Maria Rosaria Cuocolo
Il 25 novembre e il rispetto per la Donna

Il 25 novembre prossimo si celebrerà la “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”, istituita dall’ONU nel 1999, e si aprirà un breve ma intenso periodo di attenzione e di riflessione, anch’esso promosso dall’ONU, sul tema della violenza sulle donne, che si concluderà il 10 dicembre di quest’anno, con la ricorrenza della “Giornata per i diritti umani”. Una significativa correlazione temporale tra le due date, proprio a sottolineare quanto la violenza contro le donne sia una vera e propria violazione dei diritti umani.
Almeno una donna su tre nel mondo ha subito una qualche forma di violenza nella propria vita: a casa, a lavoro, a scuola, in strada, on line e la discriminazione, il doxxing, le minacce, le molestie, la violenza fisica, l’omicidio sono il tetro spettro di questo fenomeno culturale che affonda le sue radici nella mancanza di una solida civica formazione.
Le donne socialiste in questa battaglia sono in prima linea ed hanno fatto sentire la loro voce anche nel corso dei lavori dell’ultimo Consiglio dell’Internazionale Socialista Donne, che si è svolto a Lisbona il 21 ed il 22 novembre u.s., attraverso l’intervento della sua Presidente onoraria, la compagna Pia Locatelli.
La riunione ha fatto il punto sui diritti delle donne in un periodo di crisi della democrazia e di crescita dei movimenti populisti: “l’eliminazione della violenza sulle donne – si afferma nella dichiarazione approvata dal Consiglio –  deve essere una priorità sociale e politica che deve coinvolgere i governi e l’intera società. Sradicare la violenza contro le donne deve essere considerato un obbiettivo prioritario per ogni Paese”.
In Italia il PSI ha, proprio di recente, impegnato il Governo attraverso una risoluzione – prima firmataria l’on.Pia Locatelli – contro la violenza alle donne che, tra i vari punti, richiede con forza di implementare il contenuto della Convenzione d’Istanbul nel rispetto dello spirito della stessa; di accelerare la predisposizione, la presentazione e l’attuazione del nuovo Piano Nazionale contro la violenza, le molestie, lo stalking, gli atti persecutori, i maltrattamenti sulle donne, con attenzione alle diverse età, incardinandolo sulla prevenzione, protezione, assistenza e certezza della pena, prevedendo un’organica risposta a livello territoriale, che coinvolga associazioni, centri antiviolenza, reti, movimenti ed istituzioni al fine di rendere omogenee l’assistenza e la protezione delle donne e dei loro familiari, in particolare i e le minori; di intraprendere una immediata iniziativa normativa al fine di escludere l’applicazione dell’istituto dell’estinzione del reato per condotte riparatorie al delitto di atti persecutori, introdotto dall’articolo 162-ter del codice penale, previsto e punito dall’articolo 612-bis del codice penale; di prevedere misure di assistenza psicologica e sociale, sostegno economico e logistico (abitazione), facilitazioni per l’accesso al lavoro per le vittime di violenza e di violenza assistita, e dei loro familiari, in particolare le e gli orfani di femminicidio.
Di fronte a questo tragico fenomeno le donne del PSI si impegnano e chiedono a tutti i compagni di impegnarsi a rilanciare con forza, in tutti i luoghi deputati alla formazione, nelle istituzioni, nella società la cultura del rispetto della persona nel principio della differenza di genere.

Maria Rosaria Cuocolo
Responsabile Nazionale Parità di Genere PSI

Stalking, Locatelli: stop a qualsiasi depenalizzazione

stalking

Pia Locatelli, capogruppo Psi alla Camera, è intervenuta durante il question time con il Ministro Orlando sull’ipotesi di depenalizzazione del reato di stalking nel nuovo disegno di legge di riforma del processo penale. “Si è parlato molto – ha sottolineato Pia Locatelli – della riforma del codice penale appena approvata a causa delle possibili conseguenze che avrebbe sul reato di stalking. Alcuni dirigenti dei maggiori sindacati italiani e alcuni avvocati hanno criticato una parte della riforma, che, secondo loro, porta ad un indebolimento del reato; altri non sono d’accordo con questa interpretazione. Il sottosegretario del Ministero della giustizia è intervenuto sul tema, sostenendo che la depenalizzazione dello stalking è una notizia falsa, ma le critiche sono continuate. Anche lei, signor Ministro (Andrea Orlando ndr.) ha dichiarato che le preoccupazioni risultano non fondate, ma temiamo che la questione sia più complicata di quanto non appaia. Chiediamo quindi, signor Ministro, quali siano le iniziative urgenti che lei intende assumere per fugare qualsiasi possibilità di equivoco interpretativo nel merito”.

