Roma: buche, spazzatura e lunghe attese

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Vivere a Roma è già un grande atto di coraggio. Buche, spazzatura, autobus inesistenti. Come se non bastasse a mettere a dura prova la pazienza dei cittadini della Capitale ci si è messo anche il nuovo sistema informatico di prenotazione “Tupassi”. Ne avevamo già parlato in questo articolo. Il sistema è sempre lo stesso, di certo non migliorato. Prendi l’appuntamento e vai al Municipio. Tutti i servizi vengono svolti solo se prendi l’appuntamento o tramite il totem elettronico o il sito internet del Municipio o un’applicazione sullo smartphone.

Ipotizziamo che un malcapitato cittadino oggi debba fare la carta d’identità elettronica. Si registra sul sito internet. Ipotizziamo che oggi si provi a consultare il calendario degli appuntamenti. Si scoprirà con stupore che il primo appuntamento disponibile in alcuni municipi (III e IV o XIV per esempio) non è disponibile. Mentre in altri, come per esempio il XV il primo appuntamento è tra tre mesi (il 26 luglio) o tra tre mesi e mezzo (il 16 agosto) al II Municipio. Una volta ottenuto l’appuntamento ci si reca al Municipio con una foto si pagano 16,79 euro e 5,42 euro di diritti di segreteria, se la carta d’identità non è ancora scaduta. Dopo di che si ritorna dopo 6-7 giorni lavorativi per ritirare il documento. Roba da far rimpiangere il vecchio sistema dove la carta d’identità era cartacea, la fila al massimo era di un paio d’ore e la spesa di 4,50 euro.

I dipendenti allo sportello sono pochi, sotto organico, senza salario accessorio e naturalmente non riescono a smaltire il grande numero di appuntamenti e la produzione e stampa del documento avviene solo a Roma presso l’Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, non solo per i documenti richiesti dai cittadini romani ma anche per le richieste provenienti dalle altre 350 amministrazioni locali. Risultato? Il solito vecchio caos.

Valentina Bombardieri

(Blog Fondazione Nenni)

 

WeWorld: uno scatto sulle politiche inclusive

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Ieri, 18 aprile, a Roma alla Farnesina è stato presentato il WeWorld Index 2018, lo strumento, giunto alla sua quarta edizione, che serve a valutare il progresso di un paese attraverso l’analisi delle condizioni di vita dei soggetti più a rischio di esclusione come bambine, bambini, adolescenti e donne.

La classifica presentata quest’anno include 171 nazioni e sono ben diciassette gli ambiti analizzati dal rapporto che vanno dall’ambiente all’alimentazione, dal lavoro alla violenza familiare. L’Italia, con 59 punti, ricopre la ventisettesima posizione, perdendone ben nove rispetto a 2015, e passando, in tal modo, dalla lista dei paesi con inclusione “buona” a quella con inclusione “sufficiente” e registrando, purtroppo, la performance peggiore tra i paesi dell’Unione Europea.

Il peggioramento dell’Italia riguarda, in particolare, la povertà educativa ereditaria: per un figlio di genitori non laureati c’è l’8% di probabilità di laurearsi, percentuale che cresce fino al 68% per quei giovani studenti con almeno un genitore in possesso di laurea. Inoltre, la dispersione arriva alle soglie del 20% in quei contesti più poveri, come in alcune realtà territoriali della Sicilia, della Campania e della Sardegna, laddove la media nazionale raggiunge il 13%.

Un’ulteriore considerazione derivante da questi dati: la condizione economica incide pesantemente sulla prospettiva educativa e scolastica dei bambini, con il dato che i maschi sono più a rischio abbandono e le femmine non indirizzate e valorizzate verso alcuni indirizzi formativi come le scienze, la tecnologia e la matematica.

Il rapporto fornisce, per fortuna, anche delle possibili soluzioni ai problemi evidenziati su scala internazionale: investire nell’istruzione – così come sostanziato da uno studio dell’Unesco – da i suoi frutti in quanto, con un accesso generale alla scuola, il numero dei poveri nel mondo scenderebbe di 400 milioni di unità, passando da 780 a 300 milioni.

Da socialista convinta mi chiedo e, soprattutto, chiedo ai nostri sempre meno numerosi compagni riformisti, quando decideremo di lottare e sostenere concretamente un serio percorso di riforma formativa: l’educazione culturale viene prima dello sviluppo economico perché lo sviluppo umano è il potenziale principale dello sviluppo economico stesso!

In questa spirale regressiva le donne pagano, ancora una volta, il prezzo più alto e, allora, mi chiedo chi vorrà, dopo tante apologie e manifestazioni di stereotipe solidarietà, per davvero impegnarsi a costruire un percorso che possa far fare all’Italia uno scatto in avanti visibile in tema di promozione di politiche inclusive per i bambini e per le donne?

La campagna elettorale è finita, le affabulazioni non trovano più spazio, bisogna approntare il DEF e predisporre le linee guida del prossimo bilancio e fino ad ora la spesa pubblica italiana, con il suo scarso 4%, rimane al di sotto della media europea in tema di investimenti per l’istruzione pubblica: questo è un vero guanto di sfida su cui misurarsi per produrre politiche inclusive e concrete politiche di sostegno ad un rinnovato ed attento welfare sociale.

Noi ci siamo: chi è con noi?

