FARE CHIAREZZA

 

PONTE CROLLATO GENOVA MORANDISi terranno sabato alle 11 i funerali delle vittime del crollo di ponte Morandi a Genova. I funerali si svolgeranno alla Fiera di Genova, uno degli spazi più ampi della città dove saranno accolte le 39 salme, ma anche eventualmente gli altri corpi ritrovati sotto le macerie. Saranno migliaia le persone attese per partecipare alla cerimonia. Alle esequie solenni parteciperanno le maggiori autorità nazionali e locali. Prevista ma ancora non confermata ufficialmente la presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella oltre a quella dell’esecutivo al gran completo. I funerali saranno celebrati dall’arcivescovo di Genova cardinal Angelo Bagnasco.

Quella di sabato sarà anche una giornata di lutto nazionale per il Paese: lo ha annunciato nel pomeriggio il premier Conte dopo la conferenza stampa al termine del consiglio dei ministri straordinario che si è simbolicamente tenuto in Prefettura a Genova. Intanto il governo cerca un colpevole e ha già annunciato ti togliere a Benetton la concessione per la gestione della società Autostrade. Un provvedimento a effetto ma di dubbia praticabilità. Ovviamente Atlantia, il gruppo proprietario di Autostrade per l’Italia, non ha tardato a rispondere all’esecutivo. Secondo Atlantia l’annuncio da parte del governo della procedura per il ritiro della concessione, “è  stato effettuato in carenza di qualsiasi previa contestazione specifica alla concessionaria ed in assenza di accertamenti circa le effettive cause dell’accaduto”. “Le modalità di tale annuncio – rileva la società – possono determinare riflessi per gli azionisti e gli obbligazionisti”.   Ieri l’altro  il titolo della holding della famiglia Benetton ha chiuso in calo del 5,39% a 23,54 euro dopo essere sceso a -10% ed essere stato più volte sospeso per eccesso di ribasso. Complessivamente Atlantia ha perso in un giorno 1,1 miliardi di euro di capitalizzazione.

“Si piangono i morti e già sono iniziate le polemiche, prima ancora che la magistratura abbia accertato le responsabilità” è il commento del segretario del Psi Riccardo Nencini, già vice ministro delle infrastrutture e dei Trasporti dei governi Renzi e Gentiloni, membro della commissione lavori pubblici al Senato. Nencini aggiunge: “Di Maio e Salvini scaricano la colpa sui governi precedenti. Allora diciamole due verità. La Lega ha governato l’Italia per 8 anni tra il 2001 e il 2011, proprio il periodo in cui gli investimenti in grandi opere e in manutenzione delle infrastrutture sono crollati del 30%. Al contrario, i governi Renzi e Gentiloni hanno moltiplicato i fondi. Basta andare a rileggersi i piani pluriennali di Anas e FS e le leggi di stabilità. Quanto alla Gronda – ha proseguito – l’opera alternativa al ponte crollato, il 31 luglio scorso, in 8^ commissione senato, il ministro Toninelli ha dichiarato che non è tra le priorità”. E a tal proposito Nencini ha chiesto che il Senato sia messo a conoscenze di cosa il governo abbia intenzione di fare. Per questo ha chiesto al presidente del Senato di “convocare con urgenza l’ottava commissione del Senato, la commissione lavori pubblici, e di invitare il ministro Toninelli  per comunicazioni urgenti circa il dramma del crollo del ponte Morandi”. Nencini aggiunge: “Dopo ripetute e contraddittorie dichiarazioni alla stampa è opportuno che il governo riferisca nelle sedi istituzionali opportune, il Parlamento, sull’orientamento che intende tenere per far fronte, con misure straordinarie, al dramma che si è aperto a Genova”.

Intanto la procura di Genova è  al lavoro. Tra le ipotesi di reato allo studio c’è anche omicidio colposo stradale anche se “è prematuro perché dipende tutto dalle possibili configurazioni di scenario”. Ha detto il procuratore capo Cozzi. “E prematuro anticiparlo perché significherebbe inquadrare in un certo modo le possibili cause e ipotecare un qualcosa che ancora si deve conoscere”. I reati ipotizzati sono attentato colposo alla sicurezza dei trasporti e disastro colposo conseguente al crollo di costruzione con omicidio colposo plurimo. “Al momento le ipotesi di reato sono tutte a carico di ignoti perché bisogna individuare prima le possibili cause”, ha sottolineato il procuratore capo. Una inchiesta è stata aperta anche dalla procura di Parigi per “omicidi colposi” e per “lesioni involontarie” in quanto tra le vittime vi sono anche 4 ragazzi francesi.

Ma la tragedia va oltre le vittime del viadotto a ha effetti anche sulle abitazioni sottostanti. Per accogliere gli sfollati sono stati messi a disposizione 45 alloggi subito, 300 entro 2 mesi.  I primi 45 alloggi sono quelli di Arte Genova (l’istituto delle case popolari) e del Comune.  Altri 300 verranno predisposti entro due mesi come ha annunciano il presidente della Regione.

Manovra. Liti e confusione nel governo

DiMaio_SalviniNessun aumento dell’Iva e nessun taglio agli 80 euro. I vicepremier Di Maio e Salvini promettono e ripetono compatti: “Non metteremo le mani nelle tasche dei cittadini”. Giornata di polemiche, quella di ieri, quando a infiammare il dibattito politico sono arrivate le indiscrezioni, poi smentite da una nota di Palazzo Chigi, secondo cui il governo penserebbe a un’abolizione degli 80 euro di renziana memoria per finanziare la Flat tax. Ad accreditare l’ipotesi, c’era stata, mercoledì scorso, un’intervista del Sole 24 Ore al ministro dell’Economia Giovanni Tria, che aveva ventilato la possibilità di rivedere il bonus.

Ipotesi impossibili per l’esecutivo, che da Salvini vengono bollate come ‘indiscrezioni dei giornali, palesemente false e che servono solo per riempire le pagine dei quotidiani in agosto’, smentendo di fatto le parole del titolare del Mef e mettendo in luce la divisione interna tra il dicastero dell’Economia ed il resto del governo. Il leader della Lega ha assicurato: “Governo che non pensa di togliere gli 80 euro e non vuole aumentare l’Iva. L’esecutivo lavora per attuare il programma”.

