Nencini: “Una chiamata alle armi. Partire con chi ci sta”

cavallo

“Il Pd nasce dieci anni fa su uno schema bipolare che ora non esiste più. Nasce come contrapposizione al Popolo della Libertà costruito da Berlusconi con la mossa del predellino a Milano. C’era una Italia che ancora non aveva conosciuto la crisi economica più grave dal dopoguerra ad oggi. Ora non c’è più Berlusconi, non c’è più il Popolo della Libertà e la crisi che si è trascinata per anni è stata tamponata dai governi di centrosinistra”. Lo afferma in una intervista all’Avanti! il segretario del Psi Riccardo Nencini. “A fronte di un quadro sociopolitico di questa natura – continua Nencini – la domanda da farsi è se il Pd sia ancora lo strumento per affrontare una nuova Italia. Al passo indietro di Minniti e alla nascita probalissima di un movimento che avrà a capo il vecchio segretario del Pd Renzi, bisognerebbe rispondere con la mossa del cavallo”.

E per chi non gioca a scacchi cosa significa?
Con una mossa eretica ma indispensabile. Non tenere un Congresso di Partito, ma convocare, d’accordo con partiti e movimenti civici, gli stati generali dei riformisti italiani e pensare a una realtà politica nuova e diversa. Questo è quello che la politica suggerirebbe di fare. In modo tale che la sinistra italiana possa uscire dal deserto in cui è precipitata. La mia opinione è che non si andrà in quella direzione. Ergo, questa è una ragione in più perché i socialisti non si guardino l’ombelico. Per cui va benissimo l’orientamento assunto dal Consiglio Nazionale. Penso sia positivo per le direzioni che traccia. Da una parte l’appello a tutti i socialisti a rientrare in casa. Per due motivi: il primo è che non vi sono più ragioni, cessata Forza Italia e morta e sepolta la storia del comunismo italiano, per stare altrove. La seconda ragione è che l’Italia sta passando da uno Stato fondato su una società aperta, voluta dai padri costituenti dopo la seconda guerra mondiale e nella quale noi socialisti abbiamo innestato elementi fondamentali di libertà civile e di diritti sociali, a una società fondata sul nazionalismo etnico e sulla omnipresenza del ministero degli interni. Ultimo esempio è il decreto trasparenza, che riprende il filo conduttore del decreto sicurezza. In entrambi i casi i dati vengono sempre trasferiti al cervellone del ministero degli interni. Ci muoviamo verso una sorta di stato prefettizio, dove i prefetti, come al tempo di Giolitti, assumono una dimensione molto al di là dei poteri che sono stati loro conferiti. E questa è un’altra ragione per la quale bisognerebbe rientrare in casa, perché c’è da difendere diritti e valori per i quali i nostri nonni e le nostre madri hanno combattuto. Il secondo punto di quel Consiglio e che viene affidato ai deliberati del Congresso, riguarda la costruzione di una rete europeista per combattere l’internazionalismo nero e i populisti.

I tempi sono stretti. Le elezioni europee non sono lontane. Bisogna iniziare immediatamente…
Va iniziato immediatamente. La mia preoccupazione più grossa non sono lle Europee, ma le elezioni amministrative e regionali. Perché votiamo, da febbraio a ottobre, in sei regioni. Il 26 maggio votiamo alle Europee ma anche in 4000 comuni. La metà dei comuni italiani vanno al voto. Il rischio che il centro-destra a traino leghista sommi al governo del paese molte amministrazioni locali, in questo caso per eccessiva debolezza del contendente, è una preoccupazione alla quale bisogna far fronte. È una sorta di chiamata alle armi che dobbiamo mettere in campo. Intanto dobbiamo cominciare da chi ci sta. Vedo i Radicali, ma vedo anche una parte che aveva aderito a Forza Italia e che oggi fa attenzione a questa prospettiva, sindaci, civici.

Quindi bisogna muoversi in fretta senza aspettare il congresso Pd.
Esattamente. Anche perché non vedo ad oggi da parte del gruppo dirigente del Partito democratico, nessuna idea su quanto dicevamo prima.

