Assia, batosta per Spd e Cdu. Volano i Verdi

merkelNell’Assia tedesca è proseguita l’onda già vista in Baviera. Un’altra batosta per la Cdu e per la Spd.

La Cdu è crollata dal 38,3 del 2013 (allora le elezioni si erano svolte in contemporanea a quelle federali) al 27% dei consensi, il peggior risultato conseguito dal partito della Merkel in Assia da oltre 50 anni a questa parte, pur restando il partito più forte.

La Spd ha fatto un balzo indietro, di 10,9 punti percentuali, attestandosi sul 19,8%, esattamente come i Verdi, che però raggiungono questo risultato conquistando l’8,7% in più di consensi. La destra populista ed anti-immigrati di Alternativa per la Germania (Alternative fuer Deutschland, Afd) è entrata per la prima volta nel Landtag di Wiesbaden con il 13,1% dei voti (+ 9% rispetto al 2013) ed è ora rappresentata nei parlamenti di tutti i 16 Land federali tedeschi. I Liberali della Fdp hanno conquistato il 7,5% dei consensi (+ 2,5%) ed è aumentato anche Die Linke, il partito della sinistra, che con il 6,3% (+ 1,1%) ha conquistato il suo miglior risultato di sempre in Assia.

La partecipazione al voto è stata del 67,3% dei 4,38 milioni di aventi diritto. Nel 2013 aveva votato il 73,2%. Per la prima volta, i partiti rappresentati nel Landtag dell’Assia sono sei. I seggi da spartire sono 137, la maggioranza 69. Alla Cdu ne andranno 40, ai Verdi e alla Spd 29 ciascuno. Diciannove seggi andranno all’Afd, 11 alla Fdp, 9 alla Linke. In base a questa ripartizione, Cdu e Verdi potrebbero portare avanti la loro coalizione. Ma le possibilità sarebbero anche altre: CDU e SPD o SPD, VERDI e FDP.

Il premier uscente, Volker Bouffier (CDU) ha annunciato l’intenzione di avviare consultazioni per la formazione di un nuovo governo fatta eccezione per Die Linke e Afd.

In base a questi risultati, l’alleanza più probabile, forse la sola possibile nel Landtag è una coalizione ‘giamaica’ nero-verde-giallo tra Cdu, Grünen e Fdp, ancora sotto la guida di Volker Bouffier, il fedelissimo di Angela Merkel che pur nella sconfitta avrebbe centrato l’obiettivo di rimanere ministro-presidente dell’Assia. I Verdi sarebbero tuttavia in posizione di forza e rivendicherebbero più spazio nelle politiche e nella presenza al governo.

La leader dei verdi tedeschi Annalena Baerbock, che condivide la presidenza con Robert Habeck, commentando i risultati emersi che vedono gli ecologisti al secondo posto insieme ai socialdemocratici, ha detto: “L’Assia non è mai stata così verde come oggi. Siamo felici di questo storico miglior risultato dei verdi in Assia”.

La segretaria generale della Cdu, Annegret Kramp-Karrenbauer, commentando le elezioni in Assia che hanno visto il partito in forte calo, ma comunque in testa, ha detto: “Siamo di fronte a un tipico risultato dell’Assia, e servirà molto tempo stasera per avere delle certezze. Una cosa si può dire che per la Cdu è doloroso aver perso molti voti, ma Volker Bouffier ha raggiunto l’obiettivo di evitare una coalizione rosso-rosso verde, questo è il risultato di cui mi congratulo”.

Il candidato della Cdu dell’Assia, il presidente uscente Volker Bouffier, commentando i risultati delle proiezioni, ha precisato: “Accusiamo dolore per i voti perduti, ma abbiamo anche visto che vale la pena lottare. Volevamo restare la prima forza politica del Land e volevamo ottenere che nessuna coalizione si potesse formare contro di noi. Entrambi i risultati sono stati ottenuti. E’evidente che sul voto locale abbiano influito le dinamiche federali e le liti di governo a Berlino”.

Il candidato di punta dell’Spd in Assia, Thorsten Schaefer-Gumbel, commentando i risultati elettorali, ha detto: “È una difficile e amara serata per l’Spd, non abbiamo raggiunto quello che volevamo. Si tratta di un’amara sconfitta ed è il peggior risultato dal 1946. Quello che questi risultati significano per l’Assia non è ancora prevedibile”.

Ma è nella capitale tedesca che da oggi si giocherà la partita vera, iniziata due settimane fa in Baviera e proseguita in Assia. La situazione è tragica per la leader socialdemocratica Andrea Nahles, mentre è seria per Angela Merkel. Dalle analisi del voto sembra che il tentativo della cancelliera di venire in soccorso della Cdu locale, impegnandosi in prima persona nella campagna, non è servito. Segno che il suo brand non funziona più, neppure in un Land con forte tradizione cristiano-democratica. E questo non chiude del tutto la questione se al congresso di Amburgo, in dicembre, Merkel sarà rieletta presidente o se farà un passo indietro in favore della sua protégé, Annegret Kramp-Karrenbauer, attuale segretario generale. Già ieri sera, alcune voci di deputati di seconda fila si sono levate per chiedere un rinnovamento della Cdu, che avrebbe bisogno di ‘contenuti, percorso chiaro e nuove persone’.

