EQUILIBRISTI D’EUROPA

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Un’altra giornata difficile per le Borse europee. Milano in affanno è arrivata a cedere l’1,5%. Ma il termometro che meglio segna il clima di questi giorni è quello dello spread che rimane a livelli record così come il rendimento dei Btp. Segnali chiari della difficoltà di piazzare i titoli italiani in perdita di credibilità. In Italia gli occhi sono puntati sui conti pubblici con la nota di aggiornamento al Def che arriva in Parlamento dopo la legnata ricevuta ieri sera da Fitch. In questo contesto, lo spread BTp/Bund è salito fino a 310 punti, per poi ripiegare in area 306. Nelle aste di oggi il Tesoro si è visto costretto ad alzare i rendimenti. Per trovare un valore più alto bisogna risalire all’emissione inaugurale del BTp a 7 anni nell’ottobre 2013.

“Il documento economico e finanziario rappresenta la prova generale del governo per aprire uno scenario nuovo in Europa. Non si tratta di modificare l’Unione nel nome di maggiori investimenti e di una maggiore uguaglianza, come noi abbiamo proposto”. Lo afferma Riccardo Nencini, segretario del Psi, mentre è in corso nell’aula del Senato la discussione della nota di aggiornamento al Def che prevede l’innalzamento del rapporto deficit/Pil.

“Si tratta – continua Nencini – di distruggere l’esistente per creare equilibri che vedano la Russia di Putin al centro del nostro interesse. Per mezzo secolo lo scontro è stato tra società aperta e società solidale, tra socialdemocrazia/cattolicesimodemocratico e liberalismo. Oggi quello scontro ha cambiato di segno. È il nazionalismo etnico il competitore più agguerrito. E il suo esordio ufficiale in Italia è stato oggi. Pochi investimenti, appena 3.5 miliardi, zero fondi in scuola e cultura, interventi redistributivi e basta, condono fiscale, nessun taglio di tasse per stipendi e pensioni. Non c’è dubbio: di errori la sinistra ne ha commessi e l’U.E. che abbiamo conosciuto non si è fatta proprio benvolere.

È il momento di rimboccarsi le maniche – ha concluso Nencini – unire storie e esperienze per non essere travolti”. I socialisti hanno presentato ieri le proprie proposte per modificare la manovra presentando una vera e propria contromanovra poggiata su pilastri bene precisi. Ovviamente il governo ha respinto ogni ipotesi di modifica rimanendo incastrato nella propria gabbia di spesa assistenzialistica senza investimenti per crescita e sviluppo. Riccardo Nencini ha presentato la proposta socialista al Documento di Economia e Finanze 2018 con particolare riferimento alle misure infrastrutturali.

Le preoccupazioni che l’Italia suscita non sono solo interne ma oltrepassano i i confini nazionali. “C’è preoccupazione, più per quello che è stato detto che per quello che è stato fatto, finora. Aspettiamo di vedere la manovra” afferma il direttore generale dell’Fmi, Christine Lagarde, rispondendo alla domanda sull’Italia dell’editorialista del Financial Times, Martin Wolf nel corso dei lavori del meeting annuale dell’Fmi e della Banca mondiale. Facendo riferimento agli obiettivi di finanza pubblica fissati dal Governo, con il deficit pubblico al 2,4% del Pil, Lagarde ha sottolineato che “quando si entra in un club, come quello della Ue, se ne devono rispettare le regole”. Poco prima, nel più formale clima di una conferenza stampa, Lagarde aveva detto: “La nostra posizione sull’Italia è abbastanza ben conosciuta: l’Italia deve continuare il consolidamento fiscale e ci aspettiamo che tutti i Paesi membri della Ue ne rispettino le regole”.

“Stiamo aspettando la manovra nei dettagli, arriverà la prossima settimana e poi la valuteremo con le regole comuni” ha aggiunto il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici. “Non è interesse o volontà della Commissione europea – ha aggiunto – entrare in conflitto con l’Italia ma non è interesse dell’Italia fare una manovra che non riduca significativamente il debito che alla fine dovrà essere pagato dagli italiani”.

Nencini: “Preparare un ciclo nuovo”

nencini gentiloni

“La politica italiana è di fronte a un cambio di passo imponente. Sono passati 10 anni dalla mia elezione a segretario del Psi al Congresso di Montecatini. Bisogna preparare un ciclo nuovo che governi una fase nuova e diversa dalle precedenti. Quando io presi il partito da Boselli eravamo ancora dentro quella che è stata definita impropriamente la seconda Repubblica. Era nato da poco il Pd, aleggiava ancora lo spettro del berlusconismo che in Italia aveva appena vinto le elezioni con la maggioranza più ampia mai vista. Era il 2008. È una storia che è tramontata. Non c’è più il berlusconismo; e se viene meno il berlusconismo viene meno anche il Pd che era stato concepito in funzione anti Berlusconi. Insomma quei due pilastri di 10 anni fa non ci sono più”.

Lo afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini in una intervista all’Avanti! pochi giorni dopo la segreteria del Partito del 3 ottobre. “L’Italia – continua Nencini – è l’unico Paese in Europa che ha un governo populista e sovranista. La sinistra non ha ancora iniziato la sua traversata nel deserto. È la ragione per la quale i socialisti devono mantenere in vita la loro comunità, organizzarla autonomamente e partecipare alla costruzione di una sinistra completamente nuova rispetto a quella tradizionale del ‘900. Va costruita una sinistra che torna a incontrare il popolo; una sinistra molto più vicina a quella di fine ‘800 che a quella di fine ‘900”.

Insomma una sinistra che torni alle origini…
Vedo segnali molto forti di diciannovismo. Segnali causati dalla crisi economica che si è abbattuta in Italia più che altrove e che hanno provocato la crisi del ceto medio che era la colonna portante dell’Italia. La reazione è stata di rabbia e di paura con l’idea che non c’è più futuro con un conseguente chiudersi in se stessi. Però i problemi sollevati sono veri. Carenza di lavoro; chi era più ricco si è arricchito mentre chi era povero è precipitato nella miseria. L’Italia di mezzo si lagna in una condizione di apatia perché non vede ancora un nuovo treno che passa.

Torniamo al Psi.
Tutto questo questo giustifica l’apertura un ciclo nuovo. Bisogna arrivarci attraverso un Congresso straordinario da convocare prima delle elezioni europee. Il fatto che la Segreteria abbia all’unanimità fissato questo percorso che poi il Consiglio Nazionale a novembre formalizzerà, il fatto che lo abbia deciso in maniera unitaria, porta a considerare possibile l’apertura di un ciclo nuovo. Bisogna cogliere  l’occasione per fare un Congresso aperto, preceduto dai Congressi provinciali e Regionali e facendo partecipare al Congresso Nazionale anche chi non è iscritto, consegnandogli una tessera provvisoria perchè possa offrire un contributo al dibattito.

Ma per ricostruire il centrosinistra serve anche il Pd che però al momento non riesce neanche a fare  un congresso…
Sono fossilizzati e colpevoli. Chi è più grosso ha anche maggiore responsabilità. E i ritardi in cui si dibatte il Pd hanno senza dubbio una influenza negativa nel campo della sinistra riformista italiana. Ora bisogna tornare per davvero al primo motto craxiano del primum vivere. In questi anni sono nati e morti moltissimi partiti, noi invece abbiamo continuato a vivere. Soffriamo ancora gli effetti del ‘92 – ‘93. Ma oggi abbiamo ancora una presenza locale diffusa. Dobbiamo mettere in salvo questa scialuppa per partecipare al ridisegno della sinistra italiana. Il Pd che nasce come la somma dell’anima comunista e di quella democristiana temo non abbia più ragione di essere così come è nato. Servirebbe oggi più sinistra per strappare dalle mani di Lega e Grillini alcune bandiere che vengono manipolate o in maniera minacciosa o in maniera bugiarda.

Per esempio?
Pensiamo al reddito di cittadinanza di 780 euro. Non vi è la copertura per i 6 milioni e mezzo di donne di uomini in difficoltà. Quindi le battute ironiche di Di Maio che dice di aver azzerato la povertà sono una straordinaria presa in giro. Ecco perché serve una sinistra: per smascherare le bugie e per fare delle proposte credibili.

Il Psi ha lanciato un Manifesto per l’Europa. Quali sono i  punti principali?
Primo punto: la sinistra italiana tutta assieme e non solo chi sta nel Pse, dai sindaci civici a un pezzo di Leu fino all’esperienza Radicale, scelga il candidato alla presidenza della Commissione europea. Secondo, serve un appello delle tre grandi case che hanno fondato l’Unione europea: i popolari, i socialisti e i liberali per mettere in guardia l’Europa dal pericolo che crolli quanto abbiamo costruito. Terzo punto: per l’Italia l’ideale sarebbe un fronte europeista nella sinistra riformista in grado di opporsi a uno schieramento con le caratteristiche del populismo più greve e radicale.

Prodi ha recentemente parlato della necessità di una alleanza in Europa tra Socialisti, Liberali e Verdi…
Prodi conserva una grande lucidità e buonissime relazioni.

Un sondaggio recente afferma che gli elettori che credono al progetto europeo sono il 68% in Germania, il 53% in Francia, il 51% in Spagna, il 72% in Olanda l’80% in Svezia. Da noi questa percentuale è del 47%. Come leggi questo dato?
Sono preoccupato perché è una percentuale più bassa rispetto al passato. Però compiaciuto perché quel 47% è quasi la metà dell’elettorato potenziale ed è molto più alto rispetto ai numeri che nei sondaggi prenderebbero Lega e Grillini. Però a questo mondo va data una identità politica che ancora non c’è. Non esiste ancora l’attaccapanni per rappresentare i loro desideri e i loro problemi.

Si può dire che Roma si candida a diventare l’epicentro per distruggere l’Europa? O è una esagerazione?
Non è una esagerazione. È nel comportamento del governo. È nel filo putinismo dichiarato, è negli attacchi quotidiani che fanno alla UE. L’Europa così com’è  non piace neppure a me. Ma una cosa è distruggerla, altra cosa è cambiarla. Bisogna lavorare per cambiarla e farlo rapidamente. Il trattato di Maastricht è figlio di una stagione che è quella dell’Illuminismo e che ha come visione quella di un progresso continuo e costante. Con la globalizzazione e la rivoluzione tecnologica si è dimostrato invece che non è cosi. Ecco perché quel trattato va revisionato inserendo al primo posto il tema di come si affrontano le crisi.

