Infrastrutture. Psi: “Dal governo passi indietro”

cantiere stradale

Un Paese al palo. Fermo alle intenzioni e agli annunci. Un Paese che sta imboccando una china dannosa, sostenuta da una idea pericolosa: quella del non fare. È la realizzazione della decrescita felice ipotizzata dal fondatore dei 5 Stelle. O molto più semplicemente è la incapacità di realizzare. Nel campo delle infrastrutture l’applicazione della teoria del non fare sta riuscendo nel modo migliore. “Dalla maggioranza di governo – afferma il Segretario del Psi, Riccardo Nencini, durante i lavori della commissione Lavori pubblici del Senato – arrivano quotidianamente segnali preoccupanti circa lo sviluppo e la sicurezza delle infrastrutture del Paese. L’elenco delle opere bloccate da questo governo e finanziate dai precedenti esecutivi è lunghissimo, ma oggi in ottava commissione un’altra ‘sorpresa’ che rischia di mandare in fumo tutti gli sforzi messi in atto negli anni passati: sarà indebolito e definanziato il partenariato per la logistica e i trasporti e vi sarà una riduzione drastica –  1 miliardo e 827 milioni – di fondi destinati ad Anas”.

Una situazione che Nencini definisce “preoccupante”. Poi spiega il motivo: “Vedremo venir meno l’ambiziosa stagione di pianificazione per le infrastrutture e i servizi per il trasporto merci che avevamo messo in campo per implementare il sistema logistico del Paese e renderlo più efficiente. Inoltre – prosegue Nencini – è un segnale pericoloso quello di sottrarre fondi alla manutenzione e alla messa in sicurezza della viabilità stradale: i governi precedenti avevano aumentato i fondi Anas e destinato ben il 40% degli investimenti previsti nel piano pluriennale proprio alla manutenzione”.

“Come se non bastasse, anche gli studi e le campagne di sensibilizzazione per la sicurezza stradale, su cui noi avevamo investito e creduto, subiranno una battuta d’arresto. Di questo passo – conclude Nencini – saranno i cittadini a pagare, in termini di sicurezza, le scelte scellerate, seppur tracciate confusamente, di questo Governo”.

Solo pochi giorni fa il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti aveva attaccato duramente il ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli, accusandolo di “parlare a vanvera” e di non ottenere quei risultati operativi fondamentali per la ripresa di Genova e di tutta la Regione. Aveva affidato il suo pensiero a un durissimo comunicato stampa in risposta alle dichiarazioni fatte dall’esponente 5 Stelle nel corso della trasmissione televisiva “L’Aria Che Tira”. “Il Ministro Toninelli non perde occasione per dimostrare la propria ignoranza e incapacità”. Sulla vicenda del ponte Morandi Toti è stato un fiume in piena: “Toninelli forse non si rende neppure conto che è stato proprio lui a fare il più grande favore ad Autostrade, inventandosi una legge per cui, prima volta nella storia, il danneggiato paga e chi è oggettivamente responsabile del disastro, Autostrade per l’Italia, sta con le braccia conserte a guardare. Sono il primo che vuole individuare e punire i colpevoli della strage ma questo compito spetta alla magistratura e non all’investigatore Toninelli. Io, è vero, avrei fatto pagare e ricostruire il ponte a quella società, sotto controllo pubblico, come si fa in tutto il mondo. Questo avrebbe consentito di demolire e ricostruire in fretta, senza intoppi e senza costi. Toninelli, al contrario, si è divertito a sperimentare pittoresche teorie, usando i liguri come cavie. Tutti noi, ora, speriamo che il Commissario Bucci, con il suo lavoro, riesca a mettere una toppa ai disastri compiuti dal Ministro. Sperando che nessuno faccia ricorso, incrociando le dita e trattenendo il fiato”.

Intanto si allunga l’elenco delle opere incompiute. O di quelle di cui ancora non sono stati aperti i cantieri. Nel frattempo l’Europa sta perdendo la pazienza sulla Tav.

Rincari energia. Dal Psi interrogazione a Di Maio

contatore-Enel

Con l’arrivo del freddo ogni anno giunge puntuale anche l’aumento dell’energia. E quest’anno non ha fatto eccezione. A ottobre infatti l’Enel ha rivisto ovviamente al rialzo il proprio listino prezzi. Si tratta del terzo aggiornamento nel corso dell’anno per quanto concerne la luce ed il gas. Per le famiglie una nuova stangata che si aggiunge a quelle precedenti dovute sopratutto al caldo record dei mesi estivi che ha avuto ripercussioni sui prezzi dell’energia in tutto il continente.

