Vicenza, governare in maniera più pacata

migranti skyl PD, LeU e PSI della provincia di Vicenza sollecitano le forze del centrodestra che oggi governano il Veneto e l’Italia a fare maggior attenzione a quanto realmente accade nei territori.
E’ il caso delle presunte richieste fatte pochi giorni fa da alcuni migranti alla Questura di Vicenza. Alcuni organi di stampa si sono affrettati a riportare e mettere in risalto la richiesta di collegamenti Sky e aria condizionata, mettendo in secondo piano la richiesta legittima di una Carta d’identità.

Ecco così che oggi i media riportano le dichiarazioni scandalizzate dei principali esponenti del centrodestra vicentino che parlano di “presunti rifugiati” e di “masse di persone che vengono in Italia a fare le vacanze”.
Poche ore fa la verità riportata da una valida giornalista del Corriere della Sera del Veneto che, correttamente e forse in maniera solitaria, ha contattato la Questura e la Prefettura per chiedere come realmente si fossero svolti i fatti.

In Questura vi è stato un incontro con i rappresentanti dei migranti, ma per parlare di ordine pubblico.
In Prefettura vi è stato un incontro con la cooperativa che gestisce il centro culturale San Paolo, ma si è parlato della richiesta di residenza per i migranti stessi.
Nulla di scandaloso quindi se non forse la continua propensione del centrodestra a trasformare ogni refolo in una tempesta.

PD, LeUe PSI della provincia di Vicenza auspicano che si torni a far politica (e in alcuni casi informazione) in maniera più pacata e costruttiva. Pacatezza e desiderio di costruire più che distruggere, due virtù troppo spesso accantonate da chi fa politica con le parole più che con i fatti.

Luca Fantò
Segretario regionale PSI Veneto

Con Charamsa, emerge
il vero problema del celibato

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Un fatto è certo: Il polverone alzato da Mons. Krzysztof Charamsa, alla vigilia dell’apertura del Sinodo sulla famiglia, sarà di nessuna utilità alla causa lgbt.

È sufficiente leggere quanto ha affermato Dariusz Oko, teologo polacco e paladino del Cristianesimo tradizionale, che ha definito le affermazioni del detestato confratello e collega teologo “un complotto ordito dalla lobby gay con cura artigianale, probabilmente per indebolire, al Sinodo, la posizione di tutti i vescovi fedeli all’insegnamento della Chiesa e del Vangelo. Credo voglia colpire anche la posizione della Congregazione per la Dottrina della Fede e tentare di indurre i padri sinodali ad accettare l’omosessualità nella Chiesa”.

È codesta, solo l’anteprima di ciò che potrà avvenire da oggi al 25 ottobre, data di chiusura del Sinodo: la probabile mancata contrapposizione, che simili forzature rischiano di provocare, tra gli innovatori e i conservatori di Santa Romana Chiesa che porterà verosimilmente ad eludere il vero tema che avrebbe dovuto essere posto alla base della discussione, che finirà per produrre, bene che vada, una stiracchiata ed elusiva posizione di mediazione, buona per perpetuare la comoda applicazione da parte del clero dell’antico detto latino: “Si non caste, tamen caute” (se non castamente, almeno con cautela).

L’avere posto l’omofobia come questione primaria significa pretendere di volere ristrutturare una casa lesionata dalle ingiurie del tempo partendo dal tetto poiché è chiaro a tutti che il problema della Chiesa è il permanere di una rigida interpretazione sessuofobica della religione che si manifesta in diversi aspetti, considerato che, da secoli, è la cifra che ne informa la dottrina.

Charamsa, con il suo clamoroso coming out, ha ottenuto il bel risultato di spostare la discussione e l’attenzione mediatica solo su un aspetto, pure importante, dell’aggrovigliata matassa teologica e dottrinale che i vescovi dovranno tentare di sbrogliare, non considerando che è prioritaria la rimozione di una norma che ha radici che risalgono almeno al Concilio di Trento: l’obbligo del celibato per il clero.

