Il Rosatellum: mix tra proporzionale e maggioritario

legge elettorale schede

Mix proporzionale (64%) e collegi uninominali (36%). Possibilità di coalizione, unica e a livello nazionale. Soglia di sbarramento al 3% per le liste singole e del 10% per le coalizioni. Massimo 4 nomi nei listini del proporzionale. Pluricandidature: 1 collegio uninominale e massimo 3 nel proporzionale. Non c’è possibilità di voto disgiunto. Questi in sintesi i principi del Rosatellum bis depositato oggi da Pd in commissione affari costituzionali.

L’appoggio dei socialisti
Un testo che avrà l’appoggio dei socialisti. “Incontro positivo tra Psi e Pd sulla nuova legge elettorale” commenta il segretario del Psi, Riccardo Nencini. “Si profila un sistema semimaggioritario che favorisce le coalizioni. Proprio quello che avevamo indicato noi”. Soddisfatta anche Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera, che ha incontrato Ettore Rosato, per discutere della nuova ipotesi di legge Elettorale. Il Psi ha dimostrato “attenzione al nuovo testo – ha commentato – perché il sistema elettorale discusso faciliterà la costituzione di coalizioni”. Pia Locatelli si è detta “particolarmente soddisfatta” da un altro elemento della legge in discussione. Un elemento su cui Pia Locatelli e i socialisti si sono spesi con forza. Quello delle quote di genere. In ogni coalizione infatti nessuno dei due generi può superare la quota del 60% nei collegi uninominali a livello nazionale. La stessa quota è prevista per i partiti per ciò che riguarda i nomi dei listini proporzionali.

Nella relazione tecnica che accompagna il testo si legge che “la proposta base delinea un sistema elettorale misto, in cui l’assegnazione di 231 seggi alla Camera e 102 seggi al Senato è effettuata in collegi uninominali con formula maggioritaria, in cui vince il candidato più votato, mentre l’assegnazione dei restanti seggi avviene con metodo proporzionale, nell’ambito di collegi plurinominali”. Sulle coalizioni si spiega: “I partiti possono presentarsi da soli o in coalizione. La coalizione è unica a livello nazionale. I partiti in coalizione presentano candidati unitari nei collegi uninominali”.

Sui listini del proporzionale si spiega che “in ogni collegio plurinominale, ciascuna lista è composta da un elenco di candidati, presentati secondo un determinato ordine numerico. Il numero dei candidati non può essere inferiore a due né superiore a quattro”. Quanto alla pluricandidature si specifica che “il candidato in un collegio uninominale può essere candidato altresì nei collegi plurinominali, fermo restando il limite di tre”. Per quanto riguarda l’espressione del voto la scheda è unica. Le soglie di sbarramento sono del 3 per cento per le liste singole e del 10 per cento per le coalizioni.

Camera e Senato
Il Rosatellum bis è stato deposistao sia alla Camera che al Senato “Il Pd, come è noto, non è autosufficiente – si osserva dal Pd – quindi per andare avanti prima alla Camera e poi al Senato serve un accordo vero con altri gruppi parlamentari. Le critiche di M5S e Mdp arrivate in queste ore sono ingenerose. Non si può attaccare il Consultellum e poi impedire qualsiasi modifica”.

Le reazioni dei partiti
Un sì importate arriva da Forza Italia: “Per quello che ne sappiano è un tentativo serio a cui Forza Italia dà un primo via libera. Aspettiamo di leggere ovviamente i contenuti e vedere il calendario ma noi pensiamo che questa nuova proposta possa essere presa in seria considerazione” dice il presidente dei deputati di Forza Italia Renato Brunetta. Anche il leader della minoranza Pd Andrea Orlando appoggia il testo auspicando però che venga aumentata la quota maggioritaria. “Una proposta buona” aggiunge il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio. Anche i centristi di Ap con il capogruppo Maurizio Lupi affermano di condividere l’impostazione del testo. Bocciatura completa invece dal M5S che parla di inciucio ai loro danni.

Tempi brevi
Ettore Rosato, presidente dei deputati Pd conversando con i cronisti in Transatlantico si è detto “ottimista” riguardo l’iter del testo di riforma elettorale depositato oggi in Commissione Affari Costituzionali alla Camera e trasmesso al Senato. Lo sforzo da fare è prendere consapevolezza che è l’ultima occasione, che è un testo equilibrato e ci vuole responsabilità”, sottolinea. Rosato aggiunge inoltre che c’è la possibilità di approvare la riforma in tempi brevi: “L’hanno depositata anche al senato. Nelle prime due settimane di ottobre ci sono i tempi per approvarla alla Camera. Ma se c’è accordo politico i tempi saranno rapidi anche di là”. “Sembra ci sia una consapevolezza diversa nei partiti rispetto all’ultima volta”, ha aggiunto Rosato.”L’impianto con collegi piccoli e uninominali, che poggia su un principio maggioritario, e su collegi plurinominali, che poggia su un principio proporzionale” incontrano per Rosato le richieste di tutte le forze politiche.

Un testo che per il relatore Emanuele Fiano “va incontro alle critiche che erano state sollevate nei mesi scorsi alle precedenti proposte. Rafforza il potere di scelta dei cittadini attraverso i collegi uninominali e quelli plurinominali per la parte proporzionale; l’unica scheda incentiva la conoscibilità dei candidati. In più rafforza il rapporto degli eletti con il territorio ed incentiva le coalizioni”.

ECCO IL ROSATELLUM

Elezioni voto scheda urna manoMix proporzionale (64%) e collegi uninominali (36%). Possibilità di coalizione, unica e a livello nazionale. Soglia di sbarramento al 3% per le liste singole e del 10% per le coalizioni. Massimo 4 nomi nei listini del proporzionale. Pluricandidature: 1 collegio uninominale e massimo 3 nel proporzionale. Non c’è possibilità di voto disgiunto. Questi in sintesi i principi del Rosatellum bis depositato oggi da Pd in commissione affari costituzionali.

