Cacciari, Nencini aderisce all’appello del filosofo

massimo-cacciariIn molti, tra esponenti del modo della cultura e della politica, hanno aderito all’appello di Massimo Cacciari. Tra coloro che hanno dato la propria adesione, il segretario del Psi Riccardo Nencini. L’ex sindaco di Venezia, su Repubblica del 3 agosto, ha promosso l’iniziativa assieme a Enrico Berti, Michele Ciliberto, Biagio de Giovanni, Vittorio Gregotti, Paolo Macrì, Giacomo Manzoni, Giacomo Marramao, Mimmo Paladino. Un appello che lo stesso filosofo chiama una “chiamata concreta, contro il pericolo di una vittoria di questa destra regressiva alle prossime elezioni europee”. Un appello per un manifesto pragmatico di intellettuali in cui ognuno “promuova iniziative all’interno del proprio settore di appartenenza. Bisogna declinare tutti i problemi a livello continentale, non solo quelli economico-finanziari”.

“La situazione dell’Italia – si legge nell’appello – si sta avvitando in una spirale distruttiva. L’alleanza di governo diffonde linguaggi e valori lontani dalla cultura – europea e occidentale – dell’Italia. Le politiche progettate sono lontane da qualsivoglia realismo e gravemente demagogiche. Nella mancanza di una seria opposizione, i linguaggi e le pratiche dei partiti di governo stanno configurando una sorta di pensiero unico, intriso di rancore e risentimento”. Ma le preoccupazioni dell’ex sindaco sono anche per le ripercussioni che una politica europea sovranista possano avere per la stessa Ue già sull’orlo della disgregazione per le politiche sovraniste e anti-immigrati. Per questo serve una iniziativa che contribuisca a creare dibattito nell’opinione pubblica.

La scadenza a breve delle elezioni europee spinge a mettersi subito in cammino per evitare che si formi il più vasto schieramento di destra dalla fine della Seconda guerra mondiale. La responsabilità di chi ha un’altra idea di Europa è assai grande. Non c’è un momento da perdere. Tutti coloro che intendono contribuire all’apertura di una discussione pubblica su questi temi, attraverso iniziative e confronti in tutte le sedi possibili, sono invitati aderire.

FARE CHIAREZZA

 

PONTE CROLLATO GENOVA MORANDISi terranno sabato alle 11 i funerali delle vittime del crollo di ponte Morandi a Genova. I funerali si svolgeranno alla Fiera di Genova, uno degli spazi più ampi della città dove saranno accolte le 39 salme, ma anche eventualmente gli altri corpi ritrovati sotto le macerie. Saranno migliaia le persone attese per partecipare alla cerimonia. Alle esequie solenni parteciperanno le maggiori autorità nazionali e locali. Prevista ma ancora non confermata ufficialmente la presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella oltre a quella dell’esecutivo al gran completo. I funerali saranno celebrati dall’arcivescovo di Genova cardinal Angelo Bagnasco.

Quella di sabato sarà anche una giornata di lutto nazionale per il Paese: lo ha annunciato nel pomeriggio il premier Conte dopo la conferenza stampa al termine del consiglio dei ministri straordinario che si è simbolicamente tenuto in Prefettura a Genova. Intanto il governo cerca un colpevole e ha già annunciato ti togliere a Benetton la concessione per la gestione della società Autostrade. Un provvedimento a effetto ma di dubbia praticabilità. Ovviamente Atlantia, il gruppo proprietario di Autostrade per l’Italia, non ha tardato a rispondere all’esecutivo. Secondo Atlantia l’annuncio da parte del governo della procedura per il ritiro della concessione, “è  stato effettuato in carenza di qualsiasi previa contestazione specifica alla concessionaria ed in assenza di accertamenti circa le effettive cause dell’accaduto”. “Le modalità di tale annuncio – rileva la società – possono determinare riflessi per gli azionisti e gli obbligazionisti”.   Ieri l’altro  il titolo della holding della famiglia Benetton ha chiuso in calo del 5,39% a 23,54 euro dopo essere sceso a -10% ed essere stato più volte sospeso per eccesso di ribasso. Complessivamente Atlantia ha perso in un giorno 1,1 miliardi di euro di capitalizzazione.

“Si piangono i morti e già sono iniziate le polemiche, prima ancora che la magistratura abbia accertato le responsabilità” è il commento del segretario del Psi Riccardo Nencini, già vice ministro delle infrastrutture e dei Trasporti dei governi Renzi e Gentiloni, membro della commissione lavori pubblici al Senato. Nencini aggiunge: “Di Maio e Salvini scaricano la colpa sui governi precedenti. Allora diciamole due verità. La Lega ha governato l’Italia per 8 anni tra il 2001 e il 2011, proprio il periodo in cui gli investimenti in grandi opere e in manutenzione delle infrastrutture sono crollati del 30%. Al contrario, i governi Renzi e Gentiloni hanno moltiplicato i fondi. Basta andare a rileggersi i piani pluriennali di Anas e FS e le leggi di stabilità. Quanto alla Gronda – ha proseguito – l’opera alternativa al ponte crollato, il 31 luglio scorso, in 8^ commissione senato, il ministro Toninelli ha dichiarato che non è tra le priorità”. E a tal proposito Nencini ha chiesto che il Senato sia messo a conoscenze di cosa il governo abbia intenzione di fare. Per questo ha chiesto al presidente del Senato di “convocare con urgenza l’ottava commissione del Senato, la commissione lavori pubblici, e di invitare il ministro Toninelli  per comunicazioni urgenti circa il dramma del crollo del ponte Morandi”. Nencini aggiunge: “Dopo ripetute e contraddittorie dichiarazioni alla stampa è opportuno che il governo riferisca nelle sedi istituzionali opportune, il Parlamento, sull’orientamento che intende tenere per far fronte, con misure straordinarie, al dramma che si è aperto a Genova”.

Intanto la procura di Genova è  al lavoro. Tra le ipotesi di reato allo studio c’è anche omicidio colposo stradale anche se “è prematuro perché dipende tutto dalle possibili configurazioni di scenario”. Ha detto il procuratore capo Cozzi. “E prematuro anticiparlo perché significherebbe inquadrare in un certo modo le possibili cause e ipotecare un qualcosa che ancora si deve conoscere”. I reati ipotizzati sono attentato colposo alla sicurezza dei trasporti e disastro colposo conseguente al crollo di costruzione con omicidio colposo plurimo. “Al momento le ipotesi di reato sono tutte a carico di ignoti perché bisogna individuare prima le possibili cause”, ha sottolineato il procuratore capo. Una inchiesta è stata aperta anche dalla procura di Parigi per “omicidi colposi” e per “lesioni involontarie” in quanto tra le vittime vi sono anche 4 ragazzi francesi.

