Spiaggia della Pelosa: 20mila cicche raccolte

Spiaggia Pelosa

20mila cicche di sigarette raccolte in un solo mese dai contenitori posizionati nelle aree attrezzate e riservate ai fumatori. E’ questo il primo segnale positivo della bontà dei primi interventi varati dal Comune di Stintino per contrastare il degrado della spiaggia de La Pelosa, considerata tra le più belle al mondo grazie alla sua finissima sabbia bianca e alle trasparenze del mare color turchese.

“Un progetto di cui andiamo fieri e che ha fatto parlare di sé in tutta Italia – ha dichiarato il sindaco di Stintino, Antonio Diana – da molti considerato, inoltre, un esempio di salvaguardia da imitare”.

Il regolamento sull’utilizzo dei litorali, approvato dal consiglio comunale nel maggio scorso, e di cui abbiamo già scritto in un precedente servizio, ha introdotto alcune importanti regole, con relative multe ai trasgressori, come l’uso della stuoia, il lavaggio di oggetti e piedi all’uscita dalla spiaggia, divieto di fumare se non in zone riservate e attrezzate realizzate dal Comune, e di buttare le cicche, i mozziconi delle sigarette, nella sabbia.

Importante anche il lavoro dei vigilantes non solo per controllare il rispetto del regolamento, ma anche per contrastare l’approccio supercafonal di troppi bagnanti che trattavano La Pelosa non come un gioiello da difendere e da preservare, ma come un luogo da usare e abusare a proprio piacimento, mettendone a rischio la sopravvivenza.

Tra le regole introdotte da questa estate, e ben accolte dalla stragrande maggioranza dei bagnanti che giornalmente affollano la spiaggia della Pelosa, c’è appunto quella del divieto di fumo in spiaggia e la possibilità di fumare soltanto nelle aree attrezzate, allestite dal Comune a ridosso della spiaggia.

cicche raccolteLa settimana scorsa i raccoglitori sono stati svuotati e puliti. Il risultato è stato notevole: nei sacchetti sono state gettate oltre 20mila cicche di sigaretta. Se i raccoglitori non ci fossero stati, almeno l’80 per cento dei mozziconi sarebbe finito nella sabbia della Pelosa, come succedeva sino all’estate scorsa.

Una bella notizia anche per l’ambiente della Pelosa perché il filtro delle sigarette, a seconda del materiale con cui è fatto, impiega anche due anni per decomporsi. Senza dimenticare che il mozzicone è considerato un rifiuto tossico “dimenticato” proprio perché non sempre si prende in considerazione quanto è pericoloso per l’ambiente.

Il piano di salvataggio non solo de La Pelosa, ma più in generale delle spiagge e dell’ambiente del territorio comunale di Stintino, comprende diversi progetti per un totale di 18 milioni di euro. I primi lavori in programma sono proprio quelli che prevedono lo smantellamento della strada asfaltata nel tratto compreso tra il Gabbiano e la Pelosetta per ripristinare l’assetto originale della duna alle spalle della spiaggia. Dal 2020 sarà vietato l’accesso alle automobili e la strada asfaltata sarà sostituita da una passerella pedonale in legno montata su pali. Prevista anche un’area di parcheggio ma lontana dalla Pelosa perché l’accesso in spiaggia sarà consentito solo ai pedoni, alle biciclette e ai mezzi elettrici. Lavori importanti che costeranno circa 5 milioni di euro, interamente finanziati dalla Regione Sardegna, e che inizieranno a ottobre dell’anno prossimo.

Antonio Salvatore Sassu

Spese pazze. Barracciu si dimette

Barracciu-dimissioniSi dimette dal governo Francesca Barracciu, sottosegretario ai Beni culturali indagata nell’ambito dell’inchiesta sul presunto uso illecito dei fondi dei gruppi del Consiglio regionale della Sardegna. Barracciu è stata rinviata a giudizio in un procedimento dove è imputata per peculato aggravato per l’uso improprio dei fondi ai gruppi del Consiglio regionale della Sardegna fra il 2004 e il 2008, quando era presidente Renato Soru, al sottosegretario, infatti, viene contestata la spesa di oltre 81mila euro. Divenuta europarlamentare, la Barracciu aveva successivamente vinto le primarie del centrosinistra, in vista delle regionali del 2014, ma in date le numerose polemiche, l’onorevole aveva fatto un passo indietro lasciando spazio alla vittoria di Francesco Pigliaru. Le dimissioni arrivano dopo che il Gup di Cagliari Lucia Perra ha rinviato a giudizio la Barracciu, accusata di peculato aggravato, a seguito della richiesta del provvedimento da parte del pm Marco Cocco che aveva insistito sulle troppe incongruenze riscontrate nelle memorie difensive presentate dall’onorevole.

“La notizia del rinvio a giudizio mi colpisce ed amareggia – fa sapere il sottosegretario in una nota – sia dal punto di vista personale, sia da quello dell’impegno e del lavoro che ho profuso in questi anni di politica ed amministrazione e che ho continuato a mantenere anche al governo. Con una dedizione assoluta all’incarico che mi è stato affidato e che riguarda il bene forse più prezioso del nostro Paese: la valorizzazione della sua bellezza, della sua cultura, della sua storia”.

“Sono fiduciosa – continua Barracciu – nel percorso della giustizia e affronterò il processo con determinazione e serenità, nella certezza di essere totalmente innocente. Voglio, inoltre, con lo spirito di responsabilità che da sempre mi accompagna, evitare che strumentalizzazioni politiche e mediatiche coinvolgano l’attività del governo e il fondamentale processo di riforma e di cambiamento che sta portando avanti per il bene del Paese. Per questo ritengo doveroso dimettermi dall’incarico di sottosegretario ed avere tutta la libertà e l’autonomia necessarie in questa battaglia dalla quale sono certa uscirò a testa alta”.

