Spd. Schulz agli iscritti: “Sostenete intesa con Merkel”

martin schultzUn appello a dare il via libera ai colloqui per la nascita di una Grande Coalizione per senso di responsabilità “nei confronti della Germania, dell’Europa e della Spd” stessa è stato rivolto da un gruppo di 37 politici socialdemocratici appartenenti a varie ali del partito ai partecipanti al voto che verrà celebrato al Congresso straordinario di domenica a Bonn. Mentre Martin Schulz si è rivolto agli iscritti, a due giorni dall’appuntamento di domenica, per sottolineare l’importanza di una vittoria del ‘sì’.

Nella mail, citata dalla Dpa, Schulz sottolinea l’importanza della decisione che verrà presa domenica e l'”enorme significato” che avrà “per il futuro della Germania”, “in tutta Europa e per la Spd”. Schulz ricorda poi che la Spd ha ottenuto molto in sede di accordo preliminare. La gente ha diritto ad una vita migliore. “Ma questo possiamo ottenerlo solo se accettiamo la nostra responsabilità comune”.

Per Schulz la sfida ora è quella di modernizzare il paese e garantire un nuovo inizio per l’Europa. Il leader del partito socialdemocratico si ripromette di convincere ancora molti nei prossimi giorni “naturalmente anche in sede di congresso straordinario”. “Vogliamo rinnovare il nostro paese lì dove non è moderno. Vogliamo recuperare la fiducia. Si tratta di questo”.

Tra i firmatari dell’appello partito dalla base, “socialdemocratiche e socialdemocratici attivi a livello federale e locale”, figurano anche una ex candidata alla presidenza federale della Germania, Gesine Schwan, e l’ex leader del partito Matthias Platzeck, già esponenti di spicco dell’ala giovanile della Spd, gli Jusos, gli stessi che contestano l’accordo raggiunto in sede di consultazioni preliminari, considerano il testo dell’intesa su un futuro governo privo di sufficienti garanzie sociali, criticano la rinuncia ad una tassa per i redditi più alti, le restrizioni in materia di flussi migratori, la mancanza di azione a favore delle fasce più povere della popolazione, e prendono le distanze dall’intesa sull’assicurazione malattia.

Critici nei confronti del progetto Grande Coalizione anche altri esponenti del partito, che temono di vedere scomparire la Spd in una coalizione a guida Cdu e preferirebbero guidare l’opposizione in un governo di minoranza della Cdu-Csu per dedicarsi alla rinascita di un movimento che alle ultime elezioni – dopo l’ultima esperienza di Grande Coalizione – ha ottenuto il peggior risultato elettorale dal 1949.

La cancelliera tedesca, Angela Merkel, nel corso della conferenza congiunta a Parigi con il presidente francese Emmanuel Macron, si è detta “fiduciosa” sul voto del congresso della Spd domenica prossima e l’ok all’avvio delle trattative per la formazione di un nuovo governo a Berlino. “Mi auguro che diano luce verde”. “Abbiamo dovuto accettare dei compromessi, ed è normale che sia così”.

La lista dei firmatari comprende anche l’ex presidente del parlamento Wolfgang Thierse, oltre a molti deputati federali, regionali, politici locali, sindaci. I promotori sottolineano che la Spd aspira a più di quanto non contenga il documento. Il partito ha ambizioni che si estendono ben oltre questa legislatura: “Vogliamo ad esempio ottenere di più in materia di lavoro sicuro e ben retribuito, di una maggiore equità fiscale, di investimenti per il futuro e la fine della disparità di trattamento tra chi stipula un’assicurazione privata e chi rientra nel regime legale obbligatorio di assicurazione malattia”.

Le prossime consultazioni in vista della formazione del governo di Grande Coalizione dovranno servire a definire nel dettaglio l’intesa raggiunta e raggiungere nuovi obiettivi. Tuttavia, si fa notare, la Spd ha ottenuto al voto solo il 20,5 % delle preferenze. Potrà puntare a raggiungere molti dei suoi obiettivi quando tornerà ad avere il 30 per cento dei voti, possibilmente come principale forza nel Bundestag. E questo, scrivono gli autori, deve essere l’obiettivo su cui puntare.

Al Congresso straordinario partecipano 600 delegati provenienti dalle diverse federazioni regionali. Più soci ha una federazione più delegati manda al Congresso. Un quinto del totale circa (144) proverrà dal NordReno Westfalia, che conta oltre 117mila soci. Seguono Bassa Sassonia 81, Baviera 78, Assia, 72, Renania-Palatinato, 49 Baden-Württemberg, 47, Saarland, 24, Schleswig-Holstein, 24, Berlino, 23, Amburgo, 15, Brandeburgo, 10, Brema, Turingia, 7, Sassonia, 7, Sassonia-Anhalt, 6, Meclemburgo-Pomerania Anteriore,5.

