Tropea, i socialisti rispondono all’appello

Domenico Tomaselli Psi

Domenico Tomaselli

“Il dado è tratto e adesso si entra nel vivo della campagna elettorale dove ci auguriamo che i veri protagonisti siano i cittadini, le idee, la partecipazione democratica e la legalità. Un augurio di buone elezioni e anche ai nostri competitor ”

Sono queste le parole di componente della Segreteria Provinciale Psi e compagni che da tempo lavorano con il gruppo del Dott. Massimo L’Andolina.

l-andolina-massimo

Massimo L’Andolina

“Abbiamo deciso di dare il nostro contributo per la costituzione della lista denominata “L’altra Tropea con Massimo L’Andolina Sindaco”, lista civica dove si ritrovano diverse culture politiche come quella socialista, cattolica, destra europea e popolare. La necessità di partecipare ad una lista così variegata trova la ragione di esistere nella grave difficoltà in cui si trova la città di Tropea, umiliata oltre ogni immaginazione, che necessita di un governo di “salute pubblica” dove le forze che vi partecipano pur venendo da formazioni culturali diverse hanno un comune denominatore: il programma politico e la salvezza della Città.

Tale gruppo – fa notare Tomaselli delegato e presentatore della lista- rappresenta assai bene la nostra società civile in quanto è formato da uomini, donne (5 su 12), liberi professionisti come avvocati, ragionieri, commercialisti ma anche professori, dottori, infermieri, casalinghe e operai, un bel mix al quale va aggiunta una visione amministrativa e un progetto realizzabile che parte da lontano e che da sicurezza ai cittadini.

Questa volta più di altre si dovranno evitare proclami elettorali e dire ai cittadini da dove si parte e come si può arrivare alla meta, facendo il paio con i bilanci e le restrittezze che si ereditano dopo un lungo e tormentato deficit amministrativo. Il messaggio che lanciamo ai cittadini è che Tropea non ha bisogno soltanto di facce nuove ma di persone competenti che sappiano operare, amministrare e tirare fuori dallo stagno la nostra città ”

Il Psi nell’operare per il bene comune sarà degnamente rappresentato da Domenico La Torre, sindacalista ed ex ferroviere, da sempre impegnato nel sociale, persona per bene e di una disponibilità fuori dal comune.

Il gruppo socialista, che peraltro risulta l’unica rappresentanza del centro sinistra che dopo le elezioni del 4 marzo si è messo in gioco mettendo la faccia, ha voluto con La Torre dare un contributo anche in termine di idee che sono state inserite nel programma.

Oltre la gestione dell’ordinario con ordine e pulizia che è la vera risposta quotidiana alle esigenza dei cittadini i socialisti hanno pensato a: Assistenzialismo; Turismo; Associazioni e istituzione di una Consulta giovanile in seno al Consiglio Comunale per alimentare la partecipazione delle nuove generazione alla vita del paese; Individuazione di una figura professionale per l’euro progettazione, unica e vera fonte per intercettare i grandi contributi europei per il finanziamento delle grandi opere di ammodernamento; Attenzione all’edilizia popolare (alloggi Aterp); Piani di rigenerazione urbana

I socialisti dunque prendono una netta posizione ricordando che il gruppo ricostituitosi un anno e mezzo fa da tempo, ha sempre operato con azioni concrete in favore dei tropeani.

Di questo ne è prova una serie di attività tra le quali: lettere ed incontri con i dirigenti sanitari dell’ASP di Vibo Valentia per il problema ticket che oggi appare risolto vista anche l’apertura dei nuovi locali; incontro con l’On Pia Locatelli sul ruolo delle donne nella P.A. e la Parità di genere ( non è un caso la presenza di 5 donne in lista ) ed in ultimo, ma non meno importante, la battaglia che il Psi sta facendo per l’emanazione del Bando per l’assegnazione degli alloggi di edilizia popolare siti in loc. Argani, terminati e mai assegnati.

Un pensiero Tomaselli lo rivolge ai giovani tropeani oggi grandi assenti di queste elezioni: “amici e coetanei questo paese ha disperatamente bisogno del vostro pensiero, non delegate sempre a terzi, partecipazione, confronto e lotta, solo così cambiano le cose. Come in quegli anni in cui noi giovani studenti dei licei e dei professionali lottavamo e sfilavamo per la vie della città rendendola viva per la libertà e i diritti di tutti”.

Nencini: “Riproporre il tema del primato della politica”

nencini gentiloniRiccardo Nencini. Sul ponte di Genova ci sono due inchieste aperte. Aspettiamo. Ma quello che sta emergendo è che c’è stata una mancata manutenzione e ora bisogna capire se è derivata da una carenza strutturale o da una valutazione errata ingegneristica. Ci sono anche altri aspetti preoccupanti ovvero dichiarazioni avventuristiche da parte del ministro competente e tutta la polemica su chi deve ricostruire. Con quello che sta emergendo si rischia di aggiungere danno a una tragedia. Una serie di dichiarazione avventuristiche. Poi manca un piano per Genova. Ossia che cosa fare per l’economia di Genova perché va ricostruito il collegamento con il porto. Tutta la polemica fino ad oggi si è fatta su chi deve costruire. Le norme europee obbligano ad andare a gare. Si parla di 200-300 milioni. Poi ci sarebbe da riaprire la partita della Gronda su cui governo non ha detto e non dice nulla.

