Una guida contro le molestie a lavoro

raffaele guarinielloLe molestie sessuali come questione impellente nel mondo del lavoro affliggono tutte o quasi le società umane. Esse come fattispecie giuridica si configurano nel quadro della normativa prevista dal Codice penale (art. 609 bis e sgg.) contro la «violenza sessuale». La 107esima sessione della Conferenza Internazionale, in corso a Ginevra dal 28 maggio all’8 giugno, presenta all’ordine del giorno proprio la questione relativa «alle violenze e alle molestie contro le donne e gli uomini nel mondo del lavoro».
Il rapporto, presentato durante la Conferenza ginevrina, nasce dalla decisione che il Consiglio di amministrazione si propone nell’ottobre 2015 con la finalità di definire una normativa internazionale sulla «violenza e molestie sul lavoro». Esso assume un significato particolare per la raccolta dei dati condotta l’anno successivo in ottanta Paesi del mondo, dove sono analizzati gli aspetti più gravi di molestie e di violenze nel mondo del lavoro. Segue una parte centrale in cui viene esaminato il quadro giuridico e normativo di questi Paesi con riferimento alla legislazione del lavoro, i contratti collettivi e le attività di sensibilizzazione per contrastare la piaga della violenza delle molestie contro donne e uomini nel mondo del lavoro.
Il rapporto della Conferenza è ora arricchito dall’e-book Molestie e violenza anche di tipo sessuale nei luoghi di lavoro (Wolters Kluwer per Ipsoa, Milano 2018) di Raffaele Guariniello, l’ex magistrato ora in pensione ma sempre impegnato nella difesa dei diritti umani. Egli ha sempre rivolto una particolare attenzione al mondo del lavoro, come dimostra il suo impegno a favore dei consumatori e a tutela dell’ambiente, della libertà commerciale, delle malattie professionali, della sicurezza sul lavoro e contro la sopraffazione di genere.
Il titolo dell’e-book, enfatizzato con quel «anche», è significativo per sottolineare una grave questione, ben regolamentata dall’ordinamento italiano, ma poco nota alla diretta interessata e spesso dai suoi difensori. Proprio il Testo unico sulla Sicurezza sul lavoro, di cui Guariniello ha scritto un analitico commento edito l’anno scorso sempre dal medesimo editore, è una guida per coloro che si sentono minacciati e vilipesi in fabbrica oppure in ufficio. Nel Testo egli riporta una sentenza della Cassazione penale del 12 luglio 2012, secondo cui «lo strumento tradizionale di tutela accordato per assicurare protezione alle vittime di molestie sessuali sui luoghi di lavoro è costituito dall’art. 2087 c.c. predisposto a carico del datore di lavoro onde garantire l’obbligatoria sicurezza e protezione del lavoratore». Pertanto il datore di lavoro, venuto a conoscenza delle molestie sessuali, è considerato responsabile per la mancata adozione di misure idonee (sospensione, licenziamento, etc.) a salvaguardare l’integrità fisica e «la personalità morale dei dipendenti».
In quest’ottica Guariniello pone l’accento sulla prevenzione degli abusi e sull’obbligo agli imprenditori di una equa valutazione dei rischi e dell’osservanza delle norme in materia sanitaria sulla base della normativa nazionale ed europea. Egli sostiene infatti che le violenze e le molestie sessuali possono previste con il rispetto della normativa vigente, che in Italia è all’avanguardia per l’imposizione ai datori di lavoro di determinate regole e per la specificazione di obblighi preventivi: una nota è esemplare in questo senso, là dove afferma che «la tolleranza e il far finta di niente non sono contemplati». Da questo assunto normativo deriva l’obbligo per gli organi di vigilanza di garantirne il rispetto con l’intervento oculato del Ministero del Lavoro e delle Regioni chiamate a formare nuovi ispettori e a potenziare la loro professionalità.

