Governo verso fiducia. Scintille tra Berlusconi e Salvini

berlusconi-salvini-625x350Primo banco di prova per il Governo, dopo le Conferenze dei capigruppo di Senato e Camera di oggi pomeriggio, probabilmente si voterà la fiducia a Palazzo Madama domani, mentre a Montecitorio mercoledì.
Ma nel frattempo per Salvini resta il ‘nodo’ Berlusconi, il leader di Forza Italia, dopo aver sostenuto il suo alleato, adesso cambia idea e annuncia di votare contro il nuovo Esecutivo. Silvio Berlusconi in occasione della Festa della Repubblica ha detto: “Questo non è un governo scelto dagli italiani, fatto da programmi opposti all’insegna del populismo”. “Per questo – avverte il Cav – noi non possiamo che votare ‘no’ alla fiducia a questo governo”. In tal senso Berlusconi infatti dice: “Noi siamo per l’Europa, perché ha il grandissimo merito di averci garantito, dopo due guerre mondiali, settant’anni di pace e la libera circolazione delle persone, delle imprese e dei capitali”. Mi auguro che dai propositi si passi ai fatti. “Siamo in campo e per questo rivolgo a voi appello accorato – conclude Berlusconi – oggi l’alternativa che abbiamo davanti è o noi o loro”.
Tuttavia Salvini ha provato a ricucire i rapporti: “Ho sentito spesso Berlusconi. Penso e spero di portare in governo delle parti del programma del centrodestra che non siamo riusciti a realizzare perché non ci è stato permesso. Gli elettori di Forza Italia sappiano che farò di tutto per portare anche la loro voce al ministero dell’Intero e dentro il governo. Per quello che mi riguarda la coalizione c’era, c’è e ci sarà”.
Più conciliante l’ex Capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta che richiama il leader del Carroccio al suo dovere: “Salvini voleva andare dal notaio prima delle elezioni per garantirsi da un possibile inciucio con la sinistra di Berlusconi. Rispondo con un sorriso. Forse bisognava andare dal notaio non per Berlusconi, ma per Salvini perché l’inciucio lo ha fatto lui con i 5 stelle e ce lo aveva in testa fin dalla campagna elettorale”.
E puntualizza: “A Salvini voglio dire due cose. Come ministro degli Interni lo preferirei al Viminale dalla mattina alla sera e non in giro a far campagna elettorale. La sua posizione politica ha cambiato natura. Un ministro degli Interni deve fare quello e non il capo politico. È un problema di principio”. Infine Renato Brunetta conclude: “Anche io giro il Veneto per sostenere i candidati della Lega ma io sono un parlamentare e non il ministro degli Interni. Poi gli dico, torna a casa Matteo, ‘il centrodestra aspetta a te’, il governo coi grillini non porterà nulla di buono per il Paese. Se necessario fai un giro o due con i tuoi amici grillini e poi ti renderai conto che sono eversivi nei confronti della democrazia e dell’economia”.
La sfida tra ‘noi e loro’, anticipata da Berlusconi, ha assunto per certi versi quella tra forzisti e leghisti. L’ex ministra del Turismo nel IV Governo Berlusconi, Michela Vittoria Brambilla, risponde alle recenti affermazioni xenofobe del neo ministro Lorenzo Fontana. “Il ministro Fontana si deve occupare delle famiglie arcobaleno, è il ministro della Famiglia. Che cosa sia una famiglia non ce lo dicono le parole. La famiglia è lì dove c’è amore e si crescono i figli”. “Penso che non si possa fare il ministro senza avere davanti agli occhi il quadro complesso della società italiana”, dice Brambilla. “Ci sono diritti garantiti dalla legge – ha specificato – che vanno salvaguardati, senza riserve. Ecco perché Forza Italia, di ispirazione liberale, in Parlamento controllerà. Come sentinelle, vigileremo su tutti i diritti di tutte le famiglie”.

18 POLITICO

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Alla fine Cinque Stelle e Lega hanno trovato l’accordo sulla composizione del Governo. Un accordo al ribasso.  Un 18 politico si sarebbe detto in altri tempi, figlio proprio di questa XVIII legislatura. Frutto di trattative senza tregua dettate dalla volontà dei due leader, Di Maio e Salvini, di ottenere il massimo risultato per se stessi. Resta fuori, nonostante le possibilità ventilate ieri di entrare il maggioranza, Fdi. Il grande sconfitto resta il Paese. Ostaggio dello straripante ego dei due.

“Eccoli, l’avevamo pronosticato”. Ha commentato il segretario del Psi Riccardo Nencini. “Con un presidente del consiglio ostaggio dei due vice, ma soprattutto senza un programma e senza un cronoprogramma”. “Resta la flat tax, che non porta un euro nelle tasche dei più poveri e del ceto medio. Diventiamo un modello per l’Europa, pari all’Ungheria. Esportatori di una storia sepolta dai nostri nonni e dai nostri genitori. Non sarà un governo di cambiamento”. Per Nencini, “sarà un governo di sovvertimento. Dovremmo costruire, e subito, un’Alleanza per la Repubblica”.

