Voucher. Nencini: “Senza regole, no al decreto”

Pensioni-PolettiLa scorsa settimana il governo ha abolito completamente la normativa sui voucher con un decreto che rende nullo il temuto referendum promosso dalla Cgil ma aprendo allo stesso tempo una falla pericolosa nella normativa sul lavoro con l’eliminazione di un argine importante al lavoro nero. In attesa che il governo metta riparo a una “toppa” forse peggio del buco, la Cgil chiede che il decreto legge sull’abolizione dei voucher sia “tramutato in legge” senza modificazioni. Se ciò non fosse si riaprirebbe il tema del referendum. Poletti, in Aula per il question time, ha cercato, con qualche difficoltà, di fare chiarezza. L’utilizzo dei voucher già acquistati entro il 17 marzo, data di entrata in vigore del decreto legge che li ha abrogati, fino al 31 dicembre 2017, come previsto dallo stesso dl, “dovrà essere effettuato nel rispetto delle norme previgenti”. Ha detto il ministro del Lavoro aggiungendo che sul tema dei voucher “serve un punto di ragionevole equilibrio” e il governo intende “trovare in fretta una buona soluzione discutendo con i rappresentanti delle imprese e dei lavoratori”. “Un conto – ha proseguito – sono le famiglie, interessate a piccoli lavoretti, un conto le imprese a cui serve uno strumento agile, veloce, alla luce del sole e che dia tutele sia alle aziende che ai lavoratori”.

A chiedere di regolare la materia è il segretario del Psi Riccardo Nencini per il quale “è indispensabile regolare, e presto, forme di lavoro accessorio e occasionale se non vogliamo alimentare il lavoro nero. È un impegno preso dal Presidente del Consiglio che condividiamo. In assenza, avremmo difficoltà a sostenere il decreto che cancella i voucher”.

Mattarella: “Europa incerta. Ora serve coraggio”

Mattarella“Il messaggio lanciato dal Presidente della Repubblica è stato chiaro: un’Europa che non si chiude, che recupera l’anima visionaria dei fondatori, politica e non burocratica. Competitiva nella globalizzazione. Equa. La nostra Europa”. E’ quanto ha affermato il segretario del Psi, Riccardo Nencini commentando le parole del presidente della repubblica Sergio Mattarella che ha parlato davanti le camere riunite in seduta Comune in occasione dell’inizio delle celebrazioni per i 60 anni dei Trattati di Roma. Il Presidente della Repubblica ha tracciato il profilo di un Continente sfibrato più che dalle sfide e dalle difficoltà, dalla propria mancanza di visione, di intuizione, di coraggio. La Brexit è effetto e non solo causa di tutto questo. Le radici di questo mal sottile affondano nei particolarismi, nei settarismi e nella facile fuga verso muri da costruire e un passato che, sia chiaro, era ben meno allettante del presente. Sei volte il Presidente viene interrotto dagli applausi. Soprattutto quanto cita una profetica pagina di Luigi Einaudi, in cui (ed era il 1947, dieci anni ancora prima dei Trattati di Roma) si individuava chiaramente un doppio rapporto di causa-effetto tra il chiudere le frontiere alle merci e poi agli uomini.

“I padri dell’Europa, che dettero vita ai Trattati – ha detto Matterallea – con il consenso democratico dei loro Paesi, non erano dei visionari bensì degli uomini politici consapevoli delle sfide e dei rischi, capaci di affrontarli. Uomini che hanno avuto il coraggio di trasformare le debolezze, le vulnerabilità, le ansie dei rispettivi popoli in punti di forza”. “L’Europa che abbiamo conosciuto in questi anni è stata uno strumento essenziale di stabilita’ e di salvaguardia della pace, di crescita economica e di progresso, di affermazione di un modello sociale sin qui ancora ineguagliato, fatto di diritti e civiltà”.

Mattarella ha parlato di una Eurpa piccola piccola davanti giganti mondo. “L’Unione e i suoi Stati membri – ha detto – nell’anno 2000 hanno prodotto il 26,5% del Prodotto Interno Lordo mondiale. Questa percentuale è scesa, nel 2015, di ben quattro punti. La popolazione dell’intero continente europeo è rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi venti anni. Al contempo la popolazione africana, che oggi si aggira intorno al miliardo, potrebbe raddoppiare in appena venticinque anni. Già questi due soli elementi rendono evidente che l’Europa nel suo complesso rischia di diventare più piccola sullo scacchiere internazionale, mentre, nel mondo, gli stati ‘giganti’ continuano a crescere”.

Infine un appello all’unità perché nessun paese europeo può farcela da solo. “Nessun Paese europeo può garantire, da solo, la effettiva indipendenza delle proprie scelte. Nessun ritorno alle sovranità nazionali potrà garantire ai cittadini europei pace, sicurezza, benessere e prosperità, perché nessun Paese europeo, da solo, potrà mai affacciarsi sulla scena internazionale con la pretesa di influire sugli eventi, considerate le proprie dimensioni e la scala dei problemi”.

