SICUREZZA PER DECRETO

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Il consiglio del Ministri, dopo un lungo tira e molla, ha approvato il decreto Salvini in materia di sicurezza e immigrazione. Il cavallo di battaglia del fronte leghista ha cosi superato la soglia Palazzo Chigi. Il decreto è il risultato lungo e laborioso, dopo diverse limature e cambiamenti per evitare scontri con il Quirinale, dell’unione di due testi accorpati in un solo testo di 42 articoli. “Non cacciamo nessuno dall’Italia dall’oggi al domani, ma rendiamo più efficace il sistema dei rimpatri. In un quadro di assoluta garanzia dei diritti delle persone e dei Trattati, andiamo a operare una revisione per una disciplina più efficace”, ha affermato il premier Giuseppe Conte. Al centro del mirino migranti e richiedenti asilo. Per questi ultimi, ha annunciato il ministro dell’Interno “lo stop alla domanda si avrà in caso di pericolosità sociale o condanna in primo grado”. Con “un passaggio – ha precisato il premier Giuseppe Conte – anche all’autorità giudiziaria”. Il provvedimento approvato dal cdm “all’unanimità” modifica la normativa in materia dell’accoglienza dei profughi abolendo il permesso umanitario. Introduce nuove misure sulla cittadinanza e la permanenza nei centri di prima accoglienza. Dà una stretta alle leggi antiterrorismo estendendo il Daspo sportivo anche ai sospetti terroristi. Toglie la cittadinanza in caso di condanna definitiva per terrorismo. E concede maggiori poteri ai Comuni. Per quanto riguarda la lotta alla corruzione, tema caro al M5S, non è chiaro se il Daspo sarà applicato senza attendere il terzo grado di giudizio.

“Un passo in avanti per rendere l’Italia più sicura” commenta il ministro dell’Interno, spiegando che il provvedimento serve a “combattere con più forza mafiosi e scafisti, per ridurre i costi di un’immigrazione esagerata, per espellere più velocemente delinquenti e finti profughi, per togliere la cittadinanza ai terroristi, per dare più poteri alle Forze dell’Ordine”.

Giuseppe Conte ha voluto chiarire che un’interlocuzione con il Quirinale sul decreto è già stata avviata. “Quando c’è un decreto, cortesia istituzionale prevede che si anticipi i contenuti e un testo” al Quirinale, “cosa che è stato fatto anche in questo caso. C’è stata una interlocuzione. Non dico che Mattarella abbia approvato eccetera, non sarebbe rispettoso del galateo istituzionale… Il Presidente avrà tutto l’agio di fare eventuali rilievi” ha sottolineato il premier. Da vedere se Mattarella riterrà validi i motivi di urgenza posti dal governo. In caso contrario potrebbe non firmare e il decreto dovrà seguire il normale iter parlamentare. Se dovesse entrare in vigore, comunque il decreto andrà convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni.

Nei giorni scorsi, sui contenuti del provvedimento e sulla effettiva sussistenza dei requisiti di necessità e urgenza previsti dalla Costituzione per i decreti legge si erano addensati dubbi e perplessità non solo delle organizzazioni umanitarie e dell’Anci, ma anche degli uffici legislativi della presidenza della Repubblica. Il testo sulla sicurezza infatti è stato limato in più punti, tenendo conto dei rilievi dei tecnici del Quirinale. Non è un segreto che il presidente Mattarella abbia seguito, con qualche preoccupazione, la nascita e lo sviluppo del provvedimento. Il Colle ha sottolineato i punti che rischiano di non essere costituzionali e ha espresso anche dubbi sul merito di alcune questioni.

Forte preoccupazione arriva dall’associazione Refugees Welcome Italia “per le misure contenute nel decreto immigrazione in discussione al Consiglio dei Ministri. Ridimensionamento dello Sprar – fiore all’occhiello del sistema di accoglienza italiano – abolizione della protezione umanitaria, esclusione dei richiedenti asilo dai servizi per l’integrazione, incremento dei grandi centri e stretta sulla concessione della cittadinanza: sono alcune delle misure contenute nel provvedimento che, se approvato senza alcuna modifica, ridisegnerà – secondo l’associazione – l’architettura del sistema nazionale di accoglienza in senso negativo. Questo decreto – sottolinea Fabiana Musicco, presidente dell’associazione che promuove l’accoglienza in famiglia di rifugiati e titolari di protezione – rappresenta un preoccupante passo indietro. Invece di potenziare il sistema di accoglienza diffusa gestito dagli enti locali, che ha favorito, in questi anni, reali processi di inclusione per richiedenti asilo e titolari di protezione, si sceglie di rafforzare la logica emergenziale dei grandi centri che, oltre a non garantire alcuna integrazione, genera spesso, a causa dei pochi controlli, abusi e malversazioni”.