Un aumento che ha spinto il segretario del Psi Riccardo Nencini a inviare una interrogazione parlamentare al Ministro dello sviluppo economico. Nencini parte da una premessa di merito. “I risultati, approvati dal cda dell’Enel, del primo semestre del 2018 – afferma il senatore socialista nella interrogazione – hanno visto un aumento del 9,4 per cento da 2.020 milioni di euro rispetto ai 1.847 milioni di euro dell’analogo semestre dell’anno precedente e l’utile netto ordinario è cresciuto del 4,6 per cento a 1.892 milioni di euro”.

Quindi non di può dire che gli ulteriori rincari siano stati dettati da necessità di bilancio. “I recenti rincari di ottobre delle bollette di energia elettrica (+7,6 per cento) e gas (+6,1per cento) – continua Nencini nell’interrogazione – costituiscono per le famiglie incrementi consistenti, che si sommano ai rincari dei tre mesi precedenti come attesta l’Autorità per l’energia (ARERA)”. Secondo calcoli di settore si è stabilita anche l’entità del rincaro e il penso che potrà avere sui bilanci delle famiglie. “Tali aumenti, in base ai consumi medi delle famiglie italiane, si tradurranno – sottolinea Nencini – in un maggiore esborso di circa 100 euro annui per nucleo familiare”. Insomma, sottolinea il leader del Partito socialista, “le aziende produttrici di energia vedono aumentare le loro entrate e le famiglie vengono gravate in maniera pesante di nuovi balzelli”.

Il vicepremier e ministro per lo sviluppo economico Di Maio, solo qualche settimana fa, si era vantato di aver abolito la povertà per decreto. E ricordando quella improvvida dichiarazione, una delle tante scappata al controllo del ministro, Nencini conclude l’interrogazione chiedendo di sapere “quali iniziative intende porre in essere, per quanto di competenza, ora che il Governo afferma di essere impegnato a combattere la povertà e sostenere i redditi bassi, al fine di tutelare il consumatore da eccessivi aumenti delle bollette dei servizi essenziali, in particolare luce e gas”

Europee. Delegazione Psi a Congresso Lisbona

pes lisbona“Congresso PSE a Lisbona. Finalmente l’occasione per affrontare con proposte nuove un tempo nuovo: un socialismo umanitario più radicale per contrastare la finanziarizzazione dei mercati, un investimento netto sugli Stati Uniti d’Europa, alla maniera dei pionieri fino a Craxi, la revisione dei Trattati di Maastricht per incentivare occupazione e giustizia sociale, la costruzione di una coalizione riformista Europea per battere Internazionale nera e populismi”.
Lo ha scritto in un Post su Facebook il segretario de Psi, Riccardo Nencini, partecipando al Congresso del Partito del Socialismo Europeo, in corso a Lisbona, che terminerà l’8 dicembre. Nencini guida una delegazione del PSI, composta, tra gli altri, da Pia Locatelli, presidente onoraria IS donne, il tesoriere del Partito, Oreste Pastorelli, Maria Cristina Pisani, portavoce del Psi.

Nencini: “Una chiamata alle armi. Partire con chi ci sta”

cavallo

“Il Pd nasce dieci anni fa su uno schema bipolare che ora non esiste più. Nasce come contrapposizione al Popolo della Libertà costruito da Berlusconi con la mossa del predellino a Milano. C’era una Italia che ancora non aveva conosciuto la crisi economica più grave dal dopoguerra ad oggi. Ora non c’è più Berlusconi, non c’è più il Popolo della Libertà e la crisi che si è trascinata per anni è stata tamponata dai governi di centrosinistra”. Lo afferma in una intervista all’Avanti! il segretario del Psi Riccardo Nencini. “A fronte di un quadro sociopolitico di questa natura – continua Nencini – la domanda da farsi è se il Pd sia ancora lo strumento per affrontare una nuova Italia. Al passo indietro di Minniti e alla nascita probalissima di un movimento che avrà a capo il vecchio segretario del Pd Renzi, bisognerebbe rispondere con la mossa del cavallo”.

