Cristiano Ronaldo alla Juve: via libera al colpo del Secolo

Il fuoriclasse portoghese, che lascerà il Real Madrid, è vicinissimo ai bianconeri: affare da 100 milioni di euro, al Pallone d’Oro contratto quadriennale. Un arrivo che potrebbe far tornare il calcio italiano ai fausti di 10 anni fa e che sta già facendo impazzire i tifosi della Vecchia Signora

ronaldo2MADRID – È tutto meravigliosamente vero. La Juventus è ad un passo da Cristiano Ronaldo. Sì, proprio lui: Cristiano, Ronaldo. Il miglior giocatore del mondo, 33 anni compiuti lo scorso febbraio, pronto ad approdare in Italia, destinazione Torino. Le cifre sono esorbitanti: al Real Madrid andrebbero 100 milioni, al portoghese un quadriennale da circa 30 milioni a stagione più i vari bonus legati agli sponsor.

L’ADDIO DEL REAL – Andiamo con ordine. 26 maggio, finale di Champions League: fischio finale di Real Madrid-Liverpool, 3-1 per gli spagnoli e terzo trionfo consecutivo dei Blancos nella massima competizione europea. Che fa Ronaldo? Invece di esultare e scatenarsi nei festeggiamenti, gela tutti e nella classica intervista post-partita annuncia il suo addio alle merengues: “È stato bello giocare qui”. Sipario. Adios. Il toto-futuro di CR7 però non scatta subito: c’è un Mondiale alle porte da preparare, meglio non distrarsi. Tutto rimandato dunque.

L’IPOTESI JUVE – Il cammino del Portogallo a Russia 2018 però non è lo stesso – trionfante – dell’ultimo Europeo, vinto due anni fa in Francia. I lusitani cedono 2-1 negli ottavi di finale all’Uruguay: si torna a casa. E’ giunto il momento per Cristiano Ronaldo di scegliere la nuova dimora. Quella che sembrava la destinazione più probabile, il Psg, perde rapidamente consistenza: a Parigi ci sono già Neymar, Cavani e Mbappé, peraltro tutti grandi protagonisti al Mondiale. Basta e avanza. La Cina, nonostante la pioggia di soldi, non stuzzica il palato di Cristiano, impensabile il passaggio al Barcellona, così come il dolce ritorno al Manchester United (uno dei pochi club al mondo disposti a permettersi il portoghese) sembra una pista piuttosto fredda. E allora boom, ecco la bomba di mercato: Ronaldo alla Juve! “Impossibile”, “magari”, “sto sognando?” Via social i tifosi bianconeri, ma in generale tutti gli appassionati di calcio, non sembrano credere a quella che era partita come semplice (e magari aleatoria) suggestione.

SOGNO DIVENTATO REALTÀ – E invece in casa Juventus il presidente Andrea Agnelli, insieme all’ad Marotta, iniziano a farsi due conti. E già l’assenza di smentite inizia ad essere un segnale positivo. Tecnicamente il giocatore non si discute, nonostante le 33 primavere. Non ci sono Dybala, Higuain, Douglas Costa, Mandzukic, Bernardeschi e via dicendo che tengano: Cristiano è Cristiano. Il problema, semmai, sono i costi: il Real Madrid, disposto ad accettare l’addio del Pallone d’Oro senza fare drammi, vuole comunque un indennizzo di almeno 100 milioni. A quelli va aggiunto il ricco stipendio da nababbo da garantire all’attaccante portoghese: non meno di 30 milioni all’anno. Inizia così un fitto lavoro diplomatico con Jorge Mendes, storico procuratore di CR7, mediatore tra Torino e Madrid. Questione di giorni perché quando la volontà è la stessa da ambo le parti, il dialogo tra gli interlocutori parte già in discesa.

A BREVE L’ANNUNCIO – Agnelli infatti non ci impiega molto a sciogliere le riserve: l’arrivo di Ronaldo a Torino porterebbe benefici non solo tecnici, ma anche di immagine con sponsor e merchandising che esploderanno. Per Cristiano, nonostante le decine di trofei in bacheca, sarebbe una nuova avventura con la stimolante sfida di regalare ai bianconeri quella Champions League che manca dal lontano 1996. Tra questo fine settimana e l’inizio della prossima pare che l’asso portoghese debba sbarcare a Torino per le visite mediche di rito, l’annuncio ufficiale potrebbe arrivare già martedì prossimo. Per i tifosi della Vecchia Signora, letteralmente impazziti sui social, sarebbe il colpo del secolo, così come per il calcio italiano potrebbe essere lo start per tornare ai fausti di 10-15 anni fa, quando i migliori giocatori del mondo giocavano in Serie A. Intanto quello che sembrava un sogno di mezza estate si sta trasformando, minuto dopo minuto, in autentica realtà.

