PATTO PER LA CRESCITA

patto giovani disoccupazioneIn occasione dell’assemblea annuale della Confindustria, il Presidente, Vincenzo Boccia, ha lanciato appelli e proposte per le nuove sfide dell’industria nell’attuale fase storica caratterizzata da profonde innovazioni tecnologiche. Il Presidente Boccia ha lanciato un nuovo patto davanti a rappresentanti del Governo, della politica, del sindacato e delle banche: “Un patto di scopo per la crescita che coinvolga imprenditori, lavoratori e loro rappresentanti, politica, banche e istituzioni finanziarie. Non un patto spartitorio dove ciascuno chiede qualcosa per la propria categoria. Ma il suo esatto contrario, dove ciascuno cede qualcosa per il bene comune. L’obiettivo è quello di inaugurare una nuova stagione di coesione agendo tutti insieme per il bene del Paese. Dobbiamo essere consapevoli di questa fase delicata della vita del Paese, abbiamo invertito la rotta, ma i divari aumentano: tra imprese, tra giovani e Società, tra cittadini. Da questa consapevolezza e dal timore che si possano fare passi indietro dobbiamo definire tra imprenditori, lavoratori e loro rappresentanti, politica, banche e istituzioni finanziarie, un Patto di scopo per la crescita con l’obiettivo di uscire dalle criticità italiane e costruire un’effettiva dimensione europea”.

Parole commentate positivamente Riccardo Nencini. “Bene il ‘Patto di scopo’ per la crescita che coinvolga impresa e mondo del lavoro”. Ha detto il segretario del Psi. “E molto bene la proposta di azzeramento del cuneo fiscale per l’assunzione dei giovani. Quel che serve è costruire una ‘missione Paese’ condivisa da tutti i maggiori protagonisti”.

Continuando con l’ambizioso discorso, Boccia ha aggiunto: “possiamo andare oltre, verso nuovi e più alti traguardi. Ma per farlo non dobbiamo lasciare indietro nessuno. La nostra forza viene dal sentirci parte di una comunità e dal nostro agire collettivo. Del resto l’Italia è cresciuta di più quando più forte è stata la coesione sociale, che non significa annullare le differenze, ma dare a ciascuno la fiducia e gli strumenti perché possano essere superati”.

Dal palco dell’assemblea il presidente della Confindustria ha affrontato le problematiche della disoccupazione giovanile: “Il tema della disoccupazione dei giovani è una vera e propria emergenza e, pertanto, è necessario avviare una grande operazione per includerli nel mondo del lavoro”. Con questa premessa, Vincenzo Boccia, ha proposto di azzerare il cuneo fiscale sull’assunzione dei giovani per i primi tre anni, ma che successivamente andrebbe ridotto per tutti.

Boccia ha spiegato: “abbiamo il dovere morale, civile e politico di agire prima per le nuove generazioni. Servono misure non ordinarie”. Secondo Boccia “per costruire una società aperta e inclusiva dobbiamo cominciare dai giovani, dalle loro energie, dalla loro voglia di futuro. La poca occupazione giovanile è il nostro valore sprecato. Non possiamo rinunciare a coinvolgere i giovani, quelli che vanno a impiegare altrove le loro capacità e quelli che restano in attesa di un’occasione che non arriva. Per questo chiediamo di concentrare le risorse disponibili sull’azzeramento per tre anni del cuneo fiscale per le imprese che assumono giovani. L’inclusione dei giovani nel mondo del lavoro deve avvenire nel settore privato, ma anche in quello pubblico dove una salutare iniezione di energie fresche e professionali non può che innalzare il grado complessivo di efficienza del sistema Italia, a beneficio delle imprese e dei cittadini. Combattere con una misura forte, diretta, percepibile, la disoccupazione dei giovani vuol dire restituire il futuro a un’intera generazione, vuol dire ancorare la società italiana ai valori della democrazia e dello sviluppo. Valori non negoziabili e non sostituibili”. Boccia ha anche citato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quando afferma che “‘ogni persona disoccupata è un impoverimento per la società. E siamo con lui quando giudica inaccettabile che le nuove generazioni restino ai margini”.

Boccia sull’argomento dei giovani ha rimarcato: “Noi vogliamo aumentare le retribuzioni con l’aumento della produttività. E questo è possibile solo con una moderna concezione delle relazioni industriali. La strada maestra è quella dei premi di produttività, da detassare in modo strutturale. L’innalzamento della produttività deve essere il nostro faro”.

Qualche avvertimento di Boccia è arrivato anche per la legge elettorale: “La sfida del Paese è continuare lungo la strada delle riforme che significa non solo scriverle ed approvarle in Parlamento, ma anche garantire perseveranza e coerenza d’azione per far si che i comportamenti si adeguino alle nuove norme. Per vincerla servono governabilità e stabilità. Non abbiamo mai nascosto la nostra vocazione al maggioritario. Assecondare la tentazione proporzionalista, che oggi vediamo riemergere in molte proposte per la legge elettorale, potrebbe rivelarsi fatale per l’Italia. Comincerebbe una nuova stagione di immobilismo in un quadro neo corporativo e neo consociativo”.

Guardando al passato per arrivare al presente, secondo Boccia “gli ultimi 20 anni sono stati perduti. Restiamo impigliati nelle nostre croniche carenze strutturali, il tessuto sociale e produttivo rimane fragile. Siamo tornati a crescere, è vero, ma il divario con gli altri Paesi europei si sta allargando come accadeva prima della crisi. Una ripartenza c’è stata ma con un ritmo lento: saremo l’unico grande Paese in area Euro nel 2017 con un valore dell’attività più basso di dieci anni fa e, al ritmo dell’1%, non lo rivedremo prima del 2023”.

