Salvini e Berlusconi agli antipodi su tutto

Trova le differenze del giorno. Sembra un gioco enigmistico, ma in questo caso non è necessario concentrarsi più di tanto nel cercare di scorgere i particolari più piccoli, perché le difformità sono macroscopiche. L’ultima quella sulle pensioni. I due aspiranti leader del centro destra, Silvio Berlusconi leader di Forza Italia e Matteo Salvini segretario della Lega, hanno opinioni diverse. Anzi opposte. Per il primo spostare l’età pensionabile a 67 anni, come è stato con la riforma del governo Monti, “è giustissimo” il secondo invece ha tra i punti forti della campagna elettorale, l’abolizione totale di quella riforma, la legge Fornero. Per Berlusconi senza quell’alzamento “saltano i conti dell’Inps”. Poi ovviamente promette di alzare le pensioni. Ma questo è un altro discorso. Anche oggi Salvini ha ripetuto il suo ritornello. Ma è un ritornello stonato rispetto a quanto detto poco prima da Berlusconi. “La priorità – ha detto Salvini – è cancellare la legge Fornero che sta inchiodando il lavoro in Italia”. E anche la scelta del il futuro premier è terreno di scontro. “Se il 4 marzo  Forza Italia avrà un voto in più dentro la coalizione del centrodestra, il prossimo presidente del Consiglio sarà Antonio Tajani, ma se un voto in più l’avrà la Lega Nord il premier lo deciderà il Carroccio”.

Una campagna elettorale che il segretario Pd Matteo Renzi, nella sua enews ha definito “lunare”. “Guardate i nostri avversari, che non a caso scappano da un confronto diretto – ha aggiunto – Berlusconi propone in diretta TV da Fazio di sbloccare il contratto alle forze dell’ordine e fare il riordino delle carriere, incurante del piccolo particolare che questa cosa l’abbiamo fatta noi negli ultimi due anni. Salvini si propone con la consueta eleganza per guidare il Paese scommettendo sulla vittoria al Sud, sperando che nessuno si ricordi che cosa ha detto per una vita lui del Sud. Di Maio ha candidato truffatori, scrocconi di case popolari, no vax, falsi dichiarati, santoni o aspiranti tali e persino qualche finto eroe. Però fanno la morale a noi che abbiamo candidato mezzo Governo, da Gentiloni a Padoan; personalità della società civile come Paolo Siani o Lucia Annibali; amministratori e parlamentari uscenti competenti e qualificati. Lunare”. E ancora: “È vero che Berlusconi punta al Quirinale per il 2022, è vero che Salvini punta a fare il premier ma quando hanno governato Forza Italia e Lega è finita con lo spread ai massimi, il Paese inginocchiato e il grido di dolore dell’intero sistema industriale”.

Centrodestra. Ancora ignoto il candidato Premier

salvini berlusconiDi sicuro c’è solo che il nuovo leader della coalizione di Centrodestra sarà un ‘maschio’, così come anticipato giorni fa dall’ex cavaliere. Nel frattempo però continuano le liti e si intravedono le prime spaccature nel sodalizio di destra. Da una parte Matteo Salvini, intenzionato a portare avanti il Carroccio e la sua leadership che ha fatto già fuori i più moderati ‘maroniani’, dall’altra Silvio Berlusconi che seppur non intenzionato a tenre lo scetto di leader per se non sembra volerlo cedere al giovane leghista. “Tajani candidato premier? Non ho ancora l’autorizzazione dai componenti della coalizione e dello stesso Tajani, considerato il miglior presidente del parlamento europeo di sempre”, afferma il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, ospite di “Che tempo che fa”.
“Berlusconi? Ci vogliono non due ma quattro occhi aperti”, ha invece affermato Matteo Salvini oggi a Udine in un breve comizio tenuto in piazza San Giacomo, tappa elettorale in Friuli Venezia Giulia rispondendo a chi gli ha chiesto dell’alleanza con Berlusconi. “Soli non si va da nessuna parte ma patti chiari. Conto di tornare a Udine la prossima volta da Presidente del Consiglio – ha aggiunto – Gli accordi sono che se Forza Italia prende un voto in più decide il premier. Se prendiamo un voto in più noi?”.
Nel frattempo torna il nervosismo anche negli alleati di Fratelli D’Italia. “Non so perché Salvini e Berlusconi abbiano scelto di non partecipare alla nostra manifestazione, mi lascia perplessa questa assenza”. Così la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, con i cronisti, appena arrivata all’Adriano, dove si tiene la ‘Manifestazione anti-inciucio’ promossa da Fratelli d’Italia. “Giudicheranno gli italiani”. “Il nostro – ha spiegato la Meloni – è un patto di onorabilità rispetto ai nostri elettori – spiega ai cronisti, prima dell’inizio della manifestazione, Isabella Rauti, candidata per FdI – non ci sentiamo soli. Noi contiamo di raggiungere il 40% come coalizione e di governare, ma qualora sfuggissimo l’obiettivo, non siamo disponibili a governi di inciucio”. Molti gli esponenti di FdI presenti all’evento, tra i quali il coordinatore nazionale Guido Crosetto, e il capogruppo alla Camera Fabio Rampelli.