Ginevra Matiz

Congresso Psi: una comunità nel rispetto

nencini-chiusura nuovoSi è concluso il Congresso straordinario del Partito socialista italiano. Riccardo Nencini  è stato riconfermato segretario del Psi a larghissima maggioranza. Tre i voti contrari e nessun astenuto.“Dirò delle cose – ha detto prendendo la parole dopo il voto che lo ha nuovamente portato a guidare il Partito – che non ho detto ieri. Ma sono cose che in chiusura devo dire. Siamo nel 2017 e dal Congresso di Venezia del 2013 portiamo avanti le stesse proposte. Avevamo in quella sede già individuato le ragioni della crisi della sinistra continentale. Lo avevamo detto 4 anni fa. E quello che avevamo detto si è verificato”. E si chiama populismo. “Inutile augurarsi che la Raggi governi male. Questo non avrà affetto sul consenso: i populismi continueranno ad avere successo e voti. Ecco perché dobbiamo riconvocare a Milano una rilettura dei meriti e dei bisogni. Ma gli strumenti di 35 anni fa non vanno più bene. Vanno rivisti. Ci sono – ha continuato – 4 nodi che saranno davanti a noi. L’Alitalia è il primo nodo. Prima di licenziare bisogna vedere dove si produce la perdita. Le altre aziende oggi assumono, da noi si licenzia. Secondo tema i voucher: se il decreto che votiamo per abolirli non prevede una soluzione alternativa dico che sarà un decreto che non va votato. Bisogna trovare uno strumento per non ricadere nel nero”.

Il terzo punto è la manovra. Voglio ringraziare il Presidente Gentiloni che guarda con attenzione a noi. Vediamo quanto compre la tassazione sul gioco d’azzardo. Lì bisogna intervenire con l’aumento della tassazione. Ultimo punto: l’Europa. Sono 60 anni di Europa. Abbiamo usato tutti lo stesso linguaggio, serve il coraggio e le ragioni che si ebbero allora. La Ue nacque sul carbone e l’acciaio ma sotto, ancor prima di questo, c’era una ragione politica: questa era il creare una barriera allo stalinismo sovietico. Oggi non vi è più questo pericolo ma ve ne è un altro, quello di presidiare le forntiere dai populismi. I governi fascisti, ricordiamolo, sono arrivati grazie a voti popolari. Vedi l’Italia e la Germania. Ecco perché non va sottovalutato quello che potrà succedere. Potrebbe esserci un accordo parlamentare successivo al voto tra Meloni, Lega e 5 Stelle. E loro usano lo stesso linguaggio del 1920-21”.

Infine Nencini è tornato sulle questioni interne al Partito. “Questo congresso – ha detto – è stato indetto per 2 motivi. Siamo stati per sei mesi legati al lavoro degli avvocati, che voglio ringraziare. Una rilettura del post 4 dicembre la avremmo fatta senza un congresso. Ma è stato necessario questo appuntamento per rimettere in ordine una comunità. In questi mesi mi sono preso molti insulti. Ma io non farò lo stesso. Ma non si può consentire a Bobo Craxi di dire che questo Congresso sia una farsa. Questo congresso non è una farsa e per rispetto al suo cognome mi fermo qui”.

“In ultimo un augurio. Lo faccio a noi. Inizia una fase complicata. Un tracciato oggi lo abbiamo stabilito con l’obiettivo di tornare in tante amministrazioni comunali. A Bari a giugno festeggeremo i 125 anni del partito, ma sarà tutto tranne che un ricordo. Bari deve servire per capire cosa si possa aggiungere ai deliberati congressuali”. Infine un appello ai compagni affinché tengano i congressi per “fare le cose in continuità e per darsi una regola”.


Al termine del congresso è stato nominato:

Il Consiglio Nazionale

La Commissione Nazionale di Garanzia

I Revisori dei conti


Gli interventi

La relazione di apertura di Riccardo Nencini

L’intervento di Pia Locatelli

L’intervento di Emma Bonino

L’intervento di Mauro Del Bue

L’intervento di Maurizio Turco

Interventi della seconda giornata

Interventi della prima giornata

Il Congresso integrale su Radio Radicale

Prima giornata

Seconda giornata

UNA COMUNITA’ NEL RISPETTO

necini chiusura

Si è concluso il Congresso straordinario del Partito socialista italiano. Riccardo Nencini  è stato riconfermato segretario del Psi a larghissima maggioranza. Tre i voti contrari e nessun astenuto.“Dirò delle cose – ha detto prendendo la parole dopo il voto che lo ha nuovamente portato a guidare il Partito – che non o detto ieri. Ma sono cose che in chiusura devo dire. Siamo nel 2017 e dal Congresso di Venezia del 2013 portiamo avanti le stesse proposte. Avevamo in quella sede già individuato le ragioni della crisi della sinistra continentale. Lo avevamo detto 4 anni fa. E quello che avevamo detto si è verificato”. E si chiama populismo. “Inutile augurarsi che la Raggi governi male. Questo non avrà affetto sul consenso: i populismi continueranno ad avere successo e voti. Ecco perché dobbiamo riconvocare a Milano una rilettura dei meriti e dei bisogni. Ma gli strumenti di 35 anni fa non vanno più bene. Vanno rivisti. Ci sono – ha continuato – 4 nodi che saranno davanti a noi. L’Alitalia è il primo nodo. Prima di licenziare bisogna vedere dove si produce la perdita. Le altre aziende oggi assumono, da noi si licenzia. Secondo tema i voucher: se il decreto che votiamo per abolirli non prevede una soluzione alternativa dico che sarà un decreto che non va votato. Bisogna trovare uno strumento per non ricadere nel nero”.