Della stessa opinione sarebbe Di Maio, che ha ribadito e promesso ai cittadini di non voler togliere soldi dalle tasche di nessuno. Il vicepremier penta stellato, ha ribadito: “Non so chi abbia inventato questa cosa degli 80 euro e quella dell’aumento dell’Iva. Il governo è compatto sulla volontà di non mettere le mani in tasca ai cittadini, come è stato fatto in passato. Non vogliamo fare il gioco delle tre carte, non tireremo la coperta, vogliamo essere autentici con una manovra rigorosa e coraggiosa. Si parla di ritoccare l’Iva per non farla aumentare. Questo è il nostro obiettivo nel contratto di Governo, ma per commercianti e consumatori non ci saranno aumenti”.

A dare manforte ai due vicepremier, è arrivata la rassicurazione del vice ministro dell’Economia Massimo Garavaglia che a Radio Anch’io ha detto: “Nessuno scontro sull’Iva. Non c’è l’intenzione di toccare l’Iva, solo qualche piccolo aggiustamento. Il Mef sta facendo il punto per quantificare le misure previste con gradualità, stabilire quindi un quadro certo per le riforme previste come flat tax, reddito di cittadinanza e pace fiscale”.

Il lettore dovrebbe chiedersi con quali risorse verranno finanziati i provvedimenti che il governo si propone di realizzare. Nel frattempo assistiamo ad un valzer di notizie: un ministro dice una cosa, altri ministri lo smentiscono e quindi non si sa ancora quali sono le intenzioni del governo. I cambiamenti possono essere sempre in meglio o in peggio.

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ed il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sembrerebbero carenti di autorevolezza all’interno del governo penta stellato. I veri detentori dell’autorevolezza nel governo giallo verde sarebbero i due vice ministri Luigi Di Maio e Matteo Salvini come se ci trovassimo nella repubblica dell’antica Roma governata da due consoli.

Ma, sulle scelte del governo, le posizioni della Lega e quelle dei Pentastellati spesso sono inconciliabili. Sulla Tav, il ministro Toninelli continua a fare dichiarazioni incontrollate e del tutto gratuite senza essersi mai degnato di incontrare il Commissario per la Tav. Sul caso Ilva il governo manifesta una incapacità gestionale rimettendosi nelle mani dell’Avvocatura dello Stato.

Dunque, fa bene il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ad accendere un faro sulle misure economiche che il governo intenderebbe adottare perchè è in gioco il futuro dell’Italia.

Quello che sta avvenendo in Turchia, dovrebbe insegnare qualcosa e farci comprendere che potrebbe verificarsi anche in Italia.

In tutto ciò, è lontana la presenza di una alternativa credibile all’attuale governo. Forza Italia cerca di recuperare il rapporto con la Lega per rinsaldare il Centro Destra. Il PD non ha saputo rinnovare il proprio gruppo dirigente per riacquistare consensi elettorali e spera soltanto nel fallimento dell’attuale compagine governativa. Ma, non si vedono all’orizzonte programmi politici idonei per dare agli italiani un futuro migliore. Storicamente il Partito Socialista ha avuto questo ruolo e potrebbe averlo anche adesso.

Salvatore Rondello

2 agosto 1980. Si nega ancora la ‘matrice fascista’

pertini strage bolognaSono passati 38 anni dalla strage di Bologna che sconvolse l’Italia, eppure c’è ancora chi nega alcune responsabilità e proprio dagli scranni del Parlamento. Per la deputata di Fratelli d’Italia Paola Frassinetti la verità non si “è ancora affermata. I veri colpevoli non sono stati ancora condannati”, ha detto Frassinetti. “Bisognerebbe avere il coraggio di dire che i giudici a Bologna sono sempre stati prigionieri di logiche idelogiche-giudiziarie con lo scopo non di ricercare la verità ma di riuscire, a tutti i costi, ad arrivare alla conclusione che la matrice fosse nera per ragione di Stato”. E aggiunge: “Bisognerebbe avere lo stesso coraggio del presidente Cossiga- prosegue- quando nel 1991 ebbe l’onestà di ammettere che si era sbagliato e che la strage non era addebitabile ad ambienti di estrema destra chiedendo anche scusa. Anche il nuovo processo iniziato a Bologna in Corte di Assise a marzo è un’altra occasione perduta. Invece di approfondire la pista che porta a verificare l’ipotesi dell’esistenza di una ritorsione del terrorismo palestinese…”.
Dichiarazioni che hanno acceso lo scontro in aula con il Centrosinistra compatto contro le affermazioni della deputata.
Pier Luigi Bersani, rivolgendosi a Frassinetti, le ha ricordato la piazza di Bologna “tesa rabbiosa” e la capacità di Zangheri e Pertini di usare parole ferme a “difesa della democrazia e delle istituzioni”. “Attorno a noi c’erano solo bombe”, ha concluso tra gli applausi, “ma quegli attentati non riuscirono a portarci dove volevano”. Intervento che ha accentuato il clima di bagarre, stavolta dai banchi di Fratelli d’Italia. Giovanni Donzelli (Fdi) ha preso la parola chiedendo un chiarimento all’ex segretario Pd. “Vorrei sapere se crede sul serio che una forza democraticamente eletta sia responsabile di quelle bombe. Vuol dire che noi potremmo dire che la sinistra è responsabile delle Br”. A quel punto, dai banchi della sinistra si è levato un coro di proteste, tenuto a bada, con difficoltà, dalla vicepresidente di turno, Maria Edera Spadoni. “Se ci sono delle incomprensioni tra voi e Bersani”, ha detto Spadoni a un certo punto, rivolta ai banchi di FdI, “parlatene tra di voi”. Parole che hanno fatto infuriare Emanuele Fiano (Pd): “Presidente, qui siamo nell’Aula di Montecitorio. E quando si parla di democrazia e antifascismo non si chiariscono questi punti privatamente, come lei ha invitato a fare”.
Il Parlamento parla ancora una volta di Fascismo e democrazia ed è proprio la parola ‘Fascista’ che è stata più volte pronunciata dal sindaco di Bologna Virginio Merola, durante la commemorazione “perché esiste la verità storica, sono esistite ed esistono forze nazifasciste, così come esiste l’antifascismo e la sua necessità presente e futura. Come sindaco mi sento un po’ umiliato nel doverlo dire”, attacca Merola: “Ditelo ai famigliari delle vittime del 2 Agosto e ai bolognesi, guardandoli in faccia, senza la scorciatoia dei social network, che non esiste più il problema del fascismo”.
“Oggi i fascismi possono essere di tanti tipi e vanno tutti combattuti”, gli replica, sceso dal palco, il presidente della Camera Fico, che davanti al microfono raccoglie molti applausi quando ha voluto mandare un saluto ai genitori di Giulio Regeni, sottolineando che “tutte le verità richiedono giustizia, solo quando sapremo tutto ciò che è stato potremo dirci un Paese unito”. E ancora: “Lo vorrei dire da qui ed è l’unica promessa che vi faccio”, ai famigliari e alla città: come terza carica dello Stato ci sono al 100% e non arretrerò mai di un passo”.
Tuttavia sono ancora in corso udienze per scoprire i mandanti di una bomba che portò alla morte di 85 persone e oltre 200 i feriti.
Ma il capo dello Stato Sergio Mattarella nel messaggio alla città ha voluto ricordare anche “L’impegno e la dedizione di magistrati e servitori dello Stato hanno consentito di ottenere risultati che non esauriscono ma incoraggiano l’incalzante domanda di verità e giustizia”.

