Bobo Craxi e la foto senza senso

foto craxi“Vedo le foto di Bobo Craxi e di Emiliano, assieme, in bella luce, e ho un sussulto. Che c’entra la storia del socialismo italiano col Presidente della Puglia? Non era lui che voleva l’alleanza coi grillini? Non era lui il prototipo del Masaniello che i socialisti hanno sempre combattuto? Non era lui quello che usava un linguaggio decisamente fuori dalle righe, il contrario dell’approccio riformista che è la nostra religione? E ancora: ma le primarie non sono del PD?”

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Il tweet di Michele Emiliano

Lo scrive il segretario del Psi Riccardo Nencini commentando la decisione di Bobo Craxi di sostenere Michele Emiliano alle primarie del Pd. Craxi ha infatti preso parte a un incontro a sostegno della candidatura del presidente della Regione Puglia. Un sostengo che il presidente della Regione Puglia ha confermato in tweet in cui afferma di aver incontrato “il gruppo dei socialisti che sosterranno la nostra mozione il 30 aprile.

“Domande – continua Riccardo Nencini – che non avranno una risposta. E dire che quei compagni – nella foto vedo anche Labellarte – ci hanno portato in tribunale, hanno disertato due congressi e mezzo, poiché anche a Venezia 2013 c’erano e non c’erano, Bobo Craxi ha partecipato al Consiglio Nazionale che convocava il congresso di Roma dopo una lunga chiacchierata con Del Bue e con chi scrive, ha preso posizione – partecipo, ha dichiarato – e poi è scomparso, quei compagni ci hanno messo ogni giorno sotto accusa, hanno deriso il nostro lavoro, ci hanno offeso, hanno dato una rappresentazione del partito come se il ’92 non fosse mai esistito, parlavano di socialismo e invece, sotto sotto, trattavano col Presidente della Puglia e prima ancora con Baffino. La morale: restare nel partito per rompere le scatole, rovinare la comunità, mai collaborare. Bene. Il gioco ora è scoperto. Vanno nel PD ascari di Emiliano. Noi restiamo qua, in piedi e in buona compagnia. E – conclude Riccardo Nencini – saremo proprio a Bari, in giugno, a celebrare il 125 del partito socialista”.

Nencini: “Sull’Anac curiose ricostruzioni”

cantoneIl presidente dell’Anac Raffaele Cantone “prende atto positivamente” dell’impegno politico assunto dal premier Paolo Gentiloni, di porre rimedio alla modifica al Codice degli appalti, che ridimensiona il ruolo dell’Autorità nazionale anticorruzione. Il caso è scoppiato dopo che il Cdm aveva soppresso un comma chiave, che consentiva all’Anac di intervenire in casi di macroscopica irregolarità senza aspettare un giudice.

Riccardo Nencini, vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sul caso della modifica al codice degli appalti che avrebbe soppresso il potere dell’Anac così interviene: “Sul caso Anac/Codice appalti leggo curiose ricostruzioni. Una cosa è certa: quando il ‘correttivo’ è uscito dal Mit, Cantone aveva tutti i suoi poteri”.

Da Washington, dove il premier Paolo Gentiloni era in missione negli Usa, il premier si mette in contatto col presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone. Poco dopo Palazzo Chigi diffonde una nota assicurando che non c’è “nessuna volontà politica di ridimensionare i poteri Anac”: sarà posto rimedio “in maniera inequivocabile” già nella conversione della manovra correttiva. Cantone prende atto positivamente dell’impegno politico assunto. In effetti, la riforma del Codice appalti è stata approvata nel 2016 con il vincolo di una revisione un anno dopo. Cosa che si è fatta con un testo correttivo.

Le cento sinistre rischiano l’irrilevanza politica

Renzi_dalema_bersaniLe sinistre si fanno forza e scommettono su se stesse. L’impresa è trovare uno spazio politico alla sinistra del Pd, il partito egemone del centro-sinistra italiano. Ci hanno provato e ci stanno provando in molti. Sergio Cofferati, Pippo Civati e Stefano Fassina hanno abbandonato il Pd di Matteo Renzi nel 2015. All’inizio del 2017 se ne sono andati Roberto Speranza, Enrico Rossi, Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema.

Si sono susseguite scissioni e abbandoni basati su due accuse centrali rivolte all’ex presidente del Consiglio ed ex segretario del Pd: la gestione personalistica dell’”uomo solo al comando” con la creazione del Pdr (Partito di Renzi) e “la deriva di destra”. Il progetto è di costruire una sinistra di governo, ma dalle scelte radicali. Bersani ha parlato di una sinistra larga, dialogante. ulivista e di “combattimento”.