Il terzo punto è la manovra. Voglio ringraziare il Presidente Gentiloni che guarda con attenzione a noi. Vediamo quanto compre la tassazione sul gioco d’azzardo. Lì bisogna intervenire con l’aumento della tassazione. Ultimo punto: l’Europa. Sono 60 anni di Europa. Abbiamo usato tutti lo stesso linguaggio, serve il coraggio e le ragioni che si ebbero allora. La Ue nacque sul carbone e l’acciaio ma sotto, ancor prima di questo, c’era una ragione politica: questa era il creare una barriera allo stalinismo sovietico. Oggi non vi è più questo pericolo ma ve ne è un altro, quello di presidiare le forntiere dai populismi. I governi fascisti, ricordiamolo, sono arrivati grazie a voti popolari. Vedi l’Italia e la Germania. Ecco perché non va sottovalutato quello che potrà succedere. Potrebbe esserci un accordo parlamentare successivo al voto tra Meloni, Lega e 5 Stelle. E loro usano lo stesso linguaggio del 1920-21”.

Infine Nencini è tornato sulle questioni interne al Partito. “Questo congresso – ha detto – è stato indetto per 2 motivi. Siamo stati per sei mesi legati al lavoro degli avvocati, che voglio ringraziare. Una rilettura del post 4 dicembre la avremmo fatta senza un congresso. Ma è stato necessario questo appuntamento per rimettere in ordine una comunità. In questi mesi mi sono preso molti insulti. Ma io non farò lo stesso. Ma non si può consentire a Bobo Craxi di dire che questo Congresso sia una farsa. Questo congresso non è una farsa e per rispetto al suo cognome mi fermo qui”.

“In ultimo un augurio. Lo faccio a noi. Inizia una fase complicata. Un tracciato oggi lo abbiamo stabilito con l’obiettivo di tornare in tante amministrazioni comunali. A Bari a giugno festeggeremo i 125 anni del partito, ma sarà tutto tranne che un ricordo. Bari deve servire per capire cosa si possa aggiungere ai deliberati congressuali”. Infine un appello ai compagni affinché tengano i congressi per “fare le cose in continuità e per darsi una regola”.


Al termine del congresso è stato nominato:

Il Consiglio Nazionale

La Commissione Nazionale di Garanzia

I Revisori dei conti


Gli interventi precedenti

La relazione di apertura di Riccardo Nencini

L’intervento di Pia Locatelli

L’intervento di Emma Bonino

L’intervento di Mauro Del Bue

L’intervento di Maurizio Turco

Interventi della seconda giornata

Interventi della prima giornata

Il Congresso integrale su Radio Radicale

Prima giornata

Seconda giornata

La bussola della sinistra. Congresso del Psi

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“La sinistra che vorrei è alternativa alla sinistra che c’è”. Sono le parole con cui il segretario della Federazione romana Loreto Del Cimmuto ha aperto il Congresso straordinario. Ai partecipanti ai lavori è giunto il messaggio del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni assieme a quello dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Subito dopo l’intervento del segretario Riccardo Nencini.

E’ stato ricordato Filippo Turati e la sua profezia: “Ond’è che quand’anche voi aveste impiantato il partito comunista e organizzati i Soviet in Italia, se uscirete salvi dalla reazione che avrete provocata e se vorrete fare qualche cosa che sia veramente rivoluzionario, qualcosa che rimanga come elemento di società nuova, voi sarete forzati, a vostro dispetto – ma lo farete con convinsione, perché siete onesti – a ripercorrere completamente la nostra via, la via dei social-traditori di una volta; e dovrete farlo perché essa è la via del socialismo, che è il solo immortale, il solo nucleo vitale che rimane dopo queste nostre diatribe”.

Il Psi ha aperto i lavori del proprio congresso straordinario leggendo l’intervento di Filippo Turati al congresso di Livorno del 1921. Turati disse: “IIo non ci sarò più, ma la mia profezia è questa. Chi pensa che in Italia si possano creare i soviet dovrà prima o poi percorrere la strada del socialismo, quelli che oggi vengono bollato come ‘socialtraditori'”.

Il congresso è cominciato con la relazione del segretario Riccardo Nencini, unico candidato per alla segreteria. Nencini definisce “una storia falsa” la ricostruzione di Walter Veltroni della sinistra italiana. “E’ una ricostruzione – dice Nencini – da cappello d’asino, da bocciatura in quinta elementare. E’ un errore la narrazione che ha reso la sinistra italiana un accidente, tutti obliterati meno Berlinguer. E’ un errore considerare un solo partito portatore di valori. E’ un errore, sempre lo stesso, deformare la storia come nelle immagini scattate dal fotografo di Stalin. Un errore avere tergiversato 20 anni prima di aderire alla casa socialista europea preferendo scorciatoie. Un errore avere usato il giustizialismo e la giustizia come gogna mediatica”. Con queste parole il segretario del Partito socialista italiano, Riccardo Nencini ha aperto i lavori del Congresso straordinario del Psi a Roma.

