Timmermans candidato presidente alla Commissione Ue

Timmermans

Il Partito Socialista Europeo ha annunciato che l’olandese Frans Timmermans sarà il suo capolista alle elezioni europee del 2019 e candidato a presidente della Commissione europea. La decisione segue la rinuncia da parte dello slovacco Maros Sefcovic a correre per diventare Spitzenkandidat del Pse. Spitzenkandidaten, in tedesco, significa “candidati-guida”. Nel gergo europeo sono quei candidati che i partiti europei indicano agli elettori come loro prima scelta, nel caso escano vincitori dalle elezioni europee, come presidente della Commissione europea. “Da oggi il Pse ha un candidato comune forte: Frans Timmermans”, ha detto il presidente del Partito socialista europeo, Sergei Stanishev, in una nota. Timmermans “rappresenta un cambio di direzione in Europa e metterà la giustizia sociale, l’equità e la sostenibilità al cuore del nostro programma elettorale”. Il Partito Popolare Europeo sceglierà durante un Congresso a Helsinki il 7 e 8 novembre il suo capolista tra il tedesco Manfred Weber e il finlandese Alexander Stubb.

“Frans Timmermans – ha detto il presidente del PES Sergei Stanishev – è un affermato campione di democrazia, equità e uguaglianza in Europa. È un combattente impegnato per un’Europa giusta e sociale. Averlo come candidato designato PES è un passo avanti nella nostra ambizione di cambiare l’Europa in meglio”. Stanishev ha anche ringraziato Maroš Šefčovič per avallare Frans Timmermans. “Grazie al gioco di squadra di Maroš, il PES è ora pronto per iniziare la nostra campagna 2019. Questo è successo solo grazie al contributo di tutti i partiti membri di PES, grazie alla devozione di tutti i nostri primi ministri e leader, e soprattutto grazie agli sforzi di Antonio Costa, leader di PS Portogallo, che ha coordinato il dialogo”, ha aggiunto Stanishev.

“Questa battaglia – ha affermato il candidato comune PES, Frans Timmermans – riguarderà l’anima stessa dell’Europa. Faremo una campagna sui temi di cui le persone sono preoccupate; l’urgente minaccia del cambiamento climatico, i tagli alla protezione sociale che hanno un impatto sulla nostra intera società, l’ingiustizia e le ingiustizie nelle nostre comunità. Le persone sono giustamente arrabbiate, ma un cambiamento radicale deve significare cambiare la leadership in Europa, non tornare al nazionalismo, quindi il messaggio per un’Europa unita è più importante che mai”.

PES accoglie l’appello dell’Onu sul clima

Sergei Stanishev

Il clima da anni è al centro di un dibattito non solo europeo ma mondiale. Il cambio della presidenza degli Stati uniti con la elezione di Trump ha dato un brusco stop alle politiche ambientaliste di Obama arretrando di molto il livello di sensibilità sul tema togliendo di fatto l’argomento dalla agenda delle priorità. Il PSE sostiene pienamente le conclusioni degli scienziati delle Nazioni Unite sulle misure necessarie per rallentare il riscaldamento globale. L’International Panel on Climate Change (IPCC), il comitato consultivo scientifico delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, ha pubblicato recentemente il suo “rapporto di 1,5 gradi Celsius”.

Questo rapporto riassume lo stato dell’arte sulla ricerca scientifica e sulla fattibilità di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi Celsius sopra i livelli preindustriali e presenta i benefici del limitare di 1,5 gradi rispetto al precedente obiettivo di 2 gradi Celsius.

Sergei Stanishev, presidente del Partito dei socialisti europei, ha dichiarato: “Il cambiamento climatico ha raggiunto le nostre vite quotidiane. Tutti noi abbiamo avvertito anomalie meteorologiche quest’estate, i contadini soffrono di fallimenti dei raccolti e le foreste in Europa, dal circolo polare artico al Mediterraneo, sono state devastate dagli incendi. Con questo rapporto dell’IPCC ora abbiamo le prove scientifiche: Limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi Celsius porterà vantaggi ambientali, sociali ed economici rispetto a un aumento di temperatura di 2 gradi”.

“Gli sforzi globali – ha detto ancora Stanishev – devono ora mirare a fermare il riscaldamento globale ad un massimo di 1,5 gradi. Il rapporto sottolinea anche che gli attuali impegni climatici della comunità mondiale non sono sufficienti a limitare il riscaldamento a 1,5 gradi – o addirittura 2 gradi. Condividiamo la convinzione dell’IPCC che c’è ancora speranza se il mondo mostra più devozione e ambizione. Ecco perché noi, in quanto socialisti e democratici europei, vogliamo che l’UE sia un modello da seguire e aumentare il suo obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra per il 2030, rispetto al suo attuale obiettivo di “almeno 40”. Inoltre, l’UE dovrebbe aggiornare la sua strategia di decarbonizzazione a lungo termine. L’attuale tabella di marcia per la decarbonizzazione nell’UE del 2050, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra dell’80-95% entro il 2050, è superata”.

“L’UE deve raggiungere le emissioni nette entro la metà del secolo. Questo sarebbe anche un buon segnale in vista della prossima conferenza ONU sul clima, COP24 a Katowice, per motivare gli altri stati a seguire l’esempio. Sono lieto di vedere che la relazione sottolinea anche che la politica climatica deve essere accompagnata da un’agenda sociale per mitigarne l’impatto sulla vita quotidiana delle persone. Come PES, chiediamo da tempo di affrontare la questione dell’aumento dei prezzi dell’energia combattendo la povertà energetica e di organizzare una transizione giusta verso un sistema energetico più pulito, per sostenere i lavoratori, le comunità e le industrie colpite dal cambiamento di trasformazione”.

