VOLA LO SPREAD

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Lo spread tra Btp e Bund tedesco si scalda e, dopo una mattinata calma, balza sopra quota 290 punti base come già accaduto nei giorni scorsi. Nel pomeriggio di scambi europeo, il differenziale è a 291,6 punti base, con il decennale italiano al 3,24% sul mercato secondario.

I titoli di stato sono ancora sotto pressione. In sei mesi il differenziale è tornato a vedere a quote preoccupanti che ricordano periodi più cupi della nostra economia. Il rosso dello spread italiano non è solo rispetto al Bund ma sale anche nei confronti confronto di altri big del mondo (dal Giappone alla Francia, dall’Australia alla Spagna). Insomma il rendimento dei titoli decennali italiani è aumentato rispetto a quello di quasi tutti, tranne Russia e Brasile. Meglio dell’Italia ha fatto anche la Grecia: il decennale greco ha guadagnato posizioni rispetto alla Russia e al Brasile, ma anche rispetto all’India e all’Italia. Oggi il rendimento è al 4,41%, a 120 punti base dal 3,21% del Btp.

Dopo che venerdì scorso Fitch ha rivisto al ribasso le proprie previsioni sull’Italia portando a negativo da stabile l’outlook sul debito italiano, il governa he cercaro di riportare di rassicurare con il ministro dell’Economia Giovanni Tria subito pronto a fare pressioe su Lega e M5s affinché l’indebitamento netto resti sotto il 2% del Pil nel 2019. Mentre sia Salvini che Di Maio non hanno molta intenzione di ascolare i moniti giunti a Bruxelles. La tenuta dei conti infatti non è compatibile con il rispetto delle promesse elettorali. Salvini infatti continua a mettere in discussione gli impegni con Bruxelles e dice che il deficit sfiorerà il tetto europeo del 3%. Il titolare del Tesoro, appena tornato a Roma dopo una missione a Pechino e Shanghai, vorrebbe limitare il deficit all’1,8 o all’1,9%, spiega una delle fonti.

La Lega teme il collasso da spread, il M5S no

spreadLo spread può diventare una malattia pericolosa, pericolosissima. Nel novembre 2011 morì il governo di Silvio Berlusconi per collasso da spread. Il differenziale tra i buoni del tesoro decennali italiani e quelli tedeschi esplose fino a 574 punti, portando quasi al crac i conti pubblici nazionali: Berlusconi fu disarcionato da presidente del Consiglio e al suo posto subentrò l’economista Mario Monti alla guida di un governo tecnico.

Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, braccio destro del segretario leghista Matteo Salvini, teme che la storia possa ripetersi, ha paura di un nuovo attacco dello spread con la vendita sui mercati finanziari internazionali di una valanga di titoli del debito pubblico italiano. Il collasso da spread potrebbe arrivare tra fine agosto e i primi di settembre.

Già qualcosa si è visto: lo spread, da quando l’esecutivo di Paolo Gentiloni ha ceduto il passo al governo Conte-Salvini-Di Maio, è aumentato da 120 a 280 punti: circa 5 miliardi di euro in più l’anno da pagare in interessi sui titoli del debito pubblico. Giorgetti a ‘Libero’ ha confidato: «L’attacco me lo aspetto, i mercati sono popolati da affamati fondi speculativi, che scelgono le prede e agiscono». Soprattutto in estate i rischi sono alti «quando ci sono pochi movimenti nelle Borse, un periodo propedeutico a iniziative aggressive nei confronti degli Stati, come è accaduto in Turchia».

Giorgetti teme un attacco politico delle élite internazionali al governo Lega-M5S, il primo esecutivo populista nella storia dell’Europa occidentale: «Il governo populista non è tollerato. La vecchia classe dirigente italiana ed europea vuol fare abortire questo governo per non alimentare precedenti populisti», ma l’orizzonte dell’esecutivo «non sarà di breve termine. L’accordo con il M5S è saldo».

Il 31 agosto e il 7 settembre saranno due date cruciali perché prima Fitch e poi Moody’s si pronunceranno sull’affidabilità del sistema finanziario del Belpaese. A fine mese ci sarà la revisione del rating da parte di Fitch, i primi di settembre sarà la volta di Moody’s. Si teme un declassamento della solvibilità dell’enorme debito pubblico nazionale e, in quel caso, sarebbe un disastro, la bancarotta. Forse per questo motivo sia Giorgetti sia il ministro per le Politiche Europee Paolo Savona sono andati a trovare Mario Draghi. Probabilmente proprio essi, due euroscettici critici sull’euro, sono andati a chiedere aiuto al presidente della Banca Centrale Europea, il primo convinto sostenitore dell’”irreversibilità” della moneta unica del vecchio continente.

Luigi Di Maio, pilastro del governo Conte assieme a Salvini, invece non ha paura del collasso da spread. Il capo del M5S, vice presidente del Consiglio, ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, in una intervista al ‘Corriere della Sera’ si è mostrato fiducioso: «Non credo che avremo un attacco speculativo…Io non vedo il rischio che questo governo sia attaccato, è una speranza delle opposizioni». Ma si tiene pronto a reagire: «Se qualcuno vuole usare i mercati contro il governo, sappia che non siamo ricattabili».

