L’erba londinese del Queen’s incorona un Cilic smagliante, ma Nole c’è

cilicE, se si tratta di parlare dei tornei su erba preparatori a Wimbledon 2018, non si può non citare il centrale Atp del Queen’s. Che dire? Non se ne può non discutere, soprattutto perché quest’anno in particolare ha riservato grosse e piacevoli sorprese. Dopo Stoccarda (dove c’è stato il ritorno di Roger Federer con la vittoria su Raonic e la conquista di nuovo della prima posizione mondiale) i riflettori erano tutti puntati sull’Atp di Halle e su quello del Queen’s londinese. In Germania lo svizzero cercava il bis tedesco: invece in finale si è dovuto arrendere al giovane croato Borna Coric che ha vinto a sorpresa il primo set al tie-break per 8 punti a 6: un tie-break particolarmente lottato seguito a un set in cui i due tennisti si sono sempre rincorsi, facendosi reciprocamente punti straordinari per rispondere a punti altrettanto eccezionali ed errori sorprendenti per cumulare regali all’avversario su altri doni equivalenti di gratuiti inaspettati; di solito l’elvetico sa sempre giocare meglio i punti decisivi invece qui ha sbagliato, anche con dritti clamorosamente mandati fuori, quelli più importanti; e sono state palle uscite non sempre di poco, dunque per lui sia sfortuna che cali di concentrazione o di stanchezza. È stato un Federer non solo un po’ deconcentrato, ma anche tanto nervoso, forse innervosito dalle polemiche con lo sponsor Nike e sul suo nuovo futuro contratto con Uniqlo. E questo è stato uno dei connotati curiosi e divertenti che hanno caratterizzato il suo esordio al primo turno a Wimbledon, contro Lajovic: non solo ha vinto facile in tre set netti per 6/1 6/3 6/4, ma a fine match, quando è andato a firmare autografi, una ragazza lo ha avvicinato chiedendogli in un cartellone giallo la sua fascia; lui l’ha cercata nel suo borsone e gliel’ha donata divertito e sorridente, felice della vittoria agevole. Invece all’Atp di Halle non era riuscito ad esprimere questo tennis e man mano si era lasciato sorprendere da un coraggioso Coric, sempre più aggressivo, che ha spinto di più nei momenti clou del match venendo anche avanti a rete (a costo di sbagliare qualche volée clamorosa). Il merito dell’impegno è stato premiato, per il giovane tennista che è rimasto sempre concentrato e non ha mai mollato. Dopo il duro primo set e tie-break, Coric ha avuto un calo nel secondo set che ha perso per 6/3, ma poi è ritornato subito alla grande nel terzo dove ha dominato con un netto 6/2: evidente la delusione e l’amarezza dello svizzero, che si è complimentato tuttavia con il giovane e talentuoso avversario, dispiacendosi di non aver espresso il suo miglior tennis al massimo come sempre. Sicuramente il croato si era avvalso del ritiro in semifinale di Bautista Agut per infortunio sul 3-2 e gli ha giovato aver giocato così poco ed essere arrivato fresco all’appuntamento decisivo con lo svizzero. Invece il n.1 in semifinale se l’era dovuta vedere con un altro giovane talento emerso: quello di Kudla, che ha sconfitto solo per 7/6 7/5; tra l’altro lo svizzero nei quarti con lo stesso punteggio aveva eliminato Ebden, mentre Kudla a sua volta aveva battuto Sugita (per 6/2 7/5), in grado di rifilare un netto 6/2 7/5 a Thiem, e Coric aveva sconfitto il nostro Andreas Seppi (per 7/5 6/3); forse invece Bautista Agut ha pagato il duro scontro di quarti contro Chacanov (3/6 7/6 6/3 il parziale a favore dello spagnolo), che aveva rifilato un doppio 6/2 a Nishikori. Dunque fuori Thiem, Nishikori c’era più spazio per Coric, dopo che aveva eliminato al primo turno la testa di serie n. 2 Alexander Zverev per 6/1 6/4 (ma visibile il suo problema fisico alla coscia, con una doppia fasciatura e la fatica a correre evidente). Se Coric porta un po’ d’Italia in Germania (poiché si allena con Riccardo Piatti), ad Halle subito in apertura derby italiano tra Seppi e Matteo Berrettini: quest’ultimo perde dall’altoatesino per 6/3 7/5; sfortunato il romano anche nel sorteggio di Wimbledon dove, al primo turno, troverà Jack Sock (l’americano è testa di serie n. 18).
Se la vittoria ad Halle è un ottimo risultato e nessuno toglie valore e merito al croato, dall’altro lato è vero che subito in apertura a Wimbledon non è riuscito a replicare l’esito positivo di tale vittoria: infatti il croato partiva da testa di serie n. 16, ma ha perso immediatamente contro il Next Gen Medvedev per 7/6(8) 6/2 6/2, tre set netti di cui un tie-break seguito da un doppio 6/2 finale molto drastico sono un invito a Borna a migliorarsi perché i margini che ha sono tanti.
E proprio in vista di Wimbledon, oltre a Federer, sono da tenere a mente e d’occhio proprio i due finalisti dell’Atp del Queen’s: Marin Cilic e Novak Djokovic. Il serbo è assolutamente ritrovato e il croato è assolutamente in fiducia. Nole ha mostrato un’ottima forma fisica e mentale, i colpi da manuale di sempre e sembra sentirsi decisamente ritornato e pronto a lottare per riconquistare i primati del passato e la vetta della classifica mondiale a pieno regime. Questa è la buona notizia, che lo ha caratterizzato in maniera costante per tutto il torneo del Queen’s. Dall’altro lato deve continuare ancora a giocare tanto e il più possibile per ritrovare la resistenza dei tempi migliori. Nella finale contro Cilic, infatti, era partito molto bene, ma è sembrato accusare un calo fisico che gli ha provocato una fase di lieve appannamento che non gli ha permesso di vincere, ma gli ha fatto perdere una finale lottata e abbordabile assolutamente per lui. Cilic del resto era in forma smagliante e testa di serie n. 1; eppure Djokovic riesce a strappargli il primo set subito in apertura per 7/5, poi però nel secondo set lottano in equilibrio entrambi molto e si va al tie-break, ma Nole se lo fa ‘soffiare sotto il naso’ per 7 punti a 4; questo è il momento decisivo che farà rigirare la partita: il serbo si innervosisce, il croato ritrova fiducia e coraggio e prende sempre più campo; nel frattempo un po’ di sfortuna clamorosa per Nole e un po’ di stanchezza per il serbo, lo fanno sbagliare qualcosina in più che pregiudicherà l’esito del terzo set, che perderà per 6/3 (quasi come avesse ceduto rassegnato ad un certo punto, crollando stavolta anche fisicamente). Comunque l’ex n. 1 è assolutamente in corsa per Wimbledon con i più forti, dove può arrivare tranquillamente sino in fondo al torneo e fino agli ultimi turni (laddove non a conquistare il titolo come più volte in passato). Da notare al torneo del Queen’s l’arrivo in semifinale di Nick Kyrgios: l’australiano ha battuto al primo turno proprio Andy Murray in tre set (per 2/6 7/6 7/5); peccato che poi si sia preso una multa per imprecazioni in campo e apertura del codice di comportamento antisportivo per non aver giocato in campo, ma per aver buttato via i punti. Il giovane ‘aussie’ ha perso in semifinale contro Cilic con un doppio 7/6: il primo per 7 punti a 3, il secondo per 7 punti a 4; l’australiano cercava qui al Queen’s il riscatto dalla semifinale persa contro Federer a Stoccarda. Djokovic, invece, in semifinale a Londra ha battuto il francese Chardy per 7/6(5) 6/4, che aveva vinto il derby transalpino con Richard Gasquet nei Paesi Bassi all’Atp 250 di ’s-Hertogenbosch.

Torneo di Stoccarda a Federer. Bene Gasquet e Krunic nei Paesi Bassi

roger federer stoccardaL’assenza dai campi non ha influito negativamente sul ritorno di Roger Federer. Lo svizzero, dopo lo stop per la stagione sulla terra rossa, torna a giocare sull’erba a Stoccarda. Perfettamente a suo agio sulla superficie, in una forma fisica ottima (fisico asciutto, freschezza agonistica, sembra ringiovanito), disegna il campo che è una bellezza. Sicuro al servizio, quando lascia partire il dritto si apre il campo (ma anche col rovescio, in accelerata con quale dei due fondamentali gli capiti prima) e va a chiudere col passante di rovescio o in avanti a rete con la volée o lo smash. Solitamente è questo il suo schema vincente, ma non disprezza il serve&volley. Specialmente sull’erba diventa in-giocabile e neppure il potente dritto di Milos Raonic (fino a 137 km/h) riesce a fermarlo e ad impedirgli di alzare la coppa in Germania. Per 6/4 7/6 si aggiudica il suo 98esimo titolo in carriera. Più lottato il secondo set perché lo svizzero si è complicato un po’ la vita insistendo di più appunto proprio sul dritto micidiale del canadese; tuttavia ha saputo giocare meglio i punti decisivi e fondamentali: il talento dell’elvetico è indiscusso, ma sicuramente la sua arma vincente per essere un campione così “longevo” è proprio la forza mentale più che la tecnica ineccepibile e straordinaria, un’esperienza che non si può insegnare. Ed in questo insegna molto la semifinale contro l’australiano Nick Kyrgios: una dura battaglia terminata solamente al terzo set (6-7 6-2 7-6) e dopo due tie-break in cui non sono mancate le occasioni al giovane ‘Aussie”; non facile rimontare, sotto di un set, per il n. 1 del mondo contro il re degli aces, perfettamente a suo agio sull’erba. Anche al successivo torneo di Halle, sempre in Germania, parte bene e continua la sua corsa ad accumulare vittorie su vittorie: vince facile il primo turno contro Aljaz Bedene per 6/3 6/4. A Stoccarda è bastata un’ora e venti minuti circa al 36enne svizzero per completare quella che era la sua 148^ finale (record di e per pochi altri tennisti) e portarsi a casa la ‘Mercedes Cup’ (con la macchina in palio con cui è tornato a casa prima di ripartire appunto per Halle).
Se Federer è il re di Stoccarda, nei Paesi Bassi (all’Atp 250 di ’s-Hertogenbosch, Atp 250 proprio come quello appena citato di Stoccarda con un montepremi di 656mila euro e poco più, circa), invece, vi sono due trionfatori: Richard Gasquet (che si aggiudica il derby francese contro Chardy) e Aleksandra Krunic (che si era imposta al Foro Italico sulla nostra Roberta Vinci). Ma vediamo meglio nel dettaglio cosa è successo.
La finale maschile nei Paesi Bassi a Gasquet. Gasquet va subito avanti nel punteggio e si porta in vantaggio per 4-2 nel primo set; ma a questo punto Chardy fa contro-break, però poi perde di nuovo il servizio e manda il connazionale a servire per il primo set. Grazie a due passanti strepitosi di Gasquet (prima di dritto incrociato e poi di rovescio) si aggiudica il primo set definitivamente; da segnalare anche un recupero straordinario su una volée, con il rovescio in corsa che mette all’incrocio delle righe prima di riportarsi di nuovo in vantaggio. Non bastano i dritti potenti (anche a 147 km/h) di Chardy, che spreca le occasioni di break che ha. Nel secondo set, infatti, Chardy va addirittura avanti 5-3, ma si fa rimontare prima 5-4 poi 5-5 ed è tie-break; ma Gasquet nel tie-break va subito avanti e lo conquista abbastanza tranquillamente.
