Insieme: il nuovo simbolo di Psi, Verdi e Area Civica

lista insieme psi verdi“Insieme”: è questo il nome con cui scendono in campo, a fianco del Pd, Psi, Verdi e Area Civica, i prodiani. Sul simbolo, oltre alla scritta “Italia Europa”, compaiono, su uno sfondo bianco, i simboli dei Verdi, del Psi e il bollo arancione di Aera Civica e figura, al centro, un ramoscello d’Ulivo. In alto le parole ‘Italia Europa’. Gli elettori troveranno sulla scheda per le politiche questo simbolo, alleato con il Pd. Giovedì 14 dicembre a Roma la presentazione ufficiale. Presenti Riccardo Nencini, segretario del Psi, Angelo Bonelli e Luana Zanella (Verdi), Giulio Santagata (prodiano). In sala la ‘benedizione’ del Pd è stata portata dal vicesegretario Maurizio Martina e da Piero Fassino. Presente anche Ernesto Auci del gruppo Misto. Per il Psi presenti anche Pia Locatelli, Enrico Buemi, Oreste Pastorelli, Mariacristina Pisani, Gian Franco Schietroma, Silvano Rometti.

“È un ricordo che non è nostalgia ma impegno”, spiega il prodiano Giulio Santagata presentando una lista che, rimarca, “non vuole essere testimonianza ma contribuire alla linea programmatica del centrosinistra”. Santagata pone l’accento sulla parole insieme perché ci sono questioni che “Italia e Europa non possono affrontare con una visione localistica”. È il momento di darsi una scossa, non basta l’indignazione suscitata dalla informazione televisiva o dalle notizie lette su internet. “Per questo – continua Santagata – ho tolto dal chiodo le mie scarpe. Per rimettermi in cammino tra la gente. Bisogna darci una mossa. Non si può stare a guardare e rilanciare l’idea che un paese ricco di risorse come il nostro può e deve fare un salto in avanti”.

Il ramoscello al centro del simbolo rappresenta il legame con la stagione dell’Ulivo. “Non la nostalgia – aggiunge Santagata – ma l’impegno. Quando abbiamo vinto quelle campagne elettorali – sottolinea riferendosi al 1996 e successivamente al 2006 quando Prodi andò a Palazzo Chigi esattamente a 10 anni di distanza una dall’altra – è perché il nostro impegno è stato premiato. È grazie all’impegno che abbiamo vinto”. “Oggi il centrosinistra va migliorato. Pd e alleati hanno governato con luci e ombre. Bene le luci, ma bisogna illuminare le ombre contribuendo a definire le linee programmatiche dei prossimi anni”.

Il bollo arancione di Area Civica richiama, cromaticamente, il movimento che faceva capo al “grande assente” della lista a sinistra del Pd, Giuliano Pisapia. “Dieci anni fa – aggiunge – avremmo assistito ad una grande corsa verso il centro, ora si rischia di assistere ad una corsa verso le estreme. C’è una disgregazione delle aree centrali del Paese che non segue una direttrice chiara”, spiega l’esponente prodiano secondo il quale la parola chiave del contributo di Insieme è “sostenibilità: ambientale, ma anche sociale, in un Paese diviso, dove le diseguaglianze sono diventate intollerabili”. Presenti, alla conferenza stampa, anche il vice segretario Pd Maurizio Martina e Piero Fassino, il tessitore della coalizione di centrosinistra scelto da Matteo Renzi.

Il segretario del Psi Riccardo Nencini mette in rilievo la necessità di partire dalla sostanza. Dalle idee. “Chiediamo subito un tavolo del centrosinistra – afferma Nencini – per discutere un progetto da portare a tutti gli italiani. A gennaio ci saranno le primarie delle idee, porteremo le nostre proposte in tutte le piazze d’Italia”. “Noi siamo una sorta di Pordenone Calcio vogliamo creare passione e ripetere una stagione di vittorie”, spiega Nencini con riferimento alla “favola” della squadra friuliana fermata solo ai rigori dall’Inter in Coppa Italia.

“Abbiamo ultimato un lavoro che durava da mesi. Siamo soddisfatti del lavoro fatto. È un simbolo inclusivo. Inclusivo significa che porta con se i figli di una storia politica importante. Però un simbolo aperto, ove mondi e culture che volessero riconoscersi in questa storia, possano trovare porte aperte e finestre spalancate”.

Mentre Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, ricorda come la formazione ambientalista sia “tra i fondatori dell’Ulivo” e sottolinea, senza citare Giuliano Pisapia: “La scelta che altri hanno fatto di non contribuire al centrosinistra non la condividiamo per due ordini di motivi. La presenza forte di ecologisti in Parlamento può contribuire a far cambiare una rotta che fino ad oggi non ci ha convinto. Serve un centrosinistra diverso, nuovo con politiche ambientali innovative”.

“Le emergenze ambientali che sono una crisi economia e sociale profonda chiedono l’urgenza di processi di governo se vogliamo veramente salvare non solo il nostro paese, ma complessivamente il pianeta. Le politiche sul clima, le politiche energetiche, l’innovazione per esempio nell’industria automobilistica per superare quelle resistente verso l’auto pulita, sono nostri obiettivi molto importanti”. “Non può essere indifferente – conclude Bonelli – il futuro di questo Paese. Un futuro consegnato nelle mani di Berlusconi, Salvini, Meloni è un incubo, sia dal punto di vista delle poliche ambientali, sia da quello delle politiche sociali che di quello delle politiche internazionale”.

L’apprezzamento del Pd arriva dalle parole di Piero Fassino: “La formazione del rassemblement di ispirazione ulivista ‘Insieme’ rappresenta un contributo importante per una nuova stagione di centrosinistra, fondata su una coalizione ampia, plurale e inclusiva”. “Si ritrovano in ‘Insieme’ culture e esperienze – l’ambientalismo, il riformismo socialista, il femminismo, il pensiero progressista, il civismo – che hanno condotto e conducono ogni giorno un comune impegno nel governo dell’Italia e nella guida di tante Regioni e Città. Un patrimonio prezioso di esperienze e idee su cui il centrosinistra può contare per dotarsi di un programma credibile per un’Italia moderna e giusta”.

