A Roma e Torino i guai dei sindaci Cinquestelle

M5S: Raggi-Appendino affacciate da balcone sui ForiSe è vero che le elezioni amministrative hanno suggellato la leadership della Lega, è altrettanto vero che il progetto del Movimento 5 Stelle ha cominciato a mostrare le prime crepe. Tanti i voti persi in pochi mesi. Certo, il voto amministrativo è diverso dalle consultazioni politiche. C’è però da registrare che il tanto atteso radicamento territoriale non è avvenuto. Così come la capacità amministrativa non è mai cresciuta. Anzi.

I comuni guidati dagli esponenti grillini si sono spesso distinti per scarsa competenza o per lotte intestine che nulla hanno avuto a che fare con le necessità dei cittadini. Livorno, Bagheria, Ragusa rappresentano i casi più noti (Roma e Torino escluse). In queste città, tra avvisi di garanzia ed epurazioni, la compagine pentastellata non è mai riuscita ad imprimere quelle migliorie promesse durante le campagne elettorali. E se alle vicende locali si aggiunge la debolezza di Di Maio, ormai schiacciato dall’iniziativa sovranista di Salvini, anche il consenso comincia a venire meno.

A trainare i grillini verso la disfatta ci sta provando da due anni Virginia Raggi. Dopo le figuracce dei mesi scorsi, nelle ultime due settimane la sindaca ha perso pure due municipi. Circa 17 mila voti buttati nel III, dove il centrosinistra ha conquistato di nuovo un territorio che il M5S aveva stravinto nel 2016. Altri 14 mila voti sono stati lasciati alla Garbatella, nel Municipio VIII. Qui il candidato di centrosinistra ha vinto addirittura al primo turno. Con il voto di domenica scorsa, le zone della Capitale “nemiche” sono diventate quattro. E l’elettorato grillino sembra attratto dalla cosa populista sbandierata da Salvini. Presto il Movimento potrebbe prendere le distanze da Raggi. Che giorno dopo giorno rischia sempre di più l’isolamento.

Altra nota dolente sta diventando Torino. Già alle prese con le difficoltà amministrative, la sindaca Appendino rischia il rinvio a giudizio per i fatti di piazza San Carlo. Omicidio colposo, disastro colposo e lesioni colpose le accuse formulate dalla procura. Che fanno il paio anche con l’indagine di falso al quale è tuttora sottoposta la sindaca per il caso Ream. L’ultimo colpo Appendino lo ha incassato ieri notte. Fuoco amico, in questo caso. Una decina di consiglieri comunali 5 Stelle ha infatti deciso di non sostenere la sindaca sulla scelta di appoggiare la candidatura di Torino alle Olimpiadi invernali del 2026. Dopo essere stata a un passo dalle dimissioni, ci ha ripensato. E alla fine ha minacciato: “Se continuate così vi mando tutti a casa”.

F.G.

Raggi. Secca bocciatura dal mini test elettorale

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L’effetto Raggi è arrivato. È una sconfitta pesante per la sindaca di Roma. Ha perso le elezioni nel III municipio (Nomentano) e nell’VIII (Garbatella), una popolazione complessiva di quasi 300 mila persone. I due candidati del M5S alla presidenza del municipio della Garbatella e del Nomentano sono andati addirittura fuori pista: non ci saranno nemmeno nel ballottaggio del 24 giugno.

Enrico Lupardini e Roberta Capaccioni domenica 10 giugno hanno raccolto appena il 13% e il 20% dei voti. Le opposizioni sono in rimonta. Alla Garbatella è diventato presidente al primo turno col 54% dei voti Amedeo Ciaccheri, centro-sinistra. Al Nomentano, invece, la sfida al secondo turno del 24 giugno sarà tra Giovanni Caudo, centro-sinistra, 41,52% dei voti, e Francesco Maria Bova, centro-destra, 34%.

I fasti di due anni fa sono solo un ricordo. Il 19 giugno 2016 andò alle urne il 50% dei romani e Virginia Raggi, candidata del M5S, espugnò il Campidoglio in modo trionfale: ben 770.564 voti, il 67,15% dei consensi. Roberto Giachetti, Pd, alfiere del centro-sinistra, si fermò appena al 32,85%, 376.935 voti. Così la Raggi divenne sindaca di Roma, sottraendo ai democratici la capitale d’Italia.

Adesso arriva una brutta doccia fredda, la prima in assoluto. I romani dei due municipi hanno protestato contro Virginia Raggi in due modi: o disertando le urne (non si è recato ai seggi oltre il 70% degli elettori) o votando per le opposizioni di centro-sinistra e di centro-destra.

Il mini test elettorale è una secca bocciatura per la sindaca, è affondato il M5S in due vaste aree della metropoli. La prima cittadina della capitale, a due anni della sua elezione, ha deluso le attese di rinnovamento. Non solo non è stato varato nessun grande progetto per fermare il degrado e rilanciare la città eterna, ma perfino i servizi pubblici essenziali sono a pezzi: gli autobus passano con forti ritardi e alcune volte vanno addirittura a fuoco, i rifiuti traboccano dai cassonetti puzzolenti, ogni tanto cade un albero nelle strade causando danni e feriti, le vie sono impercorribili dalle auto per le pericolose buche e diventano piscine quando piove, per la scarsa manutenzione dei tombini delle fogne.

La sindaca di Roma ha riconosciuto la sconfitta e tenta di correre ai ripari. Su Twitter ha annunciato: «I cittadini vanno sempre ascoltati. Seguiremo le loro indicazioni: ci impegneremo di più su decoro, lavori pubblici e trasporti». Effetto Raggi: rischiano il posto diversi assessori chiave della giunta capitolina grillina.

Virginia Raggi bussa anche alla porta di Palazzo Chigi. Dopo aver battuto cassa con il governo Gentiloni, è tornata alla carica con il nuovo esecutivo M5S-Lega presieduto da Giuseppe Conte. Punta ad ottenere più poteri e due miliardi di euro: «Se io ho bisogno di soldi per l’Atac, voglio parlare direttamente con lo Stato, non voglio passare dalla regione che me li dà se e quanti ne vuole».

Certo domenica 10 giugno non è stata una brutta giornata solo per la Raggi. Nello stesso giorno hanno votato quasi 7 milioni di italiani per rinnovare i sindaci di 761 comuni, l’affluenza è calata al 61% dal 67% di cinque anni fa, e i cinquestelle di Luigi Di Maio sono andati male. Una analisi dell’Istituto Carlo Cattaneo ha indicato una flessione rilevante: nei comuni capoluogo sono scesi dal 32,7% delle politiche del 4 marzo al 12,1% delle amministrative del 10 giugno mentre il centro-destra a trazione leghista è salito al 38% dal 33,4% di tre mesi fa. Il Pd è, invece, in lieve recupero rispetto alla disfatta delle politiche. Il nuovo governo giallo-verde sembra portare buoni frutti solo alla Lega di Matteo Salvini, mentre gli elettori pentastellati in parte si sono astenuti o hanno votato per altri.

Di Maio, Grillo e Davide Casaleggio (il M5S ha perso sonoramente anche ad Ivrea, la città cara al figlio di Gianroberto) dovranno riflettere sull’intesa con Salvini e come procedere nel programma del “governo del cambiamento” per non deludere i propri elettori ed evitare altre brutte sorprese. L’egemonia di Salvini sull’esecutivo populista si sta affermando e le elezioni europee della prossima primavera sono dietro l’angolo.

Leo Sansone
(Sfogliaroma)

Juventus campione d’Italia: è il settimo scudetto consecutivo

allegriDopo la Coppa Italia, i bianconeri fanno nuovamente festa all’Olimpico: decisivo lo 0-0 contro la Roma, adesso anche la matematica certifica il trionfo della Vecchia Signora. Quasi certa la conferma di Allegri, così come appare scontato l’addio al calcio di Buffon

ROMA – Per il settimo anno consecutivo la Juventus è campione d’Italia. Sofferto più dei precedenti (merito del Napoli) il matematico verdetto è arrivato dopo lo 0-0 dei bianconeri in casa della Roma. Lo stadio Olimpico si conferma luogo di festa per la Vecchia Signora, che mercoledì scorso aveva battuto 4-0 il Milan alzando al cielo la Coppa Italia, la quarta di fila.

I PUNTI DI FORZA – Se fino al girone d’andata la lotta per lo scudetto aveva coinvolto addirittura cinque squadre (Juventus, Napoli, Inter, Lazio e Roma), man mano bianconeri e partenopei hanno preso il largo dando vita ad un duello accesissimo. E pensare che lo scontro diretto di tre settimane fa, in casa della Juve, era stato vinto dalla squadra di Sarri. Un colpo di testa vincente di Koulibaly che poteva rappresentare la resa della Vecchia Signora. E invece, dopo appena 7 giorni, Buffon e compagni vanno ad espugnare San Siro (3-2 all’Inter) e il Napoli crolla a Firenze perdendo 3-0. Dopo tanti botta e risposta, è stato quello l’allungo decisivo. Impeccabile la gestione della rosa di Allegri: perfetta l’alternanza in porta tra Buffon e Szczesny, la difesa si è confermata per l’ennesima volta punto di forza (e non era scontato dopo l’addio di Bonucci), ottimo l’inserimento a centrocampo di Matuidi che, con Khedira e Pjanic, ha offerto il giusto mix di qualità e muscoli, così come prezioso in fase offensiva è stato l’apporto di Douglas Costa. Dunque tra la produzione della società, la regia dell’allenatore e la messa in pratica dei giocatori la Juventus si è confermata per la settima stagione consecutiva una corazzata impeccabile.

IL FUTURO DI BUFFON E ALLEGRI – Eppure qualcosa cambierà. Non sembrano esserci margini di ripensamento per Gigi Buffon, orientato a chiudere a 40 anni una gloriosa carriera. La tentazione di riprovare un altro anno a vincere la Champions sicuramente non manca al portierone azzurro, soprattutto per l’epilogo di Madrid di questa stagione, ma un dietrofront appare alquanto improbabile. Dovrebbe invece rimanere il tecnico Massimiliano Allegri. Lo ha detto lui stesso dopo Roma-Juve: “Se non mi cacciano resto un’altra stagione”. Parola dunque alla società che però, più che di cambiare l’allenatore, è concentrata sull’organico. Andranno infatti sicuramente via Asamoah e Lichtsteiner, potrebbe salutare anche Marchisio (bandiera bianconera ma usato con il contagocce) e, se arrivasse l’offerta giusta, addirittura Dybala. C’è chi va via, ma anche chi arriva: sicuri quelli di Caldara e Spinazzola dall’Atalanta, quasi fatto quello di Emre Can mentre tra i pali, a giocarsi il posto con Szczesny, potrebbe esserci Perin. Cambiano i protagonisti, non i verdetti…

Francesco Carci

Roma, tre nuovi sportelli dell’Unione Inquilini

unione inquilini“Quale maniera migliore di festeggiare il 50esimo anniversario se non aprire nuove sedi? Si tratta di quartieri storici dove l’unione inquilini è molto conosciuta, ma nei quali adesso saremo presenti con un presidio permanente. Potremo così diventare un punto di riferimento per il diritto all’abitare nei quartieri di San Lorenzo, Centocelle e Montemario”. È quanto ha affermato il nuovo Segretario dello storico sindacato nella capitale, Fabrizio Ragucci.
Il confronto che ha accompagnato il recente congresso romano ha portato una nuova onda propositiva che ha spinto in tanti a richiedere di poter portare avanti le lotte della casa sotto la sigla dell’unione inquilini. Tre quartieri densamente popolati e con molte diverse problematiche dal punto di vista abitativo. Lo sportello di San Lorenzo aprirà presso in via dei Volsci, dove in passato già furono attive le storiche sedi di Autonomia Operaia e sarà soprattutto rivolta alle problematiche abitative degli studenti universitari (contratti per studenti, affitti in nero, etc.). A Centocelle, in via Vincenzo Cesati, e a Montemario, in Via Francesco Cherubini (angolo Piazza Guadalupe), saranno invece attivati degli sportelli tecnici che offriranno servizi sindacali come la compilazione delle domande di casa popolare e il rilascio delle attestazioni per i contratti a canone concordato.
Il sindacato, molto importante per una città come Roma, è anche intervenuto oggi al Campidoglio durante la delibera consiliare che modifica il regolamento per l’erogazione del sostegno economico finalizzato al superamento delle emergenze abitative di Roma Capitale. Il testo introduce una serie di modifiche per l’accesso al contributo all’affitto: allarga la platea dei ‘destinatari’; taglia gli anni di erogazione, da 4 a 3; rende obbligatoria l’iscrizione nella graduatoria per l’accesso ad una casa popolare e la stipula di un contratto a canone concordato.
“Il nostro giudizio è generalmente positivo, purché si entri nel merito delle nostre osservazioni” spiega Fabrizio Ragucci, segretario dell’Unione Inquilini di Roma. “La decorrenza di tre anni per l’erogazione del contributo fissata nel nuovo regolamento è problematica e rischia di far nascere un provvedimento morto” spiega Ragucci. “Non ha funzionato il buono casa, nonostante la garanzia per l’intera durata contrattuale. Come potranno queste persone in difficoltà economica convincere proprietari privati con soli tre anni di contributo? Ricordo che il contratto è tre più due. Speriamo di poter discutere al più presto nel merito del provvedimento”.

Avanti!, la presentazione della collezione digitale

Avanti! Progetto On-line della Raccolta Integrale.1896-1993

Avanti! Progetto On-line della Raccolta Integrale.1896-1993

Si terrà il 10 maggio alle ore 15, presso la Biblioteca del Senato – Sala degli Atti Parlamentari, in Piazza della Minerva 38, a Roma – l’evento di lancio della collezione digitale del quotidiano Avanti!, storico organo del Partito Socialista Italiano fondato nel 1896. Il progetto ha visto la collaborazione di: Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, L’Avanti! on line, L’istituto di studi storici Gaetano Salvemini, Critica sociale.

Oltre all’intervento del Segretario del Psi, Riccardo Nencini, ricca l’agenda degli interventi di esponenti del mondo accademico, della politica e del giornalismo che parteciperanno alla presentazione del progetto online della raccolta integrale dei numeri del quotidiano socialista dal 1896 fino al 1993.

