Grillo, sindaco supplente, chiede l’aumento

Grillo-Germanwings-RenziBeppe Grillo si trasforma in sindaco supplente di Roma e bussa a cassa verso il centenario Ordine dei Cavalieri di Malta. Chiede l’aumento dell’affitto per uno stabile utilizzato in via Alessandria a Roma che ospita “una vostra rappresentanza”. Il garante del M5S, con una lettera aperta pubblicata nel suo blog su internet, invita i discendenti dei cavalieri crociati in Terra santa a mettere mano al portafogli: “Sono qui a chiedervi un piccolo aumento della pigione che versate al comune”.

Il comico genovese indossa i panni del sindaco di Roma per reclamare l’aumento: “Possiamo fare il 20%? Capisco che è una percentuale elevata ma l’enorme debito accumulato da Roma Capitale negli ultimi decenni mi fa essere agguerrito sino a vincere questa timidezza ancestrale”. Grillo usa un linguaggio provocatorio ed ironico: “A conti fatti si tratterebbe del venti per cento di 12, cioè 2,4 in più…euro…all’anno. Su base mensile 2,4 euro diviso dodici mensilità sarebbero 20 centesimi in più al mese”.

E’ una incursione davvero strana quella di Grillo. Lui stesso mette in berlina l’esiguità della pigione e degli aumento richiesto per “Palazzo Grillo”, lo stabile della capitale che porta il suo stesso nome concesso in affitto ai Cavalieri di Malta. E’ singolare che il leader carismatico del lanciatissimo M5S (da tutti i sondaggi è dato come il primo partito italiano) si soffermi su una questione così particolare di Roma. La città eterna ha mille problemi molto più importanti: dalla corruzione pubblica alla traballante giunta cinquestelle, al caos nel viaggiano il trasporto pubblico e la nettezza urbana provocando le proteste dei cittadini e dei turisti.

Invece il capo dei pentastellati si mette la fascia tricolore di sindaco di Roma per “punzecchiare” i Cavalieri di Malta sull’aumento della pigione, una competenza di Virginia Raggi. La sindaca grillina della capitale tace. Da dieci mesi non ha pace. Da quando lo scorso giugno è stata eletta in modo trionfale alla guida del Campidoglio ne ha viste di tutti i colori: stretti collaboratori arrestati, dimissioni a catene degli assessori, la giunta in affanno che rischia di cadere nell’immobilismo. Ora la grana maggiore all’orizzonte è quella del nuovo stadio della Roma da costruire a Tor di Valle. Il travagliato accordo raggiunto tra la sindaca e la squadra giallorossa, raggiunto a fine febbraio, rischia di saltare, perché il Campidoglio ancora non ha dato il disco verde al nuovo progetto che modifica quello approvato da Ignazio Marino, il precedente sindaco. I cinquestelle capitolini sono ancora divisi sulla necessità del nuovo stadio e sulla bontà del progetto avanzato da James Pallotta, il presidente della Roma.

Sembra quasi un commissariamento della Raggi da parte di Grillo, sembra quasi la stessa aria che si respirava qualche mese fa. A dicembre quando erano scoppiati gli scandali che avevano coinvolto la giunta comunale, si parlava di commissariamento della sindaca e di sue possibili dimissioni. Virginia Raggi smentì innervosita: “Non sono commissariata e mi sento ancora dentro il M5S”. Davanti ai mille problemi della città assicurava: “Stiamo lavorando”. Però adesso da Grillo arriva un nuovo segnale. E’ un intervento che, per ora, ha il sapore di una supplenza politica su un problema estremamente minore di Roma.

Rodolfo Ruocco
(sfogliaroma.it)

La rivoluzione Capitale
dei Cinque Stelle

Roma-mafia-CampidoglioUna proposta di delibera, presentata dalla maggioranza a Cinquestelle in Campidoglio, per modificare lo statuto di Roma Capitale all’insegna della “rivoluzione” della democrazia diretta. Questa l’iniziativa del Campidoglio per introdurre la possibilità di petizioni on line e sperimentare il voto elettronico per i referendum comunali. L’auspicio dei Cinquestelle è “in cinque passare da Mafia Capitale alla capitale della democrazia diretta”. Il progetto è stato presentato dall’assessora alla Roma Semplice, Flavia Marzano, dal presidente della commissione Roma Capitale, Angelo Sturni, e dal deputato M5S Riccardo Fraccaro. L’idea è introdurre petizioni popolari online con la possibilità di illustrarle in aula; abolizione del quorum di partecipazione per i referendum comunali; bilancio partecipativo. “Noi usiamo una piattaforma rivoluzionaria, la Rousseau, e vogliamo avviare questo modello anche dentro il sito di Roma Capitale, dando la possibilità ai cittadini di esprimersi – ha spiegato Sturni -. In cinque anni vogliamo passare da Mafia Capitale alla capitale della democrazia diretta. Vogliamo sperimentare anche il voto elettronico per i referendum sul modello statunitense”. Alla conferenza era presente anche la sindaca di Roma, Virginia Raggi.

