Inps, novità su disoccupazione agricola, Naspi e Permessi retribuiti. Concorsi pubblici, nuove regole

Inps
DISOCCUPAZIONE AGRICOLA: ULTIME NOVITÀ

Chi ha fatto domanda dell’indennità di disoccupazione agricola all’Inps, ma in realtà ha diritto all’indennità di disoccupazione non agricola (Naspi), può chiedere all’Inps di trasformare la prima istanza in richiesta di Naspi. La possibilità di trasformazione è possibile soltanto se la relativa richiesta: è fatta dal lavoratore interessato; è presentata nei termini previsti per la Naspi, ossia entro 68 giorni dalla fine del rapporto di lavoro. Lo stesso vale anche al contrario, cioè per la trasformazione dell’eventuale domanda di Naspi in istanza per la disoccupazione agricola.
A precisarlo è l’Inps nel messaggio n. 3058/2018. La questione riguarda, evidentemente, le ipotesi di domande di disoccupazione agricola che siano state respinte per prevalenza di attività in settori non agricoli; in tal caso, spiega l’Inps, si può trasformare la richiesta in domanda di Naspi, ma esclusivamente su richiesta specifica dell’interessato e qualora ci si trovi ancora nei termini previsti per la presentazione della domanda di Naspi (entro 68 giorni dalla cessazione involontaria dell’attività lavorativa). In tal caso, inoltre, l’interessato è tenuto a integrare la domanda di disoccupazione agricola, di cui si chiede la trasformazione, con l’eventuale documentazione necessaria alla definizione dell’istanza di Naspi.
Sempre a richiesta dell’interessato è poi possibile anche trasformare la richiesta di Naspi, che sia stata respinta per prevalenza di attività nel settore agricolo, in domanda di disoccupazione agricola, qualora l’istanza sia stata inoltrata nei termini previsti per la disoccupazione agricola (cioè dal 1° gennaio al 31 marzo dell’anno successivo a quello di riferimento). Anche in tale ipotesi, l’interessato è tenuto a integrare la domanda Naspi, di cui viene chiesta la trasformazione, con l’eventuale documentazione necessaria alla definizione dell’istanza di disoccupazione agricola.
L’opportunità di “trasformazione” di una domanda in un’altra, chiarisce infine l’Inps, vale anche per le pratiche ancora in trattazione che saranno definite in autotutela (cioè direttamente per iniziativa degli uffici dell’Inps, sempre a richiesta da parte degli interessati). Così pure le richieste di riesame e i ricorsi amministrativi riferibili a domande per le quali non sia, nel frattempo, intervenuta la decadenza dal diritto.

Permessi retribuiti
TUTTO QUELLO CHE C’È DA SAPERE

Come è noto il dipendente in alcune giornate può astenersi dall’attività lavorativa, presentando una motivazione valida. Può assentarsi, ad esempio, nel caso in cui sia affetto da una malattia, percependo quindi l’indennità economica riconosciuta dall’Inps oppure in seguito a un lutto. Tuttavia può non andare al lavoro anche per semplici motivi personali e senza perdere lo stipendio: ci sono dei permessi, infatti, che consentono al dipendente di non prestare l’attività giornaliera, mantenendo comunque la retribuzione.
Tra i permessi per motivi personali retribuiti ci sono i Rol, permessi riconosciuti per la riduzione dell’orario di lavoro, di cui il dipendente matura in base alle mansioni svolte un certo numero di giorni ogni anno. Non esiste, però, un monte Rol minimo prefigurato dalla legge. Si tratta, difatti, di un istituto di fonte contrattuale, poiché sono i singoli Ccnl a determinare il monte permessi complessivo oltre alle modalità di utilizzo da parte del dipendente.
La regola generale però vuole che i Rol siano riconosciuti solamente nel caso di impiego full-time. È sempre la contrattazione collettiva a stabilire le tempistiche entro le quali questi devono essere goduti e i termini per la monetizzazione nell’ipotesi in cui non lo fossero. A differenza delle ferie, infatti, il lavoratore può rinunciare a usufruire dei Rol maturati decidendo di monetizzarli allo scadere di un anno (o due a seconda del Ccnl di riferimento) dalla loro maturazione.
Quindi se si vuole sapere quanti Rol si riescono a perfezionare ogni anno per il proprio impiego bisogna fare riferimento al Ccnl del settore di appartenenza. In alternativa si può consultare il monte permessi retribuiti a propria disposizione semplicemente leggendo la busta paga dell’ultima mensilità, dove i Rol residui sono indicati nella parte bassa, vicino allo spazio dedicato alle ex festività.

