Salvini: “Chi di dovere valuterà sulla scorta a Saviano”

saviano salvini

Saviano può essere simpatico o antipatico. Lo si può apprezzare o meno. Si possono avere idee opposte alle sue. Ma non si può indiscriminatamente decidere se togliere o lasciare la scorta a una persona costantemente sotto minaccia, in virtù di un vezzo. Quasi come se fosse un dispetto o una ripicca. Saviano aveva preso posizione sulle politiche sui migranti proponendo provocatoriamente di silenziare le esternazioni di Salvini. Non ci è andato leggero e una replica era quasi obbligatoria. Saviano evidentemente se la aspettava. E il ministro-premier non si è fatto sfuggire l’occasione per andare in tv e aprire bocca per lanciare i proprio strali. Un nuovo nemico, una nuova polemica. Pane per i suoi denti. E subito arriva l’affondo. Ma arriva anche la minaccia. Quella più temibile per una persona che vive sotto scorta. Sulla scorta a Roberto Saviano “saranno le istituzioni competenti a valutare se corra qualche rischio, anche perché mi pare che passi molto tempo all’estero. Valuteranno come si spendono i soldi degli italiani. Gli mando un bacione”, ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini ad Agorà su Rai Tre.

Non si sono fatte attendere le reazioni: “Dobbiamo – è il commento di Pietro Grasso – scegliere da che parte stare: se con Saviano o con Salvini. Salvini è il ministro dell’Interno e, proprio in quel ministero, si decide chi deve essere protetto dallo Stato. Con le frasi di stamattina vuol far capire a Saviano di non criticarlo, di stare zitto, altrimenti può intervenire per lasciarlo senza protezione contro la camorra, che lo vuole morto da anni per le sue inchieste e per il suo essere diventato un simbolo della lotta alle mafie. Allo stesso tempo sta facendo passare l’idea che avere la scorta sia un privilegio e un costo, non una necessità che limita la libertà di chi è sotto protezione. La libertà di un giornalista di fare inchieste contro le mafie vale tutti i soldi che spendiamo per garantirgli di fare il suo lavoro. Non vogliamo altri Pippo Fava, Peppino Impastato, Mario Francese, Cosimo Cristina, Giovanni Spampinato, Mauro De Mauro, Giancarlo Siani, Mauro Rostagno, Giuseppe Alfano”.

Se Salvini vuole risparmiare, è il parere del capogruppo dem Graziano Delrio la “tolga a me la scorta ma la lasci a Saviano”. “Le scorte non si assegnano né si tolgono in tv” reagisce l’ex titolare del Viminale Marco Minniti: “I dispositivi di sicurezza per la protezione delle persone esposte a particolari situazioni di rischio seguono procedure rigorose e trasparenti che coinvolgono vari livelli istituzionali”. Le scorte dunque non sono discrezionali. Non dipendono cioè dalle simpatie o antipatie dell’organo politico. Vengono decise dall’Ucis (l’Ufficio centrale interforze per la Sicurezza personale istituito dopo l’omicidio Biagi) che è sì un’articolazione del Dipartimento di pubblica sicurezza del Viminale, ma è collegiale e vincolato a criteri precisi. Non sono duque nella dicrezione del titolare del Viminale.

Sorge allora il sospetto che l’avvertimento di Salvini sia la risposta alla dura presa di posizione di Saviano nei confronti delle sue politiche sui migranti e sul censimento dei rom. Politiche dichiaratamente di destra. Non a caso l’ultima esternazione del leader leghista viene subito rilanciata da Forza Nuova: “Pagargli una scorta e un compenso Rai per diffondere bufale politicamente corrette da un attico di New York è davvero troppo”, twitta Roberto Fiore, segretario della formazione neofascista.

