Il Psi verso il Congresso tra tradizione e futuro

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“Tra poche settimane il Psi si riunirà in Congresso. È un congresso straordinario – afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini – per restituire stabilità e autorevolezza dopo le cose accadute al partito. Ma è straordinario anche per la fase che l’Italia sta passando. C’è un nuovo Governo verso il quale noi saremo leali ma più liberi. A cominciare dal tipi di legge elettorale che verrà messa in campo. È una fase italiana e europea molto delicata. Anche perché vanno a votare a breve Francia e Germania. E quindi vi un interesse della famiglia del socialismo europeo e da cittadino italiano dico anche un interesse per capire quale sarà il futuro dell’Europa”.

Il Congresso sarà anche il momento per cominciare a pensare alle prossime scadente elettorali…
Il primo obiettivo è creare un progetto per l’Italia. E quindi siglare un patto con gli italiani. Chiudere la fase della straordinarietà, perché se c’è una cosa che ha contraddistinto questa legislatura è appunto quella della straordinarietà. Questo è il terzo governo e sappiamo come è nato. Bisogna tornare davanti agli elettori con una proposta che sia corale. Per questo torniamo a parlare di una coalizione riformista che rispetto al passato è molto più coesa e ha un numero minore di soggetti che ne fanno parte. L’Ulivo ne aveva 11, spesso tra di loro in conflitto. Ora vedo tre, quattro forze politiche che possono costruire questa coalizione e quindi molto più coese soprattutto dal punto di vista programmatico.

Poi?
E questo è il primo obiettivo. Il secondo è il programma di cui dotarsi. La debolezza della società italiana, nonostante un piccolo segno positivo del Pil che ancora non si afferra, è tutta sul terreno. Tutta la parte che riguarda le politiche economiche per dare riposte alla maggiore fragilità sociale, va potenziata. E su questo il Congresso discuterà. Ci sono buone proposte. Il nostro partito deve diventare, come il Pd è l’architrave di un sistema, l’architrave di un rapporto vincente tra le forze politiche più piccole che spesso non hanno più diritto di cittadinanza. Questa è l’azione che ci dobbiamo proporre a cominciare dalle prossime elezioni amministrative. Quindi il Congresso serve sia ad aprirsi a un mondo che possiamo definire in forma lata, socialista. Ma soprattutto il Psi, che ha una  rete nazionale da Sondrio fino a Trapani, è capace di accogliere intelligenze nuove. Meglio se non provengono dalla nostra storia. C’è un’altra azione che va resa prioritaria. Utilizzare la sigla del Partito non tanto per accogliere sotto questo tetto, ma per costruire una sorta di perno attraverso il quale dare diritto di cittadinanza, a forze che altrimenti non avrebbero la possibilità di mettere il collo fuori dalla soglia del municipalismo locale.

E quali forze vedi in questo progetto?
Vedo i radicali, il mondo ambientalista. Vedo anche parte del mondo cattolico che non hanno più un riferimento. Lo hanno avuto in parte in Forza Italia, ma oggi sono frantumante e spesso si rifugiano nella mancanza di partecipazione a voto.

In un centrosinistra egemonizzato dal Pd perché un elettore dovrebbe scegliere il Partito socialista e non orientarsi direttamente verso il partito maggiore?
Per tradizione e per futuro. Per tradizione, perché abbiamo dimostrato nel corso dei decenni che precedono di saper rispettare gli impegni presi con gli italiani. Le grandi riforme in Italia portano tutte il timbro di ministri che appartengono a quest’area.

E per il futuro?
Primo. Affidare a un solo partito un potere estremo, mi permetto di suggerire che è un fatto da evitare. Meglio una dialettica tra partiti che appartengono allo stesso campo. E la dialettica non significa confusione, significa trovare una forma di sintesi su il punto più avanzato possibile. La seconda ragione è che il Pd è un partito che congiunge anime completamente diverse. Spesso in conflitto. Il pericolo maggiore dei governi di questa legislatura è stato generato dalle diatribe interne al Partito democratico. Quindi se esiste una forza che dal punto di vista dei diritti civili delle responsabilità civiche e dei diritti sociali dà una garanzia, tanto meglio.

Il Pd da nocciolo intorno al quale si doveva aggregare un centrosinistra riformista, a dirla come Orlando, si rischia diventi l’epicentro nell’instabilità del sistema. Che ne pensi?
Che è una fotografia corretta. Basta guardare i voti parlamentari e gli annunci di guerra che spesso di alzano dalla minoranza del partito democratico.

Manca ancora la legge elettorale. Le posizioni dei socialisti sono note.
Il Matterellum è il sistema migliore per costruire delle coalizioni vincenti. L’alternativa è il premio dato a una coalizione anziché a un solo partito. La storia ci insegna che un solo partito ha raggiunto la vocazione maggioritaria, tra l’altro senza premi di maggioranza. E’  stato nel 48 con De Gasperi. Non è più successo. L’Italia è un Paese che ha vissuto bene con il proporzionale e che non ha mai delegato a una sola forza politica il potere assoluto. In questo gli italiani sono stati sempre molto saggi. E non avverrà alle prossime elezioni politiche. Poi noi non possiamo passare tra l’altro da una legge elettorale, che taluni ritenevano che il giorno stesso delle elezioni si sarebbe saputo quale governo avrebbe guidato il paese, a una legge elettorale che sarebbe la garanzia di avere nessun governo. Nel mezzo c’è un strada che è quelle che va appunto tra il Matterellum e una legge che dia il premio di maggioranza a una coalizione coesa, e lì penso che il chiodo debba essere battuto.

Sul fronte diritti civili il silenzio è quasi totale…
La crisi economica fa pendere l’ago della bilancia da una parte. Sul fronte dei diritti civili c’è maggiore disattenzione. Però ricordo che ci sono varie tipologie di diritti civili. Il testamento biologico che è in via di incardinamento nei lavori parlamentari, appartiene al rango diritti civili puri. Ma ci sono diritti civili che sono perfettamente equiparabili ai diritti sociali.

Per esempio?
Per esempio, nel momento in cui si riconoscono le coppie di fatto, si possono dare finanziamenti per il mutuo agevolato per l’acquisto della prima casa non soltanto a chi è sposato davanti un sacerdote oppure davanti a un sindaco, ma anche a una coppia di fatto. E questo si trasforma naturalmente in provvedimento di natura economica.

Parliamo di Europa. Non è un momento facile per il nostro continente…
Ci sono due problemi che vedo maggioritari. Il primo è che l’occidente con la politica di Trump rischia di perdere la sua centralità. Secondo rischio, e non c’entra Trump, è che l’Europa, che è stata fucina di cultura e di civiltà per secoli, se non dà una soluzione ai problemi che l’affliggono, diventerà marginale nel nuovo mondo. I problemi che l’affliggono sono gli accordi di Maastricht da rivedere, accordi di Dublino da rifondare completamente, dotarsi di un ministro del tesoro unico. Infine gli eurobond. Questi i quattro punti che potrebbero restituire una identità futura all’Europa.

TRADIZIONE E FUTURO

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“Tra poche settimane il Psi si riunirà in Congresso. È un congresso straordinario – afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini – per restituire stabilità e autorevolezza dopo le cose accadute al partito. Ma è straordinario anche per la fase che l’Italia sta passando. C’è un nuovo Governo verso il quale noi saremo leali ma più liberi. A cominciare dal tipi di legge elettorale che verrà messa in campo. È una fase italiana e europea molto delicata. Anche perché vanno a votare a breve Francia e Germania. E quindi vi un interesse della famiglia del socialismo europeo e da cittadino italiano dico anche un interesse per capire quale sarà il futuro dell’Europa”.

Il Congresso sarà anche il momento per cominciare a pensare alle prossime scadente elettorali…
Il primo obiettivo è creare un progetto per l’Italia. E quindi siglare un patto con gli italiani. Chiudere la fase della straordinarietà, perché se c’è una cosa che ha contraddistinto questa legislatura è appunto quella della straordinarietà. Questo è il terzo governo e sappiamo come è nato. Bisogna tornare davanti agli elettori con una proposta che sia corale. Per questo torniamo a parlare di una coalizione riformista che rispetto al passato è molto più coesa e ha un numero minore di soggetti che ne fanno parte. L’Ulivo ne aveva 11, spesso tra di loro in conflitto. Ora vedo tre, quattro forze politiche che possono costruire questa coalizione e quindi molto più coese soprattutto dal punto di vista programmatico.

Poi?
E questo è il primo obiettivo. Il secondo è il programma di cui dotarsi. La debolezza della società italiana, nonostante un piccolo segno positivo del Pil che ancora non si afferra, è tutta sul terreno. Tutta la parte che riguarda le politiche economiche per dare riposte alla maggiore fragilità sociale, va potenziata. E su questo il Congresso discuterà. Ci sono buone proposte. Il nostro partito deve diventare, come il Pd è l’architrave di un sistema, l’architrave di un rapporto vincente tra le forze politiche più piccole che spesso non hanno più diritto di cittadinanza. Questa è l’azione che ci dobbiamo proporre a cominciare dalle prossime elezioni amministrative. Quindi il Congresso serve sia ad aprirsi a un mondo che possiamo definire in forma lata, socialista. Ma soprattutto il Psi, che ha una  rete nazionale da Sondrio fino a Trapani, è capace di accogliere intelligenze nuove. Meglio se non provengono dalla nostra storia. C’è un’altra azione che va resa prioritaria. Utilizzare la sigla del Partito non tanto per accogliere sotto questo tetto, ma per costruire una sorta di perno attraverso il quale dare diritto di cittadinanza, a forze che altrimenti non avrebbero la possibilità di mettere il collo fuori dalla soglia del municipalismo locale.

E quali forze vedi in questo progetto?
Vedo i radicali, il mondo ambientalista. Vedo anche parte del mondo cattolico che non hanno più un riferimento. Lo hanno avuto in parte in Forza Italia, ma oggi sono frantumante e spesso si rifugiano nella mancanza di partecipazione a voto.

In un centrosinistra egemonizzato dal Pd perché un elettore dovrebbe scegliere il Partito socialista e non orientarsi direttamente verso il partito maggiore?
Per tradizione e per futuro. Per tradizione, perché abbiamo dimostrato nel corso dei decenni che precedono di saper rispettare gli impegni presi con gli italiani. Le grandi riforme in Italia portano tutte il timbro di ministri che appartengono a quest’area.

E per il futuro?
Primo. Affidare a un solo partito un potere estremo, mi permetto di suggerire che è un fatto da evitare. Meglio una dialettica tra partiti che appartengono allo stesso campo. E la dialettica non significa confusione, significa trovare una forma di sintesi su il punto più avanzato possibile. La seconda ragione è che il Pd è un partito che congiunge anime completamente diverse. Spesso in conflitto. Il pericolo maggiore dei governi di questa legislatura è stato generato dalle diatribe interne al Partito democratico. Quindi se esiste una forza che dal punto di vista dei diritti civili delle responsabilità civiche e dei diritti sociali dà una garanzia, tanto meglio.

Il Pd da nocciolo intorno al quale si doveva aggregare un centrosinistra riformista, a dirla come Orlando, si rischia diventi l’epicentro nell’instabilità del sistema. Che ne pensi?
Che è una fotografia corretta. Basta guardare i voti parlamentari e gli annunci di guerra che spesso di alzano dalla minoranza del partito democratico.

Manca ancora la legge elettorale. Le posizioni dei socialisti sono note.
Il Matterellum è il sistema migliore per costruire delle coalizioni vincenti. L’alternativa è il premio dato a una coalizione anziché a un solo partito. La storia ci insegna che un solo partito ha raggiunto la vocazione maggioritaria, tra l’altro senza premi di maggioranza. E’  stato nel 48 con De Gasperi. Non è più successo. L’Italia è un Paese che ha vissuto bene con il proporzionale e che non ha mai delegato a una sola forza politica il potere assoluto. In questo gli italiani sono stati sempre molto saggi. E non avverrà alle prossime elezioni politiche. Poi noi non possiamo passare tra l’altro da una legge elettorale, che taluni ritenevano che il giorno stesso delle elezioni si sarebbe saputo quale governo avrebbe guidato il paese, a una legge elettorale che sarebbe la garanzia di avere nessun governo. Nel mezzo c’è un strada che è quelle che va appunto tra il Matterellum e una legge che dia il premio di maggioranza a una coalizione coesa, e lì penso che il chiodo debba essere battuto.

Sul fronte diritti civili il silenzio è quasi totale…
La crisi economica fa pendere l’ago della bilancia da una parte. Sul fronte dei diritti civili c’è maggiore disattenzione. Però ricordo che ci sono varie tipologie di diritti civili. Il testamento biologico che è in via di incardinamento nei lavori parlamentari, appartiene al rango diritti civili puri. Ma ci sono diritti civili che sono perfettamente equiparabili ai diritti sociali.

Per esempio?
Per esempio, nel momento in cui si riconoscono le coppie di fatto, si possono dare finanziamenti per il mutuo agevolato per l’acquisto della prima casa non soltanto a chi è sposato davanti un sacerdote oppure davanti a un sindaco, ma anche a una coppia di fatto. E questo si trasforma naturalmente in provvedimento di natura economica.

Parliamo di Europa. Non è un momento facile per il nostro continente…
Ci sono due problemi che vedo maggioritari. Il primo è che l’occidente con la politica di Trump rischia di perdere la sua centralità. Secondo rischio, e non c’entra Trump, è che l’Europa, che è stata fucina di cultura e di civiltà per secoli, se non dà una soluzione ai problemi che l’affliggono, diventerà marginale nel nuovo mondo. I problemi che l’affliggono sono gli accordi di Maastricht da rivedere, accordi di Dublino da rifondare completamente, dotarsi di un ministro del tesoro unico. Infine gli eurobond. Questi i quattro punti che potrebbero restituire una identità futura all’Europa.

NODI DA SCIOGLIERE

Consultazioni-Camera“Secondo me bisogna sciogliere il nodo della data del referendum e allo stesso tempo capire l’evoluzione della legge elettorale, in questo ordine”. Lo ha affermato il segretario del Psi e Riccardo Nencini, a margine della conferenza di organizzazione della Feneal-Uil. Il referendum in questione è quello promosso dalla Cgil sul lavoro (voucher e appalti). Nencini ha anche escluso che il codice degli appalti possa essere “l’attaccapanni giuridico” attraverso il quale veicolare modifiche sugli appalti, nella direzione richiesta dal sindacato. “Si tratta di fattispecie diverse” ha aggiunto. E sulla legge elettorale Nencini ha aggiunto che “i Socialisti non cambiano spalla al fucile. La strada maestra è un crono-programma così fatto: la maggioranza che sostiene il governo, che è la stessa che sosteneva il governo Renzi, si mette attorno a un tavolo. Anche perché è la stessa coalizione che presumibilmente si presenta alle prossime elezioni con una voce sola agli italiani. Stabilisce come primo passaggio che legge elettorale fare. Secondo, la proposta viene presentata all’intero arco delle forze parlamentari perché le leggi elettorali sono leggi regola, e quindi non devono avere una maggioranza e una minoranza precostituita. Terzo a quel tavolo che sostiene la coalizione si fissa anche un progetto per l’Italia”.

Legge elettorale e durata del governo sono ormai al centro del dibattito politico e stanno diventando una spada di Damocle per l’esecutivo costantemente sotto la minaccia degli umori di chi vorrebbe accelerare la strada verso le urne. A farne le spese il Pd, diviso su posizioni difficilmente conciliabili su diversi fronti. Dalla data del voto, alla legge elettorale al Congresso, solo per citare i temi di maggiore attrito. Insomma nel Pd si cerca la quadratura in vista della direzione del 13 febbraio. A rompere gli indugi e a sposare la testi del “lunga vita al governo Gentiloni” è l’ex segretario del Pd Bersani che nel dibattito interno al suo partito su Congresso e elezioni chiede chiarezza da parte di tutti. “E’ ora che tutti, dico tutti, dicano parole chiare: io sono per il voto nel 2018, perché il governo governi e da qui a giugno si faccia la legge elettorale e a giugno il congresso. Altrimenti – ha aggiunto – se non rimettiamo i piedi a terra, i cittadini non capiscono e andiamo nei guai non solo politici ma anche economici e sociali”. Quanto alla legge elettorale, per Bersani vanno tolti i capilista bloccati. “Io voglio sapere che ne pensa Renzi e che ne pensa Franceschini. Dalla data del voto tutto discende”, insiste Bersani che alla domande su un asse Franceschini-Orlando si indigna. E mentre i centristi, come afferma in una nota il segretario Lorenzo Cesa, segretario nazionale dell’Udc, “passata l’euforia immotivata per il voto anticipato è essenziale ora mettersi al lavoro per individuare correzioni equilibrate alla legge Elettorale” cercando una “convergenza in Parlamento su un sistema proporzionale”, Forza Italia ancora non si pronuncia e attente la sentenza della Corte per scoprire le proprie carte.