L’accordo prevede Giovanni Tria come ministro dell’Economia. Un modo per sterilizzare lo scontro istituzionale che si era creato con l’indicazione di Savona a ministro dell’economia. A quasi tre mesi dalle elezioni e a un passo dal ritorno alle urne. Luigi Di Maio e Matteo Salvini, che saranno ministri e vicepremier, siglano l’intesa. Paolo Savona, il professore anti-euro cui Sergio Mattarella aveva negato l’Economia: avrà la delega alle Politiche europee.


Il Governo Lega-5 Stelle ha giurato fedeltà alla Repubblica. Il neo premier Giuseppe Conte e i ministri nominati hanno ora pieni poteri esecutivi. “Sono un po’ emozionato” ha ammesso il giurista salendo al Colle con la famiglia. Per lui si apre adesso una vita nuova, che inizierà sin da subito, con il Consiglio Europeo ed il G7.
L’epilogo di una crisi istituzionale senza precedenti va in scena nel pomeriggio al Quirinale. Le 19 personalità incaricate di guidare i ministeri si presentano sorridenti dal Capo dello Stato, accompagnate dai parenti. L’attenzione è soprattutto sui due leader, Di Maio e Salvini, seduti uno accanto all’altro. Il capo politico grillino, in completo scuro, sembra entusiasta. Il segretario leghista, giacca blu, esibisce orgoglioso la cravatta verde-Lega. Il primo sarà vice premier, ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, che promette di “metter da parte la Fornero, di istituire il reddito di cittadinanza e il salario minimo orario”. Salvini anche sarà il vice di Conte, ma si occuperà anche del Viminale. E in merito ai fondi stanziati per l’accoglienza dice subito: “Vorrei dare una bella sforbiciata a quei 5 miliardi di euro, che mi sembrano un po’ tantini”. Le premesse, insomma, rispecchiano le promesse.
Già dimenticante, dunque, le minacce al Presidente della Repubblica, le accuse di alto tradimento e la manifestazione programmata per il 2 giugno per chiedere l’impeachment di Mattarella. Tutto passato. Di Maio e Salvini tornano d’amore e d’accordo. Savona, originariamente designato per il Tesoro, va alle Politiche Comunitarie. A Giovanni Tria il compito di presiedere il dicastero di via XX Settembre. L’ex montiano Moavero Milanesi alla Farnesina, mentre al luogotenente di Salvini, Giancarlo Giorgetti, viene assegnato il ruolo di Sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Alle parlamentari pentastellate Giulia Grillo e Barbara Lezzi vanno rispettivamente Salute e Mezzogiorno. Sempre in quota M5s Danilo Toninelli nominato ministro dei Lavori Pubblici e Alfonso Bonafede alla Giustizia. Nominati anche Fraccaro (Rapporti con il Parlamento), Trenta (Difesa), Bongiorno (PA), Stefani (Affari regionali), Centinaio (Politiche Agricole), Costa (Ambiente), Bussetti (Istruzione) e Bonisoli (Beni Culturali). Il nuovo ministero Famiglia e Disabili sarà condotto dal vicesegretario della Lega Lorenzo Fontana.
L’Europa, intanto, assicura di riporre nell’Italia “piena fiducia nella capacità e nella volontà del nuovo esecutivo di impegnarsi costruttivamente con i partner e le istituzioni Ue per mantenere il ruolo centrale dell’Italia in Europa”. Lo spread è in calo, Piazza Affari riprende fiato. Provano ad alzare la testa anche le opposizioni, oggi in piazza “a difesa della Costituzione”. Oltre al Pd, in piazza Santi Apostoli a Roma, ci sono il Psi, i Verdi e Più Europa di Emma Bonino.

Meloni pronta per il Governo, Berlusconi in bilico

Berlusconi-processiSalvini è ormai pronto per l’Esecutivo e detta le regole non solo ai pentastellati, ma anche al Centrodestra. Da una parte Giorgia Meloni che per giorni ha ripetuto che la strada corretta sarebbe stata quella di affidare l’incarico a Matteo Salvini che, con tutto il centrodestra, avrebbe potuto trovare i voti in parlamento e che ora è al tavolo con il leader della Lega per trattare sulla sua entrata al Governo. Dall’altra invece Berlusconi, il cui partito è ormai stato fagocitato dal Carroccio. Forza Italia secondo i sondaggi si è dimezzata nel giro di appena tre mesi: dal 14 all’8 per cento.
Per ora, sembra che il segretario del Carroccio non voglia rompere la coalizione, anche se lavora con il M5S. Lo stesso Cavaliere parla di un colloquio telefonico rassicurante con Salvini, ma nel frattempo non è chiaro come si risolverà la questione tra Berlusconi (osteggiato dagli alleati della Lega, i 5s) e Salvini (ormai a capo della coalizione).
“Il nostro rapporto con Salvini non è certo in discussione”, dice Deborah Bergamini, responsabile Comunicazione di Forza Italia.
Da parte di Fratelli d’Italia, l’unione con i cinque stelle è sbocciata dopo la richiesta da entrambe le parti dell’impeachment del presidente Mattarella, ma adesso in ballo è anche il dicastero della Difesa che potrebbe andare alla Meloni o a Guido Crosetto.

