AUTONOMIA INDISCUSSA

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Sono ancora sul tavolo le polemiche scoppiate dopo la presentazione di una mozione da parte del Pd su Bankitalia. Gentiloni saggiamente getta acqua sul fuoco e cerca di trarsi fuori dalla discussione. “Sulle soluzioni per Bankitalia – afferma – non parlo neanche sotto tortura né un tanto al chilo, è un compito rilevante che spetta in parte al Governo, c’è una procedura che investe diverse istituzioni, il Governo prenderà le sue decisioni nel rispetto dell’autonomia della banca. Non facciamo indiscrezioni o cose di questo genere” ha detto il premier al termine del vertice Ue. E ancora: “Il rapporto tra Governo e partito di maggioranza relativa sono fondamentali e ottimi in generale, poi su Bankitalia decidiamo avendo in mente l’obiettivo dell’autonomia”. “Non è una decisione di buona creanza, l’autonomia è rilevante perché è importante in sé per i mercati, deve stare a cuore alle autorità di governo, in modo particolare perché abbiamo alle spalle le difficoltà del nostro sistema bancario”.

Le banche sono una questione rilevante. Evidentemente ancora non superata. E le polemiche dei giorni scorsi ne sottolineano la portata. Ne parliamo con il segretario del Psi Riccardo Nencini.

I socialisti già nel 2015 posero il tema proponendo una Commissione d’inchiesta parlamentare sul sistema bancario in Italia…
Sulle banche i socialisti sono stati i primi a chieder una commissione di inchiesta. Non deve essere messo in discussione l’autonomia di Banca d’Italia ed è del tutto evidente che il Parlamento non ha nessun potere decisionale nella scelta dei vertici della Banca. Altra cosa è porsi la domanda, che spesso ci siamo posti in passato, se Bankitalia e Consob, abbiano esercitato in tempo e a pieno i loro poteri di vigilanza sul sistema bancario nazionale. Considerati alcuni casi, da Banca Etruria alle Popolari Venete fino a Mps, si poteva fare di più. Che eravamo molto preoccupati lo dimostra la richiesta in tempi non sospetti di una commissione di inchiesta. Quando la proponemmo noi nessuno ne parlava.

Parliamo di legge di stabilità. Per quanto riguarda le infrastrutture cosa prevede?
Partiamo da un aspetto positivo: sono stati riconfermati i bonus, la cedolare secca e grandi investimenti sia per Anas che per ferrovie. Nel piano pluriennale di Anas vi sono 29 miliardi, quindi sono stati più che quadruplicati i vecchi investimenti. Di questi 29 miliardi, 10,5 miliardi sono per le manutenzione delle strade. Per quanto riguarda le ferrovie, da una parte gli investimenti riguardano l’alta velocità, dall’altra il ferro regionale. In tutto questo il punto debole è un altro.

Quale?
Che ad oggi il Mef ha bloccato le norme contro l’abusivismo edilizio che io ho proposto. Abbiamo fatto bene ad esprimere un giudizio negativo sul ddl Falanga. Tanto più ora servono delle disposizione chiare ed efficaci nella lotta all’abusivismo edilizio. Da oltre un decennio giacciono ancora nei comuni italiani 5 milioni di domande di condono da esaminare. Bisogna vedere cosa vi è lì dentro. Perché una cosa sono i cambi di destinazione d’uso, o l’apertura di una finestra, un’altra cosa è la costruzione abusiva di immobili lesivi per la sicurezza e dannosi per l’ambiente. Non si capisce per quale ragione la proposta lanciata dal Mit sia stata bloccata.

Si può parlare quindi di investimento in infrastrutture come volano del pil…
Assolutamente sì. Faccio solo un esempio. Il bonus ristrutturazioni e il bonus energetico hanno mosso più di 30 miliardi. Quindi la costruzione di infrastrutture avvantaggia la crescita e fa crescere il pil.

E l’edilizia popolare? È questo un settore per sostenere le fasce di reddito meno alte. Qual è l’impegno del ministero delle infrastrutture?
L’impegno per l’edilizia popolare è forte sono infatti 350 i milioni stanziati che serviranno per il recupero e la razionalizzazione di alloggi esistenti e attualmente non abitabili. Le risorse trasferite dal Mit servono per interventi sia di manutenzione ordinaria sia straordinaria degli alloggi. Un impegno forte del governo per far fronte all’emergenza abitativa e venire incontro ai tanti cittadini che vivono nella condizione del bisogno. Queste risorse si aggiungono ai quasi 500 milioni già stanziati nel 2014.

