SANZIONATO

092317653-2fbd8c69-29b1-4ba6-8bfa-1dbbed2c045dUna decisione storica, il Parlamento europeo condanna il presidente Ungherese Viktor Orban con il voto favorevole di 448 eurodeputati, mentre 197 hanno votato contro e 48 si sono astenuti.
Il Parlamento chiede così di aprire la procedura contro l’Ungheria per dare l’ok all’applicazione dell’articolo 7 dei Trattati per violazione delle norme sullo stato di diritto. L’assemblea ha approvato la risoluzione di Judith Sargentini sulla situazione in Ungheria.
“Una votazione storica del Parlamento a favore dello stato di diritto”, è il commento della relatrice del testo, l’eurodeputata dei Verdi Judith Sargentini. “L’Europa sarà sempre a favore dello stato di diritto. L’articolo 7 va applicato lì dove lo stato di diritto è in pericolo”, aveva detto poco prima il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. “Rispettiamo meglio l’Ue, non sporchiamo la sua immagine, cerchiamo di difenderne l’immagine, diciamo sì al patriottismo, no al nazionalismo esagerato che detesta gli altri e cerca di distruggerli”, ha esordito Juncker. “L’Europa – ha aggiunto – deve restare un continente di apertura e tolleranza, non sarà mai una fortezza in un mondo che soffre, non sarà mai un’isola, resterà multilaterale, il pianeta non appartiene a pochi”.

L’articolo 7 del Trattato di Lisbona può essere applicato nel caso in cui si riscontri una grave violazione da parte di uno Stato membro ai valori fondati dell’Unione europea. I valori sono indicati all’articolo 2 dello stesso trattato. L’elenco comprende il rispetto per la dignità umana, la libertà, la democrazia, l’uguaglianza, lo stato di diritto e il rispetto per i diritti umani.
Orban e il suo governo però hanno sempre respinto tutte le accuse: “Difenderemo le nostre frontiere anche contro di voi se sarà necessario. Solo noi possiamo decidere con cui vivere e come gestire le nostre frontiere, abbiamo deciso di difendere l’Ungheria e l’Europa e non accettiamo che le forze pro-immigrazione ci ricattino”.
In realtà il monito all’Ungheria è arrivato più di un anno fa. Adesso però la parola passa al Consiglio europeo, che dovrà votare con una maggioranza dei 4/5 dei paesi membri confermando che esiste “un chiaro rischio di una seria violazione”.

l primo voto spetta al Parlamento, dove è necessario raggiungere la maggioranza dei due terzi dei votanti e la maggioranza assoluta dei membri. Se c’è l’approvazione da parte dell’assemblea, la palla passa al Consiglio Ue: qui avvengono i due passaggi successivi. In prima istanza, il Consiglio si esprime sul “rischio manifesto” di una grave violazione dei diritti da parte dello Stato membro: è necessario il voto favorevole di quattro quinti dei membri. Se si raggiungono i quattro quinti, il Consiglio è poi chiamato a votare all’unanimità l’”esistenza di una grave e persistente violazione” dei diritti da parte dello Stato.

Nel frattempo continua lo scontro all’interno degli schieramenti e dello stesso Governo italiano, da una parte la Lega che difende Orban, spalleggiato da Fratelli D’Italia, dall’altro il Movimento Cinque Stelle che si posiziona sullo stesso schieramento del Pd.


Dall’Europa il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert, rispondendo a una domanda in conferenza stampa a Berlino, su quale sia la posizione generale della cancelliera sull’Ungheria ha affermato: “L’Ue è una comunione di valori, e può funzionare solo se tutti rispettano e difendono i valori comuni”.

Guerra in Siria. Macron è pronto, ma Trump frena

macron 2Il giovane presidente francese, come il suo predecessore Sarkozy, Emmanuel Macron è già pronto ad entrare in guerra contro Damasco e afferma: “Abbiamo la prova che la settimana scorsa sono state utilizzate armi chimiche in Siria da parte del regime”.
La Francia vuole “togliere la possibilità di utilizzare armi chimiche” al regime siriano, affinché “mai più si debbano vedere le immagini atroci viste in questi giorni, di bambini e donne che stanno morendo”, ha aggiunto. Quanto ai tempi di un eventuale intervento, il capo dell’Eliseo si è limitato ad affermare: “Ci sono decisioni che prenderemo quando lo riterremo più utile ed efficace”. Poco prima di rilasciare questa intervista a TF1 il presidente francese ha avuto un colloquio telefonico con la cancelliera Angela Merkel. Stando a quanto comunicato dal portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert, i due leader hanno discusso soprattutto della situazione in Siria. Ma Berlino non sembra intenzionata a ‘correre’ al fianco dei francesi e la cancelliera tedesca ha fatto sapere oggi che la Germania non prenderà parte ai raid contro il governo Bashar al Assad, questo nonostante sia “ovvio che Damasco non ha distrutto tutto il suo arsenale chimico”. Berlino – ha proseguito la cancelliera – “sosterrà ogni messaggio volta a sottolineare che l’uso di armi chimiche è inaccettabile”. Ma frenare sulla possibilità di un intervento è proprio The Donald: il presidente Usa dopo aver minacciato la Russia via Twitter sull’appoggio del Cremlino al regime di Damasco, adesso posticipa gli attacchi siriani.
“Non ho mai detto quando un attacco in Siria avrà luogo. Potrebbe avvenire molto presto oppure no!”, ha scritto Trump su Twitter. Il presidente degli Usa ha aggiunto: “A ogni modo, con la mia amministrazione, gli Stati Uniti hanno fatto un grande lavoro per eliminare lo Stato islamico dalla regione”. In conclusione, Trump si è chiesto: “Dov’è il vostro ‘Grazie, America’?”. Con il nuovo messaggio, Trump pare compiere una parziale marcia indietro rispetto alle sue intenzioni di compiere un intervento militare in Siria. Inoltre, Trump conferma quanto affermato ieri, 11 aprile, dalla portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders. In una conferenza stampa, questi ha dichiarato che gli Stati Uniti non hanno ancora preso alcuna decisione su un’operazione militare in Siria.
In queste ore però i riflettori sono accesi anche sugli accordi commerciali da 18 miliardi tra la Francia di Macron e l’Arabia Saudita del Principe ereditario, Mohammed bin Salman, che ha annunciato che il Regno sosterrà un’operazione militare in Siria, se i suoi alleati decideranno di avviarla.

