LA VERSIONE DI MOSCA

siria gas

Mentre il conflitto siriano continua a mietere vittime, dall’altra parte alle Nazioni Unite va in scena l’ennesimo scontro tra i Paesi membri. Da una parte Stati Uniti, Francia e Regno Unito che hanno presentato al Consiglio di Sicurezza una bozza di risoluzione che condanna l’attacco e chiede un’inchiesta sull’uso di armi chimiche contro la popolazione civile attribuito all’aviazione siriana, dall’altra il Cremlino che respinge la bozza e difende il Governo siriano. La proposta di risoluzione presentata da Usa, Francia e Gran Bretagna condanna l’attacco chimico attribuendolo al regime di Assad e chiede che “i responsabili siano chiamati a risponderne”. Si esprime poi pieno sostegno alla missione di inchiesta dell’Opac (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche), domandando che “riporti i risultati dell’indagine il più presto possibile”. Il presidente siriano Assad dovrà inoltre “organizzare gli incontri richiesti, tra cui con generali o altri ufficiali, entro e non oltre cinque giorni dalla data in cui viene fatta domanda”. E al segretario generale Onu Guterres si chiede di riferire se verranno fornite dal regime di Damasco le informazioni richieste ogni 30 giorni. Viene sottolineato anche che il presidente Assad deve “cooperare pienamente con il meccanismo di inchiesta e con Onu e Opac. Deve fornire i dati dei voli militari del giorno dell’attacco, i nomi degli individui al comando di squadre ed elicotteri, e accesso alle basi aeree da cui si crede siano state lanciate le armi chimiche”. La decisione di agire è stata riaffermata anche stamani dal numero uno dell’Onu, Antonio Guterres: “L’orribile evento di ieri dimostra che in Siria si commettono crimini di guerra e che la legge umanitaria internazionale viene violata frequentemente. Il Consiglio di sicurezza si riunirà oggi. Abbiamo chiesto che si risponda dei crimini commessi e sono sicuro che il Consiglio di sicurezza si prenderà le sue responsabilità”
Ma Mosca, membro permanente dell’Onu dispone del potere di veto, ha respinto totalmente la risoluzione bollandola come falsa. “Gli Usa hanno presentato una risoluzione basata su rapporti falsi – ha detto la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova – la bozza di risoluzione complica i tentativi di una soluzione politica alla crisi, è anti-siriana e può portare a una escalation in Siria e nell’intera regione”.
Anzi la Russia difende Assad e dà la propria versione della strage di ieri: all’origine dell’attacco chimico a Idlib, per il Cremlino, vi sarebbe stato il bombardamento da parte dell’aviazione siriana di un “deposito terroristico” in cui erano contenute “sostanze tossiche” usate per produrre proiettili contenenti agenti chimici.

Il bombardamento del 4 aprile

Si riaffaccia la Siria nella visuale della Comunità internazionale e lo fa riportando l’ennesimo orrore di cui è vittima la sua popolazione. Sono state infatti diffuse le immagini di un nuovo bombardamento nel nord-ovest della Siria nel quale sarebbero stati utilizzati gas chimici: la notizia è stata diffusa oggi dall’ong Osservatorio siriano per i diritti umani. Il raid è avvenuto nell’area di Khan Shaykhun, una cittadina della provincia di Idlib controllata da milizie ribelli. Tantissime altre persone stanno soffrendo per gli effetti dell’attacco, con fonti mediche che segnalano problemi respiratori e sintomi come svenimento, vomito e bava alla bocca, ha spiegato l’ong. Testimoni locali fanno sapere che gli ospedali della regione sono saturi e non sono più in grado di accogliere altri intossicati a causa dell’inalazione dei gas tossici, soprattutto dopo gli attacchi da parte dell’aviazione governativa siriana e di quella russa sua alleata cui si è assistito la settimana scorsa contro diversi ospedali della provincia e in quella confinante di Hama, tra cui Maaret al-Numan, Talmanes e Latamneh.

Successivamente un ospedale da campo dove venivano curate le vittime dell’attacco è stato colpito in un altro raid, secondo fonti degli attivisti. Il capo del servizio di difesa civile dell’opposizione a Khan Seikhun, citato dall’agenzia Ap, ha detto che la struttura è stata “presa di mira dopo l’attacco”.

Stamani il sito di notizie vicino all’opposizione ‘Shaam’ aveva parlato di bombe al cloro, ma per la Direzione sanità si tratterebbe invece di gas sarin, entrambi vietati a livello internazionale. Il bilancio intanto continua tristemente a salire: 100 morti e 400 feriti, tra cui tantissimi bambini e immagini a dir poco raccapriccianti. Inoltre tra i feriti ci sono anche membri dei Caschi Bianchi, il corpo di volontari che rischiano la vita per salvare i civili sotterrati dalle macerie.