E per chi non gioca a scacchi cosa significa?
Con una mossa eretica ma indispensabile. Non tenere un Congresso di Partito, ma convocare, d’accordo con partiti e movimenti civici, gli stati generali dei riformisti italiani e pensare a una realtà politica nuova e diversa. Questo è quello che la politica suggerirebbe di fare. In modo tale che la sinistra italiana possa uscire dal deserto in cui è precipitata. La mia opinione è che non si andrà in quella direzione. Ergo, questa è una ragione in più perché i socialisti non si guardino l’ombelico. Per cui va benissimo l’orientamento assunto dal Consiglio Nazionale. Penso sia positivo per le direzioni che traccia. Da una parte l’appello a tutti i socialisti a rientrare in casa. Per due motivi: il primo è che non vi sono più ragioni, cessata Forza Italia e morta e sepolta la storia del comunismo italiano, per stare altrove. La seconda ragione è che l’Italia sta passando da uno Stato fondato su una società aperta, voluta dai padri costituenti dopo la seconda guerra mondiale e nella quale noi socialisti abbiamo innestato elementi fondamentali di libertà civile e di diritti sociali, a una società fondata sul nazionalismo etnico e sulla omnipresenza del ministero degli interni. Ultimo esempio è il decreto trasparenza, che riprende il filo conduttore del decreto sicurezza. In entrambi i casi i dati vengono sempre trasferiti al cervellone del ministero degli interni. Ci muoviamo verso una sorta di stato prefettizio, dove i prefetti, come al tempo di Giolitti, assumono una dimensione molto al di là dei poteri che sono stati loro conferiti. E questa è un’altra ragione per la quale bisognerebbe rientrare in casa, perché c’è da difendere diritti e valori per i quali i nostri nonni e le nostre madri hanno combattuto. Il secondo punto di quel Consiglio e che viene affidato ai deliberati del Congresso, riguarda la costruzione di una rete europeista per combattere l’internazionalismo nero e i populisti.

I tempi sono stretti. Le elezioni europee non sono lontane. Bisogna iniziare immediatamente…
Va iniziato immediatamente. La mia preoccupazione più grossa non sono lle Europee, ma le elezioni amministrative e regionali. Perché votiamo, da febbraio a ottobre, in sei regioni. Il 26 maggio votiamo alle Europee ma anche in 4000 comuni. La metà dei comuni italiani vanno al voto. Il rischio che il centro-destra a traino leghista sommi al governo del paese molte amministrazioni locali, in questo caso per eccessiva debolezza del contendente, è una preoccupazione alla quale bisogna far fronte. È una sorta di chiamata alle armi che dobbiamo mettere in campo. Intanto dobbiamo cominciare da chi ci sta. Vedo i Radicali, ma vedo anche una parte che aveva aderito a Forza Italia e che oggi fa attenzione a questa prospettiva, sindaci, civici.

Quindi bisogna muoversi in fretta senza aspettare il congresso Pd.
Esattamente. Anche perché non vedo ad oggi da parte del gruppo dirigente del Partito democratico, nessuna idea su quanto dicevamo prima.

La manovra appare ancora una scatola vuota. Da quando è nata ad ora è cambiata più volte ma è ancora un oggetto misterioso. Che ne pensi?
Quello che vedo è una discrasia tra le cose che si dicono e le cose che si scriveranno. Perché da una parte si sostiene che nulla cambia, ma dall’altra se prima si scrive 2.4 e poi 2.1 qualcosa deve cambiare. Ma in questa confusione rimangono due dati fissi. Il primo è che le politiche di promozione e valorizzazione dell’impresa Italia ancora non ci sono. Secondo, rimane uno straordinario caos negli investimenti infrastrutturali.

A cominciare dalla Tav…
Ma anche dalla Pedemontana, dalla Gronda di Genova, dal Passante di Bologna, dalla Fiano-Grosseto e dalla Tirrenica. Dalla Stazione di Grottaminarda in Campania. Per ora si registra non un programma alternativo rispetto ai governi Renzi-Gentiloni, che avevano finanziato opere per 149 miliardi. Ma si registrano soltanto una serie di no.

Delrio sul Corriere cita il socialista Prampolini quando diceva “uniti siamo tutto, divisi siamo niente” fa un certo effetto…
Il principio generale dello stare uniti lo condivido. Ma non basta più stare uniti. Non è che il Pd risolve il suo problema confidando in una spinta all’unità. Serve un canone diverso. Non serve solo al Pd, serve alla sinistra europea. Avrò dei colloqui con diversi leader socialisti europei. Vedrò anche Corbyn. Andrò a dire queste cose: che serve una Bad Goedesberg del socialismo europeo. Vanno disegnati diversamente i principi di giustizia sociale e di libertà. Va messa una relazione stretta tra libertà, sicurezza e identità. Serve anche una forma di socialismo umanitario più radicale, ma è una battaglia europea e non nazionale quando si affronta la prepotenza e il potere enorme che hanno le multinazionali,  che hanno i poli finanziari. Condizionano dalla fine degli anni ‘90 la politica. Terzo, bisogna tornare al primato della politica. Alla fine, tutto questo sputare in faccia alla politica, determina da una parte l’antipolitica, con tutti i populismi e sovranismi del caso, dall’altra apre un vialone straordinario all’economia finanziaria che non ha più nessuna forma di barriera politica ad ostacolarla. Però queste sono decisioni che vanno prese non stato per stato ma dentro un vertice europeo.

