Minzolini. Il Senato vota contro la decadenza

Riforme: Senato boccia primo emendamento a ddlL’aula di Palazzo Madama ha votato no alla decadenza da senatore di Augusto Minzolini respingendo il parere, fornito dalla Giunta per le Immunità. Sono stati 137 i voti a favore dell’ordine del giorno a firma di Giacomo Caliendo (Fi), che chiedeva di respingere la deliberazione dell’organo parlamentare guidato da Dario Stefano. Contrari invece in 94, 20 gli astenuti. L’ex direttore del Tg1 è stato condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione per peculato continuato nel novembre del 2015 a causa dell’utilizzo della carta di credito Rai.

Minzolini ha comunque detto in Aula di volersi dimettere. “Ora mando la lettera” di dimissioni, ha poi confermato entrando in ascensore ai giornalisti che gli hanno chiesto le sue intenzioni sulle proprie dimissioni. Dimissioni che l’ex direttore del Tg1 aveva assicurato sarebbero arrivate qualunque fosse stato l’esito della votazione.

Furiosi i 5 Stelle che hanno attaccato i Pd per i 19 voti del gruppo contrari all’arresto. Il garantismo dei 5 Stelle infatti vale solo quando gli fa comodo.

L’ordine del giorno di Fi respingeva la deliberazione della giunta per le immunità che nel luglio scorso aveva dichiarato decaduto l’ex giornalista dal mandato di parlamentare perché condannato con sentenza passata in giudicato. Il voto dell’odg è stato accolto da un lungo applauso. In precedenza Forza Italia aveva presentato 3 odg, ritirandone poi due prima del voto. In uno di questi vi era la richiesta di ritorno in Giunta del caso dell’ex direttore del Tg1 condannato per peculato in via definitiva per l’utilizzo improprio delle carte di credito aziendali. La decisione dell’assemblea è stata accolta da un lungo applauso.

“Siamo chiamati a decidere su questioni particolarmente delicate – ha detto il Senatore del Psi Enrico Buemi nel corso della dichiarazione di voto – che investono frontalmente la nostra concezione della democrazia e dello Stato di diritto. Apparentemente discutiamo del destino del senatore Minzolini, ma in sostanza discutiamo della nostra civiltà giuridica, della nostra democrazia e dell’autonomia e separazione dei poteri. Discutiamo della nostra capacità di tenere separato il campo delle responsabilità penali da quello delle strumentalizzazioni politico-giudiziarie che sono state causa del disastro politico-giudiziario del nostro Paese”. “Di fronte ad una condanna, perché di questo si tratta colleghi, non di un automatismo ma di una decisione di condanna nei confronti del collega, io assumo l’atteggiamento della prudenza che in colui che deve giudicare deve essere sempre mantenuta: prudenza nell’attribuire, prudenza nel giudicare, prudenza in particolare quando la decisione è definitiva”.

Ddl Processo penale. Buemi: “Una giusta riforma”

giustizia-300x225Dopo due anni di impantanamento e tante polemiche un nuovo punto di approdo per la Riforma del Processo penale e un punto a favore per il Guardasigilli Andrea Orlando. Questa mattina l’Aula di Palazzo Madama ha votato la fiducia chiesta ieri dal governo sul disegno di legge delega che riforma il processo penale con 156 sì, 121 no e un astenuto. Ora il provvedimento torna alla Camera per la terza lettura. Il voto di fiducia era sul maxiemendamento interamente sostitutivo del disegno di legge delega il cui cammino parlamentare è iniziato oltre due anni fa.
Il governo aveva posto ieri la fiducia sul maxiemendamento sostitutivo del disegno di legge delega, fermo da tempo in Senato, che ha incontrato l’opposizione di parte della maggioranza e dei giudici.
“La questione di fiducia posta dal Governo sul disegno di legge delega di riforma del processo penale è un atto di responsabilità politica che nelle condizioni date condividiamo. La riforma del codice penale e del codice di procedura penale non può ulteriormente attendere che il Parlamento si pronunci in via definitiva. Al ministro della giustizia Orlando riconosciamo un forte impegno per l’approvazione di tale riforma”. È quanto ha affermato il senatore Enrico Buemi (Psi), intervenuto in aula al Senato in dichiarazione di voto sulla fiducia posta dal governo alla riforma del processo penale, per esprimere il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie-Psi-Maie al provvedimento.
“Le modifiche introdotte con la nuova disciplina appaiono coerenti con i principi del giusto processo, fatta eccezione per i tempi della prescrizione. Apprezziamo gli aspetti positivi della riforma – ha sostenuto Buemi – ma non possiamo però esimerci dall’esprimere le nostre più grandi perplessità circa la previsione di un ulteriore aumento dei tempi della prescrizione. Pensiamo che per contrastare la difficoltà a concludere i processi entro una ragionevole durata, secondo quanto previsto dall’articolo 111 della nostra Costituzione, si dovrebbe intervenire con maggiori misure organizzative e amministrative, aumentando l’efficienza del sistema e non allontanando i tempi della sentenza definitiva, sia essa di condanna o di proscioglimento”.

