Quota 100, allarme nel comparto sanità

Sanità-Legge stabilitàIl sindacato dei medici Anaao-Assomed, responsabilmente, ha lanciato un allarme per l’introduzione di quota cento per il pensionamento.

Come è ormai noto, il Governo si appresta a riformare la Legge Fornero introducendo la quota 100. L’uscita interesserà, in pochissimo tempo, 25 mila persone che lavorano nella sanità tra medici e dirigenti sanitari, cioè i nati tra il 1954 e il 1957. Aggiungendosi alle 45 mila uscite previste dalla Legge Fornero, ci sarà un esodo dagli ospedali di circa 70 mila tra medici e dirigenti medici. L’allarme è stato lanciato dal sindacato dei medici Anaao Assomed dopo aver fatto un’analisi delle ricadute della riforma delle pensioni sul Servizio sanitario nazionale.

In un comunicato diffuso dal sindacato dei medici si legge: “Non basteranno i giovani neo specialisti a sostituirli, ma soprattutto è a rischio la qualità generale del sistema, perché i processi previdenziali sarebbero così rapidi e drastici da impedire il trasferimento di esperienze e di pratica clinica. Superato lo scalone previdenziale creato dalla Legge Fornero i medici e i dirigenti sanitari abbandonano il lavoro con una età media di 65 anni, grazie anche ai riscatti degli anni di laurea e specializzazione. La riforma determinerà in un solo anno l’acquisizione del diritto al pensionamento di ben 4 scaglioni, diritto che verrà largamente esercitato visto il crescente disagio lavorativo per la massiccia riduzione delle dotazioni organiche. Il Conto annuale dello Stato mostra che dal 2010 al 2016 i medici e i dirigenti sanitari in servizio sono diminuiti di oltre 7.000 unità. Questo ha permesso alle Regioni una riduzione delle spese per il personale che limitatamente al 2016 ammonta a circa 600 milioni di euro. Diversi miliardi, se il calcolo viene effettuato dal 2010 ad oggi”.

Negare il diritto alla salute è come negare il diritto alla vita. La sanità è un servizio essenziale che andrebbe migliorato e non peggiorato.

Roma, 03 ottobre 2018

Salvatore Rondello

Allarme Ocse e Oms: “In Italia pochi infermieri”

Italia nella bassa classifica del rapporto tra infermieri e abitanti con servizi e assistenza a rischio.

infermieri Parla chiaro l’Ocse: “Gli italiani invecchiano e la domanda di assistenza sanitaria sale. La popolazione italiana è una delle più vecchie al mondo: quasi il 20% supera i 65 anni di età e, secondo i dati Istat, nel 2050 circa l’8% degli italiani avrà più di 85 anni. Il sistema sanitario italiano, al momento, potrebbe non essere in grado di far fronte a questi cambiamenti, in particolare per quanto riguarda il rinnovo e l’assunzione del personale infermieristico. Si calcola che la carenza di infermieri, già importante soprattutto al Nord, aumenti ogni anno a causa dello squilibrio tra i pensionamenti (17 mila all’anno) e le nuove assunzioni (8 mila all’anno).

Parla chiaro anche l’Oms che lo ha ribadito anche durante la sua 68esima Assemblea generale svolta dal 17 al 20 settembre a Roma: “L’Italia deve affrontare un quadro di malattie croniche – principalmente a causa dell’invecchiamento della popolazione, che ti chiedono una risposta assistenziale complessa, proattiva, personalizzata”.
Per farlo secondo l’Oms l’Italia deve rispondere ad alcune sfide tra cui oltre a difendere meglio l’accesso universale all’assistenza (“una parte della popolazione ha esigenze sanitarie che non ricevono assistenza” secondo l’Oms, specie in alcune Regioni creando diversità e disuguaglianze), deve aumentare ancora una volta il numero di infermieri: “complessivamente il numero degli operatori del sistema sanitario è cresciuto negli ultimi dieci anni ma il numero di infermieri rimane basso: 6.5 ogni 1000 abitanti, mentre la media UE è di 8.4.”.

“Lavoriamo a provvedimenti concreti, per questo stiamo pensando di creare un gruppo tecnico stabile tra ministero, Fnopi e rappresentanze dei cittadini – ha dichiarato il ministro della Salute Giulia Grillo, garantendo il suo interessamento sia per la carenza, sia per la copertura del contratto appena chiuso, ma anche per le specializzazioni degli infermieri a una delegazione dei vertici FNOPI -. Quando parliamo di infermieri, parliamo di 440mila persone che lavorano tutti giorni, tutte le notti, Natale, Pasqua, Capodanno! Non abbiamo la bacchetta magica, ma abbiamo tanta buona volontà, e posso assicurare che il ministro è al lavoro su tutti i dossier e anche su questo perché dobbiamo dare risposte agli infermieri e a tutti coloro che garantiscono la salute dei nostri cittadini”.

