riferimento all’eutanasia.

Cosa prevede la proposta di legge all’esame della Camera:

– CONSENSO INFORMATO: Nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata. E’ promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico il cui atto fondante è il consenso informato. Nella relazione di cura sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari e conviventi o compagni. Il consenso informato è espresso in forma scritta. Ovvero, nel caso in cui le condizioni fisiche del paziente non lo consentano, mediante strumenti informatici di comunicazione anche attraverso videoregistrazione o dispositivi che la consentano.

– NUTRIZIONE E IDRATAZIONE ARTIFICIALE: Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere ha il diritto di accettare o rifiutare qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario indicato dal medico per la sua patologia o singoli atti del trattamento stesso. Ha, inoltre, il diritto di revocare in qualsiasi momento il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l’interruzione del trattamento Nutrizione e idratazione artificiali sono trattamenti sanitari in quanto consistono nella somministrazione su prescrizione medica di nutrienti mediante dispositivi sanitari e, di conseguenza, possono essere rifiutati o sospesi. Al momento il testo prevede che “il rifiuto del trattamento sanitario indicato o la rinuncia al medesimo non possono comportare l’abbandono terapeutico”. Ma dovrà essere votato – e molto probabilmente verrà approvato – un emendamento in base al quale rifiutare il trattamento sanitario o rinunciarvi consente al paziente l’abbandono terapeutico.

– RESPONSABILITÀ DEL MEDICO: il testo originario è stato parzialmente cosi’ modificato: “Il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente. Il paziente non può esigere dal medico trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale e alla buone pratiche clinico-assistenziali”.

– CONSENSO INFORMATO: Nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata. E’ promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico il cui atto fondante è il consenso informato. Nella relazione di cura sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari e conviventi o compagni. Il consenso informato è espresso in forma scritta. Ovvero, nel caso in cui le condizioni fisiche del paziente non lo consentano, mediante strumenti informatici di comunicazione anche attraverso videoregistrazione o dispositivi che la consentano.

– NUTRIZIONE E IDRATAZIONE ARTIFICIALE: Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere ha il diritto di accettare o rifiutare qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario indicato dal medico per la sua patologia o singoli atti del trattamento stesso. Ha, inoltre, il diritto di revocare in qualsiasi momento il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l’interruzione del trattamento Nutrizione e idratazione artificiali sono trattamenti sanitari in quanto consistono nella somministrazione su prescrizione medica di nutrienti mediante dispositivi sanitari e, di conseguenza, possono essere rifiutati o sospesi. Al momento il testo prevede che “il rifiuto del trattamento sanitario indicato o la rinuncia al medesimo non possono comportare l’abbandono terapeutico”. Ma dovrà essere votato – e molto probabilmente verrà approvato – un emendamento in base al quale rifiutare il trattamento sanitario o rinunciarvi consente al paziente l’abbandono terapeutico.

– RESPONSABILITÀ DEL MEDICO: il testo originario è stato parzialmente così modificato: “Il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente. Il paziente non può esigere dal medico trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale e alla buone pratiche clinico-assistenziali”.

– MINORI E INCAPACI: Il consenso informato è espresso dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore o dall’amministratore di sostegno, tenuto conto della volontà della persona minore di età o legalmente incapace o sottoposta ad amministrazione di sostegno.

– DAT: Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di una propria futura incapacità di autodeterminarsi può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento (DAT), esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari. Può altresì indicare una persona di sua fiducia (fiduciario) che ne faccia le veci e lo rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie.

– REVOCABILITÀ DELLE DAT: Le Dat devono essere redatte in forma scritta, datate e sottoscritte davanti a un pubblico ufficiale, a un medico o a due testimoni o attraverso strumenti informatici di comunicazione. Con la medesima forma sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento.

– PIANIFICAZIONE CONDIVISA DELLE CURE: Nella relazione tra medico e paziente rispetto all’evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante, può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico, alla quale il medico è tenuto ad attenersi qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità.