Roma, Berdini appeso a un filo

berdiniPaolo Berdini appeso a un filo. I giudici pentastellari chiusi in conclave stanno decidendo suo futuro. Berdini potrebbe concludere la giornata senza più avere l’incarico di assessore all’Urbanistica della giunta di Virginia Raggi. In queste ore sarebbe in corso una riflessione da parte della maggioranza M5S e da parte dello stesso titolare dell’Urbanistica sull’opportunità di interrompere la comune esperienza amministrativa visti i contraccolpi della pubblicazione da parte de La Stampa di una conversazione con Berdini che esprime giudizi poco lusinghieri sulla sindaca e la giunta. Un primo indizio della possibile uscita a breve di Berdini dalla giunta è però l’annullamento della commissione congiunta Sport e Urbanistica, in programma per venerdì, con all’ordine del giorno proprio l’audizione dell’assessore. Resta però l’incognita sul suo possibile sostituto, che al momento non sarebbe ancora stato individuato. La Raggi dal canto suo sembra intenzionata a risolvere la crisi solo quando avrà un’alternativa pronta, senza assumere a se le pesanti deleghe ad Urbanistica e Lavori Pubblici.

A commentare la particolare situazione è un altro ex della Giunta, l’assessore all’Ambiente del Comune di Roma, Paola Muraro, in un’intervista al Messaggero, giornale di certo non tenero nei confronti delle giunta. “Onestamente non mi stupisco, sono cose che Berdini ha sempre detto, anche in giunta davanti a tutti”. Muraro, dimessasi due mesi fa dopo essere stata raggiunta da un avviso di garanzia, si dice “amareggiata e delusa”. Tanto delusa da ammettere che, pur avendo votato per la Raggi, oggi non lo rifarebbe più: “Diciamo che me ne resterei a casa”. E questo perché in Campidoglio è in atto una “sotterranea guerra tra bande” in cui si è perso di vista il bene comune. Le decisioni, specie quelle più delicate, non vengono più prese dalla sindaca e dalla giunta ma “dai vertici del Movimento”. “Ormai – dice Muraro – non si capisce più niente. Non si capisce qual è il bene comune. Mi sembra che abbiano perso di vista questo”.

Intanto da un gruppo di intellettuali arriva un accorato messaggio indirizzato alla Raggi affinché Berdini resti. “Ha ruolo chiave. Non fermate – dicono – il processo di riforma dell’urbanistica romana” Tra i firmatari Alberto Asor Rosa, Fulco Pratesi e altri. E Grillo? Nulla di nuovo, se la prende con i giornalisti, Gentiloni, il governo e tutto il Parlamento.

Rugby oltre lo sport.
Con il Sei Nazioni, arrivano
150 anni di storia

Italia-6-Nazioni-2016-rugby-foto-federugby-twitterDici Sei Nazioni, dici “grande rugby”. Nomini il Sei Nazioni e parli di centocinquant’anni di storia portati con giovanile eleganza che vanno oltre lo sport e riproponendo la tradizione in avveneristiche iconiche arene, sposta masse che gremiscono i centri di Londra, Parigi, Dublino, Edimburgo, Cardiff e, chiaramente, Roma. Nei pub come nei bistrot, nei drinking hole o nelle pizzerie, una stregoneria, che va ben oltre qualsiasi saggio sociologico o antropologico, amalgama inossidabilmente una popolazione eterogenea per lingua, classe sociale e credo religioso, insomma, che nulla accomuna ma legata, fraternamente, dal “cromosoma” ovale. Niente, anche di “quasi simile”, accade in qualsiasi altro sport. Il Sei Nazioni è un grande evento del terzo millenio che non può esimenrsi dall’essere un grande business ed ecco ruotare intorno un dedalo commerciale ad oliare gli ingrannaggi del meccanismo. Dai salatissimi diritti televisi ai ricercatissimi gadget, dalla vendita dei biglietti agli sponsor oltere ai pacchetti turistici “all inclusive”, portano nelle casse dell’organizzazione “Six Nations” svariati milioni di euro e pounds. Cinque milioni si sposterebbero verso la squadra che si aggiudica il “Gran Slam” che tradotto sarebbe rimanere imbattuti nei cinque match. Si vince per la gloria, si vince per l’oro. Insomma il pane e le rose!

La kermesse che prende il via oggi pomeriggio, tutta teletrasmessa in diretta Dmax, non deluderà e sarà foriera di spettacolo.  II Torneo nr 18 parte con il botto. Ad Edimburgo si gioca la partita iniziale con il derby celtico fra Scozia ed Irlanda e subito dopo il big match, al Twickenham Stadium, si scontrano Inghilterra e Francia, un appuntamento mai scontato fra nemici da sempre dove si buttano le basi per la possibile vittoria finale.

Per vedere gli Azzurri si dovrà, invece, attendere il posticipo domenicale.

L’era O’Shea avrà ufficialmente inizio alle 15 all’Olimpico contro il Galles.