CACCIA ALL’UOMO

Mississipi BurningAncora aggressioni a sfondo razziale, il Far West Italia denunciato dal presidente Mattarella sembra tristemente tradursi in realtà. In queste ore la morte di un marocchino quarantenne pestato a sangue ad Aprilia, in provincia di Latina, dopo essere stato inseguito da tre cittadini del posto che lo avevano scambiato per un ladro.
Non è chiaro se fossero ronde o passeggiate da parte dei cittadini. Il tutto è stato rivelato dalle telecamere di sorveglianza.
Il nordafricano viene inseguito mentre è in macchina con un’altra persona poi sbanda e finisce contro un muretto. Il conducente fugge, lui esce, barcolla, è già ferito, ma viene aggredito da due dei suoi inseguitori che lo colpiscono con calci e pugni. Hady Zaitouni, 43 anni, di nazionalità marocchina, domiciliato ad Aprilia e noto alle forze dell’ordine per qualche furtarello, è stato trovato dai carabinieri privo di vita, nel pomeriggio l’autopsia dovrà chiarire le cause della morte.
“Avanti così, con le citazioni di Mussolini il giorno dell’anniversario della nascita, con i fucili dai balconi, con le ronde armate che ti accoppano. Dal presidente del consiglio nemmeno una parola. Che si aspetta a dare una risposta forte, unitaria, delle opposizioni?”, scrive il segretario del Partito Socialista, Riccardo Nencini, su Facebook, riferendosi alle affermazioni del Vicepremier Salvini e ai continui episodi di razzismo nel nostro Paese.
Un altro grave episodio nelle stesse ore, Daisy Osakue, 22enne discobola e pesista italiana, è stata aggredita a colpi di uova da un gruppo di ragazzi nella notte, sotto casa a Moncalieri (Torino). L’hanno colpita in piena faccia, lesionandole la cornea sinistra, ma per fortuna si tratta di un’abrasione. Ma adesso gli Europei di Berlino, che partono fra una settimana, sono a rischio per la discobola, che ha fatto il definitivo salto di qualità andando ad allenarsi in Usa.
“Credo che non cercassero me, ma più in generale una ragazza di colore. In quella zona ci sono molte prostitute di origine africana, probabilmente volevano colpire una di loro per fare una bravata”, ha affermato la 22enne che dopo l’accaduto, è stata accompagnata all’ospedale Oftalmico di Torino, dove hanno riscontrato il danno.
“Non hanno detto nulla, – ricorda l’azzurra, – è stato un atto di codardia pura. Hanno solamente lanciato l’uovo. Non mi piace usare la carta del razzismo ma questa volta lo è”. “Non credo sapessero che fossi Daisy, che tifo Juve, che mi piace il blu e sono in nazionale, semplicemente hanno visto una ragazza di colore in quel punto lì e hanno voluto fare questo ‘gesto di coraggio'”, ha precisato.
L’aggressione all’Azzurra Daisy, è solo uno dei tanti episodi in questi ultimi giorni e che interessano l’intera penisola. Dopo Vicenza, dove un operaio di colore è stato colpito alla schiena da un proiettile mentre lavorava su un ponteggio, a Partinico (Palermo), un 19enne senegalese, che ha chiesto asilo politico ed è ospite da due anni di una comunità, è stato aggredito e picchiato da un branco di giovani mentre stava servendo ai tavoli del locale dove lavorava al grido di “Tornatene al Paese tuo, sporco negro!”.
Gli episodi di ‘caccia all’uomo nero’ sono molti, negli ultimi quaranta giorni, almeno otto, quelli denunciati. Tuttavia si continua a minimizzare su questi gravi episodi. “Non credo ci sia un allarme razzismo”, afferma il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, sottolineando che “si sta usando questo argomento perché chi è di sinistra e non lo è più lo usa per accusare Matteo Salvini di essere di estrema destra”.
Il Capo politico dei cinquestelle fa eco al ministro dell’Interno Matteo Salvini per il quale non c’è nessuna “emergenza razzismo“. “Sciocchezze” ribadisce. E per dimostrarlo ricorda che “solo negli ultimi tre giorni, nel silenzio generale, la polizia ha arrestato 95 immigrati, mentre altri 414 sono stati denunciati”. Cosa c’entra con l’aggressione a Daisy Osakue? “Di certo l’immigrazione di massa permessa dalla sinistra negli ultimi anni non ha aiutato, per questo sto lavorando per fermare scafisti e clandestini“.
Nelle stesse ore però arriva il monito del capo dello Stato. Oggi in occasione della Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, rinnova il suo appello contro la barbarie verso gli immigrati.
È in corsa una “tragedia”, quella dell’immigrazione, di fronte alla quale non si può “guardare altrove“. Chi arriva, i nuovi schiavi, sono “disperati” e diventano “sfruttati”, ammonisce il Capo dello Stato. “Ogni giorno migliaia di persone pongono a rischio la propria vita e quella dei propri cari per mare e per terra”, scrive. E ricorda che “scappano da guerre, povertà, instabilità dello sviluppo precario”.