Terza Grosse-Koalition, ultimo scoglio i giovani SPD

schulz-620x372“Una buona notizia per l’Europa”, così il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, plaude alla notizia dell’accordo Cdu-Csu e Spd per un nuovo governo entro Pasqua. Si tratta della terza grande colazione tedesca a guida della Cancelliera che ha affermato di aver “lavorato in uno spirito di fiducia per poter dare al Paese un governo stabile”, ha detto Angela Merkel, aggiungendo: “Dobbiamo essere più veloci nelle decisioni”. Nelle trattative si è giunti all’accordo per quanto riguarda tasse e migranti, ma anche sull’assicurazione sanitaria. Un accordo così dettagliato da sembrare un vero e proprio programma di Goveno, ma il testo dell’accordo è deludente e molto generico proprio per quanto riguarda l’Europa, anche se le cancellerie del Vecchio Continente sembrano tutte entusiaste per la coalizione. Nel testo infatti sottolinea l’importanza dell’Europa per la Germania, dell’asse franco tedesco, del rafforzamento della democrazia parlamentare nelle istituzioni dell’Unione Europa e della solidarietà tra gli stati membri.
Tuttavia il vero problema adesso si presenta per il leader dei socialdemocratici tedeschi che ha di fronte l’ultimo ostacolo da superare: il voto della base dell’SPD il prossimo 21 gennaio.
“Abbiamo raggiunto un risultato eccezionale”, ha detto Martin Schulz, mettendo l’accento sui risultati raggiunti “per un contratto di governo” sullo stato sociale, con l’aumento degli aiuti alle famiglie, gli investimenti nel sistema della formazione.
Ma la base non sembra molto d’accordo per un’intesa che premia soprattutto la leadership della Merkel e ancora peggio per Schulz è che sono proprio i Giovani della Spd quelli più agguerriti, tanto che hanno annunciato battaglia al congresso.

La Spd a congresso. Schulz: “Rinnovare il partito”

schulz-620x372Si è aperto oggi a Berlino il congresso dei socialdemocratici tedeschi, che dovrà stabilire definitivamente se affrontare i colloqui con l’Unione di Angela Merkel, per un’eventuale riedizione della Grosse Koalition. Restano comunque tutte le opzioni nella mozione che il presidio del partito presenta alla base. E il futuro di Martin Schulz come leader dipende dall’esito della votazione sul governo, ha spiegato il direttore generale del gruppo parlamentare Carsten Schneider.

“Se in una questione così decisiva l’indicazione del presidente del partito fallisse, non ci sarebbe più bisogno di presentarsi alla guida del partito”, ha affermato. Schneider è però ottimista: “credo che i socialdemocratici siano abbastanza intelligenti e democratici da rendere possibili i colloqui”. La Germania ha votato il 24 settembre e l’Spd è crollata al 20,5%. Dalla sera stessa delle elezioni, Schulz ha affermato che avrebbe portato il partito all’opposizione, ma il fallimento dei colloqui Giamaica (fra Unione, liberali e verdi) ha indotto ad una revisione della sua posizione. Sul partito hanno fatto pressione il presidente della Repubblica Frank-Walter Steinmeier, e anche i vicini europei, in particolare il presidente francese Emmanuel Macron e greco Alexis Tsipras.

Aprendo il congresso dell’Spd Martin Schulz ha chiesto scusa per la sconfitta elettorale, e se ne è assunto la responsabilità, ma poi ha chiesto “fiducia” per migliorare la situazione. “Siamo atterrati da dove siamo partiti, il 20,5%. Io porto la responsabilità per questo risultato elettorale e chiedo scusa. Ma in qualità di presidente del partito vi chiedo fiducia per poter migliorare la situazione”, ha continuato, sottolineando la necessità di “rinnovare” il partito.

“Un anno così non l’ho mai vissuto nella mia carriera politica. E un anno così non te lo togli semplicemente di dosso”, ha anche detto Schulz. Il leader Spd ha poi sottolineato: “Non abbiamo perso solo le ultime elezioni, abbiamo perso le ultime quattro elezioni”. Schulz ha però anche sottolineato di aver capito in questi mesi quanto “vitale” sia il partito, e quanta “voglia di fare” ci sia. L’Spd deve essere “più connessa anche all’interno”, “deve essere più giovane, più femminile, più variegata”. E ancora: “Non dipende da Angela Merkel la situazione del nostro partito, né dal neoliberalismo, né dai media. La situazione del nostro partito ci compete”.

E allargando lo sguardo al di fuori dei confini nazionale, il leader socialdemocratico tedesco Martin Schulz ha detto di volere gli Stati Uniti d’Europa entro il 2025. Ma ovviamente il punto centrale del congresso verte sulla opzione di una riedizione della grande coalizione. “Non dobbiamo governare a tutti i costi, ma non dobbiamo neppure a tutti i costi non voler governare. Decisivo è cosa riusciamo a imporre”. Ha detto a proposito Martin Schulz e presentando alla base la mozione del presidio che propone colloqui dal risultato aperto con l’Unione, per sondare “in quale forma dare un contributo” al governo del Paese. “Non c’è alcun automatismo in alcuna direzione”, ha aggiunto.

Un congresso in cui si susseguono le dichiarazioni a favore e contro l’apertura ai colloqui con l’Unione (Cdu-Csu) che preludono una coalizione di governo, ma i big del partito sono a favore. “Non regaleremo niente”, ha detto la capogruppo del partito al Bundestag, Andrea Nahles. “Abbiamo un programma e intendiamo seguirlo”, ha proseguito. Merkel ci ha tenuti lontani, nel “retrobottega” della politica, nella scorsa legislatura e così non deve più essere, ha continuato la deputata, molto vicina a Martin Schulz.

Poi ha preso la parola Stephan Weil, attuale presidente della Bassa Sassonia, che ha argomentato la sua netta disponibilità ai colloqui con l’Unione citando Willy Brandt: “Prima il paese e poi il partito”. Di seguito la presidente del Meclemburgo Pomerania, Manuela Schwesig, si è mostrata cautamente aperta ai colloqui, ma senza automatismi, in linea con la posizione del leader: “Siamo aperti a colloqui ma le conseguenze dipenderanno dai risultati”, ha detto.