Iniziatica che piace ai Radicali che ritengono “positive le misure annunciate dal M5S a Roma in materia di democrazia diretta e partecipazione. Da una parte, infatti, sono state accolte le proposte da noi avanzate in un incontro con l’assessore Marzano lo scorso novembre e, dall’altra, gli interventi illustrati oggi segnano un’inversione di rotta dell’amministrazione capitolina che finora su questi temi ha predicato meglio di quanto abbia razzolato”. Lo afferma Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani.

Ma nella stessa giornata il Campidoglio è stato teatro di uno scontro molto forte tra il sindaco e il Pd nel corso di un consiglio straordinario in cui si chiedeva alla sindaca di fare luce sulla questione Marra. “Ci auguriamo che venga a raccontare la verità ai cittadini romani e alle forze politiche che hanno fatto richiesta di questo consiglio straordinario. La sindaca Raggi ha avuto, insieme alle persone da lei nominate, gravi responsabilità. Noi chiederemo conto alla sindaca della vicenda della macrostruttura voluta da Raffaele Marra, uomo di stretta fiducia della sindaca Raggi” ha detto la capogruppo del Pd in Campidoglio Michela Di Biase poco prima dell’inizio della riunione d’Aula. La riposta della sindaca è stata netta: “Oggi l’opposizione, piuttosto che impegnarsi sul lavoro e collaborare per il bene dei cittadini, ha deciso di chiedere la convocazione di un consiglio straordinario sul nulla: chiede una verifica della nostra ‘stabilita’ politica’. Ebbene, la giunta capitolina è in ottimo stato, politicamente stabile e attiva”. “Pensate davvero che tutte le voragini di Roma – ha aggiunto Raggi – e non mi riferisco solo a quelle sulle strade, si siano create durante questi pochi mesi di nostra gestione? No. Noi stiamo lentamente rimettendo in piedi ciò che per anni avete distrutto. Non fate più opposizione ma ‘distruzione’ – ha attaccato riferita all’opposizione – ma i cittadini vi abbandonano e non ve ne rendete neanche più conto!”

A questo punto è arrivata la controreplica di Michela Di Biase che rivolgendosi alla sindaca ha detto: “La diffido dall’accostare il mio nome e quello dei consiglieri del Pd al nome di Buzzi altrimenti la querelo”. “Noi non abbiamo chiesto le sue dimissioni quando le è arrivato l’avviso di garanzia ma siamo costretti a chiederle per manifesta incapacità”.

