Milano Europa, la sfida democratica della sinistra

sala cocomeroSe rimani d’estate a Milano, ci sono dei giorni che boccheggi dal caldo e finisci per non uscire proprio cercando refrigerio nell’aria condizionata di casa, che naturalmente diviene oggetto dell’attenzione principale.

Così ritrovi i quaderni con gli appunti delle riunioni studentesche, poi quelli della rete per la formazione che si snoda tra le diverse agenzie formative, quelli per costruire la rappresentanza delle nuove identità di lavoro e quelli per l’autorganizzazione sociale nei quartieri popolari. Autorganizzazione che per me, nel rispetto delle regole, non è un concetto così diverso dal riscatto o dalla sussidiarietà intesa come maggiore spazio di libertà per il sapere e saper fare della persona, delle comunità sociali che sperimentano modelli organizzativi simili, ma non uguali, a quelli dello Stato; a dire il vero non è nemmeno così distante dal concetto di federalismo che nella mia accezione resta, come nel 2011 ho sentito ripetere più volte a Giancarlo Giorgetti, un processo di responsabilizzazione dal basso.

A fine anni novanta mi trovai in una piccola stanza della CGIL nazionale insieme ad altri tre coetanei e a due dirigenti del maggior sindacato italiano. Uno di loro l’ho poi rincontrato recentemente come Capo di Gabinetto della segreteria politica del Ministro Marco Minniti.

All’epoca aveva il compito, dato da altri, di “correggere” gli studenti ribelli, rei di aver addomesticato la sinistra più radicale, quello, che al governo, ad altri non riuscì di fare (* per la cronaca poi toccò proprio a Minniti ritentare proponendosi come garante di Bertinotti… grazie a qualche ‘storico’ dei centri sociali che in questi giorni lo ricorda su alcuni on line). Insieme agli studenti, però, andava “corretto” anche il sindacalista filo ministeriale, il quale a sua volta si era ben guardato dal costruire un’alleanza di ferro con gli studenti stessi che mobilitavano pure sulle sue parole d’ordine. Il compito venne eseguito alla perfezione.

Nel giro di poco tempo quel che Milano aveva costruito, Roma aveva “corretto”: niente più rete dei saperi e della  conoscenza, niente più sedi studentesche dentro al sindacato. Tempo dopo le cose furono in parte ripristinate, ma il vuoto pedagogico prodotto tra i giovani e nella gestione della flessibilità del lavoro, i Democratici lo pagano ancora oggi. Fu senza dubbio quella un’esperienza che mi ha segnata irrimediabilmente perché a mio avviso rispondeva a delle logiche organiciste che avevano poco a che fare con il concetto di consenso e più con quello di gerarchia. La storia di Cofferati è poi a tutti nota, dal canto mio finii, per autodifendermi dentro il mio senso del dovere. Non è un caso, dunque, ritrovare anni dopo uno dei protagonisti di allora, quello bravo, nel comparto sicurezza, solo che, guarda caso, in quel comparto c’ero finita pure io e, se non fosse stato per scelte personali altrui, vi sarei rimasta volentieri perché la sicurezza che ho conosciuto io ha rielaborato errori e forzature, ha risolto con se stessa i limiti del potere che esercita dentro uno spazio democratico di servizio più ampio. La sicurezza che ho conosciuto io è molto simile, per non dire uguale, alla competenze di facility per le città: sono le forze dell’ordine, oggi, che risolvono i problemi di ordine pubblico delle amministrazioni. E con questo intendo che non si limitano all’intervento di polizia ma ne curano il prima e il dopo, la coesione sociale di una città.