Le dinamiche del raid non sono chiare. La zona di Idlib è controllata da gruppi di ribelli e dai qaedisti dell’organizzazione Fatah al Sham, contraria al governo di Damasco. E proprio la Coalizione siriana, il gruppo delle opposizioni con sede all’estero, ha puntato il dito contro gli aerei governativi, accusandoli di essere i responsabili del bombardamento.
Damasco però ha subito smentito l’uso di armi chimiche, asserendo che l’esercito siriano “non le usa e non le ha usate, prima di tutto perché non le ha”. Un’indagine congiunta di Nazioni unite e osservatorio sulle armi chimiche aveva però in passato aveva accusato il governo di Damasco di attacchi con gas tossici, tanto che l’amministrazione Obama nell’estate del 2013 stava per intervenire contro il Governo di Damasco.
“La comunità internazionale, dopo sei anni di inferno, deve porre fine a questo calvario. Non ci sono figli di Assad e dei ribelli, sono tutti vittime di una guerra che non hanno voluto”, ha affermato Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, facendo appello anche ai politici italiani perché esprimano la loro condanna.
Nel frattempo sono arrivate le dichiarazioni di denuncia della Comunità internazionale. Il ministro degli Esteri della Francia, Jean-Marc Ayrault, ha chiesto un incontro di emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. “Un nuovo e particolarmente grave attacco chimico è avvenuto questa mattina nella provincia di Idlib. Le prime informazioni suggeriscono un grande numero di vittime, anche bambini. Condanno questo atto disgustoso”, ha detto il ministro sottolineando che queste azioni gravi “minacciano la sicurezza internazionale”. L’Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, Federica Mogherini, ha puntato il dito contro il regime di Bashar al-Assad. “Oggi la notizia è tremenda”, ha detto Mogherini parlando con i media a Bruxelles a margine della conferenza Ue-Onu.
“L’Unione europea – ha detto ieri Mogherini alla vigilia alla vigilia della Conferenza sulla Siria che si tiene oggi e domani a Bruxelles – ritiene che in Siria sia impossibile tornare alla stessa situazione di sette anni fa. Dopo sei anni e mezzo di guerra sembra del tutto irrealistico credere che il futuro della Siria sarà esattamente uguale al passato”. In questo modo viene auspicata l’idea di una Siria senza Assad, ma è stato più esplicito il tedesco Sigmar Gabriel, che si oppone alla posizione assunta di recente dagli Stati Uniti: “Il processo politico, che alla fine dovrà portare Assad a non essere più il presidente della Siria, e che significa riforme elettorali, riforme costituzionali, elezioni e riconciliazione all’interno del paese, non deve essere messo da parte. E questo nonostante ci sia ora chi dice: adesso abbiamo un nemico peggiore, i terroristi, e se necessario dobbiamo collaborare con Assad e con il suo regime e nel caso cedergli aree che sono state liberate, sottraendole ai terroristi”.
L’orrore in Siria è stato denunciato anche da Ankara che ha inviato nella zona dell’attacco 30 ambulanze dalla provincia frontaliera di Hatay. Inoltre il presidente turco Erdogan ha chiamato al telefono il presidente russo Vladimir Putin. Il presidente ha condannato l’attacco, definendolo “disumano” e “inaccettabile”. Per Erdogan, l’attacco mette a rischio il processo di pace Astana. Entrambi i leader, stando ai media turchi, hanno ribadito l’importanza del rispetto del “cessate il fuoco” in Siria concordato lo scorso dicembre.  Ma la difesa russa ha negato di aver effettuato bombardamenti nell’area di Khan Sheikun: “Gli aerei dell’aeronautica russa non hanno effettuato alcun raid nei pressi di Khan Sheikhun nella provincia di Idlib” afferma un comunicato del ministero della Difesa di Mosca.
Anche il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha definito l’attacco “un crimine contro l’umanità che merita una punizione” e che “può distruggere l’intero processo” di pace avviato ad Astana. Sulla stessa linea turca persino Israele: Benyamin Netanyahu ha condannato l’attacco: “Le immagini terribili dalla Siria dovrebbero scuotere ogni essere umano. Ci appelliamo al mondo per tenere le armi chimiche fuori dalla Siria”.

Per il momento a Bruxelles si è aperta la conferenza internazionale di due giorni sulla Siria, in cui è atteso che i donatori prometteranno di versare miliardi di dollari di aiuti per i rifugiati siriani e in cui secondo l’Unione europea si dovrebbe impegnare a contribuire a porre fine agli oltre sei anni di guerra. Quest’anno le Nazioni unite hanno lanciato un appello a raccogliere 8 miliardi di dollari per gestire la crisi umanitaria, guardando sia ai donatori del Golfo che ai tradizionali donatori europei. Qatar e Kuwait si sono uniti a Ue, Norvegia e Nazioni unite come organizzatori di questa ultima conferenza internazionale dei donatori, che giunge dopo quelle di Berlino, Londra e Helsinki.

Arriva l’era Trump, l’America chiude agli immigrati

trump-votoIniziata l’era Trump, l’America si ritrova trincerata. Donald Trump procede come un rullo compressore per mantenere le sue promesse elettorali e firma altri due ordini esecutivi al Pentagono, parte così la stretta sull’immigrazione e il rafforzamento dell’Esercito, dopo aver incontrato lo stato maggiore congiunto e partecipato alla cerimonia di giuramento del nuovo segretario alla difesa, il gen. James Mattis, “l’uomo giusto al posto giusto”.
L’ordine esecutivo che chiude i confini americani agli immigrati è entrato in vigore venerdì sera. I rifugiati che erano già sugli aerei, diretti negli Stati Uniti con documenti validi, sono improvvisamente diventati illegali. Arrivati sul suolo americano, sono stati arrestati. I gruppi per i diritti civili parlano di centinaia di persone detenuti. Uno tra questi è stato comunque rilasciato dopo l’intervento di due deputati democratici.
E’ già attivo nei fatti il divieto di ingresso negli Stati Uniti per quanti provengano da 7 paesi a maggioranza islamica: Iran, Iraq, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen. Nelle ultime ore si è aggiunto un ulteriore particolare preoccupante: il bando ai cittadini di sette Stati giudicati a rischio terrorismo è allargato anche a chi è in possesso di una “green card”. La carta d’imbarco non viene rilasciata ai cittadini iraniani da compagnie come Etihad Airways, Emirates e Turkish Airlines. “La decisione del governo degli Stati Uniti di colpire il popolo iraniano è un affronto a tutte le persone di questa grande nazione”: per questo il governo iraniano “per proteggere la sacralità e la dignità di tutti i cittadini dell’Iran in patria e all’estero” e “per proteggerne i diritti”, “attua il principio di reciprocità”. Lo rende noto un comunicato del ministero degli Esteri iraniano.
Sul decreto di Trump avvocati e gruppi per la difesa dei diritti umani stanno attivando azioni legali, le prime in conseguenza di quanto accaduto a due cittadini iracheni fermati all’aeroporto J.F. Kennedy di New York.
I gruppi parlano di un ordine che violerebbe una legge di più di cinquant’anni fa, che mette al bando ogni discriminazione per gli immigrati sulla base delle origini nazionali. Trump ha fondato in realtà il suo ordine esecutivo su un’altra legge, del 1952, che dà al presidente l’autorità di “sospendere l’entrata a ogni classe di stranieri che egli trovi di detrimento agli interessi degli Stati Uniti”. Ma il Congresso, nel 1965, ha di nuovo riaffermato che nessuno può essere “discriminato in termini di emissione di un visto sulla base della sua razza, sesso, nazionalità, luogo di nascita e residenza”.
La preoccupazione cresce anche oltre i confini statunitensi, l’Onu ha rivolto un appello a Trump per proseguire la tradizione americana di accoglienza dei rifugiati e di non operare restrizioni di razza, nazionalità e restrizione. Il Presidente degli Stati Uniti ha sospeso a tempo indeterminato l’ingresso dei rifugiati provenienti dalla Siria. “L’ingresso di cittadini e rifugiati siriani” è “dannoso per gli interessi del Paese”, ha scritto il presidente, che sta trasformando la politica di asilo in una parte fondamentale della strategia anti-terroristica e di difesa della nuova amministrazione americana. Così in una dichiarazione congiunta l’Organizzazione internazionale per le migrazioni e l’Alto commissariato per i rifugiati hanno ricordato come “il programma americano di reinsediamento sia uno dei più importanti del mondo” e ribadito l’impegno a collaborare con il governo statunitense, come fatto finora, per “proteggere le persone che ne hanno più bisogno”.
Tra i primi a manifestare la propria seria preoccupazione per il decreto anti rifugiati è Malala Yousafzai, la giovane attivista pakistana vincitrice del Premio Nobel per la Pace nel 2014: “Mi si spezza il cuore nel vedere che l’America sta voltando le spalle a una storia gloriosa di accoglienza di immigrati e rifugiati, persone che hanno contribuito a costruire il Paese, disposti a lavorare duramente in cambio di una chance di vita migliore”.
Dall’Europa il primo a rispondere alle dichiarazioni di Trump e alle sue iniziative è stato il presidente Hollande. “Quando le dichiarazioni del presidente americano indicano la Brexit come modello per altri paesi, credo che si debba rispondere”, ha sottolineato il presidente francese poco prima dalla telefonata prevista con il leader della Casa Bianca. L’Ue dovrebbe avviare un “dialogo fermo” con Washington, ha aggiunto il capo dell’Eliseo.
Il giorno dopo aver ricevuto alla Casa Bianca il premier britannico Theresa May, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avviato la diplomazia delle telefonate con i leader dei principali paesi europei. Trump ha sottolineato i legami transatlantici con la Germania, un rapporto di parità con la Russia e si è sentito richiamare dalla Francia per il suo controverso ordine esecutivo che sta bloccando gli arrivi da una serie di paesi islamici.
Il presidente francese Francois Hollande ha invitato l’amministrazione Trump a “rispettare” il principio dell'”accoglienza dei rifugiati”. Secondo l’Eliseo Hollande ha anche esortato Trump a tenere nel dovuto conto “le conseguenze economiche e politiche di un approccio protezionista”. Il presidente socialista ha detto ai giornalisti che l’Europa deve formare un fronte unito e fornire una risposta “ferma” per le politiche controverse di Trump.

