Senato: ius soli-vitalizi, rebus numeri

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Escluse le domeniche, i giorni festivi, lo stop di una settimana per il rush finale della campagna elettorale siciliana, la sessione di Bilancio e le vacanze natalizie, la diciassettesima legislatura è giunta davvero agli sgoccioli, sempre se davvero – come sembra essere intenzione di tutti – si andrà verso lo scioglimento delle Camera nei primi giorni di gennaio 2018 per poi tornare al voto già a marzo.

Tirando le somme, dunque, i giorni utili per approvare gli ultimi provvedimenti rimasti ‘in coda’ dopo il via libera definitivo della legge elettorale e l’atteso ok della legge di Bilancio si riducono a poco più di un mese. Due le leggi su cui governo e Pd sono tornati a spingere affinché vedano la luce prima delle urne: ius soli e vitalizi. Ma mentre salgono le chance per la legge sulla cittadinanza, i numeri e i tempi non fanno essere altrettanto ottimisti sul fronte vitalizi.

Entrambi i provvedimenti hanno incassato l’ok della Camera e sono in attesa di approdare nell’Aula del Senato, dove si profilerebbero due maggioranze diverse e trasversali a seconda del provvedimento da votare. Per il via libera allo ius soli, infatti, la maggioranza non potrebbe contare sui voti di Ap, a cui si sostituirebbero i 16 di Mdp più verdiniani e Sinistra italiana. Per i vitalizi il calcolo del pallottoliere è più complicato, visto che Ap in occasione del voto alla Camera si espresse contro, ma Mdp si astenne e al Senato l’astensione equivale a voto contrario. In ‘soccorso’, però, arriverebbero i voti dei 5 Stelle, che dello stop definitivo ai vitalizi ne hanno fatto un cavallo di battaglia sin dall’inizio della legislatura. Ma mentre lo ius soli ‘accomuna’ governo e Pd nell’intento di provare a portare a casa il provvedimento, tornando ad ipotizzare il ricorso al voto di fiducia, i vitalizi dividono gli stessi dem e il governo se ne è sempre tenuto fuori. Non è poi da sottovalutare il fattore tempo: per lo ius soli l’intenzione è di inserire la legge nel calendario dei lavori dell’Aula del Senato dopo la manovra, quindi non prima di martedì 28 novembre. Volendo, quindi, il tempo ci sarebbe, tanto più se davvero l’esecutivo porrà la questione di fiducia.

Più complicata, oltre che per una questione ‘politica’ nonché tecnica – sul testo pesa il rischio incostituzionalità secondo diversi esperti auditi in commissione – la questione vitalizi: l’unica ‘finestra’ possibile sarebbe quella compresa nei primi 10-15 giorni di dicembre, dopodiché la manovra tornerà per l’ultima lettura al Senato. Sulla carta, lo ius soli può contare su una forbice che va da 150 a 160 sì, mentre i no oscillerebbero tra i 140 e i 150. I vitalizi, sempre sulla carta, avrebbero almeno 150 voti favorevoli, grazie al ‘supporto’ dei 5 Stelle, della Lega – che alla Camera votò a favore – e dei verdiniani. Ma lo stesso Pd al suo interno e’ spaccato, nonostante sia il ‘padre’ del provvedimento, Matteo Richetti, che il segretario Matteo Renzi, nelle ultime ore abbiano rilanciato la necessità di approvare la legge. Sul testo, poi, viene confermato, ‘pesano’ forti dubbi di costituzionalità nella parte che prevede la reatroattività dell’abolizione dei vitalizi, ovvero i vitalizi verrebbero eliminati tout court per tutti gli ex parlamentari che finora li hanno percepiti e continuano a percepirli. A mettere ancora più in forse la legge è poi il rischio alto di ostruzionismo qualora dovesse approdare in Aula.

Facendo un calcolo sulla base dei numeri dei singoli gruppi al Senato, lo Ius soli può dunque contare sulla carta sui voti favorevoli dei 14 di Ala; 16 sì di Mdp (i senatori dempro sono pronti anche a votare la fiducia); 97 sì del Pd (ma tra i dem è prevista qualche defezione); 18 voti a favore delle Autonomie; 7 sì di Sinistra italiana (ma se il governo mettesse la fiducia questi non sarebbero più scontati) e qualche altro voto a favore dal Misto (gruppo che in tutto è composto da 33 senatori). I voti contrari, invece, sarebbero quelli dei 24 di Ap (ma i centristi prevedono un 5-6 voti a favore); una decina di FdL; 42 di Forza Italia; 17 di Gal (anche in questo caso alcuni singoli senatori potrebbero votare a favore); 12 Lega e 35 M5s.