Nella sua analisi, il Presidente della Confindustria ha anche detto: “Dal 2000 a oggi il Pil italiano è rimasto invariato, contro il +27% della Spagna, il +21% della Germania, il +20% della Francia. Il reddito per abitante è ai livelli del 1998. Abbiamo ancora 4 milioni e mezzo di poveri e quasi otto milioni di persone a cui manca il lavoro, in tutto o in parte. Abbiamo un debito pubblico di quasi 2mila e 300miliardi di euro, che continua ad aumentare di anno in anno”.

Proseguendo, secondo Boccia, “Dal 2015 si sono create condizioni molto favorevoli. Avremmo dovuto premere l’acceleratore e recuperare velocemente il terreno perso con la doppia recessione, ma ciò non è avvenuto e la lenta risalita non va a beneficio di tutti. Il Pil italiano nel 2017 sarà ancora del 6% inferiore al livello 2007, dopo aver segnato -9% nel 2013”.

Ha concluso il Presidente della Confindustria con un messaggio a tutta la società italiana: “Recuperiamo lo spirito unitario, di Nazione, che tante volte abbiamo dimostrato di avere e che ci ha fatto raggiungere risultati importanti e superare gravi difficoltà”.

Con l’assemblea annuale del 2017, la Confindustria ha scaricato sulla classe politica tutte le responsabilità e continua a mantenere un atteggiamento condizionante per le scelte politiche future del Paese. Nulla ha detto sulle responsabilità dell’imprenditoria italiana protagonista delle esternalizzazioni e dei mancati investimenti nella ricerca scientifica e nel rinnovamento delle strutture produttive. Il mercato italiano è diventato terra di conquista dell’imprenditoria e della finanza straniera. Pochissime le aziende italiane che sono riuscite ad espandersi all’estero. Il Paese e gli italiani non possono accettare dalla Confindustria nessuna lezione morale. Le buone intenzioni manifestate dal presidente Boccia, non trovano ancora riscontro nella realtà dei fatti.

Salvatore Rondello

Confindustria. Nencini: “Bene su Patto per la crescita”

Confindustria

“Bene il ‘Patto di scopo’ per la crescita che coinvolga impresa e mondo del lavoro. E molto bene la proposta di azzeramento del cuneo fiscale per l’assunzione dei giovani. Quel che serve è costruire una ‘missione Paese’ condivisa da tutti i maggiori protagonisti”. Lo ha affermato il segretario del Psi Riccardo Nencini al termine della relazione del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, all’Assemblea generale 2017 in corso oggi a Roma. Boccia nel suo intervento ha sottolineato come negli ultimi vent’anni l’Italia stenta a decollare. È questo il messaggio forte del presidente di Confindustria che ha parlato di un ventennio perduto.

“Dal 2000 a oggi il Pil italiano è rimasto invariato, contro il 27% della Spagna, il 21% della Germania, il 20% della Francia. Il reddito per abitante è ai livelli del 1998. Vent’anni perduti”, ha ammesso il leader degli industriali. “Restiamo impigliati – ha spiegato – nelle nostre croniche carenze strutturali e il tessuto sociale e produttivo rimane fragile”. Il presidente di Confindustria nel corso dei lavori ha lanciato l’idea di un “Patto di scopo” tra imprese, lavoratori, mondo della politica, banche e istituzioni finanziarie per accelerare la crescita. L’obiettivo, ha spiegato, è quello di “uscire dalle criticità italiane e costruire una effettiva dimensione europea”. “Dobbiamo essere consapevoli di questa fase delicata della vita del Paese. Abbiamo invertito la rotta, ma i divari aumentano”. Per combattere la disoccupazione soprattutto giovanile, Boccia ha spiegato che Confindustria chiede l’azzeramento del cuneo fiscale sui neo assunti per tre anni. Una misura “non ordinaria, forte, diretta, percepibile” per stimolare il mercato del lavoro, concentrando le risorse disponibili e “sapendo fin d’ora che dopo dovremo ridurre il cuneo fiscale per tutti. Ma abbiamo il dovere morale, civile e politico di agire prima per le nuove generazioni”.

Di sviluppo ha parlato anche il Ministro Carlo Calenda: “Il Piano Industria 4.0 deve diventare strutturale, vedremo insieme in quali forme”. Il progetto, si raccomanda il ministro, “non è il piano Calenda ma il piano che insieme a quattro Ministeri, alla Presidenza del Consiglio, al Parlamento e a tutte le rappresentanze delle imprese e dei lavoratori abbiamo elaborato. Sembra dai primi numeri che stia funzionando sul fronte dello stimolo agli investimenti e degli strumenti di supporto finanziario”. “Lunedì – ha ricordato Calenda – abbiamo lanciato il network dei Digital Innovation Hub che su tutto il territorio dovranno far conoscere alle imprese questa rivoluzione e la sua evoluzione. Entro giugno lanceremo il bando sui Competence Center”. Calenda ha anche annunciato che l’Italia a breve fisserà una data di uscita anticipata dal carbone. “Siamo in dirittura di arrivo con la nuova Strategia energetica nazionale che definisce gli obiettivi in termini di ambiente, competitività e sicurezza delle reti e degli approvvigionamenti fino al 2030 e le azioni da intraprendere per conseguirli”. E sulla proposta del presidente di Confindustria su un “Patto per la Fabbrica” ha detto: “Siamo pronti a fare la nostra parte valutando un’ulteriore detassazione sui premi e sul salario di produttività. Questa è la strada per avere retribuzioni più alte e aumentare la competitività. Ancora una volta non esistono scorciatoie”.