Sempre dalla Francia, parlando ad una conferenza stampa congiunta a Parigi con il suo omologo tedesco Sigmar Gabriel, il ministro degli Esteri francese Jean-Marc Ayrault ha detto che molte delle decisioni di Trump stanno preoccupando i due alleati degli Stati Uniti, tra cui le nuove restrizioni in materia di immigrazione.

Ma la protesta contro il bando di Donald Trump all’immigrazione dilaga nel mondo e negli Stati Uniti, da New York fin sotto alla Casa Bianca. L’Onu accusa: è un atto illegale e meschino. Mentre un sondaggio rileva che il 51% degli americani disapprova il lavoro del neopresidente. ”Non è un bando dei musulmani, come i media riportano falsamente”, ha tentato di gettare acqua sul fuoco il tycoon, il quale ha chiamato in causa il suo predecessore: ”E’ simile a ciò che fece il presidente Obama nel 2011 quando bandi’ i visti per i rifugiati dall’Iraq per sei mesi”. Intanto Theresa May e Vladimir Putin stanno preparando i rispettivi incontri con Trump. L’Ue invece risponde: “Noi non discriminiamo”.

Critica anche la Merkel: “La necessaria e decisiva lotta al terrorismo non giustifica in alcun modo – rileva – un generale sospetto contro persone di una specifica fede, in questo caso musulmana, o persone di specifica origine. L’azione contraddice il concetto fondamentale dell’aiuto internazionale ai profughi e della cooperazione internazionale”

SPD. Esce Gabriel, Schulz verso la sfida con la Merkel

gabriel peter“Tutti i sondaggi hanno mostrato che gli elettori non vogliono più una grande coalizione, ma nella testa delle persone io sono proprio quella. Ecco perché Martin Schulz è l’uomo giusto”, ha spiegato nella riunione del gruppo parlamentare Spd, Sigmar Gabriel rinunciando alla candidatura alla cancelleria.
Ad anticipare la ritirata di Gabriel ci ha pensato il quotidiano tedesco “Die Zeit”, aggiungendo che l’ex candidato del Spd vorrebbe dimettersi anche dai due ruoli che attualmente ricopre: quello di segretario del partito socialdemocratico tedesco e da quello di ministro degli Affari Economici, per poi diventare ministro degli Affari esteri, quando, secondo l’accordo già raggiunto nella Grande coalizione, l’attuale ministro Frank-Walter Steinmeier diventerà, a marzo, capo dello Stato.
Salvo sorprese sarà quindi Martin Schulz, l’ex presidente del Parlamento europeo, l’avversario della cancelliera uscente Angel Merkel alle elezioni di fine settembre.
La novità arriva dopo mesi di duro confronto tra Gabriel e l’ex presidente del Parlamento europeo, dato che il segretario in carica ha tentato in ogni modo di essere lui il candidato alla cancelleria.
Nell’intervista a Stern, Gabriel ha quindi aggiunto che “per condurre davvero con successo una campagna elettorale ci sono due presupposti fondamentali: il partito deve credere nel candidato e riunirsi dietro a lui e il candidato deve volerlo con ogni fibra del suo cuore. Entrambe queste pre-condizioni non sono state presenti in misura sufficiente”. C’è anche un “motivo privato”, ha aggiunto Gabriel, riferendosi alla nascita a marzo di un nuovo figlio: “Oggi sono davvero un uomo felice. Non so se lo sarei ugualmente, se dovessi vedere la mia famiglia ancor meno di quanto mi capita adesso”, ha aggiunto.

Steinmeier, il futuro presidente tedesco

steinmeierFrank Walter Steinmeier, attuale Ministro degli Esteri tedesco e politico di lungo corso della SPD, sarà il prossimo presidente della Germania. Succederà il 12 Febbraio 2017 a Joachim Gauck, e sarà il terzo presidente socialdemocratico della Repubblica Federale, dopo Heinemann e Rau.

