Barbagallo: “Sicurezza sul lavoro bene indisponibile”

BarbagalloAngeletti-UIL

Il 14 luglio scorso, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, ha visto ufficialmente la luce il cosiddetto decreto dignità che già tante polemiche e veleni ha sparso, che adesso si trova all’esame del Parlamento che lo dovrà convertire in legge. Sui contenuti di questo decreto, e su altri temi di attualità legati al mondo del lavoro, abbiamo intervistato Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil.

Segretario Barbagallo, qual è il giudizio della Uil sul decreto dignità varato di recente dall’attuale Governo?
Le novità introdotte dal cosiddetto decreto dignità in materia di lavoro, rappresentano per la Uil un primo, seppur debole, passo verso un miglior bilanciamento di tutele e diritti per le lavoratrici e lavoratori. In particolare, la regolamentazione in materia di delocalizzazione è in sintonia con le proposte avanzate dalla Uil. Così come ci trovano concordi le misure per il contrasto alla ludopatia. Non condividiamo, invece, l’introduzione del criterio di “equipollenza” tra contratti a termine diretti e in somministrazione, considerata la differenza di natura e finalità che li caratterizza. Siamo, però, favorevoli alla reintroduzione delle causali, di cui sarebbe auspicabile un ritorno anche per il primo contratto a tempo determinato. Manca, invece, una normativa di “raccordo” tra la precedente disciplina e quella attuale. Ci riferiamo, in particolare, a un periodo transitorio che consenta, senza perdite occupazionali, proroghe e rinnovi per i contratti in essere.

Quali considerazioni trarre dalla verifica dei dati della rappresentanza sindacali, richiesta recentemente dal ministro Di Maio? Va nell’ottica dell’imbavagliare i sindacati? E c’è qualche sindacato “amico” o che ha comunque in gran simpatia l’attuale governo e il ministro del lavoro?
Non vedo questi “rischi”. La questione è un’altra e la nostra posizione al riguardo è semplice e chiara. Il vice premier Di Maio chiede una verifica dei dati relativi alla rappresentanza sindacale? Noi siamo prontissimi. Peraltro, per avere chiaro il quadro della rappresentatività dei sindacati, basta leggere i risultati delle consultazioni elettorali che, sistematicamente e a scrutinio segreto, si svolgono in tutti i luoghi di lavoro, coinvolgendo tutti i lavoratori.  Ad esempio, nelle recenti elezioni per il rinnovo delle Rsu nel pubblico impiego, dove esiste già una legge che regolamenta il tutto, ha votato circa il 90% dei lavoratori coinvolti. Il livello di partecipazione, dunque, è stato altissimo ed è stata così confermata la volontà di farsi rappresentare, in particolare, dal sindacato confederale per la tutela dei propri interessi e la difesa dei propri diritti. Ovviamente, si vota anche in tutti i luoghi di lavoro del settore privato e gli esiti emersi dalle singole imprese sono conosciuti e pubblicizzati. Anche in questo caso, peraltro, c’è già un’intesa tra sindacati e associazioni imprenditoriali per la verifica e la misurazione della rappresentanza: occorre, semplicemente, che venga applicata in toto per avere un quadro complessivo e generalizzato della rappresentatività. A tal proposito, il sistema delle imprese, da un lato, e il Ministero del lavoro, dall’altro, hanno da svolgere alcune incombenze. Insomma, quanto “pesano” i sindacati è cosa nota e se occorre qualche intervento per ufficializzare e pubblicizzare questo dato, la Uil è a disposizione.