Ginevra Matiz

Nencini: “Da Orfini idea medievale della parità”

On. Matteo OrfiniAncora toni alti, scontri e polemiche all’interno del partito democratico. Questa volta è stato Michele Emiliano a polemizzare con il segretario del partito. Il governatore della Puglia ha osservato che se Renzi non lascia la guida del Nazareno è perché vuole compilare lui le liste elettorali. “Il segretario non si dimette – ha detto Emiliano – perché ha un sacco di soldati e salmerie da collocare, ha da salvaguardare un sacco di persone. E se dovesse perdere la possibilità di fare le liste – ha aggiunto Emiliano – non so se quei sondaggi sarebbero uguali perché questi sondaggi sono cosi’ adesso che il segretario ha il potere di fare le liste e quindi tiene insieme tutte le infinite correnti del Pd”. A stretto giro è giunta la replica dura dei renziani che traducono il pensiero del segretario: “Emiliano se proprio si sente un leader – ha attaccato Ernesto Carbone, della segreteria – dovrebbe credere un po’ di più in se stesso e candidarsi alle primarie anziché battere ritirata al primo sondaggio letto dando poi la colpa a Matteo Renzi”.

Poi l’affondo più netto, direttamente dal vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini:”Non passa giorno senza che Emiliano provi ad aprire fronti nel partito alla cui guida, ‘suo malgrado’, vorrebbe candidarsi. Ogni giorno un attacco frontale al segretario e al partito. La dialettica è assicurata nel pd e la polemica, anche aspra, può essere a volte utile. Ma in questi giorni – ha concluso Guerini – sta assumendo livelli pericolosi, nel solco di esperienze già fatte in passato di tentativi di indebolire il leader di turno”.

Altro tema caldo che riguarda  tutti i partiti e non è esclusivo di un singolo, è la legge elettorale. Matteo Orfini, presidente del Pd, in una intervista a la Stampa si è detto “radicalmente in dissenso con la proposta di Franceschini” che ieri aveva proposto primarie di coalizione, per evitare la scissione nel Pd, e premio di maggioranza alla coalizione e non più alla lista come punto di mediazione con Forza Italia e Ncd sulla legge elettorale. Con il premio di maggioranza alla coalizione “si rischierebbe di mettere completamente in crisi la vocazione maggioritaria del Pd: se si torna alle coalizioni, allora si rischia di tornare anche a Ds e Margherita”.

Orfini è il commento del segretario del Psi Riccardo Nencini “pensa di trattare gli alleati come ascari: utili alle maggioranze parlamentari, dannosi nelle alleanze elettorali. Un’idea medievale della parità e della dignità. Proprio da archeologo. Applicando la teoria orfiniana, il centrosinistra perderebbe anche le città. Lavorerà mica per Grillo?”. “Ricordo a Orfini – ha aggiunto Nencini – che si tratta di condizioni completamente differenti. l’Ulivo era composto da una decina di partiti alleati con Rifondazione, decisiva nella caduta dei due Governi Prodi (nel 2008, a dire il vero, non da sola)”. “La coalizione che ha sostenuto dalla nascita i due ultimi governi – ha proseguito Nencini – non è in nulla paragonabile all’Ulivo: i partiti nazionali sono solo quattro (PD, Scelta Civica, PSI, NCD) mentre gli eredi di Rinfondazione Comunista sono sempre stati, e stabilmente, all’opposizione. Quanto a Pisapia, leggo che un futuro governo riformista vorrebbe sostenerlo, non abbatterlo. È paradossale – ha proseguito Nencini – che Orfini metta in guardia da un rischio che in questi anni non si è mai manifestato tacendo invece le divisioni nei gruppi parlamentari del PD che spesso hanno creato difficoltà al governo. Ha forse dimenticato le dichiarazioni di Bersani sulla valutazione di volta in volta degli atti dell’esecutivo Gentiloni?”.

Nencini ha poi esortato a “parlare meno di legge elettorale e di approvare misure necessarie agli italiani. Giacciono in parlamento provvedimenti che vanno portati a termine entro questa legislatura. Dal codice della strada al reddito di inclusione, dal testamento biologico al ‘correttivo’ al nuovo Codice Appalti”. Nencini ha fatto un appello a Laura Boldrini e Piero Grasso affinché questi provvedimenti arrivino fino in fondo: “Mi rivolgo ai presidenti di Camera e Senato perché le conferenze dei Capigruppo calendarizzino quanto prima proposte e disegni di legge in dirittura d’arrivo”.