Contro razzismo verso i rom. Da Mattarella ai cattolici

salvini romL’opposizione arriva da dove (quasi) non te l’aspetti. Contro la politica discriminatoria del leader della Lega, Matteo Salvini, sta facendo ‘muro’ la stampa cattolica e il Clero. Una copertina inconsueta Famiglia Cristiana la dedica al ministro degli Interni che vuole istituire il crocefisso obbligatorio in tutti gli istituti e gli edifici pubblici.
Una mano che si leva verso il volto del Vicepremier; sotto, il titolo: ‘Vade retro Salvini’. ‘Niente di personale o ideologico. Si tratta di Vangelo’, precisa il settimanale che, dopo l’ennesima tragedia di migranti morti in mare, fa il punto sull’impegno della Chiesa italiana, ‘contro certi toni sprezzanti e non evangelici’.
“L’accostamento a Satana mi sembra di pessimo gusto. Io non pretendo di dare lezioni a nessuno, sono l’ultimo dei buoni cristiani, ma non penso di meritare tanto”, ha commentato il ministro degli Interni.

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Dopo l’affondo di ieri di “Famiglia cristiana” oggi è la volta di “Avvenire” che attacca invece Salvini sul caso rom: “Nessun uomo è mai un parassita”. Con questo titolo, il quotidiano della Cei contesta le ultime dichiarazioni del ministro sui rom. In un editoriale in prima pagina, Marco Impagliazzo, il presidente della Comunità di Sant’Egidio scrive: “Lascia perplessi il linguaggio di un importante ministro della Repubblica a proposito di una minoranza variegata presente in Italia da tempo, quella dei rom: parlare come ha fatto Salvini di 30.000 persone che si ostinano a vivere nella illegalità, definendole sacca parassitaria, suona pregiudiziale verso una intera comunità, oltre che non corrispondente alla realtà”.
Impagliazzo sottolinea che “le parole sono importanti, hanno un valore e un peso. Se si tratta di personaggi pubblici, addirittura di figure istituzionali, l’uso delle parole è ancora più delicato perché vengono diffuse, amplificate, giungono alle orecchie di un pubblico vasto. Queste parole possono influenzare le opinioni pubbliche e spesso sono dette proprio a questo scopo”. Il presidente della S.Egidio inoltre ricorda che “la definizione parassiti è stata utilizzata per gli ebrei e chi conosce la Storia sa che da questa e altre definizioni si è passati a emarginare e poi considerare nemica quella minoranza, con le conseguenze tragiche che sappiamo. Dove ci sono problemi di illegalità – osserva Impagliazzo – li si affronti come prevede la legge”.
Non è un caso infatti che questo clima di odio abbia portato al ferimento ‘accidentale’ di una bambina rom di appena 13 mesi che ora rischia di rimanere paralizzata. A spararle un italiano di 59 anni, ex impiegato del Senato, l’uomo che ha sparato alla bambina rom da un balcone martedì scorso a Roma, con una arma ad aria compressa, da softair, si è difeso sostenendo di ‘provare’ l’arma.
“L’Italia non può somigliare a un Far West dove un tale compra un fucile e spara dal balcone ferendo una bambina di un anno, rovinandone la salute e il futuro. Questa è barbarie e deve suscitare indignazione”. Afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso della cerimonia del Ventaglio al Quirinale.
“Il veleno del razzismo continua a insinuarsi nella fratture della società e in quelle tra i popoli. Crea barriere e allarga divisioni”, è stato il monito del capo dello Stato ieri  proprio nel giorno in cui in un vertice al Viminale il ministro dell’Interno Matteo Salvini incontra la sindaca di Roma, Virginia Raggi, per parlare di campi rom (“da superare”) e a Roma in queste ore è in atto la vicenda del Camping river.  Lo sgombero del campo, programmato dal Campidoglio per martedì, è slittato inizialmente per un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, inoltrato da tre residenti, con l’organismo di Strasburgo che ha chiesto al governo italiano uno stop delle operazioni fino a domani. Ieri, durante un vertice tra la sindaca Virginia Raggi e il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, il titolare del Viminale ha garantito il supporto del governo all’operazione.

