Psi: aprire una nuova stagione riformista

riccardo-nencini

“Oliviero, l’occasione per la foto di gruppo per un grande manifesto di resistenza repubblicana al populismo è il prossimo 7 luglio a Roma, quando ci riuniremo per parlare di una nuova stagione riformista. Ti aspettiamo”. Lo ha scritto in un tweet il segretario del Partito Socialista Italiano, Riccardo Nencini, rispondendo al tweet del fotografo Oliviero Toscani che si era detto “pronto a fare una foto di gruppo” ai leader del centrosinistra per promuovere “un grande manifesto di resistenza”.
Nencini ha invitato Toscani a partecipare all’evento “Via dal Presente, una alleanza tra merito e bisogno”, un incontro aperto a riformisti e democratici di diversi orientamenti e differenti tradizioni che si terrà a Roma il prossimo 7 luglio e che vedrà la partecipazione di numerosi esponenti della sinistra riformista, laica e socialista.

Un appuntamento per riorganizzare la sinistra. Per trovare un punto di unione condiviso per mettere insieme il pensiero riformista mentre nell’altro campo, quello della destra, il populismo regna sovrano. Le esternazioni quotidiane di Salvini ne sono una prova. Un eccesso che addirittura imbarazza i 5 Stelle che si sentono schiacciati dalla esagerata carica populista del leder leghista. “Quella del censimento nei campi rom non è una priorità” è l’ultima posizione di Matteo Salvini che a fine giornata ha fatto un passo indietro sulla proposta che ha scatenato la bufera politica.

A spingerlo al dietrofront il doppio intervento, l’uno-due di Di Maio e Conte. “Qui nessuno ha in mente di fare schedature o censimenti su base etnica, che sarebbero peraltro incostituzionali in quanto palesemente discriminatori” ha detto il premier Giuseppe Conte, che frena sulla ipotesi ventilata dal titolare del Viminale, spiegando che la posizione del governo è chiara, con l’obiettivo esclusivo “di individuare e contrastare tutte le situazioni di illegalità e di degrado ovunque si verifichino, in modo da tutelare la sicurezza di tutti i cittadini”.

“Per quanto riguarda le comunità rom – ha sottolineato il capo del governo – ben vengano iniziative, peraltro già sperimentate negli anni in varie città italiane, mirate a verificare l’accesso dei bambini ai servizi scolastici, alla luce del fatto che non di rado vengono tenuti lontani dai percorsi obbligatori di istruzione e formazione cui ogni minore ha diritto”. Parole, messe nere su bianco, che hanno suonato come un’altolà al vicepremier Salvini. Eppure Salvini ha davuto retrocedere complice anche il pressing del vicepremier 5 stelle Luigi Di Maio: “Sono cose che su base razziale non si possono fare”. Ma Salvini ha comunque ottenuto quello che desiderava. Occupare ogni spazio possibile. Essere comunque al centro della scena e togliere terreno agli alleati di governo.

Il leader del Psi Riccardo Nencini ha ribadito la contrarietà del Partito a qualsiasi tipo di “censimento razziale. I socialisti lo grideranno a Salvini venerdì prossimo nel suo tour elettorale in Toscana, il primo nella storia della Repubblica di un Ministro dell’Interno che invece della campagna elettorale del suo partito dovrebbe preoccuparsi del corretto andamento della campagna elettorale di tutti i candidati, come si conviene al Ministro dell’Interno di un Paese democratico”. Così il Segretario del Psi, Riccardo Nencini, che prosegue: “Resta il fatto che non basta pretendere il rispetto dei diritti fondamentali delle persone. Bisogna anche agire, seguendo la strada battuta dal sindaco di Firenze Nardella che ha avanzato l’ipotesi della chiusura del Poderaccio, uno dei campi rom fiorentini.   La sinistra – ha aggiunto Nencini – deve raccogliere la sfida si Salvini. Da una parte tutelando i principi costituzionali e i diritti fondamentali di ciascuna persona, dall’altra garantendo la tutela della sicurezza laddove si manifesta il malaffare e vi è un difetto di educazione dei minori”- ha concluso Nencini.