Ginevra Matiz

UNA SINISTRA NUOVA

APERTURA-Nencini-Bandiera-PSI

“Partiamo da un punto: la legge elettorale deve essere rivisitata intanto dalla coalizione di governo poi bisogna cercare un accordo con il Parlamento. Non si può fare una legge elettorale in accordo con la Lega e Grillo a discapito della maggioranza che ha retto fino ad ora il Governo Renzi e il governo Gentiloni. Da qui bisogna partire, dopo che è nota la sentenza della Consulta sull’Italicum. Però non possiamo passare, come diceva Renzi, da una legge che consenta di avere il governo il giorno stesso delle elezioni, a una legge che il giorno stesso in cui le urne si chiudono, dice che non si avrà sicuramente un governo. E la strada maestra per favorire le coalizioni è il Mattarellum”. Non ha dubbi il segretario del Psi Riccardo Nencini: “Per sboccare l’empasse sulle elezioni bisogna scompaginare il gioco. Dopo che la Corte avrà reso note le motivazioni della sentenza, la coalizione che sostiene il governo deve presentare una proposta. Penso sia una mossa indispensabile anche per siglare una tregua nel Pd.

Da Franceschini sono arrivare aperture per delle modifiche tra le quali il premio di maggioranza alla Coalizione…
Il Mattarellum è la strada maestra, quella che propone Franceschini è l’alternativa. Ma contestualmente bisogna preparare un progetto e una strategia per i prossimi anni su dei punti ben precisi.

Quali?
Una sinistra nuova che si preoccupi di migranti e multiculturalismo con un approccio nuovo basato sui diritti fondamentali delle persone. Sì all’accoglienza ma fine dell’età del buonismo. Chi vive in Italia deve giurare sulla nostra Costituzione, godere dei nostri diritti e vivere secondo i nostri doveri. Secondo, è fondamentale l’allargamento della torta della produzione della ricchezza e contestualmente rivedere  la redistribuzione della ricchezza in maniera equa. Per questo chiederemo un congresso straordinario del Pse, per riscrivere la cornice in cui ci muoviamo tra stati a sovranità limitata e mondo del lavoro in crisi.

Il tentativo del governo Renzi di cambiare la Costituzione si è fermato con il voto del 4 dicembre scorso. Questo è un Paese irriformabile?
La prossima legislatura dovrebbe essere aperta con una Assemblea costituente che metta mano alle riforme istituzionali. I socialisti già in questa legislatura proposero la Costituente, ma rimasero inascoltati. Probabilmente ora la situazione sarebbe diversa.

Non si sa che legge elettorale ci sarà, tantomeno quando si voterà. Ma comunque non oltre il 2018. Come si sta organizzando il Psi?
La raggiunta unità al Consiglio Nazionale della scorsa settimana è un fatto assolutamente positivo e da valorizzare. I Socialisti, oltre 20mila iscritti, 105 federazioni provinciali, 93 tra sindaci parlamentari e consiglieri regionali, andranno al Congresso Nazionale il 18 e 19 marzo. Il nostro è rimasto l’unico partito del Novecento. Il fatto è che l’idea è giusta. È un’idea che ha reso l’Italia più libera e civile e oggi c’è bisogno di lavorare a questa storia.

Daniele Unfer

IL FRENO DI NAPOLITANO

Renzi le elezioni le vuole proprio. Tanto che non esita a cercare la sponda di Lega e Movimento 5 Stelle. Con loro infatti ha trovato un accordo sul calendario per intavolare l’inizio della discussione sulla legge elettorale a fine febbraio. Alla determinazione di Renzi risponde Pier Luigi Bersani: “Se Renzi forza, rifiutando il Congresso e una qualunque altra forma di confronto e di contendibilità della linea politica e della leadership per andare al voto, è finito il Pd. E non nasce la cosa 3 di D’Alema, di Bersani o di altri, ma un soggetto ulivista, largo plurale, democratico”. “Non incontro Renzi, parlo in pubblico. E mi piacerebbe farlo nel Pd, dove è preoccupante il restringimento degli spazi democratici”, ha detto ancora Bersani. Che ha aggiunto: “Il governo deve governare. Gentiloni vuole governare? Un presidente del Consiglio giura sulla Costituzione, non facciamo vedere un autolicenziamento in streaming alla direzione del Pd”.

Chi cerca di porre un freno è l’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. “Nei paesi civili – ha detto – alle elezioni si va a scadenza naturale e a noi manca ancora un anno. In Italia c’è stato un abuso del ricorso alle elezioni anticipate”. Napolitano ha poi aggiunto: “Bisognerebbe andare a votare o alla scadenza naturale della legislatura o quando mancano le condizioni per continuare ad andare avanti. Non si fa certo per il calcolo tattico di qualcuno…”. Per togliere la fiducia a un governo deve accadere qualcosa”, ha ribadito l’ex presidente della Repubblica, conversando con i giornalisti a Palazzo Madama. “Non si fa certo per calcolo tattico di qualcuno”, ha sottolineato riferendosi, pur senza citarlo, all’ex premier Renzi.

Parole che hanno subito illuminato la fervida fantasia di Salvini che ha replicato con i modi che gli sono più consoni: “Nei Paesi civili chi tradisce il proprio Popolo viene processato, non viene mantenuto a vita come parlamentare, presidente e senatore”. Un attacco che il segretario del Psi Riccardo Nencini ha definito “scriteriato”. “Se c’è un traditore – ha aggiunto – quello è proprio Salvini, addirittura da quando lavorava per anteporre gli interessi della fantomatica Padania all’Italia”.