La manovra appare ancora una scatola vuota. Da quando è nata ad ora è cambiata più volte ma è ancora un oggetto misterioso. Che ne pensi?
Quello che vedo è una discrasia tra le cose che si dicono e le cose che si scriveranno. Perché da una parte si sostiene che nulla cambia, ma dall’altra se prima si scrive 2.4 e poi 2.1 qualcosa deve cambiare. Ma in questa confusione rimangono due dati fissi. Il primo è che le politiche di promozione e valorizzazione dell’impresa Italia ancora non ci sono. Secondo, rimane uno straordinario caos negli investimenti infrastrutturali.

A cominciare dalla Tav…
Ma anche dalla Pedemontana, dalla Gronda di Genova, dal Passante di Bologna, dalla Fiano-Grosseto e dalla Tirrenica. Dalla Stazione di Grottaminarda in Campania. Per ora si registra non un programma alternativo rispetto ai governi Renzi-Gentiloni, che avevano finanziato opere per 149 miliardi. Ma si registrano soltanto una serie di no.

Delrio sul Corriere cita il socialista Prampolini quando diceva “uniti siamo tutto, divisi siamo niente” fa un certo effetto…
Il principio generale dello stare uniti lo condivido. Ma non basta più stare uniti. Non è che il Pd risolve il suo problema confidando in una spinta all’unità. Serve un canone diverso. Non serve solo al Pd, serve alla sinistra europea. Avrò dei colloqui con diversi leader socialisti europei. Vedrò anche Corbyn. Andrò a dire queste cose: che serve una Bad Goedesberg del socialismo europeo. Vanno disegnati diversamente i principi di giustizia sociale e di libertà. Va messa una relazione stretta tra libertà, sicurezza e identità. Serve anche una forma di socialismo umanitario più radicale, ma è una battaglia europea e non nazionale quando si affronta la prepotenza e il potere enorme che hanno le multinazionali,  che hanno i poli finanziari. Condizionano dalla fine degli anni ‘90 la politica. Terzo, bisogna tornare al primato della politica. Alla fine, tutto questo sputare in faccia alla politica, determina da una parte l’antipolitica, con tutti i populismi e sovranismi del caso, dall’altra apre un vialone straordinario all’economia finanziaria che non ha più nessuna forma di barriera politica ad ostacolarla. Però queste sono decisioni che vanno prese non stato per stato ma dentro un vertice europeo.

E in questa visione che cosa può partire dal Congresso del Pse a Lisbona?
Bisogna lanciare lì l’idea di Stati Uniti d’Europa. Perché l’Europa così com’è è destinata a contare sempre meno nello scenario internazionale che si è costituito dopo il 1989-90. Vanno rivisitati tutti i parametri di Maastricht perché ci sia più attenzione ai temi degli investimenti e dell’inclusione e bisogna che sia una responsabilità europea un tema delicato come quello delle grandi migrazioni. Non siamo davanti al fenomeno di un migrante che parte con la famiglia. Siamo difronte a migrazioni di popoli. Molti citano gli esempi degli italiani che a fine ottocento e inizio novecento partivano per Argentina, Brasile e Stati Uniti. È cosa diversa. Sono popoli che si spostano, all’interno di un continente o dal quel continente ad altri ritenuti più ricchi. È un fenomeno che ha una durevolezza temporale. Non è una cosa che nasce e muore nell’arco di un quinquennio.

Daniele Unfer

Nencini: “Civismo è una realtà di aggregazione”

