“Dramma di caccia”. Chekhov musicato da un italiano

Opera

Dramma di caccia, l’opera giovanile di Anton Chekhov è diventata un’opera lirica musicata dal maestro Pietro Cangiano. Quando aveva soltanto ventitre anni, Anton Chekhov scrisse il romanzo che rimase dimenticato in un cassetto. L’opera fu pubblicata postuma. Grazie alla librettista Laura Felice ed al musicista Pietro Cangiano oggi, ‘Dramma di caccia’ è diventata un’opera lirica: un raro esempio dei nostri giorni in cui la letteratura russa si intreccia con la musica italiana. Straordinaria la trama del grande scrittore russo che mostra i drammi delle passioni interiori che agitano l’animo umano soggiogato dal destino. Straordinaria anche la capacità del maestro Pietro Cangiano che ha colto l’attualità della tematica dell’opera, la potenzialità letteraria e le caratteristiche adatte per farne un’opera lirica. Pietro Cangiano, pianista, maestro di sala al Teatro dell’Opera di Roma, compositore, ha scritto la musica con pregevole talento, arricchendo il patrimonio musicale della lirica italiana che negli ultimi tempi si stava fossilizzando su una produzione risalente a molti anni orsono.

dramma di cacciaIl maestro Cangiano ha riproposto l’attualità artistica dell’opera lirica contribuendo a valorizzare l’universalità della cultura che abbatte le frontiere nazionali. In questo caso, sono protagoniste la letteratura russa e la musica italiana senza limiti temporali. L’opera non ha ancora visto la luce di una prima. Ieri sera è stata presentata per la prima volta una sintesi dell’opera di fronte ad un numeroso pubblico con molti intenditori. L’evento ha riscosso un grande successo. La manifestazione organizzata dal Centro Russo di Scienza e Cultura e si è svolta nella sede romana, nel salone del primo piano di Piazza Cairoli, 6. La presentazione dell’opera è stata illustrata dall’autore della musica, il maestro Pietro Cangiano. La librettista, Laura Felice, ha curato le note introduttive. Al pianoforte si è esibito lo stesso autore. Per i brani vocali si sono esibiti brillantemente: Maria Tomassi (soprano), Massimo Simeoli (baritono), Francesco Giannelli (tenore), Maria Ratkova (mezzosoprano), Andrea De Gregorio (tenore) e Federico Faildini (tenore). L’evento ha anche contribuito a rafforzare i legami culturali e le relazioni tra Italia e Russia. Auspichiamo che presto l’opera possa vedere la luce di una prima al completo, dimostrando al grande pubblico ed al mondo intero che l’opera lirica italiana è fatta ancora di grande vitalità creativa.

Saro

Le meraviglie di Roma dai finestrini del tram

tramPer molti romani la parola Atac è l’evocazione di un calvario quotidiano: autobus che non passano, che quando passano si fermano o prendono fuoco, metropolitane allagate, scale mobili killer. Eppure, al di là delle oggettive inefficienze spesso non imputabili all’azienda e ancor più spesso dovute alla cronica mancanza di fondi, l’azienda di trasporto capitolina presenta punte di eccellenza troppe volte ignorate. Tra queste il polo museale di piazzale Ostiense, una mostra a cielo aperto dei tram della Roma del passato, quella dei biglietti a 30 lire (ma all’epoca si pensava anche a chi usa i mezzi per recarsi al voro e se si partiva prima delle 8 il biglietto costava la metà) e del bigliettaio a bordo che chiamava le fermate.
Uno scenario perfetto per la presentazione del libro “Roma dal Tram” edito da Ponte Sisto che raccoglie gli acquerelli dell’artista Franco Bevilacqua e la narrazione di Claudio Colaiacomo. Un vero e proprio viaggio tra le meraviglie di Roma viste dai finestrini del tram che racconta, con aneddoti, curiosità, cenni storici e autobiografici, il rapporto indissolubile tra la città, i romani e il mezzo di trasporto pubblico più longevo e poetico della Capitale.
Si colgono così panorami inattesi dell’Isola Tiberina vista da Ponte Garibaldi a bordo del tram 8. Il Colosseo dal punto di vista, contrario all’iconografia imperante, che si può ammirare dal capolinea del tram 3 al Celio. La nascosta e poco conosciuta Porta Alchemica, all’interno del parco di Piazza Vittorio, che solo un occhio attento può scorgere a bordo dei tram 5 e 14.
“Se oggi salite su un tram o su un mezzo pubblico si vede solo gente con gli occhi puntati sul proprio telefonino, – afferma Franco Bevilacqua – nessuno si rende conto che guardando dal finestrino si passa attraverso I luoghi più belli di Roma”.
Un’esperienza che i partecipanti alla presentazione hanno potuto testare personalmente con un giro sullo storico “tram rosso” dalla Stazione Ostiense a Porta Maggiore, passando per il Circo Massimo e il Parco del Celio, dove si ritrovano le immagini di alcuni degli oltre 140 acquerelli raccolti nel libro: scorci suggestivi della Città eterna, impressi nella memoria dell’artista in viaggio sui tram.

