Migranti, l’Ue raffredda gli entusiasmi di Salvini

migrantiLa risposta non è stata quella che si aspettava il ministro Salvini. La linea dura contro l’Europa si scontra con la Commissione. Il coordinameto chiesto a gran voce dal governo Conte infatti sarà possibile solo a sbarco avvenuto. Non prima. La Commissione europea, si legge in un comunicato potrà “coordinare gli Stati membri” solo dopo che i migranti “saranno sbarcati”. Lo ha detto una portavoce dell’esecutivo comunitario, Natasha Bertaud, soffermandosi sulla lettera di Jean-Claude Juncker al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. “La Commissione – ha spiegato – può agire solo nel quadro delle sue competenze e la Commissione non ha competenza in materia ricerca e soccorso in mare e nella determinazione del punto di sbarco”.

Gli sbarchi “non sono qualcosa che possiamo coordinare e che coordineremo”. Per contro, quello che la Commissione può fare “una volta che le persone siano sbarcate è coordinare tra gli Stati membri per prendere una parte di quelli che sono stati sbarcati”. Insomma la Commissione condivide “il sentimento di urgenza dell’Italia” e lavorerà tutta l’estate “per rafforzare la guardia di frontiera e costiera europea” e concorda “sulla necessità di meccanismi coordinamento” più strutturato. Al tempo, stesso, però, fissa qualche paletto rispetto alle pretese italiane: le soluzioni “ad hoc” come quelle dei 450 migranti di Pozzallo non sono sostenibili e la Ue non ha competenza per determinare il “porto sicuro” degli sbarchi dopo i salvataggi in mare. Jean-Claude Juncker nella lettera inviata al premier italiano Giuseppe Conte  raffredda i facili entusiasmi di Salvini. Il documento, sottoposto anche all’attenzione del presidente dell’Eurogruppo Donald Tusk, risponde alla doppia missiva di Conte per fare pressing su Bruxelles in vista di una soluzione comunitaria per la questione migratoria. La sintesi sembra essere che la Commissione comprende e ascolta le istanze italiane, ma non può forzare le competenze della Ue e ribadisce l’urgenza di una soluzione condivisa. Anche se il mezzo flop del consiglio Ue del 28-29 giugno lascia intendere che la strada di un progetto unitario sia abbastanza accidentata.

Salvini: “I porti italiani li vedranno in cartolina”

ongNon arretra di un passo. Il ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, prosegue sulla linea dura e annuncia dai suoi profili social: “Le due navi di Ong  spagnole che sono tornate nel Mediterraneo in attesa del loro carico di esseri umani. Risparmino tempo e denaro, i porti italiani li vedranno in cartolina”.  Nelle scorse settimane Salvini – in visita al centro di accoglienza per migranti di Pozzallo –  aveva annuciato l’intenzione di incontare il pm Carmelo Zuccaro, il capo della procura catanese che aveva indagato su presunte collusioni tra Ong e trafficanti di esseri umani perché, aveva sottolineato, “nessuno mi toglie dalla testa che c’è un business sui bambini che poi muoiono. E questo mi fa molto arrabbiare”. Lo scontro con le Ong era comunque nell’aria. Nei giorni scorsi Msf si era detta pronta, quando servirà, a tornare in alto mare. E lo stesso ha fatto ieri la Open Arms, sfidando direttamente il Viminale: “Astral, in missione di osservazione, torna nella zona di salvataggio – hanno annunciato gli spagnoli guidati da Oscar Camps – anche se l’Italia chiude i porti, non può mettere porte al mare. Navighiamo verso quel posto dove non ci sono clandestini o delinquenti, solo vite umane in pericolo. E troppe morti sul fondo”. Una dichiarazione che aveva scatenato l’immediata reazione del ministro leghista. “Le navi Ong che stanno tornando in acque libiche risparmino tempi fatica e denaro perché in Italia non ci arrivano”. Nel recente viaggio in Russia, Salvini ha detto che nella riunione di domani a livello europeo va ridiscusso l’accordo ‘Sophia’ (che prevede tra l’altro l’uso dei porti italiani per gli sbarchi dei migranti da parte delle navi che partecipano alle missioni internazionali) e ha chiesto al governo di Putin di collaborare alla lotta al traffico di esseri umani. Precisando che i migranti che arrivano a bordo delle carrette del mare “non sono naufraghi, ma è una tratta di essere umani, un business organizzato dalle mafie”. Il ministro dell’Interno ha anche ribadito che l’obiettivo del nuovo esecutivo rimane sempre lo stesso: “Salvare, soccorrere, nutrire e riportare dove sono partite queste imbarcazioni”. Intanto, “per il momento”, è già una “vittoria” riuscire a “ricollocare, bloccare le Ong, rivedere le missioni internazionali”. Oltre, ovviamente, ad aiutare la Libia “a garantire i diritti umani e raccogliere nei Paesi africani le domande di asilo fondate”.

