Scieri, un arresto per il parà morto 19 anni fa

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C’è un arresto per concorso in omicidio nei confronti del 26enne siracusano, parà di leva, trovato morto il 16 agosto di 19 anni fa nella caserma Gamerra di Pisa, centro di addestramento della Folgore. Si tratta di Alessandro Panella, caporale e capocamerata di Cerveteri a cui era stato assegnato Scieri. Panella è anche cittadino americano. Venerdì 3 agosto stava per rientrare negli Stati Uniti con un biglietto di sola andata dopo aver saputo delle indagini che lo riguardavano. Di qui la necessità della Procura di procedere all’arresto per evitare la fuga. Il caso Ammoddio è stato riaperto grazie ai lavori della Commissione di inchiesta parlamentare guidata da Sofia Amoddio.

“Sul caso Emanuele Scieri bisogna arrivare alla verità”, ha detto il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta. “In questo momento il mio primo pensiero va alla famiglia Scieri. Il ministero della Difesa in particolare è a completa disposizione della magistratura, verso la quale nutre piena fiducia, per fare luce sull’episodio“. Diciannove anni da quella morte – che alcuni cercarono di archiviare come un suicidio o incidente – la squadra mobile di Firenze ha ottenuto un risultato che potrebbe fare luce sulla lunga scia di sospetti e fatti poco chiari che, fin dall’inizio, si sono addensati su quella tragedia.

Gli amici e i familiari di Emanuele non hanno mai voluto credere all’ipotesi di una morte accidentale o, tantomeno, voluta dal giovane. E voci sempre più insistenti hanno parlato, a più riprese, del clima di nonnismo e di un “sistema di disciplina fuori controllo” che vigeva nella caserma. Un’ipotesi, questa, che ha preso sempre più corpo durante i lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte del giovane, presieduta dalla parlamentare Sofia Amoddio. “”Quella su Emanuele Scieri – ha spiegato Amoddio, ex deputata Pd – è stata la prima commissione d’inchiesta parlamentare in Italia che ha portato alla riapertura di un caso e poi a un arresto”.

Il sindaco di Siracusa Francesco Italia ha preannunciato intanto che il Comune si costituirà parte civile in un eventuale processo. “I clamorosi sviluppi giudiziari che stiamo apprendendo in queste ore non ci restituiranno Lele, ma renderanno sicuramente giustizia alla sua memoria e saranno di conforto alla sua famiglia e ai tanti amici che non hanno mai creduto alle versioni ufficiali rese finora. Oggi è un giorno migliore – dichiara – come sindaco di Siracusa, a nome dell’intera Giunta comunale, devo ringraziare innanzitutto Sofia Amoddio che insieme alla deputazione cittadina si è impegnata per la costituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla vicenda, e che da Presidente della stessa ha portato avanti un lavoro attento e puntuale che ha trovato riscontro nella svolta giudiziaria odierna”.

Emanuele Scieri, dunque, per la procura di Pisa è stato ucciso. E poteva essere salvato: il tempo ci sarebbe stato ma il giovane “è stato lasciato agonizzante a terra”, ha spiegato il procuratore capo Alessandro Crini. Per la procura il parà, 26 anni, una laurea in giurisprudenza prima della leva, è morto perché vittima di violenti atti di nonnismo. Quella sera del 13 agosto 1999, per la procura, Scieri fu prima svestito e poi percosso con pugni e calci. Poi fu costretto a salire su una scala alta 10 metri, utilizzata per l’asciugatura dei paracadute da dove, “in conseguenza degli atti di violenza e minaccia in atto”, precipitò.

Secondo gli inquirenti Panella e gli altri indagati nascosero il corpo di Scieri sotto un tavolo per non farlo notare. Tanto che il parà vennne trovato solo tre giorni dopo, il 16 agosto.

Prescrizione, il ripensamento di Alfano

Corruzione-giustizia-prescrizioneSulla prescrizione “troveremo l’accordo lo faremo in tempi rapidissimi”. Angelino Alfano lancia segnali distensivi e riferisce di aver già parlato con il ministro Boschi. Dopo la bufera scatenatasi ieri all’improvviso, ecco che il leader Ncd assicura: “Siamo vicinissimi a un accordo sulla prescrizione. Troveremo la quadra e quindi è fuori luogo ogni enfatizzazione di una presunta spaccatura nella maggioranza. E’ davvero fuori luogo – ha aggiunto Alfano – ogni enfatizzazione dell’argomento come se fossimo in un momento di spaccatura della maggioranza”.

