“Una vita spericolata” di Marco Ponti: tre giovani alle prese con il destino

vita spericolata filmÈ uscito nelle sale il 21 giugno scorso il film per la regia di Marco Ponti: “Una vita spericolata”. Nel cast: Lorenzo Richelmy, Matilda De Angelis, Eugenio Franceschini (che ha sostituito nel ruolo Domenico Diele, che inizialmente doveva avere la parte prima dei suoi problemi giudiziari e della condanna). Compaiono, però, anche Antonio Gerardi, Massimiliano Gallo e Michela Cescon.
Una storia di giovani e per giovani. Una commedia realistica (molto poco comica e più realistica), in cui non mancano gag divertenti e battute esilaranti, grazie anche alla verve spontanea degli attori, ma che è soprattutto una denuncia sociale aspra della situazione di stallo attuale che vive il nostro Paese, in cui soprattutto le nuove generazioni non trovano né un futuro né un possibile sbocco (professionale e umano di realizzazione). Per loro sembra quasi non esserci possibilità di trovare una propria identità e un proprio ruolo nella società. Tutto parte, come suggerisce il titolo, dalla citazione dell’omonima canzone di Vasco Rossi: “Una vita spericolata”, piena di difficoltà e di problemi da superare. Perché la vera protagonista è proprio la vita, in toto, a 360 gradi. “Forse questo film parla di una cosa sola: di quanto sia importante avere una vita intensa, dignitosa, generosa e, ovviamente, spericolata. Ho voluto incentrarmi -ha spiegato il regista Marco Ponti- sulla fase dell’esistenza in cui la vita stessa ti arriva addosso con la massima velocità possibile, adottando e descrivendo il tutto con uno spirito e un carattere adolescenziale”, che desse freschezza al film.
E la storia parte proprio da quando uno dei protagonisti si reca in banca. Roberto Rossi (Lorenzo Richelmy) è un meccanico la cui officina è in fallimento; gli pignorano la casa e perde tutto (anche la fidanzata Eva, Desirée Noferini, che lo lascia). Considerato da tutti un fallito e un buono a nulla, decide di prendersi il suo riscatto tentando proprio di chiedere un prestito alla banca. Lì incontra una giovane ragazza (Matilda De Angelis); ma il loro incontro si trasformerà prima in una lite con il personale e i responsabili della banca (rappresentati dal direttore interpretato da Michele De Virgilio), poi in una rapina non voluta, nata accidentalmente. Sorta per “divergenze di veduta”. I giovani partiranno in fuga, accompagnati dall’amico di Rossi (Bartolomeo, detto BB, alias Eugenio Franceschini), uno sfaticato ma buono d’animo e generoso. Inseguiti dalla polizia sognano di fuggire lontano: ci riusciranno? Arriveranno a coronare il loro sogno di libertà?
La situazione che si presenta è tragicomica, direi tragica, ma fa’ ridere dal nervosismo e dalla tensione palpabile. La banca non concede il prestito ai “poveretti” come Rossi; non vuole venirgli incontro ed investire (dando fiducia) – come dice il ragazzo- “nella vera risorsa del Paese: i giovani”. Quelli che lavorano in banca diventano degli “sciacalli”; non c’è giustizia: la polizia non è in grado di risolvere casi di corruzione e di traffico illecito di soldi riciclati (che tra l’altro circolano all’interno della stessa banca) o di droga; ma non è solo la corruzione, con l’arrivismo o il solo interesse personale privato che guidano ogni azione, il male dell’Italia. Il fatto è che neppure l’economia può crescere se “pochi hanno tanto e molti hanno poco”. E non è neppure il solo divario esistente (quello economico fra ricchi e poveri, fortunati e sfortunati), l’unico gap a dividere a metà il nostro Stato. C’è anche appunto il divario Nord-Sud, ma se si dice che “tutto il mondo è Paese” è vero che la situazione di stallo non cambia da Nord a Sud. Si parte da Torino e si arriverà in Puglia, ma non è che cambi poi molto. Inoltre non è devastata solo l’economia, il nostro Paese non è martoriato solo economicamente, ma anche dal punto di vista ambientale: “prima tracciano una riga sulla cartina, che poi diventa l’alta velocità che spazza via i piccoli paesi come il nostro” ragionano insieme Rossi e BB. E non sono solo i piccoli centri cittadini a ‘sparire’: intere fabbriche chiudono e un sacco di lavoratori vengono mandati a casa. La disoccupazione imperversa. E non è l’unico scempio. I ragazzi, disperati, si ‘vendono’, buttano via i loro sentimenti e la loro umanità, o finendo in mano alla malavita organizzata oppure sognando di andare a “L’isola dei famosi” o in tv, magari da Maria De Filippi. Questo è il loro sogno: la fama e la gloria, diventare noti sul piccolo e grande schermo; ma sono successi effimeri. Il personaggio di Matilda De Angelis, infatti, è una nota giovane attrice prodigio di telenovele di successo che non tutti riconoscono, ma che molti sfruttano. Il suo nome d’arte è “Soledad Agramante”. Soledad appunto, solitudine, come sono ‘sole’ e ‘solitarie’ le anime dei tre ragazzi protagonisti; loro sono alla ricerca della loro identità e il film è intramezzato da brevi narrazioni della loro vita vera: la verità sulla loro vita; ma non sappiamo mai davvero chi siano, soprattutto Soledad, che racconta tante storie, quante ne ha sentite, quante le bugie che le hanno raccontato. Eppure sono ragazzi che sognano solamente una vita normale. Ogni caso di cronaca è strumentalizzato dai media (la cui icona è la giornalista tv di cui veste i panni Stella Novari), dediti solamente allo scoop. Eppure al momento della rapina in banca, che non voleva fare, Rossi continua a gridare: “Non voglio i soldi! Non voglio niente!”, “Voglio solo andare via!”