Quasi irrisolvibile il ‘che fare?’ di Andrea Nahles. La leader dell’SPD ha detto: “Lo stato del governo è inaccettabile”. Secondo Nahles, il declino del suo partito è causato dalle continue crisi interne della Grosse Koalition. Nahles ha annunciato che proporrà alla Cdu una road map ‘chiara e vincolante’ fino al prossimo autunno, quando è già in programma una verifica. Per Nahles: “Vedremo allora se noi in questo governo siamo al posto giusto”. E’ un piano ottimista, un anno è lungo e il tempo non è dalla parte della Spd, che d’altra parte allo stato attuale non avrebbe né i programmi, né i leader, né i soldi per affrontare nuove elezioni. Insomma, la crisi dell’Spd sembra molto seria e complessa.

Immediatamente dopo l’esito disastroso delle elezioni regionali in Assia, Angela Merkel ha annunciato l’intenzione di non ricandidarsi, l’8 dicembre, data del congresso del partito, alla presidenza dell’Unione Cristianodemocratica. Lo riferiscono i media tedeschi. Merkel ha comunicato la sua decisione ai partecipanti alla seduta della direzione del movimento precisando che, malgrado la decisione, intende restare al suo posto di cancelliera. Il passo compiuto questa mattina da Merkel, che ha sempre considerato l’incarico di cancelliere e quello di presidente del partito come indissolubilmente legati, può essere considerato storico.

A seguito dell’annuncio della cancelliera, l’ex capogruppo dell’Unione, Friedrich Merz, si dice disponibile a presentare una sua candidatura. Quest’ultimo si è detto pronto a compiere questo passo ed assumersi questa responsabilità nel caso il partito sia favorevole. Oggi, Merz annuncerà la sua candidatura. Nelle scorse settimane Merz sarebbe stato spinto con forza da chi gli è più vicino nel partito a candidarsi alla presidenza della Cdu e avrebbe anche avuto colloqui a Bruxelles negli ultimi giorni.

Salvatore Rondello

Roma, 29 ottobre 2018

Salvatore Rondello

Socialdemocrazia radicale di Corbyn piace e sfonda

jeremy-corbyn-1È possibile contestare “l’avidità” del capitalismo finanziario e vincere da sinistra. Il miracolo è possibile. Jeremy Corbyn, entusiasmando i lavoratori e il ceto medio impoverito, ha lanciato la sfida in Gran Bretagna, una delle patrie della socialdemocrazia e dello Stato sociale. Ha capovolto l’impostazione di Tony Blair: dal centrismo liberaldemocratico è passato al radicalismo socialista. Nel 2015 ha preso la guida del Partito laburista traumatizzato dalla sconfitta e l’ha portato al 40% dei voti nelle elezioni politiche del 2017, un successo insperato. Il suo radicalismo socialdemocratico piace e sfonda.
In quasi tutta Europa i socialisti delle varie scuole (socialdemocratici, laburisti, liberaldemocratici, libertari, massimalisti, radicali) arrancano o sono stati addirittura cancellati. I socialdemocratici tedeschi, la Spd, hanno dimezzato i voti nelle elezioni regionali in Baviera di domenica 14 ottobre. La disoccupazione, l’impoverimento, il precariato, lo smantellamento dello stato sociale, l’immigrazione hanno avuti effetti devastanti. La globalizzazione economica e la Grande crisi internazionale del 2008 hanno avuto gravissime conseguenze sulle condizioni di vita dei ceti popolari e sullo stato di salute della stessa democrazia. I socialisti e i partiti progressisti non sono riusciti a dare una risposta ai problemi, sono andati in crisi e si sono aperte le porte all’affermazione dei partiti populisti sovranisti anti europei, anti euro e anti immigrati.
Corbyn offre una soluzione al terremoto proponendo un nuovo modello di società per ripristinare i diritti, per tutelare gli ultimi, gli emarginati, gli sfruttati, il ceto medio sottraendoli alle sirene del sovranismo nazionalista e populista. La sua ricetta, esposta a fine settembre nella conferenza annuale laburista di Liverpool, per molti aspetti è antica: è di pura matrice socialdemocratica. Uguaglianza, lavoro, sviluppo costituiscono i cardini per assicurare benessere, libertà e dignità sociale a tutti. Lo strumento sono gli investimenti pubblici da realizzare soprattutto nell’economia verde, garantendo produzione, salute umana e integrità dell’ambiente. Il ruolo dello Stato è strategico nei servizi pubblici essenziali come l’energia elettrica, i trasporti, la sanità, le poste. L’inclusione sociale dei tanti immigrati è un passaggio fondamentale.
Corbyn, vestito scuro, camicia bianca, cravatta rossa, ha scaldato i cuori. Ha parlato tra un uragano di applausi e di cori entusiasti ai delegati di Liverpool. Una volta, nella Prima Repubblica, accadeva anche ai congressi socialisti in Italia. Ha avvertito: «Se non saremo noi laburisti a offrire soluzioni radicali» saranno i populisti con grandi rischi per i lavoratori, le masse popolari e le stesse libertà democratiche. Il leader laburista non è certo un uomo nuovo: 69 anni, capelli bianchi, militante fin da ragazzo nel Partito laburista, deputato dal 1983, all’opposizione interna, da sempre si definisce un socialista democratico. È un pacifista convinto, sostenitore del disarmo nucleare unilaterale e dell’autodeterminazione dei popoli. Sostiene la causa dell’indipendenza palestinese e respinge al mittente le accuse di anti semitismo piovutegli addosso. Per molti aspetti considera ancora valido il pensiero di Carlo Marx.
Uniti per governare, non divisi per perdere. Il motto vale per i laburisti, la Gran Bretagna e l’Europa. La prossima battaglia è per l’Unione europea. Attacca la premier Theresa May, leader dei conservatori. Corbyn, contrario alla Brexit passata con un referendum due anni fa, adesso aspetta con preoccupazione la fine dei difficili negoziati tra Londra e Bruxelles per una separazione consensuale (l’uscita del Regno Unito è fissata a fine marzo 2019).
Il leader laburista teme o la rottura o un cattivo accordo con Bruxelles con conseguenze disastrose sull’occupazione, il sistema produttivo (le banche e le multinazionali sono in fuga verso Germania, Francia e Olanda), la libertà di circolazione di persone con la Ue e con la Repubblica d’Irlanda. È pronto, in caso di trattative fallimentari, a bocciare in Parlamento un’intesa insoddisfacente firmata da Theresa May e a chiedere le elezioni politiche anticipate. Non è esclusa poi la richiesta di un referendum bis sulla partecipazione della Gran Bretagna all’Unione europea, dopo quello del 2016 che ha deciso l’uscita.
Corbyn vuole tenere comunque aperti tutti i canali di collegamento con l’Europa. Ha una strategia attenta alle mosse della May, un programma anti liberista, la fiducia di una base e di un elettorato rincuorati. Ha saputo ricostruire un labour nel cuore degli operai e della borghesia progressista. È un possibile modello. Il miracolo Corbyn ridà fiducia ai socialisti delusi e depressi di tutta Europa.

