Nahles a capo SPD. Germania a trazione donna

andrea-nahles-755x515La leadership tedesca è femmina, dopo la Cancelliera Angela Merkel che è a capo del Partito al Governo, anche i socialdemocratici scelgono una donna. Andrea Nahles, 47 anni, già Ministro del lavoro, eletta come leader di un partito, l’Spd che per la prima volta nella sua storia di 155 anni sceglie una donna come segretario. Mentre qualcuno fa subito notare che le preferenze per l’ex Ministro del Lavoro sono state ‘solo’ del 66,35% dei voti rispetto al segretario uscente Schulz eletto con il 100%, c’è da sottolineare che l’ex presidente del Parlamento europeo non aveva concorrenti, mentre la Nahles ha dovuto sfidare un’altra donna, Simone Lange, che ha strappato a sorpresa un 27,6%.
proveniente da una famiglia cattolica e rappresentante della sinistra dell’Spd, Nahles è stata sin dagli albori del Partito contro la politica di Schröder. Nel suo partito è conosciuta per il suo linguaggio comprensibile che riesce ad infervorare la platea, ma è soprattutto una donna pratica e determinata e se la Germania ha ora la legge sul salario minimo è innanzitutto merito suo.
Arduo compito spetta ora alla neoeletta che dovrà lavorare sodo per ricompattare i socialdemocratici tedeschi che dopo un risultato disastroso alle elezioni sono stati logorati nei mesi scorsi da un dibattito sull’ingresso nel nuovo governo Merkel.

A rischio il vento nuovo del welfare tedesco

shulz merkel

Una volta le conquiste in Europa del welfare e sindacali giungevano dal Regno Unito e dalla Svezia. Erano progettate e realizzate dai laburisti inglesi e dai socialdemocratici scandinavi. Ora invece il vento nuovo dello stato sociale arriva dalla Repubblica federale tedesca: l’Ig Metall (il sindacato dei metalmeccanici) fa da apripista e la cornice politica è quella dell’accordo per un nuovo governo di grande coalizione tra i cristiano democratici (Cdu-Csu) di Angela Merkel e i socialdemocratici di Martin Schulz (Spd).

L’intesa sindacale è clamorosa, epocale, va in controtendenza rispetto al resto del mondo: prevede la riduzione dell’orario di lavoro e anche un aumento del 4,3% delle retribuzioni. Il nuovo contratto collettivo di lavoro dei metalmeccanici è all’insegna della flessibilità. Nelle fabbriche si potrà lavorare 28 ore la settimana invece di 35 per un periodo limitato di tempo (da 6 mesi a 2 anni). Non subirà un taglio del salario chi sceglierà di lavorare 28 ore alla settimana per occuparsi dei figli piccoli o di parenti anziani malati o perché svolge un lavoro usurante. Sempre su base volontaria si potrà anche lavorare di più salendo da 35 a 40 ore la settimana.

Lo storico accordo pilota è stato raggiunto martedì 6 febbraio a Stoccarda, è arrivato dopo tredici ore di trattative e diversi giorni di sciopero. Si applicherà prima a 900 mila metalmeccanici nel Land del Baden-Württemberg (accoglie gli impianti della Porsche e della Daimler), il terzo Stato tedesco per estensione e per popolazione, e poi all’intera Germania dove gli iscritti a Ig Metall sono circa 3,9 milioni.

Certo gli imprenditori tedeschi si possono permettere i costi di questo contratto: gli utili sono alti, l’economia e le esportazioni tedesche corrono, l’occupazione sale, i conti pubblici vanno bene. Berlino ha raccolto i frutti delle riforme strutturali realizzate all’inizio del 2000 da Gerhard Schröder anche a scapito del welfare. Il cancelliere socialdemocratico tedesco, tra le critiche della sinistra del suo partito, attuò delle severe riforme per il lavoro, le pensioni e la sanità. I sacrifici furono duri, ma la vacillante economia tedesca tornò ad essere fortemente competitiva e affrontò bene la sfida delle “tigri” asiatiche e dell’euro. Chi pagò il prezzo dei tagli ai salari e alle prestazioni sociali furono invece Schröder e la Spd: il primo uscì malamente dalla scena politica, i secondi da allora finirono nel tunnel buio delle sconfitte elettorali, mentre è cresciuta l’estrema destra populista.