. E, prima di scappare, alle telecamere che li inquadravano e cercavano di strappargli una dichiarazione loro dicono solamente: “Siamo innocenti!”. È il grido sommesso, disperato e quasi rassegnato di una generazione allo sbaraglio. Non manca, poi, la pittura del mondo delle escort (di cui un po’ Soledad fa parte). Corpi venduti quasi al miglior prezzo e al miglior offerente in cambio del niente che hanno indietro se non delusioni, amarezza, rimpianti, dolore, umiliazione, frustrazione, vergogna, repulsione per se stesse di donne ‘mercificate’. Rimpiazzate subito poco dopo da altre vittime come loro: per quanto giovane talento prodigio, a soli 23 (o 25) anni Soledad è già vecchia, a lei si preferisce una 17enne uscita da Disney Channel che ha un botto di followers su Instagram. E così si sente una fallita, una che “ha avuto la sua grande occasione e l’ha sprecata”. D’altronde è lo stesso Vasco a ricordare in “Delusa” che: “Ehi tu ‘delusa’ attenta che chi troppo ‘abusa’ rischia poi di più”. E allora ci si chiede: appurato che “il mondo fa schifo”, un dato di fatto ormai purtroppo, ma “che cosa è successo a questo mondo?” ci si domanda. Se nessuno crede più in loro giovani (la banca non dà credito, crede solo alla burocrazia), nessuno la cerca e la vuole più per fare contratti (Soledad), per loro sembra finita. È davvero la fine di ogni speranza? Eppure lei (Soledad) non chiede poi tanto alla vita: sogna solo di avere l’ultimo I-phone 5 come desiderio massimo. Se la polizia (impersonificata dal capitano Greppi, alias Massimiliano Gallo) è incapace e corrotta essa stessa (almeno qui nel film nella parodia viene un po’ ridicolizzata per estremizzare i connotati tragici della situazione nazionale) e se l’interesse che sembra regnare è solo quello per il denaro, loro invece hanno ancora degli ideali: “sono i buoni”, come sottolinea più volte BB, che ama donare il denaro della rapina a tutti e sogna di poterne regalare un po’ anche ai bimbi poveri e bisognosi dell’Albania dove andranno a fuggire. Non solo, ma anche la donna più perfida (Elena Castiglioni, alias Michela Cescon), cattiva e ‘avida di sangue e di sofferenza’, odia ‘la violenza gratuita’ (cioè che non porta soldi), ma poi forse ci ripenserà. A tale proposito da notare il bacio (tipo quello di stampo mafioso di fedeltà al clan) che concede a Soledad: che sia lei (la Castiglioni) la sua vera madre, o lei (Soledad) è solo la figlia putativa che si è concessa per trovare una strada? In realtà ciò che accomuna i personaggi è che tutti cerano ‘amore’. Se il tema delle escort ad esempio ci ricorda quando Massimiliano Bruno lo affrontò con ironia in “Nessuno mi può giudicare” con Paola Cortellesi, sicuramente Ponti lo racconta in modo più serioso. Inoltre tutti i temi sono affrontati in maniera rapida, in rapida successione e sequenza senza soffermarvisi troppo, quasi accennati e non approfonditi (il che appesantirebbe i toni). Quasi a dire “Veloce come il vento” per citare il film che vede protagonista Matilda De Angelis con Stefano Accorsi. Forse perché lei stessa, va “veloce come il vento” (come dice Vasco nella canzone “Rewind”: “perché tu vai vai, veloce come il vento”); quasi a riavvolgere la sua vita (e quella degli altri due con lei), a ricominciare tutto da capo, da zero, azzerando e annullando tutta la sofferenza. E non è la sola. Infatti i tre si ritroveranno “a ridere e sorridere dei guai, proprio come non hanno fatto mai” (sempre per mantenere la linea tracciata dai brani del Blasco) perché “vogliono trovare un senso a questa vita anche se non ce l’ha e se non ha un senso domani arriverà, ormai è qua” (sempre per parafrasare le sue parole): loro tre insieme in fuga. Su una macchina a tutta velocità, guidata come un pilota di rally o di formula Uno da Eugenio Franceschini (BB). Allora potremmo pensare a un nuovo progetto che li vede protagonisti in “Veloce come il vento due” con Stefano Accorsi. Sicuramente essere al volante di quell’auto da corsa sarà stata un’esperienza emozionante indescrivibile, molto eccitante per il giovane attore. Ma non si può neppure escludere un sequel di “Una vita spericolata”, visto il finale aperto: magari lei incinta, in attesa di un figlio che non sa di chi dei due sia, a cui deve dare un futuro e dovrà affrontare le difficoltà di trovare un lavoro quale giovane madre con figlio a carico. E tutto ricomincia di nuovo. Perché, come ricorda Vasco, “stammi vicino e poi col tempo tutto si aggiusterà”. Se lo scenario sembra quello descritto da Vasco Rossi in “Sono innocente…ma”, a proposito della frase pronunciata proprio da Rossi nel film, loro capiscono bene che alla fine la lezione che più hanno imparato è che: “buoni o cattivi non è la fine, prima c’è il giusto o sbagliato da sopportare”.