“Un volo d’aquiloni”: una serie di storie di donne e di lotte sociali

aquiloni

“Un volo d’aquiloni”. Questo il titolo d’una raccolta di 4 racconti (Ed. Thyrus, 2018, e. 12,00), opera prima d’ una scrittrice promettente, la romana Rosanna Sabatini: che narra storie di donne forti in lotta con problemi come il mobbing sul posto di lavoro, la violenza di genere, la malasanità.
Fa eccezione il primo racconto, strettamente autobiografico: in cui l’Autrice ripercorre le vicende dell’infanzia, vissuta tra i quartieri Testaccio e, in seguito, Pietralata. Due zone di Roma diversissime, accomunate solo dalla radice fortemente popolare dei due insediamenti. L’Autrice ricostruisce le origini di Pietralata, una delle 12 borgate realizzate dal Governatorato di Roma per trasferirvi, negli anni ’40, molti sfrattati dal centro dell’ Urbe: dove, nella vasta area compresa tra il Campidoglio, i Fori Imperiali e San Giovanni – Santa Croce in Gerusalemme, i piani di ristrutturazione del fascismo (con la creazione, tra l’altro, di Via dei Fori Imperiali) avevano causato la demolizione di molti edifici, con l’esodo forzato degli abitanti. Durante l’occupazione tedesca, Pietralata è una delle principali aree di resistenza antinazista: proprio là, nelle vicinanze del nuovo carcere di Rebibbia (all’epoca in costruzione), nel settembre ’43 i nazisti applicano per la prima volta la feroce misura del “Dieci per uno”, nella fucilazione di ostaggi in rappresaglia per un attentato subìto. Dopo la guerra, il quartiere si trova improvvisamente al centro del boom edilizio: negli anni dal ’57 al ”64,. enormi distese verdi vengono inghiottite dal cemento, mentre il PCI catalizza le lotte per la casa.

Rosanna Sabatini, classe 1954, si sofferma su quella che è soprattutto la Roma delle borgate e di Pasolini, con la Chiesa cattolica e il PCI principali “punti cardinali” nella vita della povera gente: che è in lotta con palazzinari e speculatori vari, in una Roma di periferia che dista davvero anni luce da quella di Montecitorio e delle “Vacanze romane” in via Margutta e Piazza di Spagna, e che, sino a fine anni ’70, e oltre, manterrà, per molti aspetti, una fisionomia quasi da Terzo Mondo.

Notizie anche interessanti si trovano – sempre nel primo racconto e poi nell’appendice – sulla storia recente del Reatino, e più esattamente, della zona del Lago del Salto (di Borgo San Pietro, frazione del Comune di Petrella del Salto, erano genitori e nonni dell’Autrice): il paese originario – in una situazione alla Guareschi – era rimasto sepolto sotto le acque del lago, dopo l’inaugurazione nel 1940, da parte di Mussolini, della diga più alta dell’epoca, che aveva sbarrato il fiume Salto (affluente del Velino). Diga costruita, insieme a quella del vicino Lago del Turano, per alimentare, nella centrale di Cotilia, la produzione di energia idroelettrica, necessaria soprattutto alle acciaierie di Terni. In Appendice – basandosi anche sugli interventi al convegno di studi di Borgo S. Pietro dell’ ottobre 1986 – la Sabatini ripercorre le vicende di tutta l’area: la cui popolazione non fu minimamente sentita dal Governo fascista, che, per soddisfare le richieste della “Società Terni”, permise arbitrariamente l’utilizzazione delle acque dell’ Italia centrale.

Coi lavori svoltisi dal 1937 al 1941, nella Valle del Salto e del Turano una vasta area di terreni agricoli altamente redditizi fu sommersa per la realizzazione del lago artificiale, mentre la prospettiva d’un lavoro sicuro nella realizzazione di opere pubbliche, e del successivo sviluppo di commerci e servizi vari attirava nella zona schiere di disoccupati, e anche di contadini e braccianti del posto: pervasi da una sorta di “febbre dell’oro” a metà tra il West e l’Abruzzo di “Fontamara”. Tuttora gli anziani del luogo- ricorda ancora l’ Autrice – parlano con rabbia di ampie vallate e pianure, coltivate o lasciate a pascolo, poi letteralmente sparite per far posto a questa sorta di “nuovo Fucino”. Mentre , l’8 maggio 1940, Mussolini in persona si recava ad inaugurare gli impianti sul Salto e sul Turano: senza però degnare d’uno sguardo la baraccopoli degli sfollati, costretti poi, negli anni seguenti,a vivere nelle casette di cemento, a volte addirittura senza camini, realizzate in fretta e furia dal Governo (la storia d’ Italia si ripete continuamente…).

Diversamente dalla gente del Fucino – ricorda, citato dall’Autrice, Roberto Marinelli, storico dell’area dei Monti Reatini – questa del Salto non ha avuto neanche un Ignazio Silone in grado di rievocare il suo strazio. Mentre dopo la Seconda guerra mondiale, è iniziata anche l’emigrazione di molti, convintisi a lasciare gli attrezzi del contadino per andare a lavorare nelle miniere del Belgio.

Fabrizio Federici

Referendum Atac, i socialisti sono per il sì

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Cosa importante è disegnare e potenziare un diverso ruolo del sistema pubblico, più concentrato nella definizione delle strategie, nelle politiche di trasporto e nel coordinamento dell’intero sistema dei servizi pubblici di trasporto locale in ambito metropolitano, nel rapporto con la Regione, nella dotazione di competenze tecniche in grado di governare una realtà complessa come quella dei trasporti in una città – area metropolitana di circa 5 milioni di abitanti.