Parliamo del caporalato: come combattere questo ritorno a uno sfruttamento che ricorda molto da vicino il mercato degli schiavi?
Nonostante tutti gli sforzi messi in campo e i provvedimenti varati anche su sollecitazione del sindacato, il caporalato continua a essere una piaga per il mondo del lavoro. Per debellare questo fenomeno, bisogna aumentare i controlli e tenere alta la vigilanza sul territorio. Su questo fronte, la Uil sta conducendo una battaglia in prima linea, anche con sacrifici personali e rischi per la propria incolumità di alcuni nostri attivisti. Bisogna proseguire su questo terreno ed estirpare la mala pianta. La cosa paradossale, però, è che accanto a un caporalato, per così dire, “tradizionale”, c’è anche un nuovo caporalato che si sta affermando, con il cosiddetto nuovo che avanza. Alcune imprese 4.0, soprattutto multinazionali, attraverso le piattaforme digitali e tramite app, offrono lavoretti senza garanzie e tutele contrattuali. Insomma, siamo di fronte a una sorta di caporalato 4.0 che pone problemi altrettanto seri e che sfrutta soprattutto le difficoltà e le necessità dei giovani. Tutto ciò fa capire perché ci sia sempre più bisogno di sindacato e perché la nostra battaglia debba proseguire con maggior vigore e determinazione, nonostante alcuni attacchino in modo pretestuoso e scomposto il movimento sindacale.

I voucher, che tanto hanno fatto discutere anche la stessa maggioranza di governo, per non parlare dell’opposizione, possono contribuire a limitare il fenomeno o lo aggraverebbero?
In agricoltura, così come nel turismo, l’uso dei voucher non deve essere ampliato, altrimenti aumenta in automatico la precarietà. È dimostrato, infatti, che a una diminuzione dei voucher corrisponde un incremento dei contratti stagionali che, pur essendo improntati a criteri di spiccata flessibilità, preservano alcune importanti tutele per i lavoratori coinvolti. Al contrario, come si allargano le maglie per i voucher, i contratti stagionali diminuiscono. Insomma, in questi specifici settori e in particolari condizioni, esistono già tutti gli strumenti contrattuali per coniugare le esigenze delle imprese con le garanzie ai lavoratori: non è necessario altro.

A proposito di Salvini, sull’accoglienza avete idee ben diverse da quelle del ministro dell’interno? Come dovrebbero affrontare l’Italia e l’Europa il problema delle migrazioni, ormai diventato una sfida epocale?
In questa tragedia, l’Europa continua a essere colpevolmente assente, mentre dovrebbe gestire l’accoglienza, garantendo una ripartizione che tenga conto delle dimensioni dello Stato membro, del Pil e del lavoro disponibile. Intanto, il prezzo continuano a pagarlo i migranti: uomini, donne e bambini. Questo è inaccettabile. Così come è altrettanto inaccettabile che questi esseri umani siano abbandonati a loro stessi, prima vittime di malfattori e delinquenti che si approfittano della loro condizione di bisogno, e poi ostaggio dei contrasti della politica.  Secondo la normativa internazionale e la legge del mare, chi è in pericolo, va soccorso. L’Europa, poi, dovrebbe gestire il successivo smistamento dei flussi.

Per quanto riguarda l’Europea, le attuali spinte nazionaliste e le nuove e vecchie destre, con un forte asse antieuropeo che sta prendendo piede all’interno della stessa Unione, possono portare alla dissoluzione di un sogno lungo settant’anni?
Questa Europa della finanza, dei burocrati e della politica dell’austerità a noi non è mai piaciuta. Ma dall’Europa non si può più prescindere e uscire dall’euro ci costerebbe molto più dei sacrifici fatti per entrarvi. Dobbiamo, invece, contribuire a rifondarla sul sociale, sul lavoro, sullo sviluppo, sui popoli. Soprattutto, dobbiamo imporre regole di solidarietà che valgano sempre e per tutti. Insomma, serve più Europa, con più politiche comuni, a partire da quelle fiscali sino a quelle sulla difesa. Ma i cittadini europei devono potere influire di più sui nuovi assetti e sulle scelte che ne conseguono. Questa è l’Europa che vogliamo, in cui crediamo e che vorremmo trasferire ai nostri figli, quelli della cosiddetta generazione Erasmus. Spetterà forse a loro, forti di questa esperienza di scambi formativi, gettare basi culturali, più solide e più profonde, per la costruzione di un edificio comune più accogliente e meglio organizzato.

