Sanchez torna a dirigere il Psoe, ma la sfida è ora

spagna sanchezSanchez la spunta. Il vecchio segretario, colui che si era guadagnato l’inimicizia del PSOE per via della sua ostinazione nel voler cercare un’alternativa ad ogni ipotesi di governo con Rajoy ed il Partito Popolare, è tornato al suo posto in vetta al partito.
Il suo merito è quello di aver messo la base al primo posto, avviando una campagna elettorale senza precedenti che lo ha portato a girare tutto il paese dopo essersi dimesso dal Parlamento in seguito alla sua opposizione a larghe intese e, come poi effettivamente accaduto, a governi di minoranza. Le primarie lo hanno incoronato con il 49% dei consensi contro il 40% della sua principale avversaria, la presidente andalusa Susana Diaz, e il 10% del basco Patxi Lopez.
Sconfitti invece i “baroni”, ossia lo stesso establishment del partito che lo aveva costretto alle dimissioni in seguito alle sue scelte politiche. Tutti (o quasi) avevano puntato ferocemente sulla Diaz, data per favorita alla vigilia.
Adesso molti i timori sulla tenuta del governo. Il partito svolta nuovamente a sinistra – ma con la dichiarata volontà di non rincorrere Podemos – e per il futuro molti commentatori profilano lo spettro dell’instabilità politica. Sanchez sta subito stemperando i toni, dichiarando di voler ricomporre le relazioni con i “baroni”, in attesa del congresso di metà giugno.
Le sfide sono appena all’inizio, a cominciare dalla mozione di sfiducia mossa da Podemos e che il partito di Iglesias promette di ritirare nel caso il PSOE passi all’opposizione presentandone una propria.

Giuseppe Guarino

Commercio estero. Dall’Istat segnali di ripresa

Commercio mondialeL’Istat ha comunicato i dati sul commercio estero per il 2016. “A dicembre 2016, rispetto al mese precedente, si registra una crescita sia dell’export (+2,3%) sia dell’import (+2,5%). L’avanzo commerciale è pari a 5,8 miliardi (+5,6 miliardi a dicembre 2015). L’aumento congiunturale dell’export coinvolge entrambe le principali aree di sbocco, con un incremento delle vendite maggiore verso i paesi extra Ue (+2,5%) rispetto all’area Ue (+2,1%).

Rispetto al trimestre precedente, negli ultimi tre mesi dell’anno si rileva una dinamica positiva per entrambi i flussi (+2,4% per l’export e +3,6% per l’import). Le vendite di tutti i principali raggruppamenti di industrie sono in espansione, in particolare per i prodotti energetici (+20,6%) e per i beni di consumo non durevoli (+2,9%).

Nei confronti dello stesso mese dell’anno precedente, a dicembre 2016 crescono sia l’export (+5,7%) sia l’import (+6,1%). Le variazioni tendenziali risultano pari a +8,5% per l’export e +10,0% per l’import se corrette per i giorni lavorativi.

Nel corso dell’anno 2016 le esportazioni sono in crescita (+1,1% in valore e +1,2% in volume) mentre le importazioni registrano una diminuzione (-1,4%) in valore e un aumento (+3,1%) in volume. L’espansione dell’export è da ascrivere esclusivamente ai paesi dell’area Ue (+3,0%); la flessione del valore delle importazioni (-1,4%) al netto dell’energia risulta in aumento (+1,5%). L’avanzo commerciale raggiunge i 51,6 miliardi (+78,0 miliardi al netto dell’energia).

Nel 2016, i mercati più dinamici all’export sono Giappone (+9,6%), Cina e Repubblica ceca (+6,4% entrambe), Spagna (+6,1%) e Germania (+3,8%). Si segnala la forte crescita nell’anno delle vendite all’estero di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+6,8%), autoveicoli (+6,3%), mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi (+4,6%) e prodotti alimentari, bevande e tabacco (+4,2%).

Nel 2016, gli acquisti dalla Russia (-26,3%), così come quelli di gas naturale e di petrolio greggio (rispettivamente -28,5% e -20,4%), sono risultati in forte calo. Nel mese di dicembre 2016 l’indice dei prezzi all’importazione dei prodotti industriali aumenta dello 0,5% rispetto al mese precedente e dell’1,6% nei confronti di dicembre 2015.