Rodolfo Ruocco
SfogliaRoma

Terremoto politico in Baviera. La Spd dimezza i voti

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Le urne bavaresi hanno confermato il pronosticato terremoto politico in Baviera, dove i cristiano-sociali di Horst Seehofer hanno perso la maggioranza assoluta, crollando al 37,3%. Sfondano i Verdi, che diventano la seconda forza del Land, mentre è drammatico il tonfo dei socialdemocratici, spodestati proprio dagli ecologisti. Anche nel sud della Germania infine avanza l’ultradestra, con l’ingresso nel parlamento regionale di Alternative fuer Deutschland, che conquista sì le due cifre ma non i risultati clamorosi che sperava. Le onde di questo terremoto politico locale si potrebbero propagare anche a Berlino dove si temono effetti sulla politica federale. Per valutare la tenuta della Grosse Koalition occorrerà comunque aspettare le amministrative in Assia, il 28 ottobre, fra due domeniche.

Persi sul terreno oltre 10 punti rispetto al 2013 (quando il partito cristiano sociale svettava al 47,7% governando da solo), ma è rimasto il primo partito della Baviera. Markus Soeder, candidato presidente della Csu, ha quindi rivendicato il diritto a formare il nuovo governo affermando: “Non è una giornata facile e abbiamo avuto un risultato doloroso. Ma una cosa è chiara: non solo siamo il partito più forte, ma abbiamo anche un chiaro mandato a governare”.

Soeder ha anche annunciato di ‘voler parlare con tutti i partiti, ma non con l’Afd’. Stando ai risultati elettorali, la Csu potrebbe formare un esecutivo con i Verdi, che hanno trionfato col 17,8% (+9,2 rispetto al 2013), ma forse anche con i Freie Waehler, politicamente più affini e fra i vincitori della serata con l’11,6% (+2,6).

È stato duramente ridimensionata  dalle urne anche la Spd che assieme alla Cdu di Angela Merkel forma la Grande Coalizione, il governo federale che regge il Paese. La Spd ha visto il suo consenso dimezzato rispetto a cinque anni fa (con il 9,7% dei voti). Così al secondo posto, dopo la Csu si sono piazzati i Verdi, protagonisti di una rimonta di quasi dieci punti percentuali.

Il prossimo parlamento bavarese sarà quindi composto da 205 seggi, ripartiti come segue, in base ai risultati elettorali: Csu 85 seggi, Verdi 38, Freie Waehler 27, Spd 22, Afd 22, Fdp 11. L’affluenza alle urne è stata del 72,5% degli aventi diritto, contro il 63,6 di cinque anni fa. Erano chiamati alle urne oltre 9,4 milioni di elettori.

Il segretario generale della Csu, Markus Blume, ha detto: “Giornata amara. Risultato che accettiamo con umiltà e dal quale dovremo trarre lezioni”.

Markus Soeder, candidato di spicco del partito alle elezioni, ha detto. “L’elettorato, tuttavia, ci ha affidato il chiaro compito di formare un governo… accettiamo questo compito”. Il leader del partito e ministro dell’Interno federale, Seehofer si è pronunciato in favore di una coalizione con i Liberi Elettori (Freie Waehler) senza escludere la volontà di parlare con tutte le forze democratiche, ad eccezione di Afd. L’estrema destra Afd è entrata per la prima volta nel parlamento regionale bavarese, con il 10,2% e lo stesso numero di seggi dell’Spd. Ha ottenuto l’11,6% delle preferenze la lista civica Freie Waehler, considerata potenziale futura alleata della Csu in una coalizione, così come potrebbero esserlo i Liberali della Fdp, che con il 5,1% delle preferenze hanno superano di poco la soglia di sbarramento e sono tornati a sedere nel parlamento bavarese. Come anticipato dai sondaggi della vigilia, Die Linke, con il 3,5% delle preferenze, al di sotto dello sbarramento, non è entrata in parlamento .

