Pensioni, svanite le promesse per il Sud

Pensioni-InpsApparse, scomparse, riapparse, dissolte. Svanita esenzione delle tasse per i pensionati al Sud. Neppure un accenno al sogno fatto balenare agli italiani: le pensioni esentasse nel Mezzogiorno.

Del progetto non c’è traccia nel disegno di legge di Bilancio 2019 del governo penta-leghista all’esame del Parlamento. Eppure c’è di tutto: reddito e pensione di cittadinanza, modifica della legge Fornero per anticipare il pensionamento dei lavoratori, flat tax per i piccoli imprenditori e i lavoratori autonomi a partita Iva, risarcimento dei risparmiatori danneggiati dal crac delle banche, pace o condono fiscale (secondo le varie definizioni), incentivi agli investimenti e alle nuove assunzioni. È previsto perfino l’affidamento in concessione gratuita per 20 anni dei terreni incolti alle famiglie che possano vantare la nascita di un terzo figlio nei prossimi tre anni, ma delle pensioni esentasse al Sud nessuna traccia. Nessun riferimento alla proposta lanciata da Salvini a metà agosto: svanita esenzione nella manovra economica.

Matteo Salvini, senatore eletto in Calabria, aveva avanzato l’ipotesi seducente in un tweet su internet: «Proporrò una zona di esenzione fiscale» in alcune delle più belle zone d’Italia perché «ci sono migliaia si pensionati italiani che vanno in Spagna e Portogallo per non pagare la tassa sulle pensioni». Il segretario della Lega, vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno in un comizio in Calabria, come aveva rivelato il ‘Corriere della Sera’, già in precedenza aveva delineato l’idea: creare «una zona di esenzione fiscale per i pensionati italiani e stranieri» in «alcune zone del Sud».

Alberto Brambilla, consigliere di Salvini, aveva messo a punto uno studio illustrato da ‘Repubblica’: esenzione decennale delle tasse per i pensionati italiani e stranieri che trasferiscono la propria residenza per almeno sei mesi e un giorno. Le regioni pilota scelte dal progetto erano la Calabria, la Sardegna e la Sicilia. Il piano fa felici insieme i pensionati e il Mezzogiorno: i primi non pagherebbero più un euro di tasse come in Portogallo (in Spagna e, in genere in diversi paesi europei, le imposte sono tagliate ma in parte restano) mentre le disastrate e belle regioni del Sud incasserebbero un fiume di denaro delle “pantere grigie” che creerebbe sviluppo e occupazione.

Brambilla aveva anche quantificato i vantaggi: «Calcoliamo in 600 mila le presenze aggiuntive in 3-4 anni nelle tre regioni per effetto dello sgravio. E un impatto quasi di uno a uno sull’occupazione locale».

In sintesi: per ogni pensionato trasferito “al sole” del Sud ci sarebbe un nuovo occupato, in genere giovane, principalmente nei servizi. Brambilla, però, aveva fissato delle condizioni stringenti: i comuni che potranno aderire all’iniziativa dovranno avere meno di 4 mila abitanti e dimostrare uno spopolamento del 20% negli ultimi 10 anni. Inoltre andranno garantiti una serie di servizi ritenuti imprescindibili come la raccolta differenziata e un livello sanitario in linea con quelli «di Emilia Romagna, Veneto e Lombardia».

La sirena degli assegni previdenziali esentasse è suonata come una melodia per l’esercito di circa 60 mila pensionati italiani che sono emigrati all’estero (7 mila in Portogallo) o con un reddito basso (per vivere dignitosamente) o con un reddito alto (per migliorare le condizioni di vita). E’ suonata come una melodia anche per i pensionati stranieri e per gli aspiranti a staccare la spina dal lavoro, in Italia e all’estero.

Però è seguita la bruciante delusione, alle parole non sono seguiti i fatti: svanita esenzione. Una prima delusione era arrivata dal governo Conte-Salvini-Di Maio la notte del 27 settembre quando, suonando la grancassa mediatica, aveva approvato l’ossatura del disegno di legge di Bilancio decidendo i contenuti del Def (Documento di economica e finanza).

Ai primi di ottobre l’idea, invece, era riapparsa. Salvini aveva precisato ad Agorà, Rai3: «Ci stiamo lavorando…L’ipotesi in campo riguarda detassare le pensioni per alcune regioni del Sud dell’Italia a chi volesse portare la residenza in queste zone».

Poi niente, svanita esenzione. Certo c’è ancora un po’ di tempo per recuperare: il segretario della Lega, tra uno scontro e l’altro con la Ue e l’opposizione, per lo spread che sale vertiginosamente zavorrando pericolosamente la già difficile manovra economica, potrebbe ripescare il progetto della pensione senza imposte entro la fine dell’anno, termine per votare in Parlamento la legge di Bilancio (sempre che il governo sopravviva agli scontri tra Lega e M5S). Ma non c’è alcun segnale della volontà di rispettare l’impegno proclamato su Twitter e poi ad Agorà. Resta solo la speranza.

