MANOVRA DESTABILIZZANTE

Punto stampa con il Ministro Giovanni Tria e con il Commissario Ue agli affari economici e monetari, Pierre Moscovici.

Alla dura lettera della Commissione europea consegnata ieri da Moscovici al ministro Tria, il governo giallo-verde sembra sordo ed insensibile, anche all’aumento dello spread che certamente non aiuta lo sviluppo del paese ed impoverisce gli italiani. Sorge il sospetto che la demagogia messa in atto dalla Lega e dai Pentastellati è finalizzata a destabilizzare l’Euro e l’Unione europea.

Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, prima del summit Ue-Asia a Bruxelles, ha avvertito: “Come Unione Europea, non siamo disposti ad accettare il rischio di caricarci questo debito per l’Italia. L’Ue è un’economia e una comunità di valori, e funziona perché ci sono regole comuni a cui tutti devono aderire. Se si rompono queste regole, e l’Italia si allontana da Maastricht, allora significa che l’Italia si mette in pericolo, ma ovviamente mette a rischio anche gli altri. L’Ue non vuole assumersi per conto dell’Italia i rischi derivanti da una violazione delle regole comuni sulla finanza pubblica. La Commissione ha risposto alla manovra finanziaria italiana, e ha detto chiaramente che deve essere modificata. Penso che questo sia un punto decisivo, perché l’Ue è una comunità economica e di valori, e funziona perché ci sono regole comuni che devono essere rispettate da tutti. Se qualcuno le infrange, se l’Italia si allontana dalle regole di Maastricht, questo significa che mettere in situazione di pericolo non solo sé stesso ma anche altri paesi. E l’Ue non vuole assumersi questo rischio per conto dell’Italia”.

Con la lettera durissima, anche più delle attese, che ha illustrato nel dettaglio la deviazione senza precedenti nella storia del Patto di stabilità, la Commissione europea ha acceso ufficialmente i riflettori sul ‘caso Italia’, che già preoccupa molti leader in Europa. Finirà anche sul tavolo dei commissari martedì prossimo, che firmeranno la bocciatura formale della manovra, e dell’Eurogruppo il 5 novembre, che darà appoggio politico alla decisione dei tecnici Ue. Due passi scontati, se l’Italia entro lunedì non assicurerà, per iscritto, che cambierà la manovra e farà scendere il deficit invece di aumentare la spesa.

Il premier Giuseppe Conte, a Bruxelles, ha difeso i piani del Governo ed ha ridimensionato le accuse dell’Ue con estrema superficialità. A Bruxelles non ha trovato grandi sponde tra i colleghi all’Eurosummit: dalla Germania all’Austria, dalla Francia all’Olanda, alla Finlandia e al Lussemburgo, è ampio il fronte di chi chiede il rispetto delle regole comuni. Concetto ribadito anche dal presidente della Bce Mario Draghi, che ha messo in guardia dal contestare le regole Ue perché si danneggia la crescita.

Per Bruxelles il bilancio italiano punta a un non rispetto particolarmente serio degli obblighi del Patto, a causa di una espansione vicina all’1% e ad una deviazione dagli obiettivi pari all’1,5%. La Ue ha chiesto al Governo di dare una risposta ai rilievi entro lunedì 22 ottobre, in tempo perché il collegio dei commissari possa discuterne martedì. Ma, ha ricordato, la deviazione è talmente grave, senza precedenti, che l’Italia rischia l’apertura di una procedura per debito eccessivo da un momento all’altro, per deviazioni che peraltro si trascinano da anni. Non basterà quindi soltanto un’illustrazione più dettagliata delle misure. Per convincere i commissari Moscovici e Dombrovskis, firmatari della lettera, il Governo dovrà impegnarsi a cambiare i target. Cosa che il premier Conte ha escluso con la nota frase: “Più passa il tempo e più mi convinco che la manovra è molto bella”.

Moscovici ha osservato: “Forse sarà bella, ma questo è un giudizio estetico. Il problema qui è funzionale, giuridico e politico. E’ una manovra che non rispetta le regole”. Ieri, a Roma, Moscovici ha avuto modo di spiegare direttamente al ministro Tria il senso della lettera e dei timori europei. Il commissario Ue ha chiarito: “La manovra non può restare al 2,4% di deficit e con uno scarto del deficit strutturale di un punto e mezzo. Chiediamo una correzione”.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in serata ha incontrato Moscovici ed ha auspicato: “Che ci sia il massimo di collaborazione con l’Italia. Attraverso il dialogo e il confronto si trovi una intesa”. Tria ha assicurato la massima collaborazione nello spiegare misure e riforme, ma questo non sarebbe sufficiente. Il vicepremier Di Maio, invece, stroncando ogni possibilità di dialogo con l’Ue, ha attaccato: “Se la lettera Ue è un ultimatum, è inaccettabile”.

Intanto i leader dell’Eurozona prendono sempre più le distanze da Roma e l’Italia è sempre più isolata. E’ stato molto duro il premier austriaco, presidente di turno dell’Ue: “Non abbiamo nessuna comprensione per le politiche finanziarie dell’Italia, ci aspettiamo che il governo rispetti le regole”. Al tavolo dell’Eurogruppo, il caso Italia è considerato ‘l’elefante nella stanza’, come riferiscono alcune fonti.

L’olandese Mark Rutte, già duro nei giorni scorsi, ha deciso di sollevare la questione davanti ai colleghi. Al termine del vertice ha riferito anche del bilaterale con Conte: “Sono stato molto chiaro sulla manovra, e gli ho detto che non è un bene né per l’Italia, né per l’Europa e l’Eurozona”.

Conte fa sapere che vedrà Juncker nei prossimi giorni, e si dice convinto di poter scongiurare anche un giudizio negativo delle agenzie di rating, ma i tempi sono molto stretti ed il fine settimana molto impegnativo.

L’Italia non è l’unico Paese ad aver ricevuto l’avvertimento di Bruxelles: anche Spagna, Portogallo, Francia e Belgio dovranno rispondere ai rilievi. Ma Roma, spiegano le fonti, è in una situazione peggiore delle altre, e anche per questo la Commissione vuole dare un segnale il prima possibile.

“Una deviazione senza precedenti nella storia del Patto di Stabilità e Crescita”: è questa la valutazione sul bilancio italiano espressa nella attesa lettera inviata al governo dalla Commissione europea che cerca di proseguire un dialogo costruttivo con l’Italia per arrivare a una valutazione finale e attende risposte e chiarimenti ai rilievi mossi sulla manovra entro le 12 del 22 ottobre prossimo, scadenza fissata da Bruxelles.

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, dopo l’incontro con Moscovici, ha detto: “Ho ricevuto la lettera della Commissione europea. Oggi si apre un dialogo costruttivo, partendo da valutazioni diverse sulla nostra politica economica. Il nostro obiettivo è la crescita e la riduzione del debito/pil e la manovra va in questa direzione: lo spiegheremo alla commissione. Ascolteremo le osservazioni e andremo avanti in questo dialogo. L’Italia, rimane uno dei paesi fondamentali dell’Europa”.