E in questa visione che cosa può partire dal Congresso del Pse a Lisbona?
Bisogna lanciare lì l’idea di Stati Uniti d’Europa. Perché l’Europa così com’è è destinata a contare sempre meno nello scenario internazionale che si è costituito dopo il 1989-90. Vanno rivisitati tutti i parametri di Maastricht perché ci sia più attenzione ai temi degli investimenti e dell’inclusione e bisogna che sia una responsabilità europea un tema delicato come quello delle grandi migrazioni. Non siamo davanti al fenomeno di un migrante che parte con la famiglia. Siamo difronte a migrazioni di popoli. Molti citano gli esempi degli italiani che a fine ottocento e inizio novecento partivano per Argentina, Brasile e Stati Uniti. È cosa diversa. Sono popoli che si spostano, all’interno di un continente o dal quel continente ad altri ritenuti più ricchi. È un fenomeno che ha una durevolezza temporale. Non è una cosa che nasce e muore nell’arco di un quinquennio.

Daniele Unfer

Eutanasia. Il Parlamento latita ancora

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Sono trascorsi quaranta giorni da quando la Corte costituzionale sul processo Cappato/DJ Fabo ha rilevato l’assenza di una «adeguata tutela» nell’assetto normativo che riguarda il fine vita, concedendo 11 mesi al Parlamento per colmare la lacuna e intervenire con una «appropriata disciplina».

“Sebbene siano stati presentati alcuni testi di legge – ha dichiarato Marco Cappato, tesoriere Associazione Luca Coscioni – purtroppo finora nulla si è mosso né a Montecitorio né a Palazzo Madama. in particolare, le Commissioni Affari Sociali e Giustizia della Camera dei Deputati non hanno ancora fissato una data per iniziare la discussione della legge. Chiediamo ai Capigruppo di inserire subito all’ordine del giorno delle Commissioni la proposta di legge di iniziativa popolare “Eutanasia Legale” che giace indiscussa in Parlamento da oltre 5 anni ed ha raccolto il sostegno di oltre 140mila cittadini.”

Per discutere il da farsi con i Parlamentari interessati, domani, 5 dicembre 2018, si terrà alla Camera dei Deputati dalle 8.30 alle 9.30 una riunione dell’intergruppo parlamentare per le scelte di fine vita, che conta al momento 67 parlamentari di ogni schieramento politico: 48 deputati e 19 senatori. La riunione, convocata da Mina Welby, sarà introdotta da Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni con una relazione sull’ordinanza della Corte costituzionale.

L’intergruppo parlamentare per le scelte di fine vita è nato da un’intuizione dell’Associazione Luca Coscioni, il 16 settembre 2015, per la prima volta nella storia repubblicana italiana, si forma e riunisce l’intergruppo per le scelte di fine vita. Con una partecipazione trasversale tra gli schieramenti, grazie alla partecipazione di 124 parlamentari, nella XVII legislatura l’intergruppo è riuscito ad ottenere la legge sul Testamento Biologico.

Gli aderenti nella XVIII legislatura sono 67 (7% del totale) i parlamentari che chiedono una legge per l’eutanasia legale insieme alla Corte costituzionale: 48 deputati (8%) e 19 senatori (6%). Tra gli aderenti anche il senatore Riccardo Nencini, segretario del Psi.

Veneto, le proposte del Psi per la regione

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Abolire il superticket di 10 euro su ogni ricetta medica per esami diagnostici o specialistici;
Attivare reti cliniche integrate tra professionisti medici e pediatri di base, specialisti ospedalieri che prendano in carico l’utente integrandone bisogni sanitari e sociali;
Rendere più efficace il Pronto soccorso riorganizzando il codice bianco garantendo l’attività in ambulatori definiti a bassa priorità;
Sviluppare aree per favorire la nascite di “Sylicon Valley” italiane;
Creare in ogni Istituto scolastico gruppi di mediatori linguistico culturali coordinati a livello regionale;
Rafforzare le strutture dei parchi esistenti e creare ulteriori aree verdi per ridurre il CO2 derivante dall’uso di inquinanti;
Rivisitare gli strumenti di accoglienza dei richiedenti asilo attraverso strumenti che permettano la reale integrazione, provvedendo anche a limitare il danno derivante dal depotenziamento degli SPRAAR.

Questi sono solo alcuni degli obiettivi che il PSI del Veneto si pone per migliorare la qualità della vita degli abitanti del Veneto. Solo alcune delle proposte approvate dalla Conferenza programmatica del PSI del Veneto tenutasi ieri, sabato 1 dicembre a Mestre, presso l’hotel Bologna e che ha ufficializzato la proposta politica del PSI del Veneto per il biennio 2018-2010.