Diversa, invece, la maggioranza trasversale che potrebbe dare l’ok ai vitalizi: stando a come si sono espressi i singoli gruppi nel passaggio alla Camera, il ddl Richetti può contare, sempre sulla carta, sui 35 voti di M5s; 12 della Lega; 7 Pd (in realtà sarebbero meno i si’ dei dem, viste le perplessità di molti); 14 dei verdiniani. Mdp alla Camera si astenne (al Senato sono 16 i dempro); Forza Italia alla Camera non partecipò al voto (sono 42 i senatori azzurri); Ap nel passaggio a Montecitorio voto’ contro (sono 24 in tutto i senatori centristi).
(AGI)

IL ROSATELLUM È LEGGE

rosatellum tabellone

Il Rosatellum bis è legge con 214 voti a favore. In tempi record, in soli 35 giorni e con 8 diversi voti di fiducia tra Camera e Senato, vede la luce la riforma della legge elettorale frutto del patto tra Pd, Forza Italia, Ap, Psi e Lega, che poi si allarga al sostegno di altre forze, prima fra tutte quella guidata da Denis Verdini. Che nel giorno del via libera definitivo ruba la scena e interviene in Aula rivendicando il voto determinante del suo gruppo: se oggi c’è una maggioranza e c’è un nuovo sistema di voto “è merito nostro”. Non solo. L’ex braccio destro di Silvio Berlusconi si pone ufficialmente all’interno della maggioranza di governo e anzi fa presagire anche qualcosa per il futuro: “Dicono che è cambiata la maggioranza. Non è vero”, scandisce in Aula, “noi c’eravamo, ci siamo e ci saremo fino all’ultimo giorno della legislatura”. Mentre parla Verdini si levano dai banchi del Movimento 5 Stelle le proteste dei pentastellati, che lasciano l’emiciclo. Ma il senatore toscano non fa una piega, va avanti dritto per la sua strada e ne approfitta per togliersi qualche sassolino dalle scarpe: “Norma per l’Estero fatta apposta per me? Se mi ricandido lo farò in Italia”. Verdini ne ha anche per gli ex Pd: “Capisco l’amarezza dei bersaniani, un’amarezza che forse però dovrebbero rivolgere prima di tutto a loro stessi, ai tempi nuovi che non comprendono e all’errore di rivendicare la propria storia senza averci mai fatto i conti fino in fondo”. “Ala – conclude Verdini – continuerà a fare, sulla manovra e sullo ius soli” sul quale si dice “pronto a votarlo anche domani”

Per il resto, la mattinata scorre via come da copione: nessuna sorpresa sui numeri, la legge elettorale incassa 214 sì, solo 61 i voti contrari. Il Pd regge senza crepe (non partecipano al voto i 7 ‘dissidenti’ dem, notizia già nota). Nessuna defezione di rilievo nelle file di Forza Italia e di Ap. I malumori, anche pesanti, delle ultime settimane, almeno sulla carta, sembrano rientrati. Resta lo strappo definitivo dei dempro, anche se Dario Franceschini invita a lavorare per “ricostruire in fretta una coalizione”.

Il capogruppo dem, Luigi Zanda, stigmatizza l’atteggiamento di Mdp (“è dal 2011 che avete sostenuto governi di destra”) e dei 5 Stelle, che volevano ricorrere al voto segreto solo per “una manovra politica”. Anche Zanda, in Aula, torna poi sul tema dello ius soli, auspicando che il governo ponga la fiducia per approvare la legge.

I 5 Stelle, che ieri al fianco di Beppe Grillo sono scesi in piazza, ci vanno giù duro: il Rosatellum è “una legge ‘bunga bunga’ che resuscita un pluricondannato”. Arriva poi il ‘mea culpa’ di Roberto Calderoli, che annuncia il voto favorevole della Lega pur “col naso turato”: “Sono stato ingiusto a definire la mia legge ‘Porcellum’, le porcate sono venute dopo”. Per Paolo Romani si scrive oggi “una buona pagina della storia dlela Repubblica”, afferma il capogruppo di FI.

Come annunciato ieri, in un intervento duro contro la forzatura della fiducia, Giorgio Napolitano vota a favore della legge. Vota invece contro il senatore a vita ed ex premier Mario Monti . Da questa sera il testo della legge elettorale sarà sulla scrivania del Presidente della Repubblica. Mattarella, più volte invocato da M5s e Mdp perché non firmasse la legge, si prenderà il tempo necessario per esaminarla, molto probabilmente un giorno, al massimo due.

L’esito di questo esame non pare poter riservare grosse sorprese: al Capo dello Stato competono margini assai ristretti per non firmare una legge, che dovrebbe essere macroscopicamente anticostituzionale per subire uno stop dal Quirinale. E a favore del Rosatellum gioca anche il risultato del voto, che rappresenta una maggioranza amplissima e per di più trasversale.

FIDUCIA E PROTESTE

senatoL’obiettivo delle forze che sostengono la legge elettorale è assicurare a tutti e 5 i voti di fiducia, il numero legale in Aula. La prima fiducia al “Rosatellum” è passata con 150 sì, 61 no e nessun astenuto. I presenti sono stati 219 e i votanti 211. Sì anche al secondo voto di fiducia con 151 sì, 61 no e nessun astenuto. I presenti sono stati 220, i votanti 212. Per quanto riguarda la terza votazione il numero legale è stato raggiunto solamente grazie all’apporto dei senatori di Ala. In questo caso i sì sono stati 148, 61 i no. Nessun astenuto. I presenti sono stati 217, i votanti 209. Via libera anche alla quarta fiducia con 150 voti a favore, 60 i no. Nessun astenuto. I presenti sono stati 217, i votanti 210. Mentre l’Aula del Senato, dopo aver respinto un emendamento presentato all’articolo 5 del “Rosatellum”, approva l’articolo 5 ma senza fiducia, con voto elettronico.