Domenica 11 novembre i romani sono chiamati a esprimersi nel referendum consultivo promosso dai radicali italiani sulla messa a gara del servizio di trasporto pubblico locale. Referendum del resto che anche i socialisti hanno a suo tempo condiviso, dando un contributo di firme e, in qualche caso, anche organizzativo.

Il tutto nella quasi totale indifferenza del Comune e della Raggi, che ha del resto da tempo imboccato la strada di provare a salvare l’attuale ATAC attraverso la formula del concordato preventivo; espediente inadatto a risolvere il problema della grave crisi strutturale dell’azienda romana, dato che ad oggi non si vede lo straccio di un piano industriale e di rilancio degno di questo nome. Con oltre 1,3 miliardi di debiti infatti le sorti di ATAC sono difficilmente risollevabili e a questo si somma lo spettro di un’altra debacle societaria sul versante della gestione dei rifiuti, dopo l’impasse del bilancio consolidato del Comune, proprio a causa dei conti non in ordine delle due strutture che gestiscono servizi nevralgici per la città e per i romani.

Perché SI? Innanzitutto occorre chiarire che i quesiti sono due: il primo riguarda la gara vera e propria, il secondo chiede se, a prescindere dall’affidamento del servizio, si è favorevoli o meno all’esercizio di trasporti collettivi non di linea in ambito locale da parte di imprese operanti in concorrenza.

La disinformazione e le fake news che girano vogliono attribuire al referendum un pronunciamento pro o contro la privatizzazione del trasporto pubblico locale. Lo stesso Comune, a cui sta particolarmente a cuore la c.d. democrazia diretta è del tutto assente non sta spendendosi per dare un’adeguata informazione ai romani. Invece deve essere chiaro che una cosa è fare una gara che serve a selezionare il migliore operatore e alla quale possono partecipare anche spa pubbliche e la stessa ATAC, un’altra cosa è la privatizzazione. In ogni caso nessuno mette in discussione il ruolo che il Comune deve avere nella definizione degli standard di servizio, delle scelte tariffarie, del piano degli investimenti necessari a modernizzare il servizio. Anzi, l’affidamento mediante gara consentirebbe al Comune proprio di svolgere al meglio il suo ruolo di regolatore e di controllore: gli strumenti sono il contratto di servizio e la carta degli utenti, è attraverso questi che si definisce la capacità del sistema pubblico di fissare, rispettare e far rispettare l’universalità e l’accessibilità del servizio alla generalità dei cittadini-utenti, in centro come in periferia, e si fissano inoltre le garanzie di mantenimento degli attuali livelli occupazionali. Soprattutto, entra in gioco la capacità e la forza di sanzionare il gestore eventualmente inadempiente. Se nel caso di ATAC il Comune dovrebbe sanzionare se stesso, nel caso di un soggetto gestore del tutto privato non sarebbe comunque la collettività a sopportare i costi delle eventuali inadempienze. Cosa importante è pertanto disegnare e potenziare un diverso ruolo del sistema pubblico, più concentrato nella definizione delle strategie, nelle politiche di trasporto e nel coordinamento dell’intero sistema dei servizi pubblici di trasporto locale in ambito metropolitano, nel rapporto con la Regione, nella dotazione di competenze tecniche in grado di governare una realtà complessa come quella dei trasporti in una città – area metropolitana di circa 5 milioni di abitanti.

E non vale nemmeno l’obiezione che il privato persegua il profitto, dato che ad oggi, con una spa pubblica i romani stanno sopportando un servizio a dir poco scadente, quando inesistente, con costi enormi che ricadono sulle tasche dei cittadini e sulla loro capacità di sopportazione.

Insomma qui non si tratta altro che di far valere un approccio pragmatico e affatto ideologico. Se ATAC fosse ben gestita e in attivo come ATM Milano nessuno si sognerebbe di fare un referendum. L’affidamento diretto,o in house, a certe condizioni infatti è possibile e non lesivo del principio di concorrenza. Quello di cui ha bisogno Roma è di uno shock benefico che lanci un segnale ben preciso ad una amministrazione che ogni giorno che passa si mostra sempre più incapace non di fare chissà quale progetto strategico, ma di garantire la più banale e ordinaria amministrazione.

Loreto Del Cimmuto

Roma si sveglia. Dal Campidoglio a S. Lorenzo

roma dice bastaOre 11.00. Fermata della metro di Castro Pretorio. La scala mobile è transennata. Lì nei pressi giace una catasta di gradini, forse pezzi di ricambio. Tipica dinamica all’Italiana. Prima la tragedia, poi i controlli. Perché la mancata manutenzione non si vede finché non arriva il danno.

Ore 13.00. Piazza del Campidoglio. C’è ancora qualcuno che affolla la piazza. Capannelli di persone che chiacchierano, qualche giornalista cerca le organizzatrici dell’evento. Tutti per Roma, Roma per tutti. I cittadini insieme per protestare contro il degrado della città.