All’incontro prima dell’inizio dei lavori della Conferenza, hanno portato il proprio saluto: Riccardo Nencini (Segretario nazionale del PSI) che parlando di politica nazionale ha paventato l’affermarsi in Italia del nazionalismo etnico e la necessità di contrapporre ad esso una sinistra europeista; Alessandro Bisato (Segretario regionale del Partito Democratico Veneto) che ha spiegato come la battaglia europeista sia la proposta alternativa al sovranismo che il centrosinistra ha il dovere di fare agli italiani; Mauro Tosi (Coordinatore della segreteria regionale regionale di Sinistra Italiana Veneto), che ha sostenuto la necessità di un impegno della sinistra a favore di lavoratori e famiglie; Mario Dalla Tor (Responsabile regionale di Alternativa Popolare Veneto), che ha ricordato la necessità di una buona gestione dei flussi migratori indispensabili per l’economia italiana; Marco Aliano (Responsabile giovanile Più Europa-Centro Democratico Veneto), che ha ricordato la necessità di riconquistare al voto e quindi alla politica vera i giovani.

La Conferenza si è conclusa con l’appello ai partiti del centrosinistra ad un’azione unitaria di tutte le forze riformiste della nostra regione. Noi socialisti ci siamo!

Luca Fantò

Segretario regionale PSI del Veneto

Verso il Congresso: Manifesto per l’Unità dei Socialisti

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“Il 4 marzo si è chiuso il ciclo della seconda Repubblica: con la fine di un bipolarismo anomalo e l’affermarsi di uno schema tripolare viene meno la ragione fondativa del Pd mentre i soggetti politici minori rischiano di essere privati anche del diritto di cittadinanza”. Così inizia il ‘Manifesto per l’Unita’ dei Socialisti’ pensato, preparato e scritto in vista del congresso di primavera. Con i sottoscrittori, ciascuno di loro impegnato a tenere viva una storia che ha reso l’Italia più civile e più libera. Un manifesto firmato da Riccardo Nencini, Segretario PSI, Gennaro Acquaviva, Presidente Fondazione Socialismo, Luigi Covatta, Direttore Mondoperaio, Mauro Del Bue, Direttore Avanti!, Ugo Intini, Pia Locatelli, Vice presidente Internazionale Socialista, Claudio Martelli, Gianvito Mastroleo, Presidente Fondazione Di Vagno, Enrico Pedrelli, Segretario Federazione Giovanile Socialista, Carlo Vizzini – Presidente del Consiglio Nazionale Psi.

“I socialisti – si legge ancora nel manifesto – ritengono sia giunto il momento di far pesare il loro patrimonio politico-culturale troppo a lungo negletto dalle altre componenti dell’area di centrosinistra per proporre ai cittadini una visione del futuro del nostro paese che sappia coniugare i valori del socialismo democratico e le emergenze storiche in cui ci troviamo.

Del resto il movimento socialista nacque per umanizzare gli effetti collaterali della prima rivoluzione industriale, e la missione resta la stessa anche di fronte alla quarta.

Questo significa innanzitutto regolare il capitalismo, motore della crescita ma anche meccanismo guidato esclusivamente dalla logica del profitto ed incurante delle conseguenze sociali dei suoi temporanei successi. E se non fu facile regolare il capitalismo manchesteriano, ancora più difficile è regolare la finanza globale che guida questa fase dello sviluppo.

Per affrontare questo tema è auspicabile che innanzitutto il PSE apra un’approfondita riflessione a partire dal prossimo congresso di Lisbona che porti a interventi sempre più incisivi per superare la finanziarizzazione dell’economia, modificare il Trattato di Maastricht per riformare l’Unione Europea, ridurre le diseguaglianze. Quello europeo, infatti, è l’unico contesto possibile per operare efficacemente in questa direzione.

La crisi italiana, tuttavia, non dipende solo da cause esogene. Nasce anche dalla rottura dei primi anni ’90 del secolo scorso e dall’improvvisazione con cui ad essa si è pensato di rimediare. C’è perciò da augurarsi che al tramonto della seconda Repubblica non si reagisca come si reagì alla fine traumatica della prima, quando si pensò che bastasse la riforma del sistema elettorale per ottenere un nuovo e più efficiente sistema politico, lasciando nel cassetto le proposte di riforma istituzionale che pure erano state da diverse parti formulate. E’ quindi auspicabile che venga presto ripreso il confronto sui nodi istituzionali più rilevanti.