Per ora non c’è una parola, una sola parola né nel disegno di legge legge di Bilancio né in un provvedimento collegato. Salvini deve fare i conti con le sue troppe, roboanti e costosissime promesse acchiappa voti. Promesse in competizione con quelle, sempre costosissime di Luigi Di Maio, collega cinquestelle di governo e concorrente nelle elezioni europee di maggio.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

Spagna. I dolori del “giovane” Sanchez

governo-sanchezIl governo spagnolo, guidato da Pedro Sanchez, vive giorni difficili e di continue polemiche. Dietro l’angolo, le dimissioni del terzo membro dell’esecutivo, dall’insediamento nel giugno scorso. Dopo neanche trenta giorni alla Moncloa, il Presidente del Governo ha dimissionato Maxim Huerta, ministro della cultura, a causa di una condanna per evasione fiscale. Al giro di boa dei 100 giorni, Sanchez ha accusato il colpo delle dimissioni del ministro della Salute, Carmen Monton, costretta a lasciare l’incarico, dopo la scoperta del plagio della sua tesi di master all’Istituto di Diritto Pubblico dell’Università statale Juan Carlos I di Madrid. Una tesi ampiamente copiata e l’intero percorso del master pieno di irregolarità, in termini di presenze fittizie e voti non corrispondenti.

Tuttavia, si è scoperto che lo stesso Istituto di Diritto Pubblico di Madrid, chiuso dalla magistratura e al centro di un’inchiesta, in cui è coinvolto anche il neo-leader del Partido Popular Pablo Casado, rappresentava una fabbrica di titoli falsi per l’élite politica spagnola. È degli ultimi giorni, la notizia della tempesta scatenata sulla titolare della Giustizia Dolores Delgado, per le conversazioni intercettate con l’ex commissario José Manuel Villarejo, collezionista di dossier segreti, in custodia cautelare dallo scorso novembre, accusato di riciclaggio, organizzazione criminale, corruzione per i ricatti a giudici, politici, imprenditori e funzionari del Centro Nacional de Inteligencia (Cni).

La Delgado, inizialmente aveva negato di aver mai conosciuto l’ex commissario, in seguito è stata smentita da diversi audio diffusi da media on line confidenciales, dove si ascoltano commenti, quanto meno, imbarazzanti. Si va da apprezzamenti non affettuosi verso il collega Fernando Grande-Marlaska, attuale ministro degli Interni, omosessuale dichiarato nel governo socialista a larga maggioranza femminile, bollato come «maricon»; ad intercettazioni dove la Delgado, in un incontro con Villarejo e l’ex giudice Garzon, racconta di aver visto, durante un viaggio di lavoro a Cartagena, procuratori spagnoli e membri del Tribunale Supremo accompagnarsi a cameriere minorenni dell’hotel.

E altri numerosi commenti del tenore di: «La giustizia in questo paese è una puta mierda». Sia Carmen Monton che Dolores Delgano, erano tra i più stretti collaboratori del premier socialista. Entrambe le esponenti politiche sono state fedeli al leader, anche nel tortuoso cammino che ha portato Sanchez nuovamente alla guida del PSOE, con lo scontro con buona parte del gruppo dirigente storico e, dopo poco tempo, alla presidenza del governo.

Queste vicende colpiscono direttamente l’esecutivo, hanno delle ripercussioni rispetto alla già fragile tenuta parlamentare: il monocolore socialista gode, infatti, dell’appoggio di 84 deputati sui 350 della Camera. Com’è evidente, il Partito Socialista necessita dell’appoggio di Podemos e delle forze regionaliste e indipendentiste per ottenere la maggioranza al Congresso.

Il Senato, a maggioranza popolare, ha approvato una mozione di censura dell’operato della Delgado, che si è difesa dichiarando che nessuno potrà minacciare il governo socialista. Pablo Iglesias, il leader di Podemos, dopo aver chiesto, a gran voce, le dimissioni dell’allora ministro della Salute, Carmen Monton, reclama le dimissioni del ministro della Giustizia, in compagnia del Pp e di Ciudadanos che richiedono le elezioni anticipate.

Un’altra grana, più politica e meno giudiziaria, è rappresentata dalla “questione venezuelana”: il governo spagnolo è, in Europa, tra i più aperti sull’accoglienza dei migranti che arrivano dal mare (va in questo senso, l’iniziativa dell’ex ministro Monton, volto al ripristino dell’assistenza sanitaria universale anche per gli immigrati clandestini).

Si ricorderà quando a giugno scorso, il primo ministro spagnolo ha tolto le castagne dal fuoco al governo Di Maio-Salvini, che aveva rifiutato l’accesso nei porti italiani della nave Acquarius, con 629 migranti a bordo. In quell’occasione Sanchez dichiarò: «È nostro obbligo aiutare a evitare una catastrofe umanitaria e offrire un porto sicuro a queste persone. Si tratta di un segnale affinché la Spagna rispetti gli impegni internazionali in materia di crisi umanitarie».