Francesco Carci

Bufera post Bernabeu. Il ‘buonista’ Del Piero contro il ‘furioso’ Buffon

buffon real madridAlex Del Piero e Gigi Buffon, due Capitani diversi, due giocatori che hanno fatto la storia dei bianconeri. Dopo le polemiche di tifosi e spettatori del calcio sul rigore al 93 esimo per il Real Madrid e sul cartellino rosso a gigi Buffon, lo sfogo del capitano bianconero che ha diviso ancora di più la platea dei commentatori alla partita dei quarti di finale di Champions League.
Ma il furore del numero uno dei bianconeri ha lasciato di stucco l’ex Capitano della Juve, Alessandro Del Piero. Il Pinturicchio si è dissociato dalle parole di Buffon e ha commentato il match nella trasmissione di Sky “L’originale”: “Quando Gigi ha parlato di cuore è stato straordinario, ha dato il meglio di sè. Quando ha parlato dell’arbitro ho fatto fatica a comprenderlo. Io non capisco perché si debba fare tanto riferimento alla partita d’andata. Il calcio è così, si analizza il momento: bello o brutto, quello è il momento. Non ho capito quel passaggio lì e credo che fondamentalmente sull’arbitro dirà delle cose diverse da quelle che ha detto tra qualche giorno”.
Del Piero non ha mai proferito una parola contro la squadra che ne decise l’allontanamento, ma Buffon non è come lui, anche dopo l’ira contro l’arbitro che lo ha espulso dal campo, si è sfogato contro il direttore di gara Micheal Oliver: “Era sicuramente una azione dubbia al 93′, dopo che all’andata non ci hanno dato un rigore al 95′. Un arbitro all’altezza non infrange il sogno di una squadra che ha messo tutto in campo per 90 minuti. Ha voluto fare il protagonista. Un essere umano non può fischiare un episodio stra-dubbio, dopo una gara del genere a meno che al posto del cuore non abbia un bidone dell’immondizia. Se non hai la personalità per stare a questi livelli, allora vai in tribuna con la famiglia, compra le patatine e goditi lo spettacolo”

Champions League, parte la grande sfida Italia-Spagna

ronaldo

Juventus e Roma pronte a sfidare Real Madrid e Barcellona nei quarti di finale. I bianconeri vogliono vendicare la sconfitta nella finale di Cardiff dello scorso giugno, per i giallorossi impresa quasi impossibile. Giovedì Lazio-Salisburgo per l’Europa League

ROMA – La Champions League entra nel vivo: dentro o fuori, non si può più sbagliare. L’Italia, che ha due squadre tra le prime otto (non succedeva da più di 10 anni), si gioca le proprie chance con Juventus e Roma, chiamate però ad una doppia sfida difficilissima contro le big di Spagna, Real Madrid e Barcellona.

VENDICARE CARDIFF – L’urna di Nyon è stata tutt’altro che generosa con le squadra italiane. La Juventus infatti affronta il Real Madrid, che ha vinto tre delle ultime quattro edizioni della Champions (le ultime due consecutive). E proprio l’ultimo trionfo delle merengues i tifosi bianconeri se lo ricordano bene: lo scorso 3 giugno a Cardiff finì con un sonoro 4-1 per la squadra allenata da Zinedine Zidane. Normale dunque che Cristiano Ronaldo e compagni partano con i favori del pronostico, ma proprio il desiderio di vendetta sarà una spinta in più per la Vecchia Signora. L’andata è in programma stasera a Torino, il ritorno mercoledì 11 nella capitale spagnola.

ROMA, SERVE L’IMPRESA – La Roma, dopo aver eliminato gli ucraini dello Shakthar, è chiamata ad una vera e propria impresa. Il Barcellona, che sta dominando il proprio campionato, sembra infatti una corazzata perfetta. Normale esaltare prima di tutti Leo Messi, ma in ogni reparto i catalani possono contare su una serie lunghissima di campioni. E, particolare da non sottovalutare, la difesa concede molto meno rispetto agli anni passati. Nel calcio nulla è impossibile, ma ai ragazzi di Di Francesco serviranno 180 minuti stellari. Prima gara mercoledì sera al Camp Nou, ritorno martedì 10 all’Olimpico.