Per la ministra presidente della Renania Palatinato, Malu Dreyer, una “tolleranza” dall’opposizione a un governo di minoranza sarebbe la “soluzione migliore”. Nettamente contrario invece il leader dei giovani socialdemocratici (Juso), Kevin Kuehnert.

Germania, prove di grande coalizione

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Si riaffaccia in Germania l’ipotesi di una grande coalizione. La Cdu è pronta a “negoziare seriamente” su una coalizione con l’Spd, “senza precondizioni”. Lo ha detto il segretario esecutivo del partito della cancelliera Angela Merkel, Klaus Schueler, dopo la riunione di ieri tra Merkel, il bavarese Horst Seehofer e il leader socialdemocratico Martin Schulz, su invito del presidente Frank Walter Steinmeier. L’esponente del partito di Angela Merkel ha aggiunto che l’Unione non pone ostacoli alle consultazioni per una Grosse Koalition.

La sua dichiarazione segue le affermazioni di Schulz, che ha negato ci sia stato un preaccordo a favore di negoziati per una Grosse Koalition, come ha affermato Bild. Schueler ha fatto riferimento anche alle previste consultazioni ai vertici del partito e al congresso dello stesso, che si aprirà giovedì 7 dicembre.

Schulz dovrà sottoporsi alla rielezione come capo del partito, assieme al resto dei vertici, ed è previsto un acceso dibattito a proposito della Grosse Koalition. I giovani socialdemocratici si oppongono alla sua riedizione, che definiscono un “affronto” agli elettori perché in campagna Schulz aveva negato categoricamente l’eventualità di entrare di nuovo in un governo Merkel. Schulz ha tuttavia aggiunto che “nessuna opzione è esclusa”, pur ribadendo che non vuole pressioni sulla tempistica.

Le elezioni federali tedesche si sono tenute il 24 settembre e sono state vinte dalla Cdu di Angela Merkel, che tuttavia non ha i numeri per governare da sola. I negoziati a tre con Liberali e Verdi per dar vita a una coalizione «Giamaica» sono falliti per l’incompatibilità tra i partner in materia di politiche ambientali e fisco. Di fronte alla prospettiva di un voto anticipato, la cancelliera ha tentato di riallacciare le trattative con i Socialdemocratici per una riedizione della Grosse Koalition che ha guidato il Paese negli ultimi 4 anni.

Edoardo Gianelli

I socialisti tedeschi sono l’ultima chance per la Merkel

merkelSmentite le voci sulle dimissioni di Martin Schulz, finito sotto pressione per la velocità con cui aveva escluso di sedersi al tavolo con Angela Merkel dopo il fallimento della trattativa con i liberali e i verdi, arriva la dichiarazione dell’ex Presidente del Parlamento europeo che rimette voce alla base della SPD per l’entrata al Governo. “Non c’è alcun automatismo in nessuna direzione, solo una cosa è chiara: se i colloqui portassero alla circostanza che noi partecipiamo in qualche forma o costellazione a un governo, i membri del partito dovranno votare”. Lo ha detto il capo della Spd Martin Schulz in uno statement alla Willya Brandt Haus.
Dopo il fallimento dei negoziati per un governo CDU, liberali e verdi la cosiddetta coalizione Giamaica è arrivata nella notte l’apertura dei socialdemocratici tedeschi ai colloqui per il governo. Il segretario Spd, Hubertus Heil, ieri sera dopo il dibattito dei socialdemocratici sulla questione se accettare una nuova Grande coalizione con Angela Merkel, ha confermato: “La Spd è fermamente convinta che il dialogo sia importante. La Spd non chiude al negoziato”.
Se all’inizio Schulz ha risposto ‘picche’ alle richieste della CDU tenendo fede agli animi dei socialdemocratici che vedono nell’alleanza con la Merkel la causa dell’eclissi del Partito, ora però si ritrova a dover fare i conti con una realtà. Per l’Spd infatti nuove elezioni potrebbero portare a un nuovo crollo del partito che due mesi fa ha incassato meno del 20%, il peggior risultato per i socialisti dal dopoguerra. La partita per il quarto Governo della cancelliera Merkel è ancora aperta e il futuro politico della Germania potrebbe non essere diverso dal recente passato, ossia dalla Grosse Koalition.

Germania: niente accordo, spettro di nuove elezioni

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Lo spetto di un ritorno alle urne si aggira per la Germania. Dopo il fallimento nella notte delle trattative per la formazione della coalizione Giamaica tra i centristi della Cdu di Angela Merkel, i Verdi e i Liberali, Berlino rischia di ripetere il modello Madrid: tornare al voto anticipato per l’impossibilità di formare un nuovo governo. I socialdemocratici di Martin Schulz non arretrano di un passo e ribadiscono di non voler ripetere l’esperienza della Grande coalizione che ha governato il paese nelle ultime due legislature: al termine di una riunione del direttivo del partito, il leader della Spd ha chiuso la porta alla cancelliera Angela Merkel e ha aggiunto che i socialdemocratici “non hanno paura” di tornare al voto.