Ginevra Matiz

Approvato il Def. Nencini: “Tria più realistico di Salvini”

Giovanni Tria

Il Ministro dell’Economia Giovanni Tria

“Il ministro Tria non è Salvini: più obiettivo, più realistico nel dibattito sul Documento di Economia e Finanza. Eppure nella risoluzione giallo/verde mancano due cose: le promesse elettorali e la convinzione che lontani dall’Europa, da soli, i problemi non si risolvono, si complicano”. Questo il commento del segretario del Psi, Riccardo Nencini al Def approvato oggi dall’Aula della Camera. Il Documento di economia e finanza 2018. I voti a favore sono stati 330 quelli contrari 242. Quattro gli astenuti. Un documento in cui la maggioranza stende e ufficializza i sui desideri. Il Def non prevede numeri. Ma solo orientamenti, è più facile quindi stirlare una sorta di lista della spesa. Nella risoluzione sul Def portata in Aula dal relatore M5s, Federico d’Incà, si impegna infatti il governo “ad assumere tutte le iniziative per favorire il disinnesco delle clausole di salvaguardia inerenti l’aumento dell’aliquota Iva e delle accise su benzina e gasolio” e “a individuare misure da adottare nel 2018 nel rispetto dei saldi di bilancio”.

La risoluzione di maggioranza inoltre impegna il governo ”a riconsiderare in termini brevi il quadro di finanza pubblica, nel rispetto degli impegni europei, per quanto riguarda i saldi di bilancio del triennio 2019-2021”. L’esecutivo dovrà ”realizzare nel tempo un cambio radicale del paradigma economico” e ”sarà d’obbligo impostare in Europa un dialogo nuovo, per ottenere regole di bilancio più flessibili e spazi maggiori per le spese produttive” è scritto in un passaggio, letto da D’Incà, della risoluzione che sarà votata dell’assemblea. ”Prioritario – secondo il relatore – è il superamento della logica del fiscal compact, la cui integrazione all’interno dei trattati europei è da scongiurarsi assolutamente”.

I temi che dovranno essere affrontati con la prossima legge di bilancio sono: la lotta alla povertà, lo stimolo alle politiche attive, il superamento della legge Fornero, misure per la scuola. Tra le misure da adottare il relatore ha indicato ”un mix virtuoso di maggiori investimenti pubblici, riduzione della pressione fiscale e il sostegno ai redditi più bassi”. Va semplificato, in particolare, il rapporto tra l’Agenzia delle entrate e il contribuente e vanno abolite “misure penalizzanti per i contribuenti onesti”.

Futuri provvedimenti per estendere il reddito di cittadinanza ”restano senz’altro necessari” e occorre ”ampliare la portata” dei Bes. Infine ”occorre assumere tutte le misure per favorire il disinnesco delle clausole di salvaguardia, inerenti l’aumento dell’aliquota Iva e accise”.

In aula il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha spiegato che ”la ripresa continua ma a ritmi più contenuti rispetto al 2017”. ”L’obiettivo prioritario deve essere aumentare il tasso di crescita potenziale e chiudere il divario” con il resto dell’Europa, ha evidenziato. ”Dobbiamo accrescere la competitività e la dinamica produttiva” e la strategia per raggiungere l’obiettivo richiede di ”attuare le riforme strutturali, previste nel programma di governo, attivare lo stimolo endogeno di crescita, per non limitarci a subire passivamente gli choc, positivi e negativi, che vengono dalla congiuntura internazionale”. Quanto ai tassi di crescita per il 2019 e gli anni seguenti, previsti nel Def a legislazione vigente, ”sono ancora alla nostra portata ma richiedono un’adeguata strategia di politica economica; non corrispondono più al quadro tendenziale”. Tria ha poi spiegato che ”lo scenario tendenziale dell’indebitamento netto sarà oggetto di una seria riflessione in sede di predisposizione del quadro programmatico”.

Il Def fu varato dal vecchio governo Gentiloni-Padoan nell’aprile scorso: in mancanza di un nuovo governo l’esecutivo allora in carica per l’ordinaria amministrazione decise di varare un documento contenente solo i valori “tendenziali”, cioè in assenza di decisioni politiche. Dunque la risoluzione quest’anno acquista maggiore importanza del solito proprio perché sarà il primo test del governo in attesa della nota di aggiornamento al Def che dovrà essere presentata in settembre. Per la sola disattivazione delle clausole, si apre una partita da oltre 12 miliardi quest’anno e 19 per il 2019.

