ANCORA AVANTI!

avanti apre

“L’Avanti! ha dato un contributo fondamentale alla storia di questo Paese. Ora lo stesso lavoro di digitalizzazione andrà fatto pure per MondOperaio che costituisce parte della storia della cultura dell’Italia”. Lo ha detto Ugo Intini in conclusione del convegno di presentazione della digitalizzazione dell’Avanti! dal primo numero, quello del 25 dicembre del 1896, anno della sua fondazione, fino al 1993. Intini, che del quotidiano socialista fu direttore, ha ricordato come la crisi della democrazia nasce anche dalla cancellazione della storia. E la digitalizzazione dell’Avanti! vuole contribuire proprio a questo. A evitare che una parte della storia del nostro Paese venga rimossa e che così possa essere consegnata a una nuova generazione”. La presentazione ufficiale, tenuta presso la Biblioteca del Senato, ha visto la collaborazione dell’Avanti! on line con l’istituto di studi storici Gaetano Salvemini e Critica sociale. Ricco l’elenco dei presenti e degli interventi. Dopo le introduzioni di Marco Brunazzi, dell’istituto di studi storici Gaetano Salvemini, di Stefano Carluccio, della Biblioteca storica di Critica Sociale e dell’Avanti! e di Mauro Del Bue, attuale direttore dell’Avantionline!, ha proseguito il prof. Zeffiro Ciuffoletti, ordinario di Storia Contemporanea all’Università di Firenze. In sala anche il segretario del Psi Riccardo Nencini. Sono intervenuti inoltre Claudio Martelli, Rino Formica, Stefania Craxi. Presenti i presidenti di varie fondazioni e associazioni. Durante l’incontro si è svolta una breve presentazione della banca dati dell’Avanti!. Presenti Enrico Buemi, Gennaro Acquaviva, presidente dell’Associazione Socialismo, Luigi Covatta, direttore di Mondoperaio. In sala anche Bobo Craxi, Giorgio Benvenuto, Maria Vittoria Nenni, Sergio Zavoli, Ugo Sposetti e Lia Quartapelle.

Il direttore dell’Avanti Online Mauro Del Bue ha ricordato come di recente Renzi abbia scritto un libro dal titolo Avanti. “In risposta – ha detto con una battuta – ho deciso di scrivere un libro dal titolo l’Unità, raccontando le divisioni, le scissioni, le epurazion avvenute nella sinistra italiana dal 1892. Ma l’Avanti! non è un libro, è una storia lunga 120 anni. Voglio ricordare – ha aggiunto – tre prima pagine: il primo numero, con Bissolati direttore, nel Natale del 1896. Un giorno di festa, perché i lavoratori concepissero le feste non solo come riposo ma anche come occasione da dedicare alla cultura e allo studio. L’educazione come giorno fondamentale della crescia del partito”. Il secondo numero ricordato da Del Bue è quello del commento al 2 giugno 1946 con il titolo “Grazie Nenni”. “Il Psi – ha sottolineato Del Bue – è stato l’unico partito della sinistra a fare della discriminante Repubblicana un obiettivo fondamentale”. “In questi anni di celebrazione della Costituzione si dimentica il contributo dei socialisti nella redazione della carta costituzionale che celebra come incontro tra De Gasperi e Togliatti”. Come ultimo numero Mauro Del Bue ha ricordato quello in cui appariva l’articolo di Bettino Craxi sulla necessità della grande riforma. Era l’estate del 1979. “Craxi partiva dalla forma dello Stato e non dalla legge elettorale. Se oggi non comprendiamo che il destino del Paese è legato alla riforma dello Stato non si può capire la natura della crisi attuale. Queste tre prime pagine rappresentano la testimonianza della capacità di anticipazione che il nostro quotidiano ha proposto e diffuso”.