Il provvedimento è costituito da 40 articoli, suddivisi in cinque titoli.
Nel Titolo I vengono apportate modifiche al codice penale: nel capo I, che detta norme in materia di estinzione del reato per condotte riparatorie, aumenta i limiti di pena per i delitti di scambio elettorale politico-mafioso, furto e rapina. Il capo II è nodale: modifica la disciplina della prescrizione, prevedendo una sospensione di un anno e sei mesi dopo la sentenza di condanna. Nel capo III è presente una delega al governo per la riforma del regime di procedibilità per alcuni reati, per il riordino di alcuni settori del codice penale e per la revisione della disciplina del casellario giudiziale. Il Titolo II reca invece modifiche al codice di procedura penale: infatti nel capo I sono previste modifiche in materia di incapacità dell’imputato di partecipare al processo e fissa un termine di tre mesi per la conclusione delle indagini preliminari; si prevedono modifiche in materia di riti speciali, udienza preliminare, istruzione dibattimentale e struttura della sentenza di merito, mentre il capo III riguarda la semplificazione delle impugnazioni. Il Titolo III reca modifiche alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale e alla normativa di organizzazione dell’ufficio del pubblico ministero. Il Titolo IV, all’articolo 34, conferisce una delega al Governo “per la riforma del processo penale e dell’ordinamento penitenziario e, in materia di intercettazioni, fissa principi e criteri per garantire la riservatezza delle comunicazioni e per ridefinire le spese per intercettazioni”. Il Titolo V, infine, reca disposizioni finali, come la clausola di invarianza finanziaria ed entrata in vigore.
“Le innovazioni in materia di procedibilità dei reati minori contro la persona o il patrimonio – ha detto Buemi- non intendono diminuire la gravità che tali reati hanno sul piano sociale ma, al contrario, introducono le condizioni affinché i casi di denegata giustizia possano e debbano ridursi, garantendo una effettiva certezza del diritto, attraverso un reale snellimento dell’attività processuale. Ai medesimi fini deflattivi appaiono le modifiche previste in tema di disciplina delle indagini preliminari, del procedimento di archiviazione, la nuova disciplina in tema di impugnazione, il recupero dell’istituto del patteggiamento in appello liberando il giudizio in secondo grado da un carico oggi insostenibile di processi, la nuova disciplina del giudizio di secondo grado, con le modifiche in materia di appello. Sono misure che concorrono ad una più efficiente azione penale”.
Per quanto riguarda le intercettazioni sono previsti principi a tutela della riservatezza delle comunicazioni ed è prevista una nuova fattispecie penale (punita con la reclusione non superiore a 4 anni) a carico di quanti diffondano il contenuto di conversazioni fraudolentemente captate, al solo fine di arrecare danno alla reputazione. La punibilità è esclusa quando le registrazioni sono utilizzabili in un procedimento amministrativo o giudiziario o per l’esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca.
Al riguardo il senatore socialista ha puntualizzato: “Siamo consapevoli – e non potrebbe essere altrimenti – dei punti più complessi del provvedimento di delega, che delineano un’urgente e strutturale riforma, come in primo luogo la materia delle intercettazioni, su cui il Governo ha deciso di intervenire con la presentazione del maxiemendamento, che nella massima misura possibile ha tenuto conto del confronto parlamentare. I principi e i criteri direttivi individuati in materia di intercettazioni sono coerenti con un profilo essenziale: prevedere prescrizioni che comportino garanzie maggiori ed effettive in ordine alla riservatezza delle comunicazioni e conversazioni telefoniche”.
Ulteriori misure per quanto riguarda l’ordinamento penitenziario per l’effettività rieducativa della pena. È prevista infatti la revisione dei presupposti di accesso alle misure alternative (limite di pena 4 anni); accesso ai benefici penitenziari più rigido; previsione di attività di giustizia riparativa; valorizzazione del lavoro, in ogni sua forma e del volontariato; riconoscimento del diritto all’affettività; al dibattimento e interventi specifici per i detenuti stranieri. Previste anche misure alternative per i detenuti minorenni per il loro reinserimento sociale.
“Condividiamo l’urgenza e la necessità d’intervenire in ordine sia alla riforma dell’ordinamento penitenziario, uno degli elementi più qualificanti del provvedimento in esame, sia alla definizione delle misure di sicurezza che assicurino un reale superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari”. Ha spiegato Buemi e ha aggiunto: “È del tutto evidente – ha concluso il senatore Psi – come il punto decisivo della riforma sia costituito dall’adozione di decreti legislativi da parte del Governo. Ciò è confermato della previsione di un procedimento rafforzato, in ragione del quale sono previsti il parere delle competenti Commissioni parlamentari entro sessanta giorni dalla trasmissione degli atti e un nuovo parere delle Commissioni competenti entro dieci giorni – questo è un aspetto sostanziale – nel caso in cui i decreti non siano conformi ai pareri parlamentari espressi”.