AFFAIRE DI STADIO

stadio romaL’affaire-stadio cresce. Così come si allunga la lista degli indagati. Anche Giovanni Malagò finisce sul taccuino della Procura di Roma. Il presidente del Coni avrebbe favorito la costruzione dell’impianto sportivo di Tor di Valle in cambio di “utilità” destinate al genero. A mettere nei guai il numero uno dello sport italiano è stata un’intercettazione. Nella conversazione con Luca Parnasi – l’imprenditore accusato di corruzione e finanziamento illecito – si evincerebbe la richiesta di Malagò di migliorare la situazione professionale del fidanzato della figlia Ludovica. Secondo gli inquirenti, la dimostrazione dell’accordo tra il costruttore e Malagò è rappresentata nel cambio di opinione del Coni, inizialmente scettico, sul progetto dello stadio. All’improvviso la struttura fu giudicata “conforme”. Nonostante i dubbi precedenti. Il presidente del Coni ha comunque smentito ogni coinvolgimento nella vicenda.

La caccia della pm Barbara Zuin e dell’aggiunto Paolo Ielo si allarga, dunque. E si fa sempre più grossa. Membri del Governo, come il sottosegretario Giorgetti, possono vantare una solida amicizia con Parnasi. Amicizia che sarebbe sfociata in finanziamenti alla fondazione vicina alla Lega. Circa 200 mila euro per la campagna elettorale delle politiche. Anche i rapporti con il Movimento 5 Stelle sarebbero strutturati. Soprattutto con Luca Lanzalone, il presidente grillino di Acea finito in manette. A leghisti e pentastellati Parnasi avrebbe garantito anche i biglietti per accedere alle partite della Roma. “I grillini sono miei sodali – si legge in un’intercettazione di Parnasi – qui il Governo lo sto facendo io. Se vincono loro è fatta”.

La posizione peggiore, per ora, è quella del Movimento 5 Stelle. Da sempre cavalieri senza macchia, da un paio di giorni l’esercito che fa capo a Di Maio ha scoperto il garantismo. Meglio tardi che mai. In compenso indagini, arresti e rinvii a giudizio andranno spiegati agli elettori, che hanno già iniziato a storcere il naso. In cima alla lista c’è naturalmente Virginia Raggi. La sindaca, che dovrà presentarsi davanti a un giudice la settimana prossima per rispondere alle accuse di falso, oggi si è recata in Procura. A piazzale Clodio è stata ascoltata dai magistrati come persona informata dei fatti. Raggi ieri sera ha voluto precisare di sentirsi “parte lesa” e di non essere coinvolta nella storia dello stadio. A essere messa in discussione dall’opinione pubblica, tuttavia, non è mai stata la sua onestà, ma la sua capacità amministrativa.

Sulla vicenda, l’ex vice ministro dei Lavori Pubblici Riccardo Nencini, ha ricordato quanto potrebbe essere importante regolamentare il rapporto tra Istituzioni e portatori di interessi particolari. “Non dico – ha affermato il leader Psi – che una legge sulle lobby, quale quella che ho immediatamente ripresentato a inizio legislatura, avrebbe risolto il problema, ma almeno avrebbe messo in imbarazzo quei parlamentari protagonisti di cene e incontri segreti con quei portatori di interessi noti alle cronache di questi giorni”. Quanto alla questione politica, secondo Nencini la sindaca Raggi e il premier Conte sono “due capi senza testa benché rappresentino i grillini ai vertici delle Istituzioni più importanti. Il sindaco non sa chi sia Lanzalone, sostiene che le sia stato imposto; il secondo zoppica dietro i due vice delegando loro i dossier più significativi”.

Anche Enrico Buemi, responsabile Giustizia del Psi e senatore nella XVII Legislatura ha commentato la vicenda entrando nel merito di quanto detto da Di Maio. “Il premio ammesso da Di Maio nei confronti di Lanzalone – ha detto Buemi – al di là della vicenda giudiziaria riguardante la costruzione del nuovo stadio della Roma, sulla quale manteniamo un atteggiamento garantista di presunzione di non colpevolezza fino al passato in giudicato, mette in risalto un aspetto che non ha bisogno di conferme giudiziarie”. “Il fatto che Di Maio riconosca che l’incarico di Presidente dell’Acea sia stato un regalo fatto a un dirigente del M5s – ha continuato – pone una domanda a cui si deve dare risposta non solo da parte del M5s ma anche da parte della Procura di Roma”, ha aggiunto Buemi. “ È lecito che il sindaco di una città ammetta che la nomina le sia stata imposta da altri che non hanno responsabilità pubblica alcuna nella gestione della città di Roma?”, ha continuato Buemi. “Qui non si tratta di non riconoscere il tempo per il cambiamento ai nuovi governanti. Il cambiamento che c’è stato è nella sfrontatezza di assumere atteggiamenti di illegalità diffusa”, ha concluso Buemi.

F.G.

