VETI INCROCIATI

Sala_del_Consiglio_dei_Ministri

È stallo. E la strada per un nuovo governo sempre più stretta. Il presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati ha andata al Colle per incontrare il Capo dello Stato dopo il giro di consultazioni con i gruppi parlamentari ed ha fatto intendere chiaramente che non è riuscita ad individuata nessuna maggioranza parlamentare disponibile a far partire un nuovo esecutivo. “Mattarella saprà individuare il percorso migliore da intraprendere” ha detto. Ed ha aggiunto: “Ho svolto il mio incarico cercando di favorire un confronto costruttivo per verificare la possibilità di una maggioranza parlamentare nel perimetro e nei limiti indicati dal presidente Mattarella. La discussione ha consentito, pur nella diversità di opinioni, di evidenziare spunti di riflessioni politiche”.

Dunque, dopo la due giorni di consultazioni, ancora un nulla di fatto. Ora il Presidente della Repubblica si prenderà qualche giorno per riflettere. I Cinquestelle e la Lega rimangono fermi sulle proprie posizioni senza fare nessun passo e senza mostrare nessun tipo di disponibilità verso posizioni altrui. Anzi si è verificato un nuovo irrigidimento. Forza Italia che mira a un accordo con il Pd ha attaccato duramente i Pentastellati. A parlare è stato lo stesso Berlusconi: “È gente che non ha mai fatto nulla nella vita: nella mia azienda li prenderei per pulire i cessi”. Di Maio? “Ha una buona parlantina, non posso negarlo, ma non ha mai combinato niente di buono per sé, per la sua famiglia, per il Paese. Non possiamo affidare l’Italia a gente come lui. Nessun accordo è possibile con i 5 Stelle, un partito che non conosce l’abc della democrazia, che prova invidia sociale, formato solo da disoccupati, e che rappresenta un pericolo per l’Italia”, ha concluso il leader forzista. Insomma parole che tolgono qualsiasi dubbio sulla possibilità di un qualsiasi accordo o di appoggio, anche esterno, come si ipotizzava ieri, che coinvolga Forza Italia e i 5 Stelle. La parole di Berlusconi hanno lo scopo di allontanare anche Salvini dai 5 Stelle e obbligarlo a venire allo scoperto.

Ma dall’altra parte Salvini tiene la propria posizione ribadendo che se Berlusconi vuole un governo con il Pd, lo farà senza la Lega. Ed poi ha aggiunto: “Ho la netta sensazione che c’è qualcuno che vuole perdere tempo, che vuole un governo tecnico alla Monti voluto da Bruxelles”. Un modo per mettere le mani avanti e scaricare su altri la incapacità o l’impossibilità di trovare un accordo. D’altronde ognuno si diceva pronto per governare. Di Maio addirittura aveva già portato la lista dei ministri al Presidente Mattarella. Ma tra un comizio e l’altro e un insulto a destra a uno a sinistra, si sono dimenticati che si è votato con un sistema proporzionale.
E su un possibile governo di centrodestra con l’appoggio del Pd Salvini replica a Berlusconi: la Lega non è disponibile. Ma Silvio Berlusconi non esclude che il centrodestra possa andare al governo con ‘appoggi esterni’. Il governo del centrodestra potrebbe ”concretamente fare accordi con uomini saggi, con i parlamentari dei gruppi misti e anche esponenti del Pd”.

Una ipotesi a cui risponde in un tweet il Segretario del Psi e vice presidente del Gruppo Misto al Senato, Riccardo Nencini: “Leggo di un governo di centro destra che si cerca i voti in parlamento rivolgendosi anche al gruppo misto. Lo dico in chiaro: indisponibile. Non è tempo di soluzioni ingarbugliate figlie di stampelle provvisorie. Serve la politica per sbrogliare la matassa”.

“Che provino loro” ha rincarato Ettore Rosato, vicepresidente Pd della Camera. “Si è dimostrato che stanno facendo una grande confusione, ma all’interno di questa confusione che danneggia il paese, alla fine un accordo lo troveranno. Un accordo al ribasso, dopo aver sdoganato Fi e Berlusconi”. E ancora: “Berlusconi sogna se pensa di potersi prendere alcuni esponenti del Pd. E sogna ancora di più se pensa che possa esserci il Pd a sostegno di un governo con Salvini e la Meloni”. “Non faremo la ruota di scorta di nessuno”, ha aggiunto con riferimento sia al centrodestra che al M5s.

Ginevra Matiz

Nencini: “Di Maio camaleonte, Salvini filo-russo”

Quirinale-Presidente

Il secondo giro di consultazioni è finito. A breve Matteralla prenderà le sue decisioni su come sbrogliare la matassa post elettorale dando un mandato a chi ritiene possa coagulare una maggioranza in grado di sostenere un governo. Un mandato che può essere solo esplorativo oppure già pieno, ipotesi difficile al momento, in quanto i numeri su costruire un governo sono al momento del tutto assenti.

“Quando a dicembre – afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini – dicevamo del pericolo grigio verde avevamo visto bene. In secondo luogo ora vediamo che i 5 Stelle hanno manifestato una capacità di adattamento programmatico di tipo doroteo. Anche loro nascono con posizioni antieuro e antieuropeisti e in politica estera erano molto attenti alle buone relazioni con la Russia di Putin. Oggi invece si sanno adattando come un camaleonte alla situazione italiana mentre Salvini per ora non ha cambiato di una virgola il suo approccio: Filoputiano era e filoputiano resta.

E la vicenda Siria lo dimostra…
Esattamente. Il comportamento di Di Maio è quello di chi in nome del governo è disponibile a gettare a mare parte rilevante del suo programma e addirittura a ritenere ambiguamente realizzabile alcune parti del programma in alleanza con qualcuno, chi esso sia, senza che questo faccia nessuna differenza.