Eternit. Processo smembrato in quattro tribunali

processo-eternitOmicidio colposo e non volontario: così è stata modificata l’accusa per l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, imputato per la morte da amianto di 258 persone al processo Eternit bis. Il gup ha dichiarato prescritti un centinaio di casi e, quanto agli altri, ne ha ordinato la trasmissione per competenza territoriale alle procure di Reggio Emilia, Vercelli e Napoli. A Torino restano soltanto due casi per i quali il processo si aprirà il 14 giugno.

L’imputato Schmidheiny era già stato assolto per prescrizione nella tranche precedente, il primo processo Eternit, in cui rispondeva di disastro doloso per oltre 2000 vittime dell’amianto. In questo procedimento, invece, il magnate svizzero era accusato di 258 casi di morte da mesotelioma pleurico, il tumore ai polmoni che colpisce senza scampo chi è stato esposto alla polvere bianca.

I reati contestati coprono un arco temporale che va dal fra il 1989 e il 2014.
Il primo processo era partito con un’azione legale collettiva promossa da circa 6mila persone chiedevano il risarcimento per la morte di circa 3mila persone tra lavoratori e abitanti vicino agli stabilimenti Eternit in Italia. Dopo anni di indagini il procuratore della Repubblica Raffaele Guariniello ottenne il rinvio a giudizio di Schmidheiny e il barone belga Jean-Louis Marie Ghislain de Cartier de Marchienne (che nel frattempo è morto). Come parti civili furono ammessi 2619 ex dipendenti degli stabilimenti di Casale Monferrato, Rubiera e Bagnoli oltre a 270 tra parenti e abitanti.
Dopo la decisione sono arrivati i commenti da Torino. “Una grossa vittoria. La mostruosità di un soggetto che avrebbe avuto la volontà di provocare tanti morti è crollata”, così l’avvocato difensore di Stephan Schmidheiny, Astolfo Di Amato, commenta la sentenza Eternit lasciando il Palazzo di Giustizia di Torino.
“Un po’ di amarezza c’è – sottolinea per l’accusa il pm Gianfranco Colace -: siamo soddisfatti aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza poi vedremo se ricorrere in appello”.
“È un fallimento per l’amministrazione della giustizia”, duro il commento dell’avvocato Sergio Bonetto, uno dei legali di parte civile del processo Eternit. Il penalista, in particolare, ha fatto riferimento alla parte della sentenza in cui si dispone la trasmissione degli atti ad altre tre Procure: “Si allontana così il momento in cui per queste morti si potranno finalmente accertare cause e responsabilità”.

Inps. Indennità antitubercolari 2015

Sono tutele previdenziali di natura economica corrisposte dall’Inps ai lavoratori ed ai loro familiari (coniuge, figli, fratelli, sorelle, genitori ed assimilati) affetti da tubercolosi, a determinate condizioni sempre che l’assicurato possa far valere almeno un anno di contribuzione nell’arco dell’intera vita lavorativa. Le prestazioni in questione comprendono: l’indennità giornaliera, erogata durante il periodo delle cure, qualora l’interessato non abbia diritto alla retribuzione completa; l’indennità post sanatoriale, pagata alla fine del ricovero o della cura ambulatoriale, che abbiano avuto una durata non inferiore a sessanta giorni, per non meno di due anni: nel caso della cura ambulatoriale, l’assicurato non deve aver prestato attività lavorativa per almeno sessanta giorni, anche non continuativi; l’assegno di cura o di sostentamento, di durata biennale, per gli assistiti la cui capacità di guadagno in occupazioni confacenti alle loro attitudini, sia ridotta a meno della metà per effetto o in relazione alla malattia tubercolare e che non percepiscano una normale retribuzione continuativa ed a tempo pieno; tale assegno è rinnovabile di biennio in biennio, senza limiti temporali, in presenza dei predetti requisiti; l’assegno natalizio, infine, qualora l’assistito fruisca di prestazione antitubercolare, sanitaria o economica, anche per un solo giorno, nel mese di dicembre. Dall’inizio dell’anno queste provvidenze numerarie corrisposte direttamente dall’Inps ai soggetti assistiti dal servizio sanitario nazionale sono state aumentate (come previsto dalla legge n. 419/1975) della stessa percentuale (0,3%) con la quale sono stati adeguati in via provvisoria i trattamenti previdenziali al costo della vita. Pertanto, per effetto delle variazioni percentuali determinate dagli articoli 1 e 2 del Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 20/11/2014, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale n. 280 del 2/12/2014, pari rispettivamente al 1,1% dal 1° gennaio 2014 (in luogo della misura provvisoria del 1,2% di cui al Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 20/11/2013) e allo 0,3% dal 1° gennaio 2015 (in via provvisoria), sono state stabilite, per il 2015, le nuove indennità.