Il presidente della Repubblica, Frank-Walter Steinmeier, prova ad allontanare il rischio di un ritorno alle urne e chiede ai partiti di fare ancora un altro tentativo. “Costruire un governo è sempre stato un processo difficile di dare e avere, ma il mandato di formarne uno è forse il più alto compito dato dagli elettori a un partito in una democrazia. E questo mandato rimane”, ha sottolineato Steinmeier. “Questo è il momento in cui tutti partecipanti hanno bisogno di riconsiderare il loro atteggiamento”, ha aggiunto, ricordando che “tutti i partiti politici eletti in Parlamento hanno un obbligo verso il comune interesse di servire il Paese”. Per questo, “mi aspetto da tutti una disponibilità a parlare per rendere possibile un accordo per un governo nel prossimo futuro”. Il pressing di Steinmeier ricomincerà domani, quando il presidente della Repubblica incontrerà personalmente le delegazioni di Cdu, Liberali e Verdi nella sua residenza berlinese di Bellevue tentando una ulteriore moral suasion per vagliare tutte le vie d’uscita possibili.

Ma a spingere per nuove elezioni non è solo la Spd: a chiedere che i tedeschi ritornino al voto anche la sinistra della Linke, ma soprattutto la destra nazional-populista della AfD, che ha già ottenuto un risultato clamoroso alle elezioni di fine settembre e pensa di approfittare ancora della situazione di stallo del Paese. “I vecchi partiti dell’establishment e delle lobby sono falliti miseramente”, ha detto la leader di Alternative fur Deutschland, Alice Weidel.

Escluso un ritorno alle urne, l’ipotesi in campo se la Cdu della Cancelliera non dovesse trovare un accordo con ecologisti e liberali, resterebbe solo quella di un governo di minoranza. Opzione quest’ultima che l’Europa guarda con preoccupazione. La Commissione europea fa sapere che “la stabilità e la continuità saranno assicurate” in Germania, malgrado il fallimento dei negoziati. Ma è evidente che una Germania debole in questa fase della politica europea potrebbe causare non pochi problemi. E la stessa Merkel si troverebbe fortemente indebolita.

Il fallimento dei negoziati per formare un nuovo governo a Berlino “sta causando una situazione molto difficile non solo in Germania, ma anche a livello europeo”, ha detto il ministro delle Finanze austriaco, Hans Joerg Schelling, che partecipa a una riunione del Consiglio Affari generali. “La Germania è sempre stata un grande traino dell’idea europea”, ha ricordato Schelling: “Siamo in un momento in cui cerchiamo di capire come approfondire il progetto europeo e in questo senso la Germania è un partner della massima importanza”.

Secondo il ministro delle Finanze di Vienna, “le elezioni non sarebbero un evento desiderabile”, ma un governo di minoranza rischierebbe comunque di portare la Germania al voto. “Dobbiamo rispettare il fatto che se non c’è consenso per costruire una coalizione, allora la sola opzione sarebbe un governo di minoranza che generalmente porta a nuove elezioni”, ha detto Schelling, auspicando “decisioni rapide”.

Germania raffreddata, 
Italia a rischio polmonite

Angela Merkel_Martin Schulz

L’avvio dell’autunno non promette niente di buono per l’Unione europea. Quando la Germania ha un raffreddore, i paesi deboli dell’Europa, in testa l’Italia, rischiano di prendersi una bronchite e perfino una polmonite. E ora la Repubblica federale tedesca si è presa un brutto raffreddore nelle elezioni politiche di domenica 24 settembre.

I cristiano democratici-cristiano sociali di Angela Merkel hanno vinto a caro prezzo: hanno ottenuto il 32,9% dei voti, perdendo oltre l’8% rispetto alle elezioni del 2013. Per i socialdemocratici della Spd è stato un disastro: appena il 20,5%, meno 4% rispetto a quattro anni fa, il peggiore risultato di sempre. Martin Schulz ha preso atto della sonora sconfitta ed ha annunciato il passaggio all’opposizione dei socialdemocratici. Non è andata meglio alla sinistra radicale che era all’opposizione: Die Linke ha raccolto appena il 9,1% dei consensi.

Una parte degli elettori tedeschi ha bocciato il governo di grande coalizione tra la Cdu-Csu della Merkel e la Spd di Schulz. È stata premiata la Afd, Alternative fur Deutschland, un partito di estrema destra populista anti islamico, anti euro e favorevole al ritorno del marco. Per la prima volta nella storia nella Repubblica federale tedesca entra nel Bundestag (la Camera dei deputati di Berlino) con il 12,6% dei voti, una forza con elementi razzisti e neo nazisti. La paura dell’immigrazione islamica e della riconversione produttiva tedesca ha fatto presa sull’elettorato più conservatore di Angela Merkel, ed ora i democristiani per la prima volta nella loro storia, devono fare i conti con un forte partito alla loro destra.

Il governo di grande coalizione tra democristiani e socialdemocratici, che pure ha garantito alla Germania un lungo periodo di pace e di benessere, è andato definitivamente in tilt. Centristi democristiani e sinistra socialdemocratica devono interrogarsi sui motivi del peggiore risultato elettorale dello loro storia post Seconda guerra mondiale. La Merkel cercherà di recuperare dal governo, Schulz dall’opposizione.

Angela Merkel ha già fatto capire quale sarà la strategia del suo quarto mandato di cancelliera. Ha annunciato l’intenzione di affrontare “le paure” e “le preoccupazioni” degli elettori che le hanno voltato le spalle votando per l’estrema destra: «Vogliamo riguadagnarci gli elettori che hanno votato Afd». Probabilmente darà vita a un esecutivo di coalizione con l’Fdp (i liberali hanno incassato il 10,8% dei voti) e con i Grunen (i Verdi hanno avuto l’8,9%).

A Berlino si profila un esecutivo della Merkel più debole dei precedenti tre per due motivi: 1) la ristretta maggioranza parlamentare; 2) la diversità dei programmi dei tre possibili alleati. Il governo cosiddetto “giamaica” (dai colori dei democristiani, liberali e verdi) dovrà affrontare notevoli difficoltà per far andare d’accordo i tre partiti con scelte, impostazioni e valori differenti.