CENTROSINISTRA APERTO

lista insieme psi verdi

“Insieme”: è questo il nome con cui scendono in campo, a fianco del Pd, Psi, Verdi e Area Civica, i prodiani. Sul simbolo, oltre alla scritta “Italia Europa”, compaiono, su uno sfondo bianco, i simboli dei Verdi, del Psi e il bollo arancione di Aera Civica e figura, al centro, un ramoscello d’Ulivo. In alto le parole ‘Italia Europa’. Gli elettori troveranno sulla scheda per le politiche questo simbolo, alleato con il Pd. Oggi a Roma la presentazione ufficiale. Presenti Riccardo Nencini, segretario del Psi, Angelo Bonelli e Luana Zanella (Verdi), Giulio Santagata (prodiano). In sala la ‘benedizione’ del Pd è stata portata dal vicesegretario Maurizio Martina e da Piero Fassino. Presente anche Ernesto Auci del gruppo Misto. Per il Psi presenti anche Pia Locatelli, Enrico Buemi, Oreste Pastorelli, Mariacristina Pisani, Gian Franco Schietroma, Silvano Rometti.

“E’ un ricordo che non è nostalgia ma impegno”, spiega il prodiano Giulio Santagata presentando una lista che, rimarca, “non vuole essere testimonianza ma contribuire alla linea programmatica del centrosinistra”. Santagata pone l’accento sulla parole insieme perché ci sono questioni che “Italia e Europa non possono affrontare con una visione localistica”. È il momento di darsi una scossa, non basta l’indignazione suscitata dalla informazione televisiva o dalle notizie lette su internet. “Per questo – continua Santagata – ho tolto dal chiodo le mie scarpe. Per rimettermi in cammino tra la gente. Bisogna darci una mossa. Non si può stare a guardare e rilanciare l’idea che un paese ricco di risorse come il nostro può e deve fare un salto in avanti”.

Il ramoscello al centro del simbolo rappresenta il legame con la stagione dell’Ulivo. “Non la nostalgia – aggiunge Santagata – ma l’impegno. Quando abbiamo vinto quelle campagne elettorali – sottolinea riferendosi al 1996 e successivamente al 2006 quando Prodi andò a Palazzo Chigi esattamente a 10 anni di distanza una dall’altra – è perché il nostro impegno è stato premiato. È grazie all’impegno che abbiamo vinto”. “Oggi il centrosinistra va migliorato. Pd e alleati hanno governato con luci e ombre. Bene le luci, ma bisogna illuminare le ombre contribuendo a definire le linee programmatiche dei prossimi anni”.

Il bollo arancione di Area Civica richiama, cromaticamente, il movimento che faceva capo al “grande assente” della lista a sinistra del Pd, Giuliano Pisapia. “Dieci anni fa – aggiunge – avremmo assistito ad una grande corsa verso il centro, ora si rischia di assistere ad una corsa verso le estreme. C’è una disgregazione delle aree centrali del Paese che non segue una direttrice chiara”, spiega l’esponente prodiano secondo il quale la parola chiave del contributo di Insieme è “sostenibilità: ambientale, ma anche sociale, in un Paese diviso, dove le diseguaglianze sono diventate intollerabili”. Presenti, alla conferenza stampa, anche il vice segretario Pd Maurizio Martina e Piero Fassino, il tessitore della coalizione di centrosinistra scelto da Matteo Renzi.

Il segretario del Psi Riccardo Nencini mette in rilievo la necessità di partire dalla sostanza. Dalle idee. “Chiediamo subito un tavolo del centrosinistra – afferma Nencini – per discutere un progetto da portare a tutti gli italiani. A gennaio ci saranno le primarie delle idee, porteremo le nostre proposte in tutte le piazze d’Italia”. “Noi siamo una sorta di Pordenone Calcio vogliamo creare passione e ripetere una stagione di vittorie”, spiega Nencini con riferimento alla “favola” della squadra friuliana fermata solo ai rigori dall’Inter in Coppa Italia.

“Abbiamo ultimato un lavoro che durava da mesi. Siamo soddisfatti del lavoro fatto. È un simbolo inclusivo. Inclusivo significa che porta con se i figli di una storia politica importante. Però un simbolo aperto, ove mondi e culture che volessero riconoscersi in questa storia, possano trovare porte aperte e finestre spalancate”.

Mentre Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, ricorda come la formazione ambientalista sia “tra i fondatori dell’Ulivo” e sottolinea, senza citare Giuliano Pisapia: “La scelta che altri hanno fatto di non contribuire al centrosinistra non la condividiamo per due ordini di motivi. La presenza forte di ecologisti in Parlamento può contribuire a far cambiare una rotta che fino ad oggi non ci ha convinto. Serve un centrosinistra diverso, nuovo con politiche ambientali innovative”.

“Le emergenze ambientali che sono una crisi economia e sociale profonda chiedono l’urgenza di processi di governo se vogliamo veramente salvare non solo il nostro paese, ma complessivamente il pianeta. Le politiche sul clima, le politiche energetiche, l’innovazione per esempio nell’industria automobilistica per superare quelle resistente verso l’auto pulita, sono nostri obiettivi molto importanti”. “Non può essere indifferente – conclude Bonelli – il futuro di questo Paese. Un futuro consegnato nelle mani di Berlusconi, Salvini, Meloni è un incubo, sia dal punto di vista delle poliche ambientali, sia da quello delle politiche sociali che di quello delle politiche internazionale”.

L’apprezzamento del Pd arriva dalle parole di Piero Fassino: “La formazione del rassemblement di ispirazione ulivista ‘Insieme’ rappresenta un contributo importante per una nuova stagione di centrosinistra, fondata su una coalizione ampia, plurale e inclusiva”. “Si ritrovano in ‘Insieme’ culture e esperienze – l’ambientalismo, il riformismo socialista, il femminismo, il pensiero progressista, il civismo – che hanno condotto e conducono ogni giorno un comune impegno nel governo dell’Italia e nella guida di tante Regioni e Città. Un patrimonio prezioso di esperienze e idee su cui il centrosinistra può contare per dotarsi di un programma credibile per un’Italia moderna e giusta”.