Oltre ai migranti provenienti dall’Africa, negli ultimi mesi moltissimi cittadini venezuelani hanno lasciato il loro paese e si sono trasferiti in Spagna, provocando una curiosa contraddizione. Diversi paesi americani, tra cui Colombia, Perù e Stati Uniti, che si oppongono al regime venezuelano, hanno introdotto nuove politiche per aiutare i venezuelani a ottenere la residenza e i permessi di lavoro temporanei nei rispettivi territori, in modo da mostrare la propria opposizione a Maduro.

Di contro, il governo spagnolo non ha velocizzato le procedure, limitandosi ad appoggiare le ultime sanzioni approvate dall’Unione Europea contro diversi funzionari venezuelani, a denunciare l’illegittimità delle elezioni di maggio e a sostenere che il «dialogo» rappresenti l’unico modo per uscire dalla crisi venezuelana.

Questo atteggiamento si spiega con le posizioni di Podemos, i cui leader hanno avuto rapporti di amicizia consolidati con Chavez e Maduro.

Nonostante le opposizioni di destra chiedano di adottare nuove politiche che facilitino l’integrazione dei migranti venezuelani in Spagna, il governo manterrà una posizione morbida verso il regime di Maduro, continuando a proporre una soluzione negoziata in Venezuela che eviti una crisi interna con Podemos, forza politica necessaria per la sopravvivenza dell’attuale governo.

Gli ostacoli parlamentari sono davvero molti: dall’approvazione della prossima legge di Bilancio, alla necessità di gestire la complessa partita della questione catalana e le possibili complicazioni nei tentativi di dialogo tra il governo di Madrid e l’esecutivo della Generalitat, preseduto da Quim Torra.

Solo se Pedro Sanchez riuscirà a mantenere la rotta, ad avviare un piano di riforme incisivo sul piano sociale e istituzionale, potrà arrivare alla fine della legislatura, nel 2020, nonostante le pressioni.

Paolo D’Aleo

UNIONE ALLO SBANDO

aquarius

La nave Aquarius mette ancora a nudo le contraddizioni dell’Unione Europea. Dopo l’Italia qualche settimana fa, oggi è stata la Francia a respingere l’imbarcazione di cui è responsabile la Ong Sos Mediterranée. A bordo 58 persone provenienti dall’Africa salvate a largo della Libia nella notte di giovedì scorso. Saranno accolti da Portogallo, Francia e Spagna che a metà pomeriggio hanno raggiunto un accordo per l’accoglienza dei migranti.

In principio era stata la Francia a negare l’approdo nel porto di Marsiglia. Il governo transalpino aveva chiesto prima l’intervento maltese e poi aveva auspicato l’attracco in un porto italiano. Una pessima figura per Macron (che alla fine ha dovuto cedere alla ripartizione), dopo le dichiarazioni al vetriolo contro l’Italia del giugno scorso. Una pessima figura anche per l’Unione Europea che, mentre i volontari a bordo di Aquarius avvertivano delle condizioni di pericolo in cui versa la nave, a Bruxelles non si interessavano minimamente al problema.

“La situazione legale dell’Aquarius 2 è questa: è una nave senza bandiera europea, e ha operato in un’area di ricerca e salvataggio libica”, ha spiegato con chiarezza Natasha Bertaud, portavoce della commissione Europea. La vicenda Aquarius, dunque, “non impegna la responsabilità europea. Nessuno Stato membro si è fatto avanti per aiutare”. Discorso chiuso, quindi. Alle persone in fuga dall’Africa ci penseranno Portogallo, Francia e Spagna. E dovranno farlo di propria iniziativa grazie ad un accordo trilaterale.

Intanto sull’Aquarius gli operatori attendono notizie. “La scelta è indifferente – ha affermato Alessandro Porro di Sos Mediterranee – abbiamo la necessità di sbarcare le persone in un porto che sia sicuro e questo naturalmente esclude la Libia. Stiamo navigando verso Malta non perché ci fermeremo lì ma perché le condizioni meteo stanno peggiorando, ci aspettiamo onde alte cinque metri e stiamo cercando riparo in una zona migliore”.

Sulle politiche migratorie l’Unione Europea è ormai allo sbando. Non esiste una visione comune. Ogni imbarcazione che arriva dall’Africa causa ignobili rimpalli di responsabilità tra nazioni. Davvero un brutto spettacolo che non fa altro che incrinare i rapporti diplomatici tra stati membri e rafforzare il consenso delle forze populiste.

F.G.

Stupro di Pamplona. Sanchez vuole cambiare la legge

stupro pamplona

Dopo l’aberrante episodio dello stupro di Pamplona, in Spagna sta per essere introdotta una nuova legge. La decisione presa dal governo socialista di Sanchez arriva in risposta a un caso di stupro di gruppo che ha fatto molto scalpore, determinando un’ondata di proteste molto forte. La nuova norma prevede il consenso esplicito: se una donna non dice espressamente sì al rapporto sessuale si tratta di violenza.