Psi: “Contro Mattarella attacchi indegni”

quirinaleÈ scontro istituzionale senza precedenti. Questo il risultato dell’alleanza giallo-verde. Il blocco del Pase, la impossibilità di trovare una soluzione per la formazione di un governo politico. Il tentativo di Giuseppe Conte, trovato dopo giorni di incontri e scontri tra i leader di Lega e Movimento 5 Stelle, è durato solo 4 giorni. Si è schiantato sul muro ostile della improvvisata maggioranza ostinatamente ferma sul nome di Savona al ministero dell’economia. Uno scontro che ha reso evidente quanto il ruolo di Conte fosse secondario e di facciata.

Il no di Mattarella a Savona all’Economia (“decisione che non ho preso a cuor leggero”, ha chiosato l’inquilino del Colle), è stato lo scoglio sul quale è inciampato l’ex premier incaricato. Ora è in atto uno scontro istituzionale con M5s che tuona contro il Colle. “La scelta di Mattarella è incomprensibile”, ha attaccato Di Maio. “La verità è che non vogliono il M5s al governo, sono molto arrabbiato ma non finisce qui”, minaccia il leader politico grillino. Ma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non ci sta. E replica con inusuale durezza a chi lo accusa. “Non ho ostacolato la formazione del governo”.

I vertici del M5s e la leader di FdI Giorgia Meloni attaccano Mattarella invocandone l’impeachment per alto tradimento. Diversa la reazione della Lega che con Matteo Salvini chiede di tornare alle urne.

“Al contrario – ha detto Mattarella – ho sostenuto il tentativo in base alle regole della Carta, ho accolto la proposta per l’incarico di presidente del Consiglio, superando ogni perplessità sulla circostanza che un governo politico fosse guidato da un presidente non eletto in Parlamento e ne ho accompagnato, con piena attenzione, anche il lavoro per formare il governo”. “Ma il capo dello Stato non può subire imposizioni. Ho chiesto per il ministero dell’Economia l’indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con il programma. Che non sia visto come sostenitore di una linea più volte manifestata che potrebbe provocare l’uscita dell’Italia dall’euro”. “La designazione del ministro dell’economia costituisce sempre un messaggio immediato per gli operatori economici e finanziari, ho chiesto per quel ministero l’indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, che al di là della stima e della considerazione della persona non sia visto come sostenitore di linee che potrebbe provocare la fuoriuscita dell’italia dall’euro, cosa differente dal cambiare l’Ue in meglio dal punto di vista italiano. A fronte di questa mia sollecitazione ho constatato con rammarico indisponibilità a ogni altra soluzione, e il presidente del consiglio incaricato ha rimesso il mandato”.

“Salvini – è stato il commento su Twitter dell’ex premier e ex segretario del Pd, Matteo Renzi – non voleva governare: ha fatto promesse irrealizzabili, ha paura delle sue bugie, altro che flat tax e Fornero. E quindi ha usato l’alibi di un ministro per far saltare tutto: vecchio stile leghista. Ma minacciare Mattarella è indegno. Sulle Istituzioni non si scherza”. In difesa di Mattarella anche il leader di FI Silvio Berlusconi: “Prendiamo atto con rispetto delle decisioni del Presidente della Repubblica – si legge in una nota – e osserviamo con preoccupazione l’evolversi della situazione politica. Come sottolineato da Mattarella il primo dovere di tutti è difendere il risparmio degli italiani, salvaguardando famiglie e imprese del nostro Paese. Forza Italia attende le determinazioni del Capo dello Stato, ma ove necessario sarà pronta al voto”.

I socialisti si schiarano per la difesa del Presidente della Repubblica: “Lega e M5S- ha detto la portavoce del Psi, Maria Cristina Pisani –  hanno attaccato in maniera indegna il Capo dello Stato e la nostra Costituzione, tenendo il Paese nello stallo per oltre 80 giorni e mettendo a repentaglio i risparmi degli italiani e la credibilità istituzionale del nostro Paese. Il Presidente della Repubblica – ha aggiunto – ha esercitato le sue prerogative, con chiarezza e lealtà a garanzia della Carta e della tenuta delle istituzioni. Ora, lavorare per il bene del Paese”.