“I sindaci sono l’ultima frontiera, il principale punto di contatto che abbiamo con la società. E il civismo è una realtà di aggregazione dei cittadini ed è un opportunità che abbiamo, in vista delle prossime elezioni amministrative”. Lo ha detto il senatore Riccado Nencini presso un noto ristorante a Monteroni d’Arbia, in una cena intervista lunedì 3 dicembre, nencini cenaalla quale erano presenti tanti iscritti e di simpatizzanti del Partito Socialista Italiano, tra i quali conosciuti ex amministratori e nuovi e giovani consiglieri, assessori comunali, tutti eletti in rappresentanza dello storico partito. A fronte di una profonda crisi di rappresentanza della sinistra, il Psi ha aperto il suo tesseramento 2018 fino alla fine dell’anno, quindi celebrerà il congresso locale e quello nazionale entro marzo, coinvolgendo iscritti vecchi e nuovi, aprendosi in particolare alle giovani generazioni. La sfida, adesso, è utilizzare l’aspetto evocativo del Psi in una dimensione, al passo con i tempi: si prefigura una nuova alleanza, che vada oltre al partito tradizionale, aperto alle istanze della società, partendo dai bisogni diffusi, senza dimenticare le istanze non solo del classico elettorato di Sinistra, ma anche dei ceti medi impoveriti. Il Psi si rivolge al movimento civico, meno connotato dal punto di vista ideologico, pensando a un soggetto che punti sulla giustizia sociale, capace di rispondere ai veri problemi, che si integri con  la competenza e l’affidabilità dimostrata da tanti amministratori pubblici, anche del Psi. “Il Partito democratico – ha affermato Nencini – ha dimostrato i suoi limiti, è ridotto a una lotta interna. E quando un partito perde il contatto con la società, è l’ora di pensare a qualcosa di diverso”. Critiche sono arrivate nei confronti dell’attuale governo, la cui gestione approssimativa si riversa in un Parlamento nel quale “non si lavora”, dove tutto viene rimandato. Gli appuntamenti elettorali da qui a due anni per i Comuni, le Europee e le Regionali, ci debbono vedere impegnati insieme a liste civiche per contrastare il “vento di destra” che al momento non assicurerebbe la vittoria al Centrosinistra. “Per questo – secondo Nencini – occorre rispondere ad una situazione difficile con lo strumento più efficace, in grado di riprendere contatto con il tessuto sociale, riconquistare consensi”. Il civismo municipalista, dunque, è la risposta possibile. Non a caso era presente all’iniziativa, come osservatore, anche Pierluigi Piccini, che a Siena ha guidato la lista civica “Per Siena”, diventata prima forza in città. Dalle esperienze esistenti e da ciò che resta delle esperienze politiche di Sinistra, dai contatti quotidiani con le persone, con le associazioni, potrà nascere un nuovo soggetto politico.

“Impresentabili”, polemiche
in Commissione Antimafia

Bindi-antimafiaAl plenum della Commissione Antimafia la discussione non sarà semplice e i toni risentiranno ancora delle aspre polemiche sorte con il caso De Luca. Infatti è il primo plenum della Commissine che si riunisce dopo la pubblicazione della “lista impresentabili” alle Regionali in cui è incluso il nome dello stesso De Luca.

Al plenum della Commissione Antimafia, questa sera, si farà “una messa a punto della vicenda impresentabili, in modo che ci sia agli atti della Commissione il resoconto di come sono andate le cose. Per ora ci sono stati singoli comunicati, ma non un formale verbale”. Lo afferma il senatore del Psi Enrico Buemi componente della Commissione Antimafia, secondo il quale il plenum è comunque “propedeutico per avviare una riflessione sui limiti dell’attività e sulle sottovalutazioni che sono state fatte sulla vicenda del Codice etico, che proprio per sua natura non ha dei vincoli significativi, penetranti, è una libera scelta”.

Buemi mette in guardia dall’evitare che “la libera scelta esca dal campo giuridico e diventi valutazione politica”; e d’altra parte, fa notare, oggi “le primarie sono fatte male e le esclusioni e gli inserimenti dei candidati sono lasciati molto alla discrezionalità ed ai rapporti di forza interni ai partiti”. Il senatore non crede sia in discussione la presidenza Bindi, in Antimafia ma sia comunque “necessario modificare l’approccio su alcune tematiche: non ci sono paladini della illegalità ma bisogna trovare parametri oggettivi per valutare i candidati. Anche i partiti che inseriscono o escludono i candidati, lo devono fare attraverso procedimenti democratici. Il primo lavoro devono farlo i partiti, dotandosi di strumenti rigorosi”.