Quali fossero le intenzioni dell’Unione europea si era intuito in parte dalle parole del presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker che, parlando della manovra italiana e della reazione degli altri Paesi all’aumento del deficit contenuto nel Def, aveva detto: “So, e alcuni colleghi l’hanno detto al telefono, che non vogliono che sia aggiunta altra flessibilità a quella già esistente per l’Italia, e non è nostra intenzione procedere in questo senso. So dal passato che la Commissione è sempre stata accusata di essere troppo generosa quando si tratta del bilancio italiano. Io non dico che siamo stati generosi, ma abbiamo introdotto nell’applicazione del Patto di crescita e stabilità alcuni elementi di flessibilità. E l’Italia è l’unico Paese che ha usato tutta la sua flessibilità sin da quando l’abbiamo introdotta, l’Italia è stata in grado di spendere negli ultimi tre anni 30 miliardi di euro in più. Siamo stati molto gentili e positivi quando si è trattato dell’Italia, perché l’Italia è l’Italia. La Commissione europea non ha alcun pregiudizio negativo rispetto alla manovra italiana. Il primo ministro ci ha presentato la situazione italiana con verve e talento. Noi non abbiamo reagito alla sua esposizione, perché esamineremo il progetto di bilancio che ci è stato trasmesso l’altro ieri dalle autorità italiane. Quello che vorrei dire è che non abbiamo alcun pregiudizio negativo sull’Italia, il progetto di bilancio italiano sarà esaminato con lo stesso rigore e con la stessa flessibilità con cui esamineremo gli altri progetti di bilancio che ci sono stati presentati”.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha affermato: “Da parte dell’Italia senz’altro nessun muro contro muro nel confronto con la Commissione europea. La lettera è stata appena consegnata al ministro Giovanni Tria visto che il commissario Pierre Moscovici è a Roma. La lettera non la riceverà solo l’Italia, ma anche altri Paesi. E’ prassi riceverla in situazioni di questo tipo. Posso immaginare che esprimerà preoccupazione. E mi aspetterei un riferimento ad una deviazione significativa rispetto all’obiettivo del rapporto deficit/Pil rispetto alla manovra preventivata dalla Commissione. Approfitto per chiarire che non è una grossa deviazione. Abbiamo deciso di puntare sugli investimenti e sulla crescita. L’Italia deve crescere: i fondamentali dell’economia sono saldissimi. In ogni caso, quella prospettata nella manovra italiana  non è la più grossa deviazione della storia”. Su Facebook, il premier Conte, a Bruxelles per il vertice del Consiglio europeo, aveva scritto: “Sapevamo che questa manovra che abbiamo pensato per soddisfare le esigenze dei cittadini italiani, a lungo inascoltate, non è in linea con le aspettative della Commissione Europa. Ci aspettiamo quindi osservazioni e rilievi che stanno per arrivare e ai quali siamo pronti a replicare. Ma tutto questo non può preoccuparci: ci avrebbe preoccupato se avessimo fatto una manovra temeraria. Ma la nostra manovra è ben pensata, ben costruita, ben realizzata”.

Il vicepremier Di Maio ha detto: “Credo che la Commissione europea si sia un poco allontanata dalla realtà. Per anni l’Italia ha fatto sacrifici per ridurre il debito. Ma il debito si può ridurre se si fanno investimenti. Va bene la lettera, ce l’aspettavamo, dialogheremo con loro ma credo che queste persone si siano allontanate dalla realtà. Aspettiamo anche le lettere agli altri Paesi. Un Paese come l’Italia non può accettare ultimatum. Se dovesse essere un ultimatum come i duelli western allora per noi è inaccettabile”.

Il vicepremier Salvini ha detto: “La prima manovra economica del cambiamento a Bruxelles non piace, le altre, quelle di Monti, Gentiloni e degli altri invece gli piaceva. Li abbiamo tutti contro: Inps, Bankitalia, Istat, perché era più comodo avere i vecchi governi”.

Domani si riunirà il Consiglio dei ministri per rispondere alla Commissione Ue sulla manovra, ma anche per chiarire le divisioni di questi giorni sulla manovra tra Lega e M5S sui condoni.

Dopo il balletto di ieri (“Non sarò a Roma, ho da fare” e l’apertura arrivata in serata “Se serve, ci sarò”), il ministro dell’Interno ha confermato che domani parteciperà al Cdm convocato da Conte alle 13 per rivedere alcuni punti del decreto fiscale.

Matteo Salvini, da Cavalese in provincia di Trento dove ha iniziato gli incontri elettorali in vista del voto per le elezioni provinciali di domenica prossima, ha rassicurato sulla sua presenza a Roma: “Buona giornata Amici. Dopo le nuvole torna sempre il sereno! Chi si arrende ha già perso, mai mollare. Oggi sono in Trentino ma domani volo a Roma per risolvere i problemi. Basta litigi. Non ci sono problemi per questo governo. Sicuramente la Lega non ha alcuna intenzione di far saltare niente, spero che valga per tutti. Probabilmente dedico il sabato per andare al Consiglio dei ministri, per fare sì che smettano di litigare, perché dobbiamo essere uniti in questo momento. L’ho detto agli amici dei Cinque Stelle, non è il caso di litigare in famiglia, perché abbiamo già tanti avversari fuori, che se ci si mette a litigare dentro ‘campa il caval che l’erba la cresc’. Se c’è un problema in una famiglia, in una squadra, in una parrocchia, in una azienda, i problemi si risolvono parlando e guardandosi in faccia, non andando in piazza o in televisione a far casino, perché altrimenti a Bruxelles godono”.

Poi, raggiunto dai microfoni di ‘Stasera Italia’, in onda su Retequattro, Salvini ha risposto così alla possibilità di stralciare le parti del decreto fiscale contestate dal M5S: “Tutto si può fare, basta che quando la gente legge e approva una cosa, sia convinta di quello che legge e approva. Io sono qua per risolvere i problemi, non per crearli. Sono fiducioso per l’incontro con Di Maio”.

Già ieri sera, al termine di una giornata di tensione e dopo aver sostenuto che non avrebbe partecipato al Cdm di domattina, Salvini aveva smorzato ogni polemica ed era apparso possibilista, affermando: “Le polemiche aiutano solo gli avversari del governo, i burocrati europei e gli speculatori. Basta litigi, lavoriamo e risolviamo gli eventuali problemi parlando, non litigando”.

Già in una intervista alla Stampa il leader del Carroccio aveva manifestato il suo ottimismo: “Fino alle Europee? Macché, noi governeremo insieme fino al 2023. Alle Europee, senza dubbio. Una cosa dev’essere chiara: ribaltoni, inciuci e tranelli la Lega non ne fa. Noi manteniamo la parola data. Il decreto è quello scritto. In Consiglio io c’ero, Di Maio pure, Conte ce lo ha letto come è scritto e l’abbiamo approvato. Mi sembra un enorme equivoco. Pericoloso, però: tutti in Europa non vedono l’ora di attaccarci, non è bene dargliene l’occasione. Ma per quel che mi riguarda, il decreto quello è e quello resta. Non sono in lite con nessuno. Conte è un ottimo presidente del Consiglio, corretto, equilibrato. Sa fare il suo mestiere. In realtà con tutti i miei colleghi ministri il rapporto è ottimo. Di Maio dice che così come è il decreto lui non lo vota? Crede che io non abbia mai avuto dubbi su nessuno dei provvedimenti che abbiamo adottato? Ma li ho votati perché siamo tutti sulla stessa barca”.

Luigi Di Maio con i suoi fedelissimi si mostra sereno sulla crisi con la Lega innescata sui temi del condono penale e dello scudo per i capitali all’estero contenuti nel dl fiscale: “Domani si tratta solo di togliere la norma sul condono penale. Sia chiaro: nessun mercimonio su altri tavoli. Il condono tombale nell’accordo non c’era. L’accordo lo troveremo, di certo su questo non cade il governo. Ma Salvini deve smetterla di fare il fenomeno”.

Tanta sicurezza è legata, in parte, anche ai rilievi che sarebbero giunti dal Quirinale circa l’indisponibilità del Colle a far passare nel dl fiscale il condono penale: “E’ stata quella la goccia che ha fatto traboccare il vaso e Matteo lo sa perfettamente…”.

Nel faccia a faccia tra i due, che si terrà al più tardi domani, a quanto si apprende, Di Maio intende chiarire anche il ruolo in tutta questa vicenda di Giancarlo Giorgetti, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio considerato il Richelieu del Carroccio.

Stavolta sotto accusa, viene raccontato da autorevoli fonti di governo grilline, per non aver voluto convocare quel preconsiglio dei ministri che avrebbe dovuto definire nel dettaglio i contenuti tecnici dei provvedimento approvati lunedì scorso in Cdm. Dunque manovra e dl fiscale.