Il momento clou che però ha fatto svoltare e ‘rigirare’ il match e il secondo set (ovvero annullando la possibilità di allungarlo al terzo set per Chardy e di ritornare in partita e rimontare, per poi andare a vincere) è stato proprio quando è andato a servire sul 5-3. Chardy conduceva per 40-15 sul 5-3, ma -prima un passante incredibile di Gasquet- poi soprattutto una palla chiamata out sulla sua seconda di servizio lo ha fatto particolarmente innervosire (dopo un errore di rovescio, che ha mandato lungo), facendogli perdere il controllo, i nervi e la concentrazione. Ha dato così la palla break a Gasquet, che poi se ne è procurata un’altra con uno straordinario passante di rovescio incrociato in cross ad uscire a cui è seguito il doppio fallo di Chardy che, al cambio campo, ancora discuteva di quella palla (la seconda di servizio) con l’arbitro. Gasquet ha completato, successivamente, a 15 il recupero sul 5-5 (con un ace).
Il tie-break che ne è derivato si è svolto così: 1-0 Gasquet, 1-1, 2-1 Gasquet (su un errore in risposta di Chardy), 2-2 (Gasquet manda lungo un recupero di rovescio), 3-2 Gasquet con uno stupendo passante di dritto rasoio alla rete, errore di dritto di Gasquet ed è 3-3, 4-4 con una bella volée di Gasquet, errore dritto di Chardy e Gasquet va 5-4 (due match points con il servizio a disposizione), ace di Gasquet ed è 6-4 per lui, poi 6-5 con Chardy che si aggiudica il punto con un dritto in attacco in avanzamento, 7-5 Gasquet con un recupero su una palla bassa di dritto che trasforma in demi-volée in attacco in controtempo che non riesce a prendere Chardy, su cui non arriva decretando, così, la vittoria definita del connazionale francese.
Tra l’altro, qui ad ‘s-Hertogenbosch, Gasquet (testa di serie n. 2) aveva battuto il giovane greco Stefanos Tsitsipas (testa di serie n. 5) per 7/6(2) 7/6 (4) ai quarti e Bernard Tomic in semifinale per 6/4 6/7(8) 6/2 (semifinale dura e molto combattuta che, ciononostante, non gli ha impedito di vincere la finale).
La finale femminile di ‘s-Hertogenbosch. Ad imporsi è la serba Aleksandra Krunic (testa di serie n. 7), in grado di battere in semifinale niente di meno che la testa di serie n. 1 Coco Vandeweghe in tre set per 2/6 7/6(4) 7/6(1): la statunitense è sempre una giocatrice temibile, soprattutto ha dimostrato di esserlo particolarmente sull’erba, superficie che predilige e che ben si confà al suo schema tattico aggressivo, al suo tennis d’attacco e al suo gioco basato sempre sul ricercare il colpo vincente con pochi scambi (dunque un risultato che vale doppio per la Krunic). Poi altri tre set sono serviti alla serba per aggiudicarsi la finale del torneo e imporsi sulla belga Kirsten Flipkens, che va avanti di un set nel primo parziale subito per 7/6; poi la Krunic rimonta, prendendo sempre più terreno riuscendo a fare il break decisivo che la porterà sul 7/5 (dopo un parziale in equilibrio ancora, ma in cui la Flipkens concede qualcosina in più, facendo qualche errore in più). Poi dilaga per 6/1 nel terzo e decisivo set, andando subito 4-1 e poi 5-1. Impegno premiato per la giovane atleta, che non ha mai mollato, ma è stata più incisiva quando è servito, approfittando del momento di cedimento dell’avversaria e di ogni suo ‘regalo’ (ogni gratuito concesso), entrando sempre più in partita fino a dominare nel terzo e decisivo set. La serba, a soli 25 anni, sale così alla posizione n. 44 del mondo e si impone nel torneo, nonostante una vistosa fasciatura al braccio. Inutile non associare e far tornare alla mente il ricordo che la lega all’Italia. Infatti la Krunic agli Internazionali Bnl d’Italia di quest’anno, lo scorso maggio, ha affrontato proprio la nostra Roberta Vinci nella sua ultima partita che ha disputato prima del ritiro definitivo ufficiale dal tennis giocato. In quel turno la serba ha trionfato con il punteggio di 2-6 6-0 6-3, parziale che ha entusiasmato ancor di più tutti i fans azzurri che hanno sperato nella vittoria dell’atleta di casa.

