Al via il Festival Popolare italiano. Canti e corde, mantici e ottoni

festival popolareQuattro nuovi appuntamenti domenicali con il “Festival Popolare italiano – Canti, corde, mantici e ottoni” al Teatro Villa Pamphilj a Roma.

Artisti della scena italiana – e non solo – faranno conoscere la forza di una tradizione musicale che si rinnova continuamente e mantiene intatto il suo fascino.

Si parte domenica 11 febbraio, alle ore 11.30 con Giuliano Gabriele Trio (vincitore del premio Andrea Parodi e dell’Umbria Mei Folk Festival) e il suo progetto “Hypnotic Dance”, uno spettacolo volto alla scoperta della quintessenza della musica tradizionale del Sud Italia.

In questo progetto artistico sperimentale che profuma di “popolare” grazie agli ipnotici tempi di danza, trascendendo gli schemi sonori e vocali classici, Giuliano Gabriele alla voce, organetto, zampogna è accompagnato da Lucia Cremonesi alla viola e lira calabrese e da Eduardo Vessella ai tamburi a cornice e percussioni.

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Il festival proseguirà poi il 18 marzo (ore 11.30) Clara Graziano & Valentina Ferraiuolo, il 29 aprile (ore 18) “Stefano Saletti & Banda Ikona; il 27 maggio (ore 11.30) di scena gli Agricantus.

Il sottotitolo del festival “Canti e corde, mantici e ottoni” vuole testimoniare la varietà di sonorità, di strumenti e di stili che da sempre caratterizzano la musica popolare, folk, etnica, world.

​È la musica dell’incontro, capace di far dialogare tradizioni regionali differenti, ritmi e dialetti distanti, ma capaci di aprirsi al mondo e di contaminarsi creando nuovi linguaggi espressivi.​ Un insieme di musiche e di storie che rappresentano un patrimonio da tramandare e riscoprire per non perdere la memoria musicale – vero elemento identificativo di una comunità e di una nazione – ma pronto a reinventarsi, ad aprirsi al mondo, alle musiche che arrivano dai tanti migranti e artisti che vivono ormai stabilmente in Italia, di dialogare con le altre sponde del Mediterraneo e oltre.
Nella precedenti edizioni (la prima si era tenuta al Baobab di Roma, luogo che nasceva come centro di accoglienza per immigrati e si era trasformato anche in un centro policulturale) si sono alternati alcuni dei più importanti rappresentanti della scena popolare italiana, tra i quali Lucilla Galeazzi, Riccardo Tesi, Rocco De Rosa, Novalia, Orchestra Bottoni, Fink e Bigazzi, TaMa Trio di Nando Citarella, Mauro Palmas e Pietro Cernuto, Agricantus, Kabìla, Lavinia & Semilla, Giuliana De Donno e Gabriella Aiello, Unavantaluna, Banda Ikona, Raffaella Misiti e le Romane, Têtes de Bois, Lamorivostri, Canio Loguercio & Alessandro D’Alessandro, Cafè Loti.

Il Festival, con la direzione artistica di Stefano Saletti (polistrumentista e compositore, alla guida della Banda Ikona e di diversi ensemble internazionali di world music), si propone come nuovo spazio per la musica popolare, folk, etnica, world della Capitale. Un laboratorio di idee che nel nome dell’incontro e dello scambio si sta affermando come una vera e propria officina creativa.

Calendario e programma

11 febbraio 2018 ore 11.30 – Giuliano Gabriele Trio: “”Hypnotic Dance”

18 marzo 2018 ore 11.30 – Clara Graziano & Valentina Ferraiuolo: “Fiamma e scintilla”

29 aprile 2018 ore 18 – Stefano Saletti & Banda Ikona “Il canto del Sabir”

27 maggio 2018 ore 11.30 – Agricantus: “”Akoustikòs””

domenica 11 febbraio – ore 11.30 – Giuliano Gabriele Trio: “”Hypnotic Dance”

Uno spettacolo volto alla scoperta della quintessenza della musica tradizionale del Sud Italia, il ritmo, in un progetto artistico sperimentale che profuma di “popolare” grazie agli ipnotici tempi di danza, trascendendo gli schemi sonori e vocali classici. Con Giuliano Gabriele: voce, organetto, zampogna; Lucia Cremonesi: viola, lira calabrese; Eduardo Vessella: tamburi a cornice, percussioni.

domenica 18 marzo – ore 11.30 – Clara Graziano & Valentina Ferraiuolo: “Fiamma e scintilla”

Un duo femminile d’eccezione che vede in scena le melodie sinuose e sognanti dell’organetto di Clara Graziano, dialogare con i ritmi coinvolgenti dei tamburelli di Valentina Ferraiuolo. Un repertorio originale e storie fantastiche per attraversare, con raffinato gusto esecutivo, l’Italia e le sue musiche tra la tradizione popolare e le composizioni d’autore

domenica 29 aprile – ore 18 – Stefano Saletti & Banda Ikona “Il canto del Sabir”

Un concerto che diventa un cammino tra le strade del Mediterraneo. Un racconto in musica cantato in Sabir, la lingua del mare, dei porti, dei pescatori e dei marinai. Il risultato è un affascinante folk world-mediterraneo, meticciato, una miscela ricca di ritmi e melodie, suggestioni e colori. Con Stefano Saletti: bouzouki, oud e chitarra; Barbara Eramo: voce; Gabriele Coen: sax e clarinetto; Mario Rivera: basso acustico.

domenica 27 maggio – ore 11.30 – Agricantus: “Akoustikòs”

Una miscela musicale particolare creata dallo storico gruppo siciliano con strumenti tradizionali, elettronici, tecniche moderne ed arcaiche che trasportano l’ascoltatore in un viaggio in cui le tradizioni orali, le voci ed i rituali del Sud Italia e del Mediterraneo descrivono lontani territori musicali e di grande evocazione. Sul palco Anita Vitale (voce e pianoforte), Mario Crispi (strumenti a fiato etnici e arcaici, voce), Mario Rivera (basso acustico 6 corde, voce), Giovanni Lo Cascio (drum set – percussioni etniche).