Reddito di cittadinanza, flat tax e modifica della legge Fornero sulle pensioni sono le tre principali promesse sulle quali Di Maio e Salvini hanno vinto le elezioni politiche del 4 marzo, ma sono provvedimenti molto costosi, considerati rischiosi da Bruxelles per l’impatto sui malandati conti pubblici italiani. Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo ha usato toni suadenti verso la commissione europea: «I provvedimenti fondamentali del contratto li faremo col massimo rispetto degli equilibri di bilancio». Comunque nel voto europeo di maggio «l’establishment sarà spazzato via da elezioni storiche». Bastone e carota. La partita è aperta tra il governo populista grilloleghista e l’Unione Europea.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

GUERRA COMMERCIALE

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Ancora borse europee giù e spread, almeno quello italiano, in impennata. Le tensioni commerciali riprendono a impensierire i mercati soprattutto dopo che è circolata negli ultimi giorni, l’ipotesi che gli Stati Uniti possano rafforzare le proprie barriere commerciali contro la Cina aumentando ulteriormente i dazi sulle importazioni. Uno scenario che già ieri ha spinto gli indici al ribasso e che oggi li spinge ancora più giù, a partire dai mercati asiatici tutti in deciso calo. Lo spread Btp-bund vola a 250 punti base sui livelli di metà giugno, il rendimento del Btp decennale torna al 3%. Pesa un clima sui mercati di avversione al rischio e c’è attesa per le decisioni dell’Italia in vista della ‘manovra’ di bilancio.

Sono le pesanti conseguenze della politica protezionistica degli Usa guidati da Trump, che giusto pochi giorni fa ha ricevuto la visita omaggiante del presidente del Consiglio Giuseppe Conte ricambiato con il riconoscimento ufficiale del buon operato nelle politiche migratorie di impronta salviniana. Gli investitori temono una escalation che finisca per portare a una guerra commerciale contro cui tutti, dalla Corporate America all’Fmi, hanno messo in guardia. A livello settoriale, soffrono le materie prime, gli industriali e i beni discrezionali. La Banca centrale inglese ha già annunciato un rialzo dei tassi di interesse: sono stati rivisti dello 0,25%, allo 0,75%. Lo spread italiano tra Btp e Bund si è già detto: sè volato sopra i 250 punti, per attestarsi a 249 punti, subito dopo la decisione della Banca d’Inghilterra di innalzare il costo del denaro. Del resto un contesto di tassi di interesse in rialzo penalizza l’Italia, essendo uno dei Paesi più indebitati al mondo. Dopo il deludente dato sul Pil, ieri è stata la volta del Pmi manifatturiero di luglio sceso ai minimi da dicembre 2016. Sempre sul fronte banche centriali, ieri sera, invece, la Federal Reserve ha confermato i tassi di interesse nel range dell’1,75%-2%. Gli analisti, però, mettono in conto che l’istituto centrale Usa potrebbe ritoccare al rialzo il costo del denaro per due volte, anziché una, entro la fine dell’anno, visto che, come ha sottolineato il presidente, Jerome Powell, l’attività economica americana sta crescendo a ritmo robusto e la disoccupazione è bassa.

Redazione Avanti!

Forte pressione sui Btp:
si impenna lo spread

spread

Forte pressione sui Btp: lo spread sulla scadenza decennale sfiora i 270 punti base (267) da 255 della chiusura di ieri, con un rendimento del Btp al 3,01%. Spread in rialzo anche sul due anni, a 221 punti base a fronte di un rendimento del titolo italiano dell’1,56%.

“Questo spread che sta crescendo è preoccupante per la Repubblica italiana perché in precedenza viaggiava in una direzione di maggiore benessere per tutti e lo spread è una tassa che l’Italia paga sui mercati internazionali”, afferma il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, al convegno Acri secondo cui “più lo spread cresce più si impoverisce l’Italia e più cresce lo spread e più si complica la vita alle banche” con riflessi sui loro indicatori patrimoniali. “Più debole è la moneta – afferma ancora – più alti sono i tassi, non dobbiamo cullarci che tutte le colpe siano dell’Europa” ha aggiunto ricordando come l’Italia non vanti “una storia virtuosa” su debito e deficit e che “nonostante i rialzi di questi giorni i tassi sono infimi” grazie all’appartenenza all’euro. “I tassi con la lira agli inizi degli anni ’80 erano al 19,5%, era una moneta debole” ha aggiunto.

Bankitalia rimarca che l’aumento dello spread non è causato “da una demoniaca e misteriosa” manovra da parte “di pochissimi speculatori” ma dall’aumento del “rischio percepito dai gestori dei risparmi degli italiani” che uno dei “paesi come l’Italia possa uscire dall’euro”. Il direttore generale di Bankitalia, Salvatore Rossi, continua: “È un tema che non dobbiamo cessare di spiegare all’opinione pubblica”, sottolineando come i gestori “a cui sono affidati i nostri risparmi, di fronte a questo rischio, si coprono vendendo i titoli”. La speculazione “esiste ma si accoda a questo movimento”.

Intanto il ministro Paolo Savona, traghettato dall’Economia, agli Affari europei, per i timori dovuti alle posizioni sull’Euro, si è affrettato a dofendere la moneta unica nella sua prima uscita ufficiale da ministro. “Due pilastri su cui si fonda l’Ue – ha detto Savona – sono il mercato comune e l’euro. L’uno implica l’altro. Noi chiediamo il rafforzamento di questi due pilastri al servizio dei cittadini europei. Questa iniziativa è pertanto una tappa indispensabile. Le frodi sono una violazione delle regole di buon funzionamento del mercato comune ben noto agli economisti”. Così il Ministro aprendo la Conferenza internazionale Cooperation Project 2, iniziativa promossa dal Comitato per la lotta contro le frodi nei confronti dell’UE che opera presso il Dipartimento Politiche Europee e dal Comando Generale della Guardia di Finanza.