C’E’ ANCHE LA LAZIO – La settimana europea si chiude giovedì con i quarti di Europa League. Una particolarità: ci sono otto squadre, tutte di nazionalità diverse. Tra queste anche la Lazio di Simone Inzaghi, che se la vedrà contro il Salisburgo. Un sorteggio abbastanza fortunato (potevano capitare avversari come Arsenal o Atletico Madrid), ma attenzione a sottovalutare i campioni d’Austria, imbattuti nella competizione e pieni di giovani promesse del calcio europeo. Ma se Immobile e soci confermeranno la grande vena realizzativa stagionale (già superata quota 100 gol), il passaggio del turno sarà assolutamente alla portata.

Francesco Carci

Pareggio Messi-Fisco: maxi multa al posto
del carcere

messiIl fuoriclasse argentino pagherà circa 455mila euro per non scontare i 21 mesi di carcere. La condanna era arrivata (insieme al padre) per una frode fiscale pari a 4,1 milioni dovuta ai diritti d’immagine

BARCELLONA – I soldi non fanno la felicità, ma aiutano eccome. A Leo Messi basteranno circa 455mila euro per evitare 21 mesi di carcere. E’ con questa somma che è stato infatti trovato un accordo tra il fuoriclasse argentino del Barcellona e la Procura spagnola dopo la condanna alla “Pulce” per aver evaso il fisco per 4,1 milioni di euro fra il 2007 e il 2009, non dichiarando introiti per 10,1 milioni percepiti come diritti d’immagine.

PAGA ANCHE IL PADRE – Stessa sorte per Jorge Horacio, papà di Messi, che pagherà circa 180mila euro: la sua pena era stata infatti ridotta da 21 a 15 mesi. Dunque la partita tra il campione argentino e il Fisco spagnolo finisce in parità con un accordo che rende tutti contenti. Da vedere ora gli sviluppi della vicenda, molto simile, relativa a Cristiano Ronaldo: l’asso portoghese avrebbe evaso il Fisco per circa 14,7 milioni e proprio a causa di questa notizia ci sarebbe la sua volontà di lasciare il Real Madrid.

Francesco Carci

Retroscena Champions. Bianconeri e Giallo Cardiff: lite nello spogliatoio

Un clamoroso retroscena scuote l’ambiente bianconero: durante l’intervallo della finale di Champions League dello scorso 3 giugno contro il Real Madrid, ci sarebbe stata una forte discussione tra Bonucci, Dybala e Barzagli. Il centrale smentisce: “Tutto falso”. Anche Marotta getta acqua sul fuoco: “Semplici discussioni tattiche”.

bonucciTORINO – Oltre al danno, la beffa. Per la Juventus la sconfitta 4-1 in finale di Champions League contro il Real Madrid dello scorso 3 giugno è ancora una ferita aperta, ma adesso emergono dei retroscena destinati a far clamore. Sembra infatti che durante i 15 minuti di intervallo della finalissima, ci siano stati all’interno dello spogliatoio delle forti discussioni con Bonucci protagonista. Il difensore bianconero se la sarebbe presa con Dybala, autore di una prestazione sottotono (per usare un eufemismo), per il cartellino giallo rimediato al 12’, che lo avrebbe caratterizzato negativamente per tutto il match. Bonucci avrebbe addirittura rifilato uno schiaffo all’ex attaccante del Palermo. Ma non solo: sarebbe volate parole grosse anche con Barzagli, reo di non marcare bene l’esterno brasiliano del Real Madrid, Marcelo. E anche tra i due baluardi della difesa la tensione sarebbe salita alle stelle.

LE SMENTITE – “Tutto falso”. Così Leonardo Bonucci replica alle indiscrezioni sui presunti fatti avvenuti a Cardiff. Il difensore bianconero respinge le accuse su Facebook: “Nulla di quanto è stato scritto, raccontato o ricostruito ha del vero. Non c’è stato nessun diverbio, nè tantomeno atti fisici che riguardino me o qualcun altro. L’intervallo tra il primo e il secondo tempo della finale UCL è stato un intervallo come tanti altri dove, lo ripeto, nulla è accaduto. Queste sono le uniche parole che ho da dire al riguardo di questa vicenda e spero siano le ultime. Nel caso in cui non fossero sufficienti a chiarire la situazione e a ristabilire la verità, sarò pronto a rivolgermi ai miei avvocati per tutelare il mio nome e la mia onorabilità”. Anche il dirigente della Juve, Beppe Marotta, getta acqua sul fuoco: “Io c’ero, nell’intervallo si è parlato soltanto delle cose da fare in campo”. Non è la prima volta che Bonucci finisce al centro di polemiche simili: a febbraio c’era stato un battibecco con il tecnico Allegri durante Juventus-Palermo e il giocatore finì per punizione in tribuna nella partita di Champions League contro il Porto.