Codesta è la vera madre di tutte le battaglie, poiché si tratta di un problema che non dovrebbe più essere eluso non fosse altro perché è una delle cause principali del calo di vocazioni sacerdotali maschili e femminili, soprattutto in Europa e in America del nord, e non si contano le continue richieste di riduzione allo stato laicale di sempre più numerosi presbiteri desiderosi di contrarre matrimonio.

In una delle sue lettere ai Corinti, San Paolo che peraltro sul tema del celibato dei presbiteri mostrò di non avere proprio le idee chiarissime poiché si contraddisse più di una volta, scriveva: “È meglio sposarsi che ardere”.

Gli esiti del lavoro dei padri sinodali se, sul tema, com’è più che probabile, saranno interlocutori, finiranno dunque per consegnare la patata bollente del celibato nelle mani del Pontefice.

Che, come lui stesso non dimentica di sottolineare, in materia dottrinale è un gesuita di sicura flessibilità.

Qualità che da molti, anche tra i laici, è molto apprezzata.

Emanuele Pecheux

Banchieri Paperoni
la BCE avvia un’indagine

UE-banchieri-ricchiDomani, venerdì 30, banche chiuse per uno sciopero generale di tutte e otto le sigle sindacali del mondo degli Istituti di credito nel nome dei ‘diritti’ e dei ‘servizi’, ma anche del contratto nazionale di lavoro. E sarà un caso, ma proprio oggi la BCE ha comunicato alle banche dell’Eurozona, l’intenzione di avviare un’indagine approfondita sulle ‘buste paga’ dei banchieri, non dei bancari. E nel farlo le autorità centrali della BCE terranno conto della situazione patrimoniale degli Istituti di credito perché, come sarebbe logico, lo stipendio dei vertici dovrebbero essere adeguati allo stato di salute delle aziende che governano. L’indagine è motivata dal sospetto, probabilmente assai ben motivato, che i banchieri stiano tranquillamente aggirando le direttive europee che come stabiliscono la lunghezza dei cetrioli e la percentuale di cacao nel cioccolato, sono state predisposte per mettere un tetto ai compensi del top management.

Secondo l’Eba, l’Autorità bancaria europea, trentanove gruppi bancari europei hanno usato degli ‘trucchetti’ per infischiarsene delle regole. In particolare farebbero figurare la parte di retribuzione variabile come componente della retribuzione fissa. Le regole stabiliscono che la parte variabile delle stipendio possa raggiungere fino il 100% della parte fissa, o fino al 200% se ciò viene approvato dall’assemblea degli azionisti. In realtà manovrando le cifre delle componenti riuscirebbero ad aggirare le regole, un gioco però che può durare solo fino a quando si controllano da soli.

Le banche “dovrebbero adottare una politica di distribuzione dei dividendi conservativa – avverte la vigilanza della Bce – che tenga conto delle difficili condizioni economiche e finanziarie correnti” e quelle che hanno registrato una carenza patrimoniale residua a seguito della valutazione approfondita del 2014 “non dovrebbero distribuire dividendi”.

Una situazione indubbiamente che può avere anche risvolti scandalosi perché, come denuncia un rapporto della Fisac Cgil, la categoria dei lavoratori del credito della Cgil, “la crescita della diseguaglianze, la forbice dei redditi che si allarga progressivamente, è un fattore di ingiustizia anche nel settore del credito” dove un top manager ha guadagnato mediamente l’anno scorso 3,7 milioni di euro mentre il salario medio di un bancario è pari a poco più di 46 mila euro.

Facendo un passo indietro di un anno, al 2013, secondo quanto scriveva Il Fatto Quotidiano, i manager delle banche italiane intascano migliaia di euro al giorno, tutti i giorni, ferie incluse. “a guidare la classifica” dei più fortunati è Enrico Cucchiani, consigliere delegato di Intesa San Paolo, che guadagna 10.786 euro in ventiquattro ore”. Il giornale riporta i dati della Fiba, l’associazione di categoria della CISL, dove Cucchiani era solo il primo nella graduatoria. A seguirlo, l’Ad di Unicredit, Federico Ghizzoni, con 8.211 euro al giorno, Enzo Chiesa del BPM con 8 mila e Carlo Messina di Intesa con ‘appena’ 5.907 euro al dì. E questi erano solo i primi tra i manager, ma ci sono anche i Presidenti: Giuseppe Mussari, l’ex di MPS, con 2 mila al giorno, Dieter Rampl di Unicredit, 4.826, Giovanni De Censi di Cerval, 4.323 ecc. ecc. in una classifica a dir poco imbarazzante.