L’UOMO DEL GIORNO DOPO

marchionne-678x381Il manager senza cravatta, Sergio Marchionne, l’outsider della Industria italiana, è morto oggi all’età di 66 anni per arresto cardiaco. Figlio di un carabiniere e studioso di Filosofia, è stato il primo manager che ha provato a cambiare la visione familistica dell’imprenditoria nostrana. Amato e odiato per i suoi metodi bruschi e fin troppo pragmatici è arrivato a dirigere e a tirare fuori dal tracollo la più importante casa automobilistica italiana.
Marchionne arrivò a dirigere il Lingotto nel 2004, dopo essere entrato nel Consiglio di Amministrazione nel 2003 su designazione di Umberto Agnelli, per le doti dimostrate nella SGS. Ma quando arrivò la Fiat era davvero con un piede nella fossa: quasi 14 miliardi e con il contratto con la General Motors tutto da rivedere dopo il matrimonio andato in fumo proprio a causa dei conti in rosso stabile. Tutta la concorrenza si aspettava di prendere la propria parte dallo smembramento dell’azienda amata e coccolata da Gianni Agnelli e invece lo ‘sconosciuto in pullover’ riesce a rinegoziare il debito con le banche, e sfruttando il contratto geniale di Paolo Fresco, invece di farsi pagare da Detroit riesce a incassare 1,55 miliardi di dollari per la rinuncia di GM a prendersi la Fiat. Negli anni della dura crisi finanziaria lavorò duramente per il partenariato con Chrysler e avviò la nascita del settimo costruttore di automobili al mondo, con una produzione intorno ai 4,5 milioni di veicoli all’anno. Ormai al comando riesce a sfidare e a vincere contro Luca Cordero di Montezemolo alla presidenza della Ferrari N.V. e Ferrari S.p.A.
“La domenica andavo a Mirafiori, senza nessuno, per vedere quel che volevo io, le docce, gli spogliatoi, la mensa, i cessi. Cose obbrobriose, stia a sentirmi. Ho cambiato tutto: come faccio a chiedere un prodotto di qualità agli operai e a farli vivere in uno stabilimento così degradato?”. Agli albori era amatissimo da sindacati e dalla sinistra, persino da Rifondazione viene osannato, di lui, Fausto Bertinotti dirà che è l’emblema del “borghese buono”.
Ma era pur sempre un capitalista, non un benefattore e lo mostrò con i continui scontri con i sindacati, gli operai lasciati ‘fuori’ e la delocalizzazione degli stabilimenti dell’ex Fiat.
Marchionne aveva annunciato nel 2017 la sua decisione di lasciare la guida di FCA nei primi mesi del 2019, ma dopo l’annuncio delle sue condizioni critiche il consiglio d’amministrazione di Fca di sabato ha nominato come amministratore delegato Mike Manley, già alla direzione di Jeep, accelerando inaspettatamente una transizione che era stata programmata per l’inizio del prossimo anno. Le ricadute dell’uscita di Marchionne sono state immediate e a risentirne è stata soprattutto il titolo in borsa. Gli analisti della Morgan Stanley evidenziano che dal titolo di Fiat Chrysler Automobiles bisogna aspettarsi “una maggiore volatilità fino a quando la nuova direzione non comunicherà chiaramente la propria posizione sulle priorità strategiche”.
Adesso al Lingotto le bandiere sono a mezz’asta in segno di lutto e a Melfi ci saranno 10 minuti di fermata per ogni turno annunciati da sirena. Anche a Pomigliano è previsto uno stop di 10 minuti mentre aprendo la conference call il nuovo ad Manley ha osservato un minuto di silenzio.
“La sua visione ha sempre provato a guardare oltre l’orizzonte e immaginare come l’innovazione e la qualità potessero dare maggiore forza nel percorso futuro”, ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Marchionne ha saputo testimoniare con la sua guida tutto questo, mostrando al mondo le capacità e la creatività delle realtà manifatturiere del nostro Paese”. “Esprimo il cordoglio mio e di tutto il governo per la scomparsa di Sergio Marchionne. Le mie sentite condoglianze alla sua famiglia e a tutti i suoi cari”, il commento del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
“L’Italia perde un uomo che ha saputo competere nella globalizzazione. Con la sua visione ha salvato una grande impresa in stato di emergenza”. Lo ha detto il Segretario del Psi, Riccardo Nencini, ricordando Sergio Marchionne, scomparso oggi. Nencini aggiunge: “Sono vicino e abbraccio la famiglia e spero che la guida dell’azienda continui nel solco delle scelte coraggiose da lui compiute”.
“Marchionne è stato un manager che ha segnato davvero un’ epoca”, sottolinea la segretaria della Cisl Annamaria Furlan. “Un uomo con cui in questi anni ci siamo aspramente confrontati e che ha rappresentato un modello di relazioni sindacali, che è stato all’origine di un profondo conflitto con la Fiom. Marchionne è stato un avversario di cui riconosciamo il valore”, ha commentato la segretaria della Fiom Francesca Re David. “La sua morte ci priva di un interlocutore di grande capacità tecnica e di raffinata intelligenza politica”, dice l’ex premier Romano Prodi.

Cordoglio anche dalla Uil. “Entrerà nella Storia – si legge in una nota del sindacato – come l’uomo che ha salvato la Fiat. La Uil ha partecipato alla realizzazione di questo obiettivo: vorremmo che si onorasse la sua memoria dando continuità produttiva e occupazionale, in Italia e nel mondo, a questo disegno di sviluppo”.

Istat e Fmi vedono l’economia in rallentamento

istat pil mezzogiornoL’Istat ha diffuso oggi i dati sull’inflazione. A giugno l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, è aumentato dello 0,2% rispetto al mese precedente e dell’1,3% su base annua (in crescita dal +1,0% registrato a maggio). La stima preliminare era +1,4%. L’accelerazione dell’inflazione si deve prevalentemente ai prezzi dei beni energetici non regolamentati (da +5,3% di maggio a +9,4%) ed è sostenuta anche da quelli dei Beni alimentari non lavorati (da +2,4% a +3,4%) e dei servizi relativi ai trasporti (da +1,7% a +2,9%).

Pertanto l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, è pari a +0,8% (stabile rispetto a maggio) e quella al netto dei soli beni energetici è in accelerazione da +0,8% registrato nel mese precedente a +1,0%. L’aumento congiunturale dell’indice generale dei prezzi al consumo è dovuto principalmente ai rialzi dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (+2,3%) e dei Servizi relativi ai trasporti (+2,2%), i cui effetti sono solo in parte mitigati dai cali congiunturali di quelli dei beni alimentari non lavorati (-0,9%) e dei Servizi relativi alle comunicazioni (-1,4%).

L’inflazione accelera sia per i beni (da +1,0% registrato nel mese precedente a +1,5%) sia, in misura lieve, per i servizi (da +0,9% a +1,0%); il differenziale inflazionistico tra servizi e beni rimane negativo ma di ampiezza più marcata rispetto a maggio (da -0,1 punti percentuali a -0,5 punti percentuali). L’inflazione acquisita per il 2018 è +1,0% per l’indice generale e +0,7% per la componente di fondo.

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona registrano un calo dello 0,2% su base mensile e un aumento del 2,2% su base annua (da +1,7% registrato a maggio). I prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto salgono dello 0,2% in termini congiunturali e del 2,7% in termini tendenziali (da +2,0% del mese precedente).

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) aumenta dello 0,2% in termini congiunturali e dell’1,4% in termini tendenziali (da +1,0 di maggio). La stima preliminare era +1,5%. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (Foi), al netto dei tabacchi, aumenta dello 0,2% su base mensile e dell’1,2% rispetto a giugno 2017. Secondo l’Istat, l’inflazione a giugno continua a crescere nelle componenti legate maggiormente agli acquisti quotidiani delle famiglie. Infatti l’accelerazione della crescita dei prezzi al consumo è di nuovo trainata dai prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (in particolare carburanti insieme con frutta fresca e vegetali freschi), che registrano un aumento su base annua più che doppio di quello generale. Un contributo inflazionistico deriva anche dai prezzi dei trasporti, che da inizio anno mostrano tensioni crescenti.

Per il Fondo Monetario Internazionale, nel 2018 l’economia italiana crescerà solo dell’1,2% con un ulteriore rallentamento a +1,0% il prossimo anno. Le nuove stime del Fmi fornite nell’aggiornamento del World Economic Outlook sono state riviste al ribasso: rispetto alle valutazioni dello scorso aprile, la crescita italiana è stata tagliata di 0,3 punti quest’anno e di 0,1 punti nel 2019. A spingere il Fondo al ribasso è il peso sulla domanda interna legato all’aumento dello spread sui titoli di Stato e alle più rigide condizioni finanziarie, provocate dalla recente incertezza politica.