Ue, manca la cura
contro il rigetto

exit from the eurozone: golden star fallen from a blue wall

Poche persone nelle strade del centro di Roma e molte saracinesche di negozi abbassate. La paura sabato scorso era tanta. Invece è andata bene, niente morti e feriti. Dei tafferugli tra manifestanti e polizia, ma nessun incidente grave. Alle fine della giornata 122 fermati. La festa nella città eterna per i 60 anni dell’unità europea è andata bene, almeno sul fronte dell’ordine pubblico. Sono state pacifiche le contestazioni di destra e di sinistra dell’euro e sono filate lisce quelle in favore dell’Unione europea. Fortunatamente sono stati smentiti i timori della vigilia per le incursioni violente dei black bloc e per i possibili attentati dei terroristi islamici.
I capi di stato e di governo dei 27 paesi dell’Unione europea sono saliti sul Campidoglio e hanno firmato nella sala degli Orazi e dei Curiazi la “nuova dichiarazione di Roma”. La cerimonia è avvenuta nella stessa sala e con la stessa penna usata proprio 60 anni fa dai premier delle 6 nazioni pioniere dell’unità del vecchio continente. Il 25 marzo 1957 diedero vita al Mec (Mercato comune europeo), poi divenuto Cee (Comunità economica europea) e quindi Ue. Si aprì una stagione di pace, di libertà, di benessere dopo la tragedia fratricida della Seconda Guerra Mondiale.
È stata una festa solenne ma triste quella del 25 marzo. Triste perché la Gran Bretagna ha abbandonato la Ue lo scorso 23 giugno con un referendum, infrangendo il mito dell’unità. Triste perché le spinte disgregative dell’Unione europea sono fortissime. L’elenco è lungo: l’invasione di centinaia di migliaia di immigrati dal Medio Oriente e dall’Africa, la disoccupazione di massa e la chiusura delle fabbriche, l’impoverimento e la precarizzazione del ceto medio, l’austerità finanziaria imposta dalla nascita dell’euro, gli egoismi nazionali. Il disagio sociale tra gli europei è altissimo, come la paura del futuro. Così i movimenti nazionalistici e populisti rischiano di causare, più o meno velocemente, la disgregazione della Ue.
Jan Claude Juncker, forse per esorcizzare il pericolo dello sfaldamento, ha proclamato: «Ci sarà un centesimo anniversario della Ue». Il presidente della commissione europea ha cercato d’infondere fiducia nel futuro: «Dobbiamo essere orgogliosi di ciò che siamo riusciti a raggiungere. Abbiamo dotato questo continente di una pace durevole e di una moneta unica. Non pensavamo di essere in grado».
Anche Paolo Gentiloni ha cercato di infondere ottimismo: «Eravamo in 6, ora siamo in 27». Il presidente del Consiglio italiano ha tentato di mettere benzina nel motore dell’unità europea: «Abbiamo imparato la lezione: l’Unione riparte. E ha un orizzonte per farlo nei prossimi dieci anni».
Gli obiettivi sono belli, ma restano un po’ sospesi nel nulla. Non si è parlato dei duri contrasti tra i paesi forti dell’Europa del nord, guidati dalla Germania, e quelli deboli del sud (a Grecia, Italia e Spagna rischia di aggiungersi anche la Francia). Non si è parlato della necessità di mettere da parte l’austerità finanziaria in favore degli investimenti per l’occupazione, non si è discusso di una soluzione all’immigrazione (ora gravante su pochi paesi come l’Italia).
Si è molto parlato del “sogno” dell’Europa unita perseguito e realizzato 60 anni fa da De Gasperi, Schuman e Adenauer, ma senza l’entusiasmo e la concretezza dei tre statisti europei del dopo guerra. Anche Virginia Raggi ha citato “il sogno” dei tre statisti, pronunciando un discorso molto istituzionale. La sindaca cinquestelle della capitale, appena rientrata da una breve e contestata vacanza sulle nevi dell’Alto Adige, ha svolto un intervento molto istituzionale definendo “una avventura straordinaria” l’impresa dell’unità europea. Non ha fatto riferimento alle dure critiche del M5S alla Ue né all’intenzione di Beppe Grillo di varare un referendum contro l’euro.
Scorrendo la “nuova dichiarazione di Roma” firmata dai 27 paesi della Ue, si leggono principi molto giusti come la pace, la sicurezza e il benessere da perseguire a livello europeo ed internazionale, ma non si indica come. Si sottolineano quattro obiettivi di marcia verso questi traguardi. La strada è precisa: «L’Europa è il nostro futuro comune».
Bene, benissimo. Ma occorre anche lavorare per restituire fiducia agli europei nell’unità europea, rigettando ogni ipotesi di divisione e di disgregazione. Se si pensasse di meno al giudizio dei mercati finanziari e di più ai bisogni dei cittadini europei colpiti dalla crisi economica forse sarebbe meglio. Se ad esempio, si realizzasse un grande piano europeo per sostenere la ripresa e l’occupazione, forse i Palazzi di Bruxelles verrebbero guardati come meno ostilità. Se ad esempio venisse realizzato lo Scudo europeo contro la disoccupazione, il progetto lanciato oltre 30 anni fa dall’economista Ezio Tarantelli, forse la situazione migliorerebbe.
Ma per ora non si vede una “grande idea” che possa rilanciare l’unità europea scaldando i cuori dei cittadini del vecchio continente. Non ci resta che incrociare le dita: il voto di aprile per eleggere il presidente della Repubblica francese sarà cruciale. Se vincerà Marine Le Pen saranno guai. La presidente del Fronte nazionale, un partito di estrema destra nazionalista, ha annunciato ai primi di febbraio: chiederà l’uscita della Francia dalla Ue, dall’euro e dalla Nato in caso di vittoria. In tempi rapidi serve una cura contro la crisi di rigetto che rischia di travolgere l’Europa.