Dopo le introduzioni di Marco Brunazzi, dell’istituto di studi storici Gaetano Salvemini, di Stefano Carluccio, della Biblioteca storica di Critica Sociale e dell’Avanti! e di Mauro Del Bue, attuale direttore dell’Avantionline!, si proseguirà con una relazione del prof. Zeffiro Ciuffoletti, ordinario di Storia Contemporanea all’Università di Firenze. Seguiranno gli interventi, tra gli altri, di Gennaro Acquaviva, presidente dell’Associazione Socialismo, Luigi Covatta, direttore di Mondoperaio, Ugo Intini, ex direttore dell’Avanti!, Claudio Martelli e Rino Formica e dei presidenti di varie fondazioni e associazioni.
Durante l’incontro si svolgerà una breve presentazione della banca dati dell’Avanti! a cura del personale della Biblioteca.

Per consultare il programma cliccare qui

Roma: buche, spazzatura e lunghe attese

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Vivere a Roma è già un grande atto di coraggio. Buche, spazzatura, autobus inesistenti. Come se non bastasse a mettere a dura prova la pazienza dei cittadini della Capitale ci si è messo anche il nuovo sistema informatico di prenotazione “Tupassi”. Ne avevamo già parlato in questo articolo. Il sistema è sempre lo stesso, di certo non migliorato. Prendi l’appuntamento e vai al Municipio. Tutti i servizi vengono svolti solo se prendi l’appuntamento o tramite il totem elettronico o il sito internet del Municipio o un’applicazione sullo smartphone.

Ipotizziamo che un malcapitato cittadino oggi debba fare la carta d’identità elettronica. Si registra sul sito internet. Ipotizziamo che oggi si provi a consultare il calendario degli appuntamenti. Si scoprirà con stupore che il primo appuntamento disponibile in alcuni municipi (III e IV o XIV per esempio) non è disponibile. Mentre in altri, come per esempio il XV il primo appuntamento è tra tre mesi (il 26 luglio) o tra tre mesi e mezzo (il 16 agosto) al II Municipio. Una volta ottenuto l’appuntamento ci si reca al Municipio con una foto si pagano 16,79 euro e 5,42 euro di diritti di segreteria, se la carta d’identità non è ancora scaduta. Dopo di che si ritorna dopo 6-7 giorni lavorativi per ritirare il documento. Roba da far rimpiangere il vecchio sistema dove la carta d’identità era cartacea, la fila al massimo era di un paio d’ore e la spesa di 4,50 euro.

I dipendenti allo sportello sono pochi, sotto organico, senza salario accessorio e naturalmente non riescono a smaltire il grande numero di appuntamenti e la produzione e stampa del documento avviene solo a Roma presso l’Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, non solo per i documenti richiesti dai cittadini romani ma anche per le richieste provenienti dalle altre 350 amministrazioni locali. Risultato? Il solito vecchio caos.

Valentina Bombardieri

(Blog Fondazione Nenni)

 

WeWorld: uno scatto sulle politiche inclusive

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Ieri, 18 aprile, a Roma alla Farnesina è stato presentato il WeWorld Index 2018, lo strumento, giunto alla sua quarta edizione, che serve a valutare il progresso di un paese attraverso l’analisi delle condizioni di vita dei soggetti più a rischio di esclusione come bambine, bambini, adolescenti e donne.

La classifica presentata quest’anno include 171 nazioni e sono ben diciassette gli ambiti analizzati dal rapporto che vanno dall’ambiente all’alimentazione, dal lavoro alla violenza familiare. L’Italia, con 59 punti, ricopre la ventisettesima posizione, perdendone ben nove rispetto a 2015, e passando, in tal modo, dalla lista dei paesi con inclusione “buona” a quella con inclusione “sufficiente” e registrando, purtroppo, la performance peggiore tra i paesi dell’Unione Europea.

Il peggioramento dell’Italia riguarda, in particolare, la povertà educativa ereditaria: per un figlio di genitori non laureati c’è l’8% di probabilità di laurearsi, percentuale che cresce fino al 68% per quei giovani studenti con almeno un genitore in possesso di laurea. Inoltre, la dispersione arriva alle soglie del 20% in quei contesti più poveri, come in alcune realtà territoriali della Sicilia, della Campania e della Sardegna, laddove la media nazionale raggiunge il 13%.

Un’ulteriore considerazione derivante da questi dati: la condizione economica incide pesantemente sulla prospettiva educativa e scolastica dei bambini, con il dato che i maschi sono più a rischio abbandono e le femmine non indirizzate e valorizzate verso alcuni indirizzi formativi come le scienze, la tecnologia e la matematica.

Il rapporto fornisce, per fortuna, anche delle possibili soluzioni ai problemi evidenziati su scala internazionale: investire nell’istruzione – così come sostanziato da uno studio dell’Unesco – da i suoi frutti in quanto, con un accesso generale alla scuola, il numero dei poveri nel mondo scenderebbe di 400 milioni di unità, passando da 780 a 300 milioni.

Da socialista convinta mi chiedo e, soprattutto, chiedo ai nostri sempre meno numerosi compagni riformisti, quando decideremo di lottare e sostenere concretamente un serio percorso di riforma formativa: l’educazione culturale viene prima dello sviluppo economico perché lo sviluppo umano è il potenziale principale dello sviluppo economico stesso!