Il governo dopo lunghi balletti di cifre ha approvato il Def. Ne è susseguita la sceneggiata del balcone. Qual è il tuo commento.
C’è un surplus di comunicazione travolgente. Vendono cose che nel Def non sono scritte. Anche io, fossi stato al governo, avrei osato. Non avrei fatto dell’1,6% una linea di confine invalicabile. Ma avrei ragionato con l’Europa. Non mi sarei portato oltre il 2% ma avrei sempre ragionando con l’Europa con l’atteggiamento di chi vuole cambiarla e non distruggerla. Se si vuole distruggerla ci si comporta esattamente come Salvini e Di Maio, ossia mettendo ogni giorno un dito nell’occhio di chi poi deve darti il placet sulle operazioni economiche finanziarie. Ma c’è di più.

Cosa?
Bisogna fare attenzione a quello che succederà a fine ottobre, perché verranno rivisti i parametri di rating per l’Italia e per gli altri paesi europei. Noi siamo già in fascia tripla B, se scendessimo a livello inferiore, avremmo grande difficoltà a piazzare i nostri titoli. Due gradini sotto e arriveremmo in classe spazzatura. Ci sono molte grandi compagnie e istituti che negli statuti hanno scritto in maniera chiara che non possono acquistare titoli di paesi che si trovano in questa fascia. Immaginiamo cosa potrebbe succedere. Ecco perché è colpevole l’atteggiamento della Lega e dei grillini.

Anche il tema dell’immigrazione è usato come grimaldello. Basta vedere l’episodio dell’aereo tedesco…
Di nuovo la comunicazione. Guardiamo i numeri: il basso afflusso dei migranti è figlio del lavoro del governo Gentiloni e del ministro Minniti. Per chi non crede può vedere i dati di giugno. Il Governo Conte eredita i frutti positivi di quella stagione. Aggiungo: siccome noi siamo al governo in molti Comuni e Regioni, dovremmo prevedere immediatamente delle misure. Se un immigrato ha diritto di vivere da noi e percepisce 35 euro al giorno dallo Stato per vivere dignitosamente, ha anche il dovere di fare qualcosa per la comunità che lo ospita. Questa è una iniziativa che non prende il governo di destra, non prendono le amministrazioni locali e regionali di centrodestra ma che dovrebbe prendere la sinistra dove ha la possibilità ancora di decidere.

Daniele Unfer

UN CICLO NUOVO

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“La politica italiana è di fronte a un cambio di passo imponente. Sono passati 10 anni dalla mia elezione a segretario del Psi al Congresso di Montecatini. Bisogna preparare un ciclo nuovo che governi una fase nuova e diversa dalle precedenti. Quando io presi il partito da Boselli eravamo ancora dentro quella che è stata definita impropriamente la seconda Repubblica. Era nato da poco il Pd, aleggiava ancora lo spettro del berlusconismo che in Italia aveva appena vinto le elezioni con la maggioranza più ampia mai vista. Era il 2008. È una storia che è tramontata. Non c’è più il berlusconismo; e se viene meno il berlusconismo viene meno anche il Pd che era stato concepito in funzione anti Berlusconi. Insomma quei due pilastri di 10 anni fa non ci sono più”.

Lo afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini in una intervista all’Avanti! pochi giorni dopo la segreteria del Partito del 3 ottobre. “L’Italia – continua Nencini – è l’unico Paese in Europa che ha un governo populista e sovranista. La sinistra non ha ancora iniziato la sua traversata nel deserto. È la ragione per la quale i socialisti devono mantenere in vita la loro comunità, organizzarla autonomamente e partecipare alla costruzione di una sinistra completamente nuova rispetto a quella tradizionale del ‘900. Va costruita una sinistra che torna a incontrare il popolo; una sinistra molto più vicina a quella di fine ‘800 che a quella di fine ‘900”.

Insomma una sinistra che torni alle origini…
Vedo segnali molto forti di diciannovismo. Segnali causati dalla crisi economica che si è abbattuta in Italia più che altrove e che hanno provocato la crisi del ceto medio che era la colonna portante dell’Italia. La reazione è stata di rabbia e di paura con l’idea che non c’è più futuro con un conseguente chiudersi in se stessi. Però i problemi sollevati sono veri. Carenza di lavoro; chi era più ricco si è arricchito mentre chi era povero è precipitato nella miseria. L’Italia di mezzo si lagna in una condizione di apatia perché non vede ancora un nuovo treno che passa.

Torniamo al Psi.
Tutto questo questo giustifica l’apertura un ciclo nuovo. Bisogna arrivarci attraverso un Congresso straordinario da convocare prima delle elezioni europee. Il fatto che la Segreteria abbia all’unanimità fissato questo percorso che poi il Consiglio Nazionale a novembre formalizzerà, il fatto che lo abbia deciso in maniera unitaria, porta a considerare possibile l’apertura di un ciclo nuovo. Bisogna cogliere  l’occasione per fare un Congresso aperto, preceduto dai Congressi provinciali e Regionali e facendo partecipare al Congresso Nazionale anche chi non è iscritto, consegnandogli una tessera provvisoria perchè possa offrire un contributo al dibattito.