Rodolfo Ruocco

Sfoglia Roma

Grillo a Roma e Raggi nella bufera… della neve

grillo romaBeppe Grillo da Genova arriva a Roma “blindata” per il vertice Ue del 25 marzo. Virginia Raggi dalla capitale a sorpresa va sulle Dolomiti. Il garante del M5S ha partecipato a un convegno alla Camera sull’acqua pubblica e ha giocato a tutto campo sulla scena politica nazionale e su quella romana. La sindaca della città è andata in vacanza sulle Alpi di Siusi in Alto Adige per riposarsi: sci, neve, aria pulita e boschi per combattere la stanchezza e lo stress di lunghi e travagliati mesi di lavoro. Non ha avuto un attimo di tregua da quando è stata eletta sindaca di Roma lo scorso giugno: scandali giudiziari piovuti sulla giunta cinquestelle, dimissioni a catena degli assessori, funzionamento a singhiozzo del trasporto pubblico e della nettezza urbana.
È stata una partenza repentina. Lunedì mattina prima una rapida apparizione all’”Edicola” di Fiorello, una foto guancia a guancia assieme al comico, quindi via di corsa verso l’Alto Adige. Ha staccato la “spina” lasciando al vice sindaco Luca Bergamo la complicata incombenza di affrontare una settimana molto impegnativa in Campidoglio: le nomine, la discussione sul cambio della guardia all’assessorato all’Urbanistica dopo le dimissioni di Paolo Berdini, il nuovo progetto per lo stadio della Roma a Tor di Valle.
L’assenza ha fatto scalpore. Gli attacchi delle opposizioni sono arrivati a valanga, duri soprattutto quelli del Pd capitolino. La sindaca grillina della capitale ha replicato su Facebook: «Sarò fuori di città per qualche giorno di riposo con la famiglia». Un mese fa aveva avuto un leggero malore ed era stata curata all’ospedale San Filippo Neri: «Ho dato ascolto ai medici che mi avevano prescritto di staccare un po’ dopo sette mesi di lavoro senza pausa». È stata immortalata in una foto mentre in treno, assieme al figlio piccolo, era in viaggio. Quella fotografia, intrusiva della sua vita privata, proprio non le è piaciuta: «Non è politica» ma «è sciacallaggio». Non ha partecipato nemmeno alla commemorazione dell’eccidio nazista delle Fosse Ardeatine. Il Pd capitolino ha attaccato: per la prima volta un sindaco è assente. Lei dalle Dolomiti ha replicato sempre con lo stesso termine: «Sciacallaggio».
Virginia Raggi conta di rientrare a Roma per partecipare domani alle celebrazioni dei 60 anni di vita dell’unità europea. Ci saranno i capi di Stato e di governo di 27 nazioni per ricordare la nascita della Cee il 25 marzo del 1957 proprio nella città eterna. La sindaca non vuole e non può mancare a questo rilevante appuntamento.
Tuttavia mentre la prima cittadina dell’urbe scia sulle nevi delle Dolomiti, la tensione sale vorticosamente in Campidoglio. Il problema più urgente è il pronunciamento del consiglio comunale straordinario sul nuovo impianto di calcio. L’accordo di un mese fa ha dimezzato le cubature da costruire attorno allo stadio di Tor di Valle e adesso c’è la necessità di modificare con una nuova delibera quella originaria approvata da Ignazio Marino, il precedente sindaco.
Torna a soffiare il pessimismo. Si parla di uno slittamento dei lavori. L’assessore all’Urbanistica Luca Montuori è fiducioso: «Staremo nei tempi». La Roma, però, che ha consegnato in Campidoglio le carte del nuovo progetto, non vede rosa. James Pallotta, che aveva previsto la posa della prima pietra quest’anno e la conclusione dei lavori entro il 2020, è pessimista. Il presidente della società giallorosa è sconfortato: «Lo stadio avrà sfortunatamente un anno di ritardo».
Assente la Raggi, presentissimo Grillo. Il capo del M5S non è venuto a Roma solo per partecipare al convegno sull’acqua pubblica. C’è sul tappeto il problema della travagliata navigazione della sindaca della capitale e quello delle critiche dall’interno dei pentastellati al deficit di democrazia interna. Il comico-leader politico, che in passato ha ammesso gli errori della Raggi, è tornato a difendere la prima cittadina in una intervista al ‘Corriere del Ticino’: «Roma è così complicata che ha un urgentissimo bisogno di soluzioni semplici. E Virginia Raggi si sta impegnando per trovarle». Ha anche usato il pugno di ferro con i dissidenti interni: «Chi non è d’accordo si faccia un altro partito». Comunque «la democrazia non se la canta e se la suona da solo nessuno, tantomeno io».
Grillo, con il vento in poppa dei sondaggi elettorali dopo la scissione del Pd, fa il mattatore in politica come in teatro. Non può permettersi il crollo della giunta Raggi nella città eterna, proprio adesso che potrebbe essere a portata di mano il sogno di conquistare il governo dell’Italia nelle prossime elezioni politiche, all’inizio del 2018 o anche prima.

Rodolfo Ruocco

Sfoglia Roma

Roma, città abbandonata.
Dalla sua sindaca

Benvenuti all’inferno. La Capitale è pronta a quattro giorni di panico, che rilegheranno i romani in casa. Oggi c’è lo sciopero dei taxi. Domani e dopodomani le celebrazioni dei Trattati di Roma. E domenica come se non bastasse il blocco “ecologico” delle auto.

Una città abbandonata a se stessa. Perché il sindaco è in vacanza a sciare sull’Alpe di Siusi. In una settimana cruciale per la città di Roma si gode il “riposo forzato” (da chi?). Gli impegni della settimana non erano di poco conto. Oltre alle due sedute riguardanti le vicende giudiziarie dell’amministrazione capitolina e lo stadio della Roma, oggi la sindaca avrebbe dovuto partecipare alla commemorazione dell’eccidio nazifascista delle Fosse Ardeatine, dove 73 anni fa furono trucidate 335 persone: in fondo, un fatto di poco conto nella storia della capitale! Assente ingiustificata. Soprattutto da una sensibilità civica obiettivamente difettosa, lacuna di peso non irrilevante per quella che dovrebbe essere la prima cittadina (che come tale dovrebbe avvertire quel lontano massacro come un’inguaribile ferita nell’anima della comunità).

Assente ingiustificata riguardo la protesta dei tassisti che oggi paralizzerà la città: forse avrà pensato che il suo in materia lo ha già dato, presentando la sua solidarietà (a scopo elettorale) poco prima che si scatenassero non dimenticati disordini. La politica, quella vera, è anche presenza e i post su Facebook con i quali si invita la categoria al “senso di responsabilità, specie in vista della celebrazione dei 60 anni del trattato di Roma”, non sono neanche un succedaneo; semplicemente non servono a nulla. Ammesso e non concesso che dietro questa bizzarro modo di esprimere interesse per quanto avviene per le strade della Capitale serenamente impegnati a molti chilometri di distanza in qualche centro benessere, non ci sia il big del Grande Fratello, cioè il “grande fratellino” sacerdote emerito della comunicazione pentastellata, Rocco Casalino.