Appello ai Socialisti, primo incontro tra i firmatari

incontro socialisti

Primo incontro tra i firmatari dell’Appello ai Socialisti nella sede della direzione nazionale PSI a Roma. Numerosi hanno risposto all’appello rivolto dal segretario del Psi Riccardo Nencini: ex parlamentari, intellettuali, dirigenti regionali.

Un confronto aperto per chiamare a raccolta il mondo socialista dopo la pesante sconfitta elettorale del 4 marzo “Per un impegno comune sul futuro”. Un appello alle forze socialiste intenzionate a “far pesare il proprio patrimonio politico-culturale per “proporre ai cittadini una visione del futuro del nostro paese che sappia coniugare i valori del socialismo democratico e le emergenze storiche in cui ci troviamo”.

Durante la riunione si è deciso di tenere un incontro pubblico, previsto per il giorno 7 luglio a Roma; si tratterà di un convegno aperto alle tante culture democratiche e riformiste per gettare le fondamenta di un fronte largo, repubblicano, da contrapporre a leghisti e grillini.

L’appello, che ha raccolto, tra le altre, le adesioni di Claudio Martelli, Fabrizio Cicchitto, Luigi Covatta, Gennaro Acquaviva e Sergio Pizzolante, guarda oltre i confini nazionali rivolgendosi al PSE affinchè apra “un’approfondita riflessione, anche attraverso un congresso straordinario, che porti a interventi sempre più incisivi per superare la finanziarizzazione dell’economia, modificare il Trattato di Maastricht per riformare l’Unione Europea, ridurre le diseguaglianze”.

Secondo l’analisi dei firmatari, infatti, “quello europeo è l’unico contesto possibile per operare efficacemente in questa direzione”.

Analizzando la crisi italiana, i firmatari dell’appello riconoscono la necessità di riprendere “il confronto sulla riforma istituzionale, evitando che si determini ancora una volta la confusione fra maggioranze costituenti e maggioranze di indirizzo che nella passata legislatura ha affossato le riforme”.

BOCCIATO IN DIRITTO

AQUARIUS“Toccherebbe al presidente del consiglio dei ministri vigilare sul rispetto delle convenzioni internazionali da parte del Paese che è stato chiamato a governare. Conte non lo ha fatto. Si è piegato al diktat di Salvini contravvenendo ad accordi internazionali e allo spirito costituzionale”. Lo ha detto Riccardo Nencini, segretario del Psi commentando l’evolversi della vicenda della nave Aquarius. “Proprio lui che da anni insegna ai ragazzi la forza del diritto. Se uno, uno solo dei suoi studenti avesse maneggiato il diritto con la sua stessa discrezionalità – ha concluso Nencini – sarebbe stato buttato fuori dalla seduta d’esame”.

Intanto prosegue la traversata dei 629 migranti a bordo della Aquarius e delle navi della Marina italiana che saranno a Valencia tra sabato e domenica. Si registra nelle stesse un nuovo naufragio che sarebbe avvenuto a 20 miglia dalle coste libiche. Lo scrive la Ong Sea Watch sul suo profilo Twitter sottolineando che la nave – che si trovava davanti alla Libia – si sta dirigendo nella zona. Il naufragio, aggiunge la Ong, “ci è stato segnalato da un assetto della Marina statunitense, che ha tratto in salvo dall’acqua 40 persone e conferma 12 cadaveri

Il ministro Salvini riferirà mercoledì in Aula al Senato per rispondere all’informativa chiesta dal capogruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci. Una vicenda che ovviamente ha riflessi in tutta europa. Attacchi all’operato del governo italiano sono infatti arrivati da più parti. E l’esecutivo prova a respinge le critiche l’Italia: “Le dichiarazioni intorno alla vicenda Aquarius che arrivano dalla Francia – si legge in una nota di Palazzo Chigi – sono sorprendenti e denunciano una grave mancanza di informazioni su ciò che sta realmente accadendo. L’Italia non può accettare lezioni ipocrite da Paesi che in tema di immigrazione hanno sempre preferito voltare la testa dall’altra parte”.  La Francia ha infatti attacco molto duramente l’Italia. Emmanuel Macron ha parlato nella riunione di gabinetto del governo Secondo il portavoce della presidenza, Benjamin Griveaux, il capo dello stato ha denunciato che, secondo la legge marittima, “in caso di difficoltà, i paesi con la costa più vicina” a una nave che lancia una richiesta di soccorso “hanno la responsabilità’ di rispondere”.