Nei mesi scorsi i socialisti hanno riproposto il tema dell’alleanza fra meriti e bisogni, e non a fini celebrativi. E’ sempre più evidente, infatti, che quello è l’orizzonte in cui collocare la battaglia per l’equità e l’inclusione nei termini nuovi che le trasformazioni sociali ed economiche impongono. Così come è evidente, peraltro, che una battaglia che postula una maggiore responsabilizzazione della società civile rispetto all’impegno dello Stato non possa ignorare il ruolo dei corpi intermedi e ne richieda invece il sostegno.

L’impronta riformista cui non sono stati estranei i governi della passata legislatura – con il torto di non averla implementata a sufficienza, prima ancora che nella gestione operativa, nella motivazione politica e culturale – va resa ancora più incisiva anche per impedire conati controriformistici che già si sono manifestati in seno alle forze di governo.

È al socialismo umanitario che bisogna guardare per gettare le basi di una sinistra credibile e competitiva. Non da soli, ma con la disponibilità a costruire una rete di forze democratiche e di movimenti civici per fronteggiare partiti che lavorano per cancellare la società aperta figlia della costituzione e sostituirla con una società fondata sul nazionalismo etnico.

Su questa piattaforma proponiamo a tutti i socialisti un impegno comune fino dal congresso convocato per il mese di marzo 2019 e la disponibilità a un confronto aperto”.

Riccardo Nencini – Segretario PSI; Gennaro Acquaviva – Presidente Fondazione Socialismo; Luigi Covatta – Direttore Mondoperaio; Mauro Del Bue – Direttore Avanti!; Ugo Intini; Pia Locatelli – Vice presidente Internazionale Socialista; Claudio Martelli; Gianvito Mastroleo – Presidente Fondazione Di Vagno; Enrico Pedrelli – Segretario Federazione Giovanile Socialista; Carlo Vizzini – Presidente del Consiglio Nazionale Psi

UNITA’ DEI SOCIALISTI

folla

“Il 4 marzo si è chiuso il ciclo della seconda Repubblica: con la fine di un bipolarismo anomalo e l’affermarsi di uno schema tripolare viene meno la ragione fondativa del Pd mentre i soggetti politici minori rischiano di essere privati anche del diritto di cittadinanza”. Così iniza il ‘Manifesto per l’Unita’ dei Socialisti’ pensato, preparato e scritto in vista del congresso di primavera. Con i sottoscrittori, ciascuno di loro impegnato a tenere viva una storia che ha reso l’Italia più civile e più libera. Un manifesto firmato da Riccardo Nencini, Segretario PSI, Gennaro Acquaviva, Presidente Fondazione Socialismo, Luigi Covatta, Direttore Mondoperaio, Mauro Del Bue, Direttore Avanti!, Ugo Intini, Pia Locatelli, Vice presidente Internazionale Socialista, Claudio Martelli, Gianvito Mastroleo, Presidente Fondazione Di Vagno, Enrico Pedrelli, Segretario Federazione Giovanile Socialista, Carlo Vizzini – Presidente del Consiglio Nazionale Psi.

“I socialisti – si legge ancora nel manifesto – ritengono sia giunto il momento di far pesare il loro patrimonio politico-culturale troppo a lungo negletto dalle altre componenti dell’area di centrosinistra per proporre ai cittadini una visione del futuro del nostro paese che sappia coniugare i valori del socialismo democratico e le emergenze storiche in cui ci troviamo.

Del resto il movimento socialista nacque per umanizzare gli effetti collaterali della prima rivoluzione industriale, e la missione resta la stessa anche di fronte alla quarta.

Questo significa innanzitutto regolare il capitalismo, motore della crescita ma anche meccanismo guidato esclusivamente dalla logica del profitto ed incurante delle conseguenze sociali dei suoi temporanei successi. E se non fu facile regolare il capitalismo manchesteriano, ancora più difficile è regolare la finanza globale che guida questa fase dello sviluppo.

Per affrontare questo tema è auspicabile che innanzitutto il PSE apra un’approfondita riflessione a partire dal prossimo congresso di Lisbona che porti a interventi sempre più incisivi per superare la finanziarizzazione dell’economia, modificare il Trattato di Maastricht per riformare l’Unione Europea, ridurre le diseguaglianze. Quello europeo, infatti, è l’unico contesto possibile per operare efficacemente in questa direzione.

La crisi italiana, tuttavia, non dipende solo da cause esogene. Nasce anche dalla rottura dei primi anni ’90 del secolo scorso e dall’improvvisazione con cui ad essa si è pensato di rimediare. C’è perciò da augurarsi che al tramonto della seconda Repubblica non si reagisca come si reagì alla fine traumatica della prima, quando si pensò che bastasse la riforma del sistema elettorale per ottenere un nuovo e più efficiente sistema politico, lasciando nel cassetto le proposte di riforma istituzionale che pure erano state da diverse parti formulate. E’ quindi auspicabile che venga presto ripreso il confronto sui nodi istituzionali più rilevanti.