Il Sindaco di Milano è senza dubbio la persona che meglio ha compreso il ruolo delle forze di difesa e sicurezza, stringendo un patto d’azione con Prefetto e Questore di Milano che sta permettendo in città un passaggio politico ordinato e che consente, nelle diversità fisiologiche della fase, di tenere collegato il piano periferie della capitale economica italiana alla visione di sicurezza urbana che Minniti tentò di attuare con i Ministri Delrio e Franceschini. Prima del 4 Marzo sicurezza, sviluppo e coesione sociale erano i temi del tavolo nazionale sulle città: perché “la piazza più sicura è la piazza vissuta” per dirla con Minniti, perché “ai migranti sul territorio troveremo il lavoro nell’edilizia e nell’arredo urbano” per dirla col pragmatismo del Sindaco Sala che sa che i 500.000 rimpatri rischiano di fare la fine degli abusivi nelle case popolari della Regione Lombardia, sempre allo stesso posto da oltre 15 anni. Sul punto resta incomprensibile la critica a Sala de Il Giornale: ci fosse stato oggi ancora Claudio De Albertis, è su queste parole del Sindaco che avrebbe rilasciato un’intervista al Direttore Sallusti dicendo quello che pochi giorni fa ha detto Maurizio Lupi “Sala sta lavotando bene, da Milano può partire un’alternativa moderata e democratica”.

Milano, Brescia, Bergamo, Lecco, Mantova e la rete degli amministratori locali… L’Avanti in Lombardia, da Settembre, nasce nel tentativo di offrire il proprio contributo per riannodare il filo del discorso della sinistra che guarda all’Europa, perchè il nord non può che fare questo giocando di sponda col sud protagonista nel Mediterraneo. In fondo gli Italiani Europei hanno sempre saputo che l’Unità d’Italia si fonda proprio sull’alleanza tra nord e sud e non su una bieca contrattazione di posizioni governative, gli Italiani Europei hanno sempre saputo che la forza della democrazia del Paese risiede, per dirla con le parole dell’Arcivescovo di Milano Delpini, nel valore della dialettica.

La sinistra europea che dobbiamo ricostruire è quella che mette al centro la persona e il dialogo con militanti e cittadini (ancora Minniti) l’Europa che dobbiamo difendere è quella che ha garantito pace, crescita economica e libertà prorio grazie alla dialettica tra forze politiche democratiche e popolari. Del resto i socialisti sono sempre stati al servizio di un ideale, da qui ricominciamo.

Silvia Davite

 

Lombardia, laboratorio
del neofascismo

fascisti milanoLa Lombardia è tornata ad essere da tempo laboratorio privilegiato del neofascismo. Da Varese a Pavia, da Monza a Cantù e a Como è un fiorire di iniziative e di propaganda.

Milano e i Comuni della Città metropolitana sono stati da tempo scelti dalle organizzazioni neofasciste e neonaziste come luoghi di incontro, di convegni e manifestazioni anche a livello europeo. Il fenomeno sta sempre più assumendo dimensioni che destano profonda preoccupazione in tutti noi.

Il blitz del 29 giugno 2017 a Palazzo Marino da parte di militanti di CasaPound, resisi protagonisti di saluti romani, violenze ed aggressioni, mentre era in corso la seduta del Consiglio Comunale democraticamente eletto dai cittadini, ha costituito un fatto di una gravità senza precedenti. L’assalto a Palazzo Marino e la contestazione al Sindaco Sala hanno rappresentato un salto di qualità nella sfida alle istituzioni nella città Medaglia d’oro della Resistenza.

Un blitz che aveva registrato un suo preambolo il 9 aprile 2017, quando alcuni militanti di CasaPound avevano inscenato una protesta contro l’accoglienza dei migranti durante una seduta del Consiglio Comunale di Monza. Una prova di forza che ha avuto il suo fondamento in quanto accaduto il 29 aprile 2017 al Cimitero maggiore di Milano, quando un migliaio di neofascisti sono andati a commemorare al campo X i caduti della Repubblica di Salò.

Da allora è stato un crescendo di iniziative, manifestazioni, provocazioni neonaziste e neofasciste.

Nella notte tra il 24 e il 25 settembre 2017, al Parco Nord di Milano, è stato devastato da neofascisti il Monumento al Deportato, realizzato su progetto dell’architetto Lodovico Barbiano di Belgiojoso, deportato a Mauthausen e dal figlio Alberico.