La questione migrazione insomma si è arrivata in Europa. Per il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani “è strategica perché è a rischio l’intera Ue, se non si affronta e non si risolve questo problema rischiamo di vedere fallire tutto il progetto”. “La misura è colma, non possiamo più aspettare, perché avremo decine e decine di casi come quelli che stiamo vedendo in questi giorni e con l’estate la situazione peggiorerà. Quindi bisogna intervenire, a breve a medio e a lungo termine”, ha aggiunto. “Prima dell’estate andrò in Niger e poi spero in Libia”.

Sulla stessa linea il commissario europeo alla Migrazione Dimitris Avramopoulos: “Nessuno crede” che quanto accaduto con la nave Aquarius “sia solo una responsabilità italiana, maltese o spagnola. E’ una responsabilità europea e richiede una risposta europea”. Così il commissario europeo alla Migrazione Dimitris Avramopoulos. “L’incidente dell’Aquarius dimostra che il nostro lavoro non è finito e non lo sarà presto. Dobbiamo essere preparati. Non ci possiamo permettere si ripeta un nuovo 2015, abbiamo bisogno di un approccio comune strutturato, con solidarietà e responsabilità condivisi”.

Chi plaude all’operato dell’Italia è inceve l’Ungheria. Il primo ministro ungherese Viktor Orban, quello del reticolato anti-immigrati per intenderci, ha affermato che che si tratta di “un grande momento che potrebbe davvero portare cambiamenti nella politica europea sulle migrazioni”. La sua prima reazione quando ha sentito la notizia, ha detto, è stata “finalmente!”. È stato “così deprimente”, ha aggiunto, ascoltare per anni che le frontiere marittime dell’Europa non possono essere difese, al punto “che praticamente passa la voglia di vivere”.

Federazione Giovani Socialisti
L’Italia che bullizza sui profughi

«Abbiamo assistito, per troppe ore, a uno spettacolo esecrando» commenta Roberto Sajeva, segretario dei Giovani Socialisti «da un lato il neoministro degli interni che sbandierava un suo torvo ritratto con hashtag per fomentare urla belluine, dall’altro l’Europa che tergiversava, vile. Nel frattempo centinaia di disperati bloccati in alto mare.

L’Italia svolge da anni un lavoro solitario nel soccorrere, controllare, curare e organizzare la maggior parte degli immigrati che fuggono da un’Africa messa a ferro e fuoco dal neocolonialismo anche europeo.
La cattiva gestione, criminale e clientelare, dei profughi ha causato tensioni e tragedie nel nostro Paese. Il problema non poteva essere più rimandato, neanche dalle sperdute sinistre mal risvegliatesi dopo le scorse elezioni.
Ridicolo però, da parte di Salvini, alzare la voce contro uno Stato poco più popoloso di Catania, che ovviamente non può essere rimproverato di nulla, considerando gli scarsissimi mezzi e spazi di cui dispone. L’Italia dovrebbe farsi interprete di Paesi come Malta, Tunisia, Grecia e via cantando, non bullizzarli. Se questa prepotenza e questi toni erano davvero necessari, sarebbe stato necessario rivolgerli alla Francia per esempio. Prima responsabile di buona parte delle vicende umanitarie d’Africa. Dalle ex colonie alla Libia che vorrebbe ancora dominare, proprio per far danno a noi e senza neanche migliorare le vite degli africani, anzi. C’era un nuovo interlocutore in Spagna, tra l’altro. Che si è infatti rivelato più sensibile di chi lo ha preceduto.
Se questa è la diplomazia del nuovo Governo io non credo che otterremo grandi risultati. Questa prova di forza rischia di tramutarsi in un boomerang per i populisti. Polizia europea di frontiera? Ancor meno sovranità. Collaborazione più seria sullo smistamento degli immigrati? Meno margini di trattativa sui parametri economici.

A margine della vicenda geopolitica, mentre l’Aquarius è ancora in mare, lo sfacelo di un’Italia sempre su di giri, traboccante di invasati che se la prendono con i disgraziati, di razzisti e di bruti ma anche di insopportabili soloni che nulla sanno del mondo, arroccati nel privilegio e nel classismo di una presunta superiorità intellettuale. Non possiamo che cercare conforto nella nostra comunità atlantidea, ancora ricca di uomini e donne dotati di onestà intellettuale e spirito umanitario. Oggi è il caso davvero di ringraziare la compagna Francesca Rosa D’Ambra, una delle mie due vicesegretarie, che svolge un lavoro prezioso nelle operazioni di terra, in Calabria.»