Il Festival Popolare Italiano è realizzato in collaborazione con l’Associazione Ikona

Crac Popolare Vicenza, sequestri di quasi 2 mln

popolare vicenzaUn milione e 750mila euro, importi di circa 350mila euro per ciascuno dei 5 imputati. È la somma di quanto è stato sequestrato dalla Guardia di Finanza nei confronti dell’ex presidente Gianni Zonin, dell’ex dg Samuele Sorato, oltre che di Giuseppe Zigliotto, Andrea Piazzetta e Massimiliano Pellegrini, ovvero i sequestri conservativi disposti dal Tribunale nell’ambito dell’inchiesta sul crac della Popolare di Vicenza.
Il provvedimento è stato chiesto dai magistrati perché gli accertamenti svolti dalle ‘fiamme gialle’ avevano rilevato una serie di azioni di trasferimento e dismissione delle disponibilità patrimoniali da parte degli imputati. Per questo, la Procura di Vicenza ha ravvisato “la fondata ragione” che potessero mancare o si disperdessero le garanzie per il pagamento della pena pecuniaria, delle spese di procedimento e di ogni altra somma dovuta all’erario dello Stato in relazione all’inchiesta. Secondo quanto precisato dai magistrati inquirenti, le cifre finite sotto sequestro rappresentano soltanto una parte di quello che potrebbero sborsare gli imputati. La somma sino ad ora impiegata per le spese di giudizio, infatti, sarebbe di gran lunga inferiore rispetto ai danni provocati ai risparmiatori della banca vicentina.
I sequestri hanno riguardato disponibilità finanziarie detenute presso intermediari bancari, beni immobili e mobili registrati di proprietà e partecipazioni possedute in imprese e sono stati eseguiti dai finanzieri in varie località italiane (Vicenza, Milano, Treviso, Padova, Venezia, Roma e Siena).

Rifiuti, Roma chiede soccorso all’Abruzzo

roma rifiutiMentre i 5 Stelle guardano già a Palazzo Chigi, Roma, guidata dalla giunta pentastellata di Virginia Raggi, è alle prese con l’emergenza rifiuti. Continua il botta e risposta sulle responsabilità tra la sindaca e la giunta regionale, mentre il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, conferma che è pronto a dare una mano alla capitale per accogliere negli impianti di stoccaggio sul suo territorio parte dei rifiuti indifferenziati romani ma pone dei paletti: quali sono le quantità, per quanto tempo servirà la disponibilità, quanti camion circoleranno sulle strade abruzzesi. “Noi domani abbiamo la giunta regionale e per domani mi aspetto che arrivino questi elementi semplici. Al momento – spiega D’Alfonso – non abbiamo assolutamente avuto risposte”. Lo stesso governatore chiede di sapere “qual è la spinta riorganizzativa del ciclo dei rifiuti a Roma per cercare di capire quanto può durare la loro questione e la nostra solidarietà”. Sul suo profilo Facebook la sindaca Raggi, invece, fa sapere di aver risposto al governatore della regione Abruzzo e di averlo “tranquillizzato sulla validità del Piano per la gestione dei materiali post consumo che abbiamo approvato lo scorso marzo e che contribuirà alla drastica riduzione dei rifiuti indifferenziati”.

Raggi tiene a evidenziare un risultato a suo favore, e cioè l’accordo sottoscritto ieri dall’Ama con un’azienda privata di Aprilia, la Rida Ambiente srl, alla quale verranno conferite circa 40.000 tonnellate di rifiuti della capitale. Ciò consentirà, sottolinea, “sia di contribuire a rinforzare il sistema di smaltimento di Ama, sia di superare le criticità legate alla sovrapproduzione di rifiuti del periodo natalizio”.

Per il Pd non sarà così. “L’accordo che è stato sottoscritto con la società Rida Ambiente di Aprilia non sarà sufficiente per smaltire le 8 mila tonnellate di rifiuti ferme negli impianti di Ama” dice la consigliera capitolina del Pd, Valeria Baglio, nel corso di una conferenza stampa. “Siamo molto, molto preoccupati – dice la capogruppo, Michela Di Biase – gli impianti sono al collasso e i cittadini allo sbando, essendo costretti a tenersi la spazzatura o ad abbandonarla per strada. In questi giorni – aggiunge l’esponente Dem – ci sono arrivate tantissime segnalazioni drammatiche da parte della cittadinanza per quanto riguarda i rifiuti, ma questa Amministrazione continua a negare che la città si trovi in una situazione di emergenza”.

Raggi accusa la regione Lazio di non aver fatto la sua parte, non avendo ancora aggiornato dal 2013 il piano regionale rifiuti. L’assessore ai Rifiuti e Ambiente della Regione, Mauro Buschini, contrattacca: è “totalmente infondata l’affermazione di Di Maio secondo la quale Roma sta costruendo tre impianti. Probabilmente si riferisce ai tanto decantati impianti di compostaggio, dei quali in Regione non vi è traccia delle richieste di autorizzazione. La stessa assessora Montanari ha dichiarato questa mattina che si tratta di impianti in fase di progettazione. Difficile che in una mattinata siano diventati impianti in fase di costruzione”. Per l’assessora all’Ambiente del comune di Roma, Pinuccia Montanari, nella capitale “c’è un problema di ‘percezione’ non di reale criticità”. “Subito dopo Natale – sostiene Montanari – abbiamo avviato un’accurata valutazione delle criticità e monitorato 60 mila cassonetti. Solo nel 2 per cento dei casi abbiamo riscontrato problemi: un dato in linea con la media di altre città, ma capisco che la percezione sia pesante”.

Secondo la Montanari, “le criticità erano concentrate nel VI e X Municipio, in particolare all’Axa, e a macchia di leopardo in quartieri con un’alta concentrazione di negozi che conferiscono i rifiuti non domestici nei cassonetti”.

Intanto mette le mani avanti il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, pronto a vietare il passaggio dei camion che trasportano i rifiuti che dovrebbero arrivare da Roma se non ci sarà chiarezza su impatto ambientale, quantità, tipologia e durata di conferimento dei rifiuti.