L’incremento dei prezzi all’importazione dipende principalmente dalle dinamiche del comparto energetico, al netto del quale l’indice registra un più contenuto aumento (+0,1%) rispetto al mese precedente e una diminuzione dello 0,2% in termini tendenziali”. E’ particolarmente evidente il peggioramento delle relazioni commerciali con la Russia per la netta flessione delle importazioni di gas e petrolio greggio. Nel determinare l’avanzo della bilancia commerciale hanno principalmete contribuito i prodotti farmaceutici e medicinali, gli autoveicoli e i mezzi di trasporto, i prodotti agro-alimentari. Discorso a parte meriterebbe la forte espansione delle vendite dei prodotti energetici.

Programmi più ambiziosi si potrebbero fare per il prossimo futuro puntando su settori in cui l’Italia è particolarmente competitiva come l’industria del legno e del mobilio, la cantieristica navale, l’elettronica avanzata, ed altri settori come haute-couture, abbigliamento, etc. in cui l’Italia può vantare alta tecnologia, avanguardia stilistica e innovazione creativa.

Salvatore Rondello

Migranti. ‘Muro’ europeo per bloccare la rotta dalla Libia

migranti-in-libiaChiusa la rotta balcanica, i migranti in fuga dalla miseria e dall’instabilità politica di molti paesi africani non hanno altra scelta che mettersi nelle mani dei trafficanti libici senza scrupoli e cercare di attraversare il Mediterraneo diretti in Italia, passando per la Libia. L’Europa però ora è pronta a chiudere anche la rotta del Mediterraneo. L’appuntamento è al vertice informale del 3 febbraio a La Valletta, durante il quale Federica Mogherini e la Commissione presenteranno il piano per frenare i flussi dalla Libia all’Italia, migliorare le condizioni dei migranti nei campi libici e favorire i ritorni ma anche garantire le richieste di asilo. Alla Libia verranno forniti i mezzi per avere un “ruolo centrale” nel controllo e nei salvataggi nelle acque territoriali, con il coordinamento dell’operazione Sophia. Tra i punti principali, il completamento dell’addestramento della guardia costiera libica e la fornitura dei mezzi navali necessari per avere un “ruolo centrale” nel controllo e nei salvataggi nelle acque territoriali, riportando i migranti sulla costa, in collegamento con un Centro di coordinamento operativo in primavera con le informazioni dell’Operazione Sophia e di Italia, Malta, Grecia, Cipro, Francia, Spagna e Portogallo. Il piano Ue propone poi almeno 200 milioni di finanziamenti di progetti in Libia e punta a rafforzare la frontiera sud aumentando anche la cooperazione con Egitto, Tunisia e Algeria per evitare che si creino rotte alternative.
Altro punto rilevante del piano, la proposta di incrementare la cooperazione con la Iom e lo Unhcr, ma anche con le municipalità libiche per migliorare le condizioni di vita nei campi in Libia che vengono definite come “inaccettabili” e “molto lontane dagli standard internazionali” e da una parte favorire i ritorni ai paesi di origine per i migranti economici che non possono restare in Libia e non hanno speranze di raggiungere l’Europa, dall’altra assicurare che possa ottenere protezione chi ha diritto all’asilo.
Per il controllo della frontiera sud, attraverso la quale passano i flussi, la Ue intende aumentare il lavoro con i paesi già coinvolti nei ‘compact’ come Niger e Mali, ma anche con il Ciad. Inoltre propone di rafforzare ulteriormente l’operatività della missione Eucap Sahel operativa ad Agadez, ma anche valutare i progetti per dare un’alternativa economica alla regione nel Niger settentrionale che attualmente di fatto vive del contrabbando di esseri umani. “A lungo termine” si propone di valutare se una missione civile e di sicurezza della Ue possa sostenere una guardia di frontiera libica eventualmente con un’azione combinata della Guardia di frontiera europea “per migliorare il monitoraggio ed il flusso informativo”.
Nonostante i buoni propositi, a far discutere è non solo l’instabilità politica libica, ma anche i numerosi racconti e reportage sulle condizioni e le vessazioni a cui sono sottoposti i profughi che passano dalla Libia. Poco tempo fa è stato pubblicato anche un dossier delle Nazioni Unite che evidenzia un calvario continuo di queste persone che restano intrappolate nel territorio libico, ma che ora rischiano anche dopo essere riuscite a scappare verso l’Europa di essere rimpatriate. “La situazione dei migranti in Libia fa emergere una crisi dei diritti umani. Il collasso del sistema di giustizia ha provocato uno stato di impunità nel quale gruppi armati, bande criminali, contrabbandieri e trafficanti controllano il flusso dei migranti attraverso il paese”, si legge nel dossier. Con la complicità, si aggiunge, di funzionari governativi: “La missione Onu in Libia (Unsmil) ha ricevuto informazioni attendibili che alcuni esponenti di istituzioni statali e alcuni funzionari locali hanno partecipato al sistema di contrabbando e traffico”. E ancora: “La compravendita di migranti è una pratica abituale. Detenzione, sfruttamento, lavoro forzato per potersi pagare il viaggio. E sono le donne a pagare il prezzo più alto”.
Intanto la Commissione Ue raccomanda al Consiglio europeo di autorizzare Austria, Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia a mantenere per altri tre mesi i controlli temporanei in vigore presso determinate frontiere interne Schengen. “Nonostante la graduale stabilizzazione della situazione e l’attuazione di una serie di misure proposte dalla Commissione per migliorare la gestione delle frontiere esterne, Bruxelles ritiene che non siano soddisfatte le condizioni della tabella di marcia ‘Ritorno a Schengen’ per ristabilire il normale funzionamento dello spazio Schengen”.