“C’è bisogno di una dose di riformismo da cavallo perché l’ascensore sociale c’è, ma solo verso il basso, perché la disuguaglianza è cresciuta di fianco alla povertà, perché il mondo degli esclusi si è allargato”, ha ricordato Nencini riferendosi alla situazione di disagio in cui versa il nostro Paese. Proprio per questo ha sottolineato che “esistono ormai tre società: dipendenti pubblici e privati protetti, autonomi ed…esclusi”. Assistiamo alla “crisi del ceto medio e mancanza di futuro produce insofferenza, paura, ricerca dell’uomo forte”. Andandi a ritroso Nencini ricorda come questa sia “una fase storica simile al periodo post belle epoque. Allora fu la guerra a rompere il ciclo, oggi la crescente povertà figlia della globalizzazione e della rivoluzione tecnologica”. E Nencini invita il socialismo europeo a convocare un congresso straordinario Pse per darsi una bussola. Armamentario ideologico e slogan del 900 non sono più utilizzabili”. “C’è una società esclusa”, che ha bisogno di una tutela ed è anche quella composta da professionisti e laureati.

“Destra e sinistra si distinguono sulla capacità di includere gli esclusi e sulla differenza tra società e individualismo”.

Sul Partito il segretario del Psi ha evidenziato: “Noi abbiamo sostenuto lealmente il Governo Renzi, di cui noi abbiamo apprezzato il vigore, ma il nostro sostegno non è mai stato silenzioso”, Nencini ha anche criticato Renzi perché la “campagna referendaria non bisognava personalizzarla”,

Sul governo Gentiloni un sostegno “fino a scadenza elettorale del 2018, ma senza perdere tensione su riforme importanti, a cominciare dalle misure anti povertà e per il rilancio dell’economia”.

Sempre sul Psi Nencini ha evidenziato che “saremo un piccolo partito, ma eretico e sempre attivo a tirare la giacca”, dicendosi “contrario al reddito di cittadinanza, ma favorevole a misure di sostegno alla famiglia”, anzi a “diverse tipi di famiglie”. Così come occorre un sostegno intelligente alla natalità “un sostegno alla francese”, che accompagni e aiuti le famiglie anche dopo aver avuto un figlio.

Sui voucher é stato a suo avviso “un errore averli cancellati, perché andavano regolamentati riportandoli alla proposta Biagi, un nostro compagno di cui domani ricorre l’anniversario della morte”.

Sui compensi pubblici poi ha chiesto: “Non è importante sapere quanto guadagni un privato, ma quanto prende un manager pubblico soprattutto se in azienda ci sono disparità”.

“Serve istruzione e innovazione” e noi vogliamo “ripartire dalle basi, dal merito, con la garanzia di far partire tutti dallo stesso punto”.

Sulla privatizzazione, come ministro dei Trasporti, dice: “Queste non sono utili se riguardano settori strategici e utilità pubbliche”, come le Ferrovie o le poste”.

Dentro la lettura di ciò che deve essere la sinistra, si riscontrano, a giudizio di Nencini, difficoltà simili in tutti i socialisti europei

“Su europeismo e antieuropeismo si giocano le prossime elezioni, ma il futuro delle generazioni a venire sono i valori della storia europea con il Welfare da salvare in una società multiculturale”.

Per quanto riguarda la sinistra democratica in casa nostra “Il Pd scelga la strada da battere, Orlando pensa a tenere assieme tutta la sinistra, Franceschini pensa a un accordo tra sinistra e moderati, Emiliano non esclude di coinvolgere Grillo, Aspettiamo che Renzi dica la sua”

“In Italia una coalizione di governo tra le sinistre è la strada maestra, l’alternativa è una coalizione con Forza Italia, un’errore tattico gravissimo. Un fronte europeista che va da Pisapia ai popolari per creare uno schieramento comune”, questo serve, dice Nencini e specifica: “L’alternativa all’Italia della ragione e della speranza, é costituita dal rischio di un governo grillino con Lega e la destra di Giorgia Meloni”.

“Noi socialisti ci siamo: siamo 81 sindaci, una rete di due migliaia di amministratori, circa 22mila iscritti e la nostra Pia Locatelli vice presidente dell’Internazionale socialista”, ha concluso il segretario del Psi e “di tutti i partiti nati dagli anni novanta in poi noi siamo rimasti in piedi e siamo ancora qui, dopo 125 anni”.

Congresso di Roma
un momento straordinario

immagineI delegati Lebrino e Tomaselli della Federazione Provinciale di Vibo Valentia
del Psi saranno Roma per rappresentare il vibonese. È un congresso straordinario e arriva in un momento straordinario. L’esito del referendum ci consegna un Paese diviso, una politica inconcludente e una sinistra senza culture di riferimento. Chiunque si interessi delle vicende politiche si accorge che non esiste più la cristallizzazione del voto e che esiste sempre meno il partito di riferimento. Spesso si vota la lista civica che s’immagina più vicina al proprio modo di pensare o per quello schieramento che in una determinata battaglia ha assunto una certa posizione e che, puntualmente, dopo le elezioni scompare.