Virginia Raggi
vede il Capolinea

virginia raggiNon ci sarà un Campidoglio bis, Virginia Raggi al capolinea. È la stessa sindaca di Roma ad escludere l’ipotesi, avanzata dai giornalisti, di una sua ricandidatura. Prima ha motivato la decisione con il divieto, posto dal M5S, alla terza elezione: «In base alla regole dei due mandati direi di no». I conti sono presto fatti. Virginia Raggi una volta è stata eletta al Campidoglio come consigliera dell’opposizione e quindi una seconda volta come sindaca.

Poi la prima cittadina della capitale ha indicato la motivazione politica: «Direi, che già arrivare viva alla fine di questo mandato sarà un grandissimo successo». È un fatto nuovo. Virginia Raggi al capolinea. Per la prima volta ha considerato a termine la sua tribolata esperienza alla guida della città eterna. Di fronte ai tanti ostacoli finora aveva sempre risposto «non mollo». A chi le contestava gli autobus in perenne ritardo, i cassonetti stracolmi di rifiuti, le strade dissestate dalle buche, aveva continuato a ribattere: «Stiamo lavorando».

La Raggi, sempre più in difficoltà, vede il capolinea. La sua giunta, in un anno e mezzo di vita, ha continuamente traballato: ha perso un assessore o un alto dirigente capitolino al mese, o per contrasti politici o per guai giudiziari. Lei stessa è stata rinviata a giudizio per falso in atto pubblico (per la nomina a responsabile del Turismo di Renato Marra, fratello di Raffaele, finito in manette, all’epoca capo del personale del Campidoglio).

Virginia Raggi al capolinea. La sindaca grillina ha avversari esterni (tutte le opposizioni nell’aula Giulio Cesare) ed interni (le critiche dei cinquestelle vicini a Roberta Lombardi). I romani da lei si aspettavano il rinnovamento e il rilancio della città, ma le speranze sono andate deluse: il completamento della metropolitana C è bloccato, il nuovo stadio della Roma a Tor di Valle fa il pellegrinaggio da un ufficio all’altro e i lavori ancora non sono iniziati, l’Atac (l’azienda del trasporto pubblico urbano) è a un passo dal fallimento, le grandi aziende abbandonano la città eterna per il crescente degrado, le tante “perle” della metropoli deperiscono (il Teatro Valle ancora non ha riaperto i battenti, lo stadio Flaminio è in totale abbandono). Così i sondaggi danno la Raggi e il M5S capitolino in caduta libera nei consensi degli elettori romani.

L’immobilismo prevale. Non si vedono grandi progetti all’orizzonte. La Raggi recentemente ha proposto due iniziative non proprio travolgenti. La prima riguarda i ciclisti: «Il progetto del Grande Raccordo Anulare delle Biciclette (Grab) è pronto». La seconda iniziativa riguarda la spiaggia sul Tevere: «Per la prossima estate ci sarà un progetto che riguarderà un’area di diecimila metri quadrati vicina a Ponte Marconi con una spiaggia e campi sportivi».

Le iniziative, per la loro “leggerezza” rispetto ai gravi problemi della metropoli, hanno suscitato l’ilarità e il sarcasmo dei romani. Un sarcasmo esploso su internet soprattutto con “Spelacchio”, come è stato soprannominato l’abete issato come ogni anno a piazza Venezia per festeggiare il Natale. L’albero del Trentino quasi immediatamente ha perso le foglie per le sofferenze provocate dalla poca cura nel trasporto (costato circa 50 mila euro) e nella collocazione nel centro di Roma. Ora l’abete si è seccato, è morto addirittura prima di Natale.

“Spelacchio” è il triste simbolo di Roma. Il caso è finito sotto la lente d’ingrandimento della Corte dei conti. Il Codacons (una associazione dei consumatori) ha depositato un esposto nel quale chiede alla giustizia contabile di indagare su un possibile danno erariale.

Una situazione pesante, pesantissima per il Campidoglio. Di qui l’ammissione della sindaca: «Già arrivare viva alla fine di questo mandato sarà un grandissimo successo». Già perché la giunta Raggi scadrà nel 2021, ma nella primavera del 2018 ci saranno le elezioni politiche e, subito dopo, potrebbe arrivare la parola fine. Beppe Grillo finora l’ha sempre difesa, pur rimproverandole gravi errori. Il fondatore del M5S, assieme a Davide Casaleggio, spesso sono venuti a Roma proprio per puntellare la sindaca. Hanno esortato i cinquestelle romani a non litigare, hanno indicato strategie, nuovi assessori pescati nel nord Italia come l’imprenditore Massimo Colomban che, però, alla fine ha lasciato la giunta per tornare ai suoi affari.

La preoccupazione è forte. Grillo e Luigi Di Maio, il candidato presidente del Consiglio dei cinquestelle, non si possono permettere il crollo della Raggi a Roma prima delle elezioni politiche. Un fallimento nella capitale del M5S sarebbe un clamoroso autogol per la candidatura a governare l’Italia. Lo slogan lanciato da Di Maio è “stabilità”, non crisi della più importante città italiana a guida grillina. Di qui tutto il possibile sostegno alla sindaca e la sollecitazione a farsi motore del cambiamento. Dopo il voto delle politiche si vedrà il da farsi.

Virginia Raggi al capolinea. A quel punto una eventuale caduta della giunta romana non avrebbe più conseguenze negative sulle ambizioni di governo del M5S in versione Di Maio. Alle politiche mancano circa tre mesi, forse per questo la Raggi si sente sindaca a termine. Qualcuno ipotizza anche il nome del sostituto: Alessandro Di Battista, che non si ricandiderà alla Camera, è molto amato tra i pentastellati romani. Potrebbe fare un pensiero al Campidoglio.

Leo Sansone
SfogliaRoma

Roma, Psi a congresso. Più forza alla nostra presenza

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Il congresso della federazione romana ha una sua evidente particolarità. È il congresso della capitale d’Italia e della città metropolita di Roma, la più estesa d’Italia e forse quella in cui più si avvertono le tensioni tra una sua proiezione europea e internazionale e il continuo richiamo ad una realtà che la rende prossima alla stagnazione civica, al ripiegamento su se stessa, un disincantato e impotente abbandono alla retorica della grande bellezza.