In questa spirale regressiva le donne pagano, ancora una volta, il prezzo più alto e, allora, mi chiedo chi vorrà, dopo tante apologie e manifestazioni di stereotipe solidarietà, per davvero impegnarsi a costruire un percorso che possa far fare all’Italia uno scatto in avanti visibile in tema di promozione di politiche inclusive per i bambini e per le donne?

La campagna elettorale è finita, le affabulazioni non trovano più spazio, bisogna approntare il DEF e predisporre le linee guida del prossimo bilancio e fino ad ora la spesa pubblica italiana, con il suo scarso 4%, rimane al di sotto della media europea in tema di investimenti per l’istruzione pubblica: questo è un vero guanto di sfida su cui misurarsi per produrre politiche inclusive e concrete politiche di sostegno ad un rinnovato ed attento welfare sociale.

Noi ci siamo: chi è con noi?

Maria Rosaria Cuocolo

Segreteria Nazionale PSI – Responsabile Nazionale Parità di Genere

Il Condannato – Cronaca di un sequestro. Il Doc di Ezio Mauro su Aldo Moro

EZIO MAURO R4 2Roma, Bruxelles e Londra. Sono le tre grandi città in cui sarà presentato Il Condannato – Cronaca di un sequestro, il film documentario di Ezio Mauro con la regia di Simona Ercolani e Cristian Di Mattia trasmesso per la prima volta su Rai3, senza interruzioni pubblicitarie, venerdì 16 marzo in prima serata in occasione del quarantennale della strage di via Fani e del rapimento di Aldo Moro.

Dopo aver riscosso il consenso del pubblico con una media di share del 6.9% e ben 1.674.000 telespettatori, il film prodotto da Stand by Me e Rai Cinema, in collaborazione con La Repubblica, è ora protagonista di altre quattro importanti iniziative, in Italia e all’estero, in memoria dell’anniversario del sequestro e della morte dell’allora presidente della Democrazia Cristiana.

Si inizia domani, mercoledì 18 aprile alle 11.00 con la proiezione del film documentario presso l’Auditorium del MAXXI di Roma, a ingresso gratuito fino a esaurimento posti, nell’ambito del progetto 55 giorni di Aldo Moro organizzato dal museo. La proiezione sarà preceduta da un incontro di presentazione introdotto dal Presidente della Fondazione Maxxi Giovanna Melandri a cui parteciperanno l’autore Ezio Mauro e Simona Ercolani, regista.

Il 2 maggio alle 18.00 il film sarà poi proiettato a Bruxelles, nella sede del Parlamento europeo, dove ad Aldo Moro è stata recentemente intitolata una sala. L’evento, ospitato dall’onorevole Simona Bonafè, membro del Parlamento Europeo, vedrà la partecipazione del presidente di Rai Cinema Nicola Claudio che insieme ad Ezio Mauro e Simona Ercolani presenteranno il film documentario.

Il giorno dopo, il 3 maggio alle 18.00, sarà la volta di Londra, nella sede dell’Istituto di cultura italiano, dove saranno presenti anche Ezio Mauro e Simona Ercolani.

Infine il 7 maggio, il documentario tornerà a Roma per essere presentato presso il Ministero dell’istruzione con una proiezione dedicata alle scuole superiori organizzata in memoria di Aldo Moro, a pochi giorni di distanza dal 40esimo anniversario dalla sua morte avvenuta il 9 maggio 1978.

Il film documentario Il Condannato – Cronaca di un sequestro è la cronaca dei 55 giorni che sconvolsero il paese del 1978: dal sequestro del Presidente della Democrazia Cristiana, avvenuto il 16 marzo in via Fani, in un feroce agguato dove furono uccisi gli agenti della sua scorta (i carabinieri Oreste Leonardi e Domenico Ricci e i tre poliziotti Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi) fino alla drammatica conclusione in via Caetani, il 9 maggio 1978, dove venne rinvenuto il corpo senza vita di Aldo Moro in una Renault 4 rossa.

Ezio Mauro comincia il suo racconto dal giorno precedente a quel fatidico 16 marzo 1978. Le Brigate Rosse, l’organizzazione terroristica di estrema sinistra costituitasi nel 1970, sono ormai agli ultimi preparativi del rapimento, mentre Aldo Moro si prepara alla cruciale giornata politica che lo aspetta l’indomani in Parlamento. Il suo progetto politico sta per compiersi con la fiducia al Governo di solidarietà nazionale presieduto da Giulio Andreotti. Sono gli ultimi frammenti di vita da uomo libero del più importante uomo politico italiano. Dopo ci sarà solo il buio della “prigione del popolo”. 55 giorni attraversati dalla schizofrenia di un paese posto di fronte alla decisione più difficile di sempre: trattare o non trattare con i terroristi.

