Brunori SAS, Ruggeri e Mirkoeilcane al Festival di Amnesty a Rovigo

collage-volontari-807x600Saranno quattro giorni pieni di musica di qualità e di attenzione ai temi dei diritti umani quelli dal 19 al 22 luglio a Rosolina Mare, in provincia di Rovigo, con la 21a edizione di “Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty”. Brunori sasvincitore del Premio Amnesty Italia, sezione Big, sarà uno dei protagonisti di un programma ricco di eventi, che sosterrà la campagna di Amnesty International “La solidarietà non è reato” e vedrà tra gli ospiti Enrico RuggeriMirkoeilcane e la Med Free Orkestra.

Grandi artisti che si alterneranno sul palco di Piazzale Europa con otto band e cantautori provenienti da tutta Italia, da Bergamo a Pantelleria, da Venezia a Napoli, in concorso per il Premio Amnesty Italia, sezione Emergenti, dedicato ai migliori brani legati alla Dichiarazione universale dei diritti umani. Il contest proporrà le semifinali il 20 e 21 luglio e la finale fra i cinque migliori il 22 luglio.

Il 20 luglio si fronteggeranno: Storie Storte da Venezia con “Mare nostro” (folk), Giulia Ventisette da Firenze con “Tutti zitti” (pop d’autore), La Malaleche da Monza/Bergamo con “Siamo migranti” (patchanka), Iza&Sara da Forlì/Faenza con “Favola” (pop).

Il 21 luglio toccherà a: Pupi di Surfaro dalla Sicilia con “’Gnanzou” (nu kombat folk), Danilo Ruggero da Pantelleria con “Agghiri ddrà” (folk / canzone d’autore), Mujeres Creando da Napoli con “E je parlo ‘e te” (world music), Eleonora Betti da Arezzo con “Libera” (folk / canzone d’autore).

Voci per la libertà è un evento sostenuto da Amnesty International Italia in cui la creatività tocca le persone su temi importanti quali uguaglianza e rispetto. Quest’anno il festival promuoverà la campagna “La solidarietà non è reato” con cui Amnesty International vuole sfidare la criminalizzazione della solidarietà nelle sue varie forme: il lavoro umanitario e dei diritti umani non dovrebbe mai essere criminalizzato perché aiutare le persone ad attraversare i confini in modo irregolare, senza alcun vantaggio personale, non è contrabbando e non dovrebbe essere considerato un reato. Individui e organizzazioni che aiutano rifugiati e migranti sono l’esempio più visibile dell’impegno per costruire comunità più accoglienti in Europa: testimoniano le violazioni dei diritti umani e gli abusi; rispettano l’imperativo umanitario, anteponendo le persone ai confini.

Sui temi dei diritti umani saranno due le installazioni presenti quest’anno a Voci per la libertà e visitabili al Centro Congressi a fianco al palco: “Inalienabile” di Silva Rotelli, progetto multimediale sul rapporto tra musica e diritti umani e “Ciokorà” progetto fotografico di Valentina Tamborra che testimonia la condizione delle migliaia di bambini di strada in Kenia. Verranno inaugurate nella serata di apertura, quella del 19, che vedrà l’esibizione del caleidoscopico e multietnico ensemble musicale della romana Med Free Orkestra, preceduta da quella di BO.RO.FRA, che alle 18.30 sarà anche protagonista dell’aperitivo in spiaggia.

Il giorno dopo, l’aperitivo sarà affidato al live di Carlo Valente, il vincitore del Premio Amnesty sezione Emergenti lo scorso anno. Ospite della serata, dopo l’esibizione dei semifinalisti, sarà Mirkoeilcane, giovane cantautore romano noto per aver presentato a Sanremo 2018 un brano intenso sui migranti come “Stiamo tutti bene”.

Sabato 21 luglio si aprirà alle 18.30 con un Dj set interculturale, per proseguire la sera con la seconda semifinale e con il live di Enrico Ruggeri, artista dalla lunga carriera, spesso costellata da brani sui temi dei diritti umani (da “Nessuno tocchi Caino” alla stessa “Si può dare di più”).

La giornata di chiusura inizierà all’alba alle 5.00 con una performance di musica e danza contemporanea a cura dei Cantieri Culturali Creativi. Nel pomeriggio ci sarà un incontro alle 18.30 con il portavoce di Amnesty International Italia Riccardo Noury e con Dario Brunori, che la sera salirà sul palco per eseguire la canzone vincitrice del Premio Amnesty Italia Big, la sua “L’uomo nero”, insieme ad altri brani del suo repertorio. Durante la serata verrà anche assegnato, fra i cinque finalisti, il Premio Amnesty Italia, sezione Emergenti, il Premio della Critica e il Premio Giuria Popolare.