Terrore a Stoccolma. Camion sulla folla in centro

camion stoccolma

L’incubo si ripete a Stoccolma, come Londra, Berlino e Nizza. Un camion ha falciato un gruppo di persone che camminavano nel centro di Stoccolma, per poi schiantarsi dentro Ahlens City, il centro commerciale più grande della città. L’uomo alla guida del camion, che indossava un passamontagna, è fuggito. Subito dopo è iniziata una sparatoria vicino al commerciale Ahlens City in Fridhemsplan, una delle più grandi catene commerciali della città.
Almeno cinque morti e otto feriti, mentre è stata subito smentita dalla polizia la notizia di un arresto. Le autorità hanno invitato gli abitanti a evitare il centro della città, chiuse tutte le metropolitane, evacuata la stazione ferroviaria.

Il primo ministro svedese Stefan Lofven ha detto: «La Svezia è stata attaccata e tutto fa supporre un attentato terroristico». È stata invece smentita dalla polizia la notizia dell’arresto di una persona.
«Un attacco contro uno dei nostri stati membri è un attacco contro tutti noi» ha detto il presidente della Commissione Europa Jean-Claude Juncker. «Una delle nostre città più colorate e vibranti sembra essere stata colpita da quelli che le vogliono male» e che vogliono male «al nostro modo di vivere» si legge in una nota. «Siamo solidali, fianco a fianco, col popolo – aggiunge – e le autorità svedesi possono contare sul sostegno della Commissione europea in qualsiasi modo ci sia possibile». «Il mio cuore è a Stoccolma» ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Il re di Svezia Carlo Gustavo ha fatto sapere che la famiglia reale è «sgomenta» davanti a quanto accaduto a Stoccolma. «Il nostro pensiero va alle vittime e alle loro famiglie» si legge nella nota. «Siamo insieme contro il terrorismo» ha twittato Steffen Seibert, portavoce della Cancelliera tedesca Angela Merkel.

I fatti alle 15.00

Torna l’incubo attentati in Europa. A Stoccolma un camion si è diretto contro la folla in una via centrale, il furgone è finito in un negozio di un centro commerciale all’incrocio con Drottninggatan, la via pedonale più frequentata della capitale svedese. La zona è la stessa del duplice attentato dell’11 dicembre 2010 con autobomba, in quello che all’epoca era il primo attentato suicida nei paesi scandinavi.
Secondo la radio svedese sono stati sparati dei colpi di arma da fuoco, nel luogo dove un camion ha colpito la folla. La radio non ha precisato se i colpi siano stati sparati dalla polizia o meno. Sempre dalla radio svedese arriva la notizia da parte di un reporter della radio pubblica Ekot che riferisce di aver visto tre vittime, non confermate però da fonti ufficiali.
La polizia parla per il momento di “possibile attacco terroristico”, mentre sono all’opera tutte le indagini sull’accaduto.
Polizia e vigili del fuoco hanno evacuato la zona e stanno compiendo una vasta operazione di ‘bonifica’ dell’area.
Secondo Aftonbladet, il camion, di proprietà della società Spendrups, è stato dirottato o rubato mentre l’autista era in procinto di effettuare una consegna a un ristorante.

Siria. Gentiloni: “Una risposta motivata a un crimine”

mogherini-gentiloni“L’azione ordinata stanotte da Trump è una risposta motivata a un crimine di guerra”. Così il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni in conferenza stampa a Palazzo ha commentato l’attacco Usa di questa notte alla Siria. “L’azione di questa notte – ha aggiunto – come noto si è sviluppata nella base aerea da cui erano partiti gli attacchi con uso di armi chimiche nei giorni scorsi. Contro un crimine di guerra il cui responsabile è il regime di Assad”. “Credo – ha aggiunto Gentiloni – che le immagini di sofferenza che abbiamo dovuto vedere nei giorni scorsi in seguito all’uso delle armi chimiche non possiamo pensare di rivederle”. “Chi fa uso di armi chimiche non può contare su attenuanti e mistificazioni”, ha detto ancora il premier Gentiloni. Ma la strada da seguire è quella del negoziato: “L’Italia – dice Gentiloni – è sempre stata convinta che una soluzione duratura per la Siria vada cercata nel negoziato. Era e resta la nostra posizione. Il negoziato deve comprendere tanto le forze di opposizione quanto il regime, sotto l’egida delle nazioni unite con ruolo decisivo e costruttivo della Russia”. “C’è l’impegno comune perché l’Europa contribuisca alla ripresa dei negoziati in Siria”. E per questo “sono convinto che l’azione di questa notte non ostacoli ma acceleri la chance per il negoziato politico”, aggiunge il premier per il quale “gli Stati Uniti hanno definito la loro azione come puntuale e limitata e non come una tappa di una escalation militare”. E sul ruolo dell’Europa Gentiloni afferma che “con il presidente francese Hollande e la cancelliera Merkel abbiamo preso il comune impegno perché l’Europa contribuisca alla ripresa dei negoziati in Siria”.