Spagna, le elezioni in Galizia avvertimento per Sanchez

Pedro Sanchez

Le elezioni regionali in Galizia e Paesi Baschi hanno indebolito i socialisti spagnoli e ora cresce il pressing sul leader del Psoe, Pedro Sanchez, perché permetta la nascita, con la sua astensione, di un nuovo governo guidato da Mariano Rajoy. Il Psoe ha chiuso al quarto posto nella regione basca, scavalcato da Podemos, e in Galizia ha conquistato gli stessi seggi, 14, della coalizione En Marea di cui fa parte anche Podemos che punta a scalzare il Partito socialista come prima forza di sinistra. Nel vertice del Psoe in programma sabato prossimo, Sanchez a questo punto potrebbe rivedere la sua strategia di guardare a Podemos per un futuro governo.

Il segretario del Pp, Maria Dolores de Cospedal, ha affermato che “i socialisti sono stati puniti alle urne per lo stallo istituzionale” e ha invitato il Psoe a “riflettere” su questo risultato. “Non sono risultati buoni per i socialisti”, ha ammesso Cesar Luena, uno dei massimi dirigenti del partito. Il Psoe viene da due risultati negativi nelle elezioni di dicembre e giugno scorsi, da cui non è emersa una maggioranza chiara al punto che la Spagna è senza un governo nel pieno dei poteri da nove mesi.
Le elezioni nelle due regioni settentrionali hanno visto una vittoria dei popolari del premier, Mariano Rajoy, in Galizia e del Partito nazionale basco (Pnv) nei Paesi Baschi. In Galizia, un bastione conservatore di cui è originario Rajoy, i popolari hanno confermato i loro 41 seggi su 75 mentre nei Paesi Baschi ne hanno conquistati 10, solo un meno rispetto alle precedenti elezioni. I nazionalisti baschi moderati del Pnv hanno ottenuto 28 seggi ma dovranno cercare nuovamente il sostegno di altre formazioni per formare un governo di coalizione guidato sempre dal governatore uscente Inigo Urkullu.

Erano più di tre milioni gli spagnoli chiamati alle urne per questo test elettorale che potrebbe aiutare Rajoy a formare finalmente un esecutivo. C’é tempo fino al 31 ottobre per trovare un governo nazionale, dopodiché si tornerà a votare, il 18 dicembre, per la terza volta in un anno, un record.

Spagna. Sul governo
accordo ancora lontano

SANCHEZ-SpagnaI problemi tra il leader del Partito Popolare spagnolo Mariano Rajoi e i suoi omologhi del PSOE e di Ciudadanos sono lungi dall’essere risolti. Pedro Sánchez e Albert Rivera, dal canto loro, sembrano meno affiatati di un tempo ma sicuramente d’accordo sull’atteggiamento da tenere nei confronti del leader popolare. E se Rajoi è obbligato a tentare un approccio con i due partiti per tentare di formare un governo, socialisti e arancioni fanno di tutto per non prescindere da alcuni temi essenziali, soprattutto in virtù di quello che nella proposta dell’ex capo del governo manca. La riforma costituzionale su tutto.