BELLA SORPRESA

svezia-politicheNessuna debacle per i socialisti svedesi, al contrario del resto d’Europa. La destra avanza, ma non sfonda. È questo il primo risultato, nonché inaspettato, delle elezioni svedesi. Nonostante gli exit poll prefigurassero ormai la vittoria del Partito dei Democratici svedesi di Jimmie Åkesson, alla fine i socialisti democratici riescono ad arrivare in testa con Stefan Löfven, in carica dal 2014 sulla coalizione di Governo formata da socialisti e verdi. I democratici svedesi puntavano agli stessi temi della destra del resto d’Europa contro l’immigrazione, in un Paese ha accolto 163mila migranti, superando il numero di richiedenti asilo presenti negli altri Stati europei in proporzione alla popolazione. Ma non solo il Governo di Löfven, ha reso più stringenti le leggi sul diritto di asilo, ma anche durante la campagna elettorale il Premier ha chiamato in causa l’Unione europea per “una politica migratoria comune”.

Il problema ora si pone per quanto riguarda il futuro Governo: nessun partito al momento si è detto disposto a collaborare con i Democratici svedesi, che si attestano al secondo posto nei sondaggi. In ogni caso, i partiti vincitori avranno bisogno del sostegno di una parte dell’opposizione per governare.
“Siamo lieti che il nostro partito svedese Socialdemokraterna abbia vinto le elezioni con un buon margine e con probabilità molto difficili. Questa vittoria è incoraggiante per tutti i socialdemocratici europei e in un contesto di forte polarizzazione e crescita dell’estrema destra ovunque in Europa. Spero che si formi un nuovo governo a guida socialdemocratica e non vedo l’ora di continuare il nostro lavoro con Stefan Löfven come primo ministro pro-europeo svedese”. ha affermato il presidente del PES Sergei Stanishev
“Gli elettori hanno ancora una volta fatto dei socialdemocratici il partito più significativo”, ha commentato durante i primi scrutini Stefan Löfven, ma per il ministro dell’Interno e vicepremier, Matteo Salvini, i vincitori non sono loro.
“La Svezia patria del multiculturalismo e modello della sinistra, dopo anni di immigrazione selvaggia ha deciso finalmente di cambiare. Ora anche lì dicono no a questa Europa di burocrati e speculatori, no ai clandestini, no all’estremismo islamico. La forte affermazione di Jimmie Åkesson è l’ennesimo avviso di sfratto ai Socialisti: a maggio, alle elezioni Europee, completeremo l’opera del cambiamento fondato sui valori del lavoro, della sicurezza e della famiglia”, dice il leader della Lega.


La socialdemocrazia svedese ha retto l’urto della destra
di Salvatore Rondello

Le ultime elezioni in Svezia sono state molto sentite. Alla fine la socialdemocrazia svedese ha retto l’urto della destra. Dal risultato elettorale, la Svezia risulta spostata più a destra (ma non tanto quanto si temeva), con un Parlamento diviso quasi perfettamente a metà tra centrosinistra e centrodestra (sovranisti di estrema destra a parte) e una situazione politica a dir poco complicata. Questo è il risultato uscito urne elettorali. Gli svedesi sono andati a votare in massa (83%) chi per mandare al governo Svezia Democratica (il partito di estrema destra xenofoba guidato da Jmmie Akesson) chi con l’obiettivo opposto per evitare di precipitare nell’incubo neonazista o sovranista-trumpiano. L’estrema destra è stata arginata, ma è salita del 4,7% a quota 17,6% (un milione e centomila voti), ma non ha sfondato e si è femata molto più in basso di alcune previsioni che la davano oltre il 20  per cento, addirittura vicino al 25. In Parlamento (349 seggi in totale) Akesson avrà 62 deputati (13 in più della scorsa legislatura) che, dal punto di vista politico, però, non dovrebbero poter incidere sulla maggioranza di governo che dovrà formarsi.
La partita, in realtà, si gioca tra i due schieramenti tradizionali della politica svedese: il centrosinistra e il centrodestra. I socialdemocratici del premier uscente Stefan Lofven  (nella foto in alto) hanno tenuto (28,4% con un calo del 2,8%)  e portano al Riksdag (il Parlamento svedese) 101 deputati. A loro si devono sommare la Sinistra (Vansterpartiet) che ha preso il 7,9% (+2,2) e 28 seggi e gli ecologisti (Miljopartiet) con il 4,3% (-2,4%) e 15 seggi. Il totale della coalizione fa 40,6% (2 milioni e mezzo di voti, circa) e 144 seggi al Riksdag. Le femministe (0,4% crollate dal 3%) non avranno seggi.
Il  Centrodestra è formato da 4 partiti (in parte anche in competizione tra loro). I Moderati (Moderatema) di Ulf Kristensson hanno perso il 3 per cento fermandosi al 19,8% con 70 seggi, i Centristi (Centerpartiet) di Annie Loof, hanno ottenuto l’8,6% (+2,5%) e 31 seggi. Il liberali (Liberalema) di Jan Bjoerklund, hanno tenuto con il 5,5% (-0,1%) e gli stessi seggi (19) della scorsa legislatura. I Cristianodemocratici (Kristdemokratema) di Ebba Busch Thor hanno raggiunto il 6,8% (+1,8%) con 23 deputati. In totale, l’Alleanza di centrodestra ha preso il 40,3% (2 milioni e 400mila voti citrca) e 143 seggi, uno in meno del centrosinistra.
Chiaro che, a questo punto, non ci sono soluzioni di parte. La situazione ricorda quella tedesca (che è finita con la Grosse Koalition). Il leader socialdemocratico Lofven ha fatto qualche apertura al centrodestra e dichiarandosi disponibile a trattare ha detto: “Il risultato non è ancora chiaro. Sta ora ai partiti politici cooperare responsabilmente e creare un governo forte”. Sull’estrema destra ha commentato: “Un partito con radici naziste non potrà mai offrire nulla di responsabile”.
Dal centro destra è arrivata una risposta piuttosto brusca. Ma è chiaro che sono iniziati i giochi e, siccome nessuno (neanche il centrodestra) ha convenienza a fare qualcosa con l’estrema destra, si dovrà arrivare a qualche forma di coalizione che, però, potrebbe perdere dei pezzi.  Il moderato Ulf Kristersson ha chiesto pesantemente a Lofven di dimettersi chiedendo per sè un mandato a fare il governo dicendo: “L’alleanza di opposizione in parlamento è chiaramente la più ampia e il governo deve andarsene”.
Il sovranista Jimmie Akesson (ama il gioco d’azzardo e ammira Matteo Salvini) ha già tratto le sue conclusioni ed ha detto: “Le elezioni le abbiamo vinte noi”. Dal punto di vista strettamente numerico, il suo 4,7% in più lo autorizza all’ottimismo e alla soddisfazione, ma, di fatto, con 13 deputati in più, il suo peso nel Paese non è cresciuto di molto.
Adesso, in Svezia, molto probabilmente si farà un governo con il centrosinistra ed i moderati, visto che nessuno ha vinto le elezioni. Tuttavia, bisognerà stare molto attenti all’onda lunga del neonazismo che si sta diffondendo in più parti del mondo mascherato dal sovranismo e dal giustizialismo: sono ormai vicine le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo.