Biotestamento è legge. Locatelli: “Traguardo di civiltà”

biotestamento“È stata una grande battaglia che abbiamo vinto tutti insieme, con i voti favorevoli che sono andati anche al di sopra delle nostre più rosee aspettative – ha dichiarato Pia Locatelli, deputata Psi da sempre in prima linea in questa battaglia -. Questa è una legge di civiltà che andrà a rispettare la volontà delle persone: per me è una gioia immensa sapere che questa legislatura si chiuderà con questa legge”.

Via libera dall’Aula del Senato al provvedimento sul biotestamento. I sì sono stati 180, 71 i no e 6 astenuti. Il testo diventa legge. Un grande applauso si leva dall’Aula. Con il sì dell’aula del Senato alle norme in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento (Dat), arriva in Italia la legge sul testamento biologico. Rifiutare le terapie, comprese nutrizione e idratazione artificiali, diventa un diritto. Vietato l’accanimento terapeutico. Ok all’obiezione di coscienza per i medici che non vogliono staccare ‘la spina’.

“Il Parlamento italiano ha trasformato in legge ciò che la giurisprudenza aveva gradualmente negli ultimi anni riconosciuto, grazie alle lotte di Piero Welby, Peppino Englaro, Giovanni Nuvoli, Paolo Ravasin, Max Fanelli, Dominique Velati, Valter Piludu, Davide Trentini, Fabiano Antoniani e altri malati che hanno deciso di non subire una condizione divenuta di tortura. Da oggi, il diritto costituzionale a sospendere le cure, e a farlo anche attraverso un testamento biologico, è immediatamente applicabile senza bisogno di lunghi e costosi ricorsi giudiziari”, hanno dichiarato dall’Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo e Marco Cappato.

“L’approvazione della legge sul testamento biologico – commenta in una nota il capogruppo PSI alla regione Lazio Daniele Fichera – è un grande passo avanti, civile e sociale, per il nostro paese. E’ un successo del centrosinistra di governo e in particolare dei socialisti che sono stati tra i primi a presentare la proposta. Ora occorre procedere rapidamente nel Lazio alla istituzione del registro regionale delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento come indicato nella proposta di legge regionale che ho presentato nel 2015”.

La legge si divide in due parti: una più generale sul consenso informato sui trattamenti sanitari e una sulla compilazione delle Dat, attraverso le quali una persona potrà lasciare le sue volontà circa le cure a cui essere sottoposto o da rifiutare quando non sarà più cosciente a causa di un incidente o una malattia. Per chi non lascerà disposizioni scritte ovviamente varrà l’alleanza di cura tra medico e paziente.

Le norme erano state approvate dalla Camera il 20 aprile scorso e Palazzo Madama non le ha modificate. Il Registro nazionale delle Dat, che non era stato inserito per mancanza di coperture, potrebbe entrare nella Legge di bilancio.

Ecco cosa prevede la legge sul testamento biologico

CONSENSO INFORMATO. La legge tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione di ogni persona e stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata. E’ promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico che si basa sul consenso informato nel quale si incontrano l’autonomia decisionale del paziente e la competenza, l’autonomia professionale e la responsabilità del medico. In tale relazione sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari o la parte dell’unione civile o il convivente ovvero una persona di sua fiducia. Nella relazione di cura rientrano, per le rispettive competenze, anche gli altri componenti dell’equipe sanitaria. Ogni persona ha il diritto di conoscere le proprie condizioni di salute e di essere informata in modo completo, aggiornato e a lei comprensibile riguardo alla diagnosi, alla prognosi, ai benefici e ai rischi degli accertamenti diagnostici e dei trattamenti sanitari indicati, nonché sulle possibili alternative e sulle conseguenze dell’eventuale rifiuto del trattamento sanitario e dell’accertamento diagnostico o della rinuncia ai medesimi. Il consenso informato è acquisito nei modi e con gli strumenti piu’ consoni alle condizioni del paziente, è documentato in forma scritta o attraverso videoregistrazioni o, per la persona con disabilità, attraverso dispositivi che lo consentano.

POSSIBILE STOP A NUTRIZIONE E IDRATAZIONE ARTIFICIALE. Ogni persona maggiorenne e capace di agire ha il diritto di rifiutare, in tutto o in parte, qualsiasi terapia o di revocare, in qualsiasi momento, il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l’interruzione del trattamento. Nutrizione e idratazione vengono equiparate a trattamenti sanitari e quindi sarà possibile chiedere lo stop alla loro sommministrazione o rifiutarli.

ABBANDONO DELLE CURE E OBIEZIONE DI COSCIENZA PER I MEDICI. Al paziente è riconosciuto il diritto di abbandonare le terapie. Ai medici è riconosciuta l’obiezione di coscienza. Di fronte alla richiesta di un malato di ‘staccare’ la spina, non avranno quindi ‘l’obbligo professionale’ di attuare le volonta’ del paziente. Il malato potrà comunque rivolgersi a un altro medico nell’ambito della stessa struttura sanitaria.

DIVIETO DI ACCANIMENTO TERAPEUTICO E SEDAZIONE PROFONDA. Divieto di accanimento terapeutico in caso di malattia terminale. E possibilità, in presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, di ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua, in associazione con la terapia del dolore. Secondo la legge, il medico deve adoperarsi per alleviare le sofferenze del paziente, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario. È sempre garantita un’appropriata terapia del dolore e l’erogazione delle cure palliative. Nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente.

SOSTEGNO PSICOLOGICO. Qualora il paziente esprima la rinuncia o il rifiuto di trattamenti sanitari necessari alla propria sopravvivenza, il medico prospetta al paziente e, se questi acconsente, anche ai suoi familiari, le conseguenze di tale decisione e le possibili alternative e promuove ogni azione di sostegno al paziente medesimo, anche avvalendosi dei servizi di assistenza psicologica.