Aquarius, Nogarin si allinea al silenzio del M5S

nogarinUn dietrofront che sta facendo discutere quello del Sindaco pentastellato di Livorno, Filippo Nogarin, che come molti altri sindaci in queste ore aveva dato disponibilità del porto della sua città per far attraccare la nave Aquarius con a bordo 629 migranti, tra cui 11 bambini piccoli, 7 donne incinte e 123 bambini non accompagnati.
Su Facebook, si era detto disponibile ad accogliere la nave Aquarius, ma il post, dal titolo “Livorno Porto Aperto”, è stato però subito rimosso.
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La notizia sta facendo il giro del web, nel frattempo però il Movimento Cinque Stelle non ha ancora dichiarato nulla a parte Toninelli che si è detto favorevole alla chiusura dei porti. “Ieri il premier Conte ha inviato due motovedette con medici a bordo, questa mattina ne sono state inviate altre due: le condizioni a bordo sono buone, ci sono viveri e stiamo aspettando l’ufficialità della risposta di Malta”. Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli parlando dell’emergenza della nave Aquarius a Sky Tg 24. Alla domanda se ci sarà una soluzione in tempi brevi, Toninelli ha risposto: “Certamente per alcuni giorni ci saranno viveri a sufficienza e a breve ci sarà evidentemente una risposta”. Il ministro ha anche assicurato che l’azione dell’Italia sul tema dei migranti “non è disumana, tutt’altro: è di buon senso e ha al centro i richiedenti asilo che debbono essere salvati all’interno dal porto più sicuro”.
“Su Salvini non avevo alcuna speranza, ma Lei, ministro Toninelli, pensavo fosse – almeno – una brava persona”. Così Roberto Saviano, in un post su Facebook, si scaglia contro il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. A suscitare l’indignazione dello scrittore napoletano la decisione del Viminale di non autorizzare lo sbarco nei porti italiani della nave Ong Aquarius, bloccata in mare con oltre 600 migranti a bordo. Una decisione presa di comune accordo proprio dal ministro dei Trasporti e dal ministro dell’Interno. “Il Mediterraneo è il mare di tutti i Paesi che vi si affacciano e non si può immaginare che l’Italia continui ad affrontare questo fenomeno gigantesco in solitudine – avevano scritto ieri Toninelli e Salvini in una nota congiunta – Ecco perché chiediamo al governo di La Valletta di accogliere la Aquarius per un primo soccorso ai migranti a bordo”. Da qui l’attacco social di Saviano al ministro del M5S e l’appello al suo elettorato.

Ritorno di ‘Dibba’. Dal padre alla lite con Saviano

di battistaAlessandro Di Battista aveva annunciato di lasciare la politica per dedicarsi alla famiglia e a suo figlio in particolare. Subito dopo aveva fatto sapere che avrebbe girato il mondo come reporter al servizio del Fatto Quotidiano e invece non ha resistito tanto lontano dalle patrie dispute.
Prima ha esasperato i toni già concitati di una politica che continua a portare sul tavolo più questioni che soluzioni, con le sue affermazioni contro il Capo dello Stato, poi la scaramuccia con lo scrittore Roberto Saviano.
L’ex deputato dei cinque stelle ha attaccato Sergio Mattarella, accusandolo di essere il vero responsabile della situazione di stallo sull’Esecutivo. “Il Presidente della Repubblica non è un notaio delle forze politiche ma neppure l’avvocato difensore di chi si oppone al cambiamento. Anche perché si tratterebbe di una causa persa, meglio non difenderla”, scrive Di Battista. Il post si conclude con un post scriptum: “Invito tutti i cittadini a farsi sentire. Usiamo la rete, facciamo foto, video. È in gioco il futuro del Paese”. Ma a colpire non sono tanti i toni di Di Battista Alessandro, ai quali ormai i media sembrano essere abituati, quanto quelli di Di Battista padre, Vittorio, ex consigliere del Msi negli anni di piombo e autodichiaratosi fascista. Vittorio Di Battista ha così attaccato Mattarella:
“Quando il Popolo di Parigi assaltò e distrusse quel gran palazzone, simbolo della perfidia del potere, rimasero gli enormi cumuli di macerie che, vendute successivamente, arricchirono un mastro di provincia. Ecco, il Quirinale è più di una Bastiglia, ha quadri, arazzi, tappeti e statue, se il popolo incazzato dovesse assaltarlo, altro che mattoni. Arricchirebbe di democrazia questo povero paese e ridarebbe fiato alle finanze stremate”. Lo scrive su Facebook Vittorio Di Battista, papà di Alessandro, in un post dal titolo ‘I dolori di mister Allegria’, riferendosi ovviamente al Capo dello Stato. Un post che arriva a pochi minuti di differenza da quello del figlio, altrettanto duro contro il Presidente della Repubblica. Ma quello del padre è addirittura minaccioso.
Nel frattempo arriva la risposta dello scrittore sotto scorta Roberto Saviano alle accuse di Di Battista con un video del 2015 in cui il grillino ‘smontava’ la Lega in 5 minuti e l’accusa di tutto il male del ‘Sistema’: “Qualche giorno fa – scrive Saviano – Di Battista mi ha ascritto alla categoria degli ‘intellettuali di sinistra incapaci di capire le persone comuni e i loro bisogni’, solo per aver osato opporre ragione e pietas alla violenza di una campagna elettorale giocata sulla pelle degli ultimi. Dopo aver visto questo video anch’io credo che Di Battista possa essere annoverato in una gloriosa categoria patria: i paraculo. Quelli che credono che solo a loro sia consentito dire tutto e il contrario di tutto, senza pagarne mai le conseguenze. Quelli che ‘fate come dico non quello che faccio’: l’attitudine cialtrona più antica del mondo. In questo video del 2015 a cui il M5S ha dato un titolo eloquente (Smontare la Lega in 5 minuti), Di Battista parla di Salvini come del ‘nemico da distruggere’. Quindi al M5S sono bastati 5 minuti per smontare la Lega e tre anni per cambiare le carte in tavola. Da nemico da distruggere ad alleato di governo. Caro Di Battista, faccio mio il tuo appello finale e, con le tue parole, dico: GUARDATE QUESTO (VIDEO PRIMA CHE LO CANCELLINO), CONDIVIDETE QUESTE INFORMAZIONI A proposito, buon viaggio, PARACULO”.
Arriva anche la controreplica di “Dibba” che mette nel mirino proprio Saviano rispondendo per le rime: “Ciao Roberto, non pensavo fossi così permaloso. Ti ho avanzato una critica non ti ho mica insultato (cosa che hai fatto tu). Comunque io non sono permaloso. Ti dico che sarebbe stato bello per noi andare al Governo da soli ma come sai hanno fatto una legge elettorale oscena proprio per impedirlo. Ciononostante noi ’populisti’ (come ci definisce chi non ne azzecca una) abbiamo preso oltre il 32%. L’abbiamo fatto senza controllare la Rai, senza un giornale di partito, senza rimborsi elettorali e avendo praticamente tutti contro, soprattutto gli intellettuali ’falce e cachemire’ (quelli alla te per intenderci) colmi di bile e pregiudizi”.