PES. A Rota Giovani attivisti socialisti per le europee del 2019

fgs spagnaQuasi un migliaio di giovani attivisti progressisti si stanno radunando in Spagna per il loro campo estivo annuale dei giovani socialisti europei in vista della campagna elettorale europea del 2019.

Delegazioni di oltre 40 organizzazioni giovanili socialiste e socialdemocratiche di tutta Europa si incontreranno per una settimana di formazione elettorale, raduni ed eventi sociali.

Il campo è ospitato da Juventudes Socialistas de España (Giovani socialisti spagnoli) nella città costiera di Rota, sostenuta dai giovani socialisti della Catalogna.

L’obiettivo principale dell’evento è preparare la campagna elettorale europea fornendo un programma di formazione completo progettato per mobilitare gli attivisti, stimolare i sostenitori e diffondere le migliori pratiche in tutta la famiglia politica progressista.

Le sessioni di formazione della campagna durante il campo estivo comprendono una serie di seminari ospitati dal Partito dei socialisti europei, tra cui:

Combattere l’estremismo di destra
Scrivere il Manifesto della Gioventù PES
Social media e strategie di campagna, guidati da esperti del lavoro del Regno Unito
Mobilitare gli elettori e realizzare il potenziale di voto, guidato dal professor Andre Krouwel dell’Università di Amsterdam
Combattere il sessismo in politica, guidato da PES Women
Dozzine di seminari politici organizzati per tutta la settimana comprendono dibattiti sulla democratizzazione dell’economia, le conseguenze economiche della disuguaglianza di genere (ospitata da PES Women), la politica di immigrazione, disabilità e design universale, salute mentale, lotta alla discriminazione e molti altri.

Il presidente del PSE Sergei Stanishev, il presidente del gruppo S & D Udo Bullmann e il presidente della FEPS Maria João Rodrigues parleranno tutti alla cerimonia di apertura del campo. Altri ospiti per tutta la settimana includono leader politici, eurodeputati, giovani attivisti ed esperti accademici.

Stanishev ha infatti affermato:

“È completamente giusto che il campo estivo SES del 2018 – che giunge in un momento cruciale alla vigilia delle elezioni del 2019 – dovrà svolgersi in Spagna, dove la nuova squadra socialista di Pedro Sánchez sta già cambiando le cose in meglio dopo anni di governo di destra guidato da austerità.
Il compagno Sánchez e il suo collega primo ministro socialista, António Costa, stanno dimostrando dove le autentiche politiche progressiste possono arrivare. Ecco perché le centinaia di giovani riuniti qui sono così determinati a vincere le elezioni europee l’anno prossimo: perché sanno che questo è l’unico modo di cambiare l’Europa a vantaggio dei suoi cittadini.

Considero il duro lavoro di YES e dei suoi partner in tutta Europa, nella preparazione di questo spettacolare evento – il primo di molti importanti eventi della campagna tra oggi e le elezioni del prossimo giugno!”