Salvatore Rondello

Pd a rischio estinzione senza un progetto per il Paese

pd scissioneA sei mesi dal terremoto elettorale del 4 marzo, il Pd è ancora sotto le macerie. Senza voce, senza un vero segretario, senza una data per il congresso del dopo-Renzi e – soprattutto – senza un progetto per il futuro.
Lacerato dalle lotte interne, prigioniero dell’ex segretario e dei suoi fedelissimi, il centrosinistra non è ancora riuscito ad analizzare le ragioni della sua sconfitta e del trionfo di Cinquestelle e Lega.

Intanto, mentre i sondaggi elettorali continuano a premiare la retorica del governo gialloverde (con Salvini oltre il 30 per cento e Di Maio poco al di sotto) il Partito democratico continua inesorabilmente a calare. Dal 18,7 per cento del 4 marzo è sceso al 17,7. Ma poteva andare anche peggio, vista l’inconsistenza dei parlamentari dem che dai banchi dell’opposizione non riescono a far sentire la loro voce nemmeno di fronte alle gaffe, agli errori e alle tante giravolte d’un governo che fino ad oggi ha fatto poco o nulla.

Come ha scritto recentemente sul Corriere della sera il professor Sabino Cassese, questo sarebbe «il momento migliore perché l’opposizione faccia il suo mestiere». Perché abbiamo un esecutivo «con due timonieri che tirano in direzioni opposte», alla vigilia di «scelte difficili da fare con poche risorse a disposizione».

La verità, ha osservato Rodolfo Ruocco (Sfogliaroma, 5 settembre 2018) è che «la sinistra ha perso il suo elettorato tradizionale, quello operaio, proletario e popolare e non ha conquistato quello moderato».
Ossessionato dalla comunicazione, Matteo Renzi è annegato in un mare di annunci. Anteponendo, esattamente come stanno facendo adesso Di Maio e Salvini, la propaganda ai fatti. La fiction alla realtà. Alla fine, gli elettori delusi hanno cambiato strada. Giovani e anziani, precari e pensionati, insegnanti e operai hanno abbandonato la sinistra riformista. La maggior parte ha preferito scommettere su Cinquestelle, gli altri hanno scelto la Lega di Salvini.

Certo, c’è da aggiungere che i progressisti sono in crisi in tutto l’Occidente. Ovunque stiamo assistendo al crollo dei socialisti: in Olanda sono finiti al 6 per cento, in Francia al 7, in Grecia hanno subito un tracollo di 30 punti, mentre in Germania, alle elezioni di un anno fa, la Spd ha toccato il suo minimo storico.

I movimenti populisti vengono ingrossati dai voti dei “dimenticati”, degli emarginati e degli elettori che si sentono traditi dai partiti politici tradizionali. Soprattutto da quelli di sinistra, che non hanno saputo mettere un argine allo strapotere dell’economia dominata dalla finanza.

Se la situazione è questa, la sinistra riformista italiana ha un solo modo per uscire dalla crisi. Ritrovare un radicamento sociale e riconquistare la fiducia del suo “popolo” con programmi coraggiosi e progetti concreti in grado di arrestare la caduta del ceto medio, di dare prospettive ai giovani, un futuro ai precari, un reale sostegno ai poveri assoluti che sono più di cinque milioni. Insomma, ripartire da dove hanno fallito gli ultimi leader del Pd.
Da Renzi, che voleva alleviare l’impoverimento con i famosi 80 euro al mese, a Veltroni che esorcizzava la paura per l’ondata migratoria sostenendo che gli immigrati non sono un pericolo ma “una risorsa”. Cosa improbabile, senza un controllo del territorio e senza progetti per selezionare, formare e integrare i nuovi arrivati. È finita con il 60 per cento di consensi a Salvini e Di Maio.

Adesso è dunque arrivato il momento di abbandonare gli slogan e la vecchia retorica tanto cara a certa sinistra per tornare alla politica, ai fatti, ai programmi, a proposte concrete per far ripartire un Paese da anni in declino.

Come fu con il primo centrosinistra trainato dai socialisti e dalla sinistra Dc. Quando in pochi anni i progressisti diedero all’Italia: la scuola media obbligatoria, la nazionalizzazione dell’energia elettrica, la sanità universale, lo Statuto dei lavoratori, l’equo canone, la cassa integrazione guadagni, un sistema pensionistico fin troppo generoso, e la scala mobile, che ogni anno adeguava le retribuzioni all’inflazione per evitare l’impoverimento dei lavoratori.

E se è vero che da allora il mondo è cambiato e adesso bisogna fare i conti con la globalizzazione, è altrettanto vero che senza proposte serie e realistiche su scuola, lavoro, pensioni e infrastrutture, la sinistra riformista e quella antagonista, che durante tutta la Prima Repubblica superavano il 40 per cento dei voti (con alti e bassi tra Pci, Psi e, nell’ultima fase Dp), sono destinate all’estinzione.