Secondo le stesse fonti grilline: “Con la scusa di voler evitare fughe di notizie alla stampa, Giorgetti l’ha tirata talmente per le lunghe che il preconsiglio non si è mai tenuto. Risultato? Al Cdm si è arrivati con un foglietto volante”. Ma c’è di più. Tra i 5 Stelle serpeggia un’accusa pesantissima verso il sottosegretario, dal primo giorno inviso a molti nelle file del Movimento. E che Di Maio intende sottoporre a Salvini nelle prossime ore.

Si tratta del presunto inserimento, ad opera di Giorgetti, di due norme mai concordate con gli altri membri di governo: una su un condono per le società sportive dilettantistiche (il cui ‘stralcio’ avrebbe provocato una sfuriata del leghista, portandolo addirittura ad abbandonare la riunione) l’altra, rimarcano fonti grilline, relativa a Pantelleria e ai bilanci pregressi dell’isola perla del Mediterraneo, peraltro amministrata da un sindaco 5 Stelle dal giugno scorso.

Di concreto c’è che la diffidenza di Di Maio e dei 5 Stelle nei confronti di Giorgetti, considerato pedina irrinunciabile dei leghisti ed interlocutore anche del Quirinale, ha superato i livelli di guardia. C’è chi si chiede, nelle fila grilline, come si possa andare avanti in un clima di tale diffidenza e sospetto. Altra spina nel fianco, la ‘coabitazione’ al Mef di Laura Castelli e Massimo Garavaglia, considerato dai 5 Stelle altro ‘avvelenatore di pozzi’.

Di Maio avrebbe lamentato ad alcuni ministri del M5S quanto segue: “Sono stati lui e Giorgetti ad informare Matteo nelle ultime ore. Ma sono certo che chiarendo verrà ripristinata la verità. E che su condono penale e scudo fiscale la Lega saprà fare un passo indietro. I patti del resto erano chiari…”.

Eppure il braccio di ferro sembra ben lungi dal rientrare. Oggi sul terreno di scontro entra anche la sanatoria per gli abusi edilizi per le case danneggiate o crollate in seguito al terremoto di Ischia, ‘uno scempio’ l’etichetta Salvini annunciando la volontà della Lega di fermarlo con una norma ad hoc.

La risposta dei vertici M5S non si è fatta attendere: “La norma sul condono edilizio è stata chiesta dai sindaci locali, per giunta vicini al centrodestra, ed era stata sottoposta a Salvini oltre che a Di Maio. Vorrà dire che la Lega bloccherà la ricostruzione, problemi loro. Ma è singolare che lo stesso stop non arrivi dai leghisti per le case colpite dal sisma nel Centro Italia”.

Incontro difficilissimo, dunque, quello di domani al Consiglio dei Ministri con una situazione molto ingarbugliata e soprattutto con protagonisti che non sembrano disposti a cedere posizioni.

Intanto, lo spread sale sempre di più. La Borsa di Milano limita le perdite a metà seduta con il differenziale tra Btp e Bund che si restringe e torna sotto i 330 punti, a 329, dopo aver toccato quota 340. Il Ftse Mib è sceso in area 19mila punti, risalendo dai minimi di giornata a 18.977 punti (-0,58%).

Sul tema della volatilità è intervenuto anche il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli che in un comunicato ha lanciato un allarme sulle gravi conseguenze per l’economia italiana e per le famiglie legate allo spread: “L’ulteriore crescita dello spread peggiora le prospettive degli equilibri dei conti pubblici e complica le attività produttive tutte e gli investimenti delle famiglie e delle imprese. Non si può rimanere indifferenti di fronte alla ulteriore crescita dello spread e non ci si deve abituare a ciò che spingerebbe l’Italia indietro rispetto alla ripresa. Pertanto auspichiamo un più costruttivo confronto fra Autorità italiane ed europee per superare questo clima dannoso all’economia”.

Salvatore Rondello

SENZA PRECEDENTI

commissione europa

Arrivata la lettera dall’Europa e chiaramente non ci sono sorprese al riguardo, nessuno da Bruxelles poteva accettare condizioni simili. La lettera con la richiesta di chiarimenti sul documento programmatico di bilancio italiano verrà pubblicata oggi, nel giorno in cui il commissario agli Affari Economici Pierre Moscovici è in missione a Roma per incontrare il ministro del Tesoro Giovanni Tria, il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi e in serata il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. 
“Le dimensioni della deviazione sono senza precedenti nella storia del Patto di Stabilità”. Lo scrivono Pierre Moscovici e Valdis Dombrovskis nella lettera che il commissario francese ha consegnato oggi al ministro Giovanni Tria durante la sua visita a Roma e resa nota a mercati chiusi. Il documento di due pagine quantifica “un gap pari all’1,5% del Pil” che al cambio fanno circa 25 miliardi di euro. E dunque questa “evidente e significativa deviazione dalle raccomandazioni adottate dal Consiglio è fonte di gravi preoccupazioni”. Sottolinea inoltre “un non rispetto particolarmente serio con gli obblighi del Patto” e chiede al Governo di dare una risposta ai rilievi entro lunedì 22 ottobre. 
L’Italia appare sempre più isolata, arriva per Roma anche un duro attacco del cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, presidente di turno dell’Unione Europea: “Non abbiamo comprensione per la proposta di bilancio che l’Italia ha inviato a Bruxelles, non pagheremo certamente le promesse elettorali e populiste degli altri. Ci aspettiamo quindi – ha aggiunto Kurz in un tweet – che il governo italiano rispetti le norme vigenti, i criteri di Maastricht valgono per tutti”.


Il premier Giuseppe Conte, arrivando al Palazzo Justus Lipsius di Bruxelles per il vertice europeo, ha così risposto alle domande sulla manovra nell’ipotesi di bocciatura: “Confido in un dialogo costruttivo, sicuramente avremo delle osservazioni e ci confronteremo con esse. Porterò il messaggio di una manovra che abbiamo studiato molto bene, è una manovra per invertire la tendenza, noi vogliamo crescere”.

Prima dell’incontro bilaterale con la Cancelliera Angela Merkel, alla domanda dei giornalisti se c’è un margine per cambiare la manovra, ha detto: “Noi l’abbiamo studiata molto bene, quindi direi che non c’è”.

Per quanto riguarda la Brexit, il tema in agenda per l’incontro di oggi, Conte ha affermato: “Sicuramente disponibili a mantenere una finestra aperta per la chiusura del negoziato che ci auguriamo di poterlo chiudere, ma mi sembra un po’ complicato”.

Sulla manovra del governo, senza alcun dubbio, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha affermato: “Siamo convinti di quello che abbiamo fatto. Più passa il tempo, più mi convinco che la manovra è molto bella”.

A proposito dell’accoglienza critica che ha avuto il documento programmatico di bilancio in seno all’esecutivo Ue, Conte ha detto: “Mi rendo perfettamente conto che non è questa la manovra che si aspettavano alla Commissione Europea: è comprensibile che ci siano queste prime reazioni. Mi aspetto delle osservazioni critiche: valuteremo e inizieremo a sederci ai tavoli. Da oggi il commissario Pierre Moscovici dovrebbe essere a Roma a parlare con il ministro Giovanni Tria. Noi ovviamente risponderemo alle osservazioni critiche”.

Il decreto legge in materia fiscale, ha prodotto profonde divisioni nello stesso governo presieduto da Giuseppe Conte. Secondo quanto affermato dal vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio, il testo sarebbe stato ‘manipolato’ da qualche ‘manina’. Anche su questo il premier Conte rassicura: “Venerdì sarò a Roma: lo controllerò come si fa sempre, articolo per articolo. Verrà mandato al Quirinale un testo conforme alla volontà deliberata nel corso del Consiglio dei ministri. Tra Lega e M5S non c’è nessuna frattura. Controlleremo il testo dell’articolo e sarà inviato”.