Durante tutte le serate del festival ci saranno laboratori didattici per bambini sui diritti umani a cura di Cooperativa Porto Alegre, Cooperativa Peter Pan e Libreria Ricarello.

Tutti gli eventi sono ad ingresso libero.

Presentano: Savino Zaba (Rai1, Radio2) e Carmen Formenton (Voci per la Libertà).

Il festival dallo scorso anno fa parte di una rassegna più ampia, “Arte per la libertà, il festival della creatività per i diritti umani” realizzata con il sostegno di MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”. L’iniziativa, iniziata già dal mese di aprile e che tocca le province di Rovigo, Padova e Ferrara, propone, oltre alla musica, arte contemporanea, cinema, fotografia, teatro, libri e danza. Un intenso viaggio nell’arte giovanile a favore dei diritti umani.

Tutto il ricco calendario è consultabile sul sito: www.vociperlaliberta.it e www.arteperlaliberta.com

XXI EDIZIONE VOCI PER LA LIBERTÀ – UNA CANZONE PER AMNESTY
Rosolina Mare (RO) 19-22 Luglio 2018

GIOVEDÌ 19 LUGLIO
ore 18.30 aperitivo in spiaggia con progetto BO.RO.FRA “l’arte che accoglie”
ore 21.00 Arena Piazzale Europa
Inaugurazione installazioni Centro Congressi:
INALIENABILE di Silva Rotelli, CIOKORÀ di Valentina Tamborra
LIVE: 
BO.RO.FRA. + MED FREE ORKESTRA

VENERDÌ 20 LUGLIO
ore 18.30 aperitivo in spiaggia con CARLO VALENTE
ore 21.00 Arena Piazzale Europa LIVE
SEMIFINALI CONCORSO con GIULIA VENTISETTE – LA MALALECHE – STORIESTORTE – IZA & SARA + 
MIRKOEILCANE


SABATO 21 LUGLIO
ore 18.30 aperitivo in spiaggia con DJ SET INTERCULTURALE
ore 21.00 Arena Piazzale Europa LIVE
SEMIFINALI CONCORSO con MUJERES CREANDO – PUPI DI SULFARO – ELEONORA BETTI – DANILO RUGGERO + 
ENRICO RUGGERI


DOMENICA 22 LUGLIO
ore 5.00 performance di danza in spiaggia con CANTIERI CULTURALI CREATIVI
ore 18.30 centro congressi incontro pubblico con RICCARDO NOURY e BRUNORI SAS
ore 21.00 Arena Piazzale Europa LIVE
FINALE CONCORSO con I MIGLIORI 5 ARTIST
I
+ PREMIO AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA a 
BRUNORI SAS

Un’iniziativa di:
Associazione Culturale Voci per la Libertà e Amnesty International Italia


Con il sostegno di:

MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”, CGIL Rovigo, CISL Padova e Rovigo, ITALPIZZA


Con la collaborazione di:

Provincia di Rovigo, ReteEventi, il Comune di Rosolina, Pro Loco Rosolina, Cooperativa Porto Alegre, Cooperativa Peter Pan, Libreria Ricarello


Partner tecnici:

Alce Nero, ARS audio & light, Idee Grafiche, Grafiche Nuova Tipografia, Meeting degli Indipendenti, Musica nelle Aie, OPS Group, Rete dei Festival, Studioartax, Peruzzine


Media Partner:

Rai Radio7 Live, Radio Popolare, Radio LatteMiele, Radio LoveFM, Radio 41, Viva la Radio, DeltaRadio, ArtTribune, FunnyVegan, Rumore, Mescalina, La Scena, Post Scriptum, Spettakolo, ViaVaiNet, REMweb, Il Gazzettino, Il Resto del Carlino, La Voce di Rovigo, RovigoOggi, RovigoInDiretta

Rapporto Amnesty, la difesa di tutti dei diritti umani

Amnesty-International-tutti-i-diritti-violati-in-ItaliaPolitiche di demonizzazione, gravi violazioni dei diritti umani documentate in 159 Paesi e la certezza che è finito il tempo di delegare ai governi la protezione dei diritti umani. Sono i principali messaggi che emergono dal rapporto 2016-2017 sulla situazione dei diritti umani nel mondo presentato a Roma.

“Non possiamo demandare passivamente ai governi il compito di difendere i diritti umani. Siamo noi, le persone, a dover agire. Poiché i politici sono sempre più intenzionati a demonizzare interi gruppi, oggi è chiaro come poche volte in passato che siamo tutti noi a doverci schierare, ovunque nel mondo, dalla parte dei valori fondamentali della dignità umana e dell’uguaglianza.”

Sono le dichiarazioni di Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International, dinanzi alla deprimente analisi sui diritti umani nel mondo scattata nel 2016 dagli attivisti dell’organizzazione.