La polemica tra Psi e Nuovo Psi

Dopo il voto favorevole del Psi al Senato, sono arrivate le accuse da parte del senatore Lucio Barani presidente del gruppo Ala-Scelta Civica: “Il voto dei senatori Buemi e Nencini a favore al Ddl sul processo penale li radia di fatto dalla cultura socialista. Mai mi sarei aspettato il loro sostegno a un provvedimento persecutorio e dall’impronta così marcatamente giustizialista. Craxi si starà certamente rivoltando nella tomba per l’ennesimo tradimento perpetrato da quanti continuano ad abusare del nome, della storia e della tradizione socialista”. Immediata la replica del senatore Buemi:  “Le polemiche di Barani sono senza logica di merito, un esempio di analfabetismo politico. La mia storia politica, i miei comportamenti parlamentari e i contenuti delle nostre proposte di legge parlano per me. Io non sono il Barani delle giravolte filo e anti governative perché non soddisfatto nelle aspettative di posti di Governo. Egli appare e scompare, come un fiume carsico: ora in maggioranza, ora all’opposizione. Sono i danni collaterali della politica attuale: l’illusione, la presunzione, di ritenersi un interlocutore”.

Tutele per minori stranieri soli, ok dal Senato

minori-stranieri-non-accompagnati-in-ItaliaIl disegno di legge che contiene norme a tutela dei minori stranieri non accompagnati è stato approvato dall’Aula del Senato con 170 sì, 50 no 8 astenuti. Il provvedimento, che afferma il principio generale del divieto di respingimento alla frontiera dei minori migranti, deve ora tornare alla Camera.
“Principio fondamentale è che i minori siano ritenuti titolari dei diritti in
materia di protezione dei minori a parità di trattamento con i minori di
cittadinanza italiana o dell’Unione europea”. Si legge nella dichiarazione di voto favorevole di Enrico Buemi, senatore del Psi. “La loro condizione è l’ambito soggettivo di applicazione della legge. Lo è in quanto si consideri il minore straniero non accompagnato come persona in una condizione di vulnerabilità che ha una sua indisponibile unicità. In altri termini lo è oggettivamente, al di là del fatto che siano state attivate le procedure previste per il riconoscimento di una protezione internazionale o che sia stata effettuata una domanda di asilo. Ne consegue, per questa ragione, il divieto assoluto di respingimento alla frontiera dei minori stranieri non accompagnati anche nel caso, peraltro prevalente, in cui non siano in possesso di un permesso di ingresso”.
La nuova normativa concede ai minori stranieri non accompagnati la possibilità di avere un permesso di soggiorno per minore età o per motivi familiari. I ragazzi stranieri restati senza famiglia potranno accedere al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Alla maggiore età, il permesso di soggiorno sarà convertito quasi automaticamente: è previsto, infatti, il silenzio assenso sui pareri della pubblica amministrazione. Le nuove regole stabiliscono anche la possibilità di rimanere in affido ai servizi sociali fino a 21 anni premiando chi ha intrapreso percorsi di formazione e integrazione.
“La definizione di minore straniero non accompagnato, che determina l’ambito di applicazione della legge, richiama la giurisprudenza europea e le direttive comunitarie in materia. La legge si applica a colui che è entrato senza essere accompagnato o che è successivamente stato abbandonato da una persona adulta responsabile nel territorio degli Stati membri dell’Unione europea”, si legge ancora nella dichiarazione del Psi.
Sono previsti poi tempi ridotti, massimo 30 giorni e non più 60, per essere ammessi nelle strutture di prima accoglienza. Si istituisce per ogni Tribunale per i minorenni un elenco di tutori volontari. Tra le altre norme: nuovi modelli per l’identificazione; indagini familiari; obbligo per gli enti di occuparsi dell’affidamento familiare. Per quanto riguarda il rimpatrio assistito e volontario, la competenza passa al tribunale per i minorenni competente.
Sono stati più di 25mila nel 2016, circa 50mila negli ultimi tre anni i minori stranieri non accompagnati sbarcati sulle coste italiane (fonte: Ministero dell’Interno). Secondo il Rapporto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, quelli censiti nel nostro Paese erano fino allo scorso anno 17.373, ai quali se ne aggiungono oltre 6.500 irreperibili. E un recentissimo rapporto pubblicato da Unicef rivela che molti di questi, durante la traversata del Mediterraneo per giungere in Italia, sono stati vittime di violenze, molestie o aggressioni ad opera di adulti.

Buemi ha poi ricordato che introdurre forme di tutela maggiori non è certamente un problema esclusivamente italiano. Il Parlamento europeo fin dal 2013, ha posto il problema ai Paesi membri dell’Unione a ha concluso: “a nome del Gruppo per le Autonomie-Psi-Maie esprimo il voto favorevole al provvedimento. Lo facciamo con una convinzione ulteriore: che la nuova disciplina in materia di minori stranieri non accompagnati sia di auspicio e sostegno a politiche di governo dell’immigrazione, in primo luogo del problema dei rifugiati certamente rigorose e responsabili ma non ispirate agli spettri identitari che dominano la scena europea. L’Europa deve affrontare in modo unitario il problema e in specie delle proprie frontiere esterne se intende difendere il principio e l’area di libera circolazione di Schengen. I minori sono la prima e più drammatica emergenza cui rispondere.”