Maria Rosaria Cuocolo

Segreteria Nazionale PSI – Responsabile Nazionale Parità di Genere

Il Condannato – Cronaca di un sequestro. Il Doc di Ezio Mauro su Aldo Moro

EZIO MAURO R4 2Roma, Bruxelles e Londra. Sono le tre grandi città in cui sarà presentato Il Condannato – Cronaca di un sequestro, il film documentario di Ezio Mauro con la regia di Simona Ercolani e Cristian Di Mattia trasmesso per la prima volta su Rai3, senza interruzioni pubblicitarie, venerdì 16 marzo in prima serata in occasione del quarantennale della strage di via Fani e del rapimento di Aldo Moro.

Dopo aver riscosso il consenso del pubblico con una media di share del 6.9% e ben 1.674.000 telespettatori, il film prodotto da Stand by Me e Rai Cinema, in collaborazione con La Repubblica, è ora protagonista di altre quattro importanti iniziative, in Italia e all’estero, in memoria dell’anniversario del sequestro e della morte dell’allora presidente della Democrazia Cristiana.

Si inizia domani, mercoledì 18 aprile alle 11.00 con la proiezione del film documentario presso l’Auditorium del MAXXI di Roma, a ingresso gratuito fino a esaurimento posti, nell’ambito del progetto 55 giorni di Aldo Moro organizzato dal museo. La proiezione sarà preceduta da un incontro di presentazione introdotto dal Presidente della Fondazione Maxxi Giovanna Melandri a cui parteciperanno l’autore Ezio Mauro e Simona Ercolani, regista.

Il 2 maggio alle 18.00 il film sarà poi proiettato a Bruxelles, nella sede del Parlamento europeo, dove ad Aldo Moro è stata recentemente intitolata una sala. L’evento, ospitato dall’onorevole Simona Bonafè, membro del Parlamento Europeo, vedrà la partecipazione del presidente di Rai Cinema Nicola Claudio che insieme ad Ezio Mauro e Simona Ercolani presenteranno il film documentario.

Il giorno dopo, il 3 maggio alle 18.00, sarà la volta di Londra, nella sede dell’Istituto di cultura italiano, dove saranno presenti anche Ezio Mauro e Simona Ercolani.

Infine il 7 maggio, il documentario tornerà a Roma per essere presentato presso il Ministero dell’istruzione con una proiezione dedicata alle scuole superiori organizzata in memoria di Aldo Moro, a pochi giorni di distanza dal 40esimo anniversario dalla sua morte avvenuta il 9 maggio 1978.

Il film documentario Il Condannato – Cronaca di un sequestro è la cronaca dei 55 giorni che sconvolsero il paese del 1978: dal sequestro del Presidente della Democrazia Cristiana, avvenuto il 16 marzo in via Fani, in un feroce agguato dove furono uccisi gli agenti della sua scorta (i carabinieri Oreste Leonardi e Domenico Ricci e i tre poliziotti Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi) fino alla drammatica conclusione in via Caetani, il 9 maggio 1978, dove venne rinvenuto il corpo senza vita di Aldo Moro in una Renault 4 rossa.

Ezio Mauro comincia il suo racconto dal giorno precedente a quel fatidico 16 marzo 1978. Le Brigate Rosse, l’organizzazione terroristica di estrema sinistra costituitasi nel 1970, sono ormai agli ultimi preparativi del rapimento, mentre Aldo Moro si prepara alla cruciale giornata politica che lo aspetta l’indomani in Parlamento. Il suo progetto politico sta per compiersi con la fiducia al Governo di solidarietà nazionale presieduto da Giulio Andreotti. Sono gli ultimi frammenti di vita da uomo libero del più importante uomo politico italiano. Dopo ci sarà solo il buio della “prigione del popolo”. 55 giorni attraversati dalla schizofrenia di un paese posto di fronte alla decisione più difficile di sempre: trattare o non trattare con i terroristi.

Ezio Mauro racconta gli eventi di quei mesi attraversando Roma: da via Mario Fani, luogo del rapimento, fino al covo delle Brigate Rosse di via Camillo Montalcini, sede della ‘prigione del popolo’, dove venne segregato l’Onorevole Moro. La ricostruzione vede la sua drammatica conclusione nel centro storico capitolino, tra la sede della Democrazia Cristiana a Piazza del Gesù, e quella del PCI in via delle Botteghe Oscure: via Michelangelo Caetani, dove viene rinvenuto il corpo senza vita del presidente della Democrazia Cristiana.

Il racconto di Ezio Mauro è impreziosito da materiali di repertorio unici. Le lettere autentiche scritte dal Presidente, i comunicati originali delle BR, le armi usate dai brigatisti per eseguire la sentenza e le automobili diventate simbolo della vicenda: la Fiat 130 in cui viaggiava Moro il giorno del sequestro, l’Alfetta della scorta crivellata dai colpi e la Renault 4 rossa. Inoltre, foto d’epoca selezionate da vari archivi fotografici e il repertorio video dell’Archivio del Movimento Operaio, fino ai servizi originali dei telegiornali Rai scelti grazie a un attento lavoro di ricerca e documentazione.

Nel film documentario si alternano tre tipologie di interviste: le interviste on location ai testimoni diretti degli eventi più significativi; le conversazioni di Ezio Mauro con quattro dei protagonisti più importanti del caso Moro come il figlio Giovanni, Nicola Rana segretario particolare di Moro per quasi 25 anni, il Sostituto Procuratore Luciano Infelisi che ha guidato le indagini, oltre alla ex-brigatista Adriana Faranda, che partecipò al sequestro facendo da “postina” per le lettere di Moro e i comunicati delle BR. Ci sono poi le testimonianze di personaggi che attraverso i loro ricordi forniscono dettagli storici e umani di quei 55 giorni, come l’ex Presidente Giorgio Napolitano ai tempi Senatore del PCI e primo comunista italiano a essere invitato e accolto negli USA; Claudio Signorile che prese parte alle trattative del PSI con le Brigate Rosse; Giovanni Ricci figlio di Domenico, autista di Aldo Moro, morto nell’agguato del 16 marzo 1978; Luigi Zanda nel ’78 Segretario-portavoce di Francesco Cossiga, l’uomo più vicino al Ministro dell’Interno; Giuseppe Pisanu nel ’78 Deputato DC e Capo della Segreteria politica nazionale della DC, guidata da Benigno Zaccagnini e molti altri.