Dal mondo del lavoro Susanna Cammuso, leader della Cgil ha chiesto che si ponga fine agli annunci. “È necessario fissare un calendario di incontri. Siamo al secondo annuncio – ha sottolineato – serve un’idea di come concretizzare le relazioni industriali. In questo senso, abbiamo sollecitato gli industriali ad avviare la discussione, ma non c’è ancora una data per il nuovo incontro”. Il leader delle Uil Carmelo Barbagallo ha definito positiva la volontà espressa dal presidente di Confindustria di recuperare i ritardi accumulati dal Paese. “Noi siamo per accelerare – ha detto – in particolare sui temi dell’occupazione”. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Barbagallo ha aggiunto che “la detassazione per i nuovi assunti dovrebbe essere strutturale e non limitata ad un triennio; quanto ai treni di produttività l’interesse del sindacato è discutere non della minoranza di imprese che li può erogare, ma di quel “60% che non va bene, per dare risposte soprattutto ai giovani in cerca di lavoro”.

Lobby. Nencini, una legge è indispensabile

cantone

“Proprio oggi Cantone rilancia la regolamentazione delle lobby. Condivido. Io l’ho fatto ma una legge è indispensabile”. Lo scrive su Twitter il viceministro delle Infrastrutture, segretario del Psi, Riccardo Nencini commentando le parole di Raffaele Cantone in un’intervista che oggi apre il quotidiano Il Mattino. “Quando si parla di corruzione – dice Cantone – non ci si può non soffermare sul fatto che l’Italia non ha ancora affrontato il tema, necessario, della regolamentazione delle lobby. Come in tutte le democrazie i portatori di interessi manifestano i loro obiettivi, e devono poterlo fare in modo legittimo e trasparente. Questo nel nostro Paese ancora non avviene”. Per questo, prosegue, “è indispensabile lavorare in tre direzioni: serve una repressione che funzioni meglio, e dunque indagini penali più efficaci e sentenze in tempi ragionevoli; occorre altresì puntare molto sulla prevenzione e sull’educazione”. “Sulla vicenda specifica non mi esprimo”, dice sull’inchiesta di Trapani, “tuttavia il punto è sempre che le modalità rischiano di non apparire corrette e di dare l’impressione che il rapporto personale sia condizionato da logiche di tipo economico. Viceversa se tali attività vengono alla luce, paradossalmente anche un regalo può essere giustificato e uscire dalla sfera della corruzione”.

“Sarebbe opportuna una legge ma basterebbe anche che ogni ministero o ente pubblico stabilisse criteri trasparenti e certi per regolamentare i rapporti con le lobby”, spiega Cantone.

Falcone. 25 anni dopo, dalla gogna alla beatificazione

giovanni-falconeSono passati 25 anni da quella strage che portò alla morte del giudice Giovanni Falcone e che scosse l’Italia intera, eppure come diceva lui stesso: “Gli uomini passano ma le idee restano”. Il Giudice che sfidò Cosa Nostra ha lasciato una coscienza civile nuova nel Paese, eppure quando era in vita non venne risparmiato da attacchi da ogni fronte, chi ricorda quegli anni, ricorda un giudice denigrato, isolato e più volte intralciato nel suo lavoro. Ma di buon grado chi è pronto a sparare è anche lo stesso che è pronto a rimpiangerti quando sei morto… e avevi ragione.
“Non ho mai sopportato chi ha un giudizio su di te quando sei vivo e un giudizio opposto quando sei morto. E non fa nemmeno penitenza. Pensa a Giovanni Falcone: attaccato in vita da certa sinistra, anche dalla tribuna autorevole del CSM, accusato per la sua collaborazione con l’allora Ministro di Giustizia Martelli, fatto oggetto di scherno – si, di scherno – dalle colonne di prestigiosi quotidiani. Chi non ricorda, rilegga. Appena saltato in aria, beatificato da chi l’aveva offeso.”. È l’attacco di Riccardo Nencini, segretario del PSI, a 25 anni dalla strage di Capaci, dove persero la vita Falcone, la moglie e tre uomini della scorta.
Non a caso lo stesso Claudio Martelli ricorda quegli anni scrivendo su il Quotidiano: “Mentre noi, dal governo, sviluppavamo la strategia che sgominò l’esercito mafioso l’Anm indisse uno sciopero generale contro la super procura e il suo presidente, Raffaele Bertone, la definì ‘un’altra cupola mafiosa di cui non si sente alcun bisogno’. E subito il Csm bloccò la nomina di Falcone a procuratore nazionale. Dopo la strage, lesti lesti, molti magistrati si ammantarono della memoria di Falcone. Anche quelli del pool Mani Pulite”.
Il segretario del Psi Nencini ha poi concluso, affermando: “Io non ho mai cambiato idea. Un servitore dello Stato, una persona perbene cui ho stretto la mano un paio di volte, proprio quando l’ombra dell’emarginazione si faceva più lunga. Un uomo in gamba. In vita prima ancora che dopo Capaci”.
A ribadire quanto aveva dovuto sopportare Giovanni Falcone, anche la sorella Maria che in un’intervista su Tv2000 afferma: “Tanti furono gli attacchi e le sconfitte, tanto che fu chiamato il giudice più trombato d’Italia e purtroppo lo è stato ed è stato lasciato solo”. Maria Falcone però conclude con ottimismo: “Ma il fatto stesso che i giovani continuino a vedere in lui l’esempio di un uomo che ha saputo sacrificare la sua vita per il bene comune, pure non essendo un fervente cattolico ma un laico che credeva nell’amore del prossimo, è bello ed emozionante”.

UNA NUOVA FASE

Labellarte-PSI“Molti dubitavano che il Pd sul maggioritario facesse melina. Io invece ero più ottimista e questa proposta di legge lo conferma. Può essere sollevata un’obiezione sullo sbarramento al 5% sul proporzionale che è una quota alta. E lo faremo. Ma resta il fatto che attraverso questa legge l’obbligo della coalizione si pone con decisione. Altrimenti il maggioritario disperde forze e si favorisce chi è alternativo a te”.

