Psi, arrivano i punti per il programma di governo

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Continua il giro di “consultazioni” di Piero Fassino per sondare il campo all’interno del frastagliato mondo del centro sinistra per capire chi sarà disponibile a una alleanza riformista. Oggi ha incontrato anche Romano Prodi, ideatore e fondatore dell’Ulivo.

“È stato un incontro molto positivo”. Ha detto Fassino. “Prodi come padre dell’Ulivo e del Pd condivide e apprezza l’iniziativa che sto perseguendo per realizzare una comune strategia del centrosinistra. Anche incoraggiato da questo incontro – ha sottolineato Fassino – proseguirò i miei colloqui con i diversi esponenti del centrosinistra”. “Anche incoraggiato da questo incontro proseguo ora i miei colloqui. Dopo l’incontro di lunedì con Emma Bonino, Magi e Della Vedova, ieri ho incontrato i rappresentanti di Italia dei Valori, del Partito socialista italiano, Democrazia Solidale. Poi vedrò i Verdi e entro la settimana Giuliano Pisapia e i dirigenti di Campo progressista”, ha detto Fassino. A Bersani, Fassino dice: “La domanda che sale dal popolo di centrosinistra è una domanda di unità, non di divisione. Tutti dovrebbero tenerne conto”.

Intanto il Psi ha messo a punto, alla presenza del Segretario del partito, Riccardo Nencini, le proposte programmatiche scaturite dalla kermesse socialista di Milano del 10 e 11 novembre, dal titolo “Meriti e Biosgni 2.0’. Saranno i punti per il programma di governo che il Psi intende promuovere anche in vista delle prossime elezioni politiche. Sostegno a studenti meritevoli che frequentano l’università lontani dalla propria città d’origine e che non hanno la possibilità di avere il sostegno della propria famiglia; un piano casa per fronteggiare l’emergenza abitativa di intere famiglie che si trovano nella condizione del bisogno, da finanziare con un nuovo fondo pubblico che sostituisca i fondi ex Gescal; l’approvazione in questa legislatura della legge che riconosce i diritti dei cittadini nati in Italia; rimettere al centro le riforme istituzionali – dell’elezione diretta delle città metropolitane alle macroregioni al voto ai sedicenni nelle amministrative – da affrontare con una Assemblea Costituente.

NESSUN OSTACOLO

bergoglio disabiliSul fine vita arriva un segnale importante dal Pontefice che apre ancora di più a una legge erroneamente considerata intralciata dalla Chiesa romana. “Gli interventi sul corpo umano diventano sempre più efficaci, ma non sempre sono risolutivi: possono sostenere funzioni biologiche divenute insufficienti, o addirittura sostituirle, ma questo non equivale a promuovere la salute. Occorre quindi un supplemento di saggezza, perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona”. È quanto afferma Papa Francesco nel messaggio inviato questa mattina al Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, monsignor Vincenzo Paglia, e a tutti i partecipanti al meeting della World Medical Association sulle questioni del cosiddetto “fine-vita”, organizzato presso l’Aula Vecchia del Sinodo in Vaticano. Parole importanti dal Pontefice che rimettono in primo piano la ‘dignità del malato’. “D’altra parte – ricorda Papa Francesco – oggi è anche possibile protrarre la vita in condizioni che in passato non si potevano neanche immaginare”. Per questo la richiesta di un “supplemento di saggezza” e la rinuncia ai mezzi terapeutici quando non c’è proporzionalità.
Il nostro Paese è ancora uno dei pochi dove manca una legge che garantisca il diritto di ciascuno a vedere rispettate le proprie volontà sull’interruzione delle cure, diritti violati per quanto riguarda il malato terminale.
Per il segretario del Psi, Riccardo Nencini, si tratta di parole rivoluzionarie: “Poco fa ho sentito parlare l’uomo Francesco. Non il papa. Parlo delle cure da somministrare quando la vita non ti sorride più da un bel pezzo, quando desideri altro, quando la morte è ogni giorno. Il linguaggio è scarno, diretto. Rivoluzionario”.
Aprendo alla possibilità di interrompere le cure, Papa Francesco lancia un messaggio ‘misericordioso’ verso i malati terminali e sdogana definitivamente l’idea che l’unico intralcio all’approvazione del biotestamento del disegno di legge sul consenso informato e sulle dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat) sia dovuto all’ostruzionismo degli ambienti cattolici.
“Non possiamo che essere d’accordo con le profonde riflessioni del Papa sul tema del fine vita: questa apertura non può che contribuire a far sì che la legge sul testamento biologico, già approvata dalla Camera, passi anche al Senato entro la fine della legislatura”. Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo PSI alla Camera e coordinatrice dell’Intergruppo per il fine vita. “Ci auguriamo che coloro che hanno ostacolato e stanno ostacolando in ogni modo l’approvazione della legge, accolgano le parole di Papa Francesco e lascino che anche l’Italia si doti di questo strumento di civiltà. A questo punto non ci sono più alibi”.
Nonostante i numerosi appelli, dai senatori, ai medici, fino ai sindaci, il testo è finito nel pantano delle contrattazioni pre elettorali delle coalizioni, anche se gli italiani sono ormai pronti per questa legge (oltre 122 mila cittadini firmatari). Lo ricorda bene la Portavoce del Psi, Maria Cristina Pisani: “Le parole di Papa Francesco sono straordinarie. Sul fronte dei diritti è riuscito a sdoganare, all’interno della Chiesa, battaglie che noi socialisti conduciamo da sempre, come quella sulla difesa della libertà di scelta e la dignità dell’essere umano”. La portavoce de socialisti ha poi puntualizzato: “Resta solo da liberare il Parlamento e chi fa la politica dei finti moralismi e dal bigottismo che impera in tutto il Paese così come in alcuni gruppi parlamentari” ha aggiunto Pisani che ricorda come “oggi il disegno di legge è ancora fermo al Senato. Siamo al termine della legislatura, i tempi sono stretti. Ci appelliamo a tutte le forze parlamentari affinché l’Italia, ultima in Europa, riconosca il diritto di ogni persona a decidere con dignità e autonomia sul proprio corpo, sulla propria vita e sul proprio fine vita. Una legge servirebbe proprio a questo. C’è ancora tempo e modo di approvarla”, ha concluso la portavoce socialista.
Tuttavia resta fermo il no di alcuni rappresentanti politici dell’ala conservatrice che non vede nessuna ‘apertura’ del Papa. “Prima di leggere nelle sue parole l’assenso all’autodeterminazione – afferma Maurizio Lupi, AP – come ho letto in alcune sintesi stampa, ci andrei cauto, e inviterei a leggerle fino in fondo, quando parla di dialogo con i medici, di prossimità responsabile, di amore e vicinanza, di cure palliative e dell’imperativo categorico di non abbandonare mai il malato. Sono parole che mi confermano nel mio no all’attuale legge sul Biotestamento, proprio perché in essa vedo una deriva eutanasica. Come dice il Papa, serve un supplemento di saggezza, più pacatezza nel discutere di questi temi, più riflessione e soluzioni normative il più possibile condivise”. Di tutt’altro avviso Fabrizio Cicchitto per il quale invece il Papa ha detto sul fine vita cose di grande buon senso che dovrebbero far riflettere anche alcuni cattolici”.
Sicuramente Papa Francesco non si è schierato per l’eutanasia, ma contro l’accanimento terapeutico, ed è già un passo importante. Marco Cappato infatti ricorda che in Italia “manca una legge persino sulla questione di minimo rispetto dei diritti del malato, garantiti anche dalla Costituzione, ma sistematicamente violati, che ora è stata posta anche dal Papa”.
“L’unica persona che può decidere quale sia il momento in cui le cure vanno abbandonate è il malato stesso – ovviamente sentito il medico e beneficiando del massimo di assistenza possibile – ed ha diritto a farlo nelle forme che garantiscano di ridurre al minimo la sofferenza”. Poi conclude: “Ecco perché è necessario legalizzare sia il testamento biologico, che l’interruzione delle terapie che l’eutanasia in senso stretto. L’approvazione della legge sul Biotestamento ferma al Senato sarebbe comunque un primo indispensabile passo avanti dopo 32 anni di inerzia parlamentare”.