I contraccolpi, in particolare, arriveranno sulla Ue e sui paesi europei più deboli che già in passato hanno contestato la politica teutonica di rigore finanziario. Si prevedono scintille, in particolare, tra il futuro governo tedesco e Mario Draghi. Il presidente della Bce (Banca centrale europea) già negli ultimi sette anni ha faticato non poco per salvare l’euro dal naufragio. La politica delle misure “non convenzionali” adottata da Draghi, con tassi d’interesse europei zero e con l’acquisto di titoli del debito pubblico dei diversi paesi, ha permesso di sconfiggere la Grande crisi economica internazionale e di far partire la ripresa, ma è stata pesantemente criticata dalla destra politica e finanziaria tedesca.

Il presidente della Bce è stato accusato da vari esponenti conservatori tedeschi di favorire i paesi più deboli della Ue, quelli con un maggiore debito pubblico come l’Italia, e di danneggiare la Germania. Tuttavia Draghi è andato avanti con la sua politica finanziaria espansiva grazie all’aiuto discreto ma decisivo della Merkel. A fine anno terminerà il programma, ora già ridotto, di acquisti di titoli e potrebbero cominciare seri problemi per nazioni come l’Italia. Se le banche e i grandi gruppi finanziari internazionali cominciassero a vendere in massa Bot e titoli poliennali del Tesoro (lo abbiano visto già nel 2010-2012) potrebbe essere l’inizio del crack per l’Italia, senza un intervento anti speculativo della Bce. Potrebbero aumentare a dismisura i tassi d’interesse pagati dal Tesoro con conseguenze imprevedibili sulla stabilità finanziaria del Belpaese. Angela Merkel, indebolita dal voto di domenica scorsa, avrebbe meno forza per sostenere la politica espansiva di Draghi che pure tanto bene ha fatto anche all’economia tedesca.

A quel punto l’Italia rischierebbe una polmonite politica, oltre che economica. I partiti attratti da tempo dal progetto di uscire dall’euro, come il M5S e la Lega Nord, acquisterebbero nuovo slancio. I cinquestelle e i leghisti, che negli ultimi mesi hanno messo la sordina alla battaglia anti moneta unica europea, potrebbero rialzare la bandiera di uscita dall’euro già nelle elezioni politiche all’inizio del 2018.

Rodolfo Ruocco

SINISTRA SENZA POPOLO

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Angela Merkel conquista il suo quarto mandato da cancelliera ma la sua vittoria coincide con il trionfale ingresso in Parlamento della destra populista di Alternative fuer Deutschland (AfD). Una vittoria amara anche per il peggior risultato del suo partito dal 1949. Ancora peggio ha fatto l’Spd di Martin Schulz, che fa il suo peggior risultato di sempre. Delle elezioni tedesche ne parliamo con il segretario del Psi Riccardo Nencini.

Anche in Germania la diga antipopulista rischia di crollare…
Intanto una conferma che i grandi partiti tradizionali da soli non sono più una diga, perché la Spd e la Cdu prendono poco più del 50% dei voti. E questo è un fatto straordinario che in Germania non si era verificato. Sta diventando uguale al resto dell’Europa. Il che conferma due cose. La prima che quello che stiamo vivendo è un cambiamento che non ha confini. Secondo che è un cambiamento durevole. Può essere rintuzzato come è successo in Francia e in Olanda ma questa ondata nera non può essere cancellata. La nostra condizione, e parlo di quella del Socialismo europeo, è peggiore di quella della Merkel. Perché la sconfitta della Spd è in trend continuo dei vari partiti socialisti europei. Il che conferma la tesi di un formidabile ripensamento della idea tradizionale di destra e di sinistra. Perché per la prima volta nella storia moderna, dalla fine del ‘900 ad oggi, si assiste ad un fenomeno che è eccezionale. Quello di una sinistra senza popolo. Quindi la domanda che il socialismo europeo deve farsi, è come dobbiamo interpretare fenomeni che non sono contingenti ma sono durevoli.

Quali i temi a questo punto più urgenti sui cui lavorare?
La sicurezza, il nodo migranti, l’identità occidentale nella globalizzazione, nuove forme di stato sociale. Questi sono i quattro temi che vanno affrontati rapidamente.

Sono temi che necessitano tutti di una risposta europea…
Intano ci vuole una alleanza tra con il socialismo europeo, con le varie forze democratiche europee. Prima cosa da fare è creare un fronte europeista che tracci un confine netto tra il populismo da una parte e pratiche riformiste dall’altra. Questa è la posizione di cornice. Poi bisogna mettere i giusti ingredienti. Il primo, la valorizzazione dell’identità occidentale, non dico europea, ma occidentale. Che è fatta di difesa dei diritti fondamentali, di protezione dei più deboli ma quando parliamo di deboli bisogna allargare la platea rispetto al secolo passato. La più debole allora si riteneva fosse la classe operaia, oggi tra i più deboli vi sono studenti che hanno passato venti anni sui libri e ora non trovano lavoro, vi sono professionisti che non arrivano a fine mese, ci sono famiglie con figli piccoli, ci sono famiglie separate. È li che bisogna andare a costruire una proposta politica. Poi ci vuole un impegno risolutivo per costruire una Europa diversa.