L’appoggio dei socialisti
Un testo che avrà l’appoggio dei socialisti. “Incontro positivo tra Psi e Pd sulla nuova legge elettorale” commenta il segretario del Psi, Riccardo Nencini. “Si profila un sistema semimaggioritario che favorisce le coalizioni. Proprio quello che avevamo indicato noi”. Soddisfatta anche Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera, che ha incontrato Ettore Rosato, per discutere della nuova ipotesi di legge Elettorale. Il Psi ha dimostrato “attenzione al nuovo testo – ha commentato – perché il sistema elettorale discusso faciliterà la costituzione di coalizioni”. Pia Locatelli si è detta “particolarmente soddisfatta” da un altro elemento della legge in discussione. Un elemento su cui Pia Locatelli e i socialisti si sono spesi con forza. Quello delle quote di genere. In ogni coalizione infatti nessuno dei due generi può superare la quota del 60% nei collegi uninominali a livello nazionale. La stessa quota è prevista per i partiti per ciò che riguarda i nomi dei listini proporzionali.

Nella relazione tecnica che accompagna il testo si legge che “la proposta base delinea un sistema elettorale misto, in cui l’assegnazione di 231 seggi alla Camera e 102 seggi al Senato è effettuata in collegi uninominali con formula maggioritaria, in cui vince il candidato più votato, mentre l’assegnazione dei restanti seggi avviene con metodo proporzionale, nell’ambito di collegi plurinominali”. Sulle coalizioni si spiega: “I partiti possono presentarsi da soli o in coalizione. La coalizione è unica a livello nazionale. I partiti in coalizione presentano candidati unitari nei collegi uninominali”.

Sui listini del proporzionale si spiega che “in ogni collegio plurinominale, ciascuna lista è composta da un elenco di candidati, presentati secondo un determinato ordine numerico. Il numero dei candidati non può essere inferiore a due né superiore a quattro”. Quanto alla pluricandidature si specifica che “il candidato in un collegio uninominale può essere candidato altresì nei collegi plurinominali, fermo restando il limite di tre”. Per quanto riguarda l’espressione del voto la scheda è unica. Le soglie di sbarramento sono del 3 per cento per le liste singole e del 10 per cento per le coalizioni.

Camera e Senato
Il Rosatellum bis è stato deposistao sia alla Camera che al Senato “Il Pd, come è noto, non è autosufficiente – si osserva dal Pd – quindi per andare avanti prima alla Camera e poi al Senato serve un accordo vero con altri gruppi parlamentari. Le critiche di M5S e Mdp arrivate in queste ore sono ingenerose. Non si può attaccare il Consultellum e poi impedire qualsiasi modifica”.

Le reazioni dei partiti
Un sì importate arriva da Forza Italia: “Per quello che ne sappiano è un tentativo serio a cui Forza Italia dà un primo via libera. Aspettiamo di leggere ovviamente i contenuti e vedere il calendario ma noi pensiamo che questa nuova proposta possa essere presa in seria considerazione” dice il presidente dei deputati di Forza Italia Renato Brunetta. Anche il leader della minoranza Pd Andrea Orlando appoggia il testo auspicando però che venga aumentata la quota maggioritaria. “Una proposta buona” aggiunge il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio. Anche i centristi di Ap con il capogruppo Maurizio Lupi affermano di condividere l’impostazione del testo. Bocciatura completa invece dal M5S che parla di inciucio ai loro danni.

Tempi brevi
Ettore Rosato, presidente dei deputati Pd conversando con i cronisti in Transatlantico si è detto “ottimista” riguardo l’iter del testo di riforma elettorale depositato oggi in Commissione Affari Costituzionali alla Camera e trasmesso al Senato. Lo sforzo da fare è prendere consapevolezza che è l’ultima occasione, che è un testo equilibrato e ci vuole responsabilità”, sottolinea. Rosato aggiunge inoltre che c’è la possibilità di approvare la riforma in tempi brevi: “L’hanno depositata anche al senato. Nelle prime due settimane di ottobre ci sono i tempi per approvarla alla Camera. Ma se c’è accordo politico i tempi saranno rapidi anche di là”. “Sembra ci sia una consapevolezza diversa nei partiti rispetto all’ultima volta”, ha aggiunto Rosato.”L’impianto con collegi piccoli e uninominali, che poggia su un principio maggioritario, e su collegi plurinominali, che poggia su un principio proporzionale” incontrano per Rosato le richieste di tutte le forze politiche.

Un testo che per il relatore Emanuele Fiano “va incontro alle critiche che erano state sollevate nei mesi scorsi alle precedenti proposte. Rafforza il potere di scelta dei cittadini attraverso i collegi uninominali e quelli plurinominali per la parte proporzionale; l’unica scheda incentiva la conoscibilità dei candidati. In più rafforza il rapporto degli eletti con il territorio ed incentiva le coalizioni”.

Sicilia: tribunale sospende Regionarie M5S

GIANCARLO-CANCELLERI

Le Regionarie del M5S che hanno portato alla candidatura di Giancarlo Cancelleri per le elezioni siciliane del prossimo 5 novembre prossimo, sono state sospese dal tribunale di Palermo. L’ha deciso il giudice della prima sezione civile, Claudia Spiga, dopo il ricorso presentato dall’attivista Mauro Giulivi, escluso per non aver sottoscritto in tempo il Codice etico. Il tribunale conferma così la decisione presa lo scorso 12 settembre in via cautelare.

La decisione del giudice blocca il risultato del primo turno di votazione “limitatamente ai candidati della provincia di Palermo”, tra i quali sarebbe rientrato Giulivi se non fosse stato escluso, e sospende anche il risultato della seconda votazione, i cui esiti furono ufficializzati dallo staff il 9 luglio con l’investitura di Cancelleri nel ruolo di candidato governatore per il Movimento cinque stelle. In pratica, il giudice afferma che bisogna ripetere le Regionarie che riguardano Palermo e quelle che hanno eletto Cancelleri.

Grillo va subito all’accatto di giornalisti giudici e tira dritto. “Cancelleri era, è e sarà il candidato presidente del MS5″. Questo il titolo di un post del blog di Beppe Grillo firmato da Giancarlo Cancelleri in cui si spiega come per indire nuove Regionarie “siamo fuori tempo massimo”. “La scadenza per presentare il simbolo è questo sabato 23 settembre e dobbiamo inoltre raccogliere 3.600 firme per la presentazione della lista. Per questo motivo il M5S sarà presente alle regionali siciliane con il sottoscritto, Giancarlo Cancelleri, candidato alla Presidenza della Sicilia”, si legge.