Che si dovesse rispondere a un attacco chimico è la posizione espressa dal presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker in una dichiarazione letta dalla portavoce Mina Andreeva. La scorsa notte “gli Usa hanno lanciato attacchi aerei contro un aeroporto in Siria in risposta all’orribile attacco chimico di Idlib. Gli Usa hanno informato l’Ue che gli attacchi erano limitati e mirati a prevenire ulteriori atrocità con armi chimiche”. La portavoce ha aggiunto che “Juncker è stato inequivocabile nella sua condanna dell’uso delle armi chimiche e sul fatto che il ripetuto uso delle stesse doveva avere una risposta”. Mina Andreeva ha aggiunto che il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, “capisce gli sforzi per prevenire ulteriori attacchi” ed ha osservato che “c’è una chiara differenza tra attacchi aerei su obiettivi militari e l’uso di armi chimiche contro i civili”.

A chi ha chiesto quale fosse la posizione della Ue nei confronti del futuro di Bashar al Assad, la portavoce dell’alto rappresentante Federica Mogherini, Maja Kocijancic, ha risposto: “Non ci sono dubbi sulle conclusioni che sono state adottate dal Consiglio esteri lunedì scorso, in cui cui si dichiarava che gli europei ricordavano che non ci poteva essere una pace durevole in Siria sotto l’attuale regime”. E sul futuro dei negoziati di Ginevra alla luce dell’attacco americano della notte scorsa, Kocijancic ha indicato che Mogherini “stamattina è stata in contatto con Steffan de Mistura”, l’inviato speciale dell’Onu per la Siria ed ha ricordato che la responsabile per la politica estera “in settimana ha ospitato una Conferenza sulla Siria a Bruxelles” e la Ue “continuamente sostenuto il processo mediato dalle Nazioni Unite e continueremo a farlo”.

A chiedere un impegno da parte dell’Europa è Martin Schulz, candidato alla cancelleria dell’SPD. Serve una “forte offensiva diplomatica in Siria. L’Europa deve assumersi la sua responsabilità politicamente non militarmente”, ha aggiunto. “Questo è il momento dei colloqui, non delle bombe”. Per l’ex presidente del Parlamento europeo, il fatto che il consiglio di sicurezza dell’Onu “non sia nella situazione di poter formulare una chiara risposta all’attacco col gas in Siria è più che inquietante”. Il governo tedesco definisce l’attacco degli Usa come “mirato e limitato” e Berlino chiede che “ora con tutte le forze ci si impegni per un processo politico” per risolvere il conflitto in Siria. ha detto il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert. Il veto sulle armi chimiche è “centrale nell’ambito della tutela dei diritti umani”, ha continuato il portavoce del ministero degli Esteri, rispondendo a chi chiedeva se l’azione di Washington sia conforme al diritto internazionale. Dalla prospettiva del governo tedesco si è di fronte “ad un’eclatante rottura del diritto internazionale da un lato”, con la violazione siriana, e dall’altro lato “a un mirato limitato attacco” da parte degli Usa. Per questo motivo, di fronte alla circostanza che il consiglio di Sicurezza dell’Onu non ha potuto esprimere una risoluzione, “l’attacco americano è comprensibile”. L’Onu ha però indetto per le ore 17.30 italiane al Palazzo di Vetro una riunione di emergenza.

Condanna ad Assad anche da parte della Nato per la quale “il regime siriano porta la piena responsabilità per questo sviluppo”. Lo dichiara il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg che ha sottolineato che l’Alleanza “considera l’uso di armi chimiche come una minaccia alla pace e sicurezza internazionali”. “Qualsiasi uso di armi chimiche è inaccettabile ed i responsabili devono essere condotti a risponderne” ha detto ancora il Segretario generale ribadendo che “la Nato sostiene tutti gli sforzi internazionali diretti a raggiungere la pace ed una soluzione politica in Siria”.

LA MISSIVA DI BRUXELLES

renzi-letteraLe lettere inviate dalla Commissione europea all’Italia e ad altri sei paesi “rientrano nel dialogo normale” fra esecutivo e governi in questa fase del semestre europeo: “Non dobbiamo minimizzare, ma neanche drammatizzare”. Così il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, torna a parlare di come della richiesta di Bruxelles di correggere le misure inserite nella legge di Bilancio italiana, per di più dando la scadenza ravvicinata di giovedì. Una richiesta di chiarimenti, in particolare sulle spese per migranti e sisma e sullo scostamento dagli obiettivi di deficit/Pil, che ha trovato il pugno duro in risposta dal premier Matteo Renzi, che ha minacciato il veto sul bilancio comunitario.

Questa Commissione, ha aggiunto Pierre Moscovici, ” non considera il bastone e le punizioni la sua filosofia” ed “esiste un dispositivo” di tappe procedurali per cui “se possiamo evitare le punizioni è sempre meglio”. “Alcuni me lo rimproverano ma me ne prendo la responsabilità”, ha sottolineato, ribadendo la necessità di una “lettura intelligente delle regole”. “Non bisogna minimizzare ma neanche esagerare le lettere” inviate sui Dbp, in quanto “la Commissione dialoga con i governi, e abbiamo quindi semplicemente formalizzato il dialogo in corso”, ha aggiunto il commissario Ue agli affari economici sulla lettera inviata all’Italia, spiegando che il testo è stato pubblicato per tutte le lettere inviate “per la trasparenza”.

Una lettera, quella di Valdis Domrovskis e Pierre Moscovici, arrivata al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan proprio mentre il premier Matteo Renzi minacciava il veto al bilancio Ue se dall’Europa non arriverà un aiuto concreto per affrontare l’emergenza migranti. Nelle due pagine scarse della missiva si osserva innanzitutto che “il cambiamento pianificato nel saldo strutturale per il 2017” è “negativo e ben al di sotto dello 0,6% del Pil o più raccomandato dal Consiglio” lo scorso luglio. Da qui, in sostanza, la necessità di “chiedere ulteriori informazioni su diversi punti al fine di valutare se l’Italia rispetta le condizioni in base alle quali è stata riconosciuta una flessibilità addizionale per il 2016”. Nel testo della lettera non si fanno cifre sul disavanzo programmato per quest’anno, ma il riferimento di Bruxelles è al target dell’1,8% indicato per il deficit nominale lo scorso maggio e ora salito al 2,3% nel Bdp.