E anche qui gli ingredienti vanno cercati.
Cito ad esempio la web tax. Che diventa un tema centrale. Lo abbiamo visto con Google qualche settimana fa. Potremo vederlo con Ryan Air tra poco. Le grandi imprese, le grandi piattaforme tecnologiche, le tasse le devono pagare nello stato in cui lavorano. Non possono esserci salvaguardie, protezioni che consentano loro di girovagare tra i 28 paesi europei come accade fino ad oggi.

Passiamo all’Italia…
La cosa ridicola è che in Italia si sita ripetendo il meccanismo tedesco dove la sinistra, Linke, ha scelto come obiettivo della campagna elettorale non la destra, mettere in campo politiche che mettessero in rilievo il pericolo di un’avanzata forte della destra, ma l’obiettivo principale è stata la Spd. È un rischio questo che viviamo anche qui in Italia. Ed un errore gravissimo a cominciare dalla Sicilia. Se non si capisce che c’è un pericolo di un potenziale governo grigioverde, che rischia di allontanarci dalle conquiste di questo ultimo mezzo secolo, e di fatto assume dei connotai di forte inciviltà, rischiamo di generare una sorta di effetto Bombacci. Nel senso che nel nome di una rivoluzione impossibile alla fine si favorisce la destra. E questo è il rischio che c’è anche in Italia.

Elezioni tedesche e la vittoria scontata della Merkel

In Germania, questo Ferragosto ha segnato la fine delle vacanze estive, il momento del ritorno al lavoro e, in politica, l’inizio della più scontata e meno combattuta campagna elettorale di sempre: quelle che porteranno al quarto mandato di Angela Merkel.

merkelManca, infatti, poco più di un mese alle elezioni federali del 24 settembre ed il vantaggio della CDU di Angela Merkel rimane, ancora, incolmabile. Gli ultimi sondaggi danno l’Union – la tradizionale alleanza CDU-CSU che sostiene la Cancelliera – in una forbice di voto compresa fra 37 ed i 40 percento, staccata di oltre 12 punti dalla socialdemocratica SPD del rivale Martin Schulz, ferma fra il 22 ed il 25 percento.

Pur se nel campo socialdemocratico si spera, ancora, in una sorprendente rimonta dell’ultimo minuto sull’esempio dei Laburisti inglesi, la realtà tedesca non vede la presenza di elementi divisi come la Brexit o uno scenario futuro incerto e traballante. Al contrario, la Germania del 2017 vive un periodo di sostanziale benessere, baciato da una crescita economica costante sostenuta dall’export ed un mercato interno sempre più forte.

“Dobbiamo aver ben in testa che il momento è arrivato di lottare per il nostro futuro e destino come Europei”

— Angela Merkel

L’Europa al centro dell’attenzione. In questo scenario, non sono i problemi interni, peraltro tenuti sapientemente all’esterno dalla campagna elettorale dagli strateghi della CDU, a preoccupare l’elettorato. Per i tedeschi le sfide internazionali, siano queste il futuro dell’Europa, la maggior integrazione politica ed economica dell’Eurozona o il ruolo della Germania nel mondo di Trump, sono i veri punti centrali della campagna elettorale. Gli stessi temi, non a caso, scelti dalla Cancelliera ed i suoi consiglieri per la campagna elettorale forte della convinzione, professata pubblicamente come uno slogan, che, in fondo, le cose nella Germania di Angela Merkel vadano bene.

Nel complesso, un messaggio preciso e rassicurante,  proveniente da una governante e non da una politica in cerca di voti e per questo ritagliato magistralmente per rispondere alle priorità dell’elettorato tedesco, storicamente avverso al rischio e che al cambiamento preferisce la stabilità politica ed economica.

Il messaggio. In fondo, sembrano pensare la maggioranza dei tedeschi rispondendo favorevolmente alle dichiarazioni della propria Cancelliera, perché cambiare? Perché scegliere una strada diversa, magari rischiosa, con una figura, Schulz, che per quanto navigata a livello europeo ed internazionale, non può avere quella caratura propria di una leader che da 12 anni rappresenta la Germania nel mondo? Perché infine, scegliere un partito alternativo, quando Angela Merkel rappresenta, oltre alla Germania popolare, quella ecologista e sociale?

Dal suo canto, la SPD procede a tentoni, prosciugata nei propri temi sociali (matrimoni gay, ecologia, politiche del lavoro) dall’attivismo innovativo della Cancelliera, e impossibilitata ad attaccare l’operato di un governo di cui sono stati partner di minoranza per quattro anni. Un messaggio vincente, quindi, quello della Cancelliera, almeno da quello che dicono i sondaggi dove, al di là dei voti ai singoli partiti, il 52% degli elettori si è espresso a favore di un quarto mandato ad Angela Merkel.

L’esegesi di un successo. Il successo di Angela Merkel, non deriva solo dai 12 anni di governo, ma dall’esser riuscita a trasformare la CDU portandola dall´essere un partito popolar-conservatore di centro/centro-destra ad una vera forza politica multi-etnica e trasversale fra moderati e riformisti e capace di abbracciare ecologia e liberalismo, istanze sociali e protezione della famiglia, lavoro ed impresa. Tale processo iniziò con la proposta di uscita dal nucleare e l’abbraccio alla Green Economy portando il paese, nel corso di un decennio, ad aumentare la quota d’utilizzo delle energie rinnovabili al 30%.