Centro sinistra. Psi: Con Fassino confronto positivo

fassinoIniziano gli incontri nel centrosinistra per mettere in piedi il tentativo di ricostruire una alleanza di centrosinistra. Il compito di un giro di consultazioni è stato affidato all’ex segretario del Pd Piero Fassino. “Fassino è una garanzia, se non ci riesce lui.…”, ha detto il segretario del Pd, Matteo Renzi, a gli chiedeva del tentativo di ricostruzione del centrosinistra. Tra gli incontri di oggi quello con il presidente del Senato Pietro Grasso. Un incontro che, a quanto si apprende da fonti vicino alla presidenza, è stato dello stesso tenore di quelli che il presidente Grasso ha avuto in questi giorni con numerosi altri esponenti delle forze di centrosinistra che queste settimane hanno chiesto un incontro al presidente.

Fassino ha incontrato anche il segretario del Psi Riccardo Nencini che ha parlato di “confronto fruttuoso e positivo. Non sarà l’ultimo. C’è tanto di cui discutere”. Il segretario del Psi ha detto di condividere “l’ipotesi di una lista della sinistra riformista che si presenti alle prossime elezioni con un programma serio e concreto, che non disperda il lavoro fatto dai due governi precedenti ma che fissi nuovi punti su cui lavorare: diritto alla casa, riforme istituzionali, lavoro”.

Il punto dirimente sul quale il centrosinistra e l’arcipelago a sinistra del Pd deve trovare un accordo è un programma serio bastato sulla tutela e la creazione di lavoro. Lo ha spiegato il  responsabile lavoro del Psi e membro della segreteria nazionale, Luigi Iorio, che ha aggiunto: “Un’alleanza che parta dal Jobs Act e che lavori per migliorarlo. Un provvedimento tra l’altro già votato anche da Speranza e Bersani”. Secondo Iorio “il Jobs Act, con tutte le osservazioni che si possono sollevare sul provvedimento, ha fatto crescere l’occupazione nell’ultimo anno. I dati Istat infatti sono chiari: siamo ritornati ai livelli occupazionali precedenti al 2008, registrando nel 2017 un aumento di 294 mila occupati sull’anno. Il Governo Renzi prima e quello Gentiloni poi hanno avuto il pregio di contribuire a rilanciare l’economia e l’occupazione del Paese. Entrambi governi che hanno visto i socialisti protagonisti. E’ il motivo per il quale, al netto dei rancori personali – ha proseguito – occorre uno sforzo per ricercare punti d’incontro. Dunque una coalizione tra partiti riformisti che da sempre nella loro agenda affrontano temi quali i diritti civili, la libertà individuale e il valore dell’antifascismo. Ma soprattutto – ha concluso – che considera  il lavoro come pietra miliare”- ha concluso.

Ha chiesto invece ulteriori chiarimenti Campo Progressista. “Nella direzione di lunedì del Partito democratico – si legge in un comunicato – finalmente, sembra si sia posto fine almeno al mito dell’autosufficienza. L’apertura a verificare le condizioni per una coalizione di centrosinistra larga e inclusiva è un passo in avanti. Ma c’è ancora molto da fare. Al momento, non c’è un’analisi seria e sincera sulla condizione del Paese, nonché nessun fatto politico sui contenuti che vada incontro alla discontinuità che abbiamo sempre chiesto. Cosi’ come resta vago il perimetro di un’eventuale coalizione e inadeguate le rassicurazioni sul fatto che non ci saranno larghe intese dopo il voto”

“Alla nostra assemblea – spiega Cp – abbiamo fatto un ultimo appello e chiesto a Pd, Mdp e forze del centrosinistra di uscire dall’autoreferenzialità e di aprire alla possibilità di iniziare un nuovo corso che possa davvero farci capaci di battere le destre. Per questo, non ci sottrarremo al confronto con il Partito Democratico per verificare fino in fondo la possibilità di dar vita a un nuovo centrosinistra. Senza pregiudizi e senza sconti”, si legge ancora nella nota.

Nencini: “Per il centrosinistra è tempo di responsabilità”

Camera fiduciaSi apre il dibattito nel centrosinistra in vista delle prossime elezioni politiche. La legislatura vede la sua fine naturale nella prossima primavera. Dopo la bocciatura da parte della Consulta dell’Italicum, i partiti si trovano a confrontarsi con un altro sistema elettorale, quello previsto dal Rosatellum bis che, al contrario del sistema cassato, rimette al centro il ruolo delle coalizioni capovolgendo di fatto l’impostazione voluta inizialmente da Renzi. Ovviamente i programmi sono al centro di ogni campagna elettorale, ma altrettanto ovvio è che i partiti si attrezzano a seconda del sistema di voto. E in Italia, sappiamo, che le leggi elettorali sono spesso soggette a cambiamenti. Dopo gli anni di proporzionale della prima Repubblica, si è passati al Mattarellum, poi al Porcellum, successivamente all’Italicum (approvato ma mai usato) e infine al Rosatellum bis. La direzione del Pd di lunedì scorso ha rimesso al centro il ruolo delle coalizioni con il riconoscimento da parte del segretario Dem della necessità di allargare il campo. Concetto rilanciato anche nella e news del segretario: “Siamo pronti a fare un’alleanza larga senza mettere veti, senza personalismi”.

“Per il centrosinistra è tempo di responsabilità, per non consegnare il Paese alle destre o al populismo” ha detto il Segretario del Psi, Riccardo Nencini, intervenendo nel dibattito sulle alleanze. “Bisogna contare in una coalizione larga”- ha aggiunto – “che comprenda i centristi, le forze riformiste, laiche, ambientaliste ed europeiste e scrivere urgentemente un programma comune che parta dalle cose buone fatte dagli ultimi due governi, per sottoscriverlo con gli italiani. Noi stiamo lavorando per questo”- ha proseguito. Mi auguro che presto si possa discutere insieme attorno ad un tavolo e fissare dei paletti sul programma: tutela del lavoro a tempo indeterminato, Europa federale con un unico ministro del tesoro europeo, inserire la casa tra i pilastri del nuovo welfare, riforme istituzionali da affrontare con una Assemblea Costituente. La proposta avanzata ieri da Renzi è convincente. In concreto la discuteremo nelle prossime ore quando lo incontreremo” – ha concluso.

L’apertura di Renzi verso una coalizione elettorale ampia è stata valutata positivamente anche dal coordinatore nazionale dei Verdi Angelo Bonelli: “Abbiamo chiesto un incontro per verificare le compatibilità programmatiche che sino ad oggi sono state difficili tra Verdi e PD. Riteniamo che in questa fase difficile per il Paese, che rischia di consegnare il paese alle peggiori destre e alla demagogia, sia necessario che prevalga il senso di responsabilità. Noi questa responsabilità la sentiamo e la vogliamo praticare ma è necessario che si sia un ascolto vero alle istanze ecologiste. Per noi la priorità è affrontare il tema dei cambiamenti climatici, questo vuol dire un Piano strutturale sul consumo suolo, un Piano energetico 100% rinnovabili e uno sulla mobilità sostenibile, politiche diverse nelle politiche ambientali ed economiche alle crisi industriali del nostro paese e un piano per la tutela della biodiversità”. “Proprio per questo – ha concluso Bonelli – è in programma nei prossimi giorni un incontro tra i Verdi e il PD. I Verdi lavorano anche affinché continui l’importante e coraggioso lavoro di Pisapia con Campo Progressista e per unire i Radicali italiani e i socialisti in una grande lista europeista, ecologista e dei diritti”.