Felice Saulino
SfogliaRoma

Merkel ricuce strappo con la CSU, ma serve ok SPD

schulz merkel und seehofer beginnen beratungen ber groe koalitionContro tutti i pronostici che davano ormai per sconfitta la Cancelliera, Angela Merkel ‘passa’ anche questa e va avanti. Alla fine la Cancelliera ha ricucito lo strappo con il ministro dell’Interno Horst Seehofer accettando l’istituzione di zone al confine per identificazione ed espulsione più rapida degli stranieri è già registrati in altri Paesi, per contrastare gli ingressi illegali in Germania.
L’intesa prevede un’applicazione rigidissima del regolamento di Dublino, quello che stabilisce che i profughi facciano domanda nel primo Paese di approdo in Europa, restando in quel Paese. Un vero punto a sfavore per l’Italia che è, e resta, geograficamente, il primo Paese comunitario in cui hanno ingresso i migranti.
Angela Merkel, dopo la serratissima riunione, ha parlato ieri sera di un “buon compromesso” che, “limita i flussi secondari che minacciano Schengen”. L’incognita resta ancora sul terzo partito della coalizione di governo, i socialisti tedeschi dell’Spd, che deve ancora far sapere se accetterà i termini dell’intesa. Tuttavia l’accordo pesa su Roma e sulla sua mancata diplomazia dimostrata nelle ultime settimane. Come si legge in un articolo di Tonia Mastrobuoni su Repubblica, nel punto 3 del documento sottoscritto da Cdu e Csu, i respingimenti interesserebbero i Paesi confinanti. “Nei casi in cui i Paesi rifiutino accordi amministrativi sui respingimenti diretti, il respingimento avviene al confine con l’Austria, in base a un accordo con l’Austria”. I profughi provenienti dunque dall’Italia, che si è rifiutata finora di sottoscrivere un’intesa bilaterale con Berlino, verranno bloccati direttamente al confine.
E mentre da Vienna Kurz si è detto pronto a serrare i confini, dall’Italia non arriva nessun commento dal Governo che più di tutti ha dato battaglia contro i migranti e che ora si ritrova pagato con la stessa moneta. Dai Paesi di Visegrad invece, nonostante il Vicepremier Salvini abbia più volte spalleggiato le iniziative dei Paesi dell’Est europeo, arriva un duro monito contro Roma. L’accordo raggiunto fra Angela Merkel e Horst Seehofer sui migranti è – secondo il premier ceco Andrej Babis – “il chiaro segnale che chi sbarca in Italia e Grecia non ha diritto di scegliere di vivere in Germania”. “Forse ora Italia e Grecia capiranno e chiuderanno le loro frontiere” ha twittato il primo ministro di Praga questa mattina, commentando l’accordo fra la cancelliera tedesca e il suo ministro dell’interno.
L’àncora di salvezza per Salvini che sulla questione migranti ha solo mostrato improvvisazione e inesperienza potrebbe arrivare inaspettatamente proprio dai socialisti tedeschi. I vertici dell’Spd non danno per scontato il loro assenso all’accordo CDU e CSU sui migranti. La presidente dell’Spd Andrea Nahles ha affermato: “Per adempiere al punto tre dell’accordo servono intese con l’Italia e con l’Austria. Ci prenderemo tutto il tempo che occorre”.
Mentre l’ex presidente del Parlamento europeo e già leader dell’Spd, Martin Schulz, non usa mezzi termini contro l’accordo e guarda in prospettiva europea: “L’epoca in cui si poteva ritenere che la Csu fosse un partito responsabile nei confronti dell’Europa è definitivamente finita”. Il consenso europeo viene sacrificato alle esigenze delle “urne in Baviera”. Per Schulz “non può accadere che un paio di persone fuori di testa che si insultano e si offendono reciprocamente per settimane, adesso vogliono che l’Spd deve decidere in 24 ore”.

