Mihai Eminescu in un saggio di Manitta

mihai-eminescuConsiderato il più grande poeta romeno del secolo XIX, Mihai Eminescu non ha avuto molta fortuna in Italia. Sul personaggio e sulla sua poetica esistono infatti pochi studi, tra i quali meritano di essere segnalati quelli di Carlo Tagliavini, di Mario Ruffini e di Rosa Del Conte, ai quali si aggiunge ora quello di Giuseppe Manitta: Mihai Eminescu e la «letteratura italiana» (Il Convivio Editrice, Castiglione di Sicilia-Catania 2017, pp. 111), che ha svolto un’encomiabile ricerca sulla presenza dello scrittore romeno nella letteratura italiana e della ricezione della sua opera.

Mihai Eminescu (Eminovici il suo vero cognome), assurto post mortem a simbolo della poesia romena, nacque il 15 gennaio 1850 a Ipoteşti (Moldavia) e morì il 15 giugno 1889 dopo una vita piena di dolori e di sofferenze. Nato in una famiglia numerosa: fu il settimo di undici fratelli spentisi quasi tutti di tubercolosi. Questa malattia, che colpì anche il poeta in tarda età, spiega in parte il suo offuscamento mentale negli ultimi anni di vita.

La ferrea disciplina scolastica, a cui venne sottoposto sin dalle elementari nella scuola tedesca di Cernăuţi  una cittadina della Bucovina allora sotto il dominio austriaco  farà di Eminescu un ribelle, contrario a ogni forma disciplina. La sua prima evasione scolastica risale al 1860, quando egli frequentò il ginnasio tedesco: fu infatti sempre considerato un allievo difficile per la sua vivacità e irrequietezza. Neppure la conoscenza del filologo Aron Pumnul, a cui si sentì legato da un forte legame affettivo, riuscì a inculcargli l’amore per una vita ordinata. Abituato alla libera vita dei campi e insofferente alla disciplina collegiale, Eminescu compì una seconda fuga nel 1863 al seguito di una compagnia teatrale, che seguì in Transilvania divenendo persino il suggeritore di questa troupe. Attratto più dallo spettacolo che dalla scuola, il giovane Eminescu visse alcuni anni di vagabondaggio, le cui tappe furono Sibiu, Blaj e Giurgiu, dove fece i lavori più disparati per sopperire alle necessità più elementari.

Nell’autunno 1865 il giovane ritornò con il proposito di continuare gli studi ginnasiali a Cernăuti, dove venne accolto in casa da Aron Pumnul, ben noto per il suo patriottismo a favore dell’annessione della Transilvania e della Bucovina alla Romania. Ma, per disgrazia del giovanetto, Aron Pumnul morì il 24 gennaio 1866: alla sua memoria il grande poeta romeno dedicò la prima poesia pubblicata in un foglio volante commemorativo. Nello stesso periodo inviò alcune sue poesie sulla rivista Familia diretta da Iosif Vulcan, che non contento della terminazione slava del suo cognome (Eminovici) lo trasformò e lo romenizzò in Eminescu: un fatto che non infastidì il poeta, che da allora firmò così i suoi scritti. Imbattutosi in un’altra compagnia teatrale, quella di Jorgu Caragiale, egli fu ingaggiato come suggeritore e copista. Dopo aver girovagato in diversi paesi della Romania sino al 1868, il padre riuscì a rintracciarlo e lo costrinse a riprendere gli studi. Così il 2 ottobre 1869 si recò a Vienna dove frequentò la facoltà di filosofia dell’Università Rudolfina seguendo le lezioni di Herbart, i corsi di diritto romano e quelli di grammatica italiana del Cattaneo. Ma neppure a Vienna Eminescu riuscì a placare la propria irrequietezza: frequentò come uditore diversi corsi e si abbandonò a una serie di letture disordinate e «forsennate» senza un piano armonico e preordinato. Nel 1872 lasciò Vienna per proseguire i corsi a Berlino grazie al sostegno della società letteraria «Junimea». Alcuni soci compresero infatti la genialità del giovane poeta e si offrirono ad aiutarlo negli studi, oltre a pubblicare nella loro rivista Convorbiri literare le sue poesie (Venere şi Madona, Epigonii, Mortua est).