Francesco Carci

Appendino. L’insostenibile pesantezza dell’inadeguatezza

Un fatto è certo. La luna di miele tra Chiara Appendino e la città di Torino, alimentata dal profilo molto subalpino e poco pentastellato della sindaca, dalla benevola condiscendenza riservatale dal sistema mediatico, dal paragone con la collega romana Virginia Raggi, che in un anno ha inanellato una serie di disastrose performances, dopo quanto avvenuto la notte del 5 giugno, ha subito un brusco stop.

La Sindaca è apparsa in questi giorni per quello che è: una signora della borghesia torinese, che ha puntato tutto sulla propria immagine rassicurante, ritenendo che il solo fatto di avere clamorosamente interrotto un ciclo di governo di sindaci appendice di un partito che nella Prima Repubblica contava a Torino un numero di sezioni maggiore rispetto alle Chiese cittadine durato fin troppo a lungo, la mettesse al riparo dall’evidenza della pesante sua inadeguatezza per il ruolo che gli elettori (possiamo dirlo? Sbagliando) le hanno affidato.

Il suo surreale intervento in Consiglio comunale e le prime dichiarazioni rese dopo i fatti di Piazza S. Carlo hanno offerto la desolante dimostrazione di tale inadeguatezza, a cominciare dalla risibile giustificazione che l’organizzazione dell’evento ha seguito le medesime direttrici del 2015.

E’ apparso di tutta evidenza che la Signora è stata ed è inconsapevole che dal 2015 di acqua sotto i ponti di Po e Dora e non solo ne è passata molta e che tutte , ma proprio tutte le città europee e i loro abitanti sono oggi più di allora nel mirino della follia terroristica fondamentalista e che i parametri di sicurezza da adottare per la gestione di un grande evento oggi devono corrispondere non a generici standard ma essere applicati sulla base di una valutazione dei rischi legati ad una situazione che nei giorni antecedenti alla finale di Champion’s League erano sin troppo chiari.

Anziché la surreale e burocratica litania di ciò che era stato previsto e la ovvia sottolineatura che occorre dare una stretta alla vendita abusiva di bevande in bottiglie di vetro, Chiara Appendino avrebbe dovuto spiegare che cosa ci sta a fare il Comitato per l’ordine e la sicurezza , organismo di cui oltre a lei fanno parte Prefetto e Questore (a proposito, complimenti ad entrambi per la lungimirante gestione dell’evento) se non è in grado di comprendere che l’adunata dei tifosi non avrebbe dovuto essere organizzata in una piazza cittadina, difficile da controllare, priva di vie di fuga e dunque inidonea ad ospitare un happening di tifosi.

La domanda più semplice che avrebbe dovuto porsi ( che resta non solo non fatta ma ovviamente inevasa) è la seguente: non sarebbe stato più opportuno chiedere alla Juventus, il cui presidente Andrea Agnelli all’atto dell’inaugurazione dello stadio di proprietà del club bianconero parlò di “casa di tutti i tifosi”, di farsi carico di ospitare (come ha fatto il Real Madrid con il Bernabeu) le decine di migliaia di tifosi affluiti a Torino?

E’ del tutto evidente che l’utilizzo di uno stadio, se da un lato non mette del tutto al sicuro gli spettatori (cosa ben difficile, di fronte alla scellerata efficienza dei terroristi) dall’altro almeno garantisce la possibilità di effettuare controlli rigorosi, a cominciare dagli accessi di persone e cose e in definitiva una maggior sicurezza.

Non è che ci volesse un’arca di scienza per capirlo. Si è preferito, e qui sta l’inadeguatezza di chi ha il dovere di pensare il meglio per la città che amministra, affidarsi ad una gestione burocratica e miope dell’evento sino al punto di ignorare, si apprende, la circolare che capo della Polizia, Franco Gabrielli, aveva inviato subito dopo l’attentato di Manchester del 25 maggio, contenente le linee guida da adottare in occasione dei grandi eventi, a cominciare dall’approntamento di un serio piano d’emergenza.

Insomma in un modo o nell’altro, Raggi ed Appendino, le due pupille di Beppe Grillo, a capo della Capitale e di una delle maggiori città italiane hanno ampiamente dimostrato di “non essere capaci”.