IL DEBUTTO

paolo_gentiloni1-1353x900“È la prima volta che ho l’onore di rappresentare l’Italia nel Consiglio europeo. Oggi la principale questione che affronteremo tra tante sarà l’immigrazione: sapete che da questo punto di vista l’Italia è molto esigente, perché non siamo ancora soddisfatti della discussione sul regolamento di Dublino che fissa le regole dell’accoglienza dei rifugiati”. Lo ha detto il neo presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, parlando con i cronisti all’uscita dal pre-vertice del Pse oggi a Bruxelles, poco prima dell’inizio del Consiglio europeo.
“Abbiamo lanciato un programma per fronteggiare insieme i fenomeni migratori dall’Africa”, ha ricordato Gentiloni, “l’abbiamo lanciato a gennaio e ci aspettiamo risultati concreti”, ha detto aggiungendo che al vertice Ue di oggi, comunque, “sarà fatto un passo avanti che a mio avviso è importante, perché insieme a Francia e Germania con il Niger firmeremo un primo accordo che vale un centinaio di milioni e che cerca di mettere più forza nella gestione dei flussi migratori dal Niger verso la Libia”.
“Consideriamo che il Niger è l’anticamera dei flussi verso la Libia”, ha spiegato il primo ministro italiano, “e quindi nel contesto di un politica che deve fare molti passi avanti, adesso con Hollande e Merkel e insieme al presidente nigerino Mahamadou Issoufou ne facciamo uno piccolo ma significativo”.
Temevano che la bocciatura del referendum avrebbe precipitato il Paese verso una rapida deriva populista. Perciò dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker arriva subito una sponda al nuovo esecutivo: “Sentiamo che ci sono problemi molto gravosi nel Mediterraneo e non possiamo disconoscere la situazione in Italia. Ribadisco: non possiamo lasciar sola l’Italia nell’ambito della crisi migratoria”, dice parlando alla plenaria del Parlamento europeo. E assicura: “I fondi che l’Italia mette a disposizione per mitigare la crisi migratoria non possono rientrare nel campo d’applicazione del patto di Stabilità. Quanto l’Italia fa per migranti, e l’Italia fa molto, non deve portare a conseguenze negative in termini di bilanci per il Paese”.
L’immigrazione non è il solo punto focale su cui si discuterà in Europa, in agenda oggi e domani ci saranno anche Ucraina, Siria e, quindi, inevitabilmente la questione della Russia. Tema sul quale l’Italia potrebbe essere di nuovo protagonista. Roma, infatti, è sempre stata orientata a una normalizzazione dei rapporti con Mosca. E se i rapporti Usa-Russia, con la nomina a segretario di Stato di Rex Tillerson, amministratore delegato di ExxonMobil e amico di Vladimir Putin, vanno verso il disgelo, potrebbe essere proprio il nostro Paese – che nel 2017 ospiterà il G7 – la sponda di Washington in Europa in questa direzione. Strada però a Bruxelles tutta in salita, non solo per le riserve dei Paesi centro-orientali, ma anche visti gli sviluppi ad Aleppo, ancora una volta teatro delle stragi compiute dal regime di Assad con il supporto russo.
Ma già da martedì, nella lettera di congratulazioni a Gentiloni, cogliendo subito l’importanza del tema sisma per la tenuta del nuovo Governo, aveva assicurato: “La Commissione europea continuerà ad essere al fianco dell’Italia per sostenere il percorso di riforme e assicurare una rapida e completa ricostruzione delle aree colpite dal terremoto nei mesi scorsi”. Insomma niente ostacoli per Roma, non servono manovre aggiuntive: “È corretto dire che quello che è richiesto all’Italia è tutto incluso nell’opinione” della Commissione Ue di novembre “e non abbiamo altre parole da aggiungere”, chiarisce una portavoce della Commissione Ue rispondendo ai giornalisti che chiedono precisazioni sul punto. Sembra insomma un momento d’oro per l’Italia a Bruxelles. Anche il Parlamento europeo, infatti, sarà dal 2017 con ogni probabilità a guida italiana, essendo i due principali candidati gli italiani Antonio Tajani per il Ppe e Gianni Pittella per il Pse. Non a caso, Gentiloni domani parteciperà alla riunione dei leader del Pse che precede sempre il Consiglio europeo. Riunione alla quale la presenza italiana non è sempre garantita.
Il presidente del Pes Sergei Stanishev dopo aver incontrato il Presidente del Consiglio italiano ha detto: “Siamo molto felici di accogliere Paolo Gentiloni, il primo ministro del nuovo governo italiano guidato dal Partido Democratico. Non vediamo l’ora di lavorare con i nostri colleghi italiani sulla nostra agenda nel contesto del prossimo 60 ° anniversario del Trattato di Roma”.
Gianni Pittella, leader del gruppo Socialista & Democratici di deputati, è stato acclamato dai leader del PES come candidato per la presidenza del Parlamento europeo. I leader hanno convenuto che la presidenza Pittella sarebbe una pietra miliare per l’agenda sociale PES nelle istituzioni dell’UE.
“I socialisti non staranno a guardare mentre l’ossessione della destra con austerità e tagli mette in pericolo il futuro dei cittadini europei. Solo gli investimenti in grado di fornire posti di lavoro di buona qualità potranno far tornare in Europa una crescita forte e sostenibile”, dice Stanishev.
“Abbiamo concordato oggi che siamo pronti a combattere nei nostri paesi, al Parlamento europeo e al Consiglio europeo – a partire da oggi -. Per l’investimento sociale di cui i nostri cittadini hanno bisogno”.