L’episodio risale al 2016 e ha sollevato proteste in tutta la Spagna per la decisione del tribunale di Navarra di concedere la libertà provvisoria su cauzione di seimila euro ciascuno ai cinque giovani andalusi condannati in primo grado a 9 anni di carcere per lo stupro di gruppo di una ragazza di 18 anni. Il fatto, nel 2016 appunto, è accaduto durante le feste di San Fermino a Pamplona. La sentenza, trasmessa lo scorso aprile anche in diretta tv, ha condannato i giovani anche a cinque anni di libertà vigilata e a 10 mila euro di danni ciascuno da risarcire alla vittima.

Nella giurisprudenza spagnola al momento vi è differenza tra l’abuso sessuale e lo stupro. Si parla di stupro solo nel caso in cui vi sia violenza o intimidazione. Il governo Sanchez vuole invece ribaltare questa concezione, introducendo il principio secondo il quale “sì” significa “sì” e che tutto il resto, incluso il silenzio, significa “no”. In altre parole, il consenso deve essere espresso in modo chiaro. Un rapporto sessuale senza un consenso esplicito sarà quindi considerato stupro.

“Se una donna non dice espressamente sì, tutto il resto è no”, ha spiegato la vice premier spagnola, Carmen Calvo. “È così che la sua autonomia viene preservata, insieme alla sua libertà e al rispetto per la sua persona e la sua sessualità”. La proposta segue il modello tedesco e svedese, recentemente adottato, secondo cui il rapporto sessuale, se il consenso non è chiaramente espresso, viene considerato violenza.

La professoressa di diritto dell’università di A Coruña, Patricia Faraldo Cabana, che ha collaborato alla redazione della legge, ha affermato che la proposta comprende il consenso non solo come qualcosa di verbale ma anche tacito, espresso con il linguaggio del corpo. “Può ancora essere stupro anche se la vittima non resiste”, ha detto. “Se è nuda, partecipa attivamente e si diverte, c’è ovviamente il consenso. Se piange, è inerte come una bambola gonfiabile e chiaramente non si sta divertendo, allora non c’è”.

In Spagna l’età del consenso è fissato a 16 anni. L’età del consenso è l’età minima in cui un individuo è considerato “abbastanza adulto” da consentire la partecipazione all’attività sessuale. I minori di 16 anni non sono considerati legalmente in grado di acconsentire all’attività sessuale, e tale attività può comportare un’azione legale per stupro.

Secondo la nuova legge, i pubblici ministeri non devono più avere prove di violenza, minacce o sfruttamento della vulnerabilità di una vittima per ottenere una condanna per stupro.

Se la Spagna approverà la legislazione proposta, entrerà a far parte della minoranza di paesi europei che riconoscono il sesso senza consenso come stupro, seguendo le orme di della Svezia, del Regno Unito, dell’Irlanda, della Germania, dell’Islanda, del Belgio, di Cipro e del Lussemburgo.

La Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa del 2014 definisce lo stupro come assenza di consenso, affermando che “il consenso deve essere dato volontariamente” e richiede che tutti i firmatari includano leggi che definiscono lo stupro in quanto tale. Mentre 32 paesi hanno ratificato la Convenzione di Istanbul, solo poche nazioni europee hanno cambiato le loro definizioni legali di stupro.

Bce, l’avvertimento di Draghi su debito e pensioni

Draghi-Eurozona

La Banca Centrale Europea ha presentato oggi il Bollettino economico dove si legge: “In alcuni paesi (ad esempio in Italia e in Spagna) il rischio che si compiano passi indietro rispetto alle riforme pensionistiche precedentemente adottate sembra elevato. Al contrario, in diversi paesi con livelli già elevati di debito pubblico (come l’Italia) sono  necessari ulteriori sforzi di riforma volti a ridurre il previsto aumento della spesa connessa all’invecchiamento demografico. In tale contesto sarà importante che i paesi intraprendano azioni politiche risolute e  incrementino gli sforzi di riforme strutturali  in ambiti quali pensioni, sanità e assistenza di lungo periodo”.

Con riferimento alla crescita economica, la Bce nel Bollettino Economico ha affermato: “Nell’Eurozona la crescita rimane  solida e generalizzata nei diversi paesi e settori, sebbene i dati e gli indicatori recenti si siano mostrati più deboli rispetto alle attese. Nel primo trimestre del 2018 la crescita del PIL in termini reali si è attenuata sul periodo precedente, collocandosi allo 0,4 per cento, dopo lo 0,7 per cento dei trimestri precedenti. Gli ultimi indicatori economici e i risultati delle indagini congiunturali sono più modesti, ma restano coerenti con il perdurare di una crescita solida e generalizzata dell’economia. Il rallentamento della crescita nel corso del primo trimestre è stato relativamente generalizzato per via soprattutto del calo delle esportazioni. La decelerazione della crescita osservata tra l’ultimo trimestre del 2017 e il primo trimestre del 2018 ha interessato la maggior parte dei paesi dell’area dell’euro. Tra i maggiori paesi dell’area, le  uniche eccezioni sono rappresentate da Spagna e Italia, in cui i tassi di crescita sono rimasti sostanzialmente stabili tra i due trimestri”.