Nencini: Fascismo? Berlusconi non conosce la storia

berlusconi fazio

“Il fascismo è morto e sepolto. Il caso di Macerata è stato il gesto di un singolo fuori di testa che ha agito per conto suo. Mentre invece c’è questo movimento dell’antifascismo che a Piacenza ha picchiato un esponente delle forze dell’ordine: è un movimento pericoloso che viene dai centri sociali ed ha un programma di iniziative inaccettabile”. Lo ha detto il leader di Fi Silvio Berlusconi a “Che Tempo che fa” dove ha aggiunto: “I fascisti sono morti ma ricordo che fascismo e nazismo sono arrivati come movimenti socialisti”. E poi “Senza un Mussolini o un Hitler non succede niente…”.

“Ascolto Berlusconi e inorridisco”. È il commento del segretario del Psi Riccardo Nencini alle parole del leader di Forza Italia. “Ha appena dichiarato che fascismo e nazismo sono nati dal socialismo. Idee poco chiare e pessima conoscenza della storia. Giuro che domani gli regalo un Bignami”.

Intanto continua a far discutere, tra adesioni e critiche, la proposta lanciata ieri dalla presidente della Camera Laura Boldrini, componente di Liberi e Uguali, secondo cui “i gruppi che si ispirano al fascismo vanno sciolti, non c’è posto per loro nella nostra Repubblica che è antifascista”. La sede scelta per lanciare il messaggio non era casuale, nel quartiere Niguarda di Milano, di fronte ad un murales che rivendica l’antifascismo della zona, dove nel 1945 si tennero degli scontri durante la liberazione della città dall’occupazione nazifascista. Tra i primi a raccogliere le parole della Boldrini è il leader di Liberi e Uguali, il presidente del Senato Pietro Grasso, che rivendica: “Condivido la sua posizione, che condanna tutte quelle manifestazioni che possano essere valutate come una ricostituzione del partito fascista. E condivido l’invito a sciogliere eventuali formazioni o associazioni di questo tipo”. Sulla stessa linea gli altri leader del cartello elettorale di sinistra, Pippo

Civati, Roberto Speranza e Nicola Fratoianni. Il capogruppo di MdP alla Camera Nicola Laforgia va oltre, indicando due liste in corsa alle prossime elezioni, e si domanda: “Siamo sicuri che CasaPound e Forza Nuova stiano dentro la Costituzione?”. Anche il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, dopo che ieri sera si è svolta una manifestazione di CasaPound nel capoluogo campano, incalza: “Chi aspettano il ministro dell’Interno e lo stesso Governo per porre fine alla propaganda fascista nel nostro Paese?”.

L’ultima proposta di legge che disciplina le sanzioni contro l’apologia del fascismo è quella presentata dal parlamentare Pd Emenuele Fiano, approvato lo scorso anno dal Parlamento, che recita: “Chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni”. In precedente l’apologia di fascismo era stata normata dalla legge Scelba del 1952, che riconosce come “riorganizzazione del disciolto partito fascista” il caso in cui “una associazione o un movimento persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista”.

Nel 1993 invece è arrivata la legge Mancino, che amplia le sanzioni per discriminazione razziali, etnici, religiosi o nazionali. Sono due le liste di estrema destra più in vista in corsa alle elezioni del 4 marzo: CasaPound ed Italia agli Italiani. I primi, i cosiddetti ‘fascisti del terzo millennio’, Il Cartello ‘Italia agli Italiani’ invece raccoglie la Fiamma Tricolore e Forza Nuova, ovvero le due formazioni che ospitano più reduci della stagione delle formazioni della destra extraparlamentare degli anni Settanta e Ottanta.