Nonostante i poteri del Presidente della Repubblica in Germania siano meramente rappresentativi, la nomina di Steinmeier da parte della coalizione di governo CDU, CSU e SPD, è un’enorme vittoria per i socialdemocratici tedeschi. Allo stesso certifica ulteriormente le tensioni esistenti fra la CDU e il suo partner Bavarese, la CSU, una partnership storica la cui crisi rischia di mettere in crisi un quarto mandato consecutivo come Cancelliere di Angela Merkel.

Sin da Giugno, l’attuale Presidente Federale Gauck aveva espresso la sua non disponibilità per un secondo mandato. La decisione era già nell’aria dai tempi della sua elezione nel 2012, ma, nonostante questo, non è stato possibile per la CDU di Angela Merkel trovare un candidato di Centrodestra che potesse essere eletto entro il secondo scrutinio.

Questa è infatti, nell’equilibrio politico del governo tedesco la scadenza chiave. Le forze di Centrodestra, CDU, CSU e FDP, non sono infatti in grado di esprimere una maggioranza valida per un elezione diretta nei primi due scrutini. Questo avrebbe lasciato alla SPD, insieme ai Verdi e alla Linke, la possibilità di eleggere il proprio candidato al terzo turno, quando i loro voti congiunti, sarebbero bastati per la nomina del presidente. Per evitare una sconfitta di immagine era necessario per la Cancelliera, trovare un candidato capace di catalizzare i proprio voti ed attirare quelli di un quarto partner. Nei desiderata di Merkel, quest’ultimo dovevano essere i Verdi, da cui la candidatura dell’attuale Governatore verde del Baden-Württemberg, Kretschmann.

Qui è entrato in gioco il veto della CSU, motivati dalla prossima campagna elettorale per il rinnovo del parlamento e del governo della Baviera. Nella prossima tornata elettorale, infatti, la CSU dell’attuale governatore Seehofer, rischia di perdere, a causa della crescita dell’estrema destra della AfD, la maggioranza assoluta, cosa che la costringe a cercare un’alleanza con i liberali di FDP contro la possibile coalizione Rosso-Rosso-Verde, ovvero SPD, Linke – la sinistra – e i Verdi. L’elezione di Kretschmann, figura principale dei Verdi, a presidente federale con i voti della CSU, sarebbe stato uno smacco incredibile per Seehofer, da qui il veto.

La caduta di Kretschmann, e il rifiuto dell’attuale presidente del Parlamento Lammert, ha lasciato spazio a quello che è stato un vero e proprio blitz del Segretario della SPD e Ministro dell’Economia Sigmar Gabriel: la candidatura, appunto di Steinmeier. Rifiutare la candidatura dell’attuale Ministro degli Esteri in carica, nonché vice della stessa Angela Merkel nel biennio 2007-2009, avrebbe prolungato lo stallo ben oltre la scadenza del mandato di Gauck e troppo a ridosso della campagna per le elezioni federali del 2007.

Così si è scritta un’ulteriore pagina della crescente divisione fra CDU e CSU. Anche in questo caso, come per quelle sulle politiche a favore dei rifugiati, sulle fonti rinnovabili e famiglia, tale rottura è venuta per ragioni elettorali interne alla Baviera. Proprio nel Land che da sempre garantisce al Centrodestra una strada agevolata per il governo, continuano ad arrivare stoccate e problemi per Angela Merkel. Dal canto suo la Cancelliera è riuscita a contenere i danni, Steinmeier diviene il candidato ufficiale del Governo e non più delle sinistre. Allo stesso tempo, Merkel è riuscita ad strappare il consenso anche dalle frange più conservatrici della CDU, anche esse “ribelli” da qualche mese a questa parte, le quali potevano ostacolare il voto in Parlamento del candidato socialdemocratico e consegnare Merkel ad una crisi di governo.

In tutto questo ed in vista delle elezioni federali del 2017, la SPD mette a segno un’importante vittoria d’immagine, necessaria per avere una possibilità di eleggere il primo Cancelliere Socialdemocratico dai tempi di Schröder.

La Germania all’alba dell’era Trump, elezioni in vista

merkel-trumpAd una settimana dall’elezione di Donald Trump quale prossimo presidente degli Stati Uniti, non accennano a fermarsi i dibattiti in Germania su quanto questo pesi nel futuro del paese e dell’Europa.

Il Segretario della SPD, ed attuale Ministro dell’Economia, Sigmar Gabriel, vede nell’elezione del Tycoon newyorkese, e nell’euforia che ha suscitato fra i movimenti populisti europei, la nascita di “un’internazionale nazionalista e chauvinista”. Questo, per il leader social-democratico, dimostra quale veramente sia lo “Scontro di Civiltà” che esiste in Europa: non quello, caro ai populisti, fra Cristianità e Islam, ma quello interno con da una parte le forze democratiche e riformiste e dall’altra i movimenti autoritari, razzisti e nazionalisti che vogliono contrastare i cambiamenti sociali e demografici attualmente in corso con soluzioni estremiste ed anacronistiche.

Anche per il Ministro delle Finanze Schäuble, CDU, “la demagogia ed il populismo non sarebbero un problema puramente Americano, ma di tutto l’Occidente”. A preoccupare quello fra i consiglieri più fidati di Angela Merkel, è la bassa qualità del dibattito politico in corso in Gran Bretagna, Francia, Olanda, Italia, ma anche, e soprattutto in Germania. Qui si assiste alla svolta a destra della CSU bavarese – partito locale consociato alla CDU e parte della coalizione al governo –  e alla continua crescita di AfD – il movimento anti-Europeo e anti-Immigrazione che ha ormai raggiunto uno stabile 13% a livello nazionale. Contrastare questa svolta “populista” in Germania deve diventare, per due fra i più importanti esponenti del governo, la priorità del Governo di Berlino.