Dall’ambiente, tema caldo ai Verdi, si è poi passati alla sicurezza sociale dei lavoratori con l’introduzione del salario minimo garantito, proposto dai socialdemocratici, ma varata dal governo Merkel, fino all’introduzione dei matrimoni fra esponenti dello stesso sesso (legge passata lasciando libertà di coscienza ai propri parlamentari). Tutto questo fino ad arrivare alla controversa apertura ai rifugiati che ha fatto impennare il numero dei richiedenti asilo in Germania (dai 200.000 del 2014 agli 800.000 del 2016), ma ha aperto il partito ad una serie di politici e candidati immigrati o figli di immigrati, fra cui Cemile Giousouf, la prima parlamentare della CDU, ovvero cristiano-democratico, di religione musulmana.

Il dubbio delle coalizioni. Di fronte ad una CDU versione pigliatutto, gli spazi per gli altri partiti sono ridotti, ed infatti la domanda più comune in Germania, non è chi, ma CON chi governerà Angela Merkel.

Per la Cancelliera ed il suo partito, la scelta più logica, e preferibile, sarebbe dar vita ad un governo con i liberali della FDP, esclusi nel 2013 dal Bundestag per non aver superato lo sbarramento del 5%, ed ora dati al 9%. Il problema, alla luce dei risultati odierni, è che a questa alleanza mancherebbe una chiara maggioranza in parlamento. L’alternativa, sarebbe un allargamento della coalizione ai Verdi,anch’essi dati attorno 9%. Questa coalizione sarebbe una novità nel panorama federale, ma già sperimentata, con diversi gradi di riuscita, a livello locale e regionale, oltre ad essere appoggiata da molti esponenti della CDU.

Lontano, ma sempre possibile, il ritorno alla Grande Coalizione Union-SPD, una possibilità concreta anche se estranea ai desideri delle leadership di entrambi i partiti. Da parte sua, rompendo con la tradizione elettorale tedesca, la Cancelliera, in un’intervista alla televisione Phoenix, non ha espresso un partner di governo designato, preferendo aspettare i risultati delle elezioni.

I programmi del futuro governo. Eppure, il tema della futura coalizione rimane importante, soprattutto nell’ottica europea. Ognuno dei quattro partiti papabili per il governo si è espresso, come la maggioranza dei tedeschi, per la prosecuzione del percorso di integrazione dell’Eurozona, ma con dei distinguo.

La FDP è una tradizionale fautrice dell’Austerity ed interessata a limitare le possibilità di salvataggio delle economie in crisi da parte della Banca Centrale. Diversa la posizione della SPD, la quale, pur sottolineando la necessità di rispettare i parametri europei, manifesta, sul tema, una maggior elasticità.

“La definizione di un accordo [con la Libia per porre un’argine al flusso incontrollato di immigrati] è ancora nelle sue fasi iniziali, ma la speranza è che sviluppo come sulla falsariga dell’accordo raggiunto con la Turchia.”

— Angela Merkel alle Nazioni Uniti sulla crisi dei rifugiati

Discorso simile sulle politiche sull’immigrazione, un tema su cui, ancora recentemente la Cancelliera si è espressa puntando il dito verso la Libia e la necessità di risolvere l’emergenza umanitaria là in atto a fianco dell’Italia. L’attuale dirigenza della FDP, a caccia dell’elettorato di destra, è più propensa ad una riduzione degli arrivi ed una politica più aggressiva nei confronti del controllo dei flussi internazionali. Opinione diversa hanno invece i Verdi, paladini della società multi-culturale, e la SPD.

Chiunque vinca la possibilità di essere il o i partner del prossimo governo, la Germania inizia la campagna elettorale con una quasi-certezza: il quarto mandato di Angela Merkel.

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Schulz cerca il rilancio: più investimenti e aiutare l’Italia

schulzDa grande speranza dei socialdemocratici, a sconfitto, Martin Schulz tenta di rilanciare la propria campagna elettorale. L’obiettivo? Presentarsi come una vera alternativa alla stabilità rappresentata da Angela Merkel. Al centro della sua nuova strategia, presentata nelle ultime settimane, immigrazione, solidarietà europea e investimenti.

Man mano che si avvicina il 24 settembre, il giorno delle elezioni federali tedesche, la vittoria di Angela Merkel sembra essere sempre più scontata. Eppure, ancora a marzo, la “grande speranza” socialdemocratica, Martin Schulz, da poco ottenuta la nomina a candidato cancelliere, era riuscito a portare il proprio partito a quota 33,1%  nei sondaggi, superando di quasi un punto l’Unione CDU/CSU dell’attuale Cancelliere. Ora, però, a meno di due mesi dalle elezioni, Schulz è dato al 22%, diciotto punti in meno del 40% attribuito ad Angela Merkel.

Il tracollo nei sondaggi ha spinto la SPD e Schulz a cambiare strategia presentando un nuovo programma che vada ad attaccare Angela Merkel sul suo punto di forza: quella stabilità che, all’interno della campagna socialdemocratica, diventa il “mantenimento dello status quo” ed un freno al progresso della Germania e dell’Europa.

Quest’obiettivo, sostiene la dirigenza socialdemocratica, può essere raggiunto soltanto toccando i temi dell’immigrazione, del futuro dell’Europa e gli investimenti statali.

Immigrazione e cooperazione. Il via alla nuova fase è iniziato con un intervista domenicale al popolare quotidiano Bild am Sonntag. Qui, Martin Schulz ha apertamente criticato la contestata “apertura” ai rifugiati avviata dal Governo Merkel nell’estate del 2015, una decisione avallata, ai tempi, dalla stessa SPD.