Questi di seguito indicati gli importi giornalieri in vigore  dall’inizio del corrente anno: Ips/assicurati, euro 21,92 (£. 42.443), Ips/familiari (nella misura ridotta del 50%) euro 10,96 (£. 21.222); Ig/assicurati euro 13,15 (£. 25.462), Ig/familiari euro 6,58 (£. 12.741); Acs euro 88,45 (£. 171.263). Importante, nei periodi di titolarità  del trattamento economico di cui si tratta i soggetti interessati hanno diritto agli assegni familiari e ai contributi figurativi utili per la pensione. Va infine precisato che gli eventuali aggiornamenti degli appannaggi in pagamento vengono effettuati d’ufficio. E’ utile ricordare, inoltre, che in base alla disposizione di legge n. 88/1987 (il provvedimento legislativo che ha riordinato la materia), i datori di lavoro sono tenuti ad anticipare, per conto dell’Istituto assicuratore, le indennità tubercolari ai propri dipendenti, in analogia a quanto avviene per le prestazioni economiche di malattia comune.

Per la relativa procedura di conguaglio effettuata attraverso la denuncia contributiva mensile, occorre che le aziende coinvolte espongano l’importo delle indennità giornaliere erogate nel rigo appositamente prefigurato del modello Uniemens. Per ogni opportunità, giova infine rammentare che l’aggiornamento in questione viene operato, sempre a decorrere dal primo gennaio 2015, anche sulle indennità giornaliere in corso di godimento a quest’ultima data, spettanti agli assicurati contro la tubercolosi in misura pari all’indennità di malattia per i primi 180 giorni di assistenza ai sensi dell’art. 1 comma 1, della legge 14 dicembre 1970, n. 1088. In ogni caso, se la prestazione numeraria di malattia da mettere in pagamento dovesse risultare inferiore all’indennità giornaliera prevista nella misura fissa di euro 13,15, deve essere corrisposta quest’ultima.

Lavoro. Per l’attività tipica si paga a Inarcassa

L’ingegnere o l’architetto libero professionista che fa l’amministratore di condominio, deve versare i contributi previdenziali a Inarcassa. Se invece svolge l’attività tipica ma lavora anche come consulente commerciale, si deve iscrivere alla gestione separata dell’Inps. Queste sono alcune delle casistiche contenute nella circolare 72/2015 dell’Inps, con cui l’istituto di previdenza riassume le regole per l’iscrizione e gli obblighi contributivi alla Cassa nazionale di previdenza e assistenza per gli ingegneri e architetti liberi professionisti o, in alternativa, alla gestione separata. In base allo statuto di Inarcassa, architetti e ingegneri che lavorano come dipendenti non possono iscriversi alla Cassa, adempimento obbligatorio, invece, per chi esercita la libera professione con continuità ed è iscritto all’albo professionale, è titolare di partita Iva e non è iscritto ad altra forma di previdenza obbligatoria. Negli anni scorsi, però, l’Inps riteneva si dovessero iscrivere alla gestione separata anche professionisti iscritti all’albo e con una Cassa di previdenza di settore.