Però l’economia tedesca è tornata ad essere una potente locomotiva. Sarà una coincidenza, ma il nuovo vento del nord tedesco in favore del welfare e dei lavoratori arriva assieme all’intesa per dare vita a un governo di unità nazionale tra i democristiani e i socialdemocratici. Mercoledì 7 febbraio, dopo una lunghissima maratona di trattative, è stato trovato l’accordo: Angela Merkel è confermata cancelliera, ma la Spd conquista tre ministeri chiave: Esteri, Finanze e Lavoro.

Così dopo 5 lunghi mesi di “vacatio” del governo (le elezioni politiche si sono svolte a settembre) la Germania potrà evitare il pericolo di un nuovo ricorso alle urne. La Merkel è soddisfatta: l’accordo è il presupposto per «un governo stabile». L’impresa è stata complicata: l’intesa con i socialdemocratici sui ministeri «non è stata facile».

Tuttavia sia tra i democristiani tedeschi, principalmente tra quelli più conservatori della Baviera (la Csu), sia soprattutto all’interno della Spd lo scontento è forte. Gran parte dei socialdemocratici attaccano Schulz per aver dato il disco verde a un nuovo governo di grande coalizione dopo aver detto «mai più». Le conseguenze sono state immediate: Schulz ha rinunciato a diventare ministro degli Esteri e alla presidenza del partito. Tuttavia ha confermato la bontà della nuova alleanza con la Merkel: «Con la nuova coalizione ci sarà un cambio di direzione» in Germania e sulla Ue. Traduzione: il futuro governo liquiderà la politica del rigore finanziario per puntare a un programma di investimenti nella Repubblica federale e in Europa in favore dell’occupazione, delle infrastrutture pubbliche, della scuola, della ricerca, delle esigenze sociali.

Comunque non tutti gli ostacoli sono stati superati sulla strada del governo di grande coalizione. La Spd ha indetto un referendum tra gli oltre 460 mila iscritti per sapere se sono favorevoli o contrari a questa scelta. I risultati si dovrebbero conoscere domenica 4 marzo, lo stesso giorno delle elezioni politiche in Italia. L’esito del referendum non è scontato. Nelle elezioni di settembre i socialdemocratici sono stati duramente penalizzati e sono scesi al minimo storico di voti per i risultati giudicati deludenti del precedente esecutivo di “larghe intese”. È a rischio il nuovo vento in favore del welfare, potrebbe subire una “gelata” a Berlino.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

Grosse Koalition, arriva il primo Sì, quello della CDU

merkelNel matrimonio di Governo tedesco arriva il primo passo avanti. I cristiano democratici (Cdu) tedeschi oggi hanno approvato l‘accordo di coalizione con i social democratici (Spd), portando la leader dei conservatori Angela Merkel a un passo più vicino al quarto mandato da cancelliere della più grossa economia europea. Un risultato a cui non poco ha contribuito la proposta della Merkel per la sua fedelissima Annegret Kramp-Karrenbauer per l’incarico di segretario generale della Cdu.
Karrenbauer sarà la prima donna ad assumere l’incarico di vice dopo sei uomini, in un Partito il cui Presidente è la Merkel da ben 18 anni. La Karrenbauer, governatrice del piccolo Land del Saarland sarà confermata dal congresso straordinario del 26 febbraio prendendo il posto di Peter Tauber.
Nel frattempo la Merkel porta acsa il suo risultato, sui 975 delegati presenti, soltanto 27 hanno votato contro l’intesa raggiunta con i socialdemocratici. Per un governo di Grosse Koalition è decisivo, adesso, il voto della base dell’Spd, che sta consultando con un voto per posta i suoi 463mila tesserati. Il risultato sarà noto domenica 4 marzo.
Adesso tocca all’Spd che si ritrova con sempre meno consensi e superata nei sondaggi anche dal partito di destra populista e xenofoba Alternative fuer Deutschland.