Daniele Unfer

Nencini, la Ue freni l’invasione del made in China

economia-cina“L’Italia deve migliorare la logistica e riprendere gli investimenti diminuiti del 32% nei sette anni della crisi economica, ma per frenare l’invasione cinese anche l’Unione europea deve fare il suo mestiere. Non c’è salvezza per i singoli Paesi, se non cresce la competitività con piattaforme adeguate”. Lo ha detto segretario del Psi e vice ministro alle Infrastrutture e Trasporti Riccardo Nencini, al convegno promosso da Number1 Logistics Group con la partecipazione, tra gli altri, degli europarlamentari Paolo de Castro e David Sassoli.

Su “La Via della Seta”, ha osservato Nencini, “una sola città cinese, con un milione e mezzo di abitanti, ha fatto investimenti pari alla misura degli investimenti annui dell’Italia per i trasporti e infrastrutture. Nel Mediterraneo il 65% del porto del Pireo è in mano ai cinesi, così come due porti del Marocco. In Africa i cinesi hanno preso in gestione circa 80 milioni di ettari, mentre ci sono 55 Paesi africani dove i cinesi, dopo aver costruito strade e infrastrutture, sono passati alla fase due: stanno costruendo le città. Verremmo dunque inondati da prodotti made in China. Per rispondere a una sfida globale – ha concluso -serve un impegno a livello europeo, mentre in Italia vanno potenziate le autostrade del mare, le ciclovie, l’Anas, mentre sulle ferrovie c’è un lavoro che ci sta già facendo scalare posizioni, fino al secondo-terzo posto tra i Paesi Ue”.

Parlando di infrastrutture Nencini ha annuncialo lo stanziamento di fondi per il recupero dei “binari dimenticati”. Una sorta di cura del ferro e uno impegno per la green economy. “Nella legge di stabilità – ha detto Nencini – sono previsti fondi per 10 miliardi di euro per incentivare i trasporti urbani su ferro, e il recupero dei binari dimenticati”. ”Nelle città – ha osservato Nencini – ci sono molti binari dimenticati che vanno recuperati per assicurare una mobilità sostenibile. Solo a Roma stimiamo 250 km di binari dimenticati, ma ce ne sono in tutte le grandi città. Vanno recuperati per contribuire a portare la quota di trasporti su ferro dall’attuale 25% al 50% nel 2050″.

Biotestamento, l’appello dei senatori a vita

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Sulle pagine di Repubblica appare oggi un appello a favore del testamento biologico. Un appello scritto e firmato dai senatori a vita Elena Cattaneo, Mario Monti, Renzo Piano e Carlo Rubbia per sbloccare un testo da troppo tempo fermo al Senato dopo l’approvazione da parte della Camera.

“Da più di cinque mesi – scrivono – il disegno di legge sul testamento biologico è impantanato nella commissione Sanità del Senato. Nonostante tutti i sondaggi fatti sul tema dimostrino, da almeno un decennio, il consenso di un’amplissima maggioranza di italiani, 3mila emendamenti (in massima parte ostruzionistici) e discussioni infinite ostacolano la definitiva approvazione di una legge che non è di destra, di centro o di sinistra”.

È una legge di buon senso. “Una questione di libertà, di rispetto della volontà, di dignità del vivere e del morire – scrivono i senatori – che dev’essere lasciata quanto più possibile alla scelta di ciascuno. Come senatori a vita, chiamati ad esercitare un ruolo il più possibile libero da ogni condizionamento, appartenenza o calcolo, crediamo che questo Parlamento onorerebbe il Paese se, adottando in Senato senza modifiche il testo già approvato dalla Camera, trattasse i suoi cittadini da adulti, lasciando loro a fine legislatura, come un prezioso legato, il riconoscimento di questo spazio incomprimibile di libertà e responsabilità”.

Un appello condiviso pienamente dalla portavoce del Psi, Maria Cristina Pisani. “Il disegno di legge è impantanato da cinque mesi al Senato. È vergognoso – afferma ancora Pisani – che la Lega abbia deciso di non ritirare molti degli gli oltre tremila emendamenti presentati, uno schiaffo in faccia a chi chiede semplicemente di affrontare con maggior serenità il drammatico e doloroso passaggio fra la vita e la morte”. “C’è una terribile ipocrisia – continua – di chi parla di ‘vita prima di tutto’ anche se imposta fra atroci sofferenze. Una responsabilità a cui la politica non può più rinunciare delegando, per incapacità, la magistratura. La voce egoistica di alcune forze politiche non può soffocare – conclude – quella di decine di milioni di italiani”.

l documento a firma dei senatori a vita riceve il plauso anche della Associazione Luca Coscioni che accoglie l’iniziativa con “riconoscenza e rinnovata fiducia”. “La lettera dei Senatori – si legge in un comunicato dell’Associazione Luca Coscioni – segna un enorme evento istituzionale in relazione al tortuoso percorso affrontato finora dalla legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento. Siamo testimoni, con questa ennesima presa di posizione già assunta in precedenza da una moltitudine di altre importanti personalità nazionali, di un momento politico importante. Ci uniamo ai senatori firmatari e alla ferma condanna dell’ostruzionismo più sleale, quello in corso nei confronti di chi soffre e viene persino privato del diritto umano della libertà di scelta”.