Nella giornata del 29 aprile, in cui ricorre l’anniversario della sanguinosa uccisione del giovane Sergio Ramelli, vittima di una aggressione squadristica del Cub di medicina di Avanguardia Operaia, e di Enrico Pedenovi, consigliere provinciale dell’Msi, assassinato dal gruppo terrorista Prima Linea, omicidi efferati, da sempre condannati dall’Anpi e dalle forze democratiche, i neofascisti inscenano a Milano manifestazioni di aperta apologia del fascismo. Il 29 aprile di quest’anno, un gruppo di circa 200 appartenenti a CasaPound, Forza Nuova e Lealtà e Azione hanno compiuto un’ignobile parata in piazzale Loreto per ricordare Mussolini e il nefasto e tragico ventennio fascista. La provocazione neofascista conclusasi con saluti romani è avvenuta proprio nel luogo dove sorge il Monumento dedicato ai Quindici Martiri, partigiani e antifascisti, prelevati dal carcere di San Vittore per ordine del capitano della Gestapo Theodor Saevecke e fucilati all’alba del 10 agosto 1944 da un plotone della Muti.

Il giorno prima, il 28 aprile 2018, due donne che, per tutelare il decoro della loro abitazione, avevano provveduto a staccare un manifesto abusivo incollato sul loro edificio, per la sfilata a ricordo di Ramelli e Pedenovi, sono state aggredite da neofascisti. Le due signore hanno dovuto ricorrere alle cure mediche e hanno sporto denuncia alla Questura di Milano. Ricordiamo, infine, la decisione del Comune di Cologno Monzese di organizzare, nei giorni immediatamente precedenti la ricorrenza del 73° anniversario della Liberazione, un campo militare tedesco che avrebbe offeso la memoria dei cittadini di Cologno Monzese che lottarono per la libertà e che furono vittime della deportazione nei lager nazisti. L’intervento dell’Anpi, che si è rivolta al Prefetto di Milano, la dottoressa Lucia Lamorgese, ha evitato questo ulteriore oltraggio.

Il 1° luglio si è verificata un’ulteriore gravissima provocazione nel quartiere di Niguarda: la distruzione della targa dedicata a Gina Galeotti Bianchi, la partigiana Lia, alla quale è intestato il giardino di via Hermada. Gina Galeotti Bianchi è stata la prima caduta dell’insurrezione a Milano contro i nazifascisti. Niguarda fu il primo quartiere ad insorgere, il 24 aprile 1945 e la partigiana Lia mentre era uscita insieme con la staffetta e amica Stellina Vecchio per portare ai partigiani l’ordine di insurrezione, venne colpita e uccisa da una raffica di mitra sparata da un camion carico di soldati tedeschi in fuga. Gina Galeotti Bianchi era incinta e aveva appena riferito a Stellina Vecchio di essere contenta perché “il nostro bambino nascerà in un paese libero”.

In questo quadro si inserisce il provocatorio evento organizzato il 6 e 7 luglio da Lealtà e Azione nella città di Abbiategrasso. La “festa del sole” ad Abbiategrasso è stata promossa dall’organizzazione neonazista e antisemita Lealtà e Azione che si ispira al generale nazista delle Waffen SS Leon Degrelle e a Corneliu Codreanu, fondatore della Guardia di ferro rumena, movimento ultranazionalista e antisemita, protagonista di spaventosi pogrom antiebraici negli anni 30 e 40.