Germania, dopo Spd anche giovani CDU contro GOKO

merkelI giovani si riprendono la politica… in Germania. Le due formazioni storiche SPD e CDU uscite ammaccate dalle ultime elezioni vengono scosse dai giovani dei rispettivi partiti. Dopo i socialdemocratici tedeschi che hanno messo in forse un nuovo governo di Grosse Koalition a guida Merkel, adesso a seminare dubbi e malumori è lo stesso partito della cancelliera.
La Merkel ha l’opportunità di “creare nuovi volti” nella formazione del gabinetto. Da parte sua Jens Spahn, giovane e nuova stella della CDU, nonché vice ministro dell’Economia uscente nella Grosse Koalition di Angela Merkel, in un’intervista rilasciata al quotidiano austriaco “Die Presse am Sonntag” ha detto di vedere il suo partito preparato per il dopo Merkel. Secondo Spahn, infatti, la Cdu ha brave persone ovunque, in particolare il primo ministro sassone Michael Kretschmer, e il leader del partito della Turingia Mike Mohring, oltre al vicepresidente della formazione politica Julia Kloeckner, Paul Ziemiak e Carsten Linnemann. In una conversazione con la “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, l’ex primo ministro della Cdu dell’Assia Roland Koch ha anche chiesto alla Merkel che la loro successione fosse regolata. “La leadership del partito, e anche la leader Angela Merkel, devono agli elettori una risposta alla necessità che per la prossima generazione, la responsabilità prenda il sopravvento”, ha dichiarato Koch. Il politico della Cdu pensa che non abbia senso aspettare fino alle prossime elezioni per un cambiamento nella direzione del partito. Critiche da Spahn anche circa la perdita del ministero delle Finanze, che sarà nelle mani dell’Spd, e di quello dell’Interno, che andrà alla Csu. Non sono mancate le polemiche, inoltre, per il fatto che nessun ministro appartiene all’ex Germania dell’Est. Il primo ministro della Sassonia-Anhalt, Reiner Haseloff, ha dichiarato al “Bayerischer Rundfunk”: “La Baviera ha dodici milioni di abitanti e tre ministri. I nuovi stati federali, che sono stati aggiunti nel 1990, hanno 15 milioni di abitanti e non hanno ministri”.
Ma la Merkel non sembra intenzionata a cedere il passo e fa sapere che governerà per l’intera legislatura. La Cencelliera difende l’accordo con la Spd per la formazione di un nuovo governo di larga coalizione in Germania. “Desidero che la Spd dica di si all’accordo – ha detto – durante i negoziati abbiamo gettato le basi perché questo accada, e perché sia la Spd sia l’Unione Europea siano orgogliosi di questo risultato”.
Ma non dimentica di sottolineare durante un’intervista in tv che i Cristiano Democratici abbiano pagato, dice, un prezzo molto alto sull’altare del compromesso. “La Cdu ha pagato un alto prezzo per garantire la stabilità del governo – ha dichiarato Merkel – A valutare la situazione dal punto di vista delle parti in causa, la CSU ha ottenuto grandi vantaggi e quindi posso dire che la sicurezza interna resta una nostra competenza, l’integrazione pure, siamo tornati a far girare l’econmia: costruire, vivere, affittare…si è trattato di una decisione consapevole perché effettivamente praticabile, nonostante sia anche stato in una certa misura doloroso”. “Abbiamo concordato anche le politiche. Non si può lasciar fare a un ministro delle finanze quello che vorrebbe. Abbiamo in programma il pareggio di bilancio. E le politiche europee le faremo insieme”, ha spiegato la cancelliera in un’intervista alla Zdf.

Spd. Sulla grande coalizione la parola alla base

SPD-coalizione

Una volta raggiunto l’accordo fra i conservatori di Angela Merkel e i socialdemocratici per una nuova Grosse Koalition, in Germania l’ultima parola spetta alla base della Spd. I 463.723 militanti che risultavano iscritti al partito il 6 febbraio potranno votare per dire sì o no all’intesa: si tratta di persone di almeno 14 anni, non necessariamente originarie della Germania.