Ma per ricostruire il centrosinistra serve anche il Pd che però al momento non riesce neanche a fare  un congresso…
Sono fossilizzati e colpevoli. Chi è più grosso ha anche maggiore responsabilità. E i ritardi in cui si dibatte il Pd hanno senza dubbio una influenza negativa nel campo della sinistra riformista italiana. Ora bisogna tornare per davvero al primo motto craxiano del primum vivere. In questi anni sono nati e morti moltissimi partiti, noi invece abbiamo continuato a vivere. Soffriamo ancora gli effetti del ‘92 – ‘93. Ma oggi abbiamo ancora una presenza locale diffusa. Dobbiamo mettere in salvo questa scialuppa per partecipare al ridisegno della sinistra italiana. Il Pd che nasce come la somma dell’anima comunista e di quella democristiana temo non abbia più ragione di essere così come è nato. Servirebbe oggi più sinistra per strappare dalle mani di Lega e Grillini alcune bandiere che vengono manipolate o in maniera minacciosa o in maniera bugiarda.

Per esempio?
Pensiamo al reddito di cittadinanza di 780 euro. Non vi è la copertura per i 6 milioni e mezzo di donne di uomini in difficoltà. Quindi le battute ironiche di Di Maio che dice di aver azzerato la povertà sono una straordinaria presa in giro. Ecco perché serve una sinistra: per smascherare le bugie e per fare delle proposte credibili.

Il Psi ha lanciato un Manifesto per l’Europa. Quali sono i  punti principali?
Primo punto: la sinistra italiana tutta assieme e non solo chi sta nel Pse, dai sindaci civici a un pezzo di Leu fino all’esperienza Radicale, scelga il candidato alla presidenza della Commissione europea. Secondo, serve un appello delle tre grandi case che hanno fondato l’Unione europea: i popolari, i socialisti e i liberali per mettere in guardia l’Europa dal pericolo che crolli quanto abbiamo costruito. Terzo punto: per l’Italia l’ideale sarebbe un fronte europeista nella sinistra riformista in grado di opporsi a uno schieramento con le caratteristiche del populismo più greve e radicale.

Prodi ha recentemente parlato della necessità di una alleanza in Europa tra Socialisti, Liberali e Verdi…
Prodi conserva una grande lucidità e buonissime relazioni.

Un sondaggio recente afferma che gli elettori che credono al progetto europeo sono il 68% in Germania, il 53% in Francia, il 51% in Spagna, il 72% in Olanda l’80% in Svezia. Da noi questa percentuale è del 47%. Come leggi questo dato?
Sono preoccupato perché è una percentuale più bassa rispetto al passato. Però compiaciuto perché quel 47% è quasi la metà dell’elettorato potenziale ed è molto più alto rispetto ai numeri che nei sondaggi prenderebbero Lega e Grillini. Però a questo mondo va data una identità politica che ancora non c’è. Non esiste ancora l’attaccapanni per rappresentare i loro desideri e i loro problemi.

Si può dire che Roma si candida a diventare l’epicentro per distruggere l’Europa? O è una esagerazione?
Non è una esagerazione. È nel comportamento del governo. È nel filo putinismo dichiarato, è negli attacchi quotidiani che fanno alla UE. L’Europa così com’è  non piace neppure a me. Ma una cosa è distruggerla, altra cosa è cambiarla. Bisogna lavorare per cambiarla e farlo rapidamente. Il trattato di Maastricht è figlio di una stagione che è quella dell’Illuminismo e che ha come visione quella di un progresso continuo e costante. Con la globalizzazione e la rivoluzione tecnologica si è dimostrato invece che non è cosi. Ecco perché quel trattato va revisionato inserendo al primo posto il tema di come si affrontano le crisi.

Il governo dopo lunghi balletti di cifre ha approvato il Def. Ne è susseguita la sceneggiata del balcone. Qual è il tuo commento.
C’è un surplus di comunicazione travolgente. Vendono cose che nel Def non sono scritte. Anche io, fossi stato al governo, avrei osato. Non avrei fatto dell’1,6% una linea di confine invalicabile. Ma avrei ragionato con l’Europa. Non mi sarei portato oltre il 2% ma avrei sempre ragionando con l’Europa con l’atteggiamento di chi vuole cambiarla e non distruggerla. Se si vuole distruggerla ci si comporta esattamente come Salvini e Di Maio, ossia mettendo ogni giorno un dito nell’occhio di chi poi deve darti il placet sulle operazioni economiche finanziarie. Ma c’è di più.

Cosa?
Bisogna fare attenzione a quello che succederà a fine ottobre, perché verranno rivisti i parametri di rating per l’Italia e per gli altri paesi europei. Noi siamo già in fascia tripla B, se scendessimo a livello inferiore, avremmo grande difficoltà a piazzare i nostri titoli. Due gradini sotto e arriveremmo in classe spazzatura. Ci sono molte grandi compagnie e istituti che negli statuti hanno scritto in maniera chiara che non possono acquistare titoli di paesi che si trovano in questa fascia. Immaginiamo cosa potrebbe succedere. Ecco perché è colpevole l’atteggiamento della Lega e dei grillini.

Anche il tema dell’immigrazione è usato come grimaldello. Basta vedere l’episodio dell’aereo tedesco…
Di nuovo la comunicazione. Guardiamo i numeri: il basso afflusso dei migranti è figlio del lavoro del governo Gentiloni e del ministro Minniti. Per chi non crede può vedere i dati di giugno. Il Governo Conte eredita i frutti positivi di quella stagione. Aggiungo: siccome noi siamo al governo in molti Comuni e Regioni, dovremmo prevedere immediatamente delle misure. Se un immigrato ha diritto di vivere da noi e percepisce 35 euro al giorno dallo Stato per vivere dignitosamente, ha anche il dovere di fare qualcosa per la comunità che lo ospita. Questa è una iniziativa che non prende il governo di destra, non prendono le amministrazioni locali e regionali di centrodestra ma che dovrebbe prendere la sinistra dove ha la possibilità ancora di decidere.