E’ la realtà  dove il centro-sinistra al governo  ha dovuto fare i conti con un intreccio perverso tra politica e malaffare, un insieme di forze trasversali che ne ha intaccato profondamente la credibilità e la fiducia da parte dei cittadini, scontando anche una sovra rappresentazione mediatica che con la formula di “mafia capitale” è riuscita ad offuscare anche il buon lavoro di fondo prodotto negli anni dal c.d. modello Roma, tuttavia esaltandone  i limiti progettuali, strategici e di visione del futuro. La conquista del Campidoglio da parte del movimento 5 Stelle non ha ancora fatto maturare una riflessione adeguata, e molto c’è da fare per ridare alla sinistra nel suo insieme credibilità e capacità di rappresentanza sociale, prima ancora che  politica, come del resto dimostra anche il recente voto nel municipio di Ostia.

locandina_congresso_RomaTra crisi dei rifiuti, mobilità al collasso e crescenti tensioni sociali, generate anche dall’incapace gestione del fenomeno immigrazione, proveremo a dire la nostra e ad avanzare qualche proposta che riteniamo importante e degna di attenzione. Ma porremo al centro del dibattito anche il necessario rinvigorimento della presenza socialista nella città, partendo dall’esperienza di “Una rosa per Roma”, dai suoi limiti e dai suoi pregi, per guardare con la giusta dose di consapevolezza agli importanti appuntamenti che ci attendono nel prossimo futuro: le elezioni regionali e le elezioni politiche generali.

Loreto Del Cimmuto
Segretario federazione romana del PSI

“Ferrari: race to immortality”. La corsa al successo e alla gloria

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“Ferrari: race to immortality” (film nella selezione ufficiale alla Festa del cinema di Roma, per la regia di Daryl Goodrich), racconta come nasce un mito. Il successo è fatto di scelte dolorose, non sempre facili, ma che vanno condivise comunque. Anche e soprattutto in uno sport di squadra. Il senso del gruppo è fondamentale, ma a giocare un ruolo preponderante non sono solo gli attori principali (gli sportivi); c’é bisogno di veri professionisti, che investono risorse ed energie. Lo sport ormai è diventato un vero e proprio business, allora ecco la rilevanza di imprenditori del calibro di Ferrari per mostrare quanto, anche in una disciplina sportiva come l’automobilismo, non siano solo i corridori ad essere protagonisti, ma soprattutto un intero staff di addetti ai lavoratori e di imprenditori che gestiscono l’azienda per cui lavorano. Così si riesce a scrivere la storia come ha fatto Enzo Ferrari. Anche a costo di risultare ‘antipatici’ e andando contro-corrente, come fatto da allenatori quali Nick Bollettieri nel tennis.
E Ferrari é stato un po’ un allenatore per i ragazzi della sua scuderia, che considerò come figli. Soprattutto Peter Collins, dopo aver perso il figlio Dino. Raccontare questo sport in modo diverso, ripercorrendo le tappe più salienti che la “casa Ferrari” ha vissuto (da quelle gioiose a quelle traumatiche), con filmati d’epoca e intervista con voce fuori campo ad Enzo Ferrari, é un modo diverso e originale per parlare di questo sport. E di questa scalata al successo, di come si raggiunge la gloria e una fama immortali ed eterne. Immortalità che costa cara spesso.
All’epoca dei piloti gentleman, questi piloti erano come star, dei gladiatori, dei guerrieri. Dei veri combattenti, insomma, che però non persero la loro umanità. E forse questo li aiutava a farli sentire più forti in uno sport così pericoloso; con la consapevolezza che lo era e che tutto poteva finire da un momento all’altro. Ma soprattutto li univa e li faceva sentire più umani, accomunati da uno stesso destino: accettare il rischio di poter morire ogni giorno in pista per un semplice e banale errore e perdere tutto, lasciare famiglia e cari. Ma rimanevano amici. Tanto che Mike (Hawthorn) e Peter (Collins) si chiamavano ‘mon ami mate’. Erano delle vere star, dei lottatori che lottavano per l’immortalità, per essere eterni. Per sempre. Sarebbero rimasti nella memoria collettiva non solo con la morte (in pista e non solo) o dopo di essa, ma a prescindere. Del resto era lo stesso Ferrari ad affermare loro: “che tu vinca o perda sarai immortale”. Eppure non correvano solo per questo. Erano 5 piloti per 4 macchine  nella Ferrari, che lo faceva apposta per metterli in competizione perché dessero il massimo per lui: “abbiamo bisogno di vincitori, non di chi arriva secondo o terzo”, era del resto la sua regola. Ma non sembravano provare invidie. Anzi, conoscevano il rispetto reciproco e avevano cura di rispettare appunto una gerarchia interna ed implicita loro di chi era il pilota più forte. Il più alto esempio di sportività (da ricordare) e di complicità lo si ebbe nel 1956, quando (a un passo dal traguardo e dal diventare campione mondiale) a Monza Collins scese dalla macchina e fece guidare e condurre al traguardo e salire sul podio Juan Manuel Fangio. “Una star può essere molto speciale” – commentò Ferrari -.
