Distrazione alla guida. Subito sospensione patente

codice stradale“Sono tre i nodi più significativi che il Governo intende sciogliere per garantire maggiore sicurezza sulle strada”. E’ quanto ha affermato il segretario del Psi e vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini, che ha elencato le proposte portate in commissione Trasporti alla Camera sulle modifiche dell’articolo 173 del codice della strada inerente la distrazione alla giuda e l’utilizzo di dispositivi elettronici. “Primo fra tutti – aggiunge – l’immediata sospensione della patente per chiunque faccia uso di smartphone e altri dispositivi elettronici durante la guida”.

Si andrebbe così a modificare la misura più ‘blanda’ che invece prevedeva la sospensione della patente di guida alla seconda infrazione in due anni; “Secondo – prosegue Nencini – l’obbligo per gli automobilisti di mantenere una distanza di sicurezza di almeno un metro e mezzo dai ciclisti, in fase di sorpasso”- ha argomentato il vice ministro riferendosi alla norma cosidetta ‘salvaciclisti’. “Terzo, ma non meno importante – ha spiegato ancora Nencini – l’obbligo di dotarsi di seggiolini con dispositivi anti abbandono di bambini in auto, una proposta da tempo caldeggiata dal governo e che è stata largamente condivisa in parlamento”.

Nencini ha aggiunto: “Ormai la maggiore causa di incidenti mortali sulle strade italiane e in Europa è dovuta alla distrazione alla guida, come ha anche sottolineato la Commissaria Bulc al vertice dei ministri dei trasporti della settimana scorsa a Trieste. Inasprire le sanzioni per chi viola il codice della strada – ha proseguito Nencini – oltre a rendere le strade più sicure, è anche un modo per proteggere gli utenti deboli, ossia pedoni e ciclisti. Accanto alla norma salva ciclisti, abbiamo previsto ingenti investimenti sulle quattro grandi ciclovie italiane e altri sono previsti nel prossimo piano città”. Sul dispositivo da applicare ai seggiolini auto, il vice ministro ha aggiunto: “sono troppe le situazioni di pericolo per i bambini dimenticati in auto, spesso con conseguenze tragiche, che si stanno verificando negli ultimi tempi”- ha concluso.

MAGGIORANZA TRASVERSALE

ius soli“Al Senato c’è una maggioranza trasversale tra i presidenti dei gruppi parlamentari per calendarizzare ora per settembre la discussione dello ius soli”. Lo ha affermato il segretario del Psi, Riccardo Nencini aggiungendo che “i socialisti suggeriscono di collegarla a tre misure da assumere contestualmente con apposite risoluzioni: chiunque risiede in Italia giuri sulla Costituzione; i profughi svolgano lavori socialmente utili per la comunità che li ospita; si dia un segnale certo della volontà di separare i profughi dai migranti economici”. Una proposta, quella socialista, che arriva nel mezzo di un dibattito aspro sull’immigrazione e dopo che il governo, per paura di qualche incidente parlamentare, ha deciso di allentare la tensione sull’argomento. Tema che rimane però all’ordine del giorno per la sua importanza. A parlarne oggi Laura Boldrini, presidente della Camera durante la cerimonia del Ventaglio. Appuntamento fisso a Montecitorio con i giornalisti della stampa parlamentare. “La cittadinanza – afferma Boldrini – è lo strumento principe dell’integrazione. Se non c’è, non c’è integrazione. L’integrazione è uno strumento di sicurezza, senza alimentiamo rabbia, risentimento, senso di frustrazione. Mi auguro che il provvedimento” sullo Ius soli “sia approvato entro la fine della legislatura. Perché è giusto, e rimandarlo sarebbe un torto”.

Per la presidente della Camera rimangono “imprescindibili” le politiche di integrazione, senza le quali si “arriva al conflitto sociale”. Lo Stato, ha sottolineato, “deve indicare un percorso a tappe. Noi chiediamo ai migranti che imparino l’italiano, che imparino i principi della Costituzione, giusto, ma stiamo proponendoglielo questo percorso di diritti e di doveri? Esiste questo percorso? Non può essere un atto spontaneo, non c’è bacchetta magica per l’integrazione”.