Nelle prossime elezioni comunali di giugno si avrà la verifica del consenso popolare. In molte città italiane la sfida per i sindaci dirà se esiste o no uno spazio alla sinistra del Pd. Finora le competizioni elettorali degli ultimi due anni nelle amministrative, regionali e comunali sono state deludenti per i tanti partiti e partitini di sinistra.

L’incubo è l’irrilevanza, la marginalità. I sondaggi elettorali non incoraggiano certo all’ottimismo. L’ultima rilevazione dell’Ixè su cosa farebbero gli italiani se si votasse adesso per le politiche, non sono confortanti. Il Movimento democratici e progressisti (Mdp) fondato da Bersani, Speranza, Rossi e D’Alema raccoglierebbe solo il 4,3% dei voti. Sinistra italiana (ex Sel ed ex Pd come Fassina), guidata da Nicola Fratonianni, prenderebbe appena il 2,6%. Le altre formazioni di sinistra il 2,2%. Poco, molto poco rispetto ai tre grandi antagonisti: il M5S incasserebbe il 28,7%, il Pd 26,6% e oltre il 30% un eventuale centrodestra ricompattato (Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia).

Sembra profilarsi la profezia di Bersani, quando a metà dello scorso dicembre invitava tutti ad evitare una scissione del Pd perché avrebbe rotto le ossa sia all’anima centrista sia a quella di sinistra del partito: «Ne sono sicuro. Perché la cosa di là, di origine democristiana, finisce come Kadima, cui pensò Rutelli. Quella di qua finisce per essere una sinistra minoritaria».

La scissione della “Ditta”, come Bersani chiamava con affetto il Pd, invece c’è stata. La disfatta di Renzi al referendum del 4 dicembre 2016 sulla riforma costituzionale del governo, ha aperto le porte alla rottura del Pd, il partito nato nel 2007 dalla fusione tra i centristi ex Dc e la sinistra post comunista.

Ora il tentativo è di voltare pagina, di costruire un centro-sinistra di governo competitivo con il Pd. La bussola sono i diritti e l’uguaglianza sociale. I campi d’azione sono soprattutto tre: lavoro, ambiente, immigrazione. E qui arrivano i problemi. I partiti e i partitini di sinistra sono tanti, divisi da ricette diverse. Alcuni sono dialoganti e altri alternativi al Pd (questo ora è impegnato nel congresso e Renzi dovrebbe riconquistare la segreteria).

Giuliano Pisapia, pur tra gli uomini più dialoganti con il Pd, chiede «una forte discontinuità nel metodo e nel merito» delle scelte politiche passate. Il fondatore di Campo progressista, ad esempio, punta il dito contro la sintonia di Renzi con l’amministratore della Fiat-Chrysler Marchionne e lo scontro con la Fiom di Landini: se il Pd «si definisce di sinistra deve avere come riferimento iniziale il lavoratore, e non il datore di lavoro, altrimenti non è sinistra». Ancora più netto è Speranza: il Mdp “vuole unire”. La critica è sempre a Renzi: «Vogliamo ricostruire un nuovo centrosinistra nel Paese, libero da smanie autoreferenziali».

Poi ci sono tutti gli altri partiti, partitini e micro partiti: Psi (Riccardo Nencini), Possibile (Pippo Civati), Rifondazione comunista (Paolo Ferrero), Partito comunista (Marco Rizzo). Inoltre ci sono i lavori in corso per il varo di altre formazioni politiche. È il caso di DemA, Democrazia e autonomia, fondata dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris (sta preparandosi per le elezioni regionali in Campania, per ora esclude di partecipare alle politiche).

I toni, in genere, sono durissimi, di contrapposizione al Pd. Fassina sollecita a prendere con passione un’altra strada rispetto a quella dell’ex sindaco di Firenze: «Lui il cuore ce l’ha messo ma batteva a destra». Il problema è “la sua subalternità” alle politiche della destra, liberiste in economia e plebiscitarie nelle istituzioni.

Sono pesanti anche le critiche di Civati. Il segretario di Possibile, alleato di una parte dei dissidenti cinquestelle, accusa: «Renzi ha riutilizzato le ricette della destra». Propone di varare «una Costituente delle idee prima del diluvio». Cita in modo poetico l’ex presidente americano Barack Obama: «Bisogna allacciarsi le scarpe e partire».

Certo è difficile camminare insieme per tante sinistre così differenti e con ai piedi “scarpe” tanto diverse. Il rischio è una disastrosa frammentazione e l’irrilevanza. Per ora non si intravede nemmeno la convergenza su un programma sul quale contrapporsi o, invece, dialogare con Renzi, che ribadisce la bontà della linea di una sinistra moderna, non conservatrice, capace di affrontare l’innovazione e i nuovi problemi della società.