MINORI E INCAPACI. La persona minore o incapace ha diritto alla valorizzazione delle proprie capacità di comprensione e di decisione. Deve ricevere informazioni sulle scelte relative alla propria salute in modo consono alle sue capacità per essere messa nelle condizioni di esprimere la sua volontà. Il consenso informato al trattamento sanitario del minore è espresso o rifiutato dagli esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore tenendo conto della volontà della persona minore, in relazione alla sua età e al suo grado di maturità, e avendo come scopo la tutela della salute psicofisica e della vita del minore. Nel caso in cui il rappresentante legale della persona minore o interdetta o inabilitata oppure l’amministratore di sostegno rifiuti le cure proposte, la decisione è rimessa al giudice tutelare.

COSA SONO LE DAT. Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di futura incapacità di autodeterminarsi, e dopo aver acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte, può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento (Dat), esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, compresi il consenso o il rifiuto a idratazione e nutrizione artificiali. Le Dat saranno vincolanti per il medico a meno che appaiano manifestamente inappropriate o non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente, oppure qualora sussistano terapie non prevedibili o non conosciute dal disponente all’atto della sottoscrizione, capaci di assicurare possibilità di miglioramento delle condizioni di vita. Le Dat devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata autenticata o consegnata presso l’Ufficio dello Stato civile del Comune di residenza, che provvede all’annotazione in apposito registro, ove istituito, oppure presso le strutture sanitarie qualora si servano di modalità telematiche di gestione. Possono essere espresse anche attraverso videoregistrazione o dispositivi che consentano alla persona con disabilita’ di comunicare. Con le medesime forme esse sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento, anche a voce in caso di emergenze o urgenza.

BANCHE DATI REGIONI IN ATTESA REGISTRO NAZIONALE DAT. Le Regioni che adottano modalità telematiche di gestione della cartella clinica o il fascicolo sanitario elettronico o altre modalità informatiche di gestione dei dati del singolo iscritto al Servizio sanitario nazionale possono regolamentare la raccolta di copia delle Dat. Non e’ stato possibile, per mancanza di coperture, istituire nel passaggio alla Camera un Registro nazionale delle Dat. Con un ordine del giorno del Pd si è impegnato il governo a trovare una soluzione in un altro provvedimento. Il Registro nazionale dovrebbe entrare nella Legge di Bilancio.

FIDUCIARIO. Si potrà indicare una persona di fiducia, che rappresenterà il malato nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. Al fiduciario sarà rilasciata una copia delle Dat, redatte con atto scritto o con videoregistrazione.

PIANIFICAZIONE CONDIVISA DELLE CURE. Nella relazione tra medico e paziente, rispetto all’evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante o caratterizzata da inarrestabile evoluzione con prognosi infausta, può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico. L’equipe sanitaria deve attenersi a quanto stabilito nella pianificazione delle cure qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità. La pianificazione può essere aggiornata al progressivo evolversi della malattia su richiesta del paziente o su suggerimento del medico.

RELAZIONE ANNUALE MINISTRO SALUTE. Annualmente il ministro della Salute presenta al Parlamento una relazione sull’applicazione della legge stessa. Le Regioni sono tenute a fornire le informazioni necessarie entro il mese di febbraio di ciascun anno, sulla base di questionari predisposti dal ministero della Salute.

NORMA TRANSITORIA. Ai documenti atti ad esprimere le volontà di fine vita in merito ai trattamenti sanitari, depositati presso il Comune di residenza o davanti a un notaio prima della data di entrata in vigore della legge, si applicano le disposizioni della legge approvata dal Parlamento.

Psi verso il voto, approvata la relazione del segretario

direzione psi

Socialisti, verdi, parlamentari vicini a Romano Prodi e parte dei sostenitori di Giuliano Pisapia presenteranno domani a Roma (giovedì 14 dicembre, alle ore 11.30, presso l’hotel Nazionale in Piazza Montecitorio 131), il simbolo della formazione “ulivista” che sarà alleata del Pd alle elezioni di marzo.

Intanto oggi 13 dicembre, si è riunita, nella sede nazionale del Partito a Roma, la Direzione nazionale del Psi. La Direzione all’unanimità ha approvato la relazione del segretario Riccardo Nencini e ha votato un documento nel quale:
– definisce il rafforzamento e l’autonomia del Psi valori essenziali sia per un’azione di governo ancor più incisiva a difesa dei più deboli, sia al fine di una necessaria articolazione plurale della coalizione di centrosinistra;

– afferma che l’Italia, nel terzo millennio, deve avere come vocazione prevalente quella di puntare, assieme all’industria 4.0, sullo sviluppo delle attività turistiche e culturali e sul risanamento e la valorizzazione dell’ambiente per determinare importanti prospettive di crescita economica e notevoli opportunità di nuova occupazione dentro un’Europa rinnovata;

– valuta positivamente l’evoluzione politica verso un’articolazione plurale della coalizione di centrosinistra alle prossime elezioni politiche, secondo quanto auspicato dai socialisti anche nell’ultimo Congresso nazionale del Partito;

– ritiene opportuno che il Psi si adoperi fattivamente per dar vita, insieme con altri – civici, riformisti e ambientalisti – a una lista autonoma per la parte proporzionale, nell’ambito della coalizione di centrosinistra;

– manifesta l’auspicio che si realizzi l’unità delle forze politiche e civiche di centrosinistra al fine di sconfiggere le destre, i populismi, e i movimenti senza storia;

– reputa necessario che i socialisti, sin da ora, si impegnino a costruire comitati elettorali sul territorio, nei collegi e nelle circoscrizioni.

La Direzione nazionale ha quindi delegato il Segretario e la Segreteria a operare per la concreta attuazione di quanto contenuto nel documento.