Schulz non contesta la necessità dell’apertura, considerata dalla SPD centrale per garantire l’accesso al centro-nord Europa ai rifugiati bloccati in Italia, Spagna ed Ungheria, quanto il come il governo tedesco ha applicato la stessa: senza un previo accordo con gli stessi partner europei. Questo, argomenta il leader socialdemocratico avrebbe provocato un effetto domino, estremizzando la posizione di chiusura dei governi dell’Europa Orientali da una parte ed aggravando, dall’altra, l’emergenza in Italia, in Grecia ed in Spagna.

La visita in Italia. La soluzione migliore, dicono i vertici socialdemocratici, sarebbe un nuovo accordo di mutua solidarietà fra i partner europei. Rimangono ancora ignote le modalità, ma, alludono i vertici del partito, una bozza potrebbe essere presentata durante o dopo il viaggio di Schulz in Italia, previsto per l’ultima settimana di Luglio, in cui il possibile accordo verrà discusso col Presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni.

“Non è possibile”, dice Schulz, lasciare il peso dell’accoglienza sulle spalle dell’Italia, della Spagna e della Grecia. Allo stesso tempo, non è possibile che alcuni paesi europei, argomenta sempre il candidato socialdemocratico, non è possible che alcuni paesi, ovvero Austria, Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca, si rifiutino di accettare la propria quota di rifugiati.

Per evitare questa palese violazione del principio di solidarietà interno alla UE, Schulz ha sottolineato come il suo eventuale governo voglia proporre l’introduzione di sanzioni economiche, come la sospensione dei finanziamenti europei, a quei paesi UE che si rifiutassero di accettare la propria quota di rifugiati.

“Il modo in cui Angela Merkel vuole condurre la propria politica europea rimane scandaloso”

Martin Schulz, su Merkel ed Europa

Basta fare i “professorini”. Martin Schulz è tornato alla carica di Angela Merkel lunedì, grazie ad una seconda intervista rilasciata, stavolta, al quotidiano francese Le Monde. Riprendendo il concetto di solidarietà e cooperazione, Schulz, ha dichiarato come non sia più ammissibile che la Germania e, per converso, tutto il blocco nordico (soprattutto Olanda e Finlandia) “dettino condizioni” in materia di politica-economica agli altri paesi europei.

La Francia, continua il candidato socialdemocratico, sarebbe l’esempio più recente di quanto questo tipo di approccio possa essere deleterio. Per Schulz, il Presidente francese Emmanuel Macron dovrebbe essere lasciato libero di lavorare al processo di riforma dello stato secondo modalità e tempistiche che egli ritenga più opportune e non quelle stringate indicate da Bruxelless o, peggio ancora, da Berlino.

Chiedere alla Francia, continua Schulz, di tagliare il rapporto deficit/PIL ed allo stesso tempo di riformare il mercato del lavoro, “non può che non funzionare” e, anzi, rischia di alimentare tensioni politiche e sociali, quali le proteste attualmente in atto in Francia sia a livello istituzionale – i tagli di fondi alla Forze Armate – che sociale.

La Germania, conclude Schulz, dovrebbe assumere un atteggiamento più lungimirante, soprattutto alla luce di quanto successo negli anni 90, quando a Gerhard Schröder è stato concesso di “ignorare le norme sul rapporto deficit/PIL” allo scopo di finanziare le riforme senza pesare troppo sull’apparato produttivo del paese.

“La Germania è un grande paese, ma [in Europa] potrebbe fare molto di più”

Martin Schulz, sul ruolo della Germania nella UE

Il rilancio degli investimenti. Ultimo punto del complesso programma di rilancio della candidatura di Martin Schulz, sarebbe il rilancio degli investimenti nel paese. L’obiettivo sarebbe, come scritto nel piano in dieci punti della SPD presentato a metà luglio, l’inserimento nella costituzione dell’obbligo di investire una parte del proprio surplus commerciale annuale. Questo permetterebbe il rilancio degli investimenti infrastrutturali nel paese (soprattutto scuole ed austrostrade), un settore fermo da prima della crisi finanziaria.

I nuovi fondi verrebbero poi usati per la tanto attesa digitalizzazione dell’amministrazione pubblica, punto perseguito anche dalla CDU di Angela Merkel, e per l’istituzione di un “Chancekonto”: un credito (dai 5.000 Euro iniziali fino ad un massimo di 20.000) garantito dalla stato con cui finanziare l’avviamento al lavoro o alla libera professione.

Il piano riguarda anche l’Europa, dove Schulz, sulla falsariga di Macron, vede nella costituzione di un “Ministro dell’Economia e delle Finanze” europeo, il principio su cui procedere verso una maggiore integrazione dei paesi dell’Eurozona.

In questo scenario, la Germania, continua il candidato cancelliere, potrebbe decidere di aumentare la propria contribuzione al budget comunitario, reinvestendo così parte del proprio surplus commerciale estero a livello europeo. Questo è certamente il punto più complesso e rischioso dal punto di vista elettorale per Martin Schulz, data la tradizionale refrattarietà dell’elettorato tedesco a usare i propri soldi in Europa.

Dopo il tracollo primaverile, in questa seconda, ed ultima, fase della campagna elettorale tedesca, Martin Schulz sembra aver riscoperto la propria vena europeista.

Qualora questo servirà a far cambiare idea all’elettorato tedesco, lo si vedrà alla riapertura della campagna elettorale in agosto. Quello che rimane è il messaggio di fondo, che Angela Merkel, e qualunque alleato di governo essa possa avere a Settembre, dovrebbero memorizzare: la Germania non può continuare a prosperare senza l’Europa.

Simone Bonzano