Padova, Carrara, Napoli, si allunga sempre di più l’elenco dei morti sul lavoro. Sembra proprio che il diritto alla vita dei lavoratori, degli operai in particolar modo, sia diventato un’optional. Come si può fermare questa strage continua?
Dobbiamo impostare la nostra azione sindacale sapendo che la salute e la sicurezza sono beni indisponibili, sono una precondizione del rapporto di lavoro e un dovere del datore di lavoro. Non basta, però, affermare principi, bisogna salvare vite umane. Pertanto, noi chiederemo che si investa di più in prevenzione e si accrescano i poteri di controllo e interdizione in capo ai rappresentanti per la sicurezza. Al tempo stesso, riteniamo che sia anche necessario costruire sia un sistema di inasprimento delle pene, che in alcuni casi determinati possa fungere da deterrente per comportamenti illegittimi, sia un sistema premiale sulla base di logiche assicurative già operanti.

Antonio Salvatore Sassu

Almaviva inaugura l’anno nuovo con 1660 licenziamenti

almaviva-4Dopo l’incontro al Ministero dello Sviluppo Economico a seguito della conclusione della procedura di licenziamenti collettivi con la firma di una intesa sulla base della proposta di mediazione del Governo, Almaviva Contact ha dichiarato: “Non esiste alcuno spazio per modificare gli accordi”.
In quel contesto, le rappresentanze sindacali della sede di Roma, le uniche legittimate alla firma, si sono rifiutate all’unanimità di sottoscrivere l’accordo contrariamente alle rappresentanze sindacali della sede di Napoli che hanno firmato l’accordo. Il Ministro Carlo Calenda ha dichiarato: “La Rsu di Roma non ha firmato mentre la Rsu di Napoli si, quindi a questo punto non ci sono alternative ai licenziamenti. Abbiamo salvaguardato i posti di lavoro a Napoli, ma non c’è da festeggiare”.
Almaviva sottolinea che “a seguito di sorprendenti dichiarazioni sindacali, c’è chi vorrebbe cancellare tutto affermando che la totalità delle rappresentanze sindacali di Roma avrebbe agito contro il volere della maggioranza dei lavoratori. Come se i quasi tre mesi di trattativa fossero semplicemente stati un gioco”. Il gruppo societario continua insistendo: “ solo chi non conosce la normativa o pensasse di ignorarla potrebbe ritenere di riaprire un procedimento formalmente concluso e sottoscritto dalle parti congiuntamente ai rappresentanti dei Ministeri dello Sviluppo Economico e del Lavoro. La norma, infatti, passati i 75 giorni di procedura volta a ricercare ogni strada possibile per arrivare ad una intesa, non dà spazio a possibilità di ripensamenti successivi, né consente eventuali integrazioni o modifiche al testo d’accordo”.
L’ipotesi di attivare una trattativa supplementare, in conclusione: “oltre che fuori da ogni logica ed in contrasto con il mandato di rappresentanza sindacale dichiarato, risulta inoltre legalmente e tecnicamente impossibile perché invaliderebbe l’intera procedura conclusa con la mediazione del Governo”.
Una lavoratrice di Almaviva Contact si è scagliata contro il rappresentante sindacale colpevole di non aver firmato quell’accordo che le avrebbe permesso per altri tre mesi di non pensare al dramma di cosa “dover dare da mangiare alla bimba da 4 anni”.
L’inferno della precarietà è da sempre associato, nella vulgata comune, ai call center. Il film “Tutta la vita davanti” ha rappresentato la sublimazione sul grande schermo di opportunità e disagi legati a questo mondo. Nel tempo queste condizioni si sono senz’altro evolute con il contratto nazionale del 2013 con più tutele e welfare per i collaboratori a progetto, il cosiddetto “out bound” dove i lavoratori non rispondono alle telefonate, ma telefonano per offrire servizi commerciali. Naturalmente, non è uno di quei lavori che si sognano da bambini.
La conclusione nella vertenza Almaviva Contact colpisce. Denota una sequenza di errori, di pressapochismo, di quel “tanto peggio tanto meglio” tipico dei cattivi profeti. E’ incredibile l’incrocio di responsabilità che si è sviluppato con logiche inconsuete. Le Rsu romane, incredibilmente, hanno servito all’azienda su un piatto d’argento la chiusura di una sede e il licenziamento di 1.666 persone. Non è chiaro cosa speravano di ottenere le RSU della sede di Roma quella sera non firmando l’accordo, anche perché nel frattempo i colleghi napoletani hanno fatto l’opposto. Il sì alla proposta di mediazione del governo era stato approvato anche dai leader di Cgil, Cisl e Uil Camussso, Furlan e Barbagallo. Il ministro stesso li aveva convocati e loro erano andati al Mise, tutti e tre, il 21 dicembre: ultimo giorno utile per trovare un possibile accordo. Il governo era riuscito nell’accordo: 3 mesi in più di tempo per permettere alle parti di raggiungere l’intesa e nel frattempo ci sarebbe stata la proroga della cassa integrazione già scaduta.
La motivazione dei sindacalisti romani di “non cedere al ricatto” è stata impulsiva e fuori dai lumi di ragionevolezza. Firmando, ci sarebbero stati tre mesi di tempo per affrontare i problemi di riorganizzazione aziendale e riallocazione dei lavoratori. Scelta che sarebbe stata meno drastica di una dolorosa eutanasia.
Almaviva Contact, inizialmente, aveva deciso di licenziare 2.511 lavoratori, dopo che a maggio era stato firmato un accordo che chiudeva la partita per 3mila licenziamenti annunciati a marzo. Quello di ottobre fu senz’altro un dietrofront di Almaviva Contact.
Sorprendentemente, le Rsu di Roma hanno deciso di recidere la speranza per un dialogo costruttivo anche se i primi tre mesi di trattativa non hanno prodotto gli sviluppi attesi.
Tutte le Rsu (non solo la Slc Cgil che aveva 7 delegati su 15) non hanno firmato l’accordo. Pare che i rappresentanti delle altre due sigle sindacali (Fistel Cisl) e Uilcom abbiano opposto il rifiuto solo per stare in scia e per non sentirsi piovere addosso l’accusa, troppo spesso mossa loro all’interno di fabbriche e aziende, di collaborazionismo con il “padrone”.
Il risultato drammatico è che 1.666 persone stanno per ricevere la lettera di licenziamento : il dono più sgradito che possa giungere ad un lavoratore ed ancora peggio durante le festività natalizie.