Radicali: da domenica
a congresso a Roma

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“Futuro, una sfida radicale” è il titolo scelto quest’anno per un appuntamento che vedrà al centro le grandi sfide sul fronte italiano, europeo e internazionale su cui il contributo di Radicali Italiani può essere decisivo per la difesa delle libertà e dello Stato di diritto e per quanti si battono per una società aperta davanti all’avanzata di movimenti populisti e nazionalisti”. I lavori si apriranno alle ore 16.30 di domenica all’Ergife, a Roma, si legge in una nota. Con le Relazioni del Segretario, Riccardo Magi e del Tesoriere, Michele Capano. Con il XVI Congresso – prosegue la nota – si chiude un anno ricco di iniziative e di successi per il movimento: ultimo, in ordine di tempo, la campagna “Ero straniero – L’umanità che fa bene” con oltre 80 mila firme raccolte sulla legge di iniziativa popolare per superare la Bossi-Fini che Radicali Italiani ha promosso insieme a un ampio fronte di organizzazioni cattoliche e laiche. Mentre imperversa un dibattito pubblico dominato da demagogia e paura, mentre in tutta Europa l’immigrazione è il terreno di scontro elettorale preferito dai movimenti populisti, Radicali Italiani è la sola forza politica ad aver messo in campo una proposta per governare i flussi migratori in modo strutturale, con regole certe e nel rispetto dei diritti.Tra gli altri traguardi, il referendum radicale promosso a Roma per la messa a gara del trasporto pubblico: un’iniziativa intrapresa nel solco del tradizionale impegno sul fronte delle liberta’ economiche, a favore della concorrenza e contro i monopoli, e che a partire dalla Capitale potrebbe aprire la strada a riforme urgenti in tutto il Paese. Anche il rilancio della battaglia antiproibizionista ha visto Radicali Italiani tra protagonisti di un anno segnato, su questo fronte, dalla grande occasione sprecata dal Parlamento sulla legalizzazione della cannabis: questione su cui il dibattito si è riaperto anche grazie alla legge di iniziativa popolare “Legalizziamo” presentata da Radicali Italiani, con l’Associazione Luca Coscioni, con oltre 67 mila firme. Al centro del dibattito congressuale questi e altri temi su cui il movimento ha condotto o ha in cantiere iniziative politiche: dalla riforma del Trattamento sanitario obbligatorio – per assicurare garanzie e diritti a chi, vittima di disagio psichico, sia privato della libertà personale -, alla giustizia; dalla riforma degli strumenti della partecipazione popolare – il “Referendum Act” – e per l’ampliamento della sovranità del cittadino a tutti i livelli istituzionali, alla riforma del welfare.