Ezio Mauro racconta gli eventi di quei mesi attraversando Roma: da via Mario Fani, luogo del rapimento, fino al covo delle Brigate Rosse di via Camillo Montalcini, sede della ‘prigione del popolo’, dove venne segregato l’Onorevole Moro. La ricostruzione vede la sua drammatica conclusione nel centro storico capitolino, tra la sede della Democrazia Cristiana a Piazza del Gesù, e quella del PCI in via delle Botteghe Oscure: via Michelangelo Caetani, dove viene rinvenuto il corpo senza vita del presidente della Democrazia Cristiana.

Il racconto di Ezio Mauro è impreziosito da materiali di repertorio unici. Le lettere autentiche scritte dal Presidente, i comunicati originali delle BR, le armi usate dai brigatisti per eseguire la sentenza e le automobili diventate simbolo della vicenda: la Fiat 130 in cui viaggiava Moro il giorno del sequestro, l’Alfetta della scorta crivellata dai colpi e la Renault 4 rossa. Inoltre, foto d’epoca selezionate da vari archivi fotografici e il repertorio video dell’Archivio del Movimento Operaio, fino ai servizi originali dei telegiornali Rai scelti grazie a un attento lavoro di ricerca e documentazione.

Nel film documentario si alternano tre tipologie di interviste: le interviste on location ai testimoni diretti degli eventi più significativi; le conversazioni di Ezio Mauro con quattro dei protagonisti più importanti del caso Moro come il figlio Giovanni, Nicola Rana segretario particolare di Moro per quasi 25 anni, il Sostituto Procuratore Luciano Infelisi che ha guidato le indagini, oltre alla ex-brigatista Adriana Faranda, che partecipò al sequestro facendo da “postina” per le lettere di Moro e i comunicati delle BR. Ci sono poi le testimonianze di personaggi che attraverso i loro ricordi forniscono dettagli storici e umani di quei 55 giorni, come l’ex Presidente Giorgio Napolitano ai tempi Senatore del PCI e primo comunista italiano a essere invitato e accolto negli USA; Claudio Signorile che prese parte alle trattative del PSI con le Brigate Rosse; Giovanni Ricci figlio di Domenico, autista di Aldo Moro, morto nell’agguato del 16 marzo 1978; Luigi Zanda nel ’78 Segretario-portavoce di Francesco Cossiga, l’uomo più vicino al Ministro dell’Interno; Giuseppe Pisanu nel ’78 Deputato DC e Capo della Segreteria politica nazionale della DC, guidata da Benigno Zaccagnini e molti altri.

Una cronaca rigorosa e coinvolgente di quei giorni del 1978 per rivivere una delle pagine più dolorose della storia italiana. Una storia firmata da Ezio Mauro con la regia di Simona Ercolani e Cristian Di Mattia, prodotta da Stand by Me e Rai Cinema, in collaborazione con La Repubblica.

Gervasoni: la terza repubblica può attendere

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Intervista a Marco Gervasoni, professore di Storia comparata dei sistemi politici all’Università Luiss di Roma e di Storia contemporanea all’Università del Molise, ed editorialista de «il Messaggero».

Professore, le elezioni, facendo saltare il bipolarismo classico tra centrosinistra e centrodestra a guida Berlusconiana, hanno inaugurato la Terza Repubblica?
«Prima di parlare di Terza Repubblica aspetterei l’evoluzione degli scenari politici attuali. Per quanto riguarda il bipolarismo, ricordiamo che era già saltato nelle elezioni del 2013, visto il risultato ottenuto dai 5 Stelle. È pur vero che si sta andando verso un bipolarismo tra il centrodestra a guida leghista e il Movimento 5 Stelle. In questo scenario Il Pd potrebbe fare l’ago della bilancia, anche se rischia di essere riassorbito in uno dei due schieramenti».

Il confronto tra i risultati del 4 marzo e quelli del 2013 è impietoso sia per Forza Italia (Pdl nel 2013) che per il Pd: cosa è cambiato?
«Certamente questi due partiti sono usciti sconfitti dal voto, ma in maniera molto differente. La sconfitta del Pd è quantitativamente e qualitativamente molto più pesante e ha portato Renzi alle dimissioni. Quella di Fi può anche non essere considerata come una sconfitta. Con tutto quello che è successo a Berlusconi, non è un risultato così negativo. Da questo punto di vista può essere addirittura considerato un successo, anche perché la coalizione del centrodestra, seppur guidata da Salvini, ha preso più voti di tutti. Per il Pd queste elezioni hanno sancito il crollo dell’egemonia nelle regioni Rosse (Umbria, Emilia-Romagna e alcune parti della Toscana) che durava dal 1946. Per quanto riguarda i cambiamenti sociali, ritengo che l’immigrazione sia stato uno dei fattori decisivi di queste elezioni. C’è un diffuso senso di paura che ha spostato molti voti. La crisi migratoria è stata fondamentale per cambiare la geografia elettorale italiana. Questo si vede anche in Germania dove l’economia tiene e tuttavia l’AFD sta continuando a crescere. Bisogna anche considerare che la situazione economica è cambiata solo al Nord, ma non al Sud e da qui si comprende il grande risultato ottenuto dai 5 Stelle».