Un rapporto preoccupante e allarmante quello che viene illustrato dapprima dal direttore generale di Amnesty International Italia Gianni Rufini e poi dal presidente Antonio Marchesi introdotti in precedenza dal portavoce Riccardo Noury.

“Un rapporto che fotografa un mondo che torna indietro” dichiara il direttore generale Rufini nel suo intervento durante il quale ripercorre per grandi linee alcune delle gravi violazioni documentate su scala mondiale, in 159 Paesi.

Sono tante, troppe le nazioni del globo che si sono rese protagoniste di violazioni, atrocità, crimini di guerra (commessi in almeno 23 Paesi, secondo il rapporto), repressioni, respingimenti (36 nazioni hanno respinto illegalmente migranti e rifugiati, secondo il rapporto), limitazioni delle libertà. E’ ormai l’era della divisione, dell’odio e della paura seminata ad arte da governatori che portano avanti politiche discriminanti e aggressive.

I relatori di Amnesty lo hanno ribadito a più riprese, è l’epoca del “noi contro loro”. In Italia ne sono un esempio Giorgia Meloni e Matteo Salvini attaccati in tal senso dal presidente Marchesi che, inoltre, nel suo focus sulla situazione italiana, si è soffermato sulla tanto reclamata quanto necessaria introduzione del reato di tortura nel nostro codice penale e sulla vendita illegale di armi italiane a paesi come l’Arabia Saudita.

Sia in Italia che nel resto del pianeta siamo dunque di fronte ad un’involuzione che colpisce con veemenza anche il primo mondo, quell’Europa che storicamente aveva blindato lo stato di diritto e la dignità della persona e che adesso si ritrova invece a vivere, insieme a tanti altri, un clima da anni Trenta come dice ai nostri microfoni il direttore Rufini.

Sull’ondata dei nazionalismi, delle svolte a destra, sotto la spinta del Brexit e del Trumpismo il futuro non sembra dare segnali di miglioramento sebbene gli scenari del 2016, illustrati nel rapporto di Amnesty International, sia già estremamente bui e pericolosi. Ma nel futuro può esserci più buio del buio?

Dove risiede la speranza? La luce in questo panorama di oscurità è rappresentata da noi, dalla gente comune, dalla cittadinanza attiva, dalla solidarietà globale e dalla mobilitazione dell’opinione pubblica. È questo il messaggio forte che lancia Amnesty con il suo rapporto.

Sì, è vero il rapporto denuncia altresì 22 Stati in cui dei difensori di diritti umani sono stati uccisi proprio per avere difeso minoranze o per avere contrastato degli interessi economici.

Ma, non resta un’altra alternativa se non quella di confidare su noi stessi, sulle persone, su coloro che decideranno di stare dalla parte dei diritti umani.

È la società civile che, indignata e lungimirante, reagisce e che conduce al cambiamento così come racconta alle nostre telecamere il Direttore Rufini citando per esempio quanto accaduto negli Stati Uniti con Black Lives Matter o con la protesta di Standing Rock.

“Adesso i nostri diritti ce li dobbiamo difenderceli da soli, insieme” conclude il direttore Rufini

È già un cammino esistente, una realtà che ha mosso tanti passi, che è.

Dario Lo Scalzo

Redazione Pressenza

Alla fine dell’incontro abbiamo raccolto nel video qui di seguito le riflessioni del direttore Rufini e del presidente Marchesi. Ve ne consigliamo la visione

Egitto, possiamo fare di più
per difendere i diritti umani

Conf stampa Mansour Abdelrhaman

Da sinistra: Noury, Palazzotto, Mansour, traduttore, Locatelli, Bolini

Il ministro degli esteri Paolo Gentiloni, richiamando il nostro ambasciatore a Roma, aveva promesso che questo sarebbe stato solo il primo atto in un cambiamento in peggio dei nostri rapporti con l’Egitto, se non si fossero fatti passi in avanti per la verità sulla morte del giovane Giulio Regeni sequestrato, torturato e ucciso con ogni probabilità da uomini interni ai servizi di sicurezza egiziani. Purtroppo sono passati due mesi e dal Cairo non è arrivata nessuna buona nuova e il timore, a cinque mesi dalla terribile fine di Regeni, è che il silenzio si trasformi in indifferenza e poi in dimenticanza.

A ricordarci qual è la situazione in Egitto e quali sono le condizioni in cui è maturata la vicenda Regeni, è stato oggi Abdelrahman Mansour, un blogger e attivista dei diritti umani ospite dell’Arci e invitato per una conferenza stampa alla Camera dei Deputati. Un’occasione utile anche per ricordare cosa l’Italia e la comunità internazionale possono fare per aiutare gli egiziani; presenti Raffaella Bolini, dell’Arci, Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International, e i deputati Pia Locatelli, presidente del comitato per i diritti umani e Erasmo Palazzotto, vicepresidente della Commissione esteri della Camera.