Serve una alleanza per il centrosinistra. L’occasione la abbiamo: le elezioni europee. Una normativa nuova prevede di definire la candidatura del presidente della  commissione europea. Questa è una ottima occasione non solo per il Pd e il Psi ma anche per la sinistra riformista intera che può confrontarsi insieme sulla scelta del candidato. Una occasione per presentare un fronte. Voglio sottolineare un paradosso: Salvini sale nei sondaggi fino a punte mai viste, e lo fa sbandierando un con forza l’arma dell’antipolitica. Poi si inventa l’internazionale nera. Che ha invece un taglio politico vero e proprio e ben definito. Noi come sinistra dobbiamo invece riproporre il tema del primato della politica.

Paolo Gentiloni. È  importante impostare un’opposizione gagliarda in Parlamento. Va bene la bagarre in Parlamento e la mobilitazione di piazza. Ma il primo problema è capire chi si ha di fronte e non dobbiamo sottovalutare il fatto che questo Governo può fare molti danni al Paese con un gruppo di incompetenti messi lì. Non voglio fare allarmismo, ma questo Governo a tre mesi e mezzo ha al suo attivo solo un decreto insignificante e poi un decreto mille proroghe emanato ad agosto il che significa che se ne approveranno due uno ad agosto e l’altro a dicembre. Questo Governo non ha fatto ancora nulla. Ma nel non fare nulla sono state dichiarate delle cose e fatti dei gesti dimostrativi. L’Italia in 3 mesi e mezzo è stata isolata e questo è molto pericoloso”. Parlando della tragedia del ponte di Genova, Gentiloni ha aggiunto: “Io avrei fatto tre cose: occuparsi delle famiglie colpite, lavorare per capire cosa non ha funzionato e avrei riunito tutto il Paese, il Parlamento, perché di fronte al dramma in qualsiasi Paese democratico chi sta al Governo promuove un’unità nazionale. Noi invece ci siamo trovati di fronte a chi ha incolpato il Pd pur sapendo di mentire. Questa non è stata una reazione da Paese maturo perché se c’è un dramma tu chiami all’unità e non all’odio. Ma poi cosa è stato detto sul futuro di Genova? C’e’ un progetto oltre a quello generoso di Renzo Piano? Qui si semina odio e non si parla del futuro di Genova”.

“Guai – afferma ancora Gentiloni – a pensare che si tratta di un gruppo di sbruffoni che sarà travolto dall’inesperienza. Sono pericolosi e dobbiamo prenderli sul serio. Non fanno nulla ma le loro dichiarazioni e i gesti dimostrativi hanno isolato l’Italia, provocando una crisi di fiducia verso il Paese, che con i precedenti governi aveva risalito la china. Oggi il livello di popolarità di questo governo non è superiore a quello di altri governi dopo pochi mesi dalle elezioni: il governo Renzi e Monti per esempio. Ma non mi faccio incantare dai sondaggi.

Ora guardiamo a due date. Il 6 novembre ci saranno le elezioni negli Stati Uniti, se Trump perde le Camere vi sarà uno stop alla sua  spinta, ma può avvenire anche l’opposto. Sulle elezioni europee bisogna ragionare in modo più ampio possibile. Per il Pd sarebbe un grave errore non fare il congresso. Non dobbiamo avere nessuna paura del congresso e dobbiamo farlo il prima possibile.  Il Pd ha bisogno di leader nuovi. Guardiamo la Spd: con un leader nuovo ha fatto un balzo in avanti nei sondaggi.

Abbiamo bisogno di una alleanza e di una coalizione e spero di farlo insieme con voi.

Al via la festa dell’Avanti! a Caserta

festa avanti logoAl via oggi venerdì 14 settembre, la Festa dell’Avanti!, l’appuntamento annuale del Psi dal titolo ‘Il Futuro Possibile’ che si terrà a Caserta, presso Parco Maria Carolina (viale Giulio Douhet 2014), nei giorni 14, 15 e 16 settembre. La festa si aprirà domani, venerdì 14 settembre con l’inaugurazione alle ore 16.30. Alle ore 17.30 Mauro Del Bue e Ugo Intini presenteranno il nuovo Avanti!  Ospiti della festa, tra gli altri, alle ore 18.30 il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, alle ore 19.30 Marco Minniti.

Alle 20.30 si terrà l’intervista a Paolo Gentiloni e Riccardo Nencini. “Tre giorni per discutere dei tre cardini attorno a cui riorganizzare un’azione per il futuro possibile della sinistra, in Italia come in Europa: libertà, inclusione e lavoro”- ha detto il Segretario Nencini, che sulla sua pagina Facebook ha aggiunto: “parleremo di migranti, con i sindaci locali impegnati nella lotta alla criminalità, fino alle proposte politiche che affronteremo con radicali, socialisti, cattolici. Temo che l’asse Salvini- Di Maio non si esaurisca presto, una ragione in più per mettere in campo un’opposizione che sia alternativa credibile, un pugno di forze pronte a confrontarsi alle prossime Europee”

È possibile seguire la diretta degli eventi su Radio Radicale.