Nel periodo berlinese Eminescu studiò Kant, di cui tradusse La Critica della ragion pura, e sottopose a una interpretazione personale la filosofia di Schopenhauer e di Hegel. Nonostante una grande passione per la filosofia e un vivo interesse per altre discipline come l’economia e la storia politica, egli non volle conseguire la laurea, forse per non tradire la sua coscienza pervasa da una tensione spirituale e da un afflato etico, alieno ad ogni forma di schematismo culturale e di dogmatismo filosofico.

Al suo ritorno a Iaşi le necessità economiche spinsero Eminescu ad assumere diversi incarichi grazie al sostegno di Titu Maiorescu: fu bibliotecario all’università, ispettore scolastico e poi redattore del “Curierul de Iaşi”, una specie di gazzetta ufficiale della Corte di Appello, sulla quale pubblicò alcune sue novelle (Cezara, La aniversara). Durante la sua permanenza nella cittadina romena, egli allacciò una relazione con Veronica Micle, giovane poetessa che esercitò un grande influsso sulla sua attività poetica.

Ma alla fine del 1877 si trasferì a Bucarest presso la redazione del giornale «Timpul», sulle cui colonne intraprese un’opera di moralizzazione contro gli ambienti politici. La sua attività pubblicistica, diretta soprattutto a difendere le tradizioni culturali della Romania, non fu ben accolta dagli intellettuali asserviti agli interessi del partito governativo, con il quale ebbe feroci polemiche, che lo prostrarono nel fisico e nello spirito. A causa della sua malattia e dei suoi molteplici sforzi mentali, Eminescu trascorse il resto della sua vita in diversi ospedali, alternando momenti di ottenebramento mentale a periodi di lucidità.

Contrario a ogni forma di democrazia liberale, Eminescu fu critico verso la politica di Constantin A. Rosetti, che divenne il suo bersaglio preferito in molteplici attacchi sulla stampa. L’adesione alla teoria organicista dello Stato caratterizzò la sua visione politica, che fu volta ad enfatizzare la ricchezza della nazione come il risultato della civiltà del lavoro, contrapposta a quella della libertà. Anzi il lavoro divenne l’unico veicolo di una cultura pura, capace di far progredire la nazione a condizione che esso fosse il risultato dell’attività dei singoli, distribuita equamente e come tale retribuita.

Convinto della giustezza di questi principi, Eminescu espresse una fiducia ottimistica nel popolo sano, prolifico e lavoratore e invocò uno Stato oligarchico, costituito sulla base della ricchezza ottenuta con il lavoro e con l’istruzione. Concordemente alle idee politiche di I. Slavici, Eminescu auspicò un sistema federale che riunisse il popolo romeno sotto l’impero austriaco. La monarchia asburgica federalista divenne così l’unica via che potesse conciliare tutti i popoli. Contrario alla missione storica della Russia, Eminescu avversò il panslavismo come risultato di un vuoto spirituale e di un ritorno alla barbarie. La sua xenofobia, da alcuni paragonata a J. De Maistre, fu diretta anche a una critica devastante verso gli stranieri, che con il loro tentativo di diventare un ceto medio aspiravano ad impadronirsi delle ricchezze materiali e contaminare il patrimonio culturale del popolo romeno. Eminescu attribuì così ai romeni una purezza quasi mitologica e una vocazione spirituale contraria a ogni ingerenza straniera e ad ogni forma di contaminazione culturale. Egli, accecato dallo sciovinismo, criticò la cultura magiara sia nella sua espressione linguistica sia nella sua incapacità creativa

Di questa intensa attività letteraria, Manitta commenta i saggi più significativi degli studiosi italiani, dei quali stabilisce una linea di continuità tra quello di Marco Antonio Canini fino ai più recenti di Gino Lupi, di Mario Ruffini e di Rosa Del Conte. La ricezione del poeta romeno ricevette infatti un impulso straordinario grazie all’attività di Mario Ruffini e di Rosa Del Conte, l’una volta a diffondere la lirica amorosa e l’altra ad approfondire il valore cosmico e l’attrazione verso l’assoluto. Ma il contributo più significativo riguarda la comparazione poetica tra Leopardi ed Eminescu (pp. 34-72), tra questi e Carducci (pp. 87-103) e il commento della sua opera principale Luceafărul (Lucifero). Di questo testo letterario l’Autore dimostra un’attenta conoscenza per i riferimenti alle varie traduzioni, le cui annotazioni meritano di essere sviluppate in un saggio più esaustivo.

Nunzio Dell’Erba