Secondo i documenti internazionali di Ocse e Oms, alla luce di una popolazione che invecchia (22% sopra i 65 anni nel 2015, la più anziana in Europa) che spende pochi anni in buona salute (7,7 anni rispetto a 9,4 in media nell’OCSE) e crescenti necessità per un’assistenza sanitaria di lungo termine, Il numero di infermieri laureati negli ultimi 20 anni è vero che è comunque aumentato , grazie a un migliore iter formativo e a un cambiamento nei requisiti d’ingresso per incentivare l’iscrizione. Ma non basta: il numero di infermieri laureati rimane il quinto più basso nell’Ocse (20,6 per 100 000 persone rispetto alla media Ocse di 46).

E parlano chiaro i dati internazionali, che si affiancano alla carenza già denunciata dalla FNOPI di non meno di 51-53mila infermieri: l’Italia tra i paesi Ocse è al 24° posto (su 35 paesi) nel rapporto infermieri ogni 1000 abitanti (al 15° nell’Ue-28) e dopo di lei, Spagna a parte, ci sono nazioni che non brillano per l’organizzazione dei servizi sanitari, mentre ai primi posti ci sono i Paesi del Nord Europa (Norvegia, Svizzera, Danimarca, Islanda, Finlandia, la stessa Germania e così via), tutti a partire dai 7,9 infermieri per mille abitanti del Regno Unito (che pure chiede infermieri all’Italia) fino ai 17,7 della Norvegia.

In Italia in realtà la situazione va ogni anno peggiorando e si perdono in media tra i 2.500 e 4.500 infermieri l’anno: dal 2009 (anno dell’ultimo contratto e anno in cui sono iniziati i piani di rientro per le Regioni fortemente in deficit economico, quasi tutte del Sud) si sono perse 12.031 unità di personale.

La carenza di infermieri è considerata un grave rischio per i sistemi sanitari anche a livello internazionale.

La campagna “Nursing Now”, avviata quest’anno da Oms e Icn, l’International Council of Nurses, Consiglio internazionale delle infermiere, sottolinea anzitutto che senza interventi – ritenuti necessari e urgenti – nel 2030 mancheranno nel mondo 9 milioni di infermieri e aggiunge che è necessario migliorare la percezione degli infermieri, migliorare la loro influenza e massimizzare il loro contributo per garantire che tutti abbiano accesso alla salute e all’assistenza sanitaria.

La campagna Oms-ICN prevede entro la fine del 2020 di raggiungere cinque obiettivi, analoghi in gran parte a quelli già evidenziati nella ricerca Oasi 2017 dalla Sda Cergas Bocconi:

1. maggiori investimenti per migliorare la formazione, lo sviluppo professionale, gli standard, la regolamentazione e le condizioni di lavoro per gli infermieri;

2. maggiore e migliore diffusione di pratiche efficaci e innovative nell’infermieristica;

3. maggiore influenza per infermieri sulla politica sanitaria globale e nazionale, come parte di un più ampio sforzo per garantire che la forza lavoro della salute sia maggiormente coinvolta nel processo decisionale;

4. più infermieri in posizioni di comando e maggiori opportunità di sviluppo a tutti i livelli;

5. fornire ai responsabili politici e decisionali riferimenti per comprendere dove l’infermieristica può avere il maggiore impatto, cosa impedisce agli infermieri di raggiungere il loro pieno potenziale e come affrontare questi ostacoli.

Sanità. Italia al quarto posto per efficienza della spesa

Sanità-Legge stabilità

Bloomberg ha aggiornato l’indice dell’efficienza della spesa sanitaria globale e per il 2018 l’Italia si piazza al quarto posto. Meglio di noi Hong Kong, Singapore e Spagna. Seguono subito Sud Corea, Israele e Giappone. Per concludere i primi dieci posti si piazzano anche Australia, Taiwan ed Emirati arabi uniti.

Il rapporto Health care efficiency misura il rapporto tra la spesa sanitaria e l’aspettativa di vita in base ai dati 2015 di 56 Paesi del mondo. Le banche dati da cui attingere i numeri sono Banca mondiale, Oms, Onu e Fmi. Altro dato da considerare è l’aspettativa di vita media di almeno 70 anni, un Pil pro capite a 5 mila dollari e una popolazione minima di cinque milioni.