Ora, anche alla luce della norma di interpretazione autentica contenuta nel decreto legge 98/2011 e alle sentenze di Cassazione, sono state individuate le attività che ricadono sotto la “competenza” di Inarcassa o della gestione separata dell’Inps. Nella prima ipotesi si contano per esempio il consulente e programmatore informatico e il project manager nel settore Ict, nella seconda il consulente finanziario e l’orientatore professionale. «È una circolare fortemente voluta da noi – ha affermato Paola Muratorio, presidente di Inarcassa – per la quale abbiamo lavorato con Inps che è stata veramente collaborativa. È importante che ci sia chiarezza contributiva e riteniamo che la circolare risponda in modo esaustivo a questa necessità. Gli esempi riportati nascono da casi reali».

L’Inail scrive a un milione e mezzo di famiglie 

Per tutelarsi contro gli infortuni più gravi che possono derivare dal lavoro svolto in ambito domestico bastano meno di 13 euro: lo ricorda l’Inail con una lettera indirizzata a oltre un milione e mezzo di famiglie italiane nell’ambito di una campagna di sensibilizzazione sull’obbligo assicurativo per chi si occupa – in via esclusiva, gratuitamente e senza subordinazione – della cura della casa e del nucleo familiare.

Allegato il bollettino postale precompilato. La lettera – firmata congiuntamente dal direttore dell’Inail, Giuseppe Lucibello, e dal presidente del comitato amministratore del Fondo autonomo speciale per l’assicurazione contro gli infortuni domestici, Federica Rossi Gasparrini – ha l’obiettivo di informare i potenziali soggetti tenuti all’obbligo assicurativo e di fornire loro ogni chiarimento necessario per adempiere a quanto previsto dalla legge 493/1999. Nella comunicazione sono contenute tutte le informazioni utili sulle prestazioni garantite in caso di infortunio, sulle modalità di pagamento del premio tramite l’allegato bollettino postale precompilato, nonché sull’esonero dal pagamento per i soggetti in possesso dei requisiti di legge.

Per l’esenzione basta una semplice autocertificazione. L’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni che derivano dal lavoro svolto in ambito domestico è obbligatoria ai sensi della legge 493/1999 e il suo costo è pari a 12,91 euro. Per chi ha un reddito personale fino a 4.648,11 euro – e fa parte di un nucleo familiare il cui reddito complessivo non superi i 9.296,22 euro – è prevista l’esenzione: in tal caso basta redigere una semplice autocertificazione e il costo della polizza è interamente a carico dello Stato. A essere interessati alla sottoscrizione della polizza sono tutte le donne e gli uomini tra i 18 e 65 anni che si occupano della cura della casa e del nucleo familiare in via esclusiva, gratuitamente e senza subordinazione.

Riconosciuta una rendita mensile per invalidità permanente pari o superiori al 27%. Per i soggetti che hanno attivato l’assicurazione, in caso di infortunio grave nello svolgimento del lavoro di “casalingo/a”, è garantita una rendita mensile a vita. Tale rendita è riconosciuta anche quando l’invalidità permanente subita è pari o superiore al 27% e il suo importo mensile può oscillare dai 186,18 euro (invalidità del 27%) ai 1.292,90 euro (invalidità al 100%). In caso di infortunio mortale è prevista una rendita ai superstiti in possesso dei requisiti stabiliti dalla legge.

Eternit. Il 12 maggio udienza preliminare per processo bis

A poco più di sei mesi dalla sentenza della Cassazione che ha annullato per prescrizione la condanna inflitta in primo e secondo grado all’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny per il disastro ambientale provocato dagli stabilimenti italiani della Eternit, il 12 maggio a Torino si terrà l’udienza preliminare del nuovo processo per le morti provocate dalla multinazionale dell’amianto.