All’indomani dell’arrivo del nuovo testo in Commissione Affari Costituzionali del Senato, lo scenario sul futuro della legge elettorale è mutato. Il Partito socialista pochi giorni fa ha presentato una proposta di legge elettorale che parte da una revisione del Mattarellum. “Questa proposta – sottolinea Riccardo Nencini, segretario del Psi – recepisce la nostra indicazione di avere una coalizione. Infatti anche lo stesso Pisapia guarda alla cosa con interesse. Con il maggioritario, finalmente, si lavora attorno all’idea di una coalizione, che è la cosa fondamentale per provare a vincere le elezioni. L’alternativa è un rischio insopportabile per gli italiani.

Quale?
Quello di consegnare il Paese a un governo grigioverde tra grillini, Lega e la Meloni. Quindi un governo antieuropeista e antieuro, che ci porterebbe lontani dai paesi democratici avanzati.

Lo stesso rischio che ha corso la Francia delle ultime elezioni?
No, il rischio è molto più alto. Perché le fondamenta del populismo francese sono circoscritte alla Le Pen e un pezzetto minoritario della sinistra francese. In Francia la tenuta repubblicana è molto più solida. Da noi invece, se vedo i sondaggi, il rischio è più alto.

Prodi dice che per vincere servono le coalizioni. Diventa centrale a questo punto il ruolo di Pisapia che ancora non ha deciso cosa vuole fare. Che ne pensi?
Voglio segnalare una cosa. I grandi organi di informazione si preoccupano moltissimo di cosa farà Pisapia e di cosa farà Bersani. Andiamo a vedere le amministrative. Il voto dell’11 giugno è importante. Votano 25 comuni capoluogo e 150 comuni sopra i 15mila abitanti. Lì liste che fanno capo a Pisapia non esistono. E sono ridotte a una decina quelle che si richiamano ad Articolo 1 Mdp. La sinistra riformista che si presenta alle elezioni è composta da Pd, Psi, liste civiche e qualche volta da Mdp e da Sinistra italiana. Questo è.  Gli altri sul territorio non ci sono.

Si può dire che al centrosinistra manca un federatore? Una figura che metta tutti d’accordo senza marcare invece sulle divisioni?
Può ancora essere Renzi il federatore del centrosinistra. E il fatto che nel Pd si presenti questa proposta di legge mi fa pensare che il segretario del Pd potrebbe ambire a questo ruolo. Non vedo per l’Italia altra scelta che una politica inclusiva e in questo condivido l’appello di Prodi quanto a impostazione politica. È la strategia che noi abbiamo lanciato al Congresso di Salerno e quello di Roma. Ora bisogna riempirla di contenuti. È il tema che noi affrontiamo con le primarie delle idee del 18 giugno pensando a un progetto per l’Italia che sia quello della sinistra che protegge con l’inclusione sociale, ma anche quello di una sinistra che protegge nella sicurezza individuale. Sono i due grandi baluardi della contemporaneità rispetto ai quali la sinistra europea fino a oggi ha dato delle risposte zoppicanti. La seconda fase è la rilettura dei meriti e bisogni che faremo a Milano. Insomma gli ingredienti fondamentali per candidarsi a vincere le elezioni sono una coalizione coesa e un programma nuovo della sinistra riformista italiana. Questi sono i due pilastri. Fino ad oggi il primo non c’era e il secondo era parziale. Ora spero che si inauguri una fase diversa. Le primarie delle idee sono rivolte a tutte gli italiani. Sono primarie nelle piazze d’Italia, e la rilettura dei meriti e bisogni a 35 anni da Rimini si confronta con una società diversa. Il primo segnale lo daremo sabato perché aderiamo alla manifestazione di Milano sull’immigrazione. Però aderiamo con la nostra piattaforma.

In che senso?
I socialisti aderiscono e parteciperanno nel nome dell’accoglienza di quanti fuggono da scenari di guerra e di carestia e nel convincimento che l’incontro tra storie diverse sia un bene per le civiltà. Niente muri, insomma. Solo porte. Ma i socialisti vi parteciperanno senza concedere nulla al multiculturalismo che offende la legge e i diritti fondamentali delle persone. Chi vive in Italia rispetti la parità uomo-donna, non si affidi a tribunali della sharia, goda dei nostri diritti, si comporti con responsabilità.

Daniele Unfer

COALIZIONE RIFORMISTA

Votazioni-Urna-4Si apre una nuova fase di incertezza e contrapposizione sulla legge elettorale: il testo base presentato dal relatore Andrea Mazziotti è stato ritirato vista la contrarietà del Pd e di parte della maggioranza. Il nuovo relatore della legge elettorale Emanuele Fiano che ha preso il posto di Mazziotti, presenterà il nuovo testo base stasera al termine dei lavori dell’Aula. Lo ha detto lo stesso Fiano in ufficio di presidenza della Commissione Affari costituzionali. Mentre i tempi dell’iter parlamentare saranno decisi domani pomeriggio in una nuova riunione dell’Ufficio di presidenza. Ma è probabile che a questo punto si allungheranno i tempi di approvazione della legge elettorale, sia per ragioni procedurali, sia per le contrapposizioni politiche.

Mazziotti aveva proposto un testo minimalista che estendeva l’Italicum dalla Camera al Senato: un proporzionale seppur con premio alla lista che supera il 40%. Il Pd invece punta ad un sistema più maggioritario, in particolare ad un Mattarellum rivisto, con il 50% dei deputati eletti in collegi uninominali e 50% con metodo proporzionale. Una sistema elettorale su cui si esprime con favore il segretario del Psi Riccardo Nencini: “Prende corpo finalmente l’idea di una coalizione riformista. Una legge elettorale a prevalenza maggioritaria è indispensabile per dare un governo stabile all’Italia e per consentire agli elettori di scegliersi i loro rappresentanti. Per questo non abbiamo condiviso il testo Mazziotti che va in un’altra direzione”. Il Partito socialista ha infatti di recente presentato una proposta per un sistema elettorale ispirato al Mattarellum.