Nel provvedimento del giudice si legge ancora che il Movimento 5 Stelle non ha presentato ancora le liste e quindi la candidatura di Giancarlo Cancelleri e quindi la domanda di sospensione delle regionarie dell’attivista Mauro Giulivi può essere accolta. “L’impugnativa – scrive ancora il giudice Claudia Spiga – non è soggetta a termini di decadenza”. “Nella specie – prosegue il giudice – gli effetti degli atti di individuazione dei candidati non possono dirsi definitivamente esauriti, essendo pacifico che ancora non risulta proposta la candidatura ufficiale con la presentazione e deposito delle liste dei candidati”. Insomma una esclusione che per il giudice lede il diritto.

Ironizza il segretario del Psi Riccardo Nencini: “Un bagno nella buona politica quello dei Cinque Stelle. Confusione sul candidato in Sicilia e intervento dei giudici, primarie tarocche per scegliere il candidato premier, codice d’onore ferreo, vale per quasi tutti. Il nuovo che avanza. E si ergono ancora a censori…” conclude.

Consip. Nencini, “Usare il nome preciso: complotto”

consip

Martedì scorso, 12 settembre, non soltanto caso Regeni e situazione libica, con particolare riguardo ai flussi migratori, tra i temi discussi durante l’audizione del premier Paolo Gentiloni, presso il Copasir. Sul tavolo anche la vicenda Consip, con gli ultimi sviluppi, legati al ruolo dei carabinieri, in particolare di Gianpaolo Scafarto, l’ufficiale del Noe sotto inchiesta per falso e rivelazione del segreto istruttorio nell’ambito del caso e di Sergio De Caprio, noto come capitano Ultimo.

Un incartamento complicato analizzato su più fronti. Ora, dopo essere stato trasmesso dal Csm, è all’esame dei pm di piazzale Clodio. In mattinata, nell’ufficio del procuratore Giuseppe Pignatone, alla presenza dell’aggiunto Paolo Ielo e del sostituto Mario Palazzi, c’è stata una prima visione del contenuto, diverse decine di pagine di verbali di audizioni, della pec arrivata da palazzo dei Marescialli. Lo studio delle carte proseguirà nel pomeriggio ed al termine di questa attività gli inquirenti decideranno se inserire la documentazione in un nuovo fascicolo oppure in quello già esistente sulla vicenda Consip.

“Non amo il vittimismo. Non mi convince – scrive Matteo Renzi sulla sua pagina Facebook – chi si piange addosso, chi ha sempre un alibi, chi vive di fantasie. Per questo sulla vicenda Consip non ho mai pronunciato parole quali golpe o complotto. Ho sempre detto una cosa diversa: pieno rispetto delle istituzioni, sempre. Ci sono delle ‘coincidenze’ strane in questa storia. Toccherà ai magistrati fare chiarezza. Noi aspettiamo la verità senza gridare. Chi ha cercato di lucrare su un’indagine come Consip oggi dovrebbe avere l’onestà intellettuale di farsi alcune domande”, prosegue il segretario del Pd. “Noi sappiamo che per colpa di un carabiniere che falsifica un atto non si può attaccare l’Arma dei Carabinieri che è un pilastro insostituibile della nostra comunità. Per colpa di un servitore dello stato che viola il proprio dovere ce ne sono migliaia che ci rendono orgogliosi di essere italiani. Dunque: nessuna polemica strumentale”. “Aspettando la verità – ha concluso – ci troverete sempre e per sempre dalla stessa parte: quella del rispetto delle istituzioni, quella della giustizia e non del giustizialismo. Noi non siamo i populisti che urlano tanto e razzolano male”.

Il segretario del Psi Riccardo Nencini la politica non deve avere paura di chiamare le cose con il proprio nome. “Il vocabolario ha un nome preciso per giudicare il caso Consip. ‘Complotto’, e come obiettivo aveva il capo del governo. La politica ha il dovere di urlarlo senza paura”. “Per l’appunto – ha aggiunto Nencini – proprio nei giorni in cui Orsoni viene prosciolto – e si dimise da sindaco di Venezia – cadono le accuse su Mastella – crollò il governo Prodi – e Di Pietro dichiara di aver utilizzato con disinvoltura la paura delle manette. E non dimentico il caso C. Ricordate?”.