Quindi il fine non è il programma ma il governo.
Ma siamo bel al di là del fine che giustifica i mezzi di Machiavellica memoria, in cui vi era molta più etica e responsabilità che nella posizione di Di Maio. Non vi è dubbio però che la vicenda Siriana abbia svelato il gioco. Perché una cosa, e penso a Salvini, è sostenere immaginificamente un rapporto con la Russia di Putin, lasciandolo cioè a livello teorico. Altra cosa è vederlo applicato. E la sua messa in pratica porterebbe l’Italia lontano dai legami euroatlantici che sono ormai un patrimonio largamente condiviso. Così condiviso da provocare fratture anche nel centrodestra che ha vinto le elezioni.

Salvini invece pensa alle regionali come una sorta di turno di ballottaggio…
Ma il Molise e il Friuli, un milione e 800mila abitanti non sono un grimaldello molto robusto.

La settimana scorsa sei salito al Colle per i colloqui per il Governo. Quali i punti posti dai socialisti?
La certezza di una politica estera euro-atlantica, la conferma di un ruolo forte in una Europa profondamente riformata a partire dal trattato di Dublino e dal Trattato di Maastricht. Terzo una attenzione perché non si sfori ulteriormente il debito pubblico. Ora la mia opinione è che i due vincitori delle elezioni devono avanzare una proposta concreta. Se non la hanno devono dire agli italiani la verità. Ossia che si è trattato di una vittoria mutilata e che questi due partiti, ricchi di voti ma poveri di strategia, non sono in grado di realizzare un governo per l’Italia.

E in caso di ulteriore empasse, governissimo o nuove elezioni?
Intanto Salvini e Di Maio devono presentare agli italiani il loro percorso. Le modalità le troverà il Capo dello Stato. Da lì si vedrà se vi è la possibilità di fare un governo o se la loro ipotesi cadrà. Solo in quel momento il centrosinistra deve entrare in gioco per senso di responsabilità. Non prima.

Questo è un punto su cui il dibattito all’interno del Partito Democratico è molto forte.
Nel Pd si fronteggiano due linee. Una molto più possibilista del governo subito con i grillini e un’altra che non è lontana dalla nostra. Ma soprattutto nel Pd non si è preso ancora atto che è finito un tempo. Il Pd nasce come soggetto che deve fronteggiare il Popolo della libertà in uno schema bipolare. Oggi non c’è né lo schema bipolare né lo schema maggioritario. C’è una legge largamente proporzionale e c’è uno schema a tre che sarà durevole in Italia e nel resto dell’Europa. Ecco perché se dovesse aprirsi un’altra fase per la formazione del governo, non è tanto al Pd che ci si debba rivolgere, ma a una sinistra riformista in costruzione che deve partecipare coralmente e condividere un indirizzo.

E questo è il tema di cui i Psi ha discusso a Bologna e poi a Napoli. Cosa si può trarre da questi due appuntamenti del Partito?
Da questi seminari viene fuori un partito vivo. Secondo viene fuori il desiderio pervicace di proseguire nella nostra iniziativa politica corredandola di diversi cambiamenti a cominciare da quello del punto di vista organizzativo. Terzo, arriva un appello al mondo socialista e riformista. Ma anche laico riformista e cattolico riformista per creare una sorta di concentrazione repubblicana e democratica da contrapporre a al populismo continentale ormai molto forte. Con una scadenza che siano le elezioni europee del prossimo anno per costruire una nuova storia.

Daniele Unfer

UNA NUOVA STORIA

consultazioni Quirinale

Il secondo giro di consultazioni è finito. A breve Matteralla prenderà le sue decisioni su come sbrogliare la matassa post elettorale dando un mandato a chi ritiene possa coagulare una maggioranza in grado di sostenere un governo. Un mandato che può essere solo esplorativo oppure già pieno, ipotesi difficile al momento, in quanto i numeri su costruire un governo sono al momento del tutto assenti.

“Quando a dicembre – afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini – dicevamo del pericolo grigio verde avevamo visto bene. In secondo luogo ora vediamo che i 5 Stelle hanno manifestato una capacità di adattamento programmatico di tipo doroteo. Anche loro nascono con posizioni antieuro e antieuropeisti e in politica estera erano molto attenti alle buone relazioni con la Russia di Putin. Oggi invece si sanno adattando come un camaleonte alla situazione italiana mentre Salvini per ora non ha cambiato di una virgola il suo approccio: Filoputiano era e filoputiano resta.

E la vicenda Siria lo dimostra…
Esattamente. Il comportamento di Di Maio è quello di chi in nome del governo è disponibile a gettare a mare parte rilevante del suo programma e addirittura a ritenere ambiguamente realizzabile alcune parti del programma in alleanza con qualcuno, chi esso sia, senza che questo faccia nessuna differenza.

Quindi il fine non è il programma ma il governo.
Ma siamo bel al di là del fine che giustifica i mezzi di Machiavellica memoria, in cui vi era molta più etica e responsabilità che nella posizione di Di Maio. Non vi è dubbio però che la vicenda Siriana abbia svelato il gioco. Perché una cosa, e penso a Salvini, è sostenere immaginificamente un rapporto con la Russia di Putin, lasciandolo cioè a livello teorico. Altra cosa è vederlo applicato. E la sua messa in pratica porterebbe l’Italia lontano dai legami euroatlantici che sono ormai un patrimonio largamente condiviso. Così condiviso da provocare fratture anche nel centrodestra che ha vinto le elezioni.

Salvini invece pensa alle regionali come una sorta di turno di ballottaggio…
Ma il Molise e il Friuli, un milione e 800mila abitanti non sono un grimaldello molto robusto.

La settimana scorsa sei salito al Colle per i colloqui per il Governo. Quali i punti posti dai socialisti?
La certezza di una politica estera euro-atlantica, la conferma di un ruolo forte in una Europa profondamente riformata a partire dal trattato di Dublino e dal Trattato di Maastricht. Terzo una attenzione perché non si sfori ulteriormente il debito pubblico. Ora la mia opinione è che i due vincitori delle elezioni devono avanzare una proposta concreta. Se non la hanno devono dire agli italiani la verità. Ossia che si è trattato di una vittoria mutilata e che questi due partiti, ricchi di voti ma poveri di strategia, non sono in grado di realizzare un governo per l’Italia.