Centrodestra. In bilico le giunte e l’addio di Crosetto

meloni berlusconiMatteo se n’è andato e non ritorna più… o forse sì. Sembrava ormai disfatta certa per l’Alleanza di Centrodestra dopo l’Esecutivo della Lega con i cinquestelle, ma ora a cercare di riparare lo strappo è proprio Matteo Salvini consapevole che in pericolo ci sono le centinaia tra amministrazioni regionali e comunali in cui, soprattutto al nord, la Lega governa insieme a Forza Italia e Fratelli d’Italia. Con una diretta Facebook nel commentare l’incarico a Giuseppe Conte, si è rivolto ai suoi vecchi alleati Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni: “Dico a tutti gli amici del centrodestra, di Fratelli d’Italia e di Forza Italia, di avere fiducia. Vi assicuro che faremo tutto quello che non siamo riusciti a fare in passato. Certo, anch’io avrei preferito un governo di centrodestra ma il presidente Mattarella non ci ha dato l’incarico. O si tornava a votare o si faceva un governo con i Cinquestelle, inserendo quanto di più possible del nostro programma”. Salvini quindi punta il dito contro il Capo dello Stato, ma la donna dell’Alleanza, Giorgia Meloni, mette i puntini sulle ‘i’ e ribadisce quanto detto negli ultimi mesi: “Io gli avevo detto di chiedere l’incarico per il leader della Lega per poi presentarsi in Parlamento e dar vita a un governo di centrodestra. La coalizione di centrodestra non esiste più, Salvini lo ha tradito”. La delusione è cocente e forte da parte della Leader di Fratelli d’Italia che si ritrova ad affrontare in queste ore un’altra ‘perdita’ importante. Guido Crosetto, colonna portante di FdI, ha annunciato il suo addio alla Camera:
“Mi sono dimesso da parlamentare. Me ne vado con grande dispiacere, come ho scritto nella lettera che dieci giorni fa ho inviato al presidente della Camera”. “La mia decisione – ha precisato Crosetto – è dovuta a motivi personali e non di dissenso sulla linea politica. Mi dispiace perché avrei voluto partecipare e impegnarmi in prima persona in questa fase politica che ritengo sarà molto interessante e importante per il Paese”. Non è il primo addio del deputato di FdI che già nel 2014 aveva annunciato il suo ritiro dall’attività politica. Crosetto è ritornato, alla fine del 2017, su richiesta e sollecitazione di Giorgia Meloni che lo ha convinto a darle una mano ai vertici di Fratelli d’Italia.
Tuttavia Giorgia Meloni lascia un margine al Governo in costruzione: “Se chiedono il voto su cose presenti anche nel programma che abbiamo firmato insieme con Salvini e Berlusconi noi siamo disponibili”.
L’altro alleato, Silvio Berlusconi, fa sapere che Forza Italia ha avuto un atteggiamento “responsabile”, che è stato “determinante” per la formazione del nuovo governo, ma non darà la fiducia all’esecutivo. “Tale governo – sottolinea in una nota il Cavaliere – non potrà però vedere il sostegno di Forza Italia, sia per la partecipazione di una forza politica con noi del tutto incompatibile come il Movimento Cinque Stelle, sia per i programmi già annunciati, gravemente insufficienti a dare una risposta ai bisogni degli italiani”.
Nel frattempo Salvini sta cercando man forte nel suo predecessore Roberto Maroni in ottimi rapporti con il Cavaliere per trovare una soluzione soprattutto per le giunte del Veneto (Luca Zaia) e Lombardia (Attilio Fontana), in cui un addio di FdI e Fi potrebbe far saltare tutto. Inoltre proprio Zaia si trova in queste ore ad affrontare le dure proteste dell’opposizione grillina. Jacopo Berti, capogruppo del M5S in Regione afferma: “Sono un soldato e faccio quel che mi dice il Movimento ma non mi si può chiedere di cambiare radicalmente idea rispetto a tutto ciò che abbiamo detto e fatto in questi anni in Veneto, dove la Lega non è il partito antagonista che vediamo a Roma ma il tassello fondamentale di un sistema di potere che domina la Regione da vent’anni. Può creare dei problemi? Lo capisco e mi dispiace. Ma su Pedemontana, Mose, Banche Popolari, Pfas io non arretro di un centimetro”.

NODO PREMIER

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È stata diffusa la versione finale del “contratto” di governo messa a punto dopo un lungo tira e molla da Movimento 5 Stelle e Lega. Un documento che dovrebbe costituire la linea guida del futuro governo italiano, e frutto del braccio di ferro tra i due leader, Salvini e Di Maio, che hanno cercato di portare quanto più possibile del loro programma elettorale nel documento di governo.

Ora i cittadini elettori o simpatizzati dei due, saranno sottoposti a una nuova farsa. Quella di dover ratificare con il loro voto, per quanto riguarda i 5 Stelle sulla piattaforma online e per la Lega in appositi gazebo, quanto messo nero su bianco. Il documento costituirà la base di lavoro dell’istituendo governo. Il Parlamento assume così un ruolo secondario ma soprattutto nasce una questione di sostanza. Quale presidente del Consiglio, che il Presidente Mattarella desidera autorevole sia in Italia che fuori le mura domestiche, può accettare di essere l’esecutore di un programma scritto da altri? Un bel problema, non solo di forma in quando la stessa Costituzione afferma con chiarezza che il presidente del consiglio indica le linee di indirizzo del governo. Sarà proprio la scelta del premier il nuovo nodo da sciogliere. Lo stallo potrebbe essere risolto proprio con il doppio passo indietro dei due leader con la scelta di una terza figura mentre Di Maio e Salvini potrebbero occupare altre caselle di peso all’interno del governo.