È da giorni che la maggioranza, ma anche Forza Italia e Lega, fanno di conto per blindare il Rosatellum bis e assicurare i voti necessari perché le votazioni scorrano via senza intoppi. Il problema è sempre lo stesso: garantire il numero legale, visto che M5S, Sinistra italiana e Mdp potrebbero ‘giocare’ sul numero delle presenze e delle assenze nell’emiciclo per tentare di affossare la legge.

L’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che non ha partecipato alla prima fiducia e non parteciperà neanche alla seconda, nel suo atteso intervento ha assicurato il suo sostegno alla legge elettorale con il suo sì al voto finale. Ma non sono mancate le critiche, sia di merito che di metodo. Il suo voto a favore è dettato della necessità della stabilità. Ha parlato anche di pressioni indebite sul presidente del Consiglio. “Mi pronuncio – ha detto – con tutte le problematicità e le riserve che ho cercato di motivare, per la fiducia al Governo Gentiloni, per salvaguardare il valore della stabilità, per consentire, anche in questo scorcio di legislatura, continuità nell’azione per le riforme e per una più coerente integrazione europea”.

Già nella mattinata il M5S, che ha manifestato al Pantheon contro il Rosatellum, e Mdp non hanno partecipato al voto per approvare il verbale d’Aula, votazione che si svolge all’inizio della seduta. Le presenze necessarie per assicurare il numero legale sono di 133 senatori. Salito a 143 nella seconda. Quorum che vale per la prima ‘chiama’ ma che sembra destinato a salire di alcune unità in quelle successive visto che alcuni assenti potrebbero essere chiamati a votare qualora i numeri fossero a rischio.

Da stamattina maggioranza, governo e le forze di centrodestra che sostengono la riforma, pallottoliere alla mano, stanno decidendo come regolarsi per centrare l’obiettivo: e, al momento, la scelta propenderebbe anche verso assenze ‘mirate’ e ‘strategiche’ tra le fila di Forza Italia e Lega. Anche il gruppo di Ala giocherà un ruolo fondamentale: i 14 senatori verdiniani potrebbero restare in Aula e votare la fiducia al governo, una fiducia ‘tecnica’ o ‘di scopo’, come l’hanno definita gli stessi verdiniani, che però solo in 12 garantirebbero il loro sì.

Il numero legale, da regolamento, è assicurato dalla presenza della metà più uno degli aventi diritto. A questo numero, bisogna sottrarre i sentori che risultano assenti per congedo o missione. Ovvero, in missione possono essere i ministri o chi ha ricevuto un incarico istituzionale da palazzo Madama. In congedo invece sono i sentori che hanno ottenuto un permesso. Ciò non toglie che anche questi possano all’ultimo momento decidere di partecipare al voto. Dopo la prima votazione di oggi sul verbale, risultano essere in tutto 56 gli assenti ‘giustificati’. I senatori in congedo, sempre da regolamento, non possono essere più di 1/10 dei componenti dell’Assemblea, e dunque non più di 32.

E mentre l’iter legge prosegue il Psi ha lanciato la sua protesta sui sondaggi apparsi ultimamente in quanto tra le “società – si legge in un comunicato stampa apparso sul sito istituzionale del partito – che si occupano di sondaggi politico elettorali ce ne sono alcune che non solo non riportano pubblicamente la percentuale di consenso del partito indicata dai cittadini interpellati sull’intenzione di voto, ma omettono persino di annoverare il Psi tra le opzioni di scelta a disposizione dell’interlocutore”. “il Partito Socialista Italiano – continua il comunicato – è una realtà politica radicata nel Paese, con una sua rappresentanza nel Parlamento, nel Governo e nelle amministrazioni regionali e locali. Alla luce di questa notizia, giunta attraverso un militante del partito intervistato telefonicamente, la Direzione del Psi provvederà immediatamente a chiedere conto alle principali società di sondaggi politici di questo atteggiamento gravissimo e inammissibile che lede il partito e inganna i cittadini”.

Il Rosatellum verso l’Aula, tra voti segreti e fiducia

senatoLegge elettorale al giro di boa dell’Aula del Senato. Con ogni probabilità il Rosatellum arriverà nell’emiciclo di Palazzo Madama senza mandato al relatore, visto che è stato calendarizzato dalla conferenza dei capigruppo per martedì prossimo, 24 ottobre, senza la formula ‘ove concluso l’esame in commissione’. È possibile quindi che il Governo ponga la questione di fiducia, anche se il dado non è stato ancora tratto in attesa di leggere gli emendamenti che verranno presentati in Aula. Il termine scade lunedì 23 alle ore 13.

Intanto, concluso il giro di audizioni dei costituzionalisti, la prima commissione di palazzo Madama porta avanti il lavoro sulla riforma. Sono 181 le proposte di modifica dei gruppi parlamentari depositate stamattina. Due arrivano anche dal Partito democratico, e sono a prima firma Claudio Micheloni, eletto nella circoscrizione Europa, e Francesco Giacobbe, eletto nella circoscrizione Oceania. Tutte e due riguardano il voto degli italiani all’estero, e chiedono la soppressione della norma, ribattezzata da alcuni ‘salva Verdini’, che consente di eleggere fuori patria anche chi risiede nel territorio italiano.