Eppure, nonostante queste prese di posizione, il paese rimane preoccupato. Secondo infatti un sondaggio promosso dal “Bild am Sonntag”, il 66% dei tedeschi sono convinti che proprio le due leadership dei Partiti di governo – CDU e SPD appunto – non stiano prendendo troppo seriamente le preoccupazioni che arrivano dall’elettorato. Anche se il 53% esclude che questo possa portare, in Germania, all’elezione a cancelliere di un populista “alla Trump”, questo basta per far gridare vittoria a Frauke Petry. Il segretario dell’AfD, ha difatti affermato che “i problemi che affligono la classe media in America e che hanno portato alla vittoria di Trump sono gli stessi che l’affliggono in Europa” ovvero: Tasse e Immigrazione.

Sulla stessa riga si muove, in maniera più moderata, la CSU. Questa auspica, nelle dichiarazioni dei suoi parlamentari, un forte irrigidimento nelle politiche di accoglienza dei profughi, trovando una sponda nelle correnti più conservatrici della CDU stessa. In particolare il segretario e governatore della Baviera Horst Seehofer, ha dichiarato recentemente che non appoggerà un quarto governo Merkel, qualora questo, peraltro molto probabile, non cambi completamente rotta sull’immigrazione.

Se la destra si scatena, molti ambienti liberali tedeschi, ed Europei, sottolineano come proprio la Cancelliera ricopra ora, in Europa e in Occidente, il ruolo di “anti-Trump”. Questo è il giudizio dello storico Paul Nolte per il quale “l’attività politica di Angela Merkel rappresenta quella trasformazione silenziosa che sta avendo la società tedesca, più attenta ai problemi ambientali e sociali della contemporaneità” ponendo la Cancelliera di traverso a quegli atteggiamenti di chiusura e ritorno al passato che contraddistinguono Trump ed i suoi sodali Europei. Eppure, sottolineano vari analisti, la Cancelliera e la Germania da sole non bastano per far fronte agli effetti possibilmente negativi di una presidenza Trump: serve, soprattutto, l’Europa.

Su questo tema si è espressa il Ministro della Difesa tedesco e politico CDU Ursula von der Leyen, da molti vista come probabile futura cancelliera dopo Angela Merkel. In una lettera aperta al Tagesspiegel berlinese successiva alle elezioni, il Ministro ha sottolineato come le elezioni americane sono la dimostrazione che l’Europa non possa continuare ad avere un ruolo defilato nel panorama internazionale e che, in funzione anche di contrasto ad un possibile asse Trump-Putin, questo passa anche per un meccanismo di Difesa Europea congiunta. Solo in questo modo, sempre secondo il Ministro, l’Europa può farsi carico di supportare piani di stabilizzazione e sviluppo in Africa e Medio Oriente, anche indipendentemente dalla Nato. L’idea di von der Leyen, peraltro condivisa da ambienti politicamente trasversali in Germania come in Europa, è di un continente capace di occuparsi delle crisi nei paesi a lei vicini, ma, soprattutto, capace di esercitare la sua forza geopolitica indipendentemente dall’alleato americano.

Maggior integrazione Europea, accoglienza degli Immigrati, aperture sociali rimangono quindi il fulcro dell’attività di governo della Germania anche in vista della scadenza elettorale del 2017. Che queste politiche continuino a trovare l’appoggio dell’elettorato tedesco, è la grande scommessa di Berlino da cui dipende, e molto, anche il futuro dell’Europa.

Brexit. Così il Day After in Germania

Angela Merkel

BERLINO. Il tweet arriva alle 8 di mattina, breve, semplice ma significativo: si tratta di una bandiera Europea postata direttamente dal Ministero degli Esteri accompagnata dal motto “Per l’Europa”. In questo modo si è risvegliata la Germania all’indomani della vittoria dei “Leave” nel referendum sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

Passano pochi minuti ed arriva anche la dichiarazione del titolare del ministero in questione, ovvero Frank-Walter Steinmeier della SPD. In una lunga nota, egli invita a non “farsi prendere né dall’isteria né dal panico”, ma di lavorare per “tenere l’Europa assieme”. Questo, dice l’ex-candidato cancelliere social-democratico, può essere compiuto solo tramite uno sforzo comune per il rafforzamento delle politiche europee in materia di occupazione, crescita, asilo e sicurezza. Stessa soluzione viene proposta dal Presidente Tedesco Joachim Gauck, la cui dichiarazione arriva quasi in contemporanea, che invita gli stati membri dell’Unione a darsi da fare per le riforme, qualora fossero necessarie, e per la “difesa dell’Unione e dei suoi valori” di fronte alla pressione delle forze euro-scettiche presenti nel continente.

Per una riforma del processo di integrazione europeo si schiera il leader della SPD e vice-cancelliere Sigmar Gabriel. Per il segretario social-democratico, l’Europa nel suo complesso dovrebbe preoccuparsi meno della stabilità economica o del valore dell’Euro e più del benessere dei cittadini, abbandonando quella Austerity tanto criticata nel Sud dell’Europa, per maggiori investimenti: nessuno, conclude citando Jacques Delors, “si innamora del mercato interno”. Rincara la dose, Reiner Hoffmann, il leader del sindacato dei lavoratori tedeschi DGB, il quale dà la colpa all’Austerity portata avanti dal governo tedesco, e soprattutto la CDU di Angela Merkel, durante la crisi dell’Euro, della diffidenza di ampie parti della popolazione europea nei confronti dell’Unione.

Nel corso della mattinata arrivano anche le dichiarazioni dell’opposizione, ovvero dei Verdi, il terzo partito tedesco. In una intervista alla Tageszeitung, l’ex-leader Jürgen Trittin sottolinea come il no all’Europa, sia in Inghilterra come in tutta Europa, nasca dalla disaffezione delle classi più deboli economicamente al progetto europeo. Sono queste, continua, ad essere state più esposte a quelle politiche neo-liberali di cui, fra gli altri, Angela Merkel è stata nel corso degli ultimi anni alfiere e che hanno comportato vantaggi solo per le tasche dei ricchi e delle aziende. Per il politico dei Verdi, sarebbe quindi arrivato il momento di avviare una riforma in senso sociale dell’Europa.

Fin qui le forze, anche non di governo, europeiste, ma non tutta la classe politica tedesca rientra in questa categoria. Il vice-segretario di Alternative fuer Deutschland (AfD), il partito euro-scettico attualmente al 10-13% in Germania, Alexander Gauland, accusa la Cancelliera, soprattutto la sua politica di apertura delle frontiere ai profughi portata avanti anche in Europa, della Brexit. Per questo si augura un ritorno dell’Europa alla pura unione commerciale ed al rispetto delle identità nazionali. Sullo stesso registro il leader della CSU e governatore della Baviera Horst Seehofer che sottolinea come sia arrivato il momento di una maggiore autonomia in Europa delle identità nazionali, regionali e locali contro “il centralismo” per “un’Europa delle diversità”.