Le parole di Salvini sono definite rivoltanti anche dal presidente dice della commissione Esteri della Camera Fabrizio Cicchitto: “Quello che dice Salvini su Napolitano è rivoltante e  dovrebbe far riflettere chi addirittura fa con lui intese istituzionali e parlamentari”.  Salvini conosce i propri elettori. E sa cosa dire per farli contenti. Parlare alla pancia serve a pescare consensi, anche quando si rimesta nel torbido di affermazioni poco eleganti. “Per il Pd – dice Lorenzo Guerini  – sono inaccettabili e offensive le parole di Salvini contro il presidente Napolitano”. Mentre per Vannino Chiti “ci sarebbe da stupirsi il giorno in cui Salvini facesse affermazioni dotate di equilibrio e di saggezza. Anche in questi difficili tempi la rozzezza e la violenza verbale non sono una virtù. Le ingiurie contro il presidente Napolitano sono ricorrenti e gratuite, ma non per questo si può far finta di niente. A Napolitano vanno la mia stima e la massima solidarietà”.

“Un arruffapopolo inconcludente” lo ha invece definito Maurizio Lupi, presidente dei deputati di Area popolare. “Nei paesi civili chi accusa di tradimento un capo dello Stato e lo vuole portare a processo dovrebbe provare quello che dice, o imparare a misurare le parole. Sempre che voglia fare il leader politico e aspirare a guidare il paese”. Le parole spesso vengono sparate al vento senza riflettere troppo, ma chi vuole votare subito dovrà sedersi al tavolo con Salvini per trovare una intesa.

DIETRO IL VOTO

d'alema massimoDopo una pausa di riflessione Matteo Renzi torna a prendersi la scena parlando direttamente di elezioni.  “Se dopo le elezioni – afferma – torneremo al governo dovremo riprendere il ragionamento” sul taglio dell’Irpef e “non solo quella”. Matteo Renzi sembra ignorare le richieste che arrivano dalla sinistra del proprio partito e guarda già oltre. La sinistra invoca il congresso e dibatte sulla legge elettorale e voto anticipato e il segretario liquida la discussione come tema da “palazzo” che preoccupa chi punta solo a “un posto in Parlamento”. E lancia già la sua proposta per le prossime elezioni, scrivendo sul suo blog e nella sua newsletter di “problemi reali di tutti i giorni”: giù le tasse, innanzitutto. Quanto alle urne, i renziani puntano a un’accelerazione per il voto a fine aprile, anche se scommettono più realisticamente su giugno.

Frena la fretta per le urne il segretario del Psi Riccardo Nencini: “La corsa alle elezioni senza la certezza di una legge elettorale e soprattutto senza un progetto per l’Italia condiviso da una coalizione riformista non è la strada maestra. Lo ripeto: è necessario che le forze che sostengono il governo si incontrino con l’unico obiettivo di parlare agli italiani con una lingua comune”.

Massimo D’Alema si prepara già a una corsa in solitaria: “Il giorno in cui senza cambiare la legge elettorale Renzi chiedesse a Gentiloni di dimettersi per andare al voto – afferma D’Alema – la reazione sarebbe preparare un’altra lista. E se nella sinistra si formerà un nuovo partito supererà il 10% dei voti: ho fatto fare delle ricerche”. Poi D’Alema aggiunge: “Renzi vuole votare subito per un calcolo molto meschino: con i 100 capilista bloccati lui garantirebbe se stesso e la parte più fedele del ceto politico che lo circonda. E questa è l’unica cosa che può spingere verso la scelta irresponsabile di andare a votare con una legge che aprirebbe una drammatica crisi istituzionale”. “Ho proposto che si discuta seriamente una nuova legge elettorale, che non sia la proporzionale semplice ma aiuti la governabilità. Una legge elettorale che favorisca la governabilità senza gli eccessi dell’Italicum: andrebbe negoziata e questo richiederebbe tempo. A nessuna di queste proposte si è risposto: solo insulti e dichiarazioni demonizzatrici. Che razza di partito è questo?”.

Renzi presto farà il punto al Nazareno con i dirigenti Dem sull’iter da seguire per un confronto con gli altri partiti sulla legge elettorale. Si parte dal Mattarellum, con la disponibilità a discutere di altre soluzioni, ma prevale lo scetticismo sulla possibilità di intervenire in Parlamento: si rischia la palude, dicono fonti Dem. Dunque, se con FI (dei Cinque stelle ci si fida poco) si giungesse a un’intesa, si potrebbe valutare di portare il testo in Parlamento e blindarlo con una “fiducia tecnica”. Ma il momento delle scelte è già fissato alla direzione del 13 febbraio (o qualche giorno dopo, se le motivazioni della Consulta tardassero ad arrivare).

Renzi, intanto, tiene la linea dettata a Rimini e imposta la campagna sui contenuti a partire da un tema sensibile come le tasse: “Bisogna rottamare il modello Dracula che per anni è stato la base di alcuni ministri del centrosinistra e del governo Monti: scommettere su un fisco amico, come abbiamo fatto ottenendo il record di 17 miliardi dalla lotta all’evasione. E abbassare le tasse”, scrive rivendicando una distanza dalla sinistra del passato.  Parole non gradite dal diretto interessato: “Io Dracula? Renzi mi fa pena” afferma Monti. “Non so chi ci crede più alle accuse lanciate ad altri dopo che sono stati sprecati tre anni: l’azione anche buona del governo è stata appesa a una priorità strategica sbagliata come giocarsi tutto sul referendum. Servirebbe molta modestia in più”.