Ma la tragedia va oltre le vittime del viadotto a ha effetti anche sulle abitazioni sottostanti. Per accogliere gli sfollati sono stati messi a disposizione 45 alloggi subito, 300 entro 2 mesi.  I primi 45 alloggi sono quelli di Arte Genova (l’istituto delle case popolari) e del Comune.  Altri 300 verranno predisposti entro due mesi come ha annunciano il presidente della Regione.

“Porre un argine a questo Governo antieuropeista”

camera“Intanto non è affatto vero che la storia non si ripete. Si ripete, eccome. C’è una dose enorme di diciannovismo in quest’Italia. Un diciannovismo che nasce da una maggiore povertà e da un perdita di ruolo del ceto medio che è stato la colonna vertebrale dell’Italia dal boom economico fino a qualche anno fa. Cento anni fa fu scelto l’uomo solo al comando, oggi si scelgono i partiti antisistema”. Lo afferma in un’intervista al nostro giornale il segretario del Psi Riccardo Nencini che fa il punto sui primi mesi di governo e sul futuro del centro-sinistra tracciando la linea per i mesi a venire.

Come vedi l’alleanza tra i due partiti alla guida del governo?
Dubito che l’alleanza tra Lega e Cinque Stelle duri poco. Potrebbe anche franare il Governo Conte, ma questo non significherebbe la fine dell’alleanza. Anzi, Salvini e Di Maio stanno diventando sempre più come due dioscuri ciascuno per i suoi campi d’azione. Uno ha scelto il tema dei migranti e l’altro il tema del lavoro, ma soprattutto un tema alla Robespierre, nel senso che tutto ciò che esisteva prima era deleterio, tutto ciò che sta per sorgere positivo.

E l’opposizione latita…
Il punto debole dell’opposizione è che non riesce a trasformarsi in alternativa credibile e competitiva di governo. Quindi non offre un approdo a chi vede questa situazione con crescente preoccupazione. Invito anche a valutare i provvedimenti e le posizioni che si assumono.

In che senso?
Intanto c’è una forte dose di antiparlamentarismo. Il Parlamento è inutile, dice il teorico dei 5 Stelle. Si deve procedere con sorteggio alla sua elezione, dice Grillo. Si vuole il mandato imperativo che è decisamente anticostituzionale. Quando i vari ministri vengono in Commissione, dicono che vanno a perder tempo.

E per quanto riguarda i provvedimenti?
Nulla di tutto quello che hanno detto in campagna elettorale viene mantenuto. Salvo una politica più rigida sui migranti. Ma non si parla più di rimpatrio e dei 600mila che avrebbero dovuto essere rimpatriati. Sul lavoro tutti e due sostenevano che il jobs act doveva essere azzerato. Ma non è così, anzi i grillini votano contro un emendamento per la sua abolizione. Il reddito di cittadinanza non lo vedremo sorgere, lo stesso per la flat tax. I pilastri della rivoluzione italiana, come a loro piace chiamarla, per ora non si vedono assolutamente. Sono invece molto attenti a mettere gambe a quello che hanno detto in campagna elettorale in politica estera.

Per esempio su quali temi?
Confermano due visioni: la prima fortemente antieuropeista. Che è un danno, perché l’Europa così com’è non ci piace, però la Ue ci ha protetto dalla guerra. Ricordo che le grandi guerre europee, fino a quelle del 1939-40, nascono sul confine tra Francia e Germania. Quindi uccidere l’Unione europea anziché cambiarla è un fatto preoccupante anche per le sorti dell’Italia. Secondo: la politica filorussa è altrettanto preoccupante perché scioglierebbe l’Italia da un vincolo occidentale dal quale ha ricevuto negli anni benessere e una condizione grazie alla quale ora abbiamo un ruolo nella politica strategica tra le nazioni che contano. Se questo passato-presente viene smontato, noi dobbiamo soltanto preoccuparci vivamente.

L’anno prossimo si vota per le elezioni europee. Quale il rischio che le forze antisistema possano essere maggioranza in quell’appuntamento?
È la ragione per la quale bisogna fare presto. In ogni Paese. È il messaggio nella bottiglia che abbiamo messo nella mani del Partito socialista europeo che però è immobile e apatico. Dobbiamo dare una lettura nuova alla gente che è impaurita per il fatto che si è aperta una stagione che non sa interpretare. Una stagione dove la globalizzazione spazza via le identità locali. Dove le relazioni economiche destano preoccupazione in molte economie e in molte piccole imprese che hanno una struttura fragile. Quello che servirebbe è una Bad Godesberg del socialismo europeo. Vi fu nel ‘59 per la Germania, ora servirebbe per tutta la storia futura del socialismo europeo.

Partendo da dove?
Per esempio, cominciando a ragionare, mettendo accanto al socialismo europeo, anche quelle aree, quei movimenti democratici, penso ai partiti che aderiscono ai gruppi liberaldemocratici europei, con i quali va saldata una alleanza. Cioè le culture che hanno fatto l’Italia repubblicana e l’Europa libera nell’immediato dopoguerra; socialisti, democratici-cristiani, liberali, un punto di unione devono trovarlo, perché il rischio che corre l’Europa è veramente molto alto. Noi però abbiamo un rischio in più.

Quale?
Il presidente della Repubblica si rielegge nel 2021. Sembra lontana questa scadenza. Però l’anno prossimo si avranno le elezioni europee. Con molti comuni che andranno al voto. La mia opinione è che in molte realtà locali vi sarà una saldatura tra Lega e 5 Stelle. Permanendo questo stato di cose, non possiamo rischiare di consegnare anche il Quirinale a due forze antisistema. Questa è un’altra ragione per mettere le gambe alla alleanza per la Repubblica che bisogna far nascere con rapidità. Bisogna essere, sperando di avere maggior fortuna, i Filippo Turati cento anni dopo. Dico con maggior fortuna perché oggi danno tutti ragione a Turati, ma nel 1919, ‘20, ‘21 quella di Turati era una voce solitaria offesa e vilipesa.