Alla Barracciu arriva il plauso del ministro Dario Franceschini: “Un gesto di grande correttezza e sensibilità istituzionale – dice il ministro dei beni e delle attività culturali . Sono certo che Francesca si batterà con tutta la determinazione che ha sempre dimostrato di avere, per vedere riconosciuta la sua innocenza. Io voglio ringraziarla per il lavoro che ha fatto in questo anno e mezzo al Ministero, con grande competenza, passione e correttezza”.

Liberato Ricciardi

Interrogazione presentata dai senatori Buemi e Longo

Interrogazione

Ai Ministri dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole, alimentari e forestali. – Premesso che:

la Sardegna, seconda isola più estesa del mar Mediterraneo è ricca di montagne, boschi, pianure, corsi d’acqua, coste rocciose e lunghe spiagge sabbiose e per la varietà dei suoi ecosistemi l’isola è stata definita metaforicamente come un micro-continente;

in epoca moderna molti viaggiatori e scrittori hanno esaltato la sua bellezza, rimasta incontaminata almeno fino all’età contemporanea, nonché immersa in un paesaggio che ospita le vestigia della civiltà nuragica;

tra le bellezze naturali, a pochi chilometri da Cagliari, vi è il Complesso Forestale Marganai, composto da sei unità gestionali ricadenti nei comuni di Iglesias, Fluminimaggiore, Domusnovas, Buggerru, Gonnesa. Tra queste la foresta demaniale di Marganai, la cui superficie totale è di circa 5560 ettari;

il clima del complesso è quello tipico delle zone meridionali sarde con estati calde, lunghe ed asciutte ed inverni miti e moderatamente piovosi con surplus idrico da ottobre a maggio e con un deficit idrico nei mesi di luglio, agosto e parte di settembre. La vegetazione del complesso è rappresentata principalmente da macchia mediterranea, pascolo ed attività mineraria. Seguono in termini di diffusione i boschi di latifoglie a dominanza di leccio e corbezzolo. Le sugherete per lo più miste al leccio sono diffuse maggiormente nell’Inglesiente e nel Fluminese. Le aree artificiali sono rappresentate prevalentemente da rimboschimenti puri o misti di conifere. L’area del massiccio è altresì ricca di numerosi endemismi tra cui l’Helichrysum montelinasanum, Ophris holoserica subsp. chestermannii e Sesleria insularis subsp. morisiana, ed altre specie orofile. I corpi costieri di Funtanamare e Portixeddu rivestono un particolare interesse dal punto di vista ambientale-sistematorio, infatti rappresentano esempi notevoli di consolidamento dunale iniziati a partire dai primi anni cinquanta;

nel territorio vive una fauna molto interessante: cinghiali, martore, volpi, gatti selvatici, conigli, lepri, ma anche il raro geotritone del’Iglesiente, la raganella sarda e il discoglosso, poi pernici, colombacci, ghiandaie, merli, poiane, sparvieri, gheppi, falco di palude e pescatore, qualche coppia di aquila reale e falco pellegrino. Sono presenti anche mufloni e cervi, grazie al programma di ripopolamento intrapreso negli anni ’70;

tanto premesso per quanto concerne la ricchezza ambientale del citato territorio,

risulta piuttosto inquietante l’atteggiamento di certi amministratori locali, come il sindaco di Domusnovas (CI), che pretendono di trattare il bosco – nel caso specifico la Foresta demaniale del Marganai (Iglesias, Domusnovas, Fluminimaggiore) – come se fosse un banale deposito di legna da ardere o da biomassa;

non sono soltanto docenti universitari e professionisti del settore ad essere molto preoccupati per le nuove politiche forestali e, in particolare, quelle inerenti la Foresta demaniale del Marganai, ma soprattutto i cittadini, consapevoli dei gravi ed evidenti rischi di erosione;

il taglio della foresta causerà indubbiamente nefaste conseguenze ambientali, con gravi alterazioni al terreno, un incremento del ruscellamento e dell’erosione, la riduzione della capacità ricostitutiva della copertura vegetale, la scomparsa di alcune delle specie animali e così via;

il quotidiano “Il Corriere della Sera” del 7 settembre 2015 titola una delle pagine della cronaca “La selva preistorica del Sulcis che diventa legna da ardere“;

«tanto più che» riporta l’articolo di stampa «l’Europa è disponibile in questi casi a intervenire finanziando la conservazione di aree di particolare interesse…. E allora perché Comune ed Ente Foreste non scelgono questa alternativa? ….Forse per altri interessi?... Tesi della giunta: relazione sbagliata. «Il nostro territorio l’abbiamo sempre difeso», ha spiegato il vicesindaco «Ogni santo giorno in Comune c’è la processione. Non c’è lavoro, le persone non sanno come andare avanti. Noi dobbiamo dare una risposta». Di quanti occupati parliamo? «Su un taglio di 35 ettari di lecceta, 50/60 persone. Una boccata d’ossigeno per sette/otto mesi, poi per altri sei mesi potranno contare sul sussidio di disoccupazione». «Perché se contestate quei risultati non commissionate uno studio scientifico?». «Gli esperti bisogna pagarli e il Comune non ha soldi, siamo alla disperazione, con i disoccupati che vengono in municipio tutti i giorni. Non possiamo buttare i soldi per gli studi». Testuale. Come se un errore catastrofico non avesse poi conseguenze catastrofiche: desertificazione, frane, disastri ad ogni «bomba d’acqua»;

nel frattempo, L’Unione Sarda titolava scandalizzata sui fondi europei: «Por e Pac, Sulcis maglia nera: non sa spendere 58 milioni». Sintesi: «Nella provincia più povera d’Italia il 63% dei fondi assegnati non è stato ancora speso…». In compenso, il sindaco Angioletto Deidda e la sua giunta, quelli senza soldi per gli studi, hanno deciso di dare 3.647 euro a un avvocato perché quereli il giornalista Pablo Sole, che da mesi denuncia i rischi del disboscamento. Ha scritto qualcosa di falso? No, dice la delibera: ha «messo in cattiva luce l’operato dell’Amministrazione…»;

considerato che:

è stata in proposito presentata una petizione popolare, sottoscritta da più di 3.200 cittadini, al Presidente della Regione autonoma della Sardegna e al Commissario straordinario dell’Ente Foreste della Sardegna per fermare i tagli boschivi,

si chiede di sapere:

quali urgenti iniziative intendano intraprendere i Ministri in indirizzo, nell’ambito delle rispettive competenze, al fine di scongiurare il taglio di 540 ettari di bosco, che provocherà senza alcun margine di dubbio il peggiore disastro ambientale.

Enrico BUEMI, Fausto Guilherme LONGO

Interrogazione presentata in Consiglio regionale della Sardegna

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XV LEGISLATURA

INTERROGAZIONE PERRA, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di fermare il taglio di 540 ettari di bosco nel compendio di Marganai e porre rimedio ai gravi danni già provocati con il disboscamento di 35 ettari del territorio.
Il sottoscritto Consigliere,
PREMESSO CHE:
– mentre sempre più forte si afferma la coscienza universale della “sacralità” dell’albero e dell’inestimabile valore del patrimonio boschivo, rispetto alla tutela e alla preservazione del nostro pianeta, in Sardegna si sta consumando un gravissimo disastro ambientale con il disboscamento già realizzato di 35 ettari di bosco, che dovrebbero diventare 540 in sei anni, all’interno del compendio naturalistico di Monte Linas – Marganai, per ricavarne legna da ardere e materia prima per la produzione di pellet;
– la foresta demaniale di Marganai, la cui superficie totale è di circa 5560 ettari, rappresenta uno degli ultimi esempi di foresta mediterranea spontanea cresciuta su strati rocciosi formatisi in oltre 600 milioni di anni, un unicum, dal punto di vista naturalistico, per la diffusione di boschi di latifoglie a dominanza di leccio e corbezzolo, con la presenza di numerose specie endemiche, che costituiscono l’habitat per una grande varietà di fauna selvatica, tra cui cervi e mufloni, reintrodotti grazie al programma di ripopolamento intrapreso negli anni ’70;
– un patrimonio ambientale su cui Ente foreste e Comune di Domusnovas nel 2009 hanno predisposto un progetto che prevedeva di radere al suolo 300 ettari di lecceta (diventati 540) di proprietà regionale, acquistati nel 1979 dall’allora Azienda foreste demaniali con fondi pubblici per circa un miliardo di lire;
CONSIDERATO CHE:
– diverse autorevoli voci del mondo scientifico si sono levate per sollecitare il blocco del progetto, denunciando il pericolo che il taglio della foresta possa causare «nefaste conseguenze» ambientali, con «gravi alterazioni» al terreno, un «incremento del ruscellamento e dell’erosione», la «riduzione della capacità ricostituiva della copertura vegetale», la «scomparsa di alcune delle specie», effetti che, a seguito del disboscamento dei 35 ettari, sono già stati evidenziati nelle valutazioni relative alle direttive europee per la gestione del sito di importanza comunitaria (SIC), compreso nel compendio del Marganai;
EVIDENZIATO CHE:
– nei giorni scorsi il Corriere della Sera titolava a tutta pagina “La selva preistorica del Sulcis diventa legna da ardere” sottolineando anche lo spreco scellerato di una risorsa inestimabile per un presupposto e risibile ritorno economico proclamato dagli amministratori del comune di Domusnovas;
– i benefici annunciati sono palesemente illusori ed inesistenti rispetto all’immensità ed irreversibilità del disastro ambientale ed economico prodotto e potenziale, mentre risultano inutilizzati 58 milioni di fondi europei stanziati per il Sulcis e l’Unione Europea dispone risorse a favore della salvaguardia delle aree boschive;
– risulta quantomeno antieconomico realizzare un progetto per la produzione di legna da ardere sul compendio del Marganai, ove, anche a non voler considerare il valore del patrimonio boschivo, si considerino esclusivamente i costi finora sostenuti per la sua crescita e tutela;
– risulta ancor più antieconomico ed ingiustificabile il voler finalizzare il taglio di una foresta di grande rilevanza ambientale alla produzione di pellets, prodotto per il quale, come certificano senza alcuna eccezione tutte le aziende produttrici, “si esclude il bisogno di tagliare alberi: infatti i costi di una simile operazione renderebbe il prodotto antieconomico e dannoso per l’ambiente”;
SOTTOLINEATO CHE:
– enti regionali che gestiscono risorse pubbliche non possono avvallare progetti basati su scelte anacronistiche e contrarie in primis all’interesse dello stesso territorio che si vorrebbe beneficiare, e che si troverà per primo a subire le conseguenze del dissesto idrogeologico causato dal disboscamento;
– oltre 3000 cittadini hanno sottoscritto una petizione popolare, rivolta al Presidente della Regione e al Commissario straordinario dell’Ente Foreste della Sardegna, con la richiesta di fermare i tagli boschivi nel loro territorio;
CHIEDE
di interrogare il Presidente della Regione e l’Assessore dell’Ambiente per sapere:
1. se non ritengano necessario intraprendere urgenti iniziative, nell’ambito delle rispettive competenze, al fine di porre immediata fine al disboscamento della foresta del Marganai e porre rimedio ai gravissimi danni ambientali già prodotti dalla passata stagione di tagli;
2. quali provvedimenti intendano altresì adottare per scongiurare definitivamente il taglio di 540 ettari di bosco, al fine di evitare le ulteriori e ben più drammatiche conseguenze di un disboscamento di tale portata che determinerebbe la scomparsa di un quarto del patrimonio boschivo del compendio del Marganai, compromettendo gravemente l’intero territorio e con gravi ripercussioni per tutta la regione.