Banche. Il grido di allarme dei socialisti

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Alla sala Caduti di Nassiriya del Senato conferenza stampa sulla crisi delle banche promossa dall’Avanti!, con la partecipazione del direttore Mauro Del Bue, del presidente dell’associazione Interessi comuni Angelo Santoro e del senatore Enrico Buemi. Del Bue nella sua introduzione ha ricordato i tre temi che i socialisti intendono mettere sul tappeto. Il primo si riferisce alla proposta di legge che ha come primo firmatario proprio Buemi, per la istituzione di una commissione d’indagine sulle banche, e che é stata presentata già nel dicembre del 2015. Si tratta di un’iniziativa che poneva l’esigenza di un’indagine sistemica sulla situazione di crisi degli istituti di credito italiani prima della vicenda delle quattro banche e del dramma Mps. Il secondo si riferisce al diniego della competente commissione del Senato a fornire i nomi dei grandi debitori insolventi del Mps e delle altre banche.

Quello dei socialisti è un grido di protesta e di allarme. Il terzo é attinente la proposta di una amnistia finanziaria rispetto alle segnalazioni della Centrale rischi bancaria dove i micro debitori vengono non solo schedati e impossibilitati a utilizzare una qualsiasi banca, ma in molti casi devono per questo chiudere la loro attività, mentre i macro debitori vengono coperti e mai segnalati continuando cosi a far danni al sistema. Santoro ha richiamato il fatto che in questa crisi è venuta meno la fiducia dei cittadini nei confronti delle banche e ha approfondito il tema dell’amnistia finanziaria. A suo giudizio è una questione di equità. I pesci grossi non possono continuare a nuotare mangiandosi quelli piccoli. Santoro ha anche aperto una riflessione sulle banche diventate private, vedasi Banca d’Italia, che si comportano ancora come se fossero pubbliche. E Buemi ha evidenziato in particolare la necessità di una riforma complessiva del sistema bancario. Ha dichiarato in particolare la necessità di tornare alla distinzione tra banche di regolamentazione dei prestiti e dei risparmi e quelle d’affari. La contraddizione consiste nell’utilizzare il risparmio privato in attività a rischio. Questo ha generato una funzione del settore bancario in cui la prima é assolutamente secondaria rispetto alla seconda. Sulla proposta di legge per la costituzione della commissione d’indagine, con poteri giudiziari, Buemi ha messo in risalto, infine, che le proposte di legge, in tutto diciassette, sono di natura parziale e che solo quella socialista punta l’indice contro l’intero sistema.

Rigopiano. Gentiloni: “In atto ogni sforzo possibile”

gentiloni senato

I morti accertati sono 24, l’hotel di Rigopiano è un immenso cantiere in cui i soccorritori lavorano senza tregua. Nella notte sono stati recuperati i corpi senza vita di tre uomini, e questa mattina i vigili del fuoco hanno estratto all’interno della struttura crollata i corpi di due donne e di un altro uomo, non ancora identificati. Tra le vittime recuperate l’amministratore del Gran Sasso Resort Roberto Del Rosso.

In mattinata il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha riferito in Senato sulla situazione spiegando quali saranno le prime urgenti mosse del Governo. “La prossima settimana vareremo un decreto. Nessuno immagini che sia un ritorno all’indietro, sarà un passo avanti e molto mirato nei suoi obiettivi”. Lo dice il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni riferendo in Senato sulla situazione di emergenza nel Centro Italia. Il decreto, ha spiegato il premier, “sarà mirato a intervenire in alcuni punti” precisi per evitare “ritardi che finora non ci sono stati ma possono accumularsi nei prossimi mesi e che possiamo prevenire”. “Rivendico le decisioni prese dal governo presieduto da Matteo Renzi e penso che si tratti di muoversi in continuità. Sono state fatte scelte giuste e necessarie”. “Le risorse ci sono: 4 miliardi nella legge di bilancio e altri ci saranno come ho anticipato personalmente al presidente della commissione europea Jean Claude Juncker” ha aggiunto Gentiloni nell’informativa.

Il premier ha poi sottolineato come ora serva “un’assunzione di responsabilità del Governo, del Parlamento, del sistema centrale della protezione civile e dell’ufficio del Commissario per la ricostruzione, di Regioni, sindaci, dirigenti pubblici e intera Pubblica amministrazione. Le leggi ci sono, gli indirizzi sono chiari: ciascuno faccia il proprio dovere, prendendo decisioni, firmando ciò che c’è da firmare seguendo le leggi: questo è il modo migliore per dimostrare agli italiani che non sono soli”.

Parlando delle responsabilità eventuali ha detto che “se ci sono stati ritardi e responsabilità saranno le inchieste a chiarire. Il governo non teme la verità che serve a fare meglio e non ad avvelenare i pozzi. Io che condivido la ricerca della verità non condivido la voglia di capri espiatori e giustizieri anche perché la storia è lesta a trasformare i giustizieri in capri espiatori”. “Al di là di singoli errori che le inchieste accerteranno, abbiamo mostrato una capacità di reazione del sistema all’altezza di un grande Paese, non a caso abbiamo un sistema di Protezione civile all’avanguardia: non è di destra o sinistra, di questo o quel governo, è un patrimonio italiano che dobbiamo tenerci stretto”.