Tra i principali temi del congresso il rilancio del federalismo europeo e gli Stati Uniti d’Europa: obiettivo storico di Marco Pannella. All’integrazione europea e alle riforme indispensabili a un’Italia che voglia riconquistare il proprio ruolo in Europa sarà dedicata la convention europeista “Stati Uniti d’Europa, una sfida radicale” promossa da Radicali Italiani ed Emma Bonino che il 28 e il 29 ottobre precederà e aprirà il congresso, con la partecipazione di personalità come Roberto Saviano, Guy Verhofstadt, Giuliano Pisapia, Enrico Letta, Romano Prodi, Carlo Calenda, Mario Giro, Pier Virgilio Dastoli, Marco Cappato, Benedetto Della Vedova e Olivier Dupuis. I lavori del XVI Congresso di Radicali Italiani si concluderanno nel pomeriggio di mercoledì 1 novembre con l’elezione degli organi dirigenti e la votazione dei documenti congressuali. Al congresso sarà presente Emma Bonino. Tra gli ospiti che hanno già confermato la propria presenza, il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, il coordinatore esecutivo dei Verdi Angelo Bonelli, il segretario del PSI Riccardo Nencini, Marco Furfaro di Campo Progressista, il vicepresidente nazionale di Legambiente Edoardo Zanchini, Umberto Croppi.

Satira sul terremoto. Querelata Charlie Hebdo

sindaco-amatrice

Il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi

Non si placa la bufera, dopo le vignette, pubblicate dal periodico francese Charlie Hebdo, sul terremoto che ha sconvolto il centro Italia il 24 agosto. Il Comune di Amatrice, per mano dell’avvocato Mario Cicchetti, legale rappresentante della cittadina laziale, ha depositato  presso la procura del tribunale di Rieti, una denuncia-querela, per diffamazione aggravata, nei confronti del giornale satirico, che aveva rappresentato le vittime del sisma “in modo tale da somigliare a degli stereotipati piatti della tradizione culinaria italiana”. Nella seconda vignetta invece Charlie Hebdo, “aveva attribuito la colpa della devastazione del centro Italia alla mafia”.

“Si tratta di un macabro, insensato e inconcepibile vilipendio delle vittime di un evento naturale, queste le parole dell’avvocato Mario Cicchetti. La critica, anche nelle forme della satira, è un diritto inviolabile sia in Italia che in Francia, ma non tutto può essere ‘satira’ e in questo caso le due vignette offendono la memoria di tutte le vittime del sisma, le persone che sono sopravvissute e la città di Amatrice”. Secondo il legale, è facilmente verificabile “come il reato si sia, senza dubbio, consumato sul territorio italiano in quanto la condotta diffamatoria, per quanto intrapresa con la pubblicazione della vignette in Francia, si è perfezionata in Italia attraverso la loro percezione e diffusione sia sui media tradizionali sia sui social network”.

Il Procuratore della Repubblica di Rieti, dovrà adesso valutare se vi sono delle ipotesi di reato da parte degli autori, Felix e Coco, e dei direttori responsabili del periodico. Dura la reazione del sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, il quale non si vuole fermare ad una semplice querela in Italia. Il primo cittadino ha affermato: “Charlie Hebdo per me è un Ciclostilato: era giusto che si pigliasse una querela e stiamo operando affinche si possa querelarli anche in Francia”.

Critico nei confronti della scelta del Comune di Amatrice, lo scrittore Roberto Saviano, secondo il quale: “La prima vignetta di Charlie Hebdo ha dato fastidio soprattutto perché, in maniera macabra, ha veicolato un messaggio semplice: quando si costruisce male o quando non ci sono piani di emergenza in zone ad alto rischio, quello che non mettiamo nel conto, ma che può succedere, è la tragedia.

Intanto ad Amatrice si cerca di ricominciare a vivere la vita di tutti i giorni, con i bambini che domani inizieranno le scuole in alcune strutture prefabbricate, e con i ragazzi del liceo scientifico che saranno ospiti del Palazzetto dello Sport locale.