Sull’applicazione dei dazi, la Bce ha osservato: “Per quanto riguarda l’applicazione dei  dazi europei sui prodotti americani  nel breve periodo è prevista una ripresa dell’espansione economica mondiale, ma l’applicazione di tariffe commerciali più elevate, in un contesto in cui si dibatte di ulteriori misure protezionistiche, rappresenta  un rischio per le prospettive”.

La Banca centrale europea in conclusione, in merito alle raccomandazioni specifiche per Paese per la correzione dei conti pubblici, ha sostenuto: “I progressi verso un aggiustamento durevole dell’inflazione sono stati considerevoli nell’Eurozona. Tuttavia occorre ancora un ampio grado di accomodamento monetario e il consiglio direttivo è pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, ove opportuno, per assicurare che l’inflazione continui ad avvicinarsi stabilmente al livello perseguito.  La discrezionalità adottata nell’accordare una riduzione dei requisiti di aggiustamento a due paesi nel 2018, e cioè Italia e Slovenia, riflette un’applicazione del patto di stabilità possibile a scapito della completa trasparenza, coerenza e prevedibilità dell’intero quadro di riferimento”.

La Bce, nell’ultimo Bollettino Economico, ha focalizzato luci ed ombre che si riflettono nell’attuale quadro economico, fornendo consigli ai Paesi della Ue senza sottrarsi al responsabile utilizzo degli strumenti di politica monetaria.

S. R.

IL REPLICANTE

conte primo piano

Tanto fumo per nulla. La bozza Ue sull’immigrazione sarà accantonata. Il presidente del consiglio Conte spiega la sua versione: “Ho appena ricevuto una telefonata dalla Cancelliera Angela Merkel, preoccupata della possibilità che io potessi non partecipare al pre vertice di domenica a Bruxelles sul tema immigrazione. Le ho confermato che per me sarebbe stato inaccettabile partecipare a questo vertice con un testo già preconfezionato. La Cancelliera ha chiarito che c’è stato un “misunderstanding”: la bozza di testo diffusa ieri verrà accantonata”, ha scritto ancora Conte nel post che conclude così: “Ci vediamo domenica a Bruxelles!”.

Un messaggio di invito a una politica di interesse comune è arrivato da una portavoce della Commissione europea a margine della conferenza stampa del commissario alla Migrazione Dimitris Avramopoulos. “Condividiamo la preoccupazione dell’Italia” sulla proposta che riguarda i movimenti secondari dei migranti”. “La bozza della dichiarazione di domenica sarà riequilibrata prima del vertice, si tratta solo di una bozza per la discussione”. L’impostazione tra Italia e altri è differente. Da noi si alza la voce per ottenere il contentino da poter spendere internamente per una manciata di voti e di consenso in più. Come se fossimo con il piattino in mano a chiedere maggior considerazione. Ma i risultati concreti non si ottengono con le dichiarazioni stampa ma ai tavoli che contano. Lì non li può gridare. Lì conta il peso e la credibilità politica ed anche economica di un paese.

Il premier Giuseppe Conte in un post su facebook, soffermandosi sul vertice di domenica a Bruxelles, ha affermato che in quella sede “al centro della discussione sull’immigrazione ci sarà la proposta italiana e se ne discuterà insieme alle proposte di altri Paesi. L’incontro non si concluderà con un testo scritto, ma solo con un summary sulle questioni affrontate e sulle quali continueremo a discutere al consiglio europeo della prossima settimana”. Una dichiarazione che chiude un giro costruito ad arte dalla propaganda di Salvini che con indosso la maschera da uomo forte giorno minaccia tutti ventilando la possibilità dell’assenza italiana al vertice. Insomma le parole di Conte non sono altro che la replica di quelle di Salvini, che al momento sembra essere l’unico a dettare la linea al governo mettendo sempre più in ombra sia il premier che il vicepremier Di Maio.

Intanto c’è accordo fra i paesi Visegrad e Vienna sulla gestione frontiere. Il premier ungherese, Viktor Orban, a Budapest, a margine dell’incontro dei paesi dell’Est Europa con l’Austria ha auspicato che “dopo il semestre di presidenza austriaca, l’Europa sia più forte, una comunità più equa di quello che è oggi. E che la Ue sia più sicura, queste sono le speranze che abbiamo in comune”, ha affermato Orban. “Ci sono anche temi in cui non vediamo consenso” con Vienna, “come ad esempio le quote. Ma adesso non vogliamo forzare su questo argomento, vogliamo sottolineare invece i punti di assenso”, ha detto ancora il premier ungherese Viktor Orban a Budapest a margine dell’incontro dei Visegrad cui oggi ha partecipato anche il cancelliere austriaco Sebastian Kurz.