Festa dell’Avanti!, “un futuro possibile” per la sinistra

festa avanti logoUna tre giorni per discutere di politica, per riflettere e analizzare la realtà, per riunire la comunità socialista e per rilanciare una nuova proposta per il futuro in vista delle elezioni europee del prossimo anno. Tre giorni per “discutere dei tre cardini attorno a cui riorganizzare un’azione per il futuro possible della sinistra, in Italia come in Europa: libertà, inclusione e lavoro”. Lo ha detto il segretario del PSI Riccardo Nencini ospite di Radio Radicale, annunciando la festa nazionale dell’Avanti! che si terrà a Caserta, presso Parco Maria Carolina (viale Giulio Douhet 2014), dal titolo ‘Il Futuro Possibile’ nei giorni 14, 15 e 16 settembre.

“Saranno tre giorni di politica pura, e la scelta di Caserta non è casuale: si tratta di un omaggio al Mezzogiorno. Dopo aver letto la lista dei ministri, che include un ministro per il Mezzogiorno senza portafoglio, abbiamo deciso che bisognava dare un segnale forte, perché o l’Italia si salva tutta intera o non si salva”, ha sottolineato Nencini ai microfoni di Radio Radicale.

Il segretario socialista ha detto di aver “costruito un tavolo di appuntamenti che vedrà la partecipazione di Paolo Gentiloni, Marco Minniti e altri rappresentanti di PD, LEU, Radicali e dei democratici cattolici; tutti esponenti di un fronte europeista a cui si aggiungono i sindaci delle zone a rischio della Campania in cui si combatte in prima linea contro la criminalità”.

Tre giorni, insomma, di approfondimenti sul futuro possibile perché “la grande differenza con il passato è che i partiti sovranisti si presentano oggi con un’idea del futuro, rozza ma chiara, che è penetrata nel corpo elettorale a prescindere se poi riescano o meno a realizzarla”, analizza Nencini. “Quello che manca a sinistra è invece proprio un’idea di come si governano i grandi cambiamenti di questo secolo. E, senza una missione, non esiste una sinistra”, ha concluso Nencini.

La sinistra divorata dal Movimento 5 Stelle

di-maio-755x515

Sinistra estinta o quasi. «Di quanto stiamo sprofondando?». Massimo D’Alema alla vigilia delle elezioni politiche del 4 marzo non era ottimista. Sembra che si rivolse con un certo pessimismo a un sondaggista. Andò peggio delle più buie previsioni: l’ex segretario del Pds-Ds e già presidente del Consiglio, candidato nelle liste di Liberi e Uguali, non riuscì nemmeno a farsi rieleggere nel suo tradizionale collegio del Salento ed è rimasto fuori del Parlamento.

Sinistra estinta o quasi. I risultati elettorali sono stati catastrofici per tutti: centro-sinistra, sinistra riformista, radicale e antagonista. Alle politiche c’è stata la disfatta della sinistra e del centro-sinistra travolti dal M5S (salito al 32% dei voti) e dalla Lega (oltre il 17%). È stato annientato tutto il fronte progressista. Il Pd di Matteo Renzi franò al 18,7% dei voti dal 40,8% del 2014. Liberi e Uguali, la sinistra critica di Bersani-D’Alema-Speranza-Fratoianni-Civati ottenne appena il 3,3%. La lista dei radicali di Emma Bonino spuntò il 2,5%. La sinistra antagonista di Potere al popolo incassò un impietoso 1,1%. L’alleanza tra il Psi di Riccardo Nencini, i Verdi di Angelo Bonelli e i prodiani di Giulio Santagata registrò solo un terrificante 0,60%. I centristi della Lorenzin totalizzarono un agghiacciante 0,50%.

Alcuni indicavano il rischio dell’estinzione ed è finita proprio così: la sinistra, in tutte le sue molteplici espressioni, è stata quasi cancellata. Le scissioni a catena e le divisioni sono una delle cause del disastro. Il comico Corrado Guzzanti, nei panni di monsignor Florestano Pizarro a La7 Propaganda Live, ha ironizzato: esiste «una sinistra lesionista e una autolesionista», si scindono sempre.

Ma il problema non è solo quello della frammentazione, della mancata unità. C’è anche un problema di programmi, di identità politica, di sradicamento sociale e di leadership. La sinistra ha perso il suo elettorato tradizionale, quello operaio, proletario e popolare e non ha conquistato quello moderato. Il governo di Matteo Renzi ha deluso, ha deluso il Pd fondato nel 2007 da Walter Veltroni, hanno deluso le sinistre riformiste, critiche ed antagoniste. Così i disoccupati, i precari, i lavoratori, i pensionati, gli intellettuali hanno cambiato strada: alle elezioni hanno votato per i cinquestelle di Luigi Di Maio oppure si sono astenuti. In qualche caso hanno votato perfino per la Lega di Matteo Salvini.