Legge elettorale. In attesa della Consulta

Latinorum elettorale“A sinistra, è tempo di una coalizione che tenga assieme il mondo riformista. Per evitare pericolosi scivoloni verso una destra demagogica e per giocare un ruolo forte in Europa”. È quanto ha affermato Riccardo Nencini, Segretario del PSI. Secondo Nencini infatti “va evitata ad ogni costo la frammentazione di cui stanno dando prova la sinistra francese e spagnola. Bisogna fare in fretta. Discussione su legge elettorale e coalizione di governo possono procedere assieme. Noi faremo la nostra parte sul fronte laico, verde, con i movimenti civici, e guardiamo con attenzione al lavoro di Pisapia. Sia Renzi ad assumere l’iniziativa. Né qui né altrove – ha concluso Nencini – esistono partiti a vocazione maggioritaria. Esistono buone alleanze”. Così il segretario del Psi alla vigilia della sentenza della Consulta dal cui dipenderà l’esito della discussione sulla legge elettorale. O meglio dopo la quale i partiti dovranno scoprire le carte.

La decisione di domani sulla legge elettorale “è sicuramente un momento importante e decisivo, svolta”. Ma “dovremo poi però attendere le motivazioni delle decisioni per poter creare leggi elettorali sempre più omogenee, come richiesto anche dal presidente Mattarella”, ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso. Mentre dal partito del votosubito si fanno sentire Lega e Movimento 5 Stelle. “Io spero soltanto che domani la Consulta ci fornisca una legge per andare a votare il prima possibile, perché se questo Parlamento si mette di nuovo a lavorare su una legge elettorale finiamo nel 2019 non nel 2018” ha detto Luigi Di Maio. Stesso concetto arriva da Salvini.

Ma il presidente del Consiglio Gentiloni ha fatto capire chiaramente che non ritiene affatto il suo un governo a termine con il solo scopo di tirare avanti finché il Parlamento non abbia approvato una nuova legge. Altro punto è quale legge. Il presidente di Fi, Silvio Berlusconi, in un’intervista a La Stampa ha detto la sua. “E’ fondamentale che la nuova legge elettorale consenta la massima corrispondenza fra il voto espresso dai cittadini e la maggioranza parlamentare. Ogni distorsione in senso maggioritario, in uno scenario tripolare come l’attuale, porterebbe al governo una minoranza contro il parere dei due terzi degli elettori”. E ancora: “Ritengo che le preferenze siano il peggior sistema possibile per garantire una effettiva rappresentanza degli elettori. I candidati devono piuttosto essere proposti agli elettori in piccole circoscrizioni, in modo che i cittadini sappiano con chi hanno a che fare e dove cercarli dopo l’elezione”.

Il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio risponde indirettamente di pentastellati: “Si illude chi pensa che la politica potrà fare solo ‘copia e incolla’ della sentenza per andare al voto con quel che resterà dell’Italicum. Il coordinamento tra i sistemi elettorali tra Camera e Senato si renderà necessario per evitare una distonia tra i risultati. E nel coordinamento necessario andrebbe messa anche una legge costituzionale che consenta il voto dei diciottenni al Senato: il voto riservato ai venticinquenni è un’anacronismo del tutto privo di senso che sottrae a 4 milioni e mezzo di italiani il diritto che la Costituzione riconosce alla Camera”. “A chi obietta che ci vorrebbe tempo per la procedura di riforma costituzionale – conclude Pisicchio – ricorderemmo che la riforma dell’art.81, nell’era Monti, è stata fatta in soli sei mesi e non tutti erano a battere le mani in Parlamento. Andrebbe fatta una verifica tra i gruppi politici e, se c’è la condivisione sul tema che tutti dicono di avere, si può procedere velocemente”.

La minoranza del Pd vede di buon occhio il Mattarellum. Il sistema di voto in vigore fino al 2006 e sostituito dal Porcellum. “Il Mattarellum – afferma Roberto Speranza – può essere una base positiva di partenza”. “Dobbiamo trovare i numeri nella discussione politica. Perché è inimmaginabile ricorrere a strumenti come la fiducia. Si usi il Mattarellum come base di partenza poi vedremo nella discussione parlamentare dove si arriva”.

Craxi. Nencini: Con il fascioleghismo nulla a che fare

ALDO ANIASI E BETTINO CRAXI DURANTE UN COMIZIO DEL PARTITO SOCIALISTA IN PIAZZA DUOMO (Mimmo Carulli, MILANO - 1992-04-02) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

“L’opposizione di Salvini a dedicare una via di Milano a Craxi mi riempie di orgoglio. Con il fascioleghismo il socialismo umanitario non ha proprio niente a che fare”. Lo ha detto il segretario del Psi Riccardo Nencini ripondedo alle parole del leghista Salvini che intervenendo a ‘Radio Padania’, ha ribadito la sua contrarietà a questa ipotesi.

“Apprezzo l’apertura di Sala e l’iniziativa assunta da Forza Italia. Io – ha continuato Nencini – sarò a Milano proprio martedì pomeriggio per ricordarlo”.”È tempo che la storia prevalga sulla cronaca per consentire una visione più oggettiva dei fatti e dei protagonisti – ha aggiunto Nencini -. Possiamo discutere di tutto ma solo mettendo in salvo una verità. Craxi fu uno statista a tutto tondo e quell’Italia era la quinta potenza mondiale. Ce lo ha ricordato qualche mese fa De Rita: l’idea che Craxi aveva dell’Italia era quella giusta. Forte innovazione, riforme costituzionali, una sinistra non marxista, libertaria e umanitaria, alleanza tra merito e bisogno. Fummo sconfitti ma avevamo ragione. Non siamo – ha concluso Nencini – ancora a discutere di quelle stesse cose?”

