Barbagallo: “Sicurezza sul lavoro bene indisponibile”

BarbagalloAngeletti-UIL

Il 14 luglio scorso, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, ha visto ufficialmente la luce il cosiddetto decreto dignità che già tante polemiche e veleni ha sparso, che adesso si trova all’esame del Parlamento che lo dovrà convertire in legge. Sui contenuti di questo decreto, e su altri temi di attualità legati al mondo del lavoro, abbiamo intervistato Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil.

Segretario Barbagallo, qual è il giudizio della Uil sul decreto dignità varato di recente dall’attuale Governo?
Le novità introdotte dal cosiddetto decreto dignità in materia di lavoro, rappresentano per la Uil un primo, seppur debole, passo verso un miglior bilanciamento di tutele e diritti per le lavoratrici e lavoratori. In particolare, la regolamentazione in materia di delocalizzazione è in sintonia con le proposte avanzate dalla Uil. Così come ci trovano concordi le misure per il contrasto alla ludopatia. Non condividiamo, invece, l’introduzione del criterio di “equipollenza” tra contratti a termine diretti e in somministrazione, considerata la differenza di natura e finalità che li caratterizza. Siamo, però, favorevoli alla reintroduzione delle causali, di cui sarebbe auspicabile un ritorno anche per il primo contratto a tempo determinato. Manca, invece, una normativa di “raccordo” tra la precedente disciplina e quella attuale. Ci riferiamo, in particolare, a un periodo transitorio che consenta, senza perdite occupazionali, proroghe e rinnovi per i contratti in essere.

Quali considerazioni trarre dalla verifica dei dati della rappresentanza sindacali, richiesta recentemente dal ministro Di Maio? Va nell’ottica dell’imbavagliare i sindacati? E c’è qualche sindacato “amico” o che ha comunque in gran simpatia l’attuale governo e il ministro del lavoro?
Non vedo questi “rischi”. La questione è un’altra e la nostra posizione al riguardo è semplice e chiara. Il vice premier Di Maio chiede una verifica dei dati relativi alla rappresentanza sindacale? Noi siamo prontissimi. Peraltro, per avere chiaro il quadro della rappresentatività dei sindacati, basta leggere i risultati delle consultazioni elettorali che, sistematicamente e a scrutinio segreto, si svolgono in tutti i luoghi di lavoro, coinvolgendo tutti i lavoratori.  Ad esempio, nelle recenti elezioni per il rinnovo delle Rsu nel pubblico impiego, dove esiste già una legge che regolamenta il tutto, ha votato circa il 90% dei lavoratori coinvolti. Il livello di partecipazione, dunque, è stato altissimo ed è stata così confermata la volontà di farsi rappresentare, in particolare, dal sindacato confederale per la tutela dei propri interessi e la difesa dei propri diritti. Ovviamente, si vota anche in tutti i luoghi di lavoro del settore privato e gli esiti emersi dalle singole imprese sono conosciuti e pubblicizzati. Anche in questo caso, peraltro, c’è già un’intesa tra sindacati e associazioni imprenditoriali per la verifica e la misurazione della rappresentanza: occorre, semplicemente, che venga applicata in toto per avere un quadro complessivo e generalizzato della rappresentatività. A tal proposito, il sistema delle imprese, da un lato, e il Ministero del lavoro, dall’altro, hanno da svolgere alcune incombenze. Insomma, quanto “pesano” i sindacati è cosa nota e se occorre qualche intervento per ufficializzare e pubblicizzare questo dato, la Uil è a disposizione.