Il quadro dipinto da Mansour che è stato coautore di “We are all Khaled Said”, la pagina politica su Fb più letta del Medioriente, esule negli Stati Uniti dopo la defenestrazione di Morsi e la salita al potere del generale Al-Sisi, è desolante. Fu proprio quella pagina di Fb a promuovere l’appello che contribuì alle manifestazioni che il 25 gennaio del 2011 portarono alla caduta del regime di Moubarak e da allora le cose sono costantemente peggiorate. Mansour snocciola un elenco interminabile di arresti, sparizioni, sentenze capitali. “Solo nel primo anno del governo di Al-Sisi – ricorda – ci sono stati 289 casi di tortura e 16 casi di violenze sessuali” a danno di giovani fermati dalla polizia dice, e ricorda anche che ci sono ancora in carcere i due avvocati che si erano occupati del caso Regeni.
“Chiediamo di alzare la voce contro la dittatura”, “chiediamo all’Italia di fermare anche il trasferimento di quel software che serve allo spionaggio elettronico e oggi utilizzato” per le politiche repressive contro l’opposizione e i dissidenti.

E con Mansour sia Noury che Palazzotto che Locatelli, fanno l’elenco degli atti concreti che l’Italia, come la Comunità internazionale, può fare dopo il richiamo dell’ambasciatore al Cairo. In testa la sospensione di tutte le forniture di armi e non solo dei pezzi di ricambio usati per gli F16 (che il parlamento si appresta a decidere in queste ore, ndr) oltre al blocco del software per lo spionaggio elettronico, ma anche la sospensione degli accordi bilaterali che fanno sì che l’Italia possa rispedire in patria i migranti egiziani, definendo l’Egitto un Paese ‘non sicuro’. Insomma ripetono insieme dobbiamo far sentire di più la nostra voce in Europa e dobbiamo, sottolinea la deputata Pia Locatelli, fare in modo di ‘proteggere i difensori dei diritti umani’, un passo essenziale su una strada che l’Italia ha già imboccato attivando un coordinamento europeo e rispondendo affermativamente a tutte le richieste di incontro che giungono al nostro parlamento. “L’Italia può e deve offrire protezione” perché dopo il caso Regeni non siamo noi che dobbiamo sentirci isolati, ma l’Egitto di Al-Sisi.

Abuso di potere in Italia
e diritti umani

Reato torturaNelle ultime settimane, in Italia, si è molto discusso sull’abuso di potere da parte delle forze dell’ordine, sia per la recente assoluzione degli agenti che erano accusati di omicidio preterintenzionale per la morte di Giuseppe Uva, deceduto mentre era in custodia in caserma a Varese, sia per il recente filmato trasmesso dal programma “Chi l’ha Visto?”. In quest’ultimo caso, si è discusso della reazione dei carabinieri nei confronti della famiglia Brunelli di Cerro Veronese (Verona) che tentava di impedire la rimozione di un’automobile nella loro proprietà privata. Quell’area, però, secondo l’amministrazione comunale, dovrebbe garantire il pubblico passaggio ed è per tale ragione che è stato richiesto l’intervento delle forze dell’ordine e di un carro attrezzi. Nel video mandato in onda dal programma (girato dai carabinieri), si vede un agente schiaffeggiare una donna, Marisa Brunelli, la quale, però, sembrerebbe colpire per prima: da qui è scaturita una lite tra la famiglia e l’Arma dei carabinieri. Questi ultimi hanno avuto ragione in tutti i gradi di giudizio, mentre la famiglia Brunelli è stata condanata per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale (in secondo grado venne assolto il padre di Marisa Brunelli, mentre la condanna per gli altri membri della famiglia venne confermata).

Senza entrare nel merito dei singoli casi e senza criticare le sentenze, la domanda che in molti si pongono è: fino a che punto le forze dell’ordine possono spingersi ad esercitare la propria forza? La Convezione sui Diritti dell’Uomo protegge il diritto alla vita e impone che i trattamenti dei prigionieri a qualunque titolo da parte delle autorità, siano umani e dignitosi. Ciò nonostante, le legislazioni consentono eccezioni, laddove sia necessario l’uso della forza per compiere un arresto (ad esempio se un sequestratore minaccia di uccidere un ostaggio, viene giustificato l’intervento violento delle forze dell’ordine per mettere in salvo il cittadino sequestrato). L’Onu dispone inoltre che “Gli Stati devono contemplare l’inserimento di norme proscriventi gli abusi di potere nel proprio sistema giuridico e offrire dei rimedi alle vittime di tali abusi. In particolare, detti rimedi dovranno comprendere il risarcimento e/o l’indennità e la necessaria assistenza materiale, medica, psicologica e sociale e relativo supporto”.