Se sembra che “qui non arrivano gli angeli” (per dirla alla Vasco Rossi), c’è chi è ancora integerrimo ed agisce con integrità morale e fa rispettare le regole e viene in soccorso. Per ironia della sorte, se paiono esserci invece che angeli due demoni (gli uomini della Castiglioni Rambo e Rambo due la vendetta, alias rispettivamente Mirko Frezza e Alessandro Bernardini) loro agiscono “sempre in buona fede” (per citare una battuta del film). E saranno proprio la musica e la fede (cioè la religione) a salvarli -o forse no?-: la banda musicale durante la festa per il santo patrono in un paese della Puglia. E forse dunque non è un caso che il nome (o meglio il cognome) del protagonista interpretato da Lorenzo Richelmy (Roberto Rossi) possa essere al contempo un tributo al rocker Vasco oppure una citazione (solidale) al noto donatore benefico citato sempre nelle offerte per beneficenza (Mario Rossi) per donare il 5X1000 ad esempio alla Chiesa Cattolica (come un po’ sogna, come detto, BB). Del resto, se un minimo di romanticismo è accennato è rappresentato proprio da Soledad: “anima fragile” come canterebbe Vasco Rossi, delicata e sensibile in fondo, anche se si cela dietro la maschera della ‘cinica dura’. Se “non è niente male essere qui con voi” – dice a Rossi e BB -, si prende coscienza con amarezza che (nel bene e nel male però) “Niente è mai come te lo aspettavi”; parafrasando, potremmo dire, “Tutto può succedere” per citare un film in cui compare Matilda De Angelis (che si dimostra sempre più attrice giovane ma adatta a ruoli impegnati, che molto l’hanno fatta maturare artisticamente, professionalmente ed umanamente e che con coraggio ha fortemente voluto e ricercato; tra l’altro nel film “Una vita spericolata” c’è un’altra attrice della fiction con Matilda: Benedetta Porcaroli). Del resto tutto il repertorio di Vasco Rossi andrebbe bene e si potrebbe citare per questo film, lui sempre così attento al disagio giovanile. Qui, certo, questa problematica regna sovrana accanto a crisi economica, di valori morali, disoccupazione e quant’altro. Come poter riuscire a superare tutto questo? Si capisce che l’arma vincete è una sola: il coraggio, anche per (voler) andare via e fuggire. E questi tre ragazzi ne hanno da vendere, non hanno paura di affrontare nulla. Basterà? Soledad è la nuova “Sally” che sogna di vivere “Come nelle favole”. Sarà in grado di trasformare in realtà vera la favola che ha disegnato nella sua mente con la sua fantasia? Sicuramente un primo passo è la fuga da tutto ‘il male’: per far sì che si inizi ad avere una situazione di cambiamento per cui “c’è chi dice no” alla corruzione, al malaffare; come fanno loro tre, in un certo qual modo, scappando via. Per disegnare davvero “un mondo migliore”. Ma quanta strada c’è da fare, quanta fatica, non è affatto facile: “Eh già!” verrebbe da esclamare con Vasco. Ognuno dei tre sembra pensare il messaggio racchiuso nel brano: “Come vorrei”. Hanno bisogno di “Cambia-menti”, ma non è semplice attuarli. Per loro è tutto un andare e venire come ne “Il mondo che vorrei”. I giovani come Soledad e i suoi amici sono in grado di insegnare agli adulti come il suo manager Leonardi (Antonio Gerardi) ‘lezioni morali’ importanti proprio coi loro esempi di coraggio; ma Gerardi stesso non si dimostrerà da meno, anzi sarà e si comporterà come un vero padre per Soledad. E questo film sembra proprio disegnato sul repertorio musicale di Vasco Rossi: un viaggio attraverso le sue canzoni per conoscere meglio il disagio giovanile; un regalo indiretto (o forse voluto?), dunque, del regista, per tutti i fans del Blasco; che sicuramente avrà successo. Per promuoverlo al meglio forse basterebbe un pensiero di Matilda De Angelis per tutte le giovani ragazze come lei che sognano di intraprendere la sua strada. La giovane attrice non ha nascosto -in un’intervista a Mattia Pasquini di “Amica”- di “odiare l’ipocrisia” e amare viceversa la correttezza, la precisione e il rigore (compresa la puntualità agli appuntamenti). Già questo basterebbe, anche se le recenti parole di Anna Falchi hanno rincarato molto la dose inasprendo i connotati della vicenda (reclutamento giovani talenti e attrici): “per fare tv oggi ti ci vuole un potente, come manager o come amante” ha asserito senza mezzi stermini a “Tv fan page”.