Nella sua risposta il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando ha detto di essere disposto a introdurre “modifiche normative” per evitare una “applicazione incongrua”. “Nel comprendere, tuttavia, l’allarme legittimamente manifestato e al fine di evitare il potenziale consolidarsi di prassi applicative che conducono ad una monetizzazione del reato, siamo aperti a modifiche normative che potranno essere orientate alla previsione di un ampliamento dei casi di procedibilità d’ufficio per il reato di atti persecutori o a definire chiaramente le ipotesi di minore gravità. Gli atti nei quali queste modifiche possono essere introdotte sono molteplici, perché ci sono diversi provvedimenti di contenuto connesso all’attività giudiziaria pendenti al Senato e anche in Commissione, qui, alla Camera”.

“Signor Ministro – ha detto Pila Locatelli nella sua replica – apprezzo la sua apertura alle modifiche normative. Mi permetto di farle una raccomandazione: vede, questo allarme è stato, come posso dire, lanciato da persone che da una vita si occupano di questi temi, e, addirittura, è stato quantificato il problema. Si pensa che in almeno il 50 o 60 per cento dei casi questa sanzione riparatoria sarà applicabile. Non sto a raccontare tutto, perché lo sa benissimo che la irrevocabilità della querela è per i casi gravi di reato di stalking, ma noi abbiamo un problema sempre, ma in particolare in questo momento. Il rischio è che si lanci questo messaggio pericoloso: il reato di stalking non è poi così grave, tant’è che lo abbiamo indebolito con questa riforma del codice penale. Il problema è: cosa legge una donna? Che, se la querela è ritirata, lo stalker se la caverà con poco, e il problema è che, dopo qualche giorno, dopo qualche mese, forse dopo qualche anno, riprenderà la sua attività, riprenderà i suoi atti persecutori. Questo è l’allarme che noi abbiamo lanciato, e quindi, mentre apprezziamo questa sua apertura alle riforme, e sono sicurissima che le giuriste si metteranno a disposizione per aiutare a cambiare questo testo, noi insistiamo sulla prevenzione. Ci permettiamo di darle un suggerimento per la prevenzione di atti persecutori, per la non recidiva: l’uso di braccialetti elettronici e di GPS. Con un’ulteriore raccomandazione: forse è il caso di rinegoziare”.

Omicidio di Sara. Locatelli:
un decalogo per le ragazze

Convalidato dal Gip di Roma il fermo di Vincenzo Paduano, la guardia giurata che ha confessato di aver ucciso l’ex fidanzata Sara Di Pietrantonio, dopo l’interrogatorio di garanzia in carcere. L’accusa è omicidio volontario premeditato e stalking. Secondo quanto emerso dall’autopsia, Sara sarebbe stata aggredita, tramortita e strangolata prima di essere data alle fiamme. La ragazza era quasi certamente morta quando l’ex fidanzato le ha dato fuoco.

Sara Di Pietrantonio femminicidio“È stato un momento. Ora ho paura” avrebbe detto dalla cella Paduano a chi ha avuto modo di parlargli. Il 27enne si trova in una cella singola del carcere romano di Regina Coeli ed è sorvegliato a vista 24 ore su 24 anche per difenderlo da se stesso.

Da quanto hanno appurato gli investigatori, dopo la ‘rottura’ con il fidanzato, Sara ha continuato ad avere contatti via sms con il suo ex. Dal ragazzo gli arrivavano minacce, ma la studentessa lo avrebbe confidato solo al nuovo fidanzato.
Alle minacce ha fatto seguito un delitto atroce perché il 27enne non si rassegnava alla fine della storia e non accettava che lei frequentasse un altro, epilogo tragico di una relazione durata due anni e sfociata in un ‘rapporto morboso’.

Secondo la ricostruzione degli investigatori Paduano, vigilantes, quella sera faceva servizio in zona, ma ha lasciato il lavoro e ha aspettato Sara sotto casa del suo nuovo ragazzo. Prima che la ragazza risalisse in macchina per tornare a casa, si è allontanato precedendola e poi, quando è arrivata su via della Magliana, si è fatto superare, l’ha affiancata costringendola a fermarsi. Dopo la lite, avrebbe tirato fuori l’alcol spargendolo sulla macchina e addosso alla ragazza che terrorizzata, è scesa dall’auto scappando e chiedendo inutilmente aiuto agli automobilisti di passaggio. Patuano l’ha raggiunta, colpita, strangolata e alla fine ha appiccato il fuoco. Poi è tornato al lavoro dove è stato prelevato dagli agenti della mobile che lo hanno arrestato.