Pessimista Arturo Scotto, parlamentare di Mdp, per il quale “Paolo Gentiloni ha deciso di costruire insieme al Pd una scelta sbagliata, perché sacrificare i diritti rispetto all’opportunità politica è sempre un errore”. “Se Renzi, Salvini e Grillo – aggiunge Scotto – hanno deciso di affossare una scelta di civiltà lo devono dire agli italiani, perché a ottobre questa legge non tornerà perché ci saranno altre incombenze e quindi lo Ius soli finirà in un binario morto”. Poi Scotto apre a una discussione immediata: “Noi siamo convinti che lo Ius doli – dice – si possa votare in qualsiasi momento. Se c’è un ingorgo al senato tra il Dl Mezzogiorno, il Dl vaccini e altre questioni che sono occorse nelle ultime settimane, il senato può lavorare anche a Ferragosto, per votare una legge del genere”.

Sulla stessa posizione il segretario Nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni che ai microfoni del Tg3 afferma: “Il rinvio a settembre dello Ius Soli è inaccettabile. Si affossa una legge giusta attesa da migliaia di bambini che sono nati in Italia, che vivono nel nostro Paese accanto ai nostri figli, che studiano nelle nostre scuole”. Ma poi apre: “È per questo che dico a Gentiloni e al suo governo che noi in questi anni siamo stati sempre opposizione, non abbiamo mai appoggiato questo governo votando la fiducia. Siamo pronti al Senato una fiducia ‘di scopo’, per uno scopo giusto e nobile: riuscire ad approvare una legge di civiltà”. Una proposta che secondo la senatrice Pd Monica Cirinnà, va valutata. “È un’ottima offerta che dobbiamo prontamente valutare e, a mio umile parere, accogliere. Fui io stessa, nelle ore più drammatiche prima del voto di fiducia sulle unioni civili, a chiedere a quella parte politica un voto di scopo ed è positivo che oggi ci sia un cambio di rotta. Sui diritti umani e civili il superamento di tutte le barriere è una scelta giusta e che va anche ricercata”.

Dal partito democratico anche il capogruppo alla Camera Ettore Rosato afferma che “quando si parla di diritti non si può fare tutto con i sondaggi davanti, per calcolo elettorale non avremmo dovuto fare nemmeno le unioni civili”. E continua con una stoccata al ministro degli esteri e leader di Ap: “Oggi Alfano sente profumo di elezioni: mamma destra richiama e anche le battaglie sui diritti che dovrebbero sposare con la comunità cattolica cui dicono di essere vicini le hanno dimenticate per seguire le sirene di Salvini, che sono più appaganti nell’immediato”.

Pieraccini, un vero riformista, un socialista

Direzione_Avanti_1È scomparso venerdì scorso all’età di 99 anni nella sua abitazione a Viareggio, l’ex senatore Giovanni Pieraccini, che fu per il Psi ministro dei Lavori pubblici nel primo governo Moro. Era nato a Viareggio il 25 novembre 1918. Ha ricoperto anche l’incarico di ministro della Marina e ministro della Ricerca scientifica. Nel 1974 è uscito dalla politica, ma nonostante l’età avanzata è stato fino all’ultimo attento alle questioni legate alla città di Viareggio alla quale era molto legato.

“Nel primo centro-sinistra – come ha ricordato il segretario del Psi Riccardo Nencini – ebbe un ruolo significativo. Riformista da sempre, uomo di cultura, socialista. Poco fa se n’è andato Giovanni Pieraccini”. Pieraccini fu direttore dell’Avanti nel 1958, contribuì all’elezione di Gronchi al Quirinale, fece un importante viaggio negli Usa per favorire l’avvento dei Governi di centrosinistra.

“Con dolore – ha detto il sindaco di Viareggio, Giorgio Del Ghingaro, manifestando il cordoglio della città – apprendiamo della scomparsa del senatore Pieraccini. Una vita piena quella del senatore, attivissimo e impegnato nella vita della nostra città. Promotore dell’arte, ha creato una vastissima rete di artisti, musicisti, letterati: a lui dobbiamo l’arricchimento della Galleria d’Arte Moderna Viani”. “Nell’esprimere le più sentite condoglianze alla moglie Vera, questa Amministrazione intende sottolineare il proprio riconoscimento per quanto il senatore ha fatto per Viareggio, mettendo a disposizione la Galleria D’Arte Moderna dove, nella sala a lui intitolata, verrà allestita la camera ardente – ha aggiunto Del Ghingaro – Una perdita immensa per Viareggio, che unita si stringe in un abbraccio”.