Per Buemi questa vicenda ha creato “ferite evidenti, che sono state pagate elettoralmente; l’immagine del Paese è stata colpita da certe candidature e certa superficialità nell’applicare pagelle e criteri. Anche la legge Severino, nata sull’onda dell’emotività, non tiene conto di una serie di problematiche. Le leggi dovrebbero essere fatte per durare nel tempo, non certo sull’onda dell’emozione del momento”.

Sulla questione è intervenuto anche il segretario della Commissione, Marco Di Lello, presidente del gruppo del Psi alla Camera, Psi, nei giorni scorsi molto critico con la presidente Bindi, confermerà il proprio giudizio negativo. “Confermerò il giudizio negativo sulla conduzione della Commissione – ha detto – sull’assenza di collegialità, sulla tempistica e sulle modalità di comunicazione degli esiti dello screening”. Ai colleghi che vogliono che il lavoro di studio sulle candidature prosegua, dice: “Non sono contrario nel merito, ovvero che la Commissione tenga alto il livello di attenzione e di stimolo verso i partiti: ma bisogna consentire a tutti il contraddittorio che non è stato garantito”. A chi gli chiede se verrà chiesto da qualcuno alla Bindi di farsi da parte, spiega: “Credo che il chiarimento stasera ci sarà e sarà franco: non azzardo previsioni”. Quanto a lui, se rimarrà o no segretario della Commissione, “mi riservo di valutare il da farsi”, risponde. Infine, sul senatore Di Maggio, che lo ha accusato di scarsa presenza in Commissione e di aver parlato in questi giorni per farsi pubblicità dice: “In Commissione Antimafia Di Maggio non ha brillato né per qualità nè per quantità di interventi”.

Redazione Avanti!

LA RISALITA

Lavoro-ripresa-Renzi

Arrivano segnali di ripresa e di inversione di rotta per il mercato del lavoro. Sono i numeri di Istat e Ocse secondo i quali ad aprile loccupazione è aumentata. LIstat registra, nel primo mese che ha visto interamente in azione il Jobs act, 159mila occupati in più, pari allo 0,7%. E al contempo cala la disoccupazione, che scende di 0,2 punti percentuali al 12,4%. Nel complesso, i disoccupati diminuiscono su base mensile dell1,2% (-40 mila). Nei dodici mesi il numero di disoccupati è diminuito dello 0,5% (-17 mila) e il tasso di disoccupazione di 0,2 punti. In calo anche la disoccupazione giovanile che scende al 40,9%, in diminuzione di 1,6 punti percentuali rispetto al mese precedente. Anche il numero di giovani disoccupati mostra un lieve calo su base mensile (-8 mila, pari al -1,3%).

Lincidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari all11%, ovvero poco più di un giovane su 10 è disoccupato. Tale incidenza diminuisce nellultimo mese di 0,1 punti percentuali.Il tasso di occupazione, pari al 56,1%, cresce nellultimo mese di 0,4 punti percentuali. Rispetto ad aprile 2014, loccupazione è in aumento dell1,2% (+261 mila). Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni mostra nellultimo mese un calo dello 0,7% (-104 mila). Il premier, Matteo Renzi, incassa il risultato positivo e affida ai social network il suo commento: “I dati Istat ci dicono che ad aprile, primo mese pieno di Jobs Act, abbiamo 159 mila assunti in più. Sono 261 mila in più rispetto ad aprile 2014. Negli anni della crisi abbiamo perso quasi un milione di posti di lavoro e dunque 159 mila sono ancora pochi. Ma è il segno che il Jobs Act rende più facile assumere”. “Cè ancora molto da fare, specie su fisco, Pa e giustizia civile – scrive ancora il premier -. Ma andiamo avanti”.