La consultazione interna si terrà dal 20 febbraio al 2 marzo, il voto sarà espresso via posta e un risultato dovrebbe essere annunciato il 4 marzo. Difficile prevedere l’esito: nonostante la direzione del partito si sia schierata apertamente a favore dell’accordo, e nonostante le concessioni importanti da Merkel alla Spd, si preannuncia un risultato combattuto. A gennaio i circa 640 delegati della Spd, cioè i quadri del partito, avevano già fatto emergere le loro divisioni approvando solo con il 56% l’apertura dei negoziati per un nuovo governo di Grosse Koalition, o ‘GroKo’ come la chiamano i media. Uno schiaffo per il leader Spd Martin Schulz, il quale mercoledì ha annunciato che lascerà la presidenza del partito e mira a ricoprire il ruolo di ministro degli Esteri nel nuovo esecutivo.

Il leader dei giovani Spd contro la Groko
Il leader dei giovani della Spd, Kevin Künhert, è diventato il portabandiera dei socialdemocratici contrari a una riedizione della GroKo. Recentemente ha lanciato una campagna di adesione alla Spd con l’unico obiettivo di attirare dei membri ostili a un’alleanza con la destra, e in poche settimane il partito ha ottenuto circa 25mila nuove iscrizioni.

Se base spd dice sì
Se la base della Spd voterà sì alla nuova Grosse Koalition, Angela Merkel nel mese di marzo dovrà essere eletta cancelliera dal Bundestag per un quarto mandato. In questa eventualità, la sua candidatura verrà presentata formalmente dal presidente Frank-Walter Steinmeier e dovrà ottenere il sostegno della maggioranza assoluta dei parlamentari. A quel punto il capo dello Stato dovrà nominare i ministri su proposta della cancelliera. L’esecutivo, dunque, potrebbe essere in funzione già nella seconda metà di marzo, cioè circa sei mesi dopo le legislative, un record. Il quarto mandato di Merkel dovrebbe terminare, di norma, nell’autunno del 2021.

Se base Spd dice no
Se la base della Spd votasse invece no all’accordo per una nuova Grosse Koalition, la Germania cadrebbe in una situazione politica inedita e difficile: o un governo di minoranza, sempre a guida Merkel, oppure il ritorno alle urne. In questa eventualità gli scenari sono regolati dall’articolo 63 della Costituzione tedesca.

L’articolo 63 della costituzione
La Carta prevede che il capo dello Stato proponga ai deputati un candidato alla cancelleria, che nel caso preciso sarà con ogni probabilità Angela Merkel dal momento che i conservatori sono arrivati in testa alle legislative: se Merkel dovesse fallire nel tentativo di raccogliere una maggioranza assoluta al Bundestag un secondo voto si potrà tenere nei 14 giorni successivi; in caso di nuovo fallimento, in un terzo voto le sarà sufficiente la maggioranza semplice per essere eletta. A quel punto Steinmeier avrà sette giorni di tempo per decidere se nominare Merkel cancelliera per guidare un governo di minoranza. In caso contrario, può sciogliere il Bundestag e indire nuove elezioni.Nei fatti sarebbe Merkel a decidere quali dei due scenari preferisce, cioè se il governo di minoranza o il ritorno alle urne. Ma dal momento che la cancelliera ha detto che non intende governare senza una maggioranza chiara, la dissoluzione del Parlamento sembra l’opzione più probabile in caso in cui la Grosse Koalition dovesse saltare. Nuove elezioni si dovrebbero allora celebrare nei 60 giorni successivi.

Germania: grande coalizione sempre più vicina

merkel-schulzÈ in dirittura d’arrivo l’accordo per il governo di Grosse Koalition (GroKo) in Germania: cristiano-democratici e Spd puntano a chiudere già oggi, al più tardi martedì, i negoziati-maratona per dar vita a un governo dopo oltre quattro mesi di stallo post-elettorale. I conservatori della Cdu/Csu di Angela Merkel e i socialdemocratici sono ottimisti. È l’ultimo scatto: se tutto andrà bene, l’accordo dovrebbe essere presentato domani.

Rimangono ancora alcuni nodi, difficiltà non indifferenti su mercato del lavoro e sanità. Ma il segretario dell’Spd, Martin Schulz, ha annunciato che è stato raggiunto “un accordo molto importante sull’Europa, una cosa determinante che prevede nuovi investimenti, un fondo di investimento per l’eurozona e la fine del ‘dogma del risparmio'”. Due temi cari alla Spd continuano tuttavia a rimanere aperti: la riforma del sistema di assicurazione sanitaria per ridurre le disparità tra gli assicurati pubblici e privati e la rigorosa supervisione dei contratti di lavoro a tempo determinato. Le trattative hanno pero’ trovato anche altri punti fermi: l’intesa a favore di più mezzi contro la disoccupazione giovanile e una fiscalizzazione più equa nei confronti dei giganti tecnologici americani, Amazon, Google, Apple.