Sinistra estinta o quasi. A sei mesi dalle politiche la situazione non è migliorata, se possibile è peggiorata. Immigrati, lavoro, Europa, ambiente. La sinistra (come pure il centro-sinistra) è irrilevante, annientata. Non riesce nemmeno a svolgere il suo ruolo, relativamente più semplice, di opposizione, non riesce ad incidere su nulla. Non è riuscita a recuperare i suoi due pilastri storici: uguaglianza e libertà.

Sinistra estinta o quasi, divorata dai grillini. I cinquestelle, in nome dell’uguaglianza e della lotta ai privilegi hanno fatto bingo. La promessa del reddito di cittadinanza (750 euro al mese), dell’abolizione della legge Fornero sulle pensioni, della cancellazione del Jobs act, dell’azzeramento dei privilegi della “casta” (in testa i vitalizi dei parlamentari e le “pensioni d’oro”) hanno suscitato l’entusiasmo. Di Maio ha puntato e punta ad assorbire gli elettori e i militanti della sinistra. Ha martellato: il M5S sta dalla parte dei lavoratori mentre il Pd «sta da quella dei padroni». Il capo dei cinquestelle anche da ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico ha confermato: «Il reddito di cittadinanza per me è la priorità più grande».

Disoccupati, precari e poveri assistiti dalla Caritas hanno votato in massa, soprattutto al Sud, per questi accattivanti impegni. Anche se c’era e c’è scetticismo per le promesse populiste a cinquestelle, hanno votato per protesta contro il Pd e la sinistra visti come i difensori delle classi dirigenti e non più dei lavoratori. Un analogo discorso, pur con molte differenze, vale per la Lega. Gran parte dei voti per Salvini vengono dai ceti produttivi del nord, dai piccoli imprenditori e dai professionisti esasperati dalle troppe tasse e dalla burocrazia, ma il segretario leghista ha affascinato anche una parte degli elettori una volta di sinistra con i suoi slogan: via gli immigrati clandestini, la Fornero, l’austerità dell’Unione europea (in molti casi, ha dato la linea ai grillini) e avanti con il taglio delle imposte e la flat tax. Salvini, nonostante sia incappato in seri guai giudiziari, continua a salire nei consensi: secondo molti sondaggi la Lega avrebbe perfino superato i voti dei pentastellati.

Le promesse sovraniste euroscettiche, populiste di sinistra-destra dei grillini, e quelle leghiste populiste di destra e, alcune volte, di estrema destra, adesso sono alla prova verità del governo giallo-verde. Se l’esecutivo Conte-Di Maio-Salvini riuscirà a realizzare le seducenti promesse della campagna elettorale dagli alti costi finanziari avrà la strada spianata per le elezioni europee di maggio. Se non ci riuscirà le conseguenze saranno imprevedibili.

Primo articolo – Segue

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

Giacomo Brodolini: tutto per i lavoratori

Se Recanati è per i letterati il “natio borgo” di Giacomo Leopardi, per i politici è il paese natale di Giacomo Brodolini, uno dei socialisti più noti e dei più fedeli rappresentanti dei lavoratori. Brodolini vi nacque il 19 luglio del 1920. Completati nel 1939 gli studi secondari, potè solo iniziare la fase successiva degli studi nell‘Ateneo di Bologna perché chiamato alle armi. Quale militare, il suo impegno maggiore si ebbe nelle dure campagne di Grecia e di Albania, alle quali partecipò col grado di sottotenente di complemento.

Successivamente passò in Sardegna, dove conobbe alcuni antifascisti di chiaro orientamento liberal-socialista. Il passaggio a posizioni più nette fu rapido. Entrò infatti nel Partito d’Azione, formazione politica ufficialmente costituita nel  luglio del 1942, e al quale facevano inizialmente capo figure prestigiose della politica e della cultura come Emilio Lussu, Ferruccio Parri, Pasquale Schiano, Francesco De Martino, Adolfo Omodeo, Guido Calogero, Riccardo Lombardi. Il partito credeva fermamente nel legame indissolubile di Giustizia e Libertà e aveva un programma che prevedeva tra l’altro il decentramento amministrativo, la nazionalizzazione dei gruppi finanziari, la divisione della terra ai contadini uniti in cooperative, la federazione europea.

Gli Azionisti parteciparono alla lotta partigiana, e svolsero una intensa propaganda anche attraverso un loro foglio, “L’Italia libera”. Nel 1946 Brodolini conseguì la laurea in Lettere, discutendo una tesi su Gustavo Modena. Da tempo appassionato di storia del teatro e al tempo stesso interessato al legame di questo con le vicende del nostro Risorgimento, aveva scelto il notissimo attore e anche protagonista del nostro Risorgimento, che concepiva il teatro come strumento per risvegliare le menti e  “far pensare”. Nel giugno di quello stesso anno fu coi compagni di fede attivissimo nella campagna per il Referendum e la Costituente, che però fruttò al partito appena l’1,5 % e 7 seggi, a dimostrazione della sua scarsa penetrazione negli strati di elettorato popolare. Quando nel 1947 il Partito d’Azione si sciolse, egli assieme a Lombardi e altri della tendenza socialista aderì al PSI. Lavorò allora con passione nella CGIL: nel 1950  venne chiamato a reggere la segreteria della Federazione Lavoratori Edili e tosto fece parte del Comitato Direttivo della CGIL Nel 1953 venne eletto deputato alla Camera.