Poi c’è il macigno del M5S. Il movimento di Beppe Grillo, definito di centro da Bersani, rifiuta ogni vecchia catalogazione, nega di essere di destra o di sinistra. Ma con una politica di opposizione totale e anti sistema ha dato rappresentanza alla protesta di larghe fette di imprenditori, di ceto medio e di lavoratori colpiti dalla crisi economica. Con la proposta del reddito di cittadinanza pesca voti a sinistra, con lo stop all’immigrazione e all’euro raccoglie consensi a destra.

È complicato per le sinistre trovare spazio tra Renzi e Grillo. È ancora più difficile se restano divise, se non si uniscono, se non trovano un programma comune e un leader condiviso. La prima prova del fuoco ci sarà a giugno, nelle elezioni comunali.

Rodolfo Ruocco
(Fogliaroma.it)

25 aprile. Le celebrazioni senza la comunità ebraica

25 aprileA meno di una settimana dalle celebrazioni della liberazione dal nazi-fascismo, come già successo negli anni passati, iniziano le polemiche. Al centro la comunità ebraica che quest’anno ha fatto sapere che non sarà al corteo dell’Anpi Roma.
“A causa dell’impossibilità di partecipare al corteo del 25 Aprile a seguito della scelta dell’Anpi Roma di cancellare la storia e far sfilare gli eredi del Gran Mufti di Gerusalemme che si alleò con Hitler con le proprie bandiere e delle ripetute aggressioni, avvenute negli anni passati, ai danni dei rappresentanti della Brigata Ebraica, il mondo ebraico ha deciso di organizzare una propria manifestazione”. Così ha chiarito la presidente Ruth Dureghello della comunità ebraica di Roma che ha anche fatto sapere che sarà insieme all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane “in via Balbo, di fronte all’allora sede della Brigata Ebraica, per tornare a celebrare la liberazione d’Italia dal nazifascismo da parte delle forze partigiane e dei paesi alleati”.
Da anni ci sono proteste da parte della comunità ebraica che si è ritrovata a a sfilare accanto a quella palestinese al corteo.
In più Ruth Dureghello, presidente della Comunità Ebraica di Roma, aggiunge: “L’Anpi che ci paragona a una comunità straniera è fuori dalla storia e non rappresenta più i veri partigiani. Oggi c’è bisogno di celebrare il 25 aprile senza faziosità e senza ambiguità, una festa di chi crede nella Costituzione e nei valori dell’antifascismo”.
“Lo dico ai dirigenti dell’Anpi. Se celebri la Liberazione gli ebrei devono esserci”. È quanto ha affermato il segretario del Psi, Riccardo Nencini, intervenendo nella polemica tra comunità ebraica e Anpi. “La Brigata ebraica era inquadrata nell’esercito inglese. Combatté, eccome”, ha aggiunto. “Il 25 aprile io deporrò fiori anche nel cimitero che raccoglie le spoglie dei soldati alleati. Senza di loro, liberarsi dei tedeschi sarebbe stato un problema”, ha concluso.
E anche il pd capitolino non sarà alla manifestazione dell’associazione dei partigiani. “Purtroppo ancora una volta a Roma il corteo dell’Anpi è diventato elemento di divisione quando dovrebbe essere invece l’occasione di unire la città intorno ai valori della resistenza e dell’antifascismo. Per questo, come già l’anno passato, non parteciperemo”, spiega Matteo Orfini, commissario romano del partito democratico.
“Sono dispiaciuto, è una polemica inutile che si cerca di sollevare ogni anno, abbiamo fatto il possibile per far partecipare tutti al corteo”, afferma il presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia. “È una festa nazionale aperta a tutti, e la Comunità non può lamentarsi se vengono anche rappresentanti del Gran Mufti di Gerusalemme, l’unica prescrizione che diamo è che non si venga con bandiere che non siano quelle dei partigiani. Non hanno alcun motivo per non partecipare, hanno fatto diversi incontri con l’Anpi di Roma, ma la Comunità ebraica ha deciso di non venire, di sollevare una diatriba che rovina l’immagine del 25 Aprile. Noi anche volendo non possiamo intervenire – conclude il presidente – non abbiamo il potere di selezionare chi partecipa al corteo”.

Manovrina. Accolte le proposte dei socialisti

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“Maggiore tassazione del gioco d’azzardo, frenata sulla privatizzazione di Poste e Ferrovie, tornano in forma diversa i voucher. Queste le proposte socialiste accolte nella manovrina”. Lo scrive su facebook il segretario del Psi Riccardo Nencini sottolineando l’inserimento nella manovrina delle proposte avanzate dal Partito.

Nel Consiglio dei ministri si è infatti messo a punto sia le misure del Def che quelle per la manovra correttiva chiesta dall’Europa. Le priorità: Privatizzazioni ‘originali’, lotta all’evasione, tagli di spesa, zone franche per le aree del sisma, sblocco del turnover per i Comuni, ma anche garanzia per la famosa Ryder cup, aumento del prelievo sui giochi e definizione agevolata delle liti fiscali. Ecco in breve il menu di Def e manovra.