Scontro su Banca Etruria.
Il M5S attacca il Pd

Banca Etruria-BoschiSi riaccende lo scontro sulle banche dopo la notizia che il padre di Maria Elena Boschi è indagato. Il presidente della Commissione d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario, Pier Ferdinando Casini, ha ricevuto dal procuratore della Repubblica di Arezzo, Roberto Rossi, una lettera in merito alla sua posizione sul caso di Pierluigi Boschi, padre della sottosegretaria alla presidenza del Consiglio. “Non ho nascosto nulla circa la posizione del consigliere Boschi in relazione alle domande che mi venivano poste” dalla Commissione parlamentare. “Le domande hanno riguardato i fatti in oggetto e non, in alcun modo, le persone iscritte nel registro degli indagati”, scrive il Pm, secondo quanto anticipa il sito di Repubblica. Rossi nella lettera risponde alle accuse di aver “omesso notizie in merito ad un presunto status di indagato di Pierluigi Boschi”. Il magistrato, stando a quanto scrive Repubblica, avrebbe detto di ritenere tali addebiti “gravemente offensivi”, e di aver risposto “a tutte le domande che mi sono state formulate senza alcuna reticenza né omissione”. “Ho chiarito che l’esclusione di Boschi riguardava il processo per bancarotta attualmente in corso – si legge ancora negli stralci di Repubblica – mentre per gli altri procedimenti ho precisato che non essere imputati non significava non essere indagati. Null’altro mi è stato chiesto in merito”.