Nokia. Accordo al Mise, evitati i licenziamenti

produzione-winblu-001Tirano un respiro di sollievo i lavoratori della Alcatel-Lucent/Nokia. Sono stati infatti scongiurati gli esuberi del Gruppo Nokia in Italia, annunciati ad aprile. Nella notte è stato raggiunto, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, l’accordo tra azienda, sindacati di settore – metalmeccanici e TLC – e le Rsu, con il ricorso alla Cigs per riorganizzazione della durata di 12 mesi per i 219 dipendenti inizialmente dichiarati in eccedenza dall’azienda. Le segreteria Nazionali delle OOSS firmatarie dell’Ipotesi di Accordo hanno subito dichiarato che scioglieranno la riserva a valle della consultazione dei lavoratori e lavoratrici ALU e Nokia da svolgersi entro il 26 luglio 2016.

L’intesa, sottoscritta da tutte le organizzazioni sindacali, prevede l’apertura della cassa integrazione straordinaria per riorganizzazione per un numero massimo di 195 lavoratori.

Di questi, 25 hanno già trovato una soluzione attraverso la ricollocazione interna: il numero dei lavoratori in esubero da gestire, quindi, è pari a 170. Le figure fungibili ruoteranno ogni quattro mesi, gli altri lavoratori permarranno in cassa integrazione per una media di sei mesi. Nel caso in cui il periodo di cassa superasse i sei mesi, è prevista un’integrazione salariale di 200 euro mensili.