Sulla flat tax Salvini si toglie la maschera

salvini 6Dopo l’incidente diplomatico con la Tunisia, prima che il nuovo Governo abbia ottenuto la fiducia in Parlamento, Matteo Salvini si è tolto la maschera utilizzata per la propaganda elettorale.

Ma la flat tax è iniqua, favorisce i ricchi e non avvantaggia i poveri? A questa domanda il ministro dell’Interno  Matteo Salvini, a  Radio Anch’io, ha risposto: “Con la flat tax ci guadagnano tutti. Se uno fattura di più e paga di più, è chiaro che risparmia di più, reinveste di più, assume un operaio in più, acquista una macchina in più, e crea lavoro in più. Non siamo in grado di moltiplicare pani e pesci. Il nostro obiettivo è che tutti riescano ad avere qualche lira in più nelle tasche da spendere”. Il discorso potrebbe sottintendere il principio che è bene che i ricchi paghino meno tasse perché, avendo più mezzi, spendono di più e rimettono in moto l’economia del Paese.

Ma le opposizioni sono passate immediatamente al contrattacco. La vicepresidente del Senato,  Anna Rossomando  del Pd ha detto: “Il governo del cambiamento ha cambiato la trama di Robin Hood,  si toglie ai poveri per dare ai ricchi”. Il presidente del PD, Matteo Orfini,  ha aggiunto: “Finalmente ha detto la verità”.

In realtà, Salvini è rimasto nell’ambiguità, senza scoprirsi eccessivamente, ma ha commesso un errore nella valutazione della propensione al consumo che, con la flat tax, resterebbe invariata ed anzi con tendenzialità negativa. L’inversione di tendenza della propensione al consumo, per rimettere in moto l’economia del Paese, è possibile ottenerla soltanto aumentando il reddito delle fasce più povere.

Sempre in tema economico, il vicepremier leghista ha parlato anche di pensioni: “L’impegno è sacro. Smonteremo la legge Fornero pezzo per pezzo. Con l’obiettivo di tornare a 41 anni di contributi”.

Poi, Salvini è ritornato sulla questione migranti e sugli attacchi contro la Tunisia, promettendo di voler fare chiarezza: “Siamo al lavoro per capire meglio gli accordi con la Libia e la Tunisia già nel fine settimana, spero, incontrerò il ministro dell’Interno tunisino, un Paese dove non c’è guerra, epidemia, carestia e bisognerà cercare di lavorare meglio”.

A Salvini, dunque, non basta leggere i documenti sugli accordi firmati da Minniti che sono al Viminale.

Tra i temi a cui il Viminale sta lavorando per la prossima estate, Salvini ha citato il dossier ‘spiagge sicure’, una serie di provvedimenti per litorali liberi dagli abusivi affermando: “Stiamo preparando un dossier per evitare almeno in parte il dramma dell’abusivismo che colpisce commercianti e bagnanti”.

Dopo, a Montecitorio è ritornato sul tema dei centri di accoglienza sostenendo: “Il governo realizzerà dei Centri per i rimpatri chiusi affinchè la gente non vada a spasso per le città. La gente non vuole avere dei punti dove uno esce alle 8 della mattina, rientra alle 10 la sera e durante il giorno non si sa cosa fa e fa casino”. In merito alle possibili opposizioni delle Regioni alla realizzazione dei Centri, Salvini ha detto di aver già parlato “con tutti i governatori leghisti che non vedono l’ora di avere Centri chiusi”. E a chi gli ha fatto notare che si tratta di prigioni a cielo aperto, il neoministro di palazzo del Viminale ha risposto: “Sono dei centri per i rimpatri e se qualcuno è trovato in possesso di documenti falsi o senza documenti, prima di espellerlo dobbiamo capire chi è e da dove viene”.

Atteggiamento duro e repressivo quello di Salvini coerente alle promesse elettorali.

Anche i mercati sono stati coerenti con le preoccupazioni sul programma di governo della lega e dei pentastellatati. Sono tornati a salire lo spread Btp-Bund nel giorno del voto di fiducia al governo Conte alla Camera. Dopo l’avvio dei mercati finanziari, il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e quelli tedeschi è passato in pochi minuti da 238 a 250 punti base.

Fra quattro mesi scadrà il quantitative easing della Banca Centrale Europea e non si sa ancora se verrà prorogato e per quanto tempo. Poi, nel 2019 scadrà il mandato del presidente Draghi alla Bce . Non si sa ancora se chi sostituirà Draghi alla Bce continuerà la politica monetaria del Qe che finora ha sostenuto efficacemente i Paesi dell’Ue, soprattutto quelli con un forte indebitamento pubblico. Con questo scenario sono giustificate le preoccupazioni dei mercati, ma saranno gli italiani a pagare il conto.

Salvatore Rondello

Lo spread a 320 torna a far paura

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Nuova impennata dello spread. Gli scossoni politici-istituzionali e la lunga vacatio governativa fanno sentire i propri effetti sui mercati e fanno cadere una pesante ombra sulla fiducia dei nostri titoli di stato. Infatti lo spread tra Btp e Bund decennali ripiega a 282 punti base, con il tasso di rendimento sui titoli italiani al 3,10%. Ma solo poche ora prima aveva toccato i 320 punti base. Il titolo italiano rende il 2,38%. Il differenziale sulla scadenza decennale, invece, ripiega a 275 punti base con un rendimento del Btp al 3,03%. Lo spread tra il Btp a due anni il corrispondente titolo tedesco ha invece toccato i 313 punti base, ai massimi dal 2012 quando l’Italia era nel pieno della crisi finanziaria. Insomma del giro di poche settima si è fatto un balzo indietro di sei anni. Giù anche la borsa: Milano perde il 3% con tutti i titoli bancari sotto forte pressione.