 A promuovere la riforma del lavoro è anche lOcse: secondo lorganizzazione di Parigi, il Jobs Act ha il potenziale per “migliorare drasticamente il mercato del lavoro”.  “Dopo una lunga recessione, l’economia italiana ha cominciato la sua graduale ripresa”, scrive ancora l’Ocse. La stima di crescita del Pil è di +0,6% per il 2015 e quella per il 2016 di +1,5%. “Le esportazioni continueranno a supportare la crescita, ma la ripresa si amplierà ai consumi privati. L’investimento privato stagnante sarà compensato da un aumento della spesa pubblica in infrastrutture”, dice ancora l’Ocse nel suo Economic Outlook, sottolineando che “la rosa di fattori che supportano la crescita dell’Italia è la più propizia da diversi anni”. In termini di cifre, nel 2014 “il calo della crescita economica ha considerevolmente rallentato”, e questo “trend positivo” è stato confermato dai dati sul primo trimestre 2015, che rilevano un aumento del Pil dello 0,3% “l’incremento trimestrale maggiore degli ultimi quattro anni”. L’Italia resta però “vulnerabile” a un possibile nuovo “terremoto finanziario nell’area euro”, e “una crescita economica inferiore alle attese nei principali partner commerciali potrebbe rallentare l’export”. La crescita potrebbe invece essere superiore alle stime se “il rimbalzo degli investimenti fosse più forte del previsto, specialmente se i prezzi delle proprietà residenziali invertissero il loro corso e il sistema bancario si rafforzasse”. E proprio il settore bancario che necessita di essere rafforzato: “è ancora fragile e non è in buona posizione per sostenere appieno l’investimento privato”, avverte l’Ocse.

Di segnali “positivi” parla il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, il quale si dice convinto “che le cose si stabilizzeranno”. Secondo il ministro dellEconomia, Pier Carlo Padoan, “la riforma del lavoro è solo linizio, lobiettivo deve essere quello del lavoro di qualità”. E per “far ripartire il motore delloccupazione è necessaria una crescita forte della produttività”. Cauto il giudizio del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, secondo il quale laumento delloccupazione ad aprile “sicuramente è un segnale positivo” ma “ci vuole un po di prudenza perché tutti questi dati vanno confermati sui periodi più lunghi”.

Di crescita parla anche il presidente della Bce Mario Draghi per il quale le nuove stime della Bce prevedono una crescita dellEurozona all1,5% questanno, all1,9% il prossimo e al 2% nel 2017 aggiungendo che le nuove stime sono “sostanzialmente in linea con le precedenti”. Sono numeri comunque bel lontani da quelli di altri Paesi europei, come la Germania per esempio dove il tasso di disoccupazione è al 6,3 per cento e nel Regno Unito dove è ancora più basso. Resta da capire quanto questi dati siano frutto di vera crescita o piuttosto indotti dalla politica espansionistica del credito della Bce che con il QI ha iniettato fiumi di denaro nel sistema bancario europeo. Un fiume di denaro che se necessario, come conferma lo stesso presidente della Bce, può anche aumentare riconsiderando “le dimensioni, il timing o le caratteristiche” del programma di acquisto dei bond.

Ginevra Matiz  

Regionali, gli impresentabili scuotono le elezioni

Elezioni-regionali-Di LelloÈ formata da 17 nomi la lista dei candidati “impresentabili” alle prossime regionali resa nota dalla commissione parlamentare Antimafia presieduta da Rosy Bindi. E tra questi nomi c’è anche il candidato alla presidenza della regione Campania De Luca. Si conclude la telenovela che ha accompagnato una campagna elettorale dove si è parlato di tutto tranne che di regioni e alla fine i nomi segnalati come impresentabili dalla Commissione parlamentare Antimafia sono stati diffusi. Eccoli: Antonio Ambrosio, Luciano Passariello, Fabio Ladisa, Sergio Nappi, Vincenzo De Luca, Fernando Errico, Alessandrina Lonardo, Francesco Plaitano, Antonio Scalzone, Raffaele Viscardi, Domenico Elefante, Enzo Palmisano, Biagio Iacolare, Giovanni Copertino,  Massimiliano Oggiano, Carmela Grimaldi, Alberico Gambino.