“L’Italia nel 1993 festeggiava la fine della prima repubblica e accoglieva festeggiando una seconda repubblica inconcludente che ha lasciato solo il ricordo di un grande Paese, economicamente forte e di caratura internazionale”. Sono queste le parole del Segretario provinciale Giovanni Maria Lebrino il quale analizza il fenomeno politico dei nostri giorni in questo modo : “Il bipolarismo è fallito, le correnti populistiche avanzano, oggi più che mai si assiste a un ritorno a quei partiti identitari e ideologici, come quello socialista, che sono ancora ciò nonostante portatori di valori di democrazia e diritti – aggiunge il Segretario – non è un caso che si sente di nuovo parlare di socialismo, non è un caso la presenza di socialisti nei consigli comunali e provinciali sul territorio calabrese”.

Il socialismo calabrese è attivo, questo è dimostrato ad esempio anche dalla frequente presenza del Segretario nazionale Riccardo Nencini in Calabria nelle vesti di Vice Ministro alle Infrastrutture il quale, tra l’altro il 9 marzo ultimo scorso a Palazzo Gagliardi di Vibo Valentia ha dato ascolto alla rappresentanza dei portuali di Gioia Tauro e ha tenuto una convention all’Università Magna Graecia sulla mobilità, spiegando quali fondi e quali strategie il governo vuole attuare in Calabria e nel Mezzogiorno.
“Saremo al Congresso per contribuire a determinare la linea politica del Psi con una particolare attenzione al vibonese e non solo per prendere atto di alcune scelte” asserisce il Coordinatore della Federazione dei Giovani Socialisti vibonesi Domenico Tomaselli.

Abolizione dei voucher. Via libera dal cdm

voucher_lavoro_accessorio

Via libera dal consiglio dei ministri all’abolizione dei voucher. “Useremo le prossime settimane per rispondere ad una esigenza che certamente l’eliminazione dei voucher non risolve, per una regolazione seria del lavoro saltuario e occasionale”, ha detto il premier Paolo Gentiloni, al termine del Cdm. “Abbiamo abrogato le norme su voucher e appalti – ha aggiunto il premier – nella consapevolezza che l’Italia non aveva certo bisogno nei prossimi mesi di una campagna elettorale su temi come questi e nella consapevolezza che la decisione è coerente con l’orientamento che è maturato nelle ultime settimane in Parlamento”. Per Gentiloni, “dividere il paese tra chi demonizza lo strumento dei voucher e chi ne voleva circoscrivere i limiti sarebbe stato solo un errore per l’Italia. Ora si libera il tavolo da una discussione ideologica che non ci avrebbe aiutato e che conferma il nostro impegno per regolare il mercato del lavoro”.

Ieri Patrizia Maestri del Pd, relatrice della proposta di legge sui voucher aveva già annunciato che la Commissione lavoro della camera avrebbe votato per l’abrogazione totale dei voucher. “Ci sarà un periodo di transizione fino al 31 dicembre 2017 per permettere di utilizzarli a chi li ha già acquistati”, ha continuato Maestri sottolineando che l’abrogazione “va bene, è un risultato inatteso ma positivo, speriamo però che il governo non li faccia poi rientrare sotto altre forme”, ha concluso.

Insomma sui voucher si è imboccata la strada più drastica. Non più quella di una revisione della normativa per eliminare le storture che stava creando. In un primo momento per limitarne il massiccio utilizzo si era pensato legarne l’uso solo alle famiglie. Ora la strada sembra quella della totale soppressione che fa venir meno un pezzo della riforma del jobs act. A spingere su questa soluzione anche la volontà di superare il referendum proposto dalla Cgil, che così cadrebbe nel vuoto. Un referendum che il ministro del lavoro Poletti vede come fumo negli occhi e che già in passato gli è costato qualche scivolone di stile.

Attraverso il confronto con il governo – riferisce la relatrice Patrizia Maestri – sceglieremo la strada dell’emendamento che li abroga”. “Noi – ha spiegato la deputata Pd – saremmo stati favorevoli a mantenere i voucher per le famiglie ma a seguito del confronto con il governo andremo verso l’abrogazione”. “Chiediamo – conclude Maestri – che si tenga conto anche del tema appalti”, su cui pende l’altro referendum voluto della Cgil”. “Il governo sceglierà la strada più veloce e adatta”. “L’importante – aggiunge – è che  non pensi di far rientrare i voucher sotto altra forma”.

Maestri ha spiegato che l’emendamento propone l’abrogazione dei tre articoli del Jobs Act (decreto legislativo 81 del 2015), cioè gli articoli 48, 49 e 50, gli stessi di cui chiede l’abrogazione il quesito referendario della Cgil. I tre articoli rientrano nel capitolo VI sul lavoro accessorio: il 48 su “definizione e campo di applicazione”; il 49 su “disciplina del lavoro accessorio” e il 50 su “coordinamento informativo a fini previdenziali”.  Maestri ha precisato che sarà previsto un periodo di transizione per permettere di utilizzare i voucher a chi li ha già acquistati.

Per il segretario del Psi Riccardo Nencini i “voucher sono da regolamentare e non da eliminare. Famiglie, imprese a zero dipendenti, lavoretti stagionali. Se li togli per tutti, non aiuti il lavoro”.