 

Legge elettorale. Il 24 ottobre il testo in Aula al Senato

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Il Rosatellum 2.0 supera i primo voti in Senato, seppur solo sulla sua calendarizzazione, con numeri che tranquillizzano i partiti che sostengono la legge.

Una legge che ha il sostegno pieno dei socialisti. Anzi che riprende la proposta stessa del Psi. La nuova legge elettorale afferma infatti Riccardo Nencini la “ho proposta e condivisa”. “Sono favorevole – aggiunge – ad un sistema che è in parte maggioritario in modo tale da consentire al cittadino di scegliersi direttamente il proprio rappresentante in Parlamento”.

Il testo sarà in Aula già martedì prossimo, con un passaggio rapidissimo in Commissione, che manda su tutte le furie M5s, Mdp e Si, che parlano di “forzatura”. Elemento l’inaspettato annuncio di Ala di non dar per scontato il suo sì, dopo la frenata alla Camera sul ddl Falanga sull’abusivismo.

Che gli oppositori alle legge non volessero arrendersi senza dar battaglia, lo ha dimostrato una lettera che i deputati di M5s hanno scritto alla presidente Laura Boldrini, sostenendo che una correzione da lei fatta nell’ambito del coordinamento formale del testo del Rosatellum (prima di inviarlo al Senato), fosse stata in realtà una correzione sostanziale. Tesi respinta dalla presidente della Camera.

Quando poi a Palazzo Madama, alla conferenza dei capigruppo, il presidente dei senatori Dem Luigi Zanda ha chiesto di calendarizzare il Rosatellum in Aula il 24 ottobre, cioè tra una settimana, sia M5s, che Mdp, con la capigruppo Cecilia Guerra, che Si, con Loredana De Petris, hanno protestato vivacemente. Il calendario è stato approvato con il sostegno del Pd, Psi, Fi, Ap, Lega e Autonomie ma è stato sottoposto al voto d’Aula, non
avendo avuto l’unanimità. Qui i pentastellati hanno chiesto di togliere il Rosatellum dal calendario per inserire la legge sui vitalizi, per la quale, ma anche per la legge elettorale,
avevano tenuto un flash mob durante la conferenza dei capigruppo. L’Aula però ha confermato il calendario con un voto che ha fornito numeri confortanti che i sostenitori del
Rosatellum. Inaspettato però è stato l’annuncio di Ciro Falanga: “Voterò il Rosatellum 2.0 solo se saro’ convinto del testo”, dopo il dispetto alla Camera del rinvio in Commissione della legge sull’abusivismo promossa dallo stesso Falanga. Ala ha voti aggiuntivi rispetto a quelli di Pd, Fi, Lega, Autonomie e Direzione Italia, ma sono sempre 14 voti pesanti anche in vista della legge di Bilancio.

Nel frattempo la Commissione affari costituzionali ha avviato l’esame del Rosatellum 2.0 con l’illustrazione del testo da parte del relatore Salvatore Torrisi, presidente della Commissione e il respingimento, in serata, delle pregiudiziali presentate da M5s, Mdp e Si. Per andare in Aula il 24 ottobre, il cammino della Commissione sarà a passo di carica: discussione generale fino a mercoledì, giovedì audizioni di esperti, venerdì
termine per gli emendamenti e lunedi’ 23 ottobre voto il pomeriggio e la sera.