Assente ingiustificata anche sull’organizzazione di giornate cruciali e importanti per Roma chiamata a ospitare il mondo per giunta a poche ore di distanza dall’attentato di Londra con tutto quello che ne consegue a livello psicologico (peraltro legittimamente) per i cittadini della Città Eterna. E poi le proteste, le manifestazioni annunciate; però non disturbatela, un’ultima discesa e poi potrà dedicarsi anche a tutti noi. Solcando le piste delle Alpi di Siusi, sembra ripetere in faccia a una collettività stressata la famosa frase di Rhett Butler in via col Vento: “Francamente me ne infischio”. Ovviamente dall’alto delle immacolate nevi, non ha nemmeno il tempo di valutare l’impatto che una giornata di “stop” ecologico potrà avere sui nervi già particolarmente provati di cittadini che non avevano in programma di andare a Courmayeur, ma si sarebbero accontentati anche di una semplice gita domenicale a Frascati

Felici che la sindaca torni rigenerata, ma ci poniamo una domanda. Era proprio necessario sfuggire alle proprie responsabilità per concedersi la settimana bianca proprio questa “ricca” settimana? Le ferie sono un diritto ma i neo-assunti (e lei come sindaco lo è) normalmente se le possono concedere quanto meno dopo un anno (se va bene). E poi: due anni fa su Ignazio Marino si abbatté un uragano di polemiche a causa delle sue vacanze negli Usa e ai Caraibi in un periodo, peraltro, in cui la Capitale è normalmente vuota e la maggior parte dei romani è fuori per le vacanze estive. Lo scandalo nacque perché in un funerale (che è legato alla morte, evento per definizione imprevedibile) i Casamonica si abbandonarono a uno show disgustoso. Ma qui gli eventi erano prevedibilissimi (è da almeno sessantanni che si sa che il 25 marzo 2017 avremmo festeggiato il sessantennio dei trattati di Roma; ed è dalla fine della guerra in poi che i sindaci a Roma vanno a onorare la memoria delle vittime delle Fosse Ardeatine) e per giunta di un valore politico decisamente superiore a un rito funebre pacchianamente spettacolarizzato. La domanda allora sorge spontanea: ma a cosa serve un sindaco se quando la città ne ha bisogno fa la turista sulla neve?

Valentina Bombardieri
Blog Fondazione Nenni

Bioparco di Roma: simpatica iniziativa
per bambini e non solo

bioparco1E’ stata recentemente inaugurata al Bioparco di Roma la mostra “La cacca: storia naturale dell’innominabile” ovvero: ciò che tutti fanno ma di cui pochi parlano! La rassegna, in doppia lingua, è costituita da dieci sezioni interattive in cui si trovano installazioni tridimensionali e modelli realistici, fra cui due dinosauri con escrementi fossili. E poi la “cacca machine”, una macchina didattica che illustra il processo digestivo a partire dal cibo ingerito.

Tutto ciò, oltre a coinvolgere i fruitori, favorisce l’apprendimento di una tematica ‘particolare’, che suscita ilarità nei visitatori, soprattutto nei bambini, con garbo e ironia. Pensata con un linguaggio e una grafica a misura di bambino, la mostra è di interesse anche per gli adulti, consentendo di apprendere che ben pochi altri materiali si prestano a una simile varietà di utilizzi. La cacca infatti è fonte di cibo, è mezzo di comunicazione, di identificazione, è combustibile, è materiale da costruzione, fertilizzante, nascondiglio.

bioparco“La mostra trae origine dall’omonimo libro della zoologa inglese Nicola Davies – spiega Federico Coccìa, Presidente della Fondazione Bioparco di Roma – ed ha l’obiettivo di far conoscere, in maniera divertente, la naturalità di questo materiale da molteplici punti di vista, a partire da quello fisiologico per arrivare a quello naturalistico ed ecologico, con un filo conduttore: la cacca è vita, ovvero, senza la cacca degli animali non ci sarebbe terra fertile e quindi non ci sarebbero gli alberi, l’ossigeno, il cibo…non ci sarebbe la vita.”

La mostra è introdotta da un percorso erboso minato da cacche che i visitatori devono attraversare facendo attenzione a non calpestare. Ecco il primo impatto con l’innominabile: un fastidio da evitare per scoprire però che non è soltanto questo. Numerose ed interessanti le sezioni della mostra: si parte da “Dimmi cosa mangi…ti dirò come la fai!”,  sezione che evidenzia la correlazione tra ciò che si mangia e ciò che… si fa, quali siano le differenze tra erbivori e carnivori, quale genere di regime alimentare permette di sfruttare meglio le fonti di cibo. I bambini si troveranno davanti a un tavolo apparecchiato con tre modelli di cacca e tre cibi nascosti da coprivivande e dovranno scoprire cosa hanno mangiato i proprietari della cacca.

Vi è poi la sezione “Perché si fa la cacca?”, ovvero il processo della digestione spiegato attraverso la divertente “cacca machine”: da un cesto i bambini possono prelevare modelli in plastica di cibi diversi, li inseriscono nella macchina ed azionano una manovella che produce cacca ed energia.