Profondo cordoglio per la scomparsa di Giovanni Pieraccini è stato espresso anche da Valdo Spini, che come vice segretario nazionale del Psi gli fu particolarmente vicino. “Scompare con Giovanni Pieraccini – ha detto Spini – una delle grandi figure del socialismo italiano. Lo ricordiamo appassionato direttore dell’Avanti! negli anni Sessanta e poi ministro della Repubblica protagonista di tante battaglie civile e sociali del nostro Paese”. “Fino all’ultimo – aggiunge Spini – Giovanni Pieraccini ha mantenuto una lucidità e vitalità di analisi invidiabile, ha continuato a contribuire alla pubblicazione di volumi molto importanti per la storia sia politica che amministrativa d’Italia. Giovanni Pieraccini è stato uno di quei dirigenti di quel Partito Socialista Italiano che tante speranze aveva suscitato per la riforma del nostro Paese. A queste speranze, al socialismo, è stato fedele tutta la vita”.

Pisapia, si tira indietro: “Non intendo candidarmi”

Pisapia-unioni civili“Non penso neanche lontanamente di candidarmi alle prossime elezioni”. Non lascia spazio e dubbi il fondatore di Campo Progressista, Giuliano Pisapia, sulla possibilità di impegnarsi direttamente nella prossima tornata elettorale. La sua posizione adesso è quella di un “impegno sociale” in cui l’ex sindaco di Milano “crede”. “Non ho incarichi istituzionali e non ambisco a nessun ruolo” ha poi ribadito. Pisapia ha sviluppato questa riflessione nel corso di un convegno della Cgil a Milano. “È significativo che in Italia aumentino i volontari ma diminuiscano quelli che si impegnano nella politica. Indipendentemente dai partiti la parola d’ordine è fiducia e ora c’è sfiducia”. Quindi ha aggiunto di essere sempre convinto che “in Parlamento o nelle istituzioni non bisogna stare più di uno o due mandati”, sottolineando che da parlamentare ha “anche praticato” questa convinzione.

Insomma Pisapia rompe il silenzio che durava ormai da parecchio. E anche l’assedio. “Che Pisapia volesse rompere l’assedio – ha commentato il segretario del Psi Riccardo Nencini – era del tutto evidente dall’inizio. Soprattutto dopo la piazza romana egemonizzata da una sinistra radicale lontana dai suoi propositi”. Poi Nencini aggiunge: “Bisognerebbe smetterla di cavalcare il leader del momento per affidarsi invece a un disegno di più lungo respiro. Dietro l’angolo grillini e Lega cominciano ad annusarsi”