Intanto rientra sulla scena Silvio Berlusconi che cerca di rompere l’asse tra il suo (ex) alleato Salvini e i Cinque Stelle. “Nell’ultima telefonata che gli ho fatto – afferma Berlusconi – ho consigliato a Salvini di tornare a casa”. Ma allo stesso tempo rimarca la distanza siderale con i 5 Stelle e si toglie qualche sassolino dalla scarpa sottolineando il comportamento non sempre gradito dell’alleato. “Salvini – dice il leader di Forza Italia – non ha mai parlato a nome della coalizione di centrodestra, ha sempre e solo parlato a nome proprio o a nome della Lega. La coalizione con un programma comune è assolutamente un’altra cosa e non ha nulla a che vedere con il Movimento 5 Stelle. In questo momento con Salvini c’è molta distanza”.

Sullo sfondo resta la preoccupazione dell’Europa per il programma di Governo. Una serie di punti, che se realizzati, manderebbero a gambe all’aria i conti dello Stato. “Italia: questa nuova alleanza che preoccupa l’Europa” è il titolo di apertura del quotidiano Le Monde e che rende bene l’idea dei timori che serpeggiano alla Commissione. “L’Europa – prosegue in prima pagina il giornale francese – si preoccupa di questo governo che non conta più uscire dall’euro, ma che difende un programma ritenuto ‘delirante’ da numerose capitali. I populisti italiani prevedono una cancellazione di 250 miliardi di euro di debito pubblico e oltre 100 miliardi di nuove spese. I progetti della nuova coalizione fanno pesare il rischio di una crisi del debito sui mercati”, avverte Le Monde, ricordando inoltre che né Luigi Di Maio né Matteo Salvini “dovrebbero diventare premier”.

Diversi esperti infatti hanno provato a calcolare quanto potrebbe costare in tutto e le loro stime vanno da un minimo di 65 miliardi di euro, calcolato dal Corriere della Sera, ai 125 miliardi stimati dall’Osservatorio conti pubblici dell’Università Cattolica, diretto dall’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli. Timori che fanno correre ancora lo spread tra il Btp e il Bund. Il differenziale di rendimento tocca i 160 punti base, il livello più alto dal 4 gennaio scorso. Il tasso sul titolo decennale del Tesoro cresce al 2,22%.

I Due forni di Salvini. Piano B con Berlusconi

matteo salvini«Gli accordi un tanto al chilo non fanno per me». I due forni si riaffacciano sulla scena politica. Matteo Salvini è allarmato dallo stallo: l’intesa con Luigi Di Maio che sembrava a portata di mano si allontana, i contrasti invece di essere superati si allargano. Così il segretario della Lega lunedì 14 maggio, dopo aver parlato con Sergio Mattarella al Quirinale sul difficile tentativo di dar vita a un nuovo esecutivo politico, ha indurito i toni verso il M5S.
Punta sempre sul “governo del cambiamento” con i cinquestelle, ma si prepara un’uscita di sicurezza in caso di rottura e di elezioni politiche anticipate, una sorta di Piano B. I due forni ricompaiono su iniziativa di Salvini. A sorpresa ha riaperto i canali di collegamento con Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, i tradizionali alleati di centro-destra collocati all’opposizione di un eventuale esecutivo M5S-Lega. Salvini, uscendo dal colloquio con il presidente della Repubblica, ha destato stupore tra i giornalisti dichiarando: «Continuo a far riferimento» alla coalizione di centro-destra, ha precisato di parlare anche «in questa veste, non solo di segretario della Lega». Non a caso ha sempre fatto di tutto per non rompere l’alleanza di centro-destra che ha raccolto il 37% dei voti nelle elezioni del 4 marzo.
I due forni, fino a un mese fa, erano teorizzati e praticati da Di Maio, era la strategia di cercare di fare il governo percorrendo due strade alternative: l’accordo con la Lega o quello con il Pd. Fallito il tentativo con i democratici, ha puntato a realizzare una intesa con i leghisti. Ora è il segretario del Carroccio ad attuare, senza citarla, la linea dei “due forni”: l’intesa con i cinquestelle per il governo, l’accordo con Forza Italia e Fratelli d’Italia per le eventuali elezioni anticipate.
Salvini su vari temi (immigrazione, giustizia, sicurezza, adozioni gay, grandi opere, flat tax) è molto più vicino a Berlusconi che a Di Maio. Non solo. La somma delle popolari promesse elettorali della Lega e del M5S (reddito di cittadinanza, flat tax, abolizione della legge Fornero, nuove assunzioni nelle forze di polizia) ha un costo alto che può arrivare a 70-100 miliardi di euro. Per reperire le necessarie risorse finanziarie si parla di un condono fiscale (che non piace ai grillini) e di «ridiscutere i vincoli europei» per l’euro sulla riduzione del deficit pubblico (l’ipotesi è guardata con preoccupazione da Mattarella).
Salvini ha mostrato di non temere uno scontro con l’Unione europea. Norme sull’euro, immigrati, lavoro, investimenti, agricoltura. Il segretario della Lega si è spinto sull’orlo dello strappo: «O riesco a dare vita a un governo che ridiscute i vincoli esterni con l’Europa oppure è un libro dei sogni». I rapporti con la commissione europea sono diventati roventi. Da Bruxelles la replica è stata immediata: le regole vanno rispettate. Tuttavia Salvini ha gettato altra benzina sul fuoco sui moniti ricevuti sugli immigrati: «Dall’Europa ennesima, inaccettabile interferenza di non eletti».
Anche Di Maio usa toni accesi, da Piano B, da campagna elettorale: «Contro di noi eurocrati non eletti da nessuno». Secondo il capo politico grillino “vanno rivisti” i vincoli europei anti deficit alla base dell’euro, comunque è fiducioso sulla nascita del “governo del cambiamento”.
Le trattative sul governo populista, iniziate il 9 maggio, proseguiranno ad oltranza, l’impegno è di risolvere tutti i contrasti. Sul tavolo c’è anche un problema non marginale: Lega e M5S non sono riusciti ancora a trovare un accordo su chi indicare come presidente del Consiglio al capo dello Stato.
L’obiettivo è di ritornare da Mattarella entro il 21 maggio per far il punto. Il segretario della Lega, dopo il colloquio con il presidente della Repubblica del 14 maggio, ha lasciato aperta ogni ipotesi con i giornalisti: «Ci rivedremo qui o perché si comincia o perché ci si saluta».