PES, le future generazioni cercano supporto oggi

Halloween-tempestaMercoledì, 16 Novembre, si è tenuto presso l’Università della Calabria in Arcavacata di Rende, “l’Action day” di presentazione del nuovo piano europeo della Gioventù promosso dal Partito Socialista Europeo. Da una nota congiunta firmata dal Presidente del Pes, Sergei Stanishev, dalla Presidente dello YES Laura Slimani e dall’Ambasciatrice dello Youth Plan designata dal PSI, Francesca Rosa D’Ambra si evoca l’importanza di questa data al fine di promuovere le nuove tematiche promosse dal PES in ambito delle Politiche giovanili. Sono stae più di cento le attività promosse in tutta Europa, in questo giorno.
Come riportato integralmente nella nota – Ogni generazione guarda all’Europa in modo diverso. Per la generazione che ha vissuto la seconda guerra mondiale, il progetto europeo ha rappresentato motivo di unità e promessa di prosperità con la garanzia che non sarebbero mai più accadute guerre nel continente. Per la generazione che è cresciuta nel blocco orientale, l’Europa ha rappresentato l’accesso alla libertà e la speranza di vivere un futuro migliore. Oggi, per la nuova generazione, nella fascia d’età compresa tra i 18-30 anni, l’Europa significa austerità, incertezza e mancanza di prospettive future. Questa situazione sta minacciando l’esistenza della stessa UE, come abbiamo visto negli ultimi mesi. Se vogliamo che tutti i giovani europei combattano per un’Europa coesa e unita, essa deve fornire garanzie per loro. Naturalmente, l’Europa significa pace, significa mobilità transfrontaliera, significa migliori condizioni di lavoro per donne e uomini. Ma i giovani d’Europa stanno perdendo fiducia in loro stessi a causa dell’alto tasso di disoccupazione ed è mortificante crogiolarsi sulla paghetta offerta dai genitori o lasciare il proprio paese d’origine al fine di trovare un emancipazione economica ma con la nostalgia della propria casa e dei propri affetti.
L’unico modo per superare la crisi della disoccupazione giovanile, la povertà e l’esclusione sociale in Europa è implementare e concertare una serie di investimenti sostenibili volti ad aumentare le competenze e le opportunità per i giovani. Ecco perché i socialisti europei e i socialdemocratici hanno come primo obiettivo, nella loro agenda politica, i giovani, l’occupazione e la protezione sociale – ed è questo l’obiettivo della giornata di azione per un nuovo piano della gioventù, organizzato il 16 novembre con campagne ed eventi pubblici in tutta Europa.
Il nostro Piano europeo per la gioventù si basa su quattro focus principali:
– Tutti i giovani hanno diritto di lavorare: Vogliamo fare in modo che il progetto di Garanzia Giovani abbia fondi a sufficienza  per andare avanti almeno fino al 2020, quindi vogliamo aumentare il finanziamento totale fino a 20 miliardi di euro.
– Cultura per tutti: chiediamo un assegno per la cultura europeo, un bonus che i giovani possano spendere per le attività culturali di loro gradimento.
– L’Istruzione è uno dei fulcri centrali della nostra coesione europea: chiediamo Erasmus per tutti, uno schema che avvantaggi tutti gli studenti partendo dalle scuole superiori e dalle scuole di formazione professionale includendo i giovani con condizioni economiche svantaggiate.
– La povertà infantile non è un’opzione: chiediamo maggiori garanzie per l’indigenza infantile per assicurare che tutti i bambini in Europa abbiano accesso all’assistenza sanitaria gratuita, all’istruzione gratuita, all’assistenza all’infanzia gratuita, a un alloggio decente e a un’adeguata alimentazione.
L’azione è davvero urgente. La Garanzia giovani, ad esempio, è stato uno dei progetti di maggiore successo promossi dal Partito dei Socialisti e Socialdemocratici Europei. Questo progetto è stato introdotto a seguito di diverse pressioni da parte della nostra famiglia politica. Assicura ad ogni giovane di età inferiore ai 25 anni, una volta terminati gli studi, l’offerta di un posto di lavoro, di apprendistato, di tirocinio o l’opportunità di formazione continua entro quattro mesi dal termine della scuola o dal momento in cui hanno perso il loro lavoro.
In soli tre anni, 9 milioni di giovani sono entrati nel circuito di garanzia giovani. Da un bilancio iniziale di 6,4 miliardi di euro, il progetto di garanzia giovani ha portato grandi cambiamenti strutturali in molti Stati membri. Attualmente vi sono 1,4 milioni di giovani disoccupati in meno.

Inutile dire che sia necessario potenziarlo ora più che mai. Il tasso di disoccupazione giovanile è a livelli record. Un giovane europeo su cinque è senza lavoro, più di un terzo non è in circuiti lavorativi da più di 12 mesi. Quando vengono adottate misure di austerità e tagli alla spesa, i giovani sono i primi a perdere il posto di lavoro o a trovarsi in una situazione di precariato.
Ma proprio in questo momento il progetto di garanzia giovani, si trova di fronte ad un futuro poco chiaro poiché la maggior parte del suo bilancio iniziale è esaurito e l’eventuale finanziamento fino al 2020 significherebbe la diminuzione annua del fondo del 75%.
Investire nelle competenze dei giovani è l’unico modo per controbilanciare gli effetti disastrosi delle misure di austerità adottate nel corso di questi ultimi anni. Vogliamo fare in modo che la Garanzia  Giovani abbia fondi a sufficienza  per andare avanti almeno fino al 2020, aumentando il finanziamento totale fino a 20 miliardi di euro e che si appresti a divenire un progetto permanente nell’agenda politica dell’occupazione europea.
Vogliamo rendere l’Europa un posto migliore per i giovani – un luogo in cui ognuno abbia la possibilità di sentirsi realizzato andando a lavorare ogni mattina e vivere un futuro prospero. Un luogo dove ogni bambino goda degli stessi diritti. Dove tutti i giovani possano avere scambi interculturali e avere l’opportunità di imparare all’estero.
Per i Socialisti e i Democratici europei, la solidarietà rappresenta la nostra linfa vitale. Così incoraggiamo tutti ad unirsi alla nostra Giornata, il 16 novembre e a sostenere tutti i giovani d’Europa – hanno concluso.