Ma nasce subito un altro scontro con la denuncia di Proactiva Open Arms che ha pubblicato su twitter un messaggio in cui la secondo la Ong, la Libia, avrebbe lasciato morire una donna e un bambino che erano a bordo di un gommone in difficoltà. “La Guardia Costiera libica ha detto di aver intercettato una barca con 158 persone fornendo assistenza medica e umanitaria – ha scritto il fondatore della Ong Oscar Camps – ma non hanno detto che hanno lasciato due donne e un bambino a bordo e hanno affondato la nave perché non volevano salire sulle motovedette”. Nelle foto si vedono i corpi di una donna e di un bambino, ormai privi di vita e appoggiati a quello che resta del gommone. “Quando siamo arrivati – dice ancora Camps – abbiamo trovato una delle donne ancora vive ma purtroppo non abbiamo potuto far nulla per l’altra donna e il bambino”.

Secondo Camps i due sarebbero morti poche ore prima che la nave di Open Arms arrivasse nella zona. A bordo della nave c’è anche il deputato di Leu Erasmo Palazzotto. “Matteo Salvini – ha scritto su twitter pubblicando la foto della donna e del bambino – questo è quello che fa la guardia costiera libica quando fa un salvataggio umanitario. Open Arms ha salvato l’unica superstite mentre i tuoi amici libici hanno ucciso una donna e un bambino. Almeno oggi abbi la decenza e il rispetto di tacere e aprire i porti”. “Ogni morte è la conseguenza diretta di quella politica”. È l’accusa che la Ong Proactiva Open Arms lancia nei confronti dell’Italia. Per il ministro Salvini si tratta solo di “bugie e insulti di qualche Ong straniera”. In questo modo continua Salvini si conferma “che siamo nel giusto: ridurre partenze e sbarchi significa ridurre i morti, e ridurre il guadagno di chi specula sull’immigrazione clandestina”.

Intanto l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha reso noti gli ultimi numeri sugli sbarchi nel Mediterraneo: un totale di 50.872 migranti e rifugiati sono giunti in Europa via mare dall’inizio del 2018 al 15 luglio scorso e 1.443 persone sono morte mentre tentavano di raggiungere le coste europee. La rotta del Mediterraneo centrale verso l’Italia resta la più letale, con 1.104 vittime registrate dall’inizio del 2018, quasi quattro volte il numero di annegamenti notificati sulla rotta per la Spagna (294), benché i numeri degli arrivi nei due Paesi siano quasi identici. Secondo i dati della organizzazione, la Spagna ha superato l’Italia per numero di arrivi di migranti dall’inizio dell’anno al 15 luglio: 18.016 quelli sbarcati sulle coste spagnole, lungo la rotta del Mediterraneo occidentale, rispetto ai 17.827 arrivati attraverso la rotta centrale dalla Libia all’Italia.

Salvini, l’uomo forte vuole espugnare la Ue

salvini pontidaPugno di ferro con Bruxelles, con i trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo, con i mafiosi, con gli assassini e gli stupratori. Matteo Salvini ha assicurato tra le ovazioni all’assemblea della Lega a Pontida: «La pacchia è finita». Promesse latte e miele, invece, per gli aspiranti pensionati: va cancellata la legge Fornero perché è «ingiusta e disumana». L’altolà dell’Unione europea sul deficit dei conti pubblici italiani è respinto con un afflato populista: «Prima viene la felicità dei popoli».

Salvini s’immerge nel bagno di folla di Pontida in una triplice veste: segretario del Carroccio, vice presidente del Consiglio, ministro dell’Interno. L’ha sparata grossa: «Si rassegnino i compagni: l’Italia che noi governeremo per i prossimi 30 anni, è un’Italia che non ha paura di niente». È vero che l’opposizione di centro-sinistra e quella di Forza Italia è muta e irrilevante davanti all’esecutivo Lega-M5S, ma la certezza di Salvini di poter governare per «i prossimi 30 anni» è un po’ troppo avventata. Stesso discorso vale per la confermata promessa di «cancellare» la Fornero, quando basterebbe rispettare almeno la proposta di correggere il provvedimento introducendo anche il pensionamento alla cosiddetta “quota 100” (somma tra età e anni di contributi).

Per ora le popolarissime promesse, determinanti per il successo nelle elezioni politiche, continuano a prosperare, ma non si vedono le realizzazioni concrete. Gli immigrati continuano a sbarcare in gran parte in Italia: con Bruxelles non è stato spuntato alcun risultato sostanziale (se c’è una riduzione dei flussi si deve agli accordi con la Libia dell’ex ministro dell’Interno Marco Minniti). Manca “la cancellazione”, o “il superamento”, o “la correzione” (secondo le varie promesse) della legge Fornero. Non si vede la flat tax. Non c’è traccia del reddito di cittadinanza, mentre questo progetto era al centro della campagna elettorale dei cinquestelle.

Salvini, comunque, viaggia con il vento in poppa. Punta al tris: vuole vincere le elezioni europee del 2019 dopo aver trionfato in quelle politiche di marzo e nelle comunali di giugno. I sondaggi gli danno ragione: la Lega sarebbe schizzata a oltre il 30% dei voti dal 17% ottenuto alle politiche.