Nel giorno del 17° anniversario della morte del leader socialista Bettino Craxi Nencini aveva affermato che “siccome la storia si rievoca anche attraverso le strade e le piazze, e siccome il riformismo socialista ha reso l’Italia più civile e più libera, un luogo dedicato a Craxi, a Milano, è la cosa giusta da fare”. Nello stesso giorno in cui il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha aperto il dibattito all’ipotesi di dedicare un luogo della città all’ex leader socialista che con Milano aveva un rapporto speciale.

Giuseppe Sala è il primo sindaco di Milano a prendere posizione: “E’ un argomento che ha suscitato tante polemiche. Io sono favorevole a riaprire il dibattito, senza dare un giudizio che è ancora complesso”. “È un argomento che ha suscitato tante polemiche. Io sono favorevole a riaprire il dibattito, senza dare un giudizio che è ancora complesso” ha detto il sindaco. “Milano è pronta o no? Non lo so, bisogna ascoltare la città. Certamente è giusto interrogarsi per capirlo. Quindi ben venga il dibattito”. Dall’avviso di garanzia sono passati 25 anni. Dalla sua morte ad Hammamet per le complicazioni di un diabete 17. Magari è l’ora di iniziarne a discutere seriamente. Giuseppe Sala ne è convinto ma chiede che siano i milanesi ad esprimersi.

A far da sponda al sindaco nella sua apertura su Craxi, la visita ad Hammamet sulla tomba del leader socialista del ministro degli Esteri Angelino Alfano, il primo di un governo di centrosinistra. La visita di Angelino Alfano incassa il plauso di Bobo Craxi il figlio di Bettino: “Il suo è un gesto politico nobile di cui non posso che essergli grato”. L’ex socialista Maurizio Sacconi condivide: “Visita altamente simbolica”. Così come Fabrizio Cicchitto presidente della commissione Esteri e anche lui ex socialista: “Craxi personalità consegnata alla storia”.

Anche il guardasigilli Andrea Orlando è favorevole all’ipoteso lanciata dal sindaco di Milano Giuseppe Sala. Per Orlando Craxi è stata “una figura importante e controversa della sinistra che commise errori ma fu portatrice di grandi innovazioni e che propose un’ipotesi di modernizzazione del Paese”.

“Credo che questa discussione consenta di legare la sua figura non soltanto agli errori, che pure ci furono – ha aggiunto il ministro – ma anche ad un’idea di innovazione che Craxi propose ad un paese che da molto tempo non vedeva un’idea di trasformazione della politica”.

Gioco d’azzardo, terreno d’infiltrazioni mafiose

Un popolo di malati di azzardo. Viene chiamata ludopatia; ormai lo stesso ministero della Salute riconosce che non è solo un fenomeno sociale, ma una vera e propria malattia che rende incapaci di resistere all’impulso di giocare d’azzardo. Chi ne è affetto inizia col trascurare lo studio o il lavoro e, avendo sempre bisogno di soldi, può arrivare a commettere furti o frodi per procurarseli, a indebitarsi anche pesantemente con familiari, parenti, amici, banche fino a rivolgersi agli strozzini e cadere vittima della criminalità organizzata. D’altro canto si tratta di un business tra i più fiorenti in Italia con cifre da capogiro e in continua crescita.

Ludopatia-PsiMartedì nell’Aula della Camera si è svolto l’esame della relazione sulle infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco lecito e illecito, approvata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere.

“Il tema del gioco d’azzardo e le conseguenze della ludopatia – ha affermato il capogruppo socialista alla Camera Pia Locatelli nel suo intervento – sono particolarmente a cuore ai socialisti che in questa legislatura hanno presentato una proposta di legge al Senato a prima firma del segretario Riccardo Nencini, e una ordine del giorno nel dicembre 2013 a mia firma approvato dalla Camera. In entrambe le iniziative si evidenziava la pericolosità della legalizzazione e diffusione del gioco d’azzardo, attraverso l’aumento delle sale giochi, delle videolottery, della continua e incessante pubblicità che invita a giocare e a scommettere. Basti pensare che la spesa, nel 2012, degli italiani è stata di circa 85 miliardi di euro, pari a una media di 1700 euro l’anno a persona, a fronte di un gettito erariale pari a soli 8 miliardi di euro. Se si pensa che nel 2000 la spesa era poco più di 14 miliardi, il fatturato risulta quintuplicato. Dati che non tengono conto della rilevante quota del sommerso, che in alcune regioni sfiora il 50 per cento. Ringraziamo quindi la Commissione Antimafia per il lavoro svolto e per la relazione presentata dalla presidente Bindi i cui contenuti, purtroppo, erano facilmente prevedibili. Che il gioco d’azzardo, legale e non, sia terreno di facili infiltrazioni da parte delle associazioni mafiose, per la facilità di enormi guadagni, per l’impossibilità di effettuare continui controlli, per l’opportunità di riciclare denaro sporco, per la scarsità delle pene, è cosa che tutti sanno. La soluzione più ovvia sarebbe quella di una repentina marcia indietro, ma sappiamo che ciò non è possibile. Possiamo però “limitare i danni” attraverso un inasprimento delle pene, e lo chiediamo noi socialisti da sempre garantisti e contrari a incrementare l’aspetto “punitivo”, la maggiore trasparenza delle catene societarie che gestiscono in concessione il gioco e che deve essere estesa a tutta la filiera e l’opportunità di prevedere l’obbligo di identificazione attraverso la tessera del giocatore. Voteremo a favore della risoluzione Bindi che condividiamo pienamente”.