Lavoro
È CACCIA A IDRAULICI ED ELETTRICISTI

Oggi in Italia mancano gli artigiani. In particolare elettricisti, idraulici, cablatori, manutentori e periti elettronici ed elettrotecnici. E’ difficile coprire un posto su quattro nonostante la facilità nel trovare un’occupazione e retribuzioni variabili da 25mila a 40mila euro lordi annui. E’ quello che emerge dall’osservatorio di e-work, Agenzia per il Lavoro leader in Italia e presente sul territorio nazionale con 34 filiali.
“Chiudo per pensione ma nessuno vuole fare il calzolaio”
“Per molti giovani i mestieri artigiani non sono professioni ambite perché c’è un atteggiamento culturale radicato, e sbagliato, che collega i lavori ad alta manualità a un disvalore”, ha affermato Paolo Ferrario, Presidente e Amministratore Delegato di e-work. “Queste professioni – ha continuato -. sono invece in grado di garantire ai ragazzi sicuri sbocchi lavorativi e un altro grado di imprenditorialità. Noi siamo sempre alla ricerca di profili specializzati per inserimenti con contratti di somministrazione o per assunzione diretta da parte delle azienda ma anche di ragazzi che abbiano voglia di imparare una nuova professione attraverso i nostri corsi di formazione gratuiti”.
La difficoltà delle imprese a reperire personale riguarda anche i falegnami, gli installatori di infissi, i panettieri, i pasticceri, i sarti, i parrucchieri e i cuochi. “La grande tradizione artigianale italiana non è affatto destinata a scomparire, anzi, ha proseguito Ferrario.
“I lavori basati – ha spiegato – sul saper fare con le mani saranno tra le professioni più ricercate del prossimo decennio al pari delle professionalità legate allo sviluppo delle nuove tecnologie, agli informatici e agli ingegneri. Specializzazione e capacità tecnologiche saranno quello si cui dovranno puntare gli artigiani 4.0 di domani”.
E-work in questo momento ricerca su tutto il territorio nazionale 225 artigiani e più precisamente: 65 periti elettronici ed elettrotecnici, 50 elettricisti, 45 idraulici, 30 manutentori di impianti di condizionamento, 20 manutentori idraulici impiantisti e 15 cablatori quadri elettrici .

Concorsi pubblici
ECCO LE NUOVE REGOLE
Requisiti e modalità, cambiano i concorsi pubblici. La riforma Madia ha modificato le procedure di reclutamento per il personale statale, introducendo nuove regole. Ai fini dell’ammissione al concorso potranno essere richiesti requisiti diversi sulla base della finalità della procedura di reclutamento, del ruolo che i candidati andranno a ricoprire e delle competenze richieste. Tra le novità, contenute nella riforma dei concorsi pubblici, è previsto per ciascuna delle amministrazioni, inserire tra i requisiti di partecipazione alle selezioni anche il possesso del titolo di dottore di ricerca o del certificato di inglese B2.
Non solo requisiti: le novità prefigurate dalla riforma Madia (decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75) cambiano anche le modalità di svolgimento delle prove dei concorsi pubblici. Nel caso di elevato numero di candidati potrà essere prevista una prova preselettiva, che dovrà essere basata non sulla conoscenza mnemonica ma sulla capacità del candidato di svolgere ragionamenti di tipo logico, deduttivo o numerico. La riforma Madia manda definitivamente in soffitta le prove eccessivamente scolastiche e nozionistiche per valutare la preparazione complessiva dei candidati che vogliono diventare dipendenti dello Stato. Dall’ormai indispensabile conoscenza della lingua inglese fino a quella dell’informatica, l’obiettivo delle nuove regole è rendere sempre più efficiente la complessa e articolata macchina della PA.

Rimborso canone Rai
OCCHIO ALLA TRUFFA
Attenzione alle e-mail inviate in nome dell’Agenzia delle Entrate che, dietro la comunicazione di un rimborso del canone Tv, nascondono un tentativo di truffa a danno dei cittadini. Negli ultimi giorni, comunica l’amministrazione, sono state segnalate delle false e-mail, apparentemente provenienti dall’assistenza servizi telematici dell’Agenzia, ma in realtà inviate da un indirizzo contraffatto non riconducibile alle Entrate.
L’oggetto della mail è ‘Re: Rimborso Rai – A8005W’ mentre nel testo del messaggio di posta elettronica si comunica il riconoscimento di un parziale rimborso del canone Rai per un importo di 14,90 euro, per ottenere il quale si rimanda alla sottomissione di una richiesta sull’indirizzo web del sito dell’Agenzia che in realtà nasconde un link ad un sito fraudolento (www.area-agenzia-en.info). ”Oggetto della e-mail e importo del fantomatico rimborso possono variare, ma in ogni caso, le e-mail in questione non provengono da un indirizzo direttamente collegato all’Agenzia e nascondono un evidente tentativo di truffa”, si spiega.
L’Agenzia raccomanda, pertanto, di cestinare immediatamente questi messaggi, di non cliccare sui collegamenti presenti e, soprattutto, di non fornire i propri dati anagrafici e gli estremi della propria carta di credito nella pagina web indicata nella mail. L’Agenzia ricorda, infine, che non invia comunicazioni via e-mail relative ai rimborsi.