PIÙ EUROPA

Giovani europei

È soprattutto merito del trattato fatto dall’Italia con la Libia che, finalmente, sono venute alla luce le problematiche relative alle gravi violazioni di diritti umani sui migranti in Libia. Lo dice il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che, al Senato per le sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo, respinge le critiche rivolte da alcune parti all’Italia sul trattato firmato col governo di Tripoli per il pattugliamento delle coste. E spiega che anzi “è grazie al nostro accordo che oggi le organizzazioni internazionali hanno potuto svelare certe situazioni, e organizzare i rimpatri volontari assistiti”. Più in generale, secondo il premier sulle politiche migratorie “il punto di partenza è che l’Italia non da oggi si presenta con le carte in regola e a testa alta, per via dei risultati che abbiamo ottenuto in questo periodo. Se ci fosse una epidemia di onestà intellettuale lo riconoscerebbero tutti i Paesi: gli arrivi si sono ridotti su base annua del 33% e negli ultimi 5 mesi del 63%, che significa una riduzione di 80mila unità. Non grazie alla bacchetta magica ma a uno straordinario lavoro del governo”.

Il premier non ha parlato solo di immigrazione. Molti i temi toccati nel suo intervento. Il prossimo Consiglio europeo dovrà anche ratificare la conclusione della prima parte dei negoziato con la Gran Bretagna: “A un anno dal referendum sulla Brexit, dobbiamo dire che i problemi rilevanti sono stati più che altro per il Regno Unito – spiega Gentiloni – Era l’apice di una fase di crisi, è stato il suono del risveglio per l’Unione Europea. Non mi pare che dopo il referendum siano proliferate le voglie di scissione, tutt’altro. I negoziati hanno raggiunto progressi soddisfacenti”. Che sono poi questi: “Sulla questione irlandese si è arrivati a una scelta che non prevede l’esistenza di confini tra Belfast e il resto del Regno Uniti, si è risolta con soddisfazione la questione delle somme dovute dalla Gran Bretagna per il bilancio dell’Unione Europea. In terzo luogo si è risolta la questione dello status dei cittadini comunitari che risiedono nel Regno Unito riconoscendone i diritti acquisiti”. Ma la partita non è finita qui. “Bisogna tuttavia essere consapevoli che la seconda parte dei negoziati sarà più complicata. Noi dobbiamo porci in maniera amichevoli verso questa trattative, sapendo che un ‘no deal’ sarebbe una opzione del tutto negativa sia per l’Europa che per la Gran Bretagna”.

Gentiloni ha parlato anche di ambizioni. Quelle legittime di ogni Paese e in particolare italiane ma soprattutto europee che non devono essere deluse. “L’Italia – ha detto – ha tutto l’interesse ad evitare un 2018 in cui le prospettive, le ambizioni degli ultimi mesi finiscano per essere delusi. Per questo è importante che si vada a queste discussioni con propositi e idee piuttosto risoluti”. Un 2018 cruciale, il momento, lo ha definito, dei passi concreti. “La posta in gioco è particolarmente alta” ha detto, perché, dopo gli ultimi due anni che hanno visto prima il “doppio shock” della Brexit e delle elezioni americane e dopo il 2017 che è stato l’anno “della risposta e ripresa della speranza”, ora “siamo alla vigilia di un anno che può rivelarsi decisivo: alla fine si vedrà se dal risveglio europeista” si “passerà alla fase dei passi concreti oppure se saremo condannati a un anno di surplace a causa della durata della formazione del governo tedesco o della mancanza di determinazione e coraggio da parte dei governi”.

Un punto essenziale la cui discussione si trascina da anni è quello della doppia velocità. “La cooperazione rafforzata sulla difesa – ha affermato il premier – è un primo passo incoraggiante e riguarda un certo numero di Paesi, non tutti i 27”, ponendosi come “prima, significativa traduzione in pratica del principio che, nella famiglia dei 27, è possibile, anzi a volte necessario, che ci siano livelli di integrazione diversa”. E sulla crescita si è detto ottimista: “Siamo ancora sotto la media europea di crescita nel 2017. Ma il rapporto dell’Ocse parla di velocità, di ritmo di questa crescita. Ed è una condizione incoraggiante, se lavoriamo bene”.

Per i socialisti è intervenuta in Aula la presidente del gruppo del Psi Pia Locatelli. La Commissione europea ha varato cinque progetti “per il completamento della Unione economica e monetaria” tra cui in prima battuta, l’inserimento del fiscal compact nei Trattati, poi nel diritto europeo. La delegazione dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo ha considerato dannosa questa iniziativa. Sul tema il Presidente del Consiglio, ha affermato qualche giorno fa che l’Unione Monetaria “deve mirare a più crescita e convergenza”, cauto nella forma, ma pronunciando sostanzialmente un No alle politiche di austerità e quindi, a parere dei socialisti, anche all’iniziativa della Commissione. Mentre è giusta la strada imboccata sulla Difesa Comune Europea, l’inserimento del fiscal compact nei Trattati rafforzerebbe i poteri già eccessivi, della Commissione, poteri regolatorio-amministrativo-burocratici che le danno il controllo dell’agenda di Bruxelles. Per i socialisti “il nostro debito pubblico condiziona, anche in prospettiva, la nostra capacità di incidere sull’agenda politica di Bruxelles, ma non si può continuare a realizzare il progetto europeo a compartimenti stagni, implementando sempre solo quello economico-finanziario e non quello politico”. Infine una questione di rappresentanza democratica. Le linee di sviluppo economico non possono essere determinate da istituzioni che non hanno una legittimazione democratica attraverso il voto. Questo allarga il fossato fra i cittadini e istituzioni e non ci difende dalle pulsioni nazionalistiche e populiste.

C. sinistra, Nencini: “Lista progressista a giorni”

urna-elettoraleSi stringono i tempi sulla definizione del perimetro della coalizione di centro sinistra. Il primo nodo dovrebbe essere sciolto oggi alla direzione di Ap. Alternativa popolare va verso una separazione consensuale dal Pd: il tentativo è di non arrivare ad un voto con Lupi, Formigoni, Albertini e altri che ribadiranno di non voler andare insieme al Pd. “Proporrò un accordo con persone come Fitto e come Cesa per una gamba moderata e autonoma, orgogliosamente autonoma, ma che sia anche capace di dialogare con Forza Italia”, afferma l’ex governatore della Lombardia.