Sull’Europa, si tratta di “fare un patto sociale per l’Europa”, ha spiegato ancora Schulz, il Parlamento europeo deve essere rafforzato e deve essere resa possibile un’ampia partecipazione dei cittadini al dibattito sulla riforma. “Abbiamo adesso una vera opportunità, insieme con la Francia, di rendere l’Europa più democratica, più sociale e più capace di agire”. L’ex presidente del Parlamento europeo ha aggiunto che “il Paese può avere un buon futuro solo se in un’Europa unita e forte e che la Spd condivide questa posizione insieme a Cdu e Csu”. L’accordo dovrà poi ottenere il ‘placet’ della maggioranza dei circa 440.000 iscritti socialdemocratici, in un referendum che andrà avanti varie settimane a cavallo tra febbraio o marzo. In realtà l’SPD, che alle urne ha ottenuto una sonora sanzione per gli anni al governo con Merkel, è diviso sull’alleanza: molti rimangono scettici dopo i due precedenti GroKo (2005-2009 e 2013-2017) che hanno portato all’Sps alle sconfitte elettorali, la peggiore registrata a settembre. Nel tentativo di convincere la sua recalcitrante base, Schulz ha previsto una “revisione a metà mandato” dell’accordo con Merkel.

Se l’intesa dovesse invece essere bocciata dall’Spd, la cancelliera dovrà provare a formare un governo di minoranza o accettare nuove elezioni, con il rischio di far volare la destra estrema di Afd. Se si votasse oggi, dice infatti un sondaggio Bild, Cdu-Csu e Spd non avrebbero più la maggioranza.

RIFORMISMO VS POPULISMO

Persone

“Programma interessante quello dei grillini. Con un ma. Per realizzarlo servirebbe il bilancio degli Stati Uniti”. Così Riccardo Nencini, segretario del Psi e promotore della lista “Insieme”, commenta le proposte programmatiche dei 5 Stelle. “Conto almeno 120-130 miliardi di nuove spese e nulla, proprio nulla di puntuale per investimenti in infrastrutture. Quanto a diritti civili, le tenebre. Nemmeno rammentati. Dimenticavo: da dove prendono i soldi per coprire le spese? Assordante silenzio. Basta spararla grossa”.

Con Nencini i temi da affrontare sono diversi. Partiamo dal Congresso della Spd e della decisione di sedersi al tavolo per iniziare le consultazioni con la Merkel. “Nella vicenda tedesca – afferma Nencini – vi sono due fattori che spiccano. Ormai nei sistemi politici europei il bipolarismo è stato sostituito da un tripolarismo. Vi sono partiti che appartengono alla tradizione socialista europea, alla tradizione popolare e altri che, o nella destra o nella estrema sinistra, si richiamano a forme di populismo. La seconda cosa che spicca è che in molti paesi europei ci sono due fronti che si contrappongono, quello democratico repubblicano e un fronte estremista e radicale. Questi sono due fattori costanti. E questo è un problema continentale. Ed è la ragione per la quale creare un baluardo, che non sia soltanto difensivo verso il sovranismo e la demagogia, per mettere in campo una coalizione riformista, non ha alternative. L’errore fatto dalla sinistra massimalista rischia di avere la stessa fragilità di quello fatto nel ‘21. È una posizione miope, quando dovremmo invece tutti alzare il vessillo della difesa dei grandi valori nell’occidente.

Cosa succede il 5 marzo? Il rischio delle grandi intese esiste.
Il 5 marzo vedo due cose. La nascita di una Assemblea costituente per riprendere alcuni dei temi che sono stati bocciati con il No al referendum del 4 dicembre.