Elezioni, Grasso fa il ‘Capo’ e apre al M5S

Grasso-Senato-RiformeLiberi e Uguali…e forse un po’ troppo indecisi. Pietro Grasso appena tre giorni fa affermava: “Da presidente del Senato ho verificato le posizioni ondivaghe del M5s sulle unioni civili, sullo Ius soli, su euro sì euro no. Non c’è chiarezza”. Adesso però ci ripensa e afferma: “Se ci fossero le condizioni per cui i nostri principi possono trovare applicazione al governo siamo aperti al dialogo”. All’inizio il leader di LeU aveva precisato: “Noi siamo una sinistra progressista di governo, dal punto di vista istituzionale disponibile a un governo che possa portare avanti i nostri principi, valori idee, sul lavoro sulla scuola, sull’economia. Se ci fossero le condizioni per cui” le proposte “corrispondono a quelli che sono i nostri valori e i nostri principi perché no?”: così il leader di LeU Pietro Grasso al videoforum di Repubblica Tv, ricordando però che i grillini sono “ondivaghi e in fase di mutazione genetica”. Non ci sono però, “pregiudiziali”, queste ci sono “solo con la destra”.
Il Presidente del Senato ha voluto ribadire che è lui il leader della nuova formazione politica di sinistra e ha fatto sapere che “se il M5S è quello che lei ha conosciuto alla Camera, è chiaro che deve dire così ed è giusto che lo faccia, se invece ci sono cambiamenti… Sono diversi adesso, avevano detto” ad esempio “mai alleanze e ora ammettono che siano possibili”. Se invece sono “contro l’immigrazione e i nostri principi, allora Boldrini ha ragione e non c’è possibilità di incontro. Ma io come capo politico ho il compito di fare una sintesi”.
Sempre sul no ai 5 stelle della presidente della Camera, un mese fa Grasso commentando la posizione di Laura Boldrini, che aveva scelto di candidarsi con Liberi e Uguali ma ha escluso un’alleanza col M5S, Grasso ha risposto che non sta a Boldrini decidere con chi si alleerà Liberi e Uguali, ma a lui.
Un’alleanza che se non ha molti punti in comune, ha sicuramente due nemici giurati: Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Pietro Grasso rifila una stoccata nei confronti del segretario del Pd, per il capo di LeU la candidatura di Matteo Renzi al Senato che voleva abolire “rientra in quella incoerenza che fa parte della politica. Aveva detto che non si sarebbe più candidato, che avrebbe abbandonato la politica se avesse perso il referendum, è un’altra cosa che si dimentica. E’ una persona che dichiara una cosa e poi ne fa un’altra”. Mentre contro Berlusconi dice: “È una persona non candidabile per legge, che invece mette il proprio nome nel simbolo. È una cosa che non doveva essere consentita”.