Al fianco dei democratici ci sarà una lista di centristi che ruoterà attorno alle figure di Lorenzin e Casini e che potrebbe vedere anche la partecipazione di altri esponenti moderati come Tabacci. In settimana (mercoledì o giovedì) si definirà anche la lista a sinistra: dopo il passo indietro di Pisapia.

La lista progressista di centrosinistra alleata del Pd, ha spiegato il segretario del Psi Riccardo Nencini, sarà presentata “a giorni”, e anche senza Campo Progressista “la sua impalcatura rimane integra”. “Ci sono ambientalisti, Verdi – ha detto ancora – ci sono i socialisti, ci sono prodiani, ci sono sindaci, quindi ci sono esperienze civiche, e c’è una parte anche che proviene da Sel: quindi l’impalcatura, la cornice, rimane solida”. Nencini ha quindi espresso perplessità sulle dichiarazioni di ieri di Pietro Grasso, il quale ha affermato che sarà lui stesso a guidare Liberi e Uguali, e non Massimo D’Alema: “Non ho mai visto fondatori di esperienze politiche, ma non soltanto politiche, che fanno passi indietro”.

La lista, riferisce chi sta lavorando al ‘dossier’, nasce con l’attivismo dei prodiani e dovrebbe avere l’incoraggiamento dell’ex presidente del Consiglio. Segnali in questo senso sono arrivati nelle ultime 48 ore, spiegano le stesse fonti. Prodi tra l’altro dovrebbe inviare un messaggio all’iniziativa sul clima in programma sabato. Renzi in ogni caso ha chiesto di accelerare per chiudere il perimetro e attende anche la formazione di Della Vedova e Bonino +Europa. “Inizia la campagna elettorale e penso che sia importante discutere di argomenti concreti per il futuro”, attacca Renzi, “noi come Pd abbiamo le idee chiare: siamo convinti europeisti ma vogliamo un’Europa diversa da quella tecnocratica che troppo spesso abbiamo conosciuto”. Il capogruppo Pd alla Camera parla di una coalizione che vede a sinistra del Pd una lista “con un gruppo ampio di rappresentanti politici e liste civiche che viene dalla Storia del territorio” anche con qualcuno dei fuoriusciti da Sel.

Nel Pd intanto si discute anche di candidato premier: “Credo che sia ragionevole discutere su quale oggi sia la formazione di gioco migliore per giocare questa partita”, afferma il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. “Gentiloni e Renzi insieme possono fare molto”, si limita a dire il ministro Calenda.

ANDARE AVANTI

prodi pisapiaOggi il centrosinistra sembra essersi ristretto e non allargato, dopo le defezioni di Pisapia e di Alfano. “Non tutte le frittate finiscono con il venir bene…”. Lo dice Romano Prodi a un incontro a Roma riferendosi alla situazione del centrosinistra dopo gli sviluppi e la rottura all’interno di Campo Progressista. A chi gli chiede se Pisapia abbia fatto bene, il fondatore dell’Ulivo risponde “non lo so”. E ancora: “non mi pronuncio” a chi gli chiede se la coalizione di centrosinistra sia finita. “I cambiamenti sono troppo recenti per dare un giudizio definitivo. Aspettiamo”.

Ma poi continua il ragionamento. Quella di Giuliano Pisapia “non è stata una defezione, perché Pisapia non aveva deciso. Aveva studiato il campo e poi ha concluso che non era cosa”. “Il processo va avanti. Si tenterà di nuovo perché è un processo importante ed utile al Paese. Pisapia ha esplorato e non ha trovato in se stesso o nel gruppo di riferimento motivazioni per andare avanti. E questo mi dispiace”, afferma l’ex premier che osserva che d’altra parte, “la stessa crisi c’è anche a destra”. “Il problema – sostiene – è che bisognerebbe ricominciare da capo. Io a suo tempo non ho inventato un granché ma c’era un disegno preciso di mettere insieme forze e contenuti. Mi criticarono per il programma di 400 pagine, ma quello di 140 lettere non è molto più soddisfacente. Un programma politico può anche essere di sei volumi… Ma con una coalizione ampia si deve scrivere. È senso di realismo. Perché i tedeschi ci mettono sei mesi a fare il programma di governo? Pensate non sappiano né leggere né scrivere?”, conclude.

Ma ormai il processo di riorganizzazione dei centrosinistra è in corso. “Ha ragione Prodi”. È il commento di Riccardo Nencini, segretario del Psi. “Nonostante il ritiro di Pisapia il processo va avanti perché utile all’Italia. I socialisti non si arrendono al rischio che il paese venga messo nelle mani di una destra che non ha avuto nemmeno la forza di condannare in modo netto i rigurgiti neofascisti”. “Il mio – prosegue Nencini – è un appello alle forze ambientaliste, laiche, di cultura civica e ulivista perché si apra, qui e subito, il cantiere della sinistra riformista italiana. Sono certo che saremo in campo in men che non si dica” conclude il segretario del Psi.

All’interno di Campo progressista non ci si rassegna. “Chiediamo a Giuliano Pisapia – afferma il deputato di Campo progressista, Michele Ragosta – la convocazione nazionale di tutte le Officine delle idee e dei comitati di Campo Progressista. In tanti hanno creduto e credono ancora nel suo progetto politico. Nell’ultimo incontro romano, al quale hanno partecipato solo i vertici di Campo

progressista, gli è stata rappresentata una situazione che non corrisponde al vero. Da ieri sono sommerso di telefonate da parti di esponenti politici e semplici attivisti di molte

regioni italiane, che ci stanno esortando ad andare avanti. Appare piuttosto evidente che i “big” di Campo progressista – o chi si sente tale – stavano già lavorando per raggiungere altri approdi, a sinistra come al centro. Tutte le compagne e i compagni di Campo progressista vogliono essere ascoltati da Giuliano. Ci deve almeno questo, poi sarà libero di scegliere il suo percorso”.