Cagliari, 11 settembre 2015

Decimomannu. Iniziative contro ridimensionamento della base

Decimomannu-SodduContinuano le azioni in difesa del presidio tedesco di Decimomannu (aeroporto, ndr) da parte del Comune di Villasor, una realtà che ha importanti ricadute nel comune di Villasor e che assicura serenità, lavoro e benessere a tantissime famiglie.

Per questo le iniziative dei Comuni maggiormente interessati all’argomento stanno proseguendo il presidio e la protesta, con l’obiettivo di spiegare alle istituzioni, e in particolare alla Regione Sardegna, le devastanti conseguenze derivanti dalla smobilitazione tedesca.

In segno di vicinanza e solidarietà su quella che è la posizione ben evidenziata, sabato ha avuto luogo il riuscitissimo evento “DECI” alla presenza di oltre 500 persone, affinché non venga ridimensionata la base aerea di Decimomannu.
Hanno aderito per  un incontro istituzionale nella sala consiliare a Decimomannu 17 sindaci di comuni tedeschi confinanti con una base aerea militare, il presidente del distretto tedesco (l’equivalente di una provincia e conta 178 comuni del nord della Germania), il comandante della base e le massime autorità militari.

È stato un confronto molto costruttivo tra realtà politiche e amministrative legate dal comune sentimento per la difesa di una realtà di straordinaria importanza per il territorio del basso Campidano. Problematiche molto sentite dalla popolazione e messe in evidenza con chiarezza dal sindaco di Villasor Walter Marongiu. Grande apprezzamento è stato espresso dagli ospiti tedeschi, che nei loro interventi hanno sostenuto la battaglia e invitato gli amministratori a non demordere.

Infine sotto il coordinamento dell’Assessore alla Cultura Gloria Podda Luigi Arixi alle launeddas, con le danze del gruppo folk San Biagio e il maestro Luigi Puddu, hanno proposto interventi musicali in rappresentanza delle varie realtà presenti a Villasor e impegnate nella diffusione della cultura e delle tradizioni.

Antonella Soddu

Ammortizzatori sociali.
Cambia davvero qualcosa?

ammortizzatori socialiAmmortizzatori sociali, si cambia. Bello da sentire e leggere così in quattro parole. Ma, come sempre, le parole sono quel che sono, a volte quasi nulla, altre ancora  complettamente artefatte. Con i decreti attuativi del Jobs Act, approvati ieri, sparisce deffinitivaente la famigerata mobilità in deroga, arrivano Naspi e Dis-Coll. Da una prima sommaria e veloce occhiata non sono niente male. Dal 1° maggio 2015, compresi i precari per 24 mesi che scendono a 18 dal 2017. L’ammontare dell’indennità non può eccedere i 1.300 euro. Dopo i primi 4 mesi di pagamento, la Naspi viene ridotta del 3% al mese. L’erogazione è condizionata alla partecipazione a programmi di politiche attive.

Viene introdotto in via sperimentale, per quest’anno, l’Asdi, l’assegno di disoccupazione di 6 mesi che verrà riconosciuto a chi, scaduta la Naspi, non ha trovato impiego. Verrà erogato fino ad esaurimento dei 300 milioni del fondo. Il Dis-Col si applica invece ai i co.co.co (iscritti alla Gestione separata Inps) che perdono il lavoro, per un massimo di 6 mesi. Se poi andiamo a guardare bene, poco cambia, in effetti. Praticamente uguale alla mobilità in deroga, particolar modo nella parte ove si evince “condizionata alla partecipazione di corsi di formazione professionale e programmi di ricollocamento a lavoro mai andati a buon fine.” Per intenderci, per solo un esempio, nel triennio 2007/2013 la Regione Sardegna ha speso 8 volte più della Toscana, 7 più dell’Emilia Romagna, 5 più del Veneto, per corsi di formazione senza ottenere nessun risultato in termini di posti di lavoro più di quelle regioni nominate.

Insomma, a mio avviso, non cambia nulla, solo il nome e i vantaggi per i soliti noti, siamo al limite dell’incredibile. Questo particolare però, ci consente di toccare un argomento come quello, per esempio, legato ai cambiamenti che non tengono conto  dei problemi che causano quando non sono valutate attentamente le problematiche lasciate in sospeso nella fase di transizione. Per meglio dire, accantonate. Allora, questo, ci consente  ancora una volta di portare all’attenzione uno dei tanti problemi sommersi legati alla disastrosa economia nazionale e della nostra regione. Mi riferisco alla questione ammortizzatori sociali. In un contesto di crisi come quello attuale, non certamente nuovo per la Sardegna,  quella dei lavoratori  beneficiari solo  sulla carta, dal 2013, di ammortizzatori sociali, è certamente una di quelle tematiche di cui sovente si preferisce non parlare. Appare evidente soprattutto nel caso di quegli oltre 17 mila lavoratori che si trovano  espulsi dal mercato del lavoro in età pressoché già adulta, la media dei lavoratori in mobilità in deroga si attesta intorno ai 45 anni, e per quali poche sono allo stato attuale le possibilità per esser ricollocati. Premesso che, è palese che l’attuale sistema degli ammortizzatori sociali non ha certamente risolto il problema del lavoro.