Carlo Pareto

Riforma Madia, al via assunzione dei precari P.A.

madiaCon l’anno nuovo parte la stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione, così come stabilito dalla Riforma Madia e in particolare dall’articolo 20 del decreto legislativo 75 del 2017. A renderlo noto infatti è l’Anci (l’Associazione dei comuni) con un comunicato del 10 gennaio 2018 dove si annuncia che a partire dal 1 gennaio 2018 e per il triennio successivo è possibile procedere alla stabilizzazione del personale degli enti locali assunto con contratto in forma flessibile. Il programma riguarda tutta la pubblica amministrazione ma sarà focalizzato sul territorio. L’associazione ha inoltre preparato «una nota tecnica», una sorte di vademecum per aiutare le amministrazioni in questo passaggio.
Anci stima che possa trattarsi di circa 20.000 unità di personale interessato, anche frutto del blocco del turn over per le assunzioni a tempo indeterminato degli ultimi dieci anni, che Anci si è impegnata a rimuovere e superare ottenendo significativi risultati negli ultimi provvedimenti normativi. I più interessati sono i sindaci a cui dovrebbe quindi spettare un quaranta per cento del totale delle stabilizzazioni in palio.
Nella nota tecnica dell’Associazione dei comuni si riassumono le novità – intervenute da ultimo con la legge di bilancio per il 2018 – per attuare le norme. Gli interessati alla stabilizzazione sono i contratti a tempo determinato o altre forme di rapporto, come le collaborazioni, purché abbiano maturato tre anni di servizio nella Pubblica amministrazione. Per i contratti a termine, accesi dopo un concorso, si può procedere all’assunzione diretta, mentre al resto sarà riconosciuta una riserva nelle prossime selezioni.

Inps. Solo un nuovo posto di lavoro su cinque è a tempo indeterminato

Lavoro

INPS: SOLO 1 POSTO SU 5 È FISSO

Solo un nuovo posto di lavoro su cinque è a tempo indeterminato. Lo segnala l’Inps in un report sul precariato recentemente diramato. Nei primi dieci mesi dell’anno, scrive l’Inps, sono stati creati oltre mezzo milione di posti in più ma alla crescita delle assunzioni il maggior contributo è stato dato dai contratti a tempo determinato (+28%) e dall’apprendistato (+26,3%); sono invece diminuite le assunzioni a tempo indeterminato (-3,7%), contrazione interamente imputabile alle assunzioni a part time. Tra le assunzioni a tempo determinato appare significativo – sottolinea l’Inps – l’incremento dei contratti di somministrazione (+21,7%) e ancora di più dei contratti di lavoro a chiamata che, con riferimento sempre all’arco temporale gennaio-ottobre, sono passati da 160mila (2016) a 363mila (2017), con un incremento del 126,4%. Questo significativo aumento – come, in parte, anche quello dei contratti di somministrazione e dei contratti a tempo determinato – può essere posto, evidenzia ancora l’Inps, in relazione alla necessità per le imprese di ricorrere a strumenti contrattuali sostitutivi dei voucher, cancellati dal legislatore a partire dalla metà dello scorso mese di marzo e sostituiti, da luglio e solo per le imprese con meno di 6 dipendenti, dai nuovi contratti di prestazione occasionale.

L’incidenza dei contratti a tempo indeterminato sul totale delle assunzioni, informa l’Inps, è stata del 24% nei primi dieci mesi del 2017 mentre nel 2015, quando era in vigore l’esonero contributivo triennale per i contratti a tempo indeterminato, la quota di assunzione a tempo indeterminato era stata del 38,5%. Le trasformazioni complessive – includendo accanto a quelle da tempo determinato a tempo indeterminato anche le prosecuzioni a tempo indeterminato degli apprendisti – sono risultate nel periodo gennaio-ottobre 2017 310.000, un livello analogo a quello del medesimo periodo del 2016 (+0,5%). Per le cessazioni, la crescita è dovuta principalmente ai rapporti a termine (+25,8%) mentre le cessazioni di rapporti a tempo indeterminato risultano sostanzialmente stabili (+0,8%).

Istat

MENO PENSIONATI MA AUMENTA REDDITO

Nel 2016 i pensionati sono circa 16,1 milioni e percepiscono in media 17.580 euro lordi, 257 euro in più rispetto all’anno precedente. Lo rileva l’Istat specificando che tra il 2015 e il 2016 il numero di pensionati scende di 115mila unità e che per 3,2 milioni di famiglie la pensione é l’unica fonte monetaria di reddito. Le donne sono il 52,7% dei pensionati e ricevono in media importi annuali di circa 6mila euro inferiori a quelli degli uomini.

Le diminuzioni più rilevanti si riscontrano tra i pensionati di vecchiaia (quasi 94mila in meno), tra quelli di invalidità previdenziale (circa 57mila in meno) e tra i superstiti (quasi 29mila in meno). Sono invece in aumento i pensionati sociali (+5mila circa) e quelli d’invalidità civile (+52mila). Il reddito pensionistico sembra proteggere da situazioni di forte disagio economico. Nel 2015 l’incidenza delle famiglie a rischio di povertà tra quelle con pensionati (16,5%) è sensibilmente inferiore a quello delle altre famiglie (24,2%).