Il primo effetto di questa nuova tempesta è il taglio del rating italiano da parte delle agenzie. La prima a muoversi in questa direzione è Moody’s. “Se il prossimo governo porterà avanti politiche di bilancio – si legge in una nota – insufficienti a posizionare nei prossimi anni il debito su una traiettoria di discesa”. Altrettanto negativo sarebbe “un fallimento nell’articolare e presentare un’agenda di riforme strutturali credibili”. Nello stesso comunicato Moody’s reputa “molto improbabile” un rialzo del rating, spiegando che una conferma potrebbe invece arrivare se il programma di riforme si rivelasse ambizioso e se il governo delineasse un effettivo percorso di rientro del debito.

L’incertezza politica pesa anche sulla fiducia delle famiglie italiane nei confronti della situazione economica del Paese. Sono i dati certificati dall’Istat secondo cui a maggio si registra un “marcato calo dell’indice del clima di fiducia dei consumatori” che “interrompe la sostanziale tenuta registrata nei primi 4 mesi del 2018”. Nel mese, “la fiducia dei consumatori raggiunge il valore più basso dallo scorso settembre (ad agosto era pari a 111,3)”. Al calo dell’indice, dettagliano gli statistici, “hanno contribuito i giudizi e soprattutto le attese sulla situazione economica del paese, fortemente peggiorate”.

Il rebus governativo e l’incubo spread

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Oggi, se la borsa sale e lo spread va in ribasso, potrebbe avere un significato positivo per il futuro dell’Italia e dell’economia. Con il rebus governativo e le incertezze legate al programma Lega-Cinquestelle l’incubo  dello spread è tornato a turbare il sonno degli italiani. Il differenziale tra il rendimento dei Btp decennali e quello dei corrispondenti Bund tedeschi da venerdì scorso ha superato quota 200 punti base, con un rendimento del 2,47%, tornando ai livelli segnati nell’aprile 2017. Ma da cosa dipende il flusso di vendite sui buoni del Tesoro?

In una intervista, Veronica De Romanis, docente di politica economica europea alla Luiss ed alla Stanford University di Firenze, ha spiegato: “Lo spread aumenta perché gli investitori, cioè coloro che comprano i nostri titoli di Stato, il nostro debito pubblico, cominciano a pensare che l’andamento crescente che il debito pubblico ha continuato ad avere in questi anni non verrà invertito. Quindi si domandano fino a che punto aumenterà e sono disposti a comprare i nostri titoli con rendimenti più elevati”.

Vediamo che significa l’aumento dello spread. La professoressa De Romanis ha precisato: “Significa che aumenta il rendimento che gli investitori vogliono per comprare il nostro debito pubblico. Quando lo spread è basso vuol dire che gli investitori si fidano. Tuttavia, quello che è interessante analizzare in questo momento, non è solo lo spread con la Germania (arrivato a 200 punti base) ma anche quello con la Spagna e il Portogallo. La penisola iberica, tra l’altro, sta vivendo una grave crisi politica eppure in questo momento il divario tra i Btp e i titoli spagnoli è di 100 punti. Ciò significa che gli investitori si fidano più della Spagna che dell’Italia”.

De Romanis ha proseguito spiegando chi ci perde: “A perdere maggiormente con il deprezzamento dei Btp sono sicuramente le banche perché sono quelle che hanno moltissimi Btp. Seguono poi i risparmiatori, che hanno comprato il nostro debito (il 70%, ricorda la docente, è in mano agli italiani). Tradotto in termini pratici, se volessero venderlo, con lo spread che aumenta, il titolo stesso perderebbe valore. Nonostante i timori generalizzati, però, l’Italia appare lontana da una crisi simile a quella vissuta dalla Grecia. Lo spread sta aumentando in maniera veloce, è vero ma abbiamo diversi nuovi strumenti che sono stati messi in campo durante la crisi come il mes, il meccanismo di stabilità europeo (che il programma di governo al punto 20 propone di cancellare) e soprattutto il cappello della Bce, con gli attuali acquisti mensili da 30 miliardi di euro. E non vale solo per noi ma per tutti i Paesi dell’area euro ad eccezione della Grecia, ancora sotto il terzo programma di aiuti. Per ora abbiamo questa sorta di protezione”.

Concludendo la De Romanis ha affermato: “Certo il Quantitative Easing, come ha annunciato il governatore della Bce, Mario Draghi, dovrebbe finire in autunno. Ma potrebbe andare avanti, si vedrà. Ricordiamoci inoltre che a partire dall’anno prossimo ci sarà un nuovo presidente a capo della Banca Centrale Europea e non è detto che il QE verrà contratto in eterno”.