Duro attacco da parte di M5s. “Il Pd prima usa le banche per coltivare potere e clientele. Poi, quando le ha definitivamente scassate, lascia sul lastrico i risparmiatori”. E quindi, sul blog di Beppe Grillo, accusa: “In questi giorni si è cercato di far credere (come se gli italiani fossero scemi) che Pier Luigi Boschi, padre di Maria Elena Boschi, fosse quasi un passante dalle parti della banchetta del giglio tragico. Si è detto che lui era senza colpe rispetto ai disastri dell’istituto e che tutta la responsabilità era della vigilanza” e che nonostante “Bankitalia abbia demeriti rilevanti” secondo i 5 Stelle “scaricare tutto il biasimo sulla vigilanza era ed è un’operazione risibile. Adesso sappiamo che papà Boschi è di nuovo indagato per falso in prospetto e accesso abusivo al credito assieme a tutto il cda 2011-2014 (lui poi divenne addirittura vicepresidente di Etruria dal maggio 2014, guarda caso due mesi dopo che la figlia era stata nominata ministro. Altro che passante).

Redazione Avanti!

Banca Etruria coinvolge Bankitalia

Banca Etruria-BoschiSul caso Banca Etruria si sono accese nuove polemiche. Il Presidente del PD, Matteo Orfini, al termine dell’audizione del Procuratore della Repubblica di Arezzo sul caso Banca Etruria, ha affermato: “Si sta sgretolando il castello di sciocchezze e sta emergendo la vera responsabilità del fallimento di Banca Etruria che è stata della Banca d’Italia non solo in termini di vigilanza ma per un suo ruolo financo eccessivo”. Poi, ha sottolineato come nelle prossime audizioni (della vigilanza e poi del governatore Ignazio Visco) la Commissione chiederà conto all’ istituto centrale del suo operato, specie nella possibile aggregazione di Bpvi con Etruria.

Il Procuratore di Arezzo, Roberto Rossi, alla Commissione d’inchiesta sulle banche, rievocando la mancata fusione tra il 2014 ed il 2015, ha affermato: “Ci è sembrato un poco strano che venisse dalla Banca d’Italia incentivata l’aggregazione di Banca Etruria con Popolare di Vicenza la quale, leggendo dalle fonti aperte le ispezioni di Via Nazionale era in condizioni simili. La mancata operazione portò poi Bankitalia a censurare e sanzionare i vertici e al commissariamento dell’istituto a febbraio 2015.

Al procuratore di Arezzo non risulterebbe, agli atti della sua inchiesta sulla bancarotta di Banca Etruria, l’intercettazione del 3 febbraio 2015 fra l’allora vicepresidente di Etruria Pier Luigi Boschi (padre della sottosegretaria Maria Elena ndr) e il dg di Veneto Banca Vincenzo Consoli. Il magistrato Rossi rispondeva, in commissione d’inchiesta sulle banche, alla domanda del deputato Carlo Sibilia (M5S) che ha letto il contenuto del dialogo fra i due: “Domani io ne parlo con mia figlia, con il presidente (Matteo Renzi ndr) domani, ci sentiamo in serata”. Per il Procuratore Rossi: “forse si tratta di accertamenti disposti dalla Procura di Vicenza di cui non ci ha reso partecipi”.

I membri del M5S alla Commissione d’inchiesta sul sistema bancario, a seguito dell’audizione del Procuratore di Arezzo, hanno commentato: “Da Mps a Etruria, dalla banca di partito alla banchetta di famiglia: cambia il titolo, ma il copione si ripete. Ed emergono via via i rapporti incestuosi, i conflitti di interessi tra istituti di credito, certa politica e imprenditoria parassitaria. Le colpe, le omissioni e le bugie di Bankitalia, rispetto alla mancata fusione con PopVicenza, sono evidenti. Ma il Partito democratico non si sogni di scaricare tutte le responsabilità su via Nazionale. Sono surreali le esultanze dei renziani in queste ore, proprio loro che fino a ieri si erano vantati, ignorando il Tub, di aver contribuito a cacciare dalla banca gli amministratori reietti, tra cui Pier Luigi Boschi. Cosa che peraltro rappresenta una fake news in piena regola, visto che è Bankitalia a predisporre il commissariamento e soltanto il Mef, non il governo nella sua collegialità, sigla in modo notarile il provvedimento. Inoltre non risultano archiviazioni a beneficio di Boschi senior che ha invece subito sanzioni dirette per opera della vigilanza. Piuttosto, tanto per andare diretti al problema, il pm aretino ha evidenziato come i guai della banca si siano aggravati a partire dal 2011, guarda caso quando papà Boschi entra in consiglio di amministrazione. Poi, nel maggio 2014, il padre del sottosegretario diventa addirittura vicepresidente dell’istituto che nel frattempo sprofonda verso una perdita da oltre mezzo miliardo con 3 miliardi di Npl. Rossi ci ha spiegato che il prospetto dell’obbligazione tossica da 100 milioni del 2013 non passò mai dal Cda, ma noi abbiamo messo agli atti il comunicato stampa della banca, datato 6 giugno 2013, in cui si parlava di un prospetto vistato e approvato dal consiglio di amministrazione. Non possiamo pensare che un dirigente importante e in vista, come Boschi senior, fosse sempre, casualmente, avulso dalle scelte tanto strategiche quanto scellerate della banca. Ma arriverà presto il momento in cui metteremo in evidenza pure i conflitti di interessi, le manovre segrete e le bugie della figlia rispetto al salvataggio dell’istituto del giglio tragico”.