“La crudeltà del femminicidio di Sara Di Pietrantonio e i dati diffusi da Telefono Rosa, che parlano di 155 donne uccise da gennaio 2015, devono spingerci a fare qualcosa di immediato e concreto. Naturalmente – scrive Pia Locatelli capogruppo Psi alla Camera e presidente onoraria dell’Internazionale socialista donne in un post su Il Fatto quotidiano – la piena applicazione della convenzione di Istanbul, così come l’attuazione del Piano antiviolenza sono importanti, ma dobbiamo pensare anche a qualcosa da fare subito un forte campanello d’allarme per le ragazze nel quale si danno i segnali di pericolo e si consigliano le azioni da intraprendere.

Una sorta di ‘decalogo’ che tuteli tutte le adolescenti e le giovani donne che non necessariamente hanno subito violenza dai loro partner e che non hanno gli strumenti per riconoscere alcuni segnali di pericolo. Bisogna pensare a una campagna mediatica da diffondere soprattutto sul web, principale strumento di informazione dei giovani e delle giovani, nella quale si indichino chiaramente quali sono gli immediati sintomi di un rapporto “malato” che spesso degenerano in violenza.

Ho ascoltato storie di ragazze giovani che erano quasi “orgogliose” della gelosia del loro ragazzo, come se questa fosse una dimostrazione d’amore. Così come ho sentito minimizzare le insistenze di partner lasciati, gli insulti e a volte perfino uno schiaffo. Basta che poi lui chieda scusa, giuri che non accadrà più e si mortifichi e quasi sempre il tutto viene dimenticato. Tutti questi invece – conclude – sono dei campanelli d’allarme che dobbiamo insegnare a riconoscere e soprattutto a non sottovalutare. Subito. Prima di un altro atroce femminicidio”.

Donne, rendere operativo il Piano antiviolenza

Violenza-sulle-donne-LocatelliLa violenza contro le donne è un fenomeno ampio e diffuso: 6.788.000 donne hanno subito nel corso della propria vita una violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni; il 20,2% ha subito violenza fisica; il 21% violenza sessuale. Numeri che emergono dal rapporto “La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia”, presentato oggi da Giovanna Martelli, consigliera del presidente del Consiglio dei ministri in materia di pari opportunità e dall’Istat e che segnano una diminuzione dei casi di violenza. Negli ultimi 5 anni sono diminuite le violenze fisiche o sessuali contro le donne: sono passate dal 13,3% all’11,3%, rispetto ai 5 anni precedenti il 2006. Ciò è frutto di una maggiore informazione, del lavoro sul campo ma soprattutto di una migliore capacità delle donne di prevenire e combattere il fenomeno e di un clima sociale di maggiore condanna della violenza.

Tuttavia l’Istat certifica che le violenze sono più gravi; aumentano quelle che hanno causato ferite, dal 26,3% al 40,2%.

Il Rapporto Istat evidenzia come sia in calo sia la violenza fisica sia quella sessuale, dai partner e ex partner (dal 5,1% al 4% la fisica, dal 2,8% al 2% la sessuale) come dai non partner (dal 9% al 7,7%). Il calo è particolarmente accentuato per le studentesse, che passano dal 17,1% all’11,9% nel caso di ex partner, dal 5,3% al 2,4% da partner attuale e dal 26,5% al 22% da non partner. In forte calo anche la violenza psicologica dal partner attuale (dal 42,3% al 26,4%), soprattutto se non affiancata da violenza fisica e sessuale.

Alla maggiore capacità delle donne di uscire dalle relazioni violente o di prevenirle si affianca anche una maggiore consapevolezza. Più spesso considerano la violenza subìta un reato (dal 14,3% al 29,6% per la violenza da partner) e la denunciano di più alle forze dell’ordine (dal 6,7% all’11,8%). Più spesso ne parlano con qualcuno (dal 67,8% al 75,9%) e cercano aiuto presso i servizi specializzati, centri antiviolenza, sportelli (dal 2,4% al 4,9%). La stessa situazione si riscontra per le violenze da parte dei non partner.

Rispetto al 2006, le vittime sono più soddisfatte del lavoro delle forze dell’ordine. Per le violenze da partner o ex, le donne molto soddisfatte passano dal 9,9% al 28,5%. Il Rapporto segnala però anche elementi negativi. Non si intacca lo zoccolo duro della violenza, gli stupri e i tentati stupri (1,2% sia per il 2006 sia per il 2014). Le violenze sono più gravi: aumentano quelle che hanno causato ferite (dal 26,3%
al 40,2% da partner) e il numero di donne che hanno temuto per la propria vita (dal 18,8% del 2006 al 34,5% del 2014). Anche le violenze da parte dei non partner sono più gravi.

La violenza fisica è più frequente fra le straniere (25,7% contro 19,6%), mentre quella sessuale più tra le italiane (21,5% contro 16,2%). Le straniere sono molto più soggette a stupri e tentati stupri (7,7% contro 5,1%). Le donne moldave (37,3%), rumene (33,9%) e ucraine (33,2%) subiscono più violenze.