Il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, in una intervista fatta sabato scorso, ha indicato nel programma di lega e M5S il vero problema della situazione di empasse che si è creata sul nodo per la nomina del ministro dell’ Economia affermando: “Una eventuale messa in discussione degli accordi con l’Ue che contempli la fuoruscita dell’Italia dall’euro sarebbe fonte di rischi incalcolabili per il nostro paese. L’indicazione di Paolo Savona per via Venti settembre è solo l’ultimo tassello. Lui certamente interpreta bene la posizione dei due partiti sull’euro. Avendo sostenuto posizioni simili a quelle di Varoufakis sull’euro rappresenta una scelta coerente con quanto scritto nei programmi di Lega e M5S. Chiunque avesse letto e preso sul serio i programmi di Lega e M5S avrebbe visto per tempo che la critica all’euro è il vero punto di effettiva convergenza tra i due partiti. D’altra parte la prima bozza del programma esprimeva in modo inequivocabile i propositi dei due partiti che si apprestano a formare il governo. Nella bozza c’è scritta la verità del loro orientamento. Perciò, per capire quello che sta succedendo occorre rileggere la bozza che chiedeva un percorso per uscire dall’euro e alla Bce di non tener conto di 250 miliardi del nostro debito”.

Con queste premesse, Morando ha osservato: “La scelta di Savona, la cui competenza e livello di preparazione sono indubbi, rappresenta solo il definitivo orientamento verso quel programma. Si conferma l’orientamento euroscettico del governo italiano. Una posizione simile a quella dei falchi tedeschi che sostengono da tempo la necessità di introdurre regole per la fuoruscita dall’euro con l’obiettivo di facilitare l’allontanamento di quei paesi poco inclini a rispettare la disciplina di bilancio e le regole. D’altra parte, è dal 2009 che non si esclude che ci possa essere un fallimento dell’euro. Lo spread tra i titoli tedeschi e quelli degli altri paesi non esprime più difficoltà legate all’economia ma è un indicatore del rischio connesso al volume globale del debito. E’ chiaro, dunque, che il nostro paese con il debito che si ritrova corre rischi davvero grandi. L’ipotesi che l’euro possa non essere la nostra moneta del futuro, espone le persone, i risparmiatori e le imprese ad uno shock di lungo periodo e dalle conseguenze imprevedibili”.

Ieri, Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia uscente e parlamentare del PD, nell’intervista a ‘1/2 ora in più’ ha detto: “La Brexit è molto meno costosa dell’uscita dall’euro, il costo dell’uscita dall’euro sarebbe molto superiore. Questo perchè il debito che l’Italia ha nei confronti di chi presta i soldi è in euro, uscire dall’euro significherebbe moltiplicare il valore del debito che il Paese continuerebbe ad avere nei confronti dei creditori”.

Poi Padoan ha proseguito: “In Europa il ruolo della Germania è dominante, anche perchè è l’economia più forte, non ha problemi di bilancio pubblico, ha un problema, un surplus della bilancia dei pagamenti del tutto inaccettabile, e noi abbiamo proposto modi per risolverlo. Questo fa sì che le norme proposte dalla Germania vanno spesso bene ai Paesi nordici. Per l’Italia l’obiettivo deve essere modificare radicalmente il modello di Europa ma farlo in modo efficace”.

Padoan ha anche sottolineato: “Sono assolutamente inaccettabili e fuori luogo gli articoli della stampa tedesca sull’Italia degli ultimi giorni. Lo spread è andato oltre 200 punti ed è arrivato a 100 punti sulla Spagna  inoltre i titoli a breve si stanno agitando più di quelli a lungo, il che è un segnale di nervosismo crescente sui mercati. I mercati si stanno riposizionando sull’ Italia, Moody’s l’ha detto in modo esplicito: se questo avviene i primi a perderci saranno i risparmiatori italiani, che già hanno subito perdite che si potevano evitare. Il dibattito vero non ha che fare con la figura di Savona, ma con la politica economica strategica fondamentale quale combinato disposto del contratto di programma, chiaramente insostenibile sulla politica di bilancio, e il fatto che esponenti della maggioranza non escludono un piano B, e cioè che di fronte alle pressioni dell’Europa si debba uscire dall’Europa. Questo è il nodo che va sciolto. Il termine speculazione è sempre ambiguo: ci sono diversi operatori sui mercati finanziari, ma mi sembra negli ultimi giorni si stia maturando un sentimento sul mercato e cioè che c’è il combinato disposto di governo insostenibile sul piano della disciplina di bilancio e non viene esclusa l’ipotesi del piano B e cioè della peggiore scorciatoia che si possa immaginare. Di fronte a questa situazione i mercati cambiano atteggiamento e lo possono fare in modo molto rapido: a volte, scherzando ma non troppo dico che cambiano in pochi secondi su decisioni che sono soltanto annunciate. Sul rischio Grecia per l’Italia, Padoan ha detto di essere un inguaribile ottimista e che l’Italia ha buoni fondamentali che potranno salvare il Paese, ma non si può perdere il controllo della situazione dando indicazioni che la buona condotta di politica di bilancio accompagnata da una politica per la crescita sono soluzioni abbandonate e che le decisioni prese negli anni passate verranno smantellate. Quindi il solo fatto che il piano B (l’uscita dall’Europa) venga considerato possibile è estremamente grave perché nel momento in cui i mercati anche a volte sbagliando decidono che il Paese non ce la fa immediatamente si comportano come se il piano B fosse attuato all’istante”.

Intanto ad apertura dei mercati, L’euro è in recupero sul mercato dei cambi, a 1,1713 dollari negli scambi mattutini in Europa in avvio di settimana, mentre inevitabilmente le vicende politiche in Italia vengono guardate dai mercati globali. Venerdì in chiusura l’euro era calato a nuovi minimi da 6 mesi a questa parte, attorno a 1,1650 dollari. Il recupero della valuta condivisa viene attribuito dal Financial Times e altre testate finanziarie allo sfumare della formazione di un governo M5S-Lega dopo il rifiuto da parte del Quirinale dell’indicazione di un ministro dell’economia euroscettico.