Il Pd non sembra in grandi di proporre molto preoccupato più delle proprie dinamiche interne…
Non lo è ad oggi. Sono preoccupato perché se dovesse tenere il Congresso da qui a troppi mesi, il perdurare del non scegliere, rischia di essere deleterio anche per le scelte che altre forze del centrosinistra italiano dovranno fare.

E il Psi?
Noi intanto dobbiamo preoccuparci di partire. Ecco perché un primo lavoro comune che faremo da settembre è con cattolici moderati, con Più Europa di Emma Bonino e con chi ci sarà. Ma con questi abbiamo già raggiunto una ipotesi di lavoro comune che da settembre diverrà plastica. Il quadro che si delinea invita, se non obbliga, gli uomini di cultura socialista, libertaria, a stare insieme. A non farsi convincere dalle divisioni del passato perché il rischio che l’Italia corre è molto alto.

A proposito di rischi: il populismo. Per combatterlo da dove si deve cominciare?
Si combatte in due modi. Con un occhio che guarda al domani potenziando tutto ciò che riguarda cultura e conoscenza. Ma parliamo di procedure molto lunghe. Nell’immediato: primo, non c’è dubbio che nel tema migranti la modalità Minniti debba essere estesa. Va aggiunta la domanda di cosa fare quando un profugo è qui in Italia. Ripeto e sottolineo che bisogna vivere in Italia secondo il canone occidentale con i diritti e i doveri previsti dalla nostra legge e Costituzione. Inoltre chi vive in italia deve corrispondere positivamente a ciò che l’Italia fa per lui mettendosi quindi a disposizione, gratuitamente, per la società che lo ospita con lavori socialmente utili.

Dove si è visto secondo te in questi anni la debolezza delle forze e del pensiero riformista?
L’errore grosso che abbiamo fatto è stato adottare un pensiero illuminista senza correzioni. Mi spiego meglio: c’è stato un considerare l’idea di progresso come irreversibile. E invece per i cittadini europei questa idea di progresso non è stata assolutamente condivisa. Perché è stata inverata dalla paura e dalla preoccupazione. Una cosa è il progresso che avviene senza devastare i pilastri della comunità dove si vive. Altra cosa invece è vivere nella globalizzazione. E quindi affianco a fenomeni che non si sanno interpretare e che danno quindi preoccupazione. A me fa paura Salvini quando fa montare il presepe nella scuola e mi fa ancora più paura quando fa propaganda con il rosario in mano. Mi spiego: il fatto che le scuole italiane facciano il presepe, lo dico io laico, è un segno di identità da mantenere. Vogliono farlo? Lo facciano.

Daniele Unfer

Nencini: M5S immagina Italia rurale e antimoderna

tav“Mai contratto di governo fu più ambiguo e vacuo di quello Salvini/Di Maio. Non solo perché in conflitto con i programmi dei due partiti ma soprattutto alla luce di un pericoloso pensiero antimoderno”. È quanto ha affermato il segretario del Psi, Riccardo Nencini, che sintetizza così: “Riassumo le posizioni. I grillini dicono no alla tav in Veneto, no alla Torino-Lione, no alla Gronda di Genova e al passante di Bologna. Ancora no al potenziamento dell’aeroporto di Peretola e al nodo di Firenze. No alla Pedemontana, no al Tap, no alla Orte- Mestre. Silenzio sulll’alta velocità Napoli- Bari. La Lega è favorevole a tutte queste infrastrutture”- ha sottolineato.

“Toninelli si nasconde dietro la revisione dei progetti e dei costi delle opere ma dimentica che tutte le opere in questione sono già state oggetto di spending e project review da parte dei governi precedenti, i costi sono stati in molti casi dimezzati, l’impatto ambientale discusso con enti locali e associazioni”- ha aggiunto. “Sono pronto a sfidare il ministro quando e dove vorrà”- ha proseguito Nencini, già vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti –  visto che in 8^ commissione senato si è ben guardato dal rispondere nel merito. La verità: i grillini immaginano un’Italia bucolica, rurale. Tra poco invocheranno la ‘campagna del grano’”- ha concluso Nencini.

Ma gli scontri sulle grandi opere sono anche, anzi soprattutto interni, alla maggioranza. Dopo il botta e risposta tra Antonio Tajani e il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli che aveva chiesto al presidente del Parlamento europeo di “mettersi l’anima in pace” perché “la mangiatoia è finita”, interviene Armando Siri, sottosegretario ai Trasporti e leghista. “I soldi pubblici non si devono sprecare, ma le grandi opere si possono fare e si debbono fare pretendendo che non ci siano sprechi. Non è che fare la grande opera significhi alimentare una mangiatoia”, ha affermato. E il precedessore di Toninelli, Graziano Delrio, invita il ministro 5 Stelle a rivolgersi ai giudici se ritiene che ci siano state “mangiatoie”: “Sì può essere d’accordo o meno sulla Tav ma, intanto, quelli che sono d’accordo non blaterano, espongono le proprie ragioni. Se si sceglie di non farla non ci si nasconda dietro presunte ‘mangiatoie’ che di certo Toninelli non ha trovato in eredità da me, e che se fossero vere vanno comunque denunciate in Procura e non in un tweet”.

Redazione Avanti!

Le battaglie di Fontana mettono in imbarazzo il Governo

lorenzo-fontana

Continuano le battaglie di Lorenzo Fontana. Dopo aver preso di mira coppie omosessuali, aborto e diritti civili, questa volta il vice segretario della Lega individua il nemico nella legge Mancino. Secondo l’ex parlamentare europeo, le disposizioni approvate nel 1993 contro chi diffonde l’odio razziale e l’ideologia nazifascista si sono trasformate “in una sponda normativa usata dai globalisti per ammantare di antifascismo il loro razzismo anti-italiano”. Parole al vetriolo che mettono in imbarazzo Salvini, il Governo e il presidente del Consiglio.