Sergei Stanishev
Presidente PSE

Laura Slimani,
Presidente YES

Francesca Rosa D’Ambra
Ambasciatrice Youth Plan PSI

Le autorità turche bloccano delegazione del Pse

Erdogan-terrorismoLe autorità turche hanno impedito a una delegazione di una decina di eurodeputati del Pse di far visita al leader del partito filocurdo Hdp, Selahattin Demirtas, che si trova nel carcere di Edirne da circa tre settimane per presunti collegamenti con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk).

La delegazione è stata bloccata dalle guardie turche all’inizio della strada che conduce alla prigione. “Non è abbandonato, non è solo, la nostra famiglia politica solidarizza con lui”, ha dichiarato l’ex premier bulgaro e presidente dei deputati del Pse Sergei Stanishev che ha improvvisato una conferenza stampa in strada dopo il divieto di raggiungere il carcere insieme ai colleghi deputati svedesi, francesi e austriaci. Oltre a Demirtas sono stati arrestati altri nove deputati Hdp, tra cui la co-leader Figen Yuksekdag e decine di sindaci filo-curdi.

L’autorizzazione per incontrare Demirtas era stata richiesta al ministero della Giustizia l’11 novembre scorso, una settimana dopo il suo arresto con accuse di “terrorismo” per presunti legami con il Pkk. La delegazione dei socialisti europei giunta in Turchia è composta da 13 membri, tra cui 5 italiani, Brando Benisei, Marietta Tidei, Pia Locatelli, Giacomo Filibeck e Lorenza Tiberi.

Martedì 22 novembre alle ore 12.00, presso la sala della Commissione Esteri della Camera,  Il presidente della Commissione Esteri Fabrizio Cicchitto e il capogruppo del Psi alla Camera Pia Locatelli, presidente della Commissione Diritti umani e Marietta Tidei, deputata  PD e membro della Commissione Esteri, terranno una conferenza stampa sulla situazione in Turchia. Pia Locatelli e Mareitta Tidei, rientrano dalla Turchia dove si sono recate con una missione di parlamentari del PES (Partito del socialismo europeo) per esprimere vicinanza e solidarietà ai colleghi turchi e ai giornalisti arrestati  nei giorni scorsi.

Con gli arresti dei deputati del partito filo-curdo Hdp, il governo della Turchia sta utilizzando “strumenti giudiziari per condurre la sua lotta politica e cambiare i numeri in Parlamento”, ha detto Pia Locatelli. “Capiamo la difficile situazione della Turchia dopo il 15 luglio (il tentato golpe, ndr), ma non possiamo accettare che lo stato d’emergenza venga usato per restringere la democrazia e limitare la liberta’ d’espressione”, ha aggiunto Locatelli.

La delegazione del Pse ha incontrato a Istanbul la redazione di  Cumhuriyet, che è stata decapitata dei suoi vertici con gli arresti dei giorni scorsi, e ha  raggiunto  la prigione di massima sicurezza a Edirne, nel Kurdistan, dove è rinchiuso da tre settimane il presidente del Partito Democratico dei Popoli (Hdp), Selahattin Demirtas con altri 11 parlamentari.