Tennis: Tsonga vince in casa, la Svitolina conquista gli Emirati

svitolinaContinua la corsa inarrestabile di Jo-Wilfried Tsonga. Va a vincere in casa un torneo importante, che lo incorona ancor di più e sancisce la sua presenza a pineo regime nella top ten. Il francese sale, infatti, alla posizione n. 7 del ranking mondiale. Partiva di certo favorito da testa di serie n. 2 (dietro solo a Gael Monfils, n. 1), ma forse nessuno pensava che avrebbe fatto un torneo così “facile” a Marsiglia. Nell’Atp di Bouches du Rhȏne, in Provenza, ad impensierirlo è stato forse solamente l’australiano Nick Kyrgios in semifinale, che sciupa un’occasione d’oro: partita equilibrata nel primo set, Tsonga fatica ma riesce a conquistare il primo set al tie-break, complice qualche errore di troppo di Kyrgios; quest’ultimo pian piano ritrova la regolarità e l’incisività dei colpi e rimonta al secondo set, anche grazie a un lieve calo del francese, per 6/2; ma Jo-Wilfried al terzo riesce ad ottenere il break sufficiente che gli garantisce la vittoria per 6/4. Tutto in discesa per lui poi in finale contro il connazionale Lucas Pouille: un match senza storia in cui l’avversario nulla può contro la maggiore potenza ed aggressività del futuro trionfatore. Pouille gioca bene, ma non basta. Per il transalpino è il secondo torneo consecutivo vinto. Tsonga dà sfoggio di un tennis di qualità: precisione tecnica, tattica, giusta determinazione, convinzione, decisione, nel corretto approccio al match, con un’attitudine mentale degna dei campioni, rafforzata dall’esecuzione perfetta dei colpi (a fondocampo quanto a rete). Per non parlare del servizio, tanto da non disdegnare, quando può, un serve&volley. Se, ad esempio, nella finale chiude il primo set con una stop-volley da manuale, nel secondo continua a dare lezioni di tennis con tre aces consecutivi piazzati. Subito ad inizio partita, in finale, va avanti di un break e si porta immediatamente sull’1-0; nel secondo set, invece, strappa il servizio e fa il break sul 3-2, andando avanti poi per 4-2. 31 anni, fisico imponente e robusto, la sua forza non è solo fisica (ma anche mentale, di concentrazione e lucidità); oppure il suo colpo migliore non è principalmente od esclusivamente la battuta appunto, come si potrebbe pensare. La differenza nella finale e nel secondo set in particolare (leggermente più lottato forse) l’ha fatta con i fondamentali, con il gioco d’attacco e soprattutto con il rovescio anche da fondocampo; non è solo per come ha tenuto la rete che ha entusiasmato il pubblico di casa, ma anche per il modo con cui ha chiuso certi scambi lunghi e lottati con passanti di rovescio bimane, anche lasciando all’ultimo una mano. Doppio 6/4, come doppio successo consecutivo per lui. Tsonga si inserisce, così, a pieno titolo, nella rosa di giocatori transalpini di cui la nazionale francese dovrà tenere conto. Tanti gli altri nomi interessanti che l’Atp di Marsiglia ci ha mostrato. E nei quarti ve n’erano ben 5 schierati per due derby tutti d’Oltralpe: Gael Monfils contro Richard Gasquet; poi l’altro tra Gilles Simon e Tsonga appunto; e infine Lucas Pouille. Ma qui in Provenza hanno giocato anche: Mathieu, Chardy, Paire, Mahut, Benneteau. La scelta non manca di certo per un eventuale impegno prossimo di Coppa Davis. Tuttavia, forse, Jo-Wilfried è quello che, di recente, è cresciuto di più. Non a caso, dicevamo, si porta a quota 7 della classifica mondiale. Tsonga insegna, soprattutto, che il tennis non è solo potenza, ma anche sapersi muovere sul campo con agilità, avere una capacità di precisione di schema tattico, che indica un disegno e una visione di gioco che permettono a un tennista come lui di spostarsi con ordine. Non è facile essere in grado di possedere tutti questi aspetti che fanno un giocatore completo e danno una lettura perfetta del match e come intepretarlo.