Sullo sfondo si profilano altri scontri. Altri 350 migranti soccorsi all’alba di oggi sono diretti verso le coste europee a bordo della nave della Ong tedesca battente bandiera olandese, Lifeline. “Non saranno accolti in Italia” ha tuonato Salvini, sempre duro con i deboli. “Avete fatto un braccio di forza contravvenendo alle indicazioni della Guardia costiera e italiana e libica. Bene questo carico ve lo portate in Olanda”. Così – in diretta Facebook dal suo ufficio al Viminale il ministro dell’Interno. E ancora: “Le navi Ong di questi pseudovolontari – ha ribadito Salvini – nei porti italiani non metteranno più piede ma anche le nostre navi militari e della Guardia costiera, che meritoriamente continuano a salvare vite umane, staranno più vicine alle coste italiane. Non possono fare più da sole. Ci sono altri che devono intervenire, la Tunisia, Malta, Francia, Spagna”.

Mario Muser

Macron sfida Salvini a chi vince le europee

emmanuel_macronUn occhio agli immigrati e uno ai ballottaggi per le comunali del 24 giugno. Anzi, due occhi ben aperti verso le elezioni europee della primavera 2019. Matteo Salvini si scatena. Sui migranti è entrato in rotta di collisione con Tunisia, Malta, Spagna e Francia. Lo scontro è stato rovente soprattutto con Parigi, tradizionale alleata dell’Italia: «La Francia ci dice che siamo cinici ma dal 1 gennaio al 31 maggio ha respinto alle frontiere 10.249 persone, comprese donne e bambini disabili». Il ministro dell’Interno, parlando al Senato mercoledì 13 giugno, ha assunto anche i panni di ministro degli Esteri e, un po’, anche quelli di presidente del Consiglio: «Spero che arriveranno le scuse della Francia. Non abbiamo niente da imparare da nessuno in termini di solidarietà».
A far partire il corpo a corpo è stato Emmanuel Macron. Al leader della destra sovranista e nazionalista italiana non è andata giù l’accusa di «cinismo e irresponsabilità» lanciata dal presidente della Repubblica francese contro la sua decisione di rifiutare l’approdo alla motonave Aquarius (decisione “vomitevole” per il partito di Macron), con 629 migranti a bordo provenienti dalla Libia (alla fine il porto spagnolo di Valencia ha accolto l’imbarcazione evitando pericolose conseguenze umane e diplomatiche). Sotto accusa è la decisione del ministro dell’Interno italiano di respingere le navi delle organizzazioni umanitarie internazionali mentre quelle militari continuano a salvare profughi e immigrati economici.
Dal capo dello Stato francese, però, non sono arrivate le scuse e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dopo molte incertezze, ha considerato “il caso chiuso” così venerdì 15 giugno ha incontrato a Parigi Macron come da calendario.
Tutti i contrasti sembravano rientrati. Tra Macron e Conte è scattata la convergenza. Il presidente francese ha solidarizzato con l’Italia sia sulle modifiche per l’euro sia sull’impegno comune sui migranti: «Desidero che Italia e Francia lavorino mano nella mano insieme con la Spagna, la Germania e gli altri partner. La risposta giusta è europea ma quella attuale è inadeguata». Conte ha apprezzato e ha messo sul tavolo la proposta di creare dei “centri di protezione europei” nei paesi africani (non solo in Libia ma anche in quelli sahariani come il Niger) per chiudere “la rotta del Mediterraneo” e salvare la vita ai migranti.
Poi, a sorpresa, è ripartito il furibondo scontro. Macron al presidente del Consiglio italiano ha riservato strette di mano e sorrisi all’Eliseo, mentre al suo vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno ha destinato un nuovo attacco da bomba atomica: l’”asse” ipotizzato tra i ministri dell’Interno di Roma, Vienna e Berlino sui migranti «riporta a un triste passato». Il riferimento è stato allo sciagurato “asse Roma-Berlino” realizzato da Benito Mussolini e Adolf Hitler. La replica di Salvini ha rilanciato lo scontro: «Non prendo lezioni dalla Francia» e «abbiamo finito di fare gli zerbini».
La sfida di Macron a Salvini ha un motivo preciso: anche lui pensa alle elezioni europee dell’anno prossimo. In casa, in Francia, ha una temibile antagonista da battere: Marine Le Pen, euroscettica, sovranista e nazionalista come il vice presidente del Consiglio italiano, ministro dell’Interno e segretario della Lega.
Macron lo scorso anno riuscì a sconfiggere la presidente del Front National, amica e alleata di Salvini, nel ballottaggio per le elezioni presidenziali così salvò l’euro e la stessa vita della Unione europea. Adesso vuole replicare quel successo nel voto per il Parlamento europeo ergendosi a campione dell’europeismo contro Salvini, divenuto alfiere del sovranismo. Non sarà facile. I consensi popolari verso il presidente della Repubblica sono in calo per il duro piano di riforme diretto a modernizzare e a rendere più competitiva la Francia.
Non solo. Macron è contestato anche all’interno di En Marche! (In Marcia!), il partito di centro-sinistra da lui fondato dopo aver lasciato il Partito socialista francese. La deputata Sonia Krimi ha accusato il presidente della Repubblica di rimanere in silenzio sui migranti e di praticare «la politica dello struzzo».
Il 28 e 29 giugno si riunirà il Consiglio europeo per cruciali decisioni sull’ immigrazione e sull’euro. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha recitato il ‘mea cupa’: gli italiani sono stati lasciati “soli” sui migranti. Il capo dello Stato francese cerca alleati in Europa. Punta all’intesa anche con il presidente del Consiglio italiano, il cinquestelle Conte, mentre il suo vice presidente del Consiglio leghista sarà certamente un avversario. Giuseppe Conte e Matteo Salvini, così vicini sui banchi del governo alla Camera, sono sempre più lontani su come cambiare l’Unione europea.