Professionisti

CONSULENTI DEL LAVORO ATTESTANO STATO DI DISOCCUPAZIONE

Stop alle incertezze sullo stato di disoccupazione dei lavoratori assunti tramite i Consulenti del lavoro. Lo prevede la Legge Finanziaria 2018 che assegna alla Fondazione Consulenti per il Lavoro la possibilità di ricevere dall’Anpal i dati relativi ai soggetti in stato di disoccupazione o a rischio di disoccupazione. Ciò permetterà alle agenzie per il lavoro, nonché agli iscritti all’albo nazionale dei soggetti accreditati ai servizi per il lavoro (ex art. 12 Dlgs. 150/2015, fra cui la Fondazione Consulenti per il Lavoro) di avere precisa contezza sullo stato dei lavoratori e sui loro precedenti occupazionali. I consulenti del lavoro, tramite della Fondazione Consulenti per il Lavoro, potranno dunque accedere legittimamente alla banca dati informativa dell’Anpal per confermare lo status occupazionale dei lavoratori in via di assunzione e la presenza di eventuali precedenti contratti a tempo indeterminato nella pregressa carriera degli stessi.

Tale informazione si rivelerà fondamentale per confermare definitivamente la legittimità della fruizione del nuovo incentivo occupazionale triennale per i giovani, varato nella stessa legge di stabilità 2018. “Scelta del legislatore assolutamente coerente e in linea con quanto deciso negli anni scorsi in materia di mercato del lavoro – ha commentato Marina Calderone, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro – scelte che confermano la centralità dei consulenti del lavoro rispetto alla gestione del rapporto di lavoro, anche per il ruolo di grande impulso dato alle politiche attive con la gestione di 8milioni di lavoratori”.

“Così – ha sottolineato – i datori di lavoro avranno la possibilità di avere la certezza dei presupposti dei rapporti di lavoro da instaurare e quindi la garanzia della legittimità della decontribuzione applicata in base alle nuove assunzioni agevolate, previste dalla Finanziaria 2018”.

Soldi, ferie e malattia

COSA CAMBIA PER GLI STATALI

Aran e sindacati hanno recentemente firmato l’Ipotesi di contratto collettivo nazionale di lavoro 2016 – 2018 per i pubblici dipendenti appartenenti alle Funzioni Centrali, nuovo comparto nel quale sono confluiti i precedenti comparti di Ministeri, Agenzie Fiscali, Enti Pubblici non Economici, Agid, Cnel ed Enac. Il primo contratto di lavoro del settore pubblico ad essere rinnovato dopo 8 anni di blocco della contrattazione nazionale che coinvolge circa 240 mila lavoratori. Il contratto riconosce aumenti economici a regime, pari a circa 85 Euro medi e prevede altresì, per il 2018, un elemento perequativo della retribuzione destinato solo alle categorie collocate nelle fasce più basse della scala parametrale. Sono riconosciuti anche gli arretrati contrattuali per il periodo 2016-2017. E’ L’Aran a fare il punto sul contratto del pubblico impiego appena siglato dai sindacati.

L’intesa, si legge nella nota, interviene anche sulle relazioni sindacali e su molti aspetti normativi (assenze, permessi e congedi, orario di lavoro e banca delle ore, ferie, codici disciplinari, rapporti di lavoro flessibile). C’era infatti la necessità di riscrivere alcune parti del contratto superate dalle norme di legge vigenti e, comunque, non più attuali. Inoltre, si è reso necessario armonizzare, in un unico quadro regolativo, le discipline contrattuali dei diversi comparti di provenienza.

In materia di relazioni sindacali, il nuovo contratto definisce nuove regole semplificate che valorizzano gli istituti della partecipazione sindacale, nel rispetto dei distinti ruoli dei datori di lavoro e delle organizzazioni sindacali. In questo ambito, è stato previsto un nuovo Organismo paritetico (“Organismo paritetico per l’innovazione”) che avrà il compito di instaurare un dialogo costruttivo e collaborativo con le organizzazioni sindacali. Sono state anche riviste ed aggiornate le materie attribuite alla contrattazione integrativa, con l’obiettivo di chiarirne il contenuto e la portata.

Sotto il profilo normativo, è stata elaborata una disciplina comune degli istituti del rapporto di lavoro quali l’orario, le ferie, i permessi, tra cui quelli, del tutto nuovi, previsti per l’effettuazione di terapie, visite specialistiche ed esami diagnostici. Il quadro generale degli istituti è stato rivisitato e aggiornato alla luce dei più recenti interventi legislativi.

Di particolare rilevanza, spiega la nota Aran, è l’introduzione della disciplina delle ferie solidali, che consente ai dipendenti con figli minori in gravi condizioni di salute, che necessitino di una particolare assistenza, di poter utilizzare le ferie cedute da altri lavoratori. Altre novità rilevanti riguardano le tutele introdotte per le donne vittime di violenza le quali, oltre al riconoscimento di appositi congedi retribuiti, potranno avvalersi anche di una speciale aspettativa. Per le stesse, viene altresì prevista la possibilità di ottenere il trasferimento ad altra sede in tempi rapidi e con procedure agevolate.

Ampliate le tutele riconosciute in caso di malattie gravi che richiedano terapie salvavita (quali chemioterapia ed emodialisi): infatti, le condizioni di miglior favore, prima previste per i soli giorni di assenza nei quali si effettuano le terapie, sono estese anche al periodo successivo nel quale sia impossibile tornare al lavoro, per gli effetti invalidanti dovuti alle terapie effettuate. Il contratto ha inoltre recepito le nuove disposizioni sulle Unioni civili, prevedendo che tutte le tutele del contratto riferite al matrimonio riguardino anche ciascuna delle parti dell’unione civile.