Due anni dopo, in riconoscimento della sue capacità e della sua conoscenza dei problemi del paese, raggiunse la carica di vice-segretario nazionale della grande organizzazione sindacale per la componente socialista. Lasciò poi l’attività nel sindacato per passare a quella politica nel partito, e nel ’64 entrò nella segreteria De Martino in qualità di vice- segretario, carica che gli venne confermata anche nel 1968 durante la fusione tra PSI e PSDI. In quello stesso anno venne eletto al Senato. Nominato Ministro del Lavoro e della Previdenza sociale, promosse una serie di leggi che riguardavano il superamento delle gabbie salariali e la riforma del sistema previdenziale. In quel periodo si fece sostenitore appassionato dello Statuto dei lavoratori, al quale lavorò con grande passione assieme al noto giuslavorista Gino Giugni.

Vissuto tra i lavoratori, volle rimanere sempre al loro fianco: simboli di questo attaccamento furono la notte di capodanno del 1969, che volle trascorrere assieme ai lavoratori della fabbrica Apollon in lotta per difendere il proprio posto di lavoro, e la presenza commossa tra i lavoratori di Avola che avevano perduto due loro compagni, caduti sotto il fuoco della polizia. Colpito da una grave forma di tumore, impegnò le forze residue perché giungesse a compimento l’iter dello Statuto dei diritti dei Lavoratori, al quale poi rimase giustamente legato il suo nome. Il 24 giugno del ’69 presentò in Parlamento il disegno di legge, ma non ebbe la gioia di vederlo approvato.

L’11 luglio del ’70 si spense in una clinica di Zurigo. Il presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, gli conferì la Medaglia d’Oro al Valor Civile, motivandola con parole che del efunto sintetizzavano le eccezionali qualità di politico, di parlamentare e di sindacalista: “Esempio altissimo di tenace impegno politico, dedicava, con instancabile ed appassionata opera, ogni energia al conseguimento di una più alta giustizia sociale, dando prima come sindacalista, successivamente come parlamentare e, infine, come ministro per il lavoro e la previdenza sociale, notevolissimo apporto alla soluzione di gravi e complessi problemi interessanti il mondo del lavoro. Colpito da inesorabile male e pur conscio della imminenza della sua fine, offriva prove di somma virtù civica, continuando a svolgere, sino all’ultimo, con ferma determinazione e con immutato fervore, le funzioni del suo incarico ministeriale, in una suprema riaffermazione degli ideali che avevano costantemente ispirato la sua azione”. Per questo il suo ricordo è sempre vivo e resterà incancellabile nel cuore dei socialisti e dei lavoratori.

Giuseppe Miccichè

Cacciari, Nencini aderisce all’appello del filosofo

massimo-cacciariIn molti, tra esponenti del modo della cultura e della politica, hanno aderito all’appello di Massimo Cacciari. Tra coloro che hanno dato la propria adesione, il segretario del Psi Riccardo Nencini. L’ex sindaco di Venezia, su Repubblica del 3 agosto, ha promosso l’iniziativa assieme a Enrico Berti, Michele Ciliberto, Biagio de Giovanni, Vittorio Gregotti, Paolo Macrì, Giacomo Manzoni, Giacomo Marramao, Mimmo Paladino. Un appello che lo stesso filosofo chiama una “chiamata concreta, contro il pericolo di una vittoria di questa destra regressiva alle prossime elezioni europee”. Un appello per un manifesto pragmatico di intellettuali in cui ognuno “promuova iniziative all’interno del proprio settore di appartenenza. Bisogna declinare tutti i problemi a livello continentale, non solo quelli economico-finanziari”.

“La situazione dell’Italia – si legge nell’appello – si sta avvitando in una spirale distruttiva. L’alleanza di governo diffonde linguaggi e valori lontani dalla cultura – europea e occidentale – dell’Italia. Le politiche progettate sono lontane da qualsivoglia realismo e gravemente demagogiche. Nella mancanza di una seria opposizione, i linguaggi e le pratiche dei partiti di governo stanno configurando una sorta di pensiero unico, intriso di rancore e risentimento”. Ma le preoccupazioni dell’ex sindaco sono anche per le ripercussioni che una politica europea sovranista possano avere per la stessa Ue già sull’orlo della disgregazione per le politiche sovraniste e anti-immigrati. Per questo serve una iniziativa che contribuisca a creare dibattito nell’opinione pubblica.

La scadenza a breve delle elezioni europee spinge a mettersi subito in cammino per evitare che si formi il più vasto schieramento di destra dalla fine della Seconda guerra mondiale. La responsabilità di chi ha un’altra idea di Europa è assai grande. Non c’è un momento da perdere. Tutti coloro che intendono contribuire all’apertura di una discussione pubblica su questi temi, attraverso iniziative e confronti in tutte le sedi possibili, sono invitati aderire.