Intanto arriva l’apertura della borsa di Francoforte: un tragico -9% in linea con le altre borse mondiali che si è poi andato ad attestare, nel corso della giornata, al -7%. Di sicuro non è stata di aiuto la dichiarazione del presidente della Deutsche-Bank John Cryan, per il quale le conseguenze economiche e finanziarie di questo “venerdì nero per l’Europa” sono molto difficilmente prevedibili, “ma sicuramente saranno negative per tutti”.

Alle 12:30, dopo una riunione straordinaria del proprio gabinetto e, riporta l’agenzia francese AFP, un colloquio telefonico con François Hollande ed il presidente polacco del Consiglio Europeo,Donald Tusk, incomincia la conferenza stampa di Angela Merkel. Sul podio, la Cancelliera cerca di tranquillizzare mercati e cittadini esprimendo la propria fiducia incondizionata nella tenuta dell’Unione Europea: il voto britannico ha aperto sì una “frattura del processo di integrazione europea”, ma Bruxelles “è forte abbastanza per dare le giuste risposte a quanto successo”. Allo scopo di fronteggiare le conseguenze, la Merkel dichiara che ha organizzato per lunedì 27 Giugno un vertice straordinario con Hollande, Renzi e Tusk.

Non esistono comunque, continua la Cancelliera, soluzione rapide alla crisi, che richiede calma e tempo, nonché una maggiore comunicazione con i cittadini. In un momento in cui “le aspettative sull’Europa sono al massimo” è importante “comunicare bene ai cittadini, europei e tedeschi, i vantaggi dello stare nell’Unione” a fronte dei crescenti dubbi sull’operato dell’Unione soprattutto nei riguardi dell’emergenza profughi, uno dei temi usati dal “Leave” nella campagna referendaria. Su questo argomento, su cui la Merkel si è spesa sia in patria che in Europa, il governo tedesco non intende cambiare direzione per via “degli interessi particolari e delle responsabilità speciali” che ha la Germania nei confronti dei profughi. 

Finisce la conferenza stampa e il governo tedesco, come gli altri dell’Unione si mette al lavoro per fronteggiare non solo il negoziato d’uscita della Gran Bretagna, ma evitare che la Brexit scateni una reazione a catena, un timore già espresso dal Ministro delle Finanze Schaueble. A questo proposito interviene nel tardo pomeriggio di nuovo Steinmeier, secondo il quale “non esiste nessun’altro governo in Europa che abbia intenzione di intraprendere la stessa strada percorsa della Gran Bretagna”.

Di lì a poco arriva dall’Olanda, paese storicamente vicino al Regno Unito ed attraversato da pulsioni euro-scettiche, una dichiarazione a mezzo Twitter di Geert Wilders, leader del Partito della Libertà: “And The Netherlands will be next”, i Paesi Bassi saranno i prossimi”, hashtag: nexit.

Simone Bonzano

Per i fatti di Colonia scontro tra SPD e CDU sui migranti

migrantiSe da un lato è chiaro che i fatti di Colonia pongono il dovere morale di ripensare i termini dell’accoglienza dei migranti, dall’altro l’SPD si scontra con gli alleati di governo della CDU riguardo all’ipotesi di un inasprimento delle politiche di asilo.

Il partito cattolico della Merkel, infatti, propone un nuovo sistema di concessione dei visti, tramite il quale rispedire in patria anche i rifugiati con diritto di asilo che commettono reati. È su questo punto che i socialdemocratici tedeschi si scontrano con la Cancelliera. Il leader dell’SPD Sigmar Gabriel propone invece di punire chi commette reati direttamente in Germania, senza “consegnarlo al boia nel suo Paese d’origine”.

Sulla stessa linea anche il vice-presidente dell’SPD Ralph Stegner, che ribadisce: “La nostra solidarietà è con il 99.9% dei rifugiati che qui cercano protezione dalle persecuzioni, e tolleranza zero per coloro che sono delinquenti. È questo il principio che seguiamo.”

In pratica, la proposta socialdemocratica è quella di punire a prescindere i reati, magari intensificando le pene per quelli di natura sessuale, senza effettuare discriminazioni in base alla nazionalità di chi delinque.

In cantiere ci sono già proposte del genere, comprendenti riforme al codice penale, sulle quali però la CDU sembra fare orecchie da mercante, premendo il pedale sui sentimenti anti-islamici.

Giuseppe Guarino

Colonia, è scontro politico. Si dimette Capo della Polizia

Wolfgang-AlbersSale la tensione in Europa, tra la paura di nuovi attentati terroristici e il timore degli immigrati dopo i fatti di Capodanno che hanno sconvolto Colonia e… l’intera Comunità europea. Il Vecchio Continente si trova così a dover fronteggiare sia gli allarmi e le minacce terroristiche, sia la gestione di profughi e immigrati provenienti dai Paesi devastati dalla guerra e dalla povertà, senza dimenticare la mia risolta questione delle donne e della loro sicurezza.

A fare da capofila nei timori di un nuovo attentato a opera dell’Isis è di nuovo la capitale francese, che ieri ha tremato di nuovo. Nel giorno dell’anniversario della strage di Charlie Hebdo un ventenne di origini marocchine ha cercato di introdursi all’interno di un commissariato a Parigi, urlando “Allah Akbar”, e aggredendo un agente, ma è stato ucciso dai proiettili della polizia. Aveva una cintura esplosiva finta, un’imitazione, un coltello, un pezzo di carta con disegnata la bandiera dell’Is e una rivendicazione manoscritta in arabo. Nel testo parlava della sua volontà di “vendicare i morti in Siria”, e giurava fedeltà all’autoproclamato califfo dell’Is.
Oggi il magistrato parigino Francois Molins solleva dubbi sull’identità dell’uomo ucciso ieri nella capitale francese, mentre le autorità tentano di stabilire se rappresentasse una significativa minaccia o stesse agendo da solo e senza supporto.