Daniele Unfer

E Toninelli inventa il tunnel del Brennero

toninelli

Dopo 53 giorni il decreto per Genova è al punto di partenza. Va riscritto. Da cima a fondo. Sparirà la norma, inserita dai 5 Stelle, che impediva alla società di costruzioni legate ai concessionari autostradali anche con minime partecipazione azionarie di realizzare il ponte. Un dietro front annunciato, visto che il provvedimento, così come era stato scritto, escludeva di fatto quasi tutte le aziende italiane che operano nel settore.

Resta fermo invece il no secco ad Autostrade che, salvo colpi di scena in sede di conversione, non potrà toccare nemmeno una pietra. Eppure, sempre ieri, l’ad del gruppo Atlantia, Giovanni Castellucci, era tornato alla carica, ribadendo la disponibilità a demolire e ricostruire il viadotto, come previsto dalla concessione e dalle norme europee, e a farlo in nove mesi. Il manager ha poi rimandato al cda la decisione su un eventuale ricorso. Di certo l’offerta, che abbrevierebbe i tempi, come ha più volte detto il governatore della Liguria, Giovanni Toti, resta ancora in pista. A spingere l’esecutivo a cambiare il decreto è stato anche l’Antitrust che ha messo in luce l’errore. Un divieto, quello alle ditte di costruzioni, che avrebbe causato una accesa battaglia legale, e che ora verrà corretto con un emendamento al testo. L’autorità ha invece rinnovato il no ad Autostrade, che non potrà realizzare l’infrastruttura, come chiesto dall’esecutivo. Insomma dopo quasi due mesi siamo ancora il punto di partenza.

Ma ieri è stata anche la giornata della protesta, con durissime contestazioni al ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. Gli sfollati di Genova contestano il “no” del governo alla ricostruzione del ponte Morandi da parte di Autostrade per l’Italia. E spiegano, per bocca del portavoce del Comitato di via Porro, Franco Ravera, che coinvolgerla “sarebbe stato meglio”. Secondo Ravera, infatti, lo “scontro ideologico a Roma si ripercuote su Genova” e nel decreto per gli sfollati non ci sono sicurezze: rischiamo di star fuori casa per anni”.

Il ministro Toninelli anche oggi si è esibito in una performance di stile esaltando il “trasporto su gomma del tunnel del Brennero”. Tunnel che non esiste. Del Brennero esiste solo il valico. “È un decreto scritto con i piedi – ironizza Riccardo Nencini, segretario del Psi, sul suo profilo Facebook, riferendosi alla gaffe del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli – al di sotto del minimo sindacale chiesto dai genovesi. E soprattutto si profila un ritardo colpevole nella ricostruzione del ponte. Il ministro l’avrà scritto viaggiando nel tunnel del Brennero. Al buio. Tra lo scavo di una talpa e ruspe in movimento”.

Per il completamento del Tunnel del Brennero che il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, ha già dato per completato e molto trafficato, mancano almeno 8 anni. Quando sarà completata, nel 2026, la Galleria di base del Brennero (BBT) con i suoi 64 km sarà il tunnel ferroviario sotterraneo più lungo del mondo. Passerà al di sotto delle Alpi da Innsbruck, in Austria, a Fortezza, in Italia. La galleria sarà il collegamento più importante nell’asse ferroviario ad alta capacità Berlino-Palermo, ed è stata concepita per privilegiare il trasporto delle merci su rotaia rispetto a quello si gomma.

Psi: manifesto per l’Europa contro internazionale nera

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“L’elezione del Parlamento europeo nel 2019 sarà un’occasione cruciale per il futuro dell’Europa e del mondo. Dal suo esito dipenderà la continuità di una prospettiva di crescita nella libertà delle persone e dei mercati, oppure la regressione ulteriore nel disordine internazionale”. È quanto si legge nell’incipit del Manifesto per L’Europa approvato all’unanimità nella segreteria nazionale del Psi, tenutasi oggi a Roma, alla presenza del Segretario Nencini.  “La responsabilità di chi ha un’altra idea di Europa è grande. Non si può più aspettare”- si legge ancora nel manifesto.

“I socialisti auspicano: che le tre forze che hanno finora rappresentato la constituency dell’Unione Europea – Ppe, PSE, Alde – stringano un’alleanza preelettorale aperta ad altri soggetti che garantisca la rifondazione dell’Unione Europea tornando al primato della politica: rafforzare la politica estera e di sicurezza, rivedere le politiche economiche e sociali valorizzando il principio di sussidiarietà e mettendo le briglie ad una deleteria finanziarizzazione, evoluzione della Commissione in un vero governo legittimato da libere elezioni, voto a maggioranza qualificata, e infine una forte tensione federale. Che la mobilitazione necessaria ad allontanare i rischi che incombono debba coinvolgere tutta la società italiana, trascendendo largamente le logiche interne ai partiti maggiori. Per questo invitano le forze riformiste a scegliere assieme, e con un processo aperto, il candidato alla presidenza della Commissione Europea.