Il prof. Ciuffoletti, nel suo lungo e articolato intervento, ha ricordato come “l’Avanti! eredita la cultura democratica del Risorgimento”. E ha sottolineato il grande lavoro svolto da Gaetano Arfè che con la sua “Storia dell’Avanti!” del 1956 ha ridato slancio e forza all’azione socialista, dopo gli anni bui del frontismo. La politica – ha concluso facendo riferimento alle vicende di oggi – deve avere spessore morale. La democrazia non è un dono che viene dal cielo e noi siamo un paese in cui la democrazia è una conquista recente”.

Claudio Martelli ha affermato che “L’Avanti! digitale ci restituisce intatta, integra, plurale, conflittuale come fu l’opera di civilizzazione compiuta dai socialisti, un’opera immensa dedicata alla vita e alla coscienza di ogni donna e di ogni uomo. Ciascuno saprà approfittarne liberamente secondo i propri bisogni e i propri interessi”. “Nella drammatica crisi che si è aperta – ha concluso Martelli con riferimento al dibattito sul nuovo governo – bisogna unire innanzitutto i socialisti poi i riformisti, moderati e cattolici, per andare oltre e guardare all’Europa fermando l’ascesa dei sovranismi europei. Non c’è speranza senza lotta. Bisogna – ha concluso – difendere il nostro popolo da ciarlatani e avventurieri”.

Dopo l’ex ministro della giustizia è intervenuto Rino Formica che ha ricordato il ruolo dell’Avanti! nelle tre crisi di sistema che il nostro Paese ha attraversato. La prima nel primo dopoguerra quando il giornale socialista fu sempre per la lotta democratica. Poi nel secondo dopoguerra con il sostegno forte alla Costituente e alla Repubblica. Infine la crisi di sistema che si ripeté nel ‘89. “Il metro di Craxi – ha detto Formica – era quello di unire sullo stesso binario le crisi politiche e quelle di sistema. Oggi invece si ripetono gli errori del passato e si affrontano le crisi come fossero solo vicende politiche”. Per Formica una grande battaglia politica va fatta nella riforma della Costituzione non più adeguata ai tempi. Gli stati nazione per Formica devono “cedere sovranità” e quindi serve un “nuovo ordine costituente” per inserire chiaramente la “nostra collocazione internazionale e la natura e i compiti della democrazia rappresentativa. Occorre unire contro il governo dei populisti e dei sovranisti un’ampio fronte repubblicano. Infine un accenno al lavori per il governo: “Mattarella non doveva concedere le ulteriori 24 ore. La questione doveva essere posta rinviando in Parlamento il suo governo neutrale. I due dovevano attendere le decisioni del presidente e non far dipendere le sue scelte dalle piattaforme digitali o da qualche cantina del Veneto”.

Nencini, a margine di lavori, ha parlato della necessità di far diventare l’Avanti! il luogo dove si riuniscono tutti coloro che fanno parte della stessa cultura pur appartenendo a storie partitiche diverse. Poi – ha aggiunto – è vero che l’Avanti era un quotidiano di partito, però ha utilizzato il meccanismo dell’innovazione in maniera decisa. I grandi pittori futuristi si formano sulle copertine dell’Avanti!. Ho trovato pezzi di D’Annunzio che fu candidato nel collegio di Montevarchi. Quindi c’era una attenzione a un mondo di confine a cui veniva dato diritto di cittadinanza”. “Una volta – ha detto ancora – i dibattiti si facevano sui giornali. Ora non si fanno più né sui giornali né in televisione. C’è una frase bellissima e decisamente attuale di Gustave Le Bon, il teorico della psicologia delle masse, che dà questo suggerimento: ‘In campagna elettorale sparatele pure grosse, tanto la folla dimentica’”. Frase che si  presta assai ai nostri giorni.