E in caso di ulteriore empasse, governissimo o nuove elezioni?
Intanto Salvini e Di Maio devono presentare agli italiani il loro percorso. Le modalità le troverà il Capo dello Stato. Da lì si vedrà se vi è la possibilità di fare un governo o se la loro ipotesi cadrà. Solo in quel momento il centrosinistra deve entrare in gioco per senso di responsabilità. Non prima.

Questo è un punto su cui il dibattito all’interno del Partito Democratico è molto forte.
Nel Pd si fronteggiano due linee. Una molto più possibilista del governo subito con i grillini e un’altra che non è lontana dalla nostra. Ma soprattutto nel Pd non si è preso ancora atto che è finito un tempo. Il Pd nasce come soggetto che deve fronteggiare il Popolo della libertà in uno schema bipolare. Oggi non c’è né lo schema bipolare né lo schema maggioritario. C’è una legge largamente proporzionale e c’è uno schema a tre che sarà durevole in Italia e nel resto dell’Europa. Ecco perché se dovesse aprirsi un’altra fase per la formazione del governo, non è tanto al Pd che ci si debba rivolgere, ma a una sinistra riformista in costruzione che deve partecipare coralmente e condividere un indirizzo.

E questo è il tema di cui i Psi ha discusso a Bologna e poi a Napoli. Cosa si può trarre da questi due appuntamenti del Partito?
Da questi seminari viene fuori un partito vivo. Secondo viene fuori il desiderio pervicace di proseguire nella nostra iniziativa politica corredandola di diversi cambiamenti a cominciare da quello del punto di vista organizzativo. Terzo, arriva un appello al mondo socialista e riformista. Ma anche laico riformista e cattolico riformista per creare una sorta di concentrazione repubblicana e democratica da contrapporre a al populismo continentale ormai molto forte. Con una scadenza che siano le elezioni europee del prossimo anno per costruire una nuova storia.

Daniele Unfer

NUOVO PROGETTO

futuro possibile napoli nencini psi

Si è svolta a Napoli la conferenza del Psi per il Centro-Sud dal titolo “Il futuro Possibile – per una nuova militanza 2.0”: un incontro aperto a tutta la comunità socialista del Sud. Militanti, amministratori e dirigenti socialisti si sono incontrati nella grande conferenza territoriale per avviare una profonda discussione su una nuova militanza 2.0 e sul futuro della sinistra riformista dopo la sconfitta  elettorale che ha ridisegnato lo scenario politico. Dopo la conferenza del centro-nord che si è tenuta la scorsa settimana a Bologna, la conferenza centro-sud ha riunito il partito sabato 14 aprile a Napoli, presso Palazzo Caracciolo Napoli, in  via Carbonara, 112 alla presenza del Segretario del partito,  Riccardo Nencini, vice ministro uscente delle infrastrutture e dei Trasporti. La conferenza, è stata coordinata da Silvano Del Duca, segretario provinciale del Psi di Salerno ed introdotta da Marco Riccio, segretario regionale del Psi campano e Francesco Mallardo, segretario di Napoli. E’ intervenuto  Enzo Maraio, consigliere regionale e responsabile organizzazione del Psi. Presenti anche  i segretari socialisti di tutte le province campane. Oltre duecento i partecipanti ai lavori.

Un momento di partecipazione per elaborare strategie ed adottare rimedi alla deriva che rischia di travolgere il riformismo italiano: una mappa per affrontare il difficile momento politico che dovrà tradursi in nuovi canoni da applicare proprio all’interno della comunità socialista attraverso una trasformazione profonda del campo e delle metodologie d’azione.

“Dobbiamo pensare a una forma organizzativa più snella e più legata ai propri rappresentanti territoriali e contestualmente dobbiamo rafforzare la tendenza a rinnovarci”, ha scritto il segretario Riccardo Nencini in una lunga lettera aperta inviata a tutti i simpatizzanti e militanti del partito, per invitarli a partecipare alla conferenza di Napoli.

L’insuccesso elettorale della lista “Insieme” non ha ancora placato gli animi dei militanti socialisti che vorrebbero un vero cambiamento del partito in cui potersi riconoscere. I lavori sono iniziati dopo l’inaugurazione della nuova Federazione provinciale di Napoli a piazza Garibaldi. Ai militanti è stato presentato il dilemma se il Psi dovrà continuare ad esistere autonomamente o se confluire nel PD.

Dopo che a Bologna, lo scorso 7 aprile, si è riunita la comunità del PSI del Centro-Nord, è stata la volta di Napoli. Due appuntamenti per discutere, dopo il risultato delle elezioni politiche, del futuro della sinistra riformista e del Psi, ora impegnato in una riorganizzazione del partito.  Il centrosinistra il 4 marzo non è stato sconfitto, ha subito un’autentica e rara disfatta”, ha detto il segretario del PSI, Riccardo Nencini, analizzando il risultato elettorale. “Vogliamo ripartire da Napoli per creare le condizioni perché la sinistra riformista abbia un progetto nuovo; oggi i socialisti presentano il loro che è fatto di un’organizzazione più snella, di un’offerta di sovranità ad un progetto che la sinistra italiana deve darsi preparandosi alle elezioni europee del 2019”.

Rispondendo alla domanda di chi gli chiedeva quale fosse il  futuro del PD, Nencini sottolinea: “Ci troviamo in una fase tripolare stabile. Il PD nasce all’interno di uno schema bipolare. Per questo non vedo soluzioni se si sceglie di tenere in considerazione il vecchio schema bipolare”. Ribadito il no ad un possibile governo con i Grillini: “Dove c’è antiparlamentarismo bisogna stare lontani. Non vorremmo fare la fine di chi ha “la sindrome di Stoccolma”,  che ci si innamora del proprio aguzzino.  Piuttosto – ha proseguito Nencini – dobbiamo ripensare a ricostituire il centrosinistra – a cominciare dalle prossime  elezioni amministrative –  perché senza gli amministratori è difficile tenere in piedi una comunità politica. Ma la posizione istituzionale si deve trasformare nell’azione politica e dobbiamo presentarci ai cittadini per quello che facciamo e non solo per quello che siamo stati”.