Un accordo contro e per arginare qualcuno può avere dei limiti politici. Non servirebbe invece un accordo per costruire qualcosa?
Questo è il secondo punto. Un governo di coalizione, dopo le elezioni lo chiederà Silvio Berlusconi. Perché superata la campagna elettorale si troverà di fronte a punti programmatici cosi diversi tra lui la Lega e la Meloni, da non essere assolutamente compatibili. Sarà lui a trovarsi seduto sul precipizio. I suoi alleati hanno una visione per il futuro dell’Italia che è assolutamente incompatibile con chi appartiene a una forza popolare e che si richiama ai valori del popolarismo europeo.

Quali conseguenze potrebbe avere un abbraccio tra Lega e Movimento 5 Stelle?
Intanto meno libertà sui diritti fondamentali. Parlo di diritti civili e diritti e sociali. Se loro fossero stati al governo non avremmo avuto per esempio il biotestamento. O il divorzio breve. E questi sono solo degli esempi.

Pariamo dei punti qualificanti della lista “Insieme”…
Sono diversi. Vanno dal piano casa alle misure sull’università. Un fondo di mezzo miliardo l’anno per dieci anni per realizzare nuovi alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica per gli italiani che si trovano nella condizione del bisogno. In Italia negli ultimi venti anni è completamente cambiata l’organizzazione del lavoro, bisogna ridisegnare in maniera flessibile il nostro welfare partendo proprio dall’abitazione. Costituire un fondo nazionale per il sostegno all’affitto per permettere di conservare una quota maggiore di reddito non solo ai giovani, ma anche ai pensionati al minimo, alle famiglie monoreddito o che affrontano situazioni di disabilità. Poi l’Università: l’abolizione per tutti senza distinzione delle tasse universitarie, come sostiene qualcuno, è iniqua, agevolerebbe i figli delle persone più ricche. Invece bisogna dare sostegno agli studi dei giovani meritevoli che provengono da famiglie disagiate. Per esempio in Italia solo il 9-10% degli universitari percepisce borsa di studio. 25% in Germania, 30% in Spagna e 40% in Francia.

E per quanto riguarda riforme, economia e ambiente?
Proponiamo l’introduzione in Costituzione del principio di sostenibilità sociale e ambientale. Ma abbiamo presentato proposte anche sull’immigrazione. Chi viene in Italia, per esempio, deve vivere secondo le regole della Costituzione italiana, godere dei nostri diritti, ma rispettare i doveri del paese che li ospita. Accogliere i profughi, ma riaccompagnare fuori dai nostri confini i clandestini. Chi resta deve essere guidato dalle nostre leggi. Il rispetto delle identità deve escludere sempre il ricorso a pratiche in conflitto con i diritti fondamentali dei cittadini (infibulazione, obbligo di velo, poligamia, etc).

Poi?
I punti sono diversi: per esempio le accise sulla benzina. In Italia per il costo della benzina si pagano accise su eventi catastrofici (alluvioni di Toscana e Liguria, terremoto in Emilia), ma continuiamo anche a pagare accise ingiustificate (alluvione di Firenze del 1966, disastro del Vajont del 1963, terremoti in Belice del 1968, Friuli 1976, Irpinia 1980, le missioni militari in Libano dal 1983 e Bosnia del 1996, la crisi di Suez e la guerra in Abissinia). Inoltre sulle accise si paga l’Iva, facendo schizzare ancora il prezzo finale. Proponiamo che gli introiti derivanti dalla tassazione sulla benzina siamo utilizzati per la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica, con incentivi a chi investe nel settore delle energie alternative. Infine gioco d’azzardo e pensioni. Alzare quelle minime senza ricorrere al bilancio dello Stato, ma utilizzando una maggiore fiscalità sul gioco d’azzardo. Con gli introiti curare anche le ludopatie.

Sono passati 18 anni dalla morte di Craxi. Come ricordarlo oggi?
Intanto quello che si certifica è che ormai si parla di Craxi con più oggettività. Mettendo in rilievo che Italia con quel Governo entra nel G7 e diventa la quinta potenza mondiale conquistando un ruolo internazionale fortissimo.

Tra l’altro quando si parla del Governo Craxi si dimentica sempre di dire che in quegli anni il debito pubblico scese…
Vero. Se oggi fosse stato in vita, Craxi avrebbe votato il simbolo che voto io, perché torna sulla scheda il simbolo del Partito socialista italiano.