Aggiornate inoltre, prosegue la nota, le tipologie di rapporto di lavoro flessibile con particolare riguardo ai contratti di lavoro a tempo determinato, in coerenza con i principi di non discriminazione più volte affermati anche a livello europeo e con le modifiche normative recentemente introdotte. A tal fine, sono state estese ai dipendenti a tempo determinato alcune tutele (ad esempio, in materia di ferie e di diritto allo studio) Presso ciascuna amministrazione, è stato inoltre previsto un tetto complessivo per i rapporti di lavoro flessibile.

Il nuovo contratto collettivo, in attuazione della Riforma Madia, ha poi operato una revisione del codice disciplinare dei dipendenti pubblici, prevedendo specifiche sanzioni in caso di assenze ingiustificate in prossimità dei giorni festivi o per assenze collettive. Alla luce delle recenti modifiche legislative, è stato individuato un nuovo meccanismo per l’attribuzione degli incentivi economici al personale, che ha l’obiettivo di riconoscere premi aggiuntivi a coloro che abbiano ottenuto le valutazioni più elevate.

Il contratto ha infine creato le basi per promuovere un nuovo modello di “welfare contrattuale”, che consenta di sviluppare e diffondere sistemi analoghi a quelli già presenti nel settore privato. E’ stata prevista la possibilità di riconoscere ai dipendenti prestazioni integrative nei seguenti ambiti: sostegno al reddito della famiglia (aiuti economici e sussidi), supporto all’istruzione e promozione del merito dei figli (ad esempio borse di studio), contributi a favore di attività culturali, ricreative e con finalità sociale; prestiti a favore di dipendenti in difficoltà ad accedere ai canali ordinari del credito bancario o che si trovino nella necessità di affrontare spese non differibili; polizze sanitarie integrative delle prestazioni erogate dal servizio sanitario nazionale.

Carlo Pareto

Pubblico impiego. Approvata dal Cdm la riforma Madia

stataliIl pubblico impiego cambia volto. E’ stata definitivamente approvata dal Consiglio dei ministri la riforma Madia avviata nel governo Renzi. Per gli statali arrivano un nuovo codice disciplinare e i relativi licenziamenti: 10 i casi previsti per la sanzione massima, nonché il licenziamento per il dirigente che, con dolo o colpa grave, evita di attivare e concludere i procedimenti disciplinari. Cartellino rosso anche per i dipendenti che ricevono per tre anni di fila valutazione negativa per scarso rendimento. E ancora: arrivano le sanzioni agli assenteisti del weekend; il polo unico delle visite fiscali presso l’Inps, con gli stessi orari di reperibilità nel pubblico e nel privato (dal primo settembre); il reclutamento in base al fabbisogno; l’obbligo di prevedere la conoscenza dell’inglese nei concorsi; il tetto al 20% dei posti messi a bando per gli idonei. Ma anche l’assunzione dei precari ‘storici’ (che devono aver partecipato a un concorso): la stabilizzazione è prevista per coloro che abbiano lavorato almeno tre anni negli ultimi otto, anche in diverse amministrazioni pubbliche, e che abbiano maturato requisiti fino al 31 dicembre di quest’anno.

Grazie al via libera dei decreti legislativi da parte del Consiglio dei ministri, il ministero – ha dichiarato la ministra Marianna Madia – ha “le carte in regola dal punto di vista normativo per riaprire la stagione contrattuale. I premi – ha ribadito Madia – non saranno più dati a pioggia ma differenziando e seguendo una logica “non punitiva ma di potenziamento dei servizi ai cittadini”.

I decreti approvati dal Cdm, spiega la ministra, sono stati “valorizzati” rispetto alla versione iniziale, sulla base delle indicazioni arrivate “con i pareri parlamentari e l’intesa” raggiunta in Conferenza Stato-Regioni, come previsto dalla sentenza della Consulta sulla delega P.a. Sentenza, tiene a precisare, “che non ha bocciato la riforma”.

“Con l’approvazione del nuovo Testo unico – commenta il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso – può finalmente iniziare, dopo oltre otto anni di blocco, la nuova stagione della contrattazione, da cui potrà partire una nuova spinta al processo di riforma e qualificazione della Pubblica Amministrazione e dei settori della scuola, università e ricerca”. Per quanto riguarda i licenziamenti, prosegue Camusso, “è giusto e positivo il mantenimento dell’art. 18 ai lavoratori pubblici, ma occorre ribadire che la contrattazione deve essere sovrana nel disciplinare, attraverso la valutazione, lo scarso rendimento. Anche questa è una prova di coerenza con l’obiettivo del rafforzamento del ruolo della contrattazione”. Adesso per la leader della Cgil “la ministra Madia deve rapidamente approvare”. Al tempo stesso, sottolinea, “il Governo deve garantire le risorse per confermare gli impegni economici assunti nell’accordo del 30 novembre e per sostenere un piano straordinario per l’occupazione, finalizzato al superamento del precariato e al potenziamento dei servizi”.