IL COLLE HA FIRMATO

mattarella 4È l’Ufficio Stampa del Quirinale a darne notizia: il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato la legge per l’Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario. La firma è arrivata dopo l’incalzante richiamo del deputato forzista Renato Brunetta che aveva fatto notare ieri come fossero già due anni che il Paese aspettasse una commissione per fare luce sulle condotte del passato che hanno portato ai recenti dissesti degli istituti finanziari. Dal momento della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, passeranno altri 15 giorni per l’entrata in vigore del provvedimento. A quel punto i presidenti di Camera e Senato nomineranno i venti senatori e venti deputati, in proporzione al numero dei componenti dei gruppi, che faranno parte della commissione bicamerale.
“Lo dico in chiaro: se fosse stato assunto alla fine della scorsa legislatura il provvedimento sulle banche avrebbe avuto ben altra forza. L’Italia è arrivata in ritardo. La norma si giustifica con la protezione dei risparmiatori e con la volontà di mantenere aperto un canale di credito per le imprese”, ha detto il segretario del Psi, Riccardo Nencini, commentando il provvedimento sulle Banche oggi alla Camera. Nencini prosegue: “Ma a una condizione: che la Commissione d’Inchiesta si dia un tempo limite certo per concludere i lavori e approfondisca davvero genesi e responsabilità del dissesto. Abbiamo proposto la commissione d’inchiesta per primi più di un anno fa. Ora basta traccheggiare”, ha concluso.
Ottimista invece Brunetta che subito dopo l’ok del Colle il Capogruppo alla Camera di Forza Italia ha affermato: “Tutto e bene quel che finisce bene. La Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario italiani può partire da subito”.
“Chiedo alla presidente della Camera, Laura Boldrini, e al presidente del Senato, Pietro Grasso – ha aggiunto Brunetta – di avviare subito il processo di designazione dei membri da parte dei gruppi parlamentari, in maniera tale che la Commissione possa insediarsi prima della pausa estiva, in modo da cominciare a lavorare già dal mese di agosto, e poi nei mesi che ci separano da qui alla scadenza naturale della legislatura”.
“Cinque, sei mesi di lavoro possono contribuire a far chiarezza e a dare agli italiani tutte le indicazioni in merito alle responsabilità dei disastri che si sono succeduti in questi anni sul sistema bancario italiano. Vogliamo trasparenza, verità e giustizia”, ha concluso. La Commissione sarà composta da 40 parlamentari, 20 deputati e 20 senatori, nominati dai presidenti delle Camere. Di fatto saranno i singoli partiti a indicare, entro 7 giorni, i propri commissari, rispettando il vincolo che impone la legge di istituzione della Commissione: i commissari dovranno dichiarare di non aver ricoperto incarichi di amministrazione e controllo negli istituti oggetto dell’inchiesta. La prima incombenza sarà indicare il presidente e proprio la Presidenza della Commissione è stata richiesta a gran voce dal M5S che riprende le parole di Brunetta: “Il capogruppo Fi a Montecitorio, Renato Brunetta, afferma che ‘in un Paese normale le commissioni d’inchiesta parlamentare vengono affidate alle opposizioni’. Siccome noi non siamo un Paese normale, la presidenza se la prenderà il Partito democratico. Questa è la storia di questa legislatura, questa è la storia di questo partito, sedicente democratico. E questa sarà anche la storia della Commissione d’inchiesta sulle Banche”. “Ora che il capo dello Stato ha firmato il testo per l’istituzione della Commissione d’inchiesta sul sistema bancario, il M5s chiede ai presidenti delle Camere di convocare immediatamente un ufficio di presidenza per la nomina dei 40 membri dell’organismo bicamerale”. Lo dicono i parlamentari M5s.“In ragione della nostra forza parlamentare e della nostra totale distanza da qualsivoglia scandalo bancario,chiediamo naturalmente la presidenza della commissione Il tempo stringe e i cittadini hanno diritto a un barlume di chiarezza e di verità”. Anche da Sinistra italiana arriva la richiesta della presidenza della Commissione per l’opposizione. Dopo il via libera del Quirinale al nuovo organismo, osserva Giovanni Paglia della commissione Finanze di Montecitorio, “è fondamentale che entro luglio sia messo nelle condizioni di lavorare. Non ci aspettiamo un impegno rituale, ma un lavoro focalizzato sugli scandali di questi mesi: le due venete, Mps, Etruria, Carife, Chieti e Marche”. Secondo il parlamentare “la maggioranza farà di tutto per perdere tempo su questioni irrilevanti” e per questo motivo il gruppo “chiede da subito con forza che la presidenza sia affidata all’opposizione”.
I punti su cui dovrà indagare la Commissione sono molto ampi: dalla verifica della gestione degli istituti in crisi o finiti sotto l’ombrello pubblico, come Mps e probabilmente le due venete. Ma si indagherà anche sulle banche finite in risoluzione, come le vecchie Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti. Fronte caldissimo, quest’ultimo, visto che le opposizioni vogliono andare all’attacco della sottosegretaria Pd Maria Elena Boschi per la vicenda di Banca Etruria. Inoltre la Commissione potrà indagare su modalità e strumenti adottati dagli istituti per la raccolta, con particolare attenzione alla “correttezza” della vendita di prodotti alla clientela retail, soprattutto di obbligazioni, ma anche sui modelli di gestione e sui criteri adottati per la remunerazione dei manager.