Rispetto al 2014, l’Italia perde una posizione. Tra gli altri Paesi europei la Norvegia è undicesima, Irlanda tredicesima, la Grecia quattordicesima. Male la Francia che si attesta al sedicesimo posto mentre il Regno Unito è trentacinquesimo posto pagando, secondo Bloomberg, la Brexit. La Germania ha perso sei posizioni e si ferma al quarantacinquesimo posto. Bene la Thailandia che fa il balzo in avanti maggiore rispetto agli altri Paesi nella classifica (14 posizioni) fermandosi al ventisettesimo posto. Pesa, in questo caso, l’aumento dell’industria del turismo medico, in grande espansione. C’è poi una breve analisi sulla situazione statunitense. Gli Usa sono al cinquantaquattresimo posto e la misurazione, scrive Bloomberg, è stata basata sull’incidenza dell’Obamacare che ha ampliato l’accesso alle cure. Il paragone che viene fatto comprende la Repubblica Ceca. “Rispetto ai Cechi che hanno la stessa aspettativa di vita degli Americani, gli Usa spendono più del doppio in assistenza sanitaria rispetto al Pil. Il 16,8% contro il 7,3%. Infine, conclude Bloomberg, non se la passa bene neanche il Cile che esce dalla top ten e si piazza al trentunesimo posto dietro a Messico e Costa Rica.

Sanità. Medici in Italia, una carenza preoccupante

medici

Dal Nord al Sud d’Italia, oggi è un continuo rincorrersi di notizie sulla progressiva carenza di medici negli ospedali pubblici e in tutto il nostro sistema sanitario: una vera emorragia, causata anzitutto dal progressivo pensionamento dei medici in carica, dei quali il 51,5% ha già più di 55 anni. Le proiezioni da qui al 2025 dicono che più di 40.000 medici andranno in pensione (soprattutto medici di famiglia); mentre da qui al 2022, calcolando anche i nuovi laureati e specializzandi, e anche se dovesse verificarsi uno sblocco totale del turnover, ci sarà comunque un “buco” di più di 11.000 dottori.

L’emorragia deriva non solo dal pensionamento: dal 2012 al 2017, ad esempio, ben 24.651 dirigenti medici hanno lasciato il servizio sanitario per i più vari motivi (inclusi anche trasferimenti all’estero e passaggio a più remunerativi impieghi privati). In particolare, la carenza di dottori riguarderà soprattutto medici di base e anestesisti; e poi igienisti, patologi clinici, internisti, chirurghi, nefrologi e riabilitatori.

L’ AMSI, Associazione Medici di origine Straniera in Italia, lancia il suo allarme per questa carenza di medici e altri professionisti nel settore della sanità italiana: viste anche le numerose richieste che arrivano all’ associazione da cliniche private e ospedali, dal sud al nord .
Sono state più di 100 le richieste dall’inizio del 2018. Maggiormente vengono dal nord (Piemonte, Lombardia, Veneto): dove sono richiesti ortopedici, pediatri, anestesisti, medici di famiglia, specialisti presso gli ospedali, medici sul territorio e presso i centri di pronto soccorso, guardia medica e 118. Tanti medici di origine straniera si presentano presso le strutture, e possono lavorare quando si tratta di chiamate dirette a tempo determinato in ospedali, e a tempo indeterminato nelle cliniche private. Poi, però, non possono sostenere nessuna selezione, a causa del requisito della cittadinanza italiana, obbligatoria per poter sostenere concorsi presso le strutture pubbliche.

“Siamo molto preoccupati per questa carenza di medici e professionisti della sanità in Italia, e dalla mancanza di soluzioni e di programmazione per colmare questa carenza, ormai europea e mondiale”, dichiara il prof. Foad Aodi, fondatore dell’ AMSI e delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e del Movimento internazionale “Uniti per Unire”. Per Aodi, “urge affrontare le questioni dei concorsi per i professionisti della sanità d’ origine straniera, del numero chiuso presso le Università, della programmazione del numero di specialisti presso le scuole di specializzazione, in base alle esigenze di oggi. Bisogna anche risolvere i problemi inerenti ai turnover e ai medici in pensione”
“Esprimiamo inoltre solidarietà e vicinanza a tutti i cittadini colpiti da episodi di razzismo e discriminazione, ormai in aumento”, prosegue Aodi. “Questi episodi sono più del 35 per cento rispetto all’ anno scorso, secondo il nostro sportello congiunto Amsi, Co-mai e Uniti per Unire: vedi i casi del collega del Senegal Ibrahima Diop e della giovane atleta italiana Daisy Osakue, vittima nei giorni scorsi dell’ ennesima e deprecabile aggressione razzista. Le nostre associazioni Amsi ,Co-mai e Uniti per Unire sono impegnate costantemente nel promuovere e sostenere iniziative contro il razzismo: opponendosi nettamente a chi , quotidianamente, semina odio tra gli esseri umani”