ITALIANI DI DIRITTO

ius-soli-sinistraIl Partito democratico fa dietrofront sulla questione ius soli che rischia ora di diventare una spada di Damocle per la tenuta del governo. Dopo i tentennamenti in casa Dem e le minacce di Mdp, ora a rompere definitivamente gli indugi è proprio il Presidente del Consiglio. “L’impegno che abbiamo descritto alcune settimane fa rimane, è un lavoro da fare, l’autunno non è ancora finito. Non devo ricordare quando comincia e finisce l’autunno, è una consapevolezza acquisita. Resto alle parole che ho detto alcune settimane fa, siamo ancora in estate, l’impegno che abbiamo descritto rimane”, Paolo Gentiloni, chiude le polemiche dal vertice italo-greco di Corfu’ e ribadisce l’impegno dell’esecutivo: lo ius soli sarà approvato entro il 21 dicembre.
Dal Partito democratico inoltre arriva anche l’invito a porre la fiducia e a chiudere definitivamente la questione. Il Presidente del Pd, Matteo Orfini, ha chiesto al Governo, e in particolare al ministro Delrio, di porre sullo ius soli la questione di fiducia. “Ai ministri che chiedono lodevolmente di accelerare, suggerisco di lavorare più rapidamente per sciogliere il nodo fiducia. Perché è proprio a loro che compete questa decisione”.
Da parte del Partito socialista, da sempre favorevole allo ius soli, arriva il pieno appoggio per varare la legge. “Se il governo porrà la fiducia sullo jus soli, i socialisti la voteranno. Si tratta di una proposta che abbiamo lanciato nel 2009 e che pochi giorni fa, nell’incontro degli amministratori socialisti a Orvieto, abbiamo confermato”, fa sapere il segretario del PSI, Riccardo Nencini, sull’ipotesi di porre la fiducia al provvedimento sullo ius soli.
Ma in maggioranza arrivano subito le alzate di scudi di Ap. “Orfini – dice il presidente dei deputati di Ap Maurizio Lupi – chiede ai ministri del Pd di lavorare perché si giunga alla richiesta di fiducia sullo ius soli. Questo balletto per cui su ogni problema si fa un passo avanti e due indietro sempre e solo per polemiche tutte interne al Pd è diventato stucchevole. Orfini si metta il cuore in pace, la richiesta di fiducia spetta al presidente del Consiglio, e il Consiglio dei ministri è un organo collegiale nel quale i ministri di Ap non daranno mai l’assenso alla fiducia”. Mentre invece i cattolici di Dellai si schierano dalla parte di Gentiloni. “La legge sullo ius soli non solo è giusta ma anche doverosa. In un paese consapevole del proprio futuro e dei propri stessi interessi una legge di questo tipo, e proprio in un momento come questo, dovrebbe costituire uno dei pilastri della comune costruzione democratica”, afferma Lorenzo Dellai, Presidente di Democrazia Solidale e Capogruppo ‘DeS-Cd’ alla Camera. “In italia – spiega – non è così e questo è uno dei segnali del cedimento strutturale del paese e della sua costituzione politica. Grave che accanto alla destra scatenata e ai grillini furbescamente balbettanti, si siano messi di traverso alcuni esponenti del centro. Almeno per noi, al di là della consunzione del termine, la parola ‘centro’ evoca una tradizione culturale e politica che non ha mai avuto paura di condurre battaglie di civiltà, di solidarismo e di apertura. Un centro che rinunci a questo si annulla in un generico moderatismo, insipido sul piano valoriale e inutile su quello politico”. Conclude Lorenzo Dellai.
Ma ancora dal Pd si cerca di correre ai ripari, il senatore Vaccari infatti dice che sullo ius soli “al Senato mancano una trentina di voti con il rischio che, se si fosse messa la fiducia, non solo non si avrebbe avuto la legge che introduce lo ius soli temperato e lo ius culturae, ma avrebbe potuto cadere anche il Governo prima ancora di adottare la legge di bilancio”. Lo dice, in una nota, il senatore del Pd Stefano Vaccari che afferma: “In Senato non c’erano le condizioni per approvarla”. “Se non si fosse messa la fiducia – prosegue – il Ddl si sarebbe comunque impantanato per le migliaia di emendamenti già predisposti dalla Lega, con il placet delle destre e del Movimento 5 stelle, ostili al provvedimento”.
Oggi, nel giorno in cui molti bambini e ragazzi sono al loro primo giorno di scuola, la presidente della Camera, Laura Boldrini, afferma: “Penso sia un provvedimento molto atteso da molti giovani che sono nati in Italia. Sono giovani che vanno a scuola con i nostri figli e dei paesi dei loro genitori non conoscono neanche la lingua, giovani che sono a tutti gli effetti italiani. Credo sia conveniente per tutti farne dei buoni cittadini”.
Nel frattempo arriva al rush finale la legge d’iniziativa popolare per superare la Bossi-Fini e abolire il reato di clandestinità. La proposta di legge promossa da Radicali Italiani, Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani”, ACLI, ARCI, ASGI, Centro Astalli, CNCA, A Buon Diritto, CILD con il supporto di centinaia di sindaci, associazioni e movimenti, ha già raccolto 34mila, ma all’obiettivo finale mancano le ultime 16mila firme. “Dobbiamo fare lo sforzo di ragionare non solo con la pancia. La legalità aiuta la sicurezza. Serve una politica positiva. La Bossi-Fini limita la possibilità di operare la legalizzazione e quindi alimenta una situazione di insicurezza generale”, ha detto Emma Bonino.
La campagna “Ero Straniero – L’umanità che fa bene” è stata lanciata ufficialmente il 12 aprile in una conferenza stampa al Senato da Emma Bonino e dalle altre organizzazioni

PROGETTO AMBIZIOSO

juncker“Candidature dirette alla guida dell’Unione europea, voto a maggioranza qualificata, controllo investimenti esteri, coordinamento lotta al terrorismo, ministro delle finanze unico. Finalmente un progetto ambizioso quello di Juncker. Sulla scia di proposte che avanziamo da tempo”. Così in un post su Facebook il segretario del PSI, Riccardo Nencini, commentando quanto ha detto Jean Claude Junker, presidente della Commissione Europea, durante il discorso sullo Stato dell’Unione al Parlamento Europeo riunito a Strasburgo. Junker ha presentato le priorità per l’anno prossimo e ha delineato la sua personale visione di come potrebbe evolvere l’Unione europea fino al 2025. Il Presidente ha presentato anche una tabella di marcia per un’Unione più unita, più forte e più democratica. Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione europea, ha dichiarato oggi: “L’Europa ha di nuovo i venti a favore. Se non ne approfittiamo però, non andremo da nessuna parte. Dobbiamo fissare la rotta per il futuro. Come ha scritto Mark Twain, tra qualche anno non saremo delusi delle cose che abbiamo fatto ma da quelle che non abbiamo fatto. Il momento e’ propizio per costruire un’Europa più unita, più forte e più democratica per il 2025.”

In concomitanza con il discorso del Presidente Juncker al Parlamento europeo, la Commissione europea ha adottato azioni concrete riguardanti gli scambi commerciali, il controllo degli investimenti, la cibersicurezza, il settore industriale, i dati e la democrazia, trasformando subito le parole in atti. Ecco alcuni degli elementi chiave evocati dal Presidente nel suo discorso. “Sono trascorsi dieci anni da quando è esplosa la crisi e l’economia europea si sta finalmente riprendendo. Così come la nostra fiducia. I leader dell’UE a 27, il Parlamento e la Commissione stanno riportando l’Europa nell’Unione. Insieme stiamo riportando l’unione nell’Unione.” “Mentre guardiamo al futuro, non possiamo perdere la rotta. Dobbiamo terminare ciò che abbiamo iniziato a Bratislava.”