Rodolfo Ruocco
SfogliaRoma

Aquarius. Spagna: “Non è buonismo, ma diritto”

dolores-delgadoDopo la soddisfazione del neo ministro degli Interni per aver evitato di accogliere i migranti della nave Aquarius, la Spagna a governo socialista non mostra certo di essere un Paese debole e dopo aver messo a disposizione il porto di Valencia rimprovera Roma. “Non è questione di buonismo o generosità, ma di diritto umanitario: ci possono essere responsabilità penali internazionali per la violazione dei trattati sui diritti umani”. A indicarlo, commentando la decisione italiana di non accogliere nei propri porti la nave Aquarius, con 629 migranti a bordo, è il ministro della Giustizia spagnolo, Dolores Delgado. “La situazione di queste 629 persone su un’imbarcazione al limite è critica” e la soluzione alla crisi migratoria “deve venire da tutti gli Stati, quelli che sono frontiera e quelli che non lo sono”, ha sottolineato la Delgado. “È questione di umanità ma anche di rispettare gli accordi e i trattati dei quali tutti gli Stati sono parte”, ha aggiunto. E l’Italia potrebbe aver violato le convenzioni adottate a livello internazionale. La decisione del governo spagnolo di accogliere nel porto di Valencia Aquarius “è un gesto che dimostra che bisogna rispettare gli accordi e a partire da qui pensare a una politica coordinata in materia di immigrazione”, ha detto intervistata dalla radio Cadena Ser.
Saranno navi italiane a portare i 629 migranti, salvati dalla Ong davanti alle coste della Libia, al porto di Valencia, in Spagna. Per farlo non compieranno nessuna tappa intermedia e non attraccheranno in nessun porto italiano.

Sul caso Aquarius, interviene anche Parigi che al contrario della Spagna si è sempre contraddistinta per le azioni riprovevoli nei confronti dei migranti a spese proprio dell’Italia. Ricordiamo Ventimiglia e Bardonecchia, solo per citare i casi più noti.
La posizione del governo italiano sui migranti “è da vomitare”, dice il portavoce del partito di maggioranza francese La République En Marche del presidente Emmanuel Macron, Gabriel Attal, intervistato questa mattina dalla tv Public Sénat. “Io – ha spiegato Attal – ho innanzitutto un pensiero per le 629 persone che sono su questa nave”. Poi l’affondo: “Considero che la linea del governo italiano sia vomitevole. È inammissibile fare della piccola politica su delle vite umane (…) Lo trovo immondo”.
A stretto giro parla anche il portavoce dell’Eliseo: il presidente francese Emmanuel Macron denuncia “una forma di cinismo e di irresponsabilità” da parte dell’Italia nel caso della nave Aquarius, ha detto Benjamin Griveaux. Emmanuel Macron ha reso omaggio al coraggio della Spagna e ha tenuto a “ricordare il diritto marittimo”, secondo cui in caso di problemi è “sempre la costa più vicina ad assumere la responsabilità dell’accoglienza”. “Se una nave avesse la Francia come costa più vicina – ha spiegato – potrebbe attraccare” in Francia perché “questo è il diritto internazionale”.

Sanchez, i progressisti europei nel Mediterraneo

Pedro Sanchez

“Un Governo socialista, paritario, europeista, garante della stabilità economica, che sia rispettoso dei propri doveri europei”. Questi in sintesi gli obiettivi di Pedro Sanchez che con una manovra parlamentare ha rovesciato l’incerta e fragile maggioranza di Mariano Rajoy e realizza 24 mesi quello che non gli riuscì all’inizio della legislatura.

Nel mezzo la Spagna ha vissuto una stagione turbolenta che ha consentito tuttavia ai popolari di Rajoy di portare il paese gradualmente fuori dal rischio di una grave crisi economica, di padroneggiare con veemenza la frattura territoriale catalana ma non ha saputo però tenere a freno né l’avanzata alla sua destra di una formazione nazionalista ed europeista come Ciudadanos né di affrontare gli scandali che hanno afflitto e colpito il cuore del Partito Popolare.

Pedro Sanchez dopo esser tornato in sella del PSOE dopo esserne stato disarcionato ha atteso il momento propizio per pugnalare Mariano Rajoy di tale gesto Egli stesso se ne è in fondo risentito avendo offerto l’onore delle armi all’avversario politico sconfitto con il quale ha dovuto condividere momenti di responsabilità comune, in occasione degli attentati a Barcellona ma soprattutto in occasione del Commissariamento della Catalogna tramite l’articolo 155 della Costituzione che i  Socialisti hanno sostenuto assieme a Rajoy.