INTERNAZIONALE POPULISTA

austria-sebastian-kurz-migrant-policy-horst-seehofer-angela-merkel-matteo-salvini-eu-news-974074C’è un collante in Europa e non è l’unione, ma una nuova destra che accomuna il ministro degli interni italiano e il premier ungherese, passando per il giovane Primo Ministro austriaco per finire con il ministro dell’Interno tedesco, Seehofer.
Nel mezzo c’è il Vecchio Continente che non riconosce più le basi sulle quali è nata l’Unione europea e inizia a perdere pezzi, come la Gran Bretagna.
Proprio dalla City arriva un duro monito su quanto sta avvenendo in Europa e il dito viene puntato contro il Vicepremier Matteo Salvini.
Uno dei quotidiano più importanti di Londra in un editoriale a firma del noto giornalista tedesco Wolfgang Münchau attacca il leader leghista.
Per Financial Times Matteo Salvini più di Donald Trump, è una “minaccia” per l’Unione Europea, poiché mentre la minaccia rappresentata da Trump, scrive Wolfgang Münchau, è “ovvia, diretta e brutale”, quella “posta dal signor Salvini potrebbe essere più potente”. “Ciò che rende la minaccia del signor Salvini per l’ordine stabilito dall’Ue così potente è la sua assenza di paura. È il primo politico italiano moderno senza un bisogno emozionale di sentirsi tra amici a Davos o a Bruxelles. E mentre i più esperti leader europei sono riusciti a intrappolare il relativamente inesperto signor Conte”, si legge in relazione al recente Consiglio europeo, “la realtà politica è che il signor Salvini può staccare la spina della coalizione” tra Lega e M5S “in qualsiasi momento. Probabilmente aspetterà fino a dopo le elezioni europee del prossimo anno”, sottolinea il Financial Times.
Infine l’affondo duro che di fatto vede nell’elezione di Salvini o Trump un problema per la tenuta democratica: “Il problema con l’Ue è che la sua stabilità dipende dal fatto che persone come Salvini o Trump non vadano mai al potere”. L’Ue “rischia di diventare la repubblica di Weimar dei nostri tempi”.
Pronta la replica del leader della Lega Matteo Salvini, a margine di un evento a Milano: “Io sono felice perché stiamo ridando orgoglio, dignità e un futuro diritto al lavoro e alla vita a milioni di italiani e, spero, a milioni di europei”. E non dimentica di parlare ancora una volta ‘alla pancia’ dell’elettorato “chi deve avere paura sono quelli che hanno mangiato a scrocco fino a ieri”, commenta.
Nel cuore dell’Europa intanto scricchiola il Governo più solido, quello della Cancelliera Angela Merkel, che era riuscito a tenere insieme una coalizione di cui facevano parte sia la Csu che l’Spd. Adesso Horst Seehofer, Ministro dell’Interno del governo Merkel, ha minacciato le dimissioni in seguito alla crisi dei migranti e all’esito controverso del vertice europeo della scorsa settimana. La Csu di Seerhofer contraria al no dei respingimenti della Merkel si sta preparando ad affrontare le elezioni bavaresi in ottobre e non ha intenzione di cedere ancora terreno dopo l’emorragia di consensi verso l’estrema destra registrata l’anno scorso. Ma ora il governo tedesco è appeso a un filo. Oggi la riunione a Berlino tra Angela Merkel e Horst Seehofer con il presidente del Bundestag Wolfgang Schäuble a fare da mediatore, uno degli ultimi tentativi per trovare un compromesso nella crisi politica aperta tra i due partiti che si riflette sulla tenuta nazionale dell’Esecutivo. Sul tavolo le dimissioni sia dal governo che dal suo partito, la bavarese Csu, se non ci sarà un compromesso: ‘Tirerò le conseguenze nei prossimi tre giorni’. Oggi la Csu vuole un incontro di vertice con la Cdu, e Seehofer deciderà subito dopo cosa fare. “La stabilità del governo per noi non è in discussione, e neppure la fine del gruppo parlamentare comune è la strada giusta”, ha detto intanto il presidente della Baviera, Markus Soeder, secondo il quale “c’è bisogno di maggiore sicurezza sulle frontiere” ma il suo partito, la Csu, è comunque disponibile al compromesso. Da parte sua, la Cdu vede ancora spazio per un compromesso. Senza un’intesa con Seehofer da trovare al massimo entro il 4 luglio, la Cancelliera dovrebbe accettare le dimissioni del suo ministro. Sarebbe la fine della coalizione e a quel punto la Merkel dovrebbe presentarsi in Parlamento a chiedere la fiducia, per certificare la mancanza di una maggioranza. Da quel momento dovrebbero passare 60 giorni prima di tornare al voto.
Ma se la “tenuta dell’Unione” è messa in discussione a Berlino, a Bruxelles l’Unione vede farsi protagonisti politici con il vessillo dell’Euroscetticismo. Da ieri, primo luglio Sebastian Kurz, premier austriaco, è anche presidente del Consiglio Ue, l’organo dell’Unione europea che riunisce tutti i capi di Stato e di governo dei Ventotto. Kurz, enfant prodige della politica austriaca, guiderà l’Unione europea per sei mesi ed è lo stesso giovane ministro degli Esteri che aveva minacciato di chiudere il Brennero e che ha cavalcato la paura dei migranti in una politica che lo ha incoronato Primo ministro austriaco.

Nahles a capo SPD. Germania a trazione donna

andrea-nahles-755x515La leadership tedesca è femmina, dopo la Cancelliera Angela Merkel che è a capo del Partito al Governo, anche i socialdemocratici scelgono una donna. Andrea Nahles, 47 anni, già Ministro del lavoro, eletta come leader di un partito, l’Spd che per la prima volta nella sua storia di 155 anni sceglie una donna come segretario. Mentre qualcuno fa subito notare che le preferenze per l’ex Ministro del Lavoro sono state ‘solo’ del 66,35% dei voti rispetto al segretario uscente Schulz eletto con il 100%, c’è da sottolineare che l’ex presidente del Parlamento europeo non aveva concorrenti, mentre la Nahles ha dovuto sfidare un’altra donna, Simone Lange, che ha strappato a sorpresa un 27,6%.
proveniente da una famiglia cattolica e rappresentante della sinistra dell’Spd, Nahles è stata sin dagli albori del Partito contro la politica di Schröder. Nel suo partito è conosciuta per il suo linguaggio comprensibile che riesce ad infervorare la platea, ma è soprattutto una donna pratica e determinata e se la Germania ha ora la legge sul salario minimo è innanzitutto merito suo.
Arduo compito spetta ora alla neoeletta che dovrà lavorare sodo per ricompattare i socialdemocratici tedeschi che dopo un risultato disastroso alle elezioni sono stati logorati nei mesi scorsi da un dibattito sull’ingresso nel nuovo governo Merkel.