La speranza è che la presa d’atto dello stato delle cose sia il viatico che possa indurre gli elettori alle prossime elezioni a non seguitare a farsi incantare delle invettive del capo di un carrozzone di incompetenti presuntuosi .

Perché sbagliare è umano, perseverare è diabolico

Emanuele Pecheux

Champions League. L’impresa della Juve e la lezione al Barcellona

Dopo il 3-0 dell’andata a Torino, i bianconeri evitano la remuntada dei catalani pareggiando 0-0 al Camp Nou. Un punto che consente ai ragazzi di Allegri di accedere alle semifinali, dove troveranno una tra Real Madrid, Monaco e Atletico Madrid.

juve (1)DIFESA PERFETTA – La Juve partiva da un vantaggio importante, ma la qualificazione, nonostante il 3-0, era tutt’altro che ipotecata considerando l’impresa del Barcellona contro il Psg nei quarti di finale (vittoria per 6-1 dopo il ko 4-0 a Parigi). Ma non concedere nemmeno una rete in 180 minuti a una corazzata che in attacco può contare su Messi, Suarez e Neymar è stato davvero un capolavoro che in pochi possono rivendicare. La Vecchia Signora è così tra le prime quattro d’Europa e il sogno di alzare la coppa il 3 giugno a Cardiff è sempre più concreto. Una mano può darla il sorteggio di Nyon di venerdì, dove Buffon e compagni conosceranno l’avversario in semifinale.
REAL, ATLETICO O MONACO – Probabilmente il 99% dei tifosi juventini vorrebbe affrontare il Monaco, vera rivelazione della competizione. Ma guai a sottovalutare la squadra del Principato, che può contare su una serie di baby fenomeni (Mbappe su tutti) e che nel campionato francese sta tenendo a distanza il più quotato Psg. Da evitare assolutamente il Real Madrid di Cristiano Ronaldo, alla settima semifinale consecutiva in Champions e favorito per la vittoria finale. Sarebbe invece una sfida alla pari contro l’Atletico di Simeone, squadra molto simile alla Juventus che al gioco spettacolare preferisce il pragmatismo e l’aggressività. Ma nel doppio confronto con il Barcellona, i bianconeri hanno dimostrato di poter affrontare chiunque senza paura.

Francesco Carci

“Aiuti di Stato” nel Calcio. Nei guai Real Madrid
e Barcellona

liga-630x415Secondo l’Unione Europea sette società devono restituire al governo una cifra vicina ai 70 milioni di euro per aver ricevuto denaro senza giustificazione. Osasuna ed Hercules rischiano il fallimento.

MADRID – Soldi erogati senza giustificazione: 7 club spagnoli (Barcellona, Real Madrid, Valencia, Elche, Osasuna, Athletic Bilbao ed Herclues) devono restituire al governo una cifra vicina ai 70 milioni di euro per aver appunto ricevuto dei fondi senza una giusta causa.
A riportare la notizia è l’Unione Europea secondo cui questi club hanno avuto un vantaggio economico considerato sleale: negli ultimi 20 anni Barcellona, Real Madrid, Osasuna e Athletic Bilbao avrebbero pagato il 25% di tasse e non il 30% come tutti gli altri club ottenendo così un importante vantaggio. Inoltre le tre squadre di Valencia (Hercules, Elche a appunto il Valencia) avrebbero ricevuto dei prestiti eccessivamente vantaggiosi dall’IVF (Istituto Valenciano delle Finanze). Per tutti questi motivi, sempre secondo l’UE, tutti i club devono rimborsare lo Stato, anche se si attende la decisione finale del fisco. Le società sono pronte al ricorso, ma per alcune di loro (Osasuna ed Hercules) il rischio fallimento è dietro l’angolo.

Da Bruxelles difficilmente arriveranno sconti stando alle parole del commissario europeo alla concorrenza, Margrethe Vestager: “Il calcio professionistico è un’attività commerciale e l’erogazione di denaro pubblico deve essere conforme alle regole di concorrenza leale. Le sovvenzioni che abbiamo studiato in questi casi non dimostrano tutto questo”.
Dunque, multe e guai in vista per i 7 club spagnoli.

Francesco Carci

Calcio & finanza
tanti affari, poco sport

Blatter_JosephI fondi di investimento hanno trovato nel mondo del calcio uno dei comparti dai rendimenti più redditizi; i loro gestori, al fine di aumentare la rimunerazione delle risorse impiegate, hanno messo a punto “modelli di ingegneria finanziaria”, considerati adatti allo scopo. All’inizio degli anni Duemila, i fondi di investimento sono comparsi nel mondo del calcio sudamericano, per poi approdare, invertendo il percorso delle caravelle di Colombo, nel Vecchio Continente, sulle coste della Spagna e del Portogallo, vincendo il soffio degli alisei verso Occidente, con il miraggio dei facili profitti da realizzare mediante lo sfruttamento della passione degli sportivi per il “gioco più bello del mondo”.