Dopo aver rassicurato sullo stato delle dighe nella zona colpita dal terremoto, Gentiloni ha ribadito come “sia stato messo in atto ogni sforzo possibile dal punto di vista umano, organizzativo, tecnico per cercare di salvare i dispersi”. “La valanga che ha travolto l’hotel Rigopiano – ha detto ancora al Senato – è giunta al culmine di una concatenazione di fenomeni naturali senza precedenti. Una nevicata così non si verificava da decenni e poi c’è stata la coincidenza micidiale con le scosse di terremoto”.

Non basta una via per Craxi

Via Craxi a Milano?
Si tratta di una questione che, fosse per me, non sarebbe nemmeno da discutere. Il compagno Bettino Craxi merita tale riconoscimento, anzi penso meriti anche di più. Non voglio snocciolare le motivazioni. Sarei noioso, ripetitivo e, essendo nato nel 1993, ho potuto solo leggere i suoi scritti e studiare i suoi interventi. Quindi, lascerei questo compito a chi lo ha conosciuto direttamente. Voglio, però, elaborare alcune riflessioni… Mi fa piacere che il Sindaco Sala abbia raccolto la proposta e aperto un dibattito. Non posso dire lo stesso osservando, invece, l’opposizione a priori di alcuni esponenti della maggioranza milanese, primo fra tutti l’assessore PD Majorino che, così facendo, porta avanti le sue istanze insieme a Matteo Salvini. Una versione 2.0 dei lanciatori di monetine, simile a coloro che protestavano contro la proposta di intitolazione, promossa dall’ex Sindaco Moratti (corteo di protesta, formato da gruppi di estrema destra e sinistra, leghisti, Di Pietro e “giustizialisti” vari). Non credo ci sia altro da aggiungere, ma ritengo sia l’ulteriore dimostrazione di quanto sia complicato dialogare con alcune parti di PD. Al contrario, ho letto, con interesse, l’apertura di un mio corregionale, il Ministro Andrea Orlando. Proprio perché credo che Bettino Craxi meriti di più, vorrei lanciare un appello al Ministro Orlando. Infatti, credo che il modo migliore per sottolineare le innovazioni (termine utilizzato da Orlando), portate da Bettino Craxi sia intraprendere alcune iniziative fondamentali.
Perché non partire da una riforma della giustizia vera, netta e senza mediazioni? Durante questa legislatura, sono stati fatti passi avanti e il Ministro Orlando ha dimostrato sensibilità nei confronti di tematiche che socialisti (e anche Radicali) affrontano da molto tempo. Argomenti, sui quali i gruppi parlamentari del PSI (ed in particolare il Sen. Buemi) hanno offerto un importante contributo. Quindi, ben venga via Craxi a Milano, ma si ricordino e si tragga esempio da idee e azione politica del Compagno Bettino Craxi. Idee che non hanno neanche bisogno di essere attualizzate. Coraggio, Ministro Orlando. Sono sicuro che i socialisti, o almeno il sottoscritto, raccoglierebbero molto volentieri una sfida simile.

Banche: Padoan: “Vicini a un punto di svolta positivo”

Padoan“Siamo vicini a un punto di svolta positivo”. Il “sistema bancario italiano sta voltando pagina” e “non è affatto da escludersi un circolo virtuoso tra pulizia dei bilanci e ritorno alla crescita”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, nel corso di una audizione in commissione Finanze al Senato. Nel punto di svolta il ministro Padoan individua “alcuni punti importanti: Unicredit sta per lanciare oggi un aumento di capitale importante; Ubi si è dimostrata disponibile ad acquisire tre delle quattro banche regionali; Banca popolare di Milano e Banco popolare hanno completato una importante aggregazione e ci sarà la ricapitalizzazione precauzionale del Monte dei Paschi. Stiamo parlando – ha sottolineato – di elementi positivi che tutti insieme danno un segnale importante, che il sistema bancario italiano sta voltando pagina. E quindi, visto l’andamento incoraggiante dell’economia con gli ultimi dati, non è affatto da escludere l’innesco di un circolo virtuoso fra consolidamento bancario, pulizia dei bilanci, ripresa della crescita e un ritorno a condizioni quantomeno di normalità e di uscita definitiva dalla crisi”.

Padoan ha poi parlato di “Percezione negativa”. Una percezione, in Italia e all’estero, “che è sbagliata e  immotivata”. Il ministro ha poi evidenziato il valore della fiducia. ‘E’ un fattore essenziale – ha puntualizzato – un bene pubblico”. E  ha messo in guardia dal problema della “asimmetria” che rende  “facile distruggere la fiducia e difficile ricostruirla”. Da  qui la critica a quanti gettano “discredito sull’intero  settore bancario. Un ‘atteggiamento dannoso”, ha affermato, tale da mettere “a repentaglio la crescita, l’economia, il  lavoro”.

Nel corso dell’audizione Padona ha puntualizzato che “Mps non registra segnali di dissesto”. Il Ministro ha assicurato che con gli  strumenti messi in atto dal Governo verrà realizzato “il risanamento definitivo della banca” e che la  “ricapitalizzazione precauzionale è per definizione europea  temporanea” e che “la banca definitivamente risanata tornerà al mercato”.