Parliamo del caporalato: come combattere questo ritorno a uno sfruttamento che ricorda molto da vicino il mercato degli schiavi?
Nonostante tutti gli sforzi messi in campo e i provvedimenti varati anche su sollecitazione del sindacato, il caporalato continua a essere una piaga per il mondo del lavoro. Per debellare questo fenomeno, bisogna aumentare i controlli e tenere alta la vigilanza sul territorio. Su questo fronte, la Uil sta conducendo una battaglia in prima linea, anche con sacrifici personali e rischi per la propria incolumità di alcuni nostri attivisti. Bisogna proseguire su questo terreno ed estirpare la mala pianta. La cosa paradossale, però, è che accanto a un caporalato, per così dire, “tradizionale”, c’è anche un nuovo caporalato che si sta affermando, con il cosiddetto nuovo che avanza. Alcune imprese 4.0, soprattutto multinazionali, attraverso le piattaforme digitali e tramite app, offrono lavoretti senza garanzie e tutele contrattuali. Insomma, siamo di fronte a una sorta di caporalato 4.0 che pone problemi altrettanto seri e che sfrutta soprattutto le difficoltà e le necessità dei giovani. Tutto ciò fa capire perché ci sia sempre più bisogno di sindacato e perché la nostra battaglia debba proseguire con maggior vigore e determinazione, nonostante alcuni attacchino in modo pretestuoso e scomposto il movimento sindacale.

I voucher, che tanto hanno fatto discutere anche la stessa maggioranza di governo, per non parlare dell’opposizione, possono contribuire a limitare il fenomeno o lo aggraverebbero?
In agricoltura, così come nel turismo, l’uso dei voucher non deve essere ampliato, altrimenti aumenta in automatico la precarietà. È dimostrato, infatti, che a una diminuzione dei voucher corrisponde un incremento dei contratti stagionali che, pur essendo improntati a criteri di spiccata flessibilità, preservano alcune importanti tutele per i lavoratori coinvolti. Al contrario, come si allargano le maglie per i voucher, i contratti stagionali diminuiscono. Insomma, in questi specifici settori e in particolari condizioni, esistono già tutti gli strumenti contrattuali per coniugare le esigenze delle imprese con le garanzie ai lavoratori: non è necessario altro.

A proposito di Salvini, sull’accoglienza avete idee ben diverse da quelle del ministro dell’interno? Come dovrebbero affrontare l’Italia e l’Europa il problema delle migrazioni, ormai diventato una sfida epocale?
In questa tragedia, l’Europa continua a essere colpevolmente assente, mentre dovrebbe gestire l’accoglienza, garantendo una ripartizione che tenga conto delle dimensioni dello Stato membro, del Pil e del lavoro disponibile. Intanto, il prezzo continuano a pagarlo i migranti: uomini, donne e bambini. Questo è inaccettabile. Così come è altrettanto inaccettabile che questi esseri umani siano abbandonati a loro stessi, prima vittime di malfattori e delinquenti che si approfittano della loro condizione di bisogno, e poi ostaggio dei contrasti della politica.  Secondo la normativa internazionale e la legge del mare, chi è in pericolo, va soccorso. L’Europa, poi, dovrebbe gestire il successivo smistamento dei flussi.

Per quanto riguarda l’Europea, le attuali spinte nazionaliste e le nuove e vecchie destre, con un forte asse antieuropeo che sta prendendo piede all’interno della stessa Unione, possono portare alla dissoluzione di un sogno lungo settant’anni?
Questa Europa della finanza, dei burocrati e della politica dell’austerità a noi non è mai piaciuta. Ma dall’Europa non si può più prescindere e uscire dall’euro ci costerebbe molto più dei sacrifici fatti per entrarvi. Dobbiamo, invece, contribuire a rifondarla sul sociale, sul lavoro, sullo sviluppo, sui popoli. Soprattutto, dobbiamo imporre regole di solidarietà che valgano sempre e per tutti. Insomma, serve più Europa, con più politiche comuni, a partire da quelle fiscali sino a quelle sulla difesa. Ma i cittadini europei devono potere influire di più sui nuovi assetti e sulle scelte che ne conseguono. Questa è l’Europa che vogliamo, in cui crediamo e che vorremmo trasferire ai nostri figli, quelli della cosiddetta generazione Erasmus. Spetterà forse a loro, forti di questa esperienza di scambi formativi, gettare basi culturali, più solide e più profonde, per la costruzione di un edificio comune più accogliente e meglio organizzato.