Le tre formazioni stanno cercando di venire a capo di una situazione che blocca tutto dallo scorso dicembre e finora la proposta dei popolari si basa soprattutto su antiterrorismo ed europeismo, tenendo conto dell’accordo che Ciudadanos e PSOE avevano raggiunto a febbraio per l’investitura di Sánchez.

Va da sé che un governo di unità nazionale porti con sé grandi occasioni, specie in materia di riforme istituzionali, che potrebbero così essere raggiunte in maniera condivisa. Socialisti e Ciudadanos chiedono una modifica rapida della Costituzione, che riformi composizione e funzioni del Senato, inserisca nuovi diritti civili e sociali, limiti a otto anni il mandato presidenziale, riveda il concordato con la Santa Sede. E poi, ancora, premono sullo sbloccamento delle liste e sull’inserimento dell’obbligo per tutti i partiti di tenere le primarie.

Ma la Costituzione non è l’unica cosa che Sánchez e Rivera vorrebbero andare a toccare, in quanto la loro idea è quella di snellire la giustizia, riformulare il sistema tributario e rimodellare lo statuto dei lavoratori.

La formazione di un governo sembra ancora lontana ma sta lentamente prendendo forma, modellandosi a poco a poco intorno alle istanze dei liberali e dei socialisti, che tentano così di colorare il grigiore dei popolari con il meglio dei rispettivi repertori: diritti civili, sociali e politici.

Giuseppe Guarino

Renzi all’Europa: “Chiudere con l’austerity”

“Rimettendo a posto l’Italia diamo una chiara direzione di marcia all’Ue: oggi non è solo l’inaugurazione di una strada, l’Italia chiude i conti con le cose rimaste a mezzo e può andare in Ue a dire che bisogna investire di più nelle infrastrutture e chiudere con l’austerity che ha tagliato gli investimenti. Accettare quel principio è stata una follia culturale prima che economica”. Lo ha detto il presidente dei consiglio Matteo Renzi inaugurando a Colfiorito il quadrilatero delle statali. L’occasione diventa motivo per tornare a rivendicare la posizione italiana in Europa contro una austerity che da troppi anni strozza la ripresa a allo stesso tempo indica una presa di coscienza in questo senso da parte della commissione.

“Basta ai ritardi sulle infrastrutture e via a una politica che non guardi solo all’austerity perché è una follia” ha aggiunto. “Il messaggio di oggi, al di là dei numeri degli investimenti è che abbiamo smesso con i rinvii. Siamo pieni di aziende, se noi come governo rimuoviamo gli ostacoli burocratici e portiamo infrastrutture mi dite chi è in grado di competere con la qualità italiana? L’opera pubblica è un messaggio al paese: si fanno, si smette di rinviare, si sbloccano opere per sbloccare il paese. Questo è un messaggio per il turismo e per l’economia. Questa strada è il paradigma di un modello diverso di futuro per l’Italia”. “Io – ha puntualizzato – non dico che tutto va bene. Dico che se ciascuno di noi fa la sua parte, le cose possono finalmente andare meglio. E voi, come Arena, siete un simbolo e un segnale a livello mondiale”. “Questo – ha aggiunto – è quello che serve all’Italia: ciascuno fa un pezzettino e ci crede”.

Inoltre, a proposito di opere pubbliche, il Consiglio dei ministri di oggi, dovrebbe dare il via libera al decreto che taglia la burocrazia per le grandi opere. Si tratta di un regolamento, attuativo della riforma Madia, che ha l’obiettivo di velocizzare le pratiche amministrative, con una riduzione fino al 50% dei tempi. Non solo, in caso di stallo c’è la possibilità di ricorrere ai poteri sostitutivi del premier. Sempre in materia infrastrutturale atteso in Cdm anche il riordino delle autorità portuali, le attuali 24 saranno assorbite da 15 autorità di sistema.