Contrario alla cancellazione il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia per il quale “è meglio fare il referendum piuttosto che cancellare i voucher con un provvedimento di legge, senza alcun dibattito”. Boccia, a margine di un convegno alla Luiss ha aggiunto che “non ci piace nemmeno il modo: se proprio s’ha da fare, si faccia il referendum”.

LA CONTROFFERTA

pd-si-referendum-ettore-rosato-civitanova-5Il Governo cerca di giocare d’anticipo sui due referendum abrogativi su appalti e voucher che si terranno il prossimo 28 maggio. Dopo aver annunciato la data ieri, oggi il Pd è già a lavoro per trovare una soluzione che eviti il campo ‘minato’ delle urne e ne sta discutendo in una riunione convocata per oggi. Il lavoro di coordinamento nella maggioranza è affidato al capogruppo dem Ettore Rosato con l’obiettivo di approvare il testo domani in commissione e trasformarlo in un decreto da approvare già venerdì in consiglio dei ministri. La tabella di marcia dovrebbe procedere celermente: entro oggi i dem in commissione presenteranno emendamenti che recepiscono le nuove indicazioni del governo; il testo poi modificato sarà fatto proprio dal governo e poi la parola passera alla Camera e al Senato per la conversione. A quel punto la Commissione potrebbe annullare il referendum perché, di fatto, ne cadrebbe la sua motivazione.

Per il segretario del Psi Riccardo Nencini i “voucher sono da regolamentare e non da eliminare. Famiglie, imprese a zero dipendenti, lavoretti stagionali. Se li togli per tutti, non aiuti il lavoro”.

Per il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, è ancora possibile evitare il referendum sui voucher: “Naturalmente la possibilità esiste – spiega – ma non dipende assolutamente da noi. Sarà la Corte a decidere se di fronte a una soluzione legislativa, questa sarà adatta a evitare la consultazione. Già oggi – annuncia – adotteremo un testo che non è solo una riverniciatura. Si torna a definire i voucher come destinati solo a ‘lavori occasionali’ cioè lavoretti. È un abbattimento secco di quello che può essere l’abuso. Non è un maquillage legislativo, incide nel profondo”.
In realtà le possibilità sono due: restringere la validità solo alle famiglie o arrivare all’abolizione totale con l’obiettivo di affrontare nuovamente il tema di uno strumento flessibile per l’occupazione in un momento più favorevole, sicuramente dopo le amministrative. Lo stesso Rosato ha avanzato questa proposta in una riunione del Pd. Per quel che riguarda la responsabilità negli appalti, ci sarebbe la possibilità di recepire totalmente il testo del referendum promosso dalla Cgil. In questo ultimo caso, di abolizione dei voucher e di recepimento del quesito referendario sugli appalti, il referendum sarebbe completamente superato. Per quel che riguarda tempi e forme dell’intervento, l’obiettivo sarebbe quello di approvare un testo già domani in commissione alla Camera. Testo che il governo potrebbe recepire venerdì prossimo in Cdm.
Sui voucher “noi abbiamo detto un cosa precisa: siamo disponibili a ragionare della loro permanenza se questa riguarda solo le famiglie, se non sostituisce lavoro e non riguarda le imprese e la Pa. Quando ci sarà un’ipotesi vedremo se questa corrisponde” al quesito referendario. Così ha risposto il segretario generale della
Cgil, Susanna Camusso, rispetto alla modifica dei voucher e alla possibilità che il governo ricorra ad un decreto legge. Comunque, ha aggiunto, “il referendum è superabile a fronte di una legge già approvata. Il giudizio si dà alla fine”.
Il referendum presentato infatti dalla Cgil propone di cancellare del tutto i buoni lavoro istituiti dalla legge Biagi nel 2003. Erano stati creati per retribuire i lavoretti occasionali (come pulizie, ripetizioni scolastiche, giardinaggio) svolti da casalinghe, studenti e pensionati (fino a un massimo di 5mila euro di compensi all’anno) ma sono stati via via liberalizzati nel corso degli anni e dalla legge è stata eliminata la dizione «di natura meramente occasionale». Attualmente possono essere usati per remunerare qualsiasi attività entro un tetto di 7mila euro l’anno per lavoratore. Il secondo quesito praticamente chiede che ci sia una uguale responsabilità (responsabilità solidale) tra appaltatore e appaltante nei confronti di tutto ciò che succede nei rapporti di lavoro. Si richiede invece l’abrogazione di parte dell’art. 29 della Legge Biagi.
A controbattere alla leader della Cgil, il presidente dell’Inps, Tito Boeri, che non si è detto d’accordo all’ipotesi avanzata dalla Camusso a limitare l’uso dei voucher alle sole famiglie, anzi per Boeri significa di fatto cancellare questo istituto. “Penso – ha detto Boeri a margine di una iniziativa al Senato per ricordare la figura di Marco Biagi, il giuslavorista assassinato dalle brigate Rosse – che il dibattito si debba concentrare sui numeri. Per esempio leggo che si vuole restringere l’uso dei voucher alle sole famiglie. È opportuno essere consapevoli che oggi solo il 3% dei voucher viene utilizzato direttamente dalle famiglie. Essendo poi che i voucher sono lo 0,40% del lavorato in Italia, se noi circoscrivessimo l’uso dei voucher alle sole famiglie si ridurrebbe l’incidenza dei voucher sulle ore lavorate dello 0,001%. Di fatto vuol dire cancellare questo istituto e bisogna essere consapevoli di questo”. Boeri ha ricordato che se questa sarà la scelta del Governo “vuol dire che i voucher, di fatto, non esistono più. Ci sarebbe un arretramento anche rispetto a quando sono stati introdotti (con la Legge Biagi, ndr)”. Boeri vede comunque anche un altro rischio: l’abolizione dei voucher potrebbe far ritornare quel lavoro nero emerso proprio grazie a questo istituto. “C’è un rischio di questo tipo – ha detto – anche se abbiamo studiato il fatto che i voucher sembrano aver dato un contributo relativo e molto limitato all’emersione del lavoro nero. Probabilmente bisognerà trovare un altro strumento. Sto dicendo: guardate che se fate questo cancellate i voucher. Allora tanto varrebbe cancellarli del tutto. È evidente che c’è stato un abuso – ha concluso – però ci sono tanti modi per tenerli sotto controllo. Ci siamo anche candidati a fare noi i controlli perché abbiamo i dati. Ma ribadisco che le proposte che leggo vogliono dire cancellare i voucher”.
Sempre a margine del convegno su Marco Biagi è intervenuto anche Carmelo Barbagallo, segretario generale Uil: “Bisogna drasticamente limitare l’uso dei voucher. Bisogna tornare alla legge Biagi. Abbiamo chiesto al governo di confrontarci prima dell’ultimo atto. Se non si trova l’accordo, per colpa del governo o del Parlamento, noi siamo per abolire i voucher” e quindi per votare sì al referendum promosso dalla Cgil.
Nel frattempo, mentre il Pd cerca una soluzione, l’ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, cerca di mettere le mani avanti e punta il dito contro l’ex minoranza dem, “diciamoci la verità, i voucher non sono stati una mia invenzione, non c’entrano niente col Jobs Act”, afferma Renzi: “Sono stati un’invenzione dei precedenti governi di centrosinistra sostenuti da quelli che ora vorrebbero cancellare i buoni”. Bersani, D’Alema e i loro seguaci.