Massimo Garavaglia, viceministro dell’Economia, parlando con i cronisti in Transatlantico, ha detto: “Il contenuto del decreto fiscale lo conoscevano tutti”. Smentendo di essere lui la ‘manina’ denunciata dal vicepremier Di Maio, ha risposto: “Non so nulla, che è successo? Ho visto ai Tg che c’è stata un po’ di confusione: raccontatemi. Siamo a corto di notizie”,

Il presidente della Camera, Roberto Fico, in proposito alle presunte manomissioni nel decreto fiscale, ha detto: “Al di là di cosa sia successo, su cui il Consiglio dei ministri vedrà nella sua interlocuzione, io sono fermamente contrario a che ci sia questo articolo”. Così si è dichiarato contrario allo scudo fiscale senza rispondere sulla ‘pace fiscale’.

Intanto, lo spread tra Btp e Bund si è ampliato ancora arrivando a toccare i 315 punti base per poi assestarsi in area 313. Il rendimento del 10 anni italiano è salito fino al 3,61% per riportarsi al 3,59% secondo i dati riportati da Bloomberg. Oggi lo spread ha superato quota 320.

Il giornale ‘Der Spiegel’ ha corretto l’articolo su cui ieri si sono immediatamente innescate nuove polemiche tra il governo italiano e la Commissione europea, e la fonte ufficiale da cui aveva ricavato le informazioni riportate: l’eurocommissario al bilancio Guenter Oettinger ha ringraziato. Ieri il settimanale tedesco aveva riferito che oggi o domani l’esecutivo comunitario avrebbe recapitato all’Italia una lettera del commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici (che oggi e domani è a Roma per una serie di incontri) con cui avrebbe rigettato il piano di Bilancio notificato nei giorni scorsi dal ‘Bel Paese’.

Il tutto era stato attribuito alle rivelazioni di Oettinger. Poco dopo, tuttavia, questa lettura dei fatti era stata smentita dallo stesso eurocommissario, che aveva precisato che le sue erano valutazioni personali e che la commissione non aveva ancora deciso nulla.

Ora lo Spiegel riporta che l’Ue dovrebbe inviare una lettera all’Italia entro due settimane e che sulla base delle cifre attuali, secondo Oettinger la manovra verrebbe bocciata. Ma appunto, intanto, si negozierà e proprio per questo mentre Moscocivi è a Roma il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte sta incontrando diversi leader a Bruxelles, al vertice europeo.

Lo Spiegel ha scritto: “Una precedente versione di questo articolo aveva erroneamente riportato che la Commissione europea aveva già bocciato il piano di bilancio dell’Italia. La Commissione ha affermato di non aver ancora preso una decisione definitiva se respingere o meno il piano. Non verrà inviata domani una lettera di bocciatura, come inizialmente riferito, ed è attesa unicamente dopo che si saranno concluse le discussioni tra Moscovici e il governo italiano”.

“Grazie! Ho molto apprezzato”, ha affermato Oettinbger rispondendo al giornale tedesco. Si tratta dello stesso eurocommissario che nelle passate settimane aveva creato un caso con dichiarazioni, anche allora poi corrette, in cui inizialmente era stato riportato che aveva detto che i mercati avrebbero insegnato agli italiani come votare.

Il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, consegnerà, oggi a Roma, direttamente al ministro dell’Economia Giovanni Tria una lettera con richieste di chiarimenti dell’esecutivo comunitario, sul piano di Bilancio notificato dall’Italia. A seguito del faccia a faccia al ministero di Via XX Settembre, è prevista una conferenza stampa congiunta Tria-Moscovici alle 18 e 30.

Ma a criticare la manovra del governo c’è anche la Confindustria. Il presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi, nel corso del suo intervento all’assemblea generale dell’associazione, ha dichiarato: “Il governo del cambiamento non ha prodotto una manovra di vero cambiamento: tutti comprendiamo che il dividendo che si ricerca è quello elettorale, non quello della crescita. No, quindi, alle promesse elettorali scassa bilancio e di scarso impatto su crescita e lavoro. Abbiamo già pagato un prezzo elevato alle modalità con cui il governo è giunto ad aggiornare il Def, per poi modificarlo, senza per questo convincere mercati ed Europa. Il punto di fondo non era e non è l’innalzamento del deficit 2019 al 2,4% del Pil. Se il maggior deficit fosse dovuto a un drastico innalzamento degli investimenti e degli stimoli alla crescita assumerebbe tutt’altro significato agli occhi di Europa, mercati e agenzie di rating e soprattutto al mondo delle imprese. Se invece il maggior deficit si persegue per continuare sulla vecchia strada di miliardi aggiuntivi alla spesa corrente, come a tutti gli effetti avviene destinandoli a reddito di cittadinanza e prepensionamenti, ecco che allora le stime di maggior crescita del Pil del governo non risultano credibili e il debito pubblico continuerà a salire. Non saranno 5 miliardi soli di investimenti pubblici in più a far salire il Pil dallo 0,9% potenziale a cui anche il governo lo stima, al +1,5% programmatico indicato dal governo stesso”.

All’orizzonte si profila una nuova crisi. Ci sono già dei segnali significativi: il crollo della produzione automobilistica a settembre, il calo dell’export e le misure protezionistiche.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato all’Assemblea di Assolombarda a Milano, ha scritto: “Per affrontare le sfide che ha di fronte l’Italia occorre uno sforzo condiviso e una capacità di dialogo costruttivo da parte della politica, delle imprese, delle associazioni di categoria e della società civile. Il rallentamento del ciclo del commercio internazionale e i segnali di ulteriori tensioni e misure protezionistiche rischiano di pesare sulla fiducia. E’ indispensabile uno sforzo condiviso per dimostrare la capacità del nostro Paese di affrontare le sfide. Servono un dialogo costruttivo e un alto senso di responsabilità da parte della politica, delle istituzioni, delle imprese, delle associazioni e della società civile, per scelte consapevoli, con una visione di lungo termine, nell’interesse collettivo. Confido nell’apporto che gli imprenditori sapranno dare con determinazione e impegno al progresso della nostra comunità”.

Il Presidente della Repubblica, ricordando al Teatro Era di Pontedera la figura del predecessore Giovanni Gronchi, difendendo la validità dell’Unione europea, ha detto: “Non va dimenticato che la sua presidenza ha accompagnato la scelta della nascita e dell’avvio dell’integrazione europea. Di quella che oggi si chiama Unione Europea e che, pur con lacune e contraddizioni, ha assicurato un patrimonio inestimabile di pace e di benessere. Insomma, una ‘coscienza internazionale nuova’. Sono i prodromi anche di quel ‘nuovo atlantismo’, attribuito al presidente Gronchi, che sostanzialmente prendeva atto del gigantesco passo in avanti rappresentato dall’abbandono di alleanze puramente militari di reciproco sostegno in caso di aggressione da parte di paesi terzi, per giungere ad alleanze politico-difensive come lo stesso Trattato dell’Atlantico del Nord, in una logica di integrazione”.

Le parole del Presidente Sergio Mattarella, sono di grande importanza, in questo particolare momento storico in cui gli atteggiamenti e le espressioni dell’attuale governo rischiano di portare l’Italia verso un isolamento.

Domani, dopo il Consiglio Ue, ci sarà l’Eurosummit.

Salvatore Rondello

Vertice sui Migranti. Europa ancora divisa

Italian Prime Minister Giuseppe Conte talks with Foreign Minister Enzo Moavero Milanesi during his first session at the Lower House of the Parliament in RomeL’Italia, con il pressing del premier Giuseppe Conte e del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, insiste nel chiedere una risposta europea alla gestione dei flussi migratori del Mediterraneo. Ma perché questa risposta arrivi, se arriverà, bisogna aspettare ancora. Di certo non c’è nulla di decisivo, né sulla questione dei porti di sbarco delle missioni europee, né sulla riforma del regolamento di Dublino sull’asilo. Dal vertice informale dei leader dell’Ue in programma oggi e domani a Salisburgo potrebbe arrivare qualche risposta. All’appuntamento, gli Stati del Vecchio Continente si presentano ancora una volta divisi.