Sempre oltralpe arrivano notizie inquietanti sull’Isis, dopo la “celebrazione” della tragedia da parte di un kamikaze Isis. La procura di Bruxelles infatti teme che il 15 gennaio possa verificarsi un attentato in Belgio, ad un anno esatto dalla scoperta della cellula terroristica di Verviers. Si tratta dell’operazione in cui due terroristi vennero uccisi dalla polizia belga e 8 furono arrestati e poi incriminati per terrorismo. Lo ha annunciato il procuratore federale Frederic Van Leeuv in un’intervista all’emittente Rtl.

Fa discutere ed è oggetto di dibattito pubblico e politico la violenza di Capodanno a Colonia. Il capo della polizia di Colonia è stato sollevato dall’incarico dopo le critiche per la gestione delle violenze in città a Capodanno. Wolfgang Albers, 60 anni, è stato informato dal ministro dell’Interno del land federale, Ralf Jaeger, che andrà in pensione anticipata. La questione da sociale e civile è diventata subito politica, se il Governo tedesco annuncia misure restrittive contro i clandestini, gli altri partiti cavalcano lo sdegno popolare per marciare contro la Cancelliera e la sua politica di accoglienza.
Tuttavia il partito della Merkel, i Cristiano-democratici (Cdu) ha già chiesto pene più severe contro i richiedenti asilo che commettono reati, proponendo che chi sia condannato al carcere o alla libertà vigilata non possa ottenere asilo, della stessa opinione il vice cancelliere Sigmar Gabriel, leader dei socialdemocratici (Spd): “Perché i contribuenti tedeschi dovrebbero pagare per far andare in carcere criminali stranieri? La minaccia di farli finire dietro le sbarre nel loro paese d’origine è un deterrente molto più importante che quella di incarcerarli in Germania”.

Redazione Avanti!

Immigrati. Spuntano muri, cambiano le rotte

Scontri migranti ZagabriaL’Ungheria di Orban continua a trincerarsi, dopo la costruzione di una recinzione lungo tutto il confine serbo, il primo ministro ha annunciato che l’Ungheria ha iniziato anche la costruzione di un muro lungo il confine croato. I lavori sono cominciati nella notte e Orban ha assicurato che in tempi rapidi la barriera coprirà tutti i 41 chilometri di confine tra i due Paesi non attraversati dal fiume. “Dobbiamo implementare le stesse misure che ci sono sul confine con la Serbia”, ha detto Orban.

Al lavoro al momento ci sono 600 soldati, nella giornata di oggi ne arriveranno altri 500, ai quali se ne aggiungeranno altri 700 nel fine settimana. Un vero e proprio esercito a protezione dei confini nazionali, così Zoran Milanovic, il primo ministro croato risponde annunciando: “Il confine non può essere sigillato e tutta questa gente non la si può trattenere”. Intanto la situazione diventa ancora più drammatica per gli immigrati: la Slovenia ha annunciato di aver sospeso i collegamenti ferroviari con la Croazia per frenare l’afflusso di migranti e il governo di Zagabria ha chiuso sette delle otto strade che collegano la Serbia alla Croazia dopo l’arrivo, negli ultimi tre giorni, di 13mila persone. Alla chiusura annunciata in precedenza dei valichi di Ilok, Ilok 2, Principovac, Principovac 2, Tovarnik, Erdut e Batina, si è aggiunta anche quella di Bezdan. Al momento della chiusura, al valico di Bezdan si trovavano un centinaio di migranti che non sono riusciti a passare e sono stati condotti con un autobus in un vicino centro d’accoglienza. “Siamo saturi” ha detto il ministro dell’Interno croato Ostojic.

Profughi-nuova rotta

Così molti profughi che arrivano dalla città serba di Šid camminano attraverso i campi per raggiungere il confine. Dal Governo sloveno invece si viene a sapere che la decisione di fermare anche le linee ferroviarie è arrivata dopo il fermo di 150 migranti a Dobova, provenienti dalla Croazia. “Al momento – afferma la polizia slovena – il traffico passeggeri non è operativo”. Anche la Repubblica Ceca non sa come affrontare la situazione ma si è detta pronta ad aiutare i rifugiati, Praga conferma però la sua ferma opposizione al piano Ue delle quote obbligatorie, come proposto dalla Commissione europea. La motivazione è stata data dal primo ministro Bohuslav Sobotka al quotidiano economico Hospodarske Noviny: “Ci sarà una pausa durante l’inverno, ma poi partirà una nuova ondata” di rifugiati verso l’Ue. “Centinaia di migliaia di rifugiati sono in moto e una delle ragioni per cui abbiamo rifiutato le quote – ha spiegato – è che non si finisca con l’approvazione di una soluzione burocratica per poi dire che è stato tutto risolto”.

310x0_1442431697380_APTOPIX_Serbia_Migran_rainAl caos che ormai governa l’Europa centro-orientale, i membri non sembrano trovare soluzione, per il momento Donald Tusk ha convocato il vertice straordinario tra i capi di stato e di governo dei 28 paesi dell’Unione europea per il prossimo mercoledì.
La Germania, dopo la notizia del nuovo “muro” di Orban, invita l’Europa a rimanere unita. Il ministro dell’economia tedesco, Sigmar Gabriel ha ricordato che, mentre Berlino sta mettendo a disposizione palestre, caserme e case alle famiglie rifugiate, altri Paesi stanno “mettendo il filo spinato lungo i propri confini e chiudendo i cancelli”. “L’Europa è una comunità di valori fondata sulla empatia e la solidarietà umana. E quelli che non condividono i nostri valori non potranno nel tempo contare sul nostro sostegno economico”, ha detto Gabriel.
“Se continua così l’Europa è in pericolo, più in pericolo di quello che è stata con la crisi finanziaria o la crisi greca”.
Un altro Paese, non appartenente all’Europa dei 28, si sta “spendendo” nella causa dei profughi: Ankara ha adottato una politica di assoluta apertura, senza mai respingere gli arrivi.
La Turchia, nel cui territorio vive il maggior numero di rifugiati al mondo, ha finora speso 7,6 miliardi di dollari in costi di assistenza, prendendosi in carico circa 2,2 milioni di cittadini siriani in fuga dalla guerra civile. Lo dice il vice-premier Numan Kurtulmus in un incontro con la stampa.