Il Fondo Monetario Internazionale ha abbassato le stime non solo dell’Italia ma anche delle maggiori economie mondiali. Per Germania, Francia e come abbiamo visto l’Italia il Fondo ha rivisto al ribasso di 0,3 punti la stima di crescita Pil del 2018 mentre per Regno Unito e Giappone il taglio è di 0,2 punti. In particolare, ha segnalato un aumento dei rischi al ribasso anche nel breve termine, con una espansione economica, che sebbene confermata a livello globale al 3,9% sia quest’anno che nel 2019, sta diventando meno omogenea. In dettaglio, la crescita delle economie avanzate dovrebbe confermarsi quest’anno al +2,4%, stesso livello del 2017, per poi scendere a +2,2% il prossimo anno. Il dato relativo al 2018 è stato pertanto rivisto al ribasso di 0,1 punti rispetto alle previsioni dello scorso aprile. Per gli Usa il Fondo conferma un Pil a +2,9% nel 2018 e a +2,7% il prossimo anno mentre l’eurozona dovrebbe registrare una crescita del 2,4% quest’anno e del 2,2% il prossimo con una revisione al ribasso rispettivamente di 0,2 e 0,1 punti.

Anche l’Ufficio parlamentare di bilancio, nella nota sulla congiuntura a luglio, ha confermato il cambio di marcia del Paese, in linea con l’andamento delle maggiori economie avanzate (?). Nella nota dell’Upb si legge: “La ripresa economica in Italia ha parzialmente perso slancio e rischia di avere un effetto trascinamento anche sul 2019. Le stime dei modelli di breve periodo dell’Upb segnalano un rallentamento dell’attività economica, che si potrebbe protrarre nel corso dell’estate, determinando un lieve peggioramento delle previsioni di crescita per l’anno in corso e influenzando, in considerazione del minor effetto di trascinamento, anche i risultati del 2019”.

Nella media del 2018, l’espansione del Pil si attesterebbe all’1,3%, lievemente al di sotto della previsione Upb dello scorso maggio (1,4%). Per effetto della minore crescita acquisita anche l’incremento previsto per il 2019 registrerebbe una correzione al ribasso con una crescita del Pil di poco superiore all’1%.

Secondo quanto ha osservato l’Upb: “Nei primi mesi dell’anno, a un buon andamento dei consumi ha fatto riscontro quello negativo di investimenti ed esportazioni. Nonostante un leggero calo del potere di acquisto delle famiglie (0,2 per cento nel primo trimestre) la dinamica dei consumi ha registrato un recupero nel primo trimestre dell’anno (0,4 per cento in termini congiunturali). Questo andamento ha beneficiato del clima di fiducia delle famiglie e delle dinamiche occupazionali, che consolidandosi potrebbero continuare a sostenere nel breve termine i piani di spesa delle famiglie. Nei primi tre mesi dell’anno, inoltre, la dinamica congiunturale dell’accumulazione del capitale ha subito una battuta d’arresto (dell’1,4 per cento), riassorbendo parte de i progressi conseguiti nel 2017. A pesare sulle decisioni di investimento, ha verosimilmente influito l’incertezza relativa al prolungamento per quest’anno delle agevolazioni fiscali per l’acquisto di impianti e macchinari, in contrazione del 2,4 per cento nei primi tre mesi del 2018. È risultato negativo anche l’apporto all’attività economica da parte degli scambi con l’estero. Nel primo trimestre il volume delle esportazioni, in crescita dalla metà del 2016, ha scontato un calo del 2,1 per cento. Le prospettive di breve termine, secondo le più recenti indagini sugli ordini dall’estero, restano deboli”.

L’esame fatto dall’Ufficio parlamentare di bilancio conferma le valutazioni di rallentamento dell’economia elaborate anche da Istat e dal Fondo Monetario Internazionale.

A quanto già indicato, si aggiungono i deboli segnali di crescita su base mensile del fatturato e ordini dell’industria a maggio scorso, confermando la tendenza di rallentamento su base annua. Secondo i dati dell’Istat, il fatturato ha registrato un aumento per il terzo mese consecutivo, pari all’1,7% rispetto ad aprile mentre nella media degli ultimi tre mesi, l’indice complessivo cresce dello 0,4% sui tre mesi precedenti. Anche gli ordinativi registrano una variazione congiunturale positiva (+3,6% di cui un più 5,5% per l’estero), che segue la flessione del mese precedente (-0,6%). Nella media degli ultimi tre mesi sui tre mesi precedenti si registra, tuttavia, una riduzione pari all’1,1%. Fa eccezione il fatturato dell’industria automobilistica diminuito rispetto al 2017 (-6,1%).

Nella nota dell’Istat si legge: “Gli indici destagionalizzati del fatturato e degli ordinativi raggiungono a maggio i livelli più alti da inizio anno sia per il fatturato interno sia per quello estero. L’incremento congiunturale del fatturato coinvolge tutti i principali settori, con una spinta ulteriore proveniente dalla vivace dinamica dei prodotti energetici. In volume, il comparto manifatturiero registra un incremento congiunturale dell’1,5%, rimanendo sostanzialmente stabile nella media degli ultimi tre mesi”.

Preoccupazioni arrivano anche dalla CNA sulla pressione fiscale. Analogamente all’allarme recentemente lanciato dalla Cgia di Mestre, nel rapporto 2018 dell’Osservatorio Cna sulla tassazione delle piccole imprese in Italia, giunto alla quinta edizione, dal titolo ‘Comune che vai, fisco che trovi’ in cui si analizza il peso del fisco sul reddito delle piccole imprese in 137 comuni tra cui tutti i capoluogo di provincia, è stata elaborata la seguente proiezione: “La pressione fiscale media sulle piccole imprese, se non interverranno correttivi, quest’anno tornerà a salire. Lievemente, lontana dal picco del 2012, ma con un segno “più” che non può certo rallegrare l’ossatura portante del sistema produttivo italiano. Il dato di sintesi, inoltre, non fotografa le profonde differenze nella tassazione locale. La realtà italiana è molto complessa. Tanto da far emergere non una pressione fiscale, ma numerose pressioni fiscali”.