E, negli Emirati Arabi, il prestigioso Wta di Dubai (un milione di dollari di montepremi) vede imporsi un’altra n. 7: la testa di serie del seeding, l’ucraina Elina Svitolina che, in finale, batte la testa di serie n. 10 del tabellone Caroline Wozniacki e diventa lei la nuova n. 10 del ranking mondiale. Seguita da Justin Henin, la sua performance qui a Dubai è stata assolutamente da dieci. Ha giocato un tennis strepitoso, da vera numero uno. Classe ’94, per raggiungere il 100% di successi ora le manca la conquista di uno Slam: un assalto più che legittimo e giustificato, data la sua entrata nella top ten così giovane. Nel set iniziale il break arriva sul 3-2: la Svitolina tiene il servizio a 0 e si porta sul 4-2, ed ha persino la palla del doppio break, che non sfrutta con un errore nella risposta. Dal 4-3 si arriva al 5-3 con due punti straordinari di Elina: un rovescio lungolinea dopo uno scambio durissimo in cui era stata costretta al recupero con un lob di rimessa e poi un ace. Ha la palla del 6/3, ma è 5/4. Stavolta, però, l’ucraina chiuderà 6/4. Sia la Wozniacki che la Svitolina sono tese. Entrambe non sfruttano, rispettivamente, palle e break e set point. Elina, nel secondo set, farà break in apertura, ma poi brava la danese a recuperarlo e portarsi sull’1-1. Per il resto, secondo parziale speculare al primo. Si concluderà per 6/2, con la Wozaniacki che cede un po’ nel finale, sempre con un rovescio lungolinea della Svitolina. Caroline le prova tutte, ma l’ucraina si impone in campo in modo pauroso: le riesce tutto con la massima precisione e facilità; colpi più pesanti, nonostante la maggiore aggressività forse della Wozniacki che viene spesso anche in attacco a rete, ma spesso passata dall’avversaria. La testa di serie n. 10 le prova davvero tutte, persino un ace di seconda, ma non è sufficiente e null’altro può se non arrendersi al maggiore stato di grazia dell’altra. La n. 7 del seeding commenta così la vittoria a fine partita: “Sono felice perché è sempre difficile vincere con un’avversaria come Caroline, che è una che non molla mai”. Invece stavolta ha dovuto alzare bandiera bianca. Troppo superiori persino le percentuali: 23 a 10 i colpi vincenti per l’ucraina, 2 a 4 i doppi falli per la Svitolina; 9 break point contro i 4 della danese, poi, sono davvero tanti. Troppi in più per non pesare o fare la differenza. Si tratta della seconda finale consecutiva persa per l’attuale n. 15 del mondo: la Wozniacki era già stata sconfitta dalla Pliskova a Doha la settimana scorsa, mentre la Svitolina già aveva trionfato a Taipei tre settimane fa (per 6/3 6/2 su Peng Shuai). L’unico precedente è stato giocato un anno fa a Miami e a vincere, nel tie-break del terzo set, fu Elina. Forse la danese è stata penalizzata da un leggero infortunio alla coscia destra (vistosa la fasciatura che portava) e dalle continue e quotidiane interruzioni per pioggia a Dubai, che hanno caratterizzato tutto il torneo. A tale proposito, poi, ancor più merito rende alla Svitolina la vittoria in semifinale su Angelique Kerber. La tedesca, e testa di serie n. 1, viene sconfitta per 6/3 7/6 dalla ucraina ma, a onor del vero, gioca quasi da ferma nel finale di secondo set soprattutto (colpita da un infortunio al ginocchio per cui è stata costretta anche a chiedere il time out medico; ma neanche questa sospensione ha distratto l’avversaria). Di certo più fallosa la Kerber, ma di sicuro anche più incisiva Svitolina; conquista 9 palle break, commette la metà degli errori gratuiti: 20 a 10 per lei contro quelli della tedesca che, per di più, fa ben 5 doppi falli. Ciononostante le due tenniste regalano un secondo set combattuto, lottato ed entusiasmante, pieno di break e contro-break. Impressionante quanto questa giovane tennista non tremi di fronte a campionesse come Caroline ed Angelique.