Facendo i conti sulle richieste dei partiti, M5S ha presentato 69 emendamenti, Sinistra italiana 41 e Mdp 28, il gruppo Misto 12, 13 dal Gal, 7 da ‘Idea’, 4 dalla Lega e 1 dalle Autonomie. Anche Alternativa popolare ha presentato 4 emendamenti. A questi si aggiungono i 2 del Pd. Da lunedì pomeriggio, in attesa dei lavori d’Aula che iniziano il giorno dopo, si comincerà a votare in commissione. Da parte sua il Governo sta a guardare. Alcune proposte di modifica avanzate dal Movimento 5 Stelle, nella commissione presieduta da Salvatore Torrisi, riguardano le minoranze linguistiche. Su questa parte della legge possono chiedere il voto segreto.

La parte sulle minoranze linguistiche, viene però osservato in ambienti della maggioranza di Governo, non è quella dirimente rispetto al complesso delle norme contenute nel Rosatellum. Ma se anche per l’Aula si dovessero presentare proposte di modifica che implicano il voto segreto, questo verrebbe considerato un atteggiamento ostruzionistico. L’indicazione è che si vuole procedere come accaduto nei mesi scorsi sul Tedeschellum, poi affossato, che porterebbe di conseguenza l’utilizzo dello strumento della fiducia.

In commissione ed in Aula, sulla carta, l’accordo trasversale sulla legge supera i numeri che appoggiano il Governo Gentiloni, visto che anche Lega, Forza Italia e Ala si schierano a favore del provvedimento. Per il Carroccio, per FI, e probabilmente anche per i 14 senatori verdiniani, resta però l’incognita della fiducia e dell’atteggiamento da assumere. Il punto è se partecipare al voto per garantire il numero legale, oppure, visto che l’astensione è comunque preclusa perché al Senato equivale a voto contrario, non partecipare. Mossa, quest’ultima, che pero’ aprirebbe alle altre forze di opposizione il varco per tentare il blitz e far mancare il numero legale.

Quanto alle votazioni in Assemblea, se il Governo porrà la questione di fiducia, a Palazzo Madama si sottolinea che con ogni probabilità bisognerà declinarla al plurale: ci sarà infatti più di un voto e c’è chi, dall’opposizione, già ieri sottolineava di almeno 5 fiducie per approvare il testo. In quel caso ci vorrà poi anche un voto finale sul ddl nel suo complesso, che non sarà, da regolamento, a scrutinio segreto. Atteso, in Aula, l’intervento del presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha già avuto modo di criticare la decisione del governo di porre la questione di fiducia. L’obiettivo della forze che sostengono il Rosatellum resta quello di approvare la legge in settimana, possibilmente giovedì 26, e passare poi alla sessione di Bilancio. Fuori dal Palazzo ci sarà la protesta dei 5 Stelle, convocata per mercoledì 25 che potrebbe protrarsi fino al giorno dopo.

Vitalizi. Il Senato vota compatto No alla richiesta M5S

zanda-300x200Sale la tensione tra i pentastellati e i dem dopo il no di Palazzo Madama alla richiesta del M5S di usare la procedura di urgenza nella discussione del progetto di legge Richetti sui vitalizi di deputati e senatori e dei consiglieri regionali. “Non la passeranno liscia – avverte Grillo dal suo blog – Il Pd ha l’enorme responsabilità di aver illuso i cittadini che per una volta avrebbero votato un provvedimento giusto dopo migliaia di voti vergogna. Faremo nomi e cognomi di chi saboterà il provvedimento e salvare i vitalizi perché gli italiani devono sapere con chi hanno a che fare”.
Ma intanto hanno votato contro la richiesta dei grillini praticamente tutti i gruppi, anche quelli come il Pd e Sinistra italiana che avevano votato a favore alla Camera.
“I senatori e le senatrice del Pd respingeranno la richiesta d’urgenza del M5s”, ha spiegato durante la dichiarazione di voto in aula il capogruppo Pd al Senato Luigi Zanda. Zanda spiega che la discussione del ddl in aula “non potrebbe iniziare prima di settembre”, allora “perché presentarla ora?. Il Movimento 5 stelle continua a praticare una politica parlamentare tutta puntata sulla ricerca non di quel che è più urgente per risolvere i problemi dell’Italia, quanto su quel che può servirgli per battere la gran cassa della propaganda. Questa è la principale ragione per la quale il gruppo del PD respingerà la richiesta di urgenza. Con la richiesta di urgenza i senatori del Movimento 5 stelle vogliono apparire all’opinione pubblica italiana come i campioni dell’antipolitica, dell’antipartitismo, come i rappresentanti dell’antisistema”. “Smettiamo di chiamare vitalizi ciò che il Parlamento ha trasformato in pensioni” è ancora l’invito del capogruppo Pd. “Veramente non si accorgono che stanno usando dei metodi da regime… non se ne accorgono”, dice in Aula Zanda rivolgendosi ai senatori M5s che lo interrompono continuamente durante il suo intervento sulla deliberazione di urgenza per il Ddl sull’abolizione dei vitalizi. A conclusione del senatore Zanda dai banchi del Movimento cinque stelle si leva il grido: “Buffoni, buffoni”. Il presidente Grasso è costretto ad alzare la voce per riportare l’ordine in Aula.