“La cacca per comunicare”, sezione che spiega il ruolo fondamentale degli escrementi nel linguaggio degli animali,  che la usano per delimitare il territorio, per comunicare la disponibilità sessuale o per segnalare la propria presenza. Attraverso pannelli esplicativi, sagome a grandezza naturale di animali come lontra, tasso, impala e ippopotamo e relative cacche, il visitatore può apprendere come in natura le feci costituiscano una forma di comunicazione. Si prosegue con “Chi l’ha fatta questa?”,  sezione dove sarà possibile imparare ad identificare gli animali dai loro escrementi. Ancora “La cacca da mangiare”, che mette in luce come in alcuni animali coprofagi sfruttino le sostanze nutritive della cacca da un punto di vista alimentare. “La cacca come risorsa per gli animali e per le società umane”, che fa capire come la cacca possa essere utile come materiale da costruzione, come combustibile, fertilizzante o mezzo di difesa. Ed ecco “Scienziati per un giorno”, sezione che mostra l’importanza della cacca per la scienza. Qui una postazione interattiva permette ai bambini di calarsi nei panni di scienziati al lavoro: paleontologi che studiano la cacca fossile, zoologi che analizzano il contenuto di una cacca di volpe, medici/veterinari per osservazione al microscopio di vetrini di feci con parassiti, etologi per rilevare e riconoscere varie tipologie di cacche lungo un percorso allestito. Ed infine “La cacca del passato”, con due enormi modelli tridimensionali di dinosauro: un Neovenator salerii, carnivoro, e un Styracosaurus albertensis, erbivoro. Accanto ai modelli ci sono modelli di coproliti, ovvero escrementi fossili. Al termine del percorso, un plastico stilizzato rappresenta in sequenza la trasformazione della cacca in sostanza concimanti, utili per la crescita delle piante.

La mostra sarà visibile fino al 30 giugno 2017 e le prossime due domeniche – il 19 e  26 marzo – saranno disponibili specifiche attività collegate per tutta la famiglia, quali laboratori e  visite guidate.

Redazione Avanti!

Nasce ‘Sfoglia Roma’,
una voce libera

sfogliaromaNasce ‘Sfoglia Roma’,  giornale online dedicato alla capitale, che è visibile in rete da giovedì 9 marzo all’indirizzo www.sfogliaroma.it.  Nel primo numero, l’incredibile vicenda di uno dei ponti sul Tevere, ponte Principe Amedeo Savoia Aosta, con problemi strutturali e vietato ai bus ma non alle auto da quasi un anno. Lo stadio della Roma che dilania il M5S con Grillo che salva la sindaca Raggi, ma non ha il coraggio di proclamare un referendum tra i cittadini dopo aver indicato la necessità di una consultazione (“Prima sentiremo la popolazione”). L’odissea di un viaggiatore nella vana ricerca di un taxi e le traversie di chi chiede  una nuova  carta d’identità per sostituire quella sbagliata (“Torni pure tra 23 giorni”).

E ancora: il varo del Museo del Calcio Internazionale in via Merulana con 5 mila cimeli dei grandi fuoriclasse del pallone; lo scontro tra  i leader degli intellettuali pro  e contro Ottaviano Augusto, Mecenate e Messalla, raccontato attraverso il resti della villa sull’Appia del secondo. Indipendente da partiti, lobby, centri di potere e associazioni di qualsiasi natura, ‘Sfoglia Roma’ nasce su iniziativa di Rodolfo Ruocco e Felice Saulino, due giornalisti professionisti con alle spalle una lunga esperienza di lavoro come cronisti di economia e politica.

In un universo mediatico in cui oggi si confonde la propaganda con l’informazione, il comunicato o il twitt con la notizia,  l’obiettivo di ‘Sfoglia Roma’è quello di pubblicare notizie chiare, certe e verificate. Preferibilmente scomode per chi comanda. La formula è quella di “osservare, analizzare e raccontare” le vicende della capitale fornendo una chiave di lettura senza la quale spesso risultano incomprensibili.

Top & Flop. Mertens e Reina super, la Roma resta Immobile

Settimana da dimenticare per i giallorossi: dopo il ko in Coppa Italia contro la Lazio, i ragazzi di Spalletti perdono 1-2 all’Olimpico contro un ottimo Napoli, trascinato dalla doppietta dell’attaccante belga e dalle parate del portiere spagnolo. Ne approfitta solo in parte la Juventus, che torna a pareggiare (1-1 a Udine) in Serie A dopo oltre un anno e ora è a +8 sulla Roma. Bene Inter e Milan, Atalanta bloccata in casa dalla Fiorentina. Vediamo i top & flop di questa giornata.

immobile (1)TOP – 3. ANDREA BELOTTI – Il centravanti del Torino si trova di fronte la sua ex squadra, il Palermo, ma non si lascia emozionare. Anzi. I granata vincono 3-1 in rimonta e il “Gallo” (così chiamato per la sua esultanza) segna una tripletta spettacolare andando così in fuga nella classifica dei cannonieri (22 reti contro i 19 di Higuain e Dzeko). Recentemente il presidente Cairo gli ha rinnovato il contratto fissando la clausola di rescissione a 100 milioni, ma se l’attaccante della Nazionale continua così c’è il rischio che qualche club estero sia disposto a spendere quella cifra. E quasi quasi farebbe un affare.

