Illuminate, Rita Levi Montalcini ‘brilla’ come esempio per i giovani

rita levi montalciniFemminile, elegante, tenace, curiosa, generosa, libera, una sognatrice serena, che usava un linguaggio universale, semplice, senza retorica, in grado di farsi comprendere da tutti. Questi sono solo alcuni degli aggettivi usati per descrivere Rita Levi Montalcini. Le si può attribuire qualsiasi connotato si voglia, ma sicuramente resta il suo esempio di piccola, grande donna, e tutta una vita spesa con dovizia al totale servizio della scienza e dei giovani. Questo l’aspetto principale che traspare dal programma di Rai Tre (prodotto da “Anele” in collaborazione con “Rai Cinema”): “Illuminate”, di cui una puntata è stata interamente dedicata alla scienziata. Le altre tre avranno al centro altre protagoniste quali: Margherita Hack, Palma Bucarelli e Krizia; e saranno raccontate da Francesca Einaudi, Valentina Bellè e Carolina Crescentini.
Molti i contributi di personalità che l’hanno conosciuta: dalla nipote a Milena Gabbanelli, da Romano Prodi ad Anna Finocchiaro. Per non parlare di Caterina Guzzanti, voce narrante di questo viaggio alla scoperta di Rita Levi Montalcini. Per lei più che il Nobel contava quello che uno è e che riesce a fare nella vita. Dunque una persona normalissima per la quale ognuno poteva essere un genio. A una sola condizione imprescindibile: l’uso dell’immaginazione. Dove effettuava gli esperimenti e gli studi c’era una scritta (che rispecchiava il suo pensiero): imagination is more important than knowledge, l’immaginazione è più importante della conoscenza, perché è solo attraverso la prima che si arriva alla seconda. Per lei, per fare sì che sorga una scoperta, occorrono: creatività, intuito, talento e fortuna. Ma la vera risorsa risiedeva nei giovani. Spese gran parte della sua vita a insegnare e parlare ai giovani. Non divenne mai madre per scelta, per coltivare il dono che aveva ricevuto: la dote di scienziata. Eppure – fa notare Anna Finocchiaro -, tra i ricercatori, gli studenti, i suoi allievi aveva migliaia di ‘figli’ e ‘figlie’. Senza dimenticare i libri che dedicò loro. Quello che sorprendeva era – precisa Romano Prodi -, non solo il dialogo che aveva con i suoi collaboratori (di 27-28 anni), ma soprattutto il rapporto di assoluto rispetto reciproco e paritario nel condividere contenuti scientifici di una certa portata. Eppure la sua maggiore capacità fu quella di “uscire da linee pre-costituite”, come evidenzia Milena Gabbanelli, di non risparmiarsi mai, di continuare a indagare, sperimentare, ricercare, senza paura di aver ‘perso del tempo’, sicura che prima o poi quel sacrificio avrebbe dato i suoi frutti (come ben spiega la giornalista). La sua arma vincente era la semplicità e l’umorismo con cui interagiva e si relazionava.
Commentò il conseguimento del Nobel dicendo: “mi ha tolto la privacy, ma mi ha fatto conoscere l’Italia. Da quando l’ho ricevuto mi chiamano da ogni dove, anche da piccoli paesi prima per me ignoti; ma, soprattutto, mi ha fatto incontrare i giovani”. Quest’ultimo aspetto è stato – ribadiamo – una costante per la scienziata.
A caratterizzare lil suo operato, in particolare nella ricerca, era una “totale dedizione e un continuo tentativo di superare i ‘blocchi'”. Lei era contraria a ogni ‘indottrinamento’, mentre era favorevole alla ‘indignazione’. Diceva ‘no’ ad ogni accettazione passiva e ad ogni imposizione, ‘sì’ all’informazione al documentarsi per farsi una propria opinione personale.
Uno ‘spirito indomito’, l’ha definita Anna Finocchiaro: continuò ad operare a favore dei poveri anche quando le leggi razziali glielo proibivano. Perché? Perché – per citare una sua battuta a conclusione della puntata su di lei – aveva sempre sentito “una forte tendenza ad aiutare l’altro” e ciò per lei rappresentava “il massimo dell’armonia”. Infatti operò e si batté sempre nell’ambito dei diritti umani, per le donne e i bambini, senza mai dimenticarsi di dedicarsi a tutto il potente ‘capitale umano’ sparso e di cui è ricco il mondo.
Descrivere la sua immensa personalità è cosa complessa e non si può che farlo attraverso dei binomi opposti: era – allo stesso tempo – forte e fragile, sensibile e coriacea, spesso non doveva essere rincuorata perché molte volte era lei che confortava; esile e minuta fisicamente, quasi trasparente, – osserva Romano Prodi – eppure molto presente e carismatica per la sua tenacia. Ad affascinare di lei erano soprattutto la dedizione, la serietà, la passione, la costanza e il senso di responsabilità che metteva sul lavoro e in ogni sua azione. In questo fu “una battagliera fino alla fine”, nonostante la malattia e l’età – ricorda Anna Finocchiaro -.
Se non ebbe mai paura di ‘indagare’ e ‘sperimentare’, non temette mai neppure la morte. Di essa diceva: “la morte non conta, conta piuttosto che la vita sia stata vissuta e quello che abbiamo lasciato. Credete sempre nei valori”. Per questo, incessantemente, andò sempre avanti – nonostante tutto – a lavorare per il cambiamento. A suo avviso, vi si arriva spesso con l’intelligenza, ma ancor di più con la costanza e la perseveranza. Il dialogo con la scienza è importante e lei voleva divulgare tale aspetto, ma per lei la cultura era ciò che essa rappresenta e che era davvero fondamentale per l’impatto che ha sul futuro e per costruirlo.