A rischio il vento nuovo del welfare tedesco

shulz merkel

Una volta le conquiste in Europa del welfare e sindacali giungevano dal Regno Unito e dalla Svezia. Erano progettate e realizzate dai laburisti inglesi e dai socialdemocratici scandinavi. Ora invece il vento nuovo dello stato sociale arriva dalla Repubblica federale tedesca: l’Ig Metall (il sindacato dei metalmeccanici) fa da apripista e la cornice politica è quella dell’accordo per un nuovo governo di grande coalizione tra i cristiano democratici (Cdu-Csu) di Angela Merkel e i socialdemocratici di Martin Schulz (Spd).

L’intesa sindacale è clamorosa, epocale, va in controtendenza rispetto al resto del mondo: prevede la riduzione dell’orario di lavoro e anche un aumento del 4,3% delle retribuzioni. Il nuovo contratto collettivo di lavoro dei metalmeccanici è all’insegna della flessibilità. Nelle fabbriche si potrà lavorare 28 ore la settimana invece di 35 per un periodo limitato di tempo (da 6 mesi a 2 anni). Non subirà un taglio del salario chi sceglierà di lavorare 28 ore alla settimana per occuparsi dei figli piccoli o di parenti anziani malati o perché svolge un lavoro usurante. Sempre su base volontaria si potrà anche lavorare di più salendo da 35 a 40 ore la settimana.

Lo storico accordo pilota è stato raggiunto martedì 6 febbraio a Stoccarda, è arrivato dopo tredici ore di trattative e diversi giorni di sciopero. Si applicherà prima a 900 mila metalmeccanici nel Land del Baden-Württemberg (accoglie gli impianti della Porsche e della Daimler), il terzo Stato tedesco per estensione e per popolazione, e poi all’intera Germania dove gli iscritti a Ig Metall sono circa 3,9 milioni.

Certo gli imprenditori tedeschi si possono permettere i costi di questo contratto: gli utili sono alti, l’economia e le esportazioni tedesche corrono, l’occupazione sale, i conti pubblici vanno bene. Berlino ha raccolto i frutti delle riforme strutturali realizzate all’inizio del 2000 da Gerhard Schröder anche a scapito del welfare. Il cancelliere socialdemocratico tedesco, tra le critiche della sinistra del suo partito, attuò delle severe riforme per il lavoro, le pensioni e la sanità. I sacrifici furono duri, ma la vacillante economia tedesca tornò ad essere fortemente competitiva e affrontò bene la sfida delle “tigri” asiatiche e dell’euro. Chi pagò il prezzo dei tagli ai salari e alle prestazioni sociali furono invece Schröder e la Spd: il primo uscì malamente dalla scena politica, i secondi da allora finirono nel tunnel buio delle sconfitte elettorali, mentre è cresciuta l’estrema destra populista.

Però l’economia tedesca è tornata ad essere una potente locomotiva. Sarà una coincidenza, ma il nuovo vento del nord tedesco in favore del welfare e dei lavoratori arriva assieme all’intesa per dare vita a un governo di unità nazionale tra i democristiani e i socialdemocratici. Mercoledì 7 febbraio, dopo una lunghissima maratona di trattative, è stato trovato l’accordo: Angela Merkel è confermata cancelliera, ma la Spd conquista tre ministeri chiave: Esteri, Finanze e Lavoro.

Così dopo 5 lunghi mesi di “vacatio” del governo (le elezioni politiche si sono svolte a settembre) la Germania potrà evitare il pericolo di un nuovo ricorso alle urne. La Merkel è soddisfatta: l’accordo è il presupposto per «un governo stabile». L’impresa è stata complicata: l’intesa con i socialdemocratici sui ministeri «non è stata facile».

Tuttavia sia tra i democristiani tedeschi, principalmente tra quelli più conservatori della Baviera (la Csu), sia soprattutto all’interno della Spd lo scontento è forte. Gran parte dei socialdemocratici attaccano Schulz per aver dato il disco verde a un nuovo governo di grande coalizione dopo aver detto «mai più». Le conseguenze sono state immediate: Schulz ha rinunciato a diventare ministro degli Esteri e alla presidenza del partito. Tuttavia ha confermato la bontà della nuova alleanza con la Merkel: «Con la nuova coalizione ci sarà un cambio di direzione» in Germania e sulla Ue. Traduzione: il futuro governo liquiderà la politica del rigore finanziario per puntare a un programma di investimenti nella Repubblica federale e in Europa in favore dell’occupazione, delle infrastrutture pubbliche, della scuola, della ricerca, delle esigenze sociali.