Nel dibattito è intervenuto anche l’ex segretario del Pd Piero Fassino. “Sto lavorando in queste ore – ha detto – a un’agenda di incontri con i segretari di partito e gli esponenti di tutto l’arco del centrosinistra. Da domani inizierò un primo giro di colloqui che avranno carattere istruttorio per valutare insieme ai miei interlocutori come proseguire un confronto che possa portare alla costruzione di un centrosinistra inclusivo e largo”. “Contatti sono in corso con Campo progressista, Articolo 1-Mdp, Possibile, Sinistra italiana, Radicali italiani, Verdi, Italia dei valori, Socialisti. Naturalmente – ha spiegato Fassino – gestirò gli incontri in contatto quotidiano con Renzi, il vicesegretario Martina, il coordinatore Guerini e con gli altri dirigenti della segreteria e delle minoranze del Partito democratico”.

Ginevra Matiz

TEMPO DI COALIZIONE

pd mdpUna coalizione ampia che dalla sinistra arrivi fino a comprendere i moderati che hanno condiviso il lavoro del governo di questi anni. Un confine largo, insomma, un centrosinistra inclusivo che miri ad unire. È in sintesi quanto detto dal segretario del Pd Matteo Renzi della direzione del partito a pochi giorni dalle elezioni Siciliane. “Partiamo dalla situazione politica e lasciamo gli altri punti all’ordine del giorno ad una prossima riunione” ha esordito Renzi sottolineando che serve uno sforzo unitario “a partire dal sottoscritto”. Un cambio di linea a cui diversi fattori hanno contribuito nel tempo. Dalle legge elettorale che premia le coalizione alla consapevolezza che il Pd da solo non è in grado di accentare su di sé quei voti che gli mancano per diventare, da solo, maggioranza. Quel 40% alle europee suona sempre più come un lontano ricordo. Da qui la consapevolezza che è essenziale il contributo di tutti. “Dobbiamo rivendicare con forza – ha detto ancora Renzi – ciò che abbiamo fatto”. “Con la coalizione che faremo – ha aggiunto – siamo già oggi avanti agli altri”. “Dobbiamo – ha detto ancora – avere un progetto vero con chi vuole condividerlo. Vogliamo o non vogliamo aprire un dibattito serio al nostro centro e alla nostra sinistra?, si chiede il segretario dem che poi ha sottolineato: il jobs act ha fatto oltre 900 mila posti di lavori, nei primi anni, con gli incentivi, si è trattato di posti di lavoro indeterminato. Ora siamo disponibili ad una lotta ulteriore al precariato. Renzi ha poi parlato dell’immigrazione: gli sbarchi sono diminuiti, 50mila in meno di un anno. Poi tutti noi sappiamo che c’è bisogno di una grande scommessa su Libia e Africa. Infine sulle tasse: “Qualcuno di voi può pensare che gli 80 euro siano stati un errore? Se si vuole fare un dibattito alto e serio – ha argomentato l’ex premier – noi ci siamo”.

Renzi ha assicurato che “non metteremo alcun paletto a una coalizione più larga possibile. Anzi, sarà nostra cura allargare la coalizione il più possibile”. Per Renzi bisogna tenere un confronto aperto anche con l’ala moderata e centrista affinché non venga risucchiata da Berlusconi. E poi su chi si è allontanato dal Pd: “Nessun veto su Mdp, sul movimento di Civati e su SI ma chi vuole rompete non troverà da noi nessuna sponda. Renzi ha poi spiegato che deve esserci un dialogo aperto con tutti. Con i Verdi, con i socialisti, con l’Italia dei Valori e in primis con Pisapia.

Insomma un fronte “aperto” ad una coalizione larga del centrosinistra con il Psi, Radicali , Mdp, Cp, Si e altri: “Il segretario del Pd – ha detto il segretario del Psi Riccardo Nencini commentando l’intervento di Matteo Renzi alla direzione – è stato chiaro: alle prossime elezioni politiche ci sarà una coalizione di centro sinistra. Ora non ci sono più alibi per nessuno. Mettersi al lavoro subito è la strada maestra”. E in riferimento all’intervento di Pisapia al convegno di Campo Progressista Nencini ha aggiunto: “Ho ascoltato con attenzione l’intervento di Pisapia. C’è spazio per allargare il fronte della sinistra riformista, c’è l’interesse comune a fermare derive populiste e di destra. Mi aspetto che il Pd colga questa opportunità con l’urgenza che il tempo richiede”.

Interesse alla arriva anche dai radicali: “La nostra lista europeista – ha detto Riccardo Magi, segretario di Radicali italiani, dopo l’incontro con Renzi al Nazareno – nasce come opzione prima di ogni apparentamento, perché questa legge promuove apparentamenti non coalizioni. Con il Pd abbiamo avuto un incontro serio: è l’apertura di un percorso che richiedera’ altri passaggi”.  Benedetto Della Vedova, di Forza Europa, ha aggiunto: “Oggi si è avviato un percorso franco, serio, mi auguro utile ma che dovrà avere nelle prossime settimane uno sviluppo. Ci sono punti col Pd di contiguità e altri di diversita’”.

Un sostengo convinto e immediato è arrivato dal ministro della Cultura, Dario Franceschini favorevole alla necessità di una coalizione ampia e critico alla visione “solitaria” del Pd. “Un applauso convinto alla relazione di Matteo Renzi che apre alla costruzione di una alleanza di tutto il centrosinistra” è la sua risposta su twitter. Ma da Mdp le prime reazioni sono state fredde: “Una maggiore sintonia possibile fra il Pd ed Mdp?. Non lo so – ha risposto Pierluigi Bersani – bisogna vedere cosa dice sul resto perché lui si preoccupa sempre di rivendicare quello che s’è fatto. Purtroppo c’è qualche milione di elettori che non è d’accordo. Non è Bersani o Speranza, sono gli elettori che non sono d’accordo; che hanno un giudizio critico su tante cose che si sono fatte e che vedono che a dispetto delle affermazioni che siamo usciti dalla crisi, abbiamo dei problemi, a cominciare da quello del lavoro. E quindi staremo a vedere, seguiamo il resto della discussione. Basta che si sappia che le chiacchiere stanno a zero, ci vogliono dei fatti”.

Meriti e bisogni 2.0 per un programma di governo

quarto-stato modernoSi è conclusa a Milano la due giorni sui “Meriti e Bisogni 2.0”, organizzata dal Psi per discutere del programma di governo e poi coalizioni future.
“I socialisti lavorano incessantemente alla formazione di una coalizione alleata del Pd, europeista, che raccolga il voto degli indecisi”- ha detto il Segretario durante la relazione di chiusura. “Ma spetta al Pd prendere l’iniziativa convocando urgentemente un tavolo dove si discuta un Patto con gli Italiani e lo si riempia di contenuti partendo dalle buone cose fatte dai governi in questa legislatura”, ha aggiunto.
“C’è un preoccupante ritardo. Gli italiani ancora non sanno ne’ come la sinistra riformista si presenterà alle prossime elezioni ne’ con quale programma. Del centro destra e dei grillini, invece, sanno tutto”- ha proseguito. Per Nencini “serve una “Forza Tranquilla e Rassicurante”. È questa la priorità. Non la Leopolda e nemmeno la rottamazione. Quanto al programma – ha detto ancora Nencini – sono quattro le priorità: riforme istituzionali – dell’elezione diretta delle città metropolitane alle macroregioni al voto ai sedicenni nelle amministrative – da affrontare con una Assemblea Costituente; inserire la casa tra i pilastri del nuovo welfare tassando la rendita fondiaria per migliorare i servizi nelle città e costituendo un fondo per un piano casa più ampio; misure perché il lavoro a tempo indeterminato costi meno del lavoro parziale; Europa federale ed un unico ministro del tesoro europeo”, ha concluso.


L’alleanza tra il merito e il bisogno per l’affermazione del socialismo liberale

L’intervento di Claudio Martelli

Rivolgo un sentito ringraziamento agli organizzatori di questo incontro per avere tolto dagli armadi impolverati un’idea, quella che lanciai alla conferenza di Rimini del 1982. Mi interrogo spesso sulle ragioni della sopravvenuta longevità di questa intuizione sul merito e il bisogno (che vanno usati al singolare perché fenomeni sociali) che rappresentano un criterio per leggere la società e per intraprendere un cammino. Il punto di novità non era tanto la rappresentazione dell’esistenza del merito e del bisogno, ma la proposta di un’alleanza tra il merito e il bisogno per un governo riformista. Si trattava in realtà di una suggestione di carattere liberale (tipica di questa cultura era la categoria del merito) e socialista (caratteristica dii questa tradizione é quella del bisogno). La mia proposta era di connetterli in una prospettiva comune, unificando dunque politicamente il meglio delle due culture.