Alla fine De Luca ci sta. Dopo tante parole il candidato Pd alla presidenza della Campania appare nero su bianco in quella lista. Inevitabile la polemica. Con il Pd che si scatena in un tutti contro tutti, con il Presidente dell’Antimafia Rosy Bindi accusata di giocare sporco. Per Orfini, presidente del Pd, quello che sta accadendo in queste ore è davvero incredibile. L’iniziativa della presidente della commissione Antimafia – aggiunge – ci riporta indietro di secoli, quando i processi si facevano nelle piazze aizzando la folla”. Molti i malumori e i distinguo. “Bindi sta violando la Costituzione, allucinante che si pieghi la commissione antimafia a vendette interne di corrente partitica”, ha affermato il dem Ernesto Carbone. A chi le chiedeva di replicare Bindi ha tagliato corto: “Posso non abbassarmi a rispondere?”. Sulla stessa lunghezza d’onda di Carbone il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone, anche lui del Pd: “La Commissione Antimafia non può essere usata per vendette politiche. È uno strumento troppo importante, non può essere svilito così”. Insomma dire che il clima è surriscaldato è dire poco.

La Bindy commenta con poche parole: Nelle liste del Pd non ci sono candidati “impresentabili” tranne il candidato presidente della Regione Campania: “Saremmo stati inadempienti se non avessimo fatto questo lavoro anche perché il tema della classe dirigente ha superato quello dei programmi”. “A chi sostiene che volevo coprire qualcuno, faccio rispondere da chi dice che avrei fatto questo lavoro per motivi di lotta interna al partito stesso. Non vogliamo entrare in campagna elettorale ma fotografare realtà con dati che si avvicinano alla massima attendibilità”. Ma a prendere le difese di Rosy Bindy è l’ex segretario Pier Luigi Bersani: “Vedo che adesso qualcuno dà la colpa all’Antimafia: questo mi sembra il paradosso più grande. L’Antimafia sta applicando un codice che abbiamo approvato tutti in Parlamento”. E Alfredo D’Attorre, della minoranza Pd, aggiunge un carico da 90: “L’aggressione nei confronti del lavoro della Commissione Antimafia e della presidente Bindi è inaccettabile e incompatibile con i valori fondanti del Pd . Il gruppo dirigente del Pd non può scaricare sulla Commissione Antimafia i propri errori di gestione della vicenda campana, pensando di piegare le istituzioni alle convenienze di partito”.

Il Presidente Bindi assicura che “nessuna iniziativa è stata presa in modo autonomo dalla presidente Bindi. L’Ufficio di presidenza, allargato ai capigruppo, ha condiviso tutte le procedure nelle diverse fasi del percorso di verifica, dando pieno mandato alla presidente di concludere il lavoro”.  Parole che Marco Marco Di Lello, presidente dei deputati del Psi commenta con ironia: “Leggo di smentite della presidente Bindi alle mie dichiarazioni. A lei cattolica fervente ricordo che dire bugie è peccato. E oggi ne ha commessi già due. Se vuole fare un confronto pubblico sono pronto. Non posso che confermare che né all’ufficio di Presidenza, né alla Commissione plenaria sia stato consentito di fare alcun tipo di valutazione sulla lista dei nomi resi noti oggi dalla Bindi e comunicatici pochi istanti prima della sua conferenza stampa”.

In ogni caso, Renzi torna a difendere Vincenzo De Luca “amministratore straordinario”, denuncia “il tormentone intorno alla sua candidatura” ricordando che “lo hanno scelto gli elettori campani con le primarie” e che “il Pd crede che De Luca sarebbe un ottimo presidente”. E De Luca fa lo stesso nei confronti del Presidente del Consiglio: “Mi pare evidente che questa campagna di aggressione, che sarebbe stata eccessiva anche per Totò Riina, ha un solo obiettivo: cercare di mettere in difficoltà il Governo nazionale e Renzi. L’aggressione vera è al segretario del partito”. E poi l’attacco frontale al presidente della Commissione Antimafia: “Ho dato mandato al mio legale di querelare per diffamazione la signora Bindi. Io sfido la signora Bindi ad un dibattito pubblico per poterla sbugiardare, e dimostrare che l’unica impresentabile è lei”.