Il capogruppo del Pd, Ettore Rosato, a Rainews 24, parlando della legge elettorale ha detto che di immaginare di “che alla Camera avremo una larga maggioranza e abbiamo la convinzione di costruire un consenso anche al Senato”. Quanto al proporzionale del testo del relatore, afferma: “Non mi concentro sulle polemiche, si sapeva che noi non volevamo il proporzionale, abbiamo proposto il Mattarellum. Chi presenta un testo prettamente proporzionale ha fatto il suo lavoro, non contestiamo nulla, ma noi il proporzionale non lo vogliamo. Ci sono molti partiti che vogliono il proporzionale, da M5s a Ap a Mdp, non è che il relatore abbia fatto uno sforzo di fantasia”. “La legge elettorale proposta dal Pd, dice ancora Ettore Rosato prevede il 50 per cento di collegi uninominali e il 50 per cento di recupero proporzionale e “disegna una coalizione di centrosinistra ‘soft'” che è “logico costruire partendo dall’attuale esperienza di governo: con Mdp e anche Alfano, perché no”.

Intercettazioni Consip. Nencini: “Violazione di ufficio”

consip“Qui non si tratta di essere amici o avversari di Matteo Renzi. Qui c’è una sola interpretazione possibile: le intercettazioni pubblicate sono tutte a favore dell’ex Capo del Governo. Ne sono felice ma non gioisco proprio perché la conversazione riguarda un padre e un figlio. C’è invece da domandarsi quale sia il rapporto tra alcune procure e la stampa. Una palese violazione d’ufficio, l’ennesima, di questo si tratta.”. È quanto ha affermato il segretario del Psi Riccardo Nencini riguardo all’intercettazione sulla telefonata tra Matteo Renzi e il padre Tiziano, indagato nell’ambito dell’inchiesta Consip.
Nel corso della telefonata pubblicata sul Fatto Quotidiano e firmato dal giornalista Marco Lillo, Matteo Renzi, alla vigilia dell’interrogatorio sul caso Consip, chiese al padre Tiziano di dire tutta la verità ai magistrati. Ma secondo i magistrati non ha alcuna rilevanza penale e anzi in relazione alla pubblicazione dell’intercettazione, la procura di Roma ha aperto intanto un fascicolo per violazione del segreto istruttorio e per pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale. E il ministro della Giustizia Andrea Orlando, tramite l’ispettorato generale, avrebbe avviato accertamenti in merito.
In quella telefonata, risalente al 2 marzo, subito dopo lo scandalo e l’inchiesta, l’ex Presidente del Consiglio incalza il padre: “Devi dire tutta la verità ai magistrati, non puoi dire che non conosci Mazzei perché è l’unico che conosco anche io”. Renzi appare molto preoccupato dall’interrogatorio al quale il padre sarà sottoposto e gli intima: “Devi ricordarti tutti i nomi e tutti i luoghi, non è più la questione della Madonnina e del giro di merda di Firenze per Medjugorie”. E dopo le risposte vaghe del padre Tiziano, Matteo Renzi conclude: “Non puoi dire bugie, devi dire se hai incontrato Romeo una o più volte e devi riferire tutto quello che vi siete detti. Devi ricordarti che non è un gioco”.
Dopo la pubblicazione, il segretario del Pd ha risposto con un post su Facebook: “Nel merito queste intercettazioni ribadiscono la mia serietà visto che quando scoppia lo scandalo Consip chiamo mio padre per dirgli: ‘Babbo, questo non è un gioco, devi dire la verità, solo la verità’“.

In difesa di Matteo Renzi arriva anche Renato Brunetta. “Ho orrore per tutte le intercettazioni che non vengono utilizzate con le garanzie di legge all’interno di un processo. Ho orrore perché penso che non sia accettabile che una conversazione privata venga pubblicata sulla stampa, a prescindere dagli interlocutori, senza un’adeguata contestualizzazione. Ho orrore per tutto questo, perché vorrebbe dire che non esiste più la nostra vita privata, così siamo in un regime autoritario inaccettabile in cui poi gli amici degli amici possono avere accesso a queste intercettazioni e usarle a fini economici o politici”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Fi alla Camera, in un’intervista a Radio Cusano Campus, sulla telefonata tra Renzi e il padre pubblicata oggi da “Il Fatto”. “Non voglio entrare in questo sistema di massacro delle persone. Non importa che possano essere avversari politici, anzi a maggior ragione: massimo rispetto per gli avversari politici che si combattono con la politica. Non con altri mezzi inaccettabili”, conclude.

Legge elettorale. La proposta dei socialisti e dei radicali

conferenza stampa 2Una conferenza stampa alla Camera per presentare la proposta di legge elettorale di socialisti e radicali nei giorni in cui le forze politiche di maggioranza e di opposizione stanno cercando un accordo condiviso. Presenti Riccardo Nencini segretario del Psi, Riccardo Magi segretario dei Radicali Italiani, Pia Locatelli presidente del gruppo Psi alla Camera, il senatore socialista Enrico Buemi e il responsabile riforme del Psi Vincenzo Iacovissi.

conferenza stampa 2Il Psi e i Radicali propendono per un sistema basato su un meccanismo elettorale di tipo maggioritario a turno unico, da applicare in collegi uninominali pari al 90% dei seggi della Camera e del Senato. Il sistema prevede poi un premio di governabilità pari al 10% dei seggi da attribuire alla coalizione che abbia conquistato il maggior numero di seggi nei collegi uninominali. Oltre ai candidati vincenti nei singoli collegi uninominali sarebbero eletti anche i migliori perdenti compresi nella lista o coalizione che abbia ottenuto il premio di governabilità. A tal fine vengono presi in considerazione i candidati di collegio con le percentuali più alte.