Una società come la nostra vive sul mercato, ma non può vivere solo di mercato, che non è certo di per sé un regolatore di giustizia. Occorre una misura e un equilibrio tra il dinamismo delle società di mercato (in Germania si é parlato di economia sociale e la Spd ha praticato la cogestione delle aziende) e la sua regolazione a fini di giustizia e di responsabilità dei lavoratori. Certo se noi volessimo rifarci alle esperienze delle socialdemocrazie e in particolare di quella tedesca, dovremmo ricordare che il cancelliere Schroeder, nelle sue proposte (Agenda 2010) contemplò la richiesta di due ore in più di lavoro sul comparto pubblico senza retribuzione. Pensate a cosa sarebbe successo in Italia. La verità é che la sinistra italiana non è mai stata socialdemocratica. Se non all’inizio del secolo passato, quando i riformisti di Turati erano alla guida del Psi e dialogavano coi liberali di Giolitti. Quel Psi amministrava i comuni, però. Non governava l’Italia. Proprio in questi giorni ho lettp che il Pd ha deciso di riappropriarsi della tradizione riformista. Tuttavia nella tradizione del Pd c’é in massima parte quella comunista e non mi pare che i comunisti siano mai stati riformisti. Oggi dobbiamo chiarire la natura dell’incontro tra socialisti e democratici. Discutere insieme é un bene. Erigere steccati oggi é inutile. Ciascuno conserva le sue memorie. Ma questo non può evitare l’incontro.

Chiediamoci piuttosto se non stiamo facendo di tutto per far vincere il centro-destra. Partiamo dal tema più sentito e cioè quello dell’immigrazione. Occorre molta chiarezza. Ho ascoltato Salvini dichiarare in tv: “I migranti regolari sono miei fratelli e li accoglierei in casa mia”. Affermazione nuova, perfino sconvolgente. Dal fronte sinistro silenzio. Non si ricorda neppure che sull’immigrazione irregolare Napolitano, per cinque anni ministro dell’Interno, ha varato provvedimenti duri su questa materia, cosi come la mia legge prescriveva modalità precise di controllo. La verità é che in questi anni è svanito il tema del controllo e gli immigrati arrivano in numero sempre maggiore. Certo in Germania sono di più. Ma a parte il fatto che la Germania ha 84 milioni di abitanti e non 60, ricordiamo anche che questo paese ha assunto ben 10mila addetti per l’integrazione e poi ha varato un provvedimento per il rimpatrio volontario e assistito. Non è vero che tutti gli immigrati si trovino bene, anzi una parte di loro, dopo alcuni mesi, è a disagio e sfrutta la possibilità di un rientro a casa magari utilizzando un gruzzolo per poter ricostruirsi una vita. Secondo i dati sono circa 400mila i rimpatri volontari. E noi continuiamo a parlare della favola dell’accoglienza. Cosi andiamo a sbattere. Se in un piccolo centro arrivano cento senegalesi si sconvolge il senso di una comunità. Vivere un disagio non è razzismo.

La sinistra che ha approvato il Wto, ha celebrato la globalizzazione, ha esaltato l’immigrazione, o cambia strada o deraglia. Non c’é da pescare revisioni e coerenze nell’area che, penso a Prodi, ha enfatizzato il tema dell’allargamento dell’Unione europea. Prima si doveva riformare il sistema di governo e poi eventualmente allargare. Invece prima si è allargato e non si é riformato nulla. Non c’è da pescare lì e nemmeno nell’area massimalista. Ogni volta che la sinistra ha tentato di governare i massimalisti hanno prodotto una scissione. Dalle divisioni politiche si sono poi sempre sviluppate divisioni personali. E’ la prima volta, oggi, invece, che dalle divisioni personali sono nate divisioni politiche. Ho letto questa frase di Bersani: “Grasso ci va da Dio”. Ricordo di avere avuto Grasso al Ministero della Giustizia. Lo rammento come bravo magistrato. Non avrei mai immaginato avesse queste doti taumaturgiche. Ho letto una dichiarazione di Emma Bonino che sollecita di riaprire i flussi legali. Giusto, ma contemporaneamente bisognerebbe chiudere quelli illegali. Vogliamo una sinistra senza popolo? Se la sinistra ha perso il popolo non sarà perché non ha affrontato all’inizio i rischi della globalizzazione e dell’immigrazione? E non ha poi saputo governarli? Avevamo di fronte a noi il caso Francia, dove Marine Le Pen aveva già sottratto fette di popolo alla sinistra. Potevamo trarne conseguenze. Niente. Adesso tutti concentrati sullo ius soli. Lo chiamano ius soli, ma in realtà si tratta di ius nativitatis, diritto di nascita. In Europa non esiste. Esiste negli Stati uniti. Ma non c’entra con l’immigrazione. Esiste perché nonostante gli unionisti avessero vinto negli stati del Sud non si concedevano diritti ai neri. Lo ius nativitatis era dunque per gli americani, non per gli immigrati. Qui la cittadinanza, invece, precede l’integrazione. E il buon senso se ne sta in disparte. Ho parlato con Minniti e l’ho sostenuto. Qualche risultato ha prodotto. Certo è complicato dopo aver preso a bastonate l’alveare libico. Ma era giusto rivedere il ruolo delle Ong. Se vai a prendere gli immigrati vicino alla costa non operi per salvarli e addirittura commetti un reato. Tutti argomenti di buon senso lasciati alla destra.

Sono invece molto netto sul referendum lombardo-veneto. Bisognava denunciare l’imbroglio e invece il Pd ha balbettato. Si doveva spiegare una contrarietà e invece si é manifestata una quasi condivisione, un sì però. Un po’ di ipocrisia. Come quella dell’accoglienza secondo Alfano. Noi siamo accoglienti con gli immigrati che poi vanno in casa d’altri. Fino a che gli altri minacciano poi di chiudere le frontiere.

Avevo in mente il partito democratico già negli anni ottanta. Ne parlai con Craxi che osservava che si sarebbe dovuto intervenire a livello internazionale. Pensava all’Internazionale democratica, che comprendesse il partito degli Stati Uniti. Ne parlò con Mitterand e Gonzales che respinsero l’idea, forti dei loro trenta per cento. Io insistetti. Pensavo a un partito democratico che nascesse sull’incontro tra socialisti, ex comunisti, radicali, laici. Poteva essere questa una meta più gradita anche dagli ex comunisti che a varcare la frontiera che li separava dal Psi non erano troppo propensi. E cosi per i laici che non volevano diventare socialisti. Le cose sono andate come sappiamo. E si é creata una frattura. In Italia si é proceduto sempre con fratture. Prima il Risorgimento, poi i liberali, i fascisti, l’8 settembre, la morte della patria, che determinò la frattura con la destra che viene sanata solo quando Berlusconi la reinventa, dando nel contempo accoglienza anche ai partiti della Prima repubblica. E mette insieme i leghisti al Nord e i post fascisti al Sud in nome di una rivoluzione liberale irrealizzata, anche per la congiura di Bossi. Una parte di elettori socialisti scelse Berlusconi per difesa dall’aggressione dei post comunisti. La ferita non si è più sanata. Il Psi era l’incontro tra la sinistra storica e i ceti poi berlusconiani. Le cose, oggi, sono cambiate. Manca un partito di frontiera e il Pd non lo é diventato.

Ho avuto modo di definire il Pd il partito Frankestein. Mettere insieme una parte dell’ex Pci e una parte della Dc era cosa complicata. Veltroni è stato costretto alle dimissioni. Renzi é nelle condizioni che conosciamo. All’inizio mi ispirava simpatia. Poi ho formulato critiche. Sapevo che nell’incontro tra comunisti e democristiani alla lunga avrebbero vinto i democristiani. D’altronde non hanno voluto diventare socialisti, che altro potevano diventare visto che non erano più comunisti? Anzi, se dai del comunista a un ex comunista, questo si offende. A me se danno del socialista fa piacere. A La Russa hanno gridato “fascista”, e lui ha risposto: “Lei mi sta lusingando”. Almeno ha un’identità. Renzi mi pare che oggi vada difeso. Non vedo di meglio. D’Alema é meglio? Lasciamo perdere.