Per quanto riguarda i rimborsi Padoan, ha annunciato che ammonteranno circa a 190 milioni che, “quando tutte  le pratiche verranno espletate”, saranno stati erogati agli obbligazionisti retail delle quattro banche in risoluzione.   “Il Governo – ha aggiunto –  auspica che la giustizia faccia rapidamente il suo corso” e  che “vengano sanzionati” tutti quelli che abbiano provocato danni a comunità e risparmiatori. “Non tutte le banche sono in difficoltà in conseguenza della crisi”, ha detto,  aggiungendo che “per alcune banche ci sono state anche  gestioni da parte di amministratori e management che possono  aver violato norme deontologiche e penali”.

Grasso: No a legislature a tempo

Grasso-crocetta-intercettazioniAppena insediato e già ci si chiede per quanto. Tra gli aggettivi dati al Governo Gentiloni si è sentito anche quello di esecutivo a tempo. Tra i primi a dirlo il Ministro, riconfermato,  Poletti che, commettendo un evidente scivolone e sgarbo istituzionale a cui ha poi tentano di porre rimedio, ha parlato di scadenze che avrebbero reso vano il referendum sul job acts.

Oggi a dire esattamente il contrario è il presidente del Senato Pietro Grasso che, iIncontrando la stampa parlamentare, ha detto: “Non posso immaginare che a decidere sulla durata della legislatura influiscano temi estranei al bene del Paese e che riguardino le singole velleità di leader, o addirittura la paura di altri appuntamenti referendari”. Lo ha detto il presidente del Senato Grasso chiedendo che il dibattito politico non sia “arena per lo scontro di personalità ipertrofiche”. Ha poi ricordato che dal voto del 4 dicembre è emersa la volontà dei cittadini di scegliere i propri rappresentanti, per cui “occorre una Legge elettorale coerente per l’elezione delle due Camere”. “Chi fa informazione – ha aggiunto – è chiamato ad una maggiore cura e verifica delle fonti, magari evitando di sentirne solo una, con il rischio di prestarsi a giochi di sponda con il potere politico od economico”. Anche il mondo dell’informazione, come quello della politica, soffre di un deficit di comprensione della realtà e di fiducia da parte dei cittadini. Si parla molto di post verità. Siamo tutti chiamati a dimostrare maggiore responsabilità in questo momento”. “Ai cittadini, specie ai più giovani, rinnovo l’invito ad ampliare il loro panorama: non basta – sottolinea il Presidente del Senato – un solo giornale né un solo sito, non basta seguire i link che gli amici pubblicano su Facebook o scorrere i tweet dei profili che seguiamo, non basta un programma televisivo o qualche breve video su YouTube per capire la complessità del nostro Paese e del nostro mondo. Serve tutto questo, e molto di più. La capacità di assegnare a ciascuna fonte il suo peso l’intelligenza di saper unire i puntini e infine la capacità di sintetizzare il tutto in una opinione, finalmente, davvero informata”.

“Non vorrei che si passasse senza soluzione di continuità – ha ggiunto – dalla campagna referendaria a quella elettorale. Le tossine che hanno inquinato l’aria del dibattito politico e pubblico in queste settimane devono ancora essere smaltite, gli animi sovreccitati hanno bisogno di calmarsi prima di gettare il Paese di nuovo in un clima di divisione e competizione elettorale”. “Lo stato di salute della nostra cultura politica emerso in questi mesi  impone un giudizio severo. La campagna appena finita si è distinta per un’eccessiva lunghezza, per toni esagerati, allarmismi già smentiti dai fatti, slogan vuoti e fuorvianti da entrambi i fronti, promesse e minacce il cui problema non è tanto il non averle mantenute, ma averle fatte”.

“Non posso immaginare – ha detto il presidente del Senato – che a decidere sulla durata della Legislatura influiscano temi estranei al bene del Paese e che riguardino le singole velleità di leader, partiti e movimenti, o addirittura la paura di altri appuntamenti referendari che sembrano profilarsi nei prossimi mesi. Sarebbe irresponsabile e controproducente”.

“Lo stato di salute della nostra cultura politica emerso in questi mesi impone un giudizio severo. La campagna appena finita si è distinta per un’eccessiva lunghezza, per toni esagerati, allarmismi già smentiti dai fatti, slogan vuoti e fuorvianti da entrambi i fronti, promesse e minacce il cui problema non è tanto il non averle mantenute, ma averle fatte”.

Il presidente del Senato ha sottolineato anche come le Camere non possano fermarsi e vadano ripresi in esame diversi provvedimenti fermi anche a causa del clima pre-referendario. Molti importanti provvedimenti sono rimasti bloccati in Senato. Sarebbe grave – ha detto Grasso – se dopo essere rimasti in sospeso per mesi e mesi dovessero rimanere ancora fermi, fino alla fine della Legislatura, per un mero calcolo elettorale”.