Barbara Conti

Al torneo di Eastbourne
sorprende Madison Keys

Madison KeysSorpresa al torneo di Eastbourne sull’erba: a vincere è la giovanissima statunitense Madison Keys che si impone sulla tedesca Angelique Kerber in tre set, col punteggio di 6-3, 3-6, 7-5. Quest’ultima era la testa di serie numero 5 del tabellone ed era considerata la favorita avendo giocato, per tutto il torneo, un’alta qualità di tennis. In più anche i precedenti pendevano a suo favore: nel 2013 la Kerber aveva battuto la Keys al terzo turno degli Australian Open. Invece in questo torneo l’americana stupisce tutti, mettendo in atto un gioco ineccepibile, sorprendendo tutte le avversarie compresa la tedesca.

Forse più fresca rispetto all’avversaria, proprio per aver vinto più facilmente gli altri match, la Keys ha dominato il torneo per la capacità di attuare uno schema tattico più aggressivo, venendo maggiormente a rete, restando meno ancorata a fondo, interrompendo prima gli scambi con accelerazioni che la “lanciavano” al net dove, puntando sulla sua altezza di tutto il suo metro e 78, è sempre riuscita a chiudere facilmente il punto, sia con potenti smash che con convincenti volée che hanno mostrato un buon tocco di palla e sensibilità sulla racchetta che non hanno guastato. Inutile evidenziare la solidità data anche dal più che valido servizio. Precisione e regolarità hanno fatto il resto, ma non è una novità per una tennista che a soli sei anni entra a far parte dell’accademia di Chris Evert a Boca Raton.