Per il segretario del Psi Riccardo Nencini “si può discutere della pubblicazione o meno della lista dei cosiddetti impresentabili. Ma il metodo adottato, la pubblicazione a tempo di liste di proscrizione, la mescolanza tra processati assolti e non, il cumulo di reati totalmente diversi anche per gravità denunciano un modo di fare barbaro”. L’informazione corretta è tutta un’altra cosa. Se la responsabilità di questo modo di agire è del presidente della Commissione Antimafia, come si evince dalle parole dell’on. Di Lello, almeno sappiamo dove abita il novello Silla”.

Per il senatore socialista Enrico Buemi, membro della commissione Antimafia, “le magistrature parlano con le sentenze e non con le indiscrezioni mediatiche. La legge Severino è nata sull’onda di un’emotività nazionale che, benché legittima e giusta, non è certo stata buona consigliera del potere legislativo, dato che presenta vari elementi di discutibilità. Non condivido le leggi nate per soddisfare le esigenze mediatiche anche se rispetto ai temi trattati dalla legge Severino, personalmente non mi sarei candidato se avessi ricevuto anche solo una semplice comunicazione di garanzia”, ha commentato Buemi. “In altri tempi, presentati alla opinione pubblica italiana come sintomatici di un alto degrado della politica, il semplice avviso di garanzia provocava le dimissioni di ministri e di assessori; oggi non mi pare sia più cosi. Noto che, oggi, la politica gestisce in modo opportunistico le regole, il metro si allunga e si accorcia in riferimento al soggetto interessato e non mi pare – ha concluso Buemi – che questa sia una buona stagione per affermare diritti e doveri”.

Non basta un solo partito
per vincere le elezioni

Le elezioni regionali non sono elezioni amministrative. Si eleggono sì i presidenti, ma il taglio politico è evidente.
Per i socialisti sono doppiamente importanti. Per verificare la forza del partito partendo da un paio di Regioni e da molte città, Venezia in testa, e per misurare quali e quanti passi potrà fare, in Italia, la coalizione messa in campo in altrettante regioni, quella ‘terza forza’ tra Pd e sinistra radicale cui stiamo lavorando dalla primavera. Ma la campagna elettorale è stata anche l’occasione per discutere con accenti diversi di migranti, Europa, redistribuzione della ricchezza.
Se il socialismo europeo non rinnova la sua visione su quei tre nodi aggrovigliati nel cuore dei cittadini, solo con molta difficoltà inciderà nelle vicende politiche del continente.
Nelle Regioni contese, il voto socialista sarà decisivo per la vittoria della sinistra riformista. Temo non basterà, domenica, per guadagnare presidenti, il solo voto a un partito a vocazione maggioritaria. Saranno le coalizioni a prevalere. E noi ci saremo.
Riccardo Nencini  

Regionali, il PSI nella lista ‘Il popolo toscano’

Popolotoscano“In Toscana presentiamo una lista civico-socialista-popolare e si chiama ‘Il popolo toscano’. È una delle due liste che insieme a quella del Pd è collegata alla ricandidatura di Enrico Rossi. Ed è un esperimento nazionale perché liste del genere saranno presenti anche in Umbria e nelle Marche”. Lo ha detto il viceministro alle infrastrutture, e segretario nazionale del Psi, Riccardo Nencini, parlando con i giornalisti a margine dell’assemblea di Uncem Toscana a Firenze. “Liste più marcatamente socialiste – ha spiegato – saranno invece presenti in Puglia e Campania”.

Quanto alle elezioni toscane, “ci aspettiamo di tornare in Consiglio regionale superando la soglia del 5%”. A chi chiedeva se il Psi auspicasse la presenza di un proprio esponente nella nuova Giunta regionale in caso di vittoria di Rossi, il segretario nazionale ha sottolineato che “in Toscana non ho mai visto giunte monocolore”.