I socialisti si impegnano alla costituzione di un’alleanza repubblicana, europeista, aperta al mondo civico, che si presenti agli elettori per sbarrare il passo all’Internazionale nera promossa dal leader della Lega e al fronte anti europeista di cui i 5 Stelle fanno parte”- si conclude nel documento. Nel mese di novembre si terrà una convenzione nazionale politica, aperta al mondo riformista e socialista, dove si discuterà di questi temi.
LEGGI IL MANIFESTO

Non c’è da aspettare

È tempo di decisioni importanti. Dobbiamo mettere a frutto il lavoro di questi mesi, le relazioni intrecciate durante FestAvanti 2018, i contatti intrapresi.

La segreteria convocata per la prossima settimana dovrà fissare un percorso preciso: orientamento politico in preparazione delle elezioni amministrative ed europee, iniziative autunnali, chiudere il cerchio sull’incontro tenuto a Caserta alla presenza dei segretari regionali e della segreteria nazionale.

Dall’appello ai Socialisti alle alleanze, da una sottoscrizione straordinaria per tenere viva la nostra comunità al processo di riorganizzazione e rinnovamento: queste sono le scelte che dobbiamo fare. Tutto nelle prossime settimane. Senza aspettare né fantomatici congressi di altri partiti e nemmeno che il sacchetto dei popcorn abbia visto il fondo. 

Riccardo Nencini

IL RICHIAMO ALLA POLITICA

La prima sera della Festa dell’Avanti 2018 si è conclusa con il dialogo tra l’ex Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni e il segretario del Partito Socialista, Riccardo Nencini, con la moderazione di Antonella Baccaro (caporedattore centrale del Corriere della Sera).

20180914_211320Riccardo Nencini. Sul ponte di Genova ci sono due inchieste aperte. Aspettiamo. Ma quello che sta emergendo è che c’è stata una mancata manutenzione e ora bisogna capire se è derivata da una carenza strutturale o da una valutazione errata ingegneristica. Ci sono anche altri aspetti preoccupanti ovvero dichiarazioni avventuristiche da parte del ministro competente e tutta la polemica su chi deve ricostruire. Con quello che sta emergendo si rischia di aggiungere danno a una tragedia. Una serie di dichiarazione avventuristiche. Poi manca un piano per Genova. Ossia che cosa fare per l’economia di Genova perché va ricostruito il collegamento con il porto. Tutta la polemica fino ad oggi si è fatta su chi deve costruire. Le norme europee obbligano ad andare a gare. Si parla di 200-300 milioni. Poi ci sarebbe da riaprire la partita della Gronda su cui governo non ha detto e non dice nulla.

Serve un’alleanza per il centrosinistra. L’occasione la abbiamo: le elezioni europee. Una normativa nuova prevede di definire la candidatura del presidente della Commissione europea. Questa è una ottima occasione non solo per il Pd e il Psi, ma anche per la sinistra riformista intera che può confrontarsi insieme sulla scelta del candidato. Un’occasione per presentare un fronte. Voglio sottolineare un paradosso: Salvini sale nei sondaggi fino a punte mai viste, e lo fa sbandierando un con forza l’arma dell’antipolitica. Poi si inventa l’internazionale nera. Che ha invece un taglio politico vero e proprio e ben definito. Noi come sinistra dobbiamo invece riproporre il tema del primato della politica.

Paolo Gentiloni. È importante impostare un’opposizione gagliarda in Parlamento. Va bene la bagarre in Parlamento e la mobilitazione di piazza. Ma il primo problema è capire chi si ha di fronte e non dobbiamo sottovalutare il fatto che questo Governo può fare molti danni al Paese con un gruppo di incompetenti messi lì. Non voglio fare allarmismo, ma questo Governo a tre mesi e mezzo ha al suo attivo solo un decreto insignificante e poi un decreto mille proroghe emanato ad agosto il che significa che se ne approveranno due uno ad agosto e l’altro a dicembre. Questo Governo non ha fatto ancora nulla. Ma nel non fare nulla sono state dichiarate delle cose e fatti dei gesti dimostrativi. L’Italia in 3 mesi e mezzo è stata isolata e questo è molto pericoloso”. Parlando della tragedia del ponte di Genova, Gentiloni ha aggiunto: “Io avrei fatto tre cose: occuparsi delle famiglie colpite, lavorare per capire cosa non ha funzionato e avrei riunito tutto il Paese, il Parlamento, perché di fronte al dramma in qualsiasi Paese democratico chi sta al Governo promuove un’unità nazionale. Noi invece ci siamo trovati di fronte a chi ha incolpato il Pd pur sapendo di mentire. Questa non è stata una reazione da Paese maturo perché se c’è un dramma tu chiami all’unità e non all’odio. Ma poi cosa è stato detto sul futuro di Genova? C’e’ un progetto oltre a quello generoso di Renzo Piano? Qui si semina odio e non si parla del futuro di Genova”.

“Guai – afferma ancora Gentiloni – a pensare che si tratta di un gruppo di sbruffoni che sarà travolto dall’inesperienza. Sono pericolosi e dobbiamo prenderli sul serio. Non fanno nulla, ma le loro dichiarazioni e i gesti dimostrativi hanno isolato l’Italia, provocando una crisi di fiducia verso il Paese, che con i precedenti governi aveva risalito la china. Oggi il livello di popolarità di questo governo non è superiore a quello di altri governi dopo pochi mesi dalle elezioni: il governo Renzi e Monti per esempio. Ma non mi faccio incantare dai sondaggi.