È stato inoltre ben chiarito dalla legge che l’Italia condanna “le uccisioni arbitrarie o illegali commesse da esponenti delle forze dell’ordine”, così come le torture ed i trattamenti inumani (Ambasciata Italiana in USA , Rapporto 2014 sul rispetto dei diritti umani – Italia). Un esempio di trattamento inumano è il pestaggio di Stefano Gugliotta, avvenuto nel 2010, per il quale sono stati condannati nove poliziotti. Gugliotta, però, ha potuto difendere ed esercitare i propri diritti, forse perchè in grado di raccontare personalmente i fatti. Per quanto concerne invece gli omicidi che sono frutto dell’abuso di potere, sembra che in Italia costituiscano una sorta di “tabù”.
Nel 2014 un articolo di Alessandro Sarcinelli su “Lettera43” puntualizzava che, dal 2001, vi sarebbero state ventisei vittime di presunti abusi di potere. A tal proposito, Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, spiegava: «Se si rilegge la storia giudiziaria dal 2001 a oggi sembra che non siano stati fatti passi avanti contro la violazioni dei diritti umani, ma le assoluzioni, le prescrizioni e le sentenze lievi sono figlie di un clima di impunità generale».(Sarcinelli, 2014. Abusi di polizia, processi e indagini difficili. Lettera43).

È per rispondere alla necessità di garantire trattamenti umani, equi e legittimi, che sarebbe opportuno istituire un organismo di controllo indipendente, che possa monitorare non soltanto le denunce di abuso di potere – anche a garanzia delle forze dell’ordine -, ma che sia in grado di rompere i “tabù” e supportare le vittime di tale reato. È questo, infatti, il suggerimento del Protocollo opzionale alla Convenzione Onu contro la tortura che, come spiegato da Amnesty International, “prevede l’adozione di meccanismi di prevenzione di maltrattamenti, tra cui un’istituzione indipendente di monitoraggio sui luoghi di detenzione”.

Alessia Malachiti

È ancora buio sull’assassinio di Giulio Regeni

Verita Giulio RegeniÈ passato un mese dal rapimento di Giulio Regeni, preso da sconosciuti in una strada del Cairo la sera del 25 gennaio, l’anniversario della rivolta di Piazza Tahrir, e fatto ritrovare il 3 febbraio lungo un fosso lungo l’autostrada, ma a oggi ancora non ci sono ipotesi credibili, tracce, su assassini, moventi e mandanti. Per questo oggi, convocata dall’associazione Antigone e dalla Coalizione italiana libertà e diritti civili (Cild), si è svolto un sit-in davanti all’ambasciata del Cairo cui ha partecipato anche – unica presenza delle Istituzioni – Pia Locatelli, parlamentare socialista e presidente del Comitato dei Diritti Umani della Camera dei Deputati. Al sit-in hanno aderito, tra gli altri, Amnesty Italia e l’Arci.

Il timore è oggi che la ‘ragion di Stato’, ovvero l’intreccio di interessi economici e politici attorno al governo egiziano del generale Al-Sisi – salito al potere con un golpe contro il governo islamista emerso dalla ‘primavera araba’ di tre anni fa – finisca per nascondere per sempre la verità oppure che ne venga confezionata una ad hoc per tacitare le proteste dell’opinione pubblica.

Ricordiamo che oggi riguardo alla crisi libica e alla penetrazione dell’Isis, l’Egitto è un alleato strategico non solo dell’Italia, ma di tutti quei Paesi, anche in Medioriente, che si difendono dal terrorismo Regeni_mix-310x165di matrice islamica. E sempre l’Egitto è un partner economico di primaria importanza dopo che l’Eni ha scoperto il più grande giacimento di idrocarburi della regione e si prepara al suo sfruttamento con reciproco vantaggio, soprattutto per glui egiziani che annaspano da anni in una crisi economica terribile aggravata dal terrorismo che indebolisce l’industria del turismo.

Il governo del Cairo insomma non ha nessuna ragione logica per fare un torto all’Italia, ma forse deve nascondere una verità scomoda oppure una colpa di cui non ha una responsabilità diretta.