Il ministro della Famiglia, non nuovo a prese di posizioni dal sapore balillesco, prende spunto dalla vicenda dell’aggressione di Daisy Osakue per divulgare la sua opinione su Facebook. Fontana se la prende con i giornali, colpevoli secondo lui di aver montato “un caso ad arte, hanno puntato il dito contro la preoccupante ondata di razzismo, per scoprire, in una tragica parodia, che non ce n’era neanche l’ombra”. Nessuna emergenza razzismo, quindi. Ma solo una campagna anti italiana da parte di esponenti e media di sinistra. Per dare man forte alla sua propaganda, l’ex parlamentare europeo pubblica anche un articolo che riporta la notizia della presenza del figlio di un consigliere comunale Pd tra gli aggressori di Daisy. “I burattinai della retorica del pensiero unico se ne facciano una ragione: il loro grande inganno è stato svelato”.

Questa volta, però, Fontana si ritrova da solo. Il primo a prendere le distanza è Salvini, che spiega come la revisione della legge Mancino non è “una priorità del Governo”. A stretto giro arriva la replica di Di Maio, che chiude le porte ad ogni possibilità di abrogazione. “Rimanga dov’è – afferma deciso il leader 5 Stelle –. Non è nel contratto e non è in discussione”. Fa sentire la sua voce anche il premier Giuseppe Conte, spesso afono di fronte alle diatribe politiche tra i due esponenti di Governo: “Sono sacrosanti gli strumenti legislativi che contrastano la propaganda e l’incitazione alla violenza e qualsiasi forma di discriminazione razziale, etnica e religiosa”. Il sottosegretario Spadafora ha un conto aperto col crociato leghista e ne approfitta appena può. “Bisogna estendere la legge Mancino anche all’omofobia”, le parole del braccio destro di Di Maio.

Le opposizioni evidenziano invece la deriva che sta prendendo l’Esecutivo giallo-verde. “E’ un Governo sempre più nero” avverte il capogruppo Pd al Senato, Andrea Marcucci. “Una china pericolosa che avanza di un passo ogni giorno. Noi intanto ci prepariamo a ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo” l’iniziativa annunciata dal leader del Psi, Riccardo Nencini. Insorge anche la comunità ebraica. “Se si accetta l’incarico di Ministro della Repubblica di questo Paese lo si deve fare coscienti della storia e della responsabilità, evitando boutade e provocazioni stupide”, afferma la presidente Ruth Dureghello.

L’obiettivo della Lega, oltre a quello solito della provocazione, potrebbe però essere un altro. Tra un mese e mezzo si dovrà trovare la quadra sulla legge di Bilancio, cosa che ad oggi sembra assai complicata. Accontentare tutti i gruppi di interesse di riferimento sarà impossibile sia per Lega che per M5S. Continuare a sollevare polveroni inutili, dunque, mettendosi in contrapposizione con l’alleato di Governo, potrebbe rappresentare il pretesto per un’uscita della Lega dall’Esecutivo. Rimarcare le differenze e l’impossibilità di andare d’accordo potrebbe spingere Salvini a capitalizzare il consenso ottenuto in questi mesi. Il rischio di incidente è grosso. E queste polemiche di certo non aiutano a distendere gli animi.

F.G.

Rai in stallo. Nencini: “Non conoscono la democrazia”

Riforma-Rai

“Sono ancora in attesa di indicazioni dell’azionista e nel frattempo continuerò, nel pieno rispetto di leggi e regolamenti, a coordinare i lavori del cda come consigliere anziano”. Così Marcello Foa, dopo lo stop subito ieri. Dopo la nomina a presidente della Rai, ieri in Commissione di Vigilanza Rai sono mancati i 2/3 dei voti richiesti in Commissione. Hanno votato in 23: 22 i sì (il quorum era 27) 13 del M5s, 7 della Lega e due di Fdi. Non hanno partecipato al voto Pd, Leu e Forza Italia. Una scheda bianca.

La proposta di Foa è comunque respinta al mittente. Marcucci, capogruppo del Pd a Palazzo Madama si dice pronto ad andare dal Capo dello Stato . “Se l’occupazione abusiva di Marcello Foa in Rai continuerà, siamo pronti a chiedere al Capo dello Stato di riceverci. Le prerogative del Parlamento nella effettività della carica di presidente sono chiare, e il governo M5S e Lega le sta stravolgendo. Si deve procedere subito ad una nuova candidatura che passi dal Cda e venga votata dalla Vigilanza”.

Oggi il Cda di è riunto nuovamente, ma non è ancora emerso un nome alternativo per la presidenza. La situazione, dunque, è in completo stallo: il cda non ha al momento indicato un nome alternativo a Foa e di conseguenza la Commissione di Vigilanza, che ha già bocciato il primo candidato, non può procedere a una nuova nomina. Il vertice dell’azienda radiotelevisiva resta di conseguenza “zoppo”.

Quello che balza all’occhio è comunque la sistematica occupazione di poltrone da parte di Lega e 5 Stelle. “Stanno facendo in fretta – commenta il segretario del Psi Riccardo Nencini – in meno di due mesi stanno rinnovando presidenze e amministratori delegati. Sulla Rai però questa cosa si è fermata. Ma la Commissione vigilanza Rai è il Parlamento. El Parlamento che dice no. È inutile insistere su un nome. È il Parlamento, attraverso la Commissione, che ha detto che quel nome non va bene. Ergo deve trovare un nome in grado di raccogliere il consenso dei terzi indicato della legge. Tutto il resto è distonico rispetto alle procedure di democrazie parlamentare”.

Il deputato Pd Michele Anzaldi rincara la dose: “Il cda Rai non sarà legittimamente costituito e in carica finché non sarà nominato un presidente che entri formalmente nelle proprie funzioni attraverso il voto favorevole dei 2/3 della Vigilanza Rai. Quanto alla circostanza che Foa possa comunque presiedere il cda, secondo il diritto e la prassi che in assenza di un presidente e di un vicepresidente un cda sia presieduto dal consigliere anziano, in questo caso non si applica, poiché la commissione di Vigilanza non ha dato il proprio assenso proprio al fatto che il consigliere Foa sia presidente e quindi possa presiedere il consiglio”.