Ora guardiamo a due date. Il 6 novembre ci saranno le elezioni negli Stati Uniti, se Trump perde le Camere vi sarà uno stop alla sua spinta, ma può avvenire anche l’opposto. Sulle elezioni europee bisogna ragionare in modo più ampio possibile. Per il Pd sarebbe un grave errore non fare il congresso. Non dobbiamo avere nessuna paura del congresso e dobbiamo farlo il prima possibile. Il Pd ha bisogno di leader nuovi. Guardiamo la Spd: con un leader nuovo ha fatto un balzo in avanti nei sondaggi. Abbiamo bisogno di una alleanza e di una coalizione e spero di farlo insieme con voi.

Nencini chiudendo i lavori il giorno successivo ha osservato come “l‘analisi che prevale in questo dibattito è che tutto è cambiato. Prima della guerra mondiale vi era il Partito liberale, nel 1919 sparì. Lo schema novecentesco oggi non c’è più. Questo non vuole dire che il sistema dei  partiti sia destinando a terminare. Ma comunque che non è più quello di prima. Anche il ciclo della Merkel è finito e il fenomeno immigrazione sta cambiando il modo di sentire mettendo al centro del dibattito temi collegati come protezione e sicurezza sociale su cui si specula in modo inappropriato. Noi abbiamo lanciato l’ipotesi di una alleanza repubblicana. Bisogna riscoprire il primario della politica. Invece la sinistra ha rinunciato a difenderlo. Se cresce il tema del fronte repubblicano, ma se allo stesso tempo il Partito Democratico non scioglie il tema del congresso, allora si crea un problema. Lo stesso se il congresso si svolgerà dopo le elezioni europee. E noi nel frattempo che facciamo? Aspettiamo i tempi del Pd? Io sono per fare una cosa diversa con chi ci sta, ma bisogna iniziare a lavorarci da  subito. Le feste di partito servono per fare proposte. Ma poi servono le gambe per cercare di capire se questa è una barca che può tenere il mare.

Riunire a ottobre tutti coloro che alle prossime elezioni europee intendono costruire un’Europa federale. La scelta del candidato alla presidenza della Commissione Europea può essere il primo banco di prova: non una decisione presa solo da Pd e PSI in quanto membri del PSE ma un nome individuato da tutta la sinistra riformista; non una scelta fatta dai vertici ma un processo che coinvolga i cittadini con vere e proprie primarie da tenere prima del congresso del PSE a Lisbona nel prossimo dicembre”. Lanciamo subito questa proposta.

La diretta su RadioRadicale

Nencini: “Riproporre il tema del primato della politica”

nencini gentiloniRiccardo Nencini. Sul ponte di Genova ci sono due inchieste aperte. Aspettiamo. Ma quello che sta emergendo è che c’è stata una mancata manutenzione e ora bisogna capire se è derivata da una carenza strutturale o da una valutazione errata ingegneristica. Ci sono anche altri aspetti preoccupanti ovvero dichiarazioni avventuristiche da parte del ministro competente e tutta la polemica su chi deve ricostruire. Con quello che sta emergendo si rischia di aggiungere danno a una tragedia. Una serie di dichiarazione avventuristiche. Poi manca un piano per Genova. Ossia che cosa fare per l’economia di Genova perché va ricostruito il collegamento con il porto. Tutta la polemica fino ad oggi si è fatta su chi deve costruire. Le norme europee obbligano ad andare a gare. Si parla di 200-300 milioni. Poi ci sarebbe da riaprire la partita della Gronda su cui governo non ha detto e non dice nulla.

Serve una alleanza per il centrosinistra. L’occasione la abbiamo: le elezioni europee. Una normativa nuova prevede di definire la candidatura del presidente della  commissione europea. Questa è una ottima occasione non solo per il Pd e il Psi ma anche per la sinistra riformista intera che può confrontarsi insieme sulla scelta del candidato. Una occasione per presentare un fronte. Voglio sottolineare un paradosso: Salvini sale nei sondaggi fino a punte mai viste, e lo fa sbandierando un con forza l’arma dell’antipolitica. Poi si inventa l’internazionale nera. Che ha invece un taglio politico vero e proprio e ben definito. Noi come sinistra dobbiamo invece riproporre il tema del primato della politica.

Paolo Gentiloni. È  importante impostare un’opposizione gagliarda in Parlamento. Va bene la bagarre in Parlamento e la mobilitazione di piazza. Ma il primo problema è capire chi si ha di fronte e non dobbiamo sottovalutare il fatto che questo Governo può fare molti danni al Paese con un gruppo di incompetenti messi lì. Non voglio fare allarmismo, ma questo Governo a tre mesi e mezzo ha al suo attivo solo un decreto insignificante e poi un decreto mille proroghe emanato ad agosto il che significa che se ne approveranno due uno ad agosto e l’altro a dicembre. Questo Governo non ha fatto ancora nulla. Ma nel non fare nulla sono state dichiarate delle cose e fatti dei gesti dimostrativi. L’Italia in 3 mesi e mezzo è stata isolata e questo è molto pericoloso”. Parlando della tragedia del ponte di Genova, Gentiloni ha aggiunto: “Io avrei fatto tre cose: occuparsi delle famiglie colpite, lavorare per capire cosa non ha funzionato e avrei riunito tutto il Paese, il Parlamento, perché di fronte al dramma in qualsiasi Paese democratico chi sta al Governo promuove un’unità nazionale. Noi invece ci siamo trovati di fronte a chi ha incolpato il Pd pur sapendo di mentire. Questa non è stata una reazione da Paese maturo perché se c’è un dramma tu chiami all’unità e non all’odio. Ma poi cosa è stato detto sul futuro di Genova? C’e’ un progetto oltre a quello generoso di Renzo Piano? Qui si semina odio e non si parla del futuro di Genova”.