Pubblichiamo anche la dichiarazione del segretario del PSI, Riccardo Nencini:

«Le Convenzioni internazionali sottoscritte dall’Italia prevedono obbligo di solidarietà in mare. Salvini se ne frega e immagina di risolvere il problema con i muscoli. Anche Spagna e Francia chiusero i loro porti. Si nascosero dietro la posizione geografica: i loro porti sono più lontani dei nostri dal luogo in cui i migranti si imbarcano. Resta il fatto che la solidarietà non si misura in chilometri. Stanichev (PSE) ha richiamato duramente il governo italiano. Bene. Meglio se l’avesse fatto anche con spagnoli e francesi».

Federazione Giovani Socialisti Italiani

Comunali. Nencini, divisioni hanno reso sinistra debole

elezioni-scrutatore“Al ballottaggio vanno superate le divisioni che in troppe città italiane hanno reso più debole la sinistra riformista”. È il commento del senatore Riccardo Nencini ai risultati delle amministrative. “Va aperta ora la strada dell’Alleanza per la Repubblica, di fronte a un centro destra unito nei comuni e diviso in tre parti a Roma”. Nencini ricordando che “i socialisti sosterranno i candidati a sindaco del centro sinistra”, ha così commentato il turno elettorale amministrativo di domenica che ha chiamato al voto 7 milioni di italiani in 760 Comuni, con un’affluenza in calo rispetto alle precedenti amministrative e di poco superiore al 60 per cento. Lo spoglio ancora non del tutto completo e il subentrare del secondo turno nelle sfide principali, fa si che per avere un quadro più realistico sarà necessario aspettare i ballottaggi.

Emergono però dei dati. Quello di un Movimento 5 Stelle in affanno rispetto alla Lega che continua invece la sua marcia. A Roma si votava in due municipi. Poca cosa ovviamente. Entrambi a quida uscente M5S. In entrambi i pentastellati ne escono sconfitti dopo la grande ubriacatura che ha portato Virginia Raggi alla guida della Capitale. Un voto che comunque ha la sua valenza perché non arriva su un’onda emotiva ma costituisce un giudizio, anche se limtato, sul lavoro della giunta pentastellata.

Chi ha il vento in poppa e la Lega che ha portato il centrodestra alla vittoria in molti comui da Nord a Sud. A Treviso Mario Conte ha già conquistato la poltrona di sindaco, facendo tornare al potere la Lega. Centrodestra in vantaggio anche a Vicenza dove Francesco Rucco ha evitato il ballottaggio, Sondrio, Viterbo, Terni, Brindisi, Catania e Siracusa. Il centrosinistra, invece, è avanti ad Ancona, Siena (con il 27,4% per cento) e Brescia con Emilio Del Bono (Pd) che ha ottenuto la riconferma al primo turno con il 53,9%.

Il Movimento Cinque Stelle, dopo la vittoria alle politiche di marzo, ha dimostrato difficoltà sul territorio, conquistando qualche ballottaggio (Avellino), a Ivrea, la città di Casaleggio, dove il candidato grillino è arrivato quarto.

Il centrosinistra nel suo complesso ha segnato un arretramento rispetto al 2013 quando conquistò 14 dei 20 capoluoghi al voto. Ora, invece, ha perso Catania. A Siena, il sindaco dem uscente Bruno Valentini dovrà scontrarsi al ballottaggio contro Luigi De Mossi del centrodestra. A Terni, il candidato di centrosinistra Luigi Angeletti è restato fuori dal secondo turno. A Massa (Carrara) sarà ballottaggio tra Alessandro Volpi del centrosinistra e Francesco Persiani del centrodestra, mentre a Imola, provincia di Bologna, le urne hanno decretato un inedito ballottaggio tra Carmen Cappello del Pd e Manuela Sangiorgi del M5S. Ballottaggi tra centrodestra e centrosinistra anche a Sondrio, Teramo, Brindisi. Ad Ancona, unico capoluogo di regione al voto, c’è stato un crollo dell’affluenza rispetto alle politiche (54 per cento contro il 75 per cento del 4 marzo) e sarà ballottaggio tra Valeria Mancinelli del Pd e il centrodestra, che sostiene il civico Stefano Tombolini.

“Il Pd deve cambiare da cima a fondo, ma la notizia della sua morte era fortemente esagerata. C’è bisogno di alternativa al Governo a guida Salvini”, ha detto su Twitter l’ex premier Paolo Gentiloni.