L’accordo stabilisce anche un piano di riqualificazione condiviso con le organizzazioni sindacali che coinvolgerà tutti i lavoratori in cassa integrazione, puntando alla ricollocazione interna all’azienda ed esterna. Per chi decide volontariamente di lasciarla Nokia, è previsto un incentivo che, per chi ha oltre i 45 anni di anzianità, sarà pari a 26 mensilità (ricavate dalla somma del salario lordo annuale e del salario variabile diviso 12). Sono previste verifiche trimestrali presso il ministero dello Sviluppo economico: alla fine del percorso le parti si riuniranno in sede istituzionale e, nel caso di esuberi residui, cercheranno soluzioni condivise per la loro gestione non traumatica.

È un “accordo particolarmente positivo perché tutela efficacemente l’occupazione di una multinazionale che nei prossimi anni potrà essere protagonista dell’innovazione digitale del Paese”, fa sapere il Mise che verificherà il rispetto degli accordi sottoscritti in occasione di appositi incontri.

Liberato Ricciardi

Pubblico impiego.
Accordo raggiunto
tra Aran e sindacati

Lavoro

PUBBLICO IMPIEGO:  ACCORDO RAGGIUNTO

E’ stato recentemente firmato tra Aran e sindacati l’accordo che riduce i comparti del pubblico impiego a quattro. E’ quanto hanno fatto sapere le sigle presenti al tavolo, al termine di un incontro fiume che si è chiuso, con la sottoscrizione dell’intesa, nella notte. “Ora il governo non ha più alibi: si rinnovino i contratti pubblici e lo si faccia subito”, ha scritto la Cgil in una nota diramata appena successivamente alla firma. L’intesa sarebbe stata sottoscritta dalla gran parte delle sigle sindacali, il punto centrale è l’aggregazione dei comparti che da undici, considerando quelli effettivi, vengono portati a quattro: Funzioni centrali, Funzioni locali, Sanità e Istruzione e ricerca. Le operazioni di accorpamento hanno riguardato il primo (ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici) e l’ultimo settore (prima scuola, ricerca, università e Afam erano distinte). La presidenza del Consiglio è rimasta ancora distinta. La contrazione dei comparti determina anche l’assottigliamento delle aree dirigenziali, sempre a quattro, seguendo quanto prefigurato dalla legge Brunetta e rimasto finora solo su carta. Per salvaguardare specifiche professionalità all’interno dei comparti, ognuno avrà il suo contratto, a una parte “comune” potranno essere affiancate parti “speciali”. Quanto alla rappresentatività sindacale all’interno dei nuovi comparti è prevista una fase transitoria, che fa salve le ultime elezioni delle Rsu, ma resta ferma la soglia del 5% di deleghe e voti. Per alcune sigle sindacali più piccole, che magari erano rappresentative in un comparto ora diluito in uno più grande, ciò può determinare il rischio di scomparire. Per questo nel protocollo d’intesa è stata stabilita la possibilità di alleanza, fusioni, con altri sindacati, da portare a termine entro tempi precisi. La sottoscrizione dell’accordo era il tassello che mancava prima di poter riaprire il tavolo per il rinnovo dei contratti, come più volte rimarcato anche dal ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia. La legge di Stabilità per il 2016 destina al capitolo 300 milioni, una cifra considerata sin dall’inizio insufficiente per i sindacati, che ora concentrano le loro attenzioni sul nuovo Def e sulla prossima finanziaria. I contratti nel pubblico impiego sono bloccati dai sei anni, uno stop non più legittimo secondo la Corte Costituzionale che a riguardo si è pronunciata con una sentenza nel luglio del 2015.

Madia,con intesa comparti sistema contratti più semplice  – “Sistema contrattuale più semplice e innovativo per lavoratori pubblici e Paese”. Così si è espressa il ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, in un tweet lanciato dopo l’intesa tra Aran e sindacati con cui, ha scritto il ministro, “si è chiuso l’accordo sulla riduzione a quattro comparti”.