Nei mesi scorsi i socialisti hanno riproposto il tema dell’alleanza fra meriti e bisogni, e non a fini celebrativi. E’ sempre più evidente, infatti, che quello è l’orizzonte in cui collocare la battaglia per l’equità e l’inclusione nei termini nuovi che le trasformazioni sociali ed economiche impongono. Così come è evidente, peraltro, che una battaglia che postula una maggiore responsabilizzazione della società civile rispetto all’impegno dello Stato non possa ignorare il ruolo dei corpi intermedi e ne richieda invece il sostegno.

L’impronta riformista cui non sono stati estranei i governi della passata legislatura – con il torto di non averla implementata a sufficienza, prima ancora che nella gestione operativa, nella motivazione politica e culturale – va resa ancora più incisiva anche per impedire conati controriformistici che già si sono manifestati in seno alle forze di governo.

È al socialismo umanitario che bisogna guardare per gettare le basi di una sinistra credibile e competitiva. Non da soli, ma con la disponibilità a costruire una rete di forze democratiche e di movimenti civici per fronteggiare partiti che lavorano per cancellare la società aperta figlia della costituzione e sostituirla con una società fondata sul nazionalismo etnico.

Su questa piattaforma proponiamo a tutti i socialisti un impegno comune fino dal congresso convocato per il mese di marzo 2019 e la disponibilità a un confronto aperto”.

Riccardo Nencini – Segretario PSI; Gennaro Acquaviva – Presidente Fondazione Socialismo; Luigi Covatta – Direttore Mondoperaio; Mauro Del Bue – Direttore Avanti!; Ugo Intini; Pia Locatelli – Vice presidente Internazionale Socialista; Claudio Martelli; Gianvito Mastroleo – Presidente Fondazione Di Vagno; Enrico Pedrelli – Segretario Federazione Giovanile Socialista; Carlo Vizzini – Presidente del Consiglio Nazionale Psi

Nencini: “Tria servitore di due padroni”

Giovanni Tria

Riccardo Nencini, segretario del Psi, dopo l’intervento fatto in Aula al Senato dal Ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha detto: “Tria al Senato su manovra economica? Poco convincente, soprattutto nel motivare come finanzierà reddito di cittadinanza e riforma pensioni dopo la giravolta imposta dall’Europa. Spiace dirlo: è un economista di pregio ma somiglia ad arlecchino servo di due padroni”.

Nencini ha concluso: “Presentata risoluzione: una nuova governance per la zona Euro, rilancio riforme strutturali, potenziamento investimenti, tutela del risparmio eroso da spread e aumento tassi interesse”.

Il governo è al lavoro per scongiurare la procedura d’infrazione. Intervenendo in Aula al Senato sulla manovra, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha spiegato: “E’ in corso un intenso dialogo con l’Ue, un dialogo improntato ad individuare una possibile posizione condivisa nel rispetto delle priorità individuate dal governo. La bocciatura della manovra da parte della Commissione europea apre alla prospettiva di una procedura sul debito, prospettiva che pone il governo e il Parlamento sovrano di fronte alla necessità di assumere una decisione di forte responsabilità e di attuare un’operazione verità. Bisogna valutare attentamente se si possono trovare spazi finanziari per un migliore equilibrio dei conti, se si possono trovare spazi nuovi. L’obiettivo che ci poniamo con la manovra è affrontare i problemi concreti, non certo organizzare un affronto all’Europa o un’uscita dall’euro. Noi ce la metteremo tutta per essere responsabili verso i cittadini e verso l’Ue. Dobbiamo tenere conto dei timori dei partner europei e poi bisogna tener conto dell’alto livello dello spread. Vi è inoltre la necessità di non divergere dalle regole derivanti dai nostri impegni europei nella misura in cui ciò rischia di produrre di per sé effetti negativi sulla crescita e sulla stessa politica espansiva decisa, facendo aumentare il costo di finanziamento del debito. La manovra, che si è limitata ad aumentare il deficit per finanziare misure che avessero al contempo effetti positivi sulla crescita sul lungo periodo ed effetti espansivi nel medio periodo, ha due obiettivi:  aumentare il tasso di crescita e ridurre il rapporto debito-pil. E i pilastri per raggiungere questi obiettivi sono: il rilancio degli investimenti, l’avvio delle riforme fiscali, il rafforzamento delle politiche per il contrasto della povertà, per il lavoro e la riforma del sistema pensionistico. Scelte di politica economica su cui non accettiamo lezioni di morale dall’opposizione. Non è nostra intenzione parlare di responsabilità del passato e ho ricordato che si tratta della nostra storia comune ma nel momento in cui dialoghiamo con la Commissione europea, nel dibattito domestico non accettiamo che qualcuno venga a farci la morale in tema di politiche per la crescita. Negli ultimi anni c’è stato un aumento della spesa corrente per finanziare la stagione dei tanti bonus con oneri che continuano a pesare sul nostro bilancio”.