Cosa ne pensa della disfatta di Renzi? Quali sono le prospettive della sinistra italiana?
«Renzi aveva già subito una grave disfatta con il referendum del 4 dicembre. Dopo averlo personalizzato e averlo trasformato in una sorta di referendum sulla sua figura, aveva visto il 60% degli italiani voltargli le spalle. Dopo questo esito fortemente negativo avrebbe dovuto uscire di scena, invece ha dato l’ok al governo Gentiloni in cui c’erano varie figure fortemente renziane come Lotti e la Boschi. Il futuro del Pd è un rebus. Ci sono diverse possibilità: è probabile che i renziani si stacchino per dar vita ad un nuovo movimento, ma potrebbe esserci anche un accordo con il M5S. In ogni caso il Pd è un partito in stato confusionale, come si vede dalla possibilità di una candidatura di Di Pietro come presidente della regione Molise. Questo è un misero tentativo di inseguire i 5 Stelle; se questa è la logica delle future candidature è inevitabile che il Pd verrà assorbito dai 5 Stelle. Il resto della sinistra praticamente non esiste. Liberi e Uguali, pur avendo un ex Presidente del Consiglio e i Presidenti di Camera e Senato è arrivato ad un misero 3%».

Come è stato possibile dissipare un elettorato d’appartenenza così ampio? In Emilia-Romagna il centrodestra ha superato il centrosinistra. Anche in Toscana la coalizione a trazione Pd ha rischiato grosso…
«È venuto meno un modello politico-elettorale, perché la globalizzazione e la crisi hanno modificato i rapporti tra imprese e potere politico locale tipici delle Regioni rosse. Poi Renzi ha rotto alcuni tabù della cultura di sinistra, e questo ha dato un colpo definitivo all’appartenenza politica di queste aree. Non è per nulla casuale che i decrementi elettorali più importanti siano stati registrati proprio in queste zone».

A cosa è dovuto il grande successo del Movimento 5 Stelle? Perché si è affermato nettamente al Sud? Alcuni hanno parlato dell’importanza del reddito di cittadinanza.
«Io non enfatizzerei troppo l’importanza del reddito di cittadinanza. Certo, è stato un tema importante ma al Sud hanno pesato altri fattori, soprattutto il perdurare della crisi economica. Inoltre il Meridione è stato abbandonato dalla politica e dal Pd: i governi di Renzi e Gentiloni hanno avuto pochissimi ministri provenienti da queste zone. Dal punto di vista storico non dobbiamo dimenticare che il Sud è sempre stato disposto a mettere in discussione l’equilibrio politico in maniera più radicale, basti pensare ai tanti voti ottenuti dall’Uomo Qualunque nelle elezioni del 1946. Comunque i 5 Stelle non sono definibili come una Lega Sud, perché hanno ottenuto tanti voti anche al Nord».

Si può dire che Lega e Movimento 5 Stelle sono due fenomeni simili declinati semplicemente su base territoriale: la prima al Nord e il secondo al Sud?
«No, ci sono grandi differenze. La Lega non è un movimento di protesta perché è un vero e proprio partito novecentesco che annovera anche alcuni governatori regionali. Anche i 5 Stelle non sono più un movimento di protesta, perché vogliono andare al governo e hanno spuntato gli elementi più antisistema. Non sono movimenti territoriali, anche se c’è una preponderanza della Lega al Nord e del Movimento 5 stelle al Sud. La territorializzazione non deve essere eccessivamente accentuata perché la maggior parte dei deputati sono stati eletti con il sistema proporzionale e non con il maggioritario».

Alcuni hanno paragonato queste consultazioni a quelle del 1948. Gli esiti li hanno brutalmente smentiti, anche se queste elezioni potrebbero avere valore periodizzante. Cosa ne pensa?
«L’analogia con le elezioni del 1948 è stata proposta per definire le elezioni del 4 marzo come uno scontro tra europeisti ed antieuropeisti. In realtà è stato un discorso fallace, fatto a fini propagandistici, tanto è vero che quelli stessi commentatori ora avallano un governo Pd-M5S. Non è un discorso che tiene dal punto di vista storico. M5S e Lega sono critici nei confronti dell’Europa, ma hanno moderato decisamente le loro opinioni. Per capire se queste elezioni avranno valore periodizzante, bisogna aspettare. Di certo sono state delle elezioni contro l’establishment, ma le intenzioni non erano quelle. Si è voluto andare verso una novità, e questo ha fortemente avvantaggiato i 5 Stelle. In questo periodo potremmo dire, rovesciando la massima andreottiana, che il potere logora chi ce l’ha».