“Molti importanti provvedimenti sono rimasti bloccati in Senato. Faccio io quel rapido elenco che lei, per educazione – afferma Grasso rivolto al presidente della stampa parlamentare – ha omesso: in Aula sono stati già calendarizzati nei mesi scorsi, senza essere esaminati perché giudicati troppo “divisivi” in periodo pre-referendario: le modifiche al codice penale, il delitto di tortura, la legge su mercato e concorrenza, l’istituzione di una commissione d’inchiesta sugli appalti pubblici, il riordino della Protezione civile e la riforma in materia di cittadinanza. Sono all’esame delle commissioni, poi, provvedimenti contro il cyberbullismo, la riforma del codice antimafia, della giustizia civile, il contrasto all’omofobia, le norme sul cognome dei figli, la delega per il contrasto alla povertà ed altro ancora. Come si può ben capire – sottolinea il Presidente del Senato – sono provvedimenti che incidono sulla vita dei cittadini, sulla giustizia, sull’economia, sugli investimenti, sul contrasto alla criminalità, alla violenza, al razzismo. Sarebbe grave se dopo essere rimasti in sospeso per mesi e mesi dovessero rimanere ancora fermi, fino alla fine della Legislatura, per un mero calcolo elettorale. Al di là della diversità di opinioni, sono temi che il Parlamento può e deve affrontare lasciando ai gruppi e all’Aula la decisione finale sulle modifiche e sull’approvazione dei testi, come è normale in democrazia. Non tutti i provvedimenti devono essere vissuti come sfide di una parte contro l’altra. L’approvazione, la modifica o la bocciatura di emendamenti e proposte legislative – conclude – fanno parte di una sana e non muscolare dialettica democratica”.

Sì del Senato. La manovra è legge

Senato-come-governareIl Senato ha approvato a tempo di record la legge di Bilancio con 166 voti favorevoli, 70 contrari un astenuto. La manovra è dunque legge essendo già stata votata alla Camera. Il governo aveva posto la fiducia sulla manovra. L’epilogo lampo è stato chiesto dal Quirinale prima delle dimissioni del governo. Ma i tempi della crisi potrebbero non essere rapidissimi. Il ddl di bilancio porta con sé per l’anno prossimo un nuovo taglio delle tasse, dal canone Rai al disinnesco delle clausole di salvaguardia, un ricco capitolo welfare e pensioni, con l’avvio dell’Ape, e una lunga serie di bonus.

“Grazie a tutti. Evviva l’Italia”, ha annunciato il premier Renzi su Twitter. “Credo sia un’ottima legge e vi invito a vedere le slide che abbiamo preparato un mese fa all’atto dell’approvazione in Consiglio dei Ministri”, aggiunge il premier su Facebook. “Sono stati mille giorni straordinari”.

Oggi Renzi, ha definito “bella” la Legge di Bilancio 2017 e ha rivendicato i provvedimenti del Governo fatti in questi mille giorni a cominciare dagli 80 euro. Poi l’abbassamento delle tasse a cominciare dall’Imu, alle tasse agricole, dall’Irap, all’Ires; i diritti civili; il sociale, il dopo di noi, l’autismo, la cooperazione internazionale, lo spreco alimentare, la sicurezza stradale. La lista è lunga.

Il voto elettronico sul provvedimento ha concluso l’esame lampo del Senato dove il testo è stato dunque ‘congelato’ nella versione di Montecitorio dopo l’apertura della crisi politica conseguente all’esito del referendum, che ha bocciato le riforme costituzionali. Complessivamente l’esame da parte di Palazzo Madama è durato poco più di 24 ore, con i lavori della commissione Bilancio che sono iniziati ieri alle 11 e terminati alle 23 senza il mandato al relatore e un’unica seduta dell’Aula iniziata stamattina alle 9.30.

VIA LIBERA AL DECRETO

senato_aulaCon l’approvazione definitiva da parte del Senato, il decreto fiscale è legge. Il decreto presenta non poche novità per i contribuenti italiani. Dalla rottamazione delle cartelle, all’addio a Equitalia e al tax day, il provvedimento che uscirà ora in Gazzetta Ufficiale contiene anche nuove misure in tema di studi di settore e di rientro di capitali in contanti. Il decreto, essendo stato approvato in un testo identico a quello che ha ottenuto il sì di Montecitorio, è dunque legge (a palazzo Madama il via libera alla fiducia coincide con l’approvazione dell’intero provvedimento).

E Renzi ha annunciato che lunedì “con Padoan, quando la legge di stabilità sarà approvata, faremo una conferenza stampa per annunciare le novità e che cosa i cittadini si devono aspettare sapendo che l’operazione Equitalia va avanti, ci sono 2 miliardi in più per la sanità e i soldi per rilanciare l’economia”.

Ecco le misure principali:

Addio Equitalia: Equitalia viene abolita (rimane solo Equitalia Giustizia) e le sue funzioni passano all’Agenzia delle entrate – Riscossione, ente strumentale dell’Agenzia delle entrate sottoposto al ministero dell’Economia. L’ad diventa commissario straordinario per gestire la fase di transizione. Il personale viene trasferito al nuovo ente: non ci sarà una nuova selezione ma una ricognizione delle competenze possedute. La nuova agenzia potrà svolgere attività di riscossione anche per i Comuni e utilizzare le banche dati per i controlli, tra cui quella dell’Inps.