Degrado che questa mattina non si percepisce da quella bella piazza con la statua equestre, ma che chiunque negli ultimi tempi sia anche solo passato per Roma (chiedete al tifoso russo che ci ha rimesso un piede) conosce più che bene.

L’iniziativa è nata dal basso, da sei cittadine che hanno sfruttato il potere dei social per far sì che il disagio collettivo si tramutasse nella voce del #romadicebasta.

Basta a servizi scadenti, sporcizia, incuria. Basta al vivere in una città dove ci si prende carico dei problemi solo quando scatta la sirena di qualche tragedia.

Ore 16.00. Piazza dell’Immacolata, San Lorenzo. Un’altra folla, più grave, ancora più arrabbiata, che da qualche giorno riempie le strade del quartiere. È la solidarietà per Desirée, ennesima vittima di una violenza brutale. Ma non solo. È qualcosa di più profondo. L’omicidio si è immediatamente tramutato in simbolo. È politica a tutti gli effetti. Le destre puntano il dito contro lo straniero delinquente. E allora, pur nel dolore rispetto a un evento così tragico, si scende in piazza per opporsi a questo sistema “sciacallo” in cui le tragedie vengono strumentalizzate. Un sistema che non sa dare risposte davvero risolutive. Come quella della sindaca Virginia Raggi, che sembra non saper reagire in altro modo se non limitando il consumo di alcol la sera. Come se fosse stato quello il problema.

A San Lorenzo oggi c’è Forza Nuova, che con il suo sit-in ci riporta direttamente agli anni neri del fascismo, riproponendone il noto manifesto razzista che mostra la violenza di un uomo di colore su una donna bianca. A San Lorenzo oggi ci sono i partigiani che gridano al governo “Ambecilli! Ricordatevi che siamo morti anche per voi!”. Ma ahi noi, se la storia insegna qualcosa, è che si ha la memoria troppo corta. Sennò non saremmo ancora a combattere contro chi cerca di stigmatizzare lo straniero, il nemico metafisico contro il quale combattere per poi poter starnazzare in giro di aver risolto tutti i problemi della società.

La sinistra di partito, in tutto questo caos che dalla Capitale si dirama a tutto il paese, dove si spara ai “negri” e crollano i ponti, è assente ingiustificata.

L’unico raggio di sole in questo grigio scenario di tempesta (per cui – a proposito – forse sarebbe opportuno far dare una sistematina ai tombini) è che le persone per bene si stanno stancando. Il risveglio è lento ma è reale. Forse bisognava toccare il fondo per uscire dal mondo ovattato di pixel il cui ci siamo rinchiusi e ricominciare ad affollare le piazze.

#Romadicebasta

Giulia Clarizia
Fondazione Nenni

Lello Di Segni, l’ultimo testimone del 16 ottobre ’43

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A Roma è morto nella notte Lello Di Segni, l’ultimo sopravvissuto alla deportazione dal ghetto ebraico della Capitale del 16 ottobre 1943. Nato il 4 novembre del 1926, arrestato insieme ai suoi cari, Lello Di Segni fu portato ad Auschwitz-Birkenau.

“La sua perdita, oltreché essere un dolore per la nostra Comunità – dice Ruth Dureghello, presidente della Comunità Ebraica di Roma – è purtroppo un segnale di attenzione e un monito verso le generazioni future. Con lui viene a mancare la memoria storica di chi ha subito la razzia del 16 ottobre tornando per raccontarcela. Da oggi dobbiamo trovare il coraggio per essere ancora più forti, per non dimenticare e non permettere a chi vuole cancellare la Storia e a chi vorrebbe farcela rivivere di prendere il sopravvento. Alla sua famiglia l’abbraccio dell’intera Comunità”, conclude Dureghello.

“Man mano che spariscono le persone – ha aggiunto la senatrice a vita Liliana Segre ricordando Lello Di Segni – temiamo solo che sparisca la memoria”. “È rivolgendoci agli studenti e soprattutto agli insegnanti che si può avere una speranza che tutto quello che è successo nel Novecento, per la colpa di essere nati, non diventi solo una riga di un libro di storia e poi nemmeno più quella”, ha concluso.

rastrellamento-di-roma-mortoEra il 16 ottobre 1943, quando avvenne il rastrellamento, effettuato dalle truppe tedesche della Gestapo, del ghetto di Roma con la successiva deportazione degli ebrei della Capitale direttamente nel campo di sterminio di Auschwitz. Una delle pagine più buie della storia italiana, tanto da essere soprannominato, “sabato nero”, è consistito in una retata di 1259 persone, di cui 689 donne, 363 uomini e 207 tra bambini e bambine quasi tutti appartenenti alla comunità ebraica

La zona di Roma dove avvenne il rastrellamento fu quella principalmente in Via del Portico d’Ottavia e nelle strade adiacenti ma anche in altre zone della città di Roma. Dopo il rilascio di un certo numero di componenti di famiglie di sangue misto o stranieri, 1023 rastrellati furono deportati direttamente al campo di sterminio di Auschwitz. Soltanto 16 di loro sopravvissero, quindici uomini e una donna, Settimia Spizzichino, deceduta nel 2000. Con la scomparsa di Enzo Camerino il 2 dicembre 2014, resta in vita il solo Lello Di Segni tra i sopravvissuti.