FARE CHIAREZZA

 

PONTE CROLLATO GENOVA MORANDISi terranno sabato alle 11 i funerali delle vittime del crollo di ponte Morandi a Genova. I funerali si svolgeranno alla Fiera di Genova, uno degli spazi più ampi della città dove saranno accolte le 39 salme, ma anche eventualmente gli altri corpi ritrovati sotto le macerie. Saranno migliaia le persone attese per partecipare alla cerimonia. Alle esequie solenni parteciperanno le maggiori autorità nazionali e locali. Prevista ma ancora non confermata ufficialmente la presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella oltre a quella dell’esecutivo al gran completo. I funerali saranno celebrati dall’arcivescovo di Genova cardinal Angelo Bagnasco.

Quella di sabato sarà anche una giornata di lutto nazionale per il Paese: lo ha annunciato nel pomeriggio il premier Conte dopo la conferenza stampa al termine del consiglio dei ministri straordinario che si è simbolicamente tenuto in Prefettura a Genova. Intanto il governo cerca un colpevole e ha già annunciato ti togliere a Benetton la concessione per la gestione della società Autostrade. Un provvedimento a effetto ma di dubbia praticabilità. Ovviamente Atlantia, il gruppo proprietario di Autostrade per l’Italia, non ha tardato a rispondere all’esecutivo. Secondo Atlantia l’annuncio da parte del governo della procedura per il ritiro della concessione, “è  stato effettuato in carenza di qualsiasi previa contestazione specifica alla concessionaria ed in assenza di accertamenti circa le effettive cause dell’accaduto”. “Le modalità di tale annuncio – rileva la società – possono determinare riflessi per gli azionisti e gli obbligazionisti”.   Ieri l’altro  il titolo della holding della famiglia Benetton ha chiuso in calo del 5,39% a 23,54 euro dopo essere sceso a -10% ed essere stato più volte sospeso per eccesso di ribasso. Complessivamente Atlantia ha perso in un giorno 1,1 miliardi di euro di capitalizzazione.

“Si piangono i morti e già sono iniziate le polemiche, prima ancora che la magistratura abbia accertato le responsabilità” è il commento del segretario del Psi Riccardo Nencini, già vice ministro delle infrastrutture e dei Trasporti dei governi Renzi e Gentiloni, membro della commissione lavori pubblici al Senato. Nencini aggiunge: “Di Maio e Salvini scaricano la colpa sui governi precedenti. Allora diciamole due verità. La Lega ha governato l’Italia per 8 anni tra il 2001 e il 2011, proprio il periodo in cui gli investimenti in grandi opere e in manutenzione delle infrastrutture sono crollati del 30%. Al contrario, i governi Renzi e Gentiloni hanno moltiplicato i fondi. Basta andare a rileggersi i piani pluriennali di Anas e FS e le leggi di stabilità. Quanto alla Gronda – ha proseguito – l’opera alternativa al ponte crollato, il 31 luglio scorso, in 8^ commissione senato, il ministro Toninelli ha dichiarato che non è tra le priorità”. E a tal proposito Nencini ha chiesto che il Senato sia messo a conoscenze di cosa il governo abbia intenzione di fare. Per questo ha chiesto al presidente del Senato di “convocare con urgenza l’ottava commissione del Senato, la commissione lavori pubblici, e di invitare il ministro Toninelli  per comunicazioni urgenti circa il dramma del crollo del ponte Morandi”. Nencini aggiunge: “Dopo ripetute e contraddittorie dichiarazioni alla stampa è opportuno che il governo riferisca nelle sedi istituzionali opportune, il Parlamento, sull’orientamento che intende tenere per far fronte, con misure straordinarie, al dramma che si è aperto a Genova”.

Intanto la procura di Genova è  al lavoro. Tra le ipotesi di reato allo studio c’è anche omicidio colposo stradale anche se “è prematuro perché dipende tutto dalle possibili configurazioni di scenario”. Ha detto il procuratore capo Cozzi. “E prematuro anticiparlo perché significherebbe inquadrare in un certo modo le possibili cause e ipotecare un qualcosa che ancora si deve conoscere”. I reati ipotizzati sono attentato colposo alla sicurezza dei trasporti e disastro colposo conseguente al crollo di costruzione con omicidio colposo plurimo. “Al momento le ipotesi di reato sono tutte a carico di ignoti perché bisogna individuare prima le possibili cause”, ha sottolineato il procuratore capo. Una inchiesta è stata aperta anche dalla procura di Parigi per “omicidi colposi” e per “lesioni involontarie” in quanto tra le vittime vi sono anche 4 ragazzi francesi.

Ma la tragedia va oltre le vittime del viadotto a ha effetti anche sulle abitazioni sottostanti. Per accogliere gli sfollati sono stati messi a disposizione 45 alloggi subito, 300 entro 2 mesi.  I primi 45 alloggi sono quelli di Arte Genova (l’istituto delle case popolari) e del Comune.  Altri 300 verranno predisposti entro due mesi come ha annunciano il presidente della Regione.

“Porre un argine a questo Governo antieuropeista”

camera“Intanto non è affatto vero che la storia non si ripete. Si ripete, eccome. C’è una dose enorme di diciannovismo in quest’Italia. Un diciannovismo che nasce da una maggiore povertà e da un perdita di ruolo del ceto medio che è stato la colonna vertebrale dell’Italia dal boom economico fino a qualche anno fa. Cento anni fa fu scelto l’uomo solo al comando, oggi si scelgono i partiti antisistema”. Lo afferma in un’intervista al nostro giornale il segretario del Psi Riccardo Nencini che fa il punto sui primi mesi di governo e sul futuro del centro-sinistra tracciando la linea per i mesi a venire.