Primarie delle Idee. La sinistra che ti protegge

sinistra protegge

Hanno preso il via 1 giugno, le ‘Primarie delle Idee. La sinistra che ti protegge’, consultazione pubblica promossa dal Psi con cui si chiede ai cittadini di esprimersi su temi che riguardano protezione sociale e sicurezza delle famiglie. La consultazione è aperta a tutti e si può votare on line dal 1 al 15 giugno collegandosi al sito del Psi , all’Avanti! e il 18 giugno dalle 10 alle 18 con l’allestimento di Gazebo in tutte le città italiane e l’apertura delle sezioni del partito.


Cambiare verso. Obbligatorio. Se paura e insicurezza ti accompagnano come un’ombra dall’alba al tramonto, e se l’ombra si allunga su di te da troppo tempo, è colpevole restare insensibili. Anzi è un errore politico grave. La cosa ci riguarda, eccome. Intendiamoci: riguarda l’intera sinistra europea. O il movimento socialista affronta questo sentimento con misure all’altezza dei tempi o è destinato a lasciare campo libero alla destra peggiore. Reazionaria, sovranista, razzista.

Non c’è tempo. I barbari incalzano ovunque. Se scaviamo nel manuale novecentesco della sinistra, troviamo soltanto risposte parziali, spesso inefficaci. Serve di più.

Per questo vogliamo che sia tu a dirci come la pensi. On line prima, dal 1 al 15 giugno, il 18 nelle piazze italiane. Migranti, sicurezza dei cittadini, lotta alla microcriminalità, difesa del Made in Italy. L’impegno che prendiamo è trasformare in proposte di legge e in programma elettorale quanto scaturirà dalla consultazione pubblica su questi temi. Per il resto ci affideremo ai deliberati votati dal congresso di Roma. Basta balbuzie quando la nostra gente esige certezze, basta con certo multiculturalismo che soffoca i diritti fondamentali delle donne, basta col ritenere la sicurezza individuale un tema di destra. Basta!

E siccome si avvicina il tempo della campagna elettorale, i socialisti hanno il dovere di rivolgersi agli elettori con parole chiare, inequivocabili. Che la solidarietà non sia alternativa alla legge, che l’accoglienza faccia il paio col diritto e con i diritti delle persone, che essere italiano non venga considerato un accidente. Noi la pensiamo così.

Riccardo Nencini

Decreto Minniti, dai socialisti un sì molto sofferto

minnitiCon 330 voti a favore, 161 no e un astenuto, la Camera ha votato la fiducia posta dal Governo al decreto Minniti. Domani ci sarà il voto finale sul provvedimento. Il Psi ha votato a favore. Ma è un voto sofferto. Molto sofferto, come ha detto Pia Locatelli, presidente del gruppo.

“I socialisti voteremo la fiducia al Governo, come hanno sempre fatto, con spirito di lealtà dall’inizio di questa legislatura. Ma lo faremo a malincuore. Più volte abbiamo sollevato critiche sul ricorso a questo strumento d’urgenza che è stato fin troppo abusato e spesso su provvedimenti, come questo, che avrebbero meritato un dibattito più ampio e partecipato da parte del parlamento”. Pia Locatelli, nella sua dichiarazione di voto nel corso del dibattito sulla fiducia al decreto Minniti sulla sicurezza ha messo in risalto “l’abuso dello strumento della fiducia”  che “è sempre stato criticato dai socialisti”.