Pedrelli: Il dualismo di una nuova rivoluzione

Pedrelli

“Con il Congresso si è conclusa una lunga maratona, che ci ha affaticato tutto quest’anno e soprattutto l’estate, ma sono molto contento e onorato di essere stato eletto a questo ruolo. Il mio profondo ringraziamento va a chiunque ha dato il proprio contributo all’operazione: chi all’evento, chi alla mozione, chi con sempre buoni consigli. Darò tutto me stesso per essere all’altezza delle grandi aspettative”.

Lo afferma Enrico Maria Pedrelli, eletto segretario della Fgs nel Congresso del movimento giovanile socialista che si è svolto lo scorso fine settimana presso la sede del Partito a Roma.

A proposito della tua mozione: colpisce subito la veste grafica, e la lunghezza…
Secondo me la veste grafica rende la mozione una vera e propria esperienza estetica, in linea con quello che diciamo debba essere il tenore dell’azione della FGS: offire esperienze di valore, in grado di lasciare un segno. Lo stile è il vaporwave – l’arte dell’internet io la chiamo – e tutto è il frutto della creatività del compagno Camillo Bosco, che ringrazio. Sulla lunghezza, circa 80 pagine, dico subito che è da prendersi come un ritorno alla normalità. Non si capisce perchè, in un’epoca in cui i problemi si fanno sempre più complessi – e lo ammettono tutti! – però poi si risponde con i documentini pieni di slogan e di ovvietà; e tanti propositi! Noi invece nella nostra mozione prendiamo il toro per le corna su diverse questioni, che in genere vengono sempre rimandate con un “dobbiamo approfondire…dobbiamo renderci conto…dobbiamo discutere” e bla bla bla.

Di che tipo?
Tema principale è la tecnologia: noi oggi viviamo una rivoluzione che non è semplicemente tecnologica – come ce ne sono state altre – ma è informatica. E questa rivoluzione informatica, la quarta rivoluzione, sta cambiando tutto: fin’anche il nostro modo di concepirci come uomini. E allora noi abbiamo provato ad indagare questi cambiamenti: abbiamo parlato di internet, di ICT, del loro funzionamento e delle sfide che ci pongono di fronte – che sono soprattutto di natura etica; abbiamo parlato di OGM, in favore della ricerca. L’imperativo è non nascondere la testa come gli struzzi ogni volta che una nuova tecnologia ci pone dei problemi e ci fa paura. D’altra parte però ci tengo a dire che la tecnologia non è mai neutra: ha sempre un padrone. Quando si parla di “benefici per la tecnologia”, sì ok ma per chi? Se vogliamo che essa sia usata a beneficio di tutti i popoli devono allora essere questi i padroni ultimi di essa. Ora invece abbiamo i mandarini del web – quelli che più di un secolo fa avremmo chiamato i padroni del vapore: i colossi dell’informatica che non rispondono a nessun potere, perseguono l’esclusivo interesse di pochi, e dettano le regole di una realtà virtuale in cui ormai passiamo oltre un terzo della giornata.

Fa specie vedere un documento politico che parla di temi moderni, ma che si intitola “Nel tempo di Giano”: un dio antico dalla doppia faccia, che presidia i confini…
Perché la tecnologia ha per definizione questa natura: essere tra. Per esempio, un paio di occhiali sta tra l’uomo e la natura; e ha dunque due facce – una che guarda all’uomo e una che è collegata con il resto. Oggi però siamo circondati da un tipo di tecnologia che sta tra tecnologia e altra tecnologia, e della quale non conosciamo entrambe le facce: non sappiamo che cosa faccia un algoritmo – l’istruzione in codice macchina che decide cosa vediamo sullo schermo, e che ci tratta tutti diversamente – o più banalmente non sappiamo se siamo spiati attraverso la webcam oppure no. La tecnologia è dunque Giano, col suo concetto di dualismo: può essere buona o può essere cattiva. E noi dobbiamo aggredire la conoscenza di queste due facce, la quali invece sono ben custodite nel tempio: dove una casta sacerdotale di tecnici lavora al servizio dei nuovi imperatori. La metafora è questa!

I giovani socialisti a Roma: perché questa scelta?
Perché abbiamo voluto dare un segnale forte, sia al mondo politico sia al Partito. Siamo scesi in piazza in occasione della manifestazione nazionale per la privatizzazione di autostrade, esibendo – davanti all’incredulità generale – le nostre bandiere, i nostri canti, e un’enorme bandiera tricolore con il garofano. Rappresentavamo una cultura politica che, proprio attraverso una oculata politica di industrie di stato e interventi pubblici, ha reso l’Italia la quinta potenza economica mondiale negli anni ‘80. Poi chi ci ha fatti fuori politicamente, si è preoccupato di svendere tutto il nostro patrimonio e lasciare la nostra generazione senza niente. Noi abbiamo fatto vedere che ci siamo ancora e siamo in buona salute! E poi non a caso eravamo nella sede nazionale del PSI. Ci teniamo a farvi notare che i giovani socialisti sono organizzati, in forze, non si lasciano ignorare facilmente e tengono alla loro autonomia.