“1938, vite spezzate”. A Roma una mostra a 80 anni dalle leggi razziali

ottaviaIl 14 luglio 1938 il quotidiano “Giornale d’Italia” pubblica “Il manifesto della razza” una pseudo ricerca firmata da dieci scienziati dove si afferma che “gli ebrei non appartengono alla razza italiana”. La ricerca è commissionata dal ministero della cultura popolare ma il vero sponsor è Benito Mussolini che vuole adeguarsi alle teorie degli alleati nazisti.

Si replica il 5 agosto nel primo numero della rivista “La difesa della razza”, con tanto di firme degli illustri (per l’epoca) scienziati.

Questo “manifesto” darà il via a una campagna di persecuzioni contro gli ebrei, con l’appoggio di quasi tutta la stampa dell’epoca, che tra il 1938 e il 1939 produrrà 420 tra leggi e decreti (firmati da Benito Mussolini come capo del governo e promulgati dal re Vittorio Emanuele III), circolari di varia natura e 8mila decreti di confisca.

La persecuzione, inoltre, porterà al censimento degli ebrei, ad arresti, eccidi e deportazioni. Nei lager nazisti, infatti, verranno internati 8.569 ebrei italiani, e solo in mille riusciranno a sfuggire alla morte per fame o alle camere a gas.

Vediamo nel dettaglio alcune di queste leggi. Nel settembre 1938 gli ebrei vengono esclusi dall’insegnamento e non possono più iscriversi alle scuole pubbliche. Nelle librerie arriva il divieto di esporre libri israeliti

Ottobre 1938: gli ebrei non possono iscriversi al partito fascista, non possono essere proprietari di aziende con più di cento dipendenti, non possono più prestare servizio militare.

Nel novembre 1938 vengono licenziati tutti i dipendenti di razza ebraica dagli uffici pubblici statali e parastatali, scuole private, banche e imprese private di assicurazione.

Nell’agosto 1939 arriva il divieto di esercitare la professione di giornalista. Successivamente agli ebrei sarà proibito svolgere qualunque attività.

Abbiamo già parlato della mostra “1938 – 2018 Ottant’anni dalle leggi razziali in Italia. Il mondo del fumetto e dell’animazione ricorda l’orrore dell’antisemitismo” con 160 disegnatori che hanno partecipato con tavole e disegni inediti. Ma non è l’unica realizzata per l’occasione.

Un’altra mostra che racconta diffusamente una delle pagine più nere della storia italiana è “1938 Vite spezzate 80° Leggi razziali”, a cura di Marcello Pezzetti e Sara Berger, organizzazione generale C.O.R. Creare Organizzare Realizzare, e allestita nella sede della Fondazione Museo della Shoah – Casina dei Vallati, in via del Portico d’Ottavia n. 29 a Roma.

“Vite spezzate” racconta un’ampia panoramica di storie di studenti e docenti espulsi dalle università italiane, di impiegati e di professionisti cacciati brutalmente da un giorno all’altro dal luogo di lavoro, di intellettuali e uomini di cultura emarginati.

Storie di persone comuni e di nomi eccellenti, tutti accomunati dall’appartenenza a una razza diventata per legge inferiore dal punto di vista “biologico”. Molti decisero di restare nella loro patria anche se “matrigna”, altri emigrarono e alcuni scelsero il suicidio come estrema via di fuga.

La mostra ricostruisce alcune di queste storie con fotografie, manifesti, documenti, giornali, oggetti e filmati in gran parte inediti e originali, raccolti in tutta la Penisola, provenienti da archivi e collezioni private.

La mostra è divisa in tre sezioni: Esempio di biografie di vittime, Esempi di biografie di persecutori e Destini collettivi.

Nei Destini collettivi vengono raccontate le espulsioni dalle scuole, dagli impieghi lavorativi e l’internamento.

Tra le biografie delle vittime delle persecuzioni vengono proposti nomi eccellenti e persone comuni, tipo Rita Levi Montalcini (scienziati/universitari) e i Salonicchio, una famiglia di rigattieri.

Per le diverse biografie dei persecutori citiamo solo Benito Mussolini, razzismo e antisemitismo di regime, e Telesio Interlandi, propaganda antisemita.

“Vite spezzate” ha il patrocinio della presidenza del consiglio dei ministri, dei ministeri degli affari esteri, dell’istruzione e dei beni culturali, della regione Lazio, di Roma capitale, della Fondazione centro di documentazione ebraica contemporanea, dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, e della Comunità ebraica di Roma con il sostegno di Acea.

La mostra, che resterà aperta sino al prossimo 18 novembre, è visitabile gratuitamente dalla domenica al giovedì dalle 10 del mattino alle 5 del pomeriggio, il venerdì dalle 10 all’1 del pomeriggio, escluse le festività ebraiche.

Antonio Salvatore Sassu

Addio a Rita Levi Montalcini. Ci lascia la signora della scienza

La scienza nel cuore. Che ha smesso di battere in una piccola camera a Roma, traboccante di libri e fogliettini di appunti sparsi dappertutto. Rita Levi Montalcini è morta ieri nella Capitale a 103 anni, onorando il suo premio Nobel fino alla fine. Anche ieri studiava, umilmente, come era solita fare. La sua perdita ha commosso l’intero Paese, così come ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. E sono stati tanti ieri vicini di casa, residenti del quartiere, gente comune e soprattutto tanti giovani che hanno voluto rendere omaggio alla senatrice a vita e premio Nobel per la medicina. Continua a leggere