La via giusta è liberalsocialista. Inventammo le società di mutuo soccorso, le leghe, le cooperative, i sindacati, quel sistema riformista che si fa stato nella società. Tutte cose che ancora sopravvivono. Anche a Milano e questo avvenne grazie a quel grande sindaco che fu Caldara e che sperimentò una sua particolare e costruttiva attenzione ai poveri e ai meno garantiti e che fu definito fuori linea dalla maggioranza del Psi per avere ospitato i reduci di Caporetto. Prima che ci fossero i comunisti sperimentammo i danni del massimalismo.

Non riesco a capire cosa si debba chiedere a Renzi per offrigli l’unità. L’abolizione del job act? L’articolo 18? Mi sembra di tornare molto indietro nel tempo. Anche sulle banche ha ragione Renzi, non ha senso la difesa della Banca d’Italia, che é diventata una banca privata, quasi fosse l’altare della patria.

Noi, alla fine degli anni ottanta, riprendendo un’intuizione di Craxi di fine anni 70, lanciammo la proposta di una riforma dello stato presidenziale, federale, con sistema elettorale uninominale e maggioritario. Lo vogliamo rimuovere questo tabù sul presidenzialismo cari amici del Pd? E ristabilire un’autorità eletta dal popolo che rilanci il potere democratico della politica? Quando leggo che l’ufficio del ministero del Bilancio prende posizione sulla riforma delle pensioni trasecolo. Noi costoro li avremmo fatti volare dalla finestre. Ognuno doveva fare il suo.

Insisto sull’Europa dove vedo solo alcune luci che traspaiono dalla Francia, ove tra la triste trimurti dei repubblicani e le follie dei socialisti, almeno si é fatto largo Macron. Era meglio avesse vinto la destra, magari con le bandiere e gli slogan debordanti della sinistra in piazza? Questo Macron che ha dichiarato di non essere socialista, ma di essere di sinistra perché liberale, non riesco a capire dove andrà a finire. Però affermare che l’origine del liberalismo é di sinistra é apprezzabile. Come sostenere che il meglio del socialismo è liberale.

Leggi l’intervento di Luigi Covatta

MERITO E BISOGNO
DI SOCIALISMO

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Si è conclusa a Milano la due giorni sui “Meriti e Bisogni 2.0”, organizzata dal Psi per discutere del programma di governo e poi coalizioni future.
“I socialisti lavorano incessantemente alla formazione di una coalizione alleata del Pd, europeista, che raccolga il voto degli indecisi”- ha detto il Segretario durante la relazione di chiusura. “Ma spetta al Pd prendere l’iniziativa convocando urgentemente un tavolo dove si discuta un Patto con gli Italiani e lo si riempia di contenuti partendo dalle buone cose fatte dai governi in questa legislatura”, ha aggiunto.
“C’è un preoccupante ritardo. Gli italiani ancora non sanno ne’ come la sinistra riformista si presenterà alle prossime elezioni ne’ con quale programma. Del centro destra e dei grillini, invece, sanno tutto”- ha proseguito. Per Nencini “serve una “Forza Tranquilla e Rassicurante”. È questa la priorità. Non la Leopolda e nemmeno la rottamazione. Quanto al programma – ha detto ancora Nencini – sono quattro le priorità: riforme istituzionali – dell’elezione diretta delle città metropolitane alle macroregioni al voto ai sedicenni nelle amministrative – da affrontare con una Assemblea Costituente; inserire la casa tra i pilastri del nuovo welfare tassando la rendita fondiaria per migliorare i servizi nelle città e costituendo un fondo per un piano casa più ampio; misure perché il lavoro a tempo indeterminato costi meno del lavoro parziale; Europa federale ed un unico ministro del tesoro europeo”, ha concluso.


L’alleanza tra il merito e il bisogno per l’affermazione del socialismo liberale

L’intervento di Claudio Martelli

Rivolgo un sentito ringraziamento agli organizzatori di questo incontro per avere tolto dagli armadi impolverati un’idea, quella che lanciai alla conferenza di Rimini del 1982. Mi interrogo spesso sulle ragioni della sopravvenuta longevità di questa intuizione sul merito e il bisogno (che vanno usati al singolare perché fenomeni sociali) che rappresentano un criterio per leggere la società e per intraprendere un cammino. Il punto di novità non era tanto la rappresentazione dell’esistenza del merito e del bisogno, ma la proposta di un’alleanza tra il merito e il bisogno per un governo riformista. Si trattava in realtà di una suggestione di carattere liberale (tipica di questa cultura era la categoria del merito) e socialista (caratteristica dii questa tradizione é quella del bisogno). La mia proposta era di connetterli in una prospettiva comune, unificando dunque politicamente il meglio delle due culture.

Una società come la nostra vive sul mercato, ma non può vivere solo di mercato, che non è certo di per sé un regolatore di giustizia. Occorre una misura e un equilibrio tra il dinamismo delle società di mercato (in Germania si é parlato di economia sociale e la Spd ha praticato la cogestione delle aziende) e la sua regolazione a fini di giustizia e di responsabilità dei lavoratori. Certo se noi volessimo rifarci alle esperienze delle socialdemocrazie e in particolare di quella tedesca, dovremmo ricordare che il cancelliere Schroeder, nelle sue proposte (Agenda 2010) contemplò la richiesta di due ore in più di lavoro sul comparto pubblico senza retribuzione. Pensate a cosa sarebbe successo in Italia. La verità é che la sinistra italiana non è mai stata socialdemocratica. Se non all’inizio del secolo passato, quando i riformisti di Turati erano alla guida del Psi e dialogavano coi liberali di Giolitti. Quel Psi amministrava i comuni, però. Non governava l’Italia. Proprio in questi giorni ho lettp che il Pd ha deciso di riappropriarsi della tradizione riformista. Tuttavia nella tradizione del Pd c’é in massima parte quella comunista e non mi pare che i comunisti siano mai stati riformisti. Oggi dobbiamo chiarire la natura dell’incontro tra socialisti e democratici. Discutere insieme é un bene. Erigere steccati oggi é inutile. Ciascuno conserva le sue memorie. Ma questo non può evitare l’incontro.

Chiediamoci piuttosto se non stiamo facendo di tutto per far vincere il centro-destra. Partiamo dal tema più sentito e cioè quello dell’immigrazione. Occorre molta chiarezza. Ho ascoltato Salvini dichiarare in tv: “I migranti regolari sono miei fratelli e li accoglierei in casa mia”. Affermazione nuova, perfino sconvolgente. Dal fronte sinistro silenzio. Non si ricorda neppure che sull’immigrazione irregolare Napolitano, per cinque anni ministro dell’Interno, ha varato provvedimenti duri su questa materia, cosi come la mia legge prescriveva modalità precise di controllo. La verità é che in questi anni è svanito il tema del controllo e gli immigrati arrivano in numero sempre maggiore. Certo in Germania sono di più. Ma a parte il fatto che la Germania ha 84 milioni di abitanti e non 60, ricordiamo anche che questo paese ha assunto ben 10mila addetti per l’integrazione e poi ha varato un provvedimento per il rimpatrio volontario e assistito. Non è vero che tutti gli immigrati si trovino bene, anzi una parte di loro, dopo alcuni mesi, è a disagio e sfrutta la possibilità di un rientro a casa magari utilizzando un gruzzolo per poter ricostruirsi una vita. Secondo i dati sono circa 400mila i rimpatri volontari. E noi continuiamo a parlare della favola dell’accoglienza. Cosi andiamo a sbattere. Se in un piccolo centro arrivano cento senegalesi si sconvolge il senso di una comunità. Vivere un disagio non è razzismo.