Fiano. Nencini: “Scuse di Corsaro peggio delle offese”

emanuele-fiano-e1361921961514Come spesso avviene nel nostro Paese, per attaccare una legge si finisce per insultare chi l’ha proposta. È il caso di Emanuele Fiano che nei giorni scorsi ha presentato la proposta di legge 3243 che chiede l’introduzione dell’articolo 293-bis del codice penale, puntando a punire «chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco». Tuttavia il deputato del Pd è stato oggi insultato per la sua religione. Massimo Corsaro, deputato di Direzione Italia, ex missino, ora nel gruppo di Fitto ha così attaccato il suo collega di religione ebraica: “Che poi, le sopracciglia le porta così per coprire i segni della circoncisione…”. Ha scritto su Facebook Corsaro portando all’immediata protesta e alla solidarietà verso Fiano da parte di tutta la politica, dai colleghi del Pd ai cinquestelle.
Il deputato fittiano, si è così scusato, ma non si è detto per nulla pentito, ha anzi affermato che riscriverebbe il post, si scusa se le sue parole sono state fraintese, ma chiarisce che il suo voleva essere esclusivamente un attacco personale ben diretto: “Se per davvero qualcuno, in buona fede, ha frainteso la mia espressione, solo verso quel qualcuno – aggiunge Corsaro – mi scuso”. Ma non risparmia un ulteriore attacco, chiarendo che ha utilizzato termini forti per esprimere quello che pensa: “Alzi la mano chi non l’ha mai pensato di nessuno. Ed io lo penso di Fiano, di cui ricordo l’impegno ad impedire che – a Milano – ogni anno migliaia di giovani si incontrino per commemorare la figura di un diciassettenne, Sergio Ramelli, che adulto non è mai diventato perché suoi sodali politici di un triste passato gli strapparono la vita a suon di colpi di chiave inglese sulla testa. Questo, e nessun altro, il mio intendimento. Alla sinistra che rivolta la frittata per celare gli effetti del suo fallimento culturale, appuntamento nelle sedi politiche per argomentati confronti”, conclude Corsaro.
Un’affermazione che ha il sapore di beffa più che di riguardo verso Emanuele Fiano e verso la sua famiglia. Il padre del deputato dem, Nedo, è stato deportato per essere ebreo e in questi decenni è stato un instancabile testimone dell’orrore della Shoah: nel campo di sterminio di Auschwitz ha perso genitori, nonni, zii, un fratello.
“E poi sostengono che sono stati sconfitti razzismo culturale e religioso. Le scuse fatte da Corsaro a Fiano sono addirittura peggio delle sue offese”, ha infatti affermato il segretario del PSI, Riccardo Nencini.
“Sì – scrive su Facebook Fiano – io sono circonciso ed ebreo. Orgogliosamente. Massimo Corsaro invece esprime oggi il peggio dell’antisemitismo di stampo fascista con questo post. Mi dispiace per mio padre e per tutti quelli che per via della circoncisione sono stati torturati, massacrati o uccisi. Mi dispiace che la mia battaglia culturale non sia stata abbastanza forte contro tutti questi. Non mi farete tacere”

Codice Antimafia. Sì (non convinto) del Senato

senatoLa riforma del Codice Antimafia passa al Senato con 129 sì, 56 no e 30 astenuti. Il testo torna ora alla Camera. “Credo – è stato il primo commento del Guardasigilli Andrea Orlando – che ci siano le condizioni per portarla fino in fondo”. Orlando esclude il rischio che la riforma del Codice antimafia si possa impantanare alla Camera. Quanto a eventuali modifiche, Orlando aggiunge che “ci sono opinioni diverse” e che “si verificherà se i rilievi sono fondati”. “In caso faremo ricognizione serena, se saranno necessarie modifiche – conclude – e dove introdurle”.

Dubbi di costituzionalità arrivano dal segretario del Psi Riccardo Nencini. La modifica al nuovo codice antimafia che prevede la confisca preventiva dei beni anche agli indiziati per reati di corruzione “l’ho già detto e lo ripeto, è una misura che rischia di essere, è la mia opinione, incostituzionale”. “Noi abbiamo proposto addirittura per la microcriminalità il sequestro dei beni del reo – ha aggiunto – naturalmente una volta che si è confermato reo, passato da un tribunale”.