Tutt’altro, vent’anni e oltre di ammortizzatori sociali elargiti a manica larga non hanno fatto altro che giustificare una totale capacità di attuare serie politiche attive del lavoro. La passività che ha contraddistinto la classe politica in questi ultimi anni si è dunque trasformata  in quello che tutti conosciamo  con il nome assistenzialismo sconclusionato. Solo politiche passive  hanno reso impossibile il ricollocamento al lavoro per gran parte di questi lavoratori  che oggi sono anche oltraggiati dall’indifferenza  di chi invece dovrebbe loro garantire, non dico maggiore attenzione, ma, quantomeno, un canale di  dialogo e studio di fattibili alternative all’assistenzialismo becero.  E’ vero, recependo le direttive della legge Fornero, l’attuale esecutivo nazionale, con l’attuazione del decreto interministeriale del 1 agosto 2014 n. 83473  e della successiva circolare esplicativa n. 19 dell’ 11 settembre 2014, ha voluto, forse in maniera  incompleta, porre rimedio. Perché dico in maniera incompleta? Lo è nel momento in cui  il decreto di cui sopra non contiene nessuna misura alternativa  all’uscita graduale dal circuito degli ammortizzatori sociali. Pone in essere solo esclusivamente a delle direttive come le modalità di concessione di Cig e Mobilità in deroga e ne esplica i criteri  a far data dal 1° gennaio 2015.

La conseguenza è tangibile, sta avendo e avrà effetti devastanti dal punto di vista economico/sociale per molti lavoratori  e le loro famiglie. Il 23 gennaio 2015 è stato firmato il verbale di accordo istituzionale ammortizzatori sociali 2015 il quale recepisce  a tutti gli effetti i dettami del suddetto decreto Poletti. Nello specifico, i lavoratori che alla data di decorrenza del trattamento abbiano già beneficiato di prestazione di mobilità in deroga per almeno tre anni anche non continuativi. La circolare esplicativa n. 19 dell’11 settembre 2014 del ministero del Lavoro recependo il decreto del primo agosto stabilisce così: periodo di trattamento; dal 1° gennaio 2014 – al 31 Dicembre 2014 – la durata massima consentita è fissata in 5 mesi nell’arco del periodo. 5 mesi + ulteriori 3 mesi nell’arco del periodo per i lavoratori residenti nelle aree di cui al D.P.R. n. 218/ 1978. Dal 1° gennaio 2015 al 31 Dicembre 2016 il trattamento di mobilità in deroga non potrà più esser erogato. Notare bene – la durata massima consentita è calcolata considerando anche tutti i periodi  già concessi nell’annualità di referimento – anno 2014 – per effetto degli accordi  stipulati in data anteriore all’entrata in vigore del decreto. I Periodi massimi di concessione del trattamento non sono in nessun caso prorogabili. b) Lavoratori che alla data di decorrenza del trattamento abbiano già beneficiato di prestazioni di mobilità in deroga per un periodo inferiore ai tre anni. Periodo di trattamento: dal 1° gennaio 2014 – al 31 dicembre 2014 – la durata massima consentita è fissata in 7 mesi nell’arco del periodo – 7 mesi + ulteriori 3 mesi del periodo per i lavoratori residenti nelle aree di cui al D.P.R. n. 218/ 1978. Dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2016 – la durata massima consentita è fissata in 6 mesi nell’arco del periodo.

6 mesi + 2 mesi nell’arco del periodo per i lavoratori residenti nelle aree di cui al D.P.R. n. 218/ 1978. Dal 1° gennaio 2017 il trattamento non potrà più esser erogato. Il suddetto verbale di accordo istituzionale è stato sottoscritto da tutte le parti sociali convocate al tavolo partenariale in Assessorato al lavoro, fatta eccezione della Confprossioni  che ha sollevato  rimostranze  e rilevato la profonda ingiustizia posta in essere in particolare  verso i lavoratori provenienti da imprese non rientranti nella fattispecie degli ex artt. 2082/2083 del codice civile

Sottolineo, questi lavoratori sono esclusi dal poter presentare domanda di prima concessione indennità di mobilità in deroga e  anche per l’ottenimento delle proroghe. Insomma, un decreto di riforma, uno dei primi attuativi del cosiddetto Jobs Act e che segue la linea della precedente legge Fornero, non strutturato in maniera tale da garantire a tutti  gli stessi diritti. Un proseguo di politiche del lavoro in palese violazione  del diritto sancito dalla nostra Carta Costituzionale  secondo cui il lavoro è un diritto  di tutti non solo  riservato ad una specifica fascia di età anagrafica  quale pare  esser l’impronta assunta  da tutti e tre gli ultimi esecutivi nazionali. Il progetto Garanzia Giovani che mira all’inserimento lavorativo giovani dai 15 ai 29 anni, pare, allo stato attuale  non aver prodotto  miriade di posti di lavoro. Non solo, trattasi di in progetto che recepisce in sostanza linee guida europee, ma palesemente discordanti con la struttura sociale/economica del nostro paese, ove, tra le altre cose prevede l’obbligo scolastico fino ai sedici anni e quello formativo  fino a diciotto.  Sfido qualsiasi genitore a ritirare proprio figlio da scuola per provare ad inserirlo a lavoro per vedere, poi, a quali conseguenze  potrà andare incontro.