Alessandro Nardelli

Iran. Appello a Renzi per
il rispetto dei diritti umani

iranUn folto gruppo di intellettuali italiani (Roberto Saviano, Susanna Tamaro, Dacia Maraini, Marco Bellocchio, Liliana Cavani, Raffaele La Capria, Goffredo Fofi, Moni Ovadia, Giuliano Montaldo e molti altri) hanno presentato un Appello a Matteo Renzi, alla vigilia della sua visita di Stato in Iran.
Il documento è stato presentato in una conferenza stampa, svolta nella sede del partito radicale, dall’ex ministro degli Esteri Giulio Maria Terzi di Sant’Agata, da Sergio d’Elia ed Elisabetta Zamparutti, dirigenti dell’associazione “Nessuno tocchi Caino”, e dal sottoscritto, come firmatario dell’appello (insieme al direttore di Avantionline! Mauro Del Bue).

Nel corso della conferenza stampa sono state illustrati i contenuti del documento inviato a Matteo Renzi, che qui sintetizziamo:
Innanzitutto è stato denunciato il crescente uso della pena di morte, applicata anche per i minorenni. Infatti, con l’elezione del presidente Hassan Rouhani a presidente della Repubblica italiana (14 giugno 2013), i boia sono stati in azione quasi ogni giorno: si contano 2.214 impiccati tra il 1° luglio 2013 e il 31 dicembre 2015. Solo l’anno scorso sono state registrate 970 esecuzioni. A questa cifra è pervenuta l’associazione radicale, ma le esecuzioni potrebbero anche essere un numero maggiore.

Infatti, secondo la “Abdorrahman Boroumand Foundation”, nel 2015, l’Iran ha mandato a morte 1.084 persone: una cifra record. Non si erano mai contate tante esecuzioni in oltre 25 anni. La maggior parte appartengono ai piccoli trafficanti di droga e alle minoranze religiose, come i convertiti al cristianesimo, gli appartenenti ai gruppi baha’i, sunniti e curdi.

È proprio la persecuzione delle minoranze religiose che è stata messa in evidenza nell’Appello a Renzi, insieme all’odiosa persecuzione degli omosessuali, puniti anche con la pena capitale.

Un altro punto del documento è rappresentato dalla propaganda, mai cessata, contro Israele, perseguita in modo ossessivo dalla Guida suprema Ali Khamenei. Proprio nei giorni scorsi sono stati sperimentati missili a lunga gittata (possono colpire obiettivi ad oltre 3000 chilometri di distanza), su cui era incisa la scritta in ebraico e in arabo: “Israele sarà cancellato dalle mappe”,in aperta violazione della Risoluzione Onu 2231.
Infine, nel documento si invita Renzi a chiedere alle autorità di Teheran la liberazione degli attivisti per i diritti umani e degli oppositori politici e iniziative per eliminare, anche gradualmente le discriminazioni nei confronti delle donne (attualmente la testimonianza di una donna in un processo e la stessa vita in caso di assassinio ,vale la metà di quella dell’uomo!).

L’ex ministro degli Esteri Terzi ha sottolineato un elemento importante,di cui Renzi dovrebbe tenere nel debito conto: quello come paese ad alto rischio. Infatti l’Iran è tutt’altro che un paese avviato verso l’apertura con l’Occidente. Vi è un rischio terrorismo, un elevato rischio per gli imprenditori che si accingono ad investire in Iran (rapimenti, arresti da parte del regime); un rischio di violazione dell’accordo nucleare, un rischio di riciclaggio di denaro (secondo l’Onu, l’Iran si trova oggi al primo posto nel riciclaggio di denaro sporco), un rischio per la corruzione dilagante, un rischio per la sicurezza informatica, ecc.

Sono questioni importanti sollevate dall’organizzazione internazionale di tutela dei diritti umani Umani (United Against Nuclear Iran ),di cui il nostro premier dovrebbe tener conto.
C’è solo da sperare che Matteo Renzi non si muova come i presidenti e i ministri degli Esteri precedenti (anche donne che si prostravano davanti agli ayatollah), con l’unico obiettivo di firmare accordi economici e commerciali, dimenticandosi dei diritti umani.
Il business è importante, ma non deve mai essere l’obiettivo esclusivo di un capo di Stato o di governo.