“Oggi con questi dati cerchiamo di capire i punti di forza e di debolezza dell’attuale sistema di prevenzione delle violenze – ha detto Giovanna Martelli, consigliera del presidente del Consiglio dei ministri in materia di Pari Opportunità – gli strumenti per combattere i fenomeni non devono essere per forza legislativi. È stato varato il Piano Antiviolenza che prevede interventi una serie di interventi ed è un atto di programmazione sistemico per uscire dall’emergenza. Bisogna proseguire questo percorso”.

“I dati forniti dall’Istat sulla violenza contro le donne – ha commentato Pia Locatelli, presidente onoraria dell’Internazionale socialista donne e deputata del Psi – indicano che la strada da compiere è ancora molto lunga. Ci preoccupa il numero dei femminicidi e degli stupri, che è ben lontano dal diminuire soprattutto nei confronti delle straniere, il fatto che questi atti siano sempre più spesso compiuti sotto gli occhi dei figli e delle figlie, che sia aumentato il numero delle ragazze al di sotto dei 16 anni che ha subito una forma di violenza.

Ci conforta, invece, il fatto che sia aumentata la consapevolezza femminile, che molte più donne trovino il coraggio di denunciare le violenze subite e gli episodi di stalking, che ci sia più fiducia nelle forze dell’ordine. Un passo avanti dovuto senza dubbio al preziosissimo lavoro compiuto dalle associazioni sul territorio, ma anche a questo Parlamento che si è dimostrato sin dall’inizio della legislatura particolarmente sensibile al tema, approvando la legge Convenzione di Istanbul e subito dopo quella contro il femminicidio. Alla luce di queste nuove statistiche – ha concluso – bisogna rendere subito operativo il Piano antiviolenza, che dovrà essere modificato coinvolgendo le Associazioni, che sono le vere esperte del settore, e affidando la raccolta dati all’Istat per competenza e per continuità, e anche per dare alle statistiche relative alla violenza, che devono avere cadenza biennale, la stessa ufficialità e quindi pari dignità di quelle sul lavoro, sulla povertà e sui dati economici”.

Redazione Avanti!

 

Stalking, la modifica del ddl in Senato rischia di evitare il carcere preventivo al molestatore

stalkingÈ solo di lunedì l’ennesimo caso di femminicidio, in cui la vittima – prima di essere uccisa dall’ex marito – aveva sporto almeno due denunce per violenza e minacce. Nonostante questo, la donna ha trovato la morte per mano del suo ex uomo che, dopo averla uccisa sparandole, ha puntato l’arma contro se stesso, uccidendosi. Nel frattempo, in seguito alla crescente efferatezza degli omicidi, sempre più politici e magistrati stanno richiedendo un inasprimento delle misure per gli stalker, ossia coloro che maltrattano mogli o fidanzate, spesso ricorrendo a molestie o minacce. Al momento invece si sta correndo un pericoloso rischio: per lo stalker potrebbe non più scattare la custodia cautelare né in carcere, né agli arresti domiciliari. L’iniziativa è stata presa dal senatore Lucio Barani del gruppo Grandi Autonomie e Libertà (Gal) che ha presentato un emendamento, mentre secondo il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri il testo del ddl «nel passaggio parlamentare è stato un po’ modificato e cambiato, secondo noi, in senso negativo». Continua a leggere

Femminicidio, un’altra donna muore uccisa dall’ex compagno. Locatelli (Psi): «Avviare subito azioni di contrasto»

FemminicidioUn nuovo caso di violenza estrema di un uomo contro una donna. L’ennesimo episodio in cui la vittima ha cercato di preservare la sua vita, nel pieno della sua libertà di scegliere altro, chiedendo aiuto. Aiuto che fino alla morte non è mai arrivato. A uccidere, come sempre troppo spesso succede, è un compagno, un marito, la persona della quale ci si dovrebbe più fidare. In molti casi, un ex. Ma in questa circostanza per caso si intende una risposta mai arrivata, a quell’aiuto tanto richiesto. L’ennesimo femminicidio si è consumato a Villagrazia, in provincia di Palermo: una giovane donna è stata uccisa a coltellate dal suo ex convivente con il quale, due anni fa, aveva avuto un bambino. E che aveva denunciato per stalking non una, ma sei volte. Pia Locatelli, deputato Psi nonché presidente onorario dell’Internazionale Socialista Donne l’ha definito un femminicidio «doppiamente doloroso: perché ancora una volta ci troviamo di fronte a una morte inaccettabile, frutto di quel “machismo criminal” che non ammette rifiuto, e perché ancora una volta lo Stato e le Istituzioni sono stati incapaci di impedirla».  Continua a leggere