“Punti dolenti nella manovra non ce ne sono”, ha detto intanto il premier Matteo Renzi. “Non stiamo dicendo che vogliamo delle concessioni dell’Ue altrimenti mettiamo il veto, diciamo una cosa diversa, che la nostra manovra è perfettamente legittima e regolare non stiamo facendo niente che non sia in regola”.

L’Italia incassa anche la solidarietà di Berlino sui migranti. Il governo tedesco è “completamente d’accordo” con quello italiano sul fatto che i Paesi “oberati da un alto numero di profughi” hanno diritto alla solidarietà Ue e “non possono essere lasciati soli”. Ma è anche “chiaro” che l’Italia deve onorare i “propri obblighi”, tra l’altro in fatto di registrazioni di migranti, hotspot e rimpatri. Lo ha detto il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert, alla richiesta di un commento sull’annuncio del premier Matteo Renzi su un possibile veto al bilancio Ue.

Oltre all’Italia, lettere con richieste di chiarimenti sono state inviate dai commissari europei ad altri sei Paesi – Belgio, Cipro, Spagna, Portogallo, Finlandia e Lituania – per i quali è stato ritenuto necessario acquisire maggiori informazioni prima di procedere a una valutazione complessiva del rispetto, da parte delle manovre sotto esame, delle regole previste dal Patto di stabilità e dell’obiettivo di bilancio a medio termine.

La Commissione Ue “intende continuare un dialogo costruttivo con l’Italia per arrivare a una valutazione finale” del Dbp, scrivono in chiusura della lettera Dombrovskis e Moscovici e “i nostri servizi sono pronti a fornire assistenza” nel corso del processo di valutazione in atto. La comunicazione ricevuta da Bruxelles è “assolutamente normale”, è stato la prima reazione di Padoan, secondo il quale “la manovra sarà mantenuta”. Anche perché, ha spiegato, senza le spese per terremoti e migranti “il nostro deficit sarebbe meno del 2%, una cifra bassissima”. “Questa manovra – ha sottolineato Padoan  – va a favore dell’Europa e del Paese perché mette delle risorse sulla crescita , gli investimenti e le fasce deboli”. È infatti una “manovra molto definita nel dettaglio che sarà mantenuta in questo senso”.

Tra coloro che manifestano ottimismo riguardo alla frattura Italia/Ue, c’è il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, per il quale siamo di fronte a un “normalissimo procedimento della Commissione europea, che avviene ogni anno”. Per Calenda era “ampiamente previsto” l’invio della lettera. “Il tema vero è che qui manca uno 0,1 (per cento di Pil) su un tema come quello dei migranti, su cui l’Italia facendo un grande sforzo. Credo che avranno il buonsenso di capire che ci sono tutte le premesse per chiudere d’amore e d’accordo”. Sull’ipotesi di modifiche alla manovra, “il tema non mi appassiona – ha risposto – a valutarlo saranno il presidente del Consiglio ed il ministro dell’Economia: per ora pare che la manovra resti esattamente come è. Alla fine – ha concluso – spero prevvarrà il buonsenso per concludere la questione d ‘amore e d’accordo”.

Per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, “la lettera non deve preoccupare, fa parte di un’interlocuzione normale. La manovra non cambia: coniuga bene equità e crescita ed èquello di cui il Paese ha bisogno. Il percorso di consolidamento dei conti continua, è solo più lento del previsto perché la ripresa è fragile”.

Redazione Avanti!

Ucraina. Ok di Putin a missione Ocse, gelo con la Merkel

vladimir-putin-angela-mer-008Dopo un anno di stallo, il formato ‘Normandia’(l’incontro fra Russia e Ucraina, mediato da Germania e Francia) è tornato a riunirsi, senza grandi aspettative, ma alla fine qualcosa ha prodotto.
Vladimir Putin “ha accettato” la proposta di una missione armata dell’Osce nel Donbass, lo ha annunciato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, sottolineando che il Presidente russo ha chiesto di “attivare l’elaborazione di questa questione” durante l’attuale presidenza Osce della Germania. Inoltre, sempre secondo Peskov, il Cremlino ha valutato “positivamente” il vertice di ieri a Berlino.
“Entro la fine di novembre, dobbiamo approvare una tabella di marcia. Sarà un documento sull’attuazione di tutti gli accordi di Minsk”, ha detto Poroshenko in conferenza stampa, dopo il vertice nella capitale tedesca. Un lavoro che sarà svolto nel prossimo mese dai ministri degli Esteri dei 4 Paesi.  Il presidente ucraino aveva chiesto l’istituzione di una forza dell’Osce, organizzazione sicurezza e cooperazione europea, per garantire sicurezza nelle regioni orientali del Paese dove nonostante l’accordo di Minsk i combattimenti non sono mai cessati del tutto.
“Come avevo già previsto”, ha detto Merkel, non c’è stato “alcun miracolo ma abbiamo parlato di un processo che ha molte sfaccettature” e “questo è il progresso di oggi”, la “stesura di una roadmap, quindi di un ‘sequenziamento’ dei diversi passi” che non erano indicati in “maniera così dettagliata” nell’accordo di Minsk.
Il governo tedesco ha insistito fino all’ultimo momento per non parlare soltanto delle violazioni degli accordi di stabilizzazione in Ucraina e che fosse messo sul tavolo anche il tema della crisi umanitaria ad Aleppo. A tale riguardo Angela Merkel ha affermato:”La situazione è ancora più disastrosa di prima. E questo è chiaramente dovuto agli attacchi aerei siriani e russi su persone non protette, ospedali e medici. Naturalmente si parlerà di questo”.
Putin è arrivato a Berlino dopo aver annunciato una tregua di otto ore in Siria. L’annuncio è stato fatto prima dell’incontro con i due leader europei e il Presidente ucraino.
Anche il presidente francese Francois Hollande, da sempre grande oppositore di Assad, aveva detto che si sarebbe impegnato a “fare di tutto” assieme alla cancelliera tedesca Angela Merkel affinché la tregua ad Aleppo sia “prolungata”.
Poco prima dell’incontro al tavolo con i Presidenti Poroshenko e Hollande, il cancelliere tedesco ha quindi fatto sapere che sarebbe stata dura nei confronti della Russia sulla questione ucraina e siriana. Il portavoce del governo, Steffen Seibert, ha espresso delusione di fronte ai brutali attacchi e alla cattiva situazione umanitaria ad Aleppo. Inoltre ha dichiarato che un cessate il fuoco di poche ore non sarà sufficiente a rendere la situazione migliore. Putin dal canto suo ha detto che vuole maggiore chiarezza da parte degli Usa nel dividere gruppi ribelli dai terroristi. Altro tema caldo è l’Ucraina orientale. Per mesi i diplomatici tedeschi e francesi hanno cercato invano di compiere progressi nel campo della sicurezza e nello sviluppo politico. Mosca chiede chiarezza sul futuro politico della regione di Luhansk e Donetsk, prima di accettare di un cessate il fuoco, e secondo gli osservatori dell’Ocse oltre la metà di tutte le violazioni del cessate il fuoco sono state a discapito delle truppe ucraine più che per i separatisti.