Per questo la Cisl, ha avanzato la propostadi “porre come limite per la retribuzione fissa lo stesso importo stabilito dal governo per i manager pubblici”: 294mila euro l’anno, più i bonus strettamente legati però ai risultati.

Comunque in questo club di Paperoni i banchieri italiani sono in buona compagnia. La banca americana Goldman Sachs ha pagato i suoi 121 banchieri top, a Londra, con una media di 3 milioni di sterline (3,85 milioni di euro attuali), molto al di sopra della media di settore. I dati sono stati riportartati da Reuters che ha esaminato, e pubblicato, una classifica basata sulle cifre pagate nel 2013 da 13 tra le maggiori banche mondiali, inglesi o straniere che operano a Londra. Per avere un termine di raffronto, Bank of America si colloca al secondo posto e paga 1,6 milioni di sterline a 110 banchieri, Morgan Stanley 1,54 milioni a 116 banchieri, JP Morgan 1,52 milioni a 209 banchieri, Crédit Suisse 1,51 milioni a 165  alti manager. La retribuzione variabile viaggia a multipli di due, tre, fino a 5,5 volte rispetto a quella fissa.

Armando Marchio

Brasile 2014, scontri
mondiali sotto silenzio

Brasile-scontriTra festeggiamenti, pronostici e guai organizzativi dell’ultimo momento, come la mancanza di energia elettrica, è arrivato il giorno del fischio d’inizio del mondiali di calcio. Ma c’è un lato che continua a passare sotto silenzio. O almeno messo in sordina per non rovinare la festa a quanti si nutrono di calcio e col calcio fanno affari: quello degli scontri, del malcontento e delle manifestazioni di piazza. A San Paolo, a poche ore dal via della partita inaugurale Brasile-Croazia una ventina di manifestanti sono stati bloccati dalla polizia mentre cercavano di raggiungere la Radial Leste al grido di “senza diritti, niente Mondiali”. Elicotteri della polizia militare hanno sorvolato per tutto il tempo la zona degli scontri. Continua a leggere

Brasile 2014. La polizia passa agli arresti preventivi

Brasile-protesteParte con i peggiori auspici il calcio d’inizio di questi mondiali 2014, dagli scontri in piazza di un Paese che ci tiene a fare bella figura ma dimentica la propria popolazione, alla denuncia del Washington Post sugli stadi incompiuti e fatiscenti, fino alle ultime rivelazioni della Reuters sulla polizia carioca. Se dopo i violentissimi scontri a Belo Horizonte, Manaus, Porto Alegre, Rio de Janeiro e San Paolo, a Brasilia si sono scomodati gli indios, capaci di arrivare in città con archi e frecce, significa che questo Mondiale invece di narcotizzare le contraddizioni sociali del Paese, le ha esasperate. Continua a leggere

Assolto Vendola perché «il fatto non sussiste». Il leader di Sel: «Sono felice, la vita mi è stata restituita»

Assolto. Questa la sentenza del gup di Bari, Susanna de Felice nei confronti di Nichi Vendola. “Il fatto non sussiste”, questa la motivazione dell’assoluzione. Il leader di Sel era accusato di concorso in abuso d’ufficio per la nomina del Professor Paolo Sardelli a primario di chirurgia toracica dell’ospedale San Paolo di Bari. La Procura aveva chiesto venti mesi per Vendola e per Lea Cosentino, l’ex direttore generale dell’Asl di Bari, coimputata con il governatore della Puglia, grande sua accusatrice, anche lei assolta. Vendola, visibilmente commosso, ha detto di aver «vissuto un’intera vita sulle barricate della giustizia e della legalità. Oggi mi è stato restituito questo». Continua a leggere