Com’è accaduto che, andando di pari passo con l’approfondimento e l’allargamento della globalizzazione, il mondo del calcio finisse per essere plasmato secondo la logica dell’neoliberismo finanziario? Per capirlo, Marco Bellinazzo, autore di “Goal economy. Come la finanza globale ha trasformato il calcio”, suggerisce di osservare l’evoluzione del mondo del calcio in una prospettiva storica, identificando tre fasi, per analogia a quelle proprie dell’evoluzione della rivoluzione industriale. Il periodo che va dalla fine degli anni Ottanta a quella degli anni Novanta è quello della “Prima Rivoluzione Industriale del calcio”, caratterizzata dalla comparsa delle “pay-tv”, che ha indotto i club e le Leghe “ad evolversi in aziende capaci di dilatare i profitti, […] dando luogo a investimenti in infrastrutture, governance e attività commerciali e creando tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, le condizioni per l’avvento della Seconda Rivoluzione Industriale” del calcio; caratterizzata, questa, da un salto di qualità di cui hanno “approfittato principalmente la Premier League inglese, la Bundesliga tedesca e le due ‘regine’ di Spagna, Real Madrid e Barcellona”. La fase attuale è infine quella della “Terza Rivoluzione Industriale”, nella quale si trova “immerso” il mondo del calcio, caratterizzata da una esasperata finanziarizzazione e dalla conquista di nuovi mercati, cioè dalla colonizzazione calcistica di quasi tutti i Paesi del mondo.

Con la comparsa dei fondi di investimento, la terza fase ha anche segnato l’esaurirsi della propensione dei club a farsi quotare in borsa; mentre la diffusione planetaria del gioco, motivata dagli alti profitti che i gestori dei fondi possono conseguire attraverso la compravendita di calciatori e di squadre, è sorretta dalle strategie suggerite dal “The International Centre for Sports Studies” che, creato nel 1995 presso l’Università di Neuchatel, in joint venture con la FIFA, ha costruito modelli matematici per la certificazione del valore dei calciatori, agevolando la loro quotazione. L’Italia, osserva Bellinazzo, che era stata uno dei protagonisti della “Prima Rivoluzione Industriale”, è rimasta ai margini della successiva evoluzione del mondo del calcio, con conseguenti ricadute negative sul piano sportivo e su quello economico; infatti, oggi, dal punto di vista calcistico, l’Italia è postergata rispetto a Spagna, Inghilterra e Germania, avendo perso il diritto di essere rappresentata da quattro squadre nella Champions League; mentre, dal punto di vista economico, essa è per lo più disertata dai fondo di investimento, anche a causa della litigiosità interna degli organi di governo del gioco. Solo di recente, i fondi hanno trovato conveniente interessarsi dell’Italia, secondo procedure svolte non sempre alla luce del sole, come stanno a dimostrare le cessioni totali o parziali di Inter e Milan.

Il processo di finanziarizzazione del calcio ha stravolto completamente il modo tradizionale in cui funzionava il “mercato dei calciatori”; non molto tempo addietro, i principali artefici delle compravendite calcistiche erano i procuratori, ora sono le Super-Agenzie, quali, solo per ricordarne alcune tra le più importanti, la brasiliana Europe Sports Group, le tedesche Mondial Sport Management, Stellar Football Ltd, Sports Total, la britannica Europe Sports Group, la spagnola Bahia International, l’olandese Sports Entertainment Group e così via; rari sono ormai i procuratori sopravvissuti che agiscono a titolo individuale, come Mino Raiola, operante per lo più in Olanda e noto in Italia anche per aver riportato Mario Balotelli, nel corso dell’estate di quest’anno, dal Liverpool a Milan.

Tra i fondi che stanno finanziarizzando il settore del calcio c’è il Royal Football Lmt di Dubai, il britannico Media Sports Investments, il maltese Doyen Sport Investment, il cui massimo rappresentante è Nelio Lucas, che farebbe parte della cordata organizzata dal broker thailandese Bee Taechuabol per l’acquisto di una parte del Milan, e il fondo sovrano qatariota “Qatar Investment Authotity”, gestito dall’emiro in pectore del Qatar, Tamin bin Hamad al Thani, che, attraverso il Qatar Sport Investment, si muove con sicurezza nel mondo del calcio in Francia ed in Spagna; l’emiro in pectore è sospettato d’essere il “deus ex machina” degli intrighi che hanno portato la FIFA nel 2010 ad assegnare lo svolgimento del campionato del mondo di calcio del 2022 al Qatar, provocando polemiche ed accuse di “dazioni di danaro, regalie e tangenti elargite per orientare il voto”.