Come vedi l’alleanza tra i due partiti alla guida del governo?
Dubito che l’alleanza tra Lega e Cinque Stelle duri poco. Potrebbe anche franare il Governo Conte, ma questo non significherebbe la fine dell’alleanza. Anzi, Salvini e Di Maio stanno diventando sempre più come due dioscuri ciascuno per i suoi campi d’azione. Uno ha scelto il tema dei migranti e l’altro il tema del lavoro, ma soprattutto un tema alla Robespierre, nel senso che tutto ciò che esisteva prima era deleterio, tutto ciò che sta per sorgere positivo.

E l’opposizione latita…
Il punto debole dell’opposizione è che non riesce a trasformarsi in alternativa credibile e competitiva di governo. Quindi non offre un approdo a chi vede questa situazione con crescente preoccupazione. Invito anche a valutare i provvedimenti e le posizioni che si assumono.

In che senso?
Intanto c’è una forte dose di antiparlamentarismo. Il Parlamento è inutile, dice il teorico dei 5 Stelle. Si deve procedere con sorteggio alla sua elezione, dice Grillo. Si vuole il mandato imperativo che è decisamente anticostituzionale. Quando i vari ministri vengono in Commissione, dicono che vanno a perder tempo.

E per quanto riguarda i provvedimenti?
Nulla di tutto quello che hanno detto in campagna elettorale viene mantenuto. Salvo una politica più rigida sui migranti. Ma non si parla più di rimpatrio e dei 600mila che avrebbero dovuto essere rimpatriati. Sul lavoro tutti e due sostenevano che il jobs act doveva essere azzerato. Ma non è così, anzi i grillini votano contro un emendamento per la sua abolizione. Il reddito di cittadinanza non lo vedremo sorgere, lo stesso per la flat tax. I pilastri della rivoluzione italiana, come a loro piace chiamarla, per ora non si vedono assolutamente. Sono invece molto attenti a mettere gambe a quello che hanno detto in campagna elettorale in politica estera.

Per esempio su quali temi?
Confermano due visioni: la prima fortemente antieuropeista. Che è un danno, perché l’Europa così com’è non ci piace, però la Ue ci ha protetto dalla guerra. Ricordo che le grandi guerre europee, fino a quelle del 1939-40, nascono sul confine tra Francia e Germania. Quindi uccidere l’Unione europea anziché cambiarla è un fatto preoccupante anche per le sorti dell’Italia. Secondo: la politica filorussa è altrettanto preoccupante perché scioglierebbe l’Italia da un vincolo occidentale dal quale ha ricevuto negli anni benessere e una condizione grazie alla quale ora abbiamo un ruolo nella politica strategica tra le nazioni che contano. Se questo passato-presente viene smontato, noi dobbiamo soltanto preoccuparci vivamente.

L’anno prossimo si vota per le elezioni europee. Quale il rischio che le forze antisistema possano essere maggioranza in quell’appuntamento?
È la ragione per la quale bisogna fare presto. In ogni Paese. È il messaggio nella bottiglia che abbiamo messo nella mani del Partito socialista europeo che però è immobile e apatico. Dobbiamo dare una lettura nuova alla gente che è impaurita per il fatto che si è aperta una stagione che non sa interpretare. Una stagione dove la globalizzazione spazza via le identità locali. Dove le relazioni economiche destano preoccupazione in molte economie e in molte piccole imprese che hanno una struttura fragile. Quello che servirebbe è una Bad Godesberg del socialismo europeo. Vi fu nel ‘59 per la Germania, ora servirebbe per tutta la storia futura del socialismo europeo.

Partendo da dove?
Per esempio, cominciando a ragionare, mettendo accanto al socialismo europeo, anche quelle aree, quei movimenti democratici, penso ai partiti che aderiscono ai gruppi liberaldemocratici europei, con i quali va saldata una alleanza. Cioè le culture che hanno fatto l’Italia repubblicana e l’Europa libera nell’immediato dopoguerra; socialisti, democratici-cristiani, liberali, un punto di unione devono trovarlo, perché il rischio che corre l’Europa è veramente molto alto. Noi però abbiamo un rischio in più.

Quale?
Il presidente della Repubblica si rielegge nel 2021. Sembra lontana questa scadenza. Però l’anno prossimo si avranno le elezioni europee. Con molti comuni che andranno al voto. La mia opinione è che in molte realtà locali vi sarà una saldatura tra Lega e 5 Stelle. Permanendo questo stato di cose, non possiamo rischiare di consegnare anche il Quirinale a due forze antisistema. Questa è un’altra ragione per mettere le gambe alla alleanza per la Repubblica che bisogna far nascere con rapidità. Bisogna essere, sperando di avere maggior fortuna, i Filippo Turati cento anni dopo. Dico con maggior fortuna perché oggi danno tutti ragione a Turati, ma nel 1919, ‘20, ‘21 quella di Turati era una voce solitaria offesa e vilipesa.