PIL IN RIALZO MA SOLO QUEST’ANNO.
La crescita italiana si sta irrobustendo ma, per ora, il governo si mantiene cauto. Per quest’anno il Pil crescerà dunque appena più di quanto previsto finora, dell’1,1% rispetto all’1%. Nel 2018 e nel 2019 si tornerà invece all’1,0%, meno cioé di quanto stimato in autunno, contando però, secondo il ministro dell’Economia, di poter rivedere i numeri al rialzo in corso d’opera. Stime così conservative, ha spiegato Padoan, dipendono da una politica di bilancio “stringente”.

La manovrina ha portato l’attesa correzione del deficit strutturale dello 0,2% del Pil, facendo scendere anche il deficit nominale dal 2,3% “attorno al 2,1%”, ha spiegato Paolo Gentiloni. Per il 2018 il governo conferma il rapporto deficit/Pil all’1,2% lasciando però la porta aperta a possibili revisioni al rialzo grazie alla trattativa in corso con l’Unione europea.

DEBITO SI STABILIZZA, AVANTI PRIVATIZZAZIONI ‘ORIGINALI’
Quest’anno il debito si stabilizzerà sui livelli del 2016 (132,5% del Pil dal 132,6%). La strategia di privatizzazioni andrà avanti, secondo Padoan, anche con soluzioni “originali”. Gli incassi sono però rivisti al ribasso, pari allo 0,3% del Pil anziché lo 0,5%.

IN MANOVRA ROTTAMAZIONE LITI, SPLIT E TAGLI DI SPESA
I cardini della correzione sono l’estensione dello split payment, la definizione agevolata delle liti fiscali e i tagli di spesa. Secondo lo stesso titolare del Tesoro, i dettagli di spending non sono però ancora ben definiti.

AUMENTA ANCORA PRELIEVO SU GIOCHI
A partire dal primo ottobre 2017 sale il PREU sugli apparecchi da intrattenimento “new slot” o AWP e sulla raccolta derivante dagli apparecchi “videolotteries”.

PICCOLO RITOCCO PER I TABACCHI, NON PER BENZINA
Le accise sui carburanti restano immutate, mentre per le sigarette ci sarà riordino che porterà a poche decine di milioni di incasso.

UN MILIARDO PER IL SISMA, ARRIVANO ZONE FRANCHE
Il governo ha creato un fondo da un miliardo l’anno per tre anni a favore delle aree colpite dal sisma. Nelle zone terremotate vengono create zone franche urbane: zero tasse e contributi per due anni per le attività d’impresa.

FINANZA PER LA CRESCITA
Arrivano nuove misure ordinamentali e a costo zero per completare il pacchetto di finanza per la crescita. Si tratta di interventi di semplificazione, di agevolazione amministrativa, di incentivo alla localizzazione in Italia delle imprese, di indirizzo del risparmio verso gli investimenti produttivi.

SBLOCCO TOURNOVER PER I COMUNI
La parte della manovra destinata agli enti locali permette di riassumere personale comunale con un rapporto entrate-uscite che arriva al 75%.

100 MLN PER VIABILITÀ E SCUOLE
A tanto ammonta lo stanziamento destinato alla viabilità e all’edilizia scolastica nelle scuole e nelle città metropolitane.

SPORT SALVI
Arrivano anche disposizioni per la realizzazione del progetto sportivo “Ryder Cup 2022” e per quello delle finali di coppa del mondo di sci a marzo 2020 e i campionati mondiali di sci alpino che si terranno a Cortina d’Ampezzo nel febbraio 2021.

FOCUS SU INVESTIMENTI
Oltre a Def e manovra, il governo ha anche condiviso il prossimo piano di investimenti al 2032 di 47,5 miliardi, oggetto di un prossimo Dpcm. Una prima tranche da oltre 25 miliardi è già pronta con i contratti di programma di Rete ferroviaria italiana (9 miliardi), Anas (5 miliardi) e i grandi valichi, dal Brennero al Terzo Valico.

Juncker, l’Italia sulla strada giusta
“Non ho ancora visto nel dettaglio il Def e la manovra correttiva, per cui non posso dare un giudizio ciscostanziato. Ma certamente l’impegno del governo italiano va nella buona direzione”. Ha affermato il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, in una intervista a ‘Repubblica’. “Siamo continuamente in contatto – dice Juncker – sia con Gentiloni, che è il buon senso fatto premier, sia con Padoan, che è un ottimo ministro. L’Italia sta facendo grandi sforzi per tenere sotto controllo il proprio deficit pubblico. Tuttavia, sul medio e lungo periodo, per salvare se stessi e l’Unione monetaria, è necessario che gli italiani risanino in modo decisivo le proprie finanze pubbliche e in particolare il loro enorme debito”.