Dal giorno del ritrovamento del corpo di Giulio Regeni, avvenuto proprio mentre doveva cominciare un’importante visita di una foltissima delegazione economica italiana guidata dal ministro Guidi, dall’Egitto sono arrivate notizie confuse o palesemente false, se non veri e propri depistaggi. Il giovane ricercatore prima era morto in un incidente stradale, poi in un tentativo di rapina, poi in durante un incontro a sfondo omosessuale e ieri pure per una vendetta personale, ma intanto agli investigatori italiani inviati a collaborare con quelli egiziani, fino ad oggi pare non sia stato dato neppure un elemento concreto per indagare, a cominciare dai tabulati telefonici del suo cellulare. E così è stato anche per altre possibili tracce degli assassini come i nastri delle telecamere attorno all’abitazione di Regeni. Tra le ipotesi circolate, forse ad arte, si è parlato anche di un complotto per colpire i rapporti tra i due Paesi, ai danni di Al-Sisi. Un complotto nato all’interno delle forze di polizia o di quelle di sicurezza, ispirato dai Fratelli musulmani per screditare il governo.

Locatelli Pia

Pia Locatelli

“Gli investigatori italiani non possono essere soltanto informati, devono avere accesso a documenti sonori e filmati, reperti medici, atti della procura di Giza” ha ripetuto ieri il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, durante il question time alla Camera dei deputati. In questa frase, tutto il disappunto del Governo perché purtroppo a oggi resta solo un’unica certezza: il giovane è stato sequestrato e torturato prima di essere ucciso.
“Il corpo di Giulio Regeni porta una firma, la firma della tortura di Stato e dobbiamo scoprire nomi e cognomi di chi ha messo quella firma. Vogliamo la verità”, ha detto Riccardo Noury, portavoce di Amnesty. “E’ un caso di tortura come centinaia di altri in Egitto”, spiega Noury. “Si tratta di metodi, utilizzati nelle stazioni di polizia. Con questo non vogliamo arrivare a nessuna conclusione, non spetta ad Amnesty stabilire chi siano i colpevoli, ma è doveroso mantenere alta l’attenzione. Non accetteremo – ripete – nessuna verità di comodo”. Nessuna accusa da parte di Amnesty International Italia, come ha spiegato il portavoce, Riccardo Noury. Segni di tortura che tuttavia mettono in luce una metodologia adottata “dalle forze dell’ordine e dalla polizia egiziani. Con questo non vogliamo arrivare a nessuna conclusione, non spetta ad Amnesty stabilire chi siano i colpevoli, ma è doveroso mantenere alta l’attenzione”. E questo, garantisce Pia Locatelli, “è quanto vuole il governo italiano. Verità”. “A un mese dal brutale assassinio del giovane studente italiano in Egitto, ancora non si conoscono le circostanze della sua morte  sopraggiunta in seguito a torture e sevizie. Chiediamo ancora una volta all’Egitto di fare chiarezza sulla vicenda, senza lentezze, omertà, tentennamenti e versioni discordanti, come quelle degli ultimi giorni. Il Governo italiano, come ci ha garantito ieri il Ministro Gentiloni, non intende abbassare la guardia e non si accontenterà di verità di comodo”.
Tante le sigle che hanno aderito alla manifestazione: Arci, Articolo 21, Cittadinanza attiva, Link Roma, Asgi, Usigrai, Fnsi, Cgil, Cisl, Uil. Presenti oltre Pia Locatelli, Nicola Fratoianni e Michele Piras (Sel), Paolo Ferrero (Prc) e il segretario dei Radicali italiani, Riccardo Magi. A rappresentare la famiglia Regeni, l’avvocato Alessandra Ballerini.

Regeni. Amnesty denuncia:
Egitto senza diritti umani

Diritti umani EgittoIl caso della tragica morte di Giulio Regeni  porta alla ribalta una delle tante storie “dimenticate” dai media tradizionali: la violazione dei diritti umani in molte aree del pianeta. Abbiamo chiesto a Riccardo Noury, portavoce di Amensty International, di darci più contesto e la loro opinione in merito.

Amnesty ha pubblicato di recente un rapporto sulla situazione dei Diritti Umani in Egitto. Ce ne puoi riassumere i dati più importanti?
L’uccisione di Giulio Regeni ha messo in evidenza una situazione di drammatica repressione e violazione dei diritti umani in Egitto, che avrebbe continuato a essere ignorata da parte delle istituzioni italiane se la vittima fosse stata egiziana. Da quando al Sisi è salito al potere, le organizzazioni per i diritti umani hanno registrato centinaia di casi di sparizioni e oltre 1700 condanne a morte (quasi tutte ancora non eseguite) e decine di migliaia di arresti, in larga parte nei confronti di sospetti militanti della Fratellanza musulmana, messa fuorilegge nel 2014. La tortura è praticata abitualmente nelle stazioni di polizia e nelle carceri, compresi i centri segreti di detenzione. La libertà d’espressione e manifestazione pacifica è pesantemente limitata e i difensori dei diritti umani e i giornalisti subiscono persecuzioni e processi irregolari. A questo Egitto di al-Sisi, tra l’altro, l’Italia ha mandato enormi quantità di armi.