IL CANE È VIVO

conte salvini di maioNon sarà facile ma non è impossibile. Il governo Conte – intendo l’alleanza tra Salvini e Di Maio – cercherà di cancellare il confine politico destra/sinistra. Lo ritengono un cane morto, un residuo del vecchio secolo da cui liberarsi in fretta. I tre hanno promesso una ‘politica del fare’ fondata sui bisogni del popolo, una trasposizione nel nostro tempo degli slogan della Francia della rivoluzione. Nulla di buono.

E però, se è complicato inserire i Grillini nelle categorie tradizionali, non c’è dubbio che la Lega, per sua stessa ammissione, per alleanze, per collocazione nello scenario europeo, sia un movimento di destra e dei più estremi. Ostenta una pancia razzista e non se ne lamenta, propone una riforma fiscale che avvantaggia i più ricchi, è giustizialista. Resta il fatto che il crinale destra/sinistra va ripensato. Profondamente ripensato. Qui e in Europa. Migrazioni e globalizzazione hanno fatto affiorare nuovi problemi che con la consuetudine non possono essere affrontati. La sinistra è ovunque in crisi, arranca attorno a basse percentuali elettorali, rispetto ai grandi temi che travagliano le famiglie è afona. Resto al mio paese. In Parlamento ci sono due opposizioni – una di sinistra, l’altra di centro destra – ma nessuna delle due costituisce ad oggi un’alternativa credibile. A me sta a cuore la prima. E sono preoccupato.

C’è chi ritiene che “ha da passa’ a nottata”, tanto prima o poi l’alleanza esplode. Non può durare un governo che trasporta a Palazzo Chigi un protagonista del Grande
Fratello con un Presidente del Consiglio che prende ordini da Di Maio. Non sarà così. L’alleanza ha una sua solidità, poggia sul ‘Vaffa..’ grillino, si allargherà a comuni e regioni prossimamente al voto. Spero di sbagliarmi. Voglio dire che è un errore aspettare, urge organizzarsi.

L’Alleanza per la Repubblica che i socialisti hanno proposto intende creare un largo fronte riformista che ridisegni la cornice in cui la sinistra italiana si muove. E nel ridisegnarla non si può partire che dai due pilastri su cui si fonda il socialismo: eguaglianza e libertà. Le carte si possono mescolare come volete ma da qui la sinistra deve passare. Il punto non è rinunciare a una collocazione politica ma ridefinirne i contenuti.

Un paio di esempi. Da oltre un secolo chi pensa alla sinistra pensa alla classe operaia, considerata il lato debole della società. Non è più così. Le fragilità crescono tra i laureati che si arrabattano alla ricerca di lavoro, tra gli esodati cinquantenni, tra i pensionati al minimo, tra professionisti e divorziati maschi. Tra i giovani e i giovanissimi dal futuro incerto. Di loro, soprattutto di loro, la politica deve occuparsi. C’è di più. La chiusura dentro i confini nazionali è destinata a provocare conseguenze deleterie. Senza un’Europa forte, nella globalizzazione scompariamo. Meno investimenti, insufficiente ruolo nelle relazioni internazionali, meno lavoro. E però il problema esiste. Già. Come tutelare una tradizione di comunità, come non essere spazzati via da una modernità che spesso non comprendi, come dare voce a spaesati e naufraghi senza che la nostalgia approdi al rancore e alla rabbia. Abbandonare la strategia degli ipermercati e tutelare il piccolo negozio di paese è utile? Proteggere la piccola impresa è utile? Conferire il voto amministrativo ai sedicenni per legarli di più e meglio alle comunità locali e avviare un percorso civico è utile? Penso sia necessario.

Abbiamo sbagliato a confidare nell’idea di un progresso perpetuo dimenticando chi restava indietro. Non solo per ragioni economiche, per cultura.
Da qui bisogna ripartire. Presto.

Riccardo Nencini

Nencini: “Salvini continua a fare campagna elettorale”