SI SCIOLGONO I NODI

berlusconi-salviniLo strappo Fi-Lega c’è stato da tempo, da quando il leader della Lega ha iniziato a correre troppo in ‘avanti’ rispetto agli alleati azzurri, e a volte senza di loro, ma adesso Salvini è costretto a tornare indietro dalla coalizione finita nel dimenticatoio. Matteo Salvini si è recato in mattinata all’ospedale San Raffaele di Milano per una visita a Silvio Berlusconi. “Era una visita dovuta alla stima e all’affetto e non a ragionamenti politici che di certo non si fanno in ospedale”, assicura il leader della Lega. L’incontro ha però riconfermato l’unità della coalizione: “Noi ci consideriamo alleati del centrodestra”, ha assicurato il ministro.
E sempre in mattinata è stata ‘bocciato’ il candidato della Lega Marcello Foa per la presidenza Rai.
In Vigilanza non hanno partecipato al voto su Foa presidente, pur essendo presenti nell’aula della commissione, i parlamentari di Forza Italia (fatta eccezione per il presidente Alberto Barachini, che ha votato), del Partito democratico e di Liberi e Uguali. A questo punto la nomina di Foa, dopo l’ok a maggioranza di ieri nel cda Rai, non è efficace: la legge prevede infatti il parere vincolante della Vigilanza, a maggioranza di due terzi (quindi 27 voti su 40), per la ratifica definitiva.
“Siamo dispiaciuti dell’asse Pd-Fi che cerca di fermare il cambiamento, sia del Paese che della Rai. Dal Pd non ci aspettiamo nulla, con Fi invece siamo pronti a confrontarci perché sicuri che anche la Rai abbia bisogno di aria nuova, cambiamento, qualità e meritocrazia. Siamo convinti che i fraintendimenti di questi giorni sul metodo, più che sul merito, possano essere superati perché le qualità di Marcello Foa, come uomo e giornalista libero e corretto sono universalmente riconosciute e apprezzate”. Lo dichiarano in una nota congiunta il capogruppo Lega alla Camera Riccardo Molinari e il capogruppo Lega al Senato Massimiliano Romeo.
Gli azzurri insistono sulla questione del metodo, del nome ‘condiviso’ e non imposto con ‘arroganza’. Perché “se siamo alleati, si ragiona e si decide insieme”, spiega il leader azzurro in un’intervista a Qn. Berlusconi sottolinea il ruolo di garanzia previsto dalla legge per il vertice Rai e la maggioranza dei due terzi in Vigilanza, per rispetto dell’opposizione. “Quando noi governavamo – ricorda il Cavaliere – abbiamo dato la presidenza della Rai a figure di valore come Petruccioli e Annunziata, certo non schierate con noi”.
Invece resta fedele alle ‘direttive’ leghiste FdI. “Non condivido il metodo adottato finora, un metodo che con il cambiamento ha poco a che fare ma sentir parlare dal Partito Democratico di lottizzazione della Rai dopo quello fatto da Renzi è veramente ridicolo… Alla fine la sinistra ci ha convinto a votare Marcello Foa presidente della Rai”, così, ieri, a margine di un incontro con imprenditori veneti organizzato a Verona, la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni annuncia la decisione del partito.
Ma dopo la bocciatura, ancora una volta Salvini insiste sul nome di Foa: “Nessuno ha paura di una persona libera, tranne il Pd. Conto che Foa abbia il sostegno di tutto il centrodestra. Il parere che darò sarà di riconfermare la fiducia a Foa per poi finalmente tornare a lavorare e offrire un’informazione a tutti e per tutti, cosa che non sempre la Rai ha fornito in questi anni. Ci sta che su un nome al di sopra di ogni sospetto come quello di Marcello Foa, sbraitino e urlino come aquile quelli della sinistra che ormai, poveretti, hanno perso ogni credibilità, ma conto che trattandosi di una persona libera che ha lavorato nell’ambito dell’informazione del centrodestra in Italia, abbia il sostegno di tutto il centrodestra”.
La partita sulla Rai mette alla prova il legame tra Forza Italia e Carroccio, con Berlusconi che per l’ennesima volta invita Salvini a rompere con i Cinquestelle e a tornare al Centrodestra del prima delle elezioni del 4 marzo.
“Non siamo al mercato – dice il vicepresidente di Fi, Antonio Tajani -, non si tratta di vendere posti in cambio di voti”. Poi, però, aggiunge che gli azzurri vogliono “conservare questa coalizione”. Il sospetto per Andrea Ruggieri (in Vigilanza per Fi), è che “la Lega si prepari ad allearsi con il M5s alle regionali d’autunno”.
“Finalmente Berlusconi ha preso atto che il disegno politico di Salvini è anche contro di lui. Non si spiega altrimenti il voto contro Foa. E Salvini conferma: non cambia cavallo. I Dioscuri sono destinati a stare assieme un bel po’. Tocca a noi rovesciare le carte”. È quanto ha affermato il segretario del Psi, Riccardo Nencini, dopo la bocciatura di Foa alla Presidenza Rai della commissione di vigilanza. Sull’ipotesi che possa comunque ricoprire l’incarico di Presidente, Nencini aggiunge: “Si tratterebbe di un vergognoso colpo di mano. La Rai è una azienda pubblica che deve tutelare tutti gli italiani. Pronti a incatenarci di fronte alla Rai se questa procedura insolita dovesse avere corso”. E poi ha aggiunto:
“In 8^ commissione senato, ho chiesto al vice presidente Di Maio cosa intenda fare il governo sulla vicenda Rai apertasi questa mattina. La commissione di vigilanza Rai rappresenta il parlamento, è il parlamento. Una volta espresso il suo voto, quel giudizio è vincolante per l’esecutivo. Ne va preso atto e basta. Ogni gesto, ogni misura che non tenesse conto di quel voto, contravverrebbe la volontà delle Camere, una lesione gravissima della volontà popolare che si esprime in quella sede con voto libero e segreto”.