Daniele Unfer

Avanti!, la presentazione della collezione digitale

Avanti! Progetto On-line della Raccolta Integrale.1896-1993

Avanti! Progetto On-line della Raccolta Integrale.1896-1993

Si terrà il 10 maggio alle ore 15, presso la Biblioteca del Senato – Sala degli Atti Parlamentari, in Piazza della Minerva 38, a Roma – l’evento di lancio della collezione digitale del quotidiano Avanti!, storico organo del Partito Socialista Italiano fondato nel 1896. Il progetto ha visto la collaborazione di: Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, L’Avanti! on line, L’istituto di studi storici Gaetano Salvemini, Critica sociale.

Oltre all’intervento del Segretario del Psi, Riccardo Nencini, ricca l’agenda degli interventi di esponenti del mondo accademico, della politica e del giornalismo che parteciperanno alla presentazione del progetto online della raccolta integrale dei numeri del quotidiano socialista dal 1896 fino al 1993.

Dopo le introduzioni di Marco Brunazzi, dell’istituto di studi storici Gaetano Salvemini, di Stefano Carluccio, della Biblioteca storica di Critica Sociale e dell’Avanti! e di Mauro Del Bue, attuale direttore dell’Avantionline!, si proseguirà con una relazione del prof. Zeffiro Ciuffoletti, ordinario di Storia Contemporanea all’Università di Firenze. Seguiranno gli interventi, tra gli altri, di Gennaro Acquaviva, presidente dell’Associazione Socialismo, Luigi Covatta, direttore di Mondoperaio, Ugo Intini, ex direttore dell’Avanti!, Claudio Martelli e Rino Formica e dei presidenti di varie fondazioni e associazioni.
Durante l’incontro si svolgerà una breve presentazione della banca dati dell’Avanti! a cura del personale della Biblioteca.

Per consultare il programma cliccare qui

Roma, 9 maggio convegno su Aldo Moro;
Roma, 10 maggio, presentazione della collezione digitale dell’Avanti!

Roma, mercoledì 9 maggio ore 10, Aldo Moro, un assassinio di sistema 

aldo moro

Roma giovedì 10 maggio ore 15 Piazza della Minerva, 38 presso la Sala degli Atti parlamentari. Avanti! Progetto On-line della Raccolta Integrale.1896-1993
Presentazione della collezione digitale.

Roma – Biblioteca del Senato – 
Giovedì 10 maggio ore 15

Introducono

Marco Brunazzi – Vice presidente Istituto di studi storici Gaetano Salvemini

Stefano Carluccio – Direttore Biblioteca storica Critica Sociale

Relazione “Avanti!… Eppur bisogna andare”

Prof. Zeffiro Ciuffoletti – Ordinario di Storia contemporanea (Università di Firenze)

Comunicazioni

Rino Formica, Claudio Martelli, Ugo Intini, Mauro Del Bue

Presiede Carlo Tognoli

Intervengono

Gennaro Acquaviva (Fondazione Socialismo), Giorgio Benvenuto (Fondazione Nenni), Franco Bartolomei, Felice Besostri, Piero Borghini, Enrico Buemi, Marina Campagna Magno (Fondo Matteotti-Magno), Roberto Campo (Istituto Viglianesi), Alessandro Colucci, Francesco Colucci, Luigi Covatta (Direttore MondOperaio), Vittorio Craxi, Ettore Fermi, Ugo Finetti (Direttore Critica Sociale), Walter Galbusera (Fondazione Kuliscioff), Giuseppe La Ganga, Riccardo Nencini, Giuseppe Sarno, Sergio Scalpelli (Centro Internazionale di Brera), Paolo Pillitteri, Caterina Simiand (Istituto Salvemini), Valdo Spini (Presidente AICI).

Gli studenti dei Licei “Tommaso Campanella” di Cosenza saranno presenti e accompagnati dalla Preside, prof.ssa Maria Grazia Cianciulli.