NERO D’OLTRALPE

austria_kurz Questi ultimi sempre più stretti nella morsa della destra, non solo in Austria, ma in tutta Europa, eccezion fatta per il Portogallo e per il Regno Unito dove Corbyn tiene ben salda la roccaforte dei laburisti. “In Austria, come è già avvenuto in altri paesi europei, assistiamo a una forte svolta a destra che evidentemente non favorisce i movimenti socialdemocratici”, ha detto Christian Kern, Cancelliere uscente, annunciando di voler restare in Parlamento anche se il suo partito dovesse passare all’opposizione. Il cancelliere in pectore Sebastian Kurz ha invece esultato in un mare turchese. “Questo voto – ha scandito – è un chiaro mandato per realizzare le riforme e i cambiamenti voluti dai cittadini”. “Kurz è il chiaro vincitore di questa tornata elettorale”, ha commentato il presidente Van der Bellen, ricordando che il risultato definitivo sarà comunicato solo giovedì, dopo lo spoglio dei voti per corrispondenza. Al momento però sembra che anche i Verdi del presidente rischiano di restare fuori per la prima volta dal 1986 di restare fuori dal Parlamento (la soglia minima è del 4%): secondo gli ultimi dati diffusi i Verdi, dati al 3,9%, rischiano. Sembra tramontata l’ipotesi di un governo arcobaleno di Spoe, liberali, Verdi e lista Pilz, che si ferma al 40,5%. I liberali del Neos sono ora al 5,3% (+0,3%) e l’ex verde Peter Pilz arriva al 4,3%. Per ora al secondo posto arrivano i socialdemocratici del cancelliere uscente, Christian Kern, con il 26,9% dei voti. Ma la destra nazionalista, islamofoba ed euroscettica di Heinz-Christian Strache (Fpo), è balzata di cinque punti al 26% dei consensi. Se il partito di Strache entrasse nel prossimo governo, ha già fatto sapere che vuole girare le spalle a Bruxelles per allearsi con Budapest e arricchire il quartetto di Visegrad, i “signori no” dell’Europa dell’est, che si sono messi di traverso sulle politiche migratorie comuni.
“È un voto preoccupante ma purtroppo è una conferma di un vento che spira in Europa. Non abbiamo torto quando diciamo che potrebbe esserci una preoccupazione anche per l’Italia di un populismo nero che avanza a passi molto lunghi”. Afferma il segretario del Psi, Riccardo Nencini, a margine dell’assemblea generale di Confindustria Pavia, commentando l’esito del voto in Austria. A preoccuparsi non è solo la vicina Italia, ma anche la Germania, ma i cui socialisti sono incoraggiati dalla ripresa nella Land della Bassa Sassonia. Dopo lo “straordinario successo” di ieri in Bassa Sassonia, dove i socialisti del governatore uscente hanno vinto con il 37,2%, +4,6% rispetto alle precedenti consultazioni, Martin Schulz intende concentrarsi sulla direzione del partito, per “riformarlo” e puntare su un “nuovo stile”. Schulz ha annunciato che il processo di rinnovamento “non sara’ privo di conflitti”. “Come presidente dell’Spd mi occuperò con piena intensità del rinnovamento e delle riforme del partito”, ha affermato, annunciando fra l’altro “un nuovo stile aperto al dialogo”.
L’Oevp ha ottenuto il 31,4% dei consensi, guadagnando quasi l’8% rispetto alle elezioni del 2013, e Kurz, a soli 31 anni, si appresta a diventare il più giovane capo del governo in Europa.
Nonostante la giovane età Kurz è già noto, soprattutto al Governo italiano, recentemente da ministro degli Esteri, per le sue politiche anti-immigrazione, è stato protagonista di un braccio di ferro che ha portato Roma e Vienna sull’orlo di una crisi diplomatica.

Referendum, il Partito socialista è per l’astensione

Peschiera del Garda 1

Si è svolta a Peschiera del Garda, presente l’on. Pastorelli, l’assemblea congiunta dei dirigenti PSI del Veneto e della Lombardia e dei comitati socialisti per l’astensione.

Nell’incontro si è fatto il punto della situazione sulle iniziative di promozione dell’astensione al referendum leghista di ottobre, sulle iniziative da portare avanti nell’ultima settimana di campagna referendaria e su cosa fare il giorno successivo al referendum.

I socialisti hanno convenuto sull’opportunità della scelta astensionista. Una scelta coraggiosa poiché destinata a scontrarsi contro la potente campagna referendaria scatenata dalla Lega (fatta in parte con i soldi dei cittadini del Veneto), una scelta difficile ma intellettualmente onesta e non piegata dalla codardia di chi ha preferito “mettersi nella scia” del malcontento sobillato dalle forze del centrodestra.

I socialisti promossero e sostennero la creazione delle Regioni. Regioni che avrebbero dovuto essere strumento di coordinamento delle autonomie locali e non, come purtroppo è accaduto, Enti accentratori di potere a danno degli Enti Locali. Non è un caso che il referendum lanciato dalla Lega ignori gli Enti Locali.

In Parlamento il PSI sta portando avanti una politica di revisione delle autonomie speciali ed è pronto a sostenere le richieste di maggior autonomia che provenissero dalle altre Regioni secondo percorsi costituzionalmente previsti.

Richieste di maggior autonomia che la Lega a parole ha sempre fatto ma che poi, come nel caso del referendum di ottobre, si rivelano per ciò che realmente sono: slogan elettorali!

A Peschiera del Garda invece i socialisti hanno deciso di agire e dal giorno successivo al referendum, in tutti i Consigli comunali di Veneto e Lombardia in cui il PSI è presente, porteranno delle delibere da far votare e da inviare alle Regioni affinchè avviino realmente il processo costituzionale in grado di consentire ai cittadini delle due regioni di amministrare in maniera più efficace le risorse prodotte dai propri territori.