Il boom ha tante ragioni. Salvini è abile nella comunicazione, ha saputo cogliere le paure degli italiani verso gli immigrati. La scomparsa delle opposizioni, incapaci di proporre una alternativa credibile, gli ha spianato la strada. Giancarlo Giorgetti, braccio destro di Salvini, l’ha capito e lo ha detto a Pontida. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha illustrato una tesi fino a poco tempo fa impensabile: «Non abbiamo più opposizione qui perché il popolo è con noi». Salvini ha vinto in Italia mentre in Francia Emmanuel Macron ha sconfitto l’anno scorso la sua alleata Marine Le Pen.

Adesso, secondo Salvini, la vera opposizione da battere è l’Europa delle multinazionali e della finanza. Ha annunciato: le elezioni europee del 2019 saranno «un referendum fra noi e le élite europee». Il disegno è di portare al successo la destra sovranista e nazionalista europea: «Facciamo cadere il muro di Bruxelles». Ha delineato una grande alleanza delle destre europee: «Io penso a una Lega delle Leghe d’Europa che mette insieme tutti i movimenti liberi e sovrani, che vogliono difendere la propria gente e i propri confini».

È una seria minaccia anche per il Partito popolare europeo di Angela Merkel. Non si sa come andrà a finire. Molto dipenderà dalla capacità delle forze di centro-sinistra e progressiste di dare una risposta alle paure, all’impoverimento del ceto medio e della classe lavoratrice.

Per ora c’è da fare i conti con la politica muscolare, dell’uomo forte, lanciata da Salvini. C’è qualcuno anche nel Carroccio che nutre dei dubbi. Umberto Bossi, critico con Salvini, non si è fatto vedere alla 32° edizione di Pontida. Non è andato all’annuale raduno leghista nemmeno Roberto Maroni. I due ex segretari della Lega hanno dato forfait per la prima volta. Non è un buon segno.

La linea di Salvini per ora paga, ma se non arriveranno i risultati con il reddito di cittadinanza, il taglio delle tasse e la modifica della Fornero, il vento potrebbe cambiare in fretta. Molto in fretta.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

Migranti: da luglio – 67% gli sbarchi in Italia

Sbarchi migranti

Si chiudono oggi i lavori del quinto vertice Unione Africana-Unione Europea, ad Abidjan, capitale economica della Costa d’Avorio. In agenda, lo sviluppo economico dell’Africa come strumento per meglio regolare i flussi migratori: in particolare lo sguardo è concentrato sulla necessità di dare lavoro ai giovani africani attraverso la promozione dell’imprenditorialità e la creazione di posti di lavoro, in modo che non si imbarchino in pericolose avventure senza speranza.

Nella prima giornata di lavori, l’Unione Africana (Ua) ha fatto appello direttamente ai leader europei perché investano sulla gioventù africana a vantaggio del futuro di entrambi i continenti e per fermare l’esodo dall’Africa all’Europa. Il presidente dell’Unione Africana (Ua, il guineiano Alpha Conde’, ha detto che “oggi più che mai è necessario promuovere meccanismi per i giovani” e in particolare “per le donne e la protezione delle ragazze” a causa dell’aumento demografico che si registrerà nei prossimi anni nel continente africano. Lo slogan del vertice, il primo che si tiene in un Paese sub-sahariana, è “Investire nella gioventù per lo sviluppo sostenibile”, e il leader africano hanno insistito anche sulla necessità di dare istruzione ai giovani africani.

“L’Africa ha deciso di parlare con una sola voce e farsi carico del loro destino”, ha detto Conde’ Il 60% della popolazione in Africa è sotto i 25 anni e oltre il 31% dei giovani africani non riesce a trovare lavoro, un motivo di preoccupazione per il continente e di cui l’Europa deve essere consapevole. Il presidente della Commissione dell’Unione africana, Moussa Faki Mahamat, ha sostenuto che “senza un grande investimento in questa gioventù africana, l’Africa e l’Europa non avranno futuro”. Secondo Mahamat, “la nostra giovinezza è un vantaggio” e loro, i giovani, “devono essere al centro delle nostre azioni”.

Anche il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha riconosciuto la necessità di un piano di investimenti che dia “soluzioni concrete ai giovani africani” e non rimanga sul piano delle “mere buone intenzioni”.

Resta il nodo del riequilibrio dei fondi europei per l’Africa, già sollevato dal premier Paolo Gentiloni, con Italia, Germania e Commissione europea che finora sono state le uniche a impegnarsi: dei 3,1 miliardi di euro del Fondo fiduciario per l’Africa, 2,9 miliardi li ha mesi Bruxelles. Roma con un centinaio di milioni e Berlino con 33 (più 54 promessi) sono le uniche capitali a contribuire in modo significativo. I fondo serviranno anche per allargare i corridoi umanitari per i rifugiati e per intensificare i rimpatri dei migranti bloccati in Libia (sono stati 13.000 da inizio anno).