Delle questioni poste in discussione, nel recente incontro a Roma, Conte ne ha parlato con il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, il cui Paese ha fino a dicembre la presidenza di turno dell’Unione. Kurz, dopo avere incontrato Merkel e Macron, a Roma ha fatto l’ultima tappa del suo tour organizzato per tastare il polso dei diversi Paesi in vista del vertice. Conte lo ha incalzato: “Se non vogliamo un altro caso Diciotti abbiamo bisogno di una risposta europea”. Conte ha anche ribadito al premier austriaco la posizione fortemente contraria dell’Italia su un’altra questione: quella dei doppi passaporti che Vienna vorrebbe per i cittadini altoatesini di lingua tedesca e ladina. Sulle migrazioni, il premier italiano ha ribadito la richiesta di più investimenti in Nord Africa e di rivedere le missioni europee, per far sì che anche i porti di altri Paesi rivieraschi siano coinvolti negli sbarchi. Kurz ha sottolineato ancora una volta la necessità di rafforzare quanto prima Frontex, l’agenzia Ue per il controllo delle frontiere, come propone la Commissione europea, anche se l’idea ha già suscitato perplessità in vari Stati membri. Nel blocco dei Paesi Visegrad, ad esempio, nel mirino delle critiche c’è sia il rafforzamento del mandato dell’agenzia perché svolga compiti all’interno dei Paesi, sia il fatto di destinarle più finanziamenti. La Repubblica Ceca ha già dichiarato: “Meglio dare i fondi direttamente agli Stati”.

I capi di Stato e di governo dell’Ue parleranno del punto specifico di Frontex in una discussione ad hoc prevista per domani durante il vertice in Austria. Gli altri dossier relativi al nodo delle migrazioni saranno invece affrontati già stasera a cena. Ma secondo fonti europee non c’è da attendersi alcuna svolta o passo in avanti. L’unica speranza potrebbe essere quella di recuperare un clima costruttivo, come ha chiesto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, il quale ha ammonito: “La crisi rimarrà irrisolvibile finché ci sarà qualcuno che non vuole risolverla e che di fatto la usa per i propri tornaconti di consenso”. Nei palazzi delle istituzioni europee è palpabile il fastidio nei confronti di certe prese di posizioni muscolari contro l’Ue. Anche il ministro degli Esteri, Moavero, volato a Bruxelle per una riunione del Consiglio Affari Generali, ammettendo che il clima non sia dei migliori per una soluzione condivisa, sui migranti ha detto: “Siamo molto divisi, anche aspramente. Ma si tratta di una questione reale, politica e concreta, con un’incidenza sui flussi elettorali”. Un tema, insomma, su cui potrebbe giocarsi una buona fetta di campagna elettorale per le europee in calendario la prossima primavera.

In concomitanza dell’incontro di Salisburgo, l’Unione Africana ha espresso ‘sconcerto’ per le frasi del vice premier e ministro dell’Interno Matteo Salvini. L’Organizzazione Africana, in un comunicato ha scritto: “Nella recente conferenza a Vienna ha paragonato gli immigrati africani agli schiavi. L’Unione Africana chiede al vice premier italiano di ritirare la sua sprezzante affermazione sui migranti africani”. Già nei giorni scorsi il ministro aveva tuttavia precisato il senso della sua frase spiegando di non aver mai definito schiavi i migranti.

L’ufficio stampa del ministro Salvini aveva scritto: “E’ necessario smentire seccamente alcune ricostruzioni della stampa internazionale, secondo le quali il ministro Salvini avrebbe definito ‘schiavi’ gli immigrati africani. Come è facilmente verificabile dai numerosi video e dalle dichiarazioni del ministro, Salvini non ha mai insultato gli africani, ma anzi ha censurato l’idea di farli arrivare in Europa per costringerli a lavorare e/o a vivere in condizioni così degradate da ricordare, appunto, la schiavitù. Esattamente il contrario di quanto riportato da alcuni organi di informazione stranieri”.

Criticando la posizione del vice premier e ministro dell’Interno Matteo Salvini sulla questione dei migranti, nel comunicato dell’Organizzazione Africana si legge anche: “L’Unione Africana invita l’Italia a seguire l’esempio e sostenere altri Paesi membri dell’Unione europea, come la Spagna, che hanno dato sostegno e protezione ai migranti in difficoltà, indipendentemente dalla loro origine e status legale, prima che il loro status per l’ammissione venisse determinato. L’emigrazione dall’Italia, negli ultimi due secoli, è stata il più importante caso di migrazione di massa nella Storia moderna dell’Europa, poiché dal 1861 al 1976 oltre 26 milioni di persone hanno lasciato il Paese e l’Italia ha beneficiato grandemente di questa gigantesca diaspora attraverso le rimesse e il commercio”.

Domani sapremo come si concluderà il summit europeo a Salisburgo. Ma sembrerebbe che non ci saranno passi avanti nella UE per regolamentare un fenomeno che è sempre esistito tra i diversi popoli della terra e che l’Italia aveva ottimamente risolto con la legge ‘Martelli’.

Salvatore Rondello

STRETTA SOVRANISTA

RimpatriContinua la stretta sull’immigrazione imposta da Matteo Salvini. Dopo la stretta sugli sbarchi, arriva il giro di vite sull’asilo dei migranti. E questa volta il ministro Matteo Salvini fa pressione direttamente sulle prefetture con una circolare a prefetti e presidenti delle Commissioni per il riconoscimento della protezione internazionale, cui il ministro dell’Interno chiede personalmente “velocità e attenzione nel dare accoglienza a chi scappa veramente dalla guerra ma anche nel bloccare tutti coloro che non ne hanno diritto”.

Un giro di vite che preoccupa i funzionari dell’Unhcr che incontreranno la prossima settimana il ministro Salvini, con cui discuteranno della situazione dei richiedenti asilo. Lo ha reso noto il responsabile per il Sud Europa dell’agenzia Onu, Felipe Camargo. “Chiederemo di continuare a fare ciò che l’Italia ha fatto finora – ha detto -. L’Italia è stata generosa, ha offerto l’opportunità di protezione internazionale a chi lo ha richiesto. Chiederemo di accelerare le procedure e di essere sicuri che ci sia un’integrazione effettiva”.

Attualmente sono al vaglio 136mila richieste di asilo, si legge nella comunicazione del ministero guidato da Salvini: “Un numero significativo e con andamento crescente se si considera che lo scorso anno sono state presentate oltre 130mila istanze, di gran lunga superiori ai 119mila migranti sbarcati sulle nostre coste”. Poi il ministro Salvini mette sotto la lente di ingrandimento una norma introdotta nel 1998 sull’asilo. Secondo questa norma questo viene concesso quando ricorrono “seri motivi” di carattere umanitario, nei casi in cui non sussistono i requisiti per il riconoscimento della protezione internazionale”. Salvini la vuole depotenziare e rendere restrittiva perché secondo il leghista questa norma ha “di fatto legittimato la presenza sul territorio nazionale di richiedenti asilo non aventi i presupposti per il riconoscimento della protezione il cui numero, nel tempo, si è sempre più ampliato”. Così il ministro chiede di valutare con rigore questi “seri motivi”, che non possono essere “una mera constatazione di criticità”. Insomma porte chiuse. Si allinea con Salvini Giorgia Meloni, leader di Fdi. Il suo bersaglio la politica dell’accoglienza: “La protezione umanitaria – afferma – che esiste solo in Italia, consente a persone che non hanno diritto allo status di rifugiato di restare nella nostra nazione e va eliminata dal circuito dell’accoglienza”.