Luca Fantò
Segr. reg. PSI Veneto

Fabio Fabbri
Le buone ragioni di Aldo Forbice… e dei socialisti

Intervengo volentieri nel dibattito promosso da Aldo Forbice, che riguarda in buona sostanza la “nostra esistenza politica” oggi e nel prossimo futuro. Potrei limitarmi ad esclamare: concordo interamente sulla diagnosi e anche sulla proposta. Forbice ricorda agli immemori che lo scenario politico italiano ed europeo è profondamente cambiato. E tuttavia noi ci comportiamo come se “il nuovo corso” del socialismo italiano promosso da Bettino Craxi fosse ancora in pieno svolgimento, mentre i partiti socialisti e socialdemocratici europei sono al potere e stanno continuando a costruire quella che Craxi chiamava “la più alta civiltà realizzata dall’uomo sulla terra”. Purtroppo non è così e, per quanto ci riguarda, stiamo ancora tentando di sopravvivere tra le macerie della grande slavina del 1992.

Il nostro rischio, o addirittura la nostra condizione, appare assai vicina a quella delle “Associazioni combattenti e reduci”, che si pascono dell’illustre passato, ma sono ontologicamente incapaci di concorrere alla costruzione del futuro. Mi viene alla mente quel guerriero raccontato, se non ricordo male, da Matteo Maria Boiardo :”E come avviene, qund’uno è riscaldato\Che le ferite per allor non sente,\Così colui, del colpo non accorto,\Andava combattendo ed era morto.”.

Intanto, constato con piacere che Aldo Forbice ha beneficiato della visitazione di Bozzolo, terra civilissima del riformismo socialista nobilmente impersonato da Piero Caleffi. Qui si mangia bene e si discute di politica senza faziosità. Nella Pretura di Bozzolo ho fatto, chissà quanti anni fa, una delle mie prime difese penali, con il piacere di indossare la toga.

Qui, caro Aldo, hai constatato con raccapriccio che l’assemblea dei tuoi uditori era composta da vegliardi. Essi meritano la nostra riconoscenza ed il nostro affetto. Ma è nostro dovere è conquistare con le nostre idee che vengono da lontano (“Il futuro ha un cuore antico”) anche una fetta delle nuove generazioni.

Il Tuo timore, e forse la Tua quasi certezza, è che con il cucchiaio di raccolta chiamato PSI non si diventa protagonisti, anche per una minima parte, del dibattito e della vita politica.

Per parte mia sto da tempo pensando che gli eredi della tradizione socialista debbono operare principalmente con nuovi mezzi di elaborazione e di comunicazione politica, più efficaci e più adatti alla nostra condizione, pur senza ripudiare la “forma partito”. Non è una prospettiva umiliante. Anche i profeti disarmati (così li chiamava Niccolò Machiavelli) possono concorrere a “fare la storia”.

E’ vero, caro Forbice, quel che hai constatato a Bozzolo: il Psi “ha esaurito la sua spinta propulsiva” e sembra appartenere “più al passato che al futuro”. E tuttavia le nostre organizzazioni e i nostri circoli politico-culturali sono ancora attivi in molte parti d’Italia: talora con qualche capacità di attrazione elettorale, sempre, al centro ed anche in periferia, in grado di funzionare come serbatoi di idee e di ideali.

Dunque, specialmente sotto il secondo profilo, siamo ancora in grado di progettare e di “pensare Paese”, come heri dicebamus. Lo testimoniano i dibattiti storico-politici promossi dalla Fondazione Socialismo , le pagine sapide di Mondoperaio, che associano alla riflessione sul passato i progetti per il futuro. E sono anche vive e incisive le quotidiane battaglie dell’Avanti!, di cui sogniamo il ritorno nelle edicole, almeno una volta la settimana.

Dunque possiamo difenderci dal pericolo di essere prigionieri del passato, se sapremo affermare la nostra vitalità politica organizzando presto e bene la preannunciata Conferenza Programmatica che chiamiamo “Rimini II”.

Le idee nuove si fanno strada anche negli anni bui. Così accade quando i radicali di Mario Pannunzio e i repubblicani Ugo La Malfa – una minoranza coraggiosa – costruirono nei loro Convegni la piattaforma politica dei primi governi riformatori del centro-sinistra con la partecipazione del PSI: il Psi di Pietro Nenni, di Riccardo Lombardi e di Antonio Giolitti.

Forse sono inguaribilmente ottimista, ma avverto che sta crescendo in una parte sia pur minoritaria del Paese il desiderio di mandare in Parlamento un pugnace conglomerato riformista, liberaldemocratico e coraggiosamente “ventoteniano”, animato dal desiderio di far uscire l’Italia dal pantano in cui l’hanno immersa, insieme ai populisti, le faide di potere dei postcomunisti vecchi e nuovi: dimentichi di aver avuto torto dalla storia. E’ davanti ai nostri occhi la prova che costoro sono ormai i generali delle sconfitte: basta pensare alla vittoria di centinaia di liste civiche che conquistano centinaia di Comuni un tempo “rossi”, punendo la mediocrità e la litigiosità intestina dei “grandi” partiti. L’ultimo caso eclatante è quello di Parma. Ebbene, anche questo civismo virtuoso merita di essere rappresentato nel Parlamento della Repubblica., forse con una lista nazionale, ad un tempo civica ed europeista.