Manovra, le proposte dei socialisti

Psi-SienaSi svolgerà sabato a Roma, alle ore 11, presso la sala eventi dell’hotel Quirinale, in via Nazionale 7, la manifestazione del PSI per presentare le proposte dei socialisti per la “manovrina” da 3,4 mld. Per l’occasione è stato convocato il Consiglio Nazionale eletto all’ultimo congresso di Roma, che ha confermato Riccardo Nencini segretario del Partito; l’assise di domani eleggerà anche la nuova direzione nazionale del partito.

La scorsa settimana, il segretario Nencini aveva consegnato a Gentiloni alcune delle proposte del PSI per la manovra correttiva. La prima proposta,  scrive il segretario del Psi Riccardo Nencini su proprio profilo Facebook “prevedere nuovi voucher per lavori stagionali e piccole occupazioni. Seconda proposta: nessuna privatizzazione delle ferrovie. I tratti regionali sarebbero penalizzati a danno dei cittadini. Aggiungo che non possiamo privarci di centri nevralgici per la nostra economia. Terzo punto: una maggiore tassazione del gioco d’azzardo. Quattro: defiscalizzazioni per aziende che assumono. Cinque: una adeguata tassazione per le grandi imprese che erogano servizi in Italia (dalla Apple a Uber). Infine – conclude Nencini – un piano di investimenti per la casa: almeno 500 milioni annui per dieci anni”.

Terremoto: Nencini, tutelare e proteggere i territori

“Questi territori sono da proteggere anche perché vi risiedono le nostre radici e la memoria dell’Europa cristiana”. Lo ha dichiarato il segretario del Psi Riccardo Nencini, intervenuto in apertura della terza edizione del “Cortile di Francesco” ad Assisi. Per il vice ministro servono “il fascicolo di fabbricato a cominciare dagli edifici pubblici; accelerare nella costituzione di Casa Italia per la prevenzione da terremoti e per riassesto del territorio”. Proseguendo Nencini ha fatto un “invito agli amministratori locali a far conoscere il sisma bonus per interventi su case e fabbricati industriali da mettere a norma”.

Delle urgenze e delle necessità non più rimandabili ha parlato il sindaco di uno dei comuni colpiti dal sisma in occasione del G7 della Cultura in corso a Firenze nella sua giornata conclusiva. “Non sono qui per chiedere aiuto – ha detto Alessandro Delpriori, sindaco di Matelica (Macerata) comune marchigiano devastato dal terremoto – anche se certo di soldi ne serviranno tanti per ricostruire, ma a chiedervi di non dimenticarci, di starci vicino. Rimettiamo in piedi una chiesa, salviamo gli affreschi e i rosoni, e restituiamo alle persone un luogo dove riconoscersi come comunità. Allora sapremo come ricostruire le nostre vite e il nostro futuro”. Il sindaco ha aggiunto che “recuperare il patrimonio artistico e culturale significa recuperare la nostra identità; significa rimettere in piedi il nesso tra territorio e passato per guardare al futuro.

I sette paesi partecipanti che giovedì hanno sottoscritto un primo importante documento: la ‘Dichiarazione di Firenze’ si sono ritrovati questa mattina nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, la stessa sontuosa sala che ieri sera li ha visti spettatori del concerto diretto dal maestro Riccardo Muti eseguito dall’Orchestra del Maggio musicale fiorentino. Il vertice a guida italiana presieduto dal ministro Dario Franceschini, vede la presenza del ministro canadese Melanie Joly, del ministro francese Audrey Azoulay, del ministro tedesco Maria Bohmer, del ministro giapponese Ryohei Miyata, del ministro britannico Karen Bradley e del ministro statunitense Bruce Whorton, il commissario europeo per la cultura, Tibor Navracsis e il segretario generale dell’Unesco, Irina Bokova. La presidenza italiana del G7 Cultura ha chiesto a tutti i Paesi di indicare un rappresentante del proprio mondo culturale per sviluppare un confronto pubblico sul tema della riunione ministeriale.

“Il documento finale – ha spiegato Gentiloni – impegna su una serie di temi, il primo dei quali è il patrimonio culturale nel mondo minacciato dal terrorismo e dalle grandi calamità naturali; quindi c’è il sostegno all’iniziativa dei caschi blu, delle task force nazionali e anche sull’utilizzo della cultura come strumento di dialogo fra i popoli”. Il ministro alla cultura per la Francia, Audrey Azoulay, ha posto l’accento sulla necessità “che i paesi partecipino tutti insieme alle azioni di protezione, sotto la guida dell’Unesco”.