Un messaggio, quello del presidente del Consigli, rivolto all’interno e all’esterno forse con un occhio anche a quanto sta succedendo in Spagna e Portogallo verso le quali la Commissione Europea ha chiuso un occhio sull’elevato deficit. La Commissione infatti ha deciso che, anche se non hanno rispettato le norme sul percorso di aggiustamento del deficit pubblico, le sanzioni che dovrebbero essere inflitte per Spagna e Portogallo (fino allo 0,2% del Pil) vanno annullate. Lo ha annunciato il vicepresidente Valdis Dombrovskis, precisando che ora spetta al Consiglio avallare tale decisione.

Anche se Spagna e Portogallo “non hanno raggiunto gli obiettivi di bilancio del 2015”, hanno però “fatto grandi sforzi e approvato riforme strutturali importanti”: questo, ha spiegato il commissario Ue agli Affari economici e finanziari Pierre Moscovici, “non può essere ignorato”. Ecco perché la Commissione ha chiesto che le sanzioni previste dal Patto di stabilità e crescita quando i paesi Euro non rispettano il percorso di riduzione del deficit pubblico siano annullate. “Non riteniamo che un approccio punitivo sia il migliore in questa fase dell’economia europea”, ha commentato Moscovici. Per entrambi i Paesi, la scadenza entro la quale decidere nuove misure efficaci è stata rinviata a metà ottobre.

Redazione Avanti!

Euro 2016. Per l’Italia
agli ottavi c’è la Spagna

croazia spagnaLa vittoria a sorpresa della Croazia per 2-1 sulle Furie Rosse condanna gli iberici al secondo posto nel gruppo D, proprio la posizione riservata agli azzurri di Conte che intanto stasera sfidano l’Eire: in campo la formazione “B”.

PARIGI – Perché non copiare il regolamento di Champions ed Europa League in cui, dopo la fase a gironi, c’è il sorteggio libero che accoppia casualmente prime contro seconde classificate? E’ doveroso partire con questo quesito se poi andiamo ad analizzare il cervellotico regolamento di Euro 2016, che ha deciso a priori gli accoppiamenti degli ottavi di finale. E così l’Italia di Conte, brillantissimi fin qui, saranno costretti ad affrontare la Spagna campione in carica. Tutto merito della Croazia che ha battuto 2-1 gli iberici, guadagnandosi così il primato nel gruppo D e il vantaggio di un match sulla carta più agevole. Le Furie Rosse si staranno mangiando le mani perché sull’1-1 il difensore Sergio Ramos ha fallito un calcio di rigore. Per gli azzurri ci sarà così la possibilità di vendicare la pesantissima sconfitta 4-0 rimediata nella finale di Euro 2012. Non bisogna dimenticare che anche la Croazia sarebbe stata un avversario decisamente ostico, e il 2-1 alla Spagna lo testimonia, però urge un rapido cambiamento del regolamento, soprattutto ora che, all’interno di Fifa e Uefa, tira un’aria più ‘pulita’: vogliamo il sorteggio libero con urna e palline.

STASERA C’E’ L’EIRE – Intanto Conte sta preparando la terza e ultima gara della fase a gironi: gli azzurri sfideranno stasera alle ore 21 l’Eire a Lille. Una gara apparentemente inutile per noi e vitale per i nostri avversari. L’Italia, infatti, è certa del passaggio agli ottavi e del primo posto, mentre l’Irlanda ha bisogno dei 3 punti per l’accesso al prossimo turno. Il nostro ct è stato chiaro: nessun regalo. Ma, un po’ far preservare le energie e un po’ per evitare che i numerosi diffidati rimedino un’ammonizione, giocheranno tantissime riserve. Tra i pali spazio dunque a Sirigu al posto di Buffon, alle prese anche con l’influenza. E poi attacco tutto nuovo con Immobile-Zaza, la coppia scelta da Conte nel suo esordio sulla panchina azzurra quasi due anni fa. Maglia da titolare anche per Ogbonna, Thiago Motta e Bernardeschi: per tutti loro la grande occasione di mettersi in mostra.