“Ieri – spiega Nencini – abbiamo incontrato il presidente della Commissione Affari Costituzionali Mazziotti e non abbiamo cambiato opinione sulla legge elettorale. Andiamo al voto per darci governi che devono avere le caratteristiche della stabilità e per garantire la governabilità. In un sistema tripolare – aggiunge Nencini – l’ideale è avere un sistema maggioritario che estenda il premio alla coalizione e non alla lista”. “Si dice che una proposta simile non avrebbe i numeri. Non è vero. Questa proposta alla Camera avrebbe una maggioranza solida perché i numeri ci sono, mentre al Senato non ci sarebbe una maggioranza alternativa che si potrebbe opporrebbe. Ad oggi questa è la proposta che avrebbe la meglio”. E’ la ragione – chiude Nencini – per la quale radicali e socialisti la presentano formalmente e lo fanno assieme presentandosi insieme agli incontri che ci saranno nelle sedi istituzionali”.

Dopo Nencini il segretario dei radicali Magi aggiunge che “questa è una proposta che non possiamo non sostenere”. “Una proposta che ha il pregio di riportare il dibattito nei veri termini della questione: la contrapposizione tra proporzionalisti e tra chi sostiene il maggioritario”. Magi sottolinea che “a differenza di quello che si legge sui giornali, non è vero che questa legge ha meno chance di altre. Populismo e demagogia si sconfiggono mettendo delle facce, delle storie, in relazione con gli elettori. La legge elettorale – aggiunge Magi – non è un abito che si cambia a seconda delle stagioni. E chi lo fa di solito va sbattere. Le leggi elettorali sono invece dei veri sistemi di riforma istituzionale e politico”. Magi sottolinea che “l’elemento del collegio uninominale può rispondere in questo momento di crisi istituzionale alla ricostruzione del rapporto tra elettorato ed eletti e anche al rinnovo della classe dirigente su basi qualitative”. Magi infine accenna ad alcuni fattori procedurali ma non secondari: “È arrivato il momento di una semplificazione delle procedure. Per esempio la possibilità di sottoscrivere le liste in via digitale. Altra questione il numero di firme che servono per l’accesso. Nell’ultima versione dell’Italicum eravamo arrivati a 170mila firme a livello nazionale. E’ evidente che per forze politiche nuove e che non hanno rappresentanza questo costituisca uno scoglio insuperabile”. Anche per Vincenzo Iavovissi “il sistema maggioritario è l’unico in grado di avvicinare gli elettori alla politica. E la nostra proposta va in questo senso. Per non parlare dei costi elettorale che comportano i sistemi proporzionali. Altro fatto importante è quello della possibilità di realizzare una democrazia competitiva in cui in ogni collegio vi è una sfida tra le proposte politiche che vengono incarnate dai candidati”.

Il senatore Buemi parte dalla positività dell’esperienza del Mattarellum. “Ha esaltato in quella fase storica – afferma – il rapporto tra il territorio e la rappresentanza”. Mentre “le correzioni e le modifiche successive hanno creato il disastro di questo tempo”. Per il senatore socialista bisogna invece “ritornare sui nostri passi con l’atteggiamento del riformista positivo. Al Senato la discussione è aperta e supera gli schieramenti ufficiali. Quello che apparentemente non è possibile nella sostanza – conclude – diventa possibile e spesso le certezze che si hanno dall’esterno in Aula vengono vanificate”.

Pia Locatelli aggiunge un elemento al dibattito: “Nel rapporto di rappresentanza tra eletto ed elettore vi è anche un altro aspetto; quello della restituzione che ogni singolo parlamentare può dare nel proprio collegio. È una elemento di relazione molto importante nella attività parlamentare, concepita troppo spesso come un rapporto unidirezionale. Mentre come socialisti siamo stati impegnati a ricevere mandato e a restituire al nostro elettorato il risultato della nostra azione”.

LA PROPOSTA

cameraUna conferenza stampa alla Camera per presentare la proposta di legge elettorale di socialisti e radicali nei giorni in cui le forze politiche di maggioranza e di opposizione stanno cercando un accordo condiviso. Presenti Riccardo Nencini segretario del Psi, Riccardo Magi segretario dei Radicali Italiani , Pia Locatelli presidente del gruppo Psi alla Camera, il senatore socialista Enrico Buemi e il responsabile riforme del Psi Vincenzo Iacovissi.

conferenza stampa 2Il Psi e i Radicali propendono per un sistema basato su un meccanismo elettorale di tipo maggioritario a turno unico, da applicare in collegi uninominali pari al 90% dei seggi della Camera e del Senato. Il sistema prevede poi un premio di governabilità pari al 10% dei seggi da attribuire alla coalizione che abbia conquistato il maggior numero di seggi nei collegi uninominali. Oltre ai candidati vincenti nei singoli collegi uninominali sarebbero eletti anche i migliori perdenti compresi nella lista o coalizione che abbia ottenuto il premio di governabilità. A tal fine vengono presi in considerazione i candidati di collegio con le percentuali più alte.