SCIOPERO BIANCO

taxi_sciopero_uber_noleggio_lusso_Milano_-800x500_c“Circa lo sciopero indetto da alcune associazioni taxi leggo dichiarazioni in larga parte infondate. Il Governo ha rispettato in pieno gli impegni assunti. Anzi, con anticipo rispetto alla scadenza prevista, ha presentato il decreto interministeriale per la lotta all’abusivismo”. È quanto ha affermato il segretario del Psi Riccardo Nencini e Vice Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, lo spiega in una nota. Oggi infatti è scattato alle 8 e si concluderà alle 22 lo sciopero dei taxi in tutta Italia, confermato nonostante l’accordo sulla bozza di decreto con il governo.
“Ricordo che era fermo da almeno otto anni. Su quel decreto abbiamo concordato la presentazione delle osservazioni entro la fine della prossima settimana. Non solo. Siamo già pronti per affrontare compiutamente la riforma dell’intero sistema. Aspettiamo la definizione della delega in discussione in Parlamento. Per tutte queste ragioni lo sciopero di oggi non ha alcun fondamento”. Ha tenuto a precisare Nencini. “Intendiamoci: chi volesse mantenere lo stato esistente o chi volesse mettere fuori gioco le innovazioni tecnologiche non troverebbe orecchie attente. Altra cosa è regolamentare le piattaforme informatiche – registrazione in apposito registro, pagamento delle tasse in Italia ed altro ancora – per consegnare ai cittadini il servizio migliore al costo più equo nella maggiore sicurezza possibile”, ha detto il segretario del Partito socialista.
“Condanno gli episodi di violenza di questa mattina. Con le minacce e la violenza si scava un fossato con i cittadini e le istituzioni. Voglio sperare che la condanna sia univoca”, ha concluso Nencini.
Le sigle si sono però divise. UriTaxi sin da ieri aveva annunciato infatti che non avrebbe partecipato all’astensione dal lavoro. Operativi anche i taxi delle cooperative aderenti a Legacoop, come confermato già ieri dal referente Legacoop servizi del Lazio, Andrea Laguardia: “in merito all’incontro che si è tenuto al Mit per la vertenza taxi, esprimiamo soddisfazione per il metodo e per il contenuto del decreto legge presentato dal governo. Il decreto mette mano ad uno dei temi principali, cioè quello del rispetto delle regole e della legalità”. A Genova ad esempio le organizzazioni sindacali di categoria degli autisti, pur riconoscendo la vertenza sindacale in atto e le proteste indette a livello nazionale, non ritengono opportuno interrompere il servizio pubblico per evitare disagi all’utenza e per non favorire il fenomeno dell’abusivismo. Le organizzazioni sindacali genovesi riconoscono infatti “l’apertura del governo nei confronti delle giuste necessità della categoria”.
“Ci arrivano dati che parlano di una adesione allo sciopero del 90%. È un’adesione sincera e partecipata ed è un indicazione per il governo rispetto a quello che è il terreno di confronto sulla quale bisogna agire, ovvero il rispetto della 21/92 e la sua completa applicazione. Vogliamo garanzie rispetto al procedere dei lavori e teniamo alta la guardia”. Lo ha detto Riccardo Cacchione di Usb intervenendo all’assemblea dei tassisti a Roma in piazza Venezia.

Già ieri il Vice Ministro Nencini aveva tentato di rassicurare la categoria: “Vogliamo aprire alla tutela del mondo dei taxi perché ci sono stati investimenti che non vanno dimenticati. Ma anche favorire, dal punto di vista dei minori costi e del miglioramento dei servizi, il corpo dell’utenza dei consumatori. C’è un punto di equilibrio in definizione su cui stiamo lavorando in questi giorni”. Inoltre Nencini aveva affermato che il governo stava rispettando gli impegni presi.

Anche l’ultimo tentativo però non è servito e la proposta presentata dal ministero dei trasporti, con una regolamentazione su ncc e auto bianche, non è bastata. E anche la ripresa di un confronto dopo la conferma dello sciopero è durata pochi minuti.