L’urgenza infatti non sempre giustifica un metodo troppe volte ripetuto e che rischia di esautorare il ruolo del parlamento. Ma questa volta, ha spiegato la Locatelli, le critiche sono anche di merito: “Il nostro malcontento questa volta entra anche nel merito del provvedimento che se da un lato contiene dei punti apprezzabili, come l’inserimento dei migranti nei lavori socialmente utili, l’aumento del personale destinato al potenziamento delle Commissioni territoriali attraverso nuovi concorsi, dall’altro rischia di venir meno ai principi di garantismo e di difesa dei diritti umani che noi socialisti abbiamo sempre sostenuto”. “Ma nonostante le forti criticità voteremo ugualmente la fiducia al Governo, ma questa volta il nostro è un sì molto, ma molto sofferto.

Scheda sul decreto Minniti

Sezioni specializzate presso i tribunali ordinari, eliminazione di un grado di giudizio nei ricorsi contro il no all’asilo, superamento dei vecchi Cie, possibilità di lavoro volontario e gratuito per i richiedenti asilo. Sono i punti chiave del ‘decreto Minniti’ sui migranti, il numero 13 del 17 febbraio scorso, approvato il 29 marzo dal Senato e che arriva in Aula alla Camera. Un “pacchetto” organico di misure che mira a snellire i tempi dei procedimenti in materia di protezione internazionale e a contrastare l’immigrazione illegale.

26 SEZIONI SPECIALIZZATE – Vengono istituite 26 sezioni specializzate (tante quante le sedi di Corte d’appello) “in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea”. Le sezioni sono competenti in materia di mancato riconoscimento del diritto di soggiorno sul territorio nazionale in favore di cittadini Ue; impugnazione del provvedimento di allontanamento nei confronti di cittadini Ue per motivi di pubblica sicurezza; riconoscimento della protezione internazionale; mancato rilascio, rinnovo o revoca del permesso di soggiorno per motivi umanitari; diniego del nulla osta al ricongiungimento familiare e del permesso di soggiorno per motivi familiari; accertamento dello stato di apolidia e accertamento dello stato di cittadinanza italiana. I giudici che compongono le sezioni specializzate sono scelti tra quelli “dotati di specifiche competenze” o che seguiranno corsi di formazione ad hoc.

SALTA UN GRADO DI GIUDIZIO – Il testo prevede misure per la semplificazione e l’efficienza delle procedure davanti alle commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale e, soprattutto, per la semplificazione e l’efficienza dei procedimenti giudiziari di riconoscimento dello status di persona internazionalmente protetta. Di fatto, viene disegnato un nuovo modello processuale basato sul cosiddetto “rito camerale” che delimita i casi nei quali si prevede l’udienza orale e riduce da 6 a 4 mesi il termine entro il quale è definito il procedimento “con decreto che rigetta il ricorso” o “riconosce lo status di rifugiato o di persona cui è accordata la protezione sussidiaria”. Salta l’appello, contro il decreto si può ricorrere solo in Cassazione, entro 30 giorni.

COMMISSIONI TERRITORIALI POTENZIATE – Per mettere la Commissione nazionale per il diritto di asilo e le Commissioni territoriali in condizioni di far fronte al boom di domande, il ministero dell’Interno è autorizzato, per il biennio 2017-2018, a bandire concorsi e ad assumere fino a 250 unità di personale a tempo indeterminato, altamente qualificato, “per l’esercizio di funzioni di carattere specialistico”.

TEMPI DI NOTIFICA DEGLI ATTI – Riformulate le disposizioni in materia di notifiche degli atti delle Commissioni territoriali: nei confronti degli “irreperibili” si perfezioneranno solo previo deposito, per 20 giorni, presso le questure. Più in generale, le disposizioni in tema, ritenute eccessivamente complesse, sono state semplificate. Previsto anche che il richiedente possa fare richiesta di non avvalersi della videoregistrazione del colloquio.

BASTA CIE, NASCONO I CPR – Scompaiono i Cie. La denominazione “Centro di identificazione ed espulsione” è sostituita da quella di “Centro di permanenza per il rimpatrio”. La rete delle nuove strutture dovrà essere ampliata, in modo da assicurarne la distribuzione “sull’intero territorio nazionale”. I nuovi Cpr saranno allestiti nei siti e nelle aree esterne ai centri urbani “che risultino più facilmente raggiungibili”, dovranno essere di capienza limitata (100-150 posti al massimo) e dovranno garantire “condizioni di trattenimento che assicurino l’assoluto rispetto della dignità della persona”. Al Garante dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale vengono riconosciuti “tutti i poteri di verifica e di accesso”.