Cgil, adesso governo rinnovi contratti e metta risorse  – Ora che è stata raggiunta l’intesa sui comparti “il governo non ha più alibi: si rinnovino i contratti pubblici e lo si faccia subito, mettendo le risorse necessarie. Il sindacato ha fatto la sua parte, adesso tocca al governo fare la sua”. Così Cgil, Fp Cgil e Flc Cgil hanno commentato l’accordo da poco siglato all’Aran, dopo 17 ore complessive di trattativa, sulla riduzione da dodici (in concreto undici) a quattro dei comparti pubblici. “La diminuzione del numero dei comparti – hanno spiegato – risponde ad una idea di aggregazione di settori, coerente con la politica di riduzione dei contratti. L’augurio, e il nostro impegno adesso, è che i contratti di settore, che per ora costituiscono filiere pubbliche, possano essere integrati anche con i settori privati”. Secondo la Cgil e le categorie Fp e Flc un “importante risultato è l’istituzione del comparto ‘Istruzione e Ricerca’ all’interno del quale per la Cgil si riconoscono e salvaguardano i principi di libertà di insegnamento, autonomia della ricerca e valorizzazione delle diverse specificità contrattuali di scuola, università, ricerca ed Afam”. Per il sindacato di Corso d’Italia non mancano tuttavia “elementi critici”. Il primo, è stato evidenziato nel comunicato, è rappresentato “dall’autonomia della Presidenza del consiglio. Per questa via, infatti, il governo applica la legge Brunetta per difendere un bacino ristretto di lavoratori”. Il secondo punto, riguarda invece “i dirigenti tecnici professionali amministrativi della sanità. Non siamo, infatti, d’accordo che si riunifichi questa parte della dirigenza della sanità con quella delle autonomie locali”. In generale comunque, la Cgil ha definito l’accordo “innovativo”, adesso “la sfida” è “il rinnovo dei contratti nazionali, noi siamo pronti, da subito. L’Aran convochi i sindacati e apra le trattative. I lavoratori hanno diritto al rinnovo, i cittadini hanno diritto a migliori servizi”.

Uil, da sindacati responsabilità, alibi governo finiti  – “Questa mattina alle prime ore dell’alba, dopo una lunga no stop, è stato raggiunto finalmente l’accordo tra Aran e sindacati sui comparti, ridotti a 4 secondo le previsioni della vigilia. Ora gli alibi sono finiti. L’intesa sui comparti adesso è stata raggiunta. Il Governo dimostri che ha la volontà di rinnovare i contratti”. Così ha dichiarato anche il segretario confederale della Uil, Antonio Foccillo, commentando l’intesa appena raggiunta tra sindacati e l’Agenzia che rappresenta il governo nelle trattative sul pubblico impiego. “Troppe ancora le incognite sia sul piano economico che su quello normativo”, ha sottolineato il sindacalista riferendosi ai rinnovi contrattuali. E ha rivendicato: “Noi, con molta responsabilità, come abbiamo dimostrato anche nella lunga e faticosa trattativa siamo disponibili a confrontarci e trovare le soluzioni per risolvere finalmente questa annosa questione”. Dunque ora, ha proseguito Foccillo, “vogliamo un contratto pieno e soddisfacente per i lavoratori che aspettano da troppi anni di rinnovarlo”.