Il progetto Flexicurity, quello studiato, proposto e approvato dall’attuale giunta regionale, mirato al ricollocamento al lavoro dei lavoratori che sono fuoriusciti dal circuito degli ammortizzatori sociali, come ho detto prima, dal 1 settembre 2014 allo stato attuale appare esser solo una meteora, l’ennesima che si estinguerà nel nulla di fatto. Ed in questo senso, esplode la rabbia dei lavoratori in mobilità in deroga, 4mila di loro da settembre 2014 sono fuori per l’ entrata in vigore del decreto Poletti, altri 5mila saranno esclusi da giugno 2015. Ad oggi il 40% di loro ha percepito le prime due mensilità del 2014, gli altri attendono lo sblocco di ulteriori risorse e nulla si sa in merito ai definitivi pagamenti.

Fa rabbia e fa venire qualche forte dubbio l’improvviso interessamento palesato ieri a Nuoro, da parte delle organizzazioni sindacali che, dopo quasi tre anni di grida di dolore, di rabbia, esasperazione, aprono gli occhi e solo oggi dicono – “la situazione è esplosiva, ma nessuno ci vede e ci ascolta”. Ma dove eravano ieri e l’altro ancora, quando i lavoratori da ottobre 2013 abbiamo più volte lanciato l’allarme? Sono 17 mila, e oltre, in mobilità in deroga, oltre 8 mila in Cig. Con la differenza sostanziale che, mentre per il lavoratori in Cig esiste ancora un legame/rapporto con l’azienda, per il lavoratori in mobilità oltre all’assegno è sparito anche il legame/rapporto con l’azienda. Oggi i sindacati, dicono: “che la regione non ascolta”. Perché solo oggi? Mentono sapendo di mentire spudoratamente. Di fatto stanno anche disinformando i lavoratori per condurli ad una ipotetica prossima azione di protesta bloccando la S.S. 131.

È l’attenzione del governo nazionale che occorre richiamare, si conoscono bene le responsabilità, i ritardi attuali sono frutto delle mancate ripartizioni dei fondi a livello nazionale. Sanno benissimo, per aver nel corso degli ultimi anni, dal 2012 ad oggi, firmato tutti i verbali di accordi istituzionali ammortizzatori sociali, che erano in corso cambiamenti, nati con la riforma Fornero, e posti in esser definitivamente con il decreto del 1° agosto 2014. Oggi l’allarme lanciato appare agli occhi di molti lavoratori solo un tentativo per recuperare consensi. Sanno benissimo che vige un artefatto tentativo di mascherare i numeri reali del dramma disoccupazione adulta con quella giovanile. Non conviene a nessuno parlare di disoccupazione over 40, si avrebbe la chiara percezione di quella che è la realtà di un paese sprofondato da tempo in un tunnel senza spiragli di luce. Infine, quando il C.l.a.s – comitato lavoratori attivi Sardegna – che negli ultimi tre anni ha lottato da solo, e quando ha più volte chiesto supporto per scongiurare quella che oggi è una situazione esplosiva, gli altri dove erano?

Antonella Soddu

 

Sardegna, disinformazione
sui lavoratori in mobilità

InpsLa vicenda dei mancati pagamenti, per tutto il 2013, delle indennità di mobilità in deroga ai 15.300 lavoratori sardi (oggi cresciuti in numero che supera i 16 mila) è oramai nota. I pagamenti relativi al 2013 sono stati chiusi appena nel mese di novembre 2014 con oltre 22 mesi di ritardo. Oggi, si va ripetendo lo stesso dramma trascorso. E’ accumulato un ritardo nei pagamenti relativi alle competenze 2014 – otto mesi per coloro che hanno già beneficiato di tre anni anche non continuativi, dell’indennità di mobilità, 10 per coloro che hanno beneficiato almeno di tre al momento dell’entrata in vigore del decreto del 1° agosto 2014 riforma degli ammortizzatori sociali. Continua a leggere

Disoccupati sardi,
un Natale difficile

Natale-disoccupati-sardegnaCon il messaggio n.9588 – Ammortizzatori sociali in deroga. Assegnazione risorse finanziarie per il pagamento degli ammortizzatori sociali in deroga relativi a periodi di competenza 2014 – che è possibile visionare sul sito Inps – è stata data comunicazione e nota autorizzativa ai pagamenti delle competenze di cui sopra a tutte le sedi Inps regionali e provinciali. Continua a leggere

Iglesias, 37 donne
occupano la miniera

donneigea__1-1Un fatto senza precedenti in Sardegna, 37 donne, lavoratrici di Igea, hanno occupato la galleria di Villamarina, a Iglesias e da lì hanno diramato un comunicato: “Le lavoratrici Igea dopo l’ennesimo venir meno degli impegni assunti da parte della Regione Sardegna, azionista unico dell’ azienda, di risolvere la grave crisi, economico-finanziaria e strutturale che da oltre un anno affligge la società, decidono di manifestare la propria rabbia, disagio e disappunto occupando la galleria di Villamarina Monteponi.” – Si tratta, come detto, di una azione senza precedenti nell’ Isola, e forse in Italia. Non era mai capitato che delle donne occupassero per protesta una miniera. Segno, questo, di quanto la tensione in Sardegna stia salendo alle stelle. In questa iniziativa, le lavoratrici sono state supportate da una decina di colleghi che – mentre loro si barricavano dentro la galleria – hanno preso possesso delle pompe d’acqua che evitano l’allagamento delle gallerie e allo stesso tempo riforniscono di acqua la città di Iglesias.