Rottamazione cartelle, inclusi debito 2016: Via sanzioni e interessi di mora per i carichi Equitalia: si pagheranno solo le somme iscritte a ruolo a titolo di capitale, nonché gli interessi legali e di remunerazione. Passano da 4 a 5 le rate previste dalla ‘rottamazione delle cartelle’: tre nel 2017 e due nel 2018. Inclusi i ruoli emessi fino a tutto il 2016. Il termine per la presentazione delle istanze slitta a fine marzo 2017; la risposta di Equitalia arrivera’ il 31 maggio. Il 70% delle somme dovute dovrà essere versato nel 2017 e il restante 30% nel 2018. Per il 2017 la scadenza delle rate è fissata nei mesi di luglio, settembre e novembre e per il 2018 nei mesi di aprile e settembre. Con l’estensione ai debiti 2016 il governo conta di incassare 1,4 miliardi nel biennio 2017-2018.

Stop rate in attesa della rottamazione: Chi ha già un piano di rateizzazione in corso, a partire dal 1 gennaio 2017, se aderisce alla rottamazione, non sarà tenuto, fino alla scadenza della prima o unica rata delle somme dovute,agli obblighi di pagamento derivanti dalla rateizzazione inessere.

Marcia indietro sui pignoramenti: Pignoramenti sospesi ma non estinti se si paga la prima o unica rata delle somme dovute per la rottamazione delle cartelle esattoriali. Le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno prima approvato un emendamento che consentiva di estinguere i pignoramenti dei beni e successivamente l’hanno bocciato.

Rottamabili tutte le cartelle, non solo Equitalia: La rottamazione sarà estesa anche ai Comuni che non affidano a Equitalia la riscossione ma la effettuano direttamente o affidandosi a un soggetto privato iscritto all’albo. Potranno essere rottamate anche le somme che sono riscosse tramiteingiunzione fiscale relative ai debiti fino al 2016.

Rottamabili le cartelle Inps, ma non le multe dell’Authority: Escluse le cartelle relative a debiti derivanti da sanzioni o multe irrogate dalle Authority; rottamabili invece le cartellederivanti da violazioni degli obblighi relativi ai contributi eai premi dovuti dagli enti previdenziali.

Addio al Tax Day: Stop alla scadenza unica del 16 giugno per i versamenti. Dall’anno prossimo si paghera’ in due tranche: slitta dal 16 al 30 giugno il termine per il pagamento di Irpef, Irap e Ires mentre la scadenza per Imu e Tasi resta al 16 giugno.

Tregua estiva per il fisco: Arriva anche la ‘tregua’ estiva per il fisco. Saranno sospesi dal 1 agosto al 4 settembre ogni anno i termini per rispondere alle lettere di accertamento (esclusi quelli per le richieste a seguito di attività di ispezione e verifica nonché relativi alle procedure di rimborso Iva) e non si applicherà il termine dei 30 giorni per pagare le somme dovute a seguito dei controlli.

Voluntary disclosure bis: Riaperti i termini della procedura di collaborazione volontaria per il rientro dei capitali detenuti all’estero fino al 31 luglio 2017. Si può presentare istanza anche se il contribuente ha aderito entro il 30 novembre 2015, limitatamente alle violazioni dichiarative per attività detenute in Italia. Si potrà presentare istanza anche se in precedenza ci si è avvalsi della voluntary limitatamente ai profili internazionali.

Contante: In caso di rientro dei capitali in contanti, si presume, salvo prova contraria, che contanti e valori al portatore derivino da redditi conseguiti, in quote costanti, da condotte di evasione fiscale commesse (e quindi da tassare) nel 2015 e nei quattro periodi d’imposta precedenti. Si tratta, in sostanza, di una presunzione di imponibilità integrale per i contanti negli anni oggetto di regolarizzazione, salvo prova contraria. Secondo Sinistra italiana c’è il rischio che il contante sia presentato da prestanomi a reddito zero, che faranno riemergere il nero pagando l’aliquota Irpef più bassa per ogni anno di evasione.

Via studi di settore. Arrivano gli indici: Addio agli studi di settore, arrivano dal 2017 gli indici di affidabilità collegati a livelli di premialità per i contribuenti più affidabili, anche in termini di esclusione o riduzione dei termini per gli accertamenti.

Spesometro: Le comunicazioni Iva dovranno essere inviate telematicamente ogni tre mesi ma nel primo anno l’invio sarà semestrale (entro il 25 luglio 2017); quelle relative al secondo trimestre dovranno essere trasmesse entro il 16 settembre e quelle relative all’ultimo trimestre entro il mese di febbraio. Per il 2017, la data è il 25 luglio. Le sanzioni per omessa o errata trasmissione delle fatture vanno da 2 a 1.000 euro (con riduzione del 50% in caso di correzione entro 15 giorni dalla scadenza). Le sanzioni per omessa, incompleta o infedele comunicazione vanno da 500 a 2.000 euro (ridotte del 50% se trasmessa nei 15 giorni successivi).

Meno controlli su prelievi e imprese: Stop per le imprese individuali ai controlli del Fisco sui prelievi in banca fino a mille euro al giorno e 5mila euro al mese.