La sinistra che ha approvato il Wto, ha celebrato la globalizzazione, ha esaltato l’immigrazione, o cambia strada o deraglia. Non c’é da pescare revisioni e coerenze nell’area che, penso a Prodi, ha enfatizzato il tema dell’allargamento dell’Unione europea. Prima si doveva riformare il sistema di governo e poi eventualmente allargare. Invece prima si è allargato e non si é riformato nulla. Non c’è da pescare lì e nemmeno nell’area massimalista. Ogni volta che la sinistra ha tentato di governare i massimalisti hanno prodotto una scissione. Dalle divisioni politiche si sono poi sempre sviluppate divisioni personali. E’ la prima volta, oggi, invece, che dalle divisioni personali sono nate divisioni politiche. Ho letto questa frase di Bersani: “Grasso ci va da Dio”. Ricordo di avere avuto Grasso al Ministero della Giustizia. Lo rammento come bravo magistrato. Non avrei mai immaginato avesse queste doti taumaturgiche. Ho letto una dichiarazione di Emma Bonino che sollecita di riaprire i flussi legali. Giusto, ma contemporaneamente bisognerebbe chiudere quelli illegali. Vogliamo una sinistra senza popolo? Se la sinistra ha perso il popolo non sarà perché non ha affrontato all’inizio i rischi della globalizzazione e dell’immigrazione? E non ha poi saputo governarli? Avevamo di fronte a noi il caso Francia, dove Marine Le Pen aveva già sottratto fette di popolo alla sinistra. Potevamo trarne conseguenze. Niente. Adesso tutti concentrati sullo ius soli. Lo chiamano ius soli, ma in realtà si tratta di ius nativitatis, diritto di nascita. In Europa non esiste. Esiste negli Stati uniti. Ma non c’entra con l’immigrazione. Esiste perché nonostante gli unionisti avessero vinto negli stati del Sud non si concedevano diritti ai neri. Lo ius nativitatis era dunque per gli americani, non per gli immigrati. Qui la cittadinanza, invece, precede l’integrazione. E il buon senso se ne sta in disparte. Ho parlato con Minniti e l’ho sostenuto. Qualche risultato ha prodotto. Certo è complicato dopo aver preso a bastonate l’alveare libico. Ma era giusto rivedere il ruolo delle Ong. Se vai a prendere gli immigrati vicino alla costa non operi per salvarli e addirittura commetti un reato. Tutti argomenti di buon senso lasciati alla destra.

Sono invece molto netto sul referendum lombardo-veneto. Bisognava denunciare l’imbroglio e invece il Pd ha balbettato. Si doveva spiegare una contrarietà e invece si é manifestata una quasi condivisione, un sì però. Un po’ di ipocrisia. Come quella dell’accoglienza secondo Alfano. Noi siamo accoglienti con gli immigrati che poi vanno in casa d’altri. Fino a che gli altri minacciano poi di chiudere le frontiere.

Avevo in mente il partito democratico già negli anni ottanta. Ne parlai con Craxi che osservava che si sarebbe dovuto intervenire a livello internazionale. Pensava all’Internazionale democratica, che comprendesse il partito degli Stati Uniti. Ne parlò con Mitterand e Gonzales che respinsero l’idea, forti dei loro trenta per cento. Io insistetti. Pensavo a un partito democratico che nascesse sull’incontro tra socialisti, ex comunisti, radicali, laici. Poteva essere questa una meta più gradita anche dagli ex comunisti che a varcare la frontiera che li separava dal Psi non erano troppo propensi. E cosi per i laici che non volevano diventare socialisti. Le cose sono andate come sappiamo. E si é creata una frattura. In Italia si é proceduto sempre con fratture. Prima il Risorgimento, poi i liberali, i fascisti, l’8 settembre, la morte della patria, che determinò la frattura con la destra che viene sanata solo quando Berlusconi la reinventa, dando nel contempo accoglienza anche ai partiti della Prima repubblica. E mette insieme i leghisti al Nord e i post fascisti al Sud in nome di una rivoluzione liberale irrealizzata, anche per la congiura di Bossi. Una parte di elettori socialisti scelse Berlusconi per difesa dall’aggressione dei post comunisti. La ferita non si è più sanata. Il Psi era l’incontro tra la sinistra storica e i ceti poi berlusconiani. Le cose, oggi, sono cambiate. Manca un partito di frontiera e il Pd non lo é diventato.

Ho avuto modo di definire il Pd il partito Frankestein. Mettere insieme una parte dell’ex Pci e una parte della Dc era cosa complicata. Veltroni è stato costretto alle dimissioni. Renzi é nelle condizioni che conosciamo. All’inizio mi ispirava simpatia. Poi ho formulato critiche. Sapevo che nell’incontro tra comunisti e democristiani alla lunga avrebbero vinto i democristiani. D’altronde non hanno voluto diventare socialisti, che altro potevano diventare visto che non erano più comunisti? Anzi, se dai del comunista a un ex comunista, questo si offende. A me se danno del socialista fa piacere. A La Russa hanno gridato “fascista”, e lui ha risposto: “Lei mi sta lusingando”. Almeno ha un’identità. Renzi mi pare che oggi vada difeso. Non vedo di meglio. D’Alema é meglio? Lasciamo perdere.

La via giusta è liberalsocialista. Inventammo le società di mutuo soccorso, le leghe, le cooperative, i sindacati, quel sistema riformista che si fa stato nella società. Tutte cose che ancora sopravvivono. Anche a Milano e questo avvenne grazie a quel grande sindaco che fu Caldara e che sperimentò una sua particolare e costruttiva attenzione ai poveri e ai meno garantiti e che fu definito fuori linea dalla maggioranza del Psi per avere ospitato i reduci di Caporetto. Prima che ci fossero i comunisti sperimentammo i danni del massimalismo.

Non riesco a capire cosa si debba chiedere a Renzi per offrigli l’unità. L’abolizione del job act? L’articolo 18? Mi sembra di tornare molto indietro nel tempo. Anche sulle banche ha ragione Renzi, non ha senso la difesa della Banca d’Italia, che é diventata una banca privata, quasi fosse l’altare della patria.

Noi, alla fine degli anni ottanta, riprendendo un’intuizione di Craxi di fine anni 70, lanciammo la proposta di una riforma dello stato presidenziale, federale, con sistema elettorale uninominale e maggioritario. Lo vogliamo rimuovere questo tabù sul presidenzialismo cari amici del Pd? E ristabilire un’autorità eletta dal popolo che rilanci il potere democratico della politica? Quando leggo che l’ufficio del ministero del Bilancio prende posizione sulla riforma delle pensioni trasecolo. Noi costoro li avremmo fatti volare dalla finestre. Ognuno doveva fare il suo.

Insisto sull’Europa dove vedo solo alcune luci che traspaiono dalla Francia, ove tra la triste trimurti dei repubblicani e le follie dei socialisti, almeno si é fatto largo Macron. Era meglio avesse vinto la destra, magari con le bandiere e gli slogan debordanti della sinistra in piazza? Questo Macron che ha dichiarato di non essere socialista, ma di essere di sinistra perché liberale, non riesco a capire dove andrà a finire. Però affermare che l’origine del liberalismo é di sinistra é apprezzabile. Come sostenere che il meglio del socialismo è liberale.

Leggi l’intervento di Luigi Covatta

MERITI E BISOGNI

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“Insisto: se non vogliamo consegnare l’Italia ad un fronte antieuropeo oppure a un centro destra egemonizzato da Salvini, urge la formazione di una lista che si richiami al riformismo europeo, laica, aperta alla buona tradizione del civismo democratico. Spetta al Pd assumere immediatamente l’iniziativa per convocare un tavolo con tutti i suoi alleati”. Lo ha detto a Milano il segretario del PSI, Riccardo Nencini, a margine dell’evento “Meriti e Bisogni 2.0”, la kermesse socialista dove si discute di programmi di governo e coalizioni future.