Anche le pressioni dei mercati sull’Italia in avvio di seduta sono attenuate, dopo che nel corso del fine settimana è sfumata l’ipotesi della formazione di un governo tra Movimento 5 Stelle e Lega a seguito del rifiuto, da parte del Quirinale, di accettare l’indicazione di un ministro dell’Economia ritenuto di avere posizione euroscettiche. Alla Borsa di Milano l’indice Ftse-Mib ha segnato un più 1,35 per cento ai primi scambi e successivamente ha accelerato i progressi al più 1,71 per cento.

Nel frattempo il differenziale di rendimento tra Btp decennali e Bund è calato a 192 punti base, 16 in meno rispetto alla chiusura di venerdì. Secondo la piattaforma Mts i tassi retributivi sulla scadenza decennale si sono attenuati al 2,38 per cento. Venerdì scorso i Btp avevano chiuso gli scambi con rendimenti al 2,47 per cento e un differenziale sui Bund salito a 206 punti base. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha poi convocato per la giornata di oggi l’economista Carlo Cottarelli, per ricevere il mandato a formare un governo neutrale.

Intanto anche l’euro risulta in recupero sul mercato dei cambi, a 1,1713 dollari negli scambi mattutini mentre inevitabilmente le vicende politiche in Italia vengono guardate dai mercati globali.

La situazione, comunque, resta densa di incognite. L’agenzia finanziaria americana blooomberg, nella sua edizione europea, ha affermato: “L’Italia sprofonda nel caos politico con i populisti che mettono nel mirino il presidente della repubblica. I leader populisti hanno staccato la spina al loro tentativo di formare un governo dopo che il presidente ha respinto la scelta di un ministro dell’economia euroscettico e anti tedesco”. Il Financial Times ha dedicato all’Italia un articolo in cui parla di “possibile crisi istituzionale”.

L’economista francese Jean Paul Fitoussi, commentando l’inasprimento delle regole sul capitale bancario deciso a Bruxelles con l’astensione dell’Italia e della Grecia, ha dichiarato: “ L’ulteriore stretta sul capitale bancario approvata dai ministri europei all’Ecofin fa ridere, si affronta il problema alla rovescia. Anziché permettere alle banche di partecipare alla ripresa dando credito alle imprese, si spingono le banche a non dare prestiti”. Fitoussi ha fatto notare, in particolare, la divergenza con le politiche degli Usa, che hanno appena deciso di alleggerire i vincoli normativi per il sistema bancario nazionale. Il professore alla Luiss e a Sciences-Po a Parigi, parlando in un’intervista fatta da un’importante Agenzia stampa italiana, ha osservato: “Credo che gli istituti di credito italiani stiano molto meglio di qualche anno fa, ma hanno ancora fragilità. E dunque è inevitabile che l’instabilità finanziaria innescata dalla crisi politica in Italia stia colpendo in particolare le banche: quando si teme una recessione, è normale. La crisi politica in Italia e la reazione dei mercati? la prima era assolutamente prevista viste le politiche europee, la seconda sarebbe ben peggiore se non fosse per la Banca centrale europea di Mario Draghi. L’incidente era previsto da tempo e c’erano state molte avvisaglie, dovevamo aspettarcelo. E sarà aggravato se si continua con insulti politici fra l’Italia e i partner europei, penso all’articolo disgustoso dello Spiegel. La reazione dei mercati, con lo spread balzato oltre i 200 punti base e una forte caduta delle banche in Borsa, è in realtà un po’ inferiore a quanto avrebbe potuto essere perché tutti sanno che c’è Draghi: gli speculatori sono più attenti. Ma questo non vuol dire che le conseguenze siano contenute: la situazione è pericolosa, può avere conseguenze negative sull’Italia ma anche sul resto dell’Europa e ora che c’è una ripresa, il rischio è che si torni alla stagnazione”.

Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, a margine dell’assemblea degli industriali varesini, ha detto: “Il Presidente Mattarella sta svolgendo egregiamente il suo ruolo nella logica istituzionale. Non entriamo nel merito delle scelte, non vogliamo aprire fronti per essere di parte, dall’una e dall’altra, noi non siamo né partisan né bipartisan. L’ipotesi di uscita dall’euro è assurda ed inconcepibile, sarebbe la fine dell’Italia in termini economici, non scherziamo su queste cose”.

Nonostante l’incarico di stamattina a Cottarelli, le incertezze politiche hanno innervosito i mercati e si sta assistendo a Milano ad una Borsa tornata in negativo mentre lo spread a toccato nuove punte sopra 200 punti base.

Le incognite principali sono la fiducia in Parlamento a Cottarelli per la formazione di un nuovo governo e la possibilità di nuove elezioni in autunno in cui gli italiani torneranno ad essere protagonisti dei loro destini. In quest’ultimo caso rimane un dubbio: gli italiani avranno preso coscienza della realtà in cui si trovano o seguiranno le illusioni di una propaganda demagogica? La posta in palio è molto alta. Non riguarda solo l’Italia e gli italiani, ma riguarda anche l’Europa e gli assetti di geopolitica mondiale.

Da situazioni storiche analoghe alla crisi sociale, economica e politica che stiamo vivendo, purtroppo, sono nate le dittature nel mondo con le tragiche conseguente ben note all’umanità.

Salvatore Rondello

NODO PREMIER

slavinidimaio

È stata diffusa la versione finale del “contratto” di governo messa a punto dopo un lungo tira e molla da Movimento 5 Stelle e Lega. Un documento che dovrebbe costituire la linea guida del futuro governo italiano, e frutto del braccio di ferro tra i due leader, Salvini e Di Maio, che hanno cercato di portare quanto più possibile del loro programma elettorale nel documento di governo.