La guerra nella sinistra la rende irrilevante

sinsitraLa storia si ripete: è guerra nella sinistra e nel centro-sinistra. Anzi, più si avvicina il 4 marzo, la data delle elezioni politiche, più è “guerra totale”. Il Pd accusa Liberi e Uguali di far vincere “la destra” di Forza Italia e della Lega. Liberi e Uguali imputa al Pd di volere l’inciucio e di essere succube della “destra”. Secondo Potere al popolo, l’ultimo nato nel fronte progressista (raccoglie consensi tra gli elettori di Rifondazione Comunista, ex Ds e socialisti), le altre due sinistre praticamente sono un’altra faccia della “destra”.
La guerra fratricida tra le sinistre offusca perfino i diversi programmi e le differenti visioni della società. Piero Fassino è tra i pochi a non farsi prendere la mano: «Per me gli avversari politici sono i Cinque Stelle e i partiti del centrodestra. Noi non abbiamo avversari a sinistra». Ma l’ex segretario dei Ds, rimasto nel Pd di Matteo Renzi mentre molti altri hanno preferito la scissione, è tra i pochi a mantenere la calma e a non farsi trascinare dai toni settari.
Le accuse di “tradimento” dei valori della sinistra, in testa l’uguaglianza, prevalgono. Si è innescato un meccanismo di “cupio dissolvi” in nome di una non meglio precisata “purezza” politica. La battaglia è con il vicino di sinistra per conquistare voti, ma gli effetti sono opposti, deleteri. Non fa bene a nessuno alimentare le divisioni e gli scontri permanenti. Più la guerra a sinistra diventa senza quartiere più i sondaggi elettorali si tingono di nero per tutti: il Pd è crollato poco sopra il 20% dei voti, Liberi e Uguali oscilla sul 5-6%, Potere al popolo è posizionato tra l’1% e il 2%.
Il centro-destra di Silvio Berlusconi, unito pur tra non pochi dissensi interni, invece sale: secondo le rilevazioni starebbe poco sotto il 40% mentre il M5S si affermerebbe come il primo partito italiano con il 28%. Non solo. Gruppi neofascisti come Forza Nuova, cavalcando i temi anti immigrati e della sicurezza dopo il terrificante raid razzista di Macerata, avanzano e potrebbero riservare brutte sorprese. Ci sono le premesse di un disastro.
Certo gli indecisi sono ancora tanti e le urne potrebbero dare risultati diversi. Tuttavia l’andamento negativo potrebbe portare la sinistra al peggior risultato della sua storia. Nella Prima Repubblica Pci, Psi e la nuova sinistra (che si fosse chiamata Pdup o Democrazia proletaria) in totale andavano oltre il 40% dei voti. Nella parte iniziale della Seconda Repubblica il Pds-Ds e Rifondazione comunista sommati veleggiavano a ridosso del 35%. Il Pd renziano nelle elezioni europee del 2014 arrivò al trionfale 40,8%, una forza paragonabile solo alla Dc dei tempi d’oro.
In Italia la guerra nella sinistra c’è da sempre, salvo brevi periodi di sereno. La lotta fratricida è sempre stata tra le due diverse anime politiche: la sinistra riformista e quella radicale. C’è chi voleva mettere le briglie al capitalismo, per assicurare libertà ed uguaglianza alle masse popolari, e chi voleva l’abbattimento del sistema, la rivoluzione. Dopo il crollo del comunismo nel 1991 e la scomparsa dell’Unione Sovietica, tutto si è fatto più confuso. La socialdemocrazia non ha ingranato in Europa la marcia trionfale che molti si aspettavano, ma è andata incontro a divisioni e sconfitte; soprattutto in Italia la crisi è stata pesantissima.
L’unità è rimasto un miraggio, ha prevalso la frammentazione. Anche il tentativo di formare un centro-sinistra riformista, dando vita prima all’Ulivo di Romano Prodi e poi al Pd guidato da Walter Veltroni, è fallito. Renzi è sotto il fuoco incrociato degli avversari esterni e interni. Non è detto che sopravviverà al voto del 4 marzo. Se il Pd subirà una disfatta con la discesa al 20% dei voti, il segretario sarà disarcionato e si parla perfino di un possibile ritorno di Veltroni al posto dell’ex “rottamatore”. Se invece il Pd renziano riuscirà a reggere sul 25% incassando anche il 3-4% degli alleati minori di centro-sinistra (Psi, Verdi, prodiani, radicali della Bonino, centristi della Lorenzin), sarà comunque difficile formare un esecutivo.
La guerra nella sinistra rende ardua una intesa di governo con Liberi e Uguali di Grasso. Sarebbe molto complicato per Renzi riallacciare i rapporti con Bersani, D’Alema, Speranza, Civati, Fassina, usciti dal Pd con uno scambio di accuse laceranti. La guerra civile restringe e non allarga il perimetro della sinistra. Il pericolo è una terribile disfatta generale, le divisioni causano l’irrilevanza.