Psi e Verdi: costruire proposta politica e programmatica

Pisapia-MilanoCampo progressista si spacca. Infatti i componenti ex Sel del movimento guidato da Pisapia questa mattina hanno incontrato l’ex sindaco di Milano per comunicare la decisione di andare con Mdp alle prossime elezioni. L’ex sindaco di Milano ha ascoltato le motivazioni legate soprattutto alla decisione del Pd di mettere il provvedimento sullo ius soli all’ultimo punto del calendario. Pisapia ha poi fatto altri incontri (tra gli altri ha visto una delegazione dei Verdi), facendo intendere – riferiscono fonti parlamentari – l’orientamento a fare un passo indietro. Nel pomeriggio c’è stata una riunione alla quale hanno partecipato parlamentari vicini a Pisapia in cui si è ribadita la linea già emersa questa mattina. Tra gli ex Sel già Melilla, Bordo, Nicchi e altri avevano aderito al progetto di Grasso e Bersani.

“Ci abbiamo provato. Il nostro obiettivo – ha dichiarato Giuliano Pisapia – fin dalla nascita di Campo Progressista, è sempre stato quello di costruire un grande e diverso centrosinistra per il futuro del Paese in grado di battere destre e populismi. Oggi dobbiamo prendere atto che non siamo riusciti. La decisione di calendarizzare lo Ius Soli al termine di tutti i lavori del Senato, rendendone la discussione e l’approvazione una remota probabilità, ha evidenziato l’impossibilità di proseguire nel confronto con il Pd”.

“Ringrazio di cuore tutte le donne e gli uomini che hanno creduto e si sono impegnati in questo progetto e che ora si muoveranno secondo le proprie sensibilità, la cui diversità è sempre stata, a mio modo di vedere, una delle ricchezze e risorse più importanti di questa esperienza. In Parlamento e nel Paese continuerà il nostro impegno per l’approvazione di norme di civiltà per il nostro Paese”, ha aggiunto in una nota Giuliano Pisapia al termine della riunione dei vertici di Campo Progressista.

Insomma Campo progressista non riesci a prendere vita. Anche se dal suo interno le spinte per proseguire nel progetto ci sono. Come il deputato Michele Ragosta che spara a palle incatenate su gli ex Sel che hanno scelto di abbandonare Pisapia per seguire il progetto di Pietro Grasso e della lista Liberi ed Eguali. “I traditori di Giuliano Pisapia – ha detto Ragosta – quelli legati alla poltroncina, senza un voto e che hanno lavorato in questi giorni per affossare il progetto di Campo progressista, sono finalmente usciti allo scoperto”. “Si tratta – rincara – di pochi cadaveri politici, uomini senza dignità, pronti a vendere l’anima per una poltrona. Ma questi mentecatti della politica politicante non ci fermeranno”. Poi il deputato rivolge un appello a Giuliano Pisapia “affinché riveda la sua posizione. Sono in migliaia in Italia pronti a seguirlo per affrontare una campagna elettorale difficile ed impegnativa. Chi ha abbandonato il percorso di Campo Progressista è solo una parte di quel ceto politico inconcludente e incapace”.

Oggi, nel tardo pomeriggio, una delegazione di Verdi e socialisti si sono incontrati per fare una valutazione comune in relazione ai recenti sviluppi politici. “Verdi e socialisti – affermano in una nota congiunta il segretario del PSI, Riccardo Nencini e Angelo Bonelli, leader dei Verdi – condividono l’urgenza che si costruisca per il paese una proposta politica e programmatica di centro sinistra che fermi le destre e le forze demagogiche. Sulla base dell’esito del referendum dei Verdi, i cui risultati verranno resi noti domani, si avvierà un confronto, a partire dall’incontro di oggi, con la società civile , le forze progressiste , ambientaliste e riformiste per verificare le necessarie convergenze”.

Blitz di Forza Nuova. Buemi: “Attacco alla democrazia”

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“Ogni volta che si attacca un giornale con azioni intimidatorie e violente si attacca la democrazia di un Paese, sono cose che abbiamo già viso e che non possiamo consentire che si ripetano”, così il Senatore Enrico Buemi, Capogruppo Psi in commissione Giustizia e responsabile Giustizia del partito socialista commenta le intimidazioni di Forza Nuova al quotidiano “la Repubblica”. Una piccolo gruppo di militanti del movimento di estrema destra si è recato oggi sotto la sede del quotidiano a Roma e ha acceso fumogeni e appeso uno striscione che invitava a boicottarlo.

“La solidarietà dei socialisti – ha continuato Buemi – verso i redattori e il giornale ‘la Repubblica’ e verso i suoi lettori è sincera e preoccupata”. “Si sono sottovalutate presenze che da sempre sono in contrasto con la norma transitoria che vieta la ricostituzione del partito fascista sotto qualsiasi forma e che ha consentito che soggetti di chiara derivazione violenta, autoritaria e antidemocratica potessero esercitare attività che di certo non si possono dire culturali”.

“La contiguità con alcuni partiti, anche presenti in Parlamento, deve far riflettere e deve indurre tutti indistintamente a prendere le distanze in maniera chiara e ufficiale. Non devono essere consentiti ammiccamenti di vario tipo. La magistratura e le forze di polizia che hanno il dovere della tutela democratica – ha concluso Buemi – facciano il proprio dovere con rigore e senza consentirsi distrazioni e tolleranze”.

Mentre avveniva il blitz il quotidiano scriveva: “La spedizione arriva mentre Repubblica informa sul diffondersi di episodi di fascismo e intolleranza nel Paese”. “Oggi è stato solo il primo attacco”, ha scritto invece su Facebook Forza Nuova che rivendica il blitz. E il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore, ha affermato: “È il primo atto di una guerra politica contro il gruppo Espresso e contro il Pd. Stanno portando avanti un’opera di mistificazione e di criminalizzazione che vuole mettere fuori gioco Forza Nuova”.