Nonostante il tentativo di Lealtà e Azione di presentarsi sotto una veste dialogante e insospettabile, traspare la vera natura degli organizzatori. Sul manifesto di indizione vi compare l’immagine di un lupo, uno degli emblemi di Lealtà e Azione, con una rosa rossa in bocca, a ricordare lo stemma della X Mas, dove la rosa era posta tra i denti di un teschio al fine di esaltare la bella morte. Infine, immancabile, il concerto nazi rock, con band che inneggiano ai “martiri” della Repubblica di Salò, al suprematismo bianco e ai pogrom degli ebrei. Tra i gruppi che si sono esibiti i “Bullets”, autori dell’inno di Lealtà e Azione, in cui si esalta l’antisemita Corneliu Codreanu (“i valori che cerchiamo/noi li troviamo in Corneliu Zelea Codreanu”).

All’iniziativa, svoltasi in uno spazio pubblico, colpevolmente concesso a Lealtà e Azione dall’amministrazione comunale, hanno partecipato due assessori della Giunta regionale lombarda, esponenti di primo piano di Forza Italia, di Fratelli d’Italia e numerosi parlamentari della Lega.

Ciò che ci ha lasciato profondamente sbalorditi, tra le altre cose, è l’atteggiamento dell’assessore leghista alla cultura della Regione Lombardia che è intervenuto l’11 maggio scorso ad un importante convegno sull’ottantesimo anniversario della emanazione delle famigerate leggi antisemite, alla presenza di Liliana Segre, del Rabbino Capo di Milano Alfonso Arbib, del giornalista Ferruccio de Bortoli, dell’Arcivescovo di Milano, e che con grande disinvoltura e indifferenza ha voluto partecipare alla festa realizzata da una associazione neonazista e antisemita.

L’aspetto più grave e inquietante della manifestazione di Abbiategrasso è rappresentato, appunto, dallo stretto rapporto stabilitosi tra Lealtà e Azione e Lega di Salvini.

Stiamo assistendo in Lombardia, al preoccupante progetto di stabilire tutte le interlocuzioni possibili dell’estrema destra, soprattutto, con la Lega guidata da Salvini. D’altra parte non è una novità quella costituita dal collegamento di realtà neofasciste con la Lega. Lealtà e Azione ha scelto di appoggiare candidati della Lega o candidare propri militanti nel partito di Salvini, alle elezioni del 4 marzo scorso. E ora, i neofascisti lombardi vanno all’incasso “politico”.

Lo scenario che si profila per la nostra regione e a livello nazionale, dove la Lega ha un ruolo determinante nel governo, è preoccupante e inquietante. A livello nazionale i primi passi del governo salviniano fanno felici i neofascisti per i porti chiusi, il fronte anti-Ong, la proposta del censimento dei Rom. Si rivela così la vera natura del fascismo, profondamente razzista sin dalle origini. È sotto gli occhi di tutti che la questione immigrazione diventa terreno di coltura per i germi del fascismo. Ci sono persone a cui si mette in testa che le ideologie nazifasciste e razziste sconfitte dalla Resistenza italiana ed europea siano ancora oggi la risposta alle problematiche attuali, scaricando su chi fugge dalle guerre e dalla fame la responsabilità della crisi della società contemporanea. La discriminazione razziale e l’odio per lo straniero così come la purezza etnica sono risposte tragicamente già date nel secolo appena trascorso.

L’Anpi provinciale di Milano e l’Anpi nazionale hanno aderito all’appello e al presidio unitario svoltosi, con successo, ad Abbiategrasso. Oltre all’Anpi hanno aderito: la senatrice Liliana Segre, Aned, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Comunità Ebraica di Milano, Associazione Italia Israele di Milano, Forum dei Musulmani Laici, Fiap, Anppia, Aicvas, Anpc, Cgil-Cisl-Uil, Acli, Libera, Comunità di Sant’Egidio, Pd, Liberi e Uguali, Partito socialista, Rifondazione comunista, Potere al popolo.

La senatrice Liliana Segre ha rivolto una interrogazione urgente al ministro dell’Interno Salvini con la quale ha chiesto la “revoca delle autorizzazioni, così da scongiurare la realizzazione di una iniziativa di patente carattere anticostituzionale, che offende i valori di fondo della nostra Repubblica e di ogni forma di convivenza civile.” All’appello si è aggiunta una lettera di 22 sindaci, di centrosinistra, ma anche di centrodestra, del territorio sud Milano, con la richiesta di cancellare il raduno neofascista.