“Sarà l’occasione – ha aggiunto Nencini – per presentare la proposta politica dei socialisti: una formazione laico-riformista, di taglio europeo, per non consegnare l’Italia alla destra”. Alla due giorni socialista si parlerà di nuovo welfare, immigrazione, capitale umano, occupazione, innovazione e riforme e per fare il punto sulle alleanze elettorali possibili a sinistra dopo i risultati in Sicilia e in vista delle elezioni politiche. I lavori si svolgeranno nella sede Fast (piazzale Rodolfo Morandi, 2) e si apriranno il 10 novembre con la relazione di Luigi Covatta ‘Governare il Cambiamento’ e con l’intervento, tra gli altri, di Claudio Martelli. I lavori della prima giornata si chiuderanno alle ore 19 con contributi di parlamentari e amministratori del Psi, intellettuali, docenti universitari, rappresentanti di associazioni e imprese.

L’evento proseguirà l’11 novembre, a partire dalle 9.30,e si concluderà con l’intervento del segretario del Psi previsto per le 17. Tanti gli ospiti che arricchiranno la kermesse di contributi e analisi, il vice segretario del Pd Maurizio Martina, il vice ministro al Mef Enrico Morando, il segretario dei Radicali Italiani Riccardo Magi.

In attesa di conferma la presenza del ministro dell’Interno Marco Minniti, del leader di Campo progressista Giuliano Pisapia e del capogruppo S&D al Parlamento europeo Gianni Pittella. Il titolo del convegno richiama i contenuti della sintesi che Martelli fece nel corso della storica conferenza programmatica del Psi di Rimini del 1982, quando il gruppo dirigente del partito ebbe modo di confrontarsi pubblicamente con molti degli uomini di cultura che negli anni precedenti avevano proposto il tema della modernizzazione del Paese.

Il Psi invitò la sinistra a dare vita ad una “alleanza riformatrice fra il merito e il bisogno”, cioè fra “coloro che possono agire” mettendo a frutto i propri talenti e “coloro che devono agire” per uscire dall’emarginazione. Una lettura che oggi il Psi ripropone in chiave contemporanea. È possibile seguire i lavori dell’evento con ladiretta Facebook e su www.partitosocialista.it.


I meriti e i bisogni oggi

di Mauro Del Bue

Due giorni dedicati a progettare il futuro, partendo dalle intuizioni di quella conferenza programmatica di Rimini di 35 anni fa. Allora il perno su cui ruotò l’assise fu l’intuizione di Martelli sull’alleanza tra il merito e il bisogno, così eretica rispetto a tutte le clausole della sinistra del tempo, così poco ortodossa rispetto ai crismi del marxismo a cui erano ancora largamente affidate le letture della società italiana. Martelli propose due categorie, non due classi, che si ritenevano punti di riferimento fondamentali di una moderna cultura riformista. Ricordo che al riformismo il Psi era pervenuto solo l’anno prima col congresso di Palermo. Quel riformismo aveva bisogno di un contenuto, che a Rimini si elaborò con intelligenza e successo. Molti intellettuali parteciparono a quella conferenza, seguitissima dai giornali e dalle televisioni. Da due anni il Psi era divenuto forza di governo, dopo il tramonto delle maggioranza di unità nazionale. Da qui l’idea di “governare il cambiamento”, tema della conferenza.

Martelli pensò non solo all’esistenza del bisogno a prescindere da una specifica classe, ma anche al merito, categoria inusuale a sinistra. E, di più, a un’alleanza tra merito e bisogno, anticipando la crisi del welfare pubblico e lanciando un’idea di nuova società solidale. Il ragionamento di Martelli era teso a declinare il concetto di uguaglianza in quello di equità. Eravamo all’uscita di anni bui, in cui i dogmi avevano indotto alcuni ad imbracciare le armi e altri a sbattere la testa contro il muro dello statalismo e dell’egualitarismo. Martelli non parlò, se non ricordo male, di previdenza (anche se più tardi lanciò primo di tutti l’idea
di un patto tra le generazioni intuendo l’avvento di una società di anziani garantiti e di giovani senza speranze). Avrebbe potuto citare il paradosso delle pensioni baby. Parlò dei servizi gratuiti per tutti, in una società disuguale, invero dagli effetti contraddittori. Chi ha la possibilità non paga, e quel che non paga viene pagato anche da chi non ha alcuna possibilità. Così l’uguaglianza diventa iniqua. Il messaggio di Rimini fu una ventata di salutare rifondazione culturale versato sulle stanche membra di un Pci e di un sindacato (con l’eccezione della Uil di Benvenuto) incapaci ormai di leggere la società che da industriale si era ormai trasformata in post industriale. Molte di quelle intuizioni, sui meriti, sulla uguaglianza iniqua, sulla società solidale, sono stati successivamente presi a prestito da altri e oggi paiono patrimonio comune, se non di tutti, almeno di molti.

Son passati 35 anni e una nuova Rimini, un aggiornamento della teoria e dell’alleanza merito-bisogno, appare interessante, se non opportuna. Iniziamo a farlo, sinteticamente e annunciando i nuovi temi che nel 1982 o non esistevano nella realtà o erano appena accennati. Quasi tutto è cambiato. Non ci sono i partiti di allora, non ci sono più i leader di allora, e non voglio soffermarmi sulla rassegna infinita di cose perdute. Mi concentro su tre temi. Il primo é quello della nuova equità. Allora si parlava di nuove povertà. Oggi siamo alle prese con le povertà tradizionali. Quelle del primum vivere. Allora non si parlava di globalizzazione, di finanziarizzazione, di immigrazione. Questi sono oggi, invece, i temi fondamentali in cui leggere la nuova categoria del bisogno.

Ma c’è una nuova risposta e cioè l’Europa, che allora faceva piú da sfondo alle nostre identità (l’eurosocialismo e l’eurocomunismo) che non da scudo del nostro sviluppo. Bisogna passare dall’Europa monetaria e dei vincoli all’Europa politica, dai tanti governi statali europei all’unico governo europeo, magari agli Stati uniti d’Europa, e il primo passaggio dev’essere, come propone Macron, la nomina di un ministro dell’economia e di un ministro degli Esteri europei. La terza novità, rispetto al 1982, é l’esplosione della questione ambientale. Sono convinto che le tre E (equità, Europa, ecologia) saranno la base su cui costruire una proposta elettorale all’altezza. I due giorni di Milano serviranno ad approfondire questi ed altri temi con ospiti di riguardo e dibattiti tematici. Le conclusioni di Nencini, dopo la mia relazione del primo pomeriggio e il seguente dibattito, sono previste le 17 e 30 di sabato. Poi inizierà il percorso per dare alla nostra presenza un significato non solo identitario, ma di proposte concrete, facendo della proposta della nuova lista socialista, radicale, verde, progressista, una scommessa di futuro.

Mauro Del Bue

Due nuovi centro-sinistra Renzi contro Bersani

renzi bersani

Per Matteo Renzi non c’è pace. Lo scontro è su due centro-sinistra che ancora devono formarsi. Il terremoto post elettorale è cominciato. La catena di sconfitte è lunga: nel 2015 perse la Liguria; nel giugno 2016 i sindaci di Roma e Torino; a dicembre dell’anno scorso il referendum sulla riforma costituzionale; adesso c’è stata la “botta” delle elezioni regionali in Sicilia. Il Pd nell’isola è arrivato terzo dopo il centro-destra e i cinquestelle.

Mezzo Pd è in rivolta. È in discussione perfino la leadership di Renzi. Dario Franceschini, ex Dc-Ppi-Margherita, potente capo corrente del Pd, è sul piede di guerra. Pronto a dare battaglia è anche Andrea Orlando, ex Pci-Pds-Ds, capo della corrente di sinistra del partito.

Così Renzi gioca d’anticipo. Prima rilancia la sua leadership: «Sono mesi che cercano di mettermi da parte, ma non ci riusciranno nemmeno stavolta». Poi apre la strada alla costruzione di un nuovo centro-sinistra, mettendo la parte la linea dell’autosufficienza del Pd: «Siamo pronti ad allargare ancora al centro e alla nostra sinistra. Condivido a questo proposito le riflessioni di Dario Franceschini». E annuncia: «Possiamo raggiungere, insieme ai nostri compagni di viaggio» il 40% dei voti già ottenuti nelle elezioni europee del 2014 e nel referendum sulla riforma costituzionale, perso proprio con questa soglia.