A proposito di autonomia. La prima giornata congressuale ha visto la nomina di Riccardo Nencini a “Garante del Patto Federativo tra FGS e PSI”. Ci spieghi questa scelta?
Devo dare atto al compagno Niccolò Musmeci di aver per primo osservato che dovevamo consolidare e istituzionalizzare meglio i rapporti con il Partito e dunque con il Segretario Nencini. Ne abbiamo parlato e abbiamo preso questa decisione in accordo con l’allora Segretario Sajeva. L’abbiamo voluto ringraziare del lavoro svolto fin’ora, perchè è stata una fatica non scontata per tenere in vita la comunità socialista dopo tutto quello che è successo. Io lo dico perchè se oggi qualcuno fa tanti applausi ai giovani socialisti è perchè prima di tutto esiste un partito che si chiama Partito Socialista Italiano.

Quali sono gli obiettivi della FGS ora?
Fare politica in due direzioni. La prima: crescere e moltiplicarsi. Per crescere intendo fare formazione a quella che dovrà essere una nuova generazione di socialisti; forte, preparata, e pronta ad essere classe dirigente. Per moltiplicarsi intendo ovviamente aumentare il nostro numero; a tal proposito dico che voglio una FGS movimentista: che crei del movimento in ogni modo, e che tolga i nostri coetanei da un sonno perenne per farli diventare sentinelle coscienti. La seconda: dare il nostro contributo ideale al movimento socialista tutto. Dobbiamo essere avanguardia, e percorrere vie inesplorate. Il Socialismo oggi ha bisogno di revisionarsi, per risolvere dei problemi storici che sono proprio di teoria innanzitutto. E poi bisogna tornare ad un metodo di lotte internazionaliste: se il capitalismo è globale, il movimento socialista deve agire globale. L’Internazionale Socialista ha questo immenso potenziale, come anche il sindacato internazionale: è triste invece vedere che queste due istituzioni sono invece un deposito di medagliette senza valore.

Ma parli di socialismo populista…
Lo dico e lo ripeto: esiste anche un populismo sano. Faccio tre ragionamenti netti, sperando di non essere equivocato – e rimando alla mozione per chi vuole approfondire. Esiste nel corso della storia un movimento di progressivo allargamento della partecipazione al potere nelle varie sfere della società. Per esempio, le rivoluzioni liberali hanno allargato quello che io chiamo il cerchio del potere nella sfera politico-istituzionale. Noi siamo eredi del liberalismo perché vogliamo fare la stessa cosa nella sfera economica. Esiste una forza sociale esistente che necessita di questo allargamento, e che ha bisogno del sostegno attivo e correttivo del movimento socialista. Lavoratori che vogliono la cogestione, o cooperative vere, o liberi professionisti; o la mia generazione che vuole entrare veramente nel mercato del lavoro. Come dopo le rivoluzioni liberali è stato naturalmente assorbito il concetto di democrazia – che ora permea tutto – così noi dovremo portare al naturale assorbimento quello di libertà sociale. L’idea per cui l’altro non è il limite, bensì la premessa per la nostra libertà. Un ordine di cose maturo e che già esiste, ma è continuamente negato da un pensiero unico egemonico che ci vuole invece tutti in concorrenza. L’individualismo più totale, che afflige con la piaga della solitudine la nostra società. Che rabbia vedere compagni che vorrebbero fare alleanze con chi trova invece ideale questo stato di cose…

Dunque il populismo?
Eh allora il movimento socialista deve farsi espressione di questa forza sociale esistente e dunque deve rappresentare un popolo: più categorie, più esigenze e fasce della società, le quali richiedono delle soluzioni ai propri problemi che possono essere risolte solo cambiando il sistema vigente. Compagni, dobbiamo difendere la democrazia con le unghie e con i denti, ma attaccare brutalmente il capitalismo. Le due cose si possono fare insieme. Trovo difficile la lunga permanenza con chi invece ritiene intoccabili entrambe le cose: gli stessi che magari un secolo fa stavano dalla parte di quei padroni del vapore che dicevamo prima…

Sono due frecciatine al “Grande Assembramento contro i populisti” che si paventa alle prossime europee? Quanto sono compatibili i contenuti della mozione con un progetto del genere?
Poco. Ma attenzione: personalmente non vorrei dare agli italiani l’occasione più ghiotta che hanno mai avuto di mandarci a quel paese tutti in un sol colpo. Le accozzaglie in difesa dell’esistente – perchè al netto dei bei propositi è di questo che si parla, e gli elettori non sono stupidi come si vuol far credere – non funzionano se l’esistente è pessimo. Noi vogliamo che il Socialismo riprenda la forza propulsiva delle origini, per tornare ad essere antisistema in maniera razionale e intelligente; contro la irrazionalità di quei cosiddetti populisti. Questo non si può fare se ci alleiamo con “tutti tranne che con loro”. Però al netto dei sogni, sappiamo bene che non possiamo fare ostruzionismo in favore di scenari per i quali al momento non esistono le condizioni. Dunque nessun veto, ma per quanto mi riguarda la Federazione dei Giovani Socialisti d’ora in avanti si prenderà il lusso di parlare squisitamente di politica.