Codice Antimafia. Sì (non convinto) del Senato

senatoLa riforma del Codice Antimafia passa al Senato con 129 sì, 56 no e 30 astenuti. Il testo torna ora alla Camera. “Credo – è stato il primo commento del Guardasigilli Andrea Orlando – che ci siano le condizioni per portarla fino in fondo”. Orlando esclude il rischio che la riforma del Codice antimafia si possa impantanare alla Camera. Quanto a eventuali modifiche, Orlando aggiunge che “ci sono opinioni diverse” e che “si verificherà se i rilievi sono fondati”. “In caso faremo ricognizione serena, se saranno necessarie modifiche – conclude – e dove introdurle”.

Dubbi di costituzionalità arrivano dal segretario del Psi Riccardo Nencini. La modifica al nuovo codice antimafia che prevede la confisca preventiva dei beni anche agli indiziati per reati di corruzione “l’ho già detto e lo ripeto, è una misura che rischia di essere, è la mia opinione, incostituzionale”. “Noi abbiamo proposto addirittura per la microcriminalità il sequestro dei beni del reo – ha aggiunto – naturalmente una volta che si è confermato reo, passato da un tribunale”.

Precedentemente l’Aula aveva approvato con voto per alzata di mano la proposta di coordinamento dei relatori, facendo decadere in tal modo tutte le altre proposte di coordinamento. Nella proposta di coordinamento dei relatori che è appena passata nell’aula del Senato si specifica con esattezza (e a norma dell’articolo 81 del Regolamento) la ripartizione della somma di 20 milioni che è stata stanziata nel prossimo triennio e cioè “7 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019 e nel limite di 6 milioni di euro per l’anno 2020”. In più si è corretta anche un’altra parte del provvedimento: all’articolo 34 del ddl è stato tolto il riferimento ad alcuni commi che risultavano già trasferiti (con un emendamento approvato in Aula nei giorni scorsi) ad altra norma.

Il testo è stato approvato con la defezione di Alternativa Popolare, ma anche da parte di alcuni senatori del Pd. Astenuti i senatori dei Cinquestelle. Critica la posizione di Raffaele Cantone, presidente dell’autorità per l’anticorruzione, che nei giorni scorsi aveva sollevato delle obiezioni al provvedimento. “Prendo atto, è giusto che sia così“ ha detto Cantone. Sollecitazioni che saranno riprese alla Camera. Ma i tempi sono stretti.

Per l’esattezza solo 7 senatori di Ap (ai quali era stata lasciata libertà di voto) hanno votato sì alla riforma del Codice Antimafia. Il provvedimento era stato definito “strategico” per la maggioranza dal capogruppo Pd Luigi Zanda. E in 16 non hanno votato, mentre uno solo, Maurizio Sacconi, ha detto no al ddl. Numerose le assenze anche nel Pd: sono 12 i Dem che non hanno votato. E anche tra i senatori M5S che avevano annunciato l’astensione in 11 risultano assenti. E le vistose assenze anche nel gruppo Misto, in Ala (7) e in FI (9) hanno contribuito ad abbassare il quorum.

 Ue: dal Senato ok alla risoluzione di maggioranza

Immigrati/Migranti, Gentiloni: Ue troppo lenta, serve politica comuneL’Aula del Senato ha approvato la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del presidente del Consiglio in vista del prossimo Consiglio europeo con 154 si, 56 no e 34 astenuti. Ma ha approvato anche quella che ha come prima firma quella del capogruppo di FI, Paolo Romani, che è stata decisamente la più votata con 228 sì, 9 no e 10 astenuti. È passata anche quella di Ala riformulata con 172 sì e 20 no. Mentre sono state respinte quelle di Lega e M5S.

“Ci troviamo in un frangente per l’Europa di grandissimo interesse: non c’è stato il crollo che molti avevano temuto o auspicato, ma non deve esserci l’illusione che l’Europa se l’è cavata e va bene così”. Lo ha detto il premier Paolo Gentiloni in Aula al Senato nel suo intervento sulle comunicazioni in vista del Consiglio Ue. “Questo è il momento di investire per cambiare e far crescere il progetto europeo. C’è una grande opportunità e se avrà il sostegno del Parlamento, con le distinzioni ovvie tra maggioranza e opposizione, il governo italiano in questa grande opportunità potrà svolgere il ruolo che compete a uno dei grandi Paesi fondatori”.

Al centro del discorso ovviamente il terrorismo: “Gli ultimi attentati ci dicono che il terrorismo è una minaccia comune che ha bisogno di risposte comuni. Con lo scambio di informazioni” e con una linea “molto esigente dell’Ue”, sulla scia della dichiarazione del G7 di Taormina, “verso i grandi player del web perché la radicalizzazione può essere contrastata da chi detiene le chiavi di un numero impressionante di dati. La Rete, luogo di libertà, non puo’ diventare una minaccia per la nostra sicurezza”.