Precedentemente l’Aula aveva approvato con voto per alzata di mano la proposta di coordinamento dei relatori, facendo decadere in tal modo tutte le altre proposte di coordinamento. Nella proposta di coordinamento dei relatori che è appena passata nell’aula del Senato si specifica con esattezza (e a norma dell’articolo 81 del Regolamento) la ripartizione della somma di 20 milioni che è stata stanziata nel prossimo triennio e cioè “7 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019 e nel limite di 6 milioni di euro per l’anno 2020”. In più si è corretta anche un’altra parte del provvedimento: all’articolo 34 del ddl è stato tolto il riferimento ad alcuni commi che risultavano già trasferiti (con un emendamento approvato in Aula nei giorni scorsi) ad altra norma.

Il testo è stato approvato con la defezione di Alternativa Popolare, ma anche da parte di alcuni senatori del Pd. Astenuti i senatori dei Cinquestelle. Critica la posizione di Raffaele Cantone, presidente dell’autorità per l’anticorruzione, che nei giorni scorsi aveva sollevato delle obiezioni al provvedimento. “Prendo atto, è giusto che sia così“ ha detto Cantone. Sollecitazioni che saranno riprese alla Camera. Ma i tempi sono stretti.

Per l’esattezza solo 7 senatori di Ap (ai quali era stata lasciata libertà di voto) hanno votato sì alla riforma del Codice Antimafia. Il provvedimento era stato definito “strategico” per la maggioranza dal capogruppo Pd Luigi Zanda. E in 16 non hanno votato, mentre uno solo, Maurizio Sacconi, ha detto no al ddl. Numerose le assenze anche nel Pd: sono 12 i Dem che non hanno votato. E anche tra i senatori M5S che avevano annunciato l’astensione in 11 risultano assenti. E le vistose assenze anche nel gruppo Misto, in Ala (7) e in FI (9) hanno contribuito ad abbassare il quorum.

POPOLO DI SINISTRA

bari giada apreTra Brexit e sovranismi “non possiamo essere soddisfatti di questa Europa. Questa Europa, questa Italia, le si cambiano solo se adottiamo canoni diversi per interpretare questa società, io non sono stupefatto se il centrodestra vince nella Stalingrado italiana che era Sesto San Giovanni”. Lo ha detto Riccardo Nencini, segretario del Psi a Bari durante il convegno sui 125 anni della storia del Partito Socialista. “È soprattutto la povera gente, chi è in difficoltà – argomenta Nencini – che ha timore per la propria sicurezza, per quella dei propri figli, che sceglie il centrodestra. Perché individua nel centrosinistra una lacuna sul tema della sicurezza personale. O la sinistra torna a conciliarsi con il popolo oppure la vedo dura”.

plateaNumerosi anche nella sessione di oggi del convegno ‘L’eresia dei liberi’ gli esponenti della storia passata e recente del socialismo italiano, da Gennaro Acquaviva a Fabrizio Cicchitto, presidente della commissione Esteri della Camera, da Stefania Craxi alla senatrice Maria Rosaria Manieri, da Damiano Poti a Mauro del Bue a Gianfranco Schietroma, con un contributo video di Gianni Pittella da Bruxelles.

“Il socialismo italiano e il socialismo europeo – ha aggiunto Nencini – hanno sempre convissuto tagliati da due linee, da una frontiera al di là della quale c’era il massimalismo e al di qua il riformismo, la scelta riformista del socialismo italiano, che risale agli anni 60 è stata bene interpretata da Craxi e trasferita in Europa: allora era il modello del socialismo italiano che veniva ripetuto in Francia, poi nella Spagna di Felipe Gonzales fino alla Gran Bretagna di Tony Blair. Sconfitto quel modello, si è passati a una terza via o a un rigurgito di forze massimaliste che hanno provocato qualche danno, come si vede ancora oggi”.
Ha poi destato una forte commozione nella platea di simpatizzanti, anziani e giovani, riuniti alla Fiera del Levante, un montaggio video di alcuni interventi pubblici di Bettino Craxi, con parole ‘profetiche’ sui temi dell’Europa, “i Patti firmati a Maastricht non sono scritti nella Bibbia e l’Italia ha il dovere di rinegoziarli” oppure sul fenomeno dell’immigrazione: Già nel 1992, in un convegno a Venezia, Craxi affermava che ‘il tasso di crescita demografica dei paesi poveri è molto alto, sono iniziate correnti migratorie che, in assenza di un accelerato processo di sviluppo che abbracci tutta la riva sud del Mediterraneo, sono destinate a gonfiarsi in modo impressionante e saranno tendenze inarrestabili’.