Romics caput mundi del fumetto. Obiettivo 200mila presenze

ROMICS 02 Roma caput mundi dei comics grazie al ricco programma della 24esima edizione di Romics, festival internazionale del fumetto, animazione, cinema e games, che si terrà nella Fiera di Roma dal 4 al 7 ottobre. E che punta a confermare il record delle 200mila presenze del passato. Romics, organizzato dalla Fiera di Roma e dall’associazione Isi.Urb., con la direzione artistica di Sabrina Perucca, ha il patrocinio del Ministero per i beni e le attività culturali, del Ministero dell’istruzione e della Regione Lazio.

Cinque le aree espositive con stand di tutti i tipi, tavole rotonde, mostre e premiazioni. Spazi dedicati a case editrici, fumetterie, collezionisti, merchandising, videogame, giochi di ruolo, conferenze, tavole rotonde, incontri con autori ed esperti, anteprime cinematografiche ed eventi speciali. Ci saranno lezioni sul fumetto e sull’animazione e non mancheranno i cosplay con i loro variopinti costumi. Molto attesi i vincitori del Romics d’Oro 2018. Uno dei più prestigiosi premi alla carriera del settore è stato assegnato a tre autori di livello internazionale: Charlotte Gastaut, Marco Gervasio e Chris Warner.

La Gastaut è una delle più valenti illustratrici dei nostri giorni e la mostra “Il sogno, la magia e la poesia: Charlotte Gastaut tra Illustrazione e Moda” ne mette ben in risalto lo straordinario talento. Identica celebrazione per un grande autore disneyano con l’antologica “Da Topolino a Fantomius fino a Papertotti, le mirabolanti avventure di Marco Gervasio”.

Chris Warner è una delle figure più importanti del fumetto Usa degli ultimi trent’anni: sceneggiatore, disegnatore, editor, ha lavorato per tutti i grandi editori. Tra i suoi lavori: “Predator”, “Terminator”, “Black Cross” e “Barb Wire”. L’area Kids&Junior propone ai giovanissimi un programma ricco di attività ludiche e d’intrattenimento, workshop e incontri, organizzati in collaborazione con la Scuola Romana dei Fumetti, la Scuola Internazionale di Comics e Bugs Comics.

ROMICS 05Nel corso di Romics verrà presentata anche la terza edizione del concorso “I linguaggi dell’immaginario per la scuola”, realizzato col Ministero dell’istruzione, università e ricerca, rivolto alle scuole di ogni e ordine e grado con l’obiettivo di creare occasioni di approfondimento sulla promozione del linguaggio e della cultura del fumetto, dell’illustrazione, dell’animazione e dei games. Tra le mostre, “Mettiamo in luce i nostri talenti”, presenta le opere degli allievi della Scuola Internazionale di Comics. La Scuola Romana dei Fumetti propone, invece, le illustrazioni dei docenti Tommaso Aiello, Riccardo Colosimo, Veronica Frizzo, Genea, Giulia La Torre, Angela Piacentini e Silvia Pirozzi.

“I cambiamenti nel linguaggio del fumetto” è uno degli argomenti che saranno affrontati durante gli incontri con gli autori.  Ne discuteranno i grandi artisti italiani, vincitori dei premi del Concorso Romics dei libri a fumetti 2018. Spazio anche al tema della crisi del fumetto con la tavola rotonda “Le edicole ai tempi delle librerie”. Gli editori italiani si confrontano sulle nuove dinamiche del mercato nazionale, mentre negli Stati Uniti la Dc Comic ha raggiunto un accordo con la Walmart per una serie di collane che la grande catena di negozi venderà in esclusiva. Due modi opposti per affrontare un calo di vendite che sembra irreversibile. E solo il futuro ci dirà chi ha fatto la scelta giusta.

Stefano Casini, che presenterà “Gli anni migliori” (Tunuè), il suo nuovo libro ambientato negli anni 70, e Gianfranco Manfredi, autore di “Cani Sciolti” (Sergio Bonelli Editore), intervistati da Luca Valtorta, parleranno de “Il ’68 e le sue molteplici eredità”. “Pixar. 30 anni di animazione” è il tema di una conferenza con Elyse Klaidman, responsabile degli Archivi Pixar e curatrice della mostra itinerante dedicata al grande studio di animazione statunitense, e con Maria Grazia Mattei, che ha curato l’edizione italiana della mostra, che dal 9 ottobre e sino al 20 gennaio 2019 sarà ospitata al Palazzo delle Esposizioni di Roma, e presidente MEET, centro internazionale per la cultura digitale.

Le anteprime e gli incontri speciali sul cinema si terranno al Movie Village. Film e serie ispirate a fumetti, romanzi, giochi e videogame più le installazioni delle principali fandom italiane e la mostra “Sogni e incubi del grande cinema di genere: fantascienza, fantasy e horror”, dedicata a Makinarium, pluripremiato studio di effetti speciali e visivi che ha sede a Roma. Inoltre, in collaborazione con 20th Century Fox Italia, Romics organizza per giovedì 4 ottobre, al cinema Adriano di Roma, un’anteprima speciale dell’atteso “The Predator” di Shane Black.