E sulla Brexit: “Il Consiglio europeo che si riunisce domani e dopodomani, si riunisce esattamente a un anno di distanza dal referendum britannico che si tenne il 23 giugno 2016. Doveva essere un anno orribile per l’Unione europea e le previsioni non sono state del tutto rispettate, viviamo in un clima certamente complicato ma molte delle previsioni di quelle settimane si sono rivelate infondate”. “Lunedì si sono aperti formalmente i negoziati per l’uscita del Regno Unito e sono iniziati in un clima in cui chi esce non si presenta al tavolo con una forza contrattuale particolare. L’Italia non è favorevole né a una hard Brexit né a una soft Brwexit ma serve chiarezza nei rapporti tra un Paese così importante e l’Ue e in particolare chiarezza sui diritti e sul destino delle centinaia di migliaia di nostri concittadini che risiedono nel Regno Unito”. Comque, ha proseguito “la Brexit più che una campana a morto per il progetto dell’Ue è stata una robustissima sveglia. Forse ricorderemo il voto inglese più che come inizio della fine, come un campanello di allarme che ha messo il progetto dell’Unione al centro della discussione pubblica del nostro Continente. Quel progetto ha confermato la propria vitalità e resta centrale per il nostro futuro”.

Punto che non poteva mancare nel suo intervento la crescita economica che per il premier “non può essere soffocata da regole concepite in un periodo diverso, quando sarebbe stato difficile pensare a una crescita dell’Europa del 2%. Non bastano i numeri, non bastano i decimali”. Servono “lavoro, inclusione, crescita: è questo che determina il successo dell’Unione europea a livello internazionale. Noi lo diciamo da tempo e ci auguriamo che non sia più solo una battaglia italiana: l’Europa deve cambiare, dobbiamo avere la forza di farla cambiare”.

Altro tema caldo quello sui migranti: “Sull’immigrazione dobbiamo dirci onestamente che nonostante qualche passo in avanti la velocità con cui l’Ue si muove sul terreno delle politiche comuni resta drammaticamente al di sotto delle esigenze di governo e gestione di questo fenomeno. Lo diremo apertamente anche a Bruxelles. Qualche risultato almeno simbolico è stato ottenuto: la Commissione ha annunciato una procedura d’infrazione per i tre Paesi che non accettano gli impegni. Ma non ci consola questa soddisfazione morale”. “Quel che vogliamo sapere dall’Ue è se sulla strada” della gestione dei flussi migratori “c’è l’Ue o se noi dobbiamo continuare a cavarcela da soli. L’Italia è in grado di gestire la questione, sia pure con difficoltà crescenti, ma l’Europa se vuole recuperare la sua vitalità e scommettere sul proprio futuro deve avere una politica migratoria comune: lo pretendiamo a Bruxelles”.

E infine una considerazione: “L’Unione deve cambiare e dobbiamo avere il coraggio di dire: ci riconosciamo nel carattere strategico dell’Unione, ma perché si sviluppi, l’edificio dell’Unione ha bisogno di essere cambiato. Mi auguro che questa missione possa essere rafforzata dalla nuova leadership francese”.

ITALIANI VERI

ius soli senatoIl Senato accelera sullo ius soli. L’Assemblea ha infatti detto sì all’inversione dell’ordine del giorno dei lavori e incardinato lo ius soli prima del voto sulle pregiudiziali di costituzionalità del decreto vaccini. Scoppiano le proteste della Lega che costringono addirittura il presidente Pietro Grasso a espellere un senatore del Carroccio (scelta poi revocata) e a far portare fuori dall’Aula il capogruppo Centinaio. La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, spintonata, finisce addirittura in infermeria.

I senatori della Lega arrivando verso i banchi del governo con un cartello con la scritta “No allo Ius soli” e il presidente del Senato Pietro Grasso espelle dall’emiciclo Raffaele Volpi, mentre il capogruppo Gianmarco Centinaio che si è seduto accanto alla ministra Fedeli viene allontanato di peso dai commessi. Dopo la decisione di Grasso di espellere il leghista Raffaele Volpi per la protesta inscenata contro lo ius soli, quest’ultimo non esce dall’emiciclo. Cosa che a norma di Regolamento avrebbe comportato la sospensione della seduta. Per evitare lo stop dei lavori Grasso revoca l’espulsione di Volpi chiamandolo comunque a rispondere “nelle sedi competenti” per l’accaduto. “Un precedente così neanche l’arbitro Moreno!”, commenta Calderoli. “Quando i giocatori si arrivano a nascondere l’arbitro deve comportarsi come può…”, ribatte Grasso. Ma intanto i lavori d’Aula proseguono.