DURANTE L’INCONTRO SI SVOLGERÀ UNA BREVE PRESENTAZIONE DELLA BANCA DATI DELL’AVANTI! A CURA DEL PERSONALE DELLA BIBLIOTECA

Il progetto di digitalizzazione è stato curato dall’Istituto Salvemini ed è stato reso possibile dal contributo di Regione Piemonte – Direzione Regionale Cultura
e Compagnia di San Paolo

avanti! e pur bisogna andar

OPERAZIONE VERITA’

craxi-1A molti di noi sarà capitato di restare basiti nell’ascoltare personaggi importanti sciorinare cifre e pronunciare giudizi ridicolmente infondati su presunti e negativi comportamenti di Craxi nel campo della Finanza Pubblica. Io ricordo un articolo di Salvatore Bragantini sul Corriere della Sera di 7 anni fa in cui Craxi veniva accusato di aver raddoppiato il rapporto debito/PIL(dal 60 al 120%). In un’altra occasione in TV Corrado Augias imputava a Craxi di essere il responsabile del nostro pesante debito pubblico. In un convegno sulla politica degli anni 80 lo stesso Bruno Vespa che “moderava” un dibattito di esperti pur riconoscendo a Craxi grandi meriti di statista non mancava tuttavia di rimproverare al leader socialista una eccessiva permissività sui conti pubblici e sostanzialmente un controllo blando sulla spesa pubblica. Invece Il rigore e la durezza con cui il Governo Craxi affrontò il prorompente dilagare della spesa e gli stessi dati della finanza pubblica di quel periodo, raccontano una storia completamente diversa e mi piace sottolinearlo con le parole di un aspro nemico di Bettino Craxi, Eugenio Scalfari che nonostante l’avversione profonda nei riguardi del leader socialista non mancò di riconoscerne i meriti in campo economico. Scriveva dunque l’allora direttore de La Repubblica il primo marzo del 1987, alla imminente conclusione del governo Craxi in carica dal 4 agosto dell’83. “La legislatura volge al termine ed è possibile tentarne un primo consuntivo…L’inflazione è discesa dal 16 al 4% e questo è stato il risultato più apprezzabile e più vistoso dei quatto anni che ci stanno alle spalle. Hanno concorso robustamente a raggiungerlo le condizioni della congiuntura internazionale…Sarebbe nondimeno ingiusto negare che non ci sia stato un qualche contributo specifico da parte italiana:per esempio il livello della spesa pubblica non solo non è aumentato, ma anzi è lievemente diminuito rispetto al Prodotto Interno; nel frattempo la pressione fiscale è rimasta complessivamente invariata.. Di questi risultati va dato atto alle autorità monetarie,ai titolari del Tesoro e delle Finanze e al Governo nel suo complesso. Il favorevole andamento dei prezzi internazionali ha liberato risorse che sono state in discreta parte utilizzate per non far peggiorare i conti dello Stato. Questo il merito che va riconosciuto al Governo e per questo merita la lode. Le imprese sono tornate al profitto… il costo del lavoro a livelli accettabili ha preservato la nostra competitività..”
I risultati appaiono ancora più brillanti di quanto a detti stretti il Direttore di Repubblica descrive. L’Italia viene indicata dagli osservatori internazionali come esempio da seguire. Le società di rating assegnano al nostro paese la tripla A, l’Italia è al quinto posto nella graduatoria dei paesi industrializzati ed entra nel gruppo dei sette paesi più forti, i G7.
Ma torniamo alle false notizie. L’amico Stefano Carluccio mi accennò ad uno studio di un certo Sandro Brusco che io lessi e trovai cosi assurdamente inattendibile che non lo reputai degno di considerazione. Col passare del tempo tuttavia alcune affermazioni e alcuni dati messi senza alcun criterio nel pretenzioso e inattendibile studio(“Le conseguenze economiche di Bettino Craxi”) venivano spiattellati in varie occasioni attraverso il meccanismo del passaparola e a pappagallo replicati da molti noti personaggi. Ma allora è lecito porsi una domanda. Come mai una persona che dovrebbe masticare