Dunque una tennista che si fa conoscere in vista di Wimbledon dove sicuramente saprà farsi valere. Stupefacente, infatti, la facilità con cui è riuscita ad esprimersi su una superficie quale l’erba. Se non fosse stato per il manto verde (anche se molto consumato a fine torneo, dove lungo le linee di fondo campo rimaneva ben poca traccia dell’erba ndr) si avrebbe avuta la certezza di stare giocando sulla terra: tenniste che correvano agevolmente da ogni parte del campo, scambi lunghi, di grande profondità, sembravano quelli di veri e propri tennisti “terraioli”, tipici di palleggiatori professionisti da fondo. Ciò ha reso più entusiasmante la finale femminile, ma anche la semifinale tra la Kerber e la Wozniacki (n. 8 del seeding), finita solamente dopo un lottato 3-6 7-6(3) 6-3.

Le due tenniste sembravano due gemelle, quasi siamesi, data sia la fisicità simile che il loro gioco tattico speculare. Bionde, solide, tenaci, entrambe amano un gioco in regolarità da chiudere con improvvise accelerazioni in top spin, scambiando da fondo campo più che venendo a rete. In più la Wozniacki veniva da un altro match duro contro la nostra Camila Giorgi, altro incontro che ha dato spettacolo. L’azzurra non è riuscita nell’impresa di battere la testa di serie, ma si è arresa solamente dopo un faticoso match lottato di tre set, terminato per 6/7(7-9) 6-4 6-2. I tie-break non hanno portato fortuna alla Wozniacki, ma forse un po’ di stanchezza ha precluso la vittoria alla Giorgi. Si tratta, comunque, di tutte tenniste che potranno fare bene a Wimbledon, perciò è importante evidenziare il loro risultato soddisfacente qui ad Eastbourne.

Quest’ultimo regala anche un’altra importante novità nel doppio femminile: per il positivo risultato della collaudata coppia femminile Sara Errani e Roberta Vinci, che riescono ad arrivare sino in semifinale, perdendo solamente dalla coppia cinese (di Taipei, Taiwan) Chan, vincitrice del torneo, in semifinale per 6/2 6/3. E poi per altri due motivi: il ritorno sulla scena della svizzera Martina Hingis (ex numero uno del mondo) che, per di più, gioca in doppio con la nostra Flavia Pennetta. Le due tenniste sono arrivate sino in finale, dove si sono arrese alle orientali solamente dopo un match entusiasmante terminato con il punteggio di 6/3 5/7 10/7 per le vincitrici. Nel maschile, invece, si impone la testa di serie numero tre del tabellone, Feliciano Lopez.

Lo spagnolo batte il numero uno del seeding, Richard Gasquet, vincendo sul francese in tre set per 6/3 6/7(5) 7/5. Altro torneo maschile si giocava all’Atp 250 di S-Hertogenbosch. A conquistarlo è lo spagnolo Roberto Bautista-Agut, che batte in finale il tedesco Benjamin Becker con il punteggio di 2-6 7-6(2) 6-4. Ottiene, così, il suo primo titolo in carriera. Sarebbe una notizia inedita, tanto più che si tratta di uno spagnolo e, di solito, tutti i giocatori provenienti dalla Spagna prediligono la terra rossa e si trovano poco a loro agio sull’erba. Non stupisce troppo, però, questa notizia per il risultato che ha ottenuto già quest’anno agli Australian Open, in cui già si era fatto notare; anche qui una superficie veloce, insolita per gli spagnoli dunque, dove al quarto turno aveva perso da Grigor Dimitrov (testa di serie numero 22) in quattro set per 3/6 6/3 2/6 4/6.

Comunque la vittoria all’Atp 250 di S-Hertogenbosch sorprende piacevolmente in vista di Wimbledon (potrebbe essere un altro giocatore che dà del filo da torcere ai campioni super quotati), anche se ci si poteva aspettare un altro suo exploit vincente; subito dopo gli Australian Open, infatti, sarà convocato in Coppa Davis a Francoforte contro la Germania, dove perde entrambi i singolari. Tuttavia è l’ATP 1000 di Madrid a fargli guadagnare diverse posizioni del ranking mondiale, poiché riesce a battere giocatori importanti (quali i connazionali Robredo e Verdasco), prima di arrendersi in finale a Nadal per 6-4 6-3.

Ba.Co