Il Senatore Centinaio si è giustificato parlando di “battaglia anche fisica per impedire l’approvazione della legge”. Parole sconcertanti. “Centinaio chiarisca cosa intende per battaglia anche fisica per impedire l’approvazione della legge sullo Ius soli”, ha commentato il Senatore Buemi, Capogruppo Psi in commissione Giustizia e nella Giunta per le elezioni e le immunità. “Di squadrismo politico la storia parlamentare di altri tempi è costellata, ricordo tra l’altro che siamo a pochi giorni dall’anniversario della morte per mano squadristica dell’onorevole Giacomo Matteotti”, ha ricordato Buemi. “Il Senatore Centinaio e altri, che eventualmente volessero usare il metodo dello scontro fisico, sappiano che ogni iniziativa che travalichi la legittima espressione di dissenso, sia in Aula che fuori, da parte di chicchessia non potrà che vedere coinvolte le Procure della Repubblica italiana e la Giunta per le elezioni e per le immunità”, ha concluso il senatore socialista.

Il ministro della Scuola Valeria Fedeli è stata medicata nell’infermeria del Senato. Lei, raccontano alcuni esponenti Dem presenti nell’emiciclo, era ai banchi del governo quando i senatori della Lega sono arrivati di corsa “con i cartelloni e l’hanno spinta contro lo stesso tavolo e le sedie”. Secondo quanto si apprende le sarebbero stati messi di cerotti e le sarebbero stati somministrati degli antidolorifici. “Sto bene – ha scritto poi la ministra su twitter – grazie a tutte e a tutti. Non saranno i tentativi di sopraffazione a fermare una battaglia di civiltà come lo IusSoli”.

L’aula sembra più una arena che un luogo delle istituzioni. “Prima gli italiani”, “stop invasione”, “No ius soli” sono i cartelli esposti in Aula dal Carroccio. Mentre il senatore Volpi è stato espulso per un “vaff..” verso la presidenza.

“Oggi – afferma la presidente della camera Boldrini – si fa fatica ad affermare per legge nuovi diritti civili, si fa fatica ad affermare la legge sulla cittadinanza per i bambini figli di genitori stranieri che nascono in Italia come anche ad affermare il testamento biologico”. Per la Cgil, l’approvazione della legge di riforma della cittadinanza è “un atto di civiltà che non può essere ulteriormente rimandato”. Ma la protesta leghista non è solo spintoni e parole fuori luogo ma anche emendamenti. Carderoli ne ha sempre di pronti. E in poco tempo ne arrivano quasi 50mila. 48.408 per la precisione.

LA SCHEDA

Ius soli temperato, così cambia diritto cittadinanza

Dallo ‘ius sanguinis’ allo ‘ius soli’ temperato, e allo ‘ius culturae’ – Saranno cittadini italiani per nascita i figli, nati nel territorio della Repubblica, di genitori stranieri almeno uno dei quali abbia un permesso di soggiorno Ue di lungo periodo. Servirà la dichiarazione di volontà di un genitore, o di chi ne esercita la responsabilità, all’ufficiale dello Stato civile del Comune di residenza del minore, entro il 18esimo anno. In assenza di tale dichiarazione potrà essere il diretto interessato a richiederla, entro il 20esimo anno. Altrimenti, per gli stranieri nati e residenti in Italia legalmente, senza interruzioni fino a 18 anni, il termine per la dichiarazione di acquisto della cittadinanza sale a due anni dalla maggiore età.

Lo ‘ius soli’ non si applicherà ai cittadini europei – visto che il permesso di lungo periodo è previsto solo per gli Stati extra Ue.

Minori stranieri – Possono invece ottenere la cittadinanza i minori stranieri nati in Italia, o entrati entro il 12esimo anno, che abbiano frequentato regolarmente per almeno cinque anni uno o più cicli presso istituti del sistema nazionale di istruzione, o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali. La frequenza del corso di istruzione primaria deve essere coronata dalla promozione. La richiesta spetta al genitore, cui è a sua volta richiesta la residenza legale, o all’interessato stesso, entro due anni dalla maggiore età. Le nuove norme valgono anche per gli stranieri in possesso dei nuovi requisiti ma che abbiano superato, all’approvazione della legge, il limite di età dei 20 anni per farne richiesta. Al Viminale sei mesi per il rilascio del nulla osta.

Ok alla manovrina. Gentiloni: “Matenuti gli impegni”

gentiloni manovrina“Approvata manovra correttiva: impegni di bilancio mantenuti senza nuove tasse. Priorità ai fondi per la ricostruzione post terremoto”. Così il premier Paolo Gentiloni commenta su twitter il via libera definitivo del Senato alla manovrina sulla quale il governo ha incassato la fiducia al Senato con 144 Sì, 104 No e 1 astenuti. I votanti erano 249 e la maggioranza era di 125 voti. La Manovra è quindi legge. A favore si erano espressi il Pd, il gruppo Autonomie e Ap, anche se il presidente della Commissione Lavoro Maurizio Sacconi aveva dichiarato che non avrebbe votato, in dissenso con il suo gruppo, contestando la normativa sui voucher inserita nel testo della Manovra. Il primo a votare nella prima chiama è stato l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha scelto il Sì.

Insomma Paolo Gentiloni preme l’acceleratore sui provvedimenti che ritiene fondamentali. Prima la fiducia al ddl penale alla Camera, ottenendo la maggioranza assoluta dell’Aula di Montecitorio (320 consensi, che diventano 267, contro 136 no, nella successiva votazione finale). Poi la fiducia al Senato, sulla manovrina.