un po’ di economia afferma che Craxi ”ha condotto una politica economica disastrosa e tale disastrosa azione ha giocato un ruolo fondamentale nel porre l’Italia su un sentiero di regresso economico e sociale”, mentre tutto il mondo ne ha lodato la capacità eccezionale nel prendere un paese in fallimento e riportarlo all’avanguardia dei paesi industrializzati in soli 4 anni? Come mai le società di rating assegnarono a quel Governo il massimo di valutazione? La risposta è nello stesso tempo semplice e sconcertante. Il Brusco considera Craxi responsabile dei Governi dal 1980 al 1990 e non già dall’agosto dell’83 all’aprile dell’87. Gli attribuisce la responsabilità politica di governi che avevano effettivamente sperperato, potenziato le indicizzazioni e costretto Bankitalia a frequenti svalutazioni. Questo agli inizi degli anni ottanta. Ma Brusco attribuisce a Craxi anche la guida politica dei governi successivi al suo ignorando del tutto che ad esempio De Mita,segretario della DC e uno dei suoi successori, era un suo acerrimo nemico e non “un suo complice”. Così ad es. se nell’80 il debito era intorno al 60% e nel 90 al 120%, fa dire al nostro che Craxi raddoppiò il debito pubblico. Da qui le citazioni dei vari giornalisti sopra ricordati. Se si pensa che alla fine del suo governo lasciò un debito di 417 milioni di euro, è difficile sostenere che possa essere accusato di aver creato l’attuale debito che ha superato 2200 miliardi. Anche a chi osserva che il debito non vada valutato in valore assoluto, ma in rapporto al Prodotto Lordo si può precisare che durante il Governo Craxi il rapporto debito/PIL aumentò di circa 20 punti, da circa il 70% all’89%(oggi è il 132 %) valore che attualmente è all’incirca quello medio europeo. Quell’aumento, sia pure non virulento, presentava qualche attenuante. In primo luogo fu impossibile far scendere le spesa pubblica in rapporto al PIL perché totalmente indicizzata all’inflazione di periodi precedenti e paradossalmente sospinta dalla forte riduzione dell’inflazione stessa. Inoltre il costo del debito subì un’impennata in conseguenza de divorzio tra la Banca d’Italia e il Tesoro deciso due anni prima dal Ministro Andreatta che qualche anno dopo scriverà”i tassi di interesse positivi in termini reali si tradussero rapidamente in un nuovo grande problema della politica economica aumentando il fabbisogno del Tesoro e l’escalation della crescita del debito rispetto al Prodotto Nazionale. Infine non si fece ricorso all’aumento della pressione fiscale perché la priorità assoluta era la ripresa economica. Essa avrebbe reso più facile anche la stabilizzazione del debito rispetto al PIL. Ma come si vedrà più avanti, la legislatura venne interrotta, né i governi futuri approfittarono della forte crescita per completare l’operazione di risanamento della finanza pubblica.
Quanto alla spesa pubblica che Craxi riuscì a bloccare nel rapporto al PIL, nonostante l’operazione come è stato accennato fosse molto difficile in presenza di una estesa indicizzazione e della discesa veloce dell’inflazione. Ma queste considerazioni sono completamente assenti nei violenti e gratuiti attacchi che il Brusco rivolge a Craxi. Ignora completamente la difficile guerra alle indicizzazioni che portò il leader socialista ad un duello quasi solitario, affiancato dai sindacalisti filo socialisti, con la corazzata del PCI. Non fa cenno alla finanziaria per l’84 che operò tagli impietosi alla spesa sociale con l’applicazione della regola secondo cui le varie provvidenze(assegni familiari,adeguamenti delle pensioni al minimo, indicizzazioni delle pensioni,etc) assegnate senza considerare il livello di reddito dei percettori, venivano accordate per intero solo alla fascia di reddito bassa, parzialmente ai redditi intermedi e cancellate o fortemente ridotte per i redditi elevati. E proprio sulla