Rodolfo Ruocco
SfogliaRoma

Governo. Lega e Cinque Stelle ci provano ancora

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Lega e 5 Stelle continuano a provarci. L’obiettivo è chiudere entro giovedì prossimo. Poi si passerà alle consultazioni con i cittadini: gazebo in piazza da una parte, piattaforma Rousseau dall’altra. Restano alcuni (pesanti) nodi da sciogliere per far partire il nuovo Governo. Arrivati a questo punto i due partiti vogliono sentire il parere della gente, gli umori dei cittadini, prima di formare un esecutivo. Il Capo dello Stato aspetta novità per l’inizio della prossima settimana.

Certo è che l’ottimismo iniziale sta svanendo giorno dopo giorno. Le distanze tra le parti sembrano consistenti, sia sul nome del presidente del Consiglio che sui programmi. Nessuno dei due movimenti vuole un premier tecnico, ma qualora si scegliesse un politico, i grillini chiedono a gran voce che sia Di Maio. Impossibile per la Lega che, dopo aver abbandonato Berlusconi, sarebbe politicamente schiacciata dall’iniziativa dei 5 Stelle e oggetto di critiche da parte del centrodestra.

Fratelli d’Italia è già sul piede di guerra, con Meloni infuriata per i ripetuti tentativi di Salvini di voler cercare per forza l’intesa con Di Maio a scapito degli alleati. Berlusconi, dopo la riabilitazione ricevuta dal tribunale di Milano, vuole a tutti i costi tornare in Parlamento. Il Cavaliere è convinto che con lui in campo il centrodestra possa raggiungere il 40% e quindi governare da solo. Lo ha ribadito a Salvini anche nella giornata di ieri.

Il leader del Carroccio è perplesso. Dopo le bordate contro l’Europa, oggi ha dovuto incassare la replica del commissario europeo alle Politiche Migratorie, Dimitris Avramopoulos, che non intende accettare cambiamenti di strategia sull’immigrazione. “Dall’Europa ennesima inaccettabile interferenza di non eletti. Noi abbiamo accolto e mantenuto anche troppo, ora è il momento della legalità, della sicurezza e dei respingimenti”, la controrisposta di Salvini, che alla sua maniera manda a Mattarella l’ennesimo messaggio: il Governo è ancora lontano.

In realtà Salvini conosce bene la posizione di Bruxelles. Si aspettava la replica della Commissione, così come la presa di posizione del Financial Times, che ha definito Lega e 5 Stelle “i nuovi barbari”. Piuttosto sembra che il segretario federale sia alla ricerca di un pretesto per uscire dal tunnel nel quale si è infilato per andare a votare il prima possibile. Appare improbabile, infatti, che gli sherpa giallo-verdi riescano a mettersi d’accordo su temi dirimenti per i rispettivi elettorati. Difficile che i leghisti accettino il carcere per gli evasori fiscali e il conflitto di interessi, mantenendo allo stesso tempo l’alleanza con Forza Italia. Stesso discorso vale per i pentastellati sulla legittima difesa in salsa leghista. Impossibile, poi, che l’Italia adotti nello stesso momento flat-tax e reddito di cittadinanza. Qualcuno, dunque, dovrà rivedere le proprie posizioni entro breve. Altrimenti si andrà dritti al voto.