Comunque non tutti gli ostacoli sono stati superati sulla strada del governo di grande coalizione. La Spd ha indetto un referendum tra gli oltre 460 mila iscritti per sapere se sono favorevoli o contrari a questa scelta. I risultati si dovrebbero conoscere domenica 4 marzo, lo stesso giorno delle elezioni politiche in Italia. L’esito del referendum non è scontato. Nelle elezioni di settembre i socialdemocratici sono stati duramente penalizzati e sono scesi al minimo storico di voti per i risultati giudicati deludenti del precedente esecutivo di “larghe intese”. È a rischio il nuovo vento in favore del welfare, potrebbe subire una “gelata” a Berlino.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

Grosse Koalition, arriva il primo Sì, quello della CDU

merkelNel matrimonio di Governo tedesco arriva il primo passo avanti. I cristiano democratici (Cdu) tedeschi oggi hanno approvato l‘accordo di coalizione con i social democratici (Spd), portando la leader dei conservatori Angela Merkel a un passo più vicino al quarto mandato da cancelliere della più grossa economia europea. Un risultato a cui non poco ha contribuito la proposta della Merkel per la sua fedelissima Annegret Kramp-Karrenbauer per l’incarico di segretario generale della Cdu.
Karrenbauer sarà la prima donna ad assumere l’incarico di vice dopo sei uomini, in un Partito il cui Presidente è la Merkel da ben 18 anni. La Karrenbauer, governatrice del piccolo Land del Saarland sarà confermata dal congresso straordinario del 26 febbraio prendendo il posto di Peter Tauber.
Nel frattempo la Merkel porta acsa il suo risultato, sui 975 delegati presenti, soltanto 27 hanno votato contro l’intesa raggiunta con i socialdemocratici. Per un governo di Grosse Koalition è decisivo, adesso, il voto della base dell’Spd, che sta consultando con un voto per posta i suoi 463mila tesserati. Il risultato sarà noto domenica 4 marzo.
Adesso tocca all’Spd che si ritrova con sempre meno consensi e superata nei sondaggi anche dal partito di destra populista e xenofoba Alternative fuer Deutschland.

Germania, dopo Spd anche giovani CDU contro GOKO

merkelI giovani si riprendono la politica… in Germania. Le due formazioni storiche SPD e CDU uscite ammaccate dalle ultime elezioni vengono scosse dai giovani dei rispettivi partiti. Dopo i socialdemocratici tedeschi che hanno messo in forse un nuovo governo di Grosse Koalition a guida Merkel, adesso a seminare dubbi e malumori è lo stesso partito della cancelliera.
La Merkel ha l’opportunità di “creare nuovi volti” nella formazione del gabinetto. Da parte sua Jens Spahn, giovane e nuova stella della CDU, nonché vice ministro dell’Economia uscente nella Grosse Koalition di Angela Merkel, in un’intervista rilasciata al quotidiano austriaco “Die Presse am Sonntag” ha detto di vedere il suo partito preparato per il dopo Merkel. Secondo Spahn, infatti, la Cdu ha brave persone ovunque, in particolare il primo ministro sassone Michael Kretschmer, e il leader del partito della Turingia Mike Mohring, oltre al vicepresidente della formazione politica Julia Kloeckner, Paul Ziemiak e Carsten Linnemann. In una conversazione con la “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, l’ex primo ministro della Cdu dell’Assia Roland Koch ha anche chiesto alla Merkel che la loro successione fosse regolata. “La leadership del partito, e anche la leader Angela Merkel, devono agli elettori una risposta alla necessità che per la prossima generazione, la responsabilità prenda il sopravvento”, ha dichiarato Koch. Il politico della Cdu pensa che non abbia senso aspettare fino alle prossime elezioni per un cambiamento nella direzione del partito. Critiche da Spahn anche circa la perdita del ministero delle Finanze, che sarà nelle mani dell’Spd, e di quello dell’Interno, che andrà alla Csu. Non sono mancate le polemiche, inoltre, per il fatto che nessun ministro appartiene all’ex Germania dell’Est. Il primo ministro della Sassonia-Anhalt, Reiner Haseloff, ha dichiarato al “Bayerischer Rundfunk”: “La Baviera ha dodici milioni di abitanti e tre ministri. I nuovi stati federali, che sono stati aggiunti nel 1990, hanno 15 milioni di abitanti e non hanno ministri”.
Ma la Merkel non sembra intenzionata a cedere il passo e fa sapere che governerà per l’intera legislatura. La Cencelliera difende l’accordo con la Spd per la formazione di un nuovo governo di larga coalizione in Germania. “Desidero che la Spd dica di si all’accordo – ha detto – durante i negoziati abbiamo gettato le basi perché questo accada, e perché sia la Spd sia l’Unione Europea siano orgogliosi di questo risultato”.
Ma non dimentica di sottolineare durante un’intervista in tv che i Cristiano Democratici abbiano pagato, dice, un prezzo molto alto sull’altare del compromesso. “La Cdu ha pagato un alto prezzo per garantire la stabilità del governo – ha dichiarato Merkel – A valutare la situazione dal punto di vista delle parti in causa, la CSU ha ottenuto grandi vantaggi e quindi posso dire che la sicurezza interna resta una nostra competenza, l’integrazione pure, siamo tornati a far girare l’econmia: costruire, vivere, affittare…si è trattato di una decisione consapevole perché effettivamente praticabile, nonostante sia anche stato in una certa misura doloroso”. “Abbiamo concordato anche le politiche. Non si può lasciar fare a un ministro delle finanze quello che vorrebbe. Abbiamo in programma il pareggio di bilancio. E le politiche europee le faremo insieme”, ha spiegato la cancelliera in un’intervista alla Zdf.