In questo contesto, che chiama alla mobilitazione energie nuove, mi sembra una vivida luce che brilla nell’oscurità il messaggio di Riccardo Nencini, che ho letto su questo giornale: “Al lavoro per una formazione riformista che abbia lavoro ed Europa nel cuore. Che si presenti alle prossime elezioni accogliendo il meglio delle culture democratiche, socialiste, civiche, laiche. Che concorra alla vittoria del centro-sinistra. Che combatta il seme del secessionismo. Che ci renda più giusti e più liberi”. Mi permetto di chiosare: << liberi anche dagli insopportabili “fratelli coltelli”. >>.

OK, Riccardo: en marche, a testa alta. E’ sempre meglio accendere una candela che imprecare contro l’oscurità, magari ripensando a quanto ha detto del socialismo italiano Giorgio Ruffolo: “Cent’anni di storia, che sono anche cent’anni di gloria”. E riflettiamo sulla possibile sinergia con quel che resta della migliore tradizione democristiana: anche Pierferdinando Casini e Angelino Alfano sono allergici al vassallaggio.

Buon lavoro, compagni. Sono pronto, nel mio piccolo, a dare una mano.

Fabio Fabbri

Nencini: referendum farsa per Veneto e Lombardia

zaia maroni“È un referendum farsa che non serve a nulla se non a spendere denaro pubblico”. Lo afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini riferendosi al referendum della Lega del 22 ottobre che si voterà in Veneto e Lombardia. Il Psi non ha mezzi termini: il referendum è inutile e per questo l’indicazione è di non recarsi al voto. Nencini sabato sarà a Peschiera del Garda per spiegare le ragioni.

Il Psi è per il non voto. Perché?
I referendum è inutile. Ma vi è anche una ragione che prende spunto da quello che sta succedendo in Catalogna. Non si può prestare il fianco a nessuna ipotesi che possa essere considerata un ponte verso il secessionismo.

Si parla di un costo di circa 50 milioni per queste consultazioni…
Il referendum consultivo del 22 ottobre costerà circa 46 milioni di euro che avrebbero potuto essere invece spesi per il sostegno al lavoro e ai cittadini più in difficoltà.

Ma quali possono essere per i cittadini gli effetti di una eventuale vittoria del referendum?
Non cambierebbe assolutamente nulla. La Costituzione è chiara. Non può esserci una diversa ripartizione del carico fiscale e per avere una maggiore dose di autonomia si deve comunque consultare gli enti locali e aprire un tavolo con il governo. Tertium non datur. Insomma alla base del referendum vi è un atto di menzogna. Ho ascoltato e letto più volte sia Zaia che Maroni. Giustificano il referendum pensando che il lombardi e i veneti siano degli allocchi. Perché dicono loro se il referendum avrà successo vi sarà una diversa ripartizione a vantaggio delle due regioni. Ma è falso, la Costituzione non lo consente. La costituzione invece permette maggiore autonomia in alcune materie. Per esempio ambiente e pubblica istruzione.

Cosa servirebbe invece al Paese?
Noi abbiamo bisogno di una profonda riforma delle istituzioni. Perché servono piattaforme istituzionali più forti, più autorevoli per stare nella globalizzazione e della competizione internazionale. Abbiamo bisogno di macro regioni, di città metropolitane i cui vertici siano eletti direttamente dai cittadini. Poi abbiamo bisogno di un numero minore di comuni. E in un momento in cui si pensa alla riforma delle istituzioni non si può elidere la domanda, tanto più se si dà maggiore autonomia e regioni riformate, sull’elezione diretta del capo dello Stato come segno dell’unità del Paese

Parliamo della legge elettorale. Il voto di fiducia ha scaldato molto gli animi. C’è chi parla di deriva autoritaria…
La fiducia sarebbe stata un dito in un occhio se la legge elettorale fosse stata concepita esclusivamente dalla maggioranza di governo. Perché le regole del gioco si scrivono assieme senza una maggioranza e una minoranza precostituite. Le regole vanno scritte nella coralità del Parlamento. Ora vi è una vasta platea. Mancano solo i grillini perché hanno rotto il patto sul tedeschellum prima della pausa estiva. Bisogna stare nel merito. Non guardare il dito ma guardare la luna.

E il merito qual è?
Il merito è che noi sosteniamo da tre Congressi che serve un sistema elettorale che si fondi sulle coalizioni. I partiti a vocazione maggioritaria l’Italia non li ha conosciuti se non nella Dc di De Gasperi. Da questo punto di vista il Rosatellum bis è una legge che consente agli italiani di scegliere la coalizione che deve governare.

Mentre i grillini gridavano sotto Montecitorio al Pantheon vi era chi fino a poco tempo fa era nel Pd…
Molti di loro hanno già votato la fiducia alla legge elettorale. Insomma sotto quel al palco c’è chi la fiducia la ha già votata a suo tempo.