“Il ruolo degli stranieri in Italia – continua Aodi – in realtà è fondamentale, soprattutto nei settori della sanità, dell’agricoltura, dell’edilizia, dell’ elettronica,della gastronomia, delle badanti e colf . Con l’Amsi abbiamo potuto verificare – grazie ad un nostro accurato studio – come, negli ultimi dieci anni, il numero dei medici di nazionalità italiana è sensibilmente sceso ed è stato in parte bilanciato dalla presenza dei medici stranieri: ma non negli ospedali, o come medici di famiglia (sempre per la problematica dei concorsi). Ribadiamo il nostro #No al razzismo e #Si al rispetto dei valori umani e ad una campagna d’informazione contro #intolleranza cieca e per fini politici” .

Aodi conclude ribadendo che gli italiani non sono un popolo di razzisti, ma stanno solo vivendo una fase molto difficile dal punto di vista sociale, politico, economico e dell’ integrazione. Adesso tocca alla politica riaffermare il principio della buona convivenza e della tolleranza e del rispetto reciproco.

Fabrizio Federici

Professionisti della sanità: in aumento le aggressioni

EVIDENZA - MalasanitàAl convegno “No alla violenza contro i medici e gli operatori sanitari” , svoltosi – per iniziativa della dr.ssa Scalise, consigliera dell’ OMCEO di Roma – presso l’Ordine dei Medici della capitale , si è parlato del preoccupante “trend” che vede in aumento, in tutta Italia, aggressioni e discriminazioni nei confronti di medici e altri professionisti della sanità
Le aggressioni – tutte da condannare senza se e senza ma – attualmente sono un fenomeno in aumento dovuto a vari motivi, molto spesso legati alla crisi economica, sociale e di identità che è in atto nel Paese. Sono anche in aumento a causa della pessima organizzazione strutturale e funzionale di alcune strutture pubbliche e private, che a volte esaspera gli utenti; ma ovviamente non possono in alcun modo giustificarsi, essendo scatenate soprattutto dall’ ignoranza e dalla mancanza di autocontrollo di certe persone.
Al convegno, Foad Aodi, medico fisiatra, fondatore di AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia ) e dell’UMEM (Unione Medica Euromediterranea), ha portato la solidarietà di queste associazioni e sua personale a tutti i medici e ai professionisti della sanità che subiscono aggressioni d’ ogni genere. Ha illustrato, poi, i dati forniti dallo sportello Amsi e dal movimento internazionale transculturale interprofessionale ” Uniti per Unire” riguardo a tutti gli episodi di discriminazioni nei confronti di medici e professionisti della sanità d’ origine straniera negli ultimi 3 anni ( 2015-2017) : i quali risultano essere in aumento del 40 per cento .
Sono stati segnalati in tutto 600 episodi di discriminazione , di cui ben 400 compiuti nei confronti di medici e odontoiatri stranieri: cui bisogna aggiungerne altri 200, inerenti ad altri professionisti della sanità stranieri (infermieri, fisioterapisti, farmacisti ,psicologi…)
Il 70 per cento si verifica al nord e il 30 per cento al sud .Il 50 per cento del totale degli episodi è provocato solo da motivi legati al colore della pelle o ai Paesi di origine. Il 25 da motivi economici , riguardanti personale sottopagato, pagato spesso in ritardo dopo 3 mesi di prova gratuita e non confermato, come promesso nei colloqui iniziali, Il 15 per cento avviene per problemi inerenti alla lingua italiana. Il 10 per cento per problemi religiosi (aspetti vari , abbigliamento e velo …).
Infine, Aodi ha ribadito l’ importanza dell’unità della categoria medica per affrontare tutte le problematiche in modo collegiale, in modo da avere più ascoltò dalle istituzioni e dalle forze politiche .
“L’ Italia non é ne’ sarà mai un Paese razzista”, ha sottolineato: “nonostante alcune proposte di legge che profumano di razzismo , populismo e strumentalizzazione politica”.