Juncker ha parlato anche di commercio e di industria: “Partner di tutto il mondo cominciano a mettersi in fila alle nostre porte per concludere con noi accordi commerciali. Oggi proponiamo di avviare negoziati commerciali con l’Australia e la Nuova Zelanda.” E poi: “Sono orgoglioso della nostra industria automobilistica. Ma sono fortemente turbato quando i consumatori sono consapevolmente e deliberatamente imbrogliati. Quindi esorto l’industria automobilistica a gettare la maschera e a raddrizzare la rotta.” “La nuova strategia di politica industriale presentata oggi intende aiutare le nostre industrie a rimanere o diventare leader mondiali dell’innovazione, della digitalizzazione e della decarbonizzazione”

Un discorso in cui ha toccato anche i temi delle lotta contro i cambiamenti climatici (“Di fronte al crollo delle ambizioni degli Stati Uniti, l’Europa farà in modo di rendere nuovamente grande il nostro pianeta. È patrimonio comune di tutta l’umanità”) e di cibersicurezza (“Per la stabilità delle democrazie e delle economie i ciberattacchi possono essere più pericolosi delle armi e dei carri armati. Per aiutarci a difenderci, la Commissione propone oggi nuovi strumenti, tra cui un’agenzia europea per la cibersicurezza”)

Tema centrale ovviamente quello dei migranti. “L’Europa – ha detto il presidente della Commissione – è e deve rimanere il continente della solidarietà dove possono trovare rifugio coloro che fuggono le persecuzioni.” “Abbiamo frontiere comuni ma gli Stati membri che si trovano geograficamente in prima linea non possono essere lasciati soli a proteggerle. Le frontiere comuni e la protezione comune devono andare di pari passo.” “Non posso parlare di migrazione senza rendere un omaggio sentito all’Italia per il suo nobile e indefesso operato. L’Italia sta salvando l’onore dell’Europa nel Mediterraneo.” “Grazie a Jean Claude Juncker – ha commentato il presidente del consiglio Paolo Gentiloni – per le sue parole sull’immigrazione e per l’alto profilo europeista

del suo discorso sullo stato dell’Ue”.

Non poteva mancare un massaggio sul terrorismo. Ha rilanciato l’idea di una ‘Cia europea’ per la lotta al terrorismo. “Negli ultimi tre anni abbiamo fatto progressi reali, ma ci mancano ancora i mezzi per agire rapidamente in caso di minacce terroristiche transfrontaliere. Ecco perché chiedo un’Unità europea di intelligence”, ha affermato. Secondo il presidente della Commissione, questa unità dovrà assicurare che “i dati sui terroristi e i combattenti stranieri siano automaticamente condivisi tra i servizi di intelligence e con la polizia”.

Infine la politica estera con la necessità di rendere le decisioni del continente più veloci. “Voglio – ha detto – che la nostra Unione diventi un attore globale più forte” ma per fare questo è necessario “prendere decisioni di politica estera più rapidamente”. Per fare questo, Juncker propone di passare dalla regola dell’unanimità al voto a maggioranza qualificata nelle decisioni sulla politica estera. “Il Trattato lo prevede già, se tutti gli Stati membri sono d’accordo”, ha spiegato il presidente della Commissione. Juncker ha anche indicato che entro il 2025 serve una “Unione europea della difesa pienamente funzionante”.

Di Pietro ammette ‘il clima infame’. Nencini: “Indignati”

di pietroAlla fine la storia ha dato ragione a chi negli anni di ‘mani pulite’ denunciava il giustizialismo imperante e la distruzione di partiti storici che avevano costruito l’Italia come il Psi. Ma adesso a fare autocritica è proprio uno dei maggiori protagonisti di quegli anni, Antonio Di Pietro. Il Magistrato del pool di ‘mani pulite’ ammette in tv, a “L’aria che tira”, di avere costruito il consenso sulla paura delle manette e ora va oltre e ammette che con quell’inchiesta, di cui fu il magistrato- simbolo, si sono distrutte anche le ideologie, aprendo lo spazio alla nascita dei cosiddetti partiti personali. Dice infatti Di Pietro: “Dalla fine della Prima Repubblica sarebbero dovute emergere nuove idee e persone che le portassero avanti. Invece da quell’inchiesta è nato un grande vuoto e sono comparsi personaggi rimasti sulla scena politica più per se stessi che per altro, a cominciare da me”.
A ribattere alle affermazioni del politico in toga, Riccardo Nencini, attuale segretario del Psi, il partito che più di tutti ha pagato il ‘caro’ prezzo di quelle inchieste alimentate dalla paura e dal populismo.
“Di Pietro: ‘abbiamo costruito il consenso sulla paura delle manette’. Cosa significa: che le procedure d’indagine sono state piegate per alimentare la paura? Che la bussola è stata la ricerca del consenso anziché la sete di giustizia?”. È quanto ha scritto il segretario del Partito socialista Riccardo Nencini sul suo profilo Facebook riferendosi all’ex leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro che ha ammesso di aver costruito il consenso elettorale grazie ai fatti giudiziari riconducibili a “Mani Pulite”. “C’è di più”, aggiunge Nencini: “Perché un magistrato parla di consenso? Che rapporto intercorre tra consenso ed esercizio di una funzione terza quale deve essere la giustizia? Nessuno, si legge sui testi di Diritto. E invece… La paura è un sentimento terribile: ti priva della libertà e ti confina in una stanza senza finestre. La paura è lo strumento cui ricorrono i regimi totalitari per stroncare gli avversari. Annichilirli, tagliare la lingua, abrasare il pensiero”.
“Ci basta sorprenderci delle dichiarazioni tardive di Di Pietro o non dovremmo indignarci, chiederne ragione? Lo ripeto: non si tratta di passare un colpo di spugna sulle malefatte accertate. Si tratta di fare luce su metodi, sistemi, obiettivi che finalmente uno dei protagonisti ci fa intuire. Chi se non il Parlamento dovrebbe farlo?”, ha concluso.
Mani Pulite non ha creato solo un clima di sospetti, ma ha anche portato a delle vere e proprie tragedie famigliari, quelle inchieste hanno portato a 11 suicidi nel 1992, 10 nel 1993 e altrettanti nel 1994. Senza contare carriere distrutte e reputazioni messe al repentaglio da avvisi di garanzia che nel lessico comune erano diventati ormai delle sentenze.

Psi, il nostro impegno sul territorio

orvieto_1Nella Sala dei Quattrocento del Palazzo del Capitano del Popolo ad Orvieto, nei giorni 8 e 9 settembre, si è svolto un importante Forum degli amministratori socialisti dal titolo “Servire i cittadini”. Durante il Forum sono stati affrontati temi politici di grande attualità: riforme istituzionali, sviluppo del sud, accoglienza degli immigrati, governo degli enti locali, le città storiche ed il lavoro nei servizi. Non è neanche mancato il confronto sulle prossime elezioni regionali in Sicilia. I compiti di moderazione dei lavori sono stati brillantemente svolti dai compagni Gennaro Acquaviva e Luigi Covatta.