LAVORI SOCIALMENTE UTILI – I prefetti, d’intesa con i Comuni interessati, promuovono “ogni iniziativa utile all’implementazione dell’impiego di richiedenti protezione internazionale, su base volontaria, in attività di utilità sociale in favore delle collettività locali”. Possibile la predisposizione di progetti ad hoc, anche in collaborazione con le organizzazioni del terzo settore, progetti “da finanziare con risorse europee destinate al settore dell’immigrazione e dell’asilo”.

I ‘PUNTI DI CRISI’ – Lo straniero che arriva illegalmente in Italia viene condotto “per le esigenze di soccorso e di prima assistenza” presso appositi ‘punti di crisì”: qui avvengono le operazioni di rilevamento foto dattiloscopico e segnaletico. Il “rifiuto reiterato” di sottoporsi al rilevamento configura “rischio di fuga” ai fini del trattenimento nei centri.

(fonte Agi)

Roma città blindata tra cortei e rischio infiltrazioni

carabinieri-piazza-veneziaUna città letteralmente blindata per le celebrazioni del 60esimo anniversario dei Trattati di Roma. Il rigorosissimo “piano sicurezza” messo a punto nei giorni scorsi è stato infatti rimodulato e ulteriormente rafforzato dopo l’attentato di Londra. Osservati speciali, oltre agli obiettivi sensibili, i “luoghi con maggior afflusso di persone”. In campo saranno schierati 5 mila uomini e donne delle forze dell’ordine, impegnate già nei giorni scorsi nelle bonifiche delle vie interessate dagli eventi e di quelle limitrofe: ad aiutare tiratori scelti, artificieri e unità cinofile saranno anche un centinaio di droni videocamere.

La preoccupazione è alta, hanno riferito i vertici delle forze di polizia e degli 007 convocati ieri mattina al Viminale dal ministro dell’Interno, Marco Minniti. L’indicazione è stata quella di innalzare ulteriormente il livello di attenzione e rafforzare i controlli sui luoghi affollati. Il timore è anche quello di possibili gesti emulativi. Quanto accaduto ieri a Westminster, ha spiegato Minniti, conferma “una minaccia che assume sempre più il carattere dell’imprevedibilità: i tempi di reazione si riducono sempre più. Come Nizza e Berlino, sono attacchi compiuti con i mezzi immediatamente disponibili. Noi dobbiamo quindi riflettere su una strategia che sia all’altezza di questa minaccia: come affiancare l’attività di intelligence al controllo del territorio”.

Intanto l’Enac ha comunicato che lo spazio aereo sarà chiuso su Roma e le zone circostanti. Dalle ore 6 di oggi 24 marzo, alle ore 23 di domani 25 marzo, sono vietati tutti i voli, inclusi quelli con velivoli ultraleggeri e i voli con i mezzi a pilotaggio remoto (droni), in un’area circolare avente un raggio di circa 10 chilometri dal centro della città.

Due le aree di massima sicurezza, la ‘Blue zone’ quella del Campidoglio, e la ‘Green zone’, che saranno chiuse al transito veicolare a partire dalle 00.30 della notte tra oggi e sabato (nell’area del Campidoglio) e dalle 7.30, fino a cessate esigenze (nell’area del Quirinale).

Preoccupazione per i 4 cortei che transiteranno per le vie della capitale. Previsti anche due sit-in con previsione complessiva di almeno 25mila persone. Il rischio maggiore – confermato ancora

ieri in audizione al Copasir dal direttore dell’Aisi, Mario Parente – è quello rappresentato dai ‘professionisti degli scontri’, gente che punta, e spesso ci riesce, ad infiltrarsi nelle manifestazioni

innescando violenze. La galassia monitorata con maggiore attenzione dall’intelligence e dalle forze di polizia è quella dei centri sociali. Quanto ai ‘black bloc’, si stima che non dovrebbero essere

più di qualche decina. Ai partecipanti al corteo del Movimento federalista europeo si sommerannp quelli del corteo di Nostra Europa. Si prevedono complessivamente circa 6.500. Ad un terzo corteo, quello di ‘Eurostop’, è prevista la partecipazione di 8mila persone, e sarà quello maggiormente

monitorato perché considerato il più a rischio infiltrazioni. Infine il corteo di Azione Nazionale – 5mila le persone attese.