salvini di maioIl governo ha giurato solo pochi giorni fa e solo ieri, dopo quella del Senato, ha ottenuto il voto positivo della Camera. E Salvini, invece di sedere nel ufficio del Ministero degli Interni, è di nuovo in campagna elettorale. Questa volta in Puglia, a Brindisi a sostegno del candidato sindaco della Lega Massimo Ciullo. “Il ministro dell’Interno – è il commento del Segretario del Psi Riccardo Nencini – continua a battere l’Italia in campagna elettorale. Ieri era a Brindisi, dove si vota per il rinnovo del comune. È la prima volta, nella storia della Repubblica, che il titolare della sicurezza nazionale e garante dell’imparzialità delle Istituzioni statali si getta a capofitto nella bagarre. Dovrebbe stare un passo indietro a tutela di tutti. E invece…”. A Brindisi il centrodestra si presenta diviso: la Lega e Forza Italia hanno rotto. A gennaio scorso fu proprio Salvini ad annunciare con un video la candidatura dell’avvocato Ciullo, una fuga in avanti che non piacque a Forza Italia. Il coordinatore regionale azzurro Luigi Vitali, da sempre fedelissimo di Berlusconi, contestò il metodo e scelse un’altra strada e un altro candidato. Un altro ministro che andrà a spasso per il Paese è Luigi Di Maio titolare del Ministero del Lavoro che invece si sposterà per sostenere il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle Gianluca Serra. Alleati al governo che si fronteggiamo alle amministrative. Il test non sarà di poco valore. Potrebbe infatti dare un segno sugli equilibri interni alla maggioranza.

L’intervento di Riccardo Nencini sulla fiducia al governo Conte

Signor Presidente,
ha ragione lei: oggi nasce la Terza Repubblica. ‘Il popolo ha scelto’ – ha dichiarato citando Robespierre alla Convenzione Nazionale. Ha dimenticato di aggiungere che nasce su un doppio tradimento, del popolo intendo: c’è chi ha tradito il centro-destra, in frantumi, e c’è chi ha tradito l’impegno a governare da soli.

La prova è nel contratto: assenza di un cronoprogramma, conflitto tra obiettivi. Nulla sulle riforme istituzionali e sul federalismo, troppo poco sull’Europa, cinque righe sulla politica estera, dove l’ombrello della Nato si riduce a un cappellino esposto com’è a un marcato filoputinismo. Capisco che siete impegnati a cambiare la storia, ma uno straccio di programma l’avrebbe aiutata nella risalita dell’Olimpo.

Non vi basterà affidarvi alla seduzione delle parole per convincere. Lo sa bene la Lega che proprio nuova al governo non è: governa da 20 anni il nord e ha governato per 8 anni, l’altro ieri, l’Italia. E non si citi a modello il contratto sottoscritto nel ’62. Lo firmarono in tre: Moro, Fanfani, Nenni. Ciascuno di noi deve loro un’Italia più libera e civile.

Ora è il momento di scegliere a quale pezzo di società destinare le risorse, non quelle promesse, che non esistono, quelle reperibili nel bilancio dello Stato. L’arte del governo è l’arte di scegliere, e reddito di cittadinanza e riforma fiscale costano troppo e confliggono. Del resto la flat tax ha già subito modifiche rilevanti, nei contenuti e nei tempi di applicazione, e del reddito di cittadinanza non conosciamo ancora la cornice applicativa. Quanto al rimpatrio di 500.000 clandestini, presto i numeri cambieranno per ridursi drasticamente.

C’è di più: il rifiuto della società aperta. Scomparsi i diritti civili, anzi messe a rischio le ultime conquiste, o no Ministro Fontana?

Resta un punto in comune, decisivo: l’incontro tra forze antisistema, antieuropee e acerbe di rispetto costituzionale.
C’è un rigurgito di ‘diciannovismo’ nel richiamo al popolo, nell’insofferenza verso le regole. Un’Italia autarchica. E un ministro degli interni – una stupefacente novità – che anziché garantire il corretto svolgimento della campagna elettorale, vi prende parte senza essere nemmeno candidato.

La luna di miele, Signor presidente, durerà almeno fino alla prossima finanziaria, quando la contabilità vincerà sulla parola.
Intanto, proverete a ridisegnare il sistema politico lungo un crinale diverso da quello del Novecento. Non più destra/sinistra ma europeisti e sovranisti.

Nel voto locale e regionale fioriranno alleanze tra di voi ben oltre le desistenze di Siena e Vicenza, nel 2020 darete l’assalto, assieme, alle regioni.

Per realizzare compiutamente il progetto, avrete bisogno di riformare le istituzioni e di una nuova legge elettorale. Di entrambe, non di una sola.

È una sfida che i riformisti dovranno raccogliere, incalzandovi perché si inauguri una legislatura costituente e perché venga promossa un’azione di verità verso gli italiani. Meglio con una alleanza per la repubblica, la strada maestra per chi non la pensa come voi.

Signor Presidente, non voterò la fiducia al suo governo. Strappo Sandro Pertini dal pantheon di Di Maio e lo riporto a casa.