Sebastiano Bonfiglio Organizzatore e propagandista socialista vittima della mafia

Sebastiano Bonfiglio nacque il 23 settembre del 1879 a San Marco Valderice. Per le necessità della famiglia e secondo le abitudini del tempo, ancora ragazzo venne avviato a lavorare in una bottega di artigiano. Presto cominciò a guardare con crescente interesse al socialismo e alle organizzazioni che lo rappresentavano. Erano gli anni in cui anche nel trapanese  si costituivano i Fasci dei lavoratori di campagna e di città con un programma che superava  il vecchio mutualismo, ponendo a contadini, operai e intellettuali progressisti obiettivi molto più avanzati, tra cui la lotta di classe per la costruzione di una società libera dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Le letture, l’osservazione della realtà economica e politica del trapanese, la frequentazione dei lavoratori lo aiutarono a maturare, ponendo le condizioni perché egli divenisse punto di riferimento per quanti aspiravano a una società profondamente rinnovata.
Pur essendo ancora molto giovane, si trovò in primo piano a livello provinciale, e lavorò indefessamente alla riorganizzazione del movimento dei lavoratori, ancora sconvolto dalla repressione. Nel 1901 guidò i lavoratori che scioperavano per ottenere il miglioramento dei patti agrari, ancora gravemente spoliatori, costringendo i grandi proprietari terrieri ad accettare le condizioni loro imposte dalle organizzazioni  di categoria.
Il successo dell’azione sindacale accrebbe notevolmente la sua autorità nel trapanese, ponendolo tra i maggiori dirigenti assieme a Giacomo Montalto, Mariano Costa, Sebastiano Cammareri Scurti, Pietro Grammatico. Nel 1902 venne eletto segretario della federazione provinciale socialista, ma due anni dopo si trasferì a Milano, dove trovò lavoro in una fabbrica di mobili. Fu una esperienza estremamente fruttuosa: nel capoluogo lombardo potè infatti  conoscere e praticare alcuni dei massimi dirigenti del socialismo, tra i quali Filippo Turati e Costantino Lazzari, ma anche conoscere una realtà assolutamente diversa dalla isolana, che lo fece riflettere sulla struttura del partito e sulla opportunità di un suo rinnovamento per meglio rispondere alle  esigenze del tempo.

A Milano rimase per due anni. Successivamente, accogliendo l’invito di suoi parenti che da qualche tempo vivevano negli USA, decise di  emigrare in quel lontano paese, dove al lavoro quotidiano aggiunse l’impegno politico, organizzando la sezione socialista e una cooperativa di consumo che giovò molto alle famiglie degli emigranti abbattendo i costi dei generi più largamente consumati. Assunse anche la direzione de “ la Voce dei socialisti”, che veicolava  idee, critiche, proposte in relazione alla vita, non certo facile, dei tanti emigranti che nelle Americhe avevano trovato lavoro e libertà, ma in una società  fortemente  gravata dalle regole del capitalismo dovevano  difendersi dallo sfruttamento. Nel 1913 Bonfiglio rientrò  nella sua terra. A livello nazionale il momento era complesso: venendo dopo Crispi e Pelloux, sostenitori dell’autoritarismo e strumenti del recupero conservatore, Giolitti  aveva  favorito il ristabilimento di condizioni di relativa libertà, aveva  concesso il suffragio universale maschile, ma aveva promosso l’occupazione della Libia; il PSI si era rotto con l’espulsione dei “bissolatiani”, favorevoli a una più vasta collaborazione con radicali, repubblicani, liberaldemocratici. Bonfiglio  condannò la posizione degli espulsi, che in Sicilia  finivano addirittura per “andare oltre”, e con Nicola Barbato partecipò alla difesa della organizzazione socialista.  Successivamente capeggiò uno sciopero di contadini che nell’isola ebbe un discreto successo, ma venne arrestato e condannato  a cinque mesi di carcere. Tornato in libertà, si trovò di fronte alle nubi di guerra che gravavano sull’Europa e al forte contrasto tra neutralisti e interventisti che coinvolgeva anche diversi socialisti.

Egli si schierò subito contro la guerra in  generale e contro l’intervento dell’Italia in particolare. Richiamato alle armi, venne assegnato ai reparti della Sanità e inviato per le sue posizioni politiche in Libia, a Cirene, dove meritò la simpatia  della popolazione aprendo una scuola per i ragazzi. Con la fine della guerra  rientrò nel trapanese, dove riprese l’attività politica e sindacale ponendosi  nuovamente  alla testa delle organizzazioni che facevano capo al PSI e riorganizzando  Camere del lavoro, Leghe  contadine e Cooperative.

Nello scontro  tra comunisti, massimalisti e riformisti che prese ad agitare il movimento dei lavoratori, egli si collocò tra i massimalisti che facevano capo a Serrati, e nel  gennaio del ’21  non approvò la rottura operata dai comunisti su sollecitazione di Mosca. I congressisti  lo elessero allora membro della Direzione nazionale del PSI in rappresentanza dei socialisti siciliani.
Nel 1920 fu alla testa dei lavoratori  nelle due grandi battaglie che caratterizzarono allora la lotta socialista: quella per l’occupazione delle terre incolte, che nel trapanese ebbe momenti particolarmente forti nell’agro ericino, e quella per la conquista  di molti comuni, risultate  largamente vittoriose.  Il 3 ottobre 1920  anche Monte San Giuliano passò ai socialisti e Bonfiglio venne eletto sindaco in una amministrazione che avviò una serie di opere di grande interesse sociale,  tra cui strade e scuole. Si trattava di fatti che non potevano essere accettati dai grossi proprietari terrieri, da gran tempo adusi allo strapotere economico e politico. Essi provvidero perciò a colpire  il dirigente, considerato responsabile di quello che appariva un  rivolgimento del vecchio ordine, e  disposero perché la mafia al loro servizio lo colpisse  senza pietà.

Nella tarda serata del  10 giugno 1922, mentre  Sebastiano Bonfiglio rientrava a casa dopo avere partecipato a una riunione della Giunta municipale, dei sicari appostati dietro un muretto lo colpirono a morte. Una nuova vittima  si aggiungeva così ai tanti organizzatori e propagandisti che la mafia e gli “squadristi” nazional-fascisti avevano colpito a Salemi, Castelvetrano, Paceco, ecc. e  in diverse altre aree isolane.

Giuseppe Miccichè