Aldo Forbice

La Camera vota “sì” al dimezzamento degli F35

F35Spuntate le ali degli F-35. Ma nel senso di tagliate. L’aula del Senato ha approvato le mozioni di maggioranza e di FI sulla partecipazione al programma F-35. In sostanza si impegna il governo a fare i conti con i soldi a disposizione, riesaminando “l’intero programma F-35 per chiarirne criticità e costi con l’obiettivo finale di dimezzare il budget finanziario originariamente previsto”.
Il riesame, viene spiegato nel testo, va fatto “così come indicato nel documento approvato dalla commissione Difesa della Camera dei deputati a conclusione dell’indagine conoscitiva sui sistemi d’arma, in vista del Consiglio europeo del dicembre 2013, tenendo conto dei ritorni economici e di carattere industriale da esso derivanti”. Il governo è poi impegnato “a ricercare, entro questi limiti, ogni possibile soluzione e accordo con i partner internazionali del programma F-35, al fine di massimizzare i ritorni economici, occupazionali e tecnologici, valorizzando gli investimenti già effettuati”.
Per il capogruppo Pd nelle commissione Difesa della Camera, Gian Piero Scanu, “le mozioni approvate oggi impegnano il governo a dimezzare il budget finanziario inizialmente previsto per l’acquisto del programma F-35. Si tratta di una indicazione importante sia nel merito che nel metodo. Infatti, da una parte è giusto secondo noi razionalizzare le risorse destinate agli F-35 dall’altra è fondamentale che sia il parlamento a decidere, così come ha stabilito la Riforma sui sistemi d’arma che noi abbiamo fortemente voluto alla fine della scorsa legislatura. La nostra mozione, dunque, è coerente con un percorso di revisione dello strumento militare e con i rigorosi vincoli di bilancio imposti dalla crisi”.
Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti ha affermato che anche gli investimenti di questo tipo “devono poter essere fatti ragionando sulla capacità finanziaria del Paese. Siamo impegnati a lavorare sul Libro Bianco e sulla base di questo valuteremo quali sono i rischi e le minacce e cosa ci serve. Da un lato – ha ribadito – dobbiamo garantire al nostro Paese la sicurezza, dall’altro pensare che progetti come questo, che possono essere molto onerosi, devono poter pesare meno sulla finanza italiana e anche, se possibile, produrre lavoro”.
Molto critico il presidente di Sel Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Libertà per il quale “il governo e la maggioranza che lo sostiene hanno usato giochi di prestigio alla Camera: hanno detto contemporaneamente sì a dimezzamento e sì a mantenimento F35. Italiani non si faranno prendere in giro”. Per Ferrero del Prc invece il sì della Camera è un piccolo passo avanti che evidenzia solo l’incapacità di fare il passo tutto intero: bisogna cancellare completamente e definitivamente quell’inutile, pazzesca e dannosa spesa”.

La mozione PD a Montecitorio impegna il governo a dimezzare il budget finanziario previsto per l’acquisto dei caccia, dai 12 miliardi di euro iniziali per 90 aerei a 6 miliardi. Gian Piero Scanu, il primo firmatario della mozione e capogruppo in Commissione Difesa, ha raccolto 275 voti favorevoli contro 45 voti contrari e ben 152 astenuti. “E’ giusto razionalizzare le risorse destinate agli F-35 ed è fondamentale che sia il Parlamento a decidere” dichiara alla stampa l’on. Scanu. “La nostra mozione” continua il parlamentare PD “è coerente con un percorso di revisione dello strumento militare e con i rigorosi vincoli di bilancio imposti dalla crisi”.

Dure le proteste del Movimento 5 Stelle, il quale accusa la compagine governativa e le forze politiche che la sostengono, di “scelleratezza bella e buona”. La mozione del M5S chiedeva la totale e irreversibile cancellazione della commessa alla Lockheed Martin, casa produttrice americana dei caccia da guerra. Più contenute invece le richieste della Lega Nord di Salvini, che ha proposto la sostituzione della commessa degli F35 con un’altra tipologia di caccia, meno evoluti tecnologicamente e meno costosi: gli F22.

Pochi giorni fa, un gruppo di intellettuali, tra cui Roberto Saviano, Mario Martona, Toni Servillo, Stefano Benni, Alex Zandelli, solo per citare i più famosi, aveva rivolto un caloroso appello ai parlamentari per “bloccare questa scelta sbagliata”. Il programma pluriennale F35 ha lo scopo di sostituire 160 caccia attualmente in dotazione all’Aeronautica Militare e alla Marina, con moderni e più potenti mezzi di difesa. La partecipazione italiana per l’acquisto degli F-35 prevede inoltre l’assemblaggio dei caccia da parte di Finmeccanica, la quale assicura che questa spesa di governo darà lavoro a 1500 addetti diretti. Calcolando poi l’ammontare della forza lavoro complessiva, si raggiungerà un totale di 6500 unità.

Manuele Franzoso