Turchia, febbre nazionalista. Revocati 11mila passaporti

erdoganDopo l’epurazione del nemico interno, la Turchia di Erdogan, dopo il tentato golpe del 15 luglio, serra i ranghi e punta l’indice contro il nemico straniero.
“Questo non è stato solo un colpo di Stato. Volevano portare in Turchia un’occupazione straniera”: lo ha detto il vicepremier e portavoce del governo di Ankara, Kurtulmus, parlando a Ntv del golpe fallito. Nei giorni scorsi, il presidente Erdogan aveva già evocato un ruolo di “altri Paesi” nel golpe. Kurtulmus ha aggiunto che “possono esserci tentativi isolati di assassinio o qualcuno pronto a farsi esplodere. Bisogna stare attenti a queste provocazioni”, ha concluso.
Proprio in vista di probabili colpi di Stato per mano di turchi al soldo degli stranieri, il Governo di AKP ha annullato i passaporti di 10.856 persone. Lo ha reso noto il ministro dell’Interno, Efkan Ala. Quest’ultimo insieme al ministro della Giustizia, Bekir Bozdag, si recherà negli Stati Uniti la prossima settimana per discutere della possibile estradizione in Turchia del religioso Fethullah Gulen.

Nel frattempo cresce la preoccupazione oltreconfine, l’Europa guarda con sgomento alle epurazioni e le carcerazioni in Turchia. Mentre continuano a incrinarsi i rapporti tra Erdogan e la Merkel, Berlino mette un “muro” contro l’entrata della Turchia in Europa. Il governo tedesco ritiene “improbabile l’apertura di nuovi capitoli” nelle trattative Ue-Turchia per l’adesione di Ankara. Lo fa sapere il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert, nella conferenza di governo.

Mentre da Bruxelles non è ancora ufficiale la rottura definitiva dei rapporti. “In Commissione europea c’è preoccupazione per la proporzionalità dei provvedimenti adottati in Turchia dopo il tentativo di colpo di Stato”, ha detto Margaritis Schinas, capo del servizio dei portavoce dell’esecutivo comunitario, nel corso del consueto briefing con la stampa.

Nel frattempo in Turchia cresce il nazionalismo e il supporto a Erdogan, ogni sera feste di popolo in piazza a spese dello Stato.

Liberato Ricciardi

EPURAZIONE

purghe in Turchia dopo il golpeContinua il “contro golpe” di Erdogan, sempre più intenzionato ad approfittare della situazione per pareggiare i conti e rafforzare il suo potere personale. Il tentativo di putsch che è costato la vita a 290 persone sta scatenando una vera e propria guerra civile in Turchia. La resa dei conti continua oggi anche tra la popolazione: due persone hanno sparato nella sede della municipalità di Sisli, nel centro di Istanbul, ferendo alla testa il vicesindaco, Cemil Candas, che sarebbe ora in gravi condizioni. Almeno uno degli assalitori è stato arrestato, mentre stamattina un uomo in uniforme militare ha aperto il fuoco davanti al tribunale di Ankara mentre all’interno si trovavano 27 generali accusati di responsabilità nel fallito golpe.
Nel frattempo le purghe del “Sultano” di Ankara non si arrestano: il premier Binali Yldirim ha dichiarato ufficialmente che finora sono stati arrestati 6.030 membri dell’esercito. Un pugno di ferro che si protrae per le strade dove soldati e ufficiali vengono linciati, picchiati e derisi pubblicamente.
soldati 2
Alcune immagini sugli arrestati stanno facendo il giro del web: mani e piedi legati, seminudi, ammassati gli uni sugli altri.

Le sospensioni si allargano a tutto il comparto della sicurezza: sono stati sospesi dalle funzioni 7850 agenti di polizia sospettati di aver appoggiato il colpo di Stato, con loro anche 30 prefetti su 81 e 614 gendarmi. Non solo, le purghe toccano anche dipendenti pubblici non direttamente legati alla sicurezza: 1500 impiegati cacciati al ministero delle Finanze. Ed è stata introdotta una nuova regolamentazione che vieta l’espatrio ai dipendenti pubblici, con alcune eccezioni per alcuni passaporti speciali, che necessiteranno comunque della previa approvazione dell’istituzione presso cui si lavora. Secondo alcune stime, il provvedimento riguarderebbe quasi il 5% della popolazione turca.