ROMICS 03I quattro giorni di Romics saranno caratterizzati dalla festosa invasione dei cosplay che, per chi ancora non lo sapesse, sono quei ragazzi (in questo caso l’età ha un significato elastico) che in queste occasioni di vestono da eroi dei fumetti, del cinema e dei cartoni animati, solitamente americani e giapponesi. E non sarà solo un’esibizione giusto per farsi vedere in giro, perché il Romics Cosplay Awards apre le porte alle grandi gare internazionali, come la Yamato Cosplay Cup di San Paolo del Brasile, dove proprio un italiano ha trionfato all’ultima edizione, e la World Cosplay Summit di Nagoya in Giappone.

Per i più piccoli c’è il Cosplay Kids, in compagnia di Fiore di Luna (Francesca Pace), Jack Sparrow (Andrea Franchini) e di Lupics, la mascotte di Romics. Non è tutto qui: c’è molto altro ancora, ma lo spazio è finito. Il programma completo è disponibile nel sito www.romics.it.

Antonio Salvatore Sassu

Case popolari Roma e l’ordinaria corruzione

case aterUn’inchiesta partita già nel 2015 sull’assegnazione delle case popolari e commerciali Ater nell’Urbe e che ha portato agli arresti domiciliari sei persone. Tra gli arrestati un funzionario e un dipendente dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale e un dipendente del Comune di Roma che, secondo gli inquirenti, avrebbero creato un canale parallelo per l’assegnazione di alloggi Ater. I reati contestati vanno dalla corruzione per atti contrari a doveri d’ufficio all’accesso abusivo al sistema informatico.
Mille Euro per un indirizzo della casa popolare da poter occupare, fra i 1500 ed i 2000 Euro per ottenere dei nulla osta al fine di regolarizzare la residenza nell’alloggio popolare occupato in precedenza. È una storia di “ordinaria corruzione”, come l’ha definita il Procuratore Paolo Ielo, quella portata alla luce nell’ambito dell’Operazione Anaconda.
Il ‘sistema’ illecito era ben organizzato: si pagava il funzionario e si scalava la graduatoria per l’assegnazione delle case popolari o si ottenevano le carte per regolarizzare l’immobile già occupato. In pratica i funzionari accedevano nei registri interni dell’Ater e poi indicavano in taluni casi ai corruttori gli immobili da occupare. Sette i casi accertati dagli investigatori fra le zone di Montesacro, del Tufello e viale Marco Polo. Nel ‘sistema’ c’erano anche i “faccendieri” che intermediavano fra la domanda e l’offerta degli immobili Ater, che riguardavano non solamente le case popolari ma anche i locali commerciali che si trovavano negli stessi immobili di proprietà dell’Ente.

A Roma e Torino i guai dei sindaci Cinquestelle

M5S: Raggi-Appendino affacciate da balcone sui ForiSe è vero che le elezioni amministrative hanno suggellato la leadership della Lega, è altrettanto vero che il progetto del Movimento 5 Stelle ha cominciato a mostrare le prime crepe. Tanti i voti persi in pochi mesi. Certo, il voto amministrativo è diverso dalle consultazioni politiche. C’è però da registrare che il tanto atteso radicamento territoriale non è avvenuto. Così come la capacità amministrativa non è mai cresciuta. Anzi.

I comuni guidati dagli esponenti grillini si sono spesso distinti per scarsa competenza o per lotte intestine che nulla hanno avuto a che fare con le necessità dei cittadini. Livorno, Bagheria, Ragusa rappresentano i casi più noti (Roma e Torino escluse). In queste città, tra avvisi di garanzia ed epurazioni, la compagine pentastellata non è mai riuscita ad imprimere quelle migliorie promesse durante le campagne elettorali. E se alle vicende locali si aggiunge la debolezza di Di Maio, ormai schiacciato dall’iniziativa sovranista di Salvini, anche il consenso comincia a venire meno.

A trainare i grillini verso la disfatta ci sta provando da due anni Virginia Raggi. Dopo le figuracce dei mesi scorsi, nelle ultime due settimane la sindaca ha perso pure due municipi. Circa 17 mila voti buttati nel III, dove il centrosinistra ha conquistato di nuovo un territorio che il M5S aveva stravinto nel 2016. Altri 14 mila voti sono stati lasciati alla Garbatella, nel Municipio VIII. Qui il candidato di centrosinistra ha vinto addirittura al primo turno. Con il voto di domenica scorsa, le zone della Capitale “nemiche” sono diventate quattro. E l’elettorato grillino sembra attratto dalla cosa populista sbandierata da Salvini. Presto il Movimento potrebbe prendere le distanze da Raggi. Che giorno dopo giorno rischia sempre di più l’isolamento.

Altra nota dolente sta diventando Torino. Già alle prese con le difficoltà amministrative, la sindaca Appendino rischia il rinvio a giudizio per i fatti di piazza San Carlo. Omicidio colposo, disastro colposo e lesioni colpose le accuse formulate dalla procura. Che fanno il paio anche con l’indagine di falso al quale è tuttora sottoposta la sindaca per il caso Ream. L’ultimo colpo Appendino lo ha incassato ieri notte. Fuoco amico, in questo caso. Una decina di consiglieri comunali 5 Stelle ha infatti deciso di non sostenere la sindaca sulla scelta di appoggiare la candidatura di Torino alle Olimpiadi invernali del 2026. Dopo essere stata a un passo dalle dimissioni, ci ha ripensato. E alla fine ha minacciato: “Se continuate così vi mando tutti a casa”.

F.G.