Maria Teresa Olivieri

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UN MILIONE

Immigrati

Un milione di profughi in arrivo in Germania nel 2015, sono queste le stime fatte dal Vice cancelliere Sigmar Gabriel, in una lettera ai membri della Spd. “Ma è solo una previsione”, precisa un portavoce del ministero dell’Interno. Le stime del Vice cancelliere però non placano le polemiche sulla decisione della Germania di reintrodurre i controlli alle frontiere.
Le ferrovie tedesche stamattina hanno ripreso a funzionare normalmente dalla frontiera austriaca dopo che la Germania ha ripristinato i controlli alle frontiere.
“I controlli temporanei – ha affermato Steffen Seibert, portavoce di Angela Merkel, nel corso di una conferenza stampa – non sono la stessa cosa di una chiusura delle frontiere. I rifugiati continueranno a venire in Germania e speriamo che ciò avvenga nel solco di un processo ordinato”.
E mentre continuano a registrarsi arrivi record nel “cuore” dell’Europa, il ministro dell’Interno della Baviera, Joachim Herrmann, critica Italia e Grecia per non aver sorvegliato le frontiere esterne dell’Ue. “Non ha senso, e soprattutto non è nell’interesse dei profughi, permettere un simile caos”, gli accordi di Schengen, ricorda Herrmann prevedono “l’obbligo di rafforzare i controlli alle frontiere esterne dell’Ue”.
Il “ricollocamento” al Consiglio Affari interni Ue
Il Consiglio “si impegna a ricollocare altre 120mila” profughi (54.000 stanziati in Ungheria, 39.600 dall’Italia e oltre 66.000 dalla Grecia), si legge nella bozza di conclusioni del consiglio Affari interni Ue. Le quote proposte dalla Commissione costituiscono “la base” per un accordo sulla distribuzione, ma si prevede anche una certa “flessibilità” per gli Stati nell’attuazione della decisione. Il consiglio dei ministri dell’Interno Ue ha adottato la decisione dello schema di ricollocamento per 40mila profughi da Italia (24mila) e Grecia (16mila) in due anni. Riguarda i richiedenti asilo arrivati o che arriveranno tra il 15 agosto 2015 ed il 16 settembre 2017.
“A nostro avviso deve essere Frontex a fare i rimpatri. Deve essere una responsabilità europea e ci vogliono i soldi europei per organizzarli”, così il ministro dell’Interno Angelino Alfano al suo ingresso al consiglio Ue. Dopo la riunione dei 28, a margine si sono visti rappresentati della Commissione Ue e i ministri di Francia, Germania, Grecia, Italia e Ungheria. Sulla questione dei cosiddetti hotspot, i centri di identificazione dei richiedenti asilo da istituire nei Paesi di prima accoglienza, Grecia, Italia e Ungheria, quale pre-requisito per la redistribuzione dei richiedenti asilo all’interno dell’Ue. A Italia e Grecia è stato chiesto di presentare già domani il programma per la redistribuzione di 40 mila profughi (24 mila dall’Italia, 16 mila dalla Grecia) decisa a luglio dal Consiglio Ue su proposta della Commissione.
La Commissione europea giustifica i controlli tedeschi
Jean-Claude Juncker, ha telefonato la cancelliera Angela Merkel e ha giudicato il ripristino delle frontiere come un fatto eccezionale dettato dall’urgenza di dover gestire l’arrivo improvviso di 40mila richiedenti asilo in un solo giorno.
La Commissione Ue ha giustificato il ripristino dei controlli alla frontiera da parte della Germania per l’emergenza migranti, sottolineando che le norme di Schengen prevedono la possibilità di ripristinare i controlli temporaneamente e in caso di situazioni eccezionali, come in questo caso, la Commissione deve esserne tempestivamente informata.

L’Europa si trincera
Molti paesi europei, in particolare nell’est Europa, non solo sono contrari alle quote come Polonia, Repubblica ceca, Ungheria e Slovacchia, ma hanno anche istituito le frontiere interne. Il presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk venerdì ha tentato la mediazione forzata annunciando che, se lunedì non ci saranno risultati al termine della riunione, organizzerà un summit straordinario dei capi di stato e di governo.


Il ministro degli Interni della Slovacchia ha annunciato (come Germania e Austria) di voler introdurre controlli temporanei alle frontiere ai confini con l’Ungheria e con l’Austria, dove a rafforzare le frontiere con l’Italia è arrivato l’esercito. Mentre in Ungheria la polizia ha chiuso il principale punto di passaggio utilizzato dai migranti per entrare in Ungheria dalla Serbia, a Roszke. A guardia dei confini anche Repubblica Ceca, Olanda, Polonia e Francia. “Sono già state date disposizioni” per ristabilire i controlli alla frontiera francese con l’Italia “se si ripeterà una situazione identica a quella di alcune settimane fa”, ha affermato il ministro dell’Interno francese, Bernard Cazeneuve da Bruxelles.

La guerra agli scafisti
L’Unione europea annuncia la guerra agli scafisti con la “fase2” dell’operazione Navofr Med, la missione armata della flotta europea contro gli scafisti, iniziata il 22 giugno, con il portaerei Cavour che ha soccorso i migranti in difficoltà, ma soprattutto raccogliendo informazioni sulle organizzazioni dei trafficanti, gli ormeggi e i metodi in azione.
Gli stati maggiori degli Stati dell’Unione si riuniranno mercoledì per concordare gli aspetti tecnici e logistici e l’Unione europea dovrà definire le regole di ingaggio dei militari. L’operazione dovrebbe cominciare all’inizio di ottobre. Le forze militari navali potranno sequestrare, far deviare le navi sospette di essere usate per i passaggi dei migranti, arrestare, ma senza mai entrare nelle acque territoriali libiche.
“In questi mesi siamo riusciti a determinare agenda urgente della Commissione”. Lo ha affermato il rappresentante Ue per la Politica estera Federica Mogherini a Bruxelles per il vertice Ue dei ministri degli Interni sull’emergenza immigrazione. “La nostra capacità di agire con i nostri partner internazionali – ha detto – dipende anche dalla forza e credibilità delle nostre decisioni interne. Mi aspetto – ha concluso – che tutti gli Stati membri si assumano le loro responsabilità in un senso di solidarietà così come è stato fatto sul fronte delle nostre politiche estere”.

Maria Teresa Olivieri