Istat

RECUPERO MODERATO DEL PIL NEL PRIMO TRIMESTRE

Anche nel primo trimestre dell’anno proseguirà la fase di recupero dell’attività economica. Lo rileva l’Istat nella nota mensile sull’andamento dell’economia italiana. L’Istituto sottolinea che la crescita moderata continuerà malgrado a gennaio ci sia stata una “decisa decelerazione” dell’indicatore composito anticipatore dell’economia. Dopo il lieve aumento della disoccupazione e la diminuzione del numero di occupati a febbraio, “segnali moderatamente positivi per l’evolversi nei prossimi mesi provengono dalle attese formulate dagli imprenditori a marzo (per il successivo trimestre), in miglioramento nel settore manifatturiero e nel commercio, stabili nelle costruzioni e nei servizi”.Nei primi mesi dell’anno, sottolinea l’Istat, gli indicatori congiunturali qualitativi confermano i segnali di debolezza dal lato dell’offerta. Dal lato della domanda, alle incertezze legate all’evoluzione del commercio mondiale si accompagnano la stabilità della crescita dei consumi e i primi segnali di ripresa degli investimenti. Proprio sugli investimenti l’Istat evidenzia “un miglioramento ciclico”. Sebbene nel quarto trimestre il tasso di investimento delle società non finanziarie sia rimasto sui minimi storici (18,3%), la variazione congiunturale degli investimenti ha registrato un aumento dell’1%. Nella media del 2015 il valore aggiunto delle società non finanziarie è cresciuto del 2,7% rispetto all’anno precedente e gli investimenti dell’1,5%. Anche il risultato lordo di gestione è tornato positivo (+2,5%) dopo 3 anni di contrazione. Una ulteriore indicazione a favore di una ripresa degli investimenti arriva dai giudizi sugli ostacoli alla produzione: nel quarto trimestre 2015 gli imprenditori manifatturieri hanno segnalato una riduzione del rischio di insufficienza della domanda. Inoltre, i recenti provvedimenti contenuti nella legge di stabilità (superammortamento), il miglioramento delle condizioni creditizie per le imprese e il sostegno ai progetti di investimento in infrastrutture e innovazione del piano Juncker rappresentano ulteriori elementi a sostengono delle aspettative di ripresa del processo di accumulazione del capitale.Le aspettative degli operatori economici sull’evoluzione dei prezzi mostrano in marzo un deterioramento, segnalando il possibile proseguimento dell’attuale fase deflativa. La correzione al ribasso, continua l’istituto di statistica, appare molto pronunciata per i consumatori, con quasi i due terzi che prevedono prezzi stabili o in riduzione.

Fisco

IN GIUDIZIO SOLO 2% CARTELLE

Solo il 2% delle cartelle esattoriali sono oggetto di contenzioso e finiscono davanti a un giudice. Lo si evince dai dati pubblicati sulla rivista telematica dell’Agenzia delle Entrate Fiscooggi. Il dato segna un miglioramento del rapporto tra fisco e contribuenti: l’indice di conflittualità è infatti giudicato più importante dell’indice di vittoria in quanto misura con più efficacia proprio l’evoluzione del rapporto tra amministrazione fiscale e cittadino.

Carlo Pareto
c.pareto@alice.it

Whirlpool licenzia 1350 dopo l’operazione “fantastica”

Whirpool-Caserta-chiudeBrusco risveglio per gli operai della Whirlpool, l’operazione “fantastica” dopo l’acquisizione della Indesit si conclude con l’annuncio di 1.350 esuberi. L’azienda americana ha infatti annunciato la chiusura dello stabilimento Indesit di Caserta e quello di Albacina a Fabriano (Ancona) per un totale di 1.350 esuberi, di cui 1.200 nelle fabbriche e 150 nei centri di ricerca, senza dimenticare i 90 lavoratori a rischio di None (Torino).

Il tutto stamane quando al Mise (Ministero dello sviluppo economico) è stato svelato il piano industriale della neo proprietaria di Indesit in un incontro in cui sono stati esclusi per la prima volta dal tavolo di concertazione i rappresentanti territoriali e le Rsu, riservando il confronto ai soli sindacati nazionali.

Al riguardo il Presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca, ha dichiarato: “È singolare che su una vicenda di tale rilevanza il Governo nazionale abbia escluso la partecipazione delle Regioni. La chiusura dello stabilimento di Albacina non è accettabile – ha aggiunto Spacca, secondo il quale – il piano Whirlpool va cambiato e debbono essere rispettati gli impegni dell’accordo del 2013”.

La multinazionale Whirlpool, che nemmeno un anno fa veniva decorata per l’acquisizione della Compagnia marchigiana per 758 milioni di euro pari a 11 euro per azione, oggi rimette in discussione il piano di investimenti di cinquecento milioni in quattro anni e la prospettiva di un incremento dei volumi produttivi nel nostro Paese.