finanza pubblica cui il nostro dichiara di concentrare la sua analisi spara le sue bordate più assurde e violente. Ma la storia è, come abbiamo visto, completamente diversa. I fatti e i giudizi dell’epoca ci danno un quadro simmetricamente opposto. Quando nacque il Governo Craxi la finanza pubblica era completamente fuori controllo, il fabbisogno era arrivato alla vertiginosa cifra del 16,9%, la spesa correva ad una velocità impressionante e irrefrenabile. Essa nel quadriennio 79-83 era triplicata in valore assoluto e cresciuta di ben 8 punti in percentuale del PIL. Dinamica quasi analoga per la pressione fiscale che era aumentata nello stesso periodo di 7 punti. Molti osservatori e numerosi esponenti del PSI ritenevano che la DC voleva tendere una trappola politicamente mortale all’allora emergente leader socialista,data la situazione disperata in cui si trovava il paese. Ma a Craxi non mancava il coraggio né la fiducia sulle potenzialità del Paese. Compose un Governo fortemente rappresentativo(Visentini, Andreotti,Spadolini,Amato, Scalfaro, Martinazzoli, Forlani, Fortuna,De Michelis,Pandolfi, Zanone Zamberletti etc) chiamò i sindacati per organizzare una politica dei redditi con lo scopo di sconfiggere l’inflazione, risanare la finanza pubblica, riavviare lo sviluppo e l’occupazione riequilibrare i conti esterni. E i risultati,come vedremo, gli daranno ragione.
Quando nel 1986 la politica rigorosa del triennio precedente incrociò la fortunata circostanza del calo del dollaro e del petrolio e gli indicatori accelerarono la corsa in positivo, alla DC di De Mita salì improvvisamente la febbre da paura per la popolarità crescente dei socialisti e la loro possibile candidatura a porsi come alternativa al potere democristiano. De Mita si affrettò a inviare un avviso di sfratto a Palazzo Chigi. Craxi cercò di resistere per completare la legislatura ma dovette cedere e concordò che si sarebbe dimesso in primavera. La finanziaria per l’87 che avrebbe potuto finire il lavoro di risanamento finanziario, con la stabilizzazione del rapporto debito/PIL, si trasformò in un documento blando anche perché il taglio della legislatura avrebbe condotto alle elezioni anticipate peraltro affidate ad un governo elettorale di minoranza presieduto da Fanfani.
I risultati di quel governo risultano eccellenti. L’inflazione scende al 4% dal 16,5 , ma ancora più significativo è il calo del differenziale con gli altri paesi che scende dal 9 al 2%. Il numero delle imprese è triplicato, i profitti ricostituiti,le esportazioni in forte incremento, i conti esterni risanati,il PIL in forte crescita insieme agli investimenti, ai salari reali e all’occupazione.
Dopo le elezioni si formò il governo Goria che in Parlamento venne più volte messo in minoranza con ammucchiate trasversali volte a saccheggiare nuovamente la finanza pubblica finalmente priva del guardiano(chi non ricorda l’On Lodi del Pci capo manipolo degli assalitori?). Ma anche il sindacato si sentì sciolto dal patto con il Governo. C’era un’euforia da guerra finita e vinta. L’alta crescita copriva i costi della rinata instabilità, con forti aumenti della spesa e della pressione fiscale. Ovviamente anche la politica economica di quegli anni e dei governi De Mita e Andreotti Il Brusco che non avrà letto nulla delle vicende di quel periodo, l’attribuisce a Craxi facendo un’operazione di grande disonestà intellettuale.
Se si riuscisse a fare una operazione verità senza pregiudizi e tentazioni demagogiche scopriremmo uno dei momenti migliori della nostra storia che vide una forte coesione tra Governo, Sindacato e Banca d’Italia con il risultato di costruire un capolavoro di politica economica tanto raro nel nostro paese e che fa onore a coloro che ne furono i protagonisti, a cominciare da colui che tenne le redini dell’operazione, Bettino Craxi.

Nicola Scalzini