Trinità dei Monti. L’incanto di una scalinata sempre sotto ‘cantiere’

trinita-dei-montiRoma. Dopo un cantiere che è durato più di dieci mesi, finalmente nella capitale sarà possibile ripercorrere quella meraviglia dell’arte barocca che il monumento costituisce. Purtroppo la notizia della riapertura della scalinata non ha avuto molto spazio sulle pagine dei giornali e nei telegiornali, ma è senza dubbio da tenere in considerazione. Innanzitutto è opportuno fare un sentito ringraziamento alla maison di moda Bulgari, che con uno stanziamento di fondi pari a 1,5 milioni di euro si  fatta promotrice e finanziatrice dell’interno progetto di ristrutturazione. D’altro canto c’è da considerare l’aspetto di una così importante “restituzione patrimoniale” alla città di Roma e al Mondo intero, come ha sostenuto la sindaca Raggi.

I principali dubbi sorti dopo la riapertura riguardano il mantenimento dello stato del sito d’interesse culturale. In merito la sindaca ha stilato un’ordinanza che prescrive una sorveglianza della scalinata da parte di vigili urbani e forze dell’ordine. C’è però un punto dell’ordinanza che non convince: non è prevista la chiusura durante la notte del sito. Sebbene sia prevista la sorveglianza anche notturna, non appare una decisione molto saggia quella operata dalla neo- sindaca, in particolare considerando i tristi precedenti che hanno coinvolto in atti di scempio e vandalismo i meravigliosi monumenti della Capitale. Non ultimo l’episodio de “la Barcaccia” del Bernini, situata proprio ai piedi della scalinata di Trinità dei monti, che è stata vittima di scempio da parte di hoolignas olandesi. Virginia Raggi avrà certamente i suoi motivi per non chiudere la scalinata alla sera, ma è sempre opportuno tener presente che il pericolo è sempre in agguato, e un sito appena ristrutturato come Trinità dei monti potrebbe far gola a qualche mal intenzionato o a qualche vandalo di quartiere.

A prescindere dal discorso meramente politico e sulla sicurezza del luogo, c’è un’ulteriore amara considerazione da fare. In un Paese come l’Italia, a fortissima vocazione turistica, una notizia del genere dovrebbe essere pubblicizzata e comunicata in maniera adeguata. Invece no. Solo qualche comunicato qui e la e qualche notizia data a spot nei tg televisivi. Chissà se Gregory Peck sarebbe contento? Secondo me no.

Inail. Al via i nuovi bandi ISI per le imprese

bando isiCome nelle precedenti edizioni, il bando Isi si rinnova anche quest’anno rivolgendosi principalmente a quelle imprese, anche individuali, iscritte alla Camera di commercio, industria, artigianato ed agricoltura. A disposizione vi è un plafond di quasi tre milioni di euro. I finanziamenti sono a fondo perduto e vengono assegnati fino a esaurimento, secondo l’ordine cronologico di arrivo delle domande. Il contributo, pari al 65% dell’investimento, per un massimo di 130mila euro, viene erogato a seguito del superamento della verifica tecnico-amministrativa e la conseguente realizzazione del progetto ed è cumulabile con benefici derivanti da interventi pubblici di garanzia sul credito (es. gestiti dal Fondo di garanzia delle Pmi e da Ismea).

Dal 1°marzo 2016 e fino 5 maggio 2016 è possibile inserire i progetti relativi al Bando Isi 2015 dell’Inail, l’iniziativa che consente di ottenere finanziamenti in conto capitale relativi alle spese sostenute per progetti di miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

A partire dal 12 maggio 2016 le imprese che hanno raggiunto o superato la soglia minima di ammissibilità prevista e salvato definitivamente la propria domanda, effettuandone la registrazione attraverso l’apposita funzione presente in procedura tramite il tasto “invia”, possono accedere all’interno della procedura informatica ed effettuare il download del proprio codice identificativo che le identifica in maniera univoca.

Nella sezione “accedi ai servizi online” del portale Inail si può eseguire la procedura informatica per l’inserimento dei progetti. Tramite la procedura le imprese registrate potranno: 1) effettuare simulazioni relative al progetto da presentare; 2) verificare il raggiungimento della soglia di ammissibilità; 3) salvare la domanda inserita; 4) effettuare la registrazione della propria domanda attraverso l’apposita funzione presente ed inviare la domanda.