E il pugno di ferro sui migranti passa anche attraverso altri canali. Sempre oggi Salvini ha comunicato di aver spostato 42 milioni del budget del Viminale dall’accoglienza migranti ai rimpatri volontari. “Quello che fino a poco fa era un business che faceva arricchire pochi sulle spalle di molti – afferma – diventa un investimento in sicurezza. La voce è sempre quella, immigrazione, ma c’è modo e modo di usare i fondi che stanno sotto quella voce”. Intanto il ministro annuncia che la questione Brennero, diventata particolarmente calda negli ultimi giorni (con Vienna che si è detta pronta a introdurre “misure di protezione” al confine), sarà affrontata in un vertice a tre (Italia-Austria-Germania), previsto per mercoledì sera a Innsbruck.

Mentre si è svolta oggi una conferenza stampa del premier ungherese Victor Orban con Angela Merkel. “L’Ungheria non è lo stato di primo ingresso per i migranti – ha detto Victor Orban-. Ma lo è la Grecia”. “Non è nostro compito registrare i migranti che arrivano dalla Grecia non registrati. Noi pensiamo che la Germania debba rimandare indietro i migrati in Grecia e non in Ungheria”, ha aggiunto. “Si è chiarito che io e la cancelliera, che Germania e Ungheria vedono il mondo in un modo diverso. Ma aspiriamo a una stretta collaborazione”. Lo ha detto Victor Orban, oggi a Berlino, in conferenza stampa con Angela Merkel. “Sulla migrazione abbiamo prospettive molto diverse – ha sottolineato anche la cancelliera – per quel che riguarda Schengen e la distribuzione dei profughi. Collaboriamo bene, invece, per quel che riguarda Frontex e lo sviluppo in Africa, e il contrasto delle ragioni della fuga”, ha aggiunto Merkel.

Entra nella mischia anche il cancelliere austriaco Sebastian Kurz che ribadisce la lianea sovranista: “È la Germania che sta prendendo delle decisioni. Sono decisioni che potrebbero richiedere una nostra risposta”. Ha detto il cancelliere austriaco. L’Austria vuole “una soluzione europea”, cioè frontiere esterne più forti a salvaguardia di Schengen, ed è stata una “avanguardia” nel lottare per questo. “Non voglio speculare” su quanto faremo. “Siamo pronti per diversi scenari”.

L’Austria vuole chiudere i confini

kurzIl governo austriaco potrebbe “adottare misure per proteggere” i suoi confini. Lo ha riferito oggi, dopo che la Germania ha pianificato restrizioni sull’ingresso dei migranti come parte di un accordo per scongiurare la crisi politica di Berlino. Se l’accordo raggiunto ieri sera verrà approvato dal Governo tedesco, “saremmo obbligati ad adottare provvedimenti per evitare svantaggi per l’Austria e la sua popolazione”, spiega l’Austria in una nota, aggiungendo che sarebbe “pronta a prendere misure per proteggere” i suoi confini, in particolare quelli meridionali con l’Italia e la Slovenia.

Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz si è detto contrario all’opzione di offrire ai migranti la possibilità di chiedere asilo in Europa da “piattaforme regionali di sbarco”, che i leader Ue hanno pensato di creare fuori dal continente. “Io faccio parte di quelli che sostengono che se permettiamo le richieste di asilo (da queste piattaforme) questo creerà un incredibile fattore di attrazione”, ha dichiarato Kurz a radio O1 aggiungendo che la questione ha suscitato opinioni divergenti in occasione del recente vertice Ue sulla migrazione. Secondo il cancelliere austriaco sarebbe “più intelligente andare a cercare la gente direttamente nelle zone di guerra, invece che creare un invito a intraprendere viaggio pericolosi attraverso il Mediterraneo”. Al momento nessun paese terzo al di fuori dell’Ue si è offerto di ospitare tali “piattaforme di sbarco regionali”, la cui attuazione solleva molti dubbi tra i paesi europei e sulla compatibilità con il diritto internazionale. Il cancelliere austriaco ha giudicato “fattibile” concludere accordi con i paesi africani per ospitare tali luoghi, sperando che un vertice Ue-Africa si tenga entro la fine dell’anno.

Ovviamente il ministro degli interni non vuole essere da meno e rilancia: “L’Austria è pronta a chiudere i confini? “Per noi sarebbe un affare. Sono più quelli che tornano in Italia di quelli che vanno in Austria. Sono pronto da domani a restituire i controlli al Brennero perché l’Italia ha solo da guadagnarci”.

INTERNAZIONALE POPULISTA

austria-sebastian-kurz-migrant-policy-horst-seehofer-angela-merkel-matteo-salvini-eu-news-974074C’è un collante in Europa e non è l’unione, ma una nuova destra che accomuna il ministro degli interni italiano e il premier ungherese, passando per il giovane Primo Ministro austriaco per finire con il ministro dell’Interno tedesco, Seehofer.
Nel mezzo c’è il Vecchio Continente che non riconosce più le basi sulle quali è nata l’Unione europea e inizia a perdere pezzi, come la Gran Bretagna.
Proprio dalla City arriva un duro monito su quanto sta avvenendo in Europa e il dito viene puntato contro il Vicepremier Matteo Salvini.
Uno dei quotidiano più importanti di Londra in un editoriale a firma del noto giornalista tedesco Wolfgang Münchau attacca il leader leghista.
Per Financial Times Matteo Salvini più di Donald Trump, è una “minaccia” per l’Unione Europea, poiché mentre la minaccia rappresentata da Trump, scrive Wolfgang Münchau, è “ovvia, diretta e brutale”, quella “posta dal signor Salvini potrebbe essere più potente”. “Ciò che rende la minaccia del signor Salvini per l’ordine stabilito dall’Ue così potente è la sua assenza di paura. È il primo politico italiano moderno senza un bisogno emozionale di sentirsi tra amici a Davos o a Bruxelles. E mentre i più esperti leader europei sono riusciti a intrappolare il relativamente inesperto signor Conte”, si legge in relazione al recente Consiglio europeo, “la realtà politica è che il signor Salvini può staccare la spina della coalizione” tra Lega e M5S “in qualsiasi momento. Probabilmente aspetterà fino a dopo le elezioni europee del prossimo anno”, sottolinea il Financial Times.
Infine l’affondo duro che di fatto vede nell’elezione di Salvini o Trump un problema per la tenuta democratica: “Il problema con l’Ue è che la sua stabilità dipende dal fatto che persone come Salvini o Trump non vadano mai al potere”. L’Ue “rischia di diventare la repubblica di Weimar dei nostri tempi”.
Pronta la replica del leader della Lega Matteo Salvini, a margine di un evento a Milano: “Io sono felice perché stiamo ridando orgoglio, dignità e un futuro diritto al lavoro e alla vita a milioni di italiani e, spero, a milioni di europei”. E non dimentica di parlare ancora una volta ‘alla pancia’ dell’elettorato “chi deve avere paura sono quelli che hanno mangiato a scrocco fino a ieri”, commenta.
Nel cuore dell’Europa intanto scricchiola il Governo più solido, quello della Cancelliera Angela Merkel, che era riuscito a tenere insieme una coalizione di cui facevano parte sia la Csu che l’Spd. Adesso Horst Seehofer, Ministro dell’Interno del governo Merkel, ha minacciato le dimissioni in seguito alla crisi dei migranti e all’esito controverso del vertice europeo della scorsa settimana. La Csu di Seerhofer contraria al no dei respingimenti della Merkel si sta preparando ad affrontare le elezioni bavaresi in ottobre e non ha intenzione di cedere ancora terreno dopo l’emorragia di consensi verso l’estrema destra registrata l’anno scorso. Ma ora il governo tedesco è appeso a un filo. Oggi la riunione a Berlino tra Angela Merkel e Horst Seehofer con il presidente del Bundestag Wolfgang Schäuble a fare da mediatore, uno degli ultimi tentativi per trovare un compromesso nella crisi politica aperta tra i due partiti che si riflette sulla tenuta nazionale dell’Esecutivo. Sul tavolo le dimissioni sia dal governo che dal suo partito, la bavarese Csu, se non ci sarà un compromesso: ‘Tirerò le conseguenze nei prossimi tre giorni’. Oggi la Csu vuole un incontro di vertice con la Cdu, e Seehofer deciderà subito dopo cosa fare. “La stabilità del governo per noi non è in discussione, e neppure la fine del gruppo parlamentare comune è la strada giusta”, ha detto intanto il presidente della Baviera, Markus Soeder, secondo il quale “c’è bisogno di maggiore sicurezza sulle frontiere” ma il suo partito, la Csu, è comunque disponibile al compromesso. Da parte sua, la Cdu vede ancora spazio per un compromesso. Senza un’intesa con Seehofer da trovare al massimo entro il 4 luglio, la Cancelliera dovrebbe accettare le dimissioni del suo ministro. Sarebbe la fine della coalizione e a quel punto la Merkel dovrebbe presentarsi in Parlamento a chiedere la fiducia, per certificare la mancanza di una maggioranza. Da quel momento dovrebbero passare 60 giorni prima di tornare al voto.
Ma se la “tenuta dell’Unione” è messa in discussione a Berlino, a Bruxelles l’Unione vede farsi protagonisti politici con il vessillo dell’Euroscetticismo. Da ieri, primo luglio Sebastian Kurz, premier austriaco, è anche presidente del Consiglio Ue, l’organo dell’Unione europea che riunisce tutti i capi di Stato e di governo dei Ventotto. Kurz, enfant prodige della politica austriaca, guiderà l’Unione europea per sei mesi ed è lo stesso giovane ministro degli Esteri che aveva minacciato di chiudere il Brennero e che ha cavalcato la paura dei migranti in una politica che lo ha incoronato Primo ministro austriaco.