Gli interventi sono stati tutti interessanti e di altissimo livello. Ognuno ha dato il proprio contributo. Qualche intervento ha segnalato le carenze delle infrastrutture per il sud: trasporti ferroviari, strade, aeroporti e servizi portuali da migliorare. Il tutto dovrebbe essere funzionale ad un progetto di sviluppo per il sud che attualmente manca. Sono stati segnalati i problemi della rete idrica del Paese: vetusta e ridotta ad un colabrodo con ingente dispersione di acqua. Sono stati segnalati le problematiche delle Regioni che non riescono a spendere tutti i contributi che ricevono dall’Unione Europea e dopo sono costretti a restituire la parte non utilizzata.

Intervenendo sulle riforme degli enti locali, Cesare Pinelli ha sottolineato che il dimensionamento degli enti territoriali deve essere funzionale ai compiti da svolgere. Sulla ridefinizione della geografia politica del territorio, ha avvertito sui problemi che potrebbero presentarsi successivamente. Per un migliore governo del territorio, ha invitato gli amministratori ad un maggiore dialogo nel coordinamento tra sindaci e prefetti.

Lorenzo Guerini, coordinatore della segreteria del PD, nel suo intervento ha sottolineato come la presenza del fenomeno dell’immigrazione rende più complesso e difficile la governabilità degli enti locali. Ritiene necessario far crescere le virtù sociali. Complimentandosi per il convegno e per i lavori ha dichiarato che “senza la presenza dei socialisti non è possibile costruire un programma riformista per il Paese”. Infine concludendo ha ribadito “l’impegno ad un lavoro comune per lo sviluppo del nostro sistema democratico”.

Nelli, il sindaco di Città Reale, ha fatto presente le problematiche dei paesi terremotati dove il 75% degli edifici è stato dichiarato inagibile, dove ci sono anche problemi di comunicazione con la telefonia mobile. Ha detto anche che il PSI è stato vicino alle popolazioni dei terremotati grazie anche all’opera di Oreste Pastorelli. In conclusione ha citato una frase del vescovo di Rieti: “Il terremoto ha fatto crollare i campanili, noi dobbiamo fa crollare i campanilismi”.

I lavori del giorno 8 si sono svolti attorno alle tavole tematiche, mentre a quelli del giorno 9 si è dato spazio a tematiche generali con interventi liberi.

Bruno Zanardi, con il suo intervento, ha illustrato un importante lavoro sulle linee guida per la conservazione del patrimonio storico e artistico in rapporto all’ambiente, collegandosi all’ex comma 5 art. 29 del Codice dei beni culturali (D.Lgs 42/04). Dalla sua esperienza nella Commissione sul nuovo codice del restauro e della conservazione preventiva, ritiene indispensabile la catalogazione del patrimonio artistico come insieme indissolubile valutando il rapporto inscindibile tra patrimonio artistico e ambiente.

Francesco Rispoli, assessore allo sviluppo sostenibile del comune di Ischia, ha ricordato la necessità di far crescere il tasso di etica della responsabilità tra gli amministratori degli enti locali tenendo presente l’esigenza di costruire un mondo migliore per il futuro. Nel suo intervento, ha anche avanzato la proposta per le isole campane di farle diventare patrimonio dell’umanità. Andando oltre ha anche avanzato la proposta di un progetto per mettere insieme i borghi marinari di tutto il mediterraneo. Guardando al futuro, in conclusione, si è dichiarato favorevole alle riforme migliorative per il futuro rispetto alle condizioni attuali.

Per Pisani occorre dare più nobiltà all’impegno politico. Soffermandosi sulla tematica dell’immigrazione quale modello di società solidale, ha detto che “c’è un futuro da costruire”.

Enrico Buemi, sottolineando l’importanza dell’incontro, ha ricordato l’utilità dell’azione politica del PSI nella politica italiana, spronando al coraggio delle azioni nella verità delle cose. Nel suo intervento ha proposto: la riduzione delle regioni ridefinendo i confini; la riduzione e la riqualificazione delle province, la riduzione dei comuni. Rivisitando le riforme recenti che hanno prodotto più danni che bene, ritiene troppo numerose le città metropolitane. Per Buemi è necessaria una maggiore trasparenza e facilità di accesso agli atti amministrativi in itinere. Favorevole alla riduzione del numero dei consiglieri comunali, ha ricordato che può essere pericoloso incrinare il solido architrave delle tradizioni amministrative del paese. Soffermandosi sui contenziosi e sui conflitti di competenze, ritiene che le cause derivano da leggi fatte male. Preoccupazione ha manifestato per tutte le azioni politiche che mettono in pericolo lo stato di diritto del paese. In conclusione, ha ricordato l’azione dei socialisti al Senato dove hanno presentato numerosi disegni di legge.

Mauro del Bue è intervenuto toccando diversi punti. Ha manifestato preoccupazione per la tendenza a sottrarre potere ai cittadini limitando l’esercizio della democrazia politica. Il traghettamento verso forme sempre più oligarchiche limita il funzionamento della democrazia nel Paese. Sull’abolizione delle province: “non è possibile perché sono previste dalla Costituzione”. Mentre sull’aggregazione dei Comuni: “potrebbe essere avanzata come proposta politica del P.S.I.”. Poi, ha denunciato le proposte politiche destabilizzanti e confusionarie avanzate da altri partiti politici come la Lega Nord e M5S. Ha avvertito la necessità di una maggiore autonomia politica dei socialisti che si possono distinguere muovendosi sui binari del Socialismo liberale e dell’ecosocialismo. Alcune critiche le ha espresse sul fallimento della spending review, sulla gestione delle zone terremotate affidate al Governo espropriando gli enti locali del loro ruolo per la gestione del territorio, e sul problema degli immigrati che in Libia vengono trattenuti in dei campi lagher gestiti dai libici anziché essere affidati all’ONU che dovrebbe tutelare i diritti umanitari. Un breve flash l’ha fatto sulle prossime elezioni siciliane dove la candidatura di Fava fatta dai partiti politici di sinistra, non incontrerebbe il sostegno di altri gruppi politici vicini alla stessa area politica.