Daniele Unfer

Legge elettorale, il Rosatellum passa alla Camera

tabellone legge elettoraleLa Camera dei deputati, con voto segreto, approva il Rosatellum. I 375 i sì, 215 i contrari. Ha retto quindi l’accordo tra la maggioranza, Forza Italia e Lega. Ora il testo dovrà essere approvato anche dal Senato ove la maggioranza è meno solida. E con la posizione contraria di Mdp il sentiero si fa ancora più stretto. “Il Rosatellum non è perfetto, –  afferma Oreste Pastorelli, deputato del Psi, nel corso delle dichiarazioni di voto finale sulla riforma della legge elettorale – tuttavia è in grado di consegnare ai cittadini una normativa elettorale accettabile e rappresentativa. La nuova proposta, infatti, incoraggia le coalizioni, proprio quello che avevamo indicato noi socialisti già da qualche tempo”. “E’ davvero arrivato il momento – prosegue – che le forze responsabili del Parlamento consegnino al Paese una nuova legge elettorale: a pochi mesi dalla fine della legislatura, infatti, non si può fallire un obiettivo così importante per la democrazia. Il presidente della Repubblica ha più volte richiamato le Camere: dopo il tentativo di giugno, adesso è giunta l’ultima occasione, quella che non può essere mancata. Sarebbe la vittoria dell’irrazionalità a scapito della responsabilità, del populismo a svantaggio della politica”.

Pia Locatelli sottolinea “il passo avanti che è stato fatto sulla parità di genere rispetto alle leggi precedenti”.  “Il testo accoglie le richieste che da anni avanziamo di un maggior equilibrio della rappresentanza di genere nelle istituzioni  prevedendo che nessuno dei due sessi possa essere rappresentato in misura superiore al 60% sia nei collegi uninominali sia in quelli plurinominali. Questa regola vale anche per i e le capilista”. “Certo  – aggiunge – noi avremmo voluto una rappresentanza alla pari, quindi 50 e 50, soprattutto  avremmo  voluto che il conteggio della ripartizione delle candidature tra donne e uomini alla Camera fosse a livello circoscrizionale, così come è per il Senato, e non nazionale. In questo modo, infatti, c’è il rischio, anzi la certezza, che alcuni partiti concentreranno le candidature femminili nelle regioni dove sono deboli e quelle maschili nei territorii in cui sono più forti, con la conseguenza di non eleggere nessuna donna”.

Ora gli occhi sono sul Senato. Dove si conta su un iter sprint in commissione Affari costituzionali: appena tre giorni di lavoro già la prossima settimana, in modo da approdare
in Aula subito dopo il 20 ottobre. Se il cammino dovesse procedere senza imprevisti,
l’Aula del Senato potrebbe essere in grado di approvare la nuova legge elettorale anche prima delle elezioni siciliane, che si terranno il primo weekend di novembre. Un obiettivo al quale puntano le forze politiche che vogliono mettere al riparo il Rosatellum da eventuali ripercussioni dovute all’esito del voto regionale. Si tratta ovviamente di un timing che non contempla nuove  modifiche alla legge elettorale. E che secondo molti, fa già intravedere una nuova fiducia al Senato.

Durissimi i commenti di Mdp. Ormai definitivamente fuori dalla maggioranza. D’Alema definisce la legge “antidemocratica e incostituzionale” mentre Bersani parla di una legge come il “cubo di Rubik” e i 5 Stelle si sono ritrovati in sit in davanti al palazzo della Camera dei deputati. Roberto Speranza parla di “pagina nera della storia del nostro Parlamento”. Con la fiducia sul Rosatellum 2.0, aggiunge,  “evapora la discontinuità tra il Governo Gentiloni con quello Renzi, ed evapora così anche il nostro vincolo di fiducia”.

Forza Italia vota a sostegno della legge mantenendo l’impegno preso. “E’ l’unica mediazione possibile” afferma la portavoce azzurra Mara Carfagna. Nella dichirazione di voto finale il capogruppo Renato Brunetta vede nel voto di  oggi “una possibilità di riscatto” per la legislatura. Brunetta sottolinea che “occorre una legge fatta in Parlamento non contro qualcuno ma condivisa dalla maggior parte delle forze politiche. Non esiste una legge che faccia perdere se hai i voti né che ti fa vincere se non li hai”.  Favorevole anche il  voto di Ap. Il Rosatellum 2.0 “non è la legge migliore ma è una buona legge” afferma in Aula Maurizio Lupi annunciando in Aula il sì dei 22 deputati del gruppo. “Abbiamo lavorato insieme a una buona legge elettorale che mette insieme diversi valori. Il collegio uninominale è positivo sul piano del rapporto tra eletto e elettore; il secondo elemento che chiedevamo era la corretta rappresentanza della volontà degli elettori attraverso il proporzionale”

Sulla seconda fiducia i voti a favore sono stati 308 e 81 i contrari. Otto gli astenuti. Le prime due fiducia erano state votate ieri. Per tutto il giorno Pd e Forza Italia hanno fatto i conti in vista del voto finale sul Rosatellum bis. Sono stati calcolati i voti che sarebbero potuti mancare al Pd e stimati dai dem tra i 15 e i 20. I renziani infatti temono imboscate da parte dei nemici del segretario. Tanto che il ministro della Giustizia Orlando ha voluto allontanare da sé i sospetti auspicando “un passo nella direzione dell’approvazione della legge”.