IL REPLICANTE

conte primo piano

Tanto fumo per nulla. La bozza Ue sull’immigrazione sarà accantonata. Il presidente del consiglio Conte spiega la sua versione: “Ho appena ricevuto una telefonata dalla Cancelliera Angela Merkel, preoccupata della possibilità che io potessi non partecipare al pre vertice di domenica a Bruxelles sul tema immigrazione. Le ho confermato che per me sarebbe stato inaccettabile partecipare a questo vertice con un testo già preconfezionato. La Cancelliera ha chiarito che c’è stato un “misunderstanding”: la bozza di testo diffusa ieri verrà accantonata”, ha scritto ancora Conte nel post che conclude così: “Ci vediamo domenica a Bruxelles!”.

Un messaggio di invito a una politica di interesse comune è arrivato da una portavoce della Commissione europea a margine della conferenza stampa del commissario alla Migrazione Dimitris Avramopoulos. “Condividiamo la preoccupazione dell’Italia” sulla proposta che riguarda i movimenti secondari dei migranti”. “La bozza della dichiarazione di domenica sarà riequilibrata prima del vertice, si tratta solo di una bozza per la discussione”. L’impostazione tra Italia e altri è differente. Da noi si alza la voce per ottenere il contentino da poter spendere internamente per una manciata di voti e di consenso in più. Come se fossimo con il piattino in mano a chiedere maggior considerazione. Ma i risultati concreti non si ottengono con le dichiarazioni stampa ma ai tavoli che contano. Lì non li può gridare. Lì conta il peso e la credibilità politica ed anche economica di un paese.

Il premier Giuseppe Conte in un post su facebook, soffermandosi sul vertice di domenica a Bruxelles, ha affermato che in quella sede “al centro della discussione sull’immigrazione ci sarà la proposta italiana e se ne discuterà insieme alle proposte di altri Paesi. L’incontro non si concluderà con un testo scritto, ma solo con un summary sulle questioni affrontate e sulle quali continueremo a discutere al consiglio europeo della prossima settimana”. Una dichiarazione che chiude un giro costruito ad arte dalla propaganda di Salvini che con indosso la maschera da uomo forte giorno minaccia tutti ventilando la possibilità dell’assenza italiana al vertice. Insomma le parole di Conte non sono altro che la replica di quelle di Salvini, che al momento sembra essere l’unico a dettare la linea al governo mettendo sempre più in ombra sia il premier che il vicepremier Di Maio.

Intanto c’è accordo fra i paesi Visegrad e Vienna sulla gestione frontiere. Il premier ungherese, Viktor Orban, a Budapest, a margine dell’incontro dei paesi dell’Est Europa con l’Austria ha auspicato che “dopo il semestre di presidenza austriaca, l’Europa sia più forte, una comunità più equa di quello che è oggi. E che la Ue sia più sicura, queste sono le speranze che abbiamo in comune”, ha affermato Orban. “Ci sono anche temi in cui non vediamo consenso” con Vienna, “come ad esempio le quote. Ma adesso non vogliamo forzare su questo argomento, vogliamo sottolineare invece i punti di assenso”, ha detto ancora il premier ungherese Viktor Orban a Budapest a margine dell’incontro dei Visegrad cui oggi ha partecipato anche il cancelliere austriaco Sebastian Kurz.

Sullo sfondo si profilano altri scontri. Altri 350 migranti soccorsi all’alba di oggi sono diretti verso le coste europee a bordo della nave della Ong tedesca battente bandiera olandese, Lifeline. “Non saranno accolti in Italia” ha tuonato Salvini, sempre duro con i deboli. “Avete fatto un braccio di forza contravvenendo alle indicazioni della Guardia costiera e italiana e libica. Bene questo carico ve lo portate in Olanda”. Così – in diretta Facebook dal suo ufficio al Viminale il ministro dell’Interno. E ancora: “Le navi Ong di questi pseudovolontari – ha ribadito Salvini – nei porti italiani non metteranno più piede ma anche le nostre navi militari e della Guardia costiera, che meritoriamente continuano a salvare vite umane, staranno più vicine alle coste italiane. Non possono fare più da sole. Ci sono altri che devono intervenire, la Tunisia, Malta, Francia, Spagna”.

Mario Muser

La triplice alleanza senza Berlino, l’Italia verso Est


kurz salvini orbanSempre più ad Est. La posizione dell’Italia in Europa prende la piega tanto temuta da Bruxelles. Una linea sovranista ed euroscettica, cara ai paesi di Visegrad e all’Austria di Kurz, oltre che vicina alle idee di Putin. L’alleanza potrebbe portare l’Italia al fianco dei populisti di tutta Europa, creando così enormi difficoltà all’Unione Europea.

Già nei giorni scorsi Salvini, appena nominato ministro dell’Interno e vice premier, aveva parlato dell’Ungheria come partner ideale per cambiare l’Europa. L’intesa tra il leader leghista e Orban è ormai ben salda. La visione del continente è la stessa: alzare muri per evitare l’ingresso dei clandestini e fermare la libera circolazione delle Ong nel Mediterraneo e nell’Europa dell’Est.

Difficilmente i grandi paesi europei chiuderanno un occhio. Orban, le cui posizioni preoccupano da sempre la Commissione, ha voluto sottolineare a suo modo la nascita del legame con il nuovo governo italiano. “Le cose procedono secondo i miei gusti – ha detto oggi il premier ungherese – nella politica europea sono apparsi protagonisti duri”.

Al duo Salvini-Orban si è unito nelle ultime ore anche Sebastian Kurz, il cancelliere nazionalista austriaco. Oggi il primo ministro ha dichiarato guerra all’Islam decretando la chiusura di sette moschee, l’espulsione di alcuni imam poco graditi e la revisione dei permessi di soggiorno. “L’Italia è un alleato forte” ha detto il ministro dell’Interno austriaco, inviato da Kurz alla riunione in Lussemburgo con gli omologhi europei.