Rodolfo Ruocco
SfogliaRoma

Berlusconi ci riprova con il condono edilizio

abusivismo

Silvio Berlusconi torna sul tema migranti e chiarisce che la lega non ci sono differenze: “Noi e la Lega siamo sulla stessa linea”. “Loro usano parole più dure”. E aggiunge: “Noi e la Lega siamo consapevoli che questo problema non si può risolvere con il buonismo e la retorica dell’accoglienza”. E il razzismo non si combatte “solo mettendolo fuori legge, ma rimuovendone le cause. Chi non fa nulla fa il gioco dei razzisti”, conclude il leader di Forza Italia. Un Berlusconi costretto a parlare come Salvini per cercare di pescare anche nel sul spazio elettorale. Ma il leader di Forza Italia no si limita ai migrati. Va oltre si lascia andare in quello che meglio gli riesce: la promessa. Comincia da un nuovo condono edilizio ultra-libertario: “Bisogna cambiare le regole: chi deve costruire una casa o aprire un’attività commerciale, non dovrà più aspettare anni per permessi e licenze – continua l’ex premier – dovrà dichiarare l’inizio dell’attività e assumersi la responsabilità di rispettare le leggi. Solo dopo verranno i controlli”. Un maxi-condono? “Chiamatelo come volete – taglia corto – l’importante è che si cambino queste regole attuali”.

“Nemmeno Utopia somiglia all’Italia futura disegnata da Berlusconi: cancellate le licenze edilizie, taglio verticale delle tasse, rimpatrio di ben 600.000 migranti, maggioranza assoluta al centro destra, sole e mandolino” è la risposta del segretario del Psi Riccardo Nencini promotore della Lista “Insieme”, candidato nel collegio uninominale del Senato di Arezzo e Siena per il centrosinistra. “La verità ha colori un po’ diversi – sottolinea Nencini – La flat tax privilegia l’1% degli italiani che posseggono il 25% della ricchezza, costruire senza una licenza edilizia significa incentivare l’abusivismo, quanto ai rimpatri – conclude – ricordo che la prima sanatoria dei clandestini venne fatta proprio dal governo Berlusconi tra il 2002 e il 2004 (623.000 persone!). Promesse da marinaio, appunto”.

Non meno dura la reazione dei Verdi, con Angelo Bonelli, promotore della lista Insieme, che attacca: “Berlusconi propone una legge per riconoscere l’abusivismo di ‘necessità’, colui che è stato responsabile di ben due condoni edilizi che hanno massacrato coste e territorio del nostro Paese torna a strizzare l’occhio a chi ha violato legge a danno degli italiani onesti e dell’ambiente”. E conclude: “Sono politiche criminogene, l’Italia tornerebbe ad essere il paese che legalizza le illegalità, il paese che premia i disonesti e massacra il territorio”.

Una posizione quella del leader di Forza Italia decisamente ambigua tanto che si potrebbe chiedere a Berlusconi: “Ma te stai con la Merkel come racconti tutti i giorni, o stai, come fa Salvini, con le Pen e vuoi uscire dall’euro?” afferma il segretario del Pd Matteo Renzi. “Questi – continua – stanno insieme ma son divisi su tutto”. E sul condono aggiunge: “Berlusconi propone un condono edilizio. E capisci che mancano tre settimane alle elezioni: lui ormai è prevedibile, il condono edilizio è la proposta che spunta sempre nell’ultimo mese. Sempre quella, la fantasia al potere”, scrive su Facebook il segretario del Partito democratico Matteo Renzi.

A dirsi fortemente contrario al condono è anche un alleato di Barlusconi che apre così un altro fronte nel centro destra. Il leader della lega infatti attacca duramente: “Rilanciare l’edilizia è fondamentale togliendo burocrazia e tagliando tasse folli come l’Imu su capannoni e negozi sfitti. Bisogna anche bloccare le aste giudiziarie al ribasso, che falsano il mercato. Ma dico no, dico fortemente no, a ogni ipotesi di condono per abusi edilizi: il nostro territorio è già troppo cementificato, occorre abbattere tutte le costruzioni abusive, a partire dalle zone più a rischio”.

Migranti. “Governo concreto. Dalla destra chiacchiere”

Immigrazione

“Non possiamo accettare di essere condizionati da posizioni troppo diverse da quelle che la civiltà europea considera posizioni giuste”. Così il premier Paolo Gentiloni, parlando del tema immigrazione durante una lezione sull’Europa all’università Humboldt di Berlino. Un tema che sta diventando sempre più al centro dello scontro della campagna elettorale. Un tema che va trattato in prospettive e non solo con l’obiettivo di lucrare una mancia di voti in più durante la campagna elettorale.