All’imputato contestate anche diverse aggravanti. In questo caso i pubblici ministeri Raffaele Guariniello e Gianfranco Colace contestano a Schmidheiny il reato di omicidio volontario, con le aggravanti di aver commesso il fatto per ‘‘mero fine di lucro’’ e ‘‘con mezzo insidioso’’, perché avrebbe omesso l’ informazione sui rischi a lavoratori e cittadini e promosso, al contrario, una ‘‘sistematica e prolungata’’ opera di disinformazione. Il nuovo filone di indagine riguarda le morti per malattie amianto-correlate di 258 persone, tra operai e residenti, avvenute fino al 2014 nelle zone in cui sorgevano gli impianti Eternit di Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli.

La documentazione di ogni singolo caso allegata agli atti. La documentazione allegata all’atto di chiusura dell’inchiesta bis sulla multinazionale dell’amianto comprende anche le consulenze fatte sulle analisi, caso per caso, dei mesoteliomi di cui si ammalarono le vittime, oltre a numerose testimonianze. La procura ha configurato l’omicidio volontario perché ritiene che l’imputato, nonostante fosse al corrente della pericolosità dell’amianto, avrebbe “somministrato” comunque fibre della sostanza.

Il capo di imputazione risponde all’obiezione della Corte Suprema. Il nuovo capo di imputazione di omicidio volontario pluriaggravato accoglie anche a una delle obiezioni formulate dai giudici della Corte Suprema, che nelle motivazioni della sentenza dello scorso 19 novembre avevano sottolineato come l’imputazione di disastro ambientale a carico di Schmidheiny non fosse la più adatta da applicare per il rinvio a giudizio, dal momento che la condanna massima sarebbe stata troppo bassa: “Colui che dolosamente provoca, con la condotta produttiva di disastro, plurimi omicidi, ovverosia, in sostanza, una strage”, si legge infatti nel documento depositato il 23 febbraio, verrebbe punito soltanto con 12 anni di carcere e questo è “insostenibile dal punto di vista sistematico, oltre che contrario al buon senso”.

Carlo Pareto

 

Requisito anagrafico,
contributi e quote 2015 

I lavoratori che hanno svolto lavori usuranti devono fare domanda di pensione anticipata entro il 1° marzo 2015 e l’Inps comunicherà l’esito entro il 30 ottobre, come lo stesso ente previdenziale ha informato col messaggio 9963/2015. Ovviamente occorre rispettare precisi requisiti di età anagrafica e contributi da raggiungere tra il 1° gennaio ed il 31 dicembre 2015, diversi in base alla tipologia di lavoro usurante svolto come lavoratori autonomi oppure dipendenti, ovvero si deve raggiungere una precisa quota data dalla somma di contributi (almeno 35 anni) ed età anagrafica.

Da segnalare che la legge di Stabilità 2015 ha confermato il taglio del Fondo per la Pensione Anticipata Lavori Usuranti da 383 milioni dello scorso anno a 233 milioni di euro per il 2015. Di base, i lavoratori usurati (termine improprio per indicare chi ha svolto un’attività lavorativa usurante) possono andare in quiescenza prima in confronto all’età ordinaria di 66 anni e tre mesi (secondo il requisito anagrafico postulato per il 2015), ad esempio a 61 anni e 3 mesi se hanno espletato come lavoratori dipendenti lavori usuranti classificati come faticosi e pesanti, oppure notturni per almeno 78 giorni l’anno, con almeno 35 anni di contributi.