CACCIA ALL’UOMO

Mississipi BurningAncora aggressioni a sfondo razziale, il Far West Italia denunciato dal presidente Mattarella sembra tristemente tradursi in realtà. In queste ore la morte di un marocchino quarantenne pestato a sangue ad Aprilia, in provincia di Latina, dopo essere stato inseguito da tre cittadini del posto che lo avevano scambiato per un ladro.
Non è chiaro se fossero ronde o passeggiate da parte dei cittadini. Il tutto è stato rivelato dalle telecamere di sorveglianza.
Il nordafricano viene inseguito mentre è in macchina con un’altra persona poi sbanda e finisce contro un muretto. Il conducente fugge, lui esce, barcolla, è già ferito, ma viene aggredito da due dei suoi inseguitori che lo colpiscono con calci e pugni. Hady Zaitouni, 43 anni, di nazionalità marocchina, domiciliato ad Aprilia e noto alle forze dell’ordine per qualche furtarello, è stato trovato dai carabinieri privo di vita, nel pomeriggio l’autopsia dovrà chiarire le cause della morte.
“Avanti così, con le citazioni di Mussolini il giorno dell’anniversario della nascita, con i fucili dai balconi, con le ronde armate che ti accoppano. Dal presidente del consiglio nemmeno una parola. Che si aspetta a dare una risposta forte, unitaria, delle opposizioni?”, scrive il segretario del Partito Socialista, Riccardo Nencini, su Facebook, riferendosi alle affermazioni del Vicepremier Salvini e ai continui episodi di razzismo nel nostro Paese.
Un altro grave episodio nelle stesse ore, Daisy Osakue, 22enne discobola e pesista italiana, è stata aggredita a colpi di uova da un gruppo di ragazzi nella notte, sotto casa a Moncalieri (Torino). L’hanno colpita in piena faccia, lesionandole la cornea sinistra, ma per fortuna si tratta di un’abrasione. Ma adesso gli Europei di Berlino, che partono fra una settimana, sono a rischio per la discobola, che ha fatto il definitivo salto di qualità andando ad allenarsi in Usa.
“Credo che non cercassero me, ma più in generale una ragazza di colore. In quella zona ci sono molte prostitute di origine africana, probabilmente volevano colpire una di loro per fare una bravata”, ha affermato la 22enne che dopo l’accaduto, è stata accompagnata all’ospedale Oftalmico di Torino, dove hanno riscontrato il danno.
“Non hanno detto nulla, – ricorda l’azzurra, – è stato un atto di codardia pura. Hanno solamente lanciato l’uovo. Non mi piace usare la carta del razzismo ma questa volta lo è”. “Non credo sapessero che fossi Daisy, che tifo Juve, che mi piace il blu e sono in nazionale, semplicemente hanno visto una ragazza di colore in quel punto lì e hanno voluto fare questo ‘gesto di coraggio'”, ha precisato.
L’aggressione all’Azzurra Daisy, è solo uno dei tanti episodi in questi ultimi giorni e che interessano l’intera penisola. Dopo Vicenza, dove un operaio di colore è stato colpito alla schiena da un proiettile mentre lavorava su un ponteggio, a Partinico (Palermo), un 19enne senegalese, che ha chiesto asilo politico ed è ospite da due anni di una comunità, è stato aggredito e picchiato da un branco di giovani mentre stava servendo ai tavoli del locale dove lavorava al grido di “Tornatene al Paese tuo, sporco negro!”.
Gli episodi di ‘caccia all’uomo nero’ sono molti, negli ultimi quaranta giorni, almeno otto, quelli denunciati. Tuttavia si continua a minimizzare su questi gravi episodi. “Non credo ci sia un allarme razzismo”, afferma il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, sottolineando che “si sta usando questo argomento perché chi è di sinistra e non lo è più lo usa per accusare Matteo Salvini di essere di estrema destra”.
Il Capo politico dei cinquestelle fa eco al ministro dell’Interno Matteo Salvini per il quale non c’è nessuna “emergenza razzismo“. “Sciocchezze” ribadisce. E per dimostrarlo ricorda che “solo negli ultimi tre giorni, nel silenzio generale, la polizia ha arrestato 95 immigrati, mentre altri 414 sono stati denunciati”. Cosa c’entra con l’aggressione a Daisy Osakue? “Di certo l’immigrazione di massa permessa dalla sinistra negli ultimi anni non ha aiutato, per questo sto lavorando per fermare scafisti e clandestini“.
Nelle stesse ore però arriva il monito del capo dello Stato. Oggi in occasione della Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, rinnova il suo appello contro la barbarie verso gli immigrati.
È in corsa una “tragedia”, quella dell’immigrazione, di fronte alla quale non si può “guardare altrove“. Chi arriva, i nuovi schiavi, sono “disperati” e diventano “sfruttati”, ammonisce il Capo dello Stato. “Ogni giorno migliaia di persone pongono a rischio la propria vita e quella dei propri cari per mare e per terra”, scrive. E ricorda che “scappano da guerre, povertà, instabilità dello sviluppo precario”.

DUELLO TAV

tunnel tav

“I grillini al governo prigionieri dell’odio che hanno fomentato. Il no alla Tav ci costerà due miliardi di penali e la rinuncia per diversi anni a fondi europei. E l’opera è già in parte realizzata”. E’ il commento del segretario del Psi, già vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti nel governo Gentiloni, alle polemiche delle ultime ore sulla realizzazione della Tav. “Gli italiani – ha aggiunto Nencini – pagheranno la confusione e l’assenza di una linea comune del governo gialloverde su questa e su altre infrastrutture. Peggio della follia”. Il commento di Nencini arriva nel momento in cui cresce lo scontro nel governo e nella maggioranza sulla Tav. Divergenze su opere infrastrutturali strategiche che vedono l’Italia assumere posizioni isolazioniste rispetto all’Europa. Infatti le stesse divergenze venute alla luce sulla Tap nei giorni scorsi, si replicano oggi sulla Tav.

Il vicepremier e ministro dell’interno, Matteo Salvini, ospite di Radio24, sull’ipotesi di blocco dell’opera paventata dal ministro Toninelli, ha detto: “Dal mio punto di vista sulla Tav occorre andare avanti, non tornare indietro. C’è da fare l’analisi costi-benefici: l’opera serve o no, costa di più bloccarla o proseguirla? Sarà questo il ragionamento per ogni opera. La polizia continuerà ad arrestare chi lancia sassi contro i lavoratori”. Secondo quanto riportano stamane da alcuni quotidiani nazionali (Repubblica e La Stampa) il premier Giuseppe Conte sarebbe stato pronto ad annunciare lo stop alla Tav anche per far digerire agli elettori M5S il sì alla Tap, il contestato gasdotto del salento finito al centro di un caso internazionale, con le salatissime penali che comporterebbe far saltare l’opera.