Padova, Carrara, Napoli, si allunga sempre di più l’elenco dei morti sul lavoro. Sembra proprio che il diritto alla vita dei lavoratori, degli operai in particolar modo, sia diventato un’optional. Come si può fermare questa strage continua?
Dobbiamo impostare la nostra azione sindacale sapendo che la salute e la sicurezza sono beni indisponibili, sono una precondizione del rapporto di lavoro e un dovere del datore di lavoro. Non basta, però, affermare principi, bisogna salvare vite umane. Pertanto, noi chiederemo che si investa di più in prevenzione e si accrescano i poteri di controllo e interdizione in capo ai rappresentanti per la sicurezza. Al tempo stesso, riteniamo che sia anche necessario costruire sia un sistema di inasprimento delle pene, che in alcuni casi determinati possa fungere da deterrente per comportamenti illegittimi, sia un sistema premiale sulla base di logiche assicurative già operanti.

Antonio Salvatore Sassu

Inps. Arriva un concorso pubblico per quasi mille posti di lavoro

Inps

A MARZO CIG IN CALO

A marzo il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato pari a 21,9 milioni, in diminuzione del 40,9% rispetto allo stesso mese del 2017. Lo rende noto l’Inps. Le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate sono state 9,8 milioni, in calo del 7,5% in confronto a marzo 2017.

In particolare, la variazione tendenziale è stata pari a ‐21,3% nel se ore Industria e +29,2% nel se ore Edilizia. Rispetto al mese precedente le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate sono aumentate dell’1,4%. Per quanto riguarda la cassa integrazione straordinaria, sono state autorizzate a marzo 11,8 milioni di ore, di cui 5,9 milioni per solidarietà, con una diminuzione del 41,7% rispetto a marzo 2017 e del 7,8% in confronto al mese di febbraio. Infine, le ore autorizzate per interventi in deroga sono state 0,4 milioni, in calo del 94% rispetto a marzo 2017 e del 48,4% in confronto al mese precedente.

A febbraio sono state presentate 107.967 domande di Naspi e 438 domande di Aspi, mini Aspi, disoccupazione e mobilità, per un totale di 108.405 domande, in aumento del 2,3% rispetto a febbraio 2017.

Inps

ARRETRATI APE VOLONTARIA

E’ da poco terminata la prima fase dell’Ape volontaria, il prestito pensionistico che consente di ritirarsi in anticipo dal lavoro al raggiungimento di 63 anni di età ﴾63 anni e 5 mesi dal 2019﴿ con venti anni di contributi previdenziali versati a un’unica gestione. Infatti, i pensionandi che volevano ricevere le rate del prestito maturate da maggio 2017 ﴾la misura era contenuta nella legge di Bilancio dell’anno scorso﴿ avevano tempo fino al mese scorso per presentare la domanda.

A questo proposito occorre ricordare che potevano essere trasmesse online ﴾attraverso il portale www.inps.it tramite Spid, il servizio pubblico di identità digitale﴿ o per mezzo di intermediari abilitati come i Caf e i patronati.

Al 17 aprile risultano essere state presentate 1.242 richieste di arretrati su un totale di 1.736. Considerato il poco tempo a disposizione, dai sindacati ﴾soprattutto dalla Cgil e dalla Cisl﴿ sono fioccate le proteste. In primo luogo, perché la tempistica molto stretta ha costretto i consulenti a un superlavoro in quanto non sempre il richiedente poteva essere a conoscenza dell’ammontare dell’assegno futuro. In secondo luogo, perché il sindacato avrebbe voluto spuntare condizioni ancor più favorevoli per coloro che intendono ritirarsi anticipatamente dal lavoro.