Su Palazzo Chigi è prudente, non rilancia la sua candidatura: sceglie il Parlamento. Ma anche qui si muove qualcosa. Il capogruppo democratico alla Camera, Ettore Rosato, ha considerato “spendibile” il nome di Paolo Gentiloni, anche se poco dopo non esclude una ricandidatura di Renzi a presidente del Consiglio. Del resto può succedere di tutto. Sono gettonati anche due ministri come possibili candidati premier: Marco Minniti (Interno) e Carlo Calenda (Sviluppo Economico).

Due centro-sinistra: scelte diverse sul programma e su Palazzo Chigi, la partita è aperta. Bersani e D’Alema, usciti dal Pd a febbraio contestando da sinistra Renzi per fondare il Mdp, hanno idee diverse. Pensano a Pietro Grasso, presidente del Senato, fresco di divorzio dal Pd, come candidato premier. Pier Luigi Bersani non nasconde l’entusiasmo per Grasso candidato presidente del Consiglio: «Per il nostro profilo civico e di sinistra ci starebbe da Dio…». Il parere di Massimo D’Alema è analogo: «La presenza di Grasso sarebbe fondamentale». La contrapposizione con Renzi è totale: «Io uso le parole di Pisapia: ‘La ricostruzione del centrosinistra richiede una discontinuità di leadership e di contenuti’. E io sono d’accordo con lui».

Si profilano due centro-sinistra in contrapposizione e una violenta battaglia tra le sinistre. Anche le altre forze della sinistra critica e riformista studiano strategie ed alleanze in vista delle elezioni politiche. Nicola Fratoianni, totalmente critico con il Pd, ha annunciato per il 19 novembre a Roma un’assemblea nazionale di Sinistra Italiana «per presentare alle prossime elezioni un’unica lista di sinistra autonoma e alternativa». Giuliano Pisapia, artefice di Campo Progressista, si considera diverso ma non alternativo a Renzi. L’ex sindaco di Milano potrebbe formare una lista elettorale con la radicale Emma Bonino, i socialisti di Riccardo Nencini e i verdi di Angelo Bonelli. Pisapia il 12 novembre, mell’assemblea organizzata a Roma, esporrà il suo progetto e probabilmente riproporrà le primarie di coalizione per Palazzo Chigi.

Le molteplici e frammentate forze di centro-sinistra si muovono in modo contrapposto, le divisioni aumentano. Un brutto viatico per le elezioni politiche previste in primavera. In Sicilia la spaccatura c’è stata su due liste, quella centrata sul Pd e guidata da Fabrizio Micari e quella basata su Mdp capeggiata da Claudio Fava. È stato un disastro: Micari è arrivato terzo e Fava quarto. Dalle urne delle politiche potrebbe uscire l’ingovernabilità che aprirebbe le porte ad un esecutivo di “larghe intese” con Silvio Berlusconi.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

RIMBOCCARSI LE MANICHE

sicilia cartina

Finito il conteggio delle schede, il Movimento cinque stelle si conferma il primo partito in Sicilia. Lo era anche cinque anni fa con circa il 15% dei consensi, ma questa volta ha quasi raddoppiato i suoi voti ora ufficializzati dall’Ufficio elettorale, certificando un 26,67% (513.359 voti); da sottolineare che il consenso al candidato Giancarlo Cancelleri è ben superiore, pari al 34,65% e 722.555 preferenze, avendo calamitato buona parte del voto disgiunto. La coalizione del centrodestra che ha spinto la vittoria di Nello Musumeci (39,8%) vale il 42% (809.121), con Forza Italia a guidarla e che è il secondo partito all’Ars con il 16,37%. Il campo del centrosinistra vale il 25,4% (488.939 voti; ben oltre il risultato di Fabrizio Micari, al 18,6%, che, a differenza di Cancelleri, ha pagato il voto disgiunto); a guidarlo il Pd (13%)

“Inutile girarci intorno. È una battuta d’arresto, anche se la lista di socialisti e civici, Sicilia Futura-Psi, ha raggiunto il 6 % dei voti”. È il commento del segretario del PSI, Riccardo Nencini, ai risultati delle elezioni siciliane. “C’è solo da rimboccarsi le maniche – ha aggiunto – rafforzando la coalizione riformista. È urgente che il Segretario del Pd convochi un tavolo con tutti gli alleati per discutere un patto con gli italiani”- ha proseguito. “Sin da venerdì prossimo a Milano – ha detto Nencini riferendosi alla kermesse socialista “Meriti e bisogni 2.0″ del 10 e 11 novembre – i socialisti chiameranno al confronto i partiti della sinistra di governo. È il momento di aprirsi – ha proseguito – abbandonando rancore e nostalgia del passato per sottoporre quanto prima agli italiani, attraverso primarie delle idee, un programma che abbia come priorità la frontiera europea e la lotta al bisogno”- ha concluso il segretario del Psi.

Anche il senatore socialista Enrico Buemi ha parlato delle prospettive del centrosinistra. “Il contributo dei socialisti è indispensabile per ampliare la capacità di coinvolgimento dei cittadini da parte delle forze politiche del centrosinistra, in modo da interpretare con obiettivi unitari le diverse sensibilità che hanno caratterizzato nel passato e nel presente la politica nella Regione e nel Paese” ha detto Buemi nel corso della Conferenza regionale del partito che lo ha confermato segretario regionale del Piemonte Psi, mentre il già senatore ugenio Bozzello è stato chiamato alla presidenza onoraria.

“L’apporto della cultura di governo e di sensibilità verso le problematiche sociali e i diritti individuali dei cittadini, da sempre caratteristica dell’impegno politico dei socialisti, si ritiene indispensabile per un rilancio del centrosinistra, che sta vivendo una difficile fase politica – ha concluso Buemi – e che ha bisogno di recuperare senso unitario, pur nella diversità delle proprie radici e della capacità di interpretare le esigenze del cambiamento”. E la portavoce del Partito Maria Cristina Pisani ha aggiunto: “Nonostante lo scenario complessivo, in Sicilia, la lista supera il 6% e Nino Oddo raggiunge un ottimo risultato. Chapeau a lui, alle compagne e compagni siciliani per la passione, la determinazione, l’entusiasmo con cui hanno lavorato. Bravo Nino, andiamo avanti con la tenacia e il coraggio di sempre!”.

Intanto resta l’attesa per gli appuntamenti di questa settimana: tra sabato e lunedì, infatti, si riuniranno Campo progressista e Pd, già oggi l’assemblea dei parlamentari e degli eletti. Archiviate le elezioni in Sicilia e registrata la sconfitta di tutte le anime del centrosinistra si rimette mano alle alleanze. I pontieri sono già all’opera per evitare che una divisione porti alla sconfitta anche a livello nazionale. Per questo nel Pd si è deciso di non alzare lo scontro interno e Dario Franceschini ha avanzato un suo ‘lodo’: una “alleanza con le forze che ci stanno nel campo del centrosinistra”, “ognuno con il proprio simbolo e il proprio leader” senza prefigurare fin da ora il candidato premier in caso di vittoria, visto che il Rosatellum non lo prevede. Un ‘lodo’ che sarà valutato nelle prossime ore e nei prossimi giorni: lo stesso Renzi ha ipotizzato che non si indichi il premier fin da ora. Domenica si terrà la convention di Campo progressista e i pontieri si attendono già da quell’appuntamento un segnale di apertura e altrettanto sperano possa venire da Mdp, a maggior ragione dopo l’incontro di ieri di Pietro Grasso con Giuliano Pisapia. Certo, si dovranno posare le polveri dopo gli scontri anche personali degli ultimi giorni, ma il risultato siciliano è sotto gli occhi di tutti e potrebbe avere convinto più d’uno che alimentare le divisioni porta alla sconfitta, tanto più che a fronte si un centrodestra che si sta ricompattando. Lunedì poi si terrà la direzione Pd, il segretario indicherà la sua road map e a quel punto saranno in campo tutti gli elementi per decidere.