Qui di seguito i punti principali del decreto interministeriale Mise-Mit:
1. Contrasto all’abusivismo – Vengono date “disposizioni attuative al fine di evitare pratiche di esercizio abusivo” nelle attività di noleggio con conducente e del servizio taxi.
2. Il ruolo delle Regioni – Il decreto dà alle Regioni un ruolo importante per arginare il fenomeno dell’abusivismo, prevede un archivio web Ncc e taxi e dà agli enti la pianificazione dei servizi pubblici non di linea. “Al fine di evitare fenomeni distorsivi della concorrenza – si legge nel decreto – le Regioni garantiscono la pianificazione dei servizi pubblici non di linea, tenendo conto delle reali esigenze del fabbisogno locale, ai fini del rilascio, da parte dei Comuni, delle licenze per l’esercizio del servizio taxi e delle autorizzazioni del servizio Ncc”.
3. Ncc in rimessa senza prenotazioni – Senza prenotazione gli Ncc non potranno sostare su strada ma dovranno rientrare nell’autorimessa. “Nei Comuni in cui è istituito il servizio taxi non è consentita – si legge – in assenza di una prenotazione di trasporto come disciplinata dal presente articolo, la sosta su strada dei veicoli adibiti a servizio da noleggio con conducente. Tali veicoli devono stazionare, in attesa di servizio, soltanto all’interno dell’autorimessa”. Il rientro in rimessa non è previsto nel caso in cui gli Ncc abbiano un pacchetto di prenotazioni.
4. Uso collettivo per i taxi – Si apre all’uso collettivo dei taxi, che peraltro non possono rifiutare le corse. “I Comuni o nel caso le città metropolitane possono prevedere che i titolari di licenza per il servizio taxi svolgano servizi integrativi quali il taxi a uso collettivo o mediante altre forme di organizzazione del servizio”. Inoltre, “non è consentito al servizio taxi rifiutare alcuna corsa che parte dal territorio comunale o comprensoriale, anche se richiesta tramite tecnologie a distanza, qualora abbia come destinazione lo stesso Comune o comprensorio”. I Comuni e le città metropolitane che hanno rilasciato le licenze “devono monitorare anche con sistemi di controllo a distanza il regolare svolgimento del servizio”.Il prelevamento dell’utente o l’inizio del servizio di taxi deve avvenire all’interno dell’area comunale o della città metropolitana “salvo che non vi siano accordi tra i Comuni o le città. L’attesa dell’utente può avvenire negli orari dei turni di servizio in appositi posteggi individuati dal Comune per lo stazionamento durante la circolazione stradale”.
5. Nasce il registro per le app –
Arriva il registro delle app in capo al Mit. “È tenuto a cura del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti il registro delle piattaforme tecnologiche di intermediazione, tra i soggetti titolari di licenza per l’esercizio del servizio taxi e le imprese titolari di autorizzazione per l’esercizio del servizio di Ncc”. Per favorire una più efficace organizzazione dei servizi, si legge nel decreto, “è consentito l’utilizzo di tecnologie di chiamata a distanza come, a titolo esemplificativo, radio taxi o sistemi equipollenti o applicazioni web aventi analoghe funzioni. Le tecnologie di chiamata a distanza – specifica la bozza di decreto – non sostituiscono il tassametro, ove previsto, ai fini della determinazione del costo del servizio per l’utente”. Inoltre “i soggetti titolari e gestori delle piattaforme tecnologiche di intermediazione tra i passeggeri e i soggetti con licenza taxi o Ncc” devono essere iscritti al registro delle app e devono avere “sede legale e domicilio fiscale nell’ambito dell’Ue”.

Ma a porsi contro il decreto anche Uber che lo considera invece “molto deludente perché non guarda al futuro ma limita ulteriormente il mercato confondendo le regole e riuscendo a non accontentare alcuna delle parti coinvolte. Una vera riforma dovrebbe aprire a nuove soluzioni di mobilità per i consumatori, anche a basso costo, mentre questa proposta fa esattamente l’opposto e rischia di lasciare senza lavoro decine di migliaia di professionisti del noleggio con conducente”. Proprio il ricorso di Uber è stato respinto dal Tribunale di Torino nell’ambito della causa intentata dalla multinazionale contro le associazioni di categoria dei tassisti: i giudici hanno dichiarato “la concorrenza sleale svolta” attraverso il servizio UberPop, inibendo “l’utilizzazione sul territorio nazionale dell’app”. Lo hanno reso noto a Milano i legali delle associazioni dei tassisti. Due anni fa a Milano i giudici avevano disposto il blocco accogliendo il ricorso presentato dai tassisti.

Lo sciopero in tutta Italia.

A Roma il corteo è stato aperto dalle tassiste, che non appartengono a nessun sindacato o radiotaxi, e che sullo striscione invitano al rispetto, alla dignità, al rispetto del lavoro e della legalità. Mentre a Torino circa trecento taxi sono appostati a piazza Castello dove resteranno parcheggiati fino alle 22, quando terminerà lo sciopero. La protesta invece si è infiammata a Napoli: Slogan ed insulti in via Depretis, davanti alla sede di Consortaxi fondata dal consigliere comunale Ciro Langella, eletto con il candidato del centrodestra Gianni Lettieri e poi passato con la lista di maggioranza Dema del sindaco de Magistris. “Traditore, venduto, non ci hai dato nulla”, hanno gridato i manifestanti. Alcuni fumogeni sono stati accesi davanti alla sede della centrale cooperativa.