Per Nencini la sinistra in tutta Europa deve “ripensare al canone con cui ci si approccia ai problemi  cittadini”. Due i temi da rilanciare: la “sicurezza, che non è un tema di destra o di sinistra, e che va affrontato con profonda decisione anche con la figura del poliziotto di quartiere. E soprattutto affermare che chi viene in Italia deve vivere secondo i canoni occidentali, guardando alla Costituzione, ai suoi diritti ma anche ai suoi doveri”. Il secondo tema da mettere al centro di un nuovo progetto di sinistra riformista è per Nencini quello della diminuzione delle diseguaglianze: “Dobbiamo rendere la forbice delle diseguaglianze molto più stretta, il tema del lavoro deve essere centrale non solo per i socialisti ma per la sinistra italiana”, ha sottolineato Nencini.

Rispetto alla crisi siriana, Nencini ha detto che si tratta di “un dramma terribile” di fronte al quale “i socialisti hanno indicato due strade”: “L’ho fatto personalmente con il presidente della Repubblica, da una parte dobbiamo mettere in campo tutte le iniziative diplomatiche internazionali di cui l’Italia sarà capace, dall’altra dobbiamo muoverci nel campo delle alleanze euro-occidentali ed atlantiche non fuori da essere”. Si tratta di “un modo anche per capire qual è la politica estera della Lega eccessivamente filo-Putin”.

Riguardo invece alla possibilità di un governo grigio-verde, Nencini ha detto di credere che “fra grillini e Lega di Salvini possa profilarsi un accordo, che c’è già stato a livello parlamentare e non escludo che vi possa essere a livello di governo”.

Gian Franco Schietroma ha avanzato l’ipotesi di un congresso entro l’anno, facendo notare che il Psi sul territorio è ancora presente con circa mille amministratori. Ha ricordato che sono prossime le elezioni per il rinnovo di 800 consigli comunali. Il segretario organizzativo, ha manifestato l’esigenza di ripartire dal territorio, ma ha anche detto che “la gloriosa storia del Psi non può finire”.

Non sono mancate le critiche agli errori politici fatti in passato. Particolare importanza all’insuccesso elettorale è stato attribuito al referendum sulle modifiche alla Costituzione. La recente politica del centro sinistra ed il coinvolgimento negli scandali bancari, da Banca Etruria al Monte dei Paschi di Siena, hanno spinto gli elettori verso i fronti populisti che cumulativamente hanno raggiunto il 55% dei consensi elettorali. Più interventi hanno manifestato l’esigenza di riorganizzare il partito utilizzando più intensamente gli strumenti informatici disponibili.

Nella maggior parte degli interventi si è manifestata l’esigenza di un Psi più autonomo, capace di avanzare proposte politiche autonome, che sappia instaurare un dialogo più diretto con gli elettori, con i giovani, con gli operai ed i disoccupati a cui bisogna offrire le prospettive per un futuro migliore. Ma è anche necessario un partito che sappia costruirsi una maggiore visibilità mediatica superando le attuali barriere che non danno sufficienti spazi di comunicazione.

Carlo Vizzini ha sottolineato che “al contenitore vanno aggiunti i contenuti”. Il presidente del Psi ha fatto notare che “il simbolo elettorale cambiato prima delle elezioni è stato negativo”. Tuttavia, per Vizzini è necessario fare una grande forza riformista per la quale è necessario un grande impegno sul territorio. Prendendo in esame i prossimi impegni elettorali, tra cui le elezioni per il Parlamento europeo previste per il prossimo anno, per Vizzini “non si può perdere tempo”.

Alcuni interventi hanno fatto notare che gli italiani non decidono più all’ultimo momento chi votare come avveniva un tempo. Adesso le opinioni e le scelte si formano giorno dopo giorno e gli elettori sanno già chi votare prima che inizia un campagna elettorale.

Per il direttore di Mondoperaio, Luigi Covatta, “si è chiuso un ciclo lungo dieci anni ed i problemi che deve affrontare il Pd sono gli stessi che dobbiamo affrontare noi”. Per Covatta bisogna avere “l’ambizione di volare alto” per una “rigenerazione del centro sinistra”. Nel suo intervento Covatta ha citato una frase di Galli della Loggia: “quando il Psi arrivò al minimo storico seppe riprendersi perché seppe volare alto”. Covatta ha fatto anche notare che oggi è cambiata la divisione internazionale del lavoro ed è cambiato anche il capitalismo. Mondoperaio oggi è un autorevole punto di riferimento della sinistra per costruire un nuovo riformismo politico. Trovare le riforme da fare ed i contenuti da proporre in modo serio e credibile come hanno fatto i nostri padri è la via da seguire, secondo Covatta che ritiene utile attendere il congresso del Pd per avere una visione più ampia.

Il segretario Riccardo Nencini, ha concluso i lavori con il suo intervento. Per Nencini “di certo non si andrà al governo con i grillini”. Il segretario nazionale ha fatto notare che la crisi del socialismo non è solo una questione italiana, ma investe altri paesi dell’europa come la Francia, il Portogallo e la Spagna. Bisognerà decidere su come presentarsi alle prossime elezioni. Per Nencini è necessario aprire un dialogo con tutte le realtà socialiste che in questo momento non si riconoscono nel Psi e successivamente andare al congresso.

In sintesi, dai molteplici interventi, è emerso che il Psi può avere un futuro nel Paese, ma è necessario che si definisca al più presto una linea politica autonoma condivisa da tutti i compagni ed una riorganizzazione del partito più efficiente ed efficace.