Ma ovviamente l’età pensionabile per la pensione anticipata cambia in base alla tipologia di lavoro usurante esercitato come anche se si è/era lavoratori dipendenti o autonomi, come è possibile notare dal prospetto sottostante:

REQUISITI 2015

Lavoro                                        dipendenti                      autonomi

                                                    età – quota                    età – quota

Faticoso e pesante –

Notturno per almeno                    61 anni     97,3                62 anni    98,3

78 giorni l’anno – notturno          e 3 mesi                           e 3 mesi

Per l’anno intero

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Notturno da 64 a 71                     63 anni                            64 anni

Giorni lavorati l’anno                 e 3 mesi    99,3               e 3 mesi  100,3

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Notturno da 72 a 77                    62 anni                            63 anni

Giorni lavorati l’anno                 e 3 mesi    98,3                e 3 mesi   99,3

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Finestre mobili  – la pensione viene erogata con uno slittamento di 12 mesi

                          Per i dipendenti, di 18 mesi per gli autonomi.

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*Ci vogliono almeno 35 anni contributi.

Specifichiamo che i lavori faticosi e pesanti sono ad esempio i lavori in cava o miniera, la guida di veicoli per trasporto pubblico, i lavori in linea catena, e devono essere stati eseguiti per almeno 7 anni negli ultimi 10 di attività.

Termini per la domanda di pensione anticipata lavori usuranti

I lavoratori usurati che fanno domanda di pensione anticipata entro il 1 marzo 2015 avendo già raggiunto la Quota necessaria età anagrafica più contributi previdenziali, poi quando riceveranno risposta dall’ente dovranno proseguire con l’iter burocratico.

Attensione! Se non si rispetta il termine del 1 marzo 2015 pur avendo raggiunto la Quota, in caso lo facciate in ritardo la pensione anticipata vedrà uno slittamento della decorrenza tra 1 e 3 mesi in base all’entità del ritardo. Chi fa domanda di pensione anticipata per lavoro usurante entro il 1 marzo 2015 senza aver raggiunto i requisiti necessari ma nelle condizioni di maturarli entro il 31 dicembre 2015, si vedrà accolta la domanda dall’Inps ma con riserva, ovvero sarà necessario raggiungere la Quota entro appunto il 31 dicembre 2015.

Pensioni d’oro. Rimborsi Inps sulle trattenute 

Il contributo di perequazione sulle pensioni superiori ai 90mila euro lordi l’anno è incostituzionale (sentenza della Consulta numero 116/2013) e pertanto le relative somme già prelevate dagli assegni dei pensionati devono essere restituite. Con il Messaggio n. 368/2015, l’Inps ha comunicato che la restituzione del contributo trattenuto nell’anno 2012 avverrà con il cedolino di pensione del mese di febbraio 2015.

Prelievo sulle pensioni d’oro

A prevedere il contributo di perequazione era stata la prima finanziaria estiva 2011, poi il prelievo era stato perfezionato dal Salva Italia di fine 2011 prevedendo che venisse trattenuto, a decorrere dal 1° agosto 2011 e fino al 31 dicembre 2014:

il 5% della quota di pensione fra i 90mila e i 150mila euro;

il 10% fino a 200mila euro;

il 15% per la quota superiore a 200mila euro.

Rimborsi

Ai pensionati per i quali è necessario procedere alla verifica preliminare della certificazione fiscale dell’anno 2013, relativa agli importi di contributo di perequazione trattenuti nel 2012, il rimborso arriverà nei mesi di marzo, mentre le pensioni degli ex dipendenti di Istituti bancari (categorie Banc), il cui pagamento avviene direttamente dall’Inps solo a decorrere dal 1° gennaio 2013, saranno trattate con una lavorazione dedicata da parte dell’Istituto di previdenza, nella misura indicata dagli Enti che hanno effettuato la trattenuta. Si sottolinea che le somme restituite dall’Ente assicuratore, ai fini fiscali, saranno assoggettate ai fini della tassazione Irpef applicando l’aliquota media presente in banca dati.