“Guai – afferma ancora Gentiloni – a pensare che si tratta di un gruppo di sbruffoni che sarà travolto dall’inesperienza. Sono pericolosi e dobbiamo prenderli sul serio. Non fanno nulla ma le loro dichiarazioni e i gesti dimostrativi hanno isolato l’Italia, provocando una crisi di fiducia verso il Paese, che con i precedenti governi aveva risalito la china. Oggi il livello di popolarità di questo governo non è superiore a quello di altri governi dopo pochi mesi dalle elezioni: il governo Renzi e Monti per esempio. Ma non mi faccio incantare dai sondaggi.

Ora guardiamo a due date. Il 6 novembre ci saranno le elezioni negli Stati Uniti, se Trump perde le Camere vi sarà uno stop alla sua  spinta, ma può avvenire anche l’opposto. Sulle elezioni europee bisogna ragionare in modo più ampio possibile. Per il Pd sarebbe un grave errore non fare il congresso. Non dobbiamo avere nessuna paura del congresso e dobbiamo farlo il prima possibile.  Il Pd ha bisogno di leader nuovi. Guardiamo la Spd: con un leader nuovo ha fatto un balzo in avanti nei sondaggi.

Abbiamo bisogno di una alleanza e di una coalizione e spero di farlo insieme con voi.

Al via la festa dell’Avanti! a Caserta

festa avanti logoAl via oggi venerdì 14 settembre, la Festa dell’Avanti!, l’appuntamento annuale del Psi dal titolo ‘Il Futuro Possibile’ che si terrà a Caserta, presso Parco Maria Carolina (viale Giulio Douhet 2014), nei giorni 14, 15 e 16 settembre. La festa si aprirà domani, venerdì 14 settembre con l’inaugurazione alle ore 16.30. Alle ore 17.30 Mauro Del Bue e Ugo Intini presenteranno il nuovo Avanti!  Ospiti della festa, tra gli altri, alle ore 18.30 il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, alle ore 19.30 Marco Minniti.

Alle 20.30 si terrà l’intervista a Paolo Gentiloni e Riccardo Nencini. “Tre giorni per discutere dei tre cardini attorno a cui riorganizzare un’azione per il futuro possibile della sinistra, in Italia come in Europa: libertà, inclusione e lavoro”- ha detto il Segretario Nencini, che sulla sua pagina Facebook ha aggiunto: “parleremo di migranti, con i sindaci locali impegnati nella lotta alla criminalità, fino alle proposte politiche che affronteremo con radicali, socialisti, cattolici. Temo che l’asse Salvini- Di Maio non si esaurisca presto, una ragione in più per mettere in campo un’opposizione che sia alternativa credibile, un pugno di forze pronte a confrontarsi alle prossime Europee”

È possibile seguire la diretta degli eventi su Radio Radicale.

Festa dell’Avanti!, “un futuro possibile” per la sinistra

festa avanti logoUna tre giorni per discutere di politica, per riflettere e analizzare la realtà, per riunire la comunità socialista e per rilanciare una nuova proposta per il futuro in vista delle elezioni europee del prossimo anno. Tre giorni per “discutere dei tre cardini attorno a cui riorganizzare un’azione per il futuro possible della sinistra, in Italia come in Europa: libertà, inclusione e lavoro”. Lo ha detto il segretario del PSI Riccardo Nencini ospite di Radio Radicale, annunciando la festa nazionale dell’Avanti! che si terrà a Caserta, presso Parco Maria Carolina (viale Giulio Douhet 2014), dal titolo ‘Il Futuro Possibile’ nei giorni 14, 15 e 16 settembre.

“Saranno tre giorni di politica pura, e la scelta di Caserta non è casuale: si tratta di un omaggio al Mezzogiorno. Dopo aver letto la lista dei ministri, che include un ministro per il Mezzogiorno senza portafoglio, abbiamo deciso che bisognava dare un segnale forte, perché o l’Italia si salva tutta intera o non si salva”, ha sottolineato Nencini ai microfoni di Radio Radicale.

Il segretario socialista ha detto di aver “costruito un tavolo di appuntamenti che vedrà la partecipazione di Paolo Gentiloni, Marco Minniti e altri rappresentanti di PD, LEU, Radicali e dei democratici cattolici; tutti esponenti di un fronte europeista a cui si aggiungono i sindaci delle zone a rischio della Campania in cui si combatte in prima linea contro la criminalità”.

Tre giorni, insomma, di approfondimenti sul futuro possibile perché “la grande differenza con il passato è che i partiti sovranisti si presentano oggi con un’idea del futuro, rozza ma chiara, che è penetrata nel corpo elettorale a prescindere se poi riescano o meno a realizzarla”, analizza Nencini. “Quello che manca a sinistra è invece proprio un’idea di come si governano i grandi cambiamenti di questo secolo. E, senza una missione, non esiste una sinistra”, ha concluso Nencini.