Salvatore Rondello

Addio a Pittella, senatore e padre del socialismo lucano

pittella mimìI giovani lo ricorderanno come il padre dell’ex parlamentare europeo Gianni e del Governatore della Basilicata, Marcello. I più anziani invece ricordano Domenico Pittella, dettò Mimì come uno tra i primi politici ad aver portato avanti la bandiera del socialismo nella Basilicata e nel Mezzogiorno. Oggi i funerali a Lauria, luogo dove era nato il 7 febbraio 1932 e da dove era partito per gli scranni del Senato italiano. Pittella se n’è andato nella sua casa all’età di 86 anni, il 14 febbraio scorso era caduto riportando la frattura di un femore: da allora le sue condizioni, considerata anche l’età, non era più tornate quelle di prima.
Pittella senatore del Psi dal 1972 al 1983, ma anche un chirurgo molto amato e stimato, proprio la sua professione di medico gli costò la sua carriera politica: nella sua clinica di Lauria curò nel 1981 la terrorista latitante Natalia Ligas, ferita in un conflitto a fuoco. Per questo venne condannato e perse la clinica da lui fondata che venne rilevata e messa in vendita dalla Regione Basilicata.
L’anno 1996 la Ligas rende una dichiarazione a Carlo Taormina difensore di fiducia di Pittella affermando che quest’ultimo non aveva “nulla da spartire” con l’organizzazione delle Brigate Rosse, che era completamente estraneo alle B.R., che il contatto con lei era stato dovuto esclusivamente al soccorso prestato per motivi umanitari. Ma la macchina del ‘fango’ era stata avviata e ormai la sua carriera era stata definitivamente compromessa.
“Con Domenico Pittella se ne va un uomo delle istituzioni, un medico generoso, una tra le personalità più rilevanti della nostra Regione e della scena politica nazionale”. Così Maria Cristina Pisani, portavoce del Psi, ricorda un uomo a suo dire “sempre disponibile e attento – aggiunge Pisani – è stato anche per la nostra città di Lauria un punto di riferimento importante. Una persona perbene. Un galantuomo, a cui mi lega il ricordo di una grande e sincera amicizia con mio nonno e con persone a me care. Voglio dedicare un pensiero di sincera vicinanza alla famiglia per questa dolorosa perdita, a nome mio e di tutto il Psi, partito con cui Mimì ha condiviso gran parte del suo impegno politico”, prosegue la portavoce del Psi. “Alla moglie, ai figli di cui era punto di riferimento, a Marcello – ha aggiunto Pisani riferendosi al presidente della Regione Basilicata – e all’amico Gianni”, ha proseguito Pisani citando l’ex capogruppo S&D al Parlamento europeo, ora senatore, che lo lega alla portavoce del Psi da una storica amicizia di famiglia. “Un abbraccio anche ai nipoti Domenico e Ludovica”, conclude.
“La notizia della scomparsa di Domenico Pittella ci rattrista. Ci stringiamo attorno alla famiglia e ai figli Marcello e Gianni in questo momento di dolore”. Così Riccardo Nencini, segretario del Psi.
“Domenico era un uomo d’altri tempi – ha ricordato Nencini – ha condiviso con il Psi buona parte della sua vita politica, una persona sempre attenta alla cosa pubblica, divenendo punto di riferimento per la regione Basilicata e per il Mezzogiorno”.

LA SCELTA

consultazioni apre

La prossima settimana arriverà la decisione di Mattarella. Di Maio o Salvini, uno dei due dovrebbe essere il premier incaricato dal Capo dello Stato di formare il Governo. In alternativa pronta la soluzione istituzionale, con la presidente del Senato Casellati in vantaggio sul numero uno di Montecitorio Fico. Comunque vada, l’Italia avrà un nuovo Esecutivo che dovrà affrontare immediatamente i venti di guerra in Siria e il Documento di Economia e Finanza. Davvero scarse le possibilità che il presidente della Repubblica la tiri troppo per lunghe, aspettando le elezioni regionali di fine aprile o la direzione del Pd. La scelta sarà comunicata a breve.

Il Movimento Cinque Stelle spera sempre nell’incarico a Di Maio con l’appoggio di un altro gruppo. L’accordo con il Pd sarebbe preferibile per i grillini, ma ad oggi è ipotesi impraticabile. Resta in campo un’intesa con la Lega. Berlusconi, però, sembra aver rinsaldato l’asse con Salvini. Tant’è che alle consultazioni di oggi il centrodestra si presenta unito. Uscendo dallo studio di Mattarella, Berlusconi lascia addirittura la parola a Salvini: “Abbiamo chiesto al nostro leader Matteo Salvini di darne lettura e sarà una lettura attenta alle singole parole su cui abbiamo discusso abbastanza”. Dopo che il Cavaliere si fa da parte, il leader della Lega ostenta l’unità ritrovata: “Abbiamo trovato una condivisione invidiabile e invidiata dalle altre forze politiche, siamo andati insieme al Colle per esprimere la comunità di intenti della nostra coalizione. Ci teniamo a ribadire che per quanto riguarda la grave crisi in Siria, l’unica soluzione è quella dello storico riavvicinamento della Russia con l’Alleanza Atlantica. Intorno a questi temi è necessario formare un governo che faccia cose, e non sia bloccato da veti”. Poi Salvini lancia l’amo a Di Maio: “Ci aspettiamo dal Movimento 5 Stelle altrettanta responsabilità nei confronti del paese”.

Il Pd resterà all’opposizione, ha fatto sapere il segretario reggente Martina. Resta comunque in campo la possibilità di un soccorso in caso di richiesta esplicita di Mattarella. Toni più decisi dai renziani. “Mai al governo con M5s e destra – le parole su Facebook del capogruppo a Palazzo Madama, Marcucci –. Abbiamo confermato al Capo dello Stato la totale mancanza di sintonia programmatica con M5S e centrodestra per poter avviare un dialogo sulla formazione di un governo. Abbiamo altresì ribadito le questioni che il Pd ritiene prioritarie in questo momento per il Paese. I partiti che hanno vinto le elezioni devono abbandonare egoismi e divisioni strumentali e pensare ai problemi degli italiani”.