Fabrizio Federici

Sanità e informazione, accordo in arrivo

medici 2Che analogie ci possono essere, tra i vissuti professionali quotidiani di giornalisti e medici? Diverse, in realtà.
Presso l’Ordine dei Giornalisti del Lazio, nella sala conferenze della “Stampa Romana”, il Presidente dell’ Ordine dei Medici di Roma, Antonio Magi, e il segretario dell’ Associazione Stampa Romana, Lazzaro Pappagallo, hanno firmato un accordo-quadro per affrontare meglio una serie di problemi comuni ad ambedue le professioni.
Ci riferiamo anzitutto a quelle situazioni di disagio, e anche di pericolo, che i professionisti della sanità e dell’ informazione affrontano molto spesso a causa di molteplici fattori: vedi le aggressioni – verbali e anche fisiche – che spesso subiscono i medici, da parte di pazienti (o da loro parenti e amici, ma anche occasionali “simpatizzanti”) stanchi d’ attendere per ore di essere visitati, esasperati dalle lungaggini burocratiche del SSN. Dall’altro, le aggressioni analoghe che sempre piu’ spesso subiscono i giornalisti ( già 46 casi nel 2018): per non parlare delle “querele temerarie”, anzi miliardarie, che arrivano, con richieste di risarcimento esorbitanti, ad ambedue le categorie, da parte di utenti che si ritengono, spesso a torto, vittime di casi di malasanità, o di cittadini che si sentono calunniati. Il discorso, poi, è piu’ ampio, e andrebbe riferito a tutti quegli episodi – moltiplicatisi, in Italia, negli ultimi anni – che indicano un generale imbarbarimento della società: non ci sono solo i giornalisti presi a testate e minacciati di morte, e i medici aggrediti anche nei loro studi; ma anche gli insegnanti minacciati d’ esser sciolti nell’acido da loro alunni, sino all’episodio incredibile (Roma, 2016) della signora, salita su un bus dell’ Atac, che, urtata dalle risposte un po’ sgarbate del conducente, chiana il marito e, al capolinea del mezzo, gli fa picchiare a sangue il povero autista.
“Anzitutto per combattere meglio questi fenomeni (che rendono difficile e stressante il lavoro quotidiano di medici e giornalisti), abbiamo deciso di firmare quest’ accordo, che sviluppa la collaborazione tra le nostre due categorie “, hanno precisato Magi e Pappagallo. “Ma anche – ha sottolineato il Presidente dell’ OMCeO di Roma – per combattere l’ altro preoccupante fenomeno delle “fake news”, delle notizie errate, che hanno effetti molto spesso devastanti (vedi, ad esempio, l’ abitudine di molti pazienti di cercare la cura “fai da te”, solo consultando in Rete il “Dottor Google”, anzichè rivolgendosi al medico di famiglia o agli altri presìdi sanitari). Questo è possibile se si crea un presidio di primo intervento, una sorta di “Pronto soccorso informativo” per i giornalisti su sanità e medicina: che, gestito dall’ Ordine mediante un numero telefonico dove risponderanno medici qualificati, permetterà di dare ai giornalisti notizie sempre esatte e aggiornate ( stiamo pensando anche a specifiche app, di cui potranno usufruire tutti i cittadini)”.
“Al giorno d’ oggi, del resto”, ha aggiunto il segretario di “Stampa romana”, “nessuna categoria professionale può operare senza rapportarsi ad altre, senza avviare una minima collaborazione; e come giornalisti, dobbiamo chiederci cosa possiamo fare, con i medici, per offrire servizi veramente migliori ai cittadini, in un Paese che sta cambiando sempre di più ad un ritmo impressionante”. “Piu’ in generale, poi”, ha aggiunto Magi, ” l’ OMCeO di Roma si propone di sviluppare rapporti costruttivi con tutte le altre categorie professionali: contribuendo, all’ attivazione di quel “tavolo interprofessionale” previsto da un’apposita legge della Regione Lazio, rimasta sinora inattuata”.
” Interprofessionalità e rapporto stretto col territorio, questi due aspetti sono stati centrali nel programma della lista “Medici Uniti”, vincitrice, a dicembre scorso, delle elezioni all’ Ordine di Roma. “ ha aggiunto in chiusura, il prof. Foad Aodi, consigliere dell’ OMCeO di Roma, coordinatore dell’ Area Rapporti coi Comuni e Affari esteri. “ Un applauso a questa iniziativa dell’ accordo, che rafforza la collaborazione tra medici e giornalisti, dal territorio italiano sino ad arrivare a livello internazionale: sempre in prima linea per prevenire, curare e informare. Vedi, ad esempio, il successo della “Giornata della Salute” organizzata, il 21 aprile, dal Comune di Ladispoli insieme all’ Ordine Medici di Roma: con piu’ di 1.000 visite specialistiche gratuite effettuate da medici qualificati. Il tutto grazie anche all’informazione ramificata sui quotidiani locali. Mentre, cosa ancor piu’ importante, medici e giornalisti si trovano quotidianamente in prima linea nelle aree piu’ calde del mondo ( dalla Siria alla Libia): gli uni cercando il piu’ possibile di curare le popolazioni, gli altri cercando d’ informare il mondo su quello che accade “.