Le accuse hanno provocato un’azione giudiziaria contro i vertici della FIFA: nel maggio 2015, l’FBI statunitense ha spiccato un mandato di arresto contro numerosi dirigenti della Federazione calcistica internazionale (FIFA), riuniti a Zurigo per la rielezione alla presidenza della Federazione di Joseph Blatter, con l’accusa di associazione a delinquere e corruzione. Tuttavia, nonostante il clamore, Blatter è stato rieletto per la quinta volta consecutiva, annunciando successivamente le sue dimissioni, dopo essere stato ininterrottamente presedente della FIFA per diciassette anni. Il suo successore dovrebbe riformare un sistema che sinora ha governato con poca trasparenza una Federazione che include 209 federazioni nazionali, in presenza però di un conflitto sempre più profondo che vede all’opposizione le federazioni emergenti di Russia, USA, Cina, India, Qatar ed altre ancora.

Cosa potrà diventare il mondo del calcio con la sua finanziarizzazione, si può desumere da quanto Blatter ha dichiarato, in occasione del 64° Congresso della FIFA, al cospetto dei delegati delle federazioni nazionali, alla vigilia delle elezioni presidenziali del maggio scorso: “Dovremmo essere orgogliosi dell’impatto e dell’importanza che il nostro sport ha nella mappa geografica mondiale. Ecco, perché il calcio non è solo un gioco. Il calcio è più di un business, perché è più di un gioco. E’ un business multimiliardario, crea opportunità, ma crea anche controversie e difficoltà. Il calcio non è politica, ma forse possiamo contribuire a risolvere problemi che i politici non riescono ad affrontare in maniera rapida”. Certo, dopo il clamore sollevato dal mandato d’arresto di Zurigo del maggio scorso, la FIFA sarà chiamata a governare il mondo del calcio in modo più trasparente e ad adottare nuovi regolamenti, soprattutto “per impedire che catene di partecipazioni e intrecci azionari, alta finanza spicciola, fondi in cerca di allocazioni sempre più redditizie e club da spolpare continuino ad affastellarsi nei gangli del sistema incancrenendolo progressivamente” a danno dei consumatori dei servizi calcistici, ovvero dei tifosi.

Un maggior impegno della FIFA per un governo trasparente del mondo del calcio è tanto più necessario, per evitare che in Paesi come l’Italia, dove il pallone è simbolo dello sport più popolare e diffuso, sia oggetto delle mire di finanzieri-d’assalto antichi e moderni. È recente la notizia che la società di mediazione di proprietà cinese ‘In front’, fondata da Philippe Blatter (nipote di Joseph), la cui filiale italiana, per le modalità con cui ha gestito il patto col quale sono stati divisi tra il gruppo Sky e Mediaset i diritti televisivi per la trasmissione delle partite delle serie A e B italiane e quelle della Champion league e di Europa League, è oggetto di indagine anti-trust. Inoltre, è di questi giorni la notizia che due squadre blasonate italiane, Genoa e Sampdoria, avranno nuovi proprietari; guarda caso, titolari di risorse accumulate nel mondo del petrolio e in cerca di nuove forme d’investimento: l’azionista di maggioranza del Genoa sarà Giovanni Calabrò che, dopo aver fatto fortuna in Russia e stretto amicizia con Putin, sostituirà l’indebitato Enrico Preziosi; mentre Gabriele Volpi, dopo aver fatto fortuna in Nigeria, sostituirà Massimo Ferrero, per il quale la presidenza della Sampdoria risulta al di là delle sue possibilità.