Sono stati 69 i senatori assenti durante l’approvazione della manovra. Sedici di Mdp – Articolo 1, 13 di Forza Italia, 10 del gruppo Misto, 9 di Gal, 7 di Ala, 4 M5S, 3 autonomie, 2 i senatori del Pd (Tocci e Ruta), 4 Fl- Idea, 1 di Ap (Sacconi), ad astenersi il senatore Conti del gruppo Misto mentre un esponente di Ala non ha partecipato al voto. Per la precisione fra i 69 assenti 9 provengono dal Gruppo Misto e 1 dalla Lega.

Il gruppo di Mdp non ha partecipato al voto assumendo per la prima volta una così forte presa di distanza. “Una presa di distanza netta di cui siamo consapevoli” ha detto in Aula al Senato Maurizio Migliavacca intervenendo in dichiarazioni di voto. “Si tratta – ha spiegato – di una scelta obbligata, l’unica possibile per noi per non arrendersi al rifiuto in blocco del decreto”. “Un no – ha spiegato – Migliavacca – a quella che giudichiamo una forzatura sui voucher, contraria ai nostri valori costitutivi: la dignità del lavoro, la partecipazione democratica. Ma nello stesso tempo, per la responsabilità che sentiamo verso il governo, una porta aperta. Una porta aperta a scelte, nel metodo e nel merito, più condivise nel futuro”.

Dalla maggioranza il senatore del Pd Giorgio Tonini, parla di voto “convinto” a un “decreto, che è un tassello importante all’interno di una strategia di politica economica e sociale che si sta rivelando sempre più fruttuosa man mano che il tempo passa”.

Lina Merlin. Locatelli:
“Ha fatto la storia del Psi”

merlin convegnoQuattro anni di confino in Sardegna tra Nuoro, Dorgali, Orune, dove usò il suo tempo per insegnare a leggere e scrivere a donne, bambini e pastori. Il Governo fascista, invece di ringraziarla, le tolse l’indennità di confino “perché lavora come insegnante”. Minacce di morte, cinque volte in carcere, ma Lina Merlin non abbassò mai la testa. Nel 1919 scelse il Psi perché fu l’unico partito contro la guerra. “E Lina Merlin – sottolinea Pia Locatelli presidente del gruppo socialista alla Camera – ha fatto la storia del Psi”.

Oggi un convegno alla sala Zuccari del Senato ha ricordato i 130 anni dalla nascita della socialista che riuscì ad abolire le case chiuse e la dicitura ‘Figlio di NN’. A Lina
Merlin si deve anche la stesura degli articoli 3 e 37 della Costituzione. Il primo stabilisce che “tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso”. Il secondo prevede che “la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore”.

Lina MerlinMerlin cominciò fare le sue battaglie da femminista,quando in Italia le donne non avevano ancora diritto di voto né attivo né passivo. “Fu una vera partigiana – ricorda Elena Marinucci – fu femminista e riformista. Credeva nella possibilità di modificare la società con le leggi. È un dovere porre un suo busto al Senato della Repubblica”.

Valeria Fedeli, ministra dell’Istruzione, sottolinea: “Diede tutti i suoi beni al partito e agli sfollati del Polesine. Si battè sempre per gli ultimi, prostitute comprese”. Laura Puppato, senatrice Pd, afferma: “Fu una donna coraggiosa, capace di dire cose scomode. Fu cattolica e scomunicata perché socialista. Ebbe coraggio per sé e per gli
altri. Chiuse le case di tolleranza, ma la sua attività politica fu molto, molto più ampia”.

Luigi Zanda, capogruppo dei senatori Pd, premette: “Io parlo da sardo e posso dire che i fascisti la esiliarono a Nuoro perché consideravano Nuoro la peggiore punizione
possibile. Ignoravano che in quella zona c’è una straordinaria capacità culturale. Tra Merlin e i pastori sardi si creò un’empatia: antifascismo e povertà strinsero un’alleanza. Lina Merlin fu una persona straordinaria e le sue qualità precedono la dimensione politica”. Lina Merlin fu aiutata dai sardi, che le passarono il necessario per vivere quando i fascisti le tolsero l’indennità di confino. Merlin continuò a ricevere e onorare le sue amicizie sarde anche da senatrice.

“Le linee guida di Lina Merlin furono pace e libertà – dice Pia Locatelli, capogruppo dei deputati Psi – rivendicò il suo essere ottocentesca, deamicisiana e romantica. Al Pci che le offrì di cambiare partito, Merlin rispose: ‘Sarei una pessima comunista perché non sopporto la soggezione’. Le donne nell’Assemblea Costituente furono 21, ma fecero più allora per la causa femminile che non le 300 parlamentari donne
dell’attuale legislatura”.

Nel 1958, durante il dibattito parlamentare sull’abolizione delle case chiuse, un deputato obietto’: “Perché abolirle? Svolgono una funzione sociale. Servono a proteggere la salute pubblica”. La risposta della parlamentare socialista fu fulminante: “Benissimo. Allora per la funzione sociale creiamo una sorta di servizio di leva di 6 mesi per tutte le ventenni, naturalmente includendo le vostre figlie e le vostre sorelle”. Questa replica è il ritratto migliore di Lina Merlin.