La loro era più una voglia di superare i propri limiti, ma anche la malattia: pensiamo ad esempio ad Hawthorn, che scendeva in pista nonostante glu avessero diagnosticato una grave patologia renale che non gli avrebbe lasciato più di un anno e mezzo di vita. Dall’altro lato gli faceva eco Peter Collins, il cui motto era ‘life is short’: ‘La vita è (troppo) breve’ e che amava vivere all’eccesso.
Non era solo una questione di velocità (una gara a chi correva più forte) o di adrenalina del rischio. Del resto: “dove c’è pericolo c’è eccitazione” riteneva Ferrari. E poi “la paura – proseguiva – viene da ciò che non si conosce né può controllare. Un po’ come sporgersi dalla finestra per vedere quanto ci si può spingere oltre nel vuoto” – diceva -. Invece lui parve avere sempre il pieno e totale controllo di tutto. Scomparso a 90 anni, rimarrà famoso per la capacità che dimostrò di sapere sempre quello che doveva fare, di ripartire, di ricominciare, di re-inventarsi, di voltare pagina.
Perché lo fece? Perché “i piloti sanno apprezzare la vita meglio degli altri”, forse perché rischiano di perderla ogni volta. Talent scout, nel docu-film é egli stesso a raccontare questo sport, non solo come si diventa un businessman self made. Una disciplina emozionante. Tutto parte dal momento del via: che cosa si prova in quell’istante? “Una serie di sensazioni che poi scompaiono quando viene dato”, parola di Ferrari.
Per lui i piloti si dividono in due categorie: i dilettanti, ambiziosi, e i professionisti. Purtroppo, fece notare, l’Italia spesso non offre le strutture giuste per emergere e non dà i giusti mezzi come accade agli stranieri. Intransigente, per lui il successo dipendeva per il 60% dall’auto e per il restante 40% dal pilota. Ma la sua visione del successo era quanto mai dura: “dietro il successo c’è qualcosa di terribile. Gli italiani perdonano tutto e tutti, anche i ladri, ma il successo a nessuno”. Anche per questo c’è chi lo definì “un dittatore”: “se significa pretendere lo stesso impegno che profondo nel mio lavoro, allora sì lo sono”.
Molto severo, riteneva che “un uomo (tanto più un pilota) non ha bisogno di intrattenimento: lo distrae”; infatti “la decadenza di un fuoriclasse – aggiunse -, comincia quando antepone interessi privati a quelli sportivi e professionali”. Non credeva alla sfortuna: “é solo la capacità di ciò che non abbiamo saputo vedere”. Paura? No, non sembrava conoscerla o comunque sapeva controllarla e come superarla. Gestirla era facile per lui: “bisogna lavorare in continuazione; altrimenti poi si pensa alla morte”, era la sua regola. Il segreto, il coraggio, la forza di un uomo che ha scommesso tutta la sua vita per questo successo: la vittoria e la conquista dell’immortalità. Si circondò di uomini che hanno fatto sì che si portasse umanità in uno sport così crudele e spietato a volte, ‘assassino’. Pericoloso non solo per chi lo fa, ma anche per chi lo guarda. Durante gli incidenti in cui spesso perdono la vita i piloti, resta uccisa anche gente del pubblico, tra cui molti bambini innocenti e ci sono molti feriti anche gravi (un esempio su tutti: pensiamo a quello a Le Mans del 1955, quando morì Hawthorn e persero la vita altre 83 persone). Eppure come per un calciatore attaccato alla propria maglia (della sua squadra o della nazionale), questi piloti preferirono continuare a correre per e nella Ferrari più che cambiare auto. Inoltre da notare quanto Ferrari seppe unire i piloti italiani (come Eugenio Castellotti e Luigi Musso) a quelli stranieri , nonostante le divergenze ed i contrasti iniziali. Non rappresentavano più e solo la loro nazione, ma una squadra. Una sorta di soldati pronti a combattere e morire per un ideale: quello dello sport più che della gloria, che tuttavia comunque non disdegnarono mai. Quasi partigiani della libertà (probabilmente il maggiore senso di leggerezza che dava loro la corsa).
La parte più bella rimane sempre quella umana; della testimonianza – ad esempio – delle donne, compagne, mogli, fidanzate, future spose, che sono rimaste al fianco di questi uomini nonostante tutto e che spesso li hanno persi all’improvviso, quando meno se lo aspettavano o quando stavano per coronare i loro sogni. Desideri che ognuno di loro portava dentro sé, custodiva e difendeva fortemente. Restavano molto umani al di là della loro sfida alla sorte. Sogni infranti forse, ma non quello di essere migliori. Come hanno contribuito a rendere migliore la Ferrari e come ha fatto – del resto – lo stesso Enzo Ferrari. Ieri come oggi non dobbiamo mai dimenticare il loro esempio. Perché anche questo è l’automobilismo e lo sport in general.