I lavori completi su Radio Radicale

La prima giornata

La seconda giornata

Nencini, sinistra riformista si presenti forte e coesa

Segreteria Psi-Nencini“Bisogna presentarsi agli elettori con un progetto definito di centrosinistra, una sinistra riformista forte e coesa, e la legge migliore per farlo è una legge che abbia un impianto maggioritario, perché chi va a votare deve sapere per chi vota e per fare che cosa subito dopo il voto”. Lo ha detto il senatore Riccardo Nencini, segretario del Partito Socialista italiano parlando a Bari dove si celebrano i 125 anni dalla fondazione del Psi. Nencini ha parlato della necessità di una “sinistra riformista unita, Pd, Psi, Pisapia, Emma Bonino, un mondo che del riformismo ha fatto la sua bussola di comportamento”.

Per Nencini “Renzi è uno dei leader assolutamente potenziali, è il segretario del più grande partito della sinistra riformista italiana”, mentre con riferimento all’appuntamento in programma a Roma con Giuliano Pisapia, il leader del Psi ha parlato di “una giornata importante ma non assolutamente decisiva”. Da Bari il Psi lancerà anche tre proposte programmatiche. “I 125 anni di storia che oggi celebriamo – ha detto Nencini – sono quelli che hanno reso l’Italia più libera e più civile. C’è però una parte del futuro ancora più significativa che parte da questa storia e, attraverso un’Europa diversa, passi, grazie agli Eurobond, alla fase degli investimenti, con un’attenzione particolare al mondo dei migranti. Noi siamo favorevoli allo ius soli – ha spiegato Nencini – ma a condizione che chi vive in Italia, lo faccia giurando sulla nostra Costituzione”.

Nencini ha inoltre detto che occorre “defiscalizzare tutte le assunzioni presso le imprese che riguardano giovani neoassunti”. Per questo evento nazionale che celebra la storia del partito è stata scelta Bari “per due ragioni – ha concluso Nencini – abbiamo avuto un ottimo risultato elettorale alle amministrative e questa terra ha espresso in questi 125 anni di storia leader, grandi battaglie di civiltà, ha dato i suoi morti per combattere per la libertà degli italiani e per questo era giusto essere a Bari”.

A Bari i 125 anni di storia socialista

camera conferenza stampa tagliata“A ben guardare siamo l’unica forza politica che nasce più o meno nei giorni in cui nasce l’unità d’Italia. A Bari presenteremo una storia degli anni che vanno dall’800 a oggi. Tutte le leggi e tutte le battaglie civili che hanno reso l’Italia più libera portano la firma, nelle piazze e nei Parlamenti, delle tante anime del socialismo italiano. A cominciare dalle otto ore di lavoro, alle prime proposte sul divorzio fino alle prime misure prese in età giolittiana per garantire uno stato sociale. La prima legislatura che protegge i minori porta la firma dei parlamentari socialisti nel primo novecento”. Sono le parole con cui Riccardo Nencini ha aperto la conferenza stampa di presentazione della due giorni di Bari che si aprirà giovedì prossimo in cui i socialisti celebreranno i 125 anni di storia del socialismo italiano. “Non siamo nati ieri. Siamo l’unico partito che rappresenta per intero la storia d’Italia, la storia di un popolo”. Ha detto ancora il Segretario del Psi, Riccardo Nencini.

Alla conferenza stampa, presso la sala stampa della Camera dei Deputati, hanno partecipato parlamentari e dirigenti del Psi, tra i quali  Pia Locatelli, Oreste Pastorelli, Enrico Buemi, Gian Franco Schietroma, Maria Pisani e Claudio Altini. Storici, rappresentanti del PSE, presidenti di fondazioni e associazioni, Claudio Martelli, Ugo Intini assieme ai tanti amministratori locali ed ai sindaci socialisti saranno impegnati in una due giorni dedicata al riformismo italiano. Ma non sarà appuntamento per parlare del passato. Anzi. Sarà un momento profondo di riflessione sul futuro e l’occasione per fare il punto sul dopo voto delle elezioni amministrative e sulle prossime sfide del centrosinistra. “Nelle radici la bussola per interpretare il futuro – ha sottolineato ancora Nencini – un’altra Europa con una politica fiscale comune ed Eurobond a sostegno dello sviluppo; ius soli ma giuramento di fedeltà alla Costituzione per i migranti che vivono in Italia; incentivi fiscali per le imprese che assumono; valorizzazione del Made in Italy. I socialisti lanceranno dalla Puglia il loro programma: elezioni a scadenza naturale, legge elettorale maggioritaria, un tavolo di tutti i riformisti che si impegni in un Patto con gli Italiani”.