Alessandro Munelli

Due evasi da Rebibbia: troppi
reclusi e poco personale

Rumeni evasi RebibbiaCatalin Ciobanu e Mihai Florin Diaconescu, detenuti definiti “pericolosi” ed evasi da Rebibbia (Roma) il 14 febbraio intorno alle ore 18.30, sarebbero ancora in fuga. Questo pomeriggio si era diffusa la notizia del loro ritrovamento all’interno di un appartamento di Tivoli, ma poco dopo è giunta la smentita ufficiale.

Nel tardo pomeriggio di domenica, i due sono riusciti a fuggire dal carcere segando le sbarre di un magazzino (nel settore G11 del Nuovo Complesso), presso il quale avevano ottenuto il permesso di lavorare. Utilizzando delle lenzuola legate tra loro, Ciobanu e Diaconescu si sono calati all’esterno della struttura, eludendo la sicurezza e salendo a bordo del primo autobus di passaggio nelle vicinanze.

Si ipotizza che i due, di origine romena, abbiano impiegato diverse settimane -probabilmente indisturbati- a segare le inferriate. Nonostante vengano avanzati dubbi sulla sicurezza delle carceri, Cosimo Ferri, sottosegretario alla Giustizia, ha dichiarato a SkyTG24: «Non esiste nel nostro Paese un problema sicurezza delle carceri, sono tra le più sicure d’Europa. Questi sono fatti gravi ma isolati sui quali stiamo già lavorando per verificarne le cause. Le forze dell’ordine sono già al lavoro per cercare di rintracciare gli evasi».

Costantino Massimo, segretario generale aggiunto Fns Cisl Lazio (sindacato della Polizia carceraria), ha invece commentato: «Il personale in servizio di Polizia Penitenziaria nei quattordici Istituti Penitenziari della regione Lazio risulta essere sottodimensionato e non più rispondente alle esigenze funzionali degli Istituti, dove si continua a registrare un esubero di detenuti rispetto alla capienza detentiva prevista».

Il problema del sovraffollamento delle carceri, che viene apertamente affrontato in molti altri Stati europei, sembra essere negato dalle istituzioni italiane. Ciò nonostante, le misure di controllo alternative, che in Paesi come il Regno Unito vengono utilizzate per ridurre il numero dei detenuti, risultano essere poco applicate in Italia. Per esempio, i circa 2.000 braccialetti elettronici presenti in Italia -costati 5.000 Euro a pezzo allo Stato- non sono mai stati applicati in larga scala.

Se l’utilizzo degli strumenti elettronici può contribuire a ridurre il sovraffollamento nelle carceri e ad aumentare di conseguenza il livello di concentrazione sui detenuti, la mancanza di controllo per gli individui ad alto rischio può essere migliorata solamente con l’impiego di un maggior numero di guardie carcerarie ed apportando modifiche alle strutture. Secondo fonti penitenziarie, infatti, i due evasi sarebbero fuggiti da una zona chiusa sui lati, ma non nella parte superiore.