Francesco Carci

Spagna. Elezioni in salita per il Psoe: casi di corruzione

Pedro Sanchez

Pedro Sanchez

I leader dei qattro grandi partiti spagnoli si sfideranno lunedì 13 giugno nell’unico dibattito tv della campagna per le politiche anticipate del 26 giugno, così riferisce la stampa spagnola. Al confronto televisivo parteciperanno il premier uscente e leader del Pp Mariano Rajoy, i segretari di Podemos e Psoe Pablo Iglesias e Pedro Sanchez e il presidente di Ciudadanos Albert Rivera.
I socialisti avevano proposto un duello Rajoy-Sanchez, che il Pp ha immediatamente respinto trincerandosi in una spiegazione didascalica del nuovo quadro politico spagnolo non più bipolare ma ‘a quattro’, come uscito dalle politiche del 20 dicembre scorso.
I sondaggi più recenti inoltre indicano che il Psoe potrebbe non essere più il secondo partito del Paese, se riuscirà il ‘sorpasso’ di Podemos.
Lo stantio scenario politico spagnolo a meno di un mese dalle urne è stato mosso dalla notizia arrivata questa mattina: due ex leader del Psoe nazionale e del governo regionale andaluso sono stati rinviati a giudizio per lo scandalo dei fondi dirottati nei programmi per imprese in crisi denominato Ere in Andalusia.
Manuel Chaves, 71 anni, già ex-vicepremier, e Josè Antonio Grinan 69 anni, ex leader maximo dei socialisti in Andalusia, sono stati incriminati con altri 23 ex-dirigenti (fra cui sei ex-assessori regionali) ed alti funzionari andalusi per presunte irregolarità nella gestione dei circa 855 milioni di euro destinati ai programmi.
I due ex-leader socialisti si sono immediatamente auto-sospesi dal Psoe questa mattina, precisa El Pais, prima del rinvio a giudizio, deciso oggi dal giudice Alvaro Martin dopo cinque anni di inchiesta.
Il rinvio a giudizio dei due dirigenti storici del socialismo andaluso potrebbe influire sul risultato del Psoe, dalla fine del franchismo prima forza politica in Andalusia e più grande bacino elettorale socialista, alle politiche del 26 giugno.