Giulio Regeni

Giulio Regeni

Nello specifico caso Regeni che osservazioni avete fatto?
Abbiamo sottolineato l’incidenza della tortura e la coincidenza della sua sparizione il giorno del quinto anniversario della “rivoluzione del 25 gennaio” che diede il via alla fine del potere di Hosni Mubarak. Abbiamo chiesto un’indagine indipendente, imparziale, approfondita e tempestiva per chiarire le circostanze e i responsabili della morte di Giulio Regeni.

Come giudica Amnesty l’operato della autorità egiziane in questa vicenda?
Privo di trasparenza. Si è provato a fare quello che si fa abitualmente in casi di violazione dei diritti umani che riguardano cittadini egiziani: versioni contraddittorie, cui temo potranno seguire indagini non coerenti con le caratteristiche sollecitate da Amnesty International.

E secondo Amnesty, qual è stato il comportamento delle autorità italiane?
Sono intervenute con decisione, chiedendo di sapere la verità. È fondamentale però che le autorità italiane al Cairo collaborino pienamente, anche rispetto al lavoro dei legali, e che non ci si accontenti di verità di comodo.

Quale ti sembra la situazione dei diritti civili e di espressione nella regione e, in generale, nel mondo? Stiamo avanzando nella direzione del rispetto dei diritti umani?
Nell’area la situazione dei diritti umani è deprimente. In queste settimane di anniversari delle cosiddette “primavere” del 2011, non c’è una situazione (salvo, parzialmente, quella tunisina) che abbia mostrato segni di progresso. In alcuni Paesi, come Siria, Yemen e Libia, alle rivolte del 2011 è seguita una catastrofe umanitaria e dei diritti umani. Altrove, la repressione si è persino intensificata, ed è il caso dell’Arabia Saudita e del Bahrein.

Il prossimo Rapporto annuale di Amnesty International fornirà un’analisi approfondita della situazione dei diritti umani su scala mondiale.
Olivier Turquet
da pressenza.com

OFFENSIVA TURCA

Kobane-bombardamento

Sangue chiama sangue. Dopo la strage a Suruc, in Turchia si è accesa una miccia difficile da spegnere: i primi a muoversi sono stati i guerriglieri del PKK che per rappresaglia dell’uccisione dei giovani socialisti hanno ucciso due soldati turchi nella città di Ceylanpinar, nella provincia di Sanliurfa. La motivazione data dal Pkk è che il Governo turco è corresponsabile della morte dei 32 giovani in quanto connivente e compiacente con l’Isis. Oggi l’aviazione turca invece ha iniziato a bombardare le postazioni dell’Isis in Siria, dopo uno scontro a fuoco tra i soldati di Ankara e l’Isis al confine siriano in cui ha perso la vita un sergente turco. A iniziare lo scontro sono stati i militanti dello Stato Islamico che hanno attaccato il villaggio di confine di Havar, vicino alla città turca di Kilis, poco distante dalla frontiera. È comunque la prima volta che la Turchia sferra un attacco contro gli obiettivi dei tagliagole islamici in ​​Siria da quando l’Isis ha iniziato la sua avanzata attraverso l’Iraq e la Siria nel 2013, la Turchia dopo numerosi tentennamenti dichiara così guerra al sedicente Stato Islamico.

LA BASE AGLI AMERICANI
L’azione è stata portata avanti con carri armati e truppe di terre e sorvegliata da 10 F16 in volo dalla base di Diyarbakir, con tre di questi che hanno colpito postazioni Isis. Ma il il all’operazione-lampo è stata data dalla chiamata del presidente Usa Barack Obama che giovedì ha espresso l’appoggio alla Turchia dopo il massacro dei giovani a Suruc e solidarietà accompagnata da un nuovo invito a fare di più per fermare il flusso dei jihadisti diretti in Siria. Subito dopo, è stata annunciato che da agosto la coalizione alleata potrà usare la base aerea di Incirlik nelle missioni contro l’Isis, un’installazione situata nella parte sud della Turchia e dunque vicina alla zona di operazioni.