Alessia Malachiti

Migranti. Ipotesi Polizia europea e modifica Schengen

migranti-sbarco-535x300L’Europa continua a cercare una soluzione per la sicurezza dei propri confini. La Commissione europea ha adottato un atteso pacchetto di misure per la gestione dei confini esterni dell’Unione e la protezione dell’area di libera circolazione Schengen. Si propone in particolare, come già anticipato nei giorni scorsi, di sostituire l’attuale Frontex con una nuova Agenzia per i confini europei e le guardie di frontiera che avrà maggiori poteri e in particolare la possibilità di utilizzare una “riserva rapida” di guardie da far intervenire ai confini esterni quando il paese direttamente interessato non è in grado o non vuole farlo. Tale intervento potrà avvenire nel giro di 3 giorni e dovrà essere accettato dal Paese, perché altrimenti incorrerà in un’infrazione delle norme Ue. Il punto controverso del piano – al vaglio di Consiglio e Parlamento – è proprio l’intervento alle frontiere esterne di Paesi anche contro la loro volontà. Decisione da prendere nel caso in cui la vulnerabilità del confine metta a rischio Schengen. Il ministro degli Esteri del Lussemburgo, Jean Asselborn, alla stazione radio tedesca Deutschlandfunk, ha affermato: “Abbiamo grandi problemi, ad esempio in Serbia e Macedonia, e finora non è stato possibile per Frontex dare una mano a quegli Stati, ma diventerà possibile” in futuro. In questo modo Asselborn spiega la necessità per l’Europa di rafforzare il personale di Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere, anche in Stati non membri dell’Unione europea, come ad esempio la Serbia o la Macedonia. “Non saranno i cinesi o i russi a mandarci gente per controllare i confini, devono essere europei”, ha detto Asselborn, spiegando che Frontex dovrebbe anche aumentare la propria efficienza nel mettere in pratica le espulsioni dei migranti irregolari.
Il pacchetto è stato presentato al Parlamento europeo in sessione plenaria a Strasburgo. “Non ci sarà Schengen se le frontiere esterne non saranno ben protette”, così il commissario europeo per l’immigrazione Dimitris Avramopoulos ha dichiarato illustrando le proposte. La Commissione Ue, inoltre, propone una modifica mirata al codice Schengen per rendere obbligatori i controlli sistematici sui cittadini Ue in entrata e in uscita alle frontiere esterne. La modifica è stata chiesta dal Consiglio dei ministri dell’Interno nel quadro della lotta contro il terrorismo e la minaccia dei foreign fighters di ritorno dalla Siria.
Domani i deputati europei inizieranno anche a discutere i punti principali dell’agenda del Consiglio europeo del 17 e 18 dicembre: la lotta al terrorismo, la risposta dell’UE alle sfide odierne e future poste dalla migrazione e le richieste di riforma del Regno Unito prima del referendum sulla sua permanenza nell’UE.

Maria Teresa Olivieri

Eurobarometro: all’Italia l’Europa non interessa

EuropaOltre la metà dei cittadini europei si dice generalmente interessata alle politiche dell’UE (il 54%, 11 punti in più rispetto al 2013). A dirlo è l’ultimo Eurobarometro pubblicato dal parlamento Europeo, che rileva come cresca anche il numero di cittadini convinti che il proprio paese abbia tratto beneficio dall’adesione all’Unione Europea: 60%, 6 punti in più rispetto a giugno 2013. Ma in Italia lo scenario cambia radicalmente, con solo il 44% degli intervistati che si dice interessato alle questioni legate all’UE (contro il 55% che dice di essere poco interessato, a fronte di una media UE del 45%).Inoltre, appena quattro italiani su dieci ritengono che l’adesione all’Unione Europea abbia costituito un beneficio per il paese (una percentuale così bassa, fra i 28 Stati membri, si registra solo a Cipro col 39% degli intervistati mentre in Lussemburgo il dato raggiunge l’82%). Secondo l’Eurobarometro, la ragione principale per cui l’Italia ha beneficiato dell’adesione è il contributo dell’UE al mantenimento della pace e al rafforzamento della sicurezza, mentre solo poco più di un italiano su cinque pensa che l’UE abbia aiutato il nostro paese per quanto riguarda la crescita economica (in Europa la pensa così più di un cittadino su tre). E se il 56% degli europei considera che la presenza di cittadini di altri stati membri sia positiva per l’economia nazionale, in Italia solo il 44% è d’accordo. Ancora, quando viene chiesto agli italiani se sentano un “attaccamento totale” verso il loro paese, regione o città, più del 90% risponde di si. Quando viene chiesto invece del loro attaccamento verso l’Unione Europea, il dato si dimezza, con appena il 45% che risponde positivamente. Per quanto riguarda la crisi migratoria, il risultato italiano è più simile a quello europeo. Infatti, la maggioranza degli intervistati pensa che ci voglia più decisionismo in materia di immigrazione a livello Europeo (66% il dato UE, 68% in Italia); che le procedure legali per la migrazione debbano essere le stesse in tutti gli stati membri (79% UE, 82% Italia); e che la distribuzione del numero di migranti in cerca di asilo negli stati membri debba essere migliorata (78% UE, 84% Italia). Ma mentre per gli europei la priorità dell’UE dovrebbe essere la lotta alla povertà seguita dall’immigrazione (51% la prima e 38% la seconda), per gli italiani le due priorità sono invertite (40% vs 39%). Circa un cittadino su tre, sia in Italia che in Europa, pensa invece che la priorità debba essere la lotta al terrorismo, ma c’è da tener conto che l’Eurobarometro è stato condotto prima degli attentati di Parigi. Alla domanda, quali fattori rafforzerebbero il sentimento di cittadinanza Europea, la maggioranza risponde che ci vorrebbe un sistema di assistenza sociale concordato dagli stati membri (assistenza sanitaria, educazione, pensioni, ecc.).Al secondo posto c’è il desiderio di un servizio europeo di risposta alle emergenze per combattere i disastri naturali internazionali e al terzo la possibilità di trasferirsi in qualsiasi paese Europeo dopo la pensione potendo portarla con sé.  Infine, quando agli intervistati è stato chiesto se si ritengano o meno informati sulle attività del Parlamento Europeo, il 63% degli europei e il 65% degli italiani si è detto totalmente non informato, sebbene due cittadini su tre abbiano dichiarato di aver recentemente letto su internet o sui giornali o visto in Tv notizie riguardanti il Pe. E se quattro italiani e quattro europei su dieci dicono di fidarsi del Parlamento Europeo, il 45% degli intervistati in Europa e il 44% in Italia dichiara di non fidarsi.