Ora i cittadini elettori o simpatizzati dei due, saranno sottoposti a una nuova farsa. Quella di dover ratificare con il loro voto, per quanto riguarda i 5 Stelle sulla piattaforma online e per la Lega in appositi gazebo, quanto messo nero su bianco. Il documento costituirà la base di lavoro dell’istituendo governo. Il Parlamento assume così un ruolo secondario ma soprattutto nasce una questione di sostanza. Quale presidente del Consiglio, che il Presidente Mattarella desidera autorevole sia in Italia che fuori le mura domestiche, può accettare di essere l’esecutore di un programma scritto da altri? Un bel problema, non solo di forma in quando la stessa Costituzione afferma con chiarezza che il presidente del consiglio indica le linee di indirizzo del governo. Sarà proprio la scelta del premier il nuovo nodo da sciogliere. Lo stallo potrebbe essere risolto proprio con il doppio passo indietro dei due leader con la scelta di una terza figura mentre Di Maio e Salvini potrebbero occupare altre caselle di peso all’interno del governo.

Intanto rientra sulla scena Silvio Berlusconi che cerca di rompere l’asse tra il suo (ex) alleato Salvini e i Cinque Stelle. “Nell’ultima telefonata che gli ho fatto – afferma Berlusconi – ho consigliato a Salvini di tornare a casa”. Ma allo stesso tempo rimarca la distanza siderale con i 5 Stelle e si toglie qualche sassolino dalla scarpa sottolineando il comportamento non sempre gradito dell’alleato. “Salvini – dice il leader di Forza Italia – non ha mai parlato a nome della coalizione di centrodestra, ha sempre e solo parlato a nome proprio o a nome della Lega. La coalizione con un programma comune è assolutamente un’altra cosa e non ha nulla a che vedere con il Movimento 5 Stelle. In questo momento con Salvini c’è molta distanza”.

Sullo sfondo resta la preoccupazione dell’Europa per il programma di Governo. Una serie di punti, che se realizzati, manderebbero a gambe all’aria i conti dello Stato. “Italia: questa nuova alleanza che preoccupa l’Europa” è il titolo di apertura del quotidiano Le Monde e che rende bene l’idea dei timori che serpeggiano alla Commissione. “L’Europa – prosegue in prima pagina il giornale francese – si preoccupa di questo governo che non conta più uscire dall’euro, ma che difende un programma ritenuto ‘delirante’ da numerose capitali. I populisti italiani prevedono una cancellazione di 250 miliardi di euro di debito pubblico e oltre 100 miliardi di nuove spese. I progetti della nuova coalizione fanno pesare il rischio di una crisi del debito sui mercati”, avverte Le Monde, ricordando inoltre che né Luigi Di Maio né Matteo Salvini “dovrebbero diventare premier”.

Diversi esperti infatti hanno provato a calcolare quanto potrebbe costare in tutto e le loro stime vanno da un minimo di 65 miliardi di euro, calcolato dal Corriere della Sera, ai 125 miliardi stimati dall’Osservatorio conti pubblici dell’Università Cattolica, diretto dall’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli. Timori che fanno correre ancora lo spread tra il Btp e il Bund. Il differenziale di rendimento tocca i 160 punti base, il livello più alto dal 4 gennaio scorso. Il tasso sul titolo decennale del Tesoro cresce al 2,22%.

Salvini e Di Maio affondano le borse. Risale lo spread

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Ancora un governo non c’è. Dopo oltre due mesi di trattative i vincitori delle elezioni non sono ancora astati in grado di raggiungere un accordo per Palazzo Chigi. E gli effetti di questo prolungato stallo si stanno manifestando. Ieri la tirata di orecchie dell’Unione Europa preoccupata per la tenuta dei conti del paese. Un monito che ha lasciato un segno nonostante M5S e Lega abbiano assicurato che la trattativa per il governo è in chiusura. Ieri il contratto di governo era stato pubblicato dall’Huffington Post. “È una versione vecchia che è stata già ampiamente modificata nel corso degli ultimi due incontri del tavolo tecnico” assicurano i vertici dei partiti. Eppure il solo adombrare l’ipotesi delle uscita dall’Euro, ha fatto agitare le acque della borsa ed è bastato per far balzare lo spread Btp-Bund decennali in avvio a 137 punti in una Piazza Affari in affanno che scende di quasi tre punti percentuali.

Ma a pesare sui mercati anche il monito arrivato dall’Europa, che ha richiamato l’Italia al rispetto delle regole del patto di stabilità. A Milano il Ftse Mib ha segnato un calo dello 0,70% a 24.133 punti, mentre Londra ha guadagnato lo 0,20%, Francoforte lo 0,18% e Parigi lo 0,07%. È evidente che le rassicurazioni da parte di Lega e Cinquestelle non sono bastate. Nel Vecchio Continente, così come dall’altra parte dell’Atlantico, le preoccupazioni per il contenuto della bozza di contratto restano forti. In particolare, sono le parti sulla finanza pubblica, elencate a pagina 38 del documento, a scuotere maggiormente le sale operative. Nella bozza, Lega e M5S chiedono alla Banca centrale europea di Mario Draghi di cancellare 250 miliardi di titoli di Stato. “La loro cancellazione vale circa 10 punti percentuali”, si legge nel documento.