Anche per Oreste Pastorelli il forum di Orvieto è di vitale importanza per il PSI. Ha sottolineato la presenza di un popolo socialista vero e non falso che lavora sul territorio con dignità e sacrificio. Bisognerebbe guardare più spesso e con maggiore attenzione all’attività dei socialisti in Parlamento ed al Governo per il territorio. Per Pastorelli le notizie propinate al pubblico dai media non sempre sono veritiere e pertanto andrebbero verificate. Pastorelli ha segnalato un PSI in crescita come è possibile notare dall’incremento significativo del 60% di preferenze nella scelta del 2 per mille come risulta dalle dichiarazioni dei redditi degli italiani.

Fabrizio Cicchitto, intervenendo per AP, ha fatto una analisi del quadro politico attuale. Preoccupazioni ha espresso per l’appuntamento elettorale di fine legislatura al quale ci si arriva con risorse di bilancio scarse. Ritiene necessario il confronto con il PD sulla crescita e sull’occupazione giovanile. Dal cuneo fiscale potrebbe arrivare una risposta positiva sia al mondo imprenditoriale che ai giovani. Attualmente l’insoddisfazione dei giovani, per Cicchitto, si riversa sul movimento dei grillini. Inoltre, ha detto che non va sottovalutato l’attuale centro destra caratterizzato dagli aspetti peggiori. Non sono mancate le critiche alle spese fuori controllo, irresponsabili ed eticamente inaccettabili delle regioni che vedrebbe ridotte soltanto a sei. Per le elezioni, secondo Cicchitto, è comune il dilemma se avere il coraggio di andare avanti da soli o di accordarsi con il PD. Ritiene impraticabile la preoccupazioni per il profilarsi di una nuova geografia politica nel territorio e nel Paese.

Carlo Vizzini, intervenendo dopo Cicchitto, ha sottolineato la grande importanza dell’incontro. Guardando la platea ha detto che “la politica si fa nel territorio stando vicino alle persone. La politica fatta senza il contatto con la base e con il territorio è deleteria per la democrazia”. Poi ha ricordato che le regioni previste dalla costituzione varata nel 1948, sono state realizzate nel 1970 e che l’autonomia fiscale dei comuni è stata sostituita da una centralizzazione del sistema fiscale. Inoltre, ha anche ricordato che l’amministrazione dello Stato è “organizzata sulla base delle province”. La sostituzione delle province lascerebbe in uno stato di abbandono e di degrado le rispettive competenze tra cui le strade e le scuole. Poi, riferendosi alle elezioni siciliane ha sottolineato l’importanza che hanno poiché la Sicilia è una regione con cinque milioni di abitanti. Per Vizzini in Sicilia non c’è la presenza del centro destra che è sostituito dalla presenza della sola destra. Il Presidente del PSI ha fatto presente che la Sicilia oggi ha un ruolo in più: “è diventata il portale dell’immigrazione da un continente ad un altro continente e pertanto dovrebbe essere tenuta in maggiore considerazione dall’Europa intera fatta con significativi riconoscimenti e non con semplici elemosine”.

Matteo Ricci, responsabile degli enti locali del PD, ha detto: “Bisogna relazionarsi con le realtà dove è stato fatto buon governo negli enti locali”. Per Ricci, sulle riforme degli Enti locali bisogna ripartire dal 4 dicembre scorso quando gli italiani hanno bocciato le modifiche della Costituzione. Riferendosi alle province ha detto che di fatto sono state abolite da quando sono stati tagliati i contributi alle stesse. Adesso, invece andrebbero rifinanziate per far funzionare le scuole e per la manutenzione delle strade. Riferendosi alle regioni ha insistito sul loro ruolo di pianificazione delle politiche per il territorio. Mentre sugli accorpamenti degli enti locali, regioni incluse, li ritiene necessari per tagliare i costi di gestione che gravano sugli enti locali: “vanno individuati bacini omogenei”. Per Ricci, una grande partita politica si gioca sulla politica di contenimento dell’immigrazione. In attesa della riforma della legge elettorale, ha auspicato un ritorno al 40% dei voti elettorali per i riformisti.

E’ seguito l’intervento di Germani, sindaco di Orvieto, il quale dopo i convenevoli per aver ospitato l’evento, ha manifestato la necessità di una maggiore vicinanza dei partiti per supportare meglio l’amministrazione dei comuni e delle città.

Luigi Covatta, prima di dare la parola a Nencini per la conclusione dei lavori, ha ricordato che nello stesso luogo, circa dieci anni fa, Veltroni dichiarò conclusa l’esperienza politica precedente. Adesso che le coalizioni non sono più drogate da premi di maggioranza, l’area riformista dovrebbe pensare ad un nuovo equilibrio.

Riccardo Nencini, nel suo intervento conclusivo, ha ricordato che da tre anni non avveniva un confronto come quello di Orvieto con la presenza di tutte le componenti politiche dell’attuale governo. Poi ha proseguito: “Accogliamo l’appello lanciato da Lorenzo Guerini per proseguire un’alleanza stretta, competitiva e coesa, tra le due forze della sinistra riformista, PD e PSI. Stringiamo insieme un ‘patto con gli italiani’ per le prossime elezioni politiche e lo leghiamo a un programma concreto che venga incontro alle esigenze di chi si trova nella condizione del bisogno”. Il segretario del PSI ha anche aggiunto: “In Italia i partiti a vocazione maggioritaria non esistono. L’ipotesi di una coalizione coesa è la strada maestra, non rieditando l’Unione ma facendo i conti con chi c’è. Protagonisti di un autentico patto con gli Italiani dovranno essere le forze che si richiamano al socialismo europeo, i cattolici democratici, la sinistra civica”. Concludendo ha detto: “L’accordo non va fatto solo per le elezioni nazionali, ma anche per le elezioni amministrative”.

Dopo questo importante forum, il cammino dei socialisti deve proseguire per far crescere il PSI. Le premesse sono buone, ma vanno sviluppate e coltivate costantemente stando bene attenti ad evitare le riforme peggiorative dello stato attuale.

Salvatore Rondello

FORUM SOCIALISTA

orvieto 1Si è concluso il Forum degli amministratori socialisti, la due giorni che si è svolta l’8 e il 9 settembre a Orvieto per discutere di enti locali, governo del territorio, riforme, alleanze politiche future. Dopo la prima giornata, che si è conclusa  con gli esiti dei lavori di cinque tavoli di lavoro tematici  – in cui 500 tra sindaci e amministratori socialisti hanno discusso di Governance locale, tutela del territorio delle città storiche, gestione del flusso dei migranti, riforme e sviluppo a sud- la seconda è stata dedicata al dibattito sulle proposte scaturite dai dibattiti, agli interventi degli ospiti e al tema delle coalizioni per le prossime sfide elettorali.