Il presidio antifascista ad Abbiategrasso contro la festa di Lealtà e Azione ha visto la partecipazione di oltre 400 persone, alla presenza di Carla Nespolo, presidente nazionale dell’Anpi, che è intervenuta nel corso della manifestazione.

Da registrare anche la presenza della consigliera regionale lombarda del Movimento 5stelle, Monica Forte, e di numerosi attivisti pentastellati.

L’aspetto forse più interessante e significativo dell’intera vicenda è proprio costituito dall’ampio e unitario fronte antifascista mobilitatosi contro la provocatoria iniziativa di Lealtà e Azione.

Non è più tollerabile che a 73 anni dalla Liberazione dal nazifascismo si ripetano iniziative e vengano concessi spazi pubblici a organizzazioni neofasciste come Lealtà e Azione, CasaPound e Forza Nuova.

Le leggi ci sono (la Scelba e la Mancino), ma vanno applicate. Compito dello Stato è di adoperarsi per contenere e respingere ogni tentativo, oggi purtroppo ricorrente, di esaltazione del fascismo, per far conoscere cosa è stato il fascismo durante il ventennio e negli anni della strategia della tensione. Ci dimostri questo Stato di essere finalmente quello Stato antifascista delineato dalla Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza, sciogliendo gruppi dichiaratamente nazifascisti e infliggendo a chi fa apologia di fascismo e diffonde intolleranza e razzismo esemplari condanne.

La mobilitazione unitaria contro le provocazioni neofasciste e neonaziste è fondamentale, ma non basta. Se tutto questo avviene vuol dire che qualche cosa di profondamente grave si è verificato nel nostro tessuto sociale. Il ventre molle del Paese contaminato dal razzismo e dal fascismo non è mai del tutto scomparso. Solo che nel secondo dopoguerra ci si vergognava di tirarlo fuori. Il lutto e la disperazione provocati dal nazifascismo creavano una sorta di pudore intorno a certe tendenze. Il tempo ha cancellato la memoria delle tragedie. Ed ecco ora riaffacciarsi violentemente queste pulsioni razziste e xenofobe. Ma tutto ciò ha una spiegazione ben precisa. Se il fascismo in Italia è stato sconfitto militarmente il 25 aprile 1945, non lo è stato culturalmente, idealmente e storicamente. Riteniamo, infatti, che accanto all’impegno per rinnovare profondamente lo Stato sia essenziale vincere e combattere l’indifferenza che troppe volte si registra di fronte allo svilupparsi e al rifiorire di movimenti neofascisti e razzisti. Nostro compito è quello di continuare a sviluppare una intensa controffensiva di carattere ideale, culturale e storico soprattutto nei confronti dei giovani, per ricordare le tragedie provocate dal nazifascismo nel corso del Novecento e per combattere la sempre più preoccupante deriva xenofoba, razzista e antisemita che sta investendo l’Europa e il nostro Paese.

Roberto Cenati
Presidente del Comitato provinciale Anpi di Milano
(Patriaindipendente.it)

Expo. Futuro incerto e nebbia sui conti

Sala-ExpoA un mese dalla chiusura prevista di Expo, il commissario unico, Giuseppe Sala, si dimostra cautamente ottimista, ma non scioglie nessuno dei dubbi attorno alla manifestazione. Non è chiaro ancora se Expo alla fine chiuderà i conti in rosso e neppure quale sarà il destino dell’enorme area che è stata utilizzata per costruire i padiglioni con i relativi servizi.

Per ora la previsione di Sala è che “arriveremo ai 20 milioni di persone”, meteo permettendo, ma si guarda bene, e di questo gliene va dato atto, dal dire che è stato un successo. Sul piano dell’immagine Expo ne esce indubbiamente bene e fa fare una buona figura al Paese nonostante i terribili problemi che si erano addensati sulla manifestazione tra scandali e ritardi, ma su quello dei conti reali ancora il buio è fitto pesto.