“Ieri – spiega Nencini – abbiamo incontrato il presidente della Commissione Affari Costituzionali Mazziotti e non abbiamo cambiato opinione sulla legge elettorale. Andiamo al voto per darci governi che devono avere le caratteristiche della stabilità e per garantire la governabilità. In un sistema tripolare – aggiunge Nencini – l’ideale è avere un sistema maggioritario che estenda il premio alla coalizione e non alla lista”. “Si dice che una proposta simile non avrebbe i numeri. Non è vero. Questa proposta alla Camera avrebbe una maggioranza solida perché i numeri ci sono, mentre al Senato non ci sarebbe una maggioranza alternativa che si potrebbe opporrebbe. Ad oggi questa è la proposta che avrebbe la meglio”. E’ la ragione – chiude Nencini – per la quale radicali e socialisti la presentano formalmente e lo fanno assieme presentandosi insieme agli incontri che ci saranno nelle sedi istituzionali”.

Dopo Nencini il segretario dei radicali Magi aggiunge che “questa è una proposta che non possiamo non sostenere”. “Una proposta che ha il pregio di riportare il dibattito nei veri termini della questione: la contrapposizione tra proporzionalisti e tra chi sostiene il maggioritario”. Magi sottolinea che “a differenza di quello che si legge sui giornali, non è vero che questa legge ha meno chance di altre. Populismo e demagogia si sconfiggono mettendo delle facce, delle storie, in relazione con gli elettori. La legge elettorale – aggiunge Magi – non è un abito che si cambia a seconda delle stagioni. E chi lo fa di solito va sbattere. Le leggi elettorali sono invece dei veri sistemi di riforma istituzionale e politico”. Magi sottolinea che “l’elemento del collegio uninominale può rispondere in questo momento di crisi istituzionale alla ricostruzione del rapporto tra elettorato ed eletti e anche al rinnovo della classe dirigente su basi qualitative”. Magi infine accenna ad alcuni fattori procedurali ma non secondari: “È arrivato il momento di una semplificazione delle procedure. Per esempio la possibilità di sottoscrivere le liste in via digitale. Altra questione il numero di firme che servono per l’accesso. Nell’ultima versione dell’Italicum eravamo arrivati a 170mila firme a livello nazionale. E’ evidente che per forze politiche nuove e che non hanno rappresentanza questo costituisca uno scoglio insuperabile”. Anche per Vincenzo Iavovissi “il sistema maggioritario è l’unico in grado di avvicinare gli elettori alla politica. E la nostra proposta va in questo senso. Per non parlare dei costi elettorale che comportano i sistemi proporzionali. Altro fatto importante è quello della possibilità di realizzare una democrazia competitiva in cui in ogni collegio vi è una sfida tra le proposte politiche che vengono incarnate dai candidati”.

Il senatore Buemi parte dalla positività dell’esperienza del Mattarellum. “Ha esaltato in quella fase storica – afferma – il rapporto tra il territorio e la rappresentanza”. Mentre “le correzioni e le modifiche successive hanno creato il disastro di questo tempo”. Per il senatore socialista bisogna invece “ritornare sui nostri passi con l’atteggiamento del riformista positivo. Al Senato la discussione è aperta e supera gli schieramenti ufficiali. Quello che apparentemente non è possibile nella sostanza – conclude – diventa possibile e spesso le certezze che si hanno dall’esterno in Aula vengono vanificate”.

Pia Locatelli aggiunge un elemento al dibattito: “Nel rapporto di rappresentanza tra eletto ed elettore vi è anche un altro aspetto; quello della restituzione che ogni singolo parlamentare può dare nel proprio collegio. È una elemento di relazione molto importante nella attività parlamentare, concepita troppo spesso come un rapporto unidirezionale. Mentre come socialisti siamo stati impegnati a ricevere mandato e a restituire al nostro elettorato il risultato della nostra azione”.

Daniele Unfer

GIUSTIZIERI DELLA NOTTE

camera legittima difesaArriva un accordo in Maggioranza che mette in disaccordo un po’ tutti, la possibilità di ricorrere all’uso delle armi per difendersi dagli aggressori di notte. Il ddl considera legittima difesa la reazione della vittima di un’aggressione, quindi anche la possibilità di ricorrere con le armi, quando si verifica ‘di notte’, con ‘violenza sulle persone o sulle cose’. L’ampliamento quindi della legittima difesa alle aggressioni notturne, ed esclude la colpa per chi reagisce “in situazioni comportanti un pericolo per la vita, per l’integrità fisica, per la libertà personale o sessuale”. Una riforma voluta dal Pd per mediare con i centristi, ma che ha trovato da una parte la contrarietà del Carroccio e della Destra in Aula che considera il provvedimento troppo ‘lieve’, dall’altra parte chi considera il provvedimento un modo per farsi ‘giustizia da se’.