MattarellaNencini - BoninoIn mattinata aveva iniziato le consultazioni il Gruppo Misto del Senato guidato da Riccardo Nencini ed Emma Bonino. Il segretario del Psi ha chiuso a ogni possibilità di appoggio ad un governo Salvini-Di Maio. “Abbiamo chiesto al Presidente della Repubblica di accelerare sulla possibilità di far sì che venga presentata, da chi ha vinto le elezioni, una proposta concreta uscendo dalle schermaglie giornalistiche: non ha senso aspettare le elezioni regionali e comunali. Sarà interessante vedere i filo-putiniani Salvini e Di Maio governare una crisi così delicata e di queste dimensioni. L’Italia non può uscire dalla cornice euro atlantica”, ha detto il leader socialista.

F.G.

Nencini: “Per un soggetto dentro la sinistra riformista”

apre bologna

C’erano oltre trecento dirigenti e militanti socialisti al convegno del Psi del centro-nord che si è svolto a Bologna all’Hotel Savoia sabato scorso. La relazione introduttiva è stata opera del coordinatore della segreteria Gian Franco Schietroma che ha analizzato brevemente i risultati elettorali e ha proposto alcune necessarie modifiche alla nostra vita interna e alla nostra politica. E’ stata poi la volta del responsabile dell’organizzazione Enzo Maraio che ha dato appuntamento a un successivo Consiglio nazionale per talune modifiche statutarie e ha letto un documento che dovrà passare al vaglio del successivo convegno di Napoli dove verranno coinvolti i socialisti del centro-sud e aperto alle eventuali modifiche. Poi si è aperto un dibattito al quale hanno partecipato numerosi compagni, tra i quali il direttore dell’Avanti! Mauro Del Bue che ha insistito sulle proposte già lanciate attraverso il quotidiano socialista (una convention aperta a tutti i socialisti italiani, l’ipotesi della doppia tessera, una federazione tra socialisti, verdi e radicali pannelliani, un nuovo partito riformista della sinistra italiana come approdo finale).

Il compagno Buemi ha dichiarato che il vertice del partito deve assumersi appieno tutte le responsabilità del pessimo risultato elettorale, Luigi Covatta ha parlato dell’esperienza di Mondoperaio e della suggestione del nuovo partito riformista, Rita Cinti Luciani ha messo in evidenza i temi concreti di un possibile rilancio del centro-sinistra, Luca Pellegri ha presentato un documento organizzativo che prevede una struttura che parte dalla base con un semplice coordinamento nazionale, Federico Parea ha sottolineato la necessità di un cambiamento generazionale, come anche Maria Pisani che ha contestato le futili promesse dei Cinque stelle, Pasquotti ha puntato il dito sui temi più vicini alla vita delle persone dei quali anche il nostro partito ha perso conoscenza, anche Broi, segretario del Psi di Milano, ha presentato un documento critico nei confronti del gruppo dirigente, mentre Lorenzo Cinquepalmi ha esortato a comprendere la sconfitta senza precedenti della sinistra italiana. Particolarmente suggestivo e applaudito l’intervento di Ugo Intini che ha esortato i socialisti a battersi contro le tendenze antidemocratiche che stanno prevalendo. Intini ha ricordato che sul tema della difesa della democrazia non ci devono essere barriere tra destra e sinistra.

“Che il vento soffiasse a favore di Lega e M5S  lo avevamo capito, quello che non abbiamo capito  era la potenza di quel vento”, ha ricordato Riccardo Nencini concludendo i lavori. Nel corso dell’assemblea dei socialisti si è tracciato il cammino politico per il futuro: commentando l’ipotesi di una possibile alleanza di governo con i 5S, Nencini ha ribadito di escludere l’opzione di “un governo a trazione grillina, perché i 5Stelle hanno un tasso di anti parlamentarismo esagerato e perché hanno valori diversi dai nostri”. Il segretario del Psi sottolinea che “bisogna stare all’opposizione per lavorare alla nascita di un soggetto dentro la sinistra riformista”. Un progetto, analizza Nencini, che potrà vedere la luce solo se c’è una vera ” disponibilità a cedere parte della propria sovranità lavorando ad un disegno nuovo e comune”. Secondo Nencini “va cambiato il canone di lettura dei bisogni perché la nostra comunità si salva solo se c’è condivisione di una visione comune e se ognuno deve fa sua parte”.
Tornando al risultato elettorale del 4 marzo Nencini ha sottolineato che “i temi della sicurezza e dei migranti sono stati centrali nel definire l’agenda della campagna e noi lo avevamo capito da anni. Si tratta di problemi reali e non dovremmo fare finta di credere che il voto grillino e leghista sia semplicemente populista. Il risultato delle urne ci dice che noi della sinistra non abbiamo letto bene una serie di condizioni che nella società erano già maturate”.

Di fronte a questo scenario, e alla realtà di un PD che ” ha esaurito la sua funzione”, Nencini ha detto che la comunità socialista “sarà in grado di conservare autonomia solo e parte un disegno politico che coinvolga tutta la sinistra riformista italiana:  una concentrazione repubblicana che si prepari alle elezioni europee 2019 in cui la sinistra riformista possa confluire” ha concluso Riccardo Nencini.