Riforma Madia. Le mofiche per correggere gli errori

madiaPrimo via libera del Consiglio dei ministri a due dei tre decreti correttivi della riforma Madia della Pubblica amministrazione, ritenuti illegittimi dalla Corte Costituzionale lo scorso novembre. La riunione, durata poco meno di un’ora, ha esaminato il decreto bis sulle partecipate pubbliche e quello sui licenziamenti lampo dei cosiddetti ‘furbetti del cartellino’, che resta invariato nell’impianto. Due le principali novità per quest’ultimo decreto: un maggior termine per esercitare l’azione di risarcimento per i danni d’immagine alla P.a. provocati dal dipendente ‘traditore’ e obbligo di comunicazione dei provvedimenti disciplinari all’Ispettorato per la funzione pubblica entro 20 giorni.

Queste le principali novità sulle partecipate: sono ammesse anche le società che producono energia rinnovabile e le università che volessero creare società per la gestione di aziende agricole con funzioni didattiche. Inoltre sono stati prorogati i termini per la ricognizione di tutte le partecipazioni possedute: dal 23 marzo al 30 giugno 2017 per dare tempo alle amministrazioni di adeguarsi al decreto. Spostata al 30 giugno anche la data per la ricognizione del personale e di eventuali eccedenza. Fissato al 31 luglio il termine per l’adeguamento alle disposizioni in tema di governance societaria.

Ecco che cosa prevedono i due decreti
LICENZIAMENTI LAMPO
I ‘furbetti del cartellino’ colti in flagranza (anche attraverso videocamere e sistemi di registrazione delle presenze) saranno subito sospesi senza stipendio: il licenziamento arriverà nel giro di un mese. Il dipendente rischia anche di risarcire per ‘danno di immagine’ l’amministrazione con non meno di sei mesi di stipendio (più interessi e spese legali). La denuncia deve avvenire entro 20 giorni (e non più 15) dall’avvio del procedimento disciplinare. La Corte dei Conti potrà procedere per danni d’immagine entro 150 giorni (non più 120) dalla conclusione della procedura di licenziamento. I provvedimenti disciplinari devono essere comunicati all’Ispettorato entro 20 giorni. Vanno incontro a sanzioni anche gli eventuali ‘complici’ che abbiano agevolato l’attività fraudolenta. Il dirigente che non attiverà il procedimento disciplinare, che va fatto entro 48 ore, potrà a sua volta essere licenziato ed incorrere nel  reato di omissione in atti di ufficio.

DECRETO SULLE PARTECIPATE
Taglio delle società partecipate. I termini per la presentazione del piano di razionalizzazione slittano dal 23 marzo al 30 giugno. Stesso discorso per gli elenchi degli esuberi. L’adeguamento in tema di governance viene fissato al 31 luglio. Sono ammesse le partecipazioni nelle società aventi per oggetto sociale la produzione di energia da fonti rinnovabili; le università possono costituire società per la gestione di aziende agricole con funzioni didattiche. Non sono più consentite le società: prive di dipendenti e quelle che hanno un numero di dipendenti inferiore a quello degli amministratori; quelle che nella media dell’ultimo triennio hanno registrato un fatturato sotto il milione di euro; quelle inattive che non hanno emesso fatture nell’ultimo anno; quelle che svolgono all’interno dello stesso Comune o area vasta doppioni di attività; quelle che negli ultimi 5 anni hanno fatto registrare quattro esercizi in perdita; quelle che svolgono attività non strettamente necessarie ai bisogni della collettività. Viene prevista l’intesa in Conferenza unificata per il decreto del ministro dell’Economia con il quale sono definiti indicatori dimensionali quantitativi e qualitativi, al fine di individuare fino a cinque fasce per la classificazione delle società a controllo pubblico, nel caso di società controllate dalla Regione o da enti locali. Intesa anche per il decreto del ministro del Lavoro volto a disciplinare le modalità di trasmissione dell’elenco del personale eccedente. Infine il presidente della Regione può decidere (con  provvedimento motivato e nel rispetto della trasparenza) l’esclusione di singole società a partecipazione regionale  dall’ambito di applicazione della disciplina.

PA. Arriva la Riforma Madia per regolarizzare i precari

Il ministro della Pa Marianna Madia con i leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, Susanna Camusso, Annamaria Furlan, Carmelo Barbagallo e Paolo Capone, oltre ai rappresentanti delle diverse categorie del pubblico impiego durante l'incontro a Palazzo Chigi tra il governo ed i sindacati sui temi riguardanti la Pubblica amministrazione alla luce della riforma della Pa e della legge di stabilit‡, Roma, 17 novembre 2014. ANSA/ANGELO CARCONI