Una cronaca rigorosa e coinvolgente di quei giorni del 1978 per rivivere una delle pagine più dolorose della storia italiana. Una storia firmata da Ezio Mauro con la regia di Simona Ercolani e Cristian Di Mattia, prodotta da Stand by Me e Rai Cinema, in collaborazione con La Repubblica.

Gervasoni: la terza repubblica può attendere

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Intervista a Marco Gervasoni, professore di Storia comparata dei sistemi politici all’Università Luiss di Roma e di Storia contemporanea all’Università del Molise, ed editorialista de «il Messaggero».

Professore, le elezioni, facendo saltare il bipolarismo classico tra centrosinistra e centrodestra a guida Berlusconiana, hanno inaugurato la Terza Repubblica?
«Prima di parlare di Terza Repubblica aspetterei l’evoluzione degli scenari politici attuali. Per quanto riguarda il bipolarismo, ricordiamo che era già saltato nelle elezioni del 2013, visto il risultato ottenuto dai 5 Stelle. È pur vero che si sta andando verso un bipolarismo tra il centrodestra a guida leghista e il Movimento 5 Stelle. In questo scenario Il Pd potrebbe fare l’ago della bilancia, anche se rischia di essere riassorbito in uno dei due schieramenti».

Il confronto tra i risultati del 4 marzo e quelli del 2013 è impietoso sia per Forza Italia (Pdl nel 2013) che per il Pd: cosa è cambiato?
«Certamente questi due partiti sono usciti sconfitti dal voto, ma in maniera molto differente. La sconfitta del Pd è quantitativamente e qualitativamente molto più pesante e ha portato Renzi alle dimissioni. Quella di Fi può anche non essere considerata come una sconfitta. Con tutto quello che è successo a Berlusconi, non è un risultato così negativo. Da questo punto di vista può essere addirittura considerato un successo, anche perché la coalizione del centrodestra, seppur guidata da Salvini, ha preso più voti di tutti. Per il Pd queste elezioni hanno sancito il crollo dell’egemonia nelle regioni Rosse (Umbria, Emilia-Romagna e alcune parti della Toscana) che durava dal 1946. Per quanto riguarda i cambiamenti sociali, ritengo che l’immigrazione sia stato uno dei fattori decisivi di queste elezioni. C’è un diffuso senso di paura che ha spostato molti voti. La crisi migratoria è stata fondamentale per cambiare la geografia elettorale italiana. Questo si vede anche in Germania dove l’economia tiene e tuttavia l’AFD sta continuando a crescere. Bisogna anche considerare che la situazione economica è cambiata solo al Nord, ma non al Sud e da qui si comprende il grande risultato ottenuto dai 5 Stelle».

Cosa ne pensa della disfatta di Renzi? Quali sono le prospettive della sinistra italiana?
«Renzi aveva già subito una grave disfatta con il referendum del 4 dicembre. Dopo averlo personalizzato e averlo trasformato in una sorta di referendum sulla sua figura, aveva visto il 60% degli italiani voltargli le spalle. Dopo questo esito fortemente negativo avrebbe dovuto uscire di scena, invece ha dato l’ok al governo Gentiloni in cui c’erano varie figure fortemente renziane come Lotti e la Boschi. Il futuro del Pd è un rebus. Ci sono diverse possibilità: è probabile che i renziani si stacchino per dar vita ad un nuovo movimento, ma potrebbe esserci anche un accordo con il M5S. In ogni caso il Pd è un partito in stato confusionale, come si vede dalla possibilità di una candidatura di Di Pietro come presidente della regione Molise. Questo è un misero tentativo di inseguire i 5 Stelle; se questa è la logica delle future candidature è inevitabile che il Pd verrà assorbito dai 5 Stelle. Il resto della sinistra praticamente non esiste. Liberi e Uguali, pur avendo un ex Presidente del Consiglio e i Presidenti di Camera e Senato è arrivato ad un misero 3%».

Come è stato possibile dissipare un elettorato d’appartenenza così ampio? In Emilia-Romagna il centrodestra ha superato il centrosinistra. Anche in Toscana la coalizione a trazione Pd ha rischiato grosso…
«È venuto meno un modello politico-elettorale, perché la globalizzazione e la crisi hanno modificato i rapporti tra imprese e potere politico locale tipici delle Regioni rosse. Poi Renzi ha rotto alcuni tabù della cultura di sinistra, e questo ha dato un colpo definitivo all’appartenenza politica di queste aree. Non è per nulla casuale che i decrementi elettorali più importanti siano stati registrati proprio in queste zone».

A cosa è dovuto il grande successo del Movimento 5 Stelle? Perché si è affermato nettamente al Sud? Alcuni hanno parlato dell’importanza del reddito di cittadinanza.
«Io non enfatizzerei troppo l’importanza del reddito di cittadinanza. Certo, è stato un tema importante ma al Sud hanno pesato altri fattori, soprattutto il perdurare della crisi economica. Inoltre il Meridione è stato abbandonato dalla politica e dal Pd: i governi di Renzi e Gentiloni hanno avuto pochissimi ministri provenienti da queste zone. Dal punto di vista storico non dobbiamo dimenticare che il Sud è sempre stato disposto a mettere in discussione l’equilibrio politico in maniera più radicale, basti pensare ai tanti voti ottenuti dall’Uomo Qualunque nelle elezioni del 1946. Comunque i 5 Stelle non sono definibili come una Lega Sud, perché hanno ottenuto tanti voti anche al Nord».

Si può dire che Lega e Movimento 5 Stelle sono due fenomeni simili declinati semplicemente su base territoriale: la prima al Nord e il secondo al Sud?
«No, ci sono grandi differenze. La Lega non è un movimento di protesta perché è un vero e proprio partito novecentesco che annovera anche alcuni governatori regionali. Anche i 5 Stelle non sono più un movimento di protesta, perché vogliono andare al governo e hanno spuntato gli elementi più antisistema. Non sono movimenti territoriali, anche se c’è una preponderanza della Lega al Nord e del Movimento 5 stelle al Sud. La territorializzazione non deve essere eccessivamente accentuata perché la maggior parte dei deputati sono stati eletti con il sistema proporzionale e non con il maggioritario».

Alcuni hanno paragonato queste consultazioni a quelle del 1948. Gli esiti li hanno brutalmente smentiti, anche se queste elezioni potrebbero avere valore periodizzante. Cosa ne pensa?
«L’analogia con le elezioni del 1948 è stata proposta per definire le elezioni del 4 marzo come uno scontro tra europeisti ed antieuropeisti. In realtà è stato un discorso fallace, fatto a fini propagandistici, tanto è vero che quelli stessi commentatori ora avallano un governo Pd-M5S. Non è un discorso che tiene dal punto di vista storico. M5S e Lega sono critici nei confronti dell’Europa, ma hanno moderato decisamente le loro opinioni. Per capire se queste elezioni avranno valore periodizzante, bisogna aspettare. Di certo sono state delle elezioni contro l’establishment, ma le intenzioni non erano quelle. Si è voluto andare verso una novità, e questo ha fortemente avvantaggiato i 5 Stelle. In questo periodo potremmo dire, rovesciando la massima andreottiana, che il potere logora chi ce l’ha».

Per concludere, quali sono gli scenari possibili e che ruolo avrà Mattarella?
«Allo stato attuale lo scenario più realistico è costituito da vari tentativi infruttuosi di costituire un esecutivo. Dopodiché potrebbe nascere una sorta di governo del Presidente con l’obiettivo di fare una nuova legge elettorale a carattere bipolare, votata dal centrodestra e dai 5 Stelle. Di certo l’Ue non vuole Salvini e preferisce un governo con Di Maio perché pensa di manovrarlo. Mattarella interpreta il suo ruolo in modo molto meno interventista rispetto a Napolitano. Da quel che si vede il Presidente della Repubblica sembra parteggiare per un’ipotesi Pd-M5S».

Martino Loiacono

La Capitale in tilt per le #buche, Raggi scrive a Municipi

buche-stradali-a-roma-620x350La Capitale ridotta a macerie come se fosse stata bombardata e con i cittadini furiosi tra traffico in tilt, bus che non passano e automobili danneggiate dal manto stradale ridotto a un emmental. Dopo il maltempo, piogge e neve e una mancanza di manutenzione Roma si risveglia peggio di prima, alcune di quelle buche sono diventate vere e proprie piscine olimpioniche ricoperte da un mix di acqua e fango, si trovano, soprattutto nelle principali arterie, a ridosso di marciapiedi e fermate di autobus. Inoltre Le principali arterie congestionate: dalla Cassia all’Ardeatina. Pure verso il litorale è emergenza: la via del Mare è intasata. Insomma, tutto fermo.

CONSOLARI – Sulla Pontina si rallenta verso Roma: da Aprilia sud a Pomezia nord per cantieri di rifacimento del manto stradale e più avanti dal Raccordo a viale Europa per traffico intenso. Le consolari, tutte trafficate in entrata a Roma: sulla Cassia da La Storta alla Giustiniana, sulla Nomentana da Tor Lupara a Colleverde, con ripercussioni sulla Nomentana bis da Colleverde a Marco Simone.

RALLENTAMENTI – Il traffico è intenso anche sulla Prenestina da Ponte di Nona a via dell’Acqua Vergine. Sull’Ardeatina il traffico è molto congestionato da Santa Palomba al Raccordo. Rallentamenti, inoltre, anche sull’Appia da Santa Maria delle Mole a Capannelle.

GRA – Caos non solo al centro. Anche sul Grande Raccordo Anulare di Roma la circolazione è fortemente rallentata sull’intero anello: in carreggiata interna ci sono code dalla Cassia alla Roma-Fiumicino mentre in esterna dalla Cassia alla Nomentana. Lo riferisce Astral Infomobilità, precisando che vi è 1 km di coda anche sulla diramazione Roma sud dell’A1, da Torrenova al Raccordo, per un veicolo in fiamme. Molto congestionato tutto il tratto urbano della A24: 7 km di code da Settecamini alla Tangenziale est in direzione del centro.

RAMI PERICOLANTI – Inoltre, intervento dei vigili del fuoco di Roma per la rimozione di rami pericolanti su molti alberi ad alto fusto in via Cesare De Lollis. Sul posto due squadre con il supporto di un’autoscala. Per consentire le operazioni, la strada è stata chiusa sia ai veicoli che ai pedoni. Al momento non risultano feriti o auto coinvolte.
Ma sul piede di guerra anche le associazioni che annunciano battaglia. “La recente ondata di maltempo ha messo a nudo tutti i limiti della Capitale d’Italia sul fronte manutentivo e infrastrutturale. La neve e la pioggia copiosa, infatti, hanno ulteriormente deteriorato le già precarie condizioni del manto stradale di Roma, aumentandone sensibilmente i rischi per la pubblica incolumità. Basta osservare le “strade groviera”, in queste ore, con buche e grosse voragini che mettono in serio pericolo automobilisti, pedoni e centauri: una situazione scandalosa che si presenta in centro città come in periferia. Alla luce di questo grave scenario e dell’inefficienza operativa del Comune di Roma, a guida Raggi, abbiamo deciso di depositare un esposto alla Procura della Repubblica al fine di inchiodare gli enti competenti alle proprie responsabilità: è inammissibile che a pagare gli errori istituzionali siano sempre e solo i cittadini”. Così, in una nota, il presidente dell’associazione Assotutela, Michel Emi Maritato

Così la sindaca Virginia Raggi ha lanciato “un piano Marshall per le strade”. La sindaca ha chiesto alle ex circoscrizioni di comunicare entro 24 ore, cioè oggi, “l’ammontare dei fondi destinati alla manutenzione stradale”, “gli interventi già effettuati e quelli programmati e l’elenco delle strade maggiormente ammalorate”. Domani ci sarà un vertice tra minisindaci e assessore ai Lavori Pubblici Margherita Gatta. Non è chiaro quale sia la soluzione individuata dal Campidoglio per rimpolpare le casse dei municipi che gestiscono 8.000 km di viabilità, considerando che i minisindaci hanno sempre lamentato gli scarsi fondi a disposizione e hanno chiesto correzioni nel bilancio non accordate. E domani sarà un’altra giornata nera con bus, metro e tram a rischio per lo sciopero dei trasporti di 24 ore.

Roma. La Raggi vieta i diesel. Bonelli: “Solo uno spot”

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Se l’aria di Roma è inquinata la colpa è dei motori diesel. E solo di quelli privati. Tant’è che la sindaca Raggi, di ritorno dal viaggio in Messico dove ha partecipato a degli incontri sull’ambiente, ha annunciato lo stop ai veicoli privati a gasolio nel centro storico di Roma a partire dal 2024. “Roma ha deciso di impegnarsi in prima linea e a Città del Messico, durante il Convegno C40, ho annunciato che, a partire dal 2024, nel centro della città di Roma sarà vietato l’uso di veicoli privati alimentati a diesel”. Ovviamente l’impegno della Raggi vale solo per i mezzi privati e quindi non sul trasporto pubblico. E tenendo conto che l’accesso al centro storico della capitale ai mezzi privati è già limitato, l’effetto reale sull’inquinamento sarebbe di basso impatto. E soprattutto a costo zero per il comune che scaricherebbe gli oneri sui cittadini.

“Le nostre città rischiano di trovarsi di fronte a sfide inattese. Assistiamo sempre più spesso a fenomeni estremi: siccità per lunghi periodi, come sta avvenendo nel Lazio; precipitazioni che in un giorno possono riversare sul terreno la pioggia di un mese intero; o anche nevicate inusuali a bassa quota come quelle che in questi giorni stanno investendo l’Italia. Per questo dobbiamo agire velocemente. Insieme alle altre grandi capitali mondiali, Roma ha deciso di impegnarsi in prima linea e a Città del Messico. Se vogliamo intervenire seriamente dobbiamo avere il coraggio di adottare misure forti. Bisogna agire sulle cause e non soltanto sugli effetti”, conclude il post.

Una questione, quella dell’inquinamento e dello smog, è drammatica. “Non può – afferma in una nota Angelo Bonelli, coordinatore nazionale dei Verdi e tra i promotori della Lista Insieme – essere risolto unicamente con post sui social che non hanno alcun valore, non è un reality show e quando si annunciano iniziative così importanti lo si fa con delibere e atti amministrativi vincolanti, non sui social network. Attendiamo atti amministrativi vincolanti formali.” “In ogni caso – dice ancora Bonelli – tengo a precisare che nell’annuncio della sindaca si fa menzione al divieto per le sole macchine private: i mezzi pubblici diesel dell’Atac sono altamente inquinanti. Un autobus diesel inquina quanto 300 auto, quindi tale divieto dovrebbe riguardare anche i mezzi pubblici presenti attualmente nella flotta. Programmando la loro sostituzione con mezzi ecologici. Come Verdi e Lista Insieme – conclude Bonelli – da alcuni mesi abbiamo lanciato una proposta di legge iniziativa popolare in cui chiediamo l’abolizione motore a scoppio entro il 2030 su tutto il territorio nazionale, proposta sulla quale abbiamo già raccolto 30.000 firme”. “Come Verdi e Lista Insieme – conclude Bonelli – da alcuni mesi abbiamo lanciato una proposta di legge iniziativa popolare in cui chiediamo l’abolizione motore a scoppio entro il 2030 su tutto il territorio nazionale, proposta sulla quale abbiamo già raccolto 30.000 firme”.

Neve ed anziani pesano sul voto del 4 marzo

Italy Europe WeatherNeve e anziani piombano sulle elezioni politiche del 4 marzo. Sono due incognite diverse. All’alba di lunedì 26 febbraio la neve è caduta copiosa su tutta Italia. È arrivato il gelo portato dal Burian, il vento polare siberiano e le temperature sono scese improvvisamente fino ai meno 35 gradi sul Monte Bianco e meno 7 nelle città del Nord.

È stata imbiancata perfino Roma ieri, nella capitale la neve non si vedeva da molti anni. La temperatura minima ieri è stata di meno 7 gradi, mentre oggi è scesa ancora a meno 9. Le conseguenze negative sono state immediate: scuole chiuse, sprangati moltissimi negozi, autobus decimati per la mancanza di gomme termiche, treni nel caos, disagi per i voli. Sono dovuti intervenire i mezzi spazza neve dell’Esercito e dell’Aeronautica per ripristinare la circolazione delle auto nelle strade più intasate dalla neve, operazione riuscita grazie anche al ritorno del sole già in mattinata.

La giunta grillina del Campidoglio ha deciso anche per oggi la chiusura delle scuole per il pericolo del ghiaccio. È scoppiata la polemica per l’assenza di Virginia Raggi (la sindaca di Roma è a Città del Messico per una conferenza internazionale sui cambiamenti climatici).

La battaglia contro il gelo non sembra finita. Giovedì primo marzo le previsioni metereologiche danno per probabili nuove nevicate. C’è il rischio che domenica 4 marzo si voti sotto la neve e, in questo caso, molti elettori (soprattutto anziani) potrebbero disertare le urne per evitare le insidie del freddo e del ghiaccio.

Potrebbe cambiare il corso della campagna elettorale fondata su risse ed insulti, ma anche su tante promesse. Anzi, le promesse si sprecano: tutti vogliono tagliare le troppe tasse sui cittadini e sul lavoro, c’è chi promette di abolire la legge Fornero sulle pensioni (M5S e Lega), chi vuole introdurre il reddito di cittadinanza o di dignità (M5S e Forza Italia) o aumentare quello esistente di inclusione (Pd) in favore dei più poveri, chi s’impegna a bloccare l’immigrazione dall’Africa e dall’Asia (M5S e Lega) o a ridurre gli ingressi (Pd), chi intende cancellare le tasse universitarie (Liberi e Uguali), chi punta ad alzare il deficit pubblico per far crescere investimenti ed occupazione (Pd e M5S).

Tra la valanga di promesse, spuntano anche le misure in sostegno degli anziani. Paolo Gentiloni ha ipotizzato l’uso della leva del fisco: «Per i pensionati pensiamo ad aiuti in varie forme: aiuti fiscali a chi ha bisogno di una badante e a chi ha bisogno di cure ospedaliere». Il presidente del Consiglio, da un anno a Palazzo Chigi al posto di Matteo Renzi, è un uomo misurato e punta sulla credibilità: «Potrei dire che raddoppiamo le pensioni, purtroppo qualcuno lo fa, ma non fa bene alla credibilità della politica».

Gli anziani in Italia, con il crollo delle nascite, sono diventati una larga parte della popolazione e soffrono di gravi problemi: molti sono poveri, soli e delle volte non riescono perfino a pagare le medicine e le cure non assicurate dal Servizio sanitario nazionale. In molti casi gli anziani non sono più autonomi e devono ricorrere a un badante. Il fenomeno è enorme. In Italia si stima l’esistenza di 380.000 badanti, in genere donne dell’Est europeo o peruviane.

Berlusconi per primo ha puntato la sua campagna elettorale sugli aiuti agli anziani. Ai “coetanei” (come li ha chiamati) e alle “mamme” ha promesso l’aumento delle pensioni minime a mille euro al mese. Ha martellato: da presidente del Consiglio «mantenni la promessa» delle pensioni minime a un milione di lire per tredici mensilità «ma poi l’euro ha dimezzato il potere d’acquisto».

Il presidente di Forza Italia vuole aiutare «tre milioni di anziani in povertà che non si possono permettere le spese per curarsi» e che saranno sempre di più perché «la vita media fortunatamente salirà a 125 anni». Annuncia il varo del “ministero ella Terza età” se vincerà le elezioni. Incita i “coetanei” a mobilitarsi: «Chi ci crede combatte, chi ci crede vince. Forza ragazzi, Forza Italia!».

Nella campagna elettorale c’è stata una rincorsa alle promesse più attraenti e fiabesche per gli elettori, ma di difficile o impossibile realizzazione. Una cosa è una politica d’investimenti keynesiana a sfondo sociale a sostegno dell’economia e dell’occupazione, un altro il sogno del paese del Bengodi con costi non sopportabili fino a 150 miliardi di euro. L’economista americano Milton Friedman sosteneva: «Non esiste il pasto gratis».

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

Al via il Festival Popolare italiano. Canti e corde, mantici e ottoni

festival popolareQuattro nuovi appuntamenti domenicali con il “Festival Popolare italiano – Canti, corde, mantici e ottoni” al Teatro Villa Pamphilj a Roma.

Artisti della scena italiana – e non solo – faranno conoscere la forza di una tradizione musicale che si rinnova continuamente e mantiene intatto il suo fascino.

Si parte domenica 11 febbraio, alle ore 11.30 con Giuliano Gabriele Trio (vincitore del premio Andrea Parodi e dell’Umbria Mei Folk Festival) e il suo progetto “Hypnotic Dance”, uno spettacolo volto alla scoperta della quintessenza della musica tradizionale del Sud Italia.

In questo progetto artistico sperimentale che profuma di “popolare” grazie agli ipnotici tempi di danza, trascendendo gli schemi sonori e vocali classici, Giuliano Gabriele alla voce, organetto, zampogna è accompagnato da Lucia Cremonesi alla viola e lira calabrese e da Eduardo Vessella ai tamburi a cornice e percussioni.

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Il festival proseguirà poi il 18 marzo (ore 11.30) Clara Graziano & Valentina Ferraiuolo, il 29 aprile (ore 18) “Stefano Saletti & Banda Ikona; il 27 maggio (ore 11.30) di scena gli Agricantus.

Il sottotitolo del festival “Canti e corde, mantici e ottoni” vuole testimoniare la varietà di sonorità, di strumenti e di stili che da sempre caratterizzano la musica popolare, folk, etnica, world.

​È la musica dell’incontro, capace di far dialogare tradizioni regionali differenti, ritmi e dialetti distanti, ma capaci di aprirsi al mondo e di contaminarsi creando nuovi linguaggi espressivi.​ Un insieme di musiche e di storie che rappresentano un patrimonio da tramandare e riscoprire per non perdere la memoria musicale – vero elemento identificativo di una comunità e di una nazione – ma pronto a reinventarsi, ad aprirsi al mondo, alle musiche che arrivano dai tanti migranti e artisti che vivono ormai stabilmente in Italia, di dialogare con le altre sponde del Mediterraneo e oltre.
Nella precedenti edizioni (la prima si era tenuta al Baobab di Roma, luogo che nasceva come centro di accoglienza per immigrati e si era trasformato anche in un centro policulturale) si sono alternati alcuni dei più importanti rappresentanti della scena popolare italiana, tra i quali Lucilla Galeazzi, Riccardo Tesi, Rocco De Rosa, Novalia, Orchestra Bottoni, Fink e Bigazzi, TaMa Trio di Nando Citarella, Mauro Palmas e Pietro Cernuto, Agricantus, Kabìla, Lavinia & Semilla, Giuliana De Donno e Gabriella Aiello, Unavantaluna, Banda Ikona, Raffaella Misiti e le Romane, Têtes de Bois, Lamorivostri, Canio Loguercio & Alessandro D’Alessandro, Cafè Loti.

Il Festival, con la direzione artistica di Stefano Saletti (polistrumentista e compositore, alla guida della Banda Ikona e di diversi ensemble internazionali di world music), si propone come nuovo spazio per la musica popolare, folk, etnica, world della Capitale. Un laboratorio di idee che nel nome dell’incontro e dello scambio si sta affermando come una vera e propria officina creativa.

Calendario e programma

11 febbraio 2018 ore 11.30 – Giuliano Gabriele Trio: “”Hypnotic Dance”

18 marzo 2018 ore 11.30 – Clara Graziano & Valentina Ferraiuolo: “Fiamma e scintilla”

29 aprile 2018 ore 18 – Stefano Saletti & Banda Ikona “Il canto del Sabir”

27 maggio 2018 ore 11.30 – Agricantus: “”Akoustikòs””

domenica 11 febbraio – ore 11.30 – Giuliano Gabriele Trio: “”Hypnotic Dance”

Uno spettacolo volto alla scoperta della quintessenza della musica tradizionale del Sud Italia, il ritmo, in un progetto artistico sperimentale che profuma di “popolare” grazie agli ipnotici tempi di danza, trascendendo gli schemi sonori e vocali classici. Con Giuliano Gabriele: voce, organetto, zampogna; Lucia Cremonesi: viola, lira calabrese; Eduardo Vessella: tamburi a cornice, percussioni.

domenica 18 marzo – ore 11.30 – Clara Graziano & Valentina Ferraiuolo: “Fiamma e scintilla”

Un duo femminile d’eccezione che vede in scena le melodie sinuose e sognanti dell’organetto di Clara Graziano, dialogare con i ritmi coinvolgenti dei tamburelli di Valentina Ferraiuolo. Un repertorio originale e storie fantastiche per attraversare, con raffinato gusto esecutivo, l’Italia e le sue musiche tra la tradizione popolare e le composizioni d’autore

domenica 29 aprile – ore 18 – Stefano Saletti & Banda Ikona “Il canto del Sabir”

Un concerto che diventa un cammino tra le strade del Mediterraneo. Un racconto in musica cantato in Sabir, la lingua del mare, dei porti, dei pescatori e dei marinai. Il risultato è un affascinante folk world-mediterraneo, meticciato, una miscela ricca di ritmi e melodie, suggestioni e colori. Con Stefano Saletti: bouzouki, oud e chitarra; Barbara Eramo: voce; Gabriele Coen: sax e clarinetto; Mario Rivera: basso acustico.

domenica 27 maggio – ore 11.30 – Agricantus: “Akoustikòs”

Una miscela musicale particolare creata dallo storico gruppo siciliano con strumenti tradizionali, elettronici, tecniche moderne ed arcaiche che trasportano l’ascoltatore in un viaggio in cui le tradizioni orali, le voci ed i rituali del Sud Italia e del Mediterraneo descrivono lontani territori musicali e di grande evocazione. Sul palco Anita Vitale (voce e pianoforte), Mario Crispi (strumenti a fiato etnici e arcaici, voce), Mario Rivera (basso acustico 6 corde, voce), Giovanni Lo Cascio (drum set – percussioni etniche).

Il Festival Popolare Italiano è realizzato in collaborazione con l’Associazione Ikona

Crac Popolare Vicenza, sequestri di quasi 2 mln

popolare vicenzaUn milione e 750mila euro, importi di circa 350mila euro per ciascuno dei 5 imputati. È la somma di quanto è stato sequestrato dalla Guardia di Finanza nei confronti dell’ex presidente Gianni Zonin, dell’ex dg Samuele Sorato, oltre che di Giuseppe Zigliotto, Andrea Piazzetta e Massimiliano Pellegrini, ovvero i sequestri conservativi disposti dal Tribunale nell’ambito dell’inchiesta sul crac della Popolare di Vicenza.
Il provvedimento è stato chiesto dai magistrati perché gli accertamenti svolti dalle ‘fiamme gialle’ avevano rilevato una serie di azioni di trasferimento e dismissione delle disponibilità patrimoniali da parte degli imputati. Per questo, la Procura di Vicenza ha ravvisato “la fondata ragione” che potessero mancare o si disperdessero le garanzie per il pagamento della pena pecuniaria, delle spese di procedimento e di ogni altra somma dovuta all’erario dello Stato in relazione all’inchiesta. Secondo quanto precisato dai magistrati inquirenti, le cifre finite sotto sequestro rappresentano soltanto una parte di quello che potrebbero sborsare gli imputati. La somma sino ad ora impiegata per le spese di giudizio, infatti, sarebbe di gran lunga inferiore rispetto ai danni provocati ai risparmiatori della banca vicentina.
I sequestri hanno riguardato disponibilità finanziarie detenute presso intermediari bancari, beni immobili e mobili registrati di proprietà e partecipazioni possedute in imprese e sono stati eseguiti dai finanzieri in varie località italiane (Vicenza, Milano, Treviso, Padova, Venezia, Roma e Siena).

Rifiuti, Roma chiede soccorso all’Abruzzo

roma rifiutiMentre i 5 Stelle guardano già a Palazzo Chigi, Roma, guidata dalla giunta pentastellata di Virginia Raggi, è alle prese con l’emergenza rifiuti. Continua il botta e risposta sulle responsabilità tra la sindaca e la giunta regionale, mentre il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, conferma che è pronto a dare una mano alla capitale per accogliere negli impianti di stoccaggio sul suo territorio parte dei rifiuti indifferenziati romani ma pone dei paletti: quali sono le quantità, per quanto tempo servirà la disponibilità, quanti camion circoleranno sulle strade abruzzesi. “Noi domani abbiamo la giunta regionale e per domani mi aspetto che arrivino questi elementi semplici. Al momento – spiega D’Alfonso – non abbiamo assolutamente avuto risposte”. Lo stesso governatore chiede di sapere “qual è la spinta riorganizzativa del ciclo dei rifiuti a Roma per cercare di capire quanto può durare la loro questione e la nostra solidarietà”. Sul suo profilo Facebook la sindaca Raggi, invece, fa sapere di aver risposto al governatore della regione Abruzzo e di averlo “tranquillizzato sulla validità del Piano per la gestione dei materiali post consumo che abbiamo approvato lo scorso marzo e che contribuirà alla drastica riduzione dei rifiuti indifferenziati”.

Raggi tiene a evidenziare un risultato a suo favore, e cioè l’accordo sottoscritto ieri dall’Ama con un’azienda privata di Aprilia, la Rida Ambiente srl, alla quale verranno conferite circa 40.000 tonnellate di rifiuti della capitale. Ciò consentirà, sottolinea, “sia di contribuire a rinforzare il sistema di smaltimento di Ama, sia di superare le criticità legate alla sovrapproduzione di rifiuti del periodo natalizio”.

Per il Pd non sarà così. “L’accordo che è stato sottoscritto con la società Rida Ambiente di Aprilia non sarà sufficiente per smaltire le 8 mila tonnellate di rifiuti ferme negli impianti di Ama” dice la consigliera capitolina del Pd, Valeria Baglio, nel corso di una conferenza stampa. “Siamo molto, molto preoccupati – dice la capogruppo, Michela Di Biase – gli impianti sono al collasso e i cittadini allo sbando, essendo costretti a tenersi la spazzatura o ad abbandonarla per strada. In questi giorni – aggiunge l’esponente Dem – ci sono arrivate tantissime segnalazioni drammatiche da parte della cittadinanza per quanto riguarda i rifiuti, ma questa Amministrazione continua a negare che la città si trovi in una situazione di emergenza”.

Raggi accusa la regione Lazio di non aver fatto la sua parte, non avendo ancora aggiornato dal 2013 il piano regionale rifiuti. L’assessore ai Rifiuti e Ambiente della Regione, Mauro Buschini, contrattacca: è “totalmente infondata l’affermazione di Di Maio secondo la quale Roma sta costruendo tre impianti. Probabilmente si riferisce ai tanto decantati impianti di compostaggio, dei quali in Regione non vi è traccia delle richieste di autorizzazione. La stessa assessora Montanari ha dichiarato questa mattina che si tratta di impianti in fase di progettazione. Difficile che in una mattinata siano diventati impianti in fase di costruzione”. Per l’assessora all’Ambiente del comune di Roma, Pinuccia Montanari, nella capitale “c’è un problema di ‘percezione’ non di reale criticità”. “Subito dopo Natale – sostiene Montanari – abbiamo avviato un’accurata valutazione delle criticità e monitorato 60 mila cassonetti. Solo nel 2 per cento dei casi abbiamo riscontrato problemi: un dato in linea con la media di altre città, ma capisco che la percezione sia pesante”.

Secondo la Montanari, “le criticità erano concentrate nel VI e X Municipio, in particolare all’Axa, e a macchia di leopardo in quartieri con un’alta concentrazione di negozi che conferiscono i rifiuti non domestici nei cassonetti”.

Intanto mette le mani avanti il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, pronto a vietare il passaggio dei camion che trasportano i rifiuti che dovrebbero arrivare da Roma se non ci sarà chiarezza su impatto ambientale, quantità, tipologia e durata di conferimento dei rifiuti.