Sarà l’ennesimo anno zero per il rugby italiano, quello della profonda, intima, quanto indispensabile trasformazione, del giusto viatico verso un progetto professionistico a trecentosessanta gradi che ottenga l’evoluzione dell’intero movimento. La “rivoluzione” O’Shea ha, quindi, un suo preciso disegno vuole un Italia protagonista. Pre questo chiede “solo” che sia la migliore Italia di sempre con prestazioni superiori che possano tenere in partita gli Azzurri sino alla fine con qualsiasi avversario. Il coach irlandese ha in agenda sia obiettivi a medio lungo termine, vedi i prossimi mondiali che si disputeranno fra due anni, sia a brevissimo come questo Sei Nazioni. Sicuramente il primo match contro un Galles capace di mettere in seria difficoltà chiunque, ricco d’importanti individualità e un immenso gioco di squadra, sarà un test vero e potrà fornire i primi reali responsi sullo stato dell’arte. Ventiquattro gli scontri diretti fra le due compagini con ventuno successi gallesi, due azzurre e un entusiasmante pareggio a cardiff nel 2006. La scelta del XV è stata attenta proponendo, in pratica, un mix tecnico-tattico dove per i primi quaranta minuti ci saranno gli uomini che più hanno giocato fra loro negli ultimi test novembrini tenendo in serbo per la seconda partedell’incontro l’esperienza e le qualità di unomini importanti come Ghiraldini, Minto, Campagnaro. Ma arginare le offensive di Halfpenny, Webb e compagni sarà cosa ardua. Infatti, rispetto alle prestazioni dello scorso novembre, servirà qualcosa di più concreto. Dovrà essere una squadra sempre concentrata e compatta, dalla difesa massiccia e predisposta a repentini capovolgomenti di fronte.

Le aspettattive, per l’ennesima volta, sono tante e dopo tante delusioni servirà un XV competitivo, dalla mentalità vincente e pronto all’abnegazione fintanto l’ovale saltella sul manto erboso.

Insomma quello di cui si ha necessità è di una vera squadra di rugby … fusse che fusse la vorta bona?

ITALIA 15 Padovani; 14 Bisegni, 13 Benvenuti, 12 McLean, 11 Venditti; 10 Canna, 9 Gori; 8 Parisse (c),

7 Mbandà, 6 Steyn; 5 Biagi, 4 Fuser; 3 Cittadini, 2 Gega, 1 Lovotti. CT Conor O’Shea

A disposizione: 16 Ghiraldini, 17 Panico, 18 Ceccarelli, 19 Furno, 20 Minto, 21 Bronzini, 22 Allan, 23 Campagnaro

GALLES 15 Leigh Halfpenny; 14 George North, 13 Jonathan Davies, 12 Scott Williams, 11 Liam Williams; 10 Dan Biggar, 9 Rhys Webb; 8 Ross Moriarty, 7 Justin Tipuric, 6 Sam Warburton; 5 Alun-Wyn Jones (capitano), 4 Jake Ball; 3 Samson Lee, 2 Ken Owens, 1 Nicky Smith. CT Rob Howley

A disposizione: 16 Scott Baldwin, 17 Rob Evans, 18 Tomas Francis, 19 Cory Hill, 20 James King, 21 Gareth Davies, 22 Sam Davies, 23 Jamie Roberts.

Roma, la giunta Raggi sempre più impantanata

raggi-xTarda, eccome se tarda, ogni barlume di iniziativa e proposta progettuale in grado di restituire respiro e speranza alla città. L’ultimo grido di allarme è arrivato dall’Associazione degli industriali del Lazio, che denuncia un’assenza di progettualità e di un vuoto operativo su tutti i settori: dai rifiuti alla mobilità all’immagine della città. Direi anche e forse soprattutto della città metropolitana. Ma se domani si dovesse votare, per il centro-sinistra non si porrebbe solo il problema di trovare un candidato sindaco, ma anche quello di una proposta e una formula politica nuova e credibile. Considerando che nel 2018 si voterà di certo per la Regione.

La giunta Raggi è infatti sempre più impantanata nel groviglio delle indagini giudiziarie e delle guerre tra fazioni. Le immaginiamo, le notti insonni della Sindaca. Tra interrogatori notturni e l’incubo del commissariamento da parte del partito-azienda, non deve essere un bel vivere rischiare di passare alla storia come il più macabro scherzo che la politica ha riservato a Roma e ai romani. Quindi, anche se il nostro iper-garantismo è messo a dura prova, noi continuiamo a metterla sul piano politico, lasciando alla coscienza della Sindaca e dei suoi tutori  la libertà di decidere quando trarre alcune conclusioni. Sempre che non intervenga la magistratura.

E sul pian politico non possiamo non denunciare innanzitutto la scarsa cultura istituzionale dei grillini, che si traduce inevitabilmente anche in scarsa cultura democratica. Pensare, come fa qualcuno da quelle parti, che si possa cambiare tranquillamente cavallo isolando la Raggi per puntare su un vice-sindaco, significa spernacchiare il voto dei romani, le leggi e l’ordinamento degli enti locali. Anche lo stadio della Roma subisce un duro colpo d’arresto. Forse persino a ragione, se i rilievi su cubature, rischio idrogeologico e mobilità hanno qualche fondamento. Ma è un fatto che di strategie e programmi di rilancio della città nemmeno l’ombra. Non ci sono idee sullo sviluppo e l’identità della città, sul risanamento delle aziende, su come far funzionare un welfare messo a dura prova  dall’estendersi dell’area del bisogno e dell’emarginazione sociale, sulla paralisi dei municipi, dove si riproducono in scala ridotta gli scontri e le divisioni del Campidoglio. Fino a quando? Sarà la magistratura o sarà l’orgoglio dei romani a mettere uno stop definitivo? Con cosa si sta misurando nel frattempo il centro-sinistra?