La retata ‘istituzionale’ di Erdogan contro i curdi

hdpPiù volte Erdogan aveva mostrato il suo vero volto autoritario in Turchia dopo il tentato golpe, ma stavolta a finire in manette non sono solo persone, è un partito.
Selahattin Demirtaş e Figen Yüksekdag, i due leader del Partito democratico del popolo (HDP), espressione della minoranza curda in Turchia, sono stati tratti in arresto nella tarda serata. Insieme a loro, sono finiti in manette tutti i dirigenti principali del partito, Süraya Önder, Gülser Yildirim, Selma Irmak, Ziya Pir, Ali Aslan, Leyla Birlik, Ferhat Encü e Nursel Aydogan. In tutto sono 59 i parlamentari dell’HDP. La loro immunità è stata cancellata all’inizio di quest’anno.
“L’obiettivo di queste misure è di chiudere il terzo principale partito in Parlamento. È un giorno nero non soltanto per il nostro partito ma anche per tutta la Turchia perché significa la fine della democrazia” si legge nella nota in cui l’Hdp aggiunge di non volersi arrendere a queste “politiche dittatoriali”.
Le motivazioni dell’arresto sono state spiegate in un comunicato della presidenza della repubblica turca, diffuso dall’ambasciata di Ankara a Roma e relativo all’arresto di undici parlamentari del partito filocurdo Hdp. Secondo la nota gli undici deputati del Partito democratico dei popoli (Hdp) sono stati arrestati per non aver risposto ad un ordine di comparizione della procura che chiedeva una loro testimonianza dopo l’entrata in vigore di un emendamento costituzionale sulla rimozione dell’immunità parlamentare di alcuni membri dell’assemblea legislativa accusati di reati penali. “Il procedimento legale per Ä°mam Tascier e Nihat Akdogan, per i quali è stato emesso un mandato di custodia cautelare, è ancora in corso. Come è noto chi rifiuta di rispondere ad una convocazione della procura per testimoniare (in un processo) e quindi viola la legge viene posto in stato di custodia per prendere la testimonianza”, si afferma ancora nel comunicato.
La retata di Erdogan per mettere al tappeto il Partito dei curdi è in atto da tempo e appena pochi giorni fa, il 25 ottobre scorso altri due esponenti del HDP, Gultan Kisanak e Firat Anli, co-sindaci di Dyarbakir, principale città del Kurdistan turco, sono stati arrestati con l’accusa di terrorismo.
“Quanto sta avvenendo in Turchia conferma accentuandole le preoccupazioni che abbiamo espresso più volte sulle ripetute violazioni dei diritti umani da parte del presidente Erdogan. L’arresto del leader del partito Hdp, Selahattin Demirtas, della sua vice Figen Yuksekdag e di altri nove parlamentari, si aggiunge a quelli dei mesi scorsi di politici dissidenti, giudici, professori, giornalisti, alla chiusura dello storico quotidiano Cumhuriyet, ultima voce dell’opposizione, alle limitazioni nell’accesso ai social network e all’abbattimento dei simboli laici come la piazza di Gezi Park e il centro culturale Ataturk”. Lo ha detto Pia Locatelli presidente del Comitato Diritti umani della Camera. “Come europei, come italiani, come difensori dei diritti umani non possiamo restare a guardare. Personalmente ho intensione di recarmi al più presto in Turchia per visitare i colleghi parlamentari agli arresti”.
Mentre il PSE ritiene che il governo in Turchia stia abusando della sua potenza ignorando completamente lo stato di diritto, l’indipendenza della magistratura e la libertà di parola, come principi fondamentali della democrazia. “Estendiamo la nostra piena solidarietà alla HDP e la sua dirigenza che, oltre ad aver resistito contro il tentativo di colpo di questa estate, sono sempre stati coerenti nel sostenere la democrazia contro gli attacchi provenienti da qualsiasi lato”, ha detto il Presidente del Pes Sergei Stanishev che dopo gli arresti ha affermato: “Questo è il peggior tipo di repressione politica ed è inaccettabile in per i nostri valori fondamentali europei. Questo spingerà solo la Turchia lontano dalla Ue”.
Sempre in Europa il capogruppo degli europarlamentari socialisti e democratici, Gianni Pittella ha affermato: “Gli europarlamentari socialisti e democratici sono sconvolti per gli arresti dei leader e dei deputati Hdp. Pensiamo che il dialogo politico sia la sola via per normalizzare la democrazia in Turchia. Gli arresti di parlamentari allontanano la Turchia dalla Ue. L’Hdp è un partito fratello. Leader e deputati Hdp devono essere liberati”. E l’Unione Europea è “estremamente preoccupata” per gli arresti in Turchia dei deputati Hdp. Lo afferma l’Alto rappresentante per la politica estera della Ue, Federica Mogherini.

CENTRO ITALIA DEVASTATO

TERREMOTO
Un violento terremoto ha devastato nella notte, alle 3.36, il Centro Italia con una scossa di magnitudo 6.0. L’epicentro ad Accumoli nel Reatino, dove, insieme ad Amatrice, Posta, Arquata del Tronto e a Pescara del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, si registrano i danni più gravi. Un sisma “paragonabile, per intensità, a quello dell’Aquila” ha detto il capo del Dipartimento Protezione Civile, Fabrizio Curcio che ha riunito il Comitato Operativo della Protezione Civile.
“Metà Paese non c’è più – ha detto il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi – le strade di accesso sono bloccate”, e si continua a scavare per salvare chi si trova ancora sotto le macerie. “La situazione è drammatica – dice il sindaco di Accumoli, Stefano Petrucci -. Molte persone sotto certamente sotto le macerie, non riusciamo a quantificarle”.

I comuni colpiti stanno predisponendo i centri di accoglienza per gli sfollati.
terrem
I morti accertati sarebbero 290, sul posto arrivano anche le unità cinofile, mentre continuano le operazioni di soccorso.

“È un momento di dolore e di appello alla comune responsabilità”. Lo ha dichiarato il Presidente della Repubblica,Sergio Mattarella. “Tutto il Paese deve stringersi con solidarietà attorno alle popolazioni colpite”.
“Il mio primo pensiero – prosegue il Capo dello Stato – va alle tante vittime di questo devastante sisma che ha colpito una parte così ampia di territorio nazionale”. “Voglio ringraziare le autorità locali, la protezione civile, i vigili del fuoco, le forze di polizia, le forze armate, i volontari, per l’impegno e la dedizione nell’opera di soccorso”.
“Nell’immediato – dichiara ancora Mattarella – occorre impegnare tutte le forze per salvare vite umane, curare i feriti e assicurare le migliori condizioni agli sfollati”. “Sara’ subito dopo necessario un rapido sforzo corale per garantire la ricostruzione dei centri distrutti, la ripresa delle attività produttive e il recupero della normalità di vita”.
“Tenete la Salaria libera, serve per soccorsi”, chiede il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. C’è urgente bisogno di sangue di tutti i gruppi è l’appello dell’Avis provinciale di Rieti. Matteo Renzi, a Palazzo Chigi ha ringraziato il lavoro solerte della Protezione Civile.

Il segretario del Psi, Riccardo Nencini e Oreste Pastorelli, deputato socialista sono a Rieti e Amatrice per esprimere vicinanza alle città colpite.

“Si scava con le mani nude. I soccorsi sono stati celeri. Decine e decine di donatori di sangue. L’ospedale De Lellis di Rieti mobilitato. Una tragedia immane, ma l’Italia si rimbocca le maniche”. E’ quanto ha scritto sulla sua pagina Facebook il segretario del PSI e vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini, che stamane, non appena appresa la notizia del forte terremoto che ha colpito il centro Italia durante la notte, si è recato nel reatino, insieme al deputato del PSI, Oreste Pastorelli, per fare un sopralluogo e tenersi aggiornato sulla difficile situazione in cui versano le città colpite dal sisma. Il vice ministro si è recato prima all’ospedale De Lellis di Rieti, dove è in corso la raccolta del sangue e vengono trasportati i feriti, poi ad Amatrice, nella città epicentro del terremoto.