“La nostra solidarietà, e il nostro pieno riconoscimento”, prosegue Aodi, “vanno a tutti i medici e giornalisti che rischiano la propria vita per l’ interesse comune, senza distinzioni.
Le statistiche presentate dall’ Ordine dei Medici di Roma sulle aggressioni ai medici ( nel 2017, in media 3 aggressioni al giorno, il 68% nei confronti di donne, il 32% di uomini: di tutte queste, il 60% minacce semplici, il 20% percosse, il 10% minacce a mano armata, un altro 10% atti di vandalismo; il tutto con un costo, per la collettività, di 3.783 giornate lavorative in meno, e, per il SSN, di 30.056.750,00 euro) fanno preoccupare molto. Bisogna iniziare a curare questo male sociale iniziando dalla collaborazione interprofessionale, e dagli aspetti culturali, anche per quanto riguarda le discriminazioni nei confronti dei medici di origine straniera e di colore: come é successo recentemente, in Lombardia, nei confronti di quel collega del Camerun”.

Fabrizio Federici

Sanità: infermieri in piazza. Ma arriva l’accordo

infermieri

Dopo lo sciopero di ieri dei medici annullato all’ultimo minuto, oggi sono scesi in piazza gli infermieri. Nonostante la pioggia, sono molte le bandiere delle sigle sindacali degli infermieri (Nursing e Nursing-up) che sventolano in piazza Santi Apostoli a Roma per manifestare contro il mancato rinnovo del contratto di lavoro del comparto Sanità. “Per il momento siamo circa un migliaio”, dicono fonti dell’organizzazione, “ma nel corso della mattinata arriveremo a circa 2.500 persone”. “Meritiamo un contratto dignitoso”, è la scritta che si legge su un grande striscione sopra un palco al centro della piazza. “Lo stato d’animo dei colleghi – spiega all’Agi Stefano Barone, segretario provinciale di Roma – è di stanchezza, di arrabbiatura e di delusione. Siamo troppo pochi e non riusciamo a far fronte alle richieste che ci arrivano dalle strutture sanitarie. Inoltre su di noi gravano una serie di responsabilità che non ci fanno lavorare in maniera serena. In più – sottolinea ancora Barone – abbiamo un contratto che non ci permette di lavorare in maniera dignitosa. Di questo stanno discutendo in questo momento all’Aran i segretari nazionali dei nostri sindacati. La trattativa è in corso da ieri sera. Dopo 9 anni di blocco abbiamo bisogno di maggior rispetto”, conclude.

Hanno incrociato le braccia circa l’80% degli infermieri italiani. Sono i dati forniti dalle Asl e daidirigenti sindacali Nursing Up rispetto allo sciopero in corso oggi, che hanno registrato il blocco della maggioranza delle attività sanitarie, fatti salvi i servizi garantiti secondo quanto prevedono i contingenti minimi e le urgenze.

Ma proprio oggi è stata siglata la pre-intesa per il rinnovo del contratto del comparto sanità che riguarda circa 540 mila lavoratori tra infermieri, operatori sanitari e amministrativi del Sistema sanitario nazionale. L’aumento delle retribuzioni sarà mediamente di 85 euro a partire dal prossimo mese di marzo. “Firmato il rinnovo del contratto del Comparto sanità. Un passo importante – afferma su twitter il ministro della Salute Beatrice Lorenzin – per restituire la dignità a migliaia di professionisti che ogni giorno lavorano nel nostro SSN e garantiscono la salute dei nostri cittadini. Adesso andiamo avanti anche per i medici”. Il ministro per la Pubblica amministrazione, Marianna Madia ringrazia “tutti coloro che ogni giorno si occupano della nostra salute. Concluso un percorso a cui stiamo lavorando da quattro anni: il rinnovo del contratto, fermo da quasi 10 anni, di oltre 3 milioni di dipendenti pubblici”.

Per la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, il rinnovo del contratto di lavoro della sanità è “un risultato estremamente importante”, soprattutto perché si torna ad un regime di orario di lavoro che prevede i riposi. “Per noi – ha detto la leader della Cgil – è una notizia importante non solo perché così abbiamo rinnovato tutti i contratti del settore pubblico dopo una intensa fatica ma perché con il contratto della sanità si raggiunge un risultato estremamente importante: si torna ad un regime di orario che prevede il riposo, che e’ stato il grimaldello con il quale nella sanità, in questi anni, sono successe anche cose insopportabili per le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori”.