ANSA/ANGELO CARCONI

Il ministro della Semplificazione e della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, cerca di trovare una soluzione al precariato, almeno per quanto riguarda la Pubblica amministrazione. Madia infatti ha incontrato le organizzazioni sindacali per per discutere del riordino della disciplina sul lavoro pubblico, sul tavolo il piano straordinario di assunzioni per il superamento del precariato storico della Pubblica amministrazione che interesserà quanti hanno maturato almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, purché abbiano superato un concorso pubblico.
Il progetto era già stato annunciato ma ora prende forma, con la definizione dell’anzianità minima richiesta per accedere. Inoltre chi ha già fatto un concorso può essere assunto senza doverne fare di nuovi, mentre gli altri avranno l’opportunità di poter partecipare a un concorso contando su una riserva, su una quota consistente di posti a loro dedicati. Lo stesso tetto vale per il privato e rientra nella riforma del pubblico impiego, rispondendo così anche ai richiami dell’Europa, che da tempo ha acceso i fari sull’abuso di contratti a termine rinnovati all’infinito. Come il caso dei precari dell’Istat, per i quali la soluzione è arrivata ieri sera ed è stata salutata con soddisfazione anche dalla ministra della P.A, Marianna Madia, che si è detta “contenta che tutto sia andato nel modo giusto”.
In sostanza una nuova piattaforma contrattuale: non sarà più infatti la legge a dettare ogni aspetto, ma conservando il ruolo di cornice invalicabile, rimetterebbe al contratto la possibilità di intervenire. Si supererebbe così la riforma Brunetta che, a differenza di quanto avviene nel privato, aveva individuato la legge come strumento quasi esclusivo di regolazione dei rapporti di lavoro. Il passaggio cruciale, seguendo l’impostazione tracciata in passato da D’Antona, sta nel riconoscere ai contratti la possibilità di derogare la legge quando questa dovesse ‘invadere’ profili che riguardano il rapporto di lavoro nel pubblico impiego.
Le possibili discussioni sul tavolo con i sindacati riguarderebbero però l’arco di tempo entro cui far rientrare l’anzianità minima: un nodo ancora da sciogliere. Fonti sindacali parlano di cinque anni, quindi se si inizia nel 2018, il conto partirebbe dal 2013, che poi è l’anno in cui, secondo la ragioneria generale dello stato, le stabilizzazioni hanno esaurito la loro spinta. L’altro punto da discutere riguarda invece la copertura.
Da parte del sindacato però ci sono spiragli per la riuscita della Riforma. Su tutti i nodi aperti della PA, si è già espresso ieri il segretario confederale della Cisl, Maurizio Bernava che ha provato a fare il punto sull’esigenza massima della Pubblica Amministrazione nel settore assunzioni. “È importante sanare una lunga storia di precariato e permettere di utilizzare nella p.a forme di contratto come l’apprendistato qualificato, così da dare spazio a giovani laureati”. Non solo, la Cisl insiste con il Governo per inserire nel decreto Madia anche la defiscalizzazione dei premi: “su questo siamo a buon punto, e l’inizio è positivo”, commenta il segretario generale della Confsal Unsa. L’incontro di oggi vedrà l’attenzione dell’intera PA per capire se le proposte del ministro verranno accolte dalla maggioranza dei sindacati e si vedrà confermato quel primo accordo del 30 novembre scorso.
Il piano del ministro Madia si ispira a quello lanciato dal governo l’estate scorsa, che ha consentito alla amministrazioni comunali di risolvere il problema del personale scolastico, precario, di materne e asili nido.

L’addio di Equitalia e la rottamazione delle cartelle

EquitaliaIl nuovo ente sostituirà Equitalia dal 1° luglio 2017. Nel testo, che ora viene inviato al Parlamento, sono escluse dalla “rottamazione” le cartelle delle multe. Si riaprono i termini fino al 31 luglio 2017, con la possibilità di integrare l’istanza e presentare i documenti fino al 30 settembre 2017. All’operazione, si precisa, non potranno partecipare i contribuenti che hanno già presentato un’istanza in precedenza. Le violazioni sanabili sono quelle commesse fino al 30 settembre 2016. La trasmissione dell’Iva diventa trimestrale. E scoppia il caso dei dipendenti: tutti riassorbiti ma serve un esame. I sindacati: “Pronti allo sciopero”

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il 22 ottobre 2016 il decreto, che oggi dovrebbe arrivare in Parlamento. Il premier Matteo Renzi si dichiara “fiero e orgoglioso che questo decreto sia stato firmato”. Renzi precisa che nel decreto fiscale non c’è “condono ma si dice che non si pagano gli interessi che sono stati aumentati talvolta al doppio o al triplo in modo scandaloso”.

Tutte le società di Equitalia saranno sciolte dal primo luglio 2017. Al suo posto sarà istituito un ente pubblico economico, denominato “Agenzia delle Entrate-Riscossione”, sottoposto all’indirizzo e alla vigilanza del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il Presidente del nuovo Ente sarà il direttore dell’ Agenzia delle Entrate.

Lo statuto della nuova Agenzia che sostituirà Equitalia “è approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Economia”, e , “disciplina le funzioni e le competenze degli organi e indica le entrate dell’ente”. Il decreto, di fatto, anticipa alcune norme della riforma Madia che danno più poteri alla presidenza del Consiglio sulle Agenzie fiscali.

“A far data dell’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto – si legge nel provvedimento – il personale delle società del gruppo Equitalia, proveniente da altre amministrazioni pubbliche, è ricollocato nella posizione economica e giuridica originariamente posseduta nell’amministrazione pubblica di provenienza la quale, prima di poter effettuare nuove assunzioni, procede al riassorbimento di detto personale, mediante l’utilizzo delle procedure di mobilità di cui all’articolo 30 del decreto legislativo 165 del 2001 e nel rispetto dei vincoli in materia di finanza pubblica e contenimento delle spese di personale”. In merito al riassorbimento, si recita: “può essere disposto solo nei limiti dei posti vacanti nelle dotazioni organiche dell’amministrazione interessata e nell’ambito delle facoltà assunzionali disponibili. Nel caso di indisponibilità di posti vacati nella dotare organica dell’amministrazione di provenienza, tale personale può essere ricollocato, previa intesa, ad altra pubblica amministrazione con carenze di organico, anche in deroga alle vigenti disposizioni in materia di mobilità e, comunque, nell’ambito delle facoltà assunzionali delle amministrazioni interessate”.