Nel corso dei lavori sono intervenuti:

Enrico Buemi, Gian Franco  Schietroma,  Enzo Maraio, Maria Cristina Pisani,  Luca Pellegri, Lorenzo Cinquepalmi, Federico Parea, Rita Cinti Luciani, Pia Locatelli, Marco Andreini, Riccardo Mortandello, Mauro Del Bue, Luigi Covatta, Mauro Broi, Oreste Pastorelli, Giorgio Azzalini, Dario Mantovani (sindaco Pd i Molinella), Enrico Pedrelli, Tomas Carini, Ugo Intini, Marco Parlato, Francesco Bragagni, Ranieri, Ottavio Pasquotti, Alessandro Pietracci

RIPARTIRE DA BOLOGNA

apre bologna

C’erano oltre trecento dirigenti e militanti socialisti al convegno del Psi del centro-nord che si è svolto a Bologna all’Hotel Savoia sabato scorso. La relazione introduttiva è stata opera del coordinatore della segreteria Gian Franco Schietroma che ha analizzato brevemente i risultati elettorali e ha proposto alcune necessarie modifiche alla nostra vita interna e alla nostra politica. E’ stata poi la volta del responsabile dell’organizzazione Enzo Maraio che ha dato appuntamento a un successivo Consiglio nazionale per talune modifiche statutarie e ha letto un documento che dovrà passare al vaglio del successivo convegno di Napoli dove verranno coinvolti i socialisti del centro-sud e aperto alle eventuali modifiche. Poi si è aperto un dibattito al quale hanno partecipato numerosi compagni, tra i quali il direttore dell’Avanti! Mauro Del Bue che ha insistito sulle proposte già lanciate attraverso il quotidiano socialista (una convention aperta a tutti i socialisti italiani, l’ipotesi della doppia tessera, una federazione tra socialisti, verdi e radicali pannelliani, un nuovo partito riformista della sinistra italiana come approdo finale).

Il compagno Buemi ha dichiarato che il vertice del partito deve assumersi appieno tutte le responsabilità del pessimo risultato elettorale, Luigi Covatta ha parlato dell’esperienza di Mondoperaio e della suggestione del nuovo partito riformista, Rita Cinti Luciani ha messo in evidenza i temi concreti di un possibile rilancio del centro-sinistra, Luca Pellegri ha presentato un documento organizzativo che prevede una struttura che parte dalla base con un semplice coordinamento nazionale, Federico Parea ha sottolineato la necessità di un cambiamento generazionale, come anche Maria Pisani che ha contestato le futili promesse dei Cinque stelle, Pasquotti ha puntato il dito sui temi più vicini alla vita delle persone dei quali anche il nostro partito ha perso conoscenza, anche Broi, segretario del Psi di Milano, ha presentato un documento critico nei confronti del gruppo dirigente, mentre Lorenzo Cinquepalmi ha esortato a comprendere la sconfitta senza precedenti della sinistra italiana. Particolarmente suggestivo e applaudito l’intervento di Ugo Intini che ha esortato i socialisti a battersi contro le tendenze antidemocratiche che stanno prevalendo. Intini ha ricordato che sul tema della difesa della democrazia non ci devono essere barriere tra destra e sinistra.

“Che il vento soffiasse a favore di Lega e M5S  lo avevamo capito, quello che non abbiamo capito  era la potenza di quel vento”, ha ricordato Riccardo Nencini concludendo i lavori. Nel corso dell’assemblea dei socialisti si è tracciato il cammino politico per il futuro: commentando l’ipotesi di una possibile alleanza di governo con i 5S, Nencini ha ribadito di escludere l’opzione di “un governo a trazione grillina, perché i 5Stelle hanno un tasso di anti parlamentarismo esagerato e perché hanno valori diversi dai nostri”. Il segretario del Psi sottolinea che “bisogna stare all’opposizione per lavorare alla nascita di un soggetto dentro la sinistra riformista”. Un progetto, analizza Nencini, che potrà vedere la luce solo se c’è una vera ” disponibilità a cedere parte della propria sovranità lavorando ad un disegno nuovo e comune”. Secondo Nencini “va cambiato il canone di lettura dei bisogni perché la nostra comunità si salva solo se c’è condivisione di una visione comune e se ognuno deve fa sua parte”.
Tornando al risultato elettorale del 4 marzo Nencini ha sottolineato che “i temi della sicurezza e dei migranti sono stati centrali nel definire l’agenda della campagna e noi lo avevamo capito da anni. Si tratta di problemi reali e non dovremmo fare finta di credere che il voto grillino e leghista sia semplicemente populista. Il risultato delle urne ci dice che noi della sinistra non abbiamo letto bene una serie di condizioni che nella società erano già maturate”.

Di fronte a questo scenario, e alla realtà di un PD che ” ha esaurito la sua funzione”, Nencini ha detto che la comunità socialista “sarà in grado di conservare autonomia solo e parte un disegno politico che coinvolga tutta la sinistra riformista italiana:  una concentrazione repubblicana che si prepari alle elezioni europee 2019 in cui la sinistra riformista possa confluire” ha concluso Riccardo Nencini.

Nel corso dei lavori sono intervenuti:

Enrico Buemi, Gian Franco  Schietroma,  Enzo Maraio, Maria Cristina Pisani,  Luca Pellegri, Lorenzo Cinquepalmi, Federico Parea, Rita Cinti Luciani, Pia Locatelli, Marco Andreini, Riccardo Mortandello, Mauro Del Bue, Luigi Covatta, Mauro Broi, Oreste Pastorelli, Giorgio Azzalini, Dario Mantovani (sindaco Pd i Molinella), Enrico Pedrelli, Tomas Carini, Ugo Intini, Marco Parlato, Francesco Bragagni, Ranieri, Ottavio Pasquotti, Alessandro Pietracci

FUTURO POSSIBILE

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Due appuntamenti per il partito. Due occasioni per riprendere la discussione sul futuro. Dopo il risultato elettorale dello scorso 4 marzo, spiega il segretario del Psi Riccardo Nencini “è necessario che nel partito si avvii una discussione sul futuro a cui partecipi il maggior numero possibile di dirigenti, militanti, iscritti e simpatizzanti. Una discussione che dovrà avere come oggetto la situazione in cui si trova la sinistra riformista italiana, sui rimedi da adottare per arrestare una deriva che, alla luce del disastro elettorale la cui portata non pare essere stata compresa in tutta la sua gravità da ampi settori del maggiore partito, il Pd, rischia di travolgerla definitivamente”.