  1. PEPE REINA – Da dividere con Dries Mertens. Sono loro infatti i protagonisti della vittoria del Napoli per 2-1 all’Olimpico contro la Roma. I due gol degli azzurri portano la firma del folletto belga, tornato protagonista dopo un paio di prestazione opache, arrivato a 18 reti in campionato. Dopo la prima rete Mertens si rende protagonista di un’esultanza bizzarra (cagnolino che fa la pipì vicino alla bandierina del corner) che non è piaciuta ai tifosi avversari, oltre che ai moralisti. E pensare che, fino a questa giornata, i giallorossi avevano vinto tutte le partite casalinghe: se la striscia si è interrotta ha grandi meriti anche Reina. Il portiere spagnolo è una saracinesca, da applausi l’incredibile parata nei minuti di recupero con un riflesso con cui manda un tiro deviato di Perotti sulla traversa. Un pizzico di fortuna, ovvio, ma una prodezza strepitosa. E ora, con il Napoli a -2 dalla Roma, è grande lotta per il secondo posto
    1. CIRO IMMOBILE – Settimana da incorniciare per l’attaccante della Lazio. Nella semifinale di andata di Coppa Italia firma il 2-0 contro la Roma nel sentitissimo derby capitolino. Un successo che permette ai biancocelesti di vedere la finale, anche se i giochi sono ancora aperti. Non contento, Immobile trascina i suoi anche in campionato nella vittoria esterna, sempre per 2-0, sul campo di un Bologna sempre più in crisi (quarto ko casalingo di fila, non succedeva dal ’91). L’ex attaccante del Torino sigla una doppietta, ben servito prima da Lulic e poi da Milinkovic-Savic, arrivando a 16 gol in campionato. In estate è arrivato per appena 9 milioni: un vero affare.

    Dries Mertens

    Dries Mertens

 

FLOP – 3. GONZALO HIGUAIN – Irriconoscibile nel pareggio 1-1 della Juventus a Udine. Non tocca un pallone, sicuramente i compagni di squadra non lo aiutano, ma è stranamente assente in tutte le azioni di attacco. Per fortuna ci pensa Bonucci per i bianconeri a rispondere al bel gol di Zapata. La Vecchia Signora torna così a pareggiare in Serie A dopo 38 partite e dopo oltre un anno (l’ultimo nel febbraio 2016 con lo 0-0 sul campo del Bologna) allungando a +8 sulla Roma e +10 sul Napoli.

  1. FEDERICO FAZIO – Prestazione opaca nel derby di Coppa Italia contro la Lazio, inguardabile in quella di campionato contro il Napoli. C’è infatti la sua firma negativa in entrambi i gol di Mertens, tant’è che Spalletti lo sostituisce nel secondo tempo. La sua resta comunque una stagione straordinaria, però questi errori pesano in partite così importanti.
    1. JOSIP POSAVEC – Il portiere del Palermo trascorre un pomeriggio da incubo a Torino. Con la sua squadra in vantaggio 1-0, commette due uscite disastrose su gioco da fermo: un invito a nozze per Belotti che lo trafigge di testa senza pietà. Come detto, i granata vincono 3-1 grazie soprattutto al loro centravanti scatenato, ma che difficilmente avrebbe siglato una tripletta se avesse trovato di fronte un portiere più preparato. Non è infatti la prima volta che il 20enne estremo difensore croato compie papere simili (alternate spesso a ottime parate): la sempre più probabile retrocessione dei siciliani ha tra i principali responsabili il povero Posavec.

 

Francesco Carci

Roma, la Raggi ricoverata dopo lieve malore

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Lieve malore per il sindaco di Roma Virginia Raggi che è ricoverata in ospedale. Raggi si trova al pronto soccorso del San Filippo Neri per alcuni accertamenti diagnostici. Le condizioni cliniche del sindaco di Roma “appaiono in netto miglioramento”, si legge nel bollettino medico letto dal primario dell’ospedale. “Sono stati eseguiti gli accertamenti clinici e diagnostici necessari e non sono state riscontrate alterazioni significative – fa sapere l’azienda sanitaria. Il sindaco verrà mantenuto regolarmente in osservazione per valutare la sua dimissibilità nelle prossime ore”.

Bipartisan gli auguri di pronta guarigione. Ma i nodi restano. Per oggi era previsto un incontro decisivo sulla controversa questione dello stadio. Incontro che dovrebbe tenersi lo stesso, ma qualche ora più tardi per la volontà della sindaca di Roma Virginia Raggi di parteciparvi.

Roberto Giachetti, suo avversario alle elezioni, invia i suoi migliori auguri di pronta guarigione”, ma non lesina le critiche per come è stata gestita la situazIone. “Roma bloccata, dopo consultazioni di una settimana con il capo Grillo cosa deciderà di fare la  sindaca Raggi con lo stadio della Roma? Sarà lei, eletta dai cittadini, a decidere o le tante aree del MoVimento? Il progetto dello stadio della Roma non riguarderà solo i tifosi o gli  amanti del calcio, ma coinvolgerà tutti i cittadini romani, soprattutto quelli che risiedono o lavorano nella zona di Tor di Valle. Questo progetto prevede infatti la bonifica dell’area, la creazione di un parco naturale grande quanto villa Borghese e completamente video-sorvegliato e più di 400 milioni di investimenti per l’urbanizzazione della zona. Tutto a carico dei privati”.