Qui la risposta è altrettanto desolante. Vedremo cosa succederà nel PD romano, che si accinge ad uscire dalla lunga fase del commissariamento, ma credo che, esattamente come sul piano nazionale, il tema sia quello di come ricostruire un campo di sinistra largo, articolato,plurale e, soprattutto, aperto alle forze sane della città. Direi persino oltre i partiti storici. Altre strade non si vedono. Qui non c’è un tema di legge elettorale. Quella c’è  e premia un sindaco e una coalizione. Una coalizione però tutta da ri-costruire, anche in vista delle regionali. Anche  noi socialisti andremo a congresso e non sarà un congresso rituale. Siamo piccoli, ma anche noi abbiamo l’obbligo e  l’onore di avanzare proposte e contenuti programmatici, ed è quello che faremo continuando pervicacemente nella convinzione di riuscire a dare corpo organizzativo e politico a quell’area laico socialista che al centro-sinistra manca come il pane.

Le Case della Salute, obiettivo mancato nel Lazio

casa della saluteContinua la polemica sulle Case di Salute. Dopo il caso sollevato in Emilia Romagna dal sindacato, ora le critiche sulla mancanza di Case di Salute arriva nel Lazio.
I sindacati infatti lamentavano il fatto che le Case della Salute siano importanti e che quindi devono essere sviluppate in tutta la Regione Emilia Romagna: “Quelle realizzate fino ad ora coprono circa il 45 % della popolazione di riferimento – si leggeva nel comunicato – e quindi CGIL -CISL -UIL credono che si debba procedere celermente per la piena realizzazione di quelle programmate e per far si che tutti i cittadini della nostra regione possano avere punti intermedi territoriali a cui accedere invece di andare verso le strutture ospedaliere e i pronti soccorso quando non è necessario”.

La stessa mancanza di realizzazione delle strutture territoriali adeguate è stata evidenziata anche nella Regione Lazio: nel 2016 ad esempio solo 9 delle 48 “Case della Salute” annunciate nel 2013 dalla Regione hanno aperto i battenti, nel 2017 qualcosa si muove, ma la quota è ancora bassa: appena 12 su 48. I “Programmi Operativi 2013–2015” avevano fissato «l’obiettivo di attivare una Casa della Salute presso ciascun distretto» e di «attivare nell’area romana 5 case della salute entro il 31.12.2014».
“Se dovessimo giudicare l’azione della giunta Zingaretti sulla sanità, o meglio, sulla medicina territoriale – cavallo di battaglia del governatore – non avremmo esitazioni a decretarne una sonora bocciatura. Le Case della salute che dovevano essere uno dei ‘pilastri’ del settore, dimostrano a pieno titolo quanto inconsistenti siano gli annunci di parte regionale”. Lo dichiara il presidente di AssoTutela Michel Emi Maritato che insiste: “Nel 2013 ne furono promesse 48, a tutt’oggi ne abbiamo 12 in tutto il Lazio e una soltanto a Roma. Per giunta, quelle esistenti mancano delle linee guida che individuano le modalità di accesso ai servizi. Per non parlare dei fondi investiti: soltanto per la cartellonistica ci sono costate 48 mila euro al momento dell’inaugurazione delle prime quattro. Si tratta di 12mila euro per ogni presidio o si intendeva lo stanziamento per tutte? E ancora, ci chiediamo se, oltre ai 4 milioni di finanziamento totale destinati all’uopo nel 2014 dalla giunta regionale ci siano stati altri impegni economici. Ad esempio, la retribuzione dei medici di medicina generale è costituita da fondi aggiuntivi o le loro prestazioni nelle Case sono dovute contrattualmente, come avviene in altre regioni? Attendiamo risposte immediate da Zingaretti perché si tratta di risorse e, ancora più importante, della tutela della salute di tutti i cittadini”, chiosa Maritato.

Processo Raggi, né Pd e né M5s sono democratici

Il sindaco di Roma Virginia Raggi durante una conferenza stampa al comune di Roma, 15 dicembre 2016. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

ANSA/MASSIMO PERCOSSI

La sezione I del Tribunale di Roma si è espressa un paio di giorni fa sul contratto che la sindaca di Roma Virginia Raggi ha stipulato con Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio (di questo si tratta anche se lei dice che è un contratto con gli elettori: in realtà la multa che ha sottoscritto riguarda i due “garanti” del M5s, gli elettori, retorica e giustificazioni di circostanza a parte, non c’entrano proprio nulla). I giudici hanno dato risposte legali e non politiche. Motivo per il quale se è evidente la sconfitta che il Pd è andato a cercarsi con il lanternino, risulta molto più incomprensibile l’esultanza della sindaca e del Movimento Cinque Stelle: la questione era e resta politica (a essere più impegnativi si potrebbe addirittura parlare di filosofia politica, per i classici del pensiero occidentale comunque una sotto-categoria della filosofia tout court, quella che si cimenta con tematiche immortali e ha snobbato quelle mortali, almeno sino a Karl Marx) e l’errore commesso da Monica Cirinnà, quello di consegnare la soluzione del problema alla supplenza dei giudici, non cancella la questione alla luce di almeno un paio di articoli della Costituzione (per inciso: quella che i pentastellati dicono di difendere ma che poi dimostrano di non conoscere).