Ma affinché la crisi del PP non trascinasse definitivamente anche i Socialisti che sostenevano il Governo con un voto tecnico di astensione Sanchez ha giocato la carta parlamentare della mozione di sfiducia. Mentre all’epoca Podemos rifiutò di sostenerla assieme ai Socialisti, oggi con un indebolito Pablo Iglesias vittima anch’egli di un’ondata moralizzatrice il sostegno non poteva che apparire naturale.

Si sono aggregate tutte le forze autonomiste della Spagna, i Baschi in testa una volta che hanno ottenuto assicurazione che i vantaggiosi accordi economici pattuiti fossero mantenuti in vita e così i Catalani.

Il cambio di Governo a Madrid obbliga il blocco indipendentista catalano al realismo che per anni è mancato. I Socialisti intendiamoci non hanno nessuna intenzione di fratturare la Spagna ma al tempo stesso hanno interesse a recuperare la convivenza civile in Catalogna , a temperare l’ondata nazionalista reazionaria in tutto il paese e ad avviare la politicizzazione dello scontro territoriale sottraendone la gestione alla sola autorità giudiziaria.

Quest’ultima non ha mancato di farsi sentire proprio nella giornata della decapitazione di Rajoy : infatti i giudici tedeschi hanno dichiarato la disponibilità a concedere l’estradizione del Presidente Catalano Puigdemont che dovrebbe essere restituito alla Spagna e consegnato alle prigioni madrilene.

Naturalmente questo complicherebbe un quadro che è già sufficientemente ingarbugliato, ma la volontà di Pedro Sanchez è quella di poter recuperare il tempo perduto dall’immobilismo politico del PP per generare nell’imminenza delle Elezioni Generali la fiducia che i problemi territoriali possano essere superati.

Sul piano politico generale l’affacciarsi sullo scenario europeo nuovamente di una forza socialdemocratica, ancorché assai indebolita in termini elettorali, promuove l’idea che sia possibile contenere le spinte populiste ed anti-sistema comprendendole in un disegno di responsabilità. Il PSOE non intende formare un Governo di coalizione ma confida nella prospettiva di evoluzione e cambiamento della formazione dei Podemos in senso riformistico.

La simmetria con il caso Italiano è impressionante : mentre a Roma si formava il Governo più anti-sistema e più anti-europeo del Continente a Madrid , proprio sulla scorta del contagio tricolore , si issavano nuovamente le bandiere del progresso e della giustizia sociale, delle libertà civili e democratiche, del pluralismo territoriale dell’europeismo inteso come grande patto fra la produzione ed il lavoro.

Se reggerà questo tentativo lo diranno i fatti, quello che è certo è che siamo di fronte ad un cambio di fase politica che va in controtendenza e che apre una strada ai progressisti europei nel Mediterraneo: Lisbona, Atene ed ora Madrid; E’ l’Europa che ha subito di più il morso della crisi e che però ha scelto di non dare una inutile ed isolante risposta sovranista ma ha rilanciato lo spirito dell’Europa dei Popoli. Bisognerebbe prenderne esempio.

Bobo Craxi

Spagna, ore cruciali per il governo Rajoy

parlamento spagnaOre cruciali per il governo spagnolo. Inizia infatti a Madrid, nel Congresso dei deputati, il dibattito sulla mozione di sfiducia presentata contro il capo del governo Mariano Rajoy dal leader socialista Pedro Sanchez che potrebbe fare cadere il premier del Partido Popular. Il voto finale è incerto. Si terrà venerdì. L’esito potrebbe dipendere da come si orienteranno i 5 deputati del partito nazionalista basco Pnv.  Intanto la direzione del Pnv basco ha comunicato al premier spagnolo che i suoi 5 deputati voteranno domani per la sfiducia. Lo riferisce la tv pubblica Tve. I 5 voti del Pnv sono considerati decisivi per fare vincere o perdere la mozione di sfiducia presentata dal leader socialista Pedro Sanchez contro il premier.

Intanto la Borsa di Madrid ha aperto in positivo, con una crescita dello 0,6%. Se la mozione di sfiducia otterrà l’appoggio di 176 deputati su 350 Rajoy cadrà e sarà sostituito automaticamente alla Moncloa da Sanchez. “Si dimetta signor Rajoy, la sua permanenza alla guida del governo è dannosa per il nostro Paese e un peso per il suo partito” ha affermato il leader socialista Pedro Sanchez nel dibattito sulla sfiducia. “È disposto a dimettersi qui e ora? Si dimetta e tutto finirà, potrà lasciare la presidenza del governo per sua decisione. O rimarrà afferrato alla poltrona?”. “Il suo tempo è finito – ha aggiunto – il Paese non ne può più del serial di corruzione che segna un’epoca sulla quale occorre voltar pagina”.

“Ci sono stati corrotti nel Partido Popular, è vero, ma il Pp non è un partito corrotto”. Si è difeso il premier spagnolo Mariano Rajoy. Il primo ministro ha affermato che “la corruzione è da tutte le parti”. “Se non si è in condizioni per dare lezioni, è meglio stare zitti” ha denunciato, “siete forse Suor Teresa di Calcutta?”.