Intanto, dopo il clamore suscitato dall’inchiesta della Cnn sulla tratta degli immigrati rinchiusi nei campi libici, la Libia ha accettato di consentire l’evacuazione di emergenza dei migranti vittime di trafficanti di esseri umani. I governi di nove paesi europei e africani, tra cui la Libia, hanno deciso insieme alla Ue, all’Onu e all’Unità Africana di organizzare “operazioni di evacuazione d’emergenza estrema nei prossimi giorni e settimane” dei migranti che si trovano in Libia perché vittime della tratta. La decisione è stata presa in una riunione cui hanno preso parte nel particolare la Francia, l’Italia, la Spagna, il Ciad, il Niger la Libia il Marocco e il Congo. Da parte sua la Libia ha “ribadito di voler contribuire a identificare gli accampamenti dove si sono registrati atti di barbarie. Ed il presidente Sarraj ha dato il suo assenso per l’accesso” a queste strutture.

Intanto dal Viminale arrivano gli ultimi dati sugli sbarchi in Italia: dal 1 luglio ad oggi sono sbarcati 33.288 Migranti sulle coste italiane, vale a dire il 67,61% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando ne arrivarono 102.786. Dai dati del Viminale emerge inoltre che dall’inizio dell’anno il calo si assesta al 32,35%: a fronte dei 173.008 sbarcati nel 2016, quest’anno ne sono arrivati 117.042, dunque 55.966 in meno. Quanto alla Libia, nel mese di novembre si è registrato un calo del 65,31% delle partenze, passate dalle 13.581 del 2016 alle 4.711 dell’ultimo mese.

Luigi Grassi

Libia, ancora morti in mare. Oltre 90 migranti dispersi

Immigrati-sbarchi-Renzi-UEAncora morti in mare. Oltre 90 migranti risultano dispersi dopo il naufragio di un barcone al largo delle coste della Libia. Lo rende noto il portavoce della guardia costiera libica, Ayoub Kassem, spiegando di aver tratto in salvo 29 persone a circa 26 miglia al largo di Tripoli. Kassem ha aggiunto che la Marina ha raggiunto il barcone nel tentativo di salvare i migranti, ma ha precisato che le forze navali libiche non possiedono imbarcazioni capaci di effettuare grandi operazioni di salvataggio in alto mare.

Dai racconti dei sopravvissuti, sul barcone erano presenti circa 126 migranti prima del naufragio. Il gommone era partito mercoledì mattina da Garabulli, a circa 50 chilometri da Tripoli.

Ieri l’Onu ha dichiarato che sono almeno 3.800 i migranti morti o dispersi nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno, uno dei bilanci delle vittime “mai registrati”. Nel 2015 erano state 3.771 le persone morte o disperse durante la traversata.

L’Unhcr ha reso già noto che il 2016 è già l’anno con più morti nel Mediterraneo.
Un’altra tragedia della disperazione dopo che, nella sola giornata di mercoledì, erano stati recuperati ventinove cadaveri di migranti nel Canale di Sicilia, a bordo di alcuni gommoni diretti verso l’Italia. Undici salme erano già state avvistate martedì e sono stati presi a bordo delle navi che operano in zona; gli altri sono stati recuperati su altri gommoni. Nella zona, con il coordinamento della Guardia Costiera, hanno operato una nave militare irlandese e navi di organizzazioni non governative.  Per oggi è attesa a Brindisi la nave Bourbon Argos, di Medici Senza Frontiere, con a bordo altri 12 cadaveri e 246 migranti tratti in salvo.

ANNO RECORD

migranti-sbarchiLa questione migranti non si risolve e non si è risolta da sola. L’impennata degli sbarchi di migranti degli ultimi giorni fa diventare il 2016 l’anno record, finora, per numero di arrivi: con 153.450 si registra infatti il 10 per cento in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e si supera di 1.300 persone il totale segnato nel 2014, che alla fine, con 170mila sbarcati, diventò l’anno con il maggior numero di arrivi. E i numeri sono ancora più imponenti se si contano i 4.300 migranti sbarcati oggi sulle coste siciliane e calabre. Di questi 1099 sono arrivati a Palermo insieme con 17 salme a bordo della nave norvegese Siem Pilot: i morti, compresi tre bambini, sarebbero stati vittime di pestaggi da parte dei miliziani libici.

Tanto che la procura di Palermo ha aperto un’inchiesta e sta ascoltando sia il comandante della nave norvegese sia l’ufficiale di collegamento. A coordinare le indagini il pool diretto dal procuratore aggiunto Maurizio Scalia. La Procura ha già affidato l’incarico a cinque medici legali che dovranno eseguire nelle prossime ore l’autopsia sui cadaveri dei migranti arrivati al porto. “I bambini massacrati dimostrano che abbiamo perso la ragione. Servono occhi sapienti per vedere questo esodo”, dice, durante le operazioni, l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice.