Austria e Ungheria conoscono perfettamente la situazione italiana. Sanno che il tema dell’immigrazione ha giocato un ruolo decisivo nell’ascesa della Lega. E intendono sfruttarlo a proprio vantaggio, arruolando tra le proprie fila un alleato forte come l’Italia. I punti in comune sono tanti, i programmi simili. Con queste premesse non dovrebbe essere difficile consolidare dei legami politici.

Rafforzando i rapporti con Visegrad e l’Austria, l’Italia rischierebbe grosso a Bruxelles. Rappresenterebbe un cambio di linea troppo radicale da parte di uno dei paesi fondatori dell’Unione. Giuseppe Conte non sembra poterselo permettere. Il problema, però, è rappresentato dalla scarsa autonomia che sta dimostrando di avere il premier. E gli accordi sull’immigrazione passano per il Viminale.

Austria. Vienna, Italia e Turchia contro Kurz

kurzNessuna buona notizia arriva dall’Austria con il governo di Sebastian Kurz, un’alleanza che vede il leader dell’Oevp, all’esecutivo con Heinz-Christian Strache, leader del partito populista di estrema destra Fpoe che annuncia un doppio passaporto per gli altoatesini italiani. Uno schiaffo alla sovranità italiana che ha destato sconcerto a Roma, l’idea del nuovo governo austriaco di Sebastian Kurz di concedere passaporto austriaco ai cittadini italiani di lingua tedesca nell’Alto Adige sarà “una discussione da affrontare con grande delicatezza”, ha dichiarato il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, “e ne parleremo nei termini che sono più coerenti con la nostra storia e con la tutela delle nostre popolazioni e dei nostri concittadini che hanno sempre avuto una posizione molto chiara in merito”. Alfano ha espresso la propria posizione alla stampa italiana al termine del Comitato Governativo Congiunto Italia-Cina che si è tenuto a Pechino.
Non è il primo scontro tra Roma e Vienna, ma precedentemente è sempre stata l’Italia alla fine ad averla ‘vinta’, anche se non bisogna dimenticare che Kurz da ministro degli Esteri aveva ottenuto la chiusura della rotta balcanica per i migranti.
Il Governo di Kurz si è appena insediato, ma sta già creando malumore nelle cancellerie straniere, non solo con i vicini italiani. Per l’Italia lo sconcerto è arrivato con l’annuncio a Bolzano del parlamentare austriaco Werner Neubaur, responsabile della Fpoe (il partito di ultradestra austriaco al governo) per i rapporti con l’Alto Adige che ha fatto sapere che i “sudtirolesi potranno richiedere la cittadinanza austriaca già nel 2018, al più tardi all’inizio del 2019”, richiesta gratuita per non gravare sulle famiglie. Ma ora contro Kurz è anche Ankara. La Turchia ha attaccato il neonato governo austriaco con l’accusa di “discriminazione” dopo la presentazione del programma in cui i due partiti dell’esecutivo hanno annunciato che non sosterranno l’adesione di Ankara all’Unione europea. “Queste dichiarazioni senza fondamento e poco lungimiranti nel programma del nuovo governo austriaco confermano sfortunatamente le preoccupazioni sul trend politico basato sulla discriminazione e sulla marginalizzazione”, ha reso noto il ministero degli Esteri turco in una nota.
Accusando il futuro governo di Vienna di “disonestà”, il ministero turco ha avvertito che se il programma verrà realizzato porterà l’Austria “a perdere l’amicizia della Turchia” e ad affrontare “le reazioni che merita”.
Ma neanche gli austriaci sembrano contenti di questo nuovo esecutivo: vicino all’Hofburg è arrivata la protesta di alcune migliaia di austriaci contro quello che definiscono “un gabinetto degli orrori”. Circa cinquemila i manifestanti secondo la polizia, diecimila per gli organizzatori, un numero molto più contenuto rispetto alle 250.000 persone che scesero in piazza nel 2000 contro il precedente ingresso dell’FPÖ nel governo. Tuttavia resta un buon segnale di come una parte della popolazione austriaca non voglia arrendersi all’Ultradestra.

NERO D’OLTRALPE

austria_kurz Questi ultimi sempre più stretti nella morsa della destra, non solo in Austria, ma in tutta Europa, eccezion fatta per il Portogallo e per il Regno Unito dove Corbyn tiene ben salda la roccaforte dei laburisti. “In Austria, come è già avvenuto in altri paesi europei, assistiamo a una forte svolta a destra che evidentemente non favorisce i movimenti socialdemocratici”, ha detto Christian Kern, Cancelliere uscente, annunciando di voler restare in Parlamento anche se il suo partito dovesse passare all’opposizione. Il cancelliere in pectore Sebastian Kurz ha invece esultato in un mare turchese. “Questo voto – ha scandito – è un chiaro mandato per realizzare le riforme e i cambiamenti voluti dai cittadini”. “Kurz è il chiaro vincitore di questa tornata elettorale”, ha commentato il presidente Van der Bellen, ricordando che il risultato definitivo sarà comunicato solo giovedì, dopo lo spoglio dei voti per corrispondenza. Al momento però sembra che anche i Verdi del presidente rischiano di restare fuori per la prima volta dal 1986 di restare fuori dal Parlamento (la soglia minima è del 4%): secondo gli ultimi dati diffusi i Verdi, dati al 3,9%, rischiano. Sembra tramontata l’ipotesi di un governo arcobaleno di Spoe, liberali, Verdi e lista Pilz, che si ferma al 40,5%. I liberali del Neos sono ora al 5,3% (+0,3%) e l’ex verde Peter Pilz arriva al 4,3%. Per ora al secondo posto arrivano i socialdemocratici del cancelliere uscente, Christian Kern, con il 26,9% dei voti. Ma la destra nazionalista, islamofoba ed euroscettica di Heinz-Christian Strache (Fpo), è balzata di cinque punti al 26% dei consensi. Se il partito di Strache entrasse nel prossimo governo, ha già fatto sapere che vuole girare le spalle a Bruxelles per allearsi con Budapest e arricchire il quartetto di Visegrad, i “signori no” dell’Europa dell’est, che si sono messi di traverso sulle politiche migratorie comuni.
“È un voto preoccupante ma purtroppo è una conferma di un vento che spira in Europa. Non abbiamo torto quando diciamo che potrebbe esserci una preoccupazione anche per l’Italia di un populismo nero che avanza a passi molto lunghi”. Afferma il segretario del Psi, Riccardo Nencini, a margine dell’assemblea generale di Confindustria Pavia, commentando l’esito del voto in Austria. A preoccuparsi non è solo la vicina Italia, ma anche la Germania, ma i cui socialisti sono incoraggiati dalla ripresa nella Land della Bassa Sassonia. Dopo lo “straordinario successo” di ieri in Bassa Sassonia, dove i socialisti del governatore uscente hanno vinto con il 37,2%, +4,6% rispetto alle precedenti consultazioni, Martin Schulz intende concentrarsi sulla direzione del partito, per “riformarlo” e puntare su un “nuovo stile”. Schulz ha annunciato che il processo di rinnovamento “non sara’ privo di conflitti”. “Come presidente dell’Spd mi occuperò con piena intensità del rinnovamento e delle riforme del partito”, ha affermato, annunciando fra l’altro “un nuovo stile aperto al dialogo”.
L’Oevp ha ottenuto il 31,4% dei consensi, guadagnando quasi l’8% rispetto alle elezioni del 2013, e Kurz, a soli 31 anni, si appresta a diventare il più giovane capo del governo in Europa.
Nonostante la giovane età Kurz è già noto, soprattutto al Governo italiano, recentemente da ministro degli Esteri, per le sue politiche anti-immigrazione, è stato protagonista di un braccio di ferro che ha portato Roma e Vienna sull’orlo di una crisi diplomatica.