Olivier Faure, la nuova politica socialista in Francia

locatelli FaureOltre mille partecipanti al congresso del Partito Socialista francese a Aubervilliers, periferia nord di Parigi, che ti fa sentire depressa prima di arrivarci ma, una volta dentro l’area congressuale, senti che c’è spazio per la speranza e un filo di ottimismo.
Una regia giusta, un tono giusto, né scoraggiato dal 6% alle ultime elezioni né trionfalista, il che fa ben sperare conoscendo i nostri cugini francesi, poco propensi rinunciare alla grandeur anche quando non è il caso.
Due giorni di congresso che si conclude con il discorso di Olivier Faure, il nuovo leader del PS francese (lo chiamano Primo Segretario), eletto qualche giorno prima con l’86% dei voti, dopo aver sconfitto gli altri tre candidati ed essere rimasto solo al ballottaggio, per il ritiro di Stéphane Le Foll, secondo al primo turno.
Un’ora e mezzo di discorso per buona parte dedicato a farsi spazio tra Emmanuel Macron e Jean Luc Mélenchon, entrambi definiti dal leader socialista populisti e demagoghi.
“C’è un governo che non è di sinistra ed una sinistra che non è di governo. È dunque urgente far sentire di nuovo la voce di una sinistra che sa governare e proporre una alternativa”, scandisce con convinzione il nuovo leader.
Olivier Faure rivolge i suoi attacchi soprattutto al Presidente della Repubblica, ne mette in evidenza le contraddizioni, e le furbizie, gli fa il verso: “non sono né di destra, né di sinistra”, “non ha ragion d’essere la distinzione tra destra e sinistra”, per poi fare, aggiunge, una politica di destra e una di…. destra.
Di Mélanchon dice che incarna una sinistra protestataria che non vuole affatto governare.
Da’ indicazioni di ambiti di lavoro, dall’ecologismo al bisogno di politiche sociali, annuncia l’apertura di tanti cantieri di lavoro e tra questi il primo è destinato all’Europa, anche per il prossimo appuntamento del maggio 2019, quello delle elezioni europee che prevedono l’indicazione della testa di lista entro l’anno.
Un’Europa che deve ritornare al popolo cui spetta riprendere nelle proprie mani la costruzione europea. È questo l’obiettivo che si danno i socialisti francesi perché la politica non può essere racchiusa nel quadro nazionale désormais dépassé….
Parole forti accompagnate da un altro sferzante giudizio sul duo Macron-Mélenchon, il primo europeista ma non di sinistra e il secondo di sinistra ma non proprio europeista, definendo in questo modo lo spazio di azione e l’identità del PS francese: europeista e di sinistra.
Un filo di ottimismo e di speranza, guastato ahimè dall’abbandono del PS francese da parte dell’organizzazione giovanile, il Mouvement des jeunes socialistes (MJS) .
Roxane Lundy, leader del movimento ha chiesto al partito di rispettare la loro decisione libera ed autonoma. Resta qualche dubbio avendo lei stessa anticipato due settimane fa il desiderio di confluire in Génération, movimento fondato lo scorso luglio da Benoit Hamon, il candidato socialista uscito sconfitto alle presidenziali con il peggior risultato fatto registrare dai socialisti francesi da decenni.

Pia Locatelli

Francia nel caos. Tra scioperi e allarme terrorismo

a-VALLS-MARTINEZ-640x468In Francia si mescola il terrore per nuovi attacchi imminenti da parte dell’Isis, lo stato di allerta creato dagli scontri provocati dagli hooligans russi e il trambusto per gli scioperi e le manifestazioni contro la loi travail del Governo Hollande. Risultato: il caos totale da gestire.

L’incubo del terrorismo, soprattutto in questi giorni in cui la Francia ospita gli europei di calcio, è stato rinfocolato dal duplice omicidio di tre giorni fa, quando un giovane che si è detto affiliato all’Isis ha assassinato un poliziotto e sua moglie, anche lei in servizio alle forze dell’ordine. Ma a tenere alta la tensione anche il Primo Ministro francese, Manuel Valls, che con le sue affermazioni sembra riportare le lancette indietro nel tempo, ai tempi della guerra fredda: “Questa guerra durerà una generazione. Altri innocenti perderanno la vita. Mi si accuserà di generare ancora più ansia, ma la realtà è questa”. Ha affermato ai microfoni di France Inter, il giorno dopo l’uccisione di una coppia di poliziotti nella banlieue di Parigi.
“Facciamo fronte a una minaccia globale – ha aggiunto il primo ministro – abbiamo un nemico interno con questi individui autoradicalizzati che possono agire con pochissimi mezzi”. Lo stesso nemico interno che teme anche il vicino Belgio. In un messaggio intercettato dai servizi segreti di Bruxelles, infatti, si profila l’ipotesi di altri attacchi imminenti, con “diversi combattenti che hanno lasciato la Siria per raggiungere l’Europa attraverso Turchia e Grecia. Sono armati e divisi in due gruppi, pronti a colpire in Francia e Belgio”.

Ma il governo francese che punta il dito contro il nemico del Sedicente Stato Islamico, non dimentica di alzare i toni contro i cittadini e i lavoratori francesi che in queste ultime settimane stanno manifestando contro la “loi travail”, la legge di riforma sul lavoro francese, molto simile al Jobs Act italiano. A tuonare contro le manifestazioni ci ha pensato il presidente Hollande che dal consiglio dei ministri ha messo in guardia i sindacati: “Chiedo alla Cgt di non più organizzare questo tipo di manifestazioni a Parigi. Noi agiremo di conseguenza, caso per caso, perché sapete che non è possibile pronunciare una proibizione generale”. Valls rincara la dose e addirittura accusa il servizio d’ordine della Cgt di aver partecipato alle violenze, confondendosi con gli estremisti incappucciati: “quando non si è in grado di organizzare una manifestazione, quando c’è un atteggiamento ambiguo nei confronti dei casseurs, non si organizza questo tipo di manifestazioni”. La Cgt è nel mirino dell’Esecutivo di Parigi, tanto che il portavoce del governo, Stéphane Le Foll, si è stupito che l’attacco all’ospedale Necker “non abbia suscitato nessuna condanna da parte della Cgt”. E ancora il ministro degli Interni, Bernard Cazeneuve: “non accetterò più che dei selvaggi affermino cose come: un poliziotto, una pallottola o poliziotti, la Francia vi odia”.

Insomma per l’Esecutivo il problema sono i sindacati, ma la Cgt ha subito risposto piccata al Governo: “La minaccia di proibire le manifestazioni è il segno di un governo boccheggiante”. Per concentrare il suo attacco contro Valls: “Il Primo Ministro non può ignorare la responsabilità delle autorità pubbliche, sotto la sua responsabilità primaria di garantire la sicurezza e di polizia”, inoltre “la CGT vuole ricordare al Primo Ministro che come lui non è interamente responsabile per ciò che accade dentro e intorno gli stadi della Euro Cup, allo stesso modo non è responsabilità manifestanti dover garantire la sicurezza dentro e intorno a una manifestazione autorizzata dalla Prefettura di polizia”.
In particolare, Philippe Martinez (CGT), aveva già ricordato che il sindacato non era responsabile anche per quanto causato dagli hooligans: “Tutte le partite sono state assicurate. La Cgt non mette in pericolo gli europei di calcio. Non siamo responsabili per le violenze degli hooligan”.

Ma proprio gli europei di calcio sembrano rappresentare la notizia principale per i media aldiqua del confine, unita alle zuffe dei tifosi, che glissano invece su quanto stia accadendo realmente in Francia.

Maria Teresa Olivieri