Grazie all’adesione di Intesa Sanpaolo ﴾per la parte assicurativa relativa alla premorienza di colui che riceve il prestito sono in campo UnipolSai e Allianz﴿, l’Inps ha finalmente potuto dare il via alle procedure di inoltro delle istanze. L’istituto finanziatore eroga un reddito ponte da restituire al momento tramite 240 rate per 20 anni. Ad esempio se si considera il caso di un lavoratore dipendente residente a Milano nato a maggio del 1955, egli può richiedere l’Ape dal prossimo ottobre e riceverlo da novembre. Sui 2mila lordi di pensione attesa, il prestito copre fino a un massimo di 1.163,20 euro. Se volesse ottenere 1.100 euro mensili da novembre, il costo complessivo fino a maggio 2022 ﴾quando compirà 67 anni e potrà accedere alla pensione Inps﴿ sarà di poco superiore a 68.100 euro. La quota di rimborso mensile sarà di 286,65 euro ﴾371,94 euro di costo del finanziamento meno 85,29 euro di credito d’imposta﴿.

Un lavoratore autonomo iscritto alla gestione separata Inps nato a settembre del 1952 e residente a Roma che attende una pensione di 1.500 euro può chiedere 900 euro al mese inclusi gli arretrati per 29 mensilità. Il costo complessivo sarebbe di 36.048,23 con una rata mensile da restituire di 154,80 euro. Il prestito potrà essere chiesto fino alla fine del 2019, ma alcune forze politiche già spingono per una sua stabilizzazione. Secondo le stime presentante di recente dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, la platea potenziale si attesterebbe a circa 300mila persone per il 2018.

Lavoro

CONCORSO PER MILLE POSTI ALLINPS

Un concorso pubblico per quasi mille posti di lavoro all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale. E’ stato infatti pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 aprile 2018 n° 34, il bando di concorso pubblico, per titoli ed esami, a 967 posti di consulente protezione sociale nei ruoli del personale dell’INPS, area C, posizione economica C1.

Per poter poter partecipare al concorso è necessaria, fra gli altri requisiti, una laurea magistrale o del ‘vecchio ordinamento’. La domanda, debitamente compilata, deve essere presentata utilizzando il servizio online entro e non oltre le ore 16 del 28 maggio 2018.

Sicurezza sul lavoro

IN ARRIVO 150 ISPETTORI

Si rafforza l’impegno sulla sicurezza del lavoro per cercare di ridurre al minimo gli incidenti, aumentando la prevenzione e i controlli in azienda.

A breve – ha spiegato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti che oggi ha incontrato i rappresentanti di imprese e sindacati oltre al presidente dell’Inail, Massimo De Felice – partiranno i concorsi pubblici per l’assunzione di 150 nuovi ispettori che si aggiungeranno agli oltre 4mila (compresi quelli Inps e Inail) già attivi. Il decreto che dà il via libera alla predisposizione dei bandi infatti è arrivato alla fase finale ma è probabile che ci vorranno diversi mesi perché i nuovi assunti entrino in servizio.

L’Ispettorato sul lavoro si aspetta la candidatura di decine di migliaia di giovani. Al momento sono concentrati sulla sicurezza nell’edilizia 280 ispettori “tecnici” con lauree in Ingegneria e Architettura.

«Per affermare una cultura della sicurezza e rafforzare la prevenzione – ha sottolineato Poletti – dobbiamo partire da un lavoro ancora più approfondito di analisi dei fenomeni, anche rafforzando lo scambio e l’utilizzo condiviso dei dati e delle informazioni di cui dispongono i diversi soggetti preposti all’attività di controllo. Bisogna anche puntare ad assicurare una maggiore coerenza tra rispetto delle norme ed azioni concrete, per esempio verificando che la formazione si traduca in effettivo apprendimento per chi la riceve. Senza trascurare la necessità di favorire lo sviluppo e la diffusione di tecnologie innovative che possono determinare una maggiore sicurezza nelle condizioni di lavoro».