Come reagire contro l’invadenza della finanza d’assalto nel mondo del calcio e contro i maneggi dei proprietari delle società ai danni dei tifosi, offuscando il prestigio e l’immagine del “gioco più bello del mondo? Non c’è che una via: occorre una riforma organizzativa che “consenta ai tifosi, attraverso trust, associazioni, o altre formule, una maggiore partecipazione alla vita societaria, che riconosca loro più poteri decisionali e di controllo sul management a fronte del pagamento di quote associative”; è questa la via imboccata da tre club europei prestigiosi: Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco si sono dotati di una “struttura aperta”. Si tratta di una riorganizzazione che nel Regno Unito è stata persino accolta dal manifesto del partito laburista presentato per le elezioni politiche del maggio 2015; nel manifesto si proponeva una modifica della governance del calcio inglese, incentrata sull’istituzione di “supporter trust”, ai quali riconoscere il diritto di ottenere informazioni riguardo al giro d’affari dei club, di nominare almeno due membri nei consigli di amministrazione e di acquisire fino al 10% delle quote azionarie qualora i club cambiassero di proprietà. Ma la riorganizzazione del mondo del calcio dovrebbe soprattutto prevedere l’estensione dell’azionariato diffuso anche per l’acquisto dei calciatori.

Sarà una pia illusione sperare che il controllo dei supporter trust e l’azionariato diffuso possano concorrere ad estraniare il neoliberismo finanziario dal mondo del calcio e dai comportamenti di chi pensa che, nascondendosi dietro la logica della contrattazione privata, si possa continuare a danneggiare impunemente i tifosi-consumatori; c’è solo da sperare che questi ultimi percepiscano quanto prima l’urgenza di un loro maggiore impegno, non solo negli stadi, per supportare la “squadra del cuore”, ma anche all’interno della società, premendo perché siano adottati, a livello politico, i necessari provvedimenti, al fine di porre un freno agli effetti negativi che la logica perversa dei fondi di investimento sta provocando ai danni del mondo del calcio, con implicazioni altrettanto negative per l’intero sistema sociale.

Gianfranco Sabattini

Juventus inna-Morata
della Champions League

Juventus Champions LeagueNel ritorno della semifinale della massima competizione europea, i bianconeri pareggiano 1-1 al Santiago Bernabeu e, grazie al 2-1 dell’andata, eliminano il Real Madrid, campione in carica e favorito alla vigilia. Ancora in gol l’ex Morata, da giovane promessa a grande rimpianto delle merengues. Ora c’è la finalissima contro il Barcellona il 6 giugno a Berlino.

A RONALDO RISPONDE MORATA – Si parte dal 2-1 dell’andata in favore della Juventus. I bianconeri hanno due risultati su tre a disposizione, eppure le cose si mettono male: fallo di Chiellini in area su James Rodriguez e inevitabile calcio di rigore. -o non fallisce (quinto gol negli ultimi quattro incontri contro la Vecchia Signora) e al 23’ i Blancos sono avanti e momentaneamente in finale. Ma nel secondo tempo la Juventus entra in campo con grande personalità e dopo 12’ trova la rete del pareggio grazie al grande ex Alvaro Morata (in gol anche all’andata), che si conferma goleador di razza all’interno dell’area di rigore. La squadra di Ancelotti attacca in cerca del gol che prolungherebbe la sfida ai tempi supplementari, ma dietro gli ospiti sono attenti e, tranne un colpo di testa di Bale poco alto sopra la traversa, Buffon non corre particolari pericoli. Dopo quattro minuti di recupero, l’arbitro svedese Eriksson fischia la fine e i bianconeri possono fare festa: è finale!

I MERITI DI ALLEGRI – E chi se lo aspettava? Pochi, forse nessuno. Negli anni scorsi, infatti, nonostante il dominio in Italia, la Juventus di Antonio Conte si era dimostrata fragile e con poca brillantezza in Champions League. Con Allegri, invece, è tutto cambiato e i tanti scettici di inizio stagione dovranno ricredersi. L’ex tecnico del Milan, senza stravolgere il lavoro del suo predecessore, è riuscito a inserire gradualmente le sue idee e i suoi schemi, bravo non solo a motivare un gruppo che rischiava di accontentarsi dopo tante vittorie, ma soprattutto a infondere una mentalità europea che con Conte non si era mai vista.

ROAD TO BERLIN – Eliminare i campioni in carica del Real Madrid è stata assolutamente un’impresa eroica. Ora la concentrazione sarà tutta rivolta alla finalissima del 6 giugno contro il Barcellona a Berlino. Una città che gente come Buffon, Pirlo e Barzagli ricorda benissimo per il trionfo nel Mondiale 2006. La speranza dei milioni di tifosi bianconeri è quella di poterli rivedere esultare per una Champions League che la Juventus non vince dal 1996. Non sarà facile contro le stelle del Barcellona (da Messi a Suarez, da Neymar a Iniesta), ma in una finale secca tutto può succedere. Da segnalare che, proprio per la concomitanza con Juventus-Barcellona, la finale di Coppa Italia tra i bianconeri e la Lazio sarà anticipata a mercoledì 20 maggio.

Francesco Carci