LA SFIDA

Poletti, sindacati? Non facciamo niente contro nessunoI referendum su voucher e appalti si terranno domenica 28 maggio. Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto e la Cgil si prepara alla “sfida”, mentre la Camera continua a lavorare su un testo di modifica alla normativa in vigore. Per il segretario del Psi Riccardo Nencini non bisogna perdere tempo perché ci sono i margini “per rivedere le norme sui voucher” ed evitare così il referendum.

Le opposizioni bocciano la proposta di legge adottata dalla Commissione Lavoro e preparano gli emendamenti che potranno essere presentati fino alle ore 16 di domani. La segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, insiste sull”election day’, richiesta sostenuta anche da Sinistra italiana, M5s e alcuni esponenti del Pd come Michele Emiliano, secondo cui votare nello stesso giorno per referendum e amministrative consentirebbe un risparmio di 300 milioni. Favorevole all’accorpamento anche il presidente del Veneto, Luca Zaia, che chiede di unire il referendum sull’autonomia della sua Regione.

La Cgil sostiene che indicare un’unica data per le elezioni amministrative e per i referendum sarebbe “una scelta oculata in un’ottica di finanza pubblica” e nega un calcolo politico: i Comuni al voto, spiega, “non sono tantissimi” e non vi è la preoccupazione di mancare il quorum. Da oggi inizia quindi la “campagna elettorale”, giudicata “molto impegnativa”, ma non tale da spaventare il sindacato, che ha già indetto una manifestazione nazionale a Roma l’8 aprile. Agli elettori sarà chiesto di dire sì o no all’abrogazione delle disposizioni sul lavoro accessorio e sulla responsabilità solidale in materia di appalti, tema – dice Camusso – considerato “meno rilevante” e invece cruciale quanto i voucher per garantire i diritti e un lavoro di qualità.

Cose che, secondo la sindacalista, la proposta di legge all’esame della Commissione Lavoro non garantirebbe: “Vedremo la proposta finale – afferma Camusso – ma se è quella del Comitato ristretto non svuota il referendum perché i voucher restano uno strumento di precarietà”.

Il testo presentato dalla relatrice Patrizia Maestri limita l’utilizzo dei buoni lavoro ma lascia che siano usati dalle imprese senza dipendenti, fissando una serie di ‘paletti’, tra cui il tetto massimo per committente di 3.000 euro l’anno. Potranno svolgere le prestazioni di lavoro accessorio i disoccupati, i pensionati, gli studenti, i lavoratori extracomunitari che hanno perso il lavoro, i soggetti in comunità di recupero e i disabili. L’inserimento dei disabili ha suscitato le critiche della Cgil, ma Damiano ha fatto notare che sono sempre stati previsti dalla normativa.