“Il Governo – ha esortato il Senatore socialista Enrico Buemi responsabile giustizia del Psi, e candidato nel collegio senatoriale uninominale di Pinerolo – Moncalieri per la coalizione di centro-sinistra – emani subito un provvedimento che preveda misure per il temporaneo utilizzo gratuito da parte delle Amministrazioni locali, per attività nell’interesse delle comunità ospitanti, di cittadiniimmigrati in attesa di regolarizzazione giuridica o di ricollocazione nei Paesi di origine”. “Noi socialisti già da tempo abbiamo presentato due disegni di leggi (S. 2507 Misure per l’istituzione di programmi di volontariato per l’esecuzione di lavori volti a creare un’Italia più bella e S. 2198 Misure in materia di percorso di cittadinanza) in materia di immigrazione che sono già stati proposti alla valutazione del Senato nella XVII Legislatura”, ha commentato Buemi. “Adesso è necessario che il Governo, con un decreto, anticipi tali misure”, ha concluso.

La destra si vanta di avere le soluzioni per gestire l’immigrazione. Avere una ricetta pronta e semplice sul tema degli immigrati clandestini è “umiliante per l’intelligenza dei cittadini”, quindi “si gioca a chi la spara più grossa”, è il pensiero di Pier Ferdinando Casini, candidato per il centrosinistra, che ha criticato la proposta di Silvio Berlusconi sul rimpatrio di 600mila migranti irregolari. “Ma secondo voi arrivano con la carta di identità? No, occultano i documenti – ha detto Casini – e non riusciamo a capire da dove vengono. Dove le identifichiamo e dove rimandiamo queste persone se non ne sappiano le generalità?”. Secondo Casini “ha fatto di più Minniti per contrastare l’immigrazione clandestina dei tanti proclami di Salvini che cercano solo di iniettare veleno negli italiani. Questo governo ha lavorato sulle cose concrete. Le altre sono chiacchiere”.

Legge Merlin incostituzionale, rinviato processo ‘Escort’

daddario de niccoloSarà la Consulta a stabilire se sia ancora oggi costituzionale punire chi recluta donne che volontariamente si prostituiscono. Viene di fatto accolta dalla Terza sezione della Corte d’Appello di Bari, dinanzi alla quale è in corso il processo di secondo grado sulle donne portate fra il 2008 e il 2009 dall’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini nelle residenze dell’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, l’istanza presentata dai difensori, sospendendo il processo “escort”.
I giudici hanno rinviato gli atti alla Corte costituzionale perché, dopo 60 anni da quando è stata approvata la legge Merlin del 1958, si esprima per la prima volta sulla incostituzionalità di alcune norme in essa contenute. L’istanza, rigettata nel processo di primo grado, è stata presentata dai difensori di Gianpaolo Tarantini, gli avvocati Nicola Quaranta e Raffaele Quarta, e di Massimiliano Verdoscia, gli avvocati Ascanio Amenduni e Nino Ghiro.
L’eccezione di incostituzionalità, nella parte in cui si affronta la questione dell’autodetermibazione nella scelta di prostituirsi, era stata rigettata nel processo di primo grado e riproposta dagli avvocati difensori in secondo.
Contrario il sostituto procuratore generale Emanuele De Maria che si era opposto: “è un lavoro che fa soffrire chi lo esercita – aveva detto – per questo, che lo di eserciti in locali di lusso o per strada, la sostanza non cambia”. Chi si prostitusce, in sostanza, rinuncia alla libertà di scegliere. A decidere ora saranno i giudici della Corte Costituzionale.