Il vicepremier Luigi Di Maio, sui numeri della manovra, ha ribadito: “Credo nel dialogo, nella possibilità di trovare una soluzione insieme alle istituzioni europee, l’importante è che si facciano le cose che abbiamo detto agli italiani. Noi non tradiremo i cittadini per colpa di qualche numerino”.

Il vicepremier Matteo Salvini, arrivando a Palazzo Chigi per il Consiglio dei ministri, ha detto: “Spostare l’asticella del rapporto deficit/Pil dall’ormai noto 2,4%? Non fatemi parlare di numeri, parliamo di sostanza, i numeri arrivano alla fine. Gli italiani non mi chiedono i numeri, ma chiedono lavoro, pensioni, meno tasse, reddito, quindi una volta che gli esperti ci avranno fatto il totale dei numeri avremo un numero, però noi partiamo dai fatti e poi arriviamo ai decimali”.

L’Ue intanto ha ribadito la sua posizione. Oggi a Bruxelles, Valdis Dombrovskis, il vice presidente della Commissione europea responsabile per l’euro, durante una conferenza stampa, ha detto: “Ciò che si richiede all’Italia è di rispettare gli impegni che aveva preso al Consiglio Ecofin dello scorso mese di luglio, ovvero un miglioramento del deficit/Pil strutturale dello 0,6%, mentre la manovra del governo prevede un peggioramento dello 0,8%; si tratta di un divario molto grande, pari all’1,2%. E’ chiaro che ci deve essere una correzione sostanziale, non marginale della traiettoria di riduzione del deficit”. Prima, un giornalista gli aveva chiesto se la riduzione dal 2,4% al 2,2%, o anche al 2%, del rapporto deficit/Pil programmato dalla manovra italiana per il 2019 sia sufficiente a scongiurare una procedura per deficit eccessivo.

Dombrovskis, poi, ha aggiunto: “Il peggioramento dello spread è certamente visto dalla Commissione come un fattore che ha impatto sulle imprese italiane e le banche. Perciò, è importante che la traiettoria del deficit nella manovra sia corretta verso il basso anche per minimizzare questi effetti sull’economia”.

Il commissario ha sottolineato che l’aumento sostanziale dei rendimenti dei titoli di Stato italiani registrato recentemente ha innescato un aumento del costo dei finanziamenti delle società e delle famiglie, e ha avuto conseguenze sulla fiducia degli investitori, tanto che la Commissione, nelle sue ultime previsioni economiche, per il 2019 ha rivisto al ribasso le stime per la crescita dell’Italia, dall’1,3 all’1,1 per cento”.

Il messaggio della Ue è chiaro ed inequivocabile: gli impegni vanno rispettati. I fatti dimostrerebbero che il governo giallo-verde non sta mantenendo gli impegni assunti con l’Ue, ma neanche quelli con gli italiani. Non è certo colpa dell’opposizione se agli italiani, durante la propaganda elettorale, Lega e M5S hanno promesso la ‘luna nel pozzo’.

Salvatore Rondello

Cagliari. La campagna elettorale dei socialisti

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Cagliari. La campagna elettorale per le prossime elezioni regionali sarde, che si terranno la primavera dell’anno prossimo, è iniziata già da qualche settimana, e anche il Partito Socialista sta serrando le fila in vista di questo importante appuntamento.

Nell’attesa che la coalizione di centrosinistra e partiti e movimenti sovranisti trovino una intesa sulle regole e lo svolgimento delle primarie per scegliere il candidato alla presidenza della Regione, il comitato regionale del Partito Socialista ha organizzato una conferenza programmatica regionale, alla quale è prevista la partecipazione anche del segretario nazionale Riccardo Nencini.

L’appuntamento è per giovedì 29 novembre prossimo a Cagliari, nella sala conferenze del Lazzaretto (fronte mare), nel quartiere Sant’Elia di Cagliari, con inizio alle ore 15,30.

Nel corso della riunione verranno illustrati e discussi i temi principali che contraddistingueranno la campagna elettorale dei socialisti:

– Linee di sviluppo economico per il rilancio economico della Sardegna
– Mobilità interna ed esterna: un diritto per partecipare
– Sanità e Stato sociale: correggere gli errori del passato
– Scuola, Cultura, Formazione: investiamo in qualità.