GUERRA SU DUE FRONTI
Il Presidente turco, Recep Tayyip Erdogan avvisa: la guerra della Mezzaluna al terrorismo è appena cominciata… ma chiaramente non dimentica l’altro fronte da combattere, quello dei curdi, che restano da sempre il nemico numero uno. Oltre alle incursioni aeree, le forze di sicurezza hanno condotto operazioni di rastrellamento contro presunti militanti islamici e curdi: 251 persone sono state arrestate in 13 province poiché sospettate di sostenere jihadisti dell’Isis e miliziani curdi del Pkk. Un’ operazione semplice per l’uomo forte di Ankara che in questi mesi ha ridotto ulteriormente i margini di libertà con la promulgazione di leggi che riducono non solo la libertà di stampa ma concedono anche ampie possibilità di ridurre la libertà personale a discrezione delle autorità di polizia senza intervento della magistratura. La posizione di Ankara è stata finora molto ambigua nel contrapporsi all’Isis, posizione rilevata non solo dagli stessi curdi, ma anche dagli osservatori esterni che hanno evidenziato come in questi mesi i curdi abbiano combattuto alle porte turche contro l’Isis senza alcun appoggio turco. “Finalmente sembra che il governo turco voglia davvero combattere contro l’Is”, è questa la novità rilevata dal portavoce di Amnesty italia, Riccardo Noury. “Ma resta una forte ambiguità sui curdi che hanno difeso da soli la città di Kobane, dove volevano recarsi per portare aiuti anche i giovani socialisti turchi e curdi morti nell’attentato di Suruc. Quella di oggi è un’operazione a tutto campo, probabilmente programmata da tempo e messa in atto dopo l’attentato”.
Il presidente turco in ogni caso ha colto l’occasione per fare un po’ di “pulizia”, su 252 arresti 200 sono membri dell’HDP.
“Dopo che la Legge di sicurezza nazionale è stata adottata – ha affermato Erdogan in un’intervista a Hurryiet– ci sono ancora persone che sfilano con le pistole con maschere sui loro volti anche a Istanbul. Se lo fanno vuole dire che ci sono punti deboli nella sicurezza”. Il riferimento del presidente era agli uomini che hanno scortato armati i funerali che si sono tenuti a Sultan Gazi, quartiere alevita di Istanbul, di tre delle vittime della strage di Suruc armati.

LA POSIZIONE DEI CURDI AL PARLAMENTO
Quello che bisogna ricordare è che la Socialist Youth Associations Federation (SGDF), di cui facevano parte i 32 ragazzi morti il 21 luglio, non è un’associazione della sinistra turca qualsiasi, essa è parte del Partito socialista degli oppressi (ESP). A capo del ESP è stata, dal 2010 al 2014, Figen Yüksekdağ, oggi co-presidente del HDP, il partito democratico del popolo che alle scorse elezioni ha saputo raccogliere l’eredità di Gezi Park, ottenendo il 13,2% dei voti. Non a caso vengono alimentate voci sul collaborazionismo del AKP (il Partito di Erdogan) all’attentato. Il Parlamentare dell’HDP di Urfa, Ziya Çalışkan, ha presentato ieri una risoluzione per l’idagine delle attività di ISIS in Turchia. Çalışkan riferendosi al massacro di Suruç ha dichiarato che “l’atroce attacco dell’ISIS è intrecciato con le politiche dello Stato turco sulla Siria”. Çalışkan ha affermato che “queste politiche acuiscono il bagno di sangue in Siria, rendono il caos nella regione meno prevedibile e allontanano la Turchia dalla pace. Constatando che il massacro di Suruç non sarà l’ultimo attacco di ISIS, Çalışkan ha ricordato la critiche dell’opinione pubblica della raffigurazione di ISIS da parte dei media come ‘giustificabile’. Ha evidenziato inoltre che “la difesa dell’ISIS da parte del governo negli ultimi tre anni è stata centrata attorno alla prospettiva che ISIS non rappresentava una minaccia per la Turchia”. Il parlamentare ha infine ricordato gli attacchi “ignorati” dal Governo da parte delle milizie islamiche: l’ISIS ha attaccato a Reyhanli nel distretto di Hatay (11 maggio 2013),a Niğde (20 marzo 2014),al consolato di Mosul (11 giugno 2014), alla tomba di Süleyman Şah (1 ottobre 2014),nel quartiere Sultanahmet di Istanbul (6 gennaio 2015),alla tomba di Süleyman Şah (22 Febbraio 2015), alle sedi HDP di Adana e Mersin (18 maggio 2015), e alla manifestazione dell’HDP di Diyarbakır (5 giugno 2015).

LA MANIFESTAZIONE DI SOLIDARIETA’
Il governatore di Istanbul ha vietato, ufficialmente per ‘ragioni di sicurezza’, la manifestazione promossa dal HDP, partito turco aderente all’Internazionale socialista, prevista per domenica a Istanbul davanti alla sede centrale del canale televisivo statale TRT, nei pressi di piazza Taskin. “ Mi hanno chiamato questa mattina dicendomi che l’evento è stato ‘bandito’: ufficialmente per ragioni di sicurezza, ma temiamo che ce ne siano anche altre” ha detto Pia Locatelli, deputata del Psi e capogruppo del Misto in Commissione Esteri alla Camera, che aveva annunciato la sua partecipazione alla manifestazione, organizzata per sostenere la pace in Turchia e nel Medio Oriente, dopo la strage di Suruc.

Maria Teresa Olivieri

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