Se questo avvenisse l’Italia rischierebbe una multa da 2 mld di euro e il blocco dei fondi Ue fino al 2023. La Lega da parte sua si è sempre dichiarata contraria allo stop al cantiere. Quindi, dopo aver fermato la ministra del Mezzogiorno contraria alla Tap, in polemica con il presidente della Regione Puglia,  il presidente del Consiglio stava per seguire Di Maio nel bloccare al più presto la Tav dopo che appena pochi giorni fa il ministro delle Infrastrutture  Toninelli  aveva messo in discussione il proseguimento del progetto.
Ora però il vicepremier Matteo Salvini ha replicato inequivocabilmente estendendo il ragionamento alla Tap, alla Pedemontana ed al Terzo Valico. Quindi, con la Tav si è aperto un nuovo fronte nel governo Lega-M5S.
Anche il sottosegretario ai Trasporti, il leghista Edoardo Rixi, ha confermato il sì alla Tav dicendo: “Come Lega siamo favorevoli. Ovviamente se ci sono modifiche che consentono di poter investire in altre infrastrutture, le accogliamo volentieri”.
Toninelli, invece, ha sostenuto: “Rifarsi al Contratto di governo  significa voler ridiscutere integralmente l’infrastruttura in applicazione dell’accordo con la Francia. Senza preclusioni ideologiche, ma  senza subire il ricatto che ci piove in testa  e che scaturisce dalle scandalose scelte precedenti. È questo il principio in base al quale stiamo lavorando. Ecco perché adesso nessuno deve azzardarsi a firmare nulla ai fini dell’avanzamento dell’opera. Lo considereremmo come un atto ostile”. Con queste parole il ministro ha ricordato come proprio nel ‘contratto di governo’ si facesse riferimento all’impegno di ridiscutere integralmente il progetto della Tav Torino-Lione nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia.
Il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, è intervenuto nel dibattito della Tav affermando: “Occorre bloccare questa deriva anti-piemontese e contraria agli interessi del Nord-Ovest e dell’intero Paese. Convocherò entro settembre un incontro di tutte le rappresentanze economiche, sociali, istituzionali e politiche per far risuonare chiare e forti voci della società piemontese a favore dell’opera. E’ indispensabile un moto d’orgoglio che impedisca che la nostra regione venga messa ai margini”.

Da Palazzo Chigi fanno notare che il dossier sulla Tav al momento non è ancora giunto sul tavolo del Presidente del Consiglio, dunque nessuna decisione è stata ancora presa e soprattutto non ci sono state valutazioni al riguardo. Il dossier è in fase di istruttoria presso il ministro competente Toninelli, il quale è impegnato in una valutazione costi-benefici che poi sarà sottoposta e condivisa con il premier e con l’intero governo. Ad ogni modo la soluzione sarà in linea con quella contenuta nel contratto di governo.

Un Portavoce della Commissione Ue, commentando sulla Tav, ha detto: “Non commentiamo le voci sul possibile stop dei lavori della Tav, ma la Lione-Torino è un progetto importante non solo per la Francia e per l’Italia ma per tutta l’Europa, ed è importante che tutte le parti mantengano gli impegni per completarla in tempo. Il co-finanziamento della Ue per questi lavori è il 41%, ovviamente i fondi vanno a lavori che devono essere fatti, non in qualcosa che non viene fatto, questo è logico”.

Stephane Guggino, delegato generale del Comitato francese Transalpine che promuove la linea ad alta velocità Lione-Torino, ha detto: “In Italia c’è tanta confusione.  Stamattina, siamo venuti a sapere delle posizioni italiane. Seguiamo la situazione con grande attenzione, ma onestamente facciamo fatica a vederci chiaro, perché c’è tanta confusione. Lunedì, su radio 1, il ministro Toninelli dice che la Tav va migliorata, ora dicono che la vogliono bloccare. Mi chiedo come sia possibile cambiare idea così nel giro di 4 giorni? Osservo che in seno alla coalizione di governo i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi di Maio, non sono per niente d’accordo. E però a un certo punto, se davvero verrà presa, la decisione di bloccare la Tav dovrà passare da un voto del parlamento: qualcuno dovrà assumersi le proprie responsabilità”.

Gli industriali di Torino sono allibiti dal valzer di posizioni.  Il presidente degli industriali di Torino, Dario Gallina, ha affermato: “Siamo allibiti di fronte al valzer di posizioni sul futuro della Tav, portato avanti dagli esponenti dell’Esecutivo. Siamo fortemente preoccupati dall’inquietante piega che sta prendendo la situazione, a fronte anche delle ultime dichiarazioni del premier Conte, che annuncerebbero uno stop al progetto. Bloccare la Tav sarebbe un gesto autolesionistico, una disgrazia. Tornare indietro non si può e non si deve”.

Il leader del PD, Maurizio Martina, ha affermato: “Il Paese intero pagherà la follia del blocco   due miliardi di euro di penali, il blocco di finanziamenti Ue, 4 mila posti di lavoro a rischio. La follia del governo di bloccare la Torino-Lione la pagherà un paese intero”.

Il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ha affermato: “La risposta del Tribunale del Riesame di Torino all’aggressione degli agenti in Val di Susa di pochi giorni fa è la revoca dei domiciliari al leader del centro sociale degli anarco-insurrezionalisti Askatasuna. Che vergogna! Fratelli d’Italia è al fianco degli uomini e delle donne in divisa senza se e senza ma e chiede al Ministro dell’Interno Salvini di dare un segnale inequivocabile: la chiusura dell’Askatasuna”.

Inoltre, sarebbe utile ricordare che la Banca europea per gli investimenti ha supportato l’economia italiana per 38,6 miliardi di euro di nuovi investimenti, nel triennio 2015-2018. Di questa somma poco più del 20%, e cioè 8,3 miliardi, è riferito al piano Juncker, che a dicembre è stato rinnovato fino alla fine del 2020. L’Italia è il paese che ha beneficiato di più dei finanziamenti totali della Bei, che per questo 2018 però vedranno un calo fisiologico a causa della Brexit.
Una parte di questa somma, come già detto, è riferita al piano del presidente della Commissione Ue, che solo in Italia, grazie agli 8,3 miliardi, ha permesso di movimentare un totale di 46,4 miliardi di investimenti. Il nostro è il secondo paese beneficiario di questo programma, appena dietro alla Francia, ed è il primo per gli investimenti a favore di piccole e medie imprese: sono 213 mila quelle sostenute, il numero più alto in Europa.
Certamente, in questa delicata fase economica, l’Italia non può consentirsi di perdere le opportunità di sviluppo che arrivano dall’Europa. La Tav, la Tap e le altre importanti opere infrastrutturali messe in cantiere sono premesse indispensabili per contribuire ad un necessario percorso di sviluppo economico.
Purtroppo, ancora una volta, da alcune forze politiche che formano il governo giallo-verde, sono emerse logiche fideistiche giacobine che si manifestano in controtendenza al miglioramento del benessere sociale ed economico.