I Radicali con Emma Bonino alla fine hanno sottoscritto l’accordo con il centrosinistra.
Abbiamo lavorato fino all’ultimo momento per fare una lista unitaria ma se non ce l’abbiamo fatta non è dipeso da noi.

Daniele Unfer

Spd pronti a rivedere accordo per non scontentare base

spdSembra ormai tutto pronto per un’altra Grosse Koalition a guida Merkel, tuttavia restano dei margini non trascurabili per i socialdemocratici tedeschi. Se nelle Cancellerie europee esultano per il sì del Congresso SPD alla linea di Martin Schulz, in casa dei socialdemocratici si è consapevoli che i ‘no’ di ieri non sono stati pochi: 279 su 642, ben il 44%.
A fremere sono ancora i giovani guidati dal 28enne Kevin Kuehnert e contrari a un Governo che dopo l’ultima tornata elettorale ha scontentato e fatto incassare una perdita non da poco: l’SPD a settembre ha perso circa 5 punti rispetto al 2013. Serve il consenso della base del partito per l’accordo finale, lo sa bene Schulz che adesso punta a rinegoziare l’accordo iniziale per non scontentare i 440mila iscritti all’SPD.

Adesso Martin Schulz fa sapere che i social democratici tedeschi vogliono rinegoziare temi chiave su cui era stato raggiunto un accordo di coalizione con i conservatori, lo scopo è quello di migliorare la bozza di accordo con i conservatori per convincere i membri riluttanti del partito, che dovranno votare l‘accordo definitivo. In giornata sempre il leader del Partito socialdemocratico tedesco incontrerà la Cancelliera Angela Merkel e il leader dei suoi alleati bavaresi del Csu, Horst Seehofer.

Spd. Schulz agli iscritti: “Sostenete intesa con Merkel”

martin schultzUn appello a dare il via libera ai colloqui per la nascita di una Grande Coalizione per senso di responsabilità “nei confronti della Germania, dell’Europa e della Spd” stessa è stato rivolto da un gruppo di 37 politici socialdemocratici appartenenti a varie ali del partito ai partecipanti al voto che verrà celebrato al Congresso straordinario di domenica a Bonn. Mentre Martin Schulz si è rivolto agli iscritti, a due giorni dall’appuntamento di domenica, per sottolineare l’importanza di una vittoria del ‘sì’.

Nella mail, citata dalla Dpa, Schulz sottolinea l’importanza della decisione che verrà presa domenica e l'”enorme significato” che avrà “per il futuro della Germania”, “in tutta Europa e per la Spd”. Schulz ricorda poi che la Spd ha ottenuto molto in sede di accordo preliminare. La gente ha diritto ad una vita migliore. “Ma questo possiamo ottenerlo solo se accettiamo la nostra responsabilità comune”.

Per Schulz la sfida ora è quella di modernizzare il paese e garantire un nuovo inizio per l’Europa. Il leader del partito socialdemocratico si ripromette di convincere ancora molti nei prossimi giorni “naturalmente anche in sede di congresso straordinario”. “Vogliamo rinnovare il nostro paese lì dove non è moderno. Vogliamo recuperare la fiducia. Si tratta di questo”.

Tra i firmatari dell’appello partito dalla base, “socialdemocratiche e socialdemocratici attivi a livello federale e locale”, figurano anche una ex candidata alla presidenza federale della Germania, Gesine Schwan, e l’ex leader del partito Matthias Platzeck, già esponenti di spicco dell’ala giovanile della Spd, gli Jusos, gli stessi che contestano l’accordo raggiunto in sede di consultazioni preliminari, considerano il testo dell’intesa su un futuro governo privo di sufficienti garanzie sociali, criticano la rinuncia ad una tassa per i redditi più alti, le restrizioni in materia di flussi migratori, la mancanza di azione a favore delle fasce più povere della popolazione, e prendono le distanze dall’intesa sull’assicurazione malattia.

Critici nei confronti del progetto Grande Coalizione anche altri esponenti del partito, che temono di vedere scomparire la Spd in una coalizione a guida Cdu e preferirebbero guidare l’opposizione in un governo di minoranza della Cdu-Csu per dedicarsi alla rinascita di un movimento che alle ultime elezioni – dopo l’ultima esperienza di Grande Coalizione – ha ottenuto il peggior risultato elettorale dal 1949.