Ieri sera Wall Street ha chiuso in calo, con il Dow 30 in flessione dello 0,78% a 24.706 punti e il Nasdaq dello 0,81% a 7.351. A Tokyo il Nikkei 225 ha perso lo 0,44% a 22.717. Sull’indice principale della borsa milanese soffrono i bancari, con ribassi oltre il punto percentuale per Ubi Banca e Banco Bpm. Unicredit cede lo 0,78% e Intesa Sanpaolo lo 0,83%. Male le utility, con ribassi oltre l’1% per Snam, A2A ed Enel. Vendite su Atlantia, Prysmian, Generali, Recordati e Moncler. Corrono, invece, Saipem, in rialzo del 2,44%, e Mediaset, in progresso del 2%.

L’aumento dello spread si è poi accompagnato a quello dei carburanti alla pompa, con il barile che prosegue il cammino verso gli 80 dollari. Stamattina Ip ha aumentato di un centesimo al litro i prezzi consigliati di benzina e diesel. In base alle elaborazioni di Staffetta quotidiana sulle medie dei prezzi praticati e comunicati dai gestori all’Osservatorio prezzi del ministero dello Sviluppo economico, il prezzo medio di benzina self service è di 1,615 euro/litro (+2 millesimi, pompe bianche 1,591), diesel a 1,487 euro/litro (+3, pompe bianche 1,466). Benzina servito a 1,728 euro/litro (+3, pompe bianche 1,632), diesel a 1,603 euro/litro (+3, pompe bianche 1,507). Gpl a 0,635 euro/litro (+1, pompe bianche 0,621), metano a 0,961 euro/kg (-1, pompe bianche 0,952).

Insomma il governo ancora non c’è, ma gli effetti del sodalizio tra Cinque stelle e Lega già si fa sentire.

REBUS GOVERNO

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Il Movimento 5 stelle canta vittoria e la Lega si proclama guida della coalizione del centrodestra, mentre il Partito democratico fa i conti con una sconfitta che a notte fonda, a poche ore dall’inizio dello spoglio, il vice segretario Maurizio Martina ha dipinto come “molto evidente e molto netta” parlando di “un dato al di sotto delle aspettative”. Spetterà al segretario Matteo Renzi, che ancora non ha parlato, “fare le valutazioni più compiute sull’esito del voto”.

Lo scenario al momento non vede nessuna maggiorana con un paese bloccato nella impossibilità di fare un governo. Questo il quadro che si palesa dopo le elezioni politiche e a cui il presidente Mattarella dovrà mettere mano nelle prossime settimane. Il centrosinistra è ancora sotto choc. I sondaggi non erano favorevoli ma una disfatta di queste proporzioni non la immaginava nessuno. Le forze cosiddette anti-sistema sono maggioranza nel Paese. Una maggioranza che però non sembra in grado di produrre un governo. Il segretario del Pd Matteo Renzi è il grande sconfitto. L’onda che ha messo fine al suo governo all’indomani del referendum del 4 dicembre non ha finito la sua corsa e ora la minoranza interna del Pd chiede un suo passo indietro.

A trionfare sono Cinque Stelle e la Lega. Il timore è quello di un sodalizio che saldi i due in una saldatura anti-sistema che darebbe una maggioranza parlamentare ai populismi. Ma Salvini la ha escluso. Anche per un calcolo di convenienza ora che è diventano il primo azionista del centro destra. Nel pomeriggio di lunedì i leader della Lega e Forza Italia si sono incontrati e hanno rivendicato per la coalizione di centro destra il mandato per governare.

Intanto continuano al Nazareno le riunioni e i confronti tra i big del partito e Matteo Renzi sul da farsi dopo la sconfitta alle elezioni politiche. “Le decisioni da prendere sono delicate e non c’è unanimità di visione”, riferiscono fonti del Nazareno. Sul tavolo ci sono le dimissioni del segretario, un gesto considerato ormai doveroso dalla minoranza interna, e la personalità da indicare per traghettare il partito verso un nuovo congresso. Nonostante questo, stando a quanto si apprende da fonti vicine al ministro Orlando, nessun contatto ci sarebbe stato, al momento, tra il Guardasigilli e il segretario dem. All’ultimo piano della sede nazionale del Pd sono presenti, oltre a Renzi, Ettore Rosato, Lorenzo Guerini, Matteo Orfini, Maurizio Martina.

Proprio Martina, vicesegretario del partito, si è presentato in nottata in sala stampa assieme al presidente del partito, Matteo Orfini, ed ha definito il risultato delle elezioni “una sconfitta netta”. Altri indicano nello stesso Orfini il possibile reggente. Di questa sconfitta Renzi ha preso atto e chiarirà in conferenza stampa – prevista inizialmente per le 17 e ora a rischio slittamento – quale siano le sue intenzioni. L’ipotesi più accreditata e’ che il segretario possa mettere a disposizione il suo incarico, affidando alla direzione il compito di decidere se accettare le dimissioni e, quindi, rimandare all’assemblea del partito il compito di eleggere un eventuale traghettatore. I nomi che circolano vanno dal vice di Renzi, il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, al ministro Graziano Delrio. ma c’è anche chi, nella minoranza, chiede un cambio di rotta più netto che coinvolga l’intero gruppo dirigente.

La tornata elettorale vedeva anche il voto per le regionali in Lombardia e Lazio. In Lombardia è in vantaggio Attilio Fontana del centrodestra. Mentre nel Lazio Nicola Zingaretti (31,8%), secondo i dati definitivi di Swg per La7, strappa per un soffio la presidenza del Lazio a Stefano Parisi del centro destra (30,9%.