Dentro Forza Italia i riflettori erano puntati sui deputati eletti al sud, dove il malumore permane in quanto convinti di essere i più penalizzati dalla nuova legge elettorale. Fonti azzurre riferivano che le ‘defezioni’ sarebbero state intorno alla decina, ma i più ottimisti parlavano di di 5-6 deputati. Dalla Lega invece nessun dubbio: tutti presenti al voto. Chi ha fatto i conti, pallottoliere alla mano, ha valutato in meno di 100 i franchi tiratori.

BASTA SCISSIONI

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“È un referendum farsa che non serve a nulla se non a spendere denaro pubblico”. Lo afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini riferendosi al referendum della Lega del 22 ottobre che si voterà in Veneto e Lombardia. Il Psi non ha mezzi termini: il referendum è inutile e per questo l’indicazione è di non recarsi al voto. Nencini sabato sarà a Peschiera del Garda per spiegare le ragioni.

Il Psi è per il non voto. Perché?
I referendum è inutile. Ma vi è anche una ragione che prende spunto da quello che sta succedendo in Catalogna. Non si può prestare il fianco a nessuna ipotesi che possa essere considerata un ponte verso il secessionismo.

Si parla di un costo di circa 50 milioni per queste consultazioni…
Il referendum consultivo del 22 ottobre costerà circa 46 milioni di euro che avrebbero potuto essere invece spesi per il sostegno al lavoro e ai cittadini più in difficoltà.

Ma quali possono essere per i cittadini gli effetti di una eventuale vittoria del referendum?
Non cambierebbe assolutamente nulla. La Costituzione è chiara. Non può esserci una diversa ripartizione del carico fiscale e per avere una maggiore dose di autonomia si deve comunque consultare gli enti locali e aprire un tavolo con il governo. Tertium non datur. Insomma alla base del referendum vi è un atto di menzogna. Ho ascoltato e letto più volte sia Zaia che Maroni. Giustificano il referendum pensando che il lombardi e i veneti siano degli allocchi. Perché dicono loro se il referendum avrà successo vi sarà una diversa ripartizione a vantaggio delle due regioni. Ma è falso, la Costituzione non lo consente. La costituzione invece permette maggiore autonomia in alcune materie. Per esempio ambiente e pubblica istruzione.

Cosa servirebbe invece al Paese?
Noi abbiamo bisogno di una profonda riforma delle istituzioni. Perché servono piattaforme istituzionali più forti, più autorevoli per stare nella globalizzazione e della competizione internazionale. Abbiamo bisogno di macro regioni, di città metropolitane i cui vertici siano eletti direttamente dai cittadini. Poi abbiamo bisogno di un numero minore di comuni. E in un momento in cui si pensa alla riforma delle istituzioni non si può elidere la domanda, tanto più se si dà maggiore autonomia e regioni riformate, sull’elezione diretta del capo dello Stato come segno dell’unità del Paese

Parliamo della legge elettorale. Il voto di fiducia ha scaldato molto gli animi. C’è chi parla di deriva autoritaria…
La fiducia sarebbe stata un dito in un occhio se la legge elettorale fosse stata concepita esclusivamente dalla maggioranza di governo. Perché le regole del gioco si scrivono assieme senza una maggioranza e una minoranza precostituite. Le regole vanno scritte nella coralità del Parlamento. Ora vi è una vasta platea. Mancano solo i grillini perché hanno rotto il patto sul tedeschellum prima della pausa estiva. Bisogna stare nel merito. Non guardare il dito ma guardare la luna.

E il merito qual è?
Il merito è che noi sosteniamo da tre Congressi che serve un sistema elettorale che si fondi sulle coalizioni. I partiti a vocazione maggioritaria l’Italia non li ha conosciuti se non nella Dc di De Gasperi. Da questo punto di vista il Rosatellum bis è una legge che consente agli italiani di scegliere la coalizione che deve governare.

Mentre i grillini gridavano sotto Montecitorio al Pantheon vi era chi fino a poco tempo fa era nel Pd…
Molti di loro hanno già votato la fiducia alla legge elettorale. Insomma sotto quel al palco c’è chi la fiducia la ha già votata a suo tempo.

Daniele Unfer