Il Piano è stato illustrato dal segretario della Uilm, Gianluca Ficco che ha spiegato che il sito di None sarà dismesso, mentre i lavoratori di Albacina dovrebbero essere trasferiti nella fabbrica di Melano, dove sarà di nuovo concentrata la produzione insieme a quella di Varese.

Secondo Davide Castiglioni, l’Ad di Whirlpool Italia “una parte degli esuberi non sono strutturali e potranno essere riassorbiti. Il punto centrale però è che il nostro piano industriale non è condizionato da nessuna ripresa della domanda che non sia quella dei nostri giorni ed è una risposta sostenibile di lungo periodo”.

Ma il Governo si dice preoccupato per il nuovo piano targato dal colosso degli elettrodomestici. “Forte contrarietà” è stata espressa per gli aspetti del piano industriale presentato da Whirlpool e “legati agli impatti occupazionali inerenti diversi siti produttivi, alcuni dei quali in aree del Paese già colpite da fenomeni di deindustrializzazione”. È quanto ha comunicato il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, e dal sottosegretario al ministero del Lavoro, Teresa Bellanova, dopo che i vertici di Whirlpool hanno presentato al ministero dello Sviluppo economico il piano industriale che porterà alla completa integrazione con Indesit in Italia.

Intanto i sindacati sono sul piede di guerra, “abbiamo espresso il nostro più profondo dissenso – dice Ficco della Uilm – ed abbiamo chiesto a Whirlpool di rispettare gli accordi pregressi, compreso quello ereditato la Indesit e firmato proprio in sede ministeriale poco più di un anno fa, secondo cui tutte le fabbriche hanno una missione produttiva e fino al 2019 nessun lavoratore può essere licenziato. Confidiamo che il Governo ci aiuti a far rispettare quell’intesa di cui esso stesso fu parte”.

Il sindacalista ha anche fatto sapere che il prossimo incontro fra sindacati e Whirlpool è previsto lunedì 20 a Roma, per l’illustrazione più particolareggiata del piano. Da parte della Fiom invece l’indice viene puntato proprio contro il Governo: “Questa è l’operazione fantastica di cui parlava Renzi?”. Fabrizio Bassotti, della Fiom Cgil di Fabriano, cita le parole del premier sull’acquisizione di Indesit da parte della multinazionale Usa Whirlpool e boccia il piano da 1.350 esuberi presentato dalla multinazionale. “Whirlpool – ha dichiarato – cannibalizza la Indesit dichiarando la chiusura di tre siti e 1.350 esuberi”. E conclude: “Questa è l’operazione di prospettiva che hanno elogiato il premier Renzi e il governatore Spacca? E per fortuna che tutti e due hanno dichiarato di essersi fatti dare rassicurazioni dagli americani”.

Intanto è già iniziata la mobilitazione delle tute blu, per protesta gli operai della Indesit di Albacina, insieme al sindaco di Fabriano, Giancarlo Sagramola, hanno bloccato la Strada provinciale 256 Muccese. Mentre a Carinaro (Caserta) dopo l’annuncio della chiusura della fabbrica, 800 dipendenti hanno bloccato la produzione dando vita ad uno sciopero immediato, l’annuncio shock arriva dopo due anni della chiusura dell’altro insediamento gemello di Teverola, costato quasi 200 esuberi.

Maria Teresa Olivieri

SCONCERTAZIONE

Scontri-corteo-AST-Roma

Scontri al centro di Roma nel corso del corteo degli operai delle Acciaierie Ast di Terni. I manifestanti si stavano dirigendo verso il ministero dello Sviluppo Economico, quando sono stati bloccati dagli agenti della polizia. Il corteo si stava spostando dal presidio sotto all’ambasciata tedesca e ha cercato di forzare il cordone. I manifestanti sono stati respinti delle forze dell’ordine. Sono scoppiati dei tafferugli in cui in tre persone sono rimaste ferite. Contuso anche Gianni Venturi, coordinatore nazionale Fiom e Alessandro Unia del Rsu Fim Cis. Continua a leggere