Roma, 27 luglio 2018

Salvatore Rondello

Dal Psi quattro proposte per l’Italia di domani

psi proposte

Presso la sala stampa della Camera dei Deputati il Partito socialista italiano ha illustrato le ultime misure che i socialisti hanno presentato in Parlamento. Presenti il segretario del Psi Riccardo Nencini, il responsabile Organizzazione, Enzo Maraio, e il responsabile Riforme Istituzionali, Vincenzo Iacovissi.

Quattro interventi per supportare lo sviluppo dell’Italia di domani. Le misure illustrate dai socialisti ruotano intorno a quattro temi: innanzitutto, un ddl costituzionale per allargare il diritto di voto ai sedicenni. Il ddl mira a modificare l’articolo 48 della Costituzione e il decreto del Presidente della Repubblica (20 marzo 1967, n. 223) in materia di attribuzione del diritto di elettorato attivo nelle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali, da attribuire anche ai cittadini che hanno compiuto il sedicesimo anno di età. “I grillini pensano di abolire il Parlamento e noi presentiamo un disegno di legge per estendere il voto ai sedicenni per l’elezione dei consigli comunali e delle regioni” ha ribadito Nencini.

“Se la democrazia è in emergenza, va rilanciata anche allargandone la base e la partecipazione. In Germania i sedicenni votano per le regionali, in Austria, Argentina e Brasile per le politiche, in Scozia per i referendum. Ci sarà chi dice no, come disse no al voto alle donne (1946) e al suffragio universale maschile (1919). Anche allora furono i socialisti a ingaggiare la battaglia. Una nuova generazione di ragazze e ragazzi potrebbe impegnarsi nella scelta della vita democratica del paese,  partecipando attivamente anche se al di sotto della soglia della maggiore età” ha aggiunto.

Sempre sul tema di giovani in età scolare, i socialisti hanno proposto anche un intervento a favore degli studenti capaci e meritevoli ma privi di mezzi economici, con un innalzamento di 200 milioni di euro dei fondi destinati alle borse di studio universitarie per gli anni 2018 e 2019; la proposta socialista è completa di coperture che attingono al capitolo di bilancio relativo al cosiddetto “bonus cultura” – rivelatosi insufficiente – che nella formulazione attuale ha mostrato tutti i limiti di una misura generica di sostegno ai consumi ed inadeguata a promuovere la formazione culturale dei giovani.

Altri 600 milioni di euro, suddivisi in 300 per il 2018 e 300 per il 2019, sono previsti dalle norme presentate dai socialisti per quanto riguarda il sistema formativo nei primi sei anni di vita. Nencini ha spiegato che “paesi all’avanguardia nei settori dell’educazione e del welfare, come quelli scandinavi, iniziano il percorso educativo negli asili, già dai primi anni di vita, ma in Italia l’assenza di una rete pubblica efficiente o di una presenza diffusa di strutture convenzionate rende difficile offrire tali servizi alla cittadinanza. Questa situazione – ha aggiunto Nencini –  rappresenta per molte famiglie una perdita di reddito o talvolta un maggior carico nei confronti delle madri, che contribuisce ad ampliare la disparità di genere e ad escluderle da possibilità di formazione ed occupazione. Una situazione a cui porre urgentemente rimedio” ha aggiunto il Segretario del Psi.  Con il disegno di legge proposto dai socialisti si intende trasferire maggiori risorse nei servizi formativi per l’infanzia, riconoscendo la sostanziale validità delle norme attuative del Fondo nazionale per il sistema integrato dei servizi di educazione e istruzione dalla nascita a sei anni, – disciplinato dal Decreto legislativo 13 aprile 2017, n.65.

Infine, l’ultima proposta presentata da Nencini riguarda l’emergenza abitativa con la ricostituzione del Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione; “una norma di civiltà che permette, di fronte ai crescenti costi per l’affitto delle abitazioni – ha proseguito Nencini –  di conservare una quota maggiore di reddito non solo ai giovani, ma anche ai pensionati al minimo, alle famiglie monoreddito o che affrontano situazioni di disabilità e disagio economico” ha concluso.

Il responsabile Riforme Istituzionali, Vincenzo Iacovissi ha parlato della proposta di allargare il voto ai sedicenni. “Con il disegno di legge costituzionale per l’attribuzione del diritto di voto ai sedicenni alle elezioni amministrative e regionali – ha detto Iacovissi – vogliamo dare un chiaro segnale di attenzione ai giovani, incentivando la loro partecipazione politica attiva. Il voto ai sedicenni mira inoltre a rafforzare il senso civico delle nuove generazioni, per formare cittadini più attenti alla cosa pubblica in tempi nei quali prevale spesso il disimpegno. Ampliare la sfera dei diritti politici vuol dire, infine, anche innovare la democrazia rappresentativa, preservandola da quelle tentazioni di superamento che in questi giorni si riaffacciano pericolosamente nel dibattito pubblico. Ci auguriamo che il Parlamento prenda in seria considerazione queste proposte”.

Enzo Maraio ha sottolineato come nel complesso le “proposte socialiste sono costituite da un pacchetto di norme sostenibili a favore del giovani. Un pacchetto che la rete degli amministratori socialisti – ha detto ancora Maraio – è pronta a ricevere e a rilanciare negli enti locali nei limiti delle proprie competenze”. Citando un preoccupante e recentissimo rapporto sull’uso e la diffusione di droghe in Italia, “la necessità di coinvolgere i giovani diventa  ancora più urgente per evitare di ‘perdere’ una generazione”. Infatti in soli due anni il consumo di droghe tra i minorenni è quadruplicato. L’Italia si posiziona così al secondo posto nella triste classifica dei Paesi europei che consumano in assoluto più stupefacenti, con un trend in forte ascesa soprattutto tra i giovanissimi. “Per questo – ha concluso Maraio – vi è la necessità di coinvolgere una intera generazione sia dal punto di vista civico, sia nella scuola sia  nella partecipazione democratica della vita del Paese”.