F.G.

Governo. Di Maio e Salvini chiedono ancora tempo

quirinale

“Abbiamo chiesto qualche altro giorno per ultimare il programma di governo”. Lo ha detto il capo politico del M5s, Luigi Di Maio, dopo le nuove consultazioni col Presidente della Repubblica. “Nomi non ne facciamo ancora, se parte questo governo parte la Terza Repubblica”, ha aggiunto. Finisce così l’incontro tra il pentastellati e il presidente della Repubblica. Nessun passo avanti concreto per la formazione del governo. Tutto fermo. Evidentemente gli incontri tra i due leader, quello della Lega e quello del M5s, non hanno prodotto i risultati sperati.

“Serve un accordo di governo omogeneo, su alcuni punti importanti ci sono ancora distanze con M5s” ha aggiunto Matteo Salvini: “Non sono appassionato al toto-nomine ma al toto-cose, anche se può sembrare irrituale tutto ciò. Per serietà vi dico che serve tempo per capire se questo governo può partire o se Lega e M5s si salutano”. Salvini ha anche parlato di sforzo enorme per trovare accordo. Ma quello che per il momento salta all’occhio è la stranezza della procedura. Con incontri che hanno ben poco di istituzionale. La ricerca di un accordo per il governo infatti non è ancora passata per il luogo principe della democrazia, ossia il Parlamento. Il tutto avviene quasi nell’ombra: due persone si danno appuntamento e seduti a tavolino stilano i punti sui quali impegnare un eventuale e futuro governo. In una democrazia matura il luogo ove questo accade dovrebbe essere il Parlamento. Ma forse della Terza Repubblica che Di Maio di vanta di avere fondato, le consuetudini sono diverse. Mattarella ha dimostrato di saper avere pazienza. Ne avrà ancora, almeno fino alla conclusione di questo tentativo, ma non all’infinito. I 5 Stelle ribadiscono che il contratto di governo dovrà essere sottoposto a una “votazione online” che stabilirà se l’alleanza di governo può partire o meno. Un altro modo di scavalcare il Parlamento.

Il presidente della Repubblica che dovrà decidere il da farsi. Di Maio e Salvini, che hanno avuto diversi incontri nei giorni scorsi, hanno comunicato al Quirinale di essere pronti a riferire su “tutto” a Mattarella. Ma il nome del possibile presidente del Consiglio non è ancora conosciuto. L’unico elemento per ora certo è che sarà un “politico” e non un tecnico.

Sabato scorso, in un discorso per commemorare lo scomparso presidente della Repubblica Luigi Einaudi, Mattarella ha ricordato le prerogative del Quirinale non solo nella nomina del premier, ma anche nell’imporre il rispetto della copertura finanziaria delle leggi, e ha ricordato la posizione europeista dell’Italia. Parole che suonano come un monito. Le preoccupazione sulla tenuta dei conti infatti sono tutte sul tappeto. Le promesse elettorali dei Cinque Stelle, cominciare dal reddito di cittadinanza, già da sole sono in grado di mandare fuori controlli i conti dello Stato. A queste vanno sommate quelle della Lega che ha battuto il territorio promettendo l’abolizione della Legge Fornero. Le due promesse messe insieme sono un vero e proprio mix esplosivo per i conto dello Stato. A queste va aggiunta una ipotetica flat tax e per completare il giro i fondi da trovare per disinnescare le clausole di salvaguardia.

Intanto è arrivata la riabilitazione del leader di Forza Italia. Infatti il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha cancellato gli effetti della condanna del 2013 a Silvio Berlusconi. “La candidabilità di Berlusconi – ha commentato il segretario del Psi Riccardo Nencini – è una buona notizia. Quella del tribunale di Sorveglianza di Milano è una decisione equa che mette il leader di Forza Italia nella condizione di competere al pari degli altri”.

Parlando poi delle alleanze per il governo Nencini ha aggiunto: “La conferma di un legame destinato a stringersi tra Lega e 5Stelle proviene da Vicenza e Siena, città chiamate al voto il prossimo 10 giugno. In nessuno dei due comuni i 5 stelle presentano la loro lista alle comunali proprio come avviene in molti altri piccoli e medi comuni. A pensar male si fa peccato ma molto spesso ci si azzecca”.