Si parlerà della storia fino ai nostri giorni: “Nel secondo ‘900 la storia è più nota. A cominciare dal voto alle donne fino alle grandi riforme del primo centro sinistra fino a fatti che ormai appartengono alla storia quotidiana che risalgono al governo Craxi dal 1983 al 1987”. Una storia, sottolinea Nencini, fatta di “luci e di ombre” ma anche di grandi sconfitte. E però tutte le grandi innovazioni del ‘900 italiano passano decisamente per quella storia.

Nencini continua parlando del domani. Di quello che i socialisti proporranno all’indomani delle Primarie delle idee che ha raccolto circa 55 mila contributi. L’esito per Nencini è stato “non sorprendente, ma un esito che fa riflettere”. E spiega: “Quando leggo che ci si stupisce ancora di come il centrodestra vinca in città come Genova o Sesto San Giovanni, l’unica sorpresa è la sorpresa”. Non esistono più, spiega Nencini – zone rosse franche. “Anzi è l’esatto contrario. Ha cominciato l’Emilia Romagna parecchi anni fa. La Toscana è stata già ampiamente bucherellata”. “Se ci presentiamo ai cittadini con parole d’ordine ormai superate che non affrontano i temi caldi di questo secolo, non c’è più una zona franca che possa garantire elettoralmente il predominio”.

Il tema della sicurezza, della paura e della fragilità sociale per Nencini sono “temi propri ormai di fasce trasversali della popolazione”. Nencini spiega che con Bari i socialisti provano a “scrivere una sorta di bussola, figlia delle primarie delle idee, che consegniamo alla sinistra riformista. Una bussola fatta di pochi punti: Europa, lavoro, le nostre paure e le nostre insicurezze”.

“Difendiamo fino alla fine la norma dello Ius Soli, ma difendiamo anche la norma del giuramento alla Costituzione italiana” dice Nencin perché “serve un percorso di piena integrazione che permetta di vivere secondo i diritti e i doveri base del nostro Stato. Lo Ius Soli non può essere separato da questo”. In conclusione della conferenza stampa Nencini sottolinea tre questioni: “Si vota nel 2018. Quindi nessuna apertura a chi volesse pensare di anticipare questo termine. Secondo: il nostro auspicio per la legge elettorale è una soluzione non dissimile dal Rosatellum, che aveva un impianto maggioritario con quota proporzionale, immagino che oggi una maggioranza sia possibile anche al Senato”. “Terzo, non pensiamo ad una riedizione dell’Unione, che va da rifondazione a tutto il mondo riformista”. Ma l’alternativa all’Unione non è il nulla, è la saldatura tra pariti, tra forze riformiste, e nel centrosinistra ne sono rimaste veramente poche, e da quelle iniziare a costruire un programma e da lì un patto con gli italiani”.

Un passaggio sul centrodestra: “Ove si presenta unito, vince pressoché ovunque. È una novità rilevantissima. Fino ai giorni precedenti le elezioni questo aspetto era stato sottovalutato da tutti.

E sul centrosinistra aggiunge: “L’altro fattore, ed è l’altra novità, è che il centrosinistra si è presentato nei 4/5 dei comuni (con più di 15000 abitanti ndr), su un asse Pd – Psi, terzo ingrediente liste civiche. Non si trovano liste che fanno riferimento a Pisapia e si trova poco rappresentato il neo partito di Bersani, Articolo 1. È la conferma che non c’è bisogno di rifare l’Unione, anzi sarebbe un errore, ma tenere assieme le forze che si richiamano al socialismo europeo, aperte al mondo dei radicali, aperte alle liste civiche democratiche, continuiamo a pensare che quella sia la strada maestra da seguire. C’è tempo per costruire questo scenario, però prima lo mettiamo in piedi e meglio è”.