Sara Pasquot

Finanziamento universitario: sistemi a confronto

universitàNegli ultimi anni, i meccanismi di finanziamento dei sistemi universitari, soprattutto dopo l’inizio della crisi del 2007/2008, hanno subito riforme in molti Paesi europei e molti sono gli studi empirici che ne hanno valutato le conseguenze. In Italia, la diminuzione dei finanziamenti statali all’università ha incentivato gli atenei a muoversi sempre di più verso l’esterno, per reperire le risorse utili a compensare le minori entrate; incerto resta tuttavia il modo in cui gli atenei italiani si sono mossi al riguardo.
Flavio Porta, Mattia Cattaneo, Davide Donina e Michele Meoli, in un loro articolo comparso sul n. 1/2015 di “Scuola Democratica” (“I finanziamenti dei sistemi universitari in cinque Paesi europei: uno studio comparativo”), hanno descritto il modo di operare dei meccanismi di finanziamento in cinque Paesi (Spagna, Germania, Olanda, Francia, Regno Unito), utilizzando le evidenze prodotte da uno studio coordinato dell’Italian Centre for Research on Universities and Higher Education Systems (UNIRES), basato su oltre 90 interviste condotte in 14 università dei Paesi presi in considerazione.
Obiettivo dell’articolo è stato “quello di fare emergere similitudini e differenze fra i meccanismi di finanziamento dei sistemi di educazione superiore presenti nei Paesi europei, analizzandone anche i trend”, nonché quello di individuare “le discrepanze tra procedimenti formali ed informali derivanti dall’implementazione degli stessi”; tutto ciò è stato fatto considerando le diverse modalità di finanziamento delle università ed evidenziando i principali punti di forza e quelli di debolezza, sia dei metodi di finanziamento adottati, sia delle forme d’impiego dei mezzi ricevuti.
Dagli anni Settanta, quindi già da prima dell’inizio della crisi del 2007/2008, la crescita dei finanziamenti dei sistemi di educazione terziaria ha iniziato a diminuire, nonostante la tendenza all’aumento del numero degli studenti. Molteplici sono le modalità con cui i Paesi europei finanziano i sistemi universitari; la maggior parte di essi effettuano i finanziamenti attraverso un fondo, che viene distribuito determinando l’ammontare assegnato secondo criteri diversi: su base storica, mediante una contrattazione, tramite l’adozione di una formula messa a punto tenendo conto di differenti parametri, talvolta su basi competitive, talaltra considerando un mix di criteri; quest’ultima modalità è quella prevalentemente adottata e, all’interno del mix, il criterio prevalente è quello della formula. Rispetto al totale dei finanziamenti, sebbene il criterio competitivo sia quello meno utilizzato, tuttavia le quote assegnate tenendo conto dei risultati (output) della ricerca sono cresciuti nel tempo, pur non mancando, a volte, assegnazioni dirette senza che esse fossero in qualche modo correlate a un dato criterio tra quelli indicati.
Dalle interviste sulle quali è fondato lo studio dell’UNIRES è stato possibile trarre alcune valutazioni critiche. Da un lato, i finanziamenti decisi su base storica, se garantiscono stabilità e autonomia all’attività di programmazione delle università, dall’altro lato, il criterio storico tende, nel lungo periodo, a premiare le università che scelgono di ridimensionarsi, anziché espandersi per approfondire la qualità della loro “produzione”. Il criterio della formula, se, per un verso, consente alle università di raggiungere obiettivi specifici e di “allineare” i criteri interni di impiego a quelli nazionali, per un altro verso, consente di tener in maggior conto i parametri di input (numero di studenti, di docenti, unità del personale amministrativo ed altro) e soprattutto di assegnare un peso crescente alla qualità degli output, esprimenti la performance delle istituzioni finanziate.
D’altra parte, se il criterio della formula fosse conformato in modo esclusivo agli input, nel medio lungo periodi sarebbe destinato a produrre effetti controproducenti, come avviene in quelle università che, per attrarre maggiori finanziamenti, attivano politiche orientate a favorire l’incremento del numero degli studenti, sebbene i finanziamenti correlati prevalentemente agli output non siano esenti anch’essi da critiche, a causa del fatto che un’eccessiva preferenza riservata alla qualità degli output potrebbe implicare un calo qualitativo della didattica e della ricerca. In ogni modo, le università dei Paesi considerati nello studio UNIRES sono tutte orientate ad aumentare la propria capacità di attrarre finanziamenti esterni, considerando importante che una parte dell’attività degli atenei, quella della ricerca, sia orientata dal mercato, per potersi inserire maggiormente nel territorio all’interno del quale sono localizzate e poter trasferire in esso conoscenza e tecnologia.
Il criterio dei finanziamenti derivanti dalle tasse universitarie a carico degli studenti è in tutti i Paesi regolamentato centralmente, in alcuni casi direttamente dallo Stato ed in altri dalle università su delega statuale, all’interno di un “range” stabilito dallo Stato. Diverse sono le valutazioni che possono essere formulate riguardo al ruolo delle tasse universitarie: per alcune università, le tasse sono un valido strumento per il miglioramento della qualità della didattica; per altre, invece, la loro evoluzione costituisce un problema da risolvere, in quanto resta da spiegare perché, nei casi in cui le tasse sono aumentate nei momenti in corrispondenza dei quali sono stati massimi gli effetti negativi della crisi economica, ad esse non è corrisposta una riduzione delle iscrizioni.
Riguardo ai criteri adottati dalle università per decidere l’impiego al loro interno dei finanziamenti ricevuti, sono prevalenti due modalità, entrambe caratterizzate dall’esigenza di “catturare” il consenso. Una prima modalità prevede che l’impiego delle risorse ricevute sia deciso in modo centralistico, che sconta però l’insoddisfazione della comunità accademica, in quanto rappresenta un freno ad una più esaustiva valutazione delle esigenze periferiche. Una seconda modalità prevede che le risorse siano impiegate sulla base di decisioni decentrate; in questo secondo caso, però, il fatto che gli organi direttivi degli atenei siano responsabili di fronte alla comunità accademica crea frequentemente un “cortocircuito”, originato da un palese conflitto di interessi; nel senso che gli organi direttivi dovendo rispondere delle proprie decisioni ai propri elettori, spesso sono indotti ad effettuare delle scelte poco rispettose degli interessi della comunità sociale insistente nel territorio in cui operano le singole facoltà universitarie. Gli stessi limiti, propri di questo secondo metodo di gestione delle risorse, valgono anche per le articolazioni delle singole facoltà, nel senso che se le risorse fossero distribuite tra i dipartimenti sulla base di scelte non gradite dalla comunità accademica, gli organi direttivi potrebbero essere indotti ad evitare le scelte giudicate più conformi agli interessi sociali, al fine di affievolire le conseguenze nelle successive tornate elettorali.
Nel complesso, dallo studio dell’UNIRES non risulta l’individuazione di un criterio di finanziamento predominante o migliore rispetto agli altri, in quanto, per un verso o per un altro, tutti i criteri considerati presentano punti di forza e di debolezza; ponderare il giusto mix tra tutti i criteri, in funzione delle esigenze del territorio di riferimento, appare, secondo Flavio Porta, Mattia Cattaneo, Davide Donina e Michele Meoli, come elemento determinante per il buon funzionamento delle modalità di finanziamento dei sistemi universitari.
Per questo motivo, il modello tedesco appare essere quello più efficace, considerato che i Länder esprimono il contesto in grado di tenere in maggiore considerazione le esigenze specifiche dei territori e che il mix adottato dei vari criteri copre esigenze diverse: mentre con il finanziamento su base storica sono incentivate le attività di pianificazione di lungo periodo, con l’autonomia decisionale viene responsabilizzata la comunità accademica all’interno del territorio che la supporta nell’acquisizione di progetti di ricerca per un’università aperta e sensibile rispetto alla sua terza missione, ovvero alle esigenze delle comunità presenti nei territori.
Sebbene resti ancora da valutare quali potranno essere le conseguenze delle riforme dei criteri di finanziamento dei sistemi universitari sulle funzioni tradizionali delle università, quali la didattica e la ricerca, svolte in modo indipendente ed efficace, viene spontaneo chiedersi se il modello tedesco può essere riproposto in Italia, nel momento stesso in cui si ridiscute su basi nuove di sviluppo locale. Non va dimenticato, che oggi, la soluzione del problema della crescita e dello sviluppo è cercata in funzione delle capacità collettive dei territori e delle loro città, specialmente nel post-crisi globale.