“Chiediamo di sapere quali iniziative a breve termine verranno prese dalla Regione per il rilancio dell’azienda, e chiediamo che ci vengano pagati gli stipendi in arretrato, in un anno abbiamo percepito appena 5 mensilità. Vogliamo esprimere, con questa azione, il disagio che quotidianamente ci troviamo ad affrontare come madri, compagne, mogli e lavoratrici. Sfatiamo il luogo comune secondo il cui alle donne era precluso l’accesso al sottosuolo” – Intanto per garantire la sicurezza alle 37 donne, Igea ha disposto l’interruzione della fornitura idrica che fornisce il 45% di portata d’acqua per la città di Iglesias. Sul problema interviene anche “Abbanoa”, società gestione servizio idrico integrato che con una nota lancia l’allarme sui possibili imminenti disaggi  che la situazione può causare. Pertanto, per scongiurare l’esaurimento delle scorte nei serbatoi è stato disposta la ripresa della fornitura da Campo Pisano e chiusure serali  dell’erogazione dell’acqua nella fascia oraria compresa tra le 17 e le 5 del mattino.

La Sardegna è oramai diventata un unica vertenza, il futuro appare oramai a tutti come un cimitero fatto di croci delle fabbriche, aziende, società, piccoli esercizi che chiudono e fuggono. La rabbia dell’isola è tutta nelle parole di Valeria Coviello, lavoratrice Akhela che, dal primo novembre, si trova collocata in mobilità in deroga, intervenuta pochi giorni fa in diretta da Cagliar in un noto programma televisivo di approfondimento – “L’ammortizzatore sociale è l’avvilente pane della carità. ma noi non lo vogliamo, vogliamo avere un futuro e una prospettiva per le nostre famiglie. La Sardegna è diventata un cadavere, è un’unica grande vertenza. Ho nella mia maglietta un’immagine che mostra un cimitero, noi abbiamo necessità di fare ripartire quest’isola con piani industriali seri; bisogna conoscere il territorio e portare avanti una politica riconversione e riqualificazione delle persone. Questo non c’è, ne per la Sardegna né per l’Italia intera. Bisogna fare molta attenzione perché Renzi è seduto su una polveriera, e se la deflagazione parte dalla Sardegna si porta giù tutta il Paese”.

Onore a queste donne dunque, che contro ogni luogo comune hanno deciso di “scendere” sotto terra per far sentire le voci di chi quotidianamente vive un disagio sociale, economico imposto dall’inerzia della classe dirigente che negli ultimi anni non è stata in grado di   porre in esser serie politiche industriali. Piena solidarietà e vicinanza alle 37 donne è espressa da tutti i lavoratori e lavoratrici  della “Vertenza Sardegna” che vede uniti, Akhela, Meridiana, TNET, C.l.a.s. e tanti altri. La richiesta unanime è che la Regione assuma precise posizioni con il governo Nazionale, e che metta in chiaro il forte pericolo di esplosione sociale nell’isola. “Noi non abbiamo paura, dicono in coro unanime le 37 donne”. E’ chiaro, già fin dalla prime ore di questa mattina, l’obbiettivo di queste lavoratrici. Il resto sono  ancora una volta  questi numeri  che ebbene ricordare ancora e fin quando qualcuno di dovere non ne prenderà atto – “Le persone che in Sardegna nel 2004 si trovavano al di sotto della soglia di povertà erano 292 mila, oggi, nel 2014 dieci anni dopo, sono 420 mila.” In una regione che conta 1.639.362 abitanti.

La forza lavoro in Sardegna è di 650 mila persone, oggi, oltre 150 mila persone sono costrette a vivere di ammortizzatori sociali, tra le altre cose dal 2013 ad oggi, 26 novembre 2014, con ritardi nell’erogazione che hanno superato i due anni.” Il 25 novembre il segretario Fiom Maurizio Landini è stato a Cagliari. Dopo questo intervento resta viva “la forza delle donne”.

 Antonella Soddu

 

 

Politici di Stato, Regioni, Comuni non dimenticatevi della Sardegna

Sardegna-disoccupatiE’ Pasqua, e gli oltre dodici mila lavoratori sardi in mobilità in deroga, rivolgono a voi tutti i più sinceri auguri perché possiate un giorno avere la percezione della realtà che l’Italia intera oggi vive a causa delle vostre scellerate decisioni/non decisioni. A causa di una prolungata assenza di seria politica industriale, a causa di un’assenza prolungata di una politica sociale non più basata sul classico assistenzialismo, a causa dell’assenza prolungata e scellerata di una politica del lavoro che equipari l’Italia al resto dei paesi europei. Gli stessi che insieme con noi il 25 maggio si appresteranno ad andare al voto, consapevoli, sì di un’Europa Politica piccola, piccola, ma anche del fatto di esser avanti anni luce da noi italiani in fatto di welfare e stato sociale. Questo è l’augurio di Buona Pasqua a chi dovrebbe attentamente in silenzio e meditazione valutare anche queste cose, perché, non è ammissibile  che ancora oggi  dopo  oltre  15  mesi  ci si senta rispondere dai   funzionari  ( dottoressa Silenu ) della Regione Sardegna   argomenti come  questo  – “E’ tutto bloccato. La tesoreria del ministero non autorizza la tesoreria della regione a trasferire i soldi  all’inps”.

Ora pare che sia tutto in mano al presidente visto che si tratta, a questo punto, di una questione politica. Il patto di stabilità va ovviato perché si possa procedere. Nel frattempo pare che abbiano inviato un altro elenco di 1500 nominativi. Ma, aldilà di questo, è davvero possibile che si possa gestire una  cosi delicata questione cosa in maniera così becera. Il patto di stabilità esiste da anni, e vien da domandarsi  come  mai la Regione Sardegna al momento di avviare la procedura di invio domande, il 26 marzo  scorso, non si sia accertata sei fondi fossero immediatamente disponibili visto anche che hanno voluto sveltire tutta la procedura?