L’Osservatorio ha calcolato il Total tax rate (Ttr), vale a dire l’ammontare di tutte le imposte e di tutti i contributi sociali obbligatori che gravano sulle imprese espresso in percentuale sui redditi. Individua, inoltre, il Tax free day (Tfd), cioè il giorno della liberazione dalle tasse, la data fino alla quale l’imprenditore deve lavorare per l’ingombrante ‘socio’ pubblico. A differenza di altri organismi, anche internazionali, l’Osservatorio CNA ha basato la sua analisi sull’impresa tipo italiana , con un laboratorio e un negozio, ricavi per 431mila euro, un impiegato e quattro operai di personale, 50mila euro di reddito.

La pressione fiscale media sulla piccola impresa tipo italiana, salita nel 2017 dello 0,3% al 61,2%, nel 2018 è destinata a crescere ancora, portandosi al 61,4%. Un incremento compiutamente ascrivibile all’aumento programmato della contribuzione previdenziale dell’imprenditore. Di conseguenza, il giorno della liberazione fiscale media si allungherà di altre ventiquattr’ore, per arrivare all’11 agosto, contro il 10 agosto del 2017 e il 9 agosto del 2016. Intanto si va ampliando il divario tra la pressione fiscale che grava sulle piccole imprese e quella media nazionale. Nel 2017 è andata dal 61,2% sulle piccole imprese al 42,4% sulla totalità dei contribuenti: un’ingiustizia, per CNA, che vale 18,8 punti percentuali.

Oltre alle problematiche economiche endogene evidenziate, bisogna tenere conto anche della componente esogena dettata dall’espansione del protezionismo.

In tal senso, in merito alle tensioni commerciali, nella conferenza stampa congiunta con il premier cinese Li Keqiang ed il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha lanciato un appello affermando: “E’ comune dovere di Ue, Cina, Usa e Russia non iniziare guerre commerciali. C’è ancora tempo per prevenire il conflitto e il caos”.

La Cina ha deciso di ricorrere al Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio, contro la minaccia di dazi aggiuntivi al 10% annunciati dagli Usa sull’import ‘made in China’ per 200 miliardi di dollari ex art.301 dello Us Trade Act. La mossa, annunciata con un post sul sito del ministero del Commercio, cade nel giorno in cui Cina e Ue, nel loro 20/mo summit annuale, hanno ribadito l’impegno congiunto per il multilateralismo e il libero scambio.

Gli Stati Uniti fanno ricorso alla Wto contro cinque dei suoi membri per ‘dazi illegali’. Gli Usa puntano il dito contro Cina, Unione Europea, Canada, Messico e Turchia per le misure ritorsive decise dopo i dazi all’alluminio e l’acciaio imposti dagli Usa. In un comunicato del rappresentante per il Commercio degli Usa, si legge: “I dazi sull’acciaio e l’alluminio imposti dal presidente Trump sono giustificati sulla base degli accordi internazionali approvati fra gli Usa e i suoi partner”.

Il lettore dovrà comunque ricordarsi che per il 2018, secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale, l’incremento del Pil viaggia per l’Italia all’1,2%, mentre per gli Stati Uniti d’America la proiezione è al 2,9%.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, recentemente ha manifestato preoccupazione per il propagarsi del protezionismo nel mondo. Sullo stesso argomento, ancora non sappiamo quale posizione intenderà assumere il Governo Conte.

S. R.

PADRE DELLO STATO

MattarellaSi allargano le crepe nel muro gialloverde. E la parete eretta a fatica da Lega e Movimento 5 Stelle comincia a scricchiolare. Il motivo è sempre lo stesso: la politica migratoria e tutto ciò che da essa ne deriva. La nave Diciotti, dopo lo stop allo sbarco imposto da Salvini, è riuscita far scendere a terra i profughi grazie all’intervento del Capo dello Stato. Uno smacco per il leader leghista, che oltre ad essere stato scavalcato, ha dovuto incassare anche le dichiarazioni filo-Quirinale dei grillini, Di Maio in primis. Il ministro del Lavoro si è schierato subito con Mattarella. I rapporti tra i due alleati di Governo, dunque, si fanno sempre più tesi.

Sia il presidente della Camera Fico che il Guardasigilli Bonafede, inoltre, hanno appoggiato la decisione del presidente della Repubblica, prendendo (cautamente) le distanze da Salvini. “Gli interventi di Mattarella sono sempre positivi”, ha tagliato corto il numero uno di Montecitorio. Bonafede, invece, ha difeso l’autonomia dei magistrati dopo che Salvini aveva chiesto l’arresto dei 67 migranti a bordo della Diciotti. “I magistrati lavorano in piena indipendenza ed autonomia rispetto al potere politico: voglio rassicurare tutti. Salvini ha espresso il suo parere, voleva dire che se qualcuno ha sbagliato deve pagare”, le parole di Bonafede.

Il Pd, dopo l’elezione di Martina, si è fatto sentire proprio con il neo segretario. “Di fronte all’incapacità del ministro dell’Interno di assolvere al suo compito, senza ogni volta buttarla in propaganda e provocare, Salvini dovrebbe dimettersi per il bene del Paese” ha attaccato l’ex ministro delle Politiche Agricole. Chi invece è uscito a pezzi da questa vicenda è Giuseppe Conte. Eterodiretto dalla coppia Salvini-Di Maio, ieri il presidente del Consiglio ha mostrato al mondo quanto poco conti la sua figura. L’intervento di Mattarella è stato decisivo. Se non fosse intervenuto il Colle, sarebbero stati problemi seri per l’Italia.

La questione principale è rappresentata dal continuo braccio di ferro tra i partiti di maggioranza. Così come è preoccupante l’intenzione di Salvini di tenere continuamente il punto. Sembra infatti che il segretario del Carroccio sia sempre alla ricerca dello scontro con i pentastellati. Ma se ogni imbarcazione carica di disperati rischia di provocare crisi istituzionali, cosa potrebbe accadere al momento delle trattative sulla legge di bilancio? I gruppi di interesse da accontentare sono tanti, da una parte e dall’altra, e le trattative appaiono in salita. Per questo Salvini potrebbe presto incassare il capitale politico guadagnato e portare il paese nuovamente alle elezioni. Prima, però, c’è da creare un incidente parlamentare. E l’occasione giusta potrebbe essere proprio la finanziaria dell’autunno prossimo.

F.G.