Gianfranco Sabattini

Spagna, il Psoe non trova alleati. Il 26 giugno si rivota

Parlamento Spagna“Non posso e non devo tornare in aula per cercare voti che non ci sono, ne avrei solo 131 insufficienti per governare” così Pedro Sanchez segretario del PSOE subito dopo l’incontro con il Re nell’ultimo giro di consultazioni, definitivamente chiuso qualsiasi tentativo di formare un nuovo governo per la Spagna.
“In quattro mesi dalle passate elezioni abbiamo subito un doppio blocco politico, quello del signor Rajoy e quello del signor Iglesias” con la doppia accusa ai due leader di PP e Podemos, Pedro Sanchez inizia la nuova campagna elettorale direttamente dai microfoni della conferenza stampa dal Congreso de los Diputados.
“Il leader di Podemos in questi mesi ha sempre simulato di cercare un patto con il PSOE, quando era palese che il signor Iglesias non avrebbe mai accettato un governo socialista. Il mio partito, con me come segretario, ha sempre scommesso sul cambio, un cambio che non era desiderio delle altre forze politiche. Quelle forze politiche nuove che hanno invocato a una politica diversa hanno rinunciato a governare a colpi di veti sui nomi da imporre, piuttosto che cercare una soluzione per il Paese”.
“Ora dovremmo attendere ancora due mesi per raggiungere questo cambio, ma gli spagnoli e le spagnole durante questo blocco politico hanno capito da che parte stare per uscire dalla crisi e per resuscitare la democrazia nel Paese”.
“Il PP, con i suoi 122 deputati, non ha potuto e voluto accettare una proposta per cercare di formare un governo. E’ il riconoscimento implicito che il PP non merita di governare. Rajoy una volta di più pensa che il suo bene passi per il male della Spagna che è quello di ripetere le elezioni”.

I candidati alla presidenza dovrebbero essere gli stessi delle passate elezioni del 20 dicembre, dovrebbero, perché il PP in questi quattro mesi è stato colpito da numerosi scandali e un ministro in funzione ha dovuto dimettersi; in casa socialista invece dovranno tenersi le primarie interne per decidere se toccherà ancora a Pedro Sanchez tentare di diventare il prossimo Presidente del governo.
Il 2 maggio il Re Felipe scioglierà le Camere e verranno indette nuove elezioni per il prossimo 26 giugno.

Sara Pasquot