Amianto, Guarinello avvia indagini sulle importazioni dall’India 

E’ tutto scritto nero su bianco, in documenti ufficiali: malgrado in Italia l’amianto sia bandito ormai da oltre 20 anni – non lo si può vendere, comprare, lavorare e nemmeno estrarre dalle cave – viene importato in enormi quantitativi dall’India. Non si tratta di contrabbando o di un’attività clandestina vietata dalla legge, ma di un commercio alla luce del sole e regolarmente certificato dall’Agenzia delle Dogane: un giallo che, almeno in apparenza, ha dell’incredibile e sul quale il pubblico ministero della procura di Torino, Raffaele Guariniello, ha ordinato adesso una serie di accertamenti.

Il resto delle 1.296 tonnellate esportate in Nepal, Nigeria, Kenya e Ghana. Nel solo biennio 2011-2012 l’India ha mandato in Italia ben 1.040 delle 1.296 tonnellate totali di asbesto esportate nel mondo. A rivelarlo sono i dati contenuti nel bollettino governativo “Indian Minerals Yearbook 2012 – Asbestos – Final release”. In questo report ufficiale – è pubblicato dall’ufficio centrale del ministero delle Risorse minerarie – il nostro Paese è indicato come il principale partner di Nuova Dehli per tale tipo di traffico, seguito a enorme distanza dal Nepal (124 tonnellate), dalla Nigeria (38 tonnellate), dal Kenya (28 tonnellate) e dal Ghana (15 tonnellate).

Il pm: “Scoperta sorprendente e insieme inquietante”. Fonti della procura di Torino hanno rivelato che il documento – portato all’attenzione di Guariniello da uno dei suoi più fidati collaboratori – è stato accolto con comprensibile stupore. “La scoperta è sorprendente e, allo stesso tempo, inquietante”, ha commentato il pm. Una rapida verifica con l’Agenzia delle Dogane, interpellata subito dal magistrato, ha confermato però tutto quanto. Non solo: l’Agenzia ha precisato che le importazioni di amianto non sono state limitate solo al biennio considerato dal documento di fonte indiana, ma sono continuate anche nel 2014 appena concluso.

La polizia giudiziaria sta ricostruendo i dettagli dei flussi commerciali. Le aziende italiane interessate sono una decina, sparse in tutto il territorio nazionale. Si servono della fibre killer – in base a quanto risulta dalle prime notizie raccolte dalla procura piemontese – per confezionare guarnizioni per freni e frizioni o per fabbricare lastre e pannelli in fibrocemento. La legge che vieta queste attività è la 57/1992, un provvedimento assai rigido che prevede solo deroghe limitate e, comunque, autorizzate dal governo. Può darsi, pertanto, che le ditte in questione dispongano di questo permesso (le cui procedure sono comunque assai rigorose): fatto che Guariniello è intenzionato a verificare e sul quale stanno indagando gli uomini della polizia giudiziaria ricostruendo i flussi commerciali dall’India all’Italia e accertando la correttezza delle eventuali concessioni.

India paradiso mondiale dell’asbesto. L’India è uno dei paradisi mondiali dell’asbesto. Solo fra il 2011 e il 2012 ne ha importato per un totale di 365mila tonnellate, in prevalenza dalla Russia (51%), ma anche dal Kazakhstan (18%), dal Brasile (13%) e dal Canada (7%). Il materiale cancerogeno viene impiegato nella realizzazione di manufatti miscelati al cemento e, a loro volta, esportati: un mercato del valore di milioni e milioni di dollari.

Carlo Pareto 

                                                            

Appello processo Eternit: il magnate Schmidheiny condannato a 18 anni

Eternit-sentenzaDue anni in più: rispetto alla condanna a 16 anni di reclusione nel processo di primo grado, la Corte d’Appello di Torino ne ha aggiunti due, per un totale di 18. L’accusa è di disastro doloso permanente e omissione dolosa di misure antinfortunistiche, e l’imputato – l’unico rimasto dopo la morte lo scorso 21 maggio del barone belga Louis De Cartier De Marchienne – è l’imprenditore elvetico 66enne, Stephan Schmidheiny. Il procuratore generale Raffaele Guariniello aveva chiesto 20 anni di pena. Continua a leggere