Per concludere, quali sono gli scenari possibili e che ruolo avrà Mattarella?
«Allo stato attuale lo scenario più realistico è costituito da vari tentativi infruttuosi di costituire un esecutivo. Dopodiché potrebbe nascere una sorta di governo del Presidente con l’obiettivo di fare una nuova legge elettorale a carattere bipolare, votata dal centrodestra e dai 5 Stelle. Di certo l’Ue non vuole Salvini e preferisce un governo con Di Maio perché pensa di manovrarlo. Mattarella interpreta il suo ruolo in modo molto meno interventista rispetto a Napolitano. Da quel che si vede il Presidente della Repubblica sembra parteggiare per un’ipotesi Pd-M5S».

Martino Loiacono

La Capitale in tilt per le #buche, Raggi scrive a Municipi

buche-stradali-a-roma-620x350La Capitale ridotta a macerie come se fosse stata bombardata e con i cittadini furiosi tra traffico in tilt, bus che non passano e automobili danneggiate dal manto stradale ridotto a un emmental. Dopo il maltempo, piogge e neve e una mancanza di manutenzione Roma si risveglia peggio di prima, alcune di quelle buche sono diventate vere e proprie piscine olimpioniche ricoperte da un mix di acqua e fango, si trovano, soprattutto nelle principali arterie, a ridosso di marciapiedi e fermate di autobus. Inoltre Le principali arterie congestionate: dalla Cassia all’Ardeatina. Pure verso il litorale è emergenza: la via del Mare è intasata. Insomma, tutto fermo.

CONSOLARI – Sulla Pontina si rallenta verso Roma: da Aprilia sud a Pomezia nord per cantieri di rifacimento del manto stradale e più avanti dal Raccordo a viale Europa per traffico intenso. Le consolari, tutte trafficate in entrata a Roma: sulla Cassia da La Storta alla Giustiniana, sulla Nomentana da Tor Lupara a Colleverde, con ripercussioni sulla Nomentana bis da Colleverde a Marco Simone.

RALLENTAMENTI – Il traffico è intenso anche sulla Prenestina da Ponte di Nona a via dell’Acqua Vergine. Sull’Ardeatina il traffico è molto congestionato da Santa Palomba al Raccordo. Rallentamenti, inoltre, anche sull’Appia da Santa Maria delle Mole a Capannelle.

GRA – Caos non solo al centro. Anche sul Grande Raccordo Anulare di Roma la circolazione è fortemente rallentata sull’intero anello: in carreggiata interna ci sono code dalla Cassia alla Roma-Fiumicino mentre in esterna dalla Cassia alla Nomentana. Lo riferisce Astral Infomobilità, precisando che vi è 1 km di coda anche sulla diramazione Roma sud dell’A1, da Torrenova al Raccordo, per un veicolo in fiamme. Molto congestionato tutto il tratto urbano della A24: 7 km di code da Settecamini alla Tangenziale est in direzione del centro.

RAMI PERICOLANTI – Inoltre, intervento dei vigili del fuoco di Roma per la rimozione di rami pericolanti su molti alberi ad alto fusto in via Cesare De Lollis. Sul posto due squadre con il supporto di un’autoscala. Per consentire le operazioni, la strada è stata chiusa sia ai veicoli che ai pedoni. Al momento non risultano feriti o auto coinvolte.
Ma sul piede di guerra anche le associazioni che annunciano battaglia. “La recente ondata di maltempo ha messo a nudo tutti i limiti della Capitale d’Italia sul fronte manutentivo e infrastrutturale. La neve e la pioggia copiosa, infatti, hanno ulteriormente deteriorato le già precarie condizioni del manto stradale di Roma, aumentandone sensibilmente i rischi per la pubblica incolumità. Basta osservare le “strade groviera”, in queste ore, con buche e grosse voragini che mettono in serio pericolo automobilisti, pedoni e centauri: una situazione scandalosa che si presenta in centro città come in periferia. Alla luce di questo grave scenario e dell’inefficienza operativa del Comune di Roma, a guida Raggi, abbiamo deciso di depositare un esposto alla Procura della Repubblica al fine di inchiodare gli enti competenti alle proprie responsabilità: è inammissibile che a pagare gli errori istituzionali siano sempre e solo i cittadini”. Così, in una nota, il presidente dell’associazione Assotutela, Michel Emi Maritato

Così la sindaca Virginia Raggi ha lanciato “un piano Marshall per le strade”. La sindaca ha chiesto alle ex circoscrizioni di comunicare entro 24 ore, cioè oggi, “l’ammontare dei fondi destinati alla manutenzione stradale”, “gli interventi già effettuati e quelli programmati e l’elenco delle strade maggiormente ammalorate”. Domani ci sarà un vertice tra minisindaci e assessore ai Lavori Pubblici Margherita Gatta. Non è chiaro quale sia la soluzione individuata dal Campidoglio per rimpolpare le casse dei municipi che gestiscono 8.000 km di viabilità, considerando che i minisindaci hanno sempre lamentato gli scarsi fondi a disposizione e hanno chiesto correzioni nel bilancio non accordate. E domani sarà un’altra giornata nera con bus, metro e tram a rischio per lo sciopero dei trasporti di 24 ore.