(ANSA)

Il Pd cerca il riscatto in Friuli: Serracchiani è il nuovo Governatore

Serracchiani-vinceDopo il testa a testa nella regione del nord est, alla fine l’ha spuntata Debora Serracchiani, candidata del centrosinistra in Friuli Venezia Giulia: ha vinto con un scarto di circa duemila preferenze. All’uscita del suo ufficio nella sede del Pd di Udine ha dichiarato: «Abbiamo vinto», commento giunto solo quando mancavano 40 sezioni. Il neogovernatore ha infatti atteso che mancassero solo le ultime sezioni da scrutinare delle 1.374. Il presidente uscente, Renzo Tondo del centrodestra che si è congratulato con la sua avversaria. Elezioni amministrative caratterizzate da un consistente astensionismo. In Friuli Venezia Giulia il rifiuto dei cittadini di recarsi alle urne sarà stato molto probabilmente determinato dalla complessa situazione non solo politica, ma anche istituzionale in cui si trova l’Italia da quasi sessanta giorni. A ciò si è poi aggiunto il caos scoppiato attorno alle travagliate votazioni per il capo dello Stato che ha determinato, per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, la rielezione di Giorgio Napolitano. Continua a leggere

Elezioni regionali: ultime proiezioni, avanti nel Lazio Zingaretti con 38,2%, in Lombardia Maroni con 42,2%, in Molise Di Laura Frattura con 41,1%

Regionali-Lombardia-Lazio-Molise

Molto a rilento lo spoglio per le elezioni regionali in Lombardia, Lazio e Molise. Le urne si sono chiuse alle 14 in punto e subito e’ iniziata la conta dei voti. Alle ore 18, le 117 sezioni scrutinate su 5.267 della Regione Lazio registrano il candidato del centrodestra Francesco Storace con il 38.89%, cui segue il contendente del centrosinistra, Nicola Zingaretti con il 35.94%. Per la corsa al Pirellone, le 1.040 sezioni scrutinate su 9.233 per ora vedono in testa il candidato del centrodestra Roberto Maroni con il 43.57% delle preferenze, con il 37.99% si trova l’aspirante governatore del centrosinistra, Umberto Ambrosoli. La situazione del Molise evidenzia invece un capovolgimento: ora in vantaggio si trova infatti il candidato di centrosinistra Paolo Di Laura Frattura con una percentuale del 46.82.%, mentre l’avversario Angelo Iorio del centrodestra, si trova al 33.82%. Le sezioni scrutinate sono 21 su 393. Sul fronte delle proiezioni (fonte: Istituto Piepoli per Rai) per il Lazio, su un campione del 24.4%, viene evidenziata la vittoria di Zingaretti con il 38.2%, mentre Storace si attesterebbe al 29.9%. In Lombardia, con una copertura del 43.6%, Maroni raggiungerebbe il 42.2% e l’avversario Ambrosoli il 37.4%. Il Molise, con una copertura 23,9%, dovrebbe registrare la vittoria di Paolo Frattura, del centrosinistra con il 41,1%, seguito da Angelo Michele Iorio del centrodestra con il 24,8% delle preferenze. Continua a leggere

Affluenza, controtendenza per le regioni: + 9%. Crollo nella Sicilia grillina

Affluenza Regionali SiciliaMentre a livello nazionale si registra una flessione dell’affluenza, le regioni registrano un dato in controtendenza. Alla chiusura del primo giorno di votazioni, alle 22 di ieri, ha votato il 55,17% degli aventi diritto, contro il 62,55% della stessa ora delle consultazioni del 2008, con un calo, dunque, di 7,38 punti percentuali. Il dato è diverso, invece, per quanto riguarda le elezioni regionali in Lazio, Lombardia e Molise, dove si è registrata un’affluenza, in media, del 55,71% contro il 46,86% delle precedenti consultazioni, con un aumento che sfiora il 9%. Nel Lazio ha votato il 53,19% degli aventi diritto contro il precedente 43,39%; in Lombardia ha votato il 57,87% contro il precedente 49,31%; nel Molise ha votato 41,49% contro il precedente 39,48%. È crollo dell’affluenza in Sicilia. Un dato che lascia riflettere visto il ruolo chiave giocato dal Movimento 5 Stelle che aveva definito la Sicilia come regione strategica dalla quale lanciare la “conquista” grillina dello Stato. Continua a leggere