Facciamo un passo indietro. L’avvocato Venerando Monello, iscritto al Pd, ha presentato ricorso riguardo al contratto firmato da Virginia Raggi e dai consiglieri pentastellati con la Casaleggio Associati. L’avvocato contestava la violazione del divieto di vincolo di mandato, appellandosi all’articolo 1343 del Codice civile che prevede la nullità di ogni contratto «contrario a norme imperative, all’ordine pubblico e al buon costume» e chiedeva anche che la sindaca fosse dichiarata ineleggibile, in quanto per gli eletti non ci può essere vincolo di mandato come prevede l’articolo 67 della Costituzione.

Come se non bastasse, il contratto in oggetto impegna gli eletti a consultare sempre il garante del movimento, alias Beppe Grillo, per ogni decisione cruciale dell’amministrazione. I firmatari sono obbligati poi a seguire le linee etiche del Movimento e “in caso di violazioni la quantificazione del danno all’immagine che subirà il M5S” sarà di 150 mila euro. Soldi che saranno dati in beneficienza a “un Ente che opera a fini benefici” scelto dalla Casaleggio Associati. Un contratto con una società privata. Un fac-simile del contratto firmato dagli europarlamentari, la “carta straccia” firmata da Marco Affronte che dovrebbe pagare 250.000 euro di penale alla Casaleggio per aver cambiato gruppo parlamentare.

Secondo Venerando Monello “la finalità del contratto non è solo quella di coordinare e gestire l’attività politica degli amministratori eletti nelle liste del M5S, ma quella di coartare la volontà decisionale degli atti politici e amministrativi degli stessi eletti, attraverso l’imposizione di specifiche direttive in deroga al principio costituzionale di divieto di mandato imperativo, ottenute anche attraverso la concreta possibilità di azionare contro gli amministratori il pagamento di una sanzione pecuniaria, in caso di dissenso”.

Il tribunale di Roma era chiamato ad esprimersi su due punti: l’ineleggibilità della sindaca e la validità del contratto. Riguardo al primo punto il tribunale ha dichiarato la sindaca eleggibile in quanto i casi di ineleggibilità sono elencati dalla legge e quelli invocati contro la Raggi non vi rientrano. Il discorso del giudice è semplice e inappuntabile. L’elettorato passivo (cioè la possibilità di candidarsi e farsi eleggere) rappresenta per le norme ordinarie e costituzionali, la normalità; la confisca di questo diritto, pertanto, essendo l’eccezione, è possibile solo sulla base di motivazioni ben “tipizzate”, cioè indicate precisamente dalle leggi. In sostanza, il giudice rispetto a questa “eccezione” non ha un potere interpretativo discrezionale, deve semplicemente rifarsi la lettera della norma. Norma che, nella fattispecie in oggetto (cioè l’elezione a sindaco della Raggi) è l’articolo 60 comma 1 del d.lgs n. 267 del 2000 che indica espressamente e chiaramente dodici situazioni di ineleggibilità. Quella della firma del contratto non è prevista, pertanto la Raggi è eleggibile. La scelta dei giudici riguarda la forma giuridica, non la sostanza politica né la coerenza costituzionale di quel rapporto.

Anche sul secondo punto si è strumentalmente fatta passare l’idea del riconoscimento della “legittimità” del contratto. In realtà, anche in questo caso i giudici si sono mantenuti nel proprio recinto e hanno semplicemente sostenuto che la nullità del contratto non poteva essere disposta in quanto il ricorrente non avendolo firmato non poteva proporre azioni giudiziarie non avendo da quella “carta” subito alcun danno. È evidente che la situazione cambierebbe nel caso a fare ricorso dovesse essere in futuro uno dei soggetti firmatari. È evidente che se ciò accadesse, il giudice dovrebbe valutare le condizioni oggettive e soggettive che hanno portato alla firma del contratto per valutare di conseguenza l’eventuale danno subito dal ricorrente. Insomma, quello che si fa in qualsiasi controversia legale incentrata su un contatto, di lavoro o condominiale che sia.

La questione, in teoria, poteva anche essere posta in sede penale partendo dall’art. 294 del codice: “Attentati contro i diritti politici del cittadino”. In questo caso, il tema sarebbe stato diverso e il giudice avrebbe dovuto stabilire se qualcuno avesse “con violenza, minaccia o inganno” impedito “in tutto o in parte l’esercizio di un diritto politico” o avesse “convinto” l’eletto a esercitare il suo mandato “in senso difforme dalla sua volontà” (un reato punito con la reclusione da uno a cinque anni).

Ma al di là degli aspetti giudiziari, le questioni politiche dovrebbero essere dibattute nelle sedi proprie della politica, non nelle aule di giustizia o negli studi notarili (come è avvenuto per il siluramento di Ignazio Marino, una tra le pagine più vergognose della vicenda romana). In quelle sedi potrebbe essere opportunamente sollevato il problema della fedeltà ai principi democratici di un partito che viene gestito con criteri autocratici, con contratti che creano una sorta di rapporto “datoriale” tra i “garanti” del movimento (Grillo e Casaleggio datori di lavoro) e gli eletti (a tutti gli effetti dipendenti visto che le regole non sono molto diverse da quelle a cui deve sottostare il lavoratore di un azienda).

Ma soprattutto in quelle sedi potrebbe essere sollevata la questione di un partito che vuole partecipare alla vita politica del paese tanto è vero che si candida a governare ma nel frattempo, nella sua azione concreta, viola le norme fondamentali su cui si regge il sistema, quelle santificate nella Costituzione. È possibile pure che siano sbagliate, ma sino a quando sono in vigore, chi vuole partecipare deve rispettarle. Poi se avrà la maggioranza, la forza politica e il consenso generale potrà anche cambiarle. Ad esempio. In che misura Grillo e i suoi rispettano l’articolo 49 della Costituzione che recita testualmente: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Di Maio sostiene che il “cerchio magico” pentastellato è la “piattaforma Rousseau”. A parte il fatto che forse il filosofo ginevrino da quando ha saputo di essere stato associato a una piattaforma tutt’altro che trasparente, si rigira senza tregua nella tomba, sarebbe bello capire come si scelgono i vertici di quel partito, come si definiscono le proposte, come si argomentano e si arricchiscono. Con un semplice clic? Con queste oscure e sinceramente un po’ ridicole consultazioni online come quella che aveva dato via libera con il 78 per cento dei consensi al matrimonio europeo con l’Alde (prematuramente naufragato con ritorno rapido all’alleanza con Farage anche in quel caso imposta dall’alto e accettata dal basso)?

E ancora. Quel famoso contratto che obbliga alla fedeltà con i “garanti” (Grillo e Casaleggio) e non come dice la Raggi con gli elettori (ai quali in realtà interesserebbe molto di più avere una città funzionante, possibilità ancora lontana a sette mesi dal trionfo), non è in contraddizione con l’articolo 67 della Costituzione che recita, ancora testualmente: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.

Non sappiamo se nel suo tour estivo costituzionale, Alessandro Di Battista abbia spiegato la ratio di questa norma e la sua origine. In sostanza si vuole evitare che l’eletto sia il “fiduciario” di una lobby (forse è questo che vogliono Grillo e Casaleggio?). Per carità, c’è chi ha detto che la democrazia sia il migliore dei sistemi imperfetti ed è evidente, allora, che una regola che nasce con intenti positivi poi possa produrre anche atteggiamenti negativi. Ma proprio per questo nel momento in cui si pensa di aggiornarla bisogna usare prudenza perché è sempre possibile che il rimedio si riveli peggiore del male. Il principio, peraltro è antico e ha un padre nobile cioè Charles-Louis de Secondat meglio noto come Montesquieu. In pratica, quello che è ancora oggi considerato il più grande filosofo della politica e, con tutto il rispetto per Grillo, Di Maio e Di Battista, non sembra essere stato ancora insidiato in questo primato dagli “ideologi” del Movimento 5 stelle.

Concludendo: teniamoci lontani dalle aule giudiziarie, evitiamo di invocare la supplenza politica dei giudici (da alcuni dei quali, peraltro, già praticata senza alcuna invocazione) e riportiamo la questione laddove il pensiero giuridico si forma producendo della conseguenze anche sul terreno legislativo. Il resto, come avrebbe detto un filosofo post-moderno, Franco Califano detto il Califfo, è noia: gli improbabili ricorsi piddini e le (giuridicamente e politicamente) infondate grida trionfalistiche pentastellate.

Valentina Bombardieri

Blog Fondazione Nenni

Campidoglio. Per la giunta guai senza tregua

muraro-raggi

Ancora una giornata nera per l’amministrazione di Roma. Niente sponsor per il concertone di Capodanno a Roma, il primo dell’amministrazione Cinquestelle. Sponsor in fuga, caos negli uffici capitolini e alla fine è saltato il concertone di Capodanno previsto al Circo Massimo. La doccia gelida è arrivata quando dalla società iCompany, vincitrice del bando, hanno fatto sapere che “non c’erano più le condizioni”. Da qui la ritirata. Un colpo di scena motivato dal caos amministrativo di queste ultime ore. Insomma quello che doveva essere il nuovo modello di evento si è rivelato un flop. Nessuno ha accettato, gli operatori del settore si sono dileguati, gli sponsor hanno dirottato le risorse altrove” ha sottolineato il deputato del Pd, Michele Anzaldi. “Il meccanismo studiato dalla giunta Raggi, con la richiesta preventiva di sponsorizzazioni già a disposizione prima ancora di conoscere il profilo degli eventi, si è trasformato in un boomerang. Doveva essere la dimostrazione del nuovo modo di amministrare dei cinquestelle nella Capitale, è diventato un fallimento”.

Il fallimento del Concertone è solo un’altra goccia che si aggiunge ad una situazione non facile soprattutto dopo l’addebito di conflitto di interessi arrivato per Raffaele Marra. Ma la tegola più pesante è per Virginia Raggi: sapeva di quel conflitto e lo ha ignorato. E’ quanto deliberato dall’Anac sul caso Marra. Nove pagine firmate dal presidente Raffaele Cantone, rese pubbliche dopo l’esame del consiglio dell’Autorità e accompagnate dalle carte acquisite nel corso delle verifiche partite a fine novembre. Inoltre c’è da risolvere la grana del bilancio del Campidoglio dopo la bocciatura dei revisori dei conti del Comune: c’è tempo fino al 28 febbraio prima del rischio di un commissariamento. All’assedio di fatto su Raggi si unisce l’Autorità anticorruzione (Anac), che sulla nomina alla direzione Turismo di Renato Marra, fratello del capo del personale Raffaele – in carcere accusato di corruzione -, sostiene che la sindaca sapeva del conflitto di interessi. Lo ha dichiarato nel documento inviato all’Anac, ma ciò “non è sufficiente per rimuoverlo”, si legge nella delibera dell’Authority di Raffaele Cantone. Inoltre c’è contraddizione tra l’aver rivendicato l’autonomia totale nella nomina e l’aver scritto di una “istruttoria svolta dalle strutture competenti”.

La sindaca, secondo Anac, doveva escludere del tutto Raffaele Marra dalla nomina del fratello. Per l’ex vicecapo gabinetto si configura un conflitto di interessi e gli atti vanno in Procura. I rilievi dell’Anac inviati dall’anticorruzione in procura confluiranno nella più ampia inchiesta sulle nomine della giunta Raggi. I guai giudiziari per la sindaca potrebbero venire da questo fronte come da quello di Romeo, ormai ex capo della segreteria politica. Marra si è dimesso dicendosi estraneo ai suoi problemi con la giustizia. Romeo lascia “per evitare che attaccando la mia persona si possa nuocere allo straordinario lavoro che si sta svolgendo in Campidoglio”, dice ringraziando la sindaca.

Ha invece ricevuto da tempo un avviso di garanzia per reati ambientali l’ex assessore all’Ambiente Muraro, sentita a lungo dai pm per una vicenda precedente all’amministrazione Raggi, quando era consulente di Ama, l’azienda municipalizzata.

FLOP CAPITALE

campidoglio

Ancora una giornata nera per l’amministrazione di Roma. Niente sponsor per il concertone di Capodanno a Roma, il primo dell’amministrazione Cinquestelle. Sponsor in fuga, caos negli uffici capitolini e alla fine è saltato il concertone di Capodanno previsto al Circo Massimo. La doccia gelida è arrivata quando dalla società iCompany, vincitrice del bando, hanno fatto sapere che “non c’erano più le condizioni”. Da qui la ritirata. Un colpo di scena motivato dal caos amministrativo di queste ultime ore. Insomma quello che doveva essere il nuovo modello di evento si è rivelato un flop. Nessuno ha accettato, gli operatori del settore si sono dileguati, gli sponsor hanno dirottato le risorse altrove” ha sottolineato il deputato del Pd, Michele Anzaldi. “Il meccanismo studiato dalla giunta Raggi, con la richiesta preventiva di sponsorizzazioni già a disposizione prima ancora di conoscere il profilo degli eventi, si è trasformato in un boomerang. Doveva essere la dimostrazione del nuovo modo di amministrare dei cinquestelle nella Capitale, è diventato un fallimento”.

Il fallimento del Concertone è solo un’altra goccia che si aggiunge ad una situazione non facile soprattutto dopo l’addebito di conflitto di interessi arrivato per Raffaele Marra. Ma la tegola più pesante è per Virginia Raggi: sapeva di quel conflitto e lo ha ignorato. E’ quanto deliberato dall’Anac sul caso Marra. Nove pagine firmate dal presidente Raffaele Cantone, rese pubbliche dopo l’esame del consiglio dell’Autorità e accompagnate dalle carte acquisite nel corso delle verifiche partite a fine novembre. Inoltre c’è da risolvere la grana del bilancio del Campidoglio dopo la bocciatura dei revisori dei conti del Comune: c’è tempo fino al 28 febbraio prima del rischio di un commissariamento. All’assedio di fatto su Raggi si unisce l’Autorità anticorruzione (Anac), che sulla nomina alla direzione Turismo di Renato Marra, fratello del capo del personale Raffaele – in carcere accusato di corruzione -, sostiene che la sindaca sapeva del conflitto di interessi. Lo ha dichiarato nel documento inviato all’Anac, ma ciò “non è sufficiente per rimuoverlo”, si legge nella delibera dell’Authority di Raffaele Cantone. Inoltre c’è contraddizione tra l’aver rivendicato l’autonomia totale nella nomina e l’aver scritto di una “istruttoria svolta dalle strutture competenti”.

La sindaca, secondo Anac, doveva escludere del tutto Raffaele Marra dalla nomina del fratello. Per l’ex vicecapo gabinetto si configura un conflitto di interessi e gli atti vanno in Procura. I rilievi dell’Anac inviati dall’anticorruzione in procura confluiranno nella più ampia inchiesta sulle nomine della giunta Raggi. I guai giudiziari per la sindaca potrebbero venire da questo fronte come da quello di Romeo, ormai ex capo della segreteria politica. Marra si è dimesso dicendosi estraneo ai suoi problemi con la giustizia. Romeo lascia “per evitare che attaccando la mia persona si possa nuocere allo straordinario lavoro che si sta svolgendo in Campidoglio”, dice ringraziando la sindaca.

Ha invece ricevuto da tempo un avviso di garanzia per reati ambientali l’ex assessore all’Ambiente Muraro, sentita a lungo dai pm per una vicenda precedente all’amministrazione Raggi, quando era consulente di Ama, l’azienda municipalizzata.

ETERNA CITTA’ FERMA

roma-cittaLa Città Eterna sembra finita nel ‘pantano’ dell’Amministrazione e non riesce a muoversi. Un bilancio disastroso per la Capitale, da tutti i punti di vista. Stavolta nel mirino proprio il Bilancio del Campidoglio, l’Oref, l’Organismo di Revisione Economica e Finanziaria del Comune di Roma ha bocciato il bilancio di previsione 2017-2019 in discussione in Assemblea Capitolina. L’Oref, nel documento con cui valuta con un parere “non favorevole” il testo del bilancio, ritiene “non sufficienti gli spazi di finanza pubblica necessari al rispetto dell’equilibrio finanziario in relazione alle necessità che potrebbero rivelarsi rispetto al riconoscimento dei debiti fuori bilancio”. Nel testo, si legge ancora, i revisori contabili del Campidoglio valutano anche le possibili criticità legate alle “passività potenziali comunque presenti e a tutte le altre criticità evidenziate nel presente parere”. Nel suo documento, l’OREF ha scritto che il comune di Roma ha sopravvalutato le entrate “non strutturali”, cioè quelle non regolari, come multe e recupero dell’evasione fiscale, e ha abbandonato il piano – iniziato dal precedente sindaco Ignazio Marino e proseguito dal commissario Francesco Paolo Tronca – che prevedeva la razionalizzazione e la vendita delle partecipazioni del comune in una serie di società che non c’entrano molto con l’amministrazione cittadina (come la società assicurativa Assicurazioni di Roma). A questo proposito, i revisori scrivono che non sono state rispettate «le raccomandazioni del ministero dell’Economia e le previsioni del piano di rientro in riferimento alla razionalizzazione e/o all’alienazione delle società partecipate», in particolare quelle che: «non svolgono attività per il raggiungimento dei fini istituzionali dell’Ente».
Un fatto senza precedenti che ora rischia di avere conseguenze gravissime per la città: con questa decisione, infatti, l’iter deve ripartire da capo e con ogni probabilità si andrà all’esercizio provvisorio.
C’è però un’altra via di uscita, ma sempre a breve termine, che dà un po’ più di tempo al sindaco in carica. Prima della crisi di governo, l’allora Residente del Consiglio, Matteo Renzi, il 4 dicembre aveva concordato con l’Anci, l’associazione dei Comuni italiani di inserire una proroga fino al 31 marzo per andare incontro alle città più problematiche, come Roma Capitale. Una decisione che doveva essere inserita nella legge di Bilancio, già approvata dalla Camera. Ma dopo il referendum, con la crisi di governo in corso, al Senato la legge di bilancio passò velocemente e senza alcuna modifica. Col risultato che la norma non venne stata inserita. “Probabilmente lo sarà – spiega Guido Castelli, delegato alla finanza locale dell’Anci e sindaco di Ascoli – non credo il governo abbia problemi a trasformarla in un decreto. Credo ci sia l’accordo di tutti”.
Virgina Raggi ha quindi tempo fino al 28 febbraio per rivedere e uniformare il bilancio del Comune di Roma.
L’ironia della sorte vuole poi che proprio lo scorso anno, il 21 giugno 2015, Virginia Raggi dai banchi dell’opposizione attaccava la giunta Marino sul Bilancio: “L’Oref è un organo indipendente, che noi dovremmo ascoltare molto attentamente quando ogni volta che ci invia relazioni sui bilanci e formula queste eccezioni e riserve che ci dovrebbero indurre a fare qualche passo indietro e a modificare il tiro”. L’attuale sindaco di Roma proseguiva: “Il sindaco ha chiamato il Mef ma non ascolta l’Oref. Un sindaco che fa parte del sistema e che vuole demolire il sistema fa rabbrividire. Sembra Tommasi di Lampedusa”.
Ma la bocciatura del bilancio di previsione della giunta Raggi ha scatenato una nuova polemica in Campidoglio, tra i quali non poteva mancare Roberto Giachetti, che è intervenuto a Radio accusano Campus: “Siamo allo sbando, ora dobbiamo capire cosa succede, anche perché non è che è stata fatta una correzione o un rilievo, è stato detto che va smontato e rimontato il bilancio, il che significa che deve ricominciare a fare tutti i giri, tra giunta e municipi. Il problema più grande è che sono sei mesi che si discute soltanto di poltrone, di nomi, di faide interne al Movimento Cinque Stelle, la città è ferma e noi questa cosa non ce la possiamo permettere”. Aggiungendo: “C’è stata una sottovalutazione del grande lavoro che c’è da fare a Roma. E poi c’è arroganza, scarsa umiltà. Tutto si è girato dando la colpa esclusivamente alle responsabilità del passato. Il tema delle responsabilità del passato, che ovviamente ci sono, può essere usato una settimana, quindici giorni, un mese. Dopo sei mesi diventata scontato”.
Nel frattempo la Giunta continua a perdere i pezzi, Daniele Frongia e Salvatore Romeo dicono addio ai loro incarichi di vicesindaco e capo della segreteria di Virginia Raggi, che esce di fatto commissariata dalla crisi aperta dall’arresto di Raffaele Marra. Proprio sul caso Marra e sui rapporti con il Fatto Quotidiano, il senatore Enrico Buemi ha presentato oggi un’interrogazione a risposta scritta al Ministro della Giustizia, Andrea Orlando su come facesse la redazione a sapere “degli atti di indagine compiuti il 30 giugno” sui contatti tra Sergio Scarpellini, uno dei più noti immobiliaristi di Roma e Raffaele Marra.

Inchieste Roma e Milano. Buemi: “Controlli preventivi”

roma-e-milanoNon solo la Capitale, in questi giorni un’altra città importante come Milano è finita nella bufera delle indagini. L’inchiesta sugli appalti durante l’Expo è arrivata al punto da andare a toccare proprio la figura del Primo cittadino Sala. Gli eventi incalzano e le diverse inchieste coinvolgono personaggi di spicco delle amministrazioni locali, come a Roma dove è finito agli arresti l’attuale capo del personale del Campidoglio, Raffaele Marra.
“Sono anni che i controlli amministrativi sugli enti locali sono venuti meno in ossequio a un malinteso federalismo o a un malaccorto regresso della funzione di vigilanza dello Stato”. Così il senatore Enrico Buemi, Capogruppo socialista in commissione giustizia, ha commentato le recenti inchieste sulle amministrazioni locali. “Ne sono derivate supplenze della magistratura penale che, in questi giorni, paralizzano l’operato dei principali Comuni d’Italia”, ha spiegato. “Fermo restando che i socialisti attendono con la massima fiducia il celere responso delle inchieste, non possiamo che lamentare con forza l’assenza di una funzione preventiva del dissesto amministrativo, in fase di controlli sugli enti locali”, ha continuato il senatore socialista. “Questo ruolo non può essere affidato alla sola ANAC, che opera su segnalazione – ha spiegato Buemi – occorre una vigilanza a tappeto su tutti gli atti degli amministratori locali, mediante una serie di organismi decentrati che siano composti da magistrati a rotazione e che siano responsabili di un visto di legittimità e di economicità delle scelte dei dirigenti di comuni e regioni”. “Proporrò un disegno di legge in tal senso e mi auguro che la sede di riflessione – riaperta dalla Corte costituzionale con la sentenza di parziale incostituzionalità della legge Madia – consenta al Parlamento di impiegare la fase finale della legislatura: prevenire è meglio che curare”, ha concluso Buemi.
Ma mentre a Milano è rientrato lo scandalo dopo gli accertamenti e il ritorno di Sala al Municipio, Roma continua a essere al centro del ciclone giudiziario e mediatico. Un’inchiesta del settimanale L’Espresso aveva rivelato già come Marra e la moglie fossero riusciti a comprare a prezzi bassi case da privati ed enti come la Fondazione Enasarco. Marra negli uffici del Campidoglio veniva definito come ‘il vero sindaco di Roma’, mentre la sindaca di Roma Virginia Raggi più volte in passato si era spesa in sua difesa, affidandogli la carica di capo del personale del Campidoglio. L’ennesimo scossone per la giunta a guida Cinque stelle, ma non sono i soli a dover fare i conti con inchieste e malaffare.

RISIKO SENZA FINE

campidoglioL’assessore alla crescita culturale Luca Bergamo è il nuovo vicesindaco di Roma. La maggioranza M5S in Campidoglio ha condiviso la scelta della sindaca Virginia Raggi di offrire a Bergamo il posto che era di Daniele Frongia, dimessosi dopo le polemiche seguite all’arresto di Raffaele Marra, già capo del Dipartimento del personale.

Intanto il Sindaco mette la mani avanti: “Se mi arriverà un avviso di garanzia? Valuterò”. “Non sono commissariata – ha detto ancora – e mi sento ancora dentro M5S”, ha precisato la sindaca della Capitale all’inizio di un’altra ‘calda giornata’ alla fine della quale potrebbe arrivare la designazione del nuovo vicesindaco. Infatti sulla nomina di Massimo Colomban è arrivata un’altra doccia fredda: Non ha il tempo e la disponibilità per assumere il ruolo di Vice-Sindaco in Roma Capitale. “Come imprenditore e tecnico – ha spiegato- ho infatti assunto il ruolo di ‘assessore alla riorganizzazione delle Partecipate e quindi preferisco completare questo compito, prima di assumere altri impegni gravosi e/o politici”.

Massimo Colomban, attuale assessore alle Partecipate e considerato vicino alla Casaleggio, era il nome sul quale Raggi puntava per colmare il vuoto lasciato da Daniele Frongia, costretto a rassegnare le dimissioni dietro richiesta del direttorio M5S sulla scia dell’arresto di Raffaele Marra. Colomban ha fatto sapere di essere “onorato, ma non sarò vicesindaco”. Insomma la sindaca dopo sei mesi e oltre dal suo insediamento al Campidoglio, si ritrova ancora al punto di partenza. Con le caselle da riempire e una squadra che non ha mai lavorato e pieno regime. Orfana del vice Daniele Frongia e del capo segreteria Salvatore Romeo e alla ricerca di un vice.

Restano poi da assegnare i posti di assessore all’Ambiente e di capo di gabinetto, attualmente ricoperto dalla vice vicaria Virginia Proverbio. Inoltre è vacante il ruolo di capo del Dipartimento Personale (23 mila i dipendenti comunali) dopo l’arresto di Marra per corruzione. Per quest’ultimo si pensa alla dirigente capitolina Gabriella Acerbi. Manca inoltre il capo segreteria al posto di Romeo e a breve si libererà anche il posto del direttore generale di Ama (Stefano Bina scade il 31 dicembre). Infine resta vacante la poltrona di dg di Atac (potrebbe non essere assegnata). Tra le sei e le sette caselle in totale. Senza contare lo spostamento di Renato Marra, fratello di Raffaele, dirigente dei vigili urbani di recente promosso alla Direzione turismo, una nomina al vaglio dell’Authority anticorruzione. Un risiko senza fine per una sindaca osservata speciale.

Intanto il Comune pensa alla neve dotando Roma Capitale di un piano per affrontare ogni emergenza legata a caduta di neve, formazione di ghiaccio e grande freddo con un’ordinanza firmata dalla sindaca.