Apparizione pubblica di Erdogan al funerale di quattro vittime lealiste che hanno perso la vita in uno dei diversi scontri avvenuti sul Bosforo.

Apparizione pubblica di Erdogan al funerale di quattro vittime lealiste che hanno perso la vita in uno dei diversi scontri avvenuti sul Bosforo.

Ma per il Presidente turco non è ancora finita, per Erdogan la minaccia di una destabilizzazione e un nuovo tentativo è ancora nell’aria e ha ordinato ai caccia F 16 dell’esercito di sorvolare continuamente i centri urbani della Turchia, inoltre ha disposto al capo della polizia di Istanbul, Mustafa Caliskan, di abbattere qualsiasi elicottero in volo senza autorizzazione.
In queste ore infatti si è venuto a sapere che lo stratega militare del golpe fallito in Turchia è stato il generale turco Mehmet Disli, fratello di Saban Disli, deputato e viceleader del partito Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan. Lo riportano diversi media locali, secondo cui sarebbe stato lui – ora agli arresti – a dare il via libera alle operazioni del putsch.
Il deputato Disli, alla quarta legislatura e incaricato del dipartimento economico, nelle scorse ore si era espresso pubblicamente contro il golpe. Tra i capi della ribellione ci sono anche Aikin Ozturk, fino al 2015 capo dell’aviazione, e tre alti ufficiali dell’aereonautica: tutti questi sarebbero stati probabilmente liquidati o pensionati nel prossimo consiglio convocato il primo agosto, quando ci sarebbe stato un rimpasto delle Forze Armate. E mentre l’AKP procede a fare “terra bruciata” sui possibili spalleggiatori, Erdogan ha già trovato il responsabile del golpe, accusando il suo ex alleato Fetullah Gulen di avere costituito uno “stato parallelo infiltrando tutti in gangli dell’amministrazione” e ne reclama l’estradizione agli Stati Uniti. Ma Gulen rimanda le accuse al mittente “Ignoro chi potrebbero essere i miei partigiani”, ha detto “e dato che non li conosco non posso esprimermi su una loro possibile implicazione”. Gulen ha continuato: “Tutto ciò potrebbe essere stato organizzato dall’opposizione o dai nazionalisti. Vivo lontano dalla Turchia da 30 anni e non sono stato io”. L’Imam ex braccio destro di Erdogan ha poi aggiunto che “alcuni leader organizzano dei falsi attentati suicidi per rafforzare il loro potere, e questa gente ha questo tipo di scenario in testa”. Il commissario per la Politica di vicinato e i negoziati per l’allargamento dell’Ue, Johannes Hahn, al suo arrivo al Consiglio affari esteri di Bruxelles ha fatto sapere che il presidente Recep Tayyp Erdogan “aveva le liste” di epurazione dei giudici e dei militari turchi “già pronte” e l’immediata reazione al tentato golpe in Turchia da parte delle autorità di governo “indica che loro eranopreparati”. Ai giornalisti che gli chiedevano se il governo di Ankara stesse traendo vantaggio dal tentato golpe, Hahn ha risposto: “Le liste erano già pronte, disponibili. Questo dimostra che erano già state preparate” prima del tentativo di colpo di stato. Ma a giudizio del governo italiano il tentativo andato in scena venerdì sera in Turchia è stato “un vero colpo di Stato”. Lo hanno detto il ministro dell’Interno Angelino Alfano e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi di sicurezza Marco Minniti, nel corso della riunione con il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e i capigruppo parlamentari di maggioranza e opposizione, secondo quanto hanno raccontato all’uscita da palazzo Chigi alcuni dei partecipanti all’incontro.

Il segretario di Stato John Kerry ha avvertito che gli Usa “aiuteranno a portare alla giustizia i responsabili del tentativo di colpo di Stato” ma chiedono “cautela verso azioni che vanno ben al di là” di questo obiettivo. “Gli Stati Uniti non hanno ricevuto per ora nessuna richiesta di estradizione per Fethullah Gulen”, ha chiarito Kerry. “La richiesta – ha aggiunto il capo della diplomazia Usa – deve avvenire attraverso i canali previsti come stabilito dalle leggi e dagli accordi che abbiamo con la Turchia. Deve essere fondata su fatti confermati e verificabili nei termini di tali leggi e trattati”. Il Premier turco risponde agli Usa senza lacuna intenzione di portare prove sul banco dell’accusa: “Saremmo delusi se i nostri amici ci chiedessero di presentare prove anche se membri dell’organizzazione assassina” di Fethullah Gulen “stanno tentando di distruggere un governo eletto sotto la guida di quella persona”.

Lo stesso Yildirim si è espresso sulla pena capitale, lasciando in sospeso ogni decisione al riguardo: “Il desiderio della pena di morte espresso dai nostri cittadini per noi è un ordine, ma prendere una decisione affrettata sarebbe sbagliata”. Mentre Erdogan che incita la popolazione, di fronte alla sua casa di Istanbul, a mantenere il controllo contro ogni ‘rigurgito’ di golpe afferma: “Non possiamo ignorare questa richiesta. Nelle democrazie qualsiasi cosa dica il popolo deve essere fatta”.

Federica Mogherini, responsabile della politica estera dell’Ue, ha richiamato la Turchia al rispetto dello stato di diritto affermando che “non ci sono scuse per qualsiasi misura che porti il paese ad allontanarsene”. Nessuno Stato può entrare  nell’Unione Europea “se introduce la pena di morte”. Lo sottolinea l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri dell’Unione Europea Federica Mogherini, in conferenza stampa a Bruxelles insieme al segretario di Stato Usa John Kerry, a margine dei lavori del Consiglio Affari Esteri. “La Turchia è un importante membro del Consiglio d’Europa e, come tale, è vincolata dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che è molto chiara sulla pena di morte. Spero di essere stata chiara. Inoltre, siamo stati i primi, durante le prime difficili ore, a sottolineare la necessità di avere le istituzioni legittime protette contro il tentato colpo di Stato”, dice Lady Pesc. Dalla Germania giungono le parole del portavoce del Governo di Angela Merkel, Steffen Seibert, il quale ha affermato che la pena di morte “non rientra nei valori dell’Unionr Europea”, aggiungendo che se Ankara la reintrodurrà (come ventilato), questo metterebbe fine ai negoziati d’adesione all’UE.