In agricoltura potranno essere pagati in voucher solo pensionati e studenti nei periodi di raccolta. Le famiglie potranno scegliere chiunque ma per piccoli lavori occasionali, spendendo al massimo 3.000 euro l’anno. Limiti più stringenti anche per il lavoratore che potrà essere pagato in voucher da più committenti sino a 5.000 euro l’anno.

Damiano ha fatto sapere che oggi la Commissione Lavoro della Camera esaminerà il testo unificato sui voucher approvato dal Comitato ristretto, per “votarlo entro giovedi’”. Quanto alla definizione della data del referendum, fissata il 28 maggio, Damiano ritiene che “sia un fatto molto positivo”: “era la richiesta avanzata da tempo  dalla Cgil”. “Stiamo andando – ha concluso – nella giusta  direzione”. Entro domani alle ore 16 i deputati potranno presentare gli emendamenti al testo

Per la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, bisognerebbe escludere dall’uso dei voucher interi settori come agricoltura, edilizia e industria manifatturiera e tornare alla legge Biagi, che prevedeva casi del tutto eccezionali, di lavori assolutamente discontinui e saltuari: in questo modo il referendum si potrebbe ancora evitare. Anche il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, invita a “impiegare queste prossime settimane per cambiare radicalmente la disciplina dei voucher, oltre che quella degli appalti: considerata la data del referendum, abbiamo il tempo per trovare una soluzione. Bisogna tornare allo spirito originario”, sottolinea, “i voucher devono essere utilizzati solo per situazione specifiche e ben individuate, da ricondurre prevalentemente alle esigenze delle famiglie, e solo per studenti, pensionati e disoccupati. Noi crediamo che ci siano le condizioni politiche per varare un provvedimento che abbia tali caratteristiche e, attraverso il confronto in corso al Ministero del lavoro, spingeremo nella direzione indicata. Se si ottenesse questo risultato, il referendum non sarebbe più necessario; e sarebbe un bene, perché i rischi conseguenti a un eventuale insuccesso della consultazione sono troppo alti. Se, viceversa, per responsabilità del Governo o del Parlamento, non si riuscisse a varare un efficace e utile provvedimento correttivo, coerentemente con le nostre immutate posizioni di merito, non potremmo che sostenere le ragioni del  referendum”.

Nencini: No a partiti a vocazione maggioritaria

matteo renziI tre candidati alle primarie del Pd sono in campagna elettorale. Con Renzi, Orlando e Emiliano che cominciano a darsele. Hanno provato ad approfittare di un “momento di mia debolezza” per “distruggere il Pd” ha detto l’ex premier. Perché il Pd ha “la solidità e la forza della sua comunità”. E perché lui, il leader ammaccato dalla sonora sconfitta del 4 dicembre, è in campo per rilanciare: “La partita inizia adesso”.

Proprio quella comunità che per l’altro candidato Orlando è sempre più disorientata e smarrita per le politiche e l’eccesso di leaderismo della segreteria Renzi. Renzi ha puntato l’indice contro gli scissionisti e quanti avrebbero approfittato del suo momento di debolezza per “distruggere” il partito, ma gli sfidanti per la segreteria non ci stanno a vedersi confusi con i fuoriusciti e rinviano al mittente l’accusa di voler indebolire la comunità che si riconosce nel partito. “Mi ha fatto male vedere compagni che se ne sono andati, mi ha fatto più male vedere persone rimaste a casa e ancora di più mi ha fatto male vedere qualcuno che ha tirato un sospiro di sollievo quando queste persone se ne sono andate o sono rimaste a casa” ha replicato Andrea Orlando, accusando il segretario di continuare tracciare una strada solitaria all’interno del partito e di illudersi che per vincere sia sufficiente ammiccare ai populismi. “Inseguire la vecchia destra ci ha portato alla sconfitta, inseguire questa nuova destra ci porterebbe al dramma” ha chiarito Orlando.

“Renzi ci ha provato al Lingotto a dare l’impressione di un cambiamento, ma quanto una storia finisce non la rimetti insieme con l’Attak” ha attaccato l’altro candidato, Michele Emiliano, che si è appellato al popolo delle primarie: “Consegnare ancora nelle mani” di Renzi “la guida del Pd, significa condannare il partito ad una sicura sconfitta elettorale e a perdere il governo del Paese”.

Punto fondamentale sono le alleanze che hanno in menti i candidati alla segreteria del Pd. Dall’idea dell’autosufficienza di veltroniana memoria che ha aperto una crisi profondissima nel centro sinistra. Per Orlando è  necessario proporre un’alleanza “larga” ma sui programmi perché “questo non è il momento di mettere paletti ma di costruire ponti”.

E proprio su questo il segretario del Psi Riccardo Nencini ha affermato che “in nessun paese europeo esistono partiti a vocazione maggioritaria. Nemmeno in Italia. Certo che va stretto un patto con gli italiani. La domanda è: chi lo contrae? Noi presenteremo la nostra proposta sabato, al congresso nazionale. Prima o poi anche il PD dovrà dirci come la pensa. Meglio prima”.

Ovviamente la legge elettorale farà la sua parte. Tolto di mezzo l’Italicum che costringeva tutti a sottomettersi al volere del partito maggiore, resta un grande vuoto da colmare. Il problema è come riempirlo. Le proposte non mancano.