“Restiamo con i piedi per terra – ha detto – serve prudenza, c’è ancora un mese da gestire. Ma credo che arriveremo attorno ai 20 milioni. La parola successo non riguarda solo i numeri. Se consideriamo la popolazione attiva italiana, di quei 20 milioni 13-14 sono italiani. Significa che un italiano su 4 ha visitato Expo. Non era mai successo nella storia d’Italia, così come non era mai successo che 55 Capi di Stato venissero in vista in Italia in sei mesi”.
Insomma, l’unica cifra che è uscita dalla bocca del commissario è’20 milioni’, ma quanti sono i biglietti venduti? E a che prezzo?

Come già scrivevamo un mese fa quando già veniva anticipato questo numero, “ci sono i biglietti venduti e gli ingressi. I biglietti a prezzo pieno da 39 euro e quelli a 5. E ci sono gli omaggi”. Dunque un conto è parlare di 20 milioni di visitatori, di affollamento e file ai tornelli, un altro di soldi realmente finiti nelle casse. Il nodo è il break point, il punto di pareggio tra spese e incassi. A un mese dall’apertura, il commissario unico di Expo, Giuseppe Sala, dichiarava che “per pareggio di bilancio bisogna vendere 24 milioni di biglietti”. “Le spese di gestione di una macchina come Expo ammontano a 800 milioni di euro. Dagli sponsor abbiamo ottenuto 300 milioni: per raggiungere il pareggio di bilancio è necessario vendere 24 milioni di biglietti”. La previsione si fondava sul calcolo di 24 milioni di biglietti al costo medio di 22 euro l’uno per un totale di 528 milioni a cui aggiungere 300 milioni dagli sponsor per l’affitto degli stand (ma non tutti pagano) e dalle royalty, ovvero dal minimo garantito ottenuto da dagli incassi di ristoranti e merchandising.

Di tutto questo oggi nessuno parla e questo fatto non induce all’ottimismo.

Quanto al dopo-Expo la nebbia è fitta come solo a Milano una volta poteva essere. Non si sa né chi gestirà il dopo esposizione né con quale obiettivo.
Alla trasmissione di Radiouno, ‘Radio Anch’io’ alla quale Sala ha partecipato con Giuliano Pisapia, il sindaco di Milano si è espresso per una soluzione che preveda una “persona capace con poteri straordinari” e di questo ha parlato con il presidente della Regione Lombardia Maroni avanzando la richiesta al Governo di entrare a far parte della società Arexpo. Secondo Pisapia serve “una personalità molto capace, un manager con una valutazione di prospettiva, una persona a cui si potrebbero dare poteri straordinari per accelerare i tempi” anche se, “non è vero che siamo in ritardo, siamo nei tempi, anzi addirittura in fase avanzata”.

Sembra una risposta al Corriere della Sera che oggi, con un articolo di Elisabetta Soglio, parla di “garbuglio”, di “confusione” e “tanti nodi da districare per decidere il destino dell’oltre milione e di metri quadrati che oggi ospitano l’esposizione universale”. Un errore che viene da lontano, insieme ai tanti altri, “quando si pensò all’Expo senza progettare la destinazione futura di terreni che nel frattempo sono stati bonificati, infrastrutturati, collegati a treni, mezzi pubblici locali e autostrade”. Sul tavolo, alla fine, la proposta più convincente è quella della Statale per farne un appendice, un Campus da destinare soprattutto alle facoltà che si occupano di alimentazione, da agraria a biologia, ma da qui si snoda una lunga fila di intoppi e inghippi e a oggi è ancora tutto in alto mare. Da Expo può arrivare insomma la conferma che l’Italia è tra i primi al mondo quando si tratta di soluzioni innovative, di creatività, ma purtroppo anche quando si parla di burocrazia, disorganizzazione e pasticci. Quanto ai conti …

Armando Marchio