Ba. Co.

Festa del cinema 12…volte più ricca
di eventi

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Iniziata la 12^ edizione della Festa del cinema di Roma, è sempre più ricca.
Non solo film, anteprime e masterclass. In ogni luogo e in ogni dove. Il mondo dell’audiovisivo vive nella Capitale per dieci giorni. Ovviamente grande attesa per le star internazionali: da Christoph Waltz, a Xavier Dolan, a Jake Gyllenhaal, a Chuck Palahniuk, a Ian McKellen, a Michael Nyman, a Vanessa Redgrave, per finire con Phil Jackson e David Lynch; per continuare con gli ospiti italianissimi: Rosario Fiorello, Nanni Moretti e Gigi Proietti. Con tanto di omaggio a Totò, oltre alla classica ‘Retrospettiva’ tutta rigorosamente italiana.
Poi ovviamente suscita sempre attenzione ed interesse la sezione di “Alice nella città”, che offrirà anteprima di “Frozen 2” ed il proseguo de “Il ragazzo invisibile”. Tutto in esclusiva per le scuole; non a caso anche quest’anno “Alice nella città”  sarà al fianco di ‘Every child is my child’ (‘ogni bambino è il mio bambino’, il collettivo di artisti presieduto da Anna Foglietta); per attivare una raccolta fondi a favore di due iniziative della Onlus di Lorenzo Locati “Si può fare”, e per replicare la positiva esperienza degli scorsi anni quando si è arrivati a cumulare quasi due milioni di euro.
Ma la Festa del cinema é sempre più impegnata nel sociale. Non si può non citare la campagna di Amref (charity partner della kermesse, che quest’anno festeggia i 60 anni di attività): “Africa per me non sei zero”; per far capire come agisce Amref sono stati realizzati un cortometraggio (regia di Antonio Costa, con Remo Girone, Paolo Briguglia e Lorenzo Lavia), prodotto da 8Production, un documentario di Werner Herzog sui suoi fondatori dal titolo “I medici volontari dell’Africa orientale” e una mostra di ritratti di Francesco Cabras.
65 anni anche per Anac (l’Associazione nazionale autori cinematografici), che si è dedicata un film documentario in quattro parti che raccoglie testimonianze e interviste di soci e membri (tra i quali vanta – ad esempio – Ettore Scola). Per l’occasione della Festa del cinema ne è stata fatta una versione ridotta dai suoi realizzatori: Francesco Ranieri Martinotti, Pierpaolo Andriani, Tino Franco, Giuliana Gamba, Alessandro Rossetti, Giacomo Scarpelli, Alessandro Trigona.
Per quanto riguarda ancora ricorrenze e sfera solidale, molto rilevante in questa edizione l’impegno per la promozione di un’alimentazione equilibrata e nutriente contro i rischi dell’obesità, di cui soffre in Italia un bambino su tre. La dieta mediterranea, 50 anni fa, veniva proclamata “Patrimonio culturale immateriale dell’umanità” dall’Unesco. Il corto “Good food” (prodotto da Morol Srl e con Salvatore Esposito, Giorgio Colangeli, Justine Mattera) ricorda questo importante anniversario.
Quest’ultimo richiama il film “Food” dei registi Rusca, che sarà proiettato durante un convegno sulle eccedenze alimentari (organizzato dal Codacons e fissato per il 3 novembre prossimo allo ‘Spazio Tiziano’). In tale circostanza, inoltre, sarà assegnato il “Premio amico del consumatore”, rivolto a tutte le personalità che si sono contraddistinte in tale ambito. E istituito per sensibilizzare su un tema così rilevante ed attuale. Come – del resto – il concorso cinematografico “Doc Wine Travel Food” da parte di ‘Gambero rosso’ e giunto alla 3^ edizione. Lo scopo è veicolare il messaggio che il nostro benessere mentale e fisico passa anche e attraverso il cibo, quello che mangiamo; pertanto é bene conoscere ed essere consapevoli degli effetti benefici e curativi di una corretta alimentazione sana.
Questo progetto non poteva non essere che in collaborazione con il policlinico Gemelli. E non è il solo. Ve ne è anche un altro, che vede coinvolta la struttura ospedaliera e portato avanti da ‘MediCinema Italia Onlus’: ossia la programmazione di film all’interno del nosocomio dove è stata allestita (a partire dal 2016) una vera e propria sala cinematografica. Questo permetterà ai pazienti (durante la Festa del cinema) di poter vedere – in contemporanea – due film del programma ufficiale. Con tale selezione si arricchisce la programmazione bisettimanale che avviene al policlinico Gemelli (tutti i martedì e i giovedì, quando è rivolta solamente ai pazienti pediatrici).
Ed i film della Festa del cinema approderanno non solo in ospedale, ma anche in carcere, nel penitenziario di Rebibbia: dal 31 ottobre fino al 2 novembre ed i film saranno ad ingresso gratuito; e il 3 novembre (alle ore 11) – per la prima volta – anche nella sala cinema ‘Melograno’ della Casa Circondariale Femminile. Qui, oltre a un film della Festa del cinema, vi sarà la proiezione del cortometraggio ‘SalviAmo la faccia’ (con protagoniste delle detenute e Giulia Merenda quale regista).
Un’iniziativa, quest’ultima, che si inserisce in un progetto più ampio contro la violenza di genere – tema da sempre affrontato qui alla Festa del cinema  -, promosso dalla Fondazione Doppia Difesa (voluta da Michelle Hunziker e dall’avvocato Giulia Bongiorno). Per sensibilizzare l’opinione pubblica su un argomento così rilevante, verranno proiettati tre film che lo trattano con profondità. Il primo novembre sarà la volta di “Uccisa in attesa di giudizio” (regia di Andrea Costantini, con Ambra Angiolini ed Alessio Boni). Poi il 3, invece, verrà proiettato “Sara”, sull’omicidio di Sara Di Pietrantonio (che sarà mandato in onda su Real Time nella giornata contro la violenza sulle donne del 26 novembre), a cui seguirà un dibattito con la madre della giovane, con la giornalista Dacia Maraini, con la senatrice Francesca Puglisi e con uno degli autori del documentario: Daniele Autieri. Lo stesso giorno sarà, infine, il turno di “Ma l’amore c’entra?”, che raccoglie le storie di tre uomini che hanno cercato di cambiare (dando, così, anche la visione maschile del problema e offrendo anche quel punto di vista). Tutti eventi ospitati dal Maxxi, che avranno luogo lì dove molti altri avverranno.
Un esempio è stato quello sull’importanza del ‘Made in Italy’ (del 27 ottobre scorso), con la proiezione del cortometraggio “Cinque” e un convegno sulle eccellenze dell’artigianato nostrano. Oppure quello del giorno dopo (il 28) su “Creatività e crescita culturale in Europa: quale ruolo per il servizio pubblico?”, con Luca Bergamo; per interrogarsi su quanto il mondo dell’audiovisivo offrano un servizio pubblico, facendosi promotori di cultura e veicolando creatività attraverso radio e tv. E ancora l’altro (del 30 ottobre), che analizza quanto la critica cinematografica possa cambiare a seconda del mezzo su cui viene trasmessa; non solo carta stampata, ma anche il web, non esclusivamente su giornali e quotidiani, ma anche da riviste e altri mass media più o meno specializzati e specialistici. Mezzi di comunicazione di massa che comprendono anche i libri, non necessariamente settoriali e di nicchia e per appassionati o addetti ai lavori, ma che instaurano dibattiti universali su tale problematica. Infatti, durante il panel “Condizioni critiche” della Festa del cinema (replica ‘fortunata’ della precedente edizione), c’è stato il confronto tra Annette Insdorf (della Columbia University) – non a caso critico cinematografico del The New York Times – e Paolo Mereghetti del Corriere della Sera.
Del resto era il dicembre 2015 quando Roma è stata eletta City of Film – ovvero città creativa dell’Unesco. Ora, a distanza di due anni, si vuole fare di più costruendo un vero e proprio Museo Italiano dell’Audiovisivo e del Cinema (Miac). Non solo. Durante un altro dibattito (del 32 ottobre) si parla dell’ipotesi di una cooperazione tra città sede della creatività stessa.
Ed è in tale ambito che la Festa del cinema si è fatta momento di riflessione, stimolando a pensare a quale sia stata l’evoluzione e quale futuro per l’audiovisivo; prima con un convegno del 27 ottobre (voluto da Anica, Apt, Istituto Luce Cinecittà, Mise e Mibact) e, poi, von la proiezione di un film “La macchina umana” (con Valentina Corti, il 31, perla regia di Adelmo Togliani e Simone Siragusano).
A questo proposito, non si può non parlare del coinvolgimento de
Barbara Conti