Nel canale di Sicilia in attesa di altri salvataggi restano la nave Dattilo che ha già a bordo 434 migranti, la nave Iuventa con 278 migranti a bordo, la nave Rio Segura con 117 persone raccolte davanti le coste libiche. La nave Siem Pilot era inizialmente diretta a Cagliari ma è stata dirottata a Palermo a causa dell’emergenza accoglienza in Sardegna dopo l’ultimo sbarco di 1258 persone avvenuto il 6 ottobre. Ad assistere i migranti la task force coordinata dalla prefettura e formata, oltre che dalle forze dell’ordine, da personale dell’Azienda sanitaria provinciale, del 118, dai volontari della della Caritas e della Croce Rossa, e dai tecnici del Comune.

Ma le traversate non sono solo fuga dalla disperazione, c’è anche chi lucra sui viaggi della speranza: a Catania la polizia ha eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di 15 nigeriani accusati di avere gestito una tratta di giovanissime loro connazionali che avrebbero “reclutato, introdotto, trasportato e ospitato” in Italia per “costringerle ad esercitare la prostituzione”. Sono indagati, a vario titolo, di associazione per delinquere, tratta di persone con l’aggravante della transnazionalità e di induzione e sfruttamento della prostituzione. Indagini della squadra mobile hanno evidenziato l’esistenza di più organizzazioni criminali – con basi in Nigeria, Libia, Catania, Campania ed in altre città del Nord Italia – che secondo l’accusa reclutavano in Nigeria giovani donne che, dopo essere state sottoposte a rito “voodoo” ed avere contratto un debito, venivano trasferite dapprima in Libia, quindi condotte a bordo di imbarcazioni in Italia.

E mentre in Italia prosegue il ‘salvataggio’, altrove si preparano gli sgomberi. In Francia è infatti in corso dall’alba lo sgombero della ‘Giungla’ di Calais. Alle 6:15 circa sono giunti i primi autobus nell’insediamento nel nord della Francia dove vivono da 18 mesi fra i 6.400 e gli 8.300 migranti. “Tutto si sta svolgendo normalmente, in modo organizzato e metodico”, ha detto il prefetto del Nord-Pas-de-Calais, Fabienne Buccio, intervistata da BFM-TV. Per ora, ha aggiunto la Buccio, sono partiti “17 pullman con 711 migranti a bordo. Altri tre bus stanno per partire”.

Mentre da parte della Chiesa arriva un appello perché le operazioni di sgombero in atto in queste ore a Calais si svolgano con “un surplus di dignità e rispetto, soprattutto nei riguardi dei minori, delle donne sole e delle persone che si trovano in condizioni di salute precarie”. Lo ha lanciato il vescovo di Arras, monsignor Jean-Paul Jaeger, sul cui territorio si trova la “giungla” di Calais dove alle 6 di questa mattina sono iniziate le operazioni di smantellamento del campo profughi. Il piano del governo è ricollocare un numero di circa 7.500 immigrati nei 287 centri di accoglienza e orientamento (Cao) che sono stati organizzati su tutto il territorio francese. La Corsica e l’Ile-de-France non sono state coinvolte nel piano di ricollocazione. Oggi partono 60 bus, 45 martedì, 40 mercoledì e altrettanti per tutta la settimana. Un piano logistico colossale presidiato da un contingente di 1.250 agenti di polizia e gendarmi. Tra la bidonville e il punto di partenza dei bus, è stato costruito un hangar di 3mila metri quadrati dove è stato allestito il centro di smistamento. “Anche se questo luogo ha rappresentato per molti un raggio di speranza- ha detto il vescovo- l’insalubrità dei luoghi e le condizioni precarie di sussistenza lo condannano a sparire”. Il tempo dello smantellamento – ha chiesto il vescovo Jaeger – deve diventare un tempo per “costruire o ricostruire in termini di rispetto della dignità umana di questi uomini e queste donne, feriti che hanno lasciato il loro paese e le loro famiglie in circostanze spesso atroci e dolorose. Queste stesse persone sono state spesso sfruttate da reti che dovevano condurle a un’ipotetica terra promessa e sono state invece portate a Calais nelle condizioni che conosciamo”. Secondo il quotidiano Le Figaro 1.250 poliziotti sono stati mobilitati per garantire la sicurezza durante l’evacuazione, che secondo le previsioni dovrebbe durare una settimana. I residenti dei comuni che dovranno accoglierli – Allex, Saint-Denis-de Cabanne, San Brevin – hanno protestato in tutto il Paese contro il loro arrivo, ma non tutti vogliono rimanere in Francia.

L’altro punto di arrivo degli sbarchi, la Grecia è invece alle prese, in queste ore, con una rivolta dei profughi. Decine di migranti hanno incendiato una struttura che ospita l’ufficio Ue per la gestione delle domande di asilo nel campo profughi di Moria, sull’isola di Lesbo, per protesta contro le condizioni di vita e l’incertezza sulle loro domande. “Circa 70 migranti di nazionalità pakistana e bengalese hanno attaccato alcune strutture che ospitano i servizi per l’asilo con pietre e coperte a cui avevano dato fuoco, per protesta contro il ritardo dell’esame delle loro domande d’asilo”, ha dichiarato un portavoce della polizia. Successivamente la Polizia ha assicurato che in seguito la situazione è tornata alla calma, mentre 22 persone sono state arrestate.