Il giudizio europeo come quello americano non sembra spaventare l’uomo forte del Bosforo che ha già riallacciato i rapporti sul fronte russo. Erdogan ha ricevuto la telefonata di Putin e adesso spera di risolvere l’attrito con cui rischiava di veder nascere un appoggio allo Stato curdo ai suoi confini dopo la guerra in Siria. Da parte sua Assad ha dichiarato, senza mezzi termini, che “il presidente turco sta usando il recente tentativo di colpo di Stato in Turchia per eliminare i suoi avversari nelle istituzioni di governo”.

Migranti. Strage nel Mediterraneo, Ue chiama Italia

gentiloni migranti“Stiamo cercando di avere notizie ulteriori, soprattutto dalle autorità egiziane. In ogni modo è un motivo in più per discutere il ‘migration compact’ preparato dall’Italia”, così il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, sull’ipotesi del rovesciamento di un barcone con a bordo 400 migranti, per la maggior parte somali (ma ci sarebbero anche etiopi ed eritrei) nel Mar Mediterraneo. L’ambasciatore somalo in Egitto ha dichiarato che stanno facendo verifiche sull’accaduto e la stampa somala fa sapere che le squadre di soccorso sono riuscite a trarre in salvo solo 29 persone, mentre sui social media circola la notizia, ancora non confermata, che gli annegati erano partiti dall’Egitto e diretti in Italia.
“C’è veramente bisogno di pensare, oggi, di fronte ad una ennesima tragedia in cui sono morte centinaia di persone, ad un anno da una tragedia in cui ne morirono 800”, ha detto il Presidente Sergio Mattarella, nel corso della cerimonia di presentazione dei candidati ai premi David di Donatello.

Intanto dall’Europa iniziano i primi riscontri sulla questione emigranti per l’Italia. “Bruxelles dà un grande benvenuto al Migration compact proposto dall’Italia”. Così il portavoce della Commissione Ue Margaritis Schinas, aggiungendo: “Il presidente Juncker è molto contento che l’approccio europeo trovi forte sostegno da parte del premier Matteo Renzi”, perché è convinzione del presidente dell’esecutivo comunitario che “solo un approccio comune può aiutare ad avere una gestione della
crisi migratoria in termini di responsabilità”. L’italia ha proposto di finanziare il patto europeo per l’immigrazione attraverso speciali bond europei, idea su cui Schinas non è entrato nel merito. “Per il finanziamento delle politiche migratorie è stato sempre detto che bisogna essere creativi, e prendiamo nota della proposta dell’Italia”.

Sembra un primo punto a favore di Roma, ma a mettersi di traverso ci pensa anche stavolta Berlino, che ha fatto sapere di essere contraria alla proposta italiana di ricorrere agli eurobond contro la crisi migratoria che ha coinvolto l’Europa. “Il governo tedesco non vede alcuna base per un finanziamento comune dei debiti per le spese degli stati membri per la migrazione”, ha risposto in proposito il portavoce del governo Steffen Seibert. Il portavoce ha poi ricordato che vi sono altri strumenti disponibili nel bilancio europeo.

L’Italia sembra ritrovarsi a dover gestire la crisi dei migranti con da una parte l’ostilità finanziaria teutonica, dall’altra il “muro” dei vicini austriaci. La Commissione europea sta valutando se i piani dell’Austria di imporre restrizioni lungo i suoi confini con l’Italia violino le normative Ue sulla libertà di movimento e se le misure annunciate da Vienna siano necessarie e proporzionate, e nel caso potrebbe avviare una procedura di infrazione. Intanto sulla questione il ministro Gentiloni, si dice fiducioso al riguardo: “Abbiamo parlato spesso con i nostri colleghi austriaci. C’è uno scarto tra le dichiarazioni e quello che apparentemente si sviluppa sul terreno. Io non perso la speranza che, al di là di gesti simbolici e dichiarazioni, si possa collaborare. Perché sappiamo tutti che l’innalzamento di un muro in quel posto, cioè al Brennero, avrebbe effetti economici e simbolici molto gravi per l’Europa”.

Redazione Avanti!