Radicali: da domenica
a congresso a Roma

radicali

“Futuro, una sfida radicale” è il titolo scelto quest’anno per un appuntamento che vedrà al centro le grandi sfide sul fronte italiano, europeo e internazionale su cui il contributo di Radicali Italiani può essere decisivo per la difesa delle libertà e dello Stato di diritto e per quanti si battono per una società aperta davanti all’avanzata di movimenti populisti e nazionalisti”. I lavori si apriranno alle ore 16.30 di domenica all’Ergife, a Roma, si legge in una nota. Con le Relazioni del Segretario, Riccardo Magi e del Tesoriere, Michele Capano. Con il XVI Congresso – prosegue la nota – si chiude un anno ricco di iniziative e di successi per il movimento: ultimo, in ordine di tempo, la campagna “Ero straniero – L’umanità che fa bene” con oltre 80 mila firme raccolte sulla legge di iniziativa popolare per superare la Bossi-Fini che Radicali Italiani ha promosso insieme a un ampio fronte di organizzazioni cattoliche e laiche. Mentre imperversa un dibattito pubblico dominato da demagogia e paura, mentre in tutta Europa l’immigrazione è il terreno di scontro elettorale preferito dai movimenti populisti, Radicali Italiani è la sola forza politica ad aver messo in campo una proposta per governare i flussi migratori in modo strutturale, con regole certe e nel rispetto dei diritti.Tra gli altri traguardi, il referendum radicale promosso a Roma per la messa a gara del trasporto pubblico: un’iniziativa intrapresa nel solco del tradizionale impegno sul fronte delle liberta’ economiche, a favore della concorrenza e contro i monopoli, e che a partire dalla Capitale potrebbe aprire la strada a riforme urgenti in tutto il Paese. Anche il rilancio della battaglia antiproibizionista ha visto Radicali Italiani tra protagonisti di un anno segnato, su questo fronte, dalla grande occasione sprecata dal Parlamento sulla legalizzazione della cannabis: questione su cui il dibattito si è riaperto anche grazie alla legge di iniziativa popolare “Legalizziamo” presentata da Radicali Italiani, con l’Associazione Luca Coscioni, con oltre 67 mila firme. Al centro del dibattito congressuale questi e altri temi su cui il movimento ha condotto o ha in cantiere iniziative politiche: dalla riforma del Trattamento sanitario obbligatorio – per assicurare garanzie e diritti a chi, vittima di disagio psichico, sia privato della libertà personale -, alla giustizia; dalla riforma degli strumenti della partecipazione popolare – il “Referendum Act” – e per l’ampliamento della sovranità del cittadino a tutti i livelli istituzionali, alla riforma del welfare.

Tra i principali temi del congresso il rilancio del federalismo europeo e gli Stati Uniti d’Europa: obiettivo storico di Marco Pannella. All’integrazione europea e alle riforme indispensabili a un’Italia che voglia riconquistare il proprio ruolo in Europa sarà dedicata la convention europeista “Stati Uniti d’Europa, una sfida radicale” promossa da Radicali Italiani ed Emma Bonino che il 28 e il 29 ottobre precederà e aprirà il congresso, con la partecipazione di personalità come Roberto Saviano, Guy Verhofstadt, Giuliano Pisapia, Enrico Letta, Romano Prodi, Carlo Calenda, Mario Giro, Pier Virgilio Dastoli, Marco Cappato, Benedetto Della Vedova e Olivier Dupuis. I lavori del XVI Congresso di Radicali Italiani si concluderanno nel pomeriggio di mercoledì 1 novembre con l’elezione degli organi dirigenti e la votazione dei documenti congressuali. Al congresso sarà presente Emma Bonino. Tra gli ospiti che hanno già confermato la propria presenza, il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, il coordinatore esecutivo dei Verdi Angelo Bonelli, il segretario del PSI Riccardo Nencini, Marco Furfaro di Campo Progressista, il vicepresidente nazionale di Legambiente Edoardo Zanchini, Umberto Croppi.

Roma. Buche, in scena Calenda

270242 : (Cecilia Fabiano / EIDON), 2009-02-06 Roma - - Strade di Roma. Manto stradale dissestato dopo il maltempo - Colosseo