Un discussione franca a cui tutto il partito è chiamato a partecipare attivamente. “Il Psi – continua Nencini – può svolgere un ruolo importante, a condizione che si adottino nuovi canoni da applicare prima di tutto nella nostra comunità e si conduca senza remore una campagna volta a trasformare profondamente il nostro campo politico che appare oggi del tutto inadeguato a far fronte alla svolta populista e sovranista impressa dall’elettorato, i cui effetti deleteri non tarderanno a mostrarsi e farsi sentire. Nella mia recente intervista all’Avanti! ho indicato alcuni dei compiti a cui la nostra comunità dovrà applicarsi”.

“Dobbiamo pensare a una forma organizzativa più snella, più attenta alla comunicazione e più legata ai propri rappresentanti territoriali e contestualmente dobbiamo rafforzare la tendenza a rinnovarsi”.

“E’ alle porte – ha detto ancora Nencini – una consultazione amministrativa che interesserà molti comuni. Dobbiamo proporre la costituzione di tavoli del centro sinistra aperti a liste civiche e dove si scelgano per la cariche di Sindaco i candidati migliori e non obbligatoriamente quelli del partito più grosso. Come vedete il lavoro da fare sarà impegnativo e considero necessario un confronto tra noi che avrà luogo attraverso due assemblee territoriali che interesseranno il Centro Nord e il Sud e le isole”.

“Saranno due appuntamenti fondamentali – ha concluso Nencini – in cui mi aspetto un grande partecipazione che dispieghi un franco e fecondo dibattito”.

La conferenza per il centro Nord si terra a Bologna, sabato 7 aprile, a partire dalle ore 10,30 presso il Savoia Hotel Regency in Via del Pilastro, 2. Mentre quella per il Centro-Sud Italia si terrà a Napoli il 14 aprile alle ore 11.00 presso Palazzo Caracciolo in Via Carbonara 112.

IDEA DI FUTURO

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“Non può esistere una sinistra senza popolo ed è in quel fiume che i panni vanno risciacquati affrontando di petto il nodo sicurezza/libertà individuale e prevedendo misure per ridurre la forbice di una disuguaglianza troppo larga”. È l’analisi del segretario del PSI, Riccardo Nencini, che ha firmato un articolo sull’Huffington Post in cui fa il punto sulla situazione politica attuale e lancia delle proposte per un nuovo inizio del centrosinistra. Nencini ha scritto che “serve un’idea del futuro attorno a cui ricostruire la sinistra riformista” che possa portare a “disciplinare il mercato, prevedere barriere alla finanziarizzazione dell’economia, rinnovare un patto con l’Unione Europea ma rivedendo a fondo Maastricht, porre al centro il tema delle disuguaglianze”.

Il leader socialista sottolinea che il progetto del Pd ha “esaurito la sua spinta” perché “sono venuti meno i riferimenti sociali cui intendeva rivolgersi alla nascita e la fusione tra ex comunisti e sinistra Dc appare del tutto inadeguata a rappresentare un’Italia così diversa”.

Per far questo è necessario che ogni soggetto politico che si identifica con la sinistra “ceda parte della sua sovranità a un progetto riformista aperto ai sindaci, alle liste civiche democratiche, a rappresentanti del ‘terzo settore’. Un progetto condiviso dalle tante culture repubblicane e europeiste che il prossimo anno, alle Europee, si propongano di giocare nella stessa metà del campo” continua Nencini. Di fronte a questo appuntamento “c’è bisogno di essere legittimati dal voto popolare per lanciare la sfida all’universo grigio-verde, e la prima occasione arriverà nel 2019. Nel frattempo”, conclude Nencini, “nessun Aventino. Spingere perché la legislatura sia costituente”.

Di questi ed altri temi il Partito Socialista Italiano ne discuterà in occasione delle due conferenze territoriali organizzative che si terranno a Bologna il 7 aprile e a Napoli il 14 dello stesso mese.

Nencini, riferendosi poi alle parole di Luigi Di Maio che aveva invitato a leggere l’intervento di insediamento di Sandro Pertini come presidente socialista della Camera dei Deputati, avvenuto nel 1968, scrivendo su Facebook ha aggiunto: “Ho chiesto a Marina Lombardi, sindaco di Stella, di ospitare Di Maio e chi scrive per discutere di Pertini. Per Di Maio Pertini è un modello. Siccome lo è anche per me, temo ci sia un modello di troppo”.

La prima giornata di consultazione, come consuetudine, è iniziata dai presidenti delle Camere Elisabetta Alberti Casellati presidente del Senato e subito dopo è stata la volta di Roberto Fico presidente della Camera. Un primo giro che che si chiuderà domani pomeriggio con i 5Stelle. Secondo le ultime indiscrezioni, i prossimi colloqui potrebbero cominciare a metà della prossima settimana: mercoledì o giovedì.

Nel pomeriggio saliranno i gruppi . Il primo a varcare il portone sarà la delegazione del gruppo “Per le Autonomie (SVP-PATT, UV)”; successivamente attesi gli esponenti del Gruppo Misto di Palazzo Madama e poi sarà la volta del Gruppo Misto della Camera. In serata salirà al Colle la delegazione di Fdi.

Alla vigila del primo giro di consultazioni, Luigi Di Maio, candidato premier dei Cinque Stelle, ha lanciato un invito al dialogo al un Pd che non sia guida Renzi e in alternativa alla Lega di Matteo Salvini ma senza il suo alleato Azzurro e con la condizione che Di Maio dovrà essere premier. Dal Pd il neocapogruppo e renziano doc Andrea Marcucci ha definito la proposta “irricevibile”. Mentre Maria Stella Gelmini, a nome di Fi, si indigna per il no al Cavaliere: “Siamo noi indisponibili”. E Salvini pone le sue condizioni: “Si parte dal centrodestra, dialogando anche con M5s ma senza veti”. Insomma siamo ancora in campagna elettorale.