Colle concede il colloquio. Trenta frena Salvini

elisabetta trentaAncora diplomazia a garbo da parte del Presidente Sergio Mattarella, dopo il pressing del Vicepremier Matteo Salvini per un incontro sull’affaire Fondi Lega, il Capo dello Stato al rientro dalla Lituania ha incontrato il leader della Lega. Concedere il colloquio, ma sotto forma di incontro con il titolare del Viminale, è parso il male minore per Mattarella. “Utile, positivo e costruttivo”, è stato il commento di Salvini sull’incontro con il Capo dello Stato che è durato quasi 40 minuti. Durante l’incontro si è parlato di immigrazione, sicurezza, terrorismo, confisca dei beni mafiosi e di Libia. Ma non è stata affrontata la vicenda dei fondi della Lega che aveva portato al nervosismo del Colle.
Meno diplomatica è stata invece la ‘risposta’ della Ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, decisa a non subordinare il suo Ministero a quello degli Interni. Ieri Matteo Salvini, il ministro dell’Interno, ha annunciato di voler portare al tavolo europeo di Inssbruck di giovedì la richiesta italiana di bloccare l’arrivo nei porti italiani delle navi delle missioni internazionali attualmente presenti nel Mediterraneo. La dichiarazione del Capo del Viminale arriva dopo lo sbarco al porto di Messina del pattugliatore irlandese ‘Samuel Beckett’ con 106 profughi a bordo, quasi tutti sudanesi, che erano stati salvati in acque Sar maltesi tra il 4 e 5 luglio. La Beckett partecipa all’operazione Sophia che da febbraio scorso è sotto guida italiana.
Ma sull’esternazione di Salvini la Difesa ha puntualizzato che “Eunavformed è una missione europea ai livelli Esteri e Difesa, non Interni” e che “le regole di ingaggio della missione” vanno cambiate “nelle sedi competenti, non a Innsbruck”.
Dal ministero della Difesa fanno inoltre notare che “l’azione deve essere coordinata a livello governativo, altrimenti l’Italia non ottiene nulla oltre a qualche titolo sui giornali, fermo restando che la guida italiana per noi è motivo di orgoglio”.
Cerca di conciliare l’altro Vicepremier, Luigi Di Maio, nonché Capo Politico del M5S di cui la Ministra fa parte che ieri ha affermato:
“Finché la missione Eunavfor Med rimane in piedi, gli unici porti sono quelli italiani, ma l’obiettivo nostro è cambiare le regole di ingaggio della missione” aggiungendo che “un anno fa sono stato a parlare con Frontex e mi spiegarono che il governo Renzi diede la disponibilità di portare i migranti nei porti in cambio di punti di flessibilità usati per il bonus degli 80 euro”.

Ma sulla questione migranti interviene anche il ministro degli esteri Enzo Moavero che si allontana dalla linea dura imposta da Salvini: “Non ci sfiliamo dagli impegni internazionali – ha detto – siamo pienamente dentro e non intendiamo muoverci al di fuori del quadro di diritto internazionale, quindi anche europeo” ha detto con riferimento alla missione Ue Sophia per il salvataggio in mare dei migranti. Parole a cui il magistrato Armando Spataro aggiunge: “Nessuno può vietare a un barcone di attraccare. La convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati prevede il diritto al non respingimento”. “Ragionando per assurdo – ha spiegato – se un barcone arrivasse a Torino ai Murazzi sul Po e qualcuno impedisse a chi sta sopra di scendere, avvierei degli accertamenti. Nessuno può vietare a un barcone di attraccare”.

A questo punto è intervenuto anche Matteo Renzi in un post su Facebook. “La flessibilità – annunciata a Strasburgo il 13 gennaio 2015 – era parte integrante dell’accordo per eleggere Juncker – ricorda Renzi -. Non c’entra nulla con le politiche migratorie. Nulla. Era un accordo politico di risposta all’austerità del Fiscal Compact. Sono due dossier politici diversi”.

No comment Quirinale. Salvini: “Rispondere è cortesia”

Il presidente Sergio Mattarella e la Signora Laura con la presidente della Repubblica di Lituania, Dalia Grybauskaité,al Palazzo dei Granduchi per l'anteprima della mostra Firenze tra Rinascimento e Barocco a Vilnius, 5 luglio 2018. ANSA/Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica EDITORIAL USE ONLY NO SALES

ANSA/Francesco Ammendola

Non c’è tregua per il Presidente della Repubblica, appena due mesi fa accusato di aver creato l’impasse politica con conseguente richiesta di messa in stato d’accusa, adesso viene tirato in mezzo sulla sentenza dei Fondi della Lega. Ma stavolta l’irritazione di Mattarella è più che evidente. “Assolutamente non parlo”, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella conferma, a margine della visita in Lituania, la scelta di non commentare notizie italiane. “L’hanno disturbata anche qui…”, esordisce un giornalista, con riferimento alla richiesta di un incontro della Lega per la sentenza sui fondi del partito. Ma il capo dello Stato si allontana e sussurra: “Assolutamente non parlo”.
Il Vicepremier Salvini ha richiesto un incontro con il Capo dello Stato in relazione al sequestro dei beni della Lega disposto dalla magistratura genovese per una vicenda legata ai fondi al partito. Ma Matteo Salvini insiste: “Il presidente è in viaggio. Chiedere è lecito, rispondere è cortesia. Spero di avere il prima possibile la gioia e l’onore di conferire con il mio presidente. Io chiedo e poi attendo rispettosamente la fissazione di una data per parlare delle tante cose belle che stiamo facendo qua al ministero”, Matteo Salvini, a margine di una conferenza stampa al Viminale, risponde così alle domande relative al possibile incontro con il presidente della Repubblica dopo che dal Colle avevano negato l’ipotesi di un appuntamento.
L’altro vicepremier, il leader politico dei Cinque Stelle Luigi Di Maio, ribadisce quanto affermato ieri e ha aggiunto di essere d’accordo con il commento espresso dal Guardasigilli. “Sono d’accordo con il ministro Bonafede (“Le sentenze vanno rispettate, senza evocare scenari che sembrano appartenere più alla Seconda Repubblica”, Ndr), ma credo che tutti siamo d’accordo qui. Non ho alcun imbarazzo verso questa vicenda, perché riguarda le questioni dei diamanti e lauree in Albania di Bossi. Me le ricordo bene. Sono quelle che hanno portato la Lega a scendere all’1-2%”.