Insomma Alfano non ci ha messo molto a rientrare nei ranghi dopo l’alzata di testa in cui aveva osato non essere d’accordo con linea dettata sulla prescrizione. D’altronde non è la prima volta. Come non ricordare la clamorosa giravolta del leader dell’Ncd nella vicenda che ha portato all’elezione del presidente della Repubblica?

Tutto è iniziato ieri appunto, con l’estensione dei tempi per la prescrizione per i reati di corruzione, prevista da una modifica al testo della riforma, approvata dalla commissione Giustizia della Camera e firmata dai due relatori Sofia Amoddio del Pd e Stefano Dambruoso di Scelta Civica, con il parere favorevole del governo.

La questione è che Area popolare si mette di traverso, votando contro. Di qui, appunto la spaccatura nella maggioranza a Montecitorio, anche se l’esecutivo getta acqua sul fuoco e fin da subito ostenta tranquillità. Ed eccoci a Alfano per il quale, oggi, “è naturale che in prima lettura, in Commissione, possano esserci posizioni diverse su alcuni aspetti”. Insomma le minacce di ieri sono rientrate in poco tempo. Senza appello il giudizio di Rodolfo Sabelli il presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) manda a dire che la norma “andrebbe riscritta radicalmente, tutta da capo” e manifesta il suo timore che “si stia facendo quello che a Roma si dice una ‘romanella’”. Ovvero qualcosa di confuso e approssimativo.

Il Psi ha già detto il testo della commissione, se non verrà modificato rischia di far ricadere sui cittadini le inefficienze della giustizia. “Noi socialisti – ha detto Di Lello – non lo voteremo”. Allungare all’infinito i termini della prescrizione esula dalla logica del giusto processo che vorrebbe una giustizia certa nei tempi.

Getta comunque acqua sul fuoco anche il presidente del gruppo Misto alla Camera, Pino Pisicchio. “La riforma della prescrizione, dei suoi tempi, del suo improprio utilizzo nel sistema giudiziario, rappresenta il tema centrale della riforma più complessiva della giustizia”, ricorda. “Occorre, dunque, lavorare per rendere più snella le procedure che oggi ritardano il giudizio, non per allungarle. La riduzione dei tempi della prescrizione entro limiti ragionevoli si muove in questo senso”, rileva. Altro tema caldo trasversale sul fronte giustizia è l’anticorruzione: “Serve una legge vera” dicono i 5 Stelle. “Se si vuole l’appoggio del Movimento Cinque Stelle, bisogna fare una legge anti corruzione senza emendamenti a ribasso che vanificano l’effetto del provvedimento, come quello proposto ieri”, avverte Luigi Di Maio. E anche qui una mano tesa arriva dal governo: “Sosteniamo con grande convinzione rigorose norme anticorruzione. Molte, già in passato, le abbiamo approvate. Sulla prescrizione sono ottimista che si troverà un serio punto d’incontro, che tenga conto dell’esigenza di non scaricare sui cittadini la lentezza della giustizia”, afferma il vice ministro alla Giustizia, Enrico Costa. “Se un uomo viene assolto dopo trent’anni, che se ne fa dell’assoluzione? Sì a prescrizione lunga ma non eterna. E’ essenziale velocizzare i tempi dei processi”, osserva.

Oggi l’esame della Commissione si è concluso e dopo i passaggi di rito, il testo arriverà in aula il 16 marzo. Fermi tutti, invece, al Senato, sull’emendamento sul falso in bilancio che non è arrivato in Commissione “mentre è stato dato alla stampa” cosa che ha fatto andare su tutte le furie FI, M5S, ma anche lo stesso capogruppo Pd in Commissione, Giuseppe Lumia. Le pressioni sono tante, gli interessi altrettanti e nessuno sembra avere interesse ad andare avanti. L’emendamento sul falso in bilancio è ora direttamente allo studio di Renzi, Boschi, Poletti e Guidi. Ci sono gli interessi delle imprese, che temono. E ci sono anche altri timori, come quelli del Pd per i propri componenti della Commissione giustizia al Senato che potrebbero votare in difformità dalla linea del partito. E non è casuale anche un altro dettaglio della giornata di oggi: il no dei senatori alla richiesta del presidente della commissione Giustizia, Nitto Palma, e del capogruppo FI Romani di inserire nel calendario la formula “ove concluso in commissione”. Il che significa che il ddl potrà arrivare in Aula anche senza che i commissari abbiano concluso il proprio lavoro.