Voucher. Nencini: “Senza regole, no al decreto”

Pensioni-PolettiLa scorsa settimana il governo ha abolito completamente la normativa sui voucher con un decreto che rende nullo il temuto referendum promosso dalla Cgil ma aprendo allo stesso tempo una falla pericolosa nella normativa sul lavoro con l’eliminazione di un argine importante al lavoro nero. In attesa che il governo metta riparo a una “toppa” forse peggio del buco, la Cgil chiede che il decreto legge sull’abolizione dei voucher sia “tramutato in legge” senza modificazioni. Se ciò non fosse si riaprirebbe il tema del referendum. Poletti, in Aula per il question time, ha cercato, con qualche difficoltà, di fare chiarezza. L’utilizzo dei voucher già acquistati entro il 17 marzo, data di entrata in vigore del decreto legge che li ha abrogati, fino al 31 dicembre 2017, come previsto dallo stesso dl, “dovrà essere effettuato nel rispetto delle norme previgenti”. Ha detto il ministro del Lavoro aggiungendo che sul tema dei voucher “serve un punto di ragionevole equilibrio” e il governo intende “trovare in fretta una buona soluzione discutendo con i rappresentanti delle imprese e dei lavoratori”. “Un conto – ha proseguito – sono le famiglie, interessate a piccoli lavoretti, un conto le imprese a cui serve uno strumento agile, veloce, alla luce del sole e che dia tutele sia alle aziende che ai lavoratori”.

A chiedere di regolare la materia è il segretario del Psi Riccardo Nencini per il quale “è indispensabile regolare, e presto, forme di lavoro accessorio e occasionale se non vogliamo alimentare il lavoro nero. È un impegno preso dal Presidente del Consiglio che condividiamo. In assenza, avremmo difficoltà a sostenere il decreto che cancella i voucher”.

Mattarella: “Europa incerta. Ora serve coraggio”

Mattarella“Il messaggio lanciato dal Presidente della Repubblica è stato chiaro: un’Europa che non si chiude, che recupera l’anima visionaria dei fondatori, politica e non burocratica. Competitiva nella globalizzazione. Equa. La nostra Europa”. E’ quanto ha affermato il segretario del Psi, Riccardo Nencini commentando le parole del presidente della repubblica Sergio Mattarella che ha parlato davanti le camere riunite in seduta Comune in occasione dell’inizio delle celebrazioni per i 60 anni dei Trattati di Roma. Il Presidente della Repubblica ha tracciato il profilo di un Continente sfibrato più che dalle sfide e dalle difficoltà, dalla propria mancanza di visione, di intuizione, di coraggio. La Brexit è effetto e non solo causa di tutto questo. Le radici di questo mal sottile affondano nei particolarismi, nei settarismi e nella facile fuga verso muri da costruire e un passato che, sia chiaro, era ben meno allettante del presente. Sei volte il Presidente viene interrotto dagli applausi. Soprattutto quanto cita una profetica pagina di Luigi Einaudi, in cui (ed era il 1947, dieci anni ancora prima dei Trattati di Roma) si individuava chiaramente un doppio rapporto di causa-effetto tra il chiudere le frontiere alle merci e poi agli uomini.

“I padri dell’Europa, che dettero vita ai Trattati – ha detto Matterallea – con il consenso democratico dei loro Paesi, non erano dei visionari bensì degli uomini politici consapevoli delle sfide e dei rischi, capaci di affrontarli. Uomini che hanno avuto il coraggio di trasformare le debolezze, le vulnerabilità, le ansie dei rispettivi popoli in punti di forza”. “L’Europa che abbiamo conosciuto in questi anni è stata uno strumento essenziale di stabilita’ e di salvaguardia della pace, di crescita economica e di progresso, di affermazione di un modello sociale sin qui ancora ineguagliato, fatto di diritti e civiltà”.

Mattarella ha parlato di una Eurpa piccola piccola davanti giganti mondo. “L’Unione e i suoi Stati membri – ha detto – nell’anno 2000 hanno prodotto il 26,5% del Prodotto Interno Lordo mondiale. Questa percentuale è scesa, nel 2015, di ben quattro punti. La popolazione dell’intero continente europeo è rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi venti anni. Al contempo la popolazione africana, che oggi si aggira intorno al miliardo, potrebbe raddoppiare in appena venticinque anni. Già questi due soli elementi rendono evidente che l’Europa nel suo complesso rischia di diventare più piccola sullo scacchiere internazionale, mentre, nel mondo, gli stati ‘giganti’ continuano a crescere”.

Infine un appello all’unità perché nessun paese europeo può farcela da solo. “Nessun Paese europeo può garantire, da solo, la effettiva indipendenza delle proprie scelte. Nessun ritorno alle sovranità nazionali potrà garantire ai cittadini europei pace, sicurezza, benessere e prosperità, perché nessun Paese europeo, da solo, potrà mai affacciarsi sulla scena internazionale con la pretesa di influire sugli eventi, considerate le proprie dimensioni e la scala dei problemi”.

Ginevra Matiz