Il Pd non sembra in grandi di proporre molto preoccupato più delle proprie dinamiche interne…
Non lo è ad oggi. Sono preoccupato perché se dovesse tenere il Congresso da qui a troppi mesi, il perdurare del non scegliere, rischia di essere deleterio anche per le scelte che altre forze del centrosinistra italiano dovranno fare.

E il Psi?
Noi intanto dobbiamo preoccuparci di partire. Ecco perché un primo lavoro comune che faremo da settembre è con cattolici moderati, con Più Europa di Emma Bonino e con chi ci sarà. Ma con questi abbiamo già raggiunto una ipotesi di lavoro comune che da settembre diverrà plastica. Il quadro che si delinea invita, se non obbliga, gli uomini di cultura socialista, libertaria, a stare insieme. A non farsi convincere dalle divisioni del passato perché il rischio che l’Italia corre è molto alto.

A proposito di rischi: il populismo. Per combatterlo da dove si deve cominciare?
Si combatte in due modi. Con un occhio che guarda al domani potenziando tutto ciò che riguarda cultura e conoscenza. Ma parliamo di procedure molto lunghe. Nell’immediato: primo, non c’è dubbio che nel tema migranti la modalità Minniti debba essere estesa. Va aggiunta la domanda di cosa fare quando un profugo è qui in Italia. Ripeto e sottolineo che bisogna vivere in Italia secondo il canone occidentale con i diritti e i doveri previsti dalla nostra legge e Costituzione. Inoltre chi vive in italia deve corrispondere positivamente a ciò che l’Italia fa per lui mettendosi quindi a disposizione, gratuitamente, per la società che lo ospita con lavori socialmente utili.

Dove si è visto secondo te in questi anni la debolezza delle forze e del pensiero riformista?
L’errore grosso che abbiamo fatto è stato adottare un pensiero illuminista senza correzioni. Mi spiego meglio: c’è stato un considerare l’idea di progresso come irreversibile. E invece per i cittadini europei questa idea di progresso non è stata assolutamente condivisa. Perché è stata inverata dalla paura e dalla preoccupazione. Una cosa è il progresso che avviene senza devastare i pilastri della comunità dove si vive. Altra cosa invece è vivere nella globalizzazione. E quindi affianco a fenomeni che non si sanno interpretare e che danno quindi preoccupazione. A me fa paura Salvini quando fa montare il presepe nella scuola e mi fa ancora più paura quando fa propaganda con il rosario in mano. Mi spiego: il fatto che le scuole italiane facciano il presepe, lo dico io laico, è un segno di identità da mantenere. Vogliono farlo? Lo facciano.

Daniele Unfer

Nencini: M5S immagina Italia rurale e antimoderna

tav“Mai contratto di governo fu più ambiguo e vacuo di quello Salvini/Di Maio. Non solo perché in conflitto con i programmi dei due partiti ma soprattutto alla luce di un pericoloso pensiero antimoderno”. È quanto ha affermato il segretario del Psi, Riccardo Nencini, che sintetizza così: “Riassumo le posizioni. I grillini dicono no alla tav in Veneto, no alla Torino-Lione, no alla Gronda di Genova e al passante di Bologna. Ancora no al potenziamento dell’aeroporto di Peretola e al nodo di Firenze. No alla Pedemontana, no al Tap, no alla Orte- Mestre. Silenzio sulll’alta velocità Napoli- Bari. La Lega è favorevole a tutte queste infrastrutture”- ha sottolineato.

“Toninelli si nasconde dietro la revisione dei progetti e dei costi delle opere ma dimentica che tutte le opere in questione sono già state oggetto di spending e project review da parte dei governi precedenti, i costi sono stati in molti casi dimezzati, l’impatto ambientale discusso con enti locali e associazioni”- ha aggiunto. “Sono pronto a sfidare il ministro quando e dove vorrà”- ha proseguito Nencini, già vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti –  visto che in 8^ commissione senato si è ben guardato dal rispondere nel merito. La verità: i grillini immaginano un’Italia bucolica, rurale. Tra poco invocheranno la ‘campagna del grano’”- ha concluso Nencini.

Ma gli scontri sulle grandi opere sono anche, anzi soprattutto interni, alla maggioranza. Dopo il botta e risposta tra Antonio Tajani e il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli che aveva chiesto al presidente del Parlamento europeo di “mettersi l’anima in pace” perché “la mangiatoia è finita”, interviene Armando Siri, sottosegretario ai Trasporti e leghista. “I soldi pubblici non si devono sprecare, ma le grandi opere si possono fare e si debbono fare pretendendo che non ci siano sprechi. Non è che fare la grande opera significhi alimentare una mangiatoia”, ha affermato. E il precedessore di Toninelli, Graziano Delrio, invita il ministro 5 Stelle a rivolgersi ai giudici se ritiene che ci siano state “mangiatoie”: “Sì può essere d’accordo o meno sulla Tav ma, intanto, quelli che sono d’accordo non blaterano, espongono le proprie ragioni. Se si sceglie di non farla non ci si nasconda dietro presunte ‘mangiatoie’ che di certo Toninelli non ha trovato in eredità da me, e che se fossero vere vanno comunque denunciate in Procura e non in un tweet”.

Redazione Avanti!