Buche, buchette, voragini. Le buche di Roma ormai sono tristemente famose. Le strade devastate della città sono uno dei tanti incubi di Virginia Raggi, non il principale ma certamente il più fastidioso perché resta irrisolto pur essendo di facile soluzione. Tante le promesse fatte durante la campagna elettorale dall’allora candidata grillina al Campidoglio per cancellare le pericolose vie ridotte stile gruviera.
Il 16 giugno 2016 la Raggi, pochi giorni prima della trionfale elezione a sindaca della capitale, assicurava a SkyTg24: «I soldi per le buche si possono trovare dal tesoretto di 1,2 miliardi di euro degli sprechi, ma ci vuole la volontà politica per aggredire sacche di privilegi, cosa mai fatta. Dobbiamo rispettare le norme sugli appalti».
Eletta sindaca le buche di Roma restano, anzi si moltiplicano mentre i mesi passano. Lo scorso febbraio la Raggi si fa coraggio e si cosparge la testa di cenere: «Mi scuso con i romani per le buche, ci stiamo lavorando». A maggio, dopo un nulla di fatto, torna ad assicurare: «I lavori stanno partendo». Effettivamente qualche centinaio di buche è riparato con delle “toppe” di asfalto e il manto di alcune strade è rifatto, ma sono gocce in un mare sconfinato.
Le buche della città salgono a diecimila e sono sempre più pericolose: causano oltre dieci incidenti al giorno, soprattutto tra centauri su moto e ciclisti. In alcuni casi le cadute sono rovinose e danno altro lavoro agli ortopedici degli ospedali. Non riuscendo a riparare le buche, il Campidoglio trova una astuta soluzione: abbassa i limiti di velocità al “passo di lumaca” per ridurre i pericoli di incidenti. A via Nizza i cartelli stradali impongono una velocità (si fa per dire!) di 10 chilometri l’ora. Sulla Cristoforo Colombo, sull’Aurelia e la Salaria i limiti vengono abbassati fino a 30 chilometri l’ora. Poi dei lavori di emergenza risolvono provvisoriamente qualcosa.
Ma il problema resta: Roma ha delle strade devastate somiglianti al frastagliato paesaggio lunare. Così alla fine arriva il soccorso del governo e della regione Lazio al Campidoglio. In particolare interviene Carlo Calenda. Dall’accordo per il rilancio di Roma tra la Raggi, il ministro dello Sviluppo economico Calenda, il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, Cgil-Cisl-Uil e le aziende, sembra saltare fuori la soluzione. Il “Tavolo per Roma“, l’intesa pilotata dal ministro (fino ad oltre 3 miliardi di euro di fondi pubblici) siglata lo scorso 17 ottobre al dicastero dello Sviluppo, attiverà anche circa 200 milioni di euro per l’operazione “zero buche”.
Il comune di Roma metterà sul piatto 17,5 milioni di euro, la Regione Lazio 44 milioni, il governo Gentiloni 140. Gran parte del lavoro cadrà sulle spalle di Invitalia, l’azienda del ministero dell’Economia incaricata degli appalti pubblici (ha avuto questo compito nelle zone terremotate, a Pompei, nella bonifica di Bagnoli). Prima è prevista la mappatura degli 8.700 chilometri delle strade romane, poi verranno indette le gare di appalto per i lavori.
L’intenzione è di procedere con celerità. A metà gennaio l’operazione “zero buche” dovrebbe cominciare dalla galleria Giovanni XXIII per poi svilupparsi per tutta la metropoli. Le buche di Roma questa volta hanno i mesi contati, forse.

Leo Sansone
SfogliaRoma

Il Borghese Gentiluomo, Molière di scena
al Sala Umberto

borghese_Dini, Notari_PH.G.MARITATI

Il Borghese Gentiluomo, forse la più esilarante commedia di Molière, capolavoro assoluto rappresentato per la prima volta nel 1670 ed arrivato fino ai giorni nostri nella sua freschezza e nella sua comicità, va in scena in questi giorni al Sala Umberto di Roma.

Monsieur Jourdain, il borghese gentiluomo, è un personaggio insieme ridicolo e commovente, divertente e contraddittorio. Jourdain incarna contemporaneamente l’irresistibile tensione al miglioramento di se stesso ed il più becero degli arricchiti, negando continuamente nei fatti ciò che a parole chiama “fame di cultura”, lordandola di orgogliosa ignoranza e arrogante tracotanza.

Attorno a lui gravitano i maestri che dovrebbero formarlo per raggiungere questo status superiore: maestri di musica, di ballo, di filosofia, di scherma, figuri loschissimi che desiderano soltanto derubarlo e truffarlo, coppie di nobili annoiati e scrocconi e una moglie che lo detesta, e che vorrebbe restare nell’immobilità della propria mediocrità, nell’agio ozioso del raggiunto benessere.

A completare il quadretto due coppie di giovani senza speranze e senza ambizioni, tranne quella di sposarsi per sopravvivere alla noia, fra questi Lucile la figlia di Jourdain, per la quale il padre desidera una sorte più “nobile” che il matrimonio con Cleonte.

I quattro giovani, capitanati dall’astuto e perfido Coviello, servo e compare di Cleonte, decideranno di organizzare una messa in scena per gabbare il vecchio, dove si fingeranno dei turchi appunto e, con la scusa di riconoscere a Jourdain un’altissima carica turca – il titolo di Mamamouchi – gli riserveranno un’amara sorpresa.

Nello spettacolo in scena al Sala Umberto di Roma, prodotto dalla Fondazione Teatro Due Parma insieme al Teatro Stabile di Genova, troviamo un’accogliente scenografia che ci riporta nel salotto di casa Jourdain, le luci sono soffuse e le musiche di sottofondo accompagnano il susseguirsi dei dialoghi. L’attore e regista Filippo Dini dirige Valeria Angelozzi, Sara Bertelà, Ilaria Falini, Davide Lorino, Orietta Notari, Roberto Serpi, Marco Zanutto, Ivan Zerbinati. Le scene e i costumi – questi ultimi un mescolamento ben riuscito di tradizione e modernità – sono di Laura Benzi. Particolarmente bravi ed efficaci nella recitazione sia Filippo Dini che Sara Bertelà.

La commedia “Il Borghese Gentiluomo” nasce come sberleffo razzista, commissionato a Molière dal fratello di Re Luigi XIV, in risposta a una indelicatezza commessa da un ambasciatore turco.

In quest’opera, il borghese gentiluomo era la parodia della corte del Re; il ridicolo della società che lui stesso aveva creato. Ma con le vicende della coppia borghese comicamente imitata dalla coppia di sguatteri al loro servizio, Molière suggerisce anche come, di fronte ai sentimenti, sia i ricchi che i poveri si comportino in modo uguale. Ed il regista Dini, conferendo al carattere farsesco di Jourdain lo spessore di un personaggio a tutto tondo, conferma che certi vizi sono connaturati alla natura umana. Molti dei valori che l’autore voleva trasmettere con il Borghese Gentiluomo sono arrivati fino ai nostri tempi: ridere di Monsieur Jourdain equivale a ridere di noi spettatori, del nostro tempo, della nostra epoca folle e misera, consegnandoci un teatro apparentemente “basso”, ridicolo ed esilarante, ma al tempo stesso violento e crudele, “un teatro” come diceva Cesare Garboli “che deride e deforma la realtà senza mai detestarla”.

Altri messaggi che pure la commedia vuole indirizzarci – quali il ruolo crescente delle donne nella società e la contrapposizione ai matrimoni combinati – sono solo apparentemente superati nella società moderna e quindi tuttora attuali.

Lo spettacolo è interessante, un grande classico in chiave moderna, e sarà replicato al Sala Umberto di Roma fino al 29 ottobre, per poi proseguire la tournée a Carpi, Genova, Parma e Pavia.

Al. Sia.