Migranti. Dalla UE un accordo deludente

Sbarchi migrantiGli sbarchi continuano. Sono all’ordine del giorno e la contabilità in costante aumento. Il prefetto Mario Morcone, capo del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno, nel corso di un’audizione in Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza, ha reso noti le cifre da cui risulta che al 21 luglio il numero di sbarchi è in sostanziale equilibrio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: 85.361 persone. “Il trend – ha detto – forse ci consentirà di restare al di sotto della pianificazione nazionale che ci faceva temere di superare le 200 mila persone, invece sono 170 mila circa”. Numeri che arrivano nello stesso giorno in cui a Bruxelles viene chiuso l’accordo per la redistribuzione dei migranti. Un accordo al ribasso che lascia tutti un po’ di delusione. Ma almeno per la prima volta nella storia della sua storia la Ue ha dato alla luce un accordo per la redistribuzione dei migranti che hanno diritto alla protezione internazionale arrivati a migliaia in Italia e in Grecia. Solo 32mila contro i 40mila su due anni fissati come obiettivo, ma Bruxelles, pur ammettendo di essere “delusa”, assicura che questo gap di 8mila rifugiati verrà raggiunto entro fine anno.

Le cifre dell’intesa indicano inequivocabilmente per quali paesi sono “deludenti o addirittura imbarazzanti”, ha detto il ministro degli esteri lussemburghese Jean Asselborn che ha gestito i negoziati come presidenza Ue. Esulta invece il ministro degli Interni Angelino Alfano per il quale con l’intesa stretta con la Ue “abbiamo avuto molto di più di quello che tutti i governi precedenti avevano mai pensato di avere” sull’immigrazione.

Il numero complessivo target era 60mila, di cui 20mila reinsediamenti di profughi dai campi fuori dall’Ue e 40mila ricollocamenti di quelli già presenti in Italia e Grecia. Si è raggiunta la cifra di circa 24.500 per i primi, ovvero una ‘eccedenza’ di circa 4.500 di cui la metà è già stata ‘spalmata’ sui secondi, che erano fermi a 30mila e che ha permesso così di portarli a 32.256. I reinsediamenti restano così ora 22.504, ma gli ulteriori 2.504 in più, hanno successivamente precisato Commissione e presidenza Ue, non possono almeno per ora essere usati per ‘compensare’ i ricollocamenti per la contrarietà o l’impossibilita’ da parte di alcuni stati membri. In totale, comunque, per ora è assicurata la protezione di 54.760 migranti.

Il gap da colmare entro fine anno, con una nuova riunione dei ministri degli interni dei 28 a fine novembre o dicembre, sarà quindi di quasi 8mila migranti. A non volere nessuno dei profughi da Italia e Grecia l’Austria, secondo cui i due paesi sono sottoposti a una pressione migratoria inferiore alla propria e che non fanno il loro dovere evitando di registrare i migranti. Nessuna solidarietà nemmeno da Ungheria, che sta costruendo un muro per bloccare gli arrivi dalla Serbia, e nemmeno da Gran Bretagna e Danimarca che hanno un opt-out in materia. L’Irlanda, invece, che poteva avvalersene, ha voluto dimostrare solidarietà ed accoglierne 600. Anche la Spagna, che sostiene di fare già moltissimi sforzi alle sue frontiere, ne ha accettati solo 1.300 contro i circa 4mila che le aveva chiesto la Commissione. Oltre un terzo dei rifugiati sarà accolto da Germania e Francia da sole, rispettivamente con 10.500 e 6.752.

Più generosità, invece, sul fronte reinsediamenti, dove solo l’Ungheria ancora una volta s’è tirata indietro e a cui si sono aggiunti anche Norvegia, Islanda, Svizzera e Liechtenstein. La stessa Italia ha dato la disponibilità ad accogliere 1.989 nuovi profughi, e la Grecia 354. Questi verranno selezionati tra siriani, iracheni, eritrei e somali negli hot-spot che verranno messi in piedi nei paesi terzi come Turchia, Libano e Giordania dove ci sono i campi profughi. “Siamo protagonisti di un’umanità praticata, non solo dichiarata a parole”, ha sottolineato Alfano.

Italia e Grecia, in cambio, si impegnano a registrare i migranti e a prendere loro le impronte digitali. Ma, ha avvertito ancora Alfano, l’attuazione di queste misure avanzerà “con la stessa progressione e progressività con cui si procederà relativamente al completamento dei numeri che deve portarci a 40mila”. Quello che “è importante”, ha sottolineato il commissario Ue Dimitri Avramopoulos, è “da ottobre si potrà partire” con i ricollocamenti per i 20mila del primo anno, dopo il parere dell’Europarlamento atteso per settembre.