Per i sindacati la “verifica delle competenze” viene definita “una norma inaccettabile”. “Ci batteremo contro la selezione, faremo uno sciopero unitario – dice Agostino Megale, segretario generale della Fisac Cgil – il governo non aveva bisogno di chiudere Equitalia per fare una sanatoria, ma dal momento che ha deciso di farlo non può anche per la prima volta nella storia della Repubblica imporre un procedimento di questo tipo, che lascia spazi a interventi unilaterali e discriminatori. I lavoratori e le lavoratrici vanno confermati e basta, senza alcun criterio selettivo perché è la loro storia professionale a parlare a loro sostegno”. “La norma è stata inserita all’ultimo momento, ieri pomeriggio – dice Alessandro Delfino, First Cisl – Dal testo si deduce che quelli che non passano le selezioni diventeranno i primi dipendenti trasferimento” è trasferito alla nuova Agenzia “previo superamento di apposita procedura di selezione e verifica delle competenze, in coerenza con i principi di trasparenza, pubblicità pubblici ad essere licenziati. E’ allucinante. Inoltre il testo non chiarisce che tipo di rapporto di lavoro ci sarà tra i dipendenti e la nuova agenzia: saranno dipendenti pubblici o privati?”.

Le multe sono escluse dalla rottamazione delle cartelle prevista dal decreto fiscale. Nel testo del provvedimento su “Disposizioni urgenti in materia fiscale per il finanziamento di esigenze indifferibili”. Tra i carichi esclusi dall’operazione figurano anche “le sanzioni amministrative per violazione del Codice della strada”. Le cartelle con le multe possono usufruire delle agevolazioni ma, essendo loro stesse delle sanzioni amministrative, la ‘rottamazione’ si applica ‘limitatamente agli interessi’, comprese le maggiorazioni previste per i tardati pagamenti dalla legge di depenalizzazione del 1981.

Per le novità introdotte dal decreto fiscale, in particolare con la rottamazione delle cartelle Equitalia, il Governo prevede per il 2017 un gettito erariale di 2 miliardi di euro. La definizione agevolata, con il pagamento della quota capitale e l’esclusione di sanzioni e interessi di mora, congiuntamente all’effetto degli interventi di potenziamento della riscossione, nel triennio 2017-2019, dovrebbe garantire entrate per un totale di 3,7 miliardi.

Il decreto prevede fino al 31 luglio 2017 (con possibilità di integrare l’istanza e presentare i documenti fino al 30 settembre) la riapertura dei termini per la “dichiarazione volontaria”. Si precisa però che alla nuova operazione non potranno partecipare i contribuenti che hanno già presentato istanza precedentemente. Le violazioni sanabili sono quelle commesse fino al 30 settembre 2016. Il testo definitivo del decreto non contiene dunque più l’aliquota forfait al 35%, che aveva provocato dure polemiche nei giorni precedenti: al suo posto le normali aliquote progressive sui redditi.

Dal 2017 la trasmissione dei dati Iva diventa trimestrale. Nella relazione tecnica al dl, per questa novità si legge: “comporterà un incremento di gettito dovuto sia al maggior stimolo alla compliance, tramite l’attività dissuasiva posta in essere dall’Agenzia delle Entrate, sia un incremento dovuto all’accelerazione delle somme riscosse tramite i controlli automatizzati”.
Tra le altre novità del provvedimento, le risorse destinate all’attivazione, la locazione e la gestione dei centri di accoglienza per stranieri irregolari sono incrementate di 600 milioni per ill 2016. Inoltre, quale concorso dello Stato agli oneri che sostengono i Comuni che accolgono i richiedenti asilo è autorizzata la spesa di 100 milioni per il 2016 e l’istituzione di uno specifico fondo. Un decreto del ministero dell’Interno definirà le modalità di riparto delle risorse per un massimo di 500 euro a richiedente.

Il decreto prevede anche il potenziamento del tax credit per il cinema e l’audiovisivo: per l’anno 2016 l’importo di 140 milioni è incrementato di 30 milioni.

Dunque, il nuovo Ente per la riscossione dei tributi sembra che dovrà gestire anche qualche capitolo del Bilancio dello Stato. Se l’Agenzia Riscossione sarà più efficiente ed efficace di Equitalia nella lotta all’evasione fiscale e contributiva potrebbe essere una valido strumento per rappresentare una scelta politica importante. Successivamente, con l’emanazione dello statuto dell’Ente che dovrebbe avvenire entro il 1° luglio 2017, si potrà avere un quadro più completo. Sappiamo che l’evasione fiscale e contributiva, per la sua entità macroscopica (circa 108 miliardi nel 2016), è la causa principale dei problemi cronici che da molti anni affliggono l’Italia.

Salvatore Rondello