Non si capisce e appare ancora di più un ennesima  beffa e presa in giro sentirsi dire che si sono resi conto solo ora del grave errore compiuto verso noi e verso i sindacati. Non sarà cosa semplice questa e neppure veloce. Politici  burocrati, non chiedetevi poi il motivo della forte astensione al voto in Sardegna. VEDIAMO SE QUALCUNO RISPONDE ALLA DOMANDA – “Chi glielo spiega a queste oltre dodici mila famiglie che da oltre quindici mesi attendono questi soldi per avere una boccata d’ossigeno?” La vicenda degli oltre dodici mila lavoratori in mobilità in deroga, sardi sta assumendo davvero contorni che definire ridicoli è poco. Da Monti a Letta e da questo a Renzi questo spinoso problema pare esser passato in cavalleria e nessuno intende risolvere la questione.

Tante di queste persone si son viste pignorare la casa per il mutuo non pagato, lo scorso anno due suicidi, corrente staccata a tante di queste persone, bollette Abbanoa (ente gestore servizio idrico integrato della Sardegna) non pagate e allaccio idrico interrotto. Solo per fare degli esempi. Qualcuno mi vuole dire che è importante dare 80 euro in più in busta paga a chi ha già un’entrata? Altra spinosa questione anch’essa considerata di poca rilevanza, l’età media di queste persone è quarantacinque anni gente espulsa dal mondo del lavoro rifiutata anche dalle statistiche che vedono la disoccupazione salire al 13% in Italia – la Sardegna tocca il 18 %, la media più alta delle regioni italiane. Molte di queste persone sono donne che non hanno più l’età per esser tenute in considerazione per lavorare. Infine, altra questione, queste persone non hanno diritto ad accedere ad altri sussidi in contrasto alle povertà estreme poiché sono beneficiari di ammortizzatori sociali – non percepiti per tutto il 2013 – pertanto devono fare affidamento all’unica fonte si assistenza sociale che si sostituisce, ahimè, allo stato, alle regioni, ai comuni.

Genitori pensionati che dopo aver sacrificato la loro vita per crescere ii figli si trovano oggi a sostenere figli e nipoti. VERGOGNA. La Sardegna e i suoi lavoratori avrebbero bisogno di più rispetto. Purtroppo quella Regione è considerata solo per speculazioni edilizie dei vip per le sue meravigliose bellezze paesaggistiche. Credo che ci vorrebbe molto altro e una maggiore attenzione da parte dei politici e degli imprenditori. Invece, la Sardegna, non solo è usata per le speculazioni edilizie, ma, ha per troppo tempo ha subito l’invasione d’improbabili imprenditori che aprono fabbriche usando fondo pubblici poi spariscono portando in tribunale i libri per il fallimento, ha subito e continua a subire l’invasione degli pseudo innovatori dell’energia pulita, che invadono il territorio, con il benestare di tutti i colori politici, deturpano l’ambiente e scappano lasciando le bonifiche sulle spalle delle casse dei sardi, vedete questione Sardinia Gold Mineral, oppure la questione del parco fotovoltaico più grande d’Europa in località Su Scioffu, a Villasor, nel Cagliaritano.

Nacque tre anni fa con la promessa di offrire novanta posti di lavoro a novanta disoccupati del posto. Oggi nessuno di quei novanta ha un posto, e le carte del progetto sono al vaglio della magistratura con quattro indagati. La questione della speculazione edilizia non regge più, non c’è più, in Sardegna, nemmeno il mercato edilizio. Chi compra casa, o meglio chi da un mutuo per comprare casa a chi per esempio non ha nemmeno i soldi per comprarsi una bicicletta? Le attuali percentuali di dati di disoccupazione sono molto artefate poiché è alquanto difficile che un ragazzino di quattordici anni sia mandato a lavorare. Nello specifico, andrebbero riviste i modi d’indagine del mercato del lavoro e con esso una radicale esame delle agenzie di collocamento e/o centri per l’impiego. La legislazione italiana prevede l’obbligo scolastico fino ai sedici anni ma ha dimenticato di bandire l’obbligo d’iscrizione all’ufficio del lavoro compiuto il quattordicesimo anno di età.

Ragion per cui, faccio il mio esempio, io mamma di una ragazzina che compie quattordici anni a maggio, devo iscriverla al centro per il lavoro della città. Resta che a quattordici anni quella adolescente sarà indirizzata dalla famiglia allo studio superiore terminate le scuole medie. Mi spiega qualcuno che senso e quale veridicità hanno queste maledette statistiche? Quanti sono i giovani – fascia d’età 16 /20 anni lavorano e o cercano lavoro? Quanti sono i padri e madri di questi giovani che oggi non hanno lavoro? Chi mi sa esporre una statistica veritiera e non artefatta? Intanto Buona Pasqua a tutti da chi oltre il Natale senza panettone trascorrerà anche la Pasqua a pedalare.

Antonella Soddu

 Gli articoli precedenti:
Continua la protesta dei lavoratori sardi – 23/3/2014
La scandalosa odissea dei 12 mila lavoratori sardi – 18/3/201
12 mila in mobilità dimenticati dallo Stato – 21/2/2014
Niente ammortizzatori per i disoccupati sardi – 2/1/2014
Ammortizzatori sociali fantasma per centinaia di disoccupati – 28/10/2013