Regionali. Parisi ci riprova nel Lazio

parisi“Oggi ho ricevuto l’invito dai leader del Centrodestra a candidarmi come Governatore della Regione Lazio. Come molti di voi sanno, su questa ipotesi già circolata nei giorni scorsi abbiamo avuto una lunga discussione all’interno della nostra segreteria e tra i referenti Regionali”, così Stefano Parisi, leader del movimento Energie per l’Italia, annuncia la sua candidatura a Governatore del Lazio, e spiega: “Abbiamo tuttavia deciso di accettare perché siamo un partito nuovo, costruito in solo un anno di lavoro e dobbiamo innanzitutto consolidare la nostra presenza in tutta Italia, nelle comunità, nei territori”.
L’accordo alla fine è arrivato: Stefano Parisi è il candidato del centrodestra alle elezioni regionali del Lazio e sfiderà Nicola Zingaretti, attuale governatore super favorito nei sondaggi e molto apprezzato da tutti gli schieramenti a sinistra.
Stefano Parisi ha sfidato Beppe Sala alle comunali di Milano, portando a un risultato insperato, un bel 40% contro il candidato dem. Stavolta la sfida è per la Regione attualmente roccaforte del Pd e terra dei leader di destra come Giorgia Meloni, che difende la scelta del nuovo candidato: “Parisi è romano e conosce Roma, per me è più naturale si candidi a fare il governatore del Lazio che il sindaco di Milano”, ha spiegato la leader di Fratelli d’Italia. E sulla lunga faida interna al centrodestra nella scelta del candidato ha aggiunto: “Mi ha spaventato il perdere tempo della coalizione. Fratelli d’Italia gioca per vincere, spero che anche gli alleati lo facciano. Noi lo abbiamo dimostrato”
Per l’Ex Cavaliere i motivi per cui si è scelto Parisi, con l’accordo di tutti, sono svariati: “Allarga il consenso, va a pescare anche a sinistra e nei moderati delusi dal Pd”, sostiene Berlusconi. In più non appartiene a nessuno dei partiti del centrodestra e questo li rende più liberi di appoggiarlo senza gelosie e consente loro di non addossarsi una eventuale sconfitta.

Gentiloni, no alleanze post voto con la destra

Immigrati/Migranti, Gentiloni: Ue troppo lenta, serve politica comune

No a un governo di coalizione con il centrodestra, sì alla stabilità. Da Davos, in Svizzera, dove si trova per partecipare ai lavori del World Economic Forum, il presidente del Consiglio spiega il sentimento che circola tra i leader. Molti sperano, dice Paolo Gentiloni, “che l’Italia continui così” e che la spinta di riforme in atto “non venga messa in discussione ma anzi che prosegua”. “Tutti pensano – aggiunge – che l’Italia sia sulla strada giusta e che deve evitare qualsiasi deragliamento”. No, dunque, anche all’ipotesi di un’alleanza con Forza Italia, Lega e FdI se dalle urne non dovesse uscire un vincitore chiaro. “Non sarei interessato”, afferma rispondendo alle domande della Cnbc, anche perché, prevede, “la posizione populista anti Ue non prevarrà e l’Italia manterrà la sua stabilità”.

Gentiloni poi si toglie qualche sassolino dalle scarpe illustrando alcuni numeri sui conti del nostro Paese. “Un anno fa – dice – il Fondo monetario internazionale dava la crescita italiana a un magro 0,7% per il 2017, poi è stata dell’1,6%, il doppio secondo lo stesso Fmi. “C’è ancora molta strada da fare – aggiunger – ma queste sono le nostre riforme” e che “questi sforzi devono continuare: l’Eurozona e l’Italia hanno davanti a sè anni migliori”.

Dopo la due giorni a Bruxelles il leader di Forza Italia torna a parlare dei rapporti con l’Europa. Il leader di Forza Italia si trova nella imbarazzante situazione di dover apparire credibile alla Commissione europea e allo stesso tempo non smentire il suo alleato Salvini che dell’antieuropeismo ha fatto un vessillo da sventolare in campagna elettorale. “Abbiamo intenzione di mantenere gli impegni assunti dall’Italia, immagino e spero che riusciremo a mantenere” anche quello sull’azzeramento del debito entro il 2020 e a non sforare il tetto del 3% del rapporto debito/Pil, sottolinea Silvio Berlusconi replicando alle parole pronunciate ieri dal segretario della Lega, Matteo Salvini. Berlusconi smorza le polemiche affermando di non sentirsi in contrasto con la proposta di Matteo Salvini di sforare il 3% di deficit. “Abbiamo detto la stessa cosa”, dice il Cavaliere intervistato a Radio 24. Insomma per Berlusconi tutto dipenderà “dall’andamento dell’economia”, spiega, ma un eventuale superamento “del 3% non sarà nulla di scandaloso”, infondo, chiosa, “abbiamo detto la stessa cosa”.

Esclude accordi post elettorali con la destra anche Pierluigi Bersani: il popolo di Liberi e uguali “non accetterebbe mai un discorso del genere”. L’ex segretario del Pd non esclude invece la possibilità di un dialogo con il Movimento 5 stelle: “Si parla con tutti ma fare alleanze è un altro discorso. Sono dispostissimo a parlare con loro per capire dove vogliono andare anche perchè non possono pensare di avere il 25% e non portarlo da nessuna parte per altri cinque anni”.

Ginevra Matiz