Redazione Avanti!

Roma, al via Piano di sicurezza per il Giubileo

roma-antiterrorismo-giubileo-420x210La Capitale è al limite della psicosi dopo numerosi falsi allarmi che si sono susseguiti nel giro di pochissimi giorni. Al punto che il prefetto Franco Gabrielli parla ai romani: “Ci possono essere 100 falsi allarmi. E poi il centunesimo si rivela vero. Non potendolo sapere io non mi sognerò mai di dire alla forze di polizia di non vagliare e verificare tutto. Non si sottovaluta niente e questo credo sia una garanzia per i cittadini. Se questo ha creato disagi la colpa non è del sistema ma di queste persone. Mi scuso con i romani e i turisti ma è la dimostrazione che il sistema sicurezza esiste”.

Oggi parte il decreto che stanzia fondi per il Giubileo “è pronto, è in fase di trasferimento al Quirinale, contiene anche le disposizioni per inviare 1.500 militari in più a Roma. È questione di ore”. Afferma il ministro dell’Interno, Angelino Alfano. In città saranno impiegati duemila uomini, a presidiare non solo gli oltre mille obiettivi sensibili e gli eventi considerati a rischio, ma anche autobus e metropolitane. Agenti in divisa saliranno sui mezzi di trasporto per garantire la sicurezza dei passeggeri. Sorvegliati speciali saranno, ovviamente, piazza San Pietro e i principali monumenti della Capitale, dal Colosseo a Fontana di Trevi. Attenzione particolare sarà rivolta anche ai luoghi di ritrovo, in particolare dei giovani, come concerti o manifestazioni. Controlli serratissimi anche nelle piazze della movida dove il questore Nicolò D’Angelo non esclude perquisizioni, “qualora lo si ritenga opportuno”. Insomma una città militarizzata, dove al caos del malfunzionamento dei mezzi pubblici si somma quello dei falsi allarmi, senza dimenticare che resta l’incognita di come sistemare i militari sui bus già stracolmi.

Inoltre le dichiarazioni del ministro dell’Interno e del prefetto romano su come gestire la città, sono pressoché agli antipodi. Per Alfano la soluzione resta quella della sorveglianza: “Già prima il Califfato con la sua propaganda mediatica puntava su Piazza San Pietro e sul Papa. Ma c’erano già 24mila donne e uomini in divisa cui si sono aggiunti 1500 militari”, mentre per Gabrielli una maggiore militarizzazione della città sarebbe “motivo di sconfitta” per Roma e per i suoi cittadini. “Se qualcuno immagina che il contatto si espliciti con una camionetta dell’esercito e due militari h24 davanti le scuole o i musei si sbaglia: invito a fare il calcolo di quanti luoghi del genere ci sono a Roma. Nemmeno l’esercito degli Stati Uniti potrebbe garantire questo tipo di sorveglianza, altrimenti avremmo più militari che cittadini” invece “a me interessa di più che i soggetti che non si vedono lavorino per non farci assistere a fatti come quelli di Parigi”.

Redazione Avanti!