La firma di oggi per il segretario confederale Uil Antonio Foccillo “rappresenta, dopo una maratona di ormai quasi 10 anni, un traguardo storico per il pubblico impiego”.”Si è trattato di un percorso in salita che ci ha portato a restituire dignità ai lavoratori che, giorno dopo giorno, garantiscono servizi essenziali al Paese. Esattamente come il personale del Ssn che, tra l’altro, ha dovuto far fronte ai continui tagli di questi anni a strutture e organici, con ovvie ripercussioni sui carichi di lavoro”.

Questo rinnovo, continua Foccillo, “riconosce i dovuti incrementi economici, in linea con l’accordo del 30 novembre, e le adeguate tutele, anche ridando ruolo al sindacato nei luoghi di lavoro e mettendo un freno all’unilateralità delle amministrazioni attraverso un nuovo modello di partecipazione. Esprimiamo tutta la nostra soddisfazione per i risultati di questa stagione contrattuale. Senza il nostro impegno e la nostra tenacia – conclude – non si sarebbe avviato il tavolo di trattativa in Aran e i lavoratori avrebbero dovuto attendere ancora altri anni per un rinnovo che invece oggi abbiamo reso possibile”.

Sanità verso lo sciopero nazionale il 23 febbraio

Sanità-tagli-posti letto-ospedali“In mancanza della convocazione per aprire le trattative contrattuali, sarà sciopero nazionale il 23 febbraio anticipato da una serie di iniziative che saranno attuate a partire dal 12 febbraio”. L’ultimatum dei medici, veterinari e dirigenti sanitari è stato lanciato da tutte le sigle sindacali in rappresentanza di 150 mila professionisti che chiedono di “sbloccare finalmente l’apertura della trattativa per il rinnovo del contratto 2016-2018”.

In particolare, si alzano i toni della protesta con “la richiesta di incontro urgente al Ministro della Funzione pubblica in quanto organo politico che deve vigilare sull’attività dell’Aran; denuncia alle Procure della Repubblica per omissione di atti di ufficio rispetto alla sentenza della Corte Costituzionale del luglio 2015 che ha stabilito lo sblocco dei contratti; presidio alla sede Aran il 15 febbraio; assemblee il 22 febbraio in tutte le Aziende Sanitarie; sciopero nazionale di 24 ore il 23 febbraio”.

“La decisione di spostare la data dello sciopero dall’8 e 9 al 23 febbraio – chiarisce una nota congiunta di Anaao Assomed, Cimo, Aaroi-Emac, Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN, Fvm Federazione Veterinari e Medici, Fassid (Aipac-Aupi-Simet-Sinafo-Snr), Cisl Medici, Fesmed, Anpo-Ascoti, Fials Medici, Uil Fpl Coordinamento Nazionale delle Aree contrattuali medica, veterinaria sanitaria – è stata dettata solo dal senso di responsabilità che ci lega soprattutto ai nostri pazienti ai quali non vogliamo procurare ulteriori disagi. Non è più possibile continuare a negare a migliaia di professionisti in barba alla Costituzione il diritto a contrattare le condizioni che regolano il proprio lavoro”, concludono.

Lo sciopero, afferma il segretario del Nursing-up, Antonio De Palma, “porterà al blocco di attività degli ospedali e delle sale operatorie”. Secondo gli infermieri, infatti, “la misura è colma: ora noi infermieri siamo stanchi di aspettare – dichiara De Palma – vogliamo riprenderci la nostra dignità di lavoratori che si traduce in un’adeguata retribuzione e riconoscimento, condizioni degne di una società civile”. Tra le richieste, lo sblocco del turnover “per dire basta alla fuga dei cervelli e all’emigrazione dei giovani infermieri che vanno all’estero a portare competenze e professionalità che non vengono riconosciute in Italia”. I sindacati dicono anche “basta ai tagli lineari delle dotazioni organiche, al demansionamento dei professionisti sanitari e alle pretese di deroghe indiscriminate alle ore di riposo giornaliere e al riposo settimanale”. Gli infermieri attivi nel Ssn, ricordano i sindacati, sono circa 250 mila, e oltre 50 mila sono quelli iscritti alle due organizzazioni sindacali che hanno proclamato lo sciopero, dopo un fallito tentativo di riconciliazione al ministero del Lavoro con la controparte pubblica.