LA SFIDA DI VIENNA

Vienna Bren

Più che un braccio di ferro, quello tra Vienna e Roma è ormai un duello, con tanto di Europa come testimone che però più che esprimere solidarietà non riesce a fare di più. Non cede di un millimetro l’Austria, decisa ormai a costruire la barriera al Brennero, nonostante i ministri degli Esteri e degli Interni italiani abbiano consegnato ieri alla Commissione una dichiarazione di protesta nei confronti della barriera anti-migranti austriaca. Nella lettera al commissario all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos si chiede “con estrema urgenza la verifica della compatibilità con le regole di Schengen”, sottolineando che “la decisione di ripristinare controlli interni” e “barriere tecniche” con l’Italia “non appare suffragata da elementi fattuali”, mentre i controlli alle frontiere interne “possono essere ripristinati come extrema ratio”. Matteo Renzi annuncia di aver chiesto a Carlo Calenda, rappresentante dell’Italia a Bruxelles, di “verificare tutti i passaggi normativi per chiedere conto della correttezza dell’iniziativa austriaca”. Il Presidente del Consiglio avverte: “C’è amicizia con Vienna, ma pretendiamo che siano rispettate le regole europee”.
L’iniziativa austriaca è conseguenza anche di un continuo stallo europeo sulla questione migranti. Il tema dei migranti è tornato oggi a Strasburgo col dibattito sull’accordo per il rinvio di migranti e richiedenti asilo dalle isole greche verso la Turchia. Presenti Juncker e Tusk. “Siamo pronti a dimostrare solidarietà a Italia e Malta”, dice il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, parlando alla Plenaria di Strasburgo e riferendosi ai possibili aumenti dei flussi di profughi in arrivo dalla Libia a seguito dell’accordo per il rinvio di migranti e richiedenti asilo dalle isole greche verso la Turchia.
In passato poco o nulla da parte di Bruxelles è stato fatto dopo le “recinzioni” lungo la rotta balcanica, tanto che Vienna è stata promotrice del tanto discusso patto anti-profughi con i Paesi dell’Europa centro orientale (Croazia, Bulgaria, Albania, Bosnia, Kosovo, Macedonia, Montenegro, Slovenia e Serbia) che si trovano lungo la rotta dei migranti, portando anche alle proteste della Grecia che aveva finito con il richiamare il proprio ambasciatore da Vienna.
Ma mentre durante quell’occasione la Germania protestò contro l’iniziativa austriaca, ora Berlino è decisa a non voler commentare l’operato viennese contro l’Italia. “Il governo tedesco non commenta
misure di altri stati nazionali”. Lo ha detto il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert a Berlino, in conferenza stampa, rispondendo a una domanda sulla barriera in via di costruzione sul Brennero da parte dell’Austria.

Intanto in Italia cresce la preoccupazione mentre sulle strade che legano Vipiteno a Innsbruck cresce una barriera da 240 metri che assomiglia a un “muro”. Ma il Ministro degli Esteri austriaco, Johanna Mikl-Leitner, non solo cerca di giustificare l’operato di Vienna, sostendendo che sono “settimane” che l’Italia è a conoscenza della costruzione della barriera, ma minimizza anche le preoccupazioni di Roma. In una telefonata, Johanna Mikl-Leitner ha spiegato al commissario europeo all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos che la barriera non servirà per fermare il flusso dei migranti, ma per convogliarlo verso i controlli, spiegano fonti Ue. Nella conversazione Mikl-Leitner ha annunciato anche una lettera a Bruxelles in cui verranno dati tutti i chiarimenti necessari. La Commissione attenderà comunque di vedere cosa accadrà sul terreno. Se la barriera verrà effettivamente costruita, Bruxelles effettuerà una valutazione secondo i criteri di proporzionalità e necessità, che potrebbe essere pronta già la prossima settimana. Nel caso si riscontrasse che Vienna viola il codice Schengen, potrà scattare una procedura di infrazione, ma si specifica: “si tratta di uno scenario ancora da venire. Non siamo a questo punto”.

Incisiva la risposta del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che sostiene che l’Austria è un “paese amico con il quale mi auguro si possa continuare a collaborare, ma dal quale non possiamo accettare la logica di gesti unilaterali che comprometterebbero questa capacità di collaborazione”. Il titolare della Farnesina, durante un convegno a palazzo Giustiniani a Roma, afferma che “non si deve scaricare sul vicino oneri e responsabilità” perché c’è la “necessità che sul tema migratorio ci sia un’agenda comune e condivisa a livello europeo”. “L’emergenza – ha aggiunto il ministro – sarà un problema che ci vedrà impegnati negli anni a venire. A questo problema non possono essere date risposte semplicistiche” e questo “lo dico anche in riferimento all’Austria”. Per il Viminale quella di Vienna è una decisione, “ingiustificabile”. Angelino Alfano ricorda infatti che “negli ultimi mesi sono stati più numerosi gli immigrati passati da Austria a Italia che non viceversa”, infatti sono stati 2.722 stranieri rintracciati dalla polizia italiana al confine provenienti dall’Austria, a fronte di 179 nello stesso periodo del 2015.

Per Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera e presidente del Comitato Diritti Umani, la decisione di innalzare un muro al Brennero al confine con l’Italia per impedire il passaggio dei migranti “è una decisione gravissima che mina l’idea d’Europa e rappresenta una palese violazione del trattato di Schengen”.
“Bene hanno fatto – ha aggiunto la deputata socialista – i nostri Ministri Gentiloni e Alfano a sollevare il caso in Consiglio europeo. Erigendo muri non si ferma il flusso dei migranti, ma se ne scaricano gli effetti sul Paese vicino. Non è questa l’Europa che volevano i padri fondatori, non è questa l’Europa che vogliamo”.
“Serve, invece, una soluzione comune in termini di accoglienza, sia per dare risposte a chi fugge da guerre e persecuzioni, sia per salvaguardare Schengen e la libertà di movimento dei cittadini europei. Ce lo impone la legislazione internazionale e ce lo impone il rispetto dei diritti umani”, conclude la Locatelli.

La palla infuocata ora resta nelle mani di Grecia e Italia che dopo la chiusura della rotta balcanica e un nuovo muro nel cuore dell’Europa, l’arrivo del bel tempo il nuovo punto di approdo di nuovi profughi.
“La notizia della barriera al Brennero è sconvolgente, oggi abbiamo più di diecimila persone nei siti informali sparsi in tutta Italia, ma temiamo che queste piccole Idomeni, con la chiusura ulteriore di altre frontiere, possano espandersi e moltiplicarsi”, ha affermato Loris De Filippi, presidente di Medici senza frontiere. Il presidente di Msf avverte il rischio che “i paesi dell’Europa meridionale, Italia e Grecia, diventino dei campi profughi a cielo aperto”, per una crisi umanitaria “creata dall’Europa, ma non risolta dall’Europa”. E conclude:  “Siamo consapevoli che se la disperazione viene fermata sulla rotta balcanica troverà altre rotte per giungere da noi”.

Maria Teresa Olivieri

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