La cancelliera tedesca, Angela Merkel, nel corso della conferenza congiunta a Parigi con il presidente francese Emmanuel Macron, si è detta “fiduciosa” sul voto del congresso della Spd domenica prossima e l’ok all’avvio delle trattative per la formazione di un nuovo governo a Berlino. “Mi auguro che diano luce verde”. “Abbiamo dovuto accettare dei compromessi, ed è normale che sia così”.

La lista dei firmatari comprende anche l’ex presidente del parlamento Wolfgang Thierse, oltre a molti deputati federali, regionali, politici locali, sindaci. I promotori sottolineano che la Spd aspira a più di quanto non contenga il documento. Il partito ha ambizioni che si estendono ben oltre questa legislatura: “Vogliamo ad esempio ottenere di più in materia di lavoro sicuro e ben retribuito, di una maggiore equità fiscale, di investimenti per il futuro e la fine della disparità di trattamento tra chi stipula un’assicurazione privata e chi rientra nel regime legale obbligatorio di assicurazione malattia”.

Le prossime consultazioni in vista della formazione del governo di Grande Coalizione dovranno servire a definire nel dettaglio l’intesa raggiunta e raggiungere nuovi obiettivi. Tuttavia, si fa notare, la Spd ha ottenuto al voto solo il 20,5 % delle preferenze. Potrà puntare a raggiungere molti dei suoi obiettivi quando tornerà ad avere il 30 per cento dei voti, possibilmente come principale forza nel Bundestag. E questo, scrivono gli autori, deve essere l’obiettivo su cui puntare.

Al Congresso straordinario partecipano 600 delegati provenienti dalle diverse federazioni regionali. Più soci ha una federazione più delegati manda al Congresso. Un quinto del totale circa (144) proverrà dal NordReno Westfalia, che conta oltre 117mila soci. Seguono Bassa Sassonia 81, Baviera 78, Assia, 72, Renania-Palatinato, 49 Baden-Württemberg, 47, Saarland, 24, Schleswig-Holstein, 24, Berlino, 23, Amburgo, 15, Brandeburgo, 10, Brema, Turingia, 7, Sassonia, 7, Sassonia-Anhalt, 6, Meclemburgo-Pomerania Anteriore,5.

Terza Grosse-Koalition, ultimo scoglio i giovani SPD

schulz-620x372“Una buona notizia per l’Europa”, così il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, plaude alla notizia dell’accordo Cdu-Csu e Spd per un nuovo governo entro Pasqua. Si tratta della terza grande colazione tedesca a guida della Cancelliera che ha affermato di aver “lavorato in uno spirito di fiducia per poter dare al Paese un governo stabile”, ha detto Angela Merkel, aggiungendo: “Dobbiamo essere più veloci nelle decisioni”. Nelle trattative si è giunti all’accordo per quanto riguarda tasse e migranti, ma anche sull’assicurazione sanitaria. Un accordo così dettagliato da sembrare un vero e proprio programma di Goveno, ma il testo dell’accordo è deludente e molto generico proprio per quanto riguarda l’Europa, anche se le cancellerie del Vecchio Continente sembrano tutte entusiaste per la coalizione. Nel testo infatti sottolinea l’importanza dell’Europa per la Germania, dell’asse franco tedesco, del rafforzamento della democrazia parlamentare nelle istituzioni dell’Unione Europa e della solidarietà tra gli stati membri.
Tuttavia il vero problema adesso si presenta per il leader dei socialdemocratici tedeschi che ha di fronte l’ultimo ostacolo da superare: il voto della base dell’SPD il prossimo 21 gennaio.
“Abbiamo raggiunto un risultato eccezionale”, ha detto Martin Schulz, mettendo l’accento sui risultati raggiunti “per un contratto di governo” sullo stato sociale, con l’aumento degli aiuti alle famiglie, gli investimenti nel sistema della formazione.
Ma la base non sembra molto d’accordo per un’intesa che premia soprattutto la leadership della Merkel e ancora peggio per Schulz è che sono proprio i Giovani della Spd quelli più agguerriti, tanto che hanno annunciato battaglia al congresso.