L’accordo è criticato anche dall’ex ministro e ora eurodeputata Ce’cile Kyenge del Pd, responsabile del rapporto parlamentare sulla crisi umanitaria nel Mediterraneo. “Gli Stati Membri non sono riusciti a trovare un comune accordo per ricollocare appena 40 mila rifugiati, fermandosi a circa 32 mila, dopo cinque mesi di confronto. Questo è deludente e preoccupante”. “La Commissione europea ha avanzato una proposta coraggiosa. La commissione competente del Parlamento Ue la settimana scorsa ha fatto propria questa proposta di ricollocazione di 40 mila richiedenti asilo e già lo ritenevamo un numero limitato”. “Aver ristretto questa cifra è responsabilità degli Stati Membri e rappresenta una vero e proprio schiaffo al principio di solidarietà. Ma la battaglia prosegue”.

Numeri simili a quelli del Ministero dell’Interno vengono riferiti dal Direttore Centrale Immigrazione e Polizia delle Frontiere della Polizia di Stato, Giovanni Pinto nel corso di un convegno: “Nel 2013 e nel 2014 sono arrivati in Italia 170 mila migranti, quest’anno già viaggiamo sulle stesse cifre e forse arriveremo a 200 mila. Siamo di fronte a una situazione senza precedenti”. “Ho parlato con personale dell’Unhcr e mi hanno detto che tra Niger e Nigeria stanno preparando campi per 500 mila sfollati”. Si tratta delle persone che fuggono dalle violenze del gruppo terroristico di Boko Haram.

Redazione Avanti!

 

QUOTA CENTOMILA

Immigrati-sbarchi-accoglienza

Immigrati a quota centomila. Tanti sono (103.000 per l’esattezza) quelli che nel 2015 hanno attraversato il Mediterraneo per tentare di raggiungere l’Europa. Lo ha riferito l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) con sede a Ginevra che ha parlato di “drammatico aumento” degli arrivi.  L’Unhcr ha spiegato che in base agli ultimi dati 54.000 migranti sono arrivati in Italia, 48.000 in Grecia, 920 in Spagna, e 91 a Malta, con quasi 1800 che sono invece morti tentando la traversata. Numeri impressionanti che danno l’idea dell’immane tragedia che quotidianamente avviene sul Mediterraneo.  Durante il solo ultimo fine settimana, circa 6mila migranti e rifugiati sono giunti nel sud dell’Italia dopo una vasta operazione di salvataggio in mare. E nelle isole greche, giungono in media circa 600 rifugiati al giorno, in maggioranza in fuga da Siria, Afghanistan e Iraq.

“L’Unhcr  – ha detto il portavoce Adrian Edwards – sta aumentando la propria presenza e le attività in Grecia e nel sud dell’Italia”. L’Organizzazione internazionale delle migrazione (Oim) ha sottolineato che i migranti arrivati in Italia nel 2015 sono partiti quasi esclusivamente dalla Libia e che le principali nazionalità delle persone giunte sono quelle eritrea, somala, nigeriana e siriana. Per la Grecia la maggioranza delle persone parte dalla Turchia. L’Oim sottolinea che il dato globale degli arrivi è lievemente superiore a quello per lo stesso periodo dell’anno scorso. Secondo le stime dell’Oim, infine, finora quest’anno Guardia costiera italiana, Marina militare italiana e Guardia di Finanza hanno tratto in salvo oltre 28.500 persone.

Intanto monta la polemica politica. Da una parte il presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino ribadisce che tutte le Regioni devono rispettare i patti sulle quote di ripartizione ricordando che sono frutto di accordi siglati da tutti. “Dobbiamo essere all’altezza di un Paese civile – esorta – evitando che qualsiasi questione, soprattutto delicata come questa, diventi oggetto di disputa politica”.
Dall’altra la Lega coglie l’occasione per esasperare ulteriormente la speculazione. Dopo il risultato delle regionali infatti Salvini, unico leader di partito che ha visto un aumento consistente dei voti, continua sulla strada della paura per lucrare consenso. Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, in una lettera inviata ai Prefetti della Lombardia chiede “di sospendere le assegnazioni nei Comuni lombardi in attesa che il Governo individui soluzioni di accoglienza temporanea più eque, condivise e idonee, che garantiscano condizioni reali di legalità e sicurezza”.

Salvini attacca affermando che le prefetture “non servono a nulla. Se i prefetti non ci fossero “sarebbe meglio. Chiudiamo le prefetture, diamo i poteri di ordine pubblico ai sindaci e risparmiamo 500 milioni di euro ogni anno che possiamo dare ai disabili”. E poi, ospite della “Zanzara” aggiunge di voler invitare “i nostri amministratori locali e i cittadini perbene, in maniera democratica e pacifica, a presidiare fisicamente gli alberghi a due, tre e perfino a quattro stelle”.

Ma evidentemente la gara a chi la dice più grossa è solo all’inizio. Subito si piazza in buona classifica il capogruppo di Fi a Palazzo Madama Paolo Romani che negli anni si era distinto per equilibrio e buon senso. Preso nel tentativo di rialzare le  sorti di Forza Italia si lascia scappare una bella proposta: “Noi dobbiamo fermare l’invasione, non si tratta più di immigrazione, perché così come avviene è ingestibile. E se necessario dobbiamo farlo anche militarmente”. Sulla stessa linea il governatore della Liguria Toti per il quale “se l’Onu e l’Ue sono bloccati, se non interviene nessuno, dobbiamo intervenire con strumenti nostri. Non si tratta di invadere la Libia, ma creare campi umanitari sulle coste libiche ed affondare le barche sulle spiagge. L’Italia può intervenire da sola o con chi vuole partecipare: non è mica la prima volta che una coalizione di volenterosi interviene”.