Sanità. Un confronto aperto tra le istituzioni

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Si svolgerà il 7 febbraio mattina, presso il Comune di Cerveteri, il Convegno “Sanità, Comuni e Territorio: Servizi, Prospettive e Cooperazione Internazionale”, organizzato in partnership dall’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Roma e Provincia, dal Comune di Cerveteri e dalla ASL Rm4. Obbiettivi: confronto aperto tra le istituzioni per un’analisi sulla Sanità di ieri, oggi e domani e sulla collaborazione tra ospedali e territorio, nella valorizzazione della cooperazione internazionale e della solidarietà come strumenti di dialogo e conoscenza tra le civiltà.

Partecipano e sono promotori dell’iniziativa, il Sindaco del Comune ospitante, Alessio Pascucci, il Prof. Antonio Magi, Presidente dell’Ordine dei Medici di Roma, il Prof. Foad Aodi, consigliere dello stesso Ordine e membro del “Focal Point” per l’integrazione in Italia per l’Alleanza delle Civiltà -UNAoC (organismo ONU), e Carmela Matera, Direttore sanitario della ASL Rm4, in rappresentanza del Direttore generale, Giuseppe Quintavalle.
Nel corso dell’evento, aperto a tutti i rappresentanti istituzionali, ai professionisti della Sanità, ad ambasciate, associazioni, sindacati, e ai cittadini, sarà redatto il Manifesto programmatico dal titolo ” Sanità- Comuni-Cooperazione Internazionale”. Parte così la sfida dell’ Ordine dei Medici di Roma di far entrare la sanità nelle case di tutti i cittadini, rafforzando il rapporto col territorio e le istituzioni. Altra priorità è quella di internazionalizzare l’ Ordine promuovendo iniziative di cooperazione internazionale: strumento di conoscenza e dialogo tra le civiltà. Oltre a ciò, l’ Ordine e i partner si propongono d’ intensificare la collaborazione con la FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), e anche col suo neoComitato Centrale, eletto uiltimamente a Roma: al quale i promotori del Convegno rivolgono gli auguri più sinceri, estesi anche agli eletti nella CAO Nazionale (Commissione Albo Odontoiatri) di FNOMCeO.

Fabrizio Federici

Sanità. I medici di Roma a convegno

Sanità-riforma-Monti

“Come da preciso impegno preso nel nostro programma elettorale, iniziamo da subito a portare in modo capillare l’Ordine sul territorio di nostra competenza, per essere a contatto diretto non solo coi medici che vi operano, ma anche con cittadini e istituzioni locali”. Cosi’ Antonio Magi, neo presidente dell’Ordine provinciale di Roma dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri (OMCeO), eletto il 4 dicembre scorso con la lista ‘Medici Uniti.

In quest’ ottica s’e’ svolto l’incontro preliminare tra il sindaco di Cerveteri, Alessio Pascucci, e il consigliere e responsabile dell’area Comunicazione e Affari esteri dell’Ordine di Roma, Foad Aodi, che è anche presidente di Amsi (Associazione Medici d’origine Straniera in Italia) e del Movimento internazionale “Uniti per Unire”, e membro del “Focal Point” per l’ integrazione in Italia per l’ Alleanza delle Civilta’ (Unaoc), organismo ONU. Incontro vòlto a programmare, possibilmente per la fine di gennaio, un convegno sulla Sanita’ e definire le linee di intervento sul territorio, coinvolgendo tutti gli altri amministratori locali nell’ambito della Asl Roma 4.

“Ringrazio il presidente Magi per avermi dato mandato di incontrare il Sindaco di Cerveteri, col quale gia’ esiste da anni un rapporto personale di proficua collaborazione nel campo della cooperazione internazionale”, commenta Aodi. “Intendiamo ascoltare i residenti, i sindaci e gli amministratori locali del territorio per programmare insieme le attivita’ dell’Ordine, intensificando la prevenzione e la collaborazione tra i medici di famiglia e quelli ospedalieri”, precisa l’esponente del nuovo Consiglio direttivo dell’OMCeO capitolino. “Per questo alla fine di gennaio organizzeremo insieme un convegno sulle tematiche della Sanità: che si terrà a Cerveteri, grazie alla disponibilità del suo sindaco”.

“Da parte nostra siamo soddisfatti per aver trovato interlocutori credibili e affidabili per affrontare le tematiche della sanità nel nostro territorio, e siamo orgogliosi di poter ospitare questa iniziativa dell’Ordine dei Medici di Roma”, dichiara Pascucci.
“Finalmente anche sul nostro territorio, il difficile percorso dell’integrazione diviene realtà “, ha dichiarato a tal proposito il dg della Asl Roma 4, Giuseppe Quintavalle. “Il convegno voluto dal sindaco di Cerveteri in collaborazione col prof. Aodi, rappresenta un significativo passo avanti per una Sanità che affronta seriamente le tematiche più attuali d’una società in evoluzione”.

Fabrizio Federici