L’Aula ha approvato infatti il ddl con 225 Sì, 166 No e 11 astenuti. A favore hanno votato Pd, Ap, Civici e innovatori. Contrari M5S, Forza Italia, Lega Nord, Mdp, Sinistra Italiana-Possibile e Fratelli d’Italia. Il Psi e il Centro democratico si sono astenuti. Il testo passa al Senato. Il ddl va a modificare gli articoli 52 e 59 del codice penale.
“Noi socialisti siamo sempre stati garantisti e contrari alla giustizia fai da te”, ha detto la Capogruppo del Psi alla Camera, Pia Locatelli annunciando l’astensione dei socialisti al provvedimento. “L’esempio negativo degli Stati Uniti, dove è lecito l’uso e l’abuso delle armi per difendersi, che ha prodotto vittime innocenti, dovrebbe essere un monito per quanti in quest’Aula propongono provvedimenti che porterebbero il Paese verso quella situazione”, ha detto la deputata che ha aggiunto: “Siamo stati d’accordo con il lavoro iniziale svolto dalla Commissione, che ha respinto fermamente la proposta originaria presentata dalla Lega; purtroppo, i nuovi emendamenti, a nostro parere, hanno introdotto altre criticità”.
Gli emendamenti dei dem infatti danno la possibilità di ricorrere all’uso delle armi da parte della vittima. Il primo emendamento considera legittima difesa la reazione per la vittima di un’aggressione, quindi anche la possibilità di ricorrere alle armi quando si verifica “di notte”, con “violenza sulle persone o sulle cose”. Il secondo, invece, precisa l’esclusione della colpa di chi reagisce “in situazioni di pericolo attuale per la vita, per l’integrità fisica, per la libertà personale o sessuale”. Infine, nel caso in cui chi ha esercitato la legittima difesa sia stato indagato ma venga assolto, tutte le spese processuali e i compensi degli avvocati saranno a carico dello Stato. Un onere per l’erario stimato in 295.200 euro a decorrere dal 2017.
Pia Locatelli nel suo intervento ha anche avvertito che il problema sia una nuova ondata di populismo e giustizialismo: “Ci pare che, ancora una volta, ci si preoccupi di accontentare la pancia del Paese sull’onda emotiva di crimini avvenuti nei confronti dei cittadini; crimini che, però, non sono aumentati. Se guardiamo le statistiche, non vi è nessun aggravamento della situazione, anzi, diminuiscono gli omicidi, diminuiscono alcune tipologie di crimini. Eppure, c’è un allarme, secondo noi, volutamente fomentato”.
“Siamo fermamente convinti che i colpevoli di crimini vadano arrestati, processati, perseguiti, così come sosteniamo il diritto dei cittadini a difendersi in caso di gravi aggressioni, soprattutto quando queste avvengano all’interno del proprio domicilio o dove si esercita la propria attività”, afferma la Capogruppo del Psi.
Infine la deputata socialista ha affermato: “Noi continuiamo a pensare che debba sempre sussistere un pericolo concreto, attuale e imminente, e continuiamo a condividere quanto esposto da magistrati, avvocati e docenti auditi in Commissione giustizia. Da quelle posizioni garantiste – sottolinea Locatelli – che a noi sembrano equilibrate, non ci muoviamo. Il cittadino non deve mai sostituirsi o, addirittura, superare lo Stato nell’esercizio della repressione del crimine. Come socialisti, quindi, non possiamo votare a favore e annunciamo l’astensione del nostro gruppo”.

“Ma come si fa a differenziare il giorno dalla notte quando si parla di legittima difesa. O c’è o non c’è”, ha commentato il segretario del Psi, Riccardo Nencini, contrario al provvedimento passato in Aula.
“Non si scherza sulla sicurezza dei cittadini. È una priorità. Eppure socialisti non hanno votato il provvedimento sulla legittima difesa”. Ha detto il Vice Ministro ai Trasporti, Riccardo Nencini, commentando la legge sulla legittima difesa passato oggi alla Camera. Secondo Nencini il testo è “troppo ambiguo, soprattutto nella parte che separa il giorno dalla notte. Domando: che senso ha catalogare la legittima difesa sulla base della luce e delle tenebre? Nel Medioevo il coprifuoco iniziava al tramonto: vige la stessa regola?”, ha proseguito. “Avremmo preferito inserire, come proposto in un nostro disegno di legge, anche il sequestro dei beni del ladro. Lo riproporremo ben presto”, ha concluso.

L’ok al provvedimento è arrivato dopo pochi minuti alla fine della discussione finale, nonostante il dietrofront annunciato appena stamattina dai forzisti. “Noi non siamo certo per la difesa ‘fai da te’ – ha detto Silvio Berlusconi – ma di fronte al pericolo dev’essere garantito il diritto alla difesa. Il testo votato dalla maggioranza delude queste aspettative, non dà risposta al tema centrale del diritto alla difesa, lascia alla discrezionalità del giudice margini eccessivi”.
Immediata la reazione del Pd, David Ermini ha infatti replicato al leader di forza Italia: “Berlusconi parla in modo molto generico. Non credo conosca il testo che stiamo discutendo, e forse neanche quello approvato nel 2006 dal suo governo! Io penso che vogliano sottrarsi a qualsiasi responsabilità politica. Solo per questo dicono no ad una buona riforma”.
Alla Camera c’è stato poi il solito show della Lega. “La difesa è sempre legittima” è il testo, in verde, stampato sul grande striscione bianco che i deputati nordisti hanno srotolato nell’emiciclo della Camera mentre Nicola Molteni teneva la dichiarazione di voto, ma la presidente Laura Boldrini ha chiesto subito l’intervento dei commessi per la rimozione dello striscione. Matteo Salvini ha urlato “Vergogna, vergogna!” dalla tribuna dell’Aula di Montecitorio dopo che l’Assemblea ha approvato il ddl sulla legittima difesa. E ancora una volta è dovuta intervenire la Boldrini: “Non si può gridare in tribuna”.  Salvini, con altri deputati leghisti che indossavano magliette con su scritto “La difesa è sempre legittima”, “Io sto con le vittime”, ha poi tenuto un sit-in in piazza Montecitorio: “Questa legge è l’ennesimo affronto di un governo clandestino che arma i ladri e non difende i cittadini: quando la Lega sarà al governo farà una legge seria”.
Mentre Giorgia Meloni insieme ai parlamentari del suo partito si è simbolicamente incatenata in piazza Montecitorio dopo l’ok dell’aula alla legge sulla legittima difesa su cui Fdi si è espressa in modo contrario. Oltre alla catena, i parlamentati tenevano in mano un cartello con su scritto ‘la difesa è sempre legittima’. “Siamo con una catena in piazza a simboleggiare la condizione degli italiani con la legge sulla legittima difesa approvata dalla Camera. Noi vogliamo uno Stato vicino alle vittime e non ai criminali. Per noi la difesa è sempre legittima”, ha detto la leader di Fratelli D’Italia.