Il deputato di Sinistra Italiana-Possibile, Giovanni Paglia, componente della Commissione d’inchiesta sulle banche, ha affermato: “È incredibile, oltre che maldestro, il tentativo del Pd di scaricare su Bankitalia le responsabilità del crack di Etruria. Nulla dicono commissari Pd sulle responsabilità di amministratori che hanno azzerato con le loro azioni e omissioni il valore dell’istituto. Ciò che interessa è che via Nazionale chiedesse a più riprese di individuare un partner solido, senza che questa indicazione sortisse alcun effetto, ancora una volta per il boicottaggio dei dirigenti di Arezzo. Non ci sono prove che questo significasse pressione verso una fusione con Bpvi, mentre è vero che Bpvi fu l’unica a presentare un’offerta, che gli amministratori nascosero all’assemblea dei soci. Capisco che per il Pd Etruria sia un problema, ma almeno non si falsifichi la verità, arrivando a confondere date e significato delle parole”.

L’Istituto Centrale si difende: “Banca d’Italia non ha mai sostenuto il matrimonio con popolare di Vicenza”. Così hanno evidenziano le fonti di via Nazionale, in riferimento all’audizione del Procuratore di Arezzo Roberto Rossi in Commissione di inchiesta. Dopo le ispezioni del 2013, e le irregolarità emerse, Bankitalia ha chiesto ad Etruria di adottare una serie di misure correttive e di ricercare l’aggregazione con un partner di elevato standing. La scelta del partner è stata rimessa all’autonoma valutazione degli organi aziendali. In proposito la Banca d’Italia ha precisato: “Non poteva che essere cosi, perché nell’ambito dell’autonomia imprenditoriale che caratterizza qualsiasi banca, la scelta del partner è di competenza della banca stessa. In linea con ciò, l’ipotesi di aggregazione è stata avanzata autonomamente da Vicenza nel 2014. Il negoziato tra le due banche non è andato a buon fine perché non si sono messe d’accordo e quindi non è stata avanzata alcuna richiesta di aggregazione”.

Di conseguenza, Bankitalia ha contestato ad Etruria non la mancata aggregazione con la Banca Popolare di Vicenza, ma il fatto che l’unica proposta di aggregazione ricevuta, che era proprio quella di Vicenza, non fosse stata portata a conoscenza dell’Assemblea, unico organismo cui spettava la decisione. Si trattava, osserva Bankitalia, di un comportamento sintomatico, di un impegno del tutto inadeguato nell’affrontare le difficoltà segnalate dalla Vigilanza, riconducibile all’esigenza di preservare a qualsiasi costo radicamento territoriale e autonomia della banca. Banca Etruria, dunque, fu commissariata non perché non si fece acquisire da Vicenza, ma in quanto sono state rilevate gravi perdite patrimoniali  (tali da portare il patrimonio significativamente al di sotto dei minimi regolamentari) e irregolarità.

Con la polemica sul caso Banca Etruria, il PD ha lanciato un ennesimo pericoloso boomerang che indebolisce le alleanze elettorali a sinistra, ma soprattutto indebolisce la credibilità politica dei renziani di fronte all’elettorato in vista delle prossime elezioni politiche.

Salvatore Rondello