Redazione Avanti!

Giustizia, la prescrizione spacca la maggioranza

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La giustizia scalda la maggioranza. Slitta l’esame nell’Aula del Senato del ddl anticorruzione. La conferenza dei capigruppo di palazzo Madama ha deciso di metterlo in calendario anziché giovedì, com’era previsto da tempo, nella settimana dal 17 al 19 marzo. In commissione non risulta ancora formalmente presentato l’emendamento del Governo sul falso in bilancio e continua quindi l’ostruzionismo di Fi sul provvedimento. Infine alla Camera la maggioranza si è spaccata sulla riformulazione dell’art.1 del testo di riforma della prescrizione che prevede l’allungamento, della metà, dei termini per i reati di corruzione. Ap (Ncd e Udc) ha votato contro, insieme a Fi e M5.

Il testo del governo riformula una prima proposta di testo base a firma dei due relatori di maggioranza del provvedimento, Sofia Amoddio (Pd) e Stefano Dambruoso (Sc).

Le proposte di riformulazione presentate in commissione Giustizia della Camera a tre emendamenti del governo prevedono in sintesi l’aumento della metà dei tempi entro il quale la prescrizione agisce sui reati di corruzione e di corruzione in atti giudiziari; la non retroattività di tutte le norme contenute nel testo base sulla prescrizione e un chiarimento sulla possibilità di prolungare il periodo di sospensione della prescrizione in caso si verifichi “un’ulteriore causa di sospensione”.

Oltre all’aumento della metà dei tempi entro il quale la prescrizione agisce sui reati di corruzione e di corruzione in atti giudiziari viene confermata la soppressione dell’aumento di un quarto dei tempi necessari a prescrivere, attualmente previsto dall’articolo 1 del testo base. In merito alla non retroattività la riformulazione proposta specifica che “le disposizioni di cui alla presente legge, si applicano ai fatti commessi dopo la data di entrata in vigore della medesima”.

“Stiamo lavorando, con il ministro Orlando – ha detto il ministro Maria Elena Boschi – che ho sentito, con la presidente Ferranti e i membri della commissione. La maggioranza ha già individuato un’ipotesi di accordo. Sono molto fiduciosa che si troverà un accordo”, ha affermato.

Area popolare (Ncd-Udc) voterà contro il testo di riforma all’esame della commissione Giustizia della Camera. Per il capogruppo Ap della commissione, Alessandro Pagano, “si rischia di portare il termine della prescrizione a 25-30 anni, inammissibile per un paese civile che deve garantire gli innocenti e una ragionevole durata del processo. La proposta di base del governo aveva trovato mediazione che è stata travolta dal lavoro in commissione, segno evidente di una posizione ideologica che per quanto ci riguarda – ha aggiunto -mette in difficoltà lo stesso Governo”.

Una riforma che i Socialisti non voteranno. Lo ha detto il presidente dei deputati del Psi Marco Di Lello. “E’ un testo – ha spiegato – che rischia di far ricadere sui cittadini le inefficienze della giustizia: noi socialisti non lo voteremo”.

Per la relatrice della riforma della prescrizione, Sofia Amoddio del Pd “nel metodo abbiamo chiesto a tutti i gruppi di contribuire con le loro proposte, nel merito abbiamo tenuto conto delle necessità di incidere sul reato di corruzione, e di corruzione in atti giudiziari, aumentando della metà il termine della prescrizione. Ricordo che la corruzione tra tutti i reati contro la Pubblica Amministrazione è quello più difficile da scoprire perché si fonda su un patto tra corrotto e corruttore. Di qui la necessità di un tempo lungo per la prescrizione del reato. Mi pare in definitiva che la posizione di Area popolare sia completamente incomprensibile”.

“Il provvedimento è solo all’inizio” ha detto il ministro della Giustizia Orlando. Con Ncd “discuteremo, ma va salvaguardata una specificità dei termini di prescrizione per i reati di corruzione”.

Redazione Avanti!