“Per quanto mi riguarda – ha aggiunto Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani – penso che i 5stelle siano solo un manganello, una purga di regime. Li hanno cullati, alimentati e fatti crescere a suon di “spot” negli ultimi dieci anni. Un partito governato da un blog, e un blog governato da non si sa chi. Casaleggio e Associati? Verrebbe da chiedersi associati a chi. Ma si proviamolo questo governo della ruspa spacciato per un cambiamento che non c’è. Intanto, i temi veri, quali ad esempio la qualità della nostra democrazia, la Costituzione scritta sostituita dalla Costituzione materiale, lo Stato di diritto che non c’è, vengono completamente rimossi e un intero popolo viene inebetito a suon di lattucciopiù radiotelevisivo. Conflitto d’interessi? Sì, quello di Grillo, Casaleggio e soci. Da dieci anni gli esponenti fascio pentastellati parlano pretendendo l’assenza di contraddittorio. Il tutto mentre idee, programmi, proposte concretamente riformatrici di un sistema, vengono brutalmente cassate. Cassate voci, storie, lotte. A volte ci si sente come un cammello in una grondaia. Tra un pop-corn e un salatino, un programma di approfondimento che nulla approfondisce e il diritto di un popolo a poter conoscere per deliberare letteralmente assassinato, eccoci a trepidare nell’attesa di non so quale fumata bianca. Il re è nudo, ma chi lo vede, chi può vederlo?”

DISEGNO RIFORMISTA

quirinale bandiereUn nuovo vertice tra tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini segna la strada verso il nuovo governo dopo il via libera dato da Silvio Berlusconi che vede come fumo negli occhi la possibilità di un ritorno alle urne. Per ora nessuna novità: “Quando abbiamo qualcosa da dire lo diremo”, ha detto il leder della Lega dopo l’incontro rispondendo alla domanda se sia stata individuata la figura da proporre per il premier. L’accordo infatti necessità di un presidente del Consiglio che non sia né Salvini né Di Maio per i quali saranno previsti altri incarichi. Con Di Maio, ha aggiunto Salvini, ci sarà “un nuovo incontro sul programma”. Un incontro per trovare delle convergenze, dei punti comuni su cui costruire una alleanza, un patto che non sconfessi le promesse elettorale di entrambi che dovranno trovare il modo di far convivere promesse opposte e incompatibili, come il reddito di cittadinanza, flat tax e abolizione della legge Fornero.

“L’avevo pronosticato mesi fa” ha commentato il segretario del Psi Riccardo Nencini. “Un governo grigio-verde alla guida dell’Italia. Populista, sovranista, antieuropeo, di taglio bonapartista. Nessuno ci credeva. Il pensiero prevalente avanzava due obiezioni. Forza Italia avrà maggiori consensi della Lega; tra Salvini e Di Maio troppe differenze programmatiche. Si dimenticava la prova decisiva, ma unificante: un profondo sentimento antipolitico manipolato da due capi – capi, non statisti – convinti che un cambiamento radicale sia possibile, rapido, addirittura necessario, a condizione che l’Italia giochi in proprio. Benché la Lega abbia governato più volte e tuttora amministri i tre quarti del nord, Salvini si presenta agli italiani come leader antisistema, al pari di Di Maio”.

“Entrambi – ha affermato ancora Nencini – hanno fatto loro l’insegnamento di Gustave Le Bon: in campagna elettorale sparala grossa tanto il popolo dimentica. Entrambi dovranno affidarsi a ‘provvedimenti manifesto’ immediati per dimostrare che la rivoluzione è in corso. Mi chiedo dove possano reperire i fondi per rovesciare la legge Fornero, applicare la Flat tax, dare vita al reddito di cittadinanza e come intendano procedere con i 600.000 rimpatri di migranti. Erano promesse o impegni? Bilancio alla mano, attaccheranno le Camere perché rallentano la marcia trionfale e infine alzeranno il tiro sulle plutocrazie di mezzo mondo”.

Insomma per il segretario socialista “il governo grigio-verde (o giallo- verde, poco importa) avrà conseguenze di non poco conto. Intanto è il primo in Europa che somma due forme di populismo ad alto tasso antiparlamentare. Si, c’è l’Ungheria e c’è l’Austria ma il peso è un po’ diverso. Secondo. Il centro destra è a pezzi. Continuerà a governare comuni e regioni ma il mastice è destinato ad allentarsi. Già in campagna elettorale le differenze erano emerse nettamente, ora rischiano di implodere. Terzo. Prevedere mutamenti in politica estera, proprio ora che il mondo è alla ricerca di nuovi equilibri e il bilateralismo assume la forma del triangolo (Cina, Russia, Stati Uniti) con l’Europa in posizione marginale. Quarto. Non sperare, immobili, che il consolato muoia in culla. Sarebbe un errore l’Aventino e un errore ancor più grave affrontare la sfida ripetendo lo stesso schema elettorale. Il duo va incalzato dentro e fuori il Parlamento. Con una ‘Concentrazione repubblicana’ che riunisca, nella loro diversità, culture e storie che hanno reso l’Italia più libera e civile. Con una visione nuova e pionieristica dell’Europa (revisione dei trattati, federalismo, taglio sociale e umanitario). Con un disegno riformista che finalmente prenda atto che l’Italia è cambiata, che la classe operaia non è l’ultimo gradino della società, che il bisogno va combattuto e il merito valorizzato. Lo confesso – ha concluso – rileggersi Turati può essere d’aiuto”.