“C’è una risposta forte dell’Italia civile”. È quanto ha affermato il vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini, che stamane ha effettuato un sopralluogo nelle zone colpite dal sisma –  Rieti, Amatrice, Accumoli e Arquata del
Tronto – accompagnato dal deputato del PSI Oreste Pastorelli, per esprimere vicinanza ai cittadini colpiti dal disastro. Nencini sostiene che “c’è un numero di volontari altissimo che scava a mani nude e il dramma è incalcolabile. Sotto le macerie potrebbero esserci feriti o morti”- ha aggiunto. Nencini ha poi fatto un appello “a moltiplicare la solidarietà e a tenere alta l’attenzione anche dopo. Nessuno deve essere lasciato solo”- ha concluso.

Il Presidente del PSE, Sergei Stanishev ha detto questa mattina: “Sono profondamente commosso dalla notizia di questo terremoto distruttivo. I nostri cuori e le nostre menti sono con le famiglie delle vittime e con il popolo d’Italia. Esprimiamo le nostre più sentite condoglianze ai diretti interessati dalla catastrofe e al popolo italiano. Siamo solidali con  voi”. Il presidente del PSE ha inviato una lettera di condoglianze al presidente Matteo Renzi.

“Siamo vicini alla nazione italiana e siamo pronti ad assisterla in tutti i modi possibili”. Lo scrive il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, nella lettera inviata al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dopo il terremoto che ha colpito l’area centrale del Paese. “A titolo personale e a nome della Commissione esprimo la mia piu’ sincera vicinanza. Sono molto rattristato nell’apprendere la notizia del terremoto. I miei pensieri vanno agli amici e ai parenti delle vittime”.

Pse e Yes: serve un piano europeo per i giovani

Summer camp Yes TerrasiniTerrasini, 22 lug. – “Non penso agli Stati Uniti d’Europa. Dobbiamo essere realisti: non bisogna parlare di mete irraggiungibili, se non riusciamo neppure a gestire la questione dei migranti. Serve piuttosto più Europa, un’Europa di qualità, che possa affrontare con efficacia temi come il terrorismo, la politica estera, la pace, l’occupazione giovanile, la politica economica”. Dopo la Brexit, Sergei Stanishev, Presidente del Pse, rimane con i piedi per terra al summer camp dei Giovani socialisti europei (YES), in corso a Terrasini in Sicilia.

Stanishev conferma che “è stata la famiglia socialista a salvare Atene dalla Grexit. Se chiedete a Tsipras, ve lo confermerà“. Ai giovani di tutta Europa il Presidente del Pse chiede di mantenere il sogno socialista: “Noi vogliamo insieme cambiare il mondo. Essere troppo ricchi in solitudine non dà felicità, se gli altri intorno a te sono poveri”.

Da Terrasini il Pse e la Yes rilanciano il piano europeo per i giovani: più occupazione e più istruzione per tutti. “Abbiamo stanziato 20 miliardi di euro fino al 2020 – dice Stanishev – l’obiettivo è abbattere la disoccupazione giovanile e allargare a tutti il progetto Erasmus. I giovani non devono pensare che le loro condizioni di vita saranno peggiori di quelle dei loro genitori. I socialisti, adulti e giovani, devono essere pronti a combattere per le proprie idee. La Ue non puo’ essere solo austerity e tagli”.

Sulla minaccia terroristica Stanishev ritiene “assurdo che i servizi segreti europei non scambino le informazioni tra loro”.

Yusi summer camp Terrasini 2016Al summer camp socialista europeo molto spazio va alla politica estera. Bar Gissin, leader dei giovani socialdemocratici israeliani di Meretz, sostiene per il Medio Oriente la tradizionale politica socialista dei ‘due popoli, due Stati’. “Doveva essere fatto ieri – afferma Gissin al dibattito moderato da Riccardo Galetti – Israele è più forte e deve fare il primo passo. Netanyahu vuole trattare direttamente con i palestinesi senza un tavolo internazionale? Netanyahu – dice Gissin con ironia – non è esattamente il mio punto di riferimento ideale”.

Abdi Aziz Suleiman, giovane laburista britannico, è duro: “Siamo giovani di sinistra e non possiamo accettare che nella nostra epoca ci sia un nuovo colonialismo. Gli insediamenti israeliani minano la possibilità di creare uno Stato palestinese e ci sono una cinquantina di leggi che rendono difficile la vita persino agli arabi che hanno passaporto israeliano. Se la sinistra in passato sostenne Mandela, ora non può non sostenere i palestinesi”.

Merle Stoerer, rappresentante dei giovani socialdemocratici tedeschi (Jusos), ribatte: “La parola ‘colonialismò è una parole forte, che andrebbe usata in altri contesti. In Israele ci sono partiti di sinistra che vogliono trovare una soluzione con i palestinesi”.

Bobo Craxi, in un altro dibattito, avverte pericoli incombenti: “È in corso un’onda lunga verso una torsione autoritaria e dispotica. Altrimenti non avremmo né Trump né Erdogan né una politica economica restrittiva della Ue. A livello europeo non abbiamo una politica soddisfacente. Il silenzio sulla Turchia la dice lunga sulle difficoltà della Ue”.