E scoppia un casus belli in Forza Italia con il senatore di Forza Italia Riccardo Mazzoni, vicepresidente della Commissione per la Tutela dei Diritti umani del Senato, che attacca definendo grottesche le critiche di Toti. “Sull’immigrazione non la penso come Salvini, e ne vado fiero. Ma sentirmi dare del buonista peloso da un neo governatore che pensa di poter impartire lezioni di territorio solo per aver girato una ventina di giorni la Liguria è francamente inaccettabile e grottesco. Attenzione – dice poi Mazzoni – sul problema epocale dell’immigrazione fare demagogia è facile, ma prima di lanciare proclami e distribuire rampogne bisognerebbe conoscere a fondo il diritto internazionale, i regolamenti comunitari per cui le regole dei respingimenti in frontiera non possono più essere applicate in alto mare, e gli impegni sottoscritti nel tempo dai governi italiani”. Parole che irritano assai il vice presidente del Senato Maurizio Gasparri: “Mentre riprendiamo le nostre iniziative per contrastare l’invasione di clandestini, è sbagliato che esponenti di FI sconfessino le posizioni assunte da un nostro presidente di Regione. “Credo – sostiene Gasparri – che Romani debba convocare il gruppo al Senato, proseguendo la riunione avviata la settimana scorsa affinché ciascuno possa in quella sede esprimere, su immigrazione e quant’altro, liberamente la propria opinione”.

Intanto dalla Ue continua l’immobilismo. E su questo le posizioni estremiste continuano a lucrare. Infatti fonti del Consiglio Ue evidenziano ancora nette divisioni sul meccanismo basato su una chiave di ripartizione obbligatoria, proposto dalla Commissione. Sui ricollocamenti intra-Ue di 40mila richiedenti protezione internazionale (24mila dall’Italia e 16mila dalla Grecia), al consiglio Affari interni di martedì, non ci saranno decisioni formali.

Ginevra Matiz

L’AMMUTINAMENTO

Immigrazione-Maroni-Renzi

Sembra sempre più concreta la creazione di un’‘asse’ anti-immigrazione di alcune Regioni del Nord. Oltre alla Valle d’Aosta che il mese scorso, per mezzo del suo governatore valdostano Augusto Rollandin – nelle sue funzioni prefettizie – pose l’altolà all’accoglienza di 79 nuovi immigrati anche Liguria (con il neo governatore, Giovanni Toti) e Veneto (con il confermato Luca Zaia) sposano la linea dura del più agguerrito dei governatori, Roberto Maroni che ieri ha ipotizzato il taglio dei fondi regionali verso quei comuni lombardi che dovessero accogliere nuovi clandestini. Gli ha fatto eco il leader della LegaNord, Matteo Salvini che ha minacciato di «bloccare le prefetture e presidiare tutte quelle strutture che – a spese degli italiani – qualcuno vuole mettere a disposizione di migliaia di immigrati clandestini». Nel frattempo Matteo Renzi, durante il suo intervento al G7 tenutosi in Baviera ha invitato tutti, «anche i governatori delle Regioni, a recuperare il buon senso e il principio della buona amministrazione». Il presidente del Consiglio dei ministri ha poi aggiunto che si potrebbe studiare un sistema di «incentivi ai Comuni che accolgono i migranti». Continua a leggere

L’AMMUTINAMENTO

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Sembra sempre più concreta la creazione di un’‘asse’ anti-immigrazione di alcune Regioni del Nord. Oltre alla Valle d’Aosta che il mese scorso, per mezzo del suo governatore valdostano Augusto Rollandin – nelle sue funzioni prefettizie – pose l’altolà all’accoglienza di 79 nuovi immigrati anche Liguria (con il neo governatore, Giovanni Toti) e Veneto (con il confermato Luca Zaia) sposano la linea dura del più agguerrito dei governatori, Roberto Maroni che ieri ha ipotizzato il taglio dei fondi regionali verso quei comuni lombardi che dovessero accogliere nuovi clandestini. Gli ha fatto eco il leader della LegaNord, Matteo Salvini che ha minacciato di «bloccare le prefetture e presidiare tutte quelle strutture che – a spese degli italiani – qualcuno vuole mettere a disposizione di migliaia di immigrati clandestini». Nel frattempo Matteo Renzi, durante il suo intervento al G7 tenutosi in Baviera ha invitato tutti, «anche i governatori delle Regioni, a recuperare il buon senso e il principio della buona amministrazione». Il presidente del Consiglio dei ministri ha poi aggiunto che si potrebbe studiare un sistema di «incentivi ai Comuni che accolgono i migranti». Continua a leggere