“Accogliamo l’appello lanciato da Lorenzo Guerini per proseguire un’alleanza  stretta, competitiva e coesa, tra le due forze della sinistra riformista, PD e PSI. Stringiamo insieme un “patto con gli italiani” per le prossime elezioni politiche e lo leghiamo a un programma concreto che venga incontro alle esigenze di chi si trova nella condizione del bisogno”- ha detto il segretario del PSI, Riccardo Nencini, chiudendo  la kermesse  socialista e riferendosi all’intervento di Lorenzo Guerini, coordinatore della segreteria del Pd, che intervenendo al forum socialista ha detto: “ci sia l’impegno, tra Pd e PSI,  a proseguire anche nella prossima legislatura un lavoro comune per la realizzazione delle riforme necessarie. La presenza del riformismo socialista nel governo nazionale e degli enti locali – ha aggiunto Guerini a Orvieto – è necessaria per  portare a termine insieme i risultati già raggiunti”.

Nencini, concludendo i lavori, ha aggiunto: “In Italia i partiti a vocazione maggioritaria non esistono. L’ipotesi di una coalizione coesa è la strada maestra, non rieditando l’Unione ma facendo i conti con chi c’è. Protagonisti di un autentico patto con gli Italiani dovranno essere le forze che si richiamano al socialismo europeo, i cattolici democratici, la sinistra civica”  ha proseguito.

“Per stabilizzare e rafforzare la crescita economica – ha detto aggiunto Nencini – sono di grande utilità anche le riforme istituzionali. La sconfitta al referendum le rende solo più urgenti. Per questo la prossima legislatura deve aprirsi con una Assemblea Costituente e con un pacchetto di riforme per il buon governo locale: elezione diretta dei vertici delle Città Metropolitane, fusione dei comuni con popolazione inferiore ai 1500 abitanti, macro regioni, costituzione di un unico Ministero del Territorio. Quanto al referendum lombardo-Veneto, consultazione di nessuna utilità, di fatto una campagna elettorale pagata dai cittadini, i socialisti si asterranno”.

Sulla prossima Legge di Stabilità Nencini ha aggiunto che “dovrà contenere misure strutturali, non dovrà essere una finanziaria di ‘spesa a corto raggio’. Misure che facciano costare di meno il lavoro a tempo indeterminato rispetto al tempo parziale, misure di sostegno a studenti meritevoli ma bisognosi, nuovo piano casa con vendita alloggi e affitti calmierati. Nella legge di stabilità anche norme dure contro l’abusivismo edilizio: indagare nelle 5 milioni di domande di condono giacenti da anni per separare l’abusivismo lieve da interventi pesanti contro il paesaggio e a danno della sicurezza per i quali non esiste alternativa all’abbattimento”.

Un punto in agenda per i socialisti è l'”approvazione autunnale dello jus soli collegato a giuramento obbligatorio sulla costituzione da parte dei profughi residenti in Italia”. Nencini concluso aggiungendo che “alle suggestioni della ‘rottamazione’ deve sostituirsi la concretezza delle esperienze maturate nel governo di municipi e regioni. Da qui deve essere tratta parte della classe dirigente italiana. Aprire le liste elettorali alla presenza di amministratori”

 Documenti presentati

Immigrazione
Lavoro

Referendum Veneto. Al via comitato per astensione

nencini fantoSi è riunito sabato 2 settembre a Vicenza, alla presenza del Segretario nazionale Nencini, il Direttivo regionale del PSI del Veneto. All’OdG il referendum del 22 ottobre.
Al termine di un’approfondita riflessione, il Direttivo regionale, verificato il numero legale, ha approvato all’unanimità la seguente delibera: “Chi desidera maggiore autonomia utilizzi gli strumenti esistenti: gli articoli 116 e 117 della Costituzione. Li dentro c’è già tutto per richiedere una gestione più diretta di una serie di materie importanti. Il PSI del Veneto rifiuta l’uso strumentale del referendum come mezzo di propaganda di una parte politica. Si tratta di una spesa inutile ed imposta a tutti i residenti del Veneto.
Il referendum della Lega infatti non permette di accedere ad alcun vantaggio fiscale e neppure di accelerare un processo che determini maggior autonomia.

Il PSI del Veneto quindi, dà vita al “comitato socialista per l’astensione” con lo scopo di avviare iniziative volte a svelare ai cittadini residenti in Veneto l’inganno politico che il referendum rappresenta.

Il comitato socialista per l’astensione dovrà connettersi con quello lombardo per verificare la possibilità di azioni comuni”

Il Segretario Nencini ha poi partecipato, nell’ambito della festa di “Fornaci Rosse”, al dibattito dal titolo “Referendum-farsa: le ragioni dell’astensione”.
Al dibattito, organizzato a Vicenza dall’Associazione culturale “Nuova Sinistra”, hanno partecipato l’Eurodeputata Elly Schlein (Possibile), i Consiglieri regionali Graziano Azzalin (PD) e Piero Ruzzante (MdP) ed il Presidente del Comitato veneti per l’astensione, Stefano Poggi.

Il Segretario ha spiegato come il referendum non abbia alcun valore pratico né porti alcun vantaggio fiscale poiché tra le materie oggetto di maggior autonomia non c’è e non potrebbe esserci quella tributaria. La Costituzione stabilisce il percorso da seguire per ottenere una maggior forma di autonomia ma su ben altre materie, beni culturali, istruzione ed ambiente le più importanti. Un percorso stabilito dalla nostra Costituzione che prevede la consultazione degli Enti Locali e poi una trattativa tra Regione e Governo. Un percorso su cui il referendum nulla può fare ma che Zaia avrebbe potuto già avviare, ma non lo ha fatto, neppure quando al Governo era il centrodestra. Tutto ciò, Zaia in Veneto e Maroni in Lombardia, ben lo sanno. Perché allora questa consultazione dispendiosa (costerà a tutti i residenti in Veneto oltre 1 milione di euro in pubblicità ed organizzazione) ed inutile? Probabilmente perché si tratta dell’avvio della campagna elettorale di Zaia e della Lega per le politiche.

Luca Fantò