La sicurezza nei luoghi di lavoro – ha detto la segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan ricordando l’ultimo caso di incidente mortale sul lavoro – «è un’emergenza nazionale. Saremo in piazza il Primo maggio per dire: ora basta». Anche la Uil chiede «maggiore impegno sul tema della sicurezza evitando “l’assuefazione” agli incidenti. Ci sono ancora troppi morti sul lavoro – ha detto il leader del sindacato, Carmelo Barbagallo – anche se la ripresa è ancora debole». La Cgil chiede un aumento dei controlli con «una strategia nazionale e interdisciplinare contro gli infortuni».

Economia

LAVORO OCCASIONALE NON DECOLLA

Nonostante le polemiche e il dibattito in corso sono ancora poco meno di 600mila gli addetti che nel 2017 hanno svolto un’attività lavorativa nel nostro Paese per meno di 10 ore alla settimana. Per l’esattezza, 592mila, secondo i calcoli dell’Ufficio Studi della Cgia, ovvero il 2,6% del totale (poco più di 23 milioni di occupati): di questi, 389mila hanno prestato servizio come dipendenti e gli altri 203mila come lavoratori autonomi.

Peraltro – aggiunge l’associazione – se rispetto al 2007, il numero complessivo dei lavoratori saltuari è aumentato del 20,3 per cento dal 2014 – con un picco di 631mila unità – il numero di questi lavoratori è leggermente in calo sia a seguito della ripresa occupazionale sia della riforma dei voucher avvenuta l’anno scorso che ha “aumentato” il ricorso al lavoro irregolare. Due su tre addetti della cosiddetta ‘gig economy’ sono donne occupate, principalmente, nei servizi alla persona, come domestiche, baby-sitter, badanti, o al servizio di attività legate alla cura della persona (parrucchiere, estetiste, centri benessere, etc.). Un altro comparto dove si concentra un’incidenza molto elevata di occupati saltuari è l’alberghiero-ristorazione e i servizi alle imprese.

Gli over 65 sono i più numerosi: l’incidenza degli occupati con meno di 10 ore alla settimana sul totale dei lavoratori della stessa fascia demografica è pari al 6,9 per cento; seguono i giovani tra i 15 e i 24 anni (4,7 per cento). In valore assoluto il segmento che raggruppa il maggior numero di occupati della ‘gig economy’ è quello tra i 45-54 anni (156 mila su una popolazione lavorativa di quasi 7 milioni di persone).

L’area territoriale dove queste prestazioni occasionali sono più diffuse è il Centro: se a livello nazionale l’incidenza dei lavoratori saltuari sul totale degli occupati presenti in Italia è pari al 2,6 per cento, nel Centro la quota sale al 3 per cento. In termini assoluti, invece, è il Mezzogiorno la ripartizione geografica che presenta il numero più elevato: degli 592 mila, 171 mila lavora al Sud, 148 mila sia al Centro sia a Nordovest e 125 mila a Nordest.

“Questi dati – ha segnalato il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – evidenziano che la cosiddetta gig economy, sebbene in forte espansione, alimenta un’occupazione on demand ancora molto contenuta. Le opportunità offerte dai siti, dalle applicazioni e dalle piattaforme web, ad esempio, stanno riempendo le nostre strade di ciclo corrieri, ma i cosiddetti piccoli lavoretti sono ancora ad appannaggio di settori tradizionali, come i servizi alla persona, e in quelli dove è molto elevata la stagionalità. Ambiti, tra l’altro, dove la presenza degli stranieri è preponderante”.

“Ovviamente – ha concluso il segretario della Cgia, Renato Mason – questi 592mila lavoratori occasionali sono sottostimati. Sappiamo benissimo che questo settore presenta delle zone d’ombra molto estese, dove il sommerso la fa da padrone. Tuttavia, è interessante notare che queste occupazioni regolari sono ad appannaggio soprattutto di donne e pensionati e servono ad arrotondare le magre entrate familiari, soprattutto al Sud”.

Carlo Pareto