E sul rischio idrogeologico Giachetti afferma: “Un fosso al lato dell’area che è già previsto venga messo in sicurezza nel progetto presentato. Roma deve tornare ad attirare investimenti privati, non deve respingerli come si è fatto per troppi anni. L’ho detto per mesi in campagna elettorale: ogni investimento, sia esso pubblico o  privato, dovrà avvenire secondo criteri di legalità e sicurezza, ma bloccare tutto perché non ci si mette d’accordo in maggioranza è inaccettabile”.

Roma, lo stadio
e l’armata Brancaleone

Come ha autorevolmente affermato Paolo Portoghesi in un paese civile dovrebbe essere il Comune a scegliere la collocazione dello stadio offrendo gratuitamente il terreno e dando vita ad un concorso internazionale di progettazione. L’Urbanistica è materia complessa e tuttavia è quella che più si avvicina alla sfera degli interessi politici. In senso nobile, perché è evidente che l’oggetto dell’una coincide con  quello dell’altra: la polis. Che non è solo ordinamento e comunità ma anche territorio. In senso meno nobile perché sono noti gli appetiti e gli interessi speculativi che scatena e che la buona politica dovrebbe contenere e mettere ai margini. Tuttavia essa è retta da un insieme di norme e regole complicate e, soprattutto, vecchie.

Sorprende che nessuna forza riformista di governo abbia messo al centro dei propri programmi la riforma della legge quadro sull’urbanistica, che risale ormai al 1942, quando la realtà era lontanissima da quella attuale. Da allora si sono susseguite una serie di leggi e normative che hanno integrato e parzialmente modificato il testo del 1942 senza mai giungere ad un testo unico compiuto ed organico. Occorrono anni per approvare un piano regolatore, tra autorizzazioni, deduzioni e controdeduzioni. Quando poi viene approvato si scopre che la realtà che dovrebbe governare si è nel frattempo modificata ed è andata da tutt’altra parte. Tra rigida pianificazione e urbanistica contrattata occorrerebbe trovare una strumentazione più adeguata e al passo coi tempi, che da un lato fissi le grandi invarianti e dall’altra consenta l’attuazione del piano di governo al quale le amministrazioni democraticamente elette vorrebbero  applicarsi.

La vicenda dello stadio della Roma è paradigmatico di una realtà opaca dove il ritorno all’urbanistica contrattata, con un soggetto pubblico (il Comune) debole, apre la strada agli interessi privati e alle loro aspirazioni speculative, in deroga alle norme e alle prescrizioni dell’attuale piano regolatore che quindi si conferma come piano vacuo e privo di effettività. Ed è difficile avere un’idea compiuta del diverso equilibrio degli interessi in gioco. E’ interesse pubblico lo stadio? O lo sono le infrastrutture e i servizi, gli oneri di urbanizzazione ad esso connessi, tutti finanziati, sulla carta, dai privati? La città ha bisogno di infrastrutture e investimenti per la mobilità, ma ha bisogno di un ennesimo mega centro commerciale e direzionale costruito attorno allo stadio? Oppure è interesse pubblico preservare un’area di interesse ambientale dove dovrebbe sorgere un parco fluviale? Come ha autorevolmente affermato Paolo Portoghesi, in un paese civile dovrebbe essere il Comune a scegliere la collocazione dello stadio offrendo gratuitamente il terreno e dando vita ad un concorso internazionale di progettazione.

Ora sembra che il Sindaco Grillo (perché è lui il Sindaco di Roma, anche se i romani ancora non lo sanno, la Raggi è solo una inadeguata collaboratrice) abbia deciso, salomonicamente, che lo stadio si può fare, ma da un ‘altra parte. Tutto ricorda l’armata Brancaleone, quando il noto condottiero, rivolto ad una comitiva di straccioni pellegrini dice:  “Ite dove ve pare….ma da un’altra parte”. Quindi, mentre nella città tutto è degrado,il vecchio ippodromo di Tor di Valle è abbandonato al vandalismo, il Flaminio, in pieno centro idem, lo stadio del nuoto,idem. Quindi, mentre SKY va via da Roma, seguita pare da Mediaset,  Almaviva ha già chiuso, l’ ennesima crisi di Alitalia è alle porte, la città si divide sulla costruzione di uno stadio e l’amministrazione capitolina semplicemente non decide. Butta la palla in tribuna, aggrappandosi al vincolo della sovraintendenza del Comune di Roma. Noi ostinatamente riteniamo invece che Roma avrebbe bisogno di una leadership efficace e trasparente, che individui gli interessi pubblici prevalenti e sia capace di farli valere nel rapporto con gli interessi economici che hanno fatto il bello e il cattivo tempo per decenni. Non